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	<title>EmpaticaMente</title>
	
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	<description>Counseling &amp; Grafologia</description>
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		<title>Favola dei ciechi – Hermann Hesse</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 22:22:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei primi anni del ricovero per ciechi, questi godevano espressamente tutti gli stessi diritti, e le loro faccende venivano decise a maggioranza. I ciechi riuscivano a distinguere infallibilmente, al semplice tatto, monete di rame da monete d&#8217;argento, nessuno di loro s&#8217;ingannava mai circa il vino della Mosella anzichè della Borgogna. Il loro olfatto era più sensibile di quello dei prossimi loro che avevano gli occhi buoni. Ragionavano in maniera impeccabile sui quattro sensi, in altre parole sapevano tutto ciò che<a href="http://www.empaticamente.it/curiosita/favola-dei-ciechi/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi anni del ricovero per ciechi, questi godevano espressamente tutti gli stessi diritti, e le loro faccende venivano decise a maggioranza. I ciechi riuscivano a distinguere infallibilmente, al semplice tatto, monete di rame da monete d&#8217;argento, nessuno di loro s&#8217;ingannava mai circa il vino della Mosella anzichè della Borgogna. Il loro olfatto era più sensibile di quello dei prossimi loro che avevano gli occhi buoni. Ragionavano in maniera impeccabile sui quattro sensi, in altre parole sapevano tutto ciò che si può sapere, e vivevano felici e contenti nei limiti in cui è concesso ai ciechi.<br />
A un certo punto, però, uno dei maggiorenti se ne venne fuori con l&#8217;infelice pretesa di conoscere esattamente come stessero le cose con il senso della vista. Costui tenne discorsi, aizzò, si acquistò seguaci, e alla fine si salutò in lui il capo, la guida verso il futuro dei ciechi. Con tono molto sicuro di sè, il capo tranciò giudizi sul mondo dei colori, ma da quel momento tutto andò storto.<br />
Questo primo dittatore dei ciechi costituì innanzitutto un piccolo consiglio, con l&#8217;ausilio del quale divenne il signore di tutte le questue. Nessuno più osava contrapporglisi. Sosteneva che gli abiti dei ciechi erano tutti quanti bianchi, e i ciechi ci credevano e facevano un gran parlare dei loro bei panni candidi, sebbene nessuno di loro ne indossasse. Ormai non c&#8217;era chi non si facesse beffe dei ciechi, i quali andarono dal dittatore a lamentarsene. Il dittatore li accolse assai malamente, li trattò da innovatori e da spiriti liberi, da ribelli che si erano lasciati convertire dai folli punti di vista dei vedenti. Erano ribelli i quali, incredibile a dirsi, osavano dubitare dell&#8217;infallibilità del loro capo supremo.</p>
<p>Lo strascico della faccenda fu che si formarono due partiti.<br />
Per tranquillizzare i suoi sudditi, l&#8217;autocrate formulò un nuovo dogma, e cioè che gli abiti dei ciechi erano rossi. Neppure questo rispondeva al vero, nessun cieco indossava panni rossi, e i ciechi furono derisi più che mai e nell&#8217;ambito della consorteria si levarono sempre nuove lamentele. Il capo finì per andare su tutte le furie, gli altri anche, a lungo ci si azzuffò, e la pace fu ristabilita soltanto quando i ciechi presero la decisione di mai più tranciare giudizi sui colori.<br />
Un sordo lesse questa storiella e affermò che i ciechi avevano avuto torto nell&#8217;arrogarsi una capacità di giudizio sui colori. In compenso, rimase fermamente della sua convinzione, che soltanto i ciechi capiscono qualcosa di musica.</p>
<p><strong>- Da <em>Leggende e fiabe</em>. Hermann Hesse</strong></p>
<p><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/07/cuoremelodia-e12898618054831.jpg"><img class="size-full wp-image-1039 alignleft" title="cuoremelodia" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/07/cuoremelodia-e12898618054831.jpg" alt="" width="642" height="285" /></a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Vero e falso in grafologia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 16:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Grafologia]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>

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		<description><![CDATA[La grafologia permette di conoscere “tutto” sullo scrivente. Falso. La scrittura riflette la personalità nei suoi meccanismi più profondi, ma una certa dose di “sconosciuto” è sempre presente; siamo esseri in costante evoluzione ed il nostro avvenire ci appartiene. La grafologia, sebbene spesso ancor oggi confusa coi metodi predittivi, non è certo una tecnica divinatoria! L&#8217;analisi grafologica ci può invece illuminare sul nostro vissuto e favorire la consapevolezza sui punti di forza e debolezza. E come ben sappiamo la consapevolezza<a href="http://www.empaticamente.it/grafologia/vero-e-falso-in-grafologia/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/03/grafo_vf.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2412" title="grafo_vf" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/03/grafo_vf-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La grafologia permette di conoscere “tutto” sullo scrivente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Falso.</strong></span> La scrittura riflette la personalità nei suoi meccanismi più profondi, ma una certa dose di “sconosciuto” è sempre presente; siamo esseri in costante evoluzione ed il nostro avvenire ci appartiene.<em> La grafologia</em>, sebbene spesso ancor oggi confusa coi metodi predittivi, <em>non è certo una tecnica divinatoria!</em> L&#8217;analisi grafologica ci può invece illuminare sul nostro vissuto e favorire la consapevolezza sui punti di forza e debolezza. E come ben sappiamo la consapevolezza è il primo passo di un ulteriore mutamento&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scrittura cambia con le generazioni ed è condizionata dalle convenzioni sociali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">Vero.