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		<title>“Dio esiste, governa tutto ed è un matematico. Ecco le prove scientifiche”: il fisico Michio Kaku non ha alcun dubbio</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2014 13:59:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Comunemente noto per la sua intensa attività di divulgatore, <strong>Michio Kaku</strong>, uno degli scienziati più noti e rispettati, è un fisico teorico impegnato da anni nello studio della teoria delle stringhe, di cui è stato il primo a dare una formulazione in termini di teoria di campo. Lo scienziato ha dichiarato di aver trovato la prova dell’azione di una forza che “governa tutto”.</p>
<p>L’affermazione ha ovviamente creato molto scalpore nella comunità scientifica e non, ad ogni modo, il fisico, utilizzando la tecnica del “semi–radio primitivo di tachioni”, è giunto alla conclusione secondi cui viviamo in un una sorta di “<strong>Matrix</strong>”: “Sono arrivato alla conclusione che ci troviamo in un mondo fatto di regole create da un’intelligenza, non molto diverso dal suo videogioco preferito, ovviamente, più complesso e impensabile.”</p>
<p>“Credetemi, tutto quello che fino a oggi abbiamo chiamato caso, non avrà alcun significato, per me è chiaro che siamo in un piano governato da regole create e non determinate dalle possibilità universali, <strong>Dio</strong> è un gran matematico” ha dichiarato il fisico teorico.</p>
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		<title>Il mistero del metronotte rapito dagli UFO a Torriglia: “IL CASO ZANFRETTA”</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2014 12:43:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Ufologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 16 aprile si è tenuto al Teatro Pasolini l’incontro intitolato “IL CASO ZANFRETTA”, promosso dall’associazione Forum Democratico, col patrocinio di comune e provincia. All’incontro sono intervenuti Pier Fortunato Zanfretta, Emilia Balbi coordinatrice ligure del Centro Ufologico Nazionale, Antonio Chiumento consulente scientifico dello stesso C.U.N. e il giornalista Dario Bortolin, in qualità di moderatore. Zanfretta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 16 aprile si è tenuto al Teatro Pasolini l’incontro intitolato “IL CASO ZANFRETTA”, promosso dall’associazione Forum Democratico, col patrocinio di comune e provincia. All’incontro sono intervenuti Pier Fortunato Zanfretta, Emilia Balbi coordinatrice ligure del Centro Ufologico Nazionale, Antonio Chiumento consulente scientifico dello stesso C.U.N. e il giornalista Dario Bortolin, in qualità di moderatore. Zanfretta è al centro del più famoso caso ufologico d’Italia. Infatti, il metronotte genovese negli anni ‘78- 80 sarebbe stato protagonista di «incontri ravvicinati del terzo tipo». Nato a Nova Milanese il 28/12/1952, all’epoca dei fatti aveva 26 anni, era sposato, aveva 2 figli piccoli ed era dipendente dell’istituto di Vigilanza “Val Bisagno” di Genova. Il 6/12/1978, verso le 23,30 si era recato a Marzano, un piccolo centro sull’Appennino ligure nei pressi della cittadina di Torriglia, per il solito giro notturno di ispezione. Arrivato nei pressi della villa “Casa Nostra”, si accorse che 4 piccole luci si stavano muovendo stranamente nel prato circostante alla villa. Accortosi che cancello e porta d’ingresso erano spalancati, si convinse che fossero dei ladri e decise di avvicinarsi con cautela, passando dal giardino della villa per sventare l’azione criminosa. Ma in quel momento esatto l’auto si fermò con l’impianto elettrico fuori uso e le luci dell’auto si spensero contemporaneamente a quelle della vallata. Prima, però, tentò di chiamare il centro operativo di Genova con la radio che aveva in macchina, ma non ci riuscì perché anche la radio si era misteriosamente ammutolita, anche se avrebbe dovuto funzionare comunque con la batteria interna dell’auto. A quel punto il metronotte decise di affrontare i presunti ladri e lentamente entrò in giardino con la torcia nella mano sinistra e la pistola nella destra.</p>
<p>Le 4 luci gli passarono velocemente davanti, da sinistra verso destra, scomparendo in un attimo dietro lo spigolo nord della casa. Avanzò circospetto fino all’angolo della villa, dove aveva visto sparire le luci e si fermò per cercare di sorprendere i ladri alle spalle. In quel momento, però, fu spinto violentemente da dietro. Cadendo, si voltò di scatto, alzò la torcia e ciò che vide fu un mostruoso corpo verdastro che stava dritto davanti a lui. A occhio valutò che quell’essere poteva essere alto oltre 3 metri. Per lo spavento, la torcia gli cadde e svenne. Quando si riprese, disse che vide un velivolo luminosissimo di forma triangolare, più grande della casa, che si alzava da dietro la villa con un sibilo. Riferì che la luce e il calore sprigionato dal velivolo erano tanto intensi da doversi riparare con il braccio. Allora raggiunse la macchina, chiamò l’operatore della centrale operativa e gridò via radio: “Non sono uomini, non sono uomini!”. Da un sopralluogo dei Carabinieri, al comando del brigadiere Antonio Nucchi, nell’area dove il presunto disco volante sarebbe atterrato, venne scoperta una profonda orma a ferro di cavallo ben visibile, di 2,5 metri per 3, e la vegetazione ghiacciata appariva fortemente schiacciata, come se qualcosa di molto pesante si fosse appoggiato sull’erba. Anche l’orto che si trovava dietro la villa, e cioè il punto in cui Z. aveva visto il disco volante la prima volta, era stato trovato sottosopra. In tutto ben 52 persone nell’inchiesta dei Carabinieri testimoniarono di aver visto in quelle ore e in quella zona un grosso disco volante luminoso volteggiare nel cielo. Tra le varie testimonianze c’è anche quella del brigadiere della finanza Salvatore Esposito che, intento ad alzar la saracinesca del suo garage, si vide illuminato a giorno, e credendo che l’amico seduto in macchina avesse acceso gli abbaglianti, lo invitò seccato a spegnerli. Ma quando si voltò vide i fari spenti, e l’amico con gli occhi sbarrati che guardava nel cielo un enorme disco volante, fermo, che proiettava un’intensissima luce bianca. Spaventatissimo, si riprese solo quando il disco con un guizzo si allontanò. Anche i metronotte Luna e Mascia, i colleghi che trovarono Z. verso le 1,15, riferirono che Z., subito dopo l’incredibile avvenimento, se ne stava buono buono in un angolo, con gli occhi fuori dalle orbite. Del resto dovettero disarmarlo con la forza, perché non li riconosceva, come se fosse rimasto sconvolto e intontito dalla paura. Furono sempre i 2 metronotte che notarono l’eccezionale calore del corpo e degli abiti di Z., nonostante il freddo pungente di quella notte di dicembre. La temperatura, infatti, era sotto lo zero termico.</p>
<p>In seguito a questo evento Z. accettò senza esitare di sottoporsi a una seduta di ipnosi regressiva, richiesta dal giornalista Rino Di Stefano a Gianfranco Tutti, direttore dell’Istituto di Vigilanza. L’idea era di farlo retrocedere nel tempo e fargli rivivere quei singolari momenti. L’ipnosi è infatti uno dei metodi più usati per far rivivere passate esperienze, metodologia efficace per far riaffiorare dall’inconscio ricordi rimossi, dissociando il lato cosciente dell’individuo. Ad effettuare la seduta fu il dott. Mauro Moretti, psicoterapeuta e medico ipnotista. Durante l’ipnosi Z. rivisse, con dovizia di particolari, i suoi movimenti prima dell’incontro, le luci viste presso la villa, che lui credeva fossero ladri, e anche lo spintone ricevuto. Ma rivelò inoltre che fu portato da 4 esseri mostruosi a bordo del disco volante dove faceva molto caldo, i quali gli misero sulla testa un fastidiosissimo elmetto, che gli procurava dolori alla testa. Gli descrisse come degli esseri alti più di 3 metri, una sorta di lucertoloni con la pelle verde, squamata, con occhi luminosi e con un simbolo sul petto. Inoltre lo sottoposero a tutta una serie di esami di carattere clinico, che egli descrisse dettagliatamente. Intanto i residenti della zona segnalarono all’ENEL quel misterioso blackout nella vallata, e venne accertato che l’incidente era avvenuto, anche se la causa restò misteriosa. La storia di Z. con gli Ufo inizia il 16/2/I977, quando vide nel cielo notturno un oggetto arancio a forma di sigaro con 3 finestrini quadrati e 2 sfere luminose sulla coda.“Presi la mia radio, chiamai la centrale operativa e segnalai l’oggetto che avevo avvistato – raccontò in seguito il metronotte &#8211; Tutti i miei colleghi ascoltarono la mia conversazione con la centrale, e mi dissero che avevo visto un Ufo. Il giorno dopo, un giornale locale uscì raccontando del mio avvistamento”. Tutto ciò accadde circa 4 mesi prima dell’evento di Marzano. Quasi a voler confermare l’episodio, il 9/12/1978 a Barletta nelle Puglie, una pattuglia di carabinieri e 4 ragazzi che viaggiavano su un’auto erano rimasti abbagliati da un grosso disco volante che girava su se stesso, sprigionando una luce accecante che li fece andare fuori strada, causando il ferimento di un passeggero. Il disco volante era anche atterrato, e sul luogo degli avvistamenti, scomparsi gli Ufo, fu rinvenuta un’orma a ferro di cavallo del diametro di oltre 2 metri. Per quanto fosse ormai controllato a vista dai suoi colleghi, venti giorni dopo Z. sparì nuovamente e avvenne un secondo traumatico incontro. Tutto accadde la notte tra il 27 e il 28/12/1978, nei pressi del Passo della Colla, vicino alla località Rossi. “Ero in macchina, in servizio. Stavo facendo la solita strada; imboccai una galleria. Vidi delle luci gialle, molto forti e, d’un tratto, una gran quantità di fumo bianco che mi investì – raccontò Z. -.</p>
<p>Il primo istinto fu quello di frenare e avvicinarmi al guardrail, ma i freni non funzionavano. Ricordo che la macchina fece un testa coda&#8230;poi più nulla. Rammento solo di essermi trovato in montagna, e che 2 esseri mi prelevarono e mi portarono via, nella loro casa volante”. Alle 23,46 Attilio Mazza, operatore radio di turno, aveva ricevuto una chiamata concitata di soccorso. Z. disse di essere avvolto da una fitta nebbia che non gli permetteva di vedere e che l’auto andava da sola: gli era impossibile controllarla. Alle 23,50 riferì che la macchina si era fermata e vide una gran luce. Secondo successive ricostruzioni dei fatti, nel momento in cui stava dando l’allarme, si trovava all’interno della galleria della Scoffera. Z. fu rintracciato in piena notte dai colleghi che avevano udito le sue ultime parole via radio. Fu ritrovato, per circostanze fortunose, appunto vicino a Rossi. Era aggrappato ad uno spuntone di roccia e rischiava di cadere in un burrone. Quando i colleghi lo raggiunsero, videro che Z. cercava di scappare arrampicandosi sulla collina, spaventato dai fari delle automobili. Stava piovendo copiosamente e anche in quel caso la temperatura era rigida, ma i vestiti di Z. erano asciutti.“Dal naso in su-spiegò il Brig. Emanuele Travenzoli &#8211; era caldissimo. Le orecchie erano rosso fuoco”. Anche il tetto della sua macchina di servizio era caldissimo e asciutto. L’avventura del metronotte non finì lì. Il direttore Tutti, che aveva partecipato alla spedizione di soccorso, raccontò che, sulla strada del ritorno, improvvisamente le luci, i tergicristalli e il motore delle auto dei metronotte si spensero. Cassiba e Claudio il figlio di Tutti, giurano di aver visto dietro di loro una luce rossa e di esser stati inseguiti per un certo tratto, e Z., sempre tremante, disse che “loro” erano ancora lì. Intorno all’auto di Z. erano state scoperte orme di grandezza spropositata (lunghe 50 centimetri e larghe 20), nonché un’ampia area a semicerchio di circa 3 metri di diametro, al cui interno la vegetazione era stata completamente sradicata. La situazione era tanto pericolosa che il tenente Cassiba, che si trovava al volante di uno dei veicoli, con prudenza scese a motore spento giù da quella impervia stradina di montagna, tenendo la testa fuori dal finestrino. C’era il rischio di finire giù dalla scarpata. La densa nebbia, infatti, impediva ogni visibilità. Fu solo dopo alcune centinaia di metri in discesa che il motore e le luci delle auto ripresero a funzionare.</p>
<p>Quattro sono gli aspetti particolari di questo secondo episodio. Furono sparati 6 colpi dalla pistola Smith&amp;Wessons di Z.(disse che furono sparati dai presunti alieni), e il tetto della 127 sulla quale viaggiava, a dispetto del clima umido e tagliente, scottava, e il calore si mantenne sino a quando non fu riportata a Genova. Il metronotte Francesco Meligrana, che la ricondusse nel garage, disse che “sembrava essere in un forno, anche se il riscaldamento era spento”. Il giorno successivo a questo avvenimento, furono appunto rinvenute le grandi orme di piede (già segnalate da Raimondo Mascia il giorno precedente, malgrado la pioggia), proprio sul posto dell’incontro. Facendo una comparazione con la scarpa taglia 43 del brigadiere Nucchi, risultava che l’essere che aveva quel piede così grosso doveva essere eccezionalmente alto. Nella piazzola parzialmente asfaltata dove avvenne il fatto, ai bordi della strada, cresceva e tutt’ora cresce la vegetazione incolta. Vennero trovate le erbacce completamente sradicate, disegnanti un’area a semicerchio di circa 3 metri di diametro, e 2 segni di slittamento, non provocati da pneumatico, in quanto non vi era alcun segno di battistrada per tutta la lunghezza dei segni. Qualche giorno prima dell’incontro di Z. accadde un episodio assai particolare a Cicagna, un paese vicino Torriglia. Alle ore 4,25 del mattino del 26/12/1978, improvvisamente, Aldo Devoto venne svegliato di soprassalto.“Mi trovavo nella stanza da letto con mio figlio Mario di 7 anni – raccontò a un cronista del quotidiano “Il Lavoro” &#8211; quando all’improvviso ho avvertito un tonfo sulla ringhiera della mia abitazione sita al secondo piano ed un susseguente fruscio, a questo è seguito un bagliore fortissimo che traspariva della finestra. Affacciatomi sul terrazzo, a 5 o 6 metri sollevato sulla carreggiata, proprio sotto di me, ho visto un oggetto luminosissimo, delle dimensioni di una 127 con 4 piedistalli. L’oggetto non emetteva rumori, ma solo una luce intensa ad accecarmi. La cosa che più mi ha colpito è stata la completa impossibilità di staccarmi dalla ringhiera del terrazzo. Ero come paralizzato, avrei voluto scattare una foto o tranquillizzare i miei familiari, ma ogni movimento mi era stato impedito. Poi ho visto allontanarsi il mezzo volante e ho notato come 2 fiocchi di fuoco uscire dalla sua parte posteriore. Quindi tutto tornò normale”. La testimonianza fu confermata dalla suocera di Devoto. I Carabinieri trovarono poi diversi rami spezzati all’altezza dell’abitazione. Tornando a Z., un particolare non era molto chiaro. Secondo quanto risultava dalle</p>
