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	<title>La Z di Zoro</title>
	
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	<description>saltuario d'informazione e opinionistica estremamente personale, a cura di Diego Bianchi</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Jan 2012 01:43:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Uno sporco lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 01:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tolleranza_Zoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[The Show Must Go Off]]></category>

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		<description><![CDATA[Settantasettesima puntata di Tolleranza Zoro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di tecnico al lavoro, di vivere al di sopra delle proprie possibilità, di parole da non dire, di obiettivi raggiunti, di professori in tv, di ricchezza e povertà, comunque con orgoglio. Questo e altro nella settantasettesima puntata di Tolleranza Zoro, in una versione di circa 4 minuti più lunga rispetto a quella andata in onda su La7, a The Show Must Go Off.<br />
Buona visione.</p>
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		<title>Zoro 2011. Finale di partita.</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 15:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settantaseiesima puntata di Tolleranza Zoro. Un'ora e venti di roba, a ritroso nel 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Pisapia a Monti, dallo Spread a Lavitola, dai referendum allo  sciopero generale CGIL, dall&#8217;Europride a Penati, dalla Grecia al Teatro  Valle, dai riot di Manchester agli Indignati, dagli scontri di Piazza  San Giovanni al Pd in Piazza, dai 308 del rendiconto alle dimissioni di  Berlusconi, fino all&#8217;arrivo del tecnico.<br />
Tutto questo e molto, molto  altro, nell&#8217;ora e venti di &#8220;Zoro 2011 &#8211; Finale di partita&#8221;, il  documentario (così era scritto sul palinsesto) andato in onda su La7, il  29 dicembre 2011.<br />
Buona visione.</p>
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		<title>X Babbo Natale. P.s.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 10:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sogno di Zoro (Venerdì di Repubblica)]]></category>
		<category><![CDATA[Anita]]></category>
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		<description><![CDATA[Articolo uscito sul Venerdì di Repubblica del 23 dicembre 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta ero convinto del fatto che non ci fosse bisogno di tutte ste scorciatoie di status, di Facebook o Twitter, perché uno, volendo, 140 caratteri, una foto o un video li poteva mettere pure sul blog, tenendoci tutto dentro, brevità e prolissità, sintesi e sbrodolamenti.<br />
Ho lottato contro il socialprogresso, perdendo sistematicamente (tranne contro Second Life, lì ho vinto io).<br />
Avevo ragione, in teoria, torto, in pratica. E a sconfiggermi è stata spesso la pigrizia.<br />
Come per gli articoli sul Venerdì. Li ho messi qua per un po&#8217;, poi dimenticatene uno, dimenticane due, te li dimentichi tutti.<br />
Mo ci riprovo e ricomincio, dall&#8217;ultimo, quello uscito ieri. Poi rimetterò i vecchi. E poi, ad avere qualcosa da scrivere o da far vedere, vorrei rimettermi a farlo qua sopra.<br />
Ma qui già stiamo ai propositi per l&#8217;anno nuovo, e io tutta sta programmazione non ce l&#8217;ho mai avuta.<br />
Vediamo come va.</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p>&#8220;X Babbo Natale. P.s. sono due fogli, leggi davanti e dietro. Anita&#8221;.<br />
La busta sta lì, debolmente incastrata poco sotto il puntale rosso e rotto ficcato nell&#8217;ultimo ramo storto dell&#8217;albero finto di famiglia.<br />
Mia figlia, 8 anni, alla crisi non pensa, sicuramente non a Natale. Su un calendario in cucina segue il conto alla rovescia crocettando i giorni che passano, mirando quelli che mancano. A distrarla dalla meta solo il copione della recita di Natale, quella per la quale ha già imparato, come ogni anno, la parte sua e quella dei compagni di classe. Anita, quando vede Monti in tv, ancora non ha ben capito come catalogarlo. Fin qui era tutto facile e immediato, per un bambino, paradossalmente, più che per un adulto. A decidere chi fossero i pochi simpatici, e quindi i buoni, ci metteva un po&#8217;, ma sui troppi antipatici, e quindi cattivi, andava dritta, senza esitazioni. Su Monti e la Fornero tentenna, il che significa che a tentennare sono i genitori. Genitori che si troveranno davanti una lista di 63 o 64 richieste fatte dalla figlia per Natale nei due fogli da leggere, davanti e dietro. Il numero è quello, lo sappiamo già.<br />
