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	<description>E' tutto un equilibrio sopra la follia</description>
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		<title>Novanta!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 11:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TheEgo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sveglio all&#8217;improvviso per un tuono. Non so che ore sono, mi siedo sul letto. Il tuono non smette, è lungo e fa un rumore fortissimo. Trema tutto. Come fai a capire che trema tutto quando c&#8217;è buio, mi son sempre chiesto quando mi hanno raccontato dei terremoti? Ora lo so. Merda! Dico forte, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sveglio all&#8217;improvviso per un tuono. Non so che ore sono, mi siedo sul letto. Il tuono non smette, è lungo e fa un rumore fortissimo. Trema tutto. Come fai a capire che trema tutto quando c&#8217;è buio, mi son sempre chiesto quando mi hanno raccontato dei terremoti? Ora lo so.</p>
<p>Merda!</p>
<p>Dico forte, e non so che altro fare, cos&#8217;altro dire. Merda, merda, merda, dico continuamente io che raramente utilizzo questo vocabolo. Non riesco ad alzarmi a gridare, non riesco a correre sotto un tavolo, come attratto da un macigno che mi tiene inchiodato a guardare il vuoto ascoltando il frastuono agghiacciante da un intorno a me indefinito. Attonito, immobile. Per istinto ti prendo per mano ma non dici niente, non capisco se hai paura ma voglio farti coraggio, o voglio cercare qualcuno da stringere forte finchè tutto non sarà finito. Però non finisce in fretta, saranno passati minuti interi nella mia testa invece che una ventina di secondi nel mondo reale. Fai in tempo a pensare un sacco di cose in venti secondi, ed è esattamente il mio incubo peggiore, quando ti restano pochi secondi di vita e non sai cosa fare se non pensare a mille cose inutili e sciocche.</p>
<p>Penso al tetto che ora crolla, ci crollerà in testa da un momento all&#8217;altro perché la scossa è troppo forte e siamo all&#8217;ultimo piano, e finiremo sul piano sotto e quello sotto su quello sotto ancora, come nei fumetti, dove si alza la nuvola di polvere e alla fine c&#8217;è un cumulo di macerie e noi due sul letto in cima ai detriti con i cerotti in testa e le bruciature sulle guance. Saremo precipitati insieme, in silenzio, con la mano destra stretta forte nella tua e la sinistra premuta contro la libreria perché non ci cada addosso.</p>
<p><em>A quasi ventinove anni per la prima volta in vita mia ho creduto di morire, e rassegnato al mio destino ho atteso senza fare nulla che tutto si compisse tenendoti per mano. Come se andarsene in quel modo alla fine fosse bellissimo e giusto. Come se nel momento tragico la pillola fosse meno amara se presa in buona compagnia. Non è forse questo il senso di tutto alla fine? Tenersi per mano, aver vicino le persone care quando capita qualcosa di brutto. Non essere soli. Poi vada come vada, in fondo non lo decidiamo noi.</em></p>
<p>Quando tutto finisce sembra un film di JJ Abrams, con la telecamera girata a mano e scene concitate nella penombra della luna che filtra dalle tapparelle abbassate. Non si possono aprire, sono elettriche ed è saltata la luce. Uso l&#8217;iPhone per farmi luce, tiro su l&#8217;orologio a pendolo caduto, sistemo il computer con lo schermo enorme di vetro che incredibilmente si è piegato fino ad un pelo dal crollare distruggendosi, accendo il cellulare per chiamare i familiari ma le linee sono intasate. Vado su Repubblica e INGV dal cellulare a leggere notizie di quanto è successo ma sono intasati e non si aprono. Appena due minuti dopo la scossa, invece di uscire in strada e mettermi al sicuro, sono ancora dentro casa che tergiverso e voglio sapere, capire cosa è successo. So che quando aprirò le tapparelle perché sarà tornata la luce troverò uno scenario infernale: case crollate, cumuli di macerie. Il mio pessimismo a volte dipinge scenari catastrofici e forse è un bene che non si possa aprire per vedere l&#8217;accaduto.</p>
<p>Usciamo di casa con straordinaria lentezza, radunando le cose importanti da salvare in uno zaino, vestendoci con le uniche cose a portata di mano: abiti da cerimonia di un matrimonio di un amico la sera precedente. E così eleganti vaghiamo storditi per i corridoi, diamo sostegno all&#8217;anziana vicina di casa con i ninnoli di porcellana rovinati a terra, consoliamo una giovane donna in lacrime con i gatti impazziti, scendiamo in strada come due alieni in mezzo a pigiami imbarazzanti, coperte di lana, cellulari intasati. Ovunque intorno gente che gira impazzita, sirene, macchine, persone in bici e il sottoscritto in giacca e scarpe con i tacchi che attraversa la città per andare a controllare come sta la nonna che soffre di cuore, ma che ha fatto la guerra e non si fa certo intimidire da una scossetta come suo nipote che in vita sua ha visto solo l&#8217;avvento dei computer, e di internet, ma non sa come sono fatti i bunker, non sa cosa vuol dire avere paura, perdere tutto, stringere la cinghia.</p>
