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	<title>Cori in tempestaCori in tempesta</title>
	
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		<title>Via D’Amelio, oggetto rosso non era agenda di Borsellino ma parasole per auto</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 19:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di: Giuseppe Pipitone &#8211; 21 maggio 2013 E&#8217; quanto ha accertato la Polizia Scientifica di Roma: quello che poteva sembrare il quaderno scomparso con all&#8217;interno gli appunti del giudice antimafia si è rivelato essere un parasole utilizzato per coprire i resti dell’agente di scorta Emanuela Loi. Un pannello parasole, di quelli di cartone pieghevole utilizzati sulle [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/via-damelio-oggetto-rosso-non-era-agenda-di-borsellino-ma-parasole-per-auto/">Via D’Amelio, oggetto rosso non era agenda di Borsellino ma parasole per auto</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di:<strong> Giuseppe Pipitone &#8211; 21 maggio 2013</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><em><strong>E&#8217; quanto ha accertato la Polizia Scientifica di Roma: quello che poteva sembrare il quaderno scomparso con all&#8217;interno gli appunti del giudice antimafia si è rivelato essere un parasole utilizzato per coprire i resti dell’agente di scorta Emanuela Loi.</strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="borsellino" src="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/05/via-damelio-interna-nuova.jpg?adf349" width="590" height="300" /></p>
<p>Un <strong>pannello parasole</strong>, di quelli di cartone pieghevole utilizzati sulle automobili per riparare il cruscotto dal calore estivo. Solo che questo era di colore rosso e dopo il botto di <strong>via D’Amelio</strong> si era staccato dall’automobile alla quale apparteneva, finendo a brandelli a pochi metri dai resti carbonizzati di<strong> Emanuela Loi</strong>, una dei cinque agenti di scorta che persero la vita insieme a<strong>Paolo Borsellino</strong> il 19 luglio del 1992. Sarebbe questa la macchia rossa individuata nel <span id="more-8626"></span>filmato girato dai vigili del fuoco pochi attimi dopo la deflagrazione della<strong> Fiat 126</strong> a pochi metri del civico 21 di via Mariano D’Amelio.  Quel filmato era da anni agli atti delle varie inchieste della procura di <strong>Caltanissetta</strong>. Pochi giorni fa però era saltato fuori quel particolare: una macchia rossa sull’asfalto, molto simile all’agenda rossa di Borsellino, scomparsa subito dopo la strage. Per molti non c’erano dubbi: era quello il quaderno rosso<br />
in cui Borsellino appuntava le informazioni più delicate di cui era in possesso. La scatola nera della <strong>seconda Repubblica</strong> quindi non si sarebbe trovata nella borsa del giudice, come sostenuto per vent’anni, ma era proprio lì, a pochi metri dai resti delle vittime e inspiegabilmente integra dopo la terribile esplosione. “Se fosse vero sarebbe pazzesco” aveva esclamato a caldo il procuratore di Caltanissetta <strong>Sergio Lari</strong>. “Bisognerebbe capire – aveva continuato il magistrato nisseno – perché nessuno lo ha mai segnalato prima, dato che quel filmato è agli atti dell’inchiesta da anni”.</p>
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<p>Nessuno lo aveva mai segnalato prima perché semplicemente non si trattava assolutamente dell’<strong>agenda rossa</strong> di Borsellino: troppo piccola come dimensioni (meno della metà di una targa di automobile) e straordinariamente integra dopo un botto che fa strage di uomini, distrugge auto e palazzi. E infatti i tecnici della polizia scientifica – come confermato al<em> fattoquotidiano.it</em> da fonti giudiziarie – avevano già appurato che quella piccola macchia rossa a pochi metri da una<strong>Citroen BX</strong> altro non era che una semplice pezzo di un pannello parasole per auto. Un pezzo di cartone senza importanza coinvolto nell’esplosione e sparpagliato sull’asfalto. “Non voglio commentare la notizia errata che ha destato scalpore – ha detto al fattoquotidiano.it Sergio Lari – certo è che la scientifica aveva già ampiamente attenzionato quel filmato. Noi adesso abbiamo chiesto un supplemento d’indagine, ma quella macchia rossa è troppo piccola per essere l’agenda. E oltretutto non si capisce come possa essere rimasta integra. E’ tra l’altro illogico che si trovi lì, a pochi metri dai resti della Loi e parecchio distante da dove è stato rinvenuto il <strong>cadavere</strong> di Borsellino. Se è vero, come ipotizzato, che Borsellino la tenesse sotto braccio quell’agenda sarebbe andata distrutta, e non sarebbe certo rimasta integra, tra l’altro a una ventina di metri da dove si trovava Borsellino”.</p>
<p>Sulla scomparsa dell’agenda rossa era stata aperta un’inchiesta in cui l’unico imputato era l’allora capitano dei carabinieri<strong> Giovanni Arcangioli</strong>. Il militare, filmato mentre si aggira con la valigetta di Borsellino, in via D’Amelio subito dopo l’esplosione è stato assolto dall’accusa di aver rubato l’agenda. Non è riuscito a ricordare con precisione il percorso della valigetta, ma ha ammesso di averla aperta, ricordando che al suo interno vide soltanto un crest (stemma) dei<strong>carabinieri</strong>. Proprio questa mattina il magistrato <strong>Giuseppe Ayala</strong>, tra i primi accorsi in via D’Amelio, è tornato in aula a ricostruire gli attimi successivi alla strage. “Non ricordo – ha detto deponendo al processo Borsellino quater – se ci fossero oggetti rossi sul luogo della strage in via D’Amelio. Ma è anche vero che in quel momento le nostre preoccupazioni ben erano altre”.</p>
<p>Anche<strong> Salvatore Borsellino</strong>, fratello del magistrato ucciso, si è espresso in maniera molto critica riguardo a quel fotogramma che sembrava aver risolto una parte del rebus dell’agenda rossa scomparsa. “Agli agenti sono esplose in mano le <strong>pistole</strong>. Le mani erano ridotte a brandelli e le braccia sono state strappate. I loro corpi erano carbonizzati. Come si può pensare che l’agenda sia rimasta integra? Se volete fare un depistaggio fatelo secondo logica, in maniera che sia credibile e verosimile. Così c’è da vomitare”. Borsellino è<strong> parte civile</strong> nel nuovo procedimento che a Caltanissetta sta processando gli autori delle false dichiarazioni che già negli anni ’90 depistarono le indagini su via D’Amelio. “Nel momento in cui si cerca di arrivare alla verità si solleva l’ennesimo fumo per cercare di confondere le idee. Sono qui per conoscere gli autori del<strong>depistaggio</strong>. Da lì si risale ai mandanti. Mi interessa la sparizione dell’agenda rossa perché è lo snodo di quella <strong>strage</strong> e su quell’agenda si basano i ricatti incrociati che reggono gli equilibri di questa Repubblica. Se viene fatto un depistaggio ci deve essere un motivo”. Le ragioni di quel depistaggio però rimangono ancora oggi oscure. Come del resto rimane ancora senza risposta una domanda fondamentale: che fine ha fatto l’agenda rossa?</p>
<p><strong><em>Twitter: @pipitone87</em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">ilfattoquotidiano.it</a></em></strong></p>
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		<title>Muos, Niscemi resiste ai giochi di guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 16:37:27 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="aligncenter" alt="muos" src="http://www.blogsicilia.it/wp-content/uploads/2013/04/No-Muos6-400x215.jpg" width="590" height="300" /></div>
<div></div>
<div>di: <strong>Manlio Dinucci</strong></div>
<div></div>
<div>La Lockheed Martin – compagnia aerospaziale e di «sicurezza globale» con 120mila dipendenti e vendite nette per 50 miliardi di dollari annui – ha appena consegnato il secondo satellite Muos a Cape Canaveral, da dove sarà lanciato a luglio. Il primo satellite è già operativo dal 2012. L’intera costellazione di quattro satelliti di questo nuovo sistema di comunicazioni della U.S. Navy sarà in orbita entro il 2015. Intanto la General Dymanics – altro gigante dell’industria bellica, con 90mila dipendenti e vendite annue per oltre 30 miliardi di dollari – costruisce le quattro stazioni terrestri del Muos: due in territorio Usa, in Virginia e nelle Hawaii, una in Australia e una in Sicilia. Dotata ciascuna di tre grandi parabole di 18 metri di diametro. La General Dynamics sta fornendo alle forze Usa le prime radio portatili An/Prc-155: degli smart phones per la guerra che, attraverso il Mobile User Objective System ad altissima frequenza, trasmettono in modo criptato, simultaneamente, voce, video e dati in streaming. Con il secondo satellite, il sistema sarà utilizzabile da oltre 20mila degli attuali terminali: successivamente essi saranno sostituiti con i nuovi, che trasmettono una mole di dati 16 volte superiore. Sottomarini e navi da guerra, cacciabombardieri e droni, veicoli militari e reparti terrestri saranno così collegati a un’unica rete di comando e comunicazioni, mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.<span id="more-8617"></span><br />
