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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>Digital Reputation</title><link>http://www.digitalreputation.it</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/digitalreputation/reputazione-online" /><description>i nostri atti ci seguono</description><language>en</language><lastBuildDate>Mon, 12 Jul 2010 23:15:09 PDT</lastBuildDate><generator>WordPress http://wordpress.org/</generator><feedburner:info uri="digitalreputation/reputazione-online" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><title>Reputazione online e ricerca del lavoro: molte le aziende che consultano i Social Network per le referenze dei candidati</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/U5LoubC-ZlI/</link><category>Corporate</category><category>Personal</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Mon, 12 Jul 2010 23:15:09 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=558</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/05/adecco-123people-digitalreputation.png"><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/05/adecco-123people-digitalreputation.png" alt="Ricerca Adecco, 123 People, Digitar Reputation" title="Ricerca Adecco, 123 People, Digitar Reputation" width="458" height="152" class="aligncenter size-full wp-image-528" /></a><br />
<em>Secondo un’indagine condotta da </em><a href="http://www.adecco.it/" target="_blank">Adecco</a>, da <a href="http://www.123people.it" target="_blank">123people</a> e da <a href="http://www.digitalreputation.it" target="_blank">Digital Reputation</a>, spesso i profili mal impostati sui social network possono influenzare l’esito di un colloquio.</p>
<p>Tra i vari motivi adducibili all’insuccesso di un colloquio di lavoro, potrebbe esserci una foto non “sufficientemente” professionale o un profilo inadeguato postati su uno dei Social Network, come ad esempio Facebook. E’ quanto emerge da una <strong>ricerca condotta su 100 imprese italiane e 400 candidati e lavoratori</strong>, e curata da <strong>Adecco</strong>, leader mondiale nella gestione delle risorse umane, in collaborazione con <strong>123people</strong>, motore di ricerca di persone in tempo reale, e <strong>digitalreputation.it</strong>, blog che offre consigli pratici su come prendersi cura della propria reputazione online.</p>
<p>Infatti, secondo l’indagine, emerge innanzitutto che <strong>l’83% di tutti gli intervistati</strong> (hr manager, lavoratori e candidati) che hanno partecipato al sondaggio, dice di utilizzare i motori di ricerca <strong>per monitorare la propria digital reputation</strong> (soprattutto Google, Facebook e 123people). In merito alla fase di selezione e colloquio, inoltre, se è vero che un HR manager su 3 dichiara di non aver mai scartato a priori un candidato sulla base di quanto visionato online, cioè dopo aver “googlato” il nome dell’aspirante lavoratore, e quindi di non farsi troppo condizionare dalle informazioni (i CV cestinati dopo l’analisi su Internet è pari all’8%), tuttavia il <strong>36% dei referenti</strong> dice di ricorrere comunque all’online <strong>per approfondimenti e/o verifiche</strong>. </p>
<p>Dalla ricerca emerge, infatti, che ai social network i selezionatori ricorrono prima di tutto per: <strong>effettuare controlli incrociati sui curricula</strong>, 51% delle risposte; <strong>per verificare referenze e contatti professionali</strong> (48%); per <strong>accertare eventuali attitudini professionali</strong> attraverso la partecipazione a community su skill specifiche (47%); e persino per <strong>scoprire informazioni private sui candidati</strong> (40%).<br />
Le community insomma avrebbero sostituito le ‘tradizionali referenze’, rappresentando un’enorme fonte di informazioni e notizie private e non, altrimenti irreperibili.</p>
<p>E <strong>chi cerca lavoro ha la consapevolezza di essere sotto i riflettori</strong>? No, secondo il <strong>38,5%</strong> dei referenti aziendali, che ritiene che i frequentatori dei social network si muovano online spesso senza pensare alle conseguenze sulla loro digital reputation.<br />
Tale opinione viene tuttavia smentita dal 55% dei 400 partecipanti all’indagine in qualità di candidati e lavoratori che invece <strong>sono consapevoli della rischiosità</strong> dal punto di vista professionale dell’essere presente su un social network. In primo luogo perché ritengono si possano reperire informazioni private che possono essere percepite in maniera negativa dai datori di lavoro (33,53%), oltre che far emergere contatti e passioni poco professionali (25,99%), ovvero immagini e video personali (24,8%) e per ultimo &#8211; ma non meno importante &#8211; potrebbero essere rintracciati commenti negativi personali nei confronti del proprio datore di lavoro e dell’azienda (15,67%).</p>
<p>Più dell’88% degli intervistati, quindi, <strong>corre ai ripari prendendo provvedimenti</strong> per tutelarsi: grazie alle impostazioni sulla privacy (50,46%) ed evitando di inserire informazioni private discutibili (37,66%). Per proteggersi dalle ‘intrusioni’ di datori di lavoro e colleghi, il 26% degli intervistati preferisce non inserire informazioni sul proprio percorso di carriera, mentre il 31% ha deciso di inserirle solo sulle community professionali o in misura diversa in base al tipo di social network (29%).</p>
<p>Privacy o meno, comunque, ai social network rinunciano in pochi (possiedono un profilo il 76% dei lavoratori e candidati e il 52% dei referenti aziendali intervistati) e sono considerati ormai un nuovo canale utile per promuovere la propria immagine e professionalità e cambiare o trovare lavoro (lo sostiene il 60% dei candidati/lavoratori), perché consentono il rafforzamento e l’ampliamento del network di contatti (74% delle risposte) e la partecipazione a gruppi di discussione professionale (64%).</p>
