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	<title>DEATH ROW - Il Braccio della Morte | recensioni cinematografiche e pugni in faccia</title>
	
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		<title>Silent Hill: Revelation</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 13:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Adelaide Clemens, Kit Harington, Sean Bean, Radha Mitchell, Deborah Kara Unger, Carrie-Anne Moss, Malcolm McDowell, Martin Donovan, Erin Pitt Regia: Michael J. Bassett Durata: 94 min. Titolo originale: id. Produzione: USA, Francia 2012 VOTO: ½ Il seguito di Silent Hill (2006) non è, sfortunatamente, all&#8217;altezza del predecessore. Se la pellicola diretta da Christophe Gans [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/silenthillrevelation.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Adelaide Clemens, Kit Harington, Sean Bean, Radha Mitchell, Deborah Kara Unger, Carrie-Anne Moss, Malcolm McDowell, Martin Donovan, Erin Pitt<br />
<strong>Regia:</strong> Michael J. Bassett<br />
<strong>Durata:</strong> 94 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> id.<br />
<strong>Produzione:</strong> USA, Francia 2012</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO: <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" />½</strong></span></p>
<p>Il seguito di <strong>Silent Hill</strong> (2006) non è, sfortunatamente, all&#8217;altezza del predecessore.<br />
Se la pellicola diretta da <strong>Christophe Gans</strong> infatti era stata in grado di tributare alla grande il videogioco di Konami riprendendone alla perfezione le atmosfere e gli snodi narrativi più importanti, condendo tutto con un finale splatter da cardiopalma, questa seconda incarnazione, diretta dal <strong>Michael J. Bassett</strong> di <strong>Solomon Kane</strong>, rivela ben presto i suoi limiti.</p>
<p>Il film parte in quarta riprendendo l&#8217;incipit del Silent Hill videoludico numero 3.<br />
Non manca nulla: conigli di peluche sanguinolenti, giostre infernali, ambienti lerci e arruginiti. Heather Mason, eroina del film, strippa proprio come nel gioco, vittima di visioni infernali che la attirano inesorabilmente verso la cittadina fantasma di Silent Hill.<br />
Bassett sembra aver fatto i compiti a casa ed essersi almeno preso la briga di giocare un po&#8217; alla Ps2.<br />
Poi, qualcosa va storto.</p>
<p>Assodato il buon comparto tecnico, non si sa per quale motivo la sceneggiatura crolla in mille pezzi. Situazioni inspiegabili, personaggi che appaiono e scompaiono, citazioni gratuite &#8220;tanto per&#8221;. A un certo punto appare <strong>Malcom McDowell</strong>, incatenato, che fa il matto. Rutta qualche frase apocalittica e poi si trasforma in un macho infernale che però va presto al tappeto con una pistolettata.<br />
Comincio a non capirci più un cazzo.</p>
<p>Salta fuori un amuleto coi poteri magici, ci si confronta sbrigativamente al luna park con la propria metà oscura e poi via diretti al confuso finale, dove una <strong>Carrie-Ann Moss</strong> sommersa dal make-up si trasforma in un suppliziante copiato paro paro da <strong>Hellraiser 3</strong> e viene fatta a pezzi in pochi minuti da Pyramid Head, inspiegabilmente schieratosi dalla parte dei buoni.</p>
<p>A fine visione, confuso e un po&#8217; deluso, tiro le somme.<br />
Ci sono parecchi effetti &#8220;sfondamento&#8221; atti a giustificare il fottuto 3D che mi impedì di vedere il film al cinema. Una volta tanto, devo ringraziarli. Ho risparmiato 10€.<br />
Per il resto, <strong>Silent Hill: Revelation</strong>, oltre a non rivelare un cazzo, è ottimo nello sputtanare quanto di buono portato avanti dal primo capitolo, uno dei pochi esempi di film tratto dai videogames riuscito. La solidità del film di Gans qui viene infatti vanificata da una <em>storyline</em> a dir poco incomprensibile.<br />
La sceneggiatura sgangherata, raffazzonata, sembra sia stata imbastita in fretta furia, inserendo giusto qualche elemento di rimando ai <em>games</em> giusto per non scontentare i fans e portare a casa la pagnotta.<br />
Peccato, perché il bestiario è sempre affascinante e ben realizzato, e c&#8217;è pure qualche sequenza gore gradevole.</p>
<p>Il finale poi lascia aperta la possibilità ad un sequel che, già dalle premesse, si prospetta essere una gran rottura di coglioni.</p>
<p>Allora sfreccio rapido sulla baia, destreggiandomi tra le miriadi di inserzioni aperte, alla ricerca del prezzo più onesto per portarmi a casa una copia in buone condizioni di Silent Hill 3, che anni fa mi deluse, ma alla luce di quanto detto mi pare il gioco più bello del mondo.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Grazie, 3D</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Un altro brand sputtanato</em></span></p>
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		<title>Snitch – L’infiltrato</title>
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		<comments>http://www.ilbracciodellamorte.com/recensioni/snitch-linfiltrato/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 11:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzer Guderian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[drammatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Dwayne Johnson, Barry Pepper, Jon Bernthal, Michael Kenneth Williams, Melina Kanakaredes, Nadine Velazquez, Benjamin Bratt, Susan Sarandon Regia: Ric Roman Waugh Durata: 112 min. Titolo originale: Snitch Produzione: USA, Emirati Arabi Uniti 2013 VOTO:  Un film educativo, proiettato sul sociale, questo Snitch – l’infiltrato. Chi l’avrebbe mai detto? Io no di certo! Influenzato com’ero [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/snitch.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Dwayne Johnson, Barry Pepper, Jon Bernthal, Michael Kenneth Williams, Melina Kanakaredes, Nadine Velazquez, Benjamin Bratt, Susan Sarandon<br />
<strong>Regia:</strong> Ric Roman Waugh<br />
<strong>Durata:</strong> 112 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> Snitch<br />
<strong>Produzione:</strong> USA, Emirati Arabi Uniti 2013</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>Un film educativo, proiettato sul sociale, questo <strong>Snitch – l’infiltrato</strong>. Chi l’avrebbe mai detto?<br />
Io no di certo! Influenzato com’ero da innocui pregiudizi estetici di stampo lombrosiano, le mie aspettative sul tenore del film erano pesantemente condizionate dai trapezi di <strong>The Rock</strong>, la funzione dei quali, diciamocela tutta, non è certo quella di puntellare elegantemente il colletto della camicia di un <em>businessman</em> come vorrebbe la civiltà delle buone maniere, ma quella più ancestrale e primigenia di sostenere un German Suplex.</p>
<p>E invece di Suplex non se ne vede neanche l’ombra, e al contrario abbondano camicie e abiti scuri, panni idonei a nascondere le vergogne di un <strong>Tom Hanks</strong>, non certo a celare i frutti della chimica farmaceutica applicata al fitness. Perché, è inutile che ci prendiamo in giro, The Rock la merda la prende.</p>
<p>Nel film si tace su questo piccolo particolare, e si cerca di ingabbiare la voracità proteinica di un animale nelle maglie quotidiane di un onesto imprenditore edile: John Matthews. Sicché la sua innata tendenza all’espansione non si traduce in un ulteriore ingrandimento fisico, ma in un coerente adeguamento alle politiche monetarie americane: “<em>Sì, chiediamo un prestito, facciamo girare il capitale</em>”. Come se ciò non bastasse, la rassicurante cornice viene cementata dall’affetto familiare, sconvolto improvvisamente dall’arresto del figlio adolescente per spaccio di droga.<br />
Per farla breve, pare che negli USA le pene minime per questo reato siano state innalzate spropositatamente per indurre i condannati a collaborare in cambio di sconti di pena. Il figlio di Matthews, però, preferisce farsi lesionare l’ano in carcere, ottenendo un invidiabile score di 40 punti di sutura, piuttosto che farsi appellare “Buscetta” dal coglione di turno.<br />
La situazione appare impossibile da sbrogliare, ma finalmente il protagonista realizza che sotto la blusa di bellimbusto pulsano 120 kg di muscoli, e decide di sfruttarne il potenziale collaborando con l’antinarcotici per riscattare il figlio.<br />
