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	<title>Luca De Biase</title>
	
	<link>http://blog.debiase.com</link>
	<description>Perspective. Innovation that matters. Science of consequences. Subjects: knowledge economy and happiness, social media and information ecology, value and vision.</description>
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		<title>E se invece i Big Data esistessero? Una risposta al post di ieri</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 12:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[perplessità]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;articolo giunto ieri da Marco Russo, c&#8217;è stata una certa discussione, soprattutto via Twitter. Esistono o no i Big Data in Italia? E sono un tema vero per i CIO? Oggi risponde Vincenzo Aloisio, Managing Director di Accenture.. Negli ultimi tempi non esiste un termine più utilizato nel mondo IT come quello dei Big&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l&#8217;articolo giunto ieri da <a href="http://blog.debiase.com/2013/05/che-cosa-pensereste-se-vi-dicessero-che-in-italia-i-big-data-non-esistono/">Marco Russo</a>, c&#8217;è stata una certa discussione, soprattutto via Twitter. Esistono o no i Big Data in Italia? E sono un tema vero per i CIO? Oggi risponde Vincenzo Aloisio, Managing Director di Accenture..</p>
<blockquote><p>Negli ultimi tempi non esiste un  termine più utilizato nel mondo IT come quello dei Big Data. Spesso si genera  confusione su questa terminologia  che dipende, essenzialmente, dalla definizione, dal cosa si intende per Big Data. Tanti studiosi/esperti/ organizzazioni hanno elaborato definizioni e criteri per delimitare un perimetro. Il tutto si presta,  ovviamente, ad interpretazioni più o meno soggettive. Volendo fissare un paletto, proviamo a definire come Big Data quell’architettura che utilizza per la gestione dei dati (anche) tecnologie di tipo no-sql e cioè, una per tutte, il framework  hadoop. Tecnologia a dire il vero non poi così nuova ma appannaggio per diversi anni nel mondo Internet dei grandi motori di ricerca come Google e Yahoo. Credo  che si sia cominciato a parlare di Big Data con una certa enfasi  partendo dall’idea di gestire dati  non strutturati  (di volumi significativi) provenienti principalmente dai social media . Detto questo si è visto che queste tecnologie possono essere utilizzate anche per la gestione di dati strutturati ed anche in ambienti più tradizionali principalmente in architetture di data warehouse per l’analisi dei dati. Parliamo di  tecnologie che si affiancano ai dbms più tradizionali costituendo così un’architettura ibrida. Gli obiettivi di tale architettura possono essere molteplici ma metterei in primis la riduzione del TCO, partendo dal presupposto che hadoop è un open source (o che anche in sue declinazioni “assistite” ha un costo basso) e necessita di infrastrutture hw  a basso costo. A grandi linee, senza entrare nel dettaglio, si utilizza hadoop per collezionare dati, tenendo anche grossi volumi in linea su tale strato (Big Data layer”)e trasformo ed aggrego quello che mi occorre per popolare un dbms (appliance)  sul quale farò determinati tipi di analisi. Le informazioni sui Big Data layer sono anche accedibili in maniera abbastanza efficiente da strumenti di front end non con l’obiettivo di voler sostituire le architetture di reporting. Tutto ciò porta ad un significativo risparmio di costi di licenze e di hw ed ad un abbattimento di costi di gestione potendo raggiungere con un consolidamento architetturale in quest’ottica un riduzione del TCO anche del 50% a fronte di investimenti modesti. In quest’accezione Big Data serve anche in Italia, visto che in altri paesi tale architettura è già in essere da diversi anni ad esempio in grandi aziende di telecomunicazioni. In Italia diverse aziende (telco, banche, utilities) si stanno muovendo in tale direzione.</p>
<p>I tipi di analisi che si fanno sui dati (data mining, modelli predittivi, forecasting, ecc.) in linea di massima prescindono da Big Data e volendo estremizzare, anche in maniera provocatoria, mi sento di dire che i Big Data non abilitano alcunchè di nuovo da un punto di vista di capacità di analisi, ma  rendono possibile ciò che si faceva prima in maniera più efficiente e più efficace (con maggiore velocità).</p>
