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	<title>malafemmena</title>
	
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	<description>I pensieri precari della Dottoressa Dania</description>
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		<title>Da oggi metto la testa a posto</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 10:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cena, un paio di sere fa, circondate dai gatti, dall&#8217;afa e dal magico profumo estivo dello zampirone, Elena e io discutevamo con degli amici del perché dei nostri continui fallimenti amorosi. Elena è generosa, comprensiva, presente, allegra, espansiva e materna. Non gliene va bene una. Le dicono che è perché è troppo disponibile e, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A cena, un paio di sere fa, circondate dai gatti, dall&#8217;afa e dal magico profumo estivo dello zampirone, Elena e io discutevamo con degli amici del perché dei nostri continui fallimenti amorosi.</p>
<p>Elena è generosa, comprensiva, presente, allegra, espansiva e materna. Non gliene va bene una. Le dicono che è perché è troppo disponibile e, finché non inizierà a farsi inseguire, non troverà mai la persona giusta.</p>
<p>Io sono riservata, dura, cerebrale, pigra, esigente e ironica. Non me ne va bene una. Mi dicono che è perché sono troppo forte e, finché non inizierò a inseguire, non troverò mai la persona giusta.</p>
<p>Poi siamo salite in moto e siamo andate allo Sherwood Festival a mescolarci tra i giovani più giovani di noi, sperando di sentirci meno adulte.</p>
<p>“Secondo te, è vero che sono troppo disponibile?&#8221;.</p>
<p>&#8220;No. Secondo me è una balla. Non è sbagliato quello che facciamo, è solo una questione di fortuna. Ci vuole fortuna perché le due metà della mela combacino. E ci vuole pazienza. E ci vuole coraggio ad accettare compromessi. E ci vuole forza, ma una grandissima forza, a lasciare andare le persone che non ci vogliono, anche se sono il grande amore, anche se come loro nessuno mai”.</p>
<p>&#8220;Allora, che si fa?&#8221;</p>
<p>&#8220;Boh, io prendo un&#8217;altra birra&#8221;</p>
<p>&#8220;Io bevo troppo. Non ho mica più l&#8217;età!&#8221;</p>
<p>&#8220;Non ti preoccupare. Non lo dirò a nessuno. Questa sera siamo di nuovo noi due di quasi vent&#8217;anni fa&#8221;.</p>
<p>Anche se al posto del Sì, siamo venute in Ducati. Anche se abbiamo più di cinquemila lire in tasca. Anche se la scuola per noi è già finita da un pezzo. Anche se abbiamo già scoperto che essere grandi non è poi così semplice. Anche se domani ci sveglieremo con un gran cerchio alla testa e ci ripeteremo, convinte, questa volta è l&#8217;ultima, da oggi metto la testa a posto.</p>
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		<title>Qualche appunto</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 13:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio umore sale e scende e scende e sale e non mi dà tregua. Per fortuna è arrivata l&#8217;estate e le gambe nude e i sandali. Sembra che il 4 luglio uscirà il mio nuovo libro. Secondo me, vale la pena fare un giro in libreria. Secondo me. C&#8217;è una mia intervista su IoDonna che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio umore sale e scende e scende e sale e non mi dà tregua. Per fortuna è arrivata l&#8217;estate e le gambe nude e i sandali.</p>
<p>Sembra che il 4 luglio uscirà il <a href="http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-5256-4/i-love-chanel">mio nuovo libro</a>. Secondo me, vale la pena fare un giro in libreria. Secondo me.</p>
<p>C&#8217;è una mia intervista su <a href="http://www.iodonna.it/speciali/a-passo-di-donna/blogger.shtml#danielaFarnese">IoDonna</a> che vi segnalo con piacere per un solo motivo: il <a href="http://a-passo-di-donna.iodonna.it/">concorso</a> per vincere una fornitura di scarpe di un anno. UN. ANNO. DI. SCARPE. GRATIS. Ecco, ve l&#8217;ho detto.</p>
<p>Ho deciso di smettere di essere sempre a dieta. Adesso voglio far ingrassare tutto il resto del mondo, per non sentirmi in colpa.</p>
<p>Ho già pagato le tasse e la cosa non mi ha reso felice.</p>
<p>Domani vado a prendere il sole sul tetto della mia palestra, nell&#8217;attesa che a Milano costruiscano il mare.</p>
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		<title>Prima o poi arriverà l’estate</title>
		<link>http://www.dottoressadania.it/2013/06/04/prima-o-poi-arrivera-lestate/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 08:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho consegnato anche l&#8217;ultimo libro. Il secondo scritto dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Non avrei mai creduto di scrivere tanto. È bello, faticoso e mi causa un continuo straniamento. Chiusa in casa, china su word, perdo la cognizione del tempo. Pensavo fosse aprile, invece è già giugno, anche se fa freddo come a ottobre. Mi rimetto a cercare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho consegnato anche l&#8217;ultimo libro. Il secondo scritto dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Non avrei mai creduto di scrivere tanto. È bello, faticoso e mi causa un continuo straniamento.</p>
<p>Chiusa in casa, china su word, perdo la cognizione del tempo. Pensavo fosse aprile, invece è già giugno, anche se fa freddo come a ottobre.</p>
<p>Mi rimetto a cercare lavoro, ma è sempre più difficile. Non dovrebbe finire la crisi? Non dovrebbe essere ciclica?</p>
<p>Per fortuna ho tempo e frigo vuoto per prepararmi alla prova costume.</p>
<p>Prima o poi arriverà l&#8217;estate.</p>
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		<title>Mondi nuovi</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 14:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A vent&#8217;anni gli altri sono mondi nuovi. Le persone ti sorprendono, ti insegnano, ti mostrano le cose che non avevi mai notato. E se ti deludono, lo fanno in maniera nuova, in modi che non avevi mai visto né provato. A vent&#8217;anni le persone sono prime volte, da gustare, da scoprire, anche quando sono orribili [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A vent&#8217;anni gli altri sono mondi nuovi. Le persone ti sorprendono, ti insegnano, ti mostrano le cose che non avevi mai notato. E se ti deludono, lo fanno in maniera nuova, in modi che non avevi mai visto né provato. A vent&#8217;anni le persone sono prime volte, da gustare, da scoprire, anche quando sono orribili e fanno male.</p>
<p>Crescendo impariamo a capire, a proteggerci, a prevedere. Gli altri diventano categorie, li capiamo con un paio di sguardi, soppesiamo la prima impressione, selezioniamo quelli che ci piacciono e ci somigliano.</p>
