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	<title>BlogUp[Viaggi]</title>
	
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	<description>Stai già partendo!</description>
	<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 14:04:39 +0000</pubDate>
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		<title>Bronte, la città del pistacchio</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 18:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Bumbaca</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Famosa per il suo “oro verde”, la capitale italiana del pistacchio è Bronte, una piccola cittadina (20.000 abitanti) distante 50 chilometri dal capoluogo Catania. Il nome della città ha origini greche, deriva infatti dal ciclope Bronte (“boato” in lingua greca) che anticamente secondo la mitologia ellenica era stato  condannato insieme ai fratelli (Sterope e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/bronte-300x225.jpg" alt="bronte" title="bronte" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-1528" />Famosa per il suo “oro verde”, la capitale italiana del pistacchio è Bronte, una piccola cittadina (20.000 abitanti) distante 50 chilometri dal capoluogo Catania. Il nome della città ha origini greche, deriva infatti dal ciclope Bronte (“boato” in lingua greca) che anticamente secondo la mitologia ellenica era stato <span id="more-1527"></span> condannato insieme ai fratelli (Sterope e Piracmon) dal dio Vulcano a lavorare nella fucina della divinità nelle viscere dell’Etna.<br />
Una cittadina a misura d’uomo, particolare nelle viuzze e nelle case addossate le une sulle altre. Quest’anno la famosa sagra del pistacchio è stata inaugurata il 1° ottobre (per maggiori informazioni http://www.comune.bronte.ct.it/).<br />
Arrivare a Bronte:<br />
in auto da Catania: superstrada per Paternò (121) all’altezza di Misterbianco fino all’uscita Bronte (indicata dopo Adrano);<br />
in treno: se si ha la possibilità di visitare altre suggestive località etnee prendere la FerroviaCircumEtnea.<br />
Bronte: un modo sfizievole di fare turismo.</p>
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		<title>Ad Agadir low cost</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Bumbaca</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Agadir, in Marocco, viene definita la “città benedetta da Allah”; profumati giardini, dorate spiagge che si riversano su di un mare caldo e piacevolmente quieto. Relax ed attività sportive (dal golf all’equitazione) trovano in questa cittadina una perfetta unione, in quello che resta senza dubbio lo  scalo aeroportuale più piccolo del Marocco. L’aeroporto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/agadir-300x190.jpg" alt="agadir" title="agadir" width="300" height="190" class="alignright size-medium wp-image-1517" />Agadir, in Marocco, viene definita la “città benedetta da Allah”; profumati giardini, dorate spiagge che si riversano su di un mare caldo e piacevolmente quieto. Relax ed attività sportive (dal golf all’equitazione) trovano in questa cittadina una perfetta unione, in quello che resta senza dubbio lo <span id="more-1516"></span> scalo aeroportuale più piccolo del Marocco. L’aeroporto di Agadir che si trova anche sotto il codice AGA, presenta comunque ben 11 compagnie low cost e numerosi voli internazionali e a lunga percorrenza.<br />
Situata nella parte sud occidentale dello Stato arabo (lungo la costa atlantica) questa città venne totalmente ricostruita nell’anno 1961, a causa di un tremendo terremoto. Un’architettura rinnovata per una città che calcola una temperatura media di 20 gradi tutto l’anno, vicinissima (40 minuti di auto) alla “piccola Marrakech” dai profumi e suoni tipicamente marocchini, Taroudant.</p>
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		<title>Thailandia, non soltanto massaggi</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 13:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Bumbaca</dc:creator>
		
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 colonizzazioni). La lingua ufficiale rimane il Thai, anche se l’inglese è molto diffuso; la moneta utilizzata è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/thai11.jpg" alt="thai11" width="346" height="231" class="alignleft size-full wp-image-1508" />La Thailandia è il Paese più visitato dell’Asia sud-orientale; il suo nome originario è Siam, trasformato nel 1949 in Prathet Thai, o più comunemente Thailandia, dal significato “terra libera” (storicamente l’unico Paese della zona a non aver subito<br />
