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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Jul 2026 09:46:33 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Bufala Rossi: il Presidente Vinci è contento, noi anche di più&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:46:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Già con la valigia quasi in mano, mi trovo piacevolmente costretto a scrivere giusto due cosette sull&#8217;ultima audizione della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: come si fa a non farlo, di grazia? Quanto alla vacanza, magari poi qualcosa se ne scriverà; avevo programmato una crociera last minute sullo Stretto di Hormuz, confidando assai nel Memorandum [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Già con la valigia quasi in mano, mi trovo piacevolmente costretto a scrivere giusto due cosette sull&#8217;ultima audizione della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: come si fa a non farlo, di grazia?</p>
<p>Quanto alla vacanza, magari poi qualcosa se ne scriverà; avevo programmato una crociera last minute sullo Stretto di Hormuz, confidando assai nel Memorandum of understanding di giugno fra USA ed Iran, ma sembra non sia più il momento migliore per andarci (Trump riesce a rovinare anche le vacanze, sic); ergo si ripiega &#8211; non potendo avere tutto dalla vita, come noto &#8211; sulla Capitale dei nemici per eccellenza, per noi amanti del Risorgimento: Vienna&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PRESIDENTE VINCI GIOISCE: CONTENTO LUI&#8230;</p>
<p>Ci siamo già occupati, nel recente passato, del Presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul Caso Rossi &#8211; l&#8217;onorevolissimo Gianluca Vinci: attuale meloniano, ma ex leghista duro e puro -, descrivendone l&#8217;inguaribile ottimismo, magari un po&#8217; allergico ai fatti; in una occasione, per esempio, abbiamo messo in evidenza come il suo fosse un ottimismo di matrice prettamente trumpiana: per lui, la &#8220;sua&#8221; Commissione avrebbe dimostrato in modo inconfutabile che si è trattato di un omicidio, esattamente come The Donald, ai primi di marzo, diceva e scriveva sui social apertis verbis che la potenza militare iraniana era stata demolita, annichilita da cima a fondo, e che Hormuz era sotto il suo pieno controllo.</p>
<p>Dobbiamo però dire che le sue &#8211; dell&#8217;onorevole Vinci, non di Trump &#8211; dichiarazioni a caldo del 21 luglio rappresentano &#8211; almeno per ora &#8211; il top of the top: martedì, infatti, si è tenuta una audizione, la quale &#8211; ovviamente con i toni felpati che si utilizzano fra colleghi: i quali si erano, a loro stesso dire, confrontati prima sulle rispettive consulenze &#8211; ha visto i tre consulenti della Commissione I dire con chiarezza che, per quanto da loro analizzato, non si è trattato di un omicidio; dall&#8217;altra parte, si era di fronte al consulente principe della Commissione bis &#8211; il colonnello Adolfo Gregori &#8211; il quale ha tenuto la sua posizione: senza però &#8211; come vedremo &#8211; assolutamente esprimersi a favore della tesi dell&#8217;omicidio, a differenza di quanto forse Vinci si aspettava.</p>
<p>Ebbene, a fronte di tutto ciò, nessuno si attendeva che il Presidente Vinci ammettesse la pur evidente Waterloo, ci mancherebbe altro; bastava dire che, durante la lunga audizione in questione, erano emerse visioni articolate, plurali, diciamo pure diverse (per non dire antitetiche): niente di tutto ciò, però.</p>
<p>Così come era già accaduto in precedenza, con l&#8217;audizione in cui si erano confrontate le versioni dei medici legali della prima Commissione con quella del dottor Robbi Manghi &#8211; consulente della seconda, ora peraltro sparito dai radar -, colui che spiegò davanti al pubblico l&#8217;esegesi del meraviglioso video sulla dinamica dell&#8217;omicidio (assai presunto, e smontato &#8211; pezzo per pezzo &#8211; dai consulenti sentiti martedì scorso&#8230;). Anche in quella occasione, per Vinci non c&#8217;era alcuna discrasia fra i consulenti della prima e della seconda Commissione. Figuriamoci&#8230;</p>
<p>Fidando nel fatto che giustamente la gente ordinaria non si mette a guardare una lunga audizione, il Presidente Vinci &#8211; per così dire &#8211; offre la sua interpretazione personale dell&#8217;evento, e nessun giornalista gliene chiede conto, purtroppo.</p>
<p>Da fonti di stampa &#8211; La Nazione del 22 luglio, con Laura Valdesi (pagina 7 Cronaca di Siena) &#8211; si viene poi a sapere che il prossimo 4 agosto dovrebbero essere auditi Bernardo Mingrone (colui che chiamò il 118), il custode Massimo Riccucci nonché Gian Carlo Filippone: tutta gente sentita, negli anni, sia dalla Procura che dalla Commissione I (ma questa attuale è meglio, si capisce); a proposito di audizioni: nel video prodotto dalla Commissione bis, ci sono i due assassini, che secondo loro sarebbero Gianni Fava &#8211; già audito &#8211; e il fantasmatico Antonio Muto. Invece che richiamare chi ovviamente non ha niente da aggiungere, perché il Presidente Vinci non convoca Antonio Muto, di grazia? Sarebbe il primissimo da sentire &#8211; e lo sarebbe da mesi -, invece niente di niente: si fa per chiacchierare, eh&#8230;</p>
<p>Comunque, per il Presidentissimo quella del 21 luglio invece che una autentica Waterloo sarebbe stata un mezzo trionfo: &#8220;è emerso che le due perizie, quella della prima Commissione di inchiesta e quella dell&#8217;attuale, in realtà non sono in contrasto; la precedente perizia è stata fatta su 19 quesiti molto specifici e che avevano messo molti vincoli e le risposte non vanno assolutamente in contrasto con quelle di quest&#8217;ultima Commissione&#8221;.</p>
<p>Ah, ma davvero? Contento lui&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I CONSULENTI DELLA PRIMA COMMISSIONE SMONTANO L&#8217;OMICIDIO</p>
<p>I consulenti della Commissione I erano il tenente colonnello dei Ris (Reparto investigativo speciale dei carabinieri), Paolo Fratini, il tenente colonnello Claudio Ciampini ed infine un docente universitario, il professore Antonio Culla, fisico presso il Dipartimento Ingegneria meccanica de La Sapienza; dall&#8217;altra parte &#8211; come detto sopra &#8211; c&#8217;era il colonnello &#8211; anch&#8217;egli del Ris &#8211; Adolfo Gregori, consulente della Commissione attuale.</p>
<p>Il confronto fra le due consulenze era stato lodevolmente richiesto, alcune settimane or sono, dal gruppo del Pd, in particolare dall&#8217;onorevole Andrea Rossi, il quale poi ha avuto anche un gustosa battibecco con il Presidente Vinci: dando dimostrazione del fatto che almeno un minimo di contraddittorio esiste, anche in questa Commissione. Fortunatamente, verrebbe da dire&#8230;</p>
<p>Per chi non lo ricordasse, la consulenza dei Ris voluta dalla Commissione I, propendeva nettamente, pur con le cautele del caso, per il &#8220;gesto anticonservativo&#8221;, peraltro sulla scia della fondamentale consulenza Cattaneo-Zavattaro. David Rossi suicida, insomma.</p>
<p>I tre consulenti, in questa audizione del 21 luglio, hanno ovviamente confermato, scendendo in particolari che basterebbero ed avanzerebbero per chiudere ulteriormente la questione; il tenente colonnello Fratini ha per esempio fatto presente che, se un assassino avesse provato a spenzolare Rossi dalla finestra (tesi della Commissione bis, sic), avrebbe corso lui stesso il concreto e serio rischio di andarsene di sotto, insieme al Rossi. Il consulente ha infatti ricordato come, tenendo un peso di ghisa (quelli da palestra, per capirsi) da 40 kg (e Rossi ne pesava circa 70), lui stesso ha rischiato di cadere, ed è stato trattenuto dai colleghi, durante una prova ad hoc.</p>
<p>Aggiungendo che la dimensione della finestra, la presenza del fancoil in quella specifica posizione, rendeva pressochè impossibile la presenza di addirittura due &#8220;spenzolatori&#8221; del manager montepaschino, come invece sostenuto dalla Commissione bis. Totale divergenza di vedute, insomma.</p>
<p>Nessuno &#8211; sotto l&#8217;ombrellone, ovvero impegnato in perigliosi trekking montani &#8211; ha voglia di guardarsi tutta questa audizione, ci mancherebbe altro; essendoci invece noi sacrificati &#8211; con il consueto masochismo, lo ammettiamo &#8211; per i lettori, suggeriamo loro di godersela per almeno un quarto d&#8217;ora circa, diciamo da quando il timer segna 1 ora e 25 minuti, fino a quando arriva a 1 ora e 43: 18 minuti sottratti magari ad altro, ma spesi bene, date retta&#8230;</p>
<p>Il Presidente Vinci, da par suo, vede piena continuità fra ciò che è stato affermato dai consulenti della prima Commissione, e da quella attuale; come già detto, contento lui&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NEANCHE IL COLONNELLO GREGORI SI SBILANCIA</p>
<p>L&#8217;elemento forse più significativo dell&#8217;audizione del 21 luglio, però, è un altro: ed emerge proprio da ciò che ha detto il tenente colonnello Adolfo Gregori, il consulente portato in palmo di mano dal Presidente Vinci; colui il quale &#8211; come detto dall&#8217;onorevole in più di una intervista &#8211; ha fatto fare il passo in più, quello decisivo verso la tesi omicidaria. Soprattutto con la parte della sua consulenza sull&#8217;orologio, da anni presentata come la prova provata della (inesistente, ma è un dettaglio di contorno) colluttazione: elemento &#8211; ci permettiamo di dire &#8211; su cui i consulenti della famiglia hanno già fornito svariate interpretazioni (si ricorderà fra le varie la straordinaria perfomance dell&#8217;ingegner Scarselli: quella, insuperabile, dell&#8217;orologio scaraventato di sotto dall&#8217;assassino 30 minuti dopo la caduta del Rossi, sic).</p>
<p>Ebbene, il Gregori &#8211; che fra l&#8217;altro appare persona assai misurata e pacata &#8211; ha fatto una premessa metodologica cruciale, rispetto alla sua tanto sbandierata consulenza: vale a dire che ciò su cui si è espresso lui, è sic et simpliciter da intendersi come una singola tessera del mosaico, un pezzo del puzzle, all&#8217;interno di un lavoro prettamente investigativo, il quale non è certo di sua competenza.</p>
<p>&#8220;Io non mi esprimo in termini né di omicidio, né di suicidio&#8230;vanno dimostrati con un&#8217;altra serie di attività, che sono quelle investigative&#8230;le valutazioni (se si tratti di omicidio o suicidio,Ndr) non sta a noi farle&#8230;noi diamo i dati che vanno inseriti in una indagine più ampia&#8221;. Più chiaro &#8211; e corretto &#8211; di così, non si potrebbe.</p>
<p>Colui che sarebbe il consulente chiave della pista omicidiaria, colui seguendo la cui consulenza da mesi il Presidente annunzia urbi et orbi che di omicidio si è trattato senza dubbio alcuno, butta lui stesso acqua sul fuoco, per non dire altro: però l&#8217;audizione è stato un successo pieno, ci mancherebbe altro&#8230;</p>
<p>La &#8220;indagine più ampia&#8221; evocata giustamente da Gregori, per quanto concerne l&#8217;attività della Commissione bis, sembra esaurirsi nell&#8217;agnizione del povero Francesco Giusti da parte di Giovanna Ricci (testimone di provatissima fiducia, si converrà), abbinata alla fantomatica deduzione sulla pista mantovana &#8211; smentita da tre consulenze di parere opposto, compresa quella dei Ris della Commissione I &#8211; generata dal famigerato 4099009, frutto delle &#8220;elucubrazioni&#8221; da detective di Maurizio Montigiani. Roba grossa, e soprattutto seria, capace di raggere in qualsivoglia aula di Tribunale.</p>
<p>Archiviato il mezzo trionfo del 21 luglio, per il futuro della Commissione si immaginano davvero leopardiane sorti magnifiche e progressive, di qui alla fine dei lavori.</p>
<p>Grazie in larga parte proprio al Presidente Vinci, lo scrivente  sta buttando giù uno dei libri più blindati documentalmente della sua ormai lunghetta carriera: tutte (quasi tutte, suvvia) fonti aperte, eppure esplosive; cosa può desiderare di più uno scrittore?</p>
<p>Ancora una volta &#8211; ma mai abbastanza -, che Iddio ci conservi il più possibile il Presidente Vinci&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Poker di luglio: Iene, Roggero, Mondiali e Genova</title>
		<link>http://www.ereticodisiena.it/2026/07/20/poker-di-luglio-iene-roggero-mondiali-e-genova/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:11:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci giunti all&#8217;appuntamento settimanale del blog: oggi ben quattro argomenti in cottura, fra l&#8217;altro tutti e quattro meritevoli &#8211; se ci fosse stato il tempo &#8211; di un pezzo monografico. Sabato prossimo si parte per un tour asburgico: del quale si scriverà, nei modi e tempi che saranno più opportuni&#8230; &#160; LA SUPERBOWLIZZAZIONE DEL MONDIALE&#8230; [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci giunti all&#8217;appuntamento settimanale del blog: oggi ben quattro argomenti in cottura, fra l&#8217;altro tutti e quattro meritevoli &#8211; se ci fosse stato il tempo &#8211; di un pezzo monografico.</p>
<p>Sabato prossimo si parte per un tour asburgico: del quale si scriverà, nei modi e tempi che saranno più opportuni&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA SUPERBOWLIZZAZIONE DEL MONDIALE&#8230;</p>
<p>Sono terminati questi Mondiali dalla geolocalizzazione dilatata (ma al peggio non c&#8217;è mai fine: nel 2030 saranno financo più spalmati), con la meritatissima vittoria finale della Hispania: ben più netta del risicato 1 a zero, e soprattutto con l&#8217;incredibile circostanza degli avversari argentini, i quali non hanno fatto letteralmente un tiro in porta lungo l&#8217;arco della partita (supplementari compresi!). Pare sia un autentico primum. La Spagna ha saputo annichilire il funambolico attacco francese, poi Messi e l&#8217;Argentina; in tutto il torneo, ha subìto un solo goal: vi è altro da aggiungere?</p>
<p>A livello prettamente tecnico, non saprei cosa altro dire; viste troppe poche partite per dare un giudizio complessivo più o meno serio. Di certo, qualcosa si può dire su altri aspetti. Non è tronfia retorica il dire che abbiamo assistito ad una continua ed anche rivendicata &#8220;superbowlizzazione del calcio&#8221;: l&#8217;invenzione infantiniana dell&#8217;intervallo per l&#8217;idratazione, ha portato i tempi dall&#8217;essere due, al diventare quattro (sei, se arrivano i supplementari, sic).</p>
<p>Che il calcio &#8220;romantico&#8221; fosse morto da tempo, era cosa ben nota: con questi Mondiali, si è voluto financo condannarlo alla damnatio memoriae; il calcio dell&#8217;ultraliberismo furfantesco alla Trump-Infantino vede in quella pausa &#8211; in sé, ineccepibile, visto che a quelle temperature si rischia la disidratazione anche a giocare a scacchi &#8211; la quintessenza dell&#8217;ultraliberismo applicato allo sport: si gioca nelle ore più calde in assoluto, per i diritti televisivi europei e gli spot conseguenti; i giocatori rischiano la sincope, ma noi gli creiamo l&#8217;intervallino ad hoc, ove piazzare ulteriori spot. Il meccanismo si autoalimenta. Un autentico capolavoro, chapeau.</p>
