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		<title>Home</title>
		<description>classicvillage.net la prima  comunity dedicata alla classica, all'opera, al balletto - articoli, recensioni, news e tanto altro ancora - pubblica i tuoi articoli e le tue opinioni sul molto della musica</description>
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			<title>Khatia Buniatishvili a Stuttgart</title>
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			<description>&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/05/buniatishvili_2.jpg"&gt;&lt;img class="aligncenter size-large wp-image-2471" alt="buniatishvili_2" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/05/buniatishvili_2.jpg?w=614&amp;amp;h=409" width="470" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Avevo sentito parlare molto in questi ultimi tempi di Kathia Buniatishvili,  ventiseienne pianista georgiana formatasi dapprima in patria e poi alla  Musikhochschule di Vienna, che dopo il suo fulminante debutto al  Klavierfestival Ruhr nel 2009 ha iniziato una carriera internazionale  che in pochissimo tempo l’ ha portata a esibirsi in tutte le più  prestigiose sale da concerto del mondo come la Wigmore Hall di Londra,  la Carnegie Hall di New York e il Musikverein di Vienna. A questo si  aggiunga un contratto esclusivo con una firma di prestigio come la  Sony-BMG, per la quale la giovane pianista ha inciso due album, dedicati  rispettivamente a Liszt e Chopin, il primo dei quali le ha fatto  ottenere il prestigioso premio discografico ECHO Klassik-Preis 2012 come  &lt;em&gt;Nachwuchskünstlerin des Jahres &lt;/em&gt;(giovane artista emergente  dell’ anno). Mi ero pertanto ripromesso di non mancare al suo recital  solistico alla Liederhalle, per la stagione concertistica organizzata  dalla StuttgartKonzert. Ne valeva la pena, perchè si è trattato di una  serata davvero di eccellente livello, con alcuni momenti assolutamente  entusiasmanti.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/pIRbr_krxUE" height="1" width="1"/&gt;</description>
			<author>mozart2006@hotmail.it (Gianguido Mussomeli)</author>
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			<pubDate>Mon, 06 May 2013 17:04:56 +0000</pubDate>
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			<title>“Stille Feste” – L’ addio di Helmuth Rilling alla Bachakademie Stuttgart</title>
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			<description>&lt;div id="attachment_2458" class="wp-caption aligncenter"&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/04/rilling.jpg"&gt;&lt;img class="size-large wp-image-2458" alt="Foto: Holger Schneider" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/04/rilling.jpg?w=614&amp;amp;h=353" width="470" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Con l’ ultimo degli Akademiekonzerte della stagione alla Liederhalle, Helmuth Rilling si è congedato dal pubblico di Stuttgart  e dall’ istituzione da lui fondata nel 1981. Superfluo ricordare ancora  una volta cosa abbia rappresentato nella vita musicale della città l’  Internationale Bachakademie, alla quale Rilling ha dedicato tutta la sua  vita di musicista ed educatore, fino a farla diventare una delle  istituzioni di punta nel mondo musicale tedesco. Il passaggio ufficiale  delle consegne avverrà la sera del 24 agosto con la cerimonia dello  Stabwechsel. Alla presenza del presidente della Repubblica Federale  Joachim Gauck, il maestro consegnerà simbolicamente la bacchetta al suo  successore Hans-Cristoph Rademann, durante un concerto nel quale  verranno eseguite due Cantate di Bach, la prima diretta da lui e la  seconda dal nuovo direttore della Bachakademie. Nel frattempo, Rademann e  il nuovo Intendänt Gernot Rehrl hanno presentato alla stampa il  programma completo della Musikfest 2013 e della prossima stagione. Un  cartellone di altissimo livello come intelligenza di proposte e qualità  artistica, con il quale la Bachakademie conferma la sua posizione di  primissimo piano tra le istituzioni concertistiche, non solo in  Germania. Il programma completo della Musikfest Stuttgart 2013 può  essere consultato&lt;a href="http://www.musikfest.de/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt; QUI&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.  