<span id="more-1502"></span> colonizzazioni). La lingua ufficiale rimane il Thai, anche se l’inglese è molto diffuso; la moneta utilizzata è il baht (cambio ad oggi: 1 euro =  48,0378 Thai baht). Un luogo dove la natura rimane incontaminata ed arricchita da splendide spiagge (bianchissime quelle di Phuket e Koh Samui), un mix di antichissime civiltà e testimonianze archeologiche, l’ospitalità del popolo, l’economicità del viaggio ed una gastronomia senza paragoni (e dalle più equilibrate dal punto di vista nutrizionale) rende la Thailandia un’ambita meta per milioni di turisti ogni anno.<br />
Si festeggiano ben tre capodanni: quello occidentale (31 dicembre), quello cinese (fine febbraio inizio marzo) e quello thailandese (dal 13 al 15 aprile); il periodo migliore risulta comunque da novembre a marzo (stagione secca), mentre i mesi più turistici rimangono agosto e settembre. L’affascinante capitale Bangkok offre una serie di voli tra i più convenienti al mondo considerata la distanza; compagnie come Alitalia, Thai Airways e Qantas sono le più attive sul territorio italiano, all’estero da Parigi con Air France, o via Londra con British Airways; molto trafficato è anche lo scalo di Amsterdam della Klm (è possibile inoltre confrontare le varie tariffe con Opodo, eDreams, Lastminute, Viaggiatore.net, e moltissimi altri motori di ricerca viaggi).</p>
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		<title>L’incantevole borgo di Dolceacqua</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 18:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Lodeserto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Con la curiosità e l’emozione di avventurarsi lungo la Val Nervia, lasciandosi alle spalle per un momento la splendida riviera ligure, ad appena otto chilometri da Ventimiglia facciamo il nostro ingresso nel fiabesco borgo medievale di Dolceacqua.
Il pittoresco villaggio di pietra, come la maggior parte dei comuni adiacenti della stessa valle, si distribuisce lungo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/dolceacqua-abumbaca2-225x300.jpg" alt="dolceacqua-abumbaca2" title="dolceacqua-abumbaca2" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1523" />Con la curiosità e l’emozione di avventurarsi lungo la Val Nervia, lasciandosi alle spalle per un momento la splendida riviera ligure, ad appena otto chilometri da Ventimiglia facciamo il nostro ingresso nel fiabesco borgo medievale di Dolceacqua.</p>
<p>Il pittoresco villaggio di pietra, come la maggior parte dei comuni adiacenti della stessa valle, si distribuisce lungo il torrente dal quale questa prende il nome: Nervia. </p>
<p>L’imponente Castello dei Doria (riaperto al pubblico dal luglio 2007) domina la parte più antica del paese, chiamata “a Téra” – ovvero “la Terra” – costituito da piccole <span id="more-1495"></span>case medievali costruite ai piedi del monte Rebuffao, mentre sulla riva opposta si trova la zona denominata “il Borgo” ravvivata da trattorie e pizzerie dove assaporate la genuina cucina locale innaffiata dal buon vino del posto: il Rossese di Dolceacqua. Tra le specialità gastronomiche si potranno provare piatti tipici come le “sciure cène” (fiori di zucca ripieni di verdure bollite e conditi con pesto, uova e formaggio e pesto), il “fugasun” (una torta a base di erbe), i “barbagiuai”  (fagottini ottenuti con la pasta dei ravioli e riempiti con puré di zucca per essere poi fritti nell’olio in padella e conditi con formaggio piccante brusso) e il “brandacuiun” (crema di stoccafisso dal sapore delicato). Nelle strette viuzze del quartiere è, invece, ancora oggi possibile trovare il cuore più operoso del paese costituito dalle botteghe di artigiani dediti alla costruzione di utensili realizzati con legno di ulivo.</p>
<p>La storia di questo borgo senza tempo è stata segnata, nel corso dei secoli, da quella del suo castello de della signoria dei Doria che lo abitava fino al 1652 quando questa finisce sotto la protezione sabauda che lo rese Marchesato di Dolceacqua. </p>
<p>Sotto la protezione di questo gioiello di architettura militare e potenza dinastica locale, i due nuclei del paese – Terra e Borgo – furono congiunti vennero collegati dal ponte medievale il cui arco a schiena d’asino con una luce di 33 costituisce tutt’oggi un simbolo suggestivo e venne ricordato già dai primi dei numerosi visitatori stranieri che iniziarono a percorrere queste valli nel XIX secolo. Tra questi, in particolare il pittore impressionista francese Claude Monet che visitò Dolceacqua nel 1884 e descrisse il ponte nei termini di un capolavoro di leggiadria. </p>
