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	<title type="text">Decrescita Felice Social Network</title>
	<subtitle type="text">Il portale delle riflessioni sulla decrescita</subtitle>

	<updated>2025-04-30T16:30:24Z</updated>

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		<author>
			<name>Danilo Tomasetta</name>
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		<title type="html"><![CDATA[DFSN: CAPOLINEA O NUOVA PARTENZA ?]]></title>
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		<updated>2025-04-30T16:30:24Z</updated>
		<published>2025-04-30T16:30:23Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>Mi presento per chi non mi conosce. Sono Danilo Tomasetta, autore negli ultimi 12 anni di numerosi articoli sul blog DFSN. Sono la persona che ha raccolto l’appello di Igor Giussani a subentrare nell’intestazione del dominio decrescita.com e provare a rivitalizzare questo blog. Ho una formazione culturale di tipo umanistico-sociologico, con interesse per le scienze [&#8230;]</p>
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					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/dfsn-capolinea-o-nuova-partenza/"><![CDATA[
<p>Mi presento per chi non mi conosce. Sono Danilo Tomasetta, autore negli ultimi 12 anni di numerosi articoli sul blog DFSN. Sono la persona che ha raccolto l’appello di Igor Giussani a subentrare nell’intestazione del dominio decrescita.com e provare a rivitalizzare questo blog.</p>



<p>Ho una formazione culturale di tipo umanistico-sociologico, con interesse per le scienze sociali, la politica in senso lato ed ovviamente per tutte le tematiche legate alla Decrescita, così come l’hanno intesa il fondatore Serge Latouche e anche André Gorz. Georgescu-Roegen, Ivan Illich.</p>



<p>Aggiungo che sono antispecista, animalista, ambientalista e… vegetariano, così giusto per farmi inquadrare meglio.</p>



<p>Credo che la causa della perdita di visibilità e di frequentazione di questo blog dipenda da molti fattori tra i quali, a mio modesto parere, c’è stata la mancanza di protagonismo nel dibattito mondiale da parte dei pensatori di riferimento della Decrescita.</p>



<p>In un mondo soggetto a rapidi cambiamenti ma sempre aggrappato, specie in Occidente, all’unico sistema socio-economico in auge ormai da quasi un secolo, quello del capitalismo liberista basato sul primato del mercato a scapito del rispetto dell’uomo, i temi della decrescita sono finiti per scomparire dall’orizzonte del pensiero critico.</p>



<p>Se pensassi che non esistano più buone ragioni per rilanciare le riflessioni fondanti della decrescita non mi sarei assunto la responsabilità di rilevare questo dominio e le sue propaggini in rete (il blog DFSN, il gruppo facebook “Decrescita Felice Social Network” e la pagina fb della community).</p>



<p>Al contrario io penso testardamente che oggi ci sia necessità e possibilità di rilanciare il dibattito sulla Decrescita e tutte le tematiche connesse proprio riattualizzandole alla luce dei mutamenti in atto negli assetti politici ed economici mondiali.</p>



<p>È però un lavoro difficile e impegnativo che non si può portare avanti in solitaria.</p>



<p>Igor Giussani si è fatto da parte perché non ha più tempo per impegnarsi in questa impresa. D’ora in avanti non sarà più un punto di riferimento per gli altri. Mi auguro che possa rimanere come collaboratore di una nuova impresa collettiva.</p>



<p>Come responsabile del dominio web la prima cosa che farò è darmi un lasso di tempo di 9 mesi per costruire una nuova redazione di collaboratori intenzionati a mantenere in vita il blog arricchendolo periodicamente di contenuti.</p>



<p>Attenzione però, saranno 9 mesi di blackout internet per il sito. L’8 maggio prossimo scadrà il contratto di hosting che io non rinnoverò. Il sito DFSN non sarà più visibile, rimarranno in vita solo il gruppo e la pagina fb.</p>



<p>Durante questo lasso di tempo farò il possibile per coinvolgere vecchi e nuovi collaboratori, insieme ai quali ripartire con un nuovo progetto editoriale.</p>



<p>Già da ora lancio l’appello a tutti coloro che mi stanno leggendo di contattarmi se interessati a far parte della nuova redazione. Possono farlo sia tramite la pagina fb scrivendomi su Messenger sia scrivendomi direttamente a <a href="mailto:tomasettadanilo@gmail.com">tomasettadanilo@gmail.com</a>.</p>



<p>Se come auspicabile avremo insieme buone sensazioni riguardo al successo di un rilancio, mi attiverò nel 2026 per dotare il dominio di un nuovo contratto di hosting e quindi di un nuovo sito.</p>



<p>Nel frattempo adopereremo la pagina fb del gruppo per rimanere in contatto e lanciare proposte.</p>
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		<author>
			<name>Igor Giussani</name>
							<uri>http://www.apocalottimismo.it/</uri>
						</author>

		<title type="html"><![CDATA[SALVIAMO DECRESCITA FELICE SOCIAL NETWORK]]></title>
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		<updated>2025-04-10T04:56:07Z</updated>
		<published>2025-04-10T04:50:14Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita Felice" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="decrescita felice social network" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="DFSN" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>Per salvare il blog Decrescita Felice Social Network sono disposto a pagare due anni di hosting a chi vorrà comprare il dominio, che scadrà l&#8217;8 maggio 2025, e subentrare nella gestione tecnica ed editoriale. Informazioni complete nel video.</p>
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<p>Per salvare il blog Decrescita Felice Social Network sono disposto a pagare due anni di hosting a chi vorrà comprare il dominio, che scadrà l&#8217;8 maggio 2025, e subentrare nella gestione tecnica ed editoriale. Informazioni complete nel video. </p>



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		<author>
			<name>Miriam Corongiu</name>
							<uri>http://www.georgika.it</uri>
						</author>

		<title type="html"><![CDATA[Terra dei fuochi, umanità violata]]></title>
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		<updated>2025-03-07T05:59:23Z</updated>
		<published>2025-03-07T05:59:22Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Terra dei Fuochi" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>La Terra dei Fuochi è un luogo dove l’umanità scolorisce e lo stato italiano lascia volentieri il posto all’oscurità. Lo dice, con una sentenza lunga oltre centottanta pagine, la Corte Europea per i Diritti Umani (CEDU). E lo dice, da trent’anni, chi ci vive. Come me. Ricordo ogni parola urlata, ogni azione compiuta, ogni comunicato [&#8230;]</p>
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					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/terra-dei-fuochi-umanita-violata/"><![CDATA[
<p>La Terra dei Fuochi è un luogo dove l’umanità scolorisce e lo stato italiano lascia volentieri il posto all’oscurità. Lo dice, con una <a href="https://ilsalvagente.it/2025/01/30/corte-europea-dei-diritti-umani-litalia-pone-a-rischio-la-vita-degli-abitanti-della-terra-dei-fuochi/">sentenza</a> lunga oltre centottanta pagine, la Corte Europea per i Diritti Umani (CEDU). E lo dice, da trent’anni, chi ci vive. Come me.</p>



<p>Ricordo ogni parola urlata, ogni azione compiuta, ogni comunicato steso da attivista. Come ricordo tutte le rassicurazioni che ho dovuto dare, da contadina, alle persone che vedevano svanire i propri corpi nel fumo dei roghi e temevano, a ragione, per la propria salute.</p>



<p><strong>Possiamo dire che i fuochi di rifiuti si siano ridotti?</strong> Si, possiamo. Sono sensibilmente meno per via della pressione che non abbiamo mai smesso di esercitare. Ma persistono, specie d’estate. Sintomo chiaro di una malattia mai sopita e lontana dall’essere debellata.</p>



<p>Alessandro Cannavacciuolo, il cui nome campeggia sul ricorso alla CEDU e attivista della prima ora, è convinto che nulla sia finito. Gli sversamenti continuano, mi dice al telefono, e la criminalità attende che le erbe siano abbastanza alte e secche per poter appiccare il fuoco. Si è adattata a controlli più serrati. Inoltre, i cumuli di rifiuti che non cessano di essere le bordure postmoderne dei nostri campi, vengono rimossi in tempi troppo diluiti e con un enorme aggravio ambientale. Senza ripulire le campagne, le strade periferiche, le basi dei cavalcavia e i luoghi meno battuti, le tanto attese bonifiche avrebbero un’efficacia relativa. Fuori dai siti rigenerati, continueremmo ad avere roghi.</p>



<p><strong>Possiamo dire che i prodotti agricoli non siano contaminati?</strong> Con certezza. Le analisi effettuate dalla Regione Campania così come da enti indipendenti e da aziende estere nel corso degli anni ci dicono che non sono state rilevate criticità. Ma basta per dire che la terra è sana? Basta a garantire la salute delle persone nel tempo? Basta a dirci che non dobbiamo preoccuparci per il nostro futuro?</p>



<p>Lo <a href="https://www.procuranapolinord.it/allegatinews/A_42657.pdf">studio</a> effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità in accordo con la Procura di Napoli Nord (2020) “fa comunque presente che molte delle patologie indagate, come quelle oncologiche, hanno lunghi periodi di latenza, e i contaminanti, come i metalli pesanti, se non bonificati, possono perdurare nelle matrici lungamente”. I terreni potrebbero inaridirsi (si inaridiscono), le persone continuerebbero (continuano) ad ammalarsi.</p>



<p>L’Università Cattolica di Piacenza ha condotto un altro <a href="https://economiacircolare.com/micro-nano-plastiche-alterano-metabolismo-piante/">studio</a>, molto recente, su colture a ciclo breve come le lattughe per verificare le loro reazioni alle micro e nanoplastiche. A contatto con queste ultime, le piante registrano alterazioni metaboliche, effetti negativi sulle popolazioni microbiche della rizosfera e, sul lungo periodo, manifestano <em>alterazioni della fotosintesi</em>. Il mondo senza la capacità tutta vegetale di tramutare la luce in vita non ha prospettive. Un’ipotesi questa, che suona per il Prof. Lucini come “un campanello d’allarme”.</p>



<p>Tutto da definire meglio, certo, da perfezionare con altre ricerche, ma sono convinta che la guerra dei dati scientifici non sia più necessaria: il buon senso, la precauzione e le carte già copiosamente prodotte avrebbero dovuto essere già da lungo tempo sufficienti a pacificare la Terra dei Fuochi. E a renderla un luogo sicuro.</p>



<p>Invece, le istituzioni hanno taciuto: “era necessaria – si legge nel dispositivo della sentenza CEDU – una strategia di comunicazione completa ed accessibile per informare la popolazione sui rischi potenziali e reali”; che c’è “un rischio sufficientemente grave, reale e accertabile (imminente)” e che “non ci sono prove che lo stato abbia dato una risposta sistematica, coordinata e completa”.</p>



<p>Il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, emette un <a href="https://www.regione.campania.it/regione/it/news/primo-piano/sentenza-cedu-su-rifiuti-tossici-dichiarazione-del-vicepresidente-bonavitacola?page=1">comunicato</a> in cui si legge che “si tratta di un fenomeno che ha segnato il periodo antecedente alla denuncia del 2013”: siamo davanti a manifesta malafede. E se si smetterà di fare pressione, di alzare la voce, non faranno nulla, perché la nostra specie (soprattutto se politicamente esposta) persiste nel naufragio antropocentrico, solcando i mari della stupidità. Non ci si dica – non più – che un profilo basso è utile a proteggere l’agricoltura campana: l’agricoltura ha bisogno di terre pulite e di garanzie di salubrità, come il popolo campano ha bisogno di democrazia e di ascolto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-23801" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-1024x768.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-300x225.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-768x576.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-1536x1152.jpg 1536w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-80x60.jpg 80w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-265x198.jpg 265w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-696x522.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-1068x801.jpg 1068w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1-560x420.jpg 560w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/03/miriam_1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>La nomina dell’ennesimo commissario alle bonifiche, un generale, suggerisce al contrario che il governo Meloni sottovaluta l’importanza del coinvolgimento dei cittadini ed elude il portato stesso della sentenza europea.</p>



<p>Si tratta, nero su bianco, di diritti umani violati. Di brutalità, di condanne a morte e di repressione. Si è fatto allora. Si prosegue oggi.</p>



<p>In questa persistente incertezza, in cui si continua a morire per malattie oncologiche e l’accesso a cure tempestive diventa sempre più appannaggio di chi può permettersele (o fa debiti per pagarle), in quale direzione andare? Oltre alla pressione politica, quali responsabilità delineare?</p>



<p>Non mi riferisco ad una corretta raccolta differenziata (peraltro indispensabile), ad un’impiantistica finalmente volta al riuso e al riciclo dei rifiuti (non all’incenerimento) o a normative che riducano l’impatto ambientale in sede produttiva. Sono argomenti – questi come altri &#8211; che da tempo fanno parte delle piattaforme politiche dal basso.</p>



<p>Io rispondo per il mestiere che faccio e ritengo ci siano almeno tre punti da mettere in luce, visto che la politica raramente se ne occupa:</p>



<p>1. <strong>una responsabilità sitospecifica dei contadini</strong>. L’agroecologia è una tecnica profondamente rigenerativa delle matrici ambientali e fortemente necessaria nei luoghi soggetti a gravi forme di inquinamento. La deontologia professionale dovrebbe imporci scelte tecniche adeguate al territorio in cui viviamo. E, credetemi, ormai tutti i territori denunciano criticità ambientali. I contadini dovrebbero sempre essere custodi della terra, non i suoi carnefici.</p>



<p>2. <strong>una responsabilità collettiva verso i contadini</strong>. Uno stato degno di essere chiamato tale e che avesse davvero a cuore il futuro dell’umanità, dovrebbe comprendere che la transizione agroecologica non è cosa che si possa fare senza destinare finanziamenti ad hoc e senza un’adeguata formazione. Ma qui si guarda, invece, agli industriali dell’agricoltura e alle grandi case farmaceutiche.</p>



<p>3. <strong>una nuova cultura del rischio</strong>. In un paese dove non si legifera più e dove il delinearsi di conflitti in Europa non porta che l’abbandono sistematico dei cittadini svantaggiati; dove la destra ci aizza contro le persone migranti e blandisce il nuovo Hitler americano; dove il ruolo cruciale delle donne nelle aree rurali viene sminuito, temi come la prevenzione primaria, il principio di precauzione e il reddito di cura per chi svolge un lavoro di protezione della terra e del territorio, appaiono inesistenti. Inutile, del tutto inutile, parlare di corretti stili di vita se il cibo a cui abbiamo accesso è compromesso dall’uso standard di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici. Oltre che portatore di gravi ingiustizie sociali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="blob:http://www.decrescita.com/aefcef20-af83-442e-8bf2-62a5fd624fa6"><img src="blob:http://www.decrescita.com/aefcef20-af83-442e-8bf2-62a5fd624fa6" alt=""/></a></figure>



<p>Insomma, la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani dovrebbe essere il gancio per politiche di ampio respiro e potrebbe fare della Terra dei Fuochi un modello di civiltà ritrovata.</p>



<p>Avete presente la clip generata dall’AI per Gaza? Togliamo gli elementi sessualizzanti e l’aberrante declinazione capitalistica di Trump. Proviamo solo a immaginare la Campania libera dai rifiuti, con le sue ampie pianure destinate ad un’agricoltura dolce, dove il rosso dei pomodori si alterna all’oro dei girasoli…i bambini giocano accanto a stagni popolati da raganelle e le vasche della canapa rivivono come orti fuori terra. Le lucciole, di sera, fanno luce per i nostri occhi stanchi. Le stelle limpide segnano la rotta per tutti noi.</p>



<p>Vi sembra un innocuo esercizio di immaginazione? Non lo è. Solo immaginando il futuro sapremo agire per inverarlo.</p>



<p>Sappiamo già – lo dice l’Europa – che niente di tutto questo accadrà se non ci faremo sentire. E l’Italia perderà, come al solito, una grande occasione per dirsi democratica e migliore.</p>



<p>Foto immagine in evidenza: Mauro Pagnano</p>



<p></p>
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		<author>
			<name>Armando Boccone</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Spazio, tempo e velocità: dalla fisica alla realtà socio-economica]]></title>
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		<id>http://www.decrescita.com/news/?p=23766</id>
		<updated>2025-01-22T17:23:44Z</updated>
		<published>2025-01-22T17:23:43Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Ambiente ed ecologia" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Cultura" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="età assiale" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="spazio" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="spaziotempo" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="tempo" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="velocità" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>La nascita dello spaziotempo nella realtà socio-economica nella seconda parte del xx secolo</p>
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]]></summary>

					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/spazio-tempo-e-velocita-dalla-fisica-alla-realta-socio-economica/"><![CDATA[
<h2>La nascita dello “spaziotempo” nella realtà socio-economica</h2>



<p></p>



<p><em>“…ci renderemo conto che fra vita e pensiero non c’è quel radicale divario che il dualismo filosofico del XVII secolo accettava come un dato di fatto. E se ci convinceremo che quanto avviene nella nostra mente non è sostanzialmente né fondamentalmente diverso dai fenomeni basilari della vita stessa, se comprenderemo che non c’è alcuna insuperabile distanza fra l’uomo e tutti gli altri esseri viventi – non solo gli animali, ma anche le piante – diventeremo forse saggi come non credevamo di poter essere.” (</em><em>Claude Levi-Strauss, Mito e significato)</em><em> (1)&nbsp;</em></p>



<p>“…nella natura sono operanti, nell&#8217;intrico degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano l&#8217;apparente accidentalità degli avvenimenti&#8230;” (Friedrich Engels&nbsp; Anti-Dühring – Prefazione alla seconda edizione – 1885) (2)</p>



<h2>Presentazione del lavoro</h2>



<p><strong>Questo lavoro intende dimostrare, seppure con approssimazioni, che nella seconda parte del XX secolo è avvenuto nella realtà socio-economica quanto avvenuto agli inizi del novecento nel campo della fisica con la teoria della Relatività speciale di Albert Einstein: è avvenuto che come nella realtà fisica le alte velocità hanno fatto incontrare lo spazio e il tempo portando al nuovo “costrutto” dello “spaziotempo” anche nella realtà socio-economica hanno fatto irruzione le alte velocità con cui si consumano le risorse naturali e ciò ha portato all’incontro, che è una rotta di collisione, fra lo spazio (popolazione, produzione, consumo di risorse non rinnovabili, inquinamento, ecc.) e il tempo di sopravvivenza dell’attuale stile di vita dell’umanità. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La velocità con cui si consumano le risorse rinnovabili è maggiore di quella impiegata dalla natura per rigenerarle e la velocità con cui si immettono in natura biossido di carbonio, metano e altro è superiore alla capacità della natura stessa di assorbirli. A ciò si aggiunge la velocità con cui si consumano le risorse naturali non rinnovabili (combustibili fossili e minerali) facilmente estraibili che porterà a sempre maggiori difficoltà nel loro approvvigionamento, con sconvolgimenti inimmaginabili nei modi di vita di tutta l’umanità!!</strong></p>



<p><strong>*</strong>Una doverosa premessa prima di andare avanti nella lettura di questo lavoro: non ho una preparazione scientifica e quanto sarà scritto in merito allo spazio, al tempo, alla velocità e alle loro relazioni nel campo della fisica  l’ho appreso (spero correttamente!!) consultando materiale sul WEB. Dato questa premessa invito chiunque a intervenire per mettere in evidenza cose sbagliate eventualmente dette.</p>



<h2>Prima parte</h2>



<h3>Lo spazio e il tempo nella realtà fisica: separati e assoluti</h3>



<p>Nella fisica di Isac Newton, basate sulle trasformate di Galileo, lo spazio e il tempo erano considerati assoluti e separati: non interagivano fra di essi. I tempi e le lunghezze relative a identici fenomeni venivano misurate da diversi osservatori nello stesso modo. Un oggetto lungo un metro era lungo un metro per tutti gli osservatori così un fenomeno della durata di un’ora durava un’ora per tutti gli osservatori (e aveva un identico inizio e una identica fine: era simultaneo).</p>



<h3>Lo spazio, il tempo e la velocità nella realtà fisica: la nascita dello “spaziotempo”</h3>



<p>Nel diciannovesimo secolo, con Michael Faraday e poi con James Clerk Maxwell si studiarono nuovi fenomeni: i fenomeni elettromagnetici.</p>



<p>I fenomeni elettromagnetici sono interessati da velocità elevatissime: le onde elettromagnetiche hanno velocità uguali a quelle della luce.</p>



<p>Con velocità elevatissime, diverse da quelle che si sperimentano nella vita quotidiana, si creano dei problemi che portarono Albert Einstein a dire: “<em>E’ noto che l’elettrodinamica di Maxwell &#8211; come la si interpreta attualmente &#8211; nella sua applicazione ai corpi in movimento porta a delle asimmetrie, che non paiono essere inerenti ai fenomeni</em>.” Inizia in questo modo l’articolo “<em>Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento</em>” (3) [<em>Zur Elektrodynamik bewegter Körper]</em> scritto nel 1905 da Albert Einstein e in cui lo scienziato espone per la prima volta la Teoria della relatività speciale.</p>



<p><strong>Lo spazio e il tempo non possono considerarsi più separati e assoluti quando si introduce la velocità. Ma come varia quindi la relazione fra il tempo, lo spazio e la velocità?</strong></p>