<p>Osvaldo Bagnoli &#8211; allenatore di quell&#8217;incredibile scudetto di metà Ottanta con il Verona (l&#8217;ultimo di una squadra provinciale), nonché di grandissime cose al Genoa &#8211; ci ha lasciato, in settimana: Gianni Brera lo soprannominava &#8220;Schopenauer&#8221;; ecco, fra il suo calcio e quello odierno, si preferisce quello di Bagnoli. E chi preferisce quello attuale &#8211; fatecelo dire, senza tanti giri di parole &#8211; non può essere che un emerito cretino&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIOIELLIERE DALLA PISTOLA FACILE</p>
<p>La triste vicenda dell&#8217;orefice piemontese Mario Roggero, da caso di cronaca nerissima (rapina a mano armata, poi due morti ed un ferito serio) è diventato da tempo un caso politico: e già questo è un qualcosa su cui riflettere, perché &#8211; maneggiando la cronaca nerissima &#8211; a passare dalla politica alla propaganda il passo è sempre assai breve.</p>
<p>Aggiungo che il nuovo dispositivo legislativo (fortemente pubblicizzato dalla Premier Meloni), il quale di fatto annulla i risarcimenti dovuti &#8211; per fare l&#8217;esempio di specie &#8211; al familiare di un rapinatore morto o ferito &#8220;nell&#8217;esercizio delle sue funzioni&#8221; lo troviamo francamente cosa buona e giusta. Il risarcimento alle famiglie dei rapinatori non è cosa né buona, né giusta. Aggiungo anche che in casa-negozio proprio, sono del tutto d&#8217;accordo di tutelare al massimo grado la legittima difesa: ma dentro, non fuori. Vale come in guerra, ove armi ne girano tante: al nemico che fugge, ponti d&#8217;oro.</p>
<p>In più, c&#8217;è il gran, gran brutto precedente della minaccia &#8211; pistola alla mano &#8211; all&#8217;allora fidanzato della figlia e ai suoi genitori: correva l&#8217;anno 2005, e che l&#8217;uomo potesse essere incazzato con il fidanzatino ci stava (aveva schiaffeggiato la figlia, durante un litigio); anche lì, però, l&#8217;orefice passò dalla ragione al torto, eh&#8230;</p>
<p>Ciò detto, non solo quella di Mario Roggero non è stata tecnicamente legittima difesa &#8211; come è ovvio, essendo lui uscito, ben armato, dal negozio a rincorrere i tre delinquenti -, ma vi è un aspetto solo da alcuni messo (assai lodevolmente) in evidenza: non essendo un tiratore scelto, uno sniper professionista, e sparando plurimi colpi in mezzo alla pubblica via in pieno giorno, Roggero ha messo a rischio la sicurezza di chiunque transitasse per quei luoghi.</p>
<p>Se si sdoganano questi comportamenti, prepariamoci anche ad avere un numero crescente di vittime collaterali (bambini compresi), come succede da sempre negli States; luogo dal quale &#8211; come diceva e scriveva spesso Vittorio Zucconi &#8211;  tendiamo ad esportare le cose peggiori, invece che le migliori&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GENOVA, 25 ANNI OR SONO (E BOLOGNA, IERI)</p>
<p>Esattamente un quarto di secolo or sono, si concludeva il tristemente famoso G8 di Genova: quello dei black block con le auto rovesciate e la città messa a ferro e fuoco, della morte di Carlo Giuliani, della scuola Diaz con la sua macelleria e di Bolzaneto. Anche questo argomento, da par suo, avrebbe meritato un pezzo monografico, ma il tempo è come sempre tiranno.</p>
<p>Prima di dire due parole sulla questione più dibattuta (l&#8217;ordine pubblico), una riflessione va fatta sugli ideali che mossero i manifestanti, sulla scia degli eventi di Seattle: il principale dei quali &#8211; la contestazione, dura, della globalizzazione &#8211; è passata dall&#8217;essere un caposaldo della Sinistra, a diventare un mantra della Destra; da Manu chao, a Libero ed Il Tempo, insomma. Se vi sembra cosa scontata e da poco&#8230;</p>
<p>Quanto al resto, che dire? Ci furono torti &#8211; torti gravissimi &#8211; da ambo le parti: e quando sbaglia chi rappresenta lo Stato, la colpa è doppia. Le Forze dell&#8217;ordine furono prese da spirito di vendetta, nel caso della Diaz e del suo secondo tempo di Bolzaneto: qualcuno lo ha ammesso, e comunque ci sono prove documentali, nonché sentenze della Magistratura et alia. La copertura politica, purtroppo, non mancò.</p>
<p>Permetteteci però di non considerare Carlo Giuliani un eroe, un martire della libertà: chiaro che non dovesse assolutamente andare in quel modo, ma quella del carabiniere Placanica fu effettiva legittima difesa (a differenza del gioielliere piemontese, en passant); e quanto all&#8217;idealismo del povero Giuliani &#8211; cui deve andare la sincera pietas di tutti -, quel maledetto pomeriggio stava andando verso la spiaggia, a farsi un refrigerante bagno, poi ebbe contezza dei casini, e preferì aggregarsi, e brandire quell&#8217;estintore: i morti per i loro ideali sono ben altri (un Paolo Borsellino, per restare agli anniversari tragici), e mettere tutti nel medesimo calderone non rende loro l&#8217;onore che meritano.</p>
<p>Dal G8, a livello politico e mediatico, si ebbe una triste conferma: l&#8217;opinione pubblica andava aizzata come nelle curve, con cori e slogan facili. Polarizzata, a prescindere. Brutta, bruttissima cosa: ed ancora non esistevano i social&#8230;</p>
<p>Proprio nei giorni dell&#8217;anniversario del G8 genovese, ieri arriva la notizia &#8211; ed il video &#8211; della morte del 42enne Abderrahim Fakir, nel difficile quartiere bolognese del Pilastro: le immagini non sembrano lasciare troppi dubbi sul fatto che l&#8217;intervento dei poliziotti sia stato ultroneo, ma ci saranno l&#8217;autopsia e le indagini della Magistratura. Né attaccare, né difendere a priori, come riflesso condizionato: cercare invece &#8211; e sempre, per quanto almeno possibile &#8211; di capire&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI:LA CONDANNA DELLE IENE (ED ORA?)</p>
<p>Le Iene (nello specifico, il trio Monteleone-Occhipinti-Parenti) sono state condannate dal Tribunale di Genova, competente per le questioni della Magistratura senese; solo la querela del PM Nicola Marini è arrivata fino in fondo, e la pena inflitta al trio è stata inferiore a quella richiesta dal PM genovese nelle settimane scorse.</p>
<p>Quanto a questo aspetto, crediamo che tutto sommato questa riduzione possa essere un bene: una pena pari &#8211; o se del caso superiore &#8211; a quella richiesta dalla Procura, avrebbe reso Monteleone una sorta di martire del giornalismo di inchiesta, e lui già si era mosso anticipatamente in tal senso, con la consueta scaltrezza (ed il Presidente della Commissione Vinci &#8211; con la consueta imparzialità &#8211; a dargli manforte, poteva forse mancare all&#8217;appello?); bene invece così: l&#8217;importante era che si dimostrasse &#8211; in una aula di Tribunale, non su Italia 1 o in una Commissione del tutto partitica &#8211; che la ricostruzione fatta dalle Iene, nell&#8217;ormai lontanissimo 2017 e seguenti, era diffamatoria. Lo si poteva ben dire anche prima, ora anche più forte.</p>
<p>A questo punto, c&#8217;è davvero ulteriore materiale per il mio libercolo (il quale rischia di diventare sin troppo corposo, eh); e c&#8217;è soprattutto un&#8217;altra questione, davvero non da poco, anzi da molto.</p>
<p>Una domanda, meglio ancora: ed ora, che si fa? Si fa finta di (quasi) niente, come ha fatto la stampa locale? Il lavoro delle Iene &#8211; proprio quello giudicato diffamatorio da un Tribunale della Repubblica &#8211; è lo stesso che ha dato il via alla genesi di ben due Commissioni d&#8217;inchiesta sulla Bufala Rossi (una ancora attiva: e che Iddio ce la conservi fino alla fine della legislatura!).</p>
<p>In più, nelle puntate delle Iene prese in esame dal Tribunale genovese, vi è stata la attiva, diretta, personalissima partecipazione di parte della famiglia del suicida: molti ricorderanno, fra i vari passaggi, il fermo immagine di Carolina Orlandi &#8211; la non figlia del povero Rossi -, la quale, telefonino alla mano (di chi era, di grazia?), guardava presunte immagini dei presenti alle diffamatorie orge. Accanto a lei, Antonino Monteleone ed il mitico Trojo, il superteste (molto super, poco teste) delle succitate orge.</p>
<p>Si potrebbe ovviamente continuare, con ulteriori passaggi; quanto agli altri organi di informazione: si continua a fare finta di niente? Ancora presciutto negli occhi, a prescindere?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Mps: nì ad Intesa (ma senza dichiarare ostile il tentativo di scalata), sì invece a BPM: questa la sintesi della nota diffusa da MPS giovedì scorso. A sentire Lovaglio, dunque, con la seconda soluzione si tutelerebbe pressoché tutto, compreso il marchio e le istanze del territorio.</p>
<p>Benissimo, sul serio: allora avanti tutta in questo senso di marcia! Se poi la cosa non va in porto, però, di chi sarebbe la colpa, di grazia? Chi resta con il cerino in mano?</p>
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		<title>Report, eutanasia del giornalismo di inchiesta (e 3 Ps)</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 21:03:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Riprendiamo, dopo la pausa dedicata al Palio vinto dall&#8217;Aquila (con tutte le conseguenti polemiche: ma tanto si puole chiacchierare ad abundantiam, ma alla fine chi riscuote sul serio è sempre uno&#8230;), con un argomento che sta tenendo banco, e che ovviamente ci intriga, amaramente, davvero non poco: il caso dell&#8217;attentato a Ranucci dello scorso 16 [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo, dopo la pausa dedicata al Palio vinto dall&#8217;Aquila (con tutte le conseguenti polemiche: ma tanto si puole chiacchierare ad abundantiam, ma alla fine chi riscuote sul serio è sempre uno&#8230;), con un argomento che sta tenendo banco, e che ovviamente ci intriga, amaramente, davvero non poco: il caso dell&#8217;attentato a Ranucci dello scorso 16 novembre, con tutto ciò che è già emerso &#8211; non pochissimo, in effetti -, e ciò che potrebbe emergere nei prossimi giorni&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>REPORT: CHE FECE NASCERE LA BUFALA ROSSI</p>
<p>Non so quanti se lo ricordino, ma la cosa è davvero curiosa e oggi non la si può non sottoporre all&#8217;attenzione dei lettori: il Caso Rossi &#8211; la più grande bufala italiana del XXI secolo &#8211; nasce mediaticamente non con le Iene o con Quarto grado o con altri ancora, bensì proprio con Report.</p>
<p>Il passaggio dalla narrazione suicidaria &#8211; quella della Magistratura e della famiglia stessa, per un annetto &#8211; a quella omicidiaria (con il drastico revirement dei familiari, i quali ex abrupto iniziano a parlare di omicidio, o comunque a seminarne abilmente il dubbio) avviene infatti nel novembre del 2014, allorquando viene confezionata da Paolo Mondani, per Report, un lungo servizio.</p>
<p>Il quale è da una parte una sorta di secondo tempo, con relativi aggiornamenti, de &#8220;Il Monte dei fiaschi&#8221; (maggio 2012), ma è &#8211; anche e soprattutto &#8211; il primo servizio in cui al pubblico televisivo viene somministrata l&#8217;immagine di David Rossi precipitante dalla finestra della sua stanza. Ed è la prima volta in cui &#8211; sentendo anche Antonella Tognazzi, senza mai peraltro chiederle il perché del suo ribaltamento d&#8217;opinione rispetto a sole poche settimane prima, sic &#8211; si adombra la tesi dell&#8217;omicidio, all&#8217;insegna del consueto &#8220;ci sono troppe cose che non tornano&#8221;.</p>
<p>Nel servizio in questione, fra l&#8217;altro, ci sono (almeno) due &#8220;inciampi&#8221; di Paolo Mondani: il primo, quello sulla presuntissima stanza di Rossi nei locali del Ministero dell&#8217;Interno (circostanza fatta propalare da una intervista ad una fonte anonima, sul cui conto qualche sospetto adesso si ha: ma solo sospetti, ci mancherebbe); circostanza talmente inverosimile, che nessuna trasmissione in seguito la riproporrà (salvo che ci sia sfuggita, ovviamente: le Iene hanno fatto più di 30 puntate, da par loro, sull&#8217;argomento).</p>
<p>Secondo &#8220;inciampo&#8221;, i conti riferibili a Giuseppe Mussari, all&#8217;interno del vaticano Ior: circostanza che fa il suo ingresso grazie ad un monsignore anonimo (ritonfa), ma che il buon Mondani &#8211; per bloccare una querela dell&#8217;avvocato calabrese &#8211; dovrà clamorosamente ammettere essere non verificata. Sul sito di Report, la rettifica del programma rispetto al delicato argomento &#8211; dopo l&#8217;abbandono di Milena Gabanelli &#8211; è a firma del nuovo (allora) dominus: Sigrfrido Ranucci&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA LIASON CON LAVITOLA (INDECENTE)</p>
<p>Diciamocelo subito, e a chiarissime lettere: la relazione amicale con Lavitola, da parte di Ranucci, è sic et simpliciter indecente. Mancante proprio del romano decus.</p>
<p>Certo che un giornalista &#8220;non è una dama di carità&#8221;, e che deve anche &#8220;razzolare nei bassifondi, per trovare le notizie&#8221; (copyright di Travaglio, da Il Fatto di sabato, in un disperato tentativo di salvataggio ranucciano&#8230;): ma quello fra i due &#8211; Ranucci e Lavitola &#8211; sembra essere diventato &#8211; a detta di loro stessi &#8211; un qualcosa di assai intenso e profondo. Troppo intenso e profondo. Una cosa è una fonte, che può anche stare simpatica e con cui si può mangiare una pizza; un&#8217;altra è un amico (rispetto al quale, magari, uno &#8211; Ranucci &#8211; dovrebbe per esempio esimersi dal dare pubblica notizia dell&#8217;autismo del figlio dell&#8217;altro: questione di privacy e di eleganza, suvvia).</p>
<p>Fra l&#8217;altro, è già emerso con chiarezza che erano anni che i due avevano questa liason amicale, se nel 2021 (5 anni fa!) un giornalista di Report fu ospitato nel bed and breakfast lavitoliano, in tempi di lock down, sotto la spinta di Ranucci stesso: Lavitola lo avrebbe addirittura ospitato gratis, e peggio c&#8217;è allora da sentirsi. La voce più inquietante &#8211; riportata da svariati quotidiani &#8211; è che chi &#8220;aveva problemi con Report si doveva rivolgere a Lavitola&#8221;. Boh: non ci voglio credere&#8230;</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Lavitola è quello che ha determinato la caduta di Fini per l&#8217;affaire monegasco (e la notizia, almeno, era vera); è quello che ha presentato quel brav&#8217;uomo di Tarantini al Silvio nazionale, con le future olgettine a rimorchio (provando, poi, a fare estorsione al Cavaliere); è colui il quale è rimasto coinvolto in una squallida storia di compravendita di senatori, e si potrebbe continuare.</p>
<p>&#8220;Dimmi chi pratichi, e ti dirò chi sei&#8221;, diceva la manzoniana Donna Prassede; forse troppo dura la citazione, per il Sigfrido nazionale. Ma lui, per meritarsela, ha fatto davvero di tutto e di più.</p>
