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	<description>costituzione, concilio, cittadinanza</description>
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		<title>Giuseppe Lazzati, un laico secondo il Vangelo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 19:52:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
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					<description><![CDATA[Incontro di preghiera e riflessione nel 40° anniversario della morte del Ven. Prof. Giuseppe Lazzati 16 maggio 2026, dalle ore 9.00 Centro diocesano via Sant’Antonio, 5 MM Duomo h 9.00 Chiesa di Sant’Antonio Celebrazione eucaristica presieduta da Sua Ecc. mons. Mario &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro di preghiera e riflessione nel 40° anniversario della morte del Ven. Prof. Giuseppe Lazzati<br />
<strong>16 maggio 2026, </strong>dalle ore 9.00<br />
Centro diocesano<br />
via Sant’Antonio, 5<br />
MM Duomo</p>
<p>h 9.00 Chiesa di Sant’Antonio<br />
Celebrazione eucaristica presieduta da Sua Ecc. mons. <strong>Mario Delpini,</strong> Arcivescovo di Milano</p>
<p>h 10.00 Aula Lazzati<br />
Presentazione di recenti pubblicazioni a lui dedicate.<br />
Intervengono: <strong>Franco Brambilla, Luciano Caimi, Marta Margotti</strong><br />
Modera: <strong>Annamaria Braccini<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/05/Locandina-Lazzati-16-maggio-2026.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-67715 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/05/Locandina-Lazzati-16-maggio-2026-211x300.png" alt="" width="211" height="300" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/05/Locandina-Lazzati-16-maggio-2026-211x300.png 211w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/05/Locandina-Lazzati-16-maggio-2026.png 591w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a></strong></p>
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		<title>da Francesco a Leone &#8211; la pace necessaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 19:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
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					<description><![CDATA[Assemblea nazionale di Agire Politicamente convocata per venerdì 22 maggio p.v. a Roma, con inizio alle ore 16,30, presso la sala Margana, in via Margana, 41, sul tema &#8220;da Francesco a Leone &#8211; la pace necessaria&#8220;.  Assemblea nazionale Agire Politicamente 2026, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Assemblea nazionale di Agire Politicamente convocata per <strong>venerdì </strong><b>22 maggio </b>p.v. a Roma, con inizio alle ore 16,30, presso la sala Margana, in via Margana, 41, sul tema &#8220;<strong>da</strong><b> Francesco a Leone &#8211; la pace necessaria</b>&#8220;.<u> </u></p>
<p><u><a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/05/Assemblea-nazionale-2026-locandina.cleaned.pdf">Assemblea nazionale Agire Politicamente 2026, la locandina</a></u></p>
<p><u>La partecipazione è aperta a tutte le persone interessate!</u></p>
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		<title>Responsabili alle elezioni!</title>
		<link>https://www.c3dem.it/responsabili-alle-elezioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 19:39:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[di <em>Pier Giorgio Maiardi</em>

Si avvicina la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento ed è doveroso affrontarla facendosi carico responsabilmente del momento politico e sociale che stiamo vivendo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Pier Giorgio Maiardi</em></p>
<div id="attachment_66103" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2024/08/Italia-Regioni-Tricolore.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-66103" class="size-medium wp-image-66103" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2024/08/Italia-Regioni-Tricolore-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2024/08/Italia-Regioni-Tricolore-300x192.jpg 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2024/08/Italia-Regioni-Tricolore-1024x657.jpg 1024w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2024/08/Italia-Regioni-Tricolore-768x492.jpg 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2024/08/Italia-Regioni-Tricolore.jpg 1115w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-66103" class="wp-caption-text">italy map 3d</p></div>
<p>In questa caotica situazione mondiale si avvicina la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento ed è doveroso affrontarla facendosi carico responsabilmente del momento politico e sociale che stiamo vivendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nostra politica deve mostrarsi matura e non può perdersi in diatribe e battibecchi preconcetti avulsi dalla realtà vera e grave a cui è indispensabile rispondere in modo coerente ed adeguato.</p>
<p>Sono in gioco i principi condivisi su cui abbiamo fino ad ora fondato la convivenza pacifica delle nazioni e dei popoli, concretamente compromessi dalla perdita, deliberata, di autorità degli organi internazionali, dalla prepotenza di pochi leader, i “<em>signori della guerra”,</em> che agiscono a proprio piacimento, senza sottostare ad alcuna regola morale, determinando la politica mondiale secondo l’interesse proprio o il presunto vantaggio della propria nazione.</p>
<p>E’ in atto un declino della democrazia e il crescente favore per l’accentramento del potere come  sistema più efficace per governi sovranisti che rifuggono da alleanze e cooperazioni internazionali. La naturale conseguenza di tutto ciò è il clima di ostilità, di inimicizia, e addirittura di guerra, che divide il mondo a danno, soprattutto, dei più piccoli e dei più deboli che sono la maggioranza.</p>
<p>E il nostro Paese, che è fra i piccoli, è condotto da un Governo che si barcamena fra i potenti cercando di non rompere in maniera traumatica con nessuno e quindi evitando di assumere posizioni troppo marcate, anche sulle questioni più delicate ed importanti, in modo che rimanga sempre aperta una possibilità di retromarcia. La prima preoccupazione della maggioranza di governo è che la nostra presenza  in ambito internazionale sia esaltata come determinante e che la leader appaia sempre in primo piano come protagonista. Si tratta di un Governo retto da una maggioranza composita e unita, fondamentalmente, dalla gestione del potere. La principale componente proviene da una cultura nativamente contraria a quella che ha ispirato la nostra Costituzione e anche le altre componenti, pur con ispirazioni dissimili dalla prima, ne sono, una più e una meno, estranee. Abbiamo infatti assistito al tentativo di modificare il nostro ordinamento democratico senza riuscirci sia perché i cittadini in un caso hanno espresso il loro dissenso, e sia, negli altri casi, a motivo della non piena sintonia all’interno della stessa maggioranza. L’attività  principale del Governo si è quindi ridotta a provvedimenti capaci di suscitare l’immediato favore degli elettori, come quelli riguardanti la sicurezza, con l’aumento dei casi di reato e l’inasprimento delle punizioni, e la lotta all’immigrazione mascherata come “lotta ai trafficanti”, una lotta però pagata essenzialmente dai migranti, trattati come delinquenti e quindi reclusi, deportati in altri paesi e riportati nel paese di provenienza. Così il vanto maggiore dei governanti è il calo del numero di coloro che riescono ad approdare sulle nostre coste e la quantità dei rimpatriati. Anche se la premier ha un suo carisma che le conferisce una certa autorevolezza,  non ritengo si possa affidare al suo Governo il futuro del nostro Paese, specie in una epoca di radicali trasformazioni ed in un tempo di grave pericolo per una convivenza pacifica e rispettosa dei diritti fondamentali delle persone.</p>
