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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>Francia, Italia: la rivolta dei bighelloni (e bufala Rossi, in Ps)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:25:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: riserviamo al Caso (bufala) Rossi giusto il Ps finale, all&#8217;insegna del minimo sindacale; per il resto, pur non mancando certo altri argomenti assai stimolanti (per esempio la nuova Legge elettorale oggi alla votazione decisiva, di cui riparleremo; nonché l&#8217;escalation reciproca fra Ucraina e Russia), ci dedichiamo a quello che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: riserviamo al Caso (bufala) Rossi giusto il Ps finale, all&#8217;insegna del minimo sindacale; per il resto, pur non mancando certo altri argomenti assai stimolanti (per esempio la nuova Legge elettorale oggi alla votazione decisiva, di cui riparleremo; nonché l&#8217;escalation reciproca fra Ucraina e Russia), ci dedichiamo a quello che inopinatamente alcuni considerano il nuovo &#8220;maggio francese&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;EUROPA IN SUBBUGLIO: E L&#8217;ITALIA?</p>
<p>Per la gioia dei soliti noti &#8211; Russia (in festa per il 74esimo compleanno di Putin, ieri), Cina, Iran, Corea nordista, magari anche USA -, in Europa siamo alla classica tempesta perfetta: non c&#8217;è quasi Paese in cui la polarizzazione estrema della politica, le divisioni esacerbate dai social, l&#8217;estremizzazione delle ali estreme non siano in grande auge. Come si sta bene invece in Russia, ove con le ultime elezioni di fine settembre è salita la partecipazione al voto, ed il Partito putiniano si è ulteriormente rafforzato&#8230;</p>
<p>Nella Hispania degli accampati per il diritto alla casa, almeno ci sarà, a fine novembre, uno sbocco elettorale, e vedremo chi la spunterà (come anche a fine ottobre in Brasile ed in Israele, ma quelle sono altre storie); nella Francia che assiste al mesto tramonto del macronismo, a regola ci sono più di sei mesi prima del voto: si può andare avanti così, di grazia?</p>
<p>In Italia, a parte qualche manifestazione studentesca e la manifestazione pro Hamas di ieri, poca roba: fino ad oggi, diciamo; in effetti, sarebbe strano non si arrivasse ad un autunno caldo anche da noi: il diesel alle stelle (senza strisce, sic) è un ottimo propellente, ed in più ci sia consentito di segnalare due aspetti, in rigorosa par condicio.</p>
<p>Il ciclone Vannacci &#8211; anche se a Reggio Calabria non ha sfondato (ma è andato oltre la doppia cifra al primo appuntamento, se vi sembra robetta) -, sta rimodellando i rapporti di forza in seno alla coalizione governativa: per ora, ha eroso consensi soprattutto alla Lega. Se Giorgia Meloni lo saprà gestire &#8211; e non è assolutamente detto che lo sappia fare fino in fondo -, Vannacci potrebbe addirittura diventare un insperato aiuto alla legittimazione politica della attuale Premier. Altrimenti, le fa perdere le elezioni (salvo che accada ciò di cui sotto).</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, infatti, la situazione è in un autentico vicolo cieco, dopo ciò che è accaduto in settembre: se non si fanno le Primarie, Conte rompe subito il Campo largo per giusta causa, garantito al limone; le Primarie dunque ci saranno, e saranno un win to win per il giurista seguace di Padre Pio: se vince, impone la sua agenda al Pd, come giusto che sia; se perde, però, fa esattamente lo stesso, previa rottura con il Pd, il quale verrà accusato di annacquare il suo programma, invece non negoziabile. Conte andrebbe così alle elezioni da solo (Travaglio non vede l&#8217;ora), diventando così l&#8217;ago della bilancia del futuro Governo. Ieri Libero &#8211; con Senaldi e Calessi &#8211; gongolava, su questo contesto: difficile assai da smentire, però.</p>
<p>Se avete amici o parenti i quali si interessano ancora di politica, fateci una scommessa per una cena seria: vittoria garantita&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FRANCIA: MANIFESTAZIONI PER LA SQUOLA</p>
<p>La Francia brucia &#8211; in parte, anche letteralmente &#8211; per quello che non pochi paragonano ad un nuovo maggio 1968; il tentativo di saldare anche altri pezzi di società, in un contesto storicamente di effervescenza di piazza come in Francia, non è difficilissimo. La strumentalizzazione di France insoumise di Mélenchon è esplicita e sfacciatamente rivendicata (ed in Italia si nota la vicinanza dei 5stelle con il Partito del tribuno della gauche francese: ieri Travaglio era in brodo di giuggiole, a fronte delle manifestazioni d&#8217;oltralpe); la strumentalizzazione al contrario della Le Pen, lo stesso: ci si poteva stupire?</p>
<p>Nata lontana da Parigi &#8211; ma arrivata ben presto ad infiammare la Capitale -, questa protesta scolastica nasce ovviamente su una piattaforma sacrosanta: aule fatiscenti (se ne bruciano qualcuna, ottimo: si ricostruiscono ex novo, meglio se con l&#8217;aria condizionata), docenti che se ne vanno e non vengono sostituiti, finanziamenti alla scuola pubblica fermi o in regresso. Sembra una piattaforma portata avanti da studenti disposti ad incendiare le piazze, pur di potere studiare di più: qualcuno crede che sia davvero così? Come in Italia alla Maturità l&#8217;anno scorso in Italia, questi sono quelli che si lamentano di essere in ansia e sotto stress, dovendo studiare un terzo scarso di ciò che studiavamo noi attuali cinquanta o sessantenni, che già era parecchio meno di ciò che erano stati costretti a fare i nostri genitori e nonni. Anche in Francia, i test nazionali hanno dati risultati a dir poco disarmanti: ma deve essere colpa delle aule troppo calde o fredde (noi &#8211; come noto &#8211; si studiava con il parquet sotto i piedi, e con l&#8217;ausilio di lavagne elettroniche che oggi se le sognano, sic).</p>
<p>Ma non sarà mica che alla base di tutto ci sia anche &#8211; perfino Repubblica di ieri, fra le righe, lo insinua &#8211; il fatto che da settembre in Francia c&#8217;è il rigoroso divieto di usare gli smartphone anche ai Licei? Che magari viene fatto financo rispettare. Ecco che, oltre a problemi in tutta evidenza non inediti, forse una pistola fumante esiste davvero&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NON SIAMO DI FRONTE AL NUOVO &#8217;68</p>
<p>Non sappiamo come, e quando, andrà a finire in Francia questa grande mobilitazione studentesca, né quanto attecchirà in Italia (almeno in parte, ha già attecchito, figuriamoci): tutto cambierà, quando ci scapperà &#8211; sperando ovviamente di no, sia chiaro! &#8211; il primo morto, e dipende se sarà un poliziotto ovvero uno studente.</p>
<p>Di certo, però, sappiamo già una cosa: il &#8217;68 era tutta un&#8217;altra cosa, assai diversa dall&#8217;attuale. Per una molteplicità di motivi, il principale dei quali ci pare questo: in questi giorni, in Francia, si vedono tanti professori e tantissimi genitori in piazza, a fianco e a favore dei figli e studenti. Non c&#8217;è più un&#8217;autorità &#8211; nelle classi, in famiglia -, ci sono solo degli alleati, se non degli amiconi: si è letto financo di docenti che giocano &#8211; non ricordo a cosa in particolare &#8211; su Tik tok con gli studenti. Ovviamente ciò viene presentato come un elemento importante di condivisione e di apertura, per superare le anacronistiche barriere fra adulti e giovani: dunque un elemento di positività, rifiguriamoci&#8230;</p>
<p>In più, c&#8217;è l&#8217;elemento filoislamico: certo enfatizzato ogni giorno dai media di destra, il problema però esiste, eccome se esiste; nel &#8217;68 c&#8217;era il Vietnam, ma la società francese (occidentale) non aveva certo una presenza massiccia di vietnamiti in casa, oggi invece con i popoli di fede islamica il contesto è mutato, oggettivamente. Brandire una bandiera vietnamita in piazza &#8211; come accadeva illo tempore -, è ben diverso dal brandirne una palestinese oggi, come accade dal 2023 in avanti (magari direttamente di Hamas, come accaduto ieri a Bologna: e complimentoni a chi ha paragonato il 7 ottobre alla Resistenza italiana&#8230;).</p>
<p>Una delle rivendicazioni degli studenti (italiani, anche) va nel senso di protestare contro le restrizioni alle coperture del viso in classe: protestano per un qualcosa, che conculca i diritti delle donne, mentre scendono in piazza per i diritti civili (dei non islamici, in tutta evidenza). Lo si è detto tante e tante volte, ma forse mai abbastanza.</p>
<p>I giovani sessantottini avevano una autentica montagna da scalare: una società ingessata, fatta di autentici eccessi autoritari e di gerarchie tout court inaggredibili: se non buscavano una manganellata fatta bene in piazza, spesso raccattavano un paio di schiaffi al ritorno a casa (e l&#8217;una cosa non escludeva necessariamente l&#8217;altra, assai spesso); oggi, invece che una montagna da scalare, hanno una strada già in discesa (neanche in pianura, proprio in discesa), ed in più sono spesso accompagnati dai genitori stessi nel percorrerla (gli preparano anche lo zainetto del manifestante, con il termos ed i biscottini ad hoc?). Il &#8217;68 lottava per il sei politico, oggi &#8211; lo abbiamo scritto di recente (23 settembre) &#8211; siamo già all&#8217;otto politico. Altrimenti i poveri liceali vanno subito in ansia, e poi, di inevitabile risulta, anche i loro genitori. Non sia mai, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Enrico Zanchi ci ha lasciati, a 84 anni: è stata una figura importante per il giornalismo senese, sportivo e non; primo Direttore del Nuovo Corriere senese, è sempre stato partecipe, in modo garbato e competente, del mondo dell&#8217;informazione locale. Un abbraccio alla famiglia: dal dirimpettaio di Via della Sapienza&#8230;</p>
<p>Ps 2 Anche Giorgio Bartali, detto il Perry, ci ha lasciati: non un lutto improvviso, ma non per questo meno doloroso. Una perdita per la Selvina, per lui davvero una seconda famiglia (alla quale ha dato tre figli, en passant): senza alcuna retorica d&#8217;occasione, veramente. In Contrada, ha rivestito quasi tutti i ruoli rivestibili, salvo quelli di maggiore impatto istituzionale e mediatico; resta soprattutto un lavoratore instancabile della quotidianità della Contrada, lontano dai riflettori: un autentico miles selvaiolus.</p>
<p>Fu anche calciatore: niente fisico aitante, nessuna tecnica particolare, ma una passione davvero notevole: me lo ricordo, in una fantozziana domenica dei Novanta, davanti a me portiere, provare a dirigere una improbabile difesa selvaiola, bucherellata dagli avversari da ogni parte. Eravamo nel campino delle Badesse, con una pozza, davanti alla porta, che ci dividevamo; tornando verso gli spogliatoi, con la faccia mezza coperta dal fango, Giorgio mi espresse questo concetto: &#8220;Ci vuole una bella passione, per passare così le domeniche mattine, eh&#8221;. Feci un cenno di assenso, prima di entrare in quello spogliatoio-sgabuzzino e finalmente detergermi dal fango. Buon riposo, Giorgino&#8230;</p>
<p>Ps 3 Audizioni Caso Rossi di martedì: avrebbero meritato un pezzo monografico, ma &#8211; come ormai noto ai lettori abituali &#8211; si rimanda al libro, in uscita fra qualche settimana. Del tutto inutile &#8211; in ogni senso, direi &#8211; la prima delle due audizioni, quella al cuoco Catana; molto interessante, invece, quella di Filippo Rossi, il minore dei tre fratelli, mai sentito prima: né nella Commissione I, né a livello di interviste.</p>
<p>La sua riservatezza ed il basso profilo tenuti in questi anni &#8211; a differenza dell&#8217;iperpresenzialismo degli altri familiari -, gli rendono davvero onore, e riteniamo che martedì sia andato a Palazzo San Macuto solo perché convocato. Per il resto, ci sarebbero davvero svariate cose da dire (come il fatto che la Bassilichi &#8211; ove nel 2013 lavorava Filippo Rossi &#8211; avesse giusto giusto qualche commessa dal Monte dei Paschi, sic); qui ed ora, in attesa del libro di cui sopra, ne tiro fuori una sola: Filippo Rossi in Commissione non ha purtroppo parlato in alcun modo di un suo veemente commento contro lo scrivente, che lui stesso vergò &#8211; a meno di 24 ore dalla morte del fratello &#8211; su questo stesso blog (7 marzo 2013, verso mezzogiorno). Un commento molto critico e duro, ma senz&#8217;altro giustificato dal momento difficilissimo; ed un commento chiaramente legato ad una idea suicidaria (anche perché, in caso contrario, il fratello di David Rossi mi avrebbe accusato di omicidio, senza girarci tanto intorno). Alle sue parole, fu dato ampio risalto mediatico nazionale: cito, fra gli altri, un lungo articolo di Marco Imarisio sul Corriere della sera. Era il tempo in cui Rossi si era ucciso, per tutti (a partire dalla famiglia), ed il capro espiatorio erano i blogger.</p>
