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	<title>EmpaticaMente</title>
	
	<link>http://www.empaticamente.it</link>
	<description>Una finestra sulla mente attraverso gli occhi dell'empatia con articoli di counseling, grafologia, crescita personale e sensibilizzazione sociale -</description>
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		<title>Balbuzie e canto</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 13:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balbuzie]]></category>

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		<description><![CDATA[Cantare fa sparire la balbuzie Solo fino a pochi anni fa la balbuzie era ancora avvolta da un alone di mistero. Grazie a complesse tecniche di indagine diagnostica ed esplorativa non invasive (es. PET, risonanza magnetica funzionale, tac etc.), che hanno permesso di indagare zone del nostro corpo prima irraggiungibili, oggi è possibile fornire delle prime risposte a quesiti che lasciavano dubbiosi anche gli operatori del settore. Tutte le persone che balbettano sanno che durante il canto riescono a modulare la propria voce fluentemente, senza sforzo alcuno, esattamente come accade durante la lettura corale. Come noto, le zone cerebrali deputate alla produzione del parlato sono posizionate nell’emisfero sinistro del cervello, mentre i risultati delle recenti ricerche (Jeffries, Fritz, Braun &#8211; Neuroreport, Brain Imaging, 2003) ci dimostrano che la generazione delle parole durante il canto è associata ad un’attivazione di aree dell’emisfero destro che non corrispondono ad aree omologhe controlaterali; questi risultati suggeriscono che multipli networks neuronali sono coinvolti nel meccanismo della produzione del canto. La maggiore attivazione dell’emisfero destro ci spiega gli effetti di evocazione della fluenza durante il canto in disordini come l’afasia e la balbuzie e supporta la teoria di una concausa neurologica nella genesi e nell’andamento di tale disturbo, spiegandoci perchè cantando  scompaiano i blocchi che restano invece udibili nel parlato comune. Pur restando necessarie ulteriori conferme, la ricerca continua ad offrire a chi balbetta la possibilità di rispondere scientificamente agli interrogativi che finora hanno accompagnato la balbuzie, spesso scartando la causa psicologica tra i complessi fenomeni che la contraddistinguono. Articolo già pubblicato su La balbuzie: .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Cantare fa sparire  la balbuzie</h3>
<div class="blockquote-right">Non si balbetta nè per timidezza, nè per troppa emotività. Le ragioni sono svariate e complesse ma non sono psicologiche.</div>
<p style="text-align: justify;">Solo fino a pochi anni fa la balbuzie era ancora avvolta da un alone di mistero.<br />
Grazie a complesse tecniche di indagine diagnostica ed esplorativa non  invasive (es. PET, risonanza magnetica funzionale, tac etc.), che hanno permesso di indagare zone del nostro corpo prima  irraggiungibili,  oggi è possibile fornire delle prime risposte a  quesiti che lasciavano dubbiosi anche gli operatori del settore.<br />
Tutte le persone che balbettano  sanno che durante il canto  riescono a  modulare la propria voce fluentemente, senza sforzo alcuno,  esattamente  come accade durante la lettura corale.<br />
Come noto, le zone cerebrali deputate alla produzione del parlato sono  posizionate nell’emisfero sinistro del cervello, mentre i risultati  delle recenti ricerche (Jeffries, Fritz, Braun &#8211; Neuroreport, Brain  Imaging, 2003) ci dimostrano che la generazione delle parole durante il  canto è associata ad un’attivazione di aree dell’emisfero destro che non  corrispondono ad aree omologhe controlaterali; questi risultati  suggeriscono che multipli networks neuronali sono coinvolti nel  meccanismo della produzione del canto.<br />
La maggiore attivazione  dell’emisfero destro ci spiega gli effetti di  evocazione della fluenza durante il canto in disordini come l’afasia e  la balbuzie e supporta la teoria di una concausa neurologica nella  genesi e nell’andamento di tale disturbo, spiegandoci perchè cantando  scompaiano i blocchi che restano invece udibili nel parlato comune.<br />
Pur restando necessarie ulteriori conferme, la ricerca continua ad  offrire a chi balbetta la possibilità di rispondere scientificamente  agli interrogativi che finora hanno accompagnato la balbuzie, spesso  scartando la causa psicologica tra i complessi fenomeni che la contraddistinguono.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo già pubblicato su<strong> La balbuzie</strong>: <a class="post-button" href="http://www.balbuzienti.info/2009/02/perche-quando-si-canta-non-compare-la.html"><span>qui l&#8217;originale</span></a>.</p>
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		<item>
		<title>Empatia e consapevolezza</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/empatia/empatia-e-consapevolezza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 14:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Meditazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se non conosciamo noi stessi, non possiamo conoscere i sentimenti di un&#8217;altra persona. Se impariamo a osservare i nostri sentimenti dall&#8217;interno e dall&#8217;esterno, impareremo a riconoscerli e a vedere anche quelli degli altri e sapremo fare attenzione a dire o fare cose che potrebbero far soffrire ulteriormente l&#8217;altra persona. Per quanto riguarda queste conoscenze l&#8217;essere andati a scuola o all&#8217;università anche per dieci anni può non aver insegnato niente. Avere la consapevolezza di se stessi, dei propri sentimenti, porta alla capacità di mettersi al posto dell&#8217;altra persona: questa capacità viene chiamata dagli psicologi &#8220;empatia&#8221;. I cinesi traducono questo termine con &#8220;entrare dentro l&#8217;altro&#8221;. Siamo in grado di vedere la presenza dell&#8217;altro e possiamo entrare dentro di lui per sentire che sentimenti prova. Questo è ciò che si intende con &#8220;guardare in profondità&#8221;, possiamo metterci nella carne, nello scheletro e nella mente dell&#8217;altro, possiamo sentire come sente. Se sono presenti la sofferenza e la tristezza, entrando in quella persona possiamo sentire il suo dolore, i suoi sentimenti, e così riusciamo a comprenderla e non faremo o diremo niente che possa ferirla ulteriormente. Ma se non siamo in grado di fare questo per noi stessi, se non vediamo le formazioni mentali nostre, come possiamo vedere quelle di un altro? E&#8217; la consapevolezza di se stessi che porta all&#8217;empatia, quindi la prima cosa da fare è essere consapevoli di noi stessi e la seconda è praticare la consapevolezza empatica degli altri, solo così potremo produrre la vera gentilezza amorevole e la vera compassione. Questo è uno degli scopi dell&#8217;educazione. Dovremmo praticare correttamente e stabilmente  per portare queste cose all&#8217;esterno e offrirle alla società. Applicando queste intuizioni al campo dell&#8217;educazione, il mondo può avere meno sofferenza. Brano tratto da: Discorsi ai bambini e al bambino interiore, Thich Nhat Hanh, Ubaldini Editore Immagine di Chiarart La malattia di cui oggi soffre gran parte dell&#8217;umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. [...] Ma oggi? Dov&#8217;è il centro del potere che immiserisce le nostre vite? Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché. - T. Terzani. Un altro giro di giostra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se non conosciamo noi stessi, non possiamo conoscere i sentimenti di un&#8217;altra persona. Se impariamo a osservare i nostri sentimenti dall&#8217;interno e dall&#8217;esterno, impareremo a riconoscerli e a vedere anche quelli degli altri e sapremo fare attenzione a dire o fare cose che potrebbero far soffrire ulteriormente l&#8217;altra persona. Per quanto riguarda queste conoscenze l&#8217;essere andati a scuola o all&#8217;università anche per dieci anni può non aver insegnato niente.<br />
Avere la consapevolezza di se stessi, dei propri sentimenti, porta alla capacità di mettersi al posto dell&#8217;altra persona: questa capacità viene chiamata dagli psicologi &#8220;empatia&#8221;. I cinesi traducono questo termine con &#8220;entrare dentro l&#8217;altro&#8221;. Siamo in grado di vedere la presenza dell&#8217;altro e possiamo entrare dentro di lui per sentire che sentimenti prova. Questo è ciò che si intende con &#8220;guardare in profondità&#8221;, possiamo metterci nella carne, nello scheletro e nella mente dell&#8217;altro, possiamo sentire come sente.<br />
Se sono presenti la sofferenza e la tristezza, entrando in quella persona possiamo sentire il suo dolore, i suoi sentimenti, e così riusciamo a comprenderla e non faremo o diremo niente che possa ferirla ulteriormente.<br />
Ma se non siamo in grado di fare questo per noi stessi, se non vediamo le formazioni mentali nostre, come possiamo vedere quelle di un altro?<br />
E&#8217; la consapevolezza di se stessi che porta all&#8217;empatia, quindi la prima cosa da fare è essere consapevoli di noi stessi e la seconda è praticare la consapevolezza empatica degli altri, solo così potremo produrre la vera gentilezza amorevole e la vera compassione.<br />
Questo è uno degli scopi dell&#8217;educazione. Dovremmo praticare correttamente e stabilmente  per portare queste cose all&#8217;esterno e offrirle alla società. Applicando queste intuizioni al campo dell&#8217;educazione, il mondo può avere meno sofferenza.</p>
<h5>Brano tratto da: Discorsi ai bambini e al bambino interiore, Thich Nhat Hanh, Ubaldini Editore</h5>
<div class="divider"></div>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1058" title="centro" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/07/centro.jpg" alt="centro Empatia e consapevolezza" width="439" height="434" /><br />
Immagine di<a href="http://www.chiarart.net" target="_blank"> Chiarart</a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La malattia di cui oggi soffre gran parte dell&#8217;umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli. [...]<br />
Ma oggi? Dov&#8217;è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?<br />
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.</p>
</blockquote>
<p><em>- T. Terzani. Un altro giro di giostra.</em></p>
<div class="divider top"><a href="#">Torna su</a></div>