<p>Anna Lodeserto<br />
10 gennaio 2010</p>
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		<title>La piccola isola di Mozia, riscoprire una perla del mediterraneo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 06:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[La piccola isola di Mozia, circa 10 km a nord di Marsala, è un gioello incantevole. Mozia nasconde un raro esempio di insediamento fenicio. Fondata come una piccola colonia commerciale, ben presto il borgo diventò un&#8217;importante città. In seguito ai continui scontri tra greci e fenici, nel 397 a.C. Mozia venne però conquistata e distrutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/mozia-300x222.jpg" alt="mozia" title="mozia" width="300" height="222" class="alignleft size-medium wp-image-1479" />La piccola isola di Mozia, circa 10 km a nord di <a href="http://www.viaggi.blogup.it/sicilia/marsala-e-il-suo-vino-la-risposta-siciliana-al-porto/">Marsala</a>, è un gioello incantevole. Mozia nasconde un raro esempio di insediamento fenicio. Fondata come una piccola colonia commerciale, ben presto il borgo diventò un&#8217;importante città. In seguito ai continui scontri tra greci e fenici, nel 397 a.C. Mozia venne però conquistata e distrutta da Dionisio I di Siracusa. I sopravvissuti abbandonarono quindi l&#8217;isola e fondarono l&#8217;attuale <a href="http://www.viaggi.blogup.it/sicilia/marsala-e-il-suo-vino-la-risposta-siciliana-al-porto/">Marsala</a>.<br />
Lo scopritore di Mozia fu Giuseppe Whiteker, <span id="more-1478"></span> degli ultimi eredi della famiglia di imprenditori anglo-siciliana arricchitasi con il commercio del marsala. Appassionato di archeologia, Ehitaker nei primi anni del XX secolo, dopo aver acquistato l&#8217;isola, ordinò l&#8217;avvio  di vasti scavi che portarono alla luce i resti fenici.<br />
Una passeggiata lungo l&#8217;isola, ricca di viti, consente di ammirare tra l&#8217;altro abitazioni con mosaici ben conservati, un porto interno artificiale, un&#8217;ampia porzione delle mura cittadine e una vasta necropoli, dove oltre alle inumazioni si svolgevano azioni rituali in onore delle divinità fenice Baal e Astarte.<br />
Per raggiungere Mozia bisogna prendere il traghetto sulla strada costiera per Trapani (10 km dopo Marsala)</p>
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		</item>
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		<title>Taormina, dalla mulattiera al Festival dell’arte</title>
		<link>http://www.viaggi.blogup.it/sicilia/taormina-dalla-mulattiera-al-festival-dellarte/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 12:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Taormina in origine era solo un placido paese raggiungibile a dorso di mulo. Un giorno di fino &#8216;800 giunse il fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden, che desiderava curare un&#8217;affezione polmonare con il mite clima invernale di Taormina. Qui egli scoprì un paesaggio e delle persone indimenticabili. Cominciò a fotografare questi luoghi e le sue foto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/baia-taormina-297x300.jpg" alt="baia-taormina" title="baia-taormina" width="297" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1484" />Taormina in origine era solo un placido paese raggiungibile a dorso di mulo. Un giorno di fino &#8216;800 giunse il fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden, che desiderava curare un&#8217;affezione polmonare con il mite clima invernale di Taormina. Qui egli scoprì un paesaggio e delle persone indimenticabili. Cominciò a fotografare questi luoghi e le sue foto sancirono definitivamente la fama internazionale del fotografo e di Taormina. <span id="more-1483"></span>Nel 1884, sotto il teatro Greco venne aperto  il primo albergo, l&#8217;Hotel Timeo, e la socetà mondana elesse la cittadina a ritrovo invernale. Nell&#8217;ultimo secolo il fascino mondano di Taormina si è lentamente dissolto, ma con oltre 1 milione di pernottamenti l&#8217;anno, questa località resta comunque la roccaforte del turismo siciliano. La scelta degli alberghi è molto ampia, e spazia dall&#8217;hotel di lusso alla semplice pensione. Eppure, con il centro storico pedonale, i bei palazzi restaurati e la vista pittoresca, Taormina ha mantenuto intatto il suo fascino irresistibile!<br />