<p>In un contesto di revisione architetturale di questo tipo possono inserirsi molti altri fattori come utilizzo di strumenti in memory per l’analisi dei dati, appliances/db machine, CEP (Complex event processing) ecc. che spesso vengono messi a torto o a ragione sotto il cappello Big Data ma è inutile dilungarsi e concludo dicendo che la semplificazione e i risparmi  che un architettura Big Data comporta ne fa ad oggi giustamente in Italia una  delle le priorità dell’agenda dei  CIO.</p></blockquote>
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		<title>L’elezione del sindaco della Città Metropolitana: un progetto da seguire</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 10:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[In che città viviamo? Se guardiamo alla suddivisione burocratica del territorio pensiamo di saperlo. Se invece guardiamo una cartina satellitare, in certi casi, scopriamo improvvisamente di essere in un posto totalmente diverso&#8230; Agglomerati da diversi milioni di persone che non hanno nome, non hanno amministrazione, non hanno rappresentanza&#8230; Le metropoli italiane. Mentre le amministrazioni locali&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In che città viviamo? Se guardiamo alla suddivisione burocratica del territorio pensiamo di saperlo. Se invece guardiamo una cartina satellitare, in certi casi, scopriamo improvvisamente di essere in un posto totalmente diverso&#8230; Agglomerati da diversi milioni di persone che non hanno nome, non hanno amministrazione, non hanno rappresentanza&#8230; Le metropoli italiane.</p>
<p>Mentre le amministrazioni locali sono ancora legate a confini tradizionali, le persone vivono in aggregati diversi, più grandi spesso, con problemi dei quali nessuno ha la responsabilità istituzionale. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiorello_Cortiana">Fiorello Cortiana</a> invia questo messaggio per lanciare una riflessione su Milano, una delle città metropolitane più complesse d&#8217;Italia. E ha ragione: si può affrontare in modo intelligente e civico l&#8217;organizzazione della vasta area nella quale vivono, si muovono e lavorano almeno sette milioni di persone, tra molti comuni e diverse province. La rete dei trasporti e delle strade, l&#8217;interconnessione dei luoghi di lavoro e di studio con le reti di comunicazione, la consapevolezza dell&#8217;unità territoriale nella quale si vive, sono precondizioni per migliorare. E in effetti si pone anche il tema istituzionale. Ecco il messaggio di Cortiana:</p>
<div class="hang-2-column" style="width:140px;"><a href="http://i0.wp.com/blog.debiase.com/wp-content/uploads/2013/05/fiorellocortiana-e1369217631216.jpg"><img src="http://i0.wp.com/blog.debiase.com/wp-content/uploads/2013/05/fiorellocortiana-e1369217631216.jpg?resize=140%2C187" alt="Fiorello Cortiana" class="" data-recalc-dims="1" /></a> Fiorello Cortiana</div>
<blockquote><p>&#8220;GRANDE MILANO &#8211; LE CITTA&#8217; NELLA CITTA&#8217;&#8221;<br />
Un Comitato,una campagna e una petizione per la partecipazione diretta dei cittadini per una Città Metropolitana Partecipata.</p>
<p>- Elezione diretta del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano.</p>
<p>-  Le competenze assegnate dalla legge istitutiva: Sviluppo, Territorio, Infrastrutture, Trasporti, Ambiente, all’insegna di innovazione, sostenibilità, qualità.</p>
<p>- L’Istituzione all’insegna della partecipazione informata ai processi deliberativi e alla effettiva parità di genere.</p>
<p>L’incontro si terrà il 28 Maggio, martedì, presso lo &#8220;Spazio Production&#8221; Via Savona, 53 dalle 18,00 alle 20,00</p>
<p>Per il 28 presenteremo i forum/incontri, che intanto inizieremo a sviluppare online e i cui incontri inizieremo a tenere partendo da fuori Milano.</p>
<p>al momento le arre tematiche individuate sono:</p>
<p>- Le reti degli incubatori di impresa, Campo Dall&#8217;Orto del Politecnico<br />
 -La cintura verde e le reti/filiere agro-alimentari, Roberto Spigarolo di Agraria e Milena Bertani UNESCO<br />
