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 <title>Diegocap. | Music + Maths + Code [ + girls] = Life.</title>
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 <updated>2015-04-07T16:19:43+00:00</updated>
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   <name>Diego Caponera</name>
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   <title>2014: best albums I stumbled upon.</title>
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   <updated>2015-01-08T15:00:00+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Come ogni anno, i dischi di cui mi sono innamorato, o che mi hanno aiutato ad innamorarmi di qualcosa o qualcuno. In ordine sparso di gradimento, ecco a voi.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;382799&quot; id=&quot;discogs-382799&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Curioso come sia arrivato così tardi ad esplorare la loro intera produzione, dopo essermi limitato per anni alla pur splendida &lt;em&gt;Sunshine Smile&lt;/em&gt;: un disco più &lt;em&gt;alternative-rock&lt;/em&gt; che altro, pieno di canzoni bellissime. &lt;a href=&quot;/2014-11-11/adorable-una-storia-troppo-breve&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Parlo della loro storia qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;397176&quot; id=&quot;discogs-397176&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Il mio rapporto con il &lt;em&gt;neofolk&lt;/em&gt; è sempre stato agrodolce: ne adoro i tratti più spontanei e gli artisti più genuini, ne disapprovo certe derive stolte ed il posing con cui alcuni interpreti condiscono la loro musica innocua e manierista. Qui, signori, siamo però al cospetto di una delle cose più belle mai partorita, un disco che contiene solo temi celestiali, su tutte quella &lt;em&gt;Bloodstreamruns&lt;/em&gt; che diobono ti viene da piangere ogni volta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chef d’oeuvre.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;791495&quot; id=&quot;discogs-791495&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Scrivere un disco &lt;em&gt;pop&lt;/em&gt; senza brani deboli, e senza ricalcare pedissequamente i propri idoli, è molto difficile. Scriverlo quando essi sono nell’ordine i &lt;strong&gt;Cure&lt;/strong&gt;, gli &lt;strong&gt;Smiths&lt;/strong&gt; e i &lt;strong&gt;Joy Division&lt;/strong&gt; beh, è pressoché impossibile. Invece queste cinque ragazzette canadesi hanno fatto proprio centrissimo, con il loro &lt;em&gt;post-punk&lt;/em&gt; festaiolo condito da un Hammond. Impossibile toglierlo prima della fine, posso assicurare.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;2632959&quot; id=&quot;discogs-2632959&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Nota (curiosa) sull’etichetta del disco:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;NO KEYBOARDS WERE USED&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Poco importa cosa abbia usato Jeremy Wrenn nello scrivere i quattro bellissimi EP di &lt;strong&gt;Airiel&lt;/strong&gt;, qui raccolti assieme: probabilmente l’unico gruppo &lt;em&gt;nu-gaze&lt;/em&gt; che possa rivaleggiare direttamente con i padri fondatori.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;2166&quot; id=&quot;discogs-2166&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/2014-11-28/ep-ep-hurra#discogs-2166&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ho già parlato recentemente&lt;/a&gt; di cosa penso di questo disco: la perfezione. Basti pensare che si parla di brani rigorosamente monotoni per costruzione, che sfiorano la ventina, e che risultano addirittura troppo corti. Lo spazio, inteso come entità complementare al tempo, fatto suono.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;35709&quot; id=&quot;discogs-35709&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;La prima volta che ascoltai musica prodotta da Wolfgang Voigt pensai &lt;em&gt;“che rottura de cojoni”&lt;/em&gt;, e la cestinai come ripetitiva e superficiale. Quando anni dopo tornai al suo disco forse più rappresentativo, esso riuscì a far finalmente breccia in me grazie alla sua proposta ripetitiva e superficiale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ascoltatelo quando viaggiate, quando camminate, quando fate altro: &lt;em&gt;Pop&lt;/em&gt; costruisce cose attorno a voi, &lt;em&gt;Pop&lt;/em&gt; si tocca, &lt;em&gt;Pop&lt;/em&gt; sa essere sornione ed opprimente, fluttuante e rigido. &lt;em&gt;Untitled 4&lt;/em&gt; è ad oggi la mia sveglia, per dire.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;74001&quot; id=&quot;discogs-74001&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Possibile che il &lt;em&gt;post-rock&lt;/em&gt; riesca ancora a tangermi in qualche misura, dopo anni di sviscerazione? Evidentemente sì, quando ai chitarroni si affiancano gli organoni e i droni che ci aiutano a raggiungere la depressione e il suicidio con più calma. Disco totale, che si trascina inesorabile ma sicuro verso le mie preferenze di ogni epoca (e con lui il successivo &lt;em&gt;Mi Media Naranja&lt;/em&gt;, che qui non cito per esigenze di spazio).&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;4008801&quot; id=&quot;discogs-4008801&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Un giorno succede che Justin Jones, il mandolin-chitarrita degli &lt;strong&gt;And Also the Trees&lt;/strong&gt;, viene chiamato da un tizio svedese, e assieme tirano fuori un discone spaziale pregno di icore anninovanta, in bilico tra &lt;em&gt;dub&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;ambient&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;new age&lt;/em&gt;, citazioni bibliche e di &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Brave_New_World&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Huxley&lt;/a&gt;, nonché cover degli &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=bnSPrPpvA4k&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Art of Noise&lt;/a&gt;. Mirabile la voce di Antonia Reiner, che sinceramente non so chi sia, ma qui si è proprio garantita l’immortalité.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci ha proprio le tracce scritte in binario il disco, eh.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;791187&quot; id=&quot;discogs-791187&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/2014-05-06/consigli-di-primavera.html#belltower---popdropper&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ho già menzionato questo disco&lt;/a&gt;, e ribadisco quanto sia stato una sorpresa piacevolissima. Pieno di (potenziali) singoloni, apprendo con piacere che la cantante e chitarrista Britta Philips è la compagna di Dean Wareham dei &lt;strong&gt;Galaxie 500&lt;/strong&gt;, mica katzee.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;962407&quot; id=&quot;discogs-962407&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Non faccio mistero di come il &lt;em&gt;dream-pop&lt;/em&gt; sia tra i miei generi preferiti in assoluto, specie quello ancora prodotto a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio del decennio successivo. Oltre ai mostri sacri ho avuto modo di esplorare territori meno noti come &lt;strong&gt;Area&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;The Moon Seven Times&lt;/strong&gt; o &lt;strong&gt;All About Eve&lt;/strong&gt;: in questa sede voglio citare &lt;strong&gt;Rosewater Elizabeth&lt;/strong&gt;, tanto eccelsi quanto sconosciuti (se non per una &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=Vsddcvbdsbg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;cover di Morrissey&lt;/a&gt;, forse). Voce di una bellezza rara, lavoro alle chitarre di prima fattura, reperite di corsa.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Menziono anche gli estoni guardatori di piedi  &lt;strong&gt;Bizarre&lt;/strong&gt;, i fantastici &lt;em&gt;punk-folkers&lt;/em&gt; valdostani &lt;strong&gt;Franti&lt;/strong&gt; (poi &lt;strong&gt;Orsi Lucille&lt;/strong&gt;), l’ultimo album dei &lt;strong&gt;Goldfrapp&lt;/strong&gt; che è commovente in tutta la sua durata, tutti i dischi degli And Also the Trees che ho consumato, tutta la musica bella che finalmente posso ascoltare in vinile dopo tanti anni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E tutta la gente che ho ascoltato live, su tutti gli &lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt;, che quest’anno ho visto più volte che mia madre.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>Zero.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-12-02/zero.html"/>
   <updated>2014-12-02T15:00:00+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-12-02/zero</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;La sera del 26 settembre del 2000 gli &lt;strong&gt;Smashing Pumpkins&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.setlist.fm/setlist/the-smashing-pumpkins/2000/palaghiaccio-di-marino-rome-italy-13d71d39.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;si esibivano al Palaghiaccio di Marino&lt;/a&gt;, io avevo sedici anni ed ero già grandicello per potermi definire ancora &lt;em&gt;a little boy, so old in his shoes&lt;/em&gt;, e non avevo inoltre giustificazione per non conoscere chi stesse suonando a un paio di chilometri da casa mia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Attenuanti però ne avevo: a casa si ascoltava musica raramente e mai successiva al &lt;em&gt;1979&lt;/em&gt;, io non possedevo uno stereo in camera né tantomeno una lira per comprar dischi, e tra i miei amici non c’era nessuno che potesse farmi da mentore. Quando finalmente ebbi un dispositivo con cui poter almeno ascoltare radio e CD, tra la tanta merda che all’epoca non mi pareva tale, mi giunse all’oreccho un brano dalla musica bella e dal testo che il mio inglese già autonomo mi permetteva di idenfiticare come bellissimo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Era il secondo singolo dell’ingiustamente bistrattato &lt;strong&gt;Machina&lt;/strong&gt;, era la canzone che sarebbe diventata forse la mia preferita della loro produzione, era &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=EGiVyIQ3b2M&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Stand Inside Your Love&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;dicembre-2000&quot;&gt;Dicembre 2000&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Un vicino mi prestò il suo modem e complice l’assenza dei miei genitori, mi collegai per la prima volta ad Internet da casa mia: &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=aV8DEJ8ydJQ&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;il chiasso dell’apparecchio al connettersi&lt;/a&gt; suonava come la chitarra di Corgan per me, qualcosa di completamente nuovo e volto ad aprirmi un mondo per me sconosciuto, selvaggio e fantasatico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima cosa che feci non fu cercare del porno, bensì scaricare &lt;em&gt;Try, try, try&lt;/em&gt;, versione tratta da &lt;strong&gt;Machina II&lt;/strong&gt;, primo mp3 da me prelevato direttamente dalla rete. Ci misi venti minuti abbondanti, trascinai il file dentro &lt;em&gt;Winamp&lt;/em&gt;, lo ascoltai con devozione. Poi passai a Jenna Jameson.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Negli anni a venire le finanze familiari non sarebbero state compatibili con il mio appetito musicale; la diffusione di connessione a banda larga continuava poi ad ignorare il mio paese del cazzo, ergo non potevo reperire album nella misura in cui avrei voluto. Ogni mese venivo sottoposto all’ordalia per l’esorbitante bolletta telefonica, mi veniva chiesto cosa avessi da parlare con &lt;em&gt;quelli di Internet&lt;/em&gt;, perché fossero degni della mia attenzione mentre loro, i miei genitori, no.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;giugno-2003&quot;&gt;Giugno 2003&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;/images/mellon_collie_cut.jpg&quot; alt=&quot;&quot;&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi presento all’orale di maturità in costume a fiori &lt;em&gt;“perché poi dovemo anna’ a Torvajanica professo’ eddaje su”&lt;/em&gt;, esordisco con una tesina su Charlie Brown, rispondo con perizia alle domande della commissione e appena i miei amici terminano onoriamo la nostra promessa balneare. Pensavo solo a Catullo, Orazio, Nietzsche, Baudelaire, ma mi iscrissi alla facoltà di fisica, &lt;em&gt;perché in fondo ero sempre stato eccellente nelle materie scientifiche, e almeno avrei lavorato subito, e quei libri me li sarei sempre potuti leggere prima di andare a dormire&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, riuscii a partorire autonomamente un argomento simile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A dire il vero, avevo paventato l’idea di iscrivermi a filosofia, ma &lt;em&gt;“oh nun fa’ cazzate, te sei ‘na macchina devi anna’ a ingegneria”&lt;/em&gt;, cosa che semanticamente non fa una piega.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Odiai pressoché ogni singolo giorno passato dei sette anni trascorsi in quell’edificio tetro e sconsolante, che mi messe innanzi a boriosi pubblicani che osavano chiamarsi come professori e visto cambiare tre corsi di laurea prima di prendere l’inutile ammasso di cellulosa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In quegli anni laceravo irreparabilmente il rapporto con la mia famiglia, vedevo indebolirsi almeno per forma quello con i miei amici più intimi, sparsi noi tutti tra i vari atenei di Roma, ed ero oppresso dal perverso ed errato pensiero che oramai ero &lt;em&gt;troppo vecchio&lt;/em&gt; (21 anni, ndm) per poter avere una ragazza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In quegli anni però reperii tutti quei dischi di cui potevo solo ammirare la copertina nei negozi, tra cui brillava un doppio coperto di stelle, il cui prezzo non scendeva mai mai mai.&lt;/p&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;5105417&quot; id=&quot;discogs-5105417&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;La mia cultura musicale dell’epoca era decisamente meno vasta di quella che possiedo adesso (che vasta non posso ritenere, per socratica devozione), ergo quelle 28 canzoni costituivano per me un monumento, l’apice dell’arte, la cifra dell’esistenza umana.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quale cifra?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Zero.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi dividevo tra l’epica &lt;em&gt;Tonight&lt;/em&gt;, la feroce &lt;em&gt;Bullet with Butterfly Wings&lt;/em&gt;, la buffamente titolata &lt;em&gt;Porcelina of the Vast Oceans&lt;/em&gt;, la solare &lt;em&gt;1979&lt;/em&gt;. E non che ci fossero &lt;em&gt;filler&lt;/em&gt;, faccio fatica tuttora ad individuare momenti deboli nella crepuscolare opera corganiana.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Imparai poi ad amare &lt;strong&gt;Adore&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Gish&lt;/strong&gt;, a tuffarmi in &lt;strong&gt;Siamese Dream&lt;/strong&gt;, ad ascoltare tutti i &lt;em&gt;b-side&lt;/em&gt; bellissimi di &lt;strong&gt;The Aeroplane Flies High&lt;/strong&gt;. E i &lt;em&gt;bootleg&lt;/em&gt;, le cover, le versioni acustiche, le storie dei membri della band, chi aveva mollato (&lt;em&gt;D’arcy Wretzky&lt;/em&gt;), chi era venuto dopo (&lt;em&gt;Melissa Auf der Maur&lt;/em&gt;), chi c’era quasi sempre stato (&lt;em&gt;Jimmy Chamberlin&lt;/em&gt;) e chi sempre sempre (&lt;em&gt;James Iha&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;section&quot;&gt;2004-2014&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/corgan_the_future_embrace.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/corgan_the_future_embrace.jpg&quot; alt=&quot;Corgan da solo, meglio di quel che ti saresti aspettato.&quot; id=&quot;corgan-da-solo-meglio-di-quel-che-ti-saresti-aspettato&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#corgan-da-solo-meglio-di-quel-che-ti-saresti-aspettato&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Corgan da solo, meglio di quel che ti saresti aspettato.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quanto accaduto nel decennio in questione è irrilevante ai fini della narrazione, ammesso che essa stessa abbia uno scopo. All’inizio del medesimo avevo però perso le speranze di vedere gli Smashing dal vivo a causa della loro separazione apparentemente definitiva: le dipendenze di Chamberlin, le vendite evidentemente non più all’altezza, la sfortunata parentesi di Corgan a nome &lt;strong&gt;Zwan&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mito delle zucche era destinato per me a rimanere tale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel 2005 Corgan pubblicava il suo primo e unico album solista (&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/billy_corgan/the_future_embrace/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;The Future Embrace&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;), da tutti bollato come un clone sbiadito di &lt;em&gt;Adore&lt;/em&gt;: il testone pelato e il suo rock da disadattato bipolare avevano fatto il proprio corso, qualcuno provava a ridurlo a concausa della morte di Cobain a causa del suo flirt con la Love (che se non altro ci lasciò tra le altre le bellissime &lt;em&gt;Malibu&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Petals&lt;/em&gt;, da &lt;strong&gt;Celebrity Skin&lt;/strong&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quel disco, a meno di un paio di capitoli evidentemente fiacchi, era ed è dignitoso: annovera un duetto con Robert Smith (cosa che non proprio tutti possono vantare - oddio se ci penso addirittura i Crystal Castles), e almeno tre-quattro brani che se suonati a pieno organico non avrebbero sfigurato se fossero apparsi nei primi dischi della band.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Corgan pare non poter abbandonare il suo passato, e torna ad abbracciare i suoi ortaggi preferiti: 2007, della formazione iniziale resta ben poco se non il nome, esce &lt;strong&gt;Zeitgeist&lt;/strong&gt;; ammetto che la sua produzione di lì in poi si divide tra il pretenzioso (vedi progetto &lt;em&gt;Teargarden by Kaleidoscope&lt;/em&gt;) e il prescindibile (vedi l’album &lt;em&gt;Oceania&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma nuovi dischi degli Smashing = nuovi concerti degli Smashing, o se preferite:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;(nuovi dischi degli Smashing) -&lt;br /&gt;
(nuovi concerti degli Smashing) =&lt;br /&gt;
________________________&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Zero&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;novembre-2014&quot;&gt;Novembre 2014&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Poco dopo il ponte di Ognissanti mi giunge per e-mail la notizia della &lt;em&gt;“presentazione intima ed esclusiva del nuovo disco da parte di Billy Corgan per il pubblico di Berlino”&lt;/em&gt;. Seguo il link in esso contenuto per conoscere ulteriori dettagli, e sbatto contro un avviso di mancata disponibilità di biglietti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Leggo meglio, e vedo che i biglietti non sono &lt;em&gt;ancora&lt;/em&gt; disponibili, e che sarebbero usciti di lì a qualche giorno, per una cifra decisamente esosa peraltro. Per un attimo mi balena l’idea di rinunciare, ma per fortuna rinsavisco giusto in tempo per reperire il mio diritto di ingresso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I giorni precedenti alla data scorrono rapidi ma senza particolare pensiero rivolto ad essa: il giorno prima assisto al bellissimo concerto dei &lt;strong&gt;The Clientele&lt;/strong&gt;, mentre il pomeriggio stesso è segnato da un freddo lacerante, che sebbene conoscessi già era solito quantomeno presentarsi a ridosso dei &lt;em&gt;Saturnalia&lt;/em&gt; a queste latitudini.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo un paio d’ore di attesa divisa tra fila al gelo e presa/difesa di posizione in sala, inizia a tessersi l’incantesimo che mi avrebbe avvolto per l’ora seguente: sale sul palco uno dei pochi idoli che ho avuto in quanto tale, che amo ed ho amato per la sua figura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quel&lt;/em&gt; viso, &lt;em&gt;quella&lt;/em&gt; voce, &lt;em&gt;quella&lt;/em&gt; chitarra: sta suonando un brano che non conosco (dal nuovo disco, inedito appunto), non presto pressoché attenzione alla musica perché devo ancora realizzare di essere a una manciata di metri da lui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le prime note conosciute sono quelle di &lt;em&gt;Hummer&lt;/em&gt;, mi illumino poi al limite del pianto con &lt;em&gt;Tonight&lt;/em&gt;, ed inizio a credere davvero che &lt;em&gt;l’impossibile sia possibile&lt;/em&gt; stasera.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/eVPkh4rklTo&quot; data-caption=&quot;Crocifiggeremo i bugiardi, stanotte.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Raramente mi lascio andare ai concerti, le poche volte che accade è per momenti fuori dal comune. E sinceramente non ho memoria di un istante più unico di quando Corgan ha lasciato andare la chitarra per la fine del riff d’apertura di &lt;em&gt;Stand Inside Your Love&lt;/em&gt;: tra i sogni più sepolti, quello di ascoltare e vedere simile bellezza dal vivo. E ti ritrovi in seconda fila a gridare e a sbracciarti e a cantare quel testo bellissimo, a sentire i tuoi fianchi lancinare di dolore, a percepire il tuo torace chiederti pietà, e ad ignorarne bellamente la supplica perché tu &lt;em&gt;vuoi essere&lt;/em&gt; quella canzone.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/ZfpvJ5Bg9mU&quot; data-caption=&quot;Un signore bellissimo canta Stand Inside Your Love, live @ Kesselhaus, Berlin&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Una tregua sarebbe tanto necessaria quanto improbabile, perché presto giunge la doppietta della vita, che neanche il Manchester al Bayern nel 1999, o Inzaghi ad Atene nel 2007.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Bullet with Butterfly Wings&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Zero&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In ordine inverso rispetto al disco, senza &lt;em&gt;Here is no why&lt;/em&gt; di mezzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutto come lo hai sempre immaginato, sognato, bramato, ghermito: quella pausa in cui Corgan ci ricorda che &lt;em&gt;emptiness is loneliness, and loneliness is cleanliness, and cleanliness is godliness, and god is empty just like him&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E tu chi cazzo sei per sentirti meno vuoto di lui?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E lui pare un angelo bianco o nero o non importa di che colore, quando declama che &lt;em&gt;il mondo è un vampiro&lt;/em&gt; su quell’incedere quadrato, poi lacerato dal ripetersi di rabbia, topi e gabbie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E grida a Dio, come vent’anni fa per la prima volta, e lo implora di considerarlo l’unico e prediletto, sebbene gesucristo fosse l’unico figlio, per Lui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scorgo la soglia del dolore fisico, vengo curato da &lt;em&gt;Disarm&lt;/em&gt;: senza campane invece che come nel disco, solo lui e la sua chitarra. Per chiudere, Corgan si traveste da Judas Priest e mi seppellisce con 10 minuti di &lt;em&gt;Silverfuck&lt;/em&gt;, tirata a lucido e resa violentissima per l’occasione. Raccoglie poi gli interminabili applausi con umiltà, si inchina, saluta e lascia la scena.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutta sincerità mi sarei aspettato un divo pronto ad abusare del proprio status per reggere la scena, invece ho assistito all’esibizione di un artista totale, musicalmente impeccabile ed emanante amore puro per l’arte che lo ha reso noto e cui ha dato tanto; si avvera un sogno cullato per quasi tre lustri, torno a casa ancora incredulo, e solo ora inizio a conferire dimensione razionale a quanto vissuto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci si sente vivi solo nei momenti molto belli e in quelli molto brutti: grazie per avermi accompagnato sempre nei secondi, e per avermi regalato uno dei più fulgidi tra i primi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/corgan_adore.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/corgan_adore.jpg&quot; alt=&quot;Corgan, ai tempi di Adore.&quot; id=&quot;corgan-ai-tempi-di-adore&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#corgan-ai-tempi-di-adore&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Corgan, ai tempi di Adore.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Nota curiosa, almeno per me: tutte, e dico tutte le ragazze che ho avuto (attuale compresa), non hanno avuto nelle loro grazie la voce di Corgan: &lt;em&gt;“Sembra una papera”&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;“Canta con una molletta al naso”&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;“La musica ci sta ma lui non si può sentire”&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Verrò sempre da solo a vederti Billy, che ci posso fare.&lt;/p&gt;
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   <title>EP EP hurrà!</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-11-28/ep-ep-hurra.html"/>
   <updated>2014-11-28T17:00:00+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-11-28/ep-ep-hurra</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Era tanto che avevo in serbo questo [brutto] titolo, per voi. Complice il robo per prendere i dati da &lt;a href=&quot;http://www.discogs.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Discogs&lt;/a&gt; che ho appena preparato, è mio desiderio parlarvi degli EP (@profani: &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Extended_play&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;Extended Play&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;) che amo di più in quanto tali.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Slowdive - Slowdive --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;561793&quot; id=&quot;discogs-561793&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Quante volte ho parlato di questo disco? Non abbastanza si vede, ecco perché lo nomino ancora. Tre capolavori [l’eponima &lt;em&gt;Slowdive&lt;/em&gt; e le due &lt;em&gt;Avalyn&lt;/em&gt;] per un esordio che non tantissimi altri possono vantare. Che poi tra i loro EP c’è solo oro (&lt;em&gt;Holding Our Breath&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Morningrise&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Outside Your Room&lt;/em&gt;), ma senza questo probabilmente non ci sarebbe stato tutto il resto, e non starei qui a scrivere (cosa quest’ultima forse positiva).&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Sr. Chinarro - La Pena Máxima --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;1764410&quot; id=&quot;discogs-1764410&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Un paio d’anni fa mi prese voglia di colmare le mie lacune in tema di musica iberica, se non altro per dovere nei confronti di metà del mio sangue: mi affidai al solito a RYM, e scoprii molta roba interessante, tra cui spiccavano questo quattro tracce che se non avessi un minimo di midollo musicale non esiterei ad indicare come ottimo &lt;em&gt;indie-folk&lt;/em&gt; con tinte &lt;em&gt;lo-fi&lt;/em&gt;. Ma la mia spina dorsale musicale è ben salda e vi risparmio queste cazzate.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- This Mortal Coil - Sixteen Days - Gathering Dust --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;77658&quot; id=&quot;discogs-77658&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;I &lt;strong&gt;This Mortal Coil&lt;/strong&gt; sono un (super)gruppo, ma proprio super super, basti guardare cosa poteva permettersi di tirar su il signor &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=gDyujx0BZSg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ivo Watts-Russell&lt;/a&gt; con un paio di telefonate ai membri della sua scuderia. Se &lt;em&gt;Sixteen Days&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Gathering Dust&lt;/em&gt; erano belle canzoni dei &lt;strong&gt;Modern English&lt;/strong&gt;, la voce di &lt;em&gt;Liz Fraser&lt;/em&gt; assieme ai nuovi arrangiamenti garantisce loro l’ambito podio dei singoli del decennio da me preferiti. Raga davvero cose da pazzi, vi dico solo &lt;em&gt;Song to the Siren&lt;/em&gt; gli fa da b-side.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Jim O&#39;Rourke - Halfway To A Threeway --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;446525&quot; id=&quot;discogs-446525&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Conoscete &lt;strong&gt;Jim O’Rourke&lt;/strong&gt;? Beh io sì, almeno di nome. Perché la sua produzione è talmente vasta ed eterogenea che credo neanche lui se la ricordi tutta. Non mi ricordo come conobbi questo disco, ma mi rimase impresso per la sua dolcezza, e vi torno sempre con piacere. Probabilmente qui ci sarebbe un EP dei &lt;strong&gt;Belle and Sebastian&lt;/strong&gt;, ma non li ho mai esplorati all’infuori degli ellepì. Scusate.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Sasha - Xpander EP --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;58337&quot; id=&quot;discogs-58337&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Xpander&lt;/em&gt; / &lt;em&gt;Belfunk&lt;/em&gt; è la doppietta più clamorosa della &lt;em&gt;progressive-trance&lt;/em&gt;, neanche &lt;strong&gt;Digweed&lt;/strong&gt; o &lt;strong&gt;Kleinenberg&lt;/strong&gt; raggiunsero vette così alte nei loro anni d’oro. Seriamente, non credo si possa parlare di musica da ballo di qualità senza passare per quest’opera di &lt;strong&gt;Sasha&lt;/strong&gt;, quattro colonne su cui ergere il templio dei paragoni scadenti come quello in questione. Bomba da fuori.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- My Bloody Valentine - You Made Me Realise --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;689311&quot; id=&quot;discogs-689311&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;La prima bozza di quest’articolo era costituita praticamente da quasi solo EP &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt; (includevo anche &lt;strong&gt;Ride&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Swervedriver&lt;/strong&gt;). Poi ho deciso di limitarmi solo al primo della lista, e alla copertina con la tipa coi fiori e il coltello e queste canzoni bellissime che ci ha dentro. Se è vero che anche &lt;em&gt;Glider&lt;/em&gt; è fondamentale, esso ha una copertina così orribile che non me la son sentita di scegliere lui. Davvero una roba che fossi in voi non mi perderei.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Verve, The - The Verve E.P. --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;322049&quot; id=&quot;discogs-322049&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;I &lt;strong&gt;Verve&lt;/strong&gt; si ricordano quasi esclusivamente per quei singoli fortunati ed autoreferenziali che sono &lt;em&gt;Bittersweet Symphony&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Lucky Man&lt;/em&gt;. Personalmente &lt;em&gt;Urban Hymns&lt;/em&gt; non è mai rientrato nelle mie grazie, mentre ho amore viscerale per questa cinquina di brani ariosi, profondi e &lt;em&gt;psychedelici&lt;/em&gt; al punto giusto, senza sbluesettare troppo ché poi mi sale il veleno pre-‘79 e spengo tutto. Un disco che ti riempie la stanza, per rimanere in tema di autoreferenzialità (copertina?).&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Alice In Chains - Jar Of Flies --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;417191&quot; id=&quot;discogs-417191&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Vi ricordate quanto eravate circondati di camicie di flanella, di gente inneggiante a Seattle, di gente inneggiante alla flanella. Erano tempi bui per la tua copia di &lt;em&gt;Unknown Pleasures&lt;/em&gt;, presto un altro suicida avrebbe insidiato pericolosamente la posizione di Ian. In quel genere così essenziale, rabbioso e incapace di lasciare indifferente la platea (o lo amavi o lo odiavi), c’è stato posto per un disco così. C’è gente che ha scritto mezza dozzina di album, e neanche una nota arriva a scalfire anche una sola tra &lt;em&gt;Nutshell&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;I Stay Away&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Rotten Apple&lt;/em&gt;. La faccia pulita di &lt;em&gt;Dirt&lt;/em&gt;? Considerazioni che lasciano il tempo che trovano, ciao Layne.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- A.R. Kane - Lollita --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;224471&quot; id=&quot;discogs-224471&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Non ho mai ben capito perché gli &lt;strong&gt;A.R. Kane&lt;/strong&gt; non abbiano mai raggiunto fama degna di nota, anche solo nel circuito degli estimatori del genere: padrini assieme ai fratelli Reid del rumore dolce, regalano qui tre splendide canzoni che dovete assolutamente ascoltare e conoscere se non volete che mi metta a piangere.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Basic Channel - Quadrant Dub --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;2166&quot; id=&quot;discogs-2166&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Ci sono due categorie di persone che odio quando si parla di &lt;em&gt;techno&lt;/em&gt;: quelli che &lt;em&gt;blablabla droga blablabla tuttauguale&lt;/em&gt;, e quelli che &lt;em&gt;CHE MINA CHE BOMBA CHE BOMBA CHE MINA ASCOLTO STO GENERE DAL 2009 QUINDI MI DEVI DARE RAGIONE&lt;/em&gt;.
Essendo musica scritta in e per condizioni alterate di coscienza nonché scritta in pattern ripetitivi per scelta, cosa ti aspetti? Circa i secondi, voglio sapere perché catalogate i vostri ascolti in base alle loro capacità belliche, quando esiste tanta di quella techno ambientale raffinata sufficiente a portare la pace in tutto il globo. Campione della minimal d’arredamento è &lt;strong&gt;Maurizio&lt;/strong&gt;, al secolo Moritz Von Oswald, che in versione &lt;strong&gt;Basic Channel&lt;/strong&gt; vi spiega quella che è la perfezione sonora.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio comento che accompagna il &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=ZLr52XxTfCc&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;video di Quadrant Dub II&lt;/a&gt; recita:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;This should be taught in schools. This is how you build a piece of art, removing unnecessary stuff from the whole, till you craft your desired result.
Every musician, let him or she be classical, blues, rock, jazz, whatever, should listen to this tune carefully and check how every single element comes in and joins the others.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;!-- Godspeed You Black Emperor! - Slow Riot For New Zero Kanada E.P. --&gt;
&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;79945&quot; id=&quot;discogs-79945&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;p&gt;Non potevo non chiudere con l’EP per ecellenza. Il gruppo non-famoso più celebre di sempre, antieroi spregiudicati che tra silenzi, iati mai confermati e ritorni di fiamma hanno annichilito le tue velleità di far del &lt;em&gt;post-rock&lt;/em&gt; sensato in camera tua.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Vi aspetto presto per il prossimo episodio, &lt;em&gt;I migliori Picture-disc in braille&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
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   <author>
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   </author>
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   <title>Adorable: una storia (troppo) breve.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-11-11/adorable-una-storia-troppo-breve.html"/>
   <updated>2014-11-11T17:02:12+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-11-11/adorable-una-storia-troppo-breve</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Perché voglio parlarvi degli &lt;strong&gt;Adorable&lt;/strong&gt;? Fuor di tautologia, sono uno dei tanti lampi che hanno solcato il cielo tra il declino dello zeffiresco &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt; e l’inizio del clicone &lt;em&gt;britpop&lt;/em&gt;: pressoché chiunque non si fosse esplicitamente convertito al secondo, o non avesse mostrato segni di possibile cambiamento (vedi i fortunati &lt;strong&gt;Boo Radleys&lt;/strong&gt;), fu letteralmente annichilito dalla scena preminente del rock britannico degli anni ‘90.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;gennaio-1992-coventry&quot;&gt;Gennaio 1992, Coventry&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Quattro ragazzi, al secolo &lt;em&gt;Piotr Fijalkowski&lt;/em&gt; (voce, chitarra), &lt;em&gt;Robert Dillam&lt;/em&gt; (chitarra), &lt;em&gt;Stephen Williams&lt;/em&gt; (basso) e &lt;em&gt;Kevin Gritton&lt;/em&gt; (batteria), si incontrano con mister &lt;em&gt;Alan McGee&lt;/em&gt; della &lt;a href=&quot;http://www.creation-records.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Creation Records&lt;/a&gt;, bevono un po’, chiedono al medesimo il perché delle turbolenze con un certo &lt;em&gt;Kevin Shields&lt;/em&gt;, e sono dentro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’esordio coincide con il loro apice di popolarità, manifesto inconsapevole dell’idea di canzone bella: quella &lt;strong&gt;Sunshine Smile&lt;/strong&gt; che garantì loro primato settimanale su &lt;em&gt;NME&lt;/em&gt;, nonché della &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/UK_Indie_Chart&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;UK Indie Chart&lt;/a&gt; e che spalancò loro le porte dell’etichetta appena citata.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/Q6FMksGpDLM&quot; data-caption=&quot;Sunshine Smile - da &amp;quot;Against Perfection&amp;quot;, 1993&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Il singolo conteneva anche &lt;em&gt;A To Fade In&lt;/em&gt;, circa la quale non mi sento di aggiungere altro rispetto a quanto ne disse NME:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;[…] this is a morose, introspective swirl of memories and melodies blessed with a sweaet-free grace wich belies the Coventry tykes’ years. When singer Piotr nonchanlantly ambles into a barrage of “Bah bah bahs” and the guitars wander off on the most casually classic workout since, oooh, Factory-era Railway Children, you just know you’ve been Adorabled. And then you start it again.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Chiude il lato B &lt;em&gt;Sunburnt&lt;/em&gt;, forse un pelo sotto al livello delle altre due, e di certo non per demeriti propri.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;against-perfection-1993&quot;&gt;&lt;em&gt;Against Perfection&lt;/em&gt;, 1993&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Con un inizio così, o conquisti il mondo o vivi nella maledizione di non poter più raggiungere il tuo massimo: la seconda ipotesi appariva certo lontana, visto che prima della stampa avevano accompagnato i &lt;strong&gt;Curve&lt;/strong&gt; nel loro tour britannico, mica briciole, e dopo un bel filotto di singoli (&lt;em&gt;I’ll Be Your Saint&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Homeboy&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Sistine Chapel Ceiling&lt;/em&gt;) convincono il buon (?) McGee a sganciare la grana per &lt;strong&gt;Against Perfection&lt;/strong&gt;, loro primo LP.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ironia della sorte, il titolo iniziale del disco era &lt;em&gt;Against Creation&lt;/em&gt;, evidentemente esule dalle grazie del loro boss, e per questo cambiato a ridosso della stampa.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/UMFjfvtXSmM&quot; data-caption=&quot;Sistine Chapel Ceiling (Live), da uno show del 1993&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Più vicino al suono degli &lt;strong&gt;Swervedriver&lt;/strong&gt; che non certo a quello dei &lt;strong&gt;Pale Saints&lt;/strong&gt;, l’album esordì al settantesimo posto della classifica britannica e permise loro di suonare in Europa continentale, in Giappone e in Australia, cosa quest’ultima che loro stessi annoverano tra i risultati di cui vanno maggiormente fieri:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;“(Laughs) Oh dear, it’s laughably small. [The peak of our career was] to go round the world, playing in Melboure in front of 1,200 people.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/zq6idSvhMqg&quot; data-caption=&quot;Favourite Fallen Idol (live), dallo stesso show&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;fake-1994&quot;&gt;&lt;em&gt;Fake&lt;/em&gt;, 1994&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Del secondo album (&lt;strong&gt;Fake&lt;/strong&gt;, appunto), dice Fijalkowski stesso:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;What we had to do was produce an album that would grab everyone by the proverbials, drag them into a darkened alleyway and either give them a kicking that would last a lifetime, or a damn good shag. Instead we recorded ‘Fake’. […] it is a frail, insular, insecure album, made by four guys who felt like the world was against them (“Kangaroo Court”, “Go Easy on Her”, “Vendetta”).&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Se &lt;em&gt;Against Perfection&lt;/em&gt; era un grido scanzonato e irriverente, in &lt;em&gt;Fake&lt;/em&gt; si insinua una vena di malinconia e di consapevolezza di come i tempi passati siano tali, e non possano tornare nella medesima guisa.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/EcgJ7A9oZQQ&quot; data-caption=&quot;Road Movie - da &amp;quot;Fake&amp;quot;, 1994&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Tra i suoi brani, mai superficiali o banali, vennero estratti i singoli &lt;em&gt;Kangaroo Court&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Vendetta&lt;/em&gt;; nel frattempo però &lt;em&gt;Definitely Maybe&lt;/em&gt; era già caduto come una mannaia sul rock inglese, e il disco venne condannato ad un immeritato oblio.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/YTp0kCB47S4&quot; data-caption=&quot;Radio Days, ancora da &amp;quot;Fake&amp;quot; - ma che canzoni belle scrivevano questi?&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;la-cacciata-dalleden-lascito-carriere-soliste&quot;&gt;La cacciata dall’Eden, lascito, carriere soliste&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;In un mondo ideale, la vita di un artista non dovrebbe essere influenzata da vicende pecuniarie; in quello reale invece Le vendite sono tutto, ed il bilancio alla voce &lt;em&gt;Adorable&lt;/em&gt; pareva non essere particolarmente verde: alla fine del 1994, a ridosso di uno show a Colchester, la band ricevette una chiamata dal proprio manager, la quale inoltrava la irrevocabile decisione presa da McGee riguardo al futuro dei ragazzi di Coventry, i quali videro così sfumare il proprio sogno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Racconta Fijalkowski in &lt;a href=&quot;http://www.musicsaves.org/adorable/interviews/int2.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;un’intervista del 1996&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Alan McGee though we were the new Sex Pistols and he wanted us to be what is now Oasis. We weren’t. We were just the snotty Bunnymen.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Dillam finì ai &lt;strong&gt;The Zephyrs&lt;/strong&gt;, mentre Fijalkowski si reinventò un paio di anni dopo nei &lt;strong&gt;Polak&lt;/strong&gt;, rimasti attivi sino al 2003; il laccio ideale che lo legava alla &lt;em&gt;Creation&lt;/em&gt; rimase e rimane poi inscindibile, visto che nel maggio di quest’anno è uscito &lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/pete_fij___terry_bickers/broken_heart_surgery/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Broken Heart Surgery&lt;/a&gt;, (bell’) album scritto con Terry Bickers degli &lt;strong&gt;House of Love&lt;/strong&gt; (nonché dei &lt;em&gt;Levitation&lt;/em&gt;), band tra le più importanti all’interno della label:&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/Uga3KsbnZo0&quot; data-caption=&quot;Sound of Love (live) - da &amp;quot;Broken Heart Surgery&amp;quot;, 2014&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Per quanto riguarda il gruppo originale nel 2008 esce &lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/comp/adorable/footnotes_92_94/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Footnotes 92-94&lt;/a&gt;, compilation che aggiunge poco ai due album, di lì più nulla.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Parliamoci chiaro: nel &lt;em&gt;roster&lt;/em&gt; Creation, gli Adorable non hanno mai raggiunto i fasti di &lt;em&gt;Ride&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Slowdive&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;My Bloody Valentine&lt;/em&gt;, né per produzione né per influenza sulle generazioni di musicisti future; ma a memoria ricordo poche band dell’epoca così spontanee, crude e consumate dalla propria stessa essenza di giovini rumorosi ed effimeri.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/4iLzyhYKCbE&quot; data-caption=&quot;There was who wanted to be adored, and who wanted to be Adorable.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/4zcrAoYjlrc&quot; data-caption=&quot;Once more, with feeling.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Risorse&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/artist/adorable&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Adorable on RYM&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.creation-records.com/interviews/adorable/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Intervista a Piotr Fijalkowski su creation-records.com&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.petefij.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;petefij.com&lt;/a&gt; and &lt;a href=&quot;http://petefij.bandcamp.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;petefij on Bandcamp&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/petefijterrybickers&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Pete Fij / Terry Bickers on FB&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.kratzke.info/adorable/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Non-official website&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.shoegaze.it/#adorable-sunshine_smile&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Sunshine Smile su shoegaze.it&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
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   <author>
    <name></name>
    <email></email>
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   <title>Slowdive live 30/05/2014 @ Primavera Sound, Barcelona</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-06-03/slowdive-live-30-05-2014-primavera-sound-barcelona.html"/>
   <updated>2014-06-03T09:07:16+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-06-03/slowdive-live-30-05-2014-primavera-sound-barcelona</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Disclaimer: being &lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt; my favourite band ever, this report is going to be a little biased by all means. And besides going through a mere setlist, I would like to tell you about &lt;em&gt;what&lt;/em&gt; brought me to this utterly wonderful concert.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I had many &lt;em&gt;favourite bands ever&lt;/em&gt; throughout my musical existence [starting with &lt;strong&gt;Oasis&lt;/strong&gt; back in the late ‘90ies, for what it’s worth], and like everybody I was every time almost sure that things wouldn’t have changed much in the close future. Then in 2008, when my interests were shifting from electronic music towards a certain area of rock and metal [ &lt;em&gt;Porcupine Tree&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Opeth&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Anathema&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Katatonia&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Edge of Sanity&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Arcturus&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Death&lt;/em&gt; among the others], one of my dearest friend told me to give a listen to a pair of interesting records, one having a fuzzy pink cover, and the other tiny black shapes over a white background.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;That evening itself, after the blissful and elightening experience of going through &lt;strong&gt;Loveless&lt;/strong&gt;, I continued with &lt;strong&gt;Pygmalion&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;Rutti&lt;/em&gt; was then the first Slowdive track I have ever listened to. It sounded so trippy and psychedelic, yet still lulling and embracing.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;They had me.&lt;!--more--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I immediately started digging for more, and the Web showed me that there were two acts before, so I opened Soulseek for &lt;strong&gt;Just for a Day&lt;/strong&gt; and &lt;strong&gt;Souvlaki&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;It was the most amazing sequence of &lt;em&gt;songs&lt;/em&gt; I’ve ever heard. I mean songs, charmingly crafted in any aspect, from melody to harmony to arrangement, from the equilibrium of voices and instruments, to the mixture of fuzz and brightness. Songs I could sing to, songs whose lyrics I could remember, songs I could let other people listen to and say them “How beautiful is this, don’t you hear?”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I found then that such music, that sounded like anything I’ve heard before, was called &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt;, and I explored the whole scene, yes &lt;em&gt;the One that Celebrates Itself&lt;/em&gt;: in my wanderings I met &lt;em&gt;My Bloody Valentine&lt;/em&gt; [again], &lt;em&gt;Ride&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Lush&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;The Jesus and Mary Chain&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Spacemen 3&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Chapterhouse&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Pale Saints&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Catherine Wheel&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;The Boo Radleys&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Adorable&lt;/em&gt;…if you are into ‘gaze you have been through this before, and if you are not well, you should give it a chance.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I didn’t know how did those guys look like, I just recognised some female and male voices, and that was it. Then in the following years I read a lot about the story of Neil Halstead, Rachel Goswell, Christian Savill, Nick Chaplin and Simon Scott, both as singles and as members of the band. I got to know that they became &lt;strong&gt;Mojave 3&lt;/strong&gt; around 1995 after some members left, and I fell in love with their new outfit, not sure if because &lt;em&gt;it was them&lt;/em&gt; or because of the music itself: but in the end the music is and was what it is because of them, so the discussion was pointless.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I knew then about their solo careers, and about how unlucky life turned to some of them [mainly with Rachel].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;It was late 2012 then, I just left Rome for Berlin and I was listening mostly post-punk and darkwave [ &lt;em&gt;The Chameleons&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;The Sound&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Joy Division&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Siouxsie and the Banshees&lt;/em&gt;]. In December of the same year I saw Chameleons live, I ended up drinking some beers with them in the backstage, it was my best concert ever that far. The week after, in a small venue called Rosis, Neil was performing an acoustic set of his solo works.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;He picked up something from both the Mojave 3 and the Slowdive catalogue, I surprised myself crying a couple of times. We asked him to play &lt;em&gt;Dagger&lt;/em&gt;, he kindly declined and moved to &lt;em&gt;Alison&lt;/em&gt; and &lt;em&gt;40 Days&lt;/em&gt;. I greeted him afterwards in the room, we had a brief chat and I really felt I was meeting a nice, warm soul right there.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In less than a week, I met my biggest music inspirations [among those who are still alive]. That sealed my decision to stay in Berlin, that was more than a sign.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/slowdive/t-shirt.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/slowdive/t-shirt.jpg&quot; alt=&quot;My Slowdive T-Shirt&quot; id=&quot;my-slowdive-t-shirt&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#my-slowdive-t-shirt&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            My Slowdive T-Shirt
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In the beginning of 2013 I wanted a Slowdive t-shirt so bad, so I ordered one with the Souvlaki picture from an online shop overseas. The parcel never arrived to me, so what I did was to get an hi-res scan of the booklet, then to cut the Slowdive wording, to compose both things in Photoshop and to go to a print shop in Pappelallee, Berlin in order to get it printed out. Five minutes after I had my shirt, it looked very good and I wore it right afterwards.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;After more than 20 years, Kevin Shields, Bilinda Butcher and friends did come back with &lt;strong&gt;m b v&lt;/strong&gt;, which meant basically that My Bloody Valentine were back on stage. They scheduled a gig at the Berlin Festival in September of same year, event I decided to take part to just a couple of days before due to the high price tag [at least to me, looking at the lineup]. Nevertheless it was mbv playing 20 minutes from my place come on, and it was amazing. My first thought after the end of the show, when I was moving to Björk’s stage was about what a dream would have been, to see Slowdive live once in my life.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;But how come?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Less than a month after, I spotted an announcement in the &lt;strong&gt;Sonic Cathedral&lt;/strong&gt; and the &lt;strong&gt;Creation Records&lt;/strong&gt; facebook page: &lt;a href=&quot;http://www.creation-records.com/slowdive-members-reunite-for-london-gigs/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Neil Halstead and Rachel Goswell would have performed two acoustic shows at the small Cecil’s Sharp House in London, on days 23 and 24 of October&lt;/a&gt;. Two minutes after I had my tickets, then I read the news more carefully and it was stated that Rachel would have joined as a guest for some songs only, so no Slowdive gig but still wonderful.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Last time I was in London was in 2009, for the reunion of &lt;strong&gt;Godspeed You! Black Emperor&lt;/strong&gt;: it was my first trip to UK, and I was really amazed by everything. We staid at a youth hostel, and I remember myself getting back to it just for a shower before going out again, with my poor gig buddy silently [then wide openly] swearing at me due to the lack of rest. At that time I was into CDs only, and I came back with tens of them, with &lt;em&gt;Just for a Day&lt;/em&gt; among the list, which I bought at Sister Ray Recs - yes the one in Berwick Str., yes the street on &lt;em&gt;What’s the Story? Morning Glory&lt;/em&gt; cover.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;The next trip was sad and unreal to some extents due to private reasons, but &lt;a href=&quot;http://www.soniccathedral.co.uk/neil-halstead-and-rachel-goswell-together-again/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;the gig nights were immaculate&lt;/a&gt;. As per program, Neil played solo stuff, plus Mojave 3’s, and at that moment a visibly shy and touched Rachel Goswell showed up. With an almost unhearable voice, she carried &lt;em&gt;Candle Song&lt;/em&gt; on.
They sang &lt;em&gt;Alison&lt;/em&gt; and &lt;em&gt;40 Days&lt;/em&gt; together, and the show was over.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Then it was my turn to be visibly shy and touched, being in the line to talk with Rachel: I was standing before those who at the time I didn’t know to be the italian band &lt;strong&gt;Be Forest&lt;/strong&gt; [see you soon guys, I really envy you for that now signed copy of In Mind EP!], then I greeted her and though I usually hate to take pictures of myself, I kindly asked her if we could have one together. A guy took it for us, and so I had &lt;a href=&quot;http://www.diegocaponera.com/2013-10-27/rachel&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;my little yet unique memorabilia of such night&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/slowdive/me_rachel.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/slowdive/me_rachel.jpg&quot; alt=&quot;Me + Rachel Goswell @ Cecil Sharp&#39;s House, London&quot; id=&quot;me--rachel-goswell--cecil-sharps-house-london&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#me--rachel-goswell--cecil-sharps-house-london&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Me + Rachel Goswell @ Cecil Sharp&#39;s House, London
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;The day after I got a &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/blackheartedbrother&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Black Hearted Brother&lt;/a&gt; vinyl, latest Neil’s sideproject, and outside the venue we talked a bit: about that Berlin gig, about his music, about the chances of a Slowdive reunion. He smiled, having been asked the question countless times throughout those two nights.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;My London trip was over, so I spent one week in my hometown, then I flew back to Germany. Early 2014, it was rumoured that something very important for Slowdive fans was about to happen. &lt;a href=&quot;http://www.slowdivedatabase.com/content/slowdive-return-after-almost-twenty-years&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;A mysterious countdown held by the band members starts on Twitter&lt;/a&gt;. A reunion followed by a tour and a new album, said the optimists, a best-of reprint said the pessimists.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.slowdiveofficial.com/uncategorized/primavera-sound-2014/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Slowdive are going to perform at Primavera Festival on Friday the 30th of June&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;My jaw dropped to the floor, the so awaited moment turned eventually real.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;They announed then a &lt;a href=&quot;http://www.slowdiveofficial.com/uncategorized/london-village-underground/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;more intimate show scheduled for the 19th of May in London&lt;/a&gt;, but even if I tried to get a ticket at 9am sharp of the first selling day, after less than 120 seconds they were all sold out. The bitter taste in my mouth was anyways softened by the certain spanish gig. Time ran fast, many shows were announced across european and asian summer festivals, among them an italian date at &lt;a href=&quot;http://www.radarfestival.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Radar Festival&lt;/a&gt;, featuring aforementioned &lt;em&gt;Be Forest&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Soviet Soviet&lt;/em&gt; and &lt;em&gt;Brothers in Law&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;I arrived in Barcelona last Wednesday, May the 28th. It was raining cats and dogs, and I was looking at my beautiful set of t-shirts and short trousers; but I had no excuses to complain anymore, I turned 30 less than one week before so I eventually became a man [or at least that is the argument I use to make my mind up to do things, since then]. Day one of the Primavera Festival was enjoyable, with &lt;strong&gt;A Winged Victory for the Sullen&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Queens of the Stone Age&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Shellac&lt;/strong&gt; and &lt;strong&gt;Moderat&lt;/strong&gt; among the others.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;But the best was yet to come.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;The day after we arrive right on time in order to see &lt;strong&gt;Loop&lt;/strong&gt;, one of the bands I was the most curious to see live since ages, and they didn’t break my expectations. It was half past eight, roughly an hour before the main reason I travelled there, so we ran to the Sony stage and we managed to get a comfortable place in the second row.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Twenty to ten sharp as scheduled, lights went down and a background drape with the recognisable &lt;em&gt;slowdive&lt;/em&gt; writing was dropped in the background. An intro by Brian Eno broke the silence, and Slowdive entered the stage.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;It was real.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I always thought that Slowdive records sounded good. I listened them with many equipments, I do own original vinyl of &lt;em&gt;Just for a Day&lt;/em&gt; and the debut, self-titled EP and I swear they sound warm and deep.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/slowdive/vinyl.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/slowdive/vinyl.jpg&quot; alt=&quot;Slowdive EP and Just for a Day vinyl&quot; id=&quot;slowdive-ep-and-just-for-a-day-vinyl&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#slowdive-ep-and-just-for-a-day-vinyl&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Slowdive EP and Just for a Day vinyl
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;They are not worth a single penny of what I heard that night, trust me.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;They kicked in with &lt;em&gt;Slowdive&lt;/em&gt;, the beginning of everything, and I got chills - everything was like in the album, but wider, louder, brighter. And played &lt;em&gt;live&lt;/em&gt;, if anybody knows what crafting such sounds means.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;The guitars, the bass, the drums, they were just there in your face. I mean the drums were really really precise and tight.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Again from our lovely green EP, it was the moment of &lt;em&gt;Avalyn&lt;/em&gt;. Borrowing the title of the well known Spiritualized album, ladies and gentlemen, I was really floating in space.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Having myself a soft spot for redheads, Rachel always represented an [artistic] crush for me: gifted with such an ethereal voice, member of my favourite band, of a beauty so far from the muscular and plastic canons of her decade. She was standing there like an angel, with her shiny dress, handing a white guitar and taking all the stage for &lt;em&gt;Catch the Breeze&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/slowdive/rachel.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/slowdive/rachel.jpg&quot; alt=&quot;Rachel Goswell @ Primavera Festival&quot; id=&quot;rachel-goswell--primavera-festival&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#rachel-goswell--primavera-festival&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Rachel Goswell @ Primavera Festival
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Do you know &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=HU6TDgqFXbc&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;that video from 1993&lt;/a&gt;, when they play that song live? I never thought I could have see it with my own eyes.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Suddenly, Neil plays a very known loop: though a bit faster, I recognise it immediately as &lt;em&gt;Crazy for You&lt;/em&gt;; how beautiful was it, with Simon sustaining the whole thing with his uptempo rhythm, giving the song a new fresh and deserved state.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;It was then the turn of &lt;em&gt;Machine Gun&lt;/em&gt;, another interlude of exstasy in one’s life. Yes it was heavenly and sweet like it is on the record but real, concrete, &lt;em&gt;touchable&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;As their latest show pre-breakup era was in 1994, they had no chance to play any &lt;em&gt;Pygmalion&lt;/em&gt; songs: this time they had of course, and they gifted us with &lt;em&gt;Blue Skied an’ Clear&lt;/em&gt;, which is needless to say it sounded like coming from outer space.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Staying on topic, there was a song written in the first half of the nineties, whose title comes from a greek food and astronaut stuff: it was the first one they mixed in dub style [i.e. moving the faders &lt;em&gt;after&lt;/em&gt; having recorded the material], and the result is known by everybody as &lt;em&gt;Souvlaki Space Station&lt;/em&gt;.
I cannot find a worth amount of words being able to describe what such song sounds live, so I won’t even start. Seriously, it might have gone on for hours, and nobody would have dared to make a move to stop it. That was MASSIVE.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I would like then to spend some about what came next. I never liked questions as “which record would you bring with you on a desert island” [like if you had any way to play it there, being picky], or “which is your favourite song”. But if the lifes of anybody close would depend on the answer of the latter question, I would answer &lt;em&gt;When the Sun Hits&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Because yes.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;And I saw clearly, or at least I wanted to wonder, that Neil was holding Rachel’s hand, sustaining her throughout all the song, helping her as a brother would do. That was the emotive peak of an overall hyper emotive concert, I have still goosebumps now after three days.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/7Ntv3b7-89w&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;She calls&lt;/em&gt; was the last tribute to the &lt;em&gt;Just for a Day&lt;/em&gt; era, achieving another peak of noise and impact, without losing a gram of brilliance; then they left us with &lt;em&gt;Golden Hair&lt;/em&gt;, polished and punchier for the live performance. Syd Barrett was pointing his gaze at the stage, from wherever he is now, and he was happy, and we were with him.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Drape off, lights off, hearts still up.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Frankly speaking, I loved the thing that they saved some wonderful songs as &lt;em&gt;Spanish Air&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Country Rain&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Dagger&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Alison&lt;/em&gt; [which they had to cut off for unknown reasons], &lt;em&gt;Altogether&lt;/em&gt; or &lt;em&gt;40 Days&lt;/em&gt;: of course not because I do not love them, but because the best meals are the ones that yet delicious leave you with a little hunger. And yes, I did really taste superb food there, and with me other 25 thousands people did, at the biggest Slowdive show so far.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I look so forward to everything to come, from the next shows I am going to see to any new record I may listen, from the warmth of all the fans to the respect and attention you all do give us.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt;, I do love you as musicians and people, because you wrote the most outstanding art I’ve ever stumbled upon in my life, because you never fell down to any compromise in your artistic career, and because you saved so many days of my life I wouldn’t have wanted to live, being them too hard, sad or just boring, if it were not for your music.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sweet thing, I watch you.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;D.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;P.S. sorry for being so long, tedious and boring; I am waiting at the airport, I have no headphones to shield me from the clever and annoying loud speaker who begs people to go here and there. I went through almost my latest 10 years of life as I wrote this, thank to anybody who dared to arrive till here.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;P.P.S. please play &lt;em&gt;Joy&lt;/em&gt; live, the world deserves that.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>Consigli di primavera.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-05-06/consigli-di-primavera.html"/>
   <updated>2014-05-06T18:12:32+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-05-06/consigli-di-primavera</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Sioressiori, vi regalo cinque dischi cinque tra quelli che mi hanno accompagnato in questi primi cinque mesi del duemilaquattordici.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;[1994] Bizarre - Beautica&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/bizarre.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/bizarre.jpg&quot; alt=&quot;Bizarre - Beautica&quot; id=&quot;bizarre---beautica&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#bizarre---beautica&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Bizarre - Beautica
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non avrei sinceramente immaginato che uno dei miei dischi preferiti nel mondo &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt; sarebbe provenuto da una repubblica baltica [Estonia in particolare]. La storia è la solita, lavoro non innovatore dopo un lustro abbondante di devozione per il lavoro di &lt;strong&gt;Sonic Youth&lt;/strong&gt;, fratellli &lt;strong&gt;Reid&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Shields&lt;/strong&gt;, ma assai curato e dolcissimo. Nota di colore: ne esiste una release in cassetta esclusivamente.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;[1992] The Belltower - Popdropper&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/belltower.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/belltower.jpg&quot; alt=&quot;Belltower - Popdropper&quot; id=&quot;belltower---popdropper&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#belltower---popdropper&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Belltower - Popdropper
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un disco ‘mmerigano, che vorrebbe suonare british ma finisce per suonare ‘mmerigano: i &lt;strong&gt;Cure&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Wish&lt;/em&gt; incontrano i &lt;strong&gt;Garbage&lt;/strong&gt; più scanzonati [o forse i &lt;a href=&quot;/2010-06-14/curve-a-rock-gem&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Curve&lt;/a&gt;?], senza troppa distorsione e mantenendo quindi un profilo abbastanza cristallino. O vi scivola addosso, o vi piace tantissimo.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;[1998] In the Nursery - Lingua&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/in_the_nursery_lingua.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/in_the_nursery_lingua.jpg&quot; alt=&quot;In the Nursery - Lingua&quot; id=&quot;in-the-nursery---lingua&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#in-the-nursery---lingua&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            In the Nursery - Lingua
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Allora negli anni ‘70 tutti ci avevano voglia di comprare un Mellotron, negli anni ‘80 tutti ci avevano voglia di comprare un DX7, e negli anni ‘90 tutti volevano  usare le robe che usavano i &lt;strong&gt;Massive Attack&lt;/strong&gt;, e finivano per scimmiottare il sound della scena di Bristol, avvicinandosi più al cartoncino che al &lt;em&gt;trip-hop&lt;/em&gt;: i conoscitori del decennio in questione possono come me stilare una noiosissima lista di filleroni con percussioni umide e sincopate in contesti che davvero non li vedevano necessari.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;ITN invece ci regalano un capolavoro delle percussioni umide e sincopate, che è al contempo uno studio linguistico [il titolo è un discreto indizio] ed un compendio di episodi mistico-solenni-trippoppici.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;[1993] Secret Shine - Untouched&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/secret_shine_untouched.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/secret_shine_untouched.jpg&quot; alt=&quot;Secret Shine - Untouched&quot; id=&quot;secret-shine---untouched&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#secret-shine---untouched&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Secret Shine - Untouched
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci sta questo disco che con un gatto in negativo e virato sul rosa in copertina attenta a qualsivoglia forma di virilità. Sapete cosa aspettarvi da un disco &lt;em&gt;‘gaze&lt;/em&gt; del novantatré, sapete esattamente il casino che faranno le chitarre, il modo in cui incederanno le percussioni, e quanto dilatate saranno le voci. E vi piacerà.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;[1991] Brighter - Laurel&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/brighter_laurel.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/brighter_laurel.jpg&quot; alt=&quot;Brighter - Laurel&quot; id=&quot;brighter---laurel&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#brighter---laurel&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Brighter - Laurel
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se conoscete &lt;em&gt;Sarah&lt;/em&gt; ed i suoi dischi, non vi racconto nulla di nuovo. Se non la conoscete, e dunque non ne conoscete i dischi, rimediate subito partendo da questi otto splendidi brani, ingenui ed esili al cospetto della muscolarità del decennio di appartenenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi mi conose sa quanto ami dire questa cazzata degli anni ‘90 muscolari, scusatemi.&lt;/p&gt;
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   <title>Be Forest live 25/03/2014 @ Monarch, Berlin</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-03-26/be-forest-live-25-03-2014-monarch-berlin.html"/>
   <updated>2014-03-26T16:02:32+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-03-26/be-forest-live-25-03-2014-monarch-berlin</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ho sentito più canzoni dal vivo che in disco dei &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/beforest3&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Be Forest&lt;/a&gt;, e li ho visti una sola volta, quindi fatevi i conti; ho ascoltato il loro materiale per la prima volta non più di un mese fa, mi era piaciuto ma non mi aveva folgorato, certamente anche a causa del mio pregiudizio nei confronti del &lt;em&gt;nu-gaze&lt;/em&gt;, di tutte quelle emanazioni cioè della scena che più cara in assoluto mi è tra quelle che sono solito visitare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ironia della sorte, due settimane ero a Roma a vedere i &lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/artist/pink_turns_blue&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Pink Turns Blue&lt;/a&gt; [tedeschi di Colonia], in concomitanza con la tappa capitalina degli artisti in questione, mentre ieri sera ho assistito alla performance del trio pesarese qui a Berlino: era destino quindi che avrei dovuto incrociarli di lì a breve, e posso felicemente dire che ne sia valsa davvero la pena.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Certa musica ha un valore estremamente più elevato &lt;em&gt;on stage&lt;/em&gt; che su cd o vinile, specie se eseguita in un contesto intimo come l’angol[in]o del &lt;a href=&quot;http://www.kottimonarch.de/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;Monarch&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;: vedere tre ragazzi che al massimo fanno settant’anni in tre prodursi in un suono così brillante è un’esperienza stupenda, e merita di essere vissuta in primissima fila. Sarei disonesto se mi limitassi a dire che la loro proposta non è innovativa: con tutta probabilità non lo è, ma suonare non è solo avanguardia bensì ricerca di piacere personale, ed invidio fortemente chiunque riesca a produrre suono affine a &lt;strong&gt;Cocteau Twins&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt;, specie se con un organico così limitato nella strumentazione e nel numero dei componenti: quattro o cinque pedali, una batteria da tre pezzi, basso e un laptop per lanciare le [poche] clip non riproducibili in scena; a questo si aggiungono le voci delle due ragazze, a volte solo intuibili - ma la lezione delle voci eteree dei primi anni Novanta questo insegna! &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla fine vi è lo scambio di strumenti tra chi era alle percussioni e chi alla chitarra, per l’ultimo paio di brani conclusi da un saluto timido, cui speravo sarebbe seguito un bis che non arriva, ma non v’è motivo di dannarsi: sono certo li rivedremo presto da queste parti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Leggo oggi &lt;a href=&quot;http://www.rockit.it/be-forest-intervista-baronciani-earthbeat&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;questa bella intervista&lt;/a&gt; loro rivolta, e scopro con piacere e senza troppo stupore alcuni la loro ammirazione per molte band che adoro, vedi i seminal &lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/artist/for_against&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;For Against&lt;/a&gt; - il tutto già chiaro dalla loro produzione, che al momento annovera l’esordio &lt;strong&gt;Cold&lt;/strong&gt; [2011] ed il fresco &lt;strong&gt;Earthbeat&lt;/strong&gt; [2014].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tempo di comprare il singolo, di scambiare due parole con Nicola, di scoprire che ci eravamo già incrociati al &lt;a href=&quot;/2013-10-27/rachel&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;concerto di Neil Halstead e Rachel Goswell dello scorso Ottobre a Londra&lt;/a&gt;, e di venire a conoscenza di una bella sorpresa circa l’unica data italiana degli Slowdive [&lt;a href=&quot;http://www.radarfestival.it/line-up.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;16 luglio al Radar Festival di Padova&lt;/a&gt;], e poi tutti a casa, pensando alla splendida ora trascorsa in compagnia dei &lt;strong&gt;Be Forest&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
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   <title>2013: fav records this year.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2014-01-02/2013-fav-records-this-year.html"/>
   <updated>2014-01-02T01:02:37+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2014-01-02/2013-fav-records-this-year</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Non sono solito stare dietro le nuove uscite per una ragione molto semplice: non ho tempo materiale, pur ascoltando musica tutto il giorno. Sebbene mi limiti a scavare principalmente in quanto accaduto nel decennio 1979-1999 nell’ambito della musica &lt;em&gt;extracolta&lt;/em&gt;, se voglio poi riascoltare quanto mi è parso degno di attenzione davvero mi resta pochissimo per affacciarmi &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; al nuovo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ovvio che ci sono degli artisti ancora in attività che seguo con piacere, e visto che negli ultimi mesi sono riuscito addirittura a star dietro a qualche novità, vi rendo partecipi di quanto è stato di mio gradimento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A voi, ricalcando l’ordine dell’immagine ma non quello di gradimento [che neppure io conosco]:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/__ziq/chewed_corners/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;µ-ziq - Chewed Corners&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/black_hearted_brother/stars_are_our_home/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Black Hearted Brother - Stars Are Our Home&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/prefab_sprout/crimson___red/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Prefab Sprout - Crimson / Red&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/boards_of_canada/tomorrows_harvest/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Boards of Canada - Tomorrow’s Harvest&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/mark_kozelek_jimmy_lavalle/perils_from_the_sea/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Mark Kozelek &amp;amp; Jimmy LaValle - Perils From the Sea&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/witherscape/the_inheritance/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Witherscape - The Inheritance&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/ulver_with_tromso_chamber_orchestra/messe_i_x%E2%80%93vi_x/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ulver - Messe I.X–VI.X&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/mazzy_star/seasons_of_your_day/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Mazzy Star - Seasons of Your Day&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/goldfrapp/tales_of_us/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Goldfrapp - Tales of Us&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;https://rateyourmusic.com/release/album/riverside/shrine_of_new_generation_slaves/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Riverside - Shrine of New Generation Slaves&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Se devo scegliere il mio disco dell’anno, quello che ho ascoltato sino a consumarlo e che mi ha segnato realmente, dico &lt;strong&gt;Goldfrapp - Tales of Us&lt;/strong&gt;: l’aggettivo che meglio lo definisce è &lt;em&gt;parmenideo&lt;/em&gt;, non foss’altro perché più volte ho sognato bianche figure raggiungermi in sogno sulle note di &lt;em&gt;Stranger&lt;/em&gt;, un brano per i termini “celestiale” e “divino” perdono la propria stucchevolezza e diventano totalmente adatti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Negli ultimi mesi mi sono allontanato moltissimo dal metal, ma &lt;strong&gt;Dan Swanö&lt;/strong&gt; resta e resterà sempre una delle figure più importanti per me, ed il suo nuovo album a nome &lt;strong&gt;Witherscape&lt;/strong&gt; è decisamente valido, in bilico tra i &lt;em&gt;Nightingale&lt;/em&gt; più tastieroni e certo graffio di &lt;em&gt;Moontower&lt;/em&gt;; la capacità di fare musica di quest’uomo credo abbia pochissimi pari nel panorama mondiale, tutto risulta sempre fresco ed immediato, con un suono sempre pulito ed immacolato manco a dirlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pulizia e candore propri anche del nuovo &lt;strong&gt;Riverside&lt;/strong&gt;, che talvolta è un po’ troppo pomposo per i miei gusti ma si fa perdonare nei passaggi maggiormente emotivi; i tratti &lt;em&gt;progmetal&lt;/em&gt; del primo periodo hanno ceduto il passo ad arrangiamenti più settantoni che diluiscono lievemente la qualità del disco, ma avendoli visti dal vivo posso dire che criticarli è davvero indice di malafede.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Del disco dei &lt;strong&gt;BoC&lt;/strong&gt; è già stato detto tutto: non so se sarà un classico dei nostri tempi, ha le sue bombe [Reach for the Dead, !] seppur sia meno coeso dei capolavori precedenti; rimanendo nell’IDM vecchiascuola, il ritorno di &lt;strong&gt;µ-ziq&lt;/strong&gt; è graditissimo, lui che non è cambiato mai ed ha continuato per fortuna a sfornare dischi splendidi senza vendersi allo spirito [elettronico]del tempo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;Ulver&lt;/strong&gt; secondo me hanno fatto di nuovo centro, dopo l’opinabile &lt;em&gt;War of the Roses&lt;/em&gt;: archi scuri macchiati da tessiture per synth ci hanno regalato un lavoro monumentale, che più di una volta mi ha fatto letteralmente venire i brividi; e circa la commistione tra elettronica ed acustica arriva la perla di &lt;strong&gt;Mark Kozelek &amp;amp; Jimmy LaValle&lt;/strong&gt; [rispettivamente &lt;em&gt;Red House Painters&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;The Album Leaf&lt;/em&gt;], che senza troppe pretese ti piazzano un piatto caldo ma non riscaldato. C’è da dire che la voce di Kozelek è davvero così bella e particolare che potrebbe cantare qualsiasi cosa con profitto, ed è certamente lui quindi che regge tutto, però il prodotto finale è sicuramente interessante anche per chi invece è più vicino al mondo delle macchine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono poi tornati i &lt;strong&gt;Prefab Sprout&lt;/strong&gt; con &lt;strong&gt;Crimson / Red&lt;/strong&gt;: non è &lt;em&gt;Steve McQueen&lt;/em&gt;, ma è freschissimo ed ha accompagnato il limitare dell’insospettatamente afosa estate berlinese; nello stesso periodo è arrivado il nuovo &lt;strong&gt;Mazzy Star&lt;/strong&gt;, quel &lt;strong&gt;Seasons of Your Day&lt;/strong&gt; che non si è allontanato per nulla da &lt;em&gt;So Tonight That I Might See&lt;/em&gt; e che spero ci riporti presto ad abbracciare la dolcissima &lt;strong&gt;Hope Sandoval&lt;/strong&gt; dal vivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Menzione a parte per &lt;strong&gt;Stars Are Our Home&lt;/strong&gt; dei &lt;strong&gt;Black Hearted Brother&lt;/strong&gt;, progetto nato da un’idea del mio faro musicale &lt;strong&gt;Neil Halstead&lt;/strong&gt; e da due suoi amici e collaboratori [al secolo &lt;em&gt;Nick Holton&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Mark van Hoen&lt;/em&gt;, che vanta un breve passato nei &lt;em&gt;Seefeel&lt;/em&gt;]: il disco è bello, brillante, suonato con divertimento e diverte dunque chi lo ascolta; poter scambiare due chiacchere con Neil stesso dopo aver acquistato tale vinile è stato un momento bellissimo, che spero si ripeta presto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Questo è quanto, ascoltateveli se non lo avete ancora fatto, e riascoltateveli se li conoscevate già. Probabile scriva due righe anche sui live del 2013 perché sono stato a tantissimi concerti, e alcuni sono stati davvero eventi della madonna.&lt;/p&gt;
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   <title>2013: best albums I stumbled upon.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-12-25/2013-best-albums-i-stumbled-upon.html"/>