<p>I più utilizzati? Al primo posto <strong><a href="http://www.facebook.com">Facebook</a></strong> &#8211; che ottiene il 52% di preferenze da parte dei referenti aziendali e il 44% dei candidati &#8211; e LinkedIn &#8211; 42% aziende e 25% candidati. Segue Xing &#8211; scelto dal 9% dei candidati e lavoratori e 5% dei referenti delle imprese &#8211; mentre FriendFeed e MySpace trovano riscontro rispettivamente solo fra il 13% e il 9% dei candidati e lavoratori, ma restano poco conosciuti fra i rappresentanti delle società intervistati.</p>
<p>“<em>I social media rappresentano un’ulteriore evoluzione rispetto ai mezzi di recruiting on line classic</em>i – spiega <strong>Silvia Zanella</strong>, Marketing &amp; Communication Manager di Adecco Italia – <em>e, come accaduto in passato, si rende necessario conoscerli e farli propri. Per questo è importante imparare a sfruttare questi strumenti sia per autopromuoversi sia per prendere degli spunti per selezionare le risorse migliori.</em>”</p>
<p>“<em>Ci sono due aspetti dei risultati della ricerca che mi fanno riflettere. Il primo è che ci siano ancora persone che scelgono di non esserci e non partecipare a ciò che succede in rete, convinte che questo possa metterle al riparo da eventuali problemi. Se già oltre la metà dei selezionatori verifica online i profili dei candidati</em> – afferma <strong>Giorgio Minguzzi</strong>, fondatore di digitalreputation.it – <em>un domani sarà più avvantaggiato il candidato che ha un profilo online con referenze pubbliche incontrovertibili o il signor nessuno il cui nome non salta fuori nemmeno con una ricerca su Google? Del resto, esattamente come i datori di lavoro, anche i candidati sono oggi in grado cercare informazioni sulle aziende che li hanno convocati per un colloquio e controllare la loro reputazione. E questo è il secondo aspetto che mi colpisce perché sembra che manchi la consapevolezza di questa reciprocità nella maggior parte dei candidati che hanno partecipato al sondaggio</em>”.</p>
<p>&#8220;<em>Le aziende hanno sempre cercato maggiori informazioni sui candidati che non fossero già presenti sui CV</em>, &#8211; dichiara <strong>Russell E. Perry</strong>, CEO 123people &#8211; e<em> oggi Internet rende questa attività ancora più semplice grazie alle moderne tecnologie di ricerca che permettono di trovare ogni piccolo dettaglio personale, nel momento stesso in cui viene messo online. Come dimostrato da questa ricerca, bisogna stare molto attenti perché le informazioni che condividiamo oggi su Internet possono avere un serio impatto sulla nostra attività lavorativa in meno di dieci anni. Per trovare lavoro o per mantenere quello che si ha, in futuro, è molto importante gestire attivamente e controllare le informazioni che ci riguardano online. Inoltre non bisogno dimenticare che non esistere online è ancora più sospetto</em>.&#8221;<br />
_____<br />
Scarica l&#8217;intero <a href='http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/07/CS-digital-reputation.doc'>Comunicato Stampa</a>.</p>
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Secondo un’indagine condotta da Adecco, da 123people e da Digital Reputation, spesso i profili mal impostati sui social network possono influenzare l’esito di un colloquio.
Tra i vari motivi adducibili all’insuccesso di un colloquio di lavoro, potrebbe esserci una foto non “sufficientemente” professionale o un profilo inadeguato postati su uno dei Social Network, come ad esempio [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/07/13/reputazione-online-e-ricerca-del-lavoro-molte-le-aziende-che-consultano-i-social-network-per-le-referenze-dei-candidati/</feedburner:origLink></item><item><title>La BP investe in AdWords</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/iLBg0SGvOH4/</link><category>Corporate</category><category>adwords</category><category>BP</category><category>marea nera</category><category>oil spill</category><category>reputazone</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:55:56 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=545</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/06/BP-oil-spill.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-546" title="BP-oil-spill" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/06/BP-oil-spill.png" alt="" width="490" height="337" /></a></p>
<p>La <strong><a href="http://www.bp.com" target="_blank">British Petroil</a></strong> ha investito in <strong>Google AdWords</strong> (e non solo) per contrastare l&#8217;impatto sulla sua reputazione delle notizie relative alla perdita di petrolio che sta inquinando le coste degli Stati Uniti.</p>
<p>Qualcuno ritiene che avrebbero dovuto attendere la riparazione del danno. C&#8217;è <a href="http://www.thebrainchildgroup.com/blog/2010/06/bp-buys-google-adwords-to-fix-brand-reputation/" target="_blank">chi dice che</a> non avrebbero dovuto pensare alla loro reputazione, prima di aver messo a posto le cose.<br />
Francamente penso invece che abbiano fatto bene. Del resto ogni giorno escono nuove notizie, nuovi commenti, sull&#8217;increscioso incidente. Mi sembra che l&#8217;azienda si stia muovendo correttamente nel far sentire la propria voce. In un mondo conversazionale è legittimo che l&#8217;ufficio stampa della BP voglia dire la sua, dando agli utenti un luogo in cui poter sentire il parere e le informazioni direttamente dall&#8217;azienda.<br />
Se non avessero fatto nulla, qualcuno starebbe parlando del fatto che non hanno avuto cura della loro reputazione digitale.<br />
Ma, a parte qualsiasi giudizio che si può dare su questa azione di &#8220;recovery&#8221; credo che nessuno vorrebbe essere nei panni di chi sta prendendo queste decisioni. Di fatto stanno realizzando un interessantissimo case history in condizioni veramente difficili.</p>
<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/06/bp-oil-spill2.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-553" title="bp-oil-spill2" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/06/bp-oil-spill2-300x53.png" alt="" width="300" height="53" /></a></p>
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La British Petroil ha investito in Google AdWords (e non solo) per contrastare l&amp;#8217;impatto sulla sua reputazione delle notizie relative alla perdita di petrolio che sta inquinando le coste degli Stati Uniti.