<p>E’ doveroso offrire ai cittadini una vera alternativa e l’attuale quadro politico pare non ne abbia la capacità: l’opposizione è frammentata e priva di una affidabile visione sul futuro. Il “campo largo” esiste solamente nella somma dei voti delle singole componenti. I sondaggi sulle intenzioni di voto dicono di una situazione sostanzialmente ferma, capace di muoversi con percentuali dello zero virgola, con una preponderante e costante propensione per l’astensione: gli elettori, nella loro maggioranza, non hanno fiducia nell’attuale proposta politica. E’ bene che di questo dato i partiti tengano conto, prima di perdersi in una diatriba per la leadership di un “campo” che non esiste.</p>
<p>E’ indispensabile avere il coraggio di intraprendere un’iniziativa responsabile uscendo dalle anguste e asfittiche logiche delle proprie visioni politiche: i principali partiti di opposizione dovrebbero trovare una intesa nella convocazione di tutte le realtà sociali e politiche del Paese che condividono l’obiettivo di offrire  una proposta politica chiaramente alternativa a quella dell’attuale maggioranza ed ispirata ai principi fondanti della nostra Carta costituzionale, per costruire un grande laboratorio politico aperto all’eventuale apporto dei cittadini. L’impegno del laboratorio dovrebbe essere organicamente rivolto agli aspetti più importanti della vita del Paese e sulle scelte indispensabili di politica internazionale, orientato più sulla situazione reale che sulla polemica con il passato.</p>
<p>Quanto al leader da proporre alle elezioni, dovrebbe emergere dal lavoro condiviso compiuto insieme, prescindendo dalle gerarchie di partito: quest’ultimo passaggio presenta, forse, le maggiori difficoltà ma è indispensabile avere attenzione all’esigenza primaria di rispondere alla legittima richiesta dei cittadini ed al bene del Paese, prima che al successo personale e del proprio partito!</p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>L’esperienza comunitaria del movimento “Equipes Notre Dame”</title>
		<link>https://www.c3dem.it/lesperienza-comunitaria-del-movimento-equipes-notre-dame/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 17:09:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[di <em>Andrea Montanari</em>

La discriminante ricchi-poveri oggi non è radicalmente diversa da quella descritta nei Vangeli. La crisi attuale ci spinge a rileggere alcune esperienze comunitarie e partecipative.
Una proposta significativa è quella di “Equipes Notre Dame”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Andrea Montanari<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/04/equipe-notre-dame.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-67702 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/04/equipe-notre-dame.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></em></p>
<p>Ci lamentiamo spesso della crisi attuale, a livello globale, di senso umano, solidarietà, difesa dei diritti e dell&#8217;uguaglianza delle persone umane. E&#8217; indubbio che alcuni allarmi attivati dal conflitto mondiale a metà del secolo scorso si siano progressivamente indeboliti e siano passati in secondo piano. Il trauma bellico aveva  ispirato atteggiamenti dei governi, dei popoli e istituzioni internazionali, mirati a restituire al mondo uno stato di maggiore rispetto reciproco e  della persona all&#8217;interno delle nazioni; per lo più limitati a quello che viene chiamato Occidente, almeno nella percezione culturale più comune. Si erano istituite sedi globali di confronto e scambio come le Nazioni Unite, anche se condizionate da subito nella operatività dal diritto di veto delle superpotenze. La richiesta di pace e di benessere dopo gli orrori bellici era comunque viva, accompagnando anche all&#8217;indipendenza tutte le nazioni africane e parte dei domini asiatici occidentali, nonostante periodiche iniziative militari in cui si confrontavano desiderio di dominio globale più o meno celato di Stati Uniti e Russia.</p>
<p>Il quadro geopolitico è notevolmente cambiato in questo ultimo quarto di secolo. Le speranze di rapporti multilaterali pacifici globali, a seguito della dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, inducendo alcuni sprovveduti a parlare della “fine della storia”, si sono successivamente smorzate a seguito sia della crescita rapida e massiccia della potenza cinese che della ripresa di velleità imperiali della Russia di Putin nella quale va sparendo ogni traccia di una parvenza di modernizzazione del sistema paese in senso democratico. In più, e con un influsso anche maggiore, l&#8217;apparizione di velleità autocratiche negli Stati Uniti, modello di democrazia occidentale per un secolo, aggiungendosi e sovrapponendosi alla tradizionale missione autoproclamata di difensori dell&#8217;ordine mondiale, hanno disorientato tutti noi. Chi oggi ancora vive in una prospettiva di fede, nella nostra società in cui la  cristiana è ancora quella più seguita, si pone domande sul significato del proprio <em> credo</em>  nel <em>mondo</em> di oggi; un mondo che ha grande sete di speranza e desiderio di senso, che tuttavia vengono indirizzate dalla società “<em>dei consumi</em>” verso desideri e speranze di breve respiro, per lo più  attraverso soddisfazioni materiali,  ambizioni personali,  affetti simulati o legati al possesso, sete di potere, ricchezza e dominio sulle persone.</p>
<p>Mi pare che la proposta cristiana, non tanto come invito ad aderire all&#8217;istituzione, ma come prospettiva di valori e di pratica dei rapporti umani e sociali, possa essere oggi valutata come fondamentale per restituire agli individui e ai popoli una speranza ed un significato in una esistenza che per alcuni, a seconda della regione in cui vive e della classe sociale cui appartiene,  è travagliata e precaria e per altri ricca di possibilità che si dimostrano alla fine prive di senso. La discriminante ricchi-poveri oggi non è radicalmente diversa da quella descritta nei Vangeli; per questo la conoscenza della Parola e le conseguenze pratiche che ne possono conseguire danno agli uomini e alle donne di oggi una possibilità di libertà e senso senza confronti con le proposte del <em>mondo.</em></p>
