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	<title>Center for a Stateless Society</title>
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	<description>building public awareness of left-wing market anarchism</description>
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		<title>L’importanza di Elinor Ostrom per Tutti Noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[C4SS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 15:41:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di Keith Taylor. Originale: What Elinor Ostrom Means For All Of Us, del 21 giugno 2012. Tradotto da Enrico Sanna. Mi ha addolorato apprendere che una delle mie principali ispiratrici, la professoressa Elinor Ostrom, è morta di cancro al pancreas lo scorso martedì dodici giugno. La sua opera fa parte della mia crescita sia come...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Di <b>Keith Taylor</b>. Originale: <a href="http://c4ss.org/content/10700">What Elinor Ostro<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>m Means For All Of Us</a>, del 21 giugno 2012. Tradotto da <a href="http://tinyurl.com/3scy96ry">Enrico Sanna</a>.</p>
<p>Mi ha addolorato apprendere che una delle mie principali ispiratrici, la professoressa Elinor Ostrom, è morta di cancro al pancreas lo scorso martedì dodici giugno. La sua opera fa parte della mia crescita sia come accademico che come essere umano. Quando ero studente di dottorato presso il dipartimento dello sviluppo umano e comunitario dell’Università dell’Illinois, l’opera della Ostrom ha fatto da base alla mia passione per le associazioni cooperative viste come contropotere o come correttivo del corrosivo sistema di dipendenza.</p>
<p>Nel dispiacere, la grande soddisfazione è sapere che la Ostrom ci ha lasciato un compito da portare avanti: interi archivi e opere di ricerca, cinquant’anni passati a indirizzare giovani studenti verso la ricerca di soluzioni; e poi approcci innovativi alla comprensione del comportamento umano tramite la creazione, presso l’Università dell’Indiana, di un istituto di ricerca chiamato affettuosamente “Laboratorio Ostrom”. Se molti parlano del personaggio, e non c’è dubbio che questo è un attributo fortemente positivo della sua eredità, io preferisco concentrarmi su come la Ostrom ci ha aiutato a capire come possiamo governare noi stessi, una questione di fondo che accomuna singolarmente gli esperimenti americano e anarchico. Ma vorrei anche concentrarmi sul nostro dovere di dare vita alle conoscenze frutto della dura ricerca della Ostrom.</p>
<p>La Ostrom era un accademico sui generis. Trascendeva il dibattito di gran parte delle cerchie marxiste dogmatiche, libertarie e economiche eterodosse sconvolgendo le divisioni ideologiche, sapeva che interrogativi complessi richiedevano risposte complesse perché hanno grosse implicazioni sociali e economiche:</p>
<p>• Le persone sono spinte da considerazioni diverse dal crudo egoismo?</p>
<p>• Le persone sono sempre in lotta per il potere e il controllo?</p>
<p>• Le persone sono in grado di superare le grandi barriere per affrontare questioni critiche come il cambiamento climatico?</p>
<p>La Ostrom (e suo marito Vincent che le sopravvive e che è un importante teorico degli ordini istituzionali policentrici) ha studiato queste questioni cercando di capire com’è che le persone di fronte a dilemmi sociali utilizzano la “scienza e l’arte dell’associazione”. Gli studi della Ostrom dimostrano che l’uomo ha la capacità di sviluppare soluzioni in comune per poi agire in concerto e evitare i problemi.</p>
<p>Senza il lavoro pionieristico della Ostrom, saremmo probabilmente ancora impantanati in vecchi dibattiti sull’egemonia, sull’opposizione pubblico privato o sull’efficacia della conoscenza di esperti rispetto alla conoscenza locale. La Ostrom ci lascia l’aspirazione ad un bene più grande per le persone; persone che hanno la capacità di gestire i propri affari collaborando tra loro per un futuro migliore. Grazie al suo pensiero, abbiamo la possibilità di non dover più sfidare le politiche basate sull’autorità di pochi: ci rafforza il fatto di sapere che “i tanti” hanno un’enorme capacità di controllare il proprio destino.</p>
<p>Io stesso, in qualità di docente ospite, ho l’onore di dar vita, presso l’Università dell’Indiana, al Vincent and Elinor Ostrom Workshop in materia di politologia e analisi politica. Si tratta, sulla tradizione degli Ostrom, di far leva sulle teorie sul policentrismo, il governo democratico e le economie pubbliche locali, al fine di capire meglio il cooperativismo negli Stati Uniti. Si parte dall’intuizione ostromiana per cui la società non si limita allo stato o il mercato ma è un ricco intreccio di istituzioni ritagliate su misura dei bisogni di chi dipende da esse, istituzioni la cui forma ha un suo peso sulla comunità che le ospita. Io credo che le cooperative possano aiutare a correggere l’attuale scadimento della società, ma solo la ricerca può confermarlo. Fortunatamente, l’Ostrom Workshop offre preziosi strumenti che ci guideranno nella ricerca di queste verità.</p>
<p>Pur non avendo mai avuto, purtroppo, la possibilità di lavorare con una persona così importante, mi è capitato di incontrare la Ostrom in due occasioni e di lavorare con un centro di ricerca ispirato alle sue brillanti idee.</p>
<p>Dall’operato della Ostrom traspare un profondo interesse per il futuro dell’uomo e una fiducia ottimistica nella nostra capacità di risolvere i problemi di tutti. La sua opera ha fortunatamente fornito a noi le indicazioni su come acquisire quella capacità. Io spero che noi tutti si possa aspirare non solo a diventare intellettualmente curiosi come la Ostrom, ma anche a sviluppare la capacità di affrontare le difficoltà senza paura e con grande celerità. Ora più che mai abbiamo bisogno di leader che siano in grado di emulare lo sguardo ampio a cui la Ostrom, suo marito e il Workshop hanno dato vita.</p>
<p>Questioni come il potere aziendale e statale, il collasso economico, il cambiamento climatico e la resilienza delle comunità non saranno risolte dai megapiani dell’amministrazione centralizzata. Non far nulla significa in un certo senso fidarsi ciecamente dell’attuale sistema, che dai tempi della democrazia di cittadini di tocquevilliana memoria è andato alla deriva. Non possiamo credere che chi (politici o “creatori di posti di lavoro”) ci ha portato sull’attuale via della catastrofe possa anche liberarci dalla “<a href="http://www.hoover.org/publications/hoover-digest/article/6904">sofferenza del vivere” e dalla “difficoltà di pensare</a>.” Se vogliamo un mondo diverso, il cambiamento deve venire da dentro di noi.</p>
<p>Da voi.</p>
<p>E da me.</p>
<p>La Ostrom non ha mai detto che la democrazia è un processo semplice. Non sarà facile. Ma abbiamo la capacità di farcela. E il fatto che la Ostrom ce l’abbia dimostrato, mentre tanti altri non volevano crederci, rappresenta un’eredità importante. Io penso che dobbiamo provarci.</p>
<p style="text-align: center; padding: .6em 1em; border: 1px solid black; border-radius: 5px; margin: .5em 0 2em;">Le nostre traduzioni sono finanziate interamente da donazioni. Se vi piace quello che scriviamo, siete invitati a contribuire. Trovate le istruzioni su come fare nella pagina <i>Sostieni C4SS</i>: <a href="https://c4ss.org/sostieni-c4ss">https://c4ss.org/sostieni-c4ss</a>.</p>
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		<title>Agorismo de Mercado Verde</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61285</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Logan Marie Glitterbomb]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 08:57:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Por: Logan Marie Glitterbomb. Artículo Orginal: Green Market Agorism, 19 de abril de 2019, Traductor: Rickard Mach La teoría agorista se ha enriquecido enormemente desde que Samuel Edward Konkin III presentara la teoría inicial. A través de los escritos y del trabajo de visionarios como Karl Hess, Ross Ulbricht, Satoshi Nakamoto, Defense Distributed y Derrick...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Por: <b>Logan Marie Glitterbomb</b>. Artículo Orginal: <a href="https://c4ss.org/content/51920">Green Market <span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>Agorism</a>, 19 de abril de 2019, Traductor: Rickard Mach</p>
<p>La teoría agorista se ha enriquecido enormemente desde que Samuel Edward Konkin III presentara la teoría inicial. A través de los escritos y del trabajo de visionarios como Karl Hess, Ross Ulbricht, Satoshi Nakamoto, Defense Distributed y Derrick Broze; hemos visto cómo el agorismo ha crecido y se ha expandido de formas que nunca se creyeron posibles, tanto a nivel intelectual como en la práctica. Y esta práctica seguirá creciendo y adaptándose a medida que pase el tiempo, cambien las circunstancias, surjan nuevas tecnologías, etc., tal y como debe ser.</p>
<p>Mientras que Samuel Konkin se centró específicamente en los mercados negros y grises, Hess se centró en la localización, la tecnología apropiada y la sostenibilidad. Broze ha ampliado esta perspectiva en los últimos años, refiriéndose a los conceptos de <i>agorismo horizontal </i>y<i> vertical</i>. El agorismo horizontal es el agorismo ilegalista konkiano tradicional que todos conocemos y amamos. Eso incluye las huelgas fiscales, el tráfico de drogas, el trabajo sexual, el tráfico de armas, el contrabando, el ocultamiento de inmigrantes indocumentados, etc. El agorismo vertical suele centrarse más en los mercados blancos y grises e incluye aspectos como los mercados de agricultores, las cooperativas de trabajadores, la tecnología medioambiental, la organización sindical de base, etc.</p>
<p>Es precisamente en la tradición agorista vertical donde solemos mostrar una mayor preocupación por el medio ambiente. Los experimentos de Karl Hess sobre la sostenibilidad comunitaria le llevaron a promover iniciativas como la acuaponía, la jardinería en azoteas, la piscicultura en sótanos, la energía solar y eólica, los talleres comunitarios, los almacenes, los cobertizos compartidos, las bibliotecas de herramientas y mucho más. Ampliando especialmente este último aspecto, la economía colaborativa ha surgido en torno a la idea de compartir bienes que, de otro modo, no serían utilizados a pleno rendimiento por un único propietario. Broze ha hecho hincapié en el principio de la séptima generación y en conceptos como la<i> vida sin residuos</i> en sus enseñanzas sobre el agorismo, y promueve la jardinería comunitaria, la permacultura, el minimalismo y otras prácticas similares. Dada la creciente preocupación por la devastación medioambiental, este enfoque será cada vez más necesario.</p>
<p>Siguiendo la inspiración de Broze, si se analiza el agorismo de forma holística, no podemos centrarnos únicamente en el momento del consumo, sino que debemos centrarnos en todo el ciclo de vida de un producto. Tal y como se señala en <a href="https://www.youtube.com/watch?v=9GorqroigqM">The Story of Stuff</a> (la historia de las cosas), esa cadena va desde la extracción hasta la producción, pasando por la distribución y el consumo, para terminar finalmente con la eliminación de residuos. A través de esta perspectiva holística, vemos que debemos dar el salto hacia una <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Circular_economy">economía circular</a>. La mayoría de los agoristas ya siguen esta línea de pensamiento en lo que respecta a la producción alimentaria, promoviendo la producción y distribución local, ecológica y sostenible de alimentos a través de huertos domésticos, huertos comunitarios, huertos guerrilleros, huertos en azoteas, pequeñas granjas, permacultura, mercados de agricultores, CSA, compostaje y similares; sin embargo, como movimiento, debemos pensar en el resto de los productos que consumimos en nuestras vidas.</p>
<p>Como dice el viejo refrán: “No existe el consumo ético bajo el capitalismo”, y lo cierto es que, en nuestro mercado actual, amañado, a nosotros, como consumidores, se nos mantiene en gran medida y de forma deliberada desinformados sobre los productos que consumimos. El agorismo, especialmente cuando hace hincapié en el localismo, nos ofrece una alternativa más eficaz al consumo ético. Comprar productos locales a tus vecinos facilita en cierta medida conocer la historia de dichos productos, lo que te convierte en un consumidor más informado capaz de tomar decisiones más fundamentadas. Sin embargo, no todos los artículos se pueden encontrar a través de una fuente local y, aun así, esas fuentes locales suelen utilizar otros productos en su proceso de producción. Por ejemplo, tu serigrafista local puede que lo haga él mismo, pero sigue imprimiendo en camisetas que ha comprado a alguna cadena corporativa, fabricadas en talleres clandestinos por mano de obra infantil a partir de fibras sintéticas y vegetales cultivadas y cosechadas por presos en condiciones de esclavitud, y teñidas con tintes sintéticos nocivos que se filtran a las aguas cercanas, causando contaminación y la muerte de la fauna marina local. Incluso si logran encontrar proveedores que alegan criterios éticos debido a diversos aspectos de su producción (orgánico, comercio justo, fabricado por sindicatos, etc.), siempre surgen otros problemas (robo de salarios, monocultivos, presión política, etc.). Pero existe una solución para conseguir casi todo lo que necesitas y que no puedes comprar a un productor ético sin aportar ni un céntimo a estas corporaciones.</p>
<p>Como agoristas, solemos hablar a menudo de los mercados blancos, negros, grises y rojos, pero hay un mercado que brilla por su ausencia y que, sin embargo, cobra cada vez más relevancia en el debate: los mercados verdes. Ahora bien, cuando hablo de <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Green_market">mercado verde</a>, no me refiero al cannabis, ni a las energías alternativas ni al consumismo engañoso con <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Greenwashing">lavado verde</a>. Más bien, los mercados verdes abarcan todas las transacciones de los mercados blancos, grises y negros relacionadas con la reventa de bienes, es decir, bienes que han tenido un propietario anterior y que han sido reparados, restaurados o reciclados. Esto incluye tiendas de segunda mano, intercambios de ropa, talleres de reparación, ferias de bricolaje, el movimiento “<i>Right to Repair” </i>(derecho a reparar), recambios de coches de segunda mano, la redistribución de bienes recuperados de los contenedores de basura al estilo de <i>“Food Not Bombs”</i> (comida, no bombas) y mucho más.</p>
<p>Reparar objetos, comprarlos o intercambiarlos con amigos, adquirirlos en tiendas de segunda mano y mercadillos locales, participar en programas de reciclaje eficaces, así como reutilizar y dar un nuevo uso a los artículos, son todos ejemplos de agorismo de mercado verde. Es cierto que esto sigue centrándose únicamente en los aspectos de distribución, consumo y, en ocasiones, eliminación de un producto a lo largo de su ciclo de vida, sin abordar directamente los aspectos de extracción y producción; sin embargo, adquirir los productos en el mercado verde reduce la demanda de extracción y producción de nuevos bienes. Reducir a escala nuestros modos de producción actuales en general es necesario para frenar el daño medioambiental y, por lo tanto, es imprescindible avanzar hacia la reducción, la reutilización, la reparación, la reconversión y el reciclaje. Pasarnos a los mercados ecológicos nos brinda la oportunidad de analizar nuestro consumo y darnos cuenta de hasta qué punto podemos recurrir a lo que ya está disponible en lugar de tener que producir constantemente. Por supuesto, siempre habrá artículos que tendrán que ser comprados nuevos, como los productos de higiene y las nuevas tecnologías, pero recurrir principalmente a los productos del mercado ecológico nos permite reducir el problema de los métodos éticos de extracción y producción a un nivel más pequeño y manejable. En lugar de tener que centrarnos en cómo producir éticamente cada producto, solo tenemos que centrarnos en cómo extraer y producir de forma ética los productos de primera necesidad.</p>
<p>De repente, estas preguntas se vuelven más fáciles de responder y podemos empezar a centrarnos en cómo producir esos productos de primera necesidad. Podemos empezar a fabricar nuestros propios productos de higiene a partir de materiales vegetales cultivados localmente, imprimir cepillos de dientes y peines en 3D utilizando fibra obtenida a partir de residuos plásticos y los diseños de máquinas de código abierto de <a href="https://www.preciousplastic.com/">Precious Plastic</a>, luchar por los derechos laborales de los mineros de los metales preciosos que se utilizan en esas impresoras 3D y formar cooperativas de trabajadores para montar las piezas, crear programas de reciclaje más eficaces para los residuos que aún generamos, y mucho más. Podemos ser extremadamente creativos al respecto. Pero primero, debemos reducir la magnitud del problema reduciendo nuestro consumo de artículos nuevos. Debemos convertirnos en agoristas del mercado verde.</p>
