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	<title>.commEurope</title>
	
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		<title>La comunicazione di Eataly in tempi di crisi</title>
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		<comments>http://www.commeurope.com/2012/05/16/la-comunicazione-di-eataly-in-tempi-di-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Retail e GDO]]></category>

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		<description><![CDATA[La telenovela più lunga degli ultimi anni in ambito Retail è quella di Eataly Roma al Terminal Ostiense: uno spazio enorme per accogliere il consueto &#8220;mercato&#8221; di cibi di alta qualità, accompagnato stavolta da una quindicina tra ristoranti, birrificio, gelateria, friggitoria etcetera. Un notevole sforzo economico per la compagnia di maggior successo degli ultimi anni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La telenovela più lunga degli ultimi anni in ambito Retail è quella di <a title="L'articolo 'Roma, io te lo dico, fai aprire Eataly il 14 giugno. Il resto del mondo lo penserà senza dirtelo' di Antonio Tomacelli" href="http://www.dissapore.com/primo-piano/roma-io-te-lodico-fai-aprire-eataly-il-14-giugno-il-resto-del-mondo-lo-pensera-senza-dirtelo/" target="_blank">Eataly Roma al Terminal Ostiense</a>: uno spazio enorme per accogliere il consueto &#8220;mercato&#8221; di cibi di alta qualità, accompagnato stavolta da una quindicina tra ristoranti, birrificio, gelateria, friggitoria etcetera. Un notevole sforzo economico per la compagnia di maggior successo degli ultimi anni, una bella occasione di lavoro per molti romani.</p>
<p>Eataly non fa certo beneficenza, visti i margini importanti applicati su prodotti di tipo e qualità eterogenei, ma tendenzialmente più elevati rispetto agli standard della grande distribuzione. Eataly sicuramente fa cultura: ogni punto vendita ospita periodicamente eventi che vanno al di là del semplice corso di cucina for dummies. Eataly fa anche comunicazione a modo suo, nello stile &#8220;originale&#8221; di Oscar Farinetti.</p>
<p>Si consideri ad esempio il testo del manifesto intitolato «Almeno mangiamo e beviamo bene» presente attualmente nei suoi punti vendita</p>
<blockquote><p>«In questo periodo di crisi conviene tenere alto il morale e reagire. Ormai il cibo rappresenta meno del 25% della spesa. Conviene risparmiare sul rimanente 75%. Inoltre il cibo ha subito meno rincari di altri prodotti in questi ultimi anni. Quello di alta qualità costa poco di più. Se decidi poi di mangiare e bere meno (che ti fa solo bene) spendi addirittura meno. Quindi vieni da Eataly, mangi e fai la spesa. Impari pure qualcosa e stai in buona compagnia.»</p></blockquote>
<p>oppure un altro testo tratto da un altro manifesto visto più volte nei pressi degli ingressi Eataly</p>
<blockquote><p>«Esiste un modo di magiare e bere di meno. I cibi di alta qualità di assaporano di più, si masticano più lentamente per trattenere i sapori. La sensazione di sazietà arriva prima e alla fine si mangia di meno. Lo stesso vale per il vino, la birra e le bibite di qualità. Conviene nutrirsi di alimenti buoni e conoscere ciò che mangi. Conviene venire da Eataly. Alla fine si risparmia, si gode e si è più in forma. Stupido non farlo&#8230; vero?»</p></blockquote>
<p>il cui stile di comunicazione è inequivocabilmente quello del fondatore o quantomeno del suo staff, che sembra averlo introiettato fino in fondo fino a proporlo in ogni iniziativa di Farinetti come ad esempio <a title="La presentazione del manifesto sul sito ufficiale 7mosse.it" href="http://www.7mosse.it/7-mosse-x-litalia/" target="_blank">il manifesto 7 mosse x l&#8217;Italia</a>: sferzante, diretto, ottimistico. Forse la differenza tra manifesti come quelli citati sopra e altri sparsi negli anni nei punti vendita è proprio sui contenuti, particolarmente provocatori.</p>
<p>È decisamente forte, in tempi di crisi profonda, sostenere che da Eataly «si risparmia», che il cibo «di alta qualità costa poco di più». Eataly è sicuramente il tempio della spesa dei <a title="L'articolo 'Gastrofanatici? No, però…' del 4 ottobre 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/10/04/gastrofanatici-no-pero/" target="_blank">gourmet</a>, ma difficilmente può essere spinto come supermercato di prossimità in cui fare la spesa quotidiana. Sicuramente l&#8217;alta qualità merita un&#8217;adeguata retribuzione; però è un po&#8217; un peccato che rimanga terreno di una nicchia di fortunati.</p>