<p>La Chiesa propone questo al mondo, ma la Chiesa stessa vive una crisi profonda nella partecipazione e nell&#8217;annuncio che attraverso l&#8217;appartenenza ad essa si può ricevere. Sembra quindi necessaria un&#8217;azione interna alla Chiesa per rimeditare i capisaldi della Fede e trovare insieme modalità di pratica della Fede stessa che siano annuncio al <em>mondo. </em>Papa Francesco aveva percepito questa necessità indicando nella pratica sinodale permanente un metodo pienamente conforme allo spirito dei Vangeli. Ho espresso alcune considerazioni e suggerimenti nell&#8217;intervento “<em>Il futuro della chiesa nei segni dei tempi”</em> e ad essi rimando. Ma devo aggiungere alcune considerazioni per precisare meglio come, secondo me, il cambiamento di prospettiva che si è avuto quasi due secoli fa con la fine del potere temporale della Chiesa ha introdotto o reso potenzialmente centrale un modo <em>diverso </em>per il fedele cristiano di vivere la propria esperienza nella Chiesa. Una Chiesa che ancor oggi viene vista come <em>gerarchica. </em>La gerarchia, sconosciuta nella Chiesa apostolica primitiva, appare come strumento della Chiesa da Clemente I Romano, terzo successore di Pietro già alla fine del primo secolo, e è ribadita da Ignazio di Antiochia e Ireneo di Lione nel corso del secondo secolo.  In realtà Clemente Romano, rimproverando la ribellione di alcuni giovani che volevano esautorare i presbiteri a Corinto, raccomanda la concordia e il rispetto, pur ponendosi come successore autorevole degli Apostoli. Tuttavia, la formulazione dogmatica definitiva, che definisce la gerarchia come parte integrante del &#8220;<em>diritto divino</em>&#8220;, è stata definita molto più tardi, nel <strong>Concilio di Trento </strong>in risposta alla Riforma protestante e, successivamente, nel <strong>Concilio Vaticano I</strong>. La forma gerarchica e il potere dei vescovi e quello papale sono stati per secoli ispirati dal potere temporale che in molti casi era loro attribuito, anche se sovente in conflitto con il potere regale, imperiale o di potenti locali. Alessandro Manzoni riporta alcuni episodi di compromesso tra poteri feudali ed ecclesiastici nel XVII secolo  nei “<em>Promessi Sposi</em>”. Gli imperatori sassoni e salici sostenevano l&#8217;istituzione dei vescovi-conte perché questa precludeva la successione nel feudo e restituiva la proprietà di esso all&#8217;impero; ma naturalmente il potere della loro nomina era conteso tra l&#8217;autorità <em>spirituale </em>papale e quella<em> terrena</em> imperiale, a testimonianza della nocività dell&#8217;applicazione di schemi mondani alla missione di evangelizzazione. La necessità di una gerarchia nella Chiesa, ancorché un <em>diritto divino</em> di cui non si trova traccia nei Vangeli, sembra legata al modello gerarchico delle società dei tempi. Il modello di governo di molte  comunità monacali, ad esempio, contraddice e sfugge spesso a questa logica: la rotazione delle cariche, la pari dignità dei membri della comunità, la prospettiva di servizio permanente, la parità di rappresentanza nei capitoli generali, danno un esempio di possibile diversità strutturale di una comunità religiosa anche in secoli di feudalesimo oppressivo in cui i diritti delle persone erano annientati nelle relazioni con i potenti che facevano della propria forza unico fondamento giuridico. E ci conferma che una organizzazione diversa da quella gerarchica è possibile nelle comunità ecclesiali.</p>
<p>Quali indicazioni possiamo trarre oggi per il futuro della Chiesa cattolica universale? Dal Concilio Vaticano II in poi abbiamo già avuto ad opera dei Papi una globalizzazione marcata del governo ecclesiale globale, che, anche se sempre accentrato in Roma, vede ormai i dicasteri affidati a prelati provenienti da ogni parte del mondo. Gli ultimi 4 papi sono tutti non più italiani, ritornando ad un universalismo che si era perso nel 1523 con la morte dell&#8217;ultimo papa non italiano, il fiammingo Adriano VI. Il collegio cardinalizio attuale accoglie membri da comunità lontane e anche poco numerose, segno che non solo il numero è determinante nella visione cristiana. Appare anche sempre più chiaro che per la rinascita della comunità locale ecclesiale, anche se piccola, è necessaria non tanto l&#8217;organizzazione gerarchica ma una rete di sussidio e solidarietà tra comunità, che possa far rivivere nelle persone il senso di fratellanza; e che questo senso possa comunicarsi ed espandersi dalle famiglie, prima comunità umana, oggi frammentata e misconosciuta nel mondo sviluppato per l&#8217;esaltazione dell&#8217;individuo singolo, per lo stimolo all&#8217;orgoglio e al potere dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, e nella famiglia tra i coniugi, dove invece un sereno ed equilibrato confronto basato sull&#8221;amore come <em>dono reciproco</em> contiene il segreto di una unità coniugale pienamente umana ancor prima che religiosa.</p>
<p>Ripartire, quindi, dalle comunità locali come gruppi interfamiliari, nelle parrocchie o negli altri nuclei di aggregazione, e nei movimenti. L&#8217;impegno nei movimenti è un dato fondamentale positivo della Chiesa di oggi; ma in questa <em>non decrescita</em> della realizzazione concreta della fede individuale nelle associazioni va rispettato il senso strumentale delle associazioni stesse. Sono un <em>mezzo</em> di sviluppo e condivisione della Fede e non un <em>fine</em>. <em>&#8220;<strong>Chi ama padre o madre più di me non è degno di me</strong></em>&#8221; (Matteo 10, 37) vale anche per l&#8217;associazione. Soprattutto per quelle di <em>appartenenza</em>, che impongono regole ai propri associati simili (a volte più stringenti) di quelle degli ordini religiosi. La mia esperienza di adesione ad una associazione di <em>riferimento</em>, che sostiene da un punto di vista della Fede gli associati ma lascia loro libertà di scelta nella pratica del <em>mondo,</em> inclusa l&#8217;adesione ad altre associazioni, ritengo sia stata fondamentale per la mia vita. L&#8217;associazione delle “Equipes Notre Dame”, fondata da alcune coppie cristiane provenienti dal mondo degli scout cattolici francesi con la decisiva guida di padre Henry Caffarel, è fondata sulla crescita nella Fede della coppia cristiana, e consente di porre attenzione ed approfondire il senso della coppia attraverso il confronto con altre coppie; la base quindi è costituita da piccoli gruppi di coniugi che si incontrano una volta al mese per pregare insieme e studiare argomenti inerenti il proprio comportamento e ruolo nella Chiesa e nel mondo. L&#8217;approfondire il senso umano della comunione e del dono reciproco nella coppia mi aiuta anche, non vorrei essere presuntuoso, a cogliere in esso almeno come lontano riflesso l&#8217;<em>amore </em>e il d<em>esiderio di compiere la volontà dell&#8217;altro</em> che costituisce il centro motore dell&#8217;universo nella Trinità divina. Ma rimanendo nel tema del superamento di una percezione dogmatica  della gerarchia nella Chiesa come <em>diritto divino</em>, ove nel Vangelo si trova la missione apostolica <strong>unicamente come <em>servizio</em></strong> (Giovanni <strong>13,1-15; Matteo 10,1</strong><strong> ;</strong><strong>20,25-28 ; Marco  6,7-13 ; 9,35; 10,42-45; Luca 22,24-27 )</strong> , mi sembra utile descrivere come la gestione decisionale sia