Qualcuno ritiene che avrebbero dovuto attendere la riparazione del danno. C&amp;#8217;è chi dice che non avrebbero dovuto pensare alla loro reputazione, prima di aver [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/06/07/la-bp-investe-in-adwords/</feedburner:origLink></item><item><title>Aziende in U.K. : solo l’1% cura la propria reputazione online</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/zlO6Ac1COGM/</link><category>Corporate</category><category>brand reputation</category><category>company reputation</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Fri, 28 May 2010 12:26:20 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=537</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/05/cattiva-reputazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-538" title="Reputazione in pericolo" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/05/cattiva-reputazione.jpg" alt="Reputazione in pericolo" width="458" height="234" /></a><br />
Da una ricerca svolta a cura di <a href="http://www.reputation247.com" target="_blank">Reputation247.com</a>,emerge che in UK <strong>solo l’1% delle aziende monitora la propria reputazione </strong>online. Non è affatto un  bel risultato, perché  sebbene le aziende siano consapevoli di come sta cambiando il mondo, solo pochissime si curano della loro immagine online, del loro brand e di cosa viene scritto di loro sulla Rete.<br />
Sebbene la ricerca evidenzi, come l’80% dei partecipanti  dichiari di usare quotidianamente internet per r<strong>icercare potenziali clienti o prodotti da acquistare</strong>, tuttavia emerge che il 75% degli stessi affermi di non aver mai effettuato alcuna ricerca sul loro brand, sulla propria azienda e sui prodotti a loro correlati, nelle ultime 4 settimane.<br />
Nathan Barker, fondatore  di <a href="http://www.reputation247.com" target="_blank">Reputation247.com</a> dice:</p>
<blockquote><p>The myth that ‘we are a reputable company, so we don’t need this’ should end. We are talking here about six billion opinions. One disgruntled customer or ex-employee can reach the world. In several instances we have come across staff whom clients considered good employees and yet were going straight home and criticising the business on their blog or twitter pages. </p></blockquote>
<p>Barker non è il primo a dirlo, ma sicuramente non ha tutti i torti. Soprattutto alla luce di quello che è emerso dal sondaggio che ha effettuato.</p>
<p>A proposito, però di sondaggi: non vi sarete dimenticati di <a href="http://www.digitalreputation.it/2010/05/27/reputazione-digitale-cercare-lavoro/" target="_blank">partecipare alla ricerca</a> che stiamo portando avanti con <a href="http://www.adecco.it" target="_blank">Adecco</a> e <a href="http://www.123people.it/blog" target="_blank">123People</a>!</p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><a href="http://digitalreputation.questionpro.com/" target="_blank"><strong>Partecipa al nostro sondaggio, clicca qui!</strong></a></span></h3>
<p><span style="color: #800000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_12" class="footnote">Photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/gnackgnackgnack/2523700714/" target="_blank">gnackgnackgnack</a></li>
</ol>
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Da una ricerca svolta a cura di Reputation247.com,emerge che in UK solo l’1% delle aziende monitora la propria reputazione online. Non è affatto un  bel risultato, perché  sebbene le aziende siano consapevoli di come sta cambiando il mondo, solo pochissime si curano della loro immagine online, del loro brand e di cosa viene [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/05/28/aziende-in-u-k-solo-l1-cura-la-propria-reputazione-online/</feedburner:origLink></item><item><title>Ricerca sulla reputazione digitale e il mondo del lavoro</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/KZ1yKUKGEoM/</link><category>Personal</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Thu, 27 May 2010 10:07:52 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=526</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/05/adecco-123people-digitalreputation.png"><img class="alignleft size-full wp-image-528" title="Ricerca Adecco, 123 People, Digitar Reputation" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/05/adecco-123people-digitalreputation.png" alt="Ricerca Adecco, 123 People, Digitar Reputation" width="458" height="152" /></a></p>
<p>Sebbene sia passato un po’ di tempo dall’ultimo post, non si è smesso di lavorare per far crescere qualitativamente il blog. Il primo frutto evidente di questo lavoro è la nascita di una collaborazione fra <a href="http://www.adecco.it" target="_blank">Adecco</a>, <a href="http://www.123people.it/blog" target="_blank">123 People</a> e <a href="http://www.digitalreputation.it" target="_blank">DigitalReputation.it</a>, che ha come scopo la realizzazione di una ricerca sulle abitudini online di chi cerca lavoro.<br />
Per i prossimi 15 giorni sarà possibile rispondere in modo anonimo ad un <a href="http://digitalreputation.questionpro.com/" target="_blank">breve questionario</a> riguardante il proprio rapporto tra esposizione mediatica online e ricerca di lavoro. Spero possiate partecipare, contribuendo alla ricerca con il vostro prezioso e particolarissimo punto di vista.</p>
<p>Troverete le istruzioni sulla <a href="http://digitalreputation.questionpro.com/" target="_blank">pagina dedicata all’iniziativa</a>.</p>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><a href="http://digitalreputation.questionpro.com/" target="_blank"><strong>Partecipa al nostro sondaggio, clicca qui!</strong></a></span></h3>
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</strong></span></p>
