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	<title>Un posto dove appendere il cappello</title>
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	<description>di Lorenzo Cairoli</description>
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		<title>Diario Colombiano (183) &#8211; Malasanita&#8217;, la bufala della biodiversidad chocoana e gli afro, basurero de Colombia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 17:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[diana]]></category>
		<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; La Colombia è un paese di clamorose contraddizioni dove si è capaci di insorgere per l&#8217;uccisione di un ippopotamo di mezza tonnellata e infischiarsene se il paese straripa di eternit, un paese dove la gente non esita a lanciarsi in una rissa &#8211; e magari a lasciarci la pelle &#8211; mentre s&#8217;inventa tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://4.bp.blogspot.com/-GudcN-9mXGQ/USuegtcSsTI/AAAAAAAAGCU/-mGZBpb2eXI/s320/ps_soap_vitaminac%5B1%5D.jpg" alt="" width="284" height="320" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Colombia è un paese di clamorose contraddizioni dove si è capaci di insorgere per l&#8217;uccisione di un ippopotamo di mezza tonnellata e infischiarsene se il paese straripa di eternit, un paese dove la gente non esita a lanciarsi in una rissa &#8211; e magari a lasciarci la pelle &#8211; mentre s&#8217;inventa tutte le scuse del mondo pur di sottrarsi a una donazione di sangue &#8211; negli ospedali colombiani ogni giorno ci sono 4000 richieste di sangue contro le 2054 del Venezuela, le 958 dell&#8217;Ecuador e le 821 del Perù. Un paese dove si difende la hicotea e i gamberi dalla pesca illegale e indiscriminata, dove ci si riempie la bocca di biodiversita&#8217; e di ecosistemi &#8211; specie qui in Choco &#8211; e poi nessuno proibisce la vendita delle famigerate creme sbiancanti a base di idrochinone. Perché famigerate? Perchè contengono, tra le altre cose, l’idrochinone, un fenolo usato in dermatologia come depigmentante nel melasma che l’Unione Europea ha messo al bando nel 2001 (ma anche Australia e Asia, Giapone in testa)  perchè nocivo, irritante, allergenico, pericoloso per l’ambiente, ma soprattutto, potenzialmente cancerogeno.</p>
<p>La dermatologa Suzanne Oumou Niang dell’ospedale «Aristide Le Dantec» di Dakar ha dichiarato guerra alle creme sbiancanti e a questa delirante psicosi che ogni giorno di più contagia i suoi connazionali. «Purtroppo, non si tratta più di casi isolati – si lamenta la Niang – ma di una vera e propria piaga. Come l’infibulazione o il breast ironing. Una tara culturale che va combattuta e sradicata. In Giamaica, più sei nero più sei puro. In Africa, paradossalmente, avviene il contrario. Queste creme contengono costicosteroidi dagli effetti collaterali micidiali. Il guaio è che si possono acquistare ovunque, senza bisogno di prescrizioni mediche. Provocano acne, smagliature, macchie nere, ascessi, quando va bene. Quando va male, sono causa di retinopatie, diabete e tumori&#8221;.</p>
<p>Con prodotti come <strong>Hidroquinona, Crema Divina</strong>, <strong>Sorel Plus, prodotta in un sedicente laboratorio di Envigado&#8217; o White Secret  si ripete la stessa lurida storia dell&#8217;Eternit </strong>che infesta la Colombia e uccide i colombiani, senza che i colombiani lo sappiano, con la silente e cinica omerta&#8217; dello Stato.</p>
<p><strong>Perche&#8217; i negri colombiani devono rovinarsi la salute comprando spazzatura che l&#8217;Europa ha dichiarato fuorilegge da 12 anni? Perche&#8217; lo Stato non muove un dito per proibire o per perseguire legalmente chi si arricchisce sulla &#8216;pelle degli altri&#8217; quando e&#8217; perfettamente consapevole dei rischi prodotti da queste creme? </strong></p>
<p><strong>Il Choco si liberi di questa favola della biodiversita&#8217;, uno specchietto per allodole buono giusto per farci due ore di classe in collegio. Che biodiversita&#8217; puo&#8217; esistere in questo dipartimento o ecosistema dove le miniere contaminano i fiumi col mercurio, dove le foreste scompaiono come dissidenti nell&#8217;Iran di Ahmadinejad? Che biodiversita&#8217; puo&#8217; esistere a Quibdo&#8217; quando le tractomulas saturano l&#8217;aria che respiriamo coi loro miasmi mefitici? Quando e&#8217; fantascienza pensare di camminare per le strade con tuo figlio in carrozzella perche&#8217; le strade sono mostruose groviere, buchi enormi e infidi che diventano letali con l&#8217;oscurita&#8217;? </strong></p>
<p><strong>Che biodiversita&#8217; puo&#8217; esistere in una citta&#8217; dove uno si sveglia e comincia la giornata gettando la borsa con la spazzatura nel canale che gli scorre sotto casa? Che biodiversita&#8217; puo&#8217; esistere in un paese dove si adultera tutto? dai libri di Gabo al trago? dove del pollo che ti vendono nella tienda non sai nulla. Quando e&#8217; morto? Da dove viene? Quante volte e&#8217; stato congelato e scongelato?</strong><em> Fino a quando e&#8217; commestibile e a partire da quando mi rovinera&#8217; la salute?</em></p>