praticata nel Movimento delle Equipes Notre Dame diffuso oggi in 93 nazioni. Il nucleo associativo è costituito da 4-6 coppie che si incontrano almeno una volta al mese per una cena condivisa e momenti di preghiera e scambio di esperienza, attraverso un ristretto numero di impegni che la coppia segue ogni mese e di cui è tenuta a discutere all&#8217;interno almeno una volta al mese, riportando poi quello che della propria esperienza ritiene condivisibile agli altri. Questo è il nucleo, L&#8217;Equipe Notre Dame. Cinque o sei Equipes vengono tenute in contatto con una coppia responsabile di un Collegamento. Tre o quattro collegamenti, con le loro coppie responsabili, costituiscono un settore di 15-25 Equipes, in cui c&#8217;è una coppia Responsabile di Settore. In una grande città vi sono tipicamente 3-4 settori. I settori di un territorio in cui le Equipes sono diffuse costituiscono una regione; periodicamente, 3 – 4 volte l&#8217;anno la Regione, formata dalle coppie dei settori raggruppati, si riunisce con i Responsabili regionali; e questi si riuniscono nella Super-Regione, ad esempio l&#8217;Italia, 3-4 volte l&#8217;anno e organizzano la vita del Movimento nazionale, 2 incontri annuali di 3-4 giorni per chi può e desidera partecipare più altri eventi dedicati a particolari servizi. Tutto questo può sembrare macchinoso ma invece non lo è perché ciascuna coppia  responsabile ha la piena responsabilità per il proprio livello, in cui opera con una equipe di servizio per il livello stesso; le decisioni pertanto non sono mai individuali ma condivise dall&#8217;equipe di servizio, e vengono poi progressivamente condivise, sia dalla base verso il livello nazionale che viceversa. Tutti gli incarichi di responsabilità vengono decisi per cooptazione nella equipe di servizio, e sono gratuiti e volontari, con un tassativo limite temporale che non supera i 6 anni per i responsabili internazionali (5 per i super regionali, 4 per i regionali, 3 per i settori). Gli incontri e le spese di viaggio (l&#8217;ospitalità per gli incontri delle equipes di servizio è quasi sempre fatta a livello domestico) vengono finanziati in una cassa comune a livello sia regionale che super-regionale con il versamento annuale di una giornata di reddito da lavoro di ciascuna coppia, pertanto in proporzione alle proprie possibilità.</p>
<p>Certo ci possono essere anche nella associazione piccoli inconvenienti, rinunce, crisi: nulla nella vita umana è al riparo da questo. Tuttavia l&#8217;esperienza ormai più che cinquantennale mi fa pensare che anche nella Chiesa cattolica potrebbe svilupparsi, partendo da comunità piccole come quelle primitive, una diversa organizzazione, in cui i ruoli di <em>episcopo </em> e di <em>presbitero, e di diacono,  </em>ritornino ad assomigliare a quelli del cristianesimo primitivo e vengano scissi da ogni pregiudizio di potere terreno; divenendo anche accessibili alle donne, i cui diritti paritari, un tempo ancora recente negati o misconosciuti, sono oggi pienamente accettati nelle società progredite, né si vedono motivi di esclusione dal momento che anche nei Vangeli le donne hanno spesso ruoli di primo piano, anche in una società che le vedeva fortemente penalizzate. Anche il ruolo della <em>coppia cristiana</em> dovrebbe essere riconosciuto con caratteristiche anche ministeriali. Ciò appare evidente se si vuole ripartire da piccole comunità intrafamiliari. Una Chiesa più piccola, umile, povera, generosa, capace di indicare al <em>mondo</em> il senso dell&#8217;esistenza individuale e il destino comune dell&#8217;umanità, Popolo di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Parti uguali fra disuguali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eredità del pensiero di Ermanno Gorrieri Mercoledì, 8 aprile 2026, ore 18 (Milano, Auditorium Acli, via della Signora, 3 – MM Duomo) Sono previsti gli interventi di: Gad LERNER, Giornalista e Scrittore Claudio GORRIERI, Componente CDA Fondazione Gorrieri Savino PEZZOTTA, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>L’eredità del pensiero di Ermanno Gorrieri</em></strong><em><br />
Mercoledì, 8 aprile 2026, ore 18<br />
(Milano, Auditorium Acli, via della Signora, 3 – MM Duomo)</em></p>
<p>Sono previsti gli interventi di:</p>
<p>Gad LERNER, Giornalista e Scrittore</p>
<p>Claudio GORRIERI, Componente CDA Fondazione Gorrieri</p>
<p>Savino PEZZOTTA, Già Segretario Generale CISL</p>
<p>Floriana CERNIGLIA, Università Cattolica di Milano</p>
<p>Delfina COLOMBO, Presidente ACLI Milanesi</p>
<p><a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-67698" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-300x300.png 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-1024x1024.png 1024w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-150x150.png 150w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-768x768.png 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Partigiano, sindacalista, politico e Ministro del lavoro e della previdenza sociale (1987), Gorrieri (1928-2004), rappresentante di spicco del cattolicesimo sociale, è stato insigne studioso dei problemi legati a uguaglianza redistributiva e povertà in Italia.</p>
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		<title>Non siamo condannati a un mondo “senza pace”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:40:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
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					<description><![CDATA[pubblicato su Rallentare, la newsletter dei ritmi sostenibili a cura di Aggiornamenti Sociali. Nel 1961 Gino Paoli scriveva Senza fine, un grande successo della storia musicale italiana che in molti hanno ascoltato nuovamente in radio o sui social in questi giorni, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>pubblicato su </em><a href="https://rallentare.org/newsletter/">Rallentare</a><em>, la newsletter dei ritmi sostenibili a cura di Aggiornamenti Sociali.</em></p>
<p>Nel 1961 Gino Paoli scriveva Senza fine, un grande successo della storia musicale italiana che in molti hanno ascoltato nuovamente in radio o sui social in questi giorni, dopo la sua scomparsa, o mei mesi scorsi, quando è venuta a mancare Ornella Vanoni, musa e interprete di quella canzone.</p>
<p>Il cantautore genovese descrive un sentimento intenso, che esprime un amore che non si consuma mai: «Tu sei un attimo senza fine, non hai ieri, non hai domani». Un’eterna ciclicità in cui si vive una connessione tra anime, resistente al tempo e alle avversità esterne. Ma questa esperienza, se applicata a contesti e realtà ben distanti dalla sfera amorosa, ci apre a prospettive disarmanti.</p>
<p>Negli ultimi anni, a partire dall’invasione russa in Ucraina fino all’attacco israeliano e statunitense in Iran, ci siamo trovati immersi in un clima di guerra. Pur avendo il privilegio di non abitare i luoghi di bombardamenti e violenze, siamo coinvolti – e spesso sconvolti – dalle notizie quotidiane e dalle conseguenze sociali ed economiche dei conflitti in corso.</p>