</span></strong> Salvo qualche eccezione la scrittura conserva, anche se in minima parte, l&#8217;impronta del tipo di calligrafia insegnata sui banchi di scuola, dunque il marchio di una generazione. Agli inizi del secolo la grafia  insegnata era inclinata, con prolungamenti notevoli in alto ed in basso, con fioriture ed abbellimenti nelle maiuscole; oggi tende a raddrizzarsi, ad avere maiuscole più sobrie e soprattutto nei paesi nordici ad assomigliare allo script. Un tempo era d&#8217;uso la “bella calligrafia” e gli scolari erano valutati anche per questo, oggi è una pratica desueta. Le generazioni più giovani, più libere nell&#8217;espressione grafica, utilizzano altri strumenti (non più la stilografica, ma la penna a biro) per scrivere: il loro grafismo nell&#8217;età adulta presenta dunque un altro tipo di costruzione. La grafia è più personalizzata e l&#8217;avvento del computer inizia a lasciare i suoi primi segni con lettere schematizzate e semplificate. In particolare le grafie degli adolescenti d&#8217;oggi hanno acquisito caratteristiche evidenti che si ripetono, infatti oltre all&#8217;effetto dei meccanismi neuromuscolari e fisiologici la scrittura porta l&#8217;impronta delle abitudini, delle convenzioni sociali che variano con i gruppi ed i paesi d&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> La grafia rivela il sesso dello scrivente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Falso.</span></strong> Sebbene nella norma le grafie femminili siano vergate con forme più arrotondate ed accoglienti e quelle maschili siano più angolose, il grafologo non può affermare con certezza se lo scritto che ha davanti agli occhi appartenga ad un uomo o a una donna. Infatti è sempre necessario che il grafologo sia a conoscenza del genere sessuale dello scrivente, in quanto l&#8217;analisi può semmai far emergere quanto e come le componenti femminili/maschili siano ben integrate nella personalità e come questa complessa dinamica si manifesti nel comportamento e nel sentito quotidiano.(anima/animus Junghiani). Non è nemmeno possibile stabilire l&#8217;orientamento sessuale dello scrivente.<br />
<strong><br />
L&#8217;assunzione di medicinali può alterare il gesto grafico.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">Vero.</span></strong> Anti-depressivi, ansiolitici o eccitanti possono influire sul dipanarsi del gesto grafico, perturbarlo proprio come sono perturbati i tempi di reazione, la qualità dei riflessi ed il grado di vigilanza. E&#8217; pertanto consigliato che il grafologo ne venga informato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
L&#8217;intuizione del grafologo interviene nell&#8217;interpretazione della grafia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">Vero. </span></strong>L&#8217;utilizzo delle tecniche non è sufficiente. E&#8217; necessaria una certa sensibilità, della perspicacia, e certamente dell&#8217;intuizione. E&#8217; infatti quest&#8217;ultima che permette di stabilire la giusta “diagnosi”, come di evitare i rischi della soggettività. Ma altrettanto deleteria è un&#8217;intuizione malcontrollata, lasciata a briglia sciolta ai voli pindarici della fantasia; possiamo invece paragonarla all&#8217;intuizione del medico, più conosciuta e riconosciuta, che si poggia su conoscenze, sull&#8217;osservazione minuziosa e che si sviluppa con l&#8217;esperienza. Al grafologo non deve far difetto nemmeno una certa dose di empatia, caratteristica che permette di meglio comprendere sentimenti e vissuti dello scrivente, e di trovare “le parole per dirlo” utili a non urtare la sua sensibilità e a fare in modo che l&#8217;eventuale incontro vis à vis di restituzione dell&#8217;analisi divenga momento di crescita ed evoluzione. Il grafologo toglie un velo, e lo deve fare con prudenza.<br />
<strong><br />
Non è possibile che un grafologo analizzi la mia grafia: cambia sempre.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Falso.</span></strong> Quante volte i grafologi si sentono dire questa affermazione? In realtà la scrittura cambia “in superficie” secondo le fasi della vita, le emozioni che si stanno sentendo, l&#8217;umore del momento&#8230; Ma per il grafologo la grafia conserva degli elementi ben precisi, netti, fortemente individualizzati e riscontrabili in tutto lo scritto malgrado i cambiamenti apparenti. Ognuno di noi possiede una maniera unica di scrivere, di formare quel certo tipo di lettera; ognuno di noi dona alla sua grafia una coloritura particolare che la caratterizza ed il grafologo ne sa estrapolare le costanti che si ripetono: i legamenti, i gesti d&#8217;attacco (per intenderci, come viene iniziata una parola), un gesto tipo, il ritmo del tracciato, il tratto e la pressione; in particolare questi ultimi possono essere considerati come simbolo dell&#8217;indice costitutivo e dell&#8217;energia vitale della grafia stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si può imparare ad effettuare analisi grafologiche studiando dei libri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Falso.</span></strong> La grafologia, disciplina piuttosto ardua, esige diversi anni di studio, sotto la guida di insegnanti; necessita di esercizi ripetuti e della correzione degli stessi. Richiede un buon livello culturale generale, una certa maturità di spirito, ed il gusto della ricerca, dell&#8217;analisi minuziosa e metodica. Apprendere la grafologia è lungo, richiede una grande disponibilità mentale ed attitudine allo studio. Senza reale formazione grafologica non è possibile analizzare una scrittura, tanto meno la propria, in quanto è difficile essere obiettivi con se stessi. Durante il percorso di formazione il grafologo apprende molto anche su di sè, sui suoi meccanismi proiettivi e difensivi e divenendone consapevole fa sì che non  fuorviino l&#8217;interpretazione delle scritture a lui sottoposte per l&#8217;analisi. Applicare la tecnica grafologica indiscriminatamente, senza essere stati guidati nell&#8217;apprendimento e senza aver avuto Maestri che ci abbiano illuminato grazie alle correzioni ed ai successivi approfondimenti che ne derivano, può pertanto diventare un inconsapevole danno per il malcapitato. A ciò aggiungiamo che il non-grafologo, nella norma, riesce a rimarcare le caratteristiche isolate, i singoli segni; mentre il professionista ha appreso una tecnica interpretativa che si avvale anche del  contesto grafico in cui essi si esprimono e della dinamica che creano l&#8217;uno in presenza dell&#8217;altro, combinandoli al ritmo e alla qualità del tratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il grafologo è tenuto al segreto professionale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">Vero.