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	<title>Desamorcer</title>
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		<title>W il Pomì</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 13:13:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dolce e Salato: le golosità di Mrs Cookie]]></category>
		<category><![CDATA[I consigli per non dare di matto]]></category>
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		<description><![CDATA[Come vi ho già anticipato in qualche articolo precedente, attraverso il web è possibile ottenere alcuni prodotti in maniera del tutto gratuita per testarli e lasciare una propria recensione: io, ad esempio, ho appena ricevuto una decina di prodotti Pomì. Con &#8220;Obiettivo Pomì&#8221; ho ricevuto al mio domicilio una decina di prodotti Pomì (ho quasi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter wp-image-6067 size-full" src="http://desamorcer.altervista.org/wp-content/uploads/2013/06/pomì-solo-da-qui.jpg" alt="Questa immagine: W il Pomì" width="665" height="374" srcset="http://desamorcer.altervista.org/wp-content/uploads/2013/06/pomì-solo-da-qui-300x169.jpg 300w, http://desamorcer.altervista.org/wp-content/uploads/2013/06/pomì-solo-da-qui.jpg 665w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" title="W il Pomì" /></p>
<p><span id="more-6005"></span></p>
<p>Come vi ho già anticipato in qualche articolo precedente, attraverso il web è possibile ottenere alcuni prodotti in maniera del tutto gratuita per testarli e lasciare una propria recensione: io, ad esempio, ho appena ricevuto una decina di prodotti Pomì.</p>
<p>Con &#8220;Obiettivo Pomì&#8221; ho ricevuto al mio domicilio una decina di prodotti Pomì (ho quasi perso il conto :D) da testare gratuitamente e recensire, inoltre, scattando una foto di un prodotto a scelta in una &#8220;posa&#8221; originale, potevo vincere un Iphone 5 con tanto di obiettivo fotografico.<br />
Inutile dirvi che i prodotti sono davvero ottimi: ho ricevuto una confezione da 3 di polpa, alcune bottiglie di sugo, una bottiglia di sugo L+, una bottiglia di sugo rustico e due o tre tetrapack. Ottimo bottino!</p>
<p>Il gusto è eccezionale, ricordo che da piccola era uno dei pochi sughi che davvero apprezzavo e ho notato, con immenso piacere, che negli anni la qualità si è mantenuta altissima!</p>
<p>Parliamo un po&#8217; della storia di Pomì: &#8220;Tutto inizia nel 1982, quando un&#8217;azienda del parmense che fin dall&#8217;inizio del secolo si era specializzata nella lavorazione del pomodoro e la cui presenza sul mercato risale alla prima metà dell&#8217;Ottocento, applica, per la prima volta al mondo, <strong>nuove tecnologie produttive</strong> per il confezionamento della passata di pomodoro <strong>Pomì</strong>.<br />
Nel 2007 il marchio <strong>Pomì</strong> e gli stabilimenti che lo producono vengono acquistati da <em>Boschi Food &amp; Beverage</em>, società per la trasformazione del pomodoro partecipata dal Consorzio Casalasco del Pomodoro e dal Consorzio Interregionale Ortofrutticoli C.I.O.<br />
A gennaio 2012, è annunciata la fusione per incorporazione semplificata della Boschi Food &amp; Beverage nel<strong> Consorzio Casalasco</strong>, tramite cessione delle quote in possesso di CIO, formalizzazione di un percorso congiunto durante il quale il Consorzio e CIO hanno lavorato per raggiungere una posizione di leadership del settore.&#8221;</p>
<p>Per chi non lo sapesse il sugo L+: &#8220;è una nuova passata di pomodoro dalle innovative caratteristiche organolettiche,<strong>più ricca di licopene</strong>. Il <strong>licopene</strong>, contenuto in grandi quantità nel pomodoro, oltre a essere un pigmento e quindi il principale responsabile del colore rosso, è garanzia di una densità e di una fragranza tutta naturale.  <strong>Pomì </strong><strong>L+</strong> , la scelta per una passata gustosa e ricca di licopene.&#8221;</p>
<p>Non mi resta che consigliare a tutti voi i prodotti Pomì che risultano essere davvero ottimi e ringraziare l&#8217;azienda per la disponibilità e la cortesia!</p>
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		<title>PalermoNoi.it</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 16:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ShellyRhyme]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una piccola grande rivoluzione si affaccia al Web Palermitano: nasce “PalermoNoi.it“, il nuovo “Blog Sociale” sul capoluogo siculo! I dettagli.&#160; Un nuovo Blog Sociale, un portale che offrirà uno sguardo completamente nuovo sulla città diPalermo. Il Blog darà voce ad utenti normali, con la possibilità di inviare i loro articoli a tema libero ma, nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Una piccola grande rivoluzione si affaccia al Web Palermitano: nasce “PalermoNoi.it“, il nuovo “Blog Sociale” sul capoluogo siculo! I dettagli.&nbsp;</p>
<p><span id="more-5991"></span></p>
<p>Un nuovo Blog Sociale, un portale che offrirà uno sguardo completamente nuovo sulla città diPalermo.<br />
Il Blog darà voce ad utenti normali, con la possibilità di inviare i loro articoli a tema libero ma, nel contempo, affiancherà importanti firme del Capoluogo, in ambito sociale, religioso, degli spettacoli, e non solo…</p>
<p>Gli utenti racconteranno la realtà che li circonda inviando i loro articoli: potranno inviare foto, raccontare, denunciare, sfogarsi, parlare di ciò che a Palermo non va, di ciò che non c’è, di ciò che si vorrebbe ci fosse, ma anche raccontare le proprie esperienze, dar voce ai propri sfoghi, e tanto altro ancora!</p>
<p>Sbaglia, tuttavia, chi immagina che “PalermoNoi” si concentri solo su Palermo: avremo uno sguardo d’interesse sulla Sicilia, sull’Italia e sull’estero, grazie ai nostri inviati da Roma, Bologna, Torino e fuori dall’Italia, che ci racconteranno la realtà delle loro città, permettendoci di fare un confronto con Palermo stesso!</p>
<p>E poi ci saranno i “Super Ospiti”: grandi firme del panorama palermitano che ci racconteranno le loro esperienze con questa splendida città!</p>
<p>Per gli utenti è a disposizione la casella e mail redazione@palermonoi.it , dove tutti possono inviare il loro articolo: inoltre, è possibile seguire il portale sulla PaginaFacebook, <a href="www.facebook.com/palermonoi" target="_blank">www.facebook.com/palermonoi</a> e sul Profilo Twitter,<a href="www.twitter.com/palermonoi" target="_blank">www.twitter.com/palermonoi</a> !<br />
<span style="font-family: 'arial black', 'avant garde'; font-size: medium;"><strong> </strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Antiaging Club</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2012 16:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ShellyRhyme]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno sto utilizzando i prodotti Antiaging Club grazie ad un&#8217;iniziativa attraverso la quale era possibile ricevere dei campioni omaggio in cambio di una recensione. Ottimo servizio di spedizione e ottima professionalità: i prodotto sono arrivati senza alcun problema e provarli è stato facilissimo. Ho testato 3 prodotti: &#8211; Immun&#8217;Age &#8211; Vibracell &#8211; Wobenzym vital [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno sto utilizzando i prodotti Antiaging Club grazie ad un&#8217;iniziativa attraverso la quale era possibile ricevere dei campioni omaggio in cambio di una recensione.<br />
Ottimo servizio di spedizione e ottima professionalità: i prodotto sono arrivati senza alcun problema e provarli è stato facilissimo.<br />
Ho testato 3 prodotti:<br />
&#8211; Immun&#8217;Age<br />
&#8211; Vibracell<br />
&#8211; Wobenzym vital</p>
<p><span id="more-5985"></span></p>
<p>Sono integratori alimentari per chi ha le difese immunitarie carenti o per chi ha mancanza di ferro e influenza.<br />
Il primo prodotto, delle pilloline, serve come vaccino naturale onde evitare di prender l&#8217;influenza in quanto aumenta e rinforza le difese immunitarie dell&#8217;organismo.</p>
<p>Il secondo prodotto, in gocce, è un integratore multivitaminico in grado di reintegrare nell&#8217;organismo tutte quelle sostanze necessarie alla salute che, durante l&#8217;anno, è possibile diminuiscano a causa del freddo, delle temperature, del vento ecc&#8230;ecc&#8230;</p>
<p>Infine, il terzo prodotto, anch&#8217;esso in pillole,  è un antiinfiammatorio utile contro qualsiasi tipo di infiammazione tramite diversi enzimi che modulano le naturali reazioni dell&#8217;organismo, riducendo quindi rapidamente i processi infiammatori e i loro sintomi.</p>
<p>Se necessitate di informazioni aggiuntive potrete visitare il seguente sito: <a href="http://www.antiagingclub.it" target="_blank">http://www.antiagingclub.it</a></p>
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		<title>L’anno nuovo va cominciato gratis!</title>
		<link>http://desamorcer.altervista.org/l%e2%80%99anno-nuovo-va-cominciato-gratis</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Dec 2012 16:07:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Titolo strano per un articolo del genere, ma vorrei sottolineare quanto gratis sia bello! Cosa c’è di meglio del ricevere a casa campioni omaggio o di vincere ripetutamente a concorsi online? Nulla. La mia esperienza spero vi sia da insegnamento: ricevere oggetto, gadget, campioncini, cibo e quant’altro  gratis è possibile e semplicissimo! Il sito http://campionigratuiti.eu/e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Gratis" src="http://blog.fotovoltaicowebitalia.it/wp-content/uploads/2012/09/fotovoltaico_gratis.jpg" alt="Questa immagine: L’anno nuovo va cominciato gratis!" width="485" height="306" /></p>
<p><span id="more-5983"></span></p>
<p>Titolo strano per un articolo del genere, ma vorrei sottolineare quanto gratis sia bello!<br />
Cosa c’è di meglio del ricevere a casa campioni omaggio o di vincere ripetutamente a concorsi online? Nulla.</p>
<p>La mia esperienza spero vi sia da insegnamento: ricevere oggetto, gadget, campioncini, cibo e quant’altro  gratis è possibile e semplicissimo!<br />
Il sito http://campionigratuiti.eu/e la sua grande famiglia saranno lieti di accogliervi ed ogni giorno avrete a disposizione una lista di concorsi a cui partecipare, aiuti, email da inviare e tantissime e ripeto tantissima posta da aprire <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Un esempio velocissimo, sto raccogliendo oggetti e gadget che potranno essermi utili tra qualche anno quando avrò la possibilità di trasferirmi in una casa tutta mia e in meno di 3 mesi ho raccolto: un set di lenzuola matrimoniali, bicchieri, un biberon (da conservare fin quando non arriverà il momento :P), libri, peluches, magliette, un grembiule, calamite e tantissimo altro ancora.<br />
Ovviamente, totalmente gratis!</p>
<p>Non so cosa stiate aspettando, il 2013 potrebbe essere il vostro anno gratis <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>REGALI DI NATALE? NIENTE DI PIU’ SEMPLICE!</title>
		<link>http://desamorcer.altervista.org/regali-di-natale-niente-di-piu%e2%80%99-semplice</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 17:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[ShellyRhyme]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra qualche giorno entreremo nel fatidico mese dell’anno in cui bisogna correre, affaticarsi e concentrarsi per trovare i regali più adatti ai nostri amici e parenti, ma quest’anno abbiamo un nuovo alleato! Mi riferisco al sito  http://campionigratuiti.eu che da anni si occupa di internet e del modo in cui sfruttarlo per ottenere campioni omaggi e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it/files/2010/12/10.12.27-regali-natale.jpg" alt="Questa immagine: REGALI DI NATALE? NIENTE DI PIU’ SEMPLICE!" width="640" height="380" title="REGALI DI NATALE? NIENTE DI PIU’ SEMPLICE!" /></p>
<p><span id="more-5978"></span></p>
<p>Tra qualche giorno entreremo nel fatidico mese dell’anno in cui bisogna correre, affaticarsi e concentrarsi per trovare i regali più adatti ai nostri amici e parenti, ma quest’anno abbiamo un nuovo alleato!<br />
Mi riferisco al sito  <a href="http://campionigratuiti.eu/">http://campionigratuiti.eu</a> che da anni si occupa di internet e del modo in cui sfruttarlo per ottenere campioni omaggi e gadget totalmente gratuiti.<br />
Se per Natale avete le idee confuse su cosa regalare ai vostri amici e, soprattutto, vista la crisi economica nazionale, volete risparmiare un po’, basta affidarsi al loro aiuto.<br />
Il sito raccoglie quotidianamente tutte quelle offerte che le aziende mettono in atto per i loro clienti: si parla di campioncini omaggi da poter ricevere direttamente al vostro domicilio, oppure di buoni sconto da stampare per risparmiare sulla spesa oppure ancora di gadget gratuiti da poter ottenere con una semplice email.</p>
<p>Ogni giorno avrete a disposizione una lista di form da compilare per ottenere campioni omaggio, di indirizzi mail da contattare per ottenere gadget, buoni sconto da stampare per risparmiare sui prodotti più famosi e, come se non bastasse, di concorsi gratuiti a cui partecipare gratuitamente (io ho già vinto tantissime cose, ad esempio un biberon, una confezione di merendine, dei detersivi ecc…).</p>
<p>Vi consiglio di iscrivervi: oltre al sito è disponibile la pagina Facebook in cui confrontarsi con gli utenti, avere una panoramica delle effettive vincite in quanto ogni giorno gli utenti pubblicano le foto dei prodotti da loro ricevuti, e controllare la lista delle attività in vigore.<br />
Inoltre, come se non bastasse, è attivo anche il forum in cui discutere e confrontarsi sui concorsi, chiedere aiuto per ricevere voti e consigliare gli altri.<br />
Quindi, in conclusione, venite a trovarci e troverete, sicuramente, le idee migliori per un natale all’insegna della qualità e del risparmio!</p>
<p>Ecco tutti i link:</p>
<p>http://campionigratuiti.eu</p>
<p>http://forum.campionigratuiti.eu/</p>
<p>http://www.facebook.com/CampioniGratuiti</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>CAMPIONI GRATUITI? BASTA SAPER SFRUTTARE IL WEB</title>
		<link>http://desamorcer.altervista.org/campioni-gratuiti-basta-saper-sfruttare-il-web</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2012 15:13:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi ama e conosce il web sa alla perfezione che è possibile “sfruttarlo” per ottenere praticamente tutto. Ma chi non è a conoscenza delle sue mille sfaccettature è bene che legga questa recensione. Oggi vi parlo di un sito web fondamentale per ogni essere umano che desideri ricevere in maniera completamente gratuita campioncini e gadget [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://regali.sosvillaggideibambini.org/wp-content/uploads/2012/09/idee-regali-natale.jpg" alt="Questa immagine: CAMPIONI GRATUITI? BASTA SAPER SFRUTTARE IL WEB" width="412" height="272" title="CAMPIONI GRATUITI? BASTA SAPER SFRUTTARE IL WEB" /></p>
<p>Chi ama e conosce il web sa alla perfezione che è possibile “sfruttarlo” per ottenere praticamente tutto. Ma chi non è a conoscenza delle sue mille sfaccettature è bene che legga questa recensione.</p>
<p><span id="more-5973"></span></p>
<p>Oggi vi parlo di un sito web fondamentale per ogni essere umano che desideri ricevere in maniera completamente gratuita campioncini e gadget dal web: mi riferisco a <a href="http://campionigratuiti.eu/">http://campionigratuiti.eu</a></p>
<p>Il sito in questione, nato dalla passione per il risparmio, raccoglie quotidianamente tutte quelle offerte che le aziende mettono in atto per i loro clienti: si parla di campioncini omaggi da poter ricevere direttamente al vostro domicilio, oppure di buoni sconto da stampare per risparmiare sulla spesa oppure ancora di gadget gratuiti da poter ottenere con una semplice email.</p>
<p>Io personalmente sono iscritta a questo sito e, nonostante lo sia da soli due mesi, ho già ricevuto tantissime sorprese: card dei più famosi profumi, una maglia “Sweet Years”, dei ricettari, un peluche, campioncini di creme e tantissimo altro ancora senza spendere un solo centesimo!<br />
Vi consiglio vivamente di iscrivervi, inoltre hanno sulla loro pagina Facebook sarete sempre aggiornati sulle ultime novità e, inoltre, il loro forum è a disposizione per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto o vogliono, semplicemente, confrontarsi con gli altri iscritti.<br />
Come se non bastasse organizzano premi e concorsi medianti i quali vincere dei favolosi premi… Siete ancora qui? Correte a iscrivervi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco tutti i link:<br />
<a href="http://campionigratuiti.eu/">http://campionigratuiti.eu</a><br />
<a href="http://forum.campionigratuiti.eu/">http://forum.campionigratuiti.eu/</a><br />
<a href="http://www.facebook.com/CampioniGratuiti">http://www.facebook.com/CampioniGratuiti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il fotovoltaico nero</title>
		<link>http://desamorcer.altervista.org/fotovoltaico-nero</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 07:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nicolo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I vostri articoli]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico nero]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[rispettare la natura]]></category>
		<category><![CDATA[sfida al futuro]]></category>
		<category><![CDATA[silicio]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo ecosostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Le celle solari presenti attualmente sul mercato, convertono il 75% circa dell&#8217;energia contenuta nello spettro solare, perdendo tutto lo spettro infrarosso. Per risolvere questa inefficienza i ricercatori del Fraunhofer Institute for Telecommunications hanno sperimentato celle solari al silicio nero in grado di assorbire lo spettro infrarosso e aumentando quindi di molto l&#8217;efficienza energetica complessiva. Tale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Fotovoltaico nero" src="http://i48.tinypic.com/2li8kjs.jpg" alt="Questa immagine: Il fotovoltaico nero" width="564" height="292" /></p>
<p><strong>Le celle solari presenti attualmente sul mercato, convertono il 75% circa dell&#8217;energia contenuta nello spettro solare, perdendo tutto lo spettro infrarosso.</strong></p>
<p><span id="more-5960"></span></p>
<p><strong></strong>Per risolvere questa inefficienza i ricercatori del <strong>Fraunhofer Institute for Telecommunications</strong> hanno sperimentato <strong>celle solari al silicio nero</strong> in grado di assorbire lo spettro infrarosso e aumentando quindi di molto l&#8217;efficienza energetica complessiva.</p>
<p>Tale materiale viene prodotto dall&#8217;irradiazione del silicio con speciali impulsi laser, che ne modificano la superficie integrando atomi di zolfo nel reticolo del silicio, rendendo il materiale nero.</p>
<p><strong>Quest&#8217;innoavzione tecnologica reppresenta una svolta per il mercato del fotovoltaico:</strong> infatti se i produttori decidessero di modificare le proprie celle solari con il silicio nero, potrebbero considerevolmente aumentare l&#8217;efficienza degli impianti.</p>
<p>Il progetto, chiamato <em>Customized light pulses</em> ha già vinto il concorso ‘365 Places in the Land of Ideas’.</p>
<p>I prototipi di celle solari al silicio nero sono già pronti e funzionanti, si attende soltanto la commercializzazione di questa tecnologia.</p>
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		</item>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Viaggio nell&#8217;Italia dei beni comuni&#8221;</title>
		<link>http://desamorcer.altervista.org/presentazione-del-libro-viaggio-nellitalia-dei-beni-comuni</link>
		<comments>http://desamorcer.altervista.org/presentazione-del-libro-viaggio-nellitalia-dei-beni-comuni#respond</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 07:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gabriella Galbiati]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella splendida cornice del Giardino di Babuk (sito in via Piazzi 55, Napoli) LUNEDI’ 23 LUGLIO alle ore 17:00 verrà presentato il libro Viaggio nell’Italia dei beni comuni, edito dalla Marotta &#38; Cafiero. Rassegna di gestioni condivise, il libro raccoglie attraverso 24 storie scritte da 30 autori alcune delle principali esperienze pratiche legate ai beni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" title="Viaggio nell'Italia dei beni comuni" src="http://i46.tinypic.com/29cxb8z.jpg" alt="Questa immagine: Presentazione del libro Viaggio nellItalia dei beni comuni" width="320" height="449" />Nella splendida cornice del Giardino di Babuk (sito in via Piazzi 55, Napoli) LUNEDI’ 23 LUGLIO alle ore 17:00 verrà presentato il libro Viaggio nell’Italia dei beni comuni, edito dalla Marotta &amp; Cafiero.</strong></p>
<p><span id="more-5890"></span></p>
<p>Rassegna di gestioni condivise, il libro raccoglie attraverso 24 storie scritte da 30 autori alcune delle principali esperienze pratiche legate ai beni comuni sviluppatesi, ad oggi, in tutta Italia.<br />
Curato da Paolo Cacciari, Nadia Carestiato e Daniela Passeri, così come essi scrivono nell’introduzione, Viaggio nell’Italia dei beni comuni è:</p>