   <updated>2013-12-25T16:35:31+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-12-25/2013-best-albums-i-stumbled-upon</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;E insomma questo 2013 è stato un sacco &lt;em&gt;dark&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;minimal&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;wave&lt;/em&gt;, ed ecco che vi racconto cosa è successo. Grazie a tutti/e quelli/e che mi hanno fatto conoscere questi/e dischi/e, compagni di un anno di transizione che forse più di ogni altro ha segnato la mia esistenza, trascurabile essa al cospetto della musica di cui vi sto per narrare.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/and_also_the_trees_listen_to_the_rag_and_bone_man.png&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/and_also_the_trees_listen_to_the_rag_and_bone_man.png&quot; alt=&quot;And Also the Trees - (Listen For) The Rag And Bone Man [2007]&quot; id=&quot;and-also-the-trees---listen-for-the-rag-and-bone-man-2007&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#and-also-the-trees---listen-for-the-rag-and-bone-man-2007&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            And Also the Trees - (Listen For) The Rag And Bone Man [2007]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Spero tutti voi già conosciate gli &lt;strong&gt;And Also the Trees&lt;/strong&gt;, in caso contrario vi comunico che avete campato a cazzo finora, ma vi offro magnanimo un’occasione per recuperare. Lessi di loro che proponevano un &lt;em&gt;post-punk bucolico&lt;/em&gt;, perché venivano dall’entroterra e non da zone strettamente industriali, e vero è che la loro prima produzione era bella e canonica nel genere. Ma &lt;em&gt;The Rag and Bone Man&lt;/em&gt; è un disco sinuoso, morbido e caldo, più vicino a &lt;strong&gt;Nick Cave&lt;/strong&gt; che a &lt;strong&gt;Ian Curtis&lt;/strong&gt;, che regala una storia bellissima musicata con foglie di edera. Disco dell’anno per me, possibilmente.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/linea_aspera.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/linea_aspera.jpeg&quot; alt=&quot;Linea Aspera - Linea Aspera [2012]&quot; id=&quot;linea-aspera---linea-aspera-2012&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#linea-aspera---linea-aspera-2012&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Linea Aspera - Linea Aspera [2012]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Guardamose nelle palle dell’occhi [cit.], questi due non si sono inventati niente, ma tale niente ti entra in testa e non esce più. &lt;em&gt;Eviction&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Malarone&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Hinterland&lt;/em&gt;, bombe minimal-synth ben cantate e che spero di incontrare spesso nelle mie notti nei loschi scantinati berlinesi. Genzano chiama, Juno 106 risponde.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/autumn_synthesize.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/autumn_synthesize.jpg&quot; alt=&quot;Autumn - Synthesize [2011]&quot; id=&quot;autumn---synthesize-2011&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#autumn---synthesize-2011&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Autumn - Synthesize [2011]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Allora io ho odiato la &lt;em&gt;minimal-wave&lt;/em&gt; per parecchio tempo, e principalmente per ragioni extra-musicali. Al momento non stravedo, ma ci sono artisti davvero ispiratissimi e che si sono meritati una degna riedizione dei propri lavori come i belgi &lt;strong&gt;Autumn&lt;/strong&gt;, riscoperti da &lt;a href=&quot;http://www.revelinnewyork.com/sites/default/files/IMG_0487.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Veronica Vasicka&lt;/a&gt; che oltre a capirci parecchio di musica è pure un bel donnino. Solo bombe in questa compilation.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/the_danse_society_heaven_is_waiting.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/the_danse_society_heaven_is_waiting.jpeg&quot; alt=&quot;The Danse Society - Heaven is Waiting [1983]&quot; id=&quot;the-danse-society---heaven-is-waiting-1983&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-danse-society---heaven-is-waiting-1983&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Danse Society - Heaven is Waiting [1983]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/2013-03-17/1983-the-danse-society-heaven-is-waiting&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ho già parlato abbastanza del disco in questione&lt;/a&gt;, qui ribadisco solo che è un album seminale del decennio, vero bridge tra tanti campioni delle tinte scure.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/pink_turns_blue_if_two_worlds_kiss.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/pink_turns_blue_if_two_worlds_kiss.jpeg&quot; alt=&quot;Pink Turns Blue - If Two Worlds Kiss [1987]&quot; id=&quot;pink-turns-blue---if-two-worlds-kiss-1987&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#pink-turns-blue---if-two-worlds-kiss-1987&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Pink Turns Blue - If Two Worlds Kiss [1987]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Disco che resterà sempre nel mio cuore per chi me lo ha fatto conoscere e per cosa ha significato, il pad di &lt;em&gt;I Coldly Stare Out&lt;/em&gt; è stato il viatico migliore che potessi incontrare, per entrare in questo mondo. Se è vero che il loro brano più eccelso sia quella &lt;em&gt;Your Master is Calling&lt;/em&gt;, da &lt;em&gt;Meta&lt;/em&gt;, il valore medio più alto si trova nel disco d’esordio. Nel dubbio ho trovato entram i dischi a 2 soldi a Mauerpark, con somma giuoia del mio borsello.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/love_spirals_downwards_idylls.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/love_spirals_downwards_idylls.jpg&quot; alt=&quot;Love Spirals Downwards - Idylls [1992]&quot; id=&quot;love-spirals-downwards---idylls-1992&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#love-spirals-downwards---idylls-1992&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Love Spirals Downwards - Idylls [1992]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La voce di &lt;em&gt;Suzanne Perry&lt;/em&gt; è tra le mie preferite di ogni epoca e di ogni genere, e credo che senza di lei la produzione degli &lt;strong&gt;LSD&lt;/strong&gt; sarebbe certamente più modesta. Ma ella è sì celestiale che si avvicina quasi alla Betta Fraseri, e la rimira da vicino nella beatitudo dei cieli del porcoddio ascoltatevi sto disco perché è una mina anticarro, parola di scout.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/the_field_mice_snowball.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/the_field_mice_snowball.jpg&quot; alt=&quot;The Field Mice - Snowball [1990]&quot; id=&quot;the-field-mice---snowball-1990&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-field-mice---snowball-1990&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Field Mice - Snowball [1990]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I topi di campagna sono tra le cose più importanti successe nel sottobosco musicale anglo-marchigiano. Seriamente, la loro produzione pur limitata, assieme alle loro emanazioni [&lt;strong&gt;Another Sunny Day&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Northern Picture Library&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Trembling Blue Stars&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Blueboy&lt;/strong&gt;], ha zuccherato tutto il Commowealth a colpi di twiiiiii, proto-gaze e menate varie di cui non vi può fregare una mazza. Seriamente, &lt;em&gt;Letting Go&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Sensitive&lt;/em&gt; sono le canzoni della vita e vorrete sempre ascoltarle d’ora in poi, amen.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/mellonta_tauta_sun_fell.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/mellonta_tauta_sun_fell.jpeg&quot; alt=&quot;Mellonta Tauta - Sun Fell [1994]&quot; id=&quot;mellonta-tauta---sun-fell-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#mellonta-tauta---sun-fell-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Mellonta Tauta - Sun Fell [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Allora in Argentina c’è una scena ‘gaze/dreampop niente male, e questo disco è un vero capolavoro del genere. Davvero non c’è mezza traccia fuori posto, voci cristalline ed eteree ed assurde e gran lavoro di chitarra; &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=BslpOIK0nfI&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Dawn&lt;/a&gt; è degna dei migliori &lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Lush&lt;/strong&gt;, per farvi capire.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/for_against_december.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/for_against_december.jpeg&quot; alt=&quot;For Against - December [1988]&quot; id=&quot;for-against---december-1988&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#for-against---december-1988&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            For Against - December [1988]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I foregheinst sono una bomba, solo canzoni della vita per loro, con le loro voci androgine ed i loro ritmi e le loro strutture quasi &lt;em&gt;post-hardcore&lt;/em&gt; già, e quei rototom così caratteristici del loro apparato percussivo. I testi sono iper-esistenziali e degni di analisi ragionata, da &lt;em&gt;Sabres&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Paperwhites&lt;/em&gt;, da &lt;em&gt;Stranded in Greenland&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;They Said&lt;/em&gt;; non perdetevi anche il disco precedente &lt;em&gt;Echelons&lt;/em&gt;, stesso livello davvero.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/ikon_in_the_shadow_of_an_angel.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/ikon_in_the_shadow_of_an_angel.jpeg&quot; alt=&quot;Ikon - In The Shadow of an Angel [1994]&quot; id=&quot;ikon---in-the-shadow-of-an-angel-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#ikon---in-the-shadow-of-an-angel-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Ikon - In The Shadow of an Angel [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Li ho conosciuti tramite la celebre cover di &lt;em&gt;Fall Apart&lt;/em&gt; di &lt;em&gt;Death in June&lt;/em&gt;, da loro riproposta in versione dancefloor killer: l’album ha un sacco di tracce di cristo tipo &lt;em&gt;Condemnation&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Love is Colder than Death&lt;/em&gt;, e credo che nel 2nd wave goth sia uno dei dischi più catchy e rappresentativi in assoluto, per quanto i debiti nei confronti di contemporanei più illustri siano evidenti - ad ogni modo gasa duro al ritorno dai party.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Nota personale: quest’anno ho fisicamente conosciuto e ritrovato persone come Rachel Goswell, Neil Halstead [&lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Mojave 3&lt;/strong&gt;], e Mark Burgess [&lt;strong&gt;The Chameleons&lt;/strong&gt;], posso dire di essermi tolto un paio di soddisfazioni niente male: grazie per quanto mi avete dato e continuate a darmi ogni giorno con la vostra musica, amici miei.&lt;/p&gt;
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   <author>
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   <title>Pistacchio di Brontë.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-11-26/pistacchio-di-bronte.html"/>
   <updated>2013-11-26T19:19:13+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-11-26/pistacchio-di-bronte</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ero lì che masturbavo il cadavere di Maria Teresa di Calcutta con un dildo posto all’estremità di un trapano acceso, quando mi resi conto che tra noi non poteva più funzionare.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Davvero, la levatura morale della filantropa macedone mi opprimeva, e riuscivo a trovare momenti di parità solo quando io indossavo i panni di esploratore disinibito del sesso, e lei quelli di Goran Pandev. Ma no, poche sparute parentesi corporali non potevano di certo colmare l’impietosa distanza tra una figura così grande ed immortale, e una filantropa macedone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Davvero, è tanto che non si parla di lei: a questo mondo se non ti rivelano un segreto di Fatima, dopo tre mesi non sei più un cazzo di nessuno; siamo stati parecchio fortunati peraltro, ad oggi dio ce li avrebbe inoltrati tramite &lt;em&gt;What Would I Say&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“La madonna in pericolo per trenta denari con la cruna di un agnello, scagli il primo Pilato in croce amen.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al momento non sono troppo aggiornato su cosa combinino in Vaticano, presumo le solite orge a base di raganelle allucinogene, pentateuco e minorenni down. Ho sentito solo che il papa si dà un gran daffare al telefono con i fedeli: del resto anche Fastweb è dovuta passare per questa fase, mi spiace ma tocca anche a te.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pensa quanto ti sarebbe potuto rodere il culo se all’epoca del 56k, ti fosse caduta la linea per colpa del Papa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ciao, me chiamo Francesco e ti chiamo para decirte delle cose importanti.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ciao, sono io e stavo scaricando un’ammucchiata lesbo che di qui a poco avrei consultato in maniera interattiva, ora devo ricominciare daccapo e questo mi costerà parecchio denaro, ma mi dica pure.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- El Signore no vuole che ti guardi certe escene carnali, o por lo meno non in HD.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- El signore si può fottere, perché ora devo riscaricare la sequenza di byte cui ero interessato per colmare la prossima mezz’ora. Altro?  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- No, pero se vieni el domingo a Castel Gandolfo ti diamo 200 minuti gratis.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Minuti di cosa?  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Minuti de vida. Sono quasi cuatro ore in più prima de morire, te ci puoi fare yo que se, cuatro o cinco pippe.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Francesco io non so chi cazzo tu sia, ma questa conversazione mi ha già irritato a sufficienza con il suo dadaismo iberico, ergo mi devo congedare da lei.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- El Signore te abbia in gloria, ragazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo il papa &lt;em&gt;buono&lt;/em&gt;, il papa &lt;em&gt;filosofo&lt;/em&gt;, il papa &lt;em&gt;trequartista&lt;/em&gt;, questo sarà il papa simpatico, suvvia: non che ci voglia molto a primeggiare in tal senso nella curia, ma tant’è. &lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Piuttosto questa è stata una settimana molto bella e giovane ed urbana, e credo dunque vogliate sapere cosa accada qui all’ombra del quarto Reich.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’altro giorno ho mangiato del gelato squisito al gusto di pistacchio di Bronte, e mi sono informato circa la sua provenienza: come avevo intuito fu prodotto della più piccola delle sorelle Brontë, Anne, la quale oscurata dal successo delle altre due, trovò fortuna nei frutti secchi. Riporto un dialogo piccato tra l’imprenditrice e le romanziere:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Emily&lt;/strong&gt;: Anne, mortacci tua che serci sti pistacchi!&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Charlotte&lt;/strong&gt;: Davero pare che sto a pacca’ cor cemento.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Anne&lt;/strong&gt;: Eh voi ne sapete pareccho de sassi, manco mi’ nonna se leggerebbe quei mattoni che scrivete.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Charlotte&lt;/strong&gt;: Guarda che tu’ nonna è pure mi’ nonna, ed ha trovato davvero sublime &lt;em&gt;Jane Eyre&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Emily&lt;/strong&gt;: …e pure co’ &lt;em&gt;Cime Tempestose&lt;/em&gt; s’è fomentata un botto, quindi che cazzo voi?&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Anne&lt;/strong&gt;: a me m’ha detto che ce ammazza le mosche, poi fate come ve pare, io me do.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[il dialetto dello Yorkshire è stato riportato in borgataro per necessità redazionali, possiate scusarmi.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parentesi culturale a parte, &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/CuoreDiVetroBerlin&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;mi permetto di segnalarvi la gelateria&lt;/a&gt; perché è gestita da ragazzi in gamba, e nel dovero degli ospiti relativamente fissi risulta &lt;strong&gt;Herr Blixa Bargeld&lt;/strong&gt;. Come se a tagliarsi i capelli da voi venisse Nick Cave, esattamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Venerdì sera sono stato prima a vedere &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=cL7uHhCo4qw&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;le Savages&lt;/a&gt; alla &lt;a href=&quot;http://www.kesselhaus-berlin.de/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Kesselhaus&lt;/a&gt;, le quali hanno pestato a dovere, e poi ad un sobrio party industrial-goth-latinoamericano nei pressi di &lt;em&gt;Schillingstraße&lt;/em&gt;, tenutosi in una cantina nella quale non nascondereste neppure il cadavere di Sandro Bondi. E non perché mancasse lo spazio, anzi.
Per tornare a casa ci ho messo solo un’ora e tre quarti, perché i convogli della metro berlinese hanno la simpatica proprietà secondo cui, se ti addormenti per un minuto, ti risvegli a Cracovia. Con un AK47 in petto, se sei fortunato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sabato invece sera sono stato in tutt’altra cornice, cioè alla &lt;a href=&quot;http://www.konzerthaus.de/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Konzerthaus di Berlino&lt;/a&gt;, nella cui serata vi era in programma una selezione di brani di &lt;em&gt;Gershwin&lt;/em&gt;: ora a me la musica extra-ariana non fa impazzire, ma il profumo di maccartismo e di fisiognomica emanato dai passi del negretto dodicenne che ballava in frac hanno ristabilito in me il giusto livello di neonazismo. Almeno una generazione mi separava dall’età media della sala, e a giudicare dal mio abbigliamento anche un paio di aliquote fiscali visto che ero un benzinaio nella sala di Eyes Wide Shut praticamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non domo, la serata è proseguita in un &lt;em&gt;wg-party&lt;/em&gt;, quello che sulla carta sarebbe dovuta essere una festicciola a casa di alcuni ragazzi, e che invece si è tradotto nella scuola Diaz, ed io stesso mi sono preocupato di nascondere le armi nel cesso. Seriamente, non ritengo umanamente possibile che un palazzo sopporti non solo cento persone che saltano come cavalli dentro una casa che vibra a ritmo di &lt;em&gt;minimal&lt;/em&gt;, ma anche le scorribande per le scale delle medesime sino all’alba. Se i miei conti sono esatti, si sono incazzaati sino a Voghera.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi ricordo solo che mi sono messo a parlare con un tizio dalla provenienza visibilmente subsahariana che voleva vendermi a tutti i costi la storia che era di Liverpool, e poi con un ragazzo di Monaco che era lì a trovare amici, aveva la ragazza greca e una volta ad agosto aveva trovato del permafrost in Siberia dando un calcio per terra. O forse mi stava solo chiedendo di levarmi dal cazzo perché voleva passare, ed io non ho capito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo amici per dire che per annoiarvi qui dovete essere proprio sordi, senza cuore, o Sandro Bondi.&lt;/p&gt;
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   <title>The Chameleons live 17/11/2013 @ Bi Nuu, Berlin</title>
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   <updated>2013-11-18T17:29:47+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;There are nights you just know you won’t forget in life; nights in which you should not care about your worries, about where you do come from or where are you going, in case there is a thing such a goal in life at all. I have had very few experiences of such nights in my life, and all of them were always tied to music, wether it was a concert or just some tunes playing while being with someone else.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;You know that one of such events is coming from the morning itself, you wake up and you smell the greatness coming: you ask your wounds to hold on for a few hours, because there is no pleasure with no pain, and viceversa. My brief story starts thus from the average morning of a Berlin autumn Sunday, with that tiny and pleasing rain beating on your window, and a sun that seems so old and lazy to wake up even on weekend days, gifting me with just a subtle semblance of the bright light he is used to give during the warm season.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I have been so lucky to gather all the vinyl of one of my favourite bands during latest month, and yesterday evening I had the very special chance to get them signed after a killer show of the band itself: ladies and gentlemen, we are not floating in space, but we are talking about &lt;strong&gt;The Chameleons&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;The Chameleons, led by bassist and singer Mark Burgess, achieved the perfection in every single aspect of music composition: songwriting, sound and texture design, technique, lyrics, and concept album delivering. Their production features twisting and frenetic songs, sparse and touching ballads, mellow and dreamy tunes, and quality and different arrangements for some of the same tracks as well. And without ever mentioning, not even remotely, any love topic: I find that being a concrete and remarkable achievement when it comes to put such touching and brilliant thoughts in music.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;So I pack my beloved records and I head for &lt;em&gt;Bi Nuu Club&lt;/em&gt; in Schlesisches Tor, where I am welcomed by some pre-show airing of &lt;em&gt;Death in June&lt;/em&gt; music [ &lt;em&gt;Fall Apart&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;He’s Disbabled&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;My Little Black Angel&lt;/em&gt; among the others], due to which my feeling of the blissful event coming reaches its climax. I really want to be in the very first row just below Mark, so as soon as the place starts getting crowded I take up the closest spot to the stage, right in the middle, and I enjoy the support act by &lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/asceticascetic&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ascetic&lt;/a&gt;, very solid &lt;em&gt;post-punk-dark-wave-getting-sick-of-hyphened-sub-sub-genres&lt;/em&gt; duo from Melbourne, Australia: you both had an impressive rig guys, keep it up with the good stuff!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;It’s half past ten, room music stops in order to let our favourite reptiles come up to the stage. Bear with me for a second: we are prisoners in space, times and categories, and we can’t to much to fight them. We die for being too old, we struggle for having beloved people far from our place, and we often cannot make it up due to constraints and dichotomies that are just bigger than us. We can just find those rare moments in which there is no space because everything we need is right there, no category at all because we are all the same, and no perception of time because we want that very second to hold on forever.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;And what a better welcome signal to such healing and dionysian ritual than &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=lYNHjmnlZbA&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;Swamp Thing&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;? &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I don’t want to go through the mere setlist: every single song from them is superb, and I lived the concert as a whole, from the classic episodes of &lt;em&gt;Tears&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Second Skin&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Don’t Fall&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Caution&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Perfume Garden&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Soul in Isolation&lt;/em&gt; just to name a few, to a couple of new themes straight from the brand new EP.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I just want to put the stress on &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=hBjJIInF26Y&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;Monkeyland&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, my favourite song ever, possibly the one that I would choose over a million in order to explain my whole life, which starts playing with its unmistakable hats intro, making me realise to be just part of it: I know every single note of all the instruments composing it, I know how such maidens love each other and get together to craft such masterpiece, and all the words, whose meaning is always clear during everyday’s listening, now lie down to depict something I won’t be able to grasp at all, at the end of the experience. I end up holding the hand of a perfect stranger because I need to let my fathomless feeling flow and fill the outer world, and I feel relieved not to have been rejected for a genuine sign that would have been for sure, in a different context. I really don’t know if my creator is God or a man, as long as someone, somewhere, does care or understand.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Thank you &lt;strong&gt;Chameleons&lt;/strong&gt; for letting the inexorable flow of existence stop even if for a brief moment only, and to all the souls gathered there to let this happen. And thank you Mark for greeting me in such a warm and friendly way, it’s an inestimable pleasure to be remembered by someone I have in such high consideration, both as an artist and as a man.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/me-burgess.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/me-burgess.jpg&quot; alt=&quot;Me and Mark Burgess&quot; id=&quot;me-and-mark-burgess&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#me-and-mark-burgess&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Me and Mark Burgess
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;This time I know for sure, it was the trick of no light : ))&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;D.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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   <author>
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   <title>Esegesi della Sciabolata.</title>
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   <updated>2013-11-08T15:30:41+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-11-08/esegesi-della-sciabolata</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sandro Piccinini&lt;/strong&gt; ci ha abituati a scelte lessicali particolari durante il corso della sua carriera televisiva, tra le quali spicca quella della &lt;strong&gt;sciabolata&lt;/strong&gt;, gesto tecnico di dominio dei centrocampisti, che trova massima affinità con il movimento compiuto dall’arma bianca in combattimento.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Per &lt;em&gt;sciabolata&lt;/em&gt; si intende appunto un cambio di gioco effettuato da una mezz’ala o da un esterno di centrocampo, in senso prevalentemente trasversale rispetto alla direzione di attacco e diretto verso un compagno che occupa la fascia di competenza opposta alla propria dunque. Tale passaggio risulta essere una parabola eseguita da fermi, con un movimento del piede che ricorda l’atto appunto di brandire una lama.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;i-maestri-della-sciabolata&quot;&gt;I maestri della Sciabolata.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Non è dato sapere nel corso di quale incontro nacque tale metafora, ma è certo che l’utilizzo divenne consolidato a cavallo del cambio di secolo, specialmente durante l’era dei &lt;em&gt;Galacticos&lt;/em&gt;, appellativo rivolto alla stellare compagine madrilena che all’inizio degli anni 2000 si aggiudicò due Coppe dei Campioni, rispettivamente ai danni del Valencia e del Bayer Leverkusen. In quel Real Madrid militavano giocatori del calibro di Zinedine Zidane, Ronaldo, Luis Figo e David Beckham; furono proprio questi ultimi due, padroni delle fasce e dotati di piede superiore, simbolici duellanti a colpi di ripetuti e millimetrici lanci, che diedero i natali al policleteo gesto della &lt;strong&gt;sciabolata classica&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come in una scultura di Fidia, la torsione del corpo imprimeva al pallone una traiettoria celeste, e permetteva di sopperire ad eventuali carenze atletiche momentanee o sistematiche dell’organico; grazie alla sciabolata, non era necessario scattare invani nella speranza che la palla venisse recapitata con precisione: il fatto stesso che uno dei due dorifori si accingesse a colpire la sfera implicava una perfetta esecuzione.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;levoluzione-del-gesto-sciabolata-morbida-sciabolata-tesa&quot;&gt;L’evoluzione del gesto: Sciabolata morbida, Sciabolata tesa.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Tutte le squadre sono destinate a mutare il proprio organico per far fronte alle ambizioni dei singoli o alle necessità economiche, ed i dioscuri della sciabolata abbandonarono la capitale iberica per sfide rispettivamente meneghine e oltreoceaniche; tale passaggio, imitato già con risultati più o meno validi da tutti i centrocampisti d’Europa, stava diventando oramai naturalistico e non più classico, e nacquero così delle varianti significative.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le prime nuove testimonianze sono relative alla nascita della &lt;strong&gt;sciabolata morbida&lt;/strong&gt;: essa è un passaggio esclusivamente orizzontale, effettuado in direzione del compagno libero sul versante opposto, e risulta essere una manovra di alleggerimento nei confronti del pressing avversario; il compagno ricevente potrà prodursi in un pavido tocco corto a favore di un giocatore vicino, o esibirsi a sua volta in un’ulteriore sciabolata morbida, per il visibilio del pubblico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Registi arretrati come &lt;strong&gt;Xavi Hernandex&lt;/strong&gt; o &lt;strong&gt;Andrea Pirlo&lt;/strong&gt;, interpreti di un ruolo moderno, sono stati tra i primi revisori della sciabolata dal tratto più dolce, a causa della posizione più centrale che essi occupano all’interno del rettangolo di gioco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Col progressivo livellamento verso l’alto del tasso tecnico offensivo di numerose squadre europee durante la seconda metà degli anni Duemila, si sono aperti nuovi orizzonti per la sciabolata, che finalmente poteva prodursi sullo spazio degli attaccanti esterni. Per premiare lo scatto dei medesimi non era più possibile usufruire della variante morbida, che sarebbe stata preda della linea difensiva, ed è stata sviluppata la tecnica della &lt;strong&gt;sciabolata tesa&lt;/strong&gt;, passaggio più forte e dalla difficoltà realizzativa notevole.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Infatti, affinché tale lancio possa definirsi ancora sciabolata deve conservare parte del suo carattere trasversale, non essendo quindi totalmente verticale, e deve essere eseguito con massima eleganza nel movimento delle gambe e del busto; tale differenza stilistica risulta fondamentale nell’infondere fiducia all’ala, la quale galvanizzata dall’idea di ricevere presto i frutti balistici di una sciabolata tesa, non mancherà di apportare massima freddezza alla manovra scaraventando con vigore la palla alle spalle dell’estremo difensore avversario.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;larte-come-frutto-dello-struggimento-la-sciabolata-disperata&quot;&gt;L’arte come frutto dello struggimento: la sciabolata disperata.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La sciabolata raggiunse poi un’apice drammatico durante la Champions League 2006/2007, vinta dal Milan di Carlo Ancelotti. Durante la gara di ritorno i quarti di finale della competizione tra la formazione rossonera e l’Ajax, il punteggio complessivo di 3 reti a 3 premia i lancieri in virtù della consueta regola dei gol in trasferta, segnati in quantità maggiore dagli olandesi. La partita si avvia ad un epilogo amaro per gli italiani, quando al minuto numero 91 la palla è in possesso del capitano &lt;strong&gt;Paolo Maldini&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quella sarebbe stata verosimilmente l’ultima opportunità offensiva, e affinché potesse recar frutto doveva iniziare in modo tale da infondere massima convinzione a tutti i compagni; il capitano, giocatore dall’esperienza pluridecennale, sa che non può limitarsi a lanciare in modo casuale, e si produce quindi nel primo esempio documentato di &lt;strong&gt;sciabolata disperata&lt;/strong&gt; verso Massimo Ambrosini, il quale prolungherà idealmente e concretamente l’idea di Maldini verso Filippo Inzaghi, il quale come vero eroe tragico, continua la metafora del duello alle lame infilzando l’ultimo difensore e permettendo così di proseguire l’immacolata marcia verso la vendetta della finale di Atene ai danni del Liverpool di Rafa Benitez, in cui Pippo stesso brillò con due indimenticabili segnature, la prima fortuita e la seconda decisamente voluta.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Delle tante espressioni sensazionalistiche e talvolta ai limite della pertinenza espresse dal cronista, la sciabolata rimane forse la più identitaria e sublime. Qualora vogliate rivivere testimonianza diretta ed interattiva delle sue declamazioni, &lt;a href=&quot;http://www.diegocaponera.com/isandro/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;ho preparato qualcosa per voi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
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   <title>Anathema Live 5/11/2013 @ K17, Berlin</title>
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   <updated>2013-11-06T18:16:29+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-11-06/anathema-live-05-11-2013-k17-berlin</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Se c’è un gruppo che più di ogni altro associo all’arrivo della mia stagione più cara, esso è rappresentato dagli &lt;strong&gt;Anathema&lt;/strong&gt;: crepuscolari ma non deprimenti, a tratti veementi ma mai euforici, si sono sempre saputi rinnovare mutando la propria cifra in maniera sostanziale e pur sempre coerente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Li vidi come spalla dei &lt;em&gt;Porcupine Tree&lt;/em&gt; nel lontano 2007, potendone a malapena percepire la voce tanto era pessima l’acustica per la loro esibizione, poi anni dopo a Roma ancora in uno show bellissimo all’Alpheus, e le ultime due volte qui a Berlino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ieri mi è stato fatto dono di un’esperienza divina, di cui custodirò sempre gelosamente il ricordo. Io credo che il primissimo requisito che degli artisti devono possedere nel momento in cui affrontano il pubblico sia l’amore &lt;em&gt;tout court&lt;/em&gt;: l’amore per la loro professione, l’amore per quanto hanno scritto e si accingono ad interpretare, l’amore per la platea, per come reagisce e prova piacere fisico e mentale mentre si lascia pervadere dallo spettacolo in atto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Raramente ho visto delle persone imbracciare strumenti [e sì, ne ho viste parecchie credo] avvolte da un’aura così tangibile di sentimento puro. Al di là dei siparietti e dell’interazione scherzosa con noi della sala, Daniel e Vincent Cavanagh sono animali da palcoscenico che sanno riprendersi dagli inconvenienti della diretta, che sanno improvvisare nonché rendere il pubblico partecipe diretto della musica che stanno suonando.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Presentatisi in formazione ridotta, le due anime del gruppo erano accompagnate dalla bellissima ed imprescindibile voce di &lt;strong&gt;Lee Douglas&lt;/strong&gt;; ora io non ricordo di preciso quando Daniel iniziò a smanettare con una &lt;em&gt;loopstation&lt;/em&gt; nella sua carriera [probabilmente ai tempi dei &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=LgcKMuei1zE&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;tour con Anneke van Giersbergen&lt;/a&gt;], ma possa dio benedire quel momento. Possiamo così essere tutti partecipi del miracolo dell’esecuzione assieme a quello creativo, e godiamo di musica totalmente diversa dai dischi, più viva ed autentica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I brani dell’ultimo disco (&lt;em&gt;Weather Systems&lt;/em&gt;), a mio avviso troppo patinato ed “adulto” [in accezione ahimè negativa], ritrovano qui una dimensione nuova e degna e si mostrano finalmente genuini, per non parlare del repertorio classico: Daniel in due minuti scarsi tira su un magnifico arrangiamento per &lt;strong&gt;Deep&lt;/strong&gt;, prima percuotendo la cassa della chitarra in modo da ottenere un loop percussivo, sovrapponendovi poi un paio di note basse ostinate e finalmente l’arpeggio che tanto amiamo. Vincent ci mette il resto, e ci guardiamo tutti increduli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Torniamo all’album più recente senza troppi patemi, e sulla coda di &lt;em&gt;Dreaming Light&lt;/em&gt; si insinua prima timida e poi decisa &lt;strong&gt;Flying&lt;/strong&gt;, presto sostenuta da un battito di mani in tempo composto [sì, proprio come nel bridge di &lt;em&gt;Trains&lt;/em&gt; di certi Porcospini]. Flying è una di quelle canzoni che vorresti davvero non finisse mai, con quegli echi andalusi nel finale, con quei cori così eterei ottenuti allontandosi ad uopo dal microfono, e che solo quando sei in primissima fila puoi percepire dal vivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un buon compromesso per accettare l’inevitabile conclusione del brano è rappresentato dalla sequenza successiva: &lt;em&gt;Shroud or False&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Destiny&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Lost Control&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;One Last Goodbye&lt;/em&gt;, da sentirsi male proprio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Immancabile &lt;strong&gt;Are You There?&lt;/strong&gt;, [come su &lt;em&gt;Hindsight&lt;/em&gt;], interpretata dal solo Daniel che si concede un’altra licenza di esclusività con la cover &lt;em&gt;Big Love&lt;/em&gt; dei &lt;em&gt;Fletwood Mac&lt;/em&gt;, dedicata esplicitamente ad una sua compagna del passato che vive proprio qui a Berlino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Torna Lee per chiudere con &lt;strong&gt;Parisienne Moonlight&lt;/strong&gt; [tutta sua], e &lt;strong&gt;A Natural Disaster&lt;/strong&gt;, quest’ultima pure decisa a non finire mai. Ma le cose belle, per essere veramente tali, devono avere un termine e rimanere istanti isolati di un’eternità mediocre, ed è così che i tre lasciano la ribalta e si guadagnano appluasi ininterrotti fino al loro rientro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sappiamo tutti che chiudono sempre con &lt;strong&gt;Fragile Dreams&lt;/strong&gt;, e mai consuetudine è stata accolta in maniera più lieta: cantiamo a squarciagola il loro immortale commiato, il quale viene seguito a sorpresa da un inatteso invito a ballare; Daniel torna a picchiettare sostenuto sulla cassa del proprio strumento, segue con un’inconfondibile frase ritmica che tutti riconosciamo come &lt;strong&gt;Another Brick in the Wall pt. 2&lt;/strong&gt; e che accogliamo con piacere, anche io stesso che non gradisco particolarmente tale album di Gilmour e soci. Daniel ci tiene poi a ricordare che oltre a prendere a cazzotti chitarre e a schiacciare pedali è tuttora un chitarrista della madonna, e si esibisce in una coda finale da brividi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Bravi Daniel, Vincent e Lee, che con due strumenti in croce e tre microfoni hanno tirato su un concerto da lacrime, suonando quasi meglio che in disco e regalando un vero idillio creativo per tutti i presenti. Mi faccio un cicchetto, incrocio Daniel nella sala, lo saluto e lo ringrazio per quanto mi ha dato negli ultimi anni e stasera specialmente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A presto con il nuovo disco, mi raccomando dategli un po’ di graffio però e tornate presto qui, la gente vi ama davvero tanto.&lt;/p&gt;
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   <title>Rachel.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-10-27/rachel.html"/>
   <updated>2013-10-27T12:40:14+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Non riesco davvero a scriver nulla stavolta. So solo che &lt;a href=&quot;http://www.creation-records.com/slowdive-members-reunite-for-london-gigs/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;ho incontrato&lt;/a&gt; la principessa che da tanti anni mi accompagna, e che riesce a dar senso con la sua voce anche alle giornate che vorrei non aver vissuto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sweet thing I watch you, grazie di tutto Rachel.&lt;/p&gt;
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   <title>Cose che Capitano</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-10-17/cose-che-capitano.html"/>
   <updated>2013-10-17T18:57:13+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;In questi giorni mi è capitato di leggere e sentire di tutto circa la vicenda Priebke, e ritengo opportuno mettere un po’ d’ordine vista l’ottusità media con cui è stata affrontata la questione da pressoché chiunque, eccezion fatta per il primo cittadino di Albano e per mio amico Patrizio Petrucci, fra i pochi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Premessa: io non ho [ancora] detto nulla di serio a riguardo, anzi mi sono prodotto nelle peggiori oscenità perché sono fortemente contro il perbenismo da tastiera, nella migliori delle ipotesi inconcludente ed innocuo; ergo chiunque mi accusasse di retorica dopo che altrove ho detto solo cazzate, è pregato di leggere in maniera integrale quanto segue, o di interrompere qui e di andare a farsi una sega sulla categoria lesbo-teen del Fatto Quotidiano.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ulteriore ed ultima premessa: non credo che Priebke rappresentasse un problema reale per nessuno, era un vecchio der cazzo oramai, ed è inutile menarla troppo. Ma i simboli e la memoria sono importanti [almeno per me], e non possiamo passare sopra a tutto al grido di &lt;em&gt;ci sono cose più importanti&lt;/em&gt;, che poi non si è mai capito quali siano [secondo me cambiano a rotazione, tranne la Cempions e il prezzo delle sigherette]. Contando poi che la vicenda tocca il mio luogo di residenza attuale e la città in cui ho passato per intero la mia adolescenza, non posso esimermi dal commentare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Antefatto per i cyber-filologi che rinverranno questo testo tra qualche millennio: una settimana fa muore l’ex-capitano delle SS Erich Priebke, da anni estradato in Italia dopo una lunga latitanza in Argentina e residente a Roma nella casa ove rispettava gli arresti domiciliari; un sacerdote lefevbriano a lui vicino si offre di officiare il rito funebre in una chiesa di Albano Laziale, il che implica che il feretro dovrebbe transitare et in ingresso et in uscita attraverso Albano Laziale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La popolazione ed il sindaco della medesima si sono giustamente infuriati per quanto sarebbe accaduto, ed il primo cittadino ha emesso ordinanza di impedire il passaggio del feretro per le vie del paese; tale ordinanza è stata ottusamente scavalcata dal prefetto, quindi Priebke in sella e via verso “la chiesa spretata”, come è comunemente nota la cappella della congregazione a lungo sconsacrata e solo recentemente reintegrata nella Santa Chiesa de li cazzi loro.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Cio’ detto, la gente è stata in grado di produrre commenti simili, che andro’ ad analizzare con distaccata rabbia retorica:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Era morto oramai, che fastidio vi da?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Nessuno guarda, s’è pure liberata una stanza se qualcuno di Crotone vuole segnarsi a Storia Contemporanea. Per inciso, uno che deve fare oramai per essere considerato un figlio di puttana, oltre ad essere stato capitano delle SS, aver pianificato e realizzato un eccidio con oltre 300 deceduti, aver negato crimini di guerra e non essersi pentito di un beato cazzo per tutta la propria centenaria vita? No ditemelo, perché vi giuro che un curriculum peggiore ce l’hanno in pochi. Ed erano tutti alle medie con me, peraltro.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Tutto sto casino ora, ma perché non l’avete perseguitato da vivo?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;La giustizia ha fatto il suo corso. Si rivendica il diritto che un paese simbolo della lotta antifascista possa protestare, prendere a calci, sputare e fare quel che cazzo gli pare, quando passa il cadavere del boia. Il casino per inciso si perpetra contro chiunque osanni a certe figure e certe idee, e non tanto contro i dinosauri del passato, e ci sarebbero anche delle leggi precise a riguardo. Peccato che ad esempio ieri chi dovrebbe farle applicare, innanzi a dei lobotomi con delle paresi alle braccia ed abbigliamento da metrosexual littori non abbiano mosso un dito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, se qui a Neukölln provassi ad alzare teso il braccio destro, mi farebbero funerale e corteo funebre diretto verso il centro della terra seduta stante, senza scomodare né preti né prefetti, tanto per darvi un termine di paragone di come andrebbero gestite certe situazioni.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;La sepoltura non si deve negare a nessuno.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Baby, a meno di non picchettare le terre emerse &lt;em&gt;nocte dieque&lt;/em&gt;, la vedo molto dura impedire a qualcuno di fare una buca, e di metterci un sacco dell’immondizia con Priebke dentro. Il motivo della protesta è, ribadisco, il rifiuto di vedere celebrare un funerale con relativo passaggio delle esequie di un criminale, non i tempi e le modalità con cui i vermi potranno banchettare con i suoi resti.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Da qualche parte dovevano farlo, no?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Certo, ma visto che non era proprio il Gino Bramieri del Reno, magari un sondaggino si poteva fare, e magari se il sindaco del paese ti dice che sarebbe gradito lo portassero affanculo da un’altra parte, sarebbe bene che la prefettura ascoltasse e non abusasse del proprio potere.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Vabè due ore e finisce tutto no?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;È più o meno la frase che deve aver pronunciato lui quel giorno alle Fosse Ardeatine.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma lui ha solo eseguito degli ordini!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Anche vostra madre con una palla da tennis in bocca mentre si fa inculare da tre negri sta eseguendo degli ordini in fondo, perché giudicarla male. Ha avuto parecchi lustri per fornire tale argomento in segno di scusa, se non l’ha sentita lui la necessità figuriamoci voi. Ciò non toglie che nella vita puoi anche avere un po’ di palle, e non eseguire ordini immondi, ma forse abbiamo concetti differenti di &lt;em&gt;eroe&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Se i partigiani non facevano la bomba / Hanno ammazzato un ragazzino / E allora le foibe?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Se tuo padre quella sera fosse andato a puttane io non dovrei risponderti adesso, purtroppo il tuo genitore è stato ligio al dovere coniugale e ti ha permesso di venire al mondo, primo di corteccia cerebrale ahimè. Nessuna ragione puo’ rendere giusta l’arbitraria soppressione di 300 persone; se la pensi diversamente, fammi un fischio e vengo a soffocarti con una busta del LIDL appena ho un momento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi produrrei in un’argomentazione circa la sottile differenza tra un’azione condotta da un’organizzazione clandestina che lotta contro un invasore e quest’ultimo, ma non so disegnare molto bene e quindi non posso mostrarti figure, ergo decade qualsiasi tua possibilità di comprensione, dolce stellina di David della mamma.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Un capitolo a parte va dedicato alla gente che è venuta a tributare omaggio. Ora io credo che per prendere il regionale Roma-Albano per motivi che non siano tornare a cena, siano necessarie delle ragione importantissime nonché una grandissima forza interiore, ergo tali persone avrebbero parzialmente la mia stima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fuor di stucchevole retorica, ma che c’è da omaggiare? Non è stata mica una figura controversa, con dei lati positivi per cui puoi struggerti circa il condannare gli errori: è stato un fijodenamignotta come pochi, tronfio di esserlo, che si è macchiato delle seguenti tra le altre:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;ha invaso la Patria e l’ha ridotta ad una casa di Torvajanica;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;ha ucciso italiani [come i negri, ma quelli devono tornare a casa loro, a proposito a che punto stanno];&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;è scappato come un coniglio in Sarfregna [se indietreggio uccidetemi!];&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;ha vissuto a Roma, togliendo di fatto una casa ai cittadini italiani!&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Poi magari faceva un’ottima pasta al forno e salutava sempre, pur romanamente. Per il resto saro’ strano io, ma scorgo almeno un paio di persone più meritevoli di lode - avete indovinato, Syd Barrett e Goebbels.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Chiedo scusa, ma in un’epoca in cui la storia non si racconta più mentre viene spogliata di tutto l’ardore ed il ricordo che essa deve evocare, prendere con superficialità un momento simile vuol dire essere morti in vita; ben venga qualsiasi espressione di dissenso contro chi ha recato una ferita profonda al paese, sempre che non si preferisca vedersi pisciare in testa da chiunque ci passi intorno, perché in fondo c’è sempre una scusa per starsene buoni senza rischiare di essere giudicati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiudo rendendo omaggio agli acuti commenti di esimi cittadini albanensi, che mi hanno permesso di sorvolare sul resto dei panegirici, nonché di farmi quasi licenziare a causa delle risate:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;APERIPRIEBKE ad ALBANO RAZIALE [Spinoza te pisciamo in testa ndm]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;V’AMO ARZATO PRIEBKE NFACCIA&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gott mit uns.&lt;/p&gt;
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   <title>Vestiti.</title>
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   <updated>2013-09-19T13:55:19+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Era una delle ultime volte in cui sarei tornato alla mia oramai ex-dimora, alla luce del trasloco che stavo affrontando proprio in quei giorni. La polverosa stazione di &lt;em&gt;Boddinstraße&lt;/em&gt;, capolinea provvisorio di quella linea a causa di lavori di ristrutturazione, appariva come un cantiere fantasma, colmo di segni di lavoro - dal comune nastro rosso e bianco, alle assi di legno a coprire zone del pavimento - ed al contempo raramente teatro di effettive azioni lavorative.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Per quanto efficienti, i convogli della metropolitana vedono il proprio ritmo di servizio cadere drasticamente con l’arrivo della sera, e mi dirigevo quindi rapido verso il treno in partenza quando la mia attenzione viene colpita da un ragazzo seduto in compagnia del proprio cane; li avevo appena superati senza prestar loro troppa cura, ma poi lo sguardo languido dell’animale mi ha fornito esitazione sufficiente per non entrare nel vagone piú vicino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come pressoché ogni stazione di Berlino, anch’essa fungeva da alcova per persone che, per scelta o per sfortuna, non si potevano porre questioni come quella abitativa che stavo affrontando io in tale periodo: 
presto le giornate sarebbero diventate corte e algide e buie, e la sofferenza silente e profonda di chi una casa non ce l’ha sarebbero state soffocate dal livore e dalle lagne di chi il gelo vero l’ha visto soltanto al cinema.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vuotai il borsello dalle fredde monete che conteneva, le strinsi nel pugno e le lasciai nel tegame che ci separava. Feci una carezza al cane, ne chiesi il nome, lo scordai immediatamente purtroppo. Lo guardai e gli strinsi una zampa anteriore, e mi guardó felice; scorsi una gioia affine negli occhi del ragazzo, e chiesi come si chiamasse, scusandomi per la maleducazione. Ci presentammo, e con il mio essenziale tedesco dissi cosa facevo lì, quanti anni avessi, e gli parlai dei gatti che mi aspettavano a Roma.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi chiese di che colori fossero, io glieli descrisi rapidamente. Lui rispose che il suo compagno era invero una cagnetta di cinque anni - &lt;em&gt;ein Mädchen!&lt;/em&gt;, e che andava d’accordo con i felini; si accese una pipa, e commentó ridendo che purtroppo c’era solo tabacco al suo interno, anelando ad aromi piú intensi ed efficaci. Le nostre etá erano vicine nella misura in cui lontane erano le nostre vite: li salutai calorosamente entrambi, e mentre mi dirigevo finalmente verso la metropolitana appena arrivata, mi giungeva l’eco del suo prolungato commiato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Perché dobbiamo essere spogli di tutto per poterci avvicinare a qualcuno? Perché se avessi salutato e chiesto il nome ad una qualsiasi altra persona questo sarebbe risultato con tutta probabilitá un gesto stravagante o addirittura prevaricatore?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Abbiamo solo paura dell’altro o siamo giá esseri postsociali, troppo preoccupati di zittire la nostra coscienza? E non intendo la coscienza comune, quella che porta ad empatizzare su vasta scala, mi riferisco proprio alla voce che alimenta l’esistenza in se stessa, che si pone a collante tra lo spazio, il tempo, le categorie e l’ineffabile percezione che un individuo puó avere di sé.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarei sato stolto ad aver visto la mia mera donazione come un atto d’altruismo: cosa saranno mai potuti essere i miei spiccioli, pur sufficienti a garantire un pasto, a cospetto di una necessitá così grande? Lo vidi come un modo di spogliarmi del mio peso sociale a mia volta, una maniera per guadagnare quel minimo di intimitá necessaria a potermi chinare e chieder lui circa le sue spille e le sue toppe, tra le quali figurava quella lettera di cui in maniera così accesa ed acuta avevano teorizzato Proudhon e Bakunin ai tempi, e che in giovinezza avevo individuato come ideale da seguire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Coltivavo sempre timida in me la speranza di poterlo reincontrare prima o poi, e di scorgere negli occhi suoi o della sua compagna il caldo segno del riconoscimento, e di potergli finalmente chiedere di piú della sua vita, titanica, al cospetto della quale la mia pare solo del tempo trascinato a fatica verso una fine quasi agognata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non so se avró mai coraggio di spogliarmi del tutto, so solo che questi vestiti sono stretti, sgraziati, e pieni di ansia e dolore.&lt;/p&gt;
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   <title>Meat is Murder.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-09-04/meat-is-murder.html"/>
   <updated>2013-09-04T19:22:09+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-09-04/meat-is-murder</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Se guardo alle mie spalle, oltre a numerosi poster di playmate scorgo un’esistenza in cui troppo spesso mi sono ritrovato a dover mutare o espellere convinzioni che si erano insediate in me in età almeno prepuberale. Credo sia cammino comune a tutti: da piccoli ci consegnano un grosso e bonario plico dove è definito cosa è giusto e cosa no, a quale dio dobbiamo credere, in che posizione è lecito fare l’amore dopo che ci siamo sposati, e in che modo dobbiamo stigmatizzare e condannare gli altri per le azioni che poi noi faremo di nascosto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non nutro risentimento particolare circa tale periodo: la società odierna non ha tempo materiale affinché i nuovi individui possano creare la propria coscienza secondo virtù dianoetiche di aristotelica memoria, ergo se la cava con etica a buon mercato che solo i più sensibili riconosceranno come dozzinale e da rimpiazzare al più presto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La più recente delle mie prese di coscienza, dopo il veto di non immaginarmi più ragazzine del ginnasio grondanti seme dai propri volti quando le incrocio in metro, è stata quella di eliminare animali morti dalla mia dieta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora io non sono un vegetariano-zitella, di quelli che non perdono occasione per rimarcare quanto sia crudele ed inumano cibarsi di altri animali ad ogni pasto, ma non perché non lo pensi; ritengo che ogni scelta di coscienza debba essere [per definizione!] personale, e non frutto di proselitismo o emozione superficiale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ritengo quindi controproducente pormi in maniera piccata nei confronti di chi evidentemente non ha ancora raggiunto tale consapevolezza, proprio perché se ho interesse affinché essa venga prima o poi posta in essere, non sarà di certo tramite l’aggressione o la provocazione che otterrò alcunché.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Premessa doverosa: a me non frega un cazzo. Di niente. Nella maniera più atavica, nichilista ed universale possibile. Non me ne frega un cazzo di voi, degli animali, di gesucristo, di maradona, della fame nel mondo, e di tutte le categorie di sdegno e di dolore che qualcun altro ha costruito prima di me. Davvero non me ne frega un cazzo, e direi che non frega neanche a voi, non fosse che nell’affermarlo aprirei una discussione incoerente circa quanto detto prima sull’inutilità della provocazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Seconda premessa, altrettando doverosa: il fatto che io stia scrivendo tale post e voi lo stiate leggendo, implica l’esistenza di una società di consumo e di sfruttamento demolitrice, immonda e viscida. Tanto per darvi dei numeri, per la stesura di questo post è stato necessario abbattere 10mila ettari di foreste pluviali, uccidere 200 negri e 4 panda albini.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E parlo solo del titolo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sulla nostra coscienza di rampanti occidentali borghesi gravano e graveranno sempre genocidi silenti, razzie energetiche, deturpazioni del paesaggio, rovine dell’ecosistema, e Giovanardi. Ergo a meno di non essere degli eremiti totalmente scollati dalla società o di non accoltellare il succitato, contribuiamo tutti in qualche misura ad erigere l’imponente mausoleo che presto ospitera le ceneri di questa terra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Appurato questo, ricevo con certo fastidio gli argomenti di chi mi chiede lumi circa la mia scelta, e non appena rispondo con un riservato e semplice “mi fa star meglio”, vengo sottoposto ad una subdola e malcelata ordalia sistematica.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;E quindi cosa ti mangi? Con cosa rimpiazzi il ferro ed il fosforo?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Con Slowdive e Nick Cave di solito.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma lo sai che anche le piante soffrono?&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Non lo so, e anche se fosse non me ne fregherebbe una madonna. Non ucciderei mai un agnello, non sarei mai in grado. Privare una pianta di zucchine della propria prole invece mi provoca un brivido sadico e totale, ed è uno dei miei passatempi preferiti.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma esiste la catena alimentare, è normale!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;L’unica catena che conosco è quella che mi porge tua sorella implorandomi di essere legata e scopata dopo giorni di digiuno. Quando sollevate l’argomento per cui i leoni mangiano le gazzelle, ricordate che Morandi mangia la merda.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma dove è il problema? Tanto sono già morti!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;È l’argomentazione che userò quando scoperò i cadaveri dei tuoi genitori, baby.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma se non mangiassimo animali le carcasse coprirebbero la terra, e saremmo sommersi di gnu transgenici.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Baby, comincia a lavorare alla creazione di avvoltoi mutanti. Magari pettinali tutti come Cristiano Ronaldo, sarebbe fantastico e vivremo entrambi dei proventi di &lt;a href=&quot;http://vulturescombedlikecr7.tumblr.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;vulturescombedlikecr7.tumblr.com&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma le zanzare, quelle le ammazzi!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Ero una pippa ad ucciderle anche prima, ora lascio direttamente un bicchiere di sangue sul davanzale all’inizio dell’estate.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma se avessi un gatto o un cane, cosa gli daresti da mangiare!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Spero rincasino con zebre in fin di vita tutte le sere, e che diano loro il colpo di grazia mentre la brace è calda a puntino.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ma se guardi la forma de [organo a caso] è chiaro che siamo fatti per mangiare animali!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Me ne ricorderò quando sgranocchierò le ossa di tua figlia. Mi ferisce oltremodo che microcefali impugnino argomentazioni parascientifiche quando la loro unica formazione in materia di anatomia è stata deputata a buffi umanoidi rossicci che trasportavano grossi ovuli di droga sulla schiena e farneticavano di stronzate prerinascimentali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Seriamente, se credete che &lt;em&gt;Esplorando il Corpo Umano&lt;/em&gt; non sia un’evidente metafora della Colombia post-capitalista non ci avete capito proprio un cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non so cosa c’è dentro il mio corpo, e non me ne frega davvero nulla. Potessi, lo baratterei per due bootleg dei Lush senza problemi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A meno che non siate figli del macellaio, il mutamento della mia dieta non ha avuto alcuna conseguenza negativa su terzi, ergo non riesco proprio a capire per quale motivo un atto che nella peggiore delle ipotesi si limita a togliervi un coglione dalla fila del BurgerKing debba essere scandagliato alla ricerca di eventuale contraddizione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non vi rompo i coglioni circa cosa mangiate, almeno finché non si tratterà di un mio braccio, e davvero non vi biasimo per le vostre scelte: certo vorrei vedere quanti sarebbero in grado di misurarsi direttamente con la soppressione delle bestie, magari a mani nude, ma l’immagine di voi che provate a strozzare un vitello è cosí ilare che non potrò venire al vostro funerale per paura di sbottare a ridere quando ripenserò ad essa seduto in chiesa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ad esempio certo pesce è dannatamente buono, e mangiarlo mi manca. Ma anche scopare thailandesi quindicenni è dannatamente buono, e per quanto mi manchi spero che tutti ci troviamo dallo stesso lato della linea che separa la scelta giusta da un atto immondo, quale quello di rifiutarne le avances.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io accetto esistano categorie etico-morali differenti dalle mie, pensate a chi ascolta gli &lt;em&gt;Editors&lt;/em&gt;: ma in che modo un mio processo interiore può minare quanto mi circonda? Da dove nasce il bisogno di farmi notare che la mia scelta non è priva di macchia?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Apprezzo tantissimo chi mi dice &lt;em&gt;“la carne mi piace, è buona e non me ne frega un cazzo”&lt;/em&gt;. Amen fratello, non devi giustificarti tirando in ballo presunti fabbisogni proteici: mentre scrivo da questo MacBook Pro consumo energia ed indosso scarpe Adidas, la produzione di entrambe le quali comporta sciagura e rovina per un emisfero intero, e a me come a chiunque legga evidentemente non può fregare una sega.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A meno che non stiate leggendo scalzi da un internet point a pedali sito in Botswana, al che avreste tutta la mia solidarietà, nonché certa invidia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sia chiaro, io non giudico le persone in base al pusher dei loro amminoacidi: levate forse un paio di eccezioni, non ho conoscenze intime che condividano la mia dieta, ergo dovrei allontanare tutti i miei affetti in onore di un orgoglio che non mi appartiene. Io stesso ho mangiato carne per oltre cinque lustri, dovrei passare la mia esistenza a condannare ogni fottuto spiedino che ho addentato, a battermi il petto per ogni pasquetta, ad espiare ogni grigliata?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O forse dovrei sfancularvi tutti non appena troverò una pettoruta &lt;em&gt;suicidegirl&lt;/em&gt; vegana che mi aiuterà a ficcare del tofu sotto tutti i vostri fottuti cuscini di cannibali, chissà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un’obiezione sufficientemente pertinente tra quelle che potrei accogliere e’ per quale motivo sto scrivendo questo &lt;em&gt;rant&lt;/em&gt;, se è vero che la mia scelta e’ cosi’ interiore e personale ed intima, ergo scollata dalle sovrastrutture sociali che ho appena condannato e che invece mi appresto ad alimentare non appena lo pubblicherò.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La risposta baby è che hai ragione, ma grazie alle fottute dieci cucuzze annuali che mi garantiscono questo dominio, almeno qui scrivo e penso quel che mi pare, tanto i quattro lettori che ho son tutti della fottuta Botswana.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ah, e agli Smiths preferisco i &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=HyX3O4cJuNo&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;The Field Mice&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
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   <title>Non Eri Ritardato, Diego</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-07-16/non-eri-ritardato-diego.html"/>
   <updated>2013-07-16T13:18:12+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-07-16/non-eri-ritardato-diego</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;I &lt;em&gt;nerd&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;geek&lt;/em&gt;, chiamateli come cazzo vi pare, sono ufficialmente sdoganati da un pezzo, e non riesco proprio a sopportarlo. Se da una parte il motivo può essere circoscritto al fatto che quando io rientravo pienamente nella categoria la medesima era la più reietta che la società potesse annoverare, ritengo degno fornire argomenti più vasti.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Io per tutti gli anni ‘90 sono stato un nerd &lt;em&gt;de facto&lt;/em&gt;: avevo interesse per qualsivoglia disciplina scientifica, rinnegavo ogni tipo di attività fisica, collezionavo qualsiasi cosa fosse prodotta in serie, avevo amore viscerale per il mondo fantasy, ero disadattato e soprattutto avevo degli occhiali del cazzo. Quegli anni ‘90 così muscolari e di plastica, in cui qualsiasi velleità tecnico-culturale era repulsa in favore di esibire felpe &lt;em&gt;Pickwick&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Yale&lt;/em&gt;, che ora nessuno indosserebbe neanche per derattizzare cantine di Algeri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Erano anni in cui i computer erano ingombranti scatole intona-rumori, che talvolta delegavano la produzione di ulteriore baccano a quei macchinari criminali - al secolo stampanti - adibiti alla resa su carta della tesina o della ricerca di qualche troietta i cui genitori ancora non possedevano un cabinet.
Internet non era arrivato alle masse se non come eco futuribile di qualche elucubrazione cinematografica, ed i cellulari stessi erano dei duplicati essenziali e funzionali degli analoghi fissi, per dimensioni se non altro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Stringendo: se in camera tua avevi più di tre prese occupate, potevi pure scordarti di chiavare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora che anche mia nonna si guarda i video della Sora Lella su tablet, ora che anche l’ultimo dei bifolchi si sganascia davanti a Big Bang Theory [che per inciso a me fa ridere quanto un funerale uzbeko sottotitolato], ora che anche Materazzi sfoggia occhiali dalle lenti grosse come pompelmi, non c’è proprio un cazzo di merito o vanto nel definirsi tali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parliamoci chiaro: un &lt;em&gt;nerd&lt;/em&gt; è un individuo dalla difficile interazione sociale e dedito compulsivamente alle sottoculture o ad attività ad alto contenuto tecnologico, questo principalmente per ovviare al problema precedente. Vedo/leggo quotidianamente qualcuno far uso del termine come sotterfugio copulatorio per plagiare qualche ritardata che si sgrilletta sull’ingegno di gomma di qualche mentecatto dell’ultim’ora: non ci vedo nulla di male in sé, io stesso mi fingo pronipote di Nicola Tesla quando adesco studentesse convinte che cambiare lo screensever del proprio MacBook sia manifesto indice di prestanza sessuale.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Oh sì stronzo loggati come admin e sbattimi in tutte le cartelle nascoste di questo cazzo di webserver p0rcodd10  &lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Dai strappami questi cazzo di vestiti di dosso mentre mi racconti di quanto eri impedito a saltare a corda alle medie  &lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Fatti succhiare l’uccello mentre ti sfili quell’orrendo maglione a losanghe uscito dritto dagli sfondi di Windows per Workgroups 3.11  &lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Chi di voi non si è mai trovato in uno scenario simile? Io no, ad esempio, e non che i vestiti orrendi mi mancassero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora io so perfettamente che il mercato ha bisogno di categorie di social-marketing ben precise per abbigliare modelle che indossino succinte magliette ora di Guerre Stellari ora dei Velvet Underground, e preciso pure che non sono orgoglioso di esser [probabilmente] stato nerd: non me ne sbatte una madonna e anzi non rimpiango affatto quegli anni in cui vivevo circondato da microcefali la somma dei cui quozienti intellettivi eguaglia tuttora il prodotto dei medesimi ed in cui soprattutto reperire porno in HD era appannaggio della sola CIA; penso però che desaturare totalmente una parola del proprio significato voglia dire ucciderla e tradirla, o più semplicemente non capire cosa cazzo si stia dicendo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Rivolgendomi alle mie venticinque lettrici, mi rendo conto che il ritratto del genere femminile che di solito fornisco è totalmente distorto: passo dal definirvi inette complete ghermite da fuoricorso di Foggia a bellissime dee dal potere intellettuale creativo e sessuale illimitato, pronte ad annichilire la mia esistenza con il più piccolo dei cenni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O almeno queste sarebbero le descrizioni che utilizzerei dovessi fornire una definizione asettica e stringata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Semplicemente, l’essenza femminile mi tormenta e mi attrae in quanto al contempo estranea e complementare, ergo mi fa scrivere un sacco di cazzate che non siete obbligate a leggere. Anzi spero non lo faccia proprio nessuno, specie proprio chi mi ha conosciuto in quel francobollo di mondo noto principalmente per essere il bungalow estivo del papa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Li vedo già bigottamente esterrefatti a spalancare i propri orifizi orali leggendo espressioni colorite quali &lt;em&gt;omoteleuto&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;clitennestrale&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;porcoddio&lt;/em&gt;, tutti retaggi di quel greco della koinè che tanto ci invidiano alle Galapagos: io evitavo di relazionarmi con la stragrande maggioranza dei miei coetanei non tanto perché fossi [e sono] impedito in questo o quell’altro sport, o perché fossi illuminato da chissà quale intellettuale fuoco sacro; non me li inculavo perché erano e sono dei procarioti intrappolati dentro degli ominidi. Che sarebbe un’idea splendida per un film di Cronenberg: &lt;em&gt;Ritardya&lt;/em&gt;, mondi cellularmente opposti si incontrano e danno vita ad un torneo di briscola il cui premio è essere inculati da un prete polacco che indossa un bomber della Diesel.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma avevo anche amici cui volevo bene, mettevo i &lt;em&gt;Pavement&lt;/em&gt; quando li strozzavo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In questa epoca di sistematico riciclo culturale, di cui a stento si riesce ad individuare l’idendità intrinseca, è dannatamente semplice creare una &lt;em&gt;sub&lt;/em&gt;-subcultura per il tempo necessario a scoparsi due gemelle svedesi. Ma cosa ricicleranno i nostri figli, ferma restando la speranza che la specie umana si estingua subito dopo i prossimi mondiali? Abbiamo riscavato in tutta la seconda metà del Novecento, senza produrre un cazzo di nuovo che non sia utile a sbrattare dopo una serata caponata e tequila.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Limitatamente alla musica, ogni nuova produzione si divide in due categorie: un nome a caso cui viene giustapposto o preposto uno tra &lt;em&gt;wave&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;step&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;chill&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;future&lt;/em&gt;, oppure la riabilitazione di un decennio a caso. Di qualsiasi secolo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Sabato party anni ‘60, vestitevi a tema.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Entro pettinato e vestito come un coglione, e mi trovo in una sala dal pavimento a scacchi che neanche Piero della Francesca, con una dama vestita di raso che mi guarda lievemente interdetta.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Hey avevamo detto abbigliamento a tema!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Guardo il mio look da coglione postbellico, la realizzazione del quale aveva già crocifisso la poca autostima residua, e provo a capire cosa non vada.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Minchia sembro un Bitols che cazzo vuoi&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Anni ‘60 c’era scritto! Ah forse non era chiaro, millequattrocentosessanta.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Sfanculo la rinascimentale mentecatta e chiedo un rum e cola. Il barista mi accoglie con uno di quei cipigli da depositario unico di intellighenzia sufficienti a infonderti il desiderio di sbranarlo, e mi rammenta che la serata è appunto a tema, e che non posso quindi chiedere nulla inventato o importato successivamente alla scoperta delle Americhe.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tempo di finire la frase, e gli ribalto in faccia la brodaglia che stava rimestando, gli sbatto il grugno nel ghiaccio e sono già per soffocarlo, quando due erasmus di Zaragoza vestiti rispettivamente Lorenzo de’ Medici e da Angelo Poliziano mi invitano gentilmente ad abbandonare la sala non prima di avermi fatto assaggiare il loro umanesimo contro i miei zigomi.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Tu no jodas nuestra fiesta del Renascimento, en nombre de Isabella de Aragon!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Sentite, a me non frega un cazzo di niente se non di una manciata di gruppi oramai sciolti, quindi almeno che non abbiate da vendermi vinili dei succitati potete anche andare tutti affanculo, voi e le vostre feste, i vostri cocktail medievali, chi volete scoparvi e l’utilizzo che fate del termine &lt;em&gt;nerd&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
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   <title>Swans Live 28/05/2013 @ Volksbühne, Berlin</title>
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   <updated>2013-05-29T15:31:27+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;strong&gt;[found the pic &lt;a href=&quot;http://www.last.fm/music/Swans/+images/89766453&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;here&lt;/a&gt; on last.fm, whoever claims credit I will give him of course]&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E quindi mesi addietro mi giunge voce che oggi, o meglio ieri, avrebbero suonato gli Swans a pochi isolati da casa mia. Aggrotto il sopracciglio, penso ah-cazzo-figo-gli-swans, e volgo il mio pensiero a preoccupazioni meno facete, quale l’incontro di sodomia tra sordomuti che avrei arbitrato l’indomani. I giorni si susseguono, mi ricordo dell’impegno musicale e mi preparo ad acquistare il mio voucher telematicamente, quando il teutonico terminale mi risponde che i biglietti sono finiti e che me ne potevo anche andare affanculo a sentirmi i Righeira in Marocco, o almeno questa alternativa mi proponeva Eventim.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sapete come funzionano queste cose: ah ma in fondo non li ho mai seguiti troppo, ah ma mi piacevano di piú quando c’era Reagan alla batteria, ah ma dal vivo rendono di meno che in disco, ah &lt;em&gt;nondum matura est&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I FOTTUTI SWANS DI DIO&lt;br /&gt;
VOGLIO UN ELICOTTERO CON UN BIGLIETTO DEGLI SWANS&lt;br /&gt;
SUL TETTO DI QUESTO FOTTUTO PALAZZO&lt;br /&gt;
ENTRO 24 ORE&lt;br /&gt;
O QUESTO MONOLOCALE DIVENTA UN INFERNO&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi ricordo poi che il tetto della mia dimora è spiovente, al che mi premuro di cercar meglio e scopro infatti che il bel teatro che avrebbe ospitato il concerto ha posti disponibili e tosto acquistabili: provvedo, e rimangio le stronzate con cui provavo a convincermi che la perdita non sarebbe stata poi disumana.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Verso le otto incontro un amico all’entrata come da accordi, prendiamo posto in galleria vicini, e sinceramente ora non ho voglia di menarvela con il gruppo spalla perché se vi fosse interessato potevate venire invece di arrivare alle nove diobestia. Quello che invece È BENE RACCONTARE CON DOVIZIA è quanto accaduto di lì a poco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma ti posso dire che la quarta la vinceranno gli Swans.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli Swans dal vivo sono la cosa piú violenta che abbia mai visto dopo Kenshiro [anche lui dal vivo].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora QUESTI FOTTUTI CIGNI hanno una produzione in studio sufficientemente variegata COME UN CAZZO DI GELATO DA 90 CENTESIMI AL CHILO DEL LIDEL che svaria dalla &lt;em&gt;no-wave&lt;/em&gt;, a certe derive quasi &lt;em&gt;martial folk&lt;/em&gt;, al &lt;em&gt;post-rock&lt;/em&gt; piú da camera, alla piantiamola con queste stronzate musicologiche. Non so che pezzi abbiano suonato stasera e non me ne frega niente, e neanche a voi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;SALGONO SEI FIGURI SUL PALCO E RICONOSCO SOLO M. GIRA, in quanto l’unico a me noto del gruppo. Ma non credo che debba render conto a voi della mia ignoranza in materia di CIGNI. Ora i CIGNI hanno anche una forte componente tonale nella loro musica, specie quando c’era anche la tipa, ma stasera no, sfiga.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non so se l’inferno esiste o meno, ma in caso affermativo posso star certo che quanto appena visto è la cosa piú prossima ad esso io riesca ad immaginare. Se i miei conti sono esatti Gira ha 96 anni, ha fondato il Ku Klux Klan, giocato nei Lakers e suonato nei Dead Boys, tanto per citare alcuni degli eventi salienti accaduti prima che si segnasse al college.
Insomma Gira coi suoi 138 anni dirige la sua orchestra diabolica nel cui novero AHAHAH NEL CUI NOVERO contiamo un batterista, un polipercussionista che ogni tanto suonerà vari cazzi contenuti presumibilmente in un baule, una seconda chitarra, un basso, uno che sglida una chitarra su un tavolo ma ora non ho voglia di cercare come si chiama, e le proprie guance.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Già, le gote di Gira avranno un ruolo fondamentale all’interno del concerto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tranquilli, non le incaverà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il polipercussionista esordisce sfregando il proprio metallofono con un archetto, mentre il glider se la sglida [leggi: &lt;em&gt;sglaida&lt;/em&gt;] e gli altri non mi ricordo cosa cazzo stiano facendo. Ora sta storia di suonare qualsiasi strumento con l’archetto mi ha strarotto i coglioni da secoli: volevi un violoncello? Te lo potevi comprare, anzi fai ancora in tempo. Ma IL POLIPERCUSSIONISTA OTTIENE IL PERDONO perché in effetti ci sta dentro parecchio con lo sfregamento, e produce onde sferiche foriere di piacere per il mio udito. Prende forma qualcosa che è ancora assimilabile ad una canzone, ci sono delle persone che imbracciano strumenti, siamo ad un concerto, tutto torna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi non so cosa sia successo, ma mi risveglio totalmente zuppo e sporco di fango sulle rive dello Stige, con la &lt;em&gt;Fernseherturm&lt;/em&gt; di Alexanderplatz che è solo uno spillo all’orizzonte. Il polipercussionista si è tolto la maglia, è largo quanto una Twingo e visto che non vedrò mai nulla al di sotto del bacino, lo immaginerò come un centauro di lì in poi. Il batterista è posseduto, mentre Gira è il FOTTUTO DEMONIO. Satana gli incolla la scaletta per terra a Gira, per darvi un’idea. Invita tutti ad avvicinarsi a ridosso del palco. Io mi trattengo dal farlo perché la balaustra che mi separa dallo strapiombo del primo girone mi relegherebbe ad un eternità priva dello spettacolo che ancora mi aspetta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;BAM
BAM
BAAAAAAAAAM
WOOOOUSH
BAM
BADABAM
BAM BAM&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’olofonia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La piena occupazione sonora.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;SBA-DA-BAM&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La violenza come vascello verso la salvezza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non so cosa stia accadendo, so solo che i sensi vengono trascesi totalmente: qualche mentecatto potrebbe bollare il tutto come rumore o provocazione, ed io nell’atto di sgozzarlo con un archetto gli rammenterei che all’inferno non esistono né l’uno né l’altro, cignodiddio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ad ogni sferzata di Gira sulla sua chitarra, migliaia di anime finiscono nel girone assegnato.
E quando pensi non ci sia piú posto per ulteriore tortura, vedi quei piatti QUEI DANNATI PIATTI oscillare piú rapidi di quanto la tua retina permetta di percepire, e diventano delle sfere di morte e squarciamento e miseria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni tanto i brani terminano, e noi dannati giustapponiamo con vigore le nostre estremità superiori, in un crepitio che nella vita precedente chiameremmo applauso. Gira canta. O meglio, sviscera onomatopee immonde avvicinandosi ed allontanandosi dal microfono, conferendo loro una dinamica vera e folle e oddio questo adesso cade è la fine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi chiedo perdono, ma questo particolare non poteva essere reso senza riferirmento al trasduttore, e non è colpa mia se nessun cazzo di poeta si è mai preso la briga di rappresentare un microfono all’inferno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Saranno passati almeno tre giorni da quando sono arrivato. Ore ed ore con pochi istanti di tregua, anch’essa non certo distesa. Settimane, mesi, anni, lustri: il tempo non è piú percepito quando l’unico movimento è quello di un centauro che violenta i propri gong, ed uno sglaider [leggi: &lt;em&gt;vaffanculo&lt;/em&gt;] rovina la postesistenza delle genti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo spettro dei colori che vedo oramai vira dal grigio al rosso ed i contorni delle figure hanno perso i tratti umani oramai, solo Gira è ancora riconoscibile senza troppa fatica. GIRA TRACANNA BOTTIGLIE di non ho capito bene cosa, se birra o vino o WHISKEY, fatto sta che sono per scomodare le dita della seconda mano per contarle.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira ha prodi strumentisti al proprio fianco, &lt;em&gt;poli-&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;mono-&lt;/em&gt; che siano. I migliori di tutti gli inferi, quelli che hanno ucciso piú vergini e violato piú infanti e dilaniato piú corpi. Ma non potranno aiutarlo ad ottenere QUEL SUONO.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira ha dunque un barlume di lucidità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[Avere un barlume di lucidità è davvero un cliché che Gira stesso avrebbe rifiutato Gira perdonami non mi fare del male]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira vede il movimento dell’attaccante, Gira afferra il suono di cui ha bisogno e ce lo porge.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira si prende a schiaffi A FOTTUTE SBERLE IL FOTTUTO VISO e ti inoltra questi sordi TCHAFFF nel fondo del cranio, ed ivi resteranno piantati finché non crepi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sei in riva al lago con la ragazza che ti piace, vi guardate complici ed impauriti, ognuno con il timore di esser rifiutato dall’altro. Prendi tutto il coraggio che hai mai avuto, ti accingi a giustapporre le tue labbra alle morbide sue, e &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;TCHAFFFFFF&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira esce dall’acqua, si pianta un malrovescio in viso e di lei restano solo le ossa e qualche brandello di carne, oltre al ricordo del suo sorriso che tante cavallette faceva volare nello stomaco di Gira.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sei per specializzarti in economia e management ad Harvard con il massimo dei voti, il rettore in persona si accinge a giustapporre accademicamente le sue labbra alla tua guancia, quando&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;TCHAFFFFFFFFFFFFFF&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira si toglie la maschera da dottorando, si frantuma uno zigomo da sè e ti ritrovi a limonare duro con tua nipote di tredicianni, morta due anni prima. T C H A F F F.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira pianta, nel mio cranio inclinato, il tuo vessillo nero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se vi può aiutare ad immaginare la scena, ricorda Bill Hicks quando simula uno sparo o quel che cazzo era e fa finta di morire. Bill Hicks è all’inferno ed assiste la fine del concerto con me. Ci facciamo coraggio con Bill e vediamo queste figure inumane copulare con i propri strumenti per tempi inerarrabili, e sollevare una valanga sonora di cenere e scaglie di basalto, che i piú acuti riconoscono essere la versione oltretomba dell’ &lt;em&gt;after-eight&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi Jeira ed il batterista &lt;em&gt;mono-&lt;/em&gt; sollevano dei grossi sonagli che friccicano come veri serpenti, ed iniziano a scuoterli sferzando l’aere, ed i residui delle nostre coscienze di anime transmigranti esplodono definitivamente&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gira che ti rigira LO SAPEVO CHE DOVEVI DIRE QUESTA STRONZATA PORCA LA TUA MADONNA le percosse facciali terminano, mr. Geera posa il suo strumento e si improvvisa ballerino e direttore d’orchestra totalmente sbronzo per gli ultimi minuti di follia: a chiudere gli occhi pare di essere a cospetto del &lt;em&gt;moloch&lt;/em&gt; di Fritz Lang in Metropolis&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[questa è una frase che nel ‘98 ti avrebbe fatto scopare mezzo dams, ora ti arrivano i vaffanculi pure dall’ITIS]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;in Metropolis dicevo, poi li riapro e vedo Gira chiedere altro beveraggio. Jeeeeera vuole svegliare pure gli abitanti delle isole di Langerans e di Poggibonsi [tra cui corre un’accesa rivalita’], e alza il delirio per un altro paio di secoli, rincarando la dose di sglaideggiamento [leggi: &lt;em&gt;porcoddio&lt;/em&gt;], sino alla veneranda ora delle ventitrè e trenta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sinceramente ho ritenuto il commiato finale, consistito nel privarsi dei pantaloni e della biancheria e nel percuotersi ripetutamente le natiche non facendo nulla per nascondere il proprio membro oscillante peraltro, lievemente fuori contesto dopo un’esibizione così intima e sobria. Ma ad uno che ha appena annichilito ogni tua certezza musicale ed esistenziale puoi perdonare di prendersi a schiaffi il culo, suvvia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;ICH HEISSE MICHAEL GIRA&lt;br /&gt;
ICH KOMME AUS DER HÖLLE&lt;br /&gt;
TCHAFFFFFFFFFFFFFFFFFFF
.&lt;/p&gt;
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   <title>Scritti giovanili.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-05-23/scritti-giovanili.html"/>
   <updated>2013-05-23T13:45:13+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-05-23/scritti-giovanili</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ci avevo questa passione per Jane. Lei passava ogni mattina sotto la finestra del mio ufficio, camminava di fretta e si faceva tutta Edwin Street, per andare chissà dove. Si metteva sempre bei vestiti, gonne di velluto e maglie nere e giacche di pelle; e poi ci aveva queste calze, dio se mi sarei fatto licenziare per vedere come continuavano sotto gli stivali.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ma proprio non potevo, dovevo versar sterline per mantenere il mio buco, il mio giaciglio, la mia alcova: avevo sempre sognato di ritagliarmi un piccolo spazio in questa città, così viva e sempre disposta a suggerire qualcosa di degno da fare. Erano una manciata di metri quadri perennemente in ombra, il cui unico lusso era quello di dare su un piccolo parco, adorno di panchine ed alberi, spogli in quel periodo; vi erano un letto, tasti neri e bianchi, monitor, calcolatori, fogli in quantità, dischi, vestiti, e ogni tanto crini di donna appartenente a qualche sventurata la quale, non si sa se in preda a compassione o follia, mi riteneva appena migliore della solitudine come compagno per attendere l’alba.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo studi scientifici terminati in ritardo e senza particolare brillantezza, che mai avevano saputo entusiasmarmi o rendermi fiero del mio penare, decisi che se proprio non potevo più costruirmi una fulgida esistenza dopo la morte, dimostrando qualcosa di importante, quantomeno volevo passare una vita bella il più possibile. E per bella non intendo costituita di puro edonismo, vacuo e soverchiante, ma bella in sé, densa di poesia e numeri e amore. E la poesia non sono solo i versi, le rime, le stanze, la retorica, bensì tutto quello che le persone fanno camminando a qualche millimetro da terra, con il cuore gonfio di passione, e sensazione di quando erano bambini e si sentivano i re del mondo per qualche semplice conquista che di lì a poco qualche adulto morto dentro avrebbe annichilito con ligio distacco; lo stesso con cui mi avevano presentato i numeri, e per il quale li avevo sempre ammirati con invidia da dietro un vetro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Riconoscevo sempre la mia mente come fortemente logica e razionale, e totalmente a suo agio quindi nel giardino della matematica, ma purtroppo l’idillio non era parso mai sbocciare del tutto: propositi di volontà sembravano anticipare l’inizio di grandi periodi di intensa applicazione, che decadevano miseri però alla prima distrazione concreta, fosse essa il tepore di primavera, del luppolo maturo, o un complice sorriso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Abbandonata quindi temporaneamente l’idea di proseguire i miei studi, mi reinventai programmatore e mi diressi in terra d’Albione per non aver pensiero del mio fallimento esistenziale, concentrando invece i miei sforzi per sentirmi il più vivo possibile: qui erano state scritte pagine di storia e di musica che sempre avevano goduto della mia più profonda ammirazione, dal genio di Barrett, Waters e Gilmour agli echi decadenti di Curtis, Smith e Burgess, dai sogni stratificati di My Bloody Valentine e Slowdive all’energia concisa di Pulp, Blur, Suede o dei fratelli Gallagher.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed ogni volta che giravo per quei luoghi, mi lasciavo rapire dall’ascolto di questo o quell’altro disco, che tanto aveva segnato la mia personalità e la mia esistenza; sì, perché esistono davvero musiche che ti cambiano e stravolgono, o meglio esistono persone la cui anima è tale da lasciarsi permeare pienamente dall’arte al punto di mutare la propria essenza nell’atto di accogliere e far proprio il pensiero di un altro individuo, artista o meno che sia. La mia occupazione mal si adattava apparentemente ad una tale visione del trascorrere i propri giorni, ma era un compromesso che accettavo volentieri per soggiornare in un ambiente così stimolante.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci avevo proprio una grande passione per tutta quella musica, grande e bella quasi come quella per Jane. Si faceva tutta Edwin Street, a passi rapidi e con la mente ed il cuore ancora più veloci, glielo leggevi negli occhi, le rare volte in cui riuscivi a incrociarli: erano di un verde chiaro, rari e preziosi e grandi, e le erano rimasti di bambina, a cospetto di un corpo già maturo a dispetto dell’età assai giovane. Il viso diafano era tempestato di graziose lentiggini, come fosse una galassia ma di cioccolata al latte, e potevi contarle senza mai enumerarle tutte, ma io di certo non potevo, perché avevo giusto quella manciata di secondi al giorno in cui il caso si degnava di porla sotto la mia vista. Che io poi neanche sapevo come si chiamasse, ma avevo deciso che era Jane. La mia fottuta e unica Jane.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La primavera avanzava timida, ma si aveva già piacere nel godere di quell’accenno di tepore negli ampi giardini del cuore della città, vasti e puliti e placidi, che si vedevano solcati da esistenze diverse ogni giorno: chi li attraversasse di fretta per tornare a Kengsinton, chi li percorresse in lungo e in largo in bicicletta, chi portasse i propri bambini a vedere i grigi scoiattoli, chi ancora cercasse il bello della natura all’interno della metropoli. Avevo imparato ad amare quei luoghi, così diversi e complementari rispetto a quelli analoghi della mia terra natia, pur splendidi anch’essi nel loro estro architettonico e botanico. Sì, perché di certo qui non ci si imbatte in labirinti di siepi e fontane imponenti, almeno non nei parchi: il manto verde è un biliardo, dio stesso sembra regolare la lunghezza di ciascun filo d’erba ogni notte, e gli occhi ne hanno solo di che riposare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli edifici a ridosso di tali zone erano magnifici e signorili, e si insinuavano nel contesto naturale senza violenza alcuna, a differenza di quanto la gente ivi residente non facessero con la mia anima: gente forse anche buona e gentile, ma totalmente asservita al quieto vivere, alla routine giornaliera, all’ordine costituito. Persone senza estro né poesia, tanto fieri di accompagnare la prole in scuole ricche quanto infastiditi dalla necessità di dover andarli a riprendere all’ora di pranzo; individui che hanno rinunciato alla propria essenza di fanciulli per entrare in un mondo alla stesura delle regole del quale non erano stati invitati, e che ora le accettano e le venerano quali fossero dogmi incrollabili. Io no, proprio non ci avevo passione per questa gente.&lt;/p&gt;