<p>Visto che adesso financo la Scienza parlerebbe di un omicidio, e che i media danno come acclarato l&#8217;assassinio, martedì poteva essere l&#8217;occasione perfetta per dire che quel commento era diventato per così dire superato dai tempi e dalle nuove verità (alle quali, pur con svariate contraddizioni, il fratello minore dice di credere). Non solo invece non c&#8217;è stato questo, ma neanche se ne è accennato en passant: e figuriamoci se qualcuno, a partire dal Presidente Vinci, gliene ha chiesto conto; un&#8217;occasione perduta, dunque: il dovere di sangue ha prevalso sul resto, ma fortunatamente scripta manent&#8230;</p>
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		<title>La bufala Rossi: lo spettacolo continua (e una querela)</title>
		<link>http://www.ereticodisiena.it/2026/09/30/la-bufala-rossi-lo-spettacolo-continua-e-una-querela/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 10:33:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Come i lettori del blog sanno, a fine luglio ho fatto un manzoniano fioretto: fino alla pubblicazione del mio prossimo libro sull&#8217;argomento (fine 2026), basta pezzi monografici sul Caso (bufala) Rossi; ciò detto, vista l&#8217;esondazione mediatica di questi giorni (come sempre in questo caso, senza mai il contraddittorio ed il pluralismo), una deroga mi tocca [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Come i lettori del blog sanno, a fine luglio ho fatto un manzoniano fioretto: fino alla pubblicazione del mio prossimo libro sull&#8217;argomento (fine 2026), basta pezzi monografici sul Caso (bufala) Rossi; ciò detto, vista l&#8217;esondazione mediatica di questi giorni (come sempre in questo caso, senza mai il contraddittorio ed il pluralismo), una deroga mi tocca assegnarmela.</p>
<p>Peccato davvero per le cosette di Politica estera (fra Teheran, Washington, Mosca e l&#8217;Europa) che avevo quasi pronte, ma &#8211; come si scrive spesso &#8211; non si puole avere proprio tutto dalla vita. Il &#8220;Caso Rossi show&#8221; &#8211; non fosse altro che per il fatto che nessuno ne scrive in modo criticamente documentato &#8211; non può attendere&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ESPERIMENTO DEL FORO ITALICO</p>
<p>Sarebbe voluto essere una sorta di esperimento giudiziale, ma diciamo &#8211; per evitare incontinenze verbali &#8211; che è diventato qualcosa di altro, di differente. Ciò che è avvenuto lunedì mattina al Foro italico &#8211; lo scriviamo con il massimo e sincero rispetto per i Vigili del fuoco partecipanti, in particolare per colui il quale ha avuto la ventura di risultare dell&#8217;altezza e del peso del povero Rossi, e lo ha dovuto &#8220;sostituire&#8221; -, si presta a varie considerazioni: le quali si discostano, e non poco, dai peana gilettiani e di tutti i corifei aprioristici dell&#8217;operato della Commissione bis.</p>
<p>La quale, peraltro, sta dicendo cose del tutto opposte alle conclusioni cui era arrivata la superconsulenza dei Ris voluta dalla Commissione I, nonché dalla consulenza Cattaneo-Zavattaro, che il Presidente Vinci considera evidentemente spazzatura: si vede che questi della bis sono più bravi, no? Però l&#8217;aporia resta, in tutta evidenza: se la politica è brava adesso, allora non lo era stata prima, quando la Commissione I concluse per il gesto anticonservativo&#8230;</p>
<p>Il fatto che a dirigere le operazioni dei Vigili del fuoco &#8211; su cui ci sono immagini che resteranno agli annali, già lo si intuisce in presa diretta &#8211; ci fossero due medici senz&#8217;altro ottimi, anzi straordinari nel loro ambito, ma non certo medici legali (un geriatra ed un ortopedico), è ovviamente un dettaglio di nessun conto, ci mancherebbe; così come la aggressione simulata, prima della defenestrazione (da un metro di altezza, invece di 14, sic), ha dei contorni kafkiani: si vuole forse sostenere che Rossi sarebbe stato picchiato dai due o tre penzolatori, come i Vigili del fuoco hanno &#8220;picchiato&#8221; il loro collega, di grazia?</p>
<p>Basta, mi fermo: per altri dettagli, anche più stimolanti, ci sarà modo e tempo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIORNO DOPO&#8230;</p>
<p>Dopo il very big event al Foro italico, ieri è stata la volta delle audizioni dei consulenti che avrebbero dato le prove (sempre e rigorosamente &#8220;scientifiche&#8221;, quando parlano i consulenti voluti dalla Commissione stessa; carta straccia, invece, se i consulenti sono altri, come la dottoressa Cattaneo). Il medico &#8211; specializzato in geriatria, si ricorderà &#8211; Robbi Manghi ha detto la sua sui fazzolettini, e noi gli crediamo pressoché a priori; ma è stato soprattutto lo psicologo forense Genovese &#8211; stimolante new entry &#8211; a creare la perla definitiva (la quale peraltro era nell&#8217;aria da mesi): Rossi era sì un po&#8217; sotto ansia (e chi non lo è, oggidì?), ma mai e poi mai e poi mai si sarebbe suicidato, figuriamoci. Ha smentito, en passant, la psichiatra professoressa Liliana Lorettu (mai sentita da alcuna Commissione, guarda un po&#8217; il caso), la quale nel 2013 &#8211; da consulente di Antonella Tognazzi! &#8211; aveva redatto una importante consulenza in cui metteva nero su bianco l&#8217;esatto contrario: Rossi, stressatissimo ed impaurito di perdere il lavoro e di essere arrestato, si era ucciso. Il solito derby fra psicologi e psichiatri, dai&#8230;</p>
<p>La mail in cui il manager montepaschino scriveva a Fabrizio Viola di volersi ammazzare (4 marzo, a 48 ore dal suicidio)? Giusto un momento di umana debolezza, figuriamoci: chi è che non ha scritto al suo superiore, almeno una volta nella carriera lavorativa, di volersi suicidare? Due giorni dopo la missiva, comunque, era già tutto passato, lui era pieno di idee e di progetti da sviluppare (i taglietti autoinferti sul proprio avambraccio sono un tipico modo di dimostrarlo, va da sé): era al top, insomma. I tre bigliettini suicidari trovati nella sua stanza, allora? Non sono del giorno della morte, ma sempre del 4 marzo: giornataccia bruttissima, ma poi la crisi &#8211; come appena detto &#8211; viene superata alla grande in 48 ore. Un recupero psicologico da record, da autentico Guinnes dei primati.</p>
<p>Con la chicca nella chicca che questa tesi &#8211; per bocca dello stesso Genovese, si badi! &#8211; smentisce alla radice ciò che la consulenza grafologica della famiglia &#8211; affidata al grafologo Giuseppe Sofia &#8211; scisse a suo tempo: e qui si pone una questione un po&#8217; imbarazzante, per il Presidente Vinci, inerente al fatto che il grafologo Sofia ha ripetuto di fronte al Presidente stesso che Rossi li avrebbe scritti sotto coercizione. Due o tre che minacciano, e lui che scrive; e come non ricordare le presunte parole in codice verso la moglie? Tutto cancellato, suvvia.</p>
<p>In conclusione, Genovese (lo psicologo forense) dice una cosa, Sofia (il grafologo) ne dice una, radicalmente opposta, ed entrambi sono stati auditi in Commissione: come se ne esce? Per non parlare del fatto che tutti dovrebbero sapere che, ai piani alti di Rocca Salimbeni, ogni mattina i cestini venivano regolarmente svuotati, e quindi lo sarebbe stato anche il cestino del povero Rossi.</p>
<p>Grazie ancora, comunque, alla Commissione di inchiesta ed al suo straordinario Presidente, l&#8217; onorevole Vinci: avevo scommesso una cena, con un caro amico, che sia al Foro italico, che la mattina dopo con lo psicologo forense e con il dottor Manghi, sarebbe andata esattamente come è andata (omicidio ultra provato, bigliettini retrodatati, Rossi pimpante dopo la giornataccia del 4 marzo et alia), dunque pregusto il tutto, sperando in porcini.</p>
<p>Oltre al fatto &#8211; non indifferente, in effetti &#8211; che il materiale per il mio libro sta divenendo esondante (ma meglio il più che il meno). Grazie duplice, dunque.</p>
<p>Ah, a proposito di cene: martedì la Commissione più efficiente del mondo sentirà, alle ore 9, un cuoco senese (ne dà notizia la odierna Nazione). Non il maggiordomo, dunque, bensì il cuoco: e qui potrebbero esserci sorpresine gustose, chissà&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IN ATTESA DI TROVARE FINALMENTE GLI ASSASSINI, ARRIVA UNA QUERELA&#8230;</p>
<p>Il paradosso della Commissione di inchiesta bis e del suo Presidentissimo Vinci, a questo punto, è davvero evidente, direi scoperto: essendosi spinta &#8211; in realtà, già dal dicembre 2025 &#8211; così in avanti con il lavoro, annunciando urbi et orbi &#8211; rigorosamente a reti unificate &#8211; che è omicidio, a questo punto entro tre o quattro mesi (visto che la legislatura volge al termine) bisogna trovare in tutti i modi due nomi e cognomi di assassini, o penzolatori che dir si voglia. Meglio se robusti.</p>
<p>L&#8217;ex Commissario leghista Gianni Fava e l&#8217;imprenditore Antonio Muto non vengono più chiamati in causa, dopo essere stati auditi (Muto lo scorso 22 settembre: quello autentico, non quello che Goracci, bontà sua, sostiene di avere incontrato nel 2017).</p>
<p>Che dire, se non fare gli auguri più genuini e sinceri alla Commissione stessa? Diciamo che il suo lavoro ha di fronte solo l&#8217;ultimo miglio, il quale &#8211; come ben noto a podisti e ciclisti &#8211; è sempre il più arduo e faticoso da percorrere. Auguroni, ordunque: il futuro si prospetta sempre più radioso&#8230;</p>
<p>En passant, fra le more della bufala Rossi &#8211; esattamente come per la Garlascheide, ma almeno lì si muove la Magistratura e, purtroppo, una persona assassinata c&#8217;è, eccome se c&#8217;è &#8211; si segnala che Francesco Giusti &#8211; plurime volte indicato come l&#8217;uomo nel vicolo in Commissione &#8211; ha dato ieri mandato al suo legale &#8211; avvocato Roberto Martini &#8211; di querelare Maurizio Montigiani, l&#8217;ex leghista ed ex amico (crediamo lo si possa dire) di Giusti stesso.</p>
<p>Dopo ripetute chiamate in causa del Giusti in vari commenti social &#8211; soprattutto subliminali, perché così si pensa di rischiare meno -, ed in particolare dopo la puntata delle redivive Iene (in cui si è sparato alzo zero contro il povero Gian Carlo Filippone, tanto per non perdere l&#8217;allenamento), Montigiani ha pubblicato un&#8217;immagine sul suo profilo, in cui si vede un pallone da rugby &#8211; proveniente da Viadana, squadra sponsorizzata un dì da MPS, toh &#8211; abbinato ad una mazza da baseball, sport nel quale si cimenta da decenni &#8211; non sappiamo dirvi, francamente, con quale abilità &#8211; Francesco Giusti. Sotto, compare la scritta: &#8220;Sintesi perfetta&#8221;.</p>
<p>Il tutto, dopo altri interventi pregressi del tipo: &#8220;Ma l&#8217;assassino ed il complice, ormai resi noti (dalle risultanze delle audizioni, Fava e Giusti, per l&#8217;appunto, Ndr) e stanti le prove emerse (quali sarebbero, lo sanno giusto lui e Giovanna Ricci, Ndr) invece non li hanno ancora condannati ed arrestati?&#8221;.</p>
<p>Se si andrà a Processo per questa querela &#8211; come si spera -, sarà a dir poco interessante sapere come Montigiani risponderà a tutte le domande che verosimilmente gli verranno fatte su ciò che da anni dice pubblicamente sul Caso Rossi. Sarà meraviglioso ascoltare &#8211; in una aula di un Tribunale, non da Giletti &#8211; quali siano le prove, concrete e documentali, del mitico 4099009, per esempio. Da una parte, la Tim ed i Ris (Commissione I), dall&#8217;altra Montigiani: scontro fra titani.</p>
<p>Sarebbe davvero stimolante, sì: wait and see, suvvia&#8230;</p>
