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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>Monte dei paschi (non di Siena), ed il Mangia&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:39:16 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: mentre pare che l&#8217;accordo (digitale?) fra USA ed Iran si stia concretizzando &#8211; cosa di cui non si può che lieti essere -, con l&#8217;imperativo categorico di fare presente al neo ottuagenario Trump che lui ha stravinto senza ma e senza se, nonché in attesa che entri nel vivo l&#8217;incontro di Evian, dedichiamoci ad una puntata in larga parte senese: si fa per dire, parlando soprattutto di Monte dei paschi (non più sanese, per l&#8217;appunto)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL MANGIA A LOVAGLIO: IL TAFAZZISMO DELLE LASTRE</p>
<p>Togliamoci subito il dentino, così poi non fa più (troppo) male: la questione Mangia-Lovaglio pone un problema o meno? In redazione &#8211; come già detto e scritto plurime volte &#8211; pensiamo proprio di sì, financo con una certa nettezza. Ahinoi.</p>
<p>Diciamo subito che non c&#8217;azzecca alcunché, il fatto che lo scrivente sia stato colui che aveva &#8211; in occasione dell&#8217;intenso ritorno del musicista senese in città, in Sala storica in particolare, nell&#8217;ottobre 2025 &#8211; proposto Mauro Lusini come Mangia d&#8217;oro: sul non premio per chi ha ideato &#8220;C&#8217;era un ragazzo che come me&#8230;&#8221;, ormai, abbiamo elaborato il lutto. Anche se restiamo convinti che &#8211; in un mondo impregnato di guerre &#8211; sarebbe stato un riconoscimento doppio (almeno doppio): a Lusini, per la sua notevole carriera nel campo artistico-musicale; al Mangia in sé, che a questo giro avrebbe incarnato al meglio lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, che anela alla pace.</p>
<p>Niente di personale su Lovaglio, davvero: persona che ha una sua simpatia nascosta (da quello che ho constatato nei pochi secondi in cui gli ho parlato), e a favore del quale ci siamo schierati quando fu trattato a pesci in faccia da Caltagirone (e quasi nessuno in città lo difendeva). W Lovaglio, ordunque: ma tenendo sempre ben presente che è un manager di una banca, non un missionario devoto, perinde ac cadaver, alla causa senese&#8230;</p>
<p>Il Magnifico Rettore Di Pietra, però, ha scompaginato le cose, con una proposta (il Mangia a Lovaglio, per l&#8217;appunto) alla quale tutte le istituzioni preposte si sono supinamente accodate (con un tempismo letteralmente tafazzista, sia consentito scrivere): ed anche qui ci sarebbe da eccepire qualcosa, ma lasciamo stare. Vediamo cosa accade da ora in avanti: probabilmente, come spesso funziona in città, niente.</p>
<p>Se però l&#8217;acqua va per i suoi fossi, fra due mesi esatti la città premierà, con il suo più solenne premio (criticabile quanto lo si voglia, ma tale resta, con tutto il rispetto per gli altri), proprio il manager sotto il cui agire &#8211; volente o nolente lui stesso &#8211; la banca perderà financo quell&#8217;esilissimo cordone ombelicale che la legava ancora alla città, nonostante la trimurti Regione-Provincia-Comune si affanni a dire che faranno di tutto perché ciò non accada. Game over, ormai.</p>
<p>Siena &#8211; diciamocela tutta, fino in fondo &#8211; se così il 15 agosto andranno le cose, una grande figurona dunque non ce la farà di certo: né di fronte all&#8217;esterno, e neanche guardandosi allo specchio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUTTIAMOCI SUL TURISMO: UN PAIO DI IDEE&#8230;</p>
<p>Molti in città sembrano essersene resi conto solo in questo giugno, ma i lettori del blog sanno che sin dai tempi dei Monti bond la banca, fu sanese, si poteva già chiamare tranquillamente MPR (Monte dei paschi Roma): adesso, diventerà solo &#8220;Monte dei paschi&#8221;.</p>
<p>La città, in questi anni di eutanasia di una banca (e di un modello di sviluppo), ha fatto da sé: che non vuole dire che abbia fatto bene, eh&#8230;turismo, turismo, turismo: senza mai aprire un concreto dibattito sul come, e sui paletti da mettere. Lasciamolo, il dibattito, a quei gazzillori di Firenze o di Venezia, al limite di Barcellona: noi, as usual, siamo assai più ganzi degli altri&#8230;</p>
<p>Ora che il dado è (definitivamente) tratto, ci limitiamo a dare anche noi due ulteriori suggerimenti: ci sono cose che &#8211; a costo zero, fra l&#8217;altro &#8211; si possono ben fare, nell&#8217;interesse della collettività.</p>
<p>Uno: potenziamento del laissez faire per la mobilità turistica; in soldoni: è intollerabile che i ciclisti che sfrecciano fra le lastre debbano avere (del tutto teoriche, peraltro) limitazioni; e poi che dire degli NCC? Costretti a rallentare, quasi a fermarsi, di continuo, per colpa dei pochi residenti o fruitori senesi del centro storico: fra l&#8217;altro popolazione in larga parte anziana, spesso a malapena deambulante. Così, non si può davvero andare avanti.</p>
<p>Ergo, la proposta sarebbe quella di istituire &#8211; invece della ormai vetusta Ztl, che non è neanche originale &#8211; una inedita ZTT: una &#8220;Zona a traffico turistico&#8221;, all&#8217;interno del centro storico, in cui il turista abbia una piena, pienissima libertà di movimento. Senza lacci e lacciuoli. Ai residenti, si potrebbero lasciare delle fasce di garanzia per uscire, ma giusto per l&#8217;ordinaria quotidianità: un paio d&#8217;ore la mattina, sul presto (mentre gli ospiti fanno colazione), poi a fine pomeriggio, quando almeno una parte della sacrosanta pressione turistica si è di solito esaurita, o è in via di esaurimento.</p>
<p>Due: molto è stato fatto, certo, ma il potenziamento del cosiddetto crime tourism va ulteriormente rafforzato; all&#8217;interno del Vicolo Monte Pio &#8211; ove la Commissione sul Caso Rossi entro giugno tornerà: con il laser scam, eh &#8211; si potrebbe affiancare all&#8217;ormai consustanziale striscione &#8220;Verità per David&#8221; una semplice tacca (tipo quella che c&#8217;è a Roma, per mostrare dove era arrivata l&#8217;acqua del Tevere nell&#8217;alluvione del 1870, per capirsi), tarata sull&#8217;altezza presunta dell&#8217;uomo che entra con il cellulare nel Vicolo, in modo che ognuno possa confrontare la propria altezza con quella dedotta dalla Commissione. I turisti che vengono portati dentro al Vicolo hanno diritto alla pluralità dell&#8217;offerta: pagano, eh.</p>
<p>Oppure, si potrebbe in modo esplicito inserire un cartonato di Francesco Giusti, cellulare in mano, con la domanda: &#8220;sarà lui, l&#8217;uomo misterioso?&#8221;. Il tutto, abbinato ad una targa marmorea che ricordi ad perpetuam rei memoriam gli eroici senesi che hanno avuto il coraggio di farne finalmente il nome, in Commissione, a fronte di una collettività omertosa, vile nonché perennemente ricattata (noi &#8211; come noto &#8211; rientriamo nella categoria dei ricattati, secondo il Vangelo di Giovanna Ricci).</p>
<p>Ecco, vedete: a costo pressoché zero, si può fare molto, per essere ancora più attrattivi verso l&#8217;esterno. Se anche i lettori hanno delle idee e delle proposte, che le formulino.</p>
<p>L&#8217;importante è che da una monocultura &#8211; quella ovviamente montepaschina &#8211;  si passi ad un&#8217;altra, quella dell&#8217;overtourism: affinché Siena, come sempre, trionfi. Un po&#8217; immortale, un po&#8217; immorale&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USCIRE ALMENO CON L&#8217;ONORE DELLE ARMI</p>
<p>Checché qualcuno ne pensi, da questo contesto uscire vittoriosi &#8211; tantomeno trionfatori, sic &#8211; proprio non si può: visto che molti, in città, non si erano resi conto che la senesità della banca era andata a farsi benedire da anni, è bene puntualizzare anche questo ovvio dato di fatto. C&#8217;è chi lo chiama principio di realtà, il Guicciardini lo chiosava come &#8220;realtà effettuale&#8221;.</p>
<p>A proposito di Cinquecento: come ho detto l&#8217;altro pomeriggio in Sala storica, c&#8217;è comunque modo e modo di perdere, di fronte allo specchio del qui ed ora, e davanti alla Historia; ed è su questo che le istituzioni odierne &#8211; a partire dal prossimo Consiglio comunale del 18 giugno &#8211; devono lavorare, per quanto possibile.</p>
<p>Quando i senesi salutarono la Repubblica, certamente da sconfitti (aprile 1555), lo fecero sì da vinti, ma non da umiliati; e i nemici, a partire dal Marignano che guidava l&#8217;esercito fiorentino-imperiale, concessero loro l&#8217;onore delle armi, e permisero a non pochi di loro di lasciare liberamente la propria città, creando la Repubblica di Siena in Montalcino.</p>
<p>Si converrà qui il contesto essere un po&#8217; diverso, anzi parecchio: ma il principio deve essere il medesimo; non siamo stati capaci di tutelare la forza economica e finanziaria (dunque politica) che i secoli scorsi ci avevano tramandato, ergo salviamo almeno l&#8217;onore delle armi.</p>
<p>Ci sono cose che &#8211; sia sul piano simbolico che pratico &#8211; ancora si possono fare. Vediamo se, almeno in questo, si riesce ad essere performanti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Emilio Giannelli è tornato a deliziarci con le sue vignette, sulla prima pagina del Corriere della sera: il 90enne vignettista &#8211; oltre che puntuto legale del fu Monte dei Paschi, bene ricordarlo! &#8211; dopo qualche problema di salute, non solo è tornato, è tornato in grande forma. Gaudeamus igitur&#8230;</p>
<p>Ps 2 Mercoledì &#8211; ore 17,30 in Sala storica &#8211; gran finale degli eventi di questa prima parte del 2026, in attesa di riprendere a metà settembre; si presenta &#8211; con Massimo Bianchi e con il Cardinale Lojudice &#8211; il breve ma denso libro di Patrizia Turrini &#8220;San Francesco d&#8217;Assisi e il francescanesimo in terra di Siena&#8221; (Extempora). Francesco è una figura sempre affascinante, ed il conoscerlo meglio ci permette di capire quanto siano border line con il ridicolo i suoi più zelanti esegeti di oggi: ogni riferimento al Tomaso nazionale è, ovviamente, del tutto casuale&#8230;</p>
<p>Ps 3 Martedì, alle ore 11, finalmente la Commissione parlamentare sul Caso Rossi tornerà ad audire qualcuno, dopo due settimane di intollerabile silenzio (due settimane gravissime, per aggravare la nostra crisi di astinenza); ad essere sentito, sarà Stefano Antoniozzi, già dipendente della banca. Si tratta di colui che organizzava gli eventi, gli incontri professionali romani cui partecipava David Rossi; vediamo se &#8211; oltre al disperato bisogno di sentire qualcuno di nuovo, per legittimare se stessa &#8211; la Commissione vorrà aprire una nuova pista, dopo quella mantovana che pare essersi un po&#8217; sgonfiata (e ci dispiace molto): magari, quella romana, perché no?</p>
<p>Se del caso, un suggerimento lo diamo subito, all&#8217;ottimo Presidente Vinci (che non ne ha certo bisogno, ma giusto ad adiuvandum): quella romana, fu la primissima pista seguita (Ior incluso) &#8211; nel servizio di Report di Paolo Mondani, 23 novembre 2014 -, e non andò a finire proprio benissimo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il 2 giugno del Tomaso nazionale (e la Minetti)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:57:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo settimanale, dedicato alla celebrazione del 2 giugno: 80 anni di Repubblica! La notizia-bomba delle ultime ore è ovviamente più quella legata al risiko bancario nazionale, con il derby su chi si prenderà il Monte dei Paschi di Roma, con clamoroso inserimento last minute di Intesa: si preannunciano tempi assai complessi nonché variegati, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo settimanale, dedicato alla celebrazione del 2 giugno: 80 anni di Repubblica! La notizia-bomba delle ultime ore è ovviamente più quella legata al risiko bancario nazionale, con il derby su chi si prenderà il Monte dei Paschi di Roma, con clamoroso inserimento last minute di Intesa: si preannunciano tempi assai complessi nonché variegati, per il neo Mangia d&#8217;oro Lovaglio.</p>
<p>Forse &#8211; come proposto dallo scrivente, per primo (verba volant, scripta manent) &#8211; sarebbe stato meglio ripiegare, per la massima onorificenza senese, su un artista di razza come Mauro Lusini: ne riparleremo, tranquilli, ne riparleremo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2 GIUGNO: PARTIAMO DALLA HISTORIA&#8230;</p>
<p>Come sempre accade in queste vicende legate alle date, bisognerebbe partire dalla Historia: per capirne l&#8217;importanza (o meno, se del caso), e per non cedere a facili anacronismi, sempre in agguato in casi come questi. Purtroppo, al tempo d&#8217;oggi non si può dare alcunché di scontato&#8230;</p>
<p>Quel 2 giugno di ormai 80 anni fa, si andò alle urne per scegliere fra l&#8217;italica Monarchia (in vigore dal 1861) o la Repubblica (che nell&#8217;Italia unita mai era esistita); ma si votò anche per eleggere i rappresentanti che avrebbero scritto la Costituzione, i cosiddetti Padri costituenti. Inoltre, come ormai risaputo da tutti &#8211; magari dopo il film della Cortellesi, ottimo esempio di pedagogia sociale &#8211; per la prima volta votarono anche le donne, dopo i generosi tentativi di alcuni deputati ottocenteschi e di inizio Novecento, sempre andati a vuoto.</p>
<p>Ci sono quindi almeno tre motivi, tre ottime ragioni per fare sì che questa data sia non solo riconosciuta da tutti &#8211; ci mancherebbe altro! -, ma che sia degnamente celebrata: dovrebbe essere il nostro 4 luglio (USA), o paragonabile al 14 luglio francese, per dire.</p>
<p>Grande merito &#8211; ovviamente, misconosciuto &#8211; fu quello del Presidente Ciampi: il quale sdoganò da sinistra, a partire dal 2000, tutta la liturgia sacrale della Patria. Si poteva cantare l&#8217;Inno senza essere, o essere stati, fascisti: lo impararono anche i calciatori della Nazionale; il 2 giugno doveva essere festeggiato con tutti i crismi, da Destra quanto da Sinistra. Ovviamente con tanto di parata militare. La lezione di Ciampi non è stata del tutto vana: ma gente che rema in modo insulso contro, ve ne è ancora davvero tanta. Ed è sic et simpliciter scandaloso, fra le altre cose, che neanche la sua Livorno gli abbia dedicato una Via o una Piazza.</p>
<p>D&#8217;altra parte, oggi se vediamo una bandiera straniera ad un balcone (della Palestina, ovviamente: dell&#8217;Ucraina no di certo, sono tutti nazisti&#8230;), ciò rappresenta la norma; figuriamoci se la troviamo anche affissa in balconi di edifici pubblici: in cui fior di intellettuali &#8211; prestati alla pubblica amministrazione, giusto per fare quadrare in qualche modo i conti a fine mese -, non hanno alcuna remora a sovrapporre l&#8217;amore per Gaza a quello &#8211; evidentemente fascista e colonialista, di certo reazionario &#8211; per il sacro suolo italico. Se ne parla nel terzo blocco, suvvia&#8230;</p>
<p>Ultima chiosa storica: Vittorio Emanuele III ha certo commesso grandi errori, ma il ruolo della Monarchia è stato tutt&#8217;altro che solo e soltanto negativo come certi storici, ormai da youtube, sostengono; con il non microscopico dettaglio che l&#8217;Italia &#8211; come aveva capito bene Garibaldi, a differenza di Mazzini -, senza i Savoia, non si sarebbe fatta, quantomeno in quel momento. Ed il comportamento del &#8220;re di maggio&#8221; Umberto II, da par suo, salvò l&#8217;Italia da un prolungamento della Guerra civile: il Pci era pronto, e a Napoli &#8211; nel giugno 1946 &#8211; si arrivò in doppia cifra, quanto a morti nelle piazze e nelle strade&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;UNICA FESTA DAVVERO UNIFICANTE (IN POTENZA)</p>