<p>Da adulti, gli altri sono linguaggi decifrabili, sono libri da leggere, anche quando sono noiosi o faticosi. Alcuni sono repliche di persone già incontrate, già amate, già lasciate.</p>
<p>È sempre più raro che le persone ti sorprendano quando diventi maturo e corri verso gli &#8216;anta, tuo malgrado. Eppure accade, in circostanze molto fortunate, di inciampare in due occhi che sono pianeti completamente nuovi, mai visti, mai provati. Incontrare una persona che non riesci a decifrare, alla mia età, è un evento che scuote, è un terremoto, è uno tzunami.</p>
<p>E cerchi di capire e di inquadrare e di cogliere somiglianze e trovare una chiave di lettura e non c&#8217;è nulla che possa aiutarti a comprendere la persona speciale. Puoi solo viverla per conoscerla.</p>
<p>È bello e spaventoso stupirsi di un altro. Un altro tanto unico che non ne avevi conosciuti mai così. Un altro che ti ha costretta a usare parole nuove. Un altro che non vuoi perdere. Un altro che diventa una prima volta che conserverai per sempre nella memoria, come il biglietto di quel concerto nascosto tra le pagine del vecchio diario, che sbuca fuori all&#8217;improvviso e ti ricorda quanto è bello vivere.</p>
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		<title>Tempi di recupero</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre pensato che il più grade lusso sia poter gestire il mio tempo come credo. Gli ultimi anni da dipendente li ho vissuti da pendolare: bici legata dietro la stazione, treno all&#8217;alba, battello fino a Rialto, solo mezz&#8217;ora di pausa pranzo, battello, treno, bici, rientro. E poi ci sono stati quei lavori in auto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre pensato che il più grade lusso sia poter gestire il mio tempo come credo.</p>
<p>Gli ultimi anni da dipendente li ho vissuti da pendolare: bici legata dietro la stazione, treno all&#8217;alba, battello fino a Rialto, solo mezz&#8217;ora di pausa pranzo, battello, treno, bici, rientro.</p>
<p>E poi ci sono stati quei lavori in auto a 25 km da casa e quelli per cui prendere la metro, l&#8217;autobus, la corriera, il calesse. E i cartellini e gli straordinari e i recuperi e il lavoro fatto a casa nei weekend e mai retribuito e le riunioni che finivano alle nove di sera perché l&#8217;amministratore delegato si era svegliato nel primo pomeriggio e aveva fatto tardi.</p>
<p>Tutti lavori pagati pochissimo, perché ringraziaiddio che ce l&#8217;hai un lavoro, perché cèlacrisi, perché è il mercato, perché potremmo sempre fare a meno di te, perché &#8211; vedrai! &#8211; al rinnovo ti facciamo lo scatto di livello e invece mai.</p>
<p>Quando ho deciso di diventare una libera professionista, ero molto stanca. Guadagnavo poco, lavoravo tanto e avevo troppe responsabilità e poca soddisfazione. È stata una scelta obbligata: esaurimento nervoso o tranquillità. L&#8217;uno o l&#8217;altra.</p>
<p>Adesso il tempo lo gestisco io. Quel poco che mi rimane. Perché non ci sono più orari, fine giornate, fine settimana. I giorni in cui posso dormire fino a tardi sono quelli in cui non c&#8217;è lavoro. Quando non c&#8217;è lavoro non si guadagna. Nell&#8217;ultimo anno ho lavorato molto poco e ho guadagnato pochissimo. Un anno che ho chiamato &#8220;tempo di recupero&#8221;.</p>
<p>Non tornerei indietro. Preferisco inseguire tanti clienti che leccare il culo a un solo padrone. Preferisco lavorare di notte e poi dormire un paio d&#8217;ore dopo pranzo. Preferisco stare a casa che in ufficio. Tra guadagnare poco alla scrivania di un&#8217;azienda e guadagnare poco sul mio divano, ho scelto la seconda. L&#8217;ho fatto soprattutto per un motivo: il posto fisso non mi avrebbe comunque garantito di campare serena.</p>
<p>Fino a quando potrò resistere, resisterò. Negli ultimi due anni ho fatto molte cose belle e ho stretto molto la cinghia. Ho avuto il tempo per scrivere e leggere. Un ottimo tempo di recupero.</p>
<p>Sono convita che le cose andranno meglio. Vivo un&#8217;altalena emozionale continua. Un mese fa temevo di morire di fame, adesso penso che potrò arrivare almeno a luglio.</p>
<p>Stamattina ho dormito fino a tardi. Stanotte lavorerò per recuperare.</p>
<p>È tutta una questione di gestione del tempo e gestione delle tazzine di caffè.</p>
<p>Caffè e tempo. È tutto lì.</p>
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		<title>Foto da Can(n)e(s)</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 18:41:45 +0000</pubDate>
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		<title>Festival di Cannes – mattina #2</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:50:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se potessi, vivrei tutto il giorno, tutti i giorni, leggendo libri e guardando film. Lo farebbe chiunque (anzi, in molti non leggerebbero, perché &#8211; ahinoi! &#8211; sta passando di moda). A Torino c&#8217;è il Salone del Libro, a Cannes la meraviglia del cinema. Se potessi, vivrei in un festival perenne. Tre pellicole al giorno, un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se potessi, vivrei tutto il giorno, tutti i giorni, leggendo libri e guardando film. Lo farebbe chiunque (anzi, in molti non leggerebbero, perché &#8211; ahinoi! &#8211; sta passando di moda).</p>
<p>A Torino c&#8217;è il Salone del Libro, a Cannes la meraviglia del cinema.</p>
<p>Se potessi, vivrei in un festival perenne. Tre pellicole al giorno, un caffè a due passi da François Ozon, discussioni lunghissime su significati e montaggi, sorrisi della gente, male ai piedi e poche ore di sonno.</p>
<p>Se potessi, vivrei la vita come se fosse un film, con i tempi giusti, i dialoghi in cui non sbagli una parola, gli sguardi perfetti, i silenzi impeccabili.</p>
<p>Se potessi, scroccherei champagne tutte le sere e metterei sempre l&#8217;abito lungo che mi hanno prestato e sorriderei pensando che la vita è tutta patinata, che i capelli ti stanno sempre perfettamente, che il rossetto non  sbava mai, che la tua storia basta solo raccontarla al meglio e che ogni esistenza è un film, che puoi guardare anche senza aver fatto l&#8217;accredito.</p>
<p><a href="http://www.dottoressadania.it/wp-content/uploads/foto-9.jpg"><img class="alignnone  wp-image-6081" alt="Carlton Cannes" src="http://www.dottoressadania.it/wp-content/uploads/foto-9.jpg" width="448" height="336" /></a></p>
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		<title>Festival di Cannes 2013 – mattina #1</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:28:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo arrivati di notte con il diluvio e l&#8217;autista che prendeva scorciatoie che conosceva solo lui, inerpicandosi tra discese ardite e risalite. Pioveva. Piove anche stamattina. Siamo arrivati troppo tardi per l&#8217;attesissimo party del Grande Gatsby. Tanto non avevamo l&#8217;invito. Ma dice mettiti un vestito elegante e facciamo le gnorri e andiamo a imbucarci. Non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo arrivati di notte con il diluvio e l&#8217;autista che prendeva scorciatoie che conosceva solo lui, inerpicandosi tra discese ardite e risalite.</p>