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		<title>La squola riprincipia (e Ps sulla bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:47:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; inizialmente, si era iniziato a vergare qualche considerazione di Politica estera (in particolare, sul Canada del Premier Carney, che si aggrega all&#8217;Unione europea &#8211; con scorno clamoroso di Trump -, con Australia e Nuova Zelanda in stand by), poi, però, ha fatto irruzione sulla scena politica e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; inizialmente, si era iniziato a vergare qualche considerazione di Politica estera (in particolare, sul Canada del Premier Carney, che si aggrega all&#8217;Unione europea &#8211; con scorno clamoroso di Trump -, con Australia e Nuova Zelanda in stand by), poi, però, ha fatto irruzione sulla scena politica e mediatica il dibattito sulla scuola &#8211; con tanto di indiretta polemica fra Presidente del Consiglio e della Repubblica -, il quale ha dunque prevalso sul resto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN INIZIO D&#8217;ANNO CON IL BOTTO</p>
<p>In questi giorni di inizio d&#8217;anno, la scuola è tornata all&#8217;improvviso di grande attualità: purtroppo, però, solo per propaganda politica e per la violenza subìta da una docente. Tant&#8217;è&#8230;</p>
<p>Della docente laziale ferita &#8211; e salvata con coraggio da uno studente, di origine congolese: un ragazzino che ha davvero attraversato mari e monti per arrivare in Italia -, colpita prima con lo spray al peperoncino e poi di striscio dal coltello del 13enne (alla fine solo 7 giorni di prognosi, fortunatamente), si è detto molto. Forse anche troppo (il rischio emulativo è sempre dietro l&#8217;angolo). Per quello che conta, le arrivi la solidarietà piena da parte della redazione del blog.</p>
<p>Ciò che proprio lo scrivente non riesce a capire è come, addirittura a caldo, una docente ferita da un suo studente, possa subito dopo perdonare il suo feritore, dicendosi desiderosa financo di abbracciarlo quanto prima (il marito pare pensarla in modo differente, peraltro&#8230;). Anche in questo, tant&#8217;è.</p>
<p>Domenica, poi, Giorgia Meloni di fronte ai giovani di Fratelli d&#8217;Italia è tornata a parlare di scuola; ponendo una questione sacrosanta, che la sinistra, da par suo, fa malissimo a trascurare oppure giustificare: quella della presenza di ragazzine più o meno velata nelle aule, e soprattutto la presenza di classi in cui gli italiani &#8211; nel senso vannacciano del termine, per capirsi &#8211; sono una minoranza. La percentuale nazionale è sull&#8217;11%; esisteva già una circolare ministeriale (Gelmini imperante), del 2010: tetto del 30%, percentuale superata in molte scuole. Problema assai serio e concreto, cui non basta dire &#8211; come la Schlein &#8211; che ci vuole &#8220;un insegnamento di qualità per tutti&#8221;. Certo che ci vorrebbe questo, eccome se ci vorrebbe: ma fare un discorso così, vuol dire non mettere più i piedi in una classe dai tempi della propria scuola.</p>
<p>La Premier però sbaglia, da par suo, quando eccede nella demarcazione fra il &#8220;noi&#8221; ed il &#8220;loro&#8221;, mettendo fra l&#8217;altro nello stesso calderone ragazzi &#8220;stranieri&#8221;, ma che conoscono benissimo la lingua (spesso nati in Italia), e studenti appena arrivati da chissà dove: loro sì, un problema enorme, per il quale ci vogliono docenti ad personas. Hai detto niente, con i tempi che corrono&#8230;</p>
<p>Infine, visto che giustamente ci si richiama alla laicità dell&#8217;ordinamento scolastico per la questione del burqa e del niqab, perché non mettere finalmente mano al perdurante scandalo dei docenti di Religione pagati dallo Stato, ma vidimati dai Vescovi? Il Concordato su questo punto è stato cambiato già una volta (Governo Craxi, 1984), si potrebbe fare un bis, no? Nel momento in cui si chiede &#8211; più che giustamente, lo si ribadisce &#8211; ai nuovi arrivati di essere laici, iniziamo ad esserlo in tutto e per tutto anche noi: specialmente dove conta di più, vale a dire nel portafoglio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PROBLEMA DEI PROBLEMI</p>
<p>Il problema cruciale della scuola odierna, l&#8217;autentico problema dei problemi non è però quello degli &#8220;stranieri&#8221; (pur da non sottovalutare affatto, lo si ribadisce); non è quello dell&#8217;edilizia scolastica (sebbene ben presente, ci mancherebbe), non sono altri ancora, pur cogenti: la questione dirimente è di natura diciamo antropologica. E concerne la filiera educativa (poco educativa) fra genitori, docenti e ragazzi.</p>
<p>Potrei ovviamente fare esempi ad libitum, andando a tirare fuori qualche ricordo dei più di 20 anni di pregresso insegnamento, ma mi limito a ieri mattina; due maschi e due femmine, sui 15,16 anni: accanto a me a fare colazione, al bar vicino alla loro scuola.</p>
<p>Nessuno avrebbe potuto pretendere che facessero come me &#8211; neo 57enne, dipendente, forse in modo patologico, da rassegne stampa (cartacee) sin dal cappuccino -, ci mancherebbe altro; sarei stato magari contento di vederli parlare guardandosi negli occhi, invece i relativi smartphone hanno letteralmente monopolizzato per circa mezz&#8217;ora le dinamiche relazionali fra loro. Uno dei rari momenti in cui uno dei due maschi si è messo a parlare guardando negli occhi la dirimpettaia, sapete di cosa ha discettato? Dei problemi tecnici avuti il pomeriggio del giorno precedente con non so quale videogioco&#8230;</p>
<p>Chiunque &#8211; anche senza alcuna esperienza didattica &#8211; capisce che tutto il resto deriva da questa forma mentis, oggettivamente diversa da quella delle generazioni precedenti: la quale crea evidenti deficit di attenzione e concentrazione durante le lezioni, impoverisce ulteriormente il vocabolario mentale dei giovani (ridotto, ormai, ai minimi termini), li fa confondere sempre di più fra il reale ed il virtuale, come testimoniato financo dalla cronaca nera (le sorelline di Caltanissetta, giusto per citare l&#8217;odierna stampa). Una ecatombe neuronale, come dicono ormai svariati studi.</p>
<p>Bene ha fatto l&#8217;Australia prima, ora anche la Unione europea, a cercare di limitare per legge questa deriva: ma è chiaro che senza il combinato disposto di famiglia e scuola, non ci sarà alcun passo in avanti. Sarà sempre peggio, al quale &#8211; come noto &#8211; limite non c&#8217;è.</p>
<p>E benissimo vengano le direttive &#8211; quelle più direttamente pedagogiche, lasciando stare le scivolate su Harry Potter &#8211; del Ministro Valditara: ritorno alla memorizzazione dei testi, poetici e non; scrittura il più possibile in corsivo; il Latino anche come straordinaria palestra della mente, oltre al resto. Il problema &#8211; anche qui, soprattutto qui &#8211; sarà poi metterli in pratica, questi sacrosanti propositi.</p>
<p>Bisognerebbe essere consapevoli che questa sarebbe l&#8217;unica strada per cercare di recuperare qualche punto: non certo per risolvere il dramma antropologico della &#8220;ecatombe neuronale&#8221;, ma per almeno iniziare a risalire la china. Il cervello degli umani &#8211; ci ha insegnato per prima Rita Levi Montalcini &#8211; ha una sua enorme plasticità, anche da vecchi: qualche speranza dunque per i giovani esiste sempre, se la si persegue con un minimo di intelligenza&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN LIBRO IN SALA STORICA&#8230;</p>
<p>La settimana scorsa, in Sala storica, si è tenuta la presentazione del libro &#8220;La pubblica (d)istruzione&#8221; (Paperfirst, 2026), scritto dal maestro-giornalista-scrittore- viaggiatore Alex Corlazzoli (registrazione dell&#8217;evento, come sempre, presente sul sito della biblioteca Comunale).</p>
<p>Dico subito che Corlazzoli &#8211; che conoscevo solo attraverso i suoi scritti &#8211; è persona davvero simpatica ed affabile; aggiungo che, nel momento in cui l&#8217;ho chiamato per venire in Sala storica, sapevo benissimo quali fossero le sue idee sul mondo della scuola, di cui è narratore critico da anni. Come sempre convinto che si debbano confrontare punti di vista ed opinioni anche diametralmente opposti, sono stato dunque felice di averlo chiamato.</p>
<p>Ciò detto a premessa, la visione di scuola pubblica di Corlazzoli &#8211; che si richiama esplicitamente a don Milani, e la Introduzione a firma di Eraldo Affinati lo dimostra all&#8217;ennesima potenza &#8211; e la mia sono davvero antitetiche. Andando in concreto, lui vorrebbe l&#8217;abolizione dei voti (o giudizi), a me piacerebbe (sarebbe piaciuto, ormai) che si tornasse ad essere selettivi, abbandonando l&#8217;8 politico tanto in voga negli ultimi anni (così nessun genitore o Preside o Consiglio di classe rompe all&#8217;insegnante, ed il 23 del mese si riscuote tranquilli); Corlazzoli vorrebbe l&#8217;abolizione della lezione frontale, dunque gerarchicamente ex cathedra, ed è favorevole &#8211; per dirne un&#8217;altra &#8211; all&#8217;immagine del professore o maestro &#8220;amico&#8221;, anche fuori dall&#8217;orario scolastico, degli studenti: sommo errore, a mio modo di vedere. Si potrebbe continuare, ad libitum.</p>
<p>Corlazzoli &#8211; uomo di sinistra, ma critico con molte cose della sinistra stessa &#8211; è piuttosto radicale: ma nella scuola il suo pensiero è maggioritario; se non politicamente, di certo nei fatti, nella ordinaria quotidianità. Ho perso ore, negli anni di docenza, a cercare di convincere colleghe e colleghi che non si può fare Historia senza imporre lo studio delle date, per dire: ma non c&#8217;è stato verso, sic.</p>
<p>I penosi risultati degli italici studenti &#8211; compresi i test Invalsi &#8211; ne danno piena conferma; riprendendo il Nanni nazionale: continuiamo così, a farci del male&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Lavori della Commissione di inchiesta Rossi bis: ieri giornata densa assai, con ben tre auditi, ma &#8211; come i lettori abituali ben sanno &#8211; lo scrivente non approfondisce più, sul blog, le tematiche, peraltro gustosissime, analizzate dalla Commissione: l&#8217;appuntamento è con il libro, entro il 2026 (a Dio piacendo, come sempre).</p>
<p>Per pura cronaca, ieri l&#8217;imprenditore edile mantovano Antonio Muto &#8211; quello vero, non colui che si sarebbe presentato di fronte all&#8217;avvocato Goracci &#8211; ha ovviamente detto di non avere mai conosciuto, in alcun modo, né l&#8217;avvocato Goracci, né David Rossi, toh; ma l&#8217;aspetto più sfizioso è contenuto, as usual, nelle parole del Presidente Vinci, il quale si meraviglia che l&#8217;uomo che si sarebbe presentato nello studio dell&#8217;avvocato Goracci, presentandosi falsamente come Antonio Muto, sia poi evaporato per sempre. Finito nel nulla.</p>
<p>A maggior ragione dopo avere, a suo dire, fornito dettagli precisi e financo riscontrati (riscontrati?!?) in seguito dalla Commissione bis. Ah, per capirsi, e basandosi sull&#8217;intervista che Goracci stesso diede al Corriere di Siena (6 novembre 2017, a firma di Susanna Guarino): dunque il &#8220;colpo d&#8217;arma da fuoco&#8221; sentito da Mister X sarebbe stato riscontrato? Da chi e quando, di grazia? L&#8217;assalto alle spalle &#8220;di tre o quattro persone&#8221; a Mister X, all&#8217;ingresso del vicolo, sarebbe stato provato? Da chi e quando, di grazia? Ah, sentite quale fu il titolo dell&#8217;intervista prima citata: &#8220;Goracci sul nuovo giallo &#8220;Storia difficile da credere, ho pensato ad un mitomane&#8221;&#8221;. Poi, però, pare sia stato tutto riscontrato, a sentire il Presidente Vinci: e noi ne siamo lieti, anche perché prima o poi ci dirà come e da chi. Restiamo in trepidante attesa.</p>
<p>Ancora una volta, e mai abbastanza: lunga, lunghissima vita alla Commissione bis&#8230;</p>
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		<title>Emma ed Oriana: due donne, grandi (e bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 07:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: siamo in attesa che Putin decida se passare dalla guerra ibrida a quella classica, diciamo tradizionale, nei confronti dell&#8217;Est Europa (verosimilmente continuerà con la prima, accontentandosi che le sue quinte colonne agiscano dall&#8217;interno dell&#8217;Europa stessa), e ci rallegriamo che l&#8217;Iran &#8211; per il tramite degli Houthi &#8211; controlli alla fine [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: siamo in attesa che Putin decida se passare dalla guerra ibrida a quella classica, diciamo tradizionale, nei confronti dell&#8217;Est Europa (verosimilmente continuerà con la prima, accontentandosi che le sue quinte colonne agiscano dall&#8217;interno dell&#8217;Europa stessa), e ci rallegriamo che l&#8217;Iran &#8211; per il tramite degli Houthi &#8211; controlli alla fine anche lo Stretto di Bab el mandeb (completando così il trionfo al contrario di Trump), in modo tale che si possa finalmente arrivare ad una devastante crisi petrolifera, la quale potrebbe superare quella del 1973. Era da tanto, che si aspettava il ritorno alle targhe alterne, le quali ci fanno tornare bambini piccoli.</p>
