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	<title>Luca De Biase</title>
	
	<link>http://blog.debiase.com</link>
	<description>Perspective. Innovation that matters. Science of consequences. Subjects: knowledge economy and happiness, social media and information ecology, value and vision.</description>
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		<title>Link. Letture domenicali. Wifi, agenda digitale, design e basics</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 14:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Quintarelli commenta sul suo blog da parlamentare il passaggio del &#8220;decreto del fare&#8221; che parla di &#8220;wifi libera&#8221; (sic). Quintarelli segnala gli argomenti coinvolti dall&#8217;annunciata liberalizzazione e suggerisce di aspettare a vedere il testo completo senza accontentarsi del comunicato stampa. Perché, dice in sostanza, la complicatezza della legge attuale sul wifi in Italia è&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://stefanoquintarelli.tumblr.com/post/53101793631/agenda-digitale-e-wifi-libero-rigore-e-quando-arbitro">Stefano Quintarelli</a> commenta sul suo blog da parlamentare il passaggio del &#8220;decreto del fare&#8221; che parla di &#8220;wifi libera&#8221; (sic). Quintarelli segnala gli argomenti coinvolti dall&#8217;annunciata liberalizzazione e suggerisce di aspettare a vedere il testo completo senza accontentarsi del comunicato stampa. Perché, dice in sostanza, la complicatezza della legge attuale sul wifi in Italia è tale che non sarà facile&#8230; semplificarla. Sta di fatto che non si vede l&#8217;ora di poter andare in un bar che offre il wifi senza paura, in una città che offre il wifi senza troppe registrazioni, in un paese nel quale la gente dà per scontato che ci si connette dovunque senza se e senza ma, superando la costosa e limitante mentalità per la quale si deve sempre andare in rete mobile. Con un punto da tenere a mente: la neutralità della rete fissa si estende al wifi, la mancanza di neutralità della rete mobile è un rischio latente di innovazione vincolata alla strategia degli operatori.</p>
<p><a href="http://webeconoscenza.net/2013/06/16/l-agenda-digitale-nel-loop-della-burocrazia-italiana/">Gigi Cogo</a> su <a href="http://www.pionero.it/2013/06/16/mister-agenda-digitale/">Pionero</a> disegna l&#8217;ingorgo decisionale che si potrebbe creare nelle operazioni necessarie a far avanzare l&#8217;agenda digitale. Bisogna ammettere che anche così come sono le cose sono inglofate: quasi tutti gli adempimenti e i regolamenti d&#8217;attuazione dei decreti sull&#8217;agenda digitale emessi dal governo precedente, per esempio, non sono stati conclusi proprio perché ciascuno di essi comporta la collaborazione di molti ministeri e agenzie, che senza un coordinamento forte non sembrano andare avanti: lo dimostra il <a href="http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/TR0008.htm">Monitoraggio dell&#8217;attuazione dell&#8217;agenda digitale italiana</a> pubblicato il 27 maggio 2013 dalla Camera dei Deputati. Si spera davvero che le cose si chiariscano meglio di come giustamente teme Gigi. Forse non è impossibile. Ma di sicuro è necessario. In proposito, sappiamo solo che le decisioni (col corredo di voci non verificate) saranno definite dopo il G8 di domani e dopodomani. Non c&#8217;è molto da aspettare.</p>
<p><a href="http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com/2013/06/perché-la-vita-delle-imprese-si-riduce.html">Massimo Chiriatti</a> cerca di rispondere alla domanda: perché la vita delle grandi imprese si riduce? Osserva Chiriatti che le più grandi aziende quotate alla borsa principale di New York tendono da tempo a durare meno. I conti sono Innosight. E dicono che, se si continua al ritmo attuale, nel 2020, il 75% delle più grandi imprese saranno diverse da quelle che oggi sono i maggiori colossi. È una conseguenza dell&#8217;accelerazione dell&#8217;innovazione tecnologica, che disintermedia, accelera la crescita delle nuove imprese, ridefinisce i mercati.</p>
