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	<description>Nota del traduttore</description>
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		<title>Terapia di recupero per fondamentalisti grammaticali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 13:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[la matita rossa]]></category>
		<category><![CDATA[errori]]></category>
		<category><![CDATA[grammar nazi]]></category>
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					<description><![CDATA[[Per questo post, dato che non sono una linguista, ho chiesto il prezioso aiuto del mio amico Jadran, che ringrazio di cuore.] Nella mia cerchia sociale e social sono diventata un po&#8217; la persona cui mandare cose del genere: Presumo sia perché manifesto frequentemente il mio sdegno nei confronti dello svilimento della mia professione, chissà. Tuttavia, mi preme [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>Per questo post, dato che non sono una linguista, ho chiesto il prezioso aiuto del mio amico Jadran, che ringrazio di cuore.</em>]</p>
<p>Nella mia cerchia sociale e social sono diventata un po&#8217; la persona cui mandare cose del genere:</p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-1298" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n.jpg" alt="" width="425" height="425" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n.jpg 960w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n-150x150.jpg 150w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n-300x300.jpg 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n-768x768.jpg 768w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/13658935_10209812124316756_4191409675793225840_n-120x120.jpg 120w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></a></p>
<p>Presumo sia perché manifesto frequentemente il mio sdegno nei confronti dello svilimento della mia professione, chissà. Tuttavia, mi preme sottolineare che non mi sono mai considerata un&#8217;estremista grammaticale. Intanto, perché ogni estremismo è stupido, da una parte e dall&#8217;altra &#8211; infatti, è da bovini anche bollare di fascismo ogni politica linguistica a prescindere. Ma dato che al momento la bilancia pende decisamente dalla parte dei saccentoni, dei forcaioli del purismo linguistico, è di loro che parlerà questo post. Intanto, chi sono:</p>
<div class="red-box">Dicesi<strong> giustizialista grammaticale</strong> chi sente una pulsione feticista a correggere costantemente il prossimo, anche in contesti informali. È un ossessivo-compulsivo che usa questo meccanismo di affermazione di sé a scapito degli altri non per amore della lingua, ma come modo per proiettare altrove il suo disagio di vivere.</div>
<p>L&#8217;appellativo largamente condiviso sarebbe <em>grammar nazi</em>, ma io non lo trovo bello e non lo userò (sì, lo so, molte delle persone che esibiscono con orgoglio questa denominazione non si pongono il problema di paragonare sé stessi<a href="#footnote-1-1297" id="note-1-1297" rel="footnote">1</a> a un&#8217;armata delle tenebre che si è resa responsabile di genocidi e massacri, ma questo è il mio blog e faccio come mi pare).</p>
<h4>COME NASCE UN FONDAMENTALISTA GRAMMATICALE</h4>
<p>Vi ho fatto uno schemino di cui vado immensamente orgogliosa. I punti sono illustrati in dettaglio più in basso.</p>
<div id="attachment_1303" style="width: 1686px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/IMG_20170408_0001.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-1303" loading="lazy" class="size-full wp-image-1303" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/IMG_20170408_0001.jpg" alt="Grafico sul fondamentalismo grammaticale" width="1676" height="902" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/IMG_20170408_0001.jpg 1676w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/IMG_20170408_0001-300x161.jpg 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/IMG_20170408_0001-768x413.jpg 768w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/IMG_20170408_0001-1024x551.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1676px) 100vw, 1676px" /></a><p id="caption-attachment-1303" class="wp-caption-text">Fig. 1 &#8211; Il fondamentalismo grammaticale</p></div>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>A.</strong> Un iniziale investimento in termini di tempo porta a un ingiustificato senso di superiorità morale nei confronti del resto dell&#8217;umanità.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>B.</strong> Dopo una fase di CRONICIZZAZIONE che ha visto l&#8217;adozione progressiva di mezze verità (es. <em>sé stessi</em>, <em>curricula</em>) e la CRIMINALIZZAZIONE SISTEMATICA di questioni di stile (<em>a me mi</em>), eccoci arrivati alla pedanteria a pieno titolo. Il TALEBANO GRAMMATICALE crea gruppi di Facebook contro la scomparsa del congiuntivo negli sms e imposta widget per ricevere notifiche da Twitter ogniqualvolta qualcuno pubblichi un tweet contenente la parola <em>apposto,</em><a href="#footnote-2-1297" id="note-2-1297" rel="footnote">2</a> da retwittare puntualmente alla sua setta di fanatici.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>C.</strong> Qualche anima pia nella cerchia sociale del nostro, in seguito a frattura scomposta ai testicoli dopo l&#8217;ennesima malignità, gli regala un libro di linguistica. Ad esempio, <em>Prima lezione sul linguaggio</em> di Tullio De Mauro. Inizia il processo di recupero.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>D.</strong> Scoperta di una mirabile struttura finora insospettata. Il vocabolario si arricchisce di termini come <em>convenzioni condivise, sintassi, economia linguistica, registro </em>e così via. Si riduce via via l&#8217;uso del termine <em>grammatica</em>.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>E.</strong> Il nirvana. Come il Dalai Lama, ci si crogiola nella calma saggezza che ti reinserisce nell&#8217;equilibrio del creato. Salvo quando ti ingaggiano per fare il correttore di bozze, o ti capita di sbirciare cose come questa:</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div id="attachment_1305" style="width: 490px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/pappardelle-agli-scampi.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-1305" loading="lazy" class="wp-image-1305 size-full" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/pappardelle-agli-scampi.jpg" alt="" width="480" height="360" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/pappardelle-agli-scampi.jpg 480w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/pappardelle-agli-scampi-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a><p id="caption-attachment-1305" class="wp-caption-text">&#8220;Quanto costa tradurre il menu? CINQUANTA EURO? Me lo traduco da solo, grazie!&#8221;</p></div>
<h4>QUESTIONE DI CONTESTO</h4>
<p>Le conoscenze sarebbero un diritto, ma in questi tempi difficili somigliano sempre più a un privilegio. Forse ci accorgiamo solo da poco di quanto fallimentari siano le istituzioni dedite all&#8217;istruzione, abbandonando strati interi della popolazione al di là di un&#8217;importante serie di traguardi, nel limbo di chi non arriva mai a usare in maniera soddisfacente gli strumenti che ci si sforza di trasmettere a tutti indistintamente.</p>
<p>Personalmente, mi permetto di sfottere soltanto chi viene pagato per parlare o per scrivere &#8211; un giornalista, un prete, un politico, un traduttore &#8211; e lo fa francamente a cazzo di cane. I virgolettati di Di Maio &#8211; risate assicurate! Mentre i file che rivedo di miei colleghi in cui &#8220;the cost of gas&#8221; è tradotto come &#8220;il costo del gas&#8221; mi causano invece attacchi d&#8217;ittero (ed eventualmente post acrimoniosi).</p>
<p>Nei contesti più orali e meno sorvegliati, che non siano legati alle istituzioni pubbliche, al giornalismo, alla scuola, alla manifestazione di doti oratorie &#8211; come le chat, i social, gli sms &#8211; mi sento più che pronta a tollerare la negligenza e anzi: mi capita perfino di non usare la punteggiatura. Scrivo velocemente, senza badare a congiuntivi o maiuscole, a volte salto gli apostrofi. Per me la chat è l&#8217;equivalente del parlato, e nel parlato informale evito gli eccessi di cura: il tempo è quello che è, e inoltre si crea una distanza tra il mio interlocutore e me che non sempre desidero si crei. Questo non significa che non conosca l&#8217;ortografia della parola <em>comunque</em>, siamo d&#8217;accordo?</p>
<p>Per questo quando vedo qualcuno, magari proveniente da un contesto impoverito, preso in giro perché usa <em>una tantum</em> a sproposito (che tra l&#8217;altro &#8211; pronto! &#8211; non è nemmeno italiano, è latino), mi si risveglia il marxista interno. Proprio come vedere qualcuno dileggiato da un bullo per i suoi abiti lisi.</p>
<p><strong>No. Il vero partigiano della lingua non è chi prende di mira e deride un povero disgraziato, ma chi si sbatte per trasmettergli qualcosa. E i consigli arroganti e non richiesti non sono un modo particolarmente persuasivo di insegnare l&#8217;italiano.</strong></p>
<p>Come nelle discussioni con chi crede nelle scie chimiche, la spocchia non porta da nessuna parte.</p>
<h4>LA VERITÀ VI PREGO SULLA GRAMMATICA</h4>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/giphy.gif"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-1329" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/giphy.gif" alt="" width="500" height="229" /></a></p>
<p>Qui tocchiamo un argomento spinoso: la maggior parte dei parlanti, quando usa la parola <em>grammatica,</em> non si riferisce in realtà all&#8217;insieme delle regole di formazione e interazione delle parole nelle frasi in italiano ma parla di ortografia, stile e uso (inducendo i linguisti a desiderare di stracciarsi le vesti e correre gridando nei boschi).</p>
<p>Esiste più di una grammatica. La prima, e più importante, è la <strong>struttura nascosta della lingua di una comunità</strong>, acquisita in maniera inconsapevole dai parlanti nativi quando intorno ai due anni imparano a parlare (mio fratello quando portava ancora i pannolini per i plurali femminili usava <em>due</em> e per quelli maschili <em>dui</em> &#8211; eccovi la grammatica all&#8217;opera). Ogni singolo parlante la impara in forma individuale e da quel momento in poi la struttura inizia ad agire mentalmente nella formazione delle frasi.</p>
<p>La seconda grammatica &#8211; derivata dalla prima &#8211; è la <strong>grammatica teorica</strong>, quella studiata a scuola, elaborata al fine di dar conto del funzionamento e del cambiamento della grammatica primaria, e per questa sua natura sempre inadeguata rispetto alla realtà linguistica.</p>
<p>Ma visto che ai linguisti veri (almeno quelli generativi e post-generativi) sarà partito un embolo a leggere quello che ho scritto, aggiungo che in realtà bisognerebbe parlare di <strong>competenza linguistica</strong> e di studio della <strong>performance linguistica</strong> (da cui le convenzioni e, all&#8217;estremo, la grammatica prescrittiva).</p>
<h4>GLI &#8220;ERRORI&#8221; CHE FANNO TUTTI</h4>
<p>Posto che qualunque lingua &#8211; inclusi il dialetto veneto e il napoletano &#8211; è sostenuta da una grammatica inconscia, cos&#8217;è l'&#8221;errore&#8221;?</p>
<p>Brevi elementi di sociolinguistica: si tende a considerare corretto il modo in cui parlano i ceti dominanti e i parlanti e scriventi colti;<a href="#footnote-3-1297" id="note-3-1297" rel="footnote">3</a> scorretti saranno dunque gli usi delle classi subalterne. Sappiate, però, che le forme popolari della lingua non sono approssimazioni degradate o errate di uno standard ideale: hanno precise regole interne. La scelta di una o di un&#8217;altra come standard è dettata unicamente da vicende storiche del tutto esterne alle considerazioni linguistiche. Insomma, <strong>poteva anche andare diversamente. </strong>Soprattutto, le forme popolari sono quelle che a lungo andare dettano legge. Il latino volgare ha vinto sul latino colto, per quanto i maestri si sbattessero a ripetere agli scolari che &#8220;si dice <em>calida</em> e non <em>calda</em>&#8220;. Insomma, ciò che per molti è un errore non è altro che <strong>un&#8217;innovazione</strong>.</p>
<div class="white-box">Qui approdiamo a un altro sottogenere di battaglie, la questione del <strong>mutamento linguistico</strong>, un argomento mastodontico che tocco solo di lato per non uscire troppo dal tema. La lingua, in quanto strumento che si può piegare a varie funzioni, deve necessariamente adattarsi alla realtà. Il mutamento, dunque, risponde ai bisogni dei parlanti e discende dal principio dell&#8217;economia linguistica (la legge del minimo sforzo è quella cosa per cui <strong><em>e-mail</em> </strong>ha vinto e <strong><em>posta elettronica</em> </strong>ha perso).</p>
<p>Sebbene il mutamento linguistico, anche quando ricorre a strumenti propri della lingua (vedi la triste vicenda di <strong><em>petaloso</em></strong>, in cui la semplice spiegazione di come nascano le parole ha fatto ricomparire d&#8217;improvviso le crociate),<a href="#footnote-4-1297" id="note-4-1297" rel="footnote">4</a> sia combattuto a spada tratta, con episodi che ricordano le denunce ai nemici del comunismo o la caccia alle streghe, la battaglia più aspra, qui, si combatte sul fronte dei prestiti da altre lingue. A mio avviso, il prestito è perfettamente ammissibile e condivisibile quando un equivalente italiano non esiste (vedi <strong><em>kamikaze</em> </strong>o <strong><em>macho</em></strong>). La lingua si arricchisce di nuovi termini e diventa più espressiva e variegata &#8211; il longobardo, ad esempio, ha regalato all&#8217;italiano le parole <strong>guerra </strong>e <strong>schiena</strong>, l&#8217;arabo gli ha dato <strong>ammiraglio</strong> e <strong>magazzino</strong>, e nessuno è morto per questo. (L&#8217;abuso di forestierismi è però meno giustificato nel caso di <strong>aperitivo <em>fashion</em> </strong>e <em><strong>Jobs Act</strong>.)</em></p>
<p>Eppure, molte persone poco avvezze a questi meccanismi di evoluzione vivono la cosa come una minaccia o una perdita. Sono quelli che firmano appelli su Change.org per &#8220;salvare la lingua&#8221;. Non è tanto chiaro quale fase dell&#8217;italiano vorrebbero conservare nei secoli dei secoli: ma se le regole avessero una validità universale parleremmo tutti ancora latino, no?</div>
<p>Comprendere che le regole sono convenzioni tacite, come le indicazioni stradali, valide solo in quanto rispettate da tutti, potrebbe aiutare a smettere di concepire il tutto come una guerra, con terreno da perdere o da guadagnare.</p>