<blockquote><p><em>«una scatola aperta, un contenitore di esempi eterogenei di gestioni comunitarie di beni di interesse collettivo. Una ricerca random poco meno che casuale, frutto di passaparola e segnalazioni amicali, oltre che di qualche buona lettura di “stampa clandestina”, quella che non trova spazio sulle rastrelliere delle edicole. Una scelta limitata e sicuramente opinabile. Non abbiamo pretese enciclopediche, non pensiamo che sia nemmeno possibile catalogare tutto ciò che chiamiamo beni comuni, o commons in inglese, o res extra commercium in diritto romano. La nostra ambizione è più semplicemente stimolare ogni lettrice e lettore ad aggiungersi a noi nella ricerca di altri casi che in un modo o in un altro possono rientrare nella grande matrice dei beni comuni».</em></p></blockquote>
<p>Il saggio introduttivo, intitolato “Verso la democrazia del comune”, è affidato al prof. <strong>Alberto Lucarelli</strong>, attuale assessore ai Beni comuni del Comune di Napoli.</p>
<p>Il volume, perché potesse divenire esso stesso un bene comune, è stato prodotto attraverso il sistema della produzione dal basso, ovvero coinvolgendo, grazie al portale produzionidalbasso.com, una comunità di sostenitori che, acquistando in anticipo una copia del libro, sono diventati co-produttori del progetto consentendone la realizzazione concreta.</p>
<p>Stampato su carta riciclata utilizzando inchiostro non inquinante, con licenza Creative Commons, certificato dal marchio “PizzoFree”, il libro è il 21° volume nato dalla nuova gestione della casa editrice Marotta &amp; Cafiero di Rosario Esposito La Rossa e Maddalena<br />
Stornaiuolo che due anni fa hanno trasferito la storica sede da Posillipo a Scampia a sottolineare la possibilità di riscatto di un quartiere noto soprattutto per eventi legati alla criminalità ma che, in realtà, incoraggia e coltiva – come i due giovanissimi editori dimostrano – anche esperienze imprenditoriali assolutamente positive e di crescita che travalicano con successo i confini napoletani.</p>
<p>Alla presentazione del libro interverranno:</p>
<ul>
<li><strong>Alberto Lucarelli (Assessore ai Beni Comuni &#8211; Comune di Napoli)</strong></li>
<li><strong>Daniela Passeri (curatrice)</strong></li>
<li><strong>Ileana Bonadies (autrice)</strong></li>
<li><strong>Renato Briganti (autore)</strong></li>
<li><strong>Rosario Esposito La Rossa</strong> (editore).</li>
</ul>
<p>Modererà il dibattito: <strong>Amalia De Simone</strong> (giornalista)</p>
<p>Il libro, dopo la presentazione di Napoli, sarà ospitato nell’ambito della 3° Conferenza internazionale su decrescita, sostenibilità ecologica ed equità sociale che si terrà a Venezia dal 19 al 23 settembre.</p>
<p>Proseguirà, poi, il suo viaggio attraverso l’Italia in ciascuna delle città di cui racconta, tra le sue pagine, una esperienza condivisa che ha già fatto strada e ovunque verrà richiesto.</p>
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		<title>Skopas</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 09:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Archelogia Greca]]></category>
		<category><![CDATA[scultore]]></category>

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		<description><![CDATA[Skopas, italianizzato Scopas (in greco: Σκόπας; Paros, 390 a.C. circa – 330 a.C.circa), è stato uno scultore e architetto greco antico. Nato in un&#8217;isola dell&#8217;arcipelagodelle Cicladi, è tra i grandi maestri della scultura greca classica e di quella occidentalein generale. Figlio forse dello scultore Aristandro, della sua biografia si hanno molte poche notizie, scarsissime se confrontate con la celebrità che godette nel mondo antico, facendone il precursore, riconosciuto già all&#8217;epoca, della scultura ellenistica. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i46.tinypic.com/2hnz2fm.jpg"><img class="alignleft" src="http://i46.tinypic.com/2hnz2fm.jpg" alt="Questa immagine: Skopas" width="185" height="359" title="Skopas" /></a>Skopas, italianizzato Scopas (in greco: Σκόπας; Paros, 390 a.C. circa – 330 a.C.circa), è stato uno scultore e architetto greco antico. </strong>Nato in un&#8217;isola dell&#8217;arcipelagodelle Cicladi, è tra i grandi maestri della scultura greca classica e di quella occidentalein generale. Figlio forse dello scultore Aristandro, della sua biografia si hanno molte poche notizie, scarsissime se confrontate con la celebrità che godette nel mondo antico, facendone il precursore, riconosciuto già all&#8217;epoca, della scultura ellenistica.</p>
<p><span id="more-5879"></span></p>
<p>Dovette recarsi molto giovane ad Atene, dove venne in contatto con le novità di Policletoe Fidia e perfezionò la propria tecnica. Al 370 a.C.-360 a.C. è di solito riferita la statua di Apollo che venne portata a Roma da Augusto per il tempio di Apollo Palatino e che oggi è nota da copie romane e da una raffiguarzione su un rilievo su una base aSorrento. Al 360 a.C. circa è invece riferibile l&#8217;Eracle bronzeo, forse per il ginnasio presso l&#8217;agorà di Sicione, la cui migliore copia (Lansdowne) è oggi nella villa Getty a Malibu: l&#8217;impianto è policleteo, ma l&#8217;anatomia del volto e l&#8217;espressione patetica del volto presentano già una spiccata originalità.</p>
<p>Nel 353-351 a.C. dovette partecipare alla decorazione del Mausoleo di Alicarnasso, del quale gli sono attribuite le figure del lato orientale (Amazzonomachia), e dopo il 350 a.C. ricostruì, come architetto e come scultore, il tempio di Atena Alea a Tegea, che era andato distrutto in un incendio nel 395-394 a.C.; restano alcuni frammenti dei frontoni nel Museo archeologico nazionale di Atene dai quali è possibile farsi un&#8217;idea dell&#8217;accentuazione espressiva e drammatica assolutamente innovativa. Allo stesso periodo risale un Melagro bronzeo (345-340 a.C.), di cui le migliori copie sono oggi a Villa Medici a Roma e al Fitzwilliam Museum di Cambridge (Massachusetts).</p>
<p>Molto dubbia è la sua partecipazione alla ridecorazione dell&#8217;Artemision a Efeso, dopo la distruzione per un incendio nel 356 e non ancora compiuto nel 334 a.C.</p>
<p>L&#8217;esuberanza dinamica delle sue opera raggiunse il culmine nella Menade danzante (330 a.C.circa) e nel Pothos, già facente parte di un gruppo scultoreo con Eros e Himeros a Megara.</p>
<p>Più incerta appare l&#8217;attribuzione di altre opere citate dalle fonti: un Asclepio e un&#8217;Igea per Tegeae Gortina in Arcadia, un&#8217;Ecate per Argo, due Erinni per Atene, un Ermete, una Hestia, delleCanefore, un&#8217;Artemide Èukleia, un&#8217;Atena Prònaia per Tebe, un&#8217;Afrodite Pàndemos nell&#8217;Elide.</p>
<p>La romana ara di Domizio Enobarbo presenta un gruppo di Nettuno, Tetide ed esseri mariniforse derivante da un rilievo di Skopas.</p>
<p>Le sue opere risentono molto, nella costruzione delle composizioni, dello stile di Fidia anche se appaiono più rigorose nella forma, nella quale si nota anche un richiamo a Policleto. Differentemente da Fidia, però, la scultura di Scopas manca della naturalezza interpretativa dell&#8217;identità umana ma vi è in compenso una particolare dolenza, una tragicità, un pathos del vivere la condizione umana con tutta la sua drammaticità del dolore e della sofferenza.</p>
<p>Mentre in Fidia tutto è costruito con una propria e precisa architettura spaziale, che non lascia mai vuoti, Scopas combatte con lo spazio, lo contrasta, lo vince, se ne impossessa con la forza addomesticandolo e plasmandolo al proprio genio artistico.</p>
<p>Un esempio che esemplifica questa particolare interpretazione è visibile nella Menade danzante, dove tutto è movimento, proiezione, dinamicità, ricerca dell&#8217;infinito.</p>
<p>Anche in opere meno rivoluzionarie, come il Pothos, dove il movimento è meno accentuato, sono i giochi di luce, i chiaroscuri, che danno vita a una senzazione di movimento statico, una continua ricerca dell&#8217;andare oltre.</p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica di Skopas era quella di non rifinire mai le proprie opere. Le sue sculture, pervenute a oggi solo con copie romane dell&#8217;epoca imperiale, non erano mai completamente sgrezzate, mantenendo sempre forti contrasti di luce e di ombre. Si potrebbe quasi dire fossero le antesignane dei Prigioni michelangioleschi dove la vita, l&#8217;anima delle opere, vive già all&#8217;interno del blocco di marmo; anche se appena sbozzata, la figura, il personaggio, la vitalità dell&#8217;opera esce fuori lo stesso in tutta la sua energia, la sua vitalità.</p>
<p>Skopas è stato sicuramente il primo scultore dell&#8217;animo umano, quasi uno scultore-psicologo, un artista in grado di rubare i sentimenti, le angosce, le espressioni dei suoi soggetti per poterli infondere nel marmo. Non si accontentava di rappresentare l&#8217;esteriorità del soggetto ma voleva a tutti i costi entrare nelle pieghe dell&#8217;anima e scoprirne tutti i segreti reconditi: il dolore, la tristezza, la delusione, le pene, le angosce.</p>
<p>L&#8217;esempio della Menade è qualcosa di illuminante e di tragico al tempo stesso; l’espressività del volto della donna, il suo movimento, la drammaticità dei suoi tratti, è contagiosa e sconvolgente e commovente al tempo stesso.</p>
<p>Un&#8217;altra opera che è particolarmente significativa dello stile e dell&#8217;interpretazione emotiva della scultura di Skopas, è la testa di Eracleche un tempo faceva parte del frontone ovest del Tempio di Atena Alea a Tegea. Anche in questo caso si può notare la mancanza di rifinitura dell&#8217;opera anche se in essa però vive nuovamente in maniera intensa il riflesso del sentimento, l&#8217;anima, il pathos. I tratti somatici sono leggermente deformati, ma con una grande carica espressiva, nella postura della bocca semiaperta: quasi un grido sommesso, con i segni delle rughe che inarcano la fronte, gli occhi e lo sguardo, quasi implorante, come in attesa, rivolto verso il cielo, la profondità dello sguardo accentuata ancor più dalle orbite incavate che contrastano con la sporgenza eccessiva delle sopracciglia.</p>
<p>Con l&#8217;arte di Skopas la scultura greca si arricchisce di una nuova tensione espressiva a tratti drammatica. Nativo dell&#8217;isola di paros nell&#8217;arcipelago delle cicladi, mostra un carattere ionico nella accentuazione dei sentimenti mediante soluzioni dinamiche. Nelle sue figure gli occhi si aprono come a contemplare qualcosa di ineffabile, mentre il busto si inarca con movimenti esibiti ed improvvisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Formula Uno, le emozioni del GP di Monaco</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 07:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica il grande circus della F1 è stato impegnato nella disputa del GP di Monaco, 59° edizione di una gara tradizionalmente seguitissima, non solo per il fascino evocato da ogni anfratto di questo spettacolare circuito cittadino, ma anche per poter ammirare da vicino la passione per la F1 (oltre a quella per le &#8220;passerelle mondane&#8221;) [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Monaco" src="http://i49.tinypic.com/2eogld3.jpg" alt="Questa immagine: Formula Uno, le emozioni del GP di Monaco" width="434" height="287" /></p>
<p><strong>Domenica il grande circus della F1 è stato impegnato nella disputa del GP di Monaco,</strong> 59° edizione di una gara tradizionalmente seguitissima, non solo per il fascino evocato da ogni anfratto di questo spettacolare circuito cittadino, ma anche per poter ammirare da vicino la passione per la <strong>F1</strong> (oltre a quella per le &#8220;passerelle mondane&#8221;) dei vip più in vista del jet set mondiale.</p>
<p><span id="more-5867"></span></p>
<p>Tra gli spunti di interesse più strettamente legati all’universo sportivo e motoristico, invece, spicca la curiosità di vedere sfrecciare monoposto capaci di prestazioni nell’ordine dei 350 km/h all’interno di un tracciato ricavato a partire da strade cittadine con limite di velocità quotidianamente fissato a 50 km/h.</p>
<p>In questo circuito, date anche le ristrette dimensioni della sede stradale e il piccolo raggio che caratterizza la maggior parte delle curve, tendono a svettare le monoposo più agili e reattive, oltre a quelle dotate del passo più corto.</p>
<p>Come avviene ogni anno, buone qualifiche ed ottime strategie sono state fondamentali per la vittoria finale di <strong>Webber</strong>!</p>
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		<title>Medea</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 09:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[euripide]]></category>
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		<description><![CDATA[Medea (dal greco: Μήδεια, Mèdeia) è una figura della mitologia greca, figlia di Eete, re della Colchide, e di Idia. Era inoltre nipote di Elio (secondo altre fonti di Apollo) e della magaCirce, e come quest&#8217;ultima era dotata di poteri magici. Invece secondo la variazione del mito (Diodoro Siculo), il sole, Elio, ebbe due figli, Perse eEeta. Perse ebbe una figlia, Ecate, potentissima maga, che lo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i50.tinypic.com/o7n3nb.jpg"><img class="alignleft" src="http://i50.tinypic.com/o7n3nb.jpg" alt="Questa immagine: Medea" width="270" height="360" title="Medea" /></a>Medea (dal greco: Μήδεια, Mèdeia) è una figura della mitologia greca, figlia di Eete, re della Colchide, e di Idia. E</strong>ra inoltre nipote di Elio (secondo altre fonti di Apollo) e della magaCirce, e come quest&#8217;ultima era dotata di poteri magici.</p>
<p><span id="more-5865"></span></p>
<p>Invece secondo la variazione del mito (Diodoro Siculo), il sole, Elio, ebbe due figli, Perse eEeta. Perse ebbe una figlia, Ecate, potentissima maga, che lo uccise e più tardi si congiunse con lo zio Eeta. Da questa unione sarebbero nati Circe, Medea ed Egialpo.</p>
<p>Figlia di Eete, re della Colchide, è uno dei personaggi più celebri e controversi della mitologia greca. Il suo nome in greco significa &#8220;astuzie, scaltrezze&#8221;, infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini.</p>
<p>Quando Giasone arriva in Colchide insieme agli Argonauti alla ricerca del Vello d&#8217;oro, lei se ne innamora perdutamente. E pur di aiutarlo a raggiungere il suo scopo giunge a uccidere il fratello Apsirto, spargendone i poveri resti dietro di sé dopo essersi imbarcata sulla naveArgo insieme a Giasone, divenuto suo sposo. Il padre, così, trovandosi costretto a raccogliere le membra del figlio, non riesce a raggiungere la spedizione, e gli Argonautitornano a Corinto con il Vello d&#8217;Oro.</p>
<p>Dopo dieci anni, però, Creonte, re della città, vuole dare sua figlia Glauce in sposa a Giasone, offrendo così a quest&#8217;ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta, abbandonando così sua moglie Medea.</p>
<p>Vista l&#8217;indifferenza di Giasone di fronte alla sua disperazione, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda in dono un mantello alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che il dono è pieno di veleno, lo indossa per poi morire fra dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch&#8217;egli il mantello, e muore.</p>
<p>Ma la vendetta di Medea non finisce qui. Secondo la tragedia di Euripide, per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza, uccide i figli (Mermo e Fere) avuti con lui: il dolore per la perdita dei propri discendenti porta Giasone al suicidio.</p>
<p>Fuggita ad Atene, a bordo del carro del Sole, Medea sposa Egeo, dal quale ha un figlio, Medo. A lui Medea vuole lasciare il trono di Atene, finché Teseo non giunge in città. Egeo ignora che Teseo sia suo figlio, e Medea, che vede ostacolati i suoi piani per Medo, suggerisce al marito di uccidere il nuovo venuto durante un banchetto. Ma all&#8217;ultimo istante Egeo riconosce suo figlio, e Medea è costretta a fuggire di nuovo.</p>
<p>Torna nella Colchide, dove si ricongiunge e si riappacifica con il padre Eete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Erisittone</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 09:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>
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		<description><![CDATA[Erisittone (in greco Ἐρυσίχθων, Erysìkton) è un personaggio della mitologia greca, re di Tessaglia, figlio di Triopa. Empio e violento, Erisittone non temeva la collera degli dei. Abbatté deliberatamente unbosco sacro a Demetra, con l&#8217;intenzione di costruirsi una sala da pranzo. Per punire la sua empietà la dea lo condannò ad una fame inesauribile. Per cibarsi, Erisittone dilapidò tutte le ricchezze della propria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://i50.tinypic.com/2yumt0z.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i50.tinypic.com/2yumt0z.jpg" alt="Questa immagine: Erisittone" width="502" height="334" title="Erisittone" /></a>Erisittone (in greco Ἐρυσίχθων, Erysìkton) è un personaggio della mitologia greca, re di Tessaglia, figlio di Triopa. </strong>Empio e violento, Erisittone non temeva la collera degli dei. Abbatté deliberatamente unbosco sacro a Demetra, con l&#8217;intenzione di costruirsi una sala da pranzo. Per punire la sua empietà la dea lo condannò ad una fame inesauribile. Per cibarsi, Erisittone dilapidò tutte le ricchezze della propria famiglia. Infine vendette più volte Mestra, sua figlia, al mercato. Costei aveva infatti avuto dal suo amante Poseidone il dono di prendere qualsiasi forma, il che le consentiva di mutarsi in un animale diverso ogni giorno per essere venduta e sfuggire poi ai suoi padroni. Alla fine, Erisittone, per placare la sua fame, finì per divorare se stesso.</p>
<p><span id="more-5863"></span></p>
<p>Nel IV Inno di Callimaco è citato Erisittone, ma non la figlia. Callimaco racconta che Demetra, assunte le sembianze della sacerdotessa Nicippe, esortò Erisittone a non tagliare gli alberi che le erano sacri, ma questi, minacciandola, continuò con la sua opera, così Demetra, ridivenuta Dea, lo condannò alla fame perenne; e Erisittone, una volta dilapidato il suo patrimonio fu costretto a divenire un mendicante. La narrazione più completa del mito di Erisittone si trova nelle Metamorfosi di Ovidio, VIII, 738-878. Sono da segnalare in particolare i versi 877-878:</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Giganti Aloadi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella mitologia greca, con il nome Aloadi (o Aloidi) vengono indicati due giganti gemelli, dall&#8217;aspetto mostruoso, i cui nomi erano Oto ed Efialte. Essi sono il frutto di uno dei tanti amori avuti da Poseidone con ninfe del mare. Loro madre fu Ifimedea o Efimedea. Ifimedea, figlia di Triope e sposa di Aloo, si era innamorata di Poseidone e come atto d&#8217;amore si recava tutte le mattine sulla riva del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i48.tinypic.com/2h4z3ox.jpg"><img class="alignleft" src="http://i48.tinypic.com/2h4z3ox.jpg" alt="Questa immagine: I Giganti Aloadi" width="320" height="240" title="I Giganti Aloadi" /></a>Nella mitologia greca, con il nome Aloadi (o Aloidi)  vengono indicati due giganti gemelli, dall&#8217;aspetto mostruoso, i cui nomi erano Oto ed Efialte.</strong> Essi sono il frutto di uno dei tanti amori avuti da Poseidone con ninfe del mare. Loro madre fu Ifimedea o Efimedea. Ifimedea, figlia di Triope e sposa di Aloo, si era innamorata di Poseidone e come atto d&#8217;amore si recava tutte le mattine sulla riva del mare per farsi bagnare fino al grembo. Fu così che si unì a Poseidone e da questa unione nacquero due fratelli gemelli Oto ed Efialte. Il nome Aloadi venne loro da Aloo, che pare fosse anch&#8217;egli figlio di Poseidone. Per la loro statura vennero considerati Giganti, pur essendo ad essi posteriori e non avendo nessun legame con loro. Secondo la descrizione di Omero, erano di grande bellezza, e crescevano ogni anno di uno stadio in altezza e di un cubito in larghezza.</p>
<p><span id="more-5857"></span></p>
<p>Come i Giganti, anche gli Aloadi vollero sfidare gli dei. Ancora in tenera età imprigionarono il dio della guerra Ares in un vaso di bronzo, dove rimase rinchiuso per tredici mesi, fino a quando Ermes non lo liberò. A nove anni, ancora più sfrontati, decisero di scalare il cielo mettendo il Monte Ossa sopra il Monte Pelio, per raggiungere un&#8217;altezza pari a quella del Monte Olimpo.</p>
<p>Gli Aloadi non avevano paura di nessuno poiché era stato predetto che non sarebbero mai rimasti uccisi né da uomini né da dei.</p>
<p>Oto voleva rapire Era, mentre Efialte voleva per se Artemide. La dea stessa, su consiglio di suo fratello, andò incontro ai due trasformata in cerbiatto. I due giganti, desiderosi di mostrarsi abili nella caccia, scagliarono contemporaneamente una lancia contro l&#8217;animale. La dea schivò abilmente la morte ma non altrettanto fecero i due fratelli che si colpirono a morte reciprocamente adempiendo la sentenza dell&#8217;oracolo.</p>
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		<title>Piramo e Tisbe</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[metamorfosi]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>
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		<description><![CDATA[Piramo e Tisbe sono due personaggi della mitologia babilonese, la cui leggenda ci viene raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi. Secondo la leggenda, l&#8217;amore dei due giovani era contrastato dai parenti, i due erano costretti a parlarsi attraverso una crepa nel muro che separava le loro case. Questa difficile situazione li indusse a programmare la loro fuga d&#8217;amore. Nel luogo dell&#8217;appuntamento, che era [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://i49.tinypic.com/29fa6ib.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i49.tinypic.com/29fa6ib.jpg" alt="Questa immagine: Piramo e Tisbe" width="400" height="360" title="Piramo e Tisbe" /></a>Piramo e Tisbe sono due personaggi della mitologia babilonese, la cui leggenda ci viene raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi.</strong></p>
