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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>La bussata a Trump (e bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 10:31:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In un contesto di guerra ibrida ormai piuttosto conclamata (a parte per i criptoputiniani, sempre più numerosi in Italia), con aerei e strutture, pubbliche e private, a rischio sistemico di default (tenere contanti a portata di mano, mi raccomando), noi si pubblica il nostro pezzo settimanale, ovviamente dedicato alla &#8220;bussata&#8221; riservata finalmente a Donald Trump, con in seguito &#8211; altrettanto ovviamente &#8211; un Ps specifico sulla bufala Rossi, con gli ultimissimi aggiornamenti, a meno di un mese dall&#8217;uscita del libro, Deo adjuvante (ed un Ps è davvero doveroso, per il Tinto nazionale)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA BUSSATA A TRUMP</p>
<p>La sconfitta era ampiamente nell&#8217;aria, certificata dai sondaggi (i quali però, due anni fa, avevano fragorosamente fallito), ma l&#8217;entità della sconfitta &#8211; così devastante, da fare implodere lo scenario politico USA &#8211; certo che no.</p>
<p>Più dell&#8217;etica, della analisi geopolitica, ha potuto la pompa: non si deve essere grandi pensatori, per vedere che i nefasti effetti della scellerata guerra in Iran hanno portato a questo (detto anche da Vance, peraltro). Gli statunitensi hanno in primis un&#8217;anima pragmatica: se tu mi chiedi il voto per fare arretrare l&#8217;inflazione, e poi fallisci di brutto, il voto non te lo assegno più. Ricordatevi che molti americani sono del tutto favorevoli alla pena di morte, perché la death penalty riduce (almeno in teoria) i tempi di permanenza in carcere del colpevole, o presunto tale: il quale, così facendo, non grava per troppo tempo sulle tasche dei contribuenti (vitto, alloggio e via discorrendo).</p>
<p>Trump è finito, dunque: lo si disse anche dopo i fatti di Capitol hill agli inizi del 2021 (Bolsonaro senior, per la stessa cosa, sta languendo nelle galere brasiliane), ora lo dice la volontà popolare ed anche l&#8217;età; e non a caso, i suoi due di fatto vice &#8211; Rubio e Vance &#8211; sgomitano per smarcarsi da lui, e cercare di rifarsi una mezza verginità politica.</p>
<p>Come abbiamo scritto tante volte (anche nei momenti di suo vento in poppa), con Trump la questione è di fatto metapolitica, sfociando nella pura psichiatria: come dimostrato dalla frase secondo la quale, se il suo nome fosse stato sulla scheda, i repubblicani martedì avrebbero stravinto (piena consapevolezza del contesto, non c&#8217;è che dire: chapeau!).</p>
<p>Se a The Donald fosse stato assegnato &#8211; contro ogni evidenza, si capisce &#8211; il Nobel per la Pace (mancato riconoscimento mai elaborato), il suo ego, pacificato almeno su questo, avrebbe virato per il pacifismo: ne siamo sempre più convinti; sarebbe diventato gandhiano: forse qualche guerra l&#8217;avrebbe risolta davvero, e verosimilmente non avrebbe mai aggredito l&#8217;Iran. Ed il 3 novembre, avrebbe, se non trionfato come nel 2024, comunque vinto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DEI DEMOCRATICI</p>
<p>Che i democratici americani abbiano vinto (anzi, stravinto), non vi è dubbio alcuno; sul perché abbiano stravinto, invece, dubbi ve ne sono. A parere dello scrivente, grandissima parte del lavoro se lo sono trovato già fatto dallo psicolabile che alberga fra la Casa bianca e la Florida (unico Stato importante rimasto repubblicano, en passant). Trump è diventato il classico candidato-respingente, come si usa dire nella Scienza politica: moltissimi di coloro che l&#8217;avevano votato &#8211; si pensi alla foltissima comunità ispanica &#8211; gli si sono rivoltati contro. Un classico della politica, in particolare di quella stars and stripes.</p>
<p>Riuscire a passare da un potenziale Nobel per la Pace ad essere il demiurgo di una guerra insensata e controproducente (fra l&#8217;altro, allo stato delle cose, anche perduta), la quale ha fatto impennare l&#8217;inflazione persino negli States, in teoria autosufficienti da anni per il greggio grazie al fracking, è solo uno dei capolavori al contrario di Trump. Non citiamo gli altri tre o quattro principali, per mere ragioni spaziotemporali, diciamo.</p>
<p>Se le Midterm erano un sondaggio sul gradimento su Trump (corretto), erano anche uno stress test per l&#8217;unità del Partito democratico: quando si stravince, si tende a vedere tutto roseo, è umano. Le differenze fra l&#8217;area liberal &#8211; di centrosinistra, per usare le nostre categorie politologiche -, e l&#8217;ala radicale, però, non solo esiste, ma pare essersi allargata vieppiù.</p>
<p>Le Primarie per le presidenziali del 2028 si annunciano davvero all&#8217;ultimo sangue. E se di là, nel Grand old Party, si capisce che ci sarà un testa a testa fra Rubio e Vance, fra i Democrats chi prevarrà? Invece di una lotta a due, potrebbe essercene una a 4,5,6,7&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA QUESTIONE ISLAMICA</p>
<p>Sia negli States che a casa nostra, i media di destra lo stanno enfatizzando, non c&#8217;è dubbio alcuno: sembra che, da un momento all&#8217;altro, una nuova Lepanto ci attenda; ma che il problema islamico, legato al dato elettorale, ci sia, non deve essere messo in soffitta alla stregua di cosetta bagatellaria. Sarebbe un errore madornale: negli States, come da noi. Ed il rischio concreto che ciò accada &#8211; sia negli States, che da noi &#8211; è veramente evidente.</p>
<p>Che la longa manus di associazioni di pressione islamica, di autentiche lobbies insomma, sia ben dietro al successo democratico, lo scrivono e lo rivendicano loro stesse, e con legittimo orgoglio: si prenda il Council on American-islamic relations (Cair), il quale scrive che oltre l&#8217;80% degli islamici ha votato democratico; con un&#8217;aggiunta: il Cair ha provato a fare lobby anche laddove candidati islamici non erano in alcun modo presenti, per favorire comunque la vittoria dem.</p>
<p>Il pluralismo è sempre stata la carta vincente del melting pot americano: a questo giro hanno vinto presbiteriani (come, in Texas, Talarico), ebrei (Ossop), per l&#8217;appunto islamici come El Sayed in Michigan. Tutto ciò, in sé e per sé, sarebbe cosa buona e giusta: è il melting pot, per l&#8217;appunto. Il problema è se ci siano per esempio finanziamenti di Stati islamici &#8211; Iran, Qatar ed altri &#8211; dietro il prima citato Cair: elemento, secondo fonti che sembrano qualificate, assai probabile.</p>
<p>Crediamo insomma che non sia una pretesa di troppo, il pretendere massima trasparenza su questi finanziamenti; come su quelli di Big tech: perché il voto negli USA di martedì è stato anche un voto sulla &#8211; e ben contro, in maggioranza &#8211; Intelligenza artificiale ed i Data center. Se ne riparlerà, se ne riparlerà&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Mercoledì scorso, alla veneranda età di 93 anni, il regista Tinto Brass ci ha lasciato; veneziano, da lunghi anni residente a Roma, è stato un personaggio davvero atipico nel mondo della cinematografia italiana: aveva iniziato come regista d&#8217;avanguardia, un po&#8217; nouvelle vague in salsa italiana (alla Mostra del cinema di Pesaro, nel 1989, vidi &#8220;Chi lavora è perduto&#8221; &#8211; uscito nel 1963 -, e ne rimasi assai colpito: ignoravo che esistesse un Brass tutt&#8217;altro che erotico!); poi, iniziato il filone erotico, non ne uscì più, scandalizzando benpensanti e mondo femminista ad un tempo: non cosa da tutti, va detto.</p>
<p>Nel 1983, con &#8220;La chiave&#8221;, sdoganò due tabù: il cinema erotico autoriale, nonché la figura di una donna (meravigliosa, ma la quale aveva quasi superato &#8211; come avrebbe chiosato il Manzoni &#8211; &#8220;l&#8217;età sinodale dei 40&#8221;) capace di darsi all&#8217;amore, inteso solo e soltanto come piacevole godimento. Non poteva che essere Stefania Sandrelli: la quale, all&#8217;epoca, aveva 37 anni&#8230;</p>
<p>Ps 2 Bufala Rossi: settimana piuttosto tranquilla, questa ormai in conclusione (quantomeno rispetto alle scoppiettanti pregresse), alla vigilia della ripresa delle audizioni di martedì prossimo, quando verrà ascoltata la segretaria mantovana di David Rossi, e si parlerà &#8211; ve lo anticipiamo in mondovisione &#8211; anche della mitica valigetta nera che il manager avrebbe avuto spesso con sé in terra mantovana. Quella a cui sarebbe stata interessata la andrangheta, come si dice in Commissione.</p>
<p>Nel frattempo, una domanda ai lettori: ormai tutti presi dal tandem Mussari-Ceccherelli, si potrebbe sapere che fine ha fatto il duo Fava-Giusti, per circa 6 mesi (non sei minuti, sei mesi!) indicato come protagonista criminale di quel 6 marzo? Il presunto palo ed il presunto assassino, che fine hanno fatto, di grazia?</p>
<p>Restando ovviamente in modalità pop corn, si attendono (si attenderebbero) risposte: le quali non ci saranno, perché il pericolo dell&#8217;uomo nero ed incappucciato davanti a casa sua è ben tale, e dunque il Presidente Vinci ha cose assai più importanti e cogenti di cui occuparsi&#8230;</p>
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		<title>Morte del Monte, bufala Rossi (e Tomaso)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 09:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I lettori di lunga data del blog immagineranno il dispiacere dello scrivente per dovere quasi tacere sulla Politica estera: in Brasile, la sconfitta e fuga di Bolsonaro junior, con gli USA trumpiani ad accoglierlo, come uno Stato canaglia qualunque, sic; il rebus Israele, con l&#8217;auspicata &#8211; da queste colonne, si intende &#8211; sconfitta di Netanyahu, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I lettori di lunga data del blog immagineranno il dispiacere dello scrivente per dovere quasi tacere sulla Politica estera: in Brasile, la sconfitta e fuga di Bolsonaro junior, con gli USA trumpiani ad accoglierlo, come uno Stato canaglia qualunque, sic; il rebus Israele, con l&#8217;auspicata &#8211; da queste colonne, si intende &#8211; sconfitta di Netanyahu, che lascia invece spazio all&#8217;ingovernabilità; la gran bella vittoria del movimento studentesco in Serbia, capace di rendersi credibile anche ai non studenti: magmatico quanto lo si voglia, comunque capace di mandare a casa un dominus corrotto, nonché ex fedelissimo di Milosevic (gli studenti serbi saranno anch&#8217;essi a rischio nazionalista, lo sappiamo sin troppo bene: ma brandivano bandiere della loro Nazione, in piazza, non della Palestina&#8230;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA MORTE DI MPS: LA TEMPESTA PERFETTA</p>
<p>Come era ampiamente prevedibile, ieri si è consumato il game over del Monte dei paschi di Siena: e si è consumato con una bocciatura financo più sonora del previsto, rispetto ai desiderata di Lovaglio (si pensi alla bocciatura di fatto perfino dell&#8217;operazione su Mediobanca, per circa un anno considerata un autentico trionfo montepaschino, nonostante la cautela di alcuni osservatori, fra i quali lo scrivente).</p>
<p>Crediamo che riporre troppe speranze nell&#8217;antitrust sia veramente un peccato di ottimismo, specie visto ciò che è accaduto negli ultimi tempi. Vedremo, certo: ma senza soverchie speranze.</p>
<p>Per adesso, vediamo lo spettacolo odierno: una città che non sa, che non è capace di attivarsi non per salvarsi dall&#8217;offerta di Intesa (cosa realisticamente ormai non fattibile), ma per dimostrare almeno una sua dignitas municipalistica.</p>
<p>Il 21 agosto, nel pezzo post paliesco, ricordavo come le 17 Contrade, nel 1893, si fossero concretamente mobilitate in favore dell&#8217;Ateneo senese, a concretissimo rischio di chiusura: ed anche grazie a loro, l&#8217;Università restò a Siena, traino di intelligenze e di tanti soldini per la collettività. Di autentica crescita, insomma. Che le consorelle vollero tutelare.</p>
<p>Pur sapendo dove si sarebbe arrivati (a niente), si provò ad agosto a lanciare l&#8217;idea di una mobilitazione collettiva e condivisa da parte del mondo contradaiolo. Un evento nel Campo di Siena non avrebbe fatto desistere Messina, ma il segnale &#8211; anche solo mediatico &#8211; sarebbe stato fortissimo. Vi sembra sia stato fatto qualcosa? Si vede che ciò che si poteva fare nel 1893 (con numeri, relativi ai contradaioli, infinitamente inferiori rispetto agli attuali!), nel 2026 non è stato neanche proponibile. Prendiamone atto.</p>
<p>Assistiamo dunque alla tempesta perfetta, cari lettori: la banca che se ne va &#8211; e se ne va davvero, a questo giro -, con una città portata alla ribalta mediatica nazionale come luogo di profonda corruzione generalizzata, di valigette nere con chissà cosa dentro, legami, ferrei e ben consolidati, con la &#8216;ndrangheta ed un omicidio (che sarebbe un suicidio, ma non importa) eccellente a fare da ciliegina conclusiva. Tutto, per merito di una &#8220;allegra brigata&#8221; di autentici complottisti e millantatori, e con le istituzioni cittadine che non hanno battuto mezzo colpo per tutelare il minimo di dignità che restava alla civitas.</p>
<p>Ci resta l&#8217;enogastronomia, e le meraviglie realizzate dai senesi del passato remoto: si va al santuario di Santa Caterina, al Duomo, un giro di Piazza, infine ci si concede un salto in quel vicolino, tanto si trova bene, c&#8217;è anche lo striscione. Quello dove hanno ammazzato quel manager del Monte, dai!</p>
<p>Ci meritiamo tutto, inutile nasconderci&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI: LA (NON) SVOLTA</p>
<p>Dispiace deludere coloro che mercoledì sono usciti con le bandiere, dopo avere saputo ciò che peraltro nell&#8217;ambiente giornalistico era nell&#8217;aria da mesi e mesi: vale a dire che la Dda di Firenze e quella di Brescia hanno aperto un fascicolo per omicidio, legato alla dinamica della morte del povero Rossi.</p>
<p>Della reazione della famiglia, scriviamo sotto; adesso ci concentriamo sul resto, partendo &#8211; da qualche parte si deve pur partire &#8211; da ciò che ha scritto sul sito di Siena tv Giovanna Vannetti, la quale risulta essere la Presidente di una cooperativa sociale (Impegno sociale), vicina a Libera di don Ciotti: non un magistrato o un avvocato, dunque, ma neanche una che passa per strada e butta fuori. Le sue parole sono davvero esemplificative, e meritano di essere citate, verbum de verbo:</p>
<p>&#8220;Ma il prof Ascheri come farà, anche in questi giorni, ad essere tanto sicuro dell&#8217;omicidio (si presume suicidio, ma non sottilizziamo, Ndr), come dichiara in tv locale?&#8221;.</p>
<p>Rispondo assai volentieri alla Vannetti: esattamente come ho sempre fatto in questi anni di narrazione mediatica unilaterale (almeno dal 2017 ad oggi), vale a dire con la implacabile forza della documentazione. Che dimostra come si sia trattato proprio di suicidio, guarda un pochino.</p>
<p>A differenza di ciò che stanno propalando in moltissimi, l&#8217;apertura di un fascicolo per omicidio, è ovviamente una ipotesi investigativa, direi quasi obbligata dopo 11 mesi in cui una Commissione di inchiesta abbina la morte di Rossi alla &#8216;ndrangheta, e a canali unificati si dice che è un omicidio legato alla malavita calabrese (&#8220;lo dimostra la Scienza&#8221;, ci dicono da dicembre 2025, sic): in tutta franchezza, ci sarebbe stato da meravigliarsi del contrario.</p>
