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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>Caso Rossi: la bufala inizia a sgonfiarsi (e 2 Ps senesi)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:16:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa che Trump metta in concreta attuazione il suo &#8220;vasto programma&#8221; sull&#8217;Iran (riduzione allo stato della pietra della fu Persia: curioso, dopo che la guerra sarebbe stata da lui stravinta da un mese pieno&#8230;), aspettando l&#8217;evoluzione dei due Casi-Conte di inizio primavera (quello della incauta morosa del Ministro dell&#8217;Interno Piantedosi, nonché quello del pranzetto privato del leader dei 5stelle con l&#8217;ambasciatore privatissimo di Trump, scoperto grazie ad uno scoop di Fausto Carioti di Libero), come si fa, dopo siffatta settimana, a non tornare sul Caso Rossi? La bufala, finalmente, inizia a sgonfiarsi: e siamo solo all&#8217;inizio, tranquilli (ma i pop corn si possono già acquistare, suvvia)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I MEDICI LEGALI SMONTANO LA PERIZIA DELLA COMMISSIONE BIS</p>
<p>Martedì 31 marzo è andata in scena un passaggio davvero cruciale, all&#8217;interno della attività della Commissione Rossi bis: l&#8217;audizione dei tre medici legali che erano stati interpellati dalla Commissione originaria (dopo la consulenza dei quali, peraltro, sarebbe stato del tutto inutile creare nuove consulenze, sul tema specifico, visto che c&#8217;era già la cruciale consulenza della anatomopatologa Cattaneo: ma questo vale nel campo della razionalità e del buon senso, si capisce&#8230;).</p>
<p>In primo luogo, va dato (ben volentieri) atto ai tre consiglieri del Pd, i quali ne hanno richiesta la presenza: poi, va da sé che l&#8217;uscita del 13 marzo (quella dell&#8217;Associazione dei Medici legali italiani, che metteva in esplicito dubbio il Cv, come medico legale, del dottor Robbi Manghi, chiamato a fare il super consulente in questa Commissione), avrà pur dato una valida spinta in tal senso.</p>
<p>I tre medici legali auditi il 31 marzo &#8211; Vittorio Fineschi, Roberto Testi e Antonina Argo &#8211; hanno smontato la consulenza di Robbi Manghi: ovviamente, nell&#8217;Italia degli asini che sanno tutto, il parere di un medico specializzato in geriatria vale come quello di tre luminari della Medicina legale, ma in questo blog noi ci siamo sempre appellati a quella percentuale di persone (20%? Al massimo 30&#8230;), ancora raziocinanti e capace di farsi influenzare solo dai documenti e, nel caso di specie, dalla scienza.</p>
<p>Vittorio Fineschi &#8211; professore ordinario di Medicina legale alla Sapienza &#8211; ha contestato in modo esplicito e netto la frattura del capitello radiale, dunque l&#8217;estremità prossimale del radio (pezzo forte dello strepitoso video prodotto dalla Commissione, sic), dicendo che non si può produrre con un meccanismo di torsione (esattamente il contrario di ciò che da dicembre viene propalato: a media unificati, si badi); in più, si è spinto ad una sconfessione generale, proprio di metodo, sconfessando il modus operandi del dottor Manghi: &#8220;non ci siamo mai permessi di fare una produzione cinematica, perché le cinematiche sono soggettive. Le interpretazioni lasciano il tempo che trovano&#8230;&#8221;, con stilettata finale dedicata proprio a quel video, che sarebbe stata la prova (&#8220;cinematica&#8221;, forse meglio cinematografica) della dinamica di quel 6 marzo 2013.</p>
<p>Il medico legale Roberto Testi, da par suo, si è concentrato soprattutto sulla ecchimosi sul palmo della mano sinistra, prodotta &#8211; secondo il consulente voluto dalla Commissione bis &#8211; per afferramento, nel corso di quella colluttazione (impossibile già per almeno altri due motivi: la mancanza assoluta di urla nonché di Dna): &#8220;non è afferramento, ma è solo compatibile con un urto&#8221;; detto da uno che si autodefinisce &#8220;un artigiano medico legale&#8221;, il quale, a cagione della sua esperienza, ha avuto modo di analizzare &#8220;circa 3500 morti&#8221; (il dottor Manghi ne avrà certo analizzati almeno il doppio, ma anche 3500 non sono certo pochi, eh&#8230;).</p>
<p>&#8220;Non avrei dubbi a sostenere con chiunque che quella lesione non è stata una lesione da afferramento&#8221;. Elemento, questo, il quale smonta tout court tutta la narrazione dell&#8217;aggressione, dall&#8217;alfa all&#8217;omega: checché ne dica il Presidente Vinci, cercando disperatamente di attutire e di ovattare il dirompente esito di questa audizione.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di altro, a questo punto? Ovviamente, il punto di partenza è la necessità di far fare ad uno specializzato in geriatria una consulenza, dopo che (oltre a quella della luminare Cattaneo), c&#8217;era già quella della prima Commissione.</p>
<p>Meno male che si immagina che il dottor Robbi Manghi abbia redatta la sua consulenza &#8211; sbandierata ai 4 venti mediatici, sin da dicembre, e senza mai uno straccio di contraddittorio, in studio o in collegamento &#8211; in piena gratuità, mettendo al servizio degli italiani tutti la sua inarrivabile esperienza di medico legale. Meno male, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA AUDIZIONE DI GIOVANNI FAVA</p>
<p>Il 1 aprile è stato finalmente audito l&#8217;ex Commissario regionale toscano della Lega (all&#8217;epoca del suicidio di Rossi); e finalmente, verrebbe da dire: fra le curiosità di questa Commissione, c&#8217;è anche che chi viene tirato in ballo da altri (sulla cui attendibilità stendiamo il velo che meritano) viene subito offerto alla gogna mediatica, mentre poi deve aspettare settimane prima di essere sentito dalla Commissione stessa. Mah&#8230;</p>
<p>La ciccia dell&#8217;audizione è la seguente: l&#8217;attuale imprenditore Giovanni Fava ha portato la documentazione, dalla quale si evince che lui neanche era a Siena, quel 6 marzo 2013. Non in Rocca Salimbeni, non era proprio a Siena. In più, ha aggiunto che lui &#8211; in quel periodo specifico &#8211; con il Viadana rugby non aveva a che fare, se non come semplice tifoso. Se la documentazione risulterà fallace, che lo si arresti seduta stante, e si butti via la chiave: altrimenti, una istituzione &#8211; pagata dai cittadini &#8211; dovrebbe avere almeno l&#8217;umiltà di chiedergli scusa. Vedremo, vedremo.</p>
<p>Nel frattempo, pensando di tirare fuori una autentico bomba termonucleare sul Caso Rossi, il Presidente Vinci ha squadernato una mail di Rossi all&#8217;allora Presidente montepaschino Profumo, datata 3 novembre 2012; mail che Fava ovviamente non conosceva, ma che denota solo ciò che il buon senso e la razionalità dimostrano: vale a dire l&#8217;avversione di Rossi &#8211; in un contesto assai particolare, che lo scrivente ben ricorda &#8211; per Fava. Francamente imbarazzante il tentativo, da parte dei media e di alcuni in Commissione, di portarla come prova del presuntissimo movente omicidiario. Media che si concentrano sulla mail, invece che sul fatto che Fava ha potuto dimostrare di non essere fisicamente a Siena: ma tant&#8217;è, è il Caso Rossi, no? Una Waterloo anche del giornalismo, purtroppo.</p>
<p>Ecco, comunque, i passaggi più significativi della mail:</p>
<p>&#8220;&#8230;questo (Giovanni Fava, Ndr) va affrontato in un modo o nell&#8217;altro&#8230;è pericoloso, è a capo dei leghisti locali (che poi sarebbero Giusti e Montigiani, Ndr)&#8230;perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l&#8217;ha a morte con me, come i suoi accoliti del resto (sempre Giusti e Montigiani, Ndr)&#8230;Fava cerca visibilità ma va neutralizzato con perdite perché questo non ha altri obiettivi, che fare la guerra al Monte&#8221;.</p>
<p>In questa mail, non c&#8217;è assolutamente nessun movente a carico di Giovanni Fava (sarebbe fra l&#8217;altro ben curioso che uno, per una o due sponsorizzazioni saltate, volesse defenestrare qualcuno, ma lasciamo stare, come sempre, la non plausibilità dell&#8217;assunto); c&#8217;è solo, solamente e soltanto il modus operandi di David Rossi, quando era ben vivo e potente, con Giuseppe Mussari prima e con Alessandro Profumo dopo.</p>
<p>Aggressivo, arrogante, financo minaccioso verso chi gli si frapponeva, capace di usare la clava delle sponsorizzazioni &#8211; da dare o da togliere &#8211; per tacitare gli avversari e per assicurarsi consenso: questa mail, quindi, non solo non ha alcuna valenza contro Fava, ma illumina i raziocinanti su quale fosse il comportamento di Rossi in quel contesto di dura lotta politico-finanziaria, con la Lega la quale, allora assai meritoriamente, portava avanti la sua battaglia (in questo caso, contro la acquisizione della Banca agricola mantovana da parte di MPS, cosa che faceva giustamente arrabbiare l&#8217;allora onorevole del territorio mantovano Fava).</p>
<p>Dopo le perquisizioni di febbraio 2013 (casa, stanza in Rocca, financo macchina), la conseguente e concreta paura di essere arrestato (circostanza messa a verbale dalla moglie), il Monte che veniva giù (e senza lo Stato, sarebbe fallito), Rossi cambiò atteggiamento, verso gli altri e verso se stesso, fino ad arrivare al più annunciato (da lui stesso!) fra i suicidi, come detto e scritto decine di volte: la sua arroganza minacciosa diventò umanissimo smarrimento, paura, fragilità. Stati d&#8217;animo, peraltro, testimoniati da tutti coloro che gli erano vicini, a partire dalla famiglia.</p>
<p>Questa mail &#8211; contro la cui pubblica divulgazione, chiunque volesse bene a Rossi protesterebbe con veemenza: ma la famiglia è disposta a tutto, pur di avere la (sua) Verità, nevvero? &#8211;  ci ricorda sic et simpliciter come fosse, sul lavoro, l&#8217;ex braccio destro di Mussari, come si comportasse con chi cercava di denunciare i macroscopici errori strategici del Monte, con quali finalità si elargissero le sponsorizzazioni con i soldi della banca.</p>
<p>Caro ex onorevole Fava, le offro un suggerimento amichevole, anche se non ci siamo mai conosciuti:  questa mail di David Rossi se la appunti &#8211; e con orgoglio &#8211; sul petto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PRESIDENTE VINCI, OTTIMISTA FINO ALLA FINE&#8230;</p>
<p>Per ultimo, facciamo qualche considerazione sullo stato di salute della Commissione parlamentare, dopo l&#8217;uno-due del 31 marzo e del 1 aprile di cui abbiamo appena scritto: siccome a noi il Presidente Vinci, con la sua godibile erre moscia, starebbe anche simpatico &#8211; anche se non ha voluto accettare il nostro invito ad un incontro pubblico in Sala storica -, non vogliamo infierire, dunque diciamo che la Commissione sta avendo giusto un brutto raffreddore, che poi &#8211; con questo tempo altalenante &#8211; chi è che non ne soffre?</p>
<p>Martedì, tre medici legali hanno contrastato, sia nel metodo che nel merito, l&#8217;operato di Robbi Manghi, da lui stesso fortemente voluto come consulentissimo (non crediamo di sbagliarci, ma pronti alla smentita, se del caso); mercoledì, Fava gli ha dimostrato in modo documentale che lui a Siena quel giorno neanche c&#8217;era, toh (magari avrà defenestrato Rossi da remoto?). L&#8217;onorevole e Presidente Vinci, però, non fa una grinza: più il suo lavoro viene smentito, più lui è contento; sull&#8217;audizione del 31 marzo, per esempio, scrive che &#8220;un&#8217;ora e mezzo di audizione per concludere che&#8230;tutto è compatibile con quanto da loro ricostruito, una conferma piena nel merito che in realtà toglie definitivamente ogni dubbio&#8221;.</p>
<p>Noi invidiamo l&#8217;onorevole Vinci per (almeno) due buoni motivi: in primo luogo, perché rientra in pieno in quella categoria umana degli ottimisti ad oltranza, di quelli per cui le cose vanno sempre bene; non si vive forse meglio, nella ordinaria quotidianità, prendendo la vita così, come fa lui? Beato lui, per l&#8217;appunto: a lui riesce, a noi qualche volta sì, spesso no.</p>
<p>Dipoi, Vinci sa interpretare al meglio lo Zeitgeist di questo periglioso tempo, lo spirito trumpiano in particolare: più la guerra in Iran si incarta, più The Donald ci offre comunicati a dir poco trionfalistici; su scala più ridotta, l&#8217;onorevole Vinci fa la stessa cosa: più emergono criticità &#8211; e, come diciamo a naso, best has yet to come, date retta -, più lui è felice, financo raggiante. Tre medici legali smentiscono il dottor Manghi, nel metodo e nel merito? Vuol dire che c&#8217;è &#8220;una conferma piena nel merito che in realtà toglie definitivamente ogni dubbio&#8221;. E lo Stretto di Hormuz? Ah, quello è già in mano degli USA, no?</p>
<p>A tal proposito, ieri pomeriggio è deflagrata una nota la quale francamente non ci aspettavamo, ma che ci riempie di soddisfazione: i tre onorevoli leghisti della Commissione (Simonetta Matone, Tiziana Nisini e Massimiliano Panizzut) attaccano in modo frontale la gestione della Commissione stessa, ergo il Nostro; con parole di grande chiarezza e durezza: permetteteci un meritato chapeau, all&#8217;insegna del meglio tardi che mai.</p>
<p>&#8220;Il lavoro svolto deve essere condotto con competenza e misura, non dando adito a supposizioni e congetture (tipo quello dell&#8217;omicidio garantito al limone, magari, Ndr)&#8230;auspichiamo che la presidenza affronti questo argomento con la massima responsabilità, senza affrettare le conclusioni o trasformare i lavori della commissione in una vetrina mediatica che non aiuta i compiti&#8230;&#8221;.</p>
<p>I tre leghisti, di fatto, criticano l&#8217;onorevole Vinci con parole più nette e perentorie &#8211; tanto per fare una autocitazione &#8211; del redattore di questo stesso blog; ergo, il Presidente Vinci pare non godere proprio del massimo della fiducia da parte di tutta la Commissione, quantomeno dei tre onorevoli del Pd (grazie a loro, sono stati richiamati in audizione &#8211; come già scritto &#8211; i tre medici legali il 31 marzo), ma neanche &#8211; incredibile a dirsi &#8211; dei tre onorevoli leghisti. E chissà, poi, anche dentro a Fratelli d&#8217;Italia &#8211; con tutto ciò che sta accadendo &#8211; quanti saranno disposti a difendere fino in fondo l&#8217;operato di chi, da mesi e mesi, va davanti alle telecamere amiche &#8211; e senza mai contraddittorio &#8211; a dire che non ci sono più dubbi di sorta sull&#8217;omicidio, con tanto di filmatino sulla dinamica all&#8217;uopo. Va bene che i testi omicidiaristi da lui scovati sono veramente prestigiosi ed autorevolissimi, però, insomma&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Ci ha lasciato, a 65 anni, Duccio Rugani: e la notizia, pur in qualche modo prevista, ci amareggia molto. L&#8217;ultima volta, lo abbiamo incontrato in occasione della serata con Franco Ceccuzzi, a febbraio 2025, da lui stesso poi recensita, cogliendo fra l&#8217;altro spunti stimolanti emersi dal dibattito, spunti che ad altri giornalisti erano del tutto sfuggiti. Fino a quando ha potuto, ha continuato ad essere attivo nel mondo dell&#8217;informazione senese. Aveva un sorriso pieno di bonomia, e con quello lo ricorderemo&#8230;</p>
<p>Ps 2 Lunedì 30 marzo, una metà mattinata come tante, in zona Via Duprè (un centinaio di metri da Piazza del Campo, per i lettori foresti): un rider &#8211; rigorosamente in contromano, nonché con bicicletta elettrica &#8211; impatta contro una donna, la quale cammina, con nipotina di 3 anni al seguito: fortunatamente, più spavento che danni (comunque la donna va al Pronto soccorso); si viene poi a sapere che, in quel precipuo momento, il &#8220;ciclista&#8221; non stava neanche lavorando, bensì utilizzava il mezzo per motivi del tutto personali.</p>
<p>Sul fatto che i riders siano sfruttati, nulla quaestio: ci sono due importanti inchieste della Procura di Milano (PM Storari), e in questo stesso blog lo abbiamo scritto plurime volte; certo che la incolumità dei pedoni, in ogni caso, andrebbe rigorosamente anteposta a tutto: anche ai diritti di questi lavoratori, purtroppo i neoschiavi del XXI secolo.</p>
<p>Con una considerazione, in aggiunta: molti di quei giovani che manifestano a loro favore &#8211; inalberando slogan del tipo &#8220;No borders&#8221; e similari &#8211; sono gli stessi che alimentano questo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, accrescendone in modo esponenziale la domanda; perché, per loro, togliersi le ciabattine, per andare a fare di persona la spesa o a prendersi una succulenta pizza, è davvero troppa fatica.</p>
<p>Fra i vari tipi di neocapitalismo, a dirla proprio tutta, ne esiste da alcuni anni anche uno nuovo: lo chiameremo il &#8220;neocapitalismo della pigrizia&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tre considerazioni sul Referendum (e bufala-Rossi)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 22:45:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo sul Referendum, con la netta vittoria del No, e le conseguenti ripercussioni e fibrillazioni. Nel frattempo, ci ha lasciato il grande Gino Paoli: difficile stilare classifiche, ma &#8220;Il cielo in una stanza&#8221; è pura poesia in musica (ed uno che arriva a 91 anni con due pacchetti di sigarette ed una bottiglia di whisky al giorno, nonché una pallottola calcificata nel pericardio dal 1963, deve pur possedere qualcosa di non ordinario); in più, l&#8217;Italietta di Gattuso vince &#8211; convincendo per solo un tempo &#8211; contro l&#8217;Irlanda del Nord: vediamo se ci riesce di andare ai Mondiale senza fare i furbetti, vale a dire facendosi ripescare al posto dell&#8217;Iran, che ai Mondiali non andrà&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DEL NO</p>
<p>La netta vittoria del No al quesito referendario dello scorso fine settimane si presta &#8211; come sempre, peraltro &#8211; ad essere contestualizzata in svariati modi: c&#8217;è la questione Nord-Sud, con il Lombardoveneto nettamente a favore del Sì ed il Meridione schierato (anche con punte, le quali si sarebbero definite illo tempore &#8220;bulgare&#8221;, vedasi Napoli); c&#8217;è &#8211; all&#8217;interno della stessa analisi del Nord &#8211; la questione della divaricazione fra grandi città e piccoli centri: il caso lombardo &#8211; con Milano per il No, e buonissima parte del resto della Regione per il Sì &#8211; è quello più evidente. Va da sé che la stampa meloniana enfatizzi questo elemento, il quale però resta, nella sua macroscopica evidenza: l&#8217;asse produttivo, esportatore, del Nord Est (non del Nord Ovest, va detto) ha votato in modo netto per il Sì.</p>
