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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2enclosuresfull.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" version="2.0"><channel><title>Educhiamo Insieme (Reggio Emilia)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/</link><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/educhiamoinsieme_reggioemilia" /><description>Associazione per la tutela dei genitori separati non affidatari dei figli (madri e padri separati) / tel. 3389960569</description><language>en</language><managingEditor>noreply@blogger.com (Cosimo Cifarelli)</managingEditor><lastBuildDate>Tue, 07 Jun 2011 23:43:35 PDT</lastBuildDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">36</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">25</openSearch:itemsPerPage><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="educhiamoinsieme_reggioemilia" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><geo:lat>44.6885</geo:lat><geo:long>10.6325</geo:long><xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" /><meta xmlns="http://pipes.yahoo.com" name="pipes" content="noprocess" /><feedburner:emailServiceId xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0">educhiamoinsieme_reggioemilia</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0">http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><item><title>Le percezioni dei giovani adulti sulle separazioni</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/02/le-percezioni-dei-giovani-adulti-sulle.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sun, 22 Feb 2009 10:00:14 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-6569863385551179050</guid><description>&lt;div align="center"&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;Affidamento e Collocazione&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;William V. Fabricius e Jeffrey Hall&lt;br /&gt;William Fabricius, Professore di Psicologia, Università dell'Arizona, USA&lt;br /&gt;Family And Conciliation Courts Review, 38 (4): 446-461, 2000&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(Libera sintesi del lavoro completo che si trova a questo indirizzo:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.asu.edu/clas/psych/people/documents/Fabricius_&amp;amp;_Hall%202000.pdf"&gt;http://www.asu.edu/clas/psych/people/documents/Fabricius_&amp;amp;_Hall%202000.pdf&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;traduz. a cura di Giorgio Gallino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sempre più consenso sta ricevendo il fatto di prendere in considerazione le percezioni dei bambini nelle decisioni prese dai genitori che si stanno separando e dai tribunali, e che i giovani adulti che hanno vissuto la separazione dei propri genitori possano essere un'importante fonte di informazioni sulle percezioni dei bambini.&lt;br /&gt;In questo studio gli autori registrano le percezioni a questo riguardo di 820 giovani studenti universitari che hanno vissuto in prima persona l'esperienza del divorzio dei propri genitori.Gli intervistati avrebbero voluto passare più tempo con il loro padre durante la crescita, e l'affidamento e collocamento che credevano essere i migliori erano quelli che prevedevano un'equa frequentazione di entrambi i genitori. L'affidamento ed il collocamento che subirono quando erano bambini generalmente avevano lasciato poco spazio alla frequentazione del padre. Gli intervistati riportano che i loro padri avrebbero voluto più tempo da dedicare a loro ma che le loro madri generalmente non glielo avevano concesso.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo scopo di questo studio è di esaminare gli esiti del divorzio attraverso la percezione dei giovani adulti che sono cresciuti in una situazione di separazione dei propri genitori. Le importanti conseguenze della separazione dei propri genitori includono le percezioni, le attitudini e i sentimenti che rimangono in questi giovani al momento di cominciare la loro vita da adulti e formare a loro volta nuove famiglie.&lt;br /&gt;La necessità di prendere in considerazione le percezioni dei bambini nelle decisioni dei tribunali viene sentita e caldeggiata in misura crescente (&lt;em&gt;L’Heureux-Dube, 1998; Mason, 1999; Wallerstein &amp;amp; Lewis, 1998&lt;/em&gt;) [...]. Purtroppo, però, gli studiosi hanno generalmente trascurato questo aspetto. [...]&lt;br /&gt;Un aspetto importante delle vite di questi bambini è la gestione della vita quotidiana (affidamento e collocamento) con i genitori. Le decisioni su tale gestione sono solitamente prese nella fase iniziale della separazione e tendono ad essere perpetuate per tutta l'età del minore. Nella maggior parte dei casi, queste decisioni sono prese da altri. Poiché affidamento e collocamento incidono sulla vita di ogni giorno, questi bambini si possono formare in merito una netta percezione.&lt;br /&gt;Le precedenti ricerche su tali percezioni riguardo all'affidamento e alla collocazione hanno dimostrato che i bambini desiderano una libera ed assidua frequentazione del genitore non affidatario. Per esempio, lo studio di &lt;em&gt;Rosen&lt;/em&gt; (1979) ha rilevato che il 60% dei bambini vuole una frequentazione libera e non limitata, indipendentemente dal fatto che il genitore non affidatario sia la madre o il padre. I bambini ribadivano insistentemente che il fatto di essere in grado di vedere il genitore non affidatario ogni qualvolta lo desiderassero e di vederlo spesso rendeva tollerabile la separazione tra i genitori.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Kelly e Wallerstein&lt;/em&gt; (1977) riferiscono che i figli più piccoli considerano le modalità di visita rigorosamente regimentate negli week-end alternati assolutamente inadeguate. “I soli figli ragionevolmente contenti della situazione delle visite erano i bambini di 7/8 anni che frequentavano il genitore non affidatario 2/3 volte la settimana, il più delle volte recandosi dal padre in bicicletta" (pag. 52). Essi riportarono nel loro studio che anche i bambini più grandi desideravano facilità di frequentazione e contatti frequenti. Questi sentimenti dei bambini sembrano ricevere una conferma esterna anche da alcune conclusioni dello studio: “Sorprendentemente ci furono pochissimi casi in cui le assidue frequentazioni potevano essere considerate come dannose per il minore, o che una tale frequenza di vista potesse mettere il minore a rischio"(pag. 54). [...]&lt;br /&gt;Il dibattito politico pubblico su affidamenti e su visite, in generale, è imperniato sui diritti dei genitori (e, più di recente, dei nonni), piuttosto che sui desideri dei bambini (&lt;em&gt;Mason&lt;/em&gt;, 1999). Diventa in quest'ottica importante lo studio di &lt;em&gt;Wallerstein e Lewis&lt;/em&gt; (1998), che ha recentemente riportato il follow-up longitudinale delle percezioni dei bambini più giovani ora diventati adulti (27-32 anni). La maggior parte di questi intervistati ha trovato le modalità di visita di allora con loro padre troppo frammentate e inflessibili, e di poco giovamento dal punto di vista del miglioramento delle relazioni con i loro padri. Da adulti sentono fortemente, ora come allora, che i loro desideri avrebbero dovuto essere presi in considerazione, e che rimangono per questo motivo feriti e risentiti. &lt;em&gt;Wallerstein e Lewis&lt;/em&gt; sostengono, sulla base dell'attuale visione del divorzio di questi figli ora adulti, che la voce dei bambini viene troppo spesso ignorata nelle decisioni circa l'affidamento dei figli e gli orari di visita. [...]&lt;br /&gt;Ci sono stati diversi rapporti sul fatto che le madri desiderino il coinvolgimento del padre (&lt;em&gt;Furstenberg&lt;/em&gt;, 1988). Sappiamo invece molto meno su ciò che vogliono i padri (&lt;em&gt;Seltzer &amp;amp; Brandreth&lt;/em&gt;, 1994). Le statistiche, che dimostrano che i padri divorziati trascorrono poco tempo con i loro figli, non ci dicono che questo è necessariamente quello che vogliono i padri. Alcuni padri potrebbero desiderare una frequentazione limitata nel tempo, ma altri possono avere desiderato di assumersi pari responsabilità riguardo alla crescita del figlio, ma potrebbero essere stati impediti dalle circostanze.&lt;br /&gt;Attraverso questo studio, la percezione dei giovani adulti sui desideri dei propri genitori riguardo ad affidamento e collocazione ci fornisce un'informazione e una conferma esterne riguardo a cosa effettivamente i genitori separati vogliano. [...]&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Popolazione e metodi&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;I partecipanti all'indagine sono stati gli studenti (età media di 20 anni) di un corso introduttivo di psicologia, in una grande università del sud-ovest del paese (U.S.A.), durante gli anni 1996, 1997, 1998 e 1999: 344 di sesso maschile e 485 di sesso femminile, tutti figli di genitori divorziati. [...]&lt;br /&gt;Le frequenze delle loro età al momento della separazione dei genitori erano: 38% (0-5 anni), 28% (6- 10 anni), 20% (11-15 anni), 10% (16-18 anni), 4% (19 anni ed oltre). [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Risultati&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;[...] La figura 1 indica un dato importante: i giovani di entrambi i sessi hanno desiderato un tempo significativamente maggiore da trascorrere con il loro padre rispetto a quanto hanno avuto. [...]&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305675559502318578" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 222px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SaGLz4mbi_I/AAAAAAAAAE8/qNBsJmPsW3c/s400/fig.+1.bmp" border="0" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Figura 1. Media e numero di risposte su affidamento e collocazione&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;NOTA: La scala va da 0 = collocazione materna e nessun contatto o contatti poco significativi col padre a 8 = collocazione paterna e nessun contatto o contatti poco significativi con la madre. m = maschi; f = femmine&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La figura 2, che illustra la distribuzione delle risposte, evidenzia sia che il 48% degli studenti appartiene alle due categorie caratterizzate da nulle o scarse frequentazioni con il padre, sia che, ed in modo drammatico, un altrettanto 48% di essi avrebbe voluto frequentare il padre in modo assiduo o paritario rispetto alla madre.&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305677078332324690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 228px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SaGNMSruO1I/AAAAAAAAAFE/gJ8XeHCglfI/s400/fig.+2.bmp" border="0" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 2. Proporzione degli affidamenti e collocazioni realmente avuti e quelli allora desiderati dagli studenti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOTA: Si noti che il genitore collocatario era la madre nell'80% dei casi, il padre nel 12% dei casi; l'8% degli studenti ha trascorso un tempo simile presso i due genitori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Non è emerso alcun elemento che abbia indicato una diminuzione del tempo di contatto con il padri durante gli 8 anni trascorsi in media dopo la separazione dei genitori di questi studenti. [...]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Le risposte dei giovani su ciò che volevano i rispettivi genitori indicano (figura 3) che il 40% delle madri desideravano per i loro figli una frequenza minima o nulla con il padre; soltanto il 7% delle madri, secondo gli studenti, voleva che il figlio trascorresse un tempo analogo al loro con il padre. I figli hanno percepito pochi padri nelle categorie di minore frequentazione ed il 44% ha dichiarato che il proprio padre desiderava vivere con i suoi figli almeno metà del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] E' da notare che i padri percepiti come desiderosi di un maggiore coinvolgimento con i figli diventano più numerosi, raggiungendo il 78%, con il decrescere delle frequentazioni fino a zero [...].&lt;br /&gt;Indagando cosa pensassero questi giovani su collocamento ed affidamento in generale per i figli di genitori separati è emerso che il 70% riteneva che la migliore soluzione fosse un uguale tempo presso ciascun genitore (figura 4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] Tale percentuale saliva al 93% per i giovani che avevano effettivamente sperimentato una divisione equivalente del tempo con i genitori. [...].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[...] In particolare, alla precisa domanda: "Quanti giorni (per tutte le 24 ore) dovrebbe trascorrere un bambino presso il suo papà nel periodo di 2 settimane?", le risposte prevedevano almeno 5 giorni e 5 notti per i bambini sotto i 3 anni ed almeno 6 giorni completi successivamente, raccogliendo fino al 64% dei consensi la proposta di 6-7 giorni dall'uno o dall'altro genitore.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305678764993949122" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 228px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SaGOud_MLcI/AAAAAAAAAFM/3W_2pWA84UI/s400/fig.+3.bmp" border="0" /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 3. Percezioni degli studenti riguardo al desiderio delle loro madri e dei loro padri in relazione all'affidamento e collocazione&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305679433679855634" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 218px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SaGPVZCVYBI/AAAAAAAAAFU/C9tIOLXaklQ/s400/fig.+4.bmp" border="0" /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 4. Proporzione tra cosa gli studenti pensavano fosse giusto per i bambini in termini di affidamento e collocazione e la loro percezione di cosa pensavano le madri separate e i padri separati&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Discussione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;[...] In questo studio abbiamo chiesto ad oltre 800 giovani, cresciuti con genitori separati, di indicarci le loro percezioni sul problema centrale dei bambini attualmente coinvolti nel divorzio: la ripartizione dei tempi di vita con ognuno dei genitori. La loro percezione è chiara. Essi hanno sempre desiderato trascorrere più tempo con i loro padri mentre crescevano e la collocazione ritenuta da essi migliore per un bambino è sempre stata il poter vivere un tempo uguale con ciascun genitore.&lt;br /&gt;Le due categorie più desiderate dai giovani sono state un'uguale quantità di tempo con ogni genitore e, passo appena successivo, vedere il papà un sacco di tempo. Il desiderio di avere più tempo con i loro padri è nato nella loro infanzia, quando trascorrevano poco tempo insieme, percependo nel contempo un sostanziale disaccordo tra i genitori su questo problema.&lt;br /&gt;I giovani hanno riportato uniformemente bassi livelli di tempo insieme ai loro padri. Le disposizioni di collocamento erano singolarmente caratterizzate dalla mancanza di variazioni e dalla rigidità nel tempo: ciò che come bambini avevano all'inizio della separazione dei genitori era lo stesso che avevano 8 anni dopo. Ciò rinforza la segnalazione di &lt;em&gt;Wallerstein e Lewis&lt;/em&gt; (1998) sull'inflessibilità dei genitori nell'adattare gestione quotidiana e collocamento alla crescita dei figli. [...]&lt;br /&gt;I giovani hanno segnalato che le loro madri volevano lo status quo e che i padri desideravano più tempo con i loro bambini. Molte più madri sono state percepite dagli universitari, rispetto ai padri, volere relegare il papà nelle tre categorie di coinvolgimento più basse. I padri sono stati percepiti con un desiderio abbastanza elevato di responsabilità genitoriale [...], volendosi assumere una porzione significativa, se non addirittura maggioritaria, delle incombenze legate alla cura quotidiana. [...]&lt;br /&gt;E' rilevante ricordare che questi non sono elementi rilevati in età infantile, durante i primi tentativi di affrontare con la fantasia l'improvvisa assenza del padre, ma giudizi di giovani universitari che, per dirla con le parole di &lt;em&gt;Wallerstein e Lewis&lt;/em&gt; (1998): "hanno formulato e riformulato i loro giudizi su ciascun genitore in base alle proprie personali osservazioni durante gli anni della loro crescita". [...]