<p>Altre segnalazioni importanti. Da <a href="https://twitter.com/filos">Luca Filigeddu</a>: <a href="http://thenextweb.com/africa/2013/06/15/how-open-data-is-transforming-democracy-in-africa-and-the-challenges-it-faces/">How open data is transforming democracy in Africa</a>. Da <a href="https://twitter.com/YrOfOpenSource">Sam Muirhead</a>: <a href="https://alternatives.tacticaltech.org">Worried about surveillance online</a>? Da <a href="https://twitter.com/saroversi">Sara Roversi</a> e <a href="https://twitter.com/micheledalena">Michele d&#8217;Alena</a>: <a href="http://www.dezeen.com/2013/06/12/ads-with-a-new-purpose-by-ogilvy-mather-for-ibm/">Ads with a new purpose</a>. </p>
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		<title>SMALL, MEDIUM, BIG DATA: per un’archiettura consapevole, decentrata, interoperabile</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 11:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[visioni]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>

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		<description><![CDATA[Big Data è Big Business e Big Government. Se ne sono accorti tutti dopo la mega valutazione di Facebook, poco più di un anno fa, quando il social network si è quotato in borsa: quella valutazione, che allora era attorno ai 100 miliardi (100 anni di profitti al livello attuale) era dovuta al grafo sociale&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Big Data è Big Business e Big Government. Se ne sono accorti tutti dopo la mega valutazione di Facebook, poco più di un anno fa, quando il social network si è quotato in borsa: quella valutazione, che allora era attorno ai 100 miliardi (100 anni di profitti al livello attuale) era dovuta al grafo sociale costruito da Facebook gestendo i grandi insiemi di dati regalati al social network dagli utenti. E se ne sono accorti tutti dopo che è venuto fuori che il governo americano usa i metadati registrati nelle grandi piattaforme internettiane americane per condurre la sua guerra contro il terrorismo e per garantire la sicurezza del paese. (Vedi: <a href="http://blog.debiase.com/2012/05/per-un-pugno-di-miliardi-di-dollari-facebook-grafo-sociale-google-grafo-della-conoscenza/">Per un pugno di miliardi di dollari</a>; <a href="http://blog.debiase.com/2013/06/alla-faccia-dellfbi-facebook-e-face-recognition-a-60-minutes/">Alla faccia dell&#8217;Fbi</a>)</p>
<p>Una discussione che si è sviluppata intorno alla nozione operativa di Big Data, la distinzione di quel concetto da quello di Data Mining, la convenienza a investire in tecnologie per gestire i grandi insiemi di dati, è stata lanciata su questo blog da <a href="http://www.sqlbi.com/articles/author/marco-russo/">Marco Russo</a> e portata avanti da moltissimi importanti commentatori e contributori. Vale la pena di ricominciare da quei post: 1. <a href="http://blog.debiase.com/2013/05/che-cosa-pensereste-se-vi-dicessero-che-in-italia-i-big-data-non-esistono/">Esistono i Big Data in Italia</a>? 2. <a href="http://blog.debiase.com/2013/05/e-se-invece-i-big-data-esistessero-una-risposta-al-post-di-ieri/">Certo, che esistono</a>. Grazie per quei contributi e grazie a chi vorrà contribuire anche dopo questo post. Che riguarda un&#8217;ipotesi: in una rete che si cristallizza c&#8217;è la tendenza alla polarizzazione del potere e dell&#8217;informazione; mentre in una rete in continua evoluzione il potere e la ricchezza di informazione tendono a ridistribuirsi continuamente.</p>
<p>Il fatto è che questi Big Data di cui parliamo sono il frutto di una miriade di piccoli gesti quotidiani di ciascuno, registrati e organizzati dalle enormi piattaforme che ciascuno usa per connettersi agli altri, cercare informazioni, sviluppare nuove attività. È fantastico avere la possibilità di connettersi e accedere alla conoscenza ma è inquietante che questo consenta a poche imprese e a potenti governi di accumulare una ricchezza di dati capaci di portare a forme di controllo della popolazione &#8211; per motivi pubblicitari o politici &#8211; che generano forme di potere poco trasparente su miliardi di persone inconsapevoli. Mentre l&#8217;accesso alla conoscenza è libertà, la concentrazione della conoscenza è un rischio per la democrazia. È possibile immaginare un insieme di innovazioni che salvino la bellezza di accedere alle altre persone e alle informazioni generata dall&#8217;internet rendendo più difficile l&#8217;accumulazione di potere in poche mani, finanziarie o politiche?</p>
