<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Center for a Stateless Society</title>
	<atom:link href="https://c4ss.org/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://c4ss.org</link>
	<description>building public awareness of left-wing market anarchism</description>
	<lastBuildDate>Tue, 02 Jun 2026 08:49:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>James Scott Contro le Teorie Costruttiviste dell’ideologia</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61185</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Kevin Carson]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 08:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italian]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[anarchy]]></category>
		<category><![CDATA[C4SS Studies]]></category>
		<category><![CDATA[ideology]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61185</guid>

					<description><![CDATA[Kevin Carson. Originale: James Scott Contra Constructivist Theories of Ideology, del 18 febbraio 2014. Traduzione di Enrico Sanna. Estratto da: Destroying the Master’s House With the Master’s Tools: Some Notes on the Libertarian Theory of Ideology Questo saggio indaga in particolare quelle ideologie emancipatorie o astatuali che possono costituire un’arma contro il potere e lo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;"><b>Kevin Carson</b>. Originale: <a href="http://c4ss.org/content/24735">James Scott Contra Constructivist Theories of Ideology</a>, del 18 febbraio 2014. Traduzione di <a href="http://tinyurl.com/3scy96ry">Enrico Sanna</a>.</p>
<div class="source-info">
<p style="text-align: center;">Estratto da: <a href="http://c4ss.org/wp-content/uploads/2013/11/Notes-on-Libertarian-Ideology.pdf">Destroying the Master’s House With the Master’s Tools: Some Notes on the Libertarian Theory of Ideology</a></p>
</div>
<p>Questo saggio indaga in particolare quelle ideologie emancipatorie o astatuali che possono costituire un’arma contro il potere e lo sfruttamento. La religione zomiana, spiega Scott, attinge spesso allo stesso insieme di miti e temi culturali delle religioni dominanti negli spazi statalizzati. Ma lo fa capovolgendo il concetto di religione di stato, un classico esempio di come si può distruggere la casa del padrone con i suoi stessi strumenti. Parlando di “grandi tradizioni” e di “tradizioni minori”, Scott scrive: “In questo ‘contrappunto al leitmotiv’, come lo definisce Wertheim, molti valori al centro della cultura delle élite sono simbolicamente rigettati o capovolti.”<a href="#note-20666d0"><sup>1</sup></a> La religione delle classi inferiori rispecchia spesso “l’appropriazione del simbolismo religioso per porlo al servizio degli interessi di classe… Questo sincretismo… è un rifacimento, un’appropriazione selettiva, di quegli elementi della dottrina religiosa che rispondono alle esigenze di una classe subordinata.”<a href="#note-1713da70"><sup>2</sup></a></p>
<p>Scott contesta in particolare l’idea secondo cui l’egemonia ideologica indebolisce necessariamente la capacità d’agire dei gruppi subordinati, ovvero “il loro assorbimento indebolisce necessariamente il conflitto sociale.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">Sappiamo però che un’ideologia per essere dominante deve promettere qualcosa ai subordinati, deve spiegare perché un particolare ordine sociale è nel loro interesse. Mettere in pratica le promesse apre le porte al conflitto sociale. Come interpretarle, come sono state realizzate, sono state fatte in buona fede, chi deve metterle in pratica? Alcuni dei casi più clamorosi di conflitto violento sono avvenuti tra un’élite dominante e una massa ordinaria di subordinati alla ricerca di soluzioni che, teoricamente, potevano trovarsi all’interno dell’ordine sociale prevalente.<a href="#note-1713d0a0"><sup>3</sup></a></p>
<p>In quel periodo di radicamento immediatamente precedente le rivoluzioni, la stragrande maggioranza delle richieste popolari è solitamente riformista. I comitati operai sorti spontaneamente in Russia agli inizi del 1917 parlavano perlopiù di orari di lavoro, salari, bagni in fabbrica, reclami e così via. Questo però non ha impedito che diventassero strumenti di autogestione col progredire della crisi.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Il punto è che le classi subordinate alla base di quello che storicamente chiamiamo movimento rivoluzionario vogliono raggiungere obiettivi che, a loro giudizio, sono realizzabili dentro l’ideologia di potere. Soggetti “falsamente consci” sono perfettamente in grado, a quanto pare, di agire in senso rivoluzionario.<a href="#note-1714b3a0"><sup>4</sup></a></p>
<p>Scott interpreta il concetto gramsciano di egemonia come “qualcosa che opera soprattutto al livello del pensiero, separatamente dal livello dell’azione.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">L’anomalia che il partito rivoluzionario e la sua intellighenzia dovrebbero risolvere è che sotto il capitalismo la classe lavoratrice  è coinvolta in una lotta concreta con implicazioni rivoluzionarie ma, data la schiavitù dal pensiero sociale egemonico, non può trarre conclusioni rivoluzionarie dalle proprie azioni. È questa coscienza dominata che secondo Gramsci ha impedito alla classe lavoratrice di arrivare a conclusioni radicali in molte delle sue azioni:</p>
<p style="padding-left: 40px;"><i>L’uomo che agisce nella massa non ha una coscienza teorica chiara delle sue attività pratiche… La sua coscienza teorica potrebbe essere in opposizione alla sua attività. Si potrebbe dire che ha due coscienze teoriche (o una coscienza contraddittoria): una implicita nella sua attività che lo unisce agli altri lavoratori nella trasformazione pratica del mondo reale; e un’altra, superficialmente esplicita o verbale, che ha ereditato dal passato e assorbito acriticamente. Ma questo concetto verbale non è senza conseguenze… la coscienza contraddittoria [spesso] nega azioni, decisioni o scelte, e produce uno stato di passività morale e politica.</i></p>
<p style="padding-left: 40px;">Ma noi abbiamo visto che la capacità immaginativa di gruppi subordinati può negare o rovesciare ideologie dominanti. Si tratta di uno schema così diffuso da poterlo considerare parte dell’equipaggiamento religioso-politico dei gruppi storicamente penalizzati. Lasciando immutato tutto il resto, sarebbe più corretto dire che le classi subordinate sono meno limitate a livello di pensiero e ideologia data la relativa sicurezza con cui possono esprimersi in ambienti isolati, mentre sono più limitate nell’azione politica e nella lotta in quanto il potere limita le scelte possibili. Detto semplicemente, sarebbe un suicidio se i servi cercassero di uccidere il padrone e abolire il regime feudale, mentre possono pensare e parlare di queste aspirazioni purché lo facciano con discrezione.<a href="#note-17142170"><sup>5</sup></a></p>
<p>Nonostante gli eccessi retorici di Orwell riguardo l’<i>Undicesima edizione del dizionario Newspeak</i> in <i>1984</i>, è impossibile eliminare certi concetti dal linguaggio così da rendere una classe subordinata incapace di articolare una critica dell’ideologia dominante. Riadattare i concetti è facilissimo.</p>
<p>È facile capovolgere un’ideologia ufficiale e trasformarla in arma contro l’ordine esistente. Un esempio è la fede popolare nello Zar Liberatore che salva il popolo russo dall’oppressione. Secondo la versione standard del mito, lo zar buono era prigioniero di perfidi consiglieri e funzionari che lo tenevano all’oscuro delle vere sofferenze del suo popolo. Talvolta il mito arrivava a ipotizzare l’usurpazione del trono da parte di un falso zar. In entrambi i casi, il Piccolo Padre (come i russi chiamavano lo zar, <i>NdT</i>) riusciva ad evadere dal regime ingiusto e, travestito da pellegrino, andava presso il popolo, e qui toccava con mano le loro sofferenze causate da funzionari e feudatari malvagi. Ad un certo punto, il Piccolo Padre rivela la sua identità, reclama il trono, punisce i perfidi consiglieri e vendica i contadini. Questo mito ricorrente lo troviamo al cuore delle principali rivolte contadine russe, con i contadini che si oppongono alle corvée in nome di un segreto ukase promulgato dal Piccolo Padre ma abrogato da funzionari malvagi, o che agiscono in nome di un pretendente al trono che sostiene di essere il vero zar. Ancora nel 1902, i ribelli ucraini si difesero davanti al magistrato dicendo di aver semplicemente eseguito un ukase dello zar che li autorizzava a requisire il grano dei signori.<a href="#note-206b7c0"><sup>6</sup></a></p>
<p style="padding-left: 40px;">Con una mossa simbolica di karatè, un mito chiaramente conservatore che consiglia la passività diventa la base di una sfida e una ribellione pubblicamente giustificate in nome della fedeltà al monarca!… Field arriva a questa conclusione: “Ingenui o no, i contadini professavano la propria fede nello zar esclusivamente in modi che rispondevano ai loro interessi. I capi delle rivolte contadine avevano a portata di mano il mito nelle sue espressioni folcloristiche, e se ne servivano per accendere, galvanizzare e unire il popolo.”<a href="#note-206d670"><sup>7</sup></a></p>
<p>I governati possono sfidare l’ideologia di potere semplicemente capovolgendola e trasformandola in una controideologia. Scott non crede che un’ideologia egemonica, sopprimendo la conoscenza di altri possibili arrangiamenti sociali, “normalizzi” il sistema di potere esistente e ne renda inimmaginabile la sostituzione.</p>
<p style="padding-left: 40px;">È… sbagliato pensare che l’ignoranza reale di arrangiamenti sociali alternativi produca automaticamente la naturalizzazione del presente, per quanto odiato. Prendiamo in esame due forme di pensiero che hanno caratterizzato innumerevoli gruppi di subordinati. La prima riguarda i servi, gli schiavi e gli intoccabili, i quali hanno difficoltà ad immaginare un sistema alternativo alla servitù, alla schiavitù o al sistema castale, ma non hanno problemi ad immaginare il sistema esistente a parti invertite. Quasi tutte le principali tradizioni culturali caratterizzate da diseguaglianze di potere, ricchezza e status condividono l’idea millenaria di un mondo a testa in giù, un mondo in cui gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi. […] Queste espressioni della fantasia di gruppi subordinati non sono semplici esercizi astratti. Fanno parte… di innumerevoli pratiche rituali (come il carnevale dei paesi cattolici, krishna in India, i saturnalia della Roma antica e la festa dell’acqua nel sud-est asiatico buddista), e hanno fornito una base ideologica a numerose rivolte.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Secondo risultato storico dell’immaginazione popolare è la negazione dell’ordine sociale esistente. Pur senza avere mai conosciuto una società non stratificata, i gruppi subordinati riescono ad immaginare una società priva di quelle distinzioni che essi giudicano errate. La filastrocca che accompagnò la Rivolta Contadina Inglese del 1381, “Quando Adamo arava e Eva filava, il nobile dov’era?” immaginava un mondo senza aristocrazie. I taboriti del quindicesimo secolo precorrevano l’uguaglianza estrema e la teoria del valore del lavoro: “Se principi, ecclesiastici e laici, conti e cavalieri, avessero non più di quello che possiede il popolo, ci sarebbe a sufficienza per tutti. Arriverà il giorno in cui principi e nobili lavoreranno per il loro pane quotidiano”… Molte tradizionali credenze utopiche possono essere considerate come una negazione più o meno sistematica dello schema esistente, basato sullo sfruttamento e la degradazione, di cui i subordinati sono le vittime. Se i contadini sono assediati dagli esattori, dalla nobiltà che esige tributi e corvée, dal clero con le sue decime, e infine dai raccolti scarsi, immaginano un mondo utopico senza tasse, tributi e decime, un mondo in cui la natura è spontaneamente generosa. Queste fantasie utopiche si esprimevano spesso in forma nascosta o allegorica, anche perché in forma esplicita sarebbero state considerate sovversive. È fuori di dubbio che nel mondo premoderno credenze e aspettative millenarie abbiano fornito alle grandi rivolte un importantissimo insieme di idee mobilitanti.<a href="#note-1714fc50"><sup>8</sup></a></p>
<p>L’idea di un “mondo a testa in giù” persiste da secoli presso i contadini di società, anche relativamente stabili, divise in classi. L’anno giubilare nasce come pratica nelle società comunitarie contadine con i campi aperti, e rimane (come le Buone Leggi di Re Alfredo o il mito del Norma Yoke) come base di un’ideologia insurrezionale molto dopo aver cessato i propri effetti.</p>
<p>Il capovolgimento lo ritroviamo nel pesce d’aprile (qualcosa di molto simile doveva essere l’antenato dalla commedia greca). Concepito come fenomeno occasionale, il capovolgimento poteva anche essere estrapolato e posto permanentemente alla base della società:</p>
<p style="padding-left: 40px;">…la follia aveva una sua funzione nella società medievale. In certe occasioni, come il Carnevale, la Festa dei Folli il Primo Aprile e altro, le gerarchie e le convenzioni sociali potevano capovolgersi. Si trattava di una valvola di sfogo: le tensioni sociali erano allentate dall’occasionale <i>bouleversement</i>, così che l’ordine sociale appariva forse molto più sopportabile. Nel Seicento, la novità era l’idea che il mondo potesse essere messo a testa in giù permanentemente: l’immaginario Paese della Cuccagna o il regno dei cieli potevano essere realizzati sulla terra.<a href="#note-1714a0d0"><sup>9</sup></a></p>
<p style="padding-left: 40px;">L’aspetto, secondo noi, più interessante del carnevale è che rende lecito dire cose o esercitare forme di potere sociale che, fuori da questa sfera rituale, sarebbero censurate o represse con la forza…</p>
<p style="padding-left: 40px;">…Molta dell’aggressione sociale nel carnevale è diretta contro le figure dominanti se non altro perché queste figure, in virtù del loro potere, in tempi normali sono sostanzialmente non criticabili apertamente… Ad essere attaccate, oltre le persone, erano anche le istituzioni. La Chiesa soprattutto era oggetto di derisione rituale. Ogni rito sacro aveva la sua parodia carnevalesca… Esisteva una sorta di dialogo aperto, appropriatamente elusivo, tra una religione popolare eterodossa e una ufficiale gerarchia della pietà…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Come è logico aspettarsi, anche gli antagonismi politici e di classe finivano in carnevale. Istruttivo in questo senso è il resoconto fatto da David Gilmore su come, nell’Andalusia del Novecento, le crescenti animosità tra braccianti agricoli e possidenti si riflettevano sul carnevale. Inizialmente, entrambe le parti partecipavano al carnevale, e i possidenti tolleravano gli sfottò e le caricature. Col peggiorare della situazione agricola, insulti e minacce spinsero i possidenti a ritirarsi dal carnevale per limitarsi a guardarlo dal balcone di casa. Da qualche tempo, i possidenti lasciano la città per tutta la durata del carnevale, lasciando quest’ultimo ai loro antagonisti.<a href="#note-17122230"><sup>10</sup></a></p>
<p>Molti strutturalisti non credono all’ipotesi di un carnevale come “valvola di sfogo” che salva il sistema deviando il risentimento popolare verso una sua rappresentazione simbolica senza alterare la vera struttura di potere. James Scott dedica molto spazio a ribattere a chi sostiene che “il parlare di nascosto di chi non ha autorità è uno sfoggio inutile o, peggio, un surrogato della resistenza vera e propria.<a href="#note-1715bda0"><sup>11</sup></a></p>
<p>Come abbiamo visto nel caso citato dell’Andalusia, però, in tempi di forti tensioni il carnevale diventava l’arma di una vera lotta. Sarebbe illogico se in tempi di eccezionale malcontento queste istituzioni non fossero spinte in una direzione rivoluzionaria.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Data la struttura rituale e l’anonimato, il carnevale diventa un luogo privilegiato in cui esprimere parole e aggressività normalmente vietati. In molte società rappresentava l’occasione annuale quasi unica in cui era permesso radunarsi in gran numero e, nascosti dietro una maschera, fare gesti minacciosi contro il potere quotidiano. Vista l’opportunità unica e il simbolismo di un mondo capovolto associato al carnevale, non sorprende il fatto che spesso straripasse in violento conflitto. Se qualcuno avesse pianificato una rivolta o una protesta, la sede più logica per gli incontri segreti sarebbe stato proprio il carnevale…. Non a caso i rivoltosi mimano il carnevale: si vestono da donne o si mascherano quando sfasciano i macchinari o fanno richieste politiche; le loro minacce si servono delle figure e del simbolismo del carnevale; strappano concessioni lavorative o denaro alla maniera delle bande carnevalesche che chiedono un regalo…<a href="#note-1713ead0"><sup>12</sup></a></p>