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		<title>La rivoluzione dentro di noi</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 12:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La rivoluzione interiore &#8211; che parte dal nucleo più profondo di noi stessi, per giungere alla consapevolezza che tutto è uno, che ogni cosa e ogni evento è collegato, che ogni parte rimanda all’insieme &#8211; ci condurrà piano piano ad agire in maniera più giusta, semplicemente perché più disinteressata. Se la smettessimo di rincorrere continuamente l’affermazione del nostro piccolo io nella professione, nel successo, nel potere economico &#8211; un’affermazione che inevitabilmente entra in conflitto con quella degli altri -, e se la smettessimo di affannarci con tanta fatica dietro questo piccolo mondo, nella convinzione che sia tutto perché la morte è l’azzeramento totale &#8211; se la smettessimo di fare tutto questo, forse riusciremmo a scorgere una dimensione più grande. Piano piano getteremmo le basi per un vivere comune, dove le diverse fasi della vita – la giovinezza con l’apprendimento, e la maturità con l’impegno familiare e lavorativo – ci faranno crescere nella complessità delle relazioni umane, per poi lasciare spazio al lungo viaggio di ritorno verso lo sconosciuto. I semi, insieme ai pensieri, alle parole e alle azioni che avremo lasciato lungo il nostro sentiero, non saranno vani. Brano tratto da: Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi, Gloria  Germani, Longanesi. Immagine di ChiarArt]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La rivoluzione interiore &#8211; che parte dal nucleo più profondo di noi stessi, per giungere alla consapevolezza che tutto è uno, che ogni cosa e ogni evento è collegato, che ogni parte rimanda all’insieme &#8211; ci condurrà piano piano ad agire in maniera più giusta, semplicemente perché più disinteressata. Se la smettessimo di rincorrere continuamente l’affermazione del nostro piccolo io nella professione, nel successo, nel potere economico &#8211; un’affermazione che inevitabilmente entra in conflitto con quella degli altri -, e se la smettessimo di affannarci con tanta fatica dietro questo piccolo mondo, nella convinzione che sia tutto perché la morte è l’azzeramento totale &#8211; se la smettessimo di fare tutto questo, forse riusciremmo a scorgere una dimensione più grande. Piano piano getteremmo le basi per un vivere comune, dove le diverse fasi della vita – la giovinezza con l’apprendimento, e la maturità con l’impegno familiare e lavorativo – ci faranno crescere nella complessità delle relazioni umane, per poi lasciare spazio al lungo viaggio di ritorno verso lo sconosciuto.</p>
<h4 style="text-align: justify;">I semi, insieme ai pensieri, alle parole e alle azioni che avremo lasciato lungo il nostro sentiero, non saranno vani.</h4>
<blockquote><p>Brano tratto da: Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi, Gloria  Germani, Longanesi.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1038" title="Rivoluzione_Interiore" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/07/Rivoluzione_Interiore.jpg" alt="Rivoluzione Interiore La rivoluzione dentro di noi" width="393" height="460" /><br />
Immagine di <a href="http://www.chiarart.net" target="_blank">ChiarArt</a></p>
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		<title>La ricerca d’Altro</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/natura/la-ricerca-daltro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 13:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Eco-counseling]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi pareva che la natura, come me, fosse stata messa in disparte da Dio come una cosa non divina, anche se creata da Lui e Sua manifestazione. Nulla riusciva a convincermi che il &#8220;fatto a immagine di Dio&#8221; dovesse riferirsi solo all&#8217;uomo. In realtà credevo che gli alti monti, i fiumi, i laghi, gli alberi, i fiori e gli animali manifestassero l&#8217;essenza di Dio assai meglio degli uomini, con i loro ridicoli vestiti, le loro meschinità, la vanità, la menzogna, l&#8217;odioso egoismo: tutte caratteristiche che conoscevo bene per averle io stesso [...]. Esisteva un altro regno, un tempio nel quale chi entrava si sentiva trasformato e di colpo sopraffatto da una visione dell&#8217;intero cosmo, sì da dimenticare se stesso, vinto dallo stupore e dall&#8217;immaginazione. Qui viveva l&#8217;&#8221;Altro&#8221;, al quale Dio era noto come un segreto nascosto, personale e al tempo stesso più che personale; qui nulla divideva l&#8217;uomo da Dio, come se la mente umana potesse mirare la creazione all&#8217;unisono con lui. Ciò che io qui rivelo, parola per parola, è qualcosa di cui allora non ero cosciente in modo distinto, sebbene ne avessi un netto presentimento e l&#8217;avvertissi con un sentimento profondo. In quei momenti sapevo che ero degno di me, e che io ero il mio vero me stesso. Non appena ero solo, potevo provare questa condizione: e perciò cercavo la pace e la solitudine di questo &#8220;Altro&#8221;. Brano tratto da: &#8220;Jung parla: inverviste e incontri&#8221;, Adelphi. Immagine di Chiarart, Decoupages Des Artistes]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi pareva che la natura, come me, fosse stata messa in disparte da Dio come una cosa non divina, anche se creata da Lui e Sua manifestazione. Nulla riusciva a convincermi che il &#8220;fatto a immagine di Dio&#8221; dovesse riferirsi solo all&#8217;uomo. In realtà credevo che gli alti monti, i fiumi, i laghi, gli alberi, i fiori e gli animali manifestassero l&#8217;essenza di Dio assai meglio degli uomini, con i loro ridicoli vestiti, le loro meschinità, la vanità, la menzogna, l&#8217;odioso egoismo: tutte caratteristiche che conoscevo bene per averle io stesso [...]. Esisteva un altro regno, un tempio nel quale chi entrava si sentiva trasformato e di colpo sopraffatto da una visione dell&#8217;intero cosmo, sì da dimenticare se stesso, vinto dallo stupore e dall&#8217;immaginazione. Qui viveva l&#8217;&#8221;Altro&#8221;, al quale Dio era noto come un segreto nascosto, personale e al tempo stesso più che personale; qui nulla divideva l&#8217;uomo da Dio, come se la mente umana potesse mirare la creazione all&#8217;unisono con lui. Ciò che io qui rivelo, parola per parola, è qualcosa di cui allora non ero cosciente in modo distinto, sebbene ne avessi un netto presentimento e l&#8217;avvertissi con un sentimento profondo. In quei momenti sapevo che ero degno di me, e che io ero il mio vero me stesso. Non appena ero solo, potevo provare questa condizione: e perciò cercavo la pace e la solitudine di questo &#8220;Altro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr style="text-align: justify;" />
<p style="text-align: justify;">
<h5 style="text-align: justify;">Brano tratto da: &#8220;Jung parla: inverviste e incontri&#8221;, Adelphi.</h5>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1026" title="presenza" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/07/presenza.jpg" alt="presenza La ricerca dAltro" width="500" height="501" /></p>
<p style="text-align: justify;">Immagine di <a href="http://www.chiarart.net" target="_blank">Chiarart</a>, Decoupages Des Artistes</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/empaticamente/~4/0Ij4HClTd10" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La strada sicura</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/counseling/la-strada-sicura/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 22:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita tuttavia qualche volta che qualcuno dentro di noi si faccia vivo, per esempio con un sogno, con un sogno che ci turba senza comprenderne il motivo, anche senza capirne un accidente. Dovete sapere che questo qualcuno ha, a proposito della strada sicura, un&#8217;opinione diversa dalla vostra. Ha anzi una convinzione ben precisa: cioè che la strada sicura molto spesso (lui ritiene addirittura quasi sempre) non porti da nessuna parte, che lì su quella strada non c&#8217;è per nulla la vita che vogliamo, che lì non troveremo affatto il meglio per noi. E così ci ammonisce di prestare molta attenzione: non siamo noi a imboccare la strada sicura, è lei che ci imbocca e, a un certo punto, ci inghiotte. Questo qualcuno vorrebbe persuaderci piuttosto che è opportuno accettare il rischio di cambiare strada e di avventurarsi verso ciò che a noi sembra del tutto sconosciuto. Che non c&#8217;è niente di sbagliato in questo. Certo  ci vuole un pò di coraggio, un pò di azzardo, ma è sulle strade insicure che cammina quel &#8220;me stesso&#8221; che forse, senza saperlo, stiamo cercando. O che dovremmo cercare. Perchè questo qualcuno sa che il senso di tutta la storia (di tutta la nostra storia) è proprio di essere incamminati verso ciò che è più sconosciuto. E che, quando pure lo raggiungessimo, dovremmo comunque abbandonarlo per inoltrarci un&#8217;altra volta verso un luogo ancora più sconosciuto. Questo qualcuno conosce, in definitiva, un segreto prezioso per il nostro cammino: prendere strade insicure non è nient&#8217;altro che un salutare allenamento in vista del transito finale. Brano tratto da: &#8220;Nel giardino di Jung&#8221;, Gian Piero Quaglino-Augusto Romano, Raffaello Cortina Editore La lezione più importante che l&#8217;uomo possa imparare in vita non è che nel mondo esiste la paura, ma che dipende da noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio. (Tagore)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita tuttavia qualche volta che qualcuno dentro di noi si faccia vivo, per esempio con un sogno, con un sogno che ci turba senza comprenderne il motivo, anche senza capirne un accidente. Dovete sapere che questo qualcuno ha, a proposito della strada sicura, un&#8217;opinione diversa dalla vostra. Ha anzi una convinzione ben precisa: cioè che la strada sicura molto spesso (lui ritiene addirittura quasi sempre) non porti da nessuna parte, che lì su quella strada non c&#8217;è per nulla la vita che vogliamo, che lì non troveremo affatto il meglio per noi. E così ci ammonisce di prestare molta attenzione: non siamo noi a imboccare la strada sicura, è lei che ci imbocca e, a un certo punto, ci inghiotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo qualcuno vorrebbe persuaderci piuttosto che è opportuno accettare il rischio di cambiare strada e di avventurarsi verso ciò che a noi sembra del tutto sconosciuto. Che non c&#8217;è niente di sbagliato in questo. Certo  ci vuole un pò di coraggio, un pò di azzardo, ma è sulle strade insicure che cammina quel &#8220;me stesso&#8221; che forse, senza saperlo, stiamo cercando. O che dovremmo cercare. Perchè questo qualcuno sa che il senso di tutta la storia (di tutta la nostra storia) è proprio di essere incamminati verso ciò che è più sconosciuto. E che, quando pure lo raggiungessimo, dovremmo comunque abbandonarlo per inoltrarci un&#8217;altra volta verso un luogo ancora più sconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo qualcuno conosce, in definitiva, un segreto prezioso per il nostro cammino: prendere strade insicure non è nient&#8217;altro che un salutare allenamento in vista del transito finale.</p>
<hr />
<h5>Brano tratto da: &#8220;Nel giardino di Jung&#8221;, Gian Piero Quaglino-Augusto Romano, Raffaello Cortina Editore</h5>
<blockquote><p>La lezione più importante che l&#8217;uomo possa  imparare in vita non è che nel mondo esiste la paura, ma che dipende da  noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio.  (Tagore)</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Il coraggio di essere se stessi</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/empaticamente/~3/pNBtwenFk4I/</link>