<p><span id="more-5854"></span></p>
<p>Secondo la leggenda, l&#8217;amore dei due giovani era contrastato dai parenti, i due erano costretti a parlarsi attraverso una crepa nel muro che separava le loro case. Questa difficile situazione li indusse a programmare la loro fuga d&#8217;amore. Nel luogo dell&#8217;appuntamento, che era vicino ad un gelso, Tisbe, arrivata per prima, incontrò una leonessa dalla quale si mise in salvo perdendo un velo che fu stracciato e macchiato di sangue dalla belva. Piramo, trovò il velo dell&#8217;amata macchiato e credendola morta si trafisse con la spada. Tisbe lo trovò così, in fin di vita, ma sussurrandogli il proprio nome riuscì per un attimo a fargli riaprire gli occhi e a guardarla. Poi anche Tisbe si uccise, e i due sfortunati amanti morirono insieme ed il gelso, intriso del loro sangue, tramutò i propri frutti in color vermiglio.</p>
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		<title>Proteo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>
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		<description><![CDATA[Proteo (in greco antico Πρωτεύς) è una divinità marina e profeta della religione greca, figlio d iOceano e Teti, capace di cambiare forma in ogni momento. Il suo nome allude al &#8220;primo nato&#8221; e il personaggio è associato ad altri due &#8220;vecchi del mare&#8221;,Nereo e Forco. Secondo Omero, Proteo risedeva abitualmente nell&#8217;isola di Faro, prossima all&#8217;Egitto, a circa un giorno di distanza dal fiume Nilo. Nell&#8217;Odissea si racconta che Proteo soleva [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i49.tinypic.com/2mhdx.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i49.tinypic.com/2mhdx.jpg" alt="Questa immagine: Proteo" width="394" height="308" title="Proteo" /></a>Proteo (in greco antico Πρωτεύς) è una divinità marina e profeta della religione greca, figlio d iOceano e Teti, capace di cambiare forma in ogni momento.</strong></p>
<p><span id="more-5849"></span></p>
<p>Il suo nome allude al &#8220;primo nato&#8221; e il personaggio è associato ad altri due &#8220;vecchi del mare&#8221;,Nereo e Forco.</p>
<p>Secondo Omero, Proteo risedeva abitualmente nell&#8217;isola di Faro, prossima all&#8217;Egitto, a circa un giorno di distanza dal fiume Nilo. Nell&#8217;Odissea si racconta che Proteo soleva uscire dal mare a mezzogiorno per sdraiarsi a riposare all&#8217;ombra delle rocce, circondato dal gregge di foche di Poseidone al quale accudiva. Chi anelava sapere dal dio la propria ventura, ricorrendo alle sue facoltà di veggente sincero e veritiero, doveva accostarglisi a quell&#8217;ora e coglierlo nel sonno, utilizzando anche la forza bruta per trattenerlo, poiché egli era in grado di trasformarsi per tentare di sfuggire al compito talvolta ingrato di vaticinare. Tuttavia, una volta tornato, magari anche per coercizione, alle sue fattezze naturali di vecchio, rispondeva con schiettezza a ogni quesito che gli veniva posto.</p>
<p>Nell&#8217;Odissea di Omero Proteo è padre di Idotea.</p>
<p>Dalla sua capacità di trasfigurarsi scaturisce il termine proteiforme, che sta a indicare un essere in grado di mutare la propria forma in ogni momento, oppure l&#8217;accezione proteo riferita a una persona che cambia spesso opinioni o parola, per cui di un uomo variabile si dice che è un Proteo.</p>
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		<title>Le Arpie</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Apollonio Rodio]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella mitologia greca, le arpie (lett. &#8220;le rapitrici&#8221;,  dal verbo greco harpazein, &#8220;rapire&#8221;) sono creature mostruose, con viso di donna e corpo d&#8217;uccello. L&#8217;origine del loro mito deve forse ricondursi a una personificazione della tempesta. Le arpie sono citate nell&#8217;Odissea di Omero (libro XX): in una preghiera ad Artemide Penelopene parla come di procelle e ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per asservirle alle Erinni.Esiodo parla di due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i45.tinypic.com/dw8cqa.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i45.tinypic.com/dw8cqa.jpg" alt="Questa immagine: Le Arpie" width="460" height="275" title="Le Arpie" /></a></strong></p>
<p><span id="more-5847"></span></p>
<p><strong>Nella mitologia greca, le arpie (lett. &#8220;le rapitrici&#8221;,  dal verbo greco harpazein, &#8220;rapire&#8221;) sono creature mostruose, con viso di donna e corpo d&#8217;uccello.</strong> L&#8217;origine del loro mito deve forse ricondursi a una personificazione della tempesta. Le arpie sono citate nell&#8217;Odissea di Omero (libro XX): in una preghiera ad Artemide Penelopene parla come di procelle e ricorda che rapirono le figlie di Pandareo per asservirle alle Erinni.Esiodo parla di due arpie, Aello e Ocipete, figlie di Taumante ed Elettra; di esse dice che avessero una magnifica capigliatura e che fossero potenti nel volo.</p>
<p>Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (libro III) le arpie, per ordine di Hera, perseguitano il re e indovino cieco Fineo, portandogli via le pietanze dalla tavola e sporcandogliela.</p>
<p>Virgilio cita le arpie nell&#8217;Eneide, facendo il nome di una terza sorella, Celeno.</p>
<p>(&#8230;) Strofadi grecamente nominate<br />
Son certe isole in mezzo al grande Jonio,<br />
Da la fera Celeno e da quell&#8217;altre<br />
Rapaci e lorde sue compagne arpie<br />
Fin d&#8217;allora abitate..<br />
(&#8230;)Sembran vergini a&#8217; volti, uccegli e cagne<br />
A l&#8217;altre membra; hanno di ventre un fedo<br />
Profluvio, ond&#8217;è la piuma intrisa ed irta,<br />
Le man d&#8217;artigli armate, il collo smunto,<br />
La faccia per la fame e per la rabbia<br />
Pallida sempre, e raggrinzita e magra.. (Virgilio, Eneide, III, 354-368)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cerbero</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[divinità greche]]></category>
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		<description><![CDATA[Cèrbero nella mitologia greca era uno dei mostri che erano a guardia dell&#8217;ingresso dell&#8217;Ade, il mondo degli inferi. È un cane a tre teste, le quali simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro. Tutto il suo corpo era ricoperto, anziché di peli, di velenosissimi serpenti, che ad ogni suo latrato si rizzavano, facendo sibilare le proprie orrende [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i45.tinypic.com/n44uq.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i45.tinypic.com/n44uq.jpg" alt="Questa immagine: Cerbero" width="800" height="412" title="Cerbero" /></a>Cèrbero nella mitologia greca era uno dei mostri che erano a guardia dell&#8217;ingresso dell&#8217;Ade, il mondo degli inferi. </strong>È un cane a tre teste, le quali simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro. Tutto il suo corpo era ricoperto, anziché di peli, di velenosissimi serpenti, che ad ogni suo latrato si rizzavano, facendo sibilare le proprie orrende lingue. Il suo compito era impedire ai vivi di entrare ed ai morti di tornare indietro. In realtà nell&#8217;antichità il &#8220;nudo suolo&#8221; era definito Cerbero (o &#8220;lupo degli dei&#8221;) poiché ogni cosa seppellita pareva essere divorata in breve tempo.</p>
<p><span id="more-5845"></span></p>
<p>Il nome di Cerbero è entrato nella lingua italiana per esprimere, per antonomasia e spesso ironicamente, un guardiano arcigno e difficile da superare.</p>
<p>Cerbero è figlio di Tifone e di Echidna e quindi fratello dell&#8217;Idra, di Ortro e della Chimera. Cerbero è un mastino sanguinario e gigantesco che emette dalle fauci dei latrati che scoppiano come tuoni. Il suo compito era sorvegliare l&#8217;accesso dell&#8217;Ade o Averno affinché nessuno dei morti ne uscisse. Nessuno è mai riuscito a domarlo, tranne Eracle, Orfeo e ovviamente il suo padrone Ade. Il cane appare anche nel film d&#8217;animazione Disney &#8220;Hercules&#8221;. Nell&#8217;ultima e più dura delle sue dodici fatiche, Eracle è costretto a combatterlo e sconfiggerlo per portarlo a Micene da Euristeo. L&#8217;eroe non lo uccide, ma dimostra di averlo sconfitto in combattimento. Dopo aver ottenuto da Ade il permesso di portarlo via (a condizione di combatterlo da solo e senza armi) Eracle lo affronta e arriva quasi a strangolarlo, lottando con lui tutto il tragitto. Dopo di che, lo riporta nell&#8217;Ade perché riprenda a farne la guardia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Marley No Dead</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 08:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Assu84]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poche volte nella storia della musica si è parlato di artisti assolutamente “controcorrente” come nel caso di Robert Nesta Marley, conosciuto in tutto il mondo come Bob Marley, l’artista giamaicano nato nel villaggio di Rhoden Hall, vicino a Nine Mile, nella regione di St. Ann’s Bay nel 1945 e morto a Miami nel maggio 1981. Il padre Norval, capitano della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://i48.tinypic.com/2iqe6c9.jpg" alt="Questa immagine: Marley No Dead" width="620" height="410" title="Marley No Dead" /></p>
<p>Poche volte nella storia della musica si è parlato di artisti assolutamente “controcorrente” come nel caso di<br />
Robert Nesta Marley, conosciuto in tutto il mondo come Bob Marley, l’artista giamaicano nato nel villaggio di Rhoden Hall, vicino a <a title="Nine Mile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nine_Mile">Nine Mile</a>, nella regione di St. Ann’s Bay nel <a title="1945" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1945">1945</a> e morto a <a title="Miami" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Miami">Miami</a> nel maggio <a title="1981" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1981">1981</a>. Il padre Norval, capitano della Marina d’origini inglesi sposò Cedella Booker, diciottenne giamaicana ripudiata a causa del colore della pelle, motivo di “disonore” per la famiglia perbenista dell’epoca. Cresciuto solo con la madre nella povertà di Trenchtown colonizzata dai “rude boys” afrocaraibici contestatori degli ideali capitalisti, integrati nell’underground tipico della piccola microcriminalità che saranno il karma del movimento “Rasta”, nel 1966 raggiunse gli States e lavorò come operaio alla Chrysler, e come elettricista; si convertì al Rastafarianesimo difendendosi dalle angherie per i pregiudizi sul suo colore di pelle e sulla sua statura, tanto che per le sue insolite energie venne soprannominato “Tuff Gong”. Gli cambiò la vita l’incontro con Neville O’Riley Livingston (Bunny), che gli aprì la mente verso la musica e il canto religioso attraverso una radio di New Orleans che trasmetteva l’r&amp;b di Ray Charles e il rock di sua maestà “Elvis”. Nella miseria Bob Marley imparò a suonare e a costruirsi una chitarra dalla corteccia intagliata di bambù con alcuni fili elettrici per corde. Sperimentatore e innovatore, Bob Marley in una jam session conobbe i suoi punti di riferimento musicali, Joe Higgs e Peter Tosh. Nel 1962 registrò i suoi primi due singoli, “<em><a title="Judge Not" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Judge_Not">Judge Not</a>”</em> e “<em>One Cup of Coffee”</em> e negli anni seguenti suonò nella band <a title="Ska" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ska">ska</a> / <a title="Rocksteady" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rocksteady">rocksteady</a> dei &#8220;The Teenagers&#8221; (chiamati poi &#8220;The Wailing Rudeboys&#8221; e &#8220;<a title="The Wailing Wailers" href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Wailing_Wailers">The Wailing Wailers</a>&#8220;). Nel 1974, dopo l&#8217;uscita dalla band di Tosh e di Bunny &#8220;Wailer&#8221;, Marley suonò con molti musicisti e collaborò con gli Upsetters. Marley fu il leader e ispiratore dei Wailers, autore di quasi tutti i loro testi e singoli come “Simmer Down” che diventò il primo grande successo nel 1964, seguito da &#8220;<a title="Soul Rebel (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Soul_Rebel&amp;action=edit&amp;redlink=1">Soul Rebel</a>&#8221; e &#8220;<a title="400 Years (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=400_Years&amp;action=edit&amp;redlink=1">400 Years</a>&#8220;. Ebbe undici figli da diverse donne ma la più importante fu Rita, corista delle “Threes”. La tradizione musicale venne trasmessa anche a tre dei suoi figli, David Ziggy, Stephen e Damian, nella band “Melody Makers”. Aderì al movimento rastafariano tenendo i capelli attorcigliati nei “dreadlock” e tra il <a title="1968" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1968">1968</a> e il <a title="1972" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1972">1972</a> a <a title="Londra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a> cercò fortuna esportando il sound dei Wailers e pubblicando “Catch a fire” nel 1973 riscosse il successo internazionale confermato da “Burnin” con le hit “Get Up”- “Stand Up”-“I Shot the Sheriff” (cover lanciata internazionalmente da Eric Clapton). I Wailers si sciolsero nel <a title="1974" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1974">1974</a> ma Marley continuò con i fratelli Barrett finché arrivò il successo vero del 1975 con “No Woman, No Cry” dall’album “Natty Dread” seguito dopo da “Rastaman Vibration”. Restò ferito in un attentato pochi giorni prima del live “Smile Jamaica” pacificatore per la politica giamaicana ma contestato per la presenza del ministro Manley. Nonostante forte dei suoi ideali e della sua musica, Bob Marley si esibì comunque e dichiarò “Le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero&#8230; Come potrei farlo io?!&#8221;.</p>
<p><span id="more-5843"></span></p>
<p>Bob Marley continuò ad impegnarsi e registrò “Exodus” e “Kaya” che portarono al successo canzoni come “Jammin” &#8211; “One Love” &#8211; “Three little birds” – “Waiting In Vain” – “Exodus” (canzone solo con l’accordo del “la #”. Genio e controcorrente a tutti i costi, rifiutò persino di curarsi dal cancro, ma nonostante tutto arrivò a concludere il tour europeo suonando a Milano e a Torino il 27/28 giugno 1980, tornò negli States a cantare al Madison Square Garden di New York ma si sentì male, riuscì solo a terminare con il live allo Stanley Theater di Pittsburg. Il tumore era ormai in fase avanzata e peggiorò fino alla mattina dell’11 maggio 1981, quando morì a soli trentun anni, poco dopo aver confessato al figlio <a title="Ziggy Marley" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ziggy_Marley">Ziggy Marley</a>: &#8220;Money can&#8217;t buy life&#8221; (&#8220;I soldi non possono comprare la vita&#8221;).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://i47.tinypic.com/2me4too.jpg" alt="Questa immagine: Marley No Dead" width="418" height="619" title="Marley No Dead" /></p>
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<p>Fu sepolto insieme alla sua <a title="Gibson Les Paul" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gibson_Les_Paul">Gibson Les Paul &#8220;Solid Body&#8221;</a>, il suo pallone da calcio, una pianta di <a title="Marijuana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marijuana">marijuana</a> e i suoi semi, un anello che indossava ogni giorno e una <a title="Bibbia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia">Bibbia</a>. Un mese dopo i funerali, fu riconosciuto a Bob Marley il “<a title="Jamaican Order of Merit (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Jamaican_Order_of_Merit&amp;action=edit&amp;redlink=1">Jamaican Order of Merit</a>”. Nel <a title="1983" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1983">1983</a> viene pubblicato un album postumo “<em><a title="Confrontation (Bob Marley)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Confrontation_(Bob_Marley)">Confrontation</a></em>” che comprende la celebre “<a title="Buffalo Soldier" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buffalo_Soldier">Buffalo Soldier</a>”, nel 1994 viene inserito il suo nome nella “<a title="Rock and Roll Hall of Fame" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rock_and_Roll_Hall_of_Fame">Rock and Roll Hall of Fame</a>”. Nel <a title="2001" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2001">2001</a> Bob Marley è stato insignito del <a title="Grammy" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grammy">Grammy</a> alla carriera, gli è stato dedicato “Rebel Music” documentario sulla sua vita. Bob Marley una guida spirituale e ogni anno in <a title="Giamaica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giamaica">Giamaica</a> si celebra con una festa nazionale in suo onore. Molte curiosità sulla sua vita le troviamo nel libro di Timothy White “<em>Catch a Fire Bob Marley</em>”, ma certamente interessante è il documentario girato da Kevin Macdonald dal titolo “Marley” uscito il 20 aprile e arriverà nelle sale italiane il 26 giugno distribuito dalla Lucky Red, presentato nella sezione “Special” del 62° Festival del Cinema di Berlino. Originariamente doveva essere realizzato da Martin Scorsese o Jonathan Demme, importante è stato il contributo di chi ha testimoniato il suo ricordo attraverso più di 60 interviste esclusive. Si tratta del primo docu-film approvato dalla famiglia dell’artista, interamente coinvolta nel progetto. Nella sua breve vita Bob Marley ha catalizzato l’attenzione di moltissima gente (e sapeva anche far cadere ai suoi piedi le donne che s’innamoravano della sua timidezza e della sua spontaneità mentre, come un ragazzino, fumava marijuana giocando a calcio) che conferma il suo motto “La mia ricchezza è la vita”. Viveva per la musica non per i soldi, chiamato per questo l’ultimo dei “puri” in grado di scatenare i cuori di milioni di persone con la sua onda energetica. L’anteprima è stata trasmessa contemporaneamente e, per la prima volta in assoluto, in <a href="http://www.facebook.com/BobMarley" target="_self">streaming su Facebook</a>! Nei cinema americani pagando 6,99 dollari (devoluti a “Save The Children”).Una novità che segna il passo con i tempi anche il trailer che introduce la sua storia con brevi messaggi alternati a piccoli frame di interviste e immagini di live e momenti privati con i figli: (“You know the name…you’ve heard the music…now discovery the man…behind the legend from the people who knew him best”). Molto interessante è la locandina “alternativa” del film progettata dal designer svedese Viktor Hertz, che si è ispirato all’idea del mosaico pittogramma “trasfigurato” nel volto ritratto in primo piano da Marley, un uomo complesso che avrebbe potuto dare ancora moltissimo alla storia della musica reggae, perché aveva quel sorriso irriverente d’eterno Peter Pan che aleggiava nella dimensione metafisica che gli suggeriva i testi mentre scriveva. E’ stato <a title="Cantautore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cantautore">cantautore</a>, <a title="Chitarra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chitarra">chitarrista</a> e attivista. Un genio forse sottovalutato come molti altri che a seguito della loro scomparsa sono diventati “miti”. Infatti nel 2008 è entrato al 19° posto nella lista dei cento migliori artisti del XX° secolo secondo la rivista “Rolling Stone”. Marley aveva il reggae nel sangue e per tutta la vita non ha fatto altro che suonare la sua musica, prima girando il globo con i Wailers e poi da solo come portavoce degli oppressi dalle politiche razziali, si battè per la pace, la libertà, l’uguaglianza, per i diritti degli uomini di colore.</p>
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		<title>Metaponto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archeologia Greca]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Area archeologica di Metaponto si trova in Lucania, nel territorio del comune di Bernalda (MT). Il parco archeologico è alle spalle del Museo archeologico nazionale di Metaponto, dove sono custoditi molti dei reperti lì rinvenuti, a ridosso della strada statale 106 Jonica. Le testimonianze di maggior rilievo del sito sono l&#8217; antiquarium (una struttura ottagonale), il teatro, il castro romano, l&#8217; agorà cittadina, lanecropoli, i templi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i47.tinypic.com/344dop3.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i47.tinypic.com/344dop3.jpg" alt="Questa immagine: Metaponto" width="480" height="320" title="Metaponto" /></a></strong></p>
<p><span id="more-5840"></span></p>
<p><strong>L&#8217;Area archeologica di Metaponto si trova in Lucania, nel territorio del comune di Bernalda (MT).</strong></p>
<p>Il parco archeologico è alle spalle del Museo archeologico nazionale di Metaponto, dove sono custoditi molti dei reperti lì rinvenuti, a ridosso della strada statale 106 Jonica.</p>
<p>Le testimonianze di maggior rilievo del sito sono l&#8217; antiquarium (una struttura ottagonale), il teatro, il castro romano, l&#8217; agorà cittadina, lanecropoli, i templi di Apollo Licio, Demetra, Afrodite, Hera e il monumento sicuramente più celebre sono le Tavole Palatine, il tempio che delimitava i confini dell&#8217;antica città dedicato ad Hera.</p>