 Gli strateghi che hanno concepito questa macchina da guerra globale non si sarebbero però mai aspettati che gli abitanti di una cittadina siciliana, Niscemi, avrebbero osato resistere. Quando il progetto Muos viene varato dalla Lockheed nel 2004, è il governo Berlusconi che autorizza segretamente a installare in Sicilia una delle stazioni terrestri. Viene scelta Sigonella, ma uno studio realizzato da una società statunitense avverte che le fortissime emissioni elettromagnetiche delle antenne possono far esplodere gli ordigni presenti nella base. Viene quindi scelta Niscemi, dove c’è già un centro Usa di trasmissioni radio navali con 41 antenne. Il nulla osta viene dato, sempre segretamente, dal governo Prodi e, nel 2007, la Regione Sicilia dà luce verde all’installazione. Non la danno però gli abitanti e il Comune di Niscemi, consapevoli dei danni sanitari delle emissioni elettromagnetiche. Nasce il movimento popolare No Muos che si diffonde anche nei comuni limitrofi e, lo scorso marzo, il nuovo presidente della Regione Rosario Crocetta revoca definitivamente l’autorizzazione per il Muos di Niscemi.<br />
Scatta a questo punto la controffensiva. Le azioni non-violente degli attivisti No Muos vengono duramente represse e condannate dall’ambasciata Usa a Roma e dal ministero italiano della difesa, che porta il Comune di Niscemi innanzi al Tar chiedendo un grosso risarcimento per l’interruzione dei lavori. Mentre si aspetta il responso dell’Istituto superiore di sanità (da cui c’è poco da aspettarsi) e il fisico John Oetting della Hopkins University assicura che le antenne Muos emettono meno radiazioni di un forno a microonde, parlamentari Cinque Stelle, dopo aver visitato l’installazione, garantiscono che «i lavori sono fermi e i parametri mostrati dal console Moore sono al di sotto dei limiti di pericolosità». Dichiarazioni contestate dai manifestanti che, con scritte tipo «No war in Syria» e «Contro il Muos per un Mediterraneo di pace», dimostrano che la loro è anche una resistenza alle politiche di guerra.</div>
<p>FONTE: <a href="http://www.ilmanifesto.it" target="_blank"><strong>IlManifesto.it</strong></a></p>
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		<title>Crisi, non c’è speranza a meno che..</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 16:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di: Marcello Foa Parto dai dati citati da uno dei nuovi blogger del Giornale, l’imprenditore Davide Erba, che in questo post, evidenzia come il risparmio privato degli italiani superi gli 8mila miliardi di euro, una cifra che è pari a 4 volte il debito pubblico italiano. Riprendo un altro post interessante di Maurizio Mazziero, che dimostra come “l’aggiustamento [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/crisi-non-ce-speranza-a-meno-che/">Crisi, non c’è speranza a meno che..</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="debito" src="http://www.finanzainchiaro.it/public/debito_pubblico.jpg" width="590" height="300" /></p>
<p>di: <strong>Marcello Foa</strong></p>
<p>Parto dai dati citati da uno dei nuovi blogger del Giornale, l’imprenditore Davide Erba, che in questo <strong><a href="http://blog.ilgiornale.it/erba/2013/05/16/economia-italiana-una-delle-piu-solide/">post</a></strong>, evidenzia come il risparmio privato degli italiani superi gli 8mila miliardi di euro, una cifra che è pari a 4 volte il debito pubblico italiano.</p>
<p>Riprendo un altro <strong><a href="http://www.capiredavverolacrisi.com/ma-quale-austerita/">post</a> </strong>interessante di Maurizio Mazziero, che dimostra come “l’aggiustamento dei conti pubblici in un quadro di finanze sane” vantato dal governo sia illusorio. I dati di bilancio rivelano che nei primi 3 mesi del 2013 l’Italia il debito pubblico è aumentato di altri 46 miliardi, e se si considera che in tutto il 2012 l’incremento è stato di 81 miliardi, il dato è catastrofico. tanto piû che, sempre nei primi tre mesi, lo Stato ha registrato incassi per 91 miliardi e pagamenti per 105 ovvero non ha tagliato la spesa pubblica che continua a crescere.<span id="more-8606"></span></p>
<p> Dunque, da un lato Erba ci dice che andiamo molto bene, dall’altro Mazziero che andiamo molto male e se considerate anche il mio ultimo<strong> <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/debito-pubblico-litalia-migliore-deuropa-e-non-e-uno-scherzo/" target="_blank">post</a></strong> sulla sostenibilità del debito pubblico, molto lusinghiero per l’Italia, lo smarrimento è d’obbligo.</p>
<p>Oppure no. Già, perché a monte di tutto c’è il fatto che l’Italia<br />
- non è più sovrana, dunque non può applicare liberamente le politiche economiche che ritiene opportune nel proprio interesse<br />
- non stampa più moneta il che ha generato delle tensioni strutturali che sono ben più destabilizzanti di quelle che esistevano quando c’era la lira<br />
- deve rispettare dei parametri – quelli di Maastricht – che sono arbitrari ed economicamente insensati, che sovrastimano l’importanza di certi aspetti e non considerano affatti altri (ad es quelli sulla ricchezza privata o sul debito pubblico implicito).</p>
<p>Insomma: le regole non sono chiare, né trasparenti, né eque e tanto meno liberali. E fino a quando questi equivoci – di fondo – non verranno chiariti non potrà esserci una vera rinascita.</p>
<p>FONTE: <a href="http://blog.ilgiornale.it/foa/" target="_blank"><strong>IlGiornale.it</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/crisi-non-ce-speranza-a-meno-che/">Crisi, non c’è speranza a meno che..</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CoriInTempesta/~4/QTId7iMSkrk" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>L’Europa come una “mamma affettuosa”, secondo Letta</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 10:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Articolo inviato al blog di: Luciano Lago Una doccia fredda per l’Italia. Arrivano dall’ISTAT i dati economici su primo trimestre dell’anno in corso e sono disastrosi, peggiori delle previsioni: “nel primo trimestre del 2013, il Pil italiano &#8211; corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato &#8211; è infatti diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/leuropa-come-una-mamma-affettuosa-secondo-letta/">L’Europa come una “mamma affettuosa”, secondo Letta</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="poverty" src="http://redazione.finanza.com/files/2013/03/poverta-poveri-italia.jpg" width="590" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/collabora-con-noi/" target="_blank">inviato</a> al blog</strong></p>
<p>di: <strong>Luciano Lago</strong></p>
<p>Una doccia fredda per l’Italia. Arrivano dall’ISTAT i dati economici su primo trimestre dell’anno in corso e sono disastrosi, peggiori delle previsioni: “nel primo trimestre del 2013, il Pil italiano &#8211; corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato &#8211; è infatti diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% a confronto con il primo trimestre del 2012. Secondo l&#8217;Istat, che stamani ha diffuso gli ultimi dati aggiornati, la variazione acquisita per il 2013 &#8211; ovvero il risultato nel caso ci sia una variazione nulla fino alla fine dell&#8217;anno &#8211; è pari a -1,5%, mentre nel Documento di economia e finanza 2013 il Governo ha stimato una diminuzione dell&#8217;1,3 per cento.<span id="more-8596"></span></p>
<p> Il calo congiunturale registrato nel primo trimestre dell&#8217;anno é il settimo consecutivo, e segna la peggior striscia negativa dall&#8217;inizio delle serie storiche. Per l&#8217;Istat, «si tratta di una situazione mai verificata a partire dall&#8217;inizio delle serie storiche comparabili, nel primo trimestre del 1990».<br />
In parole povere siamo sull’orlo della bancarotta e stiamo entrando a tutti gli effetti nel vicolo cieco di una economia da paese del terzo mondo: debito alle stelle, tassazione ai massimi livelli, spesa pubblica gonfiata da un enorme apparato di burocrazia parassitaria, necessità per lo Stato (che non dispone di una propria moneta) di ricorrere alle banche estere, alla BCE, al FMI, alla Goldman Sachs, alla JP Morgan per farci finanziare in euro (una moneta straniera) a debito con interessi ai massimi valori di mercato. Logica conseguenza per uno Stato che ha rinunciato alla propria sovranità monetaria per entrare “a mani legate” nella gabbia dell’euro.</p>