<p>comunicazioni radio, tra le chiamate che il metronotte aveva fatto quando si trovava all’interno della galleria della Scoffera e quando raggiunse il Passo della Colla, erano passati solamente 4 minuti. Il giornalista Rino Di Stefano chiese quindi di ripetere quel percorso con la stessa auto che era stata guidata da Z. e il direttore Tutti lo affidò al metronotte Mascia, buon conoscitore della 127 e di quei posti. La prova venne effettuata in una giornata di sole. Mascia, con Di Stefano al fianco, partì a tutta velocità, facendo slittare le ruote e avviandosi verso la stradina che porta a Rossi. Rischiando di finire contro un terrapieno, impiegò in tutto 8 minuti. Un avvenimento davvero singolare, considerato che quella sera l’auto aveva percorso lo stesso tratto in una zona dove gravava un’imponente cappa nebbiosa, pioveva e la visibilità era 1/10 di quella normale. La successiva seduta di ipnosi regressiva venne ripresa dal canale televisivo genovese TVS. Per dimostrare che Z. era effettivamente caduto in ipnosi profonda, il dott. Moretti gli conficcò un ago nella mano destra e il metronotte non avvertì nessun dolore. In ipnosi Z. riferì dunque le parole che aveva pronunciato ai presunti interlocutori extraterrestri, e contrariamente a quanto aveva fatto al primo incontro, anche le parole che i suoi colleghi gli avevano rivolto 18 quando gli si erano avvicinati.</p>
<p>Quando la trasmissione andò in onda, non mancarono le polemiche. Si arrivò al punto che taluni “esperti”, confutando i risultati dell’ipnosi, proposero l’uso del Pentotal, il cosiddetto siero della verità. Z., affermando che non gli interessava la gloria, né tantomeno voleva esser preso per un pazzo, non esitò a sottoporsi a suo rischio e pericolo al farmaco, cercando così di dimostrare che si potesse credere alle sue affermazioni. La seduta si svolse a Milano presso lo studio del prof. Marco Marchesan, luminare della moderna scienza medica, in modo da analizzare la veridicità delle affermazioni circa gli incontri ravvicinati con esseri sconosciuti. Ciò che emerse dalla seduta confermò ancora una volta quanto era già emerso nelle precedenti ipnosi, ma con nuovi particolari. Secondo quelle dichiarazioni, quegli strani esseri abiterebbero su un pianeta chiamato “Titania, 4 volte più grande della Terra, che ha come punto di riferimento la terza galassia. Il loro popolo si chiama i Dargos e avrebbero la possibilità di spostarsi ad una velocità superiore a quella della luce. Il loro sarebbe un pianeta che sta per esplodere e quindi ora ne starebbero cercando un altro per venirci ad abitare. Vorrebbero quindi stabilirsi sulla Terra e costruire una loro città sotto una cupola di vetro, poiché essi soffrirebbero molto il freddo. Quando escono dall’astronave sarebbero coperti da una luce verde che dà loro calore. Si renderebbero visibili solo quando ci vogliono contattare. Generalmente non scenderebbero sulla Terra, ma starebbero sospesi in aria nelle loro astronavi che sarebbero numerosissime.</p>
<p>Starebbero infatti esplorando altri pianeti del sistema solare e studiando gli umani. Avrebbero capito che non siamo preparati per un incontro. Non vogliono che si giochi con le bombe atomiche in quanto ciò potrebbe compromettere il nostro e il loro sistema solare. Dissero che solo loro possono chiamare Z. con un suono, che lui sentirebbe nel cervello. E quando lo sente non può fare a meno di obbedire. Inoltre rivelarono di essersi già fatti fotografare da aerei, navicelle spaziali americane, russe e cinesi. Sostengono inoltre di aver provocato l’esplosione di un missile in partenza da Cape Canaveral. Inoltre ammisero di aver portato via uccelli imbalsamati dalla villa Casa Nostra di Marzano”.Da tutte queste cose si capisce che il condizionale è d’obbligo e che nessuna di queste informazioni possa essere verificata. Ad ogni modo l’ultimo particolare è molto rilevante, poiché qualche tempo prima nella villa “Casa Nostra” ignoti ladri avevano sfondato la porta d’ingresso rompendo il muro. A parte questa stranezza (“Sembrava che dalla porta fosse passato un carro armato”, dissero i Carabinieri), nonostante vi fossero molti oggetti di valore, tra cui un tv color, i ladri si impossessarono soltanto di 2 uccelli imbalsamati. Nessuno riuscì a spiegarsi il motivo di questo raro furto. Dopo quegli episodi, Z. fu assegnato nel levante cittadino, fornendogli la ditta una “Vespa” .Mentre si recava a controllare gli orologi di servizio di una villa, durante il percorso fu sollevato assieme alla Vespa da una soprastante astronave.</p>
<p>Quando dialogava, e si scontrava con gli extraterrestri, perdeva il contatto radio con i suoi colleghi, che lo cercavano in ogni dove. Soltanto dopo 2 ore la Vespa fu trovata sulla sommità del Monte Fasce a 20 km dal luogo di prelevamento, con gli stessi Km registrati. Z. correva sotto choc nel buio, 2 Km più in là, in direzione di Uscio. Il guardiano in servizio lungo via Apparizione (l’unica strada per raggiungere il monte) messo in allarme, dispostosi al centro della strada, testimoniò che Z. non passò mai da quel punto. La Vespa, che quella notte d’estate avrebbe dovuto ipoteticamente esser stata guidata per diversi Km lungo quella strada tutta in salita, fu ritrovata col motore freddo al tatto. Successivamente, in ipnosi, Z. raccontò di “essersi messo a correre nel corridoio dell’astronave sino ad arrivare ad una sala con tanti bottoni. Cercando una via di fuga, cominciò a schiacciarli, finché non si aprì uno sportello che lo fece cadere all’esterno”. A questo proposito c’è da rilevare che, come narrò lo stesso Z., “sapevo che mi aveva risucchiato qualcosa dallo sportello della Vespa”, infatti lì vi era contenuta anche una radio AF-FM portatile che dopo l’incontro non si trovò più. I suoi compagni non riuscivano a capacitarsi della violenza improvvisa che Z. scatenava quando veniva trovato. Egli stesso poi specificò che era frutto di una volontà esterna alla sua. Riferì che quegli esseri gli vorrebbero dare una prova della loro esistenza, ma per il momento noi terrestri non siamo ancora pronti, e che gli avrebbero consegnato un oggetto da consegnare all’astrofisico Joseph Allen Hynek. Quest’ultimo, che Z. non conosceva, era all’epoca il massimo esperto di Ufologia al mondo (fu il primo a catalogare in 6 classi i fenomeni Ufo e fece da supervisore al progetto“Blue Book”), ma morì di tumore nel 1986 e non vi fu il tempo per consegnargli l’oggetto. Nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1979, Z. si trovava in corso Europa vicino Genova, fermo ad un self service per fare benzina alla “Mini”, (il giornalista Modestino Romagnolo testimonierà di averlo riconosciuto) quando improvvisamente una misteriosa nebbia lo avvolse insieme al veicolo, facendone perdere le tracce alla centrale operativa. Scattato il piano d’allarme e mobilitate per tutte le alture le varie radiomobili, la guardia giurata Andrea Pesce comunicò via radio di vedere un grosso disco luminoso nel cielo di Torriglia. Tutte le auto conversero dunque in zona e da lì, seguendo le indicazioni di Pesce, individuarono la macchina di Z. lasciata incustodita a circa 2 Km dal luogo ove era avvenuto il primo incontro (a svariate decine di Km da corso Europa).</p>
<p>Del metronotte però nessuna traccia. Proprio mentre 4 volanti, guardie giurate e alcune auto dei carabinieri si davano da fare per cercare di rintracciarlo ovunque, avveniva un fatto incredibile. Quattro metronotte, che viaggiavano su 2 auto, coinvolti nella spedizione di soccorso, mentre si trovavano sul Monte Fasce scorsero illuminarsi, da dentro una nuvola stagliatasi improvvisamente contro il cielo limpido di quella notte, 2 grossi fari che puntavano dritti su di loro. Cassiba, che si trovava su una delle auto, spaventato dal fenomeno, sparò alcuni colpi di pistola contro quelle luci nel cielo. Scaricata la sua arma, prese quella di un altro collega e continuò a sparare. Alla fine i 2 fari della nuvola si spensero. Una delle 4 guardie giurate rimase molto terrorizzata, e qualche tempo dopo si tolse la vita, sparandosi un colpo in testa mentre si trovava in camera da letto. Nemmeno la moglie seppe mai spiegarsene il motivo, e ancor oggi non si sa se quel gesto fosse imputabile a quell’episodio fra i monti. Z. venne ritrovato mezz’ora più tardi nei pressi del Passo della Colla, in stato di choc, a circa 500 metri dall’automobile, aggrappato ad un cespuglio vicino ad un precipizio. Con grande soddisfazione dei dirigenti dell’Istituto di Vigilanza, diversi testimoni oculari confermarono che quella sera avevano visto una gran luce muoversi nel cielo sopra le loro case e si erano chiusi in casa. Una donna disse che ormai erano fin troppo frequenti gli avvistamenti di “corpi luminosi” in quei cieli. Durante la successiva ipnosi (3/12/1979), egli dichiarò che gli esseri che lo avevano nuovamente rapito: erano appena tornati dalla Spagna dove, con il loro mezzo volante, avevano spaventato della gente in una strada. La mattina seguente, martedì 4 dicembre, il servizio internazionale dell’Ansa diramò a tutte le redazioni la notizia che a “Guadalayara (Spagna), a 50 km da Madrid, un veterinario spagnolo di nome Alfredo Sanchez Cuesta aveva dichiarato di esser stato seguito in piena notte da un oggetto volante non identificato, mentre si trovava, insieme alla famiglia, al volante della sua automobile che uscì poi di strada, a causa della forte luminosità emanata dall’Ufo”. Le parole di Z. sembravano incredibilmente assumere sempre più un contorno reale. Il dottor Moretti concluse l’ipnosi, dopo aver raccomandato a Z. di avvisare subito i superiori in caso di progressivo mal di testa, accompagnato da un sibilo sempre più intenso all’interno del suo cervello:</p>
<p>premonizione che Z. avvertiva prima di un incontro ravvicinato. A quel punto, per monitorare meglio Z., il direttore della “Val Bisagno” incaricò l’ing.Nino Tagliavia e il tecnico Giuliano Buonamici, all’insaputa del metronotte, di apportare alcuni accorgimenti tecnici nell’auto di servizio utilizzata da Z.. Qui venne nascosta una radio a batteria che emetteva un segnale in monofrequenza, che poteva esser captato solo da appositi ricevitori, in modo d’aver l’auto sempre sotto controllo. Fu poi sistemato un termometro a memoria che registrava la temperatura massima raggiunta. In più, considerato che asseriva che l’auto veniva letteralmente sollevata quando veniva attirato verso il disco volante, furono fissati tra la carrozzeria e gli assi dei mozzi-ruota dei cavetti d’acciaio a rottura prefissata. In questo modo, nel caso le ruote non fossero più posate a terra convergendo verso l’interno, avrebbero dovuto spezzarsi. Il 12/02/1980, nel pomeriggio, Z. avvertì il direttore Tutti del suo persistente mal di testa e di tenersi in allerta, perché qualcosa di lì a poco avrebbe potuto succedere. Infatti, verso la mezzanotte del 14/02/1980, perso il contatto radio, 3 radiomobili si misero alla ricerca dell’onda emanata dal segnalatore posto segretamente sull’auto del vigilante. Intrapresa pertanto la strada per Torriglia, trovarono di guardia Andrea Pesci che, con voce quasi piangente, disse loro: “E’ passato di qui, è passato di qui, non lasciatemi solo”.</p>
<p>Dopo qualche minuto, con l’onda che diveniva sempre più nitida, fu trovata su uno spiazzo la 127, senza Z. e con la porta aperta. La notte era freddissima e molto buia, e nella difficoltà di eseguire i soccorsi a causa del tratto insidioso, nel pericolo continuo di precipitare giù per una scarpata, infine lo videro. Disteso in bilico sulla scarpata, giaceva svenuto e ormai mezzo assiderato. Sorretto dai suoi colleghi e con la faccia stravolta, venne caricato di peso su un’auto. Alle 3 di notte si fecero i controlli sugli accorgimenti apportati alla 127. I fili d’acciaio collegati ai mozzi ruota erano tutti spezzati, e il termometro a memoria, nonostante il freddo intenso della notte precedente e la coibentazione dello strumento, segnava ben 43 gradi. In ipnosi, Z. sostenne di essersi messo alla guida dell’auto e d’aver cercato vanamente di rispondere alle radio chiamate, in quanto in balia di una volontà esterna. Inoltre, disse che la macchina procedeva per proprio conto e affermò di esser uscito dall’autostrada, nei pressi del cimitero di Staglieno e d’aver visto un essere vestito con giacca, pantaloni e cravatta, diverso dagli altri extraterrestri, con la testa calva a uovo e di statura normale, di cui non riusciva a scorgere nè le mani nè il volto; quest’essere salì dopo una galleria, e abbassò la testa quando vide Pesci.</p>
<p>Ricordò poi di averlo già incontrato quando aveva visto per la prima volta l’astronave a forma di sigaro e al distributore di benzina. Riferì che: “Loro sono già informati di tutte le persone che conosco, hanno un archivio fotografico, con nomi, date di nascita, e tutto quello che è accaduto nella loro vita. Vidi foto di 2 o 3 persone anziane molto temute in America, molte persone a me sconosciute e riconobbi tutti i suoi colleghi di lavoro o amici, ma c’era tanta gente che non avevo mai visto in vita mia”.Se tutto fosse vero, verrebbe da concludere che in quel periodo a Genova si fosse aggirato senza destare sospetti un agente di civiltà extraterrestri, che passava il suo tempo a ricavare informazioni d’ogni tipo che sarebbero potute servire ai misteriosi esseri. Riferì ciò che aveva già visto negli incontri nell’astronave, cioè che vide degli esseri chiusi in cilindri trasparenti immersi in un liquido celeste. Chiedendo loro spiegazioni, gli venne risposto che venivano conservati “un primitivo, un nemico di un altro pianeta e altri tipi di esseri”. Nelle successive sedute di ipnosi, il caso si fece sempre più particolare e inspiegabile, in quanto il soggetto sembrava non ubbidire più agli ordini dell’ipnotizzatore, come se rispondesse a una volontà esterna. Un caso simile, confermò Moretti, non era mai capitato. Intanto cominciava a farfugliare una lingua incomprensibile, a lui conosciuta, alterando in tali momenti il tono di voce, e non rispondendo più volte alle domande che gli venivano rivolte da Moretti. Il suo cervello, quasi fosse una rice-trasmittente, rispondeva come se dipendesse da una volontà altrui. Sembrava come se il suo corpo e la sua mente fossero in balia di un’altra volontà, e come sostiene chi lo ha assistito, “in preda a uno sbalorditivo ricevere ed eseguire di ordini impartiti”. Tale presunta persona “interposta” disse loro di “esser consapevole che volevano aiutare, ma di non insistere e di non rendere più difficili quegli incontri, ne va della sua incolumità”.</p>