<p>Lungo il corso principale della città ci sono macchine schiacciate da capitelli e calcinacci, aree transennate, vigili del fuoco già all&#8217;opera. Nel tempo in cui mi infilavo due calzini e un completo elegante la macchina organizzativa era già ampiamente in moto, twitter era già pieno di racconti da ogni dove, le agenzie battevano notizie in rapida successione e la gente per strada raccontava cose a vanvera con il passaparola che ingigantisce sempre tutto. Qualcuno dice che ci sono crolli in centro, molti morti, qualcuno che è niente in confronto al Friuli, qualcuno che sono crollati i ponti e non si può raggiungere certi paesi verso Bologna, qualcuno giura che ad un certo punto ha segnato anche Zoff, di testa su calcio d&#8217;angolo.</p>
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		<title>Il mondo là fuori</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 07:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TheEgo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri mi trovavo a spiegare un po&#8217; la storia della comunicazione sulla rete, come si è evoluta la conversazione nelle varie forme che progresso e mode hanno via via messo a disposizione, da Usenet ai social passando per i blog, a un gruppo di circa 25 volontari del Servizio Civile del Comune di Ferrara, impegnati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mi trovavo a spiegare un po&#8217; la storia della comunicazione sulla rete, come si è evoluta la conversazione nelle varie forme che progresso e mode hanno via via messo a disposizione, da Usenet ai social passando per i blog, a un gruppo di circa 25 volontari del Servizio Civile del Comune di Ferrara, impegnati per larga parte in asili, musei, biblioteche o comunque in ruoli non strettamente connessi all&#8217;uso del web. Età variabile tra i venti e i ventotto anni suppergiù.</p>
<p>Nessuno dei presenti aveva internet alla fine degli anni Novanta.</p>
<p>Nessuno ha mai sentito parlare dei Gruppi di discussione Usenet.</p>
<p>Nessuno ha un account su Ferraraforum, il forum più popolare della mia città fino almeno al 2008.</p>
<p>Due hanno/hanno avuto un blog.</p>
<p>Nessuno ha mai usato un feed rss.</p>
<p>Tutti hanno un account Facebook tranne tre.</p>
<p>Solo in tre hanno un account Twitter.</p>
<p>Niente di nuovo forse, anche se le proporzioni mi hanno in parte stupito. Lo scrivo qui per ricordare a voi smanettoni dell&#8217;Internet che c&#8217;è tutto un mondo la fuori che non sa cosa sono i trending topics, i meme, i LOAL e le trollface, i viral e tutte queste menate. E vive bene lo stesso.</p>
<p>Pensateci un po&#8217; quando dite che quel film è stupendo perché ne han parlato bene i vostri quattro twitteri di riferimento, o che il nuovo disco della band indie è molto figo perché ha avuto buone recensioni sui blog musicali.</p>
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		<title>La Pasqua, quando ero bambino</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 11:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TheEgo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/4411_imm1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-4985" title="4411_imm1" src="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/4411_imm1-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a>Quando ero piccolo si trascorreva la giornata di Pasqua in Abruzzo con nonni, zii e cugini dalla parte di mio padre. Natale a Ferrara, Pasqua in Abruzzo, fifty-fifty. Si mangiava sempre un sacco e c&#8217;erano le lasagne, che sembra strano mangiarle lontano 400 chilometri dalle zone dove sono nate, ma è anche vero che al nord si mangia la pizza che è nata a Napoli e quindi ci sta. Poi era il momento dell&#8217;agnello, che a me non piaceva ma dovevo mangiare lo stesso per fare contenta mia nonna. L&#8217;agnello non mi piaceva per due ragioni principalmente: era selvatico e duro da masticare, ed era cosparso di aceto insieme all&#8217;insalata che l&#8217;accompagnava. Se riuscivo a sopravvivere all&#8217;agnello poi si poteva aprire l&#8217;uovo di Pasqua.</p>