</span></strong> Esiste un codice deontologico che protegge la persona, in particolare il grafologo è tenuto a non divulgare materiale senza il consenso dell&#8217;autore dello scritto e a non analizzare grafie di cui sia a conoscenza che siano state indebitamente sottratte. Per approfondire qui il<a href="http://www.grafologiprofessionisti.com/deontologia.htm" target="_blank"> link al codice deontologico dell&#8217;A.G.P., Associazione Grafologi Professionisti.</a><br />
<strong><br />
Grafologia aziendale: l&#8217;analisi grafologica permette all&#8217;azienda di conoscere la personalità del candidato.<br />
</strong><br />
<strong><span style="color: #ff0000;">Falso.</span></strong> E&#8217; severamente vietato al grafologo menzionare quegli elementi che fanno riferimento alla personalità profonda del candidato, infatti i grafologi in formazione vengono allenati in tal senso fino a farlo divenire una sorta di automatismo. Citando nuovamente dal Codice Deontologico: “Nell&#8217;attività di selezione professionale egli eviti di toccare gli aspetti della personalità dello scrivente che non sono in rapporto con il posto di lavoro in questione. Egli deve adottare un linguaggio chiaro, prudente, privo di ambiguità, essere del tutto imparziale e rifiutare analisi di compiacenza.”</p>
<h4 style="text-align: justify;"><em>Materiale tratto da: La Graphologie: de la connaissance du soi au recrutement professionnel. Les Guides Psycho Hachette.</em></h4>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fai bei sogni</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 10:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Fai bei sogni è la storia di un segreto celato in una busta per quarant&#8217;anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. &#8220;Fai bei sogni&#8221; è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di<a href="http://www.empaticamente.it/empatia/fai-bei-sogni/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/03/fai-bei-sogni_gramellini.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2392" title="GramelliniSOGNIesec.indd" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/03/fai-bei-sogni_gramellini.jpg" alt="" width="216" height="328" /></a><strong>Fai bei sogni </strong>è la storia di un segreto celato in una busta per quarant&#8217;anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. &#8220;Fai bei sogni&#8221; è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. &#8220;Fai bei sogni&#8221; è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l&#8217;inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell&#8217;amore e di un&#8217;esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo. (tratto dalla copertina)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-align: justify;">La resilienza, il Belfagor della rimozione, la verità ed il momento per dirla, il potere catartico e curativo della scrittura, la compassione ed il perdono: tutto in un solo libro, tra una lacrima ed un sorriso. Nulla vale per comprendere l’Uomo come l’ascolto di una vita vissuta, profondamente ed umanamente espressa, mentre si pone quelle domande esistenziali che ci accomunano tutti e da cui spesso, troppo spesso, fuggiamo. L’ho letto quando era uscito dalle stampe da appena un giorno, come quei doni che s’attendono non sai quando e non sai come, ma che prima o poi vedono la luce. Altro non sono che quella voce che risuona in ognuno di noi, come un canto di cui conosciamo la melodia ma non le parole, ma che sappiamo esistere. Da qualche parte, per bocca di qualcuno, che ha il talento e la forza per condividerle.</span></p>
<p><a title="Gramellini - Fai bei sogni - che tempo che fa" href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bee7f810-2afc-4e91-a606-044bcee4a074-ctcf.html#p=0" target="_blank">Qui</a> la videointervista andata in onda a “Che tempo che fa” il 4 marzo.</p>
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		<title>Non rinunciare…</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 21:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando le cose vanno male come a volte accade, Quando la strada che stai percorrendo sembra farti arrancare in salita, Quando i soldi sono pochi e i debiti tanti, E tu vuoi sorridere ma ti trovi a sospirare, Quando le preoccupazioni ti schiacciano, Riposati, se devi, ma non mollare. La vita è bizzarra con i suoi colpi di scena, come ognuno di noi a volte impara, e spesso il fallimento fa un’inversione di marcia, Quando avrebbe potuto vincere se avesse<a href="http://www.empaticamente.it/curiosita/poesie/non-rinunciare/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/02/NON-MOLLARE.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2378" title="NON-MOLLARE" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/02/NON-MOLLARE.jpg" alt="motivazione" width="400" height="305" /></a><br />
Quando le cose vanno male come a volte accade,<br />
Quando la strada che stai percorrendo sembra farti arrancare in salita,<br />
Quando i soldi sono pochi e i debiti tanti,<br />
E tu vuoi sorridere ma ti trovi a sospirare,<br />
Quando le preoccupazioni ti schiacciano,<br />
<strong>Riposati, se devi, ma non mollare.</strong><br />
La vita è bizzarra con i suoi colpi di scena,<br />