<p>Oggi, però, scriviamo di due donne. Grandi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>EMMA BONINO CI HA LASCIATI</p>
<p>La scomparsa di Emma Bonino ha lasciato un segno profondo, e gli odierni funerali di Stato opportunamente concessi a questa figura sono più che legittimi: perché la Bonino è stata una radicale davvero sui generis, capace di coniugare battaglie politiche da autentica pasionaria (l&#8217;aborto pubblico, da giovane; il Diritto internazionale, da matura), con un rigore istituzionale sconosciuto alla gran parte degli altri radicali di formazione (si potrebbe avvicinarle Francesco Rutelli: il quale, però, abbandonò ben presto la militanza radicale).</p>
<p>Delle battagli radicali, fra l&#8217;altro, la Emma nazionale si espose soprattutto su quelle a nostro modo di vedere più nobili (l&#8217;aborto pubblico, sottraendolo all&#8217;autentico scempio delle cosiddette &#8220;mammane&#8221; e degli spilloni; i diritti sull&#8217;eutanasia, rimasti peraltro ancora a mezza strada), defilandosi da quelle più discutibili (si pensi alla canne fumate in pubblico da Pannella, per dire, oppure a certi eccessi di garantismo sulla Giustizia).</p>
<p>Amata ed odiata dalla Sinistra &#8211; che non perdonò mai lo &#8220;sgarro&#8221; pannelliano del 1994, ed il suo liberismo in economia -, entrò nelle istituzioni europee grazie a Berlusconi, nel 1995; poi, sotto Prodi e Letta, fece parte delle rispettive compagini ministeriali, sempre più lanciata sugli Esteri.</p>
<p>Pacifista genuina, e proprio per questo a favore della guerra difensiva: nei Novanta, chiedeva &#8211; come sapeva chiedere lei &#8211; l&#8217;intervento occidentale contro i macellai serbobosniaci. E faceva bene, molto bene.</p>
<p>Nel 1999, alle Europee, il suo trionfo elettorale: si avvicinò al 9%, una percentuale inusuale per una radicale. Il suo celebre &#8220;amatemi di meno, votateci di più&#8221;, in quel caso almeno, funzionò.</p>
<p>Amica di figure importanti della Chiesa, e di Papa Francesco in particolare, è rimasta una donna libera fino in fondo: una donna, i cui funerali, infatti, si svolgono in modo rigorosamente laico. Con la destra cattolica la quale, invece, la critica e la deride financo post mortem: bene anche questo, perché vuol dire che aveva lavorato bene.</p>
<p>Sarebbe forse stata una Presidente della Repubblica con i fiocchi, ma forse &#8211; come avrebbe chiosato Giovanni Spadolini, con una sua pregnante espressione &#8211; il Tevere era ancora, nonostante tutto, troppo largo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ORIANA FALLACI, 20 ANNI DOPO&#8230;</p>
<p>Il 15 settembre del 2006 &#8211; 20 anni, giusto oggidì &#8211; ci lasciava Oriana Fallaci: nata a Firenze il 29 giugno 1929, tornata a morire nella sua città, per l&#8217;appunto, esattamente 20 anni or sono. Quest&#8217;anno, dunque, ci sono due anniversari: il ventennale della morte, nonché i 25 anni de &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221;, il pamphlet scritto &#8211; a caldo, dalla sua residenza di Manhattan &#8211; dopo l&#8217;11 settembre 2001 (pubblicata dal Corriere della sera, diretto allora da Ferruccio de Bortoli, il 29 settembre 2001). Proprio per questo, lo scrivente terrà una commemorazione di questa poliedrica figura, in Sala storica alle 17,30 (evento con il quale, fra l&#8217;altro, si riprende la programmazione degli incontri).</p>
<p>Poliedrica, dicevo: ed in effetti la Fallaci lo fu; giornalista, certo, con (almeno) duplice specializzazione: inviata in fronti di guerra (il Vietnam il più noto, non certo l&#8217;unico), ma anche valente intervistatrice (più di una memorabile, prima inter pares quella &#8211; finita nobilmente male &#8211; con l&#8217;ayatollah Khomeini). Nessuna giornalista donna aveva mai ricoperto questi due ruoli, dunque già questo le va riconosciuto. Da inviata boots on the ground (non davanti allo schermo di un Pc, magari a scartabellare l&#8217;Intelligenza artificiale), ha rischiato in concreto la vita, plurime volte: a Città del Messico, nel 1968, raccattata in mezzo ai corpi degli studenti macellati dalla polizia politica, all&#8217;obitorio locale le avevano già dato l&#8217;estrema unzione&#8230;</p>
<p>In secondo luogo, Oriana Fallaci fu una scrittrice, capace di scrivere libri che hanno segnata un&#8217;epoca; cito tre titoli, fra i tanti: &#8220;Quel giorno sulla luna&#8221;, 1969; &#8220;Lettera a un bambino mai nato&#8221;, 1975; &#8220;Un uomo&#8221;, 1979, dedicato al suo grande amore Alexandros Panagulis, leader della dissidenza anticolonnelli nella Grecia dei Sessanta e Settanta, morto in un incidenti effettivamente sospetto, da lei considerato un omicidio di Stato. Un autentico eroe nazionale della Grecia contemporanea, fuor di ogni retorica.</p>
<p>Con la svolta &#8211; che poi non fu così netta come alcuni la hanno bollata, perché da anni la Fallaci era dura contro l&#8217;Islam &#8211; del 2001, con &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221; insomma, la Fallaci degli ultimi 5 anni di vita ha compiuto un percorso antitetico a quello del più grande giornalista (maschio) del Novecento, l&#8217;Indro nazionale; lui, passato dall&#8217;essere etichettato di Destra (e lo era di certo, ma in senso risorgimentale), dopo la fragorosa rottura con Berlusconi era divenuto un mezzo eroe della Sinistra, invitato, con tripudio dei compagni, alle Feste dell&#8217;Unità, ove qualche anno prima avrebbe raccattato fischi se non di peggio (dopo essere stato gambizzato dal terrorismo rosso); lei &#8211; staffetta partigiana da adolescente, proveniente dal milieu socialista e del Partito d&#8217;Azione, simpatizzante radicale nei Settanta, compagna come detto di un martire della dittatura fascista greca &#8211; diventò nel 2001 il prototipo dell&#8217;orgoglio occidentale, americano in particolare, versus l&#8217;Islam: e fu dunque anatema, da parte di quella Sinistra che, pur con qualche diffidenza (si pensi a &#8220;Lettera a un bambino mai nato&#8221;, che non era piaciuto né agli abortisti né agli anti!), l&#8217;aveva sempre rispettata, considerandola, almeno in qualche misura, da annoverare fra i suoi.</p>
<p>Oggi &#8211; almeno lo si spera &#8211; si può riconoscerne la piena grandezza, anche da parte di chi non sempre è stato d&#8217;accordo su certi passaggi e temi della giornalista e scrittrice fiorentina (avendone toccati così tanti, è praticamente impossibile, peraltro); con un&#8217;aggiunta, forse non da poco: Oriana Fallaci sapeva scrivere, sapeva letteralmente avvinghiare i lettori alle sue pagine. Il suo &#8211; come quello di Montanelli &#8211; era un dono, affinato dall&#8217;esperienza: non si impara alle scuole Holden, lo si forgia con il combinato disposto di talento e rigore personale. La Fallaci aveva entrambe questi doti: doti ormai in larga parte smarrite, da parte della grande maggioranza dei suoi colleghi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUE DONNE DIVISIVE</p>
<p>Emma Bonino ed Oriana Fallaci hanno avuto svariate cose in comune: la passione, tracimante, con la quale hanno impostato le loro vite, continuando a lavorare perinde ac cadaver; l&#8217;abbinare il lavoro politico ed intellettuale al fumo: non una curiosità, un dato prettamente generazionale; soprattutto, l&#8217;essere state donne divisive, amate ed odiate ad un tempo. Non sarebbero state loro, se non fosse stato così: chi vuole piacere a tutti, è bene non faccia né il politico né il giornalista&#8230;</p>
<p>A dirla tutta, vi è un altro elemento che le accomuna (della Fallaci, lo si può già ben dire, della Bonino solo azzardare, ma è una vittoria facile&#8230;): entrambe, nei loro rispettivi campi, non hanno lasciato eredi.</p>
<p>E soprattutto, c&#8217;è un altro elemento da tenere presente: entrambe, sono morte da sconfitte, quantomeno per molte delle battaglie combattute. La Bonino, nell&#8217;ultimo trentennio, si è battuta in modo particolare per potenziare la Giustizia internazionale, per cercare di fare rispettare i diritti internazionali: di cui oggi fanno strame non solo i dittatori acclarati, ma anche il Presidente degli Stati Uniti d&#8217;America; ha creato un movimento-Partito con il nome di &#8220;Più Europa&#8221;, ed oggi l&#8217;Unione europea è oggetto di un tiro al piccione concentrico, che va da Trump a Putin, passando per le quinte colonne presenti sull&#8217;europeo suolo. Ha avuto la sventura di vivere quei pochi giorni finali, in cui in Serbia si è svolto il funerale di Stato in onore di Ratko Mladic, il boia di quella Srebrenica per la quale tanto si era mobilitata: in Italia, facciamo funerali di Stato per la Bonino, a Belgrado per Mladic. Meditate, lettori, meditate.</p>
<p>La Fallacci, che accusava l&#8217;Islam di essere non riformabile e comunque pericolosissimo, vedrebbe oggi la &#8220;sua&#8221; New York City avere un Sindaco orgogliosamente islamico, come Londra e non solo: per l&#8217;Oriana nazionale, forse anche prima de &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221;, una autentica scempiaggine, figlia dei tempi. E chissà cosa avrebbe scritto su Trump, eh&#8230;</p>
<p>Proprio perché su molti aspetti sconfitte &#8211; e pur con tutti i loro errori -, ce le sentiamo più care e vicine che mai: anche perché, osservando la fauna politica e giornalistica odierna, loro due &#8211; con le umane fragilità, con la vanità egocentrica (specie della Fallaci), con le malattie che le avevano così provate &#8211; rappresentano due figure di autentiche, e difficilmente eguagliabili, giganti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Questo pomeriggio &#8211; come detto &#8211; lo scrivente terrà una conferenza sulla figura di Oriana Fallaci; in settimana, venerdì prossimo, in concomitanza con l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico, si presenta il libro di Alex Corlazzoli &#8220;La pubblica (d)istruzione&#8221;, edito da Paper first: volume sulle cui tesi sono in più punti in disaccordo, ma proprio per questo ancora più stimolante.. Lunedì prossimo, invece, con Massimo Biliorsi si parlerà di Francesco Guccini, fra parole e musica.</p>
<p>Ps 2 Settimana piuttosto intensa, quella scorsa, per il Caso (bufala) Rossi: come già anticipato, sul blog, sin da agosto, sull&#8217;argomento ci limitiamo giusto all&#8217;essenziale, in attesa dell&#8217;uscita del nostro libro; mercoledì, dunque, è stato il giorno centrale: è arrivata la notizia della condanna per diffamazione del colonnello dei carabinieri Pasquale Aglieco, per alcuni suoi commenti contro le Iene. Per chi non lo ricordasse, Aglieco è colui il quale &#8211; dopo avere svolto una lodevole azione polemica contro le Iene, poi in tutta evidenza sfociata in eccesso &#8211; con la sua audizione in Commissione I, nel dicembre 2021, aveva fatto mettere i PM senesi sotto inchiesta, tacciandoli di avere inquinato la scena del (non) crimine: inchiesta archiviata poco dopo, non a caso.</p>
<p>A livello di Commissione bis, invece, è stata audita &#8211; su sua richiesta &#8211; la vedova di Rossi, Antonella Tognazzi; la quale non ha fatto altro che ripetere ciò che dice dal 2014 (nel 2013, invece, la pensava assai diversamente sulla morte del marito, come carta canta: e non è certo un dettaglio), semmai smontando da par suo, un po&#8217; a sorpresa, la pista mantovana (mai vista o sentito parlare di valigetta nera, per esempio; mai avuto sentore di rapporti in qualsivoglia maniera &#8220;strani&#8221; con gente di Mantova o Viadana, et alia).</p>