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		<title>Anarkisme dan Hierarki</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61283</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cory Massimino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 06:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oleh: Cory Massimino. “Teks aslinya berjudul “Individualist Anarchism and Hierarchy”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Taratsa Hubungan antara anarkisme dan hierarki memang rumit dan penuh persoalan. Sebagian anarkis menyatakan diri menentang segala bentuk hierarki, bahkan terkadang mendefinisikan anarkisme dengan cara demikian. Sebagian lainnya menyatakan bahwa mereka pada dasarnya hanya menentang negara dan tidak terlalu...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Oleh: <b>Cory Massimino</b>. “Teks aslinya berjudul “<a href="https://c4ss.org/content/30804">Indi<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>vidualist Anarchism and Hierarchy</a>”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Taratsa</p>
<p>Hubungan antara anarkisme dan hierarki memang rumit dan penuh persoalan. Sebagian anarkis menyatakan diri menentang segala bentuk hierarki, bahkan terkadang mendefinisikan anarkisme dengan cara demikian. Sebagian lainnya menyatakan bahwa mereka pada dasarnya hanya menentang negara dan tidak terlalu mempersoalkan hierarki itu sendiri. Menurut saya, anarkisme individualis, jika dipahami dengan tepat, berada di suatu titik di antara kedua ekstrem tersebut.</p>
<p>Singkatnya, anarkisme individualis berpandangan bahwa individu manusia adalah fondasi dari apa yang kita sebut sebagai “masyarakat”. Karena itu, sistem politik apa pun, atau lebih tepatnya sistem nonpolitik apa pun, yang diterapkan seharusnya menempatkan individu sebagai yang utama dan menghormati kedaulatannya sebagai makhluk yang bebas. Sistem non-politik yang paling mampu mewujudkan hal tersebut adalah anarkisme.</p>
<p>Hierarki adalah “<i>suatu sistem atau organisasi di mana orang atau kelompok ditempatkan dalam tingkatan yang berbeda berdasarkan status atau kewenangan</i>.” Dalam beberapa keadaan, sistem semacam ini pada dasarnya memang salah atau buruk. Dalam keadaan lain, hierarki dapat diterima dan bahkan baik. Ada pula keadaan di mana hierarki tidak dengan sendirinya buruk, tetapi tetap layak dipersoalkan.</p>
<p>Hierarki jelas menjadi problematis, bahkan tidak bermoral, ketika dipertahankan melalui inisiasi kekerasan. Sebagai kaum individualis, kami mempertahankan kedaulatan individu dan memandang otonomi pribadi seseorang sebagai sesuatu yang sangat penting secara moral. Kemampuan untuk menggunakan segenap kemampuan dan kapasitas yang dimiliki sebaik mungkin, sesuai dengan kehendaknya sendiri, merupakan hak mendasar setiap individu. Dan karena setiap orang memiliki hak tersebut, hal ini sekaligus menetapkan batas ketika seseorang secara paksa menghalangi tindakan orang lain.</p>
<p>Menundukkan tujuan orang lain melalui kekerasan dan menggantinya dengan tujuan kita sendiri merupakan penghinaan terhadap individualitas kedua belah pihak sekaligus pelanggaran terhadap hak. Tindakan agresi memang tidak bermoral pada dirinya sendiri. Namun sebuah sistem hierarki yang dipertahankan melalui agresi membuat individu tertentu tunduk pada kewenangan individu lainnya. Ketika seseorang tidak lebih dari seorang hamba yang harus patuh kepada tingkatan hierarki yang lebih tinggi, tidak ada lagi ruang bagi individualitas. Dan tentu saja, itulah sesuatu yang kami tentang.</p>
<p>Hal ini membawa kaum individualis pada penolakan terhadap penggunaan kekerasan dan, karenanya, terhadap negara. Bertentangan dengan pandangan para teoritikus kontrak sosial, negara bergantung pada kekerasan untuk mempertahankan sumber pendanaannya sekaligus monopoli atas penggunaan kekuatan yang dianggap sah di suatu wilayah. Negara merupakan sistem predator yang agresif dan hierarkis. Negara adalah antitesis dari individualisme.</p>
<p>Bagi banyak anarkis, kepemilikan pribadi pada dasarnya bersifat hierarkis dan karena itu tidak dapat diterima. Mereka hanya setengah benar. Dalam pengertian tertentu, kepemilikan pribadi memang menciptakan hierarki antara pemilik suatu properti dan orang lain. Namun kepemilikan pribadi juga memiliki manfaat lain yang layak dipertimbangkan. Tidak ada alasan bagi kita untuk membatasi analisis hanya pada pertanyaan apakah sesuatu menciptakan hierarki atau tidak. Ada faktor-faktor lain yang juga relevan secara moral.</p>
<p>Kepemilikan pribadi berguna karena berbagai alasan, dan banyak di antaranya berkaitan dengan konsekuensi yang dihasilkannya. Sistem kepemilikan pribadi menciptakan masyarakat yang makmur dan sejahtera, sekaligus memungkinkan sumber daya yang langka dialokasikan secara efisien. Selain itu, dan ini sangat penting bagi kaum individualis, kepemilikan pribadi merupakan hal yang vital bagi otonomi pribadi. Seperti ditulis Roderick Long,</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Kebutuhan manusia akan otonomi, yaitu kemampuan untuk mengendalikan hidupnya sendiri tanpa campur tangan orang lain. Tanpa kepemilikan pribadi, saya tidak memiliki tempat yang dapat saya anggap sebagai milik saya sendiri. Saya tidak memiliki ruang yang terlindungi di mana saya dapat mengambil keputusan tanpa dihambat oleh kehendak orang lain. Jika otonomi dalam pengertian ini memiliki nilai, maka kita membutuhkan kepemilikan pribadi untuk mewujudkan dan melindunginya.”</p>
<p>Tanpa kepemilikan pribadi, ruang gerak individu dibatasi demi kepentingan komunitas atau masyarakat. Sebagai kaum individualis, kita seharusnya peduli pada upaya memaksimalkan otonomi setiap orang, dan kepemilikan pribadi bermanfaat bagi tujuan tersebut.</p>
<p>Lebih jauh lagi, mengganti kepemilikan pribadi dengan kepemilikan kolektif tidak menghilangkan keberadaan hierarki. Ia hanya mengubah posisi yang lebih tinggi dalam hierarki, dari pemilik properti menjadi mayoritas dalam kolektif. Dalam kepemilikan kolektif, siapa pun yang kebetulan berada di pihak mayoritas memiliki kewenangan untuk menentukan bagaimana properti tersebut digunakan. Karena itu, mereka berada dalam posisi berkuasa atas kelompok minoritas.</p>
<p>Hal yang juga patut diperhatikan adalah persoalan pengasuhan atau keluarga. Hubungan antara orang tua dan anak secara historis memang bersifat hierarkis. Namun, tanpa masuk terlalu jauh ke dalam persoalan rumit mengenai hak-hak anak, kewenangan yang digunakan orang tua yang menjalankan pengasuhan secara baik tidak bergantung pada kekerasan dalam pengertian yang sama seperti kekerasan yang digunakan terhadap orang dewasa. Di mana tepatnya batas tersebut ditarik adalah persoalan rumit lainnya. Ada bentuk-bentuk kekerasan yang tidak adil, seperti kekerasan terhadap anak, tetapi ada pula bentuk penggunaan kekuatan yang adil, seperti memaksa seorang anak makan malam. Dan karena hierarki antara orang tua dan anak tampaknya bermanfaat bagi individu-individu yang terlibat di dalamnya, kaum anarkis individualis dapat menerimanya. Untuk pembahasan lebih lanjut mengenai pandangan anarkisme individualis terhadap hak-hak anak, lihat bagian “<i>The Rights of Children</i>” dalam esai ini.</p>
<p>Lalu bagaimana dengan sistem hierarki yang tidak menggunakan kekerasan? Banyak diantaranya akan bergantung pada rincian situasi dan konteks tertentu. Namun secara umum kita dapat mengatakan bahwa hierarki, bahkan hierarki yang “sukarela”, selalu <i>berpotensi</i> menjadi persoalan bagi kaum individualis. Karena kita menganggap otonomi dan kemampuan seseorang untuk menggunakan kapasitas dirinya sebagai sesuatu yang sangat penting, situasi ketika seseorang secara sukarela menyerahkan seluruh kewenangannya kepada orang lain dan menciptakan sebuah hierarki bisa saja tetap layak dipersoalkan.</p>
<p>Bayangkan sebuah kota kecil di mana semua orang, karena satu dan lain alasan, secara sukarela menyerahkan seluruh properti mereka untuk dimiliki secara kolektif. Berdasarkan alasan-alasan yang telah dijelaskan sebelumnya mengenai dampak kepemilikan pribadi terhadap kemakmuran dan otonomi, kita dapat mengatakan bahwa kota dengan sistem kepemilikan pribadi lebih baik daripada kota dengan kepemilikan kolektif. Jadi, sebagai kaum individualis yang menghargai kemakmuran dan otonomi, kita memiliki alasan yang kuat untuk menolak kota komunis yang terbentuk secara sukarela tersebut, meskipun penolakan itu sekadar berupa pandangan bahwa penduduk kota tersebut telah mengambil keputusan yang buruk dan seharusnya memilih sistem kepemilikan pribadi.</p>
<p>Atas alasan-alasan yang telah disebutkan sebelumnya, inisiasi kekerasan tidak dapat diterima bagi kaum individualis. Bagaimanapun juga, menggunakan kekerasan berarti memaksakan kehendak kita kepada penduduk kota tersebut, yang secara aktif tidak bermoral dan bahkan lebih buruk daripada keputusan sukarela yang telah mereka ambil. Karena itu, menggunakan kekerasan untuk mencegah penduduk kota tersebut membangun komunisme sukarela merupakan tindakan yang salah.</p>
<p>Namun, penggunaan cara-cara seperti persuasi, kampanye pendidikan, atau boikot dapat diterima, bahkan mungkin layak didorong. Apakah langkah-langkah tersebut efektif atau benar-benar layak dilakukan merupakan pertanyaan yang berbeda. Kita mengakui bahwa komunisme sukarela merupakan sistem yang buruk bagi orang-orang yang hidup di dalamnya, dan juga berpotensi buruk bagi orang lain, baik karena alasan ekonomi maupun jika gagasan tersebut mulai menyebar dan memperoleh dukungan. Menundukkan diri sendiri pada kehendak mayoritas merupakan tindakan yang keliru. Karena itu, tidak masuk akal bagi kita untuk bersikap sepenuhnya netral terhadap persoalan tersebut.</p>
<p>Ada pula konsep bentuk kepemilikan komunal yang diorganisasi secara horizontal dan dikelola secara mandiri. Model-model ini tidak sepenuhnya sama dengan kepemilikan kolektif. <b>Sumber daya milik bersama</b> (<i>common pool resources</i>) yang menetapkan secara tegas hak penguasaan pribadi setiap individu jauh lebih mungkin melindungi dan mendorong otonomi pribadi serta individualisme dibandingkan kolektivisme penuh, meskipun model tersebut tetap dapat bermasalah tergantung bagaimana sumber daya bersama tersebut sebenarnya diorganisasi.</p>
<p>Persoalan hierarki di tempat kerja mungkin memang layak dipersoalkan, tetapi tidak dengan sendirinya salah. Tempat kerja yang besar dan hierarkis, yang cenderung memperlakukan pekerja seperti roda gigi dalam sebuah mesin atau sekadar alat bagi para pemilik usaha, jelas tidak sejalan dengan filsafat individualis. Tempat kerja di mana pekerja pada tingkatan paling bawah terus diperlakukan semena-mena dan tidak dihormati oleh atasannya seharusnya ditentang, tentu saja tanpa kekerasan, oleh siapa pun yang peduli terhadap otonomi dan penghormatan terhadap manusia.</p>
<p>Namun, ini tidak berarti bahwa seluruh hierarki di tempat kerja selalu dan di mana pun merupakan sesuatu yang buruk. Dalam beberapa keadaan, hierarki mungkin lebih baik karena alasan ekonomi. Dalam keadaan lain, hierarkinya sangat minimal, para pekerja memiliki suara dalam pengambilan keputusan, dan mereka diperlakukan dengan hormat. Ada pula perusahaan yang secara struktural hierarkis tetapi tetap relatif datar. Meskipun banyak perusahaan raksasa saat ini bertentangan dengan prinsip-prinsip individualisme, tidak semua hierarki di tempat kerja pada dasarnya buruk. Hierarki hanya <b>berpotensi</b> menjadi buruk.</p>
<p>Sekedar bertanya apakah sesuatu bersifat hierarkis lalu mengakhiri analisis moral kita sampai di sana merupakan kekeliruan. Demikian pula, sekedar bertanya apakah sesuatu bersifat koersif lalu mengakhiri analisis moral kita di sana juga merupakan kekeliruan. Individualisme menganggap ada banyak hal yang relevan secara moral. Agresi dan kebebasan negatif memang penting. Namun begitu pula otonomi pribadi. Begitu pula kemakmuran dan konsekuensi yang baik. Baik ekonomi politik maupun filsafat moral membutuhkan semacam <b>pluralisme nilai</b> yang dipadukan dengan analisis yang cermat.</p>
<p>Pelajaran yang dapat kita ambil mengenai hierarki tanpa kekerasan adalah bahwa, seperti kebanyakan hal dalam kehidupan, hierarki tidak dengan sendirinya buruk, tetapi selalu memiliki potensi untuk menjadi buruk. Sistem hierarki sukarela dapat mendorong budaya kepatuhan dan kolektivisme, dan berpotensi berkembang menjadi sistem yang pada akhirnya bergantung pada kekerasan. Ia dapat menghambat individualitas, kebebasan berpikir, dan otonomi. Karena alasan-alasan tersebut, hierarki tanpa kekerasan tidak pernah secara inheren salah bagi seorang anarkis individualis, tetapi selalu berpotensi menjadi persoalan dan sering kali layak ditentang.</p>
<p>Posisi anarkisme individualis terhadap hierarki berada di suatu titik antara “hierarki selalu salah” dan “hierarki tidak pernah salah”. Terkadang memang salah. Namun di lain waktu, tidak. Seperti yang saya katakan sebelumnya, hubungan antara anarkisme dan hierarki memang rumit dan penuh persoalan. Menjadi seorang individualis, sekaligus menjadi manusia, berarti berpikir secara ketat dan menyeluruh mengenai berbagai hal dengan menggunakan penilaian kita sendiri. Tidak selalu ada prinsip-prinsip sederhana dan mutlak yang dapat menggantikan proses berpikir kita, betapapun nyamannya kursi tempat kita duduk.</p>
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		<title>La Ética del Límite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[C4SS]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 12:25:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[moral philosophy]]></category>
		<category><![CDATA[Philisophical Anarchism]]></category>
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					<description><![CDATA[Por: Tommaso Biagi. Artículo Original: The Ethics of Limit,15 de marzo de 2026 Traductor: Rickard Mach. Tommaso Biagi – Investigador independiente en filosofía moral y política “Yo no te gobierno y tú no me gobiernas”. ———— La Contradicción Silenciosa de Toda Civilización Toda civilización – impecable, perfecta en su composición e intención – se asienta...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Por: <b>Tommaso Biagi</b>. Artículo Original: <a href="https://c4ss.org/content/61059">The Ethics of Limit</a>,15 de marzo de 2026 Traductor: Rickard Mach.</p>
<p>Tommaso Biagi – Inv<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>estigador independiente en filosofía moral y política<br />
“Yo no te gobierno y tú no me gobiernas”.</p>
<p>————</p>
<p><b>La Contradicción Silenciosa de Toda Civilización</b></p>
<p>Toda civilización – impecable, perfecta en su composición e intención – se asienta sobre una contradicción silenciosa: Amamos la libertad. Sufrimos la dominación.</p>
<p>Lo justificamos como “autoridad necesaria”, “orden público” o “contrato social”. Aceptamos las cárceles “por seguridad”, el trabajo asalariado “por el desarrollo” y la coacción psiquiátrica “por la salud”. Es siempre la misma historia. Una minoría sufre, la mayoría vive “mejor”.</p>
<p>¿Pero mejor para quién? El que grita de agonía y el que sonríe de comodidad no perciben la suma. Ninguna conciencia individual percibe la totalidad. El “bien común” es la ficción escrita por aquellos a quienes les conviene.</p>
<p>Y este es mi punto de partida ético: la suma no cuadra. El sufrimiento no cuadra. No se puede restar el infierno de uno de la felicidad de otro. Una vida torturada no desaparece – existe, en algún lugar, invisible –, pero existe; no se borra. Pero no es como si hubiera algún contable divino que sumara sufrimientos y placeres para lograr un equilibrio ético.</p>
<p>Una vez que aceptamos esto, todos los sistemas de dominación fracasan inevitablemente. El Estado, el Capital, la Prisión… – todos ellos existen como sistemas coercitivos basados en la idea de que el sufrimiento de algunas personas es un coste aceptable a cambio del orden y el beneficio. No se trata de una crítica al libre intercambio entre iguales, sino a la dominación económica que convierte la cooperación en servidumbre – todos ellos se sustentan en un cálculo que considera tolerable el sufrimiento de unas pocas personas a cambio de una situación más que incómoda. Pero si el sufrimiento de una sola persona no se puede sumar ni restar, entonces ningún rey, ningún órgano parlamentario, ningún policía ni ningún consejo de administración tiene derecho a convertir la vida de otra persona en un auténtico infierno “por una buena causa”.</p>
<p>Y de ahí surge mi teoría: La Ética del Límite.</p>
<p>————</p>
<p><b>De la No Separación a la No Dominación</b></p>
<p>Lo primero que hay que admitir es – y esto es básico – la existencia separada. Somos conciencias separadas. Yo no siento tu dolor; tú no sientes mi placer.</p>
<p>Esto no es poético; es metafísico. Si nuestras experiencias están separadas, entonces no existe ninguna aritmética moral que permita combinarlas. Mi placer no puede “compensar” tu tortura porque tu tortura continúa en otro plano.</p>
<p>Una vez que deducimos ese hecho de la existencia, llegamos a una conclusión éticamente devastadora: no hay cantidad de felicidad colectiva que justifique un infierno intencionado.</p>
<p>Esta es la<i> prioridad léxica del no sufrimiento</i>: evitar el infierno es lo primero. Sin concesiones. Sin “males necesarios”. Sin cálculo ético que plantee la agonía de otra persona como un coste.</p>
<p>Cuando descartamos esto – algo muy frecuente hoy en día –, construimos el Estado moderno. Institucionalizamos la percepción de que cierto sufrimiento es aceptable si redunda en interés de la mayoría. Pero, dado que la “mayoría” no siente ese sufrimiento, ese razonamiento no se sostiene.</p>