<p>Tradizioni scolastiche e false regole che ci sentiamo ripetere da sempre &#8211; come &#8220;è sbagliato scrivere <em>sé stessi</em> o dire <em>a me mi</em>&#8221; &#8211; che dite, non sarà arrivato il momento di archiviarle? Nell&#8217;esempio, non è immediatamente evidente anche a voi che &#8220;se stessi&#8221; senza l&#8217;accento può generare ambiguità perché non è chiaro se è un pronome o un&#8217;ipotetica? Che &#8220;a me mi&#8221; è un pleonasmo, non un errore ma una stimata figura retorica usata con successo per millenni? Le leggi sciocche si cambiano, non facciamo i conformisti ignoranti, per favore.</p>
<h4>I VERI ERRORI</h4>
<p>Ma allora l&#8217;errore non esiste? Chiaro che esiste. Sbagliare è prima di tutto deviare così tanto nell&#8217;espressione da diventare incomprensibili, cioè fallire nella comunicazione.</p>
<p>In tal senso, e sempre nel mio modestissimo parere, è più legittimo sbattersi contro lo scivolamento di significato in espressioni come <em>piuttosto che</em>, o all&#8217;assegnazione di un valore positivo o negativo ad avverbi neutri come<em> assolutamente</em>. Frasi come &#8220;Ma <em>assolutamente no</em> o <em>assolutamente sì</em>?&#8221; o &#8220;Scusa ma non ho capito: <em>no grazie </em>o<em> sì </em><em>grazie</em>?&#8221; vi ricordano qualcosa? Ecco gli errori.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-1330" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/7g2SXjv.jpg" alt="" width="500" height="397" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/7g2SXjv.jpg 500w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/7g2SXjv-300x238.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Se un enunciato è ambiguo viene semplicemente meno il motivo di usarlo &#8211; ricordate il principio dell&#8217;economia linguistica? Ebbene, il significato è una faccenda che ricorda un po&#8217; il lato della strada in cui si guida: se non si è tutti d&#8217;accordo si precipita nel caos. L&#8217;ambiguità causa fallimento nella comprensione, e Gesù piange.</p>
<h4>LE SCIENZE LINGUISTICHE</h4>
<p>[<em>Questa sezione è frutto della preziosa collaborazione con Daniel Russo, che ringrazio ancora una volta con un cuoretto <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/2665.png" alt="♥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></em>]</p>
<p><span style="color: #000000;">Siccome è importante non fustigare soltanto ma offrire un contributo positivo, passiamo alla fase più nobile di questo post. Amate la vostra lingua? Bene, il medioevo e i tempi del trivio sono finiti, iniziate ad approfondire la questione come si deve e smettete di ciarlare di &#8220;grammatica&#8221; e di usare il prossimo come bersaglio per le vostre frustrazioni. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vera svolta della linguistica moderna si verifica proprio quando, tra Ottocento e Novecento, i glottologi si sono distanziati dall&#8217;impostazione prescrittiva (ovvero quella della maestrina con la penna rossa che corregge &#8220;a me mi&#8221; e &#8220;ma però&#8221; o, per tornare all&#8217;attualità, dei &#8220;grammar nazi&#8221; di cui sopra) per passare alla linguistica descrittiva, che studia l&#8217;<b>uso </b>della lingua in una comunità linguistica. Questa evoluzione ha avuto anche la conseguenza di spostare l&#8217;attenzione dei linguisti dalla <b>correttezza</b> degli enunciati (come da grammatica prescrittiva) all&#8217;<b>efficacia</b> della comunicazione. In poche parole, un vero linguista è quanto di più lontano si possa pensare da un purista della lingua. Si cade, però, spesso nell&#8217;errore di credere che un approccio descrittivo debba essere del tutto scevro di giudizi, ma non è così: i linguisti contemporanei si interrogano ancora sull&#8217;appropriatezza della comunicazione verbale, ma in relazione alla trasmissione del messaggio (&#8220;il parlante ha fatto passare l&#8217;idea in maniera chiara, esaustiva e coerente al contesto?&#8221;). Ovviamente, i linguisti non si occupano solo di valutare come parla e scrive la gente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Vi sorprenderà, ma le scienze linguistiche sono state protagoniste di alcuni tra i più grandi avanzamenti scientifici del 20° secolo, un&#8217;onda che tuttora non accenna ad arrestarsi. Parlo di scienze e non di scienza a ragion veduta, perché la <strong>lingua è un sistema semiotico complesso</strong>, scomponibile e analizzabile a più livelli, a cui corrisponde non una sola disciplina ma un campo del sapere molto articolato. </span></p>
<h4></h4>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/arrival1.gif"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-1357" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/arrival1.gif" alt="" width="480" height="206" /></a> <a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/arrival2.gif"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-1358" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/arrival2.gif" alt="" width="480" height="206" /></a> <a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/arrival3.gif"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-1359" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2017/04/arrival3.gif" alt="" width="479" height="187" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Attualmente, i linguisti si interrogano sulla natura del linguaggio e della trasmissione delle informazioni, sulle caratteristiche di ciascuna lingua ma soprattutto sulle proprietà della facoltà comunicativa umana <i>tout court</i>. Gli strumenti metodologici che hanno a disposizione sono <strong>fonetica/fonologia</strong> (studio dei suoni di una lingua a livello articolatorio e cognitivo), <strong>Morfologia</strong> (studio della composizione e derivazione delle parole), <strong>Sintassi</strong> (studio della formazione delle frasi), <strong>Semantica</strong> (studio dell&#8217;attribuzione di significato agli enunciati) e <strong>Pragmatica</strong> (l&#8217;uso della lingua nel contesto comunicativo) per descrivere, per esempio, come le lingue si differenziano in diverse comunità linguistiche dal punto di vista geografico o nei diversi registri, come le lingue si evolvono storicamente, come insegniamo le lingue materne e le lingue straniere, come veicoliamo significati a livello retorico. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma non finisce qui, i linguisti si sono avvalsi di numerose metodologie e campi del sapere nei propri studi (la psicologia, per scoprire i meccanismi alla base dell&#8217;acquisizione del linguaggio; la neurologia, per comprendere l&#8217;origine di problemi come l&#8217;afasia; la fisica acustica, per studiare i foni; e così via passando per informatica, intelligenza artificiale, sociologia, antropologia), e a loro volta hanno fornito importanti contribuiti a tutti questi settori.<strong> Oggi lavorano all&#8217;intelligenza artificiale, allo sviluppo software, alla riabilitazione dei pazienti neurologici, alle branche più avanzate dell&#8217;informatica come l&#8217;elaborazione del linguaggio naturale, e &#8211; come dimostra <em>Arrival</em> &#8211; saranno quelli che chiamerete quando finalmente arriveranno gli alieni.</strong></span></p>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-1297" class="footnote"><p>Accento intenzionale.<a href="#note-1-1297" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--><li id="footnote-2-1297" class="footnote"><p>Breve nota sulle alternative alle regole. Una legge del toscano colto &#8211; da cui è derivato per una serie di accidenti storici l&#8217;italiano standard &#8211; è il <strong>raddoppiamento fonosintattico</strong>, che esiste anche in altri dialetti mediani tra cui il romanesco. (Il mio ex mi prendeva sempre in giro perché dicevo <em>lessedie</em> e non <em>le sedie, lacchiesa</em> e non <em>la chiesa</em>, e poiché ancora non avevo studiato fonetica non ho mai saputo spiegargli perché avessi ragione io a dire così.) In alcune circostanze, e senza un motivo preciso, tale raddoppiamento è oggi rispecchiato nell&#8217;ortografia, vedi i casi di <em>soprattutto, appena, addio, quassù</em> e così via. In altre, questo non è avvenuto, ma questo non è che dimostri che una forma sia inferiore rispetto all&#8217;altra: è semplicemente una che la tradizione ha scartato.<a href="#note-2-1297" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-2.footnote--><li id="footnote-3-1297" class="footnote"><p>A mio avviso, parte del supposto analfabetismo di ritorno cui si assiste oggi in Italia è dovuto anche al fatto che i ceti dominanti hanno mollato ogni pretesa di fungere da esempio linguistico valido.<a href="#note-3-1297" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-3.footnote--><li id="footnote-4-1297" class="footnote"><p>&#8220;L&#8217;Accademia della Crusca è quell&#8217;ente di nullafacenti pagati con i nostri soldi che ci costringe con la frusta a usare parole orrende come <i>petaloso</i> e Dante si rivolta nella tomba e Petrarca si rivolta nella tomba e Manzoni si rivolta nella tomba&#8230; SVEGLIA!!!!!!!!!!!1!!!!&#8221;<a href="#note-4-1297" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-4.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>Dalla bottega delle revisioni, ep. 1: il caso &#8220;impressive&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2016 12:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[la matita rossa]]></category>
		<category><![CDATA[impressive]]></category>
		<category><![CDATA[revisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Se avete la pazienza di seguirmi, oggi ho deciso di convertire frustrazione e invettive dovute a decenni di errori ricorrenti nelle revisioni dall&#8217;inglese in un&#8217;esperienza positiva e &#8211; hai visto mai &#8211; in qualcosa di utile per me (chi traduce file rivisti da me potrebbe magari capitare sul mio blog), creando la rubrica Dalla bottega delle revisioni. Nell&#8217;episodio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="dropcap">S</span>e avete la pazienza di seguirmi, oggi ho deciso di convertire frustrazione e invettive dovute a decenni di errori ricorrenti nelle revisioni dall&#8217;inglese in un&#8217;esperienza positiva e &#8211; hai visto mai &#8211; in qualcosa di utile per me (chi traduce file rivisti da me potrebbe magari capitare sul mio blog), creando la rubrica <em>Dalla bottega delle revisioni.</em><a href="#footnote-1-1264" id="note-1-1264" rel="footnote">1</a></p>
<div id="attachment_1267" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/pray.gif"><img aria-describedby="caption-attachment-1267" loading="lazy" class=" wp-image-1267" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/pray.gif" alt="" width="500" height="203" /></a><p id="caption-attachment-1267" class="wp-caption-text"><em>Qui c&#8217;è spazio per una piccola perorazione a San Girolamo</em></p></div>
<p>Nell&#8217;episodio 1, ci occupiamo di quella che a giudicare dalle revisioni degli ultimi dieci anni per alcuni miei colleghi sarà una scoperta sconvolgente, ovvero:<br />
<div class="red-box">
<p style="text-align: center;"><strong><br />
&#8220;impressive&#8221; ≠ &#8220;impressionante&#8221;</strong></p>
</div></p>
<p>L&#8217;errore figura anche in <a href="https://translate.google.com/#en/it/impressive" target="_blank">Google Translate</a> e in <a href="http://www.wordreference.com/enit/impressive" target="_blank">Wordreference</a>, anche se un traduttore professionista dovrebbe a questo punto aver imparato a usare strumenti un attimino più sofisticati (o a integrarli con la propria esperienza e conoscenze, se sceglie la via facile).</p>
<p>&#8220;<strong>Impressive</strong>&#8221; in inglese equivale a &#8220;degno di nota&#8221;, un termine con connotazioni soprattutto positive. Visto che un&#8217;immagine val più di mille parole, date un&#8217;occhiata al tipo di reazione che avviene di fronte a qualcosa di <em>impressive</em>:</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone " src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressive%203.gif" width="498" height="501" /></p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressive%204.gif" width="500" height="281" /></p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressive-5.gif"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-1279" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressive-5.gif" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone " src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressive.gif" width="500" height="269" /></p>
<p>&#8220;<strong>Impressionante</strong>&#8220;, invece, traduce &#8220;disturbing, upsetting&#8221;, mantenendo un elemento di sgomento o spavento. Le connotazioni sono soprattutto negative: <strong>ci si impressiona alla vista del sangue, o di un incidente</strong>, e non, ad esempio, di un nuovo prodotto fichissimo.</p>
<p>Eccovi un po&#8217; di gente <em>impressionata</em>:</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone " src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressionato%202.gif" width="500" height="288" /></p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressionato-3.gif"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-1282" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressionato-3.gif" alt="" width="500" height="313" /></a></p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressionato.gif"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-1283" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/12/impressionato.gif" alt="" width="500" height="224" /></a></p>
<p>A questo proposito, leggete anche il <a href="http://blog.terminologiaetc.it/2015/04/18/traduzione-errata-obama-impressionato-da-renzi/" target="_blank">post di Licia Corbolante</a> che tratta della questione &#8220;impressed&#8221; e della sua resa nella stampa italiana.</p>