<p>In questo contesto abbiamo un presidente della Repubblica (il più anziano in Europa) rieletto forzatamente da una coalizione eterogenea il quale dichiara preoccupato che “siamo sul filo del rasoio con Bruxelles&#8221; per ottenere la fuoriuscita dalla procedura di infrazione per eccesso di deficit.” Avete capito bene: in un momento in cui migliaia di aziende chiudono, decine di imprenditori si suicidano per disperazione, il numero dei disoccupati è arrivato al record di oltre 3 milioni più 2 milioni di precari ed il 39% di giovani senza lavoro (uno su due al sud), di cosa si preoccupa in nostro esimio presidente? Come sempre si preoccupa dell’eurocrazia di Bruxelles e Francoforte, dei mercati e delle agenzie di rating, nessun pensiero alle sofferenze sociali causate dalle politiche dettate dall’eurocrazia e dai suoi fiduciari.</p>
<p>D’altra parte il nuovo presidente del consiglio Gianni/Enrico Letta, nonostante il fallimento evidente delle politiche europee di rigore accettate supinamente da Monti, da Papademos in Grecia, da Mariano Rajoy in Spagna e di tutti gli altri paesi del sud Europa (inclusa la Francia), di ritorno da Bruxelles, ribadendo la sua fede nella sciagurata Unione Europea, dichiara: «Penso che il 90% del nostro lavoro e dell’efficacia del nostro lavoro, se ci riusciremo, è legato alle scelte europee». E poi: «o è l’Europa nel suo complesso che riesce a farsi accettare non come matrigna ma come madre affettuosa, che aiuta e riesce a mettere in campo iniziative concrete viste dai cittadini come un sostegno, o viene a cadere tutto quello che abbiamo costruito in questi anni».</p>
<p>Quindi riepilogando Gianni/Enrico Letta vede nell’Europa (leggi nell’oligarchia europea dei Barroso, dei Van Rumpoy, degli Olly Rehn, dei M. Draghi, ecc..), con grande fiducia, una “mano materna” affettuosa e protesa a “protezione” degli interessi italiani. In pratica Letta ha confessato apertamente che tutte le decisioni che riguardano la politica economica e di bilancio del governo sono al 90% nelle mani dell’eurocrazia, Commissione Europea e BCE in primis. Il presidente Letta ha candidamente dichiarato di aspettarsi un “aiuto materno” dalla mano dell’Europa, forse dalla stessa mano che ha gettato nella miseria e nella disperazione centinaia di migliaia di famiglie in Grecia, ridotte letteralmente alla fame, con malati deceduti per mancanza di medicine e bambini denutriti che svengono a scuola. Situazione dichiarata da un inviato dell’ONU di “emergenza umanitaria”.</p>
<p>Sicuramente la stessa mano che nello spazio di un fine settimana a Cipro ha imposto un prelievo forzoso sui conti correnti bancari dei ciprioti con una decisione inaudita ed invasiva della proprietà privata e della inviolabilità dei risparmi privati, degna dell’Unione Sovietica e come tale stigmatizzata da tutti i commentatori più qualificati. Può essere che Letta ed i suoi compari al governo pensino veramente che la mano della UE in Italia sarà più leggera e magari calzerà un guanto di velluto? Questo Letta dobbiamo consideralo un “ingenuo” o una persona ipocrita ed in mala fede?<br />
Letta vorrebbe far credere che l’Europa e la Germania in particolare vorrà accollarsi i debiti italiani, magari i 12 miliardi di debito della Regione Campania (quelli lasciati da Bassolino), i debiti del dissesto della Sanità pubblica fatti nel Lazio ed in altre regioni, frutto di ruberie, clientelismo e parassitismo, meglio ancora pensa che i tedeschi sarebbero disposti a pagare i 230 milioni che si spendono per il Quirinale (il doppio della monarchia britannica) o per pagare le laute pensioni degli ex consiglieri regionali siciliani e dei manager di stato. Si lo credono davvero ma forse ignorano che in Germania ai dipendenti pubblici sono state tagliate anche le tredicesime. Immaginatevi se questo succedesse anche da noi: scioperi ed agitazioni ad oltranza con i sindacati in piazza. Ci risponderanno i tedeschi con il gesto dell’ombrello: “Verkaufen Sie Ihr italienisches Erbe“ Italiani vendetevi il vostro patrimonio perché siete ricchi più di noi.</p>
<p>Mai si poteva supporre un linguaggio più ipocrita e falso da questi personaggi politici che dovrebbero garantire gli interessi del nostro paese e che sono stati invece nominati a prescindere dalla volontà dei cittadini (meno che mai dalle volontà degli elettori ) per cooptazione diretta dei potentati finanziari che determinano le scelte in sede europea. Non per nulla Enrico Letta è membro dei club esclusivi dell’elite finanziaria internazionale, come l’Aspen Institute, o come la Trilateral Commision, si è portato dietro nel governo una signora come la Bonino la quale, pur avendo lo 0,01% dei consensi, gode di forti appoggi e “raccomandazioni” negli stessi club internazionali ai quali è iscritto il Letta, per non parlare del Saccomanni, eminenza grigia della Banca d’Italia, garante dei poteri bancari e del signoraggio sulla moneta.</p>
<p>Questi politici “camerieri” dei poteri finanziari continuano a falsare i termini della questione parlando di “Europa” come se questa debba per forza identificarsi con quell’oligarchia tecno finanziaria europea che di fatto è subordinata agli interessi della grande finanza sovranazionale e che opera per garantire i profitti di questa a discapito dei popoli europei ai quali viene sottratto il risparmio accumulato, il lavoro, i diritti conquistati in anni di lotte e le prospettive di futuro.</p>
<p>Quello che è peggio si rifiutano di accettare la realtà del disastro clamoroso ed evidente delle politiche dell’eurocrazia di Bruxelles che hanno portato recessione, miseria e perdita di milioni di posti di lavoro a vantaggio esclusivo dei poteri finanziari e dello stato più forte, la Germania, che, profittando dell’euro, è riuscito ad accumulare in 10 anni più di 10 miliardi di surplus commerciale, in buona parte sottratto agli altri partner europei.</p>
<p>Per mascherare i fallimenti di queste politiche i personaggi al governo alzano delle cortine fumogene quali il debito pubblico (del tutto impagabile), l’evasione fiscale, la spesa pubblica eccessiva, ecc. Tutto studiato per far arrivare un senso di colpa ai cittadini per aver vissuto “al di sopra delle loro possibilità”. Il debito (dicono) lo hanno accumulato loro, i cittadini,i dipendenti pubblici, le piccole imprese, gli artigiani mentre le banche no, i politici meno che mai, le burocrazie clientelari e le lobby del potere pubblico (magistrati, gran commissis, manager pubblici) sono fuori da ogni sospetto.</p>
<p>Neanche pensano di porre in discussione i vincoli di bilancio supinamente accettati con i trattati capestro e tanto meno l’obbligo di corrispondere al MES (fondo di stabilità monetaria) la stratosferica cifra di 125 miliardi per rimpinguare la cassaforte dell’eurocrazia, al contrario continuano a ripeterci che quella “è la loro Bibbia” (parole testuali dell’ex ministro Grilli e confermate dal successore Saccomanno che anzi ha provveduto ultimamente a “rassicurare” i componenti dell’Eurogruppo).In pratica continueranno la politica di Monti.</p>
<p>I cittadini italiani, come quelli spagnoli, portoghesi o irlandesi, potrebbero iniziare a chiedersi chi mai ha eletto o ha dato mandato a questi membri dell’eurocrazia di decidere della loro vita, dei loro diritti, del loro risparmio, della propria possibilità di futuro, per quali meccanismi questi personaggi come i Van Rumpuy o i Barroso si sono arrogati il potere di decidere in nome e per conto dei popoli ed a quali interessi facciano riferimento. In Francia per la verità iniziano a chiederselo è la risposta di una buona parte dei francesi è quella di dire basta con questa Europa alla quale seguirà un referendum popolare (notizia ignorata dai media italiani).</p>
<p>La verità inizia però ad emergere perché, nonostante tutte le asserzioni, le menzogne dei media, la complicità della TV, in Europa inizia a farsi strada la sensazione del grande inganno dell’euro e del fallimento delle politiche di austerità. Questo succede in Spagna, in Portogallo ed ora anche in Francia, il paese più influente ove ci saranno serie conseguenze se verranno messi in discussione i trattati capestro che hanno legato le mani ai governi e sottratto la sovranità: Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il MES.</p>
<p>I servizievoli fiduciari dell’eurocrazia possono continuare con le loro narrazioni evocative di “mamma Europa” ma i cittadini iniziano a comprendere la verità sulla loro pelle: che non ci sarà nessuna mamma europea a voler pagare i debiti ma piuttosto che gli eurocrati stanno mettendo sul lastrico i popoli per far ingrassare le grandi banche e le strutture finanziarie come la Goldman Sachs che , guarda caso, ha raddoppiato i profitti nonostante la crisi.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-04-16/goldman-sachs-chiude-primo-141353.shtml?uuid=Ab8ZZknH" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-04-16/goldman-sachs-chiude-primo-141353.shtml?uuid=Ab8ZZknH</a></strong><br />