A questo punto mi aspettavo che il nostro eroe rivelasse un passato nei Navy Seals o nei Berretti Verdi, e che per l’occasione tirasse fuori da qualche cassetta in soffitta un bel M60 o un lanciagranate M79, si truccasse il viso col pastello nero e scendesse in strada a far saltare palazzi. Invece nulla di tutto ciò. In men che non si dica i miei sogni si infrangono di fronte alle impietose immagini di The Rock a terra mentre viene preso a calci da un gruppetto di spacciatori under 21.</p>
<p>Era giunto il momento di arrendersi all’evidenza, di rinunciare ad ogni pretesa di piegare la realtà esterna ai propri criteri, e lasciare che recepissi le immagini che scorrevano di fronte a me con lo stesso fiducioso distacco con il quale il pellegrino a Benares percepisce il flusso eterno del samsara attraverso il movimento dei fiori di Java trascinati dal Gange.</p>
<p>Complice il mutato atteggiamento, il film si fa più godibile, e la vicenda di un padre di famiglia che mette a rischio la propria vita nei lugubri meandri del narcotraffico suscita suspance e ammirazione. La brutalità con la quale il cartello della droga mantiene il proprio potere è contrastata efficacemente dall’amore paterno che supera ogni tipo di resistenza: lavoro, convenienze familiari, pressioni e ricatti istituzionali. Anche quando le pallottole cominciano a fischiargli attorno, Matthews non demorde e risponde alle offese con un fucile a pompa acquistato per l’occasione. La riscossa armata di un civile, se può essere letta come la celebrazione del Secondo emendamento della Costituzione, acquista maggior valore se si considera la feccia a cui è destinato il piombo. Se Malik si rivela un trafficante locale, ambizioso quanto violento &#8211; e comico per la somiglianza fisica e onomastica col Negus Menelik -, El Topo è l’archetipo dei narcos messicani, e questo basta ad augurargli le peggio cose.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/malikmenelik.jpg" width="305" height="192" /></p>
<p>Proprio per questo motivo il prossimo pusher che mi verrà incontro in disco non riceverà soltanto una risposta negativa, ma un bel destro su per il naso. Qui non si tratta solo di legalità e salute, qui ci sono di mezzo le lacrime di The Rock che brillano in primo piano!<br />
Un evento del genere merita un’ultima, doverosa, riflessione: <strong>Snitch – l’infiltrato</strong> è a tutti gli effetti il film ideale per celebrare la festa del papà. Se <strong>Commando</strong> anche sotto questo aspetto rimane insuperabile, tuttavia manca dell’umanità intrinseca di un John Matthews, e pertanto non fa scattare quel naturale meccanismo di immedesimazione con il protagonista. Ovviamente <strong>Schwarzy</strong> e The Rock hanno ben poco di umanamente comune, ciononostante entrambi esprimano quei caratteri di virilità, dedizione, autorità e protezione prettamente paterni, e Dio solo sa quanto queste virtù hanno bisogno di pubblicità in una società corrotta dai deliri della cultura <em>gender</em>, dei genitori A e B e di altre amenità.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Paternità muscolare</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Il trapezio no, non è stato considerato</em></span></p>
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		<title>L’uomo con i pugni d’acciaio</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 13:21:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[action]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: RZA, Russell Crowe, Cung Le, Lucy Liu, Byron Mann, Rick Yune, David Bautista, Jamie Chung, Pam Grier, Daniel Wu, Gordon Liu, Dennis Chan Regia: RZA Durata: 95 min. Titolo originale: The Man with the Iron Fists Produzione: USA, Hong Kong 2012 VOTO:  Prima di iniziare la visione de L&#8217;uomo con i pugni di ferro, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/manwithironfists.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> RZA, Russell Crowe, Cung Le, Lucy Liu, Byron Mann, Rick Yune, David Bautista, Jamie Chung, Pam Grier, Daniel Wu, Gordon Liu, Dennis Chan<br />
<strong>Regia:</strong> RZA<br />
<strong>Durata:</strong> 95 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> The Man with the Iron Fists<br />
<strong>Produzione:</strong> USA, Hong Kong 2012</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>Prima di iniziare la visione de <strong>L&#8217;uomo con i pugni di ferro</strong>, bisogna tenere in considerazione un paio di cose.<br />
Il regista, il rapper <strong>RZA</strong>, è scimmiato perso con i film di arti marziali di Hong Kong degli anni &#8217;70, a tal punto da averne voluto ricreare uno seguendo gli stilemi fondamentali ma contaminandolo con elementi alieni più di suo gusto.<br />
Questo genere vanta una produzione sterminata di pellicole sfornate in serie, alcune delle quali scalcinatissime, aventi tutte temi e dinamiche molto simili, principalmente la vendetta a colpi di calci rotanti e la guerra tra clan appartenenti a scuole marziali rivali. Roba violentissima girata col cuore che giustamente continua ad avere i suoi estimatori, poiché gran divertente.<br />
RZA così imbastisce il suo personale giocattolone: chiama a raccolta un nutrito gruppo di star dell&#8217;epoca, esperti picchiatori moderni e una serie di comprimari extra-lusso in vacanza premio, e ficca tutti dentro un set cineseggiante.</p>
<p>La storia è ambientata a Jungle City, paesello fuori dal tempo dove impazzano temibili gang di marzialisti assassini.<br />
RZA fa il fabbro che produce le armi con le quali questi clan si fanno allegramente a pezzi.<br />
La trama è incasinatissima e praticamente ininfluente, mero pretesto per proporre pestaggi senza soluzione di continuità e quante più grezzate possibili. C&#8217;è tutto un intreccio relativo ai vari clan, a un tesoro nascosto e a un bordello pieno di puttane letali, ma molto presto smetterete di voler seguire tutti gli snodi e vi concentrerete sul piatto forte del film, ovvero i calci in faccia e le caratterizzazioni esagerate.</p>
<p>Per capirci, c&#8217;è <strong>Russel Crowe</strong> ciccionissimo che interpreta una specie di <em>bounty hunter</em> erotomane che pensa solo a fare acrobazie erotiche con le squinzie, <strong>Rick Yune</strong> che interpreta una specie di porcospino vivente chiamato X-Blade, <strong>Byron Mann</strong> (ve lo ricordate? Ryu di <strong>Street Fighter</strong>!) che fa il cattivissimo ma c&#8217;ha un parruccone in testa che fa sganasciare dalle risate e una piccola particina la fa persino <strong>Dennis Chan</strong>, l&#8217;indimenticabile maestro Xian di <strong>Kickboxer</strong>!</p>
<p>L&#8217;intento di RZA è lodevole e traspare tutto l&#8217;amore nei confronti del genere Wuxia. Il problema grossissimo però sta nell&#8217;essersi voluto riservare il ruolo di &#8220;protagonista&#8221;, anche se non viene delineata una gerarchia marcata tra i personaggi. RZA fa letteralmente cagare come eroe, non riesce a cambiare espressione neanche quando gli segano le braccia con una scimitarra rovente, sembra sempre sul punto di scoppiare a piangere e neanche dopo il <em>power-up</em> che dovrebbe consegnargli dei poteri micidiali riesce ad essere più carismatico di una ciotola di noodles. Mentre tutti gli altri gigioneggiano e fanno i matti, RZA non riesce a fare il figo manco per il cazzo, nonostante il suo personaggio dia il nome all&#8217;intera pellicola.</p>
<p>Meno male che a bilanciare la situazione c&#8217;è il titanico <strong>Batista</strong>, wrestler tatuatissimo che ha giustamente deciso di finirla con lo Smackdown e mettere a disposizione il suo fisico pompato (e inchiostrato) per il fantastico mondo del cinema tamarro. Batista interpreta Brass Body, un macho che all&#8217;occorrenza può trasformare il suo corpo in ottone indistruttibile, una cafonata così irresistibile che propongo di ridisegnare le statuette degli Oscar con la sua effige.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="Batista VS Oscar award" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/brassbodysmall.jpg" width="400" height="200" /></p>
<p>Batista spacca tutto e sinceramente non me l&#8217;aspettavo proprio, temendo che il suo personaggio venisse relegato come <em>sub-boss</em> o scagnozzo pittoresco, mentre invece si classifica come uno dei <em>villain</em> principali.<br />