<p>“La relazione fra il tempo, lo spazio e la velocità.</p>



<p>Nella nostra esperienza quotidiana le vediamo come tre cose separate. Misuriamo lo spazio col metro, il tempo col cronometro e la velocità con tachimetro dell’autovettura e non ci viene in mente che queste tre cose sono intimamente collegate tra loro e si influenzino a vicenda.&nbsp;<br />Albert Einstein nella sua teoria della relatività mostrò invece che il tempo e lo spazio appartengono allo stesso sistema e che un oggetto man mano che si avvicina alla velocità della luce subisce delle distorsioni spaziotemporali rispetto a un osservatore che invece rimane fermo.”&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Da&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=K6uAwvvbWy8">https://www.youtube.com/watch?v=K6uAwvvbWy8</a></p>



<p>Succede che a velocità elevate il tempo e lo spazio subiscono delle perturbazioni. Lo spazio e il tempo non sono uguali per tutti gli osservatori. Osservatori diversi, in moto relativo l’uno rispetto all’altro, misurano tempi diversi e spazi diversi.</p>



<p>Un osservatore in moto relativo rispetto a un altro osservatore misura uno stesso fenomeno dandogli un tempo di durata superiore rispetto al tempo misurato dall’altro osservatore (<strong>dilatazione dei tempi</strong>).</p>



<p>Così pure un osservatore in moto relativo rispetto a un altro osservatore misura un oggetto dandogli una lunghezza inferiore a quella data dall’altro osservatore (<strong>contrazione delle lunghezze</strong>).</p>



<p>A velocità ordinarie non si osservano contrazioni degli oggetti e dilatazione del tempo di durata dei fenomeni anche se in effetti queste perturbazioni avvengono. Non si osserverebbero perturbazioni apprezzabili nelle determinazioni spaziotemporali anche se prendessimo in considerazioni le velocità raggiunte degli aerei militari da caccia (circa 2-3 mila&nbsp; km all’ora) oppure quelle raggiunte dalle sonde spaziali interplanetarie (con cui sono state raggiunte velocità di punta fino a 72.000 km all’ora): si pensi che la velocità della luce è 15.000 volte maggiore della velocità di punta raggiunta dalle sonde spaziali interplanetarie di cui si è fatto l’esempio.</p>



<p>Per i temi della dilatazione dei tempi e della contrazione delle lunghezze e in generale sui rapporti fra spazio e tempo si possono visionare molti documenti-video sul WEB.</p>



<p>&nbsp;Sul nuovo costrutto di “Spaziotempo” e sulla “Relatività speciale” (ristretta) si rimanda alle seguenti voci su Wikipedia&nbsp; in</p>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Spaziotempo">https://it.wikipedia.org/wiki/Spaziotempo </a></p>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta">https://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta</a></p>



<p>&nbsp;In seguito all’introduzione della velocità, <strong>lo spazio e il tempo</strong>, che la fisica di Isaac Newton, basate sulle trasformate di Galileo, consideravano separati e assoluti, non poterono più esserlo perché, <strong>come dimostrò la Teoria della relatività speciale</strong>, essi &nbsp;<strong>sono legati indissolubilmente, quindi si determinano a vicenda</strong>, per cui <strong>&#8220;dove lo spazio si contrae, il tempo si dilata</strong>;<strong> e, viceversa, dove il tempo si contrae, lo spazio si dilata&#8221;</strong>, come affermava Einstein (alla voce “Relatività ristretta” di Wikipedia).</p>



<p>Venne creato quindi creato un nuovo “costrutto” detto <strong>“spaziotempo”</strong></p>



<p>“Con l&#8217;accettazione da parte della comunità scientifica della teoria della relatività è stato demolito il concetto di spazio e di tempo assoluti e separati l&#8217;uno dall&#8217;altro, mentre ha preso il suo posto il concetto di <strong>&#8220;spaziotempo&#8221;</strong>, nel quale <strong>non c&#8217;è un sistema di riferimento privilegiato</strong> e per ogni evento le coordinate spaziali e temporali sono legate tra di loro in funzione dello spostamento relativo dell&#8217;osservatore. Con l&#8217;assenza di un tempo assoluto, anche il concetto di contemporaneità è stato modificato dall&#8217;avvento della relatività:…”</p>



<p>Alla voce “Spaziotempo” in Wikipedia <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Spaziotempo">https://it.wikipedia.org/wiki/Spaziotempo</a></p>



<p>Fu necessario un notevole sviluppo scientifico per arrivare alla Teoria della relatività speciale di Albert Einstein: dai fondamentali lavori di Michael Faraday e James Clerck Maxwell alla geometria di Bernhard Riemann, dalle trasformate di Anton H. Lorentz alle elaborazioni teoriche di Henri Poincarè, ecc., (ma non approfondisco il tema, non avendone nemmeno le capacità).&nbsp;</p>



<h3>Prove sperimentali e osservazioni in natura</h3>



<h4>Ma esistono delle prove di quanto finora detto?</h4>



<p>Esistono sia delle prove sperimentali che osservazioni in natura che dimostrano che a velocità elevatissime (prossime a quelle della luce) avviene concretamente la dilatazione dei tempi e la contrazione dello spazio.</p>



<p><strong>&nbsp;“Conferme sperimentali</strong></p>



<p>Gli effetti sulle lunghezze e sugli intervalli di tempo sono normalmente osservati sia in natura sia nei laboratori (in questo secondo caso delle particelle sono spinte negli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Acceleratore_di_particelle">acceleratori</a> a velocità vicine a quelle della luce).</p>



<p>Una prima conferma provenne dalla maggiore vita media dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pione">pioni</a> o dei <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Muone">muoni</a> generati dai raggi cosmici nell&#8217;alta atmosfera terrestre: questi pioni e muoni esistono mediamente solo per circa 2 milionesimi di secondo, poi si trasformano in altre particelle. Muovendosi al 99% della velocità della luce, la distanza che dovrebbero percorrere si può calcolare in 300.000×0,99×2 milionesimi = 0,6&nbsp;km. Quindi, percorrendo solo 600 metri, ed essendo prodotti nell&#8217;alta atmosfera, essi dovrebbero decadere prima di arrivare sulla superficie della terra. Nella realtà essi arrivano fino al livello del mare, cosa che viene interpretata come un aumento della loro vita media a causa dell&#8217;alta velocità: rispetto a un osservatore sulla superficie terrestre, la durata del loro stato stabile si allunga (perché il loro tempo scorre più lentamente), e sono quindi in grado di percorrere distanze più grandi di quelle attese.</p>



<p>L&#8217;equivalenza tra massa ed energia è confermata dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Difetto_di_massa">difetto di massa</a>: due particelle legate tra loro hanno una massa totale minore della somma delle stesse particelle libere; la differenza di massa è dovuta al fatto che le particelle appartengono allo stesso sistema cinetico: nel caso opposto entrambe sommano alla loro massa inerziale quella cinetica.”</p>



<p>Alla voce Relatività ristretta in Wikipedia al link</p>



<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta">https://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_ristretta</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/Foto-1-images4.jpg"><img loading="lazy" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/Foto-1-images4.jpg" alt="Isola di plastica in mare aperto" class="wp-image-23770" width="752" height="387" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/Foto-1-images4.jpg 312w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/Foto-1-images4-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a><figcaption>Isola di plastica in mare aperto</figcaption></figure>



<p></p>



<h2>Seconda parte</h2>



<h3>Lo spazio, il tempo e la velocità nella realtà socio-economica: la nascita dello “spaziotempo” anche nella realtà socio-economica!</h3>



<h3>Introduzione alla seconda parte del lavoro</h3>



<p>Dopo questa trattazione un po’ raffazzonata che solo persona senza una preparazione scientifica di base poteva fare (ovviamente sto parlando di me!) si passa alla seconda parte del lavoro.</p>



<p><strong>Nella seconda parte del lavoro si intende dimostrare che ciò che è avvenuto nel campo della fisica fra il diciannovesimo e gli inizi del ventesimo secolo è avvenuto anche nella realtà socio-economica nella seconda metà e, soprattutto, negli anni settanta del ventesimo secolo. Questo periodo può considerarsi una nuova età assiale nella storia moderna: una età che fa da spartiacque, fa da cesura con quanto avvenuto fino ad allora nella storia.</strong></p>



<p>(a proposito di questa nuova età assiale a cui farò riferimento più volte rimando al mio lavoro&nbsp; <a href="http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/">http://www.decrescita.com/news/gli-anni-settanta-xx-secolo/</a> pubblicato sul blog di Decrescita felice social network )</p>



<h4>Lo &#8220;spaziotempo&#8221; nella realtà socio-economica</h4>



<p>E’ stato detto che nella fisica di Isaac Newton, basata sulle trasformate di Galileo, il tempo e lo spazio sono considerati separati e assoluti. Questo perché le velocità ordinarie con cui si ha a che fare non portano ad apprezzabili perturbazioni nelle determinazioni spaziotemporali.</p>



<p>Quando invece sono interessate velocità prossime a quelle dalle luce allora le cose cambiano e Albert Einstein con la Teoria della relatività speciale ha dimostrato che il tempo e lo spazio sono legati indissolubilmente, quindi si determinano a vicenda, per cui <strong>&#8220;dove lo spazio si contrae, il tempo si dilata; e, viceversa, dove il tempo si contrae, lo spazio si dilata&#8221;</strong>.</p>



<p><strong>Con questa seconda parte del lavoro si intende indagare sul rapporto fra spazio e tempo nelle varie fasi socio-economiche in cui può suddividersi il processo storico-culturale. In questo contesto per spazio si intenderà la popolazione, la produzione, il consumo di risorse sia rinnovabili che non rinnovabili, l’immissione nell’ambiente di diverse sostanze come scorie della produzione, ecc.; per tempo invece si intenderà la durata di vita di determinati gruppi umani, o dell’umanità intera, tenendo conto del determinato “stile di vita” seguito.</strong></p>



<p><strong>Nella trattazione che seguirà si cercherà, pur con notevoli approssimazioni, di delineare i diversi rapporti che si sono creati fra spazio e tempo partendo dal paleolitico e arrivando alla seconda metà del XX secolo, a quella che si potrebbe definire una nuova età assiale nella storia moderna, età in cui il rapporto fra spazio e tempo sarà molto particolare: sarà una rotta di collisione!!</strong></p>



<p>Una breve premessa: nella trattazione che sarà fatta bisogna considerare che ci sarà sempre una certa approssimazione: non è possibile definire chiaramente i periodi storici né nella durata né nel loro significato!</p>



<h4>Lo spazio e il tempo nel paleolitico</h4>



<p>Per tutto il paleolitico, cioè fra 2,5 milioni di anni fa e diecimila anni fa, quando invece si inizia a praticare la coltivazione delle piante e la pastorizia, nella storia umana lo spazio (inteso come popolazione, produzione, consumo di risorse, ecc.) non entra in contrasto col tempo, spazio e tempo sono separati: è possibile continuare a vivere in quel modo per un tempo praticamente infinito. I piccoli e sparuti gruppi in cui consisteva la popolazione umana conducevano una vita nomade o semi-nomade e vivevano di caccia e raccolta di vegetali spontanei: l’incidenza della “vita paleolitica” sulla natura era praticamente nulla.</p>



<h4>Lo spazio e il tempo con l’introduzione dell’agricoltura e della pastorizia</h4>



<h4>Uno &#8220;spaziotempo&#8221; limitato</h4>



<p>Solamente in seguito all’adozione della pratica della coltivazione delle piante e della pastorizia lo spazio e tempo iniziano a determinarsi a vicenda. Il contatto in questo caso deve intendersi sia in senso negativo che positivo. Quando il contatto ha conseguenze negative le ha solo localmente e temporaneamente.</p>



<p>Nelle grandi civiltà, da quelle mesopotamiche del VI-V millennio before present per arrivare all’attuale civiltà fino alla metà del secolo scorso, lo spazio e il tempo iniziarono a entrare in contatto, anche se con effetti solamente locali e temporanei: nella Bassa Mesopotamia per esempio, la continua coltivazione irrigua dei terreni portò alla loro salinizzazione. A questo problema particolare in parte si fece fronte sostituendo la coltivazione del grano con quella dell’orzo (più resistente ai terreni con un grado maggiore di salinità).</p>



<p>All’interno di un mondo che, in linea di massima e in riferimento alle grandi civiltà del passato, si poteva considerare scarsamente abitato, si utilizzarono diverse modalità per risolvere quei problemi (che potevano considerarsi problemi locali e temporanei): dal dissodamento di nuovi terreni, alla conquista di nuovi territori, all’adozione di nuove tecnologie, ecc. ecc.</p>



<p>Anche in seguito a crisi molto forti la natura consentiva, dopo un certo periodo, la ripresa della popolazione, della produzione e la ripresa dello sviluppo tecnologico-scientifico, politico-organizzativo, socio-economico, artistico, filosofico, ecc., ecc. Per una conoscenza più approfondita su come si è svolta la storia negli ultimi diecimila anni e del particolare costrutto di “spaziotempo” che si è avuto, rimando a un mio lavoro che tratta della nascita della prima “civiltà” che si ebbe nella Bassa Mesopotamia nel sesto millennio before present, della crisi a cui andò incontro e di come la “realtà” conservò il potenziale naturale e demografico per riprendersi abbastanza celermente e dare origini a nuove “civiltà” (al link&nbsp; <a href="http://www.decrescita.com/news/la-prima-volta/">http://www.decrescita.com/news/la-prima-volta/</a> )&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; .</p>



<p>I rapporti erano tali che a una dilatazione dello spazio (più popolazione e più produzione essenzialmente) corrispondeva una dilatazione del tempo di vita per l’umanità: si avevano più lunghe prospettive di vita per l’umanità. E’ problematico dire che contestualmente ci fu un miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità se non per piccole parti della popolazione: in linea di massima le condizioni di vita dell’umanità peggiorarono rispetto al modo di vita paleolitico salvo appunto per piccole parti della popolazione. Il rapporto per la verità è molto più complesso e dialettico soprattutto in relazione al “miglioramento delle condizioni di vita” e per chi volesse approfondirlo rimando a un mio lavoro pubblicato su decrescita felice social network al link <a href="http://www.decrescita.com/news/crescita-lesplosione-demografica-nel-neolitico/">http://www.decrescita.com/news/crescita-lesplosione-demografica-nel-neolitico/</a></p>



<p>La popolazione doveva essere sempre più numerosa perché solamente in questo modo era possibile la specializzazione del lavoro, la creazione di grandi infrastrutture (canali di irrigazione, magazzini, templi, mura di fortificazione delle città, ecc.), il dissodamento e la messa a coltura di sempre più terreni, la conquista di sempre più territori con eserciti più numerosi di quelli delle popolazioni nemiche, con sempre più artigiani addetti nella forgiatura dei metalli, nella produzione di vasellame, tessuti, utensili, armi, ecc. (con conseguente sviluppo tecnologico) e con sempre più mercanti addetti a fare affluire materie prime e altro verso il proprio territorio, che per ogni popolazione era il centro del mondo.</p>



<p>Solamente in casi particolari si arrivava alla catastrofe, cioè a condizioni da cui non si ripartiva più. Un esempio tipico fu quello che riguardò l’isola di Pasqua, con un territorio piccolo e fortemente isolato. In questo  caso le condizioni ambientali furono talmente compromesse che, unite alle altre condizioni a cui si è accennato, non resero possibile una ripartenza.</p>



<h3>La seconda metà del XX secolo: l’irruzione della velocità!</h3>



<p><strong>Si può dire che negli anni sessanta del XX secolo l’umanità, seppure con molte differenze al suo interno, riesce a soddisfare in modo più o meno adeguato i suoi principali bisogni di cibo, di acqua e a raggiungere discrete condizioni igienico-sanitarie.</strong></p>



<p><strong>Erano condizioni che, si ripete, non riguardavano tutta l’umanità e il processo storico da cui sono venute fuori non è avvenuto in modo lineare e uniforme ma con molte contraddizioni e battute d’arresto: in ogni caso la situazione a cui siamo arrivati è il risultato di millenni di storia fatta di sviluppo delle forze produttive ma insieme e “tramite” incremento demografico, sviluppo tecnologico-scientifico, sviluppo politico-amministrativo-organizzativo, ecc., ma anche insieme e “tramite” guerre, epidemie, carestie, deportazioni, genocidi, condizioni di vita e di lavoro al limite della sopportazione, sfruttamento di popolazioni su altre popolazioni e di classi su altre classi, sviluppo per alcune parti del mondo e “logico” sottosviluppo per altre parti del mondo, profonde ferite inferte alla natura, ecc.</strong></p>



<p><strong>Nonostante questo nei primi decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale il sentimento che pervadeva il mondo era l’ottimismo.</strong></p>



<p>Diceva <strong>Aurelio Peccei </strong>che negli anni sessanta del XX secolo: <strong>”L’uomo aveva la sensazione di avere finalmente messo le mani su una fonte di energia pressoché illimitata, che gli avrebbe permesso di trasformare a piacere la propria vita. Sapientemente alimentata da taluni interessi, l’ubriacatura del petrolio a volontà e a prezzi abbordabili faceva vedere la vita in rosa</strong>. La società dei consumi sembrava un obiettivo facile da raggiungere, rispondente alle aspirazioni di tutti. L’economia era in fase di espansione e la sua crescita sembrava assicurata per decenni, a tassi annui molto elevati. Ci si diceva che questo sviluppo, alla portata di un gran numero di paesi, avrebbe permesso ai più ricchi di soddisfare le proprie domande interne, pur contribuendo sostanzialmente al miglioramento della condizione dei paesi più poveri. L’appetito di una abbondanza materiale sempre maggiore poteva dunque essere soddisfatto senza pregiudicare il doveroso aiuto ai bisognosi. La cornucopia della tecnologia sembrava d’altra parte inesauribile, pronta a sfornare, una dopo l’altra, soluzioni miracolose a tutti i problemi umani.”<br />……<br />Tali opinioni si fondavano sulla considerazione quasi esclusiva dei fattori positivi. Le nostre generazioni possiedono in effetti una ricchezza e una varietà di risorse intellettuali e pratiche che, in teoria, possono assicurare l’espansione e lo sviluppo materiale dell’umanità ancora per lunghi anni. Si tratta di un patrimonio immenso e sempre crescente di informazioni, di conoscenze scientifiche, di competenze tecnologiche, di talenti manageriali, di esperienze di gestione, di attrezzature produttive e di mezzi finanziari, quale i nostri padri non potevano neppure sognare.<br />…<br />D’altra parte <strong>si era convinti che le risorse naturali che la buona e vecchia Terra è in condizioni di dispensare alle iniziative umane erano ben lungi dall’essere esaurite, in quanto potevano essere moltiplicate o sostituite grazie a soluzioni o espedienti tecnologici.</strong><br />…..<br /><strong>Ci si rifiutava di credere che nei nostri tempi la conclusione potesse essere diversa, e non ci si poneva neppure la questione se l’intero sistema umano potesse un giorno precipitare nel disastro. Una simile ipotesi pareva assurda. Il destino dell’uomo non poteva essere che quello di progredire.” </strong>(4)&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><br />Diceva <strong>Nicolas Georgescu-Roegen sullo stato di euforia che pervase l’umanità nell’immediato dopoguerra</strong>:” La tesi degli economisti tradizionali e di quelli di orientamento marxista, comunque, è che il potere della tecnologia è illimitato. Saremo sempre in grado non solo di trovare un sostitutivo di una risorsa che sia diventata scarsa, ma anche di accrescere la produttività di qualunque tipo di energia o materiale. Qualora dovessimo esaurire una certa risorsa, escogiteremo sempre qualcosa, proprio come abbiamo sempre fatto sin dai tempi di Pericle. Perciò nulla potrebbe impedirci il cammino verso un’esistenza sempre più felice della specie umana.” (5)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>L’incanto che appena sopra è stato tratteggiato si rompe negli anni settanta del XX secolo, con quella che può considerarsi una nuova età assiale nella storia moderna, un periodo dopo il quale (con tutte le necessarie approssimazioni) niente sarà più come prima!</strong></p>



<h3>Tempi moderni</h3>



<p><strong>Il particolare e nuovo rapporto fra spazio e tempo (che ha portato a un nuovo costrutto: lo &#8220;spaziotempo&#8221;), che nel campo della fisica è avvenuta fra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento e nell’arte nei primi decenni del novecento, nella realtà socio-economica avviene invece nella seconda metà e, soprattutto, intorno agli anni settanta del XX secolo.</strong></p>



<p>Per spazio, in riferimento alla realtà socio-economica, dovrà intendersi, in prima approssimazione, la grandezza della popolazione e della produzione ma, calibrando bene l’analisi, dovrà intendersi precisamente il consumo di risorse non rinnovabili e l’immissione in atmosfera e nell’ambiente di biossido di carbonio e di altre sostanze (che porteranno a cambiamenti climatico–ambientali e a futuri effetti disastrosi per l’umanità se non si invertirà la rotta).&nbsp; Più che di unione di spazio e tempo è il caso di parlare di rotta di collisione fra spazio e tempo, per mettere in evidenza l’effetto catastrofico che questa collisione avrà sulle condizioni di vita dell’umanità se non si pone rimedio.</p>