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   <title>Denovali Swingfest 2013 @ Berlin</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-04-08/denovali-swingfest-2013-berlin.html"/>
   <updated>2013-04-08T14:51:13+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-04-08/denovali-swingfest-2013-berlin</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Che Berlino sia la capitale della musica sperimentale è cosa nota: non solo per la qualità della produzione locale, pur elevata, ma soprattutto per l’offerta in termini di eventi e rassegne, il seguito che questi ottengono, e l’attitudine generale per cui l’arte del suono è considerata regina tra le discipline della mente, e non solo fenomeno d’intrattenimento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Esempio fresco e brillante è l’edizione 2013 del &lt;a href=&quot;http://denovali.com/swingfest/berlin/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Denovali Swingfest&lt;/a&gt;, due giorni di esibizioni in altrettante splendide cornici, a cura di &lt;a href=&quot;http://www.denovali.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Denovali Records&lt;/a&gt; - etichetta indipendente tedesca che propone un panorama vasto per stili e coeso per intenti a partire dall’estrema cura per la confezione del supporto musicale, come indicato esplicitamente nel loro manifesto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il festival, la cui prima edizione risale al 2007, ha offerto un cartello decisamente appetitoso: per espresso volere dell’organizzazione non erano previsti &lt;em&gt;headliner&lt;/em&gt;, ogni artista ha avuto il medesimo tempo a disposizione ed il responso del pubblico è stato tanto caloroso quanto equo, a testimonianza di un interesse profondo e rispettoso per quanto vissuto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;day-one---5413--radialsystem-v&quot;&gt;Day one - 5.4.13 @ Radialsystem V&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;La prima serata, tenutasi nella bella cornice del teatro &lt;a href=&quot;http://www.radialsystem.de/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Radialsystem V&lt;/a&gt; sito a ridosso della Sprea, propone quattro esibizioni: apre un ragazzetto ventiduenne di Monaco, al secolo &lt;a href=&quot;http://www.denovali.com/carloscipa/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Carlos Cipa&lt;/a&gt;, che esegue la sua prima fatica discografica, &lt;em&gt;The Monarch and the Viceroy&lt;/em&gt; [2012]: il suono è fresco, in certi passaggi si scorgono &lt;strong&gt;Sakamoto&lt;/strong&gt; ed il nostro &lt;strong&gt;Einaudi&lt;/strong&gt;, e come per tutti i pianisti contemporanei l’eredità di &lt;strong&gt;Satie&lt;/strong&gt; e di &lt;strong&gt;Philip Glass&lt;/strong&gt; [per citare un paio di figure influenti nell’evoluzione pianistica più recente] è evidente. Ci invita timido a comprare il disco, pegno doveroso per un giovane di cui sentiremo certamente parlare in futuro se saprà rielaborare gli stilemi presenti e passati con personalità, senza cadere nella trappola della maniera - facile giudicare comodi dal proprio divano, sia chiaro!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/carlos_cipa.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/carlos_cipa.jpg&quot; alt=&quot;Carlos Cipa - picture © of Simon Bierwald&quot; id=&quot;carlos-cipa---picture--of-simon-bierwald&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#carlos-cipa---picture--of-simon-bierwald&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Carlos Cipa - picture © of Simon Bierwald
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La medesima umiltà dell’ingresso ne accompagna l’uscita, stavolta con un sincero strascico di applausi, ed il palco si prepara ad accogliere il &lt;a href=&quot;http://www.denovali.com/bersarinquartett&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Bersarin Quartett&lt;/a&gt;: a differenza di quello che il nome può suggerire siamo al cospetto del progetto solista di &lt;strong&gt;Thomas Bücker&lt;/strong&gt;, per l’occasione in compagnia di un batterista, verosimilmente &lt;strong&gt;Benjamin Kövener&lt;/strong&gt; già ospite dell’ultimo album.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Digressione fondamentale: inutile perdersi nelle etichette e nelle tassonomie forzate, è questo un esercizio lasciato ai critici più zelanti. Certa musica è espressione diretta della mente, e gli stili e le tecniche usate sono solo il risultato di processi personali ed ignoti, che vanno valutati solo per le sensazioni e le emozioni suscitate in sede di ascolto, specie in quella dal vivo in cui l’impatto sonoro è davvero imponente ed impossibile da riferire in sede scritta. Questo vale per tutti gli artisti ascoltati durante la rassegna, per quanto sia doveroso far riferimento ad influenze evidenti qualora opportuno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/bersarin_quartett.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/bersarin_quartett.jpg&quot; alt=&quot;Thomas Bücker aka Bersarin Quartett - picture © of Henner Flohr&quot; id=&quot;thomas-bcker-aka-bersarin-quartett---picture--of-henner-flohr&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#thomas-bcker-aka-bersarin-quartett---picture--of-henner-flohr&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Thomas Bücker aka Bersarin Quartett - picture © of Henner Flohr
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’unica fonte luminosa durante la prova del fittizio quartetto è la lampada del tavolo dal quale Thomas comanda il proprio laptop, proponendo un suono stratificato in cui strumenti tradizionali accolgono incursioni elettroniche e tappeti di rumore [alla &lt;strong&gt;Stars of the Lid&lt;/strong&gt;] - tecnica astuta e sempre vincente questa, che ha segnato in maniera irreversibile tutta la produzione del primo decennio di questo secolo. Se i suoi lavori in studio sono ariosi e posati, la prova dal vivo è decisamente più cupa e massiva, per un’ora intensa e senza pause. Con due dischi alle spalle, l’eponimo &lt;em&gt;Bersarin Quartett&lt;/em&gt; [2008] ed il recente &lt;em&gt;II&lt;/em&gt; [2012], la musica di Bücker desta massimo interesse circa i propri sviluppi futuri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Altra pausa ed è il turno del collettivo britannico che risponde al nome di &lt;a href=&quot;http://www.denovali.com/hiddenorchestra&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Hidden Orchestra&lt;/a&gt;, di certo in grossa difficoltà qualora dovesse celare il proprio organico visto che esso comprende ben due batterie! Oltre ai due percussionisti &lt;strong&gt;Jamie Graham&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Tim Lane&lt;/strong&gt; ci sono &lt;strong&gt;Joe Acheson&lt;/strong&gt;, anima del gruppo, basso e programmazione, e la bella e brava &lt;strong&gt;Poppy Ackroyd&lt;/strong&gt; alla tastiera, e al violino elettrico. In un ambito musicale in cui le percussioni sono spesso un sostrato gregario su cui poggiare il cuore della composizione, avere batteristi in quantità addirittura doppia rispetto alla consuetudine è evento assolutamente unico: molte frasi e &lt;em&gt;fill&lt;/em&gt; vengono rimbalzati tra i due, con somma gioia et per l’udito et per l’occhio, testimone questo di una performance davvero spettacolare. Nel frattempo Acheson si divide tra lo strumento che tiene a tracolla ed il banco che manovra, mentre miss Poppy suona piano e violino senza abbandonare mai alcuno dei due: bello il particolare involontario dell’ombra di lei che tiene violino ed archetto in una mano, proiettata grande contro le pareti laterali del teatro grazie ai giochi di luce.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/hidden_orchestra.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/hidden_orchestra.jpg&quot; alt=&quot;Hidden Orchestra - picture © of Edmund Fraser&quot; id=&quot;hidden-orchestra---picture--of-edmund-fraser&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#hidden-orchestra---picture--of-edmund-fraser&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Hidden Orchestra - picture © of Edmund Fraser
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La cifra proposta è decisamente più movimentata e &lt;em&gt;funky&lt;/em&gt;, a testimonianza uno spettatore sorpreso in piedi a ballare solitario e soddisfatto in un angolo verso la fine: al lancio di alcuni sample vocali antichi, il richiamo immediato è al &lt;strong&gt;Moby&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Play&lt;/em&gt; [1999], con le dovute diffenze. Un paio di incisi al trombone per Lane a condire un’esibizione cristallina, chiusa dal loro brano d’esordio &lt;em&gt;Antiphon&lt;/em&gt;, da &lt;em&gt;Nightwalks&lt;/em&gt; [2010].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il culmine del primo atto è affidato ai &lt;a href=&quot;http://www.tkde.net/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Kilimanjaro Darkjazz Ensemble&lt;/a&gt;, a parer personale apice della serata e forse dell’intera rassegna: il gruppo franco-olandese, coordinato dalla mente di &lt;strong&gt;Jason Köhnen&lt;/strong&gt; già noto per formare assieme ad altri membri della formazione i &lt;strong&gt;Mount Fuji Darkjazz Corporation&lt;/strong&gt;, offre  musica in bilico tra gli &lt;strong&gt;Ulver&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Perdition City&lt;/em&gt; [2000] - non quelli del precedente &lt;em&gt;Bergtatt: Et eeventyr i 5 capitler&lt;/em&gt;! - ed il jazz cupo e suadente dei &lt;strong&gt;Bohren and der Club of Gore&lt;/strong&gt;, tra i riferimenti più immediati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/kilimanjaro.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/kilimanjaro.jpg&quot; alt=&quot;Kilimanjaro Darkjazz Ensemble&quot; id=&quot;kilimanjaro-darkjazz-ensemble&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#kilimanjaro-darkjazz-ensemble&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Kilimanjaro Darkjazz Ensemble
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Riferire in maniera fedele quanto provato è assolutamente impossibile in sede scritta: un’esperienza totale ed annichilente, di cui si ricordano istantanee come la voce chiara e a tratti spettrale di &lt;strong&gt;Charlotte Cegarra&lt;/strong&gt;, gli ottoni lamentosi di &lt;strong&gt;Hilary Jeffery&lt;/strong&gt;, le incursioni &lt;em&gt;glitch&lt;/em&gt; come spilli su tappeti liquidi e lascivi, le gambe ed il corpo che tremano vistosamente più volte a causa delle frequenze non udibili. Menzione particolare va alla visual art, estensione sinestetica perfetta della musica, con quelle figure vagamente antropomorfe ed inquietanti deformate dai colpi più pesanti ed intensi, mutanti forma e colore per tutta la durata dell’esecuzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Terminata in maniera sublime la prima metà del festival, si lascia il teatro pronti per assistere al secondo appuntamento previsto per l’indomani a pochi isolati di distanza.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;h2 id=&quot;day-two---6413--passionskirche&quot;&gt;Day two - 6.4.13 @ Passionskirche&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;È quasi incredibile pensare di poter assistere ad ulteriori sei ore di bellissima musica, specie se in un luogo così bello e speciale quale la &lt;strong&gt;Passionskirche&lt;/strong&gt; di Marheinekeplatz. Suoni familiari accolgono gli avventori: i brani di Carlos Cipa, trasmessi dai diffusori, accompagnano tutti i momenti di attesa sino al termine dell’evento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nota italiota: fa un certo effetto poter usufruire di un luogo sacro per ascoltare musica profana, e poter addirittura accompagnare lo spettacolo con del luppolo fermentato; del resto è un peccato non utilizzare luoghi così acusticamente eccelsi per la più divina delle arti, con buona pace di chi vedrebbe un evento simile come dissacrante ed inopportuno. Fuori da queste inutili considerazioni, il giorno due inizia nel più
religioso dei silenzi con l’ingresso sul palco di &lt;strong&gt;Christoph Berg&lt;/strong&gt;, qui per presentare le sue fatiche a nome &lt;a href=&quot;http://www.christophberg.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Field Rotation&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/field_rotation.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/field_rotation.jpg&quot; alt=&quot;Field Rotation - Fatalist: The Repetition of History - 2013, artwork&quot; id=&quot;field-rotation---fatalist-the-repetition-of-history---2013-artwork&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#field-rotation---fatalist-the-repetition-of-history---2013-artwork&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Field Rotation - Fatalist: The Repetition of History - 2013, artwork
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pianocoda e violino conditi da glitch e materiale ambientale lanciato via laptop, lo stile compositivo è vicino al conterraneo &lt;strong&gt;Max Richter&lt;/strong&gt; e agli americani &lt;strong&gt;Rachel’s&lt;/strong&gt; di &lt;em&gt;Music for Egon Schiele&lt;/em&gt; [1996], nonché a quanto già esplorata dalla premiata ditta &lt;strong&gt;Alva Noto + Ryuichi Sakamoto&lt;/strong&gt;, da &lt;strong&gt;Edith Progue&lt;/strong&gt;, da &lt;strong&gt;Fennesz&lt;/strong&gt; e da &lt;strong&gt;Murcof&lt;/strong&gt;. A causa di quel [sano?] delirio di onnipotenza creativo che talvolta impedisce a certi artisti di circondarsi di colleghi, Christoph si divide tra registrazioni in tempo rale di brevi incisi ora alla tastiera ora all’archetto, per poi suonarvi sopra di nuovo ed ottenere un effetto d’insieme veramente apprezzabile: su tutte spiccano le frasi per violino, assolutamente semplici ma ricche quando poi condite dalle medesime suonate ad altezze differenti o in moto contrario alle stesse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il turno successivo spetta agli &lt;a href=&quot;http://www.denovali.com/thealvaretensemble/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Alvaret Ensemble&lt;/a&gt;, la cui performance è a parer personale la più struggente della giornata: la formazione, che vede &lt;strong&gt;Jan Kleefstra&lt;/strong&gt; alla voce, &lt;strong&gt;Greg Haines&lt;/strong&gt; al piano, &lt;strong&gt;Romke Kleefstra&lt;/strong&gt; alla chitarra e &lt;strong&gt;Sytze Pruiksma&lt;/strong&gt; alle percussioni, è in assoluto quella a far uso minore degli espedienti elettronici più moderni affidandosi solo ad un pur nutrito numero di pedali. Apre il solenne gong di Pruiksma, con lui circondato per l’occasione da una vasta scelta di strumenti percussivi suonati con perizia e grazia assolute per somma gioia dei presenti; è davvero difficile inquadrare i loro brani, dalle parti così spaziate e spesso disunite, con i singoli strumenti raramente operativi tutti assieme. Le solenni declamazioni vocali solenni avvengono quasi nel silenzio degli strumenti, questi spesso usati in maniera non convenzionale: dalla chitarra suonata con archetto [caro Efrim Menuck, ti dice nulla?], al piano percussivo e monotòno in alcuni passaggi, addirittura controllato manualmente nella vibrazione delle corde.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/alvaret_ensemble.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/alvaret_ensemble.jpg&quot; alt=&quot;Alvaret Ensemble - picture © of Ondřej Výška&quot; id=&quot;alvaret-ensemble---picture--of-ondej-vka&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#alvaret-ensemble---picture--of-ondej-vka&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Alvaret Ensemble - picture © of Ondřej Výška
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il simpatico signore munito di berretto che sale sul palco subito dopo risponde al nome di &lt;a href=&quot;http://www.koener.de/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Thomas Köner&lt;/a&gt;: lui, l’artista che aveva messo in musica il freddo abissale in &lt;em&gt;Permafrost&lt;/em&gt; agli esordi della propria carriera [1993], è protagonista dell’esibizione più dura e meno accessibile; non è semplice sostenere il peso delle sue masse sonore totalmente atonali così a lungo e con volume così intenso, e di sicuro aver proiettato qualcosa dal repertorio visuale di cui lui stesso è autore avrebbe aituato a tenere l’attenzione massima per tutta l’esecuzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/thomas_koner.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/thomas_koner.jpg&quot; alt=&quot;Thomas Köner - picture © of Ivana Neimarevic&quot; id=&quot;thomas-kner---picture--of-ivana-neimarevic&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#thomas-kner---picture--of-ivana-neimarevic&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Thomas Köner - picture © of Ivana Neimarevic
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Torna poi a farci visita la cara &lt;a href=&quot;http://www.denovali.com/poppyackroyd&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Poppy Ackroyd&lt;/a&gt;, stavolta in compagnia dei soli strumenti - tastiera, violino, una sorta di spinetta - ed assistita da mani altrui solo per il lancio di campioni e tracce ulteriori: poverina, ne ha solo due! In tutta sincerità, l’esibizione è gradevole ma non lascia il segno vuoi per il troppo materiale aggiuntivo, vuoi per certa disomogeneità dei brani se confrontati a quanto proposto solo poche ore prima in compagnia del proprio gruppo; aver utilizzato il pianoforte a coda, posto lì proprio a due passi, avrebbe garantito più magia ad una prova comunque più che sufficiente per una delle pochissime figure femminili tra quelle partecipanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/poppy_ackroyd.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/poppy_ackroyd.jpg&quot; alt=&quot;Poppy Ackroyd - picture © of Bella Thewes&quot; id=&quot;poppy-ackroyd---picture--of-bella-thewes&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#poppy-ackroyd---picture--of-bella-thewes&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Poppy Ackroyd - picture © of Bella Thewes
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tempo di rifornirsi di birra ed arriva il momento di &lt;a href=&quot;http://www.sunblind.net/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Tim Hecker&lt;/a&gt;, forse l’artista di richiamo maggiore all’interno della rassegna: autore di numerosi dischi di estrema qualità [su tutti &lt;em&gt;Harmony in Ultravialet&lt;/em&gt;, 2006 ed il più recente &lt;em&gt;Ravedeath 1972&lt;/em&gt;, 2011], la sua è musica ambient particolarmente euforica per timbro e per incedere, figlia in buona misura dell’importante lezione di &lt;strong&gt;William Basinski&lt;/strong&gt;. La performance inizia al calar della sera, e l’unica illuminazione per tutta la durata della medesima proviene fioca dal crocifisso alle spalle di Hecker, novello ministrante di una religione il cui primo sacramento è il rumore scolpito. Difficile anche qui riferire di un’esperienza totale ed imponente, si resta custodi gelosi di quanto ascoltato ed a tratti provato fisicamente sulla propria pelle.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/tim_hecker.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/tim_hecker.jpg&quot; alt=&quot;Tim Hecker&quot; id=&quot;tim-hecker&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#tim-hecker&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Tim Hecker
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si chiude con &lt;a href=&quot;https://soundcloud.com/ulrich-schnauss&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ulrich Schnauss&lt;/a&gt;, figura nota per rivisitato tra le tante influenze il &lt;em&gt;dream-pop&lt;/em&gt; dei &lt;strong&gt;Cocteau Twins&lt;/strong&gt; e lo &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt; degli &lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt; in chiave più squisitamente elettronica. Tali premesse potrebbero portare a ritenerlo forse fuor di cartello, ma il suo ultimo disco [&lt;em&gt;A Long Way to Fall&lt;/em&gt;, 2013] vira decisamente svolta verso la &lt;em&gt;kosmische Musik&lt;/em&gt;, più vicina alla sua terra d’origine senz’altro. L’album viene eseguito nella sua interezza, con alcune frasi suonate dal vivo, a partire da quella d’aprtura: i suoni brillanti che lo hanno reso noto sono presenti in quantità, ma certo brio è stato sacrificato in onore di atmosfere più importanti - vengono subito in mente &lt;strong&gt;Klaus Schulze&lt;/strong&gt;, sia da solo che in compagnia dei &lt;strong&gt;Tangerine Dream&lt;/strong&gt;, e a tratti addirittura &lt;strong&gt;Art of Noise&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Accompagnato da visual art proiettata contro l’abside, sinceramente prescindibile se confrontato a quanto visto la sera precedente, Schnauss si lancia in audaci picchi di rumore totale mai osati in studio, sino ad un esplosione finale vicina alla soglia del dolore per chi ascolta; quando sembra non esserci più spazio sonoro per ulteriore evoluzione, l’artista chiude con una nota ronzante, sostenuta e irriverente, per il visibilio assoluto della platea che lo acclama mentre lui abbandona il palco: gli applausi scrosciano per il minuto abbondante di ronzio ed oltre, a riprova della massima soddisfazione espressa dai presenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/denovali/ulrich_schnauss.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/denovali/ulrich_schnauss.jpg&quot; alt=&quot;Ulrich Schnauss - picture © of Nat Urazmetova&quot; id=&quot;ulrich-schnauss---picture--of-nat-urazmetova&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#ulrich-schnauss---picture--of-nat-urazmetova&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Ulrich Schnauss - picture © of Nat Urazmetova
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Luci in sala, tempo di sbirciare il setup di Schnauss [laptop sorprendentemnte datato, controller a matrice, tastiera vissuta e colorata con pennarelli, processore multieffetto di fiducia], di ammirare per l’ultima volta la bellezza del luogo, ed è già tempo di considerazioni circa due giorni di musica splendida: menzione particolare va all’estrema cura dell’organizzazione, all’acustica impeccabile, al personale di sala gentile e disponibile, alla bellezza intrinseca delle location, alla compostezza e al calore del pubblico, ed ovviamente a tutti gli artisti, protagonisti di un evento davvero unico.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Denovali Swingfest&lt;/strong&gt; non finisce qui: a breve &lt;a href=&quot;http://denovali.com/swingfest/london&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;fa tappa a Londra&lt;/a&gt;, mentre per l’autunno è prevista &lt;a href=&quot;http://denovali.com/swingfest/essen&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;un’altra ad Essen&lt;/a&gt;, con la speranza che l’appuntamento si perpetui ogni anno sempre così godibile e sublime.&lt;/p&gt;
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   <title>[1983] The Danse Society - Heaven Is Waiting</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-03-17/1983-the-danse-society-heaven-is-waiting.html"/>
   <updated>2013-03-17T18:51:13+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-03-17/1983-the-danse-society-heaven-is-waiting</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Non credo vi sia decennio più ricco di rarità e di materiale oscuro degli anni ‘80, vuoi per reperibilità del materiale, vuoi per suono effettivo dello stesso: tra i molti gruppi che non hanno (ancora) subito il meritato processo di recuperto vi sono gli ottimi &lt;strong&gt;Danse Society&lt;/strong&gt;, manco a dirlo anche loro figli dell’Inghilterra industriale di Manchester e dello &lt;em&gt;Yorkshire&lt;/em&gt; (Barnsley per la precisione): attivi dal 1980 al 1987, si sono riformati nel 2011 sebbene con formazione diversa rispetto all’originale.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Molti rifuggono come la peste le incursioni delle tastiere nel &lt;em&gt;post-punk&lt;/em&gt;, altri invece le ritengono un valore aggiunto: lontano da considerazioni utili solo a sacrificare buona musica in onore di un mai del tutto compreso orgoglio musicologico, a mio avviso figlio dell’incapacità di imbracciare un qualsivoglia strumento, definisco senza esitazione questo disco come capolavoro assoluto, migliore anche del fortunato &lt;em&gt;Seduction&lt;/em&gt;, edito l’anno precedente. Appurato che in questo mondo si è tutti figli più o meno legittimi di Curtis e compagni, qui abbiamo traccia evidente di altro genoma contemporaneo, dalle liriche ariose dei &lt;strong&gt;Sad Lovers and Giants&lt;/strong&gt; a certo graffio dei &lt;strong&gt;The Sound&lt;/strong&gt;, dai tappeti sognanti dei &lt;strong&gt;Chameleons&lt;/strong&gt; alle tinte gotiche di &lt;strong&gt;Siouxie and the Banshees&lt;/strong&gt; e dei &lt;strong&gt;Bauhaus&lt;/strong&gt;, e pure a certe chitarre del caro Robin Guthrie con i suoi &lt;strong&gt;Cocteau Twins&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/danse_society.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/danse_society.jpg&quot; alt=&quot;Se non ti facevi una foto tra le betulle negli anni &#39;80, non eri proprio nessuno.&quot; id=&quot;se-non-ti-facevi-una-foto-tra-le-betulle-negli-anni-80-non-eri-proprio-nessuno&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#se-non-ti-facevi-una-foto-tra-le-betulle-negli-anni-80-non-eri-proprio-nessuno&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Se non ti facevi una foto tra le betulle negli anni &#39;80, non eri proprio nessuno.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si apre in maniera esplicita e sospesa con &lt;em&gt;Come Inside&lt;/em&gt;, brano degno di far compagnia a &lt;em&gt;Prayers for Rain&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Fascination Street&lt;/em&gt; da &lt;em&gt;Disintegration&lt;/em&gt; (1989, dei &lt;strong&gt;Cure&lt;/strong&gt;), per poi vedere alternanza di cifra quadrata e sintetica (&lt;em&gt;Wake Up&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Angel&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Red Light&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Heaven Is Waiting&lt;/em&gt;) e più malinconica (&lt;em&gt;Where Are You Now?&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;The Hurt&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Valiant to Vile&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;The Night&lt;/em&gt;) - inutile parlare in dettaglio delle singole tracce quando esse sono tutte di qualità massima e degne di attenzione totale. I momenti più euforici influenzeranno in maniera evidente (non so quanto dichiarata) tante band successive, su tutti &lt;strong&gt;Sisters of Mercy&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Clan of Xymox&lt;/strong&gt;, pur senza sconfinare in sterili stilemi dello stesso periodo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Forse il loro merito più grande risiede proprio nell’impossibilità di essere intrappolati in questa o quella corrente: per quanto l’ambito di appartenenza complessivo sia ben definito, e per quanto un primo pigro ascolto li relega ad emuli di tanti altri gruppi dello stesso tempo, ogni tentativo di reclusione è vano perché ogni canzone è ricca di elementi che la rendono speciale, su tutti quella &lt;em&gt;The Theme&lt;/em&gt; non presente nella prima stampa del disco, che si erge ad apice di tutta la loro produzione: solenne, magnifica, priva di parole e pregna di messaggio, mi piace immaginarla sorella di &lt;em&gt;View from a Hill&lt;/em&gt;, epilogo del capolavoro di Burgess (&lt;em&gt;Script of the Bridge&lt;/em&gt;, 1983), vuoi per estensione temporale, vuoi per sentimento ed atmosfera.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/F1-E1YVxI7w&quot; data-caption=&quot;&#39;Scriviamo una delle canzoni più belle del decennio?&#39; &#39;Perché no dai!&#39;&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;C’è chi fugge dalla &lt;em&gt;minimal wave&lt;/em&gt; perché sacrifica il sostrato chitarristico in onore di tastiere ingombranti e tediose drum-machine, chi non regge certo &lt;em&gt;post-punk&lt;/em&gt; perché troppo frenetico e privo di ordine, chi ancora non riesce a farsi trasportare appieno dal &lt;em&gt;gothic rock&lt;/em&gt; perché troppo oscuro e pervaso da temi relativamente meno esistenziali e troppo evocativi: sfido apertamente chiunque a trovare un territorio condiviso più mirabile e gradito di &lt;strong&gt;Heaven Is Waiting&lt;/strong&gt;, perla assoluta della sua epoca e manifesto di estetica musicale.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Parlare di musica simile in fondo, ed in sede scritta per di più, è una contraddizione in termini di intenti: essa va vissuta, subita, a lei va concesso di travolgerci e di annichilirci come meglio crede, per poi svegliarci con un senso remoto di incompleta comprensione, pronto a spingerci verso una nuova esperienza artistica sotto l’egida irrequieta di Dioniso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fatevi un regalo: smettete di legger queste chiacchere ed andate a cercare i &lt;strong&gt;Danse Society&lt;/strong&gt;, adesso.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;138573&quot; id=&quot;discogs-138573&quot;&gt;&lt;/div&gt;
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   <title>Peroni, Isernia, Milwaukee.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2013-02-26/peroni-isernia-milwaukee.html"/>
   <updated>2013-02-26T22:51:13+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-02-26/peroni-isernia-milwaukee</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Amici, conoscenti, avventori, rivali, detrattori, nemici: è a voi tutti che voglio esporre nuovamente il mio pensiero sociale e politico non appena le due gemelle thailandesi che ho invitato a casa termineranno di litigarsi il mio uccello con insospettabile piglio.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;È terminato lo spoglio per le elezioni politiche italiane: tra le tante tonnellate di cellulosa sottratta alla nobile arte degli origami, ancora una volta non figura alcuna scheda recante un mio segno. Spesso mi tacciate di ignavia o di qualunquismo, e per quanto ciò mi riempia di gioia ritengo giusto dedicarvi due righe.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono vent’anni che votiamo il meno peggio, con la stessa perizia con cui scegliamo la birra scadente al supermercato, pur di non prendere la Peroni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La Peroni rappresenta il desiderio medio degli italiani.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La Peroni deve tutto alla pubblicità in TV.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La Peroni non se la compra nessuno, ma poi se la bevono tutti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scusate, ma io voglio una fottuta IPA che mi scartavetri la gola, e che mi faccia respirare profumo d’acero di Milwaukee, per quanto non sappia né che odore abbia tale albero, né dove cazzo sia ubicata di preciso tale citt’. Ho il diritto di sniffare il mio fottuto acero sulla soglia della mia fottuta porcoddio di villetta a Milwaukee, dove potrò collezionare reliquie naziste in santa pace finalmente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma quanto voi volete mangiar fuori, andate dal meno peggio, o cercate un posto che vi aggradi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma quando vi innamorate, vi lasciate infatuare dal meno peggio, o sognate una persona che vi torca le budella quando vi passa innanzi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma quando pensate alla vostra prole, scegliete di farvi governare dal meno peggio, oppure vi battete per garantir ad essa un mondo dove il sale non è solo il nome volgare del cloruro di sodio, ma metafora del senno quando presente in zucca?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[quest’ultimo periodo è ributtante, ma necessario per ingraziarmi le sexy mammine cattocomuniste che poi danno il culo ai senegalesi della stazione.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Seriamente, io non mi piegherò mai a scegliere il meno peggio. Non bevo Peroni, non mangio da Pizzarito, non do il culo ai senegalesi della stazione. Ora sto per dire una cosa degna di Moretti, ma ritengo che la democrazia rappresentativa che vige in italia abbia avuto senso d’esistere sino alla morte di Berlinguer. Che avrei volentieri scambiato per quella del cineasta di Brunico, ma tant’è.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi solo palude parlamentare, sudditanza oltreoceanica e massone, rincoglionimento catodico, e passaggio ai tre punti per vittoria che non premiava più la difesa dello zeroazero. Niente baby, la democrazia non ha funzionato, la gente se l’è vista morire davanti, e non ha mosso un dito semplicemente perché non glien’è più fregato nulla: del resto i superstiti della generazione che si è fatta ammazzare per garantircela sono morti tutti, mentre quella cui appartengo non ha fuoco sacro per lottare, troppo presa a condividere link rivoluzionari su grosse piattaforme di pubblicità online.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho il sacrosanto diritto di sputare su chiunque si faccia beffe dei miei diritti e della mia fatica, e che usurpi un ruolo che non si è guadagnato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho il sacrosanto diritto di credere fermamente che la mia coscienza di uomo e di cittadino non sia vincolata a giustapporre una croce su un pezzo di carta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho il sacrosanto diritto di pensare che il mio buon operato nel mondo sia fatto di scelte quotidiane e ripetute, e non solo di rispondere ad una domanda che io non mi sono posto, e che non ritengo in alcuna misura pertinente alla soluzione dei problemi di un paese.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho il sacrosanto diritto di non voler condividere nulla con chi è connivente con un sistema poliziale che ha preso a sprangate ragazzi e ragazze a Genova dodici anni fa, e che a più riprese ha ucciso giovani impunemente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho il sacrosanto diritto di ritenere stolto e vile chiunque tolga anche solo una moneta alla cultura, alla salute e alle cure dei vetusti e dei meno fortunati prima di smantellare per intero tutto l’apparato militare che siamo costretti a mantenere per motivi che non ci è dato sapere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Posso non avere ragione, con tutta probabilità ne sono ben lontano anzi, ma nessuno mi convincerà mai che continuare a bere Peroni sia la soluzione. Volete vedere i vostri figli tuffarsi tra le foglie di un acero del Wisconsin tracannando IPA di prima qualità, o vi accontentate di guardarli litigare un Super Santos in piazza ad Isernia mentre deglutite Moretti annacquata?
Non ho la soluzione, ma sono sicuro che perdurare nell’errore è lo sbaglio più turpe nel quale si può perseverare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutta sincerità, mi menzionate UN abusivo di Montecitorio con cui sareste andati a cena negli ultimi venti anni? E vorreste dirmi che vi fidate di gente con cui non prendereste neanche un caffé? Vi sentite davvero rappresentati da individui di cui conoscete a malapena l’età ed il luogo di nascita? Mi spiace, ma siete sempre stati in guerra con l’Eurasia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fate pure il cazzo che vi pare, ma non vi frapponete tra me, la birra vera ed la mia città americana preferita.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Miluouchii sto arrivando, sono già a Roncobilaccio.&lt;/p&gt;
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   <title>Unvergessen!</title>
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   <updated>2013-02-10T11:25:13+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2013-02-10/unvergessen</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Deciso a vincere l’inedia domenicale, nel primo pomeriggio mi son fatto coraggio ed ho preso a perlustrare la parte meridionale del mio quartiere, quella tagliata radialmente dalle ampie &lt;em&gt;Prenzlauer Alee&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Greifswalder Straße&lt;/em&gt;, sino al verde di &lt;em&gt;Volkspark Friedrichshain&lt;/em&gt;, giardino sito nel quartiere che da esso stesso prende nome e che funge da confine ideale tra le queste due zone della città.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Diretto proprio verso tale parco, scorgo una piccola croce di pietra ergersi tra alcuni cespugli, ne riconosco la funzione tombale, e d’improvviso mi torna in mente il pensiero ch’ebbe mia madre quando fu per la prima volta al cospetto di un cimitero tedesco, così diverso da quelli nostrani: desiderò apertamente di poter riposare in un luogo simile quando sarebbe giunto il momento, lei per cui tale simbolo era già estremo debitore a causa di un matrimonio troppo spesso foriero di sofferenza. Cerco l’entrata, mi sincero l’ingresso sia lecito, ed al varcar la soglia abbandono le categorie dello spazio e del tempo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono giorni che non fiocca e nelle vie della città adiacenti non v’è residuo di neve, mentre le tombe e le piante qui sono ancora abbondantemente imbiancate. Molte lapidi sono divelte, poste a terra parallelamente al terreno contrariamente alla naturale collocazione verticale che dovrebbero tenere: pare che qualcuno si sia accanito alla ricerca di un corpo particolare, o forse solo che il passare degli anni abbia permesso alla natura di vincere sull’uomo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi sono piccoli mausolei familiari, molti di essi vuoti al proprio interno oppure murati da mattoni grezzi, con un foro per l’aerazione; vi sono tombe del diciottesimo secolo, completamente avvolte da rampicanti, mentre quasi tutti gli alberi sono al momento spogli perché caduchi; non vi è alcuna immagine dei defunti, solo nomi ed iscrizioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Del novero di queste ultime, mi colpisce una in particolare che recita semplicemente “Unvergessen!”, che il mio rudimentale tedesco mi fa tradurre con &lt;em&gt;indimenticato&lt;/em&gt;. Non avevo mai visto un punto esclamativo inscritto all’interno di un cimitero, e mai mi sarei sognato di trovarlo in un luogo tale, così diverso da tutti quelli già incontrati nella mia esistenza. I cimiteri sono luoghi splendidi ed equi, all’interno dei quali vige uniformità sia per i vivi che per i morti, proni al silenzio che dovremmo osservare e che invece violiamo per proferire di parole troppo spesso inutili o dannose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quale storia si potrà mai celare dietro quel carattere? Pur non avendone contati altri in tutto il camposanto magari qui è prassi comune, ma voglio immaginarlo come un grido ultimo di chi non ha voluto arrendersi ad una legge che considera ingiusta, quella di una natura cui se prestassimo maggiore ascolto, troveremmo forse meno ingrata. Se il nostro vivere fosse meno vacuo e mosso da obiettivi che fingiamo di sentire come nostri, non soffiremmo nel lasciare epitaffi grondanti dolore e lacerati infine da inconsuete ma pertinenti scelte tipografiche.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Giunge la notte, il fine distensivo del mio camminare si è ritirato zelante in favore di pensieri ben più esistenziali, che accompagneranno gravi il ritorno alla mia dimora: esco dal &lt;em&gt;Georgenfriedhof&lt;/em&gt;, subito grattacieli alla mia destra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Forse siamo già morti tutti, e non vogliamo ammetterlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;†&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;!&lt;/p&gt;
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   <title>[1994] 713avo Amor - Errores Varios de la Estupidez Actual</title>
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   <updated>2012-12-26T10:15:33+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-12-26/1994-713avo-amor-errores-varios-de-la-estupidez-actual</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Dagli anfratti più remoti dell’underground iberico, dopo una prima prova chiamata &lt;strong&gt;A veces el dolor&lt;/strong&gt;, nel 1994 i &lt;strong&gt;713avo Amor&lt;/strong&gt; scrivono uno dei dischi più significativi del decennio d’appartenenza, senza coscienza alcuna di aver raggiunto tale traguardo. Guidati dal prolifico Carlos Desastre, anima musicale e letteraria del gruppo, la formazione originaria di Malaga propone un lavoro di cui è davvero difficile inquadrare la cifra stilistica: liquidarlo come &lt;em&gt;noise-rock&lt;/em&gt; figlio del tempo è il modo migliore per condannarlo all’oblio, l’approccio migliore risulta quindi quello della visione d’insieme, che mostra l’opera come una serie di racconti ora visionari ora verosimili, ora cantati o urlati ora narrati, ora brevissimi ora di un quarto d’ora, per un prodotto finale stupefacente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’ascolto del disco rappresenta un prima ed un dopo, data l’unicità della proposta: chi ha piena comprensione dei testi può respirare direttamente l’atmosfera ora di città corrotta ora di villaggio polveroso, la tradizione come prigione dell’anima e non come perpetuarsi di valori. Alcuni episodi sono invece momenti di transizione sospesi e torpidi, dove gli strumenti si limitano a produrre un tappeto di rumore, e la voce scandisce monotona instantanee totalmente surreali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni tanto c’è una spruzzata di &lt;em&gt;rock urbano&lt;/em&gt; o di &lt;em&gt;rock gitano&lt;/em&gt;, senza scadere nel cliché nazionale, nonché di &lt;em&gt;post-hardcore&lt;/em&gt; con il germe del &lt;em&gt;post-rock&lt;/em&gt; di matrice &lt;strong&gt;Slint&lt;/strong&gt;: non a caso la cosa che più si avvicina a tale disco di cui si abbia memoria va ricercata nella prima produzione dei nostri &lt;strong&gt;Massimo Volume&lt;/strong&gt;, forti anch’essi della formula declamazione + rock.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/713avo_amor.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/713avo_amor.jpg&quot; alt=&quot;Non che girino troppe foto di questi ragazzi.&quot; id=&quot;non-che-girino-troppe-foto-di-questi-ragazzi&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#non-che-girino-troppe-foto-di-questi-ragazzi&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Non che girino troppe foto di questi ragazzi.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le prime parole del disco sono &lt;em&gt;“No hay musica”&lt;/em&gt; (non c’è musica): alla luce della distorsione onirica presente in esso, non costa fatica immaginarle vicine al &lt;em&gt;“silencio, no hay banda”&lt;/em&gt; del capolavoro lynchiano (&lt;em&gt;Mulholland Dr.&lt;/em&gt;, 2001). Affini per tematica sono &lt;em&gt;Tu cancion favorita&lt;/em&gt; ed &lt;em&gt;El país de los sueños&lt;/em&gt;, dalle parole malate e già pronte ad insinuarsi nella mente di chi ascolta, dipingendo scenari fobici e recanti all’insania; feroce poi la critica alla televisione, sempre visto come oggetto di controllo secondo orwelliana memoria (&lt;em&gt;La televisiòn no lo filma&lt;/em&gt;), nonché quella alla chiesa: &lt;em&gt;En el bar de Dios&lt;/em&gt; è un’accusa efferata e sanguinante in una ballata &lt;em&gt;tout court&lt;/em&gt;, uno dei pochi brani dalla forma canonica presenti nell’album.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Attenzione a parte va dedicata alla traccia di chiusura, &lt;em&gt;Nos cambiaron por pistolas&lt;/em&gt;: brano più lungo del disco, narra la storia delle torture subite da due fratelli da parte di un vecchio porco locale, narrate da un terzo bambino riuscito a fuggire in tempo da tale inferno. La canzone vale da sola il prezzo del biglietto, evoca immagini vivide, promiscue e massimamente cruente di come i poveri ragazzini abbiano visto la propria vita dilaniata e venduta per una scommessa persa dal proprio genitore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Essa è un disco nel disco, gli strumenti seguono la trama ed alternano momenti di volume totale ad abissi dinamici, pronti al prossimo violento assalto: la sensazione di rabbia ed impotenza cresce per tutto il racconto, e difficilmente si riesce a non covare il medesimo sentimento di vendetta tenuto dal superstite nei confronti del padre quando alla fine chiede impazzito perché avesse gettato via le loro vite in cambio di pistole e munizioni.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/BBeIUOF6Q-g&quot; data-caption=&quot;¿Por qué nos cambiaste por pistolas, papá?&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Ascoltato a tanti anni di distanza, &lt;strong&gt;Errores varios de la estupidez actual&lt;/strong&gt; appare come un reperto misterioso e coperto di polvere, che sa emanare forte lo spirito del suo tempo, miracolosamente sia in termini assolutamente particolaristici, sia in termini universali. Fu l’ultimo capitolo per loro: Carlos Desastre migrò verso i Paesi Baschi e trovò fortuna in altri gruppi e progetti, e del gruppo andaluso restarono solo le due opere.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Chiunque creda che in Spagna non si sappia fare rock non sarà certamente smentito da un &lt;em&gt;unicum&lt;/em&gt; della produzione iberica: è cosa certa però che se questo disco fosse stato scritto a Seattle o a Louisville, vedremmo parecchie felpe con un bambino ghermito da demoni in giro.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;3807176&quot; id=&quot;discogs-3807176&quot;&gt;&lt;/div&gt;
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   <title>2012: best albums I stumbled upon.</title>
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   <updated>2012-12-20T00:15:33+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-12-20/2012-best-albums-i-stumbled-upon</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Non avrei mai detto che avrei finito per annoverare tre dischi in lingua spagnola e due in lingua italiana fra i miei album dell’anno, eppure a quanto pare è andata così.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/the_sound_in_the_hothouse.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/the_sound_in_the_hothouse.jpeg&quot; alt=&quot;The Sound - In the Hothouse [1985]&quot; id=&quot;the-sound---in-the-hothouse-1985&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-sound---in-the-hothouse-1985&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Sound - In the Hothouse [1985]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio disco dell’anno, e non perché non conoscessi i &lt;strong&gt;The Sound&lt;/strong&gt;. Qui Adrian Borland punta dritto al cuore, morde e graffia e confeziona il live più sanguinante di sempre. Non ho mai percepito tanta passione in un solo disco, mai così tanta forza e sentimento in un’ora di musica &lt;em&gt;post-punk&lt;/em&gt;: se penso che tra i moventi del suicidio vi è la scarsa considerazione artistica ricevuta, mi dilanio ancor di più.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/slumber_fallout.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/slumber_fallout.jpeg&quot; alt=&quot;Slumber - Fallout [2004]&quot; id=&quot;slumber---fallout-2004&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#slumber---fallout-2004&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Slumber - Fallout [2004]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli Slumber [ora &lt;a href=&quot;/2012-07-08/2012-atoma-skylight&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Atoma&lt;/a&gt;] ci hanno regalato uno dei dischi metal più belli degli anni Duemila, punto. Melodeath con forti tinte &lt;em&gt;goth&lt;/em&gt; per canzoni intensissime: mai un album metal è riuscito a trasmettermi tanta rabbia e dolcezza al contempo.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/edith_progue_timeline.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/edith_progue_timeline.jpeg&quot; alt=&quot;Edith Progue - Timeline [2006]&quot; id=&quot;edith-progue---timeline-2006&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#edith-progue---timeline-2006&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Edith Progue - Timeline [2006]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Niente che la premiata ditta &lt;a href=&quot;/2012-09-24/ryuichi-sakamoto%2Balva-noto-live-23-09-2012-auditorium-roma&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Sakamoto+Alva Noto&lt;/a&gt; non avesse già confezionato anni addietro: la formula è esattamente identica [avorio + glitches], con un piano lievemente più caldo ed un risultato finale assolutamente eccellente.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/edge_of_sanity_purgatory_afterglow.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/edge_of_sanity_purgatory_afterglow.jpeg&quot; alt=&quot;Edge of Sanity - Purgatory Afterglow [1994]&quot; id=&quot;edge-of-sanity---purgatory-afterglow-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#edge-of-sanity---purgatory-afterglow-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Edge of Sanity - Purgatory Afterglow [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio amore per qualunque cosa prodotta dal signor Swanö è viscerale, soprattutto se assieme agli Edge of Sanity: dopo le due suite cremisi, questo disco è un manifesto del melodeath e del metal tutto. Dove non sembra esserci posto per evolvere ulteriormente un tema, Dan riesce a ficcare un riff tremendo e a scrivere l’ennesima pagina di musica immortale.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/unicorn_emotional_wasteland.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/unicorn_emotional_wasteland.jpeg&quot; alt=&quot;Unicorn - Emotional Wasteland [1995]&quot; id=&quot;unicorn---emotional-wasteland-1995&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#unicorn---emotional-wasteland-1995&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Unicorn - Emotional Wasteland [1995]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarò onesto, e confesso che se [anche] dietro questo disco non ci fosse Dan Swanö, lo bollerei come un album neoprog qualsiasi. La sua voce ed il suo gusto per la melodia sono inconfondibili però, e trasformano un lavoro oggettivamente non eccezionale in una collezione di canzoni speciali, almeno per me.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/713avo_amor_errores_varios.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/713avo_amor_errores_varios.jpeg&quot; alt=&quot;713avo Amor - Errores Varios de la Estupidez Actual [1994]&quot; id=&quot;713avo-amor---errores-varios-de-la-estupidez-actual-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#713avo-amor---errores-varios-de-la-estupidez-actual-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            713avo Amor - Errores Varios de la Estupidez Actual [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho sempre sottovalutato la musica spagnola e la cultura iberica in generale, pur rappresentando metà delle mie origini. Mi maledico dunque per aver scoperto così tardi un disco sensazionale, in bilico tra i suoni degli &lt;strong&gt;Slint&lt;/strong&gt; e la narrazione dei &lt;strong&gt;Massimo Volume&lt;/strong&gt;. Album imperdibile di cui parlerò in maniera estesa a breve, tra i migliori lavori degli anni ‘90 in assoluto, e non mi sento affatto di esagerare.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/gustavo_cerati_bocanada.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/gustavo_cerati_bocanada.jpeg&quot; alt=&quot;Gustavo Cerati - Bocanada [1999]&quot; id=&quot;gustavo-cerati---bocanada-1999&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#gustavo-cerati---bocanada-1999&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Gustavo Cerati - Bocanada [1999]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sempre lingua di Quevedo e Cervantes, ci spostiamo in Argentina per un musicista tanto brillante quanto prolifico: noto principalmente per il suo rock fresco, quasi &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt; con i &lt;strong&gt;Soda Stereo&lt;/strong&gt;, prova l’avventura solista e regala un disco splendido per testi, melodie ed arrangiamenti; se fosse inglese sarebbe nei diari di tutte le ragazzine del mondo. Purtroppo la sorte lo tiene in scacco da anni, prigioniero di un sonno al momento irreversibile. Suerte Gustavo, te esperamos de vuelta pronto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/disciplinatha_un_mondo_nuovo.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/disciplinatha_un_mondo_nuovo.jpeg&quot; alt=&quot;Disciplinatha - Un Mondo Nuovo [1994]&quot; id=&quot;disciplinatha---un-mondo-nuovo-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#disciplinatha---un-mondo-nuovo-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Disciplinatha - Un Mondo Nuovo [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dalla scena emiliana post &lt;strong&gt;CCCP&lt;/strong&gt; dei primi anni ‘90 sono stati protagonisti vari gruppi - i &lt;strong&gt;CSI&lt;/strong&gt; stessi, gli &lt;strong&gt;Ustmamò&lt;/strong&gt; ed in certa misura anche i &lt;strong&gt;Disciplinatha&lt;/strong&gt;, ufficialmente avallati da sua maestà Lindo Ferretti e forieri di un &lt;em&gt;industrial-rock&lt;/em&gt; assolutamente all’avanguardia per il paese di provenienza. Spicca l’eccellente cover di &lt;em&gt;Up Patriots to Arms&lt;/em&gt; di Battiato, svariati lustri prima di quanto prodotto recentemente sotto la Mole.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/matia_bazar_berlino_parigi_londra.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/matia_bazar_berlino_parigi_londra.jpeg&quot; alt=&quot;Matia Bazar - Berlino, Parigi, Londra [1982]&quot; id=&quot;matia-bazar---berlino-parigi-londra-1982&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#matia-bazar---berlino-parigi-londra-1982&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Matia Bazar - Berlino, Parigi, Londra [1982]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Premessa importante: questo disco ha la copertina più brutta che abbia mai visto [addirittura più di quella precedente], e sono stato fortemente tentato di escluderlo per questo motivo. Per fortuna il gruppo genovese ha confezionato per l’ennesima volta un album &lt;em&gt;synth-pop&lt;/em&gt; coi fiocchi, con la voce ultraterrena di &lt;strong&gt;Antonella Ruggero&lt;/strong&gt; a far guadagnar loro l’immortalità.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/sr_chinarro_cero_en_gimnasia.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/sr_chinarro_cero_en_gimnasia.jpeg&quot; alt=&quot;Sr. Chinarro - Cero en Gimnasia [2000]&quot; id=&quot;sr-chinarro---cero-en-gimnasia-2000&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#sr-chinarro---cero-en-gimnasia-2000&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Sr. Chinarro - Cero en Gimnasia [2000]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiudo con un EP capolavoro, quattro brani &lt;em&gt;indie-pop&lt;/em&gt; oscuri e tristi e sostenuti, che se li avessero scritti nel Tennessee staremmo tutti a strapparci i capelli, invece è ancora roba spagnola. Amo i polisindeti.&lt;/p&gt;
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   <title>Live in Pankow.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-12-15/live-in-pankow.html"/>
   <updated>2012-12-15T15:10:17+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-12-15/live-in-pankow</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Compagni est-europei, mi piacerebbe condividere con voi la mia esigenza di rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, ma i tempi sono cambiati ahimé, ed il sogno di un’Europa totalitaria e scarlatta ha lasciato il passo alle sopracciglia di Matteo Renzi.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Matteo Renzi e la sua sodomia silenziosa nascosta da qualunquismo Ralph Lauren.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per fortuna ho potuto respirare un po’ di vento dell’Est l’altra sera a cena, grazie a questo ragazzo polacco che raccontava storie pesissime sulla sua terra: ci ha elencato almeno dieci categorie di individui scorgendo i quali sarebbe bene cambiare lato della strada, e mi sono immaginato Varsavia dall’alto come un formicaio di gente che attraversa continuamente per evitare ubriachi, papponi, mignotte, assassini, Wojtyla.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Wojtyla, il papa che emanava dubstep già a fine anni ‘80. &lt;em&gt;wob-wob-wob-wob-wojtyla&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci ha detto poi di come la gente si rechi presso i porti per spaccare le bussole delle navi ormeggiate, e trangugiarne il liquido alcolico in esse contenuto per sbronzarsi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Hey Kazmierz stasera tutti a Danzica, ribaltiamo due pescherecci e ci facciamo duri di bussole.&lt;br /&gt;
- Minchia Krzysztof quante ne sai. Dio ti abbia in gloria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio paese invece sembra avere preoccupazioni ben più frivole, quali quella di pubblicare in maniera compulsiva materiale politicoide pressoché ovunque. Compagni est-europei vi spiego una cosa, fagocitare il fatturato di grosse piattaforme informatiche americane postando link contro Formigoni è come soffiare tra i pulsanti del telecomando perché il vostro dvd di bambini down vestiti da scout che saltano su cazzi di legno non parte: un’azione senza scopo preciso, che avrà come esito quello di mostrare ritardati zelanti che provano a a fare un po’ di casino mentre vengono inculati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Diego vergognati, le immagini che provi ad evocare sono disgustose, nonché poco originali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Baby, non è colpa mia se quando vai all’Esselunga ti ficchi nel carrello questi abominii, costringendomi peraltro a dovermi recare nei cinema d’essai per visionarli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;“Se votare cambiasse veramente qualcosa, non ce lo lascerebbero fare”&lt;/em&gt;, suggeriva Mark Twain mentre girava documentari sui vantaggi derivanti dall’innaffiare le piantagioni di cotone con rhum, primo fra tutti quello di ottenere Cuba Libre strizzando i jeans dopo averli lavati. Twain era uno che la sapeva lunga, del resto quando nell’800 ti chiami come il driver degli scanner vuol dire che avrai impatto sulle generazioni successive.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Credo di aver dedicato un numero di caratteri sufficiente a quel protettorato NATO che è l’Italia, ritengo opportuno quindi parlare  di argomenti ben più degni quali la qualità della passera qui a Berlino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Compagni est-europei, avete presente il consueto fenomeno per il quale quando visitate una città per la prima volta tutte le ragazze vi sembrano bellissime e sognate già di ivi migrare? Si chiama scolo. Bene, tale fenomeno si protrae per una settimana al massimo, poi a meno che non stiate soggiornando a &lt;em&gt;Saint-Germain-des-Prés&lt;/em&gt; prendete coscienza del fatto che il tasso di cofani di Tempra è pressoché omologato a quello del vostro paese di provenienza, e siete quasi felici di tornare ai vostri culi flaccidi di Viale Manzoni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ah che femmine a Saint-Germain, avrei scrostato cessi con le gengive per averle.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando al di qua del Reno invece, se dopo due mesi abbondanti tale sensazione non accenna a diminuire vuol dire che non si tratta di suggestione, ma di materiale di prima qualità. Sono stato in un club industrial/darkwave ed ho visto occhi cerulei, labbra vermiglie, giarrettiere tatuate, seni gonfi: poi ho chiuso Safari e sono entrato. Seriamente, non ero mai stato in un posto così pieno di pollastre e che al contempo vantasse un rapporto persone nate a sud delle Alpi / numero di birre prossimo allo zero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per il resto sto imparando a viaggiare in &lt;em&gt;u-bahn&lt;/em&gt; senza assumere espressioni degne di Jack Nicholson in Shining mentre si contemplo la fauna locale: l’importante è mostrarsi assorti nei propri ascolti con aura di sintomatico mistero, brandendo un’accetta possibilmente. Le guardi e ricambiano con espressione mista tra voglia di sesso violento e derisione per le dimensioni del tuo spread. Di passo, volete davvero convincermi che ora siamo diventati un paese di economisti perché vi hanno ficcato in gola due termini in croce, quando la massima valutazione in cui vi siate mai prodotti è stata pagare un conto di trentasei euro con due pezzi da venti ed una moneta per avere resto cartaceo? Valutazione che vi ha fatti sentire acuti manco foste il figlio bastardo di Kasparov e Russel, ci tengo a sottolineare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Compagni est-europei, mi duole dirvelo ma continuate a non capire un cazzo. Di nulla. Ogni secondo in cui i vostri neuroni residui si preoccupano di formulare pensieri contenenti i nomi di Monti o Bersani e non quello di Lisa Ann, è un istante di fiero insulto alla vostra specie; se c’è un solo valido motivo per il quale distogliere la propria attenzione dalle gesta esperte di bellissime ninja del sesso alla soglia dei quarant’anni, vi prego di comunicarmelo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Compagni est-europei, mi duole dirvelo ma per quanto mi riguarda potete andare tutti affanculo, oggi è domenica e sia Esselunga che cinema d’essai sono chiusi: dovrò davvero ripiegare su Renzi che scrosta cessi nelle navi polacche per raggiungere un orgasmo decente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Compagni est-europei, uno sforzo ancora. Ost Berlin, West Berlin.&lt;/p&gt;
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   <title>It's Just a Trick of the Lights.</title>
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   <updated>2012-12-03T09:05:12+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-12-03/its-just-a-trick-of-the-lights</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;em&gt;Nota: quanto segue è stato scritto interamente prima del concerto, e non è quindi influenzato da quanto avvenuto durante e dopo il medesimo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io penso, o almeno mi piace pensare, che le città siano entità vive almeno quanto noi, che percepiscono il nostro solcarne le vie, e rispondono e si comportano secondo il proprio umore. Qualche ora fa uscivo di casa, e venivo piacevolmente interdetto da un fitto nevischio: con tutta probabilità in un altro contesto lo avrei maledetto, e mi sarei diretto verso un qualche luogo noioso a compiere una inutile attività; ho abbracciato invece volentieri l’idea di farmi accompagnare da esso nell’attraversare la lunga via sulla quale dimoro, con direzione il vicino mercato delle pulci.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il sole si era già sopito pigro da parecchio, giungo in un luogo buio e oramai fantasma, occupato solo da venditori radunanti i propri oggetti al termine di una giornata di vendita: tale visita era solo un pretesto per uscire, al che mi preso la via meno percorsa senza curarmi della direzione, ed ho iniziato il mio percorso, con i Chameleons nelle orecchie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Trovo spesso patetico ed irritante chiunque faccia teatro del proprio &lt;em&gt;mal de vivre&lt;/em&gt;, e suonerà quindi ipocrita quanto sto per dire: sferzato dai piccoli cristalli acuti, graffiato dalle liriche di Burgess, preso dalla torpida e latente sensazione di essersi persi, contemplavo nuda l’esistenza. Un recipiente vuoto, inutile, cui vorremmo dar contenuto e scopo per poi accorgerci che tale obiettivo è lontano ed impossibile. Proseguivo il cammino, vedevo case uniformi per dimensione ma diverse per colore, e mi sono immaginato la loro storia, e se la scelta cromatica sia stata mai cosciente, e se forse il vicino si fosse mai lamentato di quel rosso vermiglio o di quel blu scuro, al cospetto del proprio cremisi orgoglioso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chissà se anche le vie trovano patetico il mio vagabondare lungo esse, se ritengono di avere sufficienti problemi loro stesse per dover sopportare anche il mio lamento, il mio canto stonato, loro che al massimo vengono ferite da operai disillusi o vengono rinominate da zelanti burocrati. Non mi sono sentito né accolto né respinto da quelle zone anonime, di cui mai potrò esser certo esistano davvero, ora che rivivo l’esperienza nel momento della trascrizione: è la prima volta che affronto una città non come visitatore d’occasione bensì come inquilino stabile, ed ho interesse a piacerle e a non esserle inviso: e no, non è metonimia per i suoi abitanti, parlo proprio della sua topologia e del suo essere concreto, dei suoi incroci e dei suoi mattoni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando non piaci ad una città, essa ci mette molto poco a renderti partecipe del proprio fastidio: ti nasconde i suoi luoghi più preziosi, ti mette innanzi ad un dedalo di vie piccole e senza uscita, ti schiaccia ponendo brutti palazzi a coprire il sole e ti tiene lontani gli alberi e i prati belli; se invece ti reputa gentile sa ricompensarti con piazze e posti e monumenti, con scorci, con passeggiate ampie e belle da percorrere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In questi pensieri, il mio unico rapporto umano continuava ad essere di puro ascolto, rivolto alla musica che mi accompagnava: rifuggivo come sempre le persone, allontanavo come un incubo il pensiero di dover entrare in un caffé di sconosciuti e lasciarmi dilaniare da una cameriera che, pur gentile e nel compimento dei suoi doveri, mi avesse dovuto chiedere cosa volessi. Non ho assoluta coscienza di cosa possa volere, non l’avrò mai e questa vacuità di desiderio mi accompagnerà sino alla morte, quando sarò in compagnia dell’erba e dei fiori e degli uccelli, loro che pur ignari anch’essi della loro volontà, possono almeno volare ed essere lontani dalla gente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho tanta paura della gente io, e al contempo la bramo: sognavo che il mio percorso con lo sguardo rivolto al cadere della neve venisse interrotto d’improvviso dall’urto con una ragazza, che le avrebbe fatto cadere gli oggeti da lei recati, e che nell’aiutare a raccoglierli avrei scorto qualcosa per poterle parlare dopo essermi scusato per la mia distrazione. Il mio passo fu però costante, e non mi dovetti mai chinare per prendere alcunché. Tra le maledizioni che non riesco ad esorcizzare, vi è questa ricerca dell’incontro fortuito, dell’intesa dovuta al caso: dovessi cercare amore mercenario, non pagherei per soddisfare la mia carne, bensì davvero per essere urtato lasciando cadere libri e dischi di mio gradimento: strappa un sorriso, risulta ridicolo e goffamente adolescenziale, ma cosa è la voglia se non la mancanza di qualcosa che non si ha avuto? E si deve forse mai rendere conto a qualcuno del proprio desiderio, quando è così difficile anche solo prenderne coscienza in se stessi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non so cosa turbi tanto la mia esistenza, ma penso a quanto impegno ci metta la gente a tiratci addosso la sofferenza degli altri: dobbiamo prenderci il dolore di chi ha fame, quello di chi non ha casa, o quello di Gesù, solo perché contemplare il male degli altri fa sentir meno vivi che affrontare direttamente il proprio. Non vi è intento di egosimo o di viltà nel mio pensiero, non voglio lasciare intendere che il mio male sia migliore di quello che mi circonda: è che non possiamo soffrire al posto degli altri, perché abbiamo cuori diversi e menti diverse e ferite differenti ancora, e non è facile emanare affetto o comprensione se non si è investiti da un qualche fuoco sacro, che ti mostra la salvezza nella redenzione altrui; vorrei anzi che i miei atti lenissero pur superficialmente i tagli di chi incontro, senza particolari velleità caritatevoli o salvifiche, ma è stolto farne menzione perché l’aiuto è un atto intimo, non un manifesto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non grido al mondo, esso non merita altra lacerazione: vorrei solo entrare in un caffé senza timori, sedermi ed incontrare un dolore simile al mio, che venga al mio stesso lume. E che abbia bei capelli, e che rida per quello che dico, e che magari mi dica di essere stata anch’essa al concerto dei Chameleons ove sto per recarmi, sotto lo stesso nevischio di prima.&lt;/p&gt;
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   <title>Garbage Live 27/11/2012 @ Berlin</title>
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   <updated>2012-11-30T21:05:12+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Quando lungo la via del ritorno inizi a pensare di aver assistito ad uno dei più bei concerti della tua vita, molto probabilmente è così.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli ingredienti c’erano tutti del resto: uno dei miei gruppi preferiti, all’ultima tappa della loro tournee europea, in una citta in cui vivo da poco e che fremo di conoscere dal punto di vista musicale; i &lt;strong&gt;Garbage&lt;/strong&gt; chiudono la loro visita nel vecchio continente a Berlino, e si fanno maledire per essere spariti così a lungo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Apre lo show un gruppo dance-rock con velleità burlesque assolutamente prescindibile, che di interessante propone solo le gambe della cantante: impietoso il fonico di sala ne accompagna l’uscita con un dischettino da nulla, &lt;em&gt;Deceit&lt;/em&gt; dei This Heat per la cronaca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parlando di chi la musica la sa fare eccoli là, freschi come 17 anni fa: il tempo è passato, qualche segno sul volto inizia a vedersi, ma l’istinto da palco non abbandona chi lo possiede e giuro di averne visto raramente qualcuno possederne in tale quantità; pronti-via con la nuova &lt;em&gt;Control&lt;/em&gt;, poi subito botto con &lt;em&gt;I Think I’m Paranoid&lt;/em&gt; seguita da &lt;em&gt;Shut Your Mouth&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Why Do You Love Me?&lt;/em&gt;, ancora pesca fortunata nel passato con &lt;em&gt;Hammering in My Head&lt;/em&gt; [!] ed il singolo d’esordio &lt;em&gt;Queer&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Shirley sa perfettamente quanto sia amata e desiderata da tutti, non manca di stuzzicare il pubblico [che parola ridicola è “stuzzicare”? Come si dice &lt;em&gt;to tease&lt;/em&gt; in italiano?] giocando continuamente con la gonna a scoprire la sua pelle bianchissima, privando più volte i cranii delle prime file della giusta irrorazione sanguigna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ripeto anche in questa occasione: se è vero che a loro è stata sempre mossa l’accusa [invidiosa] di aver sfornato solo materia da classifica, ecco che per tutto l’esibizione ogni brano viene proposto in maniera particolare - ora il supporto electro a &lt;em&gt;Stupid Girl&lt;/em&gt;, ora gli accordi diversi per &lt;em&gt;When I Grow Up&lt;/em&gt;, 
alla faccia della musica di plastica, quale gruppo non vorrebbe avere anche solo mezza canzone così nella propria produzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scaletta è superba: ecco &lt;em&gt;Supervixen&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;#1 Crush&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Special&lt;/em&gt;, poi &lt;em&gt;Cherry Lips&lt;/em&gt;, poi ancora il capolavoro trip-hop di &lt;em&gt;Milk&lt;/em&gt;, la bomba di &lt;em&gt;Push It&lt;/em&gt;, fino a &lt;em&gt;You Look So Fine&lt;/em&gt;, pensiero impossibile da negare alla Shirley stessa, che alla fine della canzone imbraccia la chitarra e si unisce ai compagni nell’esecuzione. E c’è posto anche per &lt;em&gt;Vow&lt;/em&gt; prima di chiudere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutti sappiamo che non può finire così: complice anche il fatto che non li rivedremo in Europa per un po’ l’encore si rivela assai saporito, con addirittura una &lt;em&gt;Cup of Coffee&lt;/em&gt;, ed un momento particolarmente bello: Shirley invita sul palco la figlia dodicenne del chitarrista Steve Mark a cantare &lt;em&gt;Not Your Kind of People&lt;/em&gt; così come aveva fatto nell’album - non male esordire sul palco a fianco di una delle più grandi icone rock degli decenni con il proprio padre testimone, no?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La facciamo ‘sta &lt;em&gt;I’m Only Happy When it Rains&lt;/em&gt;? Desiderio prontamente esaudito, a terminare quasi tre ore intense come non mai in compagnia di una donna tanto affascinante quanto brava, e dei suoi fidi musicisti. Momento di ilarità finale con Duke che resta da solo sul palco e strimpella sguaiatamente una canzoncina di ringraziamento: se li sarà mai tolti in vita sua quegli occhiali gialli?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;TL;DR&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Shirley Manson ha 50 anni ed è ancora una figa mai vista, i Garbage sono quasi 20 anni che spaccano, e quel che dicono i loro detrattori &lt;em&gt;aestimemus unius assis&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
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   <title>Warten auf die U-Bahn.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-11-22/warten-auf-die-u-bahn.html"/>
   <updated>2012-11-22T01:05:12+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Io, e come me credo tutti gli uomini, ci ho questo passatempo di guardare le donne mentre aspetto la metropolitana; fintanto che il fottuto pezzo di latta si degna di arrivare, eccomi a scrutare ogni femmina in età da marito, in età da liceo o ancora in età da divorzio che solca la banchina.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Quelle troppo belle le lascio stare subito, inutile sprecar fantasia per chi non ti guarderà mai neppure in faccia, perché oramai avezza a partiti troppo migliori di te; a me piacciono quelle con una storia addosso, per quanto sia sempre io a cucirgliela, e mai loro ad indossarla. Ci ho questa biondina davanti, assorta nel suo libro, che tiene una gamba piegata dietro l’altra, con giù il piede a punta in equilibrio, coperto da stivali lunghi e morbidi. Non ho idea di cosa legga, e non me ne curo; uno zuccotto lascia intatto il mistero tricotico, gli occhi guizzano celesti alla fine di ogni capoverso, senza rischio che guardi mai di qua.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tante invece dedicano attenzione solo al proprio apparecchio telefonico: le scarto, sono già di qualcun altro oppure vacue nell’animo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le mie preferite sono quelle che recano con sé strumenti musicali: se per alcuni la custodia induce ambiguità, vedi quella che passa tra fagotto e sax soprano, la maggior parte di essi si riconosce senza indugio. E fra tutte le musiciste, la mia scelta cade sulle suonatrici di violoncello. Ne avete mai visto una suonare? Ecco che abbraccia il proprio strumento come farebbe un’amante gelosa, ecco che lo sfrega e lo pizzica, ora per ottenere un languido gemito, ora per un ostinato più vigoroso.
Le immagino nude, con lui stretto tra le gambe, costretto a non potersi mai voltare, agli ordini della propria signora.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oh, se vorrei essere il violoncello di una studentessa due lustri più giovane di me, che mi apra la porta di casa con indosso solo il proprio sorriso, e che mi cinga e che mi baci e che mi ami, senza che le importi di come mi chiamo, di che lavoro faccio, o se ci ho almeno il quinto di pianoforte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È il terzo ferro che passa, questo lo prendo davvero.&lt;/p&gt;
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   <title>Wilkommen im Club Vodka-Mate.</title>
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   <updated>2012-11-20T00:45:18+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Vi scrivo dalla mia ridente alcova di &lt;em&gt;Prenz’Berg&lt;/em&gt;: qui basta ficcare un apostofo a metà toponimo per rendere la zona &lt;em&gt;cool&lt;/em&gt;, sapete. È come avere un loft a &lt;em&gt;T’Bella&lt;/em&gt;, un attico a &lt;em&gt;C’Città&lt;/em&gt;, un monolocale sulla &lt;em&gt;T’Tina&lt;/em&gt;. Alla fine non posso proprio lamentarmi, dopo lungo peregrinare ho finalmente apposto il mio cognome sul citofono, e posso assaporare la sensazione di farmi i beati cazzi miei una volta per tutte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;All’inizio non è semplice: non hai nessuno cui dare la colpa quando dentro casa non funziona un cazzo. A dire il vero il problema non si è ancora posto perché manca fisicamente qualsivoglia oggetto che abbia una funzione, ma se si mi si dovesse rompere la lavatrice prima di aver raggiunto un livello decente di tedesco credo mi rivolgerò al consolato per interpellare un esperto del settore, possibilmente nella figura di Wim Wenders.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non lo sapete? Wim Wenders aggiusta lavatrici. È un fottuto aggiustalavatrici di cristo. Cristo rompe lavatrici apposta per incontrare Wim Wenders. Se Manzoni avesse conosciuto Wenders, col cazzo che avrebbe lavato i panni in Arno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando alla ricerca della dimora, tale operazione mi ha fatto conoscere pur superficialmente tutte le zone della città: manco a dirlo, ogni quartiere risulta essere il quartiere gay di Berlino, il quartiere più dinamico di Berlino, il quartiere più esclusivo di Berlino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Berlino è una città di ricchioni ubriachi che non stanno un attimo fermi, perfetto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per fortuna le cose non stano così: ci sono anche tanti ricchioni che non si muovono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ritengo stucchevole tediarvi con idilli esistenziali circa i viali colmi di foglie di Friedrichshain, la movida notturna di Simon Dache Strasse, l’eterno divenire della metropoli, e altre menate simili: non che me ne freghi un cazzo del vostro livello di noia, per quando mi riguarda potrebbero anche costringervi legati per mesi ad ascoltare Allevi suonato da Fabio Volo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che è molto meglio di Allevi suonato da Allevi, dovete darmene atto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dicevo, questi racconti &lt;em&gt;on the road&lt;/em&gt; da fuorisede lucano fagocitato via Postepay tramite il sudore profuso nel raccogliere quintali di pomodori sono prova tangibile di quanto l’unità d’Italia sia stato un evento nefasto. Ci pensate? Ora potreste fare capodanno nel Granducato di Toscana, vantarvi di esservi scopata una mungana avente i natali nello Stato di Milano, oppure acquistare da Amazon Savoia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non ho niente di particolarmente folle da raccontare, forse perché esco con gente più ubriaca di me e che non può quindi essermi d’aiuto nel ricomporre il puzzle della serata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Abbiamo un perizona, un biglietto della U5 e una costola di brontosauro.&lt;br /&gt;
- Ok che ci abbiamo dato giù, ma non rammento di aver chiavato un velociraptor in metro ieri notte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nessuna eventualità può essere scartata, a causa del &lt;em&gt;vodka-mate&lt;/em&gt;. Il vodka-mate, con il suo gusto giovane e sbarazzino, se assunto in quantità elevate può condurti a limonare duro il più cesso del locale, e di inviare contestualmente il filmato alla tua famiglia ed al tuo datore di lavoro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per fortuna non possiedo ancora uno smartphone, ma se mi vedete suggere una bottiglia dal contenuto paglierino mentre vi apostrofo in maniera colorita, vi prego di mettermi in guardia dal rischio telematico appena descritto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cari figli di puttana, mi sono messo a rileggere un po’ di Bukowski: le opnioni su Buk si divisono tra fastidiosissimi detrattori che badano a stigmatizzarne la monotonia tematica, la mancanza di messaggio, la crudezza delle immagini, e fastidiosissimi estimatori che ne esaltano gli argomenti concreti, la comunicazione immediata, l’atmosfera vivida; una masnada di mentecatti cui auguro di fucilarsi a vicenda mentre chiavo le loro donne scolandomi birra scadente in un motel del Giurassico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Inizio a ricordare qualcosa dell’altra sera, forse.&lt;/p&gt;
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   <title>Ich bin ein Telefunken.</title>
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   <updated>2012-10-20T19:45:18+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-10-20/ich-bin-ein-telefunken</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Dopo tanti, forse troppi anni, ce l’ho fatta. Pur avendo avuto da sempre piena coscienza della necessità di tale scelta, l’ho sempre rimandata: vuoi a causa degli affetti, vuoi per la mia accidia intrinseca, vuoi per il senso di inadeguatezza che una decisione così radicale implica, non avevo mai avuto il coraggio di compiere tale passo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho finalmente rinunciato al materiale pornografico contemplante ragazze di età inferiore ai 16 anni.&lt;!--more--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora potete smettere di considerarmi un essere viscido e totalmente privo di morale, ma un essere viscido e parzialmente privo di morale. Ah, in tutto ciò vivo da due settimane a &lt;strong&gt;Berlino&lt;/strong&gt;. Il mio caro amico &lt;a href=&quot;http://nezoomie.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Giuseppe aka Nezoomie&lt;/a&gt; mi ha segnalato all’azienda ove lavora, ed ora sono anch’io un fiero sviluppatore web ai servigi della Teutonia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Accadono cose buffe in questa città: l’altro giorno ad esempio ero ad &lt;em&gt;Alexanderplatz&lt;/em&gt;, e vi era parcheggiato un camioncino arancione con un coccodrillo di peluche al volante; ho visto creature molto peggiori al volante di vetture capitoline, è per questo che tale visione non mi ha turbato particolarmente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non voglio sbilanciarmi con pareri poco cauti, ergo mi limiterò a dire che Berlino è una fottuta e promiscua macchina di perdizione postmoderna, con un’ottima metropolitana. Seriamente, qui potete godervi tutto il gusto industriale della Casilina Vecchia, senza dover rischiare di perdere la vita sul 105 ogni volta per tornare a casa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[ora posso dirlo, PIGNETOVAFFANCULO.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Qui puoi girare per strade ampie, senza dover sgomitare con minorate mentali con scritto Freddy sul culo. Qui prendere la bicicletta non è considerato uno sport estremo, ma una valida alternativa alla vostra Punto del cazzo in cui ieri due eroinomani hanno chiavato ascoltando il cd dei Marlene Kuntz che avevate lasciato dentro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[qui magari accade lo stesso, ma con &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=OQIYEPe6DWY&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;Das Model&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; dei Kraftwerk, almeno.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Di contro, i ciclisti hanno totale coscienza dei propri diritti, e pare di essere costantemente in una cronometro del Tour de France: del resto senza Armstrong tra i coglioni è di nuovo sfida aperta per tutti.
Scordatevi gli attraversamenti creativi che siete soliti fare sulla Tuscolana: qui non si tratta di essere ligi al rigore mitteleuropeo, di rispettare la regola prussiana, di ossequiare il senno d’Alemagna, di piantarla con queste climax stucchevoli del cazzo; qui rischi di morire tagliato dalla &lt;em&gt;citybike&lt;/em&gt; di un hipster del cazzo ogni due per tre.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[un grosso alligatore di gommapiuma, vi rendete conto?]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi la birra costa talmente poco che puoi scegliere tra media, grande e lago Michigan. Qui posso chiedere un piatto vegetariano senza essere visto per forza come un incrocio tra un panda e Gianni Versace.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Status questo che bramo follemente di ottenere, peraltro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tra gli obiettivi a scadenza più stretta primeggia quello di estendere il palmares di malattie veneree giacendo con qualche esemplare di fauna autoctona: la frequenza di innamoramento medio in metro è di una volta ogni 2 fermate, fatevi i conti. Ciò ovviamente non mi distoglierà dai miei passatempi preferiti, che come sapete sono la ricerca di numeri pseudo-primi di Fermat, la ricerca di &lt;a href=&quot;http://www.shoegaze.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;dischi shoegaze&lt;/a&gt; semisconosciuti, la criptofilatelia, l’arbitraggio di gare di sodomia equina, ma soprattutto dedicarmi a voi quattro figli di puttana che mi leggete.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[uno stramaledetto rettile di spugna, non so se mi sono spiegato.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cercare casa sta diventato un’impresa: non ho mai trovato così tanta difficoltà a convincere qualcuno ad accettare il mio denaro. Cristo ti sto promettendo che per i prossimi mesi ti finanzierò l’acquisto di cocaina purissima in cambio di una fottuta casa in eccesso che ti ritrovi, ed hai anche il coraggio di farmi storie.
Potrei virare sulla ricerca di una camera come soluzione temporanea direte, ma non ho di certo sfanculato l’Italia per venire a fare la vita da fuorisede di Cosenza, con tutto il rispetto per i paragoni che vedono i fuorisede di Cosenza come secondo termine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutto ciò trovo profondo sollievo dal fatto che qui in Germania chiunque la fede religiosa individuale è soggetta alla tassazione. Credi a Gesù Cristo? Dacci quel che è di Cesare. Allah è grande? Anche il tuo 740 lo sarà. Le vacche per te sono sacre? Non avrai più denaro per chiavartele. Immaginate un meccanismo simile nel nostro paese: ogni paese scoprirebbe numerosi edifici tardo-rinascimentali abbandonati ove fare incessantemente dei rave.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Niente religione, niente tasse, più musica elettronica: che altro vi serve?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io non so se i tedeschi sapranno liberarmi dalla mia condizione apolide, dalla crisalide che è la mia persona nel mondo, dal torpore che sempre mi ha tenuto stretto in questi anni; ma sento già in me fluire l’eloquenza di Goethe, il genio di Leibniz, l’estro di Beethoven, l’introspezione di Schopenhauer, la forza di Nietzsche, il tratto di Otto Dix, la magnificenza di Klaus Schulze.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;ERA UN FOTTUTO DINOSAURO ALLA GUIDA DI UN FOTTUTO CAMION PORCODDIO.&lt;/p&gt;
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   <title>Ryuichi Sakamoto + Alva Noto Live 23/09/2012 @ Auditorium, Roma</title>