		<comments>http://www.empaticamente.it/curiosita/il-coraggio-di-essere-se-stessi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 17:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Tang era un giovane operaio che viveva in un regno d&#8217;oriente. Lavorava il rame e fabbricava magnifici utensili che vendeva al mercato. Era felice di vivere e aveva un eccellente livello d&#8217;autostima. L&#8217;unica cosa che ancora gli mancava era la donna della sua vita. Un giorno, un messaggero venne ad annunciare che il re voleva maritare la propria figlia al giovane suddito che avesse dimostrato di possedere la maggiore autostima. Nel giorno convenuto, Tang si recò al castello e lì trovò parecchie centinaia di giovani pretendenti. Il re li guardò tutti e chiese al suo ciambellano di consegnare ad ognuno di loro cinque semi di fiori, poi li pregò di tornare a primavera portando con sè un vaso con i fiori sbocciati dai semi che avevano ricevuto. Tang piantò i semi e li curò assiduamente, ma non accadde nulla. Niente germogli, niente fiori. Alla data fissata Tang prese il suo vaso senza fiori e partì per il castello. Centinaia di altri pretendenti portavano vasi pieni di fiori meravogliosi e si prendevano gioco di Tang e del suo vaso di terra senza fiori. A quel punto il re chiese che ciascun pretendente sfilasse davanti a lui presentando il proprio vaso. Un pò intimidito, Tang giunse al cospetto del re: &#8220;Non è germogliato alcun seme, Vostra Maestà&#8221;, disse. Il re gli rispose: &#8220;Tang, resta qui vicino a me.&#8221; Quando i pretendenti ebbero sfilato il re li mandò via tutti, a eccezione di Tang, e annunciò a tutto il regno che Tang e sua figlia si sarebbero sposati l&#8217;estate seguente. Fu una festa straordinaria. Tang e la principessa erano sempre più innamorati l&#8217;uno dell&#8217;altra. Erano molto felici. Un giorno, Tang chiese a suo suocero: &#8220;Maestà, come mai avete scelto me come genero anche se i miei semi non erano fioriti?&#8221; E il re rispose: &#8220;Perchè quei semi non potevano fiorire, li avevo fatti bollire una notte intera! Tu sei stato l&#8217;unico a dimostrare abbastanza stima di te stesso e degli altri da essere onesto! Era un uomo così che volevo per genero.&#8221; Brano tratto da: Quaderno d&#8217;esercizi per per l&#8217;autostima, di Rosette Poletti &#38; Barbara Dobbs, Antonio Vallardi Editore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tang era un giovane operaio che viveva in un regno d&#8217;oriente. Lavorava il rame e fabbricava magnifici utensili che vendeva al mercato. Era felice di vivere e aveva un eccellente livello d&#8217;autostima. L&#8217;unica cosa che ancora gli mancava era la donna della sua vita. Un giorno, un messaggero venne ad annunciare che il re voleva maritare la propria figlia al giovane suddito che avesse dimostrato di possedere la maggiore autostima. Nel giorno convenuto, Tang si recò al castello e lì trovò parecchie centinaia di giovani pretendenti. Il re li guardò tutti e chiese al suo ciambellano di consegnare ad ognuno di loro cinque semi di fiori, poi li pregò di tornare a primavera portando con sè un vaso con i fiori sbocciati dai semi che avevano ricevuto. Tang piantò i semi e li curò assiduamente, ma non accadde nulla.<br />
Niente germogli, niente fiori.<br />
Alla data fissata Tang prese il suo vaso senza fiori e partì per il castello. Centinaia di altri pretendenti portavano vasi pieni di fiori meravogliosi e si prendevano gioco di Tang e del suo vaso di terra senza fiori. A quel punto il re chiese che ciascun pretendente sfilasse davanti a lui presentando il proprio vaso. Un pò intimidito, Tang giunse al cospetto del re: &#8220;Non è germogliato alcun seme, Vostra Maestà&#8221;, disse. Il re gli rispose: &#8220;Tang, resta qui vicino a me.&#8221;<br />
Quando i pretendenti ebbero sfilato il re li mandò via tutti, a eccezione di Tang, e annunciò a tutto il regno che Tang e sua figlia si sarebbero sposati l&#8217;estate seguente. Fu una festa straordinaria. Tang e la principessa erano sempre più innamorati l&#8217;uno dell&#8217;altra. Erano molto felici.<br />
Un giorno, Tang chiese a suo suocero: &#8220;Maestà, come mai avete scelto me come genero anche se i miei semi non erano fioriti?&#8221; E il re rispose: &#8220;Perchè quei semi non potevano fiorire, li avevo fatti bollire una notte intera! Tu sei stato l&#8217;unico a dimostrare abbastanza stima di te stesso e degli altri da essere onesto! Era un uomo così che volevo per genero.&#8221;</p>
<hr />
<h5>Brano tratto da: <em>Quaderno d&#8217;esercizi per per l&#8217;autostima</em>, di Rosette Poletti &amp; Barbara Dobbs, Antonio Vallardi Editore.</h5>
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		<item>
		<title>Marea nera: siamo terrestri consapevoli?</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/natura/marea-nera/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 15:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Eco-counseling]]></category>

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		<description><![CDATA[Barack Obama, presidente USA, ha alzato la voce. Più di ieri. A fronte di 60.000 barili che si riversano quotidianamente nelle acque del Golfo del Messico, a fronte di uno dei più gravi disastri ambientali  che il nostro Pianeta abbia subito a mano dell&#8217;Uomo ha  parlato alla Nazione, per la prima volta. Al link possiamo leggere la notizia AGI. E noi? Siamo tutti Americani anche questa volta? Eppure non leggo nei blog italiani o nei link facebook grandi voci che si stagliano&#8230; A parte quelle degli ecologisti e dei pochi, ancora troppo pochi, sensibili all&#8217;argomento. Come se, in realtà, non fosse un problema nostro. Come se non fossimo tutti Terrestri, come se si stesse parlando di &#8220;casa d&#8217;altri&#8221;. Non si tratta  di seguire un movimento politico o di pensiero, un&#8217;attivismo o altro. Si tratta delle nostre vite, di quelle dei nostri figli, di quelle dello stupendo Pianeta che abbiamo avuto in dono e che abbiamo il dovere di custodire. Tutti noi. Guardiamo le immagini del link qui sotto, parlano da sole. Scene dal Golfo del Messico. Un uomo autentico contribuisce alla trasformazione del Mondo solo attraverso la sua trasformazione. - M. Buber]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Barack Obama, presidente USA, ha alzato la voce. Più di ieri. A fronte di 60.000 barili che si riversano quotidianamente nelle acque del Golfo del Messico, a fronte di uno dei più gravi disastri ambientali  che il nostro Pianeta  abbia subito a mano dell&#8217;Uomo ha  parlato alla Nazione, per la prima volta. Al link possiamo leggere la notizia <a href="http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201006161106-eco-rt10058-marea_nera_la_guerra_di_obama_nel_golfo_e_adesso_energie_pulite" target="_blank">AGI</a>.</p>
<p>E noi? Siamo tutti Americani anche questa volta?</p>
<p>Eppure non leggo nei blog italiani o nei link facebook grandi voci che si stagliano&#8230; A parte quelle degli ecologisti e dei pochi, ancora troppo pochi, sensibili all&#8217;argomento. Come se, in realtà, non fosse un problema nostro.</p>
<p>Come se non fossimo tutti Terrestri, come se si stesse parlando di &#8220;casa d&#8217;altri&#8221;. Non si tratta  di seguire un movimento politico o di pensiero, un&#8217;attivismo o altro.</p>
<p><strong>Si tratta delle nostre vite, di quelle dei nostri figli, di quelle dello stupendo Pianeta che abbiamo avuto in dono e che abbiamo il dovere di custodire. </strong></p>
<p><strong>Tutti noi.</strong></p>
<p>Guardiamo le immagini del link qui sotto, parlano da sole.</p>
<p><a href="http://www.boston.com/bigpicture/2010/06/scenes_from_the_gulf_of_mexico.html" target="_blank">Scene dal Golfo del Messico.</a></p>
<hr />
<h5>Un uomo autentico contribuisce alla trasformazione del Mondo solo attraverso la sua trasformazione.</h5>
<p><em>- M. Buber</em></p>
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		<item>
		<title>Storiella indiana</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 16:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto avvolto in carta di riso. Questo, disse, non è un semplice pacchetto, è biancheria intima. Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita e il merletto. &#8220;Lo comprò la prima volta che andammo a NewYork, 8 o 9 anni fa&#8221;. &#8220;Non lo usò mai. Lo conservava per un&#8217;occasione speciale.&#8221; &#8220;Bene. Credo che questa sia l&#8217;occasione giusta.&#8221; Si avvicinò al letto e collocò il capo di biancheria vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri. Sua moglie era appena morta. Girandosi verso di me disse: &#8220;Non conservare niente per un&#8217;occasione speciale, ogni giorno che vivi è un&#8217;occasione speciale. &#8221; Sto ancora pensando a queste parole ed a come hanno cambiato la mia vita. Adesso leggo di più e pulisco di meno. Mi siedo in terrazzo e ammiro il paesaggio, senza fare caso alle erbacce del giardino. Passo più tempo con la mia famiglia e gli amici e meno tempo lavorando. Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze da godere, non per sopravvivere. Ormai non conservo nulla. Uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni. Metto l&#8217;abito nuovo per andare al supermercato, se decido così e ne ho voglia. Ormai non conservo il mio miglior profumo per feste speciali, lo uso ogni volta che voglio farlo. Le frasi &#8216;un giorno&#8230;&#8217; e &#8216;uno di questi giorni &#8216; stanno scomparendo dal mio vocabolario. Se vale la pena vederlo, ascoltarlo o farlo adesso. Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico, se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera. Credo che avrebbe chiamato I suoi familiari e gli amici intimi. Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici per scusarsi e fare la pace per una lite passata. Mi piace pensare che sarebbe andata a mangiare cibo cinese, il suo preferito. Sono queste piccole cose non fatte che mi infastidirebbero, se sapessi che le mie ore sono contate. Infastidito perché smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo in contatto &#8216;un giorno &#8216;. Infastidito perché non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere &#8216;uno di questi giorni &#8216;. Infastidito e triste perché non dissi ai miei fratelli e ai miei figli, con sufficiente frequenza, quanto li amo. Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite. Ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto&#8230; è speciale. - Anonimo (tratto dal web)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto avvolto in carta di riso.<br />
Questo, disse, non è un semplice pacchetto, è biancheria intima.<br />
Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita e il merletto.<br />
&#8220;Lo comprò la prima volta che andammo a NewYork, 8 o 9 anni fa&#8221;.<br />
&#8220;Non lo usò mai. Lo conservava per un&#8217;occasione speciale.&#8221;<br />
&#8220;Bene. Credo che questa sia l&#8217;occasione giusta.&#8221;<br />
Si avvicinò al letto e collocò il capo di biancheria vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri.<br />
Sua moglie era appena morta. Girandosi verso di me disse: &#8220;Non conservare niente per un&#8217;occasione speciale, ogni giorno che vivi è un&#8217;occasione speciale. &#8221; Sto ancora pensando a queste parole ed a come hanno cambiato la mia vita. Adesso leggo di più e pulisco di meno. Mi siedo in terrazzo e ammiro il paesaggio, senza fare caso alle erbacce del giardino.<br />
Passo più tempo con la mia famiglia e gli amici e meno tempo lavorando.<br />
Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze da godere, non per sopravvivere.<br />
Ormai non conservo nulla.<br />
Uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni.<br />
Metto l&#8217;abito nuovo per andare al supermercato, se decido così e ne ho voglia.<br />
Ormai non conservo il mio miglior profumo per feste speciali, lo uso ogni volta che voglio farlo.<br />
Le frasi &#8216;un giorno&#8230;&#8217; e &#8216;uno di questi giorni &#8216; stanno scomparendo dal mio vocabolario.<br />
Se vale la pena vederlo, ascoltarlo o farlo adesso.<br />
Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico, se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera.<br />
Credo che avrebbe chiamato I suoi familiari e gli amici intimi.<br />
Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici per scusarsi e fare la pace per una lite passata.<br />
Mi piace pensare che sarebbe andata a mangiare cibo cinese, il suo preferito.<br />
Sono queste piccole cose non fatte che mi infastidirebbero, se sapessi che le mie ore sono contate.<br />