Purtroppo proprio gli scontri risolutivi, che dovrebbero garantire un discreto livello di esaltazione, si consumano in maniera troppo frettolosa, anche se la &#8220;mossa finale&#8221; che chiude definitivamente i giochi è così grossolana che sembra uscita dritta dritta da qualche picchiaduro anime giapponese stile <strong>Dragon Ball</strong>.</p>
<p>Un altro grosso scazzo è la presenza invasiva di effetti splatter digitali. Il film è molto crudo e violento, ma spesso gli spruzzi di sangue più copiosi sono renderizzati al computer e il risultato finale è artificioso al massimo, oltre a stonare anche dal punto di vista della fedeltà al genere originale.</p>
<p>Da bravo membro del <strong>Wu-Tang Clan</strong>, RZA musica queste scorrerie a ritmo di rap, venendo a creare un noioso effetto di déjà-entendu col rap dissonante contenuto in Django. Quello che potrebbe apparire come uno degli innumerevoli tentativi di emulazione, è in realtà parte integrante del Tarantino-style, visto che nel 2003 RZA compose alcuni beat per la colonna sonora di <strong>Kill Bill: vol. 1</strong>, nonché un pezzo per <strong>Django Unchained</strong> stesso. <strong>Tarantino</strong> infatti produce, assieme al fidato <em>buddy</em> <strong>Eli Roth</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;uomo coi pugni di ferro</strong> rimane uno spettacolo fracassone godibile, fililogicamente (abbastanza) coerente e con un cast <em>deluxe</em> che ricopre ruoli veramente fuori di testa. Non bisogna aspettarsi niente di più che una grossa festa marziale, coreografie impossibili, scenografie sontuose ed esotiche quanto un negozio di cineserie.<br />
La trama, la logica, la verosimiglianza, la sobrietà, un protagonista carismatico&#8230; quelle cose lì, lasciatele perdere.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Royal Rumble in salsa Wuxia</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>RZA cagnaccio</em></span></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/death-row/~4/7mWebkk4NqI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>La Casa (2013)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 13:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore, Randal Wilson, Jim McLarty, Inca Regia: Fede Alvarez Durata: 90 min. Titolo originale: Evil Dead Produzione: USA 2013 VOTO:  Volete sentire un&#8217;altra volta il solito pistolotto per il quale i remake non avrebbero senso di esistere? Credo di no, dunque partiamo con i soliti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/evildead2013.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore, Randal Wilson, Jim McLarty, Inca<br />
<strong>Regia:</strong> Fede Alvarez<br />
<strong>Durata:</strong> 90 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> Evil Dead<br />
<strong>Produzione:</strong> USA 2013</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>Volete sentire un&#8217;altra volta il solito pistolotto per il quale i remake non avrebbero senso di esistere?<br />
Credo di no, dunque partiamo con i soliti postulati di rito, e cioè che i remake sono lammerda, i reboot puzzano e il cinema di una volta era più meglio perché sì.</p>
<p>Detto ciò, esco fuori dalla modalità pregiudizievole ed entro in sala fiducioso per questo rifacimento dell&#8217;epocale <strong>La Casa</strong> (1981) di <strong>Sam Raimi</strong>. Un film oserei dire intoccabile, geniale nella sua realizzazione &#8220;amatoriale&#8221; e precursore totale di un genere prolifico e fin troppo imitato. Eppure, l&#8217;intenzione di rivisitare quel film leggendario nasce proprio per volere dei suoi creatori, Raimi e i compari di merenda <strong>Tapert</strong> e <strong>Campbell</strong>, il ché genera qualche confusione.<br />
Quindi, prima di cominciare la visione, sgombriamo la mente.<br />
<strong>La Casa 2013</strong>, regia dell&#8217;esordiente <strong>Fede Alvarez</strong>, evita il confronto diretto con il prototipo, imbastendo una storia grossomodo fedele all&#8217;originale ma con alcune rivisitazioni non invasive.</p>
<p>Piuttosto che per trascorrere un tranquillo week-end di paura, la combriccola odierna si riunisce nella baita sperduta nella foresta per aiutare un&#8217;amica che sta cercando di ripulirsi dalle droghe. La cara amica strippa senza pietà.<br />
Quella che sembra essere solo una violenta &#8220;scimmia&#8221;, si rivela in realtà essere una nevrosi demoniaca scatenata dal solito Necronomicon, inchiostrato di fresco (il sangue umano sembra però esser stato rimpiazzato da della semplice china).</p>
<p>L&#8217;unico passo veramente falso del remake, per me, sta proprio nell&#8217;evocazione delle forse oscure.<br />
Se nell&#8217;originale i nostri &#8220;eroi&#8221; risvegliavano i demoni ascoltando incuriositi un nastro magnetico, qui il nerd occhialuto di turno, nonostante gli avvertimenti scarabocchiati sulle pagine del libro &#8211; &#8220;Non leggere, ocio che muori!&#8221;, &#8220;ALLARME SATANA&#8221; e tutta una serie di disegnini truculenti -, cosa fa? Evoca il diavolo, ovviamente, declamando l&#8217;infame rituale in tono drammatico e serioso. Non può dire di non essere stato avvisato, dunque la punizione per la sua stoltezza è l&#8217;inferno in terra.</p>
<p>Una volta sbrogliati gli obblighi di <em>storyline</em>, il film marcia spedito a suon di sequenze splatter pazzesche, una roba veramente fortissima che raramente si è vista al cinema, almeno in tempi recenti. Una vera e propria festa di sangue senza alcuna incertezza censoria, tra arti mozzati e rigurgiti sanguinolenti. Una manna per uno splatterofilo accanito come me, un calvario per gli incauti spettatori &#8220;<em>casuals</em>&#8220;, costretti a coprirsi gli occhi di fronte alla mattanza totale.<br />
Convincentissimo l&#8217;utilizzo di effetti artigianali classici piuttosto che la solita merda in CGI: il quadro trasuda sangue, sporcizia, orrore e non poligoni, <em>textures</em> e <em>lens flares</em>. Trattandosi di un progetto a basso budget, il tutto acquista ancora più valore e rispetta un&#8217;etica horror cara agli estimatori di vecchia data.</p>
<p>Alvarez evita il rischio del rifacimento patinato, ciò in cui <strong>Nispel</strong> e soci avevano fallito. I personaggi sono lontano dagli stereotipi del macho palestrato e la figa siliconata, fortunatamente nessun personaggio vuole prendere il posto di Ash e i toni generali sono sporchissimi e neri come la situazione richiederebbe. Finisce davvero tutto in un minestrone di sangue, fango e merda. Si riducono al minimo le incursioni nell&#8217;umorismo nero, anche se qualche momento è talmente grottesco da poter strappare qualche risolino isterico liberatorio.</p>
<p>La regia è decisa, per nulla intimorita dal gravoso incarico e spesso omaggia il maestro con le tipiche zoomate sghembe e l&#8217;immancabile <em>steady</em> tra gli alberi.<br />
Buoni gli attori, tra i quali spicca la notevole <strong>Jane Levy</strong>, in doppia performance parimenti schizzata, in bilico tra crisi d&#8217;astinenza ed estasi diabolica. La sua versione demoniaca è veramente terrificante e perversa, anche se forse rinforzata da qualche aiutino in post-produzione.</p>
<p>La progressione degli eventi subisce qualche modifica, per evitare il rischio di noia e la sensazione di <em>déjà vu</em>. Alvarez, anche sceneggiatore, azzecca persino un paio di <em>twist</em> non banali che giocano proprio sul tradire le aspettative di chi conosce già le regole del gioco, e regala una sequenza finale in rosso dominante così catartica e potente da avermi quasi commosso.</p>
<p>Immancabili le chicche sui titoli di coda, con l&#8217;audio &#8220;maledetto&#8221; tratto dal film originale e una brevissima scena che strizza l&#8217;occhio ai fans ma che ho trovato veramente gratuita ed inutile. Molto meglio le criptocitazioni nascoste, come la vecchia macchina di Raimi abbandonata nel bosco e altre che non noterete fino a che non andrete a cercarle su internet.</p>
<p>Non si può pretendere che Evil Dead 2013 sostituisca il film originale ma, tra i tanti modi in cui si può gestire un&#8217;operazione di rifacimento simile, questo è certamente uno dei migliori.<br />
Poche pretese, molta umiltà e qualche migliaio di galloni di sangue finto.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Potenza splatter assoluta</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Il primo amore non si scorda mai</em></span></p>