<p>Internet è la rete delle reti, ma potrebbe essere anche la piattaforma delle piattaforme. Il problema è l&#8217;interoperabilità e la trasparenza dei sistemi. La costruzione di piattaforme che privatizzano i dati che raccolgono attraverso le azioni degli utenti potrebbe essere corretta dalla loro interoperabilità. In parte si fa gestendo intelligentemente le <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Application_programming_interface">API</a>. In parte si fa imponendo alle piattaforme di consentire agli utenti la possibilità di scaricare i dati che li riguardano. In parte si fa studiando i dati che le piattaforme raccolgono per aumentare la consapevolezza degli utenti. Ma per ora non basta.</p>
<p>Una soluzione è quella di costruire piattaforme alternative, più piccole e più controllabili dagli utenti. È stato tentato in passato, per esempio da Diaspora. Ma l&#8217;effetto-rete rende difficile a grandi numeri di persone di spostarsi da una piattaforme di grande valore perché contiene tutte le persone e le informazioni con le quali si vuole entrare in contatto. È difficile mettere d&#8217;accordo tutti gli utenti di Facebook a uscire tutti insieme dal social network privato per entrare in un altro aperto. È comunque una buona idea e ci vuole molta consapevolezza per praticarla.</p>
<p>Un&#8217;altra idea è quella di sviluppare strumenti ulteriori che appaiono come apps di grandi piattaforme e usano le loro API ma abituano a utilizzi diversi, portando le persone a stare più tempo fuori da quelle grandi piattaforme e distribuendo in modo diverso la raccolta di dati sui loro comportamenti. Cercando, nello stesso tempo di costruire piattaforme alternative, piccole, decentrate, aperte, sulle quali lentamente portare le persone. Rendendo sempre più banali i dati che restano sulle vecchie piattaforme (Alessandro <a href="http://www.heinz.cmu.edu/~acquisti/economics-privacy.htm">Acquisti</a> sembrerebbe suggerire che le persone siano già orientate ad assumere una sorta di comportamento stereotipato e poco personale su Facebook, proprio perché sono consapevoli di essere in un territorio pubblico e non privato).</p>
<p>La strategia può essere velleitaria. E/o sbagliata. Ma l&#8217;esigenza di fa sempre più chiara: internet è sempre un mondo aperto e niente può impedire di costruire nuove piattaforme più decentrate e aperte di quelle che oggi si sono sviluppate. La grande velocità con la quale sono cresciute le piattaforme oggi dominante può far pensare che in poco tempo si possono sviluppare nuove piattaforme che contrastano la concentrazione di potere in poche mani. </p>
<p>Ma occorre sapere che cosa va salvaguardato assolutamente perché da qualche parte qualcuno trovi la buona idea per rendere tutto questo possibile. Va salvaguardata l&#8217;interoperabilità. Va salvaguardato il diritto dei cittadini di scaricare i loro dati dalle piattaforme. Va salvaguardata la neutralità della rete. La privatizzazione, la confusione informativa, la struttura della rete mobile, sono tutti motivi di disturbo per questi principi fondamentali che rendono possibile immaginare un futuro più decentrato del traffico in rete.</p>
<p>Un grande disturbo viene dai governi che &#8211; sulla base di preoccupazioni settoriali &#8211; discutono l&#8217;introduzione di forme di controllo della rete che non tengono conto della sua dinamica da ecosistema. Un enorme disturbo viene dalla scarsa alfabetizzazione tecnologica e giuridica delle persone. Un gigantesco disturbo viene dalla disinformazione prodotta dai grandi poteri interessati a bloccare l&#8217;innovazione. E con essa lo sviluppo, economico e umano che la rete consente. </p>
<p>C&#8217;è un lavoro certosino da fare per avere media civici, sui quali le persone possano cercare in pace la loro felicità. E c&#8217;è una visione sintetica da coltivare. Ci vuole pazienza, coraggio ed energia. Ma ci sono milioni di persone che lavorano in questa direzione. E il loro contributo va conosciuto e sostenuto. Imho.</p>