Da Luglio a metà Agosto a Taormina si svolge un importante festival culturale chiamato Taormina Arte, con rappresentazioni teatrali, balletti, concerti e proiezioni di film nella suggestiva cornice del teatro greco.</p>
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		<title>Marsala e il suo vino, la risposta siciliana al Porto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 10:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Marsala è una città ricca di attrattive. Venne fondata dai fenici nel 397 A.C. e deve il suo nome ai fenici che la definirono Marsal-Allah, porto di Dio. Marsala si è guadagnata un posto nei libri di storia dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi nei primi giorni di maggio del 1860, che per molti rappresenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/duomo-marsala-300x225.jpg" alt="duomo-marsala" title="duomo-marsala" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-1475" />Marsala è una città ricca di attrattive. Venne fondata dai fenici nel 397 A.C. e deve il suo nome ai fenici che la definirono Marsal-Allah, porto di Dio. Marsala si è guadagnata un posto nei libri di storia dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi nei primi giorni di maggio del 1860, che per molti rappresenta l&#8217;inizio del movimento per l&#8217;unita d&#8217;Italia. Marsala è però diventata famosa in tutto il mondo per il vino da dessert. <span id="more-1474"></span><br />
Attraverso una delle porte presenti nell&#8217;abitato si giunge nel grazioso nucleo storico, il cui centro è rappresentato da piazza Repubblica con Palazzo dei Senatori e il Duomo di S. Tommaso dall&#8217;imponente facciata in tufo. L&#8217;edificio sacro fu eretto già in epoca normanna, ma nel diciottesimo secolo fu completamente ristrutturato. Al suo interno la chiesa ospita alcune statue di santi realizzate dalla famiglia di scultori Gagini.<br />
Grazie a una donazione arcivescovile del sedicesimo secolo, Marsala possiede otto arazzi fiamminghi che, con immagini fortemente plastiche e dai colori brillanti, raccontano la storia delle guerre ebraiche conclusesi nel 70 D.C. con la conquista di Gerusalemme.<br />
Informazioni turistiche:<br />
Pro loco: via 11 Maggio 100 (Cattedrale) tel. 0923714097</p>
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		<item>
		<title>Enna: l’ombelico della Sicilia</title>
		<link>http://www.viaggi.blogup.it/sicilia/enna-lombelico-della-sicilia/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 07:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Campi di grano verde-oro caratterizzano il paesaggio collinare quasi privo di alberi intorno alla città di Enna, che spesso è avvolta nella nebbia. Non stupisce quindi il fatto che la mitologia abbia indicato questa zona come una delle aree preferite da Demetra, la Dea della fertilità.
La città sorge su un altopiano a quasi 1000 metri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/castello_giorno-300x289.jpg" alt="castello_giorno" title="castello_giorno" width="300" height="289" class="alignleft size-medium wp-image-1470" />Campi di grano verde-oro caratterizzano il paesaggio collinare quasi privo di alberi intorno alla città di Enna, che spesso è avvolta nella nebbia. Non stupisce quindi il fatto che la mitologia abbia indicato questa zona come una delle aree preferite da Demetra, la Dea della fertilità.<br />
La città sorge su un altopiano a quasi 1000 metri di altezza, è il capoluogo di provincia più alto d&#8217;Italia. Per via della sua posizione favorevole da un punto di vista strategico e della fertilità del suolo circostante, l&#8217;insediamento fu ben presto vittima dei conquistatori greci e romani. <span id="more-1469"></span><br />
L&#8217;arteria principale del centro cittadino medievale è via Roma. Il duomo, edificato in stile gotico nel quattordicesimo secolo, venne ricostruito in stile barocco nel quindicesimo secolo in seguito a un incendio. Capolavori dell&#8217;artigianato isolano del sedicesimo secolo sono il soffitto a cassettoni finemente intagliato con esseri leggendari alati, il coro con scene dell&#8217;ANtico Testamento e l&#8217;armadio della sagrestia.</p>