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		<title>Iron Man 3</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 20:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[supereroi]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Guy Pearce, Rebecca Hall, Jon Favreau, Ben Kingsley, Paul Bettany,  James Badge Dale Regia: Shane Black Durata: 130 min. Titolo originale: id. Produzione: USA, Cina 2013 VOTO:  Dopo un ottimo esordio e il passo falso del secondo capitolo, a concludere la saga dell&#8217;uomo di ferro viene ingaggiato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/ironman3.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Guy Pearce, Rebecca Hall, Jon Favreau, Ben Kingsley, Paul Bettany,  James Badge Dale<br />
<strong>Regia:</strong> Shane Black<br />
<strong>Durata:</strong> 130 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> id.<br />
<strong>Produzione:</strong> USA, Cina 2013</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>Dopo un ottimo esordio e il passo falso del secondo capitolo, a concludere la saga dell&#8217;uomo di ferro viene ingaggiato quel <strong>Shane Black</strong> già ampiamente apprezzato negli anni &#8217;90 per le sue sugose sceneggiature.<br />
Dal trailer parrebbe che l&#8217;ultimo tassello della trilogia voglia imitare le tonalità gravi e solenni dell&#8217;ultimo <strong>Batman</strong>, ma è tutto un&#8217;astuta montatura commerciale.</p>
<p>Si capisce dalla musica sui titoli di testa: fuori dai coglioni gli AC/DC, dentro Blue degli Eiffel 65 (giuro!).<br />
<strong>Iron Man 3</strong>, alla pari e forse ancor più degli altri capitoli, è né più né meno un grosso commedione zeppo di effetti speciali basato esclusivamente sulla figura di <strong>Robert Downey Jr.</strong>, mattatore assoluto che comincia un po&#8217; a sfibrarmi le palle con il suo autocompiacimento.</p>
<p>Dopo gli eventi di <strong>The Avengers</strong>, Tony Stark soffre di crisi di panico e trova conforto solo all&#8217;interno della sua armatura di latta. Non c&#8217;ha voglia neanche di zomparsi la Paltrow, con la quale manda in avanscoperta uno dei suoi robo-fantocci: Tony sta proprio messo male.</p>
<p>Gli Stati Uniti, già sfiancati dall&#8217;invasione aliena precedente, sono ora minacciati da un sinistro figuro agghindato come un barbone dalla vaga allure mediorientale, il Mandarino, che dovrebbe essere cinese ma ha il faccione compassato di <strong>Ben Kingsley</strong>. Il Mandarino manda ai TG i video pazzi dove si vede lui che spara con gli AK-47 alle foto del presidente USA e incita alla jihad manipoli di guerriglieri imbaccuccati, un mescolone pazzesco.<br />
Tony Stark, interrogato a riguardo, ringhia in diretta TV qualcosa tipo &#8220;Vieni a casa che ti faccio il culo&#8221;, e consegna alla stampa il suo domicilio dettagliato.<br />
Nel giro di 5 minuti, uno sciame di elicotteri da guerra sta bombardando a suon di missili la sua villona sul mare.</p>
<p>Tony, che praticamente si è inculato da solo, è costretto a fuggire in Tennessee, dove sarà costretto all&#8217;autoanalisi e a superare i suoi demoni personali, nonché a fare da balia a un marmocchio cagacazzo, e qui mi fermo perché sennò sto a raccontarvi tutto il film, sennò poi che gusto c&#8217;è?</p>
<p>Ora, io di fumetti di Iron Man non ne ho mai letto uno, neanche di striscio, quindi sicuramente sarete più ferrati di me nel dire quanta attinenza c&#8217;è col materiale originale.<br />
Esulando da ciò, le mie personalissime osservazioni sono le seguenti:</p>
<p>1) Tony Stark mi ha rotto il cazzo. C&#8217;ha le crisi d&#8217;ansia lui che c&#8217;ha i miliardi, la Paltrow, il villone sul mare, il supercomputer e un&#8217;armatura con la quale potrebbe mettere sotto scacco il mondo intero? Ma vaffanculo Tony!</p>
<p>2) Il film, e questo è un difetto anche dei precedenti capitoli, non riesce mai ad essere realmente epico.<br />
Ogni momento potenzialmente drammatico viene o risolto con facilità, o stemperato con una gag scema. Inoltre non si avverte minimamente il sentore di minaccia che invece la situazione richiederebbe.<br />
Ok, la Disney forse non gradisce produrre film dove la gente viene massacrata con dovizia di dettagli cruenti (anche se si parla di terrorismo), ma il pubblico non dovrebbe neanche gradire un film presunto epico dove non muore nessuno e il protagonista è praticamente inviolabile. Qualora ci si trovi davanti a un problema, ci pensa Jarvis a risolverlo. E nelle situazioni disperate, basta richiamare per l&#8217;ennesima volta l&#8217;armatura telecomandata (che fa le cose anche col pilota automatico) e sei apposto.</p>
<p>3) La sceneggiatura, come peraltro il precedente episodio, sembra un pò incerta nonostante Black abbia già dimostrato di saperci fare. Nello specifico, viene dato tantissimo risalto a sequenze fondalmente inutili, e poi non si riesce a far risaltare i momenti clou. Anzi, lo sbroglio risolutivo è così accellerato che non ci si crede. All&#8217;uscita dalla sala, di Iron Man 3 rimane ben poco, tolti gli effettoni digitali e le gigionerie di Downey Jr., e un dettaglio che mi accingo a suggerirvi.</p>
<p>Dopo aver esposto le mie perplessità, non posso negare che ci siano stati degli aspetti che mi hanno fatto apprezzare maggiormente il <em>Three</em> sopra il <em>Two</em>, che aveva l&#8217;enorme colpa di non essere riuscito a valorizzare i villains a disposizione. Perché si sa, un supereroe senza un supercattivo non serve a un cazzo.<br />
In Iron Man 3 invece c&#8217;è un bel colpo di scena riguardo il Mandarino, che ovviamente non vi spoilero, così sprezzante e sovversivo che secondo me ci troviamo dalle parti della genialata. È un vero e proprio calcio in culo agli hardcore fan del fumetto Marvel e, non essendo tale, a me è piaciuto parecchio. Mi sbilancio dicendo che un twist simile vale da solo il prezzo del biglietto, ma immagino che per molti, patiti del comics originale, possa rappresentare una sorta di sacrilegio.<br />
La scena finale poi, abbozzatissima nel 2 con un <strong>Mickey Rourke</strong> sprecatissimo, qui invece convince maggiormente sia per spettacolarità che per durata. Ok, c&#8217;è un momento di <em>spannung</em> umanamente insopportabile che Stark minimizza con la solita battutina (e vi assicuro che dovrebbe strapparsi pizzetto, capelli e palle), ma almeno segue un bello scontro corpo a corpo con finalone esplosivo d&#8217;artificio.</p>
<p><strong>Iron Man 3</strong> in definitiva sembra assestarsi sugli standard della recente produzione Marvel, basati su spettacolarità sovrastante la struttura narrativa e invadente presenza di humour, anche a sproposito.<br />
Resta comunque uno spettacolo divertente, inferiore al primo ma superiore al secondo, ma se cercate epicità, qualsiasi cosa voglia dire, temo dobbiate rivolgervi da qualche altra parte.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Il Mandarancio</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Sotto gli SFX nulla</em></span></p>
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		<title>Java Heat</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 12:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[azione]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Kellan Lutz, Mickey Rourke, Ario Bayu, Tio Pakusodewo, Verdi Solaiman, Agung Udijana, Atiqah Hasiholan, Rio Dewanto, Mike Duncan, Rahayu Saraswati Regia: Conor Allyn Durata: 104 min. Titolo originale: id. Produzione: USA 2013 VOTO:  Una volta che ti sei smerdato con la saga di Twilight, la tua carriera può imbroccare solo due direzioni. Puoi avere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/javaheat.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Kellan Lutz, Mickey Rourke, Ario Bayu, Tio Pakusodewo, Verdi Solaiman, Agung Udijana, Atiqah Hasiholan, Rio Dewanto, Mike Duncan, Rahayu Saraswati<br />
<strong>Regia:</strong> Conor Allyn<br />
<strong>Durata:</strong> 104 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> id.<br />
<strong>Produzione:</strong> USA 2013</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>Una volta che ti sei smerdato con la saga di <strong>Twilight</strong>, la tua carriera può imbroccare solo due direzioni. Puoi avere il culo spropositato di finire tra le grazie di <strong>David Cronenberg</strong>, oppure finire a girare stronzate che nessuno vedrà, magari finto-autoriali, per poi elemosinare uno strascico di notorietà facendo il giullare di fronte ai paparazzi.</p>