<strong> <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-15/italia-ancora-trimestre-2012-102214.shtml?uuid=AbH1Q1vH" target="_blank">http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-15/italia-ancora-trimestre-2012-102214.shtml?uuid=AbH1Q1vH</a></strong><br />
<strong> <a href="http://www.euractiv.fr/institutions/marine-le-pen-reclame-un-referendum-sur-la-sortie-de-lue-18318.html" target="_blank">http://www.euractiv.fr/institutions/marine-le-pen-reclame-un-referendum-sur-la-sortie-de-lue-18318.html</a></strong></p>
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		<title>Luttwak 1996: “L’Italia? meglio senza Euro”</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 16:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ecco un Edward Luttwak profetico. Nel 1996 prevedeva il disastro: l&#8217;Europa di Maastricht, l&#8217;Euro, la follia dell&#8217;austerity di Mario Monti. 17 anni dopo, è attuale. 14 ottobre 1996 &#8211; Corriere Economia &#8211; PROFEZIE . LUTTWAK CRITICA GLI ESTREMISTI MONETARI: &#8220;PROVOCHERANNO UN MASSACRO &#8220; di: Riccardo Orizio. «Finirà come nel 1940. Allora l&#8217;Italia non aveva alcuna [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/luttwak-1996-litalia-meglio-senza-euro/">Luttwak 1996: &#8220;L&#8217;Italia? meglio senza Euro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="aligncenter" alt="LUTTWAK" src="http://megachip.globalist.it/QFC/NEWS_135803.jpg" width="590" height="300" /></div>
<div></div>
<div><em><strong>Ecco un Edward Luttwak profetico. Nel 1996 prevedeva il disastro: l&#8217;Europa di Maastricht, l&#8217;Euro, la follia dell&#8217;austerity di Mario Monti. 17 anni dopo, è attuale.</strong></em></div>
<div></div>
<div>14 ottobre 1996 &#8211; Corriere Economia &#8211; PROFEZIE . LUTTWAK CRITICA GLI ESTREMISTI MONETARI: &#8220;PROVOCHERANNO UN MASSACRO &#8220;</div>
<p><b>di: Riccardo Orizio</b>.</p>
<div>
<blockquote><p>«Finirà come nel 1940. Allora l&#8217;Italia non aveva alcuna convenienza ad entrare in guerra, ma l&#8217;istinto del gregge fece sì che Mussolini, che pure l&#8217;aveva intuito, facesse questo errore. Si diceva: tutte le potenze mondiali entrano nel conflitto, perché noi dobbiamo starne fuori? Siamo forse di serie B? E così l&#8217;Italia commise un grande errore. <b>Maastricht </b>è paragonabile a quel momento storico: sarà un massacro e <b>l&#8217;Italia, per paura di finire come la Grecia e perdere la faccia, andrà al massacro economico programmato dagli estremisti ai quali avete affidato l&#8217;unificazione monetaria</b>. D&#8217;altra parte, nella loro storia gli europei si sono sempre fatti travolgere da tragiche passioni concettuali».<span id="more-8582"></span></p></blockquote>
<p> Edward Luttwak, il politologo e superconsulente americano che da alcuni anni si è assunto il ruolo di &#8220;Grillo parlante&#8221; straniero della realtà italiana, è convinto di «parlare al vento».<br />
«Tanto, queste sono profezie che non vengono mai ascoltate dai diretti interessati». E aggiunge: «Ma perché voi italiani continuate a lamentarvi della possibilità di restare fuori dalla moneta unica come la Grecia e invece non dite &#8220;come la Svizzera&#8221;?».</p>
</div>
<p>Luttwak ha un&#8217;idea precisa: la moneta unica europea va bene, purché sia gestita come il dollaro. Cioè da una<b>banca centrale indipendente, ma non ossessionata dal pericolo inflazione</b> come la Bundesbank.</p>
<div>
<blockquote><p>«L&#8217;Unione europea fa un ottimo lavoro quando si esercita in negativo, cioè quando elimina dazi, differenze legislative o dogane. Ma nell&#8217;azione in positivo la Ue è un disastro. Basta pensare agli aiuti all&#8217;agricoltura. Lo stesso vale per la moneta unica».</p></blockquote>
<p>Il dilemma che sta alla base di questo dibattito è quello tra un&#8217;economia dominata da una moneta forte, anzi fortissima, blindata anche a costo di avere una disoccupazione alta e una produzione industriale congelata, e un&#8217;economia dove un po&#8217; di inflazione è tollerata in nome della necessità di posti di lavoro.<br />
Luttwak, che oggi è consulente del ministero del Tesoro giapponese oltre che di molte grandi corporation nipponiche, ricorda che <em><em><br />
</em></em></p>
<blockquote><p>«da noi, negli Stati Uniti, quando arriva la notizia che il dollaro va male i businessmen festeggiano. E se la Federal Reserve si comportasse come la Bundesbank, governo e business community ne chiederebbero l&#8217;abolizione. In Europa rischiate di farvi governare da estremisti monetari. L&#8217;economia globale è già in tempi di deflazione e loro non sono ancora contenti. È come se qualcuno, mentre la temperatura scende e si avvicina l&#8217;inverno, inserisse l&#8217;aria condizionata al massimo in nome dei benefici dell&#8217;aria fresca».</p></blockquote>
</div>
<div>Consulente a più riprese della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato, considerato vicino alla destra americana, uomo poliglotta (è un ebreo della Transilvania la cui famiglia ha vissuto molti anni a Milano) e poliedrico, Luttwak ama provocare. E oggi parla di «cretino orgoglio monetario».</div>
<blockquote>
<div>«Ma cosa avete voi italiani da guadagnarci ad entrare nell&#8217;Europa monetaria tra i primi? Non vi serve una moneta fortissima unita a una disoccupazione alta, perché i vostri investimenti all&#8217;estero non sono una cosa rilevante. Voi dovete esportare e produrre. Il 30 per cento del vostro export va fuori dall&#8217;Unione europea. Invece vi fate condizionare dai banchieri centrali, che sono come gli esorcisti: vedono il diavolo, in questo caso l&#8217;inflazione, dappertutto. <b>Le prediche di Mario Monti piacciono molto perché sembrano dare una base logica a quello che è un istinto solo irrazionale</b>».</div>
</blockquote>
<div>In Italia per una serie di conferenze, Luttwak fa una<b>previsione catastrofica</b>:</p>
<blockquote><p>«L&#8217;Italia riuscirà ad entrare nell&#8217;Euro perché Francia e Germania sono pronte ad accettare anche i trucchi statistici pur di aprirvi la porta. Vi accetteranno turandosi il naso e imponendo un rapporto Lira-Euro molto svantaggioso. E basta vedere cosa sta già succedendo in Francia per capire quale prezzo vi faranno pagare: anche i panettieri sono in crisi, l&#8217;economia più che rallentare è nel <i>rigor mortis</i>. L&#8217;Euro sarà come il franco svizzero: tutti lo vorranno comprare, tutti vi vorranno investire e tutti vorranno depositare nelle banche legate all&#8217;Euro. Seguirete tutti l&#8217;esempio dell&#8217;Olanda, che è <b>al servizio della Bundesbank e del sistema Germania</b>».</p></blockquote>
</div>
<div>A dir la verità , anche in Germania l&#8217;opinione pubblica non è tenera nei confronti della moneta unica e dell&#8217;Europa. Anzi, c&#8217;è la sensazione che più si avvicina il momento della verità e più gli elettori di Helmut Kohl siano impauriti dal progetto del loro cancelliere. «Sì &#8211; risponde Luttwak &#8211; ma per la Germania ha senso presidiare un&#8217;Europa a moneta forte. La Bmw viene a produrre in America dove il costo del lavoro è infinitamente più basso di quello tedesco e poi riesporta in Europa le sue automobili. Anche alla Spagna conviene l&#8217;Euro, nonostante la disoccupazione. Ma l&#8217;Italia è un caso diverso».<br />
Quindi lo scenario è senza speranze? Luttwak sorride e risponde: «No, ce la farete. Perché verrete espulsi dall&#8217;Euro. E allora tornerete competitivi».</div>
<p>Fonte: <i>Corriere della Sera</i>, 14 ottobre 1996.</p>
<p>Link: <strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/14/Italia_Stara_meglio_senza_Euro_co_0_9610143669.shtml">http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/14/Italia_Stara</a></strong></p>
<p>FONTE:<strong><a href="http://megachip.globalist.it/">http://megachip.globalist.it</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/luttwak-1996-litalia-meglio-senza-euro/">Luttwak 1996: &#8220;L&#8217;Italia? meglio senza Euro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CoriInTempesta/~4/Q16FBYnoF_k" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>La Difesa e il missile verso il nulla, sono pazzi questi generali?</title>
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		<comments>http://coriintempesta.altervista.org/blog/la-difesa-e-il-missile-verso-il-nulla-sono-pazzi-questi-generali/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 May 2013 10:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Aeronautica]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro della difesa]]></category>