<p>Norman Solomon, in <i>The Trouble With Dilbert</i>, criticava i fumetti di Scott Adams in cui si vedono impiegati scontenti che sfogano la rabbia dai loro cubicoli sfottendo i quadri intermedi ma ignorando la natura del potere aziendale.</p>
<p>Ma Dilbert rappresenta proprio un capovolgimento o un recupero dell’ideologia ufficiale aziendale, con gli impiegati che usano il concetto di “efficienza” dei quadri come discorso legittimante che ne autorizza la critica. Ogni classe di potere è limitata e resa vulnerabile dal proprio discorso legittimante.</p>
<p>Secondo James Scott la tesi della valvola di sfogo non è plausibile in quanto manca il presupposto secondo cui esprimere la rabbia in termini fantasiosi è un valido sostituto della “aggressione fisica contro l’oggetto dell’insoddisfazione”. Chi è “ingiustamente impedito non riduce l’impedimento o la rabbia se non attaccando direttamente la causa dell’impedimento.” È anzi lo sfogo verbale a fare da preludio psicologico dell’azione vera e propria. “…È ampiamente provato sperimentalmente che esprimere la rabbia allegoricamente aumenta, non diminuisce, le probabilità di un’aggressione fisica.” Le “valvole di sfogo” della rabbia, più che sostituire l’azione, la preparano, sono la sua prova generale. Da notare che “molte rivolte di schiavi, contadini o servi hanno avuto origine proprio da questi riti stagionali…”<a href="#note-1715a240"><sup>13</sup></a></p>
<p>Spesso si sfrutta l’idea della “valvola di sicurezza” che mina la legittimità dell’ideologia ufficiale proprio per legittimare operazioni segrete che sfidano la classe di potere: “dire che il dissenso ideologico o l’aggressione camuffata fanno da valvola di sicurezza che evita lo scoppio di una ‘reale’ resistenza significa ignorare il fatto generale che questo dissenso ideologico si esprime quasi sempre in atti che mirano ad una discreta riscrittura delle relazioni di potere.”<a href="#note-17147ac0"><sup>14</sup></a></p>
<p>L’effetto cumulativo di questi “piccoli” singoli atti resistenziali può assumere un ampio significato strutturale. Scott cita Milovan Djilas per il quale “l’operato lento e improduttivo di milioni di persone disinteressate… produce quella gigantesca, invisibile, quantificabile valanga che nessun regime comunista riesce a fermare.” E Scott aggiunge: “il bracconaggio e l’occupazione abusiva, se fatte su larga scala, possono cambiare il controllo della proprietà.”<a href="#note-1717a4d0"><sup>15</sup></a> Lavorare lentamente, o “con grande pignoleria” è sempre stato un modo per spingere a ridefinire il ritmo lavorativo.</p>
<p>Quando le società collinari “abbracciano la religione dei loro vicini valligiani, ci sono buone probabilità che lo facciano con una certa dose di eterodossia e di fervore millenaristico che alle élite valligiane appaiono più minacciosi che rassicuranti.”<a href="#note-1716d700"><sup>16</sup></a> Quando popolazioni collinari adottano la religione degli spazi statualizzati a valle, il clero assume forme irregolari e tendenti alle sette scismatiche. Spesso, le sette scismatiche delle valli vedevano nelle aree meno governabili un rifugio contro le persecuzioni delle istituzioni religiose ufficiali.<a href="#note-1714ccc0"><sup>17</sup></a> “Cacciato via dalle valli, il pluralismo abbonda presso le popolazioni collinari, in frammenti che testimoniano la fuga dai regni valligiani…”<a href="#note-17177c90"><sup>18</sup></a></p>
<p>La variante dell’induismo praticata nelle aree collinari di Tengger, a Giava, ad esempio, ha eliminato il sistema castale e mantiene un clero che riflette valori culturali di uguaglianza e autonomia in contrasto con l’attaccamento al prestigio sociale e alle gerarchie proprio delle pianure.<a href="#note-1717f8d0"><sup>19</sup></a></p>
<p>Lo stesso si può dire delle popolazioni che vivono in zone marginali o non statalizzate.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Le zone periferiche, le montagne, i deserti, le foreste, si accompagnano al dissenso religioso così spesso che è impossibile ignorarlo. La frontiera cosacca della Russia zarista era famosa sia per la propria struttura sociale egalitaria che per essere una roccaforte dei Vecchi credenti russi i cui insegnamenti dottrinari hanno avuto un ruolo importante nelle grandi rivolte contadine di Razin e Pugačëv. Anche la Svizzera è da lungo tempo contraddistinta da egalitarismo e eterodossia religiosa. Il Vaticano vedeva nelle aree alpine un crogiolo di eresie. Fu lì che trovarono rifugio i valdesi: minacciati di conversione forzata dal duca di Savoia, verso la metà del Seicento si ritirarono nelle valli più alte.<a href="#note-17151080"><sup>20</sup></a></p>
<p>Quando l’impero romano, e con esso la provincia d’Africa, divenne cristiano, anche i berberi adottarono la religione cristiana, ma nelle varianti ariana o donatista. Quando il califfato islamico conquistò l’Africa, i berberi si convertirono all’Islam, ma seguendo la corrente eretica del Kharigismo. Similmente, le popolazioni montanare dell’Afghanistan aderirono alla setta sciita o all’Ismailismo in opposizione al Sunnismo delle valli.<a href="#note-17171230"><sup>21</sup></a></p>
<p>Da notare che “molta della materia prima cosmologica” la troviamo sia nella religione delle zone statalizzate che nella sua variante delle zone senza stato.<a href="#note-1713f010"><sup>22</sup></a> Le religioni delle zone senza stato comprendono “un’imitazione delle forme istituzionali degli stati a valle, talvolta adattate in modo da opporsi a queste ultime.”<a href="#note-171614e0"><sup>23</sup></a></p>
<p style="padding-left: 40px;">L’eterodossia religiosa e il profetismo dai toni millenaristici li ritroviamo, storicamente almeno, tanto nelle valli e tra le popolazioni un tempo valligiane, quanto nelle zone collinari. Di fatto, il millenarismo che si trova nelle aree collinari è perlopiù un’assemblaggio di frammenti importati dagli stati a valle.<a href="#note-17152740"><sup>24</sup></a></p>
<p>Se il tema centrale della religione dello stato o della classe di potere è la legittimazione (obbedire alle autorità; chi governa non adopera la spada invano; come in cielo così in terra; eccetera), il tema centrale negli spazi senza stato è il contrario: gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi; i potenti saranno abbattuti; guai all’oppressore; e così via. Scott definisce questa “l’idea pervasiva di un rovescio delle sorti, di un mondo capovolto…”<a href="#note-17174ca0"><sup>25</sup></a> Il millenarismo “rappresenta un’audace caccia di frodo esercitata nelle strutture ideologiche delle valli al fine di dar forma a movimenti che puntino a mettere in guardia dalla minaccia dello stato o a distruggerlo.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per dichiarare la propria identità e distanziarsi dagli stati delle valli, le popolazioni collinari prendono, in un certo senso, il materiale ideologico che trovano. Inizialmente, questo materiale era confinato, da un lato, nelle leggende e nelle divinità e, dall’altro, in un’interpretazione emancipatrice delle religioni delle valli, soprattutto del buddismo Mahayana e Theravada.<a href="#note-17146550"><sup>26</sup></a></p>
<p>Questo fenomeno è particolarmente evidente in Israele, a cui l’introduzione dedica molto spazio: qui l’anfizonia israelita ha praticamente preso il pantheon cananeo di El e ne ha capovolto l’essenza di religione aristocratica, attribuendo un significato inedito a luoghi sacri come Bethel. Secondo Gottwald,</p>
<p style="padding-left: 40px;">l’emergere di Israele dal milieu cananeo ricorda, per certi versi, le continuità e discontinuità tra il primo cristianesimo e il proto-giudaismo e tra il protestantesimo e il cattolicesimo romano.<a href="#note-17169d20"><sup>27</sup></a></p>
<p>La religione ufficiale davidica, espressa molto chiaramente nei salmi, era sostanzialmente un ritorno alla religione cosmologica di altri stati mediorientali. Come in altre religioni simili, ordine celeste e ordine terreno erano in rapporto fortemente analogo. L’ordine celeste derivava da El (l’Eterno), che aveva sconfitto le forze del caos primordiale (rappresentato dall’acqua o da un drago) e si era intronizzato dando vita ad una dinastia divina e creando il cielo e la terra. Seguì la creazione di un ordine terreno analogo a quello celeste, con una parallela monarchia che governa gli uomini e l’istituzione di un re eletto dalla casa di El (o Geova) al centro di una struttura piramidale ad immagine del pantheon celeste. Nella sua controparte terrena abbiamo le rievocazioni rituali della sconfitta del faraone con la marcia trionfale di Sion, il tutto in termini simbolici che ricordano la vittoria di El sul serpente primordiale, ovvero le acque, seguita dall’istituzione della stirpe di Davide (“che non ha fine”).<a href="#note-17135950"><sup>28</sup></a> Basta vedere la forma tipica di molti dei salmi di Davide, esemplificata dal salmo 29: 1) Il Divino Guerriero va alla guerra contro il caos; 2) la natura geme sotto l’ira del Guerriero; 3) il Dio Guerriero torna per diventare il re degli dei, e siede sul trono della montagna sacra; 4) il Divino Guerriero parla dal tempio, la natura risponde, i cieli fecondano la terra, e gli animali gemono nel dare la vita.<a href="#note-171432b0"><sup>29</sup></a></p>
<p>L’emergere del movimento profetico come contrappeso emancipatorio alla teologia davidica della monarchia, rimaneggiato e rivissuto in persistenti elementi nascosti della vecchia tradizione israelita conservata nei libri dei Giudici e dei Re, coincide in gran parte con l’epoca assiale di Jasper, la “rivolta degli schiavi” di Nietzsche in <i>Genealogia della morale</i>, e il passaggio dalle religioni cosmologiche alle religioni universali secondo Voegelin (vedi appendice). Invece di un ordine terreno statico-ciclico che rispecchia l’originario pantheon di Geova, sentivano di essere chiamati ad una relazione storica lineare con un Dio trascendente universale.</p>
<p>Note</p>
<p><a name="note-20666d0"></a><sup>1</sup> Scott, “Protest and Profanation: Agrarian Revolt and the Little Tradition, Part I,” <i>Theory and Society</i> 4 (1977) No. 1, pagg. 16-17.</p>
<p><a name="note-1713da70"></a><sup>2</sup> Scott, “Protest and Profanation: Agrarian Revolt and the Little Tradition, Part II,” <i>Theory and Society 4</i> (1977) No. 2, pag. 226.</p>
<p><a name="note-1713d0a0"></a><sup>3</sup> Scott, <i>Domination and the Art of Resistance</i>, pag. 77.</p>
<p><a name="note-1714b3a0"></a><sup>4</sup> Ivi, pag. 77-78.</p>
<p><a name="note-17142170"></a><sup>5</sup> Ivi, pag. 90-91.</p>
<p><a name="note-206b7c0"></a><sup>6</sup> Ivi, pag. 97-98.</p>
<p><a name="note-206d670"></a><sup>7</sup> Ivi, pag. 98.</p>
<p><a name="note-1714fc50"></a><sup>8</sup> Ivi, pag. 80-81.</p>
<p><a name="note-1714a0d0"></a><sup>9</sup> Christopher Hill, <i>The World Turned Upside Down: Radical Ideas During the English Revolution</i> (Penguin Books, 1972), pagg. 16-17.</p>
<p><a name="note-17122230"></a><sup>10</sup> Scott, <i>Domination and the Art of Resistance</i>, pagg. 173-174.</p>
<p><a name="note-1715bda0"></a><sup>11</sup> Ivi, pag. 184.</p>
<p><a name="note-1713ead0"></a><sup>12</sup> Ivi pag. 181.</p>
<p><a name="note-1715a240"></a><sup>13</sup> Ivi, pagg. 186-187.</p>
<p><a name="note-17147ac0"></a><sup>14</sup> Ivi, pag. 190.</p>
<p><a name="note-1717a4d0"></a><sup>15</sup> Ivi, pag. 192.</p>
<p><a name="note-1716d700"></a><sup>16</sup> Scott, The Art of Not Being Governed, pag. 21.</p>
<p><a name="note-1714ccc0"></a><sup>17</sup> Ivi, pag. 156.</p>
<p><a name="note-17177c90"></a><sup>18</sup> Ivi, pag. 157.</p>
<p><a name="note-1717f8d0"></a><sup>19</sup> Ivi pagg. 134-135.</p>
<p><a name="note-17151080"></a><sup>20</sup> Ivi, pag. 157.</p>
<p><a name="note-17171230"></a><sup>21</sup> Ivi, pag. 158.</p>
<p><a name="note-1713f010"></a><sup>22</sup> Ivi, pag. 157.</p>
<p><a name="note-171614e0"></a><sup>23</sup> Ivi, pag. 289.</p>
<p><a name="note-17152740"></a><sup>24</sup> Ivi, pagg. 298-299.</p>
<p><a name="note-17174ca0"></a><sup>25</sup> Ivi, pag. 287.</p>
<p><a name="note-17146550"></a><sup>26</sup> Ivi. pag. 322.</p>
<p><a name="note-17169d20"></a><sup>27</sup> Gottwald, “Revisiting The Tribes of Yahweh.”</p>
<p><a name="note-17135950"></a><sup>28</sup> Cross, op. cit., pagg. 79-80.</p>
<p><a name="note-171432b0"></a><sup>29</sup> Ivi, pagg. 162-163.</p>
<p style="text-align: center; padding: .6em 1em; border: 1px solid black; border-radius: 5px; margin: .5em 0 2em;">Le nostre traduzioni sono finanziate interamente da donazioni. Se vi piace quello che scriviamo, siete invitati a contribuire. Trovate le istruzioni su come fare nella pagina <i>Sostieni C4SS</i>: <a href="https://c4ss.org/sostieni-c4ss">https://c4ss.org/sostieni-c4ss</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Keberagaman dan Harmoni</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61181</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Trevor Hauge]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 08:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indonesian]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[Atheism]]></category>
		<category><![CDATA[diversity]]></category>
		<category><![CDATA[hegemony]]></category>
		<category><![CDATA[israel]]></category>
		<category><![CDATA[nationalism]]></category>
		<category><![CDATA[religion]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
		<category><![CDATA[Zapatistas]]></category>
		<category><![CDATA[zionism]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61181</guid>

					<description><![CDATA[Oleh: Trevor Hauge. Teks aslinya berjudul “Diversity and Harmony”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Ameyuri Ringo. Support Iman Amirullah by considering becoming his Patron. Berjalan sejajar dengan perjuangan antara kapitalis dan pekerja adalah konflik antara mereka yang menghargai masyarakat yang menghormati pluralitas dan keberagaman dan mereka yang menuntut keseragaman dan homogenitas. Pluralisme adalah doktrin...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Oleh: <b>Trevor Hauge</b>. Teks aslinya berjudul “<a href="https://c4ss.org/content/60284"><span class="s2"><i>Diversity and Harmony</i></span></a>”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Ameyuri Ringo.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Support Iman Amirullah by considering becoming his <u><a href="https://patreon.com/iman_kim">Patron</a></u>.</strong></p>
<p>Berjalan sejajar dengan perjuangan antara kapitalis dan pekerja adalah konflik antara mereka yang menghargai masyarakat yang menghormati pluralitas dan keberagaman dan mereka yang menuntut keseragaman dan homogenitas. Pluralisme adalah doktrin yang sudah lama mapan. Ia muncul dalam banyak ideologi dengan derajat yang berbeda-beda. Liberalisme, anarkisme, sosial demokrasi, bahkan beberapa bentuk libertarianisme kanan memiliki aspek pluralistik. Di kutub sebaliknya terdapat doktrin kesamaan dan ortodoksi yang telah dikenal dengan banyak nama seperti konservatisme, tradisionalisme, perennialisme, integralisme, dan yang paling mengerikan dari semuanya, fasisme. Karena kita sedang membicarakan kecenderungan historis yang luas yang melampaui ideologi tertentu, mari kita sebut kelompok pertama sebagai para pejuang pluralisme dan kelompok kedua sebagai para homogenis, karena seperti mesin dengan nama yang sama, mereka berusaha menggiling unsur-unsur yang beragam menjadi substansi yang seragam dan tak terbedakan.</p>
<p>Para pendukung ideologi homogenisasi berargumen bahwa keberagaman secara inheren menyebabkan konflik. Mereka mengklaim bahwa masyarakat membutuhkan nilai budaya bersama untuk membentuk masyarakat yang kohesif. Jika kita semua percaya pada tuhan yang berbeda, tidak bisa sepakat soal berapa jumlah gender, tidak berbicara dalam bahasa yang sama, dan tidak memiliki konsep keluarga yang sama, maka masyarakat akan runtuh menjadi kekacauan dan, berani saya katakan, anarki! Para homogenis cenderung membuat strawman terhadap para pejuang pluralisme seolah-olah mereka tidak peduli pada kebutuhan akan kohesi sosial. Padahal ketika berbicara soal kohesi, yang sebenarnya dipercaya para pejuang pluralisme adalah bahwa nilai-nilai yang lebih luas seperti kebebasan, kesetaraan, keadilan, dan solidaritas dapat menjadi perekat yang menyatukan masyarakat serta memenuhi kebutuhan akan kohesi sosial.</p>
<p>Namun penting untuk dicatat bahwa para advokat pluralisme tidak secara membabi buta percaya bahwa mencampurkan sekumpulan orang yang tidak saling menghormati perbedaan otomatis akan menghasilkan masyarakat yang stabil. Para pejuang pluralisme umumnya cukup sadar bahwa solusi nyata tetap diperlukan untuk menciptakan stabilitas. Meskipun solusi pastinya bisa berbeda tergantung ideologi pluralis tertentu—liberalisme, anarkisme, libertarianisme, dan sebagainya—para pejuang pluralisme secara umum percaya bahwa orang-orang dengan sistem nilai berbeda tetap dapat hidup berdampingan jika mereka memilih menerima seperangkat nilai meta-kultural yang lebih luas yang menekankan penghormatan terhadap keberagaman, bersamaan dengan adat atau keyakinan masing-masing. Dalam sistem pluralistik, setiap individu dapat memiliki ruang budaya otonom mereka sendiri selama mereka sepakat untuk saling menghormati batas satu sama lain. Ini tidak berarti bahwa orang harus meninggalkan adat mereka sendiri dan berasimilasi, hanya saja mereka akan lebih baik jika menyadari bahwa semua pihak akan diuntungkan ketika menerima dan merangkul kenyataan bahwa tidak semua orang akan memiliki preferensi budaya atau agama yang sama.</p>