Però, le anticipazioni rivelano anche che la bambina, forse suggestionata dalla ricerca di tecnica mediaticamente in voga, tra le richieste di quest&#8217;anno non ha inserito bambole ma binocoli, atlanti, prassinoscopi, torce dinamiche, foto stenopeiche e solari, alla ricerca di illusioni ottiche. Il meravigliato, compaciuto e un po&#8217; preoccupato stupore genitoriale, è durato il tempo di spiegare ad Anita che un conto è ciò che si vorrebbe, altro ciò che si può. E che il tutto va quindi tarato su parametri di giustizia, opportunità, equità.<br />
Insomma, figlia mia, c&#8217;è la crisi, anche per chi a Natale ha deciso di diventare tecnico da grande. Anita, ma non la senti la tv? E tutte ste metafore allora che le fanno a fare se non per far capire anche a te la gravità del momento? Non hai sentito che siamo su un treno che sta deragliando sull&#8217;orlo del burrone greco dove c&#8217;è il capezzale con i medici che arrestano l&#8217;emorragia? Non hai capito che siamo come la Lettonia, quasi come la Grecia, comunque l&#8217;Italia, qualsiasi cosa voglia dire? E le lacrime? E il sangue?<br />
No Anita, non parlo dei senegalesi ammazzati da un fascista che ha fatto il fascista. E neanche dei rom quasi bruciati vivi per una bugia adolescenziale.<br />
Quello, fuor di metafora, è il paese dove viviamo. Quella è l&#8217;Italia, oggi.<br />
L&#8217;Italia che, così com&#8217;è, non la salvano né Monti né Babbo Natale.<br />
L&#8217;Italia che devi salvare tu. Noi non ne siamo stati capaci.</p>
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		<title>L’amico mio</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 09:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cose_Mie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allenatore mio.<br />
Eri diventato l&#8217;allenatore mio.<br />
Allenatore precario e di passaggio quale non ti saresti sentito mai, avevano deciso così, ma quella domenica saresti stato tu l&#8217;allenatore mio, l&#8217;allenatore nostro.<br />
La cosa ci faceva ridere, ma ci dava anche molte responsabilità. Pino si era dimesso o l&#8217;avevano mandato via, non me lo ricordo più, fatto sta che il successore del nostro mister potevi essere solo tu. Fare i seri, i professionisti, per gente come noi che professionista non lo è mai stato, ma nel suo dilettantismo ha messo tutta la professionalità che aveva, in una situazione così non era semplice.<br />
Che poi, a pensarci oggi, io non ho mai saputo come chiamarti. Massimiliano era lungo, per questo in tanti ti chiamavano Massimo. Ma Massimo non era il nome tuo, e forse anche per questo alla fine ti chiamavano tutti per cognome. Io ti ho chiamato un po&#8217; in tutti i modi, spesso &#8220;amico&#8221;, o &#8220;amichetto&#8221;, vezzeggiando noi per primi quel rapporto così forte che ci faceva sentire &#8220;migliori amici&#8221;.<br />
Quella domenica però dovevo chiamarti Mister.<br />
Ostia Antica, campo ostico, difficile. Forse pioveva. Andammo sotto di due gol. Tu in panchina ti sbracciavi, ma sembravamo imbambolati, più di tanto non quagliavamo. Mi avevi messo a giocare centrale di difesa, ufficializzando irreversibilmente con quella scelta la maturazione che il ginocchio gonfio, complice una innata predisposizione a saper fare tutto benino ma niente benissimo, mi aveva reso necessariamente precoce. Era stata un&#8217;idea di Pino quella di farmi giocare libero o stopper, niente di più lontano dalla mia natura banalmente offensiva, ma tant&#8217;è, pur di lottare nella pozzolana ogni domenica, imparai a fare quello ed altro.<br />
Perdevamo, 2-0. Perdevi tu, perdevamo noi, perdeva il nostro gruppo, ad un niente, dopo milioni di calci e di vite, dall&#8217;appendersi al chiodo delle proprie strade.<br />
Ma mancavano ancora 10 minuti.<br />