<p>Oltre ai media, anche i rincari – che impattano negativamente sul costo della vita – ci ricordano quanto siamo interconnessi in un mondo globalizzato, ma forse dovremmo imparare a leggere questi legami in una chiave più ampia e fondamentale: quella della fraternità, perché l’umanità intera desidera la pace oltre ogni confine.</p>
<p>In un tempo in cui avvertiamo come la guerra sembri essere “senza fine”, gonfiata a dismisura dalla retorica bellicista, trovare spazi di pace è sempre più difficile, ma proprio per questo necessario: non siamo condannati a un mondo “senza pace”.</p>
<p>Se spostiamo la nostra attenzione a un altro aspetto, ci rendiamo conto che anche la guerra è in un certo senso vittima del “tutto e subito” della società contemporanea. Putin e Trump condividevano la stessa ambizione per i rispettivi conflitti: vincere in poco tempo, riducendo al minimo costi e perdite, e portando a casa in fretta il risultato che gli interessava. Ma sia in Ucraina sia in Iran assistiamo al prolungarsi degli scontri e all’aumento delle criticità politiche, economiche e soprattutto sociali.</p>
<p>Dopo poche settimane, le “operazioni speciali” sono diventate “normali”, parte integrante delle nostre vite. Ma è proprio in questo processo di normalizzazione della guerra che possiamo intervenire per romperne la logica “senza fine”. Per agire consapevolmente in questa direzione è fondamentale conoscere in che modo la guerra agisce nel discorso pubblico.</p>
<p>Una dinamica importante è quella della desensibilizzazione alla violenza, che parte dai vertici politici per raggiungere i nostri smartphone. Sono molteplici e virali i video e le immagini delle azioni militari accompagnati da colonne sonore pop o riferimenti al mondo dei videogiochi. Se già il sovraccarico informativo ci rendeva più insensibili alle sofferenze provenienti dai fronti di guerra, i costanti richiami alla cultura ludica e popolare rompono ulteriormente il contatto con la realtà: i jet militari, i bombardamenti e le esplosioni non sono altro che contenuti di intrattenimento, rendendo spettacolare qualcosa di orribile.</p>
<p>Nell’ordinarietà della guerra trova maggior forza anche la deumanizzazione dell’altro, privato della sua dignità di essere umano per essere trasformato in qualcosa di estraneo e che, come tale, può stare al centro del mirino: le persone diventano numeri e i numeri si dissolvono rapidamente nella nostra memoria. In poco tempo scopriamo che l’assenza di empatia ci lascia meno interdetti di fronte alle dichiarazioni predatorie dei leader mondiali.</p>
<p>Per questo, comprendere come le narrazioni di guerra influenzano il dibattito pubblico e orientano le nostre opinioni è un primo passo per non restare indifferenti. Il secondo è ascoltare le voci dei civili e delle organizzazioni umanitarie, dare spazio al giornalismo capace di raccontare i conflitti guardando alle cause strutturali, agli attori non violenti e alle possibilità di soluzione. Quello che continua ad accadere a Gaza evidenzia chiaramente quanto sia importante il ruolo delle testimonianze locali come contrappeso alla narrazione istituzionale.</p>
<p>Non basta l’assenza di guerra perché vi sia la pace. Certamente è qualcosa di necessario, ma non di sufficiente. La pace non si costruisce in un giorno ed è molto più difficile da “scatenare” rispetto a una guerra. È una maratona, che davanti a un conflitto ci porta prima di tutto a ricercarne le ragioni e quindi ad agire in termini propositivi per il dialogo, la partecipazione e la condivisione.</p>
<p>I conflitti sono inevitabili, questo è innegabile, ma possono diventare generativi se affrontati attraverso dinamiche e strutture di convivenza. Una delle criticità maggiori è però che sono processi in antitesi con i ritmi del presente, perché richiedono tempi e visioni di lungo periodo, sacrifici che ben pochi – in particolare i leader politici – sono disposti a compiere. L’impegno costante che richiede costruire la pace viene infatti spesso demoralizzato, ma vive e si evolve a partire dai piccoli gesti. Non dobbiamo essere a Kiev, Gaza, Teheran o Beirut per promuovere la pace, per nuotare controcorrente in un mondo dove la legge della giungla sembra prevalere e le parole di pace vengono marginalizzate.</p>
<p>«Dovremmo abituarci ad abbinare la pace a parole più quotidiane. Parliamo quasi sempre di festa della pace, marce della pace, veglie della pace, tavole rotonde sulla pace. Ne deriva l’immagine distorta che la pace riesca ad andare d’accordo solo con compagne fortunate. Che si mostri in pubblico solo con coloro che hanno sfondato. Che accetti di apparire in vetrina solo con realtà di rango superiore. O di passeggiare in tandem unicamente con seguaci blasonate.</p>
<p>Forse è arrivato il momento di capire che, oltre che di festa, dovremmo poter parlare di ferialità della pace. Invece che coniugarla sempre con le marce, dovremmo appaiarla un po’ più con i percorsi quotidiani che, in linea ordinaria, sono scanditi su ritmi scarsamente eroici. Al di là delle veglie, cariche di vibrazioni emotive e risonanti di salutari utopie, dovremmo prender atto che la pace si costruisce anche nei sonnolenti meandri della storia e cresce anche nelle pieghe sotterranee dell’esistenza. E non è blasfemo affermare che, al di là dei velluti delle tavole rotonde, la pace si costruisce sul ruvido tavolo del falegname come desco del contadino. Sulla cattedra dell’insegante come sulla scrivania dell’impiegato. Sullo scanno dello scolaro come sulla mensola della casalinga. Sull’impalcatura del metalmeccanico come su ogni banco impoetico dove si consumano le più oscure fatiche giornaliere».</p>
<p>Don Tonino Bello, Scritti di pace, IV, Luce e vita, Molfetta, 1997</p>
<p>I tempi lunghi della pace, faticosi ma necessari, si abitano ogni giorno attraverso piccoli gesti, finché non diventano quasi una seconda pelle, finché non permettono di trasformare chi li compie e il contesto in cui vengono realizzati. Sebbene il cambiamento non sia immediatamente visibile ed eclatante, non significa che sia poco incisivo. Agisce nel profondo, alimentando ritmi e linguaggi nuovi, mettendo al primo posto la persona e la sua dignità di essere umano. Vivendo così la pace, “senza fine” non sarà un riferimento alla guerra intorno a noi, ma all’instancabile impegno per un domani possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dopo la vittoria del No occorre una seria riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Comunicato di Argomenti 2000 Il voto referendario ha avuto un esito inaspettatamente chiaro nel bocciare la riforma costituzionale ed un esito ancor più rilevante sul piano politico a motivo di un sussulto di partecipazione da parte dei cittadini. Due esiti &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Comunicato di Argomenti 2000</em></p>