<p>Gobernar – determinar quién debe sufrir – no tiene sentido lógico alguno. No se puede facilitar el gobierno al tiempo que se reconoce a cada uno como sujeto independiente y se trata su sufrimiento como un recurso comunitario.</p>
<p>Y así surge el Principio de No Gobierno:</p>
<p>Yo no te gobierno y tú no me gobiernas.</p>
<p>No porque me preocupe sentimentalmente por ti, sino porque es lo que tiene más sentido desde el punto de vista ético.</p>
<p>————</p>
<p><b>La Libertad Requiere Escudos</b></p>
<p>Si la libertad significa algo, significa la libertad de decir <i>no</i> y vivir. Por lo tanto, la libertad requiere Escudos: las condiciones sociomateriales que facilitan el rechazo sin que ello suponga la ruina.</p>
<p>Renta básica. Asistencia sanitaria básica. Vivienda o alojamiento básico. Tiempo libre o educación básica. No son lujos, son condiciones previas para la libertad. Sin ellas, cada elección conlleva implícitamente la necesidad de sobrevivir.</p>
<p>Un trabajador no puede permitirse dejar su empleo. Un preso no puede permitirse decirle a su abogado de oficio que se mantenga al margen. Una madre no puede permitirse descansar o recuperarse sin una guardería.</p>
<p>No hay libertades sin Escudos – al igual que no hay oportunidades para expresarse sin aire – posibles en teoría, pero imposibles en la práctica. Cualquier libertario que se preocupe por la autonomía debe acoger esto con agrado: La Libertad requiere Escudos iguales. Sin esta simetría, la sociedad se convierte en una prisión con las puertas abiertas, pero con el suelo derretido bajo sus pies.<br />
————</p>
<p><b>El Poder es la Negativa</b></p>
<p>El poder no se limita a los parlamentos ni a la policía. El poder existe en cualquier lugar donde alguien pueda decir “no” y otra persona no pueda hacerlo – con seguridad –.</p>
<p>El poder reside en el jefe, el burócrata, la pareja, el profesor… – la dominación existe por las asimetrías de riesgo. La prueba definitiva de la equidad no es la posesión, sino cuánto poder puede cada parte negar a la otra.</p>
<p>Cuando digo “no” a la explotación, ¿me quedo sin hogar? Cuando tú dices “no” a la autoridad, ¿sobrevives? La justicia no reside en la distribución, sino en la negación simétrica; la justicia existe cuando decir “no” cuesta lo mismo a todos – e, idealmente, no le cuesta nada a nadie –.</p>
<p>Esto redefine la igualdad – no se trata de poseer bienes, sino de tener la capacidad recíproca de alejarnos del desastre sin que ninguno de los dos se quede sin hogar.</p>
<p>La solidaridad tiene sentido desde un punto de vista racional – no sentimental –, porque si la coacción te devora, luego vendrá por mí. Solo soy libre si tú también lo eres.</p>
<p>————</p>
<p><b>La Violencia y la Ética de la Defensa</b></p>
<p>El anarquismo se estremece cada vez que surge la posibilidad de la violencia: ¿cómo erradicar la dominación sin recrearla? ¿Cómo defenderse sin caer en la tiranía por otros medios?</p>
<p>La Ética del Límite distingue entre:</p>
<p style="padding-left: 40px;">1 La violencia de la dominación crea un infierno – tortura, trabajos forzados, inanición, encarcelamiento.</p>
<p style="padding-left: 40px;">2 La violencia del límite interrumpe ese infierno – detiene la merma de la capacidad de actuar que ya se ha producido y elude la dominación que ya está en marcha.</p>
<p>La primera es coercitiva; la segunda es un acto de rechazo – el cuerpo que golpea a la mano que lo estrangula recuerda que aún se mueve.</p>
<p>Pero la Violencia del Límite debe ir acompañada de normas:</p>
<p style="padding-left: 40px;">1. Se detiene cuando el agresor se detiene.</p>
<p style="padding-left: 40px;">2. No castiga, ni regula, ni avergüenza al agresor.</p>
<p style="padding-left: 40px;">3. No crea nuevos infiernos en el proceso para sustituir a los antiguos que se han perdido.</p>
<p>Entonces la revolución puede ser humana; La Ética del Límite da un sentido coherente a la resistencia: uno no lucha contra personas, sino contra un potencial que podría crear tiranía en primer lugar; el tirano no es el enemigo; la tiranía en sí misma lo es.</p>
<p>————</p>
<p><b>Sociedades que No Pueden Dominar</b></p>
<p>Si la dominación es incoherente, entonces la política debe ocuparse de crear sistemas que no puedan dominar – y yo los denomino Zonas Autónomas Federadas (FAZs) –, sistemas estructurados en contra del poder mismo:</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Representación limitada – los delegados tienen mandatos imperativos y pueden ser destituidos en cualquier momento</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Rotación obligatoria – ningún cargo puede ocuparse el tiempo suficiente como para acumular autoridad</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Federalismo horizontal – las asambleas se coordinan sin dar órdenes</p>
<p style="padding-left: 40px;">• Lentitud deliberada – ninguna urgencia moral prevalece sobre la reflexión ética relativa a los Escudos que defienden la libertad.</p>
<p>No se trata de utopías; ya existen hoy en día en formas fragmentadas: cooperativas de trabajadores, redes de ayuda mutua, comunidades descentralizadas… – La Ética del Límite les proporciona un lenguaje común – una filosofía de la no-gobernanza. Su eficacia en cuanto al atractivo ético-social es secundaria; su capacidad para evitar la creación de infiernos a raíz de una decisión concreta es el criterio por el que se mide el éxito de una sociedad moral.</p>
<p>————</p>
<p><b>Significado de La Libertad y La Justicia</b></p>
<p>La Ética del Límite no es una nueva construcción ideológica; es una reflexión sobre cada una de las ocasiones en las que, erróneamente, permitimos la dominación bajo el pretexto del orden. Cuando el político afirma que “algunos deben sufrir por el progreso”, la Ética del Límite niega que eso sea progreso en absoluto; cuando el director ejecutivo afirma que “no podemos permitirnos la justicia”, ella responde que él no puede permitirse la moralidad; cuando el filósofo cree que “este es el mal menor”, ella le reprende por reconocer el mal como forma de gobierno en su conjunto.</p>
<p>¡La libertad comienza donde termina el gobierno – no cuando caen los tiranos, sino cuando el propio gobierno es una realidad impensable –, cuando la dominación se convierte en una contradicción en sí misma, cuando el sentimiento antiautoritario se convierte en una forma de vida coherente! La sociedad sin Estado y sin dominación no es ciencia ficción; ¡es simplemente la única vida posible con sentido común! La filosofía nos debe más que una utopía o un paraíso – solo esto: ¡la prevención del infierno!</p>
<p>¡La libertad comienza donde el sentido común niega la dominación!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Ministero per il Futuro</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61275</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Kevin Carson]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 12:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italian]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[postscarcity]]></category>
		<category><![CDATA[Science Fiction]]></category>
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					<description><![CDATA[Kevin Carson. Articolo originale: Review: Kim Stanley Robinson, Ministry For the Future (2020), pubblicato il 26 luglio 2026. Traduzione di Enrico Sanna. Recensione di: Kim Stanley Robinson, Il ministero per il futuro, Fanucci, 2022. Ulteriori letture consigliate: How to Blow Up a Pipeline di Andreas Malm e altre opere di Robinson, come Red Moon e...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;"><b>Kevin Carson</b>. Articolo originale: <a href="http://c4ss.org/content/61240">Review: Kim Stanley Robinson, Ministry For the Future (2020)</a>, pubblicato il 26 luglio 2026. Traduzion<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>e di <a href="http://tinyurl.com/3scy96ry">Enrico Sanna</a>.</p>
<p style="text-align: center;">Recensione di: Kim Stanley Robinson, <a href="https://www.fanucci.it/products/il-ministero-per-il-futuro"><i>Il ministero per il futuro</i></a>, Fanucci, 2022.</p>
<p>Ulteriori letture consigliate: <i>How to Blow Up a Pipeline</i> di Andreas Malm e altre opere di Robinson, come <a href="https://c4ss.org/content/60834"><i>Red Moon</i></a> e <a href="https://c4ss.org/content/51596"><i>New York 2140</i></a>.</p>
<p>La trama del libro, pubblicato nel 2020, comincia nel 2025. Causa il cambiamento climatico, il sud del mondo vive in una bolla di calore alla temperatura di bulbo umido di 35 gradi. L’antefatto è la morte di 20 milioni di persone in India.</p>
<p>La conferenza sul clima mette su una commissione per cogliere l’occasione e avviare una reale politica sul clima, finora assente. La commissione, familiarmente detta Ministero per il futuro, ha il compito di mettere in pratica, tra una conferenza e l’altra, le decisioni prese. La storia è narrata dal punto di vista di Mary Murphy, capo della commissione.</p>
<p>I primi anni il Ministero si scontra con numerosi muri di gomma burocratici, dibattiti insulsi e promesse inapplicabili come nei precedenti accordi di Parigi.</p>
<p>Intanto nasce, sull’onda del trauma delle mortali ondate di calore, un’organizzazione che fa terrorismo climatico chiamata Figli di Kali. Mary, frustrata dalla mancanza di risultati concreti, suggerisce la creazione di una “sezione segreta” semiautonoma del Ministero, variante leggera dei Figli di Kali, con il compito di compiere azioni illegali con scusanti plausibili. Ma quando ne parla con Badim, collaboratore Nepalese legato a organizzazioni simili, resta colpita.</p>
<p style="padding-left: 40px;">“E cosa avrebbe fatto questa vostra organizzazione clandestina?” esclamò lei, stupita.</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Di sicuro non lo so.” Si vedeva sul viso che prendeva tempo. “Forse qualche centrale a carbone ha avuto dei problemi, immagino. Si è fermata, gli investitori hanno visto la cosa e hanno capito che non era un buon investimento. In un certo senso, ha funzionato.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Cosa vuoi dire con funzionato?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Che gli impianti sono stati disattivati e che il solare ha avuto un altro boom. Da quando abbiamo iniziato, la costruzione di nuovi impianti a carbone è calata dell’ottanta percento.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Qualcuno è stato ucciso o ferito?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Non di proposito.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Terrorizzato?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Vuoi dire spaventato e costretto ad abbandonare il carbone?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Sì.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Penso che sarebbe un bene se succedesse, non crede?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“In che senso?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Bè, la gente si spaventa quando si tratta del proprio denaro. Cade nel panico.”</p>
<p>Anche se inizialmente non riesce ad approvare le loro azioni o ad accettare la partecipazione di Badim, col tempo finisce per accettare tacitamente le conoscenze di Badim nella sezione segreta, in un certo senso ne incoraggia l’attività.</p>
<p>Con o senza aiuti del ministero, le azioni dei Figli di Kali proseguono.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Non fu esattamente una sorpresa quando un giorno precipitarono sessanta aerei passeggeri nel giro di poche ore. Era un fatto diffuso, anche se a veder bene solitamente erano voli privati o d’affari, e i voli commerciali abbattuti trasportavano perlopiù gente d’affari. Ma qui era morta della gente, persone innocenti che viaggiavano per qualunque ragione: tutti morti. Quel giorno morirono circa settemila persone, gente che viveva la propria vita.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Più tardi si venne a sapere che miriadi di piccoli droni avevano invaso le rotte aeree ingorgando i motori…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Il messaggio era chiaro: non prendete l’aereo. E infatti molti smisero. Prima di allora, a qualunque ora c’era sempre mezzo milione di persone in volo. Dopo i numeri crollarono. Soprattutto quando, un mese dopo, precipitarono altri venti aerei. I voli commerciali volavano spesso vuoti, infine furono cancellati. I jet privati smisero di volare. Furono attaccati anche aerei e elicotteri militari, e anche questi tagliarono le attività, volando solo per necessità come in guerra. E infatti era una guerra.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Notarono che dagli attacchi erano risparmiati gli aerei a batteria sperimentali e quelli a biocombustibile, i dirigibili e le mongolfiere ad aria calda. Ma quelli allora erano talmente pochi che era difficile dire se erano stati risparmiati deliberatamente. Ma sembrava di sì, aveva un senso, e da allora la produzione di dirigibili, agli inizi, non cessò.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Dicevano che la Guerra per la Terra era iniziata con la Giornata degli Abbattimenti. In seguito quello stesso anno cominciarono ad affondare le navi container, quasi sempre vicino alla costa. I siluri, un genere particolare di droni, spuntavano dal nulla… Le navi avevano motori diesel, ovviamente. La perdita di vite era minima, ma il commercio mondiale subì un colpo duro. Le borse crollarono come non era successo neanche con l’abbattimento degli aerei. Una recessione mondiale, il senso di una perdita del controllo, prezzi alle stelle per i generi di consumo, la depressione alle porte, come in effetti avvenne qualche anno dopo… Tempi terribili.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Due mesi dopo l’abbattimento degli aerei un’organizzazione chiamata Kali, o Figli di Kali, pubblicò un manifesto su internet. Diceva: basta con i trasporti a combustibili fossili! A quei tempi i trasporti consumavano il venti, venticinque percento degli idrocarburi totali. Obiettivi leciti, diceva il manifesto.</p>
<p style="text-align: center;">• • •</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Fu la morte dell’industria aeronavale, più o meno. In un giorno solo scomparve il dieci percento dei combustibili fossili consumati.”</p>
<p>La crescita parallela delle organizzazioni civili è molto simile a quella in <i>New York 2140</i> e <i>Red Moon</i>. Come in questi altri due romanzi, anche qui vediamo associazioni di famiglie e di debitori che organizzano scioperi e boicottaggi contro il sistema finanziario e i locatori. Così un personaggio di <a href="https://c4ss.org/content/52704"><i>New York 2140</i></a>:</p>
<p style="padding-left: 40px;">Sai una cosa? Mi sono stancato dei ricchi. Sono stufo. Sono stufo di vederli che gestiscono il mondo per se stessi. Lo stanno distruggendo! Credo che dovremmo riprendercelo e occuparcene noi. E occuparci anche di noi stessi. Basta con le briciole. Ricordi quell’organizzazione di famiglie di cui ti ho parlato? Credo che tutti dovremmo farne parte, e fare uno sciopero. Uno sciopero generale. Penso che occorra uno sciopero generale. Ora. Oggi…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per sciopero delle famiglie intendo smettere di pagare affitti e mutui… magari anche il prestito studentesco o l’assicurazione sanitaria. Tutti i debiti privati che hai sottoscritto per rendere sicura la tua famiglia e te stesso. Ciò che serve per vivere. L’associazione pensa che siano debiti odiosi, come un ricatto, e noi vogliamo che siano rivisti i termini… Smettiamo di pagare e facciamo un giubileo? … È un termine anacronistico. Dichiariamo il giubileo e finché non otteniamo una revisione che cancelli molto di quel debito non paghiamo nulla.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Penserai che se non paghi il mutuo ti metti nei guai, e hai ragione. Se sei l’unico, è possibile. Ma se lo fanno tutti, è uno sciopero. Disobbedienza civile. Una rivoluzione. Per questo devono partecipare tutti. Non è difficile. Basta non pagare!</p>
<p>E, come vedremo più giù, alla fine faranno così. Queste associazioni di cittadini si sviluppano a partire da un social open source inteso a togliere risorse e poi soppiantare Facebook e Twitter.</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Il gruppo AI fa strumenti open source che mimano le funzioni dei grandi social.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Così la gente può passare a loro?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Sì. E protegge i dati con la criptazione quantum…”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Quanti pensi che faranno il cambio?”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Forse la metà. Dopo qualche anno, tutti.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“La decapitazione di Facebook.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“E di tutti gli altri.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Rimpiazzati da un sistema sostanzialmente di proprietà degli utenti.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Sì. Open source. A registro distribuito. La Global Internet Cooperative Union (Cooperativa Globale di Internet, <i>NdT</i>). GICU…”</p>
