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	<description>costituzione, concilio, cittadinanza</description>
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		<title>Parti uguali fra disuguali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eredità del pensiero di Ermanno Gorrieri Mercoledì, 8 aprile 2026, ore 18 (Milano, Auditorium Acli, via della Signora, 3 – MM Duomo) Sono previsti gli interventi di: Gad LERNER, Giornalista e Scrittore Claudio GORRIERI, Componente CDA Fondazione Gorrieri Savino PEZZOTTA, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>L’eredità del pensiero di Ermanno Gorrieri</em></strong><em><br />
Mercoledì, 8 aprile 2026, ore 18<br />
(Milano, Auditorium Acli, via della Signora, 3 – MM Duomo)</em></p>
<p>Sono previsti gli interventi di:</p>
<p>Gad LERNER, Giornalista e Scrittore</p>
<p>Claudio GORRIERI, Componente CDA Fondazione Gorrieri</p>
<p>Savino PEZZOTTA, Già Segretario Generale CISL</p>
<p>Floriana CERNIGLIA, Università Cattolica di Milano</p>
<p>Delfina COLOMBO, Presidente ACLI Milanesi</p>
<p><a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-67698" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-300x300.png 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-1024x1024.png 1024w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-150x150.png 150w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile-768x768.png 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Gorrieri-locandina-Milano-8-aprile.png 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Partigiano, sindacalista, politico e Ministro del lavoro e della previdenza sociale (1987), Gorrieri (1928-2004), rappresentante di spicco del cattolicesimo sociale, è stato insigne studioso dei problemi legati a uguaglianza redistributiva e povertà in Italia.</p>
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		<title>Non siamo condannati a un mondo “senza pace”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:40:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
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					<description><![CDATA[pubblicato su Rallentare, la newsletter dei ritmi sostenibili a cura di Aggiornamenti Sociali. Nel 1961 Gino Paoli scriveva Senza fine, un grande successo della storia musicale italiana che in molti hanno ascoltato nuovamente in radio o sui social in questi giorni, &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>pubblicato su </em><a href="https://rallentare.org/newsletter/">Rallentare</a><em>, la newsletter dei ritmi sostenibili a cura di Aggiornamenti Sociali.</em></p>
<p>Nel 1961 Gino Paoli scriveva Senza fine, un grande successo della storia musicale italiana che in molti hanno ascoltato nuovamente in radio o sui social in questi giorni, dopo la sua scomparsa, o mei mesi scorsi, quando è venuta a mancare Ornella Vanoni, musa e interprete di quella canzone.</p>
<p>Il cantautore genovese descrive un sentimento intenso, che esprime un amore che non si consuma mai: «Tu sei un attimo senza fine, non hai ieri, non hai domani». Un’eterna ciclicità in cui si vive una connessione tra anime, resistente al tempo e alle avversità esterne. Ma questa esperienza, se applicata a contesti e realtà ben distanti dalla sfera amorosa, ci apre a prospettive disarmanti.</p>
<p>Negli ultimi anni, a partire dall’invasione russa in Ucraina fino all’attacco israeliano e statunitense in Iran, ci siamo trovati immersi in un clima di guerra. Pur avendo il privilegio di non abitare i luoghi di bombardamenti e violenze, siamo coinvolti – e spesso sconvolti – dalle notizie quotidiane e dalle conseguenze sociali ed economiche dei conflitti in corso.</p>
<p>Oltre ai media, anche i rincari – che impattano negativamente sul costo della vita – ci ricordano quanto siamo interconnessi in un mondo globalizzato, ma forse dovremmo imparare a leggere questi legami in una chiave più ampia e fondamentale: quella della fraternità, perché l’umanità intera desidera la pace oltre ogni confine.</p>
<p>In un tempo in cui avvertiamo come la guerra sembri essere “senza fine”, gonfiata a dismisura dalla retorica bellicista, trovare spazi di pace è sempre più difficile, ma proprio per questo necessario: non siamo condannati a un mondo “senza pace”.</p>
<p>Se spostiamo la nostra attenzione a un altro aspetto, ci rendiamo conto che anche la guerra è in un certo senso vittima del “tutto e subito” della società contemporanea. Putin e Trump condividevano la stessa ambizione per i rispettivi conflitti: vincere in poco tempo, riducendo al minimo costi e perdite, e portando a casa in fretta il risultato che gli interessava. Ma sia in Ucraina sia in Iran assistiamo al prolungarsi degli scontri e all’aumento delle criticità politiche, economiche e soprattutto sociali.</p>
<p>Dopo poche settimane, le “operazioni speciali” sono diventate “normali”, parte integrante delle nostre vite. Ma è proprio in questo processo di normalizzazione della guerra che possiamo intervenire per romperne la logica “senza fine”. Per agire consapevolmente in questa direzione è fondamentale conoscere in che modo la guerra agisce nel discorso pubblico.</p>
<p>Una dinamica importante è quella della desensibilizzazione alla violenza, che parte dai vertici politici per raggiungere i nostri smartphone. Sono molteplici e virali i video e le immagini delle azioni militari accompagnati da colonne sonore pop o riferimenti al mondo dei videogiochi. Se già il sovraccarico informativo ci rendeva più insensibili alle sofferenze provenienti dai fronti di guerra, i costanti richiami alla cultura ludica e popolare rompono ulteriormente il contatto con la realtà: i jet militari, i bombardamenti e le esplosioni non sono altro che contenuti di intrattenimento, rendendo spettacolare qualcosa di orribile.</p>
<p>Nell’ordinarietà della guerra trova maggior forza anche la deumanizzazione dell’altro, privato della sua dignità di essere umano per essere trasformato in qualcosa di estraneo e che, come tale, può stare al centro del mirino: le persone diventano numeri e i numeri si dissolvono rapidamente nella nostra memoria. In poco tempo scopriamo che l’assenza di empatia ci lascia meno interdetti di fronte alle dichiarazioni predatorie dei leader mondiali.</p>
<p>Per questo, comprendere come le narrazioni di guerra influenzano il dibattito pubblico e orientano le nostre opinioni è un primo passo per non restare indifferenti. Il secondo è ascoltare le voci dei civili e delle organizzazioni umanitarie, dare spazio al giornalismo capace di raccontare i conflitti guardando alle cause strutturali, agli attori non violenti e alle possibilità di soluzione. Quello che continua ad accadere a Gaza evidenzia chiaramente quanto sia importante il ruolo delle testimonianze locali come contrappeso alla narrazione istituzionale.</p>
<p>Non basta l’assenza di guerra perché vi sia la pace. Certamente è qualcosa di necessario, ma non di sufficiente. La pace non si costruisce in un giorno ed è molto più difficile da “scatenare” rispetto a una guerra. È una maratona, che davanti a un conflitto ci porta prima di tutto a ricercarne le ragioni e quindi ad agire in termini propositivi per il dialogo, la partecipazione e la condivisione.</p>
<p>I conflitti sono inevitabili, questo è innegabile, ma possono diventare generativi se affrontati attraverso dinamiche e strutture di convivenza. Una delle criticità maggiori è però che sono processi in antitesi con i ritmi del presente, perché richiedono tempi e visioni di lungo periodo, sacrifici che ben pochi – in particolare i leader politici – sono disposti a compiere. L’impegno costante che richiede costruire la pace viene infatti spesso demoralizzato, ma vive e si evolve a partire dai piccoli gesti. Non dobbiamo essere a Kiev, Gaza, Teheran o Beirut per promuovere la pace, per nuotare controcorrente in un mondo dove la legge della giungla sembra prevalere e le parole di pace vengono marginalizzate.</p>
