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	<title>Econote</title>
	
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	<description>Solo un altro blog targato WordPress</description>
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		<title>Yamamay lancia la campagna “Go Green”</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 13:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Sansone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioecologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo Carpisa, di cui vi abbiamo parlato qui, anche la lingerie si butta sull&#8217;ambiente. E&#8217; il caso del marchio Yamamay che ha avviato la svolta green con la campagna &#8220;Yamamay Go Green&#8221;.

Yamamay ha abbandonato le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <strong>Carpisa</strong>, di cui vi abbiamo parlato <a href="http://www.econote.it/2010/02/23/la-green-revolution-di-carpisa/">qui</a>, anche la lingerie si butta sull&#8217;ambiente. <strong><span style="color: #008000;">E&#8217; il caso del marchio Yamamay che ha avviato la svolta green con la campagna &#8220;Yamamay Go Green&#8221;.<br />
</span></strong></p>
<p>Yamamay ha abbandonato le buste di plastica e adottato lo <strong>shopper GoGreen</strong>, una borsa di cotone organico (il bio-cotone), la cui fibra è stata coltivata secondo rigidi principi di <strong>bio-coltivazione</strong>. Ma per averla dovrete aggiungere <strong>1 euro</strong> ad una spesa minima di <strong>49 euro</strong>, nei punti vendita Yamamay. I ricavi ottenuti con questa piccola donazione di 1 euro saranno destinati ad un progetto in collaborazione con <strong>WWF &#8211; Italia</strong> per la <strong><span style="color: #0000ff;">conservazione dell&#8217;Oasi di Macchiagrande</span></strong> (è il consumatore però a sovvenzionare il progetto).</p>
<p>&#8220;Yamamay Go Green&#8221; continua con il <strong>catalogo</strong> della Collezione <strong>Primavera-estate 2010</strong> che è a  &#8220;zero emissioni&#8221;. <strong><span style="color: #008000;">Yamamay ha compensato le emissioni di gas serra associate al catalogo primavera 2010,</span></strong> circa 289 tonnellate di CO2, relative ai consumi energetici, di materiali e dei trasporti, sono state compensate attraverso l&#8217;acquisto di 289 crediti di emissione, provenienti dal progetto di Forestazione in Italia e corrispondenti alla piantumazione di circa 400 alberi nel parco del Molgora, in provincia di Monza. <strong>Anche qui però, perchè non agire direttamente sulle emissioni piuttosto che compensare?</strong></p>
<p>La collezione &#8220;<strong>Spring 2010</strong>&#8221; di Yamamay è realizzata in <strong>cotone organico</strong>. <strong><span style="color: #008000;">L’Organic Cotton Collection ha ottenuto la certificazione OEKO Tex 100</span></strong>, rilasciata dall’Istituto Internazionale per la ricerca dell’Ecologia nel Tessile.</p>
<p>Zero emissioni, bio-coltivazione, certificazione OEKO Tex 100, conservazione dell&#8217;Oasi di Macchiagrande, non male come<strong> punto d&#8217;inizio</strong>,<span style="color: #0000ff;"> <strong>Yamamay Go Green.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong> </strong></span><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/EcoStyle_3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1617" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/EcoStyle_3-300x120.jpg" alt="EcoStyle_3" width="298" height="120" /></a></p>
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		<title>Napoli: la raccolta dell’olio esausto si fa cosi’</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 20:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Sansone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ci si arrangia e ci si mette insieme se le istituzioni latitano. Anche in occasione di questa terza giornata di raccolta dell&#8217;olio esausto, organizzata da un gruppo di ragazzi.