<p>E state pure tranquilli: di certo, non è finita qui; da appassionata spettatore (in un caso, anche collaboratore) di Report, non me ne posso che sinceramente dolere.</p>
<p>Il giornalismo di inchiesta professionistico italiano stava assai male anche prima: mentre finisco di scrivere questo pezzo su Ranucci, sta andando in onda &#8211; sempre a spese dei contribuenti &#8211; il nuovo programma condotto da Antonino Monteleone, evidentemente premiato per il suo ben fare pregresso.</p>
<p>Ora, del giornalismo di inchiesta professionistico italiano, possiamo decretare la fine, sperando almeno che possa rinascere. Non è scontato, e non sarà comunque facile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E ORA, DI GRAZIA?</p>
<p>E adesso che succederà, di grazia? L&#8217;unica cosa certa, è che non c&#8217;è alcunché di certo, garantito, sicuro: bisogna aspettare gli sviluppi della inquietante &#8211; a dir poco inquietante &#8211; vicenda, all&#8217;insegna del più che mai attuale wait and see.</p>
<p>Come ha detto al Corriere della sera di ieri (pagina 9, pezzo di Simone Canettieri) un giornalista del programma &#8211; rigorosamente sotto stretto anonimato (del quale Ranucci non potrà certo lamentarsi, eh) -, con che faccia potrà andare un qualsivoglia inviato di Report, da questo luglio in avanti, a rinfacciare comportamenti poco chiari ed amicizie torbide al potente Tizio o all&#8217;imprenditore Caio?</p>
<p>&#8220;Con quale faccia potrò andare da un politico a chiedergli conto dei suoi legami pericolosi con personaggi controversi?&#8221;. Come dargli torto, di grazia?</p>
<p>Comunque la si veda, Ranucci, con questa frequentazione così intensa &#8211; e perdurante da anni &#8211; con Lavitola, ha messo in seria e concreta difficoltà il suo team: il quale pare si riunirà in settimana &#8211; sembra giovedì &#8211; per cercare di trovare una qualche quadra. Ma il problema della credibilità futura del programma esiste, tutto; e se venisse fuori che &#8211; in qualunque forma o modo &#8211; Lavitola ha messo mano a qualche servizio di Report in passato, questo problema avrebbe un serissimo valore retroattivo, investendo la credibilità pregressa del programma. Implacabilmente.</p>
<p>A nostro parere, poi, sbaglia Fratelli d&#8217;Italia a presentare esposti contro il Sigfrido nazionale: la Magistratura, a quanto si intuisce, ha già materiale in abbondanza per analizzare il rapporto fra Ranucci e Lavitola, e siamo tutti in trepidante attesa che venga fuori qualcosina di succoso dai tre cellulari e dalle pen drive dell&#8217;ex collaboratore di Craxi e di Berlusconi. Il Partito della Meloni, così facendo, offre una sponda alla narrazione martirologica del Sigfrido nazionale, e non è mai bello che un Partito si schieri contro un giornalista, così come a favore (se non per le intimidazioni ricevute, ovviamente): la stessa narrazione martirologica per la quale &#8211; a dire degli inquirenti &#8211; lavorava alacremente Lavitola in persona. Con ogni mezzo possibile: immaginale, ed anche &#8211; pare proprio &#8211; inimmaginabile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Stretto di Hormuz ancora in fiamme: l&#8217;esercito iraniano &#8211; secondo Trump letteralmente distrutto ai primi di marzo &#8211; riesce ancora a controllarlo, in modo quasi completo. Una guerra &#8211; quella di Trump &#8211; con uno dei peggiori nemici davanti, e con al fianco un alleato &#8211; l&#8217;Israele del Governo Netanyahu &#8211; fra i più riottosi e pericolosi. Un autentico capolavoro: al contrario, purtroppo&#8230;</p>
<p>Ps 2 Sport, tennis, Wimbledon: Sinner ha vinto, dimostrando di essere capace di mantenere al massimo i giri del suo motore per 4 set tirati; come gli era capitato altre volte, aveva iniziato davvero male &#8211; rischiando di perdere al primo turno! -, ma ha concluso al meglio. Chapeau, dunque, al primo austriaco che trionfa a Wimbledon&#8230;</p>
<p>Ps 3 Settimana conclusiva del Mondiale tripartito (USA, Messico, Canada: troppa grazia); forse ci faremo un pezzo ad hoc, se ci sarà modo e tempo. Due semifinali davvero intriganti, almeno sulla carta, ci attendono, fra martedì e mercoledì; oggi ho visto, a Dribbling, Giovanni Galli &#8211; signor portiere e signore tout court &#8211; rimembrare, con meravigliosa autoironia, il goal che prese da un certo Maradona al Mundial del 1986: certo, si sarebbe potuto tuffare, ma il tiro del fuoriclasse era a dir poco maligno e beffardo (riguardatelo, su Youtube!).</p>
<p>Come ha detto Galli, se l&#8217;avesse parato, quel pallone, oggi non se lo ricorderebbe alcuno, mentre per gli amanti del calcio è stato una delle più prelibate perle di Maradona; chi, anche fra un secolo, se lo riguarderà, sarà ancora a discutere se il portiere avesse fatto una mezza papera, ovvero se il tiro fosse imparabile&#8230;</p>
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		<title>Palio: evviva l&#8217;Aquila, del resto parliamo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 21:08:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi, 4 luglio 2026, sono i 250 anni esatti della Indipendenza statunitense, in un contesto più polarizzato e divisivo che mai: forse giusto i Cinquanta del Novecento reggono al confronto, con il maccartismo al suo apice, oltre ovviamente al contesto della Guerra civile, combattuta con ferocia fra il 1861 ed il 1865 (conflitto il quale, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 4 luglio 2026, sono i 250 anni esatti della Indipendenza statunitense, in un contesto più polarizzato e divisivo che mai: forse giusto i Cinquanta del Novecento reggono al confronto, con il maccartismo al suo apice, oltre ovviamente al contesto della Guerra civile, combattuta con ferocia fra il 1861 ed il 1865 (conflitto il quale, però, nel medio periodo fece crescere e prosperare gli States); questo è il Trump II (parecchio peggio del primo, come detto e ridetto), ladies and gentlemen. Chi l&#8217;ha votato nel novembre 2024, accordandogli il voto dopo la gravissima violenza di Capitol hill, aveva a pensarci prima, eh&#8230;</p>
<p>Ma a Sienina &#8211; che torna Repubblica nei giorni di Palio (i quali da tempo sono dilatati a 7,per non dire 8 oppure 9, con un continuum che va dalla presentazione del drappellone in avanti) -, come si fa a non parlare della carriera, almeno oggidì?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIUBILO DELL&#8217;AQUILA</p>
<p>Quando l&#8217;Aquila aveva vinto l&#8217;ultima volta (3 luglio 1992!), si era all&#8217;inizio della guerra civile nella fu Jugoslavia, e l&#8217;Unione sovietica era crollata alla fine dell&#8217;anno pregresso (il giovane Putin faceva la spia in DDR: meglio allora, almeno c&#8217;erano i filosovietici ma non erano ancora filoputiniani&#8230;), giusto per dirne due a livello di politica estera&#8230;</p>
<p>Giubilo meritato assai, dunque, per l&#8217;unica fra le 17 Contrade prima morta, e poi risorta (nel 1718, grazie all&#8217;acribia del Pecci); per la Contrada, che &#8211; ancora ovviamente non codificata come tale &#8211; fu la più solerte nell&#8217;accoglienza a Carlo V, in quell&#8217;aprile del 1536, quando la Repubblica spalancò le sue porte all&#8217;ingresso trionfale di colui il quale, meno di un ventennio dopo, ne avrebbe decretata la fine.</p>
<p>E che suggestione &#8211; anche per chi dell&#8217;Aquila non è -, vedere in diretta la benedizione del cavallo: in Piazza Jacopo della Quercia, ergo all&#8217;esterno, ma al contempo al potenziale interno &#8211; se fosse stato completato &#8211; del Duomo nuovo, simbolo della vanitas senensium, bloccato come noto da seri problemi di stabilità geologica e dalla Peste nera. Il potere imperiale &#8211; l&#8217;aquila bicipite, nera -, che va di pari passo con il potere ecclesiastico, con don Frignani che è uno dei pochissimi correttori davvero contradaioli. Unguibus et rostris.</p>
<p>Complimenti a tutti, quindi, a partire dall&#8217;amico Gabriele Fattorini, storico dell&#8217;Arte prestato alla Contrada; ed anche se è un po&#8217; che non lo vedo, fatemi salutare un emblema dell&#8217;Aquila anni Settanta ed Ottanta, quell&#8217;Ameraldo il quale, finito di portare a giro i quadrupedi da barbaresco, iniziò a correre. E non si è ancora fermato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN DRAPPELLONE NON APPREZZATO</p>
<p>Il drappellone di Ismaele Nones non ha scaldato più di tanto il cuore dei senesi presenti all&#8217;interno del cortile del Podestà (chi era costui? Quanti senesi lo saprebbero presentare, Fabio Bargagli Petrucci?). Eravamo presenti: qualche timido applauso, tanti brusii; diciamo un prevalente, imbarazzante, silenzio.</p>
<p>E che un Palio piaccia poco o anche punto, ci può benissimo stare: è solo negli Stati totalitari, che il dissenso &#8211; anche verso il fenomeno artistico &#8211; non è tollerato; per quanto mi riguarda, a me non è dispiaciuto, soprattutto per la scelta di raffigurare, in basso, la Diana, la quale ha sempre il suo fascino, dantesco e non solo.</p>
<p>Sappiamo bene che i senesi, i quali due volte all&#8217;anno si scoprono ex abrupto amanti dell&#8217;Arte pittorica, sono i medesimi che magari sono entrati una volta in vita loro in Pinacoteca (se ci sono mai entrati, sic); sono gli stessi che confondono il Beccafumi con i problemi di revisione della caldaia, e sono coloro che di certo, nei restanti 363 giorni annuali, preferiscono lo spritz di ordinanza a Taddeo di Bartolo. Come diceva un certo Oscar, non dovrebbe essere l&#8217;Arte a diventare popolare, ma il popolo a diventare artistico. Ma lui era un dandy, e d&#8217;altri tempi, suvvia&#8230;</p>
<p>Ciò detto, sulla critica al povero Nones pare davvero che siamo andati decisamente fuori misura; le mie sentinelle sui social mi riferiscono financo di auguri di morte all&#8217;artista, per non si sa bene cosa. Mi pare, dunque, che siamo andati davvero oltre, nella deriva &#8220;socialista&#8221;; ma la domanda da porci, ormai, è la seguente (come per esempio insegna anche il caso Roccella, per restare a questi giorni): esiste ancora il concetto di &#8220;oltre&#8221;, per certi leoni da tastiera? Domanda retorica, eh&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNA PROPOSTA: NON NUOVA, E NON REALIZZABILE, MA PARECCHIO SERIA</p>
<p>Dato il giusto risalto alla storica vittoria dell&#8217;Aquila, come sempre &#8211; e, magari, più di altre volte &#8211; si può e deve provare a portare avanti qualche ragionamento sulla Festa: anche perché &#8211; amareggia dirlo &#8211; mi pare che sulla stampa cittadina non si vada oltre l&#8217;esaltazione dei vincitori (legittima, ci mancherebbe), con le consuete autocensure su tutto il resto. Sono financo scomparse dal cartaceo le pagelle dei fantini, il giorno dopo il Palio (trovate solo on line, su Siena free): ci saranno domattina, suvvia&#8230;</p>
<p>Visto che c&#8217;è un fantino &#8211; quello di gran lunga più bravo, e noi siamo sempre stati per la meritocrazia &#8211; uso a fare e disfare a suo piacimento, a guisa di un novello Bruschelli (senior, ovviamente), qualche riflessione si può provare a fare.</p>
<p>Per intanto, non è vero che sia sempre stato così: a Siena è cosa nota, dunque lo scrivo giusto per gli amici che ci seguono da fuori, magari anche da parecchio fuori. Quando c&#8217;era un fantino davvero bravo &#8211; inutile fare nomi &#8211; a suo tempo c&#8217;era comunque la dirigenza della Contrada x oppure y, a guidarlo e a dettare, in modo piuttosto ferreo, l&#8217;agenda: si può forse dire che sia la medesima cosa oggi? Altra domanda retorica.</p>
<p>Per non limitarsi alla pars destruens, da social o da barre, provo quindi a ritirare fuori una proposta: non nuova (già esplicitata durante la monarchia bruschelliana), né tantomeno realizzabile &#8211; essendo razionale, seria e soprattutto fattibile a costo zero (per la collettività) -, ma tanto è.</p>
<p>Chi arriva ad un tetto di vittorie (3, per esempio?), dopo esserci arrivato si deve fermare per (almeno) una annata, facendo spazio a fantini nuovi, o comunque mai vincenti per tre volte; per chi già da tempo è ben oltre (Tittia, ma non solo), il pregresso si sana per l&#8217;appunto con un anno (almeno) di stop. Lo scrivo da selvaiolo, con il Tittia il quale ha fatto tris per la Contrada di Vallepiatta. Se non c&#8217;è il Tittia &#8211; come se non ci fosse stato, illo tempore, il Bruschelli -, qualcuno vince lo stesso, non è che si salta il Palio: si esulta lo stesso, eh&#8230;</p>
<p>La Festa non può stare un anno senza Tittia, Gingillo e Scompiglio (peraltro non a cavallo a questo giro, come noto), per dire? Arriverebbe un morbo, un virus inestirpabile in città? Tacitamente, si è fatto per decenni con i cavalli, all&#8217;insegna della manifesta superiorità: non si potrebbe fare anche con i fantini, di grazia?</p>
<p>Essendo del tutto inverosimile che le dirigenze lo facciano spontaneamente, bisognerebbe farlo fare loro in modo spintaneo, con un intervento comunale. Ah, già: si toccherebbe la sacralità, la libertà delle Contrade e dei fantini. Mah, secondo la redazione si farebbero sic et simpliciter esordire più facce nuove, si alleggerirebbero incrostate rendite di posizione e, magari, girerebbero addirittura un po&#8217; meno soldini (sempre troppi, ci mancherebbe: ma almeno un pochini di meno).</p>
<p>Il Monte dei Paschi legato alla città appartiene ormai ad un presente, che si avvicina sempre più al passato (che non tornerà); il Palio, con le sue enormi ricadute turistiche, è un volano impressionante, grande drenatore di denari, pubblici e privati.</p>
<p>Che, però, il contradaiolo diventi sempre più semplice parte del &#8220;pittoresco&#8221;, da offrire in pasto alle Whoopy Goldberg di turno, fra chef stellati e vip vari, dovrebbe fare riflettere: ma non succederà, tranquilli.</p>
<p>Fra coloro che ci guadagnano davvero (bei soldarelli, ad occhio e croce), e coloro che invece pagano e sudano, in questo caso &#8211; a differenza che in altri campi della vita sociale &#8211; c&#8217;è piena vicinanza e comunione di intenti: il Palio deve andare avanti così come è, e guai a provare anche solo ad invertire la rotta. Per la Goldberg e chi ci si ingrassa, capisco bene che non sia un problema, basta la &#8220;atmosfera calda&#8221;, senza tanti distinguo; per gli altri, per i contradaioli, invece, dovrebbe esserlo. Pensate che qualcuno &#8211; in Consiglio comunale, magari &#8211; abbia la capacità e la voglia di farsi latore di questa sorta di salary cap per i fantini?</p>
<p>&#8220;Ma come, gnamo: proprio ora che, al prossimo giro, il Tittia si monta noi, dai&#8230;&#8221;.</p>