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		<title>PotenzaSmart: contest per progetti di app utili per la città</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 19:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora qualche giorno per partecipare al contest lanciato da PotenzaSmart. Premierà con 20mila euro la migliore idea di app per rendere più intelligente la città. Il bando è in questo pdf. La spiegazione del contest è sul sito. Takeway: Un premio da 20.000 euro per un’applicazione per smartphone o tablet dedicata a semplificare o rendere&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora qualche giorno per partecipare al contest lanciato da <a href="http://www.potenzasmart.it/hai-una-buona-idea-partecipa-al-bando-potenzapp/">PotenzaSmart</a>. Premierà con 20mila euro la migliore idea di app per rendere più intelligente la città. Il bando è in <a href="http://www.comune.potenza.it/attachments/article/8164/BandoPotenzApp%20-%20definitivo.pdf">questo pdf</a>. La spiegazione del contest <a href="http://www.potenzasmart.it/hai-una-buona-idea-partecipa-al-bando-potenzapp/">è sul sito</a>.</p>
<blockquote><p>Takeway: Un premio da 20.000 euro per un’applicazione per smartphone o tablet dedicata a semplificare o rendere smart qualunque aspetto della vita cittadina, dal sociale alla mobilità, dall’ambiente all’intrattenimento, al social.</p>
<p>A Potenza abbiamo un obiettivo. Pensiamo a «una città aperta al territorio, ma anche in grado di offrire servizi e strutture di eccellenza in tutti gli ambiti della vita moderna».</p>
<p>Per farlo ci siamo detti che bisogna puntare sulle idee. Sulle belle idee. E poi metterle in connessione, condividerle anche fuori dai confini della città.</p>
<p>Così, se anche voi avete un’idea utile alla vita della città, ecco, siete capitati nel posto giusto. Forse vi piacerà seguirci con PotenzApp.</p>
<p>PotenzApp è un’iniziativa del Comune di Potenza che vuole continuare la bella esperienza fatta durante il ciclo di conferenze di PotenzaSmart “Grande futuro per piccole città”.</p>
<p>In quei giorni abbiamo ragionato di innovazione, digitale, smart city e comunità con gente interessante. Abbiamo messo in circolazione idee dentro e fuori la città e abbiamo provato a costruire una comunità che immagina una Potenza più smart.</p>
<p>Ora il Comune ha deciso di premiare chi sarà in grado di regalare un po’ di innovazione alla città. È nato così il bando PotenzApp. Un concorso con in palio un premio da 20.000 euro per un’applicazione per smartphone o tablet dedicata a semplificare qualunque aspetto della vita cittadina, dal sociale alla mobilità, dall’ambiente all’intrattenimento. <a href="http://www.potenzasmart.it/hai-una-buona-idea-partecipa-al-bando-potenzapp/">Continua&#8230;</a></p></blockquote>
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		<title>Papandreou. La Grecia è una finestra sui rischi che corre la democrazia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 10:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[visioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ex premier greco George Papandreou, a TED, sostiene che il caso della Grecia è un esempio dei rischi che corre la democrazia nel mondo. Poteri enormi che sfuggono al controllo dei parlamenti sono cresciuti, nell&#8217;economia, nella criminalità, nella burocrazia. Ideologie e manipolazioni dell&#8217;informazione indirizzano le coscienze rendendoci meno liberi di scegliere in modo razionale. E&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ex premier greco George Papandreou, a <a href="http://conferences.ted.com/TEDGlobal2013/">TED</a>, sostiene che il caso della Grecia è un esempio dei rischi che corre la democrazia nel mondo. Poteri enormi che sfuggono al controllo dei parlamenti sono cresciuti, nell&#8217;economia, nella criminalità, nella burocrazia. Ideologie e manipolazioni dell&#8217;informazione indirizzano le coscienze rendendoci meno liberi di scegliere in modo razionale. E intanto i giovani sono senza lavoro, gli stati litigano, paesi come la Grecia sperimentano una sofferenza inaudita. Le decisioni tecniche calate dall&#8217;alto sono apparentemente sempre deboli contro tutto questo.</p>