<p>Ha infine visto bene di tirare di mezzo i blogger, rispetto alla morte (secondo lei, per omicidio) del marito: forse non rendendosi a pieno conto della gravità di ciò che ha detto, ma tanto è. Questa audizione &#8211; a differenza di quella in Commissione I &#8211; è registrata, dunque resta agli atti: ed è assai bene così&#8230;</p>
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		<title>Oggi in Germania, domani in Italia (e 2 Ps)?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 16:57:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa di saperne di più su ciò che Lavitola abbia effettivamente detto stamattina davanti al Riesame (quello che è uscito a caldo, confermerebbe in pieno ciò che il faccendiere propala da tempo), ci buttiamo in modo convinto sulla politica estera. Con la domanda (citazione dal grande Carlo Rosselli per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa di saperne di più su ciò che Lavitola abbia effettivamente detto stamattina davanti al Riesame (quello che è uscito a caldo, confermerebbe in pieno ciò che il faccendiere propala da tempo), ci buttiamo in modo convinto sulla politica estera. Con la domanda (citazione dal grande Carlo Rosselli per la Guerra civile spagnola, nel 1936), dalla Sassonia partendo: oggi in Germania, domani in Italia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I RISULTATI IN SASSONIA-HANALT</p>
<p>Che AfD avrebbe vinto bene, era più che sicuro; che la Cdu avrebbe perso bene, era più che sicuro; ma che i vincitori sarebbero arrivati intorno al 44%, e soprattutto che la Cdu non avrebbe oltrepassato il 17,5%, beh quello non era così prevedibile (compresa la Waterloo della sinistra, a parte quella dei filorussi che probabilmente diventeranno decisivi), neanche in un Land oggettivamente particolare come quello in questione: è dai tempi dell&#8217;Università, che mi hanno insegnato che nell&#8217;ex DDR i neonazisti hanno sempre avuto, nel post 1989, il loro zoccolo duro (il quale ora è, però, assai ben presente anche ad Ovest).</p>
<p>La chiave principale del successo pare essere stata l&#8217;altissima affluenza, intorno all&#8217;80%: roba da nostri anni dell&#8217;immediato secondo dopoguerra, sic&#8230;non solo, ovviamente, vi è stato un trapasso evidente fra Cdu e AfD (l&#8217;uno raddoppiato, l&#8217;altro dimezzato), ma questo Siegmund &#8211; ex venditore di deodoranti &#8211; è riuscito a fare andare a votare gente che non ci andava da anni.</p>
<p>Ergo, siccome siamo in democrazia ed il voto popolare è e deve essere sovrano, da una parte dobbiamo rallegrarci di ciò che è accaduto ieri in Sassonia-Anhalt: non si dice e scrive sempre che l&#8217;astensionismo è la morte cerebrale della democrazia? Non siamo sempre a lamentarci della disaffezione del popolo rispetto alla politica?</p>
<p>Al contempo, sempre perché siamo in democrazia, i voti si possono &#8211; e si devono! &#8211; commentare: il contrario, appartiene alle autocrazie. Ergo, visto che proprio in Germania siamo, per l&#8217;ennesima volta mi trovo a ricordare che il Partito nazionalsocialista, in (quasi) libere elezioni, era arrivato fino al 37%, prima che Hitler andasse al potere nel 1933 (e senza alcun bisogno di una Marcia su Berlino, a differenza del nostro Duce).</p>
<p>Ed anche in quell&#8217;occasione, i russi (sovietici, illo tempore: c&#8217;erano anche gli ucraini, pensate un po&#8217;) gli diedero una grandissimo mano: Stalin, con la demenziale linea del &#8220;socialfascismo&#8221; (equiparazione fra socialdemocrazia e fascismo), nel 1929, fu assolutamente decisivo nella polarizzazione politica filonazista della Germania di Weimar.</p>
<p>Il 20 settembre, infine, si voterà in un altro Land ex DDR: il Meclenburgo-Pomerania; non ci vuole molto a capire &#8211; ed i sondaggi in loco lo confermano &#8211; che andrà a finire in modo quantomeno assai simile al voto di ieri&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL NAZIPUTINISMO</p>
<p>Se ci sono due elementi in comune, i quali a livello di Occidente largo &#8211; come direbbero proprio i russi &#8211; si riscontrano in tutti i movimenti ed i Partiti di estrema destra, questi sono in primis il rifiuto delle istituzioni transnazionali (Unione europea, Nato e quanto di altro), di cui non a caso Trump è il primissimo picconatore; in secondo luogo, l&#8217;essere tutti filoputiniani: qualcuno in modo esplicitamente dichiarato, qualcun altro in modo ipocritamente implicito (in Italia, prevale largamente la seconda tipologia, e non c&#8217;è da stupirsene in alcun modo).</p>
<p>A dirla proprio tutta, ci sarebbe un altro, cruciale elemento, che è stato decisivo nel creare la polemica contro le istituzioni e le auctoritates in quanto tali (in questo caso, a livello ovviamente sanitario): la forma mentis che si è venuta a creare durante la pandemia. Gli errori &#8211; a livello comunicativo, enormi &#8211; del tandem Conte Speranza, poi in questo senso ribaditi da Draghi (lo sbaglio sul vaccino che avrebbe preservato tout court dal contagio, purtroppo, è consegnato agli annali) hanno drammaticamente fornito linfa vitale inarrestabile a tutte le correnti antiscientifiche e negazioniste, capaci da quel momento di fare presa anche su menti che si pensava ne fossero immuni.</p>
<p>Fateci caso: l&#8217;onda lunga che ha portato al voto di ieri, nasce durante il Covid; e non c&#8217;è politico della cosiddetta ultradestra che non abbia fatto attiva e dinamica propaganda No vax: compreso questo Siegmund, trionfatore in Sassonia-Anhalt. La sua popolarità iniziale, nasce in questo milieu.</p>
<p>In più, c&#8217;è il legame con la Russia: rispetto al quale, almeno, l&#8217;AfD non si nasconde, a differenza dei penosi arrampicamenti sugli specchi di altri Partiti europei. Putin, il quale dal 2014 dà dei nazisti agli ucraini, sulla vittoria di AfD non dice invece niente, ed in silenzio stappa vodka (o champagne?).</p>
<p>D&#8217;altra parte, se il Patto Molotov &#8211; Von Ribbentrop Hitler e Stalin l&#8217;avevano ben stipulato (e Stalin &#8211; non si dirà mai a sufficienza &#8211; ci credeva, politicamente e moralmente), un motivo ci sarà pur stato: la Historia si ripete, e non è neanche detto che sia sempre una farsa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA ACCADE IN ITALIA?</p>
<p>A caldo, ieri sera, i commenti della maggioranza sono stati piuttosto chiari: netto il no polemico di Tajani ad AfD, con una Forza Italia che prende &#8211; e lo fa in modo drastico &#8211; le distanze dai vittoriosi; entusiasmo debordante, invece, da parte di Salvini, leader &#8211; ormai assai periclitante &#8211; della Lega; cauta apertura, infine, da parte di Fratelli d&#8217;Italia, i quali invitano a rispettare il voto e comunque si rallegrano per la nettissima sconfitta dei Partiti di sinistra. Su Vannacci, riteniamo non ci sia neanche bisogno di scrivere quale sia la sua posizione&#8230;</p>
<p>Prevedibilissima anche la reazione dei Partiti di opposizione: Repubblica titola &#8220;Il buio sopra Berlino&#8221;, e la condanna, frammista a preoccupazione, non potrebbe essere più chiara e netta.</p>
<p>Poi, ovviamente, c&#8217;è Il Fatto, con Travaglio che deve smarcarsi dal politicamente corretto di sinistra, e tenere la barra dritta sui consueti temi del suo quotidiano: &#8220;I disastri di Merz (e dell&#8217;Ue) regalano la Sassonia all&#8217;AfD&#8221;. Giudizio politologico che avrebbe anche qualche ragione di essere, in sé: ma il godimento per ciò che è accaduto &#8211; in funzione anti Unione europea ed anti Merz, si capisce -, dovrebbe fare capire alla sinistra che una alleanza con il Partito di Conte &#8211; se si vuole essere credibili &#8211; non può essere fatta. Come si fa a costruire un campo largo con chi esulta &#8211; ovviamente fingendo di non farlo, ci mancherebbe &#8211; per la vittoria dell&#8217;AfD?</p>
<p>Osservando un risultato come quello della Sassonia-Anhalt, infine, viene difficile non porsi la domanda: e se Vannacci &#8211; anche senza arrivare all&#8217;utopistico 44% &#8211; salisse ancora, e magari parecchio, nei sondaggi? In fine dei conti, senza essersi ancora presentato a nessuna elezione, è già virtualmente il quarto Partito italiano, e la strada sembra parecchio più in salita che in discesa. Diciamo che ci sarà da riparlarne, suvvia&#8230;</p>
<p>Ps 1 Il risiko bancario continua; a livello politico, i Partiti sono sempre più divisi, seguendo la dinamica centro-periferia (da Roma, prevale la linea filo-Intesa; a Sienina ovviamente il contrario), e all&#8217;interno delle coalizioni: l&#8217;impressione, comunque, è che coloro che poi il dossier Intesa-MPS lo hanno concretamente fra le mani (vedasi il sottosegretario al Mef Freni, leghista) pintino parecchio di più per Intesa. Tanto poi è il mercato a decidere, no?</p>
<p>Ps 2 In settimana prossima, riprendono gli eventi in Sala storica; martedì 15, lo scrivente aprirà le danze con un ricordo di Oriana Fallaci: a 20 anni dalla sua morte, nonché a 25 dal suo celebre &#8220;La rabbia e l&#8217;orgoglio&#8221;, vergato nel post 11 settembre 2001. L&#8217;appuntamento, come sempre, è in Sala storica alle 17,30&#8230;</p>
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		<title>Il nuovo mestiere delle armi (e 3 Ps senesi)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 16:56:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci, dopo il pezzo paliesco, a tornare a parlare di politica estera, nelle sue varie accezioni (soprattutto militari: e la morte di Ratko Mladic casca a fagiolo); ancora una volta, ma mai abbastanza: beati noi, a Sienina, che ci possiamo permettere i fuochi d&#8217;artificio. In altre parti del mondo, neanche troppo lontane, quando sentono i [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci, dopo il pezzo paliesco, a tornare a parlare di politica estera, nelle sue varie accezioni (soprattutto militari: e la morte di Ratko Mladic casca a fagiolo); ancora una volta, ma mai abbastanza: beati noi, a Sienina, che ci possiamo permettere i fuochi d&#8217;artificio. In altre parti del mondo, neanche troppo lontane, quando sentono i botti, bisogna che siano ben dentro ai rifugi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL NUOVO MESTIERE DELLE ARMI (E FEDOROV)</p>
<p>Una delle poche certezze di questi perigliosissimi tempi, in cui i venti di guerra spirano più forti che mai negli ultimi (ed anche penultimi) anni, è che il &#8220;mestiere delle armi&#8221; (citazione dal magistrale film di Ermanno Olmi), con un&#8217;accelerazione fra l&#8217;altro impressionante negli ultimi mesi, è cambiato in profondità.</p>
<p>Come nel periodo del film di Olmi si era passati dal corpo a corpo, di matrice cavalleresca, alla polvere da sparo (con lo sconcerto di tanti, dall&#8217;Ariosto in giù), così oggi siamo alla guerra in modalità ipertecnologica, financo robotica: la parata militare ucraina del 24 agosto scorso entrerà a buon diritto nella Historia, in tal senso. In quella parata, infatti, droni sempre più sofisticati ed autentici robot hanno preso di fatto il posto dei soldati.</p>
<p>Una postilla: il massimo teorico (e pratico) della nuova guerra &#8211; con una notizia che ha sorpreso un po&#8217; tutti &#8211; lo abbiamo preso noi italiani, come consulente. Quel Fedorov che ha saputo imprimere la svolta robotica alla guerra dell&#8217;Ucraina, dopo essere stato estromesso da Zelensky (era Ministro della Difesa), il nostro omologo Crosetto lo ha portato a distruibuire il suo know how a noi: wait and see&#8230;</p>
<p>Di norma, il nuovo mestiere delle armi dovrebbe fare diminuire i morti al fronte (che però continuano a morire a frotte, pare: ma dati ufficiali non esistono); di certo, espongono ancora di più al rischio i civili inermi: una delle differenze fondamentali, rispetto alla Seconda guerra mondiale ed oltre, è che oggi si bombarda in modalità stand off, vale a dire senza neanche esporre la propria aviazione militare ai rischi del caso. I primi a provare a farlo erano stati i nazisti, con le V1 e V2: ma era troppo tardi (e meno male)&#8230;</p>
<p>In conclusione: moriranno meno soldati (quasi tutti professionisti, anche ben pagati), se non quelli schierati per i macellai alla Putin, il quale del numero di morti nel suo campo si disinteressa (esattamente come il suo idolo Stalin); per quanto concerne i civili, invece, gran brutte notizie: ne moriranno sempre di più; se attaccati, l&#8217;eventualità che ti piombi un drone esplosivo di ultima generazione nelle immediate vicinanze è &#8211; e sarà sempre di più &#8211; ben presente.</p>