<p>Quando arriverà il responso di un Giudice terzo (come accaduto per le due archiviazioni senesi, tre se si considera quella genovese sull&#8217;operato dei magistrati inquirenti), se ne riparlerà, assai volentieri. Chissà se allora interverrà, questa Vannetti. Stupisce che una persona che mette la sua immagine accanto al logo di Libera, non sia poi al corrente di procedure di base della italica Giustizia, ma ne prendiamo atto&#8230;</p>
<p>Per intanto, giusto due considerazioni: la prima, concerne il fatto che questi fascicoli sembrano proprio indagare sulla pista &#8216;ndranghetista-mantovana (non a caso, di Dda si tratta, non della Procura di Siena, come invece sperava, in modo esplicito, la famiglia): pista, la quale è ormai, nei fatti, in larghissima parte superata da quella senese-fiorentina (Mussari-Zena), stante la conferenza stampa del Presidente Vinci del 19 ottobre. Le due piste &#8211; sia consentito dirlo -, non stanno tanto bene insieme: lo Zena legato alla malavita calabrese? In pratica, la Dda fiorentina &#8211; e se del caso quella bresciana &#8211; stanno indagando su una pista, la quale non è più quella perseguita dalla Commissione: come la mettiamo?</p>
<p>In secondo luogo: quando una Procura inizia ad indagare, indaga sul serio, e noi abbiamo la massima fiducia nella Dda fiorentina (ed in quella bresciana, si intende); la quale, per arrivare alla verità, dovrà inevitabilmente ascoltare e dunque vagliare &#8211; se non lo ha già fatto &#8211; i fondamentali testi che legherebbero (unici a farlo, salvo eventuali &#8220;pentiti&#8221; di cui ben poco si sa) David Rossi alla &#8216;ndrangheta mantovana: testi &#8211; come ben noto ai lettori del blog &#8211; di comprovatissima affidabilità come Maurizio Montigiani (con il mitico 4099009, architrave del rapporto fra Siena e Viadana, sbugiardato dai Ris della Commissione I, senza appello), Giovanna Ricci (colei che ha riconosciuto il Giusti &#8220;dalle movenze degli arti inferiori&#8221;, si ricorderà), Luca Goracci (il quale racconterà, con dovizia di dettagli, dell&#8217;incontro con il fantomaticissimo Antonio Muto), con tanto di sedicente valigette nere e spari nel vicolo come gustoso contorno (non Totuccio, salvo che &#8211; visto che ci siamo &#8211; ci si voglia infilare anche lui&#8230;).</p>
<p>Vediamo insomma se qualcosa di concreto finalmente verrà fuori: magari, più che per omicidio, per tutt&#8217;altro; con investigatori professionali e seri come quelli della Dda, quando si aprono i fascicoli si sa da dove si inizia, ma non dove e quando, e soprattutto come, si finisce&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNA FAMIGLIA CHE GIOISCE (PER LA PISTA MAFIOSA)</p>
<p>Lo si ribadisce ancora una volta, tanto è macroscopica la cosa: una famiglia &#8220;normale&#8221; (che ovviamente non esiste, si fa giusto per intendersi), se viene a sapere che il proprio congiunto è stato ammazzato in un contesto di legami con la criminalità organizzata, come minimo inizierebbe a tutelarne legalmente la memoria, salvo che avesse una notoria appartenenza a qualsivoglia clan.</p>
<p>Il Caso Rossi è un unicum anche da questo punto di vista: non appena mercoledì mattina l&#8217;Ansa ha diffuso la notizia che (da mesi, peraltro) la Direzione distrettuale antimafia ha aperto un fascicolo per omicidio, i tre familiari più esposti mediaticamente (Ranieri Rossi, Carolina Orlandi, Antonella Tognazzi) non stavano più nella pelle, e non provavano neanche a mascherare la inebriante soddisfazione.</p>
<p>Strano, giacché con le mafie funziona così: ti ammazzano, se sei uno che le combatte, oppure se sei uno in qualche modo collegabile a loro, ed hai sgarrato o cose simili. Non essendoci terze possibilità &#8211; e potendosi senz&#8217;altro escludere una coraggiosa lotta contro le &#8216;ndrine da parte di Rossi -, non resta che prendere doverosamente atto che i familiari sono curiosamente lieti della circostanza di avere avuto, in vita, un parente collegabile alla criminalità organizzata; secondo la fonte della Commissione bis Giampà, Rossi non era &#8220;pulito per niente&#8221;, anzi gestiva parecchi soldi sporchi, avendo accesso, diretto e personale, ai conti del clan Grande Aracri: robetta mica da poco, eh. Qualcuno della famiglia ha querelato questo Giampà, di grazia? Non risulta.</p>
<p>Partiamo da Ranieri Rossi (Nazione Siena, pagina 7): &#8220;&#8230;è arrivato quello che attendevamo da tanti anni, per cui ci siamo spesi e che ho raccontato in un libro&#8221;; ecco, a proposito di libri: anticipo che, nel mio, la figura di Ranieri Rossi troverà un discreto spazio, e ci sarà in particolare un Capitolo ad hoc per evidenziare una parte (purtroppo solo minima, per mere ragioni di spazio) di arrampicamenti sugli specchi &#8211; per non dire ovviamente altro &#8211; del biologo fattosi improvvidamente detective.</p>
<p>Poteva mancare Carolina Orlandi? Certo che no: si parla pur sempre di suo &#8220;padre&#8221;. &#8220;Finalmente lo Stato è unanime&#8230;siamo felici che l&#8217;archiviazione sia stata superata&#8221;. Qualcuno che le è vicino, magari, le potrebbe spiegare che l&#8217;apertura di un fascicolo &#8211; a quanto si sa, senza neanche mezzo indagato &#8211; non equivale, neanche lontanamente e vagamente, ad una archiviazione: nessun Giudice terzo ha mai vagliato alcunché. Ripeto: qualcuno glielo dica, anche se risulta un po&#8217; strano che non ci arrivi da sola, con le sue forze, avendo fatto anche la giornalista (sulla scia del Caso Rossi, toh)&#8230;</p>
<p>Sul Quotidiano nazionale, infine, intervistona ad Antonella Tognazzi: &#8220;da tredici anni sosteniamo che è stato ucciso&#8221; (frase facilmente smentibile da svariate carte giudiziarie: nel 2013, vale a dire per l&#8217;appunto 13 anni or sono, lei era straconvinta del suicidio, al punto di commissionare una consulenza psichiatrica per cercare di ottenere i dindini montepaschini, partendo proprio dalla sua certezza granitica del suicidio).</p>
<p>Domanda di Laura Valdesi: &#8220;A chi ha ventilato che lei agirebbe per scopi economici, cosa risponde?&#8221;.</p>
<p>Risposta della Tognazzi: &#8220;Uso uno dei motti che in questi anni particolarmente duri ho fatto mio: non tutto merita una reazione. Assicuro che è stato difficile, a volte, non agire d&#8217;istinto. Ma non intendevo sprecare le energie per chi non merita considerazione. Le persone che giudicano o screditano gli altri (tipo lei con Gian Carlo Filippone, per fare un esempio eclatante, Ndr), si mettono di traverso, o hanno tanti problemi o forse non li hanno mai avuti e non sanno cosa siano&#8221;.</p>
<p>Fine della risposta (che è una non risposta alla domanda), fra una prima parte vagamente zen e le controaccuse del prosieguo: qualcuno dei lettori ha capito cosa abbia risposto Antonella Tognazzi, rispetto alla domanda precisa della intervistatrice (Laura Valdesi)? Ovviamente niente: ha parlato di altro, di tutt&#8217;altro. Lei non intende sprecare energie, certo: le sprechiamo invece noi, al posto suo. Giusto per fare sapere come stanno le cose, a qualcuno &#8211; pochi o tanti che siano &#8211; che si voglia informare sul serio.</p>
<p>E sarà dunque un piacere, nel mio libro, ripercorrere tutti i passaggi (con cifre annesse) da lei intrapresi per cercare di ottenere dalla banca quel denaro che, a suo dire, le spetta di diritto. Se nel 2013 MPS le avesse dato i soldi che lei chiedeva (attraverso il suo avvocato di allora, Luca Goracci), il Caso Rossi sarebbe finito subito: non sarebbe neanche nato, per meglio dire&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Visto che siamo nella tempesta perfetta, ci preme segnalare un pezzo sulla Stampa di oggi (pagina 17, di Irene Famà), concernente un&#8217;altra eccellenza senese in grave crisi, nonostante un dominus, formidabile ed irrefrenabile, come il professor Tomaso Montanari: grande frattura fra parte del corpo docente ed il Magnifico, chissà perchè. L&#8217;importante è che cresca il numero degli immatricolati, nevvero? Ah, già: se ne riparlerà&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: l&#8217;inizio della fine</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:38:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nello scorso fine settimana, c&#8217;è stata una clamorosa accelerazione sul Caso (rectius: bufala) Rossi, e finalmente l&#8217;aria &#8211; almeno in minima parte, si capisce &#8211; ha iniziato davvero a cambiare: come si fa a non scrivere la nostra, essendo stati l&#8217;unico organo di informazione a scrivere certe cose, per anni ed anni, anche quando c&#8217;era [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nello scorso fine settimana, c&#8217;è stata una clamorosa accelerazione sul Caso (rectius: bufala) Rossi, e finalmente l&#8217;aria &#8211; almeno in minima parte, si capisce &#8211; ha iniziato davvero a cambiare: come si fa a non scrivere la nostra, essendo stati l&#8217;unico organo di informazione a scrivere certe cose, per anni ed anni, anche quando c&#8217;era la gara ad entrare nel penoso coro dei laudatores aprioristici dell&#8217;operato della Commissione di inchiesta bis?</p>
<p>En passant, c&#8217;era un pezzo, quasi pronto, sui fatti milanesi, e non solo milanesi, con annesse questioncine, non solo di ordine pubblico: se ne scriverà quanto prima, se ne scriverà. Anche perché l&#8217;unica certezza è che, in questo contesto, il peggio (per taluni, il meglio, ovviamente) sia ancora da arrivare&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL TANDEM MUSSARI-ZENA, SIC</p>
<p>Talmente inverosimile, l&#8217;abbinamento fra il non banchiere Giuseppe Mussari (nel 2013, neanche più Presidente: né del Monte, né dell&#8217;Abi) e l&#8217;ex calciante (sempre aitante)  Gabriele Becherelli detto lo Zena, da fare quasi sorridere, se non fosse per l&#8217;ennesima torsione del Diritto operata dal Presidente Vinci. Il quale ha prima dato in pasto ai media i nomi per loro tutela, sia chiaro: che non si pensi il contrario, mi raccomando. Ha protetto (senza riuscirci, peraltro) i nomi dei due &#8220;grandi&#8221;  accusatori, senza tutelare quello degli accusati; di cui per l&#8217;appunto ha fatto i nomi, giusto per fargli un piacere. Mussari e lo Zena dovrebbero dunque ringraziarlo, e non si capisce perché pensino invece ad altro&#8230;</p>
<p>Il 6 marzo 2013, secondo l&#8217;onorevolissimo Vinci, sarebbe dunque andata così: ci sarebbe stata una (demenziale, solo a pensarla) spedizione punitiva, che Mussari avrebbe fatto organizzare dallo Zena in versione reclutacalcianti, per &#8220;aiutare&#8221; Rossi a non fare errori, a non forzare la mano con la Andrangheta, come si usa dire in Commissione. Poi le cose sono andate male, che ci volete fare: spenzolare uno dalla finestra è attività in effetti tanto usurante quanto potenzialmente rischiosa; è andata come in &#8220;Fargo&#8221;, in pratica: i due calcianti (di cui non si sa neanche il nome, ma sono dettagli) sono stati ben poco professionali, suvvia&#8230;</p>
<p>A proposito di calcio storico fiorentino: il Presidente ha mandato una formale diffida a Giletti per l&#8217;accostamento con un (inesistente, peraltro) omicidio (dal Corriere di Siena odierno). Bravissimo: a Sienina, nessuna istituzione si è mossa, in 9 anni in cui la città è stata descritta &#8211; per alimentare la bufala &#8211; come corrotta in toto, depravata quanto nessun&#8217;altra, in mano alla &#8216;ndrangheta e con la più alta percentuale di cittadini dediti ai festini. Gomorra, luogo da educande, rispetto a Sienina.</p>
<p>Ieri i Commissari del Pd si sono mossi, denunciando finalmente i metodi del Presidentissimo Vinci: meglio assai tardi che mai; gli altri, da par loro, tutti contenti di una gestione iperpersonalistica della Commissione? Siamo sicuri che anche nella maggioranza siano tutti vinciani perinde ac cadaver, di grazia? Lo scopriremo solo popcornando, certo; nel frattempo, comunque, ci sovviene il ricordo di un comunicato &#8211; seminascosto dai media embedded &#8211; della Lega, datato 1 aprile 2026: non era un pesce, e non si discostava poi molto dall&#8217;attuale del Pd. Ma allora il vento soffiava, inarrestabile, a baciare le sorti magnifiche e progressive della Commissione bis&#8230;</p>
<p>&#8220;Dopo la &#8220;bomba d&#8217;amore&#8221; di Lavitola &#8220;per fare del bene&#8221; a Ranucci, arriva l&#8217;intimidazione &#8220;protettiva&#8221;, questa volta a difesa di David Rossi&#8221;, è l&#8217;incipit del documentato pezzo di Giacomo Amadori (Libero di ieri, pagina 12): mi ha rubato il concetto, Amadori, arrivando prima dello scrivente. Ma poi, il povero Rossi, l&#8217;avrebbero picchiato nel van, ovvero nella sua stanza?  Non è proprio la medesima cosa. Di certo, è stato il più formidabile incassatore silenzioso della storia: neanche un accenno di vagito, nessuna lamentazione, a fronte di due energumeni che lo bussavano e spenzolavano ben bene&#8230;</p>
<p>Oggi, in molti (mai abbastanza, sia chiaro) si scandalizzano, ma quando si chiamava in audizione per tre volte (!) Giovanna Ricci a accusare ed insultare a destra e a manca, riconoscendo per &#8220;le movenze degli arti inferiori&#8221; Francesco Giusti come l&#8217;uomo del vicolo, oltre a questo blog chi è che si scandalizzava?</p>
<p>E quando si propalavano le bufale (nella bufala) sesquipedali &#8211; tipo il 4099009 congetturato, elucubrato da Maurizio Montigiani (il trait d&#8217;union, inesistente, fra Siena e Mantova, si badi) -, e tutti lo prendevano come una fonte di Verità, chi è che scriveva qualcosina, a parte lo scrivente?</p>
<p>Oppure allorquando un cronista de Lo stato delle cose &#8211; sempre il programma di Giletti, toh &#8211; si presentò al cospetto del povero Gianni Fava, dicendogli nel muso che &#8211; da quanto risultava in una secretazione della Commissione, evidentemente a lui non tanto segreta! &#8211; Fava era stato indicato come il defenestratore di Rossi? Lo ha ricordato lo stesso Fava durante la sua audizione: ma nessuno disse alcunché. Tutti zitti, e muti (i quali Muto, in effetti, sono due: quello esistente, e quello che avrebbe incontrato l&#8217;avvocato Goracci, raccontandogli di essere stato aggredito sul fare del vicolino chiuso, sic).</p>
<p>E quando infine il 6 marzo scorso (ma si era iniziato ad affermarlo sin da dicembre 2025) &#8211; in virtù di una consulenza vergata da un geriatra &#8211; in conferenza stampa si parlava tranquillamente ed impunemente di &#8220;omicidio, perché lo dice la Scienza&#8221;? Nessuno si chiedeva che fine avessero fatte fior di consulenze, tipo quella Cattaneo-Zavattaro (con i due esperti che avevano lavorato sul corpo, riesumato, del povero Rossi, mentre il geriatra ha fatto la sua consulenza sulle foto), le quali concludevano per l&#8217;ipotesi suicidaria? Tutti zitti e muti, semmai ad incensare l&#8217;ottimo lavoro del Presidentissimo, onorevolissimo Vinci.</p>