<p>Papandreou dice che occorre ripartire dalla democrazia, dalla saggezza delle moltitudini. Dobbiamo ridare fiducia ai cittadini per rafforzare le istituzioni democratiche. Come democratizziamo la globalizzazione, si chiede? Europa è una potenziale soluzione: è l&#8217;esperimento di pace e democrazia internazionale più grande del mondo. Immaginiamo che i cittadini europei abbiano il potere di eleggere un presidente europeo, che siano chiamati a referendum europei per decidere le strategie fondamentali della loro convivenza. I mercati finanziari vanno bilanciati dalla democrazia.</p>
<p>«Sono un pragmatico. Non è utopia: per essere realisti dobbiamo cambiare le cose. Occorre che ciascuno che si oppone ai poteri autoritari, che siano politici o finanziari, possa avere voce e contare nelle decisioni».</p>
<p>Papandreou sa che la sua politica non è riuscita a migliorare la vita dei suoi concittadini greci. Pensa che non c&#8217;è stato tempo per decisioni migliori. Pensa che il disastro della crisi è stato che gli stati europei hanno cominciato ad attribuirsi reciprocamente la colpa invece che collaborare davvero. Le democrazie limitate ai confini nazionali non riescono a rispondere alle sfide internazionali. Occorre una democrazia internazionale e l&#8217;Europa ha la possibilità di costruirla almeno al suo interno.</p>
<p>Elezioni e referendum, ok: da notare che, proprio a TED, Papandreou non ha speso neanche una parola sui media civici e la partecipazione accelerata e approfondita dall&#8217;uso intelligente della rete al servizio della democrazia.</p>
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		<title>Edge: una lezione e una conversazione di Napoleon Chagnon</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 17:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[visioni]]></category>
		<category><![CDATA[chagnon]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Napoleon Chagnon is a Living World Treasure. Arguably our greatest anthropologist &#8230;&#8221; — Richard Dawkins, dall&#8217;introduzione all&#8217;iniziativa speciale di Edge. Ci vogliono ore per vedere tutto. Ma ne vale la pena. Per chi sia interessato a comprendere come il pensiero Darwin serva a comprendere gli esseri umani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Napoleon Chagnon is a Living World Treasure. Arguably our greatest anthropologist &#8230;&#8221; — Richard Dawkins, dall&#8217;introduzione all&#8217;iniziativa speciale di <a href="http://www.edge.org/conversation/napoleon-chagnon-blood-is-their-argument">Edge</a>. Ci vogliono ore per vedere tutto. Ma ne vale la pena. Per chi sia interessato a comprendere come il pensiero Darwin serva a comprendere gli esseri umani.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ALLA FACCIA DELL’FBI. Facebook e face recognition a 60 minutes</title>
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		<comments>http://blog.debiase.com/2013/06/alla-faccia-dellfbi-facebook-e-face-recognition-a-60-minutes/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 19:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[perplessità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un video di 60 minutes parla di riconoscimento facciale. È stato pubblicato il 19 maggio scorso. Quasi un mese prima dello scoop di Guardian e Washington Post sulla storia dei servizi americani che spiano i server di Facebook, Google, Apple, Microsoft e altre piattaforme giganti. Il video dice che la difficoltà del riconoscimento facciale è&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un video di 60 minutes parla di riconoscimento facciale. È stato pubblicato il 19 maggio scorso. Quasi un mese prima dello scoop di <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/06/us-tech-giants-nsa-data">Guardian</a> e <a href="http://www.washingtonpost.com/investigations/us-intelligence-mining-data-from-nine-us-internet-companies-in-broad-secret-program/2013/06/06/3a0c0da8-cebf-11e2-8845-d970ccb04497_print.html">Washington Post</a> sulla storia dei servizi americani che spiano i server di Facebook, Google, Apple, Microsoft e altre piattaforme giganti. Il video dice che la difficoltà del riconoscimento facciale è avere un database abbastanza ampio di facce per poterle mettere a confronto con le immagini delle persone che si vogliono riconoscere. Al decimo minuto, il video mostra un&#8217;intervista con un funzionario dell&#8217;Fbi. E vale la pena di guardarla.</p>