<p>Ps segnalazione cultural-amicale: Adamo Biancucci (ex compagno di scuola dello scrivente, classe 1969), dopo altri premi ricevuti, ha ricevuta una menzione speciale per la sua poesia &#8220;Mi cercherai&#8221;, all&#8217;interno della Rassegna del prestigioso club dei poeti del 2026; in attesa del prossimo volume completo &#8211; che presenteremo di certo in Sala storica -, ad majora&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: Antonino e l&#8217;omino (del vicolo)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 11:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Palio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; il prossimo pezzo, as usual, sarà verosimilmente dedicato al Palio, geopolitica permettendo: oggi, però, non si può non tornare a scrivere del Caso (bufala) Rossi: tre cosette, più o meno nuove, incombono con legittima urgenza, da par loro&#8230; &#160; POP CORN MOMENT&#8230; Come i lettori più assidui [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://www.ereticodisiena.it/2026/06/27/bufala-rossi-antonino-e-lomino-del-vicolo/">Bufala Rossi: Antonino e l&#8217;omino (del vicolo)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://www.ereticodisiena.it">Eretico di Siena</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; il prossimo pezzo, as usual, sarà verosimilmente dedicato al Palio, geopolitica permettendo: oggi, però, non si può non tornare a scrivere del Caso (bufala) Rossi: tre cosette, più o meno nuove, incombono con legittima urgenza, da par loro&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>POP CORN MOMENT&#8230;</p>
<p>Come i lettori più assidui del blog ben sanno, è da aprile che, quanto al Caso (bufala) Rossi, stiamo assistendo ad un prolungato pop corn moment (ed il meglio deve ancora venire, ovviamente); dopo un paio di pezzi, riprendiamo dunque il filo del discorso.</p>
<p>Le due grandi novità &#8211; cui infatti dedichiamo un paragrafo per una &#8211; sono le seguenti: l&#8217;avvocato Roberto Martini &#8211; legale di Francesco Giusti &#8211; ha fornito alla Commissione di inchiesta un nome di un potenziale &#8220;omino nel Vicolo&#8221;; in secondo luogo, poi, si avvicina il 6 luglio, data in cui Antonino Monteleone verrà finalmente giudicato per una ipotesi di reato datata 2017, inerente alla sua ricostruzione &#8211; della quale tanto si è scritto anche in questo blog &#8211; dei presuntissimi festini svoltisi alla presenza dei magistrati che hanno indagato sulla morte di David Rossi.</p>
<p>Una sempre più frastornata Commissione deve, dunque, trovarsi a gestire queste due novità non da poco (la seconda, chiamarla novità sembra peraltro un po&#8217; ridicolo, sic): e non sarà affatto così facile, diciamo; nel frattempo, ad inizio settimana, c&#8217;è stato l&#8217;ennesimo sopralluogo nel Vicolo chiamato Monte pio, luogo ormai iconico della Siena del malaffare, ottimo per il crime tourism (invece che per vedere la casa natale di Federigo Tozzi, i turisti si fermano a guardare e commentare lo striscione: così va il mondo, no?).</p>
<p>E la cosa meravigliosa, quasi commovente, è che, pur non essendoci ovviamente alcuna novità sostanziale, il giorno dopo l&#8217;ennesimo sopralluogo è iniziato di nuovo il giro delle 7 &#8211; o giù di lì &#8211; trasmissioni amiche, in cui il medesimo caravanserraglio ogni volta &#8211; da settimane, da mesi, da anni &#8211; annuncia novità eclatanti. E con che piglio, eh; sarà sempre più così: la frustrazione per l&#8217;urlare indarno, ai 4 microfoni, sempre la stessa solfa &#8211; purtroppo smentita dai fatti concreti -, porterà ad atteggiamenti sempre più aggressivi e sopra le righe.</p>
<p>Il pop corn moment &#8211; come detto sopra e tante altre volte &#8211; è dunque solo all&#8217;inizio: pensate per esempio se qualcuno, per salvare il proprio sederino, un giorno iniziasse a raccontare la verità sulla costruzione della più grande bufala italiana del XXI secolo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;OMINO NEL VICOLO: TROVATO?</p>
<p>In settimana, colpo di scena nel Caso Rossi: dopo mesi e mesi (da novembre 2025!) in cui la Commissione più brava del mondo ha detto non solo che il povero David Rossi è stato ammazzato (dunque bisognerebbe anche crederci, ma vista la foga con la quale lo ripetono ad ogni intervista, abbiamo qualche dubbio che ci credano financo loro), ma che è stato finalmente trovato l&#8217;omino nel Vicolo Monte pio (Francesco Giusti), ora però il Presidente Vinci si trova a dovere affrontare una fastidiosa, nonché insidiosa, gatta da pelare.</p>
<p>L&#8217;avvocato Martini &#8211; legale di Giusti &#8211; ha infatti inviato nei giorni scorsi una lettera alla Commissione, con la quale esorta la stessa a prendere concretamente in considerazione il nome di una persona, la quale avrebbe ammesso &#8211; il condizionale è del tutto d&#8217;obbligo &#8211; di essere lui, l&#8217;uomo con il telefonino all&#8217;orecchio. A questo punto, ci si aspetta che la Commissione lo convochi immantinente, per dirimere la ingarbugliata matassa: nessuna altra audizione pare essere più urgente e cogente di questa.</p>
<p>Se davvero fosse lui l&#8217;omino nel vicolo &#8211; e chi c&#8217;è, sulla piazza, meglio della Commissione più brava del mondo per carpirne l&#8217;autenticità o meno -, diciamo che saremmo al game over; se invece fosse l&#8217;ennesimo mitomane del contesto (almeno lui non è andato in televisione, né incappucciato né senza cappuccio), si sarebbe sic et simpliciter al punto di prima, e ci sarebbe tolti il pensiero: è stata d&#8217;altro canto la Commissione ad incartarsi sul Giusti, segnalato &#8211; sempre bene ricordarlo &#8211; dall&#8217;occhio clinico, da detective di razza, di Giovanna Ricci, a cagione delle &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; di una figura pressoché impossibile da riconoscere (roba che Lombroso era garantista, al confronto, sic).</p>
<p>In redazione &#8211; per quello che ovviamente può interessare &#8211; noi preferiremmo che questo nuovo omino nel Vicolo fosse, per l&#8217;appunto, l&#8217;ennesimo mitomane da segnalare nel contesto della bufala Rossi; altrimenti, oltre a dovere modificare qualche pagina del mio nuovo libro sul caso, toccherebbe farla finita con la &#8220;pista mantovana&#8221;, a pochi mesi dallo scioglimento della Commissione più brava del mondo: e dove lo si ritrova, un mix &#8211; come è quello mantovano &#8211; di finanza, valigette nere, soldi facili, energumeni spenzolanti da una finestra un manager MPS, famiglia che cerca solo la Verità, grande giornalismo di inchiesta e quanto di altro?</p>
<p>Come detto e scritto ormai più volte, che Nostro Signore ci conservi la Commissione bis, e &#8211; se non è chiedere troppo &#8211; la pista mantovana: di gran lunga la più intrigante del baccellaio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL VITTIMISMO DI ANTONINO</p>
<p>Il prossimo 6 luglio si saprà se il giornalista Antonino Monteleone sarà condannato o meno per la vicenda dei presunti festini, i quali avrebbero coperto &#8211; con un meccanismo ricattatorio tipico della forma mentis di certo giornalismo &#8211; la ricerca della verità sulla morte di David Rossi. Se ne è parlato in tanti altri pezzi sul blog &#8211; in cui si è conato il soprannome di &#8220;trojo&#8221; per il presuntissimo escort Matteo Bonaccorsi, alla fine presentatosi al cospetto del Tribunale di Genova -, e anche in più Capitoli del mio &#8220;Cronaca di un suicidio (annunciato)&#8221;, uscito per Cantagalli nel luglio 2021.</p>
<p>Per quello che ci riguarda, lo scandalo è che, a fronte di una campagna mediatica durissima iniziata nell&#8217;ottobre 2017, si arrivi a sentenza &#8211; sul filo della prescrizione &#8211; solo nel luglio di 9 anni dopo (quando le querele arrivavano in serie allo scrivente, filavano via che era un piacere): questo è lo scandalo autentico, che ha portato fra l&#8217;altro alla prescrizione di Pierluigi Piccini, detto en passant.  Tempi biblici della Giustizia, si dirà: e con ragione; magari c&#8217;è stato anche &#8211; per dirne una &#8211; qualche testimone il quale, per svariate volte, non si è presentato: se ne scriverà, a tempo debito.</p>
<p>Nel frattempo, a fronte di una richiesta di condanna che non sembra assolutamente così esagerata (8 mesi), Antonino Monteleone &#8211; ora peraltro molto preso da Garlasco, nel suo nuovo programma: ha scovato un supertestimone anche lì, chapeau! &#8211; mette le mani avanti in modo preventivo, cercando &#8211; ed in parte financo trovando &#8211; la solidarietà di alcuni colleghi. Con un coraggio che davvero solo lui può avere, arriva a scrivere su Fb quanto segue:</p>
<p>&#8220;No, non siamo nella Russia di Putin. Non stiamo parlando di un dissidente&#8221;; dipoi, all&#8217;insegna del classico lancio del sasso (macigno), per poi nascondere la mano quando si arriva in prossimità di sentenza, si arriva a scrivere che &#8220;secondo l&#8217;accusa, avremmo leso la reputazione di alcuni magistrati senesi&#8230;magistrati i cui nomi, è bene ricordarlo, non sono mai stati pronunciati nelle nostre inchieste. Magistrati le cui presunte offese restano, ancora oggi, totalmente vaghe&#8221;.</p>
<p>Ma sì: ve la ricordate l&#8217;indimenticabile passaggio dell&#8217;incontro a tre fra Monteleone, il sedicente Trojo e Carolina Orlandi, la quale &#8211; telefonino alla mano &#8211; chiedeva lumi all&#8217;escort? Nessuno &#8211; specialmente a Siena &#8211; ha mai capito chi fossero i magistrati (uno dei quali curiosamente &#8220;intervistato&#8221; financo sulla soglia di casa sua, ma mica si parlava di orge o ricatti, certo): a Monteleone è dunque rimasta l&#8217;ultimissima carta da giocare, quella dei senesi allocchi. In effetti, chi avrebbe mai potuto immaginare &#8211; per dire &#8211; che il PM titolare dell&#8217;inchiesta su Rossi, fosse associato a quei festini, di cui si discettava nei servizi sulla morte di Rossi? Come si faceva a capire che fosse lui, che fossero loro? Giammai e giammai.</p>
<p>In caso di condanna, prepariamoci quindi ad una ennesima puntata della Monteleoneide: Antonino Monteleone, il giornalista di inchiesta che il Potere teme così tanto, da affidargli, previo lauto contratto, un programma dopo l&#8217;altro nel prime time della Rai (nonostante share certo non esondanti, diciamo); in Russia &#8211; a puro titolo di cronaca &#8211; non funziona proprio così&#8230;</p>
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		<title>Il Vannacci che è in noi (e Ginzburg, Ruini, infine Flavio)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 20:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Palio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale; gli argomenti, certo, non mancano, né in politica estera (il Memorandum fra USA ed Iran, reggerà, nonostante i bombardamenti sul Libano da parte del Governo Netanyahu? L&#8217;escalation fra Russia ed Ucraina, dopo i bombardamenti ucraini su Mosca, fino a che punto si spingerà?), né in politica interna; in più, ci [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale; gli argomenti, certo, non mancano, né in politica estera (il Memorandum fra USA ed Iran, reggerà, nonostante i bombardamenti sul Libano da parte del Governo Netanyahu? L&#8217;escalation fra Russia ed Ucraina, dopo i bombardamenti ucraini su Mosca, fino a che punto si spingerà?), né in politica interna; in più, ci si è messo financo il mix di interni ed esteri, con la telenovela &#8211; purtroppo però seriamente impattante, a livello geopolitico &#8211; fra Trump e Giorgia Meloni.</p>
<p>Il fatto più stimolante della settimana è però senz&#8217;altro quello relativo al fenomeno Vannacci: la destra della destra, la quale trova il leader che non aveva, fino ad oggi, mai avuto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA BOMBA VANNACCI: CUI PRODEST?</p>
<p>Dal punto di vista prettamente politologico, le due principali domande da porsi sono queste: l&#8217;ascesa di Vannacci (dato da Youtrend quasi al 6%!), a chi giova, e dunque chi danneggia? In secondo luogo, fino a dove può arrivare l&#8217;ex generale, di grazia?</p>
<p>A chi giovi (quindi, di conseguenza, a chi faccia danno): per quanto concerne la Destra governativa,  bisogna vedere se, dopo i prossimi mesi, ci sarà o meno un rassemblement, con Vannacci stesso all&#8217;interno, oppure no; se non ci sarà il rassemblement con Vannacci dentro, Giorgia Meloni può salutare la rielezione: i numeri quelli sono.</p>
<p>Altrettanto certo è il fatto &#8211; sondaggi alla mano, peraltro come tutte le altre riflessioni &#8211; che dall&#8217;altra parte anche i 5stelle (i quali hanno infatti perso un punto e mezzo, negli ultimi giorni) hanno subìto e subiranno perdite: ci dispiace per Travaglio &#8211; che nega l&#8217;evidenza -, ma così è. Nonostante il tentativo di ancoraggio a sinistra di Conte, una parte, seppure esigua ormai, di pentastellati conserva quella adrenalina antisistema, del tutto aliena da categorie come destra e sinistra, che ora fa preferire Vannacci ai &#8220;progressisti&#8221; contiani; filoputiniani, tanto, sono entrambi: allora meglio colui che lo è ancora di più, a quel punto&#8230;</p>
<p>Fin dove possa arrivare Vannacci nei prossimi mesi, è davvero sic et simpliciter impossibile a dirsi; in tempi normali e razionali, approdato al 6% si sarebbe di certo fermato e consolidato lì (e non sarebbe certo stato poco, anzi): oggi, però, non viviamo tempi razionali.</p>
<p>Per dirne una: dietro alla smargiassata da bullo di Trump contro la Meloni sulla questione della foto, in grandissima parte c&#8217;è il di lui carattere (anche la sua misoginia); ma non è certo fantapolitica, il pensare che &#8211; ora che, in Italia, un&#8217;alternativa alla destra governativa (che non concede le basi, negandole ai suoi capricci egolatrici) esiste &#8211; Trump abbia voluto rompere definitivamente, e di brutto, con la Meloni.</p>
<p>Vannacci dovrebbe rappresentare la destra della destra, quella che si è sempre nutrita di antiamericanismo, ma tutto può accadere, ormai; vuoi vedere che Bannon o Musk, a breve, inizieranno ad avere parole dolci per Vannacci? Wait and see&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I PRECEDENTI: BERLUSCONI E GRILLO</p>
<p>Di fronte all&#8217;avanzata dell&#8217;ex generale Vannacci, molti &#8211; più che legittimamente &#8211; si interrogano sui precedenti, quantomeno nella cosiddetta Seconda Repubblica, nata dalle ceneri di Tangentopoli.</p>
<p>Va da sé che i due che vengono in mente sono Silvio Berlusconi, nella prima metà dei Novanta, e più di recente (prendiamo il Vaffa day felsineo, 2007) Beppe Grillo: un imprenditore di grandissimo successo, un comico (neanche tanto ex, visto che ha continuato a farlo per anni), oggi un ex generale.</p>
<p>Dal punto di vista politologico, un&#8217;altra differenza fra le tante &#8211; oltre al background di cui sopra &#8211; è che Berlusconi si creò un Partito dal niente, appoggiandosi solo alle sue attività imprenditoriali: il famoso Partito-azienda, amato e deprecato ad un tempo; Grillo, si appoggiò sulla sua popolarità, sull&#8217;abilità visionaria di Casaleggio e sulla cosiddetta società civile (magari di incazzati, ma in linea di massima animati da ideali più che legittimi, come la lotta alla corruzione e l&#8217;ambientalismo). Vannacci, da par suo, non ha certo una grande azienda dietro, né aveva la popolarità di un Grillo nel 2007, fin quando il combinato disposto di Repubblica (Matteo Pucciarelli, che gli fece un regalo enorme, stroncandogli il libro) e di Salvini (candidandolo nella Lega, per riuscire con i suoi voti a rimanere Segretario ancora per un po&#8217;) lo hanno lanciato nel firmamento politico italiota.</p>