- Reti digitali e partecipazione informata Fiorella De Cindio della Statale, Davide Tosi dell&#8217;Insubria<br />
- Trasporti, Claudio Pirola di Zyme e Zanon associazione pendolari<br />
- Expo, durante e dopo, Emilio Battisti del Politecnico<br />
- Politiche metropolitane per la parità di genere, Ilaria Li Vigni<br />
- Abitare, le reti dell&#8217;energia e della cittadinanza attiva, Beppe Caravita, Sergio Colombo, Franco Casarano, Domenico Storchi, Angelo Gottani</p>
<p>L’attuazione del dettato costituzionale relativo alle Città Metropolitane non costituisce oggi un mero atto che deve fare i conti con le rendite di posizione delle amministrazioni provinciali, dei consorzi ecc., che verrebbero esautorate o profondamente cambiate.</p>
<p>L’istituzione piena delle Città metropolitane diventa un fatto pienamente politico nella crisi di legittimità dell’attuale assetto istituzionale e dei suoi protagonisti perché richiede la definizione e la sottoscrizione di un rinnovato Patto Costituzionale.</p>
<p>Parliamo di Città Metropolitana mentre si fantastica la Macroregione del Nord o si sostiene che la Democrazia è una scatola vuota, danziamo sul baratro.</p></blockquote>
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		<title>Che cosa pensereste se vi dicessero che in Italia i Big Data non esistono?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 09:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[perplessità]]></category>

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		<description><![CDATA[Dipende ovviamente dalle definizioni. Ma secondo Marco Russo (che invia per mail questo pezzo qui sotto usando un ufficio stampa) in Italia non ci sono organizzazioni che raccolgono veri e propri Big Data. (Blog di Marco Russo) IN ITALIA I BIG DATA NON SERVONO Marco Russo, tra i maggiori esperti di business intelligence in Europa,&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dipende ovviamente dalle definizioni. Ma secondo <a href="http://www.sqlbi.com/articles/author/marco-russo/">Marco Russo</a> (che invia per mail questo pezzo qui sotto usando un <a href="http://www.linkedin.com/in/marcoferrero">ufficio stampa</a>) in Italia non ci sono organizzazioni che raccolgono veri e propri Big Data. (<a href="http://sqlblog.com/blogs/marco_russo/">Blog di Marco Russo</a>)</p>
<div class="hang-2-column" style="width:140px;"><a href="http://i1.wp.com/blog.debiase.com/wp-content/uploads/2013/05/marcorusso-e1369215749361.jpg"><img src="http://i0.wp.com/blog.debiase.com/wp-content/uploads/2013/05/marcorusso-e1369215749361.jpg?resize=140%2C187" alt="marco russo" class="" data-recalc-dims="1" /></a> marco russo</div>
<blockquote><p>IN ITALIA I BIG DATA NON SERVONO</p>
<p>Marco Russo, tra i maggiori esperti di business intelligence in Europa, spiega perché in Italia la politica, le banche e le Pmi possono fare a meno di questo processo.</p>
<p>«Partiamo dalla questione semantica» esordisce Marco Russo, consulente, speaker internazionale e socio di EventHandler, la società che organizza le Technical Conferences, tra cui la più importante conferenza italiana sulla Business Intelligence. «La definizione di “big data” si presta ad essere confusa con quella di “data mining”. Un aspetto fondamentale, però, è che con i Big Data gli ordini di grandezza sono molto elevati: l’unita di misura dell’informazione, nel caso dei Big Data, è lo Zetta-Byte ovvero di una mole di Byte dell&#8217;ordine di 10^21 e quindi di miliardi di Terabyte. Nella realtà, poche aziende al mondo hanno questo genere di volumi e in particolare in Italia è quasi impossibile trovare volumi di dati di tali dimensioni».</p>
<p>Alcuni esempi:</p>
<p>Analisi politiche sui social network: «Twitter ha numeri da Big Data ma le analisi effettuate sui tweet del corpo elettorale italiano (3,5 milioni di italiani hanno utilizzato Twitter durante la campagna elettorale, ndr) sono fatte con strumenti tradizionali. L’ultima edizione di Sanremo, che per numero di tweet è stata un evento da record in Italia, ha registrato 150 mila tweet durante la finale; un volume che può essere racchiuso in 77 MB (Megabyte), senza compressioni, caricato su strumenti di produttività personale (Excel, ndr), e analizzato per correlazione senza ricorrere ai big data»</p>