<p>Le distorsioni fra spazio e tempo non sono più locali e temporanei come è avvenuto in passato ma sono globali e strutturali!</p>



<h4>Lo &#8220;spaziotempo&#8221; nell’età assiale: l’irruzione della velocità nella realtà socio-economica</h4>



<p>&nbsp;“Durante gli anni ’70, l’umanità ha oltrepassato la soglia in cui l’Impronta ecologica annuale era pari alla biocapacità annuale della Terra, ossia, l’umanità ha iniziato a consumare le risorse rinnovabili a una velocità maggiore di quella impiegata dagli ecosistemi per rigenerarle e a rilasciare un quantitativo di biossido di carbonio maggiore di quello che gli ecosistemi riescono ad assorbire. Questa situazione è chiamata “superamento dei limiti ecologici” (overshoot) e, da allora, è progredita ininterrottamente.” (6)</p>



<h4>Queste poche righe del <em><strong>Living Planet Report 2010 </strong></em>mettono inevidenza il nuovo fattore che è entrato in scena: <strong>la velocità</strong>!!&nbsp;</h4>



<p>La velocità con cui si consumano le risorse rinnovabili è maggiore di quella impiegata dalla natura per rigenerarle e la velocità con cui si immettono in natura biossido di carbonio, metano e altro è superiore alla capacità della natura stessa di assorbirli.</p>



<p>A ciò si aggiunge la velocità con cui si consumano le risorse naturali non rinnovabili (combustibili fossili e minerali) facilmente estraibili che porterà a sempre maggiori difficoltà nel loro approvvigionamento: ciò porterà a sconvolgimenti inimmaginabili nei modi di vita di tutta l’umanità!!</p>



<p>“Fino al 1950 o giù di lì, l’economia globale viveva nei limiti delle proprie possibilità, intaccando solo ciò che era sostenibile ovvero la rendita fornita dai sistemi naturali che la sorreggevano.</p>



<p>Ma nel momento in cui l’economia ha preso a crescere, moltiplicandosi con una progressione geometrica e ingigantendosi fino a superare il campo della sostenibilità, ha cominciato a erodere le sue stesse fondamenta.</p>



<p><strong>In uno studio pubblicato nel 2002 dalla U.S. National Academy of Sciences, un gruppo di scienziati capitanato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mathis_Wackernagel" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mathis Wackernagel</a> (scienziato che, insieme a <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=William_Rees&amp;action=edit&amp;redlink=1">William Rees</a>, ha elaborato il concetto di “impronta ecologica” n.d.r.) ha concluso che i consumi globali della popolazione umana hanno oltrepassato le capacità&nbsp; rigenerative del pianeta intorno all’anno 1980. Nel 2009, le pressioni globali sui sistemi naturali eccedevano di circa il 30% il tasso di consumo sostenibile. Questo significa che per rispondere agli attuali bisogni stiamo consumando il capitale naturale del pianeta…”</strong> (7)</p>



<p>Bisogna solamente aggiungere che il modo in cui è calcolata l’impronta ecologica non tiene conto della complessità della situazione (per es. tiene conto solamente dell’immissione in atmosfera di biossido di carbonio e non di altri inquinanti) per cui la situazione in effetti è ancora più grave rispetto a quanto si desume dalla stessa impronta ecologica.</p>



<p><strong>Di questa rotta di collisione fra spazio e tempo si prende coscienza soprattutto negli anni settanta del XX secolo (periodo che potrebbe considerarsi una nuova età assiale nella storia umana, una cesura con quanto avvenuto fino ad allora) con lavori come, per esempio, “<em>The Entropy Law and the Economic Process”,</em> <em>la principale opera di Nicholas Georgescu-Roegen e</em> “I limiti dello sviluppo”, lavoro commissionato dal Club di Roma a un gruppo di scienziati del MIT di Boston.</strong></p>



<p><strong>Il Rapporto sui limiti dello sviluppo</strong> (dal libro The limits to growth, I limiti dello sviluppo, di Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/J%C3%B8rgen_Randers">Jørgen Randers</a> e Williams Behrens III) <strong>predisse, nel caso le tendenze allora esistenti fossero rimaste inalterate, le conseguenze della continua crescita della popolazione, della produzione agricola e industriale e del connesso inquinamento, sull&#8217;ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana: entro i successivi cento anni si sarebbe avuto un crollo improvviso della popolazione umana, della produzione industriale e agricola e un degrado delle condizioni di vita dell’umanità (studi successivi hanno confermato le previsioni del Rapporto anche se hanno spostato l’importanza dall’esaurimento delle risorse naturali alla degradazione dell’ambiente, soprattutto in merito ai cambiamenti climatici).</strong></p>



<p><strong>Quindi nel processo storico-culturale, negli anni settanta del XX secolo (e negli anni immediatamente precedenti e poi in quelli successivi), si prende coscienza che lo spazio entra in contatto col tempo (in realtà lo spazio entra in rotta di collisione col tempo): da ciò si prende coscienza che se ne può uscire solamente con la decrescita (contrazione) dello spazio (meno popolazione e meno produzione, quindi meno consumo di risorse non rinnovabili, consumo delle risorse rinnovabili entro i limiti delle capacità della natura di rigenerarle e salvaguardia dei delicati equilibri climatico-ambientali); e solamente con la decrescita dello spazio è possibile la crescita (dilatazione) del tempo (più lunghe prospettive di vita per l’umanità); ma la decrescita dello spazio e la crescita del tempo necessitano di una nuova qualità sia dello&nbsp; spazio che del tempo.&nbsp;</strong></p>



<p>Come si vede da quanto finora è stato detto il termine “decrescita” è molto impreciso: si dovrebbe parlare di decrescita dello spazio (della popolazione, della produzione e in definitiva minore consumo di tutto) ma di crescita del tempo (cioè di maggiori prospettive di vita per l’umanità). <strong>E’ necessario che lo spazio si contragga affinché il tempo si possa dilatare avrebbe detto Albert Einstein.</strong></p>



<p><strong>Ma non è tutto, perché lo spazio, cioè la vita concreta delle persone, dovrebbe essere di una qualità diversa, così come pure il tempo dovrebbe essere di una qualità diversa: questo, si sottolinea, non è un altro problema, perché viaggia insieme a tutto il resto e se non si dà un senso diverso alla propria vita, se non si riempie la vita di nuovi valori, di nuove ragioni di essere, allora non se ne esce e si andrà incontro alla catastrofe!!</strong></p>



<p><strong>Diversamente che nel campo scientifico, dove i nuovi concetti introdotti dalla Teoria della relatività speciale sono universalmente accettati, nel processo storico-culturale i giochi non sono ancora fatti e il futuro è tutto davanti a noi ed è tutto da vedere se lo subiremo oppure lo costruiremo, è tutto da vedere se sarà felice oppure infelice, se sarà solamente un “processo” oppure anche un “progetto”, è tutto da decidere il prezzo che si dovrà pagare: la contrazione dello spazio e la dilatazione del tempo però avverranno in ogni caso!!!</strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/195-pop-art-jim-morrison-poster-doors_25-128301.jpg"><img loading="lazy" width="626" height="616" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/195-pop-art-jim-morrison-poster-doors_25-128301.jpg" alt="" class="wp-image-23765" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/195-pop-art-jim-morrison-poster-doors_25-128301.jpg 626w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/195-pop-art-jim-morrison-poster-doors_25-128301-300x295.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2025/01/195-pop-art-jim-morrison-poster-doors_25-128301-427x420.jpg 427w" sizes="(max-width: 626px) 100vw, 626px" /></a></figure>



<p>Jim Morrison <em>“… cercò di mettere in atto ciò che Aldous Huxley aveva suggerito col suo saggio del 1954 “Le porte della percezione” e cioè dilatare il pensiero oltre i limiti imposti dalla mente umana. Come fare? Il modo più semplice era proprio quello di affidarsi, oltre che all’alcol, alla chimica: bastava sostituire la mescalina di Huxley con l’Lsd (legale negli USA fino al 1967) e farsi guidare in una sorta d viaggio esperienziale attraverso suoni e immagini nuove, impossibili da captare altrimenti.”</em> (da Jim Morrison, a cura di Roberto Caselli, Hoepli – citazione presa da un estratto presente sul WEB )</p>



<p>…ma la dilatazione dello spazio (del pensiero in questo caso) comporta la contrazione del tempo e Jim Morrison è morto a 27 anni probabilmente per una overdose di alcol e droghe!!</p>



<h3>Un invito alla saggezza</h3>



<p>Sotto il titolo di questo lavoro ho riportato una citazione dell’antropologo Claude Levi-Strauss che ripropongo:</p>



<p><em>“…ci renderemo conto che fra vita e pensiero non c’è quel radicale divario che il dualismo filosofico del XVII secolo accettava come un dato di fatto. E se ci convinceremo che quanto avviene nella nostra mente non è sostanzialmente né fondamentalmente diverso dai fenomeni basilari della vita stessa, se comprenderemo che non c’è alcuna insuperabile distanza fra l’uomo e tutti gli altri esseri viventi – non solo gli animali, ma anche le piante – diventeremo forse saggi come non credevamo di poter essere.” (</em><em>Claude Levi-Strauss, Mito e significato)</em><em></em></p>



<p>In base a quanto esposto in questo lavoro e sulla scorta dell’altra citazione di&nbsp; Friedrich Engels mi permetto di aggiungere qualcosa a quanto dice questo grande antropologo:&nbsp; bisogna convincerci che non solamente non c’è nessuna insuperabile distanza fra l’uomo e gli altri animali e le piante ma non c’è nessuna insuperabile distanza anche fra l’uomo e la natura fisica inanimata, vista l’uguaglianza che ho cercato di fare fra quanto avvenuto nel campo della scienza della fisica fra l’ottocento e gli inizi del novecento  e quanto avvenuto nella realtà socio-economica nella seconda metà e soprattutto negli anni settanta del XX secolo. Spero che questo ci porti a essere ancora più saggi!! </p>



<ol type="1"><li><em>Claude Levi-Strauss, Mito e </em>significato, il Saggiatore, Prima edizione Net, marzo&nbsp; 2002, pagg. 37-38&nbsp;</li><li>Documento facilmente rintracciabile sul WEB come per esempio col seguente link <a href="http://www.resistenze.org/sito/ma/di/ce/mdce9g28a2.htm">http://www.resistenze.org/sito/ma/di/ce/mdce9g28a2.htm</a></li><li>Documento facilmente rintracciabile sul WEB come per esempio col seguente link <a href="http://www.roma1.infn.it/exp/webmqc/A.%20Einstein%20-Sull%27elettrodinamica%20dei%20corpi%20in%20movimento%20-%201995.PDF">http://www.roma1.infn.it/exp/webmqc/A.%20Einstein%20-Sull%27elettrodinamica%20dei%20corpi%20in%20movimento%20-%201995.PDF</a></li><li>Aurelio Peccei Cento pagine per l’avvenire” pagg. 58-59 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano 1981</li><li>Energia e miti economici Conferenza alla Yale University del 1975 di Nicholas Georgescu-Roegen – documento reperibile sul WEB col seguente indirizzo (dopo l’introduzione all’autore da parte di Giorgio Nebbia, da pag. 6 in poi) <a href="https://www.legambientetrieste.it/Documenti/Decrescita_roegen_energia_e_miti_economici.pdf">https://www.legambientetrieste.it/Documenti/Decrescita_roegen_energia_e_miti_economici.pdf</a></li><li>Living Planet Report 2010, pag. 34 Documento facilmente reperibile sul WEB come per esempio al seguente link</li></ol>



<p><a href="http://www.isprambiente.gov.it/files/biodiversita/WWF_2010.pdf">http://www.isprambiente.gov.it/files/biodiversita/WWF_2010.pdf</a></p>



<p>7. Lester R. Brown PIANO B 4.0 Mobilitarsi per salvare la civiltà| 1.3 Lo schema di Ponzi dell’economia globale; Edizioni Ambiente, 2010</p>



<p>Foto in evidenza: disboscamento della foresta amazzonica per ottenere legname e in seguito per farne terreni agricoli per produrre derrate alimentari per uso umano e per gli allevamenti </p>



<p>L’immagine di Jim Morrison è ripresa da <a href="http://it.freepik.com/foto-vettori-gratuito/jim-morrison">http://it.freepik.com/foto-vettori-gratuito/jim-morrison</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/spazio-tempo-e-velocita-dalla-fisica-alla-realta-socio-economica/">Spazio, tempo e velocità: dalla fisica alla realtà socio-economica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
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		<author>
			<name>Igor Giussani</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Succede per davvero]]></title>
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		<updated>2024-11-05T12:40:40Z</updated>
		<published>2024-11-05T06:14:11Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="cambiamento climatico" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="DANA" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Valencia" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>Leggendo analisi come le previsioni dell&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia (IEA) mi ha sempre colpito che, nonostante i ripetuti ammonimenti sulla necessità di una rapida decarbonizzazione dell&#8217;economia per contenere gli effetti peggiori del global warming, esse contengano degli scenari &#8216;business as usual&#8217;, dove l&#8217;economia cresce grazie a un impiego ancora più massiccio delle fonti fossili. Il [&#8230;]</p>
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<p>Leggendo analisi come <a href="http://www.decrescita.com/news/iea-weo-2017-ovvero-le-previsioni-del-tacchino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le previsioni dell&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia (IEA)</a> mi ha sempre colpito che, nonostante i ripetuti ammonimenti sulla necessità di una rapida decarbonizzazione dell&#8217;economia per contenere gli effetti peggiori del global warming, esse contengano degli scenari &#8216;business as usual&#8217;, dove l&#8217;economia cresce grazie a un impiego ancora più massiccio delle fonti fossili.</p>



<p>Il messaggio di fondo sembra essere, per dirla alla Ennio Flaiano, che in fondo &#8216;la situazione è grave ma non seria&#8217;: bisogna abbandonare progressivamente petrolio, carbone e gas ma, se l&#8217;obiettivo non viene centrato, alla fine non succede poi nulla di così grave. In caso contrario, non si contemplerebbe mai un&#8217;umanità che vive in prosperità economica spremendo fino all&#8217;ultimo le riserve di combustibili fossili.</p>



<p>Finora, abbiamo potuto derubricare gli effetti maggiori del cambiamento climatico a situazioni gestibili, vedendoci addirittura delle opportunità da sfruttare: se a luglio e agosto fa troppo caldo, basta farsi un bagno al mare e accendere un po&#8217; di più il condizionatore; e se settembre e ottobre sembrano ancora mesi estivi, allora prolunghiamo la stagione balneare!</p>



<p>Non parliamo poi dei tentativi di sminuire il problema adducendolo ad altre cause, come la retorica dei bei vecchi tempi in cui i comuni pulivano i tombini e gli alvei dei fiumi evitando così quelle esondazioni sempre più frequenti e pericolose. Finora, abbiamo potuto mettere la testa sotto la sabbia, deridendo i profeti di sventura che da anni denunciano i rischi di sovraccaricare il clima di sostanze climalteranti, continuando a vivere felice e contenti.</p>



<p>Il <a href="https://tg24.sky.it/scienze/approfondimenti/dana-significato" target="_blank" rel="noreferrer noopener">DANA </a>che ha colpito Valencia ha ribaltato completamente la situazione, almeno per noi che abbiamo sempre vissuto nella parte &#8216;giusta&#8217; del mondo. Nulla che sia &#8220;già successo&#8221;, nulla di gestibile o risolvibile con qualche tecnologia più o meno avveniristica, nulla che si possa liquidare con qualche meme idiota  sui social network: adesso &#8216;succede per davvero&#8217;.  Il cambiamento climatico è reale e combatte contro di noi. </p>
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			<name>Igor Giussani</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Reaction allo scontro Battaglia-Visioni-Boldrin]]></title>
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		<updated>2024-10-03T05:30:34Z</updated>
		<published>2024-10-03T05:30:33Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Battaglia" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Boldrin" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="negazionismo climatico" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>Nel podcast di Michele Boldrin, il noto negazionista climatico Franco Battaglia viene sbugiardato dallo scienziato Daniele Visioni. Video commentato da Igor Giussani.</p>
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<p>Nel podcast di Michele Boldrin, il noto negazionista climatico Franco Battaglia viene sbugiardato dallo scienziato Daniele Visioni. Video commentato da Igor Giussani.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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			<name>Igor Giussani</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Muri, esondazioni, oblio]]></title>
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		<updated>2024-09-20T07:07:15Z</updated>
		<published>2024-09-20T06:49:08Z</published>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p>La storia ci racconta di tanti muri, come quello realizzato dai sovietici per confinare Berlino Est, costruiti nel vano tentativo di ritardare l&#8217;inevitabile oppure di &#8216;metterci una pezza&#8217;, come si suole dire, a un problema la cui soluzione necessiterebbe decisioni drastiche e poco gradite. Quello realizzato dal comune di Faenza in Via Cimatti per tentare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/muri-esondazioni-oblio/">Muri, esondazioni, oblio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
]]></summary>

					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/muri-esondazioni-oblio/"><![CDATA[
<p>La storia ci racconta di tanti muri, come quello realizzato dai sovietici per confinare Berlino Est, costruiti nel vano tentativo di ritardare l&#8217;inevitabile oppure di &#8216;metterci una pezza&#8217;, come si suole dire, a un problema la cui soluzione necessiterebbe decisioni drastiche e poco gradite. <a href="https://www.ilpost.it/2024/09/19/faenza-alluvione-borgo-durbecco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quello realizzato dal comune di Faenza in Via Cimatti </a>per tentare vanamente di arginare lo straripamento del fiume Lamone appartiene un po&#8217; a entrambe le categorie.</p>



<p>Sarebbe vile e cinico fare stupide ironie di fronte alla tragedia, così come unirsi alla moltitudine di improvvisati esperti del territorio che sui social network sta sparando sentenze comodamente seduta sul divano. Chi si è ritrovato all&#8217;ultimo momento la patata bollente di salvare il salvabile probabilmente non poteva escogitare soluzioni migliori, quindi è inutile farne un capro espiatorio. </p>



<p>Del resto, l&#8217;alluvione dello scorso anno, al pari di tanti eventi simili, è stata trattata come un fatto accidentale, quasi fosse una piaga inviata da un dio collerico e crudele, per poi finire nell&#8217;oblio collettivo. Invece il global warming, con i suoi fenomeni metereologici estremi, non si placa con alcun sacrificio, mentre alla cementificazione e alla mal gestione del territorio non si ovvia con &#8216;occhio non vede cuore non duole&#8217;. </p>



<p>Tutto ciò si somma a problemi di vecchia data, come abitazioni o interi quartieri realizzati in luoghi a forte rischio idrogeologico o fiumi canalizzati attraverso argini oramai incompatibili con i livelli di piena attuali. Per evitare soluzioni tampone come il muro di Faenza, occorrerebbero misure strutturali quali ridurre le aree impermeabilizzate (in parole povere: rimuovere edifici, strade e parcheggi laddove non fanno altro che esacerbare il disastro) e restituire almeno parzialmente un alveo naturale ai corsi d&#8217;acqua, misura complementare alla prima. </p>



<p>Non si tratta di una prospettiva molto allettante per una popolazione giustamente stanca ed arrabbiata, meno che mai per i candidati <a href="https://www.regione.emilia-romagna.it/elezioni" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alle elezioni regionali di novembre</a>, dove spiccheranno un leader della destra che liquida il problema ecologico a mera ideologia e farà della difesa della &#8216;motor valley&#8217; emiliana un cavallo di battaglia e uno di sinistra che ha reso la città di cui è stato sindaco, Ravenna, una delle primatiste in Italia per consumo di suolo, oltre a eleggerla sede di un rigassificatore e di un impianto per la cattura e il sequestro della CO<sub>2</sub>.</p>



<p>Mi auguro che a loro si sia aggiunto qualcuno di più ragionevole e meno compromesso, meritevole quantomeno di ricevere una croce sulla scheda elettorale. Ma non escludo che, sciacallaggi rituali a parte, il tema dell&#8217;alluvione da qui a due mesi non sia più così centrale nel dibattito politico. </p>



<p>Se anche <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2024/09/19/allerta-meteo-emilia-romagna-maltempo-marche-alluvione-diretta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le due persone attualmente disperse a Bagnacavallo fossero decedute,</a> non sarebbe in fondo un tributo di sangue accettabile? Vale la pena di disfare tutto? Non ci sono fenomeni meno spettacolari sul piano mediatico ma che causano molto più vittime?  E&#8217; il caso quindi di scandalizzarsi tanto?</p>



<p>In fondo, per dirla alla Ennio Flaiano, forse siamo ancora a un punto per cui &#8220;la situazione è grave ma non seria&#8221; e possiamo archiviare preoccupazioni e isterie alzando altri muri e mettendo pezze qua e là. Se le cose peggiorano ulteriormente, avremo tempo di pensarci, il prossimo anno o alle prossime elezioni. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/muri-esondazioni-oblio/">Muri, esondazioni, oblio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
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		<author>
			<name>Armando Boccone</name>
					</author>