<p>«Dovremmo abituarci ad abbinare la pace a parole più quotidiane. Parliamo quasi sempre di festa della pace, marce della pace, veglie della pace, tavole rotonde sulla pace. Ne deriva l’immagine distorta che la pace riesca ad andare d’accordo solo con compagne fortunate. Che si mostri in pubblico solo con coloro che hanno sfondato. Che accetti di apparire in vetrina solo con realtà di rango superiore. O di passeggiare in tandem unicamente con seguaci blasonate.</p>
<p>Forse è arrivato il momento di capire che, oltre che di festa, dovremmo poter parlare di ferialità della pace. Invece che coniugarla sempre con le marce, dovremmo appaiarla un po’ più con i percorsi quotidiani che, in linea ordinaria, sono scanditi su ritmi scarsamente eroici. Al di là delle veglie, cariche di vibrazioni emotive e risonanti di salutari utopie, dovremmo prender atto che la pace si costruisce anche nei sonnolenti meandri della storia e cresce anche nelle pieghe sotterranee dell’esistenza. E non è blasfemo affermare che, al di là dei velluti delle tavole rotonde, la pace si costruisce sul ruvido tavolo del falegname come desco del contadino. Sulla cattedra dell’insegante come sulla scrivania dell’impiegato. Sullo scanno dello scolaro come sulla mensola della casalinga. Sull’impalcatura del metalmeccanico come su ogni banco impoetico dove si consumano le più oscure fatiche giornaliere».</p>
<p>Don Tonino Bello, Scritti di pace, IV, Luce e vita, Molfetta, 1997</p>
<p>I tempi lunghi della pace, faticosi ma necessari, si abitano ogni giorno attraverso piccoli gesti, finché non diventano quasi una seconda pelle, finché non permettono di trasformare chi li compie e il contesto in cui vengono realizzati. Sebbene il cambiamento non sia immediatamente visibile ed eclatante, non significa che sia poco incisivo. Agisce nel profondo, alimentando ritmi e linguaggi nuovi, mettendo al primo posto la persona e la sua dignità di essere umano. Vivendo così la pace, “senza fine” non sarà un riferimento alla guerra intorno a noi, ma all’instancabile impegno per un domani possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dopo la vittoria del No occorre una seria riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Comunicato di Argomenti 2000 Il voto referendario ha avuto un esito inaspettatamente chiaro nel bocciare la riforma costituzionale ed un esito ancor più rilevante sul piano politico a motivo di un sussulto di partecipazione da parte dei cittadini. Due esiti &#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Comunicato di Argomenti 2000</em></p>
<p>Il voto referendario ha avuto un esito inaspettatamente chiaro nel bocciare la riforma costituzionale ed un esito ancor più rilevante sul piano politico a motivo di un sussulto di partecipazione da parte dei cittadini. Due esiti che impongono una considerazione attenta e politica del risultato a cominciare dal fatto che quasi il 60% degli elettori si è sentito chiamato in causa da una consultazione che aveva per oggetto una riforma della Costituzione. Un elemento che indica la presenza di un senso di identità costituzionale che è una preziosa base civica, in particolare se si considera la dinamica del voto fra gli elettori più giovani. L&#8217;esito del referendum inoltre sancisce la sconfitta di un metodo di gestire le proposte di riforma della Carta discutibile, che procede ragionando sul solo perimetro della maggioranza parlamentare e non di quella maggioranza costituzionale prevista dall&#8217;articolo 138 che è garanzia del patto democratico e repubblicano che, come mostra il voto, ha un largo consenso nel paese. È un segnale positivo da parte di un corpo elettorale che rigetta un approccio unilaterale sulla Costituzione e chiede che le riforme, che servono e sono un&#8217;esigenza reale (ivi compresa quella della giustizia ), siano qualcosa di cui si fa carico l&#8217;intera classe dirigente e non solo la maggioranza parlamentare o il governo pro tempore. Questo passaggio politico impone una riflessione al governo e alla maggioranza, ma anche al centro-sinistra, che ha ora di fronte l&#8217;ultimo anno di legislatura da spendere per costruire una proposta politica adeguata. La corsa alla scelta del candidato alla guida della coalizione che è già iniziata rischia di riprodurre una dinamica pericolosa: quella della ricerca di una figura forte a scapito della tessitura di una proposta politica radicata nel paese, costruita nella fatica di un dialogo che edifica il consenso. Serve pensare ad una piattaforma che metta in condizione, in caso di vittoria elettorale, di governare affrontando i nodi profondi del nostro paese e cercando di risolverli. Occorre guardare non solo al semplice successo elettorale ma alla definizione di una cultura di governo in modo da non corre il rischio, già troppe volte sperimentato, di deludere aspettative di cambiamenti impossibili o che non si ha la forza di perseguire. Il voto di domenica e lunedi ha mostrato un&#8217;Italia che tiene ancora alla sua vita politica e istituzionale e che però chiede alla classe dirigente di assumersi fino in fondo la pratica di un autentico metodo democratico per affrontare le scelte importanti per il futuro.</p>
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		<title>Le guerre e il fanatismo religioso</title>
		<link>https://www.c3dem.it/le-guerre-e-il-fanatismo-religioso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 20:22:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<em>di Salvatore Vento</em>

Una guerra totale, scatenata all'ombra di fanatismi religiosi. una minaccia per il futuro dell'Umanità, uno "scandalo per la famiglia umana".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Salvatore Vento</em></p>
<p>In questi ultimi tempi stiamo assistendo ad una pervasiva legittimazione della guerra, con l’aggravante che ogni protagonista si esprime con toni messianici. Da una parte Putin e Netanyahu, accusati dalla Corte Penale Internazionale di crimini contro l’umanità, dall’altra gruppi terroristi come Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, Houti nello Yemen, sostenuti dall’Iran. Per le loro azioni, insieme ad altri gruppi politici appartenenti a diverse religioni, invocano il nome di Dio, come se fossero spinti da un richiamo divino.<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-67691 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-300x158.jpg 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-1024x538.jpg 1024w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine-768x403.jpg 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/03/Iran_Fossa_Comune_Scuola_Bambine.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Nel mondo occidentale, Trump viene sostenuto dai movimenti cristiano evangelici estremisti. La scena che abbiamo visto in tv il 6 marzo 2026 è l’esempio più evidente e grave di tale commistione: gli evangelici, coordinati dal pastore telepredicatore Greg Laurie nella Sala Ovale della Casa Bianca, mentre toccano con le mani le spalle di Trump seduto con gli occhi chiusi, pregano e invocano la protezione di Dio all’uomo della provvidenza, che ha avviato la guerra giusta e santa contro l’Iran.</p>
<p>Il Patriarca della Chiesa ortodossa di Mosca, Kirill, aveva detto ai giovani in partenza per la guerra contro l’Ucraina: “ricorda che se muori per il tuo paese sarai con Dio nel suo regno, gloria e vita eterna”.</p>
<p>Comportamenti che offuscano gli indubbi processi di laicizzazione della nostra contemporaneità: dall’idea di famiglia, e conseguente evoluzione dei rapporti di coppia alla diffusione delle convivenze, alla partecipazione giovanile alle manifestazioni promosse dai movimenti Lgbt. In generale, ciò dimostra la complessità di ogni mutamento, fonte di contraddizioni e di componenti contrastanti. Viviamo, in maniera molto più accentuata che nel passato, in società pluraliste, oggi però ancora più frantumate e alla ricerca di identità che un tempo venivano trovate nella collocazione sociale.</p>