<p>Le banche. «Le transazioni economiche delle banche sono sempre effettuate su sistemi transazionali (database tradizionali, ndr), non con tecnologie Big Data. In Italia ci sono 30 milioni di conti correnti bancari e 8 milioni di conti correnti postali; calcolando una media di 20 operazioni al mese su conti retail (persone fisiche a uso personale, non business, ndr), ci sono 600 milioni di operazioni al mese su tutti i conti correnti. In un anno sono 7 miliardi. È un numero alto, ma gestibile tranquillamente da normali server aziendali. Il volume complessivo è di alcuni TB, distante dai volumi di traffico di big data».</p>
<p>Le società che impiegano strumenti che possono inquadrarsi nei “big data” sono molto poche; ad esempio Facebook, Twitter, Amazon, Microsoft e Google. In Italia, spesso, l’etichetta “Big Data” viene associata a operazioni più tradizionali (ma altrettanto efficaci) quali Business Intelligence e Data Mining. L’analisi dei dati con algoritmi di data mining, come le regole associative, portano a evidenziare correlazioni tra i dati che talvolta sono inaspettate (il caso più famoso è Wal Mart, che scelse di disporre i prodotti in maniera diversa quando scopri che chi acquistano pannolini probabilmente acquista anche birra, ndr). «La conoscenza di queste correlazioni – spiega Marco Russo &#8211; può portare a modelli predittivi di comportamento e a segmentazioni della popolazione in base a caratteristiche qualitative e comportamentali. Nei fatti, molte delle tecniche di data mining sono oggi associate a volumi di dati sempre maggiori, magari ottenuti da strumenti di big data, anche se a oggi le analisi sono effettuate in momenti (e con tecnologie) differenti».</p></blockquote>
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		<title>Dedicato al marketing: una summa di spunti per guardare avanti</title>
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		<comments>http://blog.debiase.com/2013/05/dedicato-al-marketing-una-summa-di-spunti-per-guardare-avanti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[Steven van Belleghem è un autore ordinato e divertente che si occupa di quello che i &#8220;mercati&#8221; diventano quando ci rendiamo conto che sono &#8220;conversazioni&#8221;. In queste slide ha raccolto una vera e propria summa di spunti per aiutare le persone che si occupano di marketingi a guardare avanti. Da affrontare con un po&#8217; di&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stevenvanbelleghem.com/">Steven van Belleghem</a> è un autore ordinato e divertente che si occupa di quello che i &#8220;mercati&#8221; diventano quando ci rendiamo conto che sono &#8220;conversazioni&#8221;. In queste slide ha raccolto una vera e propria summa di spunti per aiutare le persone che si occupano di marketingi a guardare avanti. Da affrontare con un po&#8217; di calma: sono 111 slide.</p>
<div class="hang-2-column" style="width:597px;"><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/17094343?rel=0" width="597" height="486" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen> </iframe>
<div style="margin-bottom:5px"> <strong> <a href="http://www.slideshare.net/stevenvanbelleghem/get-ready-for-marketing-2020" title="Get ready for Marketing 2020" target="_blank">Get ready for Marketing 2020</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/stevenvanbelleghem" target="_blank">steven van belleghem</a></strong> </div>
<p></div>
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		<title>Nel mondo delle informazioni collaborative la citazione della fonte è cortese e conveniente</title>
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		<comments>http://blog.debiase.com/2013/05/nel-mondo-delle-informazioni-collaborative-la-citazione-della-fonte-e-obbligatoria-e-conveniente/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo titolo con il quale Bloomberg ha dato la notizia della possibilità che Yahoo! acquisisca Tumblr era una citazione del Wall Street Journal: &#8220;Yahoo Board Approves Purchase of Tumblr, WSJ Journal Says&#8220;. Poi il titolo è cambiato ma la url rivela sempre il titolo originale. Citare le fonti è una pratica di lealtà nei&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo titolo con il quale Bloomberg ha dato la notizia della possibilità che Yahoo! acquisisca Tumblr era una citazione del Wall Street Journal: &#8220;<a href="http://www.bloomberg.com/news/2013-05-19/yahoo-board-approves-purchase-of-tumblr-wsj-journal-says.html">Yahoo Board Approves Purchase of Tumblr, WSJ Journal Says</a>&#8220;. Poi il titolo è cambiato ma la url rivela sempre il titolo originale.</p>