<p>Il voto referendario ha avuto un esito inaspettatamente chiaro nel bocciare la riforma costituzionale ed un esito ancor più rilevante sul piano politico a motivo di un sussulto di partecipazione da parte dei cittadini. Due esiti che impongono una considerazione attenta e politica del risultato a cominciare dal fatto che quasi il 60% degli elettori si è sentito chiamato in causa da una consultazione che aveva per oggetto una riforma della Costituzione. Un elemento che indica la presenza di un senso di identità costituzionale che è una preziosa base civica, in particolare se si considera la dinamica del voto fra gli elettori più giovani. L&#8217;esito del referendum inoltre sancisce la sconfitta di un metodo di gestire le proposte di riforma della Carta discutibile, che procede ragionando sul solo perimetro della maggioranza parlamentare e non di quella maggioranza costituzionale prevista dall&#8217;articolo 138 che è garanzia del patto democratico e repubblicano che, come mostra il voto, ha un largo consenso nel paese. È un segnale positivo da parte di un corpo elettorale che rigetta un approccio unilaterale sulla Costituzione e chiede che le riforme, che servono e sono un&#8217;esigenza reale (ivi compresa quella della giustizia ), siano qualcosa di cui si fa carico l&#8217;intera classe dirigente e non solo la maggioranza parlamentare o il governo pro tempore. Questo passaggio politico impone una riflessione al governo e alla maggioranza, ma anche al centro-sinistra, che ha ora di fronte l&#8217;ultimo anno di legislatura da spendere per costruire una proposta politica adeguata. La corsa alla scelta del candidato alla guida della coalizione che è già iniziata rischia di riprodurre una dinamica pericolosa: quella della ricerca di una figura forte a scapito della tessitura di una proposta politica radicata nel paese, costruita nella fatica di un dialogo che edifica il consenso. Serve pensare ad una piattaforma che metta in condizione, in caso di vittoria elettorale, di governare affrontando i nodi profondi del nostro paese e cercando di risolverli. Occorre guardare non solo al semplice successo elettorale ma alla definizione di una cultura di governo in modo da non corre il rischio, già troppe volte sperimentato, di deludere aspettative di cambiamenti impossibili o che non si ha la forza di perseguire. Il voto di domenica e lunedi ha mostrato un&#8217;Italia che tiene ancora alla sua vita politica e istituzionale e che però chiede alla classe dirigente di assumersi fino in fondo la pratica di un autentico metodo democratico per affrontare le scelte importanti per il futuro.</p>
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		<title>Le guerre e il fanatismo religioso</title>
		<link>https://www.c3dem.it/le-guerre-e-il-fanatismo-religioso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:22:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<em>di Salvatore Vento</em>

Una guerra totale, scatenata all'ombra di fanatismi religiosi. una minaccia per il futuro dell'Umanità, uno "scandalo per la famiglia umana".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Salvatore Vento</em></p>
<p>In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una pervasiva legittimazione della guerra, con l’aggravante che ogni protagonista si esprime con toni messianici. Da una parte Putin e Netanyahu, accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità, dall’altra gruppi terroristi come Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, Houti nello Yemen, sostenuti dall’Iran. Per le loro azioni, insieme ad altri gruppi politici appartenenti a diverse religioni, invocano il nome di Dio, come se fossero spinti da un richiamo divino.<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-67691 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-300x158.jpg 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-1024x538.jpg 1024w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-768x403.jpg 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Nel mondo occidentale, Trump viene sostenuto dai movimenti cristiano evangelici estremisti. La scena che abbiamo visto in tv il 6 marzo 2026 è l’esempio più evidente e grave di tale commistione: gli evangelici, coordinati dal pastore telepredicatore Greg Laurie nella Sala Ovale della Casa Bianca, mentre toccano con le mani le spalle di Trump seduto con gli occhi chiusi, pregano e invocano la protezione di Dio all’uomo della provvidenza, che ha avviato la guerra giusta e santa contro l’Iran.</p>
<p>Il Patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, Kirill, aveva detto ai giovani in partenza per la guerra contro l’Ucraina: “ricorda che se muori per il tuo paese sarai con Dio nel suo regno, gloria e vita eterna”.</p>
<p>Comportamenti che offuscano gli indubbi processi di laicizzazione della nostra contemporaneità: dall’idea di famiglia, e conseguente evoluzione dei rapporti di coppia alla diffusione delle convivenze, alla partecipazione giovanile alle manifestazioni promosse dai movimenti Lgbt. In generale, ciò dimostra la complessità di ogni mutamento, fonte di contraddizioni e di componenti contrastanti. Viviamo, in maniera molto più accentuata che nel passato, in società pluraliste, oggi però ancora più frantumate e alla ricerca di identità che un tempo venivano trovate nella collocazione sociale.</p>
<p>A livello internazionale, in Iran la rivoluzione del 1979, che rappresenta una data periodizzante della storia contemporanea (non ancora assunta come tale nella pubblicistica corrente), alla lotta conto la monarchia dello Scià, ha aggiunto la dimensione religiosa e ciò è davvero paradossale se pensiamo che Khomeini aveva trovato esilio in Francia (Presidente Giscard d’Estaing e Primo Ministro Jacques Chirac), patria della laicità assoluta. La Costituzione iraniana basata sulla sharia era stata approvata da oltre l’80% della popolazione.</p>
<p>Le idee religiose integraliste tradotte in politica portano sempre al predominio di un potere dittatoriale e di fanatismo oscurantista. Impressi nella memoria di tutti restano le azioni dell’islamismo estremista, l’attentato di Madrid dell’11 marzo 2004 (11-M) in diversi treni locali provocarono la morte di 191 persone e oltre 2 mila feriti; al Museo del Bardo di Tunisi del 18 marzo 2015, dove sono state uccise 24 persone; gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015; la strage di Nizza del 14 luglio 2016.  I miliziani dell&#8217;ISIS stabilirono la propria capitale del costituendo Stato islamico (Califfato) nella città di Raqqa, nel nord della Siria. Contro lo Stato Islamico dell’Isis (Daesh) si batterono in primo luogo i curdi, un popolo senza Stato presente in diversi paesi (14 milioni in Turchia, 6 milioni in Iraq,  7 milioni in Iran 7 milioni, un milione e mezzo in Siria). L’Isis  a partire dal 2014 impose il suo controllo a quasi 12 milioni di persone, ma nell’ottobre 2017 e i suoi miliziani sono stati sconfitti. La dinamica delle guerre del Golfo è davvero esemplificativa di questa nuova fase guerriera del Ventunesimo secolo. <u>La prima, nel biennio 1990-91 fu una reazione all’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein.</u> Governava gli Stati Uniti d’America George W. Bush e si costituì una coalizione internazionale che, con l’approvazione dell’Onu, decise di bombardare Bagdad (operazione “Desert Storm”) e costrinse al ritiro gli iracheni.</p>