<p>Durante una seduta questo “qualcuno” disse addirittura a uno dei presenti di non ridere e di prender sul serio le affermazioni di Z. In effetti il dottor Moretti si accorse che dietro di lui c’era uno dei testimoni alla seduta che accennava un sorriso (sedute di cui si conservano ancora i nastri). Il dottor Moretti, constatando che l’ipnosi non si rendeva più utile al fine della ricerca della verità, decise di sospendere formalmente le sedute. I colleghi ricordarono poi a Z. che negli ultimi giorni parlava ossessivamente di una sfera con la piramide interna, che gli extraterrestri dovevano dargli, e di esser arrivato al lavoro con le mani sporche di terra; disse poi di non poter rispondere, ma informò invece Moretti. Così, in un’ultima sconvolgente e imprevista ipnosi, Z. confermò d’aver ricevuto la sfera, che descrisse dettagliatamente, ma che non aveva idea di cosa potesse servire. Nel 1991 Z. e il giornalista Di Stefano vennero invitati al primo Congresso Mondiale di Ufologia che si tenne a Tucson, in Arizona, dal Colonnello Wendelle C. Stevens, ex ufficiale dei servizi segreti e ex pilota dell’Us Air Force, che aveva seguito con interesse le vicissitudini del metronotte. In quell’occasione vennero avvicinati da 2 persone che dissero di essere gli eredi di Hinek: Tina P.Choate e Brian P. Myers. La coppia era convinta che nel mondo si erano già verificati 2 casi simili a quello di Z. , con la consegna ai “rapiti”di sfere identiche alla sua. Entrambi erano disposti, finanziati da un facoltoso imprenditore &#8211; che gli aveva già permesso nel frattempo di comprare un archivio civile di oltre 15000 casi di segnalazioni di Ufo &#8211; a comprarla a qualunque prezzo. A questo proposito, offrirono un ricco vitalizio a Z. e un contratto a Di Stefano per gestire i diritti d’autore di un film che avrebbe dovuto essere ricavato dal suo libro di quest’ultimo. Ma non cedendo a tentazioni e refrattario a ogni iniziativa che tentava di abusare e a lucrare sulla sua storia, Z. rinunciò risoluto. Nel frattempo la magistratura aveva archiviato il caso con la formula di mancanza di estremi di reato, anche se rimaneva in quei cieli la violazione dello spazio aereo di uno stato sovrano. A parte la sporadica apparizione del 6/6/1983 di un Ufo a forma di sigaro luminoso, che solcò i cieli di mezza Italia e della Francia meridionale, facendosi notare da migliaia di persone &#8211; tanto da esser avvistato a vista dagli operatori della torre di controllo di Marsiglia, contribuendo a consolidare il principio che quel periodo fu certamente una di maggior avvistamento al mondo di Ufo &#8211; la cronaca nazionale non ha registrato nessun’altra segnalazione ufologica di rilievo, a parte qualche eccezione.</p>
<p>Qualche eccezione c’è stata, come quella del camionista Umberto Giomboloni che in prossimità di un tornante, nell’entroterra genovese, disse d’aver perso l’orientamento, d’aver lo sterzo bloccato e d’aver visto una luce intensissima che avvolgeva tutto il camion, bruciandosi la mano con 7 fiammelle comparse sulla parte interna della portiera nel posto di guida. Disse poi di trovarsi in stato di shock a 15 Km da dov’era e nell’opposto senso di marcia”. A Montoggio, invece, pochi minuti dopo la mezzanotte, Giovanni Gardella, uscito di casa per sedare il latrare furioso del cane &#8211; temendo la presenza di un ladro &#8211; imbracciò il fucile e scorse nel buio uno scimmione di circa 3 metri che , afferrato il cane, lo sollevò per aria scaraventandolo lontano. Preso da un indicibile terrore, buttò via l’arma e si rifugiò in casa sprangando l’uscio di casa. Persino il curato di S.Onorato e il sindaco di Torriglia, che d’altronde fu tra i testimoni del primo incontro, vollero chiedere alle autorità, visti altri avvistamenti che ebbero di persona, se si facessero strani esperimenti militari in quella zona, ma ebbero risposta negativa. In seguito il brig.Nucchi dichiarò solo nel 2007, per ovvie questioni deontologiche, al programma Il Bivio d’aver assistito anche lui, con la macchina bloccata, all’avvistamento di un grosso disco volante luminoso insieme ad altre 3 persone, e d’aver raccolto in tutto quasi 500 testimonianze. Z. oggi asserisce di aver avuto 11 incontri totali, e d’esser stato trattato bene negli ultimi incontri; afferma inoltre di recarsi tutt’oggi, a 30 anni di distanza, ad aprire per 2 volte al mese la sfera nascosta in quei monti, e di poterci andare solo lui. Tanto per citare qualche evento dopo che si erano esauriti gli“incontri”del metronotte, nel 1988 sul Monte Prela, nei pressi di Torriglia, per diversi mesi decine di persone hanno visto volteggiare un Ufo luminoso a qualunque ora del giorno e della notte, sino a quando, il 18/9/1988, qualcuno ha denunciato il fatto.</p>
<p>A questo seguirono moltissime testimonianze di gente che veniva inseguita o spaventata da questo oggetto, che cambiava forma e luminosità, e che compiva manovre molto particolari. Man mano che la notizia dell’Ufo di Monte Prela si radicava a Torriglia e dintorni, diminuiva la paura del ridicolo che da sempre contraddistingue gli eventuali testimoni di fenomeni Ufo, e con l’arrivo dei primi rigidi mesi invernali le segnalazioni cessarono. Anche se, come si evince dalla casistica stilata dal C.U.N ligure, che riporta segnalazioni dall’anno 1604 (http://web. tiscalinet.it/lareteufo/genova.htm), non c’è la sensazione che tali episodi siano finiti definitivamente. Z. nel fisico e nella psiche porta i segni indelebili delle sue misteriose avventure, come testimoniano dottori, amici, familiari e psicologi; anche se quella serietà, quell’autocontrollo e la lucidità di mente gli sono rimaste. Sottoposto per oltre 10 anni a esami di laboratorio, radiologici, specialistici e a perizie psichiatriche, risultò sano di mente, astemio e di non aver fatto uso di nessun tipo di droghe. Una tac ha segnalato la presenza di un piccolo oggetto estraneo impiantato nel suo cervello, introdotto senza incisioni, che prima degli incontri non aveva. Inoltre, durante gli incontri, gli capitava di orinare un liquido nerastro. Del resto anche altri testimoni dissero che anche a loro capitava la stessa cosa. A causa di tutta questa storia, Z. ha perso famiglia, lavoro, diversi amici e ha avuto un infarto. E forse, solo per questo merita rispetto. Il Caso Zanfretta, aldilà di ogni giudizio personale, è un incredibile fatto di cronaca. Non dimentichiamo che non sarebbe mai nato se non fosse stato un metronotte, e non avesse avuto un contatto radio con un centro operativo. Ci troviamo di fronte a un caso dove la realtà oggettiva si cela dietro a un paravento di indizi, circostanze e coincidenze, che in alcuni casi superano l’umana immaginazione. Solo analizzando questi dati senza pregiudizi si può sperare di eliminare quel paravento e d’affacciarsi alla verità. Forse è meglio che ognuno si risponda da solo.</p>
<p>di Giulio Cristante</p>
<p>Scarica l&#8217;articolo originale in pdf zanfretta</p>
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		<title>La prova scientifica dell’esistenza del campo energetico umano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 10:53:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[campi energetici]]></category>
		<category><![CDATA[campo energetico umano]]></category>
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		<category><![CDATA[valerie hunt]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste una prova scientifica del campo energetico umano. La professoressa Valerie Hunt dell’Università della California Los Angeles, è una fisiopatologia e insegnante di cinesiologia. Ha condotto, più o meno dagli anni settanta, una serie di esperimenti con un elettromiografo. L’elettromiografo è un apparecchio che misura l’attività elettrica dei muscoli. Utilizzando il suo strumento con una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una prova scientifica del campo energetico umano. La professoressa Valerie Hunt dell’Università della California Los Angeles, è una fisiopatologia e insegnante di cinesiologia. Ha condotto, più o meno dagli anni settanta, una serie di esperimenti con un elettromiografo.<br />
L’elettromiografo è un apparecchio che misura l’attività elettrica dei muscoli.<br />
Utilizzando il suo strumento con una danzatrice, mentre ballava, e con dei guaritori (misurò le variazioni dell’attività elettrica dei muscoli dei loro pazienti durante i trattamenti) dottoressa Hunt notò che registrava un’attività elettrica insolita.<br />
I campi elettrici conosciuti, onde cerebrali, frequenze emesse dai muscoli e dal cuore non superano i 250 cicli al secondo.</p>
<p>La Hunt scoprì, accanto alle frequenze legate all’attività elettrica dei muscoli, un altro campo energetico la cui frequenza andava, in media, da 100 a 1600 cicli al secondo e oltre.<br />
Tale campo aveva una minore ampiezza dei campi energetici umani ed era più sottile.<br />
Particolarmente eccitante fu la costatazione che l’intensità cresceva in corrispondenza dei chakra principali.<br />
Ampliò le sue ricerche a persone in grado di vedere il campo energetico umano, con risultati sorprendenti.<br />
Nel corso della lettura dell’aura, il colore che i sensitivi indicavano, corrispondeva a una precisa frequenza registrata dall’apparecchio.</p>
<p>Era possibile fare lo stesso, visualizzando l’onda di frequenza su di un oscilloscopio (strumento che trasforma le onde elettriche in una configurazione visibile su uno schermo).<br />
Notò, inoltre, che la frequenza dell’aura, variava secondo certe regolarità.<br />
Una frequenza intorno ai 250 cicli al secondo, simile a quella del corpo fisico, caratterizzava persone i cui principali interessi erano rivolti al mondo materiale.</p>
<p>400 – 800 cicli al secondo era la frequenza di sensitivi e guaritori.<br />
Coloro che possono entrare in trance e sembrano costituire il canale di fonti d’informazioni “altre”, si trovavano in una ristretta banda di oscillazione, compresa tra gli 800 e i 900 cicli al secondo.<br />
Al di sopra dei 900 cicli al secondo, era la banda di quelle che la Hunt chiama personalità mistiche.<br />
La differenza tra queste personalità e i sensitivi e i medium sarebbe che, mentre questi ultimi sono una sorta di veicoli passivi dell’informazione, i primi sanno come valersene. Le personalità mistiche, pur restando in contatto con la realtà ordinaria, hanno spesso doti di sensitivi e riescono ad andare in trance.</p>
<p>Gli elettromiografi registrano al massimo frequenze di 20.000 cicli al secondo. Utilizzando un apparecchio modificato, la Hunt riscontrò che vi sono individui la cui frequenza supera i 200.000 cicli al secondo.<br />
Queste misurazioni confermano l’antica convinzione che, a un maggiore grado di evoluzione spirituale, corrisponde una frequenza più elevata dell’aura.<br />
Le ricerche della Hunt costituiscono un’ulteriore conferma del paradigma olografico, ma questo va oltre l’informazione di base che mi prefiggevo di fornire in questo scritto.</p>
<p>(Ho tratto queste informazioni da M. Talbot, Tutto è uno: l’ipotesi della scienza olografica, Cesena: Macro © 1997)</p>
<p>Per CoseNasocste, Seroquel 54</p>
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		<title>Il rinoceronte ha detto basta</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 15:29:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Codex Seraphinianus]]></category>

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		<description><![CDATA[Benvenuti in questo secondo articolo sull’analisi metaforica del Codex Seraphinianus. Se non lo hai ancora fatto ti consiglio di leggere l’articolo di introduzione a questa serie. Quanto segue è una lettura è viaggio come i racconti che un nonno fa ad un bambino. Ogni aneddoto, barzelletta e storia non sono puramente casuali. La lettura è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Benvenuti in questo secondo articolo sull’analisi metaforica del Codex Seraphinianus.</p>
<p>Se non lo hai ancora fatto ti consiglio di leggere l’articolo di <strong><a href="http://www.cosenascoste.com/codex-seraphinianus-una-nuova-traduzione-introduzione-parte-1/">introduzione</a></strong> a questa serie.<br />
Quanto segue è una lettura è viaggio come i racconti che un nonno fa ad un bambino.<br />
Ogni aneddoto, barzelletta e storia non sono puramente casuali. La lettura è semplice e fiabesca e il finale è a sorpresa come in tutte le piu grandi storie. Buona lettura.</p>
<p><b>E IL NONNO COMINCIO&#8217; A RACCONTARE A SUO NIPOTE. C’ERA UNA VOLTA..</b></p>
<p>La sapete quella della lumaca?<br />
Signora Lumaca, mentre passeggiava in un bosco, vide la sua amica Lumachina sfrecciare da dietro un albero, senza il guscio.<br />
&#8220;Perché non hai il guscio?&#8221; le chiese.<br />
E lei prontamente rispose: &#8220;Zitta, sono scappata di casa!&#8221;. Allucinata da tale risposta, Signora Lumaca non  fece in tempo a controbattere, che la sua amica “sgusciata” era già fuggita via, come se si aspettasse che qualcuno la inseguisse.<br />
Il guscio è la corazza di una lumaca: dentro quella crosta forte e dura, l’animale si protegge dal freddo e dagli attacchi dei nemici.<br />
Chissà che fine avrà fatto quella lumaca? Perché stava fuggendo da casa sua? La leggenda vuole che Lumachina, anni dopo, stremata e distrutta, fece ritorno al suo vecchio guscio “casa dolce casa”.<br />
Invece c&#8217;è la storia di quel rinoceronte che, non capendo a cosa gli servisse il corno che aveva, decise di allungarsi la coda e appiccicarla al corno: prese un po&#8217; di colla e iniziò a mescolare le due estremità finché diventarono un tubolare fantastico che potesse non solo attirare i passanti, ma anche fungere da stendi panni e bastone per ciondoli estetici.</p>
<div id="attachment_1900" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-large wp-image-1900" alt="IL RINOCERONTE INZIMBELLITO" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/212-650x571.jpg" width="650" height="571" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/212-650x571.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/212-300x263.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/212-800x702.jpg 800w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/212-370x325.jpg 370w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/212.jpg 815w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><p class="wp-caption-text">IL RINOCERONTE INZIMBELLITO</p></div>
<p>Questo rinoceronte ebbe un successo travolgente tra le femmine della sua specie; tutti visitavano il villaggio per guardarlo e innamorarsi di lui. Divenne ricco e famoso; eressero persino una statua a suo nome e gli regalarono una fortezza.<br />