<p>A livello internazionale, in Iran la rivoluzione del 1979, che rappresenta una data periodizzante della storia contemporanea (non ancora assunta come tale nella pubblicistica corrente), alla lotta conto la monarchia dello Scià, ha aggiunto la dimensione religiosa e ciò è davvero paradossale se pensiamo che Khomeini aveva trovato esilio in Francia (Presidente Giscard d’Estaing e Primo Ministro Jacques Chirac), patria della laicità assoluta. La Costituzione iraniana basata sulla sharia era stata approvata da oltre l’80% della popolazione.</p>
<p>Le idee religiose integraliste tradotte in politica portano sempre al predominio di un potere dittatoriale e di fanatismo oscurantista. Impressi nella memoria di tutti restano le azioni dell’islamismo estremista, l’attentato di Madrid dell’11 marzo 2004 (11-M) in diversi treni locali provocarono la morte di 191 persone e oltre 2 mila feriti; al Museo del Bardo di Tunisi del 18 marzo 2015, dove sono state uccise 24 persone; gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015; la strage di Nizza del 14 luglio 2016.  I miliziani dell&#8217;ISIS stabilirono la propria capitale del costituendo Stato islamico (Califfato) nella città di Raqqa, nel nord della Siria. Contro lo Stato Islamico dell’Isis (Daesh) si batterono in primo luogo i curdi, un popolo senza Stato presente in diversi paesi (14 milioni in Turchia, 6 milioni in Iraq,  7 milioni in Iran 7 milioni, un milione e mezzo in Siria). L’Isis  a partire dal 2014 impose il suo controllo a quasi 12 milioni di persone, ma nell’ottobre 2017 e i suoi miliziani sono stati sconfitti. La dinamica delle guerre del Golfo è davvero esemplificativa di questa nuova fase guerriera del Ventunesimo secolo. <u>La prima, nel biennio 1990-91 fu una reazione all’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq di Saddam Hussein.</u> Governava gli Stati Uniti d’America George W. Bush e si costituì una coalizione internazionale che, con l’approvazione dell’Onu, decise di bombardare Bagdad (operazione “Desert Storm”) e costrinse al ritiro gli iracheni.</p>
<p>Trascorsi dieci anni, l’11 settembre 2001, assistemmo ad un evento incredibile da raccontare, e ancora oggi difficile da analizzare in tutti i suoi aspetti costitutivi. La più grande superpotenza mondiale, che aveva dato ulteriore prova della sua forza e determinazione nella prima guerra del Golfo, era sotto attacco e vedemmo in diretta Tv <u>due attentati abbattutesi contro le Twin Towers a New York e contro un’ala del Pentagono a Washington.</u> I responsabili vennero individuati nei talebani afghani e nella rete terroristica al Qaeda del sunnita Osama bin Laden. Negli attentati furono uccise circa 3 mila persone. La reazione americana contro il terrorismo di matrice islamica non poteva mancare e a fronte del rifiuto dei talebani di estradare bin Laden, <u>il 7 ottobre gli USA attaccarono l’Afghanistan</u> (“Enduring Freedom”) e in due mesi, il 13 novembre 2001, venne rovesciato il regime grazie anche all&#8217;apporto bellico dei mujaheddin dell&#8217;Alleanza del Nord. Ahmid Karzai divenne il primo Presidente. Nell’asse del male, secondo George Bush, veniva inserito anche l’Iraq e l’Iran.</p>
<p><u>Nel 2003,</u> Il segretario di Stato Colin Powell consegnò in sede Onu le “prove” che Iraq nascondeva “armi di distruzione di massa” (chimiche e biologiche), mentre un rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) al Consiglio di sicurezza ribadiva la non esistenza di tali armi. Gli Stati Uniti, col suo fedele alleato britannico (in quel caso il laburista Tony Blair) si stavano preparando all’intervento militare, contro quello che veniva considerato il primo “Stato canaglia”, sostenitore dei terroristi ai quali avrebbe potuto fornire testate nucleari.</p>
<p>In numerose città si sviluppò un <u>movimento per la pace con le famose bandiere arcobaleno</u>, che sventolavano nelle manifestazioni e venivano appese nei balconi. A Londra circa due milioni di persone manifestarono ad Hyde Park dove intervenne il sindaco laburista Ken Livingstone. Niente da fare, <u>nel marzo 2003 iniziò la seconda guerra del Golfo</u>: prima invitarono Saddam (al potere dal 1979) a dimettersi e poi passarono all’uso della forza militare. Questa volta negli Stati Uniti al potere c’era Bush figlio. I marines sbarcarono sul territorio senza incontrare particolare resistenza. La caduta del regime fu piuttosto rapida. La popolazione in festa abbatté tutti i simboli del regime, compresa, il 9 aprile, l’abbattimento della monumentale statua di Saddam. Il dittatore venne catturato e successivamente, nel 2006, condannato all’impiccagione. Ma il paese cadde in una vera e propria guerra civile (a partire dalla storica rivalità sunniti contro sciiti).</p>
<p>Il 12 novembre 2003, la base degli italiani stanziata nella città irachena di <strong><u>Nassiriya</u></strong> fu attaccata da un camion bomba uccidendo 19 nostri connazionali tra carabinieri, soldati dell’esercito ed anche due civili. <strong>Il 2 maggio 2011 dopo lunghe ricerche venne rintracciato e <u>ucciso in Pakistan Osama bin Laden</u>. Il Presidente Barack Obama dichiara: “In notte come questa, possiamo dire che giustizia è stata fatta”. </strong>Veniamo all’ultimo anno.</p>
<p>E veniamo all’attualità. Nel <u>giugno 2025 (“guerra dei dodici giorni”)</u> Israele con l’operazione “Rising Lion” scatenò un’ondata di bombardamenti su diverse parti del territorio iraniano, colpendo in particolare siti nucleari (impianto per l’arricchimento dell’uranio di Natanz), basi militari e relativi gruppi dirigenti. Colpita Teheran e altre sette città: operazioni condotte da circa 200 caccia israeliani contro sedi dei “Guardiani della Rivoluzione.” L’attacco USA all’Iran del 22 giugno 2025 (due di notte ora italiana), proseguì l’operazione contro i siti nucleari (Fordow, Natanz ed Esfahan). <u>Secondo Trump era stato devastato il programma nucleare iraniano.</u> L’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran fu giustificato per “prevenire” il rafforzamento nucleare e interrompere il sostegno ai gruppi estremisti islamici. Dopo appena 8 mesi, sabato 28 febbraio 2026 <strong>Donald Trump e Benjamin Netanyahu</strong><strong> scatenano la guerra totale (Epic Fury) nel Golfo, senza valutare le conseguenze della reazione dell’Iran e del coinvolgimento di circa 250 milioni di persone dell’intera area.</strong> E’ stata subito uccisa la Guida Suprema, <strong>Ayatollah Ali Khamenei e altre autorità del regime teocratico, ma viene respinta la richiesta di Trump </strong> a deporre le armi e al popolo di ribellarsi contro il governo. Nel frattempo <u>l’esercito israeliano bombarda il sud del Libano dove agisce il gruppo terrorista degli Hezbollah</u>  costringendo alla fuga dalle proprie case oltre un milione di libanesi. La reazione degli ayatollah è immediata e vengono colpite con missili di vario tipo e droni le ambasciate Usa a Riad e Dubai.</p>
<p>In particolare, gli iraniani si scagliano contro le numerosi basi militari americane presenti nei paesi del Golfo e sconvolgono la vita degli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi e Dubai) che si erano abituati ad attrarre turisti benestanti. Tra i primi “effetti collaterali” abbiamo l’attacco a una scuola femminile che uccide 175 persone in maggioranza bambine. Un prete cristiano maronita, padre Pierre el-Rai, viene ucciso mentre soccorreva la gente ferita da un bombardamento dell’esercito israeliano.</p>
<p>La Chiesa cattolica universale con Papa Francesco aveva profeticamente promosso il viaggio apostolico negli Emirati Arabi e firmato nel <u>febbraio 2019</u> col Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, l’importante documento sulla “<u>Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune</u>”. I gesuiti americani e diversi vescovi statunitensi sono ormai in lotta aperta contro le scelte di Trump, sia sulle guerre, sia sui provvedimenti contro le opere assistenziali e caritatevoli svolte all’interno. E oggi Papa Leone XIV, non cessa di esortare alla pace e alla fine delle guerre che costituiscono uno “scandalo per la famiglia umana”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;articolo è stato pubblicato sul sito di &#8220;Conquiste del lavoro&#8221; </em></p>