<p>E ora ho la coscienza a posto. Buona notte e buona fortuna!</p>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-1264" class="footnote"><p>Forse l&#8217;impeto è dato dal fatto che ora non posso bere, chissà. In fondo, chi tace è complice.<a href="#note-1-1264" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>&#8220;Anche tu puoi fare il traduttore!&#8221; e altre balle del crowd-sourcing</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2016 10:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[localizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[crowd-sourcing]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[Evidentemente il giorno in cui in facoltà spiegavano l&#8217;origine psicologica dell&#8217;aura di romanticismo mistico che sembra emanare naturalmente dalla figura del traduttore ero assente, altrimenti oggi potrei comprendere meglio un fenomeno piuttosto curioso dell&#8217;evo moderno. Ovvero quello per cui persone per il resto sane di mente di punto in bianco decidono che sia desiderabile mettere il proprio tempo ed energie al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Evidentemente il giorno in cui in facoltà spiegavano l&#8217;origine psicologica dell&#8217;aura di romanticismo mistico che sembra emanare naturalmente dalla figura del traduttore ero assente, altrimenti oggi potrei comprendere meglio un fenomeno piuttosto curioso dell&#8217;evo moderno. Ovvero quello per cui persone per il resto sane di mente di punto in bianco decidono che sia desiderabile mettere il proprio tempo ed energie al servizio di grandi multinazionali <strong>gratuitamente</strong>, al solo scopo di potersi dire traduttori per cinque minuti. Multinazionali &#8211; vorrei sottolineare &#8211; che i soldi per pagare i traduttori li avrebbero eccome.</p>
<p><span id="more-1044"></span>Curiosamente, lo stesso non succede con gli sviluppatori, gli ingegneri o i designer: probabilmente sono così attaccati al soldo che hanno avuto la faccia tosta di esigere l&#8217;inquadramento in azienda con salari, contributi e così via, e quando vogliono fare lavoro pro bono si dedicano all&#8217;<strong>open source</strong>.</p>
<p><strong>Se la cosa vi interessa, sappiate che potete farlo anche voi e tradurre nel tempo libero per aziende &#8211; alcune delle quali quotate in borsa</strong> &#8211; come <a href="https://blog.twitter.com/2011/translating-twitter-into-more-languages" target="_blank">Twitter</a>, <a href="https://www.facebook.com/help/100117036792266" target="_blank">Facebook</a>, <a href="https://medium.com/inside/translating-and-promoting-medium-stories-d7e650b2ea50#.lcpyebvga" target="_blank">Medium</a>. Tranquilli, non vi costerà nemmeno un centesimo (a parte naturalmente il vostro tempo e le vostre competenze e capacità linguistiche).</p>
<div style="width: 658px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" class="" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/07/briancranston.gif" alt="Brian Cranston GIF" width="648" height="364" /><p class="wp-caption-text">&#8220;Da oggi, e senza costi aggiuntivi, puoi fare il traduttore anche tu!&#8221;</p></div>
<h4>PAROLA CHIAVE: PARTECIPAZIONE</h4>
<p>Il primo pensiero in merito, dice la mia anima bolscevica, sarebbe ovviamente di natura etica: &#8220;Scusate, ma un profitto annuo espresso in miliardi proprio non vi bastava?&#8221;<a href="#footnote-1-1044" id="note-1-1044" rel="footnote">1</a>. Tuttavia, <strong>presentare questo fenomeno come un esempio dei grandi colossi che tanto per cambiare sfruttano il singolo sarebbe una banale semplificazione</strong>. Sebbene non disponga di informazioni di prima mano da parte delle entità di cui sopra, sono abbastanza sicura che il crowd-sourcing non sia necessariamente conveniente per le aziende, che si ritrovano con traduzioni-spazzatura fatte da dilettanti con zero responsabilità (nulla infatti impedisce di usare traduzioni letterali e calchi &#8211; indimenticabile &#8220;<a href="http://www.danielavladimirova.it/blog/2013/12/27/giao-itagliano-giao/">Collassa il menu</a>&#8221; -, ma perché fermarsi lì: ci sono utenti che di fronte a un&#8217;ipotetica frase iniziale come &#8220;Send Message to Group&#8221; si producono in messaggi politici radicali; cuori infranti che esprimono la delusione con commenti sulla disponibilità sessuale della loro ex e il suo numero di telefono; presunte divinità canine nel pantheon cristiano tutte in maiuscolo e mosconiana varia).</p>
<p>Le aziende lo sanno benissimo che le cattive traduzioni rappresentano un costo di per sé, ma scelgono comunque questo approccio perché un certo tipo di utente, che per comodità chiameremo <strong>Gian Frescone</strong>, si sente gratificato e motivato a partecipare alla costruzione di una comunità che sente più sua, e si diverte a concepirsi come un artista della parola impiegato da prestigiose realtà internazionali, in barba al fatto che ci sono figure professionali che quella cosa lì la fanno per lavoro (<strong>il macellaio e il fornaio ancora non accettano di darci da mangiare gratis, maledetti!</strong>), magari dopo un percorso che ha richiesto formazione universitaria e lavorativa e l&#8217;acquisizione di capacità, conoscenze ed esperienza, altre cose che non sono esattamente gratis.</p>
<p>Gian Frescone è uno che non ragiona molto sulle cose, e questo gli impedisce di scorgere le contraddizioni implicite in alcune sue azioni. Magari dopo aver donato il suo lavoro per due ore, condivide un aggiornamento con cui cerca di scongiurare l&#8217;uso dei suoi contenuti multimediali da parte di quella stessa multinazionale per la quale ha appena lavorato volontariamente per la gloria. Ipotizzo solo, eh.</p>
<h4>L&#8217;EQUIVOCO DELL&#8217;UNO VALE UNO</h4>
<p>Per alcuni di voi sarà forse una sorpresa, ma per fare il traduttore non basta sapere le lingue. Mettendo da parte le sue responsabilità etiche e spesso giuridiche, il professionista ha come minimo cultura extra linguistica, competenza generale e testuale (in almeno due lingue), fa controlli di qualità e di coerenza, si documenta, fa ricerche, fa domande, impara, pensa, rilegge, adatta, e non da ultimo deve essere in grado di giustificare nella teoria le sue scelte lessicali, sintattiche e grammaticali. Per tutti questi motivi, il suo parere vale più di quello di Gian Frescone, con buona pace di quest&#8217;ultimo.</p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/07/16v9dq.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-1176 size-full" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/07/16v9dq.jpg" width="500" height="322" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/07/16v9dq.jpg 500w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2016/07/16v9dq-300x193.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>È una vocazione che nei suoi punti più luminosi è <strong>un&#8217;arte di scrittura complessa</strong>, fatta da persone che nella vita costruiscono ponti tra culture e allargano orizzonti, regalando l&#8217;accesso a un mondo di conoscenze e ricchezze che altrimenti sarebbe precluso a chi non parla una data lingua e io&#8230; sono partita in quarta.</p>
<p>Ovviamente ci saranno anche dei dilettanti particolarmente dotati che aspettano solo di scoprire la propria vocazione, ma per il resto &#8211; nel migliore dei casi &#8211; siamo di fronte a un esercito di sostitutori meccanici di parole. Mi perdonerete dunque se quando sento dire che questo tipo di conoscenze sono intercambiabili mi viene la dermatite atopica &#8211; un terribile svilimento di vent&#8217;anni di formazione ed esperienza.</p>
<h4>OH, SCUSATE, VOLEVATE AIUTARE?</h4>
<p>Il nostro caro Gian Frescone in fondo è uno animato da slanci generosi e vuole dare un contributo alla società, capiamolo. È una bella cosa che non va soffocata, solo reindirizzata. Se volete dedicarvi al volontariato, ci sono tantissime iniziative in cui c&#8217;è serio bisogno del vostro aiuto, organizzate da persone che non lucreranno sul vostro lavoro. Ve ne incollo giusto qualcuna, ma naturalmente sono solo dei suggerimenti: pensate alle cose che vi stanno a cuore e cercate, ce n&#8217;è per tutti i gusti.</p>
<p>[ <a href="https://www.onlinevolunteering.org/en/vol/opportunity_search/?typ=6" target="_blank">UN Volunteering</a> ]</p>
<p>[ <a href="http://translatorswithoutborders.org/" target="_blank">Translators without borders</a> ]</p>
<p>[ <a href="http://blog.rev.com/articles/language/8-volunteer-translation-opportunities/" target="_blank">8 Volunteer Translation Opportunities</a> ]</p>
<p>Se invece sono le realtà tecnologiche moderne che vi attirano di più, avete l&#8217;universo open source e della formazione online &#8211; i veri romantici della nostra generazione &#8211; interamente a vostra disposizione. Così su due piedi mi vengono in mente i progetti <a href="https://translations.launchpad.net/+groups/ubuntu-translators" target="_blank">Ubuntu</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Come_tradurre_una_voce" target="_blank">Wikipedia</a>, <a href="https://www.coursera.org/about/translate" target="_blank">Coursera</a>, <a href="https://make.wordpress.org/polyglots/teams/" target="_blank">WordPress</a>, <a href="https://www.ted.com/participate/translate/get-started" target="_blank">TED</a>.</p>
<p>Dopo di che, se volete immaginarci impegnati a sorreggerci la testa mentre correggiamo con la stilografica pagine ingiallite appena strappate alla macchina da scrivere, con un mazzo di peonie sulla scrivania di fronte alla finestra<a href="#footnote-2-1044" id="note-2-1044" rel="footnote">2</a>, fate pure: chi sono io per negarvi i piccoli piaceri della fantasia.</p>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-1044" class="footnote"><p>Potete controllare da soli cercando &#8220;revenue [società di cui volete sapere]&#8221;. Gli ultimi dati noti per Twitter: circa 2 miliardi, Facebook: 18 miliardi, ecc.<a href="#note-1-1044" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--><li id="footnote-2-1044" class="footnote"><p>In verità le peonie ce le ho per davvero, ma è solo perché vivo in Olanda e le vende pure il panettiere a un euro.<a href="#note-2-1044" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-2.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>Argomenti a sostegno del traduttore umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2014 17:18:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[traduzione automatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Una disamina brevissima.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una disamina brevissima.<a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/B1NLrlZIQAEQEDo.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-851" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/B1NLrlZIQAEQEDo.jpg" alt="Google" width="599" height="337" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/B1NLrlZIQAEQEDo.jpg 599w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/B1NLrlZIQAEQEDo-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></a></p>
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		<title>Esiste una parola apposta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 16:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[language crush]]></category>
		<category><![CDATA[intraducibile]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è parlato in lungo e in largo di parole intraducibili, un concetto bellissimo e terribile e che in ultima istanza è responsabile della maggior parte delle note del traduttore, e io non volevo essere da meno. La prima opzione è già avvenuta con tanti forestierismi di oggi e di ieri. Un piccolo inventario di mirabilia includerebbe senz&#8217;altro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato in lungo e in largo di <strong>parole intraducibili</strong>, un concetto bellissimo e terribile e che in ultima istanza è responsabile della maggior parte delle note del traduttore, e io non volevo essere da meno.</p>
<div class="red-box">Le Intraducibili sono quelle parole straniere così super bellissime e uniche da lasciarti di fronte a due scelte possibili, mentre te ne stai lì col fiato mozzato a contemplarne la mirabile sintesi: <strong>(1) le rubi di sana pianta, (2) rinunci al corrispettivo sentimento</strong>.</div>
<p><span id="more-528"></span></p>
<p>La prima opzione è già avvenuta con tanti forestierismi di oggi e di ieri. Un piccolo inventario di mirabilia includerebbe senz&#8217;altro <strong>macho, spleen, saudade, toilette, desaparecido, no comment.</strong> Parole splendide, che testimoniano la nostra capacità di omaggiare le vittime dei nostri furti linguistici con un utilissimo (per loro) credit.</p>
<p>Ma bando alle ciance e torniamo al mese di maggio:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" width="550">
<p>La mia nuova parola preferita in tedesco è Schnapsidee (composta da &quot;idea&quot; e &quot;grappa&quot;): un&#39;intuizione folgorante, o così pareva da ubriaco.</p>
<p>&mdash; Vladina (@LaVladina) <a href="https://twitter.com/LaVladina/status/467401968089317376">May 16, 2014</a></p></blockquote>
<p><script async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Nell&#8217;ambito delle Intraducibili, posizione preminente spetta naturalmente al tedesco, che può strutturare il complemento di specificazione appiccicando due parole l&#8217;una all&#8217;altra. Ed è così che ha vinto la cintura nera lessicale, producendosi con espressioni che ci siamo pappati così come le abbiamo trovate perché, onestamente, come puoi pensare di competere con lo über-splendore di <strong>Zeitgeist</strong>, <strong>Weltschmerz</strong>, <strong>Leitmotiv </strong>e<strong> Blitzkrieg </strong>(che in italiano ha pure il calco &#8220;guerra lampo&#8221;)?</p>
<p>Questa sua tendenza prosegue anche nel presente, con espressioni fortunatissime benché meno legate ai destini filosofici del mondo, come <strong>Kummerspeck</strong>, composto da Kummer (dolore) e Speck (pancetta) = il peso in eccesso risultante dall&#8217;aver fatto fronte alle problematiche esistenziali <em>spanzandosi</em> (= <del>commettere seppuku</del> mangiare oltre misura). In <strong>Kabelsalat</strong> (= insalata di cavi) e <strong>verschlimmbessern</strong> (quella roba che fai quando parti col desiderio di riparare qualcosa e finisci per peggiorare la situazione) troviamo invece un tocco di modernità tecnologica che incontra il virtuosismo della sintesi.</p>
<h4>50 parole per la neve</h4>
<p>Ovviamente, in molti casi c&#8217;è una componente culturale. Pensate solo alla favoletta che vuole che l&#8217;inuit abbia milioni, MILIARDI di nomi per la neve, dato che tutta la sua cultura ruota attorno a essa.<a href="#footnote-1-528" id="note-1-528" rel="footnote">1</a></p>
<p>Se siete degli stereotipatori seriali come me medesima, oltre che gioire della molteplicità dell&#8217;etnosfera, studiando le parole intraducibili in una lingua potete intuire un pochino i valori del popolo che tale lingua condivide. C&#8217;è anche spazio per <strong>innocenti sghignazzate</strong>. (Avevo letto che in scozzese esiste una <a href="http://en.wiktionary.org/wiki/sgr%C3%ACob" target="_blank">parola che sta per il prurito che coglie il labbro superiore quando avvicinate il bicchiere col whisky alla faccia</a>, ma a quanto pare è una sonora bufala. Stavolta, l&#8217;onore degli scozzesi è salvo.)</p>