		<title type="html"><![CDATA[Un caso nello storico problema del trasferimento della conoscenza: l&#8217;arresto di Pavel Durov]]></title>
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		<updated>2024-08-31T08:32:24Z</updated>
		<published>2024-08-31T08:32:23Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Cultura" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Politica" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="scienza" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>un dilemma molto serio fra la nostra richiesta di privacy e il bisogno di sapere della comunità (Marshall McLuhan) L’arresto di Pavel Durov, ma anche le vicende che hanno riguardato alcuni anni fa Mark Zuckemberg e, più di recente, anche Elon Mark, si inquadrano nel fondamentale problema storico del trasferimento della conoscenza (di cui in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/un-caso-nello-storico-problema-del-trasferimento-della-conoscenza-larresto-di-pavel-durov/">Un caso nello storico problema del trasferimento della conoscenza: l&#8217;arresto di Pavel Durov</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
]]></summary>

					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/un-caso-nello-storico-problema-del-trasferimento-della-conoscenza-larresto-di-pavel-durov/"><![CDATA[
<p><strong>u<em>n dilemma molto serio fra la nostra richiesta di privacy e il bisogno di sapere della comunità</em>   <em>(Marshall McLuhan)</em></strong></p>



<h4>L’arresto di Pavel Durov, ma anche le vicende che hanno riguardato alcuni anni fa Mark Zuckemberg e, più di recente, anche Elon Mark, si inquadrano nel fondamentale problema storico del trasferimento della conoscenza (di cui in fondo all’articolo si rimanda per una trattazione più approfondita).</h4>



<h4>Ma vediamo la cronaca che ha riguardato Pavel Durov</h4>



<p>Sabato 24 agosto 2024, in un aeroporto vicino Parigi, viene provvisoriamente <strong>arrestato Pavel Durov</strong>, imprenditore russo ma con cittadinanza francese ed emiratina, <strong>fondatore del social network russo VK  e di Telegram</strong> (il 28 agosto successivo sarà scarcerato, gli sarà concessa la libertà condizionata ma non potrà espatriare, dovrà passare due volte a settimana in un posto di polizia per firmare e, infine, dovrà pagare una cauzione di 5 milioni di €). </p>



<h4>Ma che cos’è Telegram?</h4>



<p>Vediamo ciò che dice Wikipedia alla relativa voce:</p>



<p>“<strong>Telegram</strong>&nbsp;è un servizio di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Messaggistica_istantanea">messaggistica istantanea</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Broadcasting">broadcasting</a>&nbsp;basato su&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing">cloud</a>&nbsp;ed erogato senza fini di lucro dalla società Telegram LLC, una&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_a_responsabilit%C3%A0_limitata">società a responsabilità limitata</a>&nbsp;con sede a&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dubai">Dubai</a>,&nbsp;fondata dall&#8217;imprenditore russo&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pavel_Durov">Pavel Durov</a>.&nbsp;I&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Client">client</a>&nbsp;ufficiali di Telegram sono distribuiti come&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Software_libero">software libero</a>&nbsp;per&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Android">Android</a>,&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Linux">Linux</a>,&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/IOS">iOS</a>,&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/MacOS">MacOS</a>,&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Microsoft_Windows">Windows</a>.</p>



<p>Caratteristiche di Telegram sono la possibilità di scambiare messaggi di testo tra due utenti o tra gruppi, effettuare chiamate vocali e videochiamate&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crittografia_end-to-end">cifrate punto-punto</a>, scambiare messaggi vocali, videomessaggi, fotografie, video, sticker e&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/File">file</a>&nbsp;di qualsiasi tipo fino a 2&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gigabyte">GB</a>.&nbsp;Attraverso i canali è anche possibile la trasmissione in diretta di audio/video e testo verso i membri che si uniscono. È inoltre possibile programmare l’orario di invio di un messaggio; impostare un timer per l&#8217;autodistruzione dei messaggi che permette l&#8217;eliminazione automatica del messaggio una volta visualizzato dal destinatario, così come cancellare messaggi anche per il destinatario, e modificarne il testo dopo l&#8217;invio.”</p>



<p>….</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/TechCrunch_Disrupt_Europe_Berlin_2013_10537067163_cropped.jpg"><img loading="lazy" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/TechCrunch_Disrupt_Europe_Berlin_2013_10537067163_cropped.jpg" alt="" class="wp-image-23686" width="579" height="676" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/TechCrunch_Disrupt_Europe_Berlin_2013_10537067163_cropped.jpg 330w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/TechCrunch_Disrupt_Europe_Berlin_2013_10537067163_cropped-257x300.jpg 257w" sizes="(max-width: 579px) 100vw, 579px" /></a></figure>



<p><strong>Pavel Durov</strong> al&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/TechCrunch">TechCrunch Disrupt</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Berlino">Berlino</a>&nbsp;nel 2013</p>



<h4>Ma per quale motivo è stato arrestato Pavel Durov?        </h4>



<p>(in questa analisi mi baso sulle notizie giornalistiche)</p>



<h4>Queste sono le motivazioni secondo &nbsp;sky tg24 :</h4>



<p>“Sono dodici i capi di accusa contestati a Durov: secondo la procura di Parigi, Telegram non garantisce il livello adeguato di moderazione e non adotta misure per reprimere il traffico di droga e la distribuzione di contenuti che coinvolgono bambini sulla piattaforma. Gli inquirenti hanno riscontrato sulla piattaforma anche altri reati, come frode, cyberbullismo, criminalità organizzata e promozione del terrorismo. Tra le accuse a carico del miliardario russo, che di recente aveva acquisito anche la cittadinanza francese, c’è anche l’essersi rifiutato di fornire alle autorità i dati richiesti o i documenti necessari per condurre e utilizzare le intercettazioni autorizzate dalla legge.” (all’indirizzo <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2024/08/27/pavel-durov-telegram-arrestato-news">https://tg24.sky.it/mondo/2024/08/27/pavel-durov-telegram-arrestato-news</a> )</p>



<p>Ovviamente alle motivazioni ufficiali potrebbero aggiungersi e intrecciarsi altre motivazioni (su cui non intervengo limitandomi a quelle ufficiali).</p>



<h4>Bisogna dire, come si è accennato, che problematiche e vicende che in parte assomigliano a quelle fatte valere contro Pavel Durov hanno interessato anche <strong>Mark Zuckerberg</strong> e <strong>Elon Musk</strong>.</h4>



<h4>Per quanto riguarda <strong>Mark Zuckerberg</strong> e <strong>Facebook</strong> si ricordi lo “Scandalo Facebook-Cambridge Analytica” (vedere la relativa voce su Wikipedia al seguente indirizzo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Facebook-Cambridge_Analytica">https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Facebook-Cambridge_Analytica</a> )</h4>



<h4><strong>Si riportano di seguito alcuni stralci della suddetta voce su Wikipedia:</strong></h4>



<p>Lo&nbsp;<strong>scandalo dei dati Facebook-Cambridge Analytica</strong>&nbsp;è stato uno dei maggiori scandali politici avvenuti all&#8217;inizio del 2018, quando fu rivelato che&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cambridge_Analytica">Cambridge Analytica</a> aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Facebook">Facebook</a>&nbsp;senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Propaganda">propaganda</a>&nbsp;politica.&nbsp;È stato definito come un momento di spartiacque nella comprensione pubblica del valore dei dati personali e di conseguenza,…. si è chiesto una regolamentazione più rigorosa sull&#8217;uso dei dati personali da parte delle aziende tecnologiche.</p>



<p>La raccolta illecita di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dati_personali">dati personali</a>&nbsp;da parte di Cambridge Analytica è stata segnalata per la prima volta nel dicembre 2015 da Harry Davies, giornalista di&nbsp;<em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/The_Guardian">The Guardian</a></em>. Ha riferito che Cambridge Analytica stava lavorando per il senatore degli Stati Uniti&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ted_Cruz">Ted Cruz</a>&nbsp;utilizzando i dati raccolti da milioni di account Facebook senza il consenso dei rispettivi utenti….</p>



<p>…i politici americani e inglesi hanno chiesto spiegazioni al CEO di Facebook&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg">Mark Zuckerberg</a>. Lo scandalo, alla fine, lo ha portato ad accettare di testimoniare davanti al&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Congresso_degli_Stati_Uniti">Congresso degli Stati Uniti</a>.</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/zuckerberg-testimony-congress-getty-1200x630-c-ar1.91-e1523444025606-1.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è zuckerberg-testimony-congress-getty-1200x630-c-ar1.91-e1523444025606-1.jpg" width="584" height="305" /><figcaption><strong>Mark Zuckemberg ripreso mentre depone davanti a una commissione del Congresso degli Stati Uniti</strong></figcaption></figure>



<p><strong>Mark Zuckemberg è presidente e amministratore delegato di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Meta_(azienda)">Meta, Inc.</a>, società che &nbsp;controlla i&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_di_rete_sociale">servizi di rete sociale</a>&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Facebook">Facebook</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Instagram">Instagram</a>, i servizi di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Messaggistica_istantanea">messaggistica istantanea</a>&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/WhatsApp">WhatsApp</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Facebook_Messenger">Messenger</a>, ecc.</strong></p>



<p>L&#8217;evento fu significativo in quanto accese i riflettori sugli standard etici dei social media, delle organizzazioni per la consulenza politica, e degli stessi politici. I sostenitori dei consumatori hanno chiesto una maggiore protezione degli utenti online e in materia di diritto alla privacy, oltre a limitare la disinformazione e la propaganda.</p>



<p>…</p>



<h4>Il processo</h4>



<p>Aleksandr Kogan, un data scientist dell&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_di_Cambridge">Università di Cambridge</a>, sviluppò un&#8217;app chiamata &#8220;This Is Your Digital Life&#8221;&nbsp;(a volte abbreviata in &#8221;&nbsp;<em>thisisyourdigitallife</em>&nbsp;&#8220;).&nbsp;Ha successivamente fornito l&#8217;app a Cambridge Analytica, la quale a sua volta ha organizzato un processo di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Consenso_informato">consenso informato</a>&nbsp;per la ricerca in cui diverse centinaia di migliaia di utenti di Facebook avrebbero accettato di completare un sondaggio solo per uso accademico. Tuttavia, il design di Facebook ha permesso a questa app non solo di raccogliere le informazioni personali delle persone che hanno accettato di partecipare al sondaggio, ma anche le informazioni personali di tutte le persone nel social network Facebook di quegli utenti. In questo modo Cambridge Analytica ha acquisito dati da milioni di utenti di Facebook.</p>



<p>…</p>



<h4>Responso</h4>



<p>Il CEO di Facebook&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg">Mark Zuckerberg</a>&nbsp;si è dapprima scusato per la situazione con Cambridge Analytica sulla CNN, definendolo come &#8220;un problema&#8221;, &#8220;un errore&#8221; e una &#8220;mancanza di fiducia&#8221;; effettivamente, lo stesso Zuckerberg ha ricordato loro dell&#8217;esistenza del Diritto di accesso ai dati personali. Altre personalità all&#8217;interno di Facebook hanno dimostrato riluttanza nel definire la questione come una &#8220;violazione dei dati&#8221;, sostenendo che coloro che hanno partecipato ai&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Test_di_personalit%C3%A0">test di personalità</a>&nbsp;avevano acconsentito al trattamento dei loro dati personali. Zuckerberg si è poi impegnato nel modificare e riformare la policy di Facebook al fine di prevenire eventi simili in futuro. Ad aprile si è deciso di implementare il&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Regolamento_generale_sulla_protezione_dei_dati">Regolamento generale Per La Protezione Dei Dati (GDPR)</a>&nbsp;in tutte le aree, e non più soltanto nella zona europea.</p>



<p>…</p>



<p>Ovviamente per la lettura completa della voce su Wikipedia si rimanda appunto alla relativa voce su Wikipedia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future.jpg"><img loading="lazy" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future.jpg" alt="" class="wp-image-23688" width="672" height="437" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future.jpg 800w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future-300x195.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future-768x500.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future-696x453.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Elon_Musk_and_the_Neuralink_Future-645x420.jpg 645w" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" /></a><figcaption><strong>Elon Musk alla presentazione di un robot Neuralink</strong></figcaption></figure>



<h4><strong>Elon Musk, &nbsp;&nbsp;proprietario e presidente di Twitter (il suo social network che adesso si chiama &nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Twitter">X</a> ) e di tante altre società che operano in diversi settori</strong></h4>



<p></p>



<h4>Per quanto riguardo Elon Musk in passato ci sono stati scontri con diverse autorità europee e di Paesi europei a proposito dell’utilizzo di dati personali degli utenti di Twitter (il suo social media, che adesso si chiama X), senza il loro consenso (questi dati servivano per addestrare Grokl AI, l’intelligenza artificiale di Elon Musk).</h4>



<p>Anche in questi altri due casi ci potrebbero essere altre motivazioni ad aggiungersi e intrecciarsi con le motivazioni ufficiali.</p>



<h1>Il problema</h1>



<h4>Il problema è che la tecnologia elettrica applicata alla circolazione delle informazioni ha creato dei grossi problemi: ha creato un contrasto “fra la nostra richiesta di privacy e il bisogno di sapere della comunità”!</h4>



<h4>Scriveva Marshall McLuhan a metà degli anni ‘60 del secolo scorso (quindi circa 60 anni fa):</h4>



<p><strong><em>“I dispositivi elettrici d’informazione per una sorveglianza universale e tirannica “dalla culla alla tomba” stanno causando un dilemma molto serio fra la nostra richiesta di privacy e il bisogno di sapere della comunità.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;                                                                                    Le vecchie idee tradizionali di pensieri e azioni come privati e isolati – modelli delle tecnologie meccanizzate – sono minacciate molto seriamente dai nuovi metodi di acquisizione istantanea elettrica delle informazioni e dalle banche dati elettricamente computerizzate – quell’unica grande rubrica di gossip che non perdona e non dimentica e dalla quale non c’è riscatto, nessuna remissione dei “peccati di gioventù”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;                        Abbiamo già raggiunto il punto in cui deve venire esercitata una verifica correttiva a partire dalla conoscenza dei mezzi di comunicazione e del loro effetto totale su tutti noi. Come deve essere programmato il nuovo ambiente, ora che siamo così connessi gli uni agli altri, ora che <u>tutti</u> noi siamo diventati l’inconsapevole forza lavoro per il cambiamento sociale? Cos’è quel ronzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzio?” (Il medium è il massaggio, Marshall McLuhan e Quentin Fiore, pag. 12, Corraini Edizioni 2011)</em></strong></p>



<h4>A metà degli anni ’60 del secolo scorso non c’erano i cosiddetti “social network”, non c’era il WEB mentre Internet era solamente nella mente di qualche ricercatore in qualche istituto di ricerca ma Marshall McLuhan, studioso di comunicazione, aveva individuato il grosso problema che si sarebbe posto.</h4>



<h3>Internet e il WEB (per una maggiore informazione e chiarezza)</h3>



<p>&nbsp; Il termine Internet deriva dall’abbreviazione delle due parole inglesi interconnected (interconnesso) e network (rete) e indica sia la più grande rete di computer mondiale ad accesso pubblico sia come uno dei principali mezzi di comunicazione di massa, insieme con le informazioni e i servizi che sono offerti agli utilizzatori per mezzo di questa rete.</p>



<p>&nbsp;&nbsp; Internet offre i più svariati servizi, i principali dei quali sono il World Wide Web, la posta elettronica, mailing list, forum, blog, e-commerce, e-learning, ecc. . Internet è utilizzata per le comunicazioni più disparate: private e pubbliche, ricreative e lavorative, scientifiche e commerciali.</p>



<p>&nbsp;&nbsp; Il Web (sigla con cui viene indicato il World Wide Web, conosciuto come la grande ragnatela mondiale) è uno dei principali servizi offerti da Internet. Il servizio mette a disposizione degli utenti uno spazio per la pubblicazione di contenuti multimediali (testi, immagini, audio, video, ipertesti, ipermedia, ecc.) oltre che per la distribuzione di programmi, dati, applicazioni, videogiochi, ecc.</p>



<p>&nbsp;&nbsp; Questi contenuti sono costantemente on-line e sono costantemente fruibili da chiunque disponga di un computer, di un accesso a Internet e degli opportuni programmi che consentono, come si dice in gergo, di navigare nel Web, salvo il caso che il titolare di uno spazio web metta dei limiti all’accesso ai contenuti del proprio spazio web.</p>



<p>(le informazioni basilari relative a Internet e al Web sono state prese da Wikipedia)</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia.jpg"><img loading="lazy" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-1024x449.jpg" alt="" class="wp-image-23684" width="693" height="304" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-1024x449.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-300x131.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-768x337.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-696x305.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-1068x468.jpg 1068w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia-958x420.jpg 958w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/08/Il-frutto-dellalbero-della-conoscenza-e-la-cacciata-di-Adamo-ed-Eva-dal-Paradiso-Terrestre-da-Wikipedia.jpg 1280w" sizes="(max-width: 693px) 100vw, 693px" /></a><figcaption><em><strong>Peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre (affresco di Michelangelo Buonarroti facente parte della volta della Cappella Sistina)</strong></em></figcaption></figure>



<p><strong><em>Eva ed Adamo furono cacciati via dal Paradiso terrestre perché si impossessarono di conoscenze riservate esclusivamente al Signore Onnipotente</em></strong></p>



<h4>Quando è sorto il problema?</h4>



<p>Il problema del trasferimento della conoscenza non è un problema nuovo anzi è il problema che caratterizza la storia. Non è un caso che quel grande trattato di antropologia che è l’Antico Testamento fa iniziare la storia con la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre perché avevano mangiato il frutto dell’albero della conoscenza, riservata esclusivamente al Signore Onnipotente.</p>



<p>L’Antico Testamento, la cui redazione inizia fra il tardo bronzo e la prima età del ferro (XIII secolo a.C.) è sì legato alle vicende del popolo di Israele ma risponde a problematiche che riguardavano il più vasto antico Medio Oriente e periodi molto anteriori e precedenti la nascita del popolo di Israele.</p>



<p>L’Antico Testamento fa riferimento a quella nuova realtà che arrivò a maturazione nella Bassa Mesopotamia nella seconda parte sesto millennio before present (dal 3500 al 3000 a.C.) e dà delle risposte alle problematiche che questa nuova realtà pose.</p>



<p>Quali furono le caratteristiche di questa nuova realtà e quali problematiche pose?</p>



<p>Nella seconda parte del VI millennio b.f. (3.500-3.000 a.C.) arrivò a maturazione nella Bassa Mesopotamia una realtà fatta di forte incremento demografico, di sviluppo tecnologico, di specializzazione lavorativa in conseguenza dell’aumento del numero e della complessità delle mansioni lavorative stesse, di aumento della produttività agricola e manifatturiera, di concentrazione urbana, di gerarchizzazione della popolazione e del territorio, di sviluppo organizzativo, di surplus alimentare necessario per mantenere una parte della popolazione non addetta direttamente alla produzione agro-pastorale ma ad altre molteplici e importanti funzioni (tutto il “settore pubblico”, cioè le organizzazioni templari e palatine, fatte di sacerdoti, regnanti, scribi e altri funzionari, artigiani e commercianti (che erano dipendenti dal “tempio” e/o dal “palazzo”), guardie, un piccolo esercito di professione, ecc.).</p>



<p>Affinché questa realtà potesse nascere e arrivare a maturazione fu necessario risolvere un grosso problema che il sorgere e lo sviluppo di questa stessa realtà comportava; in un contesto caratterizzato da un forte aumento del numero e della complessità delle mansioni lavorative e da condizioni di scarsità delle risorse naturali e tecnologiche (volta per volta storicamente determinate), non distribuite uniformemente sulla Terra, sorse infatti un grosso problema per lo sviluppo delle forze produttive:&nbsp;<strong>bisognava risolvere il grosso problema del trasferimento della conoscenza-know how&nbsp; fra i diversi individui/famiglie/generazioni, fra le diverse formazioni sociali e fra le diverse popolazioni-culture-territori.</strong></p>



<p><strong>Fu necessario elaborare nuovi modelli culturali</strong>, cioè modelli culturali diversi da quelli esistenti precedentemente nelle sparute e piccole comunità di villaggio esistenti nel paleolitico, che erano basati sui rapporti faccia a faccia e su base parentale, senza gerarchia e senza suddivisione del lavoro se non in base all’età e al sesso, dove le semplici mansioni si apprendevano informalmente e giorno per giorno e tutti sapevano fare tutto, dove ognuno sapeva di tutti e dove le cose si decidevano rapportandosi informalmente.</p>