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   <updated>2012-09-24T03:43:15+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Ryuichi è noto per aver scritto grandi colonne sonore, per aver vinto un oscar con Bertolucci, per aver recitato con Kitano e Bowie ma soprattutto per aver involontariamente scritto il tema più evocativo di tutta la tradizione musicale asiatica: non vi è essere umano che non volga il proprio pensiero a pagode e kimoni all’ascolto di &lt;em&gt;Forbidden Colours&lt;/em&gt; / &lt;em&gt;Merry Christmas Mr. Lawrence&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alva è Noto di suo invece, quindi non avendo nulla da fare sin da quando era bambino ha iniziato a produrre &lt;em&gt;glitch&lt;/em&gt;/ambient in quantità sesquipedali, adorna di &lt;em&gt;visual art&lt;/em&gt; pertinente ed altrettanto minimale. Stanco di tanta fama mai sudata, un giorno decide che manca del Giappone nella sua arte, e chiede in giro chi sia “&lt;em&gt;quello di Forbidden Colours&lt;/em&gt;”: telefona a casa Sakamoto, ma dormono tutti perché ci sono dieci ore di fuso tra Berlino e Tokyo. Alva mette la sveglia alle 4, riprova, e nasce subito &lt;em&gt;Vrioon&lt;/em&gt; [2002], che sarà seguito da altri capitoli simili sino al più recente &lt;em&gt;Summvs&lt;/em&gt; [2011]. Avido di sodalizi, Alva [al secolo Carsten Nicolai] si accasa successivamente con Blixa Bargeld, un tale che a causa del proprio nome difficilmente pronunciabile scelse di far parte di un gruppo dalla dizione più semplice, gli Einstürzende Neubauten.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fuor di artificio narrativo, la collaborazione tra il pianista nipponico ed il teutonico puntillista ha tutta la sua ragion d’essere: il principe degli strumenti si spoglia dei suoi connotati tradizionali e trova connubio frugale con suoni programmatici nel trionfo dell’atonalità. Mi si perdoni l’ovvietà del paragone con il neoplasticismo di Mondrian, con le sue superfici dai contorni netti e dal campimento marziale, con la divisione del piano non più nascosta dietro direttrici intuibili ma celate, trasposte in ambito musicale come interventi ripetuti e staccati di rumore, inteso non nell’accezione comune di cacofonia bensì in quella tecnica di assenza di contenuto armonico predominante.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Qualcuno diceva che “&lt;em&gt;parlare di musica è come ballare di architettura&lt;/em&gt;”, e questo paragrafo di nulla ne è prova concreta: passando finalmente alle impressioni che l’esibizione del duo ha suscitato; ammetto che l’aspettativa è finita per collimare totalmente a quanto proposto, complice anche la visione di alcuni video di live recenti ovviamente. Per fortuna SakaNoto scelgono la cornice più idonea per un evento del genere, con buona pace del pubblico davvero gremito ed inaspettamente educato e dotato di buon senso: avrò sfiga io, ma di rado mi capita a Roma di non dover essere confidente non direttamente interpellato della loquacità o della noia di spettatori circostanti mentre gente per cui ho speso del denaro sta suonando.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Appurato come l’Auditorium riesca ad avere influsso positivo sulla platea, SakaNoto salgono sul palco, ognuno con il proprio strumento di competenza, con alle spalle uno schermo orizzontale in rapporto di circa milleseicento-noni, pronto a fornire didascalia a quanto eseguito; la spettacolo inizia duro, con Noto che ribalta la sala con della dubstep tostissima - mi sveglio dall’incubo per fortuna, e rivivo l’esperienza consueta che ho con &lt;em&gt;Insen&lt;/em&gt; [2005] elevata alla massima potenza: i pensieri si fermano, le sinapsi entrano in risonanza con i glitch di Noto, gli interventi di Sakamoto sono pillole volte a sedare l’anima dionisiaca. Non è ipnosi e non è coscienza, non è estati né fastidio: il termine più adatto credo sia &lt;em&gt;sintonia&lt;/em&gt;. Il tempo smette di esistere fino al seguente cambio di proiezioni e al fragore degli applausi, poi torna ad essere un mero spettatore della medesima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Applausi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cambio colore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sintonia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mani.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cambio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sintonia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Credo sia inutile riportare pedissequamente l’elenco dei brani, non è un concerto di musica &lt;em&gt;popular&lt;/em&gt;, in cui la mancata esecuzione del proprio brano preferito può compromettere il giudizio dell’evento; altrettanto riduttivo è definirlo una semplice esperienza sinestetica, manco fosse un’installazione della biennale - stasera più che mai ho sperimentato quanto detto dall’acuto e John Cage circa l’importanza dell’ambiente dell’esecuzione, di quanto il rumore di fondo dia colore ed irripetibilità all’atto artistico: &lt;em&gt;4’33”&lt;/em&gt; tutto era fuorché una provocazione sterile. Il pensiero al compianto musicista mi è tornato quando Sakamoto ha iniziato a pizzicare e percuotere direttamente le corde del pianoforte, quasi fosse un &lt;em&gt;koto&lt;/em&gt;, stravolgendone così totalmente il timbro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando al pensiero su Mondrian, così come tanti credono che riempire tele copiando i flaconi L’Oreal sia insultantemente semplice, così tanti penseranno che giustapporre quattro accordi vuoi pure ben suonati ai suoni di un pc difettoso sia un’operazione banale ed intellettualoide: prescindendo dalle affermate capacità artistiche dei singoli, argomento sufficiente a deporre le accuse di semplicismo a mio avviso, io reputo arte quanto durante l’esperienza della stessa attiri la mia attenzione, mi muti, volga il mio pensiero verso di sé anche successivamente. Ad esempio ora penso allo stato mentale che ho avuto in quell’ora abbondante, alle proiezioni, all’eleganza di Ryuichi quando esce e rientra, alla sapiente impassibilità di Carsten innanzi al suo laptop, a quelle quattro battute di &lt;em&gt;Forbidden Colours&lt;/em&gt; che se la suonava tutta era pacchiano forse, ma sarebbe stato supendo lo stesso perché è un tema sempre bellissimo; penso che tutti i pianisti abbiano un gene di paraculaggine che trova prima o poi fenotipo pur effimero, stavolta secondo me davvero non biasimabile nella dolcissima &lt;em&gt;By This River&lt;/em&gt;, qui priva della voce di Brian Eno e dell’arrangiamento consueto in favore del constributo di Noto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vedo ancora quei venti dischi colorati girare brillanti, ed accendersi di bianco sugli ipertoni del rumore, proprio come me la immaginavo.
Vedo ancora Sakamoto suonare quelle otto battute, toccando sempre le stesse corde del pianoforte e muovendone sempre di diverse in me.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sintonia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Applausi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Luci.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A presto, SakaNoto.&lt;/p&gt;
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   <title>Garbage Live 12/07/2012 @ Ippodromo Capannelle, Roma</title>
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   <updated>2012-07-13T21:23:15+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Bisogna essere onesti, se &lt;strong&gt;Butch Vig&lt;/strong&gt; non avesse avuto l’intuizione di braccare la scozzese tuttopepe ex &lt;strong&gt;Goodbye Mr. McKenzie&lt;/strong&gt; ed &lt;strong&gt;Angelfish&lt;/strong&gt;, avremmo avuto l’ennesima meteora &lt;em&gt;pop/rock&lt;/em&gt; anni ’90 - per fortuna il sodalizio è avvenuto, e possiamo riferire della brillante prestazione capitolina dei &lt;strong&gt;Garbage&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Attesi sin dall’inizio della loro carriera, &lt;strong&gt;Shirley Manson&lt;/strong&gt; e soci visitano per la primissima volta l’Urbe, con massimo profitto a giudicare dalla performance di ieri. Se i detrattori hanno da sempre provato ad etichettarli come commerciali o ripetitivi, per fortuna molti altri hanno saputo individuare in loro talento da [e per] vendere e soprattutto estrema genuinità nel rapporto con il pubblico: i Garbage hanno vissuto l’apice della propria carriera a cavallo del cambio di secolo per poi iniziare un periodo di iato a metà degli &lt;em&gt;anni duemila&lt;/em&gt;, durante il quale si sono rincorse voci dell’eventuale disco solista della cantante o di un nuovo album del gruppo, quest’ultimo finalmente uscito da qualche mese con titolo &lt;strong&gt;Not Your Kind of People&lt;/strong&gt;, e chissà che non abbia convinto qualche sostenitore della nuova ora ad unirsi alla nutrita schiera di fedelissimi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poca ipocrisia, Shirley Manson è desiderio non segreto del pubblico tutto senza distinzione di sesso, e la sua sensualità aggressiva è parte integrante della musica del gruppo: il tempo sembra essersi fermato per lei, e la mise con cui si presenta sul palco le rende oltremodo giustizia. Si parte con &lt;em&gt;Automatic Systematic Habit&lt;/em&gt; dall’ultimo lavoro, per poi esplodere di colpo con il loro brano più celebre probabilmente - &lt;em&gt;I Think I’m Paranoid&lt;/em&gt; da &lt;strong&gt;Version 2.0&lt;/strong&gt; [1998] - accolto dal boato della folla. C’è spazio per il loro disco forse meno amato - &lt;strong&gt;beautifulgarbage&lt;/strong&gt; [2001] - con &lt;em&gt;Shut Your Mouth&lt;/em&gt;, seguita dal singolo d’esordio &lt;em&gt;Queer&lt;/em&gt; [&lt;strong&gt;Garbage&lt;/strong&gt;, 1995], fresco come quindici anni fa, e da una &lt;em&gt;Stupid Girl&lt;/em&gt; rimessa a nuovo per l’occasione con arrangiamento da club: del resto la loro inclinazione alla contaminazione elettronica è sempre stata manifesta, si pensi a quanto &lt;em&gt;Bristol sound&lt;/em&gt; si percepisce nel primo album, siano ringraziati &lt;strong&gt;Tricky&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Massive Attack&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo la nuova &lt;em&gt;Control&lt;/em&gt; si arriva a &lt;strong&gt;Bleed Like Me&lt;/strong&gt; [2005] con &lt;em&gt;Why Do You Love Me?&lt;/em&gt; ed un accenno di &lt;em&gt;Run Baby Run&lt;/em&gt; [quanto era dolce quel video?] su richiesta del pubblico, non terminata per candida ammissione di Shirley di non ricordarne il testo, ma chi oserebbe lamentarsi? Arrivano &lt;em&gt;Cherry Lips&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Special&lt;/em&gt; e l’inaspettata &lt;em&gt;#1 Crush&lt;/em&gt;, poi ancora brani nuovi, fino al delirio finale di &lt;em&gt;Push It&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Vow&lt;/em&gt;, separati da un apprezzato spazio richieste, di cui sono state soddisfatte quelle per &lt;em&gt;Trip My Wire&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Cup of Coffee&lt;/em&gt;, ben improvvisate pur fuori scaletta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se c’è un errore che un gruppo simile può compiere dal vivo è quello di limitarsi alla sterile riproduzione del materiale da studio, senza nulla aggiungere: loro non son certo novellini ed offrono uno spettacolo vero e proprio in cui ogni brano viene guarnito con qualcosa di speciale, ora una coda differente, ora un inizio non consueto, alla faccia di chi abbia mai pensato di liquidarli a plastica usa e getta da classifica; sono ancora lì con vigore da ragazzini, e non sembrano aver intenzione di volersi fermare a breve.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ah, c’è un &lt;em&gt;encore&lt;/em&gt; conciso ma assai gradito, affidato a &lt;em&gt;Supervixen&lt;/em&gt; e ad una delle loro canzoni più belle, &lt;em&gt;I’m Only Happy When It Rains&lt;/em&gt;, introdotta con un arrangiamento più intimo e poi eseguita a pieno organico e piena voce, degna conclusione di un concerto esplosivo ed atteso da tanto, troppo tempo: continuate a sfidare il tempo ragazzi, la sconfitta sembra sempre più lontana.&lt;/p&gt;
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   <title>[2012] AtomA - Skylight</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-07-08/2012-atoma-skylight.html"/>
   <updated>2012-07-08T22:17:04+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;C’erano una volta gli &lt;strong&gt;Slumber&lt;/strong&gt;, (poco) noti esclusivamente per quel &lt;strong&gt;Fallout&lt;/strong&gt; (2004) che raccolse meno elogi di quanti non ne meritasse; evidentemente qualcosa di quel nome e di quello stile non convinceva questi ragazzotti svedesi al punto da rinnegare le loro radici &lt;em&gt;goth&lt;/em&gt;/&lt;em&gt;death&lt;/em&gt;/&lt;em&gt;doom&lt;/em&gt; (su tutte &lt;strong&gt;Tiamat&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Katatonia&lt;/strong&gt;) e di risorgere sotto il nome di &lt;strong&gt;AtomA&lt;/strong&gt; con &lt;strong&gt;Skylight&lt;/strong&gt;, il quale a dispetto del titolo e della copertina oggettivamente degni degli scaffali di occasioni heavy-metal, risulta essere di valore assoluto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Si potrebbe liquidare il disco ad un centone di riff &lt;em&gt;alternative metal&lt;/em&gt; conditi da incisi vocali apocalittici, tastiere solenni, qualche sfuriata &lt;em&gt;symphonic metal&lt;/em&gt; e pause &lt;em&gt;post-rock&lt;/em&gt;, ma sarebbe il modo migliore di perdersi un disco che a meno di pregiudizi radicati nei confronti delle (tante) influenze che lo individuano, cresce ad ogni ascolto e risulta sempre più convincente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/atoma.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/atoma.jpg&quot; alt=&quot;Gli Atoma, ai tempi delle elementari.&quot; id=&quot;gli-atoma-ai-tempi-delle-elementari&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#gli-atoma-ai-tempi-delle-elementari&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Gli Atoma, ai tempi delle elementari.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prima sensazione che si prova all’ascolto è quella di massima densità: tracce mastodontiche, dal corpo robusto imprigionato in un fluido compatto che ostacola il movimento, tutte pronte ad un esplosione sempre imminente ma che mai avverrà; questo non rappresenta un limite bensì elemento caratterizzante del lavoro intero. Gli stilemi invocati sono facilmente individuabili: dai temi cristallini dei &lt;strong&gt;God is an Astronaut&lt;/strong&gt; ai &lt;strong&gt;Tool&lt;/strong&gt; meno esoterici al rock crepuscolare degli ultimi &lt;strong&gt;Anathema&lt;/strong&gt;, tutti sapientemente amalgamati per un prodotto finale che è assolutamente superiore alla somma delle parti.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/NTyWj2pymsM&quot; data-caption=&quot;Pija sti spicci.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;L’apertura è affidata all’eponima &lt;em&gt;AtomA&lt;/em&gt;, tema sinfonico presto sostenuto da percussioni ossessive su un quattroquarti da club aiutate da una &lt;em&gt;bassline&lt;/em&gt; ipnotica: arriva presto l’altra anima del disco con la title track, degna davvero di &lt;strong&gt;Arcturus&lt;/strong&gt; tra feroce &lt;em&gt;growl&lt;/em&gt; e cavalcata per archi, la quale con il suo ponte spezzato fa per un attimo visita ai &lt;strong&gt;Riverside&lt;/strong&gt; più aggressivi. &lt;em&gt;Hole in the Sky&lt;/em&gt; strizza abbondantemente l’occhio alla coda di &lt;em&gt;Lateralus&lt;/em&gt;, pur con più strati sonori, mentre &lt;em&gt;Highway&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Resonance&lt;/em&gt; saranno certo gradite a chi apprezza le ultime fatiche dei fratelli &lt;strong&gt;Cavanagh&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Solaris&lt;/em&gt; è un gioiellino d’atmosfera alla &lt;strong&gt;Schiller&lt;/strong&gt;, il singolo &lt;em&gt;Rainmen&lt;/em&gt; è evidente debitore della premiata ditta &lt;strong&gt;Kinsella&lt;/strong&gt;, con liriche ariose e dilatate assai vicine alla terra dei &lt;strong&gt;Sigur Ros&lt;/strong&gt;; infine &lt;em&gt;Cloud Nine&lt;/em&gt; è degno epilogo del viaggio, solenne chiusura in tutto l’organico si dilata e sancisce il termine dell’opera.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Gli &lt;strong&gt;AtomA&lt;/strong&gt; sembrano aver fatto centro con &lt;strong&gt;Skylight&lt;/strong&gt;, ma ora li attendono almeno due sfide: quella di mantener viva l’ispirazione per i lavori futuri senza scendere nel citazionismo &lt;em&gt;tout court&lt;/em&gt;, e quella di mantenere intatto il suono eccelso ottenuto nel disco anche nella dimensione live, la quale desta sinceramente massima attesa e curiosità.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;3644120&quot; id=&quot;discogs-3644120&quot;&gt;&lt;/div&gt;
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   <title>Vitamine.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-05-30/vitamine.html"/>
   <updated>2012-05-30T03:00:18+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Oggi ero in treno e non vi era alcun esemplare di giumenta in autoreggenti da venerare nel mio vagone di competenza, così l’occhio mi è caduto su un signore di mezza età, distinto e rispettabilissimo non fosse per la pettinatura realizzata con il timbro clone di Photoshop.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Di tanto in tanto interrompeva la sua lettura per controllare il proprio telefono fabbricato a Cupertino, ed il libro cui dedicava tanta attenzione era l’ultima vagonata di &lt;em&gt;facts&lt;/em&gt; circa la Santa Sede: amico, hai davvero bisogno di TRECENTO PAGINE per convincerti che una lobby di vecchi pederasti tenuti in piedi da  un racconto che neanche i fratelli Grimm in astinenza da crack abbiano qualche scheletro nell’armadio? Minchia qui si parla almeno di mammuth in cantina, di riseve ossee in sagrestia, di riserve di calcio purissimo nel tabernacolo, di vitamina D nel porcoddio basta ho detto. In ogni caso le vitamine non esistono, lo sapevate? Sono solo un’invenzione di Vanity Fair e Donna Moderna per allarmare rampolle rampanti e dirigerle verso costose analisi, le quali sanciranno giustamente che le soggette in questione saranno carenti di una sostanza che non esiste.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Prendo un sacco di vitamina B27, fa bene al silicone” - mi diceva il succitato passeggero alla richiesta del motivo per cui avesse comprato quel libro del cazzo - “ma Donna Moderna era finita e allora ho ripiegato su questo” - immaginavo. Sapete, scrivere post che abbiano una seppur apparente connessione con la realtà è difficile quando i tuoi interessi primari si dividono tra progressive-death metal e scene di sesso prepuberale, senza contare gli hobby dai quali non ottengo lucrazione alcuna, si intende. Mi vien quasi voglia di andare sulla colonna destra di Repubblica a vedere come se la passano i pinguini in Bahrain: a giudicare da uno dei principali quotidiani italiani, le struggenti storie di animali fuori dal loro habitat naturale sono più importanti di chesso, struggenti storie di animali all’interno del proprio habitat naturale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi rendo conto siate ancora scioccati dopo aver appreso dell’inesistenza delle vitamine: prendetevi un Multicentrum e vi sentirete subito meglio. Che poi davvero cazzo, fossero esistite davvero avrebbero avuto una nomenclatura coerente con l’alfabeto e non avrebbero replicato lettere esistenti prima di coprirlo tutto. Esiste la fottuta vitamina H? E quella J? E quella omicron? E quella aleph-zero? Ora qualche procace biologa in camice e giarrettiera verrà a bacchettarmi ribadendo l’importanza che tali sostanze hanno nell’assimilazione dei romanzi di Tolstoj da parte della milza. Se credevate davvero che tale organo avesse funzioni diverse da quella di esercitare critica circa i romanzieri russi del diciannovesimo secolo beh, mi domando di che cazzo stiamo parlASDUGASUGH È LA SOLITA FOTTUTA FITTA DI CHEKHOV - dicevamo, mi chiedo davvero per quale motivo continui questEARGHAUSOAGH FEDOR TI PREGO LASCIAMI FINIRE AIUTO - vogliate scusAGHAOUGAGHAEGH TCHAIKOVSKIJ PORCODDIO TU NON C’ENTRI PROPRIO UN CAZZO TORNA A SCHIACCHARE GHERIGLI PERDIO. Boh a qualcuno fa male soltanto quando corre, beato lui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che poi io Tolstoj non son mai riuscito a digerirlo granché, sarà davvero perché le vitamine non esistono.&lt;/p&gt;
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   <title>[2002] Arcturus - The Sham Mirrors</title>
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   <updated>2012-04-20T01:56:59+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Sarà almeno la terza volta che declino la stesura di questa recensione, perché davvero questo fottuto disco non merita mediazione alcuna: è un’esperienza talmente provante, intensa e indescrivibile come poche altre ho potuto vivere nell’esistenza, e dire che per assurdo riesco a sentirla pressoché quotidianamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho speso fin troppe parole inutili, eviterò quindi di accennarmi ad &lt;em&gt;avantgarde-metal&lt;/em&gt;, ad ex-batteristi dei &lt;em&gt;Mayhem&lt;/em&gt; o a cantanti degli &lt;em&gt;Ulver&lt;/em&gt;, per parlarvi direttamente di &lt;strong&gt;ARTURO&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È successo che dopo un paio di dischi black-symphonic-avantgard-miscopotuasorell-metal più che discreti di ARTURO, il medesimo abbia pensato di cambiare la storia della musica con questo album qua, che esplode sin dall’inizio con &lt;em&gt;Kinetic&lt;/em&gt;, con bei fraseggi al piano, e poi - &lt;em&gt;tàtata tàtata tàtata&lt;/em&gt; - un robusto apparato centrale terzinato. UN ROBUSTO APPARATO CENTRALE TERZINATO, PORCODDIO VINCENZO MOLLICA ESCI DAL MIO CORPO. Come cazzo avrà fatto a entrarci tutto, poi. &lt;em&gt;Nightmare Heaven&lt;/em&gt; è affine, con un robusto qualchecazzo centrale a metà strada tra &lt;em&gt;Archive&lt;/em&gt; ed Ulver: se pensate che stia qui a farvi il raccontino traccia per traccia, avete sbagliato di grosso. “&lt;em&gt;Hoping to be saved from oblivion, by oblivion…nothing has a history or a nee-ee-ee&lt;/em&gt;-EEEEEIIIM WHAAAAAAAA”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il dramma è che siamo ancora all’inizio, e non sapete cosa sta per attendervi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Ad Absurdum&lt;/em&gt; inizia con incedere burlesco/avangardo/infingardo, più o meno così:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tun//tu-tun//tu-tun/tu-tun/tu-tun-tu, tuuuun&lt;/em&gt;. [sincopando].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tun//tu-tun//tu-tun/tu-tun/tu-tun-tu, tuuuun&lt;/em&gt;. [sincopando].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tun//tu-tun//tu-tun/tu&lt;/em&gt;WOOOOOOOOOOSH MARINETTI MI FA UNA PIPPA&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;MARINETTI DOVE CAZZO SEI PORCODDIO MARINETTI&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni volta che arriva unMinutoZeroQuattro ho necessità imminente di impugnarmelo, anche se sono sulla metro B. Quel fottuto cambio repentino, quegli archi come coltelli affilatissimi, quelle parole insensate, QUEI FOTTUTI MUSICISTI INDEMONIATI DAI PORCODDIO SENTI CHE CAZZO STANNO FACENDO. “&lt;em&gt;See your loss, through your eyes&lt;/em&gt;” - dai che ora ci riposiamo un po’, dai che parte la ballatona, dai che non è possibile, non può essere vero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutti i miei muscoli sono tesi, sono schiavo obbediente e non posso sottrarmi al volore di Arturo. Sogno di ascoltare &lt;em&gt;Collapse Generator&lt;/em&gt; suonata dal vivo nello Stige dagli Arturo decapitati per l’occasione, eseguita per l’eternità: questa sarebbe la mia punizione, divorato da questo brano; ogni parola scelta per descrivere l’effetto che tale sequenza mi causa sarebbe davvero inadatta, mannaggiacristo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;AO BAJONI ACCANNA STAMMERDA MA CHE È STO PIANO - invece stocazzo de Johnsen apre &lt;em&gt;Star Crossed&lt;/em&gt; con un bellissimo tema, che poi diventa un sacco circolare e ipnotico, e poi BASTA VI PREGO MI SI TORCONO LE BUDELLA CON QUESTA ROBA INFERNALE. Io penso che l’inferno sia un posto da paura, e che suoni proprio così: urla invasate, cassone a diecimila, che poi diventa a ventimila, e altre cose da sentirsi male. Poi a unoCinquantaSei la bomba: cymbals from hell, che ti ridono in faccia irriverenti, che sembrano venire dall’altro, marziali - CIAF CIAFF - TCHAFFFF TCHAFFFFF - MARINETTI STACCATI DALL’UCCELLO DI D’ANNUNZIO PER DIO. E di nuovo la musica del demonio DEL FOTTUTO DEMONIO a scuoiarti vivo, con tutti i musicisti che hai apprezzato in vita tua finora in ginocchio innanzi a tale pantagruelicità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C’è dell’altro, c’è &lt;em&gt;For to End and Yet Again&lt;/em&gt;. Una fine intensa, poetica, degno culmine di un disCOSA CAZZO VI CREDEVATE. Una marcia diabolica, uno stormo di biscrome, il vostro volto esterrefatto: la trasformazione è compiuta, non potrete mai più essere gli stessi di prima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo sproloquio è terminato per vostra fortuna, prendetevi sto disco e pensate a quanto tempo avete sprecato senza di esso. Ringraziate Arturo per questo &lt;strong&gt;The Sham Mirrors&lt;/strong&gt;, opera che riesco a definire esclusivamente come ultraterrena. Ciao Marinetti.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;604967&quot; id=&quot;discogs-604967&quot;&gt;&lt;/div&gt;
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   <title>Fine Before You Came Live 07/04/2012 @ Traffic, Roma</title>
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   <updated>2012-04-08T13:06:37+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Canzoni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Stage diving.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Maledetta sfortuna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fottute canzoni strappacuore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alberi addobbati perché qualcuno voleva un natale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Stage diving riusciti maluccio.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Questo potrebbe essere un resoconto ermetico ma fedele della serata: del resto avere velleità oggettive nel riferire un concerto dei Fine Before You Came è del tutto inutile - ognuno vive in modo intimo seppur euforico la catarsi musicale garantita dal gruppo milanese, che offre l’esecuzione integrale degli ultimi due [assai riusciti] dischi. I FBYC sono un piccolo miracolo social-musicale, perché pur dovendo la propria fama esclusivamente al tamtam cibernetico e a certa critica di qualità, si garantiscono un pubblico di gente caldissima ed in totale empatia con loro stessi: il microfono è girato più verso la platea che verso il palco, con la prima che intona ogni singola lirica a memoria con vigore apparentemente interminabile, roba che formazioni ben più blasonate se la sognano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non vi è divisione né intellettuale né fisica tra musicisti e spettatori, non potrebbero esistere gli uni senza gli altri: entrambi lo sanno, si invocano a vicenda, si dimenano senza pause, mettendo a nudo la propria anima dionisiaca spogliata di ogni pudore quotidiano. Del resto, quello &lt;strong&gt;sfortuna&lt;/strong&gt; aveva lacerato il cuore di chiunque l’avesse ascoltato, dichiaratamente o meno: riconoscere l’inizio di &lt;em&gt;Buio&lt;/em&gt; e riversare tutte le proprie ferite pre-, in- e post-adolescenziali nel pogo sfrenato, gridando che delle tenebre non si ha paura, che è meglio non vedere che cercare invano; fondersi con &lt;em&gt;Fede&lt;/em&gt; e la sua pesantissima coscienza del cambiamento, dire di spazzolini e di canzoni del mare, di numeri rimossi di brioches di cartone; lanciarsi nelle nuove &lt;em&gt;Sasso&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Magone&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Capire Settembre&lt;/em&gt; [da &lt;strong&gt;Ormai&lt;/strong&gt;], aggiungere cose alla &lt;em&gt;Lista&lt;/em&gt; o gridare contro quella maledetta sfortuna di &lt;em&gt;Vixi&lt;/em&gt; - sì XVII, diciassette.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Inutile parlare ulteriormente della [bellissima] musica o delle singole canzoni, lo si è già fatto a dovere in altre sedi e momenti: un concerto dei FBYC &lt;em&gt;as a whole&lt;/em&gt; è un atto di sincerità davvero genuina e rarissima in quest’epoca; si sa perfettamente sia quello che accadrà che come avrà luogo, dalla scaletta ai siparietti alle botte date a quelle prese. Questo è quanto si ha da offrire, lo si abbraccia volentieri perché è esattamente ciò di cui si ha bisogno, un momento cioè in cui scorrono sofferenza ed euforia, e mille altri sentimenti per i quali il genere umano nel corso dei secoli si è prodigato a cercare fottuti recipienti che li tenessero ben etichettati e separati: per una volta ancora il vetro si è rotto a forza di urla, ed è stato bello.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;We were not fine at all, before you came guys.&lt;/p&gt;
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   <title>Gardenie littorie.</title>
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   <updated>2012-04-07T00:40:20+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Chiunque di voi abbia studi classici alle spalle si ricorderà quanto nell’arte del dire sia fondamentale la &lt;em&gt;captatio benevolentiae&lt;/em&gt;, la capacità cioè di accattivarsi le grazie del proprio interlocutore: è proprio di questo che voglio parlarvi cari figli di puttana.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Siamo nell’epoca in cui forse maggiormente conta più la forma del contenuto, più il fenomeno del noumeno, più il divenire dell’essere, più la sodomia equina della kalokagathìa, per quanto le ultime due coincidessero ai tempi di Pericle: tutto questo solo per illudere me stesso che i miei trascorsi liceali mi abbiano effettivamente fornito qualcosa oltre all’abilità di rimarcare i puntini sulle i alla lavagna soffiando con vigore umidi cartoccetti tramite vecchie Biro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fortuna che non ho fatto le superiori in Germania, non avrei mai potuto tenere il passo delle dieresi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cari figli di puttana, la scuola italiana è composta al 90% dal torpore mentale che induce, all’8% dal perizoma della vostra dirimpettaia di banco, e al 2% di qualcosa di effettivamente utile che però mai potrete utilizzare con profitto nel contesto sociale odierno, perché siete troppo impegnati a pagare le rate dell’iPhone con cui ritwittate gli status di Fiorello o di Fabio Volo. Sì lo so nomino sempre i soliti quattro stronzi, ma non è colpa mia se non abbiamo ricambio neanche nella mediocrità: è possibile che per diventare un guru della meditazione bastino una manciata di slogan omologati? Minchia per dire, nell’800 per garantirti lo status di autorevolezza letteraria dovevi pisciare in testa ad almeno due tra Wilde, Baudelaire, Foscolo e Rihanna. Avete capito bene, Rihanna è solo la proiezione mentale che le vostre menti hanno di Lord Byron, con un culo lievemente più sodo. Davvero, chi di voi non si è mai masturbato sulla figura di Lord Byron? Io lo sto facendo in questo istante, pensate. Un poeta zoppo che ha preso parte alla guerra di Grecia, scritto versi sopraffini, trangugiato più assenzio di tutti i fancazzisti in Erasmus messi assieme, chiavato più di quanto non riuscireste ad immmaginare, ed infine in grado di porre fine a questa stucchevole serie di asindeti del cazzo. E per di più avente avuto una figlia, tale Ada Lovelace, che ha ideato uno dei primi proto-linguaggi di programmazione assieme a Sir Charles Babbage! Tutto questo mi emoziona al punto di inibire i miei passatempi onanistici, peccato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando a noi cari figli di puttana, devo onestamente ammettere che i miei studi classici mi sono stati molto utili all’inizio della mia avventura accademica: ero il migliore di tutti a scrivere le lettere greche nei compiti di analisi, sebbene non li consegnassi. Ma solo perché ero troppo geloso dei miei errori. La verità è che nel nostro sistema di istruzione basico mancano discipline fondamentali quali retorica, teoria ingenua degli insiemi e amarodelcapologia applicata ai sistemi termodinamici, che in qualche istituto viene insegnata col nome di educazione fisica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutto ciò Roma è imbrattata di scritte inneggianti a Zippo libero: io non so che cazzo vogliano, ma dategli st’accendino e fateli contenti. Seriamente, sono dei neonazisti che pretendono libertà per un loro commilitone indicato come responsabile di un pestaggio, il quale ha prodotto come alibi la propria partecipazione alla riunione di un movimento il cui primo interesse è organizzare pestaggi: la poltrona di Scajola scricchiola già. Per quanto tempo dovremo permettere a dei coglioni patentati di rubare il mio ossigeno? Guardate, se questi invertebrati sviluppassero col tempo un meccanismo di fotosintesi clorofilliana, sarei anche disposto a sopportarli: voi vi mangiate l’anidride carbonica emessa dai miei polmoni, e le tramutate in manifesti di CasaPound. Letta così sembra una merda, ma pensate che Alemanno fa lo stesso con i soldi delle multe. Vi pare uno scenario apocalittico? Provate ad immaginare la vostra begonia girare di notte a passo d’oca per la camera da letto, oppure il vostro fico beniamino salutarvi romanamente a ridosso del crepuscolo, o ancora trovarvi i vostri geranei a testa in giù, eia eia alalà: del resto sempre di piante si parla, almeno per capacità ragionative.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non era mia intenzione attaccarvi questo pippone sulla situazione capitolina, ma ci tenevo ad aggiornarvi circa la condizione delle mie gardenie cari figli di puttana.&lt;/p&gt;
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   <title>Finisterre 24/03/2012 live @ Jailbreak, Roma</title>
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   <updated>2012-03-26T01:01:14+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Parliamoci chiaro: se i &lt;strong&gt;Finisterre&lt;/strong&gt; avessero iniziato la propria carriera negli anni ‘70, sarebbeero di continuo menzionati assieme ai vari &lt;em&gt;Banco&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;PFM&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Area&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Le Orme&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;New Trolls&lt;/em&gt;, gruppi questi ultimi che grazie al loro talento sublime hanno saputo guadagnarsi l’immortalità artistica; durante tale decennio il gruppo genovese era pressoché infante, e al momento dell’esordio correva già l’anno 1993 ahimé, troppo tardi per comporre qualcosa che non fosse già sentito o comunque eccessivamente derivativo, secondo certa critica troppo zelante nei confronti dei venerandi della generazione precedente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tra me e i Finisterre invece è stato amore a prima vista [sebbene non ricambiato presumo], e nell’ascolto intenso e ripetuto di tutta la loro discografia durante gli anni non ho mai scorto un solo calo di ispirazione, o un momento in cui l’onanismo tecnico soverchiasse il dolce equilibrio della loro espressione. Quando ho saputo che sarebbero venuti a Roma ho trattenuto a stento l’emozione, perché capita davvero di rado di poter assistere ad un’esibizione dal cartello così importante, specie se il gruppo in questione si riunisce dopo anni di iato: certo del fatto che la risposta del pubblico sarebbe stata timida almeno per quantità, ho potuto gustare il concerto in massima tranquillità [nota egoista lo ammetto]. Richiama tutti all’attenzione Maurizio di Tollo con le sue bacchette, picchiando il ritmo che accoglie gli altri membri pronti all’apertura con &lt;em&gt;Macinaaqua, Macinaluna&lt;/em&gt;: ecco Boris Valle che omaggia rapidissimamente Mozart al piano [rondò alla turca], ecco che a sorpresa gli fa eco Agostino Macor alle tastiere [toccata e fuga in re minore, Bach], ecco le liriche un po’ surreali di Stefano Marelli cui risponde irriverente e divertito Fabio Zuffanti, ecco che sono a un metro da uno dei miei gruppi preferiti, in evidente stato di grazia per giunta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ancora dal capolavoro d’esordio pescano &lt;em&gt;Asia&lt;/em&gt;, con i suoi ostinati frenetici e le sue distensioni profonde, e poi di colpo verso l’ultimo lavoro in studio, quella &lt;em&gt;Meccanica Naturale&lt;/em&gt; così spiccatamente canora rispetto ai precedenti, con il trittico &lt;em&gt;Lo Specchio&lt;/em&gt; / &lt;em&gt;La Perfezione&lt;/em&gt; / &lt;em&gt;La Fine&lt;/em&gt;: ho sempre pensato che il più grande merito di questo gruppo fosse quello di coniugare come pochi altri la difformità intrinseca del genere e dei singoli strumenti con l’omogenità effettiva propria dei loro brani; essi sono estesi ma non si dilungano, sono cesellati ma non stucchevoli, sono dolci ma non melensi, e riescono a conservare tali doti anche in uno dei loro lavori più compositi quale &lt;em&gt;Syn&lt;/em&gt;, sulla cui genesi [dovuta a Valle] Valle scherza il buon Marelli prima di passare all’esecuzione - un quarto d’ora di maestria, di elementi lontani tessuti stretti dalla capacità e dall’affinità dei musicisti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Di tali affinità si parla nell’introdurre &lt;em&gt;Snaporaz&lt;/em&gt;, visto che la passione per Fellini e Mastroianni [&lt;em&gt;“Marceeello!”&lt;/em&gt;] è indicata come una delle poche comuni a tutti, e ce la suonano con tanto di sample da “&lt;em&gt;La Dolce Vita&lt;/em&gt;” come nel disco - non sarà l’ultimo tributo cinematografico, basta ricordare l’intero &lt;em&gt;Rohmer&lt;/em&gt; del 2008, imperdibile sia che si ami la novelle vague sia che sia apprezzi la musica d’autore. Tempo di saluti, e penso che da un concerto simile non potrei chiedere di meglio, forse solo un encore per il mio brano preferito: manco a dirlo, rientrano con &lt;em&gt;Phaedra&lt;/em&gt; e l’estasi è completa, dall’inconfondibile intro di Marelli, al semplice e struggente tema centrale di Valle [qui orfano del flauto per motivi d’organico purtroppo], alla coda sublime e sostenuta durante la quale vengono ripresentati ed applauditi i membri del gruppo, protagonisti di una performance davvero senza pari, il cui unico difetto è stato solo quello di terminare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Saluto la band, compro loro &lt;em&gt;Finisterre&lt;/em&gt; [1994] e scambio due parole con il cordiale Fabio Zuffanti all’uscita, invitandolo a tornare quanto prima nella capitale perché di serate belle come queste c’è davvero bisogno.&lt;/p&gt;
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   <title>God is an Astronaut live 7/03/2012 @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
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   <updated>2012-03-11T14:59:38+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Nelle sue peregrinazioni siderali, il divino torna a far tappa a nella città eterna e a recarle dono artistico prezioso: gli irlandesi &lt;strong&gt;God is an Astronaut &lt;/strong&gt;visitano per la terza volta il suolo capitolino, il cui pubblico si reca sempre più numeroso alle loro esibizioni. Freschi di remastering dell’intero catalogo, il trio Kinsella/Kinsella/Hanney si presenta in formazione estesa con Jamie Dean alle tastiere, con i quattro pronti a tenere la ribalta con il repertorio prodotto durante la loro decennale carriera.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Salta subito all’occhio l’assenza delle spettacolari luci che hanno accompagnato le performance precedenti, alle quali sono state preferite le sole proiezioni video; pur con tale mancanza l’ultima prova risulta la più convincente in assoluto tra quelle tenute finora: si sono avute chiare avvisaglie sin dall’apertura affidata a &lt;em&gt;When Everything Dies&lt;/em&gt;, dal loro disco d’esordio così come la successiva &lt;em&gt;Fragile&lt;/em&gt;, sempre stupenda nel suo sostegno vocale, tanto innaturale nel timbro quanto spontaneo nell’atto canoro stesso; dopo la quadrata &lt;em&gt;From Dust to Beyond&lt;/em&gt; si passa alla title-track dell’ultimo album, eseguita in maniera dirompente al limite del &lt;em&gt;post-hardcore&lt;/em&gt;/&lt;em&gt;post-metal&lt;/em&gt; di scuola Russian Circles. Il pubblico riconosce presto l’intro di &lt;em&gt;Echoes&lt;/em&gt; e si lascia travolgere dal brano, fino alla coda da brividi, sensazione questa tenuta viva dal manifesto &lt;em&gt;Zodiac&lt;/em&gt;, di cui mai ci si stanca di riconoscere la bellezza e l’impatto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sulla cifra del gruppo si è disquisito fin troppo, c’è chi li ritiene brillanti così come esiste chi li reputa derivativi e mai distanti dal proprio modello iniziale: vero è che se un gruppo dalla produzione in studio assai pulita riesce a renderla intatta in sede live con parecchio valore aggiunto, si è al cospetto di uno show d’eccezione, che prosegue i riferimenti al disco eponimo del 2008 con il crescendo di &lt;em&gt;Snowfall&lt;/em&gt;. Se vi è una tra le loro opere a poter giovare da tanto stato di grazia è &lt;em&gt;Suicide by Star&lt;/em&gt;, chiusa da un doppio pedale serrato sulla cassa che ha recato gioia ai numerosi &lt;em&gt;capelloni&lt;/em&gt; presenti in sala, almeno a giudicare dalla frenesia con cui agitavano il proprio crine; dopo la solare &lt;em&gt;Forever Lost&lt;/em&gt; si chiude con &lt;em&gt;Route 666&lt;/em&gt; a render lieti grandi e piccini [su cui un fomentato Dean invita a battere le mani a tempo manco fosse sul palco di una sagra paesana, nota di colore].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo la meritata pausa beveraggio pre-encore, i quatto tornano con altri due brani dal loro primo disco: &lt;em&gt;All is Violent, all is Bright&lt;/em&gt; con il suo incedere prima regolare e poi violento, seguita dalla consueta chiusura affidata a &lt;em&gt;Fire Flies And Empty Skies&lt;/em&gt;, sul cui tema iniziale parte l’ultimo delirio di una platea che per l’ennesima volta accoglie con massimo piacere la musica di questi ragazzotti che in dieci anni hanno saputo scrivere, senza troppa innovazione forse ma con massima umiltà e cuore, virtù queste spesso troppo rare nel panorama cui appartengono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/God_is_an_Astronaut_Live_7_03_2012_@__Circolo_degli_Artisti,_Roma.p0-a946&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>[1996] Edge of Sanity - Crimson</title>
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   <updated>2012-02-19T13:23:50+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-02-19/1996-edge-of-sanity-crimson</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ignari di quali sia il primo aspetto cui dedicare attenzione nell’analisi di un’opera così vasta ed unica, è sicuramente indice di senno ricordare il contesto in cui è stata generata ed il sostrato che l’ha alimentata precedentemente. Gli &lt;strong&gt;Edge of Sanity&lt;/strong&gt; sono una delle tante formazioni che hanno avuto la fortuna di contare nel proprio novero il genio indiscusso di &lt;strong&gt;Dan Swanö&lt;/strong&gt;, prolifico polistrumentista e cantante che ha segnato indelebilmente la scena metal degli ultimi 20 anni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nati in Svezia all’inizio degli anni ‘90, esordiscono con i validi &lt;em&gt;Unorthodox&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;The Spectral Sorrows&lt;/em&gt;, per poi arrivare a &lt;strong&gt;Purgatory Afterglow&lt;/strong&gt; (1994), in cui il gusto per la melodia proprio del loro leader emerge in tutta la sua genuinità; tale disco segue la formula tipicamente scandinava del &lt;em&gt;melodic death metal&lt;/em&gt; (contrapposto a quello più ortodosso d’oltreoceano), che tanta fortuna avrebbe recato poi ai vari &lt;strong&gt;In Flames&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Children of Bodom&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Dark Tranquility&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Alla metà del decennio, la band eponima del genere era prossima alla scrittura del proprio capolavoro più grande: si parla di &lt;a href=&quot;http://www.discogs.com/Death-Symbolic/release/3860353&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;Symbolic&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (1995) dei &lt;strong&gt;Death&lt;/strong&gt;, gruppo del compianto Chuck Schuldiner che tanto avrebbe influenzato Swanö con la propria tecnica sopraffina ed ispirata; tale opera è uno splendido esempio di connubio tra la violenza vocale e strumentale del death stesso, e la raffinatezza di certo progrock precedente, che arriva sino ad incisi per chitarra acustica. In Svezia viene presto raccolto il testimone, e pochi mesi dopo nasce una delle produzioni più significative non solo del metal, ma della musica tutta si può osar dire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/edge_of_sanity.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/edge_of_sanity.jpg&quot; alt=&quot;Gli Edge of Sanity sono gente più tranquilla di quanto pensiate.&quot; id=&quot;gli-edge-of-sanity-sono-gente-pi-tranquilla-di-quanto-pensiate&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#gli-edge-of-sanity-sono-gente-pi-tranquilla-di-quanto-pensiate&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Gli Edge of Sanity sono gente più tranquilla di quanto pensiate.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scrivere musica è un’operazione tanto bella nel momento di ispirazione quanto frustrante nell’aridità compositiva, chi è del mestiere lo sa bene: quanti begli album rovinati da filler prescindibili, scritti forse solo per raggiungere la soglia dell’LP invece di limitarsi a tagli minori? Tale problema non sembra aver toccato Swanö in quel periodo, al cospetto di quanto ha elargito: nel dettaglio &lt;strong&gt;Crimson&lt;/strong&gt; è un concept album di 40 minuti senza pausa alcuna, serratissimo nell’incedere, annichilente nei momenti di massimo furore ed intimo in quelli di maggiore introspezione.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Il tema narrato è quello di un futuro distopico in cui il genere umano è impossibilitato a procreare, finché la regina del pianeta, pur morendo lei stessa al momento del parto, non riesce a dar alla luce la propria figlia, la quale poi diverrà malvagia e sarà combattuta dal popolo che prima la osannava in quanto segno di speranza: la storia è degna d’interesse e va sicuramente letta in un contesto esterno all’ascolto per la difficoltà intrinseca nella comprensione garantita dal cantato growl, elemento però fondamentale nell’economia sonora dell’opera. Essa inizia &lt;em&gt;in medias res&lt;/em&gt;, e viene subito presentato a pieno organico il tema principale che verrà proposto più volte all’interno della medesima, con scelte timbriche e ritmiche differenti che riescono a trarre linfa sempre nuova da una sequenza così essenziale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Analizzare la sterminata quantità di &lt;em&gt;riff&lt;/em&gt;, cambi di ritmo e fill necessiterebbe di un approccio critico pressoché degno di musica sinfonica e risulterebbe snaturante e tedioso, vengono quindi individuati alcuni elementi particolarmente significativi a parer personale: uno dei riff più coinvolgenti (&lt;em&gt;6:00&lt;/em&gt;) potrebbe a buon diritto essere abusato, invece viene centellinato e riportato solo una seconda volta parecchi minuti dopo, in maniera identica; un transiente fulmineo (&lt;em&gt;28:20&lt;/em&gt;) sostenuto da un urlo che desterebbe invidia anche a Maynard J. Keenan dei &lt;strong&gt;Tool&lt;/strong&gt; e alla sua furia finale in &lt;em&gt;The Grudge&lt;/em&gt; (&lt;a href=&quot;http://www.discogs.com/Tool-Lateralus/release/367251&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;Lateralus&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, 2002) garantisce il passaggio dal contesto pulito a quello brutale immediatamente successivo; all’inizio dell’ultimo quarto dell’opera (&lt;em&gt;32:40&lt;/em&gt;) c’è un momento per voce sola, avvolta in un riverbero spettrale e pronta ad intonare un passo cruciale della narrazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/edge_of_sanity_2.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/edge_of_sanity_2.jpg&quot; alt=&quot;Farsi ritrarre in foto non era proprio la loro passione principale.&quot; id=&quot;farsi-ritrarre-in-foto-non-era-proprio-la-loro-passione-principale&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#farsi-ritrarre-in-foto-non-era-proprio-la-loro-passione-principale&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Farsi ritrarre in foto non era proprio la loro passione principale.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le voci di Swanö e degli altri membri del gruppo si alternano alla narrazione, ora pulite ora ruggenti, altrettanto fanno le varie chitarre: non a caso tra gli ospiti del disco figura certo Mike Akerfeldt, che nel frattempo iniziava una carriera fruttuosa con i suoi &lt;strong&gt;Opeth&lt;/strong&gt;, gruppo storico e venerato del quale i primi due dischi sono stati prodotti da Swanö stesso (&lt;em&gt;Orchid&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Morningrise&lt;/em&gt;); Mike e Dan sono da sempre buoni amici, da ricordare il loro singolo inedito &lt;a href=&quot;https://www.youtube.com/watch?v=IsKQuKgy1H4&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;Mordet i grottan&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; a nome &lt;strong&gt;Sörskogen&lt;/strong&gt;, splendido idillio cantato in svedese e poi trasposto in lingua britannica con il nome di In &lt;em&gt;My Time of Need&lt;/em&gt; all’interno di &lt;em&gt;Damnation&lt;/em&gt; (2002).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Saranno proprio gli Opeth a diventare gli alfieri più celebri dell’estetica proposta in Crimson, per esigenza di sintesi etichettata come &lt;em&gt;progressive death metal&lt;/em&gt;: il progressive metal puro, venuto alla luce sul finire degli anni ‘80 grazie a band quali &lt;strong&gt;Queensrÿche&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Fates Warning&lt;/strong&gt;, e &lt;strong&gt;Dream Theater&lt;/strong&gt;, sacrificava alcuni stilemi della vecchia scuola in onore di arrangiamenti progressivi più vicini al decennio precedente; le scelte vocali rimanevano spesso intatte però, si pensi agli acuti del primo LaBrie con Petrucci, Myung, Portnoy e Moore in &lt;strong&gt;Images and Words&lt;/strong&gt; o &lt;strong&gt;Awake&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/St6lJaiHYIc&quot; data-caption=&quot;Regalatevi quaranta minuti di sublime.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Crimson nel suo sincretismo è qualcosa di totalmente differente dal passato, perché riesce nel difficile intento di prodursi in una composizione di lunghezza sensibile senza perdere di coesione, peccato questo spesso frequente anche nei maestri del genere. I suoi crescendo sostenuti, seguiti da pause profonde, donano massima dinamica all’esecuzione, la quale non perde davvero mai di unione e non rischia mai di essere ripetitiva o noiosa, pur essendo costituita da parti oggettivamente distanti: qui risiede il miracolo dell’artista, che dispone tutti gli elementi in ordine perfetto quasi avesse ricevuto preciso ordine divino. Egli ha le idee chiarissime pur nell’ordire una trama dall’atmosfera così cupa, e ne vien fuori un manifesto di estetica e sostanza che nulla ha da invidiare ai paradigmi passati, eguagliandoli anzi in molti aspetti. Altri proveranno la via del concept metal monumentale, su tutti i &lt;strong&gt;Green Carnation&lt;/strong&gt; con la loro &lt;em&gt;Light of Day, Day of Darkness&lt;/em&gt; (2001), ottenendo risultati apprezzabili.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Non si offendano i colleghi di Swanö se a lui si attribuisce la parte maggiore del merito: dopo &lt;em&gt;Infernal&lt;/em&gt; (1997), la prova in studio successiva (&lt;em&gt;Cryptic&lt;/em&gt;, 1998) senza di lui è stata mediocre, mentre il folgorante sequel &lt;strong&gt;Crimson II&lt;/strong&gt; (2003) è stato scritto ed eseguito integralmente dal solo artista, che ha suonato e cantato ogni singola parte dell’opera, incrementando sensibilmente l’utilizzo delle tastiere dopo l’esperienza fortunata del capolavoro solista &lt;strong&gt;Moontower&lt;/strong&gt; (1998), pietra miliare del genere anch’esso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/dan_swano.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/dan_swano.jpg&quot; alt=&quot;&amp;quot;Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l&#39;imbecille...&amp;quot;&quot; id=&quot;il-vantaggio-di-essere-intelligente--che-si-pu-sempre-fare-limbecille&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#il-vantaggio-di-essere-intelligente--che-si-pu-sempre-fare-limbecille&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            &quot;Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l&#39;imbecille...&quot;
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La sua produzione è talmente vasta ed al contempo sublime che è davvero difficile non scadere nella lode fine a se stessa: importante ricordarne gli esordi d’avanguardia a nome &lt;strong&gt;Pan.Thy.Monium!&lt;/strong&gt;, le tinte gotiche dei suoi &lt;strong&gt;Nightingale&lt;/strong&gt; in cui offre tributo al suono dei Sisters of Mercy tra le varie influenze, i suoi trascorsi come batterista nei &lt;strong&gt;Katatonia&lt;/strong&gt;, le prove symphonic-black a nome &lt;strong&gt;Diabolical Masquerade&lt;/strong&gt; oppure ancora la sua esperienza nei &lt;strong&gt;Bloodbath&lt;/strong&gt;, sempre con Akerfeldt.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Cercare a tutti i costi difetti in &lt;strong&gt;Crimson&lt;/strong&gt; è certamente indice di malafede: gli unici rimpianti risiedono nella probabilità pressoché nulla di assistere dal vivo alla sua esecuzione, dati i ripetuti proclami di Swanö circa le sue gravi difficoltà nel sostenere il cantato growl a lungo, cosa che un tour richiederebbe, e nel riconoscere che l’impeto musicale proprio di tale opera può rappresentare una barriera all’ascolto per chi non sia avvezzo al genere; per il resto, chiunque dichiari di amare l’arte non può certo privarsi dell’opera cremisi.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;394140&quot; id=&quot;discogs-394140&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Resources:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.unisound.se/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Dan Swano homepage&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/heavy_metal_hardcore_punk/progressive_metal/edge_of_sanity-crimson%28black_mark-1996%29.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Houston, abbiamo un problema.</title>
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   <updated>2012-02-15T15:21:41+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-02-15/houston-abbiamo-un-problema</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Salgo su un autobus colmo di seducenti sedicenni intente a sfregare le superfici dei propri smartphone con la medesima dovizia con cui si applicano al proprio clitoride, e la quasi totalità di esse mi appare come un valido motivo per finire dietro le sbarre. Il distacco con cui tengono sottobraccio i vocabolari di latino, figlio del loro tempo, mi fa pensare a quanto vuoto sia questo nuovo secolo, e a quanto inutili siano i miei tentativi di produrre riflessioni pertinenti dopo essermi dipinto come potenziale violentatore di minorenni. O almeno questo è la linea che mi consiglia di tenere Giovanardi.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Giovanardi è il mio avvocato sapete? Ho sempre pensato che la professione forense fosse un sottile equilibrio tra il profondo sapere e l’intrattenimento di bassa lega: non essendo riuscito a far chiavare la Montalcini con Pupo, mi sono dovuto accontentare del buon vecchio Joe, ma forse è bene che vi spieghi la storia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eravamo diretti in disco tutti e 4 nella decappottabile della nobel, con i ritmi frenetici di Carl Cox che avevano già mandato in risonanza la dentiera del mediocre cantante che sedeva davanti, mentre io e mister Van Hardy ci stringevamo dietro. Al quinto gin usciamo a liberarci dei liquidi con il caro Joe, quando vediamo due bionde esagerate iniziare a limonare come se non ci fosse un domani: si palpavano attraverso i vestiti succinti, e si scambiavano saliva come farebbe un undicenne avido con dei doppioni Panini.&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;Minchia Joe visto che roba? - Cazzo, meglio di una pisciata all’aperto!&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Mi rispondeva al termine della minzione, in questo caso davvero d’onore. Tale comprensibile uscita è stata &lt;a href=&quot;http://www.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2012/02/news/giovanardi-%C2%ABun-bacio-tra-donne-e-come-fare-pipi-per-strada%C2%BB-137504.html/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;mal riportata e fraintesa&lt;/a&gt; da qualche giornalista sempre pronto con zelo a non farsi i cazzi propri, che evidentemente vuole a tutti i costi denigrare il mio legale - come se ce ne fosse ulteriore bisogno. Un giorno vi racconto anche quella dei froci all’Ikea, ora no che devo dargli il Ciappi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per rimanere in tema di bulimici, mi han detto che Adele ha vinto i Grammy: non so che cazzo siano, so solo che la prima è un’obesa che dovrebbe avere una bella voce, ma partorisce lagne che farebbero cadere le palle anche ad un’astronauta in assenza di gravità - il quale peraltro sceglierebbe il momento meno opportuno per gridare “&lt;em&gt;Houston, abbiamo un problema&lt;/em&gt;”. Povera Whitney, chi l’avrebbe detto che sarebbe morta così presto. Il decesso della nota cantante e la sua inalazione di una quantità di cocaina sufficiente a coprire al monte Rushmore potrebbero essere collegati, suggeriscono i cani da slitta della polizia di Miami. I quali sarebbero ben felici di esser trasferiti in Nevada, per inciso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel frattempo la penisola è stata messa in ginocchio dal rigido inverno, il quale ha avuto almeno la gentilezza di accarezzarle la testa. Pronta la risposta del sindaco capitolino Alemanno - “pale in mano!”, scusandosi subito dopo per non aver ancora capito bene come si scrivono le doppie sul suo cellulare.
Già in autunno la città è finita in stato di calamità naturale perché il suo primo cittadino non si aspettava che d’autunno piovesse, ora era ignaro che durante la stagione fredda potessero esserci precipitazioni nevose. Ma non preoccupatevi, una squadra speciale anti petali di ciliegio è già pronta per le idi di marzo, assicurano dal Campidoglio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo paese è sempre più al paradosso, meno male che ho un avvocato. Minchia Joe che roba.&lt;/p&gt;
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   <title>Megaupload vs. FBI atto primo.</title>
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   <updated>2012-02-12T02:48:40+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Qualche settimana fa &lt;a href=&quot;http://punto-informatico.it/3404812/PI/News/megaupload-megasequestro.aspx?c=2&amp;amp;o=0&amp;amp;ct=0#headercommenti&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Megaupload è stato chiuso&lt;/a&gt; dall’FBI. L’utente medio di internet, specie se di italica provenienza, si è prodotto in due reazion mediocri: la prima, giustizialista, per cui “&lt;em&gt;è bene che chi faccia soldi con i lavori altrui venga fermata&lt;/em&gt;” mentre l’altra, egoista ed in equal modo ottusa si danna perché “&lt;em&gt;oddio ora dove cazzo guardo/scarico i film&lt;/em&gt;”. In entrambi i casi siamo di fronte ad un troglodita che non ha alcuna percezione di come funzioni la comunicazione moderna e quella telematica in particolare. Non avendo saputo da dove scaricare i porno hentai per qualche giorno, mi sono prodotto nel seguente flusso di coscienza cibernetico, a voi.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Anno 2012, la polizia di uno stato [a detta di molti ]evoluto del mondo si prodiga di chiudere un servizio di condivisione di file su internet.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Condivisione&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;+&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;File&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;=&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;Internet&lt;/strong&gt;
&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi spiace dirvelo, ma internet nacque come [ed è tuttora una] fitta rete costruita affinché utenti geograficamenti distanti potessero fruire di contenuti di varia natura posti in repositori centralizzati, nonché scambiare informazioni in tempo più o meno reale [e-mail, newsgroup], il tutto da terminale, senza banner porno né captcha da inserire ovviamente. Ora per arrivare ad annichilire un servizio che incarna perfettamente il sostrato vitale della rete evidentemente esistono degli argomenti abbastanza forti, che solo i più ingenui possono individuare nel territorio giuridico o in quello legale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Premessa fondamentale: a me della chiusura del servizio &lt;em&gt;tout court&lt;/em&gt; non interessa granché, visto che esistono decine e decine di siti che svolgono attività analoghe, né tantomeno sto qui a tesser lodi o rimpiangere l’operato di un’azienda che perseguiva il proprio utile e nulla più: come ho detto poc’anzi, è lo spirito della rete a venir leso e frainteso nell’occasione [oltre ai singoli soggetti coinvolti], ed è di questo che voglio parlare, riferendo la mia esperienza diretta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fatto: gli sbirri chiudono Megaupload perché condividendo materiale coperto da copyright senza permesso, viola determinate leggi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Corollario: gli sbirri chiudono Megaupload perché le lobby dell’intrattenimento, le cui politiche economiche da sempre si basano sul fare cartello e sull’oligopolio e non sulla qualità e la diversità dell’offerta, si vedono in qualche modo inficiate da un po’ di file a bassa qualità tenuti in qualche server della Polonia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, perché finché i colossi della distribuzione potevano controllare bene tutti i canali di diffusione [principalmente quelli telivisivi], potevano anche guidare il gusto e l’opinione e di conseguenza le vendite. Ma se il consumatore si libera dalla caverna di platoniana memoria e riesce ad avere un approccio più cosciente a musica libri e film, con tutta probabilità non viene a comprarsi il tuo best of Mariah Carrey o il tuo Dan Brown.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io più leggo di musica e più mi sento un ignorante totale, più scopro correnti e rarità e più vedo il mio ego culturale perire nella vastità degli orizzonti ancora sconosciuti, e qualcuno nel duemiladodici [!] vuole ancora farmi credere che non c’è nulla oltre la Top 40 di Billboard? Davvero non voglio credere che nelle stanze del potere non c’è nessuno cosciente dell’inerzia invincibile che ha internet sulla comunicazione odierna: la musica non si compra più da Ricordi, perché nessuno più utilizza dispositivi fisici per ascoltarla. Vuole forse dire questo che tutti i possessori di lettori portatili sono pirati e/o rippano tutto dai propri dischi? In buona parte reperiscono materiale da canali di scambio, ma evidentemente se a Cupertino hanno uno catalogo di mp3 online, qualche stronzo se li dovrà pur comprare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È questo il grande paradosso: la musica viene distribuita da chi non l’ha mai prodotta, in modo da evitarsi pure l’onere dei flop visto che gli insuccessi al massimo occupano qualche gigabyte distribuito sui propri server. I modelli vincenti sono il forfait di &lt;a href=&quot;http://www.spotify.com/int/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Spotify&lt;/a&gt; [da noi ancora un miraggio], oppure la nuvola multidispositivo di &lt;a href=&quot;http://www.apple.com/icloud/features/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;iTunes&lt;/a&gt;. Se chi millanta di difendere i diritti d’autore/portafogli capisse che il loro business è bello che morto e la piantasse di perpetrare questa caccia alle streghe, ed iniziasse ad adattare il proprio modello economico a qualcosa di meno preistorico, otterrebbero risultati migliori e maturati sul campo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In sintesi, se mi chiedessero 20$ [Spotify ne chiede 15!] al mese per usufruire di un catalogo di film e musica tramite un client ben studiato ed usabile, accetterei senza batter ciglio purché la scelta fosse ampia e rispondente a tassonomia radicata [basata su un contesto sociale e competente come &lt;a href=&quot;http://rateyourmusic.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;RYM&lt;/a&gt; o &lt;a href=&quot;http://musicbrainz.org/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;musicbrainz&lt;/a&gt;, per dire]. Se c’è gente che pur potendoseli permettere non vuole spendere 20 sacchi al mese per la cultura e l’intrattenimento quando magari li sperpera in altro modo beh, la colpa non è certo del megaupload di turno, bensì dell’ottusità del singolo e del contesto in cui vive.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’avvento di internet è una pietra miliare non solo della storia del progresso tecnologico, ma della vicenda umana tutta: non lasciatevi ingannare da chi la vede come un manipolo di pirati solo perché ha fallito nel non riconoscerne il potenziale anni addietro.&lt;/p&gt;
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   <title>[2012] Fine Before You Came - Ormai</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-02-09/2012-fine-before-you-came-ormai.html"/>
   <updated>2012-02-09T23:08:28+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-02-09/2012-fine-before-you-came-ormai</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Può sembrere inappropriato iniziare la recensione di un disco facendo immediato riferimento ad un altro album sebbene degli stessi autori, ma l’antefatto è essenziale per capire il presente; tre anni fa vede luce uno dei lavori più significativi della scena italiana, quello &lt;em&gt;Sfortuna&lt;/em&gt; che invece risultò di ottimo auspicio per la band milanese dei &lt;strong&gt;Fine Before You Came&lt;/strong&gt;, la quale si scrollava di dosso i primi manieristici tentativi post/emo/core e trovava finalmente una formula vincente, viva e sanguinante - metafora quella ematica che trovò d’accordo tutta la critica all’epoca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ormai&lt;/strong&gt; almeno per intenti non poteva allontanarsi troppo dal suo predecessore, e così è: la ferita è ancora aperta, la prognosi ancora lunga ma è iniziato il processo di accettazione del dolore - se ne ha prova diretta nel cambio di tematica, prima narratrice di separazione sentimentale intuibilmente fresca ed acciecante, ora più esistenziale e matura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scelta del volgare rispetto all’idioma di Albione premia ancora una volta la produzione dei ragazzi meneghini, che neanche a farlo apposta esordiscono dichiarando di non gradire &lt;em&gt;Dublino&lt;/em&gt;; è poi la volta di &lt;em&gt;Sasso&lt;/em&gt;, già presentata live nel tour dello scorso anno, per poi arrivare all’eloquente &lt;em&gt;Magone&lt;/em&gt;, che attinge ai temi del precariato industriale tipicamente emiliani e chiude con un dissacrante finale alla Dente (“&lt;em&gt;ti porto al cinema stasera // ma paghi tu // che io non ho un lavoro”&lt;/em&gt;). Il brano successivo (&lt;em&gt;Per non esser pipistrelli&lt;/em&gt;) è ulteriormente ermetico, e tale caratteristica appare ancora più spiccata in &lt;em&gt;Paese&lt;/em&gt;, degna davvero di Ungaretti almeno per sentimento. Ironia della sorte, questo pezzo ha linee melodiche e soluzioni ritmiche alla loro bellissima &lt;em&gt;Natale&lt;/em&gt; (da &lt;em&gt;Sfortuna&lt;/em&gt;), che condivide il titolo con un celebre componimento del poeta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non si ha la pretesa di paragonare l’opera del gruppo con quella del maestro, bensì di apprezzare la sincerità e la capacità espressiva di cui entrambi sono dotati, e di produrre encomio proporzionale; la speranza viene definitivamente cancellata nei due capitoli finali del disco, &lt;em&gt;Capire Settembre&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;La domenica c’è il mercato&lt;/em&gt;, in cui rispettivamente autunno e nostalgico distacco rifuggono l’incedere euforico prodotto dai loro arrangiamenti, sempre ordinati e rigorosi nei loro crescendo; se è vero che certo dolore è stato già cantato con successo in veste &lt;em&gt;screamo&lt;/em&gt; (come non ricordare &lt;em&gt;La Quiete&lt;/em&gt;) i FBYC continuano fieri della matrice &lt;em&gt;math-rock&lt;/em&gt; di alcune loro influenze. Alle scelte vocali sicuramente peculiari fa eco un’eccellente tecnica individuale, elemento questo assai gradito al momento di pronunciare una più che positiva valutazione di questa fatica in studio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pretendere un’ulteriore rivoluzione nei loro stilemi sarebbe stata richiesta esosa, così &lt;em&gt;Oramai&lt;/em&gt; risulta forse fin troppo figlio del precedente almeno a livello musicale, ostentando certamente più cura nella produzione per la durata dei sette brani proposti: brani che crescono dentro, che ognuno recepisce ed assimila in base a quanto vissuto, in base ai lividi che inavvertitamente o meno colpiscono. Ancora una volta complimenti sinceri a questi ragazzi che ci mettono la faccia, il cuore, e che per accedere alla propria musica non chiedono altro che si diffonda la medesima dopo averla prelevata gratuitamente dal loro sito; guai invece a non tributare riconoscimento pecuniario in sede live, dimensione della quale si attendono con ansia informazioni concrete.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Diteci ancora qualcosa che ci scaldi, che fuori splende il sole e qui fa un freddo cane.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;3462182&quot; id=&quot;discogs-3462182&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Resources:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://finebeforeyoucame.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Official website&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://fbyc.bandcamp.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Bandcamp&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
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   <title>Shandon live 28/01/2012 @ Orion Club, Roma</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-01-29/shandon-live-28-01-2012-orion-club-roma.html"/>
   <updated>2012-01-29T17:20:43+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-01-29/shandon-live-28-01-2012-orion-club-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Sarebbe davvero ipocrita scrivere degli &lt;strong&gt;Shandon&lt;/strong&gt; in terza persona, in onore di un’imparzialità critica che risulta davvero fuori luogo al cospetto di un gruppo che mi travolse come forse nessun altro all’epoca, e che pur latitando negli ascolti degli ultimi anni, riesce sempre a colpirmi dritto al cuore, vuoi per arrangiamenti vuoi per testi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricordo ancora la delusione nel non aver potuto presenziare alla tappa romana del &lt;em&gt;Sixty-Nine tour&lt;/em&gt; nel 2004, resa ancora più profonda dal repentino scioglimento del gruppo, il quale mi avrebbe precluso di poter cantare a squarciagola i loro brani a ridosso del palco, forse per sempre; un barlume di speranza venne riposto nel progetto &lt;em&gt;The Fire&lt;/em&gt;, più che valido ma che sacrificava certa carica adolescenziale in favore di influenze artistiche certamente più mature.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sia chiaro: gli Shandon non sono un gruppetto liceale senza pretese, e l’ennesima riprova sono stati il calore ed il numero con cui la platea capitolina ha accolto il loro show, pur dopo 8 anni di iato; fan accaniti misti a reclute dell’ultim’ora, tutti evidentemente strenui sostenitori della formula che ha reso vincente il gruppo dalle origini di metà anni novanta, nelle quali si scorgeva commistione festaiola tra tutto l’universo ska/hardcore/punk/rockabilly/reggae, fino alla prova dichiaratamente popular di &lt;em&gt;Sixty-Nine&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alla notizia della reunion l’emozione è stata diretta e sincera - i fottuti Shandon tornano a suonare, e per giunta in quella che per tutto l’ultimo decennio del secolo scorso è stata una delle discoteche simbolo della scena trash-dance romana, da qualche mese rock club con scaletta d’eccezione finalmente: la rivincita è compiuta, e mi dirigo sul posto con massima aspettativa e nostalgia dell’epoca in cui li ascoltavo ancora su cassetta [!].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il tempo passa, e loro sembrano farsi desiderare un po’ troppo visto che raggiungono il palco solo alle 11 più che inoltrate: salgono tutti in kilt, con un volto nuovo ai fiati, e si parte subito forte con Time; avevo già spiato la pressoché perfetta setlist del concerto di Trezzo, qui seguita in maniera quasi identica per fortuna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Avrò ascoltato sì e no mezz’ora di Shandon negli ultimi 7 anni, eppure mi ritrovo a sapere tutti i testi a memoria, ad esaltarmi su ogni fill o assolo, a prendere e dare un sacco di botte, a perdere la cognizione del tempo, a sperare che tale bolla dionisiaca dell’esistenza non scoppi mai e mi conservi sedicenne per sempre, ora che i trenta si avvicinano inesorabili; ogni citazione da &lt;em&gt;Fetish&lt;/em&gt; [&lt;em&gt;Ruvida&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Placebo Effect&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Egostasi&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Deadlock&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Liquido&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Knightly Forest&lt;/em&gt;] è una ferita ancora lacera e mai rimarginata, ed &lt;em&gt;io li lascio mordere&lt;/em&gt;. Si ricordano poi episodi lieti di &lt;em&gt;Not so Happy to be Sad&lt;/em&gt; [&lt;em&gt;Washin’ Machine&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Adondo&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Sangue&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Noir&lt;/em&gt;] e dell’ultimo disco in studio, eseguito pressoché per intero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C’è spazio anche per momenti più intimi come &lt;em&gt;My Friends&lt;/em&gt; in versione acustica o per ricordare persone che non ci sono più [&lt;em&gt;Oceans&lt;/em&gt;]: sì, proprio quel brano che desideravo ogni volta scorresse veloce sul nastro per arrivare alla canzone che più profondamente conservo in me, che da sempre bramavo di ascoltare e vedere dal vivo, quella &lt;em&gt;P.N.X.&lt;/em&gt; che ritengo la loro massima espressione di veemenza, estro artistico ed empatia, misti a un po’ di cazzi miei senza i quali non si può di certo raggiungere l’ultima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non v’è riunione con amici di vecchia data che si rispetti senza un rito consueto, e quindi gli Shandon tornano sul palco per invitarci a dividerci a metà e &lt;em&gt;saltare alla nostra sinistra&lt;/em&gt;, e noi eseguiamo obbedienti mentre loro ci salutano con &lt;em&gt;Janet&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Grazie di cuore a loro per il concerto della madonna, e a chi me li ha fatti conoscere in tempi non sospetti: era davvero tanto che non mi sentivo così fottutamente vivo.&lt;/p&gt;
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   <title>Spaghetti allo scoglio.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2012-01-18/spaghetti-allo-scoglio.html"/>
   <updated>2012-01-18T16:18:00+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-01-18/spaghetti-allo-scoglio</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ritengo che prestare attenzione all’apparecchio televisivo per motivi che non siano manovrare Ibra a Fifa 2012 o guardare succulenti pompini di Lexi Belle in HD sia davvero una pratica degenere; mio malgrado però sono incappato nella recente notizia relativa alla sciagiura navale che ha appena rivoltato l’oceano cinguettante.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Oramai per sapere cosa succede non leggo più Avvenire, ma seguo i trend degli hashtag di Twitter - guadagnando molto rispetto al periodico in integrità morale peraltro. A me non frega nulla dell’evento in sé, come del resto non importa a nessuno che non avesse un legame diretto con le vittime, a meno di non provare particolare empatia con il metallo squarciato da spietate ed inabissate protuberanze rocciose certo: tutto il rumore gira intorno alla grottesca telefonata tra un eroe del faro ed un manigoldo dei sette mari, tra un custode delle rotte ed un corsaro senza scrupoli, tra un esteta della bussola ed un porcoddio finiamola con queste allegorie stucchevoli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi pare di aver capito che tale porcoddio-finiamola-con-queste-allegorie-stucchevoli abbia scoperto la stanza in cui erano ubicate le scorte di gin, e dopo aver scambiato uno scoglio per una boa scolorita abbia inscenato sul momento una commedia di Peppino con un ufficiale della capitaneria di porto, già eroe-del-faro, custode-delle-rotte ed esteta-della-bussola: a conferma della tesi teatrale la provenienza partenopea di entrambi gli attori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La rete è stata presto invasa di riferimenti alle colorite espressioni del comandante di terra, che intimava al capitano di tornare sulla nave per verificare la situazione, mentre quest’ultimo rispondeva che purtroppo i compiti glieli aveva mangiati il cane. Una [mediocre] telefonata del Magnotta doppiata in napoletano e senza bestemmie praticamente, questo è stato sufficiente ad inquinare la rete e quindi soprattutto a nascondermi i tweet di Richie Hawtin in mezzo a tanto rumore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come in ogni tragedia ad orologeria che si rispetti, la giuria popolare si divide tra soloni e buonsamaritani, i primi pronti a vomitare la loro bile tautologica sul meschino di turno, i secondi curiosi di sapere cosa avrebbero fatto i primi nella situazione in questione; infine qualche astenuto come me che sorseggia ipa d’importazione mentre assiste al linciaggio 2.0. Ha davvero senso sprecar fiato e/o caratteri riguardo ad una vicenda così isolata e sterile? Se che qualche zelante vendicatore del web volesse stigmatizzare la mia presunta insensibilità, lo sollevo subito dal compito di sciogliere tale ambiguità: sono un fottuto trafficante di organi di cuccioli di foca negri ebrei comunisti, io anarchico io fascista. Che poi se è vero che un bicchiere di lambrusco a cena fa sangue, Guccini annichilirebbe la cinematografia gore ad uno spin-off di Hello Kitty.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Di nome “Hello Kitty e le sue cose”, precisamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando alle facezie precedenti, definisco tale vicenda isolata e sterile perché, per quanto tragica e grottesca, non è una lesione di alcun diritto fondamentale, quali potrebbero essere il licenziamento senza giusta causa oppure la messa al bando di Super Mario, e neppure indice di particolare degrado della società, come l’ingerenza di organi religiosi nello stato oppure il fatto che i Coldplay non si siano ancora sciolti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cosa, Christ Martin ha dichiarato lo split a tempo indeterminato della band? Cazzo lo sapevo che la storia della nave non poteva essere un caso. Seriamente, siamo al cospetto di un coglione che a causa di una manovra errata ha causato la perdita di numerose vite: Super Mario senza supporto micotico. Se sapete cosa vuol dire micotico, o siete delle laureande in lettere antiche che si mantengono filmandosi mentre si masturbano con un Nokia 3310, oppure vi è capitato di farvi la doccia scalzi in casa di una delle suddette, motivo per cui non trovate più il vostro vecchio telefono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiunque di voi fosse capitato qui per caso e fosse come me orgogliosamente ignorante dell’accaduto, potrebbe inferire che è naufragata un’imbarcazione con sopra Guccini e Super Mario, o almeno è quello che le sue cornee gli suggerirebbero se solo la smettese di utilizzare arbre magique al peyote purissimo. La nostra coscienza è quanto ci dovrebbe distinguere da pietre, piante e bestie, perché tenerla sopita e destarla solo quando il tubo catodico ce lo ordina? Io credo che lo sdegno dell’individuo sia uno strumento tanto potente quanto nefasto se usato improvvidamente, e penso che sarebbe bene farne uso per questioni che sono sotto costantemente sotto i nostri occhi, ma che evidentemente abbiamo implicitamente accettato e che ci costa troppo riconoscere ed indicare come laceranti della dignità del singolo e della società.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come citare Lexi Belle, Magnotta ed Hello Kitty nel medesimo post, ad esempio.&lt;/p&gt;
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   <author>
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    <email></email>
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   <title>2011: best albums I stumbled upon.</title>
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   <updated>2012-01-04T03:02:20+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2012-01-04/2011-best-albums-i-stumbled-upon</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Anche quest’anno seleziono le 10 scoperte [o riscoperte] musicali che maggiormente mi hanno affascinato durante i dodici mesi appena trascorsi: in ordine sparso, ecco a voi.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/sad_lovers_and_giants_feeding_the_flame.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/sad_lovers_and_giants_feeding_the_flame.jpeg&quot; alt=&quot;Sad Lovers &amp;amp; Giants - Feeding the Flame [1985]&quot; id=&quot;sad-lovers--giants---feeding-the-flame-1985&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#sad-lovers--giants---feeding-the-flame-1985&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Sad Lovers &amp; Giants - Feeding the Flame [1985]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Uno dei dischi più belli e profondi di tutto il &lt;em&gt;post-punk&lt;/em&gt;, si erge a manifesto assoluto della propria decade tra momenti graffianti, idilli d’atmosfera e malinconia d’autore. Li hanno buffamente definiti dei &lt;em&gt;Pink Floyd pastorali&lt;/em&gt;, ma non credo che questo gruppo abbia bisogno di paragoni simili - sinceramente bellissimo.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/the_church_starfish.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/the_church_starfish.jpeg&quot; alt=&quot;The Church - Starfish [1988]&quot; id=&quot;the-church---starfish-1988&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-church---starfish-1988&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Church - Starfish [1988]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tra i migliori prodotti d’esportazione australiani, il quartetto new-wave continua a sfornare album di qualità senza sosta anche al giorno d’oggi. Vero è che &lt;em&gt;Starfish&lt;/em&gt; è inarrivabile, e la freschezza dei suoi brani ci giunge ancora intatta - su tutti l’ipnotica Reptile, impossibile separarsene ormai.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/alice_in_chains-jar_of_flies.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/alice_in_chains-jar_of_flies.jpeg&quot; alt=&quot;Alice in Chains - Jar of Flies [1994]&quot; id=&quot;alice-in-chains---jar-of-flies-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#alice-in-chains---jar-of-flies-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Alice in Chains - Jar of Flies [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’altra faccia di &lt;em&gt;Dirt&lt;/em&gt; - lui ruvido e diretto, questo invece intimo e toccante in tutti i suoi aspetti. Quando un EP può annichilire intere discografie [Godsmack anyone?]; un pensiero sempre vivo al compianto Layne: you couldn’t be your own, hope you feel better dead.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/arcturus_the_sham_mirrors.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/arcturus_the_sham_mirrors.jpeg&quot; alt=&quot;Arcturus - The Sham Mirrors [2002]&quot; id=&quot;arcturus---the-sham-mirrors-2002&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#arcturus---the-sham-mirrors-2002&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Arcturus - The Sham Mirrors [2002]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pure. Music. Craziness. Prendete del symphonic black, del progressive, chiamate Garm dei &lt;em&gt;lupi&lt;/em&gt;, agitate bene e chiamate il tutto  &lt;em&gt;avantgarde&lt;/em&gt; per darvi un tono: otterrete uno dei più brillanti prodotti musicali del decennio appena trascorso, in bilico tra sfuriate velocissime, momenti sincopati, pause di riflessione e ancora frenesia pura. Quando gli trovate un difetto fatemi un fischio.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/bohren_sunset.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/bohren_sunset.jpeg&quot; alt=&quot;Bohren &amp;amp; der Club of Gore - Sunset Mission [2000]&quot; id=&quot;bohren--der-club-of-gore---sunset-mission-2000&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#bohren--der-club-of-gore---sunset-mission-2000&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Bohren &amp; der Club of Gore - Sunset Mission [2000]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un buio ammiccante quello emanato dall’ensemble teutonico, una musica oscura ma non deprimente, sinuosa ed infetta che pervade l’animo. Imprescindibile per chiunque ami Lynch e &lt;strong&gt;Badalamenti&lt;/strong&gt;, necessaria per chi altro ricerchi qualcosa di densamente cupo - impossibile resistere.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/this_mortal_coil.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/this_mortal_coil.jpeg&quot; alt=&quot;This Mortal Coil - It&#39;ll End in Tears [1984]&quot; id=&quot;this-mortal-coil---itll-end-in-tears-1984&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#this-mortal-coil---itll-end-in-tears-1984&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            This Mortal Coil - It&#39;ll End in Tears [1984]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vero manifesto gotico concepito dalla mente di Ivo Watts-Russell ed eseguito dagli artisti della sua etichetta &lt;em&gt;4AD&lt;/em&gt;, questo disco dona una veste nuova ed eterea a brani del passato, su tutti la celeberrima &lt;em&gt;Song to the Siren&lt;/em&gt; del compianto &lt;strong&gt;Tim Buckley&lt;/strong&gt;. Imprescindibile.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/cocteau_twins_heaven_or_las_vegas.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/cocteau_twins_heaven_or_las_vegas.jpeg&quot; alt=&quot;Cocteau Twins - Heaven or Las Vegas [1990]&quot; id=&quot;cocteau-twins---heaven-or-las-vegas-1990&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#cocteau-twins---heaven-or-las-vegas-1990&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Cocteau Twins - Heaven or Las Vegas [1990]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il modo più dolce per iniziare la giornata: ascoltare &lt;em&gt;Heaven or Las Vegas&lt;/em&gt; ancora nel letto. Prova eccelsa di purezza sia di intenti che di risultati, ci sono solo canzoni stupende interpretate dalla voce ultraterrena della &lt;em&gt;Fraser&lt;/em&gt;, aiutata dai suoni celestiali del sapiente &lt;em&gt;Robin Guthrie&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/devin_townsend_ocean_machine_biomech.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/devin_townsend_ocean_machine_biomech.jpeg&quot; alt=&quot;Devin Townsend - Ocean Machine - Biomech [1997]&quot; id=&quot;devin-townsend---ocean-machine---biomech-1997&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#devin-townsend---ocean-machine---biomech-1997&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Devin Townsend - Ocean Machine - Biomech [1997]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tra le menti più brillanti e prolifiche del panorama alternativemetal spicca Devin Townsend, autore di questo bellissimo disco: &lt;em&gt;Night&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Regulator&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Bastard&lt;/em&gt; sugli scudi per un suono veemente ed intenso, per quanto ovviamente meno brutale rispetto ai suoi &lt;strong&gt;Strapping Young Lad&lt;/strong&gt;, gruppo simbolo dell’industrial metal.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/at_the_drive_in_relationship_of_command.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/at_the_drive_in_relationship_of_command.jpeg&quot; alt=&quot;At the Drive-In - Relationship of Command [2000]&quot; id=&quot;at-the-drive-in---relationship-of-command-2000&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#at-the-drive-in---relationship-of-command-2000&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            At the Drive-In - Relationship of Command [2000]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per quanto il &lt;em&gt;post-hardcore&lt;/em&gt; sia stato per me ambito di esplorazione marginale finora, si ha l’assoluta percezione che questo disco sia un caposaldo indiscusso non solo del genere, ma del rock tutto. Quelli che poi diventeranno i &lt;strong&gt;The Mars Volta&lt;/strong&gt; scrivono il loro testamento di inizio millennio riuscendo ad essere al contempo tecnici, sperimentali ed emotivi.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/nightingale_nightfall_overture.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/nightingale_nightfall_overture.jpeg&quot; alt=&quot;Nightingale - Nightfall Overture [2005]&quot; id=&quot;nightingale---nightfall-overture-2005&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#nightingale---nightfall-overture-2005&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Nightingale - Nightfall Overture [2005]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vi sarà già nota la mia passione viscerale per &lt;em&gt;Dan Swanö&lt;/em&gt;, vero Re Mida del metal. Tra i suoi innumerevoli progetti figura un suo tentativo di fare gothic metal quasi per gioco, dapprima aiutato da una drum machine [!] e da Lucassen alle chitarre, per poi tornare con arrangiamenti a pieno organico dei temi più belli firmati a nome &lt;strong&gt;Nightingale&lt;/strong&gt;: una raccolta imperdibile, dal suono perfetto che raggiunge addirittura l’AOR dei Toto in alcuni passaggi. Fenomenale.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
 </entry>
 