<div class="hang-2-column" style="width:425px;"><embed src="http://cnettv.cnet.com/av/video/cbsnews/atlantis2/cbsnews_player_embed.swf" scale="noscale" salign="lt" type="application/x-shockwave-flash" background="#333333" width="425" height="279" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" FlashVars="si=254&#038;&#038;contentValue=50147158&#038;shareUrl=http://www.cbsnews.com/video/watch/?id=50147158n" /></div>
<p>In sostanza, il funzionario dell&#8217;Fbi dice che il loro riconoscimento facciale è limitato al database delle persone che hanno una storia giudiziaria. L&#8217;intervistatrice chiede se l&#8217;Fbi non potrebbe prendere le immagini pubblicate volontariamente dai cittadini su Facebook e Linkedin. E il funzionario risponde che anche se non è vietato, senza autorizzazione l&#8217;Fbi non lo fa: &#8220;avremmo una fila di avvocati fuori dalla porta&#8221;. Deve essere per forza una coincidenza. Ma che strana coincidenza. Per una faccenda così piena di segreti. </p>
<p>Vedi<br />
<a href="http://www.heinz.cmu.edu/~acquisti/economics-privacy.htm">Economics of privacy</a>, raccolta curata da Alessandro Acquisti<br />
<a href="http://futurict.blogspot.ie/2013/06/qualifiedtrust-not-surveillance-is_6661.html">Qualified trust</a></p>
<p>Vedi anche<br />
<a href="http://blog.debiase.com/2013/06/link-letture-domenicali-cyberspie-giornalismo-psicoterapia/">Cyberspie, giornalismo, psicoterapia</a><br />
<a href="http://lucadebiase.nova100.ilsole24ore.com/2013/06/big-data-uguale-big-nsa-la-risposta-è-nel-decentramento-della-rete-e-nella-manutenzione-dellinternet.html">Big Data uguale Big Nsa</a></p>
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		<title>Link. Letture domenicali. Cyberspie, giornalismo, psicoterapia</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 07:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[castigliego]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspie]]></category>
		<category><![CDATA[cyberwar]]></category>
		<category><![CDATA[nsa]]></category>

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		<description><![CDATA[Zdnet smonta la storia pubblicata da Washington Post sui servizi di sicurezza americani segnalando che dalla prima versione si è molto addolcita. La storia non allude più alla consapevole collaborazione delle grandi piattaforme alle indagini dei servizi ma per la verità non appare meno inquietante dal punto di vista dei cittadini. Perché resta l&#8217;impressione che&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.zdnet.com/the-real-story-in-the-nsa-scandal-is-the-collapse-of-journalism-7000016570/">Zdnet</a> smonta la storia pubblicata da <a href="http://m.washingtonpost.com/investigations/us-intelligence-mining-data-from-nine-us-internet-companies-in-broad-secret-program/2013/06/06/3a0c0da8-cebf-11e2-8845-d970ccb04497_print.html">Washington Post</a> sui servizi di sicurezza americani segnalando che dalla prima versione si è molto addolcita. La storia non allude più alla consapevole collaborazione delle grandi piattaforme alle indagini dei servizi ma per la verità non appare meno inquietante dal punto di vista dei cittadini. Perché resta l&#8217;impressione che un&#8217;eccessiva concentrazione del traffico e delle attività internettiane su poche piattaforme faciliti gli abusi.</p>
<p><a href="http://m.europe.wsj.com/articles/a/SB10001424127887323855804578508894129031084?mg=reno64-wsj">Wall Street Journal</a> peraltro sostiene che la prossima guerra cui la Nato dobrebbe prepararsi è una cyberguerra.  Il tema è sempre più attuale. Ma non va affrontato senza la consapevolezza di come l&#8217;intreccio di confronti tecnologici tra stati, organizzazioni informali e criminali coinvolga in modo complicato e pericoloso i diritti dei cittadini. Ne parla <a href="http://m.foreignaffairs.com/articles/139229/nazli-choucri/cyberpolitics-in-international-relations?cid=soc-twitter-in-capsules-cyberpolticis_in_international_relations-050713">Nazli Choucri</a> in un libro survey.</p>