<p>Le stesse scoperte le puoi fare anche su te stesso.</p>
<p>La mia lingua madre, il bulgaro, ha <strong>cinquanta termini per le relazioni di parentela</strong>. Questo significa che ci sono cinque modi diversi per tradurre la parola <em>zio</em>. Io stessa conosco sì e no una ventina di questi termini, e se mi capita di chiamare il marito di mia cugina dal lato materno con il nome evidentemente riservato al marito delle cugine dal lato paterno, vengo immediatamente guardata come se avessi buttato al cesso la mia cultura balcanica tutta, il che in una popolazione che si è dispersa in una ventennale diaspora equivale a essere considerati merda secca.</p>
<p>Il mio unico commento a questo proposito è che, cultura balcanica o meno, cinquanta termini &#8211; tra cui uno specifico per il marito della sorella della moglie &#8211; equivalgono a un destro in faccia al principio dell&#8217;economia linguistica.</p>
<div id="attachment_826" style="width: 850px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/Rodninski-nazvania.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-826" loading="lazy" class="wp-image-826 size-large" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/Rodninski-nazvania-1024x809.jpg" alt="Rodninski-nazvania" width="840" height="663" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/Rodninski-nazvania-1024x809.jpg 1024w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/Rodninski-nazvania-300x237.jpg 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/10/Rodninski-nazvania.jpg 1313w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></a><p id="caption-attachment-826" class="wp-caption-text">Le possibili relazioni di parentela in bulgaro.</p></div>
<p>E la mia lingua adottiva?</p>
<p>Senza disturbare paroloni tratti dal gergo politico come <strong>qualunquismo</strong>, o spiattellarvi l&#8217;ovvietà che in italiano esistono a occhio e croce <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tipi_di_pasta" target="_blank"><strong>500 nomi per la pasta</strong></a>, l&#8217;italico idioma è ad esempio una delle lingue più ricche di nomi per le varie sfumature di blu. <em>Azzurro </em>non ha un corrispettivo nella maggior parte delle lingue europee, che sono costrette ad arrampicarsi sugli specchi con &#8220;blu chiaro&#8221; o &#8220;blu intenso&#8221;.</p>
<p>L&#8217;italiano ha esportato quasi tutti i termini bancari classici, perciò oggi un tedesco si apre <em>ein</em> <em>Konto</em>. E i termini musicali, i duetti, i concerti, i balletti; e l&#8217;arte e l&#8217;architettura: affreschi, cupole, architravi&#8230; l&#8217;italiano, insomma, intrattiene.</p>
<p>Ma uno dei motivi principali per cui mi inchino a esso è questo: l&#8217;italiano è forse <strong>l&#8217;unica lingua che abbia una parola per &#8220;caffè di merda&#8221; (=ciofeca)</strong>.</p>
<p>(Pensandoci bene, con i neologismi e i prestiti ci puoi studiare la storia. Nell&#8217;86 sono arrivate <strong>perestrojka</strong> e <strong>glasnost</strong>. La settimana corrente celebra invece la nascita di <strong>video-esecuzione</strong>.)</p>
<p>Eccovi tre parole con livello di connotazione culturale super-sayan:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>hüzün </strong></td>
<td>Dal turco = malinconia derivante dalla percepita distanza dalla spiritualità; per estensione, <a href="http://cambridgeforecast.wordpress.com/2006/10/12/orhan-pamuk-istanbul-the-concept-of-huzun/" target="_blank">l&#8217;atmosfera malinconica di Istanbul</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>duende</strong></td>
<td>Dallo spagnolo = lo stato di autenticità ed emotività esaltata in cui ti conduce l&#8217;esposizione al flamenco.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>yakamoz</strong></td>
<td> Ancora dal turco = il riflesso della luna sul Bosforo ( <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/2665.png" alt="♥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> )</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h4>Senza indugi</h4>
<p>Ci sono poi parole intraducibili che esprimono uno stato di cose risolutamente universale. Di queste qui ci si domanda soprattutto: fonetica permettendo, che aspettate ad adottarle?</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><strong>sgimilearachd </strong></td>
<td>In lingua gaelica scozzese, descrive l&#8217;abitudine dello scroccone di presentarsi a casa altrui all&#8217;ora dei pasti. Casualmente, lo fanno regolarmente molti scozzesi che conosco.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>chantepleurer</strong></td>
<td>In francese, piangere mentre si canta. Bellissimo!</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>donaldkacsázás</strong></td>
<td>(Letteralmente, Donald Ducking) Ungherese: andare in giro per casa senza altro indumento se non una maglia.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>tartle</strong></td>
<td>Scozzese<em> =</em> Quella cosa che fai quando esiti prima di pronunciare il nome di qualcuno perché te lo sei scordato.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>jolie-laide</strong></td>
<td>Francese = Bellezza brutta. Il sentimento che ti coglie davanti a una Stella Tennant o a Charlotte Gainsbourg. Ovvero, sulla carta è una mezza cessa ma la sua stranezza lascia parecchio spazio all&#8217;appeal.</td>
</tr>
<tr>
<td>нямам</td>
<td>/ˈɲamɐm/ Bulgaro = <em>non avere</em>, o anche <em>non esserci</em>, ma in una parola sola.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>nekama </strong></td>
<td>Giapponese = uomo che si finge donna, ma solo nelle chat su Internet.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>badkruka</strong></td>
<td>Svedese = persona che ci mette la lunghezza di una bibbia a entrare in mare perché ha freddo. (Pensavo di proporre ai dizionari di svedese di mettere una mia foto a illustrare il lemma, ma prima mi devo mettere a dieta.)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h4>Le vere parole intraducibili</h4>
<p>&#8220;Intraducibile&#8221; è in ultimo una forzatura, perché ogni cosa si può spiegare, anche a costo di 300 righe di nota a piè di pagina. Uno così ci ha <a href="http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3171179/la-vendetta-del-traduttore" target="_blank">scritto un romanzo</a>.</p>
<p>Per un traduttore, una parola come <strong>lebensmüde</strong> (ted. = stanco della vita) è immediatamente intelligibile nella sua splendida icasticità. Le vere spine nel fianco sono le parole più comuni e indifferenziate. Penso di parlare in nome di svariati colleghi che traducono dall&#8217;inglese nel denunciare il nostro odio viscerale e profondo per <strong>boost</strong>. Per non parlare poi di <strong>enjoy</strong>!</p>
<p>Per spiegare il fenomeno, vi darò l&#8217;esempio di <em>set</em>, che, come dice Bill Bryson &#8220;in superficie sembra un monosillabo senza alcuna pretesa, l&#8217;equivalente di un organismo unicellulare. <strong>Eppure, <em>set </em>ha 58 significati come sostantivo, 126 come verbo e 10 come participio in funzione di aggettivo. I sensi che gli sono associati sono così numerosi e frammentari che l&#8217;Oxford English Dictionary impiega 60.000 parole &#8211; corrispondenti in lunghezza a un romanzo breve &#8211; per esaurirli tutti.</strong> Uno straniero può giustamente pensare che sapere il significato di &#8220;set&#8221; equivalga a conoscere la lingua inglese.&#8221; <a href="#footnote-2-528" id="note-2-528" rel="footnote">2</a></p>
<p>OK, giuro che ho finito, e ora corro a vedere le news sul nuovo Nexus.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-528" class="footnote"><p>La verità è che l&#8217;inuit è una lingua polisintetica quindi può aggiungere prefissi e suffissi a volontà alle <em>due</em> radici che stanno per <em>neve</em>.<a href="#note-1-528" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--><li id="footnote-2-528" class="footnote"><p>&#8220;Superficially it looks a wholly unseeming monosyllable, the verbal equivalent of the single-celled organism. Yet it has 58 uses as a noun, 126 as a verb, and 10 as a participial adjective. Its meanings are so various and scattered that it takes the OED 60,000 words—the length of a short novel—to discuss them all. A foreigner could be excused for thinking that to know <em>set</em> is to know English.&#8221; &#8211; Traduzione mia.<a href="#note-2-528" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-2.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>Perché lui non mi capisce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 10:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[traduzione automatica]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[parsing]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell&#8217;ultima puntata vi siete beccati un po&#8217; di cenni storici sulla traduzione automatica. Poi sono andata in ferie e ho fatto degli esami e solo oggi mi trovo di nuovo al cospetto di un file in post-editing, stavolta per un produttore leader nel settore dell&#8217;editing fotografico che non sto qui a nominarvi perché sono super discreta e tanto l&#8217;avete [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;<a title="Ottusità artificiale" href="http://www.danielavladimirova.it/blog/2014/08/28/ottusita-artificiale/">ultima puntata</a> vi siete beccati un po&#8217; di cenni storici sulla traduzione automatica. Poi sono andata in ferie e ho fatto degli esami e solo oggi mi trovo di nuovo al cospetto di un file in post-editing, stavolta per un produttore leader nel settore dell&#8217;editing fotografico che non sto qui a nominarvi perché sono super discreta e tanto l&#8217;avete capito chi è. Ecco dunque che vi toccano altri pensierini sull&#8217;argomento. <span id="more-131"></span></p>
<h4><strong>Stupidità strutturale: le neuroscienze</strong></h4>
<p>Viviamo in un universo soggetto alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Moore" target="_blank">legge di Moore</a>, ovvero di progresso tecnologico non più lineare, bensì esponenziale. Il primo pc approdato a casa nostra, nei favolosi anni 90, aveva un processore Intel 486 che nei giorni buoni raggiungeva la vertiginosa velocità di 150 MHz. In questo momento scrivo da un i5 con 4 Core da 3,8 GHz. Eppure, nonostante la giostra a velocità folle e tutti gli arnesi super fichi che abbiamo a disposizione, i passi compiuti nel frattempo dalla ricerca nel settore della TA possono dirsi trascurabili. Oggi, un avanzato cervello sintetico è in grado tuttalpiù di offrire una <strong>simulazione</strong> più o meno riuscita di un comportamento intelligente, ma solo se imboccato con un pappone fatto di regole statistiche e un&#8217;iperbolica quantità di dati di input generati da esseri umani. E la cosa non avviene spontaneamente ma va orchestrata con gran cura da persone formate allo scopo. La conclusione mi sembra abbastanza scontata: <strong>l&#8217;intelligenza non è computazione</strong>. Vale a dire che non possiamo determinarla aumentando semplicemente le dimensioni dell&#8217;unità di elaborazione. Le neuroscienze sono oggi prerogativa di un coacervo di esperti tra cui chimici, informatici, ingegneri, linguisti, psicologi, sociologi, matematici, medici e via dicendo, che studiano la faccenda come tanti aspiranti Frederick Frankenstein dagli occhi pallati. Questo stato di cose è probabilmente un po&#8217; da ripensare, a favore di uno studio che si concentri maggiormente sulla storia evolutiva degli organismi. Sembra prioritario recuperare un po&#8217; l&#8217;idea della corporalità<a href="#footnote-1-131" id="note-1-131" rel="footnote">1</a> e ricordare che l&#8217;intelligenza si misura soprattutto sulla base della capacità di un organismo di fronteggiare con successo un dato ambiente, sopravvivere e riprodursi.<a href="#footnote-2-131" id="note-2-131" rel="footnote">2</a> (Aristotele diceva che l&#8217;intelletto non è facoltà organica ma capiamolo: finché non è arrivata la risonanza magnetica nucleare ci si doveva un po&#8217; accontentare di speculare.)</p>
<div id="attachment_542" style="width: 630px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/her1.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-542" loading="lazy" class="wp-image-542 size-full" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/her1.jpg" alt="Her" width="620" height="387" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/her1.jpg 620w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/her1-300x187.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a><p id="caption-attachment-542" class="wp-caption-text"><em>Il legame tra intelligenza e corporalità: anche Spike Jonze non ne sapeva niente.</em></p></div>
<h4>Siamo fatti così: tra sintassi e ambiguità</h4>
<p>Per tornare un po&#8217; a noi, la traduzione automatica è un problema <strong>IA-completo</strong>, ovvero: la sua risoluzione equivarrebbe alla risoluzione del problema dell&#8217;intelligenza artificiale in toto. Come dicevo <a title="Ottusità artificiale" href="http://www.danielavladimirova.it/blog/2014/08/28/ottusita-artificiale/">la volta precedente</a>, questo obiettivo forte per l&#8217;IA si è totalmente ridimensionato, anche perché per decenni la scienza non ha fatto altro che sbattere l&#8217;articolazione tibio-tarsica su numerosi spigoli. Uno di essi è la <strong>sintassi</strong>, la branca della grammatica che si occupa delle regole di combinazione delle parole di una lingua. Secondo Chomsky &#8211; e contrariamente a ciò che pensa la maestra Tina &#8211; <strong>la grammatica è una cosa per cui gli esseri umani sono biologicamente programmati dalla nascita, e che non si impara per caso</strong>.<a href="#footnote-3-131" id="note-3-131" rel="footnote">3</a> Altrimenti non si spiegherebbero alcuni fatti pazzeschi. Tipo: come faccia una fragile creatura di appena un anno ad apprendere una faccenda così complessa &#8211; un <strong>sistema finito di regole che consente di produrre un insieme infinito di enunciati </strong>&#8211; mentre è circondata da un manipolo di ebeti strepitanti colmi di evidenti limitazioni.</p>
<div id="attachment_685" style="width: 448px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/09/2014-09-19-10.38.34-1.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-685" loading="lazy" class="wp-image-685 " src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/09/2014-09-19-10.38.34-1.jpg" alt="" width="438" height="372" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/09/2014-09-19-10.38.34-1.jpg 500w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/09/2014-09-19-10.38.34-1-300x255.jpg 300w" sizes="(max-width: 438px) 100vw, 438px" /></a><p id="caption-attachment-685" class="wp-caption-text"><em>L&#8217;argomento della povertà dello stimolo: il modo scelto da mia nonna per spiegarmi che il forno brucia.</em></p></div>