<p style="padding-left: 40px;">“Dunque se funzione potrà fare da piattaforma operativa della ICU… International Credit Union (Credito Cooperativo Internazionale, <i>NdT</i>), la banca della gente. La squadra ha pensato anche a quello. Molte cooperative di credito e bank mirroring sono già una realtà. Questa non sarà esattamente come il credito cooperativo, sarà una rete aperta di persone che fanno credito distribuito e che emettono moneta verde in cambio di un comportamento virtuoso verso il clima. La gente deposita i propri risparmi e crea nuovo valore che viene registrato in un registro distribuito di proprietà dei clienti e dei dipendenti. La loro banca è una funzione dell’account YourLock. Fa investimenti oculati, è come una mente planetaria che finanzia attività positive per la biosfera. Ma è anche un porto sicuro in cui tutti possono trasferire i propri depositi dalle banche private. Che, data la spropositata leva finanziaria, fallirebbero immediatamente.</p>
<p>Come in Red Moon, anche qui il crollo è il risultato della comparsa di milioni di movimenti di massa che invadono Pechino, Parigi, praticamente tutte le grandi città del mondo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Qualcosa ci ha fatto convergere su Parigi. Ovviamente, non potevamo metterci contro la polizia o l’esercito, sarebbe stato un suicidio, così abbiamo dovuto travolgerli facendo massa. Eravamo incontenibili, eravamo così tanti che tutto si è bloccato… A questo punto dovevamo solo far vedere cosa potevamo fare. Abbiamo preso Parigi occupandola con i nostri corpi. Qualcuno che conosceva l’esperienza della Comune sapeva che se non ottenevamo una vittoria decisa potevamo essere schiacciati, uccisi, o messi in galera a vita nel migliore dei casi. Dovevamo vincere o morire. Ci siamo dati da fare per mettere su un sistema di vita alternativa, una sorta di bene comune post-capitalista, anche post-denaro, con la gente che faceva quello che bisognava fare per dar da mangiare a tutti. E devo dire che molti parigini ci sono venuti in aiuto: cucinavano, offrivano un tetto, gestivano le barricate. Sembrava che non fossimo soltanto noi ma tutta la Francia, forse tutto il mondo, chissà. Quello che accadde mi diede la sensazione più grande della mia vita. Solidarietà, era questo. C’erano tanti altri come noi, fianco a fianco. Parigi era un bene comune. Parigi era la comune.</p>
<p>Un episodio secondario parla di alcuni progetti di geoingegneria. Tra i più interessanti, il tentativo di bloccare lo scioglimento del ghiaccio superficiale in Antartide e Groenlandia trivellando il ghiacciaio fino all’acqua di disgelo, pomparla su e ghiacciare nuovamente la superficie, e contemporaneamente riportare il ghiaccio a contatto col fondo roccioso e il flusso glaciale ai livelli storici.</p>
<p>In un altro episodio ancora si parla del ripristino dei corridoi biologici per la fauna selvatica: grosse porzioni contigue di territorio restituite alla natura senza insediamenti umani permanenti. Dopo un avvio lento, i corridoi si diffondono rapidamente vista la scarsa densità di popolazione di gran parte del mondo e la disponibilità degli abitanti a migrare in cambio di un compenso. Verso la fine del libro vediamo gran parte del Canada centrale e settentrionale, più una striscia tra le Montagne Rocciose e le pianure del nord degli Stati Uniti, trasformati in un corridoio biologico, spesso con la salvaguardia degli indigeni.</p>
<p>Mary incontra i vertici delle banche centrali e propone l’emissione di “carbon-coin” che abbiano come retrostante la cattura della CO<sub>2</sub> o la rinuncia a bruciare combustibili fossili. L’offerta, molto fuori dalla missione istituzionale, viene inizialmente rifiutata. Ma con le periodiche ondate di calore, con l’intensificarsi del terrorismo ambientalista contro l’uso dei combustibili fossili e, coll’approfondirsi della depressione mondiale, le banche finiscono per accettare la proposta.</p>
<p>Alla fine degli anni 2030, l’Arabia Saudita diventa semplicemente Arabia in seguito ad un colpo di stato militare. La nuova repubblica si impegna a tenere sottoterra tutto il suo petrolio in cambio di un pagamento annuale in carbon-coin equivalente al mancato guadagno dalla vendita di petrolio. Questo abbassa ulteriormente il prezzo dei combustibili fossili e rende più vantaggiose le rinnovabili.</p>
<p>Il Ministero del Futuro comincia a imitare la tattica del “governo ombra” delle minoranze parlamentari, formulando proposte dettagliate di riforma e programmi per i governi amici: una sorta di Alec senza nazisti.</p>
<p>La minaccia terroristica aumenta di grado con lo sviluppo di un’arma chiamata “pebble-mob”, sciami di piccoli missili ultrasonici teleguidati che convergono sull’obiettivo all’ultimo istante. È impossibile fermarli, rendendo obsoleti mezzi corazzati e aerei militari e vulnerabili tutti gli altri obiettivi. La produzione richiede risorse a livello statale, il che rallenta di molto il potenziale caos, ma il fatto che siano alla portata di molte nazioni povere incollerite per i guasti al clima causati dai paesi industrializzati rende ancora più insostenibile la produzione di combustibili fossili, con la conseguente produzione energetica, l’industria e i viaggi.</p>
<p>In Africa, gli stati radicali dell’Unione Africana spingono per ulteriori cambiamenti di fondo in tutti gli stati del continente. Il risultato è che la maggioranza degli stati ripudiano il “debito odioso” verso la Banca Mondiale e della Cina, nazionalizzando miniere e altre industrie estrattive, comprese le terre rare col loro lavoro schiavistico, per darle ai lavoratori.</p>
<p>In Occidente, le associazioni studentesche indicono lo sciopero del debito studentesco che, combinato con lo sciopero dei mutui edilizi e di altri strumenti finanziari, “vaporizzano” il denaro su carta, con le banche che sospendono i prestiti nella speranza che lo stato ristabilisca il clima di fiducia, e con i debitori che sospendono i pagamenti dato che i loro creditori potrebbero volatilizzarsi nel giro di una settimana. “In altre parole: congelamento della liquidità”.</p>
<p>Le valute locali compensano parzialmente: a livello regionale almeno una parte del bisogno di liquidità viene soddisfatta attraverso il microprestito e altre forme di coordinazione tramite YourLock. Ma la voragine è tale che solo le banche centrali possono farvi fronte rilevando il sistema bancario e emettendo nuova moneta.</p>
<p>L’ecoterrorismo intanto continua a distruggere il modello basato sul profitto del capitalismo globale centralizzato.</p>
<p style="padding-left: 40px;">I negozi, in quanto centri distributivi relativamente scarsi, sono punti nevralgici. Attaccare un negozio è un calcio ai testicoli. Alla notizia di un nuovo attacco le azioni crollano e non c’è modo di rimediare… Un danno fisico di centomila dollari può produrre perdite per cento milioni di valore patrimoniale. I fondi pensioni vedono che c’è un problema e spostano le loro montagne di soldi altrove; fondazioni, fondi, università, attività no-profit e hedge fund vedono i grandi che se ne vanno e cercano di uscire dalla casa prima che gli crolli addosso. Ed ecco che di colpo alle grandi imprese famose, che ovviamente sono anche persone giuridiche, viene un infarto, restano paralizzate in terapia intensiva mentre gli eredi si contendono quel che rimane.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Così diedero fuoco ai negozi. In passato tutto sarebbe finito lì. Alla gente piace l’azione diretta perché è rapida e non cambia veramente le cose. Ma stavolta l’associazione degli inquilini appoggiò il movimento contro il debito studentesco. Fu inadempienza in atto: astensione dal lavoro pressoché totale. Una sorta di sciopero generale.</p>
<p>Si arrivò così a un punto critico, ci fu un cambio di paradigma e per la prima volta la maggioranza delle persone cominciò a pensare in termini di transizione sistemica.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Il sedici luglio grosse porzioni di internet, il negozio dei negozi, smisero di funzionare. Inquietante. Eravamo stati noi. Avevamo fatto bene? Internet non era diventato il nostro sistema nervoso? Era come quello che si tagliò un braccio per uscire da un canyon nello Utah. Un’azione disperata. Ci eravamo catapultati in un interregno, nel caos tra due dinastie. La crisi anno zero. Oh, cazzo!</p>
<p style="padding-left: 40px;">In questi casi devi avere un piano. Durante il crollo non puoi improvvisare. Non nell’era dell’ipercomplessità, almeno. Se internet si spegne i tuoi risparmi scompaiono improvvisamente, il denaro non funziona più… A quel punto puoi inventarti una nuova società dal nulla? No. Tutto crolla e tu ti mangi i piedi. E allora devi avere un piano alternativo. Che non può essere qualcosa che spunta dal nulla nel caos… Devi averlo prima di iniziare… come fa il governo ombra di un partito d’opposizione quando espone il suo programma alla gente per attirarne il voto. Le proposte vanno messe in chiaro e discusse. Punto per punto.</p>
<p style="padding-left: 40px;">… [P]rendiamo il caso della Grecia ad inizio secolo. Un esempio di come l’assenza di un piano alternativo può impedire anche solo il nascere di una rivoluzione, ovvero l’uscita della Grecia dall’Unione Europea, nonostante il disperato bisogno…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Chi doveva arretrare: il popolo greco o la finanza internazionale? Syriza rigirò la domanda ai cittadini con un referendum. Un’ampia maggioranza chiese di rimandare al mittente le proposte della troika e l’austerità. Ma Syriza accettò l’austerità e i laccioli della UE, ci fu la bancarotta e chiese il salvataggio.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Perché lo fece? Perché tradì la volontà dei suoi elettori? <i>Perché non avevano un piano alternativo</i>. In quel momento, serviva un piano per uscire dalla UE e restaurare la dracma. Ci sarebbe stato una sorta di pagherò che facesse le veci della moneta mentre si stampava la nuova dracma e si facevano gli opportuni cambiamenti per ripristinare il controllo della moneta e della sovranità. E infatti dentro Syriza c’era chi lottava disperatamente per un piano alternativo, chiamato Piano X; ma era troppo poco e troppo tardi e non riuscirono a convincere i colleghi al governo ad accettare il rischio.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Così, in mancanza di un piano pronto da mettere in opera, Syriza dovette cedere alla UE e alla finanzia globale. L’alternativa era il caos, e forse anche la fame…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Stavolta toccava a noi, la rivolta era mondiale e dovevamo avere un piano alternativo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Che sostanzialmente c’era già: lo chiamavano socialismo.</p>
<p>Come nel caso degli altri due libri di Robinson citati più volte, il suo concetto di “socialismo” è relativamente limitato:</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per quelli che precipitano nel panico a sentire la parola, come gli americani o i capitalisti internazionali di successo che ne sono allergici, diciamo che si tratta di servizi pubblici gestiti localmente. Proprietà pubblica dei beni essenziali, offerti come diritto umano e come bene pubblico senza fine di lucro. I beni essenziali sono gli alimenti, l’acqua, l’alloggio, il vestiario, l’elettricità, la salute e l’istruzione. Questi sono diritti umani e beni pubblici che non possono essere appropriati o sfruttati per profitto. Tutto qua.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Anche la democrazia va bene, ma c’è chi pensa che sia solo la copertura del potere oligarchico e dell’imperialismo occidentale, e allora chiamiamola rappresentanza politica reale…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Un fatto che spaventa è il persistere del denaro, o perlomeno un sistema di scambio o di distribuzione di cui la gente possa fidarsi, il che significa che le attuali banche centrali e l’attuale stato nazionale devono farne parte. È proprio così, e forse è anche ovvio. Che si tratti di devoluzionisti della decrescita, anarchici, comunisti o fan del governo mondiale, <i>nell’attuale ordine mondiale tutto ciò che è globale passa dallo stato nazionale… Questo è ciò che abbiamo oggi, in questo momento cruciale; quando tutto precipita bisogna usare qualcosa del vecchio a cui appendere il nuovo, magari qualcosa di grosso e solido</i>. Altrimenti facciamo castelli in aria e tutto crolla nel caos. E allora sì: denaro, che significa banche centrali, che significa stato nazionale. Un patto sociale, nient’altro.</p>
<p>Da notare le parole che ho messo in corsivo: “nell’attuale ordine mondiale”. Sono parole grosse, soprattutto in un libro che racconta di un cambiamento sistemico di questa portata. Per non infierire posso tutt’al più dire che, in un mondo in cui lo stato nazionale ha precluso e cooptato gran parte delle possibilità coordinative su larga scala la sopravvivenza quotidiana dipende da istituzioni intimamente intrecciate con lo stato nazionale, il che significa che un nuovo ecosistema di controistituzioni post-statuali non avrebbe massa sufficiente a prendere su di sé l’onere di garantire la sopravvivenza, e forse non sarebbe possibile generare un cambiamento rapido con un singolo atto di rottura che porti lo stato al crollo. Come tra il feudalesimo e il capitalismo, potrebbe essere necessario un periodo di transizione che combini un gran numero di riforme non effimere all’interno dello stato nazionale in rapida evoluzione verso la dimensione astatuale.</p>
<p>Ma il denaro, un semplice sistema di conto, non ha bisogno di una struttura statale per funzionare. E così tutte le altre forme di coordinazione. Lo stato nazionale ha appena qualche secolo; anche se con regole diverse, il denaro e il possesso della terra esistevano anche nell’ordine policentrico medievale senza qualcosa di simile a una sovranità territoriale o a un potere di polizia nel senso moderno della parola. Un ecosistema come quello immaginato da <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_H._Greco_Jr.">Thomas Greco</a>, basato su credito reciproco, cooperative agricole, fibre ottiche, infrastrutture ferroviarie e così via, può mantenersi in vita sulla base di istituzioni non sovrane, orientate ai fatti, coordinate da organismi federali permanenti, anch’essi orientati ai fatti e senza poteri di polizia, il tutto coordinato da una sorta di diritto consuetudinario derivato dalle interazioni reciproche tra pari.</p>
<p>Il governo marziano immaginato dallo stesso Robinson nella trilogia di <i>Red Mars</i> è forse più non stato che stato. Qui gran parte dell’egalitarismo si basa sulla pre-distribuzione (vedi <a href="https://c4ss.org/wp-content/uploads/2020/12/Hayek_s-Fatal-Conceit.pdf">qui</a>, a partire da pagina 14) o sulla proprietà in senso originario, piuttosto che sulla politica ridistributiva e normativa dello stato. La terra diventa una sorta di bene comune e le imprese sono di proprietà di chi ci lavora. Lo stato marziano stesso è poco più di un corpo amministrativo permanente (il sansimoniano “amministratore delle cose”) che applica giuridicamente i diritti di proprietà.</p>
<p>Lo scenario di transizione di questa storia è un processo emergente, coagulatosi a partire da fondamentali blocchi contro-istituzionali, molto più di quanto non suggeriscano le sue dichiarazioni forti citate più su.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Così il governo ombra creato dal Ministero del Futuro di Zurigo, in Svizzera, offrì il modello di un nuovo piano. Non del tutto nuovo, certo. In realtà si trattava di un arrangiamento di vari elementi di vecchi piani: Mondragón, Kerala, MMT, blockchain, Danimarca, Cuba e così via; tutti elementi già funzionanti, il che rese il nuovo metodo più facile da mettere in pratica.</p>
<p>* * *</p>
<p style="padding-left: 40px;">I dettagli vengono trattati caso per caso. Il diavolo è nei dettagli, è vero, ma sono pur sempre dettagli, si tratta semplicemente di mettere assieme i pezzi di un puzzle. I dettagli sono risolvibili. Il piano di Zurigo, il sistema Mondragón, l’economia partecipata di Albert e Hahnel, il comunismo, il piano del Patrimonio Pubblico, il piano Ciò che Va Bene è Ciò che Va  Bene per la Terra, i diversi post-capitalismi, eccetera eccetera: i piani alternativi sono tanti ma si basano tutti su alcune caratteristiche di base. Niente di astruso. I bisogni sono no profit, non si vendono.</p>
<p>Intanto la decarbonizzazione continua, spinta dagli effetti combinati dell’ecoterrorismo, degli avanzamenti tecnologici e degli incentivi monetari.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per diversi anni le navi container furono prese di mira regolarmente, colpite da droni siluri sempre più veloci e potenti, finché l’industria dei trasporti non cominciò a adattarsi alla nuova situazione. Si trattava di adattarsi o morire: c’erano solo undicimila navi container in circolazione, di cui appena duecento ad altissima capacità, e dopo l’affondamento di una quarantina il verdetto era chiaro, la scritta era sul muro…</p>
<p style="padding-left: 40px;">Per sfuggire ai sabotatori, in un primo momento si modificarono le navi esistenti. Al posto dei motori diesel misero motori elettrici alimentati da pannelli solari montati su gigantesche piattaforme sul ponte di coperta.</p>