<p>I lettori lo prendano pure come uno sfogo: quelli abituali, converranno sulla sua coerenza e pertinenza; gli altri, ne prenderanno magari nota oggi: meglio tardi, che mai&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TUTTI CONTRO TUTTI: L&#8217;INIZIO DELLA FINE</p>
<p>&#8220;Lo Stato non si fa intimidire&#8221; (a fronte delle querele annunciate da Mussari), ha esclamato, con piglio risoluto, l&#8217;onorevole Gianluca Vinci, davanti ad un Giletti estatico; una vinciana variante del celebre &#8220;L&#8217;Etat, c&#8217;est moi&#8221; di Luigi XIV, in trance da monarchia assoluta.</p>
<p>Uno come l&#8217;onorevole Vinci,  il quale combatte a viso aperto la &#8216;ndrangheta da anni ed anni, potrà forse avere paura di una o due azioni legali? Figuriamoci. E poi, dopo il vaglio documentale così rigoroso effettuato sui due supertestimoni (uno, già condannato illo tempore per calunnia, oltre ad altri gravi reati; l&#8217;altro, un assassino considerato del tutto inattendibile da almeno due Procure e dalla Commissione I), cosa potrebbe mai avere da temere un autentico e specchiato galantuomo come l&#8217;onorevole ex leghista?</p>
<p>Il Presidente Vinci, ospite &#8211; per l&#8217;ennesima volta, impossibile contarle tutte &#8211; di Massimo Giletti, è uno che non si fa intimidire da alcuno, sia ben chiaro a tutti: ed in effetti, lui rappresenta lo Stato, in quanto dominus di una Commissione parlamentare. Ed è proprio questo, che dovrebbe fare riflettere i cittadini&#8230;</p>
<p>Negli ultimi giorni (anche prima dell&#8217;annuncio sul tandem Mussari-Zena), si era capito che il fronte omicidiarista si stava avvitando su un bellum omnium contra omnes, una hobbesiana guerra di tutti contro tutti: tipico di quando i sistemi di potere stanno venendo giù.</p>
<p>Nell&#8217;ordine: nell&#8217;ultima puntata delle Iene, abbiamo visto l&#8217;inviata Roberta Rei, la quale ha trattato l&#8217;avvocato Luca Goracci come fosse un Gian Carlo Filippone d&#8217;antan, inseguendolo fin davanti alla porta del cesso di un bar (cesso in cui Goracci è peraltro entrato!), facendogli perdere le staffe; proprio Goracci, quello del sempre più presunto incontro con Antonio Muto (il Muto che, però, non era tale, eh).</p>
<p>Poi, sempre lunedì da Giletti, l&#8217;avvocato della vedova e della non figlia di Rossi, Carmelo Miceli, il quale attacca con una certa durezza il Presidente Vinci: una scena del tutto impensabile, fino a sole 48 ore prima.</p>
<p>Financo Maurizio Montigiani (doppia presenza in Commissione, si badi), a fronte del tandem Mussari-Zena, prende platealmente le distanze (anche con un commento sul penultimo pezzo, vergato domenica). Si sente superato, Montigiani: la pista calabro-fiorentina annulla quella mantovana, per cui tante lodevoli energie aveva speso&#8230;</p>
<p>Infine, arrivano giornalisti mandati dalle redazioni nazionali, i quali vengono finalmente per scrivere in modo almeno pluralista, iniziando a fare vedere che sarebbe forse potuta andare diversamente da come i media la raccontano da 12 anni a reti pressoché unificate (iniziò Report di Mondani, novembre 2014, purtroppo), senza soprattutto uno straccio di contraddittorio. Fino a 48 ore fa, non accadeva. Mi permetto di segnalare il pezzo di Niccolò Zancan sulla odierna Stampa (pagina 17), in cui si trova anche un mio contributo.</p>
<p>Tanti, con la barca che affonda in modo lento ma inesorabile, stanno cercando, e soprattutto cercheranno nelle prossime settimane, di fare finta di non essere mai saliti, su quella stessa barca: nel mio libro, saranno invece inchiodati alle loro responsabilità, alle loro menzogne, alle loro furbizie. Tutti, dal primo all&#8217;ultimo: senza alcuna eccezione.</p>
<p>A proposito: nonostante le oggettive difficoltà per i continui aggiornamenti, si farà di tutto per farlo uscire quanto prima; il titolo &#8211; visto che il buon Zancan lo ha già pubblicato sulla Stampa &#8211; lo anticipiamo anche noi: &#8220;Storia della bufala infame&#8221;. Quanto al timing, diciamo che l&#8217;obiettivo lo poniamo, a questo punto, per il 1 dicembre&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL DOPPIOPESISMO DELLA FAMIGLIA</p>
<p>In tutto questo bailamme (che si sa come e quando è iniziato, ma è stimolantissima l&#8217;attesa sul come finirà), si staglia per l&#8217;ennesima volta l&#8217;atteggiamento della famiglia. A dir poco doppiopesista, per toccarla veramente piano, anzi pianissimo&#8230;</p>
<p>Premesso ciò che si è detto decine di volte, ma che è l&#8217;autentico peccato originale della bufala (se MPS avesse risarcito la vedova Antonella Tognazzi, nel 2013, con il &#8220;milione, milione e mezzo&#8221; fatto da lei chiedere tramite il suo legale di allora Goracci, il Caso Rossi non sarebbe neanche nato, sic), a fronte della clamorosa notizia che Giuseppe Mussari &#8211; colui il quale disse &#8220;quello che dice Antonella, per me è Vangelo&#8221; &#8211; sarebbe il mandante della spedizione punitiva contro il grande amico, c&#8217;è stato grande sconcerto e stupore, da parte della vedova. Abbiamo già detto prima dell&#8217;inedito scontro fra il legale della Tognazzi e della non figlia di Rossi, verso il Presidente Vinci, da Giletti: sanno bene che questa bufala nella bufala inficia tutto. E temono che &#8211; come infatti è &#8211; l&#8217;inverosimiglianza di oggi, scoperchi il pentolone sulle inverosimiglianze di ieri e magari anche di ieri l&#8217;altro. Il Caso Rossi è un pozzo quasi senza fine, in tal senso.</p>
<p>Il comunicato familiare è un meraviglioso capolavoro di doppiopesismo; agli altri punti, dedicherò un Capitolo ad hoc del libro, ma questo è troppo urgente per aspettare il 1 dicembre (let&#8217;s hope so): la famiglia (Tognazzi-Orlandi), oggi, vuole rimarcare il rischio di una &#8220;condanna sommaria e mediatica&#8221;.</p>
<p>Toh, ma senti un pochino: ora che è coinvolto Giuseppe Mussari (tirato in mezzo da due fonti del tutto impresentabili, peraltro), c&#8217;è il rischio della &#8220;condanna sommaria e mediatica&#8221;. Quando per anni è stato mandato al macello (televisivo e &#8220;socialista&#8221;) Gian Carlo Filippone, e loro facevano insinuazioni su insinuazioni sul suo conto (tutte documentabili per tabulas), allora non c&#8217;erano problemi: non esisteva condanna mediatica, per Filippone, figuriamoci; quando poi, a fine 2025, Giovanna Ricci in audizione fece il nome di Francesco Giusti (riconosciuto per le sue &#8220;movenze inferiori&#8221;, si ribadisce), qualcuno si ricorda di prese di posizione garantiste da parte della famiglia? Per il buon Giusti, non esisteva la condanna sommaria, anche se lo fermavano per strada mentre accompagnava la figlia a scuola. E quando a gennaio venne fuori il nome di Gianni Fava (indicato de facto come assassino materiale di Rossi, all&#8217;inizio dell&#8217;anno), qualcuno può citare un documento garantista da parte della famiglia nei suoi confronti, di grazia? No, perché l&#8217;ex Assessore regionale (lombardo) all&#8217;Agricoltura non rischiava niente mediaticamente, nevvero? Non lo conosciamo, ma immaginiamo sarà stato lieto delle interviste on the road&#8230;</p>
<p>Fermiamoci qua, che, per ora, è molto meglio così: l&#8217;inizio della fine della bufala è finalmente iniziato, e la dissolvenza del film ce la vogliamo davvero godere tutta. Senza perdercene alcun passaggio.</p>
<p>Anche noi &#8211; proprio come la famiglia &#8211; speriamo che la Magistratura finalmente si attivi, aprendo nuovi fascicoli di inchiesta: solo che noi speriamo che lo faccia nei confronti di chi ha avvelenato per anni ed anni i pozzi (una condanna in I grado c&#8217;è già stata, peraltro), fino a rendere piena di mefitici miasmi la vicenda umana di una persona, la quale aveva &#8211; come purtroppo capita a tantissimi &#8211; deciso di farla finita&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: dagli assassini, alle ombre di &#8216;ndrangheta (e 2 Ps)</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:35:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: tutti presi dalle vicende sanitarie papaline (augurissimi a Prevost, il quale ha anche il precipuo merito di non avere creato figure di portavoce alla Navarro Valls), non possiamo non occuparci di nuovo della bufala Rossi, la quale ha vissuto un altro passaggio importante; in conclusione &#8211; in modalità Ps [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: tutti presi dalle vicende sanitarie papaline (augurissimi a Prevost, il quale ha anche il precipuo merito di non avere creato figure di portavoce alla Navarro Valls), non possiamo non occuparci di nuovo della bufala Rossi, la quale ha vissuto un altro passaggio importante; in conclusione &#8211; in modalità Ps &#8211; qualche cosina di Politica estera e di attualità senese ci sarà, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL METODO VINCI</p>
<p>Lunedì si è svolta l&#8217;audizione-conferenza stampa dei Ris del Colonnello Gregori, con la benedizione del Presidente Vinci: il quale poi ha avuto, nel prime time Rai, l&#8217;altrettanto consueta consacrazione televisiva da Giletti, il quale non riesce più a trovare aggettivazione inedita per lodarne l&#8217;attivismo ed i risultati.</p>
<p>La consulenza dei Ris riapre il consueto problema di una evidente divisione all&#8217;interno del prestigioso corpo: giova forse ricordare &#8211; ancora una volta, mai però abbastanza &#8211; che qualunque cosa dicano oggi i Ris scelti dalla Commissione bis, quelli della Commissione I si erano da par loro esplicitamente espressi per il &#8220;gesto anticonservativo&#8221; del Rossi. Senza se e senza ma.</p>
<p>E senza raccattare consensi e lodi da molti, per ovvi motivi&#8230;non a caso, mesi fa era venuta fuori l&#8217;interrogazione dell&#8217;ex Presidente della Commissione I (onorevole Pierantonio Zanettin: uno che delle consulenze ha parlato solo alla fine della Commissione da lui presieduta, come rigore istituzionale imporrebbe), il quale aveva chiesto lumi sulle clamorose discrepanze fra le svariate consulenze. Noi non ne abbiamo saputo più niente, ma se qualcuno sa, ci avverta subito (che si inserisce anche nel libro, eh); di certo, in un momento complesso e delicato per i Ris stessi &#8211; vedasi Caso Garlasco &#8211; un po&#8217; di chiarezza su questo passaggio ci vorrebbe, nevvero? Chiarezza comparativa, niente di più.</p>
<p>In tutto ciò, si inserisce alla grandissima l&#8217;ormai consolidato &#8220;metodo Vinci&#8221;: il quale, con classico cherry picking, prende da consulenze iper tecniche solo ciò che più gli aggrada, sfrondandolo dal resto, da ciò che lo allontana dalla sua ricostruzione; e da quei fiori da fiori, imbastisce la sua narrazione mediatica: i Ris scrivono di &#8220;ombre&#8221; compatibilmente antropomorfe? Il Presidente Vinci parte subito in quarta, deducendo che quelle figure antropomorfe sono le stesse che hanno defenestrato Rossi, e poi, in 4 minuti netti, sono scesi a controllare le condizioni del povero agonizzante (passando da dove, non è chiarissimo: ma si chiarirà, tranquilli). Non solo: non trattasi di ombre di passanti, sono bensì ombre di mafiosi o paramafiosi (di solito, un po&#8217; più scure delle ombre dei passanti, come notorio). Rossi ucciso dalla &#8216;ndrangheta, insomma. Tutto frutto di sue personali elucubrazioni, partendo dal dato consulenziale sulle &#8220;ombre antropomorfe&#8221;.</p>
<p>In ogni caso, siamo tornati a ciò cui l&#8217;ottimo ingegnere Scarselli (l&#8217;unico amico di Rossi rimasto fedele alla causa, e per questo ancora considerabile tale dalla famiglia: gli altri, tutti biechi e volgari traditori) era già arrivato più di 10 anni fa: tutta la narrazione vinciana riprende pari pari la ricostruzione nata fra il 2014 ed il 2015 dal trio Scarselli &#8211; Goracci (l&#8217;incontro, a dir tanto presuntissimo, con il sedicente Muto) &#8211; Montigiani (la bufala nella bufala del 4099009).</p>
<p>Ottima cosa per andare, per l&#8217;ennesima volta, in prima serata e per ottenere il plauso &#8220;socialista&#8221; dei complottisti di ogni risma; parecchio meno, invece, per reggere in un&#8217;aula di Tribunale, ove infatti queste ricostruzioni non sono mai arrivate, essendo i Tribunali ancora luoghi piuttosto seri, pur con tutti i difetti e i possibili errori.</p>
<p>Ah, a proposito: il dream team di cui sopra (Scarselli-Goracci-Montigiani, per intendersi), aveva propalato per anni ed anni che ci fosse una macchina a chiudere l&#8217;accesso al Vicolo Monte pio, per non fare entrare nessuno dentro (con contorno di abbaglio clamoroso sul furgoncino presente all&#8217;interno del vicolo: chi vuole maggiori ragguagli, controlli pure il Capitolo 11 del mio pregresso libro sulla bufala Rossi); fantomatica macchina individuata dal dream team di cui sopra, la cui presenza è stata categoricamente esclusa dai Ris della Commissione bis, lunedì scorso: ma questo, in televisione, si dice meno (anzi punto), perché delle parole dei Ris, per l&#8217;appunto, si prende solo ciò che più collima e piace (meno male che carta canta, però)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ED IL POVERO GIUSTI?</p>
<p>Oltre a quanto sopra detto (che non dovrebbe sembrare poco, diciamo così), vi è un problemino che tanto problemino non è, per la Commissione bis (vale a dire per il Presidente Vinci, il quale ha ormai iperpersonalizzato i lavori della stessa, fino a farla quasi coincidere con se stesso&#8230;): proprio nel momento dell&#8217;ennesimo pompaggio mediatico (ma c&#8217;era già stato quello di marzo, a Sienina; poi quello settembrino, infine ci sarà il gran finale, state pur tranquilli), ecco che i tre nomi che, fra fine 2025 ed inizio 2026, erano prepotentemente emersi, sono letteralmente scomparsi dai radar.</p>
<p>Lunedì, nessuno dei tre è stato financo citato di striscio, almeno fino ad una domanda dei cronisti: niente Francesco Giusti (per 6 mesi circa, il personaggio gettato in pasto alle telecamere come l&#8217;uomo nel Vicolo!); niente di niente sul mantovano Gianni Fava (tirato in ballo a gennaio, costretto a ricostruire l&#8217;alibi per il 5 e 6 marzo: ora per ora, spostamento per spostamento), niente infine per l&#8217;autentico Antonio Muto (una citazione en passant solo per il sedicente tale, il quale sarebbe stato incontrato dall&#8217;avvocato Goracci dieci anni fa, sic).</p>
<p>Insomma, più ci si avvicina alla Verità (della Commissione bis, ben diversa da quella della Commissione I presieduta dall&#8217;onorevole Zanettin), più questa Verità si dematerializza, si spersonalizza, perde di effettiva concretezza: dai nomi e cognomi, dai cristiani in pelle ed ossa (e giramenti di coglioni annessi, per essere stati tirati inopinatamente in ballo), dopo mesi di straordinario lavoro &#8211; lodatissimo dai Giletti e dai Monteleone di turno -, siamo alfine approdati alla &#8220;compatibilità antropomorfa&#8221; fra le ombre di una o due persone all&#8217;ingresso del Vicolo. Ombre sicuramente legate alla &#8216;ndrangheta (elemento ovviamente mai tirato fuori dai Ris: tutta farina del sacco del Presidente, e dei suoi meravigliosi auditi). Chi si contenta, goda, eh&#8230;</p>