<p>Pioveva. Piove anche stamattina.</p>
<p>Siamo arrivati troppo tardi per l&#8217;attesissimo party del <a href="http://www.festival-cannes.fr/en/theDailyArticle/59974.html">Grande Gatsby</a>. Tanto non avevamo l&#8217;invito. Ma dice mettiti un vestito elegante e facciamo le gnorri e andiamo a imbucarci. Non so se avrebbe funzionato. Secondo me, no. Ché io non ce l&#8217;ho nemmeno un vestito Prada e senza Prada non ero né grande né Gatsby.</p>
<p>Da lontano sembra che il cielo si stia aprendo. Noi gente dello staff di Magnum (sì, sono la tipa del gelato più famoso del mondo) andiamo a fare foto e video.</p>
<p><a href="http://www.dottoressadania.it/wp-content/uploads/magliamagnum1.jpg"><img class="wp-image-6068 aligncenter" alt="Bite me" src="http://www.dottoressadania.it/wp-content/uploads/magliamagnum1.jpg" width="300" height="400" /></a></p>
<p>È un festival di gente seria. Ci sono i professionisti del cinema. Poi ci sono io. Io so fingere bene.<br />
Se tutto va come deve andare, François Ozon mi noterà a mi prenderà nel suo prossimo film.</p>
<p>Vi tengo aggiornati e mi fiondo sulla Croisette.</p>
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		<title>Sono sopravvissuta e vado a Cannes</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo finito, in tempo per la scadenza. Felice, cantavo ad alta voce scuotendo il sederone come Beyoncé. Mentre rileggevo, prima di spedire all&#8217;editore, a meno dieci pagine dalla fine, un bug ha trasformato tutte le parole in asterischi. Tutte. Asterischi. No parole, non più. Asterischi. Nonostante avessi salvato, non tornava indietro. Asterischi. Ho chiamato amici, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo finito, in tempo per la scadenza.</p>
<p>Felice, cantavo ad alta voce scuotendo il sederone come Beyoncé.</p>
<p>Mentre rileggevo, prima di spedire all&#8217;editore, a meno dieci pagine dalla fine, un bug ha trasformato tutte le parole in asterischi. Tutte. Asterischi. No parole, non più. Asterischi. Nonostante avessi salvato, non tornava indietro. Asterischi. Ho chiamato amici, santi, madonne, parenti. Ho passato una notte terribile. Ho preso tranquillanti, ho rischiato che lui mi legasse al letto. PANICO. Ho recuperato con calma un backup di qualche giorno prima. Ho spiegato all&#8217;editore. Ho scritto giorno e notte. A due giorni dalla scadenza, ho riconsegnato.</p>
<p>Adesso mi sento come dopo una raffica di ceffoni, quando finalmente puoi sciacquarti la faccia e stendere un po&#8217; di Cera di Cupra lenitiva.</p>
<p>Grazie a Maurizio, Giulia, Claudio, Daniela, Michela, Valeria, Elisabetta.</p>
<p>Stasera parto per il Festival di Cannes. Vado a fare l&#8217;inviata per Magnum (quella dei gelati buonissimi). Quattro giorni in cui spero di farmi notare da qualche regista che mi dice vieni via con me.</p>
<p>Vi filmo e racconto tutto.</p>
<p>Tutto è bene quel che finisce bene, ma la prossima volta, un backup ogni due ore.</p>
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		<title>Il maledetto mestiere di scrivere</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 09:38:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono assente perché sto finendo un altro libro. Ho scritto veramente un sacco, negli ultimi due anni, che quasi sembra un lavoro. E lo faccio sempre allo stesso modo, all&#8217;ultimo momento. Mi lambicco il cervellino per mesi, penso, ripenso, distruggo, parlo, racconto la storia agli amici per capire se funziona, poi la cambio, poi dico [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono assente perché sto finendo un altro libro.</p>
<p>Ho scritto veramente un sacco, negli ultimi due anni, che quasi sembra un lavoro. E lo faccio sempre allo stesso modo, all&#8217;ultimo momento. Mi lambicco il cervellino per mesi, penso, ripenso, distruggo, parlo, racconto la storia agli amici per capire se funziona, poi la cambio, poi dico ma chi me lo fa fare, in rari momenti penso invece che può funzionare.</p>
<p>Sotto scadenza, quando proprio il tempo è finito e non ce la farò mai mai mai, inizio a scrivere. Il mio amico Emilio dice che siamo quelli che, durante i temi di italiano, prendevano la penna in mano a mezz&#8217;ora dalla fine, mentre il resto della classe stava già copiando in bella.</p>
<p>Non è un modo sano. Il tempo non fluisce più in avanti, ma diventa solo un conto alla rovescia. Segno su un foglio quanto manca, quante pagine scrivere al giorno per farcela. Mi dico &#8220;se mantengo il ritmo, è fatta&#8221;. Poi esco per un aperitivo, prendo un treno, passo il pomeriggio a far l&#8217;amore, vado dal parrucchiere. Rifaccio il piano di battaglia. Più pagine al giorno. Se mantengo il ritmo e non dormo, è fatta. Per qualche settimana, alla domanda &#8220;come stai?&#8221; rispondo sempre &#8220;non ce la posso fare&#8221;.</p>
<p>Quelli che fanno sul serio questo mestiere, ci mettono metodo e disciplina. Non tutti. Solo quelli che non amano vivere sempre con l&#8217;ansia e l&#8217;acqua alla gola. Non so se potrei farcela, a pianificare tutto per benino, a non essere sotto pressione, a non rompere le scatole a tutti gli amici con il devastante piagnisteo di quella che si riduce all&#8217;ultima ora.</p>
<p>Per esempio, adesso dovrei finire tre pagine prima di pranzo, mentre sono qui a scrivere che non credo di riuscire a finire prima di pranzo.</p>
<p>Scrivere è una fatica pazzesca. Non fidatevi di chi dice che si diverte taaaaaanto a scrivere. A Napoli diciamo che bisogna buttare il sangue. Non è una cosa facile.</p>
<p>Leggere  è facile. I libri sono già pronti e sono tantissimi. Dentro c&#8217;è il sangue di qualcun altro. Bisognerebbe leggere tanto di più e scrivere molto meno.</p>
<p>Ho una pila di libri sul comodino e nel kindle che mi terrebbe occupata per mesi. Appena finisco, mi ci tuffo. Devo solo finire queste paginette. Se non mangio e non dormo e non esco di casa e non respiro, secondo me, è fatta.</p>
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		<title>I signori delle mosche</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 10:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so chi sia stato il primo a mettere in giro la bislacca idea che a quarant&#8217;anni tu sia &#8220;un giovane&#8221;. Non che tu non possa sentirti un eterno pischello e andare a ballare ogni fine settimana e indossare pantaloni dal cavallo bassissimo con il boxer triste in bella vista. E se sei donna, puoi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non so chi sia stato il primo a mettere in giro la bislacca idea che a quarant&#8217;anni tu sia &#8220;un giovane&#8221;.</p>