<p>A livello politologico, nei sondaggi (il già citato Youtrend) Vannacci ha clamorosamente superato, sebbene di pochissimo, la Lega stessa (la quale si riprenderà solo con Zaia Segretario, ma se ne riparlerà): quando si dice l&#8217;eterogenesi dei fini, eh&#8230;</p>
<p>Per il 2027 (si potrebbe votare anche ad aprile, per Libero in particolare l&#8217;11), che dire? Se Vannacci va da solo, non c&#8217;è bisogno di essere il compiantissimo Giovanni Sartori per capire che &#8211; come già scritto &#8211; farà perdere la Meloni (anche restando ai sondaggi odierni, fra l&#8217;altro); è però verosimile che &#8211; dopo avere alzato l&#8217;asticella al massimo grado, specie se l&#8217;avanzata nei sondaggi dovesse arenarsi &#8211; il fu generale rientri, just on time, nell&#8217;alveo della destra di Governo: divenendo in quel caso un asso in più, nella manica della Meloni, la quale a quel punto potrebbe traghettare Fratelli d&#8217;Italia verso una sponda &#8211; e ci scusiamo con il sempiterno Charles &#8211; vagamente gollista.</p>
<p>Tutto dunque sta a vedere se Vannacci rientrerà, o meno, nel centrodestra: a fare la differenza fra la vittoria e la sconfitta, ormai c&#8217;è lui&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL VANNACCI CHE ALBERGA IN NOI&#8230;</p>
<p>Come molti ricorderanno, il grande Giorgio Gaber diceva di non temere tanto Berlusconi, ma il Berlusconi che alberga in ciascuno di noi; lo stesso potrebbe, e dovrebbe, dirsi di Vannacci e delle sue idee.</p>
<p>Ad oggi &#8211; per i più volte richiamati sondaggi &#8211; più di 5 italiani su 100 già lo voterebbero, ed ovviamente potrebbero salire, magari di non poco: ergo, ognuno di noi è chiamato a confrontarsi con il Vannacci che è in lui&#8230;</p>
<p>Lo scrivente, da par suo, darà immantinente il buono esempio, cominciando da se stesso: lontano da Vannacci su pressoché tutto, su due tematiche mi sento invece assai affine a lui.</p>
<p>In primo luogo, sull&#8217;importanza che lui dà allo sport (praticato, non guardato &#8211; a guisa di lobotomizzati &#8211; davanti ad un grande, medio o piccolo schermo); ovviamente si dirà essere cosa fascistissima, da sabato littorio, figuriamoci: ma allora è fascisteggiante anche la benemerito Uisp, per dire? Allora anche i giovinetti che &#8211; in questo periodo ormai estivo &#8211; vanno al mare in colonie o simili, rievocano una cosa fascistissima, di grazia? Vediamo se, a più di 80 anni dalla fine del Fascismo storico, si può mandare in soffitta la benemerita boiata dell&#8217;equiparazione, in senso negativo, fra ventennio e attività fisica&#8230;</p>
<p>In secondo luogo, la scuola; Vannacci auspica una scuola più dura, esigente e selettiva (va da sé che non dice come, ma lasciamo stare questo microscopico dettaglio): esattamente quella scuola, dunque, anche da queste colonne da anni ed anni auspicata. Lo faceva anche il Ministro Valditara, ma all&#8217;atto pratico poi è cambiato ben poco, a parte l&#8217;obbligo di non fare scena muta agli orali della Maturità (e venire promossi lo stesso, sic) come tanti fenomeni fecero l&#8217;anno scorso (provvedimento che rappresenta giusto il minimo sindacale della decenza, non di più). Sicuramente opinabilissime le sue idee sull&#8217;inclusione, certo: ma che almeno servano &#8211; e non serviranno, tranquilli &#8211; ad aprire un dibattito concreto, perché non è oro tutto ciò che luccica, nel magico mondo dell&#8217;inclusività scolastica. Tutt&#8217;altro.</p>
<p>Vai, io il Vannacci che è in me, l&#8217;ho appena tirato fuori: ora tocca a chi altri vorrà, il partecipare a questo catartico &#8211; forse anche apotropaico &#8211; rito, personale e collettivo ad un tempo&#8230;</p>
<p>Ps 1 Lo storico Carlo Ginzburg, in settimana, ci ha lasciato: figlio del filologo Leone, martire dell&#8217;antifascismo, e della scrittrice Natalia, è stato un figlio che non si è assopito sulle spalle dei celebratissimi genitori; demiurgo in Italia della cosiddetta Microstoria (metodo tanto affascinante &#8211; si veda &#8220;Il formaggio e i vermi&#8221;, 1977 -, quanto da prendere rigorosamente con le molle), resta &#8211; a parere della redazione &#8211; una macchia, non da poco, nel suo Cv: con &#8220;Il giudice e lo storico&#8221; (1991), attaccava frontalmente la Magistratura che aveva osato portare a processo, e poi condannare, Adriano Sofri, per l&#8217;omicidio Calabresi (1972). L&#8217;amicizia &#8211; rivendicata, quella, con piena onestà intellettuale &#8211; con l&#8217;ex compagno di Lotta continua gli fece velo sul resto: niente di male, se solo Ginzburg non avesse preteso di dimostrare al lettore di questo libro, al contempo, come si fa lo storico e che Sofri era senza dubbio innocente. Padellando di brutto &#8211; dispiace dirlo &#8211; in entrambi i tentativi: il suo modello Marc Bloch (la cui salma verrà traslata al Pantheon il prossimo 23 giugno, fra l&#8217;altro), morì in modo drammatico, fucilato dai nazisti, nel 1944; Ginzburg, invece, ha preferito immolarsi (moralmente parlando) per difendere Adriano Sofri: non proprio la medesima cosa, ad occhio e croce&#8230;</p>
<p>Ps 2 Anche il Cardinale Camillo Ruini &#8211; a lungo dominus della Cei, vicinissimo soprattutto a Giovanni Paolo II &#8211; ci ha lasciato, in settimana; cercò di tornare a fare contare i cattolici in politica, in parte anche riuscendoci: arrivò a benedire Berlusconi (il quale, da par suo, si allontanò da quella laicità che incarnava nella quotidianità, per mero calcolo elettorale). Devo ringraziare Camillo Ruini, a livello prettamente personale: con alcune sue iniziative e prese di posizione (Family day, furbesca astensione in occasione del Referendum sulla procreazione assistita nel 2005, mancata benedizione a Welby) mi confermò in pieno sulla necessità di essere anticlericale, in quella temperie. Oggi, con il tandem Bergoglio-Prevost, non c&#8217;è invece quasi più gusto, ad esserlo&#8230;</p>
<p>Ps 3 Ci ha lasciati Flavio Mocenni: figura di importante manager della Sanità (ovviamente pubblica) toscana, da sempre impegnato in politica a sinistra, fra Siena e Castelnuovo Berardenga; da metà degli Ottanta al 1994, Priore della Selvina, come lui stesso spesso la chiamava. Essendo stato, nel suo ultimo biennio da Priore (1993-1994), Cancelliere, posso testimoniare di persona che il Priore lo sapeva fare dannatamente bene: era, quella, la Selva di Flavio Mocenni, di Fabio Rugani, di Osvaldo Bonelli, di Roberto Marini, di Velio Cini, nonché di don Vittorio Bonci, e si potrebbe magari continuare. Una sorta di dream team contradaiolo, che &#8211; in certi momenti in modo particolare &#8211; è cosa dolce ricordare&#8230;</p>
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		<title>Monte dei paschi (non di Siena), ed il Mangia&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: mentre pare che l&#8217;accordo (digitale?) fra USA ed Iran si stia concretizzando &#8211; cosa di cui non si può che lieti essere -, con l&#8217;imperativo categorico di fare presente al neo ottuagenario Trump che lui ha stravinto senza ma e senza se, nonché in attesa che entri nel vivo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: mentre pare che l&#8217;accordo (digitale?) fra USA ed Iran si stia concretizzando &#8211; cosa di cui non si può che lieti essere -, con l&#8217;imperativo categorico di fare presente al neo ottuagenario Trump che lui ha stravinto senza ma e senza se, nonché in attesa che entri nel vivo l&#8217;incontro di Evian, dedichiamoci ad una puntata in larga parte senese: si fa per dire, parlando soprattutto di Monte dei paschi (non più sanese, per l&#8217;appunto)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL MANGIA A LOVAGLIO: IL TAFAZZISMO DELLE LASTRE</p>
<p>Togliamoci subito il dentino, così poi non fa più (troppo) male: la questione Mangia-Lovaglio pone un problema o meno? In redazione &#8211; come già detto e scritto plurime volte &#8211; pensiamo proprio di sì, financo con una certa nettezza. Ahinoi.</p>
<p>Diciamo subito che non c&#8217;azzecca alcunché, il fatto che lo scrivente sia stato colui che aveva &#8211; in occasione dell&#8217;intenso ritorno del musicista senese in città, in Sala storica in particolare, nell&#8217;ottobre 2025 &#8211; proposto Mauro Lusini come Mangia d&#8217;oro: sul non premio per chi ha ideato &#8220;C&#8217;era un ragazzo che come me&#8230;&#8221;, ormai, abbiamo elaborato il lutto. Anche se restiamo convinti che &#8211; in un mondo impregnato di guerre &#8211; sarebbe stato un riconoscimento doppio (almeno doppio): a Lusini, per la sua notevole carriera nel campo artistico-musicale; al Mangia in sé, che a questo giro avrebbe incarnato al meglio lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, che anela alla pace.</p>
<p>Niente di personale su Lovaglio, davvero: persona che ha una sua simpatia nascosta (da quello che ho constatato nei pochi secondi in cui gli ho parlato), e a favore del quale ci siamo schierati quando fu trattato a pesci in faccia da Caltagirone (e quasi nessuno in città lo difendeva). W Lovaglio, ordunque: ma tenendo sempre ben presente che è un manager di una banca, non un missionario devoto, perinde ac cadaver, alla causa senese&#8230;</p>
<p>Il Magnifico Rettore Di Pietra, però, ha scompaginato le cose, con una proposta (il Mangia a Lovaglio, per l&#8217;appunto) alla quale tutte le istituzioni preposte si sono supinamente accodate (con un tempismo letteralmente tafazzista, sia consentito scrivere): ed anche qui ci sarebbe da eccepire qualcosa, ma lasciamo stare. Vediamo cosa accade da ora in avanti: probabilmente, come spesso funziona in città, niente.</p>
<p>Se però l&#8217;acqua va per i suoi fossi, fra due mesi esatti la città premierà, con il suo più solenne premio (criticabile quanto lo si voglia, ma tale resta, con tutto il rispetto per gli altri), proprio il manager sotto il cui agire &#8211; volente o nolente lui stesso &#8211; la banca perderà financo quell&#8217;esilissimo cordone ombelicale che la legava ancora alla città, nonostante la trimurti Regione-Provincia-Comune si affanni a dire che faranno di tutto perché ciò non accada. Game over, ormai.</p>
<p>Siena &#8211; diciamocela tutta, fino in fondo &#8211; se così il 15 agosto andranno le cose, una grande figurona dunque non ce la farà di certo: né di fronte all&#8217;esterno, e neanche guardandosi allo specchio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUTTIAMOCI SUL TURISMO: UN PAIO DI IDEE&#8230;</p>
<p>Molti in città sembrano essersene resi conto solo in questo giugno, ma i lettori del blog sanno che sin dai tempi dei Monti bond la banca, fu sanese, si poteva già chiamare tranquillamente MPR (Monte dei paschi Roma): adesso, diventerà solo &#8220;Monte dei paschi&#8221;.</p>
<p>La città, in questi anni di eutanasia di una banca (e di un modello di sviluppo), ha fatto da sé: che non vuole dire che abbia fatto bene, eh&#8230;turismo, turismo, turismo: senza mai aprire un concreto dibattito sul come, e sui paletti da mettere. Lasciamolo, il dibattito, a quei gazzillori di Firenze o di Venezia, al limite di Barcellona: noi, as usual, siamo assai più ganzi degli altri&#8230;</p>
<p>Ora che il dado è (definitivamente) tratto, ci limitiamo a dare anche noi due ulteriori suggerimenti: ci sono cose che &#8211; a costo zero, fra l&#8217;altro &#8211; si possono ben fare, nell&#8217;interesse della collettività.</p>
<p>Uno: potenziamento del laissez faire per la mobilità turistica; in soldoni: è intollerabile che i ciclisti che sfrecciano fra le lastre debbano avere (del tutto teoriche, peraltro) limitazioni; e poi che dire degli NCC? Costretti a rallentare, quasi a fermarsi, di continuo, per colpa dei pochi residenti o fruitori senesi del centro storico: fra l&#8217;altro popolazione in larga parte anziana, spesso a malapena deambulante. Così, non si può davvero andare avanti.</p>
<p>Ergo, la proposta sarebbe quella di istituire &#8211; invece della ormai vetusta Ztl, che non è neanche originale &#8211; una inedita ZTT: una &#8220;Zona a traffico turistico&#8221;, all&#8217;interno del centro storico, in cui il turista abbia una piena, pienissima libertà di movimento. Senza lacci e lacciuoli. Ai residenti, si potrebbero lasciare delle fasce di garanzia per uscire, ma giusto per l&#8217;ordinaria quotidianità: un paio d&#8217;ore la mattina, sul presto (mentre gli ospiti fanno colazione), poi a fine pomeriggio, quando almeno una parte della sacrosanta pressione turistica si è di solito esaurita, o è in via di esaurimento.</p>
<p>Due: molto è stato fatto, certo, ma il potenziamento del cosiddetto crime tourism va ulteriormente rafforzato; all&#8217;interno del Vicolo Monte Pio &#8211; ove la Commissione sul Caso Rossi entro giugno tornerà: con il laser scam, eh &#8211; si potrebbe affiancare all&#8217;ormai consustanziale striscione &#8220;Verità per David&#8221; una semplice tacca (tipo quella che c&#8217;è a Roma, per mostrare dove era arrivata l&#8217;acqua del Tevere nell&#8217;alluvione del 1870, per capirsi), tarata sull&#8217;altezza presunta dell&#8217;uomo che entra con il cellulare nel Vicolo, in modo che ognuno possa confrontare la propria altezza con quella dedotta dalla Commissione. I turisti che vengono portati dentro al Vicolo hanno diritto alla pluralità dell&#8217;offerta: pagano, eh.</p>
<p>Oppure, si potrebbe in modo esplicito inserire un cartonato di Francesco Giusti, cellulare in mano, con la domanda: &#8220;sarà lui, l&#8217;uomo misterioso?&#8221;. Il tutto, abbinato ad una targa marmorea che ricordi ad perpetuam rei memoriam gli eroici senesi che hanno avuto il coraggio di farne finalmente il nome, in Commissione, a fronte di una collettività omertosa, vile nonché perennemente ricattata (noi &#8211; come noto &#8211; rientriamo nella categoria dei ricattati, secondo il Vangelo di Giovanna Ricci).</p>
<p>Ecco, vedete: a costo pressoché zero, si può fare molto, per essere ancora più attrattivi verso l&#8217;esterno. Se anche i lettori hanno delle idee e delle proposte, che le formulino.</p>
<p>L&#8217;importante è che da una monocultura &#8211; quella ovviamente montepaschina &#8211;  si passi ad un&#8217;altra, quella dell&#8217;overtourism: affinché Siena, come sempre, trionfi. Un po&#8217; immortale, un po&#8217; immorale&#8230;</p>
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<p>USCIRE ALMENO CON L&#8217;ONORE DELLE ARMI</p>