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		<title>La resurrezione delle Gif animate</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 19:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[User generated contents]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti i nostri primi sitarelli personali, a metà anni Novanta, contenevano qualche Gif animata. Andavano forti i calamai con le letterine, per linkare gli indirizzi di posta elettronica, o le frecce tutte colorate per andare avanti e indietro tra siti fatti di qualche paginetta statica Html con texture appariscenti come sfondo. Sempre più raramente, capita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti i nostri primi sitarelli personali, a metà anni Novanta, contenevano qualche Gif animata. Andavano forti i calamai con le letterine, per linkare gli indirizzi di posta elettronica, o le frecce tutte colorate per andare avanti e indietro tra siti fatti di qualche paginetta statica Html con texture appariscenti come sfondo.</p>
<p>Sempre più raramente, capita ancora di trovare in Rete qualcuno di questi cimeli; certo la scomparsa progressiva Aspide/Freeweb in Italia o di Geocities/Tripod a livello internazionale ha fatto sì che piano piano i capolavori a base di Microsoft Gif Animator e Netscape Composer finissero nella memoria dell&#8217;Internet Archive.</p>
<p>E poi è arrivato Tumblr. All&#8217;inizio si vedeva qualche Gif animata presa qui e lì dalla Rete, magari ripresa da Reddit o 9Gag; poi sempre più scene tratte da telefilm, spesso sottotitolate, riportate non come video, ma come Gif animata. Ampie comunità di fans di serie come Geek o Dr. Who hanno amplificato il fenomeno.</p>
<p>Ora è il turno delle agenzie pubblicitarie, che stanno iniziando a usarle nella comunicazione di aziende come <a title="L'articolo 'More than a few seconds for a GIF comeback' di Marina Bortoluzzi" href="http://www.jwtintelligence.com/2012/04/seconds-gif-comeback/" target="_blank">Burberry, Nissan o Red Bull</a>, non solo sui social network; ma è anche <a title="L'articolo 'Vi siete già stancati di Instagram? Passate alle GIF animate da cellulare' di Roberto Colombo" href="http://www.fotografidigitali.it/news/vi-siete-gia-stancati-di-instagram-passate-alle-gif-animate-da-cellulare_41712.html" target="_blank">l&#8217;ora delle applicazioni Mobile</a>, specie per iOs, che in qualche modo potrebbero potenzialmente amplificare il successo di Instagram e similari.</p>
<p>In fin dei conti è una delle resurrezioni più inattese della storia dell&#8217;informatica, o forse le Gif animate non sono mai davvero morte. Sono cresciute nel tempo, da scarabocchi di pochi pixel a 256 colori a veri e propri filmatini visualizzabili su molti device. Hanno accompagnato, stanno accompagnando, l&#8217;evoluzione del Web.</p>
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		<title>La maledizione del jingle Wind</title>
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		<comments>http://www.commeurope.com/2012/04/24/la-maledizione-del-jingle-wind/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 19:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Della schizofrenia della comunicazione pubblicitaria del Gruppo Wind si è già scritto un paio di anni fa e le cose sono tutt&#8217;altro che migliorate: è cambiato l&#8217;azionista di riferimento, ma accanto ai filoni Fiorello &#38; soci vs. Panariello e Incontrada vs. comunicazione istituzionale-emozionale, si è progressivamente affermato quello di Aldo, Giovanni e Giacomo. Gli spot [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Della <a title="L'articolo 'Wind, i social network e la coerenza di Gruppo' del 27 settembre 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/09/27/wind-i-social-network-e-la-coerenza-di-gruppo/" target="_blank">schizofrenia della comunicazione pubblicitaria del Gruppo Wind</a> si è già scritto un paio di anni fa e le cose sono tutt&#8217;altro che migliorate: è cambiato l&#8217;azionista di riferimento, ma accanto ai filoni Fiorello &amp; soci vs. Panariello e Incontrada vs. comunicazione istituzionale-emozionale, si è progressivamente affermato quello di Aldo, Giovanni e Giacomo.</p>