&lt;br /&gt;Il ritenere che &lt;strong&gt;il migliore collocamento sia al 50% tra i genitori rappresenta, da un lato, un dato notevolmente condiviso tra i giovani e, dall'altro, una notevole divergenza dall'esperienza familiare da essi vissuta&lt;/strong&gt; (meno del 10% è infatti cresciuto condividendo il tempo in egual misura con i due genitori) [...] e dalle opinioni della generazione che li ha preceduti.&lt;br /&gt;I giovani vedono essi stessi come portatori di un nuovo pensiero sul collocamento ritenuto nel migliore interesse del minore. I giovani uomini e le giovani donne si ritengono diversi dai loro padri e, soprattutto, dalle loro madri, sul collocamento dei figli. [...]&lt;br /&gt;Come bambini, questi giovani hanno subito notato che i loro padri desideravano trascorrere più tempo insieme a loro, come confermato dal 57% delle risposte. Questa volontà comune di padri e figli crea un dilemma. Se i padri tentano di rassicurare i loro figli dicendo che vorrebbero stare più tempo insieme, possono rischiare di coinvolgerli nel conflitto; se provano a nascondere questo desiderio, corrono il rischio che i loro bambini pensino che il papà stesso non condivida con loro il desiderio di stare più assieme. Il modo per affrontare questo dilemma è promuovere un maggiore accordo genitoriale su affidamento e collocazione. La considerazione primaria dovrebbe essere il desiderio del bambino, come recentemente e fortemente intuito da &lt;em&gt;Mason&lt;/em&gt; (1998) e &lt;em&gt;Wallerstein e Lewis&lt;/em&gt; (1998). Per troppo tempo, purtroppo, come genitori e responsabili istituzionali, abbiamo dato poca attenzione ai desideri dei bambini, che vorrebbero soffrire di meno della separazione dei genitori. I nostri giovani ci hanno dato, con questo studio, il loro parere "da esperti".&lt;br /&gt;[...] Ciò che dovrebbe motivare al cambiamento i genitori è il sapere che i loro bambini stanno crescendo sentendo che non stanno ricevendo l'affido ed il collocamento migliori [...] e, idealmente, un'equilibrata distribuzione del tempo non dovrebbe far sentire gli adulti come vincitori o perdenti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Nella società e nei tribunali, la discussione è ancora circoscritta al postulato di un regime di visite ragionevole nel contesto della residenza primaria presso la madre. Questo pregiudizio è all'opposto di quanto l'attuale generazione di studenti universitari ritiene sia il meglio.&lt;/strong&gt; [...] I futuri padri e madri sono d'accordo sulle migliori disposizioni di affidamento e collocazione per i figli di genitori separati[...]. E probabilmente non dimenticheranno le esperienze ed i sentimenti che hanno provato come figli di genitori separati, e che li hanno condotti alla convinzione che un'uguale distribuzione di tempo è il meglio per i bambini.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Bibliografia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ahrons, C. R. (1983). Predictors of paternal involvement postdivorce: Mothers’ and fathers’&lt;br /&gt;perceptions. Journal of Divorce, 6, 55-69.&lt;br /&gt;Braver, S. L. (1998). Divorced dads: Shattering the myths. New York: Putnam. 460 FAMILY AND CONCILIATION COURTS REVIEW&lt;br /&gt;Braver, S. L.,Wolchik, S. A., Sandler, I. N., Sheets,V., Fogas, B., and Bay,R.C. (1993). A longitudinal study of noncustodial parents: Parents without children. Journal of Family Psychology,7, 9-23.&lt;br /&gt;Bumpass, L. L.,&amp;amp;Sweet, J. A. (1989). Children’s experience in single parent families: Implications of cohabitation and marital transitions. Family Planning Perspectives, 21, 256-260.&lt;br /&gt;Derevensky, J. L.,&amp;amp;Deschamps, L. (1997).Young adults from divorced and intact families:&lt;br /&gt;Perceptions about preferred custodial arrangements. Journal of Divorce and Remarriage, 27, 105-122.&lt;br /&gt;Emery, R. E. (1982). Interparental conflict and the children of discord and divorce. Psychological Bulletin, 92, 310-330.&lt;br /&gt;Fulton, J. A. (1979). Parental reports of children’s post-divorce adjustment. Journal of Social Issues, 35, 126-139.&lt;br /&gt;Furstenberg, F. F. (1988). Good dads—Bad dads: Two faces of fatherhood. In A. J. Cherlin (Ed.), The changing American family and public policy (pp. 198-218). Washington, DC: Urban Institute.&lt;br /&gt;Furstenberg, F. F., Nord, C.W., Peterson, J. L., &amp;amp; Zill, N. (1983). The life course of children of divorce. American Sociological Review, 48, 656-668.&lt;br /&gt;Kelly, J. B., &amp;amp;Wallerstein, J. S. (1977). Part-time parent, part-time child: Visiting after divorce. Journal of Clinical Psychology, 6, 51-54.&lt;br /&gt;L’Heureux-Dube, C. (1998). A response to remarks by Dr. JudithWallerstein on the long-term impact of divorce on children. Family and Conciliation Courts Review, 36, 384-391.&lt;br /&gt;Mason, M. A. (1999). The custody wars. New York: Basic Books.&lt;br /&gt;National Center for Health Statistics. (1990). Vital statistics of the United States, 1988: Vol. 1.&lt;br /&gt;Natality (DHHS Publication No. PHS-90-1100). Washington, DC: Government Printing Office.&lt;br /&gt;Peterson, J. A., &amp;amp; Zill, N. (1986). Marital disruption, parent-child relationships, and behavior problems in children. Journal of Marriage and the Family, 48, 295-307.&lt;br /&gt;Rosen, R. (1979). Some crucial issues concerning children of divorce. Journal of Divorce, 3, 19-25.&lt;br /&gt;Seltzer, J. A., &amp;amp; Bianchi, S. M. (1988). Children’s contact with absent parents. Journal of Marriage and the Family, 50, 663-677. Seltzer, J. A., &amp;amp; Brandreth, Y. (1994). What fathers say about involvement with children after separation. Journal of Family Issues, 15, 49-77.&lt;br /&gt;U.S. Bureau of the Census. (1991). Child support and alimony: 1989 (Current Population&lt;br /&gt;Reports, Series P-60, No. 173). Washington, DC: Government Printing Office.&lt;br /&gt;Wallerstein, J. S.,&amp;amp;Lewis, J. (1998). The long-term impact of divorce on children:Afirst report from a 25-year study. Family and Conciliation Courts Review, 36, 368-383.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-6569863385551179050?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-22T19:00:14.041+01:00</app:edited><media:thumbnail url="http://2.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SaGLz4mbi_I/AAAAAAAAAE8/qNBsJmPsW3c/s72-c/fig.+1.bmp" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Decreto anti-stupro/stalking: giustizialismo zapatero</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/02/decreto-anti-stuprostalking.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Fri, 20 Feb 2009 12:14:22 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-4385401751234959752</guid><description>&lt;div align="justify"&gt;La Ley Integral de Violencia de Género non cessa di creare polemiche perché applica la cosiddetta "discriminazione positiva", cioè le pene sono superiori se l'uomo è l'aggressore e la donna è la vittima.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Varie associazioni di uomini hanno già denunciato come la violenza domestica sia utilizzata spesso strumentalmente in cause di divorzio, perché permette tempi più rapidi e quasi sempre impedisce al padre di avere la custodia dei figli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla fine del 2006 José Díaz Herrera denunciava nel suo libro - El varón castrado - gli abusi possibili con la legge: basta infatti una denuncia telefonica da parte della compagna perché un uomo si trovi in carcere in pochi minuti. Secondo l'autore da quando è entrata in vigore la legge "190mila uomini sono stati iscritti nell'Elenco dei Maltrattatori e nel 2005 più di 25mila hanno ricevuto un ordine di allontamento, lo strumento più efficace per chiudere i matrimoni, dato che può durare anni".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ultimo caso è stato appena registrato ad Alicante, dove una donna ha confessato di essersi inventata uno stupro da parte del marito su consiglio dell'avvocata "per rendere la pratica di divorzio più agile". L'uomo rischiava 13 anni di carcere e, cosa sorprendente, il giudice ha deciso di non denunciare la donna per falsa testimonianza. Sono episodi che fanno riflettere: la difesa di una vittima non può permettere che nel suo nome ci siano altre vittime. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-4385401751234959752?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-20T21:14:22.639+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>I due volti del ritorno dei padri</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/02/i-due-volti-del-ritorno-dei-padri.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Wed, 18 Feb 2009 11:38:19 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-5988873201382673014</guid><description>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Claudio Risé - 17/02/2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I padri tornano in scena. Un papà molto determinato ha guidato in prima persona, con sconcertante certezza, il dramma di sua figlia Eluana. Padri meno ascoltati, separati o in famiglia, stanno organizzando incontri e dibattiti in decine di località italiane per il 19 marzo, festa del papà. Altri ancora si affacciano alle cronache, dal tredicenne inglese Alfie, ai padri tedeschi che protestano per non aver potuto salvare i loro figli dall’aborto. La paternità torna visibile. Non senza inquietudini.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al padre come personaggio sociale non eravamo, infatti, più abituati. Almeno dagli anni '70 e dagli slogan «antipatriarcali» del femminismo, i padri non si erano più esposti in quanto tali come protagonisti di vicende pubbliche: temendo deplorazioni, si erano zittiti. La paternità era così progressivamente diventata un fantasma, di cui si sapeva poco e cui si attribuivano di volta in volta qualità contraddittorie: l’autoritarismo, oppure la sdolcinatezza del «mammo», o anche il menefreghismo del metrosexual, nella cui vita il figlio sta tra la palestra e una conquista. &lt;a id="more-491"&gt;&lt;/a&gt;Gli uomini, del resto, lasciavano fare, evitando di dire la loro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il vero laboratorio del cambiamento - dal padre che sa già al padre che scopre la vita - sono stati i reietti, i padri che nei tribunali venivano separati dai figli, vedendoli poche ore alla settimana. Quei padri appresero, spesso per la prima volta e sulla pelle loro e dei figli, la ricchezza e il mistero della paternità. Un rapporto carico di responsabilità, e oggi quasi privo di potere, che rende la vita completamente diversa da prima.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diventando padre, o accorgendoti di esserlo, come questi padri che non stavano più con i loro figli, e soffrivano, scopri che devi loro qualcosa che c’entra con la vita.Come ha detto Alfie, tredici anni, neo-padre stupefatto: «Non so come faremo a mantenere la bambina, non prendo nemmeno la paghetta. Mio padre mi dà dieci sterline ogni tanto».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Diventare padri accelera la tua uscita dall’infanzia, reale o presunta, ti fa crescere, scoprire l’altro: il figlio, la donna, i genitori, il mondo. In un modello culturale come il nostro, dove si insegnano soprattutto i consumi, le loro qualità e costo, o i princìpi in astratto (valori, libertà, diritti), la paternità (specie se negata o contrastata) è una scuola di vita, autentica, ingloriosa, ma concreta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I padri separati, appendendosi a campanili e torri - dalla concattedrale di Taranto al Big Ben, per vedere i loro figli - battendosi per avere l’affido condiviso, dormendo nei cartoni o nei dormitori pubblici, hanno ridato alla figura del padre un contenuto più corrispondente a ciò che il padre è oggi. Quindi non l’influenza sociale, ma l’emarginazione («gettatelo per la strada e tirategli dietro i suoi vestiti», raccomandava negli anni '80 il potente giudice americano Richard Russell agli operatori da lui formati), non la ricchezza, ma la perdita di casa, donna e figli insieme, non il possesso dei «princìpi» (quali?), ma la scoperta quotidiana, difficile e inedita, del come fare a vivere, per sé e per i propri figli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I padri privati della possibilità di dire la loro sul figlio che avevano generato e che le loro compagne avevano deciso di non fare nascere ridiedero poi voce (fino alla recente prima pagina del Die Zeit) al grido di Giasone nella Medea di Euripide: «Vorrei non averli generati, per non vederli ora da te uccisi». Anche questo un grido d'amore, e d'impotenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ecco la nuova (ma già conosciuta nel tempo) dignità paterna. È scoprendo con sentimento l’amore per ogni vita che il padre può dare ancora un contributo alla storia dell’uomo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-5988873201382673014?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-18T20:38:19.737+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dr. Vittorio Vezzetti: i danni da deprivazione genitoriale sono strettamente correlati ai tempi di permanenza c/o genitore non-collocatario</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/02/dr-vittorio-vezzetti-i-danni-da.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Fri, 13 Feb 2009 13:31:00 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-7679514337853683455</guid><description>&lt;div align="justify"&gt;"Abbiamo visto in un precedente articolo come uno dei fattori determinanti per la prevenzione della pericolosa Sindrome di Alienazione Genitoriale (descritta da Richard Gardner) sia rappresentato dal tempo di coabitazione del genitore bersaglio con la prole. Sembrerebbe dunque che questo aspetto, oggetto di trattative spesso convulse in fase di separazione coniugale di coppie con figli, rivesta un ruolo importante per la salute mentale dei nostri figli. Ma esiste realmente una prova scientifica del benessere apportato ai figli dal fatto di poter avere rapporti continuativi con ambedue i genitori? Al di là di frasi fatte e scontate (“è bello avere due genitori”), esiste una sicura evidenza dei benefici che ciò apporta ai figli ?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una mano a dirimere la vexata quaestio ce la dà un articolo pubblicato su una delle più importanti riviste pediatriche mondiali (ACTA PEDIATRICA 97, 152-158, FEBBRAIO 2008, Sarkadi et al., Uppsala e Melbourne) svolta da pediatri ed epidemiologi svedesi e australiani e finalizzata a verificare se il coinvolgimento paterno (concettualizzato come tempo di coabitazione,impegno e responsabilità) abbia influenze positive sullo sviluppo della prole.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli studiosi hanno analizzato retrospettivamente 24 studi svolti in 4 continenti diversi e con durate dai 10 ai 15 anni. La conclusione è che, dopo aver depurato i dati da variabili socioeconomiche, in 22 studi su 24 si è avuta l'evidenza (con p&lt;0.005)&gt; degli effetti benefici derivanti dal coinvolgimento di ambedue le figure genitoriali. In particolare si è visto che il coinvolgimento del padre migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile, riduce lo svantaggio economico nei ragazzi. &lt;div align="justify"&gt;La conclusione degli studiosi, provenienti da Paesi dove, dopo la separazione coniugale, al genitore non collocatario viene riconosciuto un diritto di visita pari al 25-30% del totale (e non il 17%) , è un appello alle autorità competenti affinchè ampliino i diritti di visita del non-collocatario. Negli USA molti studi hanno evidenziato i danni provenienti dall'assenza del padre (o per scelta del genitore o per volontà ostativa della genitrice) e tra questi sottolineerei American Journal of Public Health, num. 84, 1994, Sheline et alii (“I ragazzi con padre assente sono a più alto rischio per comportamenti violenti”) e Survey on child health, 1993, U.S. Department of Health and Human Services (“Bambini che vivono senza un contatto con il loro padre biologico hanno il doppio delle probabilità di lasciare la scuola”): da questo deriva la necessità scientifica di sanzionare efficacemente sia il genitore che rinuncia al diritto-dovere di visita dei figli, sia il genitore che ostacola i contatti della prole con l'altro genitore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma questo è un po' difficile da pensare in Italia dove, in fondo, la deprivazione genitoriale è quasi istituzionalizzata: solo nel 1996, per esempio, al tribunale di Varese era comune che il padre uscisse dalla prima udienza di separazione con un tempo globale di visita della prole pari allo 0.16% del totale: tre ore al sabato pomeriggio! Ancora un mese prima dell'entrata in vigore della legge sull'affido condiviso, sempre al tribunale di Varese , a due bambini di 3 e 5 anni era stato riconosciuto il diritto di vedere il loro papà che viveva coi nonni paterni al piano di sopra della villetta bifamiliare ben... 7 ore al sabato: dalle 14 alle 21 (nessuna limitazione era stata posta al diritto di poter sentire i passi del papà sul soffitto durante la settimana!). Quando, dopo 2 anni di su e giù per le scale, il padre si riconciliò con la madre e tornò a vivere al piano di sotto, il giudice non fece nessuna obiezione al ripristino dei tempi di coabitazione con la prole, a dimostrazione della grande confusione che ancor oggi si fa tra genitorialità e coniugalità: solo il coniuge può essere un buon genitore, solo il marito può essere un buon padre!