Tutto andava come doveva, e niente sembrava disturbarlo ma, con il passare degli anni, il rinoceronte iniziò a sviluppare un piccolo problema di natura sessuale: la potenza erotica che possedeva un tempo, così come l’attrazione per i rinoceronti femmina, sembrava con il tempo scemare e al contempo, sembrava che una profonda depressione prendesse piede in lui.<br />
Il nostro amico le provò tutte: dall’uso di speciali medicine per rinvigorirlo sessualmente, fino allo yoga; dall’acqua terapia, fino ai fiori di Bach; dalla filosofia, fino alla meditazione. Ma NIENTE! Niente sembrava funzionare, e il rinoceronte era ormai deciso a togliersi la vita.</p>
<p>La sapete quella sui suicidi?</p>
<p>Un tale di un paesino norvegese stava per impiccarsi, quando ad un tratto gli si accese la televisione sintonizzandosi sul canale del calcio. Ricordatosi che a quell’ora andava in onda la partita, il tale decise di rimandare il suicidio. Ci riprovò diverse volte, ma ogni volta trovava una scusa: una volta doveva farsi il tè delle sette, un’altra volta invece si ricordava che era giovedì, e il giovedì lui, per abitudine, usciva a mangiare una pizza con gli amici. Finché non decise di rinunciare al suicidio e di continuare a dedicarsi a tutte le sue vecchie abitudini che, d&#8217; altro canto, aveva faticato a costruire per una vita intera. Dal momento di quella decisione, prese vita in lui un gran cambiamento, che gli fece sentire la vocazione di aiutare gli altri a liberarsi delle proprie paure. Il motto dei suoi corsi era: &#8220;Tutto è abitudine&#8221;.</p>
<p>Ritornando al rinoceronte, sapete come andò a finire? Andò a finire che proprio sull’orlo del suicidio, un branco di bufali attaccò la sua fortezza, distruggendola tutta. Facendo un brusco movimento, preso dallo shock, il rinoceronte spezzò il manubrio &#8220;coda/corno&#8221; che gli aveva precedentemente regalato il successo, finendo per spezzare il collegamento in due parti distinte: il corno e la coda. L’euforia lo invase, e un incredibile richiamo alla rabbia sembrò arrivargli dalle profondità del suolo. Rosso in volto e accecato dalla rabbia, il rinoceronte iniziò a rincorrere con il suo corno il primo bufalo che aveva a tiro; non vi dico come lo ridusse!</p>
<p>Il suo corno sembrava ormai carico di un’energia indescrivibile: scintille e fulmini dal cielo cadevano sul suo corno, dotandolo di una potenza inaudita e aiutando il nostro amico a distruggere i restanti nemici.</p>
<div id="attachment_1902" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-large wp-image-1902" alt="IL RINOCERONTE HA DETTO BASTA" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1-650x414.jpg" width="650" height="414" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1-650x414.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1-300x191.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1-800x509.jpg 800w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1-900x573.jpg 900w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1-370x235.jpg 370w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/rinobasta-ridimensionato1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><p class="wp-caption-text">IL RINOCERONTE HA DETTO BASTA</p></div>
<p>Concluso il combattimento e serrata la sua fortezza, il rinoceronte andò a cercare la prima femmina che trovò nei paraggi, e fece all’amore con lei così appassionatamente da generare all’istante quattordici figli, senza nemmeno la  necessità di far passare alla sua amante tutto il periodo di gravidanza: materializzazione istantanea.<br />
Ve la ricordate la storia del suicida? Si narra che tempo dopo, visti gli insuccessi generati dai suoi corsi di autostima chiamati &#8220;tutto è abitudine&#8221;, decise di ritentare il suicidio, e questa volta ci riuscì.</p>
<p>Sia il rinoceronte che il guru suicida avevano affrontato un problema girandoci attorno, ma alla fine la natura profonda delle cose aveva finito per comandare in entrambi i casi. Il guru voleva dimostrare che tutto è abitudine, il rinoceronte riuscì a dimostrare invece che non c’è abitudine che tenga agli istinti primordiali e alla natura di ciò che siamo veramente.</p>
<p><b>LA MORALE</b><br />
La morale di questo racconto è molto semplice: non scambiare la tua struggente forza, l&#8217;aggressività e la violenza per qualcosa di brutto (violenza e aggressività metaforiche). La natura ci ha creati perfetti e fare corsi di autostima da guru inconcludenti, non può servirci ad altro che a mascherare la nostra natura. Sono sicuro che quel guru sarebbe riuscito non solo a salvare la propria vita, ma anche a diventare un essere  totalmente soddisfatto, se solo avesse preso la televisione, le partite di calcio e tutte le sue vecchie abitudini e le avesse buttate via di sana pianta.</p>
<p>La depressione, la voglia di togliersi la vita, la sensazione d&#8217; impotenza, il calo di desiderio sessuale, l’apatia, il senso di inferiorità e chi più ne ha, più ne metta, tutte queste “malattie” nascono dalla soppressione delle nostre armi. La rabbia è spesso costruttiva: è nata per farci dire basta ai soprusi; non siamo stati creati per essere gli zimbelli della città, per legarci la nostra coda al nostro corno, così da far contenti gli altri. Non siamo nati per annullare il nostro coraggio e il nostro ego in favore di chi ci dice cosa fare e chi essere. L’ego è stato creato per qualcosa di utile, così come la rabbia e tutti gli altri sentimenti che etichettiamo come “negativi”.<br />
E’ facile condannare il “male” e far trionfare il “bene” facendo come il nostro amico rinoceronte; ma la farsa non regge: il corno e la coda, prima o poi si separeranno.<br />
Fino a che non ricontattiamo la struggente carica che abbiamo dentro di noi e smettiamo di chiamarla “carica oscura/istinto negativo/cattiveria”, sarà impossibile apprezzare la vita: dobbiamo invece ricontattare quelle parti per accettarle ed esprimerle prima di poterle trascendere. Finché non &#8220;moriamo-a-noi-stessi&#8221;, non possiamo vivere. Finché non ammazziamo quel fantoccio mascherato che abbiamo costruito per far star contenti gli altri, non potremo respirare.</p>
<p>Il processo è molto più semplice di ciò che crediate, e ne parleremo nelle prossime puntate. Spesso ci può capitare, come nel caso del nostro amico rinoceronte, che l’invasione esterna di alcuni rinoceronti, possa risvegliare in noi quella carica che avevamo dimenticato. Spesso ci può succedere che proprio sotto pressione, riscopriamo quella potenza e determinazione che durante la vita di tutti i giorni non usiamo.</p>
<p><b>CODEX SERAPHINUANUS. PERCHE&#8217;?<br />
</b>Ve lo ricordate l’articolo di introduzione a questa serie? <a href="http://www.cosenascoste.com/codex-seraphinianus-una-nuova-traduzione-introduzione-parte-1/">Il CODEX SERAPHINIANUS</a> è costruito in modo da suscitare nella nostra mente il ricordo di chi siamo e, come già abbiamo detto, consente di farci “smettere di usare un fragile coltellino contro i nostri mostri più grandi”. Dobbiamo recuperare la chiave per il cambiamento, e aprire la porta del nostro destino, liberandoci da tutti quei nodi paradossali che abbiamo costruito nella nostra mente per colpa di vecchi condizionamenti sociali. Se non sai di cosa stia parlando, rileggiti il primo articolo della serie o aspetta il prossimo.</p>
<p>Spero che le storie della lumaca, del suicida e del rinoceronte, ti abbiano appassionato, e che in qualche modo tu possa far girare questo contenuto nel tuo cuore, così da cogliere le risposte che cercavi da tempo.<br />
P.S. Non dimenticare di far girare questo contenuto anche fra tutti i cuori connessi al tuo.</p>
<p>Alla prossima!</p>
<p><b>RINGRAZIAMENTI</b></p>
<p>LA LEGIONE ringrazia il suo correttore E.P. Disegni e testi di LALEGIONE.</p>
<p>Il mistero di questi autori e di queste figure, fa parte della grande opera. ;)</p>
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		<title>Codex Seraphinianus: Una nuova traduzione &#8211; Introduzione parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 10:46:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari lettori di CoseNascoste, sono lieto di introdurvi nel magico mondo del Codex Seraphinianux, il libro più strano del mondo o come è stato definito da Italo Calvino “l’enciclopedia di un Visionario”. In questa serie di articoli di cui il seguente è un’introduzione, scansionerò un’immagine da questo libro misterioso e cercherò con il vostro aiuto di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://w.soundcloud.com/player/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F88005303" height="166" width="100%" frameborder="no" scrolling="no"></iframe><br />
Cari lettori di CoseNascoste, sono lieto di introdurvi nel magico mondo del <strong>Codex Seraphinianux</strong>, il libro più strano del mondo o come è stato definito da Italo Calvino “l’enciclopedia di un Visionario”.</p>
<p>In questa serie di articoli di cui il seguente è un’introduzione, scansionerò un’immagine da questo libro misterioso e cercherò con il vostro aiuto di interpretarla a modo mio.<br />
Per farvi capire con più semplicità il mio intento pensate ai vostri sogni. Pensate che nel bel mezzo del vostro sogno voi riusciate a fare una fotografia di cio che state vivendo. Poi prendete quella fotografia <i>psichedelica</i> e la inviate ad un destinatario sconosciuto estratto casualmente dall’elenco telefonico.<br />
Costui, in presenza della vostra fotografia dovrà compiere tutti gli sforzi del caso per poter interpretarne il contenuto.</p>
<div id="attachment_1907" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1907" alt="COSENASCOSTE HA APPENA FOTOGRAFATO I TUOI SOGNI" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1foto1.jpg" width="650" height="435" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1foto1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1foto1-300x200.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1foto1-370x247.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><p class="wp-caption-text">COSENASCOSTE HA APPENA FOTOGRAFATO I TUOI SOGNI</p></div>
<p>Questa serie di articoli è come lo sforzo di quel destinatario sconosciuto che deve compiere l’impresa di interpretare significati nascosti in immagini mistiche. In questo caso le foto non sono fotografie dei vostri sogni bensì le immagini inserite nel Codex Seraphinianux.<br />
Iniziamo quindi con alcune domande che vi saranno sorte durante la lettura di quest’introduzione.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1908" alt="1faq" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1faq1.jpg" width="650" height="365" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1faq1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1faq1-300x168.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1faq1-370x207.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p><b>COSA E’ IL CODEX SERAPHINIANUX?<br />
</b>Una foto parla come più di mille discorsi. Quindi iniziamo con qualche immagine presa a casa dal libro:</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1910" alt="1a" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1a1.jpg" width="650" height="945" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1a1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1a1-206x300.jpg 206w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1a1-370x537.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /> <img class="aligncenter size-large wp-image-1911" alt="1b" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1b1.jpg" width="650" height="459" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1b1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1b1-300x211.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1b1-370x261.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /> <img class="aligncenter size-large wp-image-1912" alt="1c" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1c1.jpg" width="650" height="439" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1c1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1c1-300x202.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1c1-370x249.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /> <img class="aligncenter size-large wp-image-1913" alt="1d" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1d2.jpg" width="650" height="475" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1d2.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1d2-300x219.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1d2-370x270.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /> <img class="aligncenter size-large wp-image-1914" alt="1e" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1e1.jpg" width="650" height="978" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1e1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1e1-199x300.jpg 199w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1e1-370x556.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /> <img class="aligncenter size-large wp-image-1915" alt="1f" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1f1.jpg" width="650" height="896" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1f1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1f1-217x300.jpg 217w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1f1-370x510.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></p>
<p>Come avete notato l’opera ha diverse particolarità tra cui:</p>
<ul>
<li>Pagine numerate in un sistema numerico sconosciuto</li>
<li>Il libro è diviso in diverse sezioni proprio come un’enciclopedia</li>
<li>Le immagini sono a primo impatto illeggibili e fortemente affascinanti</li>
<li>Ci sono numerose pagine contenenti descrizioni testuali e schemi redatti in un alfabeto sconosciuto</li>
</ul>
<p><b>A COSA SERVONO QUESTI ARTICOLI?<br />
</b>Cose Nascoste si occupa ormai da anni di tutta una serie di fenomeni che sono per l’appunto nascosti e occulti alle masse. L’opera seguente può essere reputata inutile da moltissima gente.<br />
Molti altri invece, nel loro percorso, si sono imbattuti in enigmi metafisici che sembrano quasi dirci che il cambiamento è impossibile. Quest’opera li aiuterà quindi a sciogliere proprio questi nodi tramite l’uso del paradosso.</p>
<div id="attachment_1916" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1916" alt="OLIO PER NODI PARADOSSALI" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1olio1.jpg" width="650" height="365" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1olio1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1olio1-300x168.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1olio1-370x207.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><p class="wp-caption-text">OLIO PER NODI PARADOSSALI</p></div>