come ognuno di noi a volte impara,<br />
e spesso il fallimento fa un’inversione di marcia,<br />
Quando avrebbe potuto vincere se avesse resistito,<br />
non mollare se il ritmo sembra lento,<br />
puoi riuscire al prossimo colpo.<br />
Il successo è il fallimento rovesciato,<br />
il colore argenteo delle nuvole del dubbio,<br />
e non si può mai dire quanto ci sei vicino,<br />
potrebbe esserti accanto quando ti sembra così lontano,<br />
perciò aderisci alla lotta anche se sei duramente colpito,<br />
è quando le cose sembrano peggiori che non si deve rinunciare.<br />
Di tutte le parole scritte o pronunciate<br />
queste sono le più tristi: &#8220;Sarebbe potuto essere!&#8221;</p>
<h4>Don’t Quit – di John Greenleaf Whittier</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/empaticamente/~4/6qWuq20afAs" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Come creare empatia con una sola parola</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/empatia/come-creare-empatia-sola-parola/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se fossi un eremita che vive solitario sulle vette del Kilimangiaro, non dovrei avere bisogno di interagire con le altre persone. Ma visto che il mio paese, per quanto piccolo, conta comunque i suoi diecimila abitanti, per forza di cose parlo ogni giorno con qualcuno. Famiglia, amici o estranei, le relazioni sociali sono alla base della comunità nella quale viviamo. E per questo è importante imparare come creare empatia, come relazionarsi meglio con gli altri. Ci sono tanti modi per farlo,<a href="http://www.empaticamente.it/empatia/come-creare-empatia-sola-parola/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/empatia-una.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2356" title="empatia-una" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/empatia-una.jpg" alt="Parola empatia" width="320" height="247" /></a><br />
Se fossi un eremita che vive solitario sulle vette del Kilimangiaro, non dovrei avere bisogno di <strong>interagire</strong> con le altre persone. Ma visto che il mio paese, per quanto piccolo, conta comunque i suoi diecimila abitanti, per forza di cose parlo ogni giorno con qualcuno. Famiglia, amici o estranei, <strong>le relazioni sociali sono alla base della comunità</strong> nella quale viviamo.</p>
<p>E per questo è importante imparare <strong>come creare empatia</strong>, come relazionarsi meglio con gli altri.</p>
<p>Ci sono tanti modi per farlo, dalle parole alla famigerata <strong><a href="http://www.mindcheats.net/2011/01/entrare-in-sintonia-con-il-linguaggio-non-verbale.html" target="_blank">comunicazione non verbale</a></strong>. Un insieme di tecniche che si propongono di creare un rapporto emotivo fra due persone, in maniera naturale o artificiale. Tuttavia, c&#8217;è una parola magica che funziona in tutte le situazioni e che ti permettere di creare empatia con il tuo interlocutore.</p>
<p>Non devo stare qui ad illustrarti i vantaggi che si hanno quando si crea un legame emotivo con una persona. Non deve essere per forza amicizia o addirittura amore, basta quel filo di empatia necessaria per farti risaltare rispetto a tutti gli altri. Quanto basta per essere considerato una persona con le sue caratteristiche peculiari, e non uno fra i tanti.</p>
<p>Fondamentale nel commercio, ma anche nella vita personale. <strong>Migliorando le tue relazioni con gli altri potrai vivere una vita migliore</strong>, più piena perchè con più emozioni.</p>
<p>In più, e questo mi preme sottolinearlo, la tecnica di oggi non si tratta di qualcosa di artificioso, di innaturale. Ci sono molte tecniche che puntano a creare una specie di empatia fasulla, basata sul nulla. Ad esempio, è risaputo che imitare la postura dell&#8217;interlocutore aumenta la sua empatia nei tuoi confronti. Tuttavia si tratta di un<em> escamotage</em>, perchè si fonda sull&#8217;imitazione non spontanea dei movimenti. Se vuoi mantenere empatia in questo modo, devi continuare ad usare quella tecnica.</p>
<h2>La parola magica per creare empatia</h2>
<p>Quindi, qual&#8217; è questa fantastica parola che ha tutte queste proprietà benefiche e nessuna controindicazione? Okay, lo ammetto, <strong>ti ho mentito</strong>: non si tratta di una parola sola. Però la possiamo riassumere molto semplicemente.</p>
<p>Il nome.</p>
<p>Tutto qui. Per qualsiasi persona, il proprio nome è la parola più dolce e familiare che possa sentire. Pensaci: nell&#8217;infanzia senti il tuo nome migliaia di volte, pronunciato dai genitori e dalle persone che ti stanno più a cuore. Nei primi anni di vita impari quindi ad <strong>associare</strong> al nome una situazione di benessere, di sicurezza.</p>
<p>Passata l&#8217;infanzia, le persone iniziano ad usare il tuo nome per chiamarti, per <strong>attirare la tua attenzione</strong>. Hai presente quando sei con la testa fra le nuvole, e non ascolti minimamente le parole di chi ti sta intorno? Quando qualcuno pronuncia il tuo nome, subito caschi dalle nuvole. Questo avviene perchè l&#8217;inconscio ascolta sempre tutto, ma quando sei sovrappensiero le informazioni non passano alla mente conscia. Ma il nome è associato ad una situazione che richiede la tua attenzione, e quindi ha la priorità su tutto il resto.</p>
<p>Cosa significa questo? Significa che quando pronunci il nome di qualcuno, il suo inconscio automaticamente <strong>si concentra su di te.</strong></p>
<p>Per dirla con il linguaggio della <strong><a href="http://www.mindcheats.net/2010/11/cose-la-pnl.html" target="_blank">programmazione neurolinguistica</a></strong>, si crea un&#8217;ancora fra il tuo nome e questa sensazione: senti il tuo nome, e subito vengono richiamante certe emozioni. Per la precisione, sono due le emozioni collegate al nome:</p>
<ul>
<li>Sicurezza, benessere</li>
<li>Attenzione</li>
</ul>