&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Secondo l'osservatorio nazionale ADIANTUM (&lt;a href="http://www.adiantum.it/"&gt;http://www.adiantum.it/&lt;/a&gt;) il diritto-dovere di visita si colloca attualmente tra il 15 e il 17% del totale del tempo. E se un padre, in causa giudiziale di separazione vuole essere più presente, ottiene migliori risultati comprando direttamente le ore dalla madre che intentando una causa legale (il cosiddetto fenomeno della mercificazione dei bambini).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come in tutte le cose anche nei danni da separazione conta il profilo genetico: Battaglia et al., San Raffaele, dimostrano con uno studio su gemelli identici che i bambini geneticamente predisposti sottoposti a traumi da separazione genitoriale (lutti o separazioni coniugali “difficili”) in tenera età hanno elevate probabilità di soffrire da adulti di crisi di panico per una azione modificatrice sui centri bulbari della respirazione. La Prof.ssa Spence della Queensland University ha dimostrato invece che i danni da deprivazione genitoriale sono quantitativamente equivalenti sia che a latitare sia il padre sia che sia la madre e che , comunque, sono mediamente meno gravi dei danni da conflitto e che i tassi di dissocialità minorile sono maggiori nei figli di coppie formalmente unite ma conflittuali che in quelli di coppie separate (a dimostrazione che ciò che conta non è il divorzio legale ma quello emotivo).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sulla base di molte considerazioni prima elaborate, diversi studiosi francesi hanno posto l'accento sul maggiore utilizzo che si dovrebbe fare del cosiddetto affido alternato: al di là di anacronistiche considerazioni stereotipate (“I piccoli nomadi”), l'esperienza della Francia (paese ove il divorzio esiste ininterrottamente dal 1792) è assolutamente positiva e fa ritenere che l’affido alternato consenta di eliminare i contenziosi su assegni di mantenimento, diritti di visita, alienazione genitoriale e coinvolgimento di ambedue i genitori. Secondo Solint (1980) questa modalità d’affido consente di incrementare la fiducia nei genitori, mentre per Jacuin e Fabre (1993) i risultati globali sono ottimi per prole e genitori".&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-7679514337853683455?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-13T22:31:00.391+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Requiem per una società che insegue una cultura non di vita, ma di morte</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/02/requiem-per-una-societa-che-insegue-una.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Wed, 11 Feb 2009 11:53:51 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-7767000995819223466</guid><description>&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Francesco Lamendola&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora che la vicenda di Eluana Englaro è finita come doveva finire - come si è voluto ostinatamente, pervicacemente che finisse, con il placet della Corte di Cassazione e con l'avallo del Presidente della Repubblica - si può fare una prima riflessione sulla cultura che ha reso possibile che tutto ciò accadesse, e che accadesse in queste forme.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una persona in coma, ma viva; che non era sostenuta da alcun intervento artificiale, all'infuori dell'alimentazione e della idratazione; che aveva ancora le mestruazioni; che tossiva continuamente, tanto da dover essere sedata con dosi massicce di calmanti; che si muoveva nel letto e che si è mossa, nella lettiga, per tutto il tempo del suo ultimo viaggio verso la morte, è stata condannata a morire di fame e di sete, non solo da alcune sentenze della magistratura e dai giochi incrociati della politica, ma anche e soprattutto da una diffusa cultura di morte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa cultura di morte non osa presentarsi con il suo vero volto, non osa presentarsi come tale, né adopera le parole appropriate per definirsi. Tanto per fare un esempio, è stato detto e ripetuto, con incredibile cinismo e con intollerabile ipocrisia, che una équipe medica «ha accompagnato Eluana verso la fine, facendo in modo di alleviarle quanto più possibile il dolore». A parte il fatto che i medici dovrebbero difendere la vita, e non spegnerla; a parte il fatto che, se davvero Eluana fosse morta diciassette anni fa, non si vede perché si è dovuto somministrarle farmaci sedativi; a parte il fatto che le suore di Lecco, che l'avevano assistita con amore per tanti anni, erano dispostissime, anzi, desiderose di poter continuare a tenerla presso di loro: che cosa mai significa un'espressione come «accompagnare Eluana verso la fine»? Eluana non è stata affatto «accompagnata»: è stata spinta, deliberatamente e con fredda determinazione, verso la morte. E che senso ha avuto che suo padre abbia invitato il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio a venire a vederla, per rendersi conto di persona delle sue condizioni? Quando quelle parole furono pronunciate, già da tre giorni erano state sospese l'alimentazione e l'idratazione della giovane donna: di certo ella non poteva presentarsi in buone condizioni. Nemmeno un individuo sano sarebbe apparso in buone condizioni, a quel punto: la totale mancanza d'acqua, com'è noto, può provocare il blocco renale e uno stato di deperimento organico irreversibile nel giro di pochi giorni. A maggior ragione in un corpo così provato, come quello di una persona in coma vegetativo da tanto tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A rendere ancora più inquietante, ancora più sinistra questa vicenda, c'è il fatto che la volontà di morire, espressa da Eluana a suo tempo, era solo presunta: tutto si basava sulla testimonianza di suo padre. Nessuna legislazione al mondo, per quanto tendenzialmente favorevole all'eutanasia - come lo è in alcuni Paesi che si dicono all'avanguardia - si spinge fino a un tale estremo: che sia possibile, cioè, provocare la morte di un paziente, in una struttura ospedaliera, in base alle parole di un'altra persona, e sia pure di un parente stretto. Nessun tribunale al mondo potrebbe prendere per buona una tale volontà presunta, a parte il caso di Terry Schiavo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si è voluto fare del caso Englaro, da parte dei radicali e di alcune altre forze politiche, una battaglia di libertà. Ma quale libertà? La libertà di condannare a morte un essere vivente le cui funzioni vitali sono ancora integre, con la sola eccezione dell'alimentazione? No, qui bisogna essere onesti e chiamare le cose con il loro nome: si è trattato di un omicidio, né più, né meno. Un omicidio giudiziario, con tutti i timbri e le firme previsti dalla legge: ma pur sempre un omicidio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Illustri costituzionalisti difendono e difenderanno l'operato del Presidente della Repubblica, davanti alla presentazione irrituale di un decreto-legge chiaramente varato ad hoc e che egli si è rifiutato di controfirmare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Benissimo. Sta di fatto che il Presidente della Repubblica aveva già firmato diversi decreti-legge di dubbia costituzionalità, anche quando, da più parti, si erano levati degli appelli affinché egli non li firmasse. Solo davanti a questo decreto-legge, Napolitano ha puntato i piedi e ha detto «no»; eppure, era l'unico che implicava il salvataggio di una vita umana.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Può darsi che gli argomenti giuridici, con i quali egli ha motivato il suo (irritato) «non possumus», siano formalmente ineccepibili; può darsi. Ma il punto non è questo. Il punto è che la legge è fatta per l'uomo, e non l'uomo per la legge; che il sabato è fatto per l'uomo, e non viceversa. Una legge che, per far valere la propria lettera, calpesta il fondamentale diritto alla vita di ogni cittadino, compresi i più deboli e inermi, è una legge farisaica.&lt;br /&gt;Davanti a tanto accanimento, a tanta pervicacia nel voler perseguire ad ogni costo la morte di Eluana, quando già il Parlamento si apprestava a votare una legge che l'avrebbe certamente salvata, non si può non rimanere profondamente pensierosi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si dice e si ripete che, ora più che mai, bisogna rispettare il dolore della famiglia. Giusto; ma al diritto alla vita di Eluana, che è stato fatto a brandelli in maniera così esplicita, non ci deve pensare più nessuno? Il dolore, di per sé, non rende immuni dalle critiche e non estingue l'altrui diritto al  dissenso: vi sono migliaia di persone nella stessa condizione di Eluana, che portano avanti con coraggio e dignità, ma anche in silenzio, il proprio dolore. Perché si deve parlare solo del dolore di papà Englaro? È stato lui a voler trasformare la vicenda di sua figlia in un evento mediatico, ad andare in televisione, a leggere cominciati stampa: ciò autorizza chiunque ad esprimere la propria opinione, pur rispettando il dolore di quei due genitori.&lt;br /&gt;Se questa vicenda ha potuto arrivare fino al suo tragico epilogo, senza che nessuno - medici, amministratori, politici - osasse interporsi prima che fosse troppo tardi, è perché la nostra società, sazia e opulenta, è pervasa da una diffusa cultura di morte. La cultura di morte è il rovescio della medaglia dell'edonismo e del materialismo oggi dilaganti: se quello che conta è il benessere, è chiaro che una vita privata del benessere, come avviene nel caso di una gravissima malattia, perde ogni valore, ogni diritto all'esistenza. Così, si giunge all'assurdo di sopprimere la vita in nome della sua qualità: se una vita non rientra negli standard del benessere comunemente accettati, essa può venire eliminata, e quell'eutanasia verrà presentata come una forma di pietà, oltre che come un sacrosanto esercizio della libertà personale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;C'è un filo rosso che lega l'eutanasia all'aborto. Il becero ritornello scandito dalle femministe di  quarant'anni fa, «L'utero è mio e me lo gestisco io», potrebbe fare rima (se solo i radicali e i loro sostenitori avessero il coraggio di presentarsi per quel che sono realmente) con quest'altro ritornello, «La morte è mia e me la gestisco io».&lt;/strong&gt; Invece, ipocritamente, essi parlano di gestire la propria vita, non la propria morte o (come nel caso di Eluana) quella di un altro essere umano. Siamo dunque arrivati a questo: sventolare il diritto alla soppressione della vita come una battaglia di civiltà, come un progresso sociale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una società che assiste passivamente a tutto ciò, o, peggio, che lo approva, è una civiltà che ha smarrito il confine tra il bene e il male; una società che non crede più nelle proprie ragioni esistenziali; una società che, appunto, si è arresa ad una cultura di morte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;È inutile che noi Europei ci facciamo belli perché abbiamo abolito quasi ovunque la pena di morte e abbiamo bandito il ricorso alla guerra come soluzione delle controversie internazionali, quando nei nostri ospedali si praticano migliaia e migliaia di aborti e si aprono le porte all'eutanasia per i malati terminali o per le persone in stato di coma cerebrale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Noi non amiamo più la vita; e il crollo vertiginoso del tasso di natalità ne è una ulteriore conferma. Non crediamo più nel futuro, nostro e dei nostri figli; non crediamo più nell'amore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In tutta la tristissima, straziante  vicenda di Eluana, non abbiamo mai sentito pronunciare la parola «amore»; se non, sommessamente ma fattivamente, dalle suore di Lecco, presenza discreta nel suo Calvario, per tutti questi anni. Abbiamo sentito parlare, e molto, di diritti, di libertà, di rispetto della volontà (presunta, ripetiamo) di Eluana: non di amore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si dirà che l'amore è un sentimento talmente intimo, talmente privato, che non vi è bisogno di pronunciarlo per manifestarlo; giustissimo. Ma qui non lo si è visto nemmeno manifestato: quel che si è visto, è stata un'ostinata, intransigente, inflessibile volontà di morte. L'obiettivo di dare la morte ad Eluana è stato presentato come una battaglia di civiltà. Questo è stato veramente inaccettabile; qui, veramente, si è passato il segno della decenza e del pudore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;No: bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Un assassinio è un assassinio, anche se motivato da nobili intenzioni. Ma le buone intenzioni non bastano, o non dovrebbero bastare, quando è in gioco il rispetto della vita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qui si vede l'opera nefasta che un relativismo sistematicamente diffuso da cattivi maestri del  pensiero ha prodotto nei tessuti della nostra società, avvelenandoli a poco a poco, senza quasi che ce ne avvedessimo in tempo. Secondo tale relativismo, non esiste un criterio di verità e non esistono valori fondanti: tutto è relativo, tutto è discutibile; e, siccome siamo in democrazia, tutte le opinioni e tutte le pratiche hanno ugualmente diritto di cittadinanza e pari dignità etica, filosofica, politica e sociale. Non esiste più una verità, ma esistono sei miliardi di verità: la mia, la tua, la sua, eccetera. Ciascuno ha la propria verità, e ogni verità vale quanto l'altra. Tutto è vero e tutto è lecito: tutto e il contrario di tutto.Così, dal relativismo, si è caduti nel nichilismo più sfrenato. La società nichilista è la società che rincorre il Nulla, il Caos e la Morte: quello che stiamo facendo noi. Lo stiamo facendo da decenni, in tutte le forme possibili e immaginabili: da quelle minime alle massime, dai fumetti e dalla musica leggera fino alla letteratura, alla filosofia, alla politica. I nostri bambini crescono in una cultura satura di morte, dalla televisione a Internet, dal cinema ai videogiochi. Morte per gioco, si dirà; certo: ma, per un bambino, si tratta pur sempre un messaggio devastante.E, infine, perché dovremmo amare ancora qualcuno, visto che ormai tendiamo a riversare tutto il nostro amore sulle cose? Noi amiamo le automobili di lusso e i vestiti firmati, i telefonini dell'ultima generazione e i computer ultra sofisticati: queste cose sì, che le amiamo. E quando non ci piacciono più, le gettiamo via e le sostituiamo con i modelli più recenti. Le persone in carne ed ossa, quelle no, non le amiamo altrettanto. Sono troppo difficili da gestire, irritanti, imprevedibili; richiedono troppe cure, troppe attenzioni. E poi, quando non ci servono più, non possiamo gettarle via con la stessa facilità con cui ci sbarazziamo degli oggetti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto questo ha un nome ben preciso: si chiama cultura della morte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Noi stiamo diventando i cittadini necrofili di una società senz'anima, che insegue e corteggia non più la vita, ma la morte. E la corteggia con menzognere parole di libertà, con la proclamazione demagogica di sempre nuovi diritti (ma senza corrispondenti doveri), con l'irresponsabile pratica di un edonismo che riduce le persone ad oggetti intercambiabili.