<p>Un aspetto che francamente amareggia, è che anche il 2 giugno &#8211; perfino il 2 giugno, verrebbe da dire &#8211; non riesce ad essere una Festa edificante per tutti.</p>
<p>Il 25 aprile verosimilmente non lo sarà mai, pur essendo nata con un dichiarato intento pacificatorio (sembra impossibile, ma così è!): sarà sempre vista &#8211; o comunque fino a che ci sarà gente come Pagliarulo a presiedere l&#8217;Anpi &#8211; come la vittoria di una parte (quella giustissima, di fronte alla Historia), contro l&#8217;altra, soccombente manu militari di fronte alla Storia stessa.</p>
<p>Il 1 maggio, poi, è la Festa dei lavoratori, ma sappiamo che l&#8217;appropriazione da parte della Sinistra è indubbia: per quanto &#8211; come si ricorda ogni anno sul blog &#8211; la celebrazione della giornata in questione fosse stata ben mantenuta dal Terzo Reich (d&#8217;altra parte, Hitler era il leader del Partito nazionalsocialista, eh, e si alleò &#8211; a pieno titolo, anche ideologico &#8211; con Stalin&#8230;).</p>
<p>Tolte tutte le festività religiose (a nostro parere scandaloso che regga l&#8217;8 dicembre, pur sapendo benissimo essere questa una battaglia persa in partenza: il dogma dell&#8217;Immacolata venendo proclamato, nel 1854, in un contesto temporalistico ed oggettivamente anti-italiano da parte di Pio IX, ultimo Papa re), resterebbe dunque giusto il 2 giugno.</p>
<p>Un recente sondaggio, ci comunica che l&#8217;85% degli italiani si sente repubblicano, ergo i rigurgiti neomonarchici sono, a dir tanto, residuali (e spesso sono quelli dei neoborbonici, non di chi vorrebbe il ritorno dei Savoia: una prece, per loro&#8230;); a favore della Repubblica, poi, sono la maggioranza e l&#8217;opposizione.</p>
<p>Anche i nostalgici più duri e puri del Ventennio, quelli che magari guardano con simpatia anche alla Repubblica (Repubblica, si badi!) sociale italiana &#8211; quella di Salò, per intendersi &#8211; sono senz&#8217;altro, e con decisione, antimonarchici: fu comunque Vittorio Emanuele III a fare arrestare il Duce, in fin dei conti, in quel 25 luglio 1943.</p>
<p>Ed invece, cari lettori, che succede? Accade ciò di cui ci occupiamo sotto: non va bene neanche il 2 giugno, per alcuni, o quantomeno non va bene questo tipo di celebrazione della data in questione. Meglio fare sfilare i flotilleros, a dirla proprio tutta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PER TOMASO, DEVE MARCIARE LA FLOTILLA (DIAMINE, EH&#8230;)</p>
<p>Ilaria Salis, da par suo, vorrebbe abolire tout court la Parata del 2 giugno, ma &#8211; salvo che ci siamo perduti cruciali passaggi in tal senso &#8211; alla pars destruens lei non abbina alcunché di construens: non ci pare di avere infatti letto che vorrebbe approntare una sfilata alternativa, guidata dagli occupanti abusivi di immobili, o magari di farla financo aprire da qualche martellatore di piazza, tedesco o italiano che sia. Se ci siamo persi la chicca, ce ne scusiamo immantinente con l&#8217;eurodeputata (facendo ancora una volta i complimentoni a chi l&#8217;ha votata&#8230;).</p>
<p>Il chicchero sul 2 giugno, però, lo ha tirato fuori, ancora una volta, il Tomaso nazionale: non c&#8217;è Salis (Ilaria) che tenga, vince lo storico (dell&#8217;Arte, però) Tomaso Montanari, e di una spanna; anche perché il Montanari è di un&#8217;altra levatura intellettuale, lui sa passare da Caravaggio al sionismo che è un piacere.</p>
<p>E ce lo immaginiamo &#8211; magari all&#8217;interno del Rettorato dell&#8217;Università per stranieri di Siena (luogo istituzionale, curiosamente battente, per l&#8217;appunto, bandiera palestinese: ma lo stipendione mensile glielo danno quei colonialisti, fascistoni dell&#8217;italico tricolore, eh) &#8211; a partorire l&#8217;alato articolo sul Fatto (31 maggio), per dare il benvenuto all&#8217;imminente 2 giugno.</p>
<p>Titolo (magari non suo, ma lui di certo consenziente): &#8220;La parata militare umilia il 2 giugno&#8230;&#8221;: azz, il cielo preannuncia tempesta; dopodiché, dopo un coacervo del peggior cattocomunismo (citazioni da Avvenire, Papa Leone in versione francescana, più l&#8217;immancabile don Milani: roba da fare diventare socciani anche uno come lo scrivente), ecco &#8211; verso il finale &#8211; l&#8217;inarrestabile crescendo del Rettore.</p>
<p>Fiore da fiore, dal Montanari-pensiero sulla parata: la parata è una &#8220;malaparata&#8221;, toh; la parata del 2 giugno è un &#8220;atto di diseducazione collettiva&#8221; (forse anche un tentativo di traviare, in senso militaristico, le menti dei virgulti italici); poi, si estrinseca il desiderio, la cogente necessità di una &#8220;parata buona, aperta dalla Flotilla per Gaza e da Emergency&#8221;; infine &#8211; visto il desiderio della gran parte degli italiani di fare una bella guerra a tutti i costi ( desiderio notato peraltro solo dalla Salis e da lui), come si fa a bloccare questa marea montante di italiani, tutti pronti con il moschetto ed il drone d&#8217;ordinanza? C&#8217;è in tutta evidenza &#8220;bisogno di cittadine e cittadini pronti a disertare la guerra&#8230;&#8221;. Anche se &#8211; mai dovesse capitare, e non capiterà &#8211; fosse una guerra difensiva? Visto che si cita sempre la Costituzione (quando e agli Articoli che fanno comodo, ovviamente), ci pare esista anche l&#8217;Articolo 52, a cotal proposito.</p>
<p>Dentro l&#8217;Università per stranieri di Siena (battente bandiera palestinese, sic), siamo sicuri che siano tutti d&#8217;accordo con queste posizioni? Ve lo diciamo noi: no, proprio per niente; ma si tende a stare zitti, perché il Rettore è lui: ed è un autentico, genuino, sincero democratico, il quale piange e prega ogni giorno per i gazawi (meno per gli ucraini o altri ancora), quindi meglio aspettare che finisca il mandato, per dire finalmente ciò che si pensa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Laura Rosi ci ha lasciato, in questi giorni: la lunga malattia &#8211; la quale, ad un certo punto, sembrava, quasi miracolosamente, sconfitta &#8211; le ha invece, alla fine, presentato il suo drammatico conto. La conoscevo da tanto tempo, e poi ho avuto &#8211; per motivi di Biblioteca &#8211; la possibilità di frequentare settimanalmente il ristorante da lei gestito; posso dunque dire di averla vista, negli ultimi tempi, con assiduità, fin quando ce l&#8217;ha fatta a lavorare, agli inizi dell&#8217;anno.</p>
<p>Ecco, per lei il lavoro era davvero sacro: si mescolavano gli affari, la famiglia con la sua tradizione nel settore alberghiero, il senso del dovere in quanto tale; negli ultimi mesi, anche umanissima voglia di normalità. Resti un modello per tutti, Laura: non di chissà quale eroismo, bensì di quello della ordinaria quotidianità; portata avanti, nonostante tutto, con assoluta dignità e serietà. Nonché con il sorriso che ci sapeva regalare, al momento di salutarci, dopo quelle serate: agrodolci, eppur sempre fiduciose e speranzose&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 2 In settimana, la Procura generale di Milano ha chiuso, dal suo punto di vista, il Caso-Minetti: si può ovviamente discutere fino a luglio o agosto se la grazia fosse dovuta o meno (per lo scrivente, anche no), ma le insinuazioni e le accuse de Il Fatto &#8211; per i magistrati milanesi &#8211; non sono in alcun modo veritiere; Travaglio, come previsto, non arretra da par suo di un millimetro, scrivendo che la teste chiave &#8211; la massaggiatrice che ha parlato di festini nella villa abitata in Uruguay dall&#8217;ex igienista dentale &#8211; non è stata sentita. La Procura sostiene di avere sentito svariati altri testi (non solo indicati dai legali della Minetti), i quali contestano in toto la credibilità intrinseca della massaggiatrice. Il Direttore de Il Fatto si spinge a minacciare di querelare la Procura milanese (!). Ieri, poi, sul Corriere della sera &#8211; Luigi Ferrarella, pagina 13 &#8211; è uscita la notizia di una testimonianza giurata, davanti ad un notaio uruguagio, della massaggiatrice: la quale esclude di avere mai visto, con i suoi occhi, festini in casa Minetti.</p>
<p>Staremo a vedere, ma almeno due cose sono certe: il quotidiano di Travaglio, fra le varie insinuazioni, aveva messo in evidenza che la grazia fosse stata tenuta sotto ambiguo ed imbarazzato silenzio (e noi &#8211; ad onore del vero -, su questo ci eravamo accodati: sbagliando, sic); bisognava però che Travaglio controllasse &#8211; o facesse controllare &#8211; i precedenti: su 42 concessioni di grazia, 30 sono state tenute non pubbliche, soprattutto per motivi di privacy (qui ci sarebbe un bambino malato, la cui privacy è stata di certo violata, in effetti). Fonte: il Quirinale stesso, un po&#8217; arduo da smentire.  Questo dato è importante: nei suoi veementi editoriali difensivi, Travaglio non mi sembra invece valorizzi molto questo elemento; in secondo luogo, sabato mattina lo stesso Travaglio &#8211; nel suo infuocato editoriale, as usual incapace di autocritica &#8211; paragona il Caso Minetti allo &#8211; scellerato ed inverecondo -passaggio parlamentare in cui, nel 2011, Ruby fu fatta passare per la &#8220;nipote di Mubarak&#8221;. Ora, mettere quella storia a paragone con questa, pare francamente cosa a dir poco ridicola: ma si fa per chiacchierare, ci mancherebbe&#8230;</p>
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		<title>Droni russi, Palio fashion, Bufala Rossi: tris di fine maggio (e 2 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2026 11:03:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog: si parte con l&#8217;attualità geopolitica di queste ultime ore (il drone russo che colpisce la Romania), in attesa che Trump decida come uscire dal pantano iraniano in cui lui stesso è sconsideratamente entrato; dipoi, ci si dirige verso una tematica paliesca &#8211; la quale però non è solo tale, anzi -, per infine virare sul Caso (bufala)Rossi, da par suo sempre più avvincente (ed appetitoso, per i pop corn)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL DRONE RUSSO SULLA ROMANIA</p>
<p>Ieri, 29 maggio 2026, per la prima volta un drone russo &#8211; facente parte di uno sciame di droni diretto contro l&#8217;Ucraina &#8211; ha sconfinato in Romania, Paese Nato: non è la prima volta che accade, peraltro, ma è un primum che colpisca un edificio residenziale, come è per l&#8217;appunto accaduto per la città di Galati, a circa 20 km dal confine con l&#8217;Ucraina stessa.</p>
<p>Gli analisti &#8211; anche quelli seri &#8211; concordano nel dire che dovrebbe essere stato un errore dell&#8217;esercito putiniano, non la ricerca diretta di un casus belli: quando si fa così tanto del bene agli altri (ucraini, nel caso di specie), ci sta che poi un po&#8217; del proprio altruismo (inveratosi, per l&#8217;appunto, in droni) vada a riversarsi anche sui contermini&#8230;</p>
<p>Ergo, verosimilmente anche a questo giro non accadrà niente di niente, dal punto di vista prettamente militare: i droni continueranno a colpire, a martellare fra Russia ed Ucraina &#8211; e viceversa, fortunatamente -, ma la Nato e la Unione europea non entreranno in guerra contro la Russia. Bene così, ci mancherebbe altro: il precedente, comunque, ormai c&#8217;è, inutile fare finta del contrario.</p>
<p>E poi tocca assistere alla consueta presa per il sederino da parte russa, ovviamente subito raccolta dai putiniani all&#8217;amatriciana: chi l&#8217;ha detto che sia un drone russo, di grazia (copyright direttamente putiniano)? Chi ha più interesse a mobilitare l&#8217;Europa: l&#8217;Ucraina o la Russia (copyright di Vannacci, galvanizzato dal successo di Vigevano&#8230;)? E poi, proprio mentre Putin cercava la pace (come si vede dal post 9 maggio, eh: con i bombardamenti più duri degli ultimi mesi&#8230;), eccoti questa operazione, toh (questa è la sintesi dell&#8217;editoriale odierno di Travaglio su Il Fatto).</p>
<p>La dichiarazione in assoluto più stimolante, però, ci pare quella di Medvedev: in astinenza da minaccia di deflagrazione nucleare ormai da qualche tempo, colui che un tempo era una &#8220;colomba&#8221; della politica del Cremlino ha detto &#8211; papale papale &#8211; che i cittadini europei non possono più dormire sonni tranquilli. La festa, a questo punto, è finita. Non si dormirà più.</p>
<p>Medvedev &#8211; parlandone come da sobrio &#8211; forse non è al corrente del fatto che da qualche anno i prodotti più venduti, nelle italiche farmacie, risultano essere proprio quelli per arginare l&#8217;insonnia, accompagnati da un clamoroso battage pubblicitario che risponde &#8211; come è chiaro &#8211; ad una precisa domanda di mercato. Stia dunque tranquillo, l&#8217;ex Presidente russo: un terzo abbondante degli italiani non ha alcun bisogno delle minacce russe, per non dormire sonni tranquilli. Gli altri due terzi, li lascerei stare: non vorremmo che si stancassero di difendere a priori le ragioni di Putin, da par loro. Nell&#8217;interesse russo, dunque, è bene che la notte dormano sonni sereni e rinfrancanti, per essere poi pimpanti nelle diurne ore&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERCASI COMPAGNIA CONTRADAIOLA PER PALIO FASHION. E ALLORA?</p>
<p>Ieri Il Corriere di Siena ha dedicato un articolo ad una proposta imprenditoriale, la quale merita senz&#8217;altro di essere commentata; l&#8217;amico Marco Decandia è l&#8217;autore del pezzo: da antico liceale, non si adombrerà di certo che vada a scomodare il buon vecchio amicus Plato, magis amica veritas, per manifestare il mio pienissimo dissenso rispetto a ciò che ha scritto.</p>
<p>Decandia si dice, in buona sostanza, scandalizzato, perché sul web gira un annuncio, per cercare contradaioli (o contradaiole), desiderosi di fare da accompagnatori informati per turisti &#8211; ramo luxury &#8211; nei giorni palieschi (1 e 2 luglio, in particolare): dalle 13 alle 17,30, si immagina orario continuato. Il finale dell&#8217;articolo è eloquente, e non lascia spazio a dubbi di sorta: &#8220;una mercificazione di una tradizione e di una passione che non merita ulteriori commenti&#8221;. E perché mai non la si dovrebbe commentare, di grazia?</p>
<p>Assai stimolanti i requisiti che si richiedono ai contradaioli eventualmente interessati: buona conoscenza dell&#8217;Inglese; solarità; l&#8217;essere ovviamente introdotti nella propria Contrada, nonché la capacità di fare sentire gli ospiti a casa, o giù di lì.</p>
<p>Ergo, in una città &#8211; a proposito di mercificazione &#8211; invasa dagli affitti brevi, che tengono loro lontani dal centro i giovani, innalzando i prezzi (questione cruciale, su cui non esiste neanche un accenno di dibattito, a differenza che a Firenze, solo per restare in Toscana); in un tessuto urbano che ha accenni di autentica desertificazione commerciale, a livelli di commercio rionale; in una realtà in cui uno striscione posto in un vicolo attira decine di turisti del macabro, ogni santo giorno; in un mondo paliesco in cui, nel nuovo secolo, la figura del fantino-manager (di se stesso, magari anche di altri) la fa notoriamente da padrone &#8211; e non si continua con altro, per amore di municipalistica Patria -, lo scandalo, la mercificazione sarebbe dunque che un pugno di giovanotti &#8211; per guadagnare qualche meritato soldino, fra l&#8217;altro &#8211; invece che dare di campari e gin tonic già da fine mattinata, nei giorni del Palio facesse da cicerone a qualche danaroso (e giustamente pagante) turista americano (o israeliano: ma solo se è contro il Governo Netanyahu, come da episodio poggibonsese in settimana).</p>