<p>Citare le fonti è una pratica di lealtà nei confronti del pubblico ed è un gesto di giustizia nei confronti del lavoro di chi raccoglie le informazioni.</p>
<p>Molti giornali non seguono questo elementare principio. Probabilmente perché pensano in questo modo di ridurre la propria reputazione. Invece, a mio avviso, citando aumentano la propria reputazione. E rendono più probabile che altri citino i loro articoli quando valgono una citazione.</p>
<p>Quello che è ancora più incredibile è che molti blog non seguono questo elementare principio. Forse si sentono come se fossero diventati dei giornali. E allora sbagliano come i giornali. Oppure non capiscono che il medium del quale fanno uso non è forte in quanto ciascun blog è forte, ma in quanto partecipa a una rete che nel complesso ha un&#8217;enormità di lettori e partecipanti. Forse era più facile comprenderlo all&#8217;inizio del fenomeno bloggheristico e ora è più difficile. O forse le tecniche si vanno contemporaneamente affinando e popolarizzando (vedi <a href="http://cecrisicecrisi.blogspot.it/2012/08/guida-tecnica-blogger.html">C&#8217;è crisi*2</a>). Ma ricordare la logica della rete e della collaborazione non può che farci bene.</p>
<p>Comunque il tema è complesso: vedi per esempio Mantellini 2007<br />
<a href="http://www.mantellini.it/2007/07/07/linkare-e-cortesia/">Linkare è cortesia</a><br />
<a href="http://www.mantellini.it/2007/01/30/obbligo-di-link/">Obbligo di link</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Innovazione responsabile</title>
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		<comments>http://blog.debiase.com/2013/05/innovazione-responsabile/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro bergonzoni]]></category>
		<category><![CDATA[gunter pauli]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;innovazione non è una novità. Quello che la distingue è la responsabilità. Cioè la consapevolezza delle conseguenze. Gunter Pauli, educato dai gesuiti, parte da una convinzione etica, trova una soluzione tecnica, avvia un modello di business che la renda sostenibile. Come quando si è posto il problema dell&#8217;uccisione delle femmine di pesce gravide, che riduce&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;innovazione non è una novità. Quello che la distingue è la responsabilità. Cioè la consapevolezza delle conseguenze. </p>
<p><a href="http://i1.wp.com/blog.debiase.com/wp-content/uploads/2013/05/libri_pauli.jpg"><img src="http://i1.wp.com/blog.debiase.com/wp-content/uploads/2013/05/libri_pauli.jpg?resize=140%2C220" alt="libri_pauli" class="alignleft size-large wp-image-5361" data-recalc-dims="1" /></a><a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/Home.html">Gunter Pauli</a>, educato dai gesuiti, parte da una convinzione etica, trova una soluzione tecnica, avvia un modello di business che la renda sostenibile. Come quando si è posto il problema dell&#8217;uccisione delle femmine di pesce gravide, che riduce la popolazione ittica senza un vantaggio economico particolare nel breve termine ma con un danno ecologico nel lungo termine. E ha così messo in piedi una nuova modalità di fare la pesca, ha progettato nuove barche da pesca, ha sperimentato nuovi apparecchi che segnalano la presenza di uova negli esemplari pescati, ha abolito il surgelamento. Avviando una nuova forma di economia in Marocco. </p>
<p><a href="http://www.alessandrobergonzoni.it/">Alessandro Bergonzoni</a> rifiuta di parlare di futuro perché vede intorno a se macerie e inquinamento culturale. Invita a prenderne consapevolezza, prima di ogni altra considerazione. Chiede a chi lo ascolta di sentire se stesso coinvolto. Gli orrori non sono commessi da altri. Noi siamo gli altri. Io sono gli altri. La poetica della responsabilità parte dalla conoscenza dell&#8217;impossibilità di pensare il presente senza prendere visione delle sue intollerabili brutture. Delle quali siamo tutti responsabili. L&#8217;innovazione culturale che scaturisce da questa possibile nuova consapevolezza è premessa di una strada lunga qualche generazione che porta fuori, forse, dalle macerie. Ma, per favore, non chiedete nulla sul futuro a Bergonzoni: andreste fuori tema. </p>