		<category><![CDATA[missili]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di: Toni De Marchi Aviation Week &#38; Space Technology è la più importante rivista mondiale del settore dell’aeronautica e della difesa. Una fonte autorevole, come si dice. Il personaggio citato in un recente articolo, il segretario generale della Difesa generale di squadra aerea Claudio Debertolis, lo è ancor più, autorevole. Ebbene, secondo la rivista statunitense, il nostro tristellato generale [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/la-difesa-e-il-missile-verso-il-nulla-sono-pazzi-questi-generali/">La Difesa e il missile verso il nulla, sono pazzi questi generali?</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="missili" src="http://www.lockheedmartin.com/content/dam/lockheed/data/mfc/video/medium-extended-air-defense-system-meads/mfc-meads-video-01-m.jpg" width="590" height="300" /></p>
<p>di: <strong>Toni De Marchi</strong></p>
<p><em>Aviation Week &amp; Space Technology</em> è la più importante rivista mondiale del settore <strong>dell’aeronautica e della difesa</strong>. Una fonte autorevole, come si dice. Il personaggio citato in un recente articolo, il segretario generale della Difesa generale di squadra aerea<strong> Claudio Debertolis</strong>, lo è ancor più, autorevole. Ebbene,<strong> <a href="http://www.aviationweek.com/Article.aspx?id=/article-xml/asd_05_15_2013_p01-01-578951.xml&amp;p=1" target="_blank">secondo la rivista statunitense</a></strong>, il nostro tristellato generale vorrebbe acquistare (con i soldi degli italiani, non i suoi) almeno una batteria di missili MEADS “per la difesa di Roma”.</p>
<p>La notizia sarebbe in sé trascurabile, se non fosse che <strong>il missile MEADS non esiste</strong>. O meglio, come lo ha <strong><a href="http://www.dodbuzz.com/2013/03/26/missile-to-nowhere-survives/" target="_blank">definito la senatrice repubblicana Kelly Ayotte</a></strong>, è un “<strong>missile to nowhere</strong>”, un missile verso il nulla (per inciso, la Ayotte non è una pacifista, anzi è una sostenitrice pura e dura del diritto di portare armi: due settimane fa ha rifiutato di incontrare la vedova di un uomo ucciso in una sparatoria, per dire).</p>
<p> Il MEADS è un missile verso il nulla per la semplice ragione che gli statunitensi hanno deciso di <strong>sospenderne tutti i finanziamenti</strong> e il programma cesserà di esistere dopo l’ultimo lancio di prova nella seconda metà di quest’anno. Lasciando gli italiani e i tedeschi, co-finanziatori del progetto, con il cerino in mano.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/10/meads-ovvero-come-buttare-miliardi-e-vivere-felici/466280/" target="_self">Come ho già scritto qualche tempo fa</a></strong>, il progetto è già costato circa<strong> 4 miliardi di dollari</strong> (oltre mezzo miliardo a carico dell’Italia) ed è <strong>in ritardo di un quindicina di anni</strong> rispetto alla tabella di marcia. A febbraio gli Stati Uniti <strong><a href="http://thehill.com/blogs/congress-blog/economy-a-budget/296413-missiles-to-nowhere" target="_blank">hanno stanziato gli ultimi 381 milioni di dollari </a></strong>per completare l’attuale fase di sviluppo ed evitare di dover pagare le penalità per la fuoriuscita anticipata dal progetto.</p>
<p>E mentre gli Usa se ne vanno e i tedeschi hanno già detto che comunque non intendono comperare il missile, cosa vuol fare il generale Debertolis? Acquistarne una batteria<strong> per difendere Roma</strong>.</p>
<p>Persino l’articolista di<em> Aviation Week</em> si sorprende della proposta “nonostante i piani di austerità decisi dai politici italiani”. Se mai dovesse trovare qualcuno nel governo o nel Parlamento disposto ad assecondarla, la bizzarra idea del potentissimo responsabile degli approvvigionamenti della Difesa italiana, farebbe infatti di questa solitaria batteria <strong>il missile più costoso della storia</strong>.</p>
<p>Perché, a parte i quattro miliardi già spesi, dovremmo buttare nella voragine svariate<strong> altre centinaia di milioni</strong>. Molti elementi del MEADS non sono infatti ancora completamente sviluppati. Persino il radar MFCR, considerato l’elemento più importante del progetto, viene definito dal rapporto <em>Assessments of Selected Weapon Programs 2013</em> del Government Accountability Office statunitense soltanto un “prototipo a basso costo con solo il 50 per cento delle componenti attive di trasmissione e ricezione” .</p>
<p>L’articolo della rivista americana sostiene che Debertolis e la Lockheed (sempre lei!), sperano di coinvolgere nella prosecuzione del progetto la Polonia e forse il Giappone. Al momento non vi sono notizie che confermino queste intenzioni, se non una generica dichiarazione alla rivista di un dirigente della Lockheed stessa. Ma, al di là del fatto che comunque <strong>non si sa quanto costerebbe l’ulteriore sviluppo del MEADS</strong> (finora gli Usa vi avevano contribuito per il 58%, noi per il 17 e la Germania per il restante 25), c’è il piccolo dettaglio che <strong>l’Italia ha già un missile in servizio</strong>che ha le stesse capacità del sistema trinazionale. Capacità effettive, non futuribili. Basato sul missile italo-francese <strong>Aster</strong>, è già operativo in Francia, Italia, Gran Bretagna, Singapore, Arabia Saudita. All’inizio dello scorso marzo, l’arma è stata <strong><a href="http://www.ncia.nato.int/news/Pages/130312-BMD.aspx" target="_blank">la prima a ottenere la certificazione NATO</a></strong> per il cosiddetto <em>Interim Ballistic Missile Defence</em>, intercettando un bersaglio simulante un missile balistico tattico. Anche a seguito di questo test, la Francia ha deciso di proseguire lo sviluppo della versione NT dell’Aster (capace di intercettare missili balistici a più lunga gittata) e successivamente del cosiddetto Block 2, ancora più performante.</p>
<p>Né Debertolis, né il Ministero della Difesa hanno smentito la rivista statunitense. Dunque dobbiamo ritenere che la folle idea del generale sia condivisa. Ma finora nessuno ha chiarito perché <strong>il missile verso il nulla</strong> debba essere realizzato. Conoscendo le singolari dinamiche delle rivalità tra le Forze armate italiane, l’unica ragione che vedo in questa ostinazione è che l’Aeronautica militare (a cui il MEADS avrebbe dovuto essere destinato) vuole <strong>un missile diverso da quello che è già in servizio nell’Esercito</strong>. Ma questa non sarebbe una ragione, sarebbe pura e semplice pazzia. E lo sarebbe anche se non avessimo un’economia in recessione da sette trimestri, o se avessimo i soldi (ma non li abbiamo) per pagare la cassa integrazione straordinaria agli operai senza lavoro. O anziché quattrocento generali ne avessimo soltanto cento.</p>
<p>FONTE:  <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/tdemarchi/" target="_blank">Il Fatto Quotidiano - Blog di Toni De Marchi</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/la-difesa-e-il-missile-verso-il-nulla-sono-pazzi-questi-generali/">La Difesa e il missile verso il nulla, sono pazzi questi generali?</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CoriInTempesta/~4/YlLZHsmd7-M" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Eni, lo Stato italiano è in minoranza</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 18:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le azioni dei fondi d’investimento anglofoni sono superiori a quelle del Tesoro e della CDP. Il pericolo di un assorbimento da parte di compagnie concorrenti tipo la Exxon. Venduta tutta la quota della Snam di: Andrea Angelini Enrico Mattei si starà rivoltando nella tomba. Nella “sua Eni, sua nel senso di creata da lui, le quote [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/eni-lo-stato-italiano-e-in-minoranza/">Eni, lo Stato italiano è in minoranza</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="mattei" src="http://www.panorama.it/images/cultura/n/16881449-1/Enrico-Mattei-un-fumetto-per-conoscere-e-non-dimenticare_h_partb.jpg" width="590" height="300" /></p>
<p><em><strong>Le azioni dei fondi d’investimento anglofoni sono superiori a quelle del Tesoro e della CDP. Il pericolo di un assorbimento da parte di compagnie concorrenti tipo la Exxon. Venduta tutta la quota della Snam</strong></em></p>
<p>di: <strong>Andrea Angelini</strong></p>