Me lo racconta così Daniele in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/oliogruppo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1609" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/oliogruppo-300x243.jpg" alt="oliogruppo" width="300" height="243" /></a></strong></span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Ci si arrangia e ci si mette insieme se le istituzioni latitano</strong></span>. Anche in occasione di questa <strong>terza giornata</strong> di raccolta dell&#8217;<strong>olio esausto</strong>, organizzata da un gruppo di ragazzi.</p>
<p>Me lo racconta così <strong>Daniele</strong> in un messaggio su Facebook, mi sono iscritta al gruppo di cui è amministratore &#8220;<strong><span style="color: #0000ff;">A Napoli amiamo il mare, la natura, la terra e ricicliamo pure l&#8217;olio esausto</span></strong>&#8220;: &#8220;<em>Oggi &#8211; </em>riferendosi al 7 marzo, ieri <em>- come le altre volte da buoni Napoletani ci siamo arrangiati come potevamo, abbiamo piazzato la mia vecchia Volvo diesel sule strisce blu a pochi metri dall&#8217; ingresso del Parco Virgiliano e abbiamo incastrato un grosso cartoncino rigido sul portapacchi dove poi abbiamo attaccato dei fogli che indicavano il punto di raccolta, il tutto con dei palloncini portati da Ilenia che abbiamo attaccato tutt&#8217; intorno</em>&#8220;.</p>
<p>E il racconto continua soddisfatto: &#8220;<em>Abbiamo incominciato a riempire due taniche da 25 litri che mi sono state date da una &#8220;toelettatura&#8221; per cani e che io ho riciclato per metterci l&#8217;olio raccolto</em>&#8220;.  Poi arriva la <strong>ditta consorziata</strong> con il furgone &#8220;<em>verso le 11.45, e abbiamo fatto sversare le bottiglie delle persone direttamente nella cisterna del furgone, naturalmente abbiamo fatto parcheggiare il furgone sulle strisce blu in modo tale da non dare fastidio alle macchine parcheggiate</em>&#8220;.<span style="color: #008000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p>Nel racconto di Daniele c&#8217;è anche spazio per le <strong>curiosità</strong>: &#8220;<em>la gente porta i contenitori più strani, addirittura ce n&#8217; era uno che ci ha portato una bottiglina di HelloKitty con dentro del burro usato solidificato per cucinare mentre altri ci hanno portato bottiglie di plastica che erano tutte completamente accartocciate perchè avevano messo l&#8217; olio bollente nella bottiglia senza aspettare che si raffreddasse</em>&#8220;.</p>
<p>Questa raccolta, la<strong> terza</strong> &#8211; la prima all&#8217; ingresso della Villa Comunale e la seconda a Piazza Vanvitelli -  è andata bene, <strong><span style="color: #008000;">circa 150 litri sono stati raccolti e avviati allo smaltimento corretto</span></strong>. &#8220;<em>E&#8217; stata una soddisfazione vedere tante persone interessarsi all&#8217; ambiente, in questo caso al mare, con un gesto estremamente semplice. Per fortuna siamo in crescita e spero che quest&#8217; iniziativa coinvolga sempre più persone e soprattutto l&#8217;amministrazione comunale</em>&#8221; conclude Daniele.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Ricordiamo che in tutta Italia per riciclare l&#8217;olio esausto è necessario chiamare il Numero Verde 8 0 0 &#8211; 8 6 3 0 4 8</span></strong>. E&#8217; importante <strong>non</strong> gettarlo nello scarico del lavandino, ma metterlo da parte una volta raffreddato. E se siete a Napoli aspettare la prossima raccolta dell&#8217;olio esausto e consegnarlo a questi intraprendenti ragazzi.<strong><span style="color: #008000;"> Torneremo presto sull&#8217;argomento, nel frattempo GRAZIE a Daniele e tutti i suoi amici da Econote.</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/olio2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1610" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/olio2-300x225.jpg" alt="olio2" width="300" height="225" /></a></strong></span></p>
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		<title>Econote al parco Lambro</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 21:15:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Speciali]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oggi a Milano c&#8217;era un bel sole, alto e caldo. Sebbene la temperatura non fosse molto alta, era la mattinata ideale per fare una passeggiata. Ma soprattutto, era la giornata ideale per tornare sul fiume [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-1595" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/ancora-io-e-te-300x225.jpg" alt="ancora io e te" width="300" height="225" /></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Oggi a Milano c&#8217;era un bel sole, alto e caldo</strong>. Sebbene la temperatura non fosse molto alta, era la mattinata ideale per fare una passeggiata. Ma soprattutto, era la giornata ideale per tornare sul fiume Lambro, e osservare come, a distanza di dieci giorni, il fiume avesse reagito all&#8217;emergenza.</p>