<p>Quibdo, Choco, Colombia negra e mestizxa, afro, negros, cholos, colombianos, paisas, rolos, costeños, aprite gli occhi. Imparate ad avere piu&#8217; rispetto per la vostra salute. Invece di stordirvi con la rumba. Invece di fuggire la realta&#8217;, perdete un po&#8217; di tempo a informarvi. La vostra vita e&#8217; gia&#8217; un disastro. Non permettete che diventi un inferno. Qui a Quibdo, Clinica Vida, carrera 4, ci sono ginecologi che non sono ginecologi, che ti prescrivono farmaci senza controllarti la vagina e che quando finalmente ti visitano e applicano uno speculum, per vedere lo stato del collo uterino lo illuminano con lucina di un cellulare (Dottor Hugo, Medellin, Clinica Vida, 43.000 pesos per una visita di 12 minuti). O la clinica di Nuqui dove nessuno e&#8217; capace a medicare un dito con sospetto di lussatura pero&#8217; ugualmente ti fanno pagare 45.000 pesos per la loro inettitudine</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/-GDoQuXZ8h2E/USueRCNeXMI/AAAAAAAAGCM/h3FCwzceSS4/s320/2013-01-25+10.44.42.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle farmacie di Quibdo e di tutto il Choco, il cinismo dei paisas tocca apici impensabili. Per curare un trauma al piede, una sospetta lussazione a un dito, una contrattura alla mano ti sdoganano la pomata Vacol un farmaco non destinato al consumo umano. In veterinaria questa pomata si utilizza come coadiuvante nel trattamento di infiammazioni di tipo traumatico in cavalli, caprini, ovini, suini, bovini e cani. E questa sarebbe questa la biodiversita&#8217; chocoana?</p>
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		<title>Pepe Mujica come Pepe Carvalho &#8211; &#8220;La marijuana? Cucinatela! E&#8217; piu&#8217; sfiziosa del basilico!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 17:11:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente &#8216;Quaresima&#8217; Mujica s&#8217;inventa la marijuana gourmet per mettere in ginocchio il narcotraffico in Uruguay Ex dirigente tupamaro, il presidente uruguayano Pepe Mujica vive con meno di mille dollari al mese in una finca alle porte di Montevideo, con la moglie senatrice e un cane senza pedigree, in cui coltiva le sue verdure e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-FtV0ohxAXu0/USelTW6C_jI/AAAAAAAAGBk/K1RGTYcxIwk/s320/pepe.bmp" alt="" /></p>
<p>Il presidente &#8216;Quaresima&#8217; Mujica s&#8217;inventa la marijuana gourmet per mettere in ginocchio il narcotraffico in Uruguay</p>
<p><em>Ex dirigente tupamaro, il presidente uruguayano Pepe Mujica vive con meno di mille dollari al mese in una finca alle porte di Montevideo, con la moglie senatrice e un cane senza pedigree, in cui coltiva le sue verdure e le sue amate piante aromatiche. Per anni è andato in Parlamento sempre in Vespa &#8211; altro che il Gregory Peck di “Vacanze Romane”. Possiede una vecchia Volkswagen color verde bottiglia, del valore di 1900 dollari mentre nelle occasioni ufficiali riceve i capi di stato stranieri a bordo di una Chevrolet Corsa.  </p>
<p>Se un giornalista gli chiede un’intervista, Pepe l’asceta gli dà appuntamento al bar de Vida nel popolare barrio Belvedere dove si presenta senza scorta, come un qualsiasi cittadino o un serafico pensionato in libera uscita. Eletto il primo marzo del 2010 il minimalista Mujica ha rivoluzionato il suo paese come nemmeno Copernico si sogno’ di fare con le orbite dei pianeti. Citando Seneca «Povero non è colui che possiede poco bensì colui che brama di possedere troppo. Così passa la vita maledicendo di non avere nulla» e al grido di «la felicidad no es gastar y llenarse de cosas. Es llenarse de tiempo libre», Mujica si è battuto per la legalizzazione dell’aborto, della marijuana &#8211; «la tossicodipendenza e’ una malattia, guai a confonderla col narcotraffico» &#8211; e dei matrimoni gay.  </p>
<p>La nuova sfida di Pepe l’asceta, è quella di insegnare ai giovani a consumare correttamente la marijuana per diminuirne gli effetti e limitarne i danni. In sinergia con il segretario generale del Consiglio Antidroga Nazionale &#8211; Julio Calzada &#8211; Mujica sta varando una campagna destinata ai giovani su come consumare la marijuana. Evitare, ad esempio, di fumarla per non danneggiare i polmoni ma inalarla o consumarla con cibi &#8211; da qui la nascita di ricettari in cui la marijuana diventa base per tisane, torte, ripieno per empanadas, panacea per ingagliardire salse, per macerare pesci e carni destinate ad essere asade, manosanta per zuppe, per rendere più stuzzicante la mayonese per il sandwich olimpico e per l’agnello e la carne di nandú. </em></p>
<p>Il resto <a href="http://www.lastampa.it/2013/02/21/esteri/l-ultima-sfida-del-presidente-mujica-vi-insegno-come-usare-la-marijuana-9DqZIHKyZ7zAX1sA3cAL3K/pagina.html">qui</a>, su &#8216;La Stampa&#8217; di ieri&#8230;.</p>
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		<title>Diario Colombiano (182) &#8211; Istmina, Corleone colombiana</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 21:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra Quibdo e Istmina ci sono solo due ore di bus pero&#8217; quando arrivi nella citta&#8217; degli Istmineños fiuti subito un&#8217;aria diversa, l&#8217;odore acre dell&#8217;illegalita&#8217; inarginabile, il miasma di una citta&#8217; apparentemente normale ma dal cuore di tenebra, perfida, occulta, insondabile, con traquetos che la presidiano aggressivi e tracotanti come galli da combattimento. La droga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-jSR6FsE864k/USOx_rgfrwI/AAAAAAAAF88/L-OVxMxxEgg/s320/istmina.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-r3Ox8iFQ060/USOzRDhf-2I/AAAAAAAAF9Q/xt756alIm70/s320/2013-01-21+17.32.06.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-TzsrxccWIsE/USO0IcbpALI/AAAAAAAAF9g/HAqXkdUxFVA/s320/2013-01-22+15.21.24.jpg" alt="" /><br />