Infastidito perché smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo in contatto &#8216;un giorno &#8216;.<br />
Infastidito perché non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere &#8216;uno di questi giorni &#8216;.<br />
Infastidito e triste perché non dissi ai miei fratelli e ai miei figli, con sufficiente frequenza, quanto li amo.<br />
Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite.</p>
<p>Ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale.<br />
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto&#8230; è speciale.</p>
<p><em>- Anonimo (tratto dal web)</em></p>
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		<item>
		<title>I miei veri nomi</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 06:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[CHIAMAMI, TI PREGO, CON I MIEI VERI NOMI Non dire che partiro&#8217; domani perche&#8217; anche oggi continuo ad arrivare. Guarda in profondita&#8217;; arrivo ogni secondo e sono una gemma su un ramo in primavera, sono un uccellino, dalle ali ancora fragili, e imparo a cantare nel mio nuovo nido, sono un bruco nel cuore di un fiore, sono un gioiello che si nasconde in un sasso. Sto ancora arrivando, per ridere e per piangere, per avere paura e per sperare, il ritmo del mio cuore e&#8217; la nascita e la morte di tutti coloro che sono vivi. Sono un&#8217;effimera in metamorfosi sulla superficie del fiume e sono l&#8217;uccello che, quando arriva la primavera, arriva in tempo per mangiarsi l&#8217;effimera. Sono una rana che nuota felice nell&#8217;acqua chiara di uno stagno, e sono una biscia che si avvicina in silenzio e si nutre della rana. Sono un bambino ugandese, tutto pelle e ossa, le mie gambe sono sottili come canne di bambu&#8217;, e sono il mercante che vende armi mortali all&#8217;Uganda. Sono una bambina di dodici anni, profuga su una piccola imbarcazione, che si getta nell&#8217;oceano dopo essere stata violentata da un pirata del mare, e sono il pirata, dal cuore ancora incapace di vedere e di amare. Sono un membro del Politburo, e ho molto potere nelle mie mani, e sono l&#8217;uomo che paga il suo &#8220;debito di sangue&#8221; alla sua gente, e muoio lentamente in un campo di lavori forzati. La mia gioia e&#8217; come una sorgente calda che fa sbocciare fiori in tutti i sentieri della vita. Il mio dolore e&#8217; come un fiume di lacrime, tanto in piena che riempie i quattro oceani. Ti prego, chiamami con i miei veri nomi, perche&#8217; possa svegliarmi e la porta del mio cuore possa restare aperta, la porta della compassione. Thich Nhat Hahn 1978]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CHIAMAMI, TI PREGO, CON I MIEI VERI NOMI</p>
<p>Non dire che partiro&#8217; domani<br />
perche&#8217; anche oggi continuo ad arrivare.</p>
<p>Guarda in profondita&#8217;; arrivo ogni secondo<br />
e sono una gemma su un ramo in primavera,<br />
sono un uccellino, dalle ali ancora fragili,<br />
e imparo a cantare nel mio nuovo nido,<br />
sono un bruco nel cuore di un fiore,<br />
sono un gioiello che si nasconde in un sasso.</p>
<p>Sto ancora arrivando, per ridere e per piangere,<br />
per avere paura e per sperare,<br />
il ritmo del mio cuore e&#8217; la nascita e la morte<br />
di tutti coloro che sono vivi.</p>
<p>Sono un&#8217;effimera in metamorfosi sulla<br />
superficie del fiume<br />
e sono l&#8217;uccello  che, quando arriva la primavera,<br />
arriva in tempo per mangiarsi l&#8217;effimera.</p>
<p>Sono una rana che nuota felice nell&#8217;acqua chiara di uno stagno,<br />
e sono una biscia che si avvicina<br />
in silenzio e si nutre della rana.</p>
<p>Sono un bambino ugandese, tutto pelle e ossa,<br />
le mie gambe sono sottili come canne di bambu&#8217;,<br />
e sono il mercante che vende armi mortali all&#8217;Uganda.</p>
<p>Sono una bambina di dodici anni, profuga su  una piccola imbarcazione,<br />
che si getta nell&#8217;oceano dopo essere stata violentata da un pirata del mare,<br />
e sono il pirata, dal cuore ancora incapace di vedere e di amare.</p>
<p>Sono un membro del Politburo, e ho molto potere nelle mie mani,<br />
e sono l&#8217;uomo che paga il suo &#8220;debito<br />
di sangue&#8221; alla sua gente,<br />
e muoio lentamente in un campo di lavori forzati.</p>
<p>La mia gioia e&#8217; come una sorgente calda che fa<br />
sbocciare fiori in tutti i sentieri della vita.<br />
Il mio dolore e&#8217; come un fiume di lacrime,<br />
tanto in piena<br />
che riempie i quattro oceani.</p>
<p>Ti prego, chiamami con i miei veri nomi,<br />
perche&#8217; possa svegliarmi<br />
e la porta del mio cuore possa restare<br />
aperta, la porta della compassione.</p>
<p>Thich Nhat Hahn  1978</p>
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		<item>
		<title>L’ascolto attivo</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/counseling/ascolto-attivo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 May 2010 15:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ascolto è un processo attivo che richiede impegno e concentrazione, nonchè la capacità di mettere da parte i propri problemi e preoccupazioni &#8211; per lo meno temporaneamente. Talvolta sentiamo o udiamo le parole che le altre persone ci dicono ma ascoltare e sentire non sono la stessa cosa: spesso sentiamo le parole pronunciate da qualcuno senza una reale comprensione del messaggio globale che ci vorrebbe comunicare. Probabilmente una delle ragioni per le quali l&#8217;ascolto è un&#8217;abilità così scarsamente sviluppata risiede nel fatto che non ci è stato insegnato a valorizzarla da bambini. E&#8217; soltanto quando si verificano situazioni traumatiche o di crisi, magari nella seconda parte della vita, che le persone si accorgono del deficit di ascolto &#8211; non soltanto in se stesse ma anche negli altri. Questi episodi taumatici o di crisi possono, specialmente quando ci toccano da vicino personalmente, farci comprendere quanto dipendiamo dall&#8217;aiuto degli altri. L&#8217;ascolto attivo, per lo meno all&#8217;inizio, è la forma più efficace di aiuto che possiamo dare alle persone che soffrono di uno sconvolgimento emozionale o un trauma. Abilità di counseling, Margareth Hough, Erickson.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ascolto è un processo attivo che richiede impegno e concentrazione, nonchè la capacità di mettere da parte i propri problemi e preoccupazioni &#8211; per lo meno temporaneamente.<br />
Talvolta <em>sentiamo o udiamo</em> le parole che le altre persone ci dicono ma ascoltare e sentire non sono la stessa cosa: spesso sentiamo le parole pronunciate da qualcuno senza una reale comprensione del messaggio globale che ci vorrebbe comunicare.<br />
Probabilmente una delle ragioni per le quali l&#8217;ascolto è un&#8217;abilità così scarsamente sviluppata risiede nel fatto che non ci è stato insegnato a valorizzarla da bambini.<span id="more-839"></span><br />
E&#8217; soltanto quando si verificano situazioni traumatiche o di crisi, magari nella seconda parte della vita, che le persone si accorgono del deficit di ascolto &#8211; non soltanto in se stesse ma anche negli altri.<br />
Questi episodi taumatici o di crisi possono, specialmente quando ci toccano da vicino personalmente, farci comprendere quanto dipendiamo dall&#8217;<em>aiuto degli altri. </em>L&#8217;ascolto attivo, per lo meno all&#8217;inizio, è la forma più efficace di aiuto che possiamo dare alle persone che soffrono di uno sconvolgimento emozionale o un trauma.</p>
<p><strong>Abilità di counseling</strong>, Margareth Hough, Erickson.</p>
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		<item>
		<title>Empatia e meditazione</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/empatia/empatia-e-meditazione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 14:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Meditazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.empaticamente.it/?p=754</guid>
		<description><![CDATA[La neuroscienza ci spiega il Dalai Lama. L’empatia non può più essere considerata una caratteristica innata e stabile, infatti uno studio del 2008 ci dimostra come possa essere insegnata attraverso la meditazione, rendendo gli individui più compassionevoli verso sentimenti e sensazioni altrui. Ricercatori presso l’università del Wisconsin per primi hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per dimostrare che, grazie alle tecniche di meditazione, benevolenza e gentilezza possono essere  apprese con l’allenamento, esattamente come si impara a suonare uno strumento o giocare uno sport. I 32 partecipanti alla ricerca vennero suddivisi in due gruppi così composti: 16 praticanti esperti di meditazione e 16 che avevano semplicemente ricevuto un training nelle due settimane precedenti l’esperimento. Ognuno di loro venne piazzato nello scanner con il compito di meditare o evitarlo, secondo le istruzioni ricevute; vennero sottoposti al suono di vocalizzazioni umane sia positive che negative o neutre ( un bambino che ride, una donna che urla e rumore di sottofondo in un ristorante), con lo scopo di valutare le loro eventuali risposte empatiche. Lo studio dimostrò come i circuiti del cervello coinvolti nella percezione delle emozioni e sentimenti fossero drammaticamente più attivati nei meditatori esperti piuttosto che nei novizi e come l&#8217;intensità dell’attivazione fosse direttamente proporzionale alla profondità dello stato meditativo durante il compito previsto. Sebbene siano necessari ulteriori studi prima che la meditazione possa essere inserita in un contesto di trattamento, gli autori ritengono che la scoperta abbia importanti risvolti sia sociali che clinici, infatti potrebbe fornire un valido aiuto nella depressione, nella prevenzione al bullismo e nella regolazione delle emozioni negli adolescenti. E’ possibile leggere l’articolo originale su PLoS ONE. La compassione, l&#8217;altruismo, il buon cuore non sono unicamente nobili sentimenti di cui trae vantaggio il nostro prossimo. Sono stati mentali, condizioni mentali di cui beneficiamo anche noi stessi. Una persona altruista e compassionevole è in genere una donna o un uomo più felice, più sereno. Quando siete coscienti delle vostre sofferenze e insoddisfazioni, ciò vi aiuta a sviluppare la vostra empatia, la capacità che vi permette di rapportarvi con sensibilità verso le sofferenze degli altri. Ciò aumenta la vostra capacità di provare compassione. - Dalai Lama Immagine di Chiarart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La neuroscienza ci spiega il Dalai Lama.</h3>
<p style="text-align: justify;">L’empatia non può più essere considerata una caratteristica innata e stabile,  infatti uno studio del 2008 ci dimostra come possa essere insegnata attraverso la meditazione, rendendo gli individui più compassionevoli  verso sentimenti e sensazioni altrui. Ricercatori presso l’università del Wisconsin per primi hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per dimostrare che, grazie alle tecniche di meditazione, benevolenza e gentilezza  possono essere  apprese con l’allenamento, esattamente come si impara a suonare uno strumento o giocare uno sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-754"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I 32 partecipanti alla ricerca vennero suddivisi in due gruppi così composti: 16 praticanti esperti di meditazione e 16 che avevano semplicemente ricevuto un training nelle due settimane precedenti l’esperimento.  Ognuno di loro venne piazzato nello scanner  con il compito di meditare o evitarlo, secondo le istruzioni ricevute; vennero sottoposti al suono di vocalizzazioni umane sia positive che negative o neutre ( un bambino che ride, una donna che urla e rumore di sottofondo in un ristorante), con lo scopo di valutare le loro eventuali risposte empatiche.<br />