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Sebbene sia passato un po’ di tempo dall’ultimo post, non si è smesso di lavorare per far crescere qualitativamente il blog. Il primo frutto evidente di questo lavoro è la nascita di una collaborazione fra Adecco, 123 People e DigitalReputation.it, che ha come scopo la realizzazione di una ricerca sulle abitudini online di chi cerca [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/05/27/reputazione-digitale-cercare-lavoro/</feedburner:origLink></item><item><title>Business Marketing su Facebook</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/SIsli5pAvvo/</link><category>Corporate</category><category>campagne marketing su Facebook</category><category>Luca Sartoni</category><category>marketing su Facebook</category><category>Ravenna WebTV</category><category>Social Media Marketing</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Sun, 11 Apr 2010 10:00:40 PDT</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=436</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-435" title="Usare Facebook per promuovere la propria azienda" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/fb-digitalreputation.jpg" alt="Usare Facebook per promuovere la propria azienda" width="458" height="247" /><br />
Oggi sempre più imprese iniziano a guardare ai social network come una via per l’Eldorado, una strada per uscire dalla crisi, un modo facile per incrementare il business. Certamente i social network sono un’opportunità. Su questo ormai, tutti sono d’accordo, ma che il loro utilizzo si converta in un beneficio tangibile non è poi automatico come generalmente si crede. Non c&#8217;è quindi, da meravigliarsi che le aziende cerchino un modo per essere presenti nell’unico sito al mondo <a href="http://www.asca.it/focus-INTERNET__FACEBOOK_SUPERA_GOOGLE_PER_NUMERO_DI_VISITATORI-3086.html" target="_blank">con più accessi</a> di Google: Facebook.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-455" title="Facebook" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/fb-built.jpg" alt="Facebook" width="218" height="124" />Purtroppo, senza una conoscenza approfondita delle dinamiche e degli strumenti da utilizzare, il rischio di fare una pessima figuara e di rovinare la propria reputazione è praticamente una certezza.<br />
Per quanto riguarda la presenza delle aziende su Facebook, a mio avviso, l’errore più diffuso è quello di aprire un profilo con il nome della propria realtà commerciale oppure con il nome del prodotto che si vuole promuovere.<br />
Sono certo di non essere l’unico a provare fastidio nello stringere amicizia con un’<a href="http://it-it.facebook.com/people/Qubo-Fiat/1535871356" target="_blank">automobile</a>, una <a href="http://es-la.facebook.com/discoteca.magdalena" target="_blank">discoteca</a>, una <a href="http://www.facebook.com/people/Gelateria-LaFisca/1780277145" target="_blank">gelateria</a>, un <a href="http://www.facebook.com/people/Nivea-Deodorante/100000222933181" target="_blank">deodorante per le ascelle</a>.<br />
Per me, gli amici sono ancora le persone reali in carne e ossa, e non delle cose inanimate. Ma oltre al mio personalissimo fastidio, ci sono due ottimi motivi per non commettere un errore come questo.</p>
<p><strong>Il primo  è che fare ciò, viola i termini di utilizzo di Facebook.</strong></p>
<p>Lo so che nessuno di voi (o quasi) ne ha coscienza, ma Facebook è a sua volta un’azienda che vi chiede di sottoscrivere un contratto con lei. Sottoscritto ciò, poco importa se il servizio che vi verrà offerto sarà gratuito o meno, sarete tenuti a rispettarlo.<br />
Nelle condizioni di utilizzo è scritto nero su bianco (<a href="http://www.facebook.com/terms.php?ref=pf" terget="_blank">par. 4</a>):<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-442" title="Termini di utilizzo di Facebook" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/termini-uso-facebook.jpg" alt="Termini di utilizzo di Facebook" width="458" height="137" /><br />
Riporto in italiano l&#8217;inizio del paragrofo in oggetto: &#8220;<strong>Gli utenti di Facebook forniscono il proprio nome e le proprie informazioni reali</strong>&#8220;. Questo concetto viene ribadito ancora più incisivamente nei punti 1 e 2, in cui si sottolinea che l&#8217;utente si impegna a:
<ul>
<li>Non fornire informazioni personali false su Facebook o creare un account per conto di un&#8217;altra persona senza autorizzazione.</li>
<li>Non utilizzare il proprio profilo personale per ottenere profitti commerciali (ad esempio vendendo il proprio messaggio di stato a un inserzionista).</li>
</ul>
<p>A questo punto non potete proprio lamentarvi se un bel giorno non riuscirete più ad accedere al vostro profilo &#8220;<em>fake</em>&#8220;. Da principio vi sembrerà di aver solo sbagliato a digitare la password, solo in seguito vi accorgerete che è apparsa una scritta nuova.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-444" title="Profilo disabilitato su Facebook" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/profilo-disabilitato-su-facebook.jpg" alt="Profilo disabilitato su Facebook" width="458" height="218" /><br />
Quando succede un fatto come questo, dite addio a tutti i contatti che quel profilo aveva e che con fatica eravati riusciti a raccimolare.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-446" title="Segnala abusi su Facebook" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/segnala-small.jpg" alt="Segnala abusi su Facebook" width="212" height="91" />Dovete sapere che Facebook disabilita profili così con una certa frequenza. Anche perché gli utenti che avvicinate hanno modo di segnalare gli abusi direttamente al centro assistenza.<br />
Per inoltrare una segnalazione basta visualizzare la pagina del profilo in oggetto, in fondo alla colonna di sinistra c’è un ultimo menu dal quale bloccare gli utenti indesiderati.<br />
<a href="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/segnalazione-big.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-448" title="Pannelo per segnalare abusi su Facebook" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/segnalazione-big.jpg" alt="Pannelo per segnalare abusi su Facebook" width="232" height="225" /></a>Per completare la procedura, Facebook chiederà di selezionare da un menu a tendina le vostre motivazioni. Ve ne sono diverse, dal cyberbullismo, alla diffusione di contenuti pornografici (non ho scritto pedopornografici!), dallo stalking  al profilo falso. Se selezionate quest’ultimo vi verrà chiesto di specificare ulteriormente. Fra le scelte disponibili vi è anche “rappresentazione di una persona non reale”.<br />