<p>Eppure accade quasi invariabilmente che entro un paio d&#8217;anni, in virtù di una curiosità spontanea e inarrestabile e dopo numerosi errori tenerissimi che sembrano suggerire un sistema piuttosto rigido (mio fratello diceva &#8220;due matite&#8221; e &#8220;dui quaderni&#8221;) per almeno una decina d&#8217;anni non c&#8217;è modo di far star zitta quella benedetta creatura, che assorbe e capisce anche le frasi più incomplete. Frasi che risultano sommamente incomprensibili per un aggeggio sintetico, che invece se ne sta del tutto inerte finché qualcuno non lo stuzzica o lo programma per accendersi da solo e fare cose (come pulire il pavimento o far partire la sveglia). Avere a che fare con i computer ci ha aiutati a capire meglio di ogni altro metodo che le lingue umane sono intrinsecamente <strong>ambigue e lacunose.</strong> La comprensione sembra avvenire con un&#8217;operazione innata di <em>parsing</em> (la parola inglese per &#8220;analisi logica&#8221;, dal latino <em>pars</em>=parte del discorso) che pare richiedere capacità di analisi della situazione e conoscenze generali ed extralinguistiche incalcolabili. Anche la frasetta più scema come:</p>
<pre>Ignazio e Clemente mangiano la pizza con le alici</pre>
<p>include ambiguità che una macchina non è in grado di risolvere, poiché fa fatica a <strong>determinare le funzioni delle parole nella frase</strong> e quindi a distinguere tra queste due situazioni. <img loading="lazy" class="alignnone wp-image-534 size-full" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/pizza_with_anchovies1.jpg" alt="Pizza con le alici" width="720" height="307" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/pizza_with_anchovies1.jpg 720w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/pizza_with_anchovies1-300x127.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<h4>Questione di referente</h4>
<p>L&#8217;inimitabilità assoluta dell&#8217;essere umano, ciò che non è stato ancora insegnato ad alcun computer, è nel saper collegare senza difficoltà la realtà che gli si para davanti alla sua rappresentazione attraverso il linguaggio. In altre parole, nel <strong>capire</strong>. <a href="#footnote-4-131" id="note-4-131" rel="footnote">4</a> Cercare di insegnare a un dispositivo a parlare e a comprendere è compito del settore dell&#8217;<strong>elaborazione del linguaggio naturale.</strong> Avete tutti presente Siri &amp; co. In questo caso, tuttavia, non possiamo parlare di comprensione quanto di <strong>riconoscimento vocale </strong>usato per attivare dei comandi preconfigurati. Ad esempio, il caro D interagisce vocalmente con la domotica di casa attraverso script installati su Android. Quindi è normale sentirlo intimare al telefono di spegnere le luci, o di accendere il riscaldamento mentre siamo sulla strada di casa affinché i nostri teneri sederini impazienti non soffrano nemmeno per un secondo il gelo invernale. La cosa funge anche da sfogo per una parte della sua goliardia, poiché usa l&#8217;accrocco per farmi scherzi piuttosto beceri quando sono sola in casa. Ha anche assegnato una voce al cellulare (la voce si chiama <a href="http://www.ivona.com/" target="_blank">Giorgio</a>) che si arrabbia se D pronuncia parolacce in sua presenza. <strong>La parte del referente, tuttavia, è totalmente esclusa da simili esperienze</strong>. Il telefono ha &#8220;imparato&#8221; che quando il caro D gli dice &#8220;Accendi la luce in cucina, cazzo&#8221; deve eseguire uno script A e uno script B. Nello script A c&#8217;è il comando al server di accensione della lampadina, e nello script B c&#8217;è l&#8217;istruzione che fa dire a Giorgio &#8220;Complimenti per l&#8217;educazione&#8221;, ma per gli gnomi nel telefono o per Giorgio stesso il legame tra quella parola e l&#8217;immagine dell&#8217;interruttore, della luce o del pene maschile non sussistono. È solo un modo molto elaborato di premere un tasto. Concludendo: pur con la loro mostruosa potenza di calcolo che ne fa ormai da decenni i campioni incontrastati negli scacchi, i computer non sono ancora in grado di <strong>capire la più semplice delle conversazioni</strong>. E finché non sanno parlare, non sapranno nemmeno tradurre.</p>
<h4></h4>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-131" class="footnote"><p>Secondo il pensiero tradizionale è il cervello a controllare il corpo, salvo che potrebbe essere vero esattamente il contrario. Per l&#8217;influsso della nostra conformazione fisica sul pensiero: <a href="http://mitpress.mit.edu/books/how-body-shapes-way-we-think">Rolf Pfeifer, Josh Bongard, <em>How The Body Shapes the Way We Think</em> (MIT Press, 2006)</a><a href="#note-1-131" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--><li id="footnote-2-131" class="footnote"><p> A questo proposito, vorrei ricordare che <strong>la lotta per la vita ha evidentemente decretato che l&#8217;intelligenza </strong>(sotto forma di linguaggio, memoria, pensiero simbolico, risoluzione dei problemi)<strong> non fosse un tratto desiderabile in milioni di specie</strong>: infatti, spiegatemi cosa se ne fa del materialismo dialettico una tartaruga gigante di Aldabra, o un pipistrello frugivoro dell&#8217;elenco alfabetico delle figure retoriche. Il numero di rettili tuttora in circolazione rende assolutamente chiaro il concetto che <em>il sistema limbico ve lo potete anche tenere, cocchi miei</em>!<a href="#note-2-131" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-2.footnote--><li id="footnote-3-131" class="footnote"><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grammatica_universale" target="_blank">Wiki &#8211; Grammatica universale.</a><a href="#note-3-131" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-3.footnote--><li id="footnote-4-131" class="footnote"><p> Per maggiori info sull&#8217;argomento, o su cosa sia il <strong>significato</strong>, vi rimando alla filosofia del linguaggio tutta. Partite leggendo Aristotele che parla di oggetto, segno e significato, poi dedicate un paio d&#8217;anni a una visione superficiale del pensiero di Wittgenstein, che tra le altre cose vi aprirà la mente con l&#8217;idea che &#8220;parlo dunque sono&#8221;, infine passate agli scritti di Heidegger sul linguaggio, all&#8217;ermeneutica nella sua interezza e ad alcune cose sparse di Walter Benjamin.<a href="#note-4-131" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-4.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>Ottusità artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2014 13:23:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[traduzione automatica]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[traduzioni automatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono necessarie 20 lingue per raggiungere l&#8217;80% degli utenti online. E, malgrado la meraviglioseria di app super smart come Word Lens, noi traduttori non abbiamo i giorni contati. Se ci immaginavate tra le fila dei mestieri tecnologicamente superati – l&#8217;equivalente odierno di un maniscalco o un carbonaio &#8211; ripensateci. Perché? La risposta in pillole è: la traduzione fatta da una macchina, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="intro">Sono necessarie 20 lingue per raggiungere l&#8217;80% degli utenti online.</p>
<p>E, malgrado la meraviglioseria di <strong>app super smart come </strong><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.questvisual.wordlens.demo&amp;hl=en"><strong>Word Lens</strong></a>, noi traduttori non abbiamo i giorni contati. Se ci immaginavate tra le fila dei mestieri tecnologicamente superati – l&#8217;equivalente odierno di un maniscalco o un carbonaio &#8211; ripensateci. Perché?</p>
<p>La risposta in pillole è: la traduzione fatta da una macchina, senza alcun tipo di input umano e che eguagli in qualità il lavoro di un traduttore in carne e ossa &#8211; e se possibile anche bravo &#8211; (ovvero ciò che i traduttori chiamano &#8220;qualità pubblicabile&#8221;) è allo stato attuale materiale da fantascienza, un po&#8217; come il <strong>teletrasporto</strong>. Il che non significa molto: magari un giorno si farà. Ma non è come insegnare a un computer a giocare a scacchi.</p>
<p><span id="more-612"></span></p>
<p>La risposta articolata coi paroloni è: nonostante la frotta internazionale di matematici, linguisti computazionali, ingegneri informatici e luminari delle neuroscienze abbia pronosticato l&#8217;avvento imminente della <strong>traduzione totalmente automatica di alta qualità </strong>più o meno dai tempi della protostoria informatica, la FAHQT (Fully Automatic High-Quality Translation, il Santo Graal della traduzione automatica) è stata <strong><a href="http://www.nap.edu/openbook.php?record_id=9547">ufficialmente rimossa dalla lista degli obiettivi realizzabili</a> </strong>già nel 1966.<a href="#footnote-1-612" id="note-1-612" rel="footnote">1</a></p>
<p>Avendo poi a che fare con lo stato dell&#8217;arte dell&#8217;ottusità artificiale su base quotidiana, non soffro esattamente d&#8217;insonnia cronica connessa a incertezza per il mio futuro. A titolo di esempio, ecco i tesori che mi dona uno dei file in post-editing di oggi:</p>
<div id="attachment_625" style="width: 775px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/barbabietole.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-625" loading="lazy" class="wp-image-625 size-full" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/barbabietole.jpg" alt="barbabietole" width="765" height="189" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/barbabietole.jpg 765w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/barbabietole-300x74.jpg 300w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a><p id="caption-attachment-625" class="wp-caption-text"><em>&#8220;Che nome hai dato alla tua barbabietola, Palla di Lardo?&#8221;</em></p></div>
<p>Siccome all&#8217;output prodotto per il post-editing è dedicata parte delle nostre giornate, vi condivido anche le frasette che ho rubato a Silvia da un suo progetto di qualche giorno fa:</p>
<pre><strong>"Le noci contengono il sonno"</strong></pre>
<pre><strong>"È difficile addormentarsi con un stomaco."</strong></pre>
<pre><strong>"Guarda fuori di nascosto la caffeina"</strong></pre>
<p>E questo luminoso risultato computazionale il nostro controverso cervellone lo ottiene solo avvalendosi di massiccio intervento umano, vastissimi <em>corpora</em>, memorie di traduzione traboccanti di <em>fuzzy match</em> e segmenti sorgente tutto sommato a prova di cretino. Ecco perché ho stabilito che avrei iniziato ad agitarmi per il mio lavoro solo quando le Weyland Industries avranno implementato processi di sublimazione inversa per unire geni celtico-teutonici e silicio e produrre così l&#8217;ottava generazione di David.</p>
<div id="attachment_533" style="width: 827px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/david1.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-533" loading="lazy" class="size-large wp-image-533" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/david1-817x1024.jpg" alt="David" width="817" height="1024" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/david1-817x1024.jpg 817w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/david1-239x300.jpg 239w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/07/david1.jpg 907w" sizes="(max-width: 817px) 100vw, 817px" /></a><p id="caption-attachment-533" class="wp-caption-text"><i>Michael Fassbender in </i>Prometheus,<i> a illustrare il concetto che a Hollywood se non sei almeno crucco per metà non hai futuro nel ruolo di cyborg.</i></p></div>
<h4>Un po&#8217; di storia</h4>
<p>C&#8217;era una volta un mondo che non era ancora approdato al post-strutturalismo. Era un pianetucolo illuministicamente <em>naïf</em> in cui si credeva comunemente che ogni aspetto della realtà, incluso l&#8217;ambito delle scienze umane, si potesse misurare scientificamente ed esprimere in maniera trasparente, completa.</p>
<p>In quell&#8217;epoca remota, l&#8217;impeto giovanile di matematici e scienziati era prodigalmente accompagnato da numerosi milioni di dollari di impeto istituzionale, dato che c&#8217;era una guerra mondiale da vincere e dai tempi della precedente s&#8217;era capito che o ti evolvi tecnologicamente o ti estingui come il leone delle caverne.</p>
<p>Tra le numerose e assortite menti al lavoro su ogni fronte del conflitto, a noi interessa particolarmente Alan Turing, cui era stato affidato il compitino di <strong>decrittare i codici delle macchine Enigma e Lorenz – le cifratrici del Terzo Reich</strong>. Per riuscirci, il suo team costruì le <em>bombe crittologiche</em>, dei trabiccoli mastodontici tutti valvole su valvole, come il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colossus">Colossus </a>&#8211; il primo computer digitale programmabile della storia.</p>
<div id="attachment_613" style="width: 630px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/turing.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-613" loading="lazy" class="size-full wp-image-613" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/turing.jpg" alt="L'incantevole Benedict Cumberbatch interpreta Alan Turing, alle prese con la macchina Enigma rubata ai nazisti, in The Imitation Game. A dargli manforte con sguardi intensissimi, la Knightley, l'altrettanto incantevole Matthew Goode e – ma dimmi tu - l'autista irlandese di Downton Abbey." width="620" height="413" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/turing.jpg 620w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/turing-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a><p id="caption-attachment-613" class="wp-caption-text"><em>Il pregevole Benedict Cumberbatch interpreta Alan Turing, alle prese con la macchina Enigma rubata ai nazisti, in </em>The Imitation Game<em>. A dargli manforte con sguardi intensissimi, la Knightley, l&#8217;altrettanto incantevole Matthew Goode e &#8211; somma gioia! &#8211; l&#8217;autista irlandese di </em>Downton Abbey<em>.</em></p></div>
<p>Fermi tutti: ma era un post sulla traduzione, perché stiamo parlando di un matematico? Bella domanda.</p>
<h4>Codici</h4>
<p>La scienza della traduzione automatica propria prende le mosse solo dopo aver sconfitto la Germania, nel 1946, con <strong>Warren Weaver</strong>, direttore della divisione Scienze Naturali della Rockefeller Foundation, che invitò i suoi colleghi ad applicare alle lingue naturali i metodi imparati durante la guerra per la decrittazione del codice dei nazisti. Anche Weaver, come Turing, era un matematico.</p>