<p>Fu necessario elaborare nuovi modelli culturali (cioè nuovi rapporti fra gli individui e fra le generazioni, fra le varie formazioni sociali e fra le diverse popolazioni-culture che insistevano nei vari territori) che, in continui e contemporanei processi dialettici di feed back, resero possibile e contemporaneamente rispondevano alle esigenze di quella realtà: furono elaborati i valori di originalità ed esclusione (e i valori più operativi, in cui si articolarono, di “individuo”, di “derive sociali” di “gerarchia” e di “derive culturali/territoriali”).<br />Sono questi nuovi valori culturali che renderanno possibile il trasferimento della conoscenza-know how&nbsp; nella nuova realtà caratterizzata da incremento demografico, da sviluppo tecnologico, da specializzazione lavorativa in conseguenza dell’aumento del numero e della complessità delle mansioni lavorative stesse, da aumento della produttività agricola e manifatturiera, da condizioni di scarsità (di volta in volta storicamente determinate) delle risorse naturali e tecnologiche non distribuite uniformemente sulla Terra, da concentrazione urbana, da gerarchizzazione della popolazione e del territorio, da sviluppo organizzativo, da surplus alimentare necessario per mantenere una parte della popolazione non addetta direttamente alla produzione agro-pastorale ma ad altre molteplici e importanti funzioni (tutto il “settore pubblico”, cioè le organizzazioni templari e palatine, fatte di sacerdoti, regnanti, scribi e altri funzionari, artigiani e commercianti, guardie, un piccolo esercito di professione, ecc.).</p>



<p>Bisogna sottolineare che in presenza dei vecchi modelli culturali fosse impossibile il trasferimento delle conoscenze-know how stante la complessità delle diverse mansioni lavorative.Si pensi all’attività scribale, che richiedeva molti anni di apprendistato nelle scuole scribali per poter padroneggiare l’uso dei numerosissimi segni della scrittura ideografica; la stessa cosa valeva per molte specializzazioni lavorative, come per esempio la metallurgia, la tessitura, la produzione di ceramica e altre attività artigianali. Non è possibile la decisione collettiva su come svolgere le varie mansioni se fra le varie persone c’è differenza di livello di conoscenza-know how. Uno scriba non può confrontarsi con un artigiano specializzato nella metallurgia sul modo in cui scrivere un contratto su una tavoletta di terracotta, un pastore non può confrontarsi con un fabbro sul modo in cui fondere e forgiare i metalli come pure un mercante non può confrontarsi con un pastore sul modo in cui produrre il formaggio, ecc.<br />Nella nuova realtà, per semplificare, le persone (e le corporazioni) sapevano svolgere una sola mansione (altamente specializzata) che si acquisiva dopo un lungo apprendistato: si poneva il problema del trasferimento delle conoscenze-know how fra le diverse generazioni, fra i diversi individui, fra le varie formazioni sociali e fra le diverse popolazioni-culture-territori, e si poneva il problema del rapporto di scambio fra i diversi prodotti ottenuti dalle diverse mansioni lavorative (in condizioni di scarsità, di volta in volta storicamente determinate, delle risorse naturali e tecnologiche, non distribuite uniformemente sulla Terra).</p>



<p>……..</p>



<p>Per la trattazione completa del tema si rimanda a due miei articoli/saggi pubblicati sul blog di Decrescita felice social network: il primo si intitola “L’originalità e l’esclusione” (all’indirizzo <a href="http://www.decrescita.com/news/loriginalita-e-lesclusione/?doing_wp_cron=1724864012.5862851142883300781250">http://www.decrescita.com/news/loriginalita-e-lesclusione/?doing_wp_cron=1724864012.5862851142883300781250</a> ) mentre il secondo si intitola “Il peccato originale di Julian Assange” ( all’indirizzo&nbsp; <a href="http://www.decrescita.com/news/il-peccato-originale-di-julian-assange/">http://www.decrescita.com/news/il-peccato-originale-di-julian-assange/</a> ) e che applica&nbsp; alla vicenda di Julian Assange le considerazioni elaborate nel primo articolo/saggio.</p>



<h4>Fonte foto</h4>



<p>La foto del “<strong><em>Peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre</em></strong>“ è presa da Wikipedia</p>



<p>La foto di Pavel Durov è presa da Wikipedia</p>



<p>La foto di Mark Zuckemberg è presa da https://www.cybersecitalia.it/</p>



<p>La foto di Elon Musk è presa da Wikipedia</p>



<h4></h4>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/un-caso-nello-storico-problema-del-trasferimento-della-conoscenza-larresto-di-pavel-durov/">Un caso nello storico problema del trasferimento della conoscenza: l&#8217;arresto di Pavel Durov</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
]]></content>
		
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		<entry>
		<author>
			<name>Igor Giussani</name>
							<uri>http://www.apocalottimismo.it/</uri>
						</author>

		<title type="html"><![CDATA[Tragedia delle Vele: parola agli abitanti]]></title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.decrescita.com/news/tragedia-delle-vele-parola-agli-abitanti/" />

		<id>http://www.decrescita.com/news/?p=23668</id>
		<updated>2024-07-25T05:57:38Z</updated>
		<published>2024-07-25T05:57:37Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="degrado" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Scampia" /><category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Vele" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>Immagino che chi legge sarà a conoscenza della terribile tragedia avvenuta alle Vele di Scampia che ha causato due morti e tredici feriti (tra cui alcuni bambini gravissimi). Già in passato ho parlato delle Vele su questo blog, un agglomerato edilizio che è ai più riporta alla mente Gomorra, mentre per me è e rimane [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/tragedia-delle-vele-parola-agli-abitanti/">Tragedia delle Vele: parola agli abitanti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
]]></summary>

					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/tragedia-delle-vele-parola-agli-abitanti/"><![CDATA[
<p><a href="https://www.facebook.com/comitatovela?__cft__[0]=AZWWRMWlXvCJ4OnDDsnf5e2aKpmpmw1V7HPUynXRjNZFr2vfk_eDz4wtyjREHe1K2KlG_OPL9TJQDgCRl38VKf5i1lkyazRzI8RqMvuwH5SPWLJEKeZG4MXhtL51BRR3dWL4qFnPrGQLRmnkjzqOZla-csFt56EAeOVfb8jcXwuKxO1Ib8-OHnTEoPcYecXdgeY&amp;__tn__=%3C%2CP-R"></a></p>



<p id=":r294:">Immagino che chi legge sarà a conoscenza<a href="https://www.geopop.it/crollo-parziale-alle-vele-di-scampia-a-napoli-lanalisi-tecnico-ingegneristica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> della terribile tragedia avvenuta alle Vele di Scampia</a> che ha causato due morti e  tredici feriti (tra cui alcuni bambini gravissimi). Già <a href="http://www.decrescita.com/news/demolizione-vele-di-scampia-e-di-unepoca/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in passato ho parlato delle Vele su questo blog</a>, un agglomerato edilizio che è ai più riporta alla mente Gomorra, mentre per me è e rimane soprattutto un reperto archeologico di un&#8217;epoca e di tutte le sue speranze deluse.</p>



<p>Ma le Vele non sono solo camorra e degrado, ma anche tanta umanità. Riportiamo di seguito il comunicato diffuso sui social media dal Comitato Vele di Scampia 167, nella speranza che la politica possa interfacciarsi positivamente con i suoi cittadini per una soluzione di un problema che, oramai,  divenuto letale. </p>



<p class="has-text-align-center">***</p>



<p>FATE PRESTO! Solo ora, al termine di una giornata difficilissima e dolorosa riusciamo a scrivere queste poche righe. Lo facciamo nonostante la stanchezza e la rabbia perché ci teniamo a dire alcune cose per noi molto importanti. Innanzitutto vogliamoEsprimere tutto il dolore per la perdita di due giovani innocenti, due figli delle vele, che non meritavano di vedere spezzata così la propria vita e i propri sogni. Quei mostri di cemento in cui per anni abbiamo vissuto, hanno costruito al loro interno una comunità che è come una famiglia. Per questo stanotte tutti noi abbiamo perso dei fratelli, dei figli. Vogliamo inoltre unirci all’apprensione di tutta la città per le bambine, per i feriti, soprattutto per chi ancora è in gravi condizioni. Da anni in ogni corteo, ad ogni occupazione, ad ogni blocco stradale, in ogni incontro gridiamo alle istituzioni tutte che “non c’è tempo da perdere” e che “il popolo delle Vele non può aspettare”.Lo gridiamo non solo perché una casa dignitosa è un diritto essenziale per tutti, ma perché nessuno meglio di noi conosce le condizioni di estrema precarietà e fragilità in cui versano le vele.Purtroppo in questi anni di mobilitazione permanente, nonostante i tanti risultati ottenuti con la lotta, troppo spesso le vele sono diventate un campo di battaglia per le forze politiche avverse che hanno consumato scontri che hanno rallentato il compimento del processo. Lo abbiamo visto solo pochi mesi fa quando siamo stati costretti andare per l’ennesima volta a Roma, ad occupare il Pantheon, per farci sentire dal Governo che aveva deciso in piena estate di spostare i fondi pnrr destinati alle vele, su altri interventi.In quarant’anni abbiamo sudato ogni risultato, costruito un modello di autodeterminazione capace di respingere la narrazione negativa che ci voleva “brutti sporchi e cattivi” , ma soprattutto abbiamo fattoPesare tutti i ritardi, perché mai e poi mai avremmo voluto arrivare al punto di dover piangere dei morti. Deve essere chiaro quindi che quello che è successo stanotte non può in alcun modo rappresentare un motivo di rallentamento di un processo che va anzi velocizzato. Tutte le istruzioni, da quelle locali e quelle europee, tutti i partiti che oggi hanno preso parola su quanto accaduto nella vela celeste stanotte, si impegnassero da domani mattina ad organizzare una task force straordinaria, affinché siano costruiti immediatamente gli alloggi sostitutivi per tutti gliAbitanti delle tre vele e la Vela Gialla e la Rossa siano finalmente abbattute. Vogliamo inoltre che sia chiaro che gli abitanti della vela celeste sfollati oggi non hanno OCCUPATO l’Universita’, ma che sono semplicemente entrati in luogo che appartiene innanzitutto a loro perché quell’edificio, oggi orgoglio della città, è frutto del piano di riqualificazione del quartiere pensato e voluto in questi decenni proprio dagli abitanti delle vele. Entrare all’Universita’ e’ stata una soluzione obbligata per dare rifugio a centinaia di persone che hanno dovuto fare i contiCon una macchina dei soccorsi impreparata e non attrezzata. In queste ore rilanceremo la mobilitazione su questi obiettivi. La messa in sicurezza della vela celeste ma soprattutto l’accelerazione dell’abbattimento e della costruzione dei nuovi alloggi. Non permetteremo che si perda un secondo di più. Vogliamo ringraziare tutti i singoli e le associazioni per la solidarietà e per la mobilitazione di queste ore e ringraziare inoltre per la solidarietà gli artisti che hanno a cuore le vele di sostenerci in questa difficile battaglia. Abbiamo allestito un punto di raccolta al cantiere 167 in via della resistenza per i beni di Prima necessità e ne allestiremo A breve un altro a mezzocannone occupato ( via mezzocannone civico 12). Responsabili stampa:Davide Dioguardi 345 9028895Veronica Bencivenga +39 333 4723811</p>
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		<author>
			<name>Giulia Bassoli</name>
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		<title type="html"><![CDATA[Alberi]]></title>
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		<id>http://www.decrescita.com/news/?p=23655</id>
		<updated>2024-07-16T05:25:48Z</updated>
		<published>2024-07-16T05:25:27Z</published>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p>“Cedi la strada agli alberi” dice una delle più celebri poesie del poeta e paesologo, come ama definirsi, Franco Arminio. Una poesia semplice, che invita a riscoprire la semplicità del tanto che diamo per scontato, che smettiamo di vedere o che rinunciamo a guardare. E proprio agli alberi va il mio pensiero, mentre cammino tra [&#8230;]</p>
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					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/alberi/"><![CDATA[
<p><em>“Cedi la strada agli alberi</em>” dice una delle più celebri poesie del poeta e paesologo, come ama definirsi, <strong>Franco Arminio.</strong> Una poesia semplice, che invita a riscoprire la semplicità del tanto che diamo per scontato, che smettiamo di vedere o che rinunciamo a guardare. </p>



<p>E proprio agli alberi va il mio pensiero, mentre cammino tra i boschi delle Dolomiti venete: i boschi che si preparano ad ospitare le prossime Olimpiadi invernali, e altri boschi bellissimi, anche se meno noti e più silenziosi, come quelli della val Pramper.  Passeggiando tra i boschi, mi tornano in mente i versi di Arminio, così provo a “cedere la strada agli alberi”, come il mio sentire mi suggerisce. Comincio a entrare nell’atteggiamento di osservazione del discente che si trova a camminare in una immensa biblioteca e percepisce la vastità di ciò che non sa e di ciò che avrebbe bisogno di imparare. </p>



<p>Il bosco in cui cammino è un bosco ferito, in alcune sue parti, dalla terribile tempesta del <strong>Vaia</strong> del 2018, che ha devastato migliaia di alberi tra Trentino-Alto Adige e Veneto. Tanti alberi che erano sopravvissuti a due guerre mondiali, al Vajont e a tutto ciò che è venuto dopo, non hanno resistito alla furia del vento di quell’anno. Una tragedia che si vorrebbe dimenticare, per immergersi solo nei boschi da cartolina, quelli che sembrano ancora sani e ordinati. </p>



<p>E invece qui, in val Pramper, hanno installato opere d’arte proprio nella parte di foresta ferita, non per nasconderla o trasfigurarla in qualcosa di nuovamente fotografabile, ma per costringere il visitatore a guardare, a restare, a contemplare quello spazio ancora sofferente. E camminando dentro quello che non vorremmo vedere, la ferita diventa anche un po’ nostra e, con essa, la consapevolezza che nessuna magica medicina potrà risanare in breve tempo quello che crolla. La natura ha una lentezza che noi umani del XXI secolo non siamo in grado di riconoscere. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-scaled.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-23657" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-1024x768.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-300x225.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-768x576.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-1536x1152.jpg 1536w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-2048x1536.jpg 2048w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-80x60.jpg 80w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-265x198.jpg 265w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-696x522.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-1068x801.jpg 1068w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/IMG_20240706_171803_compressed_compressed_compressed-1-560x420.jpg 560w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>Uno scorcio di foresta ferita</figcaption></figure>



<p>Una foresta non sarà mai una città, non basteranno una buona quantità di soldi e di lavoro per rimetterla in sesto.  Ogni albero che crolla, è uno spazio che resterà vuoto per tempi lunghissimi. E se, forse, non siamo in grado di prevenire disastri come quelli che accadono sempre più frequentemente, e possiamo definirli delle “terribili disgrazie”, di certo lo stesso non si può dire per tutti quegli alberi abbattuti per fare spazio a nuovo cemento, a nuovi impianti, a nuove strade.</p>



<p>E così,  da un versante (e qui risalgo verso ben note località turistiche) le montagne brilleranno di sempre nuove lamiere, che potranno rapidamente farci scavalcare le foreste o farci scendere senza ostacoli i fianchi dei monti. Sul versante opposto, come uno specchio, i boschi si spengono, perdono il loro sempreverde, arrugginiscono sotto la nuova piaga del <strong>bostrico</strong>, e paiono ammonirci di quello che succederà anche al ferro di cui amiamo circondarci.</p>



<p>Il tempo ci dirà qual è, o qual era, di questi luoghi meravigliosi, la vera fonte di ricchezza.</p>
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		<author>
			<name>Armando Boccone</name>
					</author>

		<title type="html"><![CDATA[Perchè si emigra?]]></title>
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		<id>http://www.decrescita.com/news/?p=23636</id>
		<updated>2024-07-09T10:03:17Z</updated>
		<published>2024-07-09T10:03:15Z</published>
		<category scheme="http://www.decrescita.com/news" term="Decrescita" />
		<summary type="html"><![CDATA[<p>Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. E’ letale. Paulo Coelho Datemi un sogno in cui vivere, perché la realtà mi sta uccidendo. &#160;Jim Morrison Questo articolo si inquadra nelle problematiche riguardanti il rapporto, molto complesso e contradditorio, fra risorse e popolazione e sulla necessità che diminuiscano sia la popolazione che i consumi [&#8230;]</p>
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					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/perche-si-emigra/"><![CDATA[
<p><strong>Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. E’ letale.</strong></p>



<p>                                                                                                          <strong>Paulo Coelho</strong></p>



<p><strong>Datemi un sogno in cui vivere, perché la realtà mi sta uccidendo.</strong></p>



<p>                                                                                                      <strong>&nbsp;Jim Morrison</strong></p>



<p>Questo articolo si inquadra nelle problematiche riguardanti il rapporto, molto complesso e contradditorio, fra risorse e popolazione e sulla necessità che diminuiscano sia la popolazione che i consumi pro-capite affinché non si vada incontro ad una catastrofe (anche se alcuni studiosi dicono che ormai i giochi sono fatti!).</p>



<p>Questo articolo affronta il problema dell’emigrazione in riferimento a due contesti specifici: le motivazioni all’emigrazione dei due protagonisti del film “Io capitano” di Matteo Garrone (che costituiscono la prima parte dell’articolo) e le motivazioni per cui a più riprese, a partire da due milioni di anni fa, diverse specie di popolazioni umane, a partire dal Corno d’Africa, si sono spostate sulla Terra raggiungendo financo i suoi angoli più sperduti! (seconda parte dell’articolo)</p>



<h2>Sommario</h2>



<h2>Prima parte</h2>



<h4>1) <strong>Le motivazioni all’emigrazione nel film “Io capitano” di Matteo Garrone:</strong></h4>



<h4>a)  <strong>L’origine di questo articolo;</strong></h4>



<h4>b) <strong>Le varie recensioni;</strong></h4>



<h4>c) <strong>Considerazioni</strong></h4>



<h2>Seconda parte</h2>



<h4>1) <strong>Le motivazioni all’emigrazione delle popolazioni umane preistoriche:</strong></h4>



<h4>a)  <strong>L&#8217;Homo è un migrante;</strong></h4>



<h4>b) <strong>Perchè si emigra secondo la scienza ufficiale;</strong></h4>



<h4>c) <strong>La ricerca dello &#8220;straordinario, il superamento della quotidianità;</strong></h4>



<h4><strong>d) Approfondimento sullo “straordinario”;</strong></h4>



<h4><strong>e) Homo estaticus</strong></h4>



<p></p>



<h2>Prima parte</h2>



<h3>1) Le motivazioni all’emigrazione nel film “Io capitano” di Matteo Garrone </h3>



<h3>a) L’origine di questo articolo</h3>



<p>Su Facebook leggo un commento a un post che riguarda il film “Io capitano” di Matteo Garrone. Il film narra di due ragazzi senegalesi che decidono di emigrare e di cui racconta le terribili disavventure a cui sono andati incontro (il film comunque si ispira a storie veramente accadute). Nel commento si fa riferimento ad alcune cose sulla situazione dei due protagonisti del film: si mette in evidenza come in precedenza, nel loro Paese, fossero dignitose le loro condizioni di vita, come fossero ben integrati nella loro comunità, come partecipassero all’attività culturale/artistica e che, per finire e collegarsi al tema del film, avessero sentito dei pericoli che avrebbero corso affrontando il viaggio.</p>



<p>La lettura di questo commento al film “Io capitano” di Matteo Garrone mi ha spinto a indagare per quali motivi i due protagonisti del film hanno deciso di emigrare (questo sarà l’oggetto della prima parte dell’articolo). Per quanto riguarda la seconda parte dell’articolo bisogna subito dire che le motivazioni delle migrazioni delle popolazioni preistoriche sono diverse dalle motivazioni delle migrazioni avvenute nell’epoca storica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-23639" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-1024x576.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-300x169.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-768x432.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-696x392.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-1068x601.jpg 1068w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica-747x420.jpg 747w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-su-un-barcone-fonte-la-la-Repubblica.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption><strong>Una foto a cui siamo abituati: un barcone pieno all&#8217;inverosimile di migranti</strong></figcaption></figure>



<h4>Per quali motivi emigrano i due protagonisti del film di Matteo Garrone?</h4>



<p><strong><em>&nbsp;“È proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante.”&nbsp;</em>(Paulo Coelho)</strong></p>



<p>In questa prima parte si parlerà delle motivazioni all’emigrazione in riferimento ai due protagonisti del film di Garrone e si accennerà solamente ai motivi per cui si emigra in riferimento alla realtà odierna.</p>



<p>Per prima cosa ho cercato di individuare i motivi per cui i due protagonisti del film hanno deciso di emigrare (ripeto: le loro vicende si ispirano a storie realmente accadute).</p>



<p>Per raggiungere l’obiettivo di cui sopra ho letto alcune fra le molte recensioni al film che ho trovato sul WEB</p>



<h3>b) Le varie recensioni</h3>



<p>Vediamo gli elementi più importanti di una <strong>prima recensione</strong> che si trova al seguente indirizzo <a href="https://movieplayer.it/articoli/io-capitano-recensione_30542/">https://movieplayer.it/articoli/io-capitano-recensione_30542/</a></p>



<p>Nella recensione si parla dell’ <em>“…</em><em>epopea di due ragazzi senegalesi in viaggio verso l&#8217;Italia per realizzare i propri sogni.”</em></p>



<p>I due protagonisti del film<em> :”… sono veramente due persone semplici: ascoltano la musica occidentale, indossano le magliette dei calciatori famosi, portano le&nbsp;</em><em>Nike</em><em>.</em></p>



<p><em>…</em></p>



<p><em>la voglia di inseguire le proprie aspirazioni è più forte di tutto: ai due cugini non basta semplicemente sopravvivere. Vogliono essere felici, realizzarsi.</em><em></em></p>