<p>Diciamocelo, l&#8217;uovo di Pasqua non era poi sta gran cosa anche per un bambino: molto meglio i regali di Natale che facevi la lista e qualcosa di quello che ti piaceva lo ottenevi. Ad andar bene nell&#8217;uovo di pasqua c&#8217;era un portachiavi da due lire, un pupazzetto, una macchinina inutile non richiesta. Gingilli che duravano un paio di giorni di attenzione. Poi si pose il problema dei regali per maschietti finiti in mano a femminucce e viceversa. Così andavano alla grande le uova con l&#8217;espressa dicitura e colore: regali per lui, regali per lei. Ti regalavano l&#8217;ovetto colore azzurro e dentro trovavi sempre balocchi di presunto interesse maschile: macchine, pistole, soldatini. Se eri goloso al limite ti rifacevi con il cioccolato, ma ho sempre preferito le barrette o le merendine, all&#8217;uovo al latte o fondente. Per aprirlo ero meticoloso: coltello alla mano per seguire il taglio a metà e dividere in due semisfere precise il tutto, con buona pace della madre insegnante di matematica. Siamo tipi precisi: avessi avuto per genitori dei camionisti forse avrei sfogato i miei istinti rompendo l&#8217;uovo con un bel pugno al centro.</p>
<p>Quindi con buona pace del catechista che insegnava l&#8217;importanza della Pasqua rispetto al Natale (la notizia è che Gesù è risorto, non che è nato, a nascere siam buoni tutti no?) ho sempre atteso con tiepido interesse l&#8217;arrivo della festa primaverile. Manca l&#8217;atmosfera e il calore che c&#8217;è a Natale, dove tutti diventano buoni, tutti comprano regali, si fanno un mucchio di sorrisi e bevono la cioccolata calda, si stringono per il freddo, cantano in coro, e cose così. Gli spot natalizi degli anni Ottanta devono avermi rovinato il cervello, ma senz&#8217;altro erano meglio della Cantata 147 di Bach che ogni anno allietava in tv la venuta delle uova kinder e ferrero.</p>
<p>Il giorno dopo Pasqua c&#8217;era <em>Pasquetta</em>. Quando ero piccolo non facevo le gite fuori porta e le scampagnate perché rimanevo in famiglia e quindi era un giorno un po&#8217; inutile. Per molti anni ho cercato di capire cosa fosse questa Pasquetta di cui tutti parlavano. Cercavo sul calendario quando fosse e non ne trovavo traccia da nessuna parte. Ho scoperto che era il cosiddetto <em>Lunedì dell&#8217;Angelo</em> solo intorno al Liceo, quando il cosa fare a Pasquetta divenne più rilevante di cosa fare a Pasqua. In ogni caso in montagna sul Gran Sasso fino alla fine degli anni Novanta c&#8217;era sempre molta neve, quindi non si andava molto in giro. Si stava tutto il giorno in casa davanti al camino, c&#8217;erano i compiti delle vacanze da fare, libri da leggere, a volte influenze primaverili da smaltire. In tempo per il rientro a scuola con il quaderno in ordine, la pancia piena e la faccia riposata.</p>
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		<title>Grazie Antonio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 16:18:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tornava alla lettura e i leggeri nomi Tig o Wig, e la leggera brezza che muoveva le frange gialle e blu dell&#8217; ombrellone, come a un cliccare sulla tastiera la parola «leggero» le aprirono nella memoria la finestrella di quando Pereira dopo aver denunciato sul quotidiano «Lisboa» l&#8217; assassinio di Monteiro Rossi è in fuga, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/XJ3FD6RnHLw" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<blockquote><p>Tornava alla lettura e i leggeri nomi Tig o Wig, e la leggera brezza che muoveva le frange gialle e blu dell&#8217; ombrellone, come a un cliccare sulla tastiera la parola «leggero» le aprirono nella memoria la finestrella di quando Pereira dopo aver denunciato sul quotidiano «Lisboa» l&#8217; assassinio di Monteiro Rossi è in fuga, alla stazione: «&#8230; mentre si allontanava tra la folla aveva la sensazione che la sua età non gli pesasse più, come fosse tornato ragazzo&#8230; e allora ripensò alla spiaggia della Grange e a una fragile ragazza che gli aveva dato gli anni migliori della sua vita&#8230;». E poi il romanzo le richiamava il film, il finale del film, con Mastroianni che cammina spedito e leggero mentre lo strillone grida la notizia ragazzo assassinato! ragazzo assassinato! spedito e leggero mentre Dulce Pontes canta così bene «A brisa do coraca» di Morricone, e mentre tu seduto al cinema ascolti e guardi il passo leggero di Pereira che infine, in extremis, ce l&#8217; ha fatta, dentro ti senti qualcosa come un&#8217;onda del mare che un pò si muove, che un pò si muove come per dirti mentre scorrono i titoli di coda: allora forse «è migliorabile il mondo».<br />
(Lamarque Vivian, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/agosto/23/Lei_leggeva_beata_sulla_sdraio_co_7_0908231553.shtml">Corriere della Sera</a>, 23 agosto 2009)</p></blockquote>
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		<title>Good Luck</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 23:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando uscì l&#8217;annuncio della data numero zero dei Giardini di Mirò, a Ferrara, il giorno dopo andai subito a prendere il biglietto, in un Mediaworld qualsiasi, per due motivi: il primo, perché avevo voglia di vedere l&#8217;effetto che facevano, le parole giardini-di-mirò risuonate dentro un Mediaworld che nemmeno li vende, i loro cd. Secondo, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando uscì l&#8217;annuncio della <a href="http://www.ferrarasottolestelle.it">data numero zero</a> dei <strong>Giardini di Mirò</strong>, a Ferrara, il giorno dopo andai subito a prendere il biglietto, in un Mediaworld qualsiasi, per due motivi: il primo, perché avevo voglia di vedere l&#8217;effetto che facevano, le parole <em>giardini-di-mirò</em> risuonate dentro un Mediaworld che nemmeno li vende, i loro cd. Secondo, perché i Giardini di Mirò sono quel gruppo che se provi a spiegare <em>come</em> suonano, non ci riesci mica. Credo sia sufficiente, no?</p>