<p>Enrico Mattei si starà rivoltando nella tomba. Nella “sua Eni, sua nel senso di creata da lui, le quote dell’azionista pubblico (30,10%) sono ormai inferiori a quelle (30,98%) dei fondi di investimento privati. Non si tratta quindi dei piccoli azionisti che si limitano ogni anno ad incassare il dividendo ma di tutti quei grandi investitori che prima dell’assemblea dei soci convocata per approvare il bilancio e per votare altre decisioni prese dal consiglio di amministrazione, escono allo scoperto e depositano le azioni presso le banche in maniera tale che si possano contare. L’avvenimento, seppure sia stato passato senza troppi clamori sulla stampa, rappresenta una svolta epocale che potrebbe preludere ad un passaggio di proprietà di quella che era e continua ad essere un gioiello dell’industria pubblica. Un’azienda che opera in tutto il mondo e che ha funzionato molto spesso come un vero e proprio Ministero degli Esteri. Una seconda Farnesina in grado di contare più dell’originale e di aprire ad altre aziende italiane, pubbliche e private, le porte di molti Paesi che, senza l’apporto del gas e del petrolio, sarebbero rimaste impenetrabili.<span id="more-8577"></span><br />
 Attualmente la Cassa Depositi e Prestiti controlla il 25,76% dell’Eni mentre il Tesoro (che controlla il 70% della CDP) ne controlla il 4,34%. Il totale rappresenta un 30,10% del capitale totale. Una cifra che, da quando negli anni novanta fu messo sul mercato il 70% circa delle azioni, che erano in mano al Tesoro, è stata sufficiente per mantenere allo Stato il controllo dell’Eni e soprattutto la possibilità di indirizzarne la gestione e le politiche internazionali. Tutti ricordano come l’Eni, sia con Prodi che con Berlusconi, abbia stabilito rapporti strettissimi con la Russia di Vladimir Putin. Legami che hanno permesso non solo la firma sugli accordi di fornitura di gas all’Italia fino al 2040, a prezzi favorevoli, ma anche la partecipazione dell’Eni al progetto del gasdotto South Stream che dalla Russia, attraverso il Mar Nero e i Balcani arriverà in Italia con una seconda diramazione che punterà sullo snodo strategico europeo del gas a Baumgarten in Austria. Una scelta che riflette l’importanza maggiore che il gas assumerà nei prossimi anni, destinato come sarà a sostituire progressivamente il petrolio. Una scelta, quella del canale preferenziale con la Russia, che poi ha avuto un riflesso nell’accordo a tre tra Italia, Russia e Libia, che non è stato apprezzato dagli “atlantici” anglofoni che da tempo accarezzano l’idea di circondare la Russia da Sud. Da qui il golpe contro Gheddafi e l’intervento contro la Libia per dare un nuovo assetto al Mediterraneo con l’abbattimento dei governi “laici” e la loro sostituzione con governi islamico “moderati”, meno moderni e meno pericolosi per Israele.<br />
Una ostilità, quella verso l’Eni, che ha radici antiche, nata e sviluppatasi quando Mattei rompeva il monopolio delle Sette Sorelle anglo-americane e delle compagnie francesi e stabiliva rapporti strettissimi con i Paesi produttori grazie ad un approccio non colonialista e con accordi economici molto vantaggiosi economicamente per loro. Una peculiarità che nel novembre 1962 armò la mano dei killer che misero una bomba a bordo dell’aereo del presidente dell’Eni che esplose in volo precipitando a Bascapé. Una ostilità “politica” che è divenuta poi anche economica quando l’Eni ha cominciato a scalare la classifica delle prime compagnie petrolifere del mondo ed è apparso chiaro che la sua forza derivava anche dall’essere l’unica major globale presente in tutte le fasi della filiera produttiva, sia del petrolio che del gas. Insomma, dal momento della ricerca dei giacimenti fino alla vendita al cliente, l’Eni è sempre presente, senza che questo possa aver pregiudicato la sua efficienza.<br />
All’assemblea della scorsa settimana non ci sono stati particolari problemi. Il bilancio è stato approvato e con esso la percentuale di utile da destinare al dividendo. Eccessivi problemi non ci sono stati nemmeno sulle retribuzioni dei dirigenti che in questa fase, con la recessione in corso e con la povertà in aumento, costituiscono un invito a nozze per quanti, dando l’idea di voler cavalcare il populismo, vogliono mettere invece sotto accusa quei manager che hanno supportato la politica di attenzione verso la Russia. Il fatto eclatante è invece questa presenza di fondi di investimento, per lo più anglofoni, che potrebbe preludere ad un tentativo di scalata del gruppo e ad una messa in minoranza della quota azionaria del Tesoro. Con la possibilità che una volta controllata dagli anglofoni, l’Eni possa divenire una succursale di società concorrenti come la statunitense Exxon. A quel punto, sarebbe a rischio anche la stessa domiciliazione dell’Eni in Italia. Una domiciliazione che, giustificata dall’Italia, in nome dell’interesse nazionale, è stata contestata anche dalla Commissione europea che ha sostenuto come essa sia un ostacolo al “libero” manifestarsi del cosiddetto Libero Mercato che non vuole barriere rappresentate dagli Stati nazionali. Per ora i fondi anglofoni si limiteranno ad incassare i dividendi. In seguito si vedrà visto che oltre Atlantico hanno la grande prerogativa di poter stampare a piacere dollari (ossia carta straccia) da utilizzare poi per comprare ricchezza reale. Quindi il controllo dell’Eni. E il Tesoro Usa e la Federal Reserve non avrebbero nulla da obiettare. Anzi.<br />
C’è poi da segnalare la questione della Snam che nell’ultima settimana ha subito una significativa svolta. La Snam, controllata fino al 2011 dall’Eni con una quota poco più alta del 50%, è la società che controlla la rete di distribuzione del gas. Un controllo per il quale vale il discorso precedente della filiera produttiva. Da tempo la Commissione europea e i concorrenti dell’Eni facevano pressioni affinché l’Eni vendesse la quota in Snam per realizzare un gestore indipendente che offrisse l’utilizzo della rete a tutti gli operatori del gas e a pari opportunità di accesso. Un’azionista Usa di Eni, il presidente del fondo Knight Winke, mentre infuriava la speculazione di Wall Street contro i nostri Btp, candidamente affermò che per i “mercati finanziari” la privatizzazione della Snam era più importante” della riduzione del debito pubblico. Detto e fatto. A cavallo del 2011-2012, Eni ha trasferito alla Cassa Depositi e Prestiti il 25% di Snam. Un 5% è stato venduto al mercato nel luglio 2012 e un 8,5% nel gennaio scorso, attraverso la vendita di titoli convertibili in tali azioni. Giorni fa è stato ceduto l’11,7% residuo. In altre parole Eni ha di fatto ceduto tutta la sua quota del  50,2% di Snam che è quello che volevano i concorrenti esteri.</p>
<p>FONTE: <a href="http://rinascita.eu/" target="_blank"><strong>Rinascita.eu</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/eni-lo-stato-italiano-e-in-minoranza/">Eni, lo Stato italiano è in minoranza</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CoriInTempesta/~4/cPKyBoWwigA" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Sigonella: marines in Sicilia per la Libia, prossimo Iraq</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 16:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di: Toni De Marchi L’arrivo a Sigonella degli Osprey, quelle strane macchine volanti che non sono né aerei, né elicotteri, ha suscitato giustamente emozione e un po’ di sconcerto. Sono un pessimo segnale di quello che si sta preparando alle porte di casa nostra, in Libia certamente ma anche altrove in quel calderone ribollente che è oggi il nord Africa. Con gli [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/sigonella-marines-in-sicilia-per-la-libia-prossimo-iraq/">Sigonella: marines in Sicilia per la Libia, prossimo Iraq</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="helicopter" src="http://www.guncopter.com/images/mv-22-osprey.jpg" width="590" height="300" /></p>
<p>di: <strong>Toni De Marchi</strong></p>
<p>L’arrivo a <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/14/libia-usa-spostano-500-marine-dalla-spagna-a-sigonella/593292/" target="_self">Sigonella degli <em>Osprey</em>, quelle strane macchine volanti</a></strong> che non sono né aerei, né elicotteri, ha suscitato giustamente emozione e un po’ di sconcerto. Sono un pessimo segnale di quello che si sta preparando<strong> alle porte di casa nostra</strong>, in <strong>Libia</strong> certamente ma anche altrove in quel calderone ribollente che è oggi il nord Africa.</p>
<p>Con gli Osprey del <em>Marine Medium Tiltrotor Squadron 365</em> sono arrivati anche alcuni Marine del<strong>Special-Purpose Marine Air-Ground Task Force, Crisis Response (SP-MAGTF CR)</strong>. Un’unità trasferitasi all’inizio di aprile dagli Usa alla base aerea spagnola di Moron de la Frontera per servire da unità di intervento immediato per l’Africa Command statunitense. <span id="more-8570"></span></p>