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se non troveremo la forza di avere un soprassalto di consapevolezza, non ci sarà alcun domani per la nostra società. E, ai nostri figli, lasceremo in eredità l'Inferno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-7767000995819223466?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-11T20:53:51.696+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Maltrattamenti in famiglia: accuse false per l'80%</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/02/maltrattamenti-in-famiglia-accuse-false.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sun, 01 Feb 2009 07:49:26 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-5416546567404193122</guid><description>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SYXEFdz3o7I/AAAAAAAAAEc/IeK7JfNtQ5c/s1600-h/L"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297856134851830706" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 221px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SYXEFdz3o7I/AAAAAAAAAEc/IeK7JfNtQ5c/s400/L%27Eco+di+Bergamo+-+31.01.2009.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;(cliccare sull'immagine per ingrandirla)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-5416546567404193122?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-02-01T16:49:26.345+01:00</app:edited><media:thumbnail url="http://4.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SYXEFdz3o7I/AAAAAAAAAEc/IeK7JfNtQ5c/s72-c/L%27Eco+di+Bergamo+-+31.01.2009.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Trauma da divorzio: soffre di ansia un bimbo su tre</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/01/trauma-da-divorzio-soffre-di-ansia-un.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Wed, 21 Jan 2009 10:17:18 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-6171320712708855033</guid><description>&lt;div align="justify"&gt;Nel 2008 (vedasi archivio a sx), il 29 dicembre, avevamo pubblicato un magistrale articolo di Francesco Agnoli: "Balle da divorzio".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora un nuovo studio aggiunge una conferma sui danni che "la grande baldoria divorzista" (le separazioni sono chieste per oltre il 71% dalle donne) sta cagionando ai nostri figli: molte coscienze dovranno tormentarsi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A cominciare da quella - collettiva - della Sinistra femminista-edonista e sfascia-famiglie: quella che, in nome della "liberazione" dal Patriarcato, promette "ricchi premi e cotillons": assegnazione esclusiva della casa coniugale (oppure di una casa popolare), assegni mensili di mantenimento sovra-dimensionati (ce ne avanza un buon 50% per la madre - ma la mantenuta non voleva liberarsi?..); quella Sinistra che ha ridotto il tessuto sociale in questo stato:&lt;/div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293810129557058130" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 237px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SXdkQ9ic8lI/AAAAAAAAADs/r1tOa6poAI4/s400/0.gif" border="0" /&gt;Chi se lo ricorda quell'alto prelato reggiano che una quindicina d'anni fa tuonava: "Emilia sazia e disperata!" ?..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;IlGiornale.it - Milano, martedì 20 gennaio 2009, 07:00&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un bimbo ansioso probabilmente da adulto si troverà a lottare contro gli attacchi di panico. Quasi certamente se è figlio di genitori divorziati, o se ha subito un lutto in famiglia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori dell'università Vita-Salute del San Raffaele e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Archives of general Psychiatry. In sintesi: i bimbi geneticamente predisposti, se vivono esperienze di distacco dai genitori, hanno più probabilità di ammalarsi da adulti di attacchi di panico perché un evento del genere può modificare la respirazione, probabilmente cambiando la fisiologia dall'età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita. Perciò è importante osservare piccoli segnali fin dall’infanzia per prevenire un problema che potrà condizionare la vita dei piccoli fin quando saranno adulti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dati alla mano, ecco che il quadro della popolazione milanese non risulta per nulla incoraggiante: sono 2.645, infatti, i maggiorenni (sui 9.057 totali) che in città vivono con un solo genitore. Quasi uno su tre, il 29,2 per cento. E la ragione è semplice: lo scorso anno per ogni due coppie che hanno pronunciano il fatidico sì, almeno una si è detta addio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Batticuore, senso di soffocamento, vertigini e ancora, paura di morire e senso di catastrofe imminente. Ora, però, i medici hanno scoperto che il campanello di allarme suona presto, quando i genitori sono ancora in tempo per fare qualcosa. «Inutile fare allarmismo - chiarisce subito Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello sviluppo all'università Vita-Salute San Raffaele e direttore dello studio - ma sarebbe sbagliato confondere un fatto comune come il divorzio con un evento privo di conseguenze per i nostri figli. Non tutti soffrono allo stesso modo, ma nessun bambino è immune da un certo disagio». Va concentrata sull'ansia da separazione l'attenzione dei genitori che si stanno separando. «Se a fronte di condizioni fisiologiche di separazione come il primo giorno di scuola o una notte dai nonni, il bambino mostra ansietà estrema, allora forse è il caso di iniziare ad osservare attentamente il suo comportamento. Questo tipo di ansia, infatti, è comune dai quattro mesi di vita fino ai cinque anni circa, è una sorta di protezione naturale, ma non deve essere esagerata».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il segreto, secondo il dottor Battaglia, sta «nell'incoraggiare i piccoli in difficoltà a dei brevi periodi di distacco, dandogli certezze e mostrando loro che si tratta solo di un breve periodo, non certo di un abbandono, ma se neppure questa tecnica dà buoni risultati, allora è meglio confrontarsi con uno specialista».&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo studio è stato condotto su più di 700 gemelli norvegesi perché - spiegano i ricercatori - questa strategia permette di separare in modo chiaro il contributo genetico e ambientale dal rischio di ammalarsi nelle comuni condizioni di patologia: non solo le difficoltà psichiche, dunque, ma anche molte delle comuni malattie fisiche, come quelle cardiovascolari o metaboliche. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-6171320712708855033?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-01-21T19:17:18.243+01:00</app:edited><media:thumbnail url="http://1.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SXdkQ9ic8lI/AAAAAAAAADs/r1tOa6poAI4/s72-c/0.gif" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Quando anche gli uomini sono maltrattati</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2009/01/quando-anche-gli-uomini-sono.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Fri, 16 Jan 2009 13:09:22 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-2844294544602378361</guid><description>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SXD3XuXYJuI/AAAAAAAAACY/LHYb4acksbU/s1600-h/Lab+12.12.2008.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 239px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SXD3XuXYJuI/AAAAAAAAACY/LHYb4acksbU/s400/Lab+12.12.2008.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5292001549115467490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-2844294544602378361?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-01-16T22:09:22.327+01:00</app:edited><media:thumbnail url="http://1.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SXD3XuXYJuI/AAAAAAAAACY/LHYb4acksbU/s72-c/Lab+12.12.2008.bmp" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Balle da divorzio</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/12/balle-da-divorzio.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Mon, 29 Dec 2008 11:26:04 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-2088936457266601296</guid><description>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SVkjSp1qbmI/AAAAAAAAAAM/FNT8PKe4bCA/s1600-h/Balle+da+divorzio.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5285294441071537762" style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 281px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_sX6G8kdRfQI/SVkjSp1qbmI/AAAAAAAAAAM/FNT8PKe4bCA/s320/Balle+da+divorzio.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-2088936457266601296?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-12-27T21:38:56.305+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Padri soli (e a tempo pieno)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/12/padri-soli-e-tempo-pieno.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sun, 21 Dec 2008 13:26:24 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-3398036473062357193</guid><description>Ora i figli restano con lui&lt;br /&gt;Sono quasi 350 mila, dal 1998 sono aumentati di oltre il 30 per cento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA — Padri soli. Che, appunto da soli, si occupano dei figli.&lt;br /&gt;Papà vedovi o rimasti genitori unici perché (parola di Alessandro Rosina, professore associato di Demografia all'Università Cattolica di Milano) magari «c'è un problema di inaffidabilità dell'ex partner».&lt;br /&gt;Un esercito che cresce di giorno in giorno e che da oggi ha un film-simbolo, ovvero «Solo un padre», il film di Luca Lucini con Luca Argentero che esce con 250 copie in tutta Italia. Lui è un giovane papà che rimane improvvisamente vedovo e deve occuparsi a tempo pieno di sua figlia Sofia, di appena dieci mesi. È la traumatica, dolcissima, complessa scoperta di una paternità a tempo pieno. Un tema che rimanda a un altro film di grande successo, «Caos calmo» il film diretto da Antonello Grimaldi, interpretato da Nanni Moretti, tratto dal libro di Sandro Veronesi, premio Strega 2006. Anche lì una vedovanza, un padre rimasto solo con una figlia. Così come Sandro Veronesi, per scelta, si occupa da anni dei propri tre figli dopo la separazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, padri soli. Molti figli scelgono i papà in seguito alla separazione o al divorzio. Come certificano i dati Istat disponibili che si riferiscono alla fine del 2006 (ovvero subito dopo l'applicazione della legge sull'affidamento condiviso, spesso concordato, in seguito alla fine di un matrimonio) più aumenta l'età dei figli, maggiori sono i casi in cui i ragazzi rimangono con il padre. Nelle separazioni l'affidamento esclusivo al padre riguarda l'1,4% dei casi di bambini fino ai 5 anni, sale al 2,9% nella fascia 11-14 e si stabilizza al 4,5% tra i 15 e i 17.&lt;br /&gt;La legge sull'affidamento condiviso ha abbattuto l'affidamento esclusivo alla madre (80,7% nel 2005 contro il 58,3% del 2006) ma non ha influito sugli affidamenti esclusivi al padre (3,4% nel 2005 e 2,4 nel 2006), trattandosi di numeri ancora ridotti. Nei divorzi la quota di affidamento esclusivo ai padri nel 2006 sale al 6,5% nella fascia 15-17 anni, ma arriva anche al 2,9% per i bambini fino a 5 anni. L'affidamento esclusivo al padre, nei divorzi, totalizza quota 4,2%.&lt;br /&gt;Le cifre crescono, come dimostra l'elaborazione approntata dal professor Alessandro Rosina, il quale sottolinea come sia ormai il caso di «guardare con il dovuto interesse a un fenomeno in espansione: «Tra il 1998 e il 2003 i padri soli non vedovi sono aumentati del 31%, con un ritmo analogo alla crescita delle madri sole, 39%. Si tratta di un comportamento emergente che sta conoscendo da qualche anno un forte e deciso aumento». I padri soli erano 323.000 nel 2003 (contro i 285.000 del 1998) e sono arrivati a 340.000 nel 2006. Una fetta sociale impensabile, fino a qualche anno fa, che può interessare non solo i sociologi ma persino i pubblicitari.&lt;br /&gt;Il film di Lucini sembra insomma aver individuato un target inedito di una società in costante evoluzione. Aggiunge Rosina: «La difficoltà di un padre solo è maggiore rispetto agli scogli che affronta una madre sola. Tradizionalmente la donna rappresenta il perno di relazioni sociali tradizionali: famiglia, amici, agenzie sociali come la scuola. Gli uomini sono da sempre più proiettati sul lavoro. Il padre solo deve avere la capacità di cambiare mentalità e di inventare una propria rete informale. Non sempre è facile».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c'è chi è molto polemico come Antonio Matricardi, presidente della sezione territoriale romana di «Papà Separati ONLUS», 30.000 iscritti in tutta Italia: «Il fenomeno degli affidamenti a un solo coniuge è scandalosamente sopravvalutato al femminile, come problema sociale. Prendiamo lo stesso lavoro realizzato dall'Istat. Gronda cifre in ogni tabella sulla questione delle donne separate; sugli uomini soli non si trova un solo dato nemmeno a pagarlo oro. Veramente un'assurdità, se pensiamo che i padri separati rappresentano oggi una fetta consistente delle nuove povertà».&lt;br /&gt;E a ben guardare, Matricardi non ha tutti i torti. Per trovare un accenno (di una riga) sui padri soli bisogna consultare il documento «Diventare padri in Italia» che si occupa delle famiglie regolari (si legge solo che «i padri soli sono un fenomeno marginale in Italia con caratteristiche probabilmente molto selezionate»; punto e basta). Invece le madri sole possono contare sulla approfondita ricerca «Profili e organizzazione dei tempi di vita delle madri sole in Italia».&lt;br /&gt;Eppure parliamo di 340.000 maschi italiani che allevano da soli i propri figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Paolo Conti - 28 novembre 2008&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-3398036473062357193?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-12-21T22:26:24.742+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dietro la vendetta delle signore il disorientamento spirituale della modernità</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/12/dietro-la-vendetta-delle-signore-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Fri, 19 Dec 2008 11:23:57 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-1459915749620702990</guid><description>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Francesco Lamendola - 26/01/2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi c'è qualcuno che ha il coraggio di dire che la politica italiana è dominata dal più bieco e anacronistico maschilismo.&lt;br /&gt;Ma se sono sempre le signore a fare il bello e il cattivo tempo, a decretare la salvezza o la caduta ignominiosa dei governi. Come si è visto anche negli ultimi giorni.&lt;br /&gt;Se l'onorevole Dini non avesse dovuto vendicare l'affronto subìto dalla sua signora, scampata a notevoli guai giudiziari solo grazie all'indulto; e se l'onorevole Mastella non avesse dovuto fare altrettanto, dopo che qualche magistrato impudente e scriteriato aveva osato porre agli arresti domiciliari la sua dolce metà; si può ragionevolmente pensare che il governo Prodi sarebbe finito così ingloriosamente, come è finito?&lt;br /&gt;E tornano alla mente le parole della signora Poggiolini (qualcuno se ne ricorda?), che, in pieno scandalo di Tangentopoli, apostrofava aggressiva i giornalisti con le profetiche parole: «Voi italiani, ve ne accorgerete! Finirete molto male!».&lt;br /&gt;Infatti, ce ne stiamo accorgendo. Ce ne stiamo accorgendo che al peggio non c'è mai fine, che si può scendere la china ogni giorno di più, sempre più in basso: contro tutte le leggi conosciute della geometria, della logica e della meccanica. Povera Italia, trascinata sempre più in basso da una classe dirigente senza pudore e senza vergogna: sfrontata, corrotta, inefficiente, boriosa e irrimediabilmente parassitaria e opportunista.