<p>Dengan kata lain, orang-orang dapat memegang nilai budaya unik mereka sendiri yang hidup berdampingan dengan nilai bersama yang lebih luas itu dan tetap bersatu secara sukarela untuk mempertahankan otonomi masing-masing. Anda bisa menjadi seorang Kristen heteroseksual atau Muslim yang sangat taat dan saya bisa menjadi ateis biseksual yang akar dibakar di neraka Anda, selama kita saling menghormati perbedaan dan menahan diri untuk tidak menggunakan hukum—yakni kekerasan negara—untuk memaksakan kekuasaan atas satu sama lain. Kita juga bisa bekerja sama untuk mempertahankan hak masing-masing untuk berbeda, dan melalui itu menemukan semacam kohesi sosial yang lahir secara alami dan solidaristik. Ini adalah kohesi yang lahir dari kehendak bebas. Ia tumbuh secara alami dari mutual aid dan pertahanan komunitas. Kita tidak perlu memiliki identitas yang persis sama, atau bahkan identitas yang mirip, jika kita bisa menemukan titik temu melalui keinginan akan otonomi dan kebutuhan bawaan kita terhadap kerja sama.</p>
<p>Mari kita baca kembali kisah para pejuang Zapatista di Chiapas, Meksiko. Zapatista adalah kelompok sosialis libertarian yang terdiri dari masyarakat adat dan Mestizo yang bangkit melawan negara Meksiko sebagai respons terhadap skema privatisasi NAFTA. Mereka berbicara dalam banyak bahasa berbeda. Berdasarkan sensus 2010, 38,1 persen masyarakat adat di Chiapas berbicara dalam bahasa Tzeltal, 34,5 persen Tzotil, 15,9 persen Chol, 4,5 persen Zoque, 4,4 persen Tojolabal, 0,7 persen Mame, 0,5 persen Kanjobal, dan 1,3 persen berbicara dalam 45 bahasa minor lainnya.<sup>1</sup> Itu berarti ada 52 bahasa berbeda. Alex Khasnabish, penulis ‘<i>Zapatistas: Rebellion From The Grassroots To The Global</i>’, menunjukkan bahwa penghormatan terhadap keberagaman merupakan bagian integral dari ideologi, struktur politik, bahkan konsep keadilan Zapatista itu sendiri.</p>
<blockquote><p>Konsep “keadilan” Zapatista bukan sekadar tuntutan agar hukum diterapkan secara adil atau sistem hukum direformasi, melainkan tuntutan akan masyarakat di mana martabat dan penghormatan menjadi standar utama dalam memperlakukan manusia. Konsep demokrasi, kebebasan, dan keadilan Zapatista bertumpu pada pandangan bahwa dunia adalah tempat yang dicirikan oleh pluralitas dan keberagaman, sebuah pandangan yang tercermin dengan sangat jelas dalam slogan mereka “<i>queremos un mundo donde quepan muchos mundos</i>” — “kami menginginkan dunia yang mampu memuat banyak dunia.” Agar sebuah masyarakat dapat disebut “adil”, masyarakat tersebut tidak hanya harus menganggap perbedaan sebagai sesuatu yang sah, tetapi juga mengakui bahwa perbedaan dan pluralitas radikal adalah karakteristik mendasar dari eksistensi itu sendiri, bukan sekadar sesuatu yang ditoleransi.</p>
<p>Bahkan, penekanan Zapatista terhadap “kesetaraan” juga merupakan konsep yang sangat dekat dengan “keadilan”, karena secara eksplisit menolak segala upaya untuk menyeragamkan manusia. Kesetaraan bagi mereka bukanlah standardisasi, melainkan penghargaan dan penghormatan terhadap perbedaan serta otonomi.<sup>2</sup></p></blockquote>
<p>Para pejuang Zapatista mengorganisasi diri mereka melalui konfederasi terdesentralisasi berbasis majelis desa yang menggunakan campuran demokrasi langsung dan demokrasi konsensus, di mana semua orang yang berusia di atas 16 tahun memiliki suara langsung dalam urusan komunitas. Sistem ini mencakup setengah wilayah Chiapas. Mereka melawan negara Meksiko dan kartel narkoba, dan berhasil mempertahankan cara hidup anarkis ini sejak 1994. Jika keberagaman secara inheren tidak cocok dengan kohesi sosial dan identik dengan keruntuhan masyarakat, bagaimana mungkin masyarakat tanpa negara yang dibangun di atas penghormatan terhadap keberagaman mampu mempertahankan diri melawan negara militeristik dengan logistik dan teknologi yang jauh lebih unggul selama tiga puluh satu tahun? Itu lebih lama daripada keberadaan masyarakat homogen terkenal seperti Nazi Jerman atau Italia Fasis yang banyak bicara soal ras unggul dan superioritas homogenitas.</p>
<p>Jika Zapatista belum cukup meyakinkan bahwa kelompok masyarakat yang beragam dapat menyingkirkan perbedaan mereka demi tujuan bersama dalam jangka panjang, hidup harmonis, dan mempertahankan diri, kita juga memiliki contoh Rojava, konfederasi sosialis libertarian di Suriah Utara dan Timur, di mana berbagai bahasa digunakan dan berbagai kelompok etnis maupun agama tidak hanya memilih hidup berdampingan tetapi juga berjuang melawan teror homogenisasi ISIS sejak 2012 hingga sekarang. Bahkan dapat dikatakan bahwa tanpa perjuangan YPG/YPJ di Rojava, kekuasaan ISIS mungkin akan bertahan lebih lama. Ada juga Konfederasi Swiss, yang sering disebut sebagai negara kehendak (<i>Willensnation</i> atau ‘<i>nation of volition</i>’) ketimbang negara bangsa, karena empat bahasa berbeda digunakan di sana dan masing-masing dominan di kanton yang berbeda. Konfederasi Swiss berdiri pada 12 September 1848, 177 tahun yang lalu. Masyarakat seperti itu, baik berbentuk negara maupun tidak, tidak mungkin bertahan lama tanpa adanya penghormatan mendasar terhadap keberagaman yang tertanam dalam budayanya.</p>
<p>Bersamaan dengan bukti-bukti tersebut, sulit untuk tidak menyimpulkan bahwa selain sistem kelas dan aparatus negara, ideologi homogenisasi adalah salah satu penyebab utama konflik manusia dan ironisnya justru menjadi musuh terbesar dari harmoni yang ingin diwujudkannya sendiri. Perang Dunia Kedua saja menewaskan lebih dari 50 juta orang dan dimulai oleh seseorang yang seluruh obsesinya berpusat pada gagasan budaya homogen yang dominan. Adolf Hitler dan para pengikutnya percaya bahwa jika semua orang menjadi patriot Jerman bermata biru dan berambut pirang, maka seluruh masalah dunia akan hilang dan digantikan oleh kedamaian. Namun pemikiran seperti itu justru menghasilkan kematian, kehancuran, dan keruntuhan tatanan sosial itu sendiri. Dan perang Nazi bahkan belum mencakup seluruh rangkaian konflik tribalistik yang terus menghancurkan dunia hingga hari ini. Salah satu contohnya adalah genosida terhadap rakyat Palestina oleh negara-etnis Israel, salah satu kekuatan homogenisasi kontemporer.</p>
<p>Sementara gerakan Zionis memang sudah memiliki dukungan sebelum Holocaust, gerakan itu benar-benar memperoleh popularitas dan momentum setelah tragedi tersebut. Banyak diaspora Yahudi awalnya melihat negara Yahudi-Israel yang baru berdiri sebagai langkah yang diperlukan untuk menjamin keselamatan mereka di dunia yang sebelumnya hampir memusnahkan mereka tanpa alasan yang masuk akal. Dan saya bisa memahami rasa sakit mereka sambil tetap melihat cacat yang melekat dalam solusi tersebut. Penganiayaan terkadang mendorong orang menuju solusi nasionalistik yang menekankan homogenitas dan tribalisme. Namun lebih sering daripada tidak, solusi nasionalistik justru membuat orang melakukan tindakan yang mencerminkan penindasan yang dahulu mereka alami sendiri, dan itulah yang terjadi dalam gerakan Zionis. Saat saya menulis ini, Gaza masih terus dihancurkan oleh bom-bom Israel. Donald Trump, sekutu paling kuat negara Zionis, bahkan secara terbuka membicarakan pembersihan etnis di Gaza.<sup>3</sup> Sebagian dari mereka yang dahulu tertindas memilih menjadi penindas sebagai akibat dari trauma Holocaust. Sebagian lainnya dalam diaspora Yahudi menolak homogenitas dan nasionalisme dan hingga hari ini masih terus menolaknya, dan dalam jangka panjang itu adalah pilihan yang lebih baik. Konflik Israel-Palestina tidak akan berakhir setelah Gaza dibersihkan secara etnis. Sebagai respons terhadap kekejaman negara Israel, banyak penyintas Palestina kemungkinan akan mendukung xenofobia dan <i>campism</i> Hamas, dan saya juga bisa memahami rasa sakit dan penderitaan mereka sambil tetap mengakui bahwa ideologi Hamas pada akhirnya memiliki masalah yang sama dengan Zionisme, yakni kecenderungan homogenisasi. Seluruh proses ini merupakan lingkaran umpan balik negatif, dan sering kali dimulai ketika mayoritas dominan memutuskan untuk memaksakan budayanya kepada kelompok minoritas.</p>
<p>Mari kita lihat sebuah ilustrasi teoretis. Bayangkan ada dua kelompok, Kelompok A dan Kelompok B. Di dalam masing-masing kelompok terdapat dua gerakan budaya yang saling bersaing, yaitu gerakan homogen yang ingin membangun monokultur dominan, dan gerakan pluralis yang memungkinkan banyak budaya hidup secara otonom berdampingan satu sama lain. Ketika gerakan pluralis menjadi hegemonik di kedua kelompok, peluang kedua kelompok tersebut untuk menyelesaikan konflik secara damai menjadi lebih besar karena salah satu prinsip utama budaya mereka adalah koeksistensi. Mereka tidak secara inheren melihat hubungan antar manusia sebagai <i>zero-sum game</i>, dimana hanya satu budaya yang boleh dominan. Mentalitas homogenisasi menciptakan rasa takut dan paranoia yang semakin diperparah oleh situasi ekonomi yang buruk.</p>
<p>Sebaliknya, kelompok pluralistik cenderung tidak melihat kelompok lain sebagai ancaman potensial kecuali mereka memiliki alasan yang sangat kuat untuk melakukannya, dan bahkan ketika alasan itu ada, mereka lebih mungkin mencari solusi diplomatik sebelum menggunakan kekerasan. Sementara itu, ketika mentalitas homogenisasi menjadi hegemonik dalam satu kelompok, risiko konflik meningkat. Namun bahkan dalam kondisi tersebut, peluang deeskalasi tetap lebih besar jika kelompok lainnya tetap berpegang pada nilai koeksistensi, sehingga kelompok yang bersikap bermusuhan memiliki kesempatan untuk menyelesaikan masalah internalnya sendiri. Ini bukan berarti konflik selalu dapat dihindari, tetapi risikonya dapat dikurangi. Namun bagaimana jika kedua kelompok sama-sama menerima pengaruh homogenisasi? Konflik, kekacauan, dan kehancuran praktis menjadi tak terhindarkan karena ideologi homogenisasi secara inheren memusuhi kelompok luar.</p>
<p>Logika yang sama tidak hanya berlaku dalam hubungan antar kelompok, tetapi juga dalam dinamika internal suatu kelompok. Dalam konteks ini pun, ideologi homogenisasi seringkali justru meningkatkan gesekan daripada menguranginya. Sebagai seorang pluralis, saya dapat hidup berdampingan dengan pluralis lain apapun keyakinan mereka karena kami semua sepakat pada prinsip dasar <i>live and let live</i>. Saya hidup dengan cara saya sendiri, mereka hidup dengan cara mereka sendiri. Kami saling mempertahankan hak satu sama lain untuk hidup seperti itu dan karena itulah solidaritas dapat tumbuh di antara kami meskipun terdapat perbedaan budaya. Kecintaan terhadap kebebasan individulah yang menyatukan kami dan menciptakan harmoni. Tidak masalah apakah kami berbicara dalam bahasa yang berbeda, menyembah tuhan yang berbeda atau bahkan tidak menyembah tuhan sama sekali, memiliki struktur keluarga yang berbeda, atau warna kulit yang berbeda.</p>
<p>Ketika ideologi yang ingin menyeragamkan masyarakat mulai diperkenalkan, ia menciptakan nubuat yang terpenuhi dengan sendirinya yakni kekerasan, sektarianisme, penindasan, dan pada akhirnya perpecahan. Konflik menjadi kemungkinan yang sangat besar karena homogenisasi membutuhkan dominasi untuk menghapus keberagaman. Mustahil menghapus seluruh variasi manusia dan mengontrol semua variabel, sehingga perebutan kekuasaan menjadi tak terelakkan ketika dominasi menjadi hubungan utama yang mengatur masyarakat. Ini karena kelompok yang didominasi dan dipaksa berasimilasi pada akhirnya tidak memiliki pilihan selain membela diri, dan itu hanya akan memperbesar konflik.</p>
<p>Tekanan konflik sayangnya juga dapat mendorong kelompok minoritas yang menjadi sasaran untuk menerima politik campisme sebagai bentuk pertahanan diri. Ketika kelompok mayoritas memutuskan untuk menargetkan minoritas di dalam masyarakatnya sendiri, hal itu memberi sinyal kepada komunitas tersebut bahwa mereka bukan lagi bagian dari ‘masyarakat’ tersebut, yang secara wajar dapat memicu respons perlawanan. Misalnya, karena menjadi sasaran negara Amerika Serikat dan dikucilkan oleh sebagian besar publik Amerika, sebagian anggota diaspora Palestina di AS mulai memandang siapa pun yang bersedia melawan negara Israel atau sekutu imperialisnya, Amerika, sebagai calon sekutu, termasuk kekuatan imperialis rival seperti Rusia atau Tiongkok beserta sekutunya seperti Korea Utara dan Iran. Namun itu merupakan kesalahan strategis, karena negara-negara tersebut juga melakukan penaklukan eksternal maupun penindasan internal terhadap kelompok minoritas, tidak jauh berbeda dengan Amerika Serikat. Dalam kasus Rusia, bahkan keduanya berlangsung sekaligus. Dalam contoh ini maupun kasus lainnya, kekuatan homogenisasi yang memulai konflik hampir pasti akan memanfaatkan kesalahan strategis tersebut untuk memperkuat klaim bahwa kelompok minoritas sasaran tidak dapat dipercaya, sehingga rasa keterasingan semakin membesar. Dan pada akhirnya, nubuat itu pun terpenuhi ketika konflik terus meningkat.</p>
<p>Kabar baiknya, ideologi homogenisasi tidak dapat lolos dari merayapnya entropi yang tak terhindarkan. Bahkan ketika faksi homogenisasi berhasil membangun kontrol totaliter dan percaya bahwa mereka akhirnya telah membersihkan diri dari “unsur subversif”, mereka pada akhirnya tetap kehilangan kendali karena mereka tidak mampu mencegah lahirnya faksi-faksi baru di dalam tubuh mereka sendiri yang kemudian menciptakan perpecahan. Menyimpang adalah sifat dasar manusia. Misalnya ketika Nazi berkuasa, mereka segera harus membersihkan para pengikut Strasser dan Rohm atau menghadapi perebutan kekuasaan internal. Pertimbangkan juga kaum Bolshevik. Meskipun mereka tidak mendorong homogenitas etnis, mereka sangat menekankan homogenitas ideologis dan hasil akhirnya tetap sama yakni faksionalisme, pembersihan internal, perebutan kekuasaan, konflik, dan pada akhirnya disintegrasi. Homogenisasi otoritarian tidak akan pernah benar-benar bertahan karena kita semua adalah individu dengan cara berpikir yang unik. Bahkan para homogenis sendiri tidak dapat lolos dari kenyataan ini. Ketika mereka merasa akhirnya semua orang berada di halaman yang sama, seseorang akan mulai berbeda pandangan dan dunia rapuh yang mereka bangun pun runtuh karena mereka tidak menghormati keberagaman pemikiran, apalagi identitas. Dari sana mereka mulai saling menyerang, yang terkadang justru memberi peluang bagi kelompok tertindas dan sekutu mereka untuk memberontak. Satu-satunya cara untuk benar-benar menyelesaikan persoalan ini mungkin hanya jika manusia berubah menjadi semacam robot sibernetik. Tapi mungkin memang itulah tujuan akhir negara polisi tekno-fasis.</p>
<p>Kadang konflik antara pluralisme dan homogenisasi ini dibingkai seolah identik dengan konflik antara ateisme dan agama, padahal tidak demikian. Kaum <i>New Atheists</i> pada awal 2000-an mencoba membingkai kekerasan di Timur Tengah sebagai pertarungan antara penganut agama Timur yang barbar melawan sekularis Barat yang tercerahkan. Pola pikir ini mungkin paling jelas terlihat dalam beberapa halaman awal buku <i>The God Delusion</i> karya Richard Dawkins pada 2006:</p>
<blockquote><p>“Pada Januari 2006 saya membawakan dokumenter televisi dua bagian di televisi Inggris, Channel Four yang berjudul ‘<i>Root of All Evil?</i>’ Sejak awal saya tidak menyukai judul itu. Agama bukan akar dari semua kejahatan, karena tidak ada satu hal pun yang menjadi akar dari segalanya. Tetapi saya menyukai iklan yang dipasang Channel Four di surat kabar nasional. Iklan itu menampilkan cakrawala Manhattan dengan tulisan ‘Bayangkan dunia tanpa agama.’ Apa hubungannya? Menara kembar World Trade Center terlihat jelas di sana. Bayangkan, bersama John Lennon, dunia tanpa agama. Bayangkan tidak ada pelaku bom bunuh diri, tidak ada 9/11, tidak ada 7/7, tidak ada Perang Salib, tidak ada perburuan penyihir, tidak ada <i>Gunpowder Plot</i>, tidak ada pemisahan India, tidak ada perang Israel/Palestina, tidak ada pembantaian Serbia/Kroasia/Muslim, tidak ada penganiayaan terhadap Yahudi sebagai ‘pembunuh Kristus’, tidak ada konflik Irlandia Utara, tidak ada ‘<i>honour killing</i>’, tidak ada televangelis berjas mengkilap yang menipu orang-orang lugu demi uang mereka (‘Tuhan ingin Anda memberi sampai terasa sakit’). Bayangkan tidak ada Taliban yang menghancurkan patung-patung kuno, tidak ada pemenggalan publik terhadap para penista agama, tidak ada cambukan terhadap kulit perempuan karena memperlihatkan sedikit bagian tubuhnya.”</p></blockquote>