<p>Un lavoro che definiamo tremendo. Una relazione che ci sembra terrificante, degli amici che non ci rappresentano, dei desideri che non vogliono esaudirsi. Tutti questi sono enigmi che sembrano paradossali  fintantoche cerchiamo di risolverli con armi deboli. E’ come se volessimo uccidere un grande dinosauro con un coltellino svizzero.</p>
<div id="attachment_1917" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class=" wp-image-1917" title="CLOWN CON SPADA CERCA DI UCCIDERE DINOSAURO MOSTRUOSO" alt="" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1dino1.jpg" width="650" height="344" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1dino1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1dino1-300x158.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1dino1-370x195.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><p class="wp-caption-text">CLOWN CON SPADA CERCA DI UCCIDERE DINOSAURO MOSTRUOSO</p></div>
<p>Le armi della ragione sono molto fragili. Servono “bazzuca”, “mitragliatrici”, “bombe atomiche” per poter contrattaccare. Parlo ovviamente in un linguaggio metaforico. Lo stesso linguaggio che parla Luigi Serafini.<br />
Quest’opera puo essere accostata a qualsiasi poesia ermetica o alla Divina Commedia di Dante. In opere di questo genere cio che è scritto è in chiave simbolica. Ogni parola è una scatola contenente fiumi di strumenti, significati e prospettive nuove che possiamo usare come armi per sconfiggere i nostri spettri.<br />
Da qui la scienza alchemica che si incarna nelle sue forme più perfette nella figura di Ermete Trismegisto, personaggio al quale la stessa alchimia si ispira così come l’ermetismo.<br />
Simbologia, ermetismo, alchimia e mondo onirico sono le chiavi che ci porteremo dietro lungo il percorso di questa serie di articoli.</p>
<div id="attachment_1918" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1918" alt="CHIAVE ERMETICA DEI TUOI SOGNI" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1chiave1.jpg" width="650" height="365" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1chiave1.jpg 650w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1chiave1-300x168.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/1chiave1-370x207.jpg 370w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><p class="wp-caption-text">CHIAVE ERMETICA DEI TUOI SOGNI</p></div>
<p>Proseguiamo.</p>
<p><b>DOVE POSSO COMPRARE UNA COPIA DEL CODEX?<br />
</b>Il libro puo essere acquistato tranquillamente su amazon.it o cercandolo sulla rete. La versione in mio possesso l’ho acquistata nella libreria Aseq di Roma al prezzo di 89€</p>
<p><b>CHI E’ L’AUTORE LUIGI SERAFINI?<br />
</b>L’autore è un’artista disegnatore, orefice, inventore e mistico attualmente in vita. La definizione <i>mistico</i> deriva dal mio personale vissuto nei suoi confronti.</p>
<p><b>ESISTONO OPERE SIMILI?</b><br />
Benchè la storia sia seminata di opere che possono avvicinarsi e finire nella stessa categoria del Codex Seraphinianus, qui in questa sede vorrei elencarvene soltanto una: <i>Il Libro Dei Sogni</i> di Federico Fellini. Questo libro edito nella sua più moderna edizione da Rizzoli è un’opera di cui mi riservo di parlare in una serie di articoli che verranno qui pubblicati in seguito.</p>
<p><b>CONCLUSIONE<br />
</b>Qui si conclude questa prima parte dell’introduzione alla serie “CODEX SERAPHINIANUS – UNA NUOVA TRADUZIONE”. Il mio nome è <strong>LALEGIONE</strong> ma non è importante per adesso. Miei sono il testo ed i disegni esplicativi. Alcuni dei quali li ho realizzati con la mano sinistra pur essendo destrimane. La mano sinistra contiene altri sentieri nascosti ma ne parleremo successivamente.<br />
L’obiettivo di questo articolo come quello di COSENASCOSTE è dare luce a fenomeni occulti e poco raccontati.<br />
Ne seguiranno di nuove..</p>
<p>Grazie della lettura ;)</p>
<p>LALEGIONE</p>
<p>Leggi la seconda parte:  &#8220;<a href="http://www.cosenascoste.com/il-rinoceronte-ha-detto-basta/"><strong>il rinoceronte ha detto basta</strong></a>&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Papa annuncia il suo ritiro, epilogo inesorabile di una profezia?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 09:08:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La notizia ha lasciato tutti sconvolti : Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, lascerà il Pontificato il giorno 28 febbraio, per ritirarsi alla tanto auspicata vita monacale fatta di preghiera e di studio. L&#8217;annuncio è arrivato in latino, come si conviene, durante un Concistoro e lo ha dato personalmente lui, un Papa, pare, dall&#8217;aspetto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia ha lasciato tutti sconvolti : <strong>Papa Benedetto XVI</strong>, al secolo Joseph Ratzinger, <strong>lascerà il Pontificato il giorno<span id="more-1789"></span> 28 febbraio</strong>, per ritirarsi alla tanto auspicata vita monacale fatta di preghiera e di studio.</p>
<p>L&#8217;annuncio è arrivato in latino, come si conviene, durante un Concistoro e lo ha dato personalmente lui, un Papa, pare, dall&#8217;aspetto un po&#8217; stanco ma sereno nel comunicare tale, <strong>sconvolgente decisione</strong>. È una notizia che naturalmente lascia disorientata non solo la comunità religiosa, ma il mondo tutto e coglie inaspettati tutti coloro erano vicini al Santo Padre, ignari di questa importante decisione, eccenzion fatta per il fratello <strong>Georg Ratzinger</strong> che afferma di esserne al corrente da mesi, e che rafforza la teoria già esposta dal Papa dimissionario che le ragioni del suo abbandono riposano su gravi motivi di salute e su un non meglio precisato senso di inadeguatezza.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1790" title="papa_ratzinger_benedetto_xvi_dimissioni_getty_01" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa_ratzinger_benedetto_xvi_dimissioni_getty_01-540x338.jpg" alt="" width="540" height="338" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa_ratzinger_benedetto_xvi_dimissioni_getty_01-540x338.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa_ratzinger_benedetto_xvi_dimissioni_getty_01-300x187.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa_ratzinger_benedetto_xvi_dimissioni_getty_01.jpg 738w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>La notizia è talmente sconvolgente e rara nel suo genere (gli unici predecessori di Ratzinger sono stati <strong>Celestino V</strong>, Benedetto XVI, San Clemente I, Gregorio XII e Benedetto IX) che non si riesce ad avanzare ipotesi alcuna, vale tuttavia la pena di rispolverare le tanto bistrattate teorie catastrofiste negli ultimi anni tanto sbandierate. Appena qualche settimana fa, il <strong>21 dicembre 2012</strong> sembrava che il mondo dovesse finire: secondo il calendario gregoriano era infatti questa la data in cui si sarebbe dovuto verificare un evento sia esso di natura spirituale o fisica, di proporzioni imprecisate, che avrebbe sconvolto le sorti del mondo. L&#8217;evento, tanto atteso dai catastrofisti, avrebbe dovuto verificarsi alle 11.11 ora italiana, e ha spesso fatto sorridere il popolo scientifico che non ha mai trovato nessun fondamento concreto a queste teorie. Tuttavia, l&#8217;evento che sconvolge le sorti del mondo e ne preannuncia la fine potrebbe essere proprio l&#8217;abbandono di Papa Benedetto XVI del soglio pontificio.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1791" title="papa Benedetto XVI dimissioni" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa-Benedetto-XVI-540x270.jpg" alt="" width="540" height="270" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa-Benedetto-XVI-540x270.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa-Benedetto-XVI-300x150.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/papa-Benedetto-XVI.jpg 644w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>A questo punto c&#8217;è però da rispolverare un&#8217;altra <strong>profezia</strong>, quella di <strong>Malachia</strong>, il misterioso santo vissuto nel XII secolo, secondo cui Benedetto XVI sarebbe stato il <strong>penultimo dei Papi</strong>. Malachia, ha stilato una lista di 112 frasi in latino, molto brevi, che indicano i nomi di altrettanti pontefici, associando ad ognuno di essi i caratteri salienti del pontificato e la loro sorte finale. E stando ad alcuni appassionati di esoterismo Papa Benedetto XVI sarebbe indicato come il penultimo di essi, cui seguirà colui che è definito &#8216;<strong>Petrus Romanus</strong>&#8216; e il cui mandato pontificio, secondo le profezie, coinciderà con la fine del mondo. Secondo la tradizione la lista dei nomi sarebbe stata dettata dal misterioso santo nel 1139, ma studi recenti sostengono che in realtà si tratti di un falso e che la lista coi 112 nomi sia in realtà stata redatta dal falsario umbro Alfonso Ceccarelli nel XVI secolo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>il 21 dicembre 2012 è alle porte</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 16:30:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arriva la fatidica data che tutti ormai da tempo stanno aspettando: il 21 dicembre 2012 sarebbe (e in questo caso il condizionale è d&#8217;obbligo) prevista la fine del mondo; alcuni, però, credono che si tratti semplicemente dell&#8217;inizio di una nuova era. Diverse sono le teorie a conferma della previsione Maya, tra queste alcune sembrano essere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva la fatidica data che tutti ormai da tempo stanno aspettando: il <strong>21 dicembre 2012</strong> sarebbe (e in questo caso il <span id="more-1778"></span>condizionale è d&#8217;obbligo) prevista la fine del mondo; alcuni, però, credono che si tratti semplicemente dell&#8217;inizio di una nuova era.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1784" title="21 dicembre 2012" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21-dicembre-2012-540x358.jpg" alt="" width="540" height="358" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21-dicembre-2012-540x358.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21-dicembre-2012-300x199.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21-dicembre-2012.jpg 849w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>Diverse sono le teorie a conferma della <strong>previsione Maya</strong>, tra queste alcune sembrano essere fondate su evidenze scientifiche, altre sono frutto di osservazioni astrologiche (ma assolutamente non provate).</p>
<p>Partiamo innanzitutto da &#8220;presunte&#8221; spiegazioni di carattere scientifico secondo le quali nel mese di dicembre si dovrebbe verificare un&#8217;<strong>intensa attività solare</strong>.<br />
Questa iper-attività provocherebbe un vento solare in grado addirittura di <strong>danneggiare il campo magnetico terrestre</strong>: l&#8217;effetto sarebbe quello di <strong>invertire la polarità</strong>; poiché i sistemi tecnologici dipendono proprio dal CM, e quindi dai poli, la maggior parte di essi verrebbe distrutta. Un altro effetto, di certo non meno importante, inciderebbe direttamente sulla <strong>ghiandola pineale</strong> del sistema nervoso, particolarmente sensibile alle onde elettromagnetiche.</p>
<p>Altra considerazione riguarda direttamente la <strong>fine del calendario Maya</strong>, fissata proprio per il <strong>20 dicembre 2012</strong>; secondo questa antica civiltà, l&#8217;umanità può vivere soltanto in cinque ere cosmiche. Quattro di queste (Terra, Acqua, Aria e Fuoco) sono terminate con eventi c<strong>atastrofici, cataclismi e distruzioni planetaria</strong>. Quella attuale è l&#8217;era &#8220;dell&#8217;Oro&#8221; e, dopo la sopracitata data, si dovrebbe verificare una progressiva<strong> inclinazione dell&#8217;asse terrestre</strong> rispetto all&#8217;ellittica del sistema solare con conseguente distruzione del pianeta: le condizioni sarebbe completamente diverse e non permetterebbero la sopravvivenza.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1783" title="fine del mondo 2012" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-2012-540x360.jpg" alt="" width="540" height="360" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-2012-540x360.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-2012-300x200.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-2012.jpg 847w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>Analizzando le due teorie gli scienziati si sono posti delle domande alle quali però è difficile rispondere.<br />
Prima di tutto, in base all&#8217;iper-attività, gli studiosi spiegano questo fenomeno come un <strong>evento ciclico</strong> che si verifica ogni undici anni: in queste occasioni si producono delle semplici <strong>tempeste magnetiche</strong> che disturbano, ma non distruggono, i satelliti terresti. Credono quindi che, come nei passati casi, anche questa volta tutto si risolverà con qualche interferenza piu o meno grave: non ci sono evidenze scientifiche (fondate) che mostrano una maggiore forza distruttiva delle suddette tempeste.<br />
Nel secondo caso, l&#8217;inversione dei poli non è un evento repentino che può avvenire in pochi giorni o in un mese, sono necessari migliaia di anni prima che ciò avvenga quindi, anche se non è escluso che si verifichi, di certo non può manifestarsi quest&#8217;anno.<br />
Non si sa nemmeno con certezza se si è mai verificata un <strong>inversione</strong>: analizzando minerali fossili l&#8217;ultima potrebbe essere avvenuta non prima di <strong>780.000 anni fa</strong>, ma non è certo.</p>
<p>Previsioni astrologiche si rifanno anche alla disposizione delle tre piramidi Egizie di Ghiza e il Nilo; in base a tali considerazioni, la diagonale che unisce questi punti rappresenterebbe la via lattea e le tre stelle della Cintura di Orione.</p>
<p>C&#8217;è una previsione addirittura risalente ai Sumeri secondo la quale il dodicesimo piante del Sistema Solare, <strong>Nibiru</strong>, si scontrerà con la terra nel 2012.<br />
Gli scienziati hanno però evidenziato come tale planetoide potrebbe essere <strong>Eris</strong>, già scoperto nel 2005, ma si trova a circa 5.5 miliardi di chilometri dalla Terra; oltretutto, la sua velocità di rotazione è di circa 1000 metri al secondo e il tempo necessario per raggiungere la terra sarebbe dell&#8217;ordine dei secoli. Sempre in merito a Nibiru/Eris per far si che un pianeta si sposti in questo modo è necessaria una Forza che ne vari il raggio di rotazione ma niente di anomalo è stato fin&#8217;ora scoperto.</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-1785" title="fine del mondo maya" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-maya-540x404.jpg" alt="" width="540" height="404" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-maya-540x404.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-maya-300x224.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/fine-del-mondo-maya.jpg 799w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>Nonostante lo scetticismo della comunità scientifica e gli inviti a <strong>mantenere la calma</strong>, evitando facili <strong>allarmismi</strong> ed inutili preoccupazioni, c&#8217;è chi si sta preparando alla fantomatica fine del mondo o cambio di era.<br />