&lt;br /&gt;E pure matriarcale, nel senso peggiore del termine.&lt;br /&gt;Con la signora Berlusconi che si rivolge alla stampa per tirare le orecchie al marito, come in uno scadente programma televisivo di Maria De Filippi, trasformando milioni di cittadini in altrettanti guardoni involontari di beghe familiari che non li riguardano. O con la signora Levi Montalcini che dichiara alla stampa che anche lei avrebbe firmato la lettera dei docenti della Sapienza che non volevano la visita del papa, ma che non ha potuto perché legata da rapporti professionali col Vaticano. Dove non si sa se sia più sgradevole la presa di posizione in se stessa (chissà se si sarebbe opposta anche a una visita del rabbino capo della Sinagoga) o la motivazione, dichiaratamente opportunistica, per cui non l'ha manifestata.&lt;br /&gt;Dice un proverbio che non si dovrebbe battere una signora neanche con un fiore. Ma la cultura italiana, imbevuta di mammismo e, più di recente, di retorica post-femminista, ha spinto la sua galanteria, o piuttosto la sua demagogia, verso il gentil sesso, fino a livelli di abietto servilismo e di vero e proprio masochismo. Cosa non si farebbe per conquistare i voti dell'elettorato femminile! Nessuno sproloquio piagnucoloso, nessuna bassa adulazione, nessuna sfacciata ipocrisia sembrano troppo mortificanti, quando si tratta di ingraziarsi le elettrici.&lt;br /&gt;Così come la nostra classe dirigente è affetta da una vergognosa deriva populista, altrettanto lo è da una inarrestabile deriva pseudo-femminista. Della serie: le donne hanno sempre ragione; le donne sono migliori degli uomini; quanto sarebbe bello il mondo, se solo le donne fossero al potere.&lt;br /&gt;Ma le abbiamo già viste, le donne al potere. Le abbiamo già viste, le signore Allbright e le signore Rice: ciniche, spietate, bugiarde, violente: hanno firmato alcuni dei peggiori crimini, alcune delle pagine più brutte della storia degli ultimi anni. E sorridevano, sui mucchi dei cadaveri iracheni, nel carcere di Abu Ghraib; e ridevano, mentre torturavano e infliggevano sevizie sessuali a degli uomini nudi e inermi. Anzi, anche il direttore del carcere era una donna, un pezzo grosso dell'esercito americano.&lt;br /&gt;Certo, accanto a loro c'erano dei colleghi maschi. Verissimo.&lt;br /&gt;Resta il fatto che esistono ragioni di perplessità davanti all'affermazione che le donne, se fossero al potere, instaurerebbero una diversa modalità della politica. Questo sarebbe credibile se esistesse qualche sia pur debole indizio che le donne, antropologicamente (o ginecologicamente?), sono meno aggressive, più pacifiche e più concilianti degli uomini. Ma tali indizi non esistono, e le donne più intelligenti sono le prime ad ammetterlo. Esse hanno sempre amato la competizione, la guerra, il potere; solo che, nelle società patriarcali, hanno dovuto dissimulare queste loro caratteristiche. E, come direbbe il buon vecchio Nietzsche, la dissimulazione porta con sé la cattiva coscienza e, con essa, una carica pressoché illimitata di pulsioni distruttive e una capacità praticamente inesauribile di rancore.&lt;br /&gt;Quando l'Italia fu frastornata, per settimane e per mesi, dal clamore mediatico intorno al delitto di Cogne, l'argomento principale degli innocentisti fu che una donna, anzi una mamma, mai e poi mai  potrebbe fare del male al proprio bambino. Ma era soltanto un esorcismo, un pio desiderio creato per tranquillizzarsi, per salvare dal naufragio la propria immagine del mondo: mammista, buonista e zuccherosa.&lt;br /&gt;Oppure si pensi a quell'altro, atroce fatto di cronaca nera: a quella madre siciliana che commissionò, insieme alla figlia, l'esecuzione del proprio figlio, reo di aver infranto il codice d'onore della onorata società mafiosa.&lt;br /&gt;Non è affatto vero che le donne siano "naturalmente" più dolci e più buone degli uomini; specialmente fra di loro, è vero semmai il contrario. Non esiste praticamente cattiveria o bassezza che una donna non farebbe a danno di un'altra donna, quando siano in gioco la sua vanità e la sua smania di protagonismo. Gli inquirenti di Perugia, ad esempio, sono convinti che Amanda Knox odiasse la povera Meredith per il solo fatto che, nel locale dove entrambe lavoravano, la seconda - più semplice e meno narcisista - riscuoteva le simpatie dei clienti, mettendo in ombra la prima. Essere messa in ombra da una rivale: ecco ciò che una donna non può assolutamente accettare, che non può assolutamente perdonare.&lt;br /&gt;Intendiamoci: esistono delle eccezioni. Ed esistono molti uomini, specialmente se effeminati (per quanto palestrati e apparentemente sicuri di sé) che condividono questa psicologia della competizione sfrenata, della gelosia a tutto campo, del rancore implacabile, del cieco desiderio di vendetta dell'amor proprio ferito. Ciò non è per nulla in contraddizione con quanto abbiamo detto prima, anzi completa il quadro che abbiamo or ora delineato. In una società che idealizza la donna fino al punto di creare di lei un'immagine puramente fantastica (come Emilio Brentani fa con Angiolina in "Senilità" di Italo Svevo), nulla di più naturale che gli uomini, svirilizzati, invece di "imporre" alle donne le loro qualità virili - la lealtà, la schiettezza, la trasparenza - imitino da esse le loro qualità peggiori: la dissimulazione, il nascondimento, l'ipocrisia, il segreto desiderio di rivalsa.&lt;br /&gt;In una società sana, ciascuno dei due sessi svolge il proprio ruolo specifico: ruolo complementare, e perciò diverso da quello dell'altro. Ma la nostra società è profondamente malata: e sono state proprio le donne, che silenziosamente e coraggiosamente sostenevano gran parte del suo peso, a perdere la testa più in fretta, in questi ultimi anni. Da quando hanno rinunciato al loro specifico ruolo femminile per diventare la caricatura del maschio stupido (Spengler avrebbe detto, parlando delle "maschiette" degli Anni Venti: da quando, invece di bambini, hanno dei problemi), i cerchioni della famiglia hanno cominciato a saltare e, con essi, per un inarrestabile processo a catena, quelli della società intera. Le donne, a un certo punto, sono impazzite, e hanno affrettato l'impazzimento della società.&lt;br /&gt;Il fatto è che non sono neppure felici.&lt;br /&gt;Inseguendo il modello edonistico del maschio idiota (non del maschio normale e responsabile: del maschio idiota), le donne sono cadute nel patetico e nel grottesco: le sessantenni  hanno voluto far concorrenza alle liceali sul loro stesso terreno; oppure si sono abbandonate alla sterile vanità del potere. Basta chiedere a una donna, per esempio, se preferisce lavorare con un capo ufficio maschio o donna: novantanove volte su cento, ella risponderà di preferire un capo di sesso maschile: perché una donna al potere è, spesso, il peggiore aguzzino per i suoi sottoposti, e specialmente per le sue sottoposte. Tutto il suo sadismo represso può finalmente trovare sfogo nell'esercizio del potere: e che palpiti di voluttà, che fremiti di piacere trova in esso. Esattamente quanti ne trovano gli uomini poco virili che un fato maligno (per sé e per gli altri) ha collocato, anch'essi, in una posizione di potere…&lt;br /&gt;Queste riflessioni non sono rivolte contro le donne.&lt;br /&gt;Sono rivolte contro la degenerazione e contro l'obnubilamento dei ruoli sessuali; contro la micidiale confusione che ha colpito in maggior misura, a nostro avviso, le donne, per tutta una serie di ragioni economiche, sociali, culturali e psicologiche. E non stiamo facendo l'apologia dei bei tempi andati, quando le donne erano relegate tra pentole, fornelli e calzini di lana. No di certo: casomai, vorremmo fare l'apologia del bel tempo andato, quando la donna era fiera di essere donna, e l'uomo era fiero di essere uomo; ed entrambi, invece di tormentarsi in una pirandelliana commedia dei dispetti e delle ripicche, si incontravano e si sostenevano a vicenda, in vista di un progetto più grande del loro puro e semplice piacere. Il progetto di metter su una famiglia, di allevare dei figli, di prendersi cura dei genitori anziani; insomma, di contribuire alla stabilità e al benessere (non solo e non tanto economico) dell'intera società.&lt;br /&gt;Nell'ambito di un tale progetto, un ruolo eminente era assunto dalla donna. In Friuli, la terra della nostra infanzia, si diceva (non sappiano se il detto esiste ancora) che la donna sorregge tre dei quattro angoli su cui poggia una casa.&lt;br /&gt;Qualcuno dirà che una tale epoca non è mai esistita. Non è vero:  è esistita, e molti di coloro che hanno una certa età ne conservano un vivido e grato ricordo. Molti ricordano le mamme che, pur stanche alla fine della giornata, rubavano qualche altro momento al meritato riposo per stare un po' con i figli, per raccontar loro una fiaba, per consolare le loro piccole pene; oppure che cantavano loro una canzone, una filastrocca, una ninna-nanna. Molti ricordano i papà che, pur pieni di preoccupazioni d'ogni genere, si facevano in quattro per dare serenità e sicurezza ai propri figli: ma senza strafare e senza viziarli, senza scusarli e giustificarli in tutto. Molti, poi, ricordano i nonni,:  che erano figure importanti, preziose, educative nel rapporto con i nipotini.&lt;br /&gt;C'era, parlando in generale (e, quindi, con le debite eccezioni), un senso del dovere largamente diffuso. Non stiamo parlando di secoli e secoli fa, ma di pochi decenni fa: di una o, al massimo, due generazioni prima di ora. Adesso, i rapporti si sono invertiti. Sacrificare il proprio piacere per dedicarsi ai figli, ai nipoti o ai genitori anziani è diventata l'eccezione alla regola; e la regola è quella di inseguire, senza riguardo per alcuno, il proprio miraggio edonistico. Ringraziando il regressivo modello americano e tutte le idiozie e le spazzature che mamma tivù quotidianamente ci propina (ma che non ci propinava la tivù del canale unico, capace di fare educazione e di promuovere cultura e livelli tutt'altro che banali).&lt;br /&gt;Che dire a questo punto? Possiamo ancora immaginare dei rimedi, una rifondazione di valori che salvi la nostra società della disgregazione totale?&lt;br /&gt;Forse; ma il cammino che ci attende sarà tutto in salita. Troppe scelte facili e furbesche, troppi compromessi, troppa irresponsabile demagogia hanno inquinato le nostre menti e i nostri cuori; e non si possono scaricare tutte le colpe su Mammona. Se il denaro, il piacere e il potere sono diventati le nostre nuove divinità, vuol dire che un processo di decadenza morale era già in corso da lungo tempo, e che le fondamenta della nostra bella casa erano già marce e putrefatte senza che ce ne accorgessimo.&lt;br /&gt;Dobbiamo avere il coraggio e l'umiltà di ripartire da zero. Europa, anno zero, dovremmo dire, parafrasando il titolo del celebre film di Roberto Rossellini. Come se fossimo appena usciti da una guerra catastrofica e da una sconfitta totale.&lt;br /&gt;Già: ripartire da zero, demolendo i ruderi pericolanti delle nostre false sicurezze.&lt;br /&gt;Ma quanti di noi ne avranno il coraggio?&lt;br /&gt;Eppure, non c'è altra strada.&lt;br /&gt;O, almeno, non c'è altra strada che ci consenta di conservare un briciolo di onore, di fierezza e dignità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-1459915749620702990?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-12-19T20:23:57.718+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Gran Bretagna: case protette per uomini vittime di violenze</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/12/gran-bretagna-case-protette-per-uomini.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Tue, 16 Dec 2008 13:12:55 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-1520858811758578293</guid><description>Lo riporta anche la BBC: l'organizzazione britannica Welsh Women’s Aid (WWA = Aiuto per le Donne del Galles), che finora si era occupata solamente di violenza familiare e sessuale sulle donne, intende aprire due case protette per metterle a disposizione di uomini vittime di violenza domestica.&lt;br /&gt;Secondo il Ministero degli Interni britannico i casi di violenza domestica (abusi domestici) interessano in Gran Bretagna una donna su quattro e un uomo su sei. Secondo il British Crime Survey del 2007-2008, il 15% della violenza domestica ha riguardato vittime di sesso maschile. La violenza domestica rappresenta circa uno su sei incidenti violenti.&lt;br /&gt;In un primo momento l’organizzazione WWA prestava assistenza solo alle donne maltrattate o abusate, e ai loro figli; ora il Progetto Dyn (sito del progetto: &lt;a href="http://www.dynproject.co.uk/"&gt;http://www.dynproject.co.uk&lt;/a&gt;) fornirà supporto anche agli uomini e organizzerà seminari per contribuire alla sensibilizzazione sull’argomento.&lt;br /&gt;Adam Rees, Coordinatore del Progetto Dyn, ha dichiarato: “Lo scopo del Progetto Dyn, finanziato dalla Comunità del Denbighshire, è di poter parlare di abusi domestici in generale, comprendendo che può accadere a donne o uomini, ricchi o poveri“.&lt;br /&gt;Sul sito del progetto si legge che, anche se la maggior parte degli abusi domestici vede come vittima la donna, sempre più spesso a subire violenza domestica è anche l'uomo.La violenza domestica non è solo quella fisica: può essere psicologica, emotiva, economica; e può succedere a chiunque, "a prescindere dall'età, sesso, razza, religione o orientamento sessuale"."A volte", si legge sempre sul sito del progetto, "all'interno di una relazione gli uomini possono sentirsi isolati, controllati, minacciati o umiliati, e questo non può essere accettabile".Il progetto ha aperto anche un numero verde per le denunce e l'assistenza psicologica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-1520858811758578293?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-12-16T22:12:55.698+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dati inconsistenti per attaccare la famiglia</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/12/dati-inconsistenti-per-attaccare-la_13.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sat, 13 Dec 2008 13:12:42 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-5467832433913411287</guid><description>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Giacomo Samek Lodovici&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;in Avvenire, “è famiglia”, 28.11.2008&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«La violenza maschile è la prima causa di morte per una donna dai               15 ai 60 anni».&lt;br /&gt;Era la denuncia di un manifesto di un partito di estrema sinistra               durante una manifestazione contro la violenza sulle donne del novembre 2007, e può essere interessante riconsiderare questa tesi dopo la giornata contro le violenze subite dalle donne, svoltasi il 25/11 scorso.&lt;br /&gt;Sia chiaro: anche un solo caso di violenza (di qualsiasi tipo) è esecrabile, va condannato nel modo più duro possibile e non bisogna minimizzare. Però non bisogna cadere nell’estremo opposto, quello di chi esagera               molto l’incidenza percentuale dei decessi femminili causati dagli uomini ed usa questo argomento per attaccare la figura del padre o l'istituto della famiglia. Cioè bisogna fermamente chiarire che anche un solo caso di violenza degli uomini verso le donne è ignobile, ma, nello stesso tempo, occorre altresì prendere le distanze da certe campagne femministe che usano questi fatti ignobili per attaccare la famiglia e la figura del padre.&lt;br /&gt;Questo senza nulla togliere al fatto che bisogna incoraggiare tutte le donne che subiscono violenze a denunciarle. Anche perché le donne sono molto più esposte alla violenza, sono a rischio se escono di sera, ecc., il che è profondamente ingiusto.&lt;br /&gt;M. Fiorin (La fabbrica dei divorzi, San Paolo 2008, pp. 153-160)               scrive che l’ex ministro Pollastrini ha riferito in occasioni ufficiali che «in Italia le donne tra i 15 e i 50 anni muoiono più a causa di violenze che per malattie o incidenti. E ciò avviene nella maggior parte dei casi in famiglia o per mano di persone conosciute». Per Fiorin questi dati sono inconsistenti, dato che i più recenti dati definitivi dell’Istat               sulle cause di mortalità in Italia sono del 2002 e dicono che, in quell’anno, le donne decedute per effetto di lesioni provocate intenzionalmente sono state 159, a cui si aggiungono altre 278 donne morte per lesioni di origine non accertata.