<p>Checché qualcuno ne pensi, da questo contesto uscire vittoriosi &#8211; tantomeno trionfatori, sic &#8211; proprio non si può: visto che molti, in città, non si erano resi conto che la senesità della banca era andata a farsi benedire da anni, è bene puntualizzare anche questo ovvio dato di fatto. C&#8217;è chi lo chiama principio di realtà, il Guicciardini lo chiosava come &#8220;realtà effettuale&#8221;.</p>
<p>A proposito di Cinquecento: come ho detto l&#8217;altro pomeriggio in Sala storica, c&#8217;è comunque modo e modo di perdere, di fronte allo specchio del qui ed ora, e davanti alla Historia; ed è su questo che le istituzioni odierne &#8211; a partire dal prossimo Consiglio comunale del 18 giugno &#8211; devono lavorare, per quanto possibile.</p>
<p>Quando i senesi salutarono la Repubblica, certamente da sconfitti (aprile 1555), lo fecero sì da vinti, ma non da umiliati; e i nemici, a partire dal Marignano che guidava l&#8217;esercito fiorentino-imperiale, concessero loro l&#8217;onore delle armi, e permisero a non pochi di loro di lasciare liberamente la propria città, creando la Repubblica di Siena in Montalcino.</p>
<p>Si converrà qui il contesto essere un po&#8217; diverso, anzi parecchio: ma il principio deve essere il medesimo; non siamo stati capaci di tutelare la forza economica e finanziaria (dunque politica) che i secoli scorsi ci avevano tramandato, ergo salviamo almeno l&#8217;onore delle armi.</p>
<p>Ci sono cose che &#8211; sia sul piano simbolico che pratico &#8211; ancora si possono fare. Vediamo se, almeno in questo, si riesce ad essere performanti&#8230;</p>
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<p>Ps 1 Emilio Giannelli è tornato a deliziarci con le sue vignette, sulla prima pagina del Corriere della sera: il 90enne vignettista &#8211; oltre che puntuto legale del fu Monte dei Paschi, bene ricordarlo! &#8211; dopo qualche problema di salute, non solo è tornato, è tornato in grande forma. Gaudeamus igitur&#8230;</p>
<p>Ps 2 Mercoledì &#8211; ore 17,30 in Sala storica &#8211; gran finale degli eventi di questa prima parte del 2026, in attesa di riprendere a metà settembre; si presenta &#8211; con Massimo Bianchi e con il Cardinale Lojudice &#8211; il breve ma denso libro di Patrizia Turrini &#8220;San Francesco d&#8217;Assisi e il francescanesimo in terra di Siena&#8221; (Extempora). Francesco è una figura sempre affascinante, ed il conoscerlo meglio ci permette di capire quanto siano border line con il ridicolo i suoi più zelanti esegeti di oggi: ogni riferimento al Tomaso nazionale è, ovviamente, del tutto casuale&#8230;</p>
<p>Ps 3 Martedì, alle ore 11, finalmente la Commissione parlamentare sul Caso Rossi tornerà ad audire qualcuno, dopo due settimane di intollerabile silenzio (due settimane gravissime, per aggravare la nostra crisi di astinenza); ad essere sentito, sarà Stefano Antoniozzi, già dipendente della banca. Si tratta di colui che organizzava gli eventi, gli incontri professionali romani cui partecipava David Rossi; vediamo se &#8211; oltre al disperato bisogno di sentire qualcuno di nuovo, per legittimare se stessa &#8211; la Commissione vorrà aprire una nuova pista, dopo quella mantovana che pare essersi un po&#8217; sgonfiata (e ci dispiace molto): magari, quella romana, perché no?</p>
<p>Se del caso, un suggerimento lo diamo subito, all&#8217;ottimo Presidente Vinci (che non ne ha certo bisogno, ma giusto ad adiuvandum): quella romana, fu la primissima pista seguita (Ior incluso) &#8211; nel servizio di Report di Paolo Mondani, 23 novembre 2014 -, e non andò a finire proprio benissimo&#8230;</p>
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		<title>Il 2 giugno del Tomaso nazionale (e la Minetti)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:57:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo settimanale, dedicato alla celebrazione del 2 giugno: 80 anni di Repubblica! La notizia-bomba delle ultime ore è ovviamente più quella legata al risiko bancario nazionale, con il derby su chi si prenderà il Monte dei Paschi di Roma, con clamoroso inserimento last minute di Intesa: si preannunciano tempi assai complessi nonché variegati, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo settimanale, dedicato alla celebrazione del 2 giugno: 80 anni di Repubblica! La notizia-bomba delle ultime ore è ovviamente più quella legata al risiko bancario nazionale, con il derby su chi si prenderà il Monte dei Paschi di Roma, con clamoroso inserimento last minute di Intesa: si preannunciano tempi assai complessi nonché variegati, per il neo Mangia d&#8217;oro Lovaglio.</p>
<p>Forse &#8211; come proposto dallo scrivente, per primo (verba volant, scripta manent) &#8211; sarebbe stato meglio ripiegare, per la massima onorificenza senese, su un artista di razza come Mauro Lusini: ne riparleremo, tranquilli, ne riparleremo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2 GIUGNO: PARTIAMO DALLA HISTORIA&#8230;</p>
<p>Come sempre accade in queste vicende legate alle date, bisognerebbe partire dalla Historia: per capirne l&#8217;importanza (o meno, se del caso), e per non cedere a facili anacronismi, sempre in agguato in casi come questi. Purtroppo, al tempo d&#8217;oggi non si può dare alcunché di scontato&#8230;</p>
<p>Quel 2 giugno di ormai 80 anni fa, si andò alle urne per scegliere fra l&#8217;italica Monarchia (in vigore dal 1861) o la Repubblica (che nell&#8217;Italia unita mai era esistita); ma si votò anche per eleggere i rappresentanti che avrebbero scritto la Costituzione, i cosiddetti Padri costituenti. Inoltre, come ormai risaputo da tutti &#8211; magari dopo il film della Cortellesi, ottimo esempio di pedagogia sociale &#8211; per la prima volta votarono anche le donne, dopo i generosi tentativi di alcuni deputati ottocenteschi e di inizio Novecento, sempre andati a vuoto.</p>
<p>Ci sono quindi almeno tre motivi, tre ottime ragioni per fare sì che questa data sia non solo riconosciuta da tutti &#8211; ci mancherebbe altro! -, ma che sia degnamente celebrata: dovrebbe essere il nostro 4 luglio (USA), o paragonabile al 14 luglio francese, per dire.</p>
<p>Grande merito &#8211; ovviamente, misconosciuto &#8211; fu quello del Presidente Ciampi: il quale sdoganò da sinistra, a partire dal 2000, tutta la liturgia sacrale della Patria. Si poteva cantare l&#8217;Inno senza essere, o essere stati, fascisti: lo impararono anche i calciatori della Nazionale; il 2 giugno doveva essere festeggiato con tutti i crismi, da Destra quanto da Sinistra. Ovviamente con tanto di parata militare. La lezione di Ciampi non è stata del tutto vana: ma gente che rema in modo insulso contro, ve ne è ancora davvero tanta. Ed è sic et simpliciter scandaloso, fra le altre cose, che neanche la sua Livorno gli abbia dedicato una Via o una Piazza.</p>
<p>D&#8217;altra parte, oggi se vediamo una bandiera straniera ad un balcone (della Palestina, ovviamente: dell&#8217;Ucraina no di certo, sono tutti nazisti&#8230;), ciò rappresenta la norma; figuriamoci se la troviamo anche affissa in balconi di edifici pubblici: in cui fior di intellettuali &#8211; prestati alla pubblica amministrazione, giusto per fare quadrare in qualche modo i conti a fine mese -, non hanno alcuna remora a sovrapporre l&#8217;amore per Gaza a quello &#8211; evidentemente fascista e colonialista, di certo reazionario &#8211; per il sacro suolo italico. Se ne parla nel terzo blocco, suvvia&#8230;</p>
<p>Ultima chiosa storica: Vittorio Emanuele III ha certo commesso grandi errori, ma il ruolo della Monarchia è stato tutt&#8217;altro che solo e soltanto negativo come certi storici, ormai da youtube, sostengono; con il non microscopico dettaglio che l&#8217;Italia &#8211; come aveva capito bene Garibaldi, a differenza di Mazzini -, senza i Savoia, non si sarebbe fatta, quantomeno in quel momento. Ed il comportamento del &#8220;re di maggio&#8221; Umberto II, da par suo, salvò l&#8217;Italia da un prolungamento della Guerra civile: il Pci era pronto, e a Napoli &#8211; nel giugno 1946 &#8211; si arrivò in doppia cifra, quanto a morti nelle piazze e nelle strade&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;UNICA FESTA DAVVERO UNIFICANTE (IN POTENZA)</p>
<p>Un aspetto che francamente amareggia, è che anche il 2 giugno &#8211; perfino il 2 giugno, verrebbe da dire &#8211; non riesce ad essere una Festa edificante per tutti.</p>
<p>Il 25 aprile verosimilmente non lo sarà mai, pur essendo nata con un dichiarato intento pacificatorio (sembra impossibile, ma così è!): sarà sempre vista &#8211; o comunque fino a che ci sarà gente come Pagliarulo a presiedere l&#8217;Anpi &#8211; come la vittoria di una parte (quella giustissima, di fronte alla Historia), contro l&#8217;altra, soccombente manu militari di fronte alla Storia stessa.</p>
<p>Il 1 maggio, poi, è la Festa dei lavoratori, ma sappiamo che l&#8217;appropriazione da parte della Sinistra è indubbia: per quanto &#8211; come si ricorda ogni anno sul blog &#8211; la celebrazione della giornata in questione fosse stata ben mantenuta dal Terzo Reich (d&#8217;altra parte, Hitler era il leader del Partito nazionalsocialista, eh, e si alleò &#8211; a pieno titolo, anche ideologico &#8211; con Stalin&#8230;).</p>
<p>Tolte tutte le festività religiose (a nostro parere scandaloso che regga l&#8217;8 dicembre, pur sapendo benissimo essere questa una battaglia persa in partenza: il dogma dell&#8217;Immacolata venendo proclamato, nel 1854, in un contesto temporalistico ed oggettivamente anti-italiano da parte di Pio IX, ultimo Papa re), resterebbe dunque giusto il 2 giugno.</p>
<p>Un recente sondaggio, ci comunica che l&#8217;85% degli italiani si sente repubblicano, ergo i rigurgiti neomonarchici sono, a dir tanto, residuali (e spesso sono quelli dei neoborbonici, non di chi vorrebbe il ritorno dei Savoia: una prece, per loro&#8230;); a favore della Repubblica, poi, sono la maggioranza e l&#8217;opposizione.</p>
<p>Anche i nostalgici più duri e puri del Ventennio, quelli che magari guardano con simpatia anche alla Repubblica (Repubblica, si badi!) sociale italiana &#8211; quella di Salò, per intendersi &#8211; sono senz&#8217;altro, e con decisione, antimonarchici: fu comunque Vittorio Emanuele III a fare arrestare il Duce, in fin dei conti, in quel 25 luglio 1943.</p>
<p>Ed invece, cari lettori, che succede? Accade ciò di cui ci occupiamo sotto: non va bene neanche il 2 giugno, per alcuni, o quantomeno non va bene questo tipo di celebrazione della data in questione. Meglio fare sfilare i flotilleros, a dirla proprio tutta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PER TOMASO, DEVE MARCIARE LA FLOTILLA (DIAMINE, EH&#8230;)</p>
<p>Ilaria Salis, da par suo, vorrebbe abolire tout court la Parata del 2 giugno, ma &#8211; salvo che ci siamo perduti cruciali passaggi in tal senso &#8211; alla pars destruens lei non abbina alcunché di construens: non ci pare di avere infatti letto che vorrebbe approntare una sfilata alternativa, guidata dagli occupanti abusivi di immobili, o magari di farla financo aprire da qualche martellatore di piazza, tedesco o italiano che sia. Se ci siamo persi la chicca, ce ne scusiamo immantinente con l&#8217;eurodeputata (facendo ancora una volta i complimentoni a chi l&#8217;ha votata&#8230;).</p>
<p>Il chicchero sul 2 giugno, però, lo ha tirato fuori, ancora una volta, il Tomaso nazionale: non c&#8217;è Salis (Ilaria) che tenga, vince lo storico (dell&#8217;Arte, però) Tomaso Montanari, e di una spanna; anche perché il Montanari è di un&#8217;altra levatura intellettuale, lui sa passare da Caravaggio al sionismo che è un piacere.</p>
<p>E ce lo immaginiamo &#8211; magari all&#8217;interno del Rettorato dell&#8217;Università per stranieri di Siena (luogo istituzionale, curiosamente battente, per l&#8217;appunto, bandiera palestinese: ma lo stipendione mensile glielo danno quei colonialisti, fascistoni dell&#8217;italico tricolore, eh) &#8211; a partorire l&#8217;alato articolo sul Fatto (31 maggio), per dare il benvenuto all&#8217;imminente 2 giugno.</p>
<p>Titolo (magari non suo, ma lui di certo consenziente): &#8220;La parata militare umilia il 2 giugno&#8230;&#8221;: azz, il cielo preannuncia tempesta; dopodiché, dopo un coacervo del peggior cattocomunismo (citazioni da Avvenire, Papa Leone in versione francescana, più l&#8217;immancabile don Milani: roba da fare diventare socciani anche uno come lo scrivente), ecco &#8211; verso il finale &#8211; l&#8217;inarrestabile crescendo del Rettore.</p>
<p>Fiore da fiore, dal Montanari-pensiero sulla parata: la parata è una &#8220;malaparata&#8221;, toh; la parata del 2 giugno è un &#8220;atto di diseducazione collettiva&#8221; (forse anche un tentativo di traviare, in senso militaristico, le menti dei virgulti italici); poi, si estrinseca il desiderio, la cogente necessità di una &#8220;parata buona, aperta dalla Flotilla per Gaza e da Emergency&#8221;; infine &#8211; visto il desiderio della gran parte degli italiani di fare una bella guerra a tutti i costi ( desiderio notato peraltro solo dalla Salis e da lui), come si fa a bloccare questa marea montante di italiani, tutti pronti con il moschetto ed il drone d&#8217;ordinanza? C&#8217;è in tutta evidenza &#8220;bisogno di cittadine e cittadini pronti a disertare la guerra&#8230;&#8221;. Anche se &#8211; mai dovesse capitare, e non capiterà &#8211; fosse una guerra difensiva? Visto che si cita sempre la Costituzione (quando e agli Articoli che fanno comodo, ovviamente), ci pare esista anche l&#8217;Articolo 52, a cotal proposito.</p>
<p>Dentro l&#8217;Università per stranieri di Siena (battente bandiera palestinese, sic), siamo sicuri che siano tutti d&#8217;accordo con queste posizioni? Ve lo diciamo noi: no, proprio per niente; ma si tende a stare zitti, perché il Rettore è lui: ed è un autentico, genuino, sincero democratico, il quale piange e prega ogni giorno per i gazawi (meno per gli ucraini o altri ancora), quindi meglio aspettare che finisca il mandato, per dire finalmente ciò che si pensa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Laura Rosi ci ha lasciato, in questi giorni: la lunga malattia &#8211; la quale, ad un certo punto, sembrava, quasi miracolosamente, sconfitta &#8211; le ha invece, alla fine, presentato il suo drammatico conto. La conoscevo da tanto tempo, e poi ho avuto &#8211; per motivi di Biblioteca &#8211; la possibilità di frequentare settimanalmente il ristorante da lei gestito; posso dunque dire di averla vista, negli ultimi tempi, con assiduità, fin quando ce l&#8217;ha fatta a lavorare, agli inizi dell&#8217;anno.</p>