Per quanto riguarda il cartellone 2013/14 degli Akademiekonzerte,  Rademann ha scelto di integrare la serie delle serate in abbonamento con  una serie di tre appuntamenti intitolata “Sakral Modern”, dedicata alla  musica sacra del Novecento, in collaborazione con la  Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR. Da segnalare anche la  presenza, nel programma dei concerti in abbonamento, di due direttori  ospiti di altissimo livello come Masaki Suzuki e Jeffrey Tate.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/MLkp7RLp9_8" height="1" width="1"/&gt;</description>
			<author>mozart2006@hotmail.it (Gianguido Mussomeli)</author>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 17:06:21 +0000</pubDate>
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			<title>Joshua Bell alla Heidelberger Frühling</title>
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			<description>&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2395"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/04/joshua_bell.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/04/joshua_bell.jpg?w=614" alt="Foto ©Erik Kabik" class="size-full wp-image-2395" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Ad Heidelberg, cittadina tedesca famosa per il suo splendido centro storico, che attira ogni anno migliaia di turisti, e  per la sua Università, una delle più antiche della Germania, si tiene  dal 1997 la Heidelberberger Frühling, rassegna musicale che in sedici  anni di attività ha assunto una posizione di rilievo nell’ ambito dei  festival tedeschi per la qualità delle proposte e il livello degli  artisti invitati. La principale sede delle serate concertistiche è la  Stadthalle, bellissima costruzione che architettonicamente unisce  elementi stilistici del Gründerzeit e dello Jugendstil, dall’ acustica  davvero eccellente. Il cartellone di quest’ anno presenta nomi di  primissimo piano come quelli di Elina Garanca, Daniel Hope, Fazil Say,  Grigory Sokolov, Thomas Hampson per una masterclass liederistica e  Joshua Bell, che ha scelto la rassegna di Heidelberg come una delle  tappe del suo tour europeo alla guida della Academy of St. Martin in the  Fields, la celebre orchestra inglese della quale ha assunto  recentemente la direzione musicale. Fondato nel 1959 da Sir Neville  Marriner, che ne è tuttora presidente a vita, nella chiesa londinese in  Trafalgar Square dalla quale ha preso il nome, il complesso ha acquisito  negli anni una solida fama internazionale, documentata da oltre 500  registrazioni discografiche spazianti dal Barocco fino alla musica  contemporanea, molte delle quali sono autentici must per gli  appassionati. Nel progetto iniziale, il gruppo fu pensato come  formazione d’ archi che suonavano senza direttore e così rimase fino al  1970, quando Marriner iniziò a dirigere i concerti dal podio. Joshua  Bell, nell’ assumere il ruolo di Music Director, dirige dal leggio del  Konzertmeister, come appunto accadeva nei primi anni di vita dell’  Academy. Ad Heidelberg, il programma comprendeva due celebri pagine di  Beethoven, l’ Ouverture Egmont op. 84 e la Quinta Sinfonia, e il  concerto per violino op. 77 di Brahms con Joshua Bell impegnato come  solista e direttore. L’ Academy possiede tuttora quella splendida  compattezza e lucentezza di suono che sono sempre state tra le sue  caratteristiche di base, e Joshua Bell nella sua concertazione sceglie  tempi generalmente abbastanza stretti e sonorità trasparenti. Ne  scaturisce un Beethoven molto equilibrato, stilisticamente più  neoclassico che romantico, davvero attraente per respiro melodico e  proprietà di fraseggio orchestrale. Soprattutto l’ esecuzione della  Quinta Sinfonia è apparsa davvero trascinante e di eccellente livello.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/qGb45sf4HHE" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 10:37:46 +0000</pubDate>