<p>Va altresì aggiunto che comunque il dato sociologico e politologico più evidente è il grande afflusso di giovani, in maggioranza netta schierati per il No: e questo &#8211; diciamocelo subito &#8211; è un dato positivo. Partecipazione democratica alla politica, voglia di votare: abbiamo spesso battuto sul menefreghismo giovanile, in questo caso venendo smentiti. E non vale più di tanto neanche l&#8217;elemento, pur sacrosanto, che i giovani non hanno certo votato pensando allo sdoppiamento del CSM, alle modalità del sorteggio fra politici e Magistrati, o ad altre specifiche tecnicalità: per il semplice motivo che così è accaduto anche per moltissimi adulti, per non parlare degli anziani.</p>
<p>Voto politico, di fatto referendum sulla Meloni, era diventato (anche per colpa sua), ergo è stato questo il fattore decisivo. Aggiungendo che molti di Destra (da sempre tendenzialmente legalitaria e giustizialista) non hanno mai digerito la svolta, simil-berlusconiana, sulla Giustizia: Fini, con tutte le sue leggerezze, su questo aveva tenuto la barra ben dritta, la Meloni meno. E al Referendum questo le è costato &#8211; secondo l&#8217;Istituto Cattaneo &#8211; circa il 20% dei suoi stessi voti. Se vi sembrano pochi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA POTREBBE (AVREBBE POTUTO) FARE LA MELONI</p>
<p>La Premier  Giorgia Meloni avrebbe (rectius: avrebbe avuto) una possibilità per uscire dal pantano in cui oggettivamente adesso si trova, dopo il per lei infausto risultato referendario (infaustissimo, giacché la percentuale dei votanti è stata decisamente alta: i referendum ottengono il quorum, ormai, solo quando non necessario): dare le dimissioni, e sfidare il campo largo ad elezioni anticipate.</p>
<p>Dubitiamo che il Presidente Mattarella potrebbe trovare una maggioranza alternativa, tecnica o giù di lì; se si andasse al voto entro poche settimane, il centrodestra avrebbe una leadership da tutti accettata come tale &#8211; ancorché ammaccata -, dunque chiaramente spendibile: tanto a livello nazionale, quanto a livello internazionale.</p>
<p>Di là, invece, non c&#8217;è neanche chiarezza sul fatto se vi saranno o meno le Primarie, e non è escluso che fra i due litiganti (Schlein e Conte, entrambi decisi ad asfaltarsi l&#8217;uno con l&#8217;altro, pur di prevalere), spunti un terzo incomodo, quel &#8220;Papa straniero&#8221; che potrebbe togliere le castagne dal fuoco.</p>
<p>Se così la Meloni facesse (rectius: avesse fatto), fra l&#8217;altro, si risparmierebbe (si sarebbe risparmiata) questa autentica Via crucis politica e relazionale in atto da martedì, compreso il muro, inizialmente invalicabile, della Ministra Santanché: tutti a casa, per avere buone possibilità di tornare in auge dopo qualche mese.</p>
<p>Per fare questo, però, ci vuole un decisionismo, ed un coraggio politico, che in questo frangente stanno gravemente facendo difetto alla Premier: la quale, in tutta evidenza, preferisce limitarsi a cercare di galleggiare &#8211; con modalità pressoché andreottiane, come ha chiosato Marcello Veneziani &#8211; in qualche modo fino al 2027, invece che prendere in mano, da par suo, il timone della situazione.</p>
<p>Certo, con il rischio poi di perdere la leadership dell&#8217;esecutivo, non c&#8217;è dubbio; senza al contempo rendersi conto, però, che fra un anno (con il campo largo che un leader o leaderino avrà pur trovato, in quel momento) il rischio, per lei, sarà ancora più alto, molto più alto. E chissà fra un anno in quale pantano &#8211; medio orientale, o altro &#8211; il suo grande amico Trump ci avrà portato; fornendo un aiuto ai suoi oppositori, impossibile da quantificare, ma di certo assai alto. Perché è bene ribadire come la partita referendaria Giorgia Meloni la ha iniziata a perdere il 28 febbraio, quando Trump faceva ammazzare l&#8217;ajatollah Khamenei, ed il prezzo del tandem gas-petrolio iniziava ad andare alle stelle&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL TERREMOTO NEL CENTRODESTRA, L&#8217;ERRORE DELL&#8217;OPPOSIZIONE</p>
<p>Nel post Referendum, sono saltati la &#8220;zarina&#8221; di Via Arenula Bartolozzi (difesa a spada tratta, fino a poche ore prima, dal Ministro Nordio, sic), il sottosegretario Delmastro Delle Vedove (per una questione gravissima, la quale promette ulteriori sviluppi), infine la Ministro Santanché; per guarnire il tutto, Maurizio Gasparri è stato fatto dimettere da Capogruppo di Forza Italia, sotto pressione di Marina Berlusconi (sempre partito familiar-padronale, dunque, Forza Italia: peccato&#8230;).</p>
<p>Se la Premier avesse fatto dimettere i tre della compagine governativa verso il 10 o 15 marzo, verosimilmente avrebbe vinto la partita referendaria: quel 20% circa di elettori suoi (Destra legalitaria, law and order), andati invece in uscita libera domenica e lunedì scorsi (nel senso di votare per il No), li avrebbe probabilmente dirottati sul Sì. Errore grave, gravissimo, da matita blu di una volta: tattico e strategico ad un tempo.</p>
<p>Con i due fratelli di Italia &#8211; Delmastro e Santanché -, fra i quali ormai volano stracci; e con la Garnero Santanché, la quale, mentre si dimette, attacca duro, per poi vergare un garibaldino &#8220;Obbedisco&#8221;, che è un autentico e sfacciato insulto alla sacra memoria di Garibaldi.</p>
<p>A proposito della Garnero (la quale &#8211; a dirla proprio tutta &#8211; non doveva neanche essere giammai nominata a cotanto ruolo): vediamo chi fra i (tantissimi) lettori si ricorda in che modo lei stessa era entrata nella Bufala Rossi (senza andare su Google, però!), per poi uscirne alla chetichella, zitta zitta&#8230;.</p>
<p>In tutto questo, mentre insomma il centrodestra se non all&#8217;implosione è comunque sull&#8217;orlo di una crisi di nervi, l&#8217;opposizione &#8211; giustamente contenta del risultato &#8211; rischia di non riuscire a capitalizzare alcunché. Strano, eh?</p>
<p>In primo luogo, perché esplode la contraddizione di uno &#8211; Conte -, il quale è in netta minoranza come Partito, ma pensa di essere il designato naturale per la candidatura a Premier: ci aspettano Primarie all&#8217;ultimo sangue politico, e non è da escludere che fra i due litiganti (i quali poi, in effetti, sono entrambi due miracolati politici già ad essere i leader dei due primi Partiti di opposizione) spunti il terzo incomodo, senza neanche ricorrere alle Primarie (la Salis genovese, se del caso). In secondo luogo, per ciò che abbiamo già scritto sopra: un bel gruzzolo di No, non sono assolutamente voti afferenti al centrosinistra. In terzo &#8211; giusto per non farla troppo lunga -, il volersi appropriare di una vittoria referendaria a fini di elezioni politiche è un errore da dilettanti, tanto grave quanto clamoroso (ergo, non meraviglia che lo compiano Schlein e Conte): altrimenti, Marco Pannella &#8211; dopo due Referendum ancora più trionfali di questo (divorzio, 1974; aborto, 1981) &#8211; sarebbe dovuto diventare Presidente del Consiglio, o della Repubblica. Non funziona proprio così, ma andate a farlo capire alla Schlein e a Conte&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Ieri giornata densa, per il Caso (bufala) Rossi: a livello mediatico, tanto per non farsi mancare alcunché, le Iene con Roberta Rei sono tornate a riproporre un servizio ad hoc: vittima dell&#8217;intervista on the road il povero Massimo Riccucci, custode del Monte di servizio in Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. Dopo anni che viene inseguito e braccato dalle telecamere &#8211; da Monteleone prima, oggi da questa Roberta Rei -, ieri anche davanti ai suoi ragazzini del Marciano calcio, si è un sinsino stufato, e ha reagito male all&#8217;intervistatrice on the road. Mah&#8230;</p>
<p>Novità scoppiettanti, invece, dalla Commissione parlamentare: al termine della riunione di mercoledì, sono state decise varie audizioni (è rispuntato l&#8217;ennesimo pentito di &#8216;ndrangheta, che verrà sentito: si immagina che la famiglia sarà finalmente pronta a querelare, visto il continuo accostamento del congiunto con la &#8216;ndrangheta, no?), anche se manca quella cruciale per smontare tutta la narrazione dell'&#8221;ottimo&#8221; Maurizio Montigiani, vale a dire Lorenza Pieraccini, colei la quale &#8211; secondo Montigiani &#8211; avrebbe aperto all&#8217;assassino dopo le 18 di quel 6 marzo, dal portone di Via dei Rossi 17. Perché neanche calendarizzarla in Commissione, di grazia? Ma non si voleva tutta la Verità?</p>
<p>L&#8217;aspetto più gustoso, comunque, è stato decisamente un altro: il Presidente Vinci (il quale ex silentio ho capito che non verrà mai a presenziare ad un confronto pubblico &#8211; come da me propostogli &#8211; a Siena, preferendo le agevoli passerelle televisive), a fronte di una esplicita richiesta dell&#8217;avvocato Miceli &#8211; legale di Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi &#8211;  di fare entrare suoi consulenti di fiducia all&#8217;interno dei lavori della Commissione, ha risposto fermamente picche. Granitico, inamovibile. &#8220;Non vogliamo dare l&#8217;idea di un appiattimento su una determinata posizione&#8221; (Corriere di Siena, 26 marzo, pagina 5): dopo avere detto, in tutte le sedi pubbliche e mediatiche, che è financo la scienza a dimostrare che si tratterebbe di un omicidio, come si potrebbe solo pensare una siffatta cosa, caro Presidente? Ma figuriamoci, suvvia.</p>
<p>Dopo avere audito in Commissione pressoché esclusivamente persone convinte della pista omicidiarista (nessun Giudice; né Cattaneo né Zavattaro, e neanche Ilaria Dalla Riva o altri ancora), chi mai potrebbe solo pensare una cosa simile, di grazia? Iddio ci conservi dunque il Presidente Vinci, supremo baluardo di imparzialità&#8230;</p>
<p>Ps 2 Post scriptum in aggiunta, ma &#8211; dato come va tristamente il mondo &#8211; più che legittimo. Per chi volesse saperne qualcosa in più sulla attuale geopolitica, in Sala storica per aprile sono calendarizzati ben tre incontri (su Iran, Palestina e Russia-Ucraina): on line, trovate il programma completo con gli ospiti, ma per intanto segnalo che mercoledì 1 aprile &#8211; e non è un pesce! &#8211; ci sarà il ricercatore Alessandro Fanetti (il quale l&#8217;Iran lo conosce assai bene, e c&#8217;è stato abbastanza di fresco) a parlare di questa area del mondo, dallo scrivente debitamente introdotto. Prima ancora &#8211; lunedì prossimo, 30 marzo &#8211; Daniele Pasquinucci e Duccio Balestracci presenteranno, sempre in Biblioteca, il volume di Daniele Magrini &#8220;Intelligenza artificiale e dazi. La guerra fredda di Trump all&#8217;Unione europea&#8221; (Effigi). Per chi volesse saperne di più &#8211; e magari essere di conseguenza un po&#8217; più consapevole del mondo in cui si trova a vivere &#8211; sono eventi da non mancare&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: così parlò Maurizio Montigiani (ed un Ps bellico)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 10:53:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo una settimana in cui il Caso (Bufala) Rossi ha portato ancora Sienina al centro dell&#8217;attenzione (buona cosa per il turismo dell&#8217;orrore, sempre più fiorente nel Vicolo Monte pio), non si può non scriverne ancora, dando il meritato spazio al demiurgo della pista su cui si è buttata a capofitto la Commissione parlamentare di inchiesta. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una settimana in cui il Caso (Bufala) Rossi ha portato ancora Sienina al centro dell&#8217;attenzione (buona cosa per il turismo dell&#8217;orrore, sempre più fiorente nel Vicolo Monte pio), non si può non scriverne ancora, dando il meritato spazio al demiurgo della pista su cui si è buttata a capofitto la Commissione parlamentare di inchiesta.</p>
<p>Dispiace per lo spazio che avrebbe meritato la scomparsa di Umberto Bossi, l&#8217;uomo che organizzò tre feste di laurea senza essersi mai laureato (copyright Giorgio Gandola, La Verità di ieri, pagina 7): a noi a pelle stava più che simpatico, era un passionale autentico, e dopo l&#8217;ictus del 2004 incuteva rispetto e tenerezza ad un tempo; politicamente ragionando, però, il giudizio del blog è che abbia fatto non pochi danni alla politica italiana (iper personalizzazione, scadimento del linguaggio, tentativo di frantumare l&#8217;identità italiana, già così fragile); ad ogni buon conto, lo spessore di chi ne ha preso il posto lo fa sembrare un inarrivabile gigante della politica italiana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CAMBIARE L&#8217;AUTOPSIA, A FURORE DI CLIC</p>
<p>Come in tutti i feuilletton ottocenteschi, nella narrazione si alternano di continuo, in una vivida osmosi narrativa, personaggi nuovi (da novembre 2025, Francesco Giusti), abbinati all&#8217;improvviso a figure delle quali si erano pressoché perse le tracce.</p>
<p>In questa settimana, è toccato al professor Mario Gabbrielli, Ordinario di Medicina legale all&#8217;Università di Siena: doppio suo torto, quello di essere persona che conosce assai bene la sua materia, abbinato al fatto &#8211; davvero gravissimo, diremmo quasi imperdonabile &#8211; di non andare in televisione a parlare di ciò che fa come consulente. Lui fa le consulenze, e non va a spifferarle fra gli studi televisivi. Come fra l&#8217;altro si dovrebbe fare, en passant: ma come si fa sempre meno, specie da parte di consulenti di vicende così delicate e complesse.</p>
<p>Inseguito dalla iena Roberta Rei lungo &#8211; ci pare di capire &#8211; i corridoi ospedalieri, il professor Gabbrielli si è rifiutato di rispondere alle ficcanti domande vergategli dalla Rei: ed ha fatto benissimo, perché parlare di cose drammaticamente complesse al volo, in mezzo a chi passa, non è cosa opportuna. Non ne guadagna né la ricerca documentaria, né la credibilità di chi parla.</p>
<p>Il Gabbrielli ha parlato, anzi scritto, ciò che riteneva giusto, a suo tempo (suicidio di Rossi, ovviamente); lo si vuole risentire, per ulteriore conferma? Benissimo, la Commissione lo convochi al più presto e gli faccia le opportune domande. Non conosciamo Mario Gabbrielli, ma di certo non si tirerà indietro.</p>
<p>In quasi perfetto sincrono con la &#8220;intervista&#8221; delle Iene &#8211; ma è senz&#8217;altro un puro caso, ci mancherebbe -, era partita una curiosa petizione (sulla piattaforma Change.org) per chiedere di fatto una sorta di revisione di quell&#8217;autopsia. Sì, non strabuzzate gli occhi, cari lettori: migliaia di persone hanno firmato, e firmeranno, una petizione per rimettere mano ad una autopsia, a furore di clic. Ditemi voi se non è un segno dei nostri perigliosi tempi, questa ennesima perla della Bufala Rossi.</p>
<p>Ah, stavo per dimenticare: chi ha avuto l&#8217;ideona della succitata petizione, ha scritto che il Gabbrielli si chiama Silvano, invece che Mario. Un mero lapsus &#8211; lo si capisce immantinente -, come quelli che spesso accadono a chi ne sa troppe, e poi &#8211; sapendone per l&#8217;appunto troppe &#8211; fa un po&#8217; di confusione&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CI MANCAVA FINANCO BARBICONE&#8230;</p>
<p>In settimana &#8211; per la precisione lunedì, la serata gilettiana &#8211; la meravigliosa narrazione del Caso Rossi si è ulteriormente impreziosita, a cagione di un nuovo elemento: è sceso in campo financo Barbicone (!), si è scomodata perfino questa figura &#8211; fra Historia e leggenda &#8211; così viva nella memoria storica della città, in particolare dei brucaioli. Simbolo della rivolta popolare contro l&#8217;arroganza del Potere (1371).</p>
<p>Cosa ci poteva essere di meglio, per conferire ancora maggiore fascino a questo romanzo d&#8217;appendice, di un tocco di basso Medio evo, nella Siena del periodo cateriniano nonché del post Peste nera? In effetti, a dirla proprio tutta: perché non averci pensato prima?</p>
<p>Tutto nasce da una straordinaria scoperta della redazione de &#8220;Lo stato delle cose&#8221;, la quale scova un commento del povero Francesco Giusti &#8211; datato 24 gennaio 2013 -, in cui, con posa giustizialista per non dire forcaiola, l&#8217;allora leghista d&#8217;assalto esortava i senesi a reagire alla distruzione della senesità della banca: &#8220;Avanti senesi, o ora o mai più!&#8221;. Il tutto, vergato con sullo sfondo un dipinto &#8211; per la cronaca, di Paolo Cesarini &#8211; che si trova nella Sala delle Vittorie del Bruco stesso.</p>
<p>Giletti maramaldeggia con Giusti &#8211; senza ovviamente dargli alcuna possibilità di replica, figuriamoci -, come fa il miglior giornalismo contro i potenti veri; si chiede, con evidente sarcasmo, se l&#8217;allora leghista sia un esperto di arte e di quadri, e poi &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; definisce due o tre volte &#8220;inquietante&#8221; questa esortazione del Giusti al popolo senese.</p>
<p>Il Presidente della Commissione, onorevole Vinci &#8211; come sempre super partes -, prende da par suo subito spunto per fargli i sinceri complimenti, e per annunciare che il Giusti stesso &#8211; dopo questo &#8220;elemento nuovo&#8221; &#8211; verrà riconvocato: a furore di Giletti, ordunque.</p>
<p>La solerte redazione gilettiana è stata straordinaria nel trovare questo post, ma non altrettanto nel contestualizzarlo (non si può avere tutto, nella vita: neanche nella redazione del felpato Giletti): Giusti, infatti, non era che uno dei tanti &#8211; con il suo stile, certo &#8211; che sfogava la sua rabbia per ciò che i Mussari (ed i David Rossi, in seguito santificato) avevano fatto, decretando la definitiva morte della senesità della banca. Anche grazie alla politica della grandeur mussariana, con felpe targate MPS annesse, per chi ancora ricorda questo passaggio specifico (basta peraltro andare on line, come fa con acribia e solerzia la redazione gilettiana)&#8230;</p>
<p>Anche in questo stesso blog &#8211; molti lo ricorderanno &#8211; si usavano toni assai duri e spesso sarcastici: non a caso, quando Rossi si suicidò (il suicidio eccellente più annunciato della storia recente), lo scrivente fu additato a responsabile morale da molti, compreso da uno dei fratelli (si vada ai commenti del pezzo di questo blog del 7 marzo 2013, è tutto facilmente recuperabile).</p>