<p>Nell&#8217;area sacra sono situati il tempio di Atena (tempio C), il tempio di Apollo di cui vi è una prima fase che non sembra mai completata, giunta tuttavia ad uno stato avanzato (tempio B I) che si daterebbe intorno al 570 a.C., vi è poi una seconda fase (tempio B II) che sarebbe coeva al tempio A II. Il tempio di Hera (tempio A) di cui sono presenti solo le fondazioni e un secondo tempio di Hera (tempio A II) costruito sul precedente. Tutti i templi sono in stile dorico costruiti a partire dal 570 a.C. fino al 530 a.C.. Il tempio di Afrodite (tempio D) è stato invece edificato intorno al 470 a.C. in stile ionico. Con questo il numero dei templi ionici in Italia sale a cinque, si aggiunge a quelli di Elea, Ipponio, Locri e Siracusa.</p>
<p>Davanti agli ingressi dei templi sono situati i resti degli altari con vari elementi decorativi.</p>
<p>A est si sviluppa il muro di protezione dell&#8217;area sacra che la separa dall&#8217;agorà dove è situato il teatro. Nel VII secolo, questa zona era occupata da un ekklesistèrion(resti visibili), costituito da un terrapieno senza gradini e trasformato almeno due volte nel corso del V secolo. La forma definitiva messa in luce dagli scavi l&#8217;acquisirà nella seconda metà del IV secolo. Alle spalle di quest&#8217;area si erge un altare della fine del VI secolo recante l&#8217;iscrizione &#8220;Diòs Agorà&#8221; dedicato a Zeus.</p>
<p>A sud è invece posto un ampio portico e un recinto trapezoidale con i resti di due imponenti strutture, identificato da alcuni storici come luogo dedicato alla predizione alla religiosità misterica e visitato anche dallo sciamano Aristeas.</p>
<p>La città è protetta da una cinta muraria del VI secolo a.C. dotata di ingressi monumentali.</p>
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		<title>Abiti da sposa: il tessuto è importante!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 07:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Teresazheng]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La forma, il design e nei dettagli del vostro abito non sono le uniche cose da prendere in considerazione quando state cercando il vostro abito da sposa perfetto. Il tessuto del tuo abito da sposa gioca un ruolo importante anche nella scelta della più speciale e spesso l&#8217;abito più costoso della tua vita. Abiti sposa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Sposa" src="http://i50.tinypic.com/156pybs.jpg" alt="Questa immagine: Abiti da sposa: il tessuto è importante!" width="428" height="321" /></p>
<p><strong>La forma, il design e nei dettagli del vostro abito non sono le uniche cose da prendere in considerazione quando state cercando il vostro abito da sposa perfetto.</strong></p>
<p><span id="more-5835"></span></p>
<p>Il tessuto del tuo abito da sposa gioca un ruolo importante anche nella scelta della più speciale e spesso l&#8217;abito più costoso della tua vita. Abiti sposa sono disponibili in una vasta gamma di tessuti tra raso, seta, chiffon, taffetà, charmeuse, tulle e organza. Alcuni abiti sono in poliestere e cotone.</p>
<p>La scelta del tessuto deve essere confortevole deve ancora adattarsi allo stile del vestito che avete scelto di indossare. Alcuni tessuti possono aggiungere al design del vestito, mentre alcuni possono distogliere da essa.</p>
<ul>
<li><strong>Satin</strong> &#8211; un tessuto popolare per abiti da sposa. Questo lusso tessuto con la sua lucentezza liscia alta funziona bene con progetti molto strutturati. Satin può essere molto pesante quindi se si hanno un matrimonio estivo o sposarsi all&#8217;estero, in un clima caldo questo può non essere adatto a voi.</li>
<li><strong>Seta </strong>&#8211; ha imperfezioni naturali e &#8216;fiamme&#8217; che fanno di ogni abito un pò diverso e unico. Disponibile sia in formato RAW o shantung in quanto è una struttura naturale è la scelta tessuto perfetto per uno stile di abbigliamento più semplice.</li>
<li><strong>Chiffon</strong> &#8211; un tessuto abbastanza opaca che si blocca e tende splendidamente. Fantastico per la stratificazione più ampia gonna stili di dare un vantaggio romantico. In alternativa può essere utilizzato per manicotti, cinghie delicati o come un involucro per voi e le vostre damigelle d&#8217;onore.</li>
<li><strong>Taffeta</strong> &#8211; se sogno di avere un abito da gran gonna o l&#8217;immagine da soli in un vestito da sposa con uno stile strutturato allora taffetà è un tessuto ideale per prendere in considerazione. Poiché questo tessuto è abbastanza rigida la forma complessiva è tenuto bene. Non tende a piega facilmente e può avere una leggera lucentezza o di una finitura opaca ad esso.</li>
<li><strong>Velluto</strong> &#8211; è disponibile in una gamma di spessori e pesi. Questa potrebbe essere la scelta o se hai un matrimonio invernale per quel calore in più aggiunto</li>
<li><strong>Crepe</strong> &#8211; un altro tessuto che è grande per le gonne piene soprattutto se siete dopo un look spiegazzato.</li>
<li><strong>Charmeuse</strong> &#8211; questo è più morbida variazione di satin. Può sembrare molto elegante e raffinato pur non essendo troppo pesante. Esso riflette molto la luce e tende molto bene. Tende bene e può guardare estremamente elegante pur non essendo eccessivamente pesante.</li>
<li><strong>Organza</strong> &#8211; molto simile a chiffon, ma più rigida. Ha un vero e proprio luccichio scintillante ad esso. Anche in questo caso sembra incredibile stratificato su gonne e stile di ballerino.</li>
<li><strong>Tulle </strong>&#8211; questa è la rete che si trovano spesso sotto la gonna di un vestito sposa di fornire più pienezza. Viene anche usato per creare lo stile principessa grandi gonna vestiti sposa e può essere trovato in tutù e veli.</li>
</ul>
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		<title>Il tempio di Iside  di Pompei</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Archeologia Romana]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Tempio di Iside è un tempio di epoca romana, sepolto dall&#8217;eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell&#8217;antica Pompei. L&#8217;esplorazione della struttura sacra ha fornito un gran numero di reperti e pitture a soggetti religiosi, esposti nella maggior parte nel museo archeologico nazionale di Napoli. La costruzione del Tempio di Iside risale al II secolo a.C. ma a seguito del terremoto del 62, l&#8217;intera struttura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://i49.tinypic.com/34qu73p.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i49.tinypic.com/34qu73p.jpg" alt="Questa immagine: Il tempio di Iside  di Pompei" width="560" height="420" title="Il tempio di Iside  di Pompei" /></a></strong></p>
<p><span id="more-5833"></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il Tempio di Iside è un tempio di epoca romana, sepolto dall&#8217;eruzione del Vesuvio del 79 e ritrovato a seguito degli scavi archeologici dell&#8217;antica Pompei. </strong>L&#8217;esplorazione della struttura sacra ha fornito un gran numero di reperti e pitture a soggetti religiosi, esposti nella maggior parte nel museo archeologico nazionale di Napoli.</p>
<p>La costruzione del Tempio di Iside risale al II secolo a.C. ma a seguito del terremoto del 62, l&#8217;intera struttura fu ricostruita per volere di Numerio Popidio Ampliato, attribuendone il merito al figlio di appena sei anni Celsino, per avviarlo ad una fortunata carriera politica. Pochissimi anni dopo, la costruzione fu seppellita sotto una fitta coltre di ceneri e lapilli a seguito dell&#8217;eruzione vulcanica del Vesuvio, nel 79; fu in seguito esplorato nel XVIII secolo, precisamente tra il 1764 ed il 1766, risultando uno degli edifici meglio conservati dell&#8217;antica Pompei: il ritrovamento di numerosi oggetti sacri e decorazioni pittoriche di uno dei migliori templi di stampo egiziano, produsse un notevole interesse in tutta Europa, rendendolo uno dei più visitati: tra gli ospiti più illustri Wolfgang Amadeus Mozart, da cui trasse ispirazione per la sua opera, il flauto magico.</p>
<p>Il tempio sorge nella zona dei teatri, nei pressi della Palestra Sannitica, la quale fu ristretta proprio per consentire i lavori di ampliamento della struttura sacra: l&#8217;ingresso principale è posto sulla strada omonima e sul portale era posta un&#8217;epigrafe, oggi conservata al museo archeologico nazionale di Napoli, che ne attribuiva la costruzione al giovane Celsino, la quale cosi recita: « Numerius Popidius Celsinus, figlio di Numerius, ricostruì interamente a sue spese il tempio di Iside crollato per il terremoto. Per questa sua munificenza, i decurioni, pur avendo egli solo sei anni, lo aggregarono al loro consesso senza alcun onere. »</p>
<p>Si notano inoltre due nicchie, nelle quali probabilmente erano poste le statue diArpocrate ed Anubi. La corte interna è pavimentata con lastre di tufo e presenta un porticato, il quale era interamente decorato con pitture in quarto stile: tutta la decorazione è stata staccata e trasportata al museo napoletano ed è caratterizzata nella zona bassa da scomparti con patere e bucrani, coppe di leonesse e sfingi e draghi e delfini, nella zona mediana sono posti dei quadretti a tema nilotico o di battaglie navali, che si alternano a vignette di sacerdoti e paesaggi egizi, segue poi un fregio e una zona superiore decorata con paesaggi e nature morte, oltre a figure sospese in aria.</p>
<p>Al centro della corte, su un alto podio, è posta una cella, a cui si accede tramite unascalinata ed preceduta da un pronao: la stanza, nella quale si entrava tramite un ampio portale, ha pareti interne ed esterne completamente rivestiti da stucchi inopera quadrata, mentre sulla parete di fondo, è posto un banco in laterizio, sul quale poggiano due basi in tufo che ospitavano le statue di Osiride ed Iside: l&#8217;intera pavimentazione era a mosaico; sul retro del podio si trova una nicchia che ospitava una statua di Dioniso con pantera. Nel cortile inoltre sono presenti due piccoli altari dedicati alle stesse divinità presenti nelle nicchie d&#8217;ingresso. Nella parte sinistra della gradinata è posto l&#8217;altare principale, che al momento dell&#8217;esplorazione conservava le ceneri e le ossa, tra cui due crani, dei sacrifici effettuati; nell&#8217;angolo est del cortile si apre un&#8217;edicola, con forme simili ad un tempietto, nel quale era posta l&#8217;acqua sacra, probabilmente proveniente dal Nilo, utilizzata dai cittadini di Pompei per le cerimonie domestiche: presenta delle decorazioni in stucco a fondoazzurro, giallo e rosso e raffigurazioni di Arpocrate, figure isiache in processione e sacerdotesse egiziane ed ancora Venere e Marte, Perseo ed Andromeda ed una coppia di amanti tra eroti.</p>
<p>Nella parte ovest si apre un&#8217;ekklesiasterion, riservato alle riunione e ai banchetti e presentava una pavimentazione a mosaico in bianco e nero ed una notevole decorazione pittorica in quarto stile, oggi al museo nazionale di Napoli, con raffigurazioni di santuari egizi e scene del mito della ninfa Io; nelle vicinanze di questa stanza fu inoltre ritrovata una testa in marmo di Iside. Nella parte sud è presente il sacrarium, utilizzato come deposito per i paramenti sacri, con affreschi più modesti rispetto al resto della struttura: su di un fondo bianco sono disegnate il bue Apis, Osiride sul trono ed il navigium Isidi. All&#8217;interno del complesso è inoltre presente un pastophorion, ossia l&#8217;appartamento dei sacerdoti, una cucina, un triclinio ed un cubicolo.</p>
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		<title>Iside</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 09:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Iside o Isis o Isi (in lingua egiziana Aset, ossia trono), originaria del Delta, è la dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia. Divinità in origine celeste, associata alla regalità (il suogeroglifico include la parola per &#8220;trono&#8221;), faceva parte dell&#8217;Enneade. Figlia di Nut e Geb, sorella di Nefti, Seth ed Osiride, di cui fu anche sposa e dal quale ebbe Horus. Secondo il mito, raccontato nei Testi delle Piramidi e da Plutarco nel suo Iside ed [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i48.tinypic.com/119tix3.jpg"><img class="alignleft" src="http://i48.tinypic.com/119tix3.jpg" alt="Questa immagine: Iside" width="255" height="598" title="Iside" /></a>Iside o Isis o Isi (in lingua egiziana Aset, ossia trono), originaria del Delta, è la dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia.</strong> Divinità in origine celeste, associata alla regalità (il suogeroglifico include la parola per &#8220;trono&#8221;), faceva parte dell&#8217;Enneade. Figlia di Nut e Geb, sorella di Nefti, Seth ed Osiride, di cui fu anche sposa e dal quale ebbe Horus. Secondo il mito, raccontato nei Testi delle Piramidi e da Plutarco nel suo Iside ed Osiride, con l&#8217;aiuto della sorella Nefti assemblò le parti del corpo di Osiride, riportandolo alla vita. Per questo era considerata una divinità associata alla magia ed all&#8217;oltretomba. Aiutò a civilizzare il mondo, ed inventò il sistro; istituì il matrimonio e insegnò alle donne le arti domestiche. Solitamente viene raffigurata come una donna vestita con una lunga tunica, che reca sul capo il simbolo del trono, mentre tiene in mano l&#8217;ankh o l&#8217;uadj. Più tardi, in associazione con Hathor, è stata raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Nell&#8217;iconografia è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horus . Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco Iside, la cui originaria associazione con Osiride fu sostituita dalla Dinastia tolemaica con quella al dio Serapide, fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mediterraneo.</p>
<p><span id="more-5831"></span></p>
<p>Dall&#8217;epoca tolemaica la venerazione per la dea, simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fino a Roma. Il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con il mondo ultraterreno e nonostante all&#8217;inizio fosse ostacolato, dilagò in tutto l&#8217;Impero romano. Nel sincretismo tipico dell&#8217;epoca ellenistica e imperiale Iside venne assimilata con molte divinità femminili locali, quali Cibele, Demetra e Cerere, e molti templi furono innalzati in suo onore in Europa, Africa ed Asia. Il più famoso fu quello di Philae, l&#8217;ultimo tempio pagano ad essere chiuso nel VI secolo.</p>
<p>Durante il suo sviluppo nell&#8217;Impero il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste in onore della dea molto festose e ricche.</p>
<p>La Dea Iside era venerata anche nell&#8217;antica Benevento, dove l&#8217;imperatore Domiziano fece erigere un tempio in suo onore. Molti studiosi ricollegano il culto della dea egizia della magia alla leggenda delle Janare, che fa di Benevento la città delle streghe. All&#8217;interno del Museo del Sannio, un&#8217;intera sala è dedicata alla dea, Signora di Benevento.</p>
<p>Le sacerdotesse della dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell&#8217;influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castità alla dea Iside.</p>
<p>La decadenza nel Mediterraneo del culto di Iside fu per lo più determinata dall&#8217;avvento di nuove religioni quali lo stesso Cristianesimo.</p>
<p>Tra la figura di Iside e quella della Vergine Maria esistono tratti comuni nell&#8217;iconografia relativa a queste due figure, ed è ragionevole supporre che già l&#8217;arte paleocristiana si sia ispirata alla raffigurazione classica di Iside per rappresentare la figura di Maria: la comunanza in vari dipinti si ritrova per esempio nei tratti delicati ed eterei, nel tenere entrambe in braccio un infante, che è Gesù Bambino nel caso della Madonna ed Horus per Iside.  Ancora, con il primo vero affermarsi del Cristianesimo nell&#8217;Impero romano, sotto imperatori come Costantino I e Teodosio I e con il conseguente rifiuto e persecuzione delle altre religioni a Roma e nei domini, il fatto che vari templi consacrati ad Iside siano stati riadattati e consacrati come basiliche dedicate alla Vergine, così come a volte modificati i dipinti e le opere raffiguranti la dea egiziana, ha sicuramente aiutato l&#8217;accomunarsi delle due figure a livello iconografico.</p>
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		<title>I Castra</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 09:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I castra presenti nell&#8217;antica Roma erano degli accampamenti militari o caserme che ospitavano i corpi militari che avevano sede in città. I pretoriani costituivano il principale corpo della guardia imperiale. Costituiti sottoAugusto tra il 29 e il 20 a.C., ebbero grande influenza nella storia dell&#8217;impero, fino allo scioglimento sotto Costantino. La caserma venne costruita tra il 20 e il 23 d.C. da Tiberio per consiglio del potente comandante (prefetto del pretorio) Seiano, per radunarvi le nove coorti esistenti. I castra avevano un perimetro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://i45.tinypic.com/w20n14.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i45.tinypic.com/w20n14.jpg" alt="Questa immagine: I Castra" width="560" height="420" title="I Castra" /></a></strong></p>
<p><span id="more-5828"></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>I castra presenti nell&#8217;antica Roma erano degli accampamenti militari o caserme che ospitavano i corpi militari che avevano sede in città. </strong>I pretoriani costituivano il principale corpo della guardia imperiale. Costituiti sottoAugusto tra il 29 e il 20 a.C., ebbero grande influenza nella storia dell&#8217;impero, fino allo scioglimento sotto Costantino.</p>
<p>La caserma venne costruita tra il 20 e il 23 d.C. da Tiberio per consiglio del potente comandante (prefetto del pretorio) Seiano, per radunarvi le nove coorti esistenti.</p>
<p>I castra avevano un perimetro quadrangolare, con angoli arrotondati e il lato meridionale obliquo. Se ne conservano tuttora tre lati e tracce del quarto lato occidentale. Il recinto dei castra venne inglobato nelle mura cittadine costruite dall&#8217;imperatore Aureliano nella seconda metà del III secolo. I Castra Prætoria hanno dato il nome al quartiere di Castro Pretorio.</p>
<p>Tre coorti urbane permanenti, istituite da Augusto e riorganizzate da Tiberio, costituivano il corpo incaricato di mantenere l&#8217;ordine pubblico in città ed erano al comando del Prefetto dell&#8217;Urbe.</p>
<p>Inizialmente furono forse anch&#8217;essi ospitati nei Castra praetoria, in quanto nelle emergenze venivano utilizzati come truppe ausiliarie dellecoorti pretorie per la difesa dell&#8217;Imperatore. Successivamente, almeno a partire dall&#8217;epoca dell&#8217;Imperatore Settimio Severo, ebbero una propria caserma. Dalle fonti sappiamo che questa si trovava nella VII regione augustea (Via Lata), probabilmente nella zona dell&#8217;attuale piazza di Spagna.</p>
<p>Il corpo degli Equites singulares apparteneva alla guardia degli imperatori era composto da elementi di origini barbarica e fu probabilmente istituito dall&#8217;imperatore Traiano e soppresso da Costantino.</p>
<p>Il corpo disponeva di due caserme. I resti di quella più antica (castra priora equitum singularium) furono rinvenuti nel 1885-1889 sul Celio (via Tasso), insieme a numerose iscrizioni di dedica a diverse divinità che dovevano essere ospitate nel santuario della caserma.</p>
<p>La seconda caserma (castra nova equitum singularium) venne costruita sotto l&#8217;imperatore Settimio Severo tra il 193 e il 197 (come provano le iscrizioni di dedica rinvenute) in una zona precedentemente occupata da case private (domus Laterani) presso il Laterano. Quando il corpo fu disciolto da Costantino, i castra nova vennero rasi al suolo e al loro posto fu edificata la basilica dedicata al Salvatore (più tardi Basilica di San Giovanni in Laterano). Sotto la chiesa furono rinvenuti a più riprese i resti delle costruzioni severiane.</p>
<p>Il corpo disponeva anche di un sepolcreto sulla via Labicana (nella località detta ad Duas Lauros), dalla quale provengono numerose iscrizioni che menzionano le due caserme.</p>
<p>Uno speciale distaccamento dei marinai (classiarii) della flotta militare stanziata a Miseno era impiegato per la manovra del velarium che proteggeva gli spettatori del Colosseo dal sole o dalla pioggia e probabilmente anche per le naumachie.</p>
<p>Il distaccamento era ospitato in una caserma nei pressi dell&#8217;anfiteatro, che si trovava probabilmente presso le terme di Traiano, sulle pendici dell&#8217;Oppio, dove venne rinvenuta un&#8217;iscrizione relativa ad un ampliamento della caserma all&#8217;epoca nel III secolo.</p>
<p>Erano la sede dei servizi segreti dell&#8217;Impero, costituiti dai frumentarii e dagli speculatores. I militari delle legioni che operavano nelle provinceed ottenevano particolari meriti sul campo, potevano infatti essere distaccati nella capitale per funzioni particolari (come accadeva per ifrumentarii e gli speculatores).</p>