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			<title>Osterfestspiele Baden-Baden 2013 – I concerti sinfonici</title>
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			<description>&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2379"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/04/20130325_nelsons_und_vengerov_1_c_stephanie_schweigert.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/04/20130325_nelsons_und_vengerov_1_c_stephanie_schweigert.jpg?w=614&amp;amp;h=408" alt="Andris Nelsons e Maxim Vengerov. Foto ©Stephanie Schweigert" class="size-large wp-image-2379" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Oltre all’ allestimento operistico, le serate di punta dell’ Osterfestspiele dei Berliner Philharmoniker, trasferitosi  quest’ anno da Salzburg a Baden-Baden, sono costituite dai tre concerti  sinfonici. Per l’ appassionato di musica, è davvero un’ occasione  imperdibile quella di poter assistere in una settimana a tre serate con  il formidabile complesso berlinese, che anche in questa occasione ha  messo in mostra tutte le qualità che ne fanno una delle massime  formazioni sinfoniche a livello mondiale. Sono state tre serate di vero  godimento sonoro, di grande musica eseguita al massimo livello  qualitativo possibile davanti a un pubblico entusiasta, convenuto da  ogni parte del mondo. Seguendo una tradizione inaugurata da Karajan nel  1985, uno dei programmi viene sempre affidato a un direttore ospite.  Quest’ anno, l’ onore è toccato al giovane Andris Nelsons,  trentacinquenne direttore lettone allievo di Mariss Jansons, considerato  una delle bacchette più brillanti della giovane generazione. Andris  Nelsons lavora regolarmente con i Berliner Philharmoniker, e la sua  ultima esibizione alla Philharmonie poche settimane prima del concerto a  Baden-Baden ha riscosso un enorme successo di pubblico e di critica,  tanto che da più parti si comincia a parlare di lui come di un possibile  candidato alla successione di Sir Simon Rattle, che nel 2018 lascerà il  posto di Chefdirigent a Berlino.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/DfJYEKqzuS0" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 19:14:58 +0000</pubDate>
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			<title>Osterfestspiele Baden-Baden 2013 – Die Zauberflöte</title>
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			<description>&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2363"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/zauberfloete_10.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/zauberfloete_10.jpg?w=614&amp;amp;h=407" alt="Foto ©Andrea Kremper" class="size-large wp-image-2363" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Con la prima del nuovo allestimento di &lt;em&gt;Die Zauberflöte&lt;/em&gt; si  è ufficialmente aperta la prima edizione dell’ Osterfestspiele dei  Berliner Philharmoniker al Festspielhaus di Baden-Baden, davanti a un  pubblico di appassionati provenienti da ogni parte d’ Europa. L’  acquisizione di una rassegna di tale importanza costituisce per il  Festspielhaus di Baden Baden un titolo di marito di altissimo valore, a  coronamento di 15 anni di attività che hanno imposto il teatro della  cittadina turistica nel Baden ai vertici assoluti del panorama musicale  internazionale. Come ben si sa, i Berliner Philharmoniker decisero un  paio di anni fa, in seguito a una brutta storia di irregolarità  amministrative, di porar via da Salzburg la loro rassegna pasquale,  istituita nel 1967 da Herbert von Karajan. La Kulturstiftung  Festspielhaus Baden-Baden che, va ricordato, è un’ istituzione  totalmente gestita, finanziata e amministrata da privati e in questo  costituisce un assoluto unicum nel mondo musicale tedesco, si fece  avanti immediatamente, offrendo di assumersi tutta la gestione logistica  e amministrativa della rassegna. Una sfida raccolta davvero al meglio, a  giudicare dal cartellone comprendente più di 40 manifestazioni, con  splendide iniziative collaterali rivolte ai giovani e alle scuole e il  coinvolgimento di tutti gli spazi teatrali che la città può offrire. I  Berliner Philharmoniker hanno sottoscritto un primo accordo per cinque  edizioni, fino al 2017, e in questi giorni è già stato pubblicato il  cartellone completo dell’ edizione 2014, incentrato su una nuova  produzione di &lt;em&gt;Manon Lescaut&lt;/em&gt; , la &lt;em&gt;Johannespassion&lt;/em&gt; di  Bach messa in scena da Peter Sellars e concerti diretti da Sir Simon  Rattle e Zubin Mehta, con la presenza di Anne Spohie Mutter, Sol Gabetta  e Yefim Bronfman come solisti.&lt;/p&gt;