<p>Ma soprattutto, per tornare a Barbicone ed alla mostrificazione di Francesco Giusti (senza alcuna possibilità di replica): nella narrazione da novembre 2025 a lunedì scorso, il montepaschino è divenuto prima il complice di un assassino entrato in quella stanza per una questione di soldi (presumibilmente sporchi, legati alla &#8216;ndrangheta o cosette simili), degenerata poi in violenta lite (botte da orbi, peraltro senza spostare neanche un bicchierino di acqua o esalare un grido o lasciare Dna di alcuno, ma questi &#8211; essendo fatti concreti &#8211; non contano).</p>
<p>Nel post Giletti &#8211; visto che si offre al pubblico sospetto il Giusti in versione Barbicone, ergo giustiziere dei senesi contro i potenti &#8211; il montepaschino avrebbe invece partecipato alla defenestrazione in veste di capopopolo forcaiolo. Da posizioni dunque drasticamente antitetiche rispetto a quelle per cui avrebbe fatto da palo all&#8217;assassino in odore di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>In ogni caso, dopo i vari cambi di narrazione in corso d&#8217;opera (il più insuperabile &#8211; lo ribadiamo &#8211; era quello delle indagini su Rossi non fatte per i festini: pista purtroppo ormai quasi dimenticata, ma fortunatamente l&#8217;archivio del blog resta), in questi giorni abbiamo assistito all&#8217;ennesimo cambio in corsa: dal Giusti complice e palo di autentica gentaccia, al Giusti che cerca invece di ergersi a moralizzatore, all&#8217;insegna della perduta virtù senese. Fino alle estreme conseguenze.</p>
<p>Sappiamo dunque quanto sia alto il Giusti (misurato da 3 carabinieri, venuti all&#8217;uopo da Roma), ma non sappiamo se sia un novello Barbicone, oppure un criminale complice di &#8216;ndranghetisti: si converrà che le due versioni sono, fra loro, piuttosto diverse e divergenti; però a tornare in Commissione &#8211; di fatto, da indagato, pur se non formalmente perché la Commissione non può indagare (e meno male!) &#8211; tocca a Francesco Giusti, non a qualcun altro: così va il mondo, e chissà cosa avrebbe scritto il Beccaria, di una vicenda come questa.</p>
<p>In ogni caso, siccome al meglio non c&#8217;è mai fine, non si capisce proprio cosa si aspetti &#8211; in qualcuno di questi talk show sul Caso Rossi &#8211; ad invitare finalmente Rita De Crescenzo, l&#8217;autorevole tiktoker partenopea (scommettete che sarà convintissima dell&#8217;omicidio?): dopo avere furoreggiato andando a visitare la casina nel bosco (ormai disabitata, peraltro), non si comprende perché non farle fare almeno un passaggio nel Vicolo Monte Pio, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MAURIZINO MONTIGIANI (E, SOPRATTUTTO, LORENZA)</p>
<p>La figura più interessante, fra quelle che hanno creato la narrazione oggi imperante sul Caso Rossi, è decisamente la &#8220;ex vigilessa&#8221; Giovanna Ricci: autorevole, credibile a priori e quanto altro. Io, fra l&#8217;altro, la devo ringraziare di persona, perché nei miei confronti si limita a darmi del &#8220;traditore&#8221; e del &#8220;ricattato&#8221;, mentre con altri ci va ben più dura (ma forse, non essendo io sui social, mi sarò perso qualcosa, sic).</p>
<p>Oggi parliamo però di Maurizio Montigiani, il quale spesso scrive commenti anche su questo blog; ci conosciamo da anni, e me lo ricordo come un coriaceo fustigatore delle storture montepaschine, ai tempi di Mussari e Rossi: uno dei pochi &#8211; come peraltro il povero Giusti &#8211; che non si esimeva dal dimostrare solidarietà concreta rispetto alle battaglie di allora di questo blog e dei miei libri di inchiesta. Poi, come accade, si sono prese strade diverse, ed il Caso Rossi ha contribuito assai in tal senso.</p>
<p>Arriviamo al sodo: Maurizino Montigiani è da anni convinto della pista legata alla &#8216;ndrangheta, per l&#8217;omicidio &#8211; che per lui ovviamente tale è &#8211; di Rossi. Lo ha detto in tutti i modi ed in tutte le sedi in cui è stato convocato: è lui, dunque, il demiurgo di questa pista. L&#8217;ex leghista &#8211; allontanato dal Partito nel 2016 &#8211; ne è straconvinto, e con comprensibile orgoglio fa capire a tutti (Giletti compreso, quando lo ospitò) di essere stato il primo ad arrivarci: chapeau&#8230;</p>
<p>Per le sue tesi sul famoso numero (su cui due responsabili della Tim mettono nero su bianco una verità del tutto diversa dalla sua, senza che la Commissione abbia la voglia di sentirli, ci mancherebbe altro), che è alla base della sua teoria e dalla quale tutto deriva, è stato sentito da Finanza e Dda ed altro ancora: a distanza di 6 anni, però, pare senza alcun minimo riscontro (ma saremo smentiti dopodomani mattina, figuriamoci: e poi, se del caso, è colpa loro &#8211; della Direzione antimafia e della Finanza -, i quali non sono andati abbastanza a fondo, sia chiaro).</p>
<p>Per brevità, oggi &#8211; facendo opera di selezione, tutt&#8217;altro che facile &#8211; ci soffermiamo su due passaggi del Montigiani pensiero (che è quello &#8211; lo ribadiamo &#8211; alla base della pista seguita dalla Commissione, per esplicita rivendicazione dello stesso Presidente Vinci); il primo, concerne ciò che ebbe a dire pubblicamente, a margine della presentazione del mio libro &#8220;Cronaca di un suicidio (annunciato)&#8221;, edito da Cantagalli (evento svoltosi in Fortezza, nell&#8217;agosto del 2021); il secondo, invece, un passaggio di ciò che Montigiani ha fatto mettere a verbale in Commissione di inchiesta bis (13 maggio 2025, neanche un anno or sono).</p>
<p>Agosto 2021, Fortezza medicea, dunque: questi alcuni clamorosi passaggi dell&#8217;intervento di Maurizio Montigiani, a fronte di più di 100 persone (fra le quali la giornalista Camilla Conti, relatrice), e con registrazione annessa &#8211; presente on line &#8211; de La Gazzetta di Siena. Lui parla per ultimo: è davvero quel che si dice il gran finale&#8230;</p>
<p>Dopo avere fatto l&#8217;offeso perché a suo dire nel mio libro avevo quasi ignorato la sua versione omicidiarista-finanziaria (cosa della quale mi onoravo assai allora, ed oggi ancora di più), si arriva alla ciccia vera: secondo Montigiani, lui sin dal 2017 sapeva chi fosse l&#8217;uomo del vicolo (ed allora perché non è andato in Procura a dirlo? Perché se lo è tenuto per sè?); in secondo luogo, c&#8217;è l&#8217;orario ed il luogo di ingresso in Rocca Salimbeni di chi avrebbe incontrato (ergo, a rigore di logica, poi ammazzato) Rossi: ore 18,43, dal portone MPS di Via dei Rossi (più vicino al vicolo, veniva meglio per tutti); c&#8217;è di più, molto di più: ad aprire all&#8217;assassino (o assassini) ci sarebbe stata tale &#8220;Lorenza&#8221;: la quale non è assolutamente la attuale Consigliera comunale Lorenza Bondi (alla quale Montigiani scriverà una lettera di rettifica e scuse, poco dopo), ma in tutta evidenza un&#8217;altra Lorenza, si presume &#8211; pur non essendo certo abili investigatori come Maurizino &#8211; in loco lavorante. Dopodiché, Montigiani lega questo fatto, in modo diretto, all&#8217;omicidio della povera prostituta in Vallerozzi, tre giorni prima della morte di Rossi: collegamento tanto ardito, quanto ovviamente sfornito di alcun potenziale riscontro. Non si commenta oltre, per carità di Patria.</p>
<p>Alla Commissione, in nome del popolo italiano, l&#8217;arduo compito di scoprirne quanto prima l&#8217;esistenza, e di audire con la massima priorità questa fantomatica Lorenza: prima ancora dei medici legali della prima Commissione (certo da sentire), prima di chiunque altro. Qui si scrive di una che, a regola, sa davvero tutto: secondo l&#8217;ipotesi di Maurizio Montigiani, ovviamente.</p>
<p>Giletti sprona il Presidente a fare le cose, noi ci permettiamo &#8211; pur senza avere la sua meritatissima audience &#8211; di fare lo stesso. Vogliamo sapere chi sia questa Lorenza, e ci sembra doveroso per i cittadini saperlo: non si pretende sempre la Verità, qualunque essa sia?!? Ce lo insegna anche lo striscione del vicolo.</p>
<p>Ah, visto che si sta discutendo all&#8217;infinito sull&#8217;orario preciso in cui Francesco Giusti avrebbe saputo del suicidio di David Rossi (e lui ha sbagliato di grosso a fermarsi a parlarne con la iena Roberta Rei, sia chiaro), ecco cosa dichiarò il demiurgo assoluto della pista finanziaria- omicidaria del Caso Rossi. In Commissione di inchiesta, sotto giuramento, Maurizio Montigiani il 13 maggio 2025 disse questo, e non altro: &#8220;&#8230;quasi tutti noi, che nella banca questa cosa l&#8217;abbiamo sofferta, nel 2013 apprendiamo la notizia dai notiziari la sera stessa. Ricordo che Siena Tv o Canale tre titolarono &#8220;si è suicidato  David Rossi&#8221; nel notiziario delle 21. Era veramente presto&#8230;&#8221;.</p>
<p>&#8220;Notiziario delle 21&#8221;, in Commissione; &#8220;telefonata del Giusti&#8221; a casa sua, più o meno alla stessa ora, mentre Montigiani toglieva le briciole dal tavolo, a favore di telecamere di Italia 1: urge mettersi d&#8217;accordo. Con se stessi, in primo luogo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Per chiudere, due parole su quello che sarebbe dovuto essere l&#8217;argomento principale: la Guerra israelo-statunitense contro l&#8217;Iran (ed il Libano). Fra le varie considerazioni, per mancanza assoluta di spazio, ne facciamo una sola: quella per cui Trump si trova ormai aperti, con la sua dissennata scelta, la &#8220;bellezza&#8221; di 4 fronti in contemporanea, quando spesso le guerre si perdono con due.</p>
<p>C&#8217;è il fronte prettamente militare, contro l&#8217;Iran: di cui avranno senz&#8217;altro distrutto la Marina militare, ma allora non si capisce come mai Hormuz sia ancora controllato dagli iraniani, nonostante i roboanti proclami. Secondo fronte aperto da Trump: quello contro la Nato, ergo l&#8217;Europa; favorisce solo Putin, ed è mero bullismo trumpiano. Terzo: il fronte interno, aperto esplicitamente con le dimissioni &#8211; assai ben motivate &#8211; di un esponente dei Maga come Kent, e dalle clamorose dichiarazioni di Tulsi Gabbard (&#8220;l&#8217;Iran non rappresentava una minaccia immediata per gli interessi degli Stati Uniti&#8221;), per restare solo all&#8217;elemento istituzionale, tacendo di vari influencer di area trumpiana. Infine, quarto ed ultimo: l&#8217;alleato Israele è un alleato sempre più scomodo ed ingombrante, perché &#8211; come dimostra l&#8217;omicidio di Larijani, macellaio che voleva il dialogo pragmatico con gli USA &#8211; Israele sta cercando, con pieno successo, di bloccare ogni onorevole via di fuga degli States dal casino in cui si sono ficcati loro stessi.</p>
<p>Insomma, l&#8217;attacco del 28 febbraio 2026 è stato davvero l&#8217;apogeo, il culmine del trumpismo: il Premio Nobel mancato, il quale non sa fare le paci, e tantomeno gestire le guerre&#8230;</p>
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		<title>La Guerra dei pottoni: all&#8217;Iran, e all&#8217;Europa (e Bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:40:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente si trova il tempo per scrivere qualcosina &#8211; ovviamente, non più del 10% di ciò che si vorrebbe &#8211; sulla guerra (per ora, diciamo regionale, anche se l&#8217;Iran non è Medio oriente) scatenata da Trump e da Netanyahu; ne approfitto subito per aggiungere che, in aprile, la Sala storica della Biblioteca comunale ospiterà ben tre eventi legati alla geopolitica attuale: ed il primo &#8211; curato dallo scrivente e da Alessandro Fanetti, che in Iran è stato abbastanza di recente &#8211; si terrà giovedì 2 aprile, per chi volesse sapere qualcosa in più sulla fu Persia.</p>
<p>In calce, due Ps: uno, sulla scomparsa della eclettica Enrica Bonaccorti; l&#8217;altro, sul Caso Rossi (che avrebbe meritato un terzo pezzo di fila, stante la clamorosa novità di ieri, suvvia&#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUE SETTIMANE DI GUERRA</p>
<p>Sono trascorse due settimane esatte, da quel 28 febbraio 2026 in cui l&#8217;attacco israelo-statunitense all&#8217;Iran è iniziato: e siccome la variabile del tempo &#8211; come in tutte le guerre, ed in alcune, tipo questa, a maggior ragione &#8211; è a dir poco cruciale, è giusto soffermarsi un minimo su questo aspetto.</p>
<p>Due settimane, dunque: già spoggettata la soglia (anche psicologica) dei 12 giorni del giugno 2026. Un attacco, quello &#8211; ex post lo possiamo ben dire &#8211; il quale si è dimostrato di fatto pressoché inutile, se la motivazione principale dell&#8217;attuale sembra essere la medesima, vale a dire la distruzione dell&#8217;arsenale nucleare iraniano. Chi abbia voglia e tempo, vada a rileggersi o a guardarsi qualche video del Trump triumphans del giugno scorso (neanche un anno or sono!): sembrava di capire che a Teheran ci fosse difficoltà ad accendere una lampadina, dopo i raid di giugno.</p>
<p>In più, essendo questa, sempre più chiaramente, una sfida al buio, questa guerra israelo-statunitense (che noi diciamo all&#8217;Iran, ma dobbiamo inserirci &#8211; come minimo &#8211; anche il Libano, Beirut compresa) potrebbe finire domani o dopodomani, come fra mesi e mesi: fra l&#8217;altro, al pari dei dazi, l&#8217;incertezza assoluta non aiuta nessuno.</p>
<p>Questa non è assolutamente ambiguità strategica &#8211; cosa cinica, ma militarmente intelligente -, è solo pura, ed arrogante, cialtroneria. Una cialtroneria che nel Trump I era ampiamente mitigata dallo staff che lo circondava, da quel tanto esecrato deep State divenuto, poi, un autentico mostro agli occhi del Maga: magari, oggi, ci fosse qualcuno del deep State, a farsi ascoltare da Trump. Magari. Nel primo mandato c&#8217;era gente come Bolton: falco quanto lo si voglia, ma grande conoscitore dei fatti e delle dinamiche del mondo e della geopolitica.</p>
<p>Oggi, invece, abbiamo colui che viene definito come il più preparato &#8211; Marco Rubio -, il quale, siccome il Presidente sostiene che più si hanno lunghi i piedi, più si è sessualmente vigorosi, ha deciso di calzare il 45 di scarpe, pur avendo il 42 di piede&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DI MALE, IN PEGGIO</p>
<p>Checché ne dica il &#8220;pottone&#8221; Trump, con la sua penosa vanagloria, la guerra da lui e Netanyahu voluta &#8211; allo stato dei fatti, ovviamente &#8211; non è assolutamente vinta: e non a caso 5mila marines si stanno appropinquando all&#8217;Iran. Se il lavoro fosse stato completato, non ce ne sarebbe alcun bisogno&#8230;</p>
<p>Lo Stretto di Hormuz &#8211; per fare l&#8217;esempio più eclatante &#8211; è di fatto bloccato dagli iraniani, se non per chi voglia fare passare il regime teocratico (la Cina, in particolare), con Trump che ieri è arrivato ad esortare le petroliere a mostrare gli attributi, attraversandolo lo stesso: per legittimare la propria cialtroneria, ci si appella all&#8217;altrui coraggio. Pura idiozia, al pari di dire &#8211; sempre materiale di ieri &#8211; che lui la guerra la farà finire, quando se lo sentirà, a pelle. Mammina: ma dove siamo arrivati, di grazia?</p>
<p>Giusto per aggiungerne un&#8217;altra: la Tv di Stato; in una Nazione che spesso oscura tout court Internet, in una dittatura che è radicata soprattutto nell&#8217;entroterra composto da villaggi e piccoli centri, il suo ruolo è a dir poco fondamentale: invece la televisione di Stato continua a funzionare, sic. Costituendo il mastice della propaganda del dispotico regime, la grancassa politica e mediatica attraverso cui si fanno ascoltare i messaggi del Potere: magari &#8211; come nel caso di Mojtaba Khamenei, giovedì &#8211; senza neanche mostrare il volto di chi parla.</p>
<p>Infine, comunque vada a finire (sperando, per l&#8217;appunto, che finisca il prima possibile): la legittimazione morale dell&#8217;intervento sarebbe potuta essere quella del regime change, del cercare di portare sul serio libertà e democrazia in quella terra, nella quale a gennaio scorso i macellai &#8211; slatentizzati dai Khamenei, senior e junior &#8211; hanno ammazzato 35mila persone in una manciata di giorni (nella sostanziale indifferenza dei Pro Pal).</p>
<p>Sappiamo invece, con ragionevolissima certezza, che la libertà per le donne iraniane non solo non è all&#8217;ordine del giorno: non lo è proprio mai stata&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GUERRA ALL&#8217;EUROPA (E A FAVORE DI PUTIN)</p>
<p>Vi è poi un aspetto che alcuni analisti hanno messo in evidenza, ma che sfugge a molti: Donald Trump (vincitore mancato del Nobel per la Pace, si badi) ha scatenato una guerra contro l&#8217;Iran, attaccato manu militari il 28 febbraio; ma il secondo fronte della sua guerra &#8211; non militare, ma politico e commerciale &#8211; è senza dubbio quello europeo.</p>
<p>Solo due cosette: l&#8217;innalzamento del prezzo di gas e petrolio, il quale innalzamento già basterebbe per giustificare quanto si sta argomentando; in più, la prevedibile marea umana di profughi che &#8211; fra Stati arabi sunniti ed Iran stesso &#8211; inizieranno ad affluire verso Occidente, verso l&#8217;Europa. Saranno profughi di guerra, non economici: che succederà? Bomba economico-finanziaria, dunque, e missile demografico-sociale: metteteci anche i dazi, e vi accorgerete dell&#8217;atteggiamento di Trump verso gli &#8220;scrocconi&#8221; europei.</p>
<p>Visto che molti &#8211; anche in Italia, purtroppo &#8211; non lo hanno ancora capito, oppure, soprattutto, fanno finta: noi non siamo certo nemici degli States (chi legge il blog da tempo, benissimo lo sa), ma di Trump purtroppo dobbiamo esserlo, giacché è lui che lo vuole.</p>
<p>Non potendo certo dichiarare guerra agli States trumpiani, cerchiamo almeno di tenere sempre ben presente questo concetto.</p>
<p>Dulcis in fundo, l&#8217;autentico vincitore del momento &#8211; e qui Trump parrebbe avere una strategia &#8211; è Vladimir Putin: il suo petrolio ed il suo gas stanno tornando alla grande sul mercato, senza neanche più bisogno di navi fantasma; la legittimazione morale della gloriosa resistenza ucraina, viene subito aggredita dai criptoputiniani, all&#8217;insegna del fatto che oggi gli aggressori sono gli occidentali, e quindi Putin non si può più condannare, visto che il diritto internazionale non esiste più.</p>