<p>Se sia un progresso o meno per l&#8217;umanità, non sapremmo dirlo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA DIMENSIONE &#8220;POST EROICA&#8221;, SECONDO LUTTWAK</p>
<p>In un contributo di notevole spessore &#8211; comunque la si pensi -, e senza certo allontanarsi dal suo pragmatismo che spesso sfocia nel cinismo, Edward Luttwak (su Il Giornale del 23 agosto), scrive che ormai ciò che lui aveva teorizzato sin dai Novanta, è ormai realtà acclarata: viviamo nella fase &#8220;post-eroica&#8221; dell&#8217;Occidente. Si fanno le guerre, cercando non solo di minimizzare le perdite di militari &#8211; come, almeno in teoria, si è sempre cercato di fare (a parte l&#8217;Urss, per dire) -, quanto proprio di eliminarle tout court. L&#8217;analista statunitense, a scanso di equivoci, è durissimo contro Trump, ed il suo modo di condurre e gestire la guerra all&#8217;Iran: per lui, un po&#8217; di marines sugli isolotti intorno ad Hormuz ci sarebbero stati proprio bene, per impedire all&#8217;Iran di minare lo Stretto.</p>
<p>Luttwak ricorda come, a fronte di bombardamenti massicci sull&#8217;Iran (più di 5mila missioni!), solo due aerei USA sono stati abbattuti, ed i piloti comunque salvati; fino alla provocazione, tipica del personaggio: &#8220;i rischi di sorvolare l&#8217;Iran sono evidentemente così bassi, da essere quasi paragonabili ai rischi quotidiani che i passeggeri comuni affrontano su alcune compagnie aeree del Terzo mondo&#8221;.</p>
<p>Oggi, arrivati alla fase due dell&#8217;attacco contro l&#8217;Iran (a sei mesi dallo sciagurato inizio), dai missili si passa al blocco economico (o, almeno, ci si prova): e lì, in modo diretto, non muore proprio nessuno, dalla parte USA; sappiamo solo chi ringraziare, quando andiamo a rifornirci di carburante. Era successo anche per l&#8217;Ucraina, con il gas in particolare? Certo, ma lì si trattava di difendere una Nazione sovrana aggredita; qui, purtroppo, è un&#8217;altra cosa: ed il regime teocratico è sempre al suo posto, più feroce che mai contro i suoi stessi sudditi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MORTO MLADIC, IL BOIA DI SREBRENICA</p>
<p>Ratko Mladic è morto &#8211; solo come un cane, malato da tempo, in carcere -, ed è morto proprio come meritava: senza neanche l&#8217;onore delle armi, armi che lui aveva invece rivolto &#8211; quasi sempre in modo vigliacco &#8211; contro gli altri. Molto spesso civili.</p>
<p>Aveva iniziato a fare macellare gente già ben prima del genocidio di Srebrenica (luglio 1995), durante l&#8217;assedio di Sarajevo ed anche ben prima: molti che lo hanno conosciuto ritenevano che provasse piacere, nell&#8217;uccidere (bosgnacchi islamici; cattolici croati; potenziali nemici interni, serbo bosniaci come lui). Gli sprigionava le endorfine, il sopprimere altrui vite.</p>
<p>Anche la figlia Ana &#8211; saputo della grande bontà del padre &#8211; decise non solo di uccidersi, ma di farlo con una pistola a lui stesso appartenuta: studiava Medicina a Belgrado, in prospettiva di salvare vite umane. Antitesi perfetta del magistero paterno.</p>
<p>A Belgrado, lo vorrebbero omaggiare con un solenne funerale di Stato, nonostante la condanna per genocidio e crimini contro l&#8217;umanità, e la cosa stupisce solo chi non conosca la polveriera balcanica; i tifosi della Stella Rossa, da par loro, gli hanno già reso degno omaggio: qualificandosi per quello che sono.</p>
<p>Ricordiamoci che l&#8217;ipernazionalismo serbo &#8211; legatissimo a quello russo e panslavo (ma nei Novanta, la italica russofilia era marginale, a differenza di oggi) &#8211; nacque dall&#8217;esaltazione di una battaglia (una sconfitta, peraltro) del 1389, usata strumentalmente dalla politica serba, sin dalla fine degli Ottanta, per eccitare gli animi. E non c&#8217;erano neanche i social: meditate, lettori, meditate&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Situazione MPS: a livello di Cda, in settimana scorsa è arrivata una mezza (anche due terzi, diciamo) chiusura dal Banco popolare di Milano all&#8217;offerta di Lovaglio, dopodiché giovedì si è registrata, invece, una mezza apertura da parte di Generali (assicurazioni), che controlla la maggioranza assoluta della omonima banca (un po&#8217; come, illo tempore, la Fondazione con banca MPS). Come ciliegina, l&#8217;intervista di Cimbri, dominus di Unipol: il quale, dando come cosa già fatta la vittoria di Intesa e dunque di Unipol, avrebbe garantito che la senesità del Monte sarebbe comunque, in qualche modo, garantita. Un contentino da dare in pasto ad istituzioni ed opinione pubblica, oppure ci potrebbe essere sostanza?</p>
<p>Ps 2 La settimana scorsa, ci ha lasciati il professor Michele Zappella (classe 1936), luminare della psichiatria infantile, autismo in particolare; nei primi anni della mia presidenza, la sua quasi ieratica figura spesso era presente agli eventi in Sala storica, anche con interventi personali che impreziosivano sempre le conferenze. In Fortezza, un lustro or sono, presentò con me &#8220;Bambini con l&#8217;etichetta &#8211; Dislessici, autistici e iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione&#8221; (Feltrinelli)&#8221;: in qualche modo, credo di potere dire essere quello stato il suo autentico libro testamento. L&#8217;empatia la aveva con i bambini, è facile immaginare; ma la praticava anche con gli adulti: la sua pacatezza nell&#8217;argomentare era un antidoto alla fogna &#8220;socialista&#8221;. Mi piace ricordarlo come una sorta di Socrate contemporaneo, nel modo di porsi; e la dedica del suo libro, ben stretta me la tengo&#8230;</p>
<p>Ps 3 Mercoledì scorso, evento davvero ben riuscito nell&#8217;Istrice, con la presentazione di un articolato volume sulla battaglia di Camollia, della quale &#8211; come più volte ricordato &#8211; ricorrono quest&#8217;anno i 500 anni (25 luglio 1526): libro scritto a plurime mani, con contributi tutti stimolanti (nonché immagini da tenere ben presenti). Chapeau.</p>
<p>A proposito, per la mia Passeggiata del 26 settembre sull&#8217;argomento, siamo ben presto arrivati al sold out completo; stiamo dunque valutando di fare un bis: chi fosse interessato, mandi una mail a booking@operalaboratori.com (oppure chiami lo 0577 286300). L&#8217;argomento interessa, e ciò fa piacere: il &#8220;derby&#8221; con Montaperti (ove peraltro lo scrivente parlerà, il pomeriggio del 4 settembre, con la professoressa Cortese e Giovanni Mazzini) è dunque apertissimo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sienina, fra MPS e Palio</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:49:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Come si scrive spesso, beati noi, che ci si accapiglia per una mossa, una monta, una vittoria o una purga paliesca; nel frattempo &#8211; giusto per dirne un paio, per mera esigenza di sintesi -, l&#8217;Iran dicesi pronto a bombardare le basi militari USA in Europa (anche dalle parti di Livorno, magari?), mentre il Trump [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Come si scrive spesso, beati noi, che ci si accapiglia per una mossa, una monta, una vittoria o una purga paliesca; nel frattempo &#8211; giusto per dirne un paio, per mera esigenza di sintesi -, l&#8217;Iran dicesi pronto a bombardare le basi militari USA in Europa (anche dalle parti di Livorno, magari?), mentre il Trump &#8211; ormai in evidente nebbia mentale &#8211; blatera che lo Stretto di Hormuz è sic et simpliciter territorio americano (tipo Canada e Groenlandia?); la Russia putiniana, da par suo, continua a martellare l&#8217;Ucraina (scuole e ospedali pediatrici compresi, con stragi annesse), e &#8211; cosa per noi ancora più pericolosa &#8211; continuano le sue incursioni, le sue azioni di saggio sul versante orientale dell&#8217;Europa. Ma tant&#8217;è.</p>
<p>Beati, beatissimi noi, dunque, che ci possiamo (ancora) permettere il lusso di accapigliarsi per ben altre cose&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PALIO DEL NICCHIO</p>
<p>Onore dunque al Nicchio, da troppo tempo scevro di paliesche vittorie; onore ovviamente al Capitano, Fabio Giustarini: fra le altre cose, un reduce di quel basket pionieristico che seppe portare in alto &#8211; grazie a figure come Ezio Cardaioli e Giorgino Brenci &#8211; la pallacanestro senese. Altri tempi, davvero.</p>
<p>E un abbraccio ai conoscenti e agli amici: da quel Fausto (con Daria), lettore e commentatore così costante ed appassionato del blog; al Superavvocato Luigi De Mossi, fino agli altri, i quali spesso abbiamo avuto graditi ospiti in Sala storica (Duccio Balestracci, Riccardo Manganelli, Daniele Magrini ed altri ancora, che di certo si dimenticano&#8230;).</p>
<p>Fra quelli che non ci sono più, il primo che mi viene in mente è una figura, quasi leggendaria, del rione: Adige Bartolozzi, che ci ha lasciato un quarto di secolo or sono (19 gennaio del 2001, per la precisione); cacciatore indefesso, fumatore incallito, è entrato nella vita dello scrivente perché &#8211; chissà poi perché, se non per pura passione calcistica &#8211; negli Ottanta allenava i giovanissimi calcianti (spesso scarponi) del Marciano. La sua corsettina con tuta anni Settanta, in mezzo al fangaccio del campino di San Prospero in versione invernale (con annessi spogliatoi, oggi improponibili solo a vederli, non ad utilizzarli), indossando un cappello di lana, tipo marchese del grillo allettato, è rimasta impressa in chiunque l&#8217;abbia condivisa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PICCOLO ZIBALDONE PALIESCO</p>
<p>Veniamo al Palio, con i vari annessi e connessi (del drappellone, con polemiche annesse, qualcosina si è già scritta nel Ps del pezzo precedente).</p>
<p>Va da sé che bisogna evitare il più possibile la laudatio temporis acti: prima era tutto bello e buono, ora è tutto un troiaio, per dirla in modo meno dotto.  Atteggiamento sempre censurabile. Al contempo, siccome si ha ancora l&#8217;abitudine &#8211; almeno un po&#8217;, suvvia &#8211; di parlare con le persone (di ogni risma, diciamo), non si è mai sentita tanta gente lamentarsi del punto cui è approdato l&#8217;odierno Palio. Saranno tutti della Pantera e del Montone? In parte, ma in maggioranza di certo no, non fosse altro che per ovvi motivi statistici.</p>
<p>Non c&#8217;è neanche bisogno di dire il perché di cotante lamentele; c&#8217;è semmai da sottolineare lo scollamento fra le dirigenze delle Contrade, buona parte degli opinionisti (i quali ci deliziano con il &#8220;così è sempre stato&#8221;, scambiando il ruolo delle dirigenze del passato, con quello dei fantini di oggi) e, per l&#8217;appunto, una parte cospicua del popolo contradaiolo. Di tutte le Contrade. L&#8217;abbiamo già detto dopo luglio: Tittia fa il suo, e noi gli facciamo gli auguri di pronta guarigione; è chi glielo fa fare, che ci garba parecchio meno: a tutti i livelli.</p>
<p>Dopo luglio, avevamo provato ad indicare anche delle proposte assai concrete, per superare l&#8217;insopportabile situazione attuale (un anno di stop obbligatorio ai fantini, dopo una certa soglia di vittorie: unico modo serio per abbassare, in modo certo e garantito, il flusso di denaro circolante fra i canapi): nessuno pretendeva di cambiare chissà cosa, ma si nota con amaro rammarico che il tema non è stato neanche minimamente dibattuto. Né lo sarà in futuro, stiano pure tutti tranquilli. Eppure, alla fine un fantino più bravo e fortunato degli altri si trova sempre, no? E maggiore onore e gloria, alla dirigenza che lo scopre!</p>
<p>Teniamoci dunque questo giochino, finché dura (si diceva anche del Monte, poi ad un certo punto puffete&#8230;): e fra un anno o due &#8211; proprio come è accaduto con il mentore del Tittia, Luigi Bruschelli &#8211; prepariamoci a trovare una Contrada per fare montare l&#8217;Atzeni junior&#8230;</p>
<p>14,50 del 13 agosto, poco più di un&#8217;ora dall&#8217;assegnazione dei cavalli: chiusura delle monte, per le 10 Contrade presenti ai canapi; si potrebbe fare la segnatura direttamente il 13, no? Così il giorno del Palio, così denso di eventi, sarebbe un pochino più libero&#8230;</p>