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		<title>Una luce per l’Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 20:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[dal MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta

A quattro anni dell’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, in 40 città italiane una luce per mantenere viva la solidarietà]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più di 40 città italiane illumineranno i loro municipi e il MEAN sarà presente a Kyiv e Odessa.<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-67654 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv-300x133.jpg" alt="" width="300" height="133" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv-300x133.jpg 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv-768x341.jpg 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2025/11/Karkiv.jpg 949w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>In occasione dell’anniversario dell’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, il 24 febbraio oltre 40 città italiane aderiranno all’iniziativa “Accendi una luce per l’Ucraina”.  Promossa dal Network Associazioni per l’Ucraina (NAU), l’iniziativa si svolgerà in numerosi comuni su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con il MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta.</p>
<p>L’evento, realizzato sotto il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina a Roma, prevede l’illuminazione simbolica di municipi e monumenti con i colori della bandiera ucraina come segno di vicinanza, resistenza civile e sostegno alla popolazione locale. Il NAU invita inoltre tutti i cittadini a partecipare attivamente all’iniziativa organizzando piccoli presidi pacifici e momenti di raccoglimento nei pressi dei luoghi aderenti.</p>
<p>Nelle stesse giornate, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN) sarà presente in Ucraina con una propria delegazione a Kyiv presso l’Ukrinform e a Odessa in occasione della conferenza dedicata alla sicurezza del Mar Nero. La presenza sul territorio ucraino intende rafforzare i legami fra le associazioni italiane e le comunità colpite dal conflitto, nella prospettiva di un dialogo europeo fondato sulla memoria e sulla costruzione di percorsi di pace.</p>
<p>Accendere una luce per l’Ucraina significa scegliere di non voltarsi dall’altra parte, in un periodo in cui il mondo si è assuefatto all’idea della guerra. Questo piccolo gesto può contribuire a mantenere viva l’attenzione e la solidarietà, ricordando che la pace richiede presenza, memoria e impegno continuo.</p>
<p>Comunicato stampa del<br />
MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta</p>
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		<title>L’URGENZA DI INVERTIRE LA ROTTA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 05:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<em>di Pier Giorgio Maiardi</em>

Una politica della contingenza ispirata dal tornaconto immediato, il tentativo di imporre la legge del più forte ai nuovi stati vassalli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Pier Giorgio Maiardi</em></p>
<p>“L&#8217;affarismo e il predominio tecnologico commerciale. Il primato dell’uso della forza. La politica come pura espressione della volontà di potenza e di dominio, contro il diritto internazionale e l’autodeterminazione democratica delle nazioni. La <em>pax americana</em> imposta con ogni mezzo.”<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-67682 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote-300x212.png" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote-300x212.png 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote-768x542.png 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Foto-sedie-vuote.png 865w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Così la rivista il Regno definisce ciò che caratterizza questa fase della nostra storia! E non si può non condividere. Ma ciò che impressiona è che nessun soggetto della politica internazionale lo denunci chiaramente e piuttosto vi si adegui. E’ vero che questa situazione è sostanzialmente creata dal comportamento del capo di Stato considerato il più potente, ma proprio per questo una mancata reazione può rendere più gravi, più duraturi e più dirompenti gli effetti per il vivere comune.</p>
<p>L’esempio a cui assistiamo in questi giorni ne è l’immagine più eclatante: Trump ha inventato il “board of peace”, un consesso di Stati e di privati cittadini facoltosi o amici dell’Inventore, che dovrebbe provvedere a risolvere le situazioni di guerra, a cominciare da quella di Gaza, occupandosi soprattutto della ricostruzione secondo modalità decise dal board. La composizione e la struttura di questo consesso potrebbe essere benevolmente definita comica: si entra nel board su invito del suo presidente o a pagamento per la modesta somma di un miliardo di dollari, la stessa somma si paga per divenirne membro permanente, il board è presieduto a vita da Trump. Si tratta di un grande affare economico, per la sola ricostruzione di Gaza si prevedono investimenti pubblici per 70-100 miliardi che genererebbero 35 – 65 miliardi di investimenti privati. E gli abitanti, i nativi di quella terra, destinati alla emarginazione e per gli eccedenti il numero di quanti necessari alla nuova funzionalità di quella striscia di terra, la deportazione in altri luoghi.</p>
<p>La creazione di questo board, che non si può chiamare “organo”, viene motivata con la inefficienza dell’ONU, una inefficienza voluta e provocata  dagli stessi che la denunciano! Non si parla di diritto internazionale da rispettare, di giustizia e di doveri morali universali a cui ci si debba sottomettere. La risposta degli Stati dovrebbe, sempre benevolmente, essere un sorriso e una leggera alzata di spalle.   Invece si verifica una subitanea corsa a rispondere positivamente all’invito a far parte del board soprattutto degli Stati autocratici  ma non solo: il governo del nostro Paese, ad esempio, giustifica la non partecipazione con un problema di incompatibilità formale con la nostra Costituzione, ma si preoccupa di condividere la positività dell’iniziativa e ipotizza, in caso di successo nella vertenza Ucraina, di candidare Trump al premio Nobel.</p>
<p>Nessun protagonista della politica denuncia la estrema pericolosità della direzione in cui ci stiamo incamminando: si sancisce, di fatto, la emarginazione di ogni organismo sovranazionale che affermi la priorità del diritto, la cessazione di ogni patto commerciale e quindi di un mercato comune, l’affermazione della legge del più forte senza alcuna remora di diritto e di morale condivisi. Tutte conquiste degli anni che sono succeduti alla seconda guerra mondiale, frutto della tragica esperienza vissuta, che hanno garantito la pace.</p>
<p>Stiamo vivendo una politica senza fedi e senza progetti, una politica della contingenza ispirata dal tornaconto immediato, si stanno creando i presupposti per una conflittualità permanente perché il tornaconto di una parte non sempre corrisponde al tornaconto dell’altra. Si opera per un aumento della diseguaglianza e della povertà.</p>
<p>E’ indispensabile che il mondo politico internazionale se ne renda conto e che, vincendo il fascino e l’attrazione del più forte, ponga in atto comportamenti e azioni in senso contrario. Non è necessario fare la guerra al più forte, al prepotente, la violenza non abbatte le ingiustizie ma ne crea di peggiori, occorre, al contrario, non “prendere troppo sul serio” i proclami del più forte e operare per rendersene meno dipendenti e, unendosi e cooperando, più autonomi. Una strada soprattutto per l’Europa che, forte della sua storia, delle sue culture e delle sue forti tradizioni democratiche, dovrebbe farsi riferimento di cooperazione e di pace per il mondo.  Occorre interrompere la catena della deterrenza che produce all’infinito armi sempre più devastanti e letali che prima o poi vengono usate, è urgente imboccare la strada della costruzione di una vita pacifica e dignitosa per la comunità degli uomini.</p>