<p>A differenza del 23 febbraio, quando lo sversamento doloso di <strong>600mila litri di gasolio e petrolio</strong> dai depositi della<strong> Lombarda Petroli </strong>di Villasanta aveva devastato le acque con enormi e gravissimi <a href="http://www.econote.it/2010/02/24/fiume-lambro-disastro-ambientale/">danni ambientali</a>, oggi il parco <strong>Lambro</strong> e il fiume che lo attraversa sembravano essere tornati a una  seppur precaria <strong>normalità</strong>.</p>
<p>Il petrolio è ormai lontano. Ha attraversato città, arrivando fino al <strong>Po</strong>. Ma sugli alberi continua a esserci l&#8217;avvertimento: <strong>PERICOLO ACQUA CONTAMINATA</strong>. Si sconsiglia l&#8217;impiego dell&#8217;acqua del fiume e ovviamente la <strong>pesca </strong>e l&#8217;uso alimentare del <strong>pescato</strong>. Il disastro ambientale è ormai compiuto, nonostante il <strong>depuratore di Monza</strong> abbia evitato un disastro ancora peggiore trattenendo circa il <strong>70% di petrolio</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/IMGP0227.JPG"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1597" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/IMGP0227-225x300.jpg" alt="IMGP0227" width="225" height="300" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left;">Ma lo scenario del <strong>parco Lambro</strong> sembra essere tornato alla <strong>normalità:</strong> i ragazzi fanno jogging, le coppie si baciano sulle panchine, le famiglie si divertono e gli anziani, con tranquillità, passeggiano nei pressi degli argini. Ci sono anche tantissimi uccelli, anatre e germani. Volano, si inseguono, si posano sull&#8217;acqua: fanno una pausa, qualche anatra zampetta fuori dal fiume per toccare la terraferma. E&#8217; un attimo, e subito torna a bagnarsi.</p>
<p>Ad una prima occhiata, l&#8217;acqua del fiume Lambro non sembra mostrare più segni evidenti del <strong>petrolio</strong>. Ma è ovvio che, a una analisi approfondita, sia ancora <strong>contaminata</strong>. In più, ci sono alcune zone in cui l&#8217;acqua ristagna, creando pozze più o meno grandi in cui si può ancora notare la presenza di <strong>macchie dense</strong>, come una <strong>patina pericolosa e immobile</strong>. In un&#8217;altra zona, delimitata, inquietanti <strong>chiazze bianche</strong> a pelo d&#8217;acqua, che non sono riuscito a spiegarmi. Non ci sono <strong>odori </strong>particolari, anzi: per fortuna la natura è forte, i tanti alberi del parco Lambro rendono l&#8217;aria della zona particolarmente godibile, soprattutto per chi è abituato allo smog della città.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/IMGP0237.JPG"><img class="size-medium wp-image-1596 alignnone" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/IMGP0237-300x225.jpg" alt="IMGP0237" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left;">Passeggiare lungo i bordi del fiume è rilassante. Affacciarsi da uno dei ponticelli per osservare il fluire delle acque dà modo di riflettere, a pieno, sull&#8217;ennesimo attentato subito dal fiume, che è già di per sé uno dei più inquinati d&#8217;Italia. <strong>Lo sconforto è grande</strong>. Una coppia di anziani davanti a me, mano nella mano, passeggia rilassata. La donna si allontana dal marito, per raggiungere un albero ai bordi del fiume: lo abbraccia, con tenerezza e splendida spontaneità. E&#8217; forse il suo modo per stare vicina alla natura, agli alberi della sua terra. E&#8217; una scena bellissima, carica di speranza. Una di quelle scene che ti riempiono il cuore e, nonostante tutto quello che è accaduto, riescono a farti capire che <strong>un mondo migliore è possibile</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/IMGP0218.JPG"><img class="size-medium wp-image-1599 alignnone" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/IMGP0218-300x225.jpg" alt="IMGP0218" width="300" height="225" /></a></strong></p>
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		<item>
		<title>Deodorante: ti voglio Bio</title>
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		<comments>http://www.econote.it/2010/03/05/1576/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Lay</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioecologico]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inci]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco uno di quei prodotti di cui nessuno ( o quasi ) potrebbe fare a meno.
Il sudore è un liquido all’origine inodore, leggermente salato, secreto dalle ghiandole sudoripare.