<p>Gli speculatores (&#8220;esploratori&#8221; o meglio &#8220;addetti allo spionaggio&#8221;) erano di fatto deputati alla raccolta di informazioni in tutte le province dell&#8217;impero ed alla sicurezza dello Stato; i frumentarii (&#8220;corrieri&#8221; o, meglio, &#8220;polizia segreta&#8221; addetta alla sicurezza interna), erano coloro i quali &#8211; a Roma e nelle province d&#8217;Italia &#8211; &#8220;scrutavano nei segreti di tutti&#8221;, ossia erano addetti al controllo interno e quindi alla sicurezza delle istituzioni quali il Senato e l&#8217;Imperatore.</p>
<p>Erano comandati dal princeps peregrinorum, deputato alla sicurezza globale dello Stato, che, nelle sue funzioni, riferiva direttamente all&#8217;Imperatore.</p>
<p>Disponevano di una caserma autonoma, scevra anche dal controllo delle coorti urbane e della guardia pretoriana, collocata nel Celio, i cui resti sono stati rinvenuti presso la Basilica di Santo Stefano Rotondo e negli scavi al di sotto della chiesa. All&#8217;interno vi si trovava un tempio dedicato a Iuppiter Redux (&#8220;Giove Reduce&#8221;); vi erano praticati anche altri culti e vi fu ospitato anche un mitreo. Le strutture presentano varie fasi e rifacimenti tra il II e il IV secolo.</p>
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		<title>L&#8217;Arco di Giano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Archi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cosiddetto Arco di Giano è un arco quadrifronte, tuttora conservato, di Roma. Sorge presso la chiesa di San Giorgio al Velabro, poco distante dal Tempio di Ercole e dalTempio di Portuno, ed era stato edificato, ai margini del Foro Boario probabilmente alla metà del IV secolo. Probabilmente deve essere identificato con l&#8217;Arcus Divi Constantini citato daiCataloghi Regionari presso il Velabro. Il nome moderno non si riferisce al [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://i48.tinypic.com/21nhzi9.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i48.tinypic.com/21nhzi9.jpg" alt="Questa immagine: LArco di Giano " width="526" height="420" title="LArco di Giano " /></a></strong></p>
<p><span id="more-5826"></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il cosiddetto Arco di Giano è un arco quadrifronte, tuttora conservato, di Roma.</strong></p>
<p>Sorge presso la chiesa di San Giorgio al Velabro, poco distante dal Tempio di Ercole e dalTempio di Portuno, ed era stato edificato, ai margini del Foro Boario probabilmente alla metà del IV secolo. Probabilmente deve essere identificato con l&#8217;Arcus Divi Constantini citato daiCataloghi Regionari presso il Velabro.</p>
<p>Il nome moderno non si riferisce al dio bifronte Giano, ma piuttosto deriva dal termine latinoianus, che indica un passaggio coperto, o una porta. Come gli iani testimoniati dalle fonti nelForo Romano, non si trattava di un arco trionfale, ma probabilmente di una struttura destinata ai banchieri che operavano nel Foro Boario.</p>
<p>L&#8217;edificio ha pianta quadrata (12 m di lato per 16 m di altezza), con quattro massicci pilastri che sostengono una volta a crociera, costruiti in cementizio e rivestiti da blocchi di marmo direimpiego. Al di sopra doveva presentare un coronamento, forse a forma di piramide, la cui struttura in opera laterizia, che in origine doveva ugualmente essere rivestita di marmo, fu demolita nel 1827 perché a torto ritenuta parte della fortificazione medioevale impiantata sopra l&#8217;edificio romano ad opera dei Frangipane (che ne avevano anche chiuso i fornici).</p>
<p>All&#8217;esterno i piloni ospitano due file di tre nicchie su ciascun lato (in totale 48), in origine inquadrate da edicole con piccole colonne sorrette da mensole, oggi perdute. Le nicchie, coperte da una semicupola a conchiglia scolpita nei blocchi di marmo del rivestimento, dovevano in origine ospitare statue. Gli unici resti conservati della decorazione scultorea sono rappresentati dalle quattro figure femminili sulle chiavi di volta: si riconoscono con sicurezza la dea Roma sul lato orientale e Minerva sul lato settentrionale, mentre l&#8217;identificazione delle altre due figure come Giunone e Cerere presenta maggiori incertezze.</p>
<p>L&#8217;Arco oltre ad avere funzioni monumentali serviva da riparo dall&#8217;inclemenza del tempo ai mercanti romani che affollavano il Foro. Durante il medioevo, la famiglia romana dei Frangipane lo utilizzò come fortezza, chiudendone i fornici; quando queste opere furono eliminate, nel 1830, andarono perduti anche l&#8217;attico e il coronamento originari, perché non furono riconosciute come opere appartenenti alla struttura originaria.</p>
<p>Nella vicina chiesa di San Giorgio al Velabro si conservano alcuni frammenti di un&#8217;iscrizione monumentale, non più ricostruibile, in parte riutilizzati come blocchi di muratura e in parte per rilievi medioevali, che potrebbe essere stata quella presente sull&#8217;attico dell&#8217;arco.</p>
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		<title>Dafne</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nome Dafne significa &#8220;lauro&#8221;, alloro, e costei fu il primo amore del dio Apollo. Si diceva che Dafne fosse figlia del dio fluviale Ladone e della Terra. Apollo si vantò perché aveva compiuto azioni di gloria e Cupido, geloso, decise di farlo innamorare della ninfa Dafne. Creò due frecce una con la punta ben acuminata fatta di oro (destinata [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://i42.tinypic.com/jfxljm.jpg"><img class="alignleft" title="Dafne" src="http://i42.tinypic.com/jfxljm.jpg" alt="Questa immagine: Dafne" width="295" height="360" /></a> <strong>Il nome Dafne significa &#8220;lauro&#8221;, alloro, e costei fu il primo amore del dio Apollo.</strong> Si diceva che Dafne fosse figlia del dio fluviale Ladone e della Terra. Apollo si vantò perché aveva compiuto azioni di gloria e Cupido, geloso, decise di farlo innamorare della ninfa Dafne. Creò due frecce una con la punta ben acuminata fatta di oro (destinata a infliggere l&#8217;amore di Apollo verso Dafne) e l&#8217;altra con la punta stondata fatta di ferro(destinata a far respingere l&#8217; amore di Apollo verso Dafne). Altri narratori le attribuivano per padre il dio fluviale Peneo, cui apparteneva la valle di Tempe in Tessaglia. Sacerdotessa di Gea, Dafne era una fanciulla selvaggia, simile ad Artemide, che riesce non solo a conquistare il cuore di Apollo, ma anche quello di un giovane mortale di nome Leucippo, &#8220;quello dei cavalli bianchi&#8221;. Leucippo si travestì da donna per potersi accostare a Dafne. Secondo alcune fonti le sacerdotesse decisero, forse per suggerimento di Apollo, di effettuare nude i loro riti, secondo altre fonti durante il bagno, tuttavia ciò portò allo smascheramento di Leucippo che morì ucciso dalle stesse fanciulle. Fu il momento in cui Apollo, approfittando della caduta del nemico in amore, si dichiarò a Dafne, ma fu respinto. Il dio si mise all&#8217;inseguimento della fanciulla che era corsa via spaventata, e stava quasi per raggiungerla quando Dafne, invocato l&#8217;aiuto di Gea o del padre, si trasformò in un albero di alloro. Da allora fu l&#8217;albero preferito di Apollo, che ne porta i rami come una corona.</p>
<p><span id="more-5824"></span></p>
<p>Il mito di Dafne ha come prologo l&#8217;uccisione da parte del dio Apollo del serpente Pitone. Fiero di sé il dio del Sole si vantò della sua impresa con il dio dell&#8217;Amore Cupido, schernendolo per il fatto che le sue armi, arco e frecce, non sembravano adatte a lui. Cupido, deciso a vendicarsi, colpì il dio con una freccia d’oro, in grado di far innamorare alla follia dei e mortali della prima persona su cui avessero posato gli occhi dopo il colpo, e la ninfa Dafne, di cui Apollo si era invaghito, con una freccia di piombo che faceva rifuggire l&#8217;amore. La ninfa colpita dalla freccia di piombo appena vide Apollo cominciò a fuggire. Apollo iniziò allora ad inseguirla, finché non giunse presso il fiume Peneo, pregando il padre di aiutarla (o secondo altre varianti la ninfa si rivolse alla Terra). Dafne si trasformò così in un albero d’alloro. Il dio, ormai impotente, decise di rendere questa pianta sempreverde e di considerarla a lui sacra e a rappresentare un segno di gloria da porre sul capo dei migliori fra gli uomini (generali vittoriosi sul Campidoglio), capaci di imprese esaltanti.</p>
<p>Un&#8217;altra versione del mito presenta Dafne, una mortale figlia di Amicla amante della caccia, che viveva percorrendo le montagne insieme alle sue compagne cacciatrici sotto la protezione di Artemide. Leucippo, figlio del re dell&#8217;Elide Enomao, invaghitosi di lei, per avvicinarla si travestì da donna e si unì al gruppo delle cacciatrici. Apollo, ingelositosi, decise di smascherare l&#8217;inganno ispirando al gruppo il desiderio di bagnarsi in una sorgente. Leucippo costretto a spogliarsi fu scoperto, e solo l&#8217;intervento degli dei che lo resero invisibile poté impedire una tragica fine. Apollo nel trambusto cercò di rapire Dafne, che però riuscì a fuggire e, dietro sua preghiera, venne trasformata da Zeus in alloro.</p>
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		<title>Eolo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 09:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[divinità greche]]></category>
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		<description><![CDATA[Eolo è un personaggio della mitologia greca, indicato come il dio dei venti. Poseidone e Melanippe, la figlia di Eolo il capostipite degli Eoli, ebbero due gemelli,Beozio ed Eolo. Questi furono allevati da un mandriano, tale Ippote, poiché Poseidone non volle far sapere a Eolo (padre di Melanippe) di essere suo genero. Nel frattempo Metaponto, re di Icaria, aveva minacciato di ripudiare sua moglie Teano, poiché era sterile. Teano allora [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i43.tinypic.com/34dg0gh.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i43.tinypic.com/34dg0gh.jpg" alt="Questa immagine: Eolo" width="475" height="310" title="Eolo" /></a>Eolo è un personaggio della mitologia greca, indicato come il dio dei venti. </strong>Poseidone e Melanippe, la figlia di Eolo il capostipite degli Eoli, ebbero due gemelli,Beozio ed Eolo. Questi furono allevati da un mandriano, tale Ippote, poiché Poseidone non volle far sapere a Eolo (padre di Melanippe) di essere suo genero.</p>
<p><span id="more-5821"></span></p>
<p>Nel frattempo Metaponto, re di Icaria, aveva minacciato di ripudiare sua moglie Teano, poiché era sterile. Teano allora si fece dare da Ippote i due gemelli, fingendo che fossero suoi. Metaponto ci credette.<br />
Sennonché nacquero a Teano davvero altri due gemelli, che però furono i meno amati da Metaponto. Teano, gelosa, tentò di uccidere Beoto ed Eolo con del veleno, che questi, accortisi, diedero da bere ai fratellastri.<br />
Teano si trafisse il petto al vedere i suoi pargoli uccisi dallo stesso seno che li allattava.</p>
<p>Eolo e Beoto si rifugiarono dapprima da Ippote, ma poi, quando Metaponto seppe da Poseidone come erano andate veramente le cose, sposò Melanippe e adottò i due gemelli.</p>
<p>Dopo un periodo felice, Metaponto decise di ripudiare Melanippe e sposare tale Autolita, che i gemelli uccisero rosi dalla vergogna. Dovettero quindi scappare. Beozio tornò da suo nonno Eolo che gli affidò la parte meridionale del suo regno, la Beozia, dove sorsero i Beoti.</p>
<p>Eolo invece scappò a occidente, dove raggiunse delle isole che chiamò Eolie, dove divenne famoso come consigliere degli dei e domatore di venti. Viveva a Lipari, un&#8217;isola galleggiante, insieme ai suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine, che si erano sposati fra di loro.</p>
<p>Quando Zeus decise di rinchiudere i venti in alcune anfore, perché li riteneva pericolosi se lasciati in libertà, sua moglie Era suggerì di nasconderli in una grotta del mar Tirreno e di affidarne la custodia ad Eolo.</p>
<p>Nell&#8217;ora della sua morte Eolo, ritenuto troppo prezioso da Zeus, rimase a guardia dei venti nella grotta delle isole Eolie. Per Era Eolo era al pari degli altri olimpi, ma Poseidone lo considerava un intruso, poiché si riteneva lui il padrone del mare e dell&#8217;aria.</p>
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		<title>Nessuna rete disponibile #11</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:30:24 +0000</pubDate>
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		<title>Le Grazie</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 09:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le Grazie erano figure della mitologia romana, le quali erano tuttavia solamente una replica latina delle Cariti greche (in greco antico Χάριτες). Questi nomi fanno riferimento alle tre divinità della bellezza e, probabilmente sin dall&#8217;origine, alle forze legate al culto della natura e della vegetazione. Sono infatti queste fanciulle a infondere la gioia della Natura nel cuore degli dèi e dei mortali. Queste divinità benefiche erano ritenute figlie [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i42.tinypic.com/33z39ft.jpg"><img class="alignleft" src="http://i42.tinypic.com/33z39ft.jpg" alt="Questa immagine: Le Grazie" width="272" height="310" title="Le Grazie" /></a>Le Grazie erano figure della mitologia romana, le quali erano tuttavia solamente una replica latina delle Cariti greche (in greco antico Χάριτες). </strong>Questi nomi fanno riferimento alle tre divinità della bellezza e, probabilmente sin dall&#8217;origine, alle forze legate al culto della natura e della vegetazione. Sono infatti queste fanciulle a infondere la gioia della Natura nel cuore degli dèi e dei mortali. Queste divinità benefiche erano ritenute figlie di Zeus e di Eurinome e sorelle del dio Fluviale Asopo; secondo un&#8217;altra versione la madre sarebbe stata Era.<br />
Ma anche queste leggende hanno finito col dare spazio ad altre interpretazioni: secondo alcuni autori, le Cariti erano nate dall&#8217;unione del dioElio (il Sole) con l&#8217;Oceanina Egle. Ma è altrettanto accettata la versione che vede come madre delle Grazie proprio la dea della bellezza e fertilità, Afrodite la quale le avrebbe generate insieme a Dioniso, dio della vite.</p>
<p><span id="more-5811"></span></p>
<p>Le versioni che riguardano il numero delle Grazie non sono meno complesse; secondo Esiodo, esse sono tre:</p>
<ul>
<li>Aglaia lo splendore</li>
<li>Eufrosine la gioia e la 	letizia</li>
<li>Talia la prosperità e 	portatrice di fiori</li>
</ul>
<p>Esse sono rappresentate come tre giovani nude, le quali incarnano, nella figurazione classica, la perfezione a cui l&#8217;uomo deve tendere nonché le tre qualità che una donna dovrebbe avere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le Moire</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tre Moire, note anche con il nome di Parche o Norne, sono figure appartenenti alla mitologia greca. Figlie di Zeus e Temi, erano la personificazione del destino ineluttabile. Il loro compito era tessere il filo del fato di ogni uomo, svolgerlo ed infine reciderlo segnandone la morte. Le Moire il nome dato alle figlie di Zeus e di Temi o secondo altri di Ananke. Ad esse era [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://i41.tinypic.com/2lk5r9f.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i41.tinypic.com/2lk5r9f.jpg" alt="Questa immagine: Le Moire" width="440" height="256" title="Le Moire" /></a>Le tre Moire, note anche con il nome di Parche o Norne, sono figure appartenenti alla mitologia greca. </strong>Figlie di Zeus e Temi, erano la personificazione del destino ineluttabile. Il loro compito era tessere il filo del fato di ogni uomo, svolgerlo ed infine reciderlo segnandone la morte. Le Moire il nome dato alle figlie di Zeus e di Temi o secondo altri di Ananke. Ad esse era connessa l&#8217;esecuzione del destino assegnato a ciascuna persona e quindi erano la personificazione del destino ineluttabile.</p>
<p><span id="more-5809"></span></p>
<p>Erano tre:</p>
<ul>
<li>Cloto, nome che in greco antico 	significa &#8220;io filo&#8221;, che appunto filava lo stame della 	vita.</li>
<li>Lachesi, che significa &#8220;destino&#8221;, 	che lo svolgeva sul fuso.</li>
<li>Atropo, che significa 	&#8220;inevitabile&#8221;, che, con lucide cesoie, lo recideva, 	inesorabile.</li>
</ul>
<p>La lunghezza dei fili prodotti può variare, esattamente come quella della vita degli uomini. A fili cortissimi corrisponderà una vita assai breve, come quella di un neonato, e viceversa. Si pensava ad esempio che Sofocle, uno dei più longevi autori greci (90 anni), avesse avuto in sorte un filo assai lungo.</p>
<p>Si tratta di tre donne dall&#8217;anziano aspetto che servono il regno dei morti, l&#8217;Ade.<br />
Il sensibile distacco che si avverte da parte di queste figure e la loro totale indifferenza per la vita degli uomini accentuano e rappresentano perfettamente la mentalità fatalistica degli antichi greci.</p>
<p>Pindaro, in epoca più tarda, le indicò invece come le ancelle di Temi, al suo matrimonio con Zeus.</p>
<p>Esse agivano spesso contro la volontà di Zeus. Ma tutti gli dei erano tenuti all&#8217;obbedienza nei loro confronti, in quanto la loro esistenza garantiva l&#8217;ordine dell&#8217;universo, al quale anche gli dei erano soggetti.</p>
<p>Nonostante molti pensino che le Moire avessero un solo occhio e che se lo passassero vicendevolmente, bisogna dire che si tratta di una convinzione errata. Questa caratteristica, infatti, è propria delle Graie, come si può ben notare nel mito di Perseo, dove quest&#8217;ultime vengono descritte con un solo occhio e un solo dente, dei quali fanno uso a turno. E sarà proprio questa loro debolezza che permetterà a Perseo di scoprire il nascondiglio delle Gorgoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ermes</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 09:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[divinità greche]]></category>
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		<description><![CDATA[Ermes, è una divinità della mitologia greca,svolge il ruolo di messaggero degli dèi. Figlio di Zeus e della Pleiade Maia, è uno dei dodici dei Olimpi. I suoi simboli erano il gallo e la tartaruga ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo borsellino, i suoi sandali e cappello alati ed il bastone da messaggero, il kerykeion. Nella mitologia romana il corrispondente di Hermes fu Mercurio che, sebbene [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i43.tinypic.com/9atjqc.jpg"><img class="alignleft" src="http://i43.tinypic.com/9atjqc.jpg" alt="Questa immagine: Ermes" width="210" height="359" title="Ermes" /></a>Ermes, è una divinità della mitologia greca,svolge il ruolo di messaggero degli dèi. Figlio di Zeus e della Pleiade Maia, è uno dei dodici dei Olimpi.</strong></p>
<p><span id="more-5807"></span></p>
<p>I suoi simboli erano il gallo e la tartaruga ma era chiaramente riconoscibile anche per il suo borsellino, i suoi sandali e cappello alati ed il bastone da messaggero, il kerykeion.</p>
<p>Nella mitologia romana il corrispondente di Hermes fu Mercurio che, sebbene fosse un dio di derivazione etrusca, possedeva molte caratteristiche simili a lui, come essere il dio dei commerci.</p>
<p>Dal 1848, quando Karl Otfried Müller ne fornì una dimostrazione, si credeva che il nome Hermes derivasse dalla parola greca herma (grecoἕρμα), che identifica un tipo di pilastro quadrato o rettangolare decorato in alto con una testa (generalmente barbuta) di Hermes ed in basso con la raffigurazione di genitali maschili durante l&#8217;erezione. Negli ultimi anni però, la scoperta della precedente presenza del dio anche nel pantheon miceneo, testimoniata dalle iscrizioni in scrittura Lineare B ritrovate a Pilo ed a Cnosso che riportano &#8220;Hermes Aroia&#8221; (Hermes ariete), hanno fatto propendere per l&#8217;opinione opposta, ovvero che dal dio il nome sia passato alla rappresentazione in forma di pilastro. In ogni caso l&#8217;associazione con questo tipo di costruzioni — usate ad Atene con scopi apotropaici e in tutta la Grecia per segnare le strade e i confini — ha fatto sì che Hermes diventasse il dio protettore dei viaggi fatti via terra.</p>
<p>Templi dedicati ad Hermes erano diffusi in tutta la Grecia, ma il centro più importante dove veniva praticato il suo culto era Feneo in Arcadiadove si tenevano le celebrazioni in suo onore chiamate &#8220;Hermoea&#8221;. Il dio Ermes rivestiva il ruolo di psicopompo, cioè accompagnatore dello spirito dei morti, che aiuta a trovare la via per il mondo sotterraneo dell&#8217;aldilà, ed uno dei pochi che può frequentare gli inferi. Nell&#8217;Inno omerico a Demetra, Ermes riporta Persefone sana e salva da sua madre Demetra. Ermes accompagna nell&#8217;oltretomba le anime dei pretendenti di Penelope uccisi da Odisseo ed anche lo spettro di Dario I di Persia nella tragedia I Persiani.</p>
<p>Per gli antichi Greci infatti in Ermes si incarnava lo spirito del passaggio e dell&#8217;attraversamento: ritenevano che il dio si manifestasse in qualsiasi tipo di scambio, trasferimento, violazione, superamento, mutamento, transito, tutti concetti che rimandano in qualche modo ad un passaggio da un luogo, o da uno stato, all&#8217;altro. Questo spiega il suo essere messo in relazione con i cambiamenti della sorte dell&#8217;uomo, con lo scambio di beni, con i colloqui e lo scambio di informazioni consueti nel commercio nonché, ovviamente con il passaggio dalla vita a ciò che viene dopo di essa.</p>