A questo punto il gioco è fatto, Facebook si riserverà di fare le sue verifiche e, se lo riterrà opportuno, disabiliterà il vostro account senza nemmeno avvisarvi.<br />
Fin qui, nulla di catastrofico, la violazione resterà un segreto fra voi e Facebook. Sparireste e basta, come se non foste mai esistiti.<br />
Probabilmente i vostriclienti non se ne accorgerebbero nemmeno. Ma cosa succederebbe se tutto ciò diventasse, invece, oggetto di discussione?</p>
<p><strong>Sì perché il secondo motivo per il quale è meglio creare esclusivamente profili reali, è che la vostra violazione può diventare di dominio pubblico</strong>.</p>
<p>Un esempio di come una violazione dei termini d’utilizzo di Facebook possa generare un danno permanente alla reputazione aziendale (e non solo aziendale&#8230;) è rappresentata dal caso che ha riguardato la televisione online <strong><a href="http://www.lucasartoni.com/lavoro/ravenna-webtv-maleducati-e-cialtroni" target="_blank">Ravenna WebTV</a></strong>.<br />
La storia è esemplare: una web TV che aprirà i battenti fra qualche giorno ha pensato di promuoversi su Facebook attraverso un profilo che ha “<strong>Ravenna</strong>” come nome e &#8220;<strong>WebTV</strong>&#8221; come cognome. Grazie a questo utente fittizio, l&#8217;azienda di cumunicazione incaricata di gestire il lancio ha iniziato a chiedere l&#8217;amicizia ad altri utenti su base geografica, fino a che qualcuno di questi ha fatto notare pubblicamente le modalità poco professionali con le quali veniva condotta la campagna di marketing. L&#8217;azienda non ha gradito affatto le critiche e ha replicato con la censura.<br />
<strong>Risultato</strong>: oggi la blogosfera sta discutendo animatamente di questo caso, tanto che anche i risultati di Google ne sono ampiamente influenzati. </p>
<p>Purtroppo non sempre vale il “<em>basta che se ne parli</em>”, anche perchè sul web queste cose non hanno età.</p>
<p><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/04/google-risultati.jpg" alt="Risultati Google su Ravenna WebTV" title="Risultati Google su Ravenna WebTV" width="458" height="264" class="alignleft size-full wp-image-498" /></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?a=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?a=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:dnMXMwOfBR0"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?d=dnMXMwOfBR0" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?a=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:F7zBnMyn0Lo"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?i=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:F7zBnMyn0Lo" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?a=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:7Q72WNTAKBA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?d=7Q72WNTAKBA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?a=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?i=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?a=SIsli5pAvvo:ZAD56G9LnO8:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/digitalreputation/reputazione-online?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~4/SIsli5pAvvo" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>
Oggi sempre più imprese iniziano a guardare ai social network come una via per l’Eldorado, una strada per uscire dalla crisi, un modo facile per incrementare il business. Certamente i social network sono un’opportunità. Su questo ormai, tutti sono d’accordo, ma che il loro utilizzo si converta in un beneficio tangibile non è poi automatico [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/04/11/marketing-su-facebook/</feedburner:origLink></item><item><title>Digital Afterlife: cosa capita ai nostri dati quando passiamo a miglior vita?</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/ukEUI3sdVLU/</link><category>Personal</category><category>decesso di un amico</category><category>digital afterlife</category><category>facebook</category><category>morte</category><category>profilo di un morto su facebook</category><category>social network</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Thu, 04 Mar 2010 17:14:51 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=421</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/03/tomba.png" alt="Sepolcri" title="Sepolcri" width="458" height="303" class="alignleft size-full wp-image-425" /><br />
Ad Adele McAlear è capitato di perdere un amico e di restare impressionata dal persistere del legame di amicizia su Facebook. A me è capitato lo stesso e chissà quanti di voi hanno vissuto la medesima esperienza.<br />
Mentre a me la cosa ha lasciato abbastanza indifferente (anche se non nego di provare commozione nel vedere comparire ogni tanto l’avatar dell’amico che non c’è più), ad Adele, ha generato interrogativi profondi sui grandi temi della vita e sull’ <em>off-line</em> definitivo, al quale tutti siamo destinati.<br />
Ne è nato un lavoro interessante, tuttora in corso, che si chiama <a href="http://www.deathanddigitallegacy.com " target="_blank">deathanddigitallegacy.com</a> e che ha per tema <strong>l’impatto della morte sulle nostra identità digitale</strong>. Nel suo blog, Adele raccoglie testimonianze e racconti su questo tema, sì funereo, ma anche molto interessante e concreto.</p>
<p>Infatti, ad uno sguardo superficiale, siamo tentati di archiviare in fretta la questione. È tipico ritenere che una volta morti, non ci importerà più nulla delle tracce digitali che abbiamo lasciato in vita.<br />
La cosa invece si dimostra assai differente nel momento in cui iniziamo a pensare alle persone care che lasceremo in questo mondo, figli compresi.</p>
<p>Sì perché, alla fine, le <em>digital footprints</em> possono raggrupparsi in due macro categorie: quelle qualificabili grazie ad un certo <strong>valore economico</strong> e quelle di <strong>natura sentimentale</strong> o affettiva.<br />
Per quanto concerne le prime, è facile capire quale valore in termini economici possa avere una proprietà intellettuale. Quanto potrebbe valere un inedito di uno scrittore famoso che giace nascosto fra i documenti di GoogleDocs? Oppure un dominio ambito, magari in scadenza proproo a poche settimane dalla nostra scomparsa?<br />