Fu più o meno a quel punto che Samà, dal limite, decise di incollare la palla di collo destro e scaraventarla sotto la traversa. Un gollone fatto da uno che di gol ne faceva pochissimi, fatto in un momento dove la sostanza non poteva apprezzare l&#8217;estetica, perché perdevamo ancora, ad un soffio dalla fine.<br />
Due minuti o forse meno, tanto mancava quando andai avanti per un calcio d&#8217;angolo, più per fare massa che per altro, che non era il colpo di testa il nostro forte. La palla sbucò da una mischia, rimbalzò a casaccio tra pozzanghere, gambe, piedi, braccia. Poi vicino a me, al mio fianco, provocante. L&#8217;occasione di un attimo, o di una vita. Senza pensarci la colpii di destro, al volo, di collo. Io che col destro non ho mai saputo cosa farci, la presi bene, precisa, al centro.<br />
Gol.<br />
Il tuo migliore amico ci aveva impedito di perdere.<br />
Urlai non so cosa non so come, che al tempo esultare era un imprevisto.<br />
Felice più per te che per me corsi verso la panchina, ma tu già eri in campo che correvi verso di me. Fu questione di niente. Ci abbracciammo forte, giocatore e allenatore, amico e amico, con tutti gli altri.<br />
Non avevamo perso, non quella domenica.<br />
Ne abbiamo parlato più volte di quella coincidenza bella, di quel mio gol anomalo, che di gol ne facevo pochi anch&#8217;io, fatto nella tua unica partita da mio allenatore.<br />
Poi non ne abbiamo parlato più.<br />
E ci siamo persi un sacco di gol.<br />
E ci siamo persi un sacco di cose.<br />
Ciao amico mio.<br />
Eri forte.<br />
Eravamo forti.<br />
Potevamo esserlo di più.</p>
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		<title>D’Alema a Ostia Beach</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 17:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose_Nostre]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto d'interessi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ampi stralci dell'intervista che ho fatto a D'Alema a Ostia, alla Festa dell'Unità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli che seguono sono ampi stralci dell&#8217;intervista di due ore e mezza circa che ho fatto a Massimo D&#8217;Alema (la più lunga che io abbia mai fatto, ma forse pure lui) il 9 settembre alla Festa dell&#8217;Unità di Ostia, vicino a Ostia beach (e tanto può bastare per un titolo scemo).<br />
Si parla di tutto, o quasi.<br />
Buona visione.</p>
<p></p>
<p>Qui si parla di Berlusconi, di &#8220;cojoni di sinistra&#8221;, di argomenti a loro cari, di Cgil e di Pd, di cose di sinistra.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/rounkpCh00Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Dove si parla di vincere le elezioni con Sel e Idv ma provarci anche con altri nel caso non si facesse un governo tecnico prima. Più o meno.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/RYsRlz5Sh5E" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Qui si parla di Chiesa, Ici e titoli nobiliari tornati d&#8217;attualità sui giornali.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/g_nmR-WRE20" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Di referendum, di meno peggio, di banchetti che non ci sono, di atteggiamento amichevole, di essere persone serie, di Rutelli, di Pecoraro Scanio.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/U-FVbSR85Bo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Di Greganti, Penati, dalemiani, bersaniani, magistrati e differenze varie.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/WF3hcgDxqL0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Argomento complicato da trattare, quindi seconda parte di risposta.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/nVJTZlArwjA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Dove si parla di compatibilità con l&#8217;Udc, di diritti civili, di fiction in tv e di nozze tra omosessuali</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/6wH9ZphxSe4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p></p>
<p>Dei tre mandati e delle eccezioni allo statuto, del quando se ne va, del perché non se ne va e della sua adesione sofferta al Pd.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/PS3OkKjjvpg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Qui si parla di vendita di barche, di vigna, di Tarantini a bordo e in vacanza, di conflitto d&#8217;interessi e par condicio</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/-oS-xbwhRrs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Questa è stata l&#8217;ultima domanda. Di Roma, Totti, Luis Enrique, tessera del tifoso, sciopero calciatori, Rosella, Tom, campagna acquisti.</p>