<p>Gli spot del trio sono tutti un po&#8217; uguali: una scena slapstick con effetti speciali e una canzone di sottofondo, trasmessa sulle principali reti televisive; poi tante versioni ridotte dello stesso spot, con la stessa canzone, ripetute all&#8217;infinito, ovunque. È così che le canzoni e gli spot diventano indissolubili, persino per coloro di noi che non guardano la TV. Arriva comunque.</p>
<p>L&#8217;effetto è devastante. Era successo l&#8217;anno scorso con <em>Back It Up</em> di Caro Emerald, canzone nata semi-clandestina, promossa a brano cool dai canali musicali specializzati, sbracata come colonna sonora dello spot di Aldo Giovanni e Giacomo (e pare anche delle danze delle veline a Striscia la notizia). Sta succedendo in queste settimane col nuovo singolo dei Planet Funk.</p>
<p>Probabilmente gli artisti sono contenti, è comunque un modo per ottenere visibilità. Succede anche con altre aziende: qualcuno dice che il vero successo di Lady Gaga in Italia è nato con gli spot Tim, i più curiosi hanno imparato a conoscere The Asteroid Galaxy Tour con lo spot dell&#8217;Heineken lo scorso anno così come scovavano gruppi rock nei &#8217;90 con Levi&#8217;s.</p>
<p>Eppure l&#8217;effetto degli spot Wind è diverso da tutti gli altri. Non si capisce perché, ma ogni canzone che transita sotto le scenette di Aldo, Giovanni e Giacomo diventa antipatica per molti, clienti e non. Sarà per come vengono tagliati i brani, sarà per l&#8217;associazione con il contenuto delle scene, sarà per le ripetizioni infinite. Artisti scappate se Wind vuole &#8220;utilizzarvi&#8221;.</p>
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		<title>Basta con la Search Engine Optimization</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 21:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Motori di ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Persino Google si è auto-“multata” qualche mese fa per un&#8217;infelice campagna di ottimizzazione dei risultati del proprio motore di ricerca relativamente al proprio browser, Google Chrome. Come un&#8217;azienda qualsiasi, prima ha negato, poi ha buttato la colpa su un&#8217;agenzia esterna. Di &#8220;investimenti&#8221; scorretti ce ne sono sempre tanti, troppi. In tutto il mondo non mancano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Persino <a title="L'articolo 'Google paga i link per spingere Chrome' del 4 gennaio 2012" href="http://punto-informatico.it/3385114/PI/News/google-paga-link-spingere-chrome.aspx " target="_blank">Google si è auto-“multata” qualche mese fa</a> per un&#8217;infelice campagna di ottimizzazione dei risultati del proprio motore di ricerca relativamente al proprio browser, Google Chrome. Come un&#8217;azienda qualsiasi, prima ha negato, poi ha buttato la colpa su un&#8217;agenzia esterna.</p>
<p>Di &#8220;investimenti&#8221; scorretti ce ne sono sempre tanti, troppi. In tutto il mondo non mancano piccoli professionsiti e grandi società che raccontano ancora alle aziende clienti quanto sia necessario &#8220;per farsi trovare&#8221; il baillame di link disseminati in giro, di ritocchi ai metatag e cavolate varie.</p>
<p>Dopo gli <a title="L'articolo 'Velocipedi equestri e responsabilità' del 23 luglio 2004" href="http://www.commeurope.com/2004/07/23/velocipedi-equestri-e-responsabilita/ " target="_blank">anni di entusiasmo collettivo</a>, in questi ultimi tempi si parla spesso di morte della Search Engine Optimization. <a title="L'articolo 'Avviso ai naviganti: la SEO non è morta' del 15 dicembre 2011" href="http://www.iloveseo.net/it/seo-non-morta/" target="_blank">I professionisti la negano</a>, dicendo che non bastano Google Instant o Google Panda o altre innovazioni del principale motore di ricerca per smettere di ottimizzare.</p>
<p>Chi sul Web ci lavora quotidianamente e non ha interessi in ambito SEO, sa ormai bene che l&#8217;unico fattore importante per tutti i motori di ricerca, compreso Google, è la qualità dei contenuti. La difficoltà, semmai, è che ormai privati e aziende li disseminano &#8220;in giro&#8221; più che sul proprio sito.</p>