<p>Saya sendiri tidak akan berpura-pura bahwa saya selalu kebal dari cara berpikir sesederhana itu. Ketika masih muda sebagai seorang ateis, buku tersebut sangat beresonansi bagi saya. Namun narasi itu mulai runtuh ketika saya mulai mempelajari sejarah revolusioner. Dawkins mengklaim bahwa tanpa agama tidak akan ada pemenggalan publik, padahal Revolusi Prancis saja sudah cukup untuk menunjukkan betapa lemahnya klaim itu. Bagaimana dengan klaimnya bahwa konflik Irlandia Utara dan Israel-Palestina tidak akan ada? Tidak ada alasan khusus mengapa kolonialisme tidak akan tetap ada tanpa agama. Uni Soviet menemukan pembenarannya sendiri tanpa agama dengan sangat baik. Tanyakan saja pada rakyat Ukraina atau Ingushetia tentang itu. Jadi meskipun saya seorang ateis dan sampai hari ini masih menikmati kritik terhadap fundamentalisme agama, persoalannya tidak sesederhana rasionalitas ateisme melawan irasionalitas agama. Faktanya, ideologi homogenisasi yang mendorong konflik manusia dapat muncul dalam berbagai sistem keyakinan, baik teistik maupun ateistik.</p>
<p>Meskipun saya tidak sepenuhnya setuju dengan kesimpulan ultra-individualistik anarkis Josiah Warren, karena posisi saya sendiri berada di antara anarkisme individualis dan sosial, saya tetap merasa ada kebenaran ketika ia mengatakan bahwa “keberagaman tak terbatas, bukan ‘kesatuan’, adalah sesuatu yang tak terhindarkan.<sup>4</sup>” Namun saya akan memodifikasinya dengan mengatakan bahwa keberagaman tak terbatas dan kesatuan tidak selalu merupakan lawan kata, melainkan keberagaman tak terbatas perlu diberi ruang yang sangat luas di dalam masyarakat. Jika ruang itu tidak diberikan dan keberagaman ditekan sebagaimana diinginkan para homogenis, maka yang lahir adalah konflik, karena perebutan kekuasaan menjadi satu-satunya pilihan aktif ketika otonomi ditolak. Namun jika keberagaman dibiarkan berkembang dalam sistem yang dibangun di atas saling menghormati perbedaan, ia justru akan menjadi sumber solidaritas yang secara alami melahirkan harmoni. Sebagai seorang anarkis, saya tidak pernah berilusi bahwa masyarakat apapun, dengan negara maupun tanpa negara, akan bertahan selamanya. Perubahan dan entropi, sejauh yang dapat kita pahami, adalah sesuatu yang tak terelakkan. Masyarakat akan terus bangkit dan runtuh, datang dan pergi, pasang dan surut. Itulah keindahan dari “anarki” baik dalam makna sehari-hari maupun politik. Namun itu bukan berarti kita harus putus asa dan jatuh ke dalam nihilisme yang justru mempercepat entropi, melainkan bahwa kita perlu membangun sistem yang dinamis, pluralistik, dan mampu mengakomodasi beragam cara hidup dengan menumbuhkan penghormatan terhadap keberagaman. Jika anarki bisa menjadi keteraturan, maka penghormatan terhadap keberagaman juga bisa menjadi persatuan. Jika Anda menghargai kohesi sosial, maka Anda seharusnya menjadi seorang pluralis, bukan homogenis. Homogenitas bukanlah solusi. Ia justru masalahnya.</p>
<hr />
<p><span class="s1">1</span> “<a href="https://www.indigenousmexico.org/articles/chiapas-forever-indigenous"><span class="s2"><i>Chiapas: Forever Indigenous</i></span></a>”, oleh John Schmal, Indigenous Mexico.</p>
<p><span class="s1">2</span><span class="s3"> ‘</span><i>Zapatistas: Rebellion From The Grassroots To The Global</i>’ oleh Alex Khasnabish, pg. 91.</p>
<p><span class="s4">3</span><span class="s5"> “<a href="https://apnews.com/article/trump-gaza-plan-palestinians-israel-3f12eb51869da2221afbb22b0bcf47ba"><span class="s6"><i>Trump doubles down on plan to empty Gaza. This is what he has said and what’s at stake</i></span></a>”. oleh Lee Leath, AP News.</span></p>
<p><span class="s1">4</span> “<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/josiah-warren-the-motives-for-communism"><span class="s7"><i>The Motives for</i> <i>Communism</i></span></a>”. oleh Josiah Warren, The Anarchist Library<span class="s8">.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Inundando la Zona de Trump: la guerra en red todavía funciona</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61176</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Kevin Carson]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 08:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spanish]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[antifascism]]></category>
		<category><![CDATA[bureacracy]]></category>
		<category><![CDATA[Elon Musk]]></category>
		<category><![CDATA[MAGA]]></category>
		<category><![CDATA[networked resistance]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Bannon]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61176</guid>

					<description><![CDATA[Por Kevin Carson. Artículo original: Flooding Trump’s Zone: Networked Warfare Still Works, de 22 de marzo de 2025. Traductor: Camilo Salvadó. En el período hacia la investidura de Trump, portavoces del Presidente electo insistieron repetidamente en que él “correría en terreno”. Metáforas como “manguera de incendios”, “estupor y pavor” e “inundar la zona” eran comunes...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Por <b>Kevin Carson</b>. Artículo original: <a href="https://c4ss.org/content/60152"><span class="s2">Flooding Trump’s Zone: Networked Warfare Still Works</span></a>, de 22 de marzo de 2025. Traductor: <a href="http://linkedin.com/in/camilo-salvad%C3%B3-b76a656a">Camilo Salvadó</a>.</p>
<p>En el período hacia la investidura de Trump, portavoces del Presidente electo insistieron repetidamente en que él “correría en terreno”. Metáforas como “manguera de incendios”, “estupor y pavor” e “inundar la zona” eran comunes entre asociados oficiales o no de Trump.</p>
<p>Y “corrió”, vaya si lo hizo. Redadas del ICE en Chicago y otros sitios, una avalancha de órdenes ejecutivas desde lo flagrantemente ilegal e inconstitucional hasta lo ridículo, marcaron su primera semana. Desde fines de su segunda semana, y hasta la semana pasada, los matoncillos mocosos que representan al DOGE de Musk han atacado una agencia o departamento cada día.</p>
<p>Gente dentro y fuera del gobierno, de quienes<span class="Apple-converted-space">  </span>normalmente se esperaría resistencia a esto, parecían paralizadas por el shock. La mayoría de los demócratas del Congreso insistieron en normalizar la situación, probablemente como mecanismo de defensa para evitar tener que reconocer la embestida fascista por lo que es. Pese a las audiencias de comités, la mayoría de los nominados de Trump hasta ahora pasaron sin problemas. Gente como el Líder de la Minoría del Senado, Chuck Schumer, quien repetidamente (y acertadamente) advirtió antes de las elecciones sobre la amenaza autoritaria de Trump, ahora se abstienen de usar las armas disponibles para resistir ese autoritarismo: e.g., negar el consentimiento unánime, o realizar llamadas a quorum para cada acción individual en el Senado, ya sean confirmaciones de nombramientos o legislación. Schumer también, hablando en nombre de su partido, declaró su intención de esperar hasta que Trump “realmente la riegue” y luego “tirarse a las vías del tren” -un estándar que aparentemente no alcanza el intentar abolir agencias oficiales y apropiarse de fondos estatales por órden ejecutiva-. El Líder de la Minoría de la Cámara de Representantes, Hakeem Jeffries, ha enfatizado repetidamente la impotencia de los demócratas: “¿Qué influencia tenemos? Vamos aseguir tratando de encontrar un terreno común bipartidista&#8230;” — esto a pesar de una Mayoría republicana tan despedazada internamente, por la llamada locura del Caucus de la Libertad, que el Representante Johnson no podrá aprobar un presupuesto sin la ayuda de los demócratas.</p>
<p>Pero la embestida de Trump, abrumadora como fue, ha progresado aritméticamente. La resistencia coalescente, aunque empezó con el pie izquierdo, ha aumentado geométricamente durante los últimos diez días más o menos. Empezó con acciones legales de varias organizaciones pro libertades civiles sin fines de lucro, y siguió con acciones legales similares de sindicatos laborales y fiscales estatales, para asegurar medidas cautelars o moratorias contra las órdenes ejecutivas de Trump.</p>
<p>Paralelamente, compartir información hizo mucho para impedir la ejecución de las políticas de Trump. Activistas por los derechos de los migrantes en todo el país, informando a los objetivos potenciales de sus derechos legales (por ejemplo su derecho a negar la entrada a agentes del ICE armados solo con órdenes administrativas no firmadas por juez), provocaron la frustración del “zar fronterizo” Tom Homan:</p>
<blockquote><p>Los ciudadanos de los Santuarios están haciendo muy difícil arrestar a los criminales. Por ejemplo, Chicago, muy bien educados. Han sido educados en cómo desafiar a ICE, cómo esconderse de ICE. He visto folletos de muchas ONG: “Así se escapa de que ICE te arreste”; “Esto es lo que necesita hacer”. Ellos lo llaman “Conocé tus Derechos”. Yo lo llamo “Cómo escapar del arresto”.</p></blockquote>
<p>En Ciudades y Estados Azules de todo el país, los sistemas escolares locales y otros edificios del gobierno han negado la entrada a agentes de ICE.</p>
<p>Mientras tanto, sindicatos de trabajadores federales, abogados laborales y personal de carrera diseminaron rápidamente consejos sobre cómo responder al memo (obviamente redactado por Musk) que ofrecía el llamado “pago por renuncia”. El periodista Jay Willis, a inicios de la segunda semana de Trump, informó:</p>
<blockquote><p>Esta noche, escuchando de empleados federales recibiendo mensajes a través de su sistema de notificación de emergencia, usado normalmente para cierres de oficinas por nieve, tipo<span class="Apple-converted-space">  </span>NO RESPONDÁS ESE CORREO BAJO NINGUNA CIRCUNSTANCIA, NO SABÉS SI ALGUNA PROMESA ES REAL</p></blockquote>
<p>Subreddits y otras comunidades de Internet de empleados federales, de forma similar, se volvieron rápidamente bolsas de información.</p>
<p>Consejos circularon ampliamente en redes sociales, alentando a los trabajadores del gobierno y a cualquier otro en posición de hacerlo a obstruir la implementación de las políticas de Trump mediante ineficiencia e inacción deliberadas. El manual de sabotaje OSS de 1943 experimentó un resurgimiento en popularidad.</p>
<p>Quizás más importante, el público general, luego de un arranque lento, comenzó a movilizarse en números exponencialmente crecientes, con el apoyo de demócratas disidentes como Alexandria Ocasio-Cortez, que se toman su trabajo en serio. Y el tamaño de las multitudes fuera de los edificios de oficinas federales tomados por DOGE ha envalentonado incluso a Schumer para emplear una retórica algo más combativa. Elizabeth Warren y otros se han unido a las multitudes, y el Senador Brian Schatz ha tomado la medida que todo el Partido Demócrata debió haber tomado desde el principio, anunciar su intención de utilizar todo el poder de las reglas del Senado para obstruir a todos los nominados de Trump hasta que la situación se resuelva.</p>
<p>Hasta ahora ninguno de ellos ha llegado tan lejos como para tomar en serio la amenaza de los matoncillos de Musk de llamar a los Marshalls de EUA, y forzarlos a la incómoda posición de decidir si arrestarlos frente a las multitudes y las cámaras de TV.</p>
<p>Periodistas de un puñado de medios como Wired hacen hoy el tipo de reportaje de investigación por el que antes fueron conocidos el NYT y el Washington Post, hoy perros apaleados. La última bomba es que Edward “Boludo” Coristine, el niño de fraternidad con pelo de brócoli que participa en las tomas hostiles de DOGE, tenía un historial en redes extremadamente tóxicas como 764 y The Com que se dedican al hackeo de sombrero negro y la extorsión sexual infantil. Me enteré esta mañana (8 de febrero) mientras revisaba las noticias, por lo que la onda de choque apenas ha tenido tiempo de llegar al público; pero el hecho de que personas como esta estén en posición de comprometer los pagos del gobierno —sabés, como el Seguro Social— parece bastante probable un aumento en la escala de la protesta pública.</p>
<p>La semana pasada, Trump perdió casi todos los casos judiciales en su contra, y la primera ola de mandatos judiciales y órdenes de restricción ya llegó. Queda por ver qué camino tomará Trump en cuanto a su cumplimiento. Hasta hoy, el cumplimiento de las órdenes judiciales ha sido en realidad irregular, no monolíticamente desafiante. Kraus, el enlace del DOGE en Tesorería, cumplió con la eliminación del acceso al sistema de pagos a los no empleados, y al parecer Elez no ha sido recontratado, pese a las afirmaciones de Musk. Es una apuesta segura que el desafío resultará en un aumento de la magnitud de las multitudes, y otro aumento similar en las demandas de que el Congreso haga su jodido trabajo.</p>
<p>Mientras tanto, las tensiones internas en la administración Trump remontan. La situación no podría haber sido diseñada mejor para aumentar la tensión y el antagonismo personal entre Trump y Musk. Trump ha mostrado repetidas señales de fastidio —basta con mirar su expresión facial mientras Musk “saltaba como un idiota” detrás de él en escena, usando una frase de Tim Walz. Y hay un historial de personas que acaparan los reflectores o causan inconvenientes a Trump, que son desechadas rápidamente, como fuimos testigos en la primera administración. Las constantes burlas sobre el “Presidente Bannon”, y la selección de Steve Bannon como Persona del Año de la revista Time, llevaron a su caída en solo meses. Y el antipático Elon Musk, con la cara más golpeable del mundo, ha sido un pararrayos de odio no solo para demócratas sino también de republicanos que temen que sus vidas sean interrupidas. Esto incluye funcionarios de la Casa Blanca, según informes anónimos.</p>
<p>La situación claramente afecta al propio Musk, quien ha estado acampando en un sofá y sin duda dependiendo de anfetaminas de alta potencia para sobrevivir sin dormir las últimas dos semanas. Según todos los informes, no esperaba nada cerca de este nivel de atención o protesta pública. Afirma haber recibido amenazas de muerte. La paranoia y el insomnio alimentados por la velocidad, junto con el golpe a su frágil ego por los recordatorios inevitables de su impopularidad, tienen que estar pasándole factura. Esto fue hace dos años:</p>
<blockquote><p>Se reporta que Elon Musk sufrió una crisis nerviosa luego de enfrentar abucheos enfadados en el show de Dave Chappelle en San Francisco en diciembre de 2022, lo que sumó a los temores del multimillonario de que su reputación como visionario tecnológico se había visto dañada por sus al parecer caóticos movimientos al comprar y dirigir Twitter&#8230;</p>
<p>“Llegó a un punto en el que se encerró en su oficina, estaba muy molesto porque los empleados de Twitter consideraban solicitar una chequeo de bienestar por parte de la policía de San Francisco porque pensaban que iba a autolesionarse”.</p></blockquote>
<p>Obviamente, un punto débil en el que enfocarse y explotar sin piedad.</p>
<p>Es difícil imaginar que la Jefa de Gabinete, Susie Wiles, no esté molesta por el daño político que Musk le hace a Trump, pero probablemente las cosas no han llegado al punto en el que esté dispuesta a jugársela haciendo un movimiento fuerte en su contra. Mientras tanto, es más probable que siga codeando suavecito a Trump cada vez que Musk cause otra vergüenza pública o una protesta de sus bases, alarmadas de que los leopardos les coman la cara. En algún punto, a medida que sihan llegando los daños en las encuestas y las quejas de su base, Trump estará preparado para echarle la culpa del desastre a Musk y arrojarlo a los perros. Mi apuesta es que esto ocurrirá en un par de meses, si no semanas. Sobre lo que sucede a un ex aliado después que Trump lo despide, preguntale a Rudy Giuliani.</p>
<p>Sin embargo, no creo que Trump sea capaz de consolidar poder dictatorial. Heredó un sistema en el que el gobierno federal casi no posee capacidad estatal, en comparación con los gobiernos nacionales de otras grandes potencias, y se apoya casi por completo en burocracias estatales y las fuerzas de la ley para ejecutar sus políticas. Y no solo ha lanzado asaltos en múltiples frentes, que bien podrían estar calculados para molestar a la mayor cantidad posible de sus bases y consolidar una oposición, sin asegurar primero su control sobre el ejército y la burocracia; en realidad está en proceso de alienar y destripar la efectividad de la burocracia y al cuerpo de oficiales.</p>
<p>Sobre todo, despertó a un gigante dormido. Nuestra capacidad de ayuda y apoyo mutuo, de usar el poder de las redes organizadas para llevar información vital a las personas que pueden usarla mejor, y oponerse en enjambre a los aspirantes a déspotas, está más allá del libro de jugadas de Trump. Él quiso inundar la zona, pero nosotros inundamos la suya.</p>
<p style="text-align: center; padding: .6em 1em; border: 1px solid black; border-radius: 5px; margin: .5em 0 2em;">Si te ha gustado este articulo y quieres apoyar a esta comunidad, puedes donar a través de este link:<i> </i><a href="https://c4ss.org/apoyo">https://c4ss.org/apoyo</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Redes versus Jerarquías en la lucha de Minneapolis contra ICE</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61174</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Frank Miroslav]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 09:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spanish]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[activism]]></category>