&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2365"&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/zauberfloete_14.jpg"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/zauberfloete_14.jpg?w=614&amp;amp;h=408" alt="Foto ©Andrea Kremper" class="size-large wp-image-2365" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p class="wp-caption-text"&gt; &lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il principale motivo di interesse, che ha reso famoso l’  Osterfestspiel tra gli appassionati di musica di tutto il mondo, è  quello di poter sentire i Berliner Philharmoniker impegnati ad eseguire  un’ opera nel golfo mistico. Per chi non ha mai fatto questa esperienza  dal vivo, bisogna dire che si tratta di qualcosa difficilmente  descrivibile a parole. Ci vorrebbero due o tre articoli, infatti, per  parlare di come la straordinaria orchestra berlinese sia riuscita anche  in questa occasione a esibire un fantastico, inesauribile caleidoscopio  di colori e dinamiche. Sir Simon Rattle sfrutta il fantastico strumento  che ha a disposizione per disegnare &lt;em&gt;Die Zauberflöte&lt;/em&gt; come una  fiaba sonora dalle tinte lievi, aeree e trasparentissime. A partire dai  tre celebri accordi di mi bemolle maggiore che aprono l’ Ouverture, i  quaranta elementi dell’ orchestra diretta da Rattle si sono imposti come  protagonisti assoluti della serata, in un continuo susseguirsi di  preziosità strumentali come pochissime volte è dato di ascoltare nelle  esecuzioni teatrali del capolavoro mozartiano. Perfettamente all’  altezza del livello orchestrale anche la meravigliosa prova del  Rundfunkchor Berlin diretto da Simon Halsey, dalla morbidezza e  omogeneità di suono assolutamente ideali. Un Mozart cesellato nei minimi  particolari e una lettura impeccabile per passo teatrale ed equilibrio  d’ insieme.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Per quel che riguarda la compagnia di canto, non c’ è dubbio che gli  elementi a disposizione fossero quanto di meglio il panorama  internazionale può offire al giorno d’ oggi. Purtroppo, è altrettanto  vero che la prova complessiva del cast, comunque molto omogeneo e privo  di defaillances evidenti, rappresentasse un ritratto abbastanza  impietoso dello stato attuale della vocalità mozartiana e operistica in  genere, se pensiamo al fatto che la voce la quale letteralmente, nei  suoi brevi interventi, sovrastava tutte le altre per proiezione e  risonanza in sala era quella dello Sprecher di Josè Van Dam,  settantunenne e ufficialmente ritirato da quattro anni. Venendo a  esaminare le varie prestazioni individuali, Pavol Breslik è stato un  Tamino non mancante di morbidezza e buon legato, ma anche scarso di  consistenza nel mostrare il lato eroico del personagio. Kate Royal ha  cantato Pamina con buona linea e correttezza di fraseggio, ma senza  mostrare nulla di interpretativamente interessante. Il basso Dimitry  Ivashchenko, interprete di Sarastro, avrebbe autorevolezza scenica e  mezzi vocali molto interessanti, purtroppo mal serviti da un’  impostazione tecnica che rende la voce ingolata e bassa di posizione.  Ana Durlovsky, uno degli elementi di punta dell’ ensemble della  Staatsoper Stuttgart, ha sostituito l’ annunciata Simone Kermes,  costretta a dare forfait per problemi di salute durante le prove, come  Königin der Nacht, e ha offerto una prova assai onorevole per precisione  di coloratura, sicurezza tecnica e di intonazione e musicalità. Il  pubblico l’ ha salutata con un paio di fischi alle uscite finali, e  sinceramente non se ne è capita la ragione. Vocalmente e scenicamente  spigliato e vivace il Papageno di Michael Nagy, cantante spesso presente  da queste parti anche in ambito concertistico, non dotato di mezzi  vocali straordinari ma molto intelligente e interprete sempre  scrupoloso. Annick Massis, Magdalena Kozena e Nathalie Stutzmann  componevano un terzetto di Damen assai omogeneo. Bravo anche James  Elliott nei panni di Monostatos.