<p>Quindi massimo rispetto per i professionisti che accompagnano chi vuole comunicare in Rete a gestire questi contenuti in maniera efficace. Però smettiamola di parlare nel 2012 solo di Search Engine Optimization, oggi suona come una presa in giro o una stregoneria poco credibile.</p>
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<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?a=UJWEdzeR0Vs:DrtOfUu5Pn0:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?a=UJWEdzeR0Vs:DrtOfUu5Pn0:dnMXMwOfBR0"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?d=dnMXMwOfBR0" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?a=UJWEdzeR0Vs:DrtOfUu5Pn0:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?i=UJWEdzeR0Vs:DrtOfUu5Pn0:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?a=UJWEdzeR0Vs:DrtOfUu5Pn0:F7zBnMyn0Lo"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/commeurope?i=UJWEdzeR0Vs:DrtOfUu5Pn0:F7zBnMyn0Lo" border="0"></img></a>
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		<item>
		<title>Chissà quali sono i veri ascolti televisivi</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 19:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbe bello che, utilizzando i social network, dedicati come Miso o generalisti come i più grandi, gli spettatori di tutto il mondo potessero segnalare in primis l&#8217;ascolto di una trasmissione televisiva, poi eventualmente anche il proprio livello di gradimento. E invece no. In tutti i Paesi, industrializzati e non, l&#8217;audience viene ancora misurata con metodi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe bello che, utilizzando i social network, dedicati come Miso o generalisti come i più grandi, gli spettatori di tutto il mondo potessero segnalare in primis l&#8217;ascolto di una trasmissione televisiva, poi eventualmente anche il proprio livello di gradimento. E invece no. In tutti i Paesi, industrializzati e non, l&#8217;audience viene ancora misurata con metodi arcaici.</p>
<p>Un tempo i vincoli erano soprattutto tecnologici, basti pensare ai &#8220;diari&#8221; della Nielsen Company a cavallo della II° guerra mondiale; poi diventarono soprattutto economici, visto che installazione, rotazione e monitoraggio dei meters installati nelle case ed elaborazione della mole di dati raccolti sono attività costose e quindi necessariamente limitate nel campione.</p>
<p>È così ancora oggi l&#8217;Auditel di turno in ogni Paese sforna dati su panel limitatissimi che però diventano il principale mezzo decisionale del management di ogni network televisivo. In qualsiasi altra industry un simile meccanismo verrebbe deriso: i dati di vendita sono diretti e rilevati in tempo reale, quando mancano le indagini di mercato sono molto più precise.</p>
<p>Il meccanismo funziona probabilmente <a title="L'articolo 'Focus ascolti - I più visti dell'ultimo decennio' del 4 aprile 2012" href="http://www.tvblog.it/post/34639/auditel-programmi-piu-visti-classifica-decennale" target="_blank">sui grandi ascolti</a>, quelli che si potrebbero quasi definire a priori: eventi sportivi di livello internazionale, da show musicali, qualche fiction dal budget importante. Ma è poco credibile in un mondo in cui l&#8217;ascolto si frammenta tra canali super-specializzati, in time shift, fruiti via TV ma anche via PC, tablet, smartphone.</p>
<p>Le nicchie culturali di élite si compattano solo <a title="L'articolo 'Oltre i cinque milioni' del 21 novembre 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/11/21/oltre-i-cinque-milioni/" target="_blank">su eventi catalizzatori</a>, ma per definizione seguiranno sempre più percorsi molto specializzati, che un campione di poche migliaia di famiglie, specie in Paesi geograficamente disomogenei come la Francia o l&#8217;Italia, non riuscirà mai a catturare. La bufala diventerà sempre più evidente e non basterà <a title="L'articolo 'Antitrust: multa di 1,8 milioni ad Auditel per abuso di posizione dominante' del 15 dicembre 2011" href="http://www.dtti.it/digitale-terrestre/antitrust-multa-di-18-milioni-ad-auditel-per-abuso-di-posizione-dominante-10827/" target="_blank">qualche piccola multa</a>.</p>