<p>Tra pochi giorni, assicurano i suoi collaboratori, il video del suo intervento a <a href="http://www.informaforli.it/2013/linnovazione-responsabile-s-legami-1718-maggio-2013/">Forlì</a> sarà disponibile sul sito di Bergonzoni.</p>
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		<title>Forlì con l’innovazione responsabile. Oggi, tra gli altri, Gunter Pauli e Alessandro Bergonzoni</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 13:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[bergonzoni]]></category>
		<category><![CDATA[forlì]]></category>
		<category><![CDATA[gunter pauli]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[startup]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche oggi c&#8217;è l&#8217;informazione responsabile a Forlì. Massimo Spisni e Giuseppe Giaccardi parlano di startup. Dopo un anno di incredibile attenzione intorno al tema delle nuove imprese innovative, è il momento della concretezza. In questo incontro si parla di quello che sta succedendo in Romagna e di come si possono finanziare le startup. Sapendo che&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Anche oggi c&#8217;è l&#8217;<a href="http://www.innovazioneresponsabile.it">informazione responsabile</a> a Forlì.</em> </p>
<p><a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?UPN=massimo.spisni%40unibo.it">Massimo Spisni</a> e <a href="http://www.giaccardiassociati.it/tag/giuseppe-giaccardi/">Giuseppe Giaccardi</a> parlano di startup. Dopo un anno di incredibile attenzione intorno al tema delle nuove imprese innovative, è il momento della concretezza. In questo incontro si parla di quello che sta succedendo in Romagna e di come si possono finanziare le startup. Sapendo che la strada è lunga e che è piena di ostacoli, ancora non rimossi dall&#8217;applicazione delle norme decise l&#8217;anno scorso come ricorda <a href="http://www.italiastartup.it/non-dimenticate-le-startup-il-nostro-appello-al-nuovo-governo/">Riccardo Donadon</a>.</p>
<p><a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/Home.html">Gunter Pauli</a>, pioniere dell&#8217;<a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/The_Blue_Economy.html">economia blu</a>, parla del modello di sviluppo che si può perseguire facendo leva sulla rete della conoscenza che può alimentare di innovazione la tecnologia necessaria per <a href="http://www.gunterpauli.com/Gunter_Pauli/ZERI.html">annullare gli sprechi</a> e la disoccupazione, in un quadro intellettuale fondamentalmente organico alla logica dell&#8217;ecosistema.</p>
<p><a href="http://www.alessandrobergonzoni.it">Alessandro Bergonzoni</a> parla di innovazione e responsabilità, forse anche di innovabilità e responsazione, di certo mille altre cose. Lui è uno che lavora sulle parole modificandone la forma fino a quando non riesce a svelarne il significato invisibile. Un punto di partenza potrebbe essere la discussione intorno alla differenza tra innovazione e novità. Chissà che cosa direbbe a dei ragazzi che si avviano alla maturità quest&#8217;anno e che dovranno scegliere come proseguire, se proseguire, gli studi. Ma il problema sarà comprendere come suggerirgli di svelare lo scenario implicito nel modo con il quale parliamo del futuro e soprattutto nel modo con il quale potremmo parlare di futuro.</p>
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		<title>RKF Training Institute – Activists teach us to love our democracy</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 12:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[english (sort of)]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[RKF]]></category>