Tra Quibdo e Istmina ci sono solo due ore di bus pero&#8217; quando arrivi nella citta&#8217; degli Istmineños fiuti subito un&#8217;aria diversa, l&#8217;odore acre dell&#8217;illegalita&#8217; inarginabile, il miasma di una citta&#8217; apparentemente normale ma dal cuore di tenebra, perfida, occulta, insondabile, con <em>traquetos</em> che la presidiano aggressivi e tracotanti come galli da combattimento. La droga passa di qui. E si vede. Ci sono hotel che paiono cattedrali nel deserto, molti di piu&#8217; di quanti non ne abbia la capitale. Macellerie che a Quibdo te le sogni perche&#8217; al narco come al mafioso &#8211; &#8216;Goodfellas&#8217; insegna &#8211;  piace mangiare bene e fruttivendoli che hanno di tutto, frutti che arrivano da ogni angolo del Sudamerica. Un esempio: le melanzane a Quibdo sono impresentabili e tumescenti, a Istmina rasentano la perfezione. Persino breva, una sorta di fico, difficile da reperire anche nel babelico mercato Bazurto di Cartagena. Qui il denaro, il benessere, l&#8217;opulenza hanno tattilita&#8217;, stagnano in ogni angolo, come i luoghi in cui si lava il denaro &#8211; penso all&#8217;hotel &#8216;Los Balcones&#8217; una struttura barocca e esagerata in cui brulicano piu&#8217; cameriere che clienti. A Istmina si mangia malissimo, almeno nel centro e in quella che chiamano la zona rosa. In compenso ci sono 5 ponti &#8211; de los amantes, de pueblo nuevo, del hospital, de san agustin o alambique e de san juan &#8211; 7 chiese e al posto dei taxi e dei rapidmoteros dei mototaxi a due posti che sembrano dei buffi trolley motorizzati. </p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-vaPcjqbXicI/USOzomdnBhI/AAAAAAAAF9Y/VqYS3cZZ1Ag/s320/2013-01-22+15.28.32.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-tRVZHNkOpI8/USO2M-69lTI/AAAAAAAAF9s/c4YBQLYxQoE/s320/2013-01-22+11.19.56.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-XxTkoLAONf0/USO4w2us1UI/AAAAAAAAF-k/7hSkpVmd6xI/s320/2013-01-22+15.29.45.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-k416KTu2Vqk/USO37ZXLSyI/AAAAAAAAF94/d4-VemivLl4/s320/2013-01-22+16.48.04.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-oFaNIOJDafs/USPxBsOHUiI/AAAAAAAAF_M/YRQvENqM7gE/s320/2013-01-21+17.38.18.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Diario Colombiano (181) &#8211; Lloro, la citta&#8217; piu&#8217; piovosa del mondo &#8211; Aiutiamo la sua scuola</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 15:28:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Choco]]></category>

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		<description><![CDATA[Lloro e&#8217; una citta&#8217; del Choco di poco piu&#8217; di 10mila abitanti. Ci si arriva a bordo di una chiva, un grande bus aperto, costruito sul telaio di un camion, con panche di legno e colori vivacissimi dappertutto &#8211; predomina il giallo, il rosso e l&#8217;azzurro, i colori della bandiera colombiana. Piu&#8217; che su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-zPkosWsq-qQ/UQKenSbiswI/AAAAAAAAF5E/uCKpCdZTBbs/s400/761.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-3ZyCIiyeu2E/UQGEzRpYPXI/AAAAAAAAFxA/QCUIUryiQdg/s400/702.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-EU2u4eXgLKA/UQKaKgb_1pI/AAAAAAAAF3g/36X66kiD8Zs/s400/753.jpg" alt="" /></p>
<p>Lloro e&#8217; una citta&#8217; del Choco di poco piu&#8217; di 10mila abitanti. Ci si arriva a bordo di una chiva, un grande bus aperto, costruito sul telaio di un camion, con panche di legno e colori vivacissimi dappertutto  &#8211; predomina il giallo, il rosso e l&#8217;azzurro, i colori della bandiera colombiana. Piu&#8217; che su un bus si ha la sensazione di viaggiare a bordo di un quadro naif haitiano. </p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-bIo2qNlhl4s/UQKaL4IyDbI/AAAAAAAAF34/u87VsLBdE_8/s400/530762_10151334829568672_2091218533_n.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-bmOZWeG9N6I/UQKemb9sOBI/AAAAAAAAF44/4yeOWKlAQOk/s400/640.jpg" alt="" /></p>
<p>La strada e&#8217; pessima. Ad ogni dosso, ad ogni buca, la chiva sobbalza, s&#8217;impenna, ti spinge i reni in gola. I corpi dei passeggeri sussultano come manichini, le scosse sono ritmiche e il sobbalzo diventa quasi un ballo collettivo. Forse e&#8217; per via della chiva che i colombiani hanno la danza nel sangue. </p>
<p>La prima cosa che ti colpisce di Lloro e&#8217; il ponte. Un ponte che sembra un feroce pesce d&#8217;aprile. Sotto ai tuoi piedi pare cedere da un momento all&#8217;altro. I passi rimbombano e come onde scuotono il pavimento di lamiera. Avanzi ondeggiando, vacilli come un etilista, e quando ti sussurrano che sul pontetra nsitano anche le moto, straluni gli occhi. </p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-9pD4ul4R9R8/UQKaLG3tGiI/AAAAAAAAF3s/PANV7MJWp1Y/s400/546914_10151334826708672_1444546028_n.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-Jz6W3gzGFE4/UQGccQ7pR-I/AAAAAAAAFzw/BZ6j5U6SLBc/s400/626.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-yumjdDXAqkU/UQGE0Kvn-nI/AAAAAAAAFxM/16M26a77Fnk/s400/196.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-If8eLYrmnWI/UQKk5yI3E-I/AAAAAAAAF6c/l4NgBntDZwg/s400/673.jpg" alt="" /></p>
<p>Se il Choco e&#8217; un dipartimento dimenticato, isolato e discriminato, Lloro lo e&#8217; ancora di piu&#8217;. Quando l&#8217;ultima chiva parte per Quibdo, la capitale, a Lloro si vive una sorta di coprifuoco. Nessuno rapidmotero, cosi&#8217; chiamano in Choco i mototaxisti, si azzarda ad uscire dalla citta&#8217; quando cala il sole. Perche&#8217; nelle strade si riversano guerriglieri e paramilitari. Cosi&#8217; tutti restano in paese a bere birra, a giocare a domino, a vedere la tivu&#8217; e chi vive senza elettricita&#8217; nelle fincas che si specchiano sul fiume Atrato e sul Mumbaradó, esorcizza la notte ascoltando musica dalla radio, ballando nelle tenebre e facendo l&#8217;amore nei letti dove le zanzariere sono spesse come reti di pescatori. </p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-2HSTHSp8IYY/UQKaJK0dsMI/AAAAAAAAF3I/CmvZJ1oFj8I/s400/442.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-4C4MPqQ-DZI/UQGcZVRfuqI/AAAAAAAAFzA/PB-0cne8OgM/s400/395.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-aQO8OpOCTYc/UQGYsdCOCbI/AAAAAAAAFx0/hkLxoJ9nVCQ/s400/439.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-XaQsxmq_gZ8/UQGYukhiGhI/AAAAAAAAFyY/N6GtmKoAWLQ/s400/616.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Cercando oro</strong></p>