<p><strong>Non sei ancora convinto che il semplice nome crei empatia?</strong> Allora prova a pensare a una situazione nella quale il tuo nome è stato pronunciato per rivolgersi a qualcun altro. Può essere una conversazione fra amici, ma può essere anche un libro o un film. Riesci a ricordarti una situazione del genere? Che sensazione hai provato?</p>
<p>Scommetto che ti ha fatto uno strano effetto, prima di tutto. Normale, l&#8217;inconscio ha già abbinato il tuo nome con la tua identità e fa a fatica a concepire che altre persone possano chiamarsi come te. Se pensi ad una storia dove il protagonista ha il tuo nome, sono sicuro che avrai provato una strana immedesimazione per lui o lei. Quasi come se quel personaggio fossi tu: questa non è forse empatia?</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Se vuoi creare una relazione emotiva con un altra persona, <strong>utilizza spesso il suo nome</strong>. Quando saluti qualcuno non dire semplicemente &#8220;ciao&#8221;, ma dì &#8220;ciao Agamennone&#8221;. E utilizza il nome ogni volta che vuoi dare una certa rilevanza ad una tua frase, quando vuoi che sia recepita pienamente dall&#8217;interlocutore.</p>
<p>Come vedi, questa non è una tecnica per creare un falso legame. L&#8217;empatia sarà autentica, perchè non stai fingendo niente: l&#8217;unica cosa che fai è dire il nome di qualcuno. Questo ti permetterà di avere delle relazioni più soddisfacenti sotto tutti i punti di vista, e in generale un&#8217;ottima vita sociale.</p>
<p>Prova ad usare questa parola magica se pensi di non essere bravo a comunicare con gli altri, e vedrai che le cose miglioreranno molto.</p>
<p>Vantaggio bonus: se ripeti più volte il nome di una persona che hai appena conosciuto, riuscirai a ricordare meglio il suo nome! <img src='http://www.empaticamente.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ti è piaciuto questo articolo? Bene! Allora passa a trovarmi sui mio blog <strong><a href="http://www.mindcheats.net" target="_blank">Mindcheats &#8211; Trucchi per sfruttare la mente</a></strong>. <img src='http://www.empaticamente.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ho ospitato volentieri questo post di Stefano, passate a salutarlo!</p>
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		<title>Counseling grafologico</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 07:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Grafologia]]></category>
		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>

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		<description><![CDATA[Un colloquio. Un colloquio di lavoro. Si gioca forse il futuro. “Mi parli di Lei”. “Mi descriva i suoi pregi ed i suoi difetti”. “Come si immagina da qui a 5 anni”? Sono alcune delle classiche domande volte a saggiare in profondità le caratteristiche distintive del candidato e non ultimo a valutare il suo grado di consapevolezza e maturità. Come e cosa rispondere? La figura del consulente grafologo prende sempre più piede durante la fase di selezione dei candidati (link<a href="http://www.empaticamente.it/grafologia/counseling-grafologico/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/parole-grafologia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2336" title="parole-grafologia" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/parole-grafologia-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>Un colloquio. Un colloquio di lavoro. Si gioca forse il futuro.<br />
<em>“Mi parli di Lei”.</em><br />
<em> “Mi descriva i suoi pregi ed i suoi difetti”.</em><br />
<em> “Come si immagina da qui a 5 anni”?</em></p>
<p><em></em><br />
Sono alcune delle classiche domande volte a saggiare in profondità le caratteristiche distintive del candidato e non ultimo a valutare il suo grado di consapevolezza e maturità.</p>
<h4>Come e cosa rispondere?</h4>
<p>La figura del consulente grafologo prende sempre più piede durante la fase di selezione dei candidati (link articolo <a href="http://www.corriere.it/economia/trovolavoro/11_luglio_22/de-cesare-colloqui-grafologia-test-psicologici_1e236696-b43f-11e0-a808-3da11ae54dd1.shtml" target="_blank">Corriere della sera</a>) per valutare con chi programmare un colloquio dopo aver acquisito le informazioni di base dal curriculum vitae, offrendo l’opportunità alle aziende di gestire al meglio il tempo dedicato alle nuove assunzioni con un metodo a basso costo. Il lavoro del professionista grafologo riesce infatti ad enucleare le <strong>aree di forza e di miglioramento</strong> (capacità di leadership, di lavorare in team, flessibilità, orientamento al cliente, organizzazione, creatività, resistenza allo stress, capacità di sintesi/analisi etc.), ovvero le qualità che fanno di quella persona <strong>la persona giusta nel posto giusto</strong>, stilando un breve profilo riferito alla posizione in questione mettendo in luce attitudini, motivazioni e bisogni sottesi.</p>
<p>Il raggio d’azione del consulente esperto in grafologia aziendale non si ferma alla <strong>selezione del personale</strong> o alla <strong>ricollocazione di risorse</strong> dopo ristrutturazioni aziendali, ma si rivolge anche al singolo, come <strong>orientamento professionale</strong> e per <strong>l’elaborazione di possibili piani di carriera</strong>. Il counselor grafologo può infatti divenire un utile alleato anche per chi è in cerca di impiego o per chi si vuole riposizionare nel mercato del lavoro con cognizione di causa.<br />
Grazie ad un breve percorso potrai pertanto acquisire maggior lucidità sulle tue qualità e le motivazioni che le determinano, sulle potenzialità in nuce e non ancora espresse, accompagnandoti nel trovare <strong>le parole per dirlo</strong>, indispensabili per redigere una tua <strong>short story efficace, autentica e consapevole.</strong></p>
<blockquote><p><strong></strong><br />
A parità di formazione e di CV professionali, ciò che può veramente costituire la differenza e far ottenere un determinato posto di lavoro è il grado e la qualità della propria motivazione. &#8211; Madelaine Blanquefort D’Anglards</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p><a href="http://www.empaticamente.it/newsletter"><img class="aligncenter size-full wp-image-2181" title="NEWSLETTER2" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2011/07/newsletter-empaticamente.png" alt="Iscriviti alla newsletter" width="510" height="90" /></a></p>