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		<title>Lo sviluppo tecnologico non può passare attraverso le guerre brevettuali</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 19:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software e hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggere le news del mondo informatico/telematico tra un po&#8217; richiederà una Laurea in Giurisprudenza. Non c&#8217;è giorno in cui non spuntino fuori notizie relative a guerre legali internazionali, che interessano i prodotti più amati dai consumatori confrontati con brevetti che a volte riassumono giusto del buon senso o suonano troppo generici rispetto all&#8217;evoluzione del mercato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggere le news del mondo informatico/telematico tra un po&#8217; richiederà una Laurea in Giurisprudenza. Non c&#8217;è giorno in cui non spuntino fuori notizie relative a guerre legali internazionali, che interessano i prodotti più amati dai consumatori confrontati con brevetti che a volte riassumono giusto del buon senso o suonano troppo generici rispetto all&#8217;evoluzione del mercato.</p>
<p>Apple e Samsung si rincorrono ormai da anni tra tutti i tribunali del mondo, salvo poi collaborare dietro le quinte sui prodotti più noti (Samsung ad esempio fornisce molto hardware ad Apple). Da anni Microsoft, Oracle, IBM e le altre grandi del settore si ritrovano di volta in volta dalla parte delle vittime o dei carnefici. Nelle ultime settimane il focus è su Yahoo! e Facebook.</p>
<p>Scorrendo <a title="L'articolo 'Perché Yahoo ha fatto causa a Facebook' del 13 marzo 2012" href="http://www.ilpost.it/2012/03/13/causa-brevetti-yahoo-facebook/ " target="_blank">la lista dei brevetti che la prima ha contestato alla seconda</a>, l&#8217;umore alterna tra l&#8217;ilare e il preoccupato: alcuni sono talmente vaghi che potrebbero impattare qualsiasi sito attualmente in produzione; altri fanno riflettere su quante occasioni abbia perso Yahoo! negli ultimi 10 anni per far valere i propri insight, la propria posizione un tempo di leadership.</p>
<p>Facebook è vicina alla quotazione in Borsa e non poteva certo lasciare che Yahoo! o altri turbassero la propria immagine in un simile momento, quindi l&#8217;unica azione possibile è stata <a title="L'articolo 'Facebook compra 750 brevetti IBM: è guerra con Yahoo' del 23 marzo 2012" href="http://www.downloadblog.it/post/16947/facebook-compra-750-brevetti-ibm-e-guerra-con-yahoo" target="_blank">comprare qualche centinaio di brevetti da IBM</a>, che non è difficile immaginare siano altrettanto fumosi o comunque buoni per contobattere alle accuse di Yahoo!, forse ponendo fine alla questione.</p>
<p>Il tutto potrebbe risolversi come l&#8217;ennesimo tentativo per Yahoo! di <a title="L'articolo 'Microsoft, Yahoo!, Google e il prossimo che verrà' del 15 giugno 2008" href="http://www.commeurope.com/2008/06/15/microsoft-yahoo-google-e-il-prossimo-che-verra/" target="_blank">risalire il burrone che si è scavata da sola</a>, ma non sarà certo l&#8217;ultima evoluzione di un vero e proprio business model che aziende oggi in crisi stanno cercando di mettere in pratica: se non si hanno più idee, si cerca di far valere le intuizioni avute anni prima, prima che qualcuno le trasformasse in realtà.</p>
<div class="feedflare">
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		<title>Disease marketing? Sempre più pervasivo</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 20:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e Beauty care]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono passati ormai un po&#8217; di anni da Big Bucks Big Pharma, il documentario che aveva cercato di sensibilizzare tutto il mondo, Stati Uniti in primis, su quanto stessero diventando pervasive le campagne di comunicazione delle grandi aziende farmaceutiche. Negli stessi mesi era uscito Sicko di Michael Moore, maggiormente incentrato sul sistema sanitario statunitense. Entrambi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati ormai un po&#8217; di anni da <em>Big Bucks Big Pharma</em>, il documentario che aveva cercato di sensibilizzare tutto il mondo, Stati Uniti in primis, su quanto stessero diventando pervasive le campagne di comunicazione delle grandi aziende farmaceutiche. Negli stessi mesi era uscito <em>Sicko</em> di Michael Moore, maggiormente incentrato sul sistema sanitario statunitense.</p>