Generalmente sono i batteri presenti sulla pelle a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Ecco uno di quei prodotti di cui nessuno ( o quasi ) potrebbe fare a meno.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #008000;"><strong>Il sudore è un liquido all’origine inodore, leggermente salato, secreto dalle ghiandole sudoripare.</strong></span><br />
Generalmente sono i batteri presenti sulla pelle a conferirgli quell’ odore inconfondibile, e l’uso di deodoranti mira a prevenirne la formazione.  Tuttavia, anche in questo caso <span style="color: #0000ff;"><strong>non ci troviamo dinanzi ad un cosmetico innocuo</strong></span>, e sotto accusa troviamo le sostanze maggiormente impiegate nella sua produzione.</p>
<p style="text-align: left;">I <strong><span style="color: #0000ff;">sali d’alluminio</span></strong> ne sono un esempio: <em>Potassium alum </em>e <em>Aluminum Chlorohydrate</em> <strong><span style="color: #008000;">bloccano il naturale processo di traspirazione, ed impediscono al sudore di espellere le tossine accumulate nel nostro corpo</span></strong>.  <em>Peg, Propylene glicol, Paraffinum liquidum, Petrolatum</em> sono invece tutte sostanze di <em>origine petrolifera</em>.</p>
<p style="text-align: left;">Ampiamente presenti negli <strong>INCI</strong> anche i potenziali allergeni, tra cui <em>Geraniol, Citronellol, Limonene, Linalool, Coumarin, Citral , e Hydroxycitronellal.</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #0000ff;">Tra le alternative ecobio, c’è chi propone deodoranti a base di bicarbonato.</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>E voi lettori, avete qualche suggerimento?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/deodoranti1.jpg"><img class="size-full wp-image-1577  aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/deodoranti1.jpg" alt="deodoranti1" width="278" height="216" /></a></p>
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		<title>BPP, l’idroelettrico portatile</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 01:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Riccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologie Verdi]]></category>
		<category><![CDATA[idroelettrico]]></category>

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		<description><![CDATA[Dedicato a chi pensa che l&#8217;energia idroelettrica sia un fattore molto marginale e poco &#8216;usabile&#8217;: ecco un prodotto che promette di fornire energia &#8216;al volo&#8217;, e non si tratta certo di una pila al cadmio.
Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><strong>Dedicato a chi pensa che l&#8217;energia idroelettrica sia un fattore molto marginale e poco &#8216;usabile&#8217;: ecco un prodotto che promette di fornire energia &#8216;al volo&#8217;, e non si tratta certo di una pila al cadmio.</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #008000;">Ecco il BPP</span></strong> (Backpack Power Plant, letteralmente &#8220;centrale zaino&#8221;): si tratta di un generatore idroelettrico che si può portare comodamente a spalla, e produce elettricità da un qualsiasi flusso d&#8217;acqua (fiume, torrente o ruscello fate vobis).  Dimensioni e peso ne fanno &#8221; l&#8217;i-pod &#8221; dell&#8217;idroelettrico: Meno di un metro di lunghezza per 15 chili.</p>
<p><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/Backpack-portable-power_0002_Layer-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1574" title="Backpack-portable-power_0002_Layer-1" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/Backpack-portable-power_0002_Layer-1.jpg" alt="Backpack-portable-power_0002_Layer-1" width="521" height="337" /></a></p>
<p><strong>Il BPP </strong>integra il sistema di controllo e di raffreddamento, e genera 500 watts. Ogni &#8216;zaino&#8217; può lavorare da solo per conto suo o abbinato ad altre unità per generare sino a 30 kW di energia, niente male per il prezzo, circa 2500€.</p>
<p><strong>Inutile dire (ancora una volta) che l&#8217;interesse per il prodotto è allo stato sopratutto militare: resta il suo impiego molto semplice e versatile in zone colpite da disastro o in comunità remote.</strong></p>
<p><a href="http://www.bourneenergy.com/futuremain.html#SPP"><span style="color: #008000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il sito dell&#8217;azienda produttrice</strong></span></span></a><br />
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		<title>L’UE condanna l’Italia per l’emergenza rifiuti in Campania</title>