<p>Suonano &#8220;da sedici anni&#8221;, come ha ribadito Jukka questa sera, alla Sala Estense, e hanno un&#8217;ironia lieve, emiliana, e levigata da anni, appunto, passati a suonare assieme, quando parlano sul palco tra una canzone e l&#8217;altra. Eppure, io che non li conosco così <em>bene</em> da poter riconoscere le smorfie e le incertezze delle loro corde vocali mentre ringraziano, mi sembra conservino intatto quel loro essere introversi, timidi, quel senso del pudore, quasi, che li fa sembrare (azzardo) naif, o noiosi, o aristocratici. Perché i Giardini di Mirò sono esattamente quello, &#8216;classe&#8217; pura, una bottiglia di vino, di quello buono, da sorseggiare lentamente, facendo dondolare il bicchiere, o le teste, o le mani o le gambe, oppure da spaccarsele in faccia, senza ferirsi. Li ho sempre visti in situazioni non esattamente canoniche: stasera era la prima data del nuovo tour del <a href="http://www.rockit.it/giardinidimiro/album/good-luck/18919" title="Good Luck">nuovo album</a>, per esempio, e prima ancora, era un gennaio di un secolo fa (2010), in tv si parlava ancora di minorenni a feste presidenziali, per dire, ed ero a Berlino, e casualmente loro suonavano proprio a Berlino, le musiche del film muto &#8216;<a href="http://www.flickr.com/photos/nuccini/3556091618/">Il fuoco</a>&#8216;. Quella sera me la ricordo bene, mi ricordo che al mattino chiesi a Kai, il ragazzo che ci ospitava, se gli andava di venire a sentire un gruppo italiano, lui rispose &#8220;ora me li ascolto su Myspace e poi vi dico&#8221;, noi uscimmo, a consumarci i piedi sui marciapiedi, e quando tornammo, con un mite sorriso disse che in fondo non erano male, e ci avrebbe accompagnato. Così, in un sabato sera di gennaio, mi ritrovai con un berlinese a sentire i Giardini che suonavano le musiche per un film muto degli anni Venti, qualcosa di apparentemente <em>distante</em>, forse (da cosa, poi?), eppure secondo me spiega abbastanza bene cosa possono essere, i Giardini di Mirò. Ricordo anche che poi suonarono anche i loro pezzi, e Jukka disse che ogni volta che venivano in Germania erano felici, perché suonare fuori dall&#8217;Italia per loro era come &#8220;respirare&#8221;, ed era esattamente il motivo per cui mi trovavo io a Berlino, quella sera, quell&#8217;inverno, ed ero così contento, di <em>respirare</em> assieme ad altri italiani, che a fine concerto quella sera feci una cosa che non faccio (praticamente) mai, andare da un componente del gruppo e salutarlo e stringerli la mano, vergognandomi come un ladro. Me la ricordo ancora, la faccia contenta di Jukka. Si può essere felici a suonare cose tristi?</p>
<p>Non lo so, non conta poi questo. Jukka, poi, me lo ricordo a <a href="http://www.ciccsoft.com/2010/04/26/silenziosi-come-un-tuono/">Carpi</a>, per <a href="http://www.flickr.com/photos/attimo/4555177481">Materiali Resistenti</a>, io ero in prima fila perché a me ai concerti piace sentire i gruppi che suonano, che detta così può sembrare un&#8217;affermazione supponente, ma non è così scontato, pensateci. Mi ricordo quella pelle pallida e quella barba e quel viso che quando suona si stira e quando ringrazia si raccoglie, la faccia di <a href="http://prontialpeggio.vitaminic.it/index.php/fossifigo/fossifigo-giardini-di-miro/">Jukka</a>, dico, quando la vedo penso che la faccia di un emiliano è come la sua, pallida, stempiata, minuta, e però sa stirarsi, sudare, sforzarsi, stropicciarsi durante dieci minuti in apnea di Berlin (la penultima canzone di stasera, per esempio). Quella sera si era là per resistere, prima di tutto, un&#8217;altra serata anomala per ascoltarli. Tipo stasera.</p>
<p>Stasera è stata già un&#8217;impresa arrivarci, <a href="http://cidindon.wordpress.com/2012/03/23/incantati-giardini/">conosco persone</a> che in questo momento stanno facendo chilometri e consegnando ore di sonno in cambio di teste che smetteranno di dondolare, sempre più lentamente, soltanto quando saranno sdraiati, per dire, è stata un&#8217;impresa arrivarci tutti interi, sconvolti dall&#8217;aria aperta, dalle tachipirine e dalle cose che vanno in frantumi. Non l&#8217;avevo ancora ascoltato, prima di stasera, il nuovo album, <strong>Good Luck</strong>, si chiama, un po&#8217; perché odio ascoltare le cose in striming (problema mio, scusate), un po&#8217; perché volevo che andasse esattamente così: volevo <em>fidarmi</em>, di loro, volevo chiudere gli occhi e dondolare la testa, e così è stato. Anzi, forse anche meglio: tra un amaro del capo e l&#8217;altro passato sottobanco, ho scoperto pezzi che hanno più voglia di scuotere, e meno di bagnarti. Non ve la posto, la scaletta, l&#8217;ho rubata così non la saprete mai, andateci a sentirli, senza saperne niente, di cosa suoneranno, andateci perché dei Giardini di Mirò bisogna fidarsi: e ve lo dice uno che non li conosce così bene, appunto, ed è in casi come questi che la parola &#8216;<em>fiducia</em>&#8216; serve ancora a qualcosa, forse.</p>