<p><strong>Kellan Lutz</strong>, il vampiro gonfio di casa Cullen, intraprende la sua prima avventura solista con un action esotico ambientato in Indonesia. Niente ingaggi miracolosi, niente pretese culturali: sceglie la strada dell&#8217;action perché, ipervitaminizzato com&#8217;è, non sarebbe credibile in nessun altro contesto.</p>
<p>Siamo a Java, che non ha nulla a che vedere coi PC. È un posto bellissimo ed affascinante, multiculturale.<br />
Lutz finge di essere un ricercatore di storia dell&#8217;arte, ma i suoi muscoli pompati a steroidi fanno subito saltare la sua copertura. Diviene testimone di un attentato alla sultana di Java, dunque viene torchiato dalla polizia. Salta fuori un magheggio contorto che coinvolge musulmani, cinesi e un <strong>Mickey Rourke</strong> trafficante piacione che rutta le sue battute in un improbabile accento francese e il pensiero fisso sul conto in banca.<br />
Lutz è il più grosso della nazione, quindi alla fine ce la fa.</p>
<p>Sono sempre molto sprezzante, patito come sono di action d&#8217;annata, verso questi fichetti che cercano di imporsi in un genere più che mai dominato dall&#8217;esperienza dei geronti dal bicipite d&#8217;oro e l&#8217;espressione monolitica. Ho disintegrato il primo (e fortunatamente ultimo) tentativo di <strong>Taylor</strong> &#8220;piscio plastilina&#8221; <strong>Lautner</strong>, con sommo gaudio, e mi accingevo a fare lo stesso per Kellan &#8220;creatina&#8221; Lutz.</p>
<p>Eppure <strong>Java Heat</strong> non è così infame come mi sarei aspettato. Lutz avrebbe anche il fisico, ma c&#8217;ha una faccia da scemone tale che manca totalmente di carisma, anche se la sua manifesta dabbenagine lo rende tutto sommato più simpatico di altri manzi che si atteggiano a fighi.<br />
Per farvi un esempio, in una scena Lutz ingaggia uno scontro frontale moto VS moto e, come in una giostra, riesce a disarcionare il suo contendente con una pertica raccattata per strada. Per bullarsi del suo trionfo, si gira tronfio verso il nemico a terra e gli mostra un fiero dito medio, per poi schiantarsi immediatamente contro un carretto di frutta parcheggiato poco più avanti. Figura di merda da competizione, e un briciolo di simpatia in più da parte mia.</p>
<p>Poi l&#8217;Indonesia pare proprio bella e, aldilà degli scorci suggestivi che richiamano talvolta i panorami thailandesi già visti (e sospirati) in <strong>Kickboxer</strong>, implica anche dei risvolti di sceneggiatura non scontati, come ad esempio il dilemma etico dei <em>muslims</em> che si battono per un paese così dissoluto, lo stesso dove i dvd <em>bootleg</em> al mercato nero costano tanto quanto un &#8220;waria&#8221;, i temibili <em>ladyboys</em> autoctoni. La citazione <em>meta</em> sta nel fatto che a Lutz, prima di inviti transessuali promiscui, viene proposto di acquistare una copia pirata di Twilight. Capita la &#8220;chicca&#8221;?<br />
Per la cronaca, si cita pure <strong>Rambo</strong> ma con un disinteresse tale, da parte del protagonista, che il briciolo di simpatia guadagnato è pericolosamente a rischio.</p>
<p>Il problema principale sta nel fatto che l&#8217;Indonesia, che sembra sempre più intenzionata a lanciarsi nel circuito del cinema d&#8217;azione, ha già sfornato la bombetta di <strong>The Raid</strong>, che ha un script con molti meno fronzoli ma frulla mille volte questo Java Heat in quanto a calci in faccia e schiaffi a mano aperta. Quindi il metro di paragone è settato troppo in alto e Java Heat, pur dimostrandosi un film tutto sommato compatto e onesto, forse un pelino troppo &#8220;standard&#8221;, non riesce a spiccare come vorrebbe.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Almeno c&#8217;è Rourke</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Privo di particolari attrattive</em></span></p>
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		<title>Il Codice del Silenzio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 19:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Panzer Guderian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[action]]></category>
		<category><![CDATA[cult]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Chuck Norris, Henry Silva, Nathan Davis, Dennis Farina, Bert Remsen, Molly Hagan, Mike Genovese, John Mahoney, Allen Hamilton, Ron Henriquez Regia: Andrew Davies Durata: 101 min. Titolo originale: Code of Silence Produzione: USA 1985 VOTO:  ANTEFATTO Chi l’ha detto che i Cenoni di Capodanno sono soltanto inutili ricorrenze funerarie, dove la mal riposta fiducia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/codicedelsilenzio.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Chuck Norris, Henry Silva, Nathan Davis, Dennis Farina, Bert Remsen, Molly Hagan, Mike Genovese, John Mahoney, Allen Hamilton, Ron Henriquez<br />
<strong>Regia:</strong> Andrew Davies<br />
<strong>Durata:</strong> 101 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> Code of Silence<br />
<strong>Produzione:</strong> USA 1985</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p><strong>ANTEFATTO</strong></p>
<p>Chi l’ha detto che i Cenoni di Capodanno sono soltanto inutili ricorrenze funerarie, dove la mal riposta fiducia nel progresso, figlia bastarda di visioni lineari e cicliche della storia, trova il 31 dicembre il suo emblematico concepimento con l’ausilio lubrificante del Cinzano d’Asti? Chi l’ha detto che tra gli smascelloni esaltati al ritmo di PSY e di Rihanna non si nasconda un profondo conoscitore della metafora della caverna, capace di irrompere nella consolle e diffondere le immagini del trailer di <strong>Code of Silence</strong> tra le fragorose risate dei commensali?<br />
Lux Fiat. Cadde il velo di Maya e la Mokṣa fece il suo ingresso nella <em>dance floor</em> che poco prima aveva incatenato gli ospiti al torpore dell’illusione; qualcuno chiede l’anno di uscita del film, un altro collega la data alla Reaganomics, io elevo <strong>Chuck Norris</strong> a personificazione dell’America profonda e insulto Obama, un quarto prende non si sa quali appunti su un’agenda. Passano pochi minuti e siamo davanti al pc a consultare le recensioni di questo blog, ma subito dopo ricadiamo nell’oblio girandoci una canna e fumandocela a incastro.</p>
<p><strong>IL CODICE DEL SILENZIO</strong></p>
<p>A distanza di qualche mese mi ritrovo incastonato in poltrona a visionare il frutto di quella momentanea palingenesi, al mio fianco Karoni e un sodale che si aggiunge all’ultimo momento. Dopo 20 minuti di proiezione tuttavia costui getta la spugna e abbandona spedito la sala lasciandoci l’onere e l’onore di terminare la visione. Le ragioni di questa fatica sono da ricercare nella mediocrità intrinseca di un film che, forte della guest star Norris e di un cast che farà <em>pendant</em> con <strong>Seagal</strong> in <strong>Nico</strong> (<strong>Henry Silva</strong> su tutti, il quale in futuro avrà a che fare con un altro silenzio, quello dei prosciutti!), abdica ad ogni seria pretesa di oltrepassare il limite della sussistenza. Wikipedia mi viene incontro fornendomi i più che soddisfacenti dati del botteghino: il film è evidentemente piaciuto al pubblico del 1985, ma se penso che a distanza di pochi mesi sarebbe uscito il già citato Nico, il paragone impietoso con il capolavoro di Seagal legittima il mio giudizio di certo non esaltante (leggi: è una merda), viziato com’è dai gusti e dalle influenze del <em>milieu</em> contemporaneo.<br />
Ciononostante, litoti a parte, la consuetudine vuole, quando si affrontano mostri sacri come Norris &amp; Company, di restare saldi nella difesa a oltranza del beniamino di turno, in linea con la faziosità d’assalto di Death Row. Sicché, nonostante mi risulti a dir poco traumatico riguardare <strong>The Order</strong> di <strong>Van Damme</strong>, mai mi sognerei di esternare ufficialmente il mio disgusto in questa sede. L’amore si sa, è il veicolo dell’imparzialità, che tradotto significa fedeltà incondizionata: <em>right or wrong it’s my country</em>, è il motto che si dovrebbe sentire echeggiare; <em>crap or cool it’s Chuck Norris</em> è la chiave di lettura di ogni recensione di Guderian.</p>