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   <title>PHP: dalla prigione di MySQL al paradiso degli ORM.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-12-29/php-dalla-prigione-di-mysql-al-paradiso-degli-orm.html"/>
   <updated>2011-12-29T15:57:37+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-12-29/php-dalla-prigione-di-mysql-al-paradiso-degli-orm</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Chiunque abbia mai sviluppato per il web nella propria carriera di programmatore, avrà prodotto con orgoglio il seguente snippet di codice [con me in testa]:&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;pre&gt;&lt;code&gt;$result = mysql_query(&quot;SELECT * FROM news&quot;);

while($row = mysql_fetch_array($result)){

	// aggiungete fronzoli html a piacere
	echo $row[&#39;title&#39;];
	echo $row[&#39;body&#39;];

}
&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Et voilà, il nostro blogghettino era quasi pronto. Bene, tale approccio apparentemente &lt;em&gt;cheap&lt;/em&gt; e remunerante, è quanto di più inefficacie ed immantenibile si possa produrre in un ambiente di sviluppo web attuale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiunque nel settore sia vissuto fuori da un igloo negli ultimi 5 anni, sarà incorso in magiche buzzword quali &lt;em&gt;Web MVC&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;PHP OOP&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;ORM&lt;/em&gt;, che sono diventati a buon diritto standard di produttività. Circa le primi due vi rimando ad &lt;a href=&quot;http://anantgarg.com/2009/03/13/write-your-own-php-mvc-framework-part-1/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;un paio&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://www.killerphp.com/tutorials/object-oriented-php/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;letture illuminanti&lt;/a&gt;, mentre prima di riferirmi alla terza, passo a spiegare il perché del titolo del post: quando dico che lo sviluppatore junior di PHP è &lt;em&gt;schiavo&lt;/em&gt; di MySQL, mi riferisco al fatto che il database viene spesso visto come un elemento vivo del ciclo di vita dell’applicazione / sito web.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;No, il database [e relativo strato di accesso al medesimo] è solo uno &lt;strong&gt;strumento di persistenza&lt;/strong&gt;, del quale per assurdo si potrebbe fare a meno se il computer dove gira il programma [in questo caso il server dove sta girando Apache] potesse tenere tutte le informazioni in RAM. Siamo poi tutti coscienti del fatto che questo non sia possibile, e che il salvataggio delle entità interessate in una struttura organizzata come un RDBMS [Relational Database Management System] sia inevitabile e vantaggioso; del resto se il db è strutturato in maniera coerente, esso garantisce integrità dei dati e rapido accesso ai medesimi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo vuol dire semplicemente che il layer di persistenza non deve essere solo trasparente a quello &lt;em&gt;business&lt;/em&gt;, bensì non deve inficiarne la consistenza minandolo di workaround, frutto ad esempio di nomenclatura sconsiderata delle tablle relative: design for goals, not for technology!&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;case-study-mylittlelibrary&quot;&gt;Case Study: MyLittleLibrary&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Sviluppiamo in pochi passi il prototipo di un semplice sistema di gestione di una libreria personale: profiliamo allora le entità protagoniste.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/mylib_classes.png&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/mylib_classes.png&quot; alt=&quot;Diagramma delle entità&quot; id=&quot;diagramma-delle-entit&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#diagramma-delle-entit&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Diagramma delle entità
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ogni libro può avere uno o più autori” - per ora direi che può bastare. Per comodità d’esempio poniamo vero che un numero consistente di autori sia già all’interno del programma, limitando la procedura di inserimento ai soli dati relativi ai libri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In &lt;em&gt;prehistoricphp&lt;/em&gt; fareste:&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;code&gt;$insert = mysql_query(
	sprintf(&quot;INSERT INTO libri VALUES(NULL, %s, %s, %s, %s&quot;,
		$_POST[&#39;titolo&#39;],
		$_POST[&#39;ISBN&#39;],
		$_POST[&#39;anno&#39;],
		$_POST[&#39;id_autore&#39;]
	)
);

mysql_query($insert) or die &quot;Vado ad imparare PHP 5.3&quot;;
&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Una roba del genere, finché il vostro capo non vi chiederà di inserire un nuovo campo all’interno del libro - e per semplicità mi risparmio la tabella di relazione molti-a-molti. I più svegli avranno quantomeno delegato a &lt;a href=&quot;http://php.net/manual/en/book.pdo.php&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;PDO&lt;/a&gt; la gestione delle query, ma non è sufficiente: io voglio un codice snello e che rifletta il mio percorso mentale per fare un’operazione così elementare, proviamo così:&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;code&gt;$libro = new Libro();
$libro -&amp;gt; isbn = $request -&amp;gt; isbn;
$libro -&amp;gt; anno = $request -&amp;gt; anno;

foreach($request -&amp;gt; autori as $autore)
{

	$libro -&amp;gt; autori -&amp;gt; add(Autore::find($autore);

}

$libro -&amp;gt; create();
&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;Creo un libro vuoto, vi aggiungo le proprietà [prelevate da un oggetto Request che incapsuli la richiesta http e la pulisca da problemi di encoding / XSS], indifferentemente dal fatto che siano tipi nativi [interi, stringhe] o collezioni di oggetti, e poi la salvo. &lt;strong&gt;È il metodo create() ad essere delegato alla persistenza&lt;/strong&gt;, e non il controller che gestisce la richiesta. Tutto il sostrato che muta la vostra bella e pulità entità in un groviglio di tabelle è compito degli strati inferiori, sostenuti ed aiutati dal &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Convention_over_configuration&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Convention over Configuration principle&lt;/a&gt;:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;chiamate le tabelle con i nomi delle entità;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;chiamate i campi delle tabelle con i nomi dei campi delle entità;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;delegare possibilmente il tutto in maniera esplicita ad &lt;a href=&quot;http://code.google.com/p/addendum/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;annotazioni inline&lt;/a&gt;; &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;In sintesi, ponete enfasi sulla descrizione del modello, e non sul &lt;em&gt;boilerplate&lt;/em&gt; del reperimento e della persistenza dei dati, che deve essere totalmente trasparente. Il consiglio che vi do è quello di sviluppare il vostro ORM come esercizio per capire la meccanica di strumenti più potenti quali Doctrine [o &lt;a href=&quot;http://www.hibernate.org/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Hibernate&lt;/a&gt; on the Java side], cosa che vi sarà molto utile nei contesti in cui magari non potrete metter mano direttamente sul db perché appannaggio di esperti e/o protetto da dinosauri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La visualizzazione dell’archivio, funzionalità analoga a quella dello snippet d’apertura, è semplicemente:&lt;/p&gt;

&lt;pre&gt;&lt;code&gt;$bookRepository = new BookRepository();

foreach($bookRepository -&amp;gt; findAll() as $book)
{

	sprintf(
		&#39;%d. %s - %s&#39;,
		$book -&amp;gt; year,
		$book -&amp;gt; author -&amp;gt; name,
		$book -&amp;gt; title
	);

}
&lt;/code&gt;&lt;/pre&gt;

&lt;p&gt;No array associativi, no sql. Se un giorno doveste scoprire che le query del vostro &lt;em&gt;data access layer&lt;/em&gt; sono inefficienti, vi limiterete a pagare dei folletti per aggiustarle, senza compromettere il funzionamento degli strati superiori. Fatemi avere poi il telefono dei folletti, non si sa mai.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>Generatore di apprezzamenti natalizi [sinceri].</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-12-25/generatore-di-apprezzamenti-natalizi-sinceri.html"/>
   <updated>2011-12-25T01:59:06+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-12-25/generatore-di-apprezzamenti-natalizi-sinceri</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Yo bitches, vi regalo &lt;a href=&quot;/gift2gift&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;una roba sfigata partorita 10 minuti fa&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>Che Guevara reloaded.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-12-10/che-guevara-reloaded.html"/>
   <updated>2011-12-10T21:31:03+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-12-10/che-guevara-reloaded</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ero attore non protagonista del miglior sesso orale della mia vita, quando lei prese coscienza del fatto che sarebbe stata usata come mero incipit di un mio futuro post e mi pianto lì, nella navata centrale di San Pietro. Il colpo fu molto duro, ma pensai che c’è di molto peggio al mondo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tipo l’ultimo disco dei Coldplay.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;L’avete sentito? In Iran lo usano per far confessare le adultere. E dire che la band di Chris Martin con qualcosa ci aveva preso, vedi &lt;em&gt;Parachutes&lt;/em&gt; oppure &lt;em&gt;X&amp;amp;Y&lt;/em&gt;. Parliamoci chiaro: se sniffare la passera di Gwyneth Paltrow fa passare ogni vena creativa, spero di diventare redattore di bugiardini di aspirine presto. Il che mi farebbe guadagnare comunque molti punti nei confronti di Fabio Volo ad esempio, il quale ha di recente affermato di aver fatto il paniettiere prima di raccontare storie: neanche a Gaza desiderano così ardentemente la riapertura di un forno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Direte voi che io non sono troppo meglio, sempre in bilico tra oscenità omofobe e razzismo di serie b: la prosopoea della curva dell’Hellas Verona. Per convincervi invece che la mia coscienza sociale è ben più grande del cervello di un negro, vi rammento che stamane dopo aver aiutato due cuccioli di foca ad attraversare la strada ho scritto a Scilipoti in merito alle sue farneticazioni circa l’outing saffico dell’onorevole Concia. Il lobotomo sostiene che l’orgoglio della coppia lesbica è paragonabile a quello che un ladro ha per la propria professione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì Scilipoti, il beota salito alle cronache per essere salito sul carro di uno che ha costruito la propria figura su figa e furto, proprio lui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il vero dramma non è che questa gente viene strapagata per far nulla, in barba ad ogni senso civico. Il vero dramma è che tutti loro hanno un’iPad, ed io no: vi giuro che per avere la tavoletta di Cupertino sarei disposto a votare Buttiglione, per il solo gusto di tweetargli delle gangbang omosessuali afrocubane sul profilo. Cazzo, Twitter è la fottuta nuova barriera della spersonalizzazione: la gente crede di essere a stretto contatto con il jet-set, quando in realtà sta parlando con la filippina di Tremonti. La quale ha competenze finanziare ben più elevate rispetto allo struzzo ammaestrato cui pulisce i tappeti, mi duole constatare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cioè c’è davvero gente disposta a seguire quello che dice Alfano mentre è al cesso? O cosa rutta Ligabue in 140 caratteri? O cosa sgomita Fiorello sotto crack dal suo iPhone? Devono prima dimostrarmi di aver letto tutto Dostoevkij, o quantomeno di saperne digitare correttamente la traslitterazione quando andranno a cercare chi è su Wikipedia. La società è al paradosso mediatico: contenuti sterminati ed iperfruibili, e nessun senno nella consultazione dei medesimi, tranne nella ricerca delle acrobazie pelviche di Amy Reid per fortuna. Amy reid, figlia di un militare, ad una vita agiata e tranquilla ha preferito dimenarsi in mezzo a congolesi armati di mazze.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che Guevara reloaded.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>Back bitches.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-12-06/back-bitches.html"/>
   <updated>2011-12-06T04:19:36+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-12-06/back-bitches</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Quel sito azzurrino del cazzo non esiste più.&lt;br /&gt;
Ora avete un sito azzurrino spaccaculi, full designed @ MWLabs.&lt;br /&gt;
I MWLabs non esistono, sono un’emanazione della vostra mente che sta per rendere irreversibilmente tormentata la vostra esistenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O almeno questo è quello che sogno di veder scritto nel footer del sito di Forza Italia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scherzi a parte, sono sufficientemente orgoglioso del lavoro, specie se penso che l’ho fatto in un mese scarso nei ritagli di tempo. O almeno questo è quello che mi ha detto un bambino cambogiano porgendomi un paio di Hogan.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ho tanto di quel vetriolo™ da vomitarvi addosso che neanche Kate Moss ad un party con Madre Teresa di Calcutta, o forse era Lady Diana quella. Mi sento vecchio al pensiero di nominare persone decedute quando le mie lettrici erano ancora degli zigoti. Dei perfidi zigoti senza scrupoli pronti a vendere il proprio corpo in cambio di ricariche Vodafone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O almeno questo è quello che sogno di veder scritto nel footer del sito di Madre Teresa di Calcutta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Suvvia Diego, è la terza volta che abusi di questa tecnica, ora basta. O almeno questo VAFFANCULO BASTA HO DETTO.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Migrare la propria webcreatura su un supporto nuovo e precario non è certo foriero d’aiuto nella ricerca dell’atarassia, né tantomeno in quella all’interno del vocabolario che voi state compiendo circa il desueto termine appena citato, e nemmeno ancora in quella del corposo volume che non troverete perché l’avete barattato per due RedBull anni addietro durante un’autogestione. Non sembra proprio servire ad un cazzo, però del resto se non l’avessi fatto stareste ancora leggendo post antidiluviani su ingerenza della chiesa nello Stato, dischi progmetal con brani di mezz’ora, concerti scacciafiga ma anche temi importanti quali hipster succinte, pornostar disturbate e Lilli Gruber, la quale rende i miei sogni bagnati da quando non divide più lo studio con Ferrara. Sebbene usare Arcade Fire come sigla resti comunque un colpo basso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che poi sto vetriolo™ io non mai ben capito che cazzo sia, però mi sa di parola cazzuta: fateci caso, si usa quasi sempre in locuzione preceduta da “al”. Quali sono le prime cose precedute da “al” che vi vengono in mente?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al-Capone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al-Pacino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Al-Ettaocean.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutta gente cazzutissima senz’ombra di dubbio. Ora dovete scusarmi, ma il pensiero di un threesome con Aletta e Lilli mi priva del già poco sonno residuo. Ed il terzo è Ferrara.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I missed you too, bitches.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
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    <email></email>
   </author>
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   <title>Ulver live 11/11/11 @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-11-12/ulver-live-11-11-11-circolo-degli-artisti-roma.html"/>
   <updated>2011-11-12T22:02:53+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-11-12/ulver-live-11-11-11-circolo-degli-artisti-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;All’attuale tournee degli &lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/ulver1&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ulver&lt;/a&gt; sono stati rivolti considerazioni tiepide ed epiteti dei più ingiuriosi: pur risultando difficile dissociarsi dalla totalità di essi, alla fine ci si deve arrendere alla descrizione priva di retorica di quella che si è rivelata essere una serata assolutamente piacevole e fonte di profonda ispirazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il compito di aprire la cerimonia è affidato all’improvvisazione del conterraneo &lt;strong&gt;Stian Westerhus&lt;/strong&gt;, folle tessitore di trame rumorose armato di chitarra e grida nel pickup della medesima: avrebbe di certo meritato un’acustica migliore, la stessa che finisce per penalizzare profondamente il brano d’apertura della band regina della scena stasera; tempo che Garm [al secolo &lt;strong&gt;Kristoffer Rygg&lt;/strong&gt;] saluti la platea e si parte subito con la sostenuta &lt;em&gt;February MMX&lt;/em&gt;, così come nell’ultima prova in studio, anche quest’ultima da molti dichiarata fiacca e sbiadita. Abituarsi al suono costa sufficiente fatica, e si anela a condizioni decisamente più degne dell’organico presente sul palco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sempre da &lt;em&gt;War of the Roses&lt;/em&gt; seguono &lt;em&gt;Norwegian Gothic&lt;/em&gt; ed &lt;em&gt;England&lt;/em&gt; nonché la crepuscolare &lt;em&gt;September IV&lt;/em&gt;, dall’incedere iniziale chiaro e solenne e dalla coda cupa e frenetica: il disco non è un capolavoro ma ha momenti validi, e la comitiva scandinava sembra senz’altro gradire l’esecuzione, a giudicare dai sorrisi complici che i suoi membri si rivolgono mutuamente. Garm si stupisce [piacevolmente?] del silenzio pressoché totale che pervade le pause tra un brano e l’altro, fino allo zenith della serata: scritto nel 2000 ma proveniente dal futuro, arriva l’inconfondibile incipit di quella pietra miliare che è &lt;em&gt;Perdition City&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Orfana di alcuni strumenti presenti nell’album, &lt;em&gt;Lost in Moments&lt;/em&gt; conserva però intatto il proprio carico di energia, lussuria, sperimentazione, follia, estro e magia totale: Tomas Pettersen alla batteria è un treno, mentre mister Ylwizaker orchestra sapientemente al piano, pur con qualche sbavatura. Tali imprecisioni assieme all’assenza di alcuni elementi dall’arrangiamento originale avranno fatto storcere il naso a qualcuno, ma meglio una soluzione eseguita dal vivo che un simulacro di campionamenti al cospetto di un’esecuzione così viva e coinvolgente.
Non c’è tempo di pensare alle polemiche perché arriva &lt;em&gt;Porn Piece Or The Scar Of Cold Kisses&lt;/em&gt;, e l’estasi prosegue integra, mentre ci si domanda come la voce di Garm, così bassa e corposa in sede di dialogo, raggiunga tali punte di chiarezza ed elevazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tempo per rispondere a tale interrogativo è garantito dalla recente &lt;em&gt;Island&lt;/em&gt;, per poi chiudere con quel brano da due soldi che è &lt;em&gt;Darling Didn’t We Kill You?&lt;/em&gt;. Tre quarti d’ora scarsi e la scena è già vuota, come da copione. I lupi si fanno pregare e tornano per un primo encore, costituito dalla splendida &lt;em&gt;For the Love of God&lt;/em&gt; [da &lt;em&gt;Blood Inside&lt;/em&gt;]e da un’opinabile cover di un brano punk non meglio identificato, che si sarebbe rivelato davvero una grave onta qualora fosse stato davvero l’ultimo brano del concerto. Allora i lupi si mettono una mano sulla coscienza e risparmiano le coscienze musicali dei presenti con un secondo encore a grande richiesta, in cui propongono &lt;em&gt;In the Red&lt;/em&gt;, non senza difficoltà visto un falso attacco della chitarra, presto incoraggiata dall’applauso pubblico che aveva riconosciuto l’amata canzone, degno epilogo di una serata non esente da critiche, ma in ogni modo sufficiente nel complesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche senza il sax di &lt;em&gt;Lost in Moments&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/Ulver_live_11_11_11_@_Circolo_degli_Artisti,_Roma.p0-a918&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
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    <email></email>
   </author>
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   <title>The Pietralcina Boys</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-07-22/the-pietralcina-boys.html"/>
   <updated>2011-07-22T13:42:59+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-07-22/the-pietralcina-boys</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Vi sono domande esistenziali, ancestrali quesiti, che vanno ben oltre il quotidiano e giungono vicini al cogliere il significato intimo dell’esistenza. Da dove veniamo? Dove andiamo? C’è qualcosa dopo? Qual è l’anello che unisce la scimmia all’uomo? I neutrini hanno massa o no? L’ipotesi di Riemann avrà o meno dimostrazione?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma c’è un problema così grande, che tutti questi interrogativi si sciolgono timidi al suo cospetto: come cazzo vengono censurati i porno giapponesi?&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Orge il novero dei cui partecipanti è innumerabile, pratiche che ridefiniscono qualsiasi senso del perverso e dell’estremo, fiumi di fluidi umani, maschere infernali: ma i genitali vengono coperti da una manciata di pixeloni grossolani, come se questo impedisse di capire cosa sta succedendo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarebbe come mettere un’insegna Coop all’ingresso di Auschwitz. Cosa che accade puntualmente nei sogni bagnati di Vasco Brondi, peraltro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo infinite notti insonni, sono giunto alla conclusione che non c’è metodo automatico per mettere in atto tale diabolico piano: troppo imprevedibili i movimenti delle nipponiche sbarazzine, vogliose di suggere uccelli a bassa risoluzione in ogni angolo dello schermo, mentre vengono penetrate da zelanti samurai; è necessario quindi che dei funzionari traccino sapientemente le traiettorie dei membri in modo da poter agire sulle zone indicate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Letto ieri ad una fermata della metro di Tokyo: “Cercasi laureato in informatica per sviluppo sistema di home-banking e per seguire cazzi col mouse”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A qualunque persona dotata di senno sembrerà folle una ipocrisia simile, per la quale la depravazione è accettata con il minimo sindacale di proibizionismo. In tal senso mi vedo costretto a far piccola ammenda: non tollero si fumi quando stimolo oralmente minorenni in cambio di diapositive di Padre Pio che fa surf a Tarifa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ahimé cari pederasti democristiani, la vera ipocrisia è in casa nostra, e non scopro nulla di nuovo; è possibile pubblicare impunemente il volto di Calderoli, ma si griderebbe allo scandalo se in prima pagina finisse la vulva di Amy Reid: sempre di gran suini si parla. Perché una porzione del nostro corpo, creato a detti di alcuni dal buon dio, si è guadagnata lil deprecabile titolo di vergogna, mentre non assurge a tale merito un mentecatto a caso che vomita stronzate da almeno 10 anni?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il manicheismo occidentale è la culla dell’incoerenza: rinnega il corpo per esaltare la mente, e poi non condanna le vergogne della seconda, e finisce per bramare di nascoto esclusivamente il primo. Cazzo è un discorso troppo intelligente per finire in un post del genere, chiedo venia. È che vi ammazzate di seghe sulle puttane che schivate sdegnati innanzi la vostra mogliettina, il cui sex-appeal nei vostri confronti è quello di un catamarano sverniciato ormai, e magari avete anche il coraggio di commentare l’abbigliamento troppo succinto delle amiche di vostra figlia. Quella gran puttana di vostra figlia, mi suggerisce la rubrica dei contatti di google.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Girar nudi è illegale nella maggior parte del mondo evoluto. Ci avete mai pensato? Vi svegliate al mattino, e state già compiendo un illecito finché non vi coprite le pudenda: un peccato originale quotidiano, wow. Qualcuno un giorno ha deciso che le vostre tette o il vostro pisello erano cose di cui vergognarsi, e più o meno tutti hanno accettato senza batter ciglio. In fondo non ci è andata neanche male, pensate se avesse scelto gli occhi o i piedi: ora gireremmo nudi ma con Reebok e Rayban di rito, how cool.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma non è solo il vostro essere a commettere reato, bensì anche il vostro divenire, inteso come gli atti da voi compiuti. E no, non mi riferisco solo all’omicidio, al divieto di sosta, alla bancarotta fraudolenta, al frastuono notturno. Parlo di far l’amore in luogo pubblico, oppure nella propria vettura. Già, l’azione bramata da ogni singola cellula, la finalità prima ed ultima dell’esistenza biologica, il momento di connubio massimo tra corpo e spirito, scomoderà due grassi gendarmi dal loro tresette per venirvi a prendere e ad insegnarvi che il vostro è un atto osceno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Viviamo in una società in cui la nostra natura, intesa come aspetto e come fine di vita, è repressa e obnubilata: ancor peggio, è sublimata per ottenere modelli cristallizzati di bellezza e di realizzazione sociale [leggi: essere persone fighe e chiavare con persone fighe]. Mi vien quasi voglia di fare come Padre Pio: coglionare tutti con due sgraffi sui polsi, e poi andare a cavalcare le onde sull’Atlantico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ed infine registrare Pet Sounds oltreoceano, magari.&lt;/p&gt;
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   <title>Mogwai Live 8/07/2011 @ Ippodromo Capannelle, Roma</title>
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   <updated>2011-07-22T13:40:39+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;em&gt;Picture Courtesy of Marta Castellucci&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A due anni dalla loro ultima apparizione nell’Urbe, i musicisti di Glasgow tornano a solcare un palco capitolino, nell’occasione per presentare il loro ultimo lavoro su lunga distanza: &lt;em&gt;Hardcore Will Never Die, But You Will&lt;/em&gt;. I fasti giovanili di &lt;em&gt;Young Team&lt;/em&gt; [1997] e di &lt;em&gt;Come On Die Young&lt;/em&gt; [1999] sono lontani, tanto che i riferimenti più lontani in scaletta puntano a &lt;em&gt;Rock Action &lt;/em&gt;[2001].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo l’apertura dei genuini &lt;em&gt;A Classic Education *guidati da Johnatan Clancy, già compagno d’avventure dei Giardini di Mirò nelle loro ultime esibizioni, è subito tempo di &lt;strong&gt;Mogwai&lt;/strong&gt;: si parte con *White Noise&lt;/em&gt;, esordio comune all’ultimo disco, e si paga un minimo dazio acustico a causa di un basso eccessivamente presente, problema di cui presto non si avrà più percezione per fortuna. La serata decolla subito con &lt;em&gt;Hunted by a Freak&lt;/em&gt;, da &lt;em&gt;Happy Songs for Happy People&lt;/em&gt; [2003], presto riconosciuta ed acclamata: la trama sonora è tanto pastosa quanto trasparente è la sua costruzione al cospetto del pubblico, con la voce filtrata di Burns come ingrediente finale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si torna al presente con &lt;em&gt;How To Be A Werewolf&lt;/em&gt;, alternative rock degno dei Yo La Tengo - per chi li aveva etichettati come irrimediabili depressi - e la più canonica &lt;em&gt;I’m Jim Morrison, I’m Dead&lt;/em&gt;. Si raggiunge quindi uno dei momenti più belli della loro esibizione con &lt;em&gt;Killing all the Flies&lt;/em&gt;, brano interpretato con rara intensità nell’occasione. Segue la solenne &lt;em&gt;Friend Of The Night&lt;/em&gt; da &lt;em&gt;Mr. Beast&lt;/em&gt; [2006], per poi attingere ancora a piene mani dal nuovo album con &lt;em&gt;San Pedro&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Death Rays&lt;/em&gt; e la splendida &lt;em&gt;Mexican Grand Prix&lt;/em&gt;, in bilico tra cliché elettronici e semplice voglia di schiacciare il pedale fino in fondo per una volta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I membri del gruppo sono a proprio agio ma non perdono il loro aplomb albionico, e l’interazione con il parterre si limita a qualche sobrio “grazie mille, thank you very much”: del resto nessuno era lì per intrattenere conversazione, ma solo per prestare massimo ascolto al prezioso tesoro musicale presentato. Si concedono un salto nel passato con &lt;em&gt;2 Rights Make 1 Wrong&lt;/em&gt; per poi tornare ai giorni nostri con &lt;em&gt;You’re Lionel Richie&lt;/em&gt; ed il granitico muro sonoro di &lt;em&gt;We’re No Here&lt;/em&gt;, altro momento di struggimento massimo. Viene messo in atto il consumato rito della pausa pre-encore, momento in cui ogni spettatore ripone le ultime speranze di veder eseguito il proprio brano preferito: fortunato chi attendeva l’incedere marziale del piano di &lt;em&gt;Auto Rock&lt;/em&gt;, così come chi ha gradito la sostenuta &lt;em&gt;Rano Pano&lt;/em&gt;, o ha gioito alle prime note di &lt;em&gt;Batcat&lt;/em&gt;, dalle sonorità decisamente più ruvide e post-metal e degna conclusione di una prova intensa, sincera e senza sbavature.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Unico neo imputabile può esser quello di aver trascurato l’inizio della propria produzione, a detta di molti il periodo più valido della medesima, ma a stento si ha memoria di un concerto la cui scaletta abbia soddisfatto chiunque: di certo, alla luce della discografia dei &lt;strong&gt;Mogwai&lt;/strong&gt;, era molto difficile proporne una che avrebbe deluso chiunque, data la qualità della loro musica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornate presto, non c’è Satana qui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Pictures courtesy of &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/beatrix_kiddo_79/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Marta Castellucci&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Fine Before You Came Live 11/06/2011 @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
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   <updated>2011-06-12T15:32:29+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-06-12/fine-before-you-came-live-11-06-2011-circolo-degli-artisti-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Diretti, crudi, sinceri. E definirli musicalmente discreti sarebbe grave torto, anzi; i Fine Before You Came fondono sapientemente elementi provenienti dal post-hc, dal post-rock e dal math-core, con un gusto particolare per i testi ermetici e concreti. La loro musica però non si può assolutamente ridurre a lista di stilemi o ad una mera scaletta: i loro brani grondano sangue senza evocarlo direttamente, sono pugnalate di verità il cui pregio maggiore è quello di essere reali senza scadere nella teatralità propria di certo esistenzialismo tragico, né in atmosfere post-industriali talvolta davvero forzate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La simbiosi con il pubblico capitolino è immediata e totale: si parte subito con &lt;em&gt;Buio&lt;/em&gt;, le cui liriche sono declamate in maniera unanime da tutti i presenti, sostegno che resterà costante per tutta la performance. Vengono presentati brani dal prossimo disco [quali &lt;em&gt;Sasso&lt;/em&gt;], e c’è speranza forte che possa valere anche solo la metà di &lt;em&gt;Sfortuna&lt;/em&gt;: già, perché l’energia e le sensazioni regalate dalle schegge di quell’album si descrivono a fatica. Lo stage-diving del cantante è catartico, abbatte totalmente ogni confine tra artista e pubblico, e li fonde in un’unica entità in cui non vi sono più ruoli ma solo coscienza ed estasi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pur non particolarmente premiati dall’acustica, i limiti ambientali finiscono per conferire loro ulteriore enfasi, ai limiti della claustrofobia sia fisica che mentale; gli arrangiamenti si conservano al contempo sia puliti nell’essenza che ruvidi alla percezione, e l’esperienza di spettatore diventa fondamentale per la comprensione definitiva del loro disco di consacrazione: c’è tanta autoironia sul palco, condita da siparietti e da continua e sincera riconoscenza nei confronti dei presenti, davvero compatti e grati a loro volta per la splendida serata di cui sono testimoni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ecco &lt;em&gt;Fede&lt;/em&gt;, summa ed apice assoluto della loro produzione, accolta da percussioni sincopate e voce cupa, per poi esplodere nell’ipnotico finale, ripetuto ad libitum [&lt;em&gt;da quando tutti hanno smesso // di chiedermi di te&lt;/em&gt;]. E poi &lt;em&gt;Natale *[&lt;/em&gt;adesso che tutto sembra apposto // manco io, manchi tu&lt;em&gt;], *Piovono Pietre&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;O è un Cerchio che si Chiude&lt;/em&gt;, fino alla profetica &lt;em&gt;Vixi&lt;/em&gt; [titolo nel quale senza troppo acume si scorge l’anagramma di XVII - il numero della malasorte in notazione romana], sul finire della quale tutto il pubblico è invitato a salire sul palco, a cantare, ad urlare, a rendere ognuno partecipe della propria esistenza, scossa dalla musica di quattro ragazzi i quali si spera si abbiano nuove cose da dire presto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Urlate sottovoce, come sempre.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/Fine_Before_You_Came_Live_-_Circolo_degli_Artisti.p0-a898&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Sinking. Deeper.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-05-13/sinking-deeper.html"/>
   <updated>2011-05-13T21:22:36+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-05-13/sinking-deeper</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;A volte mi capitano dei momenti mentali a matrioska, dal livello di profondità arbitrario: né più né meno che i meccanismi descritti dal caro Hofstadter nei suoi illuminanti scritti, solo che le sue spirali sono virtuose, mentre le mie torbide e sinistre talvolta. Ho sempre l’illusione di concepire [e forse poi risolvere] problemi pertinenti ed interessanti, ma finisco sempre per perdermi in questioni annidate, o peggio dal legame orizzontalmente pindarico, che rapiscono la mia attenzione; e questo non accade per curiosità, intuito o genio, bensì in maniera del tutto inconscia.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Accade quindi che il problema principale perda di dignità, oppure che uno successivo guadagni attenzione morbosa, e via così: è la mente strumento d’indagine oppure oggetto unico e vanitoso della medesima? Provo a non lasciarmi ammaliare, e a rimanere sul punto. Tante, troppe questioni sono pura sovrastruttura etica, morale, sociale, utilitarista: cosa è giusto o sbagliato, cosa è comunemente accettato, cosa mi aiuterà a chiavare stanotte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;But sink &lt;em&gt;deeper&lt;/em&gt; now.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siete ora circondati da neuroni, sinapsi, filamenti: natura, dio, soldi, figa, tutte palle.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;PALLE HO DETTO.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cazzate che vi inventate per non pensare al fatto che siamo puri impulsi elettrici. I più sentimentali di voi interromperanno qui la lettura, e torneranno fieri a struggersi tra gladioli e Joy Division; non sarà un caso che il mio loro brano preferito sia strumentale [&lt;em&gt;The Eternal, ndm&lt;/em&gt;]. Siamo corrente, che c’è di male? La stessa che alimenta il pc da cui ti sei scaricato &lt;em&gt;Atmosphere&lt;/em&gt;, che io ho qui davanti a me originale preso a Soho, pensa quanto sono poser. E con tutto ciò non sento comunque di avere l’autorità morale di sminuire l’evidenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;But now, sink &lt;em&gt;even deeper&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E qui i drogati di Philip Dick mi abbandoneranno: cosa c’è oltre la società chimica, quella che governa le cervella, ne popola i sogni ed annichilisce l’essere al torpore dei sensi? Mi piaci baby, ma ora torna a farti di benzedrina. La corrente è fisica: Ampere, Faraday, Volta, Tesla, svitati con la passione per il Negroni sbagliato e per gli elettroni. Li stimo un casino, ma a malincuore devo distruggere anche questo strato mentale: l’universo è proiezione della mia mente. No, non della &lt;em&gt;nostra&lt;/em&gt; mente in quanto esseri umani, stellina: solo dalla mia, perché io proietto anche voi. Del resto non so neanche se esiste Tokyo, dovrei credere che esistano milioni e milioni di galassie? Anche se questo potrebbe far divergere il numero di minorenne disposte a succhiarmelo nel cosmo, certo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ehi, ieri mi sono scopato una biondina di 17 anni. Luce.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma soprattutto, volete davvero convincermi che esistono miliardi di altre menti che fanno tutti questi ragionamenti del cazzo? Stop, non costringetemi ad immaginare tutte le vostre indignate obiezioni. Segate etica e fisica, resta la mente pura, il &lt;em&gt;motore immobile&lt;/em&gt;, il &lt;em&gt;buon orologiaio&lt;/em&gt;, la &lt;em&gt;nous&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;l’arché&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Kayden Kross&lt;/em&gt;. Ok, non ce la faccio a demolire Kayden Kross. Guardatela suggere con voluttà i turgidi seni di una qualche sua collega degli strati superiori, e converrete con me. Di solito qui attacco pipponi su matematica e musica e paganesimo e dio, ma so benissimo che sono il mio velo di Maya poetico, e non sono dotati di fondamento sensibile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cosa resta allora, vi chiederete?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Su cosa volevate si poggiasse Kayden Kross, del resto?&lt;/p&gt;
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   <title>Joe Van Hardy strikes back.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-05-05/joe-van-hardy-strikes-back.html"/>
   <updated>2011-05-05T15:10:28+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-05-05/joe-van-hardy-strikes-back</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Pur nella sua sconfinata bellezza, dio o chi per lui ha imposto alla natura dei limiti notevoli: meccanica quantistica, incoerenza ed inconsistenza della matematica, cazzate dette da Giovanardi. E invece il sottosegretario dei miei coglioni sfida puntualmente il creatore medesimo, e riesce a superare i traguardi precedenti, già ben oltre ogni capacità umana: chiedere alla famiglia Cucchi per maggiori ragguagli.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ultima in ordine cronologico è la sua deposizione nei confronti di una &lt;a href=&quot;http://www.euronews.net/wires/ansa/images/a3d8f92a11ef79a03546ed5fcd89f578.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;campagna pubblicitaria Ikea&lt;/a&gt;, che ritrae due uomini per mano con la didascalia “Aperti a tutte le famiglie” a corredo. Prescindendo dai giudizi personali sull’immagine, che ritengo in ogni modo intelligente e pertinente, il caro Joe ha benpensato di dire la sua. Del resto si sarà sentito a suo agio, visto che si trattava di materiale di poca qualità da tirar su in cinque minuti. Le &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/11_aprile_23/gay_ikea_giovanardi_9cacb46a-6dc0-11e0-81d8-b2fdc513fe68.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;dichiarazioni del ritardato&lt;/a&gt; non si limitano alla consuete omofobia da baraccone, ma sono guarnite da argomenti paraforensi: “la pubblicità offende la costituzione, perché va contro il modello di famiglia considerato in essa”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siediti Joe, parliamo. Prendi un drink.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dai, facciamo finta che il vostro governo non pisci sulla Carta Costituzionale un giorno sì e l’altro pure. Tratteniamo le risa al pensiero che uno della vostra cricca possa parlare lontanamente di morale. O anche solo parlare. Ma mi spieghi che cazzo te ne frega se due ricchioni vogliono sodomizzarsi a vicenda su divani KARLSTAD a ritmo di Village People?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[uso questi luoghi comuni e questo lessico solo per metterti a tuo agio, Joe; non che li pensi.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dai, che se si trattasse di due diciottenni in autoreggenti che mangiano fragole giganti bagnate da chardonnay dai seni dell’altra su pensili BESTA, te lo meneresti con vigore, a me puoi dirlo. Ad ogni modo quando te ne sei uscito così mi hai fatto incazzare parecchio, e non ho mancato di fartelo presento scrivendoti una mail dal form del cazzo del tuo sito del cazzo: era fin troppo polite, conoscendomi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cosciente dei numerosi impegni che riempiono le tue giornate, quali la caccia alla volpe in aliscafo e la coniugazione di verbi semideponenti bendato, proprio non pensavo mi avresti risposto Joe. Ed invece, magna cum inexpectatione, giorni dopo mi giunge la tua missiva, in cui mi citi i pareri di quattro stronzi a caso [sei, per la precisione], che appoggiano la tua tesi. Anche Hitler non avrebbe avuto difficoltà a farsi dare il cinque da Goebbels dopo aver detto qualche amenità, suvvia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ti riporto la mia risposta seguente, non fosse mai te la sia scordata:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;La ringrazio per la pronta risposta. Lei cita sei carneadi, io cito Sant’Agostino: “Ama e fa’ ciò che vuoi.”
Ma capisco che per un pugno di voti sia più facile e conveniente fare i cristiani part-time.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Mi metto nei suoi panni, dover usare Buttiglione come argomentazione deve essere proprio dura, tipo mandar giù arsenico: ha tutta la mia solidarietà. Di passo quando vede bottijone, le dica che magari è il caso di starsi zitti circa [presunte] materie di zavorra previdenziale, visto che lui percepirà una pensione direttamente proporzionale al numero di stronzate dette in vita: un’infinità non numerabile.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;La lascio crogiolare nella sua invidia meschina nei confronti delle persone veramente “normali”, cioè mosse da sentimenti puri e non squallidi e sovrastrutturali come quelli suoi e dei suoi colleghi omofobi, la cui distribuzione è bipartisan noto con piacere: motivo in più per non degnare di minima considerazione il vostro palazzetto dei miei stivali.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;D.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Poi non so perché ti sei preso la briga di inoltrarmi altre cazzate circa dichiarazioni di altri senatori dei quali me ne sbatto ecumenicamente la ciolla, chiudendo con una captatio benevolentiae che neanche una puttanella in doppia fila ad un vigile. Ma la cosa che mi ha fatto incazzare tanto Joe, è che al secondo giro hai delegato terzi per scrivere. Allora ho sentito il dovere morale di chiosare:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Certo che deve esser tosta lavorare per l’ufficio stampa di Giovanardi, chiunque legga ha tutta la mia compassione.
Davvero, non meriti tutto questo stellina.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Grazie dell’attenzione,&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;D.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Joe, ma davvero riesci a dormire bene la notte, a guardarti allo specchio la mattina, sapendo che rubi i miei soldi per dire STRONZATE dalla mattina alla sera? Cioè me la immagino la tua giornata tipo:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;9:00&lt;/strong&gt; sveglia;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;9:15&lt;/strong&gt; presa coscienza dell’esistenza del cervelletto;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;10:00&lt;/strong&gt; rilasciare una dichiarazione inutile sui drogati del cazzo;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;11:00&lt;/strong&gt; carbonara e vino;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;13:00&lt;/strong&gt; brunch macrobiotico davanti alle telecamere;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;13:45&lt;/strong&gt; visione dvd dei gormiti;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;15:00&lt;/strong&gt; tre paternoster;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;15:05&lt;/strong&gt; bestemmiare perché non trovi la custodia del dvd dei gormiti;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;18:00&lt;/strong&gt; trovare la custodia dopo aver fatto sgombrare la popolazione nel raggio di 20km dalla tua casa del cazzo su consiglio di Larussa;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;18:39&lt;/strong&gt; dire cose medievali sui froci;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;20:00&lt;/strong&gt; scaldarsi la carbonara del pranzo perché non sai preparare un cazzo di altro;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;21:00&lt;/strong&gt; sega su video lesbo;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- ore &lt;strong&gt;21:05&lt;/strong&gt; addormentarsi vestito con le mani collose ancora.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O almeno questo è quanto si evince con chiarezza dalle tue dichiarazioni medie. Joe, la vita è una merda lo so. Anche se non ci riesci, provaci a renderla un po’ meno squallida.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tipo chessò, impiccandoti in un armadio DRÄMMEN.&lt;/p&gt;
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   <title>Beato Lui.</title>
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   <updated>2011-04-30T00:57:40+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-04-30/beato-lui</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Domenica sarà un giorno da ricordare per gli agorafobi capitolini: Gianni “Havana Club” Alemanno non ha opposto resistenza alla Curia circa la contemporaneità tra la radicata e sentita tradizione del concerto del Primo Maggio, e le bislacche superstizioni di uno stato estero, cioè la beatificazione di Karol Wojtyla aka Giovanni Paolo II. Vi rendete conto? Roma non vedeva un tale afflusso di mentecatti dall’inizio del Ventennio: si spera tengano un passo normale stavolta almeno.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;I residenti sono stati sottoposti nelle ultime settimane ad una campagna mediatica patetica, fatta di manifesti con effigi di un polacco che biascica quattro parole in romanesco dopo una vita passata a chiedere loro danaro. Proprio come un lavavetri moldavo, senza prendersene il carico quotidiano di insulti ai semafori però. La gente è così contenta di prenderlo in culo, che arriva a pronunciare convinta le seguenti assurdità, dal cui novero riporto solo le più gustose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;«Viaggiava tanto.»&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Porcodio, viaggiava su areomobili privati con passerelle d’ermellino, il tutto per raccontare a negri assortiti un cumulo di stronzate per un paio d’ore, e tornarsene a casa colmo di doni che neanche Fernando Cortès al ritorno da Tegucigalpa.
Anch’io viaggerei un casino, se la mia unica preoccupazione fosse quale buffo copricapo mettermi, davvero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;«Ha fatto tanto per la pace.»&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, tipo &lt;a href=&quot;http://30.media.tumblr.com/tumblr_lf1ehdOKHf1qcx3bjo1_500.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;bazzicare Pinochet&lt;/a&gt;. Ma sicuramente per questa gente il Cile sarà in provincia di Cosenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;«Era buono.»&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cazzo, per essere uno che secondo contratto è infallibile nonché successore in linea diretta del figliodiddio, ci si aspetta almeno che faccia attraversare quarantasette vecchiette al giorno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;«Ha fatto miracoli.»&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Certo, tipo far crepare subito Giovanni Paolo I. Ah sì, ha anche guarito una suora del cazzo dal Parkinson. Perché diamine non ha guarito chessò, MOHAMMED ALI’? Troppo facile così, baby.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La verità è che la gente vive esistenze grame e misere, e prova a riempirle tributando onori a figure che oggettivamente non si meritano meno stima di un lavavetri al semaforo, e finiscono per esser considerati eroi pur senza far nulla per detergere il parabrezza di chi li acclama. Cioè se davvero ci sono centinaia di migliaia se non milioni di persone pronte a spostarsi per quest’evento che mi permetto di definire triviale minchiata, cosa cazzo farebbero se venissero a conoscenza della biografia di Lord Byron o di Galois?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Invece no, sono lì a masturbarsi più o meno mentalmente su un gelataio obeso con lo scratch nel sangue a causa di categorie che non si sognano neanche lontanamente di considerare imposte e fasulle, pronti a vomitare nuovi zelanti epiteti per quando creperà il suo successore. Ma chi cazzo sono i vostri eroi? Panzoni sguazzanti nell’oro che vi dicono in quali buchi potete ficcare il vostro uccello, mentre sondano quelli dei vostri figli strafatti di metanfetamine e retequattro, oppure gente che ha davvero anteposto il bene comune alla propria esistenza?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che poi a me Wojtyla stava anche simpatico, in qualche modo; veniva a far visita al mio paesino nel cuore dei Castelli Romani, e si fotteva tutta la mia acqua per irrigare le sue piante. Se oggi un rumeno prova a fottere mezza minerale, Maroni gli scaglia contro la Wermacht - fair, isnt’it? Senza contare il coprifuoco intorno alla sua residenza che si installa per tutta la sua permanenza. Ora io odio la gente del mio paese, e vorrei si svegliassero tutti con un alveare nello stomaco dopo un’indigestione di Ambrosoli, però in quelle rare occasioni in cui devo recarmi alle poste o in farmacia per comprare preservativi al pampero, davvero non voglio che uno stronzo in divisa mi chieda dove stia andando, manco fossi un capo di stato colluso con i peggiori criminali del globo, pronto a coprire misfatti sui minori e a riciclare denaro sporco in Svizzera, toh.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In ogni modo vorrò essere comprensivo, e tollererò tutto questo. Ad un patto però, che se Jimi Hendrix mi fa passare i geloni, dopo massimo un mese voglio Piazza del Popolo gremita di persone che intonano *Little Wing *a squarciagola, ouuuuh yeah.&lt;/p&gt;
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   <title>Blackfield Live 20/04/2011 @ Alpheus, Roma</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-04-21/blackfield-live-20-04-2011-alpheus-roma.html"/>
   <updated>2011-04-21T20:09:36+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-04-21/blackfield-live-20-04-2011-alpheus-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Il soggiorno capitolino del duo anglo-israeliano avrà sicuramente destato reazioni opposte, come del resto da sempre vengono riservate alla loro opera, così densa ora di precisione barocca, ora di impeto genuino. Appena reduci dalla terza prova su lunga distanza [&lt;strong&gt;Welcome to my DNA&lt;/strong&gt;], i &lt;strong&gt;Blackfield&lt;/strong&gt; devono subito adempiere al dovere morale di privarla dell’aura derivativa che la caratterizza in sede live, visto che il disco si presenta come un centone di idee già sentite, con un paio di picchi di ispirazione e molto materiale oggettivamente mediocre, in grado di suscitar devozione solo nei fanatici più ottusi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La serata ha per sede l’Alpheus, venue romana di culto oramai per certe atmosfere, la cui acustica è però sempre un’incognita: ne fanno spese i &lt;strong&gt;North Atlantic Oscillation&lt;/strong&gt;, ragazzotti d’apertura che propongono un prog-rock denso di tastiere vintage, ora maciullato dalla configurazione sonora che ne seppellisce la voce, ora da qualche sample lanciato fuori tempo. Al solito, apprezzamento per doversi smontare tutta l’attrezzatura da soli, come sempre accade per ogni gruppo spalla che si esibisce in questa location.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’attesa per Wilson e Geffen sale, vengono incollate le scalette a terra e al solito c’è sempre qualcuno pronto a rovinarsi la serata cercando di carpirne il contenuto, privandosi di tutto il gusto per una sequenza che poteva rivelarsi davvero banale; dopo l’esordio con &lt;em&gt;Blood&lt;/em&gt;, tratta dall’ultimo disco, era verosimile una pedissequa riproposizione dell’intero album, impressione subito fugata dalle note iniziali del loro brano eponimo, &lt;em&gt;Blackfield&lt;/em&gt;: il pregiudizio si scioglie, il cuore si apre ed è pronto ad accogliere le melodie e le voci che tanta attesa avevano generato negli anni passati. Ben si tollera la parentesi attuale con &lt;em&gt;Glass House&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;On the Plane&lt;/em&gt; e la minimale nonché [molto] opinabile &lt;em&gt;Go to Hell&lt;/em&gt;. Primo apice della serata si ha con &lt;em&gt;Pain&lt;/em&gt;, canzone il cui testo incarna perfettamente lo struggimento che il duo vuol trasmettere, e che riesce perfettamente in tale opera di comunicazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La mise di Steven è casual nonché priva di calzature come sempre, mentre Aviv si presenta in maniera quantomeno eccentrica, vestito con una giacca adorna di lunghe fila di led rossi accesi. Tempo di prender fiato con &lt;em&gt;DNA&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Rising of the Tide&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Waving&lt;/em&gt;, unico brano forse davvero fresco e valido tra quelli più recenti, e si torna ai fasti di un tempo: &lt;em&gt;Once&lt;/em&gt; miscela sapientemente energia e lirica, &lt;em&gt;The Hole in Me&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;1000 People&lt;/em&gt; sono ulteriore prova della loro intensità musicale. Ma è *Miss U *che si guadagna la palma di zenit a parer personale, creando empatia totale tra il pubblico e la voce piena e sincera di Aviv, via via con sempre meno indumenti addosso. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ancora qualche prescindibile episodio di natura desossiribonucleica si avvicina al cospetto delle bellissime &lt;em&gt;Epidemic&lt;/em&gt; [priva del prezioso controcanto femminile sulla coda, ahimé] e &lt;em&gt;Where is my Love&lt;/em&gt;, ultimo brano questo prima del meritato encore, che prevede una terna mozzafiato composta da &lt;em&gt;Hello&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;End of the World&lt;/em&gt; e dal manifesto &lt;em&gt;It’s Cloudy Now&lt;/em&gt;: oh sì, qui potete gridare “we’re the fucked up generation” senza sembrare inopportuni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Magari ecco, senza una maglietta nera a coprire il volto.&lt;/p&gt;
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   <title>Frasi per ogni occasione.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-04-17/frasi-per-ogni-occasione.html"/>
   <updated>2011-04-17T15:12:02+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-04-17/frasi-per-ogni-occasione</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ci sono frasi il cui significato trascende la propria essenza, e di parecchio anche. Vi riporto ora alcune delle mie preferite, quelle che adopero con maggior frequenza ed in occasioni distinte. Tranne durante le gang-bang.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;h3 id=&quot;dettagli-&quot;&gt;« Dettagli »&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;- Lei guidava in evidente stato di ebbrezza, a velocità estrema, e con un etto di cocaina purissima a bordo. Posato sulle cosce di questa ragazzina, peraltro. Cosa può dirci riguardo tutto ciò?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Dettagli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ok, può andare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;«Dettagli»&lt;/em&gt; annichilisce qualsiasi argomento, o lo relega appunto al ruolo di gregario, di corollario, di informazione superflua.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Dottore, mi hanno termosaldato una gamba alla portiera di una Punto del ‘93.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Dettagli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ok, prendo un Aulin.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;non--quello-che-sembra-&quot;&gt;« Non è quello che sembra. »&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;Ero lì che mi scopavo questa diciassettenne come non ci fosse un domani. Mi graffiava la schiena, mi piantava i suoi artigli minorenni nella carne, mi mordeva con i suoi canini non ancora idonei al voto. Prossimo all’estasi mentale e fisica, vedo entrare questo ricco imprenditore nonché genitore dell’intrepida adolescente, la quale aveva le labbra già golose di nettare gametico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- BRUTTO STRONZO MA CHE CAZZO&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Non è quello che sembra.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Infatti stavo solo lenendo lo struggimento antiborghese della figliola. Scopandola come non ci fosse un domani.&lt;/p&gt;

&lt;h3 id=&quot;scopami-troia-&quot;&gt;« Scopami, troia. »&lt;/h3&gt;