<p>L&#8217;Inno omerico ad Hermes lo invoca come: dalle molte risorse (polùtropos), gentilmente astuto, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, ladro ai cancelli, che fece in fretta a mostrare le sue imprese tra le dee immortali&#8221;. Hermes funge anche da interprete, svolgendo il ruolo di messaggero da parte degli dei presso gli uomini, un compito che divide con Iris. Da Hermes deriva la parolaermeneutica, ovvero l&#8217;arte di interpretare i significati nascosti. In greco un uomo fortunato veniva chiamato &#8220;hermaion&#8221;.</p>
<p>La figura di Ermes come inventore del fuoco può essere accostata a quella di Prometeo. Si credeva che Hermes, oltre alla siringa e allalira, avesse inventato anche molti tipi di competizioni sportive e la pratica del pugilato: per questo era considerato il protettore degli atleti. Vari esperti di mitologia contemporanei hanno nei loro scritti messo Hermes in relazione con divinità imbroglione e ingannatrici presenti in altre culture.</p>
<p>Ermes è anche il dio degli oratori, della letteratura, dei poeti, dell&#8217;atletica, delle invenzioni, e del commercio in generale nonché, nella teologia greca, rappresentante del lógos (λόγος, ragione o parola).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Laid</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 09:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emme Alex]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[LAID è una dark comedy  della Porchlight Film, prodotta nel 2011 mandata in onda dalla ABC1, rete televisiva Australiana. La prima serie è composta da sei episodi, sembra confermata la seconda. Ironica e divertente, a tratti surreale, differente dalle classiche commedie americane (da Gossip Girl a Desperate Housewives) delle quali siamo abbastanza stufi, considerando ovviamente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://i42.tinypic.com/2hz9ts.jpg" alt="Questa immagine: Laid" width="345" height="487" title="Laid" /></p>
<p><strong>LAID è una dark comedy  della Porchlight Film</strong>, prodotta nel 2011 mandata in onda dalla ABC1, rete televisiva Australiana. La prima serie è composta da sei episodi, sembra confermata la seconda.</p>
<p><span id="more-5801"></span></p>
<p>Ironica e divertente, a tratti surreale, differente dalle classiche commedie americane (da Gossip Girl a Desperate Housewives) delle quali siamo abbastanza stufi, considerando ovviamente le ultime nate (da GCB a Bent ) un frullato di cose già viste e neppure ben amalgamato!</p>
<p><strong><em>La sigla iniziale di Laid è una vera chicca</em></strong>, ironica e giocosa, mette subito in evidenza le caratteristiche della serie. <strong><em>Il sesso e la morte i temi principali</em></strong>, in sottofondo  tenui e vacillanti relazioni amorose.</p>
<p>Protagonista un anonima, a tratti antipatica, ragazza come tante (Roo) che si occupa di marketing e condivide l’ appartamento con la sua migliore amica EJ. Tutto ha inizio con la morte di un ex di Roo.</p>
<p>La  partecipazione a quel funerale, darà una  brusca  scossa alla sua vita piuttosto noiosa.</p>
<p>Scoprirà che gli ex deceduti si moltiplicano, divengono due , tre , quattro; lista che continua a crescere avendo come unico elemento in comune proprio lei!!!</p>
<p>Roo convinta di portare sessualmente sfiga, decide di investigare insieme alla sua amica EJ su questa assurda situazione, preoccupata per la sorte, apparentemente già segnata, del suo ancora assente, futuro amore.<br />
Nella speranza di riuscire in qualche modo a fermare i decessi, rintracciando qualche ex ancora vivo, cerca di ricordare l ordine cronologico delle sue storie sessuali, poichè pare che le morti siano ritmate nel loro susseguirsi proprio da quell’ ordine.</p>
<p>La serie promette molto se riesce a mantenere l&#8217;equilibrio tra ironico e surreale, piuttosto difficile, basta poco per scivolare nel ridicolo, ma non impossibile.</p>
<p><em><strong>Buona visione.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Creato: Marieke Hardy e Kirsty Fisher </em><br />
<em> Executive Producers: Debbie Lee, Vincent Sheehan Produttori esecutivi: Debbie Lee, Vincent Sheehan </em><br />
<em> Co-Producers: Marieke Hardy, Kirsty Fisher, Linda Micsko Co-produttori: Marieke Hardy, Kirsty Fisher, Linda Micsko </em><br />
<em> Producer: Liz Watts Produttore: Liz Watts </em><br />
<em> Writers: Marieke Hardy, Kirsty Fisher Scritto: Marieke Hardy, </em><br />
<em> Directors: Trent O&#8217;Donnell, Abe Forsythe Diretto: Trent O&#8217;Donnell</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Cast</em></p>
<p><em>Alison Campana      Roo McVie</em></p>
<p><em>Celia Pacquola        EJ</em></p>
<p><em>Toby Truslove         Zach</em></p>
<p><em>Abe Forsythe           Charlie</em></p>
<p><em>Graeme Blundell     Graham</em></p>
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		<title>Come si gestisce il catetere vescicale</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 07:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto80Ser]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ausilio di vitale importanza per le persone che nella vita hanno subito interventi alla colonna oppure a causa di un trauma midollare sono costretti a servizi di ausili per poter espletare le proprie esigenze fisiologiche: l&#8217;ausilio di cui stiamo parlando si chiama Catetere Vescicale. Non è molto conosciuto e pure per le persone che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Catetere vescicale" src="http://i43.tinypic.com/34j3uig.jpg" alt="Questa immagine: Come si gestisce il catetere vescicale" width="400" height="266" /></p>
<p><strong>Un ausilio di vitale importanza per le persone che nella vita hanno subito interventi alla colonna oppure a causa di un trauma midollare sono costretti a servizi di ausili per poter espletare le proprie esigenze fisiologiche: l&#8217;ausilio di cui stiamo parlando si chiama Catetere Vescicale.</strong></p>
<p><span id="more-5804"></span></p>
<p>Non è molto conosciuto e pure per le persone che presentano i problemi sopra riportati rappresenta un&#8217;ancora di salvezza per la continuità di una vita il più normale possibile.</p>
<p>Questo ausilio si compone sostanzialmente di un tubicino pre lubrificato al quale ad una estremità è riportato un sacchetto atto a contenere l&#8217;urina del paziente che lo utilizza.</p>
<p><strong>Il funzionamento di questo dispositivo è molto semplice anche se a vedersi non sembrerebbe, e la metodologia è la stessa sia per il paziente uomo sia per la paziente donna:</strong> si inserisce la parte dell&#8217;estremità libera (senza palloncino) all&#8217;interno del canale uretrale e lo si fa scivolare fino al raggiungimento delle vescica che successivamente si svuoterà, al termine della fase di svuotamento vescicale si sfilerà l&#8217;ausilio e si potrà gettare in quanto  questi dispositivi sono mono uso.</p>
<p><strong>Unica controindicazione è rappresentata dal fatto che utilizzando questo dispositivo si forzano le difese naturali del corpo</strong> e questo, con il passare del tempo può provocare una infiammazione curabile semplicemente con antibiotici prescritti da un qualsiasi medico curante, nella speranza che per il futuro la scienza possa trovare una valida alternativa a questo ausilio un pò troppo intrusivo.</p>
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		<title>Nessuna rete disponibile #10</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 11:34:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://i43.tinypic.com/op0p6h.jpg" alt="Questa immagine: Nessuna rete disponibile #10" width="822" height="907" title="Nessuna rete disponibile #10" /></p>
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		<title>Naucrati</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 09:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Naucrati ( Ναύκρατις) fu una città dell&#8217;antico Egitto posta a circa 80 chilometri a sud-est di Alessandria, nei pressi dell&#8217;attualevillaggio di Kom Gi&#8217;eif. Fu fondata durante la XXVI dinastia come punto d&#8217;appoggio per i mercanti greci e rimase il principale mercato tra greci ed egizi prima della fondazione di Alessandria. Gli scavi archeologici effettuati nell&#8217;area di Naucrati, a partire dal 1884, da Petrie ed altri, hanno portato alla luce i resti di un importantetempio dedicato ad Amon e Thoth. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i42.tinypic.com/1zbcs3p.jpg"><img class="alignleft" src="http://i42.tinypic.com/1zbcs3p.jpg" alt="Questa immagine: Naucrati" width="269" height="202" title="Naucrati" /></a>Naucrati ( Ναύκρατις) fu una città dell&#8217;antico Egitto posta a circa 80 chilometri a sud-est di Alessandria, nei pressi dell&#8217;attualevillaggio di Kom Gi&#8217;eif.</strong></p>
<p><span id="more-5788"></span></p>
<p>Fu fondata durante la XXVI dinastia come punto d&#8217;appoggio per i mercanti greci e rimase il principale mercato tra greci ed egizi prima della fondazione di Alessandria.</p>
<p>Gli scavi archeologici effettuati nell&#8217;area di Naucrati, a partire dal 1884, da Petrie ed altri, hanno portato alla luce i resti di un importantetempio dedicato ad Amon e Thoth. Gli scavi hanno portato alla luce anche i resti di alcuni templi in stile greco dedicati ai Dioscuri, ad Apolloed a Era.</p>
<p>Della città fornisce una descrizione Erodoto, che la visitò nel V secolo a.C.</p>
<p>Da Naucrati proviene anche una stele di Nectanebo I, ora conservata presso il Museo Egizio del Cairo.</p>
<p>Principe della città di Sebennytos giunse al trono spodestando, dopo pochi mesi di regno Nepherites II, ultimo sovrano dellaXXIX dinastia.<br />
La sua ascesa al trono fu appoggiata dai collegi sacerdotali che ricevettero in cambio sia beni che il riconoscimento di antichi privilegi; il tempio di Sais, ad esempio, ebbe il diritto a ricevere la maggior parte delle tasse sul commercio provenienti dal grande emporio commerciale di Naucrati.</p>
<p>Il problema della difesa dell&#8217;Egitto portò Kheperkara a stipulare un&#8217;alleanza con la città greca di Atene da cui ricevette un esercito di mercenari comandati dallo stratega Chabrias.<br />
Nel 373 a.C. il Gran Re Artaserse II, dopo essere riuscito a costringere Atene a ritirare il suo appoggio, lanciò contro l&#8217;Egitto un esercito guidato dal satrapoFarnabazo e dal generale greco Ifìcrate. Solo una piena del Nilo di inaspettata entità salvo l&#8217;Egitto dalla conquista.<br />
A ciò seguirono anni di relativa pace, essendo il sovrano persiano occupato dalle rivolte dei suoi satrapi che spesso ricevettero aiuto finanziaro da Kheperkara.</p>
<p>Tracce dell&#8217;attività edilizia di questo sovrano sono rilevabili in molte località dell&#8217;Egitto tra cui l&#8217;oasi di el-Kharga e l&#8217;isola di File.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nessuna rete disponibile #9</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 08:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[D.]]></dc:creator>
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		<title>Le origini del Fantasy</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 08:30:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi sono sempre domandato, da dove viene in genere fantasy? E&#8217; originale, oppure deriva da qualche genere? Il fantasy vede la luce nell&#8217;800, i suo elementi salienti sono: il mito, le allegorie ed i giochi di parole, la fabula, la simbologia. Per farvi capire come è nato il fantasy e quali sono le sue origini, vi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Gandalf" src="http://i40.tinypic.com/35d3otu.jpg" alt="Questa immagine: Le origini del Fantasy" width="500" height="353" /></p>
<p><strong>Mi sono sempre domandato, da dove viene in genere fantasy? E&#8217; originale, oppure deriva da qualche genere?</strong></p>
<p><span id="more-5773"></span></p>
<p><strong></strong>Il fantasy vede la luce nell&#8217;800, i suo elementi salienti sono: il mito, le allegorie ed i giochi di parole, la fabula, la simbologia. Per farvi capire come è nato il fantasy e quali sono le sue origini, vi direi una semplice frase: <em>&#8220;Il nuovo trova radici nel passato.&#8221;</em></p>
<p>&#8220;Eh?&#8221; Direte&#8230; Spiegazione:</p>
<p>La letteratura fantasy molto spesso parla di magia, creature mitologiche e avventure. Come tale ha una lunga storia e nasce, ovviamente, dal mito. La mitologia greco-romana ci porta due interessanti esempi: L&#8217;iliade e l&#8217;odissea. Nella mitologia della mesopotamia, un buon esempio è: la saga di Gilgamesh. Tra le saghe epiche e medievali troviamo: Edda di Snorri, Beowulf, il Mabinogion.</p>
<p>Vorrei aprire una parentesi su quest&#8217;ultimo. Mi è capitato di leggerlo in inglese antico, ed ho notato che i testi principarli sono 4.</p>
<ul>
<li><strong>Mabinogi di Pwyll</strong>, principe di Dyfed narra dei genitori di Pryderi, la sua nascita, la sua scomparsa e il suo ritorno.</li>
<li><strong>Mabinogi di Branwen</strong>, figlia di Llyr è quasi tutto incentrato sul matrimonio di Branwen con Matholwch, re d&#8217;Irlanda. C&#8217;è anche Pryderi, ma ha un ruolo minore.</li>
<li><strong>Mabinogi di Manawydan</strong>, figlio di Llyr narra del ritorno a casa di Pryderi, insieme a Manawyddan, fratello di Branwen, e delle disavventure che accadono loro.</li>
<li><strong>Mabinogi di Math fab Mathonwy</strong> è quasi tutto incentrato su Math e Gwydion, che entra in conflitto con Pryderi.</li>
</ul>
<p>Successivamente ho notato che avevo un libro su questa saga. Molti traduttori, si sono chiesti da dove venisse il nome &#8221;Mabinogi&#8221;. Ne parla anche Wikipedia, ma  secondo i libri, vi è stata una errata traduzione dal gallese.</p>
<p>Il lemma &#8221;Mab&#8221; in gallese vuole dire figlio. Vorrei presentarvi un quesito: <strong>il mito della regina mab, potrebbe aver avuto origine dal folklore gallese?</strong></p>
<p>Da citare, sono molto importanti, il ciclo arturiano e carolingio, a cui si ispirano tomi di elevata importanza: L&#8217;orlando furioso e la Gerusalemme liberata.</p>
<p>Andiamo molti anni in avanti ed arriviamo alla Rivoluzione Industriale.</p>
<p>In questo periodo, troviamo il celebre scrittore Lord Dunsany. Un opera importante è : <strong>The gods of Pegana</strong>.</p>
<p>Molto anni dopo, lo scrittore H.P Lovecraft scriverà &#8221;<strong>I miti di Cthulhu</strong>&#8221;.</p>
<p>Queste storie costituiranno un importantissimo pilastro della letteratura fantasy e horror. Lovecraft fu il portabandiera di tutta una schiera di scrittori in equilibrio tra il commerciale e il letterario che riempirono per tutta la prima metà del novecento le riviste Pulp americane (Pulp magazine).</p>
<p>Ci rimettiamo a camminare sulla strada del tempo e giungiamo a Tolkien. Opere: Lo Hobbit (1936) e Il Signore degli Anelli (1954-1955).</p>
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		<title>Asgaror</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 09:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ásgarðr (in norreno, spesso anglicizzato come Asgard) è nella mitologia norrena la residenza degli Æsir. Questo mondo era separato dal mondo dei mortali, detto Miðgarðr. Originariamente il mondo che chiamiamo Ásaheimr era chiamato Godheimr (casa degli dèi), ma, come avvenne con Miðgarðr, i primi ricercatori confusero la parola per &#8220;dèi&#8221; con quella della sua casta principale e Godheimr divenne Ásgarðr nella maggior parte delle fonti. Nell&#8217;interpretazione evemeristica di Snorri, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i40.tinypic.com/ohpjsw.jpg"><img class="alignleft" src="http://i40.tinypic.com/ohpjsw.jpg" alt="Questa immagine: Asgaror" width="212" height="240" title="Asgaror" /></a>Ásgarðr (in norreno, spesso anglicizzato come Asgard) è nella mitologia norrena la residenza degli Æsir. </strong>Questo mondo era separato dal mondo dei mortali, detto Miðgarðr.</p>
<p><span id="more-5785"></span></p>
<p>Originariamente il mondo che chiamiamo Ásaheimr era chiamato Godheimr (casa degli dèi), ma, come avvenne con Miðgarðr, i primi ricercatori confusero la parola per &#8220;dèi&#8221; con quella della sua casta principale e Godheimr divenne Ásgarðr nella maggior parte delle fonti.</p>
<p>Nell&#8217;interpretazione evemeristica di Snorri, sviluppata nell&#8217;introduzione all&#8217; Edda e nella Ynglingasaga, la città di Ásgarðr viene identificata con la Troia omerica, dandone così tutto l&#8217;aspetto di un mito riallacciato ad altre culture. Si troverebbe quindi nel regno di Ásaheimr, posto a nord del Mar Nero, in Scizia.</p>
<p>Tuttavia, nell&#8217;Edda, Snorri non dà una spiegazione univoca dell&#8217;ubicazione, anche se frequentemente indica che si trova in cielo, lì dove sorge anche il Valhalla. Oltre all&#8217;identificazione con Troia, l&#8217;autore riporta altri due riferimenti a una collocazione terrena: il racconto del leggendario viaggio del re Gylfi, che parte dalla Svezia e arriva nell&#8217;Ásgarðr per trovare sapienza e conoscenza, senza lasciare la terra, e la citazione delCarme di Grimnir, che situa la casa del dio Baldr «in quella terra dove io so che non vi sono / rune malefiche». La contraddittorietà tra questi riferimenti spaziali è dovuta principalmente all&#8217;indeterminatezza topografica di uno luogo chiaramente mitologico.</p>
<p>I muri che circondano Ásgarðr furono costruiti da un gigante (spesso identificato come gigante del ghiaccio), che in cambio avrebbe dovuto ricevere come sposa Freyja ed il sole e la luna. Questo purché il lavoro fosse completato entro sei mesi e senza alcun aiuto da esterni. Il gigante chiese se avesse potuto usare il suo cavallo, Svaðilfœri, gli dèi acconsentirono ma questo suo cavallo si rivelò un eccezionale lavoratore, tanto che era il doppio più veloce del suo padrone. Per evitare di onorare l&#8217;accordo Loki attrasse lontano il cavallo magico del gigante, trasformandosi in una giumenta. Il lavoro non venne completato in tempo e gli dèi pertanto evasero il pagamento. Thor uccise il gigante e quando Loki uscì dalla foresta diede alla luce Sleipnir, il migliore di tutti i cavalli, che divenne il destriero di Odino.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Luci Della Citta’</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 10:00:12 +0000</pubDate>
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<p>“<em>Lui era già un mito così come si era presentato e noi abbiamo solo da ringraziarlo…</em>” Così Federico Fellini, uno dei più grandi registi del cinema italiano rispondeva a chi, durante un’intervista gli domandava di Charlie Chaplin, regista, sceneggiatore, intensa maschera di emozioni sospese nell’oblio, tra poesia e ironia, tra storie d’amore e scandali.</p>
<p><span id="more-5734"></span></p>
<p>Chaplin è stato un profeta, perché la sua “multiversatilità” artistica ha trasportato l’uomo Chaplin nella vita di un mito senza eguali. Il cinema che lui stesso ha rivoluzionato, è costruito dalle farse velate di malinconia del suo scanzonato Charlot, personaggio inventato per caso, dal voler creare una sorta di macchietta ironica, che, doveva innanzitutto entusiasmare la sua visione della vita, rispecchiando quella che era stata la sua infanzia di privazioni e infelicità.</p>
<p>Della sua vasta filmografia ricordiamo “<em>Luci della città</em>” uscito nel 1929 perché si  basa sulla “non riconoscibilità”: il suo protagonista è uno Charlot che si muove nel film passando inosservato, un vagabondo mite e gentile, un “ubriaco vincente” che, da sobrio, non serve, non combina niente di buono.</p>
<p>Il grande merito, la grande intuizione di Charlie Chaplin è stata l’idea di raccontare la vita comune, mostrandola nelle mille sfaccettature della realtà e attraverso il suo “occhio introspettivo” è riuscito a raccontare, da pensatore libero e uomo di cinema, la  straordinaria scoperta dello stupore e della poesia, perché come lui stesso ha affermato “<em>Quando la realtà è visibile cambia tutto, è lì che inizia la malattia</em>”.</p>
<p>Per questo film Chaplin, è stato impegnato in due anni di lavoro senza mai utilizzare il sonoro (celebre la sua affermazione: “<em>Nel silenzio esiste l’essenza del cinema</em>”), e quando la Warner presentò il primo film sonoro, Chaplin si rese conto che stava iniziando la fine dell’era del muto, il genere, pietra miliare della storia del cinema, di cui osava definirsi un maestro. Il film ebbe un gran successo di pubblico e critica, tanto che ha consegnò per sempre alla storia, la figura poetica, buffa e commovente di Charlot.</p>
<p>Si tratta di una commedia in pantomima, sceneggiata da lui stesso,che vede come protagonista un ubriaco vagabondo dall’animo gentile, al centro di una storia semplice ma intensa. Le sequenze sono studiate nei minimi dettagli. Il lieto fine si compie con la scene più bella delle origini della storia del cinema: la bella fioraia che osserva finalmente i fiori che venderà, sogna di “rivedere” il suo benefattore, aspetta il suo ritorno e quando lui incrocia il suo sguardo, lei gli offre una rosa prendendogli la mano, i loro occhi s’ incontrano in alcuni interminabili secondi in cui lei comprende l’identità dell’uomo che ha di fronte.</p>
<p>È un finale perfetto, sospeso tra sogno e realtà, essenziale in ogni aspetto, angolazione, punto di vista perché non c’è traccia del superfluo, dell’inutile. Chaplin riesce a far parlare attraverso il silenzio e l’emozione: lui ha bisogno della sua serenità, lei di sapere che lui esiste ed è riuscito a darle un’opportunità nella vita, a farle ritrovare la luce, ed è questo secondo me,  il senso del film.</p>