<p><iframe width="480" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/jqBv73chXhY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Vessillologia al popolo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 08:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sogno di Zoro (Venerdì di Repubblica)]]></category>
		<category><![CDATA[Anita]]></category>
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		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 2 settembre]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Turkmenistan! 6 a 2 per me!&#8221;.<br />
Rosico, oggettivamente rosico. Anita, 8 anni, mia figlia, sangue del mio sangue, si bulla di me e della mia ignoranza.<br />
Da quando la madre mette alla prova le nostre conoscenze in fatto di bandiere, la mia autostima traballa sempre più. Complice un libro comprato a inizio estate, un libro che spiega ragioni cromatiche e storiche delle bandiere di tutti i paesi. Anita ha studiato a fondo, dall&#8217;Africa all&#8217;Oceania, salvando colori e geometrie nel suo immenso database di bambina. Da quel momento non è stata più la stessa. Da quel momento non c&#8217;è stata notizia di esteri al tg che Anita non abbia commentato descrivendo la bandiera dei luoghi coinvolti. Che sia calciomercato, fame nel Corno d&#8217;Africa o rivoluzione, poco cambia. Brasile, Somalia o Siria, bandiere sono. E così è per il Turkmenistan, che penso sia Europa e invece è Asia, che quando le bandiere le ho imparate io era Unione Sovietica e fuori dalla guerra fredda c&#8217;era poco o niente.<br />
Quando le bandiere le ho imparate io &#8220;rivoluzione&#8221; era parola lontana, il terrorismo non era religioso, non eravamo riformisti ma comunisti, si votava proporzionale e a preferenze, difficile ragionare maggioritario, impossibile immaginare Calderoli. Quando io ero Anita, la parola referendum non mi diceva quasi niente, più o meno come ad Anita fino al giugno scorso.<br />
Quando avevo la sua età la parola referendum evocava cose grandi dalla portata poco chiara; di certo evocava i radicali, strane creature irresponsabilmente utili a far fare al mio Pci (lo sentivo mio già dai 4 anni, più o meno come mia figlia sente sua la Roma) quello che di suo non avrebbe mai fatto, quel che senza il Pci non si sarebbe mai potuto fare. Capitava così che all&#8217;improvviso, grazie a quella parola, si festeggiasse come quasi mai ci capitava per le elezioni, che poi è quello che è successo a mia figlia nel momento in cui ci è sembrato che il vento cambiasse definitivamente.<br />
Ecco perché, nell&#8217;attesa di ben altre feste, con l&#8217;afa che appiccica e il vento che ristagna, mi piacerebbe ricorrere presto a quella parola, magari grazie al contributo del Pd alla raccolta delle firme necessarie al referendum contro l&#8217;attuale legge elettorale. Per chi ne ha raccolte 10milioni in pochi mesi non dovrebbe essere difficile, entro il 30 settembre, dare il contributo decisivo. Che intanto intorno todo cambia, sembra, tutto tranne noi.<br />
&#8220;Com&#8217;è la bandiera della Libia?&#8221;, chiedo ad Anita. &#8220;Tutta verde!&#8221;, mi risponde sicura. &#8220;Eh no amore di papà, non più, è cambiata oggi&#8221;.</p>
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		<title>A scudar le stelle d’agosto</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 08:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sogno di Zoro (Venerdì di Repubblica)]]></category>
		<category><![CDATA[1 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[2 giugno]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Ascoli Piceno]]></category>
		<category><![CDATA[Cupra Marittima]]></category>
		<category><![CDATA[Fermo]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[scudo fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[statali]]></category>