<p>La citta&#8217; vive di pesca e di agricoltura &#8211; cacao, borojo, ananas, riso, platano e yucca. Nelle miniere c&#8217;e&#8217; oro e platino ma solo per i suoi proprietari, paramilitari riciclati, che pur di strappare alla terra i suoi tesori infrangono qualsiasi regola e piagano la natura con un abuso forsennato di esplosivi. Nei fiumi si pescano pesci di piccola taglia come le sardine di acqua dolce e il guacuco che sembra un fossile &#8216;pescato&#8217; da una bacheca dell&#8217;Americam Museum of Natural History. E quando e&#8217; stagione il bocachico, la trota, diciamo cosi&#8217;, dei colombiani, di cui scrive anche Gabo nell&#8221;Amore ai tempi del colera&#8217;. </p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-X-np8XQMzeQ/UQGEypzF8cI/AAAAAAAAFw0/H01x3G-WpdI/s400/271.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-wx1Dq8pAy4U/UQKk4KIBe_I/AAAAAAAAF54/laglUFS5DKs/s400/377.jpg" alt="" /></p>
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<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-XS9dWPjtJyY/UQKk5JR2xYI/AAAAAAAAF6Q/m5RDUtTFss8/s400/590.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Canna da zucchero</strong></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-g6lJ-AItNTQ/UQKk4jbXkwI/AAAAAAAAF6E/Mxj-bIcB4ws/s400/548.jpg" alt="" /><br />
<strong>Borojo</strong></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-lLBBwM7VxBI/UQGYtAy2bYI/AAAAAAAAFyA/zCmC_EO06BI/s400/600%2B-%2Bcopia.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Frutto del cacao</strong></p>
<p>Ma la particolarita&#8217; che rende Lloro una citta&#8217; da Guinnes dei primati e&#8217; la pioggia. Potete girare tutto il pianeta, dalla Tasmania all&#8217;Uzbekistan, e non troverete una citta&#8217; cosi&#8217; piovosa, con una piovosità media annua di 13.300 millimetri. Nonostante cio&#8217; la pioggia a Lloro e&#8217; benedetta come le maree in Bretagna. Perche&#8217; in assenza di un acquedotto, di reti fognarie, di acqua potabile nelle case, l&#8217;acqua piovana e&#8217; manna caduta dal cielo che permette di lavarsi, di lavare i piatti, di lavare i vestiti, di bere, cucinare, di evacuare le feci e l&#8217;urina dai bagni maleolenti. </p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-Z-u2mAKZPA0/UQGYuKTrnlI/AAAAAAAAFyM/GQOTyk4yekM/s400/726.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-jWmZpY7_TfE/UQGcau-UCaI/AAAAAAAAFzY/ItI-sly5dBU/s400/472.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-tx3crI-j5g8/UQGcbh1msUI/AAAAAAAAFzk/22jMxcB8_fA/s400/524.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-jLpl3lgkRnA/UQKeoFDYMtI/AAAAAAAAF5Q/NOnYXqag7XI/s400/318092_10151334850983672_1581926088_n.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-dCJGiBYKVWA/UQKelYkbB0I/AAAAAAAAF4g/dfFXetrz3Ok/s400/476.jpg" alt="" /></p>
<p>Il centro di Lloro e&#8217; piccolo ma grazioso. Una lunga piazza verticale che ascende fino a una chiesa ocra con vetrate azzurre, un campo di basket che ammicca davanti al centro medico e alla farmacia, cafe internet, barbieri e una sala da biliardo. La scuola sembrerebbe una struttura graziosa ma a visitarla scopri che cade a pezzi. Buchi che butterano i pavimenti, che squarciano i tetti, con gli studenti che ogni volta che piove duro devono scappare dalle classi, con un refettorio fatiscente. Lo Stato concede solo 80mila pesos a studente meno di 40 euro annuali. Una miseria. Che non permette alla scuola di tenere sul libro paga un custode, un paradiso per i ladri che di quando in quando razziano quel poco che e&#8217; rimasto nella scuola. Libri, vecchi computer, mappe geografiche. Stiamo lavorando alacremente per rimettere in sesto la scuola, bonificarla dai buchi e permettere ai suoi studenti una vita scolastica normale. Chi fosse interessato a collaborare, qualsiasi donazione e&#8217; ben acccetta,  puo&#8217; scrivere a questo indirizzo e-mail dipenale@hotmail.com</p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-QVF0NT9O6Tc/UQKtAK8kGfI/AAAAAAAAF74/uE6XGsZpd_M/s400/772.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-tRbDKcgazKM/UQKs_l8BBSI/AAAAAAAAF7s/ksWCFzE5dgU/s400/790.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-xyW1yVeYJ_M/UQKk6hoCFGI/AAAAAAAAF6o/HRl8UvU6O90/s400/780.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>© Lorenzo Cairoli/Diana Cairoli Ledesma</strong><br />
/></p>
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		<title>Diario Colombiano (180) &#8211; Mia moglie Diana</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 15:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
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		<description><![CDATA[Adesso capisco perche&#8217; il Choco nel mio Destino. La Colombia era solo un pretesto. Un fiocco, un nastro, su un pacchetto regalo. E che regalo, accidenti. Mi sono innamorato della tua grazia, del tuo sorriso, della tua allegria contagiosa, dei tuoi occhi intelligenti, della tua ironia. Mi hai fatto tornare adolescente, mi hai regalato emozioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-QgbQRs-i3_I/UPLQohEHmFI/AAAAAAAAFsE/1bNWaOy6798/s400/72124_1535188732659_281108_n.jpg" alt="" /></p>