<p>Entrambi i film dipingevano una realtà parecchio stonata per noi europei; da un lato, pubblicità di psicofarmaci trasmessi a spron battuto in televisione; dall&#8217;altro, una sanità completamente in mano ad assicurazioni e case farmaceutiche, lontana dallo stato sociale tipico dei nostri Paesi. A poco più di un lustro di distanza, oggi però alcuni dei messaggi presentati non suonano più così alieni.</p>
<p>In particolare, negli ultimi anni è cresciuta in maniera evidente anche in Europa la visibilità delle campagne pubblicitarie delle case farmaceutiche. Non è più solo questione di block notes sponsorizzati col nome di medicine o di qualche spot di sciroppo OTC: la crisi ha ucciso i budget pubblicitari dei grandi spender storici, così di farmaci, malattie e disagi vari si sente parlare sempre di più, ovunque.</p>
<p>Anche sul below the line, infatti, spadroneggiano le campagne di sensibilizzazione verso malattie diffusissime o al contrario rarissime: campagne istituzionali, ma soprattutto tanti messaggi legati al fundraising, 5 per mille in primis. In alcuni casi i messaggi fanno leva sulla paura di chi li riceve (&#8220;Potrebbe succedere anche a te&#8221;), in altri su malattie misteriose (&#8220;aiuta il bimbo africano a non morire di XYZ&#8221;).</p>
<p>Quotidianamente ci sono personaggi con un camice bianco che con ragionamenti simil-medici supportano le campagne di marketing di prodotti e servizi. In ogni supermercato <a title="L'articolo 'Should Marketing Principles Be Applied to Disease?' del 19 maggio 2009" href="http://thesocietypages.org/socimages/2009/05/19/should-marketing-principles-be-applied-to-disease/" target="_blank">compaiono decine di prodotti</a> che dichiarano di supportare a campagne di lotta contro malattie note oppure fanno leva sulle proprietà benefiche contro disagi diffusi (magari &#8220;in abbinamento con una regolare attività fisica&#8221;).</p>
<p>È uno stile di comunicazione sempre più mainstream, è un modo di comunicare per cui persino gli yogurt assumono proprietà mediche o per cui la possibilità di trovare soluzioni alle malattie più gravi dipende esclusivamente dal nostro contributo volontario. Messaggi tutti mixati tra loro, che puntano tutti sul senso di maggiore attenzione rispetto alla salute, ma offrono poche soluzioni davvero efficaci.</p>
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		<title>Biscotti avvelenati</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 20:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vita in Rete]]></category>

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		<description><![CDATA[I markettari hanno discusso per mesi su quanto risulti &#8220;stupida&#8221; la Cookie directive, che i Paesi devono recepire entro maggio. La posizione più critica è quella di chi vede i cookies come una technicality necessaria per il funzionamento dei siti moderni, sostenendo che sì, magari i grandi operatori Internet hanno un po&#8217; esagerato, ma ormai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I markettari hanno discusso per mesi su quanto <a title="Il video 'The stupid EU cookie law in 2½ minutes' su YouTube" href="http://it.youtube.com/watch?v=arWJA0jVPAc" target="_blank">risulti &#8220;stupida&#8221; la Cookie directive</a>, che i Paesi devono recepire entro maggio. La posizione più critica è quella di chi vede i cookies come una technicality necessaria per il funzionamento dei siti moderni, sostenendo che sì, magari i grandi operatori Internet hanno un po&#8217; esagerato, ma ormai i contenuti personalizzati sono IL Web.</p>
<p>Come spesso accade, l&#8217;Unione Europea ha annunciato una normativa corretta nelle sue linee guida, ma non necessariamente calata nella realtà quotidiana di consumatori e imprese. I confini tra attività lecita e non sono spesso labili: anche ipotizzando di bloccare i servizi (spesso amati dagli utenti) dei grandi operatori, si segano le gambe a forme di comunicazione tra aziende e propri clienti.</p>
<p>Già oggi in molti Stati europei è difficile disegnare piattaforme &#8220;riservate&#8221;: fin quando si è siti pubblici c&#8217;è un po&#8217; di flessibilità e ci sarà anche una volta cancellati i cookie di terzi; quando però si cerca di inserire un messaggio promozionale post-login bisogna fare i conti con i consensi privacy negati magari a cuor leggero dai Clienti. L&#8217;assenza di cookie darebbe il colpo mortale a questi servizi.</p>