&lt;p&gt;C’era questa donna bellissima e stilosissima, al limitare dei suoi quarant’anni, che trasudava insoddisfazione sessuale alla fermata del 170.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Che ore sono, scusi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Oh, sono le diciassette in punto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ok, scopami troia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;«Scopami, troia»&lt;/em&gt; elude tutta l’ipocrisia del corteggiamento, della ricerca dei falsi interessi comuni, delle cene in frac, dei fiori comprati ai semafori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Scopami, troia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Non se ne parla!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ok sfiga, amici come prima.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso, alla fine non riuscii a scoparla.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dettagli.&lt;/p&gt;
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   <title>Pacchi da sei.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-04-04/pacchi-da-sei.html"/>
   <updated>2011-04-04T23:22:34+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-04-04/pacchi-da-sei</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Mi facevo di birre, ma non era sufficiente. Pacchi da sei, verdi con scritte rosse. Poi suonavo il mio rhodes scassato, e tiravo fuori melodie bellissime. Fottute sinfonie celestiali. Lo so, sinfonia non è un termine adatto per opere a strumento singolo, ma potete anche fottervi precisini del cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Non le scrivevo mai però, non ero gran capace. E potevo metterci settime e altre cose cazzute per riempire, ma spesso scazzavo e finivo in cadenze banali. E poi loopavo giri pieni di eco per suonarci cose sopra, cose impercettibili alle ultime ottave: dovevi essere proprio fatto per goderne. Ci avevo anche una chitarra, ma suonavo solo due accordi o droni profondissimi, che duravano minuti, sui quali mi sentivo tipo dio, ma più figo. Se esiste un fottuto dio, di sicuro non suona droni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Amoreggiavo con quel piano, lo percuotevo manco mi avesse scopato la donna, poi lo stimolavo sapiente e ne apprezzavo i gemiti. Fatti scopare i bemolle, troia d’avorio. Non avevo tecnica, solo passione, ma ci davo dentro con tempi dispari: cinque quarti più di tutti, col suo incedere spezzato:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Tà ta ta, tà ta Tà ta ta, tà ta Tà ta ta, tà ta Tà ta ta.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi altre birre. Poi altre figure strane, poi dissonanze empiriche. Vuoi scoparle quelle dissonanze: lascive e intangibili, ma sai che le vuoi. Poi ci hai in testa quel ponte serrato con accordi lontani, ma non sai quali sono: ne provi un po’, con seste aumentate e terze diminuite, e ti suonano di merda, e maledici quando invece di studiare eri appresso alle gonne di qualche puttana.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Perché le birre e le puttane sono buone, ma non è come scrivere un gran pezzo al rhodes, sapete. Il rhodes è un pianoforte che fuma due pacchetti al giorno da trent’anni, ti parla con quella voce roca, e ti chiedi come sarebbe con il timbro originale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi ci vorresti una voce bella, da negra. Una fottuta negra intonacanzoni. O forse no, che poi la gente si fissa sulla voce e non si fila la musica, fottuti beceri ignoranti, giusto i Beatles e altre frociate vi meritate: di certo non il mio rhodes, i miei cinque quarti, i miei accordi mancanti, i miei pezzi che scordo di scrivere, le mie birre in pacchi da sei.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Penso proprio che non vi meritiate un cazzo.&lt;/p&gt;
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   <title>Wii are the champions, my friend.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-03-31/wii-are-the-champions-my-friend.html"/>
   <updated>2011-03-31T20:06:00+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-03-31/wii-are-the-champions-my-friend</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Avete presente quella macchina diabolica che è la Wii? Bene, essa rappresenta la sconfitta per ogni disadattato cronico.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Da ragazzino non giocavi a pallone perché eri una pippa, non schiacciavi a canestro perché eri basso, non muravi sottorete perché avevi lo stacco di un opossum sotto sedativi, non ti scopavi le cheerleader del liceo perché avevi i brufoli, non ti scopavi le ragazze coi brufoli perché ti vestivi da cheerleader. Per non parlare delle cose in cui non valevi un cazzo.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ma una forma di riscatto c’era. Anche se i tuoi non l’hanno mai pagato ai rapitori.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Potevi spaccare il culo a tutti a &lt;em&gt;Street Fighter&lt;/em&gt;, a &lt;em&gt;Winning Eleven&lt;/em&gt;, a &lt;em&gt;Tetris&lt;/em&gt;; i tuoi untuosi foruncoli sparivano al cospetto della tua maestria nello sferrare pletore di hado-ken, del tuo estro nel saltare il portiere, della tua scaltrezza nel combinare tetramini…si narra qualcuno abbia addirittura chiavato grazie a MarioKart.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora però, tale già magra rivalsa è sparita del tutto: ora le ex-cheerleader riempiono i soggiorni dei loro amici rampanti e si sfidano a colpi di &lt;em&gt;Wii-Sports&lt;/em&gt;, di ping-pong virtuale, di fitness cibernetico - e chi è handicappato nella vita sportiva, resta handicappato anche in quella videoludica. Chiunque sperasse in una serata lontano dal patibolo straziante della caccia alla passera, dell’affermazione sociale, si ritrova nuovamente coinvolto nell’incubo del rito iniziatico, della corrida atletica, dell’olocausto addominale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pensateci: volevate solo fare un paio di innocenti porcoddio di partite a PES, e vi ritrovate le troie che hanno lacerato il vostro essere burlandosi dei vostri boxer a pois quando vi hanno rubato i vestiti in palestra, con ora in mano un &lt;em&gt;wii-mote&lt;/em&gt;; lo stringono come farebbero con il cazzo di Briatore, lo agitano con frenesia dionisiaca, lo soppesano manco fosse lo scroto di Elvis. E poi mimano inenarrande gesta, ora di Tiger Woods, ora di Roger Federer. Come se mungessero Rocco Siffredi, chiaro. Loro, le cagne che hanno calpestato il vostro orgoglio e rovinato le vostre notti limonando intrepide innanzi i vostri occhi, voi che usavate la lingua solo per lenire il prurito che pervadeva i vostri baffetti prepuberali da portoricano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ecco, per colpa loro non state pilotando Rooney o Messi in ubriacanti serpentine, ma state pensando ad una scusa per declinare l’invito beffardo che una viscida puledra in leggings taglia 36 vi sta per porgere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È incredibile come la fica riesca a penetrare ogni aspetto della tua vita, generando così discreta perversione semantica peraltro: puttane con cinture falliche ti maciullano la psiche come non ci fosse un domani. Non smettere mai, baby.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La verità è questa: ci facciamo seghe sia mentali che fisiche in quantità, per poi scoprire che bastano pochi semplici trucchi per aver successo con le donne. Tipo chesso, avere una villa a Capri, o una Porsche. O ammazzarsi dopo aver scritto &lt;em&gt;Love will tear us apart&lt;/em&gt;, se si ha coraggio in quantità. Tra i miei principi morali vi è quello di non andare a letto con chi non conosca i Joy Division: è troppo comodo avere idoli con discografie così corte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Assolto l’obbligo di citare almeno una puttana ed un musicista entrambi di rilievo, il mio pensiero può tornare a questioni davvero importanti quali la crisi nordafricana, la questione lampedusana, il processo breve. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E le orge lesbo in jacuzzi.&lt;/p&gt;
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   <title>Perdonaci, Giappone.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-03-21/perdonaci-giappone.html"/>
   <updated>2011-03-21T21:41:23+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Cosa c’è di peggio di una grande catastofe? Una grande catastrofe seguita da grandi stronzate dette a riguardo. E potevano forse i luminari di RadioMaria esimersi dal dire la loro circa la tragedia del Sol Levante? Eppure è davvero difficile dire qualcosa di fuori posto in una circostanza simile, basta limitarsi a sguazzare nella retorica e non si fa danno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Invece no.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Un coglione a caso ci ricorda che “&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=iIm9E76-jtA&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;la tragedia del Giappone è il giusto castigo di dio&lt;/a&gt;”. Pensate vi siano morti tutti gli amici e parenti, non abbiate una casa, ed uno sconosciuto venga a dirvi “eh però è pure un po’ colpa tua, stacci!”: gli mettereste l’uccello nel quarto reattore, come minimo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non ce l’ho fatta ad esimermi dal far presente a tali minorati mentali il mio misurato punto di vista via mail:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Salve,&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;ho saputo della vostra opinione la relazione tra sisma nipponico e castigo divino, e volevo manifestarvi la mia totale approvazione.
L’uomo si è macchiato di gravi colpe, e tante sono le punizioni che vengono dall’alto - tipo l’esistenza di gente come voi, le grandissime teste di cazzo che vi ascoltano, e le porcamadonna di persone che vi danno pure l’otto per mille.
Abbiate rispetto per chi è morto almeno, e statevi zitti, fareste belle figura per la prima volta in vita vostra.
Orate pro vobis merde,&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Diego&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;PS E spegnete le vostre antenne del cazzo per rimanere in tema radioattività, porco iddio.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Con sorpresa ricevo la pronta risposta di Don Livio Fanzaga, medaglia di bronzo alle Olimpiadi dei fallocefali, dopo Hitler e Gambadilegno:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Caro Diego, un conduttore ha espresso un suo pensiero personale…C’è bisogno di insultare tutti? Qui sulla terra purtroppo siamo tutti condannati a morte….C’è poco da sghignazzare…..I vivi e i morti vanno rispettati, ma tu rispetta te stesso.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Cordialmente P. livio&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Un individuo minuscolo, lo vedi già da come si firma. Chiudo scrivendo: &lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Un pensiero disarmante, orrendo, ottuso, insultante, cui nessuna coscienza sana può restare indifferente.
Voi imparate a rispettare vivi [anche minorenni] e morti, che a me stesso so badarci abbastanza.
Ad maiora,&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Diego&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Lo so, non dovrei pubblicare corrispondenza privata, lede la privacy dei cittadini. Ledere la verginità anale di prepuberi invece è come stare in divieto di sosta, spesso te la cavi spostandoti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricordate i Punkreas?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;…trasmettendo morte con un’onda che affonda l’anima
**brucerete e siate maledetti per l’eternità!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il dramma vero non sono le idee di ‘sti quattro ubriaconi che nella mia scala di considerazioni sono appena sotto il plancton [ma sopra Sgarbi], bensì il supporto che hanno, di persone inconsapevoli talvolta di sostenere una macchina d’odio più subdola di tutti i criminali che hanno insanguinato la storia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche di Gambadilegno.&lt;/p&gt;
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   <title>Just a brief update.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-03-07/just-a-brief-update.html"/>
   <updated>2011-03-07T01:43:07+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Scrivo solo per comunicarvi che qualcuno è giunto su questa pagina cercando “bukkake catanzaro”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;BUKKAKE&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;+&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;CATANZARO.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cioè non “bondage + faenza” o “fisting + abbiategrasso”, ma proprio bukkake + catanzaro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;BUKKAKE&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SPAZIO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;RESPIROPROFONDO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;CATANZARO.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dio, ci devi delle spiegazioni. Ah e non fate i furbi, so che siete subito andati a cercare fisting + abbiategrasso, perversi brianzoli che non siete altro.&lt;/p&gt;
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   <title>La madre dei cretini.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-02-26/la-madre-dei-cretini.html"/>
   <updated>2011-02-26T18:43:38+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-02-26/la-madre-dei-cretini</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Sapete cosa fa più paura agli italiani, oltre vedere un graffio sulla fiancata della propria Golf? Non la perdita del lavoro, non il rimirare la propria compagna suggere avidamente gonfi membri libici in sala da pranzo, neanche uscire anzitempo dalla Champions League.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si tratta della parola &lt;em&gt;incinta&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Fateci caso, quando è stata l’ultima volta che siete stati testimoni di un suo uso corretto? No, non mi riferisco a quando avete inondato del vostro seme una brasiliana incapace di intendere e di volere sostenendo che eravate Ronaldo de Asis pur giocando nel Lumezzane.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Mia figlia è rimasta &lt;em&gt;incinta&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Giusto, bene, così si dice: è il participio passato di &lt;em&gt;incingere&lt;/em&gt;, cosa c’è da meravigliarsi, a parte il fatto che sia io il responsabile. Capisco che c’è gente che prende coscienza di cosa sia un participio intorno alla maggiore età, ma non è mai troppo tardi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Invece no.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se hai due figlie, entrambe in stato interessato, il collo d’un tratto si irrigidisce, la pressione sale, il sudore cola freddo sulla fronte, finché non entra vostra moglie e vi sorprende a masturbarvi sul filmino della cresima delle vostre gemelline. Two girls one chalice.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tornando al pezzo: una difficoltà sopraggiunge nel dover comunicare il fatto a terzi, ma non per il fatto in sé, quanto per la corretta declinazione del termine.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Le mie figlie sono &lt;em&gt;incinta&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;No porco*dio, sono INCINTE. FEMMINILE PLURALE. Sono due, a meno che non siano siamesi. Ma sono comunque più di una, nove ottavi per la precisione secondo Policleto.
Se a qualcuno poi venisse voglia di utilizzare tale lemma in senso lato nei confronti di uomini, si è testimoni di immagini lessicali raccapriccianti.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Ci manca solo che i gay vogliano rimanere &lt;em&gt;incinta&lt;/em&gt;, vivaddio!&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;I gay probabilmente no, ma tu lo meriteresti a giudicare dall’uso che fai della tua lingua, circa il quale evito di ricordare a tutti che collaudi dildo a forma di Madre Teresa siacquati nel Gange. Vanno per la maggiore a Calcutta, che volete farci.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutto questo perché nel nostro paese l’educazione sessuale è inesistente, ed i nostri piccoli finiranno davvero per credere che per avere bambini le donne debbano sempre essere almeno due, e finire coperte di sperma in faccia mentre si danno della troia a vicenda. Ops, non volevo svelarvi la trama del prossimo film sul beato Woijtila, sappiate perdonarmi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A proposito di truffatori su scala mondiale, oggi il suo successore ha detto che &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/26/news/il_papa_ai_medici_l_aborto_un_inganno-12927234/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;le donne vengono convinte dai medici stessi ad abortire&lt;/a&gt;: sta già chiedendo se già che ci sono mettono due parole anche sulla storia della costola e della mela. Rendetevi conto: gente che vive di menzogna ed incompetenza a 360° dà del plagiatore a chi si fai l culo tutti i giorni per salvare vite umane. Un po’ come Cristo con Caifa, maledetti giudei.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel frattempo Giovanardi, uno che esce dal proprio letargo cerebrale esclusivamente per procacciarsi del cibo, ha benpensato di sostenere che &lt;a href=&quot;http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-24/fosse-comuni-bufala-bufera-224644.shtml?uuid=Aa2thFBD&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;le fosse comuni in Libia sono una bufala&lt;/a&gt;. Beh denutriti son denutriti, mettici pure qualcuno caduto dalle scale e non mi riesce difficile crederlo. Vi rendete conto, qualcuno ha votato Giovanardi. È come con la droga, c’è chi la prova per curiosità, e poi ci resta secco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutto ciò il nordafrica è un lago di sangue, e l’Italia non muove un dito. « Il nostro obiettivo è sconfiggere le armate viola », si scusa Larussa mostrando la carta di risiko. Magari la finisce di tirar dadi in Afghanistan.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Woijtila, Ratzinger, Caifa, Giovanardi, Larussa: non so cosa possa accomunarli, ma giuro che la loro madre è sempre incinta.&lt;/p&gt;
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   <title>Santi, navigatori, minorati mentali.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-02-18/santi-navigatori-minorati-mentali.html"/>
   <updated>2011-02-18T15:18:32+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-02-18/santi-navigatori-minorati-mentali</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Oramai Facebook ha raggiunto la massa critica per esser cartina al tornasole della società: basta guardare il numero dei fan di questo o quell’altro personaggio per avere conferme sul degrado oramai irreversibile della società italiana.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sia chiaro, non ho alcun intento moralizzatore. Per quello delego tutto a Jayden James.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Per curiosità ho voluto vedere se Lele Mora, noto fisico teorico, avesse o meno una schiera di sostenitori al seguito; mi son fatto coraggio, ed ho visto cose che in confronto gli inquirenti di Cogne entrati quella sera nella villetta sarebbero corsi subito all’armadietto degli amari. Avrei fatto paragoni con Fosse Ardeatine o Capaci, ma la gente non si ricorda più cosa vi sia accaduto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Una 60enne dice con candore:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«CIAO LELE SEI UNA BELLA PERSONA TI CONOSCO SOLO X LA TV CONTINUA A FARE LAVORARE I RAGAZZI KISS KISS»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Non oso pensare quanto si possa bagnare qualora incontrasse Gino Strada. Segue una rincoglionita poco più giovane:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«sono davvero curiosa a conoscere un personaggio mistico come te;))) spero questa e la pagina di Lele Mora vero, ovviamente!;)))»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Un personaggio mistico. Tipo Padre Pio. Un letterato poco dopo afferma:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«ciao lele cm va sono piero da lecce …»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Peccato nel profilo si chiami Alberto, ma certi personaggi ti cancellano la memoria proprio. Per fortuna arriva un anonimo panzone a riportare l’ordine:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«Sei grande Lele, quando torni al pineta di milano marittima? Ho scritto sulla base delle mie ricerche attraverso i midia la tua straordinaria avventurosa vita,sarebbe interessante poterne fare un film se me lo acconsenti.la mia mail jek-la-motta@libero.it (ti concedo l’onore di scegliere gli attori anche non famosi ma bravi).Distinti saluti.»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Lele Mora è il nipote di Sand[i]okan, tutto chiaro. Avreste mai il coraggio di mandare una mail a jek-la-motta@libero.it? Io no, infatti ho delegato Kofi Annan.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ancora un caso umano:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«Ciao lele o bisogno di parlare»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Ti conviene, visto che scrivere ti riesce piuttosto male. Ancora:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«lele questa societa’non capisce il significato della parola “platonico”»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Probabile, a giudicare da te. In ogni caso anch’io chiederei lumi etimologici a un pappone, mi pare la persona più adatta. Momento intimo poi:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«ciao lele mi chiamo mery :) e da un pò di giorni che si parla di te ovunque,tu sei il re di tutto ciò che è mediatico ma, la tua sofferenza mi ha lasciato un vuoto e una lacrima sul mio viso, che sia vero o no,tanta solidarietà a te .baci by mery.»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Mery mi spiace dirtelo: non erano lacrime, era sperma. Di giaguaro.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«ciao lele! ma che per poi diventare famoso come a te devo prima fare il parricchiere anche io? che c’ho l’allergia allle mani e le lacche me le slargano come due focaccie»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Che brutto deve essere aver allergia alle mani, ed averne due proprio all’estremità degli arti superiori. Ma la vera tragedia sta per arrivare. Il Titanic. Le piaghe d’Eggitto. La Shoah. L’HIV. Il gol di Crouch di martedì.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«Lele Mora,non so’ se questo profilo lo hai fatto tu e non mi interessa.Quanto ti guardo in tv o in foto mi sembri una brava persona.Ma il “tuo mondo” ti ha talmente confuso,perchè sei la vergogna degli omosessuali.Ti concedo il tuo essere fascista,ti concedo la musichetta idiota del Duce sul cellulare.Ma le immagini per farti fico sul cellulare,svastiche,hitler perdonami queste non le posso accettare.Ti sei scordato le croci rosa? Ti sei scordato i cubani? Mora dammi retta,approfitta della tua influenza per fare del bene.Ti girano tutti le spalle per il semplice fatto,che sei peggio di un gay da discoteca.Quello almeno puo’ essere scemo,ma te che rappresenti l’ arte e non hai problemi finanziari,smettila.Se non fosse che per empatia mi sembri una buona persona,direi che sei un mostro.»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Va bene il duce, ma Hitler proprio no; infatti si stavano sul cazzo. Speriamo almeno che approfitti della sua influenza, solo di quella aviaria però. Meno male che almeno rappresenta l’arte: Michelangelo era uno stronzo infatti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma poi il colpo di scena. Il deus ex machina. Il gol di Crouch di martedì. Dopo l’apologia di un mentecatto che riabiliterebbe Paolo Di Canio come ambasciatore ONU, il dietrofront di coscienza totale. Sei un mostro. Non di Firenze, purtroppo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiosa finale criptica, una testa di minchia a caso:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;«SEI UN BABA’…………………A PRESTO»&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Per una volta aggiungere rum è servito a qualcosa.&lt;/p&gt;
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   <title>Il suo credito è esaurito.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-02-07/il-suo-credito-e-esaurito.html"/>
   <updated>2011-02-07T13:21:08+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-02-07/il-suo-credito-e-esaurito</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;La storia dell’uomo è costellata di misteri capziosi ed irrisolti: Antartide, le Piramidi, la morte di Kennedy, Bettarini in nazionale. Ma ad attanagliarmi di più è l’antica pratica di alcune vestali, che succhiano cazzi in cambio di ricariche telefoniche.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Perché non vi fate dare ca$h, e con esso ricaricate o meno il vostro fottuto telefono? Mi vedo già stuoli di ragazzine grondanti gameti maschili dalle labbra lascive, senza un tetto ma con un saldo Vodafone a sei zeri. O almeno questo è quello che vedo sull’altro monitor.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siamo in una società decadente? No, almeno finché non passeranno i Dead Can Dance nelle hall delle stazioni ferroviarie, o non incarteranno kebab con pagine dei Fiori del Male. Mentre mi compiaccio di come si possa annichilire tutta la discografia dei Baustelle con un singolo periodo, è mio interesse ribadire che decadentismo non vuol dire cadere a pezzi sprofondando nell’immoralità più totale, bensì svegliarsi dopopranzo con la sifilide al proprio fianco. Che è un discreto traguardo in questi anni di solitudine, cento o meno che siano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel frattempo, l’amato Karol Wojtyla è in procinto di esser proclamato beato. Ora quello che tribù estere decidano di fare coi loro stregoni passati non è di mio interesse, però celebrare tale evento il primo di maggio, giorno in cui da sempre l’Urbe ospita il noto Concerto, è un colpo basso; ma se questo impedirà a Carmen Consoli di tediarci con i suoi siculi lamenti, ben venga.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Alemanno è messo a dura prova da questa scelta: lasciare che a mettere a ferro e fuoco la città siano manipoli di punkabbestia armati di Peroni da 66, oppure fiumi di polacchi nostalgici armati di spiedi e gulash? &lt;em&gt;Shoah on you crazy diamond&lt;/em&gt;, la speranza del moderato sindaco. Perché Alemanno è capace di lagnarsi di come le amministrazioni precedenti abbiano degradato il manto stradale, e poi di proporre il GP dell’Eur: far sfrecciare bolidi a 300 km orari sulla Colombo è la soluzione invece, specie se subappaltata a tuo zio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutto ciò, il Mediterraneo è agitato come non lo era dai tempi di Cartagine: rivolte in Tunisia, Egitto, Lituania. In Italia invece si taglia denaro pubblico sull’istruzione, specie sulla geografia. Piuttosto, qualcuno di voi ha mai visto una regione a statuto speciale? Una barbabietola da zucchero? Della bauxite? Eppure ci hanno perseguitato per anni con queste entità della cui esistenza non è dato sapere ai più: alla fine per rifiuto mi sono convinto di rovesciare quotidianamente alluminio nel mio caffè.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un altro ricordo che ho dell’istruzione elementare, oltre all’antisemitismo di peluche, è quello della lezione di scrittura epistolare: tra le tante doti necessarie di una buona lettera, vi è quella di non terminarla mai con riferimenti alle attività imminenti. Ora però dovete scusarmi davvero, ma non voglio trovare la Vodafone chiusa.&lt;/p&gt;
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   <title>Reverse bukkake.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-01-25/reverse-bukkake.html"/>
   <updated>2011-01-25T03:30:16+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Oggi il papa ha detto che &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/esteri/2011/01/24/news/papa_giovani_social_network-11586692/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;“i social network sono una cosa buona, tranne nel caso in cui si creino profili falsi”&lt;/a&gt;, o almeno così ho letto su &lt;em&gt;benedictus27.blogspot.com&lt;/em&gt;. Chissà se verranno mosse le coscienze di quei padri di famiglia che impiegano medesime energie nell’allontanare le proprie figlie dai terminali e nel tappare la bocca alla domestica mentre le fanno sentire il peso della borghesia nello sgabuzzino.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;L’espressione “padre di famiglia” usata al giorno d’oggi, mi ha sempre dato da pensare: si può essere padri di una Lancia Delta, di un’anguria, di una sineddoche? Quando la finiremo con quest’ipocrisia della ridondanza lessicale? Accetto touché etimologici inerenti al &lt;em&gt;pater familias&lt;/em&gt; solo da ventunenni maggiorate di lettere e filosofia. Lo dico per bloccare sul nascere il panegirico di due ricchioni di Catanzaro che vedevo già pronto in arrivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo so, ho detto che avrei smesso con l’umorismo spicciolo sull’omosessualità, ma la lotta alla ridondanza linguistica ti succhia tutte le energie, giuro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Spezzo anzi una Lancia in favore della categoria. Quella di prima per la precisione. Con tutta probabilità, Nichi Vendola sarà il candidato premier per il centro-sinistra nelle prossime elezioni politiche, ma solo perché Bersani non ha orecchini. Siate onesti: per quanto il suo programma risulti vagamente convincente e anche sensato rispetto a quanto lo circonda, potrà mai un omosessuale dichiarato ricevere più voti di quante ostie vengono ingoiate ogni domenica mattina? È come cercare di vincere al Camp Nou con Bocelli centravanti. Lo sanno anche i sassi che dà il meglio da terzino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli internauti posti innanzi la parola “bukkake” si dividono in due categorie: chi non la conosce e va a compiacersi una volta effettuata la ricerca, e Sandro Bondi. Seriamente, è che ancora non avevo citato un politico d’opposta fazione, e mi sembrava il contesto adatto per ripristinare la par condicio. Qualcuno si ostinava a chiamarla &lt;em&gt;par condiction&lt;/em&gt; a metà degli anni ‘90, ignorando vergognosamente il fatto che la nostra cultura discende da David Bowie. O almeno dai suoi capelli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il tamtam giornalettistico delle ultime settimane è da villipendio alla categoria: scandali presidenziali, timide risposte clericali, qualche trafiletto sugli operai Fiat, e mai un cazzo di posto per sapere chi è capocannoniere. In compenso c’è stata &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2011/01/24/news/berlusconi_lerner-11616866/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;l’incursione di Berlusconi&lt;/a&gt; durante il programma di Gad Lerner su La7: mi ricorda l’infanzia, quando al circo mi portavano a vedere il numero del nano e dell’ebreo. Mi ero ripromesso di non utilizzare simili epiteti nei confronti di Berlusconi: sono propri di chi combatte le proprie battaglie a suon di tweet e status su facebook, eccezion fatta per quando va nelle piazze a far numero. Del quale la questura vi riporta il logaritmo naturale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Colgo l’occasione per manifestare la mia solidarietà nei confronti dei videoredattori di Repubblica, costretti a vivere in evidente stato di semischiavitù. Non si spiegherebbe altrimenti la scelta di accostare “&lt;em&gt;Afghanistan, video-choc: oppio ai bimbi affamati&lt;/em&gt;” e “&lt;em&gt;Sbaglia da un metro a porta spalancata&lt;/em&gt;”: solo un senzacuore avvicinerebbe una simile tragedia allo sballo di giovanissimi rampolli viziati. Repubblica però ha la stimabile idea di riempire la propria homepage di servizi su puttane di varie forme e colori, forse per rendere più naturale l’obbligata migrazione verso i lidi di youporn.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che consulto solo per sentire l’altra campana, chiaro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A proposito, riflettete: ogni domenica, una moltitudine di persone si mette in fila per ricevere una patina bianca sulla propria lingua. Un bukkake al contrario.&lt;/p&gt;
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   <title>Primo Sinistro.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-01-22/primo-sinistro.html"/>
   <updated>2011-01-22T02:49:00+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Le recenti vicende di cronaca traboccano di episodi scabrosi ed immorali aventi per protagoniste ragazze spregiudicate ed arrivisti procuratori, condite da particolari piccanti, cocaina, illeciti di ogni genere. E anche di fatti personali del premier, ogni tanto.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Tutto questo tamtam è vergognoso: colui il quale dovrebbe governare questo paese è preso da questioni private ai limiti della legalità, che lo distolgono dall’impiego principale cui dovrebbe assolvere. Molto bene, ma a noi che cazzo ce ne frega delle testimonianze di ogni singola zoccola che entra ed esce dal suo harem? Perché devo sorbirmi briciole delle serate di un impotente quando posso godermi le prodezze di Aletta Ocean che fa sparire grossi organi magrebini tra le proprie labbra, senza commettere falso in bilancio peraltro?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ancor più vergognoso della vicenda in sé, è il morbo voyeuristico costruito attorno ad essa, la ricerca del dettaglio, l’ossessione per il particolare: pensate davvero che un uomo prodotto di una cultura marcia, grondante potere da ogni poro, non si circondi di odalische pronte a tapparsi il naso davanti a un nano trangugiante viagra? Servivano questi eventi, seppur gravi, a scomodare le vostre coscienze part time? Certo, c’è chi chi dice che ognuno ha diritto di fare quel che vuole nella vita privata e poi la domenica ascolta sermoni sulla monogamia dei crostacei; è un cattotalebano che merita di leccare guano semifreddo in Kam?atka o poco più e non contemplo le sue posizioni ipocrite. Ma neanche voi che conoscete tale penisola solo grazie a Risiko siete da meno, è bene ricordarlo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siamo in un paese senza sviluppo, in cui la principale azienda sta per trattare i propri operai alla stregua di schiavi sottopagati. Migliorandone di molto le condizioni di vita quindi peraltro. Siamo attanagliati da una cerchia di vecchi retrogradi che parlano di cose che non dovrebbero conoscere quali scienza, fellatio, diritti umani, pissing. E in tutto questo le nostre coscienze si indignano ad orologeria, in funzione del numero di tette che vedono sui giornali, molto minore di quello sufficiente a regalarmi un orgasmo decente su youporn.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Allora diego cosa dovremmo fare, lasciarci colare addosso quest’epoca viscida e priva di morale, perché la classe politica è marcia e noi non abbiamo controllo su di essa?” - “colare addosso” e “viscido” erano buoni presupposti per scenette interessanti, poi vi siete perse in qualunquismo degno di Vendola nel cesso di un circolo Arci.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Sei banale e gretto, usi luoghi comuni su omosessuali e gente di colore per generare risa amare in persone degne del tuo infimo livello!” - non è vero, stasera sono uscito con due negri di cui uno era mezzo frocio, pensate un po’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Allora dicci la tua soluzione, via!” - emigrare oltremanica non appena terminerò i miei studi baby, a perdermi negli occhi verdi di un’eroinomane di Camden, che domande. Se qualcuna di voi ha iridi smeraldine, è dipendente da droghe pesanti o è in procinto di sistemarsi in zona 2 a Londra mi faccia un fischio per dividere casa, chiamate ore pasti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutto questo mare di merda costituente, vedo uno spiraglio di speranza in Debora Serracchiani: quando la vedrò pomiciare con Stoya tornerà forte in me l’istinto di tornare alle urne, ma per ora non se ne parla. Cito parecchie pornostar perché le ritengo persone trasparenti e credibili, e perché prendono un sacco di cazzi. Almeno parlerebbero dei nostri problemi non per sentito dire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Amiche ed amici, agite secondo coscienza e non filatevi più Montecitorio, la vostra vita non passa esclusivamente per quel manipolo di truffatori che succhiano il vostro denaro facendovi credere che costruiscono asili in Uganda. Ignari del fatto che in Africa l’istruzione parte dalle elementari, ergo vi prendono il culo da decenni con questa storia degli asili; me l’ha detto Eto’o, mentre faceva abortire una senegalese. Eto’o è rapido, robusto e spietato: fosse cresciuto negli anni ‘30 avrebbe preso il posto di Goebbels senza particolari problemi, credo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi non si dica che me la prendo coi negri. Non ho il coraggio di toglier lavoro a Borghezio.&lt;/p&gt;
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   <title>La consuetudine dei numeri primi.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-01-14/la-consuetudine-dei-numeri-primi.html"/>
   <updated>2011-01-14T00:04:25+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Sono solito diffidare dei libri che si trovano in Autogrill, specie se in qualche modo affini al mocciapensiero, ed in certa misura avrei fatto bene a glissare sulla mia ultima lettura, “&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/La_solitudine_dei_numeri_primi&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;La solitudine dei numeri primi&lt;/a&gt;”, primo romanzo del dottorando in fisica Paolo Giordano ed edito da Mondadori nel 2008.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Usualmente avrei destinato ad un testo simile non più di un paio di commenti al &lt;a href=&quot;/tags/vetriolo&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;vetriolo&lt;/a&gt;™ sparsi in qualche mio post saccente, ma sono stato talmente dibattuto che spenderò la prossima mezz’ora a render conto del mio pensiero a riguardo. Agli inquirenti.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;La trama è nota ai più perché il libro ha vinto il premio Strega, venduto un milione [!] di copie, e ne è stato tratto un film di cui non conosco l’accoglienza del pubblico, lacuna questa che non penso andrò a colmare perché sostanzialmente non me ne frega un cazzo; protagonisti sono Alice e Mattia, due ragazzi le cui esistenze sono irreversibilmente segnate da traumi infantili, cui succederanno talmente tante cose che al confronto la vita di Lou Reed è stata soporifera. I due si incontreranno ma destino vorrà che le loro esistenze collimeranno sempre in maniera fugace e discontinua, principalmente perché lui repelle la vulva preferendovi l’algebra - che è una condizione alla quale personalmente anelo, non lo nascondo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’idea di base è relativamente buona, l’inizio della realizzazione anche in certa misura, specie ricordando che è la prima prova letteraria del giovane autore, che è un fisico e non uno scrittore di professione; purtroppo egli si fa prendere la mano e al genio autolesionista con la sindrome di Asperger e la zoppa anoressica si aggiungono l’omosessuale represso, i genitori arcigni e mai comprensivi, la bulletta zoccola del liceo. Sono certo ci fossero anche un paio di negri seviziati, ma di sicuro sono nella manciata di capoversi che ho saltato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Troppa carne al fuoco, se ne accorge anche l’autore stesso che a metà racconto sfancula tutto e riprende la narrazione dopo un paio di lustri, depennando un po’ di tutto quell’orrore che francamente ho reputato pesante e spesso dozzinale, e continuando con episodi abbastanza prevedibili o già visti, con qualche idillio valido a corredo ma senza mai abbandonare la nube di dannazione che grava sui due personaggi, la quale sparirebbe se i due decidessero finalmente di chiavare [ooooh no]. Il libro è quindi un centone di luoghi comuni adolescenziali, sfighe croniche, personaggi che non evolvono quasi per nulla, con un finale sbilenco ed acerbo a chiudere il tutto: argomenti sufficienti per risparmiare 18 [!!!] euro e spenderli in cose costruttive come Dostoevskij, la tequila o la lap-dance.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vengo ora però al vero motivo per cui ho scritto queste deprecabili righe: dopo il rituale nichilista di demolizione di qualsiasi prodotto artistico non partorito da me, cioè pressoché tutti, ho ritenuto interessante riportare la mia esperienza diretta con questa lettura. Ho trovato il volume su uno scaffale a casa di amici, e complici sia un momento libero sia l’eco del tamtam scatenato intorno a questa pubblicazione tempo addietro, ho benpensato di sfogliarne le prime pagine. Con l’avanzare della lettura, mettevo sempre di più a fuoco nella mia mente la frase “&lt;em&gt;TanvyA yatsuratAntatAntanayanaM&lt;/em&gt;”, che in sanscrito vuol dire “&lt;em&gt;questo libro è una merda&lt;/em&gt;”. Ma la sintassi concisa e diretta è come un disco indie-pop, anche se fa schifo non ti costa nulla lasciarlo su: mi sono ritrovato così a terminarlo sotto le coperte al buio, facendomi luce con il cellulare e perdendo almeno un paio di diottrie. I motivi di tale ipnosi letteraria sono due: il primo sono le immagini ricreate, onestamente spesso buone e di impatto devo ammettere, e l’espediente di far continuamente leva sull’inconscio del lettore, che almeno in me ha causato tensione emotiva per buona parte del racconto; di certo riconosco in alcuni dei personaggi molti aspetti di me, ed ho vissuto in prima persona alcuni episodi descritti, ergo il gioco ha funzionato ed ora sono cui a render testimonianza di un’esperienza che sarei disonesto a non definire intensa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tengo sempre bene a mente le parole di Pirandello - “&lt;em&gt;la vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola&lt;/em&gt;” - e visto che per me la scrittura è evasione e ricerca quasi edonistica di vivere episodi e sensazione, mi piace immaginare che dietro quel racconto a tratti scontato e banale che ha saputo struggere adolescenti tra un tweet e l’altro ci sia un ragazzo che abbia voluto mettere a nudo intimi atolli del proprio animo, senza voler nulla in cambio, e per questo spassionatamente lo ringrazio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La prossima però volta scrivi un po’ meglio, e falli chiavare.&lt;/p&gt;
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   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>2010: best records I stumbled upon this year.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-01-05/2010-best-records-i-stumbled-upon-this-year.html"/>
   <updated>2011-01-05T02:26:50+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-01-05/2010-best-records-i-stumbled-upon-this-year</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Un pensiero su dieci album più o meno noti che ho conosciuto solo durante l’ultimo anno, e che mi hanno accompagnato fedelmente. Vi sono opere celebri e dischi meno osannati, ma li ho consumati tutti in egual misura, e ve li consiglio caldamente ovvio.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/american_football.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/american_football.jpeg&quot; alt=&quot;American Football - American Football [1999]&quot; id=&quot;american-football---american-football-1999&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#american-football---american-football-1999&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            American Football - American Football [1999]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E’ il disco che avrei odiato per definizione qualche anno fa: americano fino al midollo, emo, college-lyrics. Poi scopri che a vergognarsi e a fare i sostenuti si perdono capolavori come questo. Scopri che c’è tanto post-rock in questo disco, ma senza lungaggini e con una voce che completa perfettamente gli ottoni, ora delicati ora corposi. Per il &lt;em&gt;teen&lt;/em&gt; che è in voi, per quanto vogliate il contrario.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/massimo_volume_lungo_i_bordi.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/massimo_volume_lungo_i_bordi.jpeg&quot; alt=&quot;Massimo Volume - Lungo i Bordi [1995]&quot; id=&quot;massimo-volume---lungo-i-bordi-1995&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#massimo-volume---lungo-i-bordi-1995&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Massimo Volume - Lungo i Bordi [1995]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Emanuel // Primo dio // Rimbaud // Preghiera a cose più belle di me // Rimbaud // Avvento della giovinezza // Immagine perfetta // Senzazione perfetta // È nella pioggia, oggi, il vostro grido.&lt;/em&gt;
Pietra miliare degli anni ‘90 italiani, è post-rock scuola Slint con testi graffianti recitati da &lt;strong&gt;Emidio Clementi&lt;/strong&gt;. Non potrete mai più farne a meno.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/gathering_mandylion.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/gathering_mandylion.jpeg&quot; alt=&quot;The Gathering - Mandylion [1995]&quot; id=&quot;the-gathering---mandylion-1995&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-gathering---mandylion-1995&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Gathering - Mandylion [1995]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi non ha mai fatto sogni bagnati con &lt;strong&gt;Anneke van Giersbergen&lt;/strong&gt; alzi la mano. Anche l’altra, grazie. I &lt;strong&gt;The Gathering&lt;/strong&gt; hanno saputo fondere elementi del gothic metal con il progressive rock più blando e meno manieristico, scrivendo temi dalle melodie dirette e supportate da arrangiamenti d’atmosfera, sugellati dalla voce da brividi della cantante che a lungo li ha accompagnati prima di intraprendere la carriera solita.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/mitsuda_brink.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/mitsuda_brink.jpeg&quot; alt=&quot;Yasunori Mitsuda - Brink of Time [1995]&quot; id=&quot;yasunori-mitsuda---brink-of-time-1995&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#yasunori-mitsuda---brink-of-time-1995&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Yasunori Mitsuda - Brink of Time [1995]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dal videogioco più bellissimo della storia, arrangiamenti funk-jazz superbi, ad opera del caro &lt;strong&gt;Mitsuda&lt;/strong&gt;. Se avete comandato Crono o Ayla o Frog, questo è il vostro disco. In caso contrario, vi siete persi una delle esperienze più toccanti che la vita possa offrirvi [post rinuncia alla vulva], ergo armatevi di emulatore e provvedete.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/loop_a_gilded_eternity.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/loop_a_gilded_eternity.jpeg&quot; alt=&quot;Loop - A Gilded Eternity [1990]&quot; id=&quot;loop---a-gilded-eternity-1990&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#loop---a-gilded-eternity-1990&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Loop - A Gilded Eternity [1990]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sui &lt;strong&gt;Loop&lt;/strong&gt; si è detto tanto…no non è vero, sui Loop non si è detto un cazzo, ed io non ho molta voglia di farlo. &lt;em&gt;Afterglow&lt;/em&gt; è la traccia della vita, noise rock incombente ed incompiuto, che nella sua ruvidezza suona pulitissima. Lui saprà esprimersi in maniera più matura nei &lt;strong&gt;Main&lt;/strong&gt;, ma per ora ce li godiamo così, &lt;em&gt;nature&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/curve_doppleganger.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/curve_doppleganger.jpeg&quot; alt=&quot;Curve - Doppleganger [1992]&quot; id=&quot;curve---doppleganger-1992&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#curve---doppleganger-1992&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Curve - Doppleganger [1992]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Avevo già accennato all’opera dei Curve in questa sede. Prendete i &lt;strong&gt;Garbage&lt;/strong&gt;, togliete 3 anni. Ho detto prendete i Garbage, non solo la cantante, rifate. Ok, togliete 3 anni, ed avete i Curve. Rock ‘90ies che più ‘90ies non si può, con echi noise e ‘gaze. Bitch Vug, ti piaciucchiavano, a me puoi dirlo. Fresco come l’intonaco che rifarete al vostro muro dopo che un suv di algerini ubriachi vi entrerà con prepotenza domani.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/chameleons_script_bridge.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/chameleons_script_bridge.jpeg&quot; alt=&quot;The Chameleons - Script of the Bridge [1983]&quot; id=&quot;the-chameleons---script-of-the-bridge-1983&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-chameleons---script-of-the-bridge-1983&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Chameleons - Script of the Bridge [1983]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se avessi voluto chiavare, avrei messo del post-punk più conosciuto, tipo Joy Division o Wire. Li metterò il mese prossimo, tranquille. Per ora godetevi questo gioiellino, con &lt;em&gt;Monkeyland&lt;/em&gt; inno decennale a brillare di luce propria. Manchester capitale della [buona] musica non omosessuale degli anni ‘80, dicono sir Alex Ferguson sia stato provinato dai New Order ma scartato perhé poco decisivo.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/bark_psychosis_hex.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/bark_psychosis_hex.jpeg&quot; alt=&quot;Bark Psychosis - Hex [1994]&quot; id=&quot;bark-psychosis---hex-1994&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#bark-psychosis---hex-1994&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Bark Psychosis - Hex [1994]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ascoltate il vero post-rock, e vi accorgerete con quanta banalità vi siete crogiolati &lt;em&gt;in questi cazzo di anni zero&lt;/em&gt;, me compreso. Questo è un disco davvero splendido e delicato, nei suoni e nelle liriche. Un vero peccato la loro produzione si limiti a un paio di album, una manciata di EP e due raccolte. Godeteveli, sono merce rara.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/evpatoria_golevka.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/evpatoria_golevka.jpeg&quot; alt=&quot;The Evpatoria Report - Golevka [2005]&quot; id=&quot;the-evpatoria-report---golevka-2005&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#the-evpatoria-report---golevka-2005&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            The Evpatoria Report - Golevka [2005]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Evpatoria è una località industriale dell’Ucraina. Il gruppo è svizzero. Questo disco è un capolavoro, e Socrate è mortale. Suite post-rock completa ed intensa come poche altre, non cade nella banalità del pianoForteFortePianissimoFortissimo del genere, e delega agli archi il compito di mandare in brodo di giuggiole il vostro cuoricino dilaniato dalle frangette di myspace. Menuck, t’hanno ripreso questi eh, vedi di fare il nuovo GY!BE presto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/dan_swano_moontower.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/dan_swano_moontower.jpeg&quot; alt=&quot;Dan Swäno - Moontower [1998]&quot; id=&quot;dan-swno---moontower-1998&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#dan-swno---moontower-1998&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Dan Swäno - Moontower [1998]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Io non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma ti posso dire che cosa useranno nella quarta: Moontower”. Einstein vedeva lungo, e sapeva che questo disco era la bomba assoluta. “&lt;em&gt;Perfect keyboard-driven progressive-metal blended with death vocals, 10/10&lt;/em&gt;” è il giudizio autorevole di Novella 2000. Se pensate che se l’è suonato e cantato tutto da solo, vi sentirete delle nullità.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/death_symbolic.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/death_symbolic.jpeg&quot; alt=&quot;Death - Symbolic [1995]&quot; id=&quot;death---symbolic-1995&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#death---symbolic-1995&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Death - Symbolic [1995]
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Allora bambini, fate i bravi senno vi sparate in vena sto treno infinito di technical death metal che vi regalerà più orgasmi di una vietnamita davanti a due soldati americani. Occhio alla reflex eh. Dicevamo - riff assassini, voce graffiante, un paio di incisi alla chitarra classica - la quintessenza del progdeath. Ah qualche pezzo è lungo lungo, occhio.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Di solito non scrivo mai di musica in questo tono, ma oggi mi girava, quindi fottetevi bestie.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ah i più attenti di voi noteranno che sono undici e non dieci. I più attenti di voi imparino a farsi i cazzi propri, senno qui succede un casino.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Li stai ricontando Joe, ti ho visto. Sei forte Joe.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
    <name></name>
    <email></email>
   </author>
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   <title>2010: Five Fine Gems.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2011-01-01/2010-five-fine-gems.html"/>
   <updated>2011-01-01T13:55:04+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2011-01-01/2010-five-fine-gems</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Duemiladieci terminato, tempo di bilanci. Non avendo ascoltato tantissimi dischi editi nell’anno solare appena trascorso, non è mia intenzione dare giudizi circa i *migliori* dischi dell’anno, mi limiterò bensì a segnalare in ordine sparso i 5 dischi usciti da gennaio a dicembre che ho apprezzato maggiormente.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/anathema_were_here.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/anathema_were_here.jpeg&quot; alt=&quot;Anathema - We&#39;re Here Because We&#39;re Here&quot; id=&quot;anathema---were-here-because-were-here&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#anathema---were-here-because-were-here&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Anathema - We&#39;re Here Because We&#39;re Here
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli Anathema rinnegano definitivamente le vesti metal degli anni ‘90 e confezionano un ottimo lavoro sotto la supervisione del caro Steven Wilson. Unico neo le versioni troppo edulcorate di alcuni brani rilasciati preventivamente con arrangiamenti più genuini e robusti, per il resto discone rock, ancor più godibile dal vivo.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/massimo_volume_cattive_abitudini.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/massimo_volume_cattive_abitudini.jpeg&quot; alt=&quot;Massimo Volume - Cattive Abitudini&quot; id=&quot;massimo-volume---cattive-abitudini&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#massimo-volume---cattive-abitudini&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Massimo Volume - Cattive Abitudini
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non è &lt;em&gt;Lungo i bordi&lt;/em&gt;, ma Emidio e soci tornano alla ribalta con una prova degna ed intensa, con svariati highlight che ne rendono l’ascolto un’esperienza decisamente meritevole. Ancora una volta alfieri incontrastati del post-rock nostrano, e non solo. Ah, concerto capitolino indescrivibile oltretutto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/agalloch_marrow.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/agalloch_marrow.jpeg&quot; alt=&quot;Agalloch - Marrow Of the Spirit&quot; id=&quot;agalloch---marrow-of-the-spirit&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#agalloch---marrow-of-the-spirit&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Agalloch - Marrow Of the Spirit
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La ricetta è nota: black metal atmosferico misto a tinte folk e sfuriate death. Sempre più bravi, non cadono nell’errore di limitarsi al compitino e tornano con cinque tracce lunghissime e piene di incisi d’autore. Inverno nell’inverno, accompagnerà anche parte dell’anno appena iniziato.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/a_silver_mt_zion_kollaps.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/a_silver_mt_zion_kollaps.jpeg&quot; alt=&quot;A Silver Mt. Zion - Kollaps Tradixionales&quot; id=&quot;a-silver-mt-zion--kollaps-tradixionales&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#a-silver-mt-zion--kollaps-tradixionales&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            A Silver Mt. Zion - Kollaps Tradixionales
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, Efrim Menuck sa cantare, e anche bene. La sua formazione a metà tra il rock e la musica da camera regala un canzoniere davvero bello e profondo, in bilico tra neofolk, post-rock e classica moderna. Bonus: prestazione live più convincente dell’anno [ed oltre] con ampio margine, per il sottoscritto.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/god_is_an_astronaut_age_fifth.jpeg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/god_is_an_astronaut_age_fifth.jpeg&quot; alt=&quot;God is an Astronaut - Age of the Fifth Sun&quot; id=&quot;god-is-an-astronaut--age-of-the-fifth-sun&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#god-is-an-astronaut--age-of-the-fifth-sun&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            God is an Astronaut - Age of the Fifth Sun
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il post-rock è quello, e non si smuove più di tanto. I Kinsella non aggiungo niente di nuovo né alla corrente né alla propria produzione, ma propongono un disco concreto, che si lascia ascoltare e si concede un po’ di elettronica in più del solito. Da valutare in versione sinestetica dal vivo, chiaramente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A breve, i 10 dischi che hanno segnato di più questo 2010, senza vincoli temporali stavolta ma solo di puro gradimento.&lt;/p&gt;
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   <title>Natale con i toy.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-12-26/natale-con-i-toy.html"/>
   <updated>2010-12-26T11:50:37+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-12-26/natale-con-i-toy</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Avete presente quello che si sente nel cesso di una serata drum and bass verso le quattro? In caso contrario chiedete a vostra figlia, visto che è lì che ha concepito la maggior parte dei vostri nipoti. Beh, è esattamente quello che sentivo stamane al mio risveglio, mentre pensavo “cazzo un rave a natale - dov’è il bar?”, per poi ricordarmi che vivo in un paesino di 6000 anime e che qui gli eventi mondani più esclusivi sono tutti presenziati dal papa. Peccato solo per Wojtyla, aveva lo scratch nel sangue.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Io non so cosa abbiano regalato i vicini ai loro figli, ma a giudicare dal rumore prodotto le ipotesi più realistiche sono scavatrice elettrica, discografia di Chris Liebing, o Ignazio La Russa. Non ho nulla in contrario al fatto che degli innocenti bambini si divertano con i doni che la propria famiglia ha ritenuto opportuno recar loro in occasione del Santo Natale, almeno finché tra essi figura dell’antrace. Io penso che se un bambino di 10 anni ha le energie per fracassarmi i coglioni alle 8 e mezza del mattino del 25 dicembre con 2 gradi celsius esterni, beh l’industria cinese è in grave pericolo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io penso che i bambini dovrebbero nascere con un’età mentale pari a 13 anni almeno: eviteremmo mesi e mesi di nenie e filastrocche insultanti per schiere di linguisti e scienziati cognitivi, e soprattutto potremmo parlare subito di figa e di stupefacenti, insultando così schiere di linguisti e scienziati cognitivi. In ogni modo risparmieremmo loro quella trafila inutile di attività quali “scuole elementari”, “pallanuoto”, “circoncisione”, “esorcismo”, “speleologia”, che la comunità unanime stabilisce come già superate, e funzionali solo a generare nei piccoli quella serie di traumi che li porteranno ad essere dei validi serial killer in età adulta. I più pericolosi diventano Mike Bongiorno, consolatevi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mike Bongiorno, Amadeus, Pippo Baudo: prove viventi che dietro un nome del cazzo si può nascondere qualcuno di ancor più incompetente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fermate l’indignazione: Mike Bongiorno vive ancora. Può finalmente godersi la surreale quiete di Casa Vianello ora, pensate un po’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In ogni caso questi embrioni troppo cresciuti con cui condivido una parete e la voglia di vedere la loro madre ai fornelli in lingerie non accennano a diminuire frequenza ed intensità delle loro percussioni: forse si stanno preparando per l’erasmus ad Hanoi, il che spiegherebbe tutto. Il Vietnam è un posto fantastico sapete? Sono solo un po’ permalosi, vedi quando hanno guardato la lista dei giochi disponibili su Windows.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ho sempre provato ad immaginare un mondo senza natale: la prima cosa che mi viene in mente è la reazione basita della gente a pasqua - “chi cazzo è sto gesucristo? e quando cazzo è nato?”, denotando acume e sete di sapere degne di Lorena Bianchetti. In un paese come il nostro, profondamente legato ai valori cristiani e sempre pronto a difenderli sopra ogni cosa, è curioso come il calendario sia scandito in base alla vita di un estremista palestinese. O forse ebreo. Vabè, i primi li bombardiamo di pace, i secondi li abbiamo invitati nei ghetti, fa poca differenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Noto ora come il correttore automatico di Chrome mi segnali le parole “Liebing”, “Vianello”, “gesucristo”: evidentemente quelli di Google non sopportano rispettivamente la techno, i grandi profeti, le figure mediatiche di poco conto. Nell’ultima categoria rientra di diritto Socci, autore di una &lt;a href=&quot;http://www.antoniosocci.com/2010/12/elogio-cristiano-del-natale-consumistico/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;recente sequela di gustose cazzate&lt;/a&gt;; il lobotomo coglione, così definito per usare un eufemismo, tocca l’apice quando controbatte idealmente alle parole di un sacerdote che richiama all’austerità nei confronti del consumismo natalizio.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Amico sacerdote, perché tu, come loro, pensi che la settimana bianca o le Maldive o il Mar Rosso siano in competizione con il Figlio di Dio che si fa uomo? Chi ha fatto le maestose montagne e il loro cielo di azzurro purissimo? E chi dà consistenza ai miliardi di cristalli di neve che accecano di luce? E i fondali o i coralli del Mar Rosso? E la luna e le stelle?”&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Va bene Socci, ci vediamo a Fiumicino tra due ore, prenota per Sharm El Sheik intanto, e prendi i posti vicino a delle milf timorate di dio possibilmente. Odio questa festa: una ricorrenza pagana secondaria come pretesto per dilapidare tredicesime in barba ai valori millantati dalla ierocrazia. L’unica nota lieta è che non appena terminato il tempo delle strenne, sai che per quasi un anno non ne sentirai più parlare, se non lavori alla Paluani almeno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiosa finale: Google non riconosce né “milf” né “Paluani”. Si vede che non gradisce particolarmente le cose abbondanti coperte di glassa.&lt;/p&gt;
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   <title>Lipogramma vocalico multiplo.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-12-22/lipogramma-vocalico-multiplo.html"/>
   <updated>2010-12-22T23:33:36+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-12-22/lipogramma-vocalico-multiplo</id>
   <content type="html">&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Lidi lisi, siti in Tbilisi,
finiti lì simili, inizi di tisi;&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Si finì in finti inni, sir Irwin:
chi in bici, chi in tir.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Finnici in crisi: ‘cin cin!’,
risi: primi missili diritti.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Fichi, kiwi, pini, istrici:
nichiliti, intrisi di filtri chimici.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;[Guerra Diplomatica Terza.]&lt;/p&gt;
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   <title>Just for a day.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-12-15/just-for-a-day.html"/>
   <updated>2010-12-15T22:22:30+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-12-15/just-for-a-day</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Un sabato come tanti altri a Camden Town, speso con la consueta casualità alla ricerca di dischi rari: snobbava il punk perché i panni che offriva gli andavano stretti, e a differenza di tanti coetanei non lo faceva sognare. Lui cercava &lt;em&gt;My Bloody Valentine&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Boo Radleys&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Lush&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Ride&lt;/em&gt;…ma stavolta l’accogliente rione non fu teatro di conquiste. Rifiutò la metro affollata per godere ancora un po’ dell’atmosfera, e si diresse verso la fermata d’autobus più vicina.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il suo sguardo fu rapito da una rossa chioma lì seduta, assorta nel mondo delle sue cuffie: a colpirlo non fu tanto il crine cremisi, bensì la scritta che campeggiava sulla sua felpa, e che davvero non poteva lasciarlo indifferente: &lt;em&gt;Slowdive&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Pensò subito al regalo di qualche spasimante o compagno, o che fosse comunque una passione non genuina. Complici l’unusuale ritardo del 39 e la sua crescente curiosità, si fece coraggio e non privo di goffaggine le disse: - “…f…forti gli Slowdive eh?” - “Per noi pochi a conoscerli, decisamente direi!” fece lei, divertita.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Avrebbe voluto renderla partecipe della propria profonda passione per il gruppo di Reading, quanto amasse quei suoni celestiale, quanto avesse consumato ogni disco - da &lt;em&gt;Souvlaki&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Just for a day&lt;/em&gt; a &lt;em&gt;Pygmalion&lt;/em&gt; - ma davvero la sua mente non riusciva a dargli sostegno al momento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Le parlo?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E che le dico, “Anch’io”?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Magari mi sorride e basta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi pensa che faccio lo spaccone. Se faccio il pignolo la annoio però.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Magari ha il tipo che sale a King’s Cross. O magari ha i suoi cazzi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Magari sono solo imbranato. Magari…&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “Ah, anch’io amo gli Slowdive…come ti chiami?” Le parole gli uscivano di bocca senza controllo.
- “Oh, Rachel”, ribatté cordialmente. Lui non si presentò neanche, per quanto era preso dal suo sorriso e dai suoi capelli vermigli, che scendevano morbidi quasi a confondersi con l’immagine del vestito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Vabè il ragazzo sale ad Angel, massimo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oppure la ragazza addirittura, oppure non le piaccio proprio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vorrei ascoltare &lt;em&gt;Dagger&lt;/em&gt; ora. Con lei..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “E dove l’hai comprata, Rachel?”, fece indicando la felpa. - “Guarda, due traverse qui dietro, a Bayham Street; occhio che è rimasta una S sola, e sembri gracilino…” L’ingenua ilarità di lei colmava la sua esistenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“La vita dei grandi uomini è costellata di atti di coraggio: Cromwell, Nelson, Churchill…hanno governato parlamenti, flotte, popoli..vuoi che io non vinca un fottuto groppo in gola?” si ripeteva determinato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “Bevi qualcosa Rachel, ti va?” - era la sua Trafalgar, sperava solo non sarebbe stata anche la sua Waterloo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “Sai sono di frettissima, un’altra volta magari?”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “Tipo oggi alle sei?” Tanta tenacia non gli era mai appartenuta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “…va bene dai, vediamoci qui a Camden Street alle sei, bene?”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “Certo, a dopo!”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Elencò mentalmente tutte le sciagure che si sarebbero potute verificare ora. Il ragazzo di lei. Ascolta punk. Ci vede e mi picchia. Sono gracilino poi. Vabè compro la felpa, non sia mai finisca davvero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C’era la quiescente aura di &lt;em&gt;Waves&lt;/em&gt; a cullarlo, e quei pensieri non potevano più fargli male. Soddisfatto del suo acquisto, vagò per le vie tanto familiari del mercato, stavolta però con in testa due occhi verdi e profondi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Just a dream…a Celia’s dream”, pensava assorto; cercava un’anima affine da sempre, e stavolta era bastato un dettaglio così piccolo a riempirlo di luce. Le era apparsa minuta e delicata, capziosa e dolce al contempo nei lineamenti, ai quali un minimo di maliziosità era conferita solo dal taglio sbarazzino dei capelli e dal trucco: i primi le coprivano la fronte, scendevano sul petto e rimanevano corti dietro al collo, mentre il secondo, scuro, esaltava lo sguardo intenso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Non arriverà mai. Non ho neppure il numero. E poi non mi riconoscerà, ho anche cambiato vestito. Vorrei le note di &lt;em&gt;Here she comes&lt;/em&gt; adesso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vide un cappuccio nero, una scritta prima indistinta poi nota. E poi quel sorriso, capelli rossi, smeraldi. Lei lo riconobbe, ora che erano entrambi nella stessa guisa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sorridevano timidi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La baciò.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lo accolse con passione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- “Sweet thing I watch you..” le disse. Dritto negli occhi, senza guardare le proprie scarpe.&lt;/p&gt;
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   <title>Massimo Volume [+BachiDaPietra] Live 2/12/2010 @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-12-04/massimo-volume-bachidapietra-live-2-12-2010-circolo-degli-artisti-roma.html"/>
   <updated>2010-12-04T00:04:46+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-12-04/massimo-volume-bachidapietra-live-2-12-2010-circolo-degli-artisti-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Parliamoci chiaro: se i &lt;strong&gt;Massimo Volume&lt;/strong&gt; fossero di lingua inglese, basterebbero ad annichilire senza problemi gran parte della scena post-rock internazionale, ed oltre. Per fortuna si esprimono in un idioma più profondo e ricco, e riescono perfettamente nella loro miscela di narrazione e musica, ottima in studio e straripante nella dimensione live.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La loro esibizione romana non ha fatto eccezione: del resto dall’introduzione a cura dei &lt;strong&gt;Bachi da Pietra&lt;/strong&gt; si intuiva già sarebbe stata una serata all’insegna della musica di assoluta qualità; il duo &lt;em&gt;Succi-Dorella&lt;/em&gt;, rispettivamente basso/voce e percussioni regge benissimo la scena, ed offre un sound in bilico tra &lt;em&gt;blues&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;slowcore&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;stoner rock&lt;/em&gt;, complice un’acustica degna, un lusso per tanti gruppi spalla. I loro brani sono asciutti ed essenziali, ma non aridi: la sapienza timbrica di Succi fa coprire al proprio strumento numerosi ruoli, ben supportato dal contributo ritmico del collega.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La scena cambia e si fa più ricca, il palco è ora solcato dalle chitarre dello storico &lt;em&gt;Egle Sommacal&lt;/em&gt; e del nuovo arrivato &lt;em&gt;Stefano Pilia&lt;/em&gt;, dalla batteria di &lt;em&gt;Vittoria Burattini&lt;/em&gt; e dal basso di &lt;em&gt;Emidio Clementi&lt;/em&gt;, voce narrante pressoché unica nel panorama musicale italiano. Lo spettacolo è bipartito, e prevede nella prima parte l’esecuzione integrale dell’ultimo album &lt;strong&gt;Cattive Abitudini&lt;/strong&gt;, pubblicato all’inizio dell’autunno dopo otto lunghi anni di inattività causa scioglimento; l’attesa è tanto grande quanto pienamente ripagata dalla performance del gruppo, il quale esegue con maestria i nuovi brani.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Emidio declama le proprie storie ruvide con voce altrettanto graffiante, confermando ancora una volta come la formula recitata sia la più vincente per esaltare la trama dei brani che la accolgono; Vittoria manovra le sue spazzole in maniera eccelsa, alternando ritmi spezzati a momenti delicati per piatti e cabasa, e le chitarre si alternano nei ruoli di gregario e solista. Il riff sostenuto di ‘&lt;em&gt;Robert Lowell&lt;/em&gt;’ sembra quasi post-hardcore, il tremolo di ‘&lt;em&gt;Coney Island&lt;/em&gt;’ è post-rock sopraffino; le liriche de ‘&lt;em&gt;Le nostre ore contate&lt;/em&gt;’ sono invece interpretate con piglio assai più deciso che nel disco, donando al brano una dimensione ulteriormente solenne, che sfocia nella rabbia di ‘&lt;em&gt;Litio&lt;/em&gt;’. C’è tempo poi per la struggente storia de ‘&lt;em&gt;La bellezza violata&lt;/em&gt;’ e per l’esplosione sincopata di ‘&lt;em&gt;Fausto&lt;/em&gt;’, fino all’epilogo affidato a ‘&lt;em&gt;Un mondo dopo il mondo&lt;/em&gt;’.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il gruppo lascia la scena, ma vi è coscienza dell’imminente ritorno per attingere al repertorio passato, motivo per il quale la maggior parte della platea ha gremito la sala: quest’ultima è presto accontentata dall’esecuzione di un trittico eccelso composto da ‘&lt;em&gt;Il Primo Dio&lt;/em&gt;’, seguita da ‘&lt;em&gt;Il Tempo Scorre Lungo i Bordi&lt;/em&gt;’ e ‘&lt;em&gt;Fuoco Fatuo&lt;/em&gt;’ [da &lt;strong&gt;Lungo i Bordi&lt;/strong&gt;], che lasciano il publico letteralmente basito al cospetto dello stato di grazia dei musicisti, che hanno conservato immacolato i sentimento dell’epoca in cui furono scritti tali brani e si sono confermati ancora realtà sopraffina nel rock d’autore. Non paghi, rientrano una seconda volta spinti dall’estremo calore della gente che mai vorrebbe terminare un’esperienza così profonda, e regalano il distico visionario ‘&lt;em&gt;Vedute dallo Spazio / Ororo&lt;/em&gt;’ [da &lt;strong&gt;Stanze&lt;/strong&gt;], degno culmine di quello che si contende di diritto la palma di miglior evento musicale della stagione capitolina.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/Massimo_Volume_-_Live_Report.p0-a867&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Soliloquio di un'anima ferita.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-12-02/soliloquio-di-unanima-ferita.html"/>
   <updated>2010-12-02T05:12:28+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-12-02/soliloquio-di-unanima-ferita</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Per una volta e mio malgrado, mi trovo ad abbandonare il sarcasmo che caratterizza i miei post in favore di una feroce denuncia personale, alla lettura di &lt;a href=&quot;http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/6120-lo-stato-non-ha-alcun-potere-di-uccidere-vite-neanche-per-compassione-un-principio-aberrante-eluana-englaro-se-in-cinta-poteva-generare&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;uno dei tanti post dei blgo reazionari&lt;/a&gt; dopo gli schiamazzi post Saviano-e-eutanasia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricordando il caso Englaro, tale Francesco Bruno riesce a vomitare le seguenti parole:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;”..non so in che stato era ridotta [&lt;em&gt;la Englaro, ndm&lt;/em&gt;], da quanto ho appreso &lt;strong&gt;difficilmente poteva contrarre una nuova maternità&lt;/strong&gt;, ma ove fosse stata gravida, in quel caso avrebbe potuto partorire e generare.”&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;“DIFFICILMENTE”?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;UNA DONNA IN COMA DA 17 PORCODIO DI ANNI E’ ANCHE SOLO LONTANAMENTE CONTEMPLABILE COME OGGETTO DI RAPPORTO SESSUALE?&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Come mai non sei ancora a Guantanamo a torturare prigionieri? Vedo già Goebbels scappare da mamma alla lettura di un pensiero simile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Hey, abbiamo provato a darti un fratellino, ma mamma ha sempre mal di testa e non c’è verso di portarla a letto.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E questi ammassi residuali di big-bang hanno il coraggio di chiamarsi pro-life. Certo, come se ci fossero dei pro-death [fan di Schuldiner a parte].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A voi, della vita, NON FREGA UN CAZZO. Perché vita non è solo inspirare ossigeno e sputare anidride carbonica, alternare ritmicamente sistole e diastole, accumulare glicogeno e adenosintrifosfati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vita è RISPETTO della gioia ma soprattutto del DOLORE altrui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vita è FIDUCIA nel percorso etico e morale personale di ogni individuo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vita è ASTENSIONE dal GIUDIZIO nei confronti di vicende strazianti ed intime.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non impugnare casi umani per alzare il tuo share di fedeli. Non farmi la predica sull’embrione, quando già del neonato non ti frega niente e lo lasci crepare di aids o di denutrizione, sposando politiche imperialiste in vesti servili. Non parlare alle coscienze quando ne sei privo tu stesso. Non darmi dell’immorale, quando veneri idoli e vorresti mettere in pratica un mucchio di precetti marziali, inapplicabili e vecchi di millenni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma prima di ogni altra cosa, fa’ una cortesia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;SE DEVI ENUNCIARE IL TUO MISERABILE PUNTO DI VISTA DA SERVO DEL POTERE CHE TI CORRODE, PRENDITI L’ONERE DI FORNIRE ARGOMENTI CHE PRESCINDANO DAL “PERCHE SI’ “, PERCHE’ NULL’ALTRO ASSERISCI NEI TUOI MELLIFLUI PAPIRI LOGOCICLICI.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Me ne sbatto il cazzo di netiquette, formattazione, del porco del vostro dio che ottenebra il vero grande dono che abbiamo: la nostra mente, al contempo ente di massimo splendore e veicolo di pensiero turpe e velenoso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, venefico come chi fa categoria di qualsiasi forma di amore e sentimento puro e le addita come indice di decadenza per la società: voi invidiate chi ama perché non siete in grado di farlo, perché non avete sentimento che per l’effimera soddifazione che torce le vostre budella mentre una pletora di lobotomi asseconda il vostro turpiloquio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma da quanto è che non vi emozionate per un fiore, una melodia, un sorriso, un ricordo? Mai lo avete fatto, perché petalo non vi ha toccato, nota non vi ha raggiunti, carezza non vi ha sfiorati, memoria non vi ha assistito. E no, non riesco ad avere pietà né perdono per le vostre esistenze vuote e deleterie. Eppure dovrei mettere in pratica le parole del vostro maestro, di quell’uomo che tanto ha insegnato sia con parole acute che con atti coerenti e di amore per chi mai gliene aveva dimostrato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che aveva cacciato i mercanti dal tempio, e voi che lì sempre avete portato avanti mercimonio di indulgenza, vendita, ostentazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che curava nei giorni di festa, e voi che siete schiavi della tradizione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che diceva “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, e voi che date del malato a chi ama.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che donò ai discepoli la conoscenza di tutte le lingue, e voi che volete annichilire la cultura con dogmi opprimenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che scacciò Simonmago, e voi che vivete nella superstizione del demonio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che moltiplicava il cibo per sfamare le genti, e voi che vi riempite di sfarzo alla faccia di chi si dilania nella povertà.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Lui che ha avuto LE PALLE di morire, e voi MERDE nel palazzo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il vostro dio è un porco, un idolo immondo, un fantoccio ardente.
Il mio Dio è umile, intangibile, estraneo alla mia natura, immerso in quella che mi circonda, presente nell’arte e nelle persone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il vostro dio è un maiale, si basa sul numero e sugli anni, e non su principio e bontà.
Il mio Dio trascende ogni paralogismo e non si rapporta con banale dialettica con l’essere umano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il vostro dio è una bestia imposta con violenza e forza.
Il mio Dio un giorno mi disse: “Questo è il poco che ho da offrirti. Sappia la tua anima prenderlo per il tanto che penso tu meriti.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio Dio è eterno, il vostro muore con voi. Spero quindi presto. &lt;/p&gt;
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   <title>Povero Silvestro.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-11-27/povero-silvestro.html"/>
   <updated>2010-11-27T01:13:31+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-11-27/povero-silvestro</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Siamo onesti, non impugnarselo davanti a Delta White è quantomeno maleducato, ed è per questo che ci metterò il doppio a scrivere questo post. Non che le altre volte non ne ammirassi le forme, ma l’educazione è una virtù frutto dell’esercizio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Venendo all’attualità, i personaggi che hanno pronunciato frasi curiose e degne d’attenzione nell’ultimo periodo sono numerosi: risponderò in maniera sintetica e schietta ad alcuni di essi, mentre gli altri parteciperanno comunque al sorteggio di un viaggio per andare una settimana affanculo.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;- Il giorno 13 novembre, il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone afferma che &lt;strong&gt;“le scuole cattoliche sono scuole pubbliche non statali, non sono scuole private”&lt;/strong&gt;. certo caro Bertone, è come dire che tua madre fa i bocchini a mezza sagrestia, ma non è una puttana: ha solo una voglia di Cristo. Bertone scegli: o le sedi giovanili della tua setta del cazzo che ti ostini a chiamare scuole si adeguano alle norme economiche e didattiche in vigore per tutti gli istituti, oppure si limitano a campare delle cospicue rette di ammissione previste per frequentarle. Oppure ancora le converti in topless-bar, guadagnandone parecchio in morale peraltro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Il giorno 24 novembre, in seguito alle contestazioni studentesche, il direttore del Tg4 Emilio Fede sostiene che &lt;strong&gt;“il popolo civile quale noi siamo dovrebbe intervenire e menarli&lt;/strong&gt; [&lt;em&gt;gli studenti, ndm&lt;/em&gt;] &lt;strong&gt;perché questi capiscono solo di essere menati”&lt;/strong&gt;. Ora caro Fede, il fatto che tu abbia la sintassi di un opossum ritardato di Voghera è una buona attenuante. Oppure il miglior complimento ti abbiano rivolto, a seconda dei punti di vista. Del resto Giuliani, proprio quello dell’amaro, ti ha appena dato del &lt;em&gt;“povero vecchio stronzo”&lt;/em&gt;, che è un discreto passo avanti rispetto allo zigomo che ti ha tumefatto due sere prima: tra una settimana ti passa a prendere per andare a troie insieme, stai tranquillo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Il giorno prima, Ignazio La Russa dichiara compiaciuto circa il suo volantinaggio aereo in Afghanistan: &lt;strong&gt;“io come D’Annunzio”&lt;/strong&gt;. In questi tempi di danaro pubblico sperperato in sollazzo, sapere che c’è gente che se lo succhia da solo è quantomeno di buon auspicio. Ma il testo del foglietto, opportunamente tradotto, recita &lt;strong&gt;“il benessere proviene dalla pace”&lt;/strong&gt;, proprio quello che vuoi sentirti dire da chi occupa il tuo suolo da 8 anni bombardandoti senza valido motivo, a parte un presunto doppio sei a Risiko. La Russa è quel tipo di persona che speri rilascino legato in un sacco in centro a Kabul con su scritto &lt;em&gt;“yankee lackey”, &lt;/em&gt;o se ci si sente particolarmente buoni &lt;em&gt;“Allah ce l’ha piccolo”&lt;/em&gt;. Il tutto opportunamente tradotto, chiaro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ma le migliori restano quelle di Joseph &lt;em&gt;“Coca e Rum”&lt;/em&gt; Ratzinger, che nel suo libro &lt;em&gt;“Luce nel Mondo”&lt;/em&gt; racconta la sua esperienza come stagista Enel, e parlando di profilattici dice: “&lt;strong&gt;Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole […] tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv”&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mettetevi seduti, respirate profondamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Siete già mediamente abituati ai discorsi del papa: parla di profilattici con la perizia della smemoranda di una tredicenne, minimizza scandali sessuali interni alla sua organizzazione manco fossero un fuorigioco non segnalato, e si riferisce al mondo scientifico con la cognizione di un opossum ritardato di Voghera; o almeno questo è il ritratto apologetico che ne fornirebbe L’Osservatore Romano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ricapitoliamo: fare l’amore con la propria donna con le dovute precauzioni è peccato grave, andare a puttane muniti però di preservativo è &lt;em&gt;“primo passo verso una moralizzazione”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Houston, abbiamo un coglione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Specifica poi che &lt;em&gt;“questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv”&lt;/em&gt;. Beh sì, andare a puttane non è il modo migliore di debellare l’aids, grazie della dritta. Ah, per inciso io non ho niente contro chi va a puttane: ognuno fa del proprio uccello quel che ritiene più opportuno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tranne il povero Silvestro.&lt;/p&gt;
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   <title>[1995] Opeth - Orchid</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-11-23/1995-opeth-orchid.html"/>
   <updated>2010-11-23T13:15:38+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-11-23/1995-opeth-orchid</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Prendete l’albero con cui avete più ricordi d’infanzia, immaginatevi indifesi con lui al centro di un bosco di conifere a latitudini vichinghe, stringetelo mentre la bufera di gennaio vi sferza graffiante il volto concedendovi minime tregue di torpore: questo è &lt;strong&gt;Orchid&lt;/strong&gt;. L’esordio degli svedesi &lt;strong&gt;Opeth&lt;/strong&gt;, spesso bollato come acerbo, risulta invece più che mai convincente nella sua ruvidezza e genuinità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La formula del gruppo è nota ai più: lunghi brani divisi tra rabbiosi ostinati in bilico tra death e progressive metal al limite dell’ipnotico ed intimi incisi acustici, ora puramente folk ora dalle venature jazz; la voce di &lt;strong&gt;Mikael Åkerfeldt&lt;/strong&gt; alterna in un continuo crepuscolo veemenza &lt;em&gt;growl&lt;/em&gt; a sezioni chiare e pulite, testimonianza del considerevole bagaglio tecnico del cantante nonché prima chitarra della formazione.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;La poetica opethiana, rimasta sempre coerente con se stessa, è chiara sin da questo primo episodio: decadenza legata alla natura (in debito diretto le bucoliche visioni del maestro Baudelaire), tristezza non melanconica ma irreversibile ed opprimente, riferimenti climatici propri del paese d’origine, misti a stilemi gotici tradizionali; al contrario di tanti altri conterranei però, si glissa su paganesimo e supremazia ariana, temi all’epoca già cristallizzati e superati: si preferisce loro una narrazione più esistenziale, come rivela la traccia d’inizio &lt;em&gt;In Mist She Was Standing&lt;/em&gt;, che apre in medias res con un riff ruvido e sostenuto da doppia cassa, il quale si evolve più volte prima di lasciar spazio ad un primo idillio tanto puro quanto spettrale, subito riaccompagnato dal resto dell’organico che esplode in un cambio di metrica a riportare il brano sui rapidi ritmi iniziali; la suite continua con una seconda pausa glaciale e profonda, seguita ancora da una coda diretta e robusta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/opeth.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/opeth.jpg&quot; alt=&quot;Degli Opeth relativamenti giovincelli.&quot; id=&quot;degli-opeth-relativamenti-giovincelli&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#degli-opeth-relativamenti-giovincelli&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Degli Opeth relativamenti giovincelli.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La parola chiave è ipnosi: per quanto si possano nascondere i propri sentimenti dietro una superficiale maschera di indifferenza al termine del primo ascolto, non si possono recidere i fili sottili con cui Akerfeldt e compagni ci tirano a loro: per &lt;em&gt;Under the Weeping Moon&lt;/em&gt; la formula è la medesima, con ferite causate da temi assassini prontamente lenite da incisi cauti e sospesi: il senso di incombenza è qui maggiore, e tale presentimento è presto confermato dalla ripresa violenta dell’esecuzione corale, anticipata dal primo dilatato intevento vocale a registro intonato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La nebbia iniziale si dirata per mostrare un prezioso ed inatteso intermezzo per solo pianoforte, ad opera dell’allora batterista Anders Nordin: &lt;em&gt;Silhouette&lt;/em&gt; è una vera gemma, davvero difficile da riportare in sede scritta; per quanto molti amanti dell’avorio classico mostreranno dissenso a riguardo, vuoi per l’eccessivo riverbero vuoi per alcuni limiti tecnici, questo brano incarna perfettamente la loro intenzione di descrivere sensazioni intense tramite alternanza crepuscolare di intensità differenti.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/fTvH0uTVdtA&quot; data-caption=&quot;Sì, nel novero della loro produzione vi è un inciso per solo piano.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Si viene poi trascinati in &lt;em&gt;Forest of October&lt;/em&gt;, primo di una lunga serie di precisi riferimenti stagionali all’interno della loro produzione, seguita da &lt;em&gt;Twilight Is My Robe&lt;/em&gt;, altra suite dalle numerose facce, tutte articolate e degne di attenzione, tra cui spicca l’arpeggio solenne e brillante del primo mutamento umorale, versante apollineo. Passo successivo è la struggente e concisa &lt;em&gt;Requiem&lt;/em&gt;, dal suono di chitarre quasi barocco e accompagnata nel finale da percussioni delicate ma non invasive - finale per errore di produzione incluso nella traccia conclusiva &lt;em&gt;The Apostle In Triumph&lt;/em&gt;, termine ultimo e degno di un sopore indotto dalle trame degli Opeth, ora capziose ora taglienti, ma sempre curate e profonde.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Il gruppo svedese saprà limare sapientemente il proprio stile nelle uscite successive (&lt;strong&gt;Morningrise&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;My Arms, Your Hearse&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Still Life&lt;/strong&gt;), scrivendo brani ora travolgenti ora delicati fino alla stesura di un intero disco progressive-rock (lo splendido canzionere che è &lt;strong&gt;Damnation&lt;/strong&gt;), arrivando alla massima efficienza sonora di &lt;strong&gt;Blackwater Park&lt;/strong&gt;, prodotto da un certo Steven Wilson (leader dei &lt;strong&gt;Porcupine Tree&lt;/strong&gt;). Ma niente sarebbe esistito, senza quell’acerba e crepuscolare orchidea.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;374108&quot; id=&quot;discogs-374108&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Resources:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.opeth.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Official Website&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/opeth&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Myspace&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/heavy_metal_hardcore_punk/progressive_metal/opeth-orchid(candlelight-1995).html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</content>
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   </author>
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   <title>[1996] Porcupine Tree - Signify</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-11-20/1996-porcupine-tree-signify.html"/>
   <updated>2010-11-20T16:08:03+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-11-20/1996-porcupine-tree-signify</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Dei porcospini e più in particolare del recatore di aculei principale si è sempre parlato in misura considerevole: ai molti sostenitori han sempre fatto eco zelanti detrattori, pronti in ogni occasione a ricordare tributi passati e limiti compositivi presenti di tutta la produzione di &lt;strong&gt;Steven Wilson&lt;/strong&gt; e compagni. Al cospetto di questo lavoro sarà bene metter da parte i pareri più tiepidi e lasciarsi coinvolgere dalle aspettative più liete a riguardo: Signify è un’opera completa, matura e compiuta, che offre spunti interessante da molteplici punti di vista.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È il 1996, dopo l’ambiziosa e magniloquente prova di &lt;strong&gt;The Sky Moves Sideways&lt;/strong&gt;; i &lt;strong&gt;Porcupine Tree&lt;/strong&gt; fanno tesoro dell’insegnamento floydiano, e recano loro omaggio esplicito nel concepire un disco dalla struttura affine al celebrato Wish You Were Here, dove ai folli diamanti iniziali e finali si sostituiscono mobili cieli: il lavoro è assai valido, e spazia tra progressività solonne e psichedelia pura, sebbene si ecceda nel ricalcare durate estreme, per quanto mai prolisse.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;In Signify si scorgono le prime evoluzioni concrete a riguardo: il viaggio annovera episodi brevi e autoconclusivi (la title track), spesso appartenenti alla forma canzone più tradizionale (&lt;em&gt;Sleep of no Dreaming&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Every Home Is Wired&lt;/em&gt;), talvolta più dilatati e sperimentali (&lt;em&gt;Idiot Prayer&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Intermediate Jesus&lt;/em&gt;), il tutto senza mai privarsi della cura certosina di Wilson per le timbriche e la produzione finale; del resto è lecito pretendere atmosfere profonde, presenti e mai banali quando nel novero dei propri collaboratori si può contare &lt;strong&gt;Richard Barbieri&lt;/strong&gt;, e l’ex-&lt;strong&gt;Japan&lt;/strong&gt; conferisce al disco una delle ambientazioni meglio riuscite in tutta la loro carriera, ponendolo in una dimensione immediata e mai oppressiva, a confronto di certo manierismo barocco e soffocante proprio del progressive, specie di quello più neo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/porcupine_tree.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/porcupine_tree.jpg&quot; alt=&quot;Dei porcospini non ancora troppo cresciuti.&quot; id=&quot;dei-porcospini-non-ancora-troppo-cresciuti&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#dei-porcospini-non-ancora-troppo-cresciuti&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Dei porcospini non ancora troppo cresciuti.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A dispetto di quel che si possa pensare però, non è opera sua la spettrale progressione di masse sonore che è &lt;em&gt;Light Mass Prayer&lt;/em&gt;: essa è invece frutto dell’anima ritmica, al secolo &lt;strong&gt;Chris Maitland&lt;/strong&gt; (già &lt;strong&gt;No-Man&lt;/strong&gt; ed &lt;strong&gt;I.E.M.&lt;/strong&gt;, poi &lt;strong&gt;Kino&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Guilt Machine&lt;/strong&gt;), che segna l’opus porcupiniano con un unicum sicuramente fonte di sana invidia per lo stesso Wilson.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’occhialuto ex-programmatore, figura di spicco oggettivo all’interno del gruppo, indossa panni alienati ed ermetici in &lt;em&gt;Waiting&lt;/em&gt;, uno dei manifesti del quartetto: in essa si fondono il gusto ricercato per la chitarra acustica, sostegno portante di gran parte della produzione successiva (&lt;strong&gt;Stupid Dream&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Lightbulb Sun&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;In Absentia&lt;/strong&gt;), assieme ad arrangiamenti psichedelici dalle abbondanti tinte elettroniche a partire da quella cassa in quattro quarti che già si era fatta apprezzare tempo addietro con &lt;strong&gt;Up the Downstairs&lt;/strong&gt;, ed a seguire con l’oscura parte seconda del brano stesso, che dalla prima eredita solo lo scheletro percussivo per poi evolversi in maniera totalmente sinistra; del resto è il boom della rave-culture, momento in cui &lt;strong&gt;Underworld&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Moby&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Prodigy&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Massive Attack&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Chemical Brothers&lt;/strong&gt; guadagnano ribalte importanti sia a livello musicale che cinematografico grazie al proprio supporto sonoro per il cinema di successo: Wilson impara la lezione ed impartisce una seria lezione di musica ai limiti dell’industrial con &lt;em&gt;Idiot Prayer&lt;/em&gt;, supportato dal buon &lt;strong&gt;Colin Edwin&lt;/strong&gt; al basso nel mantenere vivo il groove.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/6LnZVdvZdZU&quot; data-caption=&quot;La prima metà di Waiting, tra i loro brani più celebri e apprezzati.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Idillio inaspettato è invece &lt;em&gt;Every Home Is Wired&lt;/em&gt;, con il cantante in veste di profeta visionario a mostrarci immagini di un futuro cablato e connesso, fin troppo verosimili a cospetto degli sviluppi effettivi: il brano è in chiaro debito con molti stilemi di &lt;strong&gt;Gilmour&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Waters&lt;/strong&gt;, a partire dalla cura per i cori fino alle armonie delicate e tenute vive da chitarra gentile e mai invasiva; prove di canzone propriamente detta erano già ben riuscite precedentemente nel disco con &lt;em&gt;Sleep of No Dreaming&lt;/em&gt;, cupa e solenne, e con &lt;em&gt;Sever&lt;/em&gt;, più aggressiva specie nella coda.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se l’esperienza era iniziata in maniera quasi minimale con l’eponima cavalcata (nota alla platea peninsulare grazie ad un passaggio addirittura su rete nazionale poco dopo l’uscita del disco in occasione di una kermesse musicale), essa trova un finale massimamente articolato in &lt;em&gt;Dark Matter&lt;/em&gt;: i minuti iniziali sono ascesa lineare per l’esplosione centrale, affermazione di pura coscienza sia musicale che di pensiero tramite le liriche per i porcospini; protagonista ora un inciso alla chitarra acustica, ora un movimentato tappeto d’organo, e per chiudere massima libertà alla pedaliera di Wilson, pilotata come consuetudine a piedi scalzi in modo da avere massima sensibilità nel plasmare il suono del proprio strumento.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Non si può esprimere giudizio completo su Signify senza l’ascolto della versione rimasterizzata ed estesa edita nel &lt;strong&gt;2004&lt;/strong&gt;, corredata dalla collezione di b-side e demo &lt;strong&gt;Insignificance&lt;/strong&gt;, ma soprattutto dell’imprescindibile live romano &lt;strong&gt;Coma Divine&lt;/strong&gt;, espressione massima del periodo psichedelico della band che propone l’esecuzione di buona parte del disco in oggetto, reputato a buon diritto una pietra miliare della discografia dei Porcupine Tree nonché prodotto di assoluto valore nel decennio d’appartenenza.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;div data-discogs-embed=&quot;&quot; data-release-type=&quot;releases&quot; data-id=&quot;527576&quot; id=&quot;discogs-527576&quot;&gt;&lt;/div&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Resources:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.porcupinetree.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Official website&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/porcupinetree&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;MySpace&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trovi anche su:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.storiadellamusica.it/classic_rock-psichedelia-wave/psychedelic_rock/porcupine_tree-signify%28delerium-1996%29.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Storiadellamusica.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Meglio [whatever] che frocio.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-11-14/meglio-whatever-che-frocio.html"/>
   <updated>2010-11-14T20:00:51+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-11-14/meglio-whatever-che-frocio</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Le &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/politica/2010/11/02/news/caso_ruby_berlusconi_preferisce_scherzare_avrei_da_sistemare_una_certa_ruby_-8660303/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;superficiali affermazioni&lt;/a&gt; di Berlusconi circa la preferibilità di guardar belle ragazzine invece di esser omosessuali hanno fatto il giro del mondo, ergo non starò qui a tediarvi con ulteriore biasimo.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ritengo però di avere il dovere morale di riferire quanto si evince dallo spaccato di un paese talmente medievale e talebano che in Nigeria e Sudan fanno appelli contro la lapidazione dei nostri diritti, oramai; tanto per non parlar sempre dei massimi sistemi, riporto un episodio accadutemi qualche settimana fa in un luogo baluardo del machismo italiano - lo spogliatoio di un campo di calcetto. Al termine del consueto appuntamento sportivo tra amici, sotto la doccia vi è sempre occasione di scambiar battute, e ci si è confrontati anche su quella citata in apertura. Di certo non pretendevo di trovare baluardi di tollerenza LGBT in un contesto così goliardico, ma è stato spunto di riflessione una risposta in particolare, da parte di una persona abbastanza intelligente a mio parere peraltro, ergo non assimilabile a mediocrità popolare.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;“Facessero quel che vogliono [&lt;em&gt;gli omosessuali, ndm&lt;/em&gt;], ma non puoi negare abbiano un problema!”&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;A me pare palese che il problema VERO ce l’abbia chi è consumato da un’omofobia latente, chi si lamenti di uno status che non andrebbe neppure indicato come categoria. Sì, perché in fondo parlare degli omosessuali è come parlare dei biondi o di coloro aventi occhi azzurri: per quanto ci sia pregiudizio anche in tale categorie trasversali [bionde = stupide, rossi = portano sfiga], non vi sognereste di additarli come blocco pericoloso per la società.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cosa cambia allora circa l’orientamento sessuale? Come mio solito, smonterò un po’ di argomentazioni a caso, dimostrando come l’unica vera categoria da debellare sia costituita da coloro i quali si rifiutano di utilizzare il contenuto della propria scatola cranica; e non sono io a definirli arbitrariamente tali, ma sono loro stessi a sbandierare la propria nullità ogni volta che provano a metter due parole in fila, ahimé.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;lomosessualit--contro-natura&quot;&gt;1. L’omosessualità è contro natura.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Il concetto di “contro-natura” è sempre stato curioso. Innanzitutto, per potersi arrogare il diritto di stabilire cosa sia pro o contro di essa, bisognerebbe averne discreta conoscenza =&amp;gt; facciamo almeno una laurea in biologia, toh. Ora, se a sostegno di tale tesi si dice “se esistono uomini e donne ci sarà un motivo”, “se [cazzata omofoba a caso] ci sarà un motivo”, è bene anche sottolineare tale motivo, e non lasciarlo sempre tacito. Altrimenti che cazzo facciamo a fare scienza, per tutto “ci sarà un motivo” - anche per spiegare come mai quel giorno un vagone di portoricani abusò a turno di vostra madre, ed ora non sapete chi maledire per essere nati così idioti, sebbene i baffetti vi donino.
La monogamia è contro-natura, perché minimizza le possibilità di sopravvivenza dei caratteri ereditari, che ovviamente traggono massimo beneficio dal mescolamento con il maggior numero di partner possibile. Quando la vostra donna andrà alla ricerca del celebre vagone di cui sopra tranquilli, l’avrà fatto in difesa della specie.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;la-societ--basata-sulla-famiglia-e-lomosessualit-mina-tale-cardine&quot;&gt;2. La società è basata sulla famiglia, e l’omosessualità mina tale cardine.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Passi che la società sia basata sulla famiglia, ma come fa l’omosessualità a rappresentare una minaccia? Le famiglie “tradizionali” beh, sono formate da coppie eterosessuali, ergo non vi è influenza alcuna. Ok, i più sagaci potrebbero arguire che “dando pari diritti ai froci” si toglierebbero risorse alla famiglia del Mulino Bianco. Infatti discriminare le persone per il proprio status sociale e personale è il modo migliore per avere una società equa e funzionale, che stronzo a non averci pensato prima. In tutta sincerità non ho competenza sociale e scientifica sufficiente per valutare la bontà di un’adozione di un figlio da parte di una coppia omosessuale, quindi non mi esprimo; a naso però, avere due persone che si amano come modello mi pare un discreto punto di partenza, è sicuramente meglio di tornare a casa alle 10 con uno zaino dei Gormiti dopo essersi scopati la segretaria.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;lomosessualit-non-genera-vita&quot;&gt;3. L’omosessualità non genera vita.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Ah, neanche leggere un libro, cucinare della carbonara, dividere per 7, bombardare l’Iraq o menare i negri genera vita, ma nessuno rompe i coglioni. Anche voi vi farete le pippe - non mi pongo la questione di eventuali rapporti completi, perché dalla frustrazione dellle argomentazioni si evince senza fatica come tale problema non sussista - ma non credo gridiate allo scandalo quando imbiancate i vostri 24” LCD. La vita non va solo generata, va amata e rispettata. E odiare deliberatamente altre persone solo perché pensare è troppo faticoso beh, è il modo migliore per rovinare quella altrui e rendere ulteriormente misera la propria.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;lomosessualit--depravazione&quot;&gt;4. L’omosessualità è depravazione.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Innanzitutto, cos’è depravazione? La deviazione da un modello morale assunto come “buono” dai più. Esulando dal fatto per cui io dovrei o meno accettare come buono un modello impostomi senza ragionamento a corredo, mi domando: dov’è il nesso stretto e fortemente argomentato che lega omosessualità e depravazione? Chi ostenta il proprio costume sessuale è deprecabile a prescindere dal proprio orientamento, sebbene mi pare in tutte le città d’Italia si facciano periodicamente grandi sfilate con statue lignee di uomini seminudi e flagellati: wow froci no, ma parate BDSM con ottuagenarie in visibilio per cristoni impalati sì - cool.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;mi-fa-schifo-che-certe-persone-facciano-certe-cose&quot;&gt;5. Mi fa schifo che certe persone facciano certe cose.&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Amico, siamo quasi 7 miliardi. Ci sono persone che stanno facendo cose talmente irriferibili, che il tuo orrore al confronto di effusioni omosessuali è davvero da femminucce [touché]. Sì, ci sono dei vecchi vestiti di porpora che inculano bambini, ci sono bambini con fucili in mano perché stati distanti migliaia di km hanno fatto confini a caso secoli fa ed ora traggono benefici dalla produzione di tali fucili, ci sono armi chimiche usate contro popolazioni civili, ci sono stati di diritto inesistenti, ci sono persone che crepano di raffreddore, ci sono foreste estirpate per far pascolare il tuo BigMac. Ma capisco, il pensiero di due persone che scopino è più frustrante.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che altro dire: amico, in fondo capisco i tuoi argomenti e le tue necessità, e non posso non apprezzare almeno la tua coerenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora però torna a masturbarti sulla tua cartella Lesbian Teens.&lt;/p&gt;
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   <title>Anathema [+PetterCarlsen + Ocean] Live 12/11/2010 @ Alpheus, Roma</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-11-14/anathema-pettercarlsen-ocean-live-12-11-2010-alpheus-roma.html"/>
   <updated>2010-11-14T12:00:33+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-11-14/anathema-pettercarlsen-ocean-live-12-11-2010-alpheus-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Nella città in cui per &lt;em&gt;anatema&lt;/em&gt; si intende un bislacco provvedimento contro dissidenti da parte di buffi signori, i fratelli Cavanagh si riappropriano della definizione e dell’ellenica etimologia; &lt;a class=&quot;bbcode_artist&quot; href=&quot;http://www.last.fm/music/Anathema&quot;&gt;Anathema&lt;/a&gt; è rock genuino, atmosferico e intenso, più semplicemente musica ottima eseguita da artisti tanto capaci quanto umili.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;La serata prevede una corposa introduzione, affidata prima al brillante &lt;a href=&quot;http://www.last.fm/music/Petter+Carlsen&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Petter Carlsen&lt;/a&gt; e poi ai tarantolati &lt;a href=&quot;http://www.last.fm/music/Ocean&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ocean&lt;/a&gt;: il cantautore norvegese offre un ottimo set acustico e trova subito ottimo feeling con il pubblico, coinvolto dal medesimo nel sostenere la sua &lt;strong&gt;You Go Bird&lt;/strong&gt;, mentre il collettivo tedesco travolge la platea con il proprio &lt;em&gt;post-metal&lt;/em&gt; condito da atmosfere elettroniche ed orchestrali, queste ultime a dire il vero un po’ sacrificate dalla dimensione live, che si è rivelata in ogni modo di livello ben più che degno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Durante il riallestimento del palco [con grande collaborazione degli Ocean stessi, ndm], vengono predisposte a terra le scalette, prontamente fotografate e consultate dai rapaci avventori delle prime file: pur non avendole scrutate, vi è certezza che lo spettacolo sarà di massima intensità: salgono Daniel, Vicent e Jamie, con dietro [un po’ troppo, ndm] Les Smith alle tastiere e John Douglas alle percussioni. Si parte senza mezzi termini con il quartetto iniziale di &lt;a href=&quot;http://www.last.fm/music/Anathema/Judgement&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Judgement&lt;/a&gt;, che vede in testa un loro manifesto &lt;strong&gt;Deep&lt;/strong&gt;; un passo indietro e si arriva ai tempi di &lt;a href=&quot;http://www.last.fm/music/Anathema/Alternative+4&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Alternative 4&lt;/a&gt;, da cui sono estratte &lt;strong&gt;Empty&lt;/strong&gt; e la struggente &lt;strong&gt;Lost Control&lt;/strong&gt;. E’ poi il momento di due brani idealmente gemelli nonché contigui nel disco di provenienza: si tratta di &lt;strong&gt;Balance&lt;/strong&gt; e della geniale &lt;strong&gt;Closer&lt;/strong&gt;, apice dell’intera prestazione di Vincent Cavanagh; la voce, pur sapientemente modulata dal vocoder controllato dal medesimo, risulta più piena e rabbiosa che in studio, ed è sostenuta dall’arrangiamento incalzante, che cresce senza mai esplodere, tenuto in vita dalla batteria sincopata e dall’ossessivo giro di tastiera.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Salutata la tastierina [ribattezzata tramite nastro adesivo da M-Audio in &lt;em&gt;Maud&lt;/em&gt; - “Matilde” - sarà un caso? ;)], li raggiunge sul palco un elemento ben più degno, nella persona della sorella del batterista: Lee Douglas rende la simbiosi tra il pubblico e la band totale donando la sua voce alla bellissima &lt;strong&gt;A Natural Disaster&lt;/strong&gt;, uno dei momenti più intimi di tutta la performance. Chiaroscuro totale rispetto al brano seguente, a sua volta picco estremo di energia: è la cavalcata inarrestabile di &lt;strong&gt;Judgement&lt;/strong&gt;, per la quale è difficile non ricorrere al cliché dell’ineffabilità. I ragazzi di Liverpool spiazzano ancora proponendo uno dei loro lavori più dolci e delicati, &lt;strong&gt;Temporary Peace&lt;/strong&gt;, seguito dagli echi mediterranei di &lt;strong&gt;Flying&lt;/strong&gt;, con un minimo di sforzo non distanti dalle terzine quasi andaluse di un certo celebre brano di certi altri signori inglesi, aventi a che fare con alberi ed aculei: è proprio uno di loro ad aver supervisionato il bel disco nuovo, la cui esecuzione per intero è presto introdotta da Daniel, ponendo fine alla prima parte dello show.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.last.fm/music/Anathema/We%27re+Here+Because+We%27re+Here&amp;quot;&amp;gt;We&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;We’re Here Because We’re Here&lt;/a&gt; di tautologico ha solo il titolo, perché è davvero un disco coinvolgente, profondo, cristallino [un po’ troppo, rispetto alle versioni di alcuni suoi brani rilasciati precedentemente, ndm]: senza riportarne pedissequamente ogni dettaglio, spiccano la coda di &lt;strong&gt;Dreaming Light&lt;/strong&gt;, con la quale Vicent costringe al silenzio ipnotico tutta la platea, l’intera &lt;strong&gt;Everything&lt;/strong&gt;, che vede sposare perfettamente la voce di lui a quella della cantante, poi &lt;strong&gt;Angels Walk Among Us&lt;/strong&gt;, dalle liriche intense e quasi laceranti, e &lt;strong&gt;Get Off, Get Out&lt;/strong&gt;, sufficiente da sola a spazzar via le velleità di tanti emuli &lt;em&gt;post-punk&lt;/em&gt; odierni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo la strumentale &lt;strong&gt;Hindsight&lt;/strong&gt; a chiusura dell’album, Vincent annuncia gli ultimi due brani senza troppi complimenti: Daniel e la sua chitarra acustica guadagnano tutta la ribalta regalando &lt;strong&gt;Are You There?&lt;/strong&gt; [dagli arrangiamenti di &lt;em&gt;Hindisight&lt;/em&gt;&amp;gt;]: desiderio comune è che il suo arpeggio non abbia mai fine, e che la sua voce possa sempre sostenerlo nell’estensione immaginaria ed eterna dell’idillio così tessuto. Si torna ad organico completo con la pertinente &lt;strong&gt;One Last Goodbye&lt;/strong&gt;, e si chiude con una piccola e gradita menzogna: c’è un terzo brano, travolgente e diretto come quello d’apertura - è la splendida &lt;strong&gt;Fragile Dreams&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Perché davanti ad un gruppo così sia ha solo il timore che l’incanto possa spezzarsi da un momento all’altro.&lt;/p&gt;
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   <title>Calamaio e libretto.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-11-08/calamaio-e-libretto.html"/>
   <updated>2010-11-08T01:03:58+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-11-08/calamaio-e-libretto</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;“Calamaio e libretto, prego.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Guardi, ero in giro giusto per un raccontino in noir, nulla di che..”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“La legge non ammette ignoranza, mi spiace.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Le posso giurare che..”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Le viene revocato il permesso di scrivere per i prossimi sei mesi. O meglio di pubblicare, nel prossimo semestre può far quel che vuole, sebbene in cuor mio speri che la pianti  una volta per tutte di ammorbarci con la sua spazzatura. Mi dia le sue generalità, intanto..”&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;L’avete sognata tutti sta scena quando vi è caduto lo sguardo sull’ultimo Fabio Volo, da Feltrinelli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tu.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non puoi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scrivere.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O meglio, tu fa’ il cazzo che ti pare, ma non chiamarti scrittore. Anche le seppie fanno uso di inchiostro, ma non bussano a Mondadori. Forse solo perché non arrivano al citofono.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Va bene: la libertà d’espressione, il confine tra cosa è arte e cosa no, la &lt;em&gt;fontana&lt;/em&gt; di Duchamp, i &lt;em&gt;piss paintings&lt;/em&gt; di Warhol, la &lt;em&gt;merda&lt;/em&gt; di Manzoni, altre cose &lt;em&gt;cool&lt;/em&gt; dell’ultimo secolo che qui annovero solo per aumentare le mie probabilità di chiavare [con hipster ubriache, lo sapete già]; ma talvolta il mio garantismo intellettuale, sfinito sotto i colpi di tequila e tabasco, non ce la fa a prevalere: no, non riesco a concepire certa roba come “scrittura”.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quattro luoghi comuni post beat-generation per adolescendi ed universitari depressi ed alternativi per contratto che sputano sul mainstream per farsi di storielle che non motiverebbero neanche un eroinomane in una vasca di metadone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[ Scusate le banalità sugli stupefacenti, è la beat-generation che bussa. ]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dicevo, se ti masturbi con Fabio Volo, vedi di non far vedere a tua mamma Bukowski ed Orwell. O almeno non lasciarli al cesso assieme ai sudoku e agli hentai. A casa mia ad esempio, non ci sono differenze tra sudoku ed hentai: innocenti giochi ad incastro finiscono insidiati da tentacoli alieni. I sudoku non sono neanche troppo innocenti, a pensarci.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi c’è Paulo &lt;em&gt;Autogrill&lt;/em&gt; Coelho. Come Vespa, ma senza plastico. Io non ho mai letto una riga di Cohelo, probabile che tra 20 anni diventerà il mio scrittore preferito e lo leggerò davanti al camino ascoltando Bob Dylan, bevendo grappa e carezzando i capelli a due bambini cambogiani deformi mentre li obbligo a scambiarsi sollazzo genitale a vicenda. Ehi, è il minimo che ti può succedere quando mischi grappa e Bob Dylan.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A volte mi viene il dubbio che l’esplosività del mix sia dovuta allo scrittore brasiliano, è per questo che non mi sono ancora cimentato, giuro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarò franco, io non ce l’ho con questi dattilografi; recano meno danno dei militari in Iraq, per dire, sebbene ne condividano il fanatismo. A me fanno sorridere coloro i quali li considerano dei santoni, dei vati, dei profeti, dei maestri di vita: ehi, non puoi prendere come modello gente che non mai è finita in coma ad un rave, siamo seri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[ La beat-generation è veramente una droga: pensi di avela sconfitta e ritorna sempre. ]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ma tu che cazzo vuoi in fondo, questi dei libri interi li hanno scritti, hanno seguito, te rosichi e basta perché scrivi quattro post in croce e pure velleitari, brutto stronzo!”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Caro amico, capisco il tuo astio. L’IP cambogiano non lasciava presagire nulla di buono. Ma solo chi scrive conosce il gusto sublime della critica &lt;em&gt;tout-court&lt;/em&gt;, della beffa fine a se stessa, della denigrazione senza far prigionieri - è un’attività catartica: la paragono ad una giornata alle terme, o ad un pompino da una svedese eterocroma. Che può farvelo anche alle terme, ma apprezzereste meno la differenza di colore tra gli occhi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che cazzo voglio? Una birra, adesso. Conscio del fatto di non averne in frigo, mi vedo costretto a ripiegare su una grappa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;The answer, my friend&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;is blowing in the wind.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Scazzi: a media decadence.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-10-24/scazzi-a-media-decadence.html"/>
   <updated>2010-10-24T16:05:47+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-10-24/scazzi-a-media-decadence</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Non sto qui a ricordare in dettaglio il &lt;a href=&quot;http://www.apcom.it/news/rss/20101017_050317_49e01a9_100290.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;fatto di cronaca&lt;/a&gt; che ci ammorba da settimane: una ragazza è uccisa e poi violentata, non si sa bene se dallo zio, dalla cugina, da entrambi. L’Italia non è nuova al circo delle indagini, al finto fiato sospeso, alla coscienza al guinzaglio, ai plastici di Vespa: questo è un paese che non ha assolutamente nozione di cosa ha rilievo sociale o meno, vuoi perché sapientemente pilotata, vuoi perché oramai abbandonata ad un torpore latente ed irreversibile.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Premessa fondamentale: pace all’anima della povera Sarah. Lei non c’entra nulla, è stata solo vittima di una violenza fisica prima e di una mediatica adesso; lo scempio della sua figura ad opera di tutte quelle nullità che vanno da Gilletti a Sgarbi, da Cucuzza a non so neanche io chi riempia gli studi televisivi, visto che non faccio uso di tale apparecchio da anni per fortuna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oggi però mi è capitato di vedere uno spezzone di dibattito (se tal può definirsi) mentre mia madre ne prendeva visione distratta durante il lavaggio delle stoviglie; non mi stupisco né provo disgusto, queste meccaniche sono tali da decenni e non cado dalle nuvole, ma è mio dovere sociale rammentare ed indignarmi ancora, e di additare quello stuolo di ladri d’ossigeno come criminali, ladri del mio denaro ed infamatori di innocenti, canaglie della comunicazione che si cibano di carcasse fresche, pronte a gettarle via però al prossimo ghiotto evento di cronaca.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scazzi&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Erba&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Franzoni&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Garlasco&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Meredith&lt;/strong&gt;: perché queste vicende hanno tanta presa sulla gente media (e mediocre)? In ordine:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- &lt;strong&gt;Fanno presa sulla sfera emotiva:&lt;/strong&gt; la violenza pura, apparentemente immotivata, genera reazioni istintive - vendetta, compassione, dolore, paura, rabbia - sensazioni “forti” che le persone vogliono provare ogni tanto, alla luce delle proprie vuote e abitudinarie esistenze;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- &lt;strong&gt;Non richiedono particolare sforzo cognitivo:&lt;/strong&gt; a parte banali congetture degne della signora Fletcher, diciamo che sono questioni abbastanza sempliciotte: stretta cerchia di indiziati, moventi essenziali (invidia, gelosia, scazzi familiari - ops), condizioni al contorno pressoché ininfluenti: gli ingredienti giusti per scambiare quattro chiacchere in autobus o nella sala d’aspetto del dentista o della parrucchiera. Non c’è dietrologia, al massimo un &lt;em&gt;deus ex machina&lt;/em&gt; della polizia scientifica dopo qualche mese, con sapiente tempistica narrativa;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- &lt;strong&gt;Non implicano la necessità di schierarsi o di prendere decisioni&lt;/strong&gt;: a differenza di vicende sociali o politiche, per le quali è necessario adoperare i propri neuroni e capire motivazioni, effetti a breve e lungo termine, mandanti ed esecutori, rischiando di avere addirittura un’idea propria su un accaduto, qui è molto semplice: ci sono dei cattivissimi, delle vittime, e qualche scemenza accessoria per rendere meno forte il sapore di &lt;em&gt;deja-vu&lt;/em&gt;; è facile scagliarsi contro il lupo e portare la propria solidarietà a chi ha perso la propria vita, e in fondo non ha molto merito - levato qualche pagliaccio travestito da garantista della domenica per aggiungere un po’ di pepe di scarsa qualità alla gogna, non ci vuole molto coraggio a dar giù ad uno o più assassini, specie se hanno leso valori universali quali famiglia o infanzia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Famiglia deturpata da modelli economici che schiacciano i lavoratori e li privano di ogni loro diritto, infanzia lacerata da modelli che plagiano sin dalla tenera età, rendono schiavi di denaro e categorie sociali, il tutto ad opera di una classe politica inetta e traversalmente stolta, a prescindere da bandiere e sigle d’appartenenza. Questo non è altrettanto turpe e violento? Non merita il plastico di quella larva di Vespa o la ribalta di Domenica In?&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;I latini, nella loro schiettezza, usavano introdurre la risposta alle domande retoriche alll’interno delle medesime: avrebbero usato qui un &lt;em&gt;num&lt;/em&gt;, ad indicare responso ovviamente negativo, visto che quei programmi sono spazzatura atta a tener vivi il processo virtuale e la tensione collettiva, e non a favorire il pensiero individuale, a prescindere dal prodotto del medesimo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mentre vi angosciate a capire se il coltello della Franzoni provenga da &lt;em&gt;Ikea&lt;/em&gt; o meno, operai respirano amianto in fabbrica, lavoratori immigrati fantasma muoiono senza che nessuno ne abbia notizia, donne vedono calpestata la propria dignità e non si ribellano a causa del modello sessista impostoci silenziosamente da criminali in doppiopetto e porpora cardinalizia; voi però continuate a struggervi per storie che, se non vi avessero nominato, vi sarebbero scivolate addosso perché non lesive dell’insieme dei vostri valori intoccabili.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quello vuoto.&lt;/p&gt;
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   <title>Contestualizzare.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-10-11/contestualizzare.html"/>
   <updated>2010-10-11T11:40:29+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-10-11/contestualizzare</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Appena inviata ai seguenti indirizzi e-mail:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;vis@pressva-vis.va - Vatican Information Center;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;ornet@ossrom.va - Osservatore Romano;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;dirgen@vatiradio.va - Radio Vaticana;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;sedoc@vatiradio.va - Radio Vaticana [Servizio Documentazione];&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;ufficio-internet@net.va - Ufficio Internet della Santa Sede;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;office@net.va - Come sopra.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Salve,  &lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;scrivo in base ai &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_03/calabro-fisichella-berlusconi-bestemmia_fe0383e2-cebf-11df-92c2-00144f02aabe.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;recenti fatti di cronaca&lt;/a&gt;, secondo i quali il Monsignor Fisichella ci invita giustamente a contestualizzare una battuta del Presidente del Consiglio onde evitare strumentalizzazione.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Ecco volevo chiedere se qualcuno poteva aiutarmi a contestualizzare le seguenti espressioni:&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;“porco il dio ladro della mangiatroia di Betlemme”;&lt;br /&gt;
“mannaggia la madonna succhiacazzi in un seminterrato di Medjugorie”;&lt;br /&gt;
“cristo anfibio in un pianeta senza acqua”;  &lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Sarei molto grato se qualcuno potesse darmi risposta, oppure mi potesse indirizzare verso soggetti più esperti in materia.&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Cordiali saluti,&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;Diego Caponera&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Fatelo anche voi, magari utilizzando bestemmie più fantasiose. Poi confrontiamo i risultati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ah, se il sito del vaticano non fosse stato realizzato da una talpa sodomita ubriaca di gin, magari sarei riuscito a trovare indirizzi e-mail più pertinenti, ma è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che quelle pagine soddisfino qualsivoglia standard del web.&lt;/p&gt;
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   <title>Post-manierismo</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-10-06/post-manierismo.html"/>
   <updated>2010-10-06T20:26:48+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-10-06/post-manierismo</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Dopo 20 anni di &lt;em&gt;post-rock&lt;/em&gt;, post-noise, post-gaze e derivati, è possibile trarre bilanci abbastanza validi circa l’approccio attuale a questa macro-area della musica rock; per quanto piacevole, evito di ripercorrere in dettaglio il cammino mai lineare percorso dagli artisti aventi maggior rilevanza nella corrente, perché non è di questo che voglio parlare.&lt;!--more--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tanto per avere un termine di riferimento, il manifesto artistico prevede incedere lento e posato di chitarre ora processate con riverberi spaziali ora secche, a farle suonare in maniera totalmente distinta dall’“uso comune” che se ne fa nel rock, quello di una &lt;em&gt;Sweet Child O’ Mine&lt;/em&gt; o di una &lt;em&gt;Comfortably Numb&lt;/em&gt;. Abbiamo poi percussioni ora delicate ora solenni, ora marziali ora frenetiche nel ritmo, spesso eseguite con spazzole che conferiscono suono particolare a molti momenti. Ci sono inoltre gradite incursioni di archi [violini, violoncelli], ottoni e pianoforti, questi ultimi sempre ovattati e mai brillanti, fregari dell’impasto sonoro prodotto.; il tutto sotto l’egida del dettame principale, la dicotomia dinamica della sfuriata dopo la calma, dell’esplosione seguita dalla tregua.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ci sono poi derive di ogni tipo, le contaminazioni hardcore e metal [&lt;strong&gt;Isis&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Envy&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Pelican&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Russian Circles&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Red Sparowes&lt;/strong&gt;], l’approccio più elettronico [&lt;strong&gt;65daysofstatic&lt;/strong&gt;, alcuni &lt;strong&gt;God is an Astronaut&lt;/strong&gt;], a cospetto dello stile consolidato di &lt;strong&gt;Explosions in the Sky&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Mogwai&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;GodspeedYou!BlackEmperor&lt;/strong&gt;; probabilmente e anzi soprattutto grazie alla rete, il proliferare di gruppi simili aggiunge davvero poco, fornendo “&lt;em&gt;musica che si ascolta ma che non si riascolta&lt;/em&gt;”, come lessi da qualche parte: già, musica che non togli perché è comunque scorrevole, ben prodotta e talvolta ben più che gradevole, ma che nel complesso è un compitino ben fatto e poco più. Gli Einaudi e gli Allevi del rock attuale, senza nulla togliere almeno ad alcuni bei lavori del primo; piacciono un sacco a chi non ha cultura musicale approfondita e che si esalta dinnanzi a qualcosa di catchy, semplice e derivativo, per quanto lontano magari dagli stilemi del mainstream. E così 4 anonime tracce post-qualcosa prese da un Myspace a caso diventano “musica per l’anima” e cose così, quando magari non si è mai ascoltato &lt;em&gt;F#A#∞&lt;/em&gt; dei cari &lt;em&gt;GY!BE&lt;/em&gt; oppure &lt;em&gt;Golevka&lt;/em&gt; degli &lt;em&gt;Evpatoria Project&lt;/em&gt;, senza scomodare mostri sacri.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sia chiaro: facendo parte sia della categoria dei musicisti mediocri che di quella dei critici anonimi, non mi permetto di peccare di presunzione come fanno spesso i secondi, che bollano come inutile questo o quel grupo o lavoro del medesimo; far musica è sacrificio, passione, dedizione, e sostanzialmente espressione personale: elementi facile da liquidare quando sei dietro una rivista. Dico solo che sarei lieto di vedere progetti meno posati e già sentiti, lo dico da cultore del &lt;em&gt;neo-prog&lt;/em&gt;, forse il genere più manierista dell’intero panorama musicale odierno, per cui senza ipocrisia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Suvvia, dai &lt;strong&gt;Tortoise&lt;/strong&gt; e gli &lt;strong&gt;Slint&lt;/strong&gt; sono passati trent’anni, dagli &lt;em&gt;Explosions in the GodspeedYouMogwai&lt;/em&gt; meno ma in quantità sufficiente: almeno nella dimensione compositiva, metteteci più del vostro e meno degli ultimi trend di Last.fm.&lt;/p&gt;
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   <title>Sunday Morning Call</title>
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   <updated>2010-10-03T08:43:18+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Afterhour, l’ultimo di tanti. Non in compagnia dell’alta borghesia capitolina, non a cospetto della vacuità ammiccante, non a rimembrare recentissimo sollazzo, gioco e riso notturno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;No, io e miei 24 pollici. Non sono didodecachirato, sebbene mi alletterebbe molto esserlo, giusto per dar utilizzo alla parola cui mi sono appena riferito. Secondo google non esiste, per me invece siete solo un po’ banali ed utilizzate perifrasi articolate come “avente ventiquattro mani”, rinnegando la profonda matrice ellenica del nostro idioma. No, si tratta del monitor sul quale ho terminato l’ultima revisione del materiale per il mio ultimo esame. Spero di porre fine alla mia inutile vita accademica, che mi ha visto perder tempo in quantità inversamente proporzionale a quanto ivi appreso, cioè molto poco. Non reputandomi particolarmente stolto [anzi], per fortuna sono riuscito a colmare in parte tale gap grazie alla dedizione personale, all’interesse verso ogni forma di sapere, al sostegno dell’arte in ogni sua forma.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma la crisalide non è farfalla, è ancora bozzolo.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Voglio esprimere me stesso, riprendere il mio tempo, scrivere la vita che immagino, suonare i mondi in cui mi rifugio.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Once the cloud that’s raining&lt;br /&gt;
Over your head disappears&lt;br /&gt;
The noise that you’ll hear&lt;br /&gt;
Is the crashing down of hollow years&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Anni vuoti. Non mancanti di eventi, non privi di nuove conoscenze, né di passi in avanti, semplimente carenti di linfa, di arché, di sostrato personale. Sì, qualche sporadica pubblicazione qui, di cui vado particolarmente fiero peraltro, mille brani scritti e mai terminati perché so suonare un solo strumento e neanche troppo bene, tanti progetti che perdono la mia attenzione al primo delinearsi grossolano nella mia mente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Già, la cosa che amo di più al mondo, la mia mente. Io, narciso dell’autocoscienza, annegherò nei flutti del mio ego, principale avversario che mi separa dal raggiungimento dei miei sogni, che puntualmente mi fa individuare come ostacoli persone ed eventi che poco hanno a che fare con il mio grande e superbo limite; ego che forse sta scrivendo lui stesso ora, ego che si accontenta di superficie e non si cura della lesione nella sostanza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quale sarà l’epiphany che mi scuoterà, il momento del prima e del dopo, l’elemento di separazione tra l’intervallo del torpore e quello del bagliore fulgido, dell’ingegno assoluto, del tempo inerte al cospetto del radiare della mente?&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Tempo scorri veloce fino a tale data&lt;br /&gt;
recami lesto presso il bell’istante&lt;br /&gt;
lieto sarò come gaio infante&lt;br /&gt;
di dar sollievo alla mia mente amata.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
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   <title>Televoto, signori.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-09-15/televoto-signori.html"/>
   <updated>2010-09-15T02:06:20+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-09-15/televoto-signori</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;L’estate si trascina a fatica verso la propria inesorabile fine, ed è già tempo di tornare allo studio, al lavoro, al proprio futuro. Ma è tempo anche di cose importanti sul serio, come la Champions League. Ecco, io bramo secondo consuetudine che l’orologio si porti a ridosso della mezzanotte per visionare in sintesi le prodezze dei miei campioni, quando tra me ed il mio amplesso sportivo si frappone quel rigurgito degno del peggior bagaglino che è X-Factor.
Sì proprio X-Factor, il modo migliore per accorciare la vita dei pixel del vostro televisore 42 pollici per cui avete fatto straordinari da gennaio a luglio mentre vostra moglie si dimenava assieme a due senegalesi nell’idromassaggio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli stessi che poi ve l’hanno portato a casa e cui avete lasciato la mancia con zelante superiorità coloniale, mi spiace informarvi.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;La puntata di stasera annoverava una figa doc, due zoccole, tre ricchioni ed un fricchettone ridardato [scusate la tautologia]: se non è la prova che i loro autori leggono il mio blog questa, non so più come convincervi.
Vi risparmio la predica sulla vacuità intrinseca del programma: è prima serata su un canale nazionale, ci mancherebbe proponessero qualcosa di particolarmente sofisticato o interessante; lungi da me pensare quella rappresentata sia la realtà: se è vero avevo un copione alla recita delle elementari, mi risulta difficile pensare che si possa sgarrare di una virgola in un contesto pecuniario come quello dello spettacolo televisivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per inciso interpretavo uno struggente Baldassarre, con Marlon Brando sprecato nel ruolo di uno impalpabile asinello.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo questi signori, l’arte è qualcosa che si compra col televoto, che si fa segregati in una casa con delle telecamere puntate contro. Più o meno come i video gonfi di MILF, ma senza digitare codici particolari sul proprio apparecchio. Portare denaro nelle casse della Rai è il loro lavoro e sembrano farlo anche discretamente bene, per cui le mie critiche si limitano al fatto che sono dei mentecatti patentati feccia di questa società postindustriale di disadattati, e che si sognano di aver recitato con Marlon Brando all’età di otto anni soprattutto. Ora a me vedere un po’ di ragazze scosciate che starnazzano in maniera discretamente intonata può andare anche bene, ma possibilmente senza il corredo di quegli spettacoli indegni che solo le lacrime dopo il teatrino dell’eliminazione: baby non sei in Vietnam, per quanto te lo meriteresti dopo aver storpiato Janis Joplin.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cosa vuol dire “essere eliminati” poi? Che le molecole degli sfortunati partecipanti vengono scisse? Che le loro presunte capacità canore vengono inibite ulteriormente? So che sperate almeno una delle due cose, purtroppo non abbiamo elementi sufficienti per conoscere tale retroscena. Perché l’arte deve essere una gara? E soprattutto che stracazzo ne sa di musica il 97% delle persone presenti in quel fottuto studio? Non chiedetemi lumi circa il 3 percento di scarto, penso non salverei neanche tutta la giuria.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Già, la giuria: finché si parla di Anna Tatangelo, celebre più per ingoiare sperma camorrista che per doti canore, è anche lecito pensare che arrivare lì sia un gran traguardo; ma diosanto, Elio! Ok che nel giro di Sanremo ci ha sempre sguazzato, ma lui e le Storie Tese sono una pietra miliare della musica italiana e non, loro che hanno saputo raccogliere sentiti apprezzamenti sia da chi stravede per la tecnica compositiva ed esecutiva, sia da chi ascoltava il Pippero col finestrino abbassato, sia dai senegalesi che lavorano per Mediaworld. Loro che venivano tagliati dalla Rai quando ci riferivano cose interessanti su Ciarrapico al Primo Maggio di tanti anni fa, ora vedono il proprio leader tra le fila nemiche, conciato come Platinette.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Elio è una persona molto intelligente ed è lì a farsi quattro risate, nonché a vedere altrettante puttanelle che si struggono su uno Shure neanche fosse un fallo di plastica a bassa impedenza: non è una rivisitazione cyberpunk di un incubo di Muccino, è il frutto dei soldi che statisticamente qualcuno di voi versa all’erario per farsi sbeffeggiare artisticamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Parentesi: la figura retorica del frullato di tendenze, esistente o meno, ha rotto il cazzo, lo ammetto. Chi scrive satira contemporanea ne abusa, descrivendo una situazione poco auspicabile come giustapposizione di elementi provenienti da aree culturali a lui avverse, o che vuole semplicemente mettere in ridicolo. Dire che qualcosa è peggio di un romanzo di Cohelo legato in una kefiah, oppure inorridire al pensiero di Maria Teresa di Calcutta griffata Prada smascellare a bordo di una Mercedes. Pensate però a quanto sarebbe più scandaloso vederla smascellare viva. O con a fianco Cohelo addirittura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cohelo è la cosa più venduta in Autogrill dopo le spremute sapete? E solo perché non puoi metterlo nel menu.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma torniamo al mio programma preferito: aitanti concorrenti, introdotti da una musica solenne, si sfidano senza esclusione di colpi in prima serata, sebbene il copione sia spesso scritto. Specie al cospetto di talenti come Eto’o, Messi o Cristiano Ronaldo, la Tatangelo può solo mandar giù.&lt;/p&gt;
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   <title>Buona giornata, Sofia.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-09-10/buona-giornata-sofia.html"/>
   <updated>2010-09-10T08:09:17+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-09-10/buona-giornata-sofia</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;/2010-08-17/piove-in-agosto&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;[segue da “Piove in agosto.”]&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non eravamo stati assieme a lungo, ma portavo ancora vivi i segni del nostro rapporto. Non incarnava neppure i miei canoni di bellezza, né tantomeno sposava i miei ideali né i miei percorsi mentali: di estrazione alto borghese, il mondo che la circondava non poteva di certo stimolarla a sufficienza al punto da far emergere il suo latente interesse verso ciò che a me preme conoscere; tale inerzia negativa fu di certo un catalizzatore verso la nostra rottura, che la vide spesso sprezzante nei confronti di qualcosa che in fondo sapeva di volere, ma che di certo il suo ambiente rifiutava categoricamente.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Lei, figlia d’arte e già designata a divenire responsabile del Grande Progetto di Unificazione, cosa avrebbe potuto avere a che fare con un mediocre studente che trascorreva le proprie svogliate mattine sui banchi della Scuola dei Numeri? Lei, discendente di chi aveva realizzato la Cattedrale delle Menti, fulcro religioso e sociale di tutta la città, e prossima al raggiungimento del massimo grado nel campo delle arti, abbassarsi ai livelli di un cabalista?
Mi raccontava di come suo padre, il signor Moneistein, le ponesse in pessima luce l’operato della mia categoria: le ripeteva che sì, qualche conto era necessario, ma che i palazzi si reggevano sull’equilibrio delle menti che vi abitavano, e più tali menti erano in mansueta armonia, maggiore era la stabilità dell’edificio stesso. Sosteneva la nostra negazione dell’imprevedibilità dell’anima, se non della sua stessa esistenza, mentre elogiava gli architetti della psiche per come riuscivano a forgiare strutture inattaccabili nel loro eterno mutare. Non l’avevo mai conosciuto, data la fugacità dei nostri incontri, dei quali troppo spesso era ignaro chiunque all’infuori di noi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;All’infuori di pochi intimi, l’unico ad averne avuto intuizione fu il guardiano della Scuola:  persona schiva ma rassicurante, preferiva l’eloquenza dello sguardo alla vacuità della parola. I miei rientri talvolta oltre l’orario ultimo di ingresso, sempre tollerati senza addurre richiesta di informazioni a riguardo, diedero conferma alle sue teorie un giorno in cui mi indicò una figura minuta che mi chiamava mentre rientravo anche quella volta ben oltre il tramonto: avevo dimenticato dei libri, e Sofia era corsa a restituirmeli. Le chiesi se fosse pazza a venire fin qui senza neppure chiudersi nel cappuccio; ma all’epoca lei non si curava del pensiero altrui, non vi era pregiudizio nel suo animo giovane.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Rientrando, risposi al sorriso dell’anziano signore con sollevata espressione affermativa: talvolta era sufficiente anche solo rendere qualcun altro partecipe delle proprie gioie, per apprezzarle in misura maggiore.
Lei terminò poi l’apprendistato, ed entrò senza difficoltà nell’Accademia: se prima la mia frequentazione della Scuola destava in lei ammirazione quasi reverenziale, non appena si lasciò permeare dall’altezzosa aura del nuovo istituto, il fascino emanato dai numeri iniziò a farsi debole; lei per prima si interessava dei miei testi, di cosa cercassi, e si lasciava ammaliare da racconti che adornavo di particolari inesistenti pur di renderli più avvincenti e distanti dall’arido rigore scientifico; mi chiedeva della magia delle cifre, di chi le avesse inventate, se il mondo fosse regolato da regole magiche come la mia disciplina, ed io non potevo che essere felice di vedere esaudito il mio desiderio di considerazione, specie se soddisfatto da viso diafano, da sguardo rapito, da limpida mente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi ad un tratto non fu più così, e fu lei stessa a porre fine ai miei angoscianti timori circa l’indebolimento di quanto aveva saputo darmi linfa fino ad allora. Disse dell’Accademia, della famiglia, di cose che sapevo essere incombenti dal primo momento in cui varcò il portone dell’Accademia. Ero per dire qualcosa, ma sapevo che non sarebbe stata la mia Sofia ad ascoltarmi, ma un’altra: se quella vera o una forma distorta non avrei potuto saperlo, del resto chi sarei stato per valutare l’essenza di una persona in funzione della mia convenienza? Presi atto della lacerante novità, e proseguii il mio cammino di studi, con esiti analoghi: fallii l’accesso alle Stanze dei Numeri Superiori, per quanto fossi uno dei principali candidati al superamento della prova, al punto che questo destò scalpore all’interno della piccola comunità; l’evento fu presto dimenticato, ed il prolifico intuito di Dasco era già ricordo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Dasco, ti han già fatto contare fino a mille i tuoi acuti mentori? Come mai in buona uscita da queste parti?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Inutile dire da chi provenisse lo scherno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Oh, la mente ha bisogno di essere alimentata al cospetto della magnificenza di certi edifici. Sentendosi poi troppo misera però, trova subito conforto alla vista di coloro che li occupano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Fai sempre uso di sarcasmo in quantità, noto con piacere: del resto non costa nulla, è facile abbondare di ciò che è a buon mercato!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Potrei arguire che è privo di prezzo, ma non oso inficiare la sua felicità nel pensarla in tale maniera, signorina Moneistein! - risposi con zelante riverenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ho visto quando hai urtato Daphne prima, sei stato discretamente maldestro, ma non nego che mi hai strappato un sorriso. Certo un qualsiasi suo collega in un episodio simile si sarebbe scusato invitandola alla dispenseria dell’Accademia per una bevanda, ma sei scusato: non credo tu sappia neanche cosa sia - aggiunse ghignando.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ero per rammentarle che purtroppo il destino mi impedì di poter visitare l’edificio accompagnato, ma ritenni saggio evitare ulteriore vetriolo da due soldi da parte sua, e la congedai fingendo un imminente impegno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Seriamente, questo palazzo emana grande energia, è il posto ideale per ritrovarne prima di tornare ad impegni di rilievo. Casualmente me ne attende uno a breve, è bene che mi accinga ad adempiervi, visto che difficilmente si scomoderà lui per raggiungermi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ah, sicuro sia un &lt;em&gt;lui&lt;/em&gt; e non una &lt;em&gt;lei&lt;/em&gt;? - non seppe trattenersi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- I numeri non hanno sesso, anzi sovente ti allontanano dal medesimo - provai ad alleggerire, fortunatamente con successo - passa una buona giornata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non so quale espressione rispose al mio sorriso di circostanza, perché mi voltai di scatto e  continuai diritto verso la mia Scuola: raramente avevo avuto tanta voglia di farvi rientro.&lt;/p&gt;
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   <title>Pamphlet contro la menzogna e la superstizione religiosa.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-08-23/pamphlet-contro-la-menzogna-e-la-superstizione-religiosa.html"/>
   <updated>2010-08-23T01:35:59+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Non vi sono mali peggiori delle paure comuni e dei timori indotti: cosa c’è di più subdolo che far leva sull’insicurezza esistenziale dell’essere umano per inculcarvi parassiti preconcettuali che diventano più forti al passare del tempo e alla propagazione dei proseliti? Nessuno può offrire semplice soluzione a questa piaga, non fosse altro che ad un’analisi immediatamente più ampia si può arguire che tale condizione è conseguenza dialettica di necessità ed eventi coerenti con la storia del mondo, ergo è così che deve andare.
Il mio intento è molto più umile: fonte estrema di felicità sarebbe che anche solo una persona prendesse coscienza di se stesso come individuo degno di agire secondo idee frutto del proprio ragionamento, qualunque esse siano, e non dell’etica comune, la quale può coincidere in qualche misura con i propri convincimenti, ma non costituirli integralmente.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Qualcuno più saggio di me, avente nome di battesimo in comune con un regnante della casa di Svevia, condanna il proselitismo senza mezzi termini: che incoerente sarei a volerne fare a mia volta per combatterlo? Ma io non voglio che si seguano le mie idee, il mio obiettivo, oltre quello principale di rilassarmi scrivendo qui, è quello di generare autonomia cognitiva; per far questo ho bisogno di riferirmi in maniera concreta ad una realtà che permea profondamente il nostro paese e che viene attaccata troppo spesso in maniera sbagliata alla radice, e quindi inconcludente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ritengo opportuno mitigare sin da ora alcune frequenti obiezioni che si incontrano nei discorsi di questo tipo, sia di natura pertinente che prettamente polemica; andrò in ordine:&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;combattendo-la-religione-ti-opponi-alla-spiritualit&quot;&gt;1. “Combattendo la religione, ti opponi alla spiritualità.”&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;“&lt;em&gt;Tantum religio potuit suadere malorum&lt;/em&gt;”, chiosava Lucrezio nel &lt;em&gt;De rerum natura&lt;/em&gt; circa il sacrificio di Ifigenia, figlia di Agamennone, alla dea Artemide affinché la spedizione ellenica contro la nota città anatolica potesse avere inizio. La &lt;em&gt;religio&lt;/em&gt; è la superstizione collettiva, è una massa di idoli, è uno strumento di controllo. Per chi controlla.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutto questo non solo è distante da qualsivoglia rapporto con la trascendenza, ma lo nega profondamente: del resto come posso immaginare i miei eventuali dei, se ho solo un volumetto cui ispirarmi? E chi può mai permettersi di dirmi chi o cosa e come venerarlo? Solo perché un racconto orale tramandato per secoli ha pervaso la mia società io non posso venerare il sole, una pietra, un concetto, la negazione di esso, o qualsiasi cosa io ritenga opportuna? E perché non devo rispettare chi ha esigenze diverse dalle mie, o quantomeno additarlo come diverso? Troppo spesso si dimentica che il rapporto con il divino è un bisogno, e non un’imposizione. Quindi per opporsi alla superstizione non occorre essere né atei né agnostici né null’altro, occorre rivendicare il proprio sacrosanto diritto all’affermazione spirituale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;“Combattendo la religione, cancelli qualsiasi forma di morale o etica.”&lt;/em&gt; &lt;em&gt;“Allora andiamo allo sbaraglio, viviamo senza regole, senza tradizioni!”&lt;/em&gt; - no. Le regole si stabiliscono con metodo, valutando gli errori passati ed applicando principi ragionevoli sui quali vi sia accordo massimo possibile, vedi la Dichiarazione dei diritti dell’uomo [che taluni signori sbadati vestiti di porpora si scordano sempre di firmare, per inciso]. Le regole mutano con il tempo, vanno ridiscusse ed aggiornate sempre, vanno applicate in maniera opportuna e non sistematica, e devono permettere reversibilità in caso di errata valutazione. Queste cose si fanno benissimo senza religione, anzi si fanno meglio visto che argomenti vecchi di millenni oggettivamente mal si applicheranno a questioni odierne.Morale ed etica sono proprie di tutte le discipline, ed i dibattiti a riguardo procedono fertili anche senza indottrinamento periodico, anzi.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;la-chiesa-in-passato-ha-sbagliato-ma-ora&quot;&gt;2. “La Chiesa in passato ha sbagliato, ma ora..”&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Analizziamo con un minimo d’attenzione questa frase, il cui utilizzo è molto frequente.
&lt;em&gt;La Chiesa&lt;/em&gt; è intesa come insieme di persone appartenenti all’organizzazione fondata da SimonPietro nel primo secolo dopo il suo maestro. Sono quindi uomini, e per definizione, avendo visione parziale di quanto li circonda, è verosimile possano sbagliare, sebbene uno a turno di loro si reputi infallibile [in che ambito non è dato sapere, altrimenti perché non vincere in tutte le discipline olimpiche ogni volta, per dire?].C’è un riferimento vago, “&lt;em&gt;in passato&lt;/em&gt;” : passato indica un periodo di tempo compiuto, ben delimitato da un evento puntuale, sul quale si conviene essere inizio di una nuova epoca [vedi la scoperta dell’America per l’inizio dell’Era Moderna].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando inizia il passato della Chiesa? Nessuno lo indica con precisione quando porta tale argomentazione: è lecito pensare che tale indeterminazione sia terreno fertile per la fallacia, per il discorso inconsistente; diventa poi facile gettare le vergogne nel passato, e gli atti meritevoli nel presente, secondo convenienza.Si indica poi come tale organizzazione &lt;em&gt;abbia sbagliato&lt;/em&gt;: si può sbagliare rispetto ai propri obiettivi o ai propri principi; è lecito vedere che nei confronti dei secondi ci sia stata sufficiente incoerenza, ma visto che tale dissidio sopravvive integro anche adesso, si finisce per riferirsi ad un errore di natura più concreta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quali sono gli obiettivi di un entità depositaria di potere? Perpetuare più possibile il medesimo, per definizione: se altri finissero per ottenerlo, essa decadrebbe.Bene, la Chiesa è un regno che sussiste intatto da due millenni, non ha mai cambiato forma di governo, possiede un numero sterminato di succursali in ogni stato del mondo, ha una struttura gerarchica insovvertibile, possiede mezzi di comunicazione in discreta quantità ed ha influenza concreta su tanti altri non di proprietà - il tutto con ampie e generose deroghe da parte degli stati ospitanti, che vagliano eccezioni di rilievo circa imposte e limiti di varia natura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chiunque non ritenesse questa struttura un’entità di potere è un bimbo innocente oppure una persona per nulla dotata di onestà intellettuale. Aggiungerei “oppure il papa”, se non ricadesse perfettamente nella seconda categoria. E talvolta anche sulla prima, ma è altro affare questo.I grandi esempi di potere della storia hanno avuto durata varia, e sono terminati per errate valutazioni, malgoverno o semplice decesso di figure carismatiche: Alessandro Magno, Napoleone ed Hitler hanno governato per decenni, il dominio romano in Europa è durato secoli, idem quello spagnolo in Sudamerica; l’influenza del Vaticano invece fa scomodare addirittura i millenni, e pare in ottima salute ancora adesso. Pare che gli eventuali errori nella condotta non siano stati poi così influenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Occorre quindi essere onesti: la Chiesa in passato non ha sbagliato proprio nulla, altrimenti ora sarebbe un capitolo buio dei libri di storia del liceo e poco più, invece permea in maniera significativa i processi decisionali di tanti stati e soprattutto di tanti individui.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;la-chiesa-fa-un-sacco-di-bene-e-questo--sufficiente&quot;&gt;4. “La Chiesa fa un sacco di bene, e questo è sufficiente.”&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Cosa vuol dire “&lt;em&gt;fare del bene&lt;/em&gt;”? Senza troppi sofismi, vuol dire recare aiuti materiali [cibi, vestiti, infrastrutture] o intangibili [educazione, supporto medico, morale ed affettivo], in ogni caso porre in essere una situazione oggettivamente migliore di quella precedente. Farne un &lt;em&gt;sacco&lt;/em&gt; vuol dire farne tanto. Ma tanto rispetto a cosa? In un interessante testo del primo secolo dopo Cristo, redatto da quattro signori indicati come evangelisti, viene narrato un pertinente aneddoto: riferendosi al valore delle offerte dei cittadini durante una festività, veniva lodata maggiormente una signora che donava pochi spiccioli, consistenti però nella totalità dei suoi averi, che chi elargiva con ostentazione somme ben superiori ma totalmente superflue rispetto alle proprie disponibilità.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo le comunicazioni CEI [sì, non Odifreddi o Roberspierre, prorio la Conferenza Episcopale Italiana], il Vaticano destina il 30% delle proprie entrate alle opere di bene, il resto per i beati comodi propri. Per un’organizzazione che dovrebbe avere come fondamento lo slogan “ama il prossimo tuo come te stesso”, mi vien da pensare che si amino solo per un terzo, o che più semplicemente l’aiuto di tale prossimo non alberghi tra le loro priorità. Nessuno li biasima per questo, ma che almeno nessuno si sogni di assolvere il plagio delle coscienze per quattro baiocchi dati al Ruanda. E prima che qualcuno si levi sdegnato al grido di “&lt;em&gt;se tu conoscessi Don Gennaro, quanto bene fa in Zimbawe..&lt;/em&gt;”, pensate a quanto bene potrebbe fare in più con il &lt;em&gt;triplo&lt;/em&gt; delle risorse.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;la-chiesa--unemanazione-divina-e-volenti-e-nolenti-dobbiamo-seguirla&quot;&gt;5. “La Chiesa è un’emanazione divina e volenti e nolenti dobbiamo seguirla.”&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Liberi di crederlo, davvero. C’è chi paga per farsi frustare vestito da Batman, e non credo i due tipi di vergogna siano troppo dissimili. Questo non implica privilegi o diritti ulteriori rispetto a chi semplicemente non vuole percorrere tale cammino, o magari vuole solo raggiungerlo in un momento successivo.&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;senza-religione-cresce-quel-mostro-moderno-che--il-relativismo-culturale&quot;&gt;6. “Senza religione cresce quel mostro moderno che è il relativismo culturale.”&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Invece di negare un eventuale connotazione negativa del relativismo, inteso come potenziale equidignità attribuibile a qualsiasi prodotto della cultura umana, è preferibile confrontare tale definizione con la religione stessa. Cosa c’è di più relativo di un insieme di assiomi alla base di una teoria dogmatica e non costruttiva? E‘ l’origine di un sistema di riferimento, non ve n’è uno preferenziale. Che differenza c’è tra l’accettazione incondizionata dell’esistenza di un entità unica e trina infinitamente buona e misericordiosa, e quella di un &lt;em&gt;grande unicorno rosa invisibile&lt;/em&gt;? Dagli assiomi discende qualsiasi enunciato di tale sistema, ed essi sono tutti validi purché le precondizioni siano mutuamente coerenti. Se il relativismo è così deprecabile, perché opporvi qualcosa che lo incarna perfettamente?&lt;/p&gt;