&lt;br /&gt;Le donne tra i 15 e i 49 anni morte per omicidio o in conseguenza di lesioni volontarie, non necessariamente maschili, sono state 85, su un totale di circa 7.500 decessi: l’omicidio e le lesioni intenzionali hanno causato la morte delle donne nell’1,49 % dei casi. In tal modo, tra le altre cause di morte femminile, comprese le malattie, l’omicidio era al nono posto, non al primo.&lt;br /&gt;È vero che molte donne non denunciano le violenze subite, ma i dati appena citati si riferiscono ai decessi, che è ben difficile che sfuggano alle statistiche. E, per quanto riguarda le violenze non mortali, per amore di verità bisogna anche dire che oltre a quelle non denunciate ci sono quelle altre che invece sono inventate. Infatti, dice Fiorin, in molte cause di separazione e di divorzio non mancano donne che inventano violenze/abusi inesistenti, per ottenere dal giudice le migliori condizioni possibili.&lt;br /&gt;Insomma, è sacrosanto non abbassare la guardia nei confronti delle               violenze sulle donne, ma a patto di non brandire l’argomento per attaccare la famiglia o per ottenere la rimozione del padre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-5467832433913411287?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-12-13T22:12:42.906+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Stalking  e figli</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/12/stalking-e-figli.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sun, 07 Dec 2008 12:40:59 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-5651404146389376758</guid><description>Un ennesimo attentato alla Paternità ed alla Famiglia tutelata dalla Costituzione sta per consumarsi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cronache quotidiane ci riferiscono incessantemente di stragi famigliari, frutto scellerato della disperazione di uomini che il “divorzificio” ha condotto alla follia.&lt;br /&gt;L’ennesima riforma delle separazioni – l’affidamento condiviso dei figli (l. 54/2006) – sta naufragando a causa dell’incontrastato boicottaggio della Magistratura: dopo 2 anni dall’entrata in vigore, nulla è cambiato nelle sentenze, se non la formula di stile (“il minore resta affidato ad entrambi in modo condiviso”). I giudici, plebiscitariamente, hanno coniato un principio inesistente nella riforma, ed anzi in aperto contrasto con essa (la quale postula il “rapporto EQUILIBRATO con entrambi i genitori”): quello del “collocamento” (presso la madre), grazie al quale la frequentazione dei Padri con i Figli resta marginalizzata come prima: un pomeriggio infrasettimanale ed un week-end alternato. Vale a dire: l’85% del tempo presso le madri ed il 15% presso i Padri.&lt;br /&gt;A ciò consegue la consueta spoliazione economica dei Padri: privazione della casa coniugale (il valore della cui assegnazione non viene MAI calcolato nei rapporti economici, in aperto contrasto con la riforma) ed assegno di mantenimento (nella riforma è previsto come eccezione al mantenimento diretto; ed invece continua ad essere la regola).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I frutti avvelenati di questa persecuzione anti-paterna sono sotto gli occhi di tutti: 100 morti ammazzati all’anno in stragi famigliari; le mense ed i dormitori Caritas affollati di padri separati; le devianze giovanili dilaganti, essendo ormai riconosciuto dalla comunità scientifica il nesso diretto fra l’espulsione del Padre dalle famiglie e l’assenza, nei giovani, di valori etici cui ispirare la propria esistenza, nonché dei necessari “paletti” alla loro naturale esuberanza (i famosi “no” che fanno crescere).&lt;br /&gt;Oggi, in Italia, le separazioni sono promosse per il 70% dalle donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cronache recenti ci raccontano anche delle prime, sporadiche sentenze di condanna con cui si cerca di arginare il fenomeno del doloso ostacolamento materno all’esercizio della frequentazione paterna con i figli (cd. “mancate consegne”). La psichiatria forense sembra avviarsi – non senza resistenze – al riconoscimento di un grave disturbo comportamentale indotto nei minori dalla strumentale manipolazione ed indottrinamento materno (per possessività ed a fini vendicativi): la Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), ben conosciuta all’estero, la quale induce nei minori un’acritica ed ingiustificata avversione verso la figura paterna.&lt;br /&gt;Ma le cronache ci narrano anche del moltiplicarsi del gravissimo fenomeno delle “false accuse” - formulate dalle madri - di violenze contro di loro o di abusi sui minori: si stima che per il 95% tali accuse si rivelino poi false; ma spesso è impossibile recuperare sia il rapporto del Padre con i figli – allontanati per lungo tempo – sia la reputazione del Padre falsamente accusato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo quadro desolante di sistematica delegittimazione del ruolo paterno in seno alla Famiglia, si aggiunge ora l’ultimo escamotage architettato per facilitare l’espulsione del Padre dalla vita dei figli: lo STALKING, o “atti persecutori”.&lt;br /&gt;Il testo del disegno di legge licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera contempla – INCOMPRENSIBILMENTE – fra le misure da adottarsi contro il “molestatore”, L’ALLONTANAMENTO DAI FIGLI! il divieto di avvicinarsi alla scuola dei figli e di comunicare con essi con qualsiasi mezzo!&lt;br /&gt;Siamo dunque arrivati al mobbing genitoriale ISTITUZIONALIZZATO!!&lt;br /&gt;Ed invero, poiché non si può ragionevolmente intravedere alcun nesso fra le vicende (insane) che coinvolgono gli adulti ed il rapporto (sacro ed inviolabile) genitore-figlio, non resta che scorgere in questa follia giuridica un’astuta macchinazione ordita allo scopo di poter addurre l’ennesimo pretesto - oltre alle false violenze ed ai falsi abusi – per facilitare l’affidamento mono-genitoriale e la recisione di ogni rapporto fra i figli ed il Genitore “sgradito”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Figli non si toccano!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-5651404146389376758?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-12-07T21:40:59.564+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Coppie &amp; botte: lei le dà quanto lui</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/coppie-botte-lei-le-d-quanto-lui.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sun, 30 Nov 2008 11:05:41 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-3269935091115209232</guid><description>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Corriere della Sera - 2 giugno 2006&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;I risultati di un'indagine su 15mila studenti americani&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Tra i partner violenti stessa percentuale di uomini e donne. «Ma i maschi non denunciano i maltrattamenti»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK - Le violenze sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne? Nossignori. Quanto a tirar schiaffi, pugni e calci al partner, donne e uomini pari sono. E' questa il sorprendente risultato di un'indagine       nazionale condotta negli Stati Uniti tra le coppie di adolescenti. E badate bene: le ragazze non agirebbero soltanto per autodifesa ma ferirebbero per prime in circa metà dei conflitti.&lt;br /&gt;Viene smontata così una delle credenze di sempre: quella che vuole il maschio più violento ed aggressivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I DATI - Il rapporto - pubblicato sul Morbidity and Mortality Weekly Report dei Centers for Disease Control and Prevention, redatto dal National Center for Injury Prevention - prende in esame i dati del 2003 ("Youth Risk Behaviour Survey") riguardanti 15mila studenti statunitensi. L'8,9 per cento di loro ha risposto affermativamente alla domanda: «Durante i passati 12 mesi, il tuo ragazzo/a ti ha mai colpito, schiaffeggiato o ferito di proposito?». Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la percentuale è uguale per ragazzi (8,9) e ragazze (8,8).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I DENUNCIATI PERO' SONO UOMINI - A prima vista può sembrare strano, visto che nel 90 per cento delle denunce alla polizia il violento è l'uomo.       «Questo per diversi motivi. Il primo è che soltanto le aggressioni che       comportano ferite vengono denunciate, e queste sono compiute per lo più dai maschi - spiega il sociologo americano Murray Strausm, fondatore e condirettore del Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell'Università       del New Hampshire che, su concessione dell'Istituto Nazionale di igiene       mentale Usa, ha recentemente ultimato l'ultimo di tre studi nazionali       sulle violenze domestiche. «Poi c'è anche una sorta di orgoglio maschile:       i veri uomini non si fanno menare». Risultato: sono per lo più le donne a       fare denuncia quando vengono picchiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I CASI PIU' FREQUENTI - A smentire il cliché della donna vittima e del       maschio colpevole, emerge che «nelle maggior parte delle coppie manesche sono entrambi a darsele» riferisce Straus. E, udite udite, il secondo tipo di relazione più diffusa è quella che vede la ragazza come solo aggressore. Come dire: «La cavalleria non è morta - commenta Straus - in molti casi alle sberle ed ai pugni della fidanzata non si risponde perché "le donne non si picchiano"». Il caso meno frequente invece è quello in cui il ragazzo è l'unico a picchiare.&lt;br /&gt;Ma a far credere il contrario, secondo Straus, ci si mette la propaganda femminista, che ha tra gli obiettivi quello di far apparire gli uomini il più cattivi possibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-3269935091115209232?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-30T20:05:41.944+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Separati e infelici (2a parte)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/separati-e-infelici-2a-parte.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Fri, 28 Nov 2008 13:14:02 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-1145013835758198745</guid><description>Da due anni si blatera della nuova legge varata, l’affido condiviso, che prevede due novità: la potestà che rimane a entrambi i genitori e la soppressione del vecchio assegno di mantenimento. Entrambi i genitori dovrebbero quindi contribuire alle spese in maniera proporzionale al proprio reddito.&lt;br /&gt;Noi però, da buoni agenti di sfiducia quali siamo, andiamo molto cauti prima di dire che il problema sia stato risolto. Sappiamo bene, infatti, che il problema in questo caso, non è tanto nelle leggi, quanto nella loro applicazione. Che a causa della discrezionalità dei giudici, continuano spesso a essere inique per gli Uomini.&lt;br /&gt;Che le cose stiano davvero così, lo si evince anche da quanto dichiara Marino Maglietta presidente dell’associazione Crescere Insieme: «La colpa è molto spesso della magistratura che insiste sul modello monogenitoriale, anche se la nuova legge sull’affidamento condiviso dà indicazioni diverse». Insomma, i figli alla madre e le spese al padre.&lt;br /&gt;Non è difficile immaginare come molte donne sfruttino queste situazioni a loro vantaggio. Immaginiamoci ad esempio una donna che si sia rotta le balle del marito per i motivi più frivoli: potrebbe benissimo chiedere una separazione con addebito di colpa al marito, magari per presunti tradimenti e vedersi così libera dagli obblighi matrimoniali ed economicamente sistemata.&lt;br /&gt;Questo se le corna ci sono. Ma capita spesso che i motivi addotti siano molto più frivoli, con ritornelli del tipo “non ci amiamo più” (come se fosse fisiologicamente possibile che una coppia dopo molti anni provi la spinta emotiva e sessuale dei primi periodi della relazione).&lt;br /&gt;Logicamente tutto questo discorso è valido anche per gli uomini che utilizzano tali pretesti. Che poi, anche se le corna fossero vere, davvero è giusto distruggere una famiglia per questi motivi?&lt;br /&gt;La risposta sarebbe la seguente: “Sì, se due si tradiscono, meglio la separazione dell’ipocrisia”. Ma è forse ipocrisia agire come agivano le donne senza andare lontano fino agli anni ’50-’60, che pur sapendo delle scappatelle del marito chiudevano un occhio? No, è solo senso di responsabilità verso quei legami naturali fondamentali e capacità di comprensione verso l’uomo: queste donne, ben prima del ’68, del femminismo e senza bisogno di bruciare reggiseni, sapevano che sesso e amore (coniugale e familiare) sono due cose distinte.&lt;br /&gt;Venne poi la ventata del femminismo massimalista degli anni’70 che,&lt;br /&gt;lungi dall’essersi spenta, è penetrata in modo subdolo in ogni dove,&lt;br /&gt;legandosi con gli effetti sociali disgregatori causati dall’economia&lt;br /&gt;moderna.&lt;br /&gt;Ed ecco così un altro bell’esempio di progressismo e capitalismo, che a parole si combattono ma che nei fatti vanno a braccetto quando si tratta di distruggere i legami naturali. (fine)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-1145013835758198745?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-28T22:14:02.380+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Separati e infelici (1a parte)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/separati-e-infelici-1a-parte.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Thu, 27 Nov 2008 13:52:18 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-6677301227105974066</guid><description>Tra divorzi e separazioni in Italia vengono emesse 352 sentenze al giorno: circa una ogni 4 minuti. Tutto ciò accade mentre i nostri politicanti pontificano ipocritamente sul valore della famiglia.&lt;br /&gt;Ipocritamente perché la maggior parte di questi alfieri dei sacri valori sono divorziati o separati: Casini, La Russa, Fini, Follini, e l’elenco potrebbe continuare ancora.&lt;br /&gt;Tutti sanno come siano gravi i problemi legati alle cause di divorzio o separazione, specie riguardo alla lentezza dei processi (come dichiara Piercamillo Davigo: «È più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile, i tempi per una separazione spesso superano quelli di una pena infliggibile per omicidio») e ai problemi legati ai figli, che in molti casi sono usati come strumenti di una guerra senza quartiere tra madre e padre. Solo da poco invece si discute, dopo anni in cui il riflettore era puntato solo sul problema dei figli e delle donne, sul fatto che spesso i più penalizzati sono gli uomini, i padri.&lt;br /&gt;Gli uomini, oltre a dover lasciare la casa coniugale, anche se di loro proprietà, nella maggior parte dei casi di separazione con figli devono pagare anche l’assegno di mantenimento. Fino all’anno scorso nell’83 % dei casi i figli venivano affidati alle madri. Per di più, in tempi come questi di caccia al pedofilo e al maniaco (presunto), un padre su tre viene accusato dalla moglie di violenze o molestie al momento della separazione. Nel 99% dei casi le accuse si rilevano infondate (fonte: Ass. Genitori Separati dai figli).&lt;br /&gt;Uno dei problemi più grossi è soprattutto quello della casa.&lt;br /&gt;L'alloggio viene assegnato alla moglie nel 54,4% dei casi, al marito solo nel 22%. Per vivere degnamente dopo una separazione bisognerebbe essere ricchi, altrimenti è davvero dura. Facciamo un esempio concreto e prendiamo una famiglia in cui marito e moglie lavorano entrambi:&lt;br /&gt;1.300 euro al mese lui e altrettanti lei. I due coniugi riescono a&lt;br /&gt;pagare la rata mensile del mutuo di 600 euro. Con la separazione la&lt;br /&gt;rata viene divisa a metà, ma l'appartamento rimane alla donna, cui va anche un assegno di 500 euro per il mantenimento dei figli.&lt;br /&gt;L'uomo si ritrova così a dover pagare un nuovo affitto e a vivere con 500 euro al mese. Non ce la fa, ovviamente, e ciascuno si arrangia come può.