<p>Ma dato che le navi erano enormi, l’energia solare era appena sufficiente a farle andare al passo.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Ben presto nacquero cantieri che smantellavano una grande nave container e ne riciclavano le parti per costruirne dieci o venti più piccole, tutte alimentate a energia pulita e in grado di andare alla stessa velocità, o più veloci, di quelle a motore diesel.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Ci fu anche un ritorno alla vela, che si dimostrò un’ottima energia pulita… Le nuove versioni avevano vele di tessuto fotovoltaico, che oltre il vento sfruttava anche il sole, producendo l’energia che faceva girare le eliche. Fu la rinascita dei clipper, ma più grandi e più veloci che mai.</p>
<p>Agli inizi degli anni 2040 si viene a sapere che i livelli di CO<sub>2</sub> non solo hanno smesso di crescere ma, grazie al sequestro del carbonio (soprattutto con la riforestazione e rivitalizzazione degli oceani introducendo fitoplancton, ma anche con il cemento a impatto negativo, l’agricoltura rigenerativa e tante altre cose), era sceso da 275 a 254 parti per milione in quattro anni. E il calo continuava a ritmo accelerato.</p>
<p>Quando siamo quasi alla fine del libro abbiamo la sensazione di una transizione avvenuta, è come vivere, parafrasando Alasdair Gray, i primi giorni di un mondo migliore. Nasce un mondo nuovo paonazzo e ansante, ma molti mostri sono stati sconfitti.</p>
<p>Tra i generi di fantascienza che preferisco ci sono le utopie libertario-socialiste, post-scarsità, originate dall’attuale o prossima epoca di disordini e ambientate in un futuro non lontano. Visti i tempi in cui viviamo, si tratta di opere che vanno incontro a un grosso bisogno psicologico, almeno nel mio caso. Se anche voi sentite gli stessi bisogni, <i>Il ministero per il futuro</i> ve lo raccomando.</p>
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		<title>Insureksi atau Revolusi?</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:32:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Saul Newman. Teks aslinya berjudul “Insurrection or Revolution?”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Taratsa. Pada saat narasi besar tentang Revolusi yang kita warisi dari modernitas dan diskursus rasionalis Pencerahan hampir runtuh, apa alternatif yang ada untuk mengonseptualisasikan transformasi radikal? Meski tidak adanya kelas atau gerakan revolusioner yang terorganisir, pada saat yang sama kaum kiri...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;"><b>Saul Newman</b>. Teks aslinya berjudul “<a href="https://c4ss.org/content/56234">Insurrection<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span> or Revolution?</a>”. Diterjemahkan ke dalam Bahasa Indonesia oleh Taratsa.</p>
<p>Pada saat narasi besar tentang Revolusi yang kita warisi dari modernitas dan diskursus rasionalis Pencerahan hampir runtuh, apa alternatif yang ada untuk mengonseptualisasikan transformasi radikal? Meski tidak adanya kelas atau gerakan revolusioner yang terorganisir, pada saat yang sama kaum kiri tidak mampu berpikir melampaui gagasan emansipasi revolusioner. Kegagalan imajinasi radikal inilah yang mungkin menjadi alasan kebuntuan politik yang dihadapi kaum kiri saat ini.</p>
<p>Karena tidak mampu menciptakan perubahan yang bermakna, kaum kiri malah terjebak dalam &#8220;perang budaya&#8221; dan terlibat dalam politik identitas melawan kaum kanan yang jauh lebih terampil memainkan permainan ini. Dogmatisme puritan dan semangat keagamaan yang mengiringi perdebatan tanpa akhir tentang identitas gender, ras, inklusi kaum marginal, dan sebagainya menunjukkan kelelahan tertentu dari horizon politik radikal.</p>
<p>Menjadikan politik didasarkan pada pengakuan identitas, di satu sisi, dan janji masa depan tentang keselamatan revolusioner, di sisi lain, berarti jatuh ke dalam perangkap kekuasaan negara. Negara difetiskan baik sebagai entitas yang memberikan hak dan status hukum kepada minoritas, maupun sebagai musuh yang harus ditaklukkan agar kebebasan dapat diwujudkan—ilusi yang, sebagaimana ditunjukkan oleh sejarah revolusi, hanya menghasilkan negara-negara baru dan bentuk-bentuk despotisme baru.</p>
<p>Mungkin sudah waktunya untuk meninggalkan &#8220;bayangan (spooks)&#8221; identitas dan revolusi, serta memikirkan subyektivitas dan politik dengan cara yang berbeda. Di sinilah saya mengusulkan untuk kembali pada filsuf anarkis egois abad ke-19, Max Stirner. Dalam karya <i>The Ego and Its Own</i> (<i>Der Einzige und sein Eigentum</i>), yang diterbitkan pada tahun 1844, Stirner mengusulkan bentuk aksi politik alternatif yang ia sebut &#8220;Insureksi&#8221; (<i>Insurrection</i> atau <i>Empörung</i>), yang ia bandingkan dengan Revolusi.</p>
<p>Jika Revolusi adalah proyek yang bertujuan mengubah hubungan sosial dan politik eksternal, maka insureksi adalah transformasi diri. Ini adalah cara bagi individu untuk mengatasi kepatuhan sukarela dan identifikasinya dengan otoritas. Dengan demikian, insureksi tidak menutup kemungkinan terjadinya perubahan sosial dan politik yang lebih luas, tetapi perubahan tersebut didasarkan pada tindakan awal pembebasan diri ini—perubahan dalam cara kita berhubungan dengan diri sendiri dan orang lain.</p>
<p>Sebagaimana dikatakan Stirner, insureksi memiliki konsekuensi tak terhindarkan berupa transformasi keadaan, &#8220;namun tidak dimulai dari keadaan tersebut, melainkan dari ketidakpuasan manusia terhadap dirinya sendiri.&#8221; Dengan demikian, insureksi dapat dilihat sebagai bentuk emansipasi diri yang radikal. Insureksi tidak dipandu atau ditentukan oleh pelopor revolusioner atau partai-partai, dan ia tidak berusaha merebut serta mengendalikan kekuasaan negara.</p>
<p>Sebaliknya, ia secara radikal anti-institusional: &#8220;Revolusi bertujuan pada pengaturan baru; insureksi membawa kita untuk tidak lagi diatur, tetapi mengatur diri kita sendiri, dan tidak menggantungkan harapan pada &#8216;institusi&#8217;.&#8221; Negara tidak dilihat sebagai instrumen transformasi sosial, atau bahkan sebagai hambatan utama kebebasan individu. Insureksi menolak fetisisasi kekuasaan negara ini. Individu egois harus menegaskan dirinya di atas negara; ia tidak lagi melihat negara, baik dalam kekaguman maupun ketakutan (dua sisi mata uang yang sama), melainkan hanya pada dirinya sendiri.</p>
<p>Gagasan unik tentang insureksi ini adalah bagian kunci dari proyek filosofis dan etis egoisme Stirner. Bagi Stirner, di dunia yang penuh dengan &#8220;bayangan (spooks)&#8221; atau abstraksi ideologis dan ideal-ideal metafisik—seperti kemanusiaan, moralitas, kebebasan, hak, masyarakat, hukum, dan negara—yang merupakan sisa-sisa dari agama namun terus menghantui kita, ego adalah satu-satunya realitas konkret, satu-satunya hal yang nyata dan dapat disentuh.</p>
<p>Namun, apa sebenarnya yang dimaksud Stirner dengan ego? Kesalahan umum adalah ketika menyamakannya dengan &#8220;individu,&#8221; seperti yang sering dilakukan dalam diskursus liberal dan libertarian. Ego jauh lebih cair dan menghindari semua kategorisasi semacam itu atau gagasan &#8220;tetap&#8221; lainnya. Faktanya, kita dapat mengatakan bahwa ego adalah semacam non-identitas radikal yang tidak dapat dikaitkan dengan bentuk subjektivitas apa pun atau ditentukan oleh karakteristik esensial apa pun.</p>
<p>Ego adalah sebuah proses yang terus berubah, bersifat fleksibel, dan dalam keadaan <i>self-becoming</i> serta menciptakan diri sendiri, bukan identitas yang stabil. Seperti yang dikatakan Stirner, &#8220;Tidak ada konsep yang dapat mengekspresikan saya, tidak ada yang disebut sebagai esensi saya yang dapat mencakup saya sepenuhnya; mereka hanyalah nama.&#8221;</p>
<p>Alih-alih dianggap sebagai identitas, ego lebih tepat dipahami sebagai sebuah singularitas. Terjemahan yang lebih akurat untuk ego (<i>der Einzige</i>) dalam karya Stirner adalah &#8220;Yang Unik.&#8221; Subjek bersifat anarkis dalam arti ontologis—yaitu tanpa landasan yang stabil, seperangkat kepentingan yang telah ditentukan sebelumnya, atau tujuan rasional tertentu.</p>
<p>Diri menolak segala bentuk &#8220;panggilan&#8221;—entah itu kebebasan, moralitas, rasionalitas, atau bahkan pengakuan atas <i>inner self</i>. Inilah mengapa egoisme Stirner tidak memiliki kaitan sama sekali dengan politik identitas apa pun—baik mayoritas maupun minoritas, baik yang inklusif maupun eksklusif—karena proyeksi identitas hanya membatasi identitas &#8220;Yang Unik&#8221; pada ide yang telah ditentukan sebelumnya yang memaksakan norma-norma perilaku dan tata krama tertentu, yang mengharuskan untuk hidup sesuai dengan cita-cita tertentu. Politik identitas hanyalah upaya untuk memampatkan &#8220;Yang Unik&#8221; ke dalam generalisasi fiksi yang mengklaim mewakili esensinya, tetapi pada akhirnya hanya merusak perbedaannya.</p>
<p>Proyek politik, etis, dan filosofis Stirner adalah untuk membebaskan &#8220;Yang Unik&#8221; dari kepatuhan terhadap abstraksi semacam itu. Ia mendorong kita untuk melihat dunia dan diri kita sendiri dari perspektif kita sendiri serta menolak untuk terpesona oleh &#8220;gagasan tetap&#8221; dan konsep esensialis apa pun—yaitu, gagasan dan cara hidup yang hanya kita warisi dari tradisi.</p>
<p>Dengan mengadopsi pandangan alternatif &#8220;Yang Unik,&#8221; segala sesuatu tampak menjadi tidak pasti secara radikal. Dunia terbuka bagi kita. Diri menjadi seperti kanvas kosong yang menunggu untuk diciptakan kembali.</p>
<p>Pendekatan baru terhadap dunia ini memiliki konsekuensi penting dalam hal etika dan politik. Jika dunia menjadi kontingen dan tidak terbatas, maka tindakan tidak lagi dapat didasarkan pada kriteria moral dan rasional yang absolut dan universal. Kita mulai mengenali bahwa kriteria semacam itu sama ilusinya dengan takhayul agama yang mereka gantikan.</p>
<p>Namun, dengan tidak adanya koordinat yang telah ditentukan sebelumnya, kita dipaksa untuk membuat keputusan etis secara independen. Jika kita tidak lagi melihat pada institusi seperti negara atau pada kesamaan seperti bangsa, kita memperoleh sarana untuk menciptakan bentuk organisasi politik dan komunitas yang otonom. Salah satu kemungkinan yang diusulkan Stirner adalah gagasan paradoks tentang &#8220;serikat egois&#8221; (<i>union of egoists</i>).</p>
<p>Kita sekarang tidak lagi berhubungan dengan orang lain karena kewajiban atau paksaan, tetapi karena hubungan itu membawa kegembiraan atau memperkaya rasa diri kita. Jika bahasa tentang hak dan bahkan kebebasan terasa kabur dan tidak memuaskan, kita dapat menggunakan bahasa alternatif seperti &#8220;kepemilikan diri&#8221; (<i>ownness</i>) yang memungkinkan kita menentukan jalan kebebasan individu kita sendiri, seunik orang yang menjalaninya.</p>
<p>Insureksi harus dilihat sebagai semacam eksperimen politik dan etika yang dimulai dari diri sendiri dan kemungkinan-kemungkinan pada diri sendiri. Ini adalah ajakan untuk mempraktikkan bentuk-bentuk baru interaksi dan asosiasi yang ditentukan sendiri, serta cara-cara keberadaan baru yang tidak peduli pada kekuasaan.</p>
<p>Anarkis telah memberikan banyak contoh semacam ini, mulai dari praktik sehari-hari seperti menempati bangunan kosong (<i>squatting</i>), menduduki ruang-ruang publik, hingga menciptakan komunitas alternatif secara sadar. Eksperimen-eksperimen ini berpusat pada insureksi di saat ini, di sini dan sekarang, alih-alih menggantungkan harapan pada <i>Event</i> revolusioner besar di masa depan.</p>
<p>Stirner mengajarkan kepada kita bahwa semua politik adalah mikro-politik, bahwa perubahan sosial dan politik dimulai dengan mengubah diri sendiri, melepaskan diri dari kekuasaan, dan mengubah hubungan etis kita dengan orang lain.</p>
<p>Seperti yang pernah dikatakan oleh anarkis Jerman Gustav Landauer, yang sangat terinspirasi oleh Stirner, &#8220;Negara adalah hubungan sosial; cara tertentu orang berhubungan satu sama lain. Negara dapat dihancurkan dengan menciptakan hubungan sosial baru, yaitu dengan orang-orang saling berhubungan secara berbeda.&#8221;</p>
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		<title>ทุกคนพากันประหลาดใจที่พวกอนาธิปไตยเป็นอนาธิปไตย</title>
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		<dc:creator><![CDATA[William Gillis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[วิลเลียม กิลลิส. บทความต้นฉบับ: Everyone Wildly Surprised That Anarchists Are Anarchists. 9 ธันวาคม 2016. แปลเป็นภาษาไทยโดย Kin ตลอดความปั่นป่วนทางการเมืองในช่วงปลายเดือนที่ผ่านมา ผู้คนจากแทบทุกค่ายทางการเมือง รวมถึงคนจำนวนไม่น้อยที่ควรจะรู้เรื่องนี้ดีกว่าใคร พากันเดือดดาลที่พบว่าพวกอนาธิปไตยยังคงประณามและต่อต้านอำนาจนิยมอย่างคงเส้นคงวา ไม่ว่าจะเป็นคาสโครหรือทรัมป์ ไม่ว่าจะเป็นเหมาอิสต์หรือพวกขวาจัด พูดง่ายๆ คือดูเหมือนพวกเขาจะตกตะลึงกันเหลือกันที่พวกอนาธิปไตยเป็นอนาธิปไตย ตัวอย่างเพี้ยนๆ อย่างหนึ่งคือตัวผมเองถูกเรียกว่าเป็น “พวกยึดหลักการจนหน้ามืดตาตัว” จน “สนใจแต่เรื่องการต่อต้านอำนาจนิยมเท่านั้น” ก็ใช่น่ะสิ ไม่งั้นจะเป็นอนาธิปไตยไปทำไมกัน ความตกอกตกใจที่แสดงออกมาเหล่านี้ปรากฏอยู่ทั่วไปในโซเชียลมีเดีย ในหมู่ฝ่ายซ้าย เราเห็นคำอุทานทำนองนี้หลากไหลไม่ขาดสาย “เดี๋ยวนะ คุณต่อต้านแม้กระทั่งเผด็จการฝ่ายซ้ายด้วยน่ะเหรอ?!!” “เดี๋ยวนะ คุณต่อต้านแม้กระทั่งนักชาตินิยมชนพื้นเมืองด้วยน่ะเหรอ?!!” (ขณะที่ฝ่ายขวาเองก็แสดงอาการงุนงงไม่แพ้กันหรืออาจจะเพี้ยนกว่าเสียอีก เมื่อพบว่าการล้มเลิกรัฐย่อมหมายถึงการล้มเลิกพรมแดมด้วย หรือเมื่อพบว่าการยึดมั่นในทางจริยธรรมต่อแนวคิดเรื่องเสรีภาพย่อมหมายถึงการต่อต้านอย่างไม่ประนีประนอมต่ออุดมการณ์รวมหมู่ที่เป็นภัยและกดขี่อย่างลัทธิคนขาวเป็นใหญ่และระบอบชายเป็นใหญ่) แน่นอนว่าในทางปฏิบัติย่อมมีข้อพิจารณาเชิงยุทธศาสตร์ที่ซับซ้อนอยู่บ้าง แต่ชาวอนาธิปไตยจะไม่หยุดยึดถือคุณค่าแบบอนาธิปไตย และจะไม่หยุดทำงานเพื่อมุ่งไปสู่เป้าหมายแบบอนาธิปไตย เรื่องนี้ไม่ควรทำให้ใครประหลาดใจเลยแม้แต่น้อย กระนั้น ปรสิตทางความคิดที่แพร่ระบาดมากับการเลือกตั้งสหรัฐฯ ได้เผยให้เห็นอีกครั้งว่า ผู้คนจำนวนมากไม่ได้มองอนาธิปไตยในฐานะปรัชญาจริยศาสตร์หรือชุดคุณค่า หากแต่มองมันเป็นเพียงวัฒนธรรมย่อยประหลาดๆ ภายในก๊กเหล่าทางการเมืองของตนเองหรือของฝ่ายศัตรู ไม่ก็มองว่าเป็นเพียงชุดเครื่องมือและยุทธวิธีบางอย่างเท่านั้น อนาธิปไตยไม่ได้ถูกนิยามด้วยสังกัด และไม่ใช่ธงที่จะหยิบใช้ได้ตามสะดวก นิยามของมันปรากฏอยู่แล้วในชื่อ นั่นคือ an-archia...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">วิลเลียม กิลลิส. บทความต้นฉบับ<a href="https://c4ss.org/content/47159">: Ev<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>eryone Wildly Surprised That Anarchists Are Anarchists</a>. 9 ธันวาคม 2016. แปลเป็นภาษาไทยโดย Kin</p>
<p>ตลอดความปั่นป่วนทางการเมืองในช่วงปลายเดือนที่ผ่านมา ผู้คนจากแทบทุกค่ายทางการเมือง รวมถึงคนจำนวนไม่น้อยที่ควรจะรู้เรื่องนี้ดีกว่าใคร พากันเดือดดาลที่พบว่าพวกอนาธิปไตยยังคงประณามและต่อต้านอำนาจนิยมอย่างคงเส้นคงวา ไม่ว่าจะเป็นคาสโครหรือทรัมป์ ไม่ว่าจะเป็นเหมาอิสต์หรือพวกขวาจัด พูดง่ายๆ คือดูเหมือนพวกเขาจะตกตะลึงกันเหลือกันที่พวกอนาธิปไตยเป็นอนาธิปไตย ตัวอย่างเพี้ยนๆ อย่างหนึ่งคือตัวผมเองถูกเรียกว่าเป็น “พวกยึดหลักการจนหน้ามืดตาตัว” จน “สนใจแต่เรื่องการต่อต้านอำนาจนิยมเท่านั้น” ก็ใช่น่ะสิ ไม่งั้นจะเป็นอนาธิปไตยไปทำไมกัน ความตกอกตกใจที่แสดงออกมาเหล่านี้ปรากฏอยู่ทั่วไปในโซเชียลมีเดีย ในหมู่ฝ่ายซ้าย เราเห็นคำอุทานทำนองนี้หลากไหลไม่ขาดสาย “เดี๋ยวนะ คุณต่อต้านแม้กระทั่งเผด็จการฝ่ายซ้ายด้วยน่ะเหรอ?!!” “เดี๋ยวนะ คุณต่อต้านแม้กระทั่งนักชาตินิยมชนพื้นเมืองด้วยน่ะเหรอ?!!” (ขณะที่ฝ่ายขวาเองก็แสดงอาการงุนงงไม่แพ้กันหรืออาจจะเพี้ยนกว่าเสียอีก เมื่อพบว่าการล้มเลิกรัฐย่อมหมายถึงการล้มเลิกพรมแดมด้วย หรือเมื่อพบว่าการยึดมั่นในทางจริยธรรมต่อแนวคิดเรื่องเสรีภาพย่อมหมายถึงการต่อต้านอย่างไม่ประนีประนอมต่ออุดมการณ์รวมหมู่ที่เป็นภัยและกดขี่อย่างลัทธิคนขาวเป็นใหญ่และระบอบชายเป็นใหญ่)</p>
<p>แน่นอนว่าในทางปฏิบัติย่อมมีข้อพิจารณาเชิงยุทธศาสตร์ที่ซับซ้อนอยู่บ้าง แต่ชาวอนาธิปไตยจะไม่หยุดยึดถือคุณค่าแบบอนาธิปไตย และจะไม่หยุดทำงานเพื่อมุ่งไปสู่เป้าหมายแบบอนาธิปไตย เรื่องนี้ไม่ควรทำให้ใครประหลาดใจเลยแม้แต่น้อย กระนั้น ปรสิตทางความคิดที่แพร่ระบาดมากับการเลือกตั้งสหรัฐฯ ได้เผยให้เห็นอีกครั้งว่า ผู้คนจำนวนมากไม่ได้มองอนาธิปไตยในฐานะปรัชญาจริยศาสตร์หรือชุดคุณค่า หากแต่มองมันเป็นเพียงวัฒนธรรมย่อยประหลาดๆ ภายในก๊กเหล่าทางการเมืองของตนเองหรือของฝ่ายศัตรู ไม่ก็มองว่าเป็นเพียงชุดเครื่องมือและยุทธวิธีบางอย่างเท่านั้น</p>
<p>อนาธิปไตยไม่ได้ถูกนิยามด้วยสังกัด และไม่ใช่ธงที่จะหยิบใช้ได้ตามสะดวก นิยามของมันปรากฏอยู่แล้วในชื่อ นั่นคือ an-archia ไร้เจ้าเหนือหัว พวกเขาต่อต้านการครอบงำและการบีบบังคับมนุษย์ทุกรูปแบบ พวกเขาแสวงหาโลกที่อิสรภาพและความเป็นไปได้ขยายออกไปไม่สิ้นสุด เมื่อสิ่งที่จำกัดและควบคุมพวกเราอยู่ถูกถอนรากหรือถูกทำให้หมดความหมาย พวกเราคิดว่าวิสัยทัศน์ดังกล่าวเป็นไปได้ เพราะเราไม่คิดว่าอิสรภาพของปัจเจกชนแต่ละคนเป็นสิ่งที่ขัดแย้งกันเอง เราไม่ได้ตัดแบ่งโลกออกเป็นกลุ่มก้อน ตรงกันข้าม พวกเราพยายามสร้างโลกที่เชื่อมโยงกันอย่างกว้างขวางเพราะมองอิสรภาพในฐานะสิ่งที่เป็นองค์รวม</p>
<p>อนาธิปไตยคือถ้อยแถลงอันเรียบง่ายที่ว่า “อิสรภาพของทุกคนเป็นสิ่งจำเป็นต่ออิสรภาพของข้าพเจ้า ข้าพเจ้าจะมีอิสรภาพอย่างแท้จริงก็เมื่อจิตใจทั้งปวงมีอิสรภาพอย่างเท่าเทียมกัน อิสรภาพของผู้อื่นไม่ได้ลบล้างหรือจำกัดอิสรภาพของข้าพเจ้า ตรงกันข้าม มันคือเงื่อนไขเบื้องต้นและเครื่องยืนยันที่จำเป็นยิ่งต่ออิสรภาพของข้าพเจ้าเอง”- บาคุนิน</p>
<p>เราใส่ใจทุกคนและมุ่งปลดปล่อยทุกคน ไม่ใช่แค่มิตรสหายหรือเพื่อนร่วมชาติของเรา ไม่ใช่แค่ผู้คนในเผ่าวงศ์ทางวัฒนธรรมบางกลุ่ม เราไม่ใช่ฝ่ายซ้ายที่ใส่ผ้าโพกศีรษะ ไม่ใช่ฝ่ายขวาที่ใส่โบว์หูกระต่าย เราคือชาวอนาธิปไตย เราไม่ได้ต่อสู้เพื่อกลุ่มของคุณ เราต่อสู้เพื่ออิสรภาพ</p>
<p>นั่นหมายถึงการต่อต้านข้อจำกัดทุกรูปแบบ ตั้งแต่เผด็จการ ตำรวจ นักการเมือง ไปจนถึงการบังคับใช้เจตจำนงของเสียงข้างมาก ตั้งแต่วิธีคิดแบบเอาง่ายเข้าว่าที่คอยกัดกินสติปัญญาเพราะหลงบูชาสิ่งสมมติอย่างองค์กรและอัตลักษณ์รวมหมู่ ไปจนถึงเทพเจ้าและผีสางนางไม้ ตั้งแต่ระบบเศรษฐกิจที่ทำให้ผู้คนนับพันล้านต้องยากจนและอดอยากภายใต้ชื่อเรียกหนึ่ง ไปจนถึงระบบเศรษฐกิจที่ทำสิ่งเดียวกันภายใต้ชื่อเรียกอีกแบบหนึ่ง และอื่นๆ อีกมาก</p>