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<p>Adesso capisco perche&#8217; il Choco nel mio Destino. La Colombia era solo un pretesto. Un fiocco, un nastro, su un pacchetto regalo. E che regalo, accidenti. Mi sono innamorato della tua grazia, del tuo sorriso, della tua allegria contagiosa, dei tuoi occhi intelligenti, della tua ironia. Mi hai fatto tornare adolescente, mi hai regalato emozioni che non provavo da una vita, mi hai preso per mano e mi hai insegnato che da soli non si va da nessuna parte. Bisogna sempre appartenere a qualcuno. Altrimenti siamo solo falene che turbinano impazzite intorno ai fanali della vita. Qualunque tramonto che incendia il fiume Atrato, qualunque spiaggia del Pacifico che istiga al superlativo, qualunque meraviglia di questa terra &#8211; un colibri che ti danza sotto agli occhi, le case lemoncake della piazza di Marsella, il prodigio di Puntagallinas, il luogo piu&#8217; a nord e piu&#8217; vicino a Dio di tutto il Sud America &#8211; sbiadisce di fronte al tuo sorriso. Con un bacio hai riperimetrato la geografia dei miei sogni, con la tua grazia nel mio solitario daltonismo e&#8217; esplosa la luce. Adesso il Choco ha i tuoi occhi, l&#8217;abbacinante albedine del tuo sorriso, il tuo profumo di donna che ogni volta che lo respiro mi ubriaca di felicita&#8217;. Adoro ridere con te, seguirti nei barrios di Quibdo di cui conosci ogni segreto, persino le signore che ti affatturano con la magia bianca, Comprare al mercato erbe miracolose e poi, come in un rito sciamanico, lavarci insieme, scacciando  la malasorte nel vapore e nel sapore di resina. Adoro abbracciarti forte forte, svegliarmi la mattina e vedere il tuo corpo felino e caldo accanto al mio e quando corri in bagno cercare il tuo viso nelle pieghe del cuscino. Mi incanti perche&#8217; sei una viaggiatrice come me, la stessa curiosita&#8217;, la stessa fame di vita. Fra pochi giorni saremo la famiglia che sogniamo. E saremo in tre. Io , te e la nostra Kimberly. Sempre in viaggio per capire e aiutare la gente della nostra terra. Ti adoro Diana, incantevole, ineguagliabile Audrey Hepburn di Quibdo</p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-3a902AZay-U/UPLQpm9N1II/AAAAAAAAFsQ/6a7Q1HNAAig/s400/270892_2007709465382_7775831_n.jpg" alt="" /></p>
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<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-xD-g3yHx-nk/UPLPBaaUAHI/AAAAAAAAFqw/SsywptVbW1s/s400/248963_1907500000208_2030003_n.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-wV5YZEJA5Z0/UPLPCQz9qdI/AAAAAAAAFq8/875R4XJlIyA/s400/216065_1814481954815_5389213_n.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Diario Colombiano (179) &#8211; 2013, 2014, 2015, 2022, 2034, 2041&#8230;.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 06:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre detto che mi sarei sposato con una chocoana&#8230;]]></description>
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<p>Ho sempre detto che mi sarei sposato con una chocoana&#8230;</p>
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		<title>Diario Colombiano (178) &#8211; Pensieri umidi rottamando il 2012 (Post in cui si parla di lampadine colorate, alcol a fiumi, ragazze troppo facili, Sam Peckinpah e Blackberry)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2013 16:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il centro della città è illuminato, la periferia quasi al buio. I negozi si devono vedere, le persone possono anche scomparire&#8221;. Questo scrive Stefano Benni dei Natali all&#8217;italiana nella &#8216;Grammatica di Dio&#8217;. Qui tutto era illuminato, a cominciare dalle persone. E il Natale a Quibdo e&#8217; stato memorabile. Ogni casa sembrava competere con l’altra in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/-ICgw9MXbaEU/UOb577fXg-I/AAAAAAAAFos/p7nRpSlmKSk/s400/2012-12-30%2B16.21.51.jpg" alt="" /></p>
<p>&#8220;Il centro della città è illuminato, la periferia quasi al buio. I negozi si devono vedere, le persone possono anche scomparire&#8221;. Questo scrive Stefano Benni dei Natali all&#8217;italiana nella &#8216;Grammatica di Dio&#8217;.</p>
<p>Qui tutto era illuminato, a cominciare dalle persone. E il Natale a Quibdo e&#8217; stato memorabile. Ogni casa sembrava competere con l’altra in una gara di luci, decori, scenografie. Lampadine colorate che disegnavano sulle facciate e sulle porte sagome di Babbi Natale, e alberi fosforescenti, e renne luminose, lampeggianti come astronavi. Persino la chiesa di Medrano a vederla da fuori strizzava l&#8217;occhio alle discoteche di Ibiza. Capodanno invece e&#8217; stato qualcosa agli antipodi. Strade deserte, deserte persino di musica. Pochissimi taxi, moto razionate, quasi vigesse un coprifuoco. Sul malecon, stand senza clienti. Pochissimi ambulanti che rosolavano spiedini di pollo destinati a rimanere inveduti. E pioggia. Pioggia che ha iniziato a disturbare l&#8217;ultima notte del 2012 per poi macerarla e affogarla con il solito diluvio dicembrino. Il ristorante piu&#8217; caro della capitale, quello dove l&#8217;autocrazia chocoana si concede lussi da vecchio continente, chiuso alle sei e affittato per una festa privata. Mentre il Natale si festeggia fuori, il Capodanno e&#8217; una strenna che si consuma in famiglia o in casa da amici.</p>