Dove si parla di lavoro, e specialmente di proprietà intellettuale, sono certo che agli eredi non dispiacerebbe avere l’opportunità di poter verificare i contenuti di alcuni account.<br />
Sicuramente alcuni ritrovamenti “digitali” sarebbero in grado di cambiare persino il tenore di vita di una persona o di un&#8217;intera famiglia.<br />
Per quanto riguarda invece le tracce legate alla sfera sentimentale e privata, credo che la cosa sia ancora di maggiore attualità. Oggi sottoscriviamo delle policy per le quali siamo consapevoli dei settaggi di sicurezza dei nostri account email, facebook, linkedin, ecc… ma giunti alla fine della nostra vita, per quanti anni queste policy rimarranno in accordo con quanto da noi accettato?<br />
Se domani Facebook decidesse, per assurdo, di aprire tutte le foto al pubblico, sareste proprio contenti di rendere disponibili certe fotografie ai vostri figli o ai vostri genitori?<br />
E se a distanza di tempo le miei scelte, allora legittime, risultassero inconcepibili o peggio, disdicevoli? La morale comune cambia nel tempo…<br />
Per rispondere a queste esigenze, tutt’altro che banali, sta persino fiorendo un mercato di servizi e di consulenza. Da <a href="http://www.deathanddigitallegacy.com" target="_blank">deathanddigitallegacy.com</a> fino a <a href="http://www.entrustet.com" target="_blank">entrustet.com</a>, sono tante le start-up che hanno iniziato a lavorare su questi temi facenod nascere nuove figure professionali, come ad esempio il Digital Executor.</p>
<p>Quindi che dire, se non…<em>long life &#038; prosper</em>!?</p>
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Ad Adele McAlear è capitato di perdere un amico e di restare impressionata dal persistere del legame di amicizia su Facebook. A me è capitato lo stesso e chissà quanti di voi hanno vissuto la medesima esperienza.
Mentre a me la cosa ha lasciato abbastanza indifferente (anche se non nego di provare commozione nel vedere comparire [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/03/04/digital-afterlife-dati-morte-social-network/</feedburner:origLink></item><item><title>Augmented Identity</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/qNCBihSjUUQ/</link><category>Personal</category><category>android</category><category>augmented ID</category><category>augmented reality</category><category>iphone</category><category>privacy</category><category>realtà aumentata</category><category>riconoscimento facciale</category><category>smarkphone</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Thu, 25 Feb 2010 00:03:15 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=409</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-411" title="Augmented ID" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/02/augmented-id.jpg" alt="Augmented ID" width="462" height="261" /><br />
Mentre sto ancora cercando di capire quali siano le opportunità dell’Augmented Reality, scopro che probabilmente siamo già andati oltre.<br />
Stiamo, infatti, per parlare di <strong>Augmented Identity</strong>.<br />
Sì, perché la ditta svedese <a href="http://www.tat.se" target="_blank">TAT</a> (acronimo di “<a href="http://www.tat.se" target="_blank">The Astonishing Tribe</a>”) ha realizzato un software per dispositivi <em>mobile</em> che miscela sapientemente le ultime tecnologie di riconoscimento facciale, il cloud computing e l’augmented reality con le nostre identità digitali, fatte di social network e digital footprints.<br />
Il risultato di questo mix è un prototipo che si chiama <strong>Recognizr</strong>. Si tratta di un’applicazione <em>mobile</em> che permette all’utente di fotografare con la webcam del cellulare chi è con lui, inoltrare la foto a un potente server in cloud computing, il quale ha il compito di analizzare il volto della persona fotografata con i migliori software di riconoscimento facciale. Nel caso in cui il volto si trovi nella banca dati (al momento il prototipo è connesso con la Libreria di <a href="http://www.polarrose.com/" target="_blank">Polar Rose</a>) allora il software sarà in grado di restituire una serie di informazioni legate all’identità digitale della persona in oggetto: nome, cognome, informazioni generali, social networks, ecc…<br />
L’applicazione è in grado di riconosce automaticamente la posizione del volto nello scatto e di <em>&#8220;contronarla&#8221;</em> delle icone “social” correlate all&#8217;indentità della persona ritratta nella fotografia.<br />
L’applicazione, al momento, è solo un prototipo, in grado di girare su Android abbinato a smartphone con telecamere superiori ai 5 megapixel, ma si sta lavorando anche alla versione per iPhone.</p>
<p>Di per sé il software pare ben fatto e sembra consentire l’apertura di scenari interessanti, anche se mi piacerebbe provarlo di persona. Sarei molto curioso di capire quale precisione riesca a raggiungere il riconoscimento facciale e fino a che punto sia in grado di riconoscere i volti. Ad esempio quando sono parzialmente coperti (come quando s’indossa un cappello) e fino a quale distanza questo risulti possibile. Inoltre fino a quando l’unica library sarà quella di <a href="http://www.polarrose.com/" target="_blank">Polar Rose</a>? Quali altre potrebbero aderire al progetto ?<br />
Certo è che se il prodotto continuerà a evolvere in questa direzione, non ora, ma magari fra qualche anno, potremmo ritrovarci con le nostre foto taggate automaticamente.<br />
Paura, eh? Mentre con terrore pensate alla fine che sta facendo la vostra privacy&#8230;godetevi la demo in questo video caricato dalla <a href="http://www.tat.se/" target="_blank">TAT</a> su Youtube.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5GqJHaNRlas&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/5GqJHaNRlas&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;hl=en_US&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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Mentre sto ancora cercando di capire quali siano le opportunità dell’Augmented Reality, scopro che probabilmente siamo già andati oltre.