<p>การต่อสู้เพื่อเสรีภาพไม่ได้สิ้นสุดลงด้วยข้อเรียกร้องผิวเผิน เช่น ระบบกรรมสิทธิ์ที่ดีกว่าเดิม หรือการยุติลัทธิคนขาวเป็นใหญ่และลัทธิล่าอาณานิคม มันแผ่ขยายออกไปอย่างไร้ขอบเขตได้เท่ากับจักรวาล และหยั่งลึกลงได้เท่ากับความสัมพันธ์ระหว่างจิตใจสองดวง ไม่มีสิ่งที่เรียกว่า “ดีพอแล้ว” เช่นเดียวกับที่ไม่มีสิ่งที่เรียกว่า “อันนี้คือข้อยกเว้น” อนาธิปไตยไม่ประนีประนอมพอๆ กับที่มันหาญกล้า</p>
<p>เราไม่อาจหักหลังทีมของคุณได้ เพราะเราไม่เคยอยู่ข้างใครนอกจากอิสรภาพ.</p>
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			</item>
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		<title>How to Defend Billionaires Stupidly…</title>
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					<comments>https://c4ss.org/content/61266#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Kevin Carson]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 22:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commentary]]></category>
		<category><![CDATA[Billionaires]]></category>
		<category><![CDATA[capitalism]]></category>
		<category><![CDATA[vulgar libertarianism]]></category>
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					<description><![CDATA[…A Guide For Right-Wing Polemicists and Other Sycophants In recent months the public outcry against concentrated wealth and inequality, and the growing influence of progressives and democratic socialists with anti-billionaire rhetoric on Democratic politics, has evoked a corresponding alarm from the center, center-right, and right. The counter-cry in defense of billionaires has come from organized...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><b>…A Guide For Right-Wing Polemicists and Other Sycophants</b></p>
<p>In recent months the public outcry against concentrated wealth and inequality, and the growing influence of progressives and democratic socialists with anti-billionaire rhetoric on Democratic politics, has evoked a corresponding alarm from the center, center-right, and right. The counter-cry in defense of billionaires has come from organized billionaire-funded efforts like the March for Billionaires, bedbugs at the <i>NYT</i> Opinion Page and <i>The Atlantic</i>, perennial havers of hot-takes like Matt Yglesias, concern trolling career consultants like James Carville, and center-right Democratic politicians like Tom Suozzi at Promise to America.</p>
<p>In substance, it’s little more than a warmed-over version of rhetoric from Romney’s 2012 campaign and the abortive primary efforts of Michael Bloomberg and Howard Schultz. Even so, it’s generated a great deal of content, which has been promoted in a wide variety of prominent venues.</p>
<p>Since this seems to be go-time for defending billionaires, you might as well jump on the bandwagon, too. I can’t guarantee you’ll get picked up by The Atlantic and appear alongside the Jonathans Rauch, Chait, and Haidt, or Ross Douthat — but it’s worth a shot. That’s why I’ve gone through an enormous body of hand-wringing literature by some of the most irritating people alive, scanned it for the points they share in common, and compiled this list of helpful hints for would-be bootlickers.</p>
<p><b>1) Say They “Create Value.” </b>This defense takes the form, variously, of arguments that billionaires’ companies create things that people desire, that their investments facilitate such innovation or create jobs, that their capital is necessary for production to take place, etc.</p>
<p>As the March for Billionaires Bluesky account baldly <a href="https://bsky.app/profile/marchforbillionaires.org/post/3mdobwqjdsk2h">states</a>: “Billionaires get a bad rap. But most of them make our lives much better.”</p>
<p>The March for Billionaires <a href="https://marchforbillionaires.org/">website</a> argues, at greater length, that most billionaires “made their fortunes building companies that employ thousands and solve real problems…. These billionaires didn&#8217;t steal from you. They created new products, new services, new possibilities that millions of people freely chose.” Let’s take a look at their list of examples:</p>
<h4 style="padding-left: 40px;"><strong>Jeff Bezos. Built a store where you can get nearly anything delivered to your doorstep, tomorrow.</strong></h4>
<h4 style="padding-left: 40px;"><b>Brian Chesky. </b>Created Airbnb, connecting travelers to homeowners with spare rooms.</h4>
<h4 style="padding-left: 40px;"><b>Taylor Swift. </b>Sold 100 million albums and filled stadiums around the world.</h4>
<h4 style="padding-left: 40px;"><b>Larry Page &amp; Sergey Brin. </b>Made the world&#8217;s information accessible to everyone, for free.</h4>
<h4 style="padding-left: 40px;"><b>Dustin Moskovitz. </b>Co-founded Facebook, then dedicated billions to saving lives through effective philanthropy.</h4>
<h4 style="padding-left: 40px;"><b>Noubar Afeyan. </b>Incubated Moderna and dozens more biotech companies.</h4>
<h4 style="padding-left: 40px;"><b>Hamdi Ulukaya. </b>Popularized Greek yogurt with Chobani.</h4>
<p>I won’t comment on Ulukaya, because he seems relatively minor as billionaires go, and I don’t know anything about the back-story of him or Chobani.</p>
<p>But every one of the other examples involves some form of platform capitalism or other industry in which state-enforced entry barriers like intellectual property, or state subsidies, are central to their profit model. In every case, they extract wealth not by actually making or doing anything, but by controlling access to the conditions under which other people are allowed to make and do things. Even Taylor Swift’s music industry, while it does indeed produce music, relies heavily not only on draconian copyright laws but on technical regulations which deliberately break hardware to impede even what’s legally considered fair use. The drug industry, of which Moderna is part, is notorious for its reliance on patent law, and reimportation barriers, to facilitate monopoly prices ten, twenty or more times production cost. Facebook, Amazon, Google, and Airbnb are all Death Star platforms whose monopoly power depends on both intellectual property and laws against “criminal disregard of business model,” which prohibit what Cory Doctorow calls “<a href="https://c4ss.org/content/53485">adversarial</a> <a href="https://c4ss.org/content/53485">interoperability</a>.” Ironically, Facebook got its start through adversarial interoperability, providing a mechanism by which to import all one’s contacts and transfer notifications from MySpace to Facebook without permission; then Mark Zuckerberg turned around and lobbied to outlaw the practice in future. Were this avenue of competition still legal, new platforms could overcome network effects by doing to Facebook, Amazon, Airbnb, etc., the same thing Facebook did to MySpace: creating new modular instances, with their own rules, piggybacking on the old infrastructures but providing superior user interfaces, algorithms and moderation practices.</p>
<p>You might think an outfit called March for Billionaires would be second to none in shameless sycophancy to billionaires, but you would be wrong. Perhaps <i>because</i> their name directly identifies them as billionaires, they feel some need to moderate their rhetoric for the sake of appearances. But right-libertarian periodicals are unencumbered by any such shame. <i>Reason</i>’s Billy Binion, presenting himself as a Galileo standing against the anti-billionaire Inquisition, <a href="https://bsky.app/profile/billybinion.bsky.social/post/3lsrlfiiahc2c">writes</a> at Bluesky:</p>
<p style="padding-left: 40px;">I know it’s trendy to hate billionaires, but many didn’t get rich by accident. Jeff Bezos made goods cheaper &amp; quickly accessible. Bill Gates put computers in homes. Sergey Brin gave the world a search engine that works. I could go on. So yes…they should exist.</p>
<p>He writes on the same theme at <a href="https://reason.com/2026/05/15/these-politicians-want-to-tax-the-rich-but-why-do-they-seem-to-despise-them/"><i>Reason</i></a>:</p>
<p style="padding-left: 40px;">Making a product that others want… does not make someone a bad egg. Amazon, founded by Bezos, allows people to get items much quicker and often for considerably less money. As of December of last year, the company employed 1.58 million people.</p>
<p>In his article “<a href="https://www.slowboring.com/p/lets-all-practice-billionaire-positivity">Let’s all practice billionaire positivity</a>,” Matthew Yglesias has an entire subsection titled “Many billionaires are doing great things.” In it he writes that “one of the main ways to become a billionaire is by offering products and services to the public at an appealing price,” citing Amazon and SpaceX as examples. And despite the obnoxious personalities and bad politics of many billionaires, “the act of <i>actually building the wealth</i> tends to involve good things and win-win transactions.”</p>
<p>Amazon, which we’ve already looked at, has over the past decade become the <a href="https://www.theguardian.com/technology/2025/oct/05/way-past-its-prime-how-did-amazon-get-so-rubbish">paradigmatic example</a> of “<a href="https://pluralistic.net/2022/11/28/enshittification/">Enshittification</a>,” systematically rendering its search results less usable in the interest of increased profit extraction. It also uses its market power to <a href="https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2026/jul/21/amazon-tactics-prices">simultaneously screw</a> vendors and consumers, by flagging competing retailers whose prices undercut Amazon’s and threatening to downgrade them in Amazon search results.</p>
<p style="padding-left: 40px;">In some internal emails, Amazon employees have flagged low product prices on rival retailers’ sites as threats to Amazon’s own profitability, and informed the products’ suppliers that their sales on<a href="http://amazon.com"> Amazon.com</a> have been cut – or might soon be cut – going forward.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Other emails describe Amazon slashing its product prices to match retail rivals like Walmart and Home Depot, then pushing suppliers to compensate it for the revenue lost due to these lower prices….</p>
<p style="padding-left: 40px;">Over the last decade, Amazon has suppressed the sales of some suppliers’ products or demanded millions of dollars in compensation from them because of the low prices of Amazon’s retail rivals, according to a trove of internal company emails, presentations and notes reviewed by the Guardian, as well as interviews with 15 current or former Amazon supplier representatives, company employees and state and federal law enforcers.</p>
<p>And it is enabled to do these things by the entry barriers already mentioned. Despite right-libertarian claims that billionaires get rich by creating new value, under late-stage capitalism the billionaire owners of monster corporations get rich by destroying value, and are able to get away with it because of legal restrictions on competition.</p>
<p>As for SpaceX, whatever genuinely positive innovations it and Tesla have come up with have been mostly logical and straightforward applications of available technologies, rather than showing any discernable evidence of Elon Musk’s unique genius. In fact, as a recurring rumor has it, engineers at his companies assign “minders” to distract him with made-up problems (“<a href="https://www.youtube.com/watch?v=HPpjLV77yTs">they’re the same picture</a>”) so he won’t derail their work. That’s quite plausible, considering the products which deviate the most from conventional design, in whose development Elon’s idiosyncratic “vision” plausibly played some actual direct role (the clownish Cybertruck, the explosion prone Starship, and the unworkable and idiotic car tunnels) are godawful; at Twitter, which had no preexisting measures for containment and damage control, Elon’s management was a disaster.</p>
<p>Praising billionaire “value creation” frequently takes the form of crediting them with things actually accomplished by other people, based on their “investment” or their “contribution” of capital. As Binion writes:</p>
<p style="padding-left: 40px;">Steve Jobs effectively put computers in our pockets, facilitating more intimate communication and connection with friends and loved ones near and far. Elon Musk, for all of his controversy, helped pioneer the modern electric vehicle and is investing in technology to help people with neural issues regain function. Why is this never a part of the story?</p>
<p>But the economic ruling class, in any society where class stratification prevails, controls the allocation and investment of resources — that’s not an argument for their indispensability. As <a href="https://archive.org/details/peopleorpersonne0000paul">Paul Goodman</a> once put it, “a system destroys its competitors by pre-empting the means and channels, and then proves that it is the only conceivable mode of operating.” In an economy where billionaires didn&#8217;t exist, institutional arrangements for allocating resources would be different. The right-libertarian argument is comparable to arguing that without feudal landlords, peasants would have no land.</p>
<p>To whatever extent billionaires’ money does all these things, it’s because they’re the ones who currently <i>have</i> the money. But their control over investment capital and credit, in order to finance innovation and production, is precisely the problem. Capitalists do not build plant and equipment themselves, nor do they personally create the food and other subsistence goods workers consume during the production process; they do not construct these things out of bags of money. Every nut and bolt in a machine, every bite of bread consumed by a worker, is the product of human labor acting on free gifts of nature. The money the capitalist “invests” — the “capital” — is nothing but a socially constructed claim on the right to allocate these streams of goods created by human labor acting on nature. And the origin of these paper claims does not bear much looking into — they were acquired mainly through inequalities of power.  “Billionaires provide needed investment capital” isn’t a defense of billionaires. It’s an indictment of a system that <i>makes</i> their capital “needed” (I discuss the central reason for this “need” <a href="https://c4ss.org/content/61050">here</a>, <a href="https://c4ss.org/content/61109">and</a> <a href="https://c4ss.org/content/61129">here</a>).</p>
<p>Billionaire sycophants are <a href="https://www.fff.org/explore-freedom/article/the-libertarian-angle-do-libertarians-really-hate-the-poor-video/">fond</a> of <a href="https://www.fff.org/2024/03/13/the-importance-of-capital/">claiming</a> that unlimited accumulation by rich people is the engine that generates investment and new jobs. As Binion put it, “if you strip billions from someone like Jeff Bezos, he’ll invest less in building things that actually improve people’s lives. Amazon has done more for the average person than the government could dream of.”</p>
<p>Reading this comment, you’d never guess we have an economy where, thanks to increasingly concentrated wealth and reduced mass purchasing power, the super-rich have more money than they can profitably invest in productive activities, and are turning instead to <a href="https://c4ss.org/content/59416">asset stripping and enshittification by vulture capital</a> — including the enshittification <a href="https://pluralistic.net/2022/11/28/enshittification/#relentless-payola">of</a> <a href="https://doctorow.medium.com/https-pluralistic-net-2024-10-03-mother-may-i-minmax-a055f2757c17">Amazon</a> by Bezos himself.</p>
<p>Billionaire defenders also attempt to deflect criticism by pointing to how much they pay in taxes. March for Billionaires, on Bluesky, <a href="https://bsky.app/profile/marchforbillionaires.org/post/3mdmqjlxzfs2h">notes</a> that “The top 0.1% of California residents pay more than one-sixth of income taxes, and the top 1% pays 40%. California already has the highest income tax brackets in the country — it&#8217;s simply not true that the rich don&#8217;t pay taxes.” But this is meaningless without further context. Without knowing how much of billionaires’ income is legitimately earned and how much is unearned, we have no way of knowing what significance to attach to that 40%.</p>
<p>The same is true of “charity.” Binion writes that Ken Griffin is “a major philanthropist, having given away billions of dollars. Bezos, meanwhile, recently gave a $100 million donation to a charity funding early childhood education in New York.” Yes, the Medicis were also renowned for their patronage of the arts, public works, and other largesse. But as right-libertarians are fond of saying in regard to the welfare state, billionaires are funding charity with stolen money. And it is owing to the fact that so much of the value produced by society is channeled upward in the form of rent, profit, and interest, that there is so much need for this charity in the first place.</p>