<p>L&#8217;alcol che si e&#8217; bevuto in questi giorni sarebbe bastato a schiantare Pechino per una settimana. L&#8217;alcol qui rende la rumba e il fine settimana piu&#8217; torrido, ma i suoi effetti collaterali, come in ogni altra parte di Colombia, vengono presi sottogamba, mentre invece sono lo yin e lo yang di qualsiasi controversia, violenza familiare, rissa stupida che immancabilmente finisce con un morto, di qualsiasi sviamento, stortura, aberrazione. Perche&#8217; qui l&#8217;alcol non si beve. Finisce nell&#8217;organismo, come benzina in un serbatoio.</p>
<p>Ho passato un Natale cosi&#8217; ordinario che poteva essere un giovedi di maggio. In casa, con un principio di influenza, a rivedere &#8216;La ballata di Cable Hogue&#8217; di Peckinpah. Nei giorni successivi la febbre e&#8217; scesa. Mi hanno sfebbrato con deliziosi succhi di badea e sancocho di coda e costina di maiale affumicata e Eilyn mi ha corteggiato con un sontuoso ajiaco bogotano &#8211; </p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-2idc-UQDYw0/UOb7yq-5Y1I/AAAAAAAAFpQ/oaKWnA2Davs/s400/2013-01-01%2B13.26.25.jpg" alt="" /></p>
<p>un piatto della cucina colombiana che potrebbe essere esportato e apprezzato anche dai palati italiani, una crema di patate, pollo e panna che il commensale puo&#8217; rinforzare con capperi, rondelle di avocados e riso.Sono stato in famiglia, felice, senza cercare il capodanno della vita a tutti costi e l&#8217;ho trovato nella sua semplicita&#8217;. </p>
<p>A mezzanotte, tanta pioggia e botti rammolliti. Come bandiere che cascavano flaccide dai pennoni, mentre noi con niente eravamo insperatamente ricchi. Ora che il 2013 e&#8217; arrivato, cosa aspettarsi? Soprattutto serenita&#8217;, disciplina, equilibrio, in un paese in cui l&#8217;equilibro nessuno sa sa dove stia di casa, voglia di cose vere, che qui spesso mancano o se sono vere, lo sono solo a meta&#8217;, e sicurezza, tanta sicurezza. E una donna che non sia solo un culo da perderci la testa o un paio di tette che ti azzerano la salivazione, ma una donna coi piedi ben poggiati per terra, senza questa esagerata platealita&#8217; delle donne latine, negre o bianche che siano, perennemente a caccia di qualcosa di straordinario, di specchietti per allodole che le facciano sentire diverse, speciali, per poi correre su quel reality show che e&#8217; Facebook e gridare tutta la loro gioia &#8211; che poi nel giro di 36 ore evaporera&#8217; senza lasciare memoria, anche se fino a 36 ore prima l&#8217;uomo che le aveva affatturate era un incrocio tra Brad Pitt e Stockhausen e adesso un fallocrate bastardo. Donne che per un Blackberry venderebbero l&#8217;anima al Diavolo. Che per un paio di scarpe o una blusa di moda accetterebbero qualsiasi compromesso, anche il piu&#8217; laido. Belle, bellissime, per carita&#8217;, ma alla fine, di una fatuita&#8217; che fa cadere le braccia. E di una amoralita&#8217; che nessuna poverta&#8217; puo&#8217; giustificare.</p>
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		<title>Diario Colombiano (177) &#8211; Jazzura &#8211; Quando il terzo mondo sale in cattedra</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jan 2013 20:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 invenzioni che potrebbero salvare l'Umanità (ma non i panda)]]></category>
		<category><![CDATA[Africa e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
		<category><![CDATA[Il mio Choco]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[In Messico il jazz e la spazzatura sono un viatico perfetto per insegnare sviluppo di tecnologie pulite, una corretta gestione dei rifiuti, equilibrio ambientale. Ma e&#8217; un po&#8217; tutto il terzo mondo che dispensa lezioni di ecologia a un mondo civile che invece all&#8217;ecologia e&#8217; sordo. Un mondo civile che spreca, che spoglia le foreste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/-E6aCdHsglwk/UONHaLcbvnI/AAAAAAAAFnY/8Pyrciv9ZGo/s400/IMG_0157.JPG" alt="" /></p>
<p>In Messico il jazz e la spazzatura sono un viatico perfetto per insegnare sviluppo di tecnologie pulite, una corretta gestione dei rifiuti, equilibrio ambientale. Ma e&#8217; un po&#8217; tutto il terzo mondo che dispensa lezioni di ecologia a un mondo civile che invece all&#8217;ecologia e&#8217; sordo. Un mondo civile che spreca, che spoglia le foreste del terzo mondo, che usa l&#8217;Africa come lucrosa pattumiera, che col turismo di massa trasforma paradisi in inferni. Nel terzo mondo, al contrario, i maestri del riciclo aguzzano l&#8217;ingegno e le discariche diventano epicentri di miracoli</p>
<p><em>Con qualche chilo delle oltre tredicimila tonnellate di spazzatura che ogni giorno Città del Messico vomita nelle strade, quattro studenti, Jair Cerda, etnomusicologo, Fernando López, studente di composizione e Amalia Aguirre e Óscar de Jesús, studenti di educazione musicale, hanno creato i loro strumenti per dar vita a un nuovo ritmo latino, la “jazzura”. </p>
<p>Riciclando barattoli di vernice, scatole di biscotti e una tinozza è nata una batteria prodigiosa. Con il cloruro di polivinile, un violino e un contrabbasso &#8211; con buona pace di Charles Mingus. Incrociando una racchetta da tennis e una casseruola rigettata da un ristorante Jair Cerda ha dato vita a un banjo ariostesco. I quattro si sono battezzati “Orchestra Basura” ma amici, vicini e fans preferiscono chiamarli “Los Basuros” specialmente quando li vedono rovistare nella spazzatura, a caccia di ispirazione.  </p>