<p>Carriera del 18 sera: neanche un fantino caduto, con &#8220;sorpassi&#8221; solo nelle lontane retrovie (dunque pressoché invisibili, a causa delle riprese &#8211; da Corea del Nord, come detto plurime volte &#8211; della regia unica che decide il visibile e l&#8217;invisibile).</p>
<p>Appena finito il tutto, ciò che a caldo tutti abbiamo visto (ma poi è stato subito espunto dalla regia nord coreana): in un Palio senza cadute, proprio il fantino vittorioso &#8211; nonché di gran lunga il migliore &#8211; viene travolto dall&#8217;entusiasmo dei suoi stessi osannatori. Un primum che si è risolto con poco &#8211; il Tittia stava comunque di certo meglio prima, come si diceva una volta -, ma che ovviamente avrebbe potuto avere ben altre conseguenze.</p>
<p>Una città che è diventata &#8211; grazie a chi ben sappiamo: nomi e cognomi &#8211; meta anche del turismo del macabro, con il vicolo di Monte pio sempre più apprezzato da frotte di turisti morbosamente attratti dalla fascinazione del luogo (lo ammetto: fossi uno di loro, sarei il primo a farmici portare), fa vedere per centinaia di volte, in prima e seconda serata, la dinamica di caduta di un uomo (suicida, ma in questo caso sarebbe lo stesso anche se fosse stato ammazzato), ma non fa vedere &#8211; rectius: rivedere &#8211; la caduta di un cavallo, a questo giro con il fantino stesso. Ci pensano ovviamente i cellulari, a fare scontato strame di queste autocensure: ed il tutto aggrava le cose, invece che riuscire a canalizzare. Pensare di imbrigliare la comunicazione in questo modo in questo mondo, è come pensare di prosciugare un Oceano (non un semplice mare) con la paletta ed il secchiello di ordinanza.</p>
<p>Quando una regia unica decide il confine fra il visibile ed il non visibile, siamo al di fuori di ciò che è normalmente statuito nelle democrazie occidentali a livello di comunicazione pubblica; ma noi &#8211; come ben noto &#8211; siamo i più furbi del baccellaio, e si continua così. E chi non è di Siena, cambi canale: oppure, semplicemente vada sui social&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SIENINA, FRA MPS E CONTRADE</p>
<p>Ultima considerazione, senza neanche usare la frase strafatta &#8211; ed in larga parte, alla prova dei fatti, falsa &#8211; secondo cui &#8220;se ne parla in inverno&#8221;: temiamo che ci saranno cose ben più importanti, speriamo non drammatiche, delle quali occuparsi. Soprattutto nel mondo, ma anche a Sienina.</p>
<p>Nella Siena di fine Ottocento (1893, per la precisione) c&#8217;era il concreto rischio che l&#8217;Ateneo locale chiudesse i battenti; non per chissà quali motivi, bensì sic et simpliciter perché si sentiva il bisogno di razionalizzare la spesa, dato che l&#8217;Università era allora troppo piccola. Le Contrade si mobilitarono, insieme ad altre istituzioni: anche in virtù di ciò, alla fine, l&#8217;Universitas restò in città.</p>
<p>Ho ricordato questo esempio &#8211; un tempo piuttosto noto, oggi non ne sarei così sicuro, anzi &#8211; per un semplice motivo: che le 17 consorelle, allora, capirono l&#8217;importanza della posta in palio (con la &#8220;p&#8221; minuscola, ma di fatto ben più importante del Palio stesso).</p>
<p>Pensate un po&#8217;: erano tempi in cui prima l&#8217;èlite liberale, poi il neonato Partito socialista italiano dicevano e scrivevano in modo aperto sulle Contrade, ponendo in dubbio l&#8217;esistenza stessa del Palio. Se qualcuno si azzardasse a proporlo oggi, verrebbe &#8220;crocifisso in sala mensa&#8221; (copyright Paolo Villaggio, come noto).</p>
<p>Oggi, purtroppo, le Contrade &#8211; insieme a funzioni nobili, nonché identitarie &#8211; sembrano essere macchine da guerra per fare soldi: ed assai raramente per darli in beneficienza o per il Welfare della collettività, se non per una piccolissima &#8211; tanto più lodevole, dunque &#8211; parte. Inoltre, a differenza che in altri momenti, le Contrade hanno perso qualsivoglia spazio di manovra all&#8217;interno del dibattito cittadino, già purtroppo assai asfittico di suo.</p>
<p>Ieri, con il Cda straordinario voluto da Lovaglio, i giochi sembrano, almeno in potenza, essersi riaperti: lo spazio di manovra montepaschino è aumentato, il dominus della banca &#8211; con la sua duplice mossa, verso BPM e Generali banca &#8211; ha sparigliato non poco le carte; c&#8217;è chi lo ha descritto come un giocatore di poker al buio (Camilla Conti), e la strada resta del tutto in salita: giusto per dirne una, Lovaglio cerca l&#8217;acquisizione di banca Generali, il cui 50,01% è in mano alle assicurazioni Generali (oltre alla questione dei francesi che &#8211; come noto &#8211; controllano circa il 30% di BPM). Hai detto niente&#8230;</p>
<p>Wait and see, da qui all&#8217;Assemblea sociale &#8211; assolutamente decisiva &#8211; di fine ottobre. Banca Intesa non solo non lascia, ma in qualche misura raddoppia: oltre al resto, pare pronto un corposo esposto alla Consob sul modus operandi di Lovaglio (il quale risulta anche essere indagato dalla Procura di Milano, come è più o meno noto).</p>
<p>Quando l&#8217;Università rischiava di lasciare Siena (1893, come detto), le Contrade si mobilitarono; sarebbe bene che lo facessero anche oggi: niente mobilita come le Contrade, niente può avere un effetto mediatico pari a quello vantato da loro. Piaccia o no, questa è la situazione, almeno potenziale: se la collettività &#8211; a partire dai dirigenti delle 17 istituzioni &#8211; non la saprà cogliere &#8211; non riuscendo ad andare oltre rispetto alla quotidianità di gestione dell&#8217;ordinaria amministrazione &#8211; non ci sarà che da recriminare con se stessi&#8230;</p>
<p>Ps visto che siamo a scrivere di cose senesi (e che il Palio era dedicato alla battaglia in questione!), segnalo volentieri un appuntamento: la Passeggiata dedicata ai luoghi della Battaglia di Camollia (25 luglio 1526), a cura dello scrivente (Passeggiata che fa il paio con la clip, sin da giugno presente on line); per chi fosse interessato, l&#8217;evento ci sarà il 26 settembre, alle ore 10 in punto (durata circa 90 minuti), con partenza dal Palazzo delle Papesse.  Per chi fosse interessato, chiamare lo 0577 286300: ne riparleremo, ad ogni buon conto&#8230;</p>
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		<title>Ranucci, un passo indietro per Report (e 1 Ps paliesco)</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 08:52:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo pre-paliesco (il Ps sarà comunque al Palio dedicato); en passant, a livello geopolitico, si segnala &#8211; nell&#8217;indifferenza generale, non solo locale &#8211; che il liberaldemocratico Putin ha detto che restituirà pan per focaccia non (solo) all&#8217;Ucraina, ma anche a noi europei, i quali gli bloccano qualcuna delle sue 600 navi ombra (battenti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo pre-paliesco (il Ps sarà comunque al Palio dedicato); en passant, a livello geopolitico, si segnala &#8211; nell&#8217;indifferenza generale, non solo locale &#8211; che il liberaldemocratico Putin ha detto che restituirà pan per focaccia non (solo) all&#8217;Ucraina, ma anche a noi europei, i quali gli bloccano qualcuna delle sue 600 navi ombra (battenti bandiere improbabili, tipo quella del mitico Gabon), per contrabbandare petrolio russo in giro per i mari di mezzo mondo. Se vale la reciprocità, allora vuol dire che anche gli europei hanno navi ombra piene di petrolio: grazie a Putin, lo scrivente ha imparato una cosa nuova, e di ciò si ringrazia il leader russo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA CONFESSIONE DI LAVITOLA</p>
<p>Ieri il faccendiere Lavitola ha ammesso di essere lui, il mandante del clamoroso attentato dell&#8217;ottobre 2025 contro la macchina di Sigfrido Ranucci: e già questa è una notizia-bomba (nomen omen), giacché è statisticamente raro che qualcuno ammetta le sue responsabilità, in uno Stato ultragarantista &#8211; specie con i colletti bianchi &#8211; come l&#8217;Italia.</p>
<p>Chapeau alla Procura romana, la quale &#8211; come si era capito sin dai primi di luglio &#8211; aveva trovato indizi concreti, per non dire prove schiaccianti: l&#8217;arresto &#8211; che lo stesso faccendiere si aspettava &#8211; è stato solo l&#8217;ultimo, deflagrante acceleratore, diciamo così.</p>
<p>Quanto al movente, in effetti, si ha l&#8217;impressione che Lavitola abbia detto e non detto: non ha sciolto la matassa sul fatto che il grande amico Ranucci sapesse o meno dell&#8217;infausto evento, e comunque il dire che lo aveva ideato per fare aumentare la scorta a disposizione del Sigfrido nazionale, vuol dire tutto e niente. La superscorta (8 uomini!), la si voleva per un amicale, genuino senso di protezione verso l&#8217;amico, oppure &#8211; anche e soprattutto &#8211; per accrescerne in modo ulteriore la popolarità e a fortiori la credibilità professionale, in modo da poterla spendere politicamente nel 2027? Ciò che ieri ha fatto mettere a verbale Lavitola, anche a livello di movente, non è in contraddizione con il movente ipotizzato dalla Procura. Per niente, nonostante i generosi tentativi in tal senso de Il Fatto</p>
<p>Il Gip, nei giorni scorsi, aveva escluso &#8211; allo stato dei fatti &#8211; che Ranucci fosse al corrente dell&#8217;attentato nei suoi confronti; ciò vuole dire che il Giudice terzo non ha ravvisato prove in tal senso: ne prendiamo più che doverosamente atto.</p>
<p>Quanto al definire lineare e chiaro il rapporto fra Lavitola e Ranucci anche dopo l&#8217;emersione della gravissima accusa rivolta all&#8217;ex uomo di Craxi prima, di Berlusconi dopo, di Ranucci infine, beh, acqua ce ne passa parecchia: e siamo in tempi siccitosi assai&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA POSIZIONE (INDIFENDIBILE) DI RANUCCI</p>
<p>La posizione professionale di Sigfrido Ranucci &#8211; inutile girarci tanto intorno &#8211; è ormai non più difendibile: anche se giudiziariamente lui è ancora parte offesa (in una fase di indagini ancora del tutto in fieri, peraltro), resta tutto il resto, che per la credibilità di un giornalista di inchiesta è cruciale. Specie se del servizio pubblico. Ranucci deve lasciare non perché glielo chiedano alcuni politici, in specie Salvini: deve lasciare, nonostante glielo chieda la maggioranza governativa.</p>
<p>Avevamo scritto un pezzo su Report esattamente un mese or sono, il 13 luglio scorso, e questo già lo si intuiva allora: che senso poteva avere una frequentazione, così intensa ed intensiva, con un tipetto come Lavitola, di grazia?</p>
<p>Anche nella migliore delle ipotesi pro-Ranucci (per esempio quella &#8211; un po&#8217; cervellotica, ci sia concesso chiosare &#8211; che Lavitola abbia agito su mandato della destra, per sputtanare in modo completo il Sigrfrido nazionale), Ranucci sarebbe lo stesso professionalmente indifendibile: sarebbe parte lesa dal punto di vista giudiziario, certo, ma la credibilità giornalistica chi mai gliela potrebbe restituire? La scuola Travaglio-Ranucci ha insegnato che bisogna separare, dividere in modo chiaro la questione etica da quella giudiziaria: ed è proprio la prima, a rendere ormai non più presentabile la presenza di Ranucci alla guida del principale programma di giornalismo di inchiesta della Rai.</p>
<p>Anche perché, in questo mese, sono emersi ulteriori aspetti inquietanti: Ranucci non sapeva niente dell&#8217;attentato, secondo quel che ha messo nero su bianco il Gip, il cui dispositivo &#8211; come già scritto &#8211; va assolutamente rispettato; ma dallo stesso Gip sappiamo che Ranucci era ben consapevole del tentativo lavitoliano di lanciarlo nel firmamento politico. Ne era lusingato, gratificato: soprattutto &#8211; lo si ribadisce &#8211; ne era al corrente.</p>
<p>E Ranucci, da par suo, era non a caso da mesi e mesi impegnato in una sua personale campagna elettorale: testimonial dell&#8217;Associazione nazionale magistrati, presente in svariate manifestazioni targate Cgil ed arcipelago della Sinistra, eventi non solo televisivi (teatri et alia).</p>
<p>A proposito, visto che lo difendono a spada tratta; la vicenda Ranucci-Lavitola è forse il più grande esempio di &#8211; almeno apparente &#8211; masochismo pubblico degli ultimi anni: abbiamo la vittima di un attentato, la quale vittima difende il suo &#8211; almeno potenziale &#8211; carnefice, toto corde.</p>