		<category><![CDATA[anarchism]]></category>
		<category><![CDATA[Desktop Regulatory State]]></category>
		<category><![CDATA[fascism]]></category>
		<category><![CDATA[ice]]></category>
		<category><![CDATA[immigration]]></category>
		<category><![CDATA[Kevin Carson]]></category>
		<category><![CDATA[Minneapolis]]></category>
		<category><![CDATA[mutualism]]></category>
		<category><![CDATA[organizing]]></category>
		<category><![CDATA[praxis]]></category>
		<category><![CDATA[radical movements]]></category>
		<category><![CDATA[Resistence]]></category>
		<category><![CDATA[Social Movements]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61174</guid>

					<description><![CDATA[Por Frank Miroslav. Artículo original: Networks Versus Hierarchies in Minneapolis’ Struggle Against ICE, de 28 de enero de 2026. Traducido al español por Camilo Salvadó. Por un tiempo, pensé escribir una reseña del libro de Kevin Carson The Desktop Regulatory State -El Estado regulador de Escritorio-, que ayudó a inspirarme para convertirme en anarquista allá...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Por <b>Frank Miroslav</b>. Artículo original: <a href="https://c4ss.org/content/60977">Networks Versus Hierarchies in Minneapolis’ Struggle Against ICE</a>, de 28 de enero de 2026. Traducido al español por <a href="http://linkedin.com/in/camilo-salvad%C3%B3-b76a656a">Camilo Salvadó</a>.</p>
<p>Por un tiempo, pensé escribir una reseña del libro de Kevin Carson The Desktop Regulatory State -El Estado regulador de Escritorio-, que ayudó a inspirarme para convertirme en anarquista allá en 2016, para ver cómo envejeció en la década desde su publicación.</p>
<p>Entonces ICE invadió la ciudad de Minneapolis. Los ciudadanos contraatacaron de forma que parecía una aplicación de manual de lo escrito por Carson en el libro, hasta el punto de que, si se algún día se publica una segunda edición, no me sorprendería que tuviese una subsección completa en el apéndice, titulada “Caso de Estudio de Resistencia en Red”</p>
<p>Plantear puntos teóricos amplios basados en un conflicto en curso es siempre una encargo cuestionable. Cuando las tensiones se elevan y la situación es fluida, pensar rigurosamente las cosas ocurriendo es desafiante, la moneda puede voltear en un parpadeo. Narrativas ligadas al momento pueden resultar risiblemente erradas en  retrospectiva, cuando los hechos son analizados fríamente o nueva evidencia ve la luz.</p>
<p>No obstante, estoy dispuesto a mantener la afirmación hasta probarse lo contrario.</p>
<p>Para los que no han leído el libro o necesitan refrescarlo, una parte significativa del inicio del libro es sobre establecer lo que Carson ve como el principal conflicto futuro, lo llama conflicto entre redes y jerarquías.</p>
<p>Y aunque no estoy personalmente involucrado en la lucha, por todas las noticias que estoy viendo, ciertamente parece que Minneapolis está utilizando una red para luchar contra una jerarquía. Como la anarquista Margret Killjoy escribió sobre su experiencia hablando con gente de la ciudad:</p>
<blockquote><p>“El movimiento no es acéfalo, sino policéfalo, y no hay unas pocas personas específicas que arrestar para detener el movimiento. Porque está construido de tantas redes interconectadas, incluso si un actor maligno logra romper una pieza individual de la red (por ejemplo, entreteniendo  algún grupo organizador particular en minucias e impidiéndole realizar su trabajo), la interrupción será mínima. Ya que la red es democrática (no en el sentido de que la gente vote las decisiones, sino en el sentido de ser encabezada por personas que son parte de la red, no por una vanguardia), se escucha a la gente solo cuando sus ideas realmente atraen a la gente”</p></blockquote>
<p>La estrategia básica empleada por gente en el terreno es identificar carros usados por agentes, seguirlos, alertar a otros de su presencia con el uso de bocinas y silbatos, y fotografiarlos o videograbarlos cuando intentan acosar y secuestrar gente en la calle, obteniendo información de las personas capturadas. Aunque ICE aún puede realizar arrestos, el número de personas que han podido capturar es mucho menor de lo que habría sido si la comunidad fuese más lenta en organizarse.</p>
<p>Superar las tácticas de un enemigo estructurado jerárquicamente, con potencia de fuego superior, en vez de enfrentarse directamente a él, no es nuevo. Es el pan de cada día de las insurgencias guerrilleras exitosas desde tiempos inmemoriales. Lo que Minneapolis aprovecha son las comunicaciones cifradas en tiempo-real vía aplicaciones de teléfono como Signal, pero también redes de radio.</p>
<p>Esas tácticas de enjambre no-violentas, amplificadas por la tecnología de comunicaciones llevan ya un tiempo con nosotros. En su libro, Carson se basa en el trabajo clásico de John Arquilla y David Ronfeldt, del tanque-de-ideas RAND, y su concepto de “Netwar” (Guerra-Red). Ellos sostenían que los avances en la tecnología de comunicaciones permitieron que enjambres descentralizados abrumasen a objetivos más poderosos y organizados jerárquicamente.</p>
<p>Un estudio de caso al que Arquilla y Ronfeldt prestaron considerable atención fueron las tácticas de enjambre utilizadas por grupos de Acción Directa en Seattle contra la Organización Mundial del Comercio, allá por el ‘99. Aún con las décadas pasadas desde lo escrito, las similitudes son notables:</p>
<blockquote><p>“Las Guerras-Red las pelean redes; colecciones de grupos y organizaciones guiadas por estructuras de mando no jerárquicas que se comunican por ‘todos-los-puntos’ en canales de comunicación de considerable amplitud y complejidad.</p>
<p>Las redes operan contra sus oponentes “enjambreando” como abejas o glóbulos blancos, más como organismos que como máquinas. Su ofensiva es sigilosa y desde muchas direcciones. En defensa, pueden reaccionar como anticuerpos moviéndose a los puntos de ataque. La línea entre ofensiva y defensiva en la Guerra-Red puede ser borrosa, dejando a los oponentes sin claridad sobre lo que ocurre y cómo responder. Durante las protestas, la Red de Acción Directa pudo ‘enjambrar’  a sus oponentes repetidamente, como demostró la toma de intersecciones clave el martes y la fácil penetración de la zona de ‘no-protestas’ el miércoles. La defensa de anticuerpos se mostró al moverse las multitudes hacia los ataques policiales o arrestos masivos”.</p></blockquote>
<p>Pero mientras en Seattle esos enjambres se componían mayormente de anarquistas y activistas ideológicamente comprometidos que buscaban abrumar la defena de policías, que buscaba a su vez  impedir que los representantes se reunieran en una conferencia, lo que vemos en Minneapolis es una movilización de toda la sociedad que va mucho más allá de los habituales activistas de izquierda y liberales y de las comunidades marginadas de color, con el objetivo de defender a los que el ICE persigue. Como escribe la periodista Ana Marie Cox: “La movilización ha atravesado límites de clase y raza incluso más profundo que la respuesta al asesinato de George Floyd”. Con esto, no solo tienes trabajadores en huelga, sino también negocios comunes y corrientes.</p>
<p>Un verdadero frente popular.</p>
<p>El amplio consenso moral de que ICE debe ser combatido es clave para toda la lucha. Una de las distinciones de Carson entre redes y jerarquías es que la gente está intrínsecamente motivada para actuar porque creen en lo que hacen, no por ser forzados, por lo puede confiarse en que harán lo correcto. Costos más bajos harán que la gente tome acción, lo que es crítico dado que solo tienen minutos para actuar cuando el ICE intenta secuestrar a alguien.</p>
<p>Los principios que Carson expone se aplican a muchos casos de personas que se organizan de forma horizontalista, pero hay razones específicas por las que Minneapolis puede hacer lo que hace.</p>
<p>En primer lugar, se basa en prácticas preexistentes de ayuda mutua y solidaridad cotidianas que son necesarias por el entorno. De nuevo Marie Cox:</p>
<blockquote><p>“Vínculos formados bajo la presión de un frío de dos dígitos bajo cero son clave para entender lo que está sucediendo. Es imposible sobrevivir un invierno en Minnesota sin ayuda, y solo a veces esa ayuda proviene de tus vecinos. Son ciertas las historias sobre personas paleando o quitando la nieve en los accesos de una manzana entera sin que se lo pidan y sin compensación, pero los verdaderos milagros (e igual de comunes) suceden cuando desconocidos se detienen para ayudar a alguien a sacar un coche atrapado en un banco de nieve o sacan la arena para gatos del maletero, puesta ahí solo para este tipo de emergencias. No puedo contarte una sola historia de esas. Tengo al menos tres o cuatro. El juego de palabras es irresistible: los minnesotanos siempre han declarado causa común contra el hielo (ICE), solo que han cambiado su enfoque al hielo que no se puede usar también para entrenar hockey.</p>
<p>Puedes desestimarlo como broma hasta que alguien en un café te da una bufanda porque no encuentras la tuya. La gente ofrece ayuda sin dudar y sin preguntar; no creo que haya escuchado a nadie rechazar las gracias con un ‘Solo págamelo algún día’“.</p></blockquote>
<p>También está la infraestructura técnica que impulsa la resistencia en forma de una app como Signal. El lento y aburrido trabajo de décadas de hackers radicales que ha dado a los manifestantes líneas de comunicación seguras y simples. Luchas ancestrales como las Guerras Cripto de los 90, que legalizaron el cifrado para la gente común, y el trabajo para construir, popularizar y mantener Signal son lo que ha permitido a los manifestantes comunicarse de forma segura de maneras que frustran la vigilancia del régimen.</p>
<p>La estructura específica de los grupos de chat cifrados y cerrados significa que la resistencia es más resiliente. “Periodistas” de derechas como Cam Higby pueden infiltrarse en chats individuales, pero solo revelan una pequeña parte de la red más amplia. Compárese con protestas previas en las que la gente se organizaba abiertamente por redes sociales públicas, mucho más fáciles de cerrar o bloquear.</p>
<p>Vale la pena hablar de las implicaciones políticas más amplias de todo esto.</p>
<p>Bromeo sobre los activistas de Minneapolis usando principios de un libro del que solo un pequeño puñado de personas en esa ciudad han oído hablar, y menos aún leer, porque habla de cómo Carson dio en el blanco con lo que escribió. La razón por la que la gente actúa de esta manera no es porque tengan una comprensión formal de los principios del enjambre o la guerra en red, sino porque vieron a otras personas haciendo algo efectivo que ellos mismos podían hacer. La razón por la que la resistencia de Minneapolis ha funcionado tan bien es que consiste en formas de actividad que requieren una inversión mínima en términos de ideología (la policía secreta no debería secuestrar a mis vecinos) y recursos (todo lo que necesitas es un teléfono, un silbato o un coche).</p>
<p>Los radicales Auto-conscientes tal vez fueron claves para encender la ola de acción, pero esta se convirtió en algo propio. Con ello, se convirtió en uno de los ejemplos más exitosos de “Propaganda por el Hecho” en años. Es un claro ejemplo de Acción Directa que no solo tiene un impacto político, sino también envía un mensaje claro a la gente de todas partes:</p>
<blockquote><p>“Vos, ya sea que vivás en Minneapolis o en cualquier otra ciudad de América, o del mundo, podés hacer algo como esto”.</p></blockquote>
<p>Ahora bien, el hecho de que la gente se organice de manera anarquista no los convierte en anarquistas. Como todos los frentes populares, la solidaridad general que vemos en Minneapolis se disipará, particularmente si la ciudad gana. Pero incluso así, es más fácil tener conversaciones con personas que las acerquen a nuestra posición cuando tienen la experiencia visceral de actuar como anarquista.</p>
<p>Pero las consecuencias del conflicto en las calles de Minneapolis van más allá de facilitar  potencialmente a la gente convertirse a nuestra posición, mientras se asesta un golpe sólido al régimen Trump. También habla del futuro de la izquierda en Estados Unidos y en otras partes del mundo.</p>
<p>Una cosa irónica sobre The Desktop Regulatory State es que, pese a defender como campeón las salvajes posibilidades de la organización horizontalista a futuro, se publicó justo cuando comenzábamos a ver el resurgimiento de la “Nueva Vieja Izquierda” -como el fundador de Jacobin, Bashkar Sunkara, se describió- gracias a las campañas electorales de figuras como Bernie Sanders y Jeremy Corbyn. En los 90 y 2000, un tosco “horizontalismo” inspirado en las prácticas anarquistas era sentido común en toda la izquierda, pero en décadas recientes vimos un retorno el “verticalismo”.</p>
<p>Parte de este cambio fueron argumentos que confundían las aspiraciones descentralistas y las tecnologías alternativas con el relativismo posmoderno y el quietismo, que definieron a muchos en la izquierda en los 90 y los 2000 (ni hablar de las frustraciones que los anarquistas tenían con el posmodernismo). Como lo describió Sunkara:</p>
<blockquote><p>“Mucho de mi trabajo temprano, incluido un ensayo que escribí en Dissent, titulado ‘El anarco-liberal’, se basa en la crítica de una izquierda que, creo, temía las grandes narrativas, el proyecto de la modernidad y los pequeños proyectos políticos de resistencia”.</p></blockquote>
<p>Pero cuando la presión se volvió empujón, la gente de Minneapolis no esperó a que estructuras verticalistas se formaran para poder resistir la intromisión a través de medidas institucionales, ni a que una organización formal empezara a dirigir estratégicamente a la gente —aunque los Socialistas Democráticos de América de Minneapolis forman parte de la resistencia—. No, lo están haciendo ellos mismos de una manera horizontalista que, hasta ahora, no ha sucumbido a la “congelamiento táctico” que Zeynep Tufekci diagnosticó en su libro Twitter and Tear Gas, cuando no se puede cambiar en respuesta a formas novedosas de represión estatal o a la necesidad de crear alguna institución formal que pueda “hablar” en nombre de la ciudad y presentar demandas, como arguye Vincent Bevins en If We Burn.</p>
<p>La respuesta horizontalista a los fracasos del horizontalismo en los 2010 (y no se nos ha concedido ni mucho menos el mismo espacio que a nuestros críticos verticalistas en las páginas de los medios de comunicación formales) es que realmente apenas estamos empezando. Todavía hay mucho más que puede hacerse en términos de prácticas culturales y posibilidades tecnológicas de desarrollar y difundir. Pese al postureo retórico de los verticalistas como los adultos serios en la sala, no muestran conciencia del hecho de que es posible disputar y desarrollar la tecnología que da poder a nuestra organización.</p>
<p>Como algunos de los hackers radicales involucrados en la fundación de IndyMedia y Twitter reconocieron:</p>
<blockquote><p>“Lo que podemos aprender del fracaso de los movimientos sociales inspirados en Indymedia y Twitter no es que la democratización generalizada de la lectura y la escritura esté programada para fallar, sino que la sola actualización de status no es suficiente, una conclusión auto-evidente. Ya que los movimientos sociales continuarán creando nuevas herramientas y utilizando las existentes de maneras imprevistas, el futuro de la tecnología aún se está escribiendo”.</p></blockquote>
<p>La respuesta apropiada a la reacción ascendente en todo el mundo no es retirarse a alguna organización verticalista que pretenda tener un superior razonamiento estratégico, sino ir más allá en desarrollar y difundir capacidades.</p>
<p>Aunque no puedo hablar por todos, para mí lo más valioso de los escritos de Carson es una orientación general hacia el mundo, que apunta a una acción consecuente que yo y otros podríamos tomar en un mundo cambiante. Las imprecisiones o errores en The Desktop Regulatory State —y hay muchos, por su gran amplitud temática—, creo que los errores son secundarios al hecho de que sigue siendo válido como guía para la acción una década después.</p>
<p>El punto, después de todo, es cambiar el mundo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Ethics of Limit</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61170</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[C4SS]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indonesian]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[anarchism]]></category>
		<category><![CDATA[Anarchist Thought]]></category>
		<category><![CDATA[Ethical Philosophy]]></category>
		<category><![CDATA[ethics]]></category>
		<category><![CDATA[moral philosophy]]></category>
		<category><![CDATA[Philisophical Anarchism]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61170</guid>