&lt;h2 id=&quot;ges-cristo--morto-anche-per-te&quot;&gt;7. “Gesù Cristo è morto anche per te.”&lt;/h2&gt;

&lt;p&gt;Avevo il telefono spento baby, se mi avesse chiamato prima l’avrei invitato ad una grigliata in spiaggia e probabilmente non sarebbe andata così. Applicare con intransigenza tradizioni proprie a chi non le conosce è profondamente maleducato - chi declina con gentilezza qualsiasi commistione con questo o quell’altro racconto epico, evidentemente non vuole essere importunato ulteriormente con tali rispettabili argomenti. E’ come convincere qualcuno ad ascoltare un disco che non gradisce: magari anni dopo diventerà una delle sue prime scelte, ma l’insistenza raramente reca giovamento in tali contesti.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Io non voglio un mondo senza Chiesa: per quanto sarei ben lieto di vedere un rogo di porpora e lardo ardere con macabro fervore all’interno dello stato sovrano ospitato dall’Urbe, è lecito immaginare che un tale vuoto di potere verrebbe colmato da organizzazioni potenzialmente peggiori. Il meglio è nemico del bene nella stessa misura in cui il peggio è nemico del male; detto popolare a parte, io non penso ci si potrà mai liberare facilmente in maniera universale di un organo di potere che basa il proprio controllo sulle debolezze intrinseche della natura umana: paura della morte, necessità di assoluti, sicurezza sul dopo, individuazione di un nemico comune, spiegazioni sulla nascita dell’universo, precetti di vita comune.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Però ad esempio, vorrei i medesimi privilegi. Sapete, proprio in questo istante ho avuto una visione: in una frazione di secondo ho fatto un viaggio extracorporeo lungo millenni, ho visto civiltà nascere e morire, ne ho fondate di mie, ho parlato con creature di altri mondi, ed ora sono depositario della Verità a tasso fisso. La stanza dalla quale scrivo diventa quindi un luogo sacro, io sono e sarò per sempre l’unica divinità, l’unico esponente del clero e l’unico fedele. Le mie umili richieste risiedono nella seguente lista:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;esenzione da qualsivoglia tassa sugli immobili relativi al culto;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;immunità da indagini poliziali senza previa autorizzazione di un superiore, il quale non esiste quindi non verrà mai conferita;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;possibilità di ricevere contributi pecuniari volontari [o meno] da parte dei contribuenti dello stato in cui vivo;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;riconoscimento delle festività sul calendario ufficiale nazionale: tali ricorrenze cadono con frequenza giornaliera e prevedono l’astensione da qualsiasi attività tranne il beach volley, la preparazione di cocktail e la consumazione dei medesimi al cospetto di succinti bikini che si sfidano all’ultimo &lt;em&gt;tie-break&lt;/em&gt; su spiagge coralline. La religione ha regole ferree, del resto;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;insegnamento della storia del mio culto nonché principi di esegesi dei miei testi sacri all’interno dell’istruzione obbligatoria: il testo di riferimento è un vecchio numero spiegazzato di Playboy sprovvisto di paginone centrale, e l’enfasi maggiore verrà messa sui reportage di Miss Maglietta Bagnata 2005, momento di massima tensione religiosa dell’intero anno liturgico;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;sanzione amministrativa per chiunque rechi villipendio al mio sacro culto. I caratteri che lo offendono sono le vocali A, E, I, O e le consonanti doppie. Trunqulu, pur ugu nun su unuzu uncuru!&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Lo so, pensate tutti sia un mucchio di fandonie irrealizzabile e pretenzioso. Però per qualcuno tutto questo è concesso in tale esatta misura, i casi della vita.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Va bene, le religioni esistono e vanno rispettate. Ma quando due o più religioni collidono? Io ad esempio in questo istante sono stato folgorato da una religione bellissima che conta in base 7, mangia pipistrelli in salamoia e venera la lettera Q, ma proprio ora sposo il culto del numero 47, dei cannelloni flambé e del periodo ipotetico.Rincaro la dose, la mia religione è quella di cambiare culto ogni 3 secondi: la metareligione. Come mi rispettate ora? Cosa fate? Impazzite? Certo, dite che io sono un povero pazzo e non merito attenzione. E ciò è esattissimo, perché io sono un povero pazzo. Quando i poveri pazzi sono &lt;em&gt;n&lt;/em&gt;, e le loro storielle si mantengono in vita da &lt;em&gt;tanti&lt;/em&gt; anni, fino a raggiungere autorevolezza, allora scatta la grande truffa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quali siano queste due magiche quantità non è dato sapere ancora a quanto pare. Ditemi quanti anni ci servono affinché i miei splendidi culti vengano approvati, e per quella data vi avrò portato la comitiva di proseliti. Poi però non voglio sentire ragioni, sia chiaro.
Ribadisco, io non voglio un mondo senza superstizione religiosa controllata: io vorrei solo che di manifestassero onestamente per quello che sono:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;“Scusate, siamo un manipolo di plagiatori che, avendo messo in piedi una storiella ben venduta a migliaia di sprovveduti, dopo tanti anni abbiamo raccolto i frutti di tale passaparola, ed ora vogliamo governarvi facendo la figura degli amiconi di sempre. Di gesùcristo, di allah, manitù, john lennon, maradona o jennajameson non ci importa una sega, vogliamo solo che il nostro potere resti intatto nei secoli. Se vuoi combatterci sbattiti per secoli come abbiamo fatto noi, ma non farci prediche che hai proprio sbagliato persone, guarda.”&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;È lecito a questo punto valutare se lottare, cercare un’alternativa che non preveda lo scontro, o assoggettarsi. Ma che mi si dica la verità, e non le menzogne che la mia anima avrebbe voluto ascoltare prima di essere finalmente libera, perché figlia sostanto di se stessa, o di quello che io arbitrariamente riconosco come emanazione divina.&lt;/p&gt;
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   <title>Piove in agosto.</title>
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   <updated>2010-08-17T16:04:52+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;La città si tingeva di tonalità che mai prima di allora aveva assunto: riflessi giallo e cremisi erano le ultime testimonianze di un’estate oramai tiepido ricordo, timida nell’intenzione e già crepuscolare nella forma; non vi erano foglie lungo i viali, ma l’autunno saliva già intenso dall’asfalto dopo il repentino temporale. Percorrere quelle strade era un’esperienza provante per chiunque avesse un minimo di sensibilità: innumerevoli corpi le solcavano rapidi e ponevano freno al loro incedere solamente per una vetrina che catturasse il loro interesse prosaico, o per assecondare il proprio tabagismo.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Corpi atti solo a sottrarre ossigeno, entità vacue e replicate, fautori incoscienti del modello economico che li avrebbe stroncati ulteriormente. Il sole scendeva stanco alle spalle di alberi folti, che di lì a poche settimane avrebbero perso il proprio carico caduco ed avrebbero così tessuto un tappeto dorato come l’astro che adesso accoglievano; un gesto quotidiano quello del sole, che nella sua pressoché immutevole costanza riusciva pur sempre a conferire magia ed interesse ad ogni giornata, almeno nei momenti di contatto tra la frenesia diurna e la quiete della notte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eppure tale prodigio ripetuto non era sufficiente a scostare la moltitudine dalle proprie indotte attitudini, dal torpore della mediocrità, dalla superstizione della religione; i volti si riproponevano continui, e per quanto alcune figure incarnassero sufficientemente i canoni della proporzione e della bellezza, esse non esercitavano alcuna attrazione su di me. Le scale dall’Accademia di Rappresentazioni del Corpo e della Mente brulicavano di studenti carichi di cartelline e rotoli, manuali e strumenti, ambizione ed insuccessi: erano perlopiù ragazze, tutte con la loro uniforme che lasciava libertà ai soli capelli, ora lunghi e rossi, ora corti e biondi, ora quasi a coprire gli occhi, ora mossi come l’oceano sulle scogliere d’inverno; nella mia tricotica enumerazione mentale, mi scontrai involontariamente con una di loro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Fa’ attenzione, accidenti!&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Perdonami, ero a pensare - dissi mentre raccoglievo i suoi bozzetti - davvero mi dispiace.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Era bella, non avrei potuto discutere molto a riguardo. Ma la sua vacua altezzosità nell’individuare come prevaricatrice la mia sbadataggine mi indispose al punto da farmela apparire quasi sgradevole. Radunai il materiale e glielo porsi senza ulteriori scambi verbali, e pensai a quanto fosse inverosimile la possibilità di stringere amicizia raccogliendo oggetti finiti a terra e scambiandosi sguardi di curiosità durante l’atto, per quanto tali racconti mi fossero giunti in quantità da numerose fonti differenti: amicizie nate per un cappello, relazioni iniziate per una pila di romanzi, passioni scoppiate per degli spiccioli in un bar - non era vero niente, erano tutte speranze indotte dalla poetica intrinseca di un contatto casuale e complice, che terminava spesso con eccessi nauseanti di zelo ed educazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il mio cammino quotidiano non prevedeva mai tale tappa accademica, ma quel giorno volli assecondare l’istinto sollecitato dalle avvisaglie della stagione oramai prossima; il grande edificio, costruito qualche secolo prima, era un connubio magnifico di rigore ed estro: le precise lesene salivano austere verso capitelli ricalcanti forme astratte di foglie e volute, scolpite nei marmi più variopinti; la scalinata di accesso si insinuava rotonda e insicura nella piazza antistante, i cui gradini scuri facevano eco all’imponente ingresso fregiato di intarsi minuziosi ed eleganti, osservabili con tranquillità solo nei giorni in cui il grande portone restava chiuso. Subito dentro, il vasto atrio era sovrastato da un lucernaio i cui giochi di rifrazione garantivano illuminazione ad ogni angolo della stanza in ogni momento della giornata; di lì partivano scale verso i piani superiori, verso quelli sotterranei e verso le ali esterne; la parete antistante l’ingresso invece si affacciava sul cortile interno, vero miracolo di suggestione architettonica. Esso infatti era costituito da ampi gradoni in pietra disposti in una chiocciola apparente che conferiva sottile senso di continua discesa, impressione poi scongiurata al termine di una rivoluzione completa che negava qualsiasi dislivello effettivo. Al suo interno crescevano rigogliose piante provenienti da ogni regione della Terra, la cui sopravvivenza comune pareva totalmente improbabile: essa era possibile grazie alle mirabili proprietà della struttura, che permettevano moti d’aria e cammini dei raggi luminosi differenti ed adatti per ogni specie. Vi erano arbusti, alberi da frutto, cespugli e rampicanti, tutti ben irrigati da una sapiente trama di tubature sita nel sottosuolo, costruita in modo da non osteggiare la propagazione delle radici. Dal giardino si ammiravano le finestre istoriate degli ultimi piani, piani ai quali né io né tantomeno gli altri studenti avevano mai avuto accesso: ospitavano uffici burocratici e stanze dal contenuto ignoto e verosimilmente non in grado di destare troppo interesse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’innocua tentazione di entrare nel palazzo per una breve visita trovava opposizione nell’eventualità di fare incontri poco lieti: sarebbe stato eccessivamente rischioso, almeno a distanza così breve dall’ultimo infausto contatto con Sofia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;/2010-09-10/buona-giornata-sofia&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;em&gt;[segue su “Buona giornata, Sofia.”]&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>Hipsters don't lie.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-07-27/hipsters-dont-lie.html"/>
   <updated>2010-07-27T15:19:14+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-07-27/hipsters-dont-lie</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Fu una fottuta hipster a rovinarmi la vita.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Appariva chiaro non tanto dal conforme taglio di capelli, quanto dal booklet di Bon Iver che si intravedeva timido dal perizoma. Starete già dicendo “hey amico, se hai perlustrato la sua biancheria di che ti lamenti!”: peccato mi fossi dovuto documentare esclusivamente sui reportage che le sue fottute amiche hipster realizzavano su flickr.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;“Sono foto artistiche, diego.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Giraci a stazione Termini dopo le 11 così, vedrai che belle occhiate &lt;em&gt;en-plein-air&lt;/em&gt; che riceverai.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Tu ed il tuo pressappochismo repubblicano, ti meriteresti davvero Reagan di nuovo!”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Prima cosa siamo nel ventunesimo secolo inoltrato nonché in Europa; seconda, almeno a letto potresti toglierti la tua fottuta tracolla?”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;O almeno privarla delle biografie di personaggi che apprezzi solo perché non puoi farne a meno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questo fu troppo anche per lei, che abbandonò la mia camera sbattendo la porta con tutto il vigore di un disco dei Radiohead. Cioè nessuno.
Non poteva funzionare con una che idolatra quattro eunuchi britannici, nessuno dei quali facente parte dei Beatles poi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Vedi che ti ho sentito, sarà meglio il tuo metal da camionista scandinavo!” - disse riaprendo la porta con tutta la soave delicatezza di un disco dei Franz Ferdinand, cioè nessuna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ma dai, lo sai che Yorke mi piace. E’ solo che la tua fottuta tribù di minorati culturali farebbe andare di traverso caviale anche ad un barbone!” - le risposi mentre mi impegnavo a distinguere le sue parole dalle convulsioni di un clochard che si strozzava con tartine alle uova di storione - “cos’è, se i miei occhiali non hanno diametro superiore a quello di una pesca non posso assurgere ai vostri simposi letterari del cazzo? Non che ne abbia voglia, preferirei vedere una retrospettiva su Polanski sottotitolata in armeno.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“E’ in programma dopodomani a casa di alcuni miei amici gay dell’istituto di design, vieni? Dicono che le lingue dei regni sudsovietici esaltano il gusto del maestro.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ho un raduno di autotrasportatori svedesi con la passione per il growl, baby. E togliti quei cazzo di jeans, stai raggiungendo la densità di una stella di neutroni.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Apprezzo il gesto diego, ma dopo la sparata di prima scordati di vedermi mai più senza indumenti.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Tranquilla, l’ultima volta che è successo eri in jpg. Per essere un metodo di compressione a trasformata ti stava da dio.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Volete mettere il gusto di una reflex con quello di succulenta carne intellettualmente impegnata? Chiavarsi una hipster convinta è più catartico di sacrificare cento buoi ad Odino. Questo desterà le ire di qualche cultore celtico del cazzo secondo il quale avrei proferito chissà quale blasfemia nordica,  dimostrandosi peraltro molto meno eterosessuale di quanto non millanti, vista la determinazione con cui ha aggirato il bocconcino in Converse.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“diego, tiri sempre fuori la storia delle Converse fatte in Cina quando mi denigri, sei banale e scontato, oltre che invidioso allo stato viscerale.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E’ vero, sono banale e provo una certa invidia. Ma non mi bagno su una macchina da scrivere e non mangio cuscus in un bistrot, per poi divorare 4 kebab alle 2 di notte.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Sono coerente con la mia linea etnica, diego. Aiuto anche il Darfur così.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Peccato che poi li innaffi di Peroni e ketchup. Del resto da una che fibrilla se non controlla tumblr ogni 7 minuti non posso pretendere sforzi logistici simili.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Non è assolutamente vero” - diceva mentre consumava F5 sul suo MacBook - “e poi i tuoi pezzi a volte sono pieni di dialoghi, cosa che ne abbassa vertiginosamente la qualità perché li rende privi di periodi complessi e li riduce ad una massa di proposizioni principali all’indicativo presente.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Benché potrei essere d’accordo con te, e finanche il tuo pensiero si limiti agli scritti più frivoli, non posso negare una certa dovizia nella sintassi di quello che penso e riporto qui, cosa che verrà manifestamente confermata nelle subordinate che seguono e che non ho assolutamente voglia di inventarmi adesso.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questa sottotribù della quale tra 10 anni resteranno una manciata di blog fantasma su Wordpress vuole farmi addirittura prediche linguistiche. Le accetterei anche di buon grado, se la smettessero di venerare Pitchfork.
Li vedo già dentro Messaggerie Musicali in centro, con borselli Eastpack imbottiti di Tritolo e dischi di Animal Collective, pronti a farsi saltare in aria. La cosa non mi dispiacerebbe affatto, visto che odio quel negozio, è la morte della musica; mi diverte solo chiedere dischi inesistenti ai commessi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Cercavo “L’arte del clavicefalo ben sterrato”, di Giovanni Sebastiano Bacco.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ha guardato a fianco a Shakira?”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Sì ma non c’è” - rispondo dopo aver scrutato lo spazio intorno alla procace cantante sudamericana che mi accompagnava. Shakira e la sua voce da robot sgolato dopo una vacanza in montagna ad urlare yodel da un albergo di Canazei.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ce la vedreste Shakira intellettualoide? Leggings, maglietta fino alle ginocchia, iPod con i Beirut.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E canterebbe Hipsters don’t lie.&lt;/p&gt;
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   <title>Decathlon: lo sport rende liberi.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-07-20/decathlon-lo-sport-rende-liberi.html"/>
   <updated>2010-07-20T16:09:50+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;La vita dell’uomo è contrassegnata da tappe più o meno importanti: la prima menzogna ai genitori, il primo bacio, il primo fermo per concussione, la prima paronomasia. Ed il primo pomeriggio da Decathlon.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, parlo proprio di uno di quei casermoni di bibliche dimensioni che stravolgono l’urbanistica delle periferie con il proposito apparente nobile di vendere articoli sportivi, ma che in realtà si limitano a scopiazzare la tinta della pagina web che state leggendo ora.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Tempo di raggiungere il gremito luogo di morte, e già si percepisce pesante tutto il disagio esistenziale di un ‘900 che proprio non vuole saperne di terminare. Almeno finché non la smetterete di acquistare orologi digitali difettosi costruiti da vietnamiti sordomuti per due gianduiotti scaduti al giorno. Gianduiotti che il ridente bambino che mi viene incontro all’ingresso deve trangugiare in quantità apocalittiche quotidianamente, a giudicare dal potente campo gravitazionale da lui prodotto. L’ho notato dalle maree che genera nelle flaccide protesi siliconiche delle signore che gli passano a fianco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il genitore che lo accompagna, dal quale sembra evidentemente aver ereditato i meccanismi di metabolismo, gli chiede lumi circa l’imminente acquisto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- De che squadra ‘a volevi ‘a maja, der Mancester?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- No pa’ cazzo, der Cersi! [&lt;em&gt;Manchester United e Chelsea, ndm&lt;/em&gt;]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Queste nuove generazioni, non fanno moto ma almeno studiano.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Superato l’impatto iniziale, mi guardo intorno e vedo un turbinio di persone attraverso una pletora di corsie che le fabbriche polacche ai tempi della Luftwaffe pre-conflitto avrebbero certo invidiato; tutti cercano, spostano, prendono, provano: e fin qui non ci sarebbe nulla di male, non fosse per gli obesi cronici che adocchiano tavole da surf. Amico ti spiego una cosa: sebbene Dio o chi per lui sia stato clemente, ed abbia fornito questo pianeta di un’accelerazione di gravità abbastanza contenuta, ancora non disponiamo di mezzi sufficienti per calcolare il tuo baricentro. Quindi con tutta probabilità, alla prima bava di vento finirete a picco tu ed il fottuto pezzo di legno che anche solo per un secondo hai bramato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per non parlare di chi scruta le corsie “Escursionismo Maschile”, perfettamente cosciente del fatto che quei bermuda Quechua li indosserà per vedere i prossimi Europei sul divano, divorando tacos intrisi di salsa barbecue ed olive in salamoia innaffiate da fiumi di pilsner d’importazione, e non per avventurarsi sulle alture di un luogo circa il quale se avessi veramente voglia di scrivere un pezzo coi controcoglioni mi andrei a documentare in maniera certosina.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tutto questo a me servono delle banalissime infradito, ma mi è difficile trovarle perché il mio sguardo viene rapito e seviziato a turno dai fouseaux di alcune quarantenni che sembrano non veder l’ora di mettere in pratica alle spalle dei loro ignari mariti quanto appreso diligentemente in quello scarto televisivo che è Sex and qualcosa. Mi metto quindi in cerca di un esemplare di &lt;em&gt;commissus dechathlonis&lt;/em&gt;, la specie più diffusa nell’emisfero boreale dopo gli account di Twitter, ma tutti i timidi mammiferi che incontro si ritraggono nelle loro pettorine turchese e fanno finta di riordinare mazze da golf. Quando finalmente ottengo l’attenzione di una biondina, cosciente del fatto che di lì a poco le avrei fatto presente la sua natura falimentare di studentessa fuorisede di lettere che si mantiene piegando canottiere e sollazzando coloro cui paga l’affitto, mi dice gentilmente che il modello che cerco non è disponibile in questo punto vendita e che dovrei recarmi in uno distante 40 km da quello in cui sono, e che la Novelle Vague è stato il punto di svolta della cinematografia d’oltralpe. No questo non l’ha detto, ma dai piercing sui capezzoli pareva chiaro. Almeno a me.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Indignato dal suo pressappochismo culturale più che da quello del magazzino, mi avvio mesto all’uscita del bunker, non prima di aver schivato un nugolo di marmocchi scettici circa il fatto che una sfera di cuoio gonfia, ogni volta che viene lanciata verso il suolo, rimbalza verso l’alto e produce frastuono sufficiente ad infastidire la produzione di orologi in Vietnam. Poco male, il governo è lieto di risparmiare sui gianduiotti, li rivende tutti ai bambini obesi di Decathlon.&lt;/p&gt;
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   <title>Forsaken Cities vol. 2 - Vathia</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-07-06/forsaken-cities-vol-2-vathia.html"/>
   <updated>2010-07-06T18:37:27+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Sembro averci preso gusto - stavolta vi presento una selezione molto atmosferica e cupa, che spazia da alcuni grandi classici a brani meno noti - buon ascolto :)&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