<p>Chi ha la sensibilità e la determinazione di farsene iniziatore?</p>
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		<title>Come Roma si trasforma in una smart city</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 06:26:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[LIbri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di <em>Pietro Dilauro</em>

Recensione del libro di Riccardo Corbucci, SMART ROMA, Giulio Perrone Editore, 2025]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Pietro Dilauro<a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/SmartRoma.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-67677 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/SmartRoma.jpg" alt="" width="186" height="271" /></a></em></p>
<p>Nel libro dal titolo SMART ROMA &#8211; Come Roma si trasforma in una smart city &#8211; prefazione di Roberto Gualtieri edito da Giulio Perrone, l&#8217;autore prova a delineare il concetto di smart city partendo dalla sua esperienza di amministratore dapprima come Assessore nel III municipio di Roma e successivamente come Consigliere dell&#8217;Assemblea Capitolina e Presidente della Commissione Innovazione Tecnologica di Roma Capitale. Il libro prende inizio proprio dalla esperienza sul campo maturata negli anni da Corbucci e dall&#8217;impegno nella ricerca di soluzioni semplici e innovative per la gestione amministrativa ordinaria. Alcuni esempi di questa esperienza riguardano proprio il bisogno di reclutare i supplenti per le aule scolastiche o il monitoraggio dello stato di salute degli alberi, la possibilità di offrire maggiori servizi ai turisti così come l&#8217;opportunità di creare modelli d&#8217;impresa che integrino sostenibilità e crescita. Tutto questo non sarebbe possibile oggi senza l&#8217;ausilio di App come Julia l&#8217;assistente virtuale di Roma Capitale o il progetto della rete &#8220;5 G&#8221; o la Casa delle Tecnologie Emergenti (CTE) ma soprattutto non sarebbe realizzabile senza un costante sforzo orientato alla innovazione come testimoniato dalla partecipazione di Roma ai numerosi eventi internazionali sul tema come l&#8217;Expo World Congress di Barcellona nel 2024. Il termine &#8220;smart&#8221; sinonimo di adattabile trova modo di applicazione anche nell&#8217;amministrazione di una grande Città Metropolitana come Roma, la stessa espressione assume il significato di &#8220;reciprocità&#8221; per essere consapevoli che le azioni e le decisioni di ognuno incidono sull&#8217;equilibrio del sistema e che interconnessione e collaborazione sono fondamentali in una realtà dinamica. &#8220;La sfida &#8211; scrive Corbucci &#8211; è quella di creare città intelligenti che crescano e si sviluppino in modo sostenibile, dal punto di vista sociale, ambientale ed economico, ossia che si dimostrino capaci della propria sussistenza&#8221;. La prima caratteristica della smart city è quindi di essere inclusiva già alcuni aspetti dell&#8217;amministrazione digitale lo sono se pensiamo ai servizi pubblici come la digitalizzazione dei documenti, la posta elettronica certificata (PEC), il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) o la Carta d&#8217;Identità Elettronica. In una democrazia tutti devono poter accedere alle informazioni. Il mondo della smart city è inoltre profondamente collegato alla sinistra riformista essendone un pilastro ideale, il motivo risiede nel modello di sviluppo che mette al centro l&#8217;equilibrio tra progresso tecnologico, giustizia sociale e sostenibilità ambientale infatti nel cap. n. 3 del libro si trova un&#8217;attenta disamina della questione con riferimento al &#8220;cuore sociale&#8221; della smart city oltre l&#8217;utopia tecnologica. In pratica una città smart lo deve essere per tutti non solo per coloro che possono permetterselo cioè per chi può acquistare una macchina elettrica o abitare in quartieri dotati di tutti i servizi. Il cambiamento può essere raggiunto migliorando singoli aspetti della vita quotidiana, dal monitoraggio del traffico alla qualità dell&#8217;aria è possibile ridisegnare le politiche di welfare urbano potenziando i servizi e rendendo le abitazioni più sostenibili affinché gli investimenti in innovazione apportino un ritorno in termini di benessere alle persone. Nel cap. 4 interessante nota di Corbucci concerne il rapporto tra la dimensione di Roma e le altre metropoli europee e mondiali che hanno adottato sistemi smart come Barcellona, Amsterdam, Città del Messico, Istanbul per adattare soluzioni innovative al patrimonio di storia millenaria. Il concetto di &#8220;Città in 15 minuti&#8221; ripreso nel cap. 5 teorizzato dall&#8217;urbanista franco-colombiano Carlos Moreno e applicato dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, vuol indicare la possibilità di soddisfare le esigenze quotidiane in un raggio territoriale percorribile in concreto si indaga la possibilità di usufruire di un parco, del servizio sociosanitario, dei mezzi pubblici, delle scuole, dello sport o di spazi di co-working nella quotidianità degli spostamenti senza dover necessariamente attraversare la metropoli. Una città intelligente è quella che permette a ciascuno di muoversi, lavorare e accedere ai servizi essenziali in modo semplice ed efficiente senza sacrificare la qualità della vita o l&#8217;equilibrio ambientale.</p>
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		<title>Appunti sulla recente storia del Venezuela</title>
		<link>https://www.c3dem.it/appunti-sulla-recente-storia-del-venezuela/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 06:20:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[di <em>Salvatore Vento</em>

Venezuela, dalla ricchezza alla crisi, le derive dell'autoritarismo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <em>Salvatore Vento</em></p>
<p><strong>Esperienze vissute</strong></p>
<p>Le note che seguono sono il frutto di esperienze vissute direttamente in Venezuela, compreso un ultimo viaggio tra il 2018 e il 2019. Mio fratello maggiore  sposato con una colombiana viveva a San Cristóbal, città di frontiera con la Colombia. Data la drammatica situazione esistente che impediva la programmazione dei voli  interni (nel mio caso tra Caracas e San Cristóbal) ho viaggiato via Bogotà per poi proseguire in aereo fino a Cucuta e quindi attraversare la frontiera, di cui oggi tanto si discute. Un primo impatto, questo della frontiera, davvero drammatico, per capirlo occorre ricostruirne la storia; era stata chiusa nell’agosto 2015, poi riaperta soltanto al passaggio a piedi e non in macchina. I primi giorni della riapertura (luglio 2016) vi furono flussi di massa (100 mila persone) che dal Venezuela si riversavano in Colombia per fare acquisti di generi alimentari, di medicine o per emigrare definitivamente. Si tratta del “Ponte internazionale Simón Bolívar” di oltre 300 metri, sul fiume Táchira: la gente trasportava a mano tutto l’occorrente, anch’io ho dovuto incamminarmi con le valigie, sotto il sole cocente, continuamente spinto dal flusso consistente di persone. La frontiera, durante la notte, veniva aperta al transito di camion carichi di merce (compresa quella dei narcotrafficanti) di proprietà di uomini della gerarchia militare o di esponenti amici del partito al potere (Psuv, Partito socialista unito del Venezuela). Circa l’80% dei flussi di traffico passano da questo ponte che &#8211; inaugurato nel 1962 dai due Presidenti della Repubblica (Romulo Betancourt per il Venezuela e Alberto Lleras Camargo per la Colombia) &#8211;  era considerato un simbolo dell’apertura democratica e della fratellanza tra i due popoli. Esso collega le città colombiane di <a href="https://es.wikipedia.org/wiki/C%C3%BAcuta">San José de Cúcuta</a> e <a href="https://es.wikipedia.org/wiki/Villa_del_Rosario_(Norte_de_Santander)">Villa del Rosario</a> (Santander del Nord) con le città venezuelane  di <a href="https://es.wikipedia.org/wiki/San_Antonio_del_T%C3%A1chira">San Antonio</a> e <a href="https://es.wikipedia.org/wiki/San_Crist%C3%B3bal_(Venezuela)">San Cristóbal</a> dello Stato Táchira.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Venezuela, un paese ricco di risorse naturali</strong></p>