<p>Non che tu non possa sentirti un eterno pischello e andare a ballare ogni fine settimana e indossare pantaloni dal cavallo bassissimo con il boxer triste in bella vista. E se sei donna, puoi continuare a fingerti adolescente e indossare la minigonna, anche se le tue ginocchia stanno diventando rugose come lo sharpei di mia zia.</p>
<p>Non dipende dall&#8217;abito né dallo spirito. Siamo liberi di vivere da ragazzini, pur sembrando grotteschi, perché nessuno ci vieta di coltivare i nostri imbarazzi, nel terrore che Peter Pan non entri più dalla nostra finestra e non ci porti nell&#8217;Isola che non c&#8217;è (quando a me basterebbe anche solo che, da quella finestra, mi portasse una pizza d&#8217;asporto e il voltaren per il mal di schiena).</p>
<p>Possiamo sentirci ragazzi in eterno, ma &#8211; e mi duole dirvelo, rovinando il vostro pasto domenicale &#8211; non lo siamo.</p>
<p>Potremmo barare un po&#8217;, alzando l&#8217;asticella di un decennio, fingendo che l&#8217;adolescenza arrivi fino ai venticinque e i venticinque durino fino ai trentacinque. Ma lo sappiamo tutti che il tempo infame corre più veloce di noi e che, a un certo punto, bisognerà accettare l&#8217;evidenza.</p>
<p>Enrico Letta è nato nel 1966, undici anni prima che in Italia arrivasse la tv a colori. Quando il fucile ha spappolato il cranio di Kurt, lui aveva quasi trent&#8217;anni e non so se ha pianto come noi che abbiamo fatto le veglie al liceo, indossando le nostre camicie sudicie da boscaiolo e i capelli sporchi. Leggere Dylan Dog non ti rende ragazzo, ché sono 27 anni che compriamo i suoi albetti e se il tempo scorresse tra la carta, come nella vita, l&#8217;indagatore dell&#8217;incubo avrebbe sessant&#8217;anni e sarebbe così sfatto che nessuna delle figone che si porta a letto lo degnerebbe di uno sguardo. Sempre meglio dell&#8217;Ispettore Bloch, che se ne sarebbe andato già al creatore, senza nemmeno essersi goduto la pensione.</p>
<p>Non ho nulla contro i quasi cinquantenni e non ho nulla contro Carla Bruni che dice &#8220;sono tornata una cattiva ragazza&#8221; quando ha già soffiato 45 candeline.</p>
<p>Non ho nulla contro la gente che invecchia. Lo faccio anche io, sebbene preferirei evitarlo. E un tempo sono stata tra quelle giovani, la più giovane, nella compagnia teatrale, all&#8217;università, a lavoro. Poi smetti di essere giovane, anche se rimani il più giovane. Non è la stessa cosa.</p>
<p>Sono consapevole che la nostra classe politica è piena di cariatidi in via di decomposizione, per lo più sagge, meritevoli e autorevoli, eccetto una minoranza (a esser buoni) che avrebbe dovuto avere la decenza di tirare le cuoia da mo&#8217;. Un abbassamento dell&#8217;età media potrebbe riuscire a riportare la merda a un livello più basso, magari sotto le narici, così riusciamo a respirare.</p>
<p>Il punto è che non basta essere giovani. Avere qualche anno in meno non è una competenza. Non basta a consolarci, a darci l&#8217;idea che tutto vada meglio.</p>
<p>È che essere giovani non è soltanto una questione di spirito. Potrebbe esserlo e fa bene preservare l&#8217;entusiasmo e la speranza dei nostri vent&#8217;anni per sempre. Ma bisogna accettare di essere adulti, perché il rischio di fingersi giovani è l&#8217;alibi per essere imperfetti, per sbagliare, per stravolgere le poche cose buone che restano, per distruggere, senza poi ricostruire, per non ascoltare, per fare compromessi, pur di rimanere i più giovani attaccati alla poltrona. Perché poi, &#8220;i giovani&#8221;, hanno sempre i grandi dietro che danno indicazioni.</p>
<p>Il paese è pieno di giovani veri. Ragazzi e ragazze disimpegnati, emigranti, disoccupati e inoccupati. Molti con l&#8217;unico grande sogno di ballare/cantare/piangere nei reality, altri col desiderio di ottenere almeno un terzo di quello che i loro genitori hanno sudato, altri ancora inconsapevoli e inetti, con l&#8217;idea che nulla cambierà e tanto vale lasciarsi vivere.</p>
<p>Dopo mesi di attesa di cambiamento, ci propinano il solito compromesso schifoso. Particolarmente schifoso, perché mascherato da incredibile innovazione. È un esecutivo di giovani! È un esecutivo di donne!</p>
<p>Ben vengano. Alcuni nomi sono commoventi, altri rischiosi e tanti imbarazzanti.</p>
<p>C&#8217;è da chiedersi quando basti abbassare l&#8217;età e cambiare il genere per fare meno danni. Abbiamo fatto fuori i pupari che reggono i fili o abbiamo solo mandato avanti la fanteria a farsi maciullare per prima?</p>
<p>È bello sapere che esiste un ricambio generazionale, purché sia possibile cambiare davvero le cose. E a leggere tra le righe, mi sa che verremmo ancora una volta delusi.</p>
<p>Ecco, una cosa che hanno capito i giovani, quelli veri: l&#8217;unica cosa a cui puoi ambire è &#8220;il meno peggio&#8221;.</p>
<p>Mi dicono &#8220;diamogli fiducia, non abbiamo nulla da perdere. Almeno sono più giovani&#8221;.</p>
<p>I naufraghi del Signore delle Mosche erano tutti ragazzini e il loro governo è finito a schifio.</p>
<p>Ma io sono cinica e disillusa. Forse non sono la persona giusta per comunicare entusiasmo. Forse sarei stata comunque insoddisfatta. Mi consola il fatto che sono ancora così giovane da poter migliorare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>P.s. mentre stavo per pubblicare il post, alcuni folli hanno sparato sulla folla, fuori da Palazzo Chigi, ferendo due carabinieri. Non abbiamo bisogno di criminali per tornare così tanto indietro. Noi abbiamo un disperato bisogno di andare avanti.</strong></p>
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		<title>Dodici giorni di pagina bianca</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 15:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eravamo tutti occupati a capire come sarebbe andata a finire. La politica era il primo argomento, al bar, in palestra, a cena, a lavoro, in treno, al telefono, al cesso, a letto. Un&#8217;infinita soap opera, ogni giorno un colpo di scena. Come quando scrivi romanzi rosa, in cui hai bisogno di continui mutamenti e sorprese. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Eravamo tutti occupati a capire come sarebbe andata a finire. La politica era il primo argomento, al bar, in palestra, a cena, a lavoro, in treno, al telefono, al cesso, a letto.</p>
<p>Un&#8217;infinita soap opera, ogni giorno un colpo di scena. Come quando scrivi romanzi rosa, in cui hai bisogno di continui mutamenti e sorprese. Che poi sono sempre amarsi/non amarsi, mettersi/lasciarsi, piangere/stare bene, tradirsi/perdonarsi, allontanarsi/ritrovarsi.</p>