<p> La<strong> parola chiave</strong> che spiega i compiti di questa unità è <em>Crisis Response</em>. In pratica un reparto di pronto impiego da spedire dove ve ne fosse bisogno con un preavviso minimo. Lo spostamento dalla base spagnola a quella siciliana è un segnale indiscutibile che Washington si attende a breve un’<strong>esplosione di violenza</strong> nella vicina Libia, tale da dover richiedere un intervento muscoloso, in una prima fase probabilmente per una cosiddetta NEO (Non-combatant Evacuation Operation) per poter procedere all’evacuazione di civili dal Paese. Poi, non si sa.</p>
<p>L’area sta diventando un <strong>focolaio </strong>che rischia di incendiare tutta la<strong> sponda sud del Mediterraneo</strong>. Il Mali è lì a due passi, al-Qaida del Maghreb Islamico è attiva e forte in tutta la zona, e la frantumazione della Libia dopo i bombardamenti “salvifici” di due anni fa sta provocando una situazione di totale ingovernabilità.</p>
<p>Un<strong> Iraq </strong>alle porte di casa. Questa sta diventando la Libia dopo la “vittoriosa” guerra cominciata due anni fa, che davamo per “vinta” (ma da chi?) e che solo oggi sta mostrando il suo vero volto. D’altronde anche i lunghi anni della campagna irachena cominciarono così: con l’annuncio della<strong>vittoria da parte di Bush figlio</strong> dalla coperta della portaerei <strong>Abraham Lincoln</strong>. <em>Mission accomplished</em>. Era il primo maggio 2003. Quando gli americani si ritirarono, otto anni dopo, avevano lasciato sul terreno più di<strong> 4 mila morti, oltre 32 mila feriti</strong>, senza contare le vittime civili che nessuno sa quante siano davvero, certamente più di centomila, forse duecento.  E i morti italiani, inglesi, i contractors. <em>Mission accomplished</em>.</p>
<p>C’è stata parecchia confusione in questi giorni sull’entità della dei militari dello US Marine Corps basati a Sigonella e sulla loro missione. Perché in effetti a Sigonella è di stanza da tempo una <strong>SP-MAGTF 13</strong> composta da circa 180 uomini. Si tratta di un’unità composita, non permanente, che viene costituita di volta in volta con personale dei Marine appartenenti alla riserva. Quella attuale è<strong> <a href="http://www.marforaf.marines.mil/News/NewsArticleDisplay/tabid/5697/Article/137970/sp-magtf-africa-13-arrives-in-italy-prepares-for-africa.aspx" target="_blank">diventata operativa nella base siciliana il 10 gennaio 2013</a></strong> (il numero della denominazione indica l’anno di attivazione, ci sono state anche una SP-MAGTF 11, una 12.1, una 12.2, eccetera). La sua missione non è però di pronto intervento ma ha compiti di<strong> addestramento e cooperazione </strong>con le forze armate di vari Paesi africani<strong>.</strong> È stata recentemente in Burundi, Ghana, Senegal, e altrove.</p>
<p>Tutta un’altra storia quella della <strong>SP-MAGTF CR</strong>, che a dispetto del nome quasi identico è un’unità combattente destinata a compiere <strong>azioni offensive in situazioni di conflitto</strong> anche ad alta intensità. <em>Crisis response</em>, pronto intervento. <strong><a href="http://www.liveleak.com/view?i=dc5_1368338673" target="_blank">Secondo fonti di stampa</a></strong> questa unità è stata schierata in Moron de la Frontera all’inizio di aprile sulla base di un’autorizzazione di un anno concessa dal Governo spagnolo. I nuovi marines di Sigonella non sono <strong>cinquecento</strong>, come è stato scritto (cinquecento sono quelli schierati a Moron), ma un paio di centinaia. Ma non è il numero il dato significativo: piuttosto, da chi e quando sono stati <strong>autorizzati</strong>?</p>
<p>Perché nulla si sa su chi abbia autorizzato, per quanto tempo e con quali limitazioni il successivo rischieramento in Sicilia dei Marine. È chiaro che la mossa prelude a un impiego operativo a breve termine. Se ne è discusso quando il<strong> segretario di Stato Kerry è venuto a Roma?</strong> <strong><a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE94E02B20130515" target="_blank">Il ministro degli Esteri Emma Bonino parla di accordi</a></strong>. Ma di quando? Di chi? Sono stati firmati dei protocolli? In base agli accordi in vigore la base di Sigonella può essere usata di norma per attività addestrative delle forze Usa e <strong>o</strong>gni attività operativa deve essere oggetto di<strong> un accordo specifico</strong>. A giudicare dall’imbarazzo con cui il governo italiano ha reagito alla diffusione delle notizie sulla task-force statunitense, sembra piuttosto che sia stato messo di fronte al fatto compiuto o quasi. D’altronde, l’accondiscendenza (il servilismo?) dei nostri vertici politici e militari verso lo Zio Sam è ben nota. Non fu Di Paola che nel 2005, poco prima delle<strong> elezioni</strong> che avrebbero portato per poco Romano Prodi al governo, a dire durante un incontro con i diplomatici americani <strong><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/con-chi-stava-il-ministro-di-paola/2181247" target="_blank">che per avere le mani libere bisognava fare in fretta il nuovo accordo sulla base siciliana</a></strong> prima che arrivasse un governo di centrosinistra?</p>
<p>FONTE: <strong><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/tdemarchi/" target="_blank">Il Fatto Quotidiano - Blog di Toni De Marchi</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/sigonella-marines-in-sicilia-per-la-libia-prossimo-iraq/">Sigonella: marines in Sicilia per la Libia, prossimo Iraq</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CoriInTempesta/~4/cEs80Ss5t0Y" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>Immigrazione e mondialismo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>coriintempesta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Articolo inviato al blog di: Luciano Lago Gli ultimi episodi di cronaca verificatisi in Italia portano ancora una volta alla ribalta l’immigrazione di massa come un problema di stretta attualità con le interpretazioni che di questo problema vengono fornite dalle varie forze politiche, dai media e dagli ambienti culturali più influenti. Una cultura predominante vorrebbe l’accoglienza a tutti [...]</p><p>L'articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/immigrazione-e-mondialismo/">Immigrazione e mondialismo</a> sembra essere il primo su <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog">Cori in tempesta</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="ius soli" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2013/05/kyenge-235683.jpg" width="590" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Articolo <a href="http://coriintempesta.altervista.org/blog/collabora-con-noi/" target="_blank">inviato</a> al blog</strong></p>
<p>di: <strong>Luciano Lago</strong></p>
<p>Gli ultimi episodi di cronaca verificatisi in Italia portano ancora una volta alla ribalta l’immigrazione di massa come un problema di stretta attualità con le interpretazioni che di questo problema vengono fornite dalle varie forze politiche, dai media e dagli ambienti culturali più influenti.<br />
Una cultura predominante vorrebbe l’accoglienza a tutti costi delle masse di diseredati che arrivano dall’Africa e da altri paesi (medio Oriente ed Asia) in cerca di prospettiva o che vedono l’Italia come un ambiente gradevole per insediarsi , visto la normativa altamente favorevole per loro e le complicazioni ed i costi che deriverebbero da eventuali provvedimenti di espulsione che non vengono mai eseguiti.<span id="more-8565"></span><br />
 Questa cultura dell’ “accoglienza ad ogni costo” è quella propria soprattutto (ma non solo) della sinistra ben pensante che ha sempre predicato l’integrazione e che oggi opera per cambiar anche le leggi sulla cittadinanza passando dall “ Jus sanguinis” allo “ Jus soli”, nonché l’attribuzione dello status di profugo con gli evidenti vantaggi economici per l’immigrato. Di segno opposto è stata fino ad oggi l’opposizione di chi (la destra leghista) ha cercato di limitare il fenomeno (senza riuscire) soltanto sulla base di esigenze regionali di ordine pubblico ed ha sempre predicato la necessità di regole selettive per l’immigrazione ( visto relazionato con lavoro, permessi di soggiorno e blocco dei clandestini).<br />
Dobbiamo spiegare che il fenomeno dell’immigrazione extraeuropea non è in realtà un fatto a se stante ma rientra in una precisa strategia messa in atto dai fautori del mondialismo.<br />
All’origine del fenomeno immigratorio c’è una fuga dalla povertà, dai conflitti e dal degrado ambientale, che sono conseguenze di un modello economico imposto ai Paesi sottosviluppati obbligati ad esercitare il ruolo di esportatori di materie prime per l’industria agroalimentare e di importatori di tecnologie obsolete. I governi di quei Paesi, indebitati con le banche internazionali e manovrati dall’oligarchia mondialista, favoriscono l’espulsione di massa dei tanti derelitti che approdano in Europa alla ricerca di un lavoro. Molti vengono assunti a salari irrisori, contribuendo a calmierare il costo del lavoro, altri finiscono nella piccola delinquenza e contribuiscono al degrado delle periferie delle grandi città europee.<br />