<p><a href="http://www.umanamenteonline.it/web-anarchia-e-pulsione-di-morte/">Giuliano Castigliego</a>, psicoterapeuta, analizza le pulsioni che sottendono molti dibattiti sulla qualità umana di ciò che avviene in rete. La paura che il web sembra sollecitare nei critici superficiali dei social network, come la tensione fideistica di chi vede nel web un automatismo liberatorio, meritano un trattamento competente dal punto di vista psicologico.</p>
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		<title>Economia della collaborazione per Altimeter</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 08:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La popolazione che usa internet ha conquistato una capacità di intervento sulla generazione di valore enormemente più attiva che in passato. Le scelte delle persone possono indirizzarsi verso la disintermediazione in alcuni mercati fondati sull&#8217;informazione oppure verso forme di partecipazione alla progettazione e all&#8217;innovazione. Di questi cambiamenti, le aziende non possono non tenere conto. Altimeter&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La popolazione che usa internet ha conquistato una capacità di intervento sulla generazione di valore enormemente più attiva che in passato. Le scelte delle persone possono indirizzarsi verso la disintermediazione in alcuni mercati fondati sull&#8217;informazione oppure verso forme di partecipazione alla progettazione e all&#8217;innovazione. Di questi cambiamenti, le aziende non possono non tenere conto. <a href="http://www.altimetergroup.com">Altimeter</a> (via <a href="https://twitter.com/dottorg">Giancarlo</a>) suggerisce che le aziende possono rispondere sincronizzandosi con questa trasformazione in corso, concentrandosi su attività di servizio, marketplace, piattaforma. In questa presentazione, questi concetti sono espressi in modo analitico.</p>
<div class="hang-2-column" style="width:576px;"><iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/22256657?rel=0" width="574" height="613" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" style="border:1px solid #CCC;border-width:1px 1px 0;margin-bottom:5px" allowfullscreen webkitallowfullscreen mozallowfullscreen> </iframe>
<div style="margin-bottom:5px"> <strong> <a href="http://www.slideshare.net/Altimeter/the-collaborative-economy" title="The Collaborative Economy" target="_blank">The Collaborative Economy</a> </strong> from <strong><a href="http://www.slideshare.net/Altimeter" target="_blank">Altimeter Group Network on SlideShare</a></strong> </div>
<p></div>
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		<title>Come siamo finiti in un labirinto nel quale si perdono i fatti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 10:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[media civici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro di Ferdinando Giugliano e John Lloyd sull&#8217;&#8221;opinionismo&#8221; all&#8217;italiana denuncia il contributo del giornalismo schierato al blocco della cultura politica e civica del paese. In effetti, una società che non sappia come stanno le cose non può decidere e agire in base a una visione comune. E tende a coltivare una litigiosità paralizzante. Ma&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di <a href="http://blog.debiase.com/2013/04/lloyd-e-giugliano-obiettivita-come-principio-ispiratore-del-giornalismo/">Ferdinando Giugliano e John Lloyd</a> sull&#8217;&#8221;opinionismo&#8221; all&#8217;italiana denuncia il contributo del giornalismo schierato al blocco della cultura politica e civica del paese. In effetti, una società che non sappia come stanno le cose non può decidere e agire in base a una visione comune. E tende a coltivare una litigiosità paralizzante.</p>