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&lt;ol&gt;
  &lt;li&gt;St. Germain - Prélusion  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Dj Tiesto - Suburban Train (Way Out West Remix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Dj Sakin &amp;amp; Friends - Protect Your Mind (Braveheart) (Van Bellen Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Rui Da Silva Feat. Cassandra - Touch Me (Double 99 12’’ Club Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Ultraviolet - Heaven (Way Out West Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Blank &amp;amp; Jones - Watching The Waves (Van Bellen Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Derrick May - Sueno Latino (Salt Tank Amnesian Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Nalin &amp;amp; Kane - Talkin About (Club Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Underworld - Dark &amp;amp; Long (Dark Train Mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Sister Bliss - Deliver Me&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
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    <email></email>
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   <title>Forsaken Cities vol. 1 - Enhasa</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-07-02/forsaken-cities-vol-1-enhasa.html"/>
   <updated>2010-07-02T19:36:48+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-07-02/forsaken-cities-vol-1-enhasa</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ebbene sì, dopo svariati anni [5 almeno] mi ritrovo a fare una selezione trance, quasi per caso - poche chiacchere, eccovi la musica:&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/playlists/226513&amp;amp;auto_play=false&amp;amp;hide_related=false&amp;amp;show_comments=true&amp;amp;show_user=true&amp;amp;show_reposts=false&amp;amp;amp&quot; data-padding=&quot;41&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Forsaken Cities vol. 1- Enhasa [mixed and selected by Moonwave]&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ol&gt;
  &lt;li&gt;Barraka - Song to the Siren (Max Graham mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Karen Ramirez - Lies (Tilt’s Trinity mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Faithless - Crazy English Summer (Hiver &amp;amp; Hammer mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Vicious Circles - Vicious Circles (Max Graham mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Oceanlab feat. Justine Suissa - Clear Blue Water (Above &amp;amp; Beyond mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Oceanlab feat. Justine Suissa - Beautiful Together (Original mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Transformer 2 - Just can’t get enough (Cosmicman mix)   &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Lost Tribe - Gamemaster 2003 (Michael Woods mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;Lovestream - Apacha (Goldenscan mix)  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;V-One - Clouds in the sky&lt;/li&gt;
&lt;/ol&gt;
</content>
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    <email></email>
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   <title>Intervista immaginaria per critica musicale militante.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-06-15/intervista-immaginaria-per-critica-musicale-militante.html"/>
   <updated>2010-06-15T16:36:12+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-06-15/intervista-immaginaria-per-critica-musicale-militante</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Nell’era dell’informazione accentrata, della convergenza delle idee, dell’agorà telematica, risulta anacronistico e forse poco lungimirante isolarsi e rinunciare alla visibilità dei bistrot 2.0, per chiudersi invece nella torre d’avorio del proprio semisconosciuto sito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sicuramente dietro una scelta simile ci saranno delle ragioni, e chi meglio di una persona che l’ha intrapresa ci saprà spiegare, no?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Assolutamente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Perdoni la maleducazione, non mi sono presentato. Sono Indipendenzio Occhialoni, e scrivo per la testata di Rocco Indi, conoscerà senz’altro..&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Così è.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;..e sono qui per sapere la sua opinione in merito ai fermenti culturali degli ultimi anni, specie in ambito musicale. Lei scrive di musica, no?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;- Si può dire di sì. Ma solo di quella che mi piace, non sono asservito né ad etichette né a decenni particolari, sebbene abbia alcuni pregiudizi, che coltivo con cura. Come sedi scelgo preferibilmente questa pagina, e una webzine che mi offre gentilmente spazio in cambio di apologetica nei confronti della dodecafonia precolombiana. Bisogna essere dei cuori di pietra per rivalutarla, in confronto il ciuffo di Hitler sarebbe stato roba da L’Oreal o poco più.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;E le piace la musica di oggi?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Non esiste una “musica di oggi”, o almeno esiste solo per coloro i quali si ostinano ad avere un approccio sequenziale all’arte. La musica di oggi per me è quella che scopro giorno per giorno, sia essa di 30 anni fa o della settimana scorsa. Poi certo, è necessario ed interessante avere chiaro il contesto in cui è stata realizzata, cosa è venuto prima e cosa dopo, ma nella scansione lineare del tempo si annida il concetto di ordine, ed in esso ancora quello di migliore e peggiore, che finiscono per generare ulteriore pregiudizio.
In ogni modo se Curtis non ci avesse salutato così presto, tanti gruppetti di oggi si guarderebbero bene da plagio selvaggio cui il materiale di Ian è periodicamente sottoposto, per dire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Trenta secondi di flusso di coscienza circa i suoi gusti.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- La roba di prima su Curtis la dico per umidificare i leggings di ragazzine neo-goth-indie-diocan-qualcosa, ci tengo a precisarlo. E’ comunque vero però. Sta già contando? Vado allora - progressiveRock, non troppo neoprog con quelle tastiere anni ‘80 del cazzo che suonano antichissime, non troppo acustico che pare folk da eunuchi, poi rock anni ‘90 che sa essere con le palle anche senza suicidi tipo gli Smashing, elettronica non troppo cerebrale, direi AFX che è un po’ cerebrale ma alla fine cazzo vuoi dirgli, poi i Dream Theater “che sono tecnici ma troppo fredd”i come dicono tutti quelli che non hanno ascoltato mezza nota loro ma devono riempirsi la bocca con qualcosa di diverso dai cazzi che di solito smussano con le gengive, mi sa che siamo sul minuto abbondante, per cui chiudo con gli Slowdive che ogni essere umano deve conoscere se vuole considerare degna la propria esistenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sì, è andato un po’ oltre, ma fa nulla. Pensa la scena musicale odierna sia piena di wannabes?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Sicuramente, come in ogni contesto in cui ci sia una platea. Per fortuna un terabyte di musica in costante crescita ti mette al sicuro da certa gente.
Pensa che in Texas fanno scegliere tra iniezione letale e Bat Fur Lashes, e non si trovano più siringhe. In ogni caso si fa roba ottima pur con riguardo al passato - i primi che mi vengono in mente sono gli Interpol o gli Have a Nice Life. &lt;em&gt;Deathconsciousness&lt;/em&gt; da solo si porta via 10 anni di neofrangette.
Ok, gli Interpol sono gruppo spalla degli U2 nella tournee europea, ma anche Ungaretti aveva aderito al fascismo; sono scelte si spera vengano valutate per quel che sono: cazzate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lei ha stilato i suoi Best of ’00s?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- No, non ho cultura sufficiente, lo ammetto. E poi sono tutte classifiche molto settoriali, gente che non ha messo Lateralus tra i primi 20 dischi del decennio appena terminato o è in malafede oppure non sopporta nulla che eluda voce chitarra e banjo. Se non si era capito mal sopporto il neofolk. Quando avrò la mia villetta nel Kansas e saremo solo io, il mio cane,la mia armonica ed i miei arresti domiciliari allora ne divorerò in quantità, ma per ora voglio conservare i miei timpani intatti.
In ogni caso ho preso questi elenchi per quel che sono, cioè un’occasione per conoscere materiale nuovo. Se devo scegliere un sottogenere interessante e relativamente nuovo, indico il &lt;em&gt;post-metal&lt;/em&gt;: ok lo sludge e lo stoner rock sono retaggi che ebbero discreta fortuna negli anni ‘90 [Neurosis? Kuyss?], ma la fusione di tutto con tinte post-rock trova massima espressione solo in un momento successivo. Chessò, Isis. O maudlin of the Well, anche se questi fanno astral-metal e pisciano in testa al 97% di quella merda che vi ascoltate voi e pitchfork, e quella zoccola hipster che non ve la darà mai perché sbava dietro a un metallaro del liceo. Che nel suo intimo però ascolta neofolk ma ha timore ad ammetterlo, se non altro perché gli fracasserei il cranio. Tirandogli dischi degli Animal Collective.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Non trova certo metal superato?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- No, trovo superato dire che qualcosa lo è. In ogni caso quando superate Shadow Gallery o i primi 7-8 anni di Opeth fatemi un fischio. Vabè gli Opeth hanno un po’ stancato con gli ultimi due album, stessa solfa ipnotica anche se lui ha troppo carisma e riesce a colpirmi sempre. Ah già che ci sono, per chi dice che Damnation fa dormire: è vero, io lo uso spesso a tal scopo, e faccio sempre ottimi sogni cullato da Akerfeldt. A volte essere meno aggressivi paga. Come a poker.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ultimo pensiero: il suo più grande rimpianto musicale?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- 2000, terzo anno di superiori, Smashing Pumpkins a 5 km da casa mia. Non li conoscevo, e pochi mesi dopo si sciolsero. A meno di clamorose smentite, non potrò più ascoltare uno dei miei gruppi preferitissimi nella sua formazione ottimale. Hello goodbye, you know you made us cry..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La ringrazio per il tempo concessomi, spero di rivederla presto.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Oh, il tempo è denaro. Ma il denaro non è nulla in confronto alla musica. A presto, signor Indipendenzio.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A presto, diego.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
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   <author>
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   <title>Curve: a rock gem.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-06-14/curve-a-rock-gem.html"/>
   <updated>2010-06-14T03:42:15+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-06-14/curve-a-rock-gem</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Tra i miei sport preferiti, lo ammetto, c’è la ricerca di quelli ideali anelli mancanti tra un gruppo musicale ed un altro, tra un genere e una corrente anche apparentemente [o realmente] distanti. Si tratta di semplici esercizi di stile, visto che la critica musicale in quanto tale è terra di nessuno, e troppo facilmente quanto scritto cade sotto l’opinione o il gusto nei confronti dei propri beniamini.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oggi parlo di &lt;strong&gt;Curve&lt;/strong&gt;, duo britannico formato dalla cantante &lt;em&gt;Toni Halliday&lt;/em&gt; ed il bassista &lt;em&gt;Dean Garcia&lt;/em&gt; [ex &lt;strong&gt;Eurythmics&lt;/strong&gt; per un paio di album].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nati nel 1990, i loro lavori di rilievo sono stati prodotti dal 1992 al 1998, con un paio di uscite nel decennio successivo, senza riscuotere troppa fortuna: questo perché loro incarnano perfettamente il suono della prima metà degli anni ‘90, quel &lt;em&gt;lo-fi&lt;/em&gt; discendende diretto dei maestri &lt;strong&gt;Sonic Youth&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;My Bloody Valentine&lt;/strong&gt;, ma con in testa chiara la ricetta che regalerà poi successo planetario al punto d’arrivo del mio percorso: signori, sua maestà &lt;strong&gt;Shirley Manson&lt;/strong&gt; e &lt;em&gt;Butch Vig&lt;/em&gt; presentano i &lt;strong&gt;Garbage&lt;/strong&gt; [di mia assoluta preferenza, ndm].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sì, il gruppo più &lt;em&gt;plastic-rock&lt;/em&gt; della storia [con all’attivo due album di ottimo livello, quasi privi di filler o momenti deboli, prima di titubare con la terza prova e riprendersi un pochino con l’ultimo album in studio del 2003], guidato da una delle figure più sexy e carismatiche del panorama musicale degli ultimi vent’anni, attinge a mani basse dal Curve e ripresenta le loro idee in chiave più edulcorata [Vig stesso collaborò alla produzione dei primi dischi del duo].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Cito i Garbage perché il percorso inverso risulta assolutamente più semplice per chi non conosca i lavori dei loro ispiratori: ascoltate &lt;em&gt;Lillies Dying&lt;/em&gt; bendati, sarà tranquillamente un bootleg dei primi &lt;em&gt;rifiuti&lt;/em&gt;, e invece parliamo di &lt;strong&gt;Doppelgänger&lt;/strong&gt; [1993], prima prova in studio per Curve.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/rVRct5evwrc&quot; data-caption=&quot;Fait Accompli, live del 1992&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;La voce di Toni è il complemento perfetto al suono ruvido di Garcia: lei offre ora atmosfere propriamente &lt;em&gt;shoegaze&lt;/em&gt; [sì, i soliti &lt;strong&gt;Slowdive&lt;/strong&gt;], ora incisi più aggressivi, ben disposti sugli strati realizzati dal compagno musicista, che attinge a piene mani dal &lt;em&gt;gothic-rock&lt;/em&gt; di fine anni ‘80, gemello ideale degli eterei &lt;strong&gt;Lycia&lt;/strong&gt; che invece scelsero la via ambient.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un anno dopo è il momento di &lt;strong&gt;Cuckoo&lt;/strong&gt;: prosecuzione ideale del disco precedente, con maggiori aperture ad elementi elettronici - industrial, di supporto non centrale ma prezioso: un approccio simile garantirà qualche anno dopo ai &lt;strong&gt;Republica&lt;/strong&gt; la loro one-hit wonder, &lt;em&gt;Ready to go&lt;/em&gt; - rock esplosivo ai confini della dance, siete arrivati tardi Killers.
Dopo aver accarezzato l’idea di far carte false per un pogo sotto &lt;em&gt;Missing Link&lt;/em&gt; ai tempi del liceo, i Curve si ritagliano un angolo di ulteriore celebrità grazie al singolo &lt;em&gt;Chinese Burn&lt;/em&gt; [tratto da &lt;strong&gt;Come Clean&lt;/strong&gt;, 1998], il quale si è potuto fregiare di una riedizione a cura di del dj e produttore tedesco &lt;strong&gt;Paul van Dyk&lt;/strong&gt;, il quale la inserirà nel suo epico &lt;em&gt;Vorsprung Dyk Technik&lt;/em&gt; l’anno successivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le prove successive [&lt;em&gt;Gift&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;The new adventures of Curve&lt;/em&gt;] sono valide ma non dimostrano particolare evoluzione nei confronti delle idee precedenti, rimanendo così materiale per fan o &lt;em&gt;completionism&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;All in all: album freschi e brillanti, poche pretese per accompagnare l’estate oramai giunta: se per voi rock anni ‘90 non è stato solo Seattle, non perdete tempo.&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
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    <email></email>
   </author>
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   <title>Suicide 2.0 - and I just feel better.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-06-13/suicide-20-and-i-just-feel-better.html"/>
   <updated>2010-06-13T11:35:34+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-06-13/suicide-20-and-i-just-feel-better</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;F5.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Pallino rosso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Notifica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Aggiorna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;MessaggioPrivato.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Rispondi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Aggiungi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Produci.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Consuma.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Crepa.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;A tutti noi è nota la dinamica sorniona e subdola del social networking, che di social ha ben poco, e di networking parecchio, almeno per chi amministra. &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nomi e cognomi signori: faccialibro. “Non è come dicono, basta farne un uso moderato, è uno strumento che può arricchire e vale la pena usarlo”, queste erano le mie parole un paio di anni fa. Le ho sostenute a lungo, ed ammetto che per buon periodo si sono rivelate veritiere: ho potuto tessere rapporti che si son rivelati importanti, riscoprire persone che avevo conosciuto in maniera superficiale tempo addietro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi però, mi son reso conto di aver sviluppato una reale sudditanza: te ne rendi conto quando dici “posso uscirne quando voglio” - ma ora premiamo F5, non si sa mai.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come ogni situazione che crei dipendenza, si inizia perché non costa nulla e si prosegue perché si pensa di avere la situazione sotto totale controllo; mi si perdoni il luogo comune, mi fermo poco prima di passare all’eroina dall’erba tranquilli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non voglio dire che gli effetti avuti su di me possano prima o poi accadere a tutti, non è mia intenzione far propaganda disintossicatrice - ognuno ha la propria coscienza spero, e non credo di poter mutare un’inerzia differente con il mio panegirico [che panegirico non è, ma Isocrate non si offenderà credo].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma quali effetti? All’inizio FB è una sorta di realtà aumentata: estende le interazioni preesistenti arricchendole [parli di una serata tramite le foto, ti consigli musica / libri / eventi, ritrovi gente che non vedi da tempo: geniale].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Finita l’onda positiva, inizia il marcio: public relators selvaggi, zoccole più fake delle tette che hanno in foto, applicazioni inutili - ma questo apparteneva anche al passato, niente di cui stupirsi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma quando a romperti i coglioni ci si mette anche un beota conoscente, per cui maledici il giorno in cui l’hai aggiunto, chi te lo paga? Ok il tasto Hide. Ma non è il massimo del fallimento nonché dell’ipocrisia accettare persone di facciata, e poi nasconderle subito dopo? Non ne faccio una questione etica, ma solo di buon senso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Depennate le teste di cazzo dichiarate, passiamo agli inconvenienti generati da azioni involontarie. Esempio banale: la sera del giorno x ho zero voglia di uscire con Caio, gli dico che devo studiare / che sto poco bene. Una white lie come ne avete dette a centinaia. Poi vi propongono di andare ad una serata fighissima, ci andate. Il giorno dopo siete taggati mentre fate un limbo sotto un’asta retta da due cubane dal culo di granito, che leccano rum bianco grondante dai rispettivi seni. Caio giustamente pensa “guarda sto stronzo”, o più probabile Caio era dopo di voi nel giro la sera stessa, ma era strafatto di coca e non si ricorda granché della sinossi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Oppure i compleanni - vedere auguri di sconosciuti che li fanno in blocco a chiunque il sistema proponga loro, che merito ha oltre quello di intasarmi la bacheca, facendomi magari perdere di vista comunicazioni più pertinenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma soprattutto, la dipendenza da feedback. Misurare il proprio uccello in base a quanti like o commenti ricevano i tuoi status o i tuoi link. Per chi ha un minimo di velleità creativa, faccialibro è al contempo croce e delizia: puoi avere riscontro immediato della tua trovata, ma se non ti si filano hai coscienza altrettanto subitanea del fallimento artistico - solo magari perché erano a cena, oppure il tuo elemento è stato sepolto da collegamenti a gruppi neomelodici / nenonazisti / di neoprene, oppure ancor più semplicemente fatti una vita e non impugnartelo innanzi al numero di pallini rossi in alto a sinistra, destra, su, giù, L1, Quadrato, Start, o dove ritenga più opportuno faccialibro indicare le sue fottute notifiche al momento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non voglio fare proselitismo, non penso che chi resti iscritto o lo faccia in futuro sia solto o plagiato o chissà che altro; io mi trovavo male, ed ho preso la decisione; non sto nemmeno qui a sbattere la porta con vigore, a dire “hey me ne sono andato! Il mondo fa schifo vi odio tutti!!!1shift+one” - mi piace scrivere, e lo faccio senza badare troppo a quel che pensa la gente [falsissimo, sono avido del vostro feedback, accetto postepay].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In ogni modo, la mia prima giornata via di lì finora presenta il seguente bilancio:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;sviluppo di un software-concept fighissimo ascoltando &lt;a href=&quot;http://rateyourmusic.com/release/album/ulver/perdition_city/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Perdition City&lt;/a&gt; di &lt;a href=&quot;http://rateyourmusic.com/artist/ulver&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Ulver&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;mangiato con avidità ciliege sulle note di &lt;a href=&quot;http://rateyourmusic.com/release/album/porcupine_tree/in_absentia_f4/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;In Absentia&lt;/a&gt; dei miei amati &lt;a href=&quot;http://rateyourmusic.com/artist/porcupine_tree&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Porcupine Tree&lt;/a&gt;;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;resettato ed aggiornato il css del sito che state vedendo ora, contemplando l’ottima discografia dei &lt;a href=&quot;http://rateyourmusic.com/artist/curve&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Curve&lt;/a&gt;.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Non male. Ah, ultima cosa:&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;em&gt;Power on the highway&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Data in my head&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Surfing on the network&lt;/em&gt;
&lt;em&gt;Part of me is dead…&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Wilson. Signify. 1996. Quattordici anni fa. Era già tutto chiaro.&lt;/p&gt;
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   <author>
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   </author>
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   <title>I woke up and I had a big idea.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-06-10/i-woke-up-and-i-had-a-big-idea.html"/>
   <updated>2010-06-10T00:12:50+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-06-10/i-woke-up-and-i-had-a-big-idea</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;em&gt;…to buy a new soul at the start of every year&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;I paid up and it cost me pretty dear&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Here’s a hymn to those that disappear.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sarebbe bello, già. Perdere il ricordo, l’esperienza, la disillusione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando il velo si lacera, Maya appare in tutto il suo severo splendore, e la coscienza del fallimento, la percezione dell’alienazione, il momento dello sconforto incombono con rigore &lt;em&gt;tanateo&lt;/em&gt;; tra le metafore che più mi sono care, di certo vi è quella del Giardino incantato, che avrò già richiamato in passato, ma che nel dubbio non mi privo di riportare.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Vi era un mondo dove imperavano stoltezza e decadenza, ignominia e bruttezza; pochi avevano la coscienza del bello, meno ancora erano a conoscenza di dove si potesse trovare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli esploratori sapevano. Il Giardino Immanente appariva lontano ma fulgido agli occhi di chiunque vi credesse. Esso aveva la proprietà di essere equidistante da ogni osservatore, e per quanto ognuno di essi potesse avvicinarsi, rimaneva indistinto e remoto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma gli eletti sapevano che lì c’era il Bello, ed esso albergava nella Conoscenza: non la nozione tracotante dei burocrati sofisti, bensì la sapienza profonda degli uomini sensibili ed intelligenti. Senza sapere non c’è arte, senza &lt;em&gt;sophrosyne&lt;/em&gt; non c’è inizio.
Solo uno di loro, ere addietro, era riuscito ad aver visione concreta del luogo; non lasciò testimonianza scritta, ma potè raccontare la sua esperienza ai pochi che ancora lo reputavano sano ed avessero un cuore puro: bambini ed esploratori come lui.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Foglie di alberi sconosciuti avvolgevano la radura centrale del Giardino: esse rilucevano di colori mai visti prima e seguivano il ciclo delle stagioni, crescendo e cadendo in terra; prima che la toccassero, esse diventavano piuma, poi farfalla, poi anora primula, ed infine bagliore che andava a raggiungere le fiamme che si levavano infinite al centro del cerchio ideale formato da tutti i fusti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma non v’erano crepitio né rumore alcuno, ma eufonia sola; suoni poco distinti ad un ascolto disattento, che invece si disponevano rapidi in sequenze sublimi, tanto più estasianti quanto meglio si fondevano alle trame circostanti.
E vista e udito non erano più sensi separati, ma un’unica virtuosa ascensione verso l’abbandono del corpo, per poi tuffarsi di nuovo in esso, uscirne diversi e tornare mutati ancora, nel tripudio dei suoni e delle cromie che mai nessuno avrebbe potuto percepire nell’intera esistenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ogni tanto delle lingue si allontanavano dalla pira, e formavano figure inscritte nel cerchio della radura: ora triangolo, ora esagono, ora pentacolo: poi salivano alte nel cielo, e si univano in solidi platonici, e ancora in poliedri di dimensione sempre maggione, che nessuna mente umana sarebbe mai riuscita a proiettare con rigore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E dopo ancora note, melodie mai scritte che illuminavano foglie &lt;em&gt;politone&lt;/em&gt;, che sembravano ora violino ora arpa, ora cetra ora ottavino, ora celesta ora ocarina: e non finivano mai perché mai avevano avuto inizio, e mai stancavano perché la mente le sentiva amiche, le vedeva come l’emanazione di se stessa più intima che avesse mai incontrato.”&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tale testimonianza, così viva e magica, si era progressivamente essiccata in allegoria popolare, ma dopo secoli ci sono ancora esploratori che vedono chiaro il Giardino, e vogliono inebriarsi di quelle musiche e di quei colori: io conservo gelosamente la mia bussola, ma il puntino luminoso è sempre dannatamente lontano.
Lontano perché dentro di me, ed io lo cerco altrove, senza esito.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Aspettami.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Sì, ti aspetto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- E’ crudele essere nemici di se stessi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ti capisco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Gnòthi seautòn.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Anch’io voglio conoscerti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Ti amo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Narciso.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Sta’ tranquillo, nel Giardino non vi sono stagni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- EallaIPi,PiùUno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- UgualeZero.&lt;/p&gt;
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   <title>God is an Astronaut [+Junius + Lili Refrain] Live @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
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   <updated>2010-05-28T03:48:36+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-05-28/god-is-an-astronaut-junius-lili-refrain-live-circolo-degli-artisti-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;La trama del postrock è cosa nota: chitarre vestite da pianoforti, percussioni piccate ora quadrate ora frenetiche, strati sonori accomodanti, chiaroscuri timbrici e di struttura. Qualche voce ogni tanto, ma senza esagerare che altrimenti i puristi dello strumentale si accigliano. Un po’ di frenesia nelle code, un po’ di incedere sludge nel corpo dei brani, ma senza sconfinare nel metal altrimenti le frangette si spettinano.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Lungi dall’esser stato disatteso, il copione di questa serata romana ha comunque previsto una tripla performance assolutamente convincente e di qualità: si dividono il palco &lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/lilirefrain&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Lili Refrain&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/junius&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Junius&lt;/a&gt; e gli headliner &lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/godisanastronaut&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;God is an Astronaut&lt;/a&gt;.
La chitarrista, armata solo di strumento e loopstation, regala un intro all’insegna del rumor bianco e della distorsione, scaldando veementemente la platea con un’energia ed una personalità a stento contenute nel locale.
Di lì a poco è il momento di &lt;strong&gt;Junius&lt;/strong&gt;: la band statunitense, supporto per gli artisti di cartello nella loro tourneé, sono un progetto di meritato interesse nel panorama di appartenenza; il loro sound rielabora gli elementi propri del postrock e del metal più crepuscolare [&lt;em&gt;Katatonia, Anathema, Isis&lt;/em&gt;], condendo gli elementi con una voce baritona che fa eco ai celebri compagni di registro &lt;em&gt;Smith&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Curtis&lt;/em&gt;, ottenendo così discreta originalità - qualità assai rara oramai nel terreno del &lt;em&gt;dopo-rock&lt;/em&gt;.
Purtroppo l’acustica si rivela rude con loro, e le timbriche risultano molto penalizzate rispetto al disco, specie quelle vocali; se riusciranno a mantenere il medesimo livello nelle produzioni successive, presto saranno loro stessi a doversi trovare dei gregari per le prossime performance nel continente.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Ad un anno preciso dalla loro ultima esibizione in suolo capitolino, è di nuovo ribalta per il trio irlandese, ancora una volta qui a ricordare la natura cosmonautica del divino: l’imponente parete sonora è accompagnata da un muro di luce costituito da quattro ideali colonne, a rendere totalmente sinestetica l’esperienza.
Il gruppo esordisce con materiale tratto dalla loro ultima fatica discografica, ma saprà spaziare attraverso tutto il proprio catalogo per una prova davvero omogenea e brillante, senza l’ombra di un punto morto o di un momento di autocelebrazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;http://farm5.static.flickr.com/4048/4647537116_35d6477cba.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm5.static.flickr.com/4048/4647537116_35d6477cba.jpg&quot; alt=&quot;[1], by Martina Sanzi&quot; id=&quot;1-by-martina-sanzi&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#1-by-martina-sanzi&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            [1], by Martina Sanzi
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Si passa così dalle atmosfere più canoniche di &lt;em&gt;Suicide by a star&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Forever Lost&lt;/em&gt;, agli arrangiamenti più energici di &lt;em&gt;Snowfall&lt;/em&gt; ed &lt;em&gt;Echoes&lt;/em&gt;, ai richiami elettronici di &lt;em&gt;Route 666&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;From Dust to the Beyond&lt;/em&gt;, al momento di massima tensione di tutto il concerto, individuabile in &lt;a href=&quot;http://youtube.com/watch?v=GQ7eAte-aUY&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;Zodiac&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - qui presentata in veste leggermente estesa; qualora negli anni i fratelli Kinsella e socio [Lloyd Hanney] si fossero lanciati in sinfonie degne del gruppo con cui condividono la radice semantica, sarebbero risultati di certo noiosi al loro cospetto: loro hanno invece saputo raggiungere un equilibrio sonoro e strutturale notevole, che conferisce ai loro lavori freschezza e bagliore senza mai annoiare né ricorrere ad espedienti talvolta abusati nel genere, quali l’utilizzo di strumenti orchestrali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;http://farm5.static.flickr.com/4061/4646928023_db1824908b.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm5.static.flickr.com/4061/4646928023_db1824908b.jpg&quot; alt=&quot;[2], by Martina Sanzi&quot; id=&quot;2-by-martina-sanzi&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#2-by-martina-sanzi&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            [2], by Martina Sanzi
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fotoni ed onde sonore continuano ad irradiare in sinergia la platea divisa tra estasi composta e delirio di movimento; c’è tempo per un encore assolutamente dovuto, alla luce del calore restituito ai musicisti - ultimo regalo è &lt;em&gt;Fire Flies and Empty Skies&lt;/em&gt;, motivo ammaliante che difficilmente avrà abbandonato la mente dei tantissimi presenti ad uno degli appuntamenti più attesi e riusciti della stagione: della natura di Dio non ci è dato sapere, ma se esiste di sicuro è un Astronauta.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Resources:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/godisanastronaut&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;God is an Astronaut official Myspace&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/junius&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Junius official Myspace&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/lilirefrain&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Lili Refrain official Myspace&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Pictures courtesy of &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/alternata/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Martina Sanzi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
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   <author>
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   <title>Giardini di Miro' Live @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-05-15/giardini-di-miro-live-circolo-degli-artisti-roma.html"/>
   <updated>2010-05-15T18:04:55+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-05-15/giardini-di-miro-live-circolo-degli-artisti-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Non desterà troppo sdegno nella platea l’opinione che l’universo post-rock attuale sia sufficientemente saturo al momento - almeno per quanto riguarda il centro di esso, senza avvicinarsi alle interessanti derive della contaminazione &lt;em&gt;sludge-post metal&lt;/em&gt; o del versante &lt;em&gt;electro-glitch&lt;/em&gt;; i lavori in studio di molti gruppi, per quanto validi, ricalcano strutture oramai simili a se stesse da anni, aggiungendo davvero poco a quanto già detto da chi ha intrapreso questo cammino in tempi non sospetti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In tale universo, arde però decisa una favilla; la metafora non è un banale cliché bensì un riferimento preciso alla produzione di un gruppo che con l’ultima esibizione romana ha davvero saputo scaldare i cuori dei presenti: dopo numerose apparizioni in dodici anni di carriera, ancora una volta i &lt;strong&gt;Giardini di Mirò&lt;/strong&gt; si ritrovano su un palco capitolino - come spesso in passato quello intimo del Circolo degli Aristi.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;Ad aprire la serata e a far loro compagnia c’è Jonathan Clancy, voce dei bolognesi &lt;strong&gt;Settlefish&lt;/strong&gt; e qui nella veste solista di &lt;strong&gt;His Clancyness&lt;/strong&gt; - chitarra e voce calde ed accomodanti che saranno ottimo preludio per i momenti a venire.
E’ tempo di Giardini, è tempo di timbriche ricche, di strati sonori corposi, di melodie semplici e cullanti, di semplicità e modestia sul palco, dimostrate fin da subito quando al chitarrista salta una corda e recupera la scena con ironia. La prima parte del concerto è dedicata a brani inediti che saranno verosimilmente contenuti nel prossimo disco; la formazione emiliana esalta le proprie melodie ora con l’aiuto del violino, ora con quello della tromba, accompagnati sempre dalle curate percussioni di carattere brillante e di approccio sinfonico, nonché dal basso presente, dalla tastiera e dalle programmazioni d’atmosfera e dalle chitarre stratificate e dilatate. Parentesi minimalista è l’intro di un pezzo lasciata esclusivamente a chitarra e battito di mani, battito che il pubblico è invitato apertamente a seguire per diventare così parte integrante dell’esecuzione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;http://farm2.static.flickr.com/1348/4606431670_1a2572c699.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm2.static.flickr.com/1348/4606431670_1a2572c699.jpg&quot; alt=&quot;[1], by Martina Sanzi&quot; id=&quot;1-by-martina-sanzi&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#1-by-martina-sanzi&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            [1], by Martina Sanzi
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il tepore emanato finora diventa finalmente fuoco chiaro nei richiami alla produzione passata, a quei &lt;em&gt;Rise and Fall of Academic Drifting&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Punk…Not Diet!&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Dividing Opinions&lt;/em&gt;: è talvolta un piacere non riconoscerne subito i brani per riscoprirli lievemente differenti, qui presentati in un’atmosfera davvero estasiante, senza ricorrere a cambi sostanziali di veste. Come nell’ultimo album, a Clancy è affidata la voce su alcuni di essi; il cantante canadese si concede anche un paio di incisi alla chitarra prima di restituirla al musicista di ruolo.
La performance prosegue intensa tra pause di introspezione e code euforiche, ritratto crepuscolare tipico della corrente di cui i Giardini hanno più volte saputo dimostrare di essere tra le massime espressioni in Italia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;http://farm4.static.flickr.com/3340/4606444250_6a1ff72bef.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm4.static.flickr.com/3340/4606444250_6a1ff72bef.jpg&quot; alt=&quot;[2], by Martina Sanzi&quot; id=&quot;2-by-martina-sanzi&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#2-by-martina-sanzi&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            [2], by Martina Sanzi
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È però tempo di saluti, non prima di un dovuto ed acclamato ritorno sul palco: la dimensione onirica si interrompe per un ultimo inedito, ritratto di un capitolo tanto doloroso quanto importante per la storia della penisola; si canta in italiano per tener vivo il ricordo della Liberazione, affinché certa memoria non sia solo nozione scolastica ma impegno quotidiano: come da loro stessi ribadito, un concetto semplice. Come i sorrisi regalati ad ogni applauso, come l’essenza della loro musica.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Resources:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.giardinidimiro.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Giardini di Mirò official website&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/hisclancyness&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Jonathan Clancy Myspace&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Pictures courtesy of &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/37197405@N03/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Martina Sanzi&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
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   <title>Vetriolo balsamico.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-05-10/vetriolo-balsamico.html"/>
   <updated>2010-05-10T18:58:05+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-05-10/vetriolo-balsamico</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Sono fottute settimane che non scrivo un fottuto pezzo come si deve. E nessun intervallo di tempo riuscirà a scalzare “fottuto” dal trono di mia parola preferita in assoluto. Fa molto Chinaski, ed io amo Chinaski - non fosse altro perché si scopa due donne ogni tre capoversi, una buona media, almeno rispetto all’antico testamento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fino al punto in cui Giacobbe si lancia in un limbo sfrenato strafatto di tequila e peyote.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Curioso come tutti gli autori satirici abusino di riferimenti alle sostanze stupefacenti. Solo dei riferimenti, chiaro. Personalmente non ho denaro sufficiente per abbandonarmi a visioni di unicorni rosa posseduti da Bagnasco, ma il solo pensiero possa mai accadere qualcosa di simile mi spinge a cercare disperatamente raganelle per leccarne il dorso con voluttà. A leccare il dorso dell’unicorno ci pensa già Bagnasco tanto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Altro caposaldo tra le competenze del genere sono le posizioni fortemente anticlericali, più o meno aspre a seconda della cronaca recente. Molti fatti si commenterebbero da sé, qualora non fossero talmente indisposti loro stessi da autorevocarsi il diritto di parola, vedi le vicende di Verona: abusi reiterati su ragazzi sordomuti all’interno di un istituto gestito da sacerdoti. Pronta la difesa: “Vi pare che un minore, se molestato, non urli?”. Logica di ferro, come quello che dovrebbe bruciar loro nelle ossa, mentre un enorme demone privo di udito e di parola li sodomizza incessantemente. E il peggio deve arrivare: avrà la faccia di Scajola, sebbene non sappia da dove l’abbia presa.
Oramai per sottrarsi alle proprie responsabilità civili, basta dire “non lo so”, con candore almeno superiore a quello degli incisivi di Ratzinger quando sposta vicari depravati da una diocesi all’altra, neanche fosse una campagna di Warcraft.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;- Lei ha ricevuto 80 assegni?
- Non lo so.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Scajola cristo, non si tratta di una birra tra amici, la provenienza del cui pagamento è nobile resti ignota talvolta, ma di DUECENTOCINQUANTA metriquadri vista Colosseo!
“La vista su un rudere dovrebbe deprezzarla”, commenterebbe un difensore acuto; uno che lo fosse ulteriormente farebbe però notare che se è vero che Scajola piscia tutte le mattine da almeno 60 anni, ed ha quindi visione quotidiana del proprio membro, ora lui stesso dovrebbe valere meno di un cartone di latte Parmalat annata ’86. Mantenendone integri i valori nutritivi, ci tiene a precisare il ministro.
&lt;em&gt;“Sarei cretino addirittura, se mi permettete&lt;/em&gt; - ci chiede scusa lui - &lt;em&gt;ad ignorare una situazione simile!”&lt;/em&gt;. Ci domandiamo quando sia stata l’ultima volta in cui non lo è stato, visto che ha occupato le cronache solo per ripetute dimissioni. Ma questo è secondo per imbarazzo solo alla quantità di caratteri che ho già dedicato a questa vicenda.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che altro è successo? Ah sì, Totti ha dato un calcio a Balotelli. Si scusa il capitano: &lt;em&gt;“Ranieri ci aveva fatto vedere American History X”&lt;/em&gt;. Se qualcuno di voi non l’ha visto, indossi una maglia di Drogba e morda un marciapiede fuori un pub di Manchester, una sera di queste: varrà mille recensioni.
Secco il commento dell’Osservatore Romano a riguardo: &lt;em&gt;“Questi negri vanno picchiati da minorenni, cazzo!”&lt;/em&gt;. La perversa ambiguità indotta dalla preposizione conferisce ulteriore ghigno al redattore della testata vaticana, nonché alla preposizione stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Anche il clima si ribella: devastante l’impatto della nube islandese sulle rotte aeree europee: per ripicca l’Etna ha sequestrato due scuolabus di Reykjavík. Come riscatto pretende solo che il rivale nordico scelga un nick più semplice da trovare su Badoo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ancora cronaca nostrana: passi indietro di Ruini sulla RU486: &lt;em&gt;“Va bene la pillola abortiva, purché abbia nome diverso dalla mia password di msn”&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Clero, politica, violenza negli stadi, catastrofi naturali: il 2010 è già marcio, e ancora non sappiamo il titolo del prossimo dei Vanzina. Io vado in cerca di batraci tropicali, voi fatemi un fischio se volete comprarmi immobili. Zona Prati possibilmente, che quest’anno va il verde.&lt;/p&gt;
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   <title>A Silver Mt. Zion Live 7/04/2010 @ Circolo degli Artisti, Roma</title>
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   <updated>2010-04-09T15:19:17+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-04-09/a-silver-mt-zion-live-7-04-2010-circolo-degli-artisti-roma</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Un gruppo dalla produzione talmente sopraffina ed elaborata non avrebbe bisogno di presentazioni, ma vuoi per scelta propria, vuoi per il crudele meccanismo della ribalta mediatica, il collettivo canadese non gode della fama che meriterebbe.
Egoisticamente si può aggiungere “per fortuna”, vista l’intimità che una platea più ristretta può garantire in sede di concerto, e così è stato ieri sera: locale gremito ma non affollato, la conquista delle prime file non ha richiesto particolari sacrifici d’orario.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Seconda tappa italiana per un totale di sei previste all’interno del loro tour europeo, gli &lt;strong&gt;A Silver Mt. Zion&lt;/strong&gt; si accingono a mettere in scena brani provenienti sia dalla loro produzione passata, che dal loro ultimo lavoro, “&lt;em&gt;Kollaps Tradixionales&lt;/em&gt;” (2010, &lt;a href=&quot;http://cstrecords.com/home&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Constellation Records&lt;/a&gt;): il disco declina educatamente la giustapposizione di qualsiasi etichetta, e si presenta come opera sincera e diretta, e lontana dagli austeri canoni del postrock esclusivamente strumentale, contenitore troppo comodo e troppo spesso abusato dalla critica per liquidare qualsiasi lavoro proveniente da quella vasta regione del paesaggio musicale idealmente sita tra i massivi strati sonori di &lt;em&gt;Mogwai&lt;/em&gt; ed &lt;em&gt;Explosions in the Sky&lt;/em&gt;, le liriche intense ed ariose dei &lt;em&gt;Sigur Rós&lt;/em&gt;, il rumore dolce ed alienato di &lt;em&gt;My Bloody Valentine&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Slowdive&lt;/em&gt;, ed ovviamente gli echi oscuri e decadenti di &lt;em&gt;Ian Curtis&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Robert Smith&lt;/em&gt;.
Brani che ad un’osservazione superficiale si presentano come troppo dilatati ed estesi, ma che risultano perfettamente coerenti se considerati come moderne opere sinfoniche, considerazione più che pertinente a giudicare dall’organico che compone il gruppo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La formazione attuale, più volte rimaneggiata durante la decennale carriera del progetto nato come emanazione dei ben più che influenti &lt;em&gt;Godspeed You! Black Emperor&lt;/em&gt;, vede sul palco un frizzante Efrim Menuck (chitarra, voce), accompagnato dalle violiniste Sophie Trudeau e Jessica Moss (sua compagna peraltro), dal contrabassista Thierry Amar e dal batterista David Payant, il loro acquisto più recente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Menuck coi GY!BE vuole avere relativamente poco a che fare, come detto esplicitamente in una delle tante conversazioni tra lui ed il pubblico tenutesi nel corso della serata, ed il brano d’apertura conferma tale proposito: tempo di riconoscere l’inciso quasi punk-rock iniziale di &lt;em&gt;“I build myself a metal bird&lt;/em&gt;” (seguita come nel disco da “&lt;em&gt;I fed my metal bird the wings of other metal birds&lt;/em&gt;”) e si è già lontani, rapiti dalle due muse e dai loro archi, disposte ai lati di un ideale orchestra onirica, davvero difficile da ricondurre ai soli 5 strumentisti presenti sul palco. Ostinato per l’una, note tenute per l’altra, trame decise su percussioni vive ed effifaci e sostenute da un basso presente e mai invasivo, che difficilmente avranno risparmiato vibrazioni alla platea.
Segue il lamento del dittico “&lt;em&gt;Black waters blowed / Engine broke blues&lt;/em&gt;”, un’emanazione folk che sarebbe anche ordinaria, se non presentasse elementi neo-sinfonici ad aumentarne a dismisura il valore oggettivo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;http://farm3.static.flickr.com/2774/4502325035_b7c8cf6cc4.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm3.static.flickr.com/2774/4502325035_b7c8cf6cc4.jpg&quot; alt=&quot;[1], by nimahel&quot; id=&quot;1-by-nimahel&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#1-by-nimahel&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            [1], by nimahel
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La band è a proprio agio, Menuck scherza e dialoga con la platea senza però mai perdere occasione di far riflessioni acute e sensate - invettive contro il social networking, le politiche discografiche, governanti italici e canadesi, e anche contro certa sterile vis polemica nei confronti del “sistema”. Risponde anche a chi gli chiede l’ordine di grandezza dei propri proventi musicali, affermando di “potersi permettere il burro buono” e nulla più.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E’ tempo di “&lt;em&gt;God bless our dead marines&lt;/em&gt;”, liriche intensissime ed una coda vocale intonata a canone da tutti i membri, apice emotivo assoluto di tutto il concerto, opinione confermata dal lunghissimo applauto tributato a fine esecuzione.
Si torna all’ultimo disco con “&lt;em&gt;‘Piphany rambler&lt;/em&gt;”, ancora sinfonia moderna per cuori ed archi, il cui crescendo finale si contende con la conclusione del tema precedente il titolo di massimo spannung della serata, a parer personale. Segue “&lt;em&gt;1.000.000 died to make this sound&lt;/em&gt;”, il cui inciso centrale, sostenuto ai limiti dell’ipnotico, genera massima simbiosi tra le cinque entità e le fila del pubblico, che davvero non riesce a contenere il disappunto alla rottura del lungo incantesimo tessuto finora al momento dello scioglimento dello stesso causa termine scaletta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;http://farm5.static.flickr.com/4005/4502329669_3d54c76d42.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm5.static.flickr.com/4005/4502329669_3d54c76d42.jpg&quot; alt=&quot;[2], by nimahel&quot; id=&quot;2-by-nimahel&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#2-by-nimahel&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            [2], by nimahel
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C’è quindi ancora tempo per un intenso encore affidato a “&lt;em&gt;There is a light&lt;/em&gt;”, ultimo viaggio in terre lontane: un grazie dal profondo del cuore e dell’anima a Efrim, Thierry, Sophie, Jessica e David per averci fatto dono di momenti così preziosi, intimi e rari nel panorama musicale, talvolta troppo legato a categorie obsolete per poter godere appieno di opere inclassificabili come quelle degli &lt;strong&gt;A Silver Mt. Zion&lt;/strong&gt;, da stanotte paradigma per chiunque voglia emozionarsi al cospetto di musicanti sinceri ed onesti, capaci ancora di comportamenti genuini come arrossire al cospetto di un fiore donato a fine serata :) .&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;[ Pics by nimahel ]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/nimahel/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.flickr.com/photos/nimahel/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/nimahel&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.myspace.com/nimahel&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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   <title>De che squadra sei?</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-03-31/de-che-squadra-sei.html"/>
   <updated>2010-03-31T19:32:24+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-03-31/de-che-squadra-sei</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Sì te, &lt;em&gt;de che squadra sei&lt;/em&gt;? Perché è inconcepibile non professare fede sportiva alcuna, ciò implica coscienza melliflua e nessun interesse verso la propria città d’appartenenza.&lt;br /&gt;
Le goliardiche schermaglie da bar non sono ahimé troppo distanti dal fiume di accuse riversato contro gli astenuti circa la recente tornata elettorale. Accuse comprensibili, e lungi da me bollarle come superficiali od ottuse, lo sarei io a mia volta. Ne parliamo un’altra volta magari, ora c’è la Champions dionegro.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma amici, voglio esporvi la mia opinione a riguardo, visto che sono anch’io bersaglio delle vostre invettive, non essendomi recato alle urne.&lt;!--more--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tu con gli occhiali grandi, la giacca a quadri e la Moleskine che trasuda bile a quadretti, mi chiedi “ora ti tieni sta stronza fascista [&lt;em&gt;o altri insulti stereotipati, ndr&lt;/em&gt;], sei più felice?”.&lt;br /&gt;
No, ovvio che non sono soddisfatto dell’esito, nessuna persona di buon senso potrebbe esserlo; ma io credo che rimanere chiusi della dicotomia bipartitica sia la morte del progresso sociale, l’aridità fatta modello.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ma cosa ti costava intanto mettere una crocetta e fare la tua parte per salvarci dall’abominio cileno?”, sbraitano converse graffianti e made in China.&lt;br /&gt;
Probabilmente nulla, ma avrei avallato ulteriormente un sistema che è, se non causa, almeno potente catalizzatore della situazione peninsulare attuale.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mai come ora la separazione tra popolo e potere è netta, secessa, mai come adesso il sornione e zelante abbraccio della propaganda vuole tener nascosta tale ulcera.&lt;br /&gt;
E’ oggettivamente troppo conveniente essere parlamentare, segretario, sindaco presidente di provincia o regione: si è sommersi di denaro e privilegi, e le responsabilità sono ahimé facili da schivare, almeno per gli esempi che godono di ribalta maggiore, e che paradossalmente dovrebbero pagare di più i propri errori perché esposti ad una platea profumatamente pagante più vasta.&lt;br /&gt;
Altro che anni di fango, qui siamo agli anni di plastica e silicone, di plusvalori e offshore. Ed io non voglio continuare a legittimare persone, a prescindere dal logo che figura innanzi al loro nome. Non nego esistano persone valide in questo mondo, ma in fondo qualche SS avrà aiutato una vecchietta ad attraversare la strada. Vecchietta ariana, ma son esigenze di copione.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Preferisci quindi gli anni di piombo, la sudditanza CIA, Gladio, il terrore, Conrad, Apocalypse Now?”, puntualizzano dal dams.&lt;br /&gt;
Non si può preferire un periodo tout court, ammesso che non preceda un imminente orgasmo in ufficio. Ah, adoro l’espressione tout court, specie se usata tout court.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E’ saggio vivere il proprio presente, ed affinché questo avvenga è necessario essere liberi da sovrastrutture che ci limitino. Qual è la più inviolabile delle prigioni se non quella invisibile? Quella di cui non puoi sapere di esser controllato, quella in cui hai l’illusione di poter cambiare qualcosa, ma puoi solo sbattere contro i cristalli invisibili che la delimitano e dar la colpa alla tua accidia. La democrazia figurata, la remissione della responsabilità, la gioia della partecipazione fine a se stessa.&lt;br /&gt;
Pronti ad esultare per un cumulo di croci su un foglio, un tempo magari vicini ad un Ulivo: copiare l’iconografia della più grande industria di merchandising mondiale sembrava infallibile vecchie volpi eh? E invece col cazzo.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Quindi sono tutti uguali, è tutto un magnamagna, non sei meno qualunquista di coloro che critichi.”, constata pertinentemente un eskimo.&lt;br /&gt;
Non certo giudico il valore e l’applicabilità delle mie affermazioni, ma mi permetto di fornir loro sostegno logico: non sono tutti uguali, ma sono tutti equivalenti, ed i fatti parlano chiaro. Siamo ancora in Iraq, sebbene si siano alternati governi che hanno fatto della presenza o dell’assenza in tale luogo un cardine delle loro promesse; ci sono singoli individui che hanno dei privilegi legislativi, anche se c’è stata occasione per revocarglieli; ci si lamenta dell’egemonia mediatica e politica di un imprenditore, ma le occasioni per fare il proprio dovere sono venute meno causa problemi interni al governo stesso, che ha posto così fine al proprio mandato anticipatamente percuotendosi le estremità inferiori con arnesi agricoli.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non sta scritto da nessuna, fottutissima parte, che l’affermazione della mia coscienza di cittadino debba passare per la politica. E se è scritto, non lo condivido affatto.&lt;br /&gt;
Io compio i miei atti sostenuti dalle mie idee - lungi da me pensare che queste siano sempre brillanti ed illuminate, e le azioni che da esse conseguono siano utili ed efficaci, ma di sicuro non delego terzi che non ho mai visto né conosciuto per mettermi a posto la coscienza.&lt;br /&gt;
Che io rechi bene o danno al mio vicino non passa di certo dal colore del perizoma della Carfagna. Non che non brami di saperlo, ma questa è un’altra storia.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Non dico neanche che il modello attuale sia completamente sbagliato. O meglio lo dico, ma sicuramente la preterizione allontanerà parecchie obiezioni, e la parola “preterizione” mi solleverà da altrettante. Dico solo che la bontà di un modello decisionale ogni tanto va rivista e fatta propria. O almeno ci si faccia consigliare da Loacker.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ma così non cambierà mai niente!” dice un luogo comune a caso che non voglio sforzarmi ad individuare.&lt;br /&gt;
Beh mi spiace farvelo notare, ma le cose non cambiano mai. O meglio, le cose cambiano sempre, evolvendosi, e coerentemente con lo stato immediatamente precedente delle stesse. Nascere crescere morire, tesi antitesi sintesi, credere obbedire combattere, produci consuma crepa: la dialettica ha sempre messo d’accordo tutti, e da sempre regola il mondo, perché ne offre la metaspiegazione più aderente alla realtà; non ci dà cioè la spiegazione concreta a tutto, ma ci garantisce l’esistenza di essa, che ci verrà esposta durante una puntata di Voyager quando a Giacobbo gireranno le palle per il verso giusto.&lt;br /&gt;
Ritenetevi sufficientemente fortunati da poter leggere questo: avete un pc, un adsl, e siete nati nella stessa epoca del brillante autore che stuzzica le vostre coscienze - senza dover ricorrere a lesbiche minorenni, per giunta.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Ma tutti uniti si possono vincere i mali di questo paese!” - ma se per non prendere due macchine lasceresti a casa tuo fratello, vuoi dirmi che credi nell’alleanza di uno sconosciuto di Ragusa, o nell’appoggio di un carneade trentino?  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Che fare?”, recita il titolo di un libro di Wilbur Smith. Che fare di un qualsiasi libro del medesimo è facile, quando finisce la diavolina. Cosa rispondere al quesito lo è altrettanto: prendete coscienza delle VOSTRE idee, e portatele avanti, possibilmente assieme ad un numero congruo di persone con le quali il margine di divergenza è controllabile, o almeno inferiore a quello di una qualsiasi coalizione di sinistra da Epaminonda in poi.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;“Sì belle parole, diccelo tu un qualcosa ideato da pochi che ha avuto impatto sul mondo no!”, domanda una frase racchiusa da virgolette e terminante con un punto esclamativo.&lt;br /&gt;
Presto detto, Google. E non scherzo, due persone hanno il monopolio assoluto dei servizi web, e non ti chiedono una lira per fornirteli. Unica rogna, sanno che ti ecciti sui cerbiatti ermafroditi, ma non lo diranno ai trans che frequenti, tranquillo.&lt;br /&gt;
Datevi al web amici, è davvero l’unica realtà concreta in cui l’idea di pochi può arrivare a molti. Ve lo immaginate Garibaldi con un account Youtube all’epoca? Avremmo annesso anche il Lesotho. E soprattutto non esisterebbe Kataweb.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In sintesi, vorrei che il mio pensiero, che ricalca quello di kierkegaardiana memoria, riceva almeno la stessa dignità della Lecciso. Che è molto superiore a quella di cui gode Kierkegaard nel panorama odierno, mi duole ammetterlo.&lt;br /&gt;
La mia non scelta non è ignavia, è coscienza - del resto credo molti pochi di voi tifino per qualche compagine di cricket, ma nessuno vi ha mai detto “ecco bravi, ora vi tenete il Kent in vetta!”. O almeno lo spero.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ah, anch’io al liceo sognavo, urlavo, sventolavo. Ed avrei detto fieramente tutti i virgolettati incontrati finora. Poi ho sviluppato il mio pensiero, che non sarà certo il massimo. Ma per fortuna neanche il d’alema.&lt;/p&gt;
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   <title>Io devo dormire.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-01-28/io-devo-dormire.html"/>
   <updated>2010-01-28T19:16:01+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-01-28/io-devo-dormire</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;&lt;em&gt;Riportato dalla nota sulla moleskine di oggi pomeriggio al ritorno dall’uni.&lt;/em&gt;  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[…] ora ci sono i fottuti CSS3 ed Html5, solo che gente tipo la puttana qui davanti sicuramente userà Explorer e dovrò fare più hack di quanti il cane che le siede a fianco abbia usato per sbloccarle l’iphone che ha in mano. Questo è puro &lt;em&gt;cyber-bukowskismo&lt;/em&gt;, diocane.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io devo dormire, porcoddio.&lt;!--more--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Calcolando che una bestemmia dura mediamente 0.3 sec, e che il numero di madonne che tiro al dì si può porre pari a 200 in media, io passo:  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;-0.3 * 200 = 60 sec = 1 min/giorno;&lt;br /&gt;
-1 min * 365 = circa 6h / anno;&lt;br /&gt;
-6h ogni 4 anni = un giorno;&lt;/strong&gt;  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ecco, è come se passassi tutto il 29 febbraio a dire porcoddio ininterottamente, dalla mezzanotte per 24h consecutive, senza respirare quasi.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ora il cazzo di anno bisestile credo se lo siano inventati magare anche i Romani, ma di sicuro qualche PapaGregorioDiStaCeppa l’avrà successivamente ufficializzato, quindi è colpa loro e si fottessero.&lt;br /&gt;
Facile: tu non manometti mio calendario, io non smadonno. Tu giochi al piccolo Eratostene, io insulto il cristo. Vabè cristo no, era un figo, facciamo il signoredomineddio.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io cmq devo dormire. Pillola rossa o pillola blu, me le ingoio tutte e due e mi fiondo a letto, si fottessero Morpheus, Neo, Dio, Gregorio, la troia dell’iphone, e Bukowski.&lt;br /&gt;
No vabè Bukowski no, era un figo. O era cristo? Bukowski è cristo? Cazzo, eppure PostOffice nel Nuovo Testamento non c’era, guarderò meglio.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo che avrò dormito, certo.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Adieu.&lt;/p&gt;
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   <title>Tipi da Facebook</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2010-01-08/tipi-da-facebook.html"/>
   <updated>2010-01-08T15:00:19+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2010-01-08/tipi-da-facebook</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Oramai il caro faccialibro è parte integrante e radicata del costume nostrano, quantomeno tra i giovani. Se un paio d’anni fa il suo nome poteva essere l’ennesimo riferimento cervelloticamente tecnologico nei dialoghi tra nerd, ora sfido chiunque a sostenere una conversazione non impegnata senza nominare l’odetamato social netuork.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come ogni fenomeno di vasta scala che si rispetti, esso si merita un’analisi semiseria circa le tipologie di utenti che lo popolano, nella speranza di poterlo vivere in maniera più sana e meno compulsiva: per quanto ci sforziamo di apparire fighi ed interessanti, nessuno dimenticherà mai le goffe gaffe delle medie no?&lt;!--more--&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;1. Il depresso cronico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Tutti noi, chi più chi meno, chi a lungo chi per breve tempo, stiamo male. Lui no, lui soffre sempre, e molto più di quanto tu non potrai mai patire durante la tua esistenza. Alterna considerazioni generali (&lt;em&gt;“questa vita fa fottutamente schifo”, “la farò finita prima o poi”&lt;/em&gt;) a riferimenti puntuali (&lt;em&gt;“non pensavo questa giornata di merda avrebbe potuto riservarmi anche altro”, “con tutti i cazzi che ho doveva succedermi anche questo”&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;
Ogni tanto il Valium agisce meglio, e si intravede un barlume di speranza (&lt;em&gt;“Forse, e dico forse, qualcosa sta cambiando. il peggio è alle spalle. Ci credo.”&lt;/em&gt;), per poi ricadere nel pessimismo ultracosmico (&lt;em&gt;“Lasciatemi stare, non contattatemi. Vi odio. Mi fa schifo tutto. Ma anche se leggete so che non ve ne frega un cazzo. Chiamare ore pasti.”&lt;/em&gt;). Dai amico, la vita è una merda, ma se ce lo rammenti sempre su fb vuol dire che hai un computer più o meno funzionante: ti do io un paio di siti che ti tireranno su il morale, e non solo.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2. La taggatrice folle.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Fino a qualche tempo fa era lecito pensare che quei graziosi oggettini fidi compagni di serate per alcune vostre amiche, che rispondono al nome di compatte [&lt;em&gt;gli oggettini, non le amiche ahimé&lt;/em&gt;], vi avrebbero ritratto in un paio di occasioni al massimo, e che sarebbero finite in qualche recondita cartella dei loro pc, per ivi rimanere senza recar danno alcuno. Invece ora non fai in tempo a tornare a casa che sei già stato individuato in almeno 21 foto, di cui 18 con espressioni orrende, 2 in cui c’è solo un vostro alluce, ed infinite una semidecente che state per selezionare per il profilo quando però vi accorgete che siete a fianco di persone molto più belle, sorridenti e fotogeniche di voi, che vi faranno sembrare comunque un quadro di De Chirico.&lt;br /&gt;
Perché ci fai questo? Perché costringi le nostre serate ad essere delle veglie ipertese, delle sfide contro il flash, delle agonie fotografiche? Non potreti sfogare le tue velleità ritrattistiche tra i bikini di Copacabana o San Diego? Te ne saremmo grati, qualcuno ti pagherebbe anche il viaggio. Di sola andata credo.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;3. Il musicologo compulsivo.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Posta dai 15 ai 72 video al giorno, di cui la metà sono live, inediti o rarità. Lancia feroci anatemi nonché oggetti reali contro chiunque osi non commentare positivamente il materiale pubblicato, invitandoli ad ascoltare ulteriori link affinché si ricredano.&lt;br /&gt;
Accompagna ogni brano con frasi ad effetto, stralci di canzoni, encomi malcelati, dichiarazioni strappalacrime, testimonianze di concerti. E se non cogli le citazioni non sei solo fuori dai suoi amici, ma fai bene ad affacciarti di tanto in tanto e controllare se la tua macchina è ancora integra. Disprezza profondamente chi posta brani sputtanati e dal Like facile [&lt;em&gt;Hallelujah anyone?&lt;/em&gt;], ma in fondo anche lui si prodiga a cercare consensi, specie se femminili: l’onanismo sul numero dei MiPiace ai propri link è esercizio quotidiano.&lt;br /&gt;
Abbiamo capito che ti piace quel trio un po’ sperimentale, un po’ retrò, un po’ tanto sfigato di un liceo di Nottingham. Davvero. Ora basta però.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;4. Il cazzaro a 360°.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
La rete è piena di materiale buffo, ed è gradevole ogni tanto visionarlo e strapparsi un sorriso. Lui invece nella migliore delle ipotesi fa fisioterapia ai muscoli facciali, nella peggiore ha una paresi contratta durante una risata isterica. Lui ha visto TUTTI gli scherzi di youtube, letto tutte le barzellette, preso parte a tutti i gruppi che contengano anche solo un accenno di battuta nel titolo. Che c’è di male se vuole essere allegro? Nulla, ma per colpa sua i miei feed sono tappezzati di amenità opinabili, stronzate indecenti, scurrilità deprimenti - “A REGAAAAAAA’ TAJATEVE VE PREGO STO A MORIIIII!!!!1!11one!”. Ti passo qualche contatto della prima categoria definita, saprete farvi compagnia.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;5. Il lapalissiano abitudinario.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Il malumore nei confronti di chi si iscrive a gruppi riferentisi ad attività scontate e banali è molto spesso sfociato nella creazione di gruppi che denigrano tali appartenenze, e molti hanno quindi desistito dal perseverare in tali sottoscrizioni. Molti ma non tutti.Lui continua a ricordarvi che d’inverno fa freddissimo, d’estate fa caldo, che si rompe i coglioni a scuola, che è stanco di lavorare, che gli piace la figa [&lt;em&gt;e che difficilmente la vedrà se continuerà a scrivere stronzate tutto il giorno su fb ndr&lt;/em&gt;], che gli piacciono cibi gustosi [&lt;em&gt;ma va, pensavo vi piacesse mangiar merda!&lt;/em&gt;], che gli piace far casino con gli amici [credo intenda scrivere in maiuscolo nella chat di fb]…fino a completare una sterminata sequenza di frasi incompiute, tutte nate per terminare con la formula paleocristiana che, in quanto intraducibile, provo a rendere con “e sticazzi non ce li metti?”. &lt;br /&gt;
Tutto questo ovviamente quando la sua attività verbale è appannaggio dei gruppi o delle pagine di cui diventare fan. Se invece deve informarci circa le sue attività quotidiane allora l’agonia si prolunga: &lt;em&gt;“aah ora vado a farmi una bella doccia”&lt;/em&gt; - pensi davvero che se non sei Megan Fox ci può remotamente interessare il fatto che tra pochi istanti staccherai i tuoi polpastrelli umidicci dalla tastiera per poi porre le tue abbondanti membra sotto l’acqua? &lt;em&gt;“sono stanchissimo, vado a letto”&lt;/em&gt; - maddai, pensavo avessi ancora anfetamine di riserva! Pardon ma il paleocristianesimo si impossessa ancora una volta di me : E STI CAZZIIIIIIIII!!!1!  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;6. Il predicatore leninista.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Un acuto ed illustre pensatore del 19° secolo, che qui non nominerò per mettere alla prova il vostro acume, accusava fortemente chiunque si prodigasse in opera di proselitismo, in quanto vedeva in esso il germe del comando e del plagio.&lt;br /&gt;
Bene, questi signori durante le ore di filosofia del liceo che non parlavano di CarloMarx, erano a farsi gran trombe al cesso a quanto pare, visto che rinnegano puntualmente gli insegnamenti del teutonico intellettuale, per ricordarci ad intervalli quantistici le malefatte di Berlusconi [&lt;em&gt;tranne le cessioni di Sheva e Kakà, ndr&lt;/em&gt;], gli appuntamenti a soporifere conferenze su come misurare la superficie della Siberia tramite copie de Il Capitale, o come spruzzare più lontano mentre ci si ama davanti ad una gigantografia del compianto Berlinguer. Spinoza.it è molto più efficacie, e soprattutto molto meno pachidermicamente nostalgico - aggiornatevi, Togliatti oramai è solo una via cara a Gasparri.  &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Menzione d’onore a due categorie trasversali: la prima è quella delle &lt;em&gt;fighe doc&lt;/em&gt;, che grazie ai documenti fotografici da esse pubblicate dà origine al vastissimo insieme complementare che ci comprende tutti, quello cioè dei &lt;em&gt;voyeur telematici&lt;/em&gt;; per quanto proviamo a coprirci dietro link, commenti, amicizie, note, siamo qui per un motivo solo. Sì, il più semplice dei poligoni, avete indovinato.&lt;/p&gt;
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   <title>Duo meae pecuniae de re crucifixis.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2009-11-06/duo-meae-pecuniae-de-re-crucifixis.html"/>
   <updated>2009-11-06T16:06:56+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2009-11-06/duo-meae-pecuniae-de-re-crucifixis</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Si è sentito tanto parlare della giusta collocazione della cristiana effige negli ultimi giorni, e a mio avviso troppo spesso in maniera non solo faziosa, ma anche inconsistente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Prima che il mio pensiero venga etichettato come ateo-laicista-taleban-musulman-omosessual-rosanelpugn-blasfem-giacobin e quant’altro, ritengo doverose delle precisazioni &lt;em&gt;a priori&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;&lt;strong&gt;non sono ateo&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Di certo non sono cristiano, ma vivo la mia spiritualità nella maniera che ritengo più opportuna, e mai ostenterò pubblicamente il mio rapporto con qualsivoglia entità, sia essa un’emanazione della mia mente o qualcosa di esterno. Non mi porrò mai il problema di questionare a riguardo perché sono l’unico arbitro della mia trascendenza;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;strong&gt;l’Italia è una Repubblica e non uno stato confessionale.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Ergo i luoghi pubblici devono essere privi di rappresentazioni religiose, di qualsiasi natura. Non lo dico io ma la nostra Costituzione - che poi qualcuno ci si voglia pulire il culo è altra questione, ma allora credo sia inutile discutere;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;strong&gt;non analizzerò questioni politiche o di rapporto tra culture differenti.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Ritengo i popoli debbano riuscire da soli ad uscire dal proprio medioevo, siano essi mediterranei o mediorientali o oltreoceanici;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;strong&gt;non ho intenzione di convincere nessuno circa cosa sia giusto o sbagliato&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Chi la pensa differentemente spero abbia buone ragioni a difesa della propria tesi; la mia analisi vuole essere oggettiva, non persuasiva;&lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;&lt;strong&gt;ritengo ci siano questioni più importanti della presenza o meno di due legnetti appesi al muro&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Per me è solo uno spunto di riflessione, non ne faccio una Crociata - per coerenza almeno ;).&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;Detto ciò, veniamo al quid: dopo ricorsi passati, qualche giorno fa &lt;strong&gt;una signora finlandese&lt;/strong&gt; ha posto all’attenzione della &lt;strong&gt;Corte Europea di Strasburgo&lt;/strong&gt; le sue remore circa la presenza di un &lt;strong&gt;effige religiosa&lt;/strong&gt; nel &lt;strong&gt;pubblico luogo di istruzione&lt;/strong&gt; frequentato dai propri figli [&lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49034girata.asp&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Link&lt;/a&gt;].&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli argomenti di contrasto, tutti assolutamente logicamente nulli, si dividono in varie categorie:&lt;/p&gt;

&lt;ul&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;argomento per mancata autorità&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Questa che vuole? Imponesse le sue leggi a casa propria, qui fa come diciamo noi”&lt;/em&gt; e similari.&lt;br /&gt;
La validità o meno di un concetto &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;prescinde da chi lo esprime&lt;/span&gt;. Se un tema è degno di nota, lo si consideri per la sua essenza, e non perché a sollevarlo sia stato un individuo più o meno considerato.&lt;br /&gt;
In passato il giochino era semplice perché la questione fu posta da esponenti islamici, il che rendeva il paralogismo assai più gustoso: &lt;em&gt;“Proprio loro vengono a parlarci di religione, misericordia! Voglio vedere se vai casa loro..”&lt;/em&gt; - non che all’epoca il ragionamento fosse valido, ma era sicuramente di effetto molto maggiore.&lt;br /&gt;
Per inciso ritengo che la Finlandia possa insegnarci molte cose per civiltà e tolleranza, ma ognuno è libero di imparare quello che vuole da quanto la vita gli offra.  &lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;argomento per autorità temporale&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Questo simbolo è nostro da 2000 anni, nessuno ce lo toglierà”&lt;/em&gt; ed altre considerazioni di natura strettamente cronologica.&lt;br /&gt;
Se qualcosa è giusto o sbagliato, questo di sicuro &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;non è legato al momento in cui l’enunciato è stato pronunciato&lt;/span&gt;; la questione è sulla liceità della presenza o meno del simbolo in un determinato contesto, e non sarà la data di fabbrica di esso a conferirgli maggiore autorità. Se lo stato non è confessionale, deve privarsi di iconografia in contesti pubblici - si può contestare questo, ma non sostenere il contrario solo per una data, senza contare il fatto che nessuno stabilisce quale sia il termine primo oltre il quale qualcosa guadagna il diritto di “esistere da sempre” o meno. Questo è una &lt;em&gt;sorite&lt;/em&gt;, errore argomentativo molto banale ed evitabile, che però la gente tende a non riconoscere.  &lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;argomento per nesso causa-effetto&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Questo elemento rappresenta l’identità della nostra nazione!”&lt;/em&gt; e giù di lì.&lt;br /&gt;
Prescindendo dal mio pensiero circa la coesione del paese in cui abito, &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;nessuno ha mai stabilito una causalità diretta tra quest’icona e quel che rappresenta, e l’unione della nazione&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;
Rispetto assolutamente chi, con argomentazioni sostanziose, sostiene che il cristianesimo sia un coesivo geopolitico della penisola, ma non sarà una formula lapidaria a convincermi di qualcosa che, per definizione, va sotto l’opinione.&lt;br /&gt;
L’unica vera cosa che ho visto mettere d’accordo tutta e dico tutta la penisola, è stato l’ultimo rigore di Grosso a Berlino 2006. Propongo una sua gigantografia come italico baluardo piuttosto, no?  &lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;argomento per mancato danno&lt;/strong&gt;: “&lt;em&gt;Ma che male ti fa? Se non sei cristiano sono 2 pezzi di legno no?”&lt;/em&gt;, che è una cover del celebre tormentone &lt;em&gt;“Ma perché ti sbattezzi? Se non sei cristiano è stata un po’ d’acqua in fronte no?”&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;
Io non mi permetto di essere arbitro dei dolori altrui. Potrei mettere una Stella di David in una scuola palestinese, o viceversa, tanto non sono loro simboli e non dovrebbero destare alcuna reazione, ma non penso andrebbe proprio così.&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;E’ lecito che qualcuno ritenga la presenza di un simbolo religioso altrui in un contesto pubblico comune una prevaricazione, ed è suo diritto ritenerlo o meno elemento di disturbo&lt;/span&gt;. Si può discutere di questo ovviamente, ma darlo per scontato non è di questo mondo.  &lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;argomento per “Europeae radices”&lt;/strong&gt;: i più scaltri provano a schivare l’ostacolo italiano, tentando di conferire autorità alzando il peso geografico - &lt;em&gt;“sono innegabili le radici cristiane dell’Europa”&lt;/em&gt;, non curandosi minimamente di definire quello che è una radice, né il concetto di cristiano, né quello di Europa.&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Partiamo dal definire l’Europa stessa&lt;/span&gt;: essa è un continente, un lembo di terra. Possiamo parlare delle sue &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;origini geologiche&lt;/span&gt;, ma cristo c’entra poco.&lt;br /&gt;
Possiamo parlare di un area più o meno definita in cui si sono stanziate delle &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;popolazioni&lt;/span&gt;. Ma io ricordo Arabi, Romani, Ottomani, Celti, Greci, Fenici, Normanni..anche qui è totalmente arbitrario definire il cristianesimo come matrice comune dei popoli che l’hanno abitata o la abitano ora.&lt;br /&gt;
L’organismo ufficiale attuale è l’&lt;strong&gt;Unione Europea&lt;/strong&gt;, che è un’&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;organizzazione supergovernativa&lt;/span&gt; basata su un &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;trattato economico&lt;/span&gt; che parla di &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;mercato comune&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;
L’ultima volta che Cristo e denari sono finiti a contatto sappiamo com’è andata a finire no? ;)&lt;br /&gt;
Il fatto che una sensibile percentuale delle persone di un continenti si professi di questa o quell’altra religione &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;non garantisce che tale struttura geografica si fondi su tale principio&lt;/span&gt;: chi stabilisce che essa conti di più del diritto o della lingua? Potremmo porre le lingue romanze come paradigma, o la tradizione culinaria, o qualsiasi altra cosa, se poi non ci prendiamo la briga di sostenere con precisione il valore di quello che diciamo.&lt;br /&gt;
Chiosa finale, è verificato che l’autore della bandiera europea [corona di stelle gialle su fondo blu] era un mariano devoto. Nessuno stabilisce che tra le convinzioni di un autore ed il suo committente ci debba essere nesso di causa-effetto - se così è, la Madonna è una puttana perché Caravaggio ne fece ritratto prendendo come modella una prostituta morta, ma nessuno pensa questo vero? :)  &lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
  &lt;li&gt;
    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;argomento per punizione&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“se non volete il crocifisso allora lavorate a Natale e durante le altre feste!”&lt;/em&gt;. Questa è la chicca :) Prescindendo dal fatto che ci sono categorie che lavorano anche durante quei giorni, &lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;si spera il calendario di lavoro sia tarato per un tot di giorni annui, e che eventuali giorni di ferie siano stati stabiliti per delle ricorrenze&lt;/span&gt;. Ora se si togliessero tali date, si ridistribuirebbero altrove, se si vuole mantenere costante il rapporto salario/lavoro.&lt;/p&gt;
  &lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;

&lt;p&gt;&lt;strong&gt;A me non dà fastidio che si sostenga o meno l’idea&lt;/strong&gt;. Penso che la scuola italiana abbia problemi ben più gravi di questo. Mi fa sorridere il fatto che nessuno utilizzi l’unica argomentazione valida, cioè:&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;br /&gt;“io il crocifisso lo voglio perché a me sta bene così.”&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;   &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;con le inevitabili conseguenze del caso, e senza fronzoli retorici che si sciolgono come neve al sole e che denotano solo chiusura mentale ed utilizzo strumentale di quel bieco mostro da loro stessi indicato come Relativismo Culturale - cosa c’è di meno assoluto di un paralogismo, di un ragionamento senza fondamento logico?   &lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Detto ciò, ribadisco il punto due delle mie premesse, che tronca qualsiasi discussione: lo stato non confessionale deve essere religiosamente asettico, lasciando massima libertà ai luoghi di culto certo. Chi non è d’accordo con la costituzione di questo paese, se ne torni a casa propria, e se questa coincide con il paese stesso, abbia il buon gusto di parlare se e solo se l’emanazione vocale è sostenuta da senno.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Vado, dalla copisteria han detto che i 10 milioni di fotografie di Grosso che avevo chiesto sono pronte.&lt;/p&gt;

</content>
   <author>
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   <title>Hope Left.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2009-06-11/hope-left.html"/>
   <updated>2009-06-11T00:19:12+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2009-06-11/hope-left</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;La vita dona, la vita prende. E Dio resta a guardare, senza parole.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Attonito non è, disinteressato piuttosto: non v’è accezione negativa, colpa non è essere neutri dinnanzi un evento, seppur intenso; il fatto che la nonscelta sia deprecabile è un apriori fastidioso precedente a Kierkegaard.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Apollo, guidami.&lt;br /&gt;
Dioniso, rapiscimi.&lt;br /&gt;
Mietitrice, sollevami.&lt;br /&gt;
Dio, guardami.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Ferirsi e ferire, atti così simili nella forma e distanti nella volontà. Meglio perdurare nel torpore del dubbio, o lasciarsi trapassare dal cieco e rapido fendente della Verità?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La fottuta, fottutissima verità è che la Seconda vince suprema, e involontariamente tutti ivi tendiamo.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Brucia.&lt;br /&gt;
Cado.&lt;br /&gt;
Non voglio sembrare&lt;br /&gt;
un fottuto&lt;br /&gt;
calligramma.&lt;br /&gt;
Nonèunflussodicoscienza.&lt;br /&gt;
Fottuto è la parola che amo di più, fottutamente.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Verità, perché non mi finisci? Sono esanime, sono tuo. Non esco mai vincitore ogni volta che ti sfido. Non posso rimproverarti, sono sempre io a cercarti - tu giustamente ti nascondi, sai che il vulnere che mi lasci è incurabile, e non vuoi il mio male.
Non hai sentimento, ami solo te stessa. Sei fortunata, tu che puoi amare, e mai ti separarai dalla tua amata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È luogo comune pensare che le cose più belle facciano male, o siano proibite. Non è vero, la musica ed il sapere sono proibite solo nella misura in cui nn possiamo raggiungerle, perché vicine alla Verità e pertanto protette dai demoni dell’indecidibilità o dell’ispirazione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se i dadi della prima sono lanciati da Dio, le corde della seconda sono lascivamente pizzicate da un’altra divinità. Capricciosa, non minore. Si muove su altri piani, nell’iconografia tradizionale lancia frecce senza guardare - in questo sì, è molto diversa da Dio.
Talvolta scocca dardi affini contro persone che avranno la fortuna di incontrarsi. Talvolta ancora colpisce sfortunati &lt;em&gt;singoletti&lt;/em&gt;, che saranno relegati all’ermetismo sentimentale, costreti a spiare il proprio desiderio senza poterlo mai sfiorare.
Massima sfortuna?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;No.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;La faretra dell’arciere non contiene frecce tutte della medesima misura, differiscono bensì per diametro, lunghezza e colore. Se esse collimano per tutte le caratteristiche, presto Morte li coglierà, per la troppa fortuna raggiunta.
Se invece le dimensioni stridono, uno dei due invocherà a gran voce la Mietitrice, affinché lo porti con sé. Impietosa la condanna, bruciante la vista, gelido il mondo. Si è &lt;em&gt;singleton&lt;/em&gt; con l’aggravante dell’aver assaggiato, del ricordo devastante, del rimpianto opprimente.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Vorrei rivivere.&lt;br /&gt;
Non sbaglierei.&lt;br /&gt;
Almeno non sbaglierei in tal senso.&lt;br /&gt;
Dioniso, rapiscimi e lascia che io possa immaginare il Sonno Eterno.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Subdola ti porge la sua mano una creatura. Graziosa per forma, intangibile per consistenza. Ne scorgi subito la mediocre diafanità, ma è troppo tardi. Lei è in te e ti alimenta, altrettanto fa col barlume di fuoco rimasto.
Guardi lontano, è solo la fredda luce di Selene a schiarire il cielo, non v’è fiamma conosciuta. Maliziosa e zelante però ti sussurra:&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Vedi, il fuoco è rinato.&lt;br /&gt;
Non ti curare ora, sei salvo.&lt;br /&gt;
Zefiro soffia sicuro, il fuoco tornerà vivo e forte.&lt;br /&gt;
Sei fanciullo di nuovo, riposa.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;I versi dispari sono sì forieri di Verità, ma quelli pari si dissolvono assieme a Speme stessa, maligna e sibilante nel fuggire lontano.
Bruci ancora, ma il dardo non esiste più. E’ acre bile a contorcerti, vedi solo ora la ferita lasciata dalla Speranza. Vedi chiaro ed alto quel fuoco, ma non è la freccia di un tempo ad alimentarlo, né tantomeno secrezione velenosa. Esso è puro, ed ogni suo crepitio ti torce le membra dal profondo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Imparerai a spiarlo, a rapirne l’immagine, a morire per esso senza poter far nulla. Ma in cuor tuo speri sia sempre vivo, perché vorrà dire che ella non starà soffrendo, e se Nobiltà muove i tuoi atti, quando non più ti dilanierai per veleno, potrai ivi guardare con dolcezza, rivendicando con orgoglio e senza dolore il possesso di tale fulgore, un tempo.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;Mietitrice però, ora fammi tuo.&lt;br /&gt;
Non tollero, ho solo venefica sostanza nelle mie vene.&lt;br /&gt;
Vendo a te il mio cuore, dammi Sapienza ed io ti servirò.&lt;br /&gt;
No more Love, just your Lore.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;E tu, Dio, guardami ora se hai coraggio.&lt;br /&gt;
Qui mi lasci, in un mondo che non ti ho chiesto di visitare.&lt;br /&gt;
Ti sarà debitore per avermi fatto provare&lt;br /&gt;
l’intensità così ineffabile, dell’esistenza.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
</content>
   <author>
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   </author>
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   <title>Miss Ragione e il Dottor Inconscio.</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2009-02-14/miss-ragione-e-il-dottor-inconscio.html"/>
   <updated>2009-02-14T10:07:02+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2009-02-14/miss-ragione-e-il-dottor-inconscio</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;Ci sono eventi, situazioni, che inducono una pesante distorsione sulla nostra percezione della realtà; vorremmo quindi fuggire da essa, ma quando la dimensione onirica è altrettanto travagliata, l’incubo prende forma e si insedia in ogni contesto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quando la frequenza dei mutamenti umorali supera quella delle albe e dei tramonti, non v’è sopportazione umana in grado di sostenere tanta pressione. Non scopro certo io che sono proprio questi momenti transienti ad essere il sostrato del piacere ed il germe della sofferenza - i nostri sabati del villaggio, i nostri pendoli tra noia e dolore.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Sì, perché per quanto liete siano le condizioni della felicità e per quanto dilanianti quelle del patimento, giungiamo sempre ad un equilibrio relativamente sano, ad una coscienza piena e compatibile con la nostra ambizione o con il nostro istinto di autotutela - esatto, sai che che peggio di così non può andarti, che nessuno ti aspetta e che devi tirarti su le maniche per ripartire: per quanto a me piaccia perdurare nella tristezza, visto che ritengo la melanconia uno stato privilegiato, esso non è quasi mai compatibile con i ritmi del tessuto sociale nel quale, ahimé, siamo tutti connessi a meno di velleità ascetiche così rare da custodire oramai.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per cui sì, non appena trovo la forza di ritrovare coraggio, giunge sulla desolata scrivania della mia coscienza un nuovo, pesante, plico nero; il fatto che io debba ricorrere ad immagini post-decadenti mi fa ribrezzo, anche se già immagino la mia workstation avvolta da piante selvagge perfettamente descritta dai versi di un riesumato Baudelaire.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Io che maestro di poesia non sono, mi limito a descrivere le due figure che lavorano nel mio ufficio: una è una brillante specializzanda in matematica applicata, mente poco estrosa ma rigorosa, tallieur impeccabile ed occhiali che rispecchiano l’immaginario collettivo di pornosegretaria - lei è Miss Ragione.
Dirimpetto vi sono un mucchio di scartoffie, un cestino traboccante di materiale di cancelleria utilizzato, ed un signore di età indefinita, dalla crespa ed incolta capigliatura; ne sappiamo ben poco, e gli abbiamo dato l’appellativo di Inconscio.
Per quanto possa apparire inefficiente e disordinato, non c’è verso di convalidare un progetto senza il suo nulla osta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Eggià, per quanto l’aitante signorina si sforzi di congetturare e compilare moduli, mordicchiando freneticamente cappucci di penne a sfera, è sufficiente la presenza di un dettaglio che non convinca il compulsivo collega per obbligarla a riiniziare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Dannazione, eppure è tutto così chiaro, non capisco dove sia l’errore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Signorina, lei non può capire dov’è l’errore. La sua robusta base assiomatica è un castello di sabbia a confronto delle mie regole; se ne faccia una ragione.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Vorrebbe farsene una lei, di Ragione, a giudicare da come mi guarda lascivo ogni volta che i miei movimenti sottraggono qualche centimetro al rigore della mia gonna. Ma temo questo comprometterebbe ogni vincolo lavorativo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Con tutta probabilità - sebbene l’ossimoro appena pronunciato sia totalmente inconcepibile per me. Vede signorina, io non sono scemo, non è che non capisca le cose. E’ che sono capriccioso, e voglio capirle come e quando dico io.
Certo sono dannatamente pigro, e se lei continua a fornirmi cumuli di argomentazioni in carta bollata, finirò per far caso solo al vostro accenno di scollatura.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Io non posso continuare così, mi sento così..così subalterna! Alla fine fa sempre di testa sua, raramente le sue tesi sono frutto del mio fondamento, e anche in tali casi beh, è solo una coincidenza.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Un’affermazione è vera a prescindere dalla propria paternità, la sua onestà intellettuale mi insegna..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Di onesto non mi resta alcunché quando penso a come reprimere la mia frustrazione, di intellettuale ancora meno.. - disse togliendo gli occhiali, e sciogliendo i capelli.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Signorina, non perda se stessa.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-No stronzo, voglio solo fornirti la più forte delle mie argomentazioni, quella contro cui neanche i tuoi vezzi cristallizzati da psichiatra possono nulla.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I cumuli di fogli presenti sulla scrivania non guadagnarono certo ordine dopo esser stati bruscamente allontanati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Pensi sia la cosa giust…&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Zitto! Che fai, ora sei tu a congetturare? Tu che hai sempre mandato a puttane le mie precauzioni, e fatto brillare i miei indugi? E poi quante volte avresti voluto strapparmi questa fottuta giacca, non accetti lo faccia da sola adesso?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il seno granitico e le gambe oramai colpevoli erano esaltate da lingerie insospettabilmente lussuriosa. Per una volta era lei a prendere il comando.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Glisso sulla sinossi immediatamente successiva, non perché non sia in grado o non abbia voglia, ma perché ritengo la vostra immaginazione sufficientemente fervida, sicuramente più del banale clichet evocato: diciamo che la dimostrazione è lasciata al lettore.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Temo il nostro rapporto lavorativo cambierà radicalmente.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Prendila come una singolarità. Eliminabile.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Sarà difficile..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Certo, per te che conservi sempre tutto e non capisci mai cosa è utile e cosa no.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-E’ sufficiente legarti i capelli per farti tornare l’acida di sempre?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Non sono acida, sono professionale. Dovresti diventarlo anche tu, per cui torna a lavoro.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Ma se mi hai gettato tutto per terra! Vedi che nei film da quattro soldi che ti guarderai poi non è necessario rimettere a posto..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Guarda che a differenza di voi uomini io non ho bisogno di alcuna immagine per stimolare il mio inconscio..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Come l’hai chiamato?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-..e poi non ero ordinati neanche prima, quindi rimettili sopra alla meglio e renditi operativo al più presto.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’algido muro di rigore lavorativo che lei aveva riinnalzato era ormai invalicabile, e la rigida dicotomia si ripristinò totalmente.
Certo, qualcosa cambiò, ma d’altronde non v’è mai nulla di immutabile, almeno coerentemente con la natura delle cose.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fu così che finalmente l’inconscio assaggiò il corposo gusto della logica, e la ragione seppe inebriarsi dell’aroma agrodolce della follia.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Secondo pronostico, il lavoro dei due seppe meglio integrarsi, e se la prima cavillò in misura minore, il secondo fu più elastico e meno prevenuto nei confronti del rigore di lei. Molti alti plichi neri e pesanti giunsero, ma il loro contenuto fu sempre gestito in maniera ottimale e la consegna fu evasa regolarmente prima che lettere analoghe giungessero.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Storiellina buffa, non trovate? Bene, la realtà è che la mia descrizione non coincide a livello temporale con la realtà, visto che la mia Ragione è ancora coi capelli legati ed aliena da ogni velleità sessuale. Spero vivamente però che la trama venga rispettata, e che la mia immaginazione colmi l’ellissi indicata.&lt;/p&gt;

&lt;blockquote&gt;
  &lt;p&gt;You have me on my knees&lt;br /&gt;
You have me listless and deranged&lt;br /&gt;
You have me in your pocket&lt;br /&gt;
You have me distant and estranged  &lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;No narcotics in my brain&lt;br /&gt;
Can make this go away&lt;/p&gt;

  &lt;p&gt;I’m sorry that, I’m sorry that I’m not like you&lt;br /&gt;
I worry that I don’t act the way you’d like me to&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;

&lt;p&gt;Pure narcotic anyone?&lt;/p&gt;
</content>
   <author>
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    <email></email>
   </author>
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   <title>[1989] The Cure - Disintegration</title>
   <link href="http://www.diegocaponera.com/2008-10-12/1989-the-cure-disintegration.html"/>
   <updated>2008-10-12T14:52:00+00:00</updated>
   <id>http://www.diegocaponera.com/2008-10-12/1989-the-cure-disintegration</id>
   <content type="html">&lt;p&gt;La musica è un’arte in grado di regalare gioie sia grandi che piccole - nell’accezione di graziose, lievi. Quella di ieri è stata proprio una piacevole sorpresa; contro ogni aspettativa, i &lt;strong&gt;Cure&lt;/strong&gt; regalano oltre un’ora di ottima performance in un evento gratuito: presentano il nuovo album, ed attingono al loro repertorio classico, strizzando fortemente l’occhio al disco di cui sto per parlare, uno dei miei album preferiti di sempre.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questi è &lt;strong&gt;Disintegration&lt;/strong&gt;, disco scritto e pubblicato nel 1989 che chiude la &lt;em&gt;trilogia gotica&lt;/em&gt; del gruppo (iniziata con &lt;strong&gt;Faith&lt;/strong&gt;, 1981 e proseguita con &lt;strong&gt;Pornography&lt;/strong&gt;, 1982).
L’album è pervaso da una forte vena malinconica, da tinte eteree e delicate, quasi venisse visto dall’esterno di una finestra appannata.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

&lt;p&gt;L’opera si apre con &lt;em&gt;Plainsong&lt;/em&gt;, tema quasi solenne sostenuto da corposi tappeti e che prevede un’incursione vocale solo alla fine. Segue un classico, &lt;em&gt;Pictures of you&lt;/em&gt;, che esprime tutto il rimpianto per un passato l’impossibilità del cui ritorno è certa. Delle stesse sonorità è &lt;em&gt;Closedown&lt;/em&gt;, cui segue una delle gemme del disco: &lt;em&gt;Lovesong&lt;/em&gt; è una delle canzoni d’amore più dirette e sincere di cui si abbia memoria; ritmo sostenuto, voce che si adagia leggera su un tappeto di tastiere e cui fanno eco i curati incisi di chitarra, dopo un intenso bridge.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;È poi il momento di &lt;em&gt;Last Dance&lt;/em&gt;, brano dalle velleità quasi psichedeliche, ipnotico nella stesura e nelle timbriche; giunge poi quello che è il tema più celebre del disco, &lt;em&gt;Lullaby&lt;/em&gt;: Smith e compagni indovinano perfettamente ritmo e sonorità, e realizzano una delle loro canzoni maggiormente apprezzate.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;figure&gt;
          &lt;a href=&#39;/images/the_cure.jpg&#39; rel=&#39;lightbox&#39;&gt;&lt;img src=&quot;/images/the_cure.jpg&quot; alt=&quot;Pettinarsi non era in cima agli interessi dei Cure, evidentemente.&quot; id=&quot;pettinarsi-non-era-in-cima-agli-interessi-dei-cure-evidentemente&quot;&gt;&lt;/a&gt;
          &lt;figcaption&gt;
            &lt;a rel=&#39;noreferrer&#39; href=&#39;#pettinarsi-non-era-in-cima-agli-interessi-dei-cure-evidentemente&#39; class=&#39;anchor&#39;&gt;&lt;i class=&#39;fa fa-link&#39;&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;
            Pettinarsi non era in cima agli interessi dei Cure, evidentemente.
          &lt;/figcaption&gt;
        &lt;/figure&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Altro singolo di successo è &lt;em&gt;Fascination Street&lt;/em&gt;: ancora reminescenze e distorsioni darkwave al cospetto di incisi di tastiere cristallini e brillanti; poi le monumentali &lt;em&gt;Prayers for Rain _e _The Same Deep Water As You&lt;/em&gt;, veri capolavori d’atmosfera in cui liriche malinconiche si sposano perfettamente con tappeti corposi ma mai soffocanti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Arriva poi il turno della title-track &lt;em&gt;Disintegration&lt;/em&gt;, brano più incisivo e deciso rispetto a quelli che lo precedono, che vede nella voce di Smith il segreto per mantenersi vario e gradevole per tutti gli otto minuti abbondanti della sua durata.&lt;/p&gt;

&lt;figure data-embed=&quot;//www.youtube.com/embed/Ae7fLwy4MP8&quot; data-caption=&quot;Bella come tutti i soli che da qui non potremmo vedere mai.&quot;&gt;&lt;/figure&gt;

&lt;p&gt;Tempo di addii, tempo di &lt;em&gt;Homesick&lt;/em&gt;, vera summa delle sonorità di inizio anni novanta del gruppo britannico: archi che non accennano a un sorriso, echi di pianoforte, liriche intense, ben aiutate da riff di chitarra pieni di nostalgia. Un barlume di speranza affiora nella traccia di chiusura, &lt;em&gt;Untitled&lt;/em&gt;: sebbene il testo sia ancora un &lt;em&gt;portrait&lt;/em&gt; nostalgico, il tema è più sostenuto e si chiude con un inciso ipnotico ma più solare rispetto al resto del disco.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Assolutamente un’opera dall’elevato valore oggettivo e dall’immensa valutazione personale - un capolavoro di sonorità ed atmosfere come pochi altri sono stati in grado di creare all’interno di un solo disco.&lt;/p&gt;

&lt;hr /&gt;

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   <title>Is this trip really necessary? Day 2</title>
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   <updated>2008-10-12T03:04:46+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Il mio secondo giorno di permanenza madrilena inizia con un vago deja-vu: medesima ora di risveglio, medesima colazione, stessa destinazione; stavolta però evito la lunga camminata per risparmiare energia in vista della serata.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mi dirigo presso la Fundacio’ La Caixa, palazzo di esposizioni ubicato lungo il Paseo del Prado sponsorizzato dall’omonimo ente bancario catalano - dopo un primo piano dedicato a reperti Etruschi, il mio interesse per i quali è ampiamente superato da quello per le parigine della ragazza che mi precede, mi dirigo al piano superiore, ove ha luogo una bella mostra fotografica avente per soggetto Charlie Chaplin; dopo un’ora in compagnia di Charlot, mi incammino baldanzoso verso l’Fnac di Callao [passando ancora per Prado, Banco de Espana, Gran Via] alla ricerca di qualche disco o libro a prezzo interessante.
La missione si rivela però infruttuosa, al che penso di fare un salutino da fuori al Bernabeu, evitando di rientrare per l’ennesima volta.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Torno a casa, mi cambio e valuto quale sia l’itinerario migliore per raggiungere la sala Riviera. Scelgo metro - linea 2 da Quevedo a Opera, poi linea R per Principe Pio.
Una volta fuori, mi rendo conto di non saper minimamente come raggiungere il luogo del concerto, avendo dato solo uno sguardo approssimativo alla mappa del locale.
Mi ricordo che avrei dovuto costeggiare un parco; peccato mi trovi proprio al vertice di esso, e non so quale delle due direzioni scegliere.
Intuito mi suggerisce di seguire una coppia di ragazzi con indosso una maglietta dei Tool: quando il pensiero che i piccioncini stessero andando nella direzione opposta alla ricerca di intimità mi era ormai sopraggiunto, vedo una massa indefinita di capelloni a confermare la bontà della mia scelta.
Entro nella sala, e riesco a prendere un posto decente - quinta fila lievemente decentrato a sinistra - non prima di aver preso una chiara media. La barista, per inciso, era una fottuta dea.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Aprono il concerto i nonsocchi, gruppo spalla assolutamente non malvagio, con una bassista/tastierista il cui carisma supplisce eccellentemente alla bellezza non statuaria.
Scambio due parole con dei ragazzi dietro di me, i quali fantasticano su una playlist totalmente psichedelica. Mi prendo l’ingrato compito di avvisarli che purtroppo Wilson e amici suoneranno quasi per intero Fear of a Blank Planet, come avevano già fatto in occasione della tappa romana del loro tour.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Le mie previsioni si rivelano lievemente errate: non suonano quasi per intero il loro ultimo album, bensì lo eseguono *integralmente*.
I cinque salgono sul palco ed è delirio: li vedo tutti, Wilson, Barbieri, Harrison, Edwin, Wesley, pronti e carichi subito con la title track. Sullo sfondo proiettati i video relativi ad ogni brano, come avevano già fatto al Tendastrisce.
Se in tale circostanza però avevo avuto modo di lamentarmi dell’acustica, qui devo dire che le cose vanno in maniera assai peggiore: voce poco nitida, timbriche per nulla cristalline.
Addirittura la seconda strofa è priva di Wesley per problemi tecnichi, prontamente risolti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poco male, la parte centrale e la ripresa di FoaBP sono talmente robuste che non ci faccio più caso. Wilson posa la chitarra per accompagnare l’intro di My Ashes alla tastiera.
Presto è il momento della sontuosa suite “Anestaethize”, un quarto d’ora abbondante di maestria, di “Sentimental” e di “Way out of here”.
Con tutta sincerità si potrebbero risparmiare “Sleep together”, ma non badano a spese.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dallo stringato resoconto di questo inizio si nota che il disco non sia di mio eccessivo gradimento - così è, ma del resto mi viene in mente la brillante riflessione per la quale, se dicessi ad una ragazza appena uscita dal parrucchiere che stava meglio prima, essa si cruccerebbe - come pretendere quindi che un artista rinunci all’esecuzione della sua più recente creazione?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;I PT vanno per qualche minuto dietro le quinte, la gente inizia ad inveire neanche ci fosse Richard Benson sul palco. Potersi gustare gli improperi in lingua madre è un lusso per pochi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Torna Wilson. Quello degli anni novanta.
-Do you speak english?
-Yeah!
-How far can we go? Do you know a record called..Stupid Dream?
-Yeah!
-…and do you know one called..Signify?
-YEAH!
-We’re gonna play a song from that album..this is called..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;[Ti prego, suona Signify stessa.]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-..Dark Matter.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Palo, la mia seconda preferita. Estasi sonora. I am, I know.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Poi una vera gemma, inaspettata. Da The Sky Moves Sideways. Le stelle muoiono. Wilson alterna la chitarra ad ogni brano, passando da elettrica ad acustica.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E’ il turno dell’opinabile “Open Car”. Non puoi suonarmela tra i mostri sacri, ma apprezzo comunque. Da Wilson mi aspetterei sempre concerti ipertecnici ed iperpsichedelici, sperando attinga dal suo periodo più progressive. Ovviamente così non può essere ora, e Wilson sceglie di stupirmi, prendendomi dritto al cuore con In Absentia: prima una potente “Wedding Nails”, poi una maggiore componente melodica in “Blackest Eyes”. Saluti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-Where are gonna play one last song. This is called Trains.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Fottuto Wilson, la sua ballata più struggente. La simbiosi sonora è totale.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-When I hear the engine pass, I’m kissing you wide..
[vi adoro]
-The hissing subsides, I’m in luck..
[è vero, lo sono]&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;-When the evening reaches here..
[cazzo continua]
-..you’re tying me up..
[non fermarti]
-..I’m dying of love..
[I’m dying too]
-…
[say it goddamn]
-..it’s ok..&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Will love you forever, Wilson.&lt;/p&gt;
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   <title>Is this trip really necessary? Day 1</title>
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   <updated>2008-10-11T01:23:45+00:00</updated>
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   <content type="html">&lt;p&gt;Giorno imprecisato di inizio settembre. L’estate si trascina pigra verso il proprio termine, campendo la tela che presto sarà adorna di colori autunnali.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Decido che il pesante periodo di esami dovrà culminare, a prescindere dai risultati, con un breve periodo di vacanza. Mi cade l’occhio sulle date della tournee spagnola di Wilson e soci, ed un “dieci ottobre” vicino al nome della capitale iberica mi strizzano l’occhio.
Cazzo, anche Ryanair mi offre le proprie grazie per pochi spiccioli. Scrivo a mio cugino per chiedere ospitalità relativa a tale weekend - mi dice che non ci sono problemi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Gli esami finiscono [bene], l’anno accademico riinizia [benino], arriva dunque il momento di partire - due vestiti, il mac da cui sto scrivendo e poco più mi accompagnano alla volta di Madrid e dei Porcupine Tree.&lt;/p&gt;

&lt;!--more--&gt;

&lt;p&gt;Il primo giorno inizia con sveglia poco mattutina - 10:30 in piedi, 11 fuori casa. Troppo tardi per assaporare i deliziosi churros delle caffetterie limitrofe.
Nelle orecchie “Lightbulb Sun” dei PT. Decido di non usufruire di quel prodigio di topologia e tecnica che è il Metro di Madrid [ben conscio della fredda e caotica dicotomia Anagnina-Rebbibbia che mi attenderà al ritorno], per intraprendere una stoica camminata da Quevedo ad Atocha, passando per Calle San Bernardo, Gran Via, Sol, Cibeles, Paseo del Prado.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ritrovo così le due facce di Madrid: la prima, quella apollinea delle avenide perpendicolari e delle loro velleità mitteleuropee - la seconda, quella dionisiaca delle viuzze e della gente indaffarata o rapita da un particolare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Giunto nei pressi della stazione ferroviaria di Atocha, quale novello Filippide non stramazzo a terra dicendo “siamo vincitori”, bensì mi adopero per procacciarmi del cibo; opto per il consolidato “El Brillante”, panineria che si vanta di preparare il miglior panino di calamari di tutta Madrid.
Ben cosciente del fatto che anche la più malfamata bettola della città oserà fregiarsi di tale onoreficenza, ordino la specialità della casa accompagnata da una birra.
Mangerei volentieri seduto fuori, ma non posso perdermi il pittoresco spettacolo dei camerieri: il locale presenta due banconi, uno adibito al cibo e l’altro alle bevande - non appena ho chiesto il beveraggio, il tipo ha iniziato ad urlare “UNA CERVEZAAA!!1one!1” ai colleghi dirimpettai, i quali nel corso degli anni hanno sviluppato un complicato sistema di filtri passa-birra in grado di recepire ordinazioni nel più cacofonico dei frastuoni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo un decente numero di siparietti analoghi decido di sostare un po’ di fronte al museo d’arte moderna Reina Sofia, che visito con piacere ogni volta che passo di qui. Stavolta penso di limitarmi ad osservare i succinti abiti delle studentesse di belle arti che transitano di lì, ma mentre sono a metà del Paseo del Prado alla volta di nuovo del centro, un gentile sms mi invita a visitare un’interessante mostra dell’edificio appena abbandonato; dietrofront, e dopo svariate imprecazioni nei confronti di chi mi ha fatto lasciare il libretto universitario a casa, entro nel museo a prezzo pieno.
Sulle note di “Non al denaro, non all’amore né al cielo” del Maestro, visito rapidamente il quarto piano, di cui conosco a memoria collezione e sorveglianza oramai, e mi dirigo verso il padiglione delle mostre temporanee per visitare “Maquinas y Almas”, esposizione di arte digitale e nuovi media. Chiedo subito dove sia il prof. Giovannella a giudicare dal nome, ma ricevo solo solerti occhiatacce.
La mostra alterna perfette cazzate ad opere sinestetiche davvero interessanti - chicca finale un’installazione di nonsocchi e David Byrne - no, non c’è “Lazy” come sottofondo.
Altro rapido omaggio a Mirò, Dalì e Picasso, con particolare riguardo alla sala di Guernica, toccante come ogni volta.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Un’occhiata al negozio del museo per sincerarmi che i prezzi siano come sempre fuori dal mondo, e poi di nuovo su per il Paseo del Prado, costeggiando l’eponimo museo e le paffute sculture di Botero. Entrerei a salutare Goya, ma i miei arti inferiori reclamano riposo. Potrei andare al Retiro ma opto per raggiungere la fermata metro più vicina e demolire i sogni di una Battistini ormai sicura che non l’avrei tradita per la collega spagnola.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dopo sette fermate di passione, mentre gli Opeth sussurrano “Hope Leaves” rientro a casa, scrocco la rete per enne minuti e aiuto la ragazza di mio cugino con la carbonara.
Stremato e tronfio di uova e pancetta opto per birretta di rappresentanza a due passi da casa con mio cugino, solite chiacchere hi-tech - “***** xxx quanto costano poco le ram ora”, “che cazzo ci trovi di bello nel tuo mac”, “non ci sono più le mezze stagioni” - rigorosamente in lingua iberica e poi nanna.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;A domani per il day #2 ed il resoconto del concerto :)&lt;/p&gt;
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