<p>Siamo sempre più vicini, comunque, al botto finale, a come si concluderà in soldoni la narrazione della bufala, insomma: finale &#8211; per chi abbia seguito il lavoro della Commissione bis -, piuttosto facile da prevedere (ma questo &#8211; permettetemi il vezzo &#8211; lo si inserisce nel libro, eh&#8230;).</p>
<p>In tutto ciò, si colloca fra gli altri la figura di Francesco Giusti. Ieri l&#8217;avvocato Roberto Martini ha diramato una nota, in cui chiede lumi alla Commissione bis se esista questa benedetta compatibilità fra l&#8217;altezza di Giusti (1,67) e quella dell&#8217;omino del vicolo (1,71): a quello che si sa, salvo che il buon Giusti quella sera girasse con i tacchi per le anguste e lastricate vie di Sienina, pare proprio di no; ma che la Commissione abbia fatto un clamoroso buco nell&#8217;acqua, con un siffatto Presidente-detective e fidandosi di auditi così credibili, pare potersi escludere a priori.</p>
<p>Certo che, avendo come fonte principale Giovanna Ricci (la quale almeno ci ha messo la faccia, a differenza di altri), con la sua infallibile agnizione &#8211; da frame scuro ed in cattive condizioni &#8211; data dalle &#8220;movenze degli arti, soprattutto inferiori&#8221;, non poteva che andare a finire così. E ve lo ricordate il grande esaltatore della Commissione bis, il felpato Massimo Giletti, allorquando imbastì quella straordinaria puntata del suo &#8220;Lo stato delle cose&#8221;, in cui legava un post populista del Giusti sui social contro Mussari ed i vertici MPS del 2012, mostrando inopinatamente Barbicone? Qualcuno pagherà, per questo e per il resto? Ce lo auguriamo, e siamo financo piuttosto fiduciosi: il tempo sarà galantuomo.</p>
<p>Ad ogni buon conto, ieri l&#8217;avvocato Roberto Martini, sempre per conto di Francesco Giusti, ha anche inviato una istanza per l&#8217;effettuazione di atti di indagine alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di disporre l&#8217;acquisizione della consulenza dei Ris e di sentire i tre ufficiali che vi hanno lavorato (arrivando anche alla misurazione antropometrica del Giusti stesso, si ricorderà), e dipoi di interrogare l&#8217;ottima Giovanna Ricci, la credibilissima riconoscitrice &#8211; dalle &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221;, come detto &#8211; del bancario senese.</p>
<p>Una cosa la dobbiamo dire, ahinoi: quando sarà finito tutto &#8211; a fine legislatura, riuscendo arduo immaginare una Commissione ter -, certe audizioni della Commissione bis e certi programmi ci mancheranno davvero, e la nostra agra e stentata quotidianità tornerà purtroppo ad essere tale&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AUDIZIONE DELL&#8217;AVVOCATO VECOLI</p>
<p>L&#8217;ultimo segmento dell&#8217;odierno pezzo, concerne un&#8217;audizione che ci sarebbe dovuta essere martedì, ma che è stata rinviata (a breve, pare: ma ovviamente tutto viene comunicato last minute). L&#8217;avvocato senese Cristiano Vecoli, comunque, verrà sentito quanto prima: una new entry assoluta, sulla quale vale la pena di spendere qualche parola.</p>
<p>L&#8217;idea dell&#8217;audizione nasce da una circostanza resa nota da Antonella Tognazzi davanti al Presidente Vinci l&#8217;8 settembre scorso, in audizione: dal legale, qualche tempo prima di suicidarsi, Rossi si recò, con l&#8217;intenzione di querelare &#8220;i bloggers&#8221;; dopodichè, per passare alla personalizzazione, la vedova ha subito fatto il nome dello scrivente. Per la cronaca, non risulta che la querela sia stata poi depositata, ma ovviamente dirà meglio, nel dettaglio, il legale nella sua futura audizione.</p>
<p>Martedì, sul Corriere di Siena (pagina 3), si trova scritto quanto segue: &#8220;il legale aveva incontrato Rossi pochi giorni prima della morte, per discutere di alcune querele nei confronti di hater sul web&#8221;.</p>
<p>Pur non avendo l&#8217;abilità investigativa del Presidente Vinci, si sa ancora fare due più due: mettendo insieme ciò che ha detto la vedova in Commissione con ciò che è scritto sul Corriere di Siena, non ci vuole per l&#8217;appunto moltissimo a capire come questa audizione, da parte del Presidente Vinci, vorrebbe essere una messa sotto accusa dell&#8217;operato dello scrivente. Che sarebbe stato mosso dall&#8217;odio verso Rossi, illo tempore come magari oggi: mentre invece se ne criticava il ruolo all&#8217;interno della gestione della banca mussariana. Cosa che si rifarebbe subito.</p>
<p>In attesa di un libro che per tabulas documenterà (anche) il suo modo di condurre i lavori (la scelta degli auditi, per esempio), ecco che si arriva al tentativo &#8211; davvero un po&#8217; scoperto, sia consentito &#8211; di delegittimazione preventiva verso chi scrive. La parola, il termine &#8220;hater&#8221; è farina del suo sacco, dunque? Lo capiremo presto, tranquilli.</p>
<p>In ogni caso, io criticavo con asprezza Rossi, facevo indubbio sarcasmo su di lui (&#8220;il Genio della comunicazione&#8221;): ma lo facevo quando era ben vivo e ben potente (anche troppo, visto come il tandem Mussari-Rossi ha gestito l&#8217;affaire Antonveneta, per dirne una); curioso, davvero sorprendente che si possa essere criticati per questo, oggi che la figura di Rossi viene amabilmente accostata ad affari di &#8216;ndrangheta, a valigette nere piene di chissà che cosa, senza che la famiglia dica alcunché per tutelare l&#8217;onorabilità, infangatissima, del congiunto. Io, il legame fra Rossi e la malavità calabrese non l&#8217;avevo mai neanche ipotizzato, come scritto più volte: ci hanno pensato ben altri&#8230;</p>
<p>Nel frattempo, ed in conclusione, vorrei sommessamente notare che gli haters il Presidente semmai ce li ha in casa, giacché per tre volte (!) ha convocato in Commissione Giovanna Ricci &#8211; conferendole una incredibile legittimazione istituzionale, i cui frutti si raccolgono tutti i giorni -, la quale ogni singolo giorno insulta a destra e a manca &#8211; e con offese davvero pesanti -, in particolare ogni voce dissenziente rispetto alle sue sue tesi. Sul concetto di hater, insomma, il Presidente Vinci &#8211; che è anche avvocato, da CV &#8211; forse ha le idee un po&#8217; confuse&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Verso Midterm &#8211; in cui ci auguriamo che The Donald affronti una sonorissima sconfitta, e sperando che poi non inizi una nuova Guerra civile americana non riconoscendo lui il voto, sic -, il Presidente degli States ha scelto l&#8217;Ucraina e Zelensky come capri espiatori dell&#8217;innalzamento dei prezzi energetici, ovviamente in questa fase dipendenti, in larghissima parte, dalla crisi di Hormuz.</p>
<p>In questo caso, molto bene ha fatto la Premier Meloni a tenere ieri la barra dritta sull&#8217;indegno accordo Russia-USA sul gasolio russo (che peraltro non cambierà il mercato), condannandolo in modo esplicito (scatenando ovviamente la piccosa risposta moscovita). In questo passaggio, a differenza di altri in cui si è invece comportata assai diversamente, la Meloni ha dimostrato di sapere essere una leader seria, disposta a rischiare di perdere voti &#8211; fra Vannacci e la Lega &#8211; per affermare certe posture, le quali peraltro sono quelle europee.</p>
<p>Ps 2 Dagli scenari geopolitici, a Sienina nostra: ha destato scalpore il grave incidente occorso alla ciclista belga, martedì mattina sul ponte di Malizia. La donna è ancora in terapia intensiva. Nulla sapendo della esatta dinamica del grave incidente, non si può che tornare a dire che il problema è diciamo strutturale: fino a pochi anni fa, Siena era di fatto una città priva di cicloturismo, a cagione della sua conformazione.</p>
<p>Oggi, fra Strade bianche, Eroica e quanto di altro, la città è invece diventata una meta obbligata del cicloturismo: benissimo così, ma la situazione delle strade è rimasta pressoché identica. Forse una riflessione collettiva andrebbe finalmente fatta, a partire da maggiori controlli ad hoc della Polizia municipale. Quelle linee tratteggiate lungo Malizia e zone limitrofe &#8211; diciamocela tutta &#8211; non sono certo una pista ciclabile, bensì una sorta di moral suasion sul mantenere la destra&#8230;</p>
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		<title>Francia, Italia: la rivolta dei bighelloni (e bufala Rossi, in Ps)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:25:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: riserviamo al Caso (bufala) Rossi giusto il Ps finale, all&#8217;insegna del minimo sindacale; per il resto, pur non mancando certo altri argomenti assai stimolanti (per esempio la nuova Legge elettorale oggi alla votazione decisiva, di cui riparleremo; nonché l&#8217;escalation reciproca fra Ucraina e Russia), ci dedichiamo a quello che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: riserviamo al Caso (bufala) Rossi giusto il Ps finale, all&#8217;insegna del minimo sindacale; per il resto, pur non mancando certo altri argomenti assai stimolanti (per esempio la nuova Legge elettorale oggi alla votazione decisiva, di cui riparleremo; nonché l&#8217;escalation reciproca fra Ucraina e Russia), ci dedichiamo a quello che inopinatamente alcuni considerano il nuovo &#8220;maggio francese&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;EUROPA IN SUBBUGLIO: E L&#8217;ITALIA?</p>
<p>Per la gioia dei soliti noti &#8211; Russia (in festa per il 74esimo compleanno di Putin, ieri), Cina, Iran, Corea nordista, magari anche USA -, in Europa siamo alla classica tempesta perfetta: non c&#8217;è quasi Paese in cui la polarizzazione estrema della politica, le divisioni esacerbate dai social, l&#8217;estremizzazione delle ali estreme non siano in grande auge. Come si sta bene invece in Russia, ove con le ultime elezioni di fine settembre è salita la partecipazione al voto, ed il Partito putiniano si è ulteriormente rafforzato&#8230;</p>
<p>Nella Hispania degli accampati per il diritto alla casa, almeno ci sarà, a fine novembre, uno sbocco elettorale, e vedremo chi la spunterà (come anche a fine ottobre in Brasile ed in Israele, ma quelle sono altre storie); nella Francia che assiste al mesto tramonto del macronismo, a regola ci sono più di sei mesi prima del voto: si può andare avanti così, di grazia?</p>
<p>In Italia, a parte qualche manifestazione studentesca e la manifestazione pro Hamas di ieri, poca roba: fino ad oggi, diciamo; in effetti, sarebbe strano non si arrivasse ad un autunno caldo anche da noi: il diesel alle stelle (senza strisce, sic) è un ottimo propellente, ed in più ci sia consentito di segnalare due aspetti, in rigorosa par condicio.</p>
<p>Il ciclone Vannacci &#8211; anche se a Reggio Calabria non ha sfondato (ma è andato oltre la doppia cifra al primo appuntamento, se vi sembra robetta) -, sta rimodellando i rapporti di forza in seno alla coalizione governativa: per ora, ha eroso consensi soprattutto alla Lega. Se Giorgia Meloni lo saprà gestire &#8211; e non è assolutamente detto che lo sappia fare fino in fondo -, Vannacci potrebbe addirittura diventare un insperato aiuto alla legittimazione politica della attuale Premier. Altrimenti, le fa perdere le elezioni (salvo che accada ciò di cui sotto).</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, infatti, la situazione è in un autentico vicolo cieco, dopo ciò che è accaduto in settembre: se non si fanno le Primarie, Conte rompe subito il Campo largo per giusta causa, garantito al limone; le Primarie dunque ci saranno, e saranno un win to win per il giurista seguace di Padre Pio: se vince, impone la sua agenda al Pd, come giusto che sia; se perde, però, fa esattamente lo stesso, previa rottura con il Pd, il quale verrà accusato di annacquare il suo programma, invece non negoziabile. Conte andrebbe così alle elezioni da solo (Travaglio non vede l&#8217;ora), diventando così l&#8217;ago della bilancia del futuro Governo. Ieri Libero &#8211; con Senaldi e Calessi &#8211; gongolava, su questo contesto: difficile assai da smentire, però.</p>
<p>Se avete amici o parenti i quali si interessano ancora di politica, fateci una scommessa per una cena seria: vittoria garantita&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FRANCIA: MANIFESTAZIONI PER LA SQUOLA</p>
<p>La Francia brucia &#8211; in parte, anche letteralmente &#8211; per quello che non pochi paragonano ad un nuovo maggio 1968; il tentativo di saldare anche altri pezzi di società, in un contesto storicamente di effervescenza di piazza come in Francia, non è difficilissimo. La strumentalizzazione di France insoumise di Mélenchon è esplicita e sfacciatamente rivendicata (ed in Italia si nota la vicinanza dei 5stelle con il Partito del tribuno della gauche francese: ieri Travaglio era in brodo di giuggiole, a fronte delle manifestazioni d&#8217;oltralpe); la strumentalizzazione al contrario della Le Pen, lo stesso: ci si poteva stupire?</p>
<p>Nata lontana da Parigi &#8211; ma arrivata ben presto ad infiammare la Capitale -, questa protesta scolastica nasce ovviamente su una piattaforma sacrosanta: aule fatiscenti (se ne bruciano qualcuna, ottimo: si ricostruiscono ex novo, meglio se con l&#8217;aria condizionata), docenti che se ne vanno e non vengono sostituiti, finanziamenti alla scuola pubblica fermi o in regresso. Sembra una piattaforma portata avanti da studenti disposti ad incendiare le piazze, pur di potere studiare di più: qualcuno crede che sia davvero così? Come in Italia alla Maturità l&#8217;anno scorso in Italia, questi sono quelli che si lamentano di essere in ansia e sotto stress, dovendo studiare un terzo scarso di ciò che studiavamo noi attuali cinquanta o sessantenni, che già era parecchio meno di ciò che erano stati costretti a fare i nostri genitori e nonni. Anche in Francia, i test nazionali hanno dati risultati a dir poco disarmanti: ma deve essere colpa delle aule troppo calde o fredde (noi &#8211; come noto &#8211; si studiava con il parquet sotto i piedi, e con l&#8217;ausilio di lavagne elettroniche che oggi se le sognano, sic).</p>
<p>Ma non sarà mica che alla base di tutto ci sia anche &#8211; perfino Repubblica di ieri, fra le righe, lo insinua &#8211; il fatto che da settembre in Francia c&#8217;è il rigoroso divieto di usare gli smartphone anche ai Licei? Che magari viene fatto financo rispettare. Ecco che, oltre a problemi in tutta evidenza non inediti, forse una pistola fumante esiste davvero&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NON SIAMO DI FRONTE AL NUOVO &#8217;68</p>
<p>Non sappiamo come, e quando, andrà a finire in Francia questa grande mobilitazione studentesca, né quanto attecchirà in Italia (almeno in parte, ha già attecchito, figuriamoci): tutto cambierà, quando ci scapperà &#8211; sperando ovviamente di no, sia chiaro! &#8211; il primo morto, e dipende se sarà un poliziotto ovvero uno studente.</p>
<p>Di certo, però, sappiamo già una cosa: il &#8217;68 era tutta un&#8217;altra cosa, assai diversa dall&#8217;attuale. Per una molteplicità di motivi, il principale dei quali ci pare questo: in questi giorni, in Francia, si vedono tanti professori e tantissimi genitori in piazza, a fianco e a favore dei figli e studenti. Non c&#8217;è più un&#8217;autorità &#8211; nelle classi, in famiglia -, ci sono solo degli alleati, se non degli amiconi: si è letto financo di docenti che giocano &#8211; non ricordo a cosa in particolare &#8211; su Tik tok con gli studenti. Ovviamente ciò viene presentato come un elemento importante di condivisione e di apertura, per superare le anacronistiche barriere fra adulti e giovani: dunque un elemento di positività, rifiguriamoci&#8230;</p>