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		<title>La vita è come il caffè</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 19:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un gruppo di alunni, affermati nelle loro carriere, andarono tutti insieme a trovare il loro vecchio professore dell&#8217;Università. Dopo un pò che erano lì la conversazione si trasformò in una serie di lamentele sullo stress del lavoro e della vita. Volendo offrire del caffè ai suoi studenti il professore andò in cucina e ritornò con una grande caraffa con del caffè e un vasto assortimento di tazzine: di porcellana, di plastica, di vetro, di cristallo; alcune molto decorate, alcune molto<a href="http://www.empaticamente.it/curiosita/la-vita-e-come-il-caffe/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/coffee.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2331" title="coffee" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/coffee-300x285.jpg" alt="" width="180" height="171" /></a>Un gruppo di alunni, affermati nelle loro carriere, andarono tutti insieme a trovare il loro vecchio professore dell&#8217;Università. Dopo un pò che erano lì la conversazione si trasformò in una serie di lamentele sullo stress del lavoro e della vita. Volendo offrire del caffè ai suoi studenti il professore andò in cucina e ritornò con una grande caraffa con del caffè e un vasto assortimento di tazzine: di porcellana, di plastica, di vetro, di cristallo; alcune molto decorate, alcune molto pregiate, alcune molto esclusive &#8211; e disse loro di servirsi da soli.</p>
<p>Quando tutti gli studenti ebbero preso le tazzine in mano, il professore disse:</p>
<p><em>&#8220;Se notate bene, tutte le tazzine più belle e pregiate sono state scelte, sul vassoio sono rimaste le più semplici ed economiche. E&#8217; normale per voi volere solo il meglio per voi stessi, ma questo è la causa dei vostri problemi e del vostro stress. Potete essere certi che la tazzina non aggiunge qualità al caffè. Nella maggior parte dei casi è solo più cara e a volte nasconde quello che bevete.</em></p>
<p><em>Quello che tutti voi volevate veramente era il caffè, non la tazzina, ma coscientemente avete scelto le tazzine migliori e poi avete incominciato anche a guardare quelle degli altri. Ora considerate questo: la vita è il caffè. Il lavoro, le case, le macchine, le cose, e la posizione nella società sono le tazzine e sono soltanto usate per contenere e tenere la vita. Il tipo di tazzina che noi abbiamo non determina nè cambia la qualità della vita che viviamo.</em></p>
<p><em>A volte, concentrandoci solo sulla tazzina, non riusciamo a goderci il caffè. Gustate il caffè, non le tazzine!</em></p>
<p><em>Le persone più felici non hanno il meglio di ogni cosa, soltanto traggono il meglio da tutto quello che hanno. </em></p>
<p><em>Vivete semplicemente. </em><br />
<em>Parlate gentilmente. </em><br />
<em>Prendete a cuore le situazioni.</em><br />
<em> Amate generosamente&#8221;.</em></p>
<h4>- Autore sconosciuto</h4>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Training Autogeno e rilassamento</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/training-autogeno/training-autogeno-e-rilassamento/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 09:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Training Autogeno]]></category>
		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Io penso che, come un giardiniere che ripulisce dagli intralci il giardino, sia possibile rimuovere gli ostacoli che impediscono il vero sviluppo individuale. &#8220;Schultz I.H.&#8221; Il Training autogeno è una tecnica di rilassamento ideata nella prima metà del secolo da J.H. Schultz, neurologo e dermatologo,  che prende l’avvio dai suoi studi in medicina psicosomatica e ipnosi. In quest’ambito notò come i suoi assistiti sperimentassero sensazioni di pesantezza e calore dopo le sedute, unitamente a sensazioni di rilassamento. L’ipnosi si basa<a href="http://www.empaticamente.it/training-autogeno/training-autogeno-e-rilassamento/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Io penso che, come un giardiniere che ripulisce dagli intralci il giardino, sia possibile rimuovere gli ostacoli che impediscono il vero sviluppo individuale. &#8220;Schultz I.H.&#8221;</p></blockquote>
<p><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/training-autogeno-e1325894561846.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2294" title="training-autogeno" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/training-autogeno-e1325894561846.jpg" alt="Training Autogeno" width="300" height="225" /></a> Il Training autogeno è una<strong> tecnica di rilassamento</strong> ideata nella prima metà del secolo da J.H. Schultz, neurologo e dermatologo,  che prende l’avvio dai suoi studi in medicina psicosomatica e ipnosi. In quest’ambito notò come i suoi assistiti sperimentassero sensazioni di pesantezza e calore dopo le sedute, unitamente a sensazioni di rilassamento. L’ipnosi si basa infatti sulla “commutazione fondamentale” che viene prodotta sia a livello psichico che somatico e Schultz perfezionò una metodologia capace di ottenere il medesimo effetto in modo autoindotto senza l’ausilio del terapeuta al fine di “trasmettere al partecipante migliore contatto col proprio sistema nervoso vegetativo, quindi con il controllo delle energie, dalla fase di strutturazione alla fase di utilizzo delle stesse e viceversa, e di renderlo in ciò più concentrato, disteso, e anche più creativo e produttivo.” (Wallnofer, 2008)</p>