<p>Ecco, per lei il lavoro era davvero sacro: si mescolavano gli affari, la famiglia con la sua tradizione nel settore alberghiero, il senso del dovere in quanto tale; negli ultimi mesi, anche umanissima voglia di normalità. Resti un modello per tutti, Laura: non di chissà quale eroismo, bensì di quello della ordinaria quotidianità; portata avanti, nonostante tutto, con assoluta dignità e serietà. Nonché con il sorriso che ci sapeva regalare, al momento di salutarci, dopo quelle serate: agrodolci, eppur sempre fiduciose e speranzose&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 2 In settimana, la Procura generale di Milano ha chiuso, dal suo punto di vista, il Caso-Minetti: si può ovviamente discutere fino a luglio o agosto se la grazia fosse dovuta o meno (per lo scrivente, anche no), ma le insinuazioni e le accuse de Il Fatto &#8211; per i magistrati milanesi &#8211; non sono in alcun modo veritiere; Travaglio, come previsto, non arretra da par suo di un millimetro, scrivendo che la teste chiave &#8211; la massaggiatrice che ha parlato di festini nella villa abitata in Uruguay dall&#8217;ex igienista dentale &#8211; non è stata sentita. La Procura sostiene di avere sentito svariati altri testi (non solo indicati dai legali della Minetti), i quali contestano in toto la credibilità intrinseca della massaggiatrice. Il Direttore de Il Fatto si spinge a minacciare di querelare la Procura milanese (!). Ieri, poi, sul Corriere della sera &#8211; Luigi Ferrarella, pagina 13 &#8211; è uscita la notizia di una testimonianza giurata, davanti ad un notaio uruguagio, della massaggiatrice: la quale esclude di avere mai visto, con i suoi occhi, festini in casa Minetti.</p>
<p>Staremo a vedere, ma almeno due cose sono certe: il quotidiano di Travaglio, fra le varie insinuazioni, aveva messo in evidenza che la grazia fosse stata tenuta sotto ambiguo ed imbarazzato silenzio (e noi &#8211; ad onore del vero -, su questo ci eravamo accodati: sbagliando, sic); bisognava però che Travaglio controllasse &#8211; o facesse controllare &#8211; i precedenti: su 42 concessioni di grazia, 30 sono state tenute non pubbliche, soprattutto per motivi di privacy (qui ci sarebbe un bambino malato, la cui privacy è stata di certo violata, in effetti). Fonte: il Quirinale stesso, un po&#8217; arduo da smentire.  Questo dato è importante: nei suoi veementi editoriali difensivi, Travaglio non mi sembra invece valorizzi molto questo elemento; in secondo luogo, sabato mattina lo stesso Travaglio &#8211; nel suo infuocato editoriale, as usual incapace di autocritica &#8211; paragona il Caso Minetti allo &#8211; scellerato ed inverecondo -passaggio parlamentare in cui, nel 2011, Ruby fu fatta passare per la &#8220;nipote di Mubarak&#8221;. Ora, mettere quella storia a paragone con questa, pare francamente cosa a dir poco ridicola: ma si fa per chiacchierare, ci mancherebbe&#8230;</p>
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		<title>Droni russi, Palio fashion, Bufala Rossi: tris di fine maggio (e 2 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2026 11:03:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog: si parte con l&#8217;attualità geopolitica di queste ultime ore (il drone russo che colpisce la Romania), in attesa che Trump decida come uscire dal pantano iraniano in cui lui stesso è sconsideratamente entrato; dipoi, ci si dirige verso una tematica paliesca &#8211; la quale però non è [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog: si parte con l&#8217;attualità geopolitica di queste ultime ore (il drone russo che colpisce la Romania), in attesa che Trump decida come uscire dal pantano iraniano in cui lui stesso è sconsideratamente entrato; dipoi, ci si dirige verso una tematica paliesca &#8211; la quale però non è solo tale, anzi -, per infine virare sul Caso (bufala)Rossi, da par suo sempre più avvincente (ed appetitoso, per i pop corn)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL DRONE RUSSO SULLA ROMANIA</p>
<p>Ieri, 29 maggio 2026, per la prima volta un drone russo &#8211; facente parte di uno sciame di droni diretto contro l&#8217;Ucraina &#8211; ha sconfinato in Romania, Paese Nato: non è la prima volta che accade, peraltro, ma è un primum che colpisca un edificio residenziale, come è per l&#8217;appunto accaduto per la città di Galati, a circa 20 km dal confine con l&#8217;Ucraina stessa.</p>
<p>Gli analisti &#8211; anche quelli seri &#8211; concordano nel dire che dovrebbe essere stato un errore dell&#8217;esercito putiniano, non la ricerca diretta di un casus belli: quando si fa così tanto del bene agli altri (ucraini, nel caso di specie), ci sta che poi un po&#8217; del proprio altruismo (inveratosi, per l&#8217;appunto, in droni) vada a riversarsi anche sui contermini&#8230;</p>
<p>Ergo, verosimilmente anche a questo giro non accadrà niente di niente, dal punto di vista prettamente militare: i droni continueranno a colpire, a martellare fra Russia ed Ucraina &#8211; e viceversa, fortunatamente -, ma la Nato e la Unione europea non entreranno in guerra contro la Russia. Bene così, ci mancherebbe altro: il precedente, comunque, ormai c&#8217;è, inutile fare finta del contrario.</p>
<p>E poi tocca assistere alla consueta presa per il sederino da parte russa, ovviamente subito raccolta dai putiniani all&#8217;amatriciana: chi l&#8217;ha detto che sia un drone russo, di grazia (copyright direttamente putiniano)? Chi ha più interesse a mobilitare l&#8217;Europa: l&#8217;Ucraina o la Russia (copyright di Vannacci, galvanizzato dal successo di Vigevano&#8230;)? E poi, proprio mentre Putin cercava la pace (come si vede dal post 9 maggio, eh: con i bombardamenti più duri degli ultimi mesi&#8230;), eccoti questa operazione, toh (questa è la sintesi dell&#8217;editoriale odierno di Travaglio su Il Fatto).</p>
<p>La dichiarazione in assoluto più stimolante, però, ci pare quella di Medvedev: in astinenza da minaccia di deflagrazione nucleare ormai da qualche tempo, colui che un tempo era una &#8220;colomba&#8221; della politica del Cremlino ha detto &#8211; papale papale &#8211; che i cittadini europei non possono più dormire sonni tranquilli. La festa, a questo punto, è finita. Non si dormirà più.</p>
<p>Medvedev &#8211; parlandone come da sobrio &#8211; forse non è al corrente del fatto che da qualche anno i prodotti più venduti, nelle italiche farmacie, risultano essere proprio quelli per arginare l&#8217;insonnia, accompagnati da un clamoroso battage pubblicitario che risponde &#8211; come è chiaro &#8211; ad una precisa domanda di mercato. Stia dunque tranquillo, l&#8217;ex Presidente russo: un terzo abbondante degli italiani non ha alcun bisogno delle minacce russe, per non dormire sonni tranquilli. Gli altri due terzi, li lascerei stare: non vorremmo che si stancassero di difendere a priori le ragioni di Putin, da par loro. Nell&#8217;interesse russo, dunque, è bene che la notte dormano sonni sereni e rinfrancanti, per essere poi pimpanti nelle diurne ore&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERCASI COMPAGNIA CONTRADAIOLA PER PALIO FASHION. E ALLORA?</p>
<p>Ieri Il Corriere di Siena ha dedicato un articolo ad una proposta imprenditoriale, la quale merita senz&#8217;altro di essere commentata; l&#8217;amico Marco Decandia è l&#8217;autore del pezzo: da antico liceale, non si adombrerà di certo che vada a scomodare il buon vecchio amicus Plato, magis amica veritas, per manifestare il mio pienissimo dissenso rispetto a ciò che ha scritto.</p>
<p>Decandia si dice, in buona sostanza, scandalizzato, perché sul web gira un annuncio, per cercare contradaioli (o contradaiole), desiderosi di fare da accompagnatori informati per turisti &#8211; ramo luxury &#8211; nei giorni palieschi (1 e 2 luglio, in particolare): dalle 13 alle 17,30, si immagina orario continuato. Il finale dell&#8217;articolo è eloquente, e non lascia spazio a dubbi di sorta: &#8220;una mercificazione di una tradizione e di una passione che non merita ulteriori commenti&#8221;. E perché mai non la si dovrebbe commentare, di grazia?</p>
<p>Assai stimolanti i requisiti che si richiedono ai contradaioli eventualmente interessati: buona conoscenza dell&#8217;Inglese; solarità; l&#8217;essere ovviamente introdotti nella propria Contrada, nonché la capacità di fare sentire gli ospiti a casa, o giù di lì.</p>
<p>Ergo, in una città &#8211; a proposito di mercificazione &#8211; invasa dagli affitti brevi, che tengono loro lontani dal centro i giovani, innalzando i prezzi (questione cruciale, su cui non esiste neanche un accenno di dibattito, a differenza che a Firenze, solo per restare in Toscana); in un tessuto urbano che ha accenni di autentica desertificazione commerciale, a livelli di commercio rionale; in una realtà in cui uno striscione posto in un vicolo attira decine di turisti del macabro, ogni santo giorno; in un mondo paliesco in cui, nel nuovo secolo, la figura del fantino-manager (di se stesso, magari anche di altri) la fa notoriamente da padrone &#8211; e non si continua con altro, per amore di municipalistica Patria -, lo scandalo, la mercificazione sarebbe dunque che un pugno di giovanotti &#8211; per guadagnare qualche meritato soldino, fra l&#8217;altro &#8211; invece che dare di campari e gin tonic già da fine mattinata, nei giorni del Palio facesse da cicerone a qualche danaroso (e giustamente pagante) turista americano (o israeliano: ma solo se è contro il Governo Netanyahu, come da episodio poggibonsese in settimana).</p>
<p>Marco Decandia, infine, presenta come imminente la mannaia del Consorzio di tutela del Palio, contro questa iniziativa (dietro la quale &#8211; a scanso di equivoci &#8211; lo scrivente non sa assolutamente chi ci sia): si può dire che, almeno in questo precipuo caso, se ne potrebbe fare anche a meno?</p>
<p>Sia concesso un ricordo personale, il quale forse vale financo come autodafé: una cosa simile &#8211; purtroppo con stranieri certo paganti, ma di solito non così ricchi, sic &#8211; per qualche anno l&#8217;ho fatto anche io, da giovincello; insegnavo in una scuola privata sita in pieno centro (ora non più esistente), e più di una volta ho portato studenti stranieri &#8211; comunque turisti, di fatto &#8211; in giro, nei giorni del Palio: quando non c&#8217;era in Piazza la benemerita Selvina, ci ho addirittura visto insieme prove, assegnazioni e quant&#8217;altro. Non il Palio, ma quasi tutto il resto ammetto di sì: speriamo &#8211; essendo ormai passato qualche annetto &#8211; di potere almeno beneficiare della prescrizione, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUE CONSULENTI CONTRO LA COMMISSIONE</p>
<p>Martedì scorso la Commissione parlamentare di inchiesta sul Caso Rossi è finalmente tornata a lavorare, dopo una settimana senza audizioni (come pare sarà, drammaticamente, anche la prossima: allo scrivente ed alle sue crisi di astinenza non pensa proprio nessuno, di grazia?): è stato audito per primo &#8211; per 17 minuti &#8211; il grafologo Giuseppe Sofia da Milazzo, il quale ha relazionato su una sua consulenza datata 2015 (!!). Siccome la stampa locale non lo ha fatto molto notare, non solo la consulenza era dunque ultradecennale, ma era una consulenza di parte, ovviamente della famiglia (mai che si chiami la psichiatra Lorettu, per restare alle consulenze di parte: quella sì, che sarebbe una consulenza chiarificatrice, per capire tante cosette del Caso Rossi); dipoi, per una mezz&#8217;oretta, è stata la volta del medico legale professor Giuseppe Introna: anch&#8217;egli consulente della famiglia, con consulenza datata maggio 2022 (solo 4 anni: quasi nuova, suvvia&#8230;).</p>
<p>Ergo, tutte minestrine riscaldate, nonché ben selezionate (vedasi l&#8217;esclusione della succitata psichiatra professoressa Lorettu, mai audita neanche dalla prima Commissione); ma la cosa meravigliosa è che, nonostante questo, i due consulenti &#8211; non potendo fare altro che, in modo corretto, ribadire il contenuto delle loro assai datate consulenze &#8211; hanno messo ulteriormente in difficoltà la Commissione e la sua narrazione dell&#8217;inesistente omicidio.</p>
<p>Partiamo, in estrema sintesi, dal professor Introna: il suo punto forte è stato ovviamente quelle delle lesioni al fegato, da lui valorizzate per primo; secondo Introna, non causate dalla caduta o da altro, ma da un cazzotto, oppure un calcio o da una ginocchiata (elemento del 2022, lo si ribadisce); peccato però che, nel mitico video prodotto dalla Commissione a marzo 2026 &#8211; facilmente reperibile on line &#8211; il presuntissimo aggressore del povero Rossi non sfiori neanche il fegato. Neanche lo prende in considerazione. Almeno, aggiornate il video, suvvia&#8230;</p>
<p>Peggio ancora &#8211; per la tesi della Commissione &#8211; è andata, come peraltro previsto, con l&#8217;audizione del grafologo: se &#8211; come sostiene dal 2015 l&#8217;ottimo Sofia &#8211; Rossi ha scritto le tre lettere suicidarie sotto coercizione, si deve spiegare la compatibilità fra un litigio &#8211; improvviso e violentissimo, capace di portare alla morte -, e lo stop per la scrittura coatta (infatti il perito si è ben guardato dall&#8217;entrare in questo pelago, ed il Presidente lo stesso): hanno forse fatto spiga rotta, all&#8217;insegna della proposta &#8220;ora si fa una pausa, ti si fanno scrivere tre letterine, l&#8217;una diversa dall&#8217;altra, poi però si riprende subito a bussarti bene bene&#8221;, di grazia?</p>
<p>A dirla proprio tutta, con una meravigliosa eterogenesi dei fini, il grafologo siciliano &#8211; arrivando ad ipotizzare che Rossi abbia scritto financo sotto altrui dettatura &#8211; smentisce la sua stessa committente, Antonella Tognazzi in Rossi: se l&#8217;assassino dettava, e Rossi scriveva, quale persona &#8211; se sana di mente &#8211; può pensare che facesse scrivere &#8220;Toni&#8221; invece che &#8220;Antonella&#8221;? L&#8217;assassino-dettatore, ordunque, conosceva la familiarità nominalistica fra i due?</p>
<p>Ancora una volta (e mai abbastanza): Dio ci conservi la Commissione sul Caso Rossi, e ne preservi la continuità dei lavori fino all&#8217;ultimo giorno della legislatura&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1  In settimana, è arrivata la clamorosa sconfitta di Sinner al Roland Garros: del tutto imprevista (il monegasco-sudtirolese sembrava il vincitore designato a Parigi, stante anche l&#8217;assenza di Alcaraz), e per il fatto che Sinner si trovava beffardamente ad un solo game dal successo contro un anonimo argentino.</p>
<p>Per una volta, dobbiamo spezzare una lancia a favore del numero uno del mondo, senza ironia: invece di dare la colpa al caldo (pur devastante, ma comunque presente per tutti), ha detto in modo chiaro che il problema è suo, visti anche gli svariati precedenti similari (anche in condizioni di normalità climatica, vedasi un Wimbledon). In questo caso, davvero chapeau a lui: facendo concreta autocritica invece che cercare facili alibi, ha dimostrato onestà intellettuale, confermando la sua non italianità&#8230;</p>