<p>Allora il Venezuela era il paese più ricco, meta ambita dagli emigranti colombiani; tra il 1980 e il 1999 vi erano emigrati  oltre duecentomila persone. I due paesi “fratelli” costituivano per Simón Bolívar l’asse portante di una nuova entità sovranazionale, la “Gran Colombia”, seguita alla liberazione dal dominio spagnolo di sei paesi latinoamericani (gli altri erano Ecuador, Perù, Bolivia e Panamà). Un sogno subito infranto e oggi trasformato nel suo contrario, l’incubo del caos dei transiti quotidiani, perché a Cucuta è possibile comprare qualsiasi cosa e il suo grande e moderno centro commerciale è simile a quello delle nostre città europee. Oggi a Cucuta, città di 800 mila abitanti ci sono oltre 200 mila emigranti venezuelani, che cercano di sopravvivere in condizioni spesso disperate.</p>
<p>Non dobbiamo mai dimenticare che il Venezuela era un grande e ricco paese: 912.050 km quadrati di superficie  e circa 28 milioni di abitanti  dei quali l’85 % vive nelle zone costiere. Il tasso di natalità è di 19 per 1000 (in Italia il  7,8), il tasso di mortalità il  5,3 per mille (in Italia il 10,7). Il tasso di fecondità 2,3 figli per donna (in Italia 1,3).  Le riserve petrolifere ammontano a circa il 17/20% delle riserve mondiali. Anche le riserve del gas sono ingenti. Abbondano i terreni fertili per l’agricoltura e per la pastorizia e paesaggi incantevoli per l’attrazione turistica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per la prima volta i venezuelani emigrano</strong></p>
<p>Eppure si continua a soffrire la fame e i suoi abitanti più attivi sono costretti, per la prima volta nella storia del paese, a fuggire. Difficile calcolarne il numero (le cifre oscillano tra 8 e 9 milioni)  di cui oltre due milioni e mezzo in Colombia, e oltre un milione in Perù e poi Brasile, Cile Ecuador, e in Europa, ovviamente, in Spagna. In Venezuela prospera la criminalità. Secondo dati dell’Associazione venezuelana di sociologia negli ultimi anni i morti per violenza hanno superato le 9 mila unità/anno. Ricordo che Mons Jaime Villaroel, Vescovo di Carupano, in una conferenza stampa aveva dichiarato che il paese “è un campo di concentramento dove si stanno sterminando gli stessi venezuelani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il culto della personalità nella tradizione del “caudillo”</strong></p>
<p>Cerchiamo di capire, innanzitutto, le trasformazioni dell’assetto politico e le successive degenerazioni, che hanno avuto come protagonisti principali il leader massimo Hugo Rafael Chavez Frias (1954-2013) e il successore, da lui designato, Nicolas Maduro del partito Psuv. Anche per il Venezuela l’Ottantanove rappresentò un punto di svolta. Governava, al suo secondo mandato, il socialdemocratico (Acción democratica) Carlo Andrés Pérez (1989-1993) che, per far fronte a una fase di crisi economica, adottò un programma di misure economiche (liberalizzazione dei prezzi, aumento delle tariffe pubbliche e della benzina, impegno a non superare un deficit del 4%), sotto la supervisione del FMI, finalizzate a ottenere un prestito di 4500 milioni di dollari in tre anni. Misure che provocarono la reazione della popolazione culminante nel “Caracazo”, una serie di manifestazioni (dal 27 febbraio all’8 marzo) &#8211; svoltesi in diverse città, ma con epicentro a Caracas &#8211; che furono represse nel sangue (276 morti). Nel 1992 fallisce il tentativo di golpe capeggiato dal tenente colonnello Hugo Chávez, che sarà incarcerato per due anni, mentre Andrés Pérez sarà accusato di corruzione e costretto alle dimissioni. Le successive elezioni sono vinte dall’anziano leader  Rafael Caldera che, a 77 anni, uscito dal partito social cristiano (Dc) da lui stesso  fondato, crea un nuovo movimento chiamato “Convergencia” appoggiato da una coalizione eterogenea la cui base era costituita dall’alleanza con il MAS (Movimiento al Socialismo di Teodoro Petkof e Pompeyo Marquez ex comunisti ed ex guerriglieri).   Il popolo, diceva Caldera, non difenderà la democrazia se questa non riuscirà a dare da mangiare. Caldera eredita un paese in grave crisi e nel 1994 libera dal carcere Chávez che cominciava a rappresentare diffusi sentimenti popolari contro il vecchio sistema politico bipolare (alternanza tra Copei/Dc e Ad/socialdemocratici) in vigore dal 1958 dopo la dittatura di Pérez Jiménez.  Chávez fonda un proprio partito, il “Movimiento V Republica”, si presenta nella coalizione di sinistra “Polo patriotico” (con il Mas e il Partito comunista) e trionfa <u>alle elezioni del 1998</u> col 56% dei voti, sconfiggendo l’altro raggruppamento capeggiato da Henrique Salas Romer (Proyecto Venezuela), sostenuto anche da ciò che rimaneva del partito Copei e di Ad. Queste elezioni costituiscono il vero punto di svolta della dinamica politica venezuelana: il populismo, nella veste latinoamericana della tradizione del “caudillo”, trova la sua massima espressione di estrema sinistra ideologica nella figura di Chavez che subito dopo fa approvare una nuova Costituzione. Per il caudillo la legittimità viene dal mito che si costruisce intorno alla sua figura messianica. Il culto della personalità arriva a forme ridicole come quella che ho visto alla frontiera: “Qui è proibito parlare male di Chavez !” Oppure, ancora più grave, l’introduzione (un lungo giuramento ideologico) a un semplice documento di trasporto merce: “un saludo Bolivariano, Patriotico, Revolucionario, Antimperialista y Chavista”.  E alla fine dello stesso: “Chavez Vive. La Patria sigue. Independencia y Patria socialista. Viviremos y Venceremos. El Comando Estrategico Operacional es soberania e Independencia a traves de la Defenza integral de la Nación”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Chavez vince tutte le elezioni</strong></p>
<p>La costruzione del mito si rafforza con l’adesione plebiscitaria durante le elezioni e l’uso massiccio dei media, soprattutto la televisione che penetra nei più sperduti angoli del paese e nelle zone marginali (“ranchitos”). Chavez si presenta come un leader forte e determinato e in un solo anno, 1999, in tre successive elezioni, decide le sorti del futuro: 25 aprile il referendum per una nuova assemblea nazionale costituente viene approvato dall’88% dei votanti; il 25 luglio alle elezioni dei membri dell’Assemblea Chavez ottiene il 65,8% dei consensi che grazie al nuovo sistema elettorale raggiunge il 95% dei seggi lasciandone all’opposizione soltanto sei. L’assemblea redige la nuova Costituzione che, al referendum del dicembre, viene approvata dall’80% dei venezuelani: sistema unicamerale, periodo del mandato di sei anni e limite di due mandati. Nasce la “Republica Bolivariana de Venezuela”. La gente si sente protagonista.  Tutte le elezioni sono vinte da Chavez e nel 2012 col 55% dei voti (a fronte del 44% della Mud (Mesa de Unidad Democratica di Henrique Capriles) ottiene il quarto mandato (dopo aver promosso un referendum che permette il superamento dei due mandati).</p>
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<p><strong>Maduro erede di Chavez</strong></p>