<p>Trascorsi dieci anni, l’11 settembre 2001, assistemmo ad un evento incredibile da raccontare, e ancora oggi difficile da analizzare in tutti i suoi aspetti costitutivi. La più grande superpotenza mondiale, che aveva dato ulteriore prova della sua forza e determinazione nella prima guerra del Golfo, era sotto attacco e vedemmo in diretta Tv <u>due attentati abbattutesi contro le Twin Towers a New York e contro un’ala del Pentagono a Washington.</u> I responsabili vennero individuati nei talebani afghani e nella rete terroristica al Qaeda del sunnita Osama bin Laden. Negli attentati furono uccise circa 3 mila persone. La reazione americana contro il terrorismo di matrice islamica non poteva mancare e a fronte del rifiuto dei talebani di estradare bin Laden, <u>il 7 ottobre gli USA attaccarono l’Afghanistan</u> (“Enduring Freedom”) e in due mesi, il 13 novembre 2001, venne rovesciato il regime grazie anche all&#8217;apporto bellico dei mujaheddin dell&#8217;Alleanza del Nord. Ahmid Karzai divenne il primo Presidente. Nell’asse del male, secondo George Bush, veniva inserito anche l’Iraq e l’Iran.</p>
<p><u>Nel 2003,</u> Il segretario di Stato Colin Powell consegnò in sede Onu le “prove” che Iraq nascondeva “armi di distruzione di massa” (chimiche e biologiche), mentre un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) al Consiglio di sicurezza ribadiva la non esistenza di tali armi. Gli Stati Uniti, col suo fedele alleato britannico (in quel caso il laburista Tony Blair) si stavano preparando all’intervento militare, contro quello che veniva considerato il primo “Stato canaglia”, sostenitore dei terroristi ai quali avrebbe potuto fornire testate nucleari.</p>
<p>In numerose città si sviluppò un <u>movimento per la pace con le famose bandiere arcobaleno</u>, che sventolavano nelle manifestazioni e venivano appese nei balconi. A Londra circa due milioni di persone manifestarono ad Hyde Park dove intervenne il sindaco laburista Ken Livingstone. Niente da fare, <u>nel marzo 2003 iniziò la seconda guerra del Golfo</u>: prima invitarono Saddam (al potere dal 1979) a dimettersi e poi passarono all’uso della forza militare. Questa volta negli Stati Uniti al potere c’era Bush figlio. I marines sbarcarono sul territorio senza incontrare particolare resistenza. La caduta del regime fu piuttosto rapida. La popolazione in festa abbatté tutti i simboli del regime, compresa, il 9 aprile, l’abbattimento della monumentale statua di Saddam. Il dittatore venne catturato e successivamente, nel 2006, condannato all’impiccagione. Ma il paese cadde in una vera e propria guerra civile (a partire dalla storica rivalità sunniti contro sciiti).</p>
<p>Il 12 novembre 2003, la base degli italiani stanziata nella città irachena di <strong><u>Nassiriya</u></strong> fu attaccata da un camion bomba uccidendo 19 nostri connazionali tra carabinieri, soldati dell’esercito ed anche due civili. <strong>Il 2 maggio 2011 dopo lunghe ricerche venne rintracciato e <u>ucciso in Pakistan Osama bin Laden</u>. Il Presidente Barack Obama dichiara: “In notte come questa, possiamo dire che giustizia è stata fatta”. </strong>Veniamo all’ultimo anno.</p>
<p>E veniamo all’attualità. Nel <u>giugno 2025 (“guerra dei dodici giorni”)</u> Israele con l’operazione “Rising Lion” scatenò un’ondata di bombardamenti su diverse parti del territorio iraniano, colpendo in particolare siti nucleari (impianto per l’arricchimento dell’uranio di Natanz), basi militari e relativi gruppi dirigenti. Colpita Teheran e altre sette città: operazioni condotte da circa 200 caccia israeliani contro sedi dei “Guardiani della Rivoluzione.” L’attacco USA all’Iran del 22 giugno 2025 (due di notte ora italiana), proseguì l’operazione contro i siti nucleari (Fordow, Natanz ed Esfahan). <u>Secondo Trump era stato devastato il programma nucleare iraniano.</u> L’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran fu giustificato per “prevenire” il rafforzamento nucleare e interrompere il sostegno ai gruppi estremisti islamici. Dopo appena 8 mesi, sabato 28 febbraio 2026 <strong>Donald Trump e Benjamin Netanyahu</strong><strong> scatenano la guerra totale (Epic Fury) nel Golfo, senza valutare le conseguenze della reazione dell’Iran e del coinvolgimento di circa 250 milioni di persone dell’intera area.</strong> E’ stata subito uccisa la Guida Suprema, <strong>Ayatollah Ali Khamenei e altre autorità del regime teocratico, ma viene respinta la richiesta di Trump </strong> a deporre le armi e al popolo di ribellarsi contro il governo. Nel frattempo <u>l’esercito israeliano bombarda il sud del Libano dove agisce il gruppo terrorista degli Hezbollah</u>  costringendo alla fuga dalle proprie case oltre un milione di libanesi. La reazione degli ayatollah è immediata e vengono colpite con missili di vario tipo e droni le ambasciate Usa a Riad e Dubai.</p>
<p>In particolare, gli iraniani si scagliano contro le numerosi basi militari americane presenti nei paesi del Golfo e sconvolgono la vita degli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi e Dubai) che si erano abituati ad attrarre turisti benestanti. Tra i primi “effetti collaterali” abbiamo l’attacco a una scuola femminile che uccide 175 persone in maggioranza bambine. Un prete cristiano maronita, padre Pierre el-Rai, viene ucciso mentre soccorreva la gente ferita da un bombardamento dell’esercito israeliano.</p>
<p>La Chiesa cattolica universale con Papa Francesco aveva profeticamente promosso il viaggio apostolico negli Emirati Arabi e firmato nel <u>febbraio 2019</u> col Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, l’importante documento sulla “<u>Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune</u>”. I gesuiti americani e diversi vescovi statunitensi sono ormai in lotta aperta contro le scelte di Trump, sia sulle guerre, sia sui provvedimenti contro le opere assistenziali e caritatevoli svolte all’interno. E oggi Papa Leone XIV, non cessa di esortare alla pace e alla fine delle guerre che costituiscono uno “scandalo per la famiglia umana”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;articolo è stato pubblicato sul sito di &#8220;Conquiste del lavoro&#8221; </em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Una luce per l’Ucraina</title>
		<link>https://www.c3dem.it/una-luce-per-lucraina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 20:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[dal MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta

A quattro anni dell’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, in 40 città italiane una luce per mantenere viva la solidarietà]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di 40 città italiane illumineranno i loro municipi e il MEAN sarà presente a Kyiv e Odessa.<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-67654 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv-300x133.jpg" alt="" width="300" height="133" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv-300x133.jpg 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv-768x341.jpg 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv.jpg 949w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>In occasione dell’anniversario dell’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, il 24 febbraio oltre 40 città italiane aderiranno all’iniziativa “Accendi una luce per l’Ucraina”.  Promossa dal Network Associazioni per l’Ucraina (NAU), l’iniziativa si svolgerà in numerosi comuni su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con il MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta.</p>