<p>Certo non sarà elastico come un <strong>Gary Daniels</strong>, il ché mi induce a ritenere inutile il suo spot per i jeans per calciare, né esplosivo come uno <strong>Statham</strong>, né tantomeno elegante come un <strong>Jet Li</strong>, ma in termini di rapporto tra hard e soft power Chuck Norris la mette in culo a tutti.<br />
Ma caliamo questa considerazione dal piano generale a quello specifico: il detective Norris è il classico <em>Lone Wolf</em> prestato al gioco di squadra, una sorta di Casaleggio in uniforme con il quale condivide una moralità che non scende a compromessi. E proprio quando la difesa ad oltranza dei principi di onestà e legalità va a discapito di una solidarietà di corpo, quando infrangere il patto di omertà comporta automaticamente l’esclusione dalla comunità cameratesca, è in quel momento, quando ricevi in pieno volto una palla di biliardo e nessuno ti soccorre, che ti rendi conto che fare lo Zingales porta molti onori, ma anche non pochi dolori.<br />
Cosa si legge, dunque, nello sguardo di Chuck Norris, il vettore più istantaneo del suo carisma, se non un titanismo che pulsa costantemente sotto una scorza di virilità insuperata, e che alimenta un implacabile senso del dovere?<br />
Lo scontro finale, rito assoluto, fa da ponte tra soft e hard power, legittima, o meglio consacra, l’immagine dell’eroe nel massacro.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/E9dqfCvKC1A" height="315" width="420" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Ed è proprio in questo frangente finale che il film acquista uno slancio, seppur effimero, tenuto a bada per troppo tempo da una gestione narrativa farraginosa. Strumento della riscossa è una sorta di <strong>Robocop</strong> dei poveri, un autoblindo pseudo-senziente controllato da un voluminoso telecomando ad antenna. Come in <strong>Delta Force</strong>, anche qui il trionfo viaggia sulle ruote: ma se l’idea della motocicletta armata a razzi appariva genuinamente ardita, in questo caso l’impiego in battaglia di un carrozzone robotico esprime più di ogni altra cosa il pressapochismo generale che pervade quest’opera, e che raggiunge imbarazzanti picchi di intensità con le battute di <strong>Dennis Farina</strong>.</p>
<p><strong>POSTILLA</strong></p>
<p>Per i fan del Norris marzialista, nel film compare una breve scena del nostro eroe impegnato in una sessione di allenamento con i pao. Niente di eccezionale da registrare, a parte una sfoltitura al petto notoriamente ipertricotico.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Tiro al tacchino </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Crap or cool it’s Chuck Norris</em></span></p>
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		<title>Le Streghe di Salem</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 19:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Sheri Moon Zombie, Bruce Davison, Jeffrey Daniel Phillips, Ken Foree, Dee Wallace, Patricia Quinn, Maria Conchita Alonso, Meg Foster, Sid Haig Regia: Rob Zombie Durata: 101 min. Titolo originale: The Lords of Salem Produzione: USA, UK, Canada 2012 VOTO:  Non ho mai idolatrato Rob Zombie. Ho sempre trovato i suoi film derivativi benché tutto sommato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/05/streghedisalem.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Sheri Moon Zombie, Bruce Davison, Jeffrey Daniel Phillips, Ken Foree, Dee Wallace, Patricia Quinn, Maria Conchita Alonso, Meg Foster, Sid Haig<br />
<strong>Regia:</strong> Rob Zombie<br />
<strong>Durata:</strong> 101 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> The Lords of Salem<br />
<strong>Produzione:</strong> USA, UK, Canada 2012</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>Non ho mai idolatrato <strong>Rob Zombie</strong>. Ho sempre trovato i suoi film derivativi benché tutto sommato divertenti, con picchi (il finale de <strong>La Casa del Diavolo</strong>) e abissi (lo sputtanamento del background di Michael Myers). Non sono, insomma, un suo <em>hardcore fan</em> duro e puro.<br />
Nonostante ciò, la visione del trailer de <strong>Le Streghe di Salem</strong>, al cinema, mi aveva infuso una nuova speranza, cioè che Rob, liberatosi dai vincoli contrattuali e da esigenze sceneggiaturiali, potesse esprimere al meglio la sua cifra stilistica e il suo immaginario visivo.<br />
Le aspettative, per quanto mi riguarda, sono state ripagate.</p>
<p>Heidi LaRoc (<strong>Sheri</strong> &#8220;culo&#8221; <strong>Moon Zombie</strong>) è una speaker radiofonica tanto ribelle quanto sola e malinconica. Sfoggia dreadlocks e tattoo <em>traditional</em> su gran parte del proprio corpo ma vive sola come (e con) un cane, in un grigio condominio gestito da un&#8217;arzilla vecchina che ogni tanto la invita a prendere il tè.</p>
<p>Un giorno, le viene recapitato in radio un vinile racchiuso in una cassa di legno. Dal momento che la sua trasmissione tratta musica metallara estrema, Heidi pensa che si tratti di un pittoresco <em>package</em> di qualche complesso di satanisti suonati dell&#8217;ultima ora. Il gruppo si fa chiamare &#8220;I Signori&#8221; (di Salem, e ci si arriva con una deduzione abbastanza pretestuosa) e la loro musica è decisamente diabolica: si tratta di una nenia <em>noise</em> che ripete ossessivamente una manciata di note, condite dallo stridore di quello che sembra un violino scordato o un gatto seviziato.<br />
L&#8217;ascolto manda Heidi in paranoia fortissima. Forse per ripicca, forse per ingenuità, il giorno seguente Heidi manda lo stesso pezzo in diretta radiofonica, mandando in paranoia fortissima tutte le donne di Salem.</p>
<p>Inizia per Heidi un periodaccio fatto di visioni infernali, dove i passanti assumono improvvisamente le fattezze del Dr. Freudstein e i preti esigono un pompino in cambio della remissione dei peccati.<br />
I suoi amici sballoni pensano sia solo colpa della droga, di cui Heidi andava ghiotta.<br />
Non è proprio così, benché il calvario possa essere anche metaforicamente interpretato in tal senso. Ma la verità filmica è che le streghe di Salem, dopo esser state rosolate secoli fa, sono tornate a fare casino, ed Heidi appare esserne la vittima designata.</p>
<p>Dati i trascorsi musicali di Zombie, non sorprende che lo strumento di propagazione del male sia proprio la musica, che si trascina dietro un corollario di satanità degne di un gruppo black metal, con tutti i pro e i contro del caso. Ovviamente, Rob sembra piuttosto giocare sul filo dell&#8217;autoironia, poiché su quell&#8217;immaginario horror ci ha sempre sguazzato, in bilico tra parodia e trend, sin dai tempi dei suoi primi videoclip, e il <em>fake video</em> dei <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=f10lqBfOdNo" target="_blank">Leviathan the Fleeing Serpent</a> non fa che confermare la teoria.<br />
Così, il film trabocca di caproni da domare, crocefissi al neon, satanassi pelosi e tutto il campionario del perfetto satanista di provincia.</p>
<p>Pur strappando talvolta un sorriso per la leggerezza con cui questi elementi ci vengono presentati &#8211; e ripeto, ritengo sia una scelta voluta e precisa -, Zombie riesce comunque a colpire nel segno nei momenti giusti, sia per potenza evocativa che per eleganza visiva. Penso che un sabba stregonesco non sia mai stato rappresentato così degnamente come nell&#8217;incipt del film, con le streghe vecchie, cadenti eppure nudissime che vomitano oscenità sacrileghe nei confronti dei &#8220;piani alti&#8221; e si beano della loro bassezza, oppure nella sequenza in cui falliscono l&#8217;evocazione dell&#8217;anticristo, e si accaniscono sul neonato appena sfornato a suon di sputi sanguinolenti.</p>
<p>Il resto del film è lento, quasi ridondante, ma perfettamente gestito all&#8217;interno di spazi chiusi e scuri coi quali però riesco subito ad entrare in sintonia, provando una sorta di affinità domestica che mi tiene nel <em>mood</em> giusto per tutta la visione. La paranoia polanskiana è evocata al meglio proprio dalla cura nel dettaglio, ma ci sono anche suggestioni dell&#8217;ultimo <strong>Kubrick</strong> e del già citato <strong>Fulci</strong>.</p>
<p>A suon di svarioni ed eresie, momenti di <em>down</em> e qualche <em>up</em> tragicomico, il film ci porta al tripudio finale fatto di allucinazioni chimiche, orgasmi cromatici d&#8217;annata, vescovi senza volto che si sparano seghe all&#8217;unisono e metallari <em>blackster</em> libidinosi come <strong>Gene Simmons</strong>. È la venuta definitiva dell&#8217;anticristo o è solo lo sclero di un regista furbacchione che vuole farci fessi e contenti propinandoci un delirio sconnesso spacciato per arte?<br />