<p>In più, la guerra di aggressione all&#8217;Ucraina ormai è pressoché scomparsa dai media, e questo ovviamente fa il gioco dell&#8217;invasore, non dell&#8217;invaso.</p>
<p>Per quanto ci concerne, in conclusione, come faro di riferimento il diritto internazionale continua ad esistere, eccome: e di conseguenza, così come non si è esitato a condannare l&#8217;invasione putiniana della Ucraina (che è una democrazia, fra l&#8217;altro, non una feroce dittatura), così, senza alcuna esitazione, si condanna l&#8217;attacco di Israele e degli States all&#8217;Iran (ed al Libano). Solo così facendo, si può continuare a chiamare Putin &#8220;aggressore&#8221;: come per l&#8217;appunto merita di essere chiamato&#8230;</p>
<p>Ps 1 &#8220;Ho spesso pensato alla morte, ma l&#8217;idea di morire mi uccide&#8221;, aveva scritto in &#8220;Nove novelle senza lieto fine&#8221; (Baldini e Castoldi): e ieri, Enrica Bonaccorti ci ha lasciato, a 76 anni. Donna davvero eclettica (attrice, presentatrice, autrice, per l&#8217;appunto scrittrice), arrivata alla grande popolarità nazionale nel post Raffaella Carrà a &#8220;Pronto, chi gioca?&#8221; (1985), sapeva fare tutto con estrema professionalità e spiccato garbo. Ed era davvero bella. Se poco sembra&#8230;</p>
<p>Ps 2 &#8220;Clamoroso al Cibali&#8221;, si sarebbe detto una volta: a questo giro, invece, lo si dice per il Caso Rossi (meglio: per la &#8220;bufala Rossi&#8221;); ieri, infatti, verso le 14 è arrivata la notizia che il dottor Robbi Manghi &#8211; la cui perizia, secondo la Commissione bis, avrebbe fissato scientificamente l&#8217;omicidio Rossi, sic &#8211;  non è specializzato in Medicina legale, ma è solo un geriatra (di certo bravissimo, sia chiaro); a dirlo è una nota della Federazione delle Associazioni dei medici legali italiani, secondo cui il titolo di geriatra &#8220;non lo abilita a fregiarsi della qualifica di specialista in Medicina legale&#8221;, aggiungendo che l&#8217;affidarsi a lui per un tipo di consulenza come quella su Rossi &#8220;equivale, in termini metodologici, a richiedere il parere di un ginecologo su un caso cardiologico o di un otorinolaringoiatra per una questione ortopedica&#8221;.</p>
<p>Chi segue il blog, non avrà difficoltà a rimembrare che esattamente una settimana or sono &#8211; sabato 7 marzo &#8211; su questo blog c&#8217;era già tutto, a cotal proposito. Ma la autorevolissima conferma di chi è del ramo, ci fa ovviamente assai piacere. Si fa per chiacchierare, eh.</p>
<p>In più, finalmente si parla di fare intervenire, in Commissione II, i consulenti della Commissione I, per confrontare il loro lavoro con quello degli attuali: e quello &#8211; date retta &#8211; sarà un confronto assai utile e proficuo&#8230;</p>
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		<title>Caso Rossi: un invito al Presidente Vinci&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:06:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Se non accade niente di brutto, nella giornata di sabato &#8211; come peraltro già preannunciato &#8211; si pubblicherà qualcosina sulla Guerra di Israele e United States versus Iran (i 12 giorni di quella di giugno 2025, sono già stati oltrepassati, e non è un bel segnale); essendo però stato chiamato in causa, in modo diretto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se non accade niente di brutto, nella giornata di sabato &#8211; come peraltro già preannunciato &#8211; si pubblicherà qualcosina sulla Guerra di Israele e United States versus Iran (i 12 giorni di quella di giugno 2025, sono già stati oltrepassati, e non è un bel segnale); essendo però stato chiamato in causa, in modo diretto e personale, durante l&#8217;audizione di Francesco Giusti in Commissione parlamentare, non posso non approfittare di questo stesso blog non solo per sintetizzare la lunga performance di Francesco Giusti, nonché per avanzare una proposta &#8211; all&#8217;insegna dell&#8217;apertura e del pluralismo &#8211; all&#8217;onorevole Gianluca Vinci, da Presidente a Presidente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ORGIA? QUELLA MEDIATICO-TELEVISIVA</p>
<p>Fra le innumerevoli e cangianti variabili della narrazione della bufala-Rossi, quella che più ci ha preso e divertito è stata quella sui festini, i quali avrebbero &#8211; con il consueto salto logico &#8211; insabbiato la ricerca della Verità sul Caso: abbiamo dunque conosciuto, fra gli altri, il Trojo (di cui nel mio libro si fa nome e cognome: chissà perché ora non lo intervista o lo convoca in Commissione più nessuno&#8230;), abbiamo saputo chi sarebbe stato presente ai riti orgiastici (quasi tutti i notabili senesi, tranne ovviamente David Rossi), e via discorrendo.</p>
<p>Bei tempi, quelli (2017, e seguenti): era una narrazione davvero avvincente, capace di coniugare buco della serratura e (assai presunta) cronaca giudiziaria. Poi, purtroppo, come si affloscia altro, si è afflosciata anche questa pista: ma chissà che un giorno &#8211; come in un autentico giuoco dell&#8217;oca &#8211; non ci si torni, in vista dell&#8217;audience in quel caso garantita.</p>
<p>L&#8217;orgia, oggi, è invece quella prettamente mediatica, in particolare televisiva: ed è un caso di scuola (squola, rectius) di operazione di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica. Con i tempi &#8220;socialisti&#8221; che corrono, operazione riuscita alla grandissima. Prima, il Caso Rossi veniva somministrato una volta, al massimo due, a settimana: da dicembre 2025, siamo invece approdati all&#8217;autentica orgia mediatica, a livelli di Garlasco (ma lì almeno esiste il confronto, c&#8217;è chi la pensa in un modo e chi nell&#8217;altro).</p>
<p>Sottopongo questo dato fattuale, facilmente riscontrabile da chiunque, per questa specifica settimana (e di certo mi sarò perso qualcosa!): domenica, prime time di Italia 1, si parte con Le iene (poteva forse altrimenti essere?); poi, lunedì sera, è la volta del felpato Massimo Giletti (pagato da noi), anch&#8217;egli da anni assai sensibile al richiamo del Caso Rossi; martedì, poi, il clou, con quel Far West, di Salvo Sottile (anche lui finanziato da soldini pubblici), il quale, a novembre 2025, per primo ha fatto lo scooppone dell&#8217;agnizione di Francesco Giusti come omino del Vicolo Monte pio, ergo complice dell&#8217;assassino: e lì &#8211; grande colpo della redazione &#8211; è stata financo intervistata Giovanna Ricci, evidenziata come la &#8220;supertestimone&#8221; (la redazione di Far west annovera poi un altro teste, ma quello resta camuffato: chi sarà mai, di grazia?); ieri mattina, poi, del Caso Rossi si parlava &#8211; e non è certo la prima volta &#8211; addirittura nell&#8217;ammiraglia Rai 1, con Storie italiane, ove il povero Giusti nella ricostruzione in 3 D è stato indicato come omino giallo, forse perché lui è dell&#8217;Aquila.</p>
<p>Cosa accomuna tutte queste trasmissioni, creando un autentico unicum mediatico sui casi di cronaca? La totale mancanza di contraddittorio e di pluralismo: presenti solo familiari, legali dei familiari, cronisti omicidiaristi e via discorrendo, tutti portati per mano da conduttori scandalizzati perché a questa conclusione si sarebbe potuti arrivare subito, nel 2013 (lo sanno cosa metteva a verbale la famiglia, nel 2013?).</p>
<p>Domani, venerdì 13 (giorno fausto, oppure infausto?), pare che una troupe di Quarto grado sarà a Sienina per intervistare Francesco Giusti, con al suo fianco il Superavvocato Luigi De Mossi: aspettiamo dunque, per la prima volta, di ascoltare la voce di uno, il quale come minimo parlerà in maniera diversa dagli altri del consueto caravanserraglio (e lui &#8211; si badi bene &#8211; si professa agnostico sulle due opzioni in campo).</p>
<p>Siamo, però, ancora ben lontani dall&#8217;autentico pluralismo: quello &#8211; se mai ci sarà su questo caso &#8211; ci potrà essere solo e soltanto quando saranno invitati in studio, per esempio, i fior di consulenti che hanno lavorato sul Caso Rossi: la dottoressa Cattaneo su tutti. Pensate che scoop, che sarebbe (anche per la Commissione parlamentare, fra l&#8217;altro): ma meglio non farne alcunché, date retta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>URGE (ALMENO) UN ALTRO TEST &#8230;</p>
<p>Di certo, comunque, la notizia clou della settimana è stata l&#8217;audizione in Commissione parlamentare del buon Francesco Giusti &#8211; martedì mattina, alle ore 11 -, della durata di quasi due ore; con la sua perentoria affermazione di non essere assolutamente lui l&#8217;uomo nel, e del, Vicolo Monte pio: ora gli approfondimenti continueranno, perché ovviamente nel Caso Rossi non basta dire di essere innocenti, e con qualche testimone al seguito. Quelle sono cose da Tribunali, ove l&#8217;onere della prova riguarda l&#8217;accusa: qui siamo un pezzo avanti.</p>
<p>Dopo cotanta accusa &#8211; e proveniente da Giovanna Ricci, fonte assai attendibile -, è giusto andare a scandagliare ancora, molto più a fondo: si verifichino, in modo certosino, gli accessi del Giusti alla Ztl, visto che Giusti ha detto in modo chiaro di appartenere ad un altro settore della Ztl stessa (senza il permesso per entrare in zona Vicolo Monte pio, per intendersi); si controllino, uno per uno, gli alibi dell&#8217;allora leghista: quelli intra moenia, vale a dire i genitori; quelli extra moenia, cioè l&#8217;amico Carlo Regina &#8211; a quel tempo audace blogger, con non pochi problemi giudiziari a cagione di ciò -, ed anche Stefano Marzocchi, entrambi citati da Giusti stesso.</p>
<p>Si faccia il prima possibile &#8211; ove possibile &#8211; anche una consulenza sul cappello dello sconosciuto (il quale tale rimane, en passant) del vicolo: era un cappellino da baseball, o meno? Non è cosa da poco, e dopo avere misurato il Giusti (1,68, scalzo), ci pare un passaggio financo obbligato. Bisogna contattare, ed al più presto, un consulente di cappelleria sportiva anglosassone: qualcuno ci sarà pure, no?</p>
<p>E poi: da casa sua in Via della Galluzza, il Giusti ha detto che, in soli tre minuti, si arriva all&#8217;Arco dei Rossi, lato libreria Feltrinelli (grave esempio di pubblicità indiretta se non occulta, peraltro), ove lui sostiene di essere rimasto, niente di niente vedendo dunque del vicolo; eh, ci si può fidare di questa affermazione? Perché non si fa un test distanziometrico, correlato allo status fisico di un soggetto delle sue dimensioni?</p>
<p>Un soggetto giovane come il Giusti illo tempore, anche sportivo, forse ce la può anche fare, ma i tre minuti sono davvero stretti: lo ribadiamo, urge un test specifico, con un consulente ad hoc. Meglio un paio. Bisogna trovare un soggetto di 34 anni &#8211; quelli del Giusti nel 2013 -, cronometrarlo ben bene, tenendo presente che quella maledetta sera pioveva e tirava quel vento marzolino, birbantello assai. E la pettata della Galluzza &#8211; anche solo metà -, guarda in faccia tutti: lo dice uno che la percorre tutti i santi giorni.</p>
<p>Non dimentichiamoci, poi, che il Giusti &#8211; come ammesso da lui stesso &#8211; era reduce dalla cena (cosa aveva mangiato? Sarebbe molto importante, il saperlo), e la notizia su Sienanews la lesse mentre faceva il chilo nel post cenam: dunque era in fase di totale relax digestivo, ed i tre minuti diventano sempre più sospetti.</p>
<p>Infine, c&#8217;è il tema della camminata particolare del Giusti: il quale notoriamente non cammina come gli altri, ha un modo di deambulare assai singolare, tale da renderlo infatti benissimo riconoscibile anche da un frame di un paio di secondi, a distanza nonché al semibuio. Bastano due o tre passi, ed un occhio vigile come quello della Superteste lo inchioda. Chapeau a lei, ed alla sua vista.</p>
<p>Messi comunque insieme tutti questi elementi, se per caso ciò che ha detto Francesco Giusti sulla sua inesistente permanenza nel Vicolo fosse dunque confermato (dopo la consulenza aggiuntiva sui tre minuti e tutto il resto), che si fa? Come si procede con la Superteste Ricci?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN INVITO AL PRESIDENTE VINCI</p>
<p>Nelle more della lunga audizione di Francesco Giusti, ad un certo punto &#8211; dopo un&#8217;ora e 28 minuti, per la precisione &#8211; il Commissario Andrea Rossi (Pd, nonché uno dei pochi, fra i componenti di questa Commissione, presenti anche nella prima, quindi persona magari meglio informata di altri) ha chiesto all&#8217;audito il perché del suo postare, sul suo profilo, l&#8217;articolo di sabato di questo blog (&#8220;Caso Rossi: la più grande bufala italiana del XXI secolo&#8221;).</p>
<p>Domanda più che legittima, stante l&#8217;agnosticismo di Giusti sull&#8217;amletico dubbio fra suicidio ed omicidio; Giusti ha risposto di avere postato il pezzo sic et simpliciter perché parlava di lui.</p>
<p>Il Presidente Vinci, a fronte della affermazione del collega (suo) onorevole Rossi, ha sbottato che &#8211; riferito ovviamente allo scrivente &#8211; bisogna stare ben attenti, perché il rischio querela è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Ovviamente, liberissimo il Presidente di procedere per via giudiziarie: è un suo pieno diritto; resta il fatto che sarebbe assai curioso che il Presidente di un organismo &#8211; finanziato dai cittadini per cercare la Verità -, querelasse chi semplicemente &#8211; ed in modo documentato, come riconosciuto dallo stesso onorevole Rossi, il quale ringrazio &#8211; porta un&#8217;altra visione (lo ripetiamo: visione ben documentata, per tabulas).</p>
<p>Siccome comunque noi siamo persone di apertura e di dialogo &#8211; e qui scrivo da blogger, ma anche e soprattutto da Presidente della Biblioteca comunale di Siena &#8211; colgo l&#8217;occasione di invitare nella nostra meravigliosa Sala storica il Presidente Vinci per un confronto &#8211; apertissimo al pubblico, ovviamente -, quando lui lo vorrà. Non ha che da comunicarmelo, per le vie che vorrà, con quel minimo di anticipo che ci vuole per preparare l&#8217;evento. La cittadinanza senese è piuttosto turbata, senz&#8217;altro disorientata da questo bailamme mediatico, e magari un confronto &#8211; più che una passerella &#8211; farebbe bene a tutti. Di certo, le opinioni si formano dal confronto plurale: un avvocato come il Presidente lo sa sin troppo bene.</p>
<p>Ho sempre voluto tenere la Biblioteca lontana dalla mia attività di ricerca sul Caso Rossi (il mio libro sul Caso &#8211; uscito per Cantagalli nel 2021 &#8211; nonostante fossi già da tempo Presidente, lo presentai infatti altrove, non in Sala storica), ma dopo che un altro luogo sacro della Cultura cittadina senese come l&#8217;Archivio di Stato, ha visto inverarsi un evento della Commissione parlamentare (lo scorso 6 marzo), credo che la mia richiesta sia assolutamente fattibile e concretizzabile.</p>
<p>La famiglia &#8211; nonostante i miei reiterati inviti in tal senso &#8211; non vuole confrontarsi, preferendo presenziare quasi ogni sera sulle tv nazionali, con propri avvocati al seguito; il Presidente Vinci &#8211; lui stesso spesso ospite di trasmissioni, rigorosamente senza alcun contraddittorio &#8211; ha da par suo la possibilità di superare questa maniera, del tutto unilaterale, di raccontare un Caso così lacerante e divisivo.</p>
<p>Una proposta di apertura, confronto e dialogo, dovrebbe essere sempre preziosa: a maggior ragione, se all&#8217;interno di una cornice comunque istituzionale, da Presidente &#8211; ben più importante Vinci, si capisce &#8211; a Presidente.</p>
<p>Caro onorevole Vinci, non lasci dunque cadere questa mia proposta, per quell&#8217;interesse pubblico che immagino essere, per lei, una sorta di sacro fuoco.</p>
<p>Attendo, dunque, sue nuove a tal proposito, ringraziandola dell&#8217;attenzione&#8230;</p>
<p>Ps Il Corriere di Siena di ieri pubblica la notizia della azione giudiziaria che il Presidente del Senato Ignazio La Russa starebbe intentando contro il Rettore di Unistrasi Tomaso Montanari, il quale in un incontro pubblico gli ha dato del &#8220;bandito&#8221; (il Tomaso nazionale, da par suo, sostiene di averlo detto in modo diciamo metaforico, e comunque riferito al dettato costituzionale).</p>
<p>Se il tutto venisse confermato, questa querela sarebbe un errore, da parte della seconda carica dello Stato: Montanari va contrastato, se del caso, per le sue idee (qui lo abbiamo fatto assai spesso); di più, per il suo non mancare mai a platea favorevole, senza invece presenziare davanti a quelle pluraliste.</p>
<p>Per restare alla prima citata Sala storica, come già scritto il 7 marzo &#8211; nonostante il suo nome fosse stato fatto dall&#8217;arcipelago di Allertamedia come candidato ideale per presenziare un incontro su Gaza &#8211; ha visto bene di evitare una platea che sarebbe stata variegata, comunque non tutta a suo favore.</p>
<p>Tutto il resto, è solo un alimentare il suo consueto vittimismo da pancetta piena: il suo fare finta di salire in montagna, restando invece sempre ben assiso sulla poltrona&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Caso Rossi: la più grande bufala italiana del XXI secolo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 10:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non nascondo ai lettori di provare un certo qual imbarazzo, con la Terza guerra mondiale alle porte (di cui ovviamente si scriverà nel prossimo pezzo), nello scrivere della &#8220;più grande bufala italiana del XXI secolo&#8221; (copyright mio: lo dissi appena uscito dall&#8217;audizione alla Commissione parlamentare I, 16 settembre 2021). Ma una cosa è certa: sulla [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Non nascondo ai lettori di provare un certo qual imbarazzo, con la Terza guerra mondiale alle porte (di cui ovviamente si scriverà nel prossimo pezzo), nello scrivere della &#8220;più grande bufala italiana del XXI secolo&#8221; (copyright mio: lo dissi appena uscito dall&#8217;audizione alla Commissione parlamentare I, 16 settembre 2021).</p>