<p>Perché in fondo lo sai, che certe cose possono capitare solo qui, in Emilia, nelle città &#8220;con le zampe di diavolo sopra ai portoni delle chiese&#8221; (cit. Agu), in quelle sere dove non hanno importanza le canzoni ma chi le suonerà, e chi le ascolterà a fianco o dietro o davanti a te, con vecchi con la coppola in sala che si alzano a fine concerto, imperturbabili, con il maglione sollevato, con la camicia che esce dai pantaloni, ed occhi liquidi dietro gli occhiali spessi. Da qualche parte, sapere che esistono gruppi del genere, di cui magari per mesi ora non riascolterai più nulla, oppure ascolterai solo loro, e possono esistere soltanto in questa striscia di terra che si ricorda soltanto di dimenticare, o di rimpiangere, che fa crescere la nostalgia sugli alberi, per una sera, una soltanto, questa consapevolezza riesce a tenerti in equilibrio mentre muovi la testa, avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro.</p>
<p>(Cidindon era tra quelli che dondolava la testa, e scrive molto meglio del concerto di ieri sera, e di cosa è davvero stato, <a href="http://cidindon.wordpress.com/2012/03/23/incantati-giardini/">qui</a>)</p>
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		<title>Generatore di ottimismo (omaggio a Guerra)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 10:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TheEgo</dc:creator>
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		<title>La notizia del nostro presente è fortemente esagerata</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 22:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse non lo sapete, ma in edicola c&#8217;è un giornale che viene voglia di comprarlo soltanto &#8216;guardandolo&#8216;. E&#8217; un mensile, e costa 50 centesimi, la metà di un caffè, e rappresenta lo stato dell&#8217;arte della grafica e dell&#8217;impaginazione di un periodico: è semplicemente impossibile, infatti, pensare qualcosa di più razionale e armonico di IL, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non lo sapete, ma in edicola c&#8217;è un giornale che viene voglia di comprarlo soltanto &#8216;<em>guardandolo</em>&#8216;. E&#8217; un mensile, e costa 50 centesimi, la metà di un caffè, e rappresenta lo stato dell&#8217;arte della grafica e dell&#8217;impaginazione di un periodico: è semplicemente impossibile, infatti, pensare qualcosa di più razionale e armonico di <a href="http://www.ilsole24ore.com/cultura/il-magazine.shtml" title="IL">IL</a>, il magazine del borghesissimo Sole 24 Ore. Discorsi fanatici da fanatico quale sono dei giornali, lo so: ma prendete l&#8217;ultimo numero in edicola, osservate soltanto la <a href="http://www.flickr.com/photos/ffranchi/6829545464" title="La copertina di Il disegnata da Francesco Franchi">copertina</a>, composta unicamente da caratteri dosati, quasi fossero stati messi lì con le mani, e non disegnate su uno schermo lucido di un Mac. Una grazia declinata su diverse tonalità di grigio, di pieni e di vuoti, di griglie seducenti: la perfezione stilistica, appunto. </p>
<p><img src="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/ilsole24ore.jpg" alt="Il lenzuolo" title="Il lenzuolo" width="500" height="211" class="aligncenter size-full wp-image-4958" /></p>
<p>Sembra anacronistico, oggi, ai tempi in cui le notizie ormai le leggiamo in bagno sugli schermi degli smartphone, ritrovare la bellezza proprio in edicola, eppure IL è l&#8217;esempio di come basti il Bello, per aprire il portafoglio, è l&#8217;iPhone dei giornali italiani, ma a un prezzo di un Nokia scassato. Roba da far passare in secondo piano i contenuti, i <a href="http://www.camilloblog.it/" title="Era bello anche prima che arrivasse Christian Rocca, comunque">direttori</a>, le firme: IL è un oggetto da <em>esibire</em> in salotto, in bella vista, prima ancora che da sfogliare. Oggi l&#8217;ho comprato, non aspettando come faccio sempre il sabato perché francamente Il Sole 24 Ore non rientra tra le mie letture quotidiane, e poi avevo paura terminasse in edicola visto il <a href="https://twitter.com/#!/search/%23IL">gran vociare</a> che se ne faceva su Twitter (come se la gente che usa Twitter andasse ancora in edicola, già). E così, il secondo grande merito di IL (il primo è la <em>Bellezza</em>) è stato farmi portare a casa anche un quotidiano dalle <a href="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/ilsole24ore.jpg" title="Dentro l'obiettivo non ci stava tutto, per dire">dimensioni così esagerate</a>, in tempi in cui tutti i quotidiani puntano a rosicare preziosi centimetri di carta, riducendo le dimensioni il più possibile per tagliare costi di stampa, visto che appunto, i giornali, stanno diventando &#8216;anacronistici&#8217;, e non se ne vendono più. E allora bisogna tagliare, tutto.<br />