Prima di tutto, sono state individuate aree che sarebbero &#8220;immuni&#8221; all&#8217;apocalisse ormai alle porte, una di queste è il villaggio francese di <strong>Bugarach</strong>; esso è situato ai piedi del picco di Bugarach ai confini con la Spagna e molti fautori della teoria Maya starebbero acquistano terreni e appartamenti in questa zona.<br />
Molti invece stanno acquistano uno strano <strong>kit di sopravvivenza</strong> messo in commercio da un agenzia messicana: composto di pillole per purificare l&#8217;acqua, eliminare radiazioni e scorte di cibo simili a quelle degli astronauti.<br />
Altri ancora hanno iniziato ad acquistare alimenti a lunga conservazione, c&#8217;è chi addirittura sta mettendo da parte scorte per sopravvivere più di 30 anni.<br />
In rete le guide utili per &#8220;<strong>sfuggire all&#8217;Apocalisse</strong>&#8221; stanno spopolando, è possibile quindi consultare tali informazioni.<br />
Non ci resta che attendere la mezzanotte del 20 dicembre sperando di poter assistere all&#8217;alba del 22.</p>
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		<title>Mai più sedute spiritiche!!!</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 10:23:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi vi propongo l&#8217;esperienza di un ragazzo, Andrea, che anni fa ha vissuto un&#8217;esperienza medianica particolare e che adesso ha deciso di condividere pubblicandone il racconto qui su CN. Buona lettura. che preIn effetti avrei dovuto raccontarla molto prima questa storia, forse qualcosa sarebbe cambiato, forse avrei evitato molti errori, forse qualcuno avrebbe potuto aiutarmi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi propongo l&#8217;esperienza di un ragazzo, Andrea, che anni fa ha vissuto un&#8217;esperienza medianica particolare e che adesso ha deciso di<span id="more-1753"></span> condividere pubblicandone il racconto qui su CN. Buona lettura.</p>
<p>che preIn effetti avrei dovuto raccontarla molto prima questa storia, forse qualcosa sarebbe cambiato, forse avrei evitato molti <strong>errori</strong>, forse<br />
qualcuno avrebbe potuto aiutarmi meglio a capire… Eppure nei percorsi tortuosi che separano l’idea dalla sua realizzazione, la mia volontà di render noto lo strano accaduto, ha preteso, ben <strong>sette lunghi anni</strong>.</p>
<p>Era Aprile e quell’anno per fuggire dal grigiore delle lunghe giornate passate in ozio a far finta di studiare, decidemmo di metter su una <strong>band</strong>. Provenivamo da esperienze diverse, non avevamo frequentato le stesse scuole e ci accomunava soltanto l’amore per la chitarra e per le ballate tristi di De Andrè. I risultati musicali di quell’esperienza lasciarono molto a desiderare, eppure, fu grazie a quelle serate che per la prima volta nella mia vita venni a contatto con un mondo misterioso, un universo che non rispondeva alle regole della fisica o almeno, non nel modo in cui a scuola avevano preteso di insegnarci.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1758" title="Black Metal" alt="" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/the_frost-band-300x275.jpg" width="300" height="275" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/the_frost-band-300x275.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/the_frost-band.jpg 344w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Anche nel paesino con gli affitti più bassi della provincia, era impensabile per treragazzini squattrinati, potersi permettere il canone mensile del “<strong>locale</strong>”. Così, si decise di dividerlo con un altro trio che, alle ballate di De Andrè, preferiva le atmosfere nordiche e demoniache del <strong>Black Metal</strong> – Made in Norvegia. Non amavo particolarmente quel genere ma nel front-man c’era qualcosa di oscuro, di indecifrabile. Non so se fosse la sua lunga dipendenza dall’eroina ad avergli dato quell’aria trasognata, ma quella sera decisi di andarli ad ascoltare. Dalla porta mal insonorizzata con i classici “cartoni delle uova”, però, non provenivano le solite schitarrate distorte, ma un chiacchiericcio che sembrava una discussione a senso unico. Come se l’interlocutore, ricevesse delle risposte in silenzio e poi, soddisfatto, continuasse normalmente la conversazione. Decisi di mettere da parte le buone maniere e di interrompere la chiacchierata che si stava tenendo dall’altro lato della porta, con un timido toc-toc. Mi aprì un ragazzo e vidi che, quella, non era proprio una conversazione. Erano in tre. In cerchio su di un tavolino, illuminati solo da due candele.</p>
<p>In quel periodo la mia filosofia di vita era completamente ispirata al più ferreo <strong>materialismo</strong>. Studiavo ingegneria e per me la fisica avrebbe avuto, prima o poi, anche le risposte agli interrogativi che sembravano più remoti. Che risate allora, quando vidi questi poveri deficienti intenti a giocare con la <strong>tavola Ouijia</strong>: “Ma che cazzo fate? – dissi – A trent’anni ancora a giocare con le letterine?”. “ A – B – C – D… è uscita la D! Allora è Daniela che mi ama! O forse è Damiana? “. Infatti, queste sciocchezze con le lettere mi ricordavano il giochino che le ragazze delle medie facevano per predire il nome del moroso. Pensai, che a volte l’adolescenza fatica a finire e si porta dietro la sua cretineria fino a rendere ridicoli, anche gli adulti.</p>
<p>Il più grande dei tre allora, infastidito, mi invitò a sedersi con loro. “Visto che fai tanto il coraggioso… Siediti con noi! <strong>partecipa anche tu</strong>”. Non me lo feci ripetere due volte e mi ricavai un posticino ponendo il mio indice su di una 100 Lire che, in qualche modo, doveva essersi salvata dall’avvento del nuovo conio. “In nome di Dio Onnipotente,chiedo di poter parlare con gli spiriti dei morti”. Con questa “<strong>invocazione</strong>”, cominciò la mia prima seduta medianica che il metallaro-medium stava officiando, con una formula ricavata da chissà quale libro sottratto, di frodo, al reparto Esoterismo della Feltrinelli.</p>
<p><img class="alignright  wp-image-1759" title="Il sonno della ragione genera mostri" alt="" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/il-sonno-della-ragione-genera-mostri-1797-goya.jpg" width="253" height="360" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/il-sonno-della-ragione-genera-mostri-1797-goya.jpg 422w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/il-sonno-della-ragione-genera-mostri-1797-goya-211x300.jpg 211w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" />Eppure la monetina cominciò a muoversi. “Niente di strano – pensai – siamo in quattro, ci teniamo sopra l’indice e qualche coglione tra questi la sta spingendo verso le lettere, cercando di formare una frase di senso compiuto”. Ma qualcosa cominciò ad insospettirmi. Era la maniera con la quale <strong>la monetina</strong> scivolava sul foglio, ricordava in qualche modo la repulsione magnetica, come quando una calamita si avvicina ad un’altra di polo opposto. Non mi persi d’animo. Dopotutto, lo ricorda anche Goya che “<strong>il sonno della ragione genera mostri</strong>”. Così, mi rivolsi, nel Panteon delle mie divinità Scientifiche, a San Galileo ed al suo metodo della verifica empirica dei risultati. Decisi di sperimentare, iniziai coll’imprimere più forza con l’indice sulla monetina. Vidi, che con un po’ di pressione riuscivo a fermarla. “Bene! – mi dissi – Quale forza oscura può lasciarsi vincere dalla semplice pressione del mio ditino?” Rassicurato, continuai ad ascoltare le domande che il gruppo di improvvisati investigatori dell’occulto continuavano, a turno, a rivolgere all’entità che doveva esserci dietro al fenomeno. “Come ti chiami? – chiese il <strong>medium</strong> – Qual è il tuo nome?”. Lo so che sembrerà assurdo, ma in quel momento, soltanto basandomi sulle mie sensazioni e sullo strano modo in cui la monetina sembrava galleggiare su quel foglio, fui sicuro che in quella stanza stava succedendo qualcosa che andava oltre le leggi scientifiche. Dopo che qualcuno gli aveva chiesto il nome, la monetina iniziò a scorrere e raggiungendo una lettera dopo l’altra scrisse: “ P – O – L – E – I – D – O – N – E “. Cominciammo allora, a chiedere all’entità quale fosse stato l’anno della sua morte: la monetina compose un “1 – 9 – 9 – 8″</p>
<p><img class=" wp-image-1756 alignleft" title="galileo galilei" alt="" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/g_leoni_crayon-1.gif" width="311" height="455" />Dopo queste prime stranezze, qualcosa cominciò a mutare. Non ero più molto sicuro di me stesso. Quelle risposte, e poi quell’atmosfera! C’era qualcosa che non quadrava, ma il vaso cominciò a traboccare seriamente, dopo un’ultima indigeribile goccia. Il medium, ancora convinto della mia <strong>incredulità</strong>, mi propose di rivolgere all’entità una domanda a mente. Non avrei dovuto far altro che pensare tra me e me ad una domanda qualsiasi, per verificare senza ombra di dubbio, la presenza di un’ qualcosa che aveva accesso alle nostre coscienze. Io immaginai che la cosa più remota da poter chiedere fosse <strong>una data</strong>. Magari una data che riguardava la mia famiglia e che neanche io conoscevo, tantomeno gli altri presenti alla seduta. Così pensai alla data di morte di mio nonno. Non me la ricordavo ma avrei potuto fare un po’ di calcoli, magari incrociando altri dati per risalire almeno all’anno. Ma alla data precisa non ci sarei mai arrivato. Nessuno nemmeno da piccolo, me l’aveva mai detta. Così pensai: “Dimmi la data di morte di mio nonno materno”. La monetina cominciò a muoversi. Nel solito, inquietante modo e compose: “<strong>1 – 4 – 78</strong>”. Diavolo! L’anno coincideva! Mia madre mi aveva sempre detto di essere rimasta orfana a 20 anni… Sommando l’anno di nascita di mamma a 20, si otteneva proprio 78. Cazzo! Cazzo!… Cazzo!</p>
<p>Qualcosa li stava succedendo, me ne resi definitivamente conto. Dopo qualche giorno chiesi di persona la data a mia mamma, dopo la risposta diventai pallido: “Che è successo! – disse mia madre – Cos’hai? Perché queste domande sul nonno! Devi forse dirmi qualcosa?”.</p>
<p>Da allora sono passati tanti anni, ci ho pensato spesso. Ho letto molti articoli a riguardo e mi sono confrontato con gli “addetti ai lavori”. Fossero essi preti o pseudo-santoni, tutti mi hanno consigliato di <strong>non ripetere</strong> questo tipo di esperienze in maniera <strong>Fai-da-te</strong>. Pare sia pericoloso, ed io ho cercato di seguire il consiglio. Eppure, forte rimane in me il desiderio di conoscere la natura di questi fenomeni. Vorrei capire cosa si nasconde tra le righe della realtà . Una realtà che ai miei occhi si presenta spesso insensata, triste e permeata di innumerevoli rimandi ad <strong>una dimensione “altra”</strong>.</p>
<p>Andrea Lenato</p>
<p></p>
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		<title>Il mistero basco di Carlos Galan e del Moonmilk</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Aug 2012 15:03:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Izen duen gutzia omen da, dice il proverbio. Tutto quel che ha un nome esiste. Perfino ciò che ai più può sembrare una fantasia azzardata, un parto della fantasia, una leggenda sepolta. Un racconto di Fate, magari. A Donostia-San Sebastiàn, provincia di Guipúzcoa, nel bel mezzo dell’Euskal Herria, ha sede la Sociedad de Ciencias Naturales [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Izen duen gutzia omen da</em>, dice il proverbio. <em>Tutto quel che ha un nome esiste</em>. Perfino ciò che ai più può sembrare una fantasia<span id="more-1744"></span> azzardata, un parto della fantasia, una leggenda sepolta. Un racconto di Fate, magari. A Donostia-San Sebastiàn, provincia di Guipúzcoa, nel bel mezzo dell’Euskal Herria, ha sede la Sociedad de Ciencias Naturales Aranzadi. Un’associazione che ormai da anni promuove con discreto successo indagini, ricerche ed esplorazioni in tutta la zona approfittando &#8211; non poco &#8211; della selvaggia bellezza di un angolo di mondo, il Paese Basco, che nei secoli è sempre riuscito a tenersi un passo più indietro rispetto alle luci della pubblica ribalta. Confrontati con il nutrito calendario di attività, i costi di adesione non sono nemmeno così impegnativi.</p>
<p>49 euro per diventare soci – 55 per gli stranieri – ed un vertiginoso sconto che abbassa la quota a 32 per i minori di 21 anni. Forse è anche per questo, stando almeno a quanto magnificato sul suo sito web, che Aranzadi conta ad oggi 1540 soci, 150 dei quali si fregiano del titolo di ricercatori e presiedono alla attività più articolate di investigazione. Quelle che investono campi come la biologia e la storia, l’archeologia e la medicina, l’antropologia e l’etnografia, la geografia e la geologia. Tra i ricercatori ufficiali di Aranzadi, Carlos Galan al momento è forse quello che gode della fama più considerevole. Perché ha firmato di suo pugno un articolo apparso sulle pagine di una prestigiosa rivista scientifica locale in cui rendicontava l’ultima scoperta del suo gruppo. Il Fiume delle Fate. Un corso sotterraneo di qualcosa che dovrebbe essere acqua, ma che acqua non è. Perché contiene così tante infiltrazioni di minerali, principalmente sotto forma di carbonati, da presentare una consistenza unica al mondo. Denso e di colore biancastro. Da bravi speleologi, i baschi guidati da Galan si sono affrettati a garantire che si tratta di un fenomeno assolutamente naturale. Come tale, scientificamente comprensibile, dunque del tutto spiegabile. Hanno estratto i loro campioni di studio, li hanno portati in laboratorio e sottoposti ai controlli più severi ed accurati per testarne consistenza e composizione chimica.</p>
<div id="attachment_1746" style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-large wp-image-1746" title="Rovine della Torre di Andonaegi in Alzola, Gipuzkoa" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/31-540x403.jpg" alt="" width="540" height="403" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/31-540x403.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/31-300x224.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/31.jpg 622w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><p class="wp-caption-text">Rovine della Torre di Andonaegi in Alzola, Gipuzkoa</p></div>