<p>In più, c&#8217;è l&#8217;elemento filoislamico: certo enfatizzato ogni giorno dai media di destra, il problema però esiste, eccome se esiste; nel &#8217;68 c&#8217;era il Vietnam, ma la società francese (occidentale) non aveva certo una presenza massiccia di vietnamiti in casa, oggi invece con i popoli di fede islamica il contesto è mutato, oggettivamente. Brandire una bandiera vietnamita in piazza &#8211; come accadeva illo tempore -, è ben diverso dal brandirne una palestinese oggi, come accade dal 2023 in avanti (magari direttamente di Hamas, come accaduto ieri a Bologna: e complimentoni a chi ha paragonato il 7 ottobre alla Resistenza italiana&#8230;).</p>
<p>Una delle rivendicazioni degli studenti (italiani, anche) va nel senso di protestare contro le restrizioni alle coperture del viso in classe: protestano per un qualcosa, che conculca i diritti delle donne, mentre scendono in piazza per i diritti civili (dei non islamici, in tutta evidenza). Lo si è detto tante e tante volte, ma forse mai abbastanza.</p>
<p>I giovani sessantottini avevano una autentica montagna da scalare: una società ingessata, fatta di autentici eccessi autoritari e di gerarchie tout court inaggredibili: se non buscavano una manganellata fatta bene in piazza, spesso raccattavano un paio di schiaffi al ritorno a casa (e l&#8217;una cosa non escludeva necessariamente l&#8217;altra, assai spesso); oggi, invece che una montagna da scalare, hanno una strada già in discesa (neanche in pianura, proprio in discesa), ed in più sono spesso accompagnati dai genitori stessi nel percorrerla (gli preparano anche lo zainetto del manifestante, con il termos ed i biscottini ad hoc?). Il &#8217;68 lottava per il sei politico, oggi &#8211; lo abbiamo scritto di recente (23 settembre) &#8211; siamo già all&#8217;otto politico. Altrimenti i poveri liceali vanno subito in ansia, e poi, di inevitabile risulta, anche i loro genitori. Non sia mai, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Enrico Zanchi ci ha lasciati, a 84 anni: è stata una figura importante per il giornalismo senese, sportivo e non; primo Direttore del Nuovo Corriere senese, è sempre stato partecipe, in modo garbato e competente, del mondo dell&#8217;informazione locale. Un abbraccio alla famiglia: dal dirimpettaio di Via della Sapienza&#8230;</p>
<p>Ps 2 Anche Giorgio Bartali, detto il Perry, ci ha lasciati: non un lutto improvviso, ma non per questo meno doloroso. Una perdita per la Selvina, per lui davvero una seconda famiglia (alla quale ha dato tre figli, en passant): senza alcuna retorica d&#8217;occasione, veramente. In Contrada, ha rivestito quasi tutti i ruoli rivestibili, salvo quelli di maggiore impatto istituzionale e mediatico; resta soprattutto un lavoratore instancabile della quotidianità della Contrada, lontano dai riflettori: un autentico miles selvaiolus.</p>
<p>Fu anche calciatore: niente fisico aitante, nessuna tecnica particolare, ma una passione davvero notevole: me lo ricordo, in una fantozziana domenica dei Novanta, davanti a me portiere, provare a dirigere una improbabile difesa selvaiola, bucherellata dagli avversari da ogni parte. Eravamo nel campino delle Badesse, con una pozza, davanti alla porta, che ci dividevamo; tornando verso gli spogliatoi, con la faccia mezza coperta dal fango, Giorgio mi espresse questo concetto: &#8220;Ci vuole una bella passione, per passare così le domeniche mattine, eh&#8221;. Feci un cenno di assenso, prima di entrare in quello spogliatoio-sgabuzzino e finalmente detergermi dal fango. Buon riposo, Giorgino&#8230;</p>
<p>Ps 3 Audizioni Caso Rossi di martedì: avrebbero meritato un pezzo monografico, ma &#8211; come ormai noto ai lettori abituali &#8211; si rimanda al libro, in uscita fra qualche settimana. Del tutto inutile &#8211; in ogni senso, direi &#8211; la prima delle due audizioni, quella al cuoco Catana; molto interessante, invece, quella di Filippo Rossi, il minore dei tre fratelli, mai sentito prima: né nella Commissione I, né a livello di interviste.</p>
<p>La sua riservatezza ed il basso profilo tenuti in questi anni &#8211; a differenza dell&#8217;iperpresenzialismo degli altri familiari -, gli rendono davvero onore, e riteniamo che martedì sia andato a Palazzo San Macuto solo perché convocato. Per il resto, ci sarebbero davvero svariate cose da dire (come il fatto che la Bassilichi &#8211; ove nel 2013 lavorava Filippo Rossi &#8211; avesse giusto giusto qualche commessa dal Monte dei Paschi, sic); qui ed ora, in attesa del libro di cui sopra, ne tiro fuori una sola: Filippo Rossi in Commissione non ha purtroppo parlato in alcun modo di un suo veemente commento contro lo scrivente, che lui stesso vergò &#8211; a meno di 24 ore dalla morte del fratello &#8211; su questo stesso blog (7 marzo 2013, verso mezzogiorno). Un commento molto critico e duro, ma senz&#8217;altro giustificato dal momento difficilissimo; ed un commento chiaramente legato ad una idea suicidaria (anche perché, in caso contrario, il fratello di David Rossi mi avrebbe accusato di omicidio, senza girarci tanto intorno). Alle sue parole, fu dato ampio risalto mediatico nazionale: cito, fra gli altri, un lungo articolo di Marco Imarisio sul Corriere della sera. Era il tempo in cui Rossi si era ucciso, per tutti (a partire dalla famiglia), ed il capro espiatorio erano i blogger.</p>
<p>Visto che adesso financo la Scienza parlerebbe di un omicidio, e che i media danno come acclarato l&#8217;assassinio, martedì poteva essere l&#8217;occasione perfetta per dire che quel commento era diventato per così dire superato dai tempi e dalle nuove verità (alle quali, pur con svariate contraddizioni, il fratello minore dice di credere). Non solo invece non c&#8217;è stato questo, ma neanche se ne è accennato en passant: e figuriamoci se qualcuno, a partire dal Presidente Vinci, gliene ha chiesto conto; un&#8217;occasione perduta, dunque: il dovere di sangue ha prevalso sul resto, ma fortunatamente scripta manent&#8230;</p>
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		<title>La bufala Rossi: lo spettacolo continua (e una querela)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 10:33:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Come i lettori del blog sanno, a fine luglio ho fatto un manzoniano fioretto: fino alla pubblicazione del mio prossimo libro sull&#8217;argomento (fine 2026), basta pezzi monografici sul Caso (bufala) Rossi; ciò detto, vista l&#8217;esondazione mediatica di questi giorni (come sempre in questo caso, senza mai il contraddittorio ed il pluralismo), una deroga mi tocca [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Come i lettori del blog sanno, a fine luglio ho fatto un manzoniano fioretto: fino alla pubblicazione del mio prossimo libro sull&#8217;argomento (fine 2026), basta pezzi monografici sul Caso (bufala) Rossi; ciò detto, vista l&#8217;esondazione mediatica di questi giorni (come sempre in questo caso, senza mai il contraddittorio ed il pluralismo), una deroga mi tocca assegnarmela.</p>
<p>Peccato davvero per le cosette di Politica estera (fra Teheran, Washington, Mosca e l&#8217;Europa) che avevo quasi pronte, ma &#8211; come si scrive spesso &#8211; non si puole avere proprio tutto dalla vita. Il &#8220;Caso Rossi show&#8221; &#8211; non fosse altro che per il fatto che nessuno ne scrive in modo criticamente documentato &#8211; non può attendere&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ESPERIMENTO DEL FORO ITALICO</p>
<p>Sarebbe voluto essere una sorta di esperimento giudiziale, ma diciamo &#8211; per evitare incontinenze verbali &#8211; che è diventato qualcosa di altro, di differente. Ciò che è avvenuto lunedì mattina al Foro italico &#8211; lo scriviamo con il massimo e sincero rispetto per i Vigili del fuoco partecipanti, in particolare per colui il quale ha avuto la ventura di risultare dell&#8217;altezza e del peso del povero Rossi, e lo ha dovuto &#8220;sostituire&#8221; -, si presta a varie considerazioni: le quali si discostano, e non poco, dai peana gilettiani e di tutti i corifei aprioristici dell&#8217;operato della Commissione bis.</p>
<p>La quale, peraltro, sta dicendo cose del tutto opposte alle conclusioni cui era arrivata la superconsulenza dei Ris voluta dalla Commissione I, nonché dalla consulenza Cattaneo-Zavattaro, che il Presidente Vinci considera evidentemente spazzatura: si vede che questi della bis sono più bravi, no? Però l&#8217;aporia resta, in tutta evidenza: se la politica è brava adesso, allora non lo era stata prima, quando la Commissione I concluse per il gesto anticonservativo&#8230;</p>
<p>Il fatto che a dirigere le operazioni dei Vigili del fuoco &#8211; su cui ci sono immagini che resteranno agli annali, già lo si intuisce in presa diretta &#8211; ci fossero due medici senz&#8217;altro ottimi, anzi straordinari nel loro ambito, ma non certo medici legali (un geriatra ed un ortopedico), è ovviamente un dettaglio di nessun conto, ci mancherebbe; così come la aggressione simulata, prima della defenestrazione (da un metro di altezza, invece di 14, sic), ha dei contorni kafkiani: si vuole forse sostenere che Rossi sarebbe stato picchiato dai due o tre penzolatori, come i Vigili del fuoco hanno &#8220;picchiato&#8221; il loro collega, di grazia?</p>
<p>Basta, mi fermo: per altri dettagli, anche più stimolanti, ci sarà modo e tempo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIORNO DOPO&#8230;</p>
<p>Dopo il very big event al Foro italico, ieri è stata la volta delle audizioni dei consulenti che avrebbero dato le prove (sempre e rigorosamente &#8220;scientifiche&#8221;, quando parlano i consulenti voluti dalla Commissione stessa; carta straccia, invece, se i consulenti sono altri, come la dottoressa Cattaneo). Il medico &#8211; specializzato in geriatria, si ricorderà &#8211; Robbi Manghi ha detto la sua sui fazzolettini, e noi gli crediamo pressoché a priori; ma è stato soprattutto lo psicologo forense Genovese &#8211; stimolante new entry &#8211; a creare la perla definitiva (la quale peraltro era nell&#8217;aria da mesi): Rossi era sì un po&#8217; sotto ansia (e chi non lo è, oggidì?), ma mai e poi mai e poi mai si sarebbe suicidato, figuriamoci. Ha smentito, en passant, la psichiatra professoressa Liliana Lorettu (mai sentita da alcuna Commissione, guarda un po&#8217; il caso), la quale nel 2013 &#8211; da consulente di Antonella Tognazzi! &#8211; aveva redatto una importante consulenza in cui metteva nero su bianco l&#8217;esatto contrario: Rossi, stressatissimo ed impaurito di perdere il lavoro e di essere arrestato, si era ucciso. Il solito derby fra psicologi e psichiatri, dai&#8230;</p>
<p>La mail in cui il manager montepaschino scriveva a Fabrizio Viola di volersi ammazzare (4 marzo, a 48 ore dal suicidio)? Giusto un momento di umana debolezza, figuriamoci: chi è che non ha scritto al suo superiore, almeno una volta nella carriera lavorativa, di volersi suicidare? Due giorni dopo la missiva, comunque, era già tutto passato, lui era pieno di idee e di progetti da sviluppare (i taglietti autoinferti sul proprio avambraccio sono un tipico modo di dimostrarlo, va da sé): era al top, insomma. I tre bigliettini suicidari trovati nella sua stanza, allora? Non sono del giorno della morte, ma sempre del 4 marzo: giornataccia bruttissima, ma poi la crisi &#8211; come appena detto &#8211; viene superata alla grande in 48 ore. Un recupero psicologico da record, da autentico Guinnes dei primati.</p>
<p>Con la chicca nella chicca che questa tesi &#8211; per bocca dello stesso Genovese, si badi! &#8211; smentisce alla radice ciò che la consulenza grafologica della famiglia &#8211; affidata al grafologo Giuseppe Sofia &#8211; scisse a suo tempo: e qui si pone una questione un po&#8217; imbarazzante, per il Presidente Vinci, inerente al fatto che il grafologo Sofia ha ripetuto di fronte al Presidente stesso che Rossi li avrebbe scritti sotto coercizione. Due o tre che minacciano, e lui che scrive; e come non ricordare le presunte parole in codice verso la moglie? Tutto cancellato, suvvia.</p>
<p>In conclusione, Genovese (lo psicologo forense) dice una cosa, Sofia (il grafologo) ne dice una, radicalmente opposta, ed entrambi sono stati auditi in Commissione: come se ne esce? Per non parlare del fatto che tutti dovrebbero sapere che, ai piani alti di Rocca Salimbeni, ogni mattina i cestini venivano regolarmente svuotati, e quindi lo sarebbe stato anche il cestino del povero Rossi.</p>
<p>Grazie ancora, comunque, alla Commissione di inchiesta ed al suo straordinario Presidente, l&#8217; onorevole Vinci: avevo scommesso una cena, con un caro amico, che sia al Foro italico, che la mattina dopo con lo psicologo forense e con il dottor Manghi, sarebbe andata esattamente come è andata (omicidio ultra provato, bigliettini retrodatati, Rossi pimpante dopo la giornataccia del 4 marzo et alia), dunque pregusto il tutto, sperando in porcini.</p>
<p>Oltre al fatto &#8211; non indifferente, in effetti &#8211; che il materiale per il mio libro sta divenendo esondante (ma meglio il più che il meno). Grazie duplice, dunque.</p>
<p>Ah, a proposito di cene: martedì la Commissione più efficiente del mondo sentirà, alle ore 9, un cuoco senese (ne dà notizia la odierna Nazione). Non il maggiordomo, dunque, bensì il cuoco: e qui potrebbero esserci sorpresine gustose, chissà&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IN ATTESA DI TROVARE FINALMENTE GLI ASSASSINI, ARRIVA UNA QUERELA&#8230;</p>
<p>Il paradosso della Commissione di inchiesta bis e del suo Presidentissimo Vinci, a questo punto, è davvero evidente, direi scoperto: essendosi spinta &#8211; in realtà, già dal dicembre 2025 &#8211; così in avanti con il lavoro, annunciando urbi et orbi &#8211; rigorosamente a reti unificate &#8211; che è omicidio, a questo punto entro tre o quattro mesi (visto che la legislatura volge al termine) bisogna trovare in tutti i modi due nomi e cognomi di assassini, o penzolatori che dir si voglia. Meglio se robusti.</p>
<p>L&#8217;ex Commissario leghista Gianni Fava e l&#8217;imprenditore Antonio Muto non vengono più chiamati in causa, dopo essere stati auditi (Muto lo scorso 22 settembre: quello autentico, non quello che Goracci, bontà sua, sostiene di avere incontrato nel 2017).</p>
<p>Che dire, se non fare gli auguri più genuini e sinceri alla Commissione stessa? Diciamo che il suo lavoro ha di fronte solo l&#8217;ultimo miglio, il quale &#8211; come ben noto a podisti e ciclisti &#8211; è sempre il più arduo e faticoso da percorrere. Auguroni, ordunque: il futuro si prospetta sempre più radioso&#8230;</p>
<p>En passant, fra le more della bufala Rossi &#8211; esattamente come per la Garlascheide, ma almeno lì si muove la Magistratura e, purtroppo, una persona assassinata c&#8217;è, eccome se c&#8217;è &#8211; si segnala che Francesco Giusti &#8211; plurime volte indicato come l&#8217;uomo nel vicolo in Commissione &#8211; ha dato ieri mandato al suo legale &#8211; avvocato Roberto Martini &#8211; di querelare Maurizio Montigiani, l&#8217;ex leghista ed ex amico (crediamo lo si possa dire) di Giusti stesso.</p>