<p>Chaplin “spiato” la vita attraverso gli occhi ingenui e malinconici del suo Charlot, “il più grande clown del mondo” come lo ha definito Roberto Benigni nella presentazione della sceneggiatura de “La vita è bella”. Inventando il cinema attraverso l’“arte del sogno” Charlie Chaplin si è consegnato alla leggenda e i cineasti hanno raccolto la sua straordinaria eredità, ringraziandolo di essere stato “un maestro unico” nel grande schermo della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Assunta Petruzzi</strong></p>
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		<title>Nessuna rete disponibile #8</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 08:30:33 +0000</pubDate>
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		<title>Il denaro? Può diventare una risorsa pericolosa!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 09:30:23 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://i44.tinypic.com/a2q2bt.jpg" alt="Questa immagine: Il denaro? Può diventare una risorsa pericolosa!" width="576" height="432" title="Il denaro? Può diventare una risorsa pericolosa!" /></p>
<p><span id="more-5768"></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; notizia di oggi, della morte di una ragazza di 29 anni nel comune di Barletta.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La ragazza recatasi in una clinica, per sottoporsi ad una normale gastroscopia, è morta dopo aver assunto un farmaco somministratole dal team medico incaricato per la visita.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Oddio un errore umano può succedere visto che comunque il medico non può sapere con assoluta certezza come il paziente reagisce alla terapia o al singolo farmaco.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Però in questo caso si parla di una cosa studiata in ogni dettaglio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Il centro medico incriminato ha acquistato i medicinali da EBAY!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Cioè dico, stiamo scherzando? Come si fa a comprare dei farmaci su internet? </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo è un problema molto grave che purtroppo sta prendendo piede nei vari internauti che ogni giorno frequentano i siti internet più disparati.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le farmacie in rete che secondo me sono da considerare illegale perchè non è possibile una cosa del genere visto che non sai mai cosa ti verrà mandato a casa!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Tali farmaci costano ovviamente il 90% in meno e provengono da mercati molto discutibili come quello CINESE o THAILANDESE.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Finché parliamo di magliette o roba varia va bene tutto pagare meno, ma quando si parla della salute, bisogna stare molto attenti perché la vita umana è una cosa troppo preziosa per essere buttata via per il vile danaro!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Ora sicuramente i medici di quel centro medico incriminato verranno arrestati e messi sotto processo, ma la vita della giovane ragazza nessuno la potrà restituire!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Il mio consiglio è di controllare sempre prima dove si deve andare a fare la visita, non fidati dei centri non convenzionati, cercate sempre di farvi visitare da ospedali importanti e con una buona reputazione, magari il ticket costa molto ma, meglio pagare e vivere o rischiare di affrontare l&#8217;ultima spesa della vostra vita?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong><span style="font-size: medium;">Bang Bang!</span></strong></em></p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Cercopi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 09:00:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I  Cercopi (greco: Κέρκοπες) erano, nella mitologia greca, due fratelli che vivevano nella regione delle Termopili, nell&#8217;isola di Eubea o in Asia minore. I Cercopi erano due briganti celebri per i loro spergiuri, gli imbrogli e i furti, ed erano figli di Teia e Oceano. I loro nomi variano a seconda dell&#8217;autore: Passalo e Acmone, Basala e Achemone, Olo ed Euribato, Sillo e Triballo. Un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i42.tinypic.com/nmbygk.jpg"><img class="alignleft" src="http://i42.tinypic.com/nmbygk.jpg" alt="Questa immagine: I Cercopi" width="240" height="265" title="I Cercopi" /></a>I  Cercopi (greco: Κέρκοπες) erano, nella mitologia greca, due fratelli che vivevano nella regione delle Termopili, nell&#8217;isola di Eubea o in Asia minore.</strong></p>
<p><span id="more-5770"></span></p>
<p>I Cercopi erano due briganti celebri per i loro spergiuri, gli imbrogli e i furti, ed erano figli di Teia e Oceano. I loro nomi variano a seconda dell&#8217;autore: Passalo e Acmone, Basala e Achemone, Olo ed Euribato, Sillo e Triballo.</p>
<p>Un giorno, mentre Eracle, che si trovava in Lidia al servizio della regina Onfale, si riposava, gli sottrassero le armi. Al suo risveglio scoprì l&#8217;accaduto e, vinti i due briganti, li legò alle estremità di due aste e li mise a testa in giù dietro la schiena. Durante la loro infanzia la madre gli profetizzò che un uomo di nome Melampigo (sedere nero) li avrebbe un giorno vinti; Eracle, la cui pelle di leone scopriva i glutei, aveva il sedere abbronzato, e quando i Cercopi se ne accorsero scoppiarono a ridere. Quando Eracle chiese il motivo di tanta ilarità la risposta lo divertì tanto che lasciò liberi i fratelli.</p>
<p>In seguito, a causa del loro comportamento, Zeus li trasformò in scimmie e li trasportò nelle Pitecuse, dove la loro discendenza diede il nome all&#8217; arcipelago (isole delle scimmie). Secondo un&#8217;altra versione Zeus li trasformò in rocce nei pressi delle Termopili, dove esisteva effettivamente un santuario dedicato ai Cercopi.</p>
<p>Alcune loro rappresentazioni ci giungono dal tempio C di Selinunte e dalla casa degli affreschi di Akrotiri.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un arma tanto affascinante quanto storica, l&#8217;Arco Compound</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto80Ser]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Arco Compound si distingue dagli archi classici in quanto è costruito in modalità del tutto innovative: nasce in America e originariamente veniva utilizzato come strumento da caccia, in quanto per le sue caratteristiche si adattava e tuttora si adatta alla caccia di grossa e piccola taglia in ambienti come boschi o praterie. Nel tempo le [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Arco Compound" src="http://i41.tinypic.com/2prwbap.jpg" alt="Questa immagine: Un arma tanto affascinante quanto storica, lArco Compound" width="620" height="412" /></p>
<p><strong>L&#8217;Arco Compound si distingue dagli archi classici in quanto è costruito in modalità del tutto innovative: </strong>nasce in America e originariamente veniva utilizzato come strumento da caccia, in quanto per le sue caratteristiche si adattava e tuttora si adatta alla caccia di grossa e piccola taglia in ambienti come boschi o praterie.</p>
<p><span id="more-5760"></span></p>
<p>Nel tempo le sue funzionalità sono state applicate nel mondo dell&#8217;arceria, <strong>diventando tra le nuove discipline degli sporti Olimpici e Paralimpici</strong>. La caratteristica che distingue l&#8217;arco  Compound dagli archi classici sono la sua struttura cosi innovativa, dispone di carrucole poste alle estremità che consento di tendere l&#8217;arco con una sforzo iniziale abbastanza elevato e successivamente di rimanere in posizione di tiro mantenendo la corda in tensione con poca energia, consente di scagliare la freccia a grandi distanze ad altissime velocità aumentano la precisione del tiro, le carrucole inoltre permettono all&#8217;arco di avere dimensioni relativamente contenute, per questo è uno strumento di caccia ideale.</p>
<p>Gli elementi che costituiscono questa arma, sono lo <strong>sgancio</strong>, piccolo strumento che che ha la stessa funzione del grilletto per una pistola, attraverso un piccola pressione consente lo sgancio della corda facendo partire la freccia, una<strong> lente</strong> che in allineamento con la visette consente di mettere a fuco il bersaglio.</p>
<p><strong>Le distanze del paglione sono come quelle dell&#8217;arco Olimpico, 70 mt, 50 mt, e 30 mt.</strong></p>
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		<title>Crema al gusto di croccantino</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 08:30:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ingredienti 500ml di latte 4 tuorli 80gr di zucchero 1 cucchiaino di fecola 30gr di farina bianca 00 Per il croccantino 130gr di mandorle 100gr di zucchero 4 cucchiai acqua Preparazione Iniziamo dalle mandorle: farle tostare in una placca da forno a 200° per qualche minuto. Nel frattempo, fate caramellare lo zucchero con l&#8217;acqua. Una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif; color: #0000ff;"><strong><img class="aligncenter" title="crema gusto di croccantino" src="http://i42.tinypic.com/14oafpi.jpg" alt="Questa immagine: Crema al gusto di croccantino" width="240" height="320" />Ingredienti </strong></span></p>
<p><span id="more-5764"></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>500ml di latte</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong> 4 tuorli</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong> 80gr di zucchero</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>1 cucchiaino di fecola</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong> 30gr di farina bianca 00</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif; color: #0000ff;"><strong>Per il croccantino</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong> 130gr di mandorle</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong> 100gr di zucchero</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>4 cucchiai acqua </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif; color: #0000ff;"><strong>Preparazione</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Iniziamo dalle mandorle: farle tostare in una placca da forno a 200° per qualche minuto.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong> Nel frattempo, fate caramellare lo zucchero con l&#8217;acqua. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Una volta pronto, aggiungetevi le mandorle tostate e mescolate bene; versate quindi il composto appena preparato in una placca da forno precedentemente rivestita con la carta apposita e livellate il tutto con una spatola. Mettete da parte a raffreddare.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Per la crema: sbattete i tuorli e lo zucchero con la frusta elettrica, fino a creare una schiuma abbastanza omogenea. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Aggiungete quindi la farina e la fecola e il latte che avrete prima scaldato,mescolate bene il tutto con lo sbattitore, in modo che gli ingredienti si amalghino bene. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Versate il composto in un pentolino e fatelo addensare a fuoco basso, non dimenticandovi di continuare a mescolare.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Una volta pronta, versate la vostra crema nelle coppe e mettete il tutto in frigo fino a farlo freddare.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Prima di servire, guarnite le coppe con il croccantino sbriciolato.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fidia</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 10:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[storia greca]]></category>
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		<description><![CDATA[Fidia (in greco Φειδίας; Atene, 500 a.C. circa – Atene, 430 a.C. circa) è stato uno scultore e architetto greco antico. Fu tra gli artisti che meglio interpretarono gli ideali della classicità greca. Delle sue opere originali sono giunti ai nostri giorni ben pochi resti, più numerose invece le copie diepoca romana. Le conoscenze che si hanno sulla sua opera si basano prevalentemente sulle copie di alcune [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i43.tinypic.com/s3llop.jpg"><img class="alignleft" src="http://i43.tinypic.com/s3llop.jpg" alt="Questa immagine: Fidia" width="270" height="360" title="Fidia" /></a>Fidia (in greco Φειδίας; Atene, 500 a.C. circa – Atene, 430 a.C. circa) è stato uno scultore e architetto greco antico. </strong>Fu tra gli artisti che meglio interpretarono gli ideali della classicità greca. Delle sue opere originali sono giunti ai nostri giorni ben pochi resti, più numerose invece le copie diepoca romana.</p>
<p><span id="more-5757"></span></p>
<p>Le conoscenze che si hanno sulla sua opera si basano prevalentemente sulle copie di alcune sculture rinvenute, sulla descrizione di scrittori antichi e sui rinvii iconografici alle sue opere desumibili da cermaniche, rilievi, monete e gemme. Si sa solo che Fidia eccelleva nella perfezione e nella plasticità delle forme, con una perfetta espressione di ideale di eterna bellezza.</p>
<p>Della sua vita si conoscono pochi dettagli: nacque ad Atene poco dopo la battaglia di Maratona, fu allievo di Egia, scultore della scuola peloponnesiaca. Conobbe il pittore Polignoto, e insieme a Mirone e Policleto apprese ad Argo da Agelada le tecniche della scultura in bronzo. Plinio il Vecchio scrive nella Naturalis Historia che il suo periodo di massima fioritura sarebbe stato nella LXXXIII Olimpiade (448-445 a.C), quando avrebbe scolpito la statua di uno dei due Dioscuri. La sua prima opera conosciuta è la colossale statua bronzea di Atena Promachos eretta sull’Acropoli di Atene nel 460 a.C.</p>
<p>Già famoso bronzista, in seguito Pericle lo scelse per sovraintendere ai lavori del nuovo tempio dedicato ad Atena, il celebre Partenone. Per il simulacro del tempio realizzò la colossale statua di culto crisoelefantina (rivestita d’oro e di avorio) dell’Atena Parthenos, dedicata nel 438 a.C. Realizzò quindi i modelli per le sculture dei due frontoni, per le 92 metope del fregio esterno e per il fregio interno (processione dellePanatenee), che decorava il muro della cella. Tali grandi lavori vennero eseguiti con molti discepoli e allievi. Lavorò poi ai Propilei, il monumentale ingresso alla città fortificata.</p>
<p>In tali lavori, oggi quasi interamente al British Museum (Collezione Elgin), molte figure sono rappresentate sono realizzate con la peculiare tecnica del panneggio bagnato ideato dallo stesso Fidia.</p>
<p>Nel 438 a.C., in seguito all&#8217;incendio della sua dimora, si spostò ad Olimpia, dove ricevette l&#8217;incarico di realizzare una nuova e colossale statua crisoelefantina di Zeus Olimpio, situata all’interno del tempio di Zeus ed annoverata tra le sette meraviglie del mondo; la statua, purtroppo, è andata perduta e, solo grazie alla descrizione di Pausania, nella sua Periegesi della Grecia, è possibile intuirne la concezione. Fidia fu anche ideatore di molte altre sculture, come ad esempio il gruppo bronzeo che rappresenta alcuni eroi greci con al centro il generaleMilziade. Sono a lui attribuite altre statue dedicate ad Atena, una delle quali, nota da copie, ha preso il nome di Atena Lemnia. Negli ultimi anni partecipò a una competizione a Efeso con Policleto, Kresilas e Phradmon per la realizzazione di un&#8217;Amazzone. Il risultato, noto da copie, mostra un&#8217;influenza di Policleto, con il quale dovette avere scambi prolifici per entrambi.</p>
<p>Rientrato ad Atene da Olimpia, nel 433 a.C. fu vittima delle lotte politiche ateniesi: per screditare il suo protettore, Pericle, fu accusato di essersi appropriato di una parte dell’oro da utilizzare per l’Atena Parthenos. Fidia riuscì a provare la sua innocenza solo smontando e facendo pesare le parti d’oro della statua. Prosciolto da quest&#8217;accusa, fu però nuovamente accusato, questa volta di empietà, per essersi raffigurato insieme a Pericle sullo scudo della dea. Venne prima imprigionato e, quindi, esiliato ad Olimpia, dove morì. ( quell&#8217;immagine è un tutto tondo</p>
<p>Lo stile di Fidia si caratterizza per una rappresentazione realistica dell’anatomia umana, idealizzata con la maestà e serenità delle figure.</p>
<p>I suoi bassorilievi sono notevoli per rigore compositivo e senso ritmico, staccandosi dalla staticità dei grandi fregi orientali: nella processionedelle Panatenaiche vengono inseriti dei contrappunti, come personaggi girati all’indietro, e la composizione si articola per linee curve, convergenti e divergenti. I personaggi sono ben distinti e scalati, dando l’impressione dell’affollamento di molti individui e non di un ammasso indifferenziato. È da rilevare inoltre la grande cura dei particolari: ad esempio, nel frontone orientale del Partenone, raffigurante la nascita di Atena, si distinguono le vene sporgenti del cavallo di Selene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nessuna rete disponibile #7</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 12:40:01 +0000</pubDate>
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		<title>Burlesque Seduction Story</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 10:00:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni si è riscoperto il fascino del burlesque, lo show intrigante e malizioso che da rètro è diventato glamour in tutto il mondo grazie anche allo stile ammicante di Dita Von Teese. La storia di questo spettacolo si perde letteralmente nella notte dei tempi. Infatti, in tutte le epoche le donne hanno intrattenuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://i43.tinypic.com/23rl5xk.jpg" alt="Questa immagine: Burlesque Seduction Story" width="329" height="636" title="Burlesque Seduction Story" /></p>
<p>Negli ultimi anni si è riscoperto il fascino del burlesque, lo show intrigante e malizioso che da rètro è diventato glamour in tutto il mondo grazie anche allo stile ammicante di Dita Von Teese.</p>
<p><span id="more-5729"></span></p>
<p>La storia di questo spettacolo si perde letteralmente nella notte dei tempi. Infatti, in tutte le epoche le donne hanno intrattenuto gli uomini con le loro arti amatorie. Dall’antica Roma degli austeri senatori alla rigorosa Grecia nutrice della letteratura e dell’amor cortese per la poesia, tutti i popoli hanno conosciuto e apprezzato i divertimenti nati dal gusto di sedurre.</p>
<p>Il termine indicava originariamente un genere teatrale satirico, il “burlesque” che, nell’Inghilterra nel XVII e XVIII secolo, parodiava particolari testi, attori e generi drammatici. Mentre negli Stati Uniti, a metà del XIX secolo, il termine &#8216;burlesque&#8217; definiva uno spettacolo di varietà allestito con acrobati, comici e ballerine in costumi provocanti. Durante gli anni ’20 e ’30, lo spettacolo con  spogliarello divenne un must delle serate nei locali americani. I nuovi media incrementarono questa pratica grazie al cinema e alle dive “star” come Marlene Dietrich, indiscussa icona di seduzione ammaliatrice nei suoi film. Con il genere musical, l’arte del burlesque completò il ciclo e cadde in disuso.</p>
<p>Nel <strong>XIX secolo</strong><strong>,</strong> negli <strong>States</strong> e in <strong>Gran Bretagna</strong><strong>,</strong> il <em>burlesque</em> in forma di show parodiava il mondo aristocratico, alleggerendo le abitudini quotidiane  dell’aristocrazia e dei ricchi industriali, proponendo piacevoli distrazioni per divertire anche il popolo. Il burlesque proponeva uno show come un numero da circo: una piccola storia accompagnata da accompagnamento musicale, canzoni, performance di ballo e ammiccamenti ironici. Intorno al 1860, gli autori degli show, per stuzzicare l’attenzione del pubblico, decisero di mettere sul palcoscenico anche donne in mises provocanti con pochi indumenti addosso.</p>
<p>I primi<em> </em>burlesque di Broadway riscossero un grandioso successo trasformando questo intrattenimento in un vero e proprio fenomeno di massa. Tra gli show più famosi: “<em>The Black Crook”</em>ricordato per le calze indossate dalle ballerine, ma “<em>Ixion”</em> che, messo in scena dalla compagnia inglese “<em>British Blondes”</em> di <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#lydia_thompson">Lydia Thompson</a>, divenne lo spettacolo più visto dell’epoca seguitissimo anche a New York, Chicago, New Orleans, Saint Louis, Cincinnati. Il tocco della seduzione con meno abiti addosso addolciva la vista del pubblico e divenne la carta vincente fino a suscitare più interesse delle storie eseguite con ironia. La donna divenne il sogno erotico degli uomini riscoperta nel suo ammaliante fascino.</p>