&lt;br /&gt;C'è chi per dividere le spese va a vivere con altri padri divorziati, chi si vede costretto a tornare dai genitori o a chiedere ospitalità a qualche conoscente, e a volte ci si accontenta anche di una branda in cantina. Molti si vergognano e capita che alcuni padri preferiscano così incontrare i figli al bar. (continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-6677301227105974066?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-27T22:52:18.568+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Brescia - La richiesta dei padri separati</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/brescia-la-richiesta-dei-padri-separati.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Wed, 26 Nov 2008 09:58:07 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-7767874808847176190</guid><description>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il Giorno - Brescia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di Magda Biglia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BRESCIA — MENTRE IL CIELO si riempie delle inquietanti ombre della sera, due macchine arrivano e, mantenendosi a distanza, si sparano i fari contro, meglio se abbaglianti, come in una sfida alla western. Un bambino scende da una e lentamente sale sull’altra, salutando con la mano il guidatore abbandonato. Potrebbe essere un film strappalacrime, invece è la realtà quotidiana di migliaia di famiglie secondo Gianluigi Lussana, presidente dell’associazione “Mamme papà separati”, da poco nata a Brescia per dare una mano ai due lembi della coppia che scoppia ma in nome dei figli, «quelli che avranno per sempre la malinconia negli occhi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL RACCONTO, da molti degli associati vissuto sulla propria pelle, serve a far capire il senso della richiesta che subito è stata posta all’amministrazione comunale: un locale dedicato agli incontri e a quello che altrimenti diventa un brutale scambio. Un luogo dove lasciare il figlio per chi non si vuole vedere, un luogo per chi non abita più qui e torna per “le visite”, un luogo umano dove trascorrere magari giocando le ore assegnate evitando d’inverno i giri al centro commerciale. E prima di questa un’altra proposta è stata depositata sul tavolo dell’assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione: un ufficio in cui l’associazione vuole aprire uno sportello di sos per lui e per lei, con i soci a portare la loro esperienza, con psicologi, avvocati. «Avvocati innanzitutto - spiega Lussana (prima al vertice dell’associazione ‘Papà separati’, ora aperto ad entrambi nel nome dei figli) - perché molto dipende da loro. I nostri avvocati di riferimento non vogliono tirare in lungo per guadagnare di più, al contrario sono da noi esortati a chiudere il più presto possibile per limitare le sofferenze e anche gli esborsi. Molti separati oggi sono i nuovi poveri. Quando poi non c’è consenso, gli anni si sommano agli anni, in particolare quando i genitori non erano sposati e quindi si passa dal Tribunale dei minori».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E FA L’ESEMPIO di un dipendente pubblico costretto a vivere due anni nel garage di un amico per sostentare i tre figli e pagare il mutuo della casa in cui loro abitavano con la madre. Già da oggi l’associazione ha un recapito telefonico attivo per una consulenza gratuita, con persona alla cornetta 24 ore su 24, e per 365 giorni all’anno, il 3281843985. «Oggi siamo di fronte ad un’emergenza sociale. La metà delle famiglie bresciane è separata, l’amministrazione deve affrontare questo gravissimo problema, anche per la salute delle future generazioni».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-7767874808847176190?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-26T18:58:07.787+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Istituzioni (al femminile) abusanti: comincia la resa dei conti</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/istituzioni-al-femminile-abusanti.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Sun, 16 Nov 2008 10:43:55 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-1498443142565765881</guid><description>MILANO - Indagate. Per non aver detto la verità, per aver dato una versione dei fatti che non coincide con quello che realmente è accaduto&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_22/bimbi_sottratti_genitori_disegno_rapporti_sessuali_dc07a080-102f-11dd-8bce-00144f486ba6.shtml" target=""&gt;. I due fratellini di Basiglio non c'entravano nulla con quel disegno osé che li ha costretti a stare lontano da casa per oltre due mesi&lt;/a&gt;, separati dai genitori, additati da un'intera comunità. I giochi erotici tra i due non ci sono mai stati. Lo conferma la perizia del Tribunale per i minorenni, depositata la scorsa settimana.&lt;br /&gt;Ed ora iniziano ad arrivare i primi avvisi di garanzia. Alla preside della scuola di Basiglio e a due maestre. Falsa testimonianza. Ecco l'ipotesi di reato per la dirigente scolastica dell'elementare di Milano 3, sentita venerdì dal pm Marco Ghezzi. Una figura chiave. Perché qualunque sarà l'esito della vicenda, è lei, il capo di istituto, che ha dato il via al «caso Basiglio».&lt;br /&gt;Passo indietro: il 14 marzo la preside inoltra al Comune di Basiglio una segnalazione urgente — basata sulla denuncia di una maestra — in cui indica Giorgia (9 anni) quale autrice di una vignetta osé che la ritrae con il fratello.&lt;br /&gt;La sera stessa i due ragazzini vengono prelevati da casa e sistemati in due «alloggi protetti». Sono «accusati» di fare giochi erotici tra di loro. Nessuno li ha mai interpellati sui fatti. Angoscia e silenzio. Per un mese i genitori non possono avere contatti con i figli. E il 15 aprile il Tribunale conferma l'allontanamento dei bimbi. Parte una battaglia legale, l'avvocato Antonello Martinez fa di tutto per riavere fratellini a casa, le famiglie di Basiglio scendono in piazza. Ed anche se una mamma «scagiona» la bimba ("quel disegno l'ha fatto mia figlia"), &lt;a href="http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/05_Maggio/16/basiglio_tornano_casa.shtml" target=""&gt;bisognerà aspettare il 22 maggio per vedere il ritorno a casa di tutti e due.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La festa per il ritorno del ragazzo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lieto fine. O quasi. Perché Martinez promette: «Non finisce qui». Ed allora denuncia penale e civile, esposto alla procura della Corte dei Conti. Controffensiva. E la prima risposta arriva venerdì della scorsa settimana, quando al Tribunale per i Minorenni viene depositata la perizia definitiva sul profilo psicologico della famiglia di Basiglio. Risultato: si riconferma che la bimba non è autrice del disegno ed ai due adulti vine attribuita «competenza genitoriale adeguata».&lt;br /&gt;Ultimo atto (per ora): all'inizio della settimana arrivano i tre avvisi di garanzia. L'accusa alla preside: aver «evitato» di dire ai giudici del Tribunale per i Minorenni che l'autore della vignetta non era Giorgia ma un'altra bimba.&lt;br /&gt;Angelo De Riso, avvocato della dirigente, spiega: «La mia cliente si dichiara innocente. Appena venuta a conoscenza dei fatti, li ha immediatamente riferiti così come li aveva raccolti. Auspichiamo una richiesta di archiviazione per assoluta estraneità alla vicenda».&lt;br /&gt;Replica Antonello Martinez: «Ho fiducia negli inquirenti». Sorriso. «E sono certo che non mancheranno altre sorprese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Annachiara Sacchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16 novembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-1498443142565765881?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-16T19:43:55.473+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La violenza familiare verso l'uomo (2a p.)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/la-violenza-familiare-verso-luomo-2a-p.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Thu, 13 Nov 2008 13:21:07 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-6137169347771372371</guid><description>[…] Le conflittualità relative all’aspetto relazionale sono sofferte dal genitore che non vive con i figli, generalmente il padre, e possono realizzarsi a causa di comportamenti “mobbizzanti” e ripetuti dell’altro genitore che tendono ad escluderne o ad emarginarne il ruolo nei confronti dei figli. Ostacolo alla frequentazione, delegittimizzazione del ruolo paterno, alienazione dei figli verso il padre, false accuse… per quanto sorprendente, esistono uomini maltrattati fisicamente dalle mogli, il numero oscuro a questo riguardo è molto alto, a causa del forte imbarazzo a denunciare.&lt;br /&gt;Il pregiudizio sociale porta ad ignorare la figura maschile nel ruolo di vittima, porta ad identificare l’uomo con il cattivo, con l’aggressore. Dai casi ascoltati dal Centro europeo di psicologia investigazione e criminologia, risulta che la reazione sociale più frequente di fronte ad un uomo maltrattato è quella di addossargli colpe.&lt;br /&gt;Riscontriamo spesso:&lt;br /&gt;• Incredulità; l’uomo abusato deve dimostrare davanti al mondo di essere vittima&lt;br /&gt;• Ironia&lt;br /&gt;• C’è una diversa valutazione sociale della violenza femminile ù:&lt;br /&gt;- La violenza femminile è giustificata con la patologia (depressione post partum, traumi, autodifesa, provocazione, menopausa…)&lt;br /&gt;- Una donna violenta nella relazione, non è considerata obbligatoriamente violenta con i figli; quando ciò accade all’uomo è automatico che non sia un buon genitore.&lt;br /&gt;• Gli uomini che restano in famiglia (per proteggere i figli) vengono considerati deboli e inetti.&lt;br /&gt;Le conseguenze sull’uomo comportano depressione, abbuffate compulsive, dipendenze, uso di alcol, violenza, suicidio, suicidio allargato (omicidio/suicidio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] i figli vittime inconsapevoli del conflitto genitoriale.&lt;br /&gt;Accanto al dramma della pedofilia sono tristemente noti casi in cui l’orco non è una persona, ma la rabbia, il risentimento del genitore affidatario verso l’altro, che - a volte in buonafede - spinge a muovere accuse gravissime verso l’ex coniuge. I casi di padri accusati ingiustamente di incesto sono un numero non trascurabile: è necessaria una formazione specifica per gli operatori del settore al fine di evitare abbagli e gravi errori di valutazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[…] In conclusione la giornata è stata un’utile occasione per fare il punto sulla attuale situazione italiana, sui possibili interventi di tutela e prevenzione e su di una migliore conoscenza del fenomeno. Lo scopo di sensibilizzare verso tematiche spesso ignorate ma altrettanto rilevanti e spostare l’attenzione verso la violenza in ogni sua forma, piuttosto che verso il genere, nella speranza di stimolare una riflessione costruttiva e propositiva.&lt;br /&gt;Nel ripensare l’ottica preventiva è importante soffermarsi sul concetto di persona maltrattata, e non di uomo/donna; frequentemente l’abuso verso il marito viene interpretato semplicisticamente come l’altra faccia della medaglia della violenza maschile. In realtà l’attuazione della violenza, dell’abuso sono aspetti dello stesso problema, e in quanto tali andrebbero affrontati secondo il paradigma di una persona che abusa di un’altra persona.. affrontando il problema non in termini di sesso ma di umanità. (fine)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-6137169347771372371?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-13T22:21:07.779+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure url="http://www.provincia.lecco.it/documenti/rassegna/pari/07130507.pdf" length="54365" type="application/pdf" /><media:content url="http://www.provincia.lecco.it/documenti/rassegna/pari/07130507.pdf" fileSize="54365" type="application/pdf" /></item><item><title>La violenza familiare verso l'uomo - 1a p.</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/la-violenza-familiare-verso-luomo-1a-p.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Wed, 12 Nov 2008 11:43:03 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-4525970280726734390</guid><description>Roma, Maggio 2007 LA VIOLENZA FAMILIARE VERSO L’UOMO&lt;br /&gt;Quando la vittima è lui: Aspetti psicologici, legali e criminologici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La violenza domestica verso l’uomo, tematica spesso ignorata e sottaciuta - intervento di CHIARA CAMERANI (psicologa, criminologa) - Direttrice CEPIC Centro Europeo di psicologia investigazione e criminologia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cambiamenti sociali, i traguardi sul versante della parità hanno creato nuove categorie deboli e nuove forme di violenza. A fronte della violenza cieca, diretta dell’uomo, abbiamo una violenza subdola, vendicativa, tipica della donna, che spinge a distruggere non solo il coniuge, ma il suo ruolo genitoriale, la sua posizione sociale, il suo equilibrio psicologico… Pur coscienti che la donna detiene il triste primato di vittima nell’ambito della violenza coniugale, non possiamo dimenticare gli uomini che subiscono forme di violenza diverse, forse, ma altrettanto gravi. Ne sono dimostrazione i numeri allarmanti dei suicidi attuati in Italia da padri separati. Il numero di suicidi commesso da padri separati è aumentato negli ultimi anni, […]&lt;br /&gt;Secondo i dati della federazione nazionale BIGENITORIALITA’, l’uomo commette più frequentemente suicidio a causa di un disagio generato dalle separazioni e dai figli contesi, più di quanto non accada alle donne; con 102 casi su un totale di 110 (93%). […] riteniamo utile una rivalutazione del concetto di soggetto debole, usualmente applicato al genere femminile, in un’ottica che valuti la persona e non il genere o lo status.&lt;a id="more-176"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;[…] l’uomo risulta essere il soggetto maggiormente sconfitto, nella coppia che si separa. Il decremento di reddito, l’allontanamento dai figli, che spesso diventa affido esclusivo &lt;span style="font-size:85%;"&gt;[si veda l'odierno affido nella prassi giudiziaria, che nelle sentenze viene definito "condiviso" - in ossequio puramente formale alla riforma del 2006 - ma che di fatto continua a determinare una permanenza del figlio presso la madre per l'85% del tempo, e presso il padre per il restante 15% - n.d.r.],&lt;/span&gt; arma di ricatto e soppressione della figura paterna, mina gravemente la persona spingendo a comportamenti autodistruttivi, dipendenze, atti disperati. Se è vero che la donna è più frequentemente vittima tra le mura domestiche, invece, in contesti di coppia normale in crisi e in fase di separazione, è l’uomo a detenere il primato di vittima. Uomo che raramente denuncia, per imbarazzo, per paura di venire privato dei figli, perché spesso gli viene negato lo status di vittima.L’uomo che denuncia è considerato inetto, debole perché non si adegua allo stereotipo maschile di macho, che reagisce o si allontana.Ma anche perché esiste un pregiudizio, quello che FARREL chiama la “cortina di pizzo”, cioè il pregiudizio della società, del governo e dei sistemi legislativi e sociali, a favore dei due sessi. Gli stessi mass media contribuiscono ad alimentare questo gap: mentre sappiamo tutto del dramma interiore della donna, raramente leggiamo di quanto un uomo si rattristi per non essere arrivato a casa per tempo per giocare con propri figli, della sofferenza che prova per sentirsi emotivamente lontano dalla moglie, oppure di quanto si senta frustrato se non riesce a guadagnare sufficientemente per garantire alla sua famiglia una vita agiata.&lt;br /&gt;Lo stesso accade in considerazione dei diversi standard di valutazione della violenza; quando l’aggressore è uomo ci si preoccupa della vittima femminile; quando è la donna ad essere violenta se ne cercano le cause, o si attribuisce a patologia. Questo è un dato che osserviamo frequentemente, in qualità di centro che si occupa di consulenza psicologica e criminologica. (CPEIC) (segue)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-4525970280726734390?