<p>L&#8217;alternativa c&#8217;è, ovviamente. Già oggi diversi siti europei includono disclaimer scritti <a title="L'articolo 'Farse in legalese' del 16 settembre 2011" href="http://www.commeurope.com/2011/09/16/farse-in-legalese/" target="_blank">nel solito legalese</a> che in qualche modo servono a chiedere il permesso all&#8217;utente (memorizzandolo su cookie?) per memorizzare cookies sul suo PC. Ora sembra che <a title="L'articolo 'UE, un biscotto più morbido per il Web' del 19 gennaio 2011" href="http://punto-informatico.it/3072930/PI/News/ue-un-biscotto-piu-morbido-web.aspx" target="_blank">finirà come una tempesta nel bicchiere</a>, con gli operatori del settore sempre più convinti che l&#8217;Europa non sappia rapportarsi con l&#8217;industria del Web se non bacchettandola.</p>
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		<title>Vip italiani alle prese con Twitter</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 21:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è a memoria d&#8217;uomo un fenomeno tecnologico che abbia avuto così tanto successo &#8220;pubblico&#8221; tra i personaggi noti di tutto il mondo come Twitter. Non certo MySpace prima o Facebook poi, spesso appaltati a terzi; probabilmente nemmeno la posta elettronica, che è rimasto uno strumento a utilizzo privato e non certo strombazzato. Il vip [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è a memoria d&#8217;uomo un fenomeno tecnologico che abbia avuto così tanto successo &#8220;pubblico&#8221; tra i personaggi noti di tutto il mondo come Twitter. Non certo MySpace prima o Facebook poi, spesso appaltati a terzi; probabilmente nemmeno la posta elettronica, che è rimasto uno strumento a utilizzo privato e non certo strombazzato.</p>
<p>Il vip che usa Twitter invece tiene a far sapere a destra e a manca che &#8220;c&#8217;è&#8221;, che è parte della moda del momento e che in qualche modo ha trovato un modo di parlare con i fans. Dialoghi peraltro piuttosto monchi; la maggior parte si riduce a <a title="L'articolo '“Mi retwitti”? Quando il fan molesta Fiorello, Signorini &amp; Co.' di Maddalena Loy" href="http://www.unita.it/tecnologia/mi-retwitti-la-doppia-vita-br-di-fiorello-signorini-co-1.369474" target="_blank">richieste tipo &#8220;Mi retwitti?&#8221;</a> da parte dei secondi e a un clic sull&#8217;apposito bottone da parte dei primi.</p>
<p>Probabilmente ci saranno utenti di Twitter che trovano piacevole leggere i dettagli privati della vita quotidiana dei personaggi più noti, senza aspettare che escano, magari in luce impropria, sulle riviste scandalistiche; ma la sensazione è che la maggior parte sia lì per poter dire agli amici &#8220;il mio mito è a distanza di @chiocciola&#8221;.</p>
<p>La stragrande maggioranza delle interazioni è rumore che inquina i contenuti, magari (sulla carta?) di valore, che il vip vorrebbe trasmettere ai suoi seguaci. Probabilmente la facilità di poter twittare dal telefono fa sì che i personaggi noti vivano Twitter come una sorta di SMS broadcast, un canale gratuito per gridare al mondo il proprio verbo.</p>
<p>I twittatori più scafati se ne approfittano. Qualcuno si sta costruendo una piccola notorietà tra i peers come <a title="L'intervista a David Di Tivoli di Ida Perri" href="http://www.ninjamarketing.it/2012/02/07/david-di-tivoli-i-vip-si-stocazzano-su-twitter-intervista/" target="_blank">&#8220;brutalizzatore&#8221; dei vip</a> e non è difficile credere che molti ne seguiranno l&#8217;esempio. Come sempre, non c&#8217;è niente di meglio di fare i parassiti delle persone più note per sperare un giorno di poter riflettere di luce propria.</p>
<p>Di usi &#8220;interessanti&#8221; se ne vedono pochi, quasi nessuno. È un mondo in via di costruzione e probabilmente quando la moda sarà passata molti personaggi famosi cambieranno aria. La grande curiosità è di vedere cosa rimarrà di questo enorme innamoramento collettivo, quali saranno le modalità di comunicazione che adotteranno i superstiti.</p>
<div class="feedflare">