<p><b>2) Say Their Wealth Is “Positive-Sum.”</b> Yglesias, in a subsection entitled “Billionaires don’t make you poor,” quotes Grace Blakeley’s statement that billionaires are bad because<a href="https://x.com/graceblakeley/status/1995878187868344376"> their wealth comes at your expense</a>. For them to be rich, she says, you have to be poor. In response, he writes that</p>
<p style="padding-left: 40px;">for most of human existence life was, in most cases, basically zero-sum. Hunter-gatherers might obtain more prosperity for themselves by pushing some other group off of promising land. Later, empires rose and great wealth was obtained by ruling classes based on coercive extraction from agricultural laborers. Outright slavery was widespread, lesser conditions of unfree labor, like serfdom, keep popping up, and even ordinary taxation rarely involved the consent of the governed or any concept of the public interest. Into the 19th century, you can read about all these Jane Austen characters who inherited lands from their father and derive income wholly passively from renting it out to tenant farmers.</p>
<p style="padding-left: 40px;">The modern economy just isn’t like this.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Land rents still exist, but they’re a much smaller part of the economy. The richest people in the world haven’t just appropriated some resource or confiscated income from the public — they are by and large making things that did not previously exist.</p>
<p style="padding-left: 40px;">…The rich are getting rich by coming up with new stuff to sell to you.</p>
<p>Tim Worstall, at FEE, <a href="https://fee.org/articles/why-people-should-stop-saying-ceos-have-a-duty-to-give-back-to-society/">writes</a> that it &#8220;could not be further from the truth” that the rich got that way by taking something.</p>
<p style="padding-left: 40px;">In a capitalist society with the rule of law where individual rights are secured, wealth or success is not taken, it is voluntarily given through mutually beneficial trade. Innovators create products and provide services that we, the consumers, value more than the dollars in our pockets and enter into voluntary transactions to acquire.</p>
<p>The “non-zero sum” argument involves both conceptual confusion and strawmanning. Claiming that billionaires get rich at our expense does not imply that we receive no benefit from the transaction; and demonstrating that we receive benefits does not acquit billionaires of the exploitation charge. Exploitation and rent extraction are entirely compatible with <i>some</i> benefit to the public. There would be no profit in monopolizing goods if they weren’t desired, and if the consumer weren’t willing to pay for them at the monopoly price. That doesn’t change the fact that the monopoly price is higher than the competitive price, and the consumer is being exploited.</p>
<p>So while it may be true that land rents, strictly defined, are a somewhat smaller part of the economy than in the past, it is also true that land rents are only the paradigmatic example of a much larger category of rents. And while the rich get rich to a considerable extent by coming up with new stuff to sell us, their main source of profit lies in <i>how</i> they sell it to us — specifically who’s <i>allowed</i> to sell it, under what circumstances, and who has access to the <i>prerequisites</i> for making and selling it.</p>
<p>And contra Worstall, the fact that corporations make some things that we “voluntarily” buy because we “value them more than the dollars in our pockets” is irrelevant to the question of whether they’re taking anything from us. If I secure a monopoly on the water supply and get the state to outlaw competing sellers of water, the thirsty person who “voluntarily” buys a glass of water from me may very well value it more than the $100 they pay me for it; nevertheless I have stolen from them.</p>
<p>In short, never accept anything these people say at face value, or take their premises for granted.</p>
<p><b>3) Engage in Producerism.</b> This talking point, which is closely related to No. 2, is frequently stated using the “makers vs. takers” formula, according to which rich and poor are equally likely to be producers or parasites. It also took the form of the 53 Percenters movement (i.e. the 53% of Americans who pay taxes), formed in 2011 in reaction against Occupy Wall Street.</p>
<p>The <a href="https://marchforbillionaires.org/">March for Billionaires</a> website calls on us to “<b>judge individuals, not classes.” </b></p>
<p style="padding-left: 40px;">Of course, not all billionaires are good people. Some extract rather than create wealth. Some use their resources to cause serious political harm. These criticisms have merit, but they apply to individuals, not billionaires as a whole.</p>
<p style="padding-left: 40px;">We believe most have made tremendous contributions to society, directly through their entrepreneurship and secondarily through taxes and philanthropy. That deserves our respect and admiration.</p>
<p>On Bluesky, the March for Billionaires <a href="https://bsky.app/profile/marchforbillionaires.org/post/3mdp4fmn7ak2v">argues</a> that “Wealth-creating billionaires aren&#8217;t the problem. Rent-seekers of all stripes are.” To illustrate, it provides this helpful graphic, worthy of <i>USA Today</i>:</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-61267 size-full aligncenter" src="https://c4ss.org/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-from-2026-08-08-16-56-43.png" alt="" width="571" height="320" srcset="https://c4ss.org/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-from-2026-08-08-16-56-43.png 571w, https://c4ss.org/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-from-2026-08-08-16-56-43-300x168.png 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p><i>Reason</i>’s Christian Britschgi hauls out the same trope, <a href="https://reason.com/2026/05/08/contra-aoc-you-dont-have-to-be-a-billionaire-to-be-a-leech/">arguing</a> (as his article’s title puts it) that “you don’t have to be a billionaire to be a leech,” and “there are makers and moochers on every rung of the income ladder.” He starts out by arguing from Robert Nozick’s thought experiment involving Wilt Chamberlain to demonstrate that someone can earn billionaire-level wealth:</p>
<p style="padding-left: 40px;">To summarize, if you redistributed all wealth equally, Chamberlain would quickly end up having way more money than everyone else because a huge number of people would be willing to buy a ticket to see the basketball player live.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Nozick&#8217;s point was that even from a starting point of complete economic equality, some people&#8217;s superior skills will enable them to make more money than others and that&#8217;s fine. The people who voluntarily pay to see Chamberlain are better off for the experience, even if the money they spent on tickets recreates vast wealth inequality.</p>
<p>First, lets consider all the prior conditions that must be in place for Chamberlain to bring in that kind of income. It’s a fair bet he couldn’t become a billionaire from his share of in-person ticket sales. A super-rich Wilt Chamberlain presupposes a continent-size commercial economy knocked together by massively subsidized railroads, highways, and civil aviation, a national media market piggybacked on top of it, a national mass market with brand advertising which exists mainly because the state promoted mass production <a href="https://archive.org/details/secondindustrial00pior">at the expense of other industrial models</a>, and intellectual property laws with enforceable broadcast rights.</p>
<p>Second, as we saw above, the fact that people “voluntarily pay for” something and “are better off from the experience” is irrelevant to whether exploitation has taken place. Setting the price just low enough that the consumer receives enough net benefit to make a purchase seem worthwhile, despite it being far higher than the competitive market price, is the first rule of rent extraction through monopoly pricing.</p>
<p>Britschgi ties this digression to his main point by comparing Taylor Swift to Wilt Chamberlain. The same general principle applies: “You can indeed become a billionaire by doing something obviously uncontroversial and non-exploitative like selling concert tickets.”</p>
<p>Nevertheless, he continues, Swift might not be a perfect example because there is “a case that Taylor Swift&#8217;s fortune is partially derived from ill-gotten gains…. [Her] wealth depends in part on copyright protections of her music that many libertarians would consider a form of unjust, state-granted privilege.”</p>
<p style="padding-left: 40px;">The point is that it&#8217;s not the amount of money Swift has earned, but her means of acquiring it that determines whether her fortune is deserved. The primary question to ask is whether one earned their money conducting voluntary exchanges in a free market, or through some state transfer or grant of privilege.</p>
<p style="padding-left: 40px;">To be sure, in our modern, mixed economy, there&#8217;s plenty of state transfers going around. Contra AOC, there are makers and moochers on every rung of the income ladder….</p>
<p style="padding-left: 40px;">The billionaire who lowers consumer prices by creating an online retail giant and distribution network hasn&#8217;t inherently exploited anyone. The middle-income tenant living in a rent-stabilized unit in New York is benefiting from an inherently parasitic relationship created by regulation.</p>
<p>Well, not really. The source of billionaire wealth in general doesn’t stand up very well to scrutiny. We’ve already examined the concept of economic rents, which are profits higher than the normal return necessary to bring a good to market, and result from superior power.</p>
<p>Institutional economist Thorstein Veblen showed that the “productive contribution” of the capitalist class depended on a circular definition of “productivity.” Anything that collects an income — including for not using artificial property rights to obstruct production — is a “factor of production,” and it follow that that income is a reward for “productive services.” Veblen’s general term for the ability to extract rents from artificial property rights and artificial scarcity was “capitalized disserviceability.” Essentially, the ability to obstruct production, or to withhold resources from production, is defined by marginalist theory as “productivity.”</p>
<p>By this standard, a feudal landlord who charges tribute for access to productive land is a “maker.” Both-sidesing billionaires, who are comparable to feudal landlords as extractors of unearned wealth, and beneficiaries of rent controlled apartments — or more broadly, creating a “makers” vs. “takers” dichotomy that has nothing to do with wealth or structural power differences — is just plain stupid.</p>
<p>The concept of <a href="https://www.academia.edu/39646225/Formal_vs_Substantive_Statism_A_Matter_of_Context">primary vs. secondary state interventions</a> is relevant here. Primary state interventions are those which serve an architectonic, or foundational function for capitalism. These include the role of the state in creating and enforcing the artificial property rights — e.g. Polanyi’s “fictitious commodities” in land, labor, and money, on which modern capitalism was founded — via which rents are extracted by the ruling classes, and subsidizing many inputs to corporate enterprise like transportation and communications infrastructure, cheap energy, raw materials, and technical education.</p>
<p>But the state, acting as a sort of executive committee on behalf of the capitalist system as a whole, must — in the interest of the overall long-term stability of the system — sometimes make secondary interventions which impair the interests of certain industries, or even the short-term interests of capital as a whole. These secondary interventions limit the rate of extraction to sustainable levels, secure the minimum conditions of subsistence required for reproduction of labor power, and provide sufficient income support and purchasing power to the lower classes to prevent depression or political upheaval. This is not parasitism on the part of the welfare state’s beneficiaries; it is a restraint on the parasitism of the propertied classes, keeping their extraction within sustainable bounds.</p>
<p><b>4) Accuse Your Targets of “Not Understanding Economics.”</b> <a href="https://www.slowboring.com/p/lets-all-practice-billionaire-positivity">Yglesias</a> refers to a Pramila Jayapal tweet in response to Stephen Miller, modifying an anti-immigrant propaganda poster he posted. Miller’s original version had a long list of social problems like housing costs, no jobs, expensive groceries and healthcare, terrible traffic, etc., with “There are tens of millions of illegal immigrants in our country” written below each as the explanation. Jayapal modified the poster, striking out Miller’s comment under each item and replacing it with “It’s the billionaires.” Yglesias comments:</p>
<p style="padding-left: 40px;">This is really dumb as a policy analysis.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Billionaires are not the reason that traffic is terrible, for example. They just aren’t. A lot of this is that Pramila Jayapal has incorrect ideas about economics, but I can’t even begin to reconstruct what she’s thinking about traffic jams.</p>
<p>Apparently the Economics Understander is unaware of the role of zoning laws and urban design on traffic density, or the role of real estate developers and landlords in making those policies. A large percentage of them may not be “billionaires,” but a lot of them are pretty damn rich. They got that way from unearned income, as property appreciated while they sat on it; and in case Yglesias hasn’t heard, a major factor in municipal policy is causing property values to rise, through no effort on the owners’ part, while they sit on it.</p>
<p>More generally, Cory Doctorow had the number of capitalism defenders like Yglesias, who like to accuse others of <a href="https://pluralistic.net/2023/05/04/analytical-democratic-theory/">Not Understanding Economics</a>. As I <a href="https://c4ss.org/content/58677">commented</a>: “The folks who say ‘You just don’t understand economics’&#8230; [have] absorbed the existing paradigm of their discipline, and are quite proficient at regurgitating it, but are completely oblivious to the assumptions behind it and how historically conditioned they are.” What they mean by “economics” is virtually always the marginalist economics which has prevailed from the 20th century on, and perhaps — depending on how right-wing they are — the Austrian or Chicago school version of marginalism. And they’ve adopted its tenets uncritically, so that they’ve acquired “every schoolboy knows” status in their brains. The people most prone to accusing others of “economic illiteracy” are themselves historical illiterates, unaware of how historically and institutionally conditioned not only their “economics,” but capitalism itself, is.</p>
<p><b>5) Create False Equivalencies Between Billionaire Hatred and Real Forms of Bigotry.</b> One early appearance of this talking point was Mitt Romney’s whining in the 2012 presidential campaign about shaming of the “successful.” Since then, we’ve seen billionaire presidential candidates like Michael Bloomberg and Howard Schultz talking seriously of “anti-billionaire bigotry,” and comparing it to racism.</p>
<p>Noted <a href="https://www.esquire.com/news-politics/a28829576/bret-stephens-bedbug-david-karpf-interview/">bedbug</a> Bret Stephens, after repeating some platitudes of the sort we saw under Number 1 about the rich getting that way by producing stuff, wrote this <a href="https://www.nytimes.com/2019/04/11/opinion/bernie-sanders-wealth.html">howler</a>: “the idea that people can be judged as individuals based on the economic class to which they belong is one of the foulest in history, matching if not exceeding in its murderous consequences the legacies of racism and colonialism combined.”</p>
<p><a href="https://www.slowboring.com/p/lets-all-practice-billionaire-positivity">Yglesias</a>, in the piece quoted earlier, wrote that Jayapal is “suffering from Billionaire Derangement Syndrome every bit as much as Stephen Miller has gone ’round the bend with hatred of immigrants.” He also clutches his pearls about “moralized condemnations of successful people.”</p>
<p>I don’t see any need to bother critiquing this kind of slop, because <i>come on</i>. But it’s worth including in the list because, stupid or not, it’s a talking point that recurs regularly in their polemics.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>6) Pretend Nothing is Systemic or Structural. </b>Our old friend <a href="https://www.slowboring.com/p/lets-all-practice-billionaire-positivity">Yglesias</a> frames hatred of billionaires as a matter of their objectionable personalities:</p>
<p style="padding-left: 40px;">Social media has exposed many of us, often for the first time, to the casual political thinking of extremely high-net-worth individuals. And it’s truly aggravating to watch Bill Ackman or Marc Andreessen sound off in an ignorant way about various issues. Of course there are also lots of non-billionaires sounding off in ignorant ways too. But it’s more annoying when the billionaires do it because you can just imagine them sitting around smugly in their Scrooge McDuck moneypits firing off these bad takes without a care in the world, not even realizing that half the people agreeing with them are just kissing their asses because they are rich.</p>