<p>Ma una cosa è certa: sulla ineunte Guerra mondiale scriverò cose &#8211; credo e spero &#8211; stimolanti, magari utili a fare capire meglio il passaggio cruciale che stiamo vivendo; scrivendo invece del Caso Rossi &#8211; e lo dico con grande amarezza &#8211; credo di svolgere un ruolo piuttosto importante, in democrazia (visto che a livello nazionale tutti ne parlano più o meno allo stesso modo, salvo Antonella Mollica del Corriere della sera e pochissimi altri): quello di fare conoscere una campana diversa, magari anche vagamente documentata, su questo incredibile Caso; il quale fa vedere a cosa si possa arrivare, quando la politica, certi media e gli interessi economici di alcuni si raggrumano.</p>
<p>I lettori mi perdoneranno la inusitata lunghezza dell&#8217;odierno pezzo (il doppio del solito), con taluni passaggi ripetuti anche piuttosto di fresco: ma non tutti i lettori che lo leggeranno, leggono da par loro tutti gli articoli del blog, e poi &#8211; come diceva Montanelli &#8211; in Italia non c&#8217;è niente di più inedito di ciò che è già stato stampato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA RISPOSTA DELLA PROCURA</p>
<p>La situazione, ovviamente, è in piena, pienissima evoluzione: come nella guerra contro l&#8217;Iran, da un momento all&#8217;altro può accadere di tutto. Ciò detto, la Procura di Siena, per adesso (7 marzo 2026), ha risposto alla enorme pressione mediatica e politico-istituzionale (Commissione parlamentare bis) con il minimo del minimo sindacale: vale a dire l&#8217;apertura di un fascicolo modello 45 (significa che non si sa neanche, ad ora, quale sarebbe l&#8217;ipotesi di reato!).</p>
<p>Che sia il minimo del minimo sindacale, lo si capisce dalla reazione stizzita per esempio dell&#8217;onorevole Rizzetto: quel tipo di fascicolo aperto dalla Procura, ed affidato ai PM De Flammineis e Lodovici &#8211; a fronte delle consulenze della Commissione -, attiene semplicemente all&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale. Non potevano fare altrimenti, insomma.</p>
<p>Ieri, durante lo show in Archivio di Stato (di cui si scriverà alla fine), in più di uno &#8211; fra legali ed onorevolissimi &#8211; hanno detto che il fascicolo 45 non va per niente bene (ci vuole subito il 44, eh); e c&#8217;è chi ha aggiunto che le indagini &#8211; per omicidio, ovviamente &#8211; vanno fatte subito, ma non devono essere affidate in alcun modo alla Polizia giudiziaria di Siena.</p>
<p>Quando si dice l&#8217;autonomia dei poteri, eh: qui la politica fa &#8211; tramite la Commissione -, arriva a conclusioni (tutte sue), e poi pretende che la Magistratura si adegui, ed anche alla svelta: dicendo financo chi dovrebbe fare le indagini, nonché di dove dovrebbero essere &#8211; o comunque non essere -, coloro che indagano. Si deve indagare; si deve indagare per omicidio; devono indagare persone non appartenenti alla Polizia giudiziaria della Procura di Siena: c&#8217;è altro, poi?</p>
<p>Giustizia à la carte: un esempio più clamoroso, in tutta franchezza, sarebbe arduo da trovare&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA GRANCASSA MEDIATICA E POLITICA (VERSO IL REFERENDUM)</p>
<p>Come scritto decine e decine di volte, da sempre (dal 2017 in particolare) il Caso Rossi è essenzialmente un Caso mediatico-politico. Da insegnare nelle aule universitarie, quando si sarà definitivamente afflosciato (ancora un paio di anni pieni ci vogliono).</p>
<p>C&#8217;è però una differenza con i lunghi anni passati, a questo giro: ormai &#8211; a parte &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; (se non mi sono perso qualcosa, eh) &#8211; non vi è più alcun programma del prime time che non lo abbia affrontato. Non è più solo prerogativa delle Iene o di Quarto grado. Ormai si va a reti pressoché unificate: manca solo RaiGulp, che forse sarebbe il canale più appropriato per trattare la bufala in oggetto&#8230;</p>
<p>La politica, poi, ha sempre strumentalizzato il Caso in questione: il centrodestra in particolare, e Renzi da &#8220;sinistra&#8221;, specie da quando uno dei PM che hanno indagato si è interessato a lui (Antonino Nastasi). Ma nessuno potrebbe scorgere alcun nesso causale fra le due vicende, ci mancherebbe altro.</p>
<p>In questi ultimissimi giorni, poi, siamo in fase pre referendaria: ergo è spuntata fuori l&#8217;onorevole Matone (Lega), la quale ha messo in evidenza le presuntissime negligenze del CSM nel non avere sanzionato i PM senesi; poi &#8211; poteva mancare? -, l&#8217;onorevole Rizzetto &#8211; attivissimo a favore della famiglia nel corso della Commissione I -, il quale non solo pretende l&#8217;apertura di un nuovo fascicolo per omicidio a furor di opinione pubblica, ma adesso non gli va neanche bene che sia stato aperto a Siena invece che altrove (lui conosce a menadito Montesquieu ed il delicato tema dell&#8217;autonomia della Magistratura dalla politica, eh: si nota subito); infine, il succitato Renzi, ripreso mercoledì in pompa magna da Il Giornale &#8211; quotidiano ovviamente schieratissimo per il Sì -, il quale si scaglia, fra l&#8217;altro con parole di inusitata violenza, contro l&#8217;operato degli allora magistrati senesi che lavorarono sul Caso in questione.</p>
<p>Giova riprendere giusto un passaggio del suo intervento a RadioLeopolda, con la sua lettura della morte di Rossi: &#8220;&#8230;lì è successo un fatto enorme che si è tentato in maniera precipitosa di derubricare come qualcosa legato a difficoltà personali o a turbe&#8221;. Per Renzi, dunque, David Rossi non aveva alcuna difficoltà personale, nel momento del suicidio (per lui, ovviamente omicidio): avrà mai letto i verbali, controfirmati dalla moglie, in cui si affermava l&#8217;esatto contrario? Saprà dei tagliettini che si era autoinferti il Rossi prima del suicidio (se ne riparla sotto)?</p>
<p>Ci vuole financo un disegnino, per capire che è tutta, e solo, una mera strumentalizzazione politico-mediatica? Che l&#8217;attacco alla Magistratura &#8211; a livello locale, poi a livello nazionale erga omnes &#8211; è la motivazione politica che ha alimentato la boutade sin dall&#8217;inizio?</p>
<p>Guarda un po&#8217; il caso, si arriva ad una relazione intermedia (che per la Commissione I non c&#8217;era assolutamente stata, si noti), la quale cade proprio a fagiolo prereferendario (e qui non esiste par condicio): in pienissima campagna elettorale, a 17 giorni dal voto, si fa una conferenza stampa tutta gestita da politici, i quali &#8211; in modo diretto o indiretto &#8211; accusano i PM di avere fatto male il proprio lavoro. Toh.</p>
<p>Risulta davvero curioso, il fatto che tanti &#8220;analisti&#8221; &#8211; i quali di solito si presentano come sofisticati decrittatori del contropotere e della controinformazione, autentici &#8220;neopasoliniani da social&#8221;, sic &#8211; non riescano poi a vedere quando il Potere (leggasi esponenti di Partiti, anche ben diversi) si coalizza sfacciatamente &#8211; in questo come in altri casi, ovviamente -, per portare avanti una verità di comodo. Una verità che faccia comodo a tutti i detentori (detentori attuali, si badi bene) del Potere stesso, i quali adesso vogliono solo usare questa clamorosa bufala per attaccare la Magistratura; con il plauso di coloro che pensano di cogliere la luna, ed invece a malapena colgono il dito, facendosi intortare ben bene da politici (e testimoni, per inciso), i quali si qualificano da soli&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNA CHICCA, GIUSTO PER RINFRESCARE LA MEMORIA</p>
<p>Non saprei neanche da dove iniziare, per fare emergere le clamorose &#8211; ed un po&#8217; sospette, si converrà &#8211; differenze fra la narrazione iniziale dei familiari di Rossi (suicidio, senza ma e senza se), e quelle di loro stessi dopo il cambio di narrazione (omicidio, senza ma e senza se); del tutto casualmente, il passaggio coincide de facto con il diniego di banca MPS di accogliere le richieste economiche (1 milione e mezzo di euro), pretese &#8211; tramite l&#8217;avvocato Goracci, allora legale della vedova &#8211; da Antonella Tognazzi dopo la morte del marito. Come scritto decine di volte: la Commissione senta l&#8217;ex manager MPS Ilaria Dalla Riva, e le chieda se la circostanza è vera o meno; di più: se c&#8217;è da querelare qualcuno per queste affermazioni,, si quereli lei&#8230;</p>
<p>In questo autentico florilegio, in questa antologia del tutto e del suo contrario, mi piace scegliere una chicca delle più gustose: sia per quanto è significativa in se stessa, sia perché in questo caso si assiste all&#8217;unicum della figlia &#8211; Carolina Orlandi, pasionaria della tesi omicidiarista &#8211; la quale sbugiarda, nero su bianco, la madre (la madre versione secondo tempo, diciamo).</p>
<p>La sera prima del suicidio, è la sera in cui la famiglia (moglie e figlia della moglie) si accorge dei taglietti autoinferti da David Rossi: tipico segnale presuicidario, anche se ovviamente non tutti coloro che praticano il cutting poi si ammazzano, Deo gratias.</p>
<p>Lo scorso 26 febbraio &#8211; sul Corriere di Siena &#8211; per l&#8217;ennesima volta, la Tognazzi ripete il mantra secondo cui &#8220;&#8230;si diceva che David fosse fuori di testa e invece era centratissimo e non avrebbe mai compiuto quel gesto&#8221; (dopo avere detto &#8211; in tre verbali tre, di fronte alla Polizia giudiziaria, fra aprile e giugno 2013 &#8211; che si era suicidato, dopo l&#8217;impattante perquisizione del 19 febbraio e, fra l&#8217;altro, per paura di essere arrestato); nel perdibilissimo libro di Carolina Orlandi &#8220;Se tu potessi vedermi ora&#8221; (Mondadori, si noti), così la stessa figlia descrive la triste scena della sera prima del suicidio, dopo che la moglie si era giustamente inquietata per il cutting del marito:</p>
<p>&#8220;Lui se ne stava in silenzio, lo sguardo basso come un bambino che si lascia sgridare&#8230;&#8221;David, sei diventato paranoico! (ma non era &#8220;centratissimo? boh, Ndr) La devi smettere di fare così. Hai delle responsabilità, hai una famiglia, hai noi, me e Carolina. Ti rendi conto? Non ce n&#8217;è motivo, smettila. Capito? per favore. Guardami! Non puoi più fare così. Non ha senso. Guardami! Fai paura anche a Carolina&#8221;&#8230;sentivo mia madre urlare. Sperava di scuoterlo, di riportarlo alla realtà. Lo ripeteva spesso anche a me. &#8220;David è paranoico, non lo capisco più, è sempre preoccupato, non mi ascolta&#8230;&#8221; (pagg. 6-7, opera citata).</p>
<p>Per completezza di informazione, la mattina dopo la moglie telefonò &#8211; comprensibilmente angosciata &#8211; al cognato Ranieri Rossi, per esortarlo a parlare al più presto con il fratello, il quale era nelle condizioni pietose (nel senso latino, e non solo) di cui sopra. I due andarono il giorno stesso (quello del suicidio) a pranzare insieme, con David che non era neanche in grado di capire &#8211; se non dopo due telefonate ad hoc &#8211; dove fosse esattamente l&#8217;appuntamento: testimonianza a verbale del fratello di Ranieri. Fatti, non opinioni.</p>
<p>Oggi, invece, anche quella sera e quel giorno David Rossi era &#8220;centratissimo&#8221;: ognuno ragioni &#8211; chi può, almeno &#8211; con la sua testa, e faccia le sue considerazioni&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIUSTI MISURATO BEN BENE</p>
<p>Questa vergognosa vicenda ha già visto varie persone (del tutto innocenti) tirate di mezzo, in questi 13 anni: e tutto ciò, per il più classico &#8211; e preannunciato dal suicida stesso -, fra i suicidi.</p>
<p>Il primo, purtroppo per lo scrivente, fu lo scrivente stesso, additato pubblicamente e a livello nazionale come istigatore del suicidio di colui che per tutti &#8211; a partire, per l&#8217;appunto dalla famiglia &#8211; si era ammazzato (nessuno ha mai chiesto scusa, neanche a 13 anni di distanza); poi, è stata colpa dei PM (Marini, ed anche Natalini e Nastasi), i quali avrebbero fatto in modo pedante le indagini: e si arrivò fino alla vergognosa indagine su di loro, ovviamente del tutto evaporata a Genova (ora fa comodo riparlarne almeno un po&#8217;, più che altro per attaccare il CSM in vista del Referendum); poi, per anni ed anni, un galantuomo come Giancarlo Filippone è stato messo di mezzo, con insinuazioni le più basse possibili, siamo arrivati financo ai controlli sugli orari per arrivare da casa sua al luogo del suicidio (Filippone era stato chiamato da Antonella Tognazzi per andare ad aiutare il Rossi, si ricorderà); ora, da novembre 2025 &#8211; in pieno crescendo rossiniano &#8211; siamo arrivati al gran finale (per ora, perché lui sarebbe &#8220;solo&#8221; il palo degli assassini): Francesco Giusti.</p>
<p>Grazie alla testimonianza di una teste autorevolissima quale Giovanna Ricci &#8211; la quale peraltro si innesta in toto sulla narrazione della pista mafiosa, da anni ed anni propagandata da Maurizio Montigiani -, a causa delle sue &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; intuite dalla Ricci nel famoso fotogramma dell&#8217;uomo con il cellulare che fa capolino sul Vicolo, Francesco Giusti è diventato &#8211; a partire dalla trasmissione Far West &#8211; il capro espiatorio della campagna autunnale invernale della Commissione. Con rito stalinian-lombrosiano, anche a questo si è arrivati: il riconoscimento di uno, guardando la sua camminata, colta peraltro in un fotogramma in cui si vedono pochi passi.</p>
<p>Dalla Relazione della Commissione (pagina 21), le parole della Ricci:</p>
<p>&#8220;Seppi la sera stessa dell&#8217;omicidio più o meno chi era presente lì intorno al vicolo. Poi Maurizio Montigiani mi disse che fra le poche persone presenti, o a piedi o munite di auto, c&#8217;era anche la sagoma, che io ho riconosciuto, di Francesco Giusti, che si affaccia al vicolo di Monte Pio con il telefono in mano per vedere se c&#8217;era qualcuno e poi arretra&#8221; (18 novembre 2025, in Commissione: 12 anni abbondanti dopo la morte di Rossi); ed ancora: &#8220;Ovviamente, quando poi il video fu pubblicato sul web, lo riguardai tante volte: riconobbi Francesco Giusti&#8230;siccome conosco molto bene Francesco Giusti, l&#8217;ho assolutamente visto nelle movenze, soprattutto degli arti inferiori, perché ha un modo di muoversi e di camminare molto particolare&#8221;</p>
<p>Giovedì scorso, il buon Giusti &#8211; grazie a questa dirimente testimonianza &#8211; è stato addirittura misurato con il metro per tre volte da carabinieri in trasferta da Roma (quelli di Siena non erano capaci?): come questo blog aveva brillantemente anticipato, il Giusti è alto 1,68, 1,70 con le scarpe da sport. Pare di capire che, più o meno, la sua altezza coincida con la proiezione antropometrica di quello che si affaccia: e se anche fossero alti (o bassi) allo stesso modo? Ci si rende conto di ciò cui si sta assistendo?</p>
<p>In città &#8211; si fa sommessamente notare &#8211; non abbiamo riscontrato una singola voce che abbia pubblicamente difeso Francesco Giusti, così come ben pochi in pubblico difendevano Giancarlo Filippone, illo tempore.</p>
<p>Non certo perché vada difeso a priori, anzi: il Giusti va difeso a spada tratta per le inquietanti modalità da cui è stato fatto nascere l&#8217;infamante sospetto su di lui. Se uno può essere riconosciuto da un fotogramma, a cagione della sua (ovviamente del tutto presunta) camminata, il famoso garantismo &#8211; di cui tanti si riempiono la bocca &#8211; ce lo possiamo dimenticare: ma tutti zitti, si vede che va bene così&#8230;</p>
<p>Il buon Giusti ha ovviamente denunciato per calunnia Giovanna Ricci, e martedì lui sarà in Commissione (su richiesta sua: la Commissione non ne aveva nemmeno fatta richiesta!); scommettiamo che sarà sottoposto ad un fuoco di fila di domande, tutte tese a farlo cadere in eventuale contraddizione (a 13 anni di distanza, noi tutti sapremmo ricostruire al singolo minuto cosa facemmo quella sera, no?). Scene già viste con il Filippone, peraltro.</p>
<p>Il Giusti sarà dunque torchiato; la ottima Giovanna Ricci, invece, è stata sentita (due volte, in segretato e in modalità pubblica) con i guanti bianchi: così è, se vi pare; ed intanto, se andate su Chat Gpt, anche da Melbourne o da Acapulco uno può venire a sapere che ruolo abbia avuto Francesco Giusti quel 6 marzo 2013&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA COMMISSIONE A SIENA (CON VIDEO AL SEGUITO)</p>
<p>Eccoci dunque al gran finale, alla ciccia autentica: la trasfertona della Commissione di inchiesta bis a Siena, ieri, per la conferenza stampa in cui &#8211; per la ennesima volta, quasi a volere confermare in primo luogo se stessi &#8211; si ripete che David Rossi è stato ucciso, e che nessuno osi in alcun modo mettere in dubbio questo assunto (per assurdo che sia, come ancora una volta toccherà ribadire a rigore di razionalità). Manca un chiaro movente (mentre quello suicidario è invece più che acclarato per tabulas), mancano gli assassini (ma c&#8217;è il palo, dai), all&#8217;inizio tutti erano strasicuri del suicidio, però è stato ammazzato, eh&#8230;</p>
<p>La sede preposta alla conferenza stampa &#8211; l&#8217;Archivio di Stato, luogo di studio serio e di Historia, ove sono custodite, fra le altre cose, le meravigliose Biccherne &#8211; ci è sembrato del tutto distonica, rispetto ad una iniziativa prettamente politica, fra l&#8217;altro &#8211; come già detto &#8211; legatissima al presente referendario: ma al contempo ben sappiamo che l&#8217;Archivio è istituzione ministerial-statale, dunque era probabilmente impossibile dire di no a chi lo pretendeva.</p>
<p>Oltre al Presidente della Commissione parlamentare &#8211; l&#8217;euforico avvocato di Fratelli d&#8217;Italia (ex Lega) &#8211; Gianluca Vinci (il Presidente di Commissione più intervistato della storia delle Commissioni), oltre alla presenza del grande sponsor politico delle due Commissioni &#8211; l&#8217;onorevolissimo Rizzetto, anche lui fratello italiano, ma con un passato di pentastellato -, a nostro modo di vedere l&#8217;evento si è risolto in una sorta di one man show del dottor Robbi Manghi, il mega-super-iper consulente che ha umiliato, con la sua illuminante consulenza, fior di professori ordinari, nonché l&#8217;anatomopatologa più autorevole d&#8217;Italia  (la dottoressa Cattaneo). Nessuno aveva capito, ciò che al dottor Robbi Manghi non è invece sfuggito: oh, se uno è più bravo e capace degli altri, bisognerà pur dirlo. E bisognerà pur dare retta a lui, invece che a figure evidentemente autorevoli come la Cattaneo, non però capaci di reggere il peso e l&#8217;autorevolezza del Curriculum vitae del Manghi (la cui lettura si raccomanda vivamente). En passant, e a proposito di ciò: il dottor Robbi Manghi risulterebbe un medico, specializzato in Geriatria: scienza medica fondamentale, specie oggi con l&#8217;invecchiamento della popolazione, ma forse non direttamente afferente con l&#8217;analisi dei corpi (peraltro non de visu, per ovvi motivi). Bazzecole, robetta tirata in ballo dagli invidiosi, che non sanno capacitarsi della scoperta di Robbi.</p>