<p><strong> </strong>Chavez muore l’anno dopo e gli succede Nicolas Maduro, che accentua gli elementi più autoritari del chavismo, fino a degenerare nella repressione violenta di ogni manifestazione di dissenso, nell’alleanza con componenti della guerriglia dei narcotrafficanti colombiani che operano nella zona di frontiera (Catatumpo), nel predominio delle forze armate (esercito, milizie di partito armate, collettivi motorizzati di giovani), nella militarizzazione dell’ente petrolifero (Pdvsa).  Ciò nonostante alle elezioni parlamentari del 6 dicembre 2015 per il rinnovo dell’Assemblea (periodo 2016-2021), per la prima volta dopo 17 anni di potere, il chavismo viene sconfitto: l’opposizione ottiene il 56,2% dei voti e conquista 112 seggi su 167. All’Assemblea nazionale eletta nel 2015 il nuovo Presidente, il giovane esponente del partito Voluntad Popular, Juan Guaidò, sfidando apertamente Maduro, si proclamò anche Presidente provvisorio del Venezuela, in attesa di nuove libere elezioni. Un segnale che risvegliò l’opposizione e in tutto il paese si svolsero assemblee dei cittadini e “cabildos abiertos” (consigli comunali aperti) culminanti in grandi manifestazioni popolari, represse con la violenza.  A fronte di questa sconfitta e della perdita di consensi nel paese, Maduro contrappose l’elezione, nel luglio 2017, di una nuova Assemblea Costituente disconoscendo nei fatti quella eletta in precedenza. L’opposizione non accettò e disertò le urne. Da questo momento inizia la crisi irreversibile di Maduro, che non viene più riconosciuto come legittimo Presidente: dall’OEA (Organizzazione degli Stati americani) all’UE, ad altre istituzioni internazionali. La CEV (Conferenza episcopale venezuelana) si schiera apertamente contro quest’ultima farsa elettorale. Intanto la situazione economica e sociale si fa insostenibile. La politica monetaria vige nel caos assoluto, con un continuo cambio della moneta: dal Bolivar si passa al “Bolivar fuerte”, talmente forte che per l’acquisto di un caffè occorrevano 9 milioni di bolivares, impossibile da contenere in uno zaino. Poi si  passa al “Bolivar Soberano” (BS) che toglie cinque zeri creando ulteriore confusione. Si calcola che ogni mese l’inflazione raggiunga il 250%, quindi il governo è costretto a togliere ancora più zeri. C’è anche la farsa del “sueldo minimo” e dei prezzi controllati, che vengono periodicamente pubblicati dalla Gazzetta ufficiale. Il salario minimo prima della nuova moneta era di 2,5 milioni mensili, ma un kg di formaggio costava 2,80 milioni! Una famiglia, col salario minimo, semplicemente non può vivere. Anche i ceti professionali, come gli insegnanti o i medici, se non hanno relazioni di scambio con amici e parenti, con il loro stipendi, non ce la fanno e sono costretti ad emigrare. Si calcola che siano emigrati migliaia di medici. Gli ospedali non hanno né medici né la strumentazione necessaria per intervenire. Nei servizi igienici dei ristoranti, come mi racconta un gestore italiano, manca la carta igienica perché viene regolarmente rubata dai clienti. La pensione di un medico venezuelano che vive a Cucuta è di circa 1.500 dollari al mese, quella del suo collega che vive nella vicina San Cristobal è di 28 dollari. Un docente universitario guadagna un importo pari al doppio del salario minimo (circa 14 dollari al mese). Un medico 7 dollari, un ufficiale dell’esercito 80 dollari. La Federazione dei medici, per impedire la fuga, rivendicava uno stipendio mensile pari a 72 dollari, dieci volte superiore quello minimo. In un primo tempo la presenza dei medici cubani nelle periferie aveva riscosso un certo successo, ma poi molti di loro hanno abbandonato il paese per emigrare nei diversi paesi dell’America latina. In vent’anni di governo “chiavista” non si sono realizzate opere pubbliche di rilievo e le strade sono dissestate a causa della mancanza di manutenzione. I pensionati fanno la coda per riscuotere la pensione e quando arrivano allo sportello si sentono rispondere che non ci sono più soldi. Per fare benzina molti giovani si propongono di fare la coda per poi avvisare il proprietario quando arriva il suo turno. La produzione giornaliera di petrolio crudo è passata dagli oltre 3 milioni di barili nei primi anni del duemila a neanche un milione delle ultime settimane. Da notare che circa 400 mila barili vanno al consumo interno, altri vengono inviati alla Russia e alla Cina per pagare i debiti, altri ancora a Cuba per accordi politici regressi. Il regime si è impossessato di tutte le istituzioni (dalle Forze armate alla magistratura e ai tribunali), è scomparsa la divisione classica dei poteri, rimane libera soltanto l’istituzione Chiesa cattolica.</p>
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<p><strong>Le elezioni del 28 luglio 2024 vinte dall’opposizione</strong></p>
<p>Arriviamo così alle ultime elezioni presidenziali del 28 luglio del 2024 in cui l’autorità elettorale governativa, senza nessuna documentazione delle schede scrutinate, dichiarò vincente Maduro con il 51% dei voti, mentre l’opposizione, riunita nella Piattaforma Unitaria Democratica, da un controllo di oltre l’80% dei verbali (actas electorales) digitalizzati, dichiarava vincente il suo candidato, Edmundo Gonzalez, con il  67% dei voti. Il governo aveva impedito alla vera leader dell’opposizione, vincitrice nelle primarie di coalizione, Maria Corina Machado (Premio Nobel per la Pace), di presentarsi alle elezioni perché dichiarata non eleggibile. L’opposizione ha quindi dovuto trovare all’ultimo momento, un altro candidato disponibile, l’ex diplomatico Edmundo Gonzalez. Nelle manifestazioni contro la truffa elettorale furono uccisi 30 persone e 1600 sono finiti in carcere.</p>
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<p><strong>Cronaca di un intervento militare annunciato</strong></p>
<p>In questo contesto a livello internazionale s’inserisce l’azione militare di Trump contro Maduro e la moglie detenuti negli Stati Uniti con l’accusa di far parte di noti gruppi di narcotrafficanti (“Cartel de los Soles” e “Tren de Aragua”)  che esportano droga negli Stati Uniti.</p>
<p>La caduta di Nicolas Maduro ha aperto una nuova fase nella tragedia venezuelana, ma il governo rimane nelle mani delle stesse persone del suo gruppo: Delcy Rodriguez (Presidente ad interim), Diosdato Cabello (Ministro dell’Interno, considerato il più estremista), Vladimir Padrino Lopez (Ministro della Difesa, “Poder popular para la Defensa”, generale dell’Esercito). Le leve del potere militare sono detenute non solo dall’Esercito, ma anche dalle milizie armate chaviste (“milicias bolivarianas”, secondo la propaganda di Maduro i volontari erano già alcuni milioni) e dai “colectivos” (gruppi giovanili che girano in moto e terrorizzano gli oppositori). Da notare che in Venezuela ci sono più generali delle Forze Armate (circa 2mila) di qualsiasi altro grande paese europeo.  A livello delle istituzioni territoriali, su 23 Governatori degli Stati, soltanto uno non fa parte del Partito chavista (Psuv), così come la stragrande maggioranza dei sindaci.</p>
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		<title>Verso un nuovo ordine globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 06:20:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<strong>Sabato 28 febbraio </strong>e <strong>domenica 1 marzo 2026</strong> si terrà l'incontro di formazione e informazione

<strong>Verso un nuovo ordine globale, </strong>Firenze, Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 28 febbraio </strong>e <strong>domenica 1 marzo 2026</strong> si terrà l&#8217;incontro di formazione e informazione</p>
<p><strong>Verso un nuovo ordine globale<br />
</strong>Firenze, Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira via dei Pescioni, 3 (a circa 10 min. di distanza dalla stazione di S.Maria Novella).</p>
<p><strong>Sabato 28 Febbraio 2026 </strong></p>
<p><em>ore 9.30</em></p>
<p>Oltre lo Stato Nazione – La crescita di nuove relazioni nella vita dei popoli</p>
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<p>Rapporti di potere e spazi di libertà nel mondo – analisi storica e uno sguardo al futuro</p>
<p>Pasquale Ferrara – Ambasciatore</p>
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<p>L’ agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile – prospettive e strategie di attuazione</p>
<p>Rosa De Pasquale – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Interventi dal pubblico e dibattito </em></p>
<p><em>ore 14.30</em></p>
<p>Promuovere insieme pace, democrazia e diritti umani</p>