<p>Dopo ripetute chiamate in causa del Giusti in vari commenti social &#8211; soprattutto subliminali, perché così si pensa di rischiare meno -, ed in particolare dopo la puntata delle redivive Iene (in cui si è sparato alzo zero contro il povero Gian Carlo Filippone, tanto per non perdere l&#8217;allenamento), Montigiani ha pubblicato un&#8217;immagine sul suo profilo, in cui si vede un pallone da rugby &#8211; proveniente da Viadana, squadra sponsorizzata un dì da MPS, toh &#8211; abbinato ad una mazza da baseball, sport nel quale si cimenta da decenni &#8211; non sappiamo dirvi, francamente, con quale abilità &#8211; Francesco Giusti. Sotto, compare la scritta: &#8220;Sintesi perfetta&#8221;.</p>
<p>Il tutto, dopo altri interventi pregressi del tipo: &#8220;Ma l&#8217;assassino ed il complice, ormai resi noti (dalle risultanze delle audizioni, Fava e Giusti, per l&#8217;appunto, Ndr) e stanti le prove emerse (quali sarebbero, lo sanno giusto lui e Giovanna Ricci, Ndr) invece non li hanno ancora condannati ed arrestati?&#8221;.</p>
<p>Se si andrà a Processo per questa querela &#8211; come si spera -, sarà a dir poco interessante sapere come Montigiani risponderà a tutte le domande che verosimilmente gli verranno fatte su ciò che da anni dice pubblicamente sul Caso Rossi. Sarà meraviglioso ascoltare &#8211; in una aula di un Tribunale, non da Giletti &#8211; quali siano le prove, concrete e documentali, del mitico 4099009, per esempio. Da una parte, la Tim ed i Ris (Commissione I), dall&#8217;altra Montigiani: scontro fra titani.</p>
<p>Sarebbe davvero stimolante, sì: wait and see, suvvia&#8230;</p>
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		<title>La squola riprincipia (e Ps sulla bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:47:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; inizialmente, si era iniziato a vergare qualche considerazione di Politica estera (in particolare, sul Canada del Premier Carney, che si aggrega all&#8217;Unione europea &#8211; con scorno clamoroso di Trump -, con Australia e Nuova Zelanda in stand by), poi, però, ha fatto irruzione sulla scena politica e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; inizialmente, si era iniziato a vergare qualche considerazione di Politica estera (in particolare, sul Canada del Premier Carney, che si aggrega all&#8217;Unione europea &#8211; con scorno clamoroso di Trump -, con Australia e Nuova Zelanda in stand by), poi, però, ha fatto irruzione sulla scena politica e mediatica il dibattito sulla scuola &#8211; con tanto di indiretta polemica fra Presidente del Consiglio e della Repubblica -, il quale ha dunque prevalso sul resto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN INIZIO D&#8217;ANNO CON IL BOTTO</p>
<p>In questi giorni di inizio d&#8217;anno, la scuola è tornata all&#8217;improvviso di grande attualità: purtroppo, però, solo per propaganda politica e per la violenza subìta da una docente. Tant&#8217;è&#8230;</p>
<p>Della docente laziale ferita &#8211; e salvata con coraggio da uno studente, di origine congolese: un ragazzino che ha davvero attraversato mari e monti per arrivare in Italia -, colpita prima con lo spray al peperoncino e poi di striscio dal coltello del 13enne (alla fine solo 7 giorni di prognosi, fortunatamente), si è detto molto. Forse anche troppo (il rischio emulativo è sempre dietro l&#8217;angolo). Per quello che conta, le arrivi la solidarietà piena da parte della redazione del blog.</p>
<p>Ciò che proprio lo scrivente non riesce a capire è come, addirittura a caldo, una docente ferita da un suo studente, possa subito dopo perdonare il suo feritore, dicendosi desiderosa financo di abbracciarlo quanto prima (il marito pare pensarla in modo differente, peraltro&#8230;). Anche in questo, tant&#8217;è.</p>
<p>Domenica, poi, Giorgia Meloni di fronte ai giovani di Fratelli d&#8217;Italia è tornata a parlare di scuola; ponendo una questione sacrosanta, che la sinistra, da par suo, fa malissimo a trascurare oppure giustificare: quella della presenza di ragazzine più o meno velata nelle aule, e soprattutto la presenza di classi in cui gli italiani &#8211; nel senso vannacciano del termine, per capirsi &#8211; sono una minoranza. La percentuale nazionale è sull&#8217;11%; esisteva già una circolare ministeriale (Gelmini imperante), del 2010: tetto del 30%, percentuale superata in molte scuole. Problema assai serio e concreto, cui non basta dire &#8211; come la Schlein &#8211; che ci vuole &#8220;un insegnamento di qualità per tutti&#8221;. Certo che ci vorrebbe questo, eccome se ci vorrebbe: ma fare un discorso così, vuol dire non mettere più i piedi in una classe dai tempi della propria scuola.</p>
<p>La Premier però sbaglia, da par suo, quando eccede nella demarcazione fra il &#8220;noi&#8221; ed il &#8220;loro&#8221;, mettendo fra l&#8217;altro nello stesso calderone ragazzi &#8220;stranieri&#8221;, ma che conoscono benissimo la lingua (spesso nati in Italia), e studenti appena arrivati da chissà dove: loro sì, un problema enorme, per il quale ci vogliono docenti ad personas. Hai detto niente, con i tempi che corrono&#8230;</p>
<p>Infine, visto che giustamente ci si richiama alla laicità dell&#8217;ordinamento scolastico per la questione del burqa e del niqab, perché non mettere finalmente mano al perdurante scandalo dei docenti di Religione pagati dallo Stato, ma vidimati dai Vescovi? Il Concordato su questo punto è stato cambiato già una volta (Governo Craxi, 1984), si potrebbe fare un bis, no? Nel momento in cui si chiede &#8211; più che giustamente, lo si ribadisce &#8211; ai nuovi arrivati di essere laici, iniziamo ad esserlo in tutto e per tutto anche noi: specialmente dove conta di più, vale a dire nel portafoglio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PROBLEMA DEI PROBLEMI</p>
<p>Il problema cruciale della scuola odierna, l&#8217;autentico problema dei problemi non è però quello degli &#8220;stranieri&#8221; (pur da non sottovalutare affatto, lo si ribadisce); non è quello dell&#8217;edilizia scolastica (sebbene ben presente, ci mancherebbe), non sono altri ancora, pur cogenti: la questione dirimente è di natura diciamo antropologica. E concerne la filiera educativa (poco educativa) fra genitori, docenti e ragazzi.</p>
<p>Potrei ovviamente fare esempi ad libitum, andando a tirare fuori qualche ricordo dei più di 20 anni di pregresso insegnamento, ma mi limito a ieri mattina; due maschi e due femmine, sui 15,16 anni: accanto a me a fare colazione, al bar vicino alla loro scuola.</p>
<p>Nessuno avrebbe potuto pretendere che facessero come me &#8211; neo 57enne, dipendente, forse in modo patologico, da rassegne stampa (cartacee) sin dal cappuccino -, ci mancherebbe altro; sarei stato magari contento di vederli parlare guardandosi negli occhi, invece i relativi smartphone hanno letteralmente monopolizzato per circa mezz&#8217;ora le dinamiche relazionali fra loro. Uno dei rari momenti in cui uno dei due maschi si è messo a parlare guardando negli occhi la dirimpettaia, sapete di cosa ha discettato? Dei problemi tecnici avuti il pomeriggio del giorno precedente con non so quale videogioco&#8230;</p>
<p>Chiunque &#8211; anche senza alcuna esperienza didattica &#8211; capisce che tutto il resto deriva da questa forma mentis, oggettivamente diversa da quella delle generazioni precedenti: la quale crea evidenti deficit di attenzione e concentrazione durante le lezioni, impoverisce ulteriormente il vocabolario mentale dei giovani (ridotto, ormai, ai minimi termini), li fa confondere sempre di più fra il reale ed il virtuale, come testimoniato financo dalla cronaca nera (le sorelline di Caltanissetta, giusto per citare l&#8217;odierna stampa). Una ecatombe neuronale, come dicono ormai svariati studi.</p>
<p>Bene ha fatto l&#8217;Australia prima, ora anche la Unione europea, a cercare di limitare per legge questa deriva: ma è chiaro che senza il combinato disposto di famiglia e scuola, non ci sarà alcun passo in avanti. Sarà sempre peggio, al quale &#8211; come noto &#8211; limite non c&#8217;è.</p>
<p>E benissimo vengano le direttive &#8211; quelle più direttamente pedagogiche, lasciando stare le scivolate su Harry Potter &#8211; del Ministro Valditara: ritorno alla memorizzazione dei testi, poetici e non; scrittura il più possibile in corsivo; il Latino anche come straordinaria palestra della mente, oltre al resto. Il problema &#8211; anche qui, soprattutto qui &#8211; sarà poi metterli in pratica, questi sacrosanti propositi.</p>
<p>Bisognerebbe essere consapevoli che questa sarebbe l&#8217;unica strada per cercare di recuperare qualche punto: non certo per risolvere il dramma antropologico della &#8220;ecatombe neuronale&#8221;, ma per almeno iniziare a risalire la china. Il cervello degli umani &#8211; ci ha insegnato per prima Rita Levi Montalcini &#8211; ha una sua enorme plasticità, anche da vecchi: qualche speranza dunque per i giovani esiste sempre, se la si persegue con un minimo di intelligenza&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN LIBRO IN SALA STORICA&#8230;</p>
<p>La settimana scorsa, in Sala storica, si è tenuta la presentazione del libro &#8220;La pubblica (d)istruzione&#8221; (Paperfirst, 2026), scritto dal maestro-giornalista-scrittore- viaggiatore Alex Corlazzoli (registrazione dell&#8217;evento, come sempre, presente sul sito della biblioteca Comunale).</p>
<p>Dico subito che Corlazzoli &#8211; che conoscevo solo attraverso i suoi scritti &#8211; è persona davvero simpatica ed affabile; aggiungo che, nel momento in cui l&#8217;ho chiamato per venire in Sala storica, sapevo benissimo quali fossero le sue idee sul mondo della scuola, di cui è narratore critico da anni. Come sempre convinto che si debbano confrontare punti di vista ed opinioni anche diametralmente opposti, sono stato dunque felice di averlo chiamato.</p>
<p>Ciò detto a premessa, la visione di scuola pubblica di Corlazzoli &#8211; che si richiama esplicitamente a don Milani, e la Introduzione a firma di Eraldo Affinati lo dimostra all&#8217;ennesima potenza &#8211; e la mia sono davvero antitetiche. Andando in concreto, lui vorrebbe l&#8217;abolizione dei voti (o giudizi), a me piacerebbe (sarebbe piaciuto, ormai) che si tornasse ad essere selettivi, abbandonando l&#8217;8 politico tanto in voga negli ultimi anni (così nessun genitore o Preside o Consiglio di classe rompe all&#8217;insegnante, ed il 23 del mese si riscuote tranquilli); Corlazzoli vorrebbe l&#8217;abolizione della lezione frontale, dunque gerarchicamente ex cathedra, ed è favorevole &#8211; per dirne un&#8217;altra &#8211; all&#8217;immagine del professore o maestro &#8220;amico&#8221;, anche fuori dall&#8217;orario scolastico, degli studenti: sommo errore, a mio modo di vedere. Si potrebbe continuare, ad libitum.</p>
<p>Corlazzoli &#8211; uomo di sinistra, ma critico con molte cose della sinistra stessa &#8211; è piuttosto radicale: ma nella scuola il suo pensiero è maggioritario; se non politicamente, di certo nei fatti, nella ordinaria quotidianità. Ho perso ore, negli anni di docenza, a cercare di convincere colleghe e colleghi che non si può fare Historia senza imporre lo studio delle date, per dire: ma non c&#8217;è stato verso, sic.</p>
<p>I penosi risultati degli italici studenti &#8211; compresi i test Invalsi &#8211; ne danno piena conferma; riprendendo il Nanni nazionale: continuiamo così, a farci del male&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Lavori della Commissione di inchiesta Rossi bis: ieri giornata densa assai, con ben tre auditi, ma &#8211; come i lettori abituali ben sanno &#8211; lo scrivente non approfondisce più, sul blog, le tematiche, peraltro gustosissime, analizzate dalla Commissione: l&#8217;appuntamento è con il libro, entro il 2026 (a Dio piacendo, come sempre).</p>
<p>Per pura cronaca, ieri l&#8217;imprenditore edile mantovano Antonio Muto &#8211; quello vero, non colui che si sarebbe presentato di fronte all&#8217;avvocato Goracci &#8211; ha ovviamente detto di non avere mai conosciuto, in alcun modo, né l&#8217;avvocato Goracci, né David Rossi, toh; ma l&#8217;aspetto più sfizioso è contenuto, as usual, nelle parole del Presidente Vinci, il quale si meraviglia che l&#8217;uomo che si sarebbe presentato nello studio dell&#8217;avvocato Goracci, presentandosi falsamente come Antonio Muto, sia poi evaporato per sempre. Finito nel nulla.</p>
<p>A maggior ragione dopo avere, a suo dire, fornito dettagli precisi e financo riscontrati (riscontrati?!?) in seguito dalla Commissione bis. Ah, per capirsi, e basandosi sull&#8217;intervista che Goracci stesso diede al Corriere di Siena (6 novembre 2017, a firma di Susanna Guarino): dunque il &#8220;colpo d&#8217;arma da fuoco&#8221; sentito da Mister X sarebbe stato riscontrato? Da chi e quando, di grazia? L&#8217;assalto alle spalle &#8220;di tre o quattro persone&#8221; a Mister X, all&#8217;ingresso del vicolo, sarebbe stato provato? Da chi e quando, di grazia? Ah, sentite quale fu il titolo dell&#8217;intervista prima citata: &#8220;Goracci sul nuovo giallo &#8220;Storia difficile da credere, ho pensato ad un mitomane&#8221;&#8221;. Poi, però, pare sia stato tutto riscontrato, a sentire il Presidente Vinci: e noi ne siamo lieti, anche perché prima o poi ci dirà come e da chi. Restiamo in trepidante attesa.</p>
<p>Ancora una volta, e mai abbastanza: lunga, lunghissima vita alla Commissione bis&#8230;</p>
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		<title>Emma ed Oriana: due donne, grandi (e bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 07:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: siamo in attesa che Putin decida se passare dalla guerra ibrida a quella classica, diciamo tradizionale, nei confronti dell&#8217;Est Europa (verosimilmente continuerà con la prima, accontentandosi che le sue quinte colonne agiscano dall&#8217;interno dell&#8217;Europa stessa), e ci rallegriamo che l&#8217;Iran &#8211; per il tramite degli Houthi &#8211; controlli alla fine [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: siamo in attesa che Putin decida se passare dalla guerra ibrida a quella classica, diciamo tradizionale, nei confronti dell&#8217;Est Europa (verosimilmente continuerà con la prima, accontentandosi che le sue quinte colonne agiscano dall&#8217;interno dell&#8217;Europa stessa), e ci rallegriamo che l&#8217;Iran &#8211; per il tramite degli Houthi &#8211; controlli alla fine anche lo Stretto di Bab el mandeb (completando così il trionfo al contrario di Trump), in modo tale che si possa finalmente arrivare ad una devastante crisi petrolifera, la quale potrebbe superare quella del 1973. Era da tanto, che si aspettava il ritorno alle targhe alterne, le quali ci fanno tornare bambini piccoli.</p>
<p>Oggi, però, scriviamo di due donne. Grandi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>EMMA BONINO CI HA LASCIATI</p>