<p>Il Robbi nazionale ha infatti conquistato tutti, con la sua acribia ed inarrivabile perizia; fra le varie perle, la più preziosa è quella sul fatto che il povero Rossi non abbia gridato, nonostante la feroce colluttazione: gomito offeso in modo serio, poi la faccia sbattuta ferocemente contro la sbarra della finestra ed il filo antipiccioni, infine tutto il corpo penzolato, e lui niente, zitto e docile come un agnellino. Come è possibile? Chiarissimo, per il Robbi-pensiero: come si vede nei film &#8211; dice lui -, l&#8217;assassino tiene sempre la bocca dell&#8217;assassinando ben chiusa, no? Già, non ci aveva pensato nessuno: Robbi, invece, sì (ha un passo in più, lo si ribadisce); il fatto poi che l&#8217;assassino sia riuscito a tappare la bocca al morituro, senza lasciare alcuna impronta di Dna sul corpo dello stesso &#8211; e che non sia stata trovata alcuna traccia ematica o di minima colluttazione nell&#8217;ambiente &#8211; sembrerebbe cosa insuperabile, ma non per Robbi.</p>
<p>D&#8217;altro canto, per il big event di ieri, è stata ritirata fuori una vecchia teoria (copyright di Davide Vecchi): quella, secondo la quale i tre bigliettini suicidari &#8211; scritti di proprio pugno da Rossi &#8211; non sarebbero stati stati scritti il 6 marzo, ma un paio di giorni prima (il 4 marzo Rossi mandò la famosa mail, all&#8217;allora Ad di MPS Viola, con su scritto : &#8220;Stasera mi ammazzo davvero!&#8221;). Il povero Rossi, dunque, era da un paio di giorni che girava per Siena con le lettere suicidarie addosso (in tasca?), oppure le aveva buttate nel cestino dell&#8217;ufficio e lasciate lì (ma non era così discreto?).</p>
<p>Ergo, alla fine della fiera lo stesso Presidente Vinci ammette &#8211; contrastando in pieno la vedova e la sua narrazione &#8211; che Rossi era effettivamente in pieno contesto suicidario (cutting, mail con volontà suicidaria a Viola, tre biglietti alla moglie in cui si scusa per l&#8217;imminente suicidio), quindi tutt&#8217;altro che &#8220;centratissimo&#8221;: però era tutta roba del 4 marzo, suvvia, in 48 ore aveva recuperato alla stragrande&#8230;</p>
<p>Veramente significativo anche il video: che non ha pretese scientifiche neanche per lo stesso Vinci, peraltro, ma &#8211; attraverso l&#8217;Ia &#8211; è opera del demiurgo dottor Manghi, quindi per noi diventa all&#8217;istante validissimo, anzi davvero risolutivo. Se arriva in un&#8217;aula di Tribunale, sbanca.</p>
<p>Anche perché, dopo che per anni ci è stato detto che la dinamica del suicidio con esitazione sarebbe stata poco credibile, se ne è finalmente trovata una che lo è assai di meno, e di questo si deve ringraziare il geriatra, dottor Manghi.</p>
<p>Ah, giusto per inciso: il tavolino davanti al Rossi, nel video, è pressoché vuoto, quasi sgombro; nella realtà, ampiamente documentata, era invece pieno di cose, compreso un bicchierino con un goccio di acqua dentro: durante la (inesistente, non a caso) colluttazione, non sarebbe stato spostato niente di niente. Giustamente, meglio fare lavorare l&#8217;Ia senza creare troppi intralci alla propria narrazione.</p>
<p>Insomma, come si è sempre detto e scritto anche per tante altre questioni: chi vuole credere alla più grande bufala italiana del XXI secolo, ci creda pure, è il bello della libertà e della democrazia (pagata da tutti, fra l&#8217;altro); la documentazione concreta ed effettuale, nonché la razionalità ed il manzoniano buon senso, però, stanno sic et simpliciter da un&#8217;altra parte&#8230;</p>
<p>Ps Oggi inizia la due giorni delle Strade bianche: siamo tutti contenti e felici di questa festa dello sport (che ci gusteremo su Raidue), la quale sa valorizzare al meglio &#8211; o semplicemente far conoscere &#8211; alcuni scorci del meraviglioso territorio in cui risiediamo: se poi i ciclisti stessi prendessero in considerazione il fatto &#8211; per dirne una &#8211; che esistono anche a Sienina i sensi unici o cose simili, sarebbe meglio, ma tanto si è capito da anni che, fino all&#8217;incidente serio, non accadrà niente.</p>
<p>In questo fine settimana lungo, dunque, il turismo sportivo &#8211; relativa novità senese &#8211; è al suo apogeo: 20 anni fa, era pressoché inesistente. Tornando in conclusione alla kermesse di ieri in Archivio di Stato, data la presenza in loco di Michele Placido, ci auguriamo che anche il progetto di una fiction (della quale, peraltro, si vocifera da anni) sul Caso Rossi sia finalmente in agenda, da parte di chi di dovere; solo che, per come si sono ormai messe le cose, il film non potrebbe superare la giornata di ieri&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Russia-Ucraina, 4 anni dopo (e Caso Rossi, si capisce)</title>
		<link>http://www.ereticodisiena.it/2026/02/28/russia-ucraina-4-anni-dopo-e-caso-rossi-si-capisce/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 11:31:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog: oggi si scrive qualcosina &#8211; rispetto al tantissimo altro che ci sarebbe da scrivere &#8211; sul quarto anniversario dell&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina: è ormai passato il tempo di una Olimpiade, fra quel 24 febbraio e questo. Nel frattempo, venti fortissimi di guerra &#8211; diciamo pure bombardamenti &#8211; spirano [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog: oggi si scrive qualcosina &#8211; rispetto al tantissimo altro che ci sarebbe da scrivere &#8211; sul quarto anniversario dell&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina: è ormai passato il tempo di una Olimpiade, fra quel 24 febbraio e questo.</p>
<p>Nel frattempo, venti fortissimi di guerra &#8211; diciamo pure bombardamenti &#8211; spirano fra Iran da una parte, Stati Uniti ed Israele dall&#8217;altra (Premio Nobel per la Pace sempre più problematico, per il Commander in chief): wait and see, ovviamente.</p>
<p>In mezzo a tanta devastazione e mestizia, facciamo gli auguri all&#8217;Emgia nazionale: Emilio Giannelli è arrivato mercoledì scorso a quota 90, che già non è mai poco, anzi; l&#8217; arrivarci come lui, però, è davvero dono riservato a pochi, pochissimi eletti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>QUEL 24 FEBBRAIO DEL 2022&#8230;</p>
<p>Non era corretto, il dire che in Europa non ci fosse stata più guerra guerreggiata dal 1945 in avanti: ciò che era accaduto nei Balcani (1991-1995), più i bombardamenti su Belgrado del 1999, avrebbero dovuto rendere più cauti, nell&#8217;affermare in modo perentorio che la pax europea era stata per la prima volta violata. Certo, quel 24 febbraio c&#8217;era uno Stato che invadeva un altro Stato: questo era l&#8217;elemento di novità post 1945&#8230;</p>
<p>Gli ucraini &#8211; Zelensky stesso, va detto senza infingimenti &#8211; ritenevano che Putin non avrebbe invaso, nonostante l&#8217;intelligence atlantista lo avesse avvertito in molti modi: lo scrivente si ricorda bene come &#8211; una manciata di giorni prima &#8211; il Presidente ucraino avesse affermato con nettezza che tutte queste voci creavano solo allarmismo e penalizzavano eventuali investitori stranieri. La mattina del 24 febbraio 2022, poi, ha cambiato del tutto lo scenario: l&#8217;invasione c&#8217;è stata, eccome se c&#8217;è stata.</p>
<p>Ed altrettanto chiaramente, era un&#8217;aggressione per conquistare se non tutta l&#8217;Ucraina, di certo Kiev e non solo il Donbass; ed è fallita miseramente, cosa su cui torniamo a breve.</p>
<p>Sin da pochi giorni dopo quel 24 febbraio, siamo tornati ad abituarci &#8211; dopo lo choc iniziale &#8211; alla retorica della minaccia atomica, evocata, per la primissima volta, da Putin stesso: e già questo basterebbe per fare capire la gravità assoluta del contesto.</p>
<p>Sarà stata retorica pacifista, ma mai nessun leader europeo aveva slatentizzato il tabù atomico: neanche chi avrebbe effettivamente potuto, avendone la piena dotazione (importa fino ad un certo punto quante testate in meno, rispetto all&#8217;arsenale post sovietico: quello è un campo in cui conta potere partire), come la Francia e il Regno Unito. Poi, dopo che Putin aveva dettato la linea, sono arrivati a ruota gli altri, a minacciare l&#8217;uso dell&#8217;atomica, a partire dal perfetto testimonial dell&#8217;effetto della vodka applicata alla politica, l&#8217;ex colomba Medvedev.</p>
<p>E noi, siamo tornati ad abituarci a vivere sotto la minaccia nucleare, a temere che la Guerra fredda si trasformi nella più calda mai veduta prima: grazie a Putin, dunque, quelli della nostra generazione (e quelli più avanti con gli anni, ovviamente) sono all&#8217;improvviso ringiovaniti, senza neanche bisogno di parrucchini o stratagemmi ialuronici: grazie di tutto, compagno Putin!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DOVE PUTIN HA PERSO (E L&#8217;UCRAINA HA VINTO)</p>
<p>Anche se ovviamente i criptoputiniani &#8211; di cui parliamo sotto &#8211; non concordano, militarmente la Russia putiniana ha perso, ed anche di brutto: ciò non vuol ovviamente dire che l&#8217;Ucraina abbia vinto in senso pieno e completo, ci mancherebbe. Kiev, allo stato dei 4 anni, ha vinto sic et simpliciter perché l&#8217;80% del suo territorio è ancora saldamente nelle sue mani, poiché la coesione nazionale &#8211; testimoniata da tutti i sondaggi &#8211; è ancora altissima, con la grande maggioranza la quale preferisce passare le notti in metropolitana, invece di arrendersi all&#8217;autocrate russo. L&#8217;Ucraina, insomma, non è affatto diventata come la Bielorussia, autentico Stato sgabello di Mosca: se poco vi sembra, viste le premessa di 4 anni fa&#8230;</p>
<p>Nel 2022, secondo dati ripresi come veritieri financo da Travaglio, la Russia controllava de facto &#8211; nel post 2014 &#8211; circa il 7% del territorio dell&#8217;Ucraina; oggi, siamo all&#8217;incirca al 20, con prezzi umani incalcolabili (di cui a Putin non importa un fico secco, in piena continuità con Stalin, ma questo è un altro discorso). Per uno che pensava al regime change a Kiev nell&#8217;arco delle tre, quattro settimane, l&#8217;insuccesso non potrebbe essere più eclatante, e devastante.</p>
<p>Se guardiamo il contesto diplomatico e geopolitico, per Putin è andata forse anche peggio che dal punto di vista militare, come più volte ricordato: ha rafforzato, sì, il legame con la Cina di Xi, ma diventandone, sempre più palesemente, un junior partner, per non dire peggio (per lui, non per Xi); nello spazio di poco più di un anno, non è stato in grado di difendere tre alleati cruciali come la Siria di Assad (lui, rifugiatosi poi a Mosca, toh), né tantomeno il Venezuela di Maduro nel gennaio scorso, e neanche l&#8217;Iran nella guerra del giugno 2025 (vedremo cosa accadrà da oggi in avanti, per l&#8217;appunto); a livello europeo, poi, l&#8217;ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia è il segnale di una allerta antirussa sempre più marcata, per non dire del prepotente riarmo europeo, in particolare dei Baltici, della Polonia e financo della Germania. Per i criptoputiniani, tutti mezzi scemi &#8211; baltici, polacchi e tedeschi &#8211; ad armarsi e ad avere una deterrenza antirussa, ma che ci volete fare, è gente strana: se intravedono un pericolo serio all&#8217;orizzonte, loro tendono a prepararsi ad affrontarlo&#8230;</p>
<p>Peggio di così, in definitiva, dal punto di vista militare e geopolitco sarebbe stato arduo fare, per Putin: unica consolazione &#8211; non da poco, certo &#8211; i tappetini rossi che il sodale Trump gli ha steso il 15 agosto scorso ad Anchorage, nel momento davvero più basso, a livello di dignità nazionale statunitense, dal 1945 ad oggi.</p>
<p>Se Vladimir Putin può continuare a prendere impunemente l&#8217;Ucraina, ed il mondo intero, per i fondelli &#8211; bombardando al massimo grado, proprio nel momento in cui fa finta di parlare di pace, sic &#8211; ricordiamoci sempre che il merito è solo, solamente e soltanto di The Donald&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DOVE INVECE PUTIN HA VINTO (E DI BRUTTO)</p>
<p>Allo stato delle cose, invece, c&#8217;è un settore della guerra ibrida in cui Putin ha vinto, anzi ha stravinto: quello dell&#8217;informazione, rectius della disinformazione; praticata da tutti gli attori della geopolitica, certo: ma da nessuno con la radicale capillarità, nonché efficacia, del regime putiniano: d&#8217;altra parte, non si è formato nei ranghi del Kgb, l&#8217;innominabile punto di riferimento di tanti occidentali (con l&#8217;Italia in primissima fila, ventre molle come sempre)? Si è formato leggendo gli scritti di Norberto Bobbio, di grazia?  E mentre gli altri facevano qualche goffo tentativo, Putin  &#8211; affidandolo a quel Prigozhin che poi ha fatto la fine che ci si immaginava &#8211; creava da par suo l&#8217;Ira (Internet research agency), la efficientissima fabbrica di disinformatsija con sede a San Pietroburgo: la quale ha già dato ottima prova di sé durante il Covid (ove anche in Italia si è assistito a passaggi aberranti, più volte denunciati qui: ma in Russia si nascondevano proprio i morti, e Lukashenko, in Bielorussia, diceva che con qualche gotto di buona vodka passava tutto), e poi è stata al top del top &#8211; dal suo punto di vista, ovviamente &#8211; in questi 4 anni.</p>
<p>Anche se in passato l&#8217;abbiamo già fatto, cercando di essere il più breve possibile fateci tornare alla Grande menzogna iniziale: quella cioè secondo cui l&#8217;Ucraina, alla fine della fiera, se la sarebbe proprio cercata.</p>
<p>&#8220;La guerra, poi, non è iniziata nel 2022&#8221;, dicono quelli che pensano di saperla tutta: no, infatti è davvero iniziata nel 2014 &#8211; come sostengono -, però è iniziata anche allora per merito esclusivo della Russia, la quale ha invaso la Crimea (bisogna fare il disegnino?), e poi &#8211; visto che grande reazione non c&#8217;era stata, anzi &#8211; ha mandato i suoi uomini non in divisa (gli &#8220;omini verdi&#8221;) a dare manforte ai separatisti del Donbass. Con le armi, a scanso di equivoci.</p>
<p>Sarebbe come dire che la Seconda guerra mondiale è iniziata nel 1938, con la questione dei Sudeti, non il 1 settembre 1939: e lo si potrebbe anche sottoscrivere, ma sempre di Hitler sarebbe stata la colpa. Così come ora di Putin: preciso; ed anche nel 1938, per la cronaca, Hitler giustificava il suo modus operandi da invasore, parlando delle minoranze tedesche nei Sudeten da difendere e da tutelare, toh: non vi ricorda il Putin che pensa a fare lo stesso con i russofoni del Donetsk?</p>
<p>E poi: ma questi deficienti di ucraini, non erano meri sgabelli di Washington? Se fosse così, dopo un anno che non raccattano più niente dal più filorusso dei Presidente USA &#8211; e affrontando l&#8217;inverno più freddo da anni -, perché non si sono ancora arresi, di grazia?</p>
<p>Nel 1983, un ex agente cecoslovacco di nome Ladislav Bittman &#8211; poi riparato negli States &#8211; diede alle stampe un libro che sarebbe bene tenere presente: &#8220;The Kgb and soviet disinformation&#8221;, all&#8217;interno del quale c&#8217;è questo passaggio, che andrebbe vergato sul marmo, come e più di ieri: &#8220;Ogni messaggio di disinformazione deve corrispondere in parte alla realtà o, almeno, a un&#8217;opinione generalmente condivisa&#8221;. Esattamente quello che &#8211; 40 anni circa dopo la pubblicazione &#8211; la Russia continua a fare: con più successo di prima, perché prima &#8211; al netto dei filosovietici ideologizzati &#8211; si era ben orgogliosi di stare dall&#8217;altra parte della cortina (alla fine, lo disse anche Berlinguer), e soprattutto si era ancora capaci di usare la razionalità.</p>
<p>Sarebbe davvero bello che ci riflettessero i tantissimi criptoputiniani &#8211; specie quelli che lo fanno gratis! -, i quali ritengono di saperla sempre lunga, di riuscire a stare alla larga dall&#8217;odiato mainstream (strapieno di difetti, ma almeno una minima verifica delle fonti nelle redazioni dei &#8220;giornaloni&#8221; c&#8217;è) perché si abbeverano da Telegram: si atteggiano a cultori della controinformazione, senza rendersi conto di essere solo &#8211; al netto di chi ci guadagna, sia chiaro &#8211; dei coglionazzi, intortati ben bene da chi raccoglie poi i frutti della loro incapacità &#8211; ormai irredimibile &#8211; di ragionare con un minimo di onestà intellettuale e razionalità&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Caso Rossi sempre più affascinante, dal punto di vista prettamente romanzesco: scriveremo dei dettagli nel prossimo pezzo, che uscirà nelle stesse ore in cui la Commissione farà il suo trionfale ingresso in Siena, accolta &#8211; come davvero merita &#8211; da autentica trionfatrice, in quanto, dopo 13 anni, finalmente latrice della Verità definitiva (nessun magistrato, per ora, ha sentenziato niente di niente in tal senso, ma lo dicono la tv e i social, dunque è così di sicuro&#8230;).</p>
<p>Per ora, due accenni a ciò di cui si scriverà: giovedì, abbiamo veduto l&#8217;intervista della onorevole leghista Matone &#8211; per anni, dopo avere fatto la Pm, ospite di Bruno Vespa a Porta a porta -, la quale ha sparato alzo zero sui Pm senesi, come da un po&#8217; ormai non si sentiva fare; tirando pesantemente di mezzo anche il CSM: è comunque del tutto evidente come non ci sia nessun legame, neanche vago, fra l&#8217;intervista della onorevole leghista e il sempre più vicino Referendum (ma il Pd e tutto il campo largo su questo non sanno dire niente, mah)&#8230;</p>