<p>Marco Decandia, infine, presenta come imminente la mannaia del Consorzio di tutela del Palio, contro questa iniziativa (dietro la quale &#8211; a scanso di equivoci &#8211; lo scrivente non sa assolutamente chi ci sia): si può dire che, almeno in questo precipuo caso, se ne potrebbe fare anche a meno?</p>
<p>Sia concesso un ricordo personale, il quale forse vale financo come autodafé: una cosa simile &#8211; purtroppo con stranieri certo paganti, ma di solito non così ricchi, sic &#8211; per qualche anno l&#8217;ho fatto anche io, da giovincello; insegnavo in una scuola privata sita in pieno centro (ora non più esistente), e più di una volta ho portato studenti stranieri &#8211; comunque turisti, di fatto &#8211; in giro, nei giorni del Palio: quando non c&#8217;era in Piazza la benemerita Selvina, ci ho addirittura visto insieme prove, assegnazioni e quant&#8217;altro. Non il Palio, ma quasi tutto il resto ammetto di sì: speriamo &#8211; essendo ormai passato qualche annetto &#8211; di potere almeno beneficiare della prescrizione, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUE CONSULENTI CONTRO LA COMMISSIONE</p>
<p>Martedì scorso la Commissione parlamentare di inchiesta sul Caso Rossi è finalmente tornata a lavorare, dopo una settimana senza audizioni (come pare sarà, drammaticamente, anche la prossima: allo scrivente ed alle sue crisi di astinenza non pensa proprio nessuno, di grazia?): è stato audito per primo &#8211; per 17 minuti &#8211; il grafologo Giuseppe Sofia da Milazzo, il quale ha relazionato su una sua consulenza datata 2015 (!!). Siccome la stampa locale non lo ha fatto molto notare, non solo la consulenza era dunque ultradecennale, ma era una consulenza di parte, ovviamente della famiglia (mai che si chiami la psichiatra Lorettu, per restare alle consulenze di parte: quella sì, che sarebbe una consulenza chiarificatrice, per capire tante cosette del Caso Rossi); dipoi, per una mezz&#8217;oretta, è stata la volta del medico legale professor Giuseppe Introna: anch&#8217;egli consulente della famiglia, con consulenza datata maggio 2022 (solo 4 anni: quasi nuova, suvvia&#8230;).</p>
<p>Ergo, tutte minestrine riscaldate, nonché ben selezionate (vedasi l&#8217;esclusione della succitata psichiatra professoressa Lorettu, mai audita neanche dalla prima Commissione); ma la cosa meravigliosa è che, nonostante questo, i due consulenti &#8211; non potendo fare altro che, in modo corretto, ribadire il contenuto delle loro assai datate consulenze &#8211; hanno messo ulteriormente in difficoltà la Commissione e la sua narrazione dell&#8217;inesistente omicidio.</p>
<p>Partiamo, in estrema sintesi, dal professor Introna: il suo punto forte è stato ovviamente quelle delle lesioni al fegato, da lui valorizzate per primo; secondo Introna, non causate dalla caduta o da altro, ma da un cazzotto, oppure un calcio o da una ginocchiata (elemento del 2022, lo si ribadisce); peccato però che, nel mitico video prodotto dalla Commissione a marzo 2026 &#8211; facilmente reperibile on line &#8211; il presuntissimo aggressore del povero Rossi non sfiori neanche il fegato. Neanche lo prende in considerazione. Almeno, aggiornate il video, suvvia&#8230;</p>
<p>Peggio ancora &#8211; per la tesi della Commissione &#8211; è andata, come peraltro previsto, con l&#8217;audizione del grafologo: se &#8211; come sostiene dal 2015 l&#8217;ottimo Sofia &#8211; Rossi ha scritto le tre lettere suicidarie sotto coercizione, si deve spiegare la compatibilità fra un litigio &#8211; improvviso e violentissimo, capace di portare alla morte -, e lo stop per la scrittura coatta (infatti il perito si è ben guardato dall&#8217;entrare in questo pelago, ed il Presidente lo stesso): hanno forse fatto spiga rotta, all&#8217;insegna della proposta &#8220;ora si fa una pausa, ti si fanno scrivere tre letterine, l&#8217;una diversa dall&#8217;altra, poi però si riprende subito a bussarti bene bene&#8221;, di grazia?</p>
<p>A dirla proprio tutta, con una meravigliosa eterogenesi dei fini, il grafologo siciliano &#8211; arrivando ad ipotizzare che Rossi abbia scritto financo sotto altrui dettatura &#8211; smentisce la sua stessa committente, Antonella Tognazzi in Rossi: se l&#8217;assassino dettava, e Rossi scriveva, quale persona &#8211; se sana di mente &#8211; può pensare che facesse scrivere &#8220;Toni&#8221; invece che &#8220;Antonella&#8221;? L&#8217;assassino-dettatore, ordunque, conosceva la familiarità nominalistica fra i due?</p>
<p>Ancora una volta (e mai abbastanza): Dio ci conservi la Commissione sul Caso Rossi, e ne preservi la continuità dei lavori fino all&#8217;ultimo giorno della legislatura&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1  In settimana, è arrivata la clamorosa sconfitta di Sinner al Roland Garros: del tutto imprevista (il monegasco-sudtirolese sembrava il vincitore designato a Parigi, stante anche l&#8217;assenza di Alcaraz), e per il fatto che Sinner si trovava beffardamente ad un solo game dal successo contro un anonimo argentino.</p>
<p>Per una volta, dobbiamo spezzare una lancia a favore del numero uno del mondo, senza ironia: invece di dare la colpa al caldo (pur devastante, ma comunque presente per tutti), ha detto in modo chiaro che il problema è suo, visti anche gli svariati precedenti similari (anche in condizioni di normalità climatica, vedasi un Wimbledon). In questo caso, davvero chapeau a lui: facendo concreta autocritica invece che cercare facili alibi, ha dimostrato onestà intellettuale, confermando la sua non italianità&#8230;</p>
<p>Ps 2 Eventi in Comunale, per la settimana prossima: mercoledì 3 giugno, l&#8217;Augusto padre chiude il ciclo di incontri sulla battaglia di Camollia (&#8220;Tra la vittoria ed il disastro finale&#8221;), iniziato da Duccio Balestracci; poi, giovedì,  Roberto Bartali &#8211; ricercatore senese, assai valido &#8211; presenta un libro a dir poco stimolante: &#8220;L&#8217;ombra di Yalta sugli anni di piombo. Alle origini delle Brigate rosse&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Porci con le ali&#8221;, 50 anni dopo (e 5 Ps, con Caso Rossi)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:23:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questa settimana ci dedichiamo ad un pezzo monografico (ma guarnito di 5 Ps, eh), dedicato ai 50 anni dalla pubblicazione di un libro che fece epoca e suscitò un dibattito a dir poco veemente: &#8220;Porci con le ali&#8221;, di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice (lo scrivente ne discetterà oggi stesso, alle 17,30, nella Sala [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana ci dedichiamo ad un pezzo monografico (ma guarnito di 5 Ps, eh), dedicato ai 50 anni dalla pubblicazione di un libro che fece epoca e suscitò un dibattito a dir poco veemente: &#8220;Porci con le ali&#8221;, di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice (lo scrivente ne discetterà oggi stesso, alle 17,30, nella Sala storica della Biblioteca comunale); sul resto del mondo (e sul Caso Rossi, ovviamente), dunque, si troverà qualcosina nei Ps di ordinanza: in attesa che Trump si decida sull&#8217;Iran e su Cuba. Ad occhio, Teheran gli è venuta a noia, e vuole chiudere il pacchetto il prima possibile (anche se ovviamente dice il contrario), mentre gli tira di più la dottrina Monroe&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL CONTESTO DI QUEL 1976</p>
<p>Per capire la genesi di quel clamoroso successo editoriale (alla fine, più di due milioni di copie!), bisogna fare un minimo di contesto storico: i Settanta &#8211; come noto, ma ormai non si può dare alcunché per scontato &#8211; rappresentano il &#8220;glorioso decennio dei diritti civili&#8221;; inaugurato con la Legge sul divorzio (1970), vede poi lo scontro all&#8217;arma bianca per la difesa della succitata Legge: al Referendum del 1974 &#8211; voluto dalla Democrazia cristiana, e da Fanfani in particolare &#8211; vince in modo plateale la parte divorzista, con un nutrito gruppo di cattolici pro divorzio. Da quel momento, inizia in concreto l&#8217;Italia laica.</p>
<p>Poi, c&#8217;è l&#8217;ingresso delle donne in Magistratura, nonché il dirompente e lacerante tema dell&#8217;aborto: pubblico e garantito, invece che fatto privatamente, e con assai meno garanzie di sicurezza; Legge nel 1978, poi Referendum nel 1981, con altra vittoria dell&#8217;Italia laica, contro un Vaticano schierato senza ma e senza se contro (e su questo, non ci possono essere passi indietro: dalla Polonia all&#8217;Argentina agli Stati Uniti, non vi è Papa che ceda di un millimetro).</p>
<p>Il Partito Comunista &#8211; al cui interno il moralismo sessuofobico è spesso a livello vaticano: si veda alla voce Berlinguer &#8211; alla fine deve cedere quote di potere, delegate al movimento femminista, a sua volta ben diverso da quello attuale: l&#8217;omosessualità era un mezzo tabù anche fra loro, sia ben chiaro.</p>
<p>In ogni caso, per chiudere questa iper sintesi: in una decina di anni, il quadro anche normativo sulla sessualità in Italia cambia più di quanto fosse cambiato lungo secoli e secoli di italica storia. L&#8217;onda lunga del 1968 si invera, anche in questo campo. Per alcuni, un trionfo, in parte financo inaspettato; per altri, una autentica tragedia&#8230;</p>
<p>Ps, prettamente tennistico: nel 1976, Adriano Panatta vinse a Roma e Parigi, divenendo il dominatore mondiale della terra rossa; 2026: Sinner ha vinto a Roma (e Montecarlo), e vincerà di certo Parigi. A dicembre 1976, l&#8217;Italia di Panatta ( e di Barazzutti, Bertolucci nonché della riserva Tonino Zugarelli) vinse &#8211; con un certo Nicola Pietrangeli a guidare le danze &#8211; la Coppa Davis, in Cile; quest&#8217;anno, ciò non accadrà: perché Panatta faceva per se stesso e per l&#8217;Italia, mentre il monegasco-sudtirolese fa solo ed esclusivamente per se stesso. Ricordiamocelo, ogni tanto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN ROMANZO CHE FECE DAVVERO EPOCA</p>
<p>Il titolo per esteso era &#8220;Porci con le ali Diario sessuo-politico di due adolescenti&#8221;, pubblicato da Savelli; la copertina, del futuro artista di grido Pablo Echaurren, era tanto azzardata quanto azzeccata. I due autori &#8211; la scrittrice e giornalista femminista Lidia Ravera, ancora oggi ben attiva, ed il futuro psichiatra Marco Lombardo Radice, scomparso nel 1989 &#8211; scrivono dei se stessi che erano stati: Rocco ed Antonia nel libro hanno 16 anni, loro invece viaggiavano, nel 1976, fra i venti ed i trenta.</p>
<p>Ambientazione classica da caviar gauche: il romano Liceo classico Mamiani, i collettivi politici dei Settanta; si narra una storia d&#8217;amore adolescenziale &#8211; quella appunto fra Antonia e Rocco &#8211; che magari sarebbe come tante altre, se non fosse per le scappatelle (magari financo omosessuali: orrore!), per il sesso sganciato da ogni fonte procreativa (regnava Paolo VI, il Papa della &#8220;Humanae vitae&#8221;), per il continuo, reiterato richiamo alla masturbazione (vista come strumento liberatorio di migliore conoscenza del sé), infine per la insistente osmosi fra politica e sentimento.</p>
<p>Linguaggio tutt&#8217;altro che letterario, anzi assai diretto, esplicito, spesso border line con la volgarità (a partire dall&#8217;incipit), senza escludere le bestemmie: in effetti, comunque, del tutto consono alla forma mentis di Rocco e Antonia. Gli adolescenti &#8211; non solo i figli di genitori di Sinistra, certo soprattutto loro &#8211; ci si riconobbero subito.</p>
<p>Il lancio fu aiutato anche da una recensione &#8211; forse inaspettata &#8211; dell&#8217;editorialista del Corriere della sera Giuliano Zincone, il quale sul quotidiano della buona borghesia italiana per eccellenza &#8211; ma che fino all&#8217;anno prima aveva ospitato gli scritti di Pasolini, giusto per dirne uno &#8211; il 1 agosto 1976 ne scrisse in modo nel complesso lusinghiero, rendendolo appetibile anche ad una fascia di pubblico che mai e poi mai si sarebbe avvicinato ad un libro come questo, pubblicato da un editore come Savelli.</p>
<p>Notazione importante: a metà dei Settanta, i due casi editoriali nazionali furono &#8211; pensateci un po&#8217; &#8211; &#8220;Porci con le ali&#8221; e &#8220;Fantozzi&#8221;: due libri assolutamente sui generis, assai difficili da definire, se non per un generico autobiografismo. C&#8217;era senz&#8217;altro desiderio di fare letture meno ingessate, per così dire; per restare a &#8220;Porci con le ali&#8221;, di certo &#8211; come dimostrato dal successo del libro, e dall&#8217;importanza della recensione &#8211; si leggeva, si leggeva con gusto e con almeno relativa attenzione. Gli occhi si perdevano nella carta, di libri e di quotidiani (e financo di volantini ciclostilati).</p>
<p>Abitudini ed attitudini rimaste oggi consone solo ad un terzo circa degli italiani: con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, ahinoi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA RESTA DI QUEI PORCI ALATI?</p>
<p>Molto, anzi moltissimo, è morto e sepolto; anche solo il porre la questione del sesso sganciato dalla procreazione &#8211; giusto per fare un esempio -, oggi sarebbe cosa sic et simpliciter ridicola, in tempi di &#8220;inverno demografico&#8221; e di crescita sottozero. Allora era ancora un qualcosa di eversivo, se non di rivoluzionario.</p>
<p>Però anche in questo &#8220;Porci con le ali&#8221; ha aperto strade nuove, all&#8217;interno della letteratura italiana, descrivendo la quotidianità dei due 16enni. Si pensi al linguaggio, al modus scribendi e al lessico usato dai due: il filtro, lo iato fra il parlato e lo scritto, nel libro, è davvero minimo, se non inesistente. Esattamente come oggi &#8211; in epoca &#8220;socialista&#8221; &#8211; è diventata la prassi: Rocco e Antonia scrivono come parlano. Comprese anche le bestemmie, le quali ovviamente scandalizzarono e non poco. Questo libro ha sdoganato una modalità di scrittura: e non è detto che sia stato un bene, a dirla tutta&#8230;</p>
<p>Nessuna idealizzazione a priori di quel contesto: è la generazione dell&#8217;eroina diffusa (si ricordi la &#8220;Lilli&#8221; di Venditti), è il contesto da cui prende ulteriore linfa il terrorismo, sia rosso che nero. Almeno, però, allora i giovani fra loro parlavano: anche troppo, magari; in modo certo verbosamente ideologizzato, ma parlavano; i figli &#8211; con litigio e scazzo sistematico &#8211; interloquivano con i genitori, invece che inebetirsi davanti allo smartphone.</p>