<p>Ora, diamo un bacino sulla fronte di matematici e ingegneri informatici. Io non ce l&#8217;ho con loro. Ma il fatto che al compito di partorire la traduzione automatica fossero stati chiamati degli ordinari monolingua che non capivano che nella traduzione non si parla di un solo messaggio, bensì di due, legati da un certo grado di equivalenza, la dice davvero lunga.<a href="#footnote-2-612" id="note-2-612" rel="footnote">2</a> Weaver era un brav&#8217;uomo, ma nel suo <a href="http://3.bp.blogspot.com/-h3Q6j6f5_p8/TxQ46_zn0LI/AAAAAAAAGAw/h7kEKV0kovs/s1600/Shannon-Weaver+Model.gif" target="_blank">modello della comunicazione</a> quest&#8217;ultima è a mio modestissimo avviso confusa con la trasmissione. Lo immagino mentre guardava due delle lingue che il governo degli Stati Uniti smaniava di poter <strong>tradurre su vasta scala, il russo e il cinese</strong>, pensando: &#8220;ah, cavolo, che caratterini buffi: ecco un bel codice che mi piacerebbe decrittare!&#8221;.</p>
<p><strong>Diciotto anni e milioni di luridi dollari dopo</strong> (di cui 11.906.600 $ di sforzi combinati <a href="http://www.hutchinsweb.me.uk/ALPAC-1996.pdf" target="_blank">provenienti</a> da esercito, marina e aeronautica USA)<strong>,</strong> il governo degli Stati Uniti decise infine di commissionare all&#8217;ALPAC un rapporto sullo stato della traduzione automatica, di cui ho già parlato più su. Il rapporto, che doveva rispondere alla fondamentale domanda &#8220;ma allora si quaglia o no?&#8221; e che fu poi pubblicato nel 1966, è tutto riassumibile nelle parole di uno dei traduttori a cui chiesero di occuparsi del post-editing:</p>
<blockquote><p>&#8220;Se avessi tradotto il testo da zero avrei probabilmente impiegato meno tempo di quello che mi ha richiesto l&#8217;editing. E, nonostante questo, dubito che il risultato finale sia all&#8217;altezza di quello ottenibile con una traduzione completa. La mia conclusione è che la macchina traduce una lingua straniera in cattivo inglese, una sorta di lingua creola o <em>pidgin</em>, che il lettore dovrebbe imparare per comprendere il senso di ciò che i russi hanno effettivamente scritto. A questo punto, potrebbe essere più semplice imparare direttamente il russo.&#8221;<a href="#footnote-3-612" id="note-3-612" rel="footnote">3</a></p></blockquote>
<h4>Il problema del traduttore</h4>
<p>Affrontare la traduzione come un problema di decrittazione &#8211; o di semplice trasferimento di dati &#8211; è rappresentativo di una visione del mondo basata sul pregiudizio secondo il quale esistono informazioni obiettive che possono essere trasmesse in modo equivalente e senza perdite. Dove il significato è computabile e le ambiguità risolvibili, e in cui non c&#8217;è posto per residui comunicativi come bellezza, musicalità o implicito culturale.</p>
<p>In questo universo positivistico il traduttore fa un po&#8217; la fine ingrata della lavandaia o della cameriera: più è bravo e più è invisibile, e la componente creativa del suo lavoro sempre più difficile da riconoscere. Sembra quasi un lavoro per donnine, un fare meccanico di neutra e banale estrazione di significato &#8211; quindi perché non affidarlo a una macchina, come il bucato o il cucito?</p>
<p>Ecco dunque perché, nonostante fior di filosofi abbia tentato di puntare il ditino sui paradossi della TA già nei primi anni Cinquanta, ai Nostri ci è voluto quasi un quinto di secolo per capire che la traduzione è <strong>un&#8217;arte di scrittura complessa</strong>, che richiede conoscenze tecniche in diversi campi.<a href="#footnote-4-612" id="note-4-612" rel="footnote">4</a></p>
<h4>Torniamo a noi</h4>
<blockquote><p>&#8220;Costa troppo, più della traduzione umana.&#8221;</p>
<p>&#8220;Facciamo prima a insegnare le lingue alle spie.&#8221;</p>
<p>&#8220;L&#8217;alta qualità è irrealizzabile.&#8221;</p></blockquote>
<p>Ciascuna di queste conclusioni fu una palata di terra cosparsa sulla bara della TA di prima generazione, che affossò con sé anche i finanziamenti al neonato campo dell&#8217;intelligenza artificiale (il rapporto ALPAC è considerato la fase iniziale di ciò che gli esperti di IA chiamano l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/AI_winter" target="_blank"><em>AI Winter</em></a>).</p>
<p>[INTERVALLO DI VENT&#8217;ANNI, CON ROTOLACAMPO.]</p>
<p>ENTRANO I FAVOLOSI ANNI OTTANTA</p>
<div id="attachment_663" style="width: 643px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/ads15.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-663" loading="lazy" class=" wp-image-663" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/ads15.jpg" alt="Sono ben 15 MB di hard disk! Presto, gioiamo!" width="633" height="500" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/ads15.jpg 800w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/ads15-300x237.jpg 300w" sizes="(max-width: 633px) 100vw, 633px" /></a><p id="caption-attachment-663" class="wp-caption-text"><em>Accidenti, ma sono ben 15 MB di hard disk! Presto, gioiamo tantissimo!</em></p></div>
<p>Gli enormi progressi compiuti nell&#8217;hardware, la disponibilità di <em>corpora</em> di dimensioni brutalmente superiori e la prepotente tendenza all&#8217;ottimismo (e all&#8217;uso sconsiderato del fard) di tre decenni fa ha infine riportato in scena la traduzione automatica e il lavoro sul linguaggio naturale. Con una marcia in più: eliminando l&#8217;aspettativa di poter a breve demolire il muro delle capacità umane, si è potuto infatti lavorare al perfezionamento delle procedure, e anche con ottimi risultati. Nel 1993 è stato introdotto il <strong>metodo statistico</strong>, che &#8211; pur con le sue limitazioni &#8211; a tratti riesce ad eguagliare gli sforzi degli studenti stupidotti di primo liceo linguistico. Oggi la TA con metodo statistico è usata a pioggia da servizi corporate e gratuiti come Babelfish e Google Translate, e sa rendersi molto utile, nonostante la sua imbarazzante perseveranza nel produrre allusioni sessuali.</p>
<div id="attachment_657" style="width: 970px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/asus.png"><img aria-describedby="caption-attachment-657" loading="lazy" class="size-large wp-image-657" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/asus-1024x364.png" alt="Il traduttore automatico di Asus ha questo potere di rimescolarti lo zen." width="960" height="341" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/asus-1024x364.png 1024w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/asus-300x106.png 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/08/asus.png 1062w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><p id="caption-attachment-657" class="wp-caption-text"><em>Il traduttore automatico di Asus ha questo splendido potere di rimescolarti lo zen.</em></p></div>
<p>Nel 2014, la TA:</p>
<p>&#8211; è in grado di tradurre di sua sponte senza toppare solo <strong>testi sorgente normalizzati</strong> o che prevedono sintassi semplificata e ambiguità ridotte al minimo (tipo le previsioni meteo);<br />
&#8211; offre un grado di <strong>precisione di circa il 70% per i testi tecnici</strong>, quindi offre ai traduttori il 20% di marcia in più rispetto alla traduzione vera e propria (ma con qualità finale nettamente inferiore &#8211; per questo oggigiorno quando i clienti si sentono proporre il post-editing hanno un immediato sfogo di dermatite atopica);<br />
&#8211; senza un intervento umano, e presa un po&#8217; con le pinze, ha senso solo come <strong>alternativa all&#8217;assenza totale di traduzione</strong>. Prevedo infatti che mi sarà utilissima in Grecia, tra una settimana.</p>
<p>Ciao. <a href="http://www.danielavladimirova.it/blog/2014/10/06/perche-lui-non-mi-capisce/">Quando torno parliamo di <strong>parsing</strong></a>.</p>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-612" class="footnote"><p>Mi riferisco al <a href="http://www.nap.edu/openbook.php?record_id=9547" target="_blank">rapporto</a> dell&#8217;ALPAC &#8211; l&#8217;Automatic Language Processing Advisory Committee &#8211; a sua volta influenzato dagli <a href="http://www.mt-archive.info/Bar-Hillel-1951.pdf" target="_blank">scritti di Bar-Hillel del 1951</a>. Per quanto riguarda invece il persistere dell&#8217;amore verso i vaticini sull&#8217;avvento, qui un bell&#8217;<a href="http://www.economist.com/news/science-and-technology/21569014-simultaneous-translation-computer-getting-closer-conquering-babel" target="_blank">articolo dell&#8217;anno scorso</a> dell&#8217;Economist.<a href="#note-1-612" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--><li id="footnote-2-612" class="footnote"><p>Alcuni dicono comunque che parte del problema è che i traduttori hanno un po&#8217; questo atteggiamento da ludditi o terroristi. Davvero non so cosa intendano dire.<a href="#note-2-612" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-2.footnote--><li id="footnote-3-612" class="footnote"><p>&#8220;I found that I spent at least as much time in editing as if I had carried out the entire translation from the start. Even at that, I doubt if the edited translation reads as smoothly as one which I would have started from scratch. I drew the conclusion that the machine today translates from a foreign language to a form of broken English somewhat comparable to pidgin English. But it then remains for the reader to learn this patois in order to understand what the Russian actually wrote. Learning Russian would not be much more difficult.&#8221;<a href="#note-3-612" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-3.footnote--><li id="footnote-4-612" class="footnote"><p>Non mi sto inventando tutto ciò per menare acqua al mio mulino. A proposito di residuo culturale e di scelte del traduttore, <a href="http://opinionator.blogs.nytimes.com/2014/01/27/william-weaver-and-translation-as-a-performing-art/" target="_blank">qui</a> ne parla un vero Pro.<a href="#note-4-612" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-4.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>Lavorare da casa: e infine</title>
		<link>http://www.danielavladimirova.it/blog/2014/03/03/lavorare-da-casa-e-infine/</link>
					<comments>http://www.danielavladimirova.it/blog/2014/03/03/lavorare-da-casa-e-infine/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 17:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[lavorare da casa]]></category>
		<category><![CDATA[freelance]]></category>
		<category><![CDATA[gli altri]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
		<category><![CDATA[telelavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[lavorare [la-vo-rà-re] • v.intr. (aus. avere) 1 Sgobbare, darci dentro, rimboccarsi le maniche. Il mondo di persone là fuori che &#8220;si dà da fare&#8221;, che esce al mattino alle 7.30 &#8211; anche se non è ancora sorto il sole &#8211; e torna a casa alle 6, dopo un&#8217;ora e mezza di treno o autostrada o di code [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em style="font-family: Consolas, Monaco, monospace; font-size: 12px; font-weight: normal; line-height: 18px;"><strong>lavorare</strong> </em><strong style="font-family: Consolas, Monaco, monospace; font-size: 12px; line-height: 18px;">[la-vo-rà-re]</strong></p>
<pre><strong> • v.intr. (aus. <em>avere</em>) </strong>

1 Sgobbare, darci dentro, rimboccarsi le maniche.</pre>
<p><strong>Il mondo di persone là fuori che &#8220;si dà da fare&#8221;, che esce al mattino alle 7.30 &#8211; anche se non è ancora sorto il sole &#8211; e torna a casa alle 6</strong>, dopo un&#8217;ora e mezza di treno o autostrada o di code a semafori verdi, può avere difficoltà a comprendere che un&#8217;occupazione &#8211; dal loro punto di vista &#8211; a metà strada tra il cazzeggio ameno e l&#8217;abulia possa essere in effetti un lavoro. E questo è un problema.</p>
<p>Le stesse persone, a volte, non riescono proprio a ingoiare il fatto che alcune robe possano richiedere ore di concentrazione ininterrotta. E questo è un problema ancora più grosso.</p>
<p><span id="more-186"></span></p>
<p>In un mondo perfetto, chi non capisce qualcosa si astiene dall&#8217;opinare, ma nel nostro mondo la pazienza non è mai troppa. Perché ne sentirete di ogni:</p>
<ul>
<li>Dal macellaio: &#8220;<strong>Ah, lei lavora a casa? Che ottima cosa per una donna.</strong>&#8220;</li>
<li>Il vicino: &#8220;Ma come, tu lavori? Ti vedo sempre in giro con il cane.&#8221;</li>
<li>La vigile, venuta ad accertarsi che sono davvero residente, ma proprio qui, nel ridente Molise (non sono abituati a essere meta di immigrazione e quindi sono venuti personalmente a suonare alla porta, così, per sicurezza): &#8220;Che lavoro fa?&#8221; &#8220;Sono traduttrice.&#8221; &#8220;Dove lavora?&#8221; &#8220;A casa.&#8221; &#8220;&#8230; Dunque, che faccio, nel modulo <strong>metto disoccupata?</strong>&#8220;</li>
</ul>
<div id="attachment_159" style="width: 660px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://mox.ingenierotraductor.com/2012/01/translators-neighbors.html" target="_blank"><img aria-describedby="caption-attachment-159" loading="lazy" class="size-large wp-image-159" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/translators-neighbors-1024x361.jpg" alt="Translators' neighbors" width="650" height="229" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/translators-neighbors-1024x361.jpg 1024w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/translators-neighbors-300x105.jpg 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/translators-neighbors.jpg 1258w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a><p id="caption-attachment-159" class="wp-caption-text"><em>© Alejandro Moreno-Ramos</em></p></div>