<p>Ma dove abbiamo perso la strada? Viene in mente che all&#8217;avvento della repubblica, in Italia è mancato un momento catartico come il processo di Norimberga. Per cui non abbiamo fatto i conti con il fascismo e i suoi crimini. Vengono in mente le conseguenze della guerra Fredda per l&#8217;Italia, percorsa da forze estranee alla nostra vita civile. Vengono in mente la corruzione, il familismo amorale, gli accordi sottobanco tra i partiti, la mafia&#8230;</p>
<p>Tutti fenomeni che hanno abituato gli italiani a pensare che i fatti erano sempre una sorta di verità apparente, mentre &#8220;dietro&#8221; c&#8217;era altro.</p>
<p>Tangentopoli è stata un grande momento catartico che ha unificato la popolazione, ma è stato distrutto nel tempo dalla propaganda che ha tentato &#8211; riuscendoci &#8211; di trasformare quei fatti giudiziari nelle opinioni di alcuni esponenti della magistratura. Anche la prima fase del governo Monti ha dato l&#8217;idea che si potesse sapere qualcosa sullo stato delle cose &#8211; finanziarie &#8211; italiane e decidere di conseguenza; ma poi la &#8220;verità&#8221; dell&#8217;economia italiana è stata trascinata nuovamente nell&#8217;ideologia populista.</p>
<p>Se le indagini della magistratura non sono fatti ma opinioni, se i dati dell&#8217;economia non sono fatti ma opinioni, se ogni passaggio della recente storia d&#8217;Italia è considerato apparenza interessata e non realtà fattuale, se tutto quello che sappiamo è un minestrone di <a href="http://blog.debiase.com/paper/ecologia-dellattenzione/">disattenzione</a>, disinformazione, dietrologia, la prospettiva comune si disperde in una società che non si sente cittadinanza.</p>
<p>Gli italiani hanno bisogno di sapere come stanno le cose. Un giornalismo fattuale, non programmaticamente &#8220;opinionato&#8221;, sarebbe un passaggio fondamentale per il benessere del paese. Per potere andare avanti, ammettendo che la nostra storia non è stata certo perfetta ma cominciando a costruirne una nuova.</p>
<p>La distanza della popolazione dal ceto politico è la distanza tra i fatti percepiti e le opinioni gridate o suggerite.</p>
<p>I <a href="http://blog.debiase.com/2013/05/media-civici-una-costellazione-di-iniziative-emergenti-il-codice-e-software-e-comportamento/">media civici</a> sono una leva per coinvolgere persone orientate alla ricerca dei fatti secondo una metodologia standard che consenta di costruire un consenso intorno a ciò che sappiamo su come stanno le cose.</p>
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		<item>
		<title>Presidenzialismo? Quello che ho sentito…</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 07:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca De Biase</dc:creator>
				<category><![CDATA[perplessità]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni si insiste sull&#8217;ipotesi di passare al presidenzialismo. E ci si riferisce al discorso di Enrico Letta a Trento come a un&#8217;apertura nei confronti di questa ipotesi. Ho sentito quel discorso. Letta, di fronte all&#8217;esplicita domanda di Ferruccio de Bortoli sull&#8217;ipotesi del presidenzialismo, ha insistito a dire che non aveva una posizione predefinita&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni si insiste sull&#8217;ipotesi di passare al presidenzialismo. E ci si riferisce al discorso di Enrico Letta a Trento come a un&#8217;apertura nei confronti di questa ipotesi.</p>
<p>Ho sentito quel discorso. Letta, di fronte all&#8217;esplicita domanda di Ferruccio de Bortoli sull&#8217;ipotesi del presidenzialismo, ha insistito a dire che non aveva una posizione predefinita e che si trattava di discuterne con le forze politiche per arrivare a una soluzione. Lo ha ripetuto anche quando la domanda è stata ripetuta. Ha detto peraltro che non vorrebbe rivedere un&#8217;elezione del Presidente della Repubblica con il sistema attuale. E ha poi aggiunto che la Francia gli piace. </p>
<p>È ovvio che qualcuno può vedere in queste opinioni un&#8217;apertura al presidenzialismo. Di certo non è stato espresso un programma. E di certo Letta ha rimandato alla discussione con i partiti ogni valutazione di merito.</p>
]]></content:encoded>
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