<p>Si tratta della prima generazione, in cui i genitori perdono il controllo sulla vita dei figli: cosa che, a livello generale, sarebbe più positiva che negativa, specie se rapportata alle ansie da controllo genitoriale di moltissimi genitori dell&#8217;oggi. Illo tempore, il giovane medio si prendeva le sue libertà, eccome; ma c&#8217;erano i checks and balances delle due agenzie fondamentali &#8211; famiglia e scuola -, oggi tramontate: la trasgressione aveva un senso, giacché c&#8217;erano autorità contro cui confrontarsi. Erano più creativi, e trasgressivi: come fa un odierno adolescente &#8211; in un contesto di genitori e docenti &#8220;amici&#8221; &#8211; ad essere trasgressivo? Come fa oggi ( ad avere &#8211; anche solo in modo velleitario, come nei Settanta &#8211; le ali?</p>
<p>Un oggi in cui il disagio mentale giovanile ha toccato il suo inquietante apogeo, ormai cronicizzandosi: a livello toscano, in dieci anni, è raddoppiato il numero dei ricoveri e si è raggiunto il massimo degli accessi al pronto soccorso (fonte: Ordine dei medici di Firenze). Distress psicologico avanzato (ansia e depressione), autolesionismo, disturbi alimentari (anoressia e bulimia); il 36% degli adolescenti &#8211; dato verosimilmente molto sottostimato &#8211; usa lo smartphone più di 5 ore al giorno.</p>
<p>Si potrebbe continuare, e per molto; in ogni caso, un consiglio ai lettori del blog: prendete spunto dal 50esimo, e leggetevi, o rileggetevi, &#8220;Porci con le ali&#8221; (disponibile anche on line); può piacere o meno, figuriamoci: la dimensione comparativa fra il 1976 ed il 2026, in ogni caso, è intellettualmente assai stimolante&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Il comportamento del Ministro israeliano Ben Gvir è stato del tutto deplorevole ed indecente, a maggior ragione dal punto di vista istituzionale: chi viene fermato, nelle democrazie, va trattenuto nel rispetto dei diritti basilari. Mossa la quale politicamente si spiega sin troppo bene &#8211; siamo in campagna elettorale -, ma che eticamente è stata indegna (nonché vigliacca), punto e basta. Sul resto &#8211; visto che fortunatamente poi la cosa si è chiusa senza morti e con pochi feriti, non gravi: c&#8217;erano precedenti di segno contrario, purtroppo -, sia consentito chiosare così: l&#8217;unico parlamentare presente in questa Flotilla, ha paragonato se stesso e gli altri flotillanti agli israeliani presi in ostaggio durante il pogrom del 7 ottobre. Ergo, Israele &#8211; a causa di un suo scellerato Ministro, peraltro fondamentale all&#8217;interno del Governo Netanyahu &#8211; ha scavato un ulteriore solco fra se stesso ed il resto del mondo; l&#8217;onorevole Carotenuto, con le sue parole, ha da par suo fornito ulteriore materiale a chi accusa i flotillanti di essere non solo politicizzati  &#8211; cosa non da demonizzare in quanto tale -, bensì radicalmente ideologizzati&#8230;</p>
<p>Ps 2 Siena trionfa ancora, immorale (come scriveva un geniale lettore del blog, illo tempore): 13 adolescenti &#8211; tutti di famiglie &#8220;normali&#8221;, della media borghesia nonché senesissime &#8211; sono saliti agli onori della cronaca: si scambiavano materiale neofascista e neonazista, avevano armi, e poi &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; si scambiavano financo materiale pedopornografico. Appartengono tutti ad una unica scuola senese: della quale non dirò il nome, visto che la stampa si è ben guardata dal farlo. Siamo messi davvero bene, sì&#8230;</p>
<p>Ps 3 Una unica considerazione sulla strage (evitata per mezzo miracolo e soprattutto per il coraggio di chi è intervenuto) di Modena, di sabato scorso; che le rotelline non ci siano tutte, nella testolina dell&#8217;attentatore, lo ha scritto anche il Gip: vedremo a breve se, dall&#8217;analisi dei 5 cellulari (perché 5?) e del resto (fogli con scritti in arabo), emergerà altro. Che comunque l&#8217;avvocato del 31enne &#8211; italiano di seconda generazione &#8211; sia un noto attivista Pro Pal, amico personale e legale della Albanese, è un dato di fatto: scelta che dà un po&#8217; da pensare, in tutta franchezza. E questo, giusto per fare due più due: in una città come Modena, crediamo che di legali ve ne siano a decine&#8230;</p>
<p>Ps 4 Ci ha lasciato, nei giorni scorsi, Carlo Petrini (76 anni), demiurgo dello Slow food: figura geniale e furba ad un tempo; secondo alcuni detrattori, era il tipico intellettuale che era riuscito a sublimare l&#8217;amore per l&#8217;enogastronomia, facendone una materia di studio. Ha comunque posto all&#8217;opinione pubblica un problema centrale, di cui si parlava troppo poco: quello del rapporto fra ciò che si mangia e come lo si produce. Chissà cosa direbbe oggi dei produttori agricoli, i quali chiedono al Governo sovvenzioni, perché &#8211; a cagione della chiusura di Hormuz &#8211; i fertilizzanti (in particolare l&#8217;ammoniaca) per coltivare i propri prodotti gli è triplicata di prezzo&#8230;</p>
<p>Ps 5 Caso (bufala) Rossi: la settimana scorsa è stata senza audizioni, in Commissione, con annessa seria crisi di astinenza da parte dello scrivente. Meno male che questa settimana invece si riparte subito a spron battuto, con le previste audizioni, martedì, di due consulenti della famiglia (sempre all&#8217;insegna del pluralismo e della polifonia, eh): il medico legale Francesco Introna (il quale ovviamente dirà che Rossi è stato massacrato di botte, come sostiene dal 2022), dipoi il consulente grafologo, Giuseppe Sofia.</p>
<p>E qui &#8211; lasciatecelo scrivere &#8211; il gioco si fa davvero stimolante: stavolta, però, non vogliamo dare potenziali vantaggi al Presidente Vinci, già così preparato e sottile di suo. Diciamo che se il luminare della italica grafologia confermerà &#8211; come dovrebbe, ovviamente &#8211; ciò che aveva messo nero su bianco nel 2015 (si badi la novità della consulenza, eh: sono passati più di 10 anni!), ci sarà davvero da divertirsi. Ne scriveremo.</p>
<p>Al Presidente Vinci, nell&#8217;augurare come di consueto un buonissimo lavoro, ci permettiamo dunque di suggerire solo di leggere bene la perizia grafologica del prefato luminare Sofia, prima di audirlo. Dio salvi i lavori della Commissione&#8230;</p>
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		<title>Usa-Cina, Papa Leone, Bufala Rossi (e 3 Ps senesi)</title>
		<link>http://www.ereticodisiena.it/2026/05/16/usa-cina-papa-leone-bufala-rossi-e-3-ps-senesi/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2026 09:39:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog, fra geopolitica, Bufala Rossi at alia; mentre Putin, dopo la ridicola tregua unilaterale per la sua triste parata del 9 maggio, ha subito ripreso a fare Putin &#8211; sventrando palazzi di civili, all&#8217;interno di un bombardamento durato circa 30 ore su Kiev -, ben sapendo che i morti ucraini [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog, fra geopolitica, Bufala Rossi at alia; mentre Putin, dopo la ridicola tregua unilaterale per la sua triste parata del 9 maggio, ha subito ripreso a fare Putin &#8211; sventrando palazzi di civili, all&#8217;interno di un bombardamento durato circa 30 ore su Kiev -, ben sapendo che i morti ucraini non fregano niente ad alcuno, la settimana è stata assai intensa per almeno altre due ragioni, sulle quali lo spendere qualche parola non è, forse, del tutto inutile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;INCONTRO FRA TRUMP E XI</p>
<p>L&#8217;evento di Politica estera della settimana è stato, senza alcuna ombra di dubbio, l&#8217;incontro, sul suolo cinese, fra il dittatore Xi ed il Presidente Donald Trump: evento che verrà probabilmente replicato il 24 settembre sul suolo statunitense.</p>
<p>Xi ha capito benissimo &#8211; sin dal 2017, quando Trump andò a Pechino durante la sua prima presidenza (parecchio meno peggio della attuale, come detto plurime volte) &#8211; come lusingare e vellicare al meglio il narcisismo del Presidente: grandi coreografie, per farlo sentire importante (non solo per ciò che rappresenta: proprio come persona in quanto tale), una accoglienza insomma da consumato anfitrione quale il dittatore cinese sa essere.</p>
<p>Gli ha poi tirato fuori financo la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;, e chissà cosa The Donald avrà colto della dotta citazione storiografica del leader cinese: giacché, magari, che Sparta ed Atene fossero poleis della Grecia classica, magari quello sì, ma quanto alla figura ed al ruolo di Tucidide ci stupiremmo di una conoscenza diretta dell&#8217;autore de &#8220;La guerra del Peloponneso&#8221; (ci si potrebbe accontentare che lo conoscesse il Segretario di Stato Rubio: cosa non certo sicura, ma possibile).</p>
<p>All&#8217;atto pratico, a quello che è trapelato &#8211; visto che non ci sono state conferenze stampa ufficiali, o documenti &#8211; dalle parole dei due, si capisce che si è concretizzato meno di quanto ci si aspettasse: niente di niente sull&#8217;Ucraina, ci mancherebbe; buoni propositi, ma niente più, sulla pace in Iran; &#8220;fantastici&#8221; accordi economici e commerciali fra Cina ed USA, rimasti però nell&#8217;ombra.</p>
<p>L&#8217;unica cosa assolutamente certa, è che Xi ha detto al remissivo Trump che Taiwan è cosa sua, e che gli USA non si azzardino ad interferire più di tanto. Ribaltamento clamoroso, dunque, della diplomazia stars and stripes: fino ad oggi, erano gli USA che andavano dai cinesi e dicevano loro di stare calmi e buoni con la antica Formosa, ora, invece, avviene l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>Fossi un residente di Taipei, non dormirei sonni tranquillissimi: e meno male che il Trump bis doveva essere tutto proiettato in chiave anticinese, eh&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PAPA LEONE E LE ALABARDE&#8230;</p>
<p>Esattamente nelle stesse ore in cui i due leader delle massime potenze mondiali &#8211; anche militarmente parlando, sia ben chiaro &#8211; erano insieme a discettare sul nuovo mondo, Papa Leone XIV entrava alla Sapienza, l&#8217;Università romana la quale, una ventina di anni or sono, aveva clamorosamente negato l&#8217;accesso a Benedetto XVI. Altri tempi, si dirà; noi siamo contenti di questo riavvicinamento fra mondo universitario e Vaticano: la contrapposizione francamente aveva poco senso.</p>
<p>Durante il suo discorso solenne, il Papa agostiniano ha detto chiaramente che l&#8217;Europa sbaglia &#8211; e sbaglia di brutto &#8211; ad investire in armi, tagliando in sanità ed istruzione; in piena continuità con il magistero di Francesco, e per il sollucchero dei Conte, dei Fratoianni e dei Tomasi nazionali (il Rettore di Unistrasi &#8211; del quale a breve torneremo ad occuparci &#8211; la sera stessa, ospite come di abitudine di monna Lilli, si è infatti subito allineato al papale pensiero).</p>
<p>Visto che è sempre un dire che l&#8217;Europa fa acqua da tutte le parti &#8211; e spesso così è, non si può negare l&#8217;evidenza -, visto che è sempre più palese il disimpegno USA dal Vecchio continente (per ultimo, 4mila militari americani, destinati in Polonia, non sono arrivati a destinazione), visto infine che purtroppo non ci pare che si stia inverando l&#8217;auspicato Paradiso irenico in terra, cosa dovrebbe dunque fare l&#8217;Europa? Non dovrebbe cercare di non essere più il nano politico-militare che oggettivamente è?</p>
<p>Stupisce dunque che un Papa, che ha come modello principale una figura come Agostino &#8211; per il quale la cosiddetta &#8220;guerra giusta&#8221; esisteva, eccome se esisteva (ne abbiamo parlato anche in settimana in Biblioteca) &#8211; porti avanti un pacifismo integrale, senza ma e senza se, eliminando financo la possibilità della deterrenza. Allontanandosi da Sant&#8217;Agostino stesso, lo si ribadisce.</p>
<p>Se proprio le armi, in quanto tali, lo schifano a priori, potrebbe per coerenza rinunciare al munitissimo presidio di polizia che lo Stato italiano gli garantisce, a spese nostre, contro il rischio attentati. Giacché è bene si sappia &#8211; visto che ormai non si può dare alcunché per scontato &#8211; che non sono le guardie svizzere a difendere l&#8217;incolumità del Papa: i tempi di Carlo V e del Sacco di Roma sono finiti da circa 5 secoli, mentre Porta Pia, con i bersaglieri di Raffaele Cadorna, è del XX settembre 1870&#8230;</p>
<p>Ci si vuole difendere con le alabarde delle guardie svizzere, forse?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COMMISSIONE ROSSI: CONTINUA IL POP CORN MOMENT</p>
<p>Martedì è andata in scena l&#8217;ennesimo passaggio a vuoto della Commissione di inchiesta bis sul Caso Rossi: sono stati auditi prima il giornalista di inchiesta &#8211; lo dice lui &#8211; Carmine Gazzanni (quello di Far west, per capirsi), poi Nicola Alfieri, ex Direttore della filiale di Viadana della Banca popolare di Puglia e Basilicata, in videocollegamento (con tanto di fantozziani problemi tecnici per il collegamento stesso: nessuno è perfetto, suvvia&#8230;).</p>
<p>Partendo dal Direttore di banca, egli ha smontato, da par suo, ciò che era stato detto dal collaborante Cortese la settimana prima, facendo presente che in banca qualsiasi Direttore non è un dominus assoluto, ma ci sono svariati livelli di controlli e responsabilità.</p>
<p>Ma il punto di palla resta sempre quello: anche se avesse ragione al 100% l&#8217;ex &#8216;ndranghetista Cortese, per quanto concerne ciò che accadde a Siena quel 6 marzo 2013, lo scenario non cambierebbe di mezza virgola, giacché tutto il presupposto della pista mantovana-ndranghetista si fonda su una deduzione creato dalle &#8220;elucubrazioni&#8221; (smentite da almeno tre consulenti, tanto autorevoli quanto indipendenti) dell&#8217;ormai mitico smanettone Maurizio Montigiani.</p>
<p>Ergo, la Commissione potrà anche scoprire che, a Viadana e dintorni, gli &#8216;ndranghetisti, in combutta con i bancari, mangiavano i bambini, previa bollitura: ma tutto ciò non riguarda &#8211; non riguarda proprio in alcun modo &#8211; i fatti del marzo 2013 a Siena. Non ci vuole neanche molto a capirlo, ma da una parte c&#8217;è chi proprio non ci arriva, e dall&#8217;altra, soprattutto, ci sono coloro ai quali fa comodo &#8211; invece di ammettere gli errori fatti &#8211; continuare ad inseguire fantasmi, non potendo sputtanare pubblicamente se stessi&#8230;</p>
<p>Per lo scrivente, è stata ben più stimolante &#8211; specialmente per capire come funzioni oggi il cosiddetto giornalismo di inchiesta in Italia -, l&#8217;audizione di questo Carmine Gazzanni di Far west (Raitre), autore dello scoopone del Giusti, identificato &#8211; a novembre 2025 &#8211; come l&#8217;uomo del vicolo (con la premessa che, in redazione, loro lo sapevano già da prima, eh: però, da giornalisti seri e garantisti, non hanno voluto intralciare i lavori della Commissioni, vuoi mai che si ledesse qualche diritto&#8230;).</p>
<p>Nato ad Isernia nel 1989, questo Gazzanni rappresenta il prototipo del giornalismo di inchiesta nostrale; scrive in svariate testate (anche di linea editoriale diversa), passa da un programma all&#8217;altro, perché il farsi uno stipendio serio oggi è, in questo mondo,  cosa ardua: su questo, pienissima solidarietà al nostro Gazzanni. Il quale peraltro già nel 2020 aveva capito che il filone della cronaca nerissima è quello vincente, e da qui un suo libro sulla povera Sarah Scazzi.</p>