<p>Testimonianze su contesti di crisi e di cambiamento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’azione umanitaria in aree di conflitto</p>
<p>Alessandra Morelli – già funzionaria dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’emersione di nuove reti trans-nazionali delle società civili</p>
<p>L’esperienza del Consiglio dei Giovani del Mediterraneo</p>
<p>Intervento di un rappresentante del Consiglio dei Giovani</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per una “città mondo” dove nessuno è straniero</p>
<p>Comunità locali e nuovi percorsi di inclusione e  convivenza civile</p>
<p>Luigi Andreini – Associazione “Progetto Accoglienza”</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Interventi dal pubblico e dibattito</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Domenica 1 Marzo 2026</strong></p>
<p><em>ore 10.00</em></p>
<p>La visione in Don Milani di una “patria” senza confini alla luce di una lettura di testi e documenti del processo sull’obiezione di coscienza.</p>
<p>Aldo Bondi – Insegnante e scrittore</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>ore 10.30</em><em><br />
Assemblea della Rosa Bianca</em></p>
<p>con analisi delle prospettive d’impegno dell’associazione nella promozione di una “cittadinanza globale” nelle scuole e nel contesto sociale.</p>
<p>Il programma <a href="https://www.rosabianca.org/wp-content/uploads/2026-Verso-un-nuovo-ordine-globale.pdf">è disponibile al link.</a></p>
<p><strong>Iscrizioni ed ospitalità</strong></p>
<p>Per motivi organizzativi si richiede di segnalare in anticipo la propria partecipazione.</p>
<p>Per i pernotti sono state individuate alcune strutture a Firenze che potranno garantire l’ospitalità da venerdì 27 febbraio a domenica 1 marzo.</p>
<p>La prenotazione dei pernotti potrà avvenire fino ad esaurimento dei posti individuati.</p>
<p>Per iscrizioni e informazioni: e-mail  <a href="mailto:eventi@rosabianca.org">rosabianca@rosabianca.org</a> o tel. 348 773 5994 (Milena).</p>
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		<title>Papa Leone ci invita a cambiare mentalità e stile di vita!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 07:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Rassegna]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[di <em>Pier Giorgio Maiardi</em>

L'esortazione “Dilexi te”  denuncia il grave disordine mondiale che origina una povertà crescente e la passività con cui questo disordine è vissuto dai credenti. Una riflessione a partire dal messaggio di papa Leone.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Rome.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-67669 alignright" src="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Rome-300x133.png" alt="" width="300" height="133" srcset="https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Rome-300x133.png 300w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Rome-768x341.png 768w, https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2026/01/Rome.png 1015w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>di <em>Pier Giorgio Maiardi</em></p>
<p>Sono troppe ed esplicite le sollecitazioni che ci vengono dalla Scrittura e dal Magistero della Chiesa perché non comprendiamo che le ricorrenze religiose che celebriamo in questi giorni ci chiamino in causa! Non possiamo limitarci a viverle solamente come fatti che muovono il nostro spirito e i nostri sentimenti, che riguardano solamente la nostra vita spirituale e, magari, i nostri rapporti familiari mentre, intorno a noi, accadono eventi che sconvolgono il già precario ordine mondiale,  allontanando sempre di più la realtà che sperimentiamo quotidianamente e che determina le condizioni di vita degli esseri umani,  da quel disegno divino che cantiamo nei salmi godendone come fosse cosa che riguarda un altro mondo, o comunque un ordine che diventerà realtà solamente ad opera del Salvatore, quando ritornerà visibile fra noi. Io credo che l’incarnazione di Dio abbia reso evidente il senso in cui deve camminare il mondo degli uomini ed abbia assegnato e reso possibile a questi, a tutti, in proporzione dei loro talenti, il compito di costruire un mondo nuovo secondo quel disegno.</p>
<p>Il Natale celebra la nascita di Dio alla nostra dimensione, l’Epifania  celebra l’interesse di tutti i popoli a questo evento, tanto da indurre anche i più lontani a lasciare la loro quotidianità per andare a conoscere, a spendersi per accogliere e donare.</p>
<p>Nei medesimi giorni in cui celebriamo questi eventi, un potente, capo della nazione più ricca e potente,  si fa giustiziere del governo di un’altra nazione,  e minaccia di farlo anche nei confronti di altri territori che lo interessano, con l’intenzione di assumerne, o perlomeno determinarne,  il governo a proprio vantaggio e non trova opposizione nel contesto mondiale perché è il più potente; nel contempo questo comportamento, che nessuno censura o addirittura qualcuno giustifica,  rende legittimo quello analogo,  già in atto,  più violento e criminale,   di altri prepotenti che invadono paesi limitrofi o, addirittura, decidono di  annientare  un popolo di cui non si accetta l’esistenza.   Tutto sembra rovesciato, non c’è più certezza del diritto e della giustizia che rappresentano la salvaguardia dei piccoli e dei poveri.  E’ il regno del “più ricco e del più potente”, dell’egoista e del prepotente,  a cui non viene posto alcun ostacolo: questo è il contesto in cui viviamo noi, vivono i più poveri, si educano i giovani che non hanno sperimentato una situazione diversa.</p>
<p>Intanto nelle Chiese si canta il salmo 71 in cui si annuncia di Dio che ci affida, attraverso Cristo,  il Suo diritto e la Sua giustizia  perché, secondo diritto e giustizia vengano giudicati i popoli e riabilitati i poveri , e perché nel tempo inaugurato dal Salvatore il giusto fiorisca e la pace abbondi.</p>
<p>Proprio i poveri, che pagano il prezzo maggiore dell’assenza di diritto e giustizia,  sono al centro del magistero di Leone XIV che, dando continuità a quello di papa Francesco, nella Sua esortazione “Dilexi te”, denuncia il grave disordine mondiale che origina una povertà crescente e la passività con cui questo disordine è vissuto dai credenti. Papa Leone, citando papa Francesco, dice che è doveroso denunciare la “<em>dittatura di un’economia che uccide</em>” provocando la crescita esponenziale dei guadagni di pochi mentre la maggioranza del popolo è sempre più distante da quel benessere.  Leone dice: “<em>Pertanto, è compito di tutti i membri del Popolo di Dio far sentire, pur in modi diversi, una voce che svegli, che denunci, che si esponga anche a costo di sembrare “stupidi”. Le strutture di ingiustizia vanno riconosciute e distrutte con la forza del bene, attraverso il cambiamento delle mentalità ma anche, con l’aiuto delle scienze e della tecnica, attraverso lo sviluppo di politiche efficaci nella trasformazione della società. Va ricordato sempre che la proposta del Vangelo non è soltanto quella di un rapporto individuale e intimo col Signore. La proposta è più ampia: “E’ il Regno di Dio” (LC 4,43)…..” (Dilexi te 97).</em> Mi pare un richiamo piuttosto esplicito che ci coinvolge in modo diretto.</p>
<p>Il nostro mondo, quello associativo, che si può esprimere in modo vivace e libero, senza compromissioni con parti politiche, credo abbia l’opportunità, che diventa doverosa, anche utilizzando i propri strumenti di comunicazione, di accogliere l’invito di papa Leone ad operare per il “<em>cambiamento delle mentalità</em>” attraverso  la conoscenza e la denuncia  delle “<em>strutture di ingiustizia”,</em> in cui viviamo e operiamo senza rendercene conto,  e per la costruzione di ipotesi credibili di bene comune, magari “<em>con l’aiuto delle scienze e della tecnica</em>”, per contribuire, portando i nostri  piccoli o grandi  mattoni,  alla costruzione del Regno di Dio!  Questo potrebbe rappresentare una significativa celebrazione del Natale 2025 ed un frutto del nostro Giubileo della speranza!</p>
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