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		<description><![CDATA[Del non saper di cosa scrivere, in tempi di manovra. Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 26 agosto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 26 agosto.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>&#8220;Sei bravo sei, te leggo sempre, begli articoli, ammazza. Cioè, non tutti eh, a volte se vede proprio che nun sai de che scrive, però va bene&#8221;.<br />
Rivelino, lazialissimo over 60 passeggiatore di battigia così soprannominato per l&#8217;immutabile baffo e la visione di gioco di un tempo che fu, dedica a questa rubrica i 5 minuti l&#8217;anno in cui ci parliamo, quei 5 minuti durante i quali sembra che i precedenti 5 siano finiti 5 minuti prima. Sono in pieno agosto marchigiano adriatico, gli argomenti si aggrovigliano, e proprio mentre sto pensando a cosa scrivere, mi fa subito tana. &#8220;Rivelino, dimmelo tu cosa vorresti leggere&#8221;, lo sfido. Spalle al mare, sguardo a Cupra alta, Rivelino riflette e commissiona: &#8220;fa un bell&#8217;articolo sul fatto che qui mangiare un gelato è un casino&#8221;.<br />
Gli do ideale appuntamento ai 5 minuti del prossimo anno e continuo a vagare.<br />
Potrei scrivere del punk che ho visto a Manchester mentre insultava poliziotti, o dei poliziotti che lo afferrano per la cresta e lo scaraventano sulla prima pagina del free press locale del giorno dopo, dove è scritto che si farà quattro mesi di galera sani sani, non un giorno di più non uno di meno, e per un vaffanculo mi pare comunque troppo. No. Basta riot in Uk. Riot a Cupra Marittima semmai.<br />
Per il gelato no, ma per la provincia che non c&#8217;è più si potrebbe, che qui siamo sempre stati nel pieno dell&#8217;ascolanità, quindi ultimo baluardo piceno al cospetto del fermano, e ora che spariscono sia Ascoli che Fermo che si fa? No, è ancora presto, sulle province no. Allora scrivo degli statali, della categoria che stando sul cazzo a tutti paga sempre per tutti senza uno straccio di sottosegretario che ne prenda le parti in quanto non abbastanza cool da meritare la comprensione che si deve ad un evasore scudato. Faccio il pezzo su come sia possibile in un sol colpo di sole agostano far passare il concetto per cui abbia senso chiedere di lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno in un paese senza lavoro.<br />
Faccio un pezzo sul verbo transitivo &#8220;scudare&#8221;, scudare chi, che cosa. E chi farà scudo agli statali ora che non hanno neanche più un primo maggio da festeggiare? Allora faccio un pezzo su come sia possibile tornare ufficialmente un paese fascista cancellando 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Però tenendo San Pietro e Paolo, se possibile senza irritare San Gennaro, che non è che quello &#8220;gronda&#8221; sangue quando pare a Tremonti.<br />
No vabbè, &#8216;sta settimana il pezzo non lo scrivo, non avrebbe senso.<br />
Rivelino capirà.</p>
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		<title>The weapon, the target</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 07:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sogno di Zoro (Venerdì di Repubblica)]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
		<category><![CDATA[riots]]></category>
		<category><![CDATA[Wayne Rooney]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli scontri di Manchester. Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 19 agosto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 19 agosto<br />
</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p><a href="http://diegobianchi.com/wp-content/uploads/foto20.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-509957" style="margin: 5px;" title="Io e Rooney a Manchester" src="http://diegobianchi.com/wp-content/uploads/foto20-e1315035511616-225x300.jpg" alt="Io e Rooney a Manchester" width="225" height="300" /></a>&#8220;Be the weapon, not the target&#8221;, ovvero &#8220;sii l&#8217;arma, non il bersaglio&#8221;. Alla fine di una giornata passata scappando per le strade di Manchester, è questa la frase che mi resta.<br />
Non l&#8217;ho sentita da un ragazzino incappucciato mentre sfasciava vetrine, ma l&#8217;ho letta ovunque sia stato possibile alla Nike mostrare Wayne Rooney, stellare testimonial dello United. Ad esser didascalici sembra sia Rooney ad aizzare la ribellione. E&#8217; Rooney, che brandendo uno scarpino di ultima generazione, incita i tifosi a saccheggiare la Nike.<br />