<p>Il suo metodo &#8211; a quello che ci ha squadernato lui stesso in Commissione &#8211; è quello aggressivo, stile ienesco: lui e le sue due colleghe vanno a cercare le potenziali fonti a casa ed al lavoro (come accaduto al prima citato bancario, che ha parlato di &#8220;assalto&#8221;), e se quello magari si inalbera per le modalità della &#8220;intervista&#8221;, vuol dire che ha qualcosa da nascondere. &#8220;Sono impressioni&#8221;, precisa subito  Gazzanni, e comunque lui agisce per il diritto di cronaca, suvvia. Tutelano le fonti (loro), oscurandole: bravissimi; magari, stessa tutela ci vorrebbe per le persone tirate in ballo da queste stesse fonti, se si può osare chiedere ciò ad un rampante pluripremiato giornalista di inchiesta. Ma di certo le fonti usate per i servizi a Siena saranno state vagliate in modo rigorosissimo.</p>
<p>Autentica scena cult dell&#8217;audizione, ad perpetuam rei memoriam: per fare vedere che lui il suo lavoro di ricerca e di vaglio critico l&#8217;ha svolto davvero al meglio (come peraltro indicato dal codice deontologico del giornalista professionista), ad un certo punto Gazzanni ha detto esplicitamente che una circostanza, da lui scoperta nella sua inchiesta, era stata financo &#8220;confermata da Giovanna Ricci&#8221;. La quale, prendendo la palla al balzo, lo ha subito dopo lodato da par suo, con la consueta lucidità terminologica e continenza verbale: &#8220;Bravo Carmine &#8211; Ntrangheta tra Siena e Mantova. Assassini e criminali incalliti. Depravati drogati e ladri&#8221;. Saranno soddisfazioni, per il Gazzanni&#8230;</p>
<p>En passant, prima di chiudere: possibile che la straordinaria Commissione bis &#8211; quella che è arrivata, laddove neanche la prima era giammai approdata &#8211; non riesca a trovare e conseguentemente audire l&#8217;ottimo Antonio Muto? Questo sarebbe uno dei due killers di Rossi &#8211; come da mitico filmato presentato dalla Commissione -, indicato dalla succitata Giovanna Ricci anche nella sua audizione del 7 aprile (indimenticabile!). Il geometra Gili dice di averlo conosciuto, sebbene per meri motivi di lavoro: e sentitelo, no?</p>
<p>Il Signore &#8211; non lo si ripeterà mai a sufficienza &#8211; conceda dunque lunga e proficua vita a questa Commissione, alla quale, ancora una volta, si augura di cuore buonissimo lavoro. Pop corn, pop corn, pop corn&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Altri due eventi stimolanti, in settimana, nella Sala storica della Biblioteca, dallo scrivente condotti: lunedì, si presenta il volume &#8211; piccolo, ma assai denso &#8211; di Orlando Paris (&#8220;Pensare l&#8217;odio L&#8217;umano di fronte all&#8217;estremo&#8221;), con Giulia Maestrini a duettare con l&#8217;autore; mercoledì &#8211; dopo lo scoppiettante incipit della rassegna sulla battaglia di Camollia con Duccio Balestracci, mercoledì scorso &#8211; Ettore Pellegrini parlerà, con la sua grande competenza sull&#8217;argomento, dell&#8217;architettura senese del XVI secolo, militare e civile.</p>
<p>Ps 2 Grandi polemiche &#8220;socialiste&#8221; sulla decisione di eliminare la dizione &#8220;Santa Maria alle Scotte&#8221;, a favore di una più manageriale; va da sé che il punto di palla è il concreto funzionamento della struttura, non certo le questioni nominalistiche: eppure, ciò premesso, francamente non si capisce il perché del volere recidere un legame &#8211; religioso, storico, culturale in senso lato &#8211; con il Santa Maria della scala. Questo, davvero, non lo si capisce&#8230;</p>
<p>Ps 3 Sulla morte dei 5 italiani durante la fatale immersione alle Maldive (immersione peraltro motivata da ragioni di studio, nell&#8217;ambito di una spedizione collegata all&#8217;Università di Genova), una notissima figura di intellettuale senese, sui social, pare avere scritto quanto segue: &#8220;Sono stati degli idioti. Fighetti idioti&#8221;. Chi sarà stata, di grazia?</p>
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		<title>Zanardi, Biennale, Bufala-Rossi (e 3 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2026 07:55:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: ancora in pieno stallo la questione Hormuz (e meno male che, secondo Trump, l&#8217;Iran ha la Marina militare completamente distrutta, altrimenti&#8230;), e con il tour papalino-governativo del Segretario di Stato USA Rubio che è andato come da copione (con Rubio che si prepara alla futura competizione con Vance per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: ancora in pieno stallo la questione Hormuz (e meno male che, secondo Trump, l&#8217;Iran ha la Marina militare completamente distrutta, altrimenti&#8230;), e con il tour papalino-governativo del Segretario di Stato USA Rubio che è andato come da copione (con Rubio che si prepara alla futura competizione con Vance per la leadership del post Trump), noi ci dedichiamo ad altri tre argomenti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ALEX ZANARDI: COME MORIRE (E RISORGERE) DUE VOLTE</p>
<p>In questi tempi perigliosi e sommamente divisivi, pur nel lutto è cosa davvero rinfrancante, il trovare una persona che metta d&#8217;accordo tutti (chissà se qualche poveretto avrà fatto comunque il bastian contrario, sui social&#8230;): Alex Zanardi, con la sua morte, ci è riuscito.</p>
<p>L&#8217;uomo che è morto due volte, ma ha saputo risorgere in entrambe le occasioni; la prima volta, dopo l&#8217;incidente da pilota &#8211; non in Formula 1, dove era stato un onesto mediano e niente di più -, quel 15 settembre 2001, in Germania: il mondo era ancora frastornato dalla tragedia delle Torri gemelle, ma quell&#8217;incidente, che gli costò entrambe le gambe, ce lo ricordiamo tutti. Gli fu data financo l&#8217;estrema unzione, poi &#8211; dopo 16 operazioni e 7 arresti cardiaci! &#8211; piano piano tornò alla vita. Non poteva certo più fare il pilota di Formula 1, lui che l&#8217;aveva frequentata a lungo, pur provenendo da una famiglia semplice, senza i soldi che danno più facile accesso a quel circo.</p>
<p>A quel punto, uno si trova davanti di fatto due strade, due vite antitetiche fra cui scegliere: l&#8217;autocommiserazione, il non uscire più da casa, il richiudersi in se stesso; ovvero il darsi, con slancio ed ogni energia, ad una seconda vita. Pensando a se stessi e agli altri, anche solo con l&#8217;esempio.  Zanardi scelse la seconda via, diventando come ben noto un campione paraolimpico di handbike: non aveva drammaticamente più le gambe? In compenso, aveva sviluppato una muscolatura straripante della parte superiore, dalla cintola in su. Ex malo bonum. Le lacrime delle due vittorie a Rio de Janeiro, nel 2016, furono l&#8217;apice del successo della sua seconda vita. Ma era riuscito a fare anche gare di triathlon: nuoto, handbike e 42 chilometri di maratona in carrozzella. Giusto per non farsi mancare alcunché&#8230;</p>
<p>Poi, l&#8217;incidente in handbike del 19 giugno 2020, verso Pienza: il camionista che lo travolge &#8211; del tutto incolpevolmente, peraltro -, la lunga e laboriosissima degenza alle senesi Scotte, seguita da tutta l&#8217;Italia appena uscita da quel lock down che proprio lo sport all&#8217;aria aperta, invece che sollecitare, aveva ottusamente vietato; in qualche modo, Zanardi ha sfangato anche questa, anche se, poi, l&#8217;ultimo lustro è stato quasi tutto un passaggio fra ospedali e cliniche varie, ma sempre con al fianco l&#8217;amato figlio e la moglie Daniela, capace come poche &#8211; a quanto si sa &#8211; di tutelare ad un tempo privacy e vicinanza al marito.</p>
<p>Retorica, certo, il dire che è stato un autentico esempio; con Zanardi, però, il rischio della retorica si può anche correre: perfino con l&#8217;handbike&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>POLEMICHE SULLA BIENNALE: L&#8217;ESEMPIO DEL 1977</p>
<p>Che la questione della Biennale non sia stata gestita al meglio da Pietrangelo Buttafuoco, pare non si possa dubitare (nonostante l&#8217;incondizionato appoggio di Salvini e della nutrita fila di filoputiniani all&#8217;amatriciana); la questione non è certo la russofobia (si voleva discettare di Tolstoj o Cechov, di grazia?), come vogliono fare credere in tanti furbettini: si tratta della elementare distinzione fra Arte e propaganda, oggi in Russia coincidenti. Buttafuoco &#8211; intellettuale che leggiamo sempre volentieri &#8211; ha fatto finta di non capirlo, pur sapendolo benissimo.</p>
<p>Oggi &#8211; sulla Piazza Rossa &#8211; va in onda l&#8217;ennesima parata militare che falsifica furbescamente la Historia, presentando Mosca come il Bene vittorioso sul Male nazifascista (giustissimo militarmente, ci mancherebbe), ma senza alcun cenno al Patto fra Hitler e Stalin di quel 23 agosto 1939 (espunto dai programmi scolastici putiniani, non a caso): Patto che toglie ogni valenza etica al sacrificio di milioni e milioni di russi (ed ucraini, peraltro) contro il nazifascismo; quei russi sono morti &#8211; per capirsi &#8211; solo per difendere la loro Patria, invasa da quell&#8217;Hitler di cui, fino al giugno 1941, erano stati leali alleati. Che Putin prenda per il sederino i suoi, nulla quaestio; che lo faccia con gli altri, anche no&#8230;</p>
<p>A chi poi dice &#8220;no alla Russia, ma diniego anche per Israele&#8221;, ai pro Pal che anche ieri hanno manifestato in laguna, si può agevolmente rispondere che in Israele il dissenso è democraticamente garantito: nell&#8217;Arte, e financo nelle piazze, come dimostrano le manifestazioni che si susseguono, fin davanti a casa del Premier Netanyahu (da criticare su tantissimo, ed in modo forte ed incisivo: ma non risulta essere censore di intellettuali ed artisti). In Russia, questo non accade, proprio no.</p>
<p>In più, questa Biennale è stata una occasione perduta: che bello, se Buttafuoco avesse organizzato una programmazione tipo quella voluta da Carlo Ripa di Meana, nel 1977; la Biennale che aprì agli artisti della dissidenza sovietica, suscitando l&#8217;opposizione del Pci di allora (inizialmente favorevole, poi richiamato all&#8217;ordine da Mosca), nonché del Pcus stesso. Facendo sapere al mondo che esistevano artisti ed intellettuali che si mobilitavano contro il potere dittatoriale comunista. Un colpo da maestro per Bettino Craxi, nella sua fase politica ascendente e pregovernativa. Questa sì &#8211; se Buttafuoco avesse avuto davvero coraggio -, che sarebbe stata una Biennale memoranda, come ancora viene ricordata quella del 1977: questa, passerà invece alla Historia per altro, e ce ne dispiace assai&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI: LEZIONE DI &#8216;NDRANGHETA (MA CHE CI AZZECCA?)</p>
<p>Martedì c&#8217;è stata una audizione davvero significativa (per il più volte richiamato &#8220;pop corn moment&#8221;), all&#8217;interno dei lavori della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: quella del collaborante di &#8216;ndrangheta, il pluriomicida Angelo Salvatore Cortese. Uno che ha avuto un ruolo fondamentale nel fare conoscere l&#8217;invasiva penetrazione della mafia calabrese in Emilia e Lombardia (Processo Aemilia): è uno che conosce le persone, i luoghi, le dinamiche. Sa bene (peraltro, cosa nota a chiunque si occupi giornalisticamente di questi argomenti) che la &#8216;ndrangheta non ha tanto il problema di fare soldi, ma di riuscire a riciclarli al meglio. E a Viadana c&#8217;era una filiale di una banca &#8211; non Monte dei Paschi, peraltro &#8211; che a suo dire era specializzata in tutto ciò. Pensate un po&#8217;&#8230;</p>
<p>Benissimo, anzi malissimo, perché sono cose assai brutte: ma cosa ci possa azzeccare, in concreto, con la morte di David Rossi, davvero non si capisce, se non prendendo per buona la ormai notissima &#8220;elucubrazione&#8221; di Maurizio Montigiani &#8211; datata 2015, dice lui &#8211; sul mitico 4099009, frutto delle sue fole da investigatore autoproclamato, ma purtroppo smentita fragorosamente non solo da due tecnici dell&#8217;ufficio legale della Tim (mai sentiti in nessuna Commissione, perché avrebbero fatto chiudere i lavori, verosimilmente), ma ancora più sfacciatamente sputtanato &#8211; in tutto e per tutto: basta sapere leggere l&#8217;Italiano &#8211; dalla stessa consulenza finale della Commissione di inchiesta I. Tre fonti qualificatissime demoliscono la teoria del Montigiani (raccattata per sua stessa ammissione su Google, sic), ma la Commissione bis (smentendo la prima, fra l&#8217;altro) gli crede: contenti loro, contenti tutti.</p>
<p>Ah, incidentalmente cercando, viene fuori che questo Cortese era stato arrestato nel 2005: 8 anni (anni, non settimane) prima del suicidio di Rossi; e lui stesso, ci ha tenuto subito a precisare che di Siena e di Rossi niente di niente sa, come era del tutto ovvio che fosse. Nemmeno se glielo dice Davide Vecchi &#8211; il giornalista responsabile della prima riapertura del Caso Rossi -, che la pista mantovana non ci azzecca niente con la morte di Rossi, il Presidente Vinci si smuove: non c&#8217;è verso, la chiave di tutto, per lui, è Viadana. La &#8220;elucubrazione&#8221; del Montigiani omnia vincit&#8230;</p>
<p>Bene, continui pure così, Presidente ed onorevole Vinci: che a noi non fa altro che un gran piacere; fra qualche mese, Deo juvante, si farà uscire un libercolo, con tutte le autentiche chicche della Commissione bis e dei suoi autorevolissimi supertestimoni (impossibili da smentire, fra l&#8217;altro, essendoci verbalizzazioni ed audioregistrazioni, autentica manna dal cielo): più si continua con queste piste, dunque, più lo scrivente se ne rallegra. Ottima anche l&#8217;ideona di ascoltare la donna sopravvissuta al serial killer De Pau: chapeau!</p>
<p>Se poi anche alla famiglia Rossi va bene che il proprio congiunto sia abbinato a brutte storie di mafia, se loro non hanno niente da eccepire sul fatto che, di Rossi stesso, si chieda conto a chi si è autoaccusato di 8 omicidi, che dire? Altre famiglie, farebbero fuoco e fiamme per tutelare l&#8217;immagine del defunto congiunto, questi invece cercano solo la Verità, eh: meglio loro, dunque. Di certo, da lassù, il riservatissimo &#8211; in vita &#8211; David Rossi sarà oltremodo lieto, di essere accostato di continuo alla &#8216;ndrangheta, a soldi laidi in valigette nere e a robetta similare. Di nuovo complimentoni, a tutti.</p>
<p>Continuate pure così, e buon pop corn agli altri; ricordando solo una cosetta: non esagerate, che i pop corn sono pregni di insano sale e giacché il meglio &#8211; date retta allo scrivente &#8211; deve ancora venire&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Garlascheide: si va verso la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, a questo punto certa (la richiesta, si intende); le captazioni, da parte della cimice, dentro la sua stessa macchina &#8211; quella in cui dice di avere visto i video intimi della vittima e di Stasi &#8211; è senza dubbio assai suggestiva, per quanto non certo risolutiva; ed anche l&#8217;intercettazione ambientale del padre di Sempio sullo scontrino di Vigevano è davvero mortifera, nei confronti del figlio&#8230;</p>
<p>Staremo a vedere. Di certo, c&#8217;è una cosa: quando ci sono casi come questo, il segreto istruttorio non esiste più, facciamocene una santa ragione. Tutto viene dato in pasto alla opinione pubblica. Il contenuto di quelle captazioni dell&#8217;indagato Sempio, nonché quella del padre, non sarebbero dovute venire fuori, se non eventualmente in una aula di Tribunale. La Legge non è uguale per tutti, neanche in questo senso&#8230;</p>