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		<title>Caltagirone, la città della ceramica</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 09:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;Città della ceramica&#8221;, cosi è definita Caltagirone. Gli Arabi la chiamarono invece &#8220;montagna dei vasi&#8221;. Per via dei suoi ricchi giacimenti di argilla, già nell&#8217;antichità la cittadina era infatti un centro di produzione di questo materiale. A Caltagirone, ricostruita in stile barocco dopo il terremoto del 1693, le piastrelle di ceramica colorata sono presenti ovunque: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/museo-ceramica-300x225.jpg" alt="museo-ceramica" title="museo-ceramica" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-1466" />&#8220;Città della ceramica&#8221;, cosi è definita Caltagirone. Gli Arabi la chiamarono invece &#8220;montagna dei vasi&#8221;. Per via dei suoi ricchi giacimenti di argilla, già nell&#8217;antichità la cittadina era infatti un centro di produzione di questo materiale. A Caltagirone, ricostruita in stile barocco dopo il terremoto del 1693, le piastrelle di ceramica colorata sono presenti ovunque: su ponti, balconi, scalini e chiese. <span id="more-1465"></span>Il anto architettonico della città è la Acala di S. Maria del Monte in piazza Umberto, i cui 142 scalini sono decorati da centinaia di piastrelle in maiolica raffiguranti tutti i motivi ornamentali ideati e applicati dai tempi degli arabi fino al XX secolo. Il Museo della Ceramica offre una buona panoramica dello sviluppo dell&#8217;arte ceramica siciliana dall&#8217;antichità fino ai nostri giorni. Si tratta del museo più importante d&#8217;Italia dopo quello di Faenza. L&#8217;accesso al museo è costituito da una sontuosa terrazza rivestita con piastrelle di maiolica del tardo diciottesimo secolo. I ceramisti hanno decorato anche il meraviglioso giardino pubblico che si estende sul retro del museo e che fu realizzato come giardino all&#8217;inglese dall&#8217;archjitetto liberty Giovanni Battista Basile.</p>
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		<title>Noto: un tesoro del Barocco</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 08:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

		<category><![CDATA[barocco]]></category>

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		<category><![CDATA[settecento italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1989 il Consiglio d&#8217;Europa ha eletto la città barocca di Noto &#8220;capitale del Barocco siciliano&#8221;. In realtà questa nomina era però  un grido di aiuto. Da decenni infatti la città versava in un tale stato di decadenza che per molti edifici era quasi impossibile distinguere cosa fosse più antico: se il palazzo o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.viaggi.blogup.it/wp/wp-content/uploads/2009/08/noto-300x187.jpg" alt="noto" title="noto" width="300" height="187" class="alignleft size-medium wp-image-1461" />Nel 1989 il Consiglio d&#8217;Europa ha eletto la città barocca di Noto &#8220;capitale del Barocco siciliano&#8221;. In realtà questa nomina era però  un grido di aiuto. Da decenni infatti la città versava in un tale stato di decadenza che per molti edifici era quasi impossibile distinguere cosa fosse più antico: se il palazzo o l&#8217;impalcatura che lo sosteneva. Ma solo dopo il crollo della cupola del Duomo in seguito a un leggero terremoto nel marzo del 1996 il problema attirò l&#8217;attenzione da parte di tutti, e in tal modo si misero in moto anche gli apparati burocratici. <span id="more-1460"></span>Da allora gli architetti e gli scalpellini sono all&#8217;opera per ritrasformare le facciate fatiscenti, i putti, le sirene e i fiori in tufo danneggiati dalle intemperie in un fiorente giardino di pietra.<br />
L&#8217;impianto ortogonale della città, caratterizzata da un bel color miele, e l&#8217;eccesso ornamentale nelle facciate dei palazzi sono la conseguenza del catastrofico terremoto del 1693, che tramutò la città in un cumulo di macerie. Ancora oggi, da Monte Alveria si possono osservare le impressionanti rovine dell&#8217;antica Noto. A lungo si discusse su dove ricostruire la nuova città, ma una volta deciso per le pendici della collina Meti, la ricostruzione fu davvero rapida. Gli architetti si sfidarono nella ricerca di concetti urbanistici innovativi. Insieme a una schiera di scalpellini crearono facciate altissime e amcpie piazze con viste spettacolari in un gioco di virtuosismi fatto di prospettive a linee arcuate. La facciata divenne pià importante dell&#8217;interno. Il risultato fu, ed è anche oggi, un&#8217;architettura ricca di fascino e fantasia, che al tramonto appare come intinta nell&#8217;oro.</p>
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