Lo fisso ogni volta che gli passo accanto girando per la sua città, dove sono in vacanza con famiglia nei giorni della rivolta.<br />
Rivolta che per qualche giorno è sembrata lontana quanto Londra, seguita sulla BBC più per sbrinare l&#8217;inglese che per reale comprensione della gravità delle cose. Rivolta che a Manchester, la mattina del 9 agosto, non c&#8217;è.<br />
Una commessa cyberpunk mi dice che loro, a Manchester, sono orgogliosi al punto di non fare niente pur di differenziarsi dal resto dell&#8217;Inghilterra. Poco dopo pranzo però una cameriera ci dice di stare attenti, girano voci di &#8220;riot&#8221; in centro. Che è più o meno dove già siamo, e dove i negozi, senza che accada nulla, ammainano saracinesche prima dell&#8217;orario previsto. All&#8217;ufficio informazioni s&#8217;ostenta tranquillità, ma quando apro un sito che parla di &#8220;gossip in town&#8221; su imminenti casini, l&#8217;eloquio pro loco impreparato s&#8217;incaglia.<br />
Minuti dopo, nella via più affollata, sciama improvviso un gruppo incappucciato. Camminano e si mostrano a chi li guarda come si guarda una cosa che somiglia a quella che hai visto in tv, quella di cui è tutto il giorno che parli, che succede agli altri ma non a te, che è vera ma non ci credi. L&#8217;impressione è che quei ragazzi, se solo provassero ad avvicinarsi ai negozi aperti, prenderebbero botte da security e clienti. Gran parte dei quali però va a casa, che i negozi sono chiusi e c&#8217;è la rivolta da seguire in tv. Dove da quel momento c&#8217;è Manchester, dove tutti scappano, per lo più ridendo.<br />
Gang di pischelli sfasciano, a volte rubano, ogni tanto incendiano, sempre aspettano che la polizia sia ad un passo, per sfidare, scappare, ricominciare altrove. Sono troppi e senza paura, l&#8217;esatto opposto dei poliziotti. Verso cena è coprifuoco, di aperto non c&#8217;è niente. Dalle finestre dell&#8217;appartamento vediamo una cinquantina di ragazzini sfondare le vetrine di Jd Sport. Alcuni portano sacchi per la refurtiva, indossata la quale saranno quasi identici a Rooney.<br />
Alla Nike saranno contenti.<br />
E pazienza se da &#8220;weapon&#8221; sono diventati &#8220;target&#8221;.</p>
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		<title>Nello Kitty</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sogno di Zoro (Venerdì di Repubblica)]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 12 agosto. Chiacchiere di inizio agosto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 12 agosto</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p>&#8220;Il modello di società americano mi fa schifo, non mi piace per niente, sì, lo so, sono stato fan dell&#8217;America tanti anni fa, ma ormai ho viaggiato tanto e a sufficienza per capire che quella è una società dove si pensa solo a consumare, consumare e riconsumare, si fa tutto per quello, è tutto massificato, tutto uguale, anche in quei posti dove pensi di trovare qualcosa di tipico, genuino, tradizionale, tipo il New England, che pure ha una storia; trovi sti panzoni spalmati sulla spiaggia a bere Coca Cola che guardano le barche a vela che gli passano davanti e non muovono un dito se non per mangiare. Per me c&#8217;è solo la Francia, la Bretagna, la Normandia, il piacere delle cose, il gusto, l&#8217;attenzione alle esigenze del turista purché si adegui, o mangia la baguette o niente, sono meno consumer friendly, quello è il parametro, l&#8217;unica vacanza possibile. Anche se vado nel New England vorrei essere a Honfleur, Trouville, al limite Ventotene&#8221;.<br />
Il mio coetaneo ex mio capo in tempi di new economy moribonda serve la conversazione che condisce l&#8217;intimo barbecue di terrazza romana di inizio agosto. Si mangia, si beve, si ragiona romanzando, si schivano figli che corrono, ci si misura ridendo di sé, convinti comunque di essere meglio di quel che diciamo e facciamo.<br />
&#8220;Buona questa carne, comprata a Testa di Lepre? Lo sapete vero che ormai tutta Roma compra la carne a Testa di Lepre? E davvero quest&#8217;olio è di un vostro amico che fa il giurato ai concorsi e vi segnala cosa comprare? Posso conoscerlo? E un cocomero ogm senza semi lo mangereste? Comunque, l&#8217;Oman come vacanza ve la straconsiglio, e anche le vacanze a piedi. Ma per tornare al New England, quando mi sono buttato dall&#8217;aereo non ci ho pensato più di tanto, mi ci sono trovato e l&#8217;ho fatto, pure se l&#8217;ala morbida non è l&#8217;ala dura, certo.<br />