<p>La scomparsa di Emma Bonino ha lasciato un segno profondo, e gli odierni funerali di Stato opportunamente concessi a questa figura sono più che legittimi: perché la Bonino è stata una radicale davvero sui generis, capace di coniugare battaglie politiche da autentica pasionaria (l&#8217;aborto pubblico, da giovane; il Diritto internazionale, da matura), con un rigore istituzionale sconosciuto alla gran parte degli altri radicali di formazione (si potrebbe avvicinarle Francesco Rutelli: il quale, però, abbandonò ben presto la militanza radicale).</p>
<p>Delle battagli radicali, fra l&#8217;altro, la Emma nazionale si espose soprattutto su quelle a nostro modo di vedere più nobili (l&#8217;aborto pubblico, sottraendolo all&#8217;autentico scempio delle cosiddette &#8220;mammane&#8221; e degli spilloni; i diritti sull&#8217;eutanasia, rimasti peraltro ancora a mezza strada), defilandosi da quelle più discutibili (si pensi alla canne fumate in pubblico da Pannella, per dire, oppure a certi eccessi di garantismo sulla Giustizia).</p>
<p>Amata ed odiata dalla Sinistra &#8211; che non perdonò mai lo &#8220;sgarro&#8221; pannelliano del 1994, ed il suo liberismo in economia -, entrò nelle istituzioni europee grazie a Berlusconi, nel 1995; poi, sotto Prodi e Letta, fece parte delle rispettive compagini ministeriali, sempre più lanciata sugli Esteri.</p>
<p>Pacifista genuina, e proprio per questo a favore della guerra difensiva: nei Novanta, chiedeva &#8211; come sapeva chiedere lei &#8211; l&#8217;intervento occidentale contro i macellai serbobosniaci. E faceva bene, molto bene.</p>
<p>Nel 1999, alle Europee, il suo trionfo elettorale: si avvicinò al 9%, una percentuale inusuale per una radicale. Il suo celebre &#8220;amatemi di meno, votateci di più&#8221;, in quel caso almeno, funzionò.</p>
<p>Amica di figure importanti della Chiesa, e di Papa Francesco in particolare, è rimasta una donna libera fino in fondo: una donna, i cui funerali, infatti, si svolgono in modo rigorosamente laico. Con la destra cattolica la quale, invece, la critica e la deride financo post mortem: bene anche questo, perché vuol dire che aveva lavorato bene.</p>
<p>Sarebbe forse stata una Presidente della Repubblica con i fiocchi, ma forse &#8211; come avrebbe chiosato Giovanni Spadolini, con una sua pregnante espressione &#8211; il Tevere era ancora, nonostante tutto, troppo largo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ORIANA FALLACI, 20 ANNI DOPO&#8230;</p>
<p>Il 15 settembre del 2006 &#8211; 20 anni, giusto oggidì &#8211; ci lasciava Oriana Fallaci: nata a Firenze il 29 giugno 1929, tornata a morire nella sua città, per l&#8217;appunto, esattamente 20 anni or sono. Quest&#8217;anno, dunque, ci sono due anniversari: il ventennale della morte, nonché i 25 anni de &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221;, il pamphlet scritto &#8211; a caldo, dalla sua residenza di Manhattan &#8211; dopo l&#8217;11 settembre 2001 (pubblicata dal Corriere della sera, diretto allora da Ferruccio de Bortoli, il 29 settembre 2001). Proprio per questo, lo scrivente terrà una commemorazione di questa poliedrica figura, in Sala storica alle 17,30 (evento con il quale, fra l&#8217;altro, si riprende la programmazione degli incontri).</p>
<p>Poliedrica, dicevo: ed in effetti la Fallaci lo fu; giornalista, certo, con (almeno) duplice specializzazione: inviata in fronti di guerra (il Vietnam il più noto, non certo l&#8217;unico), ma anche valente intervistatrice (più di una memorabile, prima inter pares quella &#8211; finita nobilmente male &#8211; con l&#8217;ayatollah Khomeini). Nessuna giornalista donna aveva mai ricoperto questi due ruoli, dunque già questo le va riconosciuto. Da inviata boots on the ground (non davanti allo schermo di un Pc, magari a scartabellare l&#8217;Intelligenza artificiale), ha rischiato in concreto la vita, plurime volte: a Città del Messico, nel 1968, raccattata in mezzo ai corpi degli studenti macellati dalla polizia politica, all&#8217;obitorio locale le avevano già dato l&#8217;estrema unzione&#8230;</p>
<p>In secondo luogo, Oriana Fallaci fu una scrittrice, capace di scrivere libri che hanno segnata un&#8217;epoca; cito tre titoli, fra i tanti: &#8220;Quel giorno sulla luna&#8221;, 1969; &#8220;Lettera a un bambino mai nato&#8221;, 1975; &#8220;Un uomo&#8221;, 1979, dedicato al suo grande amore Alexandros Panagulis, leader della dissidenza anticolonnelli nella Grecia dei Sessanta e Settanta, morto in un incidenti effettivamente sospetto, da lei considerato un omicidio di Stato. Un autentico eroe nazionale della Grecia contemporanea, fuor di ogni retorica.</p>
<p>Con la svolta &#8211; che poi non fu così netta come alcuni la hanno bollata, perché da anni la Fallaci era dura contro l&#8217;Islam &#8211; del 2001, con &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221; insomma, la Fallaci degli ultimi 5 anni di vita ha compiuto un percorso antitetico a quello del più grande giornalista (maschio) del Novecento, l&#8217;Indro nazionale; lui, passato dall&#8217;essere etichettato di Destra (e lo era di certo, ma in senso risorgimentale), dopo la fragorosa rottura con Berlusconi era divenuto un mezzo eroe della Sinistra, invitato, con tripudio dei compagni, alle Feste dell&#8217;Unità, ove qualche anno prima avrebbe raccattato fischi se non di peggio (dopo essere stato gambizzato dal terrorismo rosso); lei &#8211; staffetta partigiana da adolescente, proveniente dal milieu socialista e del Partito d&#8217;Azione, simpatizzante radicale nei Settanta, compagna come detto di un martire della dittatura fascista greca &#8211; diventò nel 2001 il prototipo dell&#8217;orgoglio occidentale, americano in particolare, versus l&#8217;Islam: e fu dunque anatema, da parte di quella Sinistra che, pur con qualche diffidenza (si pensi a &#8220;Lettera a un bambino mai nato&#8221;, che non era piaciuto né agli abortisti né agli anti!), l&#8217;aveva sempre rispettata, considerandola, almeno in qualche misura, da annoverare fra i suoi.</p>
<p>Oggi &#8211; almeno lo si spera &#8211; si può riconoscerne la piena grandezza, anche da parte di chi non sempre è stato d&#8217;accordo su certi passaggi e temi della giornalista e scrittrice fiorentina (avendone toccati così tanti, è praticamente impossibile, peraltro); con un&#8217;aggiunta, forse non da poco: Oriana Fallaci sapeva scrivere, sapeva letteralmente avvinghiare i lettori alle sue pagine. Il suo &#8211; come quello di Montanelli &#8211; era un dono, affinato dall&#8217;esperienza: non si impara alle scuole Holden, lo si forgia con il combinato disposto di talento e rigore personale. La Fallaci aveva entrambe questi doti: doti ormai in larga parte smarrite, da parte della grande maggioranza dei suoi colleghi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUE DONNE DIVISIVE</p>
<p>Emma Bonino ed Oriana Fallaci hanno avuto svariate cose in comune: la passione, tracimante, con la quale hanno impostato le loro vite, continuando a lavorare perinde ac cadaver; l&#8217;abbinare il lavoro politico ed intellettuale al fumo: non una curiosità, un dato prettamente generazionale; soprattutto, l&#8217;essere state donne divisive, amate ed odiate ad un tempo. Non sarebbero state loro, se non fosse stato così: chi vuole piacere a tutti, è bene non faccia né il politico né il giornalista&#8230;</p>
<p>A dirla tutta, vi è un altro elemento che le accomuna (della Fallaci, lo si può già ben dire, della Bonino solo azzardare, ma è una vittoria facile&#8230;): entrambe, nei loro rispettivi campi, non hanno lasciato eredi.</p>
<p>E soprattutto, c&#8217;è un altro elemento da tenere presente: entrambe, sono morte da sconfitte, quantomeno per molte delle battaglie combattute. La Bonino, nell&#8217;ultimo trentennio, si è battuta in modo particolare per potenziare la Giustizia internazionale, per cercare di fare rispettare i diritti internazionali: di cui oggi fanno strame non solo i dittatori acclarati, ma anche il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America; ha creato un movimento-Partito con il nome di &#8220;Più Europa&#8221;, ed oggi l&#8217;Unione europea è oggetto di un tiro al piccione concentrico, che va da Trump a Putin, passando per le quinte colonne presenti sull&#8217;europeo suolo. Ha avuto la sventura di vivere quei pochi giorni finali, in cui in Serbia si è svolto il funerale di Stato in onore di Ratko Mladic, il boia di quella Srebrenica per la quale tanto si era mobilitata: in Italia, facciamo funerali di Stato per la Bonino, a Belgrado per Mladic. Meditate, lettori, meditate.</p>
<p>La Fallacci, che accusava l&#8217;Islam di essere non riformabile e comunque pericolosissimo, vedrebbe oggi la &#8220;sua&#8221; New York City avere un Sindaco orgogliosamente islamico, come Londra e non solo: per l&#8217;Oriana nazionale, forse anche prima de &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221;, una autentica scempiaggine, figlia dei tempi. E chissà cosa avrebbe scritto su Trump, eh&#8230;</p>
<p>Proprio perché su molti aspetti sconfitte &#8211; e pur con tutti i loro errori -, ce le sentiamo più care e vicine che mai: anche perché, osservando la fauna politica e giornalistica odierna, loro due &#8211; con le umane fragilità, con la vanità egocentrica (specie della Fallaci), con le malattie che le avevano così provate &#8211; rappresentano due figure di autentiche, e difficilmente eguagliabili, giganti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Questo pomeriggio &#8211; come detto &#8211; lo scrivente terrà una conferenza sulla figura di Oriana Fallaci; in settimana, venerdì prossimo, in concomitanza con l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico, si presenta il libro di Alex Corlazzoli &#8220;La pubblica (d)istruzione&#8221;, edito da Paper first: volume sulle cui tesi sono in più punti in disaccordo, ma proprio per questo ancora più stimolante.. Lunedì prossimo, invece, con Massimo Biliorsi si parlerà di Francesco Guccini, fra parole e musica.</p>
<p>Ps 2 Settimana piuttosto intensa, quella scorsa, per il Caso (bufala) Rossi: come già anticipato, sul blog, sin da agosto, sull&#8217;argomento ci limitiamo giusto all&#8217;essenziale, in attesa dell&#8217;uscita del nostro libro; mercoledì, dunque, è stato il giorno centrale: è arrivata la notizia della condanna per diffamazione del colonnello dei carabinieri Pasquale Aglieco, per alcuni suoi commenti contro le Iene. Per chi non lo ricordasse, Aglieco è colui il quale &#8211; dopo avere svolto una lodevole azione polemica contro le Iene, poi in tutta evidenza sfociata in eccesso &#8211; con la sua audizione in Commissione I, nel dicembre 2021, aveva fatto mettere i PM senesi sotto inchiesta, tacciandoli di avere inquinato la scena del (non) crimine: inchiesta archiviata poco dopo, non a caso.</p>
<p>A livello di Commissione bis, invece, è stata audita &#8211; su sua richiesta &#8211; la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi; la quale non ha fatto altro che ripetere ciò che dice dal 2014 (nel 2013, invece, la pensava assai diversamente sulla morte del marito, come carta canta: e non è certo un dettaglio), semmai smontando da par suo, un po&#8217; a sorpresa, la pista mantovana (mai vista o sentito parlare di valigetta nera, per esempio; mai avuto sentore di rapporti in qualsivoglia maniera &#8220;strani&#8221; con gente di Mantova o Viadana, et alia).</p>
<p>Ha infine visto bene di tirare di mezzo i blogger, rispetto alla morte (secondo lei, per omicidio) del marito: forse non rendendosi a pieno conto della gravità di ciò che ha detto, ma tanto è. Questa audizione &#8211; a differenza di quella in Commissione I &#8211; è registrata, dunque resta agli atti: ed è assai bene così&#8230;</p>
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		<title>Oggi in Germania, domani in Italia (e 2 Ps)?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 16:57:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa di saperne di più su ciò che Lavitola abbia effettivamente detto stamattina davanti al Riesame (quello che è uscito a caldo, confermerebbe in pieno ciò che il faccendiere propala da tempo), ci buttiamo in modo convinto sulla politica estera. Con la domanda (citazione dal grande Carlo Rosselli per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa di saperne di più su ciò che Lavitola abbia effettivamente detto stamattina davanti al Riesame (quello che è uscito a caldo, confermerebbe in pieno ciò che il faccendiere propala da tempo), ci buttiamo in modo convinto sulla politica estera. Con la domanda (citazione dal grande Carlo Rosselli per la Guerra civile spagnola, nel 1936), dalla Sassonia partendo: oggi in Germania, domani in Italia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I RISULTATI IN SASSONIA-HANALT</p>
<p>Che AfD avrebbe vinto bene, era più che sicuro; che la Cdu avrebbe perso bene, era più che sicuro; ma che i vincitori sarebbero arrivati intorno al 44%, e soprattutto che la Cdu non avrebbe oltrepassato il 17,5%, beh quello non era così prevedibile (compresa la Waterloo della sinistra, a parte quella dei filorussi che probabilmente diventeranno decisivi), neanche in un Land oggettivamente particolare come quello in questione: è dai tempi dell&#8217;Università, che mi hanno insegnato che nell&#8217;ex DDR i neonazisti hanno sempre avuto, nel post 1989, il loro zoccolo duro (il quale ora è, però, assai ben presente anche ad Ovest).</p>
<p>La chiave principale del successo pare essere stata l&#8217;altissima affluenza, intorno all&#8217;80%: roba da nostri anni dell&#8217;immediato secondo dopoguerra, sic&#8230;non solo, ovviamente, vi è stato un trapasso evidente fra Cdu e AfD (l&#8217;uno raddoppiato, l&#8217;altro dimezzato), ma questo Siegmund &#8211; ex venditore di deodoranti &#8211; è riuscito a fare andare a votare gente che non ci andava da anni.</p>
<p>Ergo, siccome siamo in democrazia ed il voto popolare è e deve essere sovrano, da una parte dobbiamo rallegrarci di ciò che è accaduto ieri in Sassonia-Anhalt: non si dice e scrive sempre che l&#8217;astensionismo è la morte cerebrale della democrazia? Non siamo sempre a lamentarci della disaffezione del popolo rispetto alla politica?</p>
<p>Al contempo, sempre perché siamo in democrazia, i voti si possono &#8211; e si devono! &#8211; commentare: il contrario, appartiene alle autocrazie. Ergo, visto che proprio in Germania siamo, per l&#8217;ennesima volta mi trovo a ricordare che il Partito nazionalsocialista, in (quasi) libere elezioni, era arrivato fino al 37%, prima che Hitler andasse al potere nel 1933 (e senza alcun bisogno di una Marcia su Berlino, a differenza del nostro Duce).</p>
<p>Ed anche in quell&#8217;occasione, i russi (sovietici, illo tempore: c&#8217;erano anche gli ucraini, pensate un po&#8217;) gli diedero una grandissimo mano: Stalin, con la demenziale linea del &#8220;socialfascismo&#8221; (equiparazione fra socialdemocrazia e fascismo), nel 1929, fu assolutamente decisivo nella polarizzazione politica filonazista della Germania di Weimar.</p>
<p>Il 20 settembre, infine, si voterà in un altro Land ex DDR: il Meclenburgo-Pomerania; non ci vuole molto a capire &#8211; ed i sondaggi in loco lo confermano &#8211; che andrà a finire in modo quantomeno assai simile al voto di ieri&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL NAZIPUTINISMO</p>