<p><em>….</em></p>



<p><em>il viaggio dei due cugini, pur essendo pericoloso, sembra quasi una favola…i ragazzi si ostinano a credere che ce la faranno, che andrà tutto bene. L&#8217;Europa è il loro Paese dei balocchi.”</em></p>



<p>Vediamo adesso gli elementi più essenziali di una <strong>seconda recensione</strong> che si trova sul WEB al seguente indirizzo <a href="https://it.ign.com/io-capitano/205355/review/io-capitano-la-recensione">https://it.ign.com/io-capitano/205355/review/io-capitano-la-recensione</a></p>



<p><strong>“The african dream</strong></p>



<p><strong>….</strong></p>



<p><strong><em>Io capitano&nbsp;si prende il rischio di mostrare un Senegal povero ma felice, non dilaniato da guerre, carestie e da conflitti sociali.</em></strong></p>



<p><em>…E allora come mai i due ragazzi se ne vanno? Non potevano farsi “aiutare a casa loro” e spendere diversamente i dollari guadagnati per pagare i trafficanti di uomini?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;                           &nbsp;No, perché&nbsp;<strong>Io capitano&nbsp;racconta la storia di due sedicenni normali, con gli stessi miti e le medesime aspirazioni dei propri coetanei</strong>: sono sogni preclusi per chi vive nel degrado fuori dall’Europa ma subisce comunque l’influenza, il richiamo e la fascinazione di modelli culturali simili. Seydou e Moussa si nutrono infatti di YouTube e pianificano un’esistenza da popstar nel “nuovo mondo”, dove s&#8217;immaginano a firmare autografi per i ragazzi bianchi.”</em></p>



<p>Vediamo adesso i significati più importanti del film riportati in una <strong>terza recensione</strong> (sul WEB all’indirizzo</p>



<p><a href="https://www.mymovies.it/FILM/2023/IO-CAPITANO/PUBBLICO/?ID=1710754">https://www.mymovies.it/FILM/2023/IO-CAPITANO/PUBBLICO/?ID=1710754</a> )</p>



<p><em>“…</em></p>



<p><em>Io Capitano </em><em>di Matteo Garrone …sul delicatissimo quanto urgente tema dell’immigrazione, ribalta la nostra prospettiva di spettatori occidentali, mettendo in scena una sorta di controcampo narrativo. Racconta una storia di migranti con lo sguardo di chi parte, con la visione di chi il viaggio lo vive realmente sulla sua pelle tra la sofferenza fisica e le ferite dell’anima. Senza retorica né pietismo, con una grazia e una poesia che arrivano al cuore.</em><em><br />Seydou e Moussa sono due cugini senegalesi, inseparabili. Due ragazzi normali, con le stesse speranze e ambizioni di un qualsiasi adolescente europeo: sfondare come musicisti e diventare famosi. Hanno una vita semplice, forti legami famigliari e solidarietà tra vicini. Una povertà tutto sommato dignitosa.<br />A differenza di migliaia di migranti che fuggono da guerre civili o carestie, Seydou e Moussa vogliono partire per inseguire un sogno, per realizzare le proprie aspirazioni. Sono disposti a tutto, ingenui e impavidi ai limiti dell’incoscienza, non credono ai racconti drammatici di chi “il viaggio” l’ha già fatto.<br />Il sogno diventerà un incubo. Il viaggio verso l’Europa si trasformerà in un’Odissea contemporanea, una&nbsp;Via Crucis&nbsp;tra fatiche disumane, inganni e violenze indicibili. Con “stazioni” terribili, prima i predoni del deserto, poi i centri di detenzione delle bande criminali libiche e, infine, l’allucinante traversata del Mediterraneo.</em></p>



<p><em>…..&nbsp;</em><em><br />La grandezza di Garrone, uno dei pochi registi italiani con un respiro internazionale, è quella di riuscire a raccontare la realtà attingendo anche dall’immaginario onirico, da una dimensione fiabesca.<br />Non è un caso che il suo precedente film sia stato&nbsp;Pinocchio. Nell’assoluta&nbsp;verità&nbsp;della storia di Seydou e Moussa vi sono molti elementi in comune con la fiaba: le bugie, il miraggio del Paese dei Balocchi, i (tanti) gatti e le volpi incontrati nel cammino. D’altro canto, il segreto delle fiabe è proprio quello di raccontare con la simbologia la vita vera.<br />…<br />Il racconto si ferma davanti alla terraferma, prima che inizi quella sarabanda&nbsp;massmediatica&nbsp;che, ahimè, conosciamo bene. Non serve che ci raccontino cosa accadrà dopo, quello purtroppo lo sappiamo.“</em></p>



<p>Si termina l’esposizione degli elementi significativi del film con <strong>un’ultima recension</strong>e (sul WEB all’indirizzo <a href="https://www.sentireascoltare.com/recensioni/matteo-garrone-io-capitano/">https://www.sentireascoltare.com/recensioni/matteo-garrone-io-capitano/</a> )</p>



<p><em>“…</em></p>



<p><em>Nel suo ultimo e difficilissimo lavoro, Garrone sceglie consapevolmente di concentrarsi sul viaggio di due ragazzi che non scappano da nessuna guerra, da nessuna catastrofe naturale, ma che semplicemente maturano il desiderio di vedere il mondo, di diventare famosi e ottenere quello stesso successo che vedono riprodotto nelle varie stories e reels di Instagram e TikTok …. “</em></p>



<p><em>«I miei due ragazzi vengono da una povertà dignitosa, qualcosa come l’Italia degli anni Cinquanta, c’è il piatto a tavola e c’è questa capacità di relazione delle famiglie numerose, dove la sera ancora si raccontano storie, invece di stare attaccati ai cellulari. Ma c’è anche la voglia di accedere a un mondo che sembra ricco di promesse, di possibilità di realizzarsi nel lavoro, e di aiutare la famiglia per poi tornare in Africa. Le spinte sono tante, ma tra queste cose c’è anche il desiderio di conoscere il mondo. Sono giovani, no? E il settanta per cento degli africani sono giovani. C’è una domanda cui non sanno dare una risposta: perché dei loro coetanei possono venire liberamente in vacanza in Africa con un aereo, mentre se loro cercano di andare in Europa devono rischiare la vita su un barcone?». Matteo Garrone (da Il Venerdì di Repubblica)</em><strong></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire.jpg" alt="" class="wp-image-23642" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire-300x200.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire-768x512.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire-696x464.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migranti-nel-deserto-foto-presa-da-Avvenire-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption><strong>Migranti che attraversano il deserto</strong></figcaption></figure>



<h3>c) Considerazioni</h3>



<p>Dalla lettura delle parti più significative prese dalle diverse recensioni risultano chiare le condizioni di vita dignitose dei protagonisti nel loro Paese d’origine e risulta chiara la conoscenza che avevano dei rischi che correvano nell’intraprendere il viaggio.</p>



<p>Un aspetto che mi ha sempre stupito a proposito del fenomeno migratorio è l’enorme costo che si sostiene da parte dei migranti per pagarsi il viaggio: mi chiedevo come mai non utilizzassero quei risparmi per intraprendere iniziative economiche o d’altro genere nei loro Paesi di origine!</p>



<p>Dopo queste considerazioni si è vicini alla scoperta dei motivi per cui i due protagonisti del film hanno intrapreso il viaggio investendo tutti i loro risparmi.</p>



<p>Dalla lettura delle recensioni si ricava chiaramente il motivo: questi due ragazzi hanno semplicemente maturato “il desiderio di vedere il mondo, di diventare famosi e ottenere quello stesso successo che vedono riprodotto nelle varie stories e reels di Instagram e TikTok …”. Bisogna dedurre che molti di questi obiettivi dei due ragazzi non potevano essere conseguiti nel loro Paese d’origine.</p>



<p>Bisogna a questo punto fare una considerazione molto importante: le motivazioni dei protagonisti a intraprendere il viaggio del film si possono estendere a tutti i casi di emigrazione recenti o comunque avvenute in epoca storica?</p>



<p>Il fenomeno migratorio è sicuramente molto complesso perché ci sono casi in cui la gente fugge da situazioni di guerra, di persecuzioni, di carestie o da situazioni climatico/ambientali disastrose. A queste motivazioni bisogna aggiungere in ogni caso la motivazioni della possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita migrando in altre parti del mondo. In quest’ultimo caso a emigrare sono normalmente le persone che stanno meno male nel Paese di origine, e che, emigrando, vedono la possibilità di un miglioramento delle condizioni di vita.   </p>



<p>Penso però che le motivazioni simili o molto simili a quelle dei due protagonisti del film siano alla base di molti casi di fenomeni migratori, siano cioè alla base della ricerca da parte di tanti giovani di nuove prospettive che non riescono a trovare nei loro Paesi di origine.</p>



<p>(il fenomeno migratorio riguarda anche l’Italia visto che ogni anno 70/80 mila giovani abbandonano il nostro Paese [per una analisi più approfondita di questo fenomeno si veda il seguente sito WEB <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/fuga-italiani-estero-numeri-grafici">https://pagellapolitica.it/articoli/fuga-italiani-estero-numeri-grafici</a> ])</p>



<p>La realtà è molto complessa e ci sono e ci saranno molti processi interdipendenti in atto.&nbsp;&nbsp;                           &nbsp;                                                                    &nbsp;      I fenomeni migratori con le motivazioni dei due ragazzi del film di Garrone cesseranno solamente quando anche nei Paesi di partenza dei migranti si creeranno per molti giovani le prospettive per realizzare dei sogni. Allora non si vedrà più l’Europa e l’Occidente come un paese dei balocchi, come un miraggio e si percorreranno altre vie. Contemporaneamente avverrà che in Europa si metteranno molte restrizioni all’immigrazione oltre quelle già esistenti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;                                                                                                     &nbsp;Il nuovo fenomeno che potrebbe crearsi, che sicuramente sarà diverso da quello avvenuto in precedenza in altre aree del mondo, sarà sicuramente molto complesso con delle conseguenze sia sui Paesi di partenza che in quelli dell’Europa e dell’Occidente (la cacciata di francesi e americani da alcuni Paesi africani a favore di cinesi e russi potrebbe essere l’inizio di questo nuovo fenomeno).</p>



<p>Sullo sfondo c’è l’imponente incremento demografico previsto per l’Africa nei prossimi decenni e che sicuramente farà in modo che non ci sarà niente di scontato o di facilmente prevedibile per il prossimo futuro né per l’’Africa, né per l’Europa e né per il resto del Mondo.</p>



<h2>Seconda parte</h2>



<h4>1) <strong>Le motivazioni all’emigrazione delle popolazioni umane preistoriche:</strong></h4>



<h4>a)  <strong>L&#8217;Homo è un migrante;</strong></h4>



<h4>b) <strong>Perchè si emigra secondo la scienza ufficiale;</strong></h4>



<h4>c) <strong>La ricerca dello &#8220;straordinario&#8221;, il superamento della quotidianità;</strong></h4>



<h4><strong>d) Approfondimento sullo “straordinario”;</strong></h4>



<h4><strong>e) Homo estaticus</strong></h4>



<p></p>



<h3>a) L’Homo è un migrante</h3>



<p>La storia delle varie popolazioni umane è caratterizzata da migrazioni, con motivazioni che potevano essere diverse volta per volta. Come è stato già detto probabilmente le motivazioni alle migrazioni delle varie specie umane che di volta in volta sono uscite dall’Africa sono diverse da quelle che hanno riguardato le popolazioni umane in epoca storica.</p>



<p>E’ bene partire dalle prime migrazioni delle popolazioni umane a partire da 2 milioni di anni fa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1.jpg"><img loading="lazy" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-1024x513.jpg" alt="" class="wp-image-23644" width="814" height="407" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-1024x513.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-300x150.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-768x385.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-1536x769.jpg 1536w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-696x349.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-1068x535.jpg 1068w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1-839x420.jpg 839w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Migrazioni-popolazioni-sapiens-fonte-da-httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica-1.jpg 1911w" sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" /></a><figcaption><strong>Le migrazioni della specie sapiens del genere Homo, specie umana che compare nel Corno d&#8217;Africa circa 180-200 mila anni fa</strong> </figcaption></figure>



<p><strong>Sotto sono riprodotti alcuni frammenti di due video, uno di Telmo Pievani,</strong> filosofo della scienza con interessi nel campo della biologia evoluzionistica e dell&#8217;evoluzione umana, <strong>e l’altro di Guido Barbujani, </strong>genetista con interessi nella biologia evoluzionistica e nella storia evolutiva delle popolazioni umane.</p>



<p><strong>Come si vedrà il tema delle motivazioni alle migrazioni è affrontato quasi di sfuggita: ritengo non valide le ipotesi che timidamente vengono affacciate e in fondo all’articolo verranno proposte delle mie ipotesi in merito alle motivazioni alle migrazioni preistoriche!</strong></p>



<p><strong>Dice Telmo Pievani in un video che intende spiegare le migrazioni avvenute nel tempo profondo, quindi non intende spiegare le motivazioni delle migrazioni oggi, quelle che avvengono nel mondo contemporaneo, che sono fenomeni molto diversi.</strong></p>



<p><em>“Le migrazioni ci hanno forgiato, ci hanno reso umani.</em></p>



<p><em>La scienza ha preso consapevolezza che la migrazione, lo spostarsi, il cambiare residenza, è un comportamento normale nell’evoluzione umana, estremamente antico, ed è ciò che ha plasmato la nostra mente, ciò che ci ha reso umani.</em></p>



<p><em>Un ruolo fondamentale nelle migrazioni è giocato dal clima. Circa 2,5 milioni di anni fa il clima inizia a variare incessantemente, con fasi glaciali e interglaciali. Variano le correnti marine, il mare si abbassa quando fa freddo e si alza quando fa caldo, variano le zone della terra coperte da vegetazione.&nbsp; Per quanto riguarda l’Africa si è visto che quando sulla Terra fa molto freddo, durante le fasi glaciali, l’Africa si inaridisce mentre quando fa caldo diventa più verde, si espandono cioè le aree coperte da vegetazione.</em></p>



<p><em>Le specie umane quindi vivevano in un ambiente che cambiava in continuazione, con le fasce di vegetazione che si spostavano, con gli animali da inseguire. Un aspetto da tenere presente per comprendere le migrazioni riguarda il Sahara: in certe fasi è molto desertico e in certe fasi è coperto da vegetazione, con vallate fluviali molto ricche che attiravano molte popolazioni animali come ippopotami, coccodrilli, erbivori, ecc. e anche le popolazioni umane.</em></p>



<p><em>Le varie specie umane, che sono nate tutte nel Corno d’Africa, avevano il Sahara a ridosso, Non potevano spostarsi verso occidente dove c’era la foresta pluviale, invivibile, per cui le modalità di spostamento, i tracciati per spostarsi, erano lungo le coste e lungo i corridoi dei fiumi, attraversando il Sahara.</em></p>



<p><em>Quando iniziano queste oscillazioni climatiche si vedono degli essere umani che vanno verso nord, poi tornano verso sud, poi tornano verso nord e vanno verso il Mediterraneo e il Medio Oriente.</em></p>



<p><em>Il primo protagonista che compie la prima emigrazione e che esce dall’Africa è l’Homo Ergaster. Quindi siamo migranti da sempre, da quando è nato il genere Homo, visto che Homo Ergaster è la prima specie del genere Homo.</em></p>



<p><em>Le specie umane nascono tutte nel Corno d’Africa, nascono e rinascono più volte, e le migrazioni sono sempre partite da quella zona fra il Sahara, il Corno d’Africa e poco più giù. Scendevano verso il Sud Africa, salivano lungo il corso del Nilo, arrivano verso il Ma Rosso, il Mar Mediterraneo e poi entrano nel Medio Oriente.</em></p>



<p><em>Il Medio Oriente è il luogo di passaggio e di smistamento di tutte le migrazioni umane. Dal Medio Oriente si dipartono tre tronconi: uno va verso est, cioè verso l’Asia, l’India, la Cina, l’Indocina, l’Indonesia ecc. E’ una espansione che è avvenuta in diverse migliaia di anni. Quindi una popolazione africana, del Corno d’Africa, forse cinquanta-sessanta mila individui, in piccoli gruppi che si spostano velocemente e vanno a occupare territori per arrivare fin dove è stato detto. Degli altri due tronconi uno va verso nord, verso il Caucaso mentre l’altro va verso l’Anatolia, la penisola balcanica e l’Europa centro-meridionale fino alla penisola iberica.</em></p>



<p><em>Questa grande espansione ha una conseguenza: le popolazioni umane si frammentano, si disperdono e non vengono più in contatto l’una con l’altra. Si formano così nuove specie.</em></p>



<p><em>Quando i sapiens si sono espansi fuori dall’Africa hanno incontrato le specie umane che si erano formate in precedenza e frutto delle migrazioni precedenti.</em></p>



<p><em>Le popolazioni di sapiens, espandendosi in tutto il mondo, portano all’estinzione, sembra in modo non cruento, di tutte le altre popolazioni umane.</em></p>



<p><em>Quando le popolazioni di sapiens iniziano a uscire dall’Africa potevano avere una consistenza numerica di 50-60 mila, massimo 100 mila individui.</em></p>



<p><em>Il fenomeno migratorio è costitutivo della nostra identità di specie.”</em></p>



<p><em><strong>Il video, dal titolo “L’evoluzione, una storia di migrazioni” è al seguente indirizzo</strong></em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=fQerW_T07Ps">  https://www.youtube.com/watch?v=fQerW_T07Ps</a>  </p>



<p><strong>Nell’altro video dice Guido Barbujani</strong></p>



<p><em>“Perché si emigra?</em></p>



<p><em>190 mila anni fa circa compare il primo sapiens in Etiopia.</em></p>



<p><em>Per 18/19esimi di questo tempo le popolazioni sono vissute di caccia e raccolta per cui seguivano e si muovevano di continuo per seguire le loro prede nei loro spostamenti. Le popolazioni potevano anche spostarsi perché costretti da qualche evento catastrofico.</em></p>



<p><em>In sostanza anche allora come oggi si emigrava per due motivi: perché si deve, perché non si riesce a stare bene nel posto dove si sta oppure perché si vuole andare a vedere cosa ci sta dietro la collina.</em></p>



<p><em>Per esempio le popolazioni umane spesso si spostavano fra terreni di caccia estivi e invernali; c’erano anche popolazioni che esploravano nuovi territori più ampi.</em></p>



<p><em>L’aspetto fondamentale era la mobilità. E’ in base a questa mobilità che l’umanità si spinge fuori dall’Africa e si espande negli altri continenti.”</em></p>



<p><strong>Il video di Guido Barbujani dal titolo “Homo sapiens, una specie migrante” è al seguente indirizzo</strong> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NS59SxIunsw">https://www.youtube.com/watch?v=NS59SxIunsw</a> </p>



<p><strong>Si termina riportando un sunto della parte iniziale del video di Telmo Pievani di cui si è già detto:</strong></p>



<p>“Una decina di anni fa una equipe di scienziati russi, zoologi e paleontologi, fa una scoperta incredibile; gli scienziati sono alla ricerca di mammut e nel perlustrare i territori che danno sul Mare di Kara (porzione meridionale del Mar Glaciale Artico, NDR), dove sfociano i fiumi Ob e Yenisey, fanno appunto una scoperta incredibile: trovano un giovane maschio di mammut, in piena salute, ben conservato e coricato di lato.                                                                                                                                      Gli scienziati cominciano a tirarlo fuori e scoprono così delle cose strane, delle cose mai viste a quella latitudine così settentrionale; si accorgono che tutte le ossa sono state incise, come se fossero state macellate (in effetti  il mammut è stato macellato), e, soprattutto, trovano  dei segni di uccisione di questo mammut lanoso (che era una bestia pericolosissima e quindi pericoloso avvicinarlo troppo) in punti molto particolari: è stato colpito con lance e frecce in posti molto sensibili, in punti nevralgici della fisiologia animale, in modo che l’animale perdesse molto sangue; gli scienziati vanno avanti nel lavoro e trovano le zanne fatte a frammenti e ogni frammento trasformato in una punta di lancia a sua volta. E’ stato scoperto in poche parole che questo mammut è stato cacciato, è stato ucciso in una battuta di caccia a cui hanno partecipato più individui, con una tecnica molto particolare che non era mai stata vista prima a quell’epoca ma che in realtà sappiamo che in seguito è stata usata dai cacciatori-raccoglitori molte volte: una preda grande e pericolosa vien colpita da lontano in punti nevralgici, lei sanguina, viene inseguita per lunghe distanze, per cui si indebolisce ancora di più e a un certo punto crolla e a questo punto le viene dato il colpo di grazia, tecnica usata dai cacciatori-raccoglitori.                                                                                                                          Se il racconto finisse qua non ci sarebbe niente di strano. Se però questa notizia è stata pubblicata su “Science” una fra le più importanti riviste scientifiche al mondo è per un motivo ben preciso: quel mammut è stato cacciato 45 mila anni fa (la datazione è stata fatta con certezza). Questa data è molto prima dell’ultimo picco glaciale e il posto dove è stato trovato è più a nord di Capo Nord, in una zona dove adesso la temperatura più calda è -17 gradi centigradi e la temperatura media è fra -22 e -25 gradi centigradi. Questo significa che quasi 50 mila anni fa c’erano degli esseri umani che per prima cosa erano arrivati nelle zone di cui si sta parlando, e che poi là vivevano e cacciavano sulle coste del mare Artico in periodi più freddi di adesso, con temperature mediamente inferiori di 5-6 gradi rispetto alle temperature attuali.                                                                                                                                                                        Queste popolazioni vivono in quelle zone, vivono in un’epoca antichissima, cacciano un mammut e utilizzano la carcassa senza sprecare niente, hanno mangiato tutto, hanno utilizzato tutto compreso le zanne che hanno utilizzato per fare strumenti. Quindi in quelle zone, in quei periodi ci sono degli umani che vivono, cacciano quindi capaci di organizzazione sociale perché per fare cose simili bisogna parlare, coordinarsi con gli altri, avere una intenzione, preparare anticipatamente l’azione, pianificare e immaginare insieme a tutti gli altri del gruppo.</p>