					<description><![CDATA[Diterjemahkan oleh Ameyuri Ringo dari sumber asli. Oleh Tommaso Biagi Peneliti independen filsafat moral dan politik “Aku tidak menguasaimu, dan kamu tidak menguasaiku.” ——— Kontradiksi Sunyi di Balik Setiap Peradaban Setiap peradaban—sesempurna apapun ia dibangun—selalu berdiri di atas satu kontradiksi yang diam-diam kita terima begitu saja: kita mencintai kebebasan, tetapi terus hidup di bawah dominasi....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Diterjemahkan oleh Ameyuri Ringo dari <a href="https://c4ss.org/content/61059">sumber asli</a>.</p>
<p>Oleh <b>Tommaso Biagi</b><br />
Peneliti independen filsafat moral dan politik</p>
<p>“Aku tidak menguasaimu, dan kamu tidak menguasaiku.”</p>
<p>———</p>
<p><strong>Kontradiksi Sunyi di Balik Setiap Peradaban</strong></p>
<p>Setiap peradaban—sesempurna apapun ia dibangun—selalu berdiri di atas satu kontradiksi yang diam-diam kita terima begitu saja: kita mencintai kebebasan, tetapi terus hidup di bawah dominasi.</p>
<p>Kita menyebutnya “otoritas yang diperlukan”, “ketertiban umum”, atau “kontrak sosial”. Kita menerima penjara demi “keamanan”, kerja upahan demi “pembangunan”, dan paksaan psikiatris demi “kesehatan”. Polanya selalu sama: sebagian orang harus menderita agar mayoritas bisa hidup “lebih nyaman”.</p>
<p>Namun lebih nyaman bagi siapa?</p>
<p>Orang yang menjerit kesakitan dan orang yang tersenyum nyaman tidak pernah benar-benar merasakan hal yang sama. Tidak ada satu kesadaran pun yang mengalami seluruh total penderitaan dan kebahagiaan manusia sekaligus. “Kebaikan bersama” seringkali hanyalah cerita yang ditulis oleh mereka yang diuntungkan olehnya.</p>
<p>Dan disinilah titik awal etika saya: penderitaan bukanlah <i>zero-sum game</i>.</p>
<p>Penderitaan seseorang tidak bisa dihapus oleh kebahagiaan orang lain. Neraka yang dialami satu orang tetap ada, tetap nyata, meskipun tidak terlihat oleh kita. Tidak ada semacam akuntan kosmis yang duduk menghitung rasa sakit dan kebahagiaan untuk menentukan apakah dunia ini “seimbang” secara moral.</p>
<p>Begitu kita menerima kenyataan ini, semua sistem dominasi mulai kehilangan pijakan moralnya. Negara, kapital, dan penjara—semuanya berdiri di atas gagasan bahwa penderitaan sebagian orang adalah harga yang wajar demi keteraturan dan keuntungan.</p>
<p>Ini bukan kritik terhadap pertukaran bebas antarindividu yang setara. Yang saya kritik adalah dominasi ekonomi yang mengubah kerjasama menjadi perhambaan.</p>
<p>Kalau penderitaan seseorang tidak bisa “ditutupi” oleh kebahagiaan orang lain, maka tidak ada raja, parlemen, polisi, ataupun dewan direksi perusahaan yang berhak menjadikan hidup seseorang sebagai neraka demi alasan “kebaikan bersama”.</p>
<p>Dari sinilah teori saya lahir: <i>Etika Batas</i> (<i>The Ethics of Limit</i>).</p>
<p>———</p>
<p>​<strong>Dari Keterpisahan Menuju Anti-Kekuasaan</strong></p>
<p>Hal pertama yang harus kita akui sebenarnya sederhana: kita hidup sebagai kesadaran yang terpisah. Aku tidak merasakan sakitmu, dan kamu tidak merasakan kebahagiaanku.</p>
<p>Ini bukan sekadar kalimat puitis, melainkan fakta mendasar tentang keberadaan manusia. Karena pengalaman kita terpisah, tidak ada matematika moral yang benar-benar bisa menggabungkannya. Kebahagiaanku tidak bisa “mengimbangi” penderitaanmu, sebab penderitaan itu tetap berlangsung di dalam hidupmu sendiri.</p>
<p>Dari fakta itu muncul satu kesimpulan etis yang mengguncang dasar logika kekuasaan modern: sebesar apa pun kebahagiaan kolektif yang tercipta, itu tidak pernah cukup untuk membenarkan satu neraka yang sengaja dipaksakan kepada seseorang.</p>
<p>Di sinilah muncul gagasan bahwa mencegah penderitaan harus menjadi prioritas moral utama. Menghindari terciptanya “neraka” bagi seseorang harus didahulukan sebelum apa pun. Tidak ada kompromi, tidak ada dalih tentang “kejahatan yang diperlukan”, dan tidak ada perhitungan moral yang bisa membenarkan penderitaan seseorang sebagai harga yang layak dibayar.</p>
<p>Saat prinsip ini ditolak—dan itulah yang paling sering terjadi hari ini—maka lahirlah negara modern. Kita mulai menganggap bahwa sebagian penderitaan dapat diterima jika mayoritas merasa diuntungkan. Padahal mayoritas itu sendiri tidak pernah merasakan penderitaan yang mereka benarkan.</p>
<p>Menguasai orang lain berarti menentukan siapa yang harus menderita. Dan secara moral, itu tidak masuk akal.</p>
<p>Kita tidak bisa mengakui manusia sebagai individu yang terpisah sekaligus memperlakukan penderitaan mereka sebagai sumber daya kolektif yang boleh dipakai sesuka hati.</p>
<p>Dari sinilah lahir Prinsip Anti-Kekuasaan:</p>
<p>“Aku tidak menguasaimu, dan kamu tidak menguasaiku.”</p>
<p>Bukan semata-mata karena rasa iba atau sentimentalitas, tetapi karena itulah posisi etis yang paling masuk akal.</p>
<p>———</p>
<p>​<strong>Kebebasan Membutuhkan Perisai</strong></p>
<p>Kalau kebebasan memang punya arti, maka kebebasan berarti kemampuan untuk berkata “tidak” dan tetap bisa hidup.</p>
<p>Karena itu, kebebasan membutuhkan <i>Perisai</i>—kondisi sosial dan material yang memungkinkan seseorang menolak tanpa harus hancur karenanya.</p>
<p>Pendapatan dasar. Layanan kesehatan dasar. Tempat tinggal yang layak. Waktu dan akses pendidikan. Semua itu bukan kemewahan, melainkan syarat minimum agar kebebasan benar-benar nyata.</p>
<p>Tanpa itu, setiap pilihan selalu dibayangi ancaman untuk bertahan hidup.</p>
<p>Seorang pekerja tidak benar-benar bebas jika ia tidak mampu berhenti bekerja tanpa jatuh miskin. Seorang tahanan tidak benar-benar bebas menolak otoritas. Seorang ibu tidak benar-benar punya pilihan jika ia tidak memiliki akses pengasuhan anak.</p>
<p>Tidak ada kebebasan tanpa Perisai—sama seperti tidak ada kebebasan berbicara tanpa udara. Secara teori mungkin ada, tetapi dalam praktik mustahil dijalankan.</p>
<p>Setiap libertarian yang sungguh peduli pada agensi individu seharusnya menerima hal ini: kebebasan membutuhkan Perisai yang setara bagi semua orang. Tanpa itu, masyarakat hanya menjadi penjara dengan pintu terbuka tetapi lantainya berupa lahar panas.</p>
<p>———</p>
<p>​<strong>Kekuasaan Adalah Kemampuan untuk Menolak</strong></p>
<p>Kekuasaan bukan cuma soal parlemen atau polisi. Kekuasaan muncul dimanapun ada orang yang bisa berkata “tidak” dengan aman sementara orang lain tidak bisa.</p>
<p>Kekuasaan hidup dalam hubungan bos dan pekerja, birokrat dan warga, guru dan murid, bahkan dalam hubungan romantis. Dominasi muncul dari ketimpangan risiko.</p>
<p>Ukuran utama kesetaraan bukanlah siapa memiliki apa, melainkan seberapa jauh masing-masing pihak bisa menolak satu sama lain tanpa hancur.</p>
<p>Kalau aku berkata “tidak” pada eksploitasi, apakah aku akan menjadi tunawisma? Kalau kamu berkata “tidak” pada otoritas, apakah kamu masih bisa bertahan hidup?</p>
<p>Keadilan bukan cuma soal distribusi kekayaan. Keadilan hadir ketika berkata “tidak” tidak menghancurkan hidup seseorang.</p>
<p>Ini mengubah makna kesetaraan. Kesetaraan bukan terutama soal kepemilikan barang, melainkan tentang kemampuan bersama untuk meninggalkan situasi yang menghancurkan tanpa membuat salah satu pihak jatuh miskin atau kehilangan hidupnya.</p>
<p>Solidaritas juga menjadi masuk akal bukan karena sentimentalitas, melainkan karena dominasi yang memakanmu hari ini pada akhirnya akan datang mengejarku besok.</p>
<p>Aku hanya benar-benar bebas jika kamu juga bebas.</p>
<p>———</p>
<p>​<strong>Kekerasan dan Etika Pertahanan Diri</strong></p>
<p>Anarkisme selalu menghadapi pertanyaan sulit saat kekerasan muncul: bagaimana menghancurkan dominasi tanpa menciptakan dominasi baru? Bagaimana membela diri tanpa berubah menjadi tirani dalam bentuk lain?</p>
<p><i>Etika Batas</i> membedakan dua jenis kekerasan:</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Kekerasan Dominasi yang menciptakan neraka — penyiksaan, kerja paksa, kelaparan, dan pemenjaraan.</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Kekerasan Batas yang menghentikan neraka — ia menginterupsi dominasi yang sedang berlangsung dan mempertahankan ruang kebebasan yang tersisa.</p>
<p>Yang pertama bersifat koersif; yang kedua adalah bentuk penolakan: layaknya ketika kita memukul tangan yang sedang mencekiknya sebagai cara untuk tetap hidup.</p>
<p>Namun kekerasan dalam kerangka <i>Etika Batas</i> tetap harus dibatasi:</p>
<p style="padding-left: 40px;">1. Berhenti ketika agresor berhenti</p>
<p style="padding-left: 40px;">2. Tidak berubah menjadi penghukuman atau penghinaan</p>
<p style="padding-left: 40px;">3. Tidak menciptakan neraka baru untuk menggantikan neraka lama</p>
<p>Dengan begitu, revolusi masih bisa tetap manusiawi.</p>
<p><i>Etika Batas</i> memberi dasar moral bagi perlawanan: yang dilawan bukan sekadar individu tertentu, tetapi kemungkinan lahirnya tirani itu sendiri; Musuh utamanya bukan sang tiran sebagai pribadi; melainkan tirani sebagai sistem.</p>
<p>———</p>
<p>​<strong>Masyarakat yang Tidak Bisa Mendominasi</strong></p>
<p>Kalau dominasi memang tidak masuk akal secara moral, maka politik seharusnya berfokus pada pembangunan sistem yang tidak mampu mendominasi.</p>
<p>Saya menyebutnya <i>Zona Otonom Terfederasi</i> (<i>Federated Autonomous Zones / FAZs</i>); struktur sosial yang dirancang untuk membatasi kekuasaan itu sendiri:</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Representasi Terbatas &#8211; delegasi memiliki mandat yang jelas dan bisa dicabut kapan saja</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Rotasi Wajib &#8211; tidak ada posisi yang dipegang terlalu lama hingga berubah menjadi otoritas permanen</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Federalisme Horizontal &#8211; majelis berkoordinasi tanpa saling memerintah</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Kelambatan yang Disengaja &#8211; tidak ada urgensi politik yang boleh melampaui refleksi etis terhadap Perisai yang menopang kebebasan</p>
<p>Ini bukan utopia khayalan; Bentuk-bentuknya sudah ada hari ini, meskipun masih terpecah-pecah: koperasi pekerja, jaringan <i>mutual-aid</i>, dan komunitas terdesentralisasi. <i>Etika Batas</i> memberi semuanya bahasa bersama—sebuah filsafat anti-kekuasaan. Keberhasilan masyarakat bukan diukur dari klaim moralnya, tetapi dari seberapa kecil kemungkinan sistem itu menciptakan neraka baru bagi siapa pun.</p>
<p>———</p>
<p>​<strong>Apa Arti Kebebasan dan Keadilan</strong></p>
<p><i>Etika Batas</i> bukan ideologi baru. Ia hanyalah refleksi atas setiap momen ketika manusia membiarkan dominasi hadir dengan dalih keteraturan. Saat politisi berkata “sebagian orang harus menderita demi kemajuan”, <i>Etika Batas</i> menjawab: itu bukan kemajuan sama sekali. Saat CEO berkata “keadilan terlalu mahal”, <i>Etika Batas</i> menjawab: justru moralitaslah yang tidak mampu ia tanggung. Saat filsuf membenarkan “kejahatan yang lebih kecil”, <i>Etika Batas</i> mengingatkan bahwa menjadikan kejahatan sebagai dasar pemerintahan tetaplah kejahatan.</p>
<p>Kebebasan dimulai ketika kekuasaan berakhir—bukan cuma ketika tiran jatuh, tetapi ketika gagasan tentang menguasai orang lain menjadi sesuatu yang tidak lagi masuk akal. Ketika dominasi menjadi kontradiksi. Ketika semangat anti-otoritarian menjadi cara hidup yang nyata!</p>
<p>Masyarakat tanpa negara dan tanpa dominasi bukanlah fiksi ilmiah; Itu hanyalah bentuk kehidupan paling masuk akal jika kita benar-benar serius terhadap penderitaan manusia. Filsafat tidak berutang surga atau utopia kepada kita. Filsafat hanya punya satu tanggung jawab, mencegah lahirnya neraka!</p>
<p>Dan kebebasan dimulai ketika akal sehat menolak dominasi!</p>
<p style="text-align: center; padding: .6em 1em; border: 1px solid black; border-radius: 5px; margin: .5em 0 2em;">Seluruh hasil publikasi didanai sepenuhnya oleh donasi. Jika kalian menyukai karya-karya kami, kalian dapat berkontribusi dengan berdonasi. Temukan petunjuk tentang cara melakukannya di halaman Dukung C4SS: <a href="https://c4ss.org/dukung-c4ss." target="_blank" rel="noreferrer nofollow noopener">https://c4ss.org/dukung-c4ss.</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mutual Exchange Radio: Jason Lee Byas on Justice Beyond the State</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61164</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[C4SS]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 17:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Center Updates]]></category>
		<category><![CDATA[Feed 44]]></category>
		<category><![CDATA[Mutual Exchange Radio]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[Stigmergy - C4SS Blog]]></category>
		<category><![CDATA[agency]]></category>
		<category><![CDATA[anarchism]]></category>
		<category><![CDATA[Aristotelian ethics]]></category>
		<category><![CDATA[democracy]]></category>
		<category><![CDATA[economics]]></category>
		<category><![CDATA[ethics]]></category>
		<category><![CDATA[hits. jason lee byas]]></category>
		<category><![CDATA[justice]]></category>
		<category><![CDATA[libertarianism]]></category>
		<category><![CDATA[minarchism]]></category>
		<category><![CDATA[personhood]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Gelderloos]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Nozick]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61164</guid>

					<description><![CDATA[The guest today is Jason Lee Byas. Byas is currently a Junior Faculty Fellow at the Georgetown Institute for the Study of Markets &#38; Ethics, and starting this fall will be Assistant Professor of Philosophy &#38; Political Economy at Tulane University, with a coappointment at the Murphy Institute. His research focuses on criminal punishment, reparations,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iframe%20title=Libsyn%20Player%20style=border:%20none%20src=//html5-player.libsyn.com/embed/episode/id/41315345/height/90/theme/custom/thumbnail/yes/direction/forward/render-playlist/no/custom-color/000000/%20height=90%20width=100%%20scrolling=no%20allowfullscreen%20webkitallowfullscreen%20mozallowfullscreen%20oallowfullscreen%20msallowfullscreen/iframe"><iframe style="border: none;" title="Libsyn Player" src="//html5-player.libsyn.com/embed/episode/id/41315345/height/90/theme/custom/thumbnail/yes/direction/forward/render-playlist/no/custom-color/000000/" width="100%" height="90" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></a></p>
<p>The guest today is Jason Lee Byas. Byas is currently a Junior Faculty Fellow at the <a href="https://gisme.georgetown.edu/">Georgetown Institute for the Study of Markets &amp; Ethics</a>, and starting this fall will be Assistant Professor of Philosophy &amp; Political Economy at Tulane University, with a coappointment at the <a href="https://murphy.tulane.edu/">Murphy Institute</a>. <a href="https://c4ss.org/content/author/jason-byas">His research focuses on criminal punishment, reparations, and other forms of responding to wrongdoing</a>, along with (as is our focus here) ways of thinking about justice beyond the state. Our conversation today focuses on some recent work Jason has done on the role of expressive values in criticisms of libertarianism, as well as an anarchistic conception of justice that avoids many of the problems conceptions of the connection between justice and agency common in analytic political philosophy have.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’inesistente Potere Disinteressato</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61160</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Kevin Carson]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italian]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[authority]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61160</guid>

					<description><![CDATA[Di Kevin Carson. Originale: There is No Disinterested Authority, del 25 ottobre 2011. Traduzione di Enrico Sanna. Qualche tempo fa, discutendo con una persona, l’ho sentito che proponeva “un sistema politico composto da tecnici e non da politici di carriera”. I corpi legislativi, ha suggerito, potrebbero essere divisi equamente tra tecnici e eletti. Il problema...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Di <b>Kevin Carson</b>. Originale: <a href="http://c4ss.org/content/8744">There is No Disinterested Authority</a>, del 25 ottobre 2011. Traduzione di <a href="http://tinyurl.com/3scy96ry">Enrico Sanna</a>.</p>
<p>Qualche tempo fa, discutendo con una persona, l’ho sentito che proponeva “un sistema politico composto da tecnici e non da politici di carriera”. I corpi legislativi, ha suggerito, potrebbero essere divisi equamente tra tecnici e eletti.</p>
<p>Il problema è che non esistono tecnici neutri o disinteressati. Come è possibile che una certa cultura professionale non rappresenti una determinata mentalità istituzionale? Le culture professionali sono sempre schierate a difesa del paradigma dominante, nota Thomas Kuhn in <i>The Structure of Scientific Revolutions</i>.</p>