<p>Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos) e consta nell’ allenarsi, almeno tre volte al giorno, nell’esecuzione di sei esercizi di base che si consiglia siano insegnati da un conduttore che abbia adeguata formazione e che abbia sperimentato il TA su di sè. Nell’arco di una decina di incontri, in gruppo o individuali, è possibile diventare indipendenti  continuando a praticare l’allenamento in completa autonomia.  L’allenamento richiede un setting adeguato allo scopo e che il soggetto entri in contatto mentale con le zone del corpo indicate dalla formula relativa ad ogni esercizio, un’attitudine mentale che focalizzi l’attenzione più sul processo che sul risultato e la ripetizione mentale delle formule autogene secondo le indicazioni del conduttore del training.</p>
<p>Gli esercizi si dividono in due fondamentali:</p>
<ul>
<li>il primo tende a produrre uno stato di rilassamento muscolare, dei muscoli striati e lisci;</li>
<li>il secondo porta ad una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del flusso sanguigno e percezione del calore corporeo.</li>
</ul>
<p>E  quattro complementari:</p>
<ul>
<li>esercizio del cuore</li>
<li>esercizio del respiro</li>
<li>esercizio del plesso solare</li>
<li>esercizio della fronte fresca</li>
</ul>
<p>Per sperimentare l’autogenia è necessaria l’inibizione dell’attenzione esterna e la sua commutazione verso l’attenzione interna, l’accettazione passiva di tutte le percezioni presenti e il mantenere per alcuni minuti lo stato di esclusiva percezione del funzionamento dell’organismo in condizioni di minima interferenza della volontà. (De Rivera Y Revuelta). Lo stato mentale della <strong><em>concentrazione passiva</em></strong> ricorda il paradosso Taoista del <strong><em>wei wu wei</em></strong>, inteso come <strong><em>azione senza azione</em></strong>, per arrivare a concentrarsi e nel contempo lasciar accadere, lasciando fluire e scorrere i pensieri con un atteggiamento mentale di noncuranza.<a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/zen-weiwuwei.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2295" title="zen-weiwuwei" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2012/01/zen-weiwuwei.jpg" alt="wei-wu-wei" width="155" height="293" /></a> <em>Ci si addestra</em> <em>al non-fare, </em>mantenendo un atteggiamento di osservazione ricettiva senza né rifiutare né partecipare a ciò che si osserva<em>. </em>Possiamo inoltre pensare al training autogeno come alla <strong>via occidentale della meditazione</strong>, in quanto è provato come la concentrazione passiva induca uno stato alterato di coscienza (ASCI); già da sola l’esperienza ASCI  può favorire stabilità emotiva e la soluzione di conflitti interni, donando una visione ampliata della realtà personale.<br />
“Il significato pratico di uno smorzamento della risonanza emotiva è evidentemente di grande importanza nella vita quotidiana.[...] Esso può inoltre essere anche utilizzato come <strong>tecnica profilattica</strong> allo scopo di consentire la possibilità di difendersi da situazioni particolarmente impegnative che si debbano affrontare.”<br />
(J.H. Schultz, 1966)</p>
<p>Si otterrà così un tono affettivo di base connotato da benessere e pace (sembra essere l’opposto dell’ansia), una consapevole percezione degli organi interni ed una maggior chiarificazione interiore, infatti la pratica costante “consente una specie di interiorizzazione con un <em>rientrare in se stessi</em>, per cogliervi nello stato di passività […], il nostro mondo interiore.” (J.H. Schultz, 1966)</p>
<p>L’allenamento può essere svolto in tre differenti posizioni: da seduti, supini o nella posizione del cocchiere, altrimenti detta dello sgabello.</p>
<p>Gli effetti che si acquisiscono nel tempo sono i seguenti:</p>
<ul>
<li>Un più profondo e rapido recupero di energie</li>
<li>L’autoinduzione della calma</li>
<li>L’autoregolazione delle funzioni corporee altrimenti involontarie (es. circolazione sanguigna)</li>
<li>Il miglioramento nelle prestazioni</li>
<li>La diminuzione della percezione del dolore (non si tratta però di repressione)</li>
<li>L’autodeterminazione attraverso formule di proponimenti in base alle necessità del singolo</li>
<li>Introspezione e autocontrollo, grazie alla visualizzazione interiore durante lo stato psichico concentrativo.</li>
</ul>
<p>“Il Training Autogeno può dunque contribuire all’autosviluppo e all’autoconoscenza, senza alcuna suggestione esterna e senza un piano esterno secondo il quale l’uomo abbia da svilupparsi. Colui che diventa più calmo, e non certo più indifferente, o più povero di reazioni, può agire più liberamente; e colui che può acquisire questa calma, con l’aiuto di uno specialista (ma autogenicamente!) sarà più sicuro di sé e comunicherà meglio col suo ambiente. Una tale sicurezza interiore – auto conquistata – non solo rende liberi da disturbi, e attutisce reazioni esagerate sia nell’area psichica che fisica, ma <strong>rende libera la via verso il “vero” uomo in noi”</strong>.<br />
(Wallnofer, 2008)<br />
Brancaleone F., TBA: Terapia Bionomico Autogena. Fondamenti, principi, tecniche e applicazioni. Franco Angeli, 2010.</p>
<p>De Rivera y Revuelta J. L. G., Psicoterapia autogena – 1 parte Training Autogeno di Base, Edizioni libreria Cortina, Torino 2009</p>
<p>Schultz I.H., Il Training autogeno – metodo di distensione da concentrazione psichica, Collana Campi del Sapere, Feltrinelli, 2010</p>
<p>Schultz I.H., Quaderno di esercizi per il training autogeno, a cura di D. Langen, Campi del Sapere, Feltrinelli, 2010</p>
<p>Wallnofer H., Sani con il Training Autogeno e la psicoterapia autogena, Armando Editore, 2008</p>