E viene da sorridere, a pensare che proprio nell&#8217;imponente dimensione da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Broadsheet" title="Si dice così">broadsheet</a>, quindi segno tangibile di un tempo che fu e che mai più tornerà, per i quotidiani, riscontri il grande merito di IL, che questo mese tenta di sostenere l&#8217;utopistica <a href="http://www.ilpost.it/2012/03/16/rocca-giornali/">tesi dei quotidiani più vivi che mai</a>. Non c&#8217;è affatto contrasto, in fondo. Perché il formato da lenzuolo del Sole 24 Ore mi costringe, per leggerlo, a prendere una sedia, a sedermi al tavolo della cucina, con la luce fioca, a fare rumore mentre lo sfoglio, a muovermi non solo con gli occhi ma anche con la testa, il collo, il dito per tenere il segno, lungo quelle pagine di un giallo come non se ne fanno più. Tradotto in una sola parola: <strong>esperienza</strong>.</p>
<p><em>Esperienza d&#8217;uso</em>, direbbe un Jobs de noantri, qualcosa che i giornali di oggi, che stanno appallottolati in borsa, che si fanno sempre più timidi, nel tentativo di mantenersi simpatici, pratici, accondiscendenti ai nostri tempi sempre più compressi, non sanno più regalarci. Qualcuno una volta, ora non ricordo chi, disse che il vero stile di un uomo si misurava da come reggeva il giornale mentre lo sfogliava seduto a un tavolino di un bar. Oggi non c&#8217;è nessuno stile, nessuna <em>liturgia</em>, nel leggere di sfuggita su giornali sempre più piccoli, ed anzi, il respiro dell&#8217;Esperienza (opposta, certo, ma comunque significativa) lo si ritrova facendo scorrere le dita sulla liscissima superficie di un <em>vetro</em> di un tablet. E quindi il futuro è come sempre scritto sui nostri <em>polpastrelli</em>: è il tatto, la vista, l&#8217;odore, la percezione, è sporcarsi le mani d&#8217;inchiostro o sporcare il vetro con le nostre impronte unte. Questo, è un quotidiano, un giornale, la parola scritta, e di fronte al vetro di un iPad, o al lenzuolo ingiallito di un giornale obbligati a leggerlo a un tavolo, provo quel senso di rispetto che oggi, le cose sospese a metà, non mi fanno più provare. E bastano soltanto due euro, per farmelo tornare in mente.</p>
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		<title>Che mi hai portato a fare sopra a San Marco se non mi vuoi più bene</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 11:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TheEgo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io dico che bisogna essere dei completi idioti se tra tutti i giorni del carnevale si sceglie proprio il martedì grasso per andare a Venezia in treno con i bambini piccoli. Per poi lamentarsi che non si riesce a salire perché è troppo pieno, dove per troppo pieno si intende che la gente dentro non occupa solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/venessiacarnival.png"><img class="alignnone size-full wp-image-4941" title="venessiacarnival" src="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/venessiacarnival.png" alt="" width="580" height="165" /></a></p>
<p>Io dico che bisogna essere dei completi idioti se tra tutti i giorni del carnevale si sceglie proprio il martedì grasso per andare a Venezia in treno con i bambini piccoli. Per poi lamentarsi che non si riesce a salire perché è troppo pieno, dove per troppo pieno si intende che la gente dentro non occupa solo il corridoio centrale ma anche i posti tra i sedili dove di solito stanno le gambe delle persone sedute come me, che dormivo e un signore mi ha bellamente appoggiato il gomito in testa e io che sono una persona riservata ed educata e non mi piace fare polemica sui treni specie quando c&#8217;è già il caos e nervosismo diffuso ho solo alzato la testa guardandolo come dire ma-che-cazzo! E la gente che vuole salire lo stesso e vuole passare oltre &#8211; oltre dove signora? siamo tutti qui pressati non può andare oltre &#8211; e quello che sbuffa e la bambina si lamenta che ha caldo e non respira e ha già la mascherina addosso e si scioglie il trucco e io mi chiedo razza di genitore coglione come mai proprio oggi con tanti giorni che hai avuto per venire a questo benedetto Carnevale di Venezia o per mostrare Venezia ai tuoi figli, perché proprio il martedì grasso hai dovuto scegliere, quando la città è nel suo momento più orribile e caotico, ci sono i sensi unici di marcia a piedi, si gira in un unico serpentone in coda, i prezzi sono tutti gonfiati e le frittole con lo zabaione terminate.</p>