Lo studio dimostrò come i circuiti del cervello coinvolti nella percezione delle emozioni e sentimenti fossero drammaticamente più attivati nei meditatori esperti  piuttosto che nei novizi e come l&#8217;intensità dell’attivazione fosse direttamente proporzionale alla profondità dello stato meditativo durante il compito previsto.<br />
Sebbene siano necessari ulteriori studi prima che la meditazione possa essere inserita in un contesto di trattamento, gli autori ritengono che la scoperta  abbia importanti risvolti sia sociali che clinici, infatti potrebbe fornire un valido aiuto nella depressione, nella prevenzione al bullismo e nella regolazione delle emozioni negli adolescenti.<br />
E’ possibile leggere l’articolo originale su <a title="Effects of Meditative Expertise" href="http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0001897" target="_blank">PLoS ONE.</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La compassione, l&#8217;altruismo, il buon cuore non sono unicamente nobili  			sentimenti di cui trae vantaggio il nostro prossimo. Sono stati  mentali,  			condizioni mentali di cui beneficiamo anche noi stessi. Una persona  			altruista e compassionevole è in genere una donna o un uomo più  felice,  			più sereno.</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><em>Quando siete coscienti delle vostre sofferenze e insoddisfazioni, ciò vi aiuta a sviluppare la vostra empatia, la capacità che vi permette di rapportarvi con sensibilità verso le sofferenze degli altri. Ciò aumenta la vostra capacità di provare compassione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #800080;"><strong>- Dalai Lama</strong></span><br />
</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/04/cura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-755" title="cura" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/04/cura.jpg" alt="cura Empatia e meditazione" width="380" height="442" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Immagine di <a title="Casa dei colori di Chiarart" href="http://www.chiarart.net" target="_blank">Chiarart</a></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/empaticamente/~4/lTTVW-yx7VU" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Gli elementi del grafismo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 18:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Grafologia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ analisi della scrittura secondo la grafologia francese si struttura secondo un modello logico articolato in generi e specie. Spazio, forma, movimento e tratto sono i 4 generi che per primi vengono valutati nella loro reciproca dinamica, unica per ogni grafia. Spazio L’elemento spazio si riferisce sia all’impostazione del testo nella pagina, inteso come atto sociale di presentazione di sè, sia alla presa di possesso dello spazio in qualità di riflesso della natura profonda dello scrivente; la ripartizione delle masse bianche e nere ed i significati simbolici sottesi ci parleranno del dialogo tra conscio e inconscio e della natura profonda della persona.  A titolo di esempio valuteremo il bianco che intercorre tra le righe, tra le parole e tra le lettere, nonchè i margini destro e sinistro, la posizione della firma e dei paragrafi. Forma Comunica l’immagine di sè che un individuo esprime all’esterno, indicativa sia del suo modo di essere che delle sue aspirazioni. Una grafia più o meno affrancata dal modello scolastico riflette le attitudini al conformismo, all’originalità, alla creatività. E’ necessario che si evolva in concomitanza allo sviluppo psicologico della persona senza dimenticare le regole apprese, pena il rischio di perdere in chiarezza e comprensibilità. Le forme personali scelte ci parlano del punto di incontro tra l’ identità della persona e l’ambiente in cui vive. Suddivisione di base del genere forma è la distinzione tra forme calligrafiche, convenzionali o personalizzate, a cui si aggiungono 36 specie ca. ( es. gonfiata, confusa, filiforme, a colpo di frusta, ovoidale etc.) Tratto Innato e costituzionale, esprime gli aspetti più profondi della personalità. Informa sulla salute psichica e fisica della persona e sempre si deteriora in caso di dipendenze, di malattie organiche o psichiche. E’ un indice assai rilevante nelle perizie, in quanto riuscire a contraffarlo è praticamente impossibile. Necessita di un’attenta analisi e viene studiato nei suoi elementi di appoggio, leggerezza, pastosità o nitidezza, curvinearità e rettilinearità, nonchè velocità o lentezza, a cui si aggiungono ulteriori indici più particolareggiati. Movimento E’ il “Motore” del gesto grafico, gli da slancio e vita. Nasce da un impulso del tutto inconsapevole, istintivo e spontaneo, è l’elemento più espressivo. Esso non può mai essere disgiunto dalla forma o dallo spazio altrimenti sarebbe un puro esercizio nell’aria. La qualità del movimento consiste nella capacità di padroneggiare i gesti spontanei al fine di stabilire un dialogo vitale tra impulso e controllo. Quando il movimento dialoga in modo armonico con la forma, l’energia psichica messa in moto può tradursi in un processo evolutivo. Forma e Movimento integrati producono sinergia tra le variabilità psichiche e attivano possibilità di rinnovamento interiore. (cit. Dizionario di Grafologia, Daniela Serrati, Lasergrafica Polver). Alcuni tipi di movimento: barrato o sbarrato, dinamico, effervescente, fluttuante, immobile impennato, scorrevole, lanciato, vibrante, tumultuoso. Ognuno si caratterizza per specifici segni grafologici, con significati precisi che vanno valutati in correlazione agli altri aspetti del grafismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’ analisi della scrittura secondo la grafologia francese si struttura secondo un modello logico articolato in generi e specie. Spazio, forma, movimento e tratto sono i 4 generi che per primi vengono valutati nella loro reciproca dinamica, unica per ogni grafia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff6600;">Spazio</span></strong><br />
L’elemento spazio si riferisce sia all’impostazione del testo nella pagina, inteso come atto sociale di presentazione di sè, sia alla presa di possesso dello spazio in qualità di riflesso della natura profonda dello scrivente; la ripartizione delle masse bianche e nere ed i significati simbolici sottesi ci parleranno del dialogo tra conscio e inconscio e della natura profonda della persona.  A titolo di esempio valuteremo il bianco che intercorre tra le righe, tra le parole e tra le lettere, nonchè i margini destro e sinistro, la posizione della firma e dei paragrafi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">Forma</span></strong><br />
Comunica l’immagine di sè che un individuo esprime all’esterno, indicativa sia del suo modo di essere che delle sue aspirazioni. Una grafia più o meno affrancata dal modello scolastico riflette le attitudini al conformismo, all’originalità, alla creatività. E’ necessario che si evolva in concomitanza allo sviluppo psicologico della persona senza dimenticare le regole apprese, pena il rischio di perdere in chiarezza e comprensibilità. Le forme personali scelte ci parlano del punto di incontro tra l’ identità della persona e l’ambiente in cui vive. Suddivisione di base del genere forma è la distinzione tra forme calligrafiche, convenzionali o personalizzate, a cui si aggiungono 36 specie ca. ( es. gonfiata, confusa, filiforme, a colpo di frusta, ovoidale etc.)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333399;"><strong>Tratto</strong></span><br />
Innato e costituzionale, esprime gli aspetti più profondi della personalità. Informa sulla salute psichica e fisica della persona e sempre si deteriora in caso di dipendenze, di malattie organiche o psichiche. E’ un indice assai rilevante nelle perizie, in quanto riuscire a contraffarlo è praticamente impossibile. Necessita di un’attenta analisi e viene studiato nei suoi elementi di appoggio, leggerezza, pastosità o nitidezza, curvinearità e rettilinearità, nonchè velocità o lentezza, a cui si aggiungono ulteriori indici più particolareggiati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993366;"><strong>Movimento</strong></span><br />
E’ il “Motore” del gesto grafico, gli da slancio e vita. Nasce da un impulso del tutto inconsapevole, istintivo e spontaneo, è l’elemento più espressivo. Esso non può mai essere disgiunto dalla forma o dallo spazio altrimenti sarebbe un puro esercizio nell’aria. La qualità del movimento consiste nella capacità di padroneggiare i gesti spontanei al fine di stabilire un dialogo vitale tra impulso e controllo. Quando il movimento dialoga in modo armonico con la forma, l’energia psichica messa in moto può tradursi in un processo evolutivo. Forma e Movimento integrati producono sinergia tra le variabilità psichiche e attivano possibilità di rinnovamento interiore. (cit. Dizionario di Grafologia, Daniela Serrati, Lasergrafica Polver).<br />
Alcuni tipi di movimento: barrato o sbarrato, dinamico, effervescente, fluttuante, immobile impennato, scorrevole, lanciato, vibrante, tumultuoso. Ognuno si caratterizza per specifici segni grafologici, con significati precisi che vanno valutati in correlazione agli altri aspetti del grafismo.</p>
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		<title>Ambiti della grafologia</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/grafologia/ambiti-grafologia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 20:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Grafologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La grafologia è una scienza antica, che interessò addirittura Aristotele, ma è soltanto dagli inizi del 900 che studiosi europei lavorarono per conferirle assetto scientifico sistematizzandone la tecnica con analisi e verifiche continue, superarando la mera valutazione estetica che la contraddistinse agli esordi, quando veniva  utilizzata come divertissement nei salotti letterari. Ancor oggi molti la confondono con altre pratiche, conferendole false capacità divinatorie quando invece in Francia è consueto il suo utilizzo in selezione del personale in azienda. Il grafologo può successivamente specializzarsi in ambito peritale e collaborare con tribunali ed avvocati  svolgendo perizie calligrafiche, atte a valutare l&#8217;autenticità o meno di firme o di documenti vergati a mano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La grafologia è una scienza antica, che interessò addirittura  Aristotele, ma è soltanto dagli inizi del 900 che studiosi europei  lavorarono per conferirle assetto scientifico sistematizzandone la  tecnica con analisi e verifiche continue, superarando la mera valutazione estetica che la contraddistinse agli esordi, quando veniva  utilizzata come divertissement nei salotti letterari. Ancor oggi molti la confondono con altre pratiche, conferendole false capacità divinatorie quando invece in Francia è consueto il suo utilizzo in selezione del personale  in azienda.</p>
<p style="text-align: justify;"><h3 class="toggle"><a href="#">Area risorse umane</a></h3><div class="toggle-box" style="display: none;"><p>L&#8217;analisi grafologica può offrire una risorsa in più in selezione del  personale sia per l&#8217;azienda che per il libero professionista, per  inserire &#8220;la persona giusta nel posto giusto&#8221;.</p></div></p>