&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Veniamo adesso alla parte scenica, firmata da Robert Carsen e  accolta, va detto, con parecchia perplessità da quasi tutta la stampa  tedesca, che ha sottolineato soprattutto la mancanza evidentissima, da  parte del regista canadese, di una chiave di lettura personale. Per quel  che si è visto, Carsen si è limitato ad assemblare una serie di  banalità, molte delle quali neanche tanto originali. Il primo rilievo  che va fatto è l’ assoluta mancanza di evidenziazione dei due mondi  contrapposti su cui la vicenda si basa. La Königin der Nacht veste un  tubino nero da cocktail, le Damen indossano abiti da lutto e gli adepti  della setta di Sarastro sono paludati nei classici cappottoni neri da  Regietheater d’ ordinanza. Papageno, invece, è abbigliato da homeless  metropolitano, come già visto in decine di altre produzioni. All’ inizio  dell’ opera, un gruppo di figuranti si dispone lungo tutta la pedana  che circonda la buca orchestrale e assiste in silenzio all’ esecuzione  dell’ Ouverture. La scena, che di base è un bosco e cambia continuamente  grazie ai video di Martin Eidenberger, mostra un mondo superficiale e  uno sotterraneo, messi in comunicazione tra loro da una serie di tombe  aperte. Anche le prove iniziatiche hanno a che fare con la morte, e  perfino la vecchia Papagena è raffigurata come uno scheletro vestito da  nozze.&lt;/p&gt;
&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2369"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/zauberfloete_25.jpg"&gt;&lt;/a&gt;
&lt;p class="wp-caption-text"&gt; &lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/zauberfloete_25.jpg?w=614&amp;amp;h=409" alt="Foto ©Andrea Kremper" class="size-large wp-image-2369" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sinceramente, uno spettacolo tecnicamente ben fatto ma brutto da  vedere, ripetitivo, senza tensione narrativa e in parecchi punti  decisamente noioso. Dopo il fallimentare &lt;em&gt;Don Giovanni&lt;/em&gt; scaligero  del dicembre 2011, una prova che conferma l’ assoluta estraneità di  Carsen al mondo teatrale mozartiano, oltre che l’ ennesima dimostrazione  dell’ afasia espressiva di cui è ormai divenuta preda un’ avanguardia  teatrale che, dopo essere diventata istituzione, è capace ormai solo di  produrre banalità. Vogliamo dirla tutta? Rispetto al capolavoro di  tecnica narrativa, senso del teatro e sagacia nella caratterizzazione  dei personaggi di cui Peter Konwitschny ha dato dimostrazione nella sua  celebre lettura della&lt;em&gt; Zauberflöte&lt;/em&gt; allestita alla Staatsoper  Stuttgart e ripresa con grande successo pochi mesi fa, questo spettacolo  di Carsen fa una ben misera figura. Ad ogni modo, la prova superlativa  dei Berliner valeva da sola il prezzo del biglietto, e il pubblico ha  dimostrato di pensarla proprio in questo modo, visto che gli applausi  finali sono stati cordiali per tutti ma l’ unica autentica ovazione  trionfale è andata a Sir Simon Rattle e ai suoi strumentisti, come era  logico e giusto che fosse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/crx9O_rgoOs" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 14:47:31 +0000</pubDate>
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			<title>Stéphane Denève e la RSO Stuttgart des SWR – MacMillan e Berlioz</title>