Ad ogni modo, il Pd non si deve votare più, non cercare di convincermi, Grillo sì, oppure i radicali, ma la verità è che qui ci vuole una rivoluzione ma chi la fa? Io no di certo, noi non la faremo, però è l&#8217;unica soluzione. Ora sto qualche giorno a Roma. Il Teatro Valle dici? L&#8217;hanno occupato? Non ne so niente, bene. Del resto non si può pensare ingenuamente di risolvere tutto con il buonismo, per lottare alla fine si diventa aggressivi, si cambia livello. Guarda, un salto al Valle ce lo faccio. Poi parto per la Scozia, andiamo con una houseboat, è una barca grande che va per fiumi, piano, lenta, comoda, houseboat, ricorda, ne sentirai parlare. Tanto qui non ci salva neanche Nello Kitty, come dice il correttore automatico del telefonino&#8221;.</p>
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		<title>Delle pene norvegesi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 15:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sogno di Zoro (Venerdì di Repubblica)]]></category>
		<category><![CDATA[Norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Utoya]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni a margine di Utoya e di mie avventure norvegesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 5 agosto.<br />
</em><br />
&#8212;</p>
<p>&#8220;Lo vedi quello a centrocampo? E&#8217; Ardian Gashi, il nostro gioiellino. Pensa che dopo questa partita deve andare in prigione, 18 giorni&#8221;.<br />
E&#8217; il luglio del 2005 quando Claudio, compagno della Fgci migrato a Oslo da tempo sufficiente a diventare tifoso della squadra locale del Vålerenga, mi porta a vedere un preliminare di Champions League di cui nessuno, alle nostre latitudini, saprà mai niente.<br />
&#8220;L&#8217;hanno fermato per eccesso di velocità &#8211; spiega Claudio &#8211; e qui non c&#8217;è niente da fare, superato un certo limite è galera, chiunque tu sia. L&#8217;unico privilegio concessogli è che può scegliere quando scontare la pena, in modo da saltare il minor numero possibile di partite. Ma in galera ci va&#8221;. La cosa m&#8217;impressiona. In galera per eccesso di velocità, senza incidenti, pur facendo parte della casta (calcistica).<br />
Noi del Vålerenga vinciamo 1-0 su rigore, e mentre continuo la mia vacanza guidando per fiordi, di cascata in cascata penso a Gashi, che andrà in galera ormai già proiettato al turno successivo.<br />
Che poi guidare in Norvegia è difficilissimo. I rettilinei abbondano, il traffico non esiste, le distanze sì, le renne pascolano e per assurgere allo status di centro abitato bastano due case distanziate di 20 km. Ma ce l&#8217;ho quasi fatta. C&#8217;è Lillehammer da raggiungere, poi Oslo, poi riconsegna all&#8217;autonoleggio. Penso questo quando tre poliziotti, tanto temuti quanto improvvisi, mi sbucano da un cespuglio.<br />
Accostare prego, patente e libretto, lei andava a 76 km/h, il limite è 60 km/h, sono 500 euro di multa. Sudo, m&#8217;arrampico sugli specchietti, cedo, pago. In questi giorni di stupore italico per la leggerezza delle pene norvegesi, realizzo che in vita mia non sono mai andato così vicino alla galera come in Norvegia. Galera dove ogni detenuto ha la cella con internet, lettore dvd, tv a schermo piatto, mobili moderni, stanza per la musica e percorso per il jogging, ma sempre galera è. Galera dove è vero che se sei un terrorista stragista rischi di rimanere solo 21 anni, ma è vero pure che se vai troppo veloce, anche senza far danni 18 giorni ce li devi passare.<br />
L&#8217;esperienza (che dopo Utoya è drasticamente cambiata, ma al massimo porterà le pene da 21 anni a 30) deve aver portato i norvegesi a ritenere che ci siano meno possibilità che qualcuno compia un&#8217;altra strage che non che qualcuno superi pericolosamente i limiti di velocità.<br />
La cosa strana è che nei due apparenti eccessi non trovo contraddizione. Tra le due misure, razionalmente, c&#8217;è il valore rieducativo del carcere in un paese che, a differenza nostra, ci crede ancora.</p>
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