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		<description><![CDATA[At the Training Institute set up by the Robert Kennedy Foundation in Florence, activists for human rights from all over the world come and learn how to smartly use the internet as a tool to get their job done. It takes courage to work for spreading the ideas that are needed to help people in&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>At the <a href="http://traininginstitute.rfkcenter.org">Training Institute</a> set up by the <a href="http://rfkcenter.org">Robert Kennedy Foundation</a> in Florence, activists for human rights from all over the world come and learn how to smartly use the internet as a tool to get their job done. It takes courage to work for spreading the ideas that are needed to help people in some countries in growing a society that respects human rights. But it also takes an intelligent ability in using the network: how to campanign, how to communicate in a secure way, how to be conscious about the tactics that authoritarian governments can use against those that fight for human rights: that&#8217;s what activists learn at the <a href="http://traininginstitute.rfkcenter.org/empowermentlab">Empowerment Lab</a> in Florence with the help of organizations such as <a href="https://www.eff.org/">Electronic Frontier Foundation</a>, <a href="http://global-partners.co.uk/">Global Partners &#038; Associates</a>, <a href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices Online</a>, <a href="http://www.hrw.org/">Human Rights Watch</a>, <a href="http://odse.us/">OneWorld Digital Security Exchange</a>, <a href="http://www.opensocietyfoundations.org/">Open Society Foundations</a>, <a href="https://www.tacticaltech.org/">Tactical Technology Collective</a>, and <a href="http://www.witness.org">Witness</a>. Furthermore, the financial support by the <a href="http://www.fordfoundation.org/">Ford Foundation</a> has been essential for the organization of the First Group that has been in Florence until yesterday. <a href="http://traininginstitute.rfkcenter.org/category/blog">Here is the blog</a>.</p>
<p>But as activists learn what can help them in their non-violent fight, we the people living in the &#8220;democratic West&#8221; are going to learn as much from them. Democracy is not a given, it is a process: and we need to maintain it, we need to care about it. Activists from all over the world help their people. But they also help us.</p>
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		<title>La casa degli attivisti per i diritti umani del mondo a Firenze</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 12:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato un momento emozionante. L&#8217;inaugurazione della casa per gli attivisti dei diritti umani alle Murate di Firenze con Kerry Kennedy, Matteo Renzi e la gente della Fondazione Robert Kennedy che ha realizzato un progetto eccezionale. Le persone coraggiose che in tanti paesi autoritari rischiano la vita per affermare la libertà di espressione e il&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È stato un momento emozionante. L&#8217;inaugurazione della casa per gli attivisti dei diritti umani alle Murate di Firenze con Kerry Kennedy, Matteo Renzi e la gente della Fondazione Robert Kennedy che ha realizzato un progetto eccezionale. Le persone coraggiose che in tanti paesi autoritari rischiano la vita per affermare la libertà di espressione e il rispetto dei diritti che fanno dell&#8217;umanità un valore hanno trovato un posto dove aggiornarsi sulle tecniche per usare internet con efficacia suoerando la repressione dei governi dittatoriali, senza farsi ingannare dalle infiltrazioni e la disinformazione, con Global Voices e molti altri partner.</p>
<p>I programmi di lavoro sono riassunti sul sito del <a href="http://traininginstitute.rfkcenter.org/">Training Institute</a> della Rkf.</p>
<p>Tutti rischiano qui. Internet abilita gli attivisti tanto quanto rafforza i repressori. Il lavoro richiede un enorme senso di responsabilità. Ma, come ha detto Matteo Renzi, che ha fortemente voluto realizzare questo progetto, era necessario impegnarsi intorno a una visione come questa che si concretizza a favore delle persone che testimoniano l&#8217;amore per la democrazia e la libertà, usando la rete in modo consapevole. </p>