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			<description>&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/rso2.jpg"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/03/rso2.jpg?w=614" alt="rso2" class="aligncenter size-full wp-image-2329" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Tra le molte ragioni che mi fanno apprezzare i cicli concertistici  della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR, una delle più  importanti è costituita dall’ intelligenza e  varietà nella composizione dei programmi. Nei suoi oltre 80 concerti  annuali, l’ orchestra propone scelte di repertorio sempre stimolanti ed  estremamente articolate, interessantissime per contenuto culturale e  sagacia di accostamenti. Una caratteristica che distingue da sempre&amp;nbsp; le  stagioni dell’ orchestra è l’ ampio spazio dedicato alla musica  contemporanea. Molti compositori celebri come Strawinsky, Hindemith,  Boulez, Henze, Penderecki, Lachenmann, Kagel, Ruzicka, Pintscher e di  recente Peter Eötvös , hanno diretto le proprie musiche sul podio della  RSO Stuttgart des SWR.&amp;nbsp;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/4W42rNg-VJc" height="1" width="1"/&gt;</description>
			<category>frontpage</category>
			<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 18:49:31 +0000</pubDate>
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		<item>
			<title>Franz Welser Most e i Wiener Philharmoniker al Festspielhaus di Baden Baden</title>
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			<description>&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2291"&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/02/130223_wiphi_06.jpg"&gt;&lt;img id="Foto ©Andrea Kremper" title="Foto ©Andrea Kremper" width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/02/130223_wiphi_06.jpg?w=614&amp;amp;h=408" alt="Foto ©Andrea Kremper" class="size-large wp-image-2291" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Il concerto dei Wiener Philharmoniker diretti da Franz Welser Most al Festspielhaus di Baden Baden costituiva sicuramente  uno degli appuntamenti imperdibili della stagione in corso, e infatti  la sala si presentava gremita di pubblico, con appassionati provenienti  da ogni parte della Germania. Una cosa assolutamente logica, se si pensa  a ciò che rappresenta il celebre complesso viennese nella storia della  musica. Personalmente, oltre a tutte le volte che li ho ascoltati in  concerto ormai da quasi trent’ anni, posso solo ripensare a quello che  mi disse in più occasioni Giuseppe Sinopoli, che intratteneva uno  stretto rapporto di collaborazione con loro, riguardo alla profonda  preparazione culturale su cui si basa il modo di far musica dei Wiener.  Una qualità dovuta, oltre che all’ altissima preparazione tecnica, alla  presenza in orchestra di numerosi membri che vantano una formazione  accademica oltre che musicale e a quel senso di appartenenza a un gruppo  portatore di una tradizione storica e culturale che ha svolto e svolge  un ruolo decisivo nel mondo della musica classica. Tutto questo  conferisce agli &lt;em&gt;Unvergleichlichen&lt;/em&gt;, come li chiamava il grande  direttore Hans Knappertsbusch, un fascino sonoro e di fraseggio che  costituisce una caratteristica unica delle loro esecuzioni.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/c_5seFI2aJc" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 21:32:54 +0000</pubDate>
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			<title>Johannes Moser e Antoni Wit con la RSO Stuttgart des SWR</title>
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			<description>&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;img width="470" src="http://www.classicvillage.net/images/stories/rso_wit.jpg" alt="rso_wit" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Uno splendido programma di musiche dell’ Est europeo era il principale motivo di attrazione per la sesta serata in abbonamento  della Radio-sinfonieorchester Stuttgart des SWR alla Liederhalle. Sul  podio questa volta c`era Antoni Wit, il più eminente direttore polacco  oggi in attività, che oltre a incarichi stabili presso tutte le  istituzioni sinfoniche del suo paese ha svolto un’ intensa attività  concertistica internazionale collaborando con le maggiori orchestre del  mondo, soprattutto con un costante impegno nella divulgazione del  repertorio polacco romantico e moderno. Nella sua copiosa produzione  discografica, che conta più di 200 titoli, spiccano infatti le incisioni  delle opere di Penderecki, più volte insignite dei massimi premi  internazionali.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/am6QSwBcD8c" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 23:29:17 +0000</pubDate>