<p>Hanno rinvenuto tracce di gibbsite, cioè idrossido di alluminio. E poi zolfo e calcio. Silice e carbonio. Da ultimo, il gesso che ne favorisce la colorazione particolare. Sono stati esami approfonditi, certo. Eppure, le analisi di Galan e soci, per quanto meticolose, non sono da considerarsi conclusive. Perché quella che è stata rinvenuta nella grotta sotterranea in terra basca è una sostanza che si ritiene originata da precipitazioni di acque sotterranee, non cristallizzata a causa della presenza di una ulteriore componente, la gibbsite appunto, che previene proprio questo effetto. Tecnicamente parlando, il fiume di Galan consiste di <em>una sospensione con fase solida, rappresentata da minerali massimamente sotto forma di carbonati e dispersa in fase liquida</em>. Fin qui, nulla di strano. La cosa singolare è invece che questo tipo di composizione, in genere, è riscontrabile in acque sotterranee soltanto in quantità modestissime ed irrisorie. Scorrendo, tra l’altro, questa soluzione tende ad assumere in fretta uno stato rigorosamente solido, andando così a depositarsi lungo le pareti ipogee. Il ritrovamento di Galan, avvenuto a 90 metri di profondità all’interno di una sperduta caverna nella località mineraria di Alzola, nella sezione nord-orientale dell’Euskal Herria, documenta invece l’esistenza di un rivolo di liquido bianco, tendente al brillante se sottoposto alla luce artificiale e che seguita a scorrere (invece di cristallizzarsi sulle pareti della grotta) per 300 metri buoni prima di sparire nuovamente nelle viscere della Terra.</p>
<p>Così, ponendosi al confine tra la scoperta scientifica ed il ritrovamento misterioso, il rivolo di Galan seguita ad essere trattato con una particolare attenzione. Rinvenuto non di recente, è stato presentato al pubblico solo poco tempo fa, per consentire agli addetti ai lavori di condurre in piena tranquillità una nutrita ed esaustiva serie di analisi. Tra l’altro, mantenendo rigorosamente segreto il luogo esatto del ritrovamento, al fine di evitare il prodursi degli inevitabili codazzi di curiosi che, con tutta probabilità, avrebbero preso a bighellonare in zona. Tutti alla ricerca del Rio delle Fate. Anzi, del <em>moonmilk</em> come viene definito nelle migliori leggende sui Fairies del ciclo bretone. Il Fiume del Latte di Luna in cui, prestando fede alla più vivida tradizione mitologica, si bagnavano dee e fate. Il fatto è singolare, non c’è che dire. Ma quanto a miti, leggende e magia, dal Paese Basco ci si deve attendere questo ed altro. Ancestrale centro di venerazione per le divinità legate alla natura, si dice da più parti che proprio in questa imprendibile regione albergasse il più primitivo dei paradisi. Una terra d’incanto capace di partorire dèi e razze sovrannaturali, esageratamente rigogliosa ed attraversata da in piena. Fiumi di latte, per la precisione.</p>
<div id="attachment_1748" style="width: 418px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1748" title="L’Euskal Herria" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/12.jpg" alt="" width="408" height="345" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/12.jpg 408w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/12-300x253.jpg 300w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /><p class="wp-caption-text">L’Euskal Herria (fonte: wikipedia.org)</p></div>
<p>Così, all’interno di uno scacchiere in cui la scienza sta avendo sempre più spesso ragione sul tempo, riportando alla luce con rigore considerevole i sentieri sopiti che hanno permesso ai popoli di radicarsi in determinati luoghi dopo migrazioni e conquiste e spedizioni, esistono terre e genti destinate a rimanere saldamente ancorate al mistero. L’Euskal Herria, con i suoi due milioni e mezzo di baschi che chiamano casa un angolo di terra che abbraccia i Pirenei occidentali, è uno di questi. Storicamente scisso tra giurisdizione spagnola, è il caso delle provincie di Bizkaia, Gipuzcoa, Araba e Navarra, e sovranità francese, come accade invece per Lupurdi, Bassa Navarra e Zuberoa, in realtà il Paese Basco non sembra avere nulla a che fare né con l’una né con l’altra. L’unica tangibile somiglianza è a dire la verità quella con sé stesso, con quell’identità etnica, culturale e linguistica che è rimasta un rompicapo anche nel Duemila. Dal canto loro, i Baschi non hanno mai dubitato di essere gli originali &#8211; e preistorici &#8211; occupanti di quelli che attualmente è il territorio spagnolo. Una convinzione, questa, suffragata da alcuni studi che hanno a lungo insistito sulla eventuale discendenza di queste genti delle popolazioni di Cro-Magnon che si stanziarono in epoche remotissime nell’area, lasciandosi dietro utensili in pietra ed oggetti appuntiti in arenaria, quarzo, silicio e basalto scoperti lungo la costa del Golfo di Biscaglia e nelle rive fluviali, ma soprattutto dipinti e graffiti rupestri dei quali le caverne della terra basca e non solo ad oggi abbondano. Perfino alcuni pionieristici studi comparativi a livello antropologico spingono su questo tasto, ravvisando ipotetici parallelismi fisici tra i moderni baschi e l’ancestrale specie d’uomini largamente diffusa nel Paleolitico Superiore.</p>
<p>Medesimo mistero permane circa l’Euskara. Un linguaggio assolutamente unico, alieno rispetto al ben più noto Indo-Europeo, e che ravvisa soltanto poche &#8211; e fragili &#8211; somiglianze con gli idiomi caucasici e berberi. Una lingua sul conto della quale, tuttavia, ha avuto modo di radicarsi una ed una sola certezza. E’ antichissima. Tanto vetusta che alla fine del Settecento ci fu chi, come l’Abate Dominique Lahetjuzan giunse a definire il basco quale linguaggio originale del Giardino dell’Eden, peritandosi di dimostrare come perfino le denominazioni impiegate per i principali capitoli del Libro della Genesi potessero essere ricondotte <em>in toto</em> all’Euskara. Ridicolizzato in fretta, Lahetjuzan morì nel 1818 e fu presto dimenticato. Almeno finché, circa un decennio dopo, un altro religioso francese di nome Pierre Diharce De Bidassouet non terminò il suo <em>Histoire des Cantabres</em>, giungendo a sentenziare che, secondo le sue ricerche, il basco altro non fosse che l’originale linguaggio parlato dal Creatore.</p>
<div id="attachment_1747" style="width: 480px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1747" title="Carlos Galan sul Rio de moonmilk" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/22.jpg" alt="" width="470" height="305" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/22.jpg 470w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/22-300x194.jpg 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /><p class="wp-caption-text">Carlos Galan sul Rio de moonmilk (fonte: bookandreader.com)</p></div>
<p>Se due indizi assommati non originano comunque una prova, va rimarcato come nel medesimo frangente storico, sull’altro versante dei Pirenei un altro sacerdote, Don Erroa, prese a diffondere la teoria dell’Euskara come idioma ufficiale del Paradiso Terrestre. Mentre il suo uditorio prendeva a stigmatizzarlo più o meno bonariamente etichettandolo come un innocuo lunatico, il prete si dimostrò così saldo nella sua convinzione da giungere a mobilitare per l’occasione perfino il vescovo di Pamplona. Che, per buon conto, affidò il giudizio finale nelle savie mani del Capitolo della Cattedrale cittadina. Fu dunque l’<em>augusto consesso </em>a considerare la questione seriamente e, dopo lunghi mesi di dispute e deliberazioni, ad emettere solenne giudizio in favore di Erroa, sottoscrivendo peraltro pubblicamente la singolare teoria del reverendo. Un fatto clamoroso, del quale tuttavia non rimangono che esigue indirette tracce, considerato che la totalità dei rapporti e registri legati al procedimento risultano stranamente svaniti. Contribuendo così ad alimentare ulteriormente l’alone di mistero proprio di questa regione, storicamente amplificato dalla fama indistruttibile di terra isolata ed impermeabile. Eppure, il popolo basco fu ad esempio noto agli esperti navigatori Greci. <em>Ouaskonous</em>, li definirono, Popolo del Capro, in ossequio alla diffusa usanza di sacrificare questo bestie alle loro divinità. Gli invasori Romani, intenti a muovere sull’Iberia, ebbero anch’essi a che fare con i Vasconi, o <em>Vascones</em>, di Navarra.</p>
<p>Gli stessi che, secoli dopo, verranno indicati come Guasconi in terra di Francia. Fedeli al loro <em>pàntheon</em> pagano e strettamente connesso ai cicli della natura, i baschi Gentili lo rimasero estremamente a lungo. Complici le asperità del terreno, i popoli esterni giunti da Roma, dalla terra moresca, o dalle vicine Spagna e Francia non riuscirono mai ad assicurare pienamente il loro giogo su questo angolo di mondo. Così, gli Euskaldunak, i Baschi, assimilarono ben poco degli usi stranieri, dei costumi praticati al di là delle loro provincie, delle fedi che altrove unificavano i popoli. Poi un giorno giunse anche in queste terre lontane il verbo di Kixmi, Cristo. La leggenda vuole che in quello stesso giorno, nei pressi di Ataun, il cielo ad oriente venne occupato da una nube splendente. I Gentili, assai agitati, corsero dal più vecchio e saggio tra i loro sacerdoti, chiedendo lumi. La risposta dell’anziano fu lapidaria. “Kixmi è arrivato, e con Lui la fine della nostra éra” annunciò alla folla. “Lanciatemi ora in un precipizio” ordinò al suo popolo che, fedele, eseguì il suo ultimo ordine. Inseguiti dalla nuvola, finirono per trovare riparo sotto un grande masso nella campagna di Ataun, che è a tuttora la loro sepoltura ed uno degli infiniti luoghi sacri di questa terra. Ad esso vanno aggiunte le miriadi di fonti, pozzi, vallate, picchi e caverne &#8211; come quella di Carlos Galan e soci &#8211; che fanno da dimora agli dèi tramontati ed ai geni del suolo.</p>
<p>La memoria locale, quella tramandata oralmente e cristallizzata nel sigillo dell’Euskara, è l’ultimo legame che la popolazione intrattiene con il tempo ancestrale dei suoi miti. Specialmente dopo che la Chiesa ha impiegato tempo e fatica inconsuete nello sradicare ogni traccia manifesta. Ultima popolazione d’Europa Occidentale ad essere convertita al Cristianesimo, i Baschi rigettarono per lunghi secoli le prediche dei missionari, confidando piuttosto nel conforto della più tradizionale tradizione magica. Fino al XVII secolo, la zona fu tanto interessata da recrudescenze pagane che le autorità ecclesiastiche locali furono costrette a documentarle con una certa dovizia di particolari, richiedendo a più riprese interventi da Roma. Nel 1609, un funzionario inviato allo scopo da Bordeaux raccolse testimonianze e prove a sufficienza per sostenere che in molte delle diocesi basche sotto giurisdizione francese avessero luogo i famigerati sabba, sovente perfino in terra consacrata, nelle chiese e con la partecipazione dei sacerdoti locali. La simpatia verso gli antichi culti irritò a tal punto le alte sfere della Chiesa Cattolica da dar vita alla più massiccia opera di azzeramento culturale dell’Occidente. 2000 baschi furono formalmente accusati di fronte ad adunanze di piazza da 50mila spettatori. Colpirne alcuni per educarli tutti.</p>
<p>Nel villaggio di Logrono, qualche tempo prima, la Santa Inquisizione ebbe gioco facile nel torchiare una donna del luogo, Mariquita de Atauri, estorcendole una lista infinita di complici nell’adorazione del maligno. Per colmo della sorte, la donna venne perdonata e rimessa in libertà dopo aver dismesso il <em>sanbenito</em> che attestava la sua contrizione, mentre i suoi accusati espiarono pagando il prezzo sommo. Per il rimorso, tornata a casa la donna non esitò a gettarsi tra le acque del fiume che attraversava il paese, annegando. Eppure, l’Euskal Herria fu grandemente risparmiato dalle stragi perpetrate dalle maggiori correnti inquisitorie, domenicani <em>in primis</em>. Questo accadde con buona probabilità anche grazie al radicamento locale di ben altri ordini religiosi, come i gesuiti del basco Ignacio de Loyola, che anzi profusero grande impegno nell’opera di mediazione, spesso di vera e propria traduzione culturale, nei confronti del popolo Euskaldunak. Una buona parte dell’immaginario basco fu così salvata, ma altrettanta parte recise i suoi legami col mondo reale, relegandosi per sempre al piano del mito e della leggenda e scegliendo la via dell’esilio nelle profondità della memoria. O magari affondando nel suolo stesso del Paese Basco, per poi risorgere come per magia ad ére di distanza. Esattamente come è accaduto per il Fiume delle Fate dell’Alzola, tornato a manifestarsi per ricordarci ancora una volta che, analisi scientifiche a parte, tutto quel che ha un nome esiste.</p>
<p>Simone Petrelli</p>
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		<title>Il caso Menichelli</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 23:11:44 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Maria sta ritta in piedi tanto da sembrare più alta, o appena un po’ meno minuta del solito. Al centro esatto dell’aula, con poche spanne <span id="more-1729"></span>che la separano dalla cattedra sistemata alla buona di fronte alle seggiole sulle quali si assiepano i ragazzi, mantiene le palpebre ostinatamente serrate. Perfettamente immobile, si potrebbe quasi pensare che non c’è proprio, che non è là, che non esiste. Ma parla, e quando inizia a snocciolare quelle parole non finisce più per parecchi minuti. Almeno finché non sopraggiunge la stanchezza, e le gambe le si fiaccano e la resistenza viene meno. Finché le forze non l’abbandonano del tutto, e con esse gli spiriti che si infilano nel suo corpo. Perché Maria, Maria Bocca, è una formidabile medium, di quelle che invece di limitarsi ad interloquire con i morti riescono ad entrare in sintonia con l’oltretomba tanto bene e tanto a fondo da finire vittima di trance interminabili. Trance nelle quali riporta frasi e richieste e preghiere dei morti del paese, di gente che tutti hanno conosciuto ed incontrato almeno un paio di volte nella piazza principale, e che oggi non sono più che un timbro di voce, quello identico, che la donnina ripropone in maniera assolutamente fedele.</p>