<p>I tecnici non sono meno soggetti di altri ad influenze inconsce date dalla contingenza e dalla logica del potere. Chiunque abbia visto l’organizzazione di un dipartimento accademico può confermarlo. Quando ero studente universitario in facoltà non c’era porta in cui non ci fosse una vignetta che prendeva in giro l’irrazionalità dei politicanti. Ma poi si facevano le guerre intestine per un ufficetto.</p>
<p>Il progressivismo dei primi del Novecento era un’ideologia promossa da tecnici e professionisti che pensavano che per risolvere ogni cosa bastasse sostituire i “politici” con esperti. Alla fine dell’Ottocento, gigantesche aziende, istituzioni centralizzate statali, università e fondazioni benefiche rivoluzionarono la società. Il progressivismo era l’ideologia di una nuova categoria di professionisti impiegatizi che guidava quelle istituzioni gigantesche.</p>
<p>I primi dirigenti aziendali venivano dall’industria tecnica; per loro, gestire una grossa istituzione era come gestire un processo produttivo in fabbrica: si trattava di un sistema da razionalizzare. Il primo passo logico, pensavano, era gestire la società come se fosse un’industria.</p>
<p>Il problema è che per un tecnico il concetto di “efficienza” riflette molti presupposti inconsci che derivano dal suo passato istituzionale. Le sue soluzioni più razionali e efficienti sono, piuttosto singolarmente, “riforme” che possono essere attuate da persone come lui che agiscono nello stesso quadro istituzionale. Una ragione per cui la nostra società è sempre più complessa, centralizzata, istituzionalizzata e dipendente dal predominio dei professionisti è perché questi “tecnici qualificati” vedono nella crescita dell’istituzionalizzazione e del potere piramidale (sotto il controllo di tecnici come loro) la soluzione universale.</p>
<p>C’è un detto, forse di Bucky Fuller, che dice che una società non può risolvere certi problemi con la stessa mentalità che li ha prodotti. C. Wright Mills definisce questa tendenza “realismo assurdo”. Chi ha che fare con grosse istituzioni centralizzate e piramidali governate secondo “principi razionalistici” weberiani/tayloristi, diventa come chi, armato di un grosso martello, vede in ogni problema un chiodo.</p>
<p>E quando la politica è fatta da persone che operano sulla base dell’assunto incontestato (perché non gli è mai passato per la mente che potesse essere contestabile) che le grandi burocrazie amministrate da manager ed esperti professionisti sono il modo migliore per organizzare le cose, non sorprende che la società sia sempre più dominata da un tale quadro istituzionale.</p>
<p>Data la natura delle cose, in una qualunque società chi ha le leve del potere può fare riforme “moderate” o “accettabili” solo entro i limiti della reale struttura del potere, al massimo ritoccando leggermente le istituzioni. In una tecnocrazia non accadrebbe diversamente.</p>
<p>E poi chi stabilisce chi è tecnico? I politici che dovrebbero nominare il 50 percento dei tecnici da mettere al loro fianco? O sono gli stessi tecnici che promuovono i loro successori, come nel politburo sovietico?</p>
<p>Un esempio: Sento spesso apologeti dell’agroindustria o del dipartimento dell’agricoltura dire che Norman Borlaug, presunta autorità sull’inutilità dell’agricoltura biologica, ha salvato milioni di persone dalla fame. Ma poi esperti di orticolture intensive come John Jeavons dimostrano che tutto quello che Borlaugh pensava di sapere in fatto di agricoltura biologica è sbagliato. Ma allora qual è il “tecnico” a cui affidare la politica agricola?</p>
<p>Come notava James C. Scott ne <i>Lo sguardo dello stato</i>, le ideologie moderniste come il “professionalismo” sono tendenzialmente autoritarie in materia di ingegneria sociale. Con un politicante si può ancora parlare sulla base dell’interesse personale. Ma che dialogo c’è con un “tecnico disinteressato” convinto di sapere cosa è meglio per te?</p>
<p style="text-align: center; padding: .6em 1em; border: 1px solid black; border-radius: 5px; margin: .5em 0 2em;">Le nostre traduzioni sono finanziate interamente da donazioni. Se vi piace quello che scriviamo, siete invitati a contribuire. Trovate le istruzioni su come fare nella pagina <i>Sostieni C4SS</i>: <a href="https://c4ss.org/sostieni-c4ss">https://c4ss.org/sostieni-c4ss</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Propriedade é Violência, Então Vamos Mantê-la ao Mínimo</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61153</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Trevor Hauge]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 08:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Portuguese]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[anarchism]]></category>
		<category><![CDATA[benjamin tucker]]></category>
		<category><![CDATA[land rent]]></category>
		<category><![CDATA[occupancy-and-use]]></category>
		<category><![CDATA[property]]></category>
		<category><![CDATA[Proudhon]]></category>
		<category><![CDATA[rent]]></category>
		<category><![CDATA[Statism]]></category>
		<category><![CDATA[taxation]]></category>
		<category><![CDATA[violence]]></category>
		<category><![CDATA[Zapatistas]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61153</guid>

					<description><![CDATA[Por Trevor Hauge. Artigo original: Property is Violence, So Let’s Keep It to a Minimum, 25 de setembro 2025. Traduzido para o português por Samuel N. Marques. O monopólio da terra, cujos efeitos maléficos do qual são percebidos principalmente em países agrários como a Irlanda. Esse monopólio consiste na proteção do governo de títulos de...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Por <b>Trevor Hauge</b>. Artigo original: <a href="https://c4ss.org/content/59071">Property is Violence, So Let’s Keep It to a Minimum</a>, 25 de setembro 2025. Traduzido para o português por Samuel N. Marques.</p>
<blockquote><p>O monopólio da terra, cujos efeitos maléficos do qual são percebidos principalmente em países agrários como a Irlanda. Esse monopólio consiste na proteção do governo de títulos de terra que não se baseiam na ocupação pessoal e no cultivo.<br />
— Benjamin R. Tucker, Socialismo de estado e anarquismo: Até onde concordam e em que diferem.</p></blockquote>
<p>Ironicamente, o princípio da não agressão, tal como entendido por grande parte da direita libertária, pode, na prática, ser usado para justificar muitas formas de agressão. A respeito disso, Murray Rothbard afirmou que “nenhum homem ou grupo de homens pode agredir a pessoa ou a propriedade de outrem”. No papel, isso pode soar muito parecido com a posição de Tucker contra a invasão e a coerção, mas, na prática, não poderia ser mais diferente. Para entendermos o porquê, precisamos definir alguns conceitos básicos de propriedade, Estado e anarquismo. O que essas palavras significam na prática? Vamos descobrir.</p>
<p>Se a propriedade representa alguma coisa, é a capacidade de uma pessoa usar violência, seja do tipo letal ou não letal, para impedir que outra pessoa use algo que ela mesma utiliza. Eu dependo do meu carro para me locomover diariamente; se alguém tentasse me privar dele, poucos, além dos pacifistas mais escrupulosos, negariam meu direito de defendê-lo contra as investidas de um ladrão. Certamente, o nível de violência que eu deveria empregar é discutível. Vale a pena quebrar ossos, infligir lacerações ou até mesmo matar um agressor para defender o carro? A maioria das pessoas provavelmente concordaria que o nível de violência que eu emprego provavelmente deveria ser proporcional ao nível de violência que o ladrão está disposto a usar para me desapossar do meu carro. Mas poucas pessoas vão argumentar que é antiético usar violência contra alguém que está tentando me desapossar de algo que preciso para sobreviver. Então, nós provavelmente concluiríamos que um certo grau de violência de fundo na sociedade é aceitável.</p>
<p>Se o Estado é alguma coisa, é uma camarilha exclusiva que tem a capacidade de impor sua própria vontade sobre um determinado território e, por extensão, sobre os indivíduos que vivem nesse território. A violência do Estado existe independentemente de você consentir ou não, e essa combinação de violência e elitismo é precisamente o que define o Estado. Em outras palavras, o Estado é um monopólio da violência exercido sobre uma população em um determinado território por uma camarilha exclusiva.</p>
<p>E, finalmente, se o anarquismo é alguma coisa, é a oposição a esse monopólio da violência chamado Estado, é a oposição à autoridade. Como disse Proudhon em A Ideia Geral da Revolução no Século XIX: “A ideia fundamental e decisiva desta Revolução não é outra senão esta: CHEGA DE AUTORIDADE.” Segue-se então que, para nos livrarmos da autoridade do Estado, devemos nos livrar do monopólio da violência. E, para nos livrarmos do monopólio da violência, devemos necessariamente limitar a violência da propriedade ao mínimo absoluto, para que o Estado não ressurja.</p>
<p>Nesse sentido, eu proponho que paremos de dar a volta no assunto. Vamos parar de usar a palavra “propriedade” e no lugar disso substituí-la por sua verdadeira definição: violência. Propriedade implica inerentemente a ameaça de violência. Se você pegar algo meu ou invade minha propriedade, sofrerá algum tipo de violência, seja por minha parte, de meu vizinho ou do Estado, se ele existir. Propriedade não pode ser separada da violência. Quanto mais propriedades alguém possui em uma área, mais violência terá que usar para garantir esta propriedade. Um indivíduo não consegue defender fisicamente uma grande área sem a ajuda de outros. Isso significa que ele precisará contratar algum tipo de força para fazer isso por ele. Isso pode ser feito indiretamente por meio de impostos com o apoio da polícia, ou diretamente, pagando uma empresa de segurança privada; não importa.</p>
<p>Isso nos leva a uma pergunta: como pode um anarquista, que por definição se opõe ao monopólio da violência exercido pelo Estado, apoiar um monopólio da violência exercido pelo indivíduo? Novamente, o que é o Estado senão um grupo exclusivo de indivíduos que detém o monopólio da violência sobre os outros indivíduos? Se o Estado é definido por seu monopólio da violência, e um único indivíduo ou uma corporação detém esse mesmo monopólio, então, por sua vez, torna-se indistinguível do Estado. É a mesma coisa, independentemente do rótulo.</p>
<p>É por isso que os anarquistas não podem, logicamente, apoiar a existência da propriedade ausente e, simultaneamente, afirmar serem adeptos do princípio da não agressão. A propriedade ausente, na prática, permite que uma pessoa ou um pequeno grupo detenha o monopólio da violência sobre outra pessoa ou grupo. Permite que o alcance do indivíduo se estenda muito além da ponta dos seus dedos, atingindo os dedos de exércitos de capangas com coturnos, armados com cassetetes, pistolas e *tasers*. Se o Estado fosse abolido amanhã e substituído por um regime direto de propriedade ausente infinitamente adquirível, como os autoproclamados capitalistas libertários parece achar adequado, tudo o que isso faria na prática seria criar um bando de estados policiais de segurança privada controlados pelos mais ricos entre nós. Um Estado seria substituído por muitos.</p>
<p>Por outro lado, é inteiramente coerente com a lógica interna do anarquismo que um indivíduo use a violência para impor sua posse sobre uma única casa onde reside, ou sobre os objetos dentro dela, sob o pretexto de ocupação. Também é coerente que uma comunidade use a violência para defender seu direito à ocupação coletiva da terra, como foi o caso quando neozapatistas resistiram a uma tentativa de cercamento de terras em 1994. O primeiro caso representa um monopólio muito pequeno da violência, que não vai ultrapassar alguns hectares nem se estenderia a outros; o segundo é um cenário semelhante, mas aplicado a um grupo de indivíduos em vez de um único indivíduo. Novamente, vejamos Benjamin R. Tucker:</p>
<blockquote><p>Quem invade, seja indivíduo ou Estado, governa e é Arquista; e quem se defende da invasão, seja indivíduo ou associação voluntária, opõe-se ao governo e é Anarquista. Ora, uma associação voluntária que pratica a equidade não seria invasora, mas seria defensora contra a invasão e poderia incluir em suas operações defensivas a proteção dos ocupantes da terra.<br />
— “Ocupação da Terra e suas Condições”</p></blockquote>
<p>Nenhum dos cenários acima envolve a violência de um indivíduo ou grupo de invasores armados enviados para impor a extração de riquezas a mando de um rentista. Nesses cenários, a violência é usada apenas para garantir o direito de ocupação do indivíduo ou grupo que reside no território em questão, mas não para impedir que um indivíduo ou grupo estabeleça residência em uma casa ou terreno até então vazio. A violência, nesses cenários, restringe-se à defesa contra a extração e o desapossamento, e não à sua imposição. Portanto, não possui caráter estatista ou “arquista”.</p>
<p>Mas e quando um indivíduo detém o monopólio da violência sobre um bairro inteiro e, consequentemente, sobre as pessoas que vivem lá? E quanto a uma cidade inteira? Ou um país inteiro? Se for esse o caso, trata-se de um Estado, este fato é inevitável. Não importa se essa vasta extensão de terra foi adquirida por meio de uma grande quantia em dinheiro ou pelas esteiras de um tanque. A ameaça onipresente de violência contra os destituídos é a mesma.</p>
<p>Pense nisso da próxima vez que refletir sobre a reivindicação de propriedade de um senhorio sobre a casa de um inquilino. Pergunte-se: qual é a verdadeira natureza da relação entre as duas pessoas depois que são despojadas de seus respectivos títulos de propriedade? O inquilino paga pela manutenção da propriedade por meio do aluguel e, além disso, por pelo menos uma parte da renda do senhorio. Se esse pagamento não for feito em dia, a violência será usada como punição pela inadimplência. Não é essa a relação de invasor e defensor, com o senhorio ocupando o primeiro papel e o inquilino o último? Talvez você perceba que o proprietário cobra o aluguel da mesma forma que um Estado cobra impostos ou como um membro da máfia cobra proteção.</p>
<p>Anarquistas, portanto, são contra qualquer sistema que utilize a violência como ferramenta de invasão e exploração econômica, e não apenas para a defesa do que uma pessoa precisa para sustentar sua vida diária, sua moradia, certos bens móveis ou a vida daqueles com os quais se importam. Rejeitamos a ideia de que as pessoas devam usar a violência para manter terras, moradias e meios de produção como reféns daqueles que realmente utilizam estas coisas. Abominamos a violência da desapropriação e da exploração e acreditamos que o único tipo de violência verdadeiramente compatível com um princípio da não agressão, de não coerção, de não invasão, ou de qualquer outro nome que se queira dar, é aquela que defende contra a exploração e a desapropriação.</p>
<p>A teoria é bastante simples: se você é residente ou trabalhador de um determinado lugar, ele está, *de facto*, em sua posse. Se você trabalha em uma determinada empresa, ela está, *de facto*, em sua posse. Reconhecemos o direito de empregar violência defensiva necessária para manter esses bens cotidianos, sob a justificativa de que são usadas de forma contínua. Na prática, isso limita o nível de violência de fundo na sociedade ao mínimo absoluto possível e assim impede o surgimento de um novo Estado. Num regime como esse, policiais não mais espancarão trabalhadores em greve, não destruirão mais acampamentos de sem-teto e não virão mais com armas para despejam mães grávidas que não podem pagar o aluguel. Esse tipo de violência invasiva deixará de existir.</p>
<p>Se o anarquismo vier a existir, existirá como um regime totalmente desprovido da imposição violenta da controle individual das coisas, no qual tudo é compartilhado por todos, ou como um regime no qual a imposição violenta da posse individual se limita estritamente à defesa mútua daquilo de que se depende para a vida cotidiana, e nada mais. Qualquer outra coisa é, por definição, uma forma de estatismo.</p>
<p style="text-align: center; padding: .6em 1em; border: 1px solid black; border-radius: 5px; margin: .5em 0 2em;">C4SS relies entirely on donations. If you want to see more translations like this, please consider supporting us. <a href="https://c4ss.org/support">Click here to see how</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stirner, Wittgenstein, dan Anarkisme</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61144</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rai Ling]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 14:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indonesian]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[anarchism]]></category>
		<category><![CDATA[Egoism]]></category>
		<category><![CDATA[max stirner]]></category>
		<category><![CDATA[mutual exchange symposium]]></category>
		<category><![CDATA[Rai Ling]]></category>
		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://c4ss.org/?p=61144</guid>