<p style="text-align: justify;"><h3 class="toggle"><a href="#">A scuola</a></h3><div class="toggle-box" style="display: none;"><p>Attraverso specifiche scale di valutazione dell&#8217;età grafomotoria  l&#8217;esperto grafologo può offrire il suo aiuto all&#8217;insegnante, nel  prevenire o diagnosticare problemi come la disgrafia, che ledono  l&#8217;apprendimento scolastico.</p></div></p>
<p style="text-align: justify;"><h3 class="toggle"><a href="#">Orientamento</a></h3><div class="toggle-box" style="display: none;"><p>L&#8217;analisi della scrittura permette di evidenziare le attitudini dello  studente per meglio orientare la sua carriera scolastica. Spesso l&#8217;amore  per una professione non comporta come conseguenza le capacità  necessarie al suo svolgimento. La grafologia diventa così un utile  strumento per evitare errori nella carrriera scolastica e diminiure il  tasso di abbandono universitario.</p></div></p>
<p style="text-align: justify;"><h3 class="toggle"><a href="#">Analisi di personalita'</a></h3><div class="toggle-box" style="display: none;"><p>Attraverso lo studio della grafia è possibile stilare un profilo di  personalità che metta in luce le attitudini dello scrivente, le qualità  dell&#8217;aspetto intellettivo (es. analisi vs. sintesi), le aree affettiva e  relazionale.</p></div></p>
<p style="text-align: justify;">Il grafologo può successivamente specializzarsi in ambito peritale e collaborare con tribunali ed avvocati  svolgendo perizie calligrafiche, atte a valutare l&#8217;autenticità o meno di firme o di documenti vergati a mano.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<item>
		<title>Crescere</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/counseling/crescere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 22:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Counseling]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti noi &#8211; nessuno escluso &#8211; siamo nati con le potenzialità per crescere. Se impariamo a mettere in pratica questo potenziale, vivremo una vita di intensità e di pienezza indicibili. Riusciremo a sviluppare delle risposte di crescita che ci permetteranno di andare ovunque e di fare qualsiasi cosa. &#8230;[...] Crescere è la nostra vera ragione di vita. I processi umani rappresentano il veicolo della nostra crescita. Noi, come esseri umani, siamo il prodotto dei nostri processi. In effetti, siamo umani solo se siamo in grado di gestire i processi umani. E alla fine, o moriremo crescendo, oppure moriremo condizionati ed impotenti, profughi e senza casa nel nostro stesso mondo. L&#8217;Arte di aiutare, Robert Carkhuff, Erikson.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutti noi &#8211; nessuno escluso &#8211; siamo nati con le potenzialità per crescere. Se impariamo a mettere in pratica questo potenziale, vivremo una vita di intensità e di pienezza indicibili. Riusciremo a sviluppare delle risposte di crescita che ci permetteranno di andare ovunque e di fare qualsiasi cosa. &#8230;[...] Crescere è la nostra vera ragione di vita. I processi umani rappresentano il veicolo della nostra crescita. Noi, come esseri umani, siamo il prodotto dei nostri processi. In effetti, siamo umani solo se siamo in grado di gestire i processi umani.</p>
<p style="text-align: justify;">E alla fine, o moriremo crescendo, oppure moriremo condizionati ed impotenti, profughi e senza casa nel nostro stesso mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Arte di aiutare</strong>, Robert Carkhuff, Erikson.</p>
<p><a href="http://empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/02/realta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-671" title="realta" src="http://empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/02/realta.jpg" alt="realta Crescere" width="396" height="457" /></a></p>
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		<item>
		<title>La filosofia ubuntu</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/empatia/la-filosofia-ubuntu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 15:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sensibilizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ubuntu è un&#8217;etica o un&#8217;ideologia dell&#8217;Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone. È un&#8217;espressione in lingua bantu che indica &#8220;benevolenza verso il prossimo&#8221;. È una regola di vita, basata sulla compassione, il rispetto dell&#8217;altro. Appellandosi all&#8217;ubuntu si è soliti dire Umuntu ngumuntu ngabantu, &#8220;io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo&#8221;. L&#8217;ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l&#8217;umanità intera, un desiderio di pace. Viene sfruttato in Sudafrica in una campagna nazionale per la promozione della società. (da wikipedia) A livello sociale, nell&#8217; ottica della filosofia ubuntu, il rito del saluto assume un significato fondamentale: la formula più diffusa, che equivale al nostro ciao, è l&#8217; espressione SAWU BONA, che significa TI VEDO, a cui un membro della stessa tribù risponderebbe dicendo SIKHONA, SONO QUI. L &#8216;ordine dello scambio dei saluti è importante: finchè l&#8217;altro non mi vede io non esisto. Possedere un&#8217;identità nel momento in cui l&#8217;altro ci vede , ci rispetta e ci riconosce come persona significa mettersi in gioco e si riferisce anche all&#8217;individualità dell&#8217; essere umano; esporsi l&#8217;uno all&#8217;altro ( ti vedo / sono qui ) ed essere disponibili ad incontrare le reciproche differenze rendendo l’incontro un vero incontro. Come dire : essere riconosciuto per i propri valori, uno dei bisogni fondamentali dell’uomo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ubuntu</strong> è un&#8217;etica o un&#8217;ideologia dell&#8217;Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">È un&#8217;espressione in lingua bantu che indica &#8220;benevolenza verso il prossimo&#8221;. È una regola di vita, basata sulla compassione, il rispetto dell&#8217;altro. Appellandosi all&#8217;ubuntu si è soliti dire <em>Umuntu ngumuntu ngabantu</em>, &#8220;io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo&#8221;. L&#8217;ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l&#8217;umanità intera, un desiderio di pace. Viene sfruttato in Sudafrica in una campagna nazionale per la promozione della società. (da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ubuntu_%28filosofia%29" target="_blank">wikipedia</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">A livello sociale, nell&#8217; ottica della filosofia ubuntu, il rito del saluto assume un significato fondamentale: la formula più diffusa, che equivale al nostro ciao, è l&#8217; espressione SAWU BONA, che significa TI VEDO, a cui un membro della stessa tribù risponderebbe dicendo SIKHONA, SONO QUI.</p>
<p style="text-align: justify;">L &#8216;ordine dello scambio dei saluti è importante: finchè l&#8217;altro non mi vede io non esisto.</p>
<p style="text-align: justify;">Possedere un&#8217;identità nel momento in cui l&#8217;altro ci vede , ci rispetta e ci riconosce come persona significa mettersi in gioco e si riferisce anche all&#8217;individualità dell&#8217; essere umano; esporsi l&#8217;uno all&#8217;altro ( ti vedo / sono qui ) ed essere disponibili ad incontrare le reciproche differenze rendendo l’incontro un vero incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dire : <strong>essere riconosciuto per i propri valori, uno dei bisogni fondamentali dell’uomo.</strong></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/empaticamente/~4/Yo3SVnJSTAw" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>San Valentino …</title>
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		<comments>http://www.empaticamente.it/curiosita/san-valentino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 19:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;UOMO CHE NON CREDEVA NELL&#8217;AMORE   (racconto tratto dal web) Voglio raccontarvi una storia molto antica su un uomo che non credeva nell&#8217;amore. Si trattava di un uomo comune, proprio come voi e me, ma ciò che lo rendeva speciale era il suo modo di pensare: era convinto che L&#8217;AMORE NON ESISTESSE. Naturalmente l&#8217;aveva cercato a lungo, aveva osservato le persone intorno a sé, trascorrendo gran parte della vita in cerca d&#8217;amore, solo per scoprire che l&#8217;amore non esisteva. Dovunque andasse, diceva a tutti che l&#8217;amore è soltanto un invenzione dei poeti e delle religioni, usata per manipolare la debole mente umana, per controllare le persone. Diceva che l&#8217;amore non è reale, e per questo è impossibile trovarlo quando lo si cerca. Era un uomo molto intelligente e riusciva ad essere convincente. Lesse una quantità di libri, frequentò le migliori università e diventò un rinomato studioso. Poteva parlare dovunque, davanti a qualunque pubblico, e la sua logica era inoppugnabile. Diceva che l&#8217;amore è come una droga: ti fa sentire bene, ma crea una dipendenza. E cosa succede se una persona diventa dipendente dall&#8217;amore, e poi non riceve la sua dose quotidiana? Quell&#8217;uomo diceva che la maggior parte dei rapporti d&#8217;amore è come il rapporto che c&#8217;è tra un tossicodipendente e il suo spacciatore. Quello dei due che ha il bisogno maggiore è il drogato, e l&#8217;altro assume il ruolo dello spacciatore. Quest&#8217;ultimo è quello che controlla il rapporto. E&#8217; una dinamica facilmente osservabile, perché in ogni relazione di solito c&#8217;è uno che ama di più e un altro che si limita a ricevere, ad approfittare di chi gli ha donato il suo cuore. E&#8217; facile vedere come si manipolano a vicenda, tramite le loro azioni e reazioni, proprio come un drogato e uno spacciatore. Il tossicodipendente, quello che ha il bisogno maggiore, vive con il timore costante di non ricevere la prossima dose di amore. Pensa: &#8220;Cosa farò se mi lascia?&#8221; E tale paura lo rende possessivo. Diventa geloso ed esigente. Lo spacciatore comunque può sempre manipolarlo, dandogli dosi maggiori o minori, oppure negandogliele del tutto. La persona con il bisogno maggiore si arrende ed accetta di fare qualunque cosa pur di non essere abbandonata. L&#8217;uomo della nostra storia continuava a spiegare a tutti perché l&#8217;amore non esiste. &#8220;Ciò che gli uomini chiamano amore è solo una relazione basata sul controllo e sulla paura. Dov&#8217;è il rispetto? Dov&#8217;è l&#8217;amore che dichiariamo di provare? Non esiste.