<p>La vita, insomma. E la politica.</p>
<p>A furia di aspettare, abbiamo perso la cognizione del tempo. Che giorno è? Quando abbiamo iniziato ad aspettare? Quando finiremo, decideremo, andremo avanti?</p>
<p>Giorni fa ho finito i maledetti colpi di scena. Fisso la pagina bianca da dodici giorni. Dodici. Non ce la farò mai.</p>
<p>Mi dici che è colpa mia, ho perso tempo. Il tempo non lo perdi, non è un mazzo di chiavi che ti cade dalla tasca. Il tempo lo consumi, a volte lo sprechi, altre volte lo vivi, ma non capita quasi mai quando vorresti.</p>
<p>Dici ti amo, ma non possiamo stare insieme e non possiamo vivere separati. Non possiamo andare avanti, non possiamo tornare indietro. È un gran casino. Tu &#8211; mi dici &#8211; hai combinato un gran casino. E non chiedermi perché. Non me l&#8217;aspettavo che andasse così.</p>
<p>Dodici giorni di pagina bianca, due mesi senza governo, sette anni di nuovo vecchio Presidente.</p>
<p>Siamo fuori tempo massimo. È troppo tardi e quando la scadenza arriva sei fottuto. E se sei Superman, fai girare al contrario il mondo e torni indietro nel tempo. Torni indietro anche se hai una DeLorean. Io non ce l&#8217;ho una DeLorean. Ho un Sì Piaggio immatricolato nel 1992. Ancora funzionante. La miscela era al 2%. Adesso devi fartela tu da solo. Non ci torna indietro quel Sì, ci ho provato. Fa al massimo 35 km/h, se lo tiri a manetta e ti metti in posizione aerodinamica.</p>
<p>È meglio se non mi muovo e resto qui. Aspetto il colpo di scena. Tanto oggi a Milano piove e a Roma si dimettono tutti e ho comprato le nespole e, se ho davvero perso tempo, lo vado a cercare in qualche cassetto.</p>
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		<title>Disoccupati jazz</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 10:11:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La prima cosa che ho capito nella ricerca di un lavoro è che nessuno deve capire che hai davvero bisogno di un lavoro. Soprattutto se anche tu ti sei ritrovato, come me, a fare il freelance o, meglio, il disoccupato jazz. Devi dare l&#8217;idea di essere uno richiestissimo, che se lo fa è proprio perché [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La prima cosa che ho capito nella ricerca di un lavoro è che nessuno deve capire che hai davvero bisogno di un lavoro. Soprattutto se anche tu ti sei ritrovato, come me, a fare il freelance o, meglio, il disoccupato jazz.<br />
Devi dare l&#8217;idea di essere uno richiestissimo, che se lo fa è proprio perché vuole farti un favore, che deve controllare la sua agenda fitta di impegni. Ti faccio sapere, non so se riesco, sono pieno di richieste, tutti mi vogliono, tutti mi cercano.</p>
<p>Il fornitore di lavoro è più predisposto a far sgobbare chi ha già una fonte di guadagno che chi non ce l&#8217;ha. Perché, se nessuno ti fa lavorare, è quasi sicuramente perché non sei abbastanza bravo. Importa poco se il tuo curriculum è eccellente, se hai dimostrato di essere in gamba, se hai già lavorato con successo in tanti progetti simili. Ce l&#8217;hai un lavoro? No? Allora mi dispiace, non posso darti lavoro.</p>
<p>Quello che spesso la gente ignora (o fa finta di ignorare), in un settore come il mio e in moltissimi altri, è che la maggior parte dei lavori si ottengono non per merito, ma per strette di mano, aperitivi tracannati insieme, matrimoni, discendenza, passaparola. Quello che più conta è la tua capacità mondana e diplomatica, chi frequenti, chi sposi, con chi sei andato all&#8217;università (e con chi sei andato a letto, anche se il sesso è una moneta di scambio che ha sempre meno valore, a meno che tu non sia un ultrasettantenne Presidente del Consiglio).</p>
<p>Essere bravi è spesso la cosa meno importante. Non sempre, certo, ma con molta frequenza. Perché dovrei affidarti un lavoro in base al tuo curriculum, quando tizio e caio sono amici di mia moglie dai tempi del liceo?</p>
<p>Così, se perdi il lavoro ti ritrovi in un circolo vizioso di non lavoro e l&#8217;unico modo per uscirne e trovare di nuovo lavoro è, appunto, trovare un altro lavoro.</p>
<p>Cosa stai facendo al momento? Mah, seguo progetti, do consulenze, collaboro.</p>
<p>La millantata collaborazione è l&#8217;unica scappatoia alla fame. Purché sia credibile. Con un po&#8217; di pratica, diventi credibilissimo nella supercazzola del lavoro supposto. In un Paese meraviglioso in cui anche i politici millantano titoli di studio e competenze, perché dovresti privarti del vantaggio di venderti come se fossi <em>stocazzo</em>?</p>
<p>Oltre alla frustrazione e alla disperazione di non poter arrivare a fine mese o, peggio, nemmeno alla metà del mese, devi sorbirti anche la beffa del &#8220;preferisco affidare il progetto a qualcuno che è già attivo nel settore&#8221;.<br />
Sei un passivo, motivo per cui te lo infilano sempre nel sedere.</p>
<p>Qualche mese fa, all&#8217;inizio del mio periodo nero di mancanza di liquidità che ancora persiste, per i pagamenti sempre più dilazionati e per la diminuzione di brand e agenzie alla ricerca di figure come la mia, ho mandato a tutti i conoscenti che potevano darmi una mano questa e-mail.</p>
<p><em>Ciao,</em></p>
<p><em>hai sentito parlare di quella faccenda della crisi?</em><br />
<em> Ecco, io mi ci sono ritrovata invischiata, senza che nemmeno me ne rendessi conto.</em><br />
<em> Quindi, adesso, cerco lavoro.</em><br />
<em> Sono brava a intrattenere, organizzare e scrivere. Ma so fare tantissime altre cose. Tutte quelle che servono.</em><br />
<em> E non sporco, non alzo la voce, non organizzo ammutinamenti, non rompo le scatole.</em><br />
<em> Ho una partita IVA e non ho paura di usarla.</em><br />
<em> Insomma, cerco collaborazioni, anche piccole e non ho bisogno di scrivanie perché lavoro benissimo da remoto.</em></p>
<p><em>Se conosci qualcuno che cerca, potresti fare il mio nome? Ti ricorderò per sempre nelle mie preghiere.</em><br />
<em> Scusa se ti ho messo in ccn, ma era il modo più veloce per implorare più persone allo stesso tempo.</em></p>
<p><em>Buona giornata,</em><br />
<em> Daniela</em></p>
<p>Tutti mi hanno dimostrato grande solidarietà, anche se la trippa per gatti era pochissima e a spartirci la pagnotta siamo in troppi, tranne un conoscente che mi ha detto, con molta franchezza: &#8220;speri davvero di trovare lavoro chiedendo lavoro? Devi tirartela! Te lo puoi permettere. Solo i perdenti elemosinano collaborazioni&#8221;.</p>
<p>Così ho provato a tirarmela. Ho chiesto un prestito per pagarmi l&#8217;affitto, in attesa che gli ultimi creditori saldino i loro conti, e sono andata avanti. Sono tornata a fare la presenzialista, a infilarmi agli aperitivi, a fare la linea comica, a sorridere, ad andare a cena con beceri figuri che &#8220;proponimi un&#8217;idea&#8221; (salvo poi sparire quando la tua idea non coincide con il loro materasso). Ho iniziato a dire che mamma mia, non ho un momento libero, per tutto questo lavoro!</p>