<p>L’evento, realizzato sotto il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina a Roma, prevede l’illuminazione simbolica di municipi e monumenti con i colori della bandiera ucraina come segno di vicinanza, resistenza civile e sostegno alla popolazione locale. Il NAU invita inoltre tutti i cittadini a partecipare attivamente all’iniziativa organizzando piccoli presidi pacifici e momenti di raccoglimento nei pressi dei luoghi aderenti.</p>
<p>Nelle stesse giornate, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN) sarà presente in Ucraina con una propria delegazione a Kyiv presso l’Ukrinform e a Odessa in occasione della conferenza dedicata alla sicurezza del Mar Nero. La presenza sul territorio ucraino intende rafforzare i legami fra le associazioni italiane e le comunità colpite dal conflitto, nella prospettiva di un dialogo europeo fondato sulla memoria e sulla costruzione di percorsi di pace.</p>
<p>Accendere una luce per l’Ucraina significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte, in un periodo in cui il mondo si è assuefatto all’idea della guerra. Questo piccolo gesto può contribuire a mantenere viva l’attenzione e la solidarietà, ricordando che la pace richiede presenza, memoria e impegno continuo.</p>
<p>Comunicato stampa del<br />
MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’URGENZA DI INVERTIRE LA ROTTA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 05:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<em>di Pier Giorgio Maiardi</em>

Una politica della contingenza ispirata dal tornaconto immediato, il tentativo di imporre la legge del più forte ai nuovi stati vassalli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Pier Giorgio Maiardi</em></p>
<p>“L&#8217;affarismo e il predominio tecnologico commerciale. Il primato dell’uso della forza. La politica come pura espressione della volontà di potenza e di dominio, contro il diritto internazionale e l’autodeterminazione democratica delle nazioni. La <em>pax americana</em> imposta con ogni mezzo.”<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-67682 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote-300x212.png" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote-300x212.png 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote-768x542.png 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote.png 865w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Così la rivista il Regno definisce ciò che caratterizza questa fase della nostra storia! E non si può non condividere. Ma ciò che impressiona è che nessun soggetto della politica internazionale lo denunci chiaramente e piuttosto vi si adegui. E’ vero che questa situazione è sostanzialmente creata dal comportamento del capo di Stato considerato il più potente, ma proprio per questo una mancata reazione può rendere più gravi, più duraturi e più dirompenti gli effetti per il vivere comune.</p>
<p>L’esempio a cui assistiamo in questi giorni ne è l’immagine più eclatante: Trump ha inventato il “board of peace”, un consesso di Stati e di privati cittadini facoltosi o amici dell’Inventore, che dovrebbe provvedere a risolvere le situazioni di guerra, a cominciare da quella di Gaza, occupandosi soprattutto della ricostruzione secondo modalità decise dal board. La composizione e la struttura di questo consesso potrebbe essere benevolmente definita comica: si entra nel board su invito del suo presidente o a pagamento per la modesta somma di un miliardo di dollari, la stessa somma si paga per divenirne membro permanente, il board è presieduto a vita da Trump. Si tratta di un grande affare economico, per la sola ricostruzione di Gaza si prevedono investimenti pubblici per 70-100 miliardi che genererebbero 35 – 65 miliardi di investimenti privati. E gli abitanti, i nativi di quella terra, destinati alla emarginazione e per gli eccedenti il numero di quanti necessari alla nuova funzionalità di quella striscia di terra, la deportazione in altri luoghi.</p>
<p>La creazione di questo board, che non si può chiamare “organo”, viene motivata con la inefficienza dell’ONU, una inefficienza voluta e provocata  dagli stessi che la denunciano! Non si parla di diritto internazionale da rispettare, di giustizia e di doveri morali universali a cui ci si debba sottomettere. La risposta degli Stati dovrebbe, sempre benevolmente, essere un sorriso e una leggera alzata di spalle.   Invece si verifica una subitanea corsa a rispondere positivamente all’invito a far parte del board soprattutto degli Stati autocratici  ma non solo: il governo del nostro Paese, ad esempio, giustifica la non partecipazione con un problema di incompatibilità formale con la nostra Costituzione, ma si preoccupa di condividere la positività dell’iniziativa e ipotizza, in caso di successo nella vertenza Ucraina, di candidare Trump al premio Nobel.</p>
<p>Nessun protagonista della politica denuncia la estrema pericolosità della direzione in cui ci stiamo incamminando: si sancisce, di fatto, la emarginazione di ogni organismo sovranazionale che affermi la priorità del diritto, la cessazione di ogni patto commerciale e quindi di un mercato comune, l’affermazione della legge del più forte senza alcuna remora di diritto e di morale condivisi. Tutte conquiste degli anni che sono succeduti alla seconda guerra mondiale, frutto della tragica esperienza vissuta, che hanno garantito la pace.</p>
<p>Stiamo vivendo una politica senza fedi e senza progetti, una politica della contingenza ispirata dal tornaconto immediato, si stanno creando i presupposti per una conflittualità permanente perché il tornaconto di una parte non sempre corrisponde al tornaconto dell’altra. Si opera per un aumento della diseguaglianza e della povertà.</p>
<p>E’ indispensabile che il mondo politico internazionale se ne renda conto e che, vincendo il fascino e l’attrazione del più forte, ponga in atto comportamenti e azioni in senso contrario. Non è necessario fare la guerra al più forte, al prepotente, la violenza non abbatte le ingiustizie ma ne crea di peggiori, occorre, al contrario, non “prendere troppo sul serio” i proclami del più forte e operare per rendersene meno dipendenti e, unendosi e cooperando, più autonomi. Una strada soprattutto per l’Europa che, forte della sua storia, delle sue culture e delle sue forti tradizioni democratiche, dovrebbe farsi riferimento di cooperazione e di pace per il mondo.  Occorre interrompere la catena della deterrenza che produce all’infinito armi sempre più devastanti e letali che prima o poi vengono usate, è urgente imboccare la strada della costruzione di una vita pacifica e dignitosa per la comunità degli uomini.</p>
<p>Chi ha la sensibilità e la determinazione di farsene iniziatore?</p>
<p>&nbsp;</p>
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