&#8221; Le giovani coppie davanti a un simulacro di Dio, e davanti alle loro famiglie e agli amici, si scambiano una quantità di promesse: di vivere insieme per sempre, di amarsi e rispettarsi l&#8217;un l&#8217;altro, di restare uniti nella salute e nella malattia. Promettono di amare e onorare l&#8217;altro&#8230;Promesse e ancora promesse. La cosa stupefacente è che credono davvero ciò che promettono. Ma dopo il matrimonio, dopo una settimana, un mese o alcuni mesi, le promesse vengono infrante una dopo l&#8217;altra. &#8220;Scoppia una guerra di potere, di manipolazione, per stabilire chi è il drogato e chi lo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;UOMO CHE NON CREDEVA NELL&#8217;AMORE   (racconto tratto dal web)</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio raccontarvi una storia molto antica su un uomo che non credeva nell&#8217;amore. Si trattava di un uomo comune, proprio come voi e me, ma ciò che lo rendeva speciale era il suo modo di pensare: era convinto che L&#8217;AMORE NON ESISTESSE. Naturalmente l&#8217;aveva cercato a lungo, aveva osservato le persone intorno a sé, trascorrendo gran parte della vita in cerca d&#8217;amore, solo per scoprire che l&#8217;amore non esisteva. Dovunque andasse, diceva a tutti che l&#8217;amore è soltanto un invenzione dei poeti e delle religioni, usata per manipolare la debole mente umana, per controllare le persone. Diceva che l&#8217;amore non è reale, e per questo è impossibile trovarlo quando lo si cerca. Era un uomo molto intelligente e riusciva ad essere convincente. Lesse una quantità di libri, frequentò le migliori università e diventò un rinomato studioso. Poteva parlare dovunque, davanti a qualunque pubblico, e la sua logica era inoppugnabile. Diceva che l&#8217;amore è come una droga: ti fa sentire bene, ma crea una dipendenza. E cosa succede se una persona diventa dipendente dall&#8217;amore, e poi non riceve la sua dose quotidiana? Quell&#8217;uomo diceva che la maggior parte dei rapporti d&#8217;amore è come il rapporto che c&#8217;è tra un tossicodipendente e il suo spacciatore. Quello dei due che ha il bisogno maggiore è il drogato, e l&#8217;altro assume il ruolo dello spacciatore. Quest&#8217;ultimo è quello che controlla il rapporto. E&#8217; una dinamica facilmente osservabile, perché in ogni relazione di solito c&#8217;è uno che ama di più e un altro che si limita a ricevere, ad approfittare di chi gli ha donato il suo cuore. E&#8217; facile vedere come si manipolano a vicenda, tramite le loro azioni e reazioni, proprio come un drogato e uno spacciatore. Il tossicodipendente, quello che ha il bisogno maggiore, vive con il timore costante di non ricevere la prossima dose di amore. Pensa: &#8220;Cosa farò se mi lascia?&#8221; E tale paura lo rende possessivo. Diventa geloso ed esigente. Lo spacciatore comunque può sempre manipolarlo, dandogli dosi maggiori o minori, oppure negandogliele del tutto. La persona con il bisogno maggiore si arrende ed accetta di fare qualunque cosa pur di non essere abbandonata. L&#8217;uomo della nostra storia continuava a spiegare a tutti perché l&#8217;amore non esiste. &#8220;Ciò che gli uomini chiamano amore è solo una relazione basata sul controllo e sulla paura. Dov&#8217;è il rispetto? Dov&#8217;è l&#8217;amore che dichiariamo di provare? Non esiste.&#8221; Le giovani coppie davanti a un simulacro di Dio, e davanti alle loro famiglie e agli amici, si scambiano una quantità di promesse: di vivere insieme per sempre, di amarsi e rispettarsi l&#8217;un l&#8217;altro, di restare uniti nella salute e nella malattia. Promettono di amare e onorare l&#8217;altro&#8230;Promesse e ancora promesse. La cosa stupefacente è che credono davvero ciò che promettono. Ma dopo il matrimonio, dopo una settimana, un mese o alcuni mesi, le promesse vengono infrante una dopo l&#8217;altra. &#8220;Scoppia una guerra di potere, di manipolazione, per stabilire chi è il drogato e chi lo spacciatore. Pochi mesi dopo le nozze, il rispetto che avevano giurato di mantenere l&#8217;uno per l&#8217;altra è scomparso. Resta il risentimento, il veleno, il modo in cui si fanno male a vicenda, finchè ad un certo punto, senza che se ne rendano conto, l&#8217;amore finisce. I due restano insieme perché hanno paura di restare soli, temono i giudizi degli altri e anche i propri. Ma dov&#8217;è l&#8217;amore? Quell&#8217;uomo sosteneva di conoscere molte coppie anziane che avevano vissuto insieme per trenta o quarant&#8217;anni, e ne erano molto fiere. Ma quando parlavano del loro rapporto, dicevano: &#8220;Siamo sopravvissuti al matrimonio&#8221;. Ciò significava che uno dei due a un certo punto si era arreso all&#8217;altro. La persona con la volontà più forte aveva vinto la guerra. Ma dov&#8217;era la fiamma che chiamavano amore? Si trattavano come una proprietà l&#8217;uno dell&#8217;altro. &#8220;Lui è mio&#8221;. &#8220;Lei è mia&#8221;. L&#8217;uomo spiegava senza fine tutte le ragioni per cui non credeva nell&#8217;esistenza dell&#8217;amore, e diceva :&#8221;Io ho già vissuto situazioni del genere e non permetterò più a nessuno di manipolare la mia mente, di controllare la mia vita, in nome dell&#8217;amore.&#8221; Le sue argomentazioni erano logiche e convincevano molte persone. L&#8217;AMORE NON ESISTE. Poi un giorno, mentre quell&#8217;uomo camminava in un parco, vide una bella donna in lacrime seduta su una panchina. Si incuriosì e avvicinatosi le chiese se poteva aiutarla. Potete immaginare la sua sorpresa quando lei rispose che piangeva perché aveva scoperto che l&#8217;amore non esiste. L&#8217;uomo disse: &#8220;Stupefacente. Una donna che non crede nell&#8217;esistenza dell&#8217;amore&#8221;. Naturalmente volle subito sapere qualcosa di più. &#8220;Perché dici che l&#8217;amore non esiste?&#8221; chiese &#8220;E&#8217; una lunga storia&#8221; rispose lei &#8220;Mi sono sposata molto giovane, piena di amore e di illusioni. Credevo che avrei condiviso tutta la vita con mio marito. Ci giurammo reciprocamente fedeltà e rispetto, e creammo una famiglia. Ma presto tutto cambiò. Io ero la moglie devota che si occupava della casa e dei bambini. Mio marito continuò a seguire la sua carriera. Il suo successo e la sua immagine esteriore per lui erano più importanti della famiglia. Smise di rispettarmi, e io smisi di rispettare lui. Ci facemmo del male a vicenda e un giorno scoprii che non lo amavo più, e che neppure lui mi amava. &#8220;Ma i bambini avevano bisogno di un padre e quella fu la scusa che adottai per non lasciarlo, facendo anzi di tutto per sostenerlo. Ora i bambini sono diventati adulti e se ne sono andati. Non ho più scuse per restare con lui. Tra noi non c&#8217;è rispetto, né gentilezza. So che anche se trovassi un altro sarebbe la stessa cosa, perché l&#8217;amore non esiste. Non ha senso cercare ciò che non esiste e per questo piango.&#8221; L&#8217;uomo la comprendeva benissimo. L&#8217;abbracciò e disse :&#8221;Hai ragione, l&#8217;amore non esiste. Lo cerchiamo, apriamo il nostro cuore, ci rendiamo vulnerabili e troviamo solo egoismo. Questo ci fa del male anche quando pensiamo di esserne usciti indenni. Non importa quante volte ci proviamo, accade sempre la stessa cosa. Perché allora continuare a cercare l&#8217;amore?&#8221; Erano così simili, che diventarono grandi amici. Il loro era un rapporto meraviglioso. Si rispettavano e nessuno dei due cercava di prevalere sull&#8217;altro. Ogni passo che facevano insieme li rendeva felici. Tra loro non c&#8217;era invidia né gelosia, non c&#8217;era controllo né possesso. La relazione continuava a crescere . Amavano stare insieme, perché si divertivano molto. Quando erano soli ciascuno sentiva la mancanza dell&#8217;altro. Un giorno, mentre l&#8217;uomo era fuori città, gli venne un&#8217;idea assurda. &#8220;Forse ciò che sento per lei è amore&#8221; , pensò. &#8220;Ma è così diverso da ciò che ho provato in passato. Non è ciò che dicono i poeti, o la religione, perché io non mi sento responsabile per lei. Non le chiedo nulla, non ho bisogno che si occupi di me. Non sento la necessità di incolparla dei miei problemi. Insieme stiamo bene e ci divertiamo. Io rispetto il suo modo di pensare e lei non mi mette mai in imbarazzo. Non mi sento geloso quando è con altri e non invidio i suoi successi. Forse l&#8217;amore esiste davvero, alla fine, ma non è ciò che tutti credono che sia.&#8221; Non vedeva l&#8217;ora di tornare a casa e parlare con la donna, per raccontarle dei suoi strani pensieri. Appena cominciarono a parlare, lei disse:&#8221;So esattamente a cosa ti riferisci. Io ho avuto la stessa idea tempo fa, ma non volevo parlartene perché so che non credi nell&#8217;amore. Forse dopotutto l&#8217;amore esiste, ma non è ciò che pensavamo che fosse.&#8221; I due decisero di diventare amanti e di vivere insieme, e sorprendentemente le cose tra loro non cambiarono. Continuavano a rispettarsi e a sostenersi, e l&#8217;amore cresceva sempre di più. Anche le cose più semplici li facevano gioire, perché si amavano ed erano felici. Il cuore dell&#8217;uomo era così pieno di amore che una notte accadde un grande miracolo. Era intento a guardare le stelle, e ne vide una bellissima. Il suo amore era così forte che la stella scese dal cielo e finì nelle sue mani. Quindi accadde un altro miracolo e la sua anima si fuse con la stella. La sua felicità era intensa, e andò subito dalla donna per mettere la stella nelle sue mani. Non appena lo fece, lei ebbe un momento di dubbio: quell&#8217;amore era troppo forte. Non appena quel pensiero le attraversò la mente, la stella le cadde di mano e si ruppe in un milione di pezzi. Ora c&#8217;è un vecchio che gira per il mondo giurando che l&#8217;amore non esiste. E in una casa c&#8217;è una donna anziana che aspetta un uomo, versando lacrime amare per il paradiso che aveva tenuto tra le mani, perdendolo in un momento di dubbio. Questa è la storia dell&#8217;uomo che non credeva nell&#8217;amore. Di chi fu l&#8217;errore? Cosa non funzionò? Fu l&#8217;uomo a sbagliare, pensando di poter dare alla donna la sua felicità. La sua felicità era la stella e l&#8217;errore fu quello di mettere la stella nelle mani della donna. La felicità non viene mai dal di fuori. L&#8217;uomo era felice per tutto l&#8217;amore che proveniva da sé stesso. La donna era felice per tutto l&#8217;amore che proveniva da lei. Ma appena lui la rese responsabile della propria felicità, lei ruppe la stella, perché poteva farsi carico della felicità di un altro essere. Indipendentemente da quanto lo amasse, non avrebbe potuto renderlo felice, perché non poteva sapere ciò che lui aveva in mente, non poteva conoscere le sue aspettative, i suoi sogni. Se prendete la vostra felicità e la mettete nelle mani di un&#8217;altra persona, prima o poi quella persona la distruggerà. Se la felicità invece vive dentro di voi, siete voi ad esserne responsabili. Non possiamo rendere nessuno responsabile della nostra felicità, ma quando andiamo in chiesa e ci sposiamo, la prima cosa che facciamo è quella di scambiarci gli anelli. Mettiamo la nostra stella nelle mani dell&#8217;altro, sperando che ci renda felici e che noi renderemo felici lui, o lei. Ma indipendentemente da quanto amate un&#8217;altra persona, non sarete mai ciò che quella persona vuole che siate. Questo è l&#8217;errore che quasi tutti facciamo fin dall&#8217;inizio. Basiamo la nostra felicità sul partner. Trovate la vostra stella e tenetela nel cuore&#8230;sarà la sua luce a trasmettere l&#8217;amore&#8230;perché L&#8217;AMORE ESISTE!</p>
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		<title>Giornata della Memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 01:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Sensibilizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l&#8217;eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. Elie Wiesel, La notte, La Giuntina, Firenze 1980 Elie Wiesel, scrittore sopravvissuto all&#8217;Olocausto e premio Nobel per la pace nel 1986, parlerà alla Camera dei Deputati il 27 Gennaio, per celebrare i dieci anni dall’entrata in vigore della legge che ha istituito il Giorno della Memoria per ricordare la Shoah. La Giornata è stata voluta dalla comunità internazionale per commemorare le vittime del nazismo, del fascismo, dell&#8217;Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.<br />
Mai dimenticherò quel fumo.<br />
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.<br />
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.<br />
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l&#8217;eternità il desiderio di vivere.<br />
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.<br />