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		<comments>http://www.econote.it/2010/03/04/lue-condanna-litalia-per-lemergenza-rifiuti-in-campania/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 11:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Sansone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[Corte]]></category>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è causa del suo mal (e di quello dei suoi cittadini) pianga se stesso. Questo sembra dire l&#8217;Unione Europea all&#8217;Italia. La notizia della condanna arrivata dalla UE all&#8217;Italia per l&#8217;emergenza rifiuti in Campania segna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi è causa del suo mal</em> (e di quello dei suoi cittadini) <em>pianga se stesso.</em> Questo sembra dire l&#8217;Unione Europea all&#8217;Italia. La notizia della condanna arrivata dalla UE all&#8217;Italia per l&#8217;emergenza rifiuti in Campania segna una svolta in tutta questa faccenda e sta rimbalzando su tutti gli organi di stampa, riproponendo le immagini dell&#8217;alluvione di spazzatura che Napoli e la sua Provincia hanno vissuto nel 2008.</p>
<p>La Corte di giustizia Ue del Lussemburgo ha pronunciato la sentenza oggi, constatando che Italia &#8220;<strong>non ha adottato tutte le misure necessarie</strong>&#8221; allo smaltimento dei rifiuti in Campania e questa situazione <strong>&#8220;ha messo in pericolo la salute umana e recato pregiudizio all&#8217;ambiente&#8221;</strong>.</p>
<p>In particolare la colpa è quella di non averr creato una rete adeguata ed integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione e non aver adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente in Campania, di conseguenza è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti». Ora l&#8217;Europa darà il via ad una nuova inchiesta per verificare la situazione nella Regione. Se venissero riscontrate nuove irregolarità l&#8217;Italia sarà soggetto ad una <strong>sanzione</strong>.</p>
<p>La <strong>Commissione europea</strong> aveva avviato la procedura d&#8217;infrazione criticando la mancata creazione in Campania di una rete di impianti per &#8220;garantire l&#8217;autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio della prossimità geografica&#8221; e ancora &#8220;nella regione Campania, i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l&#8217;assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, dimostrano un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare&#8221;.</p>
<p><strong>Quindi non si può parlare di emergenza, con quel che ne deriva (Bertolaso e decisioni avulse dalle norme e regole) ma di crisi. Si poteva fare qualcosa prima e non è stato fatto, e soprattutto il problema non è assolutamente risolto. Ahinoi.</strong></p>
<p><div id="attachment_1584" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-1584" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/STAR-TRASH_CampaniaFelix_sbadituf-1024x762.jpg" alt="STAR-TRASH_CampaniaFelix_sbadituf" width="500" height="369" /><p class="wp-caption-text">Sbadituf - Star Trash - Lavieri Edizioni</p></div><br />
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		<title>Cambiamenti climatici, tra leggende e negazionismo</title>
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		<comments>http://www.econote.it/2010/03/03/cambiamenti-climatici-tra-leggende-e-negazionismo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 15:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gennaro Esposito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Caserini]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per festeggiare i suoi quattro anni di vita, l’associazione culturale Gabella di Reggio ospita stasera Stefano Caserini, autore del libro “Guida alle leggende sul clima che cambia. Come la scienza diventa un’opinione”. Docente di Fenomeni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/caserini-stefano240.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1564" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/caserini-stefano240.jpg" alt="caserini-stefano240" width="240" height="184" /></a></p>
<p>Per festeggiare i suoi quattro anni di vita, l’associazione culturale <a href="http://gabella.portalegiovani.eu/">Gabella </a>di Reggio ospita stasera <strong>Stefano Caserini</strong>, autore del libro “<em><strong>Guida alle leggende sul clima che cambia. Come la scienza diventa un’opinione</strong></em>”. Docente di Fenomeni di Inquinamento al Politecnico di Milano, Caserini svela <strong>verità </strong>e<strong> mistificazioni</strong> sul tema dei cambiamenti climatici. L’attenzione viene rivolta soprattutto all’analisi delle “leggende” più diffuse dai <strong>negazionisti</strong>: lobby e gruppi di pressione che avrebbero tutti gli interessi a negare il fenomeno.</p>
<p><strong>Giornalisti compiacenti </strong>affermano quotidianamente che i cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale in realtà non rappresentano un problema per la salute del pianeta. Qualora lo fosse, non sarebbe causato dalle attività umane, ma bensì dal Sole, dai vulcani e persino dai moscerini.</p>