La mia risposta non è certo la verità assoluta, ma io sono rimasto fortemente avvinto.</p>
<p>In ogni caso, era dai tempi dell&#8217;<strong>Antichrist</strong> di <strong>Von Trier</strong> che nel circuito <em>mainstream</em> dei multisala non si vedevano sequenze di tale potenza visiva e carica eversiva (pur non raggiungendo gli stessi estremi necro-pornografici).<br />
Sex Machine, mio braccio destro in sala, mi riporta che, durante la scena più blasfema del film, una signora di mezza età, sinceramente sgomenta, si sia addirittura fatta il segno della croce! Sono grandi momenti cinematografici che, a modo loro, giustificano un&#8217;intera opera, soprattutto se consideriamo che altre pellicole del filone &#8220;666&#8243;, ben più pretenziose e reclamizzate (<strong>L&#8217;altra faccia del diavolo</strong>, <strong>L&#8217;ultimo esorcismo</strong>), fallivano proprio nel loro essere mosce e prive di alcuna reale provocazione.</p>
<p>Il resto lo lascio al gusto personale dello spettatore, perché lo si è sempre detto: Rob Zombie lo si ama o lo si odia. Io sono stato folograto, un po&#8217; in ritardo, sulla via di Salem.<br />
Voi da che parte state?</p>
<p>P.S.<br />
Per tutti i marpioni: sì, Sheri Moon è costantemente a culo fuori. Furbetto, il Rob&#8230;</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Visivamente poderoso</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Satana per teenagers</em></span></p>
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		<title>Attacco al Potere – Olympus Has Fallen</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 15:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[action]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Gerard Butler, Aaron Eckhart, Angela Bassett, Morgan Freeman, Dylan McDermott, Melissa Leo, Ashley Judd, Rick Yune, Robert Forster, Radha Mitchell Regia: Antoine Fuqua Durata: 120 min. Titolo originale: Olympus Has Fallen Produzione: USA 2013 VOTO: ½ A scanso di equivoci, premetto di aver nutrito forti aspettative per questo titolo. Il trailer, rinfrancante, mi prometteva [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/04/attaccoalpotere.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Gerard Butler, Aaron Eckhart, Angela Bassett, Morgan Freeman, Dylan McDermott, Melissa Leo, Ashley Judd, Rick Yune, Robert Forster, Radha Mitchell<br />
<strong>Regia:</strong> Antoine Fuqua<br />
<strong>Durata:</strong> 120 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> Olympus Has Fallen<br />
<strong>Produzione:</strong> USA 2013</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO: <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" />½</strong></span></p>
<p>A scanso di equivoci, premetto di aver nutrito forti aspettative per questo titolo. Il trailer, rinfrancante, mi prometteva un attacco diretto alla Casa Bianca, terroristi armati di lanciarazzi folleggiare nel cortile attiguo e una <em>one-man-army</em> con la smorfia paffuta di <strong>Gerard Butler</strong>.<br />
Ovviamente, <strong>Attacco al Potere</strong> rispetta tutte le promesse, eppure a fine visione mi ritrovo stremato e forse pure un po&#8217; depresso.<br />
Perché?</p>
<p>A me piace il trash, inutile negarlo. Mi piacciono le cafonate, quelle belle sanguigne e gioiose, mi ci diverto una cifra. Dunque, perché Attacco al Potere mi ha provocato un tale sconforto?<br />
La risposta è presto detta: perché si prende TERRIBILMENTE sul serio.</p>
<p>Inizia tutto durante la notte di natale presidenziale.<br />
Mike Banning (Butler) è il <em>bodyguard</em> del presidente degli Stati Uniti (<strong>Aaron Eckhart</strong>). I due sono proprio culo e camicia, tanto che tirano di boxe assieme e si prendono a pacche come due compagni di merende. Mentre si dirigono verso il cenone, la limousine del boss finisce fuori strada: <em>The President</em> si salva ma la <em>first lady</em> (<strong>Ashley Judd</strong>, presenza in scena 15 secondi circa) ci resta secchissima.<br />
Nonostante Butler non abbia alcuna colpa, il presidente ci rimane così male che non vuole mai più rivedere la sua faccia e lo sbatte in un ufficio a sbrogliare le scartoffie.<br />
Butler, notoriamente un uomo d&#8217;azione, va in paranoia fortissima.</p>
<p>L&#8217;occasione di alzare il culo dalla sedia gli si presenta quando una delegazione di sudcoreani in visita alla White House si rivela essere un manipolo di terroristi nordcoreani pronti a tutto. Il tema è scottante e molto attuale, ma le motivazioni dei terroristi sono riconducibili a due sole cose: la globalizzazione e Wall Street. Punto.</p>
<p>Comunque, il sistema di difesa americano dimostra di avere parecchie lacune. Un aereo cargo corredato di mitragliatrici gatling si fa un viaggetto liscio liscio dalla Korea a Washington senza che nessuno, neanche un controllore di volo cagacazzo, gli dica niente. Poi, dei turisti cinesi in gita turistica mollano le macchine fotografiche, si infilano un passamontagna in testa e si rivelano essere dei kamikaze imbottiti di esplosivo e armati di bazooka (ma i controlli alla dogana chi li ha fatti?). Infine, l&#8217;unica strategia della scorta personale del presidente, che si presume sia l&#8217;<em>élite</em> dell&#8217;<em>élite</em>, risulta essere quella di riversarsi a ondate regolari contro il fuoco diretto nemico, nella fattispecie alcuni mitragliatori pesanti piazzati di fronte all&#8217;ingresso, ed essere falciati nel giro di pochi minuti.</p>
<p>L&#8217;unico capace di afferrare il concetto di &#8220;copertura&#8221; è Butler, che si ripara dietro un muretto e la fa franca. Si intrufola nella Casa e inizia la riscossa.</p>
<p>Difficile restare seri, no? Eppure la mia paresi facciale, impassibile, non muta espressione neppure di fronte a Butler che, vittima di un&#8217;esplosione, balza plastico in volo, evidentemente lanciato da un trampolino.<br />
Dopo l&#8217;incursione all&#8217;interno della Casa, il film ingrana la marcia delle cazzate a tutto spiano.<br />
Esce fuori che il super-terrorista coreano (<strong>Rick Yune</strong>, il <em>macho asian</em> di <strong>Fast and Furious</strong>) vuole far saltare tutte le basi missilistiche americane tramite un codice segretissimo, Cerbero, composto da 3 password di circa 6 caratteri l&#8217;una (solo numeri e lettere, non sono ammessi altri caratteri), crackabili in una ventina di minuti al massimo.<br />
<strong>Morgan Freeman</strong>, novello <em>acting president</em> (cioè controfigura del presidente nelle scene pericolose), anziché combinare qualcosa di serio ordina 3 caffè, uno con latte, l&#8217;altro con poco zucchero, e nessuno lo prende a schiaffi per ciò.<br />
Il generale fascio interpretato da <strong>Robert Forster</strong>, fidente del fatto che i suoi soldati siano &#8220;i più cazzuti&#8221; di tutti, manda allo sbaraglio 6 elicotteri costosissimi, disintegrati dalla contraerea, nonché diversi militi sfigati, trucidati in breve tempo, e nessuno si prende la briga di denunciarlo alla corte marziale.<br />
Notate bene che non mi sto inventando niente, il film è proprio così.</p>
<p>Quando gli ostaggi poi, presi a pizze in faccia dai terroristi, non trovano di meglio da fare che urlare bestialità del calibro di &#8220;<em>prometto fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d&#8217;America</em>&#8220;, ti ritrovi seriamente a meditare su chi siano i buoni e chi i cattivi. Questa incertezza è palesata anche dal personaggio doppiogiochista, un attimo prima antiamericano fino al midollo, subito redento in punto di morte. &#8220;<em>Hai l&#8217;occasione di espiare la tua colpa</em>&#8221; &#8211; &#8220;<em>Ok</em>&#8220;, recita più o meno il suo copione.<br />
Non che al protagonista vengano riservate delle battute migliori. Forse la più &#8220;riuscita&#8221; è qualcosa come &#8220;<em>Dai, giochiamo al gioco del vaffanculo. Vai tu per primo</em>&#8220;, ed è evidente che lo script sia stato scritto durante una capatina al cesso, forse su un foglio di carta da culo.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa che gli sceneggiatori intenti a scopiazzare <strong>Trappola di Cristello</strong> dovrebbero capire è che se il personaggio di John McClane funzionava così bene era per via della sua vulnerabilità e del suo essere la persona giusta nel posto sbagliatissimo ma, soprattutto, per nulla contento di esserci.<br />