<p>Tutto questo per segnalare in realtà che mentre il treno arrivava tronfio a Padova e io mi pregustavo l&#8217;apocalisse di ulteriori mascherati che volevano salire forse spingendone fuori altre come certe scene di vecchi film, Trenitalia ha annunciato un treno aggiuntivo per Santa Lucia, in occasione del Carnevale. Sta a vedere che finalmente alcune piccole cose di buon senso in questo paese iniziano a succedere davvero. Forse doveva arrivare Monti per darci una sferzata.</p>
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		<title>Il capitano che cacciò Beppe</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:11:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa mattina a colazione chiacchierando con mia nonna scopro infine il principale motivo per il quale sono nato e vivo a Ferrara, avendo metà parenti in Lombardia e metà in Abruzzo. E la storia ha dell&#8217;incredibile. Mio nonno materno era nella Polizia Stradale, categoria che da bambino mi affascinava molto e dalla quale invece oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/capitano.jpeg"><img class="size-full wp-image-4932 alignright" title="capitano" src="http://www.ciccsoft.com/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/capitano.jpeg" alt="" width="160" height="227" /></a>Questa mattina a colazione chiacchierando con mia nonna scopro infine il principale motivo per il quale sono nato e vivo a Ferrara, avendo metà parenti in Lombardia e metà in Abruzzo. E la storia ha dell&#8217;incredibile.</p>
<p>Mio nonno materno era nella Polizia Stradale, categoria che da bambino mi affascinava molto e dalla quale invece oggi mi guardo bene quando sono al volante, pensando sempre di commettere qualche errore o reato che mi costi multe salate. Erano gli anni &#8217;50 e Beppe si trovava in servizio a Reggio Emilia. Guidava la moto, faceva i rilievi sulle statali, qualche incidente, multe da fare, cose così. Il ricordo che ho di mio nonno non combacia con quello di un poliziotto di oggi. Il rigore e la compostezza erano valori che gli appartenevano, ma in casa era sempre una persona buona e gentile, niente a che vedere con certa arroganza e prosopopea tipica da caserme e simili. Da certi atteggiamenti e chiacchiere all&#8217;interno della Polizia venne fuori che il Capitano del comando, il capo tra gli altri di Beppe, era <em>ghéi</em>. Dice proprio così la nonna raccontando, con la <em>e</em> aperta lombarda e una parola a lei insolita. Forse all&#8217;epoca avrebbero detto <em>effeminato</em>, tuttalpiù <em>omosessuale</em>.</p>
<p>Lo immagino discriminato e deriso il Capitano, in una società che non era pronta a certi atteggiamenti ancora oggi faticosamente vissuti in certi ambienti, figuriamoci tra la dirigenza di una centrale di Polizia negli anni &#8217;50. Venne segnalato in maniera anonima alla sede centrale e questa cosa gli rese la vita più complicata perché un conto è una voce, un conto una chiacchiera o una burla, ma se qualcuno fa rapporto su un aspetto della vita privata di un uomo diventa una mezza verità. Diventa un outing non richiesto.<br />
Forse per via che Beppe era nelle mire del Capitano e non ricambiava certi atteggiamenti e attenzioni venne tacciato insieme ad un collega di essere il responsabile della segnalazione ai piani alti, atto che tuttavia non aveva compiuto. Il Capitano <em>ghèi</em> decise per punizione di trasferirlo ad altra sede. Ferrara era una città di provincia decentrata ed ancora piccola, una sede che nessuno richiedeva e nessuno ambiva particolarmente, nonché città natale del Capitano. Lì venne mandato il nonno Beppe, con due figlie piccole, una moglie al seguito e quaranta giorni di tempo.</p>
<p>Lì nacqui io, quasi trent&#8217;anni dopo. Ferrarese per colpa di un capitano <em>ghèi</em>.</p>
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		<title>Hell vetica!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 22:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TheEgo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Hai visto che ho usato anche l&#8217;Helvetica? Che brava eh?&#8221; Sms, mail, segnalazioni sui social network di casi d&#8217;uso e tesi sull&#8217;argomento. Questa mia mania per il carattere Helvetica inizia ad essere nota anche ai sassi. Mi aspetto da un momento all&#8217;altro che anche mia nonna scelga i biscotti per la mia colazione mattutina sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>&#8220;Hai visto che ho usato anche l&#8217;Helvetica? Che brava eh?