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		<title>Il Sanremo del terribile sospetto</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 21:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Mazza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2010 il Festival di Sanremo era sembrato uno specchio della realtà italiana, con gli orchestrali che strappavano gli spartiti e gli operai Fiat di Termini Imerese che reclamavano attenzione; nel 2011 il team di Morandi era ben assortito e in qualche modo la qualità della canzone di Vecchioni aveva rotto il piccolo incantesimo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'articolo 'Il Festival di Sanremo e i segnali del Paese reale' del 21 febbraio 2010" href="http://www.commeurope.com/2010/02/21/il-festival-di-sanremo-e-i-segnali-del-paese-reale/" target="_blank">Nel 2010 il Festival di Sanremo era sembrato</a> uno specchio della realtà italiana, con gli orchestrali che strappavano gli spartiti e gli operai Fiat di Termini Imerese che reclamavano attenzione; <a title="L'articolo 'Sanremo 2011 e il trionfo di Luca e Paolo' del 20 febbraio 2011" href="http://www.commeurope.com/2011/02/20/sanremo-2011-e-il-trionfo-di-luca-e-paolo/" target="_blank">nel 2011 il team di Morandi era ben assortito</a> e in qualche modo la qualità della canzone di Vecchioni aveva rotto il piccolo incantesimo che nel biennio aveva portato i cantanti sardi di Maria De Filippi a vincere, relegando Emma Marrone al secondo posto.</p>
<p>Quest&#8217;anno sarebbe stato facile procedere sullo stesso solco, ma la voglia di cambiamento di Mazzi e Morandi <a title="L'articolo 'Festival di Sanremo 2012 - Edizione perfetta, da 10 e lode' su TVBlog" href="http://www.tvblog.it/post/33005/festival-di-sanremo-2012-commento-finale" target="_blank">ha creato più danni alla manifestazione</a> che vantaggi agli spettatori. La terribile modella versione jena ridens ha fatto rimpiangere persino Rodriguez e Canalis dell&#8217;anno scorso, non a caso richiamate last minute e diventate protagoniste delle cronache; interventi comici imbarazzanti hanno fatto ripensare a Luca e Paolo, anch&#8217;essi ri-tirati fuori ad hoc.</p>
<p>L&#8217;aspettativa irrealistica nei confronti del Festival di Sanremo 2012 probabilmente non era tanto un alto profilo in termini di spettacolo, quanto che l&#8217;evento diventasse il sigillo culturale a un&#8217;Italia improvvisamente cambiata, che comunicasse a noi stessi e al mondo esterno quanto la &#8220;cura Monti&#8221; stesse cambiando in profondità il nostro modo di affrontare il mondo. Ma ora che è finito, il terribile sospetto è che noi Italiani si sia sempre gli stessi, fino in fondo.</p>
<p><a title="L'articolo 'Per capire l’Italia non serve Sanremo' di Luca Conti" href="http://www.pandemia.info/2012/02/19/per-capire-litalia-non-serve-sanremo.html" target="_blank">Per usare le espressioni di Luca</a>, si è visto piuttosto solo come sia stato sancito il «dominio televisivo, guardando schifati programmi tv considerati spazzatura e farne la critica/cronaca su Twitter», visto che il dibattito pubblico non è stato certo diverso nei bar o sui social network: tutto incentrato sulle polemichette di Celentano, sulle provocazioni di Belen, sulle papere di Morandi. Il programma televisivo sarebbe potuto andare in onda 5 anni fa, senza differenze.</p>
<p>Nel segno della continuità, Gianmarco Mazzi che ha visto vincere 3 volte (più un secondo posto) gli Amici di Maria De Filippi, andrà a collaborare proprio con quella trasmissione. Gli altri protagonisti del Festival si spenderanno la notorietà raggiunta, primo tra tutti Papaleo che dopo essere stato per qualche mese l&#8217;idolo dei radical chic ha voluto con questo Festival rimarcare le sue origini più &#8220;pop&#8221;. Rimarrà qualche canzone nelle radio, pur se mediocre.</p>
<p>Probabilmente il prossimo Festival di Sanremo, nel 2013, sarà a ridosso della chiusura della Legislatura e delle nuove Elezioni politiche. Non è difficile immaginare che i germi culturali così forti negli ultimi lustri, apparentemente sopiti nell&#8217;edizione di Sanremo dello scorso anno e pian piano tornati a galla in questo, nel frattempo avranno riconquistato tutta la loro forza. Altro che quel cattivone di Monti, meglio andare appresso ai pifferai magici della TV.</p>
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