<p>La stima nei miei confronti è tornata alle stelle. Ah, che sensazione meravigliosa sentirsi vincenti! Anche se la spesa all&#8217;Esselunga la paghi in quattrini e non in ammirazione.</p>
<p>Pochi giorni fa, un progetto per cui ero perfetta è stato assegnato a un&#8217;altra persona. Secondo un talpa interna, il mio preventivo era troppo basso e non mi dava credibilità.</p>
<p>La seconda cosa che ho imparato sul lavoro è che se costi poco nessuno ti darà un lavoro. Salvo poi perdere lavori perché &#8220;non c&#8217;è abbastanza budget&#8221;.</p>
<p>Il ministro Fornero aveva scatenato un putiferio affermando che i giovani italiani sono troppo choosy.</p>
<p>Be&#8217;, io credo che invece&#8230; VAFFANCULO!</p>
<p>La terza cosa che ho imparato sul lavoro è che non capirai mai fino in fondo cos&#8217;è che fa davvero funzionare le cose.<br />
Improvvisare, bisogna continuare a improvvisare.</p>
<p><em>&#8220;Quando non sai cos&#8217;è, allora è Jazz!&#8221;</em><br />
(Alessandro Baricco)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Promemoria</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 14:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi hanno chiesto: come mai aggiorni così poco il blog? Eh. Grazieperladomanda. Perché ci sono twitter e facebook e il tempo da perdere e il libro da finire e consegnare speriamo in tempo. E poi ci sono i viaggi, il lavoro, e le rogne. Chi come me non ha fatto del blog un lavoro non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno chiesto: come mai aggiorni così poco il blog?</p>
<p>Eh. Grazieperladomanda.</p>
<p>Perché ci sono twitter e facebook e il tempo da perdere e il libro da finire e consegnare speriamo in tempo. E poi ci sono i viaggi, il lavoro, e le rogne.</p>
<p>Chi come me non ha fatto del blog un lavoro non può fare a meno di trascurare il blog per il lavoro. O per la ricerca di lavoro.</p>
<p>Scrivo questo post come promemoria, per ricordarmi che vale sempre la pena scrivere per comunicare e non solo per mangiare.</p>
<p>Torno a fare tutto il resto.</p>
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		<title>Non ho l’età</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 20:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non capisco le donne che preferiscono i vent&#8217;anni ai trenta. I venti durano solo dieci anni, i trenta almeno venti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non capisco le donne che preferiscono i vent&#8217;anni ai trenta.</p>
<p>I venti durano solo dieci anni, i trenta almeno venti.</p>
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		<title>Closer è un film bellissimo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 16:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono andata in palestra la domenica mattina. Non avrei dovuto farlo. Era affollata, c&#8217;era la fila per gli attrezzi, fila per gli armadietti, fila per docce, fila per phon. E poi i corsi erano di livello base, perché le sciure della domenica vengono in palestra truccate e non possono sudare. In palestra mi guardo allo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono andata in palestra la domenica mattina. Non avrei dovuto farlo. Era affollata, c&#8217;era la fila per gli attrezzi, fila per gli armadietti, fila per docce, fila per phon. E poi i corsi erano di livello base, perché le sciure della domenica vengono in palestra truccate e non possono sudare.</p>
<p>In palestra mi guardo allo specchio, tantissimo, e a volte mi dico diomio, ma cos&#8217;è quella cosa?! e altre mi dico niente male, davvero niente male.</p>
<p>Penso di essere soddisfatta di quello che sono diventata.<br />
No, non è quello che sognavo da bambina. Che poi, da bambina, cambiavo idea ogni tre mesi. Un giorno volevo essere un&#8217;archeologa, il giorno dopo una regina, poi una scrittrice, poi una ballerina, poi una delle sorelle Occhi di Gatto, poi un benzinaio.</p>
<p>Sono soddisfatta perché sono stata capace di cambiare, perché ho imparato a chiedere scusa, perché riesco ancora a pagarmi le spese, senza dover tornare in un ufficio, perché ho accettato il tempo che passa, perché ho tagliato i ponti con persone-cose-luoghi che mi rendevano una brutta persona.</p>
<p>Un tempo mi sarei logorata all&#8217;idea di non aver avuto di più. Adesso vivo con la certezza che dovrei essere io a dare di più.</p>
<p>Poi ho imparato una cosa difficile difficile che mi ha resa cintura nera del saper vivere. Ho imparato a dire di no.</p>
<p>No alle situazioni sgradevoli, no ai compromessi professionali, no alle umiliazioni per soldi, no alla ruffianeria, no agli impegni mondani pieni di gente che odio, no alle amicizie ipocrite e interessate, no agli appuntamenti con uomini ricchi e famosi, ma interessanti come la lettiera del mio gatto.</p>
<p>Sono soddisfatta perché ho superato le mie durezze e non ho più paura di dire ti amo per prima. Perché quello che lo dice per primo, si sa, è quello che si fa più male.</p>
<p>Non ho più paura, perché ho imparato che, quando incontri la metà esatta della mela, non puoi permetterti di perdere tempo.</p>
<p>Non c&#8217;è tempo da perdere, non c&#8217;è da riflettere, quando arriva <em>quello giusto</em>. Anche se dice che Closer è un brutto film. Non può pensarlo davvero. L&#8217;ha detto così, dai, per fare il macho. Closer è un film bellissimo. Deve ammetterlo. Magari ne riparliamo domani e anche dopodomani. In fondo, sono io la donna. Non può fare altro che rassegnarsi e darmi ragione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La generazione dello speriamo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 14:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Siamo la generazione dello speriamo&#8221;, ci siamo dette un paio di sere fa io e la mia coinquilina, mentre consumavamo una delle nostre cene improvvisate davanti al solito telegiornale apocalittico. Le nostre non sono speranze allegre e motivanti, così normali da giovani e così appaganti da vecchi. Il nostro speriamo nasconde fatica, frustrazioni, terrore per il futuro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Siamo la generazione dello <em>speriamo&#8221;, </em>ci siamo dette un paio di sere fa io e la mia coinquilina, mentre consumavamo una delle nostre cene improvvisate davanti al solito telegiornale apocalittico.</p>
<p>Le nostre non sono speranze allegre e motivanti, così normali da giovani e così appaganti da vecchi. Il nostro speriamo nasconde fatica, frustrazioni, terrore per il futuro e un enorme dispendio di energie.</p>