<p>Ps 2 Ci ha lasciato Evaristo Beccalossi, regista dell&#8217;Inter anni Ottanta: fantasista estroso, amante del dribbling, centrocampista che non trovò spazio in Nazionale (chissà se lo troverebbe oggi: un po&#8217; lento era, in effetti); celebre la gag del comico Paolo Rossi, per ricordargli i due rigori sbagliati &#8211; nello spazio di una manciata di minuti- in una partita di coppa nel 1982. Beccalossi sapeva stare al gioco, con l&#8217;autoironia delle persone intelligenti: oggi &#8211; come scrive Gramellini sul Corriere della sera di giovedì &#8211; se un comico prendesse di mira un calciatore, chissà la canizza dei social, nonché la reazione del giocatore stesso: querela o vittimismo ad oltranza?</p>
<p>Ps 3 Giovedì, intorno all&#8217;ora di pranzo, è uscita la notizia &#8211; piuttosto clamorosa, sia consentito dire &#8211; della candidatura a Mangia d&#8217;oro, da parte dell&#8217;Università, dell&#8217;Amministratore delegato di Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio. Il quale era rimasto del tutto isolato nel momento in cui Caltagirone lo aveva estromesso dalla banca; poi, dopo la vittoria del 15 aprile &#8211; della quale tutti ci siamo rallegrati, sia chiaro &#8211; è stato invece tutto una gara a chi si dimostrava più lovaglista degli altri. Mah.</p>
<p>Parlando anche per interesse personale (qualcuno ricorderà che, dalla Sala storica, lo scrivente aveva lanciato la candidatura di Mauro Lusini, nell&#8217;ottobre 2025, poi propugnata dalla sua Giraffa), non si può non essere almeno un po&#8217; amareggiati: Lovaglio si è di certo meritati i complimenti, e merita da parte del territorio tutto l&#8217;appoggio, personale ed istituzionale, di cui necessita per il suo complesso lavoro. Il Mangia, però, sarebbe un&#8217;altra cosa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Minetti, Carlo III,bufala Rossi: tris di inizio maggio</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2026 10:38:06 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog, dopo la celebrazione del 1 maggio (Festa rimasta in calendario durante il Terzo Reich, come ci dilettiamo di ricordare ogni singolo anno); settimana intensa su molti fronti, in particolare sulla questione mediorientale, con in più fra lo sparatore  ebreo arrestato a Roma (vicenda assai preoccupante, anche perché forse non così isolata) e consueta crisi fra Flotilla e Marina militare israeliana (con gli israeliani a violare palesemente acque internazionali, da una parte; e la risibile pretesa dei flotillanti, alle prese con il loro rave marino, di farsi scortare dalla Marina nazionale, sic).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RE CARLO III NEGLI STATES</p>
<p>Fra humor e aplomb british, re Carlo ha gestito in modo pressoché ottimale &#8211; per giudizio unanime degli osservatori &#8211; la sua visita negli States insieme alla regina: solo lui poteva ottenere una esplicita ammissione di invidia da parte di Trump, il quale ha ricordato quando la sua mamma (scozzese) gli diceva di stare zitto, davanti alla tv, perché parlava Queen Elizabeth II. Mozione degli affetti.</p>
<p>King Charles, fra l&#8217;altro, oltre a toccare qualche tasto all&#8217;insegna della captatio benevolentiae di prassi, non si è certo tirato indietro rispetto ai tre temi più divisivi, all&#8217;interno della special partnership GB-USA: l&#8217;Ucraina, la Nato, la guerra in Iran. Ha detto pressoché le stesse cose del Premier Starmer, ma lui a Trump sta simpatico, per tanti motivi: quindi, nessun problema, anzi.</p>
<p>A dimostrazione del fatto che in Trump la politica &#8211; tanto estera, quanto interna &#8211; è relazione metapolitica, è simpatia o antipatia: la visita di Carlo III lo dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse stato bisogno.</p>
<p>Solo pochi giorni prima, Trump aveva di fatto minacciato &#8211; per contrastare Starmer, ed al contempo lusingare Milei, a Trump simpaticissimo &#8211; di riaprire il delicatissimo fascicolo Falkland (Malvinas, per Baires): un qualcosa di assolutamente dirompente.</p>
<p>Davanti a Carlo III, si è fatto dire nel muso che &#8211; senza gli inglesi &#8211; loro, gli americani, parlerebbero ancora francese (allusione storica  alla Guerra dei 7 anni, di cui non osiamo pensare cosa Trump effettivamente sappia). Non male, nell&#8217;anno del 250esimo anniversario dell&#8217;Independence day&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CASO MINETTI: NESSUNO NE ESCE RAFFORZATO&#8230;</p>
<p>Il migliore scoop di fine aprile è stato quello de Il Fatto, con Travaglio il quale &#8211; smessi in questo caso i panni del filoputiniano &#8211; ha aperto il vaso di Pandora, tramite Thomas Mackinson, dell&#8217;affaire Minetti: che è un affaire da cui esce bene, per l&#8217;appunto, solo e soltanto Il Fatto (altra cosa è il discorso, su questo argomento, di Report: lì, ad oggi, Ranucci pare essere stato avventato). I tentativi de Il Giornale e di Libero di ridimensionare il tutto, si scontrano con le prese di posizione sia del Quirinale che della Procura milanese.</p>
<p>Sulla Minetti, crediamo ci sia ben poco da aggiungere: senza nessun moralismo verso la ex igienista dentale più bella d&#8217;Italia, già le due condanne &#8211; fra le quali anche una per peculato, sic: non le bastava la carica pubblica, di grazia? &#8211; erano più che sufficienti per darne un ponderato giudizio. Certo che appellarsi alla privacy del figlio, a fronte di ciò che sta uscendo sulle modalità dell&#8217;adozione, è giusto cosa da Minetti, ecco&#8230;</p>
<p>Non ne esce certo bene, in questo caso, neanche la Procura milanese, la quale aveva sì fatto i suoi controlli, ma perimetrati solo a livello nazionale, mentre forse si poteva capire che il fulcro del problema fosse all&#8217;estero: di non essere stati fino in fondo &#8220;perspicaci&#8221;, lo ha detto la stessa Procuratrice generale, la dottoressa Nanni.</p>
<p>Quanto al Ministro Nordio, sapete cosa se ne pensa in redazione: si ritiene un errore grave sic et simpliciter l&#8217;averlo nominato come tale, ed ogni giorno di più ci si conferma in questa convinzione (il top di aprile è stata la sua teoria sulla accettazione della corruzione, purché in modica quantità: inarrivabile&#8230;).</p>
<p>Infine, pur sapendo quale sia il suo effettivo raggio d&#8217;azione, non possiamo esimerci dal dire che anche il Presidente Mattarella avrebbe potuto vigilare di più, per così dire: e meraviglia che la grazia fosse stata concessa, a febbraio, nel silenzio più generale. Un assordante silenzio che &#8211; se ci possiamo permettere &#8211; dal Quirinale non ci si sarebbe aspettati&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI: VECCHI SMONTA IL TANDEM MONTIGIANI-RICCI</p>
<p>Davide Vecchi è colui che si arroga il ruolo di giornalista che ha fatto riaprire (mediaticamente e politicamente) il Caso Rossi: per lui, ovviamente, è un grande titolo di merito, per altri &#8211; quorum ego &#8211; è l&#8217;esatto contrario; di certo, però, il suo primo libro sull&#8217;argomento lanciò &#8211; poi abbinato al lavoro delle Iene, che lui sempre ringrazia, sic &#8211; a livello mediatico, nel senso omicidiarista, il Caso, per poi approdare alla prima Commissione di inchiesta parlamentare (2021), della quale lui stesso fu consulente.</p>
<p>Martedì scorso, è stato chiamato dalla Commissione di inchiesta bis (chissà se ci sarà la ter: troppa grazia, dai&#8230;), per dare il suo contributo di conoscenza al guazzabuglio inestricabile in cui si è impelagata la Commissione presieduta dall&#8217;ottimo Gianluca Vinci. Da notare che il Presidente lo ha presentato come &#8220;giornalista&#8221;: e va benissimo, per uno che è passato da L&#8217;Espresso ed Il Fatto alla direzione del destrorso Il Tempo (di cui è stato financo Direttore); il problema è che forse &#8211; anzi, neanche tanto forse &#8211; il Presidente avrebbe potuto aggiungere che oggi Vecchi, pur restando giornalista, fa altro: da qualche settimana, infatti, egli ricopre l&#8217;incarico di &#8220;Responsabile Comunicazione e strategia del Ministero dei trasporti&#8221;, ma molti scrivono che di fatto è il consulente per la comunicazione della Lega, voluto in modo diretto da Salvini. Non si sarebbe potuto (dovuto) specificare questo particolare, all&#8217;inizio dell&#8217;audizione di martedì? Per il Presidente Vinci, in tutta evidenza proprio no&#8230;</p>
<p>Ad ogni buon conto, Davide Vecchi da par suo ha saputo galleggiare in modo mirabile &#8211; cosa in cui è magister -, prendendo tre piccioni con una fava (minuscolo, si capisce): ha difeso se stesso ed i suoi due libri sull&#8217;argomento, sostenendo che lui non sposa tesi &#8211; ci mancherebbe, eh -, però non è stato suicidio; in secondo luogo, sempre all&#8217;insegna della laudatio di se stesso, ha lodato la nuova Commissione, ma anche la prima di cui era come detto consulente (cosa che ha indispettito il Presidente Vinci, il quale è convinto che la sua Commissione sia mirabilmente arrivata alla Verità, come mai nessuno prima); in terzo luogo, ha fatto diligentemente il leghista: l&#8217;onorevole Matone &#8211; Lega &#8211; gli ha chiesto dell&#8217;eventuale coinvolgimento dell&#8217;allora leghista Fava (in seguito, Assessore all&#8217;Agricoltura della Lombardia), e lui ha detto con chiarezza che niente di niente porta verso di lui o Mantova.</p>
<p>Fra l&#8217;altro, dicendo cosa del tutto sacrosanta, e smentendo platealmente il tandem Giovanna Ricci-Maurizio Montigiani, i quali infatti malissimo ci sono rimasti. Sui social, mi riferiscono che l&#8217;autorevolissima Giovanna Ricci abbia fra le altre cosette scritto che &#8220;Vecchi ha omesso tante cose. Vergogna&#8221;. Vecchi non è corrotto, depravato e ricattato come altri (lo scrivente è ricattato, ma ci sta anche corrotto, perché no?), ma poco ci manca: il Tribunale della Ricci non guarda in faccia alcuno, e passare dalla &#8220;vergogna&#8221; da omissione al grado successivo, è giusto un attimo.</p>
<p>L&#8217;audizione del Vecchi, insomma, ha certificato la completa e definitiva fine della, fino ad ora granitica, unità del fronte antisuicidio: e, anche solo per questo, sarebbe cosa assai notevole. Siamo al pop corn, come anticipato: si attaccano l&#8217;uno con l&#8217;altro&#8230;</p>
<p>Ah, quasi si dimenticava: il Presidente Vinci nulla ha chiesto a Davide Vecchi a proposito delle tre lettere suicidarie, scritte da Rossi, in tutta evidenza, poco prima del suicidio; ergo, la nostra previsione in tal senso &#8211; più volte messa nero su bianco sul blog &#8211; si è dimostrata fallace: cosa che da una parte ci dispiace (ma tanto nessuno aveva voluto scommettere denaro sonante, suvvia!), mentre dall&#8217;altra ci fa anche parecchio piacere. Vuoi vedere che &#8211; anche se nessuno lo ammetterà mai, ci mancherebbe &#8211; quella domandina gliela abbiamo bruciata proprio noi della redazione? Ai posteri, forse, l&#8217;ardua sentenza&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps L&#8217;impresa del maratoneta kenyano Sebastian Sawe ha davvero quasi dell&#8217;incredibile: correre una maratona sotto le due ore (trenta secondi in meno!), sembrava cosa da fantasport, da atletica distopica; salvo un generale impazzimento dei rilevatori, è invece accaduto: e la cosa ai limiti dell&#8217;incredibile è che anche il secondo &#8211; un etiope semisconosciuto &#8211; è sceso lui stesso sotto le due ore. La Londra di domenica scorsa ha visto inverarsi ciò che non si poteva neanche concretamente immaginare: in tempi così cupi, un raggio di sole&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Russia vs Italia (e bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento con il pezzo settimanale del blog: vista la mia conferenza ad hoc di lunedì (visibile sul sito della Biblioteca comunale, come sempre), e le accuse mediatico-politiche russe contro la Premier Meloni (dunque contro l&#8217;Italia tutta), come si fa a non scrivere di questa nuova puntata della guerra ibrida della Russia putiniana versus l&#8217;Italia? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento con il pezzo settimanale del blog: vista la mia conferenza ad hoc di lunedì (visibile sul sito della Biblioteca comunale, come sempre), e le accuse mediatico-politiche russe contro la Premier Meloni (dunque contro l&#8217;Italia tutta), come si fa a non scrivere di questa nuova puntata della guerra ibrida della Russia putiniana versus l&#8217;Italia?</p>
<p>In attesa che si liberi, in qualche modo, lo stretto di Hormuz: cosa assai ardua, ma che soprattutto non farebbe tornare &#8211; tutto e subito &#8211; al pre 28 febbraio. Fra impianti distrutti e fiducia minima da ricostruire, prepariamoci &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; ad un ritorno a ciò che mancava dal 1973, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SOLOVYEV, QUELLO CHE DOVEVA ANDARE DA GILETTI</p>
<p>Nei giorni scorsi, si è parlato assai delle offese &#8211; tanto espliciti quanto volgari &#8211; vergate dal &#8220;giornalista&#8221; moscovita (classe 1963) Vladimir Solovyev; offese che fanno il pari con quelle rivolte ad altri esponenti politici italiani, tipo Pina Picierno, nonché al Presidente Mattarella stesso: perché il conduttore televisivo russo è bipartisan, attacca a destra e a sinistra. L&#8217;armamentario è quello classico della Operazione militare speciale: l&#8217;Ucraina è un covo di nazisti, ergo chi la aiuta è nazista anche lui o lei, e trattandosi della Meloni, ovviamente, lei è nazifascista.</p>
<p>Solovyev ha il dente un po&#8217; avvelenato, giacchè le sue due italiche villone lacustri gli sono state sequestrate dopo il 2022 (purtroppo, temiamo sia stato un caso piuttosto isolato), e quindi il suo di solito raffinato giudizio politologico potrebbe essere stato influenzato da un po&#8217; di vago malanimo in tal senso, ma sono dettagli.</p>
<p>Come al solito, non ci preoccupa tanto Solovyev in quanto tale, ma il Solovyev che è in noi (molti di noi) italiani: questo propagandista putiniano dichiarato &#8211; il quale non si è fatto le ossa leggendo, studiando e scrivendo, ma facendo tutt&#8217;altro (fondò nei Novanta una società di apparecchi per discoteche, con fabbriche in Filippine ed in Russia) &#8211; come si suol dire fa il suo: ed il suo, coincide tout court con il suo putiniano.</p>
<p>Ci fa riflettere di più altro, che ci è più vicino: per esempio, che Il Fatto di mercoledì 22 aprile (il giorno dopo le accuse), nella sua edizione cartacea, non abbia incredibilmente riportata la notizia, neanche di striscio (come si scrive sempre, se invece ci fosse sfuggita la circostanza, ce ne scusiamo subito, eh); per poi, il giorno dopo, darne fugace cenno nell&#8217;editoriale di Travaglio: il quale &#8211; dopo la condanna delle frasi (il minimo del minimo sindacale) &#8211; ci ammansisce sul fatto che un ambasciatore di uno Stato straniero non dovrebbe essere convocato per ciò che dice un &#8220;giornalista&#8221; del suo stesso Paese. Già, che vergogna che il povero Paramonov sia stato distolto dai suoi benemeriti compiti quotidiani, per perdere mezza mattinata a fare altro, invece di fare del bene (senza mai dire alcunché sugli attacchi informatici contro le infrastrutture italiane, in clamorosa acesa)&#8230;</p>