<p>Jair, che è il loro leader, racconta: “Per creare i nostri strumenti è stato fondamentale l’apporto di Michael Zenker, un famoso liutaio messicano e i suggerimenti degli studenti della Facoltà di Disegno Industriale e di acustica del Politecnico Nazionale. L’ultima cosa che la gente immagina è che si possa fare musica con quello che getta nella spazzatura. Con l’Orchestra insegniamo ambientalismo, una corretta gestione dei rifiuti, equilibrio ambientale, senza mai rinunciare alla musica che ci affascina. La gente viene ai nostri concerti sempre un po’ titubante. Come ad ascoltare dei freaks, dei fenomeni da baraccone. Poi il jazz li scioglie, scioglie tutte le loro perplessità e parlare di ecosistemi, fonti alternative di energia e smaltimento dei rifiuti diventa la cosa più naturale di questo mondo. Keith Jarret e il buco nell’ozono. Norah Jones e lo sviluppo di tecnologie pulite”. </em></p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/2012/12/31/societa/in-messico-il-jazz-piu-stravagante-l-orchestra-suona-la-spazzatura-XICCJBy1v2SWZ8VSP6KlFN/pagina.html">Ieri</a>, su &#8216;La Stampa&#8217; </p>
<p><em>Nel dipartimento di Cesar, culla della musica vallenata, vivono gli indios arhuacos. Circa cinque fa anni gli arhuacos di Gun Arawun, un pueblito ai confini con la Sierra Nevada, si accorsero che l’acqua delle loro cascate e la frutta che cresceva nei loro orti non aveva più lo stesso sapore. Tutto aveva un sapore diverso. Sgradevole, addirittura nauseante. Il sapore tossico della spazzatura. Guardandosi intorno, scoprirono che la spazzatura aveva infestato le loro terre. A poco a poco. Silenziosamente. Materiali e alimenti portati dai turisti ma anche comprati e consumati nelle stesse comunità indios. Come la plastica, il micidiale tetrapak, lattine, cartone, vetro, pile, soprattutto pile a bottone, utilizzate per calcolatrici, apparecchi acustici, orologi, macchine fotografiche. Quando si scaricano, sia che finiscano in un inceneritore o in una discarica, rappresentano un flagello ambientale per la quantità di mercurio liquido che contengono. Una sola pila di queste può contaminare 600 mila litri di acqua. Per questo i mercati europei e statunitensi da tempo ne hanno vietato la vendita.  </p>
<p>Ma la Colombia, come l’eternit insegna, è un paese di eclatanti contraddizioni . Fierissima delle sue biodiversità, pasionaria affinchè l’hicotea non sia più una pietanza pasquale, capace di struggersi persino per il destino degli ippopotami di Pablo Escobar, non muove un ciglio se le miniere e il mercurio le avvelenano i fiumi, se le multinazionali le spogliano le foreste o se la lobby dell’eternit le regala cancro in quantità industriale coi suoi tetti apparentemente innocui. Se il colombiano, a volte, è di una remissività che lascia senza parole, l’indio arhuaco non getta mai la spugna. Così, una volta individuata la causa dei suoi problemi, è passato all’azione. Tutte le notti un gruppo di indios “riciclatori” lascia il villaggio alla volta del centro raccolta rifiuti di Sabana Crespo. E’ un lungo viaggio a dorso di mulo. Sette ore, attraversando aree un tempo feudo di paramilitari e guerriglieri.  </p>
<p>All’inizio riciclare l’immondizia era una roulette russa. Quando i paramilitari frugavano nei sacchi pensavano d’essere stati presi in giro e si infuriavano perchè nessuno rischia la vita per smaltire rifiuti, e di notte poi. E i primi tempi qualche indios ci rimise la vita. Ma poi gli stessi paramilitari si arresero all’evidenza</em></p>
<p>Il resto, <a href="http://www.lastampa.it/2012/11/20/esteri/dal-kenya-alla-colombia-dove-i-maestri-del-riciclo-vivono-in-discarica-GZgPUsm08cLcZ9N5pLWisM/pagina.html">qui</a></p>
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		<title>Malvinas, microguerra megastupida</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 17:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Trentanni dopo le Malvinas vengono a galla verita&#8217; inedite. C&#8217;era un&#8217;opzione di bombardare Buenos Aires. E i veri cattivi in quella microguerra non furono gli inglesi&#8230; Quando scoppiò la crisi tra Inghilterra e Argentina per la sovranità delle isole Falkland, l’interventista Margaret Thatcher non aveva nessuna intenzione di arrivare allo scontro frontale. Anzi. Avrebbe delegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-CjRB53fQEGA/UOB0-P-XjRI/AAAAAAAAFm0/jcF4SWCjriM/s400/73260007-jpg_200340.jpg" alt="" /></p>
<p>Trentanni dopo le Malvinas vengono a galla verita&#8217; inedite. C&#8217;era un&#8217;opzione di bombardare Buenos Aires. E i veri cattivi in quella microguerra non furono gli inglesi&#8230;</p>
<p><em>Quando scoppiò la crisi tra Inghilterra e Argentina per la sovranità delle isole Falkland, l’interventista Margaret Thatcher non aveva nessuna intenzione di arrivare allo scontro frontale. Anzi. Avrebbe delegato ben volentieri all’Onu l’amministrazione dell’arcipelago salvo poi concedergli l’indipendenza.  </p>
<p>Doveva gestire una situazione interna delicata: scioperi a raffica, aspri conflitti sociali. Una guerra per un pugno di isolotti che nessun inglese avrebbe saputo ubicare su una mappa era quanto di più inopportuno le potesse capitare. Ma il blitz del 2 aprile, ordinato dal generale Galtieri per distrarre il paese dalla rovinosa crisi economica e da una contestazione sempre più incalzante nei confronti della sua Giunta militare, la più feroce e sanguinosa di tutta la storia argentina, fece passare alla Iron Lady i momenti peggiori dei suoi tre mandati a Downing Street. </em> </p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/2012/12/30/esteri/bombardare-buenos-aires-il-piano-negli-archivi-inglesi-sulle-falkland-1Bx7bjzoQVjNZ2DBI6ws6J/pagina.html">Il resto</a> oggi su &#8216;La Stampa&#8217;</p>
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		<title>Diario Colombiano (176) &#8211; Mister 72 e Griselda la zarina</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 02:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario Colombiano]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzi per 'La Stampa']]></category>