<p>Prima di questa scoperta si pensava che le popolazioni di sapiens fossero arrivate in queste zone circa 10-12 mila anni fa e inoltre dimostrerebbe ciò che si sospetta da tempo e cioè che questi cacciatori seguivano le mandrie di mammut e di caribù e che le mandrie nei loro spostamenti stagionali vanno verso est e quindi verso la Siberia orientale e anche verso l’America del nord, che allora era collegata con un ponte di terra, la Beringia. Quindi è da pensare che questi cacciatori siano stati i primi umani a popolare l’America del Nord e poi a colonizzare tutta il continente americano.</p>



<p>Un ultimo dato relativo a questa scoperta: la datazione è di 45 mila anni ma, come vi farò vedere tra poco gli esseri umani che siamo noi oggi, quelli che abitano l’Europa, l’Asia e anche le Americhe, siamo usciti dall’Africa, siamo tutti africani, siamo usciti dall’Africa circa 60-65 mila anni fa come si sa dalle molto precise analisi molecolari: questo vuol dire, se si fanno due conti, che dei&nbsp; gruppi di africani, usciti pochi millenni prima dall’Africa, ancora con la pelle scura, sono arrivati sulle rive del mare Artico; sono come gli africani che abitavano nell’Etiopia, nel Kenia, nella Tanzania, ecc. . Come è stato possibile tutto questo? E’ chiaro che questi sono cacciatori, sono dei gruppi umani che hanno due caratteristiche fondamentali: la prima è la mobilità, si spostano di continuo, si spostano tanto e velocemente, per esigenze di caccia ma vanno a finire in posti che sono completamente diversi ai luoghi in cui sono nati. Immaginate quanto possa essere difficile per un essere umano che è nato poche decine o centinaia di generazioni prima in un posto come l’Etiopia e poi, appunto qualche centinaia di generazioni successive si trovi di fronte al mare Artico. Quindi grande mobilità e grande capacità di adattamento negli ecosistemi più diversi. E’ chiaro che se un gruppo umano di questo genere riesce a cavarsela lì significa che se la può cavare dappertutto, in un deserto, in mezzo ai ghiacci. Può fare quello che vuole. E’ la dimostrazione che c’è in giro una popolazione che ha una capacita di adattamento senza precedenti.”</p>



<p><strong>Il link al video di Telmo Pievani è sempre lo stesso del precedente e cioè  </strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=fQerW_T07Ps">https://www.youtube.com/watch?v=fQerW_T07Ps</a></p>



<p></p>



<h3>b) Perché si emigra secondo la “scienza ufficiale”</h3>



<p>Nei saggi e nei video che ho consultato (i cui autori sono studiosi di eccezionale spessore scientifico e culturale) ho notato la marginalità con cui si affronta il tema dell’emigrazione e anche l’inconsistenza delle tesi che sono proposte. Non sono un esperto per cui con molta umiltà esporrò delle diverse ipotesi in merito alle motivazioni alla migrazione da parte delle antiche popolazioni preistoriche!</p>



<p>Per quanto riguarda le migrazioni preistoriche ho visto alle volte affacciarsi timidamente spiegazioni come l’incapacità di un territorio di sostenere una determinata popolazione oppure che ci si spostava andando appresso alle mandrie di animali che si cacciavano per cibarsi della loro carne oppure per vedere cosa ci fosse dietro al collina che si stagliava all’orizzonte (quest’ultima spiegazione è quella che più si avvicina a quella che proporrò).</p>



<p>Faccio la considerazione che le migrazioni che hanno riguardato le popolazioni preistoriche erano caratterizzate dall’assenza di motivazioni che potremmo definire “materiali”: quali quindi le motivazioni?</p>



<p><strong>Si anticipa la motivazione: il senso della vita umana è il superamento delle determinazioni spazio-temporali della vita quotidiana, in tutti suoi aspetti, dal suo stato di coscienza e dai vari elementi della sua cultura al territorio su cui vive.</strong></p>



<p><strong>Vediamo di entrare nel merito delle spiegazioni date dalla “scienza ufficiale”.</strong></p>



<p><strong>Una prima motivazione è che le popolazioni migravano per l’incapacità di sostenerle da parte dei territori su cui insistevano!</strong></p>



<p><em>Vediamo alcuni aspetti che riguardano la prima migrazione di “sapiens” dall’Africa</em></p>



<ol type="1"><li><em>“…vi erano forse fra 20.000 e 100.000 persone – è una stima basata su dati molto fragili – nei luoghi in cui ha avuto inizio lo sviluppo dell’uomo moderno, in Africa o in Medio Oriente (o in entrambi i luoghi), all’incirca 100.000 anni fa;… alla fine dell’espansione a tutta la terra oggi abitata, circa 10.000-15.000 anni fa, vi erano intorno a cinque milioni di persone;”. </em><em>&nbsp;Luca e Francesco Cavalli Sforza, Chi siamo – La storia della diversità umana, Oscar Saggi Mondatori, 1995, pag. 232</em></li></ol>



<p>Come si vede chiaramente i motivi per cui le popolazioni di sapiens si misero in cammino non dipese dall’impossibilità di sostenerli da parte del territorio su cui insistevano. L’Africa è un continente con una superficie di 30 milioni di km2, 100 volte maggiore della superficie dell’Italia: è difficile credere che non potesse sostenere una popolazione corrispondente a quella di una attuale piccola/media cittadina italiana! Per fare un paragone è come se in Italia ci fossero state, circa 100 mila anni fa, fra le 200 e le 1000 persone fra uomini, donne e bambini: è difficile sostenere che il territorio dell’Italia, circa 300 mila km2, non potesse sostenere una popolazione così numericamente insignificante.</p>



<p>La prima espansione dei sapiens dall’Africa iniziò circa 100 mila anni fa ma arrivò solamente nel Nord Africa e in Israele. I motivi di questa interruzione probabilmente dipese dalle rigide temperature esistenti in Europa che spingevano le popolazioni di Neandertal verso il Sud Europa e il Medio Oriente, impedendo ai Sapiens di procedere nella loro espansione.</p>



<p>In seguito, circa 73 mila anni fa ci fu la catastrofe di Toba: eruttò un vulcano sotto il lago di Toba a Sumatra in Indonesia. L’eruzione interessò tutta la Terra e portò a forti sconvolgimenti, riducendo fortemente le varie forme di vita e ovviamente anche le popolazioni umane.</p>



<p>Ma circa 60 mila anni fa, forse con una popolazione inferiore a quella esistente 100 mila anni fa, i Sapiens iniziarono di nuovo a emigrare e in poche decine di migliaia di anni raggiunsero ogni angolo della Terra “spodestando”, sembra non in modo cruento *, tutte le altre popolazioni umane (come i Neandertal, i Denisova e i Flores).</p>



<p><strong>Un’altra spiegazione della “scienza ufficiale” è che le popolazioni seguivano le mandrie nel loro spostamenti.</strong></p>



<p>Anche questa spiegazione è poco verosimile. In africa le popolazioni di cacciatori/raccoglitori seguivano le gazzelle, le antilopi, le zebre, ecc. nei loro spostamenti. Ma nei loro spostamenti non arrivavano nei territori di fronte al Mar Glaciale Artico! Inoltre nelle nuove regioni in cui arrivarono non c’erano gazzelle e zebre ma mammut, buoi muschiati e caribù.</p>



<p><strong>Altre spiegazioni fanno riferimento alle forti mutazioni climatiche che hanno riguardato i periodi in cui sono avvenute le migrazioni e che sono viste come le motivazioni alle migrazioni stesse.</strong></p>



<p>Nel video di Telmo Pievani si parla della caccia ai mammut nei territori antistanti il Mare Glaciale Artico da parte di popolazioni africane, ancora con la pelle nera, che qualche decina o centinaia di generazioni precedenti vivevano nel Corno d’Africa, fra l’Etiopia, il Kenya e la Tanzania. Le condizioni climatiche esistenti nei nuovi territori erano fra i -25 e i -30 gradi centigradi. E’ difficile immaginare delle condizioni climatiche così estreme esistenti in altri territori allora abitati ed è difficile pensare che in Africa non ci fossero territori più accoglienti dove vivere da parte di popolazioni che come specie si sono evolute propri in quei territori!!</p>



<p><strong>Un’altra considerazione ancora         </strong>                                                                      Uno dei rami in cui si ripartì la migrazione di sapiens sapiens proveniente dall’Africa, circa 30 mila anni fa raggiunse la Siberia. Il tratto di mare, lo stretto di Bering, esistente fra la Siberia e l’Alaska impediva di raggiungere il continente americano. Condizioni climatiche “favorevoli” resero possibile l’attraversamento dello stretto di Bering. Si era in piena glaciazione di Würm (iniziata circa 110 mila anni fa e terminata circa 10 mila anni fa), le temperature si abbassarono notevolmente, i ghiacci delle calotte polari si estesero, le catene montuose erano coperte da imponenti ghiacciai, molti territori erano coperti di neve e ovviamente c’era meno acqua in forma liquida e il livello dei mari era più basso di diverse decine di metri: ciò portò all’emersione dei fondali dello stretto di Bering, profondo qualche decina di metri. Furono queste condizioni estremamente rigide le condizioni “favorevoli” che portarono sparute popolazioni di sapiens a raggiungere il continente americano.                                                                                                                                                                          Perché queste popolazioni non tornarono indietro? Avevano dietro di loro l’Asia, l’Europa e l’Africa, che, con forse 1-2 milioni di abitanti complessivamente, erano tre continenti immensi e praticamente disabitati.</p>



<p><strong>Si impone quindi la ricerca della risposta alla domanda: perché le popolazioni umane migravano? (il riferimento è non solamente alle prime popolazioni di sapiens ma a tutte le specie umane uscite dall’Africa in precedenza)</strong></p>



<h4>&#8211; Necessario approfondimento visto il tema dell’articolo (la scomparsa delle altre specie umane al comparire della specie Sapiens)</h4>



<p>                                                                                                                                               “A un certo punto le varie specie umane esistenti sulla terra (le specie di Neandertal, di Denisova, di Flores, gli ultimi Heidelbergensis, forse alcuni Herectus, ecc.) scomparvero in occasione, ma non solo, della grande espansione di un rivale: il Sapiens. Quali i motivi della scomparsa delle altre specie e quindi della esistenza sulla Terra solamente della specie Sapiens?  </p>



<p>I sapiens competevano con le altre specie per le risorse e si è verificato quel fenomeno chiamato <strong>“esclusione competitiva”</strong>. La specie Sapiens entra negli stessi territori occupati dalle altre specie: entra in <strong>“simpatria”</strong>, significa che si crea una situazione per cui non possono coesistere due specie che occupino la stessa nicchia ecologica, cioè che vivano nello stesso modo, che facciano le stesse cose in natura, che mangino le stesse cose, che abbiano gli stessi ritmi di vita. E’ successo che nel tempo, nell’arco di alcuni millenni se non decine di millenni, alcune specie si sono andate via via “asciugando” per poi estinguersi mentre la nostra specie, il Sapiens, ha invaso il mondo.”</p>



<p>Quella di sopra è la trascrizione di quanto dice <strong>Giorgio Manzi </strong>nell’ultima parte del video dal titolo <strong>“Sulle tracce dell’evoluzione umana”</strong> rintracciabile al seguente indirizzo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ySSgYJ3Vq-g">https://www.youtube.com/watch?v=ySSgYJ3Vq-g</a></p>



<h3>c) La ricerca dello “straordinario”, &nbsp;il superamento della quotidianità</h3>



<p><strong>Ciò che consentì alle varie popolazioni di diverse specie umane di uscire fuori dall’Africa</strong> e di raggiungere varie zone dell’Asia e dell’Europa e, infine, le Americhe e l’Oceania  e ogni angolo della Terra, furono certamente le “acquisizioni” in termini di maggiore intelligenza e la sempre maggiore padronanza del fuoco (essenziale questa seconda qualità per la colonizzazione delle zone fredde oltre che per l’importante passaggio dal “crudo&#8221; al “cotto”) ma <em>“Vi sono molte ragioni che fanno pensare al linguaggio come motivo fondamentale”*</em>, anche se le due cose sono strettamente interdipendenti. </p>



<p><em>*(</em><em>Luigi Luca Cavalli Sforza, L’evoluzione della cultura, 2004 Codice edizioni, Torino, pag. 29</em>)&nbsp;</p>



<p>                                                                                                                                              <strong> Il problema però non è ciò che consenti alle varie popolazioni di diverse specie umane di espandersi fuori dall’Africa e raggiungere territori lontanissimi, ma il motivo per cui lo fecero!</strong></p>



<p><br />La ricerca delle cause delle migrazioni umane avvenute a partire da due milioni di anni fa, partono dalla considerazione che il senso della vita umana è la <strong>ricerca e sperimentazione dello straordinario,</strong> <strong>del superamento, in tutti i suoi aspetti, della “ordinarietà” della vita quotidiana, dagli stati di coscienza ai diversi valori culturali e al territorio/ambiente in cui vivevano le varie popolazioni. </strong></p>



<p><strong>L’uomo cerca lo straordinario, in tutte le sue forme e a qualunque costo!! La ricerca dello straordinario, in tutte le sue molteplici forme, è la ragione d’essere dell’uomo, è il suo atto costitutivo!</strong><br /><br /></p>



<p>In passato ho fatto un lavoro su questo argomento e a cui ho dato il titolo “Il futuro straordinario”: in questo lavoro, tra l’altro, ho definito i concetti di “straordinario” e di “ordinario” (il lavoro è raggiungibile col seguente link: <a href="http://www.decrescita.com/news/il-futuro-straordinario/">http://www.decrescita.com/news/il-futuro-straordinario/ </a>)<br />E’ opportuno però riprendere in modo sintetico i concetti più importanti espressi in quel lavoro, magari integrandoli e variandoli per connetterli al tema specifico di questo lavoro.<br />Prima di definire lo “straordinario” viene definito l’”ordinario”: per ordinario si intende, in prima battuta e per esemplificare, la vita degli animali, cioè una vita che può venire meno, sia come individui che come specie, per tante cause e in ogni momento e (strettamente connesso a quanto appena detto) in cui non sono soddisfatti adeguatamente e per tempi più lunghi possibile i propri bisogni.<br />Quindi cosa si intende per “straordinario”?<br /><strong>Per straordinario si intende il continuo superamento delle quotidiane determinazioni spazio/temporali.  </strong></p>



<p><strong>Più specificatamente cosa si intende quindi per straordinario? (in particolare il riferimento  è alla specie sapiens, a cui appartengono tutte le attuali popolazioni esistenti nel mondo).                                                                                                                                                                                    Per straordinario si intende ciò che l’uomo ha cercato, contemporaneamente e dialetticamente, con l’attività economica (con cui si ottengono beni e servizi con cui soddisfare il più adeguatamente possibile e per tempi più lunghi possibile alcuni bisogni umani); è ciò che l’uomo ha cercato con la religione (con cui si cerca un rapporto col sacro, con qualcosa che va oltre l’ordinario, con qualcosa appunto di straordinario); è ciò che ha cercato con la pittura (con cui si cerca la bellezza, che è una forma di straordinario: si cerca la bellezza nella natura, tramite la natura e andando oltre la natura; si pensi alle pitture rupestri, risalenti a decine di migliaia di anni fa, delle grotte paleolitiche spagnole, francesi, del nord Africa e dell’Australia); lo straordinario è ciò che l’uomo ha cercato con altre arti (con cui si creano altre situazioni straordinarie [per es. con la musica, con il canto, con le danze]); è ciò che l’uomo ha cercato con le droghe (il cui uso è attestato da molti millenni e con cui si fa esperienza di condizioni psico-fisiche straordinarie); è ciò che ha cercato con le tecniche ascetiche e con varie altre modalità.                                                                                                                                    Molti di questi modi di raggiungere lo straordinario sono stati utilizzati contemporaneamente: si pensi alla religiosità che impregna l’attività economica (non è un caso che quando viene messa la prima pietra di una opera di una certa importanza, oppure che viene varata una nave, alla cerimonia sia sempre presente un alto esponente della Chiesa), si pensi all’arte che impregna le chiese (dipinti, sculture, architettura della stessa chiesa, canti e musica durante le funzioni religiose) o all’uso di droghe durante le cerimonie religiose oppure all’uso di bevande alcoliche e marijuana durante i concerti rock o di altre droghe nelle discoteche).                                                                                                                                            Nella ricerca dello straordinario bisogna aggiungere il bisogno di conoscere tutto ciò che lo circondava e, quindi, cosa ci fosse oltre l’orizzonte che vedeva tutti i giorni</strong>.</p>



<h4>&#8211;  La ricerca dello straordinario nell’Isola di Pasqua</h4>



<p>E’ conosciuta l’Isola di Pasqua per il disastro ambientale e umano a cui andò incontro alcuni secoli fa.</p>



<p>Tutto dipese dalla patologica costruzione di moltissimi Moai e di quanto a esso connesso come le piattaforme su cui sistemarli, le strade per trasportarli dalla cava fino alla destinazione vicino al mare, le risorse per nutrire tutti coloro che erano addetti a queste attività e altro ancora.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1.jpg"><img loading="lazy" width="1024" height="410" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-1024x410.jpg" alt="" class="wp-image-23647" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-1024x410.jpg 1024w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-300x120.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-768x307.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-1536x614.jpg 1536w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-696x278.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-1068x427.jpg 1068w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1-1050x420.jpg 1050w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2024/07/Ahu-Tongariki-da-httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare-1.jpg 1605w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption><strong>I Moai, grandi statue scolpite nelle cave sulle colline e poi trasportate e sistemate su apposite piattaforme</strong></figcaption></figure>



<p>Jared Diamond nel suo saggio “Collasso. Come le società scelgono di morire o di vivere” cerca di spiegarsi il motivo per cui gli abitanti dell’Isola di Pasqua si “fissarono” nella costruzione dei Moai.</p>



<p><em>“…le popolazioni del Pacifico che abitavano su terre molto isolate dedicavano le loro energie, le loro risorse e i loro sforzi al commercio con i popoli vicini, oppure alla conquista, all’esplorazione e alla colonizzazione di altre isole o all’emigrazione verso altri territori; questi sbocchi, invece, erano preclusi agli abitanti dell’isola di Pasqua a causa del loro isolamento. Mentre i capi delle altre isole del Pacifico potevano competere tra loro in prestigio e posizione sociale sfidandosi in vari modi, “i giovanotti dell’isola di Pasqua non sapevano come passare il tempo”, per dirla con le parole di un mio studente.”*</em></p>



<p><em>*Jared Diamond, Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, 2005 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, pag. 107</em></p>



<p>Questo passo di Diamond mette in evidenza la relazione, l’interdipendenza e, in questo caso, la fungibilità delle varie forme di straordinario.</p>



<p>A proposito della vicenda dell’Isola di Pasqua consiglio la lettura di un mio saggio in merito, pubblicato sul blog di Decrescita felice social network e raggiungibile col seguente link&nbsp; <a href="http://www.decrescita.com/news/la-ricerca-dello-straordinario-i-moai-dellisola-di-pasqua/">http://www.decrescita.com/news/la-ricerca-dello-straordinario-i-moai-dellisola-di-pasqua/</a> )&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Sembra però che adesso, almeno in riferimento alla maggioranza della popolazione del mondo sviluppato, a svolgere un ruolo importante nella ricerca dello straordinario, nel superamento della piattezza della vita quotidiana, oltre ai classici modi, siano il consumo per il consumo, il raggiungimento della bellezza dell’aspetto esteriore, il gioco d’azzardo, la pornografia, il possesso di animali da compagnia, il tifo sportivo, il consumo di alcolici e droghe e altro ancora. (ma non è questo il tema di questo articolo!)</p>



<p><strong>L’obiettivo dell’uomo quindi è il continuo superamento della piattezza delle determinazioni spazio-temporali della vita quotidiana, da quelle che mettono in forse la continuazione della specie a quelle che impediscono un adeguato soddisfacimento dei bisogni alimentari e di buona salute e, per concludere, a quelle che portano più intimamente alla modificazione delle determinazioni spazio-temporali con tutte le modalità che sono state indicate.</strong></p>