<p>Uomini e donne del posto, parenti degli studenti che sono vissuti fino a poco prima nei paesini della provincia e che hanno trovato la loro fine nelle ore più buie della guerra mondiale, magari, o tra i postumi che le reiterate privazioni hanno seminato nel loro fisico di scampati. Ai primi di settembre del 1950 l’Università di Camerino sta lentamente riguadagnando l’interesse della popolazione. Forse perché la gente è profondamente ansiosa di riprendere le abitudini di una vita normale, quelle che ha dovuto metter via in tutta fretta quando le armi hanno catapultato tutti gli uomini validi al fronte, per ingrassare da ultimo la terra. La Seconda Guerra Mondiale ha lasciato ovunque una gran ferita aperta, ma in Italia in particolare il dazio da pagare è stato infinitamente amaro. Fra reduci esauriti ed ex soldati nevrotici, fra testimoni annichiliti e persone comuni tramutatesi all’improvviso in pazzi furiosi, alla popolazione scampata si impone la necessità di capire la strage, di dare un senso all’orrore, di toccare con mano i confini dello scempio per covare il pensiero ardito che sì, anche la notte più fonda arriva soltanto fino ad un certo punto. Così, il corso di studi più gettonato a Camerino non può che essere quello di psicologia. Specialmente da quando c’è quel diavolo di un professore, Giuseppe Stoppolini pare che si chiami, che inframezza alla teoria più canonica dei memorabili <em>excursus</em> nell’occulto. E allora c’è fila, ogni volta che Stoppolini tiene una lezione, e fila doppia da quando il professore ha iniziato a presentare al suo pubblico il tema dei sensitivi. Da quando, per la precisione, si porta appresso Maria.</p>
<p>Anche questa volta, la Bocca tira fuori quattro o cinque voci note a tutti, e siccome si sta esaurendo in fretta Stoppolini sta quasi per chiudere e lasciarla riposare. Ma proprio in coda, la medium riprende mordente per un attimo, e dalla sua gola precipita sull’uditorio un lamento fioco di donna, che insiste a bloccare tutti gli astanti sulle sedie. Quella voce, non c’è dubbio, non può essere di Maria. E non appartiene a nessuna persona conosciuta, visto che invano i ragazzi si scambiano sguardi interrogativi tentando di dare un nome ed un’identità a quella flebile invocazione. “<em>Sono nata Rosa Menichelli il primo luglio del 1900</em>” recita la donna dell’Aldilà per bocca della medium. E subito prosegue<em> </em>“<em>quando morii ero Rosa Spadoni, come mio marito che era mancato prima di me. Entrambi siamo sepolti nel cimitero di Castelraimondo, poco lontano da qui. Vi chiedo soltanto di aiutare le altre persone, perché anche a loro potrebbe accadere la stessa cosa che accadde a me…</em>” C’è un momento di silenzio perfetto tra il pubblico. Un lungo momento in cui il tempo sembra arrestarsi, mentre sia gli studenti che il professore cominciano a realizzare che quella lezione, se possibile, oltrepasserà ancora i canoni della normalità. Maria Bocca inizia a tremare visibilmente mentre raccoglie quel poco di energia che le è rimasta nelle viscere. Con gli occhi sempre ed ostinatamente chiusi si accosta alla scrivania, allunga una mano incerta per recuperare un minimo di saldezza mentre le labbra si dischiudono appena per lasciar sfuggire l’ultima frase.<em> </em>“<em>Due giorni dopo che fu stilato il mio certificato di morte, fui portata al cimitero e lì sepolta viva!</em>” Quello che accade dopo è il <em>rallenty</em> dell’unico epilogo che nessuno avrebbe potuto prevedere.</p>
<div id="attachment_1734" style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-large wp-image-1734" title="Castelraimondo" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/11-540x360.jpg" alt="" width="540" height="360" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/11-540x360.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/11-300x200.jpg 300w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/11.jpg 642w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><p class="wp-caption-text">Una panoramica di Castelraimondo (fonte: wikipedia.org).</p></div>
<p>Molti studenti si alzano in piedi ed istericamente guadagnano il fondo della sala, sconvolti, mentre presso la cattedra Maria Bocca implode, accasciandosi al suolo dopo aver lanciato un urlo tanto netto e sinistro da raggelare il sangue di tutti i presenti. Lo stesso, profondo brivido gelido che scuote la schiena di Stoppolini. Ma quello è il prezzo minore per chi scomoda l’Aldilà. E soprattutto, dietro quell’angoscia eterea si cela dell’altro. Forse, l’interrogativo più importante in tutta questa strana storia. Quanto c’è di vero nelle parole della presunta Rosa Menichelli? Così, mentre gli inservienti della facoltà si danno un gran da fare nel raccattare l’esanime Maria Bocca dal suolo polveroso dell’aula, sistemandola sulla cattedra e sollevandole le gambe affinché il sangue riprenda ad affluire generoso al suo cervello, Stoppolini sta già pensando a cosa fare dopo. <em>In primis</em>, verificare con la medium che quel contatto sia stato <em>davvero</em> tale. Perché in caso affermativo potrebbe costituire un’ottima prova della sopravvivenza alla morte. Poi, mettersi sulle tracce della Menichelli, che per quanto a suo tempo sepolta viva deve trovarsi in una tomba precisa nel cimitero di <em>Castrimonno</em>, come lo chiamano i locali.</p>
<p>Castelraimondo oggi ha poco meno di 5mila abitanti, ma all’epoca altro non era che un modesto paesino sperso nel maceratese, popolato da un pugno di anime che a stento traboccavano se costrette nell’antica cinta muraria tirata su in tutta fretta durante le vetuste guerre con i villaggi limitrofi di Matelica e San Severino al tempo dei guelfi e dei ghibellini. Vestigia di un passato illustre e suggestivo come i 37 metri della torre merlata del Cassero. E’ sempre stato un luogo frequentato Castelraimondo, visto che tra le colline che ne delimitano il territorio, poco prima che abbia inizio la quinta montana preappenninica formata dei Monti Primo, Gemmo e Crispiero, nel tempo hanno rinvenuto tracce risalenti a Mesolitico e Neolitico, oltre a reperti di epoca romana e del Basso Medioevo. Teatro di scontri intestini per tutta l’epoca rinascimentale, l’area fu falcidiata da terremoti notevoli tra il ‘700 e l’800, che rimodellarono l’abitato spianando la strada all’imponente risanamento edilizio del primo Novecento. Scomparse così sia la chiesa di San Bartolomeo che la cappella della Maestà, la mano dell’uomo ha lasciato in piedi tratti delle mura castellane, il Cassero che compare anche nello stemma del paese e la canonica parrocchiale di San Biagio. Ricostruita quasi del tutto, quest’ultima, quando nel 1906 un famelico incendio divorò gran parte delle sue strutture portanti, l’ornato interno e perfino gli altari, deturpando le opere d’arte che originariamente la rendevano il vanto del paese. A partire dai primi anni del ‘900, una considerevole attenzione è stata rivolta all’espansione urbana, proprio in direzione di Camerino.</p>
<div id="attachment_1733" style="width: 476px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1733" title="Safety Coffin" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21.jpg" alt="" width="466" height="411" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21.jpg 466w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/21-300x264.jpg 300w" sizes="(max-width: 466px) 100vw, 466px" /><p class="wp-caption-text">Una Safety Coffin brevettata nel secolo scorso per evitare il rischio di sepolture improprie (fonte: bizzarrobazar.com)</p></div>
<p>Un obiettivo che ha significato all’atto pratico realizzare <em>ex novo</em> un Corso principale bordato di palazzetti in stile liberty. Lo stesso Corso che, il 13 settembre del 1950, viene percorso in tutta fretta da un manipolo d’uomini affaccendati, sudaticci, stranamente frettolosi. Sono studenti del corso di occultismo di Camerino, certo, ma anche Maria Bocca, che consuma la terra coi suoi passi minuscoli. E poi un tale Manfrini, fotografo assoldato per l’occasione, un paio di operai nei loro laceri completi da lavoro, tre ufficiali governativi ed un patologo dell’autorità sanitaria di Camerino, collega di Stoppolini, di nome Matteo Marcello. In testa, ovviamente, c’è il professore. Che nel frattempo ha compiuto le sue rapide indagini ed abbandonato l’ipotesi che si tratti di una montatura orchestrata dalla sensitiva. E che effettivamente, all’ospedale civile provinciale di Camerino, il 4 settembre 1939 è stato registrato il decesso di un certa Rosa Spadoni, 39 anni. Infezione da febbre puerperale, con conseguente compromissione della funzionalità cardiaca. Una donna che è stata sepolta proprio nella terra di Castelraimondo un paio di giorni dopo. E’ abbastanza per proseguire la delirante indagine. E’ sufficiente, soprattutto, per radunare un’<em>équipe</em>. Quella che procederà all’esumazione della salma di Rosa, considerato anche che i parenti più prossimi della donna sono morti, e che nessuno ha formulato alcuna opposizione in materia. Tomba numero 10, fila 47. La lapide c’è, e non sembra poi così difficile andare a cercarne la verità nascosta. Ma per quanto i due spalloni si diano da fare, sollevando palate di terra scura e rendendo la fossa sempre più profonda, ci vuole quasi un’ora per arrivare a raspare con il metallo sul legno della bara. Stoppolini si tuffa nella buca, inzaccherandosi da capo a piedi pur di far tacere quel tarlo che gli rovina i pensieri. Dopo undici anni di interramento, la bara è ridotta piuttosto male. Esposta alle intemperie del sottosuolo, è mezza rosicchiata dai vermi ed inizia a cedere. Ma viene comunque tirata fuori dalla terra, e finalmente si procede all’apertura. Nessuno ha ancora idea di quale orrore stia per affacciarsi sulle loro anime inesperte. Divelto il coperchio, la luce fa capolino all’interno del feretro e ne dischiude il segreto. Quel che resta di Rosa giace supino nell’interno della cassa. Il cranio è piegato a sinistra. Il braccio sinistro è ancora sollevato. Le ossa delle dita infilate in bocca, praticamente a ridosso della gola. E’ evidente che sono state morse a fondo, perché alcune dita sono tranciate tra una falange e l’altra.</p>
<p>Freneticamente strappate dal loro posto. Il medio e l’anulare – compresa la fede pesantemente corrosa &#8211; sono finiti in fondo alla gola. I capelli appaiono pesantemente scomposti, come se fossero rimasti impigliati tra le dita della donna mentre per quanto possibile si divincolava. Le ginocchia, invece, sono rimaste piegate, nell’ultimo disperato sforzo di aprire il sepolcro e guadagnare la luce. Ma il peggio è altrove. Sull’interno del coperchio, per la precisione. Profondi, paralleli graffi che hanno solcato il legno finché le unghie non hanno ceduto, e con esse l’ultima timida speranza di Rosa di aprirsi una via d’uscita nel terrore della sua morte in vita. Sepolta viva. Sudano freddo, gli uomini di Stoppolini, patologi compresi. Sudano anche mentre vergano con grafia incerta per l’emozione il comunicato ufficiale a chiusura della vicenda. “<em>E’ del tutto irrilevante sapere come il professor Stoppolini sia giunto alla conoscenza dei fatti</em>” si legge nella nota. “<em>Dobbiamo ammettere con lui che Rosa Spadoni fu sepolta mentre si trovava in stato di coma, in assenza di percepibili segni di vita. E che si risvegliò nella bara quando era ormai troppo tardi per soccorrerla</em>” chiosano. Rosa Menichelli non è morta su un letto dell’Ospedale di Camerino. Forse in coma, è stata dichiarata morta mentre galleggiava nella sua repentina catalessi. Dopo due giorni di oblio si è risvegliata. Ma era già troppo tardi. Prematuramente inumata. Condannata ad essere sigillata nel suo secondo e definitivo letto di morte, a rivivere ancora una volta il trapasso. Stoppolini è praticamente sotto shock. Ed il capitolo di Rosa Menichelli, malgrado tutto, non si è ancora concluso. Il 16 settembre, trascorsi appena 3 giorni dalla sconvolgente scoperta di Castelraimondo, Stoppolini raduna nuovamente il suo uditorio alla presenza di Maria Bocca. Stavolta sono loro a cercare di contattare Rosa, e la trance della sensitiva è relativamente più quieta. La sepolta viva si palesa per un attimo.</p>
<div id="attachment_1732" style="width: 550px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-large wp-image-1732" title="Edgar Allan Poe" src="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/Edgar_Allan_Poe-540x596.jpg" alt="" width="540" height="596" srcset="http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/Edgar_Allan_Poe-540x596.jpg 540w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/Edgar_Allan_Poe-271x300.jpg 271w, http://www.cosenascoste.com/wp-content/uploads/Edgar_Allan_Poe.jpg 935w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><p class="wp-caption-text">Edgar Allan Poe, leggendario autore noir di Baltimora autore del racconto Le esequie premature del 1844</p></div>
<p>Il tempo di ringraziare il manipolo per essersi invischiato in quella vicenda nera, e per esortarli a fare qualcosa per prevenire che altre tragedie come la sua abbiano a verificarsi ancora. Tanto che sembra essersi fatto ossessionare dal rischio della sepoltura errata. Inaugurando una campagna di sensibilizzazione per proporre una maggiore attenzione in fase di acclaramento dell’effettiva condizione dei defunti prima della loro sepoltura. Il professore ha raccolto il suggerimento. Indagato. E proposto stime a supporto di quello che è divenuto il suo chiodo fisso. Ha sostenuto che in Francia una persona su 500 verrebbe sepolta viva. Che nel Regno Unito sarebbero almeno 2700 le inumazioni improprie ogni anno. Che nella profonda provincia americana il preoccupante tasso inglese possa levitare raggiungendo la quota di un sepolto vivo su 50. Ma a sessanta anni di distanza non c’è traccia dei suoi materiali. Praticamente nulla. Oggi a Camerino c’è ancora qualcuno che, se interrogato in proposito, giurerà che sì, quel caso di prematura inumazione è realmente accaduto. Idem dicasi se si riuscirà a parlare con alcuni anziani di Castelraimondo. Ma al più si tratterà di testimoni indiretti. La stessa identità di Stoppolini è messa in serio dubbio da quando qualcuno ha sostenuto che, dopo un vaglio del corpo docenti attivo nell’accademia marchigiana in quegli anni, non era saltato fuori nessun professore con quel cognome. Anzi, sembra che tra i docenti uno Stoppoloni sia esistito, e che si sia davvero interessato di paranormale. Peccato che non abbia tenuto alcun corso di scienze occulte, anche e soprattutto perché professore di veterinaria. Così, mentre questa faccenda scatena echi sempre più profondi che rimandano direttamente ai racconti di una penna celebre di Baltimora, un certo Edgar Allan Poe, l’unica fonte di livello a trattare il caso al di fuori dell’Italia risulta essere Fate Magazine, una rivista per amanti dell’insolito che al ritorno di Rosa Menichelli dedicò un articolo “appena” 55 anni fa. Informazioni più precise, purtroppo, a tutt’ora non se ne trovano. Ma è proprio questo che ne fa una straordinaria storia di fantasmi.</p>
<div> di Simone Petrelli</div>
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