<p>Le Murate, antica prigione, sono ora un luogo simbolo della libertà. Qui se ne coltiva il mito non con le cerimonie ma con l&#8217;attività quotidiana, rischiosa, intelligente. È un messaggio che arriva anche ai paesi che si ritengono democratici: il rispetto dei diritti umani non è un dato acquisito ma una continua conquista, che richiede dedizione e manutenzione costante. Gli attivisti che vengono alle Murate da paesi autoritari parlano anche al nostro paese e ci chiedono di coltivare la consapevolezza di ciò che serve perché le tensioni autoritarie che si manifestano anche qui vengano combattute con amore e passione, con intelligenza e coraggio. Chiunque dica che è facile, chiunque dica che la tecnologia risolve i problemi o li alimenta sbaglia: è la cultura democratica e costituzionale, il senso umano della giustizia e della convivenza civile che vanno coltivati, perché gli strumenti vengano usati e migliorati al servizio di obiettivi dotati di senso.</p>
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		<title>Link. Letture per domani. Netneutrality tedesca e frequenze italiane. Occhio a Telecom</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 15:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[perplessità]]></category>

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		<description><![CDATA[Deutsche Telekom è intenzionata a introdurre restrizioni nel traffico internet per le famiglie abbonate entro il 2016 in modo da contenere la quantità di banda consumata dai sottoscrittori. Ma lasciando invariata l&#8217;usabilità del suo servizio televisivo e creando una disparità con i servizi concorrenti che servono anche a scaricare video come YouTube, iTunes, Facebook (NyTimes).&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Deutsche Telekom è intenzionata a introdurre restrizioni nel traffico internet per le famiglie abbonate entro il 2016 in modo da contenere la quantità di banda consumata dai sottoscrittori. Ma lasciando invariata l&#8217;usabilità del suo servizio televisivo e creando una disparità con i servizi concorrenti che servono anche a scaricare video come YouTube, iTunes, Facebook (<a href="http://www.nytimes.com/2013/05/13/technology/deutsche-telekom-data-use-and-net-neutrality.html?_r=0">NyTimes</a>).</p>
<p>E&#8217; un attentato alla netneutrality. Non è detto che passerà. Ma questo genere di propositi, specialmente quando sono annunciati con tanto anticipo, servono proprio a spostare il limite dell&#8217;ammissibile. Finora questo genere di discriminazione era fatta solo sul mobile. Ma in Germania pensano di farlo anche sul fisso. Entrambe le forme di discriminazione creano una forma di scarsità che garantisce un enorme potere all&#8217;operatore telefonico che la impone. Non tutti ne fanno uso. Ma possono pensare di farlo. </p>
<p>La scarsità &#8220;naturale&#8221; di frequenze per il mobile (che in Italia è una storia infinita collegata alla difesa della televisione tipica di questo paese, <a href="http://www.chefuturo.it/2013/05/il-tavolo-delle-frequenze-radiomobili-torna-bollente-non-possiamo-piu-perdere-tempo/">Longo</a>) è portata qualche volta a sostegno della legittimità delle politiche non neutrali su quella rete. Ma la scarsità di banda fissa è soprattutto una scelta dovuta alla disponibilità a investire degli operatori.</p>
<p>Di certo, non è coerente che gli stessi operatori dicano di essere disposti a investire in nuova banda solo se vedono che la domanda cresce e nello stesso tempo dichiarino che è necessario gestire la banda per l&#8217;uso eccessivo, abolendo la net neutrality. Ma può avvenire perché gli operatori hanno tutto il diritto di sviluppare strategia che trovano più conveniente.</p>
<p>Quello che può correggere la situazione è una politica che veda nell&#8217;agenda digitale uno dei pilastri dello sviluppo e della crescita. Che quindi stabilisca che la domanda nasce quando c&#8217;è offerta di banda. E che l&#8217;indotto di innovazione che genera nasce quando c&#8217;è neutralità della rete.</p>
<p>La separazione della rete Telecom Italia può essere molto utile, in un contesto in cui ci sia una chiara politica digitale. Altrimenti rischia di finire nell&#8217;ennesima mezza novità.</p>
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