<p>L&#8217;Italia non è mai stato un Paese meritocratico e non ne ha mai fatto mistero. Importa molto poco il talento. Quello che ha davvero valore è il cognome. Eppure siamo riusciti ad andare avanti senza estinguerci (forse nostro malgrado) e a costruire qualcosa che sembra progresso e, molto raramente, sembra anche democrazia.</p>
<p>Per quelli come noi, nati alla fine degli anni &#8217;70 o nei primi anni &#8217;80, c&#8217;è stata anche la sfiga generazionale. Siamo entrati nel mercato del lavoro quando stava cambiando, sgretolando certezze e condannandoci a effimeri spiragli di normalità professionale che la storia ha bollato come precariato.</p>
<p>È vero, e lo sosterrò fino alla morte (che mi travolgerà precoce per l&#8217;ansia da mutuo), che la rivendicazione di un diritto al lavoro non deve essere alibi per mascherare incompetenza, inadeguatezza e pigrizia. Non tutti siamo bravi, non tutti siamo all&#8217;altezza, non tutti ci facciamo davvero il mazzo e meritiamo di poter progettare un futuro. La crisi aumenta la competitività e dovrebbe fare emergere talenti.</p>
<p>Dovrebbe.</p>
<p>Purtroppo non ci riesce sempre, perché qualsiasi talenti e idee hanno bisogno di un fazzoletto di terra per essere piantati, curati e lasciati crescere. Un piccolo capitale da investire, un mecenate, un&#8217;occasione, un contatto, un&#8217;università prestigiosa pagata dai genitori, la casa di tua zia presa in affitto per due lire. Esistono persone che si sono fatte da sole, ma la maggior parte ha iniziato a navigare nel grande mare delle professioni aggrappata a un piccolo salvagente che aveva in dotazione.</p>
<p>E comunque non siamo giustificati, quando ci lamentiamo senza dare il massimo, quando ci rassegniamo e smettiamo di cercare, quando pur di rimanere nello stesso quartiere in cui siamo nati, rinunciamo a possibilità di lavoro più lontane.</p>
<p>Nella giungla, se ti fermi troppo tempo sotto a un albero ad aspettare che la frutta ti cada in mano, rischi di essere sbranato dai ghepardi o, se ti va di lusso, che le scimmie ti usino come toilette.</p>
<p>Chi si ferma è perduto, ragazzi! Celacrisi, celacrisi, celacrisi!</p>
<p>Detto questo, però, non raccontiamoci balle. Anche quando diamo il meglio e siamo bravi e non molliamo e rischiamo e abbiamo coraggio e non tentenniamo, finiamo a guardare il calendario sul nostro computer, a contare i giorni che ci separano alla fine del mese e a dire speriamo.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo periodo, mi sono ritrovata a sopravvivere facendo solo cose che mi piacciono. Dopo anni e anni di frustranti lavori svolti, anche con entusiasmo, solo in funzione dello stipendio, inizio a occupare il mio tempo facendo cose molto vicine a quelle che avrei voluto fare da grande.</p>
<p>Va bene, certo, non mi ci mantengo ancora, ma spero di farlo molto presto (e lo spera anche la mia commercialista, che passa il tempo a tirarmi le orecchie per la mia incapacità non di essere libera, ma di essere professionista).</p>
<p>Quando mi dicono eh, però hai avuto fortuna, avrei voglia di saccheggiare tribù e radere al suolo villaggi. La fortuna è quella di Gastone Paperone, che si china ad allacciare la ghetta e trova un portafogli colmo di dollari. La fortuna è quella della ragazza della porta accanto che accompagna l&#8217;amica a un casting e viene scelta come testimonial planetaria di una campagna pubblicitaria fichissima (NdR storia che, tra l&#8217;altro, fa parte della mitologia di quasi tutte le top model, pensaunpo&#8217;).</p>
<p>La fortuna è quando a prescindere da merito, impegno, fatica, dolori, lacrime, porte in faccia, le faremo sapere, ti viene dato qualcosa.</p>
<p>In pochissimi hanno davvero fortuna e, tra questi pochissimi, non ci siamo né io né te.</p>
<p>Siamo una generazione fondata sullo speriamo. In questi giorni speriamo addirittura che ci diano un governo che finalmente possa indicarci come continuare a morire ammazzati. Speriamo e stiamo invecchiando. Facciamo progetti sperando, conviviamo sperando, figliamo sperando.</p>
<p>La sola consolazione è che abbiamo imparato la leggerezza e che, mai come ora, l&#8217;ironia sembra essere epidemica.</p>
<p>Dicono che toccato il fondo, si inizi a risalire.</p>
<p>Speriamo.</p>
<p>Speriamo.</p>
<p><em>Chi vive sperando, muore cagando! Lorusso, isoletta dell&#8217;Egeo che non conta un cazzo, 1941.</em></p>
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		<title>I ricordi perfetti</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 16:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho ritrovato in un cassetto delle foto di quando ero ragazzina che non mi sono mai piaciute. L&#8217;immagine ritratta in quelle foto non mi rappresentava. Non mi vedevo così. Anzi, non volevo vedermi così. L&#8217;adolescenza non è stata clemente con me. Fino ai 17 anni sono stata cicciotta e poco carina, dopo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho ritrovato in un cassetto delle foto di quando ero ragazzina che non mi sono mai piaciute. L&#8217;immagine ritratta in quelle foto non mi rappresentava. Non mi vedevo così. Anzi, non volevo vedermi così.</p>
<p>L&#8217;adolescenza non è stata clemente con me. Fino ai 17 anni sono stata cicciotta e poco carina, dopo i 17 sono diventata scheletrica e poco carina. Avevo un sacco di personalità, senso dell&#8217;umorismo e cervello, però, eh, oh, è andata così.</p>
<p>Mentre facevo a brandelli quelle fotografie, mi sono chiesta come mai non me ne fossi liberata prima.<br />
Per molto tempo ho avuto il timore di sbarazzarmi di alcune immagini che ricordavano il mio passato, comprese quelle a cui erano legati ricordi spiacevoli. Mi sembrava di rinunciare a un pezzo di vita. Attribuivo un valore sacrale a quelle stampe 10&#215;15 cm.</p>
<p>Nel mio recente viaggio in Brasile, durante il quale ho scattato così tante foto che non basterebbe un social network intero per contenerle, mi sono accorta che qualcosa è cambiato.</p>
<p>Uno scatto che non mi piace lo cancello. E ci riprovo. Se mi trovo brutta in una foto, la rifaccio. Se non posso rifarla, amen, la butto nel cestino e finisce lì.</p>
<p>La tecnologia ci ha dato una grandissima possibilità: costruire e preservare i ricordi migliori che possiamo avere.<br />
Ormai salviamo solo il meglio, quello che non ci mette a disagio e ci fa stare bene.</p>
<p>In <strong>Tutto su mia madre</strong> di Almodóvar, il meraviglioso personaggio di Agrado dice &#8220;<em>Una es más auténtica cuanto más se parece a lo que ha soñado de sí misma</em>&#8220;. Più somigli all&#8217;idea migliore che hai di te stessa, più sei vera.</p>
<p>Non c&#8217;è nessun motivo per non riempire la memoria di ricordi perfetti. Io ci sto provando.</p>