<p>Mentre la quasi totalità degli scienziati concorda nell’attribuire la causa nell’<strong>aumento del CO2 </strong>nell’atmosfera (con la conseguente crescita delle temperature globali) alle attività umane, presso i media acquistano sempre più spazio argomentazioni che affermano l’esatto contrario, ma che di scientifico hanno ben poco. Con chiarezza ed ironia, talvolta strappando una risata amara, questa lettura diventa indispensabile per cercare di capire meglio un fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante.<br />
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		<title>Idrogeno da fonti rinnovabili: la Puglia c’e’</title>
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		<comments>http://www.econote.it/2010/03/02/idrogeno-da-fonti-rinnovabili-la-puglia-ce/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 14:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Riccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[h2u]]></category>
		<category><![CDATA[idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[regione puglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì  4 Marzo alle ore 12 e 30, presso la Presidenza della Regione Puglia (Lungomare Nazario Sauro, 33 Bari), verrà sottoscritto un Protocollo d’Intesa tra Regione Puglia e Fondazione “H2U The Hydrogen University di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #008000;"><strong>Giovedì  4 Marzo alle ore 12 e 30, presso la Presidenza della Regione Puglia (Lungomare Nazario Sauro, 33 Bari), verrà sottoscritto un Protocollo d’Intesa tra Regione Puglia e Fondazione “H2U The Hydrogen University di Monopoli”, per la sperimentazione e la realizzazione in Puglia di progetti legati all’utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, così come previsto da una delibera approvata dalla Giunta Regionale il 10 Febbraio scorso. </strong></span></p>
<p>Il protocollo, della durata di tre anni, prevede la realizzazione, da parte della Fondazione “H2U The Hydrogen University, di un “Master Plan dell’economia dell’idrogeno in Puglia” e l’organizzazione annuale di una “Conferenza Internazionale Euromediterranea sulla mobilità a idrogeno” e più in generale sull’economia dell’idrogeno.</p>
<p><strong>La sperimentazione sarà finalizzata alla costruzione e messa in esercizio della rete pugliese di distributori ad idrogeno e miscela metano-idrogeno</strong>, a partire dalle aree ad elevato rischio di crisi industriale, come Brindisi e Taranto, e dall’area metropolitana del capoluogo regionale Bari.</p>
<p><em>“Il protocollo d’intesa con la Regione Puglia</em>- <em>dichiara il presidente della Fondazione “H2U The Hydrogen University di Monopoli Nicola Conenna &#8211; pone le basi per la sperimentazione dell’economia dell’idrogeno nella regione in anteprima mondiale, in un delicato momento in cui la Conferenza di Copenhagen mostra il suo totale fallimento con le dimissioni del Direttore ONU  Yvo de Boer, responsabile per il clima, e in Italia in centinaia di Comuni la nocività da emissioni veicolari suggerisce  misure drastiche di limitazione del traffico automobilistico. La Regione Puglia con questo accordo mostra di voler puntare sullo sviluppo di tecnologie innovative ad emissioni zero. E’ il nostro obiettivo ed inizieremo subito il lavoro  coinvolgendo le Università pugliesi e il sistema delle imprese”.</em></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Che dire: vedremo se non si tratta di una manovra pre-elezioni, e se al termine dei 3 anni ci sarà da raccogliere qualcosa di concreto.</strong></span><br />
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		<title>Lambro: alcuni pesci sono ancora vivi</title>
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		<comments>http://www.econote.it/2010/03/01/lambro-alcuni-pesci-sono-ancora-vivi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Benforte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto: Corriere.it
Incredibile. Il disastro del Lambro, causato dal petrolio scaricato dalla Lombarda Petroli, è stato evidente e di proporzioni enormi. Il fiume è stato devastato, il petrolio ha intaccato l&#8217;acqua e gli argini, provocando danni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Foto: Corriere.it</p>
<p>Incredibile. Il<strong> <a href="http://www.econote.it/2010/02/24/fiume-lambro-disastro-ambientale/">disastro del Lambro</a></strong>, causato dal petrolio scaricato dalla Lombarda Petroli, è stato evidente e di proporzioni enormi. Il fiume è stato devastato, il petrolio ha intaccato<strong> l&#8217;acqua e gli argini</strong>, provocando danni molto gravi. Eppure, a volte, la forza della natura è davvero imponente, non smette di stupirci.</p>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Infatti, nonostante le decine di migliaia di litri di petrolio sversati nell&#8217;alveo, le Guardie ecologiche domenica hanno prelevato dal fiume alcuni esemplari di pesci ancora vivi. Non tutta la fauna acquatica del fiume è andata perduta: cavedani, carassi e scardole, sono alcuni degli esemplari di <strong>pesci recuperati </strong>nel Lambro.</p>