<p style="padding-left: 40px;">That being said, how many billionaires are actually out there firing off hot takes?&#8230;</p>
<p style="padding-left: 40px;">How much do you know about them? Are they all obnoxious?</p>
<p>Criticism of billionaires isn&#8217;t, or shouldn’t be, about personalities, or about &#8220;good billionaires&#8221; or &#8220;patriotic billionaires,&#8221; or how much they give to &#8220;charity.&#8221; It&#8217;s about the structures that enable billionaires to exist. No doubt some billionaires are &#8220;nicer&#8221; than others, and some do better things with some of their money than others; but that has nothing to do with their avenue to wealth. Capitalism isn&#8217;t about personalities, it&#8217;s about structure. Nobody cares how much &#8220;nicer&#8221; one feudal lord was than another. The problem was feudalism as a system.</p>
<p><b>7) Pretend History Started Last Week. </b>A good example is this howler from the Bluesky <a href="https://bsky.app/profile/marchforbillionaires.org/post/3mdrolmd5sc2j">March for Billionaires</a> account:</p>
<p style="padding-left: 40px;">Poverty is a serious issue that we care deeply about. But billionaires aren&#8217;t responsible for it. The DRC has no billionaires, yet 75% of its population lives in extreme poverty. We applaud billionaires like Bill Gates and Warren Buffet who have saved millions of lives with their charity.</p>
<p style="padding-left: 40px;">To add to this: poverty in DRC is due to weak institutions, disease, wars, corruption, and colonial rule.</p>
<p>Just for starters, it’s… really <i>something</i> to interpret the assertion that a poor, former colonial country is poor because of capitalism as a claim that the capitalist extraction was carried out by that country&#8217;s own domestic billionaires. I mean, these guys do understand that leftist critics of capitalism see it as a global system that operates across borders, and not 190-odd self-contained national systems of exploitation, right? And we see the “colonial rule,” which they mention themselves, as somewhat connected with the same global capitalist system that created billionaires elsewhere, right? Please, someone tell me they’re just pretending to be this stupid.</p>
<p>Generally speaking, capitalism apologists who frame billionaire wealth in terms like value creation, voluntary exchange, and free contract, don’t just ignore the fact of unequal power and institutional considerations at present. They ignore the fact that these structural power differentials are part of a system that had its origins in the massive use of state force, on behalf of capital, over a period of centuries. Capital’s present superior bargaining power over labor is the legacy effect of a centuries-long process by which the majority of the populations in the Western European heartland of capitalism were robbed of their customary rights in the land and transformed into landless wage laborers, and then subject to totalitarian social controls like vagrancy laws that imposed whippings, mutilations, and forced peonage on anyone who refused to accept wage work on whatever terms were offered, restrictions on free movement (the laws of settlement), and restrictions on free association (combination laws). The process continued in the colonial world not only with similar nullification of customary rights to the land, but the enslavement of tens of millions, and the global looting of mineral wealth. The sheer scale of atrocities conducted by the British in India, King Leopold in the Congo, the British in the Mao Mao wars, and by Belgium and the U.S. in murdering Lumumba and backing Mobutu rivals those committed by Hitler and Stalin (King Leopold’s War, and the overthrow of Lumumba, by the way, are relevant to March for Billionaires’ odd choice of the PRC as an example). Even after colonial independence, the U.S. and its allies responded to any threatened disruption of colonial economic relations by backing coups (the overthrow of Arbenz, Sukarno, Allende, and many others), funding and training death squads, or outright invasion. And the purpose of all these atrocities was to integrate the markets and natural resources of the world into the capitalist economies through which billionaires obtained their wealth. A major function of the post-WWII global economic governance system enshrined in Bretton Woods, and in various Free Trade (sic) Agreements, has been to force the former colonial world into an economic model based on the export of resources, and to limit most of its industrial capacity to contract production for Western capital.</p>
<p><b>8) Engage in Voluntary-Washing.</b> This is closely related to Number 7. Every defense of the existing distribution of wealth and income — dollar democracy, marginal productivity, time preference, etc. — simply assumes that the bulk of transactions are voluntary. Those who engage in such defenses — the worst are the black-and-gold so-called “Voluntaryist” accounts on social media — simply ignore all background coercion and power inequality in their conception of voluntariness, and consider any transaction “voluntary” in which no gun is immediately present. We’ve already seen this to a considerable extent, with billionaire-defenders’ repeated claims that the super-rich simply got that way by selling things that people “choose” to buy.</p>
<p>One of the most egregious examples of voluntary-washing is the <a href="https://mutualist.blogspot.com/2005/01/vulgar-libertarianism-watch-part-1.html">talking point</a>, shared by right-libertarians and neoliberals, that sweatshops represent the “<a href="https://www.libertarianism.org/podcasts/free-thoughts/out-of-poverty-sweatshops-in-the-global-economy">best</a> <a href="https://www.econlib.org/library/Columns/y2008/Powellsweatshops.html">available</a> <a href="https://www.econlib.org/library/Columns/y2008/Powellsweatshops.html">alternative</a>&#8221; for those who work in them. This “argument,” if one can dignify it with that word, simply takes the existing range of “alternatives” as a fact of nature, and ignores the structural role of the state in enforcing the wage system and facilitating the exploitation of labor, not only through its historical violence in nullifying the popular majority’s rights to the means of production and subsistence and forcing them into wage labor but in continuing to enforce all the artificial property rights on which capitalist control over access to the means of production depends.ll</p>
<p><b>Conclusion.</b> As stupid as all these “arguments” and talking points are, and as poorly as they stand up to even the least bit of critical analysis, there is no end to all the centrist and right-wing bootlickers — many of them famous or semi-famous — endlessly churning them out for an entire media ecosystem. And so long as there are editors looking for more of this slop, or billionaires willing to pay for it, there’s no sign of market saturation in the foreseeable feature. So why not take a shot at writing your own stupid defense of billionaires?</p>
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		<title>Agorismo de Mercado Blanco</title>
		<link>https://c4ss.org/content/61262</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Logan Marie Glitterbomb]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 08:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spanish]]></category>
		<category><![CDATA[Stateless Embassies]]></category>
		<category><![CDATA[agorism]]></category>
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					<description><![CDATA[Por: Logan Marie Glitterbomb. Artículo Original: White Market Agorism, 22 de enero de 2020, Traductor: Rickard Mach En cualquier movimiento político decidido a cambiar radicalmente la sociedad, siempre surge un debate sobre cuál es la mejor manera de alcanzar esos objetivos. ¿Deberíamos organizarnos en sindicatos hacia una huelga general? ¿Deberíamos retirarnos del sistema imperante y...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left; padding: 1em; background: #e6e6e6;">Por: <b>Logan Marie Glitterbomb</b>. Artículo Original: <a href="https://c4ss.org/content/52568">White Mar<span id="transmark" style="display: none; width: 0px; height: 0px;"></span>ket Agorism</a>, 22 de enero de 2020, Traductor: Rickard Mach</p>
<p>En cualquier movimiento político decidido a cambiar radicalmente la sociedad, siempre surge un debate sobre cuál es la mejor manera de alcanzar esos objetivos. ¿Deberíamos organizarnos en sindicatos hacia una huelga general? ¿Deberíamos retirarnos del sistema imperante y vivir de recursos recuperados, robados y obtenidos mediante estafas, al estilo de la propaganda clásica de CrimethInc? ¿Deberíamos crear cooperativas y colectivos siguiendo el espíritu del <i>comunismo de riesgo</i>?</p>
<p>¿Deberíamos seguir la vía de la <i>propaganda del hecho</i> y empezar a volar edificios gubernamentales y asesinar políticos? ¿Qué tal una combinación de todo lo anterior?</p>
<p>Pues bien, el agorismo parece ser precisamente esa combinación. Al combinar elementos del ilegalismo, la teoría del doble poder, la secesión económica, el sindicalismo y el anticapitalismo de libre mercado (pero sin muchos de los extremos de la <i>propaganda de los hechos</i>), el agorismo propone una estrategia que consiste en utilizar la <i>contraeconomía</i> como vía para alcanzar una sociedad anarquista. Pero ¿Qué es la contraeconomía?</p>
<p>Samuel Edward Konkin III, fundador del agorismo, define la contraeconomía en su obra <b><i>Contraeconomía: qué es, cómo funciona</i></b>:</p>
<p style="padding-left: 40px;">La contraeconomía es la suma de todas las acciones humanas no agresivas que están prohibidas por el Estado. La contraeconomía es el estudio de la contraeconomía y sus prácticas. La contraeconomía incluye el libre mercado, el mercado negro, la “economía sumergida”, todos los actos de desobediencia civil y social, todos los actos de asociación prohibida (sexual, racial, interreligiosa) y cualquier otra cosa que el Estado, en cualquier lugar o momento, decida prohibir, controlar, regular, gravar o someter a aranceles. La contraeconomía excluye toda acción aprobada por el Estado (el “Mercado Blanco”) y el Mercado Rojo (la violencia y el robo no aprobados por el Estado).</p>
<p>Esta es la definición básica con la que han trabajado los agoristas desde entonces y, por lo tanto, el agorismo siempre ha estado vinculado a los mercados negros y grises, excluyendo los mercados blancos, rojos y rosas (la violencia y el robo aprobados o no por el Estado). ¿O acaso no es así? Porque, en realidad, parece que el “agorismo de mercado blanco” es mucho más común y menos contradictorio de lo que uno pensaría.</p>
<p>Por citar una vez más a Konkin:</p>
<p style="padding-left: 40px;">A medida que más personas rechazan las mistificaciones del Estado (tales como el nacionalismo, la pseudoeconomía, las amenazas falsas y las promesas políticas incumplidas ) la contraeconomía crece tanto vertical como horizontalmente. Horizontalmente, involucra cada vez a más personas que orientan cada vez más sus actividades hacia lo contraeconómico; verticalmente, significa que surgen nuevas estructuras (empresas y servicios) creadas específicamente para servir a la contraeconomía (vías de comunicación seguras, árbitros, seguros para actividades específicamente “ilegales”, primeras formas de tecnología de protección e incluso guardias y protectores).</p>
<p>Derrick Broze define con más detalle los conceptos de agorismo horizontal y vertical en su ensayo, acertadamente titulado <i>“Agorismo Vertical y Horizontal”</i>. En dicho ensayo, explica que el agorismo horizontal “está relacionado con la decisión audaz de llevar a cabo acciones que el Estado considera ilegales o inmorales. Al adentrarte en este terreno, te unes a las filas de los contrabandistas, los destiladores clandestinos, los traficantes de cannabis, los jardineros guerrilleros, los cortadores de césped sin licencia, los vendedores ambulantes de comida o los barberos, los traficantes de armas y los criptoanarquistas”. Esto es, en esencia, el agorismo tal y como lo definió Konkin, pero desde entonces se ha convertido en mucho más.</p>
<p>Es en el agorismo vertical donde descubrimos una desviación respecto al rechazo tradicional de los agoristas al mercado blanco. El agorismo vertical se inspira en gran medida en la obra de Karl Hess, como sus experimentos en materia de sostenibilidad a nivel de barrio y sus libros que resumen esas experiencias, <i>“Community Technology” (Tecnología Comunitaria)</i> y <i>“Neighborhood Power” (Poder Vecinal)</i>. Como tal, se centra en la sostenibilidad y la autosuficiencia comunitaria y no se limita únicamente a los mercados negros y grises.</p>
<p>Más adelante en su ensayo, Broze continúa explicando que:</p>
<p style="padding-left: 40px;">“El agorismo vertical incluiría participar y crear redes de intercambio comunitarias, la agricultura urbana, la horticultura doméstica, los mercados de agricultores, apoyar alternativas a la policía y respaldar tecnologías descentralizadas entre iguales. Aunque estas medidas verticales podrían implicar potencialmente el uso de la moneda del Estado (y, por lo tanto, no serían completamente contraeconómicas), siguen siendo significativas para cuestionar la dependencia del Estado y de las clases empresariales.”</p>
<p>Ahora bien, me atrevo a discrepar de Broze en que estas acciones no sean contraeconómicas simplemente porque no utilicen los mercados negros y grises, tal y como afirma anteriormente en su ensayo.</p>
<p>Por supuesto, aclara que, aunque no sean contraeconómicas, “las acciones verticales son extremadamente valiosas y necesarias”. Pero si estas tácticas desafían directamente el poder del Estado y de las grandes empresas, ¿cómo es posible que no sean contraeconómicas?</p>
<p>Entonces, ¿qué es el “agorismo del mercado blanco”?</p>
<p>Pues bien, incluye muchas de las cosas que Broze ya enumeró al describir el agorismo vertical: redes de intercambio comunitarias, agricultura urbana, huertos domésticos, mercados de agricultores, alternativas a la policía y tecnologías descentralizadas entre pares (P2P). Pero es mucho más que eso.</p>
<p>Las criptomonedas son, en gran medida, una iniciativa del mercado blanco y, sin embargo, se defienden como un ejemplo paradigmático de agorismo. El propio Konkin elogia a los Trabajadores Industriales del Mundo como un ejemplo perfecto de sindicato agorista y, sin embargo, están registrados legalmente ante el Estado y, en la mayoría de los casos, se organizan dentro del marco legal. Las redes sociales descentralizadas como Minds y Steemit, las fuentes de energía renovable descentralizadas, el biohacking, la permacultura, los espacios para hackers y creadores, los programas comunitarios de intercambio, los modelos alternativos de intercambio incluidas las economías del regalo, los sistemas de intercambio local (LETS), la banca mutualista, los vales de trabajo y los metales preciosos, las medicinas alternativas y complementarias, la desescolarización y la educación en el hogar, Tor, las tiendas gratuitas, los medios de comunicación alternativos y las empresas que son propiedad de los trabajadores son todos ejemplos de agorismo de mercado blanco.</p>
<p>Y sí, algunas formas de agorismo del mercado blanco pueden solaparse con el agorismo del mercado gris y pueden contribuir a facilitar el agorismo del mercado negro. Al fin y al cabo, la contraeconomía debe trabajar unida para derrocar el control del Estado y de las grandes empresas. De hecho, deberíamos impulsar muchas de estas iniciativas del mercado blanco hacia acciones propias del mercado gris y negro cuando sea oportuno, como animar a esas iniciativas a operar sin licencia o a no declarar todos los ingresos obtenidos al Estado, pero no deberíamos excluir estas acciones de la contraeconomía cuando no lo hagan.</p>
<p>La contraeconomía consiste en ir en contra de las estructuras de poder existentes. Así, en un sistema económico de jefes y esclavitud salarial, las empresas gestionadas por los trabajadores y los sindicatos democráticos de base son contraeconómicos. En un sistema alimentario monopolizado en gran medida por un puñado de corporaciones que utilizan prácticas nocivas asociadas a la ganadería intensiva y la agricultura industrial, cultivar tus propios alimentos o comprarlos a agricultores locales es contraeconómico. En un panorama mediático dominado en gran medida por un puñado de corporaciones de noticias, los medios independientes son contraeconómicos. En un panorama tecnológico dominado por unas pocas empresas tecnológicas, la tecnología libre y de código abierto es contraeconómica.</p>
<p>El mero hecho de que no se trate del mercado gris o negro no significa que no sea contraeconómico y, desde luego, no significa que no sea agorista. Ya es hora de que aceptemos abiertamente y debatamos el potencial que tiene el agorismo del mercado blanco para contribuir a nuestra causa.</p>
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