<p>Ma le insidie non si limitano agli sconosciuti. Per molto tempo sono stata ospite a casa dei genitori di D., che vivono in un fiabesco borgo ottocentesco sul picco della montagna, in una colossale casa in pietra, dove nei mesi invernali ci si stringe tutti piccini piccini nel tinello per evitare l&#8217;assideramento. (<strong>Perfino i nazisti, quando hanno sfollato la famiglia di D e hanno usato la loro casa come avamposto con tanto di cannone in veranda, hanno sentito il bisogno di costruire un bel camino extra, per rendere l&#8217;ambiente più confortevole.</strong>) Ebbene, come tutti saprete, nella media i montanari sono persone aspre, da cui in genere devi estrarre le parole con un piede di porco. Eppure, anche qui, la meravigliosa e ultra settuagenaria Maria, che aiuta in casa ed è molto vecchio stampo, ogni volta che mi passava accanto doveva fare un po&#8217; di educata conversazione, dato che lasciarmi in pace le pareva poco ospitale.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quando avrete finito di spiegare che, in effetti, tradurre è davvero un lavoro, organizzate i vostri contatti con il resto del mondo in modo che non vi impediscano di guadagnarvi il pane.</strong> Per ridurre le interruzioni al minimo, ad esempio, può essere utile non installare un telefono fisso, evitando così fantamiliardi di telefonate con offerte economiche e sondaggi. Riservatevi una parte di casa dove non si parla, non c&#8217;è un televisore acceso e la musica è solo la vostra. Questo vale anche in senso inverso: gli altri non sono tenuti ad ascoltare i Nine Inch Nails se amano Madonna e non devono ingoiare giocoforza la vostra discografia indie rock se sono appassionati di Verdi. <strong>Perfino la vostra perfetta anima gemella, o una creatura con cui avete condiviso l&#8217;utero, possono avere esigenze diverse dalle vostre.</strong></p>
<p>Una soluzione intermedia è una cuffia a isolamento acustico.</p>
<h4><strong style="font-size: 1em; line-height: 1.5em;"><span style="line-height: 1.5em;">E DOPO IL LAVORO</span></strong></h4>
<p>Un problema di chi può lavorare quando vuole è <strong>non smettere di lavorare. Mai.</strong> Ecco perché &#8211; e non mi stancherò mai di ripeterlo &#8211; creare un regime quotidiano, contrariamente alle aspettative, giova sia al lavoro che al resto della vostra vita. Perché a un certo punto dovete staccare. Nel senso di alzarvi. E fine.</p>
<p><strong>Curate le vostre relazioni sociali, anche quelle online.</strong> Siete tagliati fuori dalla vita normale delle persone, che ahimè avviene perlopiù in un ufficio, che vi piaccia o no. Contattate gli amici usando tutti i canali, ma &#8211; se potete &#8211; al social network cercate di prediligere un pranzo o una birretta serale. Certo, man mano che passa il tempo e perdete l&#8217;abitudine ai visi umani sentirete il bisogno di nascondervi dietro le porte perché le persone vi spaventano, ma con un po&#8217; di costanza potrete evitare l&#8217;attacco di panico da coda alla posta.</p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/self-employed.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-99" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/self-employed.jpg" alt="“How long have you been self-employed?”" width="500" height="393" /></a></p>
<p><strong>Non sono esattamente la persona più adatta per dare questi consigli.</strong> Ora come ora, poiché mi sono trasferita abbastanza di recente e sono fondamentalmente asociale, conosco poche persone e nel mio quartiere l&#8217;età media è di 72 anni. Le comunicazioni con i miei concittadini sono dunque prossime allo zero e fino a due settimane fa si riducevano all&#8217;occasionale litigata con le vecchie della zona, convinte che <strong>chi alleva animali domestici non per mangiarli abbia qualcosa che non vada</strong>. Mia dunque era ogni responsabilità in merito alle cacche di cane di mezza provincia. (C&#8217;è da dire che le stesse vecchie premevano per consegnarmi ufficialmente le chiavi della città ogni volta che mi vedevano invece raccogliere i bisogni del mio cane.)</p>
<p>Inoltre, poiché qui ogni cosa è lontana e prevede una o due ore di automobile, a lungo andare la pigrizia la spunta e io rimando. Ecco perché, <strong>al ritorno dal lavoro del povero D. mi accendo come una radiolina e non smetto di ciarlare per ore</strong>. (È infatti evidente che a tratti mi odia.)</p>
<p><strong>E tuttavia, il consiglio ve lo do lo stesso: non dimenticate di guardare dei volti. </strong><span style="line-height: 1.5em;"><strong>L&#8217;impatto psicologico dell&#8217;isolamento può causare grandi vibrazioni nella Forza</strong>, se non preso per tempo: basta un attimo e vi trasformate in orsetti. Fate cose fuori casa per il benessere del corpo: nuotate, fate rugby, provate lo yoga, portate fuori il cane, fate spesa giorno per giorno anziché andare a far compere mensili con un rimorchio di roba che poi schiaffate in congelatore. Fate un corso di cucina, impennate col motorino.</span></p>
<p><strong>Coltivate l&#8217;intelletto.</strong> Se lavorate sempre con gli stessi clienti, provate a cambiare argomento. Fate volontariato. Donate il sangue. Studiate qualcosa. Meditate. Mangiate. Bevete. Vivete.</p>
<p><strong>That&#8217;s all folks. Buona fortuna!</strong></p>
<p><img src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/themes/Retro/images/structure/lines_bg.png" alt="" /></p>
<p>PS: La vignetta dei canetti l&#8217;ho presa <a href="http://www.condenaststore.com/-sp/How-long-have-you-been-self-employed-New-Yorker-Cartoon-Prints_i8575606_.htm" target="_blank">da qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Lavorare da casa: lo spazio e gli strumenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 18:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[lavorare da casa]]></category>
		<category><![CDATA[arredi]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[slider]]></category>
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					<description><![CDATA[A me piace lo stile scandinavo, a Maurizio l&#8217;ufficio ultramoderno, Christina lavora solo in giardino, Francesca si esalta con le superfici in metallo. Di gusti e bacheche di Pinterest dedicate agli uffici domestici ne trovate quanti volete (qui la mia). Desidero solo rammentarvi che le riviste di design e gli arredatori di interni non staranno con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="line-height: 1.5em;">A me piace lo </span><a style="line-height: 1.5em;" href="http://emmas.blogg.se/2014/january/soft-minimalism-inspo-from-fantastic-frank.html" target="_blank">stile scandinavo</a><span style="line-height: 1.5em;">, a Maurizio l&#8217;ufficio ultramoderno, Christina lavora solo in giardino, Francesca si esalta con le superfici in metallo. </span><strong style="line-height: 1.5em;">Di gusti e bacheche di Pinterest dedicate agli uffici domestici ne trovate quanti volete (<a href="http://www.pinterest.com/vladina/an-office-in-my-living-room/" target="_blank">qui la mia</a>)</strong><span style="line-height: 1.5em;">. Desidero solo rammentarvi che </span><strong style="line-height: 1.5em;">le riviste di design e gli arredatori di interni non staranno con le chiappe inchiodate a quella <a href="http://www.bodieandfou.com/products/metal-office-chair" target="_blank">sedia in acciaio spazzolato</a> per 50 ore settimanali, ci starete voi</strong><span style="line-height: 1.5em;">. <span id="more-184"></span>Ecco perché, per quanto il proverbiale occhio rompa per avere la sua parte, vi invito a seguire criteri di ergonomia e praticità nella scelta degli strumenti di lavoro, e se proprio il vostro estro e istinto creativo vi spingono a buttare i vostri soldi in poltroncine imbottite per case di bambole o in inginocchiatoi papali di legno, poi spiegate ai vostri reni che io ve l&#8217;avevo detto.</span></p>
<div id="attachment_306" style="width: 638px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:RGS_13.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-306" loading="lazy" class=" wp-image-306" title="Fachiro" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/785px-RGS_13.jpg" alt="Fachiro" width="628" height="479" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/785px-RGS_13.jpg 785w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/785px-RGS_13-300x228.jpg 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/785px-RGS_13-195x148.jpg 195w" sizes="(max-width: 628px) 100vw, 628px" /></a><p id="caption-attachment-306" class="wp-caption-text"><em>Il portatile. La tastiera nell&#8217;apposito cassettino. I mouse wireless. La sedia di legno. Il letto di chiodi.</em></p></div>
<h4><strong>DOVE MI METTO</strong></h4>
<p><strong>Scegliere dove sistemare il vostro ufficio domestico non è semplice e dipenderà naturalmente da innumerevoli fattori.</strong> Se vivete da soli potete lavorare più o meno dove volete, ma se ci sono altre persone in casa metterle dietro una bella porta chiusa può essere di grande aiuto. Gli spazi lavorativi sono tanti quante sono le persone che li progettano; mi permetto solo di dare qualche indicazione dettata dalla mia esperienza (io alla sedia di cui sopra ci sto inchiodata da 6 anni &#8211; a occhio e croce, 20.000 ore &#8211; se contiamo solo il lavoro; Vishnu solo sa quante altre ore dobbiamo aggiungere per il puro cazzeggio ameno).</p>
<ul>
<li><strong>Poiché lì dentro ci starete a lungo, </strong>se avete la fortuna di poter contare su una soluzione abitativa che non sia un monolocale (dove l&#8217;unica alternativa sarebbe il bagno),<strong> cercate di evitare di rintanarvi nel ripostiglio nel sottoscala</strong>. Un posto buio con un bel mocio a tenervi compagnia non è precisamente la mia idea di fucina di produttività. Scegliete una stanza vera, anche se non grande, e il più possibile luminosa.</li>
<li><strong>Scelto lo spazio, sperimentate con la posizione della scrivania</strong>. Non è detto che guardare il muro sia ciò che fa per voi. Nella mia casa di Roma il tavolo col computer era al centro del salotto e se il mio attuale appartamento superasse le dimensioni di un guscio di noce è lì che lo metterei. Purtroppo, i 50 metri quadri mi limitano a una postazione contro il muro (fotine in basso).<a href="#footnote-1-184" id="note-1-184" rel="footnote">1</a></li>
</ul>
<div id="attachment_304" style="width: 660px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6868.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-304" loading="lazy" class="size-large wp-image-304" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6868-683x1024.jpg" alt="Scrivania" width="650" height="974" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6868-683x1024.jpg 683w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6868-200x300.jpg 200w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6868.jpg 834w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a><p id="caption-attachment-304" class="wp-caption-text"><em>Sto ancora qui ad aspettare che mi regaliate una lampada vintage in acciaio come si deve.</em></p></div>
<div id="attachment_303" style="width: 660px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6866.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-303" loading="lazy" class="size-large wp-image-303" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6866-1024x683.jpg" alt="Interno con staffordshire terrier" width="650" height="433" /></a><p id="caption-attachment-303" class="wp-caption-text"><em>Interno con Staffordshire terrier. Quando ho fatto le foto per questo post, martedì scorso, Zagor era ancora vivo. Segue pausa lacrime.</em></p></div>
<ul>
<li><strong>Quando si tratta di scegliere il tavolo, vige la regola &#8220;grande è bello&#8221;</strong>. Rivolgete la vostra attenzione solo a piani da più di 60 cm di larghezza per avere spazio a sufficienza per tastiera e avambracci (il mio è da 60 cm e a tratti mi sta stretto), dopo di che lasciate libero sfogo all&#8217;irrazionalità. <strong>Vetro e metalli, ad esempio, sono bellissimi ma hanno il duplice svantaggio di riflettere la luce affaticandovi la vista da un lato e di gelarvi l&#8217;anima dall&#8217;altro:</strong> ricordate che, a meno che non abbiate spostato la vostra attività a Nusa Dua, a un certo punto arriva l&#8217;inverno. Su una nota laterale, questo mi sembra anche il momento migliore per menzionare che se qualcuno per caso desse fuoco a tutte le scrivanie con cassetto estraibile per la tastiera dell&#8217;orbe terracqueo, farebbe un&#8217;opera di sommo bene.</li>
<li><strong>Ci sono cose su cui non si risparmia. Una di queste è</strong> <strong>la sedia</strong>. No, quella rubata al tavolo della cucina non va bene. Qui, le possibilità sono pressoché infinite, <strong>si parte dalla <a href="http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/20210894/" target="_blank">imitazione di sedia da giardino di plastica IKEA</a> e si arriva alla <a href="https://www.mwelab.com/index.php/en/products/emperor-200" target="_blank">Emperor 200 </a>&#8211; consigliatissima per i <a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/wolf_of_wall_street.jpg" target="_blank">lupi di Wall Street</a> che o comprano quella o buttano i soldi in mare</strong>. L&#8217;importante è che sia comoda e di altezza regolabile.</li>
<li><strong>Circondatevi di cose vive che vi facciano compagnia</strong> senza distrarvi con le chiacchiere sulla cugina in Germania. Una cesta per gatti o chihuahua, un cuscinone per un rottweiler, dei vasi con piante carnivore, anche solo un cactus può essere un&#8217;aggiunta molto appagante. Prendersi cura di qualcosa o qualcuno è bellissimo, aiuta a ridurre lo stress e se questo qualcuno è anche coperto di pelliccia ecco che diventa una riserva di<em> pet-therapy</em> infinita.</li>
</ul>
<h4><strong>TECNICAMENTE PARLANDO</strong></h4>
<p><strong>Molti miei colleghi usano un portatile per lavorare.</strong> Certo, ci sono anche persone che fanno il bagno nel Tevere il 1° gennaio ma non per questo il loro esempio è da seguire. Pur avendo un portatile con i tasti distanziati e tutti i campanelli e i fischietti, per il mio lavoro quotidiano uso un fisso con schermo Full HD da 24&#8243;, <strong>un mouse da gaming</strong><a href="#footnote-2-184" id="note-2-184" rel="footnote">2</a> e una <strong>tastiera ergonomica</strong><a href="#footnote-3-184" id="note-3-184" rel="footnote">3</a>, grazie. (Il portatile fa la sua comparsa solo quando mi ritrovo a lavorare altrove, o quando la signora delle pulizie mi caccia via perché deve spolverare le mensole.)</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">Prendete in considerazione l&#8217;idea di passare a </span><strong style="line-height: 1.5em;">una connessione Internet che non vi faccia venire la gastrite</strong><span style="line-height: 1.5em;">. Anche se la traduzione è un&#8217;attività perlopiù testuale che non richiede chissà quale potenza di elaborazione, non dimenticate che i soldi investiti in </span><strong style="line-height: 1.5em;">RAM </strong><span style="line-height: 1.5em;">sono sempre spesi bene.</span></p>
<p><strong>La stampante è meglio prenderla Wi-Fi</strong>. Mi ringrazierete dopo. I <strong>copricavi</strong> sapranno darvi tante soddisfazioni. All&#8217;atto di scegliere la <strong>multipresa</strong> di corrente, meglio abbondare.</p>