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-12T20:43:03.374+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure url="http://www.provincia.lecco.it/documenti/rassegna/pari/07130507.pdf" length="54365" type="application/pdf" /><media:content url="http://www.provincia.lecco.it/documenti/rassegna/pari/07130507.pdf" fileSize="54365" type="application/pdf" /></item><item><title>Genitorialità e "stereotipi di Genere"</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/genitorialit-e-stereotipi-di-genere.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Mon, 10 Nov 2008 11:59:26 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-5981195732217543015</guid><description>We hold these Truths to be self-evident, that all Men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness. United States Declaration of Independence 4 Luglio 1776&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti ci ricorda, ci sono verità auto-evidenti, evidenti di per sé, che non richiedono di essere dimostrate in base a qualcosa d'altro. Tra queste verità vi è il fatto che il padre non è un mammo: i mass media oggi vorrebbero convincerci di una figura paterna positiva nella misura in cui partecipa alle incombenze domestiche, lava i piatti, rifà i letti, cambia i pannolini. Ma i danni connessi con l'assenza paterna non sono connessi con il mancato svolgimento di questi compiti da parte dei padri, né, paradossalmente, con la loro assenza dalla vita familiare. La madre che dice al figlio “quando torna tuo padre faremo i conti” rende presente e valida la figura paterna, anche quando il padre torna dopo sei mesi (come i marinai di un tempo), più di qualunque volontà presenzialista e partecipativa.&lt;br /&gt;L'assenza paterna oggi è il risultato di un attacco culturale sistematico. Perchè si è voluto attaccare e distruggere l'immagine del padre, l'immagine di un “assente” il cui valore era connesso solo al riconoscimento che gli veniva attribuito? In un sistema sociale nel quale l'economia pratica era saldamente in mani femminili (donna=domina) cosa si è voluto attaccare attaccando il padre?&lt;br /&gt;L'attacco al padre inizia con Lutero, anzitutto con la separazione del mondo sacro dal mondo profano (famiglia, matrimonio, politica), dove la Chiesa non avrebbe dovuto avere voce. L'attacco al padre assume quindi anzitutto le connotazione dell'attacco a Dio Padre come riferimento per la realtà profana. Dio Padre è l'Assente, noi non abbiamo alcun indizio della Sua presenza nella realtà quotidiana. Nella quale invece è presente la Chiesa-Madre; ma l'attacco al padre ha come conseguenza anche l'emarginazione, il rifiuto della Chiesa-Madre nelle sue gerarchie cattoliche (papa, vescovi, sacerdoti).&lt;br /&gt;L'esperienza e il valore del padre terreno è solidale con l'esperienza e il valore del Padre Celeste e con la partecipazione alla vita della Chiesa, con l'esperienza sacra. Quando l'uomo non è più in relazione con il padre (in quanto figlio di un padre o padre di un figlio) si pone come termine di relazioni esclusivamente utilitaristiche, di soddisfazione dei desideri individuali e di perseguimento della propria singola felicità. La stessa felicità femminile viene percepita più come una condizione per la felicità dei figli che come condizionata dalla felicità degli stessi: la donna ritiene di fare il bene dei figli interrompendo la relazione con un uomo che non la rende felice, piuttosto che cercare la propria felicità cercando il bene dei figli e accettando anche l'eventuale infelicità di una relazione coniugale che non corrisponde alle proprie attese immediate.&lt;br /&gt;Quali sono le conseguenze di questo attacco alla figura del padre?&lt;br /&gt;1. trasferimento delle responsabilità educative dal padre alla madre, femminilizzazione della scuola dalle materne all'università;&lt;br /&gt;2. secolarizzazione, interruzione della tradizione e del passaggio dell'esperienza religiosa da una generazione all'altra (quando il padre ha una frequenza religiosa assidua il 75% dei figli avrà la stessa frequenza, in caso contrario il 2%, indipendentemente dalla madre)&lt;br /&gt;3.interruzione della formazione professionale. Nelle società patriarcali l'arte e il mestiere vengono trasmessi da padre a figlio (maestro-discepolo), le Corporazioni sono il modello di questa trasmissione: la loro caratteristica era la solidarietà tra gli iscritti ma anche tra gli iscritti e la società nel complesso. Nelle società moderne alle Corporazioni si sono sostituite le Corporation, rette dalla competizione e dalla carriera. Il dipendente/membro della Corporation compete con gli altri al fine di assicurare a sé la migliore carriera e il miglior riconoscimento economico, da cui deriva la sua capacità di consumo e soddisfazione di bisogni più o meno indotti (così come i cuccioli competono per la mammella: modello matriarcale, la Corporation, lo Stato come Grande Madre, garanzia di soddisfazione e felicità)&lt;br /&gt;4. assenza di un'educazione alla maschilità;&lt;br /&gt;5. disgregazione della famiglia;&lt;br /&gt;6. il divorzio come diritto alla soddisfazione dei propri bisogni sessuali o affettivi, il no-fault-divorce, divorzio consensuale. La fabbrica dei divorzi si regge sull'assenza della figura paterna e produce questa stessa assenza. L'affido esclusivo comporta la scomparsa della figura paterna per la maggior parte dei figli di coppie separate, con la comparsa delle generazioni fatherless, senza padre;&lt;br /&gt;7. colpevolizzazone del maschio in quanto maschio. L'adozione di misure legislative penalizzanti, la Livg in Spagna, entrata in vigore il 29/01/2005: Legge Integrale contro la Violenza di Genere;&lt;br /&gt;8. disastro sociale, crisi economica, smarrimento culturale. Dalle famiglie fatherless vengono: il 63% dei suicidi in età giovanile, l'85% dei bambini con disturbi del comportamento, il 90% dei bambini scappati da casa, il 71% degli abbandoni scolastici, il 75% degli adolescenti in cura per l'abuso di droghe, il 70% dei minorenni in carcere minorile, il 70% dei bambini vittime di abusi sessuali (il 50% da parte di madri single), il 20% di probabilità in meno di concludere l'iter scolastico, il doppio di ripetere almeno una classe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Cosimo Tomaselli, medico chirurgo specialista in Odontoiatria, presidente Commissione Odontoiatri Ordine dei Medici di Venezia, membro del Forum delle Famiglie di Venezia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-5981195732217543015?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-10T20:59:26.427+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Separazioni e politiche abitative (3a ed ult. p.)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/separazioni-e-politiche-abitative-3a-ed.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Fri, 07 Nov 2008 11:45:26 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-8612125843286028571</guid><description>E poi c’è il problema della casa, come si diceva; per il semplice fatto che è impossibile immaginare di FARE IL PADRE senza un ambiente domestico decoroso ove accogliere il figlio.&lt;br /&gt;Abbiamo visto le soluzioni degli “altri”: i dormitori Caritas delle metropoli (che, ovviamente, non sono una soluzione per un bambino); la casa-albergo di Bolzano; la ludoteca Gio-Pà di Milano; la legge della Regione Liguria (che non si è ancora tradotta in interventi concreti).&lt;br /&gt;Ma per non far apparire ad un bambino il padre come un “senza fissa dimora” (il che è profondamente diseducativo), cosa c’è di meglio del dargli una “casa vera”? ...magari “popolare”?..&lt;br /&gt;Il Comune di Reggio Emilia aveva, a suo tempo, promosso l’iniziativa “Caro Papà”: un progetto “contro gli stereotipi di Genere” per incoraggiare i padri a condividere l’accudimento dei figli: ma se il progetto era stato pensato per i padri non separati, non occorrerebbe forse integrarlo a favore di quegli altri spinti dal “divorzificio” in una ben più fragile marginalità?&lt;br /&gt;La casa popolare viene assegnata in base a punteggi e graduatorie, ovviamente. Ciò che è meno ovvio è che il punteggio preferenziale (in gergo burocratico: per “nucleo mono-genitoriale”) venga assegnato ad un solo genitore (indovinate quale?..), in barba alla legge di due anni fa, quella sulla bi-genitorialità.&lt;br /&gt;Formalmente il meccanismo è ineccepibile: il punteggio preferenziale viene attribuito sulla base dello stato di famiglia. E difatti l’inghippo è più  sostanziale: sta nel fatto che la riforma del 2006 ha mancato d’istituire la doppia residenza del minore figlio di genitori separati. Ragion per cui in Italia quasi nessun padre separato ha i figli iscritti nel proprio stato di famiglia; e ciò indipendentemente da quanto tempo i figli trascorrano con lui.&lt;br /&gt;Per il codice civile la residenza è il luogo di dimora abituale: sul piano sostanziale ha forse un senso l’affermare che un minore, il quale – nell’arco di una quindicina d’anni – trascorre presso il padre 2-3 pomeriggi a settimana, più i weekend, più le vacanze natalizie, pasquali ed estive, non dimori abitualmente ANCHE presso di lui? No, per il sentire comune non ce l’ha.&lt;br /&gt;Eppure anche qui ci ha messo lo zampino la magistratura dei Robin Hood: la quale – per non rischiare che il comune buon senso potesse prevalere sulla sua “giurisprudenza di Genere” – ha inventato di sana pianta un concetto del tutto inesistente nella riforma, ed anzi in totale contrasto con essa (al punto tale che in questa legislatura sono già quattro i progetti di legge depositati in Commissione Giustizia della Camera per riformare la riforma, snaturata dal boicottaggio dei giudici): la “collocazione” o “domicilio prevalente” del minore co-affidato: proprio a voler rimarcare che la formula di rito “affidato ad entrambi in modo condiviso” è puramente di stile, ma che, in realtà, quel che conta – e cioè il rapporto EQUILIBRATO con entrambi – la magistratura lo vuole impedire ad ogni costo. E d’altronde questo è anche l’espediente giuridico indispensabile – come si diceva – per rimarcare che la ex casa coniugale diventa la dimora abituale del minore, proprio in virtù della sua “forzata” collocazione; e che, di conseguenza, essa va assegnata alla genitrice “collocataria”.&lt;br /&gt;Ed allora, la lacuna della legge nazionale (la mancata doppia-residenza del minore)  ed il boicottaggio della magistratura (il continuare a discriminare fra una genitrice “abituale” ed un genitore “saltuario”) sono in qualche modo “rimediabili” dall’ente locale (il quale – si badi – ha la potestà, per legge regionale, di regolamentare discrezionalmente i punteggi per le case popolari)? Ebbene, sì, lo sono. E’ solo una questione di volontà politica e, dunque, una questione ideologica. Sul piano burocratico basterebbe valutare la sentenza/ordinanza che dispone l’affidamento dei minori: scartati i casi in cui è stato disposto l’affido esclusivo alla madre e quelli (rarissimi) in cui al padre sia stato addirittura sospeso l’esercizio della potestà genitoriale, in tutti gli altri casi di co-affidamento – quindi, sia il vecchio affido congiunto, che il nuovo affido condiviso; e sempre che, ovviamente, entrambi i genitori siano residenti nel comune – il punteggio da nucleo mono-genitoriale andrebbe attribuito ad entrambi i genitori, indipendentemente dagli stati di famiglia ed ignorando radicalmente la formula abusiva del “collocamento”. Oppure – il che porterebbe allo stesso risultato di “equità di Genere” – il punteggio oggi riconosciuto per intero alla madre, andrebbe suddiviso fra lei ed il padre.&lt;br /&gt;E lo stesso dicasi per il punteggio economico. Questo viene oggi attribuito in base ad un parametro (in burocratese: “ISEE”, nel contesto del cd. “riccometro” rilasciato dai C.A.F.) che, partendo dal reddito lordo, lo riduce in considerazione del cd. “carico di famiglia”. In pochi sanno che molti padri separati (specialmente quelli che non erano sposati), pur versando regolarmente un lauto mantenimento per i figli, non si vedono riconosciuto il cd. “carico di famiglia”; ed il motivo principale di ciò è sempre di tipo anagrafico: i figli non sono iscritti nel loro stato di famiglia. La conseguenza paradossale è che, seppure un figlio è mantenuto prevalentemente dall’assegno paterno, il punteggio preferenziale viene attribuito alla madre, la quale avrà una “ISEE” più bassa.&lt;br /&gt;Un Comune, come quello di Reggio Emilia, che volesse DAVVERO sostenere nel concreto i “Cari Papà” separati, potrebbe porre un rimedio a questa beffa burocratica nazionale (la quale – ribadiamo – non è casuale, ma ha una precisa radice ideologica di Genere)? Ebbene sì: anche qui potrebbe attribuire “d’ufficio” il coefficiente del “carico di famiglia” che le madri, invece, si vedono automaticamente riconoscere in virtù del loro privilegio… anagrafico. (fine)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-8612125843286028571?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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&lt;/div&gt;</description><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2008-11-07T20:45:26.112+01:00</app:edited><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Separazioni e politiche abitative (2a p.)</title><link>http://educhiamoinsieme.blogspot.com/2008/11/separazioni-e-politiche-abitative-2a-p.html</link><author>noreply@blogger.com (Claudio Manzari)</author><pubDate>Thu, 06 Nov 2008 11:18:34 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8128117985205184596.post-8865844190336731102</guid><description>Casa ed assegno, dunque. Ed ecco spiegato perché alla mensa-dormitorio della Caritas di Milano non ci sono madri. Già, perché queste si dividono fondamentalmente in due categorie: quelle che sulla loro strada hanno incontrato prima il classico “pollo da spennare” (l’onesto lavoratore, il buon padre di famiglia) e poi - una volta realizzato il loro (vero ed unico) obbiettivo della maternità - il giudice Robin Hood (il che è la norma), quello che confisca all’uomo e devolve alla donna.&lt;br /&gt;La seconda categoria è costituita da quelle donne che – per un misto di ossessione di maternità e di “sindrome delle (cd.) donne che amano troppo” (cioè quelle che, lungi dall’amare troppo l’altro, come vorrebbe far credere il mendace best-seller femminile, sono narcisisticamente innamorate di se stesse, al punto da nutrire il delirio d’onnipotenza  di poter “redimere” l’uomo inaffidabile) – si son prese il tizio “senza arte né parte”, quello, insomma, a cui non c’era nulla da confiscare.&lt;br /&gt;Queste ultime sanno di poter contare sul Grande Giudice Orwelliano che, come una piovra - la cui testa è annidata nientemeno che nelle Agenzie internazionali: ONU, UNICEF, OMS, Consiglio d’Europa (sulle lobbies femministe che manovrano le Agenzie internazionali tramite le O.N.G., col principale scopo di promuovere la denatalità, vedasi “La donna a una dimensione” di Alessandra Nucci) - allunga i suoi tentacoli su tutti gli Stati occidentali: Il Femminismo del Pari Opportunismo e delle Azioni Positive. Le quali altro non sono che autentiche discriminazioni anti-maschili, furbescamente “giustificate” dalla lotta alle discriminazioni di Genere.&lt;br /&gt;La Piovra Opportunista fa, in grande, ciò che i vari Robin Hood togati fanno in piccolo: drena ingenti risorse da una fiscalità alimentata prevalentemente dal duro lavoro degli uomini (quelli che – soli - crepano nelle morti bianche) per devolverle ad un Genere.&lt;br /&gt;Questo fenomeno occidentale ha fatto sì che negli USA si parli ormai de “le mogli dello Zio Sam”, per indicare tutte quelle donne (singles e divorziate) che – rabbiosamente, rancorosamente – si definiscono “emancipate dal Patriarcato”, ma sbarcano il lunario attingendo a piene mani al Welfare: hanno semplicemente sostituito il marito (nel senso più utilitaristico) col Governo.E così ecco che, a Reggio Emilia, vi sono servizi – pagati con i soldi di tutti – ad esclusiva disposizione delle donne: p.es. la consulenza legale sulla separazione, allo sportello DonnaDove. E che?.. forse gli uomini reggiani non hanno le stesse esigenze d’informazione? o forse che le donne reggiane sono tutte indigenti e gli uomini reggiani tutti Paperoni, da potersi pagare fior d’avvocati?.. (continua)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8128117985205184596-8865844190336731102?l=educhiamoinsieme.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="feedflare"&gt;
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