Stiamo, infatti, per parlare di Augmented Identity.
Sì, perché la ditta svedese TAT (acronimo di “The Astonishing Tribe”) ha realizzato un software per dispositivi mobile che miscela sapientemente le ultime tecnologie di riconoscimento facciale, il cloud computing e [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/02/24/augmented-identity/</feedburner:origLink></item><item><title>Il villaggio e la piazza</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/XhiCItja_p0/</link><category>Corporate</category><category>Personal</category><category>fama</category><category>legislatore</category><category>reputazione online</category><category>villaggio globale</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">antoninoattanasio</dc:creator><pubDate>Sun, 21 Feb 2010 15:21:06 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=392</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/02/villaggi-piazza.jpg" alt="Il villaggio e la piazza" title="Il villaggio e la piazza" width="462" height="271" class="alignleft size-full wp-image-405" /><br />
Il tema della &#8220;digital reputation&#8221; è scottante e richiederebbe un intervento legislativo a livello nazionale e comunitario finalizzato a ridisegnare i confini della privacy e della riservatezza. Come prima riflessione sul tema, si può rilevare che nelle forme di espressione del Web &#8211; socialnetwork, blog, forum di discussione, mailinglist, chatroom &#8211; c&#8217;è &#8220;qualcosa di nuovo, anzi d&#8217;antico&#8221;. L&#8217;&#8221;antico&#8221; è il villaggio, i minimi termini di una comunità di persone che decidono di condividere una porzione della loro vita individuale. La piazza è allora il centro del villaggio e la via principale il canale che la alimenta. Tutti sapevano tutto di tutti nel villaggio, la notizia correva di bocca in bocca, spesso ingigantendosi con particolari. La Rete è il villaggio contemporaneo e i suoi strumenti di espressione sono l&#8217;equivalente della &#8220;piazza&#8221; e del corso principale&#8221;. In questo contesto la digital reputation nulla innova rispetto a quella che un tempo era la &#8220;fama&#8221;. Nessuno costringe nessuno: le notizie, i dati e le informazioni sono liberamente immesse e altrettanto liberamente circolano, sono apprese emodificate. Ecco questo è il punto di partenza per ogni discussione serena priva di pregiudizi: nessuno è obbligato a usare determinati strumenti diespressione allo stesso modo che nessuno è obbligato a girare in piazza né  tantomeno a raccontare di sé al primo che incontra.</p>
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Il tema della &amp;#8220;digital reputation&amp;#8221; è scottante e richiederebbe un intervento legislativo a livello nazionale e comunitario finalizzato a ridisegnare i confini della privacy e della riservatezza. Come prima riflessione sul tema, si può rilevare che nelle forme di espressione del Web &amp;#8211; socialnetwork, blog, forum di discussione, mailinglist, chatroom &amp;#8211; c&amp;#8217;è &amp;#8220;qualcosa di nuovo, [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/02/23/il-villaggio-e-la-piazza/</feedburner:origLink></item><item><title>Cresciamo</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/nSYnwnYDh98/</link><category>Personal</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Sun, 21 Feb 2010 15:10:08 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=395</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-394" title="Antonino Attanasio" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/02/antonino-attanasio.jpg" alt="Antonino Attanasio" width="462" height="242" /><br />
Da domani, a scrivere su queste pagine saremo in due. Inizierà a farci visita anche Antonino Attanasio.<br />
Antonino è un avvocato (nonchè un buon amico!) che si occupa di diritto dell&#8217;impresa e di diritto delle nuove tecnologie, con un taglio prettamente &#8220;consulenzile&#8221;. Dice di trovare Digital Reputation molto interessante perché in maniera chiara e sintetica (Ndr. Grazie!) mostra tutte le problematiche legate alla diffusione incontrollata dei dati personali nella Rete. Dovendo seguire le imprese clienti, capire se e in che modo la Rete può veicolarne l&#8217;immagine per lui è  fondamentale l&#8217;attenzione a questo tema, in termini soprattutto di prevenzione di danni all&#8217;immagine.</p>
<p>Antonino, che dire: benvenuto!</p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_12" class="footnote">Photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/lucasartoni/" target="_blank">luca.sartoni</a></li>
</ol>
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Da domani, a scrivere su queste pagine saremo in due. Inizierà a farci visita anche Antonino Attanasio.