<p>(Questo post è anche per chiederti di non taggarmi in foto in cui faccio schifo. Non lo fare. Davvero. Non farlo. Grazie).</p>
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		<title>Parto prima io</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 15:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io sono una che corre. A dispetto della mia pigrizia, dell&#8217;accidia, del terrore di sbagliare, della malinconia sempre infilata tra le ossa. Sono una che corre, perché bisogna andare avanti e arrivare e realizzare, perché bisogna guadagnare il proprio posto al sole, che è sempre un po&#8217; oltre, più avanti, più avanti. Sono una che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono una che corre. A dispetto della mia pigrizia, dell&#8217;accidia, del terrore di sbagliare, della malinconia sempre infilata tra le ossa. Sono una che corre, perché bisogna andare avanti e arrivare e realizzare, perché bisogna guadagnare il proprio posto al sole, che è sempre un po&#8217; oltre, più avanti, più avanti.</p>
<p>Sono una che corre e inciampa e cade e si sbuccia le ginocchia e si rialza e poi corre ancora. Prima o poi si arriva. Prima o poi.</p>
<p>Mi capita di fermarmi, a volte, per scelta o accidente, per motivi tristi e motivi felici, e metto a posto i tasselli, tutto in fila, tutto in ordine.</p>
<p>Perché le cose non le capisci mentre corri, ma quando ti fermi a riprendere fiato.</p>
<p>E capisci che gli affetti, le risate, le cene insieme, seduti a tavola per ore, il bagno a mare e nei fiumi scuri, le foto con i sorrisi, i regali, soprattutto quelli superflui, i pianti liberatori e gli abbracci, i progetti e i ricordi, raccontati davanti a una birra ghiacciata, valevano tutti gli ostacoli e tutti gli affanni.</p>
<p>La vera fortuna nella vita non è avere tutto con facilità, ma riuscire a capire il valore di quello che hai.</p>
<p>Ieri l&#8217;ho capito. E mi sono asciugata di nascosto una lacrima infame.</p>
<p>I colori, i suoni, le parole, le risate, il vento caldo, i silenzi sono tutti dove dovrebbero essere.</p>
<p>Abbiamo fatto proprio bene a fermarci a riposare qui. Domani torneremo a correre, con le gambe leggere e lo zaino sulle spalle.</p>
<p>Parto prima io e prendo il posto per tutti.</p>
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		<title>E non c’è nulla di male</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 14:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dania</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta sono dall&#8217;altro lato del mondo. Se c&#8217;è una cosa che amo più dell&#8217;esercizio dei miei diritti democratici è la mia famiglia. Non stavamo tutti insieme dal 2008. Quasi sei anni. Sei anni in cui skype e aerei ed email e pacchi postali sono stati il legame fondamentale. Il 20 febbraio è nato Diego. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta sono dall&#8217;altro lato del mondo.</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che amo più dell&#8217;esercizio dei miei diritti democratici è la mia famiglia.</p>
<p>Non stavamo tutti insieme dal 2008. Quasi sei anni. Sei anni in cui skype e aerei ed email e pacchi postali sono stati il legame fondamentale.</p>
<p>Il 20 febbraio è nato Diego. In Brasile. Da mamma boliviana e padre italiano. Nei pochissimi giorni della sua nuova vita, ha vissuto in una chiassosa e ansiosa babele. Lo spagnolo della madre e della nonna materna, il nostro italiano, il brasiliano degli amici e dei vicini.</p>
<p>Ogni volta che siamo qui, in questo paese bellissimo e pieno di contraddizioni, ci chiediamo sempre la stessa cosa: chi ha avuto ragione? Hanno fatto bene loro a partire o noi a restare? Sono più coraggiosi loro o noi? La nostra è dedizione o incoscienza?</p>
<p>Ogni volta progettiamo anche noi una fuga. Qui si cresce, si fanno figli, si comprano case senza essere strangolati dai debiti, nei fine settimana si mangia pesce sulla spiaggia.<br />
Da noi no. Da noi si sopravvive, ci si guarda alle spalle sospirando e davanti con terrore, si fanno debiti, si chiedono prestiti a genitori sempre più stanchi, si progetta un mese alla volta.</p>
<p>Ogni volta, trasportata dall&#8217;entusiasmo e dallo sdegno, ho pensato a quali ritorni mi avessero provocato più rimorso. Tutte le volte che ho vissuto all&#8217;estero, poi sono tornata. A volte con sollievo, spesso con nostalgia.</p>
<p>La mia generazione ha avuto come unica alternativa la fuga. Sempre meno una scelta, sempre più una necessità. Abbiamo studiato insieme, nelle aule vecchie dei nostri atenei dal passato glorioso, abbiamo provato e poi ce ne siamo andati. Continuando a occuparci di quello che succede, informandoci, sperando di poter tornare e intanto costruendo equilibri sempre più negati a casa nostra.</p>
<p>Ieri, a cena nel patio, provando a godere del vento fresco della sera, durante una discussione sul futuro politico del Paese, noi qui, la gente a casa in cui riporre fiducia, ho realizzato per la prima volta il perché dei miei continui ritorni.<br />
Sopra ogni cosa, al di là di ogni difficoltà, più di tutto il resto del mondo, io amo l&#8217;Italia. Non solo perché io sia in grado solo di scribacchiare e di parlare parlare parlare e non potrei farlo altrove. Anche perché c&#8217;è qualcosa di coraggioso, temerario e folle nel provare a cambiare le cose, quando tutto sembra ormai disperato.</p>
<p>Il vero coraggio non è partire, ma restare.</p>
<p>Come quegli eroi dei film che si sacrificano per mettere in salvo tutti gli altri e restano sulla barca che affonda o sull&#8217;astronave che esplode, dopo aver aiutato anche l&#8217;ultimo essere vivente a fuggire.</p>
<p>Siamo quelli che restano mentre Tara brucia, quelli che annegano per salvare donne e bambini sul Titanic, i 300 spartani che si immolano per una causa più grande di loro.</p>
<p>Siamo quelli che rischiano di più e che soffrono e che si fanno un mazzo così grande che nemmeno il Colosseo potrebbe contenerlo.</p>
<p>Siamo, forse, i folli che non ce la faranno mai. Ma quante cose fuori di testa si fanno per amore.</p>
<p>Anche questa volta tornerò, ma senza pentirmene. Non c&#8217;è posto migliore in cui vivere di quello che consideri casa. Anche se è la peggiore, la più <em>sgarrupata, </em>la più marcia e corrotta delle case.</p>
<p>Qualcuno dovrà pur restare per mettere tutto in ordine. E per lamentarsi. E per indignarsi e poi indignarsi ancora. E per resistere.</p>
<p>Resistere.</p>
<p>Resistere.</p>
<p>Perché solo gli amori folli sanno essere così ottusi, suicidi e disperati.</p>
<p>E non c&#8217;è nulla di male ad amarla, davvero, la nostra piccola Italia.</p>
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