<p>Se ci sono due elementi in comune, i quali a livello di Occidente largo &#8211; come direbbero proprio i russi &#8211; si riscontrano in tutti i movimenti ed i Partiti di estrema destra, questi sono in primis il rifiuto delle istituzioni transnazionali (Unione europea, Nato e quanto di altro), di cui non a caso Trump è il primissimo picconatore; in secondo luogo, l&#8217;essere tutti filoputiniani: qualcuno in modo esplicitamente dichiarato, qualcun altro in modo ipocritamente implicito (in Italia, prevale largamente la seconda tipologia, e non c&#8217;è da stupirsene in alcun modo).</p>
<p>A dirla proprio tutta, ci sarebbe un altro, cruciale elemento, che è stato decisivo nel creare la polemica contro le istituzioni e le auctoritates in quanto tali (in questo caso, a livello ovviamente sanitario): la forma mentis che si è venuta a creare durante la pandemia. Gli errori &#8211; a livello comunicativo, enormi &#8211; del tandem Conte Speranza, poi in questo senso ribaditi da Draghi (lo sbaglio sul vaccino che avrebbe preservato tout court dal contagio, purtroppo, è consegnato agli annali) hanno drammaticamente fornito linfa vitale inarrestabile a tutte le correnti antiscientifiche e negazioniste, capaci da quel momento di fare presa anche su menti che si pensava ne fossero immuni.</p>
<p>Fateci caso: l&#8217;onda lunga che ha portato al voto di ieri, nasce durante il Covid; e non c&#8217;è politico della cosiddetta ultradestra che non abbia fatto attiva e dinamica propaganda No vax: compreso questo Siegmund, trionfatore in Sassonia-Anhalt. La sua popolarità iniziale, nasce in questo milieu.</p>
<p>In più, c&#8217;è il legame con la Russia: rispetto al quale, almeno, l&#8217;AfD non si nasconde, a differenza dei penosi arrampicamenti sugli specchi di altri Partiti europei. Putin, il quale dal 2014 dà dei nazisti agli ucraini, sulla vittoria di AfD non dice invece niente, ed in silenzio stappa vodka (o champagne?).</p>
<p>D&#8217;altra parte, se il Patto Molotov &#8211; Von Ribbentrop Hitler e Stalin l&#8217;avevano ben stipulato (e Stalin &#8211; non si dirà mai a sufficienza &#8211; ci credeva, politicamente e moralmente), un motivo ci sarà pur stato: la Historia si ripete, e non è neanche detto che sia sempre una farsa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA ACCADE IN ITALIA?</p>
<p>A caldo, ieri sera, i commenti della maggioranza sono stati piuttosto chiari: netto il no polemico di Tajani ad AfD, con una Forza Italia che prende &#8211; e lo fa in modo drastico &#8211; le distanze dai vittoriosi; entusiasmo debordante, invece, da parte di Salvini, leader &#8211; ormai assai periclitante &#8211; della Lega; cauta apertura, infine, da parte di Fratelli d&#8217;Italia, i quali invitano a rispettare il voto e comunque si rallegrano per la nettissima sconfitta dei Partiti di sinistra. Su Vannacci, riteniamo non ci sia neanche bisogno di scrivere quale sia la sua posizione&#8230;</p>
<p>Prevedibilissima anche la reazione dei Partiti di opposizione: Repubblica titola &#8220;Il buio sopra Berlino&#8221;, e la condanna, frammista a preoccupazione, non potrebbe essere più chiara e netta.</p>
<p>Poi, ovviamente, c&#8217;è Il Fatto, con Travaglio che deve smarcarsi dal politicamente corretto di sinistra, e tenere la barra dritta sui consueti temi del suo quotidiano: &#8220;I disastri di Merz (e dell&#8217;Ue) regalano la Sassonia all&#8217;AfD&#8221;. Giudizio politologico che avrebbe anche qualche ragione di essere, in sé: ma il godimento per ciò che è accaduto &#8211; in funzione anti Unione europea ed anti Merz, si capisce -, dovrebbe fare capire alla sinistra che una alleanza con il Partito di Conte &#8211; se si vuole essere credibili &#8211; non può essere fatta. Come si fa a costruire un campo largo con chi esulta &#8211; ovviamente fingendo di non farlo, ci mancherebbe &#8211; per la vittoria dell&#8217;AfD?</p>
<p>Osservando un risultato come quello della Sassonia-Anhalt, infine, viene difficile non porsi la domanda: e se Vannacci &#8211; anche senza arrivare all&#8217;utopistico 44% &#8211; salisse ancora, e magari parecchio, nei sondaggi? In fine dei conti, senza essersi ancora presentato a nessuna elezione, è già virtualmente il quarto Partito italiano, e la strada sembra parecchio più in salita che in discesa. Diciamo che ci sarà da riparlarne, suvvia&#8230;</p>
<p>Ps 1 Il risiko bancario continua; a livello politico, i Partiti sono sempre più divisi, seguendo la dinamica centro-periferia (da Roma, prevale la linea filo-Intesa; a Sienina ovviamente il contrario), e all&#8217;interno delle coalizioni: l&#8217;impressione, comunque, è che coloro che poi il dossier Intesa-MPS lo hanno concretamente fra le mani (vedasi il sottosegretario al Mef Freni, leghista) pintino parecchio di più per Intesa. Tanto poi è il mercato a decidere, no?</p>
<p>Ps 2 In settimana prossima, riprendono gli eventi in Sala storica; martedì 15, lo scrivente aprirà le danze con un ricordo di Oriana Fallaci: a 20 anni dalla sua morte, nonché a 25 dal suo celebre &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221;, vergato nel post 11 settembre 2001. L&#8217;appuntamento, come sempre, è in Sala storica alle 17,30&#8230;</p>
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		<title>Il nuovo mestiere delle armi (e 3 Ps senesi)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 16:56:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci, dopo il pezzo paliesco, a tornare a parlare di politica estera, nelle sue varie accezioni (soprattutto militari: e la morte di Ratko Mladic casca a fagiolo); ancora una volta, ma mai abbastanza: beati noi, a Sienina, che ci possiamo permettere i fuochi d&#8217;artificio. In altre parti del mondo, neanche troppo lontane, quando sentono i [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci, dopo il pezzo paliesco, a tornare a parlare di politica estera, nelle sue varie accezioni (soprattutto militari: e la morte di Ratko Mladic casca a fagiolo); ancora una volta, ma mai abbastanza: beati noi, a Sienina, che ci possiamo permettere i fuochi d&#8217;artificio. In altre parti del mondo, neanche troppo lontane, quando sentono i botti, bisogna che siano ben dentro ai rifugi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL NUOVO MESTIERE DELLE ARMI (E FEDOROV)</p>
<p>Una delle poche certezze di questi perigliosissimi tempi, in cui i venti di guerra spirano più forti che mai negli ultimi (ed anche penultimi) anni, è che il &#8220;mestiere delle armi&#8221; (citazione dal magistrale film di Ermanno Olmi), con un&#8217;accelerazione fra l&#8217;altro impressionante negli ultimi mesi, è cambiato in profondità.</p>
<p>Come nel periodo del film di Olmi si era passati dal corpo a corpo, di matrice cavalleresca, alla polvere da sparo (con lo sconcerto di tanti, dall&#8217;Ariosto in giù), così oggi siamo alla guerra in modalità ipertecnologica, financo robotica: la parata militare ucraina del 24 agosto scorso entrerà a buon diritto nella Historia, in tal senso. In quella parata, infatti, droni sempre più sofisticati ed autentici robot hanno preso di fatto il posto dei soldati.</p>
<p>Una postilla: il massimo teorico (e pratico) della nuova guerra &#8211; con una notizia che ha sorpreso un po&#8217; tutti &#8211; lo abbiamo preso noi italiani, come consulente. Quel Fedorov che ha saputo imprimere la svolta robotica alla guerra dell&#8217;Ucraina, dopo essere stato estromesso da Zelensky (era Ministro della Difesa), il nostro omologo Crosetto lo ha portato a distruibuire il suo know how a noi: wait and see&#8230;</p>
<p>Di norma, il nuovo mestiere delle armi dovrebbe fare diminuire i morti al fronte (che però continuano a morire a frotte, pare: ma dati ufficiali non esistono); di certo, espongono ancora di più al rischio i civili inermi: una delle differenze fondamentali, rispetto alla Seconda guerra mondiale ed oltre, è che oggi si bombarda in modalità stand off, vale a dire senza neanche esporre la propria aviazione militare ai rischi del caso. I primi a provare a farlo erano stati i nazisti, con le V1 e V2: ma era troppo tardi (e meno male)&#8230;</p>
<p>In conclusione: moriranno meno soldati (quasi tutti professionisti, anche ben pagati), se non quelli schierati per i macellai alla Putin, il quale del numero di morti nel suo campo si disinteressa (esattamente come il suo idolo Stalin); per quanto concerne i civili, invece, gran brutte notizie: ne moriranno sempre di più; se attaccati, l&#8217;eventualità che ti piombi un drone esplosivo di ultima generazione nelle immediate vicinanze è &#8211; e sarà sempre di più &#8211; ben presente.</p>
<p>Se sia un progresso o meno per l&#8217;umanità, non sapremmo dirlo&#8230;</p>
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<p>LA DIMENSIONE &#8220;POST EROICA&#8221;, SECONDO LUTTWAK</p>
<p>In un contributo di notevole spessore &#8211; comunque la si pensi -, e senza certo allontanarsi dal suo pragmatismo che spesso sfocia nel cinismo, Edward Luttwak (su Il Giornale del 23 agosto), scrive che ormai ciò che lui aveva teorizzato sin dai Novanta, è ormai realtà acclarata: viviamo nella fase &#8220;post-eroica&#8221; dell&#8217;Occidente. Si fanno le guerre, cercando non solo di minimizzare le perdite di militari &#8211; come, almeno in teoria, si è sempre cercato di fare (a parte l&#8217;Urss, per dire) -, quanto proprio di eliminarle tout court. L&#8217;analista statunitense, a scanso di equivoci, è durissimo contro Trump, ed il suo modo di condurre e gestire la guerra all&#8217;Iran: per lui, un po&#8217; di marines sugli isolotti intorno ad Hormuz ci sarebbero stati proprio bene, per impedire all&#8217;Iran di minare lo Stretto.</p>
<p>Luttwak ricorda come, a fronte di bombardamenti massicci sull&#8217;Iran (più di 5mila missioni!), solo due aerei USA sono stati abbattuti, ed i piloti comunque salvati; fino alla provocazione, tipica del personaggio: &#8220;i rischi di sorvolare l&#8217;Iran sono evidentemente così bassi, da essere quasi paragonabili ai rischi quotidiani che i passeggeri comuni affrontano su alcune compagnie aeree del Terzo mondo&#8221;.</p>
<p>Oggi, arrivati alla fase due dell&#8217;attacco contro l&#8217;Iran (a sei mesi dallo sciagurato inizio), dai missili si passa al blocco economico (o, almeno, ci si prova): e lì, in modo diretto, non muore proprio nessuno, dalla parte USA; sappiamo solo chi ringraziare, quando andiamo a rifornirci di carburante. Era successo anche per l&#8217;Ucraina, con il gas in particolare? Certo, ma lì si trattava di difendere una Nazione sovrana aggredita; qui, purtroppo, è un&#8217;altra cosa: ed il regime teocratico è sempre al suo posto, più feroce che mai contro i suoi stessi sudditi&#8230;</p>
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<p>MORTO MLADIC, IL BOIA DI SREBRENICA</p>
<p>Ratko Mladic è morto &#8211; solo come un cane, malato da tempo, in carcere -, ed è morto proprio come meritava: senza neanche l&#8217;onore delle armi, armi che lui aveva invece rivolto &#8211; quasi sempre in modo vigliacco &#8211; contro gli altri. Molto spesso civili.</p>
<p>Aveva iniziato a fare macellare gente già ben prima del genocidio di Srebrenica (luglio 1995), durante l&#8217;assedio di Sarajevo ed anche ben prima: molti che lo hanno conosciuto ritenevano che provasse piacere, nell&#8217;uccidere (bosgnacchi islamici; cattolici croati; potenziali nemici interni, serbo bosniaci come lui). Gli sprigionava le endorfine, il sopprimere altrui vite.</p>
<p>Anche la figlia Ana &#8211; saputo della grande bontà del padre &#8211; decise non solo di uccidersi, ma di farlo con una pistola a lui stesso appartenuta: studiava Medicina a Belgrado, in prospettiva di salvare vite umane. Antitesi perfetta del magistero paterno.</p>
<p>A Belgrado, lo vorrebbero omaggiare con un solenne funerale di Stato, nonostante la condanna per genocidio e crimini contro l&#8217;umanità, e la cosa stupisce solo chi non conosca la polveriera balcanica; i tifosi della Stella Rossa, da par loro, gli hanno già reso degno omaggio: qualificandosi per quello che sono.</p>
<p>Ricordiamoci che l&#8217;ipernazionalismo serbo &#8211; legatissimo a quello russo e panslavo (ma nei Novanta, la italica russofilia era marginale, a differenza di oggi) &#8211; nacque dall&#8217;esaltazione di una battaglia (una sconfitta, peraltro) del 1389, usata strumentalmente dalla politica serba, sin dalla fine degli Ottanta, per eccitare gli animi. E non c&#8217;erano neanche i social: meditate, lettori, meditate&#8230;</p>
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<p>Ps 1 Situazione MPS: a livello di Cda, in settimana scorsa è arrivata una mezza (anche due terzi, diciamo) chiusura dal Banco popolare di Milano all&#8217;offerta di Lovaglio, dopodiché giovedì si è registrata, invece, una mezza apertura da parte di Generali (assicurazioni), che controlla la maggioranza assoluta della omonima banca (un po&#8217; come, illo tempore, la Fondazione con banca MPS). Come ciliegina, l&#8217;intervista di Cimbri, dominus di Unipol: il quale, dando come cosa già fatta la vittoria di Intesa e dunque di Unipol, avrebbe garantito che la senesità del Monte sarebbe comunque, in qualche modo, garantita. Un contentino da dare in pasto ad istituzioni ed opinione pubblica, oppure ci potrebbe essere sostanza?</p>
<p>Ps 2 La settimana scorsa, ci ha lasciati il professor Michele Zappella (classe 1936), luminare della psichiatria infantile, autismo in particolare; nei primi anni della mia presidenza, la sua quasi ieratica figura spesso era presente agli eventi in Sala storica, anche con interventi personali che impreziosivano sempre le conferenze. In Fortezza, un lustro or sono, presentò con me &#8220;Bambini con l&#8217;etichetta &#8211; Dislessici, autistici e iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione&#8221; (Feltrinelli)&#8221;: in qualche modo, credo di potere dire essere quello stato il suo autentico libro testamento. L&#8217;empatia la aveva con i bambini, è facile immaginare; ma la praticava anche con gli adulti: la sua pacatezza nell&#8217;argomentare era un antidoto alla fogna &#8220;socialista&#8221;. Mi piace ricordarlo come una sorta di Socrate contemporaneo, nel modo di porsi; e la dedica del suo libro, ben stretta me la tengo&#8230;</p>
<p>Ps 3 Mercoledì scorso, evento davvero ben riuscito nell&#8217;Istrice, con la presentazione di un articolato volume sulla battaglia di Camollia, della quale &#8211; come più volte ricordato &#8211; ricorrono quest&#8217;anno i 500 anni (25 luglio 1526): libro scritto a plurime mani, con contributi tutti stimolanti (nonché immagini da tenere ben presenti). Chapeau.</p>
<p>A proposito, per la mia Passeggiata del 26 settembre sull&#8217;argomento, siamo ben presto arrivati al sold out completo; stiamo dunque valutando di fare un bis: chi fosse interessato, mandi una mail a booking@operalaboratori.com (oppure chiami lo 0577 286300). L&#8217;argomento interessa, e ciò fa piacere: il &#8220;derby&#8221; con Montaperti (ove peraltro lo scrivente parlerà, il pomeriggio del 4 settembre, con la professoressa Cortese e Giovanni Mazzini) è dunque apertissimo&#8230;</p>
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