<p>In secondo luogo, giovedì mattina alle ore 11 Francesco Giusti è stato finalmente misurato (non è un eufemismo) da tre carabinieri, guidati dal Colonnello Gregori (il militare della consulenza della Commissione di inchiesta bis, per capirci). Vista la estrema delicatezza dell&#8217;argomento, non osiamo scrivere quanto sia alto con esattezza (non moltissimo, peraltro) colui che &#8211; secondo una fonte autorevolissima, sentita due volte dalla Commissione stessa &#8211; sarebbe la persona che si affaccia nel vicolo dell'&#8221;omicidio&#8221; di David Rossi: doveva, con ogni evidenza, controllare che nessuno entrasse nel Vicolo, ove era peraltro parcheggiato un furgone bianco (da anni sparito dal romanzo, dopo essere stato al centro della narrazione per lungo tempo) di una ditta che lavorava al Monte in quei giorni, il cui titolare sarebbe potuto arrivare in loco in qualsivoglia momento: se fosse arrivato a quell&#8217;ora, ci sarebbe stato, oggi, da misurare anche lui&#8230;</p>
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		<title>Caso Rossi (ed un incontro saltato, sic)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 11:35:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ci sarebbe molto da scrivere di politica estera (leggasi per esempio del Trump bocciato dalla Corte costituzionale sui dazi: se mai dovesse essere costretto a ridare indietro quanto incassato, sarebbe roba da bancarotta, ma gli USA sono too big to fail, no?), da aggiungere sugli Epstein files di cui ci siamo occupati la settimana scorsa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sarebbe molto da scrivere di politica estera (leggasi per esempio del Trump bocciato dalla Corte costituzionale sui dazi: se mai dovesse essere costretto a ridare indietro quanto incassato, sarebbe roba da bancarotta, ma gli USA sono too big to fail, no?), da aggiungere sugli Epstein files di cui ci siamo occupati la settimana scorsa (è arrivato financo l&#8217;arresto di Andrea: &#8220;finally&#8221;, ha titolato un tabloid britannico), nonché sulla politica interna (del Referendum ovviamente si scriverà: per ora, renzianamente, non si danno indicazioni di voto).</p>
<p>Come spesso accade, però, non ci possiamo esimerci dallo scrivere qualcosa sul Caso Rossi: Natura abhorret a vacuo &#8211; diceva un certo Aristotele -, quindi qualcuno che ne scriva in modo diverso è una garanzia di pluralismo, vale a dire proprio quello che misteriosamente in questo Caso (leggasi clamorosa bufala) non è mai esistito&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CASO ROSSI: LA CONSULENZA ANTICIPATA</p>
<p>&#8220;Ignoto X&#8221;, trasmissione di La7 condotta da Pino Rinaldi &#8211; la quale funge anche da traino per il Tg di Enrico Mentana -, giovedì sera ha fatto lo scoop (questo lo si dice in modo ironico, eh): ha intervistato il Presidente della Commissione parlamentare sul Caso Rossi, onorevolissimo Vinci. Davvero uno scoop: come avrà fatto a trovarlo disponibile a parlare, lui così restio a mostrarsi a favore di telecamere? Va beh, dai: è il Presidente della Commissione che &#8211; senza più usare sfumature e condizionali di ordinanza &#8211; ha messo nero su bianco che Rossi è stato ucciso, ergo la visibilità se la merita tutta. Mai a sufficienza, anzi.</p>
<p>Fra l&#8217;altro, insegna a noi &#8211; che seguiamo da subito il Caso e i lavori delle Commissioni parlamentari &#8211; tante cose e cosette che ingenuamente ignoravamo; fra le altre, noi pensavamo &#8211; si ribadisce: in modo ingenuo &#8211; che gli incaricati facessero le loro consulenze, e poi, una volta terminato il duro lavoro, andassero a consegnarlo alla Commissione; invece, l&#8217;onorevolissimo Vinci ha candidamente ammesso di averla già letta &#8211; in bozze, sia chiaro -, la consulenza, e di essere dunque già in grado di anticiparne i contenuti: i quali ci dicono che David Rossi è stato brutalmente picchiato (senza che i picchiatori nerboruti lasciassero alcuna traccia di Dna sul corpo dell&#8217;ammazzato, né loro segni da altra parte), poi penzolato ben bene (con Rossi, da par suo, zitto e muto), e infine giù per terra.</p>
<p>Questa Commissione &#8211; la quale non ha mai sentito nessuno che fosse discorde rispetto alla tesi omicidiarista (perché la dottoressa Cattaneo, la manager Dalla Riva o la psichiatra Lorettu non vengono audite, tanto per citare tre persone assai ben documentate sul Caso? Boh) &#8211; è dunque sempre in tv, rigorosamente senza alcun tipo di contraddittorio: il palinsesto di quasi tutti i canali è a propria disposizione, e dal condizionale si è ormai passati all&#8217;indicativo. Rossi ammazzato: a furore di telecamere&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NEL FRATTEMPO, IL GENERALE  ZAVATTARO&#8230;</p>
<p>Davide Zavattaro &#8211; oggi Generale dei carabinieri, in congedo; nel 2016, da Colonnello, perito della Procura, insieme alla luminare Cristina Cattaneo &#8211; è tornato a parlare, e questo è se non uno scoop, un qualcosa che gli si avvicina (in questo caso, non c&#8217;è ironia): merito della trasmissione di Siena Tv &#8220;David Rossi &#8211; Alla ricerca della verità&#8221; (quella in cui, un paio di settimane or sono, c&#8217;è stata anche l&#8217;intervista allo scrivente), condotta in studio da Simona Sassetti.</p>
<p>Chi voglia, ovviamente vada on line e se la guardi tutta, oppure si legga la sintesi redatta dalla medesima Simona Sassetti: vale assolutamente la pena, per svariati motivi. Premesso che ciò che dice il Generale Zavattaro, per alcuni singoli passaggi, non ci trova assolutamente d&#8217;accordo (a brevissimo si dirà), resta il fatto che una persona per così dire benissimo informata sulla documentazione (avendo visto ed analizzato in modo diretto il corpo del povero David Rossi, riesumato, a furor di richieste, tre anni dopo la morte: cosa non si fa, per la Verità, eh&#8230;), mette in chiaro che le ipotesi serie sono due: o suicidio (quella per la quale propendeva con nettezza la perizia Cattaneo-Zavattaro di 10 anni fa, oggi trattata come acqua fresca, sic), oppure &#8220;disgrazia&#8221; (e qui, per l&#8217;appunto, ci sentiamo di dire di non concordare con il Generale, così come sulla sua ipotesi di colluttazione in altro luogo interno alla Rocca: non dentro l&#8217;ufficio di Rossi, per capirsi).</p>
<p>Zavattaro dice da par suo ciò che qui si è scritto decine di volte &#8211; e che rappresenta quello da cui qualunque investigatore &#8220;normale&#8221; parte, a differenza dei leoncini da tastiera  -, in particolare sul punto cruciale della ricostruzione di quel 6 marzo 2013: &#8220;&#8230;nell&#8217;ufficio non c&#8217;è alcuna traccia di colluttazione&#8230;mi ha colpito il bicchiere di carta sulla scrivania con dentro un dito d&#8217;acqua, basta niente e quello cade (particolare, ad adiuvandum, che rende palese l&#8217;assurdità della tesi propalata dalla Commissione, nonché dettaglio che, per mera dimenticanza, anche lo scrivente da tempo non tirava fuori, Ndr)&#8230;Rossi ha avuto il tempo di tamponarsi e scrivere le lettere: sono attività che uno fa da solo&#8221;.</p>
<p>Eh sì, &#8220;attività che uno fa da solo&#8221;, anche perché è un po&#8217; arduo conciliare la scrittura di tre lettere suicidarie con la colluttazione: solo persone capaci di atomizzare dettagli singoli, senza sapere in alcun modo leggere il contesto complessivo, non se ne rendono conto. Non ci arrivano proprio, oppure lo fanno per altri motivi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL 6 MARZO SI AVVICINA</p>
<p>Da indiscrezioni &#8211; si fa per dire &#8211; di stampa, pare che per il tredicesimo anniversario del suicidio di David Rossi la Commissione parlamentare creata ad hoc (la seconda, si badi bene, sic) sarà a Siena ad illustrare il suo prezioso lavoro: il lavoro che &#8211; con un mantra ripetuto fino alla spasimo, forse nel tentativo di convincersi loro stessi &#8211; dimostrerebbe, in modo rigoroso ed inconfutabile, che David Rossi è stato picchiato, poi penzolato ben bene, e giù per terra. Pare che l&#8217;incontro si svolgerà in Archivio di Stato, e spero di avere letto male (non c&#8217;è neanche bisogno di spiegare il perché, spero).</p>
<p>Sapendo benissimo (almeno lo si spera!) di non potere trovare alcun (inesistente) assassino, alla Commissione è sufficiente &#8211; come peraltro per la famiglia &#8211; che si apra un fascicolo contro ignoti per omicidio: a quel punto, la bandierina sarà stata messa.</p>
<p>Poi, è si troppo facile immaginare quel che accadrà: si dirà &#8211; ai 4 venti e ai 40 microfoni &#8211; che purtroppo ormai è tardi per capire chi sia stato, ma intanto l&#8217;assurdità dell&#8217;omicidio &#8211; già a livello nazionale, da anni, del tutto inscalfibile, non essendoci mai stato alcun contraddittorio mediatico &#8211; sarà definitivamente acclarata.</p>
<p>Martedì, in Commissione, i due consulenti voluti dal Presidente (lettore delle loro stesse bozze: detto come visto da lui stesso) diranno che Rossi è stato picchiato (toh, è da anni che in tantissimi lo sostengono); attenzione, però: prima bastava che fosse stato malmenato, non importava dove (per anni, c&#8217;è chi sosteneva nella stanza al piano superiore, per non farsi mancare niente: tutta roba archiviata), oggi bisogna non solo dire che è stato picchiato, ma che è stato picchiato proprio lì, ove Rossi lavorava (e luogo in cui non è stato spostato neanche un bicchierino d&#8217;acqua, durante la feroce colluttazione con successivo penzolamento).</p>
<p>Vedete perché il Caso Rossi ci stimola così tanto: non è solo perché lo seguiamo con acribia da 13 anni, quanto soprattutto perché fa capire come stiamo da anni assistendo all&#8217;inesorabile tramonto della Ragione, della pura e semplice razionalità applicata ai fatti.  Potere, in qualche misura epistemologico, del più tristemente annunciato &#8211; nonché assolutamente documentato &#8211; dei suicidi di alto bordo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Siamo vicini al ritorno ai Settanta, di grazia? Il discorso sarebbe lungo, e ne riparleremo; in ogni caso, anche qui bisognerebbe uscire dalle curve ultras: quando un poliziotto sbaglia &#8211; e da quello che emerge, sbaglia davvero di brutto &#8211; come quello di Rogoredo, si deve fare pulizia, senza avere nessuna remora (e i Salvini di turno, li lasciamo volentieri a fare il capo degli ultras per i quali la Polizia ha ragione a prescindere, senza ma e senza se); dall&#8217;altra parte, quando un poliziotto viene aggredito (il numero di chi ha subìto feriti fra le Forze dell&#8217;ordine è salito in modo esponenziale nel 2025), non ci si può sempre limitare alla solidarietà di facciata, facendo finta che non ci sia alcuna contiguità, alcuna zona grigia fra i manifestanti pacifici e i delinquenti che mettono a ferro e fuoco le città. Basterebbe usare la razionalità, partendo dai fatti: ma &#8211; come scritto anche prima &#8211; non è tempo da lumi, questo&#8230;</p>
<p>Ps 2 Ancora in programmazione al buon cinema Pendola, ci permettiamo di consigliare la visione del film &#8220;Il mago del Cremlino&#8221;, tratto dal romanzo di Giuliano Da Empoli e sceneggiato anche da Carrere: come contrappasso ai filoputiniani &#8211; ovviamente, mai dichiarati come tali &#8211; sarebbe un buon antidoto. Non risolutivo, ci mancherebbe&#8230;</p>
<p>Ps 3 Ad inizio settimana, andrà on line il programma marzolino degli eventi in Sala storica (ma nell&#8217;ultima di febbraio, ancora due eventi, in particolare la chiacchierata che farà lo scrivente sulla Regina Margherita, nel centenario della sua morte): 9 eventi, capaci di svariare davvero in tutti i campi, compresi un paio dedicati alla salute dei giovani (alcol e sessualità).</p>
<p>Ah, come qualcuno ricorderà, si era data piena disponibilità per un&#8217;altra apertura straordinaria del sabato mattina, il 7 marzo: in modo tale che anche il punto di vista palestinese &#8211; come richiesto con grancassa mediatica da Allertamedia &#8211; fosse degnamente rappresentato. Gli allertatori mediatici pro Pal avevano indicato loro &#8211; e per scritto &#8211; Tomaso Montanari. Per noi, sarebbe andato benissimo. In Comunale, però, non abbiamo ricevuta alcuna comunicazione, né ufficiale né ufficiosa (la mail di chi scrive è reperibile on line, ma poi, per gente adusa sfidare il Mossad, non può essere stato questo il problema): come ampiamente previsto, è più facile parlare di Mussolini o del presepe di San Francesco davanti a folle plaudenti, che non di altro di fronte ad una platea in cui &#8211; assieme a tanti che di certo concordano con il relatore -, magari c&#8217;è financo qualcuno civilmente discorde. Si chiamerebbe pluralismo, ma è roba da assumere in modo omeopatico, allorquando uno non ci sia abituato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Epstein, Glovo, lobby gay (e Caso Rossi)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 10:20:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Settimana come sempre densa di eventi, in Italia e fuori; fatti i complimenti alla Brignone (in altri tempi, dopo un infortunio come il suo, uno gli sci se li sarebbe sognati tout court); ricordata al volo la figura dello scomparso scienziato siciliano Antonino Zichichi (sul quale qualcosa ci sarebbe piaciuto scrivere: vediamo se in futuro [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana come sempre densa di eventi, in Italia e fuori; fatti i complimenti alla Brignone (in altri tempi, dopo un infortunio come il suo, uno gli sci se li sarebbe sognati tout court); ricordata al volo la figura dello scomparso scienziato siciliano Antonino Zichichi (sul quale qualcosa ci sarebbe piaciuto scrivere: vediamo se in futuro si recupererà), infine segnalato che sia la Germania che addirittura Parigi (la Nazione, con la Spagna, attualmente più filopalestinese d&#8217;Europa) hanno chieste le dimissioni della Relatrice Francesca Albanese per mancanza di obiettività rispetto al ruolo istituzionale da lei incarnato (per lei, c&#8217;è comunque l&#8217;assai significativo ruolo di &#8220;profeta solo in Patria&#8221;), ci sono tre fatti che ci hanno davvero catturato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL FRULLATO DI EPSTEIN</p>
<p>Degli Epstein files abbiamo già un po&#8217; scritto, e di certo scriveremo ancora, anche perché moltissimo materiale è ancora segretato: ma come si fa a non scriverne in questi giorni?</p>
<p>Divulgati sotto spinta &#8211; legittima, sia chiaro &#8211; dell&#8217;opposizione democrat, il coinvolgimento di Trump, pur citatissimo, resta per ora abbastanza marginale: peggio per la Francia (clamorosa la vicenda di Jack Lang, che ormai quasi nessuno più conosce, ma che è stato un autentico enfant prodige della sinistra francese), e soprattutto per l&#8217;Inghilterra, ove addirittura non si sa se stia peggio, come coinvolgimento, la corona o l&#8217;esecutivo, con uno Starmer periclitante come giammai prima. Ed il caso Mandelson fa capire come i files siano questioni di sesso, certo, ma non solo: la parola chiave è ricattabilità, a 360°.</p>
<p>Metteteci poi &#8211; tanto per aggiungerne un&#8217;altra &#8211; una figura come Rula Jebreal (per il tripudio di Libero di ieri: &#8220;Guarda che Rula: i balli scatenati ai parti di Epstein&#8221;, con tre articoli sull&#8217;argomento, pur non trattandosi, nel suo caso, di chissà quali nefandezze, se non quella di essere parte integrante del jet set), ed il frullato misto è completato: per ora, si capisce.</p>
<p>Nel qui ed ora, dunque, ci sono i destini di questo o quel politico, di questo o quell&#8217;imprenditore (magari filantropo e progressista); nel medio e lungo periodo &#8211; con già primi segnali in tal senso arrivati a destinazione -, invece, c&#8217;è invece molto, molto, molto di peggio: gli Epstein files, infatti, possono assestare un colpo mortale ad un certo tipo di élite.</p>
<p>Fosse per i tromboni &#8211; e puttanieri &#8211; democratici, ovvero per i Bill Gates della situazione (in ogni caso, e comunque la si pensi: non l&#8217;ultimo degli idioti), o infine per le Rula free Palestine di turno, ce ne faremmo assai rapidamente una ragione, e magari si arriverebbe financo a bere mezzo bicchiere di rosso in più (modello Togliatti 1956, eh); il problema drammatico &#8211; ricordava acutamente il filosofo Sebastiano Maffettone sul Qn di mercoledì &#8211; è che se cade il concetto di élite, cade insieme quello di auctoritas (intellettuale, legato alle specifiche competenze), in ogni campo.</p>
<p>Già ora c&#8217;è la tendenza all&#8217;uno vale uno, in tanti (troppi) campi dello scibile; dopo gli Epstein files, si può agevolmente pensare che tutto ciò andrà a migliorare, oppure a peggiorare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GLOVO: LA DOMANDA E L&#8217;OFFERTA</p>
<p>L&#8217;inchiesta della Procura milanese (PM Storari) sul caporalato all&#8217;interno di Glovo &#8211; la multinazionale del food delivery &#8211; sta facendo molto discutere, e non poteva essere altrimenti.</p>
<p>Non si può non scomodare un certo Marx, con il suo celebre, ottocentesco &#8220;sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo&#8221;, applicato alle nuove tecnologie: l&#8217;App che monitora ogni fase lavorativa di questi sfruttati, lavoratori &#8211; quasi tutti stranieri &#8211; ovviamente disposti a lavorare per salari ben sotto la soglia di povertà (fino a circa l&#8217;80% sotto!).</p>
<p>Una realtà di cui si era già scritto, e che è sotto gli occhi di tutti: sono gli sfruttati del XXI secolo (non certo gli unici), martiri del neocapitalismo digitale che sembrava dovere creare un homo novus: e l&#8217;ha creato, ma non certo migliore, nonostante tutti gli enormi pregi &#8211; spesso più potenziali che reali &#8211; delle nuove tecnologie.</p>
<p>Sfruttati, i quali molto spesso sono tali per la pura e semplice pigrizia dei privilegiati: giovanottoni cui fa specie levarsi il pigiama, sfilarsi le ciabattine ed uscire da casa. Fa piacere che Massimo Gramellini (sulla sua rubrica del Corriere della sera di martedì scorso) lo abbia evidenziato: se non ci fosse la domanda, non ci sarebbe l&#8217;offerta.</p>
<p>Non ci vuole molto a capirlo, ma tornare indietro, ormai, probabilmente non si può: quando ci si abitua al facile, solo le guerre fanno tornare indietro, e non ce le auguriamo di certo.</p>
<p>Chi scrive &#8211; ovviamente pieno di difetti e manchevolezze di ogni genere &#8211; in questo caso può davvero salire sul pulpito, essendo in una autentica botte di ferro, anzi di acciaio: mai usato food delivery, neanche una volta; neppure con il Covid ed il conseguente &#8211; a tratti demenziale, come già scritto decine di volte &#8211; lock down: fra l&#8217;altro, fare la spesina era &#8211; insieme all&#8217;acquisto dei giornali e poco di altro &#8211; l&#8217;unico modo per potere uscire in modo libero da casina, non essendo proprietari di cani. Piatto ricco, mi ci ficco!</p>