Butler, invece, sembra essere al parco giochi, nel <em>playground</em> dei suoi sogni, tutto contento di prendere a calci in culo i terroristi e riscattare il suo onore, assolutamente refrattario ai proiettili nemici. Arriva allo scontro finale praticamente illeso, e se busca due calci in faccia dal <em>final boss</em> è solo perché probabilmente Yune ha insistito tanto per poterli esibire, visto che effettivamente ha una buona elasticità.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, non funziona proprio niente. Anche volendo passare a tutti i costi sopra il demenziale script, il film è proprio realizzato male. Gli effetti digitali in CGI sono cagatissimi, roba così povera che, nelle inquadrature mosse, i fori di proiettile sui cadaveri cambiano posizione. Notevole anche l&#8217;obelisco che si sbriciola con estrema miseria poligonale e texturale, con la folla che fugge spaesata perché non sa dove verranno aggiunti i detriti in post-produzione. Le sequenze di combattimento poi sono così in ombra che molto spesso non si capisce un cazzo e non viene data la giusta enfasi alle &#8220;prodezze&#8221; di Butler, a cui va comunque dato il merito di avere un certo feticismo per le coltellate nel cranio dei nemici.</p>
<p>Il reale problema, ciò che invalida veramente tutto il film, è il suo essere tronfio e serioso come non mai. Se ci si fosse presi qualche leggerezza, lo stesso identico film avrebbe funzionato molto meglio e sarebbe stato gran divertente. Ma le sequenze di terrore urbano, i richiami strillati al panico post-11 Settembre (le crude e fuori luogo sequenze all&#8217;interno del pronto soccorso), il pomposo accompagnamento orchestrale nelle scene più cariche, così come il patriotticissimo pistolotto finale sulla nazione che risorge dalle sue ceneri, connotano tutto il film di retorica e di intenti seriamente moraleggianti, il che è piuttosto triste e impedisce di godersi lo spettacolo con la dovuta rilassatezza.</p>
<p>Se il regista fosse stato <strong>Joseph Zito</strong> e il protagonista <strong>Brian Bosworth</strong>, sarebbe stato sicuramente uno spettacolo più genuino, ugualmente stupido ma certamente più ingenuo e spensierato. Ma ci troviamo nel 2013, Reagan è storia passata e sorprende che un cast di alto livello abbia accettato di girare una roba così.<br />
Comunque, è in imminente uscita <strong>White House Down</strong> di <strong>Roland Emmerich</strong>, praticamente lo stesso film però con <strong>Channing Tatum</strong>, <strong>Jamie Foxx</strong> (che interpreta uno pseudo-Obama nonostante i tattoo in testa) e <strong>Maggie Gyllenhaal</strong>.<br />
Chi la spunterà?</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Piuttosto violento</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Ai limiti del demenziale</em></span></p>
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		<title>Predator 2</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 15:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Death</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Interpreti: Danny Glover, Rubén Blades, Maria Conchita Alonso, Kevin Peter Hall, Gary Busey, Bill Paxton, Robert Davi, Abraham Alvarez, Adam Baldwin Regia: Stephen Hopkins Durata: 108 min. Titolo originale: id. Produzione: USA 1990 VOTO:  A rifletterci su, negli anni &#8217;90 la mania di serializzare era già ben radicata. Eppure mi sembra che, tutto sommato, si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px;"><strong><img class="alignleft" style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 126px; height: 180px;" alt="" src="http://www.ilbracciodellamorte.com/wp-content/uploads/2013/04/predator2.jpg" width="280" height="400" />Interpreti:</strong> Danny Glover, Rubén Blades, Maria Conchita Alonso, Kevin Peter Hall, Gary Busey, Bill Paxton, Robert Davi, Abraham Alvarez, Adam Baldwin<br />
<strong>Regia:</strong> Stephen Hopkins<br />
<strong>Durata:</strong> 108 min.<br />
<strong>Titolo originale:</strong> id.<br />
<strong>Produzione:</strong> USA 1990</span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>VOTO:</strong> <img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /><img alt="" src="http://img259.imageshack.us/img259/8131/votox.png" width="25" height="25" /></span></p>
<p>A rifletterci su, negli anni &#8217;90 la mania di serializzare era già ben radicata. Eppure mi sembra che, tutto sommato, si cercasse il più possibile di variare la formula dei prototipi per mantenere l&#8217;interesse degli spettatori sempre alto.<br />
Forse non era la regola, ma mi sembra questo il caso di <strong>Predator 2</strong>.<br />
Il film di <strong>Stephen Hopkins</strong>, già &#8220;apprezzato&#8221; nel supertrash <strong>Nightmare 5 &#8211; Il mito</strong>, pur mantenendo alcune strutture invariate, prende subito le distanze dall&#8217;intoccabile <a href="http://www.ilbracciodellamorte.com/recensioni/predator/" target="_blank"><strong>Predator</strong></a> con uno Schwarzy pompatissimo.</p>
<p>Stavolta la giungla è urbana, come ironizza la primissima inquadratura. Il <em>setting</em> è caldissimo: in una (leggermente) futura Los Angeles &#8211; siamo nel 1997 -, le peggiori gang del narcotraffico se le danno di santa ragione per le strade della città. Ci sono i feroci colombiani, che con la coca ci si curano pure le ferite, e i tribali giamaicani, forti della loro &#8220;fottuta magia Voodoo&#8221;, a massacrarsi vicendevolmente, mentre la polizia cerca di seccarne il più possibile da ambo le parti.<br />
In questo troiaio si intromette un Predator incazzato nero che non fa certo le parti di nessuno e accoppa quanta più &#8220;feccia umana&#8221; possibile.<br />
La polizia, anziché approfittarne, investiga. Le indagini spettano a <strong>Danny Glover</strong>, supercop <em>black</em> stavolta più spericolato rispetto al Murtaugh di <strong>Arma Letale</strong>.</p>
<p>L&#8217;ambientazione metropolitana parrebbe non azzeccarci un cazzo con le avventure del Predator, eppure non è così. Il contesto selvaggio della malavita si presta bene alla storia e fornisce parecchie prede per il guerriero spaziale, che offre caramelle a tutti prima di attaccare. Molti di questi loschi figuri finiscono appesi come salami e sbudellati, mentre i più valorosi hanno l&#8217;onore di finire scalpati: il loro teschio andrà ad aggiungersi alla ricca collezione del predatore (nel finale, nella sala dei trofei possiamo persino ammirare un teschio di <strong>Alien</strong>!). Lo splatter non è esagerato ma regala qualche momento particolare, ad esempio un <strong>Gary Busey</strong> segato a metà in un mattatoio e uno sciamano rasta decapitato e tenuto per un dreadlock.<br />
Cultissima la sequenza in cui il Predator, colpito a morte, si rifugia nel bagno di un&#8217;abitazione per medicarsi, urlando come una bestia dal dolore, mentre gli ignari inquilini si cagano addosso dal terrore nella stanza accanto.</p>
<p>Glover non è Arnold ma il suo personaggio è tosto quanto basta per affrontare faccia a faccia il Predator e uscirne trionfante: è un traguardo di cui possono vantarsi pochissime persone, di certo non Bova.<br />
Purtroppo, <strong>Kevin Peter Hall</strong>, il mastodontico attore sotto il costume del Predator, morì poco dopo le riprese per aver contratto l&#8217;AIDS in seguito ad una trasfusione di sangue.</p>
<p>Il resto profuma irresistibilmente di <em>nineties</em>! Dialoghi imbarazzanti, capigliature assurde&#8230; eppure è tutto così carismatico che baratterei tutto quel kitsch con qualsiasi produzione a 9 zeri del cazzo odierna.<br />
<strong>Predator 2</strong> è un sequel onesto che, piuttosto che riproporre la stessa minestra riscaldata, cerca di variare il più possibile il menu, non riuscendo ad eguagliare il capostipite ma senza neanche sfigurare.</p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>PRO</strong><br />
<em>Predator fa bordello in città</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14px;"><strong>CONTRO</strong><br />
<em>Il primo è ovviamente superiore</em></span></p>
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	</channel>
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