<p>Ed ancora di più, ci incuriosisce la circostanza che il 10 marzo scorso, l&#8217;ottimo Massimo Giletti volesse in tutti i modi intervistare Solovyev, prima di essere fermato (dopo anche l&#8217;intervento della succitata Picierno): perché capire la differenza fra un giornalista ed un autentico propagandista (di uno Stato come l&#8217;attuale Russia), per Giletti, è in tutta evidenza uno sforzo non praticabile.</p>
<p>In ogni caso, fallito il colpaccio dell&#8217;intervistona mancata a Solovyev, il felpato Giletti la settimana successiva si è immediatamente rifatto, con quello che rappresenta, in tutto e per tutto, lo scoop del 2026: l&#8217;immagine di Barbicone &#8211; postata da Francesco Giusti nel 2013 &#8211; in azione come defenestratore. Evento del 1371, ma sovrapponibile al 6 marzo 2013: come non averci pensato prima?</p>
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<p>RUSSIA VERSUS UCRAINA (CHE RESISTE)</p>
<p>Dal punto di vista militare, nonostante i proclami del Fatto e di molti altri, l&#8217;Ucraina manu militari resiste, e da febbraio ha anche recuperato porzioni, in Donbass: porzioni minime &#8211; sia subito chiarissimo -, ma sufficienti per chiarire come il trend che dal 2023 va avanti (la Russia che implacabilmente, seppure in modo lento, avanza, a costo di perdite umane ingentissime), oggi non è più scontato. L&#8217;offensiva della primavera-estate spazzerà via quel 20% circa di Donbass ancora in mano agli ucraini? Possibile, certo, e ne prenderemo atto; facendo sommessamente notare come, per i Solovyev di casa nostra, questo &#8220;trionfo&#8221; era già nei fatti due anni fa (Putin, con ottimismo trumpiano, lo dava per certo entro e non oltre il 2023, sic).</p>
<p>Certamente aiutatissimi dall&#8217;Occidente ed oggi dall&#8217;Europa in particolare (sbloccato il maxifinanziamento da 90 miliardi, in queste stesse ore), gli ucraini sono diventati una potenza militare di prim&#8217;ordine, capace anche di essere autarchica su molti aspetti, oltre ad avere sviluppato un know how oggi &#8211; come si è visto sin da marzo scorso &#8211; richiesto dalle monarchie arabe in funzione anti-Iran: a Kiev, da più di 4 anni sono infatti abituati a rapportarsi con i droni iraniani &#8211; i  tristemente famosi Shahed -, lanciati dai russi.</p>
<p>Non solo droni e missili a medio e lungo raggio, per gli ucraini: anche nel campo della robotica militare, infatti, sono stati fatti grandi passi avanti; Kiev ha penuria di uomini al fronte, e grazie a questi robot-combattenti conta di potere arrivare ad un 30% di presenze umane in prima linea in meno, entro il 2026.</p>
<p>Abbiamo insomma, da questo punto di vista, due Presidenti &#8211; Putin e Trump -, i quali hanno iniziato due guerre epocali, con una sola &#8211; ma cruciale &#8211; caratteristica comune: quella di avere sottovalutato il nemico e le sue capacità resistenziali.</p>
<p>Entrambi, cercano un guizzo finale da potere sbandierare come vittoria: e, per fare questo, temiamo siano disposti se non a tutto, comunque a moltissimo (già il fatto che si parli di codici nucleari negati al Commander in chief è, a dir poco, assai inquietante). Cosa che, in tutta franchezza, ci fa dire che questo primo terzo di 2026 è stato certo assai duro, ma i due terzi seguenti potrebbero essere assai peggiori&#8230;</p>
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<p>IL 25 APRILE DIVISO (E DEUCRAINIZZATO)</p>
<p>Come già scritto e detto ogni singolo anno, si ribadisce oggi &#8211; in modo più convinto che mai &#8211; che il 25 aprile dovrebbe ricordare &#8211; e giustamente celebrare! &#8211; il 25 aprile del 1945: l&#8217;insurrezione e la vittoria contro il nazifascismo; tutto ciò che vada contro questo perimetro, è oggettivamente una mera strumentalizzazione, basata sul presentismo politico (meglio ancora: partitico) del contesto dato.</p>
<p>Quest&#8217;anno, se del caso, si può aggiungere, come corollario necessario, la fondamentale questione degli 80 anni dal primo voto delle donne, nonché della vittoria repubblicana contro la monarchia al Referendum del 2 giugno 1946: senza quel 25 aprile 1945, va da sé che non ci sarebbe stato il Referendum, e poi la Costituzione stessa.</p>
<p>Ma il presentismo, ancora una volta, domina in modo mefitico su tutto: fino al clamoroso epilogo di Milano &#8211; città decisiva, nel processo resistenziale -, in cui si arriva al paradosso dei due cortei, con comizi distinti e separati; il Sindaco e l&#8217;Anpi da una parte, i &#8220;pacifisti&#8221; pro Pal dall&#8217;altra: a memoria, è la prima volta che accade.</p>
<p>Con un autentico paradosso. In uno dei due cortei, probabilmente parlerà un palestinese (e di certo ci saranno decine e decine di bandiere palestinesi): vale a dire di un popolo che, in quel 1945, tutto era, fuorché antinazista. Totale disallineamento rispetto a quel 25 aprile 1945, dunque. Il passato riletto con le lenti dell&#8217;oggi, insomma.</p>
<p>Ah, giusto per restare in tema: il 1945 viene dunque riletto alla luce del presente, eppure non c&#8217;è spazio alcuno per l&#8217;Ucraina, né in una piazza né nell&#8217;altra; come peraltro dal 2022, che nessuno manifesti a favore di Kiev e della sua resistenza di fronte all&#8217;invasore, ci mancherebbe altro!</p>
<p>Gli ucraini, infatti, a sentire Putin e Solovyev sono tutti nazisti, fino al midollo: detto da chi non solo li ha invasi (come era solito fare Hitler), ma li ha aggrediti ed invasi avendo come propria punta di diamante militare, nel 2022, i mercenari della Brigata Wagner, notoriamente esperti di musica classica&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps sul Caso Rossi (rectius: bufala Rossi); in una settimana sfornita di audizioni &#8211; cosa che ci lascia tanto sorpresi, quanto sgomenti ed in piena astinenza da Commissione -, due sono le notizie notevoli.</p>
<p>L&#8217;audizione del giornalista Davide Vecchi è stata posticipata dal 20 al 28 aprile; resta comunque da verificare la scommessa di cui si è scritto nell&#8217;ultimo pezzo sul Caso Rossi (quello del 18 aprile). Siamo infatti piuttosto sicuri che, oltre a qualche ovvia chiacchiera di contesto, la ciccia sarà in quella occasione soprattutto vertente su questo: il tentativo di accreditare l&#8217;idea della scrittura delle 3 lettere suicidarie il 4 marzo, invece che il giorno stesso del suicidio (6 marzo); scommettiamo, di grazia?</p>
<p>Secondo elemento, sul quale ovviamente si tornerà: Francesco Giusti ha cambiato la sua strategia difensiva, dopo mesi in cui è stato di continuo tirato in ballo come uomo del vicolo, per le sue supposte &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221;, da testimoni che si commentano da soli. Siamo solo all&#8217;inizio, di questa nuova fase: occhio solo, nelle prossime settimane e mesi, a non fare scorpacciate di pop corn, mi raccomando&#8230;</p>
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		<title>Lovaglio, Magyar, ed un eroe dei nostri giorni (con 2 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 10:13:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E questo, invece, è il pezzo per così dire generalista: che non poteva proprio mancare, suvvia! Pensare che non ci sarà &#8211; per ragioni di tempo &#8211; un approfondimento sulla clamorosa rottura fra Trump ed il Papa Leone (e di conseguenza, quella fra Meloni e Trump): ma si può pensare di non riparlarne, a breve? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E questo, invece, è il pezzo per così dire generalista: che non poteva proprio mancare, suvvia! Pensare che non ci sarà &#8211; per ragioni di tempo &#8211; un approfondimento sulla clamorosa rottura fra Trump ed il Papa Leone (e di conseguenza, quella fra Meloni e Trump): ma si può pensare di non riparlarne, a breve? Vediamo anche cosa accadrà dalle parti di Hormuz: i mercati alla pace credono, lo scrivente un po&#8217; meno, ma i mercati sono più importanti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DI LOVAGLIO: AMARO LUCANO&#8230;</p>
<p>Ciò che è accaduto mercoledì in casa MPS, in effetti, ha quasi dell&#8217;incredibile, se rapportato a ciò che era successo a marzo (2026, non chissà quando!): l&#8217;ex Amministratore delegato Luigi Lovaglio licenziato, si decide a presentare la sua candidatura, partendo da una lista che aveva circa l&#8217;1% del capitale. Strada piuttosto in salita, per così dire&#8230;</p>
<p>Poi, attraverso il favor del gruppo Delvecchio (17%), e di BPM (vicino alla Lega), nonché quello dei fondi norvegesi e del colosso Black rock, le cose sono cambiate, fino al clamoroso ribaltone, rispetto ai pronostici marzolini e non solo, con Lovaglio il quale tornerà ad essere l&#8217;Ad della banca fu sanese. Il manager di origini potentine, dunque, è l&#8217;autentico trionfatore del momento; chissà &#8211; mi scrive maliziosamente un amico montepaschino &#8211; quelle prime linee della banca che, caduto Lovaglio in disgrazia, non gli avevano neanche fatto una telefonata per riconoscergli l&#8217;onore delle armi (e qualche merito), ora come si comporteranno: problemi loro, si capisce.</p>
<p>La rielezione di Luigi Lovaglio è stata senz&#8217;altro favorita dal nuovo clima politico, post Referendum e di rottura con tante figure prima presentissime nel Pantheon meloniano, ed ora allontanate per istinto di sopravvivenza politica: oltre a Trump, in tutta evidenza, anche Francesco Gaetano Caltagirone. Un quotidiano &#8211; durissimo di solito con la Premier -, lo titola a caratteri cubitali: &#8220;Caltagirone mollato da Meloni&#8221; (Vittorio Malagutti, Domani 16 aprile, pagina 9). In questi campi, si trova sempre chi è più caltagironiano di te, nevvero?</p>
<p>Come già scritto, in questi contesti non è che ci sia il Bene contro il Male (ammesso che ciò invece valga in altri contesti: il discorso ci porterebbe assai lontano); esiste il male minore, rispetto a quello maggiore: e colui &#8211; il Calta &#8211; che contribuì a portare a Sienina l&#8217;affarone Antonveneta (allora essendo il primo azionista privato), e viste anche altre cosette su cui non entriamo per carità di Patria, per noi resta a priori il male maggiore.</p>
<p>Ergo, giusto così: bene per Lovaglio, ed un bell&#8217;amaro per Caltagirone. Lucano, ovviamente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DI MAGYAR</p>
<p>La vittoria ungherese di Peter Magyar, domenica scorsa, era stata ampiamente prevista dai sondaggi, ed è avvenuta: ma nessun sondaggio aveva previsto un successo così clamoroso ed eclatante. Finisce l&#8217;era Orban, durata 16 anni ininterrotti, con antipasto a cavallo fra XX e XXI secolo. Una autentica era, dunque.</p>
<p>Non si deve essere raffinati analisti di politica estera, per capire che è uno schiaffo sia a Trump &#8211; il quale si era esposto in modo plateale, mandando Vance in loco a fare campagna elettorale (doppia musata in pochi giorni, per il vicepresidente: Iran ed Ungheria, per l&#8217;appunto), ed ancora di più per Putin, per cui Orban rappresentava una autentica quinta colonna in seno alla Ue: forse non tutti sanno, fra l&#8217;altro, che il Ministro degli Esteri dell&#8217;esecutivo Orban è accusato di avere passato importanti documenti europei alla cricca putiniana, en passant.</p>
<p>Ad urne appena chiuse, in Italia è partito il consueto psicodramma, in cui è francamente difficile decidere chi abbia dato il peggio (o, forse, il meglio: la qualità politica questa è).</p>
<p>Nel campo meloniano, tutti a dire che queste votazioni dimostrano che l&#8217;Ungheria orbaniana non è stata una dittatura: chi perde, va a casa, e non ci sono scuse; ma chi ha mai detto che l&#8217;Ungheria era diventata una dittatura di stampo classico, novecentesco? Non sarebbe potuta restare neanche nell&#8217;Unione europea, fra l&#8217;altro, se lo fosse diventata. La migliore definizione di cosa fosse l&#8217;Ungheria orbaniana, l&#8217;aveva data Orban stesso: una &#8220;democrazia illiberale&#8221;. In cui, se una parte vince &#8211; soprattutto se stravince! -, l&#8217;altra parte va giustappunto a casa. Il video in cui la Premier sponsorizza la campagna elettorale di Orban (con anche Salvini, peraltro), resta agli atti, per così dire.</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;opposizione italiana, ovvia ed anche legittima la soddisfazione, ci mancherebbe; ma bisogna pur tenere conto che l&#8217;Ungheria post Orban sarà guidata da un ex orbaniano di ferro (pur convertito all&#8217;europeismo, fortunatamente), fortemente rigoroso contro l&#8217;immigrazione e iper tradizionalista-nazionalista. E soprattutto, esultare in modo trionfalistico &#8211; invece che sic et simpliciter prendere atto con soddisfazione &#8211; per la attuale situazione magiara è in effetti curioso, visto che a Budapest esistono ormai solo tre blocchi: il centrodestra di Magjar, la destra di Orban (sconfitta), nonché l&#8217;estrema destra (che non ha sfondato, ma è ben presente).</p>
<p>Dulcis in fundo: oggi che finalmente Orban se ne è andato, chiederà Ilaria Salis di essere processata in una Ungheria in cui è tornato il pieno Stato di diritto?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNO CHE NON SI GIRA DALL&#8217;ALTRA PARTE</p>
<p>Nello scorso fine settimana, in uno dei luoghi più centrali di Massa, c&#8217;era un signore di 47 anni &#8211; Giacomo Bongiorni -, il quale insieme alla sua compagna Sara ed al figlioletto di 11 anni stava mangiando in beata pace. Vede dei ragazzotti compiere atti teppistici, scagliando bottiglie ed altro contro una attività di kebab. Interviene, di certo lo avrà fatto in modo deciso, da persona incazzata per ciò che si stava appalesando davanti ai suoi stessi occhi. Picchiato dal branco &#8211; almeno 5,6 personcine -, continua ad essere colpito alla testa anche quando è a terra, ove viene lasciato, esanime. Muore davanti a Sara ed al figlioletto. Oggi, nella cattedrale di Massa, i solenni funerali.</p>
<p>Il branco ovviamente poi si dilegua. I 5 indagati (3 minori), una volta raggiunti, fanno sapere tramite l&#8217;avvocato essersi trattato di legittima difesa, e che secondo loro la vittima aveva tirato una testata (di cui non si ravvisa traccia nelle telecamere, e della quale nessun ragazzo porta i segni, a quanto si sa).</p>
<p>La mamma &#8211; romena, madre di Alin Carutasu &#8211; chiosa subito essere una tragedia &#8220;ma mio figlio è un bravo ragazzo&#8221;. Il padre, si spinge oltre, avallando la tesi della testata fantasma. Un caso di immigrazione davvero perfettamente riuscito: la famiglia è diventata arciitaliana; in Romania, allo scrivente illo tempore capitò di vedere &#8211; a Sibiu &#8211; dei carcerati che lastricavano il selciato di una strada del centro, con una quarantina di gradi di caldo umidissimo&#8230;</p>
<p>Giacomo Bongiorni &#8211; senza alcuna retorica, che come noto non alberga in questo blog &#8211; è un autentico eroe dei nostri tempi: poteva ovviamente fregarsene, come avrebbe fatto la gran parte delle persone. Per poi magari andare, sui social, a stigmatizzare con veemenza l&#8217;accaduto: con piena ragione, sia chiaro. Sempre meglio della totale indifferenza.</p>
<p>Poteva chiamare le forze dell&#8217;ordine, certo: la soluzione più razionale e plausibile; peraltro, soluzione a rischio anche quella: se lo avessero visto o sentito, i ragazzotti lo avrebbero verosimilmente aggredito lo stesso.</p>