&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Sms, mail, segnalazioni sui social network di casi d&#8217;uso e tesi sull&#8217;argomento. Questa mia mania per il carattere Helvetica inizia ad essere nota anche ai sassi. Mi aspetto da un momento all&#8217;altro che anche mia nonna scelga i biscotti per la mia colazione mattutina sulla base dei font sulla confezione. Mi rendo conto di essere una persona orribile quando trovo le cose scritte in Helvetica Neue e faccio gli occhi a cuoricino, o quando spiego agli amici come riconoscere Helvetica dall&#8217;Arial guardando i particolari di alcune lettere. O quando trovo scritte in <em>Comic Sans</em> e mi lamento a voce alta come se avessi trovato una mosca nella minestra o mi avessero fatto uno sgarbo gravissimo. Per tutti quelli che hanno vissuto quei momenti, mi scuso per gli episodi passati e per quelli che verranno, almeno fino a quando Microsoft non ritirerà da questo pianeta il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comic_Sans">suo font peggio riuscito di sempre</a>.</p>
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	<item><title>Links for 2010-01-07 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/UQ3XwR9YQXs/ciccsoft</link><pubDate>Fri, 08 Jan 2010 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2010-01-07</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/01/06/la-mutanda-del-terrore/"&gt;La mutanda del terrore&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Quanta probabilità si ha di saltare per aria in aereo per colpa di un terrorista?&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2010-01-07</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-11-14 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/RchpyvZSX-w/ciccsoft</link><pubDate>Sun, 15 Nov 2009 00:00:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2009-11-14</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://gerasimone.altervista.org/2009/vedere-i-canali-rai-in-streaming-su-internet-con-vlc/"&gt;Vedere i canali RAI in streaming con VLC&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2009-11-14</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-08-19 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/uE7c4dN87KU/ciccsoft</link><pubDate>Thu, 20 Aug 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2009-08-19</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.offworld.com/2009/08/offworld-gallery-the-games-fac.html"&gt;The games factory, how Mario, Tetris, Sonic, Pong were made | Offworld&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2009-08-19</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-08-13 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/UtpCB2IWWLU/ciccsoft</link><pubDate>Fri, 14 Aug 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2009-08-13</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.seyvet.com/foto/30040/"&gt;Japonya'dan Yourtlu Pepsi&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Pepsi allo yogurt. Solo i giapponesi potevano...&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2009-08-13</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-08-07 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/rtO3nJDD57M/ciccsoft</link><pubDate>Sat, 08 Aug 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2009-08-07</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://www.boston.com/bigpicture/2009/08/greenland.html"&gt;Greenland - The Big Picture&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Uno dei posti dove vorrei andare prima o poi, e non andrò probabilmente mai.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2009-08-07</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-07-04 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/gVhOEi3en1U/ciccsoft</link><pubDate>Sun, 05 Jul 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2009-07-04</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://starwalls.blogspot.com/2009/07/made-in-italybut-in-zanzibar.html"&gt;made in Italy....but in Zanzibar&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
Dolcce Gabana di Zanzibar!&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2009-07-04</feedburner:origLink></item><item><title>Links for 2009-06-20 [del.icio.us]</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/ciccsoft/~3/7rW9dyT2kNU/ciccsoft</link><pubDate>Sun, 21 Jun 2009 00:00:00 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://del.icio.us/ciccsoft#2009-06-20</guid><description>&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;&lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/06/self-fulfilling-plot.html"&gt;leonardo: The Self-Fulfilling Plot&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
L&amp;#039;eterna lotta tra Papi e Murdoch: com&amp;#039;è andata veramente...&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><feedburner:origLink>http://del.icio.us/ciccsoft#2009-06-20</feedburner:origLink></item></channel>
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