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			<title>"Die Legende von der heiligen Elisabeth" di Liszt alla Bachakademie Stuttgart</title>
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			<description>&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/02/haselboeck2.jpg"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/02/haselboeck2.jpg?w=614&amp;amp;h=413" alt="concert-classica-die-legende" class="aligncenter size-large wp-image-2213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Il quarto Akademiekonzert della Internationale Bachakademie Stuttgart  alla Liederhalle rappresentava una proposta di indiscutibile livello  culturale, con l’ esecuzione di un titolo di raro ascolto come l’ oratorio &lt;em&gt;Die Legende von der heiligen Elisabeth&lt;/em&gt; di Franz Liszt. Un lavoro la cui conoscenza è utile per approfondire il  misticismo che costituisce un aspetto molto importante della complessa  personalità del compositore ungherese. Scritto tra il 1857 e il 1862 su  un testo del poeta Otto Roquette, l’ oratorio è dedicato alla figura di  Elisabeth von Thuringen, una santa assai popolare nel mondo cattolico  tedesco, la cui figura fu trattata anche da Wagner nel &lt;em&gt;Tannhäuser&lt;/em&gt;.  L’ idea venne sviluppata dal compositore insieme alla principessa  Carolyn zu Sayn-Wittgenstein, sua compagna di vita in quel periodo.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/E28m90DZThM" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 22:07:04 +0000</pubDate>
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			<title>Joseph Calleja al Festspielhaus di Baden Baden</title>
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			<description>&lt;div class="wp-caption aligncenter" id="attachment_2188"&gt;&lt;a href="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/02/20130203_joseph_calleja01_c_stephanie_schweigert.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p style="text-align: center;"&gt;&lt;img width="470" src="http://mozart2006.files.wordpress.com/2013/02/20130203_joseph_calleja01_c_stephanie_schweigert.jpg?w=614&amp;amp;h=408" alt="Foto ©Stephanie Schweigert" class="size-large wp-image-2188" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Sta entrando nel vivo la stagione del Fetspielhaus di Baden Baden, che come sempre propone un programma ricchissimo  di appuntamenti interessanti,&amp;nbsp; il cui vertice sarà costituito dall’  Osterfestspiele con la presenza dei Berliner Philharmoniker che hanno  trasferito qui la loro rassegna pasquale salisburghese. Nell’ attesa di  questo imperdibile avvenimento, sono andato ad assistere al recital di  Joseph Calleja, il trentacinquenne tenore maltese considerato una delle  voci più interessanti del momento, che a Baden Baden ha riservato l’  ultima tappa del suo tour europeo “Be my love – A tribute to Mario  Lanza” organizzato per promuovere il suo ultimo CD, dedicato appunto ai  cavalli di battaglia del celebre cantante italoamericano scomparso a  soli 38 anni nel 1959. Avevo ascoltato Calleja lo scorso Natale come  Duca di Mantova nella nuova produzione del &lt;em&gt;Rigoletto&lt;/em&gt; alla  Bayerische Staatsoper München e ne avevo riportato una impressione  complessivamente positiva anche se il personaggio sembrava ancora da  rifinire vocalmente sotto alcuni aspetti, malgrado le attenuanti da  concedergli per essersi trovato a fare i conti con un allestimento  scenicamente infelicissimo. Il recital è sempre un’ ottima occasione per  valutare fino in fondo le caratteristiche di un cantante e dopo la  serata di Baden Baden non posso che confermare il mio giudizio  favorevole.&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/classicvillage/JnJP/~4/clNjvBlkWg4" height="1" width="1"/&gt;</description>
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			<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 14:22:39 +0000</pubDate>
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