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		<description><![CDATA[Sono due dei colombiani piu&#8217; inquietanti che ho mai raccontato. Lui un primatista delle detenzioni. 72 volte in carcere, una vita passata dietro le sbarre, tanto che potrebbe scrivere una Michelin dei penitenziari colombiani. Lei era il Crimine quando Escobar era solo un ladro di auto. La chiamavano La Madrina. Quando commissionava un omicidio esigeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://2.bp.blogspot.com/-JuDKjahNdew/UN5QdluL90I/AAAAAAAAFmU/fiOm3fe6lTo/s400/preso_contenido04.jpg" alt="" /></p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/-EeCWN8C29Hg/UN5QQthJnjI/AAAAAAAAFmI/AhZdLK2dLEM/s400/image.jpg" alt="" /></p>
<p>Sono due dei colombiani piu&#8217; inquietanti che ho mai raccontato. Lui un primatista delle detenzioni. 72 volte in carcere, una vita passata dietro le sbarre, tanto che potrebbe scrivere una Michelin dei penitenziari colombiani. Lei era il Crimine quando Escobar era solo un ladro di auto. La chiamavano La Madrina. Quando commissionava un omicidio esigeva dai suoi sicari l&#8217;eliminazione di qualsiasi testimone, donne e bambini inclusi. Si vantava di centellinare the inglese in tazze di porcellana appartenute alla Regina Elisabetta e di possedere un diamante rosa della collezione di Evita Peron.</p>
<p><em>In una città in cui la droga è nelle mani di cinque famiglie mafiose la coppia colombiana rappresenta una vera e propria rivoluzione copernicana. Bravo e la Madrina iniziano a importare cocaina in piccole quantità con la complicità di emigranti colombiane ma ben presto possono permettersi una flotta aerea. Alla fine degli anni settanta lasciano New York e si trasferiscono a Miami, dove il traffico della cocaina e&#8217; monopolio dei cubani.</p>
<p>Ma la Madrina che da sempre e&#8217; insofferente alla concorrenza con l&#8217;aiuto del suo braccio destro, il sicario Jorge Rivi Ayala e di un manipolo di criminali disposti a tutto inizia a fare piazza pulita dei cubani e a trasformare Miami nella Chicago degli anni venti. La sua crudeltà non conosce limiti. Chi non paga in tempo muore. Chi non le dà sufficienti garanzie è assassinato in modo atroce.</p>
<p>Quando organizza un omicidio esige dai suoi sicari l&#8217;eliminazione di qualsiasi testimone, donne e bambini inclusi. In poco tempo la Madrina crea un impero coast to coast con migliaia di dipendenti. Il lusso nel quale vive fa sembrare parodistico quello che De Palma immaginerà per il suo Scarface. Un sibaritico superattico nella baia di Biscayne, un palazzo a Miami Beach, una fiabesca collezione di auto esotiche, orge da decadenza dell&#8217;impero romano, con cocaina in quantità industriale e le migliori escort e i gigolò più superdotati di tutta la Florida.</em></p>
<p>Il resto, <a href="http://www.lastampa.it/2012/09/04/esteri/uccisa-la-blanco-regina-della-droga-una-miliardaria-che-veniva-dal-barrio-p5EIiD2cdAzMQ8ZlSaOMjO/pagina.html">qui</a></p>
<p><em>Per il primatista Vargas Uribe le carceri colombiane non hanno segreti. Ne parla come un Raspelli potrebbe dissertare di trattorie e ristoranti. Il vecchio e il nuovo carcere di Bucaramanga, La Blanca di Manizales, il carcere di Cúcuta, la Ladera di Medellín, La Modelo, La Picota, La 40 di Pereira, e le carceri di Guateque, Pácora, Zipaquirá e Ramiriquí. Le peggiori? La Modelo di trent’anni fa e la Ladera di Medellín. “I detenuti della Ladera chiedevano sempre a chi arrivava dalla capitale se era più grande Medellín o Bogotá. Se rispondevi Bogotá, ti accoltellavano. Erano gli anni ottanta. E nelle prigioni di Medellín comandavano i sicari di Escobar. “Io che lo sapevo risposi che Medellin era sessanta volte più grande e nessuno mi torse un capello”. Ma La Modelo di trent’anni fa era realmente un incubo. “Prima di mangiare mi drogavo per non vedere i vermi affiorare nella minestra. Cucinavano delle monache, delle bastarde indemoniate. Una volta mi fini’ in bocca una specie di spaghetto, lungo, viscido. Smisi di masticare, lo sfilai dalla bocca. Gonorrea! era la coda di un sorcio!”.  </p>
<p>Per i suoi crimini ha sempre pagato. Tranne una volta. E non era un furto. Nel suo andirivieni tra un carcere e l’altro conobbe una donna. La sposò, ci fece cinque figli, passò con lei ventitrè anni della sua vita. La uccise all’inizio degli anni ottanta perché la sorprese con un altro uomo. Poi entrò in una filiale del Banco Grancolombiano, rubò 24 milioni di pesos e con un taxi andò dalla figlia maggiore a Bucaramanga. Le diede 23 milioni perché si comprasse finalmente una casa, poi senza darle il tempo di respirare, le confessò che quindici giorni prima aveva assassinato sua madre. Un’ora dopo ritornò a Bogotà, sempre in taxi. Per questo crimine non è mai comparso davanti a un giudice. L’assurdo è che lo hanno condannato per avere rubato un Panasonic vivavoce da un ufficio, ma mai per aver assassinato la madre dei suoi figli. E’ il grande, scottante, problema dell’impunità. Lo ha ammesso anche il presidente Santos in un suo recente discorso. Il 98% dei casi di violenza sessuale restano impuniti. La probabilità che ha un imputato di essere condannato per un crimine è del 20%, per un omicidio solo del 3%.  </em></p>
<p>Il resto <a href="http://www.lastampa.it/2012/12/22/esteri/uribe-vargas-il-ladro-compulsivo-incarcerato-volte-rubare-e-la-mia-religione-EYGhrK69MVWenmqghE0zyN/pagina.html">qui</a>, su &#8216;La Stampa&#8217;</p>
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