<p>Ergo, in conclusione: chi li usa (sfrutta), a maggior ragione dopo questa meritoria inchiesta, dia almeno qualche mancia decente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LOBBY GAY NELL&#8217;INFORMAZIONE?</p>
<p>Negli ultimi giorni, sono emerse &#8211; a latere del procedimento che si terrà contro la autoproclamatasi dottoressa Boccia &#8211; delle carte a dir poco inquietanti: fra queste, emerge in particolare che Sigfrido Ranucci, dominus di Report, scrisse alcuni messaggini alla succitato Boccia (settembre 2024), in cui con lei si prospettava l&#8217;esistenza di una autentica, e &#8220;pericolosissima&#8221; (Ranucci scripsit), &#8220;lobby gay&#8221; a livello giornalistico.</p>
<p>I citati sono Alfonso Signorini (e siamo dunque ben prima che venisse fuori l&#8217;affaire Corona), un fantomatico &#8220;Signor B.&#8221;, Tommaso Cerno (oggi Direttore de Il Giornale, prima de Il Tempo; anni prima &#8211; si noti &#8211; deputato Pd), poi Massimo Giletti e financo lo 007 Marco Mancini (quello dell&#8217;incontro con Matteo Renzi all&#8217;autogrill, reso noto da Report stesso).</p>
<p>Premesso che Ranucci a nostro parere ha sbagliato di grosso mostrare in prima serata materiale privato (telefonata fra l&#8217;allora Ministro Sangiuliano e la moglie), e che questi scambi di messaggini con la Boccia indicano di un rapporto che manca di quella distanza, almeno parziale, da tenere con una fonte (la quale, in quel momento, prometteva mare e monti, a livello di rivelazioni), aggiunto infine che quando è uno afferente alla Sinistra a tirare fuori la gaiezza di altri, non è mai omofobia ma cosa da contestualizzare, resta un fatto: se ciò che Ranucci stesso &#8211; nel tentativo di uscire dall&#8217;angolo dell&#8217;omofobia &#8211; ha detto pubblicamente in queste ore fosse vero, avremmo due importanti giornalisti (Cerno e Giletti), i quali sarebbero strettamente interconnessi con un esponente dei Servizi.</p>
<p>Cavarsela con battutine varie (Giletti, il quale dice di non potere parlare, senza prima avere chiesto il permesso al Capo della presunta lobby; Cerno, il quale scrive di non essere mai andato a letto con Giletti), ci pare francamente fuori tempo massimo. Davvero stucchevole, per dirla tutta.</p>
<p>Questa è la tipica vicenda da rasoio di Occam (come il Caso Rossi, peraltro: sul quale c&#8217;è il Ps ad hoc): che Giletti sia omo, bi o eterosessuale, a noi francamente interessa il giusto; che lui (con Tommaso Cerno), però, sia eventualmente manovrato da parte dei Servizi, invece sì che ci interessa: e soprattutto dovrebbe interessare a chi &#8211; ormai una minoranza, forse &#8211; è ancora interessato al gioco democratico italiano&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Aggiornamento, dunque, sul Caso Rossi, in attesa che venga finalmente svelato dalla Commissione bis il nome dell&#8217;assassino (o, se del caso, degli assassini-penzolatori).</p>
<p>Martedì è stato audito il commercialista della società della quale è Presidente quel Giovanni Fava &#8211; imprenditore, per tre legislature deputato della Lega &#8211; che la trasmissione Far West fa intendere essere collegato all'&#8221;omicidio&#8221; del suicida David Rossi; il commercialista ha fornito tutti gli elementi possibili per dimostrare che il succitato Fava, quel 6 marzo 2013, non era fisicamente a Siena. Probabile che alla Commissione non bastino, e purtroppo crediamo che qualche difficoltà a documentare (non a dire: proprio a documentare per tabulas) dove si è stati 13 anni prima in un giorno x, ci potrebbe essere per chiunque.</p>
<p>Ma il problema è soprattutto un altro: su quali basi, su testimonianza di chi, il Fava &#8211; nonché il buon Francesco Giusti &#8211; sono stati messi di fatto sotto mediatica accusa?</p>
<p>Francesco Giusti ha depositato la sua querela per calunnia: restando in attesa della perizia antropometrica,  che dovrebbe dirci se lui è alto quanto il misterioso uomo ripreso da una telecamera in fondo al Vicolo. Le movenze &#8211; per chi lo ha tirato in mezzo &#8211; sono le sue, pochi dubbi al riguardo: soprattutto per quel suo &#8220;modo di muoversi e di camminare molto particolare&#8221;. Agnizione da camminata, dunque: quella facciale è roba desueta, qui siamo ben oltre. Altro progresso criminologico del Caso Rossi.</p>
<p>Ci si rende conto del punto cui siamo arrivati? Sicuramente sbagliando, crediamo che il top sia ormai alfine arrivato: ma &#8211; lo ripetiamo &#8211; nel Caso Rossi tutto è diventato possibile&#8230;</p>
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		<title>Parenzo, Torino, Minneapolis: tutto si tiene (e Ps sul Caso Rossi)</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 08:53:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale &#8211; particolarmente corposo e ghiotto &#8211; con il blog: la triade Parenzo-Minneapolis-Torino di fine gennaio è davvero assai stimolante, e sovrasta il resto su cui ci sarebbe da scrivere, tipo Vannacci che si fonda il suo Partito (&#8220;Alto tradimento&#8221;, titola l&#8217;incazzatissimo Libero di ieri). Per concludere, un Ps sul Caso Rossi, per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale &#8211; particolarmente corposo e ghiotto &#8211; con il blog: la triade Parenzo-Minneapolis-Torino di fine gennaio è davvero assai stimolante, e sovrasta il resto su cui ci sarebbe da scrivere, tipo Vannacci che si fonda il suo Partito (&#8220;Alto tradimento&#8221;, titola l&#8217;incazzatissimo Libero di ieri). Per concludere, un Ps sul Caso Rossi, per non farsi mancare alcunché&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MINNEAPOLIS: UNA STORIA AMERICANA</p>
<p>Quello che è accaduto a Minneapolis &#8211; in questo &#8220;crazy january&#8221; iniziato con lo strike contro Maduro in Venezuela -, in estrema sintesi, si può sintetizzare così: una sfida fra le due Americhe, forse mai così polarizzate e lontane l&#8217;una dall&#8217;altra, dai tempi della Guerra di Secessione (1861-1865, non proprio ieri l&#8217;altro).</p>
<p>Ciò che rende diversa la &#8220;battaglia di Minneapolis&#8221; rispetto a tanta altra violenza &#8211; politica, di piazza, con omicidi eccellenti e martiri di ogni genere -, è l&#8217;Ice: non in quanto tale (esiste dal post 2001, non è in se stessa una creatura di Trump), ma per la gestione dell&#8217;Ice stessa da parte del Commander in chief.</p>
<p>Il quale l&#8217;ha iperfinanziata, con un budget mostruoso deciso personalmente dal Presidente; il quale le ha dato sostanziale mano libera (e sarebbe curioso vedere se qualcuno dell&#8217;Ice era anche presente a Capitol Hill, quel giorno del 2021); il quale la ha sdoganata e difesa fino all&#8217;indifendibile, a costo di mettersi contro financo la National rifle association, dicendo che l&#8217;infermiere ucciso aveva sbagliato ad andare in giro armato (affronto diretto alla lobby delle armi, da sempre feudo repubblicano).</p>
<p>Insomma, l&#8217;Ice trumpiano è una sorta di esercito di pretoriani, in parte almeno legibus solutus: c&#8217;è forse qualcosina che non va, in tutto questo? Senza alcuna retorica, le forme di resistenza civile messe in pratica a Minneapolis &#8211; con temperature fino a venti sotto lo zero, e rischi davvero concreti di finire male o malissimo &#8211; sono un esempio di come una collettività possa riuscire a resistere all&#8217;arroganza, a tratti brutalità, di un Potere che sempre meno assomiglia alla liberaldemocrazia che è stata (imperialistica e piena zeppa di difetti, ci mancherebbe), non a caso capace di preservarsi dal Fascismo e dal Nazismo al potere.</p>
<p>A Minneapolis, oggi, pare che &#8211; almeno in parte &#8211; abbiano vinto i cittadini: parte dell&#8217;Ice lascia la città; ci sono voluti i morti, ergo martiri; ha dato una grande mano il Bruce nazionale, con la sua instant song; ma il merito precipuo è tutto della gente.</p>
<p>People of Minneapolis: capace di fare vedere che, in certi casi, è giusto mobilitarsi, eccome se è giusto; non per furore distruttivo e velleitario, per la violenza fine a se stessa come a Torino ed altrove, ma per mantenere la propria dignità di collettività. No, Minneapolis decisamente non è Torino: è, semmai, il suo esatto contrario; e tanto più si ammira chi è sceso in piazza e per le strade lì, tanto più ci si dovrebbe sentire lontani, in modo siderale, dai fatti di Torino&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TORINO: LA VIOLENZA PER LA VIOLENZA</p>
<p>Crediamo che la cosa più sensata &#8211; drammaticamente sensata, purtroppo &#8211; sui gravi fatti torinesi del 31 gennaio l&#8217;abbia detta una persona che quella realtà la conosce dall&#8217;interno: Lucia Musti, Procuratrice generale di Torino; non a caso sotto scorta &#8211; con livello alzato negli ultimi mesi, e 5 carabinieri di scorta -, il magistrato ha squadernato, in occasione dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario, il suo veemente j&#8217;accuse contro la borghesia (lei intendeva locale, piemontese: ma va da sé che il concetto assume un valore estensivo), la quale giustifica e coccola questi virgulti che infangano ogni giorno la Resistenza alla quale indegnamente si richiamano, confondendola spesso &#8211; per esempio sabato scorso &#8211; con la pura e semplice violenza per la violenza. Pura estetica della guerriglia urbana.</p>
<p>&#8220;Le condotte di turbamento dell&#8217;opinione pubblica e di disordini di piazza portano a parlare anche della benevola tolleranza, della lettura compiacente di condotte, che altro non sono che gravi reati, da parte di taluni soggetti appartenenti alla upper class, i quali con il loro scrivere, il loro condurre a normalizzazione, il loro agire in appoggio, vanno a popolare quella che voglio sintetizzare come &#8220;zona grigia&#8221;, di matrice colta e borghese&#8221;.</p>
<p>Lunedì sera (neanche più a caldo, dunque), facendo zapping in prima serata fra i programmi giornalistici: trovo la Fusani, la quale sostiene che le violenze potevano essere gestite meglio, visto che qualcosa non ha funzionato (certo: la perfezione non è umana, specie in un contesto di piena guerriglia urbana pianificata da settimane); il giornalista di Repubblica (non del Manifesto, di Repubblica!) Pucciarelli, che invita a guardare anche alle manganellate (un po&#8217; fasciste, si lascia intendere) date ad alcuni manifestanti, perché bisogna essere a priori contro la violenza; chicchina finale, la Lilli nazionale la quale, con una punta di malizia (che lei negherebbe di certo), è pronta a sottolineare sic et simpliciter che il poliziotti colpito è stato dimesso dopo un solo giorno di degenza: forse perché ha un fisico adatto al ruolo, perché se ci fosse stato un cristiano normotipico, forse sarebbe stato un po&#8217; diverso. La mattina, ero reduce fra gli altri da un&#8217;intervista stomachevole del sociologo Marco Revelli (sul Fatto), il quale ovviamente minimizzava e lasciava intendere &#8211; senza volere essere complottista, subitanea premessa &#8211; che le Forze dell&#8217;ordine avrebbero lasciato infiltrare i liberaldemocratici a volto coperto, per fare il gioco del Governo.</p>
<p>Il quale Governo, ovviamente, ci è saltato subito sopra, con la Meloni la quale sbaglia ad indicare lei il presunto capo di imputazione dei vigliacchi torinesi: ma i fatti, ci sono stati o no? Se sì, sono gravissimi o meno?</p>
<p>Non solo, nella Torino del 31 gennaio, non c&#8217;era neanche la parvenza di un mezzo servizio d&#8217;ordine (a fronte di un evento che si preannunciava pregno di violenza sin da dicembre), come stigmatizzato financo da Mario Capanna; ma pare proprio &#8211; e non solo perché rilanciato dal Ministro Piantedosi &#8211; che non pochi fra i &#8220;pacifici partecipanti&#8221; abbiano fattivamente aiutato i liberaldemocratici con martello a prepararsi per la pugna urbana, verso la fine del corteo, coprendone la vista con gli ombrelli, mentre si cambiavano di abito: fra l&#8217;altro, tutto quell&#8217;arsenale atto a fare parecchio male (sono rispuntate fuori anche le chiavi inglesi), lo avevano in tasca solo loro, di grazia?</p>
<p>Insomma, su questo mi sento di dare ragione a Del Debbio e ai molti altri che lo hanno detto: ad una manifestazione che si prefigge, in modo costitutivo, di scatenare la violenza &#8211; sin da dicembre, si ribadisce, e mai abbastanza -, un convinto ed effettivo liberaldemocratico non partecipa, non si presenta proprio. Sta a casina.</p>
<p>A proposito di Torino: ricorrono, in questo febbraio 2026, i 100 anni dalla morte &#8211; in seguito alle bastonate fasciste &#8211; di Piero Gobetti (ne parleremo anche in Sala storica); Gobetti, sabato scorso, ci sarebbe andato a manifestare a favore di Askatasuna? Marco Revelli c&#8217;era, Gobetti &#8211; tirandolo per la giacchetta, certo, ma con la presunzione di conoscerlo un po&#8217; &#8211; direi più no che sì&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PARENZO: I LIBRI SOTTO SCORTA</p>
<p>Come ampiamente riportato dalla stampa &#8211; locale e regionale -, nel complesso l&#8217;evento in Sala storica di sabato mattina è stato un successo: lo scriviamo, dopo avere aspettato il parere altrui, tanto per capirsi.</p>
<p>Con David Parenzo e le sue idee, si può ovviamente concordare o meno; magari, si può concordare su alcune cose, e meno su altre. Che il personaggio sia divisivo &#8211; volutamente tale -, nessun dubbio; che abbia una dialettica non da tutti &#8211; all&#8217;interno del panorama mediatico italiano -, di nuovo nessun dubbio: un ventennio di esperienze in programmi certo non sonnacchiosi o paludati &#8211; comunque la si pensi -, aiuta, e di certo è uno che sa incassare critiche, anche dure, e poi replicare.</p>
<p>In tutta franchezza, però, non è questo il punto su cui ci vorrebbe soffermare: il punto di vista dello scrivente sulla guerra fra Israele ed Hamas, i lettori del blog lo conoscono bene. Sulla cruciale questione della distinzione fra antisemitismo ed antisionismo &#8211; si ribadisce giusto questo &#8211; ho modo di ritenere che la distinzione ci sia: una cosa è essere antisemiti, altra l&#8217;essere antisionisti (con legittime critiche a qualsivoglia Governo israeliano, a partire proprio dall&#8217;attuale); ritengo però che, specie negli ultimi anni, ci siano molti, moltissimi autentici antisemiti, i quali &#8211; non potendosi definire come tali &#8211; si trincerano dietro questa definizione di antisionismo, ma antisemiti (e contrari all&#8217;esistenza dello Stato di Israele in quanto tale) sono, e restano. Esiste dunque l&#8217;antisionismo più che legittimo (specie se magari si sa davvero cosa sia il Sionismo, cosa non scontata), ma attenzione a quello, assai in voga, che è solo un paravento.</p>
<p>Ciò detto, credo che si debba riflettere su questo, a livello di comunità italiana, senese in particolare; in qualità di Presidente, avevo avute altre figure sotto scorta, venute a parlare in Sala storica: per esempio, la giornalista Federica Angeli, la quale parlava con due poliziotti &#8211; ben armati &#8211; dietro il nostro tavolo; Giuseppe Antoci, il quale, quando presidiava il Parco dei Nebrodi, era stato fatto oggetto di un attentato ed arrivò a parlare debitamente scortato.</p>
<p>Non era la prima volta, e neanche la seconda, dunque; ma il primum c&#8217;era, invece: sia la Angeli che Antoci erano scortati per la loro lotta, la loro documentata denuncia della criminalità organizzata; Parenzo da par suo era, ed è, sotto scorta solo e soltanto per le sue idee sulla politica (estera, neanche italiana).</p>
<p>Sono andato a prenderlo nell&#8217;hotel che lo ospitava; all&#8217;ingresso, c&#8217;erano due poliziotti: scorta discreta, ma scorta; fatta la colazione con l&#8217;ospite, ci siamo diretti verso la Comunale, con i due uomini della scorta al seguito. Tutto tranquillo, anzi tranquillissimo: ma c&#8217;erano due uomini dello Stato che camminavano con noi, per proteggerne uno. Parenzo non ha disturbato Cosa nostra o la &#8216;Ndrangheta, ha disturbato i Pro Pal ed il milieu che si può immaginare: da quel conglomerato, arrivano le minacce di morte alla sua persona.</p>
<p>In Sala storica, la gente debordava, e mi dispiace veramente per chi non ce l&#8217;ha fatta ad entrare (scelta di ordine pubblico, peraltro, quella di chiudere: si può recuperare l&#8217;evento sul sito Facebook della Comunale).</p>
<p>Tutto assai stimolante intellettualmente, ergo bello; al contempo, estremamente amaro, deprimente e triste. Sarà anche retorica, ma quando si deve mettere sotto scorta una persona solo per le sue parole &#8211; parole non certo di odio, su questo vorrei sperare fossimo tutti d&#8217;accordo (ma ovviamente non lo siamo) &#8211; è una sconfitta della democrazia: a qualcuno, però, tutto sommato va benone così&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Ieri sera è andato in onda la quarta puntata del programma di Siena Tv &#8211; condotto da Simona Sassetti &#8211; sul Caso Rossi (&#8220;Alla ricerca della verità&#8221;, da oggi anche disponibile in rete): mi scuso per dirlo io, ma finalmente si è sentito &#8211; per venti minuti buoni -, una voce fuori dal coro omicidiarista ormai dilagante ed imperante.</p>
<p>Premesso che non siamo certo bravi come le Iene, Far West e l&#8217;ottimo Giletti, ma comunque un po&#8217; di documentazione (seria) la si è comunque portata in studio, pur nella inevitabile fretta dei tempi televisivi, chi fosse interessato si guardi il tutto: quantomeno non si annoia. Per ora, mi hanno mandato riscontri molto positivi e soprattutto assai centrati sulle cose da me documentate, dal sito di Siena Tv: &#8220;grazie della sua importante testimonianza della quale non ci importa nulla&#8221;&#8230;&#8221;anche Falcone e Borsellino si sono suicidati&#8230;ma stai zitto cazzaro!!!!&#8221;&#8230;&#8221;Poromooo!!!!&#8221;&#8230;&#8221;Ridicolo&#8221;&#8230;&#8221;Ma sparisci&#8221;. Di fronte a cotante critiche circostanziate, che dire?</p>
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