<p>Come è stato detto i motivi che resero possibile le emigrazioni di cui sopra furono una maggiore intelligenza, lo sviluppo di un linguaggio sempre più articolato, la sempre maggiore padronanza del fuoco, ecc.,  ma se non ci fosse stato quel fuoco più potente che, comunque sia avvenuto, si era impadronito della sua mente (cioè la ricerca dello straordinario in tutti i suoi aspetti) l’uomo sarebbe rimasto nella sua culla, nella Rift Valley, in Africa, come fecero tante altre specie animali!!</p>



<p><strong>La ricerca dello straordinario non è fine a se stesso. Come il sacro, separato e superiore al profano, è indirizzato e feconda il profano stesso, così lo straordinario, superiore e separato dall’ordinario, è a esso indirizzato. Lo straordinario feconda la vita ordinaria trasformandola, facendola alzare di livello, andando oltre le ordinarie determinazioni spazio/temporali.</strong></p>



<p>Forse si ha l’idea che le popolazioni dell’età della pietra&nbsp; o comunque le popolazioni cosiddette “primitive”, fossero sempre in eterna lotta per la propria sussistenza e che non fossero in grado di pensare e creare lo straordinario, nelle sue varie forme, e con cui poi fecondare la realtà ordinaria in modo da elevarla.<br />Diceva il grande antropologo Claude Levi-Strauss:&nbsp;<em>“In Il totemismo oggi e in Il pensiero selvaggio, per esempio, ho cercato di mostrare come questi popoli, che siamo soliti considerare asserviti alla necessità di non morire di fame e di mantenersi robusti solo per sopravvivere in condizioni materiali durissime, siano perfettamente capaci di pensiero disinteressato, siano cioè mossi dal bisogno o dal desiderio di capire il mondo intorno a loro, la natura e la società. D’altra parte per raggiungere questo scopo, essi impiegano strumenti intellettuali, proprio come farebbero un filosofo e anche, in certa misura, uno scienziato</em><em>.”&nbsp;*</em></p>



<p><em>*Claude Levi-Strauss, Mito e significato, il Saggiatore, Prima edizione Net, marzo 2002, pag. 30                                  </em></p>



<p>Le popolazioni primitive, che praticavano la caccia, la pesca e la raccolta, avevano molto più tempo libero (e stavano decisamente in migliori condizioni di salute) rispetto alle popolazioni che poi praticheranno la coltivazione delle piante e la pastorizia. E, probabilmente, pensavano e praticavano lo straordinario sicuramente più di oggi!&nbsp;</p>



<h4>d) Approfondimento sullo “straordinario”</h4>



<p><strong>Da “Gli allucinogeni nel mito” di Giorgio Samorini  </strong>                                                                                                                                                         <em>“Alcuni comportamenti accompagnano l’uomo da sempre, ovvero da quando egli è “diventato” uomo, e, in un certo qual senso, lo caratterizzano e lo definiscono. Ad esempio, l’uomo produce arte, è mosso da un impulso artistico che lo accompagna sin dalle sue origini. Ne abbiamo una dimostrazione considerando la datazione delle rappresentazioni artistiche, ritenute più antiche, che sono giunte fino a noi: pitture preistoriche rupestri localizzate in Tanzania e in Australia, datate attorno ai 45.000-40.000 anni (una data “vicina” a quella generalmente attribuita all’ultimo, in ordine cronologico, degli Ominidi, l’Homo sapiens).<br />Questi atavici comportamenti umani – tra cui l’impulso artistico -¬ possono essere considerati come “costanti comportamentali”, che continuamente rinnovano il divenire dell’uomo. Si tratta di impulsi comportamentali irreprimibili, che si manifestano all’interno della società degli uomini, senza distinzione di razze o popoli: sono comportamenti trans-culturali.<br />Un’altra di queste “costanti” è la tendenza dell’uomo a cercare, attraverso i più disparati metodi, di modificare il suo stato di coscienza ordinario, allo scopo di vivere esperienze psico-fìsiche in altri stati mentali; stati mentali che, per loro natura, sono possibili e “naturali” nel medesimo modo in cui riteniamo “naturale” lo stato di coscienza in cui ordinariamente conduciamo la nostra esistenza. Tale considerazione risulta avvallata dall’atavicità insita nell’impulso a vivere questo tipo di esperienze, e dalla loro insopprimibilità, storicamente accertata. La storia del rapporto fra l’uomo e i suoi stati modificati di coscienza, dimostra come questi siano in stretta relazione con un’altra importante “costante” umana: l’impulso religioso. Non può essere casuale il fatto che, presso tutti i popoli, i rapimenti estatici e di transe – considerati fra gli stati più elevati della coscienza – vengano culturalmente interpretati come fenomeni di squisito carattere mistico, spirituale, religioso. Anzi, è da ritenere che l’origine del rapporto dell’uomo con gli stati modificati di coscienza sia direttamente connessa alla nascita del suo impulso religioso. V’è anche chi ritiene che, nella storia del genere umano, la coscienza sia apparsa originalmente come quello che viene ora chiamato lo “stato mistico di coscienza”. Ciò spiegherebbe il motivo per cui i mistici parlano di una “età dell’oro” in cui le visioni mistiche erano molto comuni.”</em> *</p>



<p><sup>*</sup><em> </em><em>Giorgio Samorini Gli allucinogeni nel mito; Nautilus C.P. 1311</em><em><br />10100 Torino – 1995, pagg. 7-8</em><sup></sup></p>



<p> <strong>Da “Le droghe degli dei – veleni sacri, estasi divine”  di Philippe De Félice</strong></p>



<p><em>“Il fatto è che l’istinto di conservazione non è il solo al quale l’uomo obbedisce. La tendenza dell’essere a perseverare nell’esistenza, l’istinto di sopravvivenza che governa il mondo animale, si scontra con un’altra tendenza, più imperiosa ancora: quella che lo spinge a liberare i limiti che sembrano essergli stati assegnati e a cercare esso stesso al di là di ciò che è.</em><em><br />Il proprium dell’uomo è di restare nel perpetuo travaglio del trascendimento di sé. Questo tratto che lo caratterizza spiega tutto quello che tende ad aumentare il suo potere, ad ampliare le sue conoscenze, a raggiungere la bellezza, a far penetrare in lui una vita più ricca e intensa dalla quale intuisce ciò che è la vita divina.<br />Ciò che gli prova che non si inganna nel cercare di elevarsi al di sopra di se stesso è la gioia che prova ogni volta che ha coscienza di esservi giunto.”</em>&nbsp;*</p>



<p>*<em> </em><em>Philippe De Félice, Le droghe degli dei – veleni sacri, estasi divine” © ECIG · EDIZIONI Culturali Internazionali Genova</em><em><br />Edizione 1990, pagg. 310-311</em></p>



<p>L’uomo cerca di arricchirsi di tutte le forme di straordinario e si termina con una citazione di Karl Marx:</p>



<p><em>&nbsp;“L’uomo ricco è colui che ha bisogno della totalità delle manifestazioni dell’esistenza umana, l’uomo che sente la propria realizzazione come una necessità interiore, come un bisogno”.*</em></p>



<p><em>*</em>Karl Marx Manoscritti economico-filosofici del 1844</p>



<h3>d) Homo estaticus</h3>



<p>Estatico: ETIMOLOGIA&nbsp;<a href="https://unaparolaalgiorno.it/articoli/le-famiglie-delle-parole/voce-dotta-che-cos-e-6">voce dotta</a>&nbsp;recuperata dal latino medievale&nbsp;<em>estaticus</em>, derivato dal latino cristiano&nbsp;<em>exstasis</em>, prestito&nbsp;<a href="https://unaparolaalgiorno.it/articoli/le-famiglie-delle-parole/che-cosa-si-puo-intendere-quando-diciamo-che-una-parola-viene-dal-greco-22">dal greco</a>&nbsp;<em>ékstasis</em>&nbsp;‘estasi’, a sua volta dal verbo&nbsp;<em>existánai</em>, derivato di&nbsp;<em>histánai</em>&nbsp;‘stare’ col prefisso&nbsp;<em>ex-</em>&nbsp;‘fuori’.</p>



<p>(dal sito &nbsp;<a href="https://unaparolaalgiorno.it/significato/estatico">https://unaparolaalgiorno.it/significato/estatico</a> )</p>



<p>&nbsp;(informo che non conosco né il latino né il greco)</p>



<p>Con quest’ultimo paragrafo si conclude questo lungo articolo riguardante le migrazioni umane: si conclude insistendo sulla particolare interpretazione sul fattuale comportamento umano come fin qua è stato detto!</p>



<p><strong>La considerazione che ho tratto dal concreto comportamento delle varie specie umane è che è caratterizzato dal vivere in un continuo stato di estasi, in una continua esigenza di uscire fuori, dall’andare oltre la ordinarietà della vita quotidiana, di non appiattirsi sull’ordinario: è caratterizzato dalla ricerca dello straordinario, in tutte le forme in cui può presentarsi, è il superamento della routine </strong>(come dice Paulo Coelho)</p>



<h3>Questo significa per le varie specie umane andare oltre le consuete determinazioni spazio/temporali, significa uscire fuori dal territorio dove hanno abitato per millenni, andare oltre le tecniche produttive utilizzate per decine di millenni, adottare valori culturali diversi da quelli adottati per decine di millenni, andare oltre lo stato ordinario di coscienza con la ricerca del sacro, con la pittura, con la musica, con le danze, con le droghe, ecc. Le popolazioni di sapiens sono sorte fra i 180 mila e i 200 mila anni fa nel Corno d’Africa (Etiopia, Somalia, Kenya, Tanzania); hanno abitato per molte centinaia di generazioni in Africa; avevano un consistenza numerica variabile ma di pochissime decine di migliaia di individui fra uomini donne e bambini, in un continente di 30 milioni di km2;  hanno vissuto nelle savane cacciando gazzelle, zebre, bufali, ecc.: se a un certo punto, circa 60 mila anni fa, piccoli gruppi di queste popolazioni decidono di uscire dall’Africa e, dopo alcuni millenni, questi piccoli gruppi sono già nei territori che danno sul Mare Glaciale Artico a cacciare animali pericolosissimi come i mammut, con temperature fra i -25 e i -30 gradi centigradi, significa che, per usare una espressione popolare, questi Sapiens “erano proprio fuori”. Per usare una espressione “scientifica” bisogna dire che erano sotto l’effetto di un “rapimento estatico”, che li portava continuamente a uscire dall’ordinario, dal quotidiano, dalla routine (come dice Paulo Coelho)!</h3>



<p></p>



<p></p>



<h4>Fonte foto:</h4>



<p>La foto del barcone è presa da la Repubblica</p>



<p>La foto degli uomini nel deserto è presa da Avvenire</p>



<p>L&#8217;immagine della carta con le  migrazione della specie Sapiens è presa da <a href="https://normalman55.wordpress.com/2013/12/26/flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica/">httpsnormalman55.wordpress.com20131226flussi-delle-migrazioni-umane-dallafrica  </a></p>



<p>La foto dei Moai sulla piattaforma fu presa da httpwww.easyviaggio.comcileisola-di-pasquada-visitare </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/perche-si-emigra/">Perchè si emigra?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
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		<author>
			<name>Igor Giussani</name>
							<uri>http://www.apocalottimismo.it/</uri>
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		<title type="html"><![CDATA[Lettera aperta contro i deliri nuclearisti]]></title>
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		<updated>2024-07-03T09:49:37Z</updated>
		<published>2024-07-03T09:49:36Z</published>
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		<summary type="html"><![CDATA[<p>Un gruppo di scienziati e ambientalisti ha redatto una lettera aperta a nome dell&#8217;associazione “Energia per l’Italia” indirizzata al ministro dell&#8217;Ambiente Pichetto Fratin, per replicare alle esternazioni mediatiche in cui ha parlato di elettricità italiana prodotta al 10-11% da nucleare entro il 2030. Tra i firmatari ci sono alcune figure che si sono segnalate per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news/lettera-aperta-contro-i-deliri-nuclearisti/">Lettera aperta contro i deliri nuclearisti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="http://www.decrescita.com/news">Decrescita Felice Social Network</a>.</p>
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					<content type="html" xml:base="http://www.decrescita.com/news/lettera-aperta-contro-i-deliri-nuclearisti/"><![CDATA[
<p>Un gruppo di scienziati e ambientalisti ha redatto una lettera aperta a nome dell&#8217;associazione <a href="https://substack.com/redirect/1ade13b7-32aa-41a5-ba08-34bb2c7ae85c?j=eyJ1IjoiMzRsbnByIn0.9kVWvM2CtiQAKcoBCJc7TKPuME23UhU-tRbcEzjwqQ4">“Energia per l’Italia”</a> indirizzata al ministro dell&#8217;Ambiente Pichetto Fratin, per replicare alle esternazioni mediatiche in cui ha parlato di elettricità italiana prodotta al 10-11% da nucleare entro il 2030. </p>



<p>Tra i firmatari ci sono alcune figure che si sono segnalate per dichiarazioni decisamente denigratorie contro la decrescita felice e forse eccessivamente ottimistiche verso lo sviluppo pur rilevante delle fonti rinnovabili, tuttavia invito tutti i decrescenti a fare proprio questo appello, perché la posta in gioco è troppo grande e occorre quindi superare gli steccati. Pertanto, la riportiamo integralmente qui su DFSN</p>



<h1>Il nucleare in Italia non è la soluzione</h1>



<p>Gentili rappresentanti dei cittadini italiani. Membri del Governo,</p>



<p>Il ministro dell’ambiente on Gilberto Pichetto Fratin ha recentemente espresso la volontà di introdurre l’opzione nucleare nel PNIEC (Piano Nazionale Energia e Clima). In particolare, si ipotizza che il nostro Paese possa produrre il 20% del fabbisogno della sua energia elettrica al 2050 tramite energia nucleare, 140 TWh, e nello specifico questa produzione dovrebbe avvenire tramite SMR (Small Modular Reactors). [1]</p>



<p>Ottenere questo quantitativo richiederebbe l’installazione di almeno 17,5 GW di potenza ipotizzando che ciascun GW possa fornire 8 TWh. Questo corrisponde a un numero che varia da 11 a 18 reattori tradizionali di potenza 1-1,6 GW ciascuno. Con l’opzione SMR, che è quella indicata, ipotizzando potenze di 100-300 MW il numero di reattori da installare potrebbe andare da 58 a 175. Questo numero così elevato di reattori, ciascuno dei quali richiederebbe uno specifico processo autorizzativo, dovrebbe essere istallato entro il 2050. Addirittura, le ultime dichiarazioni del Ministro (25 giugno 2024) parlerebbero di un “10-11% di produzione elettrica da nucleare” entro il 2030, cioè tra solo sei anni.[2]</p>



<p>Dall’inizio del millennio la nuova potenza installata nell’intera unione europea è di soli 3,2 GW (due soli reattori da 1,6 GW), ipotizzando che il reattore di Flamanville 3 possa essere avviato entro il 2024. [3]</p>



<p>Potrà realisticamente il nostro Paese da solo avviare nei prossimi 25 anni una quantità di potenza nucleare che è cinque volte tutta quella installata nell’intera Unione europea negli ultimi 25 anni? E per di più può farlo utilizzando una tecnologia come quella degli SMR che è ancora embrionale? Ricordiamo che il termine “modular” implica una produzione in serie, ma al momento siamo ancora a livello di prototipi: non è possibile prevedere se da questi prototipi si possa effettivamente giungere a una produzione su vasta scala.</p>



<p>Inoltre, il nostro Paese ha oramai perso buona parte delle competenze tecnico-ingegneristiche per costruire nuovi reattori nucleari. E purtroppo, da decenni, non riesce nemmeno a individuare un sito ove costruire il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Quanto altro tempo passerà solo per indicare un numero elevato di siti per le nuove centrali nucleari?</p>



<p>Mentre nel mondo l’installazione di nuova potenza nucleare procede a rilento e nel 2023 è calata di circa 0,6 GW [4] a causa dei reattori dismessi, quella di fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico nello stesso anno è aumentata di ben 510 GW. [5]</p>



<p>Oggi le tecnologie di accumulo (chimico e gravitazionale) sono in grande crescita. I nuovi avanzamenti tecnologici possono avere uno sviluppo significativo in tempi molto brevi. Ad esempio la Cina, che nel 2008 produceva energia elettrica da fotovoltaico per soli 100 TWh, in 15 anni è arrivata a produrne ben 580 TWh (dato 2023), sorpassando la produzione da nucleare (437 TWh), di cui al momento è leader mondiale.</p>



<p>Sicuramente le innovazioni tecnologiche introdotte con i reattori di nuova generazione sono interessanti. Tuttavia, si tratta di soluzioni note già dagli anni ’50 (reattori raffreddati a metalli fusi come sodio, piombo o la miscela eutettica piombo-bismuto) e che fino ad ora non hanno visto uno sviluppo significativo al di là dei prototipi. Appare difficile che questo sviluppo possa avvenire nei tempi brevi richiesti per la transizione ecologica.</p>



<p>Ricordiamo che secondo i modelli sviluppati dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per avere una possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 °C è necessario che a livello mondiale si raggiunga il picco delle emissioni di CO2 entro il 2025, si attui una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030, si arrivi allo “zero netto” entro il 2050. È impossibile che il nucleare nel nostro Paese possa contribuire ai primi due obiettivi, e appare molto difficile che possa dare un contributo significativo al raggiungimento del terzo, soprattutto se si scegliesse una soluzione che di fatto non esiste ancora nel mondo dal punto di vista commerciale come gli SMR.</p>



<p>Riteniamo che l’intero comparto della ricerca debba ricevere finanziamenti adeguati, incluso quello sul nucleare, area che ha importanti applicazioni ad esempio in campo medico. Tuttavia, è necessaria una netta distinzione tra ricerca e soluzioni tecnologicamente affermate: un ritorno all’energia nucleare in Italia non potrebbe fornire un contributo significativo alla decarbonizzazione del nostro sistema elettrico, né nel breve periodo e nemmeno in tempi più lunghi.</p>



<p>Per i motivi sopra esposti, riteniamo indispensabile rivedere gli scenari proposti nel PNIEC che prevedono l’impiego del nucleare, perché tali ipotesi, oltre a essere palesemente irrealizzabili, sottrarrebbero importanti risorse all’obiettivo della decarbonizzazione per il nostro Paese.</p>



<p>1 luglio 2024</p>



<p>[1] https://www.ilfoglio.it/politica/2024/06/12/news/pichetto-inserisce-l-energia-nucleare-nel-pniec-definitivo-e-la-via-obbligata-dice-il-ministro-6642426/</p>



<p>[2] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/06/25/pichetto-pronti-a-invio-pniec-nucleare-a-10-11-mix_c3ae8756-1169-4fc2-9a16-94a6532d8391.html</p>



<p>[3] https://pris.iaea.org/PRIS/home.aspx</p>



<p>[4] https://world-nuclear.org/information-library/current-and-future-generation/nuclear-power-in-the-world-today</p>



<p>[5] https://iea.blob.core.windows.net/assets/3f7f2c25-5b6f-4f3c-a1c0-71085bac5383/Renewables_2023.pdf</p>



<p>Sottoscrive questa lettera l’Associazione “Energia per L’Italia” e i seguenti scienziati e ambientalisti:</p>



<p>Nicola Armaroli, dirigente di ricerca Cnr Bologna;</p>



<p>Vincenzo Balzani, Professore Emerito Università di Bologna;</p>



<p>Ugo Bardi, Club di Roma, già docente di chimica, Università di Firenze;</p>



<p>Marco Bella, Professore Associato, Università di Roma La Sapienza;</p>



<p>Alessandra Bonoli, Professore Ordinario, Università di Bologna;</p>



<p>Enrico Bonatti, Geologia degli Oceani, Columbia University;</p>



<p>Marco Cervino, ricercatore Isac-Cnr, Bologna;</p>



<p>Enrico Gagliano, Docente a contratto Università degli Studi di Teramo;</p>



<p>Marco Giusti, Docente a contratto Università degli Studi di Verona;</p>



<p>Giulio Marchesini, Professore Ordinario “Alma Mater”, Università di Bologna;</p>



<p>Vittorio Marletto, Climatologo, Bologna;</p>



<p>Vanes Poluzzi, Dirigente Arpae Emilia-Romagna;</p>



<p>Mauro Romanelli, Biologo e ambientalista, Firenze;</p>



<p>Leonardo Setti, ricercatore Università di Bologna;</p>



<p>Michele Stortini, Fisico dell’atmosfera, Arpae;</p>



<p>Andrea Tilche, Docente di Tecnologie per la transizione energetica, Università di Bologna;</p>



<p>Margherita Venturi, Professore ordinario, Università di Bologna</p>



<p>Se vuoi aggiungere la tua firma alla nostra lettera aperta <a href="https://substack.com/redirect/1ade13b7-32aa-41a5-ba08-34bb2c7ae85c?j=eyJ1IjoiMzRsbnByIn0.9kVWvM2CtiQAKcoBCJc7TKPuME23UhU-tRbcEzjwqQ4">scrivici</a>!</p>
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