					<description><![CDATA[Oleh: Rai Ling. Teks aslinya berjudul “Stirner, Wittgenstein, and Anarchism”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Iman Amirullah. Artikel ini merupakan bagian dari C4SS Mutual Exchange Symposium on Anarchism and Egoism Support Iman Amirullah by considering becoming his Patron. Karya Max Stirner merupakan topik yang cukup kontroversial di kalangan anarkis, dengan beragam tafsir, mulai dari...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Oleh: <b>Rai Ling</b>. Teks aslinya berjudul “<a href="https://c4ss.org/content/56030"><i>Stirner, Wittgenstein, and Anarchism</i></a>”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Iman Amirullah.</p>
<div class="source-info" style="text-align: center;">Artikel ini merupakan bagian dari <a href="https://c4ss.org/content/55953">C4SS Mutual Exchange Symposium on Anarchism and Egoism</a></div>
<p style="text-align: center;"><strong>Support Iman Amirullah by considering becoming his <u><a href="https://patreon.com/iman_kim">Patron</a></u>.</strong></p>
<p>Karya Max Stirner merupakan topik yang cukup kontroversial di kalangan anarkis, dengan beragam tafsir, mulai dari yang bersifat deskriptif sebagai kerangka berpikir, hingga yang bersifat preskriptif yang mendorong anti-otoritarianisme dan komitmen terhadap “individualisme.” Posisi saya adalah bahwa egoisme pada dasarnya bersifat deskriptif. Pembedaan utama yang dibuat Stirner, antara ide yang tetap dan tidak tetap, serta egoisme sadar dan tidak sadar, tidak mengarah pada kesimpulan normatif apapun, meskipun Stirner secara pribadi jelas menentang negara dan otoritas secara umum. Sebaliknya, banyak anarkis menjadi egois karena mereka menemukan nilai personal dalam perspektif tersebut. Egoisme, dalam hal ini, memiliki hubungan yang sekaligus sangat erat dan sama sekali tidak berkaitan dengan anarkisme.</p>
<p>Dalam <i>The Unique and Its Property</i>, Stirner menulis bahwa ia telah “mendasarkan urusannya pada ketiadaan.” Ketiadaan yang dimaksud bukanlah kekosongan dalam arti biasa, melainkan “ketiadaan kreatif” atau yang unik, sebuah kekosongan internal, atau ketaktertentuan, yaitu ketiadaan aturan apapun yang menentukan bagaimana kita seharusnya membentuk konsep. Hal ini dapat dibandingkan dengan konsep yang tak terkatakan seperti <i>śūnyatā</i> dalam Buddhisme atau <i>Dao</i> dalam Daoisme. Stirner tidak membahas seperti apa bentuk “urusan” tersebut atau bagaimana seharusnya dijalankan, melainkan hanya pada apa ia “didasarkan.” Dengan demikian, mendasarkan urusan pada ketiadaan berarti secara sadar mendasarkan diri pada kekosongan, suatu non-konsep yang tidak dapat didefinisikan, tanpa bentuk esensial maupun ideal, dan tanpa rujukan pada konsep apa pun, termasuk hasrat, pikiran, atau kesadaran.</p>
<p>Proses menjadi dari kekosongan ini dapat dipahami sebagai kehendak atau hasrat yang muncul seketika dari ketiadaan kreatif, lalu membentuk konsep-konsep yang “menyenangkan” atau berguna baginya. Setiap subjek dapat dikatakan mengekspresikan dan bertindak berdasarkan hasratnya, sehingga Stirner berpendapat bahwa semua orang pada dasarnya adalah egois, sejalan dengan teori egoisme psikologis. Individu yang secara sadar berkembang dari ketiadaan disebut sebagai egois sadar. Stirner membedakannya dengan egois tidak sadar, yaitu mereka yang tidak menyadari “yang unik” dan justru mengaitkan hasrat mereka pada abstraksi seperti diri, pikiran, otak, atau bentuk-bentuk Platonik. Hal ini melahirkan apa yang disebut Stirner sebagai <i>ide tetap</i>, yaitu konsep yang dianggap benar-benar ada di dunia sebagai sesuatu yang objektif, bukan sebagai hasil dari kekosongan.</p>
<p>Pendekatan Stirner ini memiliki kemiripan dengan problem skeptisisme yang diangkat Ludwig Wittgenstein dalam <i>Philosophical Investigations</i>, yang menunjukkan bahwa tidak ada prinsip “di luar sana” yang menentukan bagaimana kita harus membentuk makna melalui definisi, tata bahasa, atau logika. Realitas, dalam arti tertentu, dibentuk melalui bahasa. Meskipun Wittgenstein tidak secara eksplisit menyatakan adanya “kekosongan” di balik definisi tersebut, hal itu tersirat dalam argumennya. Ia menunjukkan bahwa setiap “hal” tampaknya tidak memiliki esensi tetap. Konsep hanyalah abstraksi yang berguna, yang bisa runtuh ketika kita mengubah perspektif, baik ketika memperbesar, memperkecil, atau melihat dalam rentang waktu yang berbeda. Jika perspektif ini adalah bentuk penyederhanaan, maka kita harus bertanya, relatif terhadap apa. Jawabannya biasanya adalah terhadap sistem bahasa lain dengan definisi yang berbeda. Dengan demikian, tidak ada sesuatu pun yang benar-benar ada secara tetap dan terpisah dari pikiran. Bahkan “eksistensi” sendiri hanyalah kategori yang kita lekatkan pada konsep, yang pada akhirnya bersifat sementara dan berubah-ubah. Tidak ada sesuatu pun yang ada dalam dirinya sendiri.</p>
<p>Posisi Stirner sering disebut nihilistik karena ia menolak keberadaan esensial, termasuk konsep diri. Jika skeptisisme didorong melampaui <i>cogito ergo sum</i> milik Descartes, yang tersisa hanyalah “pikiran” tanpa isi tetap. Konsep-konsep terus muncul secara rekursif dalam pikiran, yang kemudian memberi label pada dirinya sendiri sebagai “pikiran,” “pengalaman subjektif,” atau “keberadaan.” Diri sebagai objek refleksi hanyalah konstruksi dalam pikiran yang berkembang bersama konsep lain, semuanya berakar dari ketiadaan kreatif. Tidak ada cara normatif tentang bagaimana kita seharusnya memahami diri, atau bahkan apakah kita perlu memilikinya. Stirner menolak keberadaan inheren diri sebagaimana ia menolak keberadaan objektif semua konsep.</p>
<p>Namun penting untuk ditekankan bahwa ini tidak berarti menolak konsep tertentu, melainkan menyediakan kerangka untuk memahami bagaimana konsep terbentuk, apakah sebagai ide tetap atau tidak tetap. Seseorang bisa memiliki konsep diri yang fleksibel dan berguna, atau konsep diri yang kaku dan dianggap tetap. Hal ini juga berlaku untuk konsep lain, termasuk anarkisme. Penolakan terhadap otoritas bisa dipahami sebagai kewajiban moral, preferensi pribadi, atau sesuatu yang dianggap berguna. Kegunaan ini tidak identik dengan egoisme sempit, karena seseorang bisa menemukan nilai dalam altruism. Contoh lain adalah kursi. Apakah kursi itu benar-benar ada sebagai entitas objektif, atau sekadar konsep praktis dalam kerangka kita untuk duduk. Jika dianggap sebagai entitas objektif, ia menjadi ide tetap. Jika dilihat sebagai konsep yang berguna, ia menjadi tidak tetap.</p>
<p>Pertanyaan berikutnya adalah, jika egoisme tidak berkaitan dengan <i>isi gagasan</i>, apa gunanya egoisme sadar. Jawabannya adalah tidak ada tujuan inheren. Egoisme bukanlah pro maupun anti-otoritarian. Ia hanya membedakan antara ide tetap dan tidak tetap, sehingga posisinya mirip dengan meta-etika terhadap etika. Ia tidak membahas isi nilai, tetapi dasar kosong di baliknya.</p>
<p>Sebagai contoh, ambil isu “moralisme,” yang banyak ditentang oleh mereka yang menyebut diri sebagai egois. Bagi seorang egois sadar yang konsisten, moralitas adalah ide tetap secara definisi, sebuah pernyataan kebenaran, sesuatu yang dianggap ada secara objektif, baik tertanam dalam struktur otak maupun mengambang sebagai bentuk-bentuk Platonik. Seorang egois, sebaliknya, dapat mengekspresikan nilai sebagai preferensi pribadi, di mana nilai kebenaran dilekatkan pada ekspresi yang bersifat utilitarian, membentuk tautologi berdasarkan penerapan logika dan definisi yang berguna. Mengatakan bahwa “mencuri itu salah” berarti mendefinisikan pencurian sebagai pengambilan tanpa persetujuan, atas dasar sesuatu yang ditolak karena alasan pribadi. Demikian pula, pernyataan bahwa “kursi itu merah” tidak benar secara inheren, melainkan benar berdasarkan definisi seseorang tentang “merah” dan “kursi,” dengan merujuk pada bagian tertentu dari spektrum elektromagnetik, kegunaan praktis suatu objek untuk duduk, serta penggunaan operator logika untuk menyampaikan “kebenaran.” Tentu saja, ini adalah persoalan definisi. “Moralitas” tidak harus didefinisikan secara objektif, tetap, atau esensial; sifat moralitas sendiri merupakan perdebatan dalam bidang meta-etika, tetapi disini saya menjelaskan bagaimana seorang anti-moralis dapat secara konsisten mempertahankan posisi ini dalam kerangka pembedaan utama Stirner.</p>
<p>Namun, tuduhan “moralisme” sering digunakan secara tidak konsisten, sebagai cara untuk memutus diskusi; penggunaan klaim meta-etis untuk meniadakan nilai normatif menjadi tidak konsisten karena egoisme tidak menentukan isi hasrat. Mengatakan kepada seseorang bahwa keyakinan moral mereka tidak “ada” tidak menyentuh isi keyakinan tersebut, sama seperti mengatakan bahwa kursi tidak “ada” tidak akan membuat seseorang berhenti mempercayai keberadaan kursi. Sebaliknya, lebih masuk akal untuk menunjukkan inkonsistensi dan masalah dalam posisi satu sama lain berdasarkan aksioma yang sama. Misalnya, seseorang dapat mengatakan bahwa “mencuri itu salah” tanpa menjadi moralistik, tergantung bagaimana ia mengonseptualisasikan “kesalahan” dalam kerangka meta-etika. Untuk contoh yang lebih kontroversial, tidak selalu moralistik untuk mengatakan bahwa “seseorang memiliki kewajiban untuk mengabdi pada negara,” tergantung bagaimana konsep “kewajiban” dan “negara” dipahami. Memang, “kewajiban” dan “negara” biasanya merupakan ide tetap, tetapi contoh ini membantu memperjelas apa yang dimaksud dengan ide tetap, sekaligus menunjukkan bahwa ada juga interpretasi Stirner yang relatif konsisten di kalangan kanan politik. Jika seseorang mengalami “panggilan yang lebih tinggi,” yang penting dalam pembedaan Stirner adalah sifat spesifik dari panggilan tersebut: apakah ia merupakan ekspresi sadar dari hasrat yang muncul dari ketiadaan, atau justru membenarkan dirinya melalui jaringan konsep eksternal. Tidak ada kata yang secara inheren moralistik (di sini saya mendefinisikan moralitas dalam kaitannya dengan ide tetap), meskipun banyak yang lebih sering digunakan secara moralistik.</p>
<p>Egoisme juga sering disamakan dengan relativisme moral dan secara khusus digunakan untuk mengkritik konsep moralitas, yang sebenarnya merupakan kesalahpahaman terhadap Stirner. Gagasan tentang ide tetap dapat diterapkan pada semua konsep. Selain itu, seorang egois secara konsisten dapat memaksakan nilainya pada orang lain, mengklaim bahwa nilainya lebih penting, menggunakan paksaan, bahkan membuat klaim “universal” (bukan sebagai kebenaran, tetapi sebagai pernyataan). Misalnya, tidak selalu moralistik untuk berargumen bahwa kita harus secara universal anti-rasis. Seorang nihilis dapat memegang posisi apapun yang ia inginkan karena nihilisme tidak membenarkan maupun menolak apa pun.</p>
<p>Sekarang, dengan mempertimbangkan klarifikasi ini, kita dapat kembali pada pertanyaan “apa sebenarnya tujuan dari egoisme sadar?” Tidak ada tujuan inheren dalam menjadi egois sadar. Seorang egois sadar yang konsisten mungkin akan mengatakan bahwa ini kembali pada hasratnya sendiri. Mungkin ia menemukan kenyamanan dalam ketiadaan dan perubahan. Stirner sendiri memberikan alasan, dengan menyatakan bahwa seseorang dapat “dikuasai” oleh ide tetap atau “pikiran absolut,” bahwa moralitas memiliki “kekuasaan” atas roh, dan bahwa “roh cinta” dapat memperbudak seseorang, seolah-olah egoisme tidak sadar adalah bentuk pengkhianatan terhadap diri sendiri. Di sini, “menguasai” tidak berarti kekuasaan otoritas, melainkan penyangkalan diri akibat egoisme tidak sadar. Salah satu contohnya adalah seseorang yang menahan diri secara seksual karena merasa memiliki panggilan yang lebih tinggi, meskipun ia memiliki hasrat untuk berhubungan seks. Dalam pengertian yang serupa, Wittgenstein menyatakan bahwa seseorang dapat “terperangkap dalam sebuah gambaran,” di mana “gambaran” tersebut adalah kerangka objektif tentang realitas yang dianggap bukan sekadar berguna, tetapi wajib, sehingga seseorang terus mencari kebenaran di tempat yang sebenarnya tidak ada. Meskipun bahasa yang digunakan tampak preskriptif, ini bukanlah kontradiksi dalam pemikiran Stirner, melainkan ekspresi dari preferensi pribadinya (bukan sesuatu yang secara logis mengikuti dari egoisme). Egois tidak sadar tetap muncul dari ketiadaan, meskipun secara tidak sadar, dan kemunculan ini tetap merupakan fungsi dari hasrat, yaitu sifat dari yang unik.</p>
<p>Secara pribadi, saya tidak mempermasalahkan jika seseorang merasa puas memandang anarkisme sebagai kewajiban, selama saya tidak berbeda dengan isi keyakinan mereka. Memegang ide tetap, seperti meyakini bahwa eksistensi lebih dari sekadar konsep yang berguna, melainkan sifat esensial dari alam semesta, dan bahwa kita dapat mengetahui hakikat eksistensi secara pasti, adalah sesuatu yang dianut banyak orang. Hal yang sama berlaku untuk nasionalisme, yang saya tolak bukan karena sifatnya sebagai ide tetap (karena tidak selalu demikian), tetapi karena isinya. Meskipun hasrat seseorang dapat berubah setelah menolak ide tetap, nilai dan ideal yang muncul dari egois tidak sadar dapat saja identik dengan yang dimiliki egois sadar, yang mungkin memperlakukan eksistensi dan kebenaran sebagai konsep yang berguna dan dapat diolah dalam berbagai cara, sebagian lebih berguna dibanding yang lain.</p>
<p>Meskipun tidak ada tujuan utama dalam egoisme, kita tetap dapat bertanya mengapa para anarkis, khususnya, tertarik pada egoisme. Hal pertama yang muncul adalah gagasan Stirner tentang “union of egoists,” yaitu asosiasi anarkis dari egois sadar yang hanya bertahan selama ada persetujuan berkelanjutan. Gagasan ini merupakan spekulasi tentang bagaimana interaksi konsensual antar egois sadar dapat berlangsung, di mana individu bekerja sama secara sadar untuk memenuhi hasrat masing-masing. Namun, seorang egois sadar tidak harus menjadi bagian dari union of egoists, karena ia tetap dapat memaksakan kehendaknya pada orang lain. Konsep seperti nasionalisme bahkan secara otomatis menutup kemungkinan adanya union of egoists karena bergantung pada hubungan yang tidak konsensual. Selain itu, seseorang tidak harus menjadi egois sadar untuk menjadi anarkis; seseorang dapat berpartisipasi dalam asosiasi non-hierarkis yang konsensual sambil tetap memegang ide tetap.</p>
<p>Alasan lain mengapa banyak anarkis tertarik pada egoisme adalah karena penolakan terhadap ide tetap menunjukkan bahwa tidak ada paradigma yang benar secara absolut, melainkan hanya paradigma yang berguna bagi individu, dimana segala sesuatu bersifat subjektif. Dari perspektif ini, tidak ada dasar tetap bagi “harus” universal yang dapat digunakan untuk melegitimasi kekuasaan, sehingga kekuasaan kehilangan dasar ontologis dan epistemologisnya. Misalnya, egoisme meniadakan narasi seperti kemajuan, gender, sains, dan bangsa sebagai kebenaran absolut, dan memposisikannya sebagai konsep yang berguna yang diadopsi individu karena alasan tertentu.</p>
<p>Namun, bertentangan dengan anggapan banyak orang, fakta bahwa egoisme meniadakan fondasi filosofis tidak berarti bahwa seorang egois wajib menghargai subjektivitas orang lain. Tidak ada prinsip dalam egoisme yang mengharuskan seorang egois untuk tidak mengejar otoritas epistemologis atau ontologis demi kepentingannya sendiri, melainkan hanya bagaimana ia mengonseptualisasikan alasan tersebut. Sebaliknya, anarkis egois yang konsisten memilih menghargai subjektivitas karena hal itu menyenangkan bagi mereka; mereka lebih memilih union of egoists. Seseorang yang percaya pada kebenaran, eksistensi, dan moralitas pun dapat menekankan pentingnya subjektivitas identitas personal, bahkan di tengah kontradiksi yang tampak. Secara pribadi, saya menolak konstruksi yang meniadakan ekspresi diri atau yang secara historis, empiris, maupun intuitif keliru atau tidak berguna bagi saya.</p>
<p>Dalam <i>Philosophical Investigations</i>, Wittgenstein mengatakan, “jangan berpikir, tetapi lihat.” Maksudnya, karena semua upaya untuk mendefinisikan dunia melalui kondisi yang perlu dan cukup selalu tidak memadai, mungkin lebih baik untuk mendeskripsikan dunia sebagaimana kita mengalaminya. Sifat dari “pengalaman” ini bisa berupa sistem tanda yang kompleks dan saling terkait, atau seperangkat definisi sederhana yang tidak merepresentasikan subjektivitas individu. Oleh karena itu, agar dunia dapat diorganisasi secara monolitik, diperlukan semacam pemaksaan dari atas. Namun demikian, seseorang dengan teori moralitas yang subjektif tetap dapat memiliki pandangan yang meniadakan subjektivitas, hanya saja ia tidak menggunakan bahasa objektivitas untuk mengekspresikan posisinya. Demikian pula, seseorang yang memandang sesuatu sebagai objektif dapat menolak memaksakan pandangannya pada orang lain, meskipun tetap meyakininya sebagai benar. Perbedaan antara egoisme sadar dan tidak sadar pada akhirnya adalah kesadaran meta terhadap semua nilai. Seseorang melihat nilai sebagai berasal dari ketiadaan atau dari sistem objektif seperti hak alamiah. Objektivitas dan subjektivitas adalah pembedaan yang berguna dalam pengertian ini, tetapi tidak membawa konsekuensi normatif apa pun.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