<p>Giacomo Bongiorni, invece, ha scelto la soluzione individuale (non individualistica), quella più a pelle e rischiosa: ed ha pagato per la sua stessa vita, a fronte del nichilismo esistenziale &#8211; condito da violenza gratuita ed eccessiva &#8211; che oggi la cosiddetta società (dalle famiglie alla scuola) tende sempre, sistematicamente, a coprire.  Fino a quando, drammaticamente, si trova a dover coprire se stessa: di vergogna&#8230;</p>
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<p>Ps 1 Due lutti pesanti nel mondo dello sport, due figure di atleti che lo scrivente &#8211; a suo tempo &#8211; seguiva in modo morboso: a neanche 50 anni, in un beffardo incidente stradale nella sua Austria, ha perso la vita Alex Manninger, portiere di tante squadre europee di altissimo livello, nonché del Siena al suo top, una ventina di anni or sono. Finito di fare il portiere, si era messo a lavorare con il legno: persona concretissima, nonché un autentico signore in campo.</p>
<p>Ieri, è arrivata la notizia della scomparsa del cestista brasiliano Oscar Schmidt, per tutti Oscar: straordinario tiratore, aveva 68 anni. Ennesima conferma che è una sciocchezza, quella dei brasiliani tutto estro, nello sport: lui era sic et simpliciter una macchina da canestri, senza tanti fronzoli, se non appunto quello di una mano a dir poco mortifera. Essendo lo scopo del basket quello di metterla dentro, se poco vi sembra&#8230;</p>
<p>Ps 2 Per quanto riguarda l&#8217;attività presidenziale, segnalo giusto un paio di cosette: la prima, che lunedì lo scrivente terrà una conferenza sui 4 anni di guerra fra Russia ed Ucraina (Sala storica, ore 17,30, as usual), come piccolo antidoto a tanta disinformazione che gira (da tutte le parti, si capisce); giovedì, invece, si è svolto in Sala storica un altro evento sull&#8217;attualità geopolitica, dedicato alla Palestina: Gaza, ma anche la Cisgiordania. I due relatori &#8211; pur schieratissimi con le ragioni palestinesi &#8211; hanno saputo con pacatezza e con ampia documentazione (soprattutto nel caso di Fabio Lattanzio, il quale è stato anche osservatore delle elezioni in Cisgiordania nel 2006) trattare il complesso ed incandescente argomento.</p>
<p>Ricordo altresì che, a coloro i quali avevano montato tutta la polemica ai tempi della ospitata di David Parenzo, era stata dallo scrivente offerta la disponibilità della Sala storica (data prevista, il 7 marzo): ma i Tomaso Montanari e le Francesca Albanese pretendono solo platee allineate e plaudenti, e non si sono presentati. Quando pontificano a microfoni aperti, magari, qualcuno lo tenga presente&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: il doppio pop corn del 14 aprile (e 2 Ps libreschi)&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 09:48:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro &#8211; almeno una parte di &#8211; che sta accadendo, in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro &#8211; almeno una parte di &#8211; che sta accadendo, in giro per l&#8217;Italia ed il mondo? Ergo, fra pochi minuti, andrà on line anche un secondo pezzo; ma non ci fate l&#8217;abitudine, cari lettori: questa doppietta, questo uno-due così ravvicinato, è davvero un primum, che resterà un unicum&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AUDIZIONE DI SERGIO RIZZO: LA VALIGETTA NERA</p>
<p>Martedì scorso, a Palazzo San Macuto, è andata in scena un tipico esempio di &#8220;ribollita&#8221;: è stata tirata fuori una cosa che è vecchia di 9 anni (2017!), non di 9 settimane o giorni; si tratta della incredibile &#8211; a livello prettamente etimologico &#8211; storiella fornita dall&#8217;avvocato Luca Goracci sia alle Iene &#8211; le quali ovviamente la ripresero in pompa magna (novembre 2017) -, che al pur valido Sergio Rizzo.</p>
<p>Il quale la ha ripercorsa per filo e per segno, pur con i legittimi &#8220;non ricordo&#8221; dati dal trascorrere del tempo; credo di potere dire che Sergio Rizzo &#8211; giornalista di lunghissimo corso, fra Corriere della sera e Repubblica; saggista, autore fra gli altri, insieme a Stella, del fortunatissimo &#8220;La casta&#8221; -, se potesse tornare indietro nel tempo quell&#8217;articolo non lo riscriverebbe: ma questa &#8211; sia ben chiaro &#8211; è una mia impressione, ci mancherebbe altro. Quandoque bonus dormitat Homerus: qualche volta anche i migliori padellano, per tradurre in modo maccheronico&#8230;</p>
<p>Per cercare di difendere una vicenda che non a caso non è mai stata presa seriamente in considerazione da alcun investigatore (non di quelli da salotto o da social), giustamente Rizzo ha cercato di valorizzare l&#8217;unico elemento potenzialmente (molto potenzialmente) salvabile in quel marasma di inverosimiglianza (Antonio Muto &#8211; il quale secondo Goracci poi non era neanche la persona che gli si era presentata davanti, ma questo lo capì dopo, sic &#8211; che si divincola dalla morsa degli aggressori nel vicolo, è forse il momento apicale, l&#8217;apogeo del tutto): la famosa valigetta nera, di cui l&#8217;avvocato Goracci parla da anni ed anni (lo ha detto anche con me, illo tempore, come avrà fatto con decine di altre persone), la quale sarebbe stata vista all&#8217;ospedale, al capezzale del padre, anche dal fratello Ranieri.</p>
<p>Goracci ne parla, Ranieri lo riprende, sul punto della valigetta: e allora? Mettiamo anche che questa valigetta nera sia esistita (peraltro dentro ci poteva essere di tutto): e allora? Vedere un manager con una valigetta nera al polso, è come scorgere uno studente con una cartella con qualche libro dentro: e allora, si chiede per la terza volta? Che prova, che indizio sarebbe, di grazia?</p>
<p>L&#8217;idea sottesa &#8211; neanche poi tanto &#8211; era quella che David Rossi fosse dunque un autentico spallone, manovrato dal gruppo della birreria ed utilizzato dalla &#8216;ndrangheta (tesi esplicitata, proprio così, dalla Ricci, per esempio): ed è così che &#8211; grazie a questi popò di input investigativi &#8211; David Rossi passerà alla Storia, ormai. Come uno spallone, facente la spola fra Roma, Siena, Mantova e la Svizzera.</p>
<p>La famiglia &#8211; la quale dovrebbe querelare chiunque adombrasse solo la metà di ciò che in questa Commissione è stato sdoganato &#8211; invece di fare fuoco e fiamme per difendere l&#8217;onorabilità del defunto, per salvaguardarne la memoria post mortem, sentitamente ringrazia: l&#8217;unicità assoluta del Caso Rossi si nota anche da questi particolari&#8230;</p>
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<p>L&#8217;AUDIZIONE (CULT) DEL GEOMETRA MANTOVANO</p>
<p>L&#8217;audizione cult della settimana &#8211; forse non solo della settimana &#8211; è stata senza alcuna ombra di dubbio quella che è venuta subito dopo l&#8217;intervento di Sergio Rizzo di cui sopra: si sta ovviamente parlando di quella del mitico &#8220;geometra Fiorenzo&#8221;, evocato ex abrupto dalla superteste Giovanna Ricci nei giorni pregressi. Subito individuato dai solerti funzionari della Commissione, il povero Fiorenzo Gili è stato dunque audito, in videoconferenza.</p>
<p>Dividiamo il tutto in due parti: prima quella seria, poi quella davvero faceta.</p>
<p>Per quanto concerne quella seria, l&#8217;averlo chiamato è stato l&#8217;ennesimo, tafazziano, boomerang, giacché ha smentito &#8211; dall&#8217;alfa all&#8217;omega &#8211; tutto ciò che, con la consueta sicumera, Giovanna Ricci aveva affermato; ha chiarito di avere conosciuto Marco Montesano solo molto dopo avere parlato con la Ricci, e giusto per meri motivi professionali (lei aveva invece istituito un link fra Montesano e Muto, dicendo di averlo saputo da lui, sic); ha poi detto di avere conosciuto Antonio Muto, come è ovvio che sia: lui, geometra ed amministratore di condomini, mantovano; l&#8217;altro, costruttore edile da anni residente a Mantova: pensate un po&#8217; che clamorosa stranezza, il conoscersi.</p>
<p>Fiorenzo in seguito ha detto, papale papale, di non avere mai conosciuto Rossi &#8211; se non dopo la sua morte, come milioni di italiani -, né di avere avuto alcun sentore delle cose che avrebbe riferito la superteste. Quanto alla &#8220;andrangheta&#8221; (dizione come noto prevalente in Commissione, eh), il mantovano riferisce solo che &#8211; dopo che la Ricci insisteva su Siena città in mano alla malavita calabrese &#8211; lui forse le disse che anche dalle sue parti se ne parlava, visto che c&#8217;era un processo in corso. Bastava avere uno smartphone o leggere distrattamente un quotidiano al bar, per esserne informati. Non esiste una singola circostanza legata potenzialmente a ciò che avvenne il 6 marzo 2013, la quale sia stata confermata dal geometra mantovano: neanche una.</p>
<p>Ah, per finire la parte seria ci sarebbe questo duplice particolare: la Ricci &#8211; a sentire Gili &#8211; si spacciava per dipendente MPS, o almeno dava a lui questa impressione (la Commissione non tarderà a chiedergliene conto, si immagina); in più, fra i due non c&#8217;è stato nessun incontro faccia a faccia, solo 3,4 telefonate dopo contatti in una non meglio precisata chat: ed allora come faceva a dire Giovanna Ricci che il geometra sarebbe stato alto un metro e ottanta centimetri? Anche su questo, immaginiamo che la Commissione &#8211; ed a strettissimo giro di posta &#8211; chiederà lumi alla superteste: la quale è capace di riconoscere &#8211; da lontano, al buio, con immagini certo non nitide &#8211; uno dalle &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; (Francesco Giusti), ed è capace financo di dirci l&#8217;altezza di un tizio, senza averlo mai visto dal vivo. Fenomenale: che le Procure italiane prendano Giovanna Ricci come consulente fissa!</p>
<p>C&#8217;è infine la parte definibile come faceta (per noi che la osserviamo da lontano, soprattutto, visto che la privacy qui è morta e sepolta): mettiamoci nei panni di questo povero uomo qualunque, il quale si vede all&#8217;improvviso sbattuto sulle pagine della stampa della sua città, nonché convocato da una Commissione parlamentare di inchiesta. E per cosa, di grazia?</p>
<p>Il tutto, per riferire &#8211; per esclusivo &#8220;merito&#8221; di lei &#8211; dei contatti telefonici di una decina di anni prima con una pressoché sconosciuta, la quale &#8211; invece di parlargli delle bellezze di Sienina, della sua arte pittorica, della sua meravigliosa Cattedrale o magari dei pici all&#8217;aglione &#8211; non fa altro che fracassargli gli zibidei parlando di infiltrazioni malavitose, birrerie corrotte, gente scaraventata dalla finestra del proprio ufficio e complottismi di ogni genere. Un incubo, autentico.</p>
<p>Fiorenzo dice che, in quel frangente, stava concretamente pensando di venire a fare una gita a Siena, mai vista prima (era stato a Casciano di Murlo, che gli era piaciuto tantissimo): guarda caso, dopo le 3,4 telefonate con Giovanna Ricci, ha prudentemente desistito, ha rinunciato a venire a Sienina. Come dargli torto, di grazia?</p>
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<p>PREVISIONE DI UNA AUDIZIONE DELLA PROSSIMA SETTIMANA&#8230;</p>
<p>Se confermato, lunedì prossimo il giornalista professionista &#8211; oggi, però, nello staff comunicativo di Salvini &#8211;  Davide Vecchi sarà audito dalla Commissione sul Caso Rossi: e già il fatto che venga audito uno che di fatto svolge oggi un ruolo politico attivo, nella sua quotidianità professionale, basterebbe per fare capire tutto e per finirla qui. Di che si parla, insomma?</p>
<p>Ma noi vogliamo provare a fare una sorta di scoop, addirittura uno scoop preventivo: vi diciamo &#8211; e ve lo diciamo con più di 48 ore di anticipo &#8211; quale sarà l&#8217;argomento principale dell&#8217;audizione. Certo, si parlerà anche di altro, va da sé: Vecchi conosce l&#8217;argomento, ci ha scritto un paio di libri sopra ed altro ancora; ma state tranquilli: la ciccia sarà quella che vi stiamo per dire&#8230;</p>
<p>Vale a dire che la chiacchierata con Vecchi avrà come momento decisivo questo: cercare di retrodatare la scrittura dei tre (dicasi tre!) bigliettini, inequivocabilmente suicidari, scritti da David Rossi &#8211; la prova inconfutabile del suicidio, di ogni suicidio &#8211; ad un paio di giorni prima, cioè al 4 marzo 2013. Perché proprio al 4 marzo? Perché quello è il giorno della famosa mail &#8211; da Vecchi ben conosciuta &#8211; in cui il povero Rossi scrive a caratteri cubitali che &#8220;questa volta mi ammazzo sul serio&#8221;, con caterva di punti esclamativi a rafforzare il tutto.</p>
<p>Il Vecchi, sin dal suo primo libro, adombra il fatto che quei bigliettini siano stati scritti non nei minuti pregressi del suicidio &#8211; come ogni tipo di esperienza e mera logica investigativa impongono -, bensì prima. Tesi a dir poco esilarante, ma più che necessaria per depotenziare la verità suicidaria; e tesi che, infatti, non solo nessun magistrato &#8211; né inquirente, né giudicante &#8211; ha mai preso neanche alla lontana in considerazione, ma che nella Commissione I si era qualche volta al massimo affacciata, ma senza concreta convinzione e soprattutto successivo sviluppo (se ne parlò anche durante la mia audizione &#8211; 16 settembre 2021 -, in uno scontro verbale con Sherlock Migliorino, sic).</p>
<p>Oggi, invece, questa straordinaria (nel senso davvero etimologico del termine) ipotesi torna di dirompente attualità: ergo, il Vecchi andrà in Commissione, e confermerà che, per lui, quei biglietti erano del 4 marzo, comunque non del 6. Si accettano scommesse: come sempre, pronti anche a perderle&#8230;</p>
<p>Ps 1 Qualche suggerimento libresco per i prossimi giorni: essendo un galantuomo, mi permetto di pubblicizzare l&#8217;ultima, meritoria fatica editoriale della non figlia di David Rossi, Carolina Orlandi. Dopo un paio di altre prove editoriali (fra cui ovviamente un libro sul non padre, in cui &#8211; come più volte segnalato &#8211; smentisce la madre su un punto chiave del 5 marzo 2013), la Orlandi approda allo sport, al calcio in particolare: non sapevamo che ne fosse un esperta, ma in Italia in fondo chi non lo è, di grazia? Recensito financo dalla Gazzetta dello sport, infatti, è da poco nelle librerie (solo nelle migliori, però) &#8220;Fabrizio Miccoli, gloria e peccato di un campione&#8221;, scritto da lei e da Lorenzo Avola, in cui si ripercorre la vita di questo calciatore, assai talentuoso ma dalla vita travagliata. Carolina, ormai sempre più siciliana, pare essere proprio nell&#8217;isola a presentarlo: nei ritagli del tempo in cui rilascia interviste per chiedere a gran voce la riapertura del Caso Rossi, si capisce&#8230;</p>
<p>Ps 2 Per quanto riguarda invece lo scrivente, ecco il tris senese di appuntamenti per il romanzo &#8220;Quattro croci a Siena&#8221;; venerdì prossimo 24 aprile, nell&#8217;Oca (ore 18, Sala delle tira, Via Santa Caterina 81), introdotto dal Governatore Claudio Laini, da Enrico Toti e da Piero Fabbrini; martedì 28, alla libreria Rebecca in Pantaneto, in dialogo con Simona Merlo; infine, mercoledì 29 aprile (giorno dei tre simultanei delitti &#8211; immaginari &#8211; narrati nel giallo), nell&#8217;Aula magna storica dell&#8217;Università (Palazzo del Rettorato, per intendersi), ospite della benemerita Università popolare, introdotto da Mauro Civai. That&#8217;s all&#8230;</p>
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