Antonino è un avvocato (nonchè un buon amico!) che si occupa di diritto dell&amp;#8217;impresa e di diritto delle nuove tecnologie, con un taglio prettamente &amp;#8220;consulenzile&amp;#8221;. Dice di trovare Digital Reputation molto interessante perché in maniera chiara e sintetica (Ndr. [...]</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.digitalreputation.it/2010/02/22/cresciamo/</feedburner:origLink></item><item><title>Le insidie del Dating online</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/digitalreputation/reputazione-online/~3/Su0mf3eG9tE/</link><category>Personal</category><category>amore online</category><category>dating online</category><category>innamorarsi in rete</category><category>truffa daiting online</category><category>truffe</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">giorgiominguzzi</dc:creator><pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:40:47 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://www.digitalreputation.it/?p=371</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-370" title="I pericoli e le insidie del Dating Onlline" src="http://www.digitalreputation.it/wp-content/uploads/2010/02/dating-online.jpg" alt="I pericoli e le insidie del Dating Onlline" width="462" height="248" /><br />
Qualche giorno fa mi hanno raccontato che in una nota azienda, alcuni dipendenti hanno riconosciuto casualmente, fra i profili di un sito di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dating" target="_blank">dating online</a>, una loro collega che ricopre una posizione apicale nell’azienda. Non esattamente nel top management, ma in un ruolo importante e di tutto rispetto.<br />
La voce, insieme a commenti malevoli si è subito diffusa in azienda. Qualcuno, in cui si intravede non poco risentimento, ha provato ad approcciarla dando delle false generalità e riuscendo a farsi spedire foto molto compromettenti. Le quali girano, adesso, da pc a pc, da cellulare a cellulare .<br />
Cose che capitano, direte voi…In effetti è vero: capitano, anche spesso!<br />
Secondo un sondaggio promosso da <a href="http://www.yougov.com" target="_blank">YouGov</a>, il 49 % degli uomini e il 41% delle donne ha usato un sito di dating per cercare l’<em>anima gemella</em>.<br />
Mi sembrano dati esagerati, e forse sembrano così perchè sono relativi agli USA. Certo è che con queste statistiche non c’è da meravigliarsi se a crescere sono anche il numero di chi, su questi siti, ha fatto brutte esperienze.<br />
A parte i bugiardi che mentono sul peso, sull’età e che mandano le foto ritoccate, i siti di dating stanno diventando i migliori amici dei truffatori incalliti, che li usano come cavalli di troia per entrare in intimità con le vittime, rubare informazioni sensibili e poi sfruttarle per ricattare o sottrarre denaro.<br />
L’approccio classico è quello di creare una certa confidenza per poi chiedere denaro per le cure di un fantomatico figlio malato, per comprare un frigorifero nuovo, per comprare una dentiera alla nonna povera, per rimpiazzare l’unico cavallo della fattoria che si è azzoppato e che purtroppo il nonno ha dovuto abbattere!<br />
Le persone dedite a questo tipo di truffe appartengono ad ambo i sessi ma hanno caratteri e atteggiamenti seriali, che si ripetono nel tempo e che sono comuni in ciascuno di loro:</p>
<ul>
<li>Non amano mai parlare in dettaglio della loro vita privata, piuttosto fanno parlare e ascoltano</li>
<li>Vogliono arrivare in fretta a usare i “nomignoli” che ogni innamorato usa, perché è più facile per loro chiamarvi “amore” (esattamente come tutte le altre vittime) che non con il vostro vero nome!</li>
<li>Non aspettano molto a chiedere denaro, in un paio di settimane per arrivano al dunque e cheidere soldi. Giusto il tempo di tessere la tela&#8230;</li>
<li>Normalmente usano sempre un nome fittizzio, che sono costretti a cambiare di vittima in vittima. Perciò se li cercate su <a href="www.google.com" target="_blank">Google</a>, su <a href="http://www.123people.it" target="_blank">123People.it</a>, su <a href="http://www.pipl.com" target="_blank">Pipl.com</a>,  o su uno degli altri motori di ricerca per persone, difficilmente troverete informazioni su di loro. Anzi il profilo sarà, comunemente vuoto. I più esperti hanno iniziato ad usare anche dei nomi molto comuni, per essere sicuri di avere una quantità sufficiente di omonimi  (es. quale dei mille &#8220;<a href="http://www.123people.it/s/paolo+rossi" target="_blank">Paolo Rossi</a>&#8221; sono?!).</li>
<li>Se vi hanno contattato su un determinato sito di dating , è probabile che fra gli utenti ci sia anche qualche altre vittima delle loro. Se l’azienda di dating è seria, aspettatevi che sia in grado di aiutare i suoi clienti a condividere queste esperienze sui forum interni, in modo da collaborare fattivamente e proattivamente alla loro sicurezza.</li>
</ul>
<p>Un’altra cosa a cui bisogna fare, purtroppo, sempre più attenzione è l’altissimo numero di  minorenni che su questi siti si propongono per inoltrare foto erotiche (sexting) o pornografiche in cambio di una ricarica telefonica o di qualche regalino.<br />
Questo tipo di baby-prostituzione, in Italia è in aumento e ha già destato l’attenzione dei <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lXya4vMJrtA" target="_blank">mass-media</a>. Nel caso in cui siate contattati da uno o una minorenne:  mai accettare! Interrompete immediatamente qualsiasi comunicazione al primo indizio che vi porta sospettare.</p>
<p>Ovviamente non bisogna avere alcun contatto con loro, sia per  una questione di legalità e di moralità, sia  perché  poi,  queste foto restano; sono magari tracciate e chissà che fine possono fare.<br />
Un domani, qualcuno potrebbe chiedervi conto delle foto di minorenni ammiccanti archiviate nell&#8217;hard-disk. Sarebbe veramente un vero e proprio pasticcio, dal quale la vostra reputazione (online e non) riceverebbe un colpo mortale.</p>
<p><span style="color: #800000;">Se la tua reputazione è stata messa in pericolo dalle persone incontrate sui siti di dating, raccontaci la tua storia. Anche in forma anonima le tue brutte esperienze aiuteranno gli altri. Per questo usa i commenti o scrivmi in privato all&#8217;indirizzo <span style="color: #800000;"><a href="mailto:gm@digitalreputation.it" target="_blank">gm@digitalreputation.it</a></span> .</span></p>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_12" class="footnote">Photo credits: <a href="http://www.flickr.com/photos/21836224@N02/" target="_blank">kwerfeldein</a></li>
</ol>
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Qualche giorno fa mi hanno raccontato che in una nota azienda, alcuni dipendenti hanno riconosciuto casualmente, fra i profili di un sito di dating online, una loro collega che ricopre una posizione apicale nell’azienda. Non esattamente nel top management, ma in un ruolo importante e di tutto rispetto.
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