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.</em></p>
<h5 style="text-align: justify;"><strong>Elie Wiesel, <em>La notte</em>, La Giuntina, Firenze 1980</strong></h5>
<p style="text-align: justify;">Elie Wiesel, scrittore sopravvissuto all&#8217;Olocausto e premio Nobel per la pace nel 1986, parlerà alla Camera dei Deputati il 27 Gennaio, per celebrare i dieci anni dall’entrata in vigore della legge che ha istituito il Giorno della Memoria per ricordare la Shoah.<br />
La  Giornata  è stata voluta dalla comunità internazionale per commemorare le vittime del nazismo, del fascismo, dell&#8217;Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/B51e_UsPMEI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/B51e_UsPMEI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
<div class="one-half">I bambini di queste immagini sono i nostri figli, gli uomini sono i nostri padri e i nostri fratelli, le donne sono le nostre madri e le nostre sorelle.<br />
Siamo tutti ebrei. Come siamo tutti mussulmani, omosessuali, zingari, handicappati, cattolici, buddisti &#8230; ogni volta che accade. Ricordiamo il passato ai più giovani, perchè non si ripeta più.</div></p>
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		<title>Uno</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 11:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Eco-counseling]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;In India si dice che l&#8217;ora più bella è quella dell&#8217;alba, quando la notte aleggia ancora nell&#8217;aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione tra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l&#8217;uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono  che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti ma &#8220;non sono due&#8221;. Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell&#8217;amore diventano Uno.&#8221; Da : Un altro giro di giostra, pag. 53. Tiziano Terzani. Longanesi &#38; C. 2004]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;In India si dice che l&#8217;ora più bella è quella dell&#8217;alba, quando la notte aleggia ancora nell&#8217;aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione tra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l&#8217;uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono  che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti ma &#8220;non sono due&#8221;. Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell&#8217;amore diventano Uno.&#8221;</p>
<blockquote><p>Da : Un altro giro di giostra, pag. 53. Tiziano Terzani. Longanesi &amp; C. 2004</p></blockquote>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nAfXFIqOxb8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/nAfXFIqOxb8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La strada che non presi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosita']]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una fino a che potei. Poi presi l&#8217;altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’ aspetto migliore, perché era erbosa e meno consumata; Sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili ed entrambe quella mattina erano lì uguali con foglie che nessun passo aveva annerito. Oh, misi da parte la prima per un altro giorno! Pur sapendo come una strada porti ad un&#8217;altra, dubitavo se mai sarei tornato indietro. Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra anni e anni:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due strade divergevano in un bosco giallo<br />
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe<br />
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo<br />
a guardarne una fino a che potei.<br />
Poi presi l&#8217;altra, perché era altrettanto bella,<br />
e aveva forse l’ aspetto migliore,<br />
perché era erbosa e meno consumata;<br />
Sebbene il passaggio le avesse rese<br />
quasi simili<br />
ed entrambe quella mattina erano lì uguali<br />
con foglie che nessun passo aveva annerito.</p>
<p>Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!<br />
Pur sapendo come una strada porti ad un&#8217;altra,<br />
dubitavo se mai sarei tornato indietro.<br />
Lo racconterò con un sospiro<br />
da qualche parte tra anni e anni:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/01/strade1.jpg"><img class="size-full wp-image-586 aligncenter" title="strade" src="http://empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/01/strade1.jpg" alt="strade1 La strada che non presi" width="536" height="598" /></a></p>
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		<title>Le bugie hanno le gambe corte</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 08:18:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Counselor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empatia]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[Consigli]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio del corpo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l&#8217;appunto è di quelle che hanno il naso lungo. (Pinocchio, Collodi) Le ricerche sull’empatia hanno dimostrato che rispecchiare il linguaggio del corpo e del volto dell’interlocutore facilita le interazioni sociali permettendo una migliore comprensione delle emozioni tra gli individui, sentendo ciò che l’altro sente. Ma se l’imitazione, grazie al connaturato sistema dei neuroni specchio, aiuta a comprenderci l’un l’altro può anche avere un ruolo nel rilevare le menzogne? Un nuovo studio, pubblicato su Psychological Science, ha cercato di rispondere alla domanda. A 92 soggetti venne chiesto di discorrere con un interlocutore che sosteneva di aver offerto una donazione ad un ente benefico &#8211; alcuni l’avevano realmente fatta, altri mentivano. Il compito prevedeva dichiarare successivamente ai ricercatori se il supposto donatore avesse detto o meno la verità. I partecipanti vennero suddivisi in 3 gruppi secondo le istruzioni ricevute: mimare l’interlocutore non mimare l’interlocutore nessuna istruzione I risultati: coloro che non mimavano riuscirono ad identificare i bugiardi più di coloro che mimavano, contraddicendo l&#8217;assunto che il rispecchiamento ci aiuti sempre a comprendere le emozioni altrui. Purtroppo i risultati dimostrarono anche come i partecipanti di tutti i tre gruppi non fossero particolarmente dotati nel rilevare le menzogne, fatto che avvalla un’altra teoria secondo la quale sia una rara capacità innata e che sia difficile funzionare come abili lie-detector, a meno di non aver ricevuto un training specifico. La ricerca ci fornisce comunque un piccolo aiuto nella quotidianità: tenere a bada la nostra naturale empatia aumentando la distanza emotiva è un atteggiamento utile qualora nutrissimo dei dubbi sulla persona che abbiamo di fronte (ad esempio un venditore che ci propone un “affare”) e può offrirci qualche possibilità in più nel valutare correttamente la veridicità delle sue affermazioni.  Durante le investigazioni gli inquirenti tendono a mettere a proprio agio l&#8217;interlocutore per indurlo a lasciarsi andare ed abbassare le barriere difesive ma è un metodo complesso che cela sia lati positivi che negativi: diminuisce il nervosismo dell&#8217;intervistato e lo incita all&#8217;apertura ma di converso un suo uso eccessivo riduce anche la capacità di giudizio dell&#8217;intervistatore. E&#8217; infatti provato come distogliere lo sguardo  non sia  sempre segnale di disinteresse o timidezza ma serva ad aumentare la concentrazione, in quanto si ha una difficoltà enorme a guardare un viso e contemporaneamente prendere una decisione e pensare. Ecco spiegato perchè è così difficile diventare degli abili &#8220;scopritori di menzogne&#8221;: è necessario, insieme a precise tecniche di conduzione del colloquio ed a una conoscenza approfondita dei linguaggi del corpo, un controllo costante delle proprie emozioni, calibrando distacco emotivo ed apparente coinvolgimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l&#8217;appunto è di quelle che hanno il naso lungo. (Pinocchio, Collodi)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche sull’empatia hanno dimostrato che rispecchiare il linguaggio del corpo e del volto dell’interlocutore facilita le interazioni sociali permettendo una migliore comprensione delle emozioni tra gli individui, sentendo ciò che l’altro sente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se l’imitazione, grazie al connaturato sistema dei neuroni specchio, aiuta a comprenderci l’un l’altro può anche avere un ruolo nel rilevare le menzogne?<br />
Un nuovo studio, pubblicato su <a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/122369131/abstract" target="_blank">Psychological Science</a>, ha cercato di rispondere alla domanda.<br />
A 92 soggetti venne chiesto di discorrere con un interlocutore che sosteneva di aver offerto una donazione ad un ente benefico &#8211; alcuni l’avevano realmente fatta, altri mentivano. Il compito prevedeva dichiarare successivamente ai ricercatori se il supposto donatore avesse detto o meno la verità. I partecipanti vennero suddivisi in 3 gruppi secondo le istruzioni ricevute:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li> mimare l’interlocutore</li>
<li> non mimare l’interlocutore</li>
<li> nessuna istruzione</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">I risultati: coloro che non mimavano riuscirono ad identificare i bugiardi più di coloro che mimavano, contraddicendo l&#8217;assunto che il rispecchiamento ci aiuti sempre a comprendere le emozioni altrui. Purtroppo i risultati dimostrarono anche come i partecipanti di tutti i tre gruppi non fossero particolarmente dotati nel rilevare le menzogne, fatto che avvalla un’altra teoria secondo la quale sia una rara capacità innata e che sia difficile funzionare come abili lie-detector, a meno di non aver ricevuto un training specifico.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-960" title="liedetector" src="http://www.empaticamente.it/wp-content/uploads/2010/01/liedetector.jpg" alt="liedetector Le bugie hanno le gambe corte" width="490" height="348" /></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca ci fornisce comunque un piccolo aiuto nella quotidianità: tenere a bada la nostra naturale empatia aumentando la distanza emotiva è un atteggiamento utile qualora nutrissimo dei dubbi sulla persona che abbiamo di fronte (ad esempio un venditore che ci propone un “affare”) e può offrirci qualche possibilità in più nel valutare correttamente la veridicità delle sue affermazioni.  Durante le investigazioni gli inquirenti tendono a mettere a proprio agio l&#8217;interlocutore per indurlo a lasciarsi andare ed abbassare le barriere difesive ma è un metodo complesso che cela sia lati positivi che negativi: diminuisce il nervosismo dell&#8217;intervistato e lo incita all&#8217;apertura ma di converso un suo uso eccessivo riduce anche la capacità di giudizio dell&#8217;intervistatore. E&#8217; infatti provato come distogliere lo sguardo  non sia  sempre segnale di disinteresse o timidezza ma serva ad aumentare la concentrazione, in quanto si ha una difficoltà enorme a guardare un viso e contemporaneamente prendere una decisione e pensare. Ecco spiegato perchè è così difficile diventare degli abili &#8220;scopritori di menzogne&#8221;: è necessario, insieme a precise tecniche di conduzione del colloquio ed a una conoscenza approfondita dei linguaggi del corpo, un controllo costante delle proprie emozioni, calibrando distacco emotivo ed apparente coinvolgimento.</p>
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