Malgrado i problemi sociali originati dal fenomeno dell’immigrazione di massa, in termini di conflittualità sociale e ordine pubblico, i governi europei e gli ambienti intellettuali esaltano tale scelta come “ineluttabile”, con azioni che tendono a non ostacolare i flussi migratori, piuttosto di regolamentarli, perché l’ideologia mondialista prevalente, alla quale si ispira la classe politica attuale nei paesi europei, prevede l’imposizione della società “multiculturale” , che viene presentata come un fenomeno inevitabile, mentre in realtà questo è soltanto l’effetto di precise scelte economiche.<br />
La globalizzazione produttiva, che è un prodotto del mondialismo, si basa sulla diffusione di modelli di consumo uniformi, sullo sradicamento dei popoli e sulla perdita di identità nazionale. Viceversa il senso d’appartenenza e l’attaccamento istintivo di ogni uomo per la propria gente e la propria terra, l’identificazione con la propria cultura, portano al rifiuto ideologico del pensiero unico e all’adozione di modelli di sviluppo regionali che conducono, non all’economia globale ma a forme di interdipendenza su base continentale. Vedi quanto sta accadendo in Latino America dove sta prendendo piede con lo “Chavismo”in Venezuela ed il neoperonismo in Argentina un modello di sviluppo continentale contrapposto a quello neoliberale degli USA e dell’Europa.<br />
La cultura che le centrali di potere sovranazionali vogliono imporre ai popoli corrisponde alla visione mondialista, questa significa indicare un modello di sistema economico e sociale basato, oltre che sulla universalizzazione, anche sulla diffusione planetaria di modelli di consumo e valori omogenei. Questa visione non è limitata soltanto alle entità economiche ma pervade il costume, la società, la politica, l’etica, la religione. In sintesi, i mondialisti ritengono che il legame che unisce un popolo alla sua terra e alla sua tradizione, l’dentità culturale, questa non ha alcun valore, anzi ostacola il progresso dell’umanità. I mondialisti auspicano invece la diffusione di un modo di pensare uniforme – il cosiddetto pensiero unico – in maniera tale che, in ogni parte del mondo, vivano individui con le stesse aspirazioni e gli stessi bisogni. Questo porterebbe ad una omogeneizzazione su base planetaria che consentirebbe alle multinazionali di vendere dovun!<br />
que gli stessi prodotti (globalizzazione) e creerebbe allo stesso tempo l’assuefazione alla istituzione di un “governo mondiale”, prima occulto o informale, e poi progressivamente manifesto, che tuteli gli interessi della grande finanza con la interdipendenza ed il facile spostamento dei capitali ove siano più favorevoli le condizioni di profitto.<br />
Non risulta necessario avere una visione razzista per capire a chi giova il fenomeno dell’immigrazione extra europea: vi era una teoria che predicava lo spostamento di masse di manodopera in eccedenza per meglio favorire l’interesse del grande capitale già ai tempi dei primi anni del 900. Oggi questa è divenuta una esigenza legata alle moderne forme di sfruttamento della manodopera ottenute mediante la delocalizzazione delle grandi imprese multinazionali nonché alle guerre per “portare la democrazia” che ottengono la destabilizzazione di paesi che avevano una loro forma autonoma di regime e di stabilità sociale ereditata e restii ad accettare l’ideologia occidentale, come successo in Iraq, in Afghanistan, in Costa d’Avorio, in Libia ed ora sta accadendo in Siria.<br />
Una guerra per l’accaparramento delle risorse è iniziata in Africa ma i popoli europei non se ne sono accorti poiché tutto è mascherato dalla cortina fumogena delle “primavere arabe” e delle “ribellioni spontanee”che sono il pretesto per l’intervento di carattere neocoloniale delle grandi potenze.<br />
Poco importa che da questa immigrazione derivi lo sradicamento di grandi masse dall’Africa e dal Medio Oriente e situazioni di tensione ed instabilità sociale nei paesi di frontiera come Italia e la Spagna che sono investiti da questo fenomeno. Tutto questo risulta funzionale agli interessi del grande capitale e, quando questo si verifica, ecco che si costruisce una teoria dell’accoglienza, dell’integrazione nella “società multiculturale”. In prima linea gli esponenti politici ed intellettuali a predicare il binomio “accoglienza ed integrazione”. Sono sempre gli intellettuali ed i media a trainare il carro dell’opinione pubblica in modo conforme agli interessi delle “elites” dominanti., le masse poi si accodano.</p>
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		<title>A Roma forze speciali di «pace»</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 14:40:15 +0000</pubDate>
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<p>di: <strong>Manlio Dinucci</strong></p>
<p>Nell&#8217;incontro col segretario di stato John Kerry, il ministro degli esteri Emma Bonino ha ribadito il fermo impegno dell&#8217;Italia nel contribuire a un accordo di pace israelo-palestinese e, in generale, al processo di pace in Medio Oriente.<br />
Che l&#8217;Italia sia impegnata è indubbio, bisogna però vedere per che cosa.<br />
Lo ha messo in evidenza, due giorni dopo, un incidente aereo. Sabato è precipitato nel savonese, durante un test di certificazione, un prototipo del caccia M-346 dell&#8217;Alenia Aermacchi (Finmeccanica), che dal 2014 verrà fornito a Israele in 30 esemplari. Considerato l&#8217;addestratore più avanzato oggi esistente al mondo, il bireattore M-346 potrà essere usato dall&#8217;aeronautica israeliana non solo per preparare i piloti ad attacchi ancora più micidiali, ma anche come caccia da combattimento «per ruoli operativi a costi contenuti», ossia per attacchi aerei low cost contro Gaza, la Siria e altri paesi: l&#8217;M-346 può infatti trasportare 3 tonnellate di bombe e missili. L&#8217;Alenia assicurerà il supporto logistico. Così l&#8217;Italia contribuisce al processo di pace in Medio Oriente che, secondo la Bonino, si sta accelerando grazie all&#8217;«impressionante dinamismo dell&#8217;amministrazione Usa». <span id="more-8556"></span></p>
<p> A Roma Kerry e la Bonino hanno parlato anche della crisi siriana, sottolineando che occorre fare presto a trovare la soluzione «per evitare lo spill over del conflitto nelle altre aree della regione». La stessa logica di chi, dopo aver incendiato la casa del vicino, grida «al fuoco» sentendosi minacciato dalle fiamme che escono dalla casa. La soluzione, ha ribadito Kerry, deve essere «politica», basata sulla condizione che Bashar al Assad non potrà far parte di un governo di transizione in Siria, ossia che l&#8217;attuale governo sia deposto e subentri quello dei «ribelli». La sua linea «diplomatica» è chiara: quale governo debba avere la Siria lo decidono gli Usa con l&#8217;ok degli alleati Nato. Su questo punto Kerry ha condotto a Roma colloqui con il premier Letta e altri. Orgogliosa, la Farnesina ha dichiarato che la città di Roma è divenuta «un importante snodo diplomatico per il dossier mediorientale». In realtà Roma è, per Washington, soprattutto un importante snodo militare. Lo conferma il fatto, rivelato dal New York Times, che il Comando Usa per le operazioni speciali (Ussocom) ha da poco inviato ufficiali di collegamento all&#8217;ambasciata statunitense a Roma per «consigliare le forze speciali nazionali e coordinare con esse le attività». Quale sia l&#8217;«attività» prioritaria lo indica il fatto che ufficiali di collegamento dello Ussocom sono stati allo stesso tempo inviati in Turchia e Giordania, dove vengono addestrate e armate le forze infiltrate in Siria. Lo Ussocom ha infatti il compito non solo di effettuare azioni di commandos per eliminare o catturare nemici, ma anche quello di addestrare truppe straniere e compiere operazioni di spionaggio.<br />
Secondo dati forniti dallo stesso comando, esso opera di norma in oltre 70 paesi e, lo scorso marzo, aveva operazioni in corso in 92 paesi. L&#8217;invio di ufficiali di collegamento dello Ussocom all&#8217;ambasciata Usa a Roma, per «consigliare» le forze speciali italiane e «coordinare» il loro impiego, indica che l&#8217;Italia è sempre più coinvolta nella guerra coperta condotta in Medio Oriente e Africa.<br />
In Italia, ha precisato Kerry nella conferenza stampa a Roma, «vivono circa 30.000 militari Usa». Aumenteranno quando, secondo i piani, sarà trasferito da Stoccarda a Sigonella il Comando Usa in Europa per le operazioni speciali.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank"><strong>IlManifesto.it</strong></a></p>
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