<p>Ps 2 Eventi in Comunale, per la settimana prossima: mercoledì 3 giugno, l&#8217;Augusto padre chiude il ciclo di incontri sulla battaglia di Camollia (&#8220;Tra la vittoria ed il disastro finale&#8221;), iniziato da Duccio Balestracci; poi, giovedì,  Roberto Bartali &#8211; ricercatore senese, assai valido &#8211; presenta un libro a dir poco stimolante: &#8220;L&#8217;ombra di Yalta sugli anni di piombo. Alle origini delle Brigate rosse&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Porci con le ali&#8221;, 50 anni dopo (e 5 Ps, con Caso Rossi)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:23:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questa settimana ci dedichiamo ad un pezzo monografico (ma guarnito di 5 Ps, eh), dedicato ai 50 anni dalla pubblicazione di un libro che fece epoca e suscitò un dibattito a dir poco veemente: &#8220;Porci con le ali&#8221;, di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice (lo scrivente ne discetterà oggi stesso, alle 17,30, nella Sala [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana ci dedichiamo ad un pezzo monografico (ma guarnito di 5 Ps, eh), dedicato ai 50 anni dalla pubblicazione di un libro che fece epoca e suscitò un dibattito a dir poco veemente: &#8220;Porci con le ali&#8221;, di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice (lo scrivente ne discetterà oggi stesso, alle 17,30, nella Sala storica della Biblioteca comunale); sul resto del mondo (e sul Caso Rossi, ovviamente), dunque, si troverà qualcosina nei Ps di ordinanza: in attesa che Trump si decida sull&#8217;Iran e su Cuba. Ad occhio, Teheran gli è venuta a noia, e vuole chiudere il pacchetto il prima possibile (anche se ovviamente dice il contrario), mentre gli tira di più la dottrina Monroe&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL CONTESTO DI QUEL 1976</p>
<p>Per capire la genesi di quel clamoroso successo editoriale (alla fine, più di due milioni di copie!), bisogna fare un minimo di contesto storico: i Settanta &#8211; come noto, ma ormai non si può dare alcunché per scontato &#8211; rappresentano il &#8220;glorioso decennio dei diritti civili&#8221;; inaugurato con la Legge sul divorzio (1970), vede poi lo scontro all&#8217;arma bianca per la difesa della succitata Legge: al Referendum del 1974 &#8211; voluto dalla Democrazia cristiana, e da Fanfani in particolare &#8211; vince in modo plateale la parte divorzista, con un nutrito gruppo di cattolici pro divorzio. Da quel momento, inizia in concreto l&#8217;Italia laica.</p>
<p>Poi, c&#8217;è l&#8217;ingresso delle donne in Magistratura, nonché il dirompente e lacerante tema dell&#8217;aborto: pubblico e garantito, invece che fatto privatamente, e con assai meno garanzie di sicurezza; Legge nel 1978, poi Referendum nel 1981, con altra vittoria dell&#8217;Italia laica, contro un Vaticano schierato senza ma e senza se contro (e su questo, non ci possono essere passi indietro: dalla Polonia all&#8217;Argentina agli Stati Uniti, non vi è Papa che ceda di un millimetro).</p>
<p>Il Partito Comunista &#8211; al cui interno il moralismo sessuofobico è spesso a livello vaticano: si veda alla voce Berlinguer &#8211; alla fine deve cedere quote di potere, delegate al movimento femminista, a sua volta ben diverso da quello attuale: l&#8217;omosessualità era un mezzo tabù anche fra loro, sia ben chiaro.</p>
<p>In ogni caso, per chiudere questa iper sintesi: in una decina di anni, il quadro anche normativo sulla sessualità in Italia cambia più di quanto fosse cambiato lungo secoli e secoli di italica storia. L&#8217;onda lunga del 1968 si invera, anche in questo campo. Per alcuni, un trionfo, in parte financo inaspettato; per altri, una autentica tragedia&#8230;</p>
<p>Ps, prettamente tennistico: nel 1976, Adriano Panatta vinse a Roma e Parigi, divenendo il dominatore mondiale della terra rossa; 2026: Sinner ha vinto a Roma (e Montecarlo), e vincerà di certo Parigi. A dicembre 1976, l&#8217;Italia di Panatta ( e di Barazzutti, Bertolucci nonché della riserva Tonino Zugarelli) vinse &#8211; con un certo Nicola Pietrangeli a guidare le danze &#8211; la Coppa Davis, in Cile; quest&#8217;anno, ciò non accadrà: perché Panatta faceva per se stesso e per l&#8217;Italia, mentre il monegasco-sudtirolese fa solo ed esclusivamente per se stesso. Ricordiamocelo, ogni tanto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN ROMANZO CHE FECE DAVVERO EPOCA</p>
<p>Il titolo per esteso era &#8220;Porci con le ali Diario sessuo-politico di due adolescenti&#8221;, pubblicato da Savelli; la copertina, del futuro artista di grido Pablo Echaurren, era tanto azzardata quanto azzeccata. I due autori &#8211; la scrittrice e giornalista femminista Lidia Ravera, ancora oggi ben attiva, ed il futuro psichiatra Marco Lombardo Radice, scomparso nel 1989 &#8211; scrivono dei se stessi che erano stati: Rocco ed Antonia nel libro hanno 16 anni, loro invece viaggiavano, nel 1976, fra i venti ed i trenta.</p>
<p>Ambientazione classica da caviar gauche: il romano Liceo classico Mamiani, i collettivi politici dei Settanta; si narra una storia d&#8217;amore adolescenziale &#8211; quella appunto fra Antonia e Rocco &#8211; che magari sarebbe come tante altre, se non fosse per le scappatelle (magari financo omosessuali: orrore!), per il sesso sganciato da ogni fonte procreativa (regnava Paolo VI, il Papa della &#8220;Humanae vitae&#8221;), per il continuo, reiterato richiamo alla masturbazione (vista come strumento liberatorio di migliore conoscenza del sé), infine per la insistente osmosi fra politica e sentimento.</p>
<p>Linguaggio tutt&#8217;altro che letterario, anzi assai diretto, esplicito, spesso border line con la volgarità (a partire dall&#8217;incipit), senza escludere le bestemmie: in effetti, comunque, del tutto consono alla forma mentis di Rocco e Antonia. Gli adolescenti &#8211; non solo i figli di genitori di Sinistra, certo soprattutto loro &#8211; ci si riconobbero subito.</p>
<p>Il lancio fu aiutato anche da una recensione &#8211; forse inaspettata &#8211; dell&#8217;editorialista del Corriere della sera Giuliano Zincone, il quale sul quotidiano della buona borghesia italiana per eccellenza &#8211; ma che fino all&#8217;anno prima aveva ospitato gli scritti di Pasolini, giusto per dirne uno &#8211; il 1 agosto 1976 ne scrisse in modo nel complesso lusinghiero, rendendolo appetibile anche ad una fascia di pubblico che mai e poi mai si sarebbe avvicinato ad un libro come questo, pubblicato da un editore come Savelli.</p>
<p>Notazione importante: a metà dei Settanta, i due casi editoriali nazionali furono &#8211; pensateci un po&#8217; &#8211; &#8220;Porci con le ali&#8221; e &#8220;Fantozzi&#8221;: due libri assolutamente sui generis, assai difficili da definire, se non per un generico autobiografismo. C&#8217;era senz&#8217;altro desiderio di fare letture meno ingessate, per così dire; per restare a &#8220;Porci con le ali&#8221;, di certo &#8211; come dimostrato dal successo del libro, e dall&#8217;importanza della recensione &#8211; si leggeva, si leggeva con gusto e con almeno relativa attenzione. Gli occhi si perdevano nella carta, di libri e di quotidiani (e financo di volantini ciclostilati).</p>
<p>Abitudini ed attitudini rimaste oggi consone solo ad un terzo circa degli italiani: con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, ahinoi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA RESTA DI QUEI PORCI ALATI?</p>
<p>Molto, anzi moltissimo, è morto e sepolto; anche solo il porre la questione del sesso sganciato dalla procreazione &#8211; giusto per fare un esempio -, oggi sarebbe cosa sic et simpliciter ridicola, in tempi di &#8220;inverno demografico&#8221; e di crescita sottozero. Allora era ancora un qualcosa di eversivo, se non di rivoluzionario.</p>
<p>Però anche in questo &#8220;Porci con le ali&#8221; ha aperto strade nuove, all&#8217;interno della letteratura italiana, descrivendo la quotidianità dei due 16enni. Si pensi al linguaggio, al modus scribendi e al lessico usato dai due: il filtro, lo iato fra il parlato e lo scritto, nel libro, è davvero minimo, se non inesistente. Esattamente come oggi &#8211; in epoca &#8220;socialista&#8221; &#8211; è diventata la prassi: Rocco e Antonia scrivono come parlano. Comprese anche le bestemmie, le quali ovviamente scandalizzarono e non poco. Questo libro ha sdoganato una modalità di scrittura: e non è detto che sia stato un bene, a dirla tutta&#8230;</p>
<p>Nessuna idealizzazione a priori di quel contesto: è la generazione dell&#8217;eroina diffusa (si ricordi la &#8220;Lilli&#8221; di Venditti), è il contesto da cui prende ulteriore linfa il terrorismo, sia rosso che nero. Almeno, però, allora i giovani fra loro parlavano: anche troppo, magari; in modo certo verbosamente ideologizzato, ma parlavano; i figli &#8211; con litigio e scazzo sistematico &#8211; interloquivano con i genitori, invece che inebetirsi davanti allo smartphone.</p>
<p>Si tratta della prima generazione, in cui i genitori perdono il controllo sulla vita dei figli: cosa che, a livello generale, sarebbe più positiva che negativa, specie se rapportata alle ansie da controllo genitoriale di moltissimi genitori dell&#8217;oggi. Illo tempore, il giovane medio si prendeva le sue libertà, eccome; ma c&#8217;erano i checks and balances delle due agenzie fondamentali &#8211; famiglia e scuola -, oggi tramontate: la trasgressione aveva un senso, giacché c&#8217;erano autorità contro cui confrontarsi. Erano più creativi, e trasgressivi: come fa un odierno adolescente &#8211; in un contesto di genitori e docenti &#8220;amici&#8221; &#8211; ad essere trasgressivo? Come fa oggi ( ad avere &#8211; anche solo in modo velleitario, come nei Settanta &#8211; le ali?</p>
<p>Un oggi in cui il disagio mentale giovanile ha toccato il suo inquietante apogeo, ormai cronicizzandosi: a livello toscano, in dieci anni, è raddoppiato il numero dei ricoveri e si è raggiunto il massimo degli accessi al pronto soccorso (fonte: Ordine dei medici di Firenze). Distress psicologico avanzato (ansia e depressione), autolesionismo, disturbi alimentari (anoressia e bulimia); il 36% degli adolescenti &#8211; dato verosimilmente molto sottostimato &#8211; usa lo smartphone più di 5 ore al giorno.</p>
<p>Si potrebbe continuare, e per molto; in ogni caso, un consiglio ai lettori del blog: prendete spunto dal 50esimo, e leggetevi, o rileggetevi, &#8220;Porci con le ali&#8221; (disponibile anche on line); può piacere o meno, figuriamoci: la dimensione comparativa fra il 1976 ed il 2026, in ogni caso, è intellettualmente assai stimolante&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Il comportamento del Ministro israeliano Ben Gvir è stato del tutto deplorevole ed indecente, a maggior ragione dal punto di vista istituzionale: chi viene fermato, nelle democrazie, va trattenuto nel rispetto dei diritti basilari. Mossa la quale politicamente si spiega sin troppo bene &#8211; siamo in campagna elettorale -, ma che eticamente è stata indegna (nonché vigliacca), punto e basta. Sul resto &#8211; visto che fortunatamente poi la cosa si è chiusa senza morti e con pochi feriti, non gravi: c&#8217;erano precedenti di segno contrario, purtroppo -, sia consentito chiosare così: l&#8217;unico parlamentare presente in questa Flotilla, ha paragonato se stesso e gli altri flotillanti agli israeliani presi in ostaggio durante il pogrom del 7 ottobre. Ergo, Israele &#8211; a causa di un suo scellerato Ministro, peraltro fondamentale all&#8217;interno del Governo Netanyahu &#8211; ha scavato un ulteriore solco fra se stesso ed il resto del mondo; l&#8217;onorevole Carotenuto, con le sue parole, ha da par suo fornito ulteriore materiale a chi accusa i flotillanti di essere non solo politicizzati  &#8211; cosa non da demonizzare in quanto tale -, bensì radicalmente ideologizzati&#8230;</p>
<p>Ps 2 Siena trionfa ancora, immorale (come scriveva un geniale lettore del blog, illo tempore): 13 adolescenti &#8211; tutti di famiglie &#8220;normali&#8221;, della media borghesia nonché senesissime &#8211; sono saliti agli onori della cronaca: si scambiavano materiale neofascista e neonazista, avevano armi, e poi &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; si scambiavano financo materiale pedopornografico. Appartengono tutti ad una unica scuola senese: della quale non dirò il nome, visto che la stampa si è ben guardata dal farlo. Siamo messi davvero bene, sì&#8230;</p>
<p>Ps 3 Una unica considerazione sulla strage (evitata per mezzo miracolo e soprattutto per il coraggio di chi è intervenuto) di Modena, di sabato scorso; che le rotelline non ci siano tutte, nella testolina dell&#8217;attentatore, lo ha scritto anche il Gip: vedremo a breve se, dall&#8217;analisi dei 5 cellulari (perché 5?) e del resto (fogli con scritti in arabo), emergerà altro. Che comunque l&#8217;avvocato del 31enne &#8211; italiano di seconda generazione &#8211; sia un noto attivista Pro Pal, amico personale e legale della Albanese, è un dato di fatto: scelta che dà un po&#8217; da pensare, in tutta franchezza. E questo, giusto per fare due più due: in una città come Modena, crediamo che di legali ve ne siano a decine&#8230;</p>
<p>Ps 4 Ci ha lasciato, nei giorni scorsi, Carlo Petrini (76 anni), demiurgo dello Slow food: figura geniale e furba ad un tempo; secondo alcuni detrattori, era il tipico intellettuale che era riuscito a sublimare l&#8217;amore per l&#8217;enogastronomia, facendone una materia di studio. Ha comunque posto all&#8217;opinione pubblica un problema centrale, di cui si parlava troppo poco: quello del rapporto fra ciò che si mangia e come lo si produce. Chissà cosa direbbe oggi dei produttori agricoli, i quali chiedono al Governo sovvenzioni, perché &#8211; a cagione della chiusura di Hormuz &#8211; i fertilizzanti (in particolare l&#8217;ammoniaca) per coltivare i propri prodotti gli è triplicata di prezzo&#8230;</p>
<p>Ps 5 Caso (bufala) Rossi: la settimana scorsa è stata senza audizioni, in Commissione, con annessa seria crisi di astinenza da parte dello scrivente. Meno male che questa settimana invece si riparte subito a spron battuto, con le previste audizioni, martedì, di due consulenti della famiglia (sempre all&#8217;insegna del pluralismo e della polifonia, eh): il medico legale Francesco Introna (il quale ovviamente dirà che Rossi è stato massacrato di botte, come sostiene dal 2022), dipoi il consulente grafologo, Giuseppe Sofia.</p>
<p>E qui &#8211; lasciatecelo scrivere &#8211; il gioco si fa davvero stimolante: stavolta, però, non vogliamo dare potenziali vantaggi al Presidente Vinci, già così preparato e sottile di suo. Diciamo che se il luminare della italica grafologia confermerà &#8211; come dovrebbe, ovviamente &#8211; ciò che aveva messo nero su bianco nel 2015 (si badi la novità della consulenza, eh: sono passati più di 10 anni!), ci sarà davvero da divertirsi. Ne scriveremo.</p>
<p>Al Presidente Vinci, nell&#8217;augurare come di consueto un buonissimo lavoro, ci permettiamo dunque di suggerire solo di leggere bene la perizia grafologica del prefato luminare Sofia, prima di audirlo. Dio salvi i lavori della Commissione&#8230;</p>
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