</p>
<p>Piccoli dati che danno una speranza, in un modo o nell&#8217;altro, e per un attimo fanno dimenticare le orribili foto degli scorsi giorni. Ma è una questione di un secondo. Il fiume non sarà morto, certo, ma è pur sempre estremamente sofferente.</p>
<p>Intanto, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo <strong>stato d&#8217;emergenza</strong> per lo sversamento di materiale inquinante nel fiume, in previsione di una successiva bonifica. Inoltre, la Regione ha stanziato 20 milioni di euro per l&#8217;emergenza, che sarà diviso tra tutti i comuni che si trovano sul corso del fiume. Ma un disastro come questo siamo certi che lascerà i suoi segni molto, molto a lungo.</p>
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		<item>
		<title>Salviamo le api, il governo francese corre ai ripari</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/econotefeed/~3/hdw-cJNvujo/</link>
		<comments>http://www.econote.it/2010/03/01/salviamo-le-api-il-governo-francese-corre-ai-ripari/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Sansone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[allarme]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Clima]]></category>
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		<category><![CDATA[polline]]></category>

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L&#8217;avete visto Bee Movie? Il film della Dreamworks di un paio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">E&#8217; allarme. Il numero delle <strong>api</strong> sta piano piano diminuendo, e a questi piccoli e a volte fastidiosi insetti è legata la nostra stessa sopravvivenza.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;avete visto <strong>Bee Movie</strong>? <strong><span style="color: #008000;">Il film della Dreamworks di un paio d&#8217;anni fa carico di morale e significato, che ci ricorda di aver rispetto per l’ambiente</span></strong>. Nel film conosciamo meglio il mondo delle api, l’animazione ci permette di vedere il mondo con gli occhi degli insetti, tutto appare enorme e si muove velocemente. In realtà citando lo stesso film <em>&#8220;secondo le leggi dell’aeronautica le api non dovrebbero volare, il loro corpo è tropo grassoccio per le piccole ali, eppure da milioni di anni continuano a planare di fiore in fiore: perché alle api non interessa quello che gli umani ritengono impossibile&#8221;</em>. La storia è più o meno questa: il protagonista è <strong>Barry</strong>, un ape neo-laureata con i capelli a spazzola e gli occhioni azzurri, che percepisce come oppressiva la perfezione e la metodicità del suo alveare, così si spinge al di fuori. Scopre che gli esseri umani vendono e mangiano il miele delle operose api. Aiutato da una fioraia di Manhattan, <strong>Vanessa</strong>, porta il genere umano in tribunale e vince la causa, ma tutto l’ecosistema ne subisce le conseguenze. <strong>I fiori muoiono e le api si lasciano andare all’ozio</strong>. Barry si renderà conto che anche il più piccolo dei lavori, se fatto bene, porta ad un grande risultato.</p>
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<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #008000;">Uscendo dalla storia del film d&#8217;animazione e guardando alla realtà sappiamo quanto sia importante il lavoro delle api</span></strong>. Il<strong> Governo francese</strong> infatti, è corso ai ripari.  Il segretario di Stato all&#8217;Ecologia francese <strong>Chantal Jouanno</strong> ha dichiarato che è<em> &#8220;necessario proteggerle per assicurare la nostra stessa sopravvivenza&#8221;</em>. Così a <strong>Parigi</strong> le strade sono state ornate di fiori per alimentare le api e salvarle. E questo perchè gli insetti erano stati decimati dalle malattie e da una notevole diminuzione del polline che per loro è una preziosa risorsa.</p>
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Si tratta di un esperimento, e se dovesse avere successo &#8211; sarà valutato su un periodo di tre anni &#8211; è previsto che venga esteso sul territorio.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/api_fiore_web-400x300.jpg"><img class="size-full wp-image-1541  aligncenter" src="http://www.econote.it/wp-content/uploads/2010/03/api_fiore_web-400x300.jpg" alt="api_fiore_web--400x300" width="298" height="223" /></a></p>
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