<p><strong>Imparate a scrivere come si deve, con tutte le dita sulla tastiera. </strong>I vantaggi sono molteplici: posizione corretta, minore stanchezza, risparmio di tempo e maggiore precisione. Immagino non serva ricordare che il tempo è denaro. Esistono bazillioni di siti, software gratuiti ed estensioni di Firefox e Chrome che vi insegnano a farlo (come <a href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/addictive-typing-lessons/" target="_blank">questa</a>).</p>
<p><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6870-2.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-large wp-image-302" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6870-2-1024x683.jpg" alt="Alla tastiera" width="650" height="433" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6870-2-1024x683.jpg 1024w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6870-2-300x200.jpg 300w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/IMG_6870-2.jpg 1250w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p><strong>Seguite un corso o chiedete a un amico di insegnarvi a usare meglio il computer.</strong> (Oppure accalappiate un sysadmin con qualche astuto stratagemma e fatevi sposare. Io ci sto lavorando.) Nel mio settore siamo tutti abbastanza <em>tech-savvy</em>, anche se ancora oggi capita il franco tiratore che manda email ai colleghi perché non sa come decomprimere un file RAR. Finché lavorate per un&#8217;azienda, le vostre lamentele saranno gestite dal suo amministratore di sistema. (Nel mio ultimo ufficio se ne occupava il mitico Pialla, così chiamato perché risolveva ogni problema riportando il tuo PC alle sue condizioni al momento del big bang, fatture e resoconti dei lavori in corso inclusi. Per ovviare al problema avevamo preso a scrivere ogni cosa a mano in una agenda fisica &#8211; il cloud nel 2008 era un concetto ancora piuttosto fantascientifico.) Scommetto ciò che volete che anche nel più banale corso ECDL è possibile scoprire cose nuove. La competenza informatica, proprio come uno sport, può essere migliorata con pochi semplici trucchetti volti a correggere atteggiamenti sbagliati acquisiti nel corso degli anni.</p>
<h4><strong><span style="line-height: 1.5em;">E INFINE, PARLIAMO DI ERGONOMIA (E ALTRO)</span></strong></h4>
<p>E ora, purtroppo, non possiamo più esimerci: tocca fare il classico elenchetto da <strong>corso per videoterminalisti</strong> (che peraltro ho seguito). Prometto che cercherò di essere telegrafica!</p>
<ul>
<li><strong>Ogni 2 ore bisogna distogliere gli occhi dal monitor per 15 minuti</strong>, non cumulabili in intervalli più grandi. Questo lavoro lo facciamo per combattere l&#8217;<strong>astenopia, o sindrome da affaticamento visivo</strong>, che comporta problemi come visione annebbiata e sdoppiata, bruciori, lacrimazione e altre simili dolcezze. Come sempre, <strong>un&#8217;immagine val più di mille parole</strong>:</li>
</ul>
<div id="attachment_329" style="width: 375px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/buscemi-.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-329" loading="lazy" class="size-full wp-image-329" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/buscemi-.jpg" alt="Steve Buscemeyes" width="365" height="500" srcset="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/buscemi-.jpg 365w, http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/02/buscemi--219x300.jpg 219w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /></a><p id="caption-attachment-329" class="wp-caption-text"><em>Astenopia, un problema sentitissimo. </em></p></div>
<ul>
<li> <strong>Dosate la luce naturale e artificiale</strong>. Troppa non va bene, ma troppo poca nemmeno. I riflessi dalle finestre e dalle lampade sono brutte bestie. Se scegliete il neon prendetelo nella variante bianca calda e non mettete le lampadine in modo che vi pugnalino nelle palle degli occhi &#8211; diffondete la luce e mettete delle tendine alle finestre. Lo stesso vale per l&#8217;eccesso di contrasto (troppo bianco, troppo nero) e i colori da pugno nell&#8217;occhio. <strong>Il quadro rosso è bello, OK, ma meglio se lo sistemate alle vostre spalle.</strong></li>
<li><strong>La tastiera deve essere indipendente dal computer</strong> (che vi dicevo? addio, portatile) e inclinabile, deve permettere di <strong>appoggiare i polsi</strong> e deve trovarsi a circa 15 cm dal bordo del tavolo.</li>
<li><strong>Gli occhi devono trovarsi a un livello di altezza pari al centro dello schermo o leggermente più in alto. </strong>In questo modo il vostro prezioso collo non si estende eccessivamente in un verso o nell&#8217;altro. Per inciso &#8211; e ci sono passata, ahimè &#8211; la vita sedentaria prolungata comporta un indebolimento dei muscoli della cervicale, cosa che &#8211; se portata alle estreme conseguenze &#8211; è causa di cefalea. In parole povere, <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=vL4PNuaqtgI" target="_blank">la testa diventa troppo pesante per il collo</a></strong>, senza che questo sia sintomo di eccessiva intelligenza. Per ovviare al problema, il primo consiglio è semplicemente quello di&#8230; stirarsi. Allungate le braccia, scrocchiatevi, sbadigliate. E in secondo luogo, fate uno sport, ma ecco che anticipo il post successivo, e l&#8217;ultimo, dedicato alla vita dopo il lavoro.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" class="alignnone" src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/themes/Retro/images/structure/lines_bg.png" alt="" width="420" height="8" /></p>
<div class="footnotes"><hr /><ol><li id="footnote-1-184" class="footnote"><p>La mia scrivania è un <em>work in progress</em> da quando mi sono trasferita qui, ovvero da almeno un anno. Ancora non ho escogitato una soluzione per tutte le cazzatine sparse sul piano. Il caro D vuole sollevare i monitor perché sono ancora troppo bassi. Per finire, questa settimana ho progettato di farmi venire la bava alla bocca e di gettare dalla finestra, nell&#8217;ordine: la sedia; la lampada.<a href="#note-1-184" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-1.footnote--><li id="footnote-2-184" class="footnote"><p>Il compianto Logitech MX518.<a href="#note-2-184" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-2.footnote--><li id="footnote-3-184" class="footnote"><p>Logitech Wave, il cui layout italiano sta diventando un po&#8217; raro ma c&#8217;è ancora qualcosa su Ebay. In alternativa, va bene anche una qualsiasi delle Microsoft Comfort.<a href="#note-3-184" class="footnote-return">&#8617;</a></p></li><!--/#footnote-3.footnote--></ol></div><!--/#footnotes-->]]></content:encoded>
					
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		<title>Lavorare da casa: il lato oscuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Vladimirova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 15:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[lavorare da casa]]></category>
		<category><![CDATA[freelancing]]></category>
		<category><![CDATA[lavorare a casa]]></category>
		<category><![CDATA[pericoli]]></category>
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					<description><![CDATA[La settimana scorsa abbiamo mosso i primi passi nel favoloso mondo del lavoro da casa. Tutto bello, tutto profumato, tutti contenti. Ma c&#8217;è un ma, mio caro Frodo. Come ogni mitica città d&#8217;oro che si rispetti, la strada per El Dorado è lastricata di oscuri pericoli. Innanzitutto, l&#8217;isolamento esalta le stranezze e se non metti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 1em; line-height: 1.5em;">La <a title="Come lavorare da casa senza perdere l’anima" href="http://www.danielavladimirova.it/blog/2014/01/27/lavorare-da-casa/">settimana scorsa</a> abbiamo mosso i primi passi nel favoloso mondo del lavoro da casa. Tutto bello, tutto profumato, tutti contenti. Ma c&#8217;è un <em>ma</em>, mio caro Frodo.</span></p>
<p>Come ogni mitica città d&#8217;oro che si rispetti, la strada per El Dorado è lastricata di oscuri pericoli. <strong>Innanzitutto, l&#8217;isolamento esalta le stranezze e se non metti dei paletti corri il rischio di trasformarti inavvertitamente in un personaggio dickensiano, </strong>di quelli che si circondano di gatti e smettono di uscire di casa e che a un certo punto vengono interpretati da Helena Bonham-Carter. È un attimo.</p>
<p><span id="more-179"></span></p>
<p>La sensibilità, al riparo sotto la campana di vetro del carico ridotto di aggressività, si acuisce e si tempera finché la tua pelle non diventa delicata come capelli di fatina e si sfalda se esposta a una lieve brezza estiva. <strong>In stati d&#8217;animo simili, basta una mail in cui ti chiedono una consegna ASAP ed ecco che ti accartocci e partono le lagrime</strong>.</p>
<div style="width: 500px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/aZPqg90_700b.jpg"><img loading="lazy" class=" " src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/aZPqg90_700b.jpg" alt="Bambi, l'uomo è entrato nella foresta" width="490" height="368" /></a><p class="wp-caption-text"><em>&#8220;Bambi, l&#8217;uomo è entrato nella foresta&#8221;</em></p></div>
<p><strong>La socialità, infatti, esercita una grossa spinta normalizzante</strong> e ti porta a cercare di rapportarti agli altri dando una limatina ai tuoi spuntoni. Lasciato a te stesso e senza feedback, i tuoi geni della stravaganza agiscono a briglia sciolta e le tue caratteristiche più selvatiche hanno la meglio. <strong>Rousseau ti avrebbe adorato senza riserve, ma non sono certa che lo zio Pietro sia pronto.</strong></p>
<h4><strong>&#8220;I&#8217;M MY OWN BOSS AND, GOD, I CAN BE A REAL DICK!&#8221;</strong></h4>
<p>Tutti siamo a rischio eccesso, se non controllati da strumenti esterni. Avendo in fondo il cervello di uno stupido lemure, quando siamo impiegati in una struttura il nostro senso del dovere si assopisce una volta timbrato il cartellino e lungo la strada di casa cade in coma. <strong>Quando la tua casa è il tuo posto di lavoro, invece, tutto ciò che non riguarda la tua vita professionale può essere visto con ostilità dal tuo super-ego.</strong> Per quel despota l&#8217;optimum sarebbe che ti sedessi al PC con il primo caffè del mattino e che ti alzassi all&#8217;ultimo stadio di perdita dell&#8217;acuità visiva.</p>
<p>Potresti sentirti in colpa quando ti dedichi a qualsiasi altra attività &#8211; la manicure, l&#8217;igiene orale, la cena o la visione dei più <strong><a href="http://mashable.com/2014/01/09/baby-polar-bear-zoo/?utm_cid=mash-com-g+-pete-link" target="_blank">adorabili video dei primi passi degli orsetti polari</a>. </strong>(Non ho una grande passione per i gatti ma chi resiste agli orsetti.) Il trucco in questo caso è insegnare al tuo senso del dovere che il lavoro e il resto delle tue attività e abitudini sono sullo stesso livello di priorità. Ad esempio, per molto tempo ho messo <strong>richiami in agenda o reminder sul cellulare </strong>per cose banalissime tipo &#8220;Lettura&#8221; o &#8220;Pranzo&#8221;. Lo so che è completamente ridicolo, ma per me ha funzionato.</p>
<p>Oppure, in un&#8217;insensata botta di taccagneria, potresti ad esempio ostinarti a <strong>essere CEO, reparto IT, reparto vendite, cuoco e bidello della tua azienda</strong>. E a quel punto aspettati di ricevere visita dal fantasma dei Natali passati; e a fallire, dato che avrai <strong>trascurato il tuo vero lavoro per perdere tempo in attività improduttive che avresti potuto tranquillamente delegare.</strong> Fatti aiutare. Se hai figli, chiama una baby-sitter. I biglietti da visita &#8211; fidati &#8211; li fa meglio il grafico, i conti te li fa il commercialista, il computer te lo ripara il tecnico, e se non sei uno di quei malati di mente che si rilassa pulendo casa, le librerie te le spolvera l&#8217;addetto alle pulizie.</p>
<p>Passiamo alla cura di sé. So che<strong> l&#8217;asse pigiama-frigo-computer può essere un&#8217;idea seducente</strong>, per chi la mattina impreca mentre fa il nodo alla cravatta o prende la metro ad agosto in fresco lana. Tuttavia, questa <strong>immagine di abbrutimento ha perso ogni romanticismo</strong>, per quanto mi riguarda. Non dimentichiamo che l&#8217;essere umano è capace di qualsiasi aberrazione, e che lasciarsi andare completamente non aiuta il nostro delicato equilibrio psico-fisico. Da creatura civilizzata ad abietto bruto che ha perso l&#8217;uso della glottide e il controllo sui muscoli della vescica il passo è brevissimo.</p>
<p>Capiamo come <strong>prenderci cura di noi. </strong>Non ti dico di mettere la cravatta per rispondere alle email,<strong> ma almeno ogni tanto fatti la barba</strong>!</p>
<div id="attachment_176" style="width: 510px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/960.jpg"><img aria-describedby="caption-attachment-176" loading="lazy" class="size-medium wp-image-176 " src="http://www.danielavladimirova.it/wp-content/uploads/2014/01/960.jpg" alt="Sensibilità" width="500" height="280" /></a><p id="caption-attachment-176" class="wp-caption-text"><em>Jen di The IT Crowd non lavora a casa ma è perfetta per illustrare certi stati d&#8217;animo. Non avete visto The IT Crowd? Ma che campate a fare?</em></p></div>
<p>E poi c&#8217;è la questione dell&#8217;autocontrollo. I drogati del lavoro se la passano meglio in un ambiente strutturato, dove è più facile trovare qualche anima pia che dopo una decina di ore dia loro una pedata sul sedere e li mandi via. Nessuno lo fa per chi è già a casa. Per questo, può essere utile separare nettamente l&#8217;ambiente di lavoro da tutto il resto: <strong>non far assomigliare la tua casa a un ufficio</strong>.<br />
(<strong>E, qualunque cosa accada, non mangiare davanti al PC!) </strong></p>
<p>Non bisogna fare le maratone di 12 ore: a lungo andare non rendi e poi, amico, t&#8217;ammali! Risparmiati tunnel carpale e ansia: <strong>tieni traccia del tempo di lavoro, datti dei limiti e sforzati di rispettarli finché non diventeranno un&#8217;abitudine.</strong> Ci saranno comunque periodi in cui la forbice oraria non verrà rispettata (quando c&#8217;è il CES, o l&#8217;IFA, o il GamesCom, o quando perline, specchietti e luccicanti video di YouTube ti distrarranno), così come ci saranno momenti in cui finisci alle 4 di pomeriggio e poi puoi correre pei prati.</p>
<p>Se quando ti alzi dalla sedia ti assale l&#8217;ansia che mentre non ci sei casca il mondo, prendi in considerazione la possibilità di parlarne con qualcuno: un prete, uno psicologo, puoi perfino scrivere a me. E uno smartphone su cui leggere le email quando non sei a casa può aiutare!</p>
<p>I<span style="line-height: 1.5em;">l che mi ricorda che la prossima puntata sarà dedicata agli strumenti di lavoro.</span></p>
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