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		<title>A proposito di scarabocchi…</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/grafologia/scarabocchi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 20:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Grafologia]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[Personalità]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; accaduto a molti di noi di ritrovarsi a scarabocchiare sul foglio durante una riunione, nel corso di una telefonata noiosa, da studenti mentre si ascoltava la lezione. Il buon senso comune ci spinge a pensare che il fenomeno  rappresenti una distrazione dal compito e che di conseguenza non vengano immagazzinate nella memoria le informazioni. Una ricerca pubblicata da Applied Cognitive Psychology ci spiega che così non è: l&#8217;esperimento è stato condotto con 40 partecipanti divisi in 2 gruppi, a<a href="http://www.empaticamente.it/grafologia/scarabocchi/" rel="nofollow">  {Continua...} </a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2011/09/ganesh-bw.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2266" title="ganesh-bw" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2011/09/ganesh-bw-294x300.jpg" alt="" width="235" height="240" /></a>E&#8217; accaduto a molti di noi di ritrovarsi a scarabocchiare sul foglio durante una riunione, nel corso di una telefonata noiosa, da studenti mentre si ascoltava la lezione. Il buon senso comune ci spinge a pensare che il fenomeno  rappresenti una distrazione dal compito e che di conseguenza non vengano immagazzinate nella memoria le informazioni. Una ricerca pubblicata da<a title="What does doodling do?" href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/acp.1561/abstract" target="_blank"> Applied Cognitive Psychology </a>ci spiega che così non è: l&#8217;esperimento è stato condotto con 40 partecipanti divisi in 2 gruppi, a cui veniva fatta ascoltare una telefonata registrata; una metà  dovevano semplicemente appuntare i nomi delle persone citate  in un foglio rigato, mentre l&#8217;altra metà dovevano <em>anche</em> scarabocchiare sia linee che forme arrotondate. Dopo il test i partecipanti vennero sottoposti a sorpresa ad un test di memoria: chi scarabocchiava ebbe una performance di risposte corrette superiore del 29% rispetto agli altri. Se ne deduce che <strong>scarabocchiare durante un compito noioso aumenta la concentrazione</strong> e riduce la tendenza a fantasticare, distraendosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per cui se vogliamo evitare di sognare ad occhi aperti durante una situazione noiosa scarabocchiare è tutt&#8217;altro che controproducente! E se vogliamo imparare a farlo in modo artistico stimolando il rilassamento e lasciandoci andare alla creatività, Tina Festa (insegnante di scuola dell&#8217;infanzia) ha importato in Italia una tecnica facile da apprendere: per sapere qualcosa di più dei Zentangles e degli <a title="Scarabocchi Zen" href="http://www.scarabocchizen.blogspot.com/" target="_blank">Scarabocchi Zen</a> visitate il suo blog.</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito è di questi giorni la pubblicazione di un articolo su <em><a title="Doodling" href="http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(11)61496-7/fulltext" target="_blank">The Lancet</a></em> che ipotizza come l&#8217;attività di scarabocchiare probabilmente attivi specifici network neuronali nel cervello, tali da stimolare sia creatività che rilassamento, non escludendo addirittura &#8220;effetti terapeutici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli scarabocchi possono anche essere analizzati grafologicamente</strong> fin dalla più tenera età:</p>
<p>Verso il 18º o 20º mese i bimbi iniziano a scarabocchiare e da allora non abbandoneranno più foglio e matita, poi carta e penna; momento importantissimo, possono per la prima volta lasciare un segno nel mondo. Il loro bisogno di esprimersi incontra la possibilità di farlo.<br />
Secondo<em> Marthe Bernson (Dallo scarabocchio al disegno, Armando Editore, 1968), </em> la prima ad averli studiati a fondo, valgono anche per gli scarabocchi le leggi fondamentali relative a tutti i sistemi di scrittura esistenti:</p>
<ul>
<li>il benessere arrotonda, allarga, armonizza i movimenti;</li>
<li>il malessere li restringe, li comprime, li rimpicciolisce;</li>
<li>la collera li contrae, li esaspera o li infoltisce, li fa esplodere;</li>
<li>la sensibilità, sia essa affettiva o mentale, affina e diversifica i movimenti, li sfuma e li cesella, dando al tratto un colore, un chiaroscuro ritmato personalissimo, difficilmente imitabile.</li>
</ul>
<p>Evi Crotti  e Alberto Magni invece (<em>I disegni dell&#8217;inconscio &#8211; come interpretare gli scarabocchi degli adulti, Oscar Guide Mondadori) </em>ne analizzano le forme ed i simboli donandoci delle chiavi di lettura sulle varie categorie: geometriche, astratte, figurative, legate alla natura&#8230; Un piccolo esempio: disegnare un cerchio all&#8217;interno di un rombo è espressione di chi sa integrare la propria <em>anima</em> femminile con l&#8217;<em>animus</em> maschile, indipendentemente dal suo sesso.</p>
<blockquote><p>
Ognuno di noi predilige alcuni simboli che vengono ripetuti mentre parliamo con le persone, quando siamo al telefono, quando leggiamo o cerchiamo una concentrazione che fatica a venire. Lo scarabocchio è particolarmente significativo perchè la sua interpretazione è avvantaggiata dal fatto di raccontare in diretta ciò che il soggetto sta vivendo. Ci viene quindi offerto un codice prezioso, che vale la pena di osservare e di imparare a interpretare. &#8220;Evi Crotti &#8211; Alberto Magni&#8221;</p></blockquote>
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		<title>Inviti Google +</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 21:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;">Per chi fosse interessato a ricevere un invito per <strong>Google + </strong>(o Google Plus, che dir si voglia), il nuovo social network in fase di test di casa Google, è sufficiente che me lo scriva nei commenti usando Gmail; se desidera anche cliccare &#8220;mi piace&#8221; sulla pagina facebook di EmpaticaMente oppure iscriversi alla Newsletter, è il benvenuto, altrimenti Buona Vita!</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente lo invierò comunque <img src='http://www.empaticamente.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<h2></h2>
<h2>Buone vacanze</h2>
<p>&nbsp;</p>
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