<p>Al burlesque poi si unì la <strong>danza del ventre</strong><strong>,</strong> grazie soprattutto alla <em>Chicago </em><em>World’s Columbian Exposition</em> del 1893, che vide esibirsi <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#little_egypt">Little Egypt</a>, una ballerina armena che si esibì davanti all’entusiasmo della gente. <a href="http://www.burlesque.it/wp-content/uploads/2009/06/minskys-burlesque.jpg"></a>In questi anni, le artiste del <em>burlesque </em>erano poco vestite, ma non si spogliavano. Lo <em>striptease</em> arrivò qualche anno dopo, per caso. La tradizione vuole che nel 1917, nello spettacolo dei <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#minsky_brothers">fratelli Minsky</a>, una sera si esibì la ballerina Mae Dix che, per distrazione, finì col perdere in scena buona parte del suo abito. Il pubblico restò talmente tanto conquistato che lo spogliarello divenne mito. I critici e i benpensanti denigrarono queste serate e la stampa bollò come “peccaminoso” il burlesque.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci fu niente da fare: il successo continuò e aumentò creando il fenomeno delle dive del burlesque come Mae West, autentica diva, artista e ironica e tagliente nelle sue battute (nel 1927, a causa del suo show intitolato esplicitamente “<em>Sex”</em> fu messa in prigione per qualche giorno). Fu scrittrice, autrice di canzoni, produttrice, attrice teatrale, cinematografica. Negli anni ’20 la moda del burlesque subì una battuta d’arresto. I teatri del <em>burlesque</em> chiusero tutti perché nessuno voleva far varietà negli stessi ambienti ritenuti osceni per l’austerità del teatro tradizionale. Il burlesque resistì nello striptease e lo show era alternato da comici, mentre le donne, per non rischiare accuse di “corruzione della morale pubblica” indossarono tanga (in inglese <em>G-strings</em>) e i “puntini” (<em>pasties</em>), per coprire il corpo nei punti più esposti. <a href="http://www.burlesque.it/wp-content/uploads/2009/06/wcfields.jpg"></a>La legge chiuse e bandì tutti i <em>burlesque</em><em> </em>di New York su decreto del sindaco LaGuardia e i teatri diventarono cinema.</p>
<p>Le burlesque-artist andarono nei <em>nightclub</em> e<em> </em>alcune raggiunsero la popolarità a Hollywood. Gli artisti e comici degli show come Jackie Gleason, <strong>W.C. Fields</strong>, Red Skelton, e Bob Hope entrarono in radio, tv e cinema. Grazie alla diffusione delle sexy riviste maschili, le donne del burlesque ritornarono almeno in foto. Negli anni ’40 molte entrarono nelle compagnie dei “<em>girl show</em>” mentre alcuni <em>nightclub</em> divennero “<em>burlesque club”</em>. Con il tempo gli show diventarono originali e stravaganti parodie di film, ironizzavano sulle star e sulle loro abitudini. Negli anni ’60 nacquero i<strong> “</strong><strong><em>go-go club”</em></strong> locali tipo Moulin Rouge con in scena contemporaneamente un intero corpo di artiste, (come <em>Folies Bergère</em>). Con la rivoluzione del ’68 prese l’avvio la diffusione della pornografia che non prevedeva più l’impalpabile leggerezza delle originali artiste del burlesque. Questo genere entrò nei ricordi del passato rivisitati negli show <a href="http://www.burlesque.it/wp-content/uploads/2009/06/sugar_babies.jpg"></a>di <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#ann_corio">Ann Corio</a> “<strong>This Was Burlesque” del</strong> 1965/1981 prima, e di Ann Miller/Mickey Rooney in <strong>“</strong><strong>Sugar Babies”</strong> del 1979.</p>
<p>A rivalutare il burlesque una delle sue artiste <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#jennie_lee">Jennie Lee “<em>The Bazoom Girl</em>”</a> che divenne collezionista di materiale riguardante il burlesque; fu <strong>Dixie Evans</strong> che, a seguito della scomparsa dell’amica decise di trasformare il suo ranch californiano nel primo museo del <em>burlesque</em><em> <strong>“</strong><strong>Exotic World Home of the Movers &amp; Shakers’ Burlesque Museum and Striptease Hall of Fame</strong><strong>”</strong></em>. La promozione prevedeva nel 1992 l’istituzione del primo premio<strong><em> </em></strong> <em>Miss Exotic World</em><em>. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il burlesque riscosse nuovamente successo quando la new </em><em>generation</em> degli anni ’90 elevò <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#bettie_page">Bettie Page</a> a sex simbol, idolo e oggetto di culto come Marylin Monroe. Il commercio di prodotti e gadgets spiccò il volo; iniziò il recupero di filmati, pellicole cinematografiche con le musiche d’accompagnamento degli storici <em>striptease </em>degli anni ’50, vennero pubblicati libri con foto dell’epoca d’oro e s’iniziò persino a riscoprire questo show con eventi legati al <em>burlesque</em>, serate nei <em>club</em>, <em>party</em> nelle discoteche, convegni, riunioni, festival come “<em>Tease-O-Rama</em>” e “<em>The N.Y. Burlesque Festival”</em> e anche un particolare sexy-game tv dal titolo “<em>This or That! America’s Favorite Burlesque Game Show</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni ha preso il largo nel mondo anche grazie a illustri donne quali <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#dirty_martini">Dirty Martini</a>,<a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#dita_von_teese">Dita Von Teese</a>, <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#jo_weldon">Jo“Boobs”Weldon</a> che hanno rilanciato il fenomeno del “neo burlesque” riprendendo l’ironia irriverente delle origini con l’ispirazione dal look delle dive del passato contaminato a particolari trend che strizzano l’occhio al gothic style, al punk e al rockabilly. Rilette anche le performances degli anni ’20-’30-’40 rielaborate con ogni tipo di accessorio (parrucche, piume, perle, fiori) e musica ad hoc. Lo show vince sulla nudità, la comicità e l’illusionismo trionfa nelle esibizioni “simil circensi” di Molly Crabapple, perfetta donna fachiro. Oggi il burlesque è un divertimento di piacere che non si prende sul serio, non più legato ad un mestiere e neanche all’idea diretta dell’erotismo; le artiste infatti sono come attrici che recitano, ammiccano, si trasformano in caricature delle fantasie maschili (“<em>french maid”</em>, infermiere, dive del cinema, streghe, etc..).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Michelle Baldwin ha descritto la struttura del <strong>costume delle</strong><strong> </strong><em>burlesque</em><em>&#8211;</em>artist<em> </em><strong>delle origini</strong><strong>: </strong><em>«Un costume esterno, un reggiseno decorato, talvolta un secondo reggiseno sottile, una gonna ornata di pannello fatta di un materiale leggero, spesso sottile, che potesse fluttuare attorno alla ballerina quando lei girava su sé stessa, guanti da sera lunghi e fascinosi e un</em><em>G-string</em><em> </em><em>che spesso era nulla più che un triangolo di tessuto e lustrini che si muovevano con il “</em><em>bump and grind</em><em>”</em><em> </em><em>dell’artista»</em> (Michelle Baldwin, <em>Burlesque and the New Bump-n-Grind</em>, Denver, Speck Press, 2004, p. 65).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi si continuano a usare calze a rete, reggicalze, tacco a spillo, stivali in pelle, guanti lunghi ma anche i “pasties” sui capezzoli per distinguere il burlesque dallo spogliarello e per conservare l’elemento rètro dell’epoca d’oro anche il<em> “</em><em>tassel-twirling”, il colpo del busto che muove il decolleté facendo scintillare le nappe con frange o strass (tassel). Elemento fondamentale il </em><em>“</em><em>G-String”</em><em>,</em> tanga indossato sotto lo <em>slip</em> per coprire le parti intime, le piume che svolazzano seguendo i movimenti delle artiste sul palco, i boa, accessori di lattice gusto fetish/sadomaso, palloncini colorati (<strong>balloon striptease</strong>), ventagli multicolor e abiti personalizzabili per ogni performances. Usati anche gli “<em><strong>ostrich fan”</strong></em> enormi ventagli con lunghe piume di struzzo indispensabili per la “<em>fan dance”</em> lanciata da <a href="http://www.burlesque.it/?page_id=10#sally_rand">Sally Rand</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Assunta Petruzzi</strong></p>
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		<title>Cernunnos</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 10:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Celti]]></category>
		<category><![CDATA[Gallia]]></category>
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		<description><![CDATA[Cernunnos era lo spirito divinizzato degli animali maschi cornuti, specialmente dei cervi, un dio della natura associato alla riproduzione e alla fertilità. Come &#8220;Dio Cornuto&#8221;, Cernunnos fu una delle numerose divinità simili presenti in molte culture antiche. Dalle fonti archeologiche si sa che Cernunnos veniva adorato in Gallia, in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina) e sulla costa meridionale della Britannia. Quella che probabilmente è la più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://i43.tinypic.com/351ssiw.jpg"><img class="alignleft" src="http://i43.tinypic.com/351ssiw.jpg" alt="Questa immagine: Cernunnos" width="210" height="200" title="Cernunnos" /></a>Cernunnos era lo spirito divinizzato degli animali maschi cornuti, specialmente dei cervi, un dio della natura associato alla riproduzione e alla fertilità. </strong>Come &#8220;Dio Cornuto&#8221;, Cernunnos fu una delle numerose divinità simili presenti in molte culture antiche. Dalle fonti archeologiche si sa che Cernunnos veniva adorato in Gallia, in Italia settentrionale (Gallia Cisalpina) e sulla costa meridionale della Britannia. Quella che probabilmente è la più antica immagine di Cernunnos si trova tra le Incisioni rupestri della Val Camonica, in Italia, e risale al IV secolo a.C., mentre la più conosciuta si trova sul famoso Calderone di Gundestrup della Danimarca pregermanica e risalente al I secolo a.C.</p>
<p><span id="more-5743"></span></p>
<p>Nella religione gallo-romana, il suo nome è noto dal &#8220;Pilastro dei barcaioli&#8221; (Pilier des nautes), un monumento ora situato al Musée Nationale du Moyen Age a Parigi. Fu costruito dai marinai galli all&#8217;inizio del I secolo d.C., dall&#8217;iscrizione (CIL XIII number 03026) probabilmente nell&#8217;anno14, al momento di inizio del principato di Tiberio. Fu trovato nel 1710 nelle fondazioni della cattedrale di Notre-Dame de Paris sul sito diLutetia, la civitas capitale della tribù celtica dei Parisii. Raffigura Cernunnos e alte divinità celtiche insieme a divinità romane come Giove,Vulcano, Castore, e Polluce.</p>
<p>Il Pilier des nautes fornisce la prima evidenza scritta del nome della divinità. Ulteriori evidenze sono fornite da due placche identiche di metallo da Steinsel-Rëlent nel Lussemburgo, nel territorio della tribù celtica dei Treveri. Queste iscrizioni (AE 1987, 0772) si leggono Deo Ceruninco, &#8220;al Dio Cerunincos&#8221;. Infine, un&#8217;iscrizione gallica (RIG 1, number G-224) scritta in lettere greche da Montagnac (Hérault,Linguadoca-Rossiglione, Francia) si legge αλλετ[ει]υος καρνονου αλ[ι]σο[ντ]εας che ci dà il nome &#8220;Carnonos&#8221;.</p>
<p>Sulla iscrizione dei Parisii [_]ernunnos, la prima lettera fu cancellata, ma può essere agevolmente restituita in &#8220;Cernunnos&#8221; a causa della raffigurazione di un dio con le corna sotto il nome e dal fatto che in Gallico, carnon o cernon significa &#8220;corno&#8221; (Delmarre, 1987 pp. 106-107). Similmente cern significa &#8220;corno&#8221; o &#8220;capo&#8221; in Antico Irlandese ed è etimologicamente affine al termine simile carn in Gallese e Bretone. Queste derivano dalla radice proto-indoeuropea *krno-che ha dato anche il latino cornu e germanico *hurnaz (dal quale l&#8217;inglese &#8220;horn&#8221;) (Nussbaum 1986) (Porkorny 1959 pp.574-576). La stessa radice gallica si trova nei nomi di tribù come iCarnutes, i Carni e i Carnonacae e nel nome della tromba gallica da guerra, la carnyx. Perciò, la forma proto-celtica di questo teonimo può essere ricostruita o come *Cerno-on-os o come *Carno-on-os, entrambi col significato di &#8220;divinità maschile cornuta&#8221;. Il tema -on- si trova di frequente, ma non esclusivamente, nei teonimi (esempi: Map-on-os, Ep-on-a, Matr-on-ae, Sir-on-a). Seguendo le leggi fonetiche celtiche, la forma romano-britannica di questo teonimo proto-celtico deve essere verosimilmente stata*Cernonos o *Carnonos entrambe direttamente comparabili con la forma gallica Cernunnos. Le raffigurazioni di Cernunnos sono notevolmente coerenti in tutto il mondo celtico. Il suo attributo più caratteristico è costituito dalle sue corna di cervo, ed è di solito raffigurato come un uomo maturo con barba e capelli lunghi. Indossa un torquis, un collare ornamentale usato dai Celti come segno di nobiltà. Egli spesso indossa altri torc ai polsi o appesi alle corna, e ha una borsa piena di soldi. Di solito viene raffigurato seduto a gambe incrociate, in una posizione che alcuni hanno interpretato come meditativa o sciamanica, sebbene possa riflettere soltanto il fatto che i Celti si accovacciavano quando cacciavano.</p>
<p>Cernunnos è quasi sempre raffigurato con degli animali, in particolare il cervo. È frequentemente associato anche con un animale particolare che sembra appartenere prima di tutto a lui: un serpente con le corna di un ariete. Questa creatura potrebbe essere una divinità essa stessa. Meno frequentemente, è associato anche con altri animali, compresi iltoro (a Reims), il cane e il topo. A causa della sua frequente associazione con animali, gli studiosi spesso descrivono Cernunnos come &#8220;Signore degli animali&#8221; o &#8220;Signore del mondo selvatico&#8221;. A causa della sua associazione col cervo (un animale particolarmente cacciato) è anche descritto come &#8220;Signore della caccia&#8221;. È interessante che il Pilier des nautes lo colleghi con i marinai e con il commercio, suggerendo che egli fosse associato anche con la ricchezza materiale come dimostra anche la borsa con le monete del Cernunnos di Reims (Marne, Champagne, Francia) &#8211; nell&#8217;antichità, Durocortorum, la civitas capitale della tribù deiRemi &#8211; e il cervo che vomita monete proveniente da Niedercorn-Turbelslach (Lussemburgo) nel territorio dei Treveri.</p>
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		<title>I Cabiri</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 10:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Gordiano III]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Efesto]]></category>
		<category><![CDATA[Erodoto]]></category>
		<category><![CDATA[frigia]]></category>
		<category><![CDATA[Mitologia Greca]]></category>

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		<description><![CDATA[I Cabiri (greco Κάβειροι) sono figure della mitologia greca. Era un gruppo di enigmatiche divinità dell&#8217;oltretomba. Erano venerati come Grandi dei in un culto misterico che aveva il suo centro nell&#8217;isola diSamotracia ed era strettamente collegato a quello di Efesto. Qui si racconta che il dio ebbe da una figlia di Proteo tale Cabeiro, Cadmilo e che a sua volte egli ebbe tre figli, i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong><a href="http://i39.tinypic.com/14dg6t0.jpg"><img class="aligncenter" src="http://i39.tinypic.com/14dg6t0.jpg" alt="Questa immagine: I Cabiri" width="354" height="181" title="I Cabiri" /></a></strong></span></span></span></p>
<p><span id="more-5740"></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>I</strong></span></span></span><strong> Cabiri (greco Κάβειροι) sono figure della mitologia greca. Era un gruppo di enigmatiche divinità dell&#8217;oltretomba.</strong> Erano venerati come Grandi dei in un culto misterico che aveva il suo centro nell&#8217;isola diSamotracia ed era strettamente collegato a quello di Efesto. Qui si racconta che il dio ebbe da una figlia di Proteo tale Cabeiro, Cadmilo e che a sua volte egli ebbe tre figli, i Cabiri e tre figlie le Cabridi. Il culto si diffuse rapidamente in tutto il mondo greco durante il periodo ellenistico, ed in seguito fu adottato anche dai Romani.</p>
<p>In origine i cabiri erano verosimilmente divinità della fertilità provenienti dalla Frigia e protettori dei marinai che vennero acquisite nel pantheon greco.</p>
<p>Secondo altri studi, i Cabiri erano proprio figli di Efesto, orefici e maestri del fuoco. Aiutanti del padre nella fabbricazione di armi e gioielli. L&#8217;origine rimane sconosciuta</p>
<p>Spesso si confonde il nome di Cadmilo per quello di Ermes il dio messaggero. Anche lo stesso termine Cabiri a volte viene confuso con quello di altri gruppi, come nel caso dei Dattili</p>
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		<title>Crema di fragole</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 08:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mrs Cookie]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dolce e Salato: le golosità di Mrs Cookie]]></category>
		<category><![CDATA[crema]]></category>
		<category><![CDATA[desamorcer]]></category>
		<category><![CDATA[farcitura]]></category>
		<category><![CDATA[fragola]]></category>
		<category><![CDATA[mrs cookie]]></category>
		<category><![CDATA[torta]]></category>

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		<description><![CDATA[Ingredienti 450 gr di fragole fresche 150 gr di zucchero 3 cucchiai da tavola di succo di limone 5 cucchiai da tavola di maizena Preparazione Lavate e mondate le fragole mature, tagliarle a pezzi grossolani e metterle nel mixer con lo zucchero, il succo di limone e la maizena,lavorare fin quando si ottiene un composto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong><img class="aligncenter" title="crema di fragole" src="http://i40.tinypic.com/348q5on.jpg" alt="Questa immagine: Crema di fragole" width="180" height="193" />Ingredienti</strong></span></p>
<p><span id="more-5738"></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>450 gr di fragole fresche</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>150 gr di zucchero</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>3 cucchiai da tavola di succo di limone</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>5 cucchiai da tavola di maizena</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Preparazione</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Lavate e mondate le fragole mature, tagliarle a pezzi grossolani e metterle nel mixer con lo zucchero, il succo di limone e la maizena,lavorare fin quando si ottiene un composto liscio ed omogeneo.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"><strong>Dopo di che trasferite il composto in un pentolino e a fuoco moderato fate riscaldare fino all’addensamento senza far bollire.</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Evitare di inventare scuse, un metodo per vivere meglio!</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 12:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lugo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I consigli per non dare di matto]]></category>
		<category><![CDATA[bang bang]]></category>
		<category><![CDATA[bugie]]></category>
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		<category><![CDATA[consigli per la vita]]></category>
		<category><![CDATA[contare fino a 10]]></category>
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		<category><![CDATA[senza palle]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Troppo spesso si sente parlare di amicizie che finiscono per motivi futili o banali, come per esempio, cose non dette o altro. Amicizie decennali, finite per il poco coraggio di raccontare la verità. Esiste il detto secondo cui una bugia è una mancata verità, che può essere anche vero che si considera che la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://i41.tinypic.com/35idp2e.jpg" alt="Questa immagine: Evitare di inventare scuse, un metodo per vivere meglio!" width="499" height="350" title="Evitare di inventare scuse, un metodo per vivere meglio!" /></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p><span id="more-5736"></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Troppo spesso si sente parlare di amicizie che finiscono per motivi futili o banali, come per esempio, cose non dette o altro.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Amicizie decennali, finite per il poco coraggio di raccontare la verità.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Esiste il detto secondo cui una bugia è una mancata verità, che può essere anche vero che si considera che la maggior parte delle persone in questa società non hanno il coraggio o la forza di prendersi le responsabilità che spettano loro.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E&#8217; un argomento delicato, me ne rendo conto, ma è giusto parlarne con tutti voi, ma non per volervi plagiare la mente o roba simile.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In questo spazio concessomi ho ritenuto doveroso affrontare l&#8217;argomento della gente senza.. coraggio!</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Sono sicuro che tutti noi abbiamo avuto o abbiamo amici o parenti con poco coraggio o come si dice in gergo, senza palle.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Io considero queste persone come un peso per la nostra società in quanto sono i “bisognosi” a livello emotivo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Io non credo assolutamente che non abbiamo le possibilità perchè da essere umani, il cervello lo abbiamo tutti e bisogna solamente metterlo in moto!</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi prima di aprire bocca per giudicare oppure pronunciare la frase: “Non ce la faccio”!</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Contate fino a 10 e vi renderete conte che  è solo una scusa per evitare di prendervi le vostre responsabilità!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em><span style="font-size: large;">Bang bang!</span></em></strong></p>
<p style="text-align: left;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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