<p>In più, abbiamo i leader del campo largo, i quali solidarizzano verso chi faceva di tutto (attentato o non attentato) per fare loro le scarpe, sfruttando la innegabile popolarità mediatica; è proprio vero, che viviamo nel più pazzo dei mondi possibili&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>W REPORT, MA SENZA RANUCCI</p>
<p>Quanto al futuro di Report, la vicenda è assai complessa ma la ricetta è davvero facile facile: Ranucci deve lasciare, avendo perso ogni credibilità giornalistica (visto il suo post di ieri, forse anche &#8211; almeno momentaneamente &#8211; il senno); e lo deve fare, per il bene della trasmissione, la quale ha un patrimonio redazionale da salvaguardare.</p>
<p>Report esisteva da ben prima che ne prendesse lui le redini in mano, e &#8211; se lui si arrocca &#8211; rischia grosso per il suo stesso futuro; fuori dunque Ranucci, senza ma e senza se: e non sarebbe male che venisse reso un corpo estraneo anche il gruppetto dei fedelissimi, di pretoriani ranucciani i quali difficilmente potevano non essersi mai accorti di niente, a proposito della liason con Lavitola.</p>
<p>Rigenerazione chiara, esplicita, forte, dunque: partendo da chi ha dimostrato autentica professionalità, incisiva lucidità nonché capacità di discernimento, all&#8217;insegna di quell&#8217;intuitu personae che, nel giornalismo di inchiesta, è di fondamentale importanza.</p>
<p>Per esempio, quel Daniele Autieri, il quale, secondo un furbesco tentativo di Lavitola, doveva bersi la autentica panzana &#8211; roba da Caso Rossi, sic &#8211; secondo la quale, dietro ad un servizio delicato di Report &#8211; sul quale il giornalista aveva lavorato -, ci fossero i servizi segreti israeliani. I quali magari si sarebbero voluti vendicare di Report. Chiaro esempio di depistaggio, dice il 10 luglio ai PM romani Autieri: chapeau. Questo vuol dire essere un valido giornalista di inchiesta: il comprendere quando si è davanti ad un depistaggio, oppure anche solo ad un tentativo di depistaggio.</p>
<p>Lui, aveva capito che personaggino fosse Lavitola; Ranucci, invece, no: e questa &#8211; che è l&#8217;ipotesi più vantaggiosa per il Sigfrido nazionale, scagionandolo in pieno dalla questione attentato &#8211; basta e avanza per concludere all&#8217;insegna del &#8220;W Report, ma senza Ranucci&#8221;&#8230;</p>
<p>Ps pre-paliesco (si pubblica la mattina dell&#8217;assegnazione dei cavalli&#8230;): grandi polemiche sul drappellone (anche Tommaso Lorenzini su Libero di ieri), il quale però è stato piuttosto calorosamente applaudito, lunedì pomeriggio nel Cortile del Podestà (bipolarità della collettività senese, di grazia?).</p>
<p>Di certo, la figura mariana non rientra nei canoni tracciati dalla dottrina (Concilio di Nicea II, ricordava dottamente don Paolo Morocutti, sulla odierna Nazione): si può benissimo bypassare tutto ciò, ma dicendolo prima;; quanto alla battaglia di Camollia &#8211; argomento che assai a cuore ci sta &#8211; non si capisce bene ove la si potrebbe rintracciare.</p>
<p>Da parte della redazione, si vorrebbe anche sottolineare un aspetto, che vale ormai per ogni presentazione: sarà anche in larga parte inevitabile, ma l&#8217;autentico casino &#8211; mi si scusi il francesismo &#8211; domina in lungo ed in largo per i 20 o 30 minuti dell&#8217;evento; i relatori si sentono, solo e soltanto perché i microfoni funzionano bene, non per altro.</p>
<p>Il pubblico (spesso anche quello a sedere, sia chiaro) non cessa per mezzo secondo di parlare (tutti critici d&#8217;Arte, come noto). Siccome si sente tanto discettare di sacralità del Palio, almeno la decenza del silenzio, mentre si parla di Arte e di Religione, ci dovrebbe pur essere: siamo di fatto all&#8217;aria aperta, e c&#8217;è per l&#8217;appunto casino. Chissà cosa direbbe Pier Pettinaio, di questa Sienina che non sa neanche più quando sia il momento di fare silenzio, e quando, invece, di fare altro&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vacanze ereticali (II): Vienna (poi MPS, bufala Rossi, Guccini)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 10:07:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al nuovo appuntamento con il blog, dopo il ritorno da Vindobona (sulla quale &#8211; come promesso da Vienna stessa &#8211; si scrive la seconda parte del reportage); ad Hormuz, accordo trovato fra Iran ed Oman: vediamo cosa farà Trump, sic; fra Russia ed Ucraina, continua la drole de guerre (Kramatorsk a concreto rischio di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al nuovo appuntamento con il blog, dopo il ritorno da Vindobona (sulla quale &#8211; come promesso da Vienna stessa &#8211; si scrive la seconda parte del reportage); ad Hormuz, accordo trovato fra Iran ed Oman: vediamo cosa farà Trump, sic; fra Russia ed Ucraina, continua la drole de guerre (Kramatorsk a concreto rischio di sfondamento russo, nel Donbass; al contempo, il cuore della Russia mai così colpito dagli ucraini); il 15 agosto, infine, la Spagna ritiene probabile una nuova nuotata di massa verso Ceuta, magari abbinata a qualcosa di simile a Melilla.</p>
<p>Insomma, meno male che ci sono anche buone notizie: questa estate è meno calda delle prossime, eh&#8230;</p>
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<p>L&#8217;AGIOGRAFIA DI KAISER FRANZ JOSEPH</p>
<p>In Austria &#8211; questa non è certo una novità, sia ben chiaro &#8211; esiste un autentico culto di colui che di fatto ha liquidato il gloriosissimo Impero asburgico: l&#8217;immagine di Franz Joseph era presente anche nel caffè ove sono andato più volte a fare colazione, accanto a quella della povera Sissi della quale si è scritto nel pregresso pezzo; il palato si gustava la morettiana sacher, gli occhi invece avevano davanti da una parte il Volkstheater e, dall&#8217;altra, le icone imperiali.</p>
<p>Ve lo immaginate voi un bar nostrale, con le immagini di Vittorio Emanuele (II o III), o della pur popolarissima Regina Margherita, consorte di Umberto I? Eppure, i lettori ci pensino: quando l&#8217;Impero asburgico si affloscia definitivamente &#8211; alla fine della Grande Guerra -, la nostra Monarchia è ancora del tutto in sella, e lo sarà ancora per quasi un trentennio.</p>
<p>Andando a vedere il Palazzo imperiale di Hofburg, si ha davanti agli occhi un classico esempio di agiografia: non propaganda, perché l&#8217;Austria odierna non ha ovviamente più niente a che vedere con l&#8217;Impero (non è come la Russia putiniana che, per pura propaganda, riabilita financo Stalin).</p>
<p>Franz Joseph instancabile lavoratore, capace di dare udienza fino a 100 persone due volte alla settimana (neanche De Mita a Nusco ai tempi d&#8217;oro?); il Kaiser che dorme pochissimo, per vegliare sulle sorti magnifiche e progressive del suo Impero (di fatto, morto con lui, però); Francesco Giuseppe che fa consumare 9 portate di cibo in 45 minuti, perché il tempo è prezioso, e via agiografando. Forse, questi aspetti sono anche veri: nessuno può immaginare Franz Joseph come un bighellone, ovvero un mezzo strullo che va in giro per cotanto palazzo con il suo caratteristico cappello stiriano.</p>
<p>Resta però un problemino, e non proprio da pochissimo: di tutte le guerre perse dal Kaiser (due di Indipendenza con l&#8217;Italia, per dire, per non parlare della devastante austro-prussiana del 1866), non vi è traccia alcuna; di più: niente si dice sullo scoppio della Grande Guerra, su cui esiste un dibattito storiografico immenso, quanto a responsabilità; ma che l&#8217;ultimatum alla Serbia l&#8217;abbiano deciso a Vienna e non a Pontedera, neanche la ormai imperante post verità lo potrebbe negare.</p>
<p>Insomma: va benissimo che una visita ad Hofburg è un qualcosa che attiene al turismo di massa e non deve certo diventare una conferenza o una lectio sulla finis Austriae, però&#8230;</p>
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<p>CHE MARAVIGLIA IL KUNST (SENZA RIENTRO, SIC)</p>
<p>Come si fa ad andare a Vienna, e poi non visitare &#8211; o rivisitare, come nel mio caso &#8211; il Kunst Historisches museum&#8221;, di grazia?</p>
<p>Inaugurato nel 1891 &#8211; dunque sotto Kaiser Franz Joseph: in questa caso, chapeau! -, è un museo davvero straordinario: già alla fine della monumentale scalinata di ingresso, uno si trova la mastodontica statua canoviana del Teseo che sconfigge il Minotauro, con calibratissimo uso della ponderatio applicata all&#8217;eroe (il Canova l&#8217;aveva pensata per Napoleone, poi gli Asburgo l&#8217;hanno fatta propria: i curiosi giri della Storia&#8230;).</p>
<p>Diciamocelo subito, venendo all&#8217;asse Siena-Vienna: i cosiddetti &#8220;primitivi&#8221; non ci sono, ma c&#8217;è uno strabiliante Sodoma (&#8220;holy family with Saint John&#8221;), e un insospettabile Tiepolo alle prese con una estasi della nostra Santa Caterina. Correva l&#8217;anno 1746.</p>
<p>Non c&#8217;è ovviamente tempo e modo di ripercorrere la cornucopia di pittorica bellezza cui ci si trova innanzi: Bruegel (soprattutto il Vecchio), con una strage degli innocenti ambientata in un paesaggio nordico, innevato; varie &#8220;cosette&#8221; di un certo Caravaggio; i ritratti di Velasquez; Arcimboldo, sempre tale da lasciarti a bocca aperta; e che dire di Rubens e di Rembrandt? Notevole anche la parte greco-romana, e forse ancora di più quella egizia, purtroppo vista troppo rapidamente.</p>
<p>In più, è un museo ben fruibile: ottime didascalie (tedesco ed inglese), capaci di raccontare anche il contesto, non limitandosi solo al nome dell&#8217;autore ed alla datazione; comodi divani quasi in ogni sala, per riposare le eventualmente stanche membra.</p>
<p>Vogliamo fare un appunto? Facciamolo! Dopo circa 4 ore di visita, avevo voglia di uscire un po&#8217;, tornare alla mia temporanea dimora &#8211; vicino al museo -, e dopo, con calma, spararmi una altra oretta, oretta e mezzo prima della chiusura delle 18. Chiesto se fosse possibile, mi è stato detto che lo era, senza problemi: purché uno rifacesse il biglietto (24 euroni); ho risposto con il linguaggio corporale, manifestando un polemico stupore, e forse è stato meglio limitarsi a questo tipo di risposta&#8230;</p>
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<p>&#8220;CASH ONLY&#8221; ED ORARI: DUE SORPRESE AUSTRIACHE</p>
<p>Per salutare l&#8217;Austria, la lasciamo con due autentiche sorprese, che mi pare possano delineare una discontinuità con ciò che ricordavo dei pregressi passaggi.</p>
<p>Primo: gli orari di apertura dei caffè; nel centro di Vienna &#8211; zona dei musei, fra il Parlamento ed il Comune -, non si trova un caffè aperto prima delle 8, ed il sabato e la domenica si arriva bellamente alle 9 (!); anche nella sosta durante il viaggio di andata by car, vicino a Villach, la medesima cosa: possibile che gli austriaci siano più dormiglioni degli italiani? La cosa un po&#8217; sorprende, visto che ne avevo un ricordo del tutto altro: comunque sia &#8211; tanto per gli orari, che per i prezzi -, ho assai rivalutato gli italici e financo senesi &#8220;barri&#8221;. Nel complesso, siamo meglio di loro, date retta&#8230;</p>
<p>Seconda questione: il contante. Ho leggiucchiato che nel Parlamento viennese se ne è discusso assai, negli ultimi anni, in ogni caso un elemento è sorprendentemente certo e garantito: in Austria, il cash è preferibile e preferito rispetto ai pagamenti digitali. Disincentivati sia in modo diretto (varie attività espongono il &#8220;cash only&#8221;), comprese attività pubbliche (l&#8217;orto botanico &#8211; la parte a pagamento -, accanto al Belvedere), che in modo indiretto, con procedure aggiuntive le quali, alla fine, fanno tirare comunque fuori il contante.</p>
<p>Sapevo che i Paesi germanici usavano molto il contante, non ricordavo però a questo livello: e lo dico da fervente sostenitore &#8211; da buon passatista quale sono &#8211; della libertà di uso del contante.</p>
<p>Nella felix Austria, dunque, contanti ancora a go go; quantomeno, non ti dicono che il Pos non funziona: ti scrivono direttamente &#8211; con asburgica chiarezza e determinazione &#8211; che non accettano pagamenti digitali, ecco&#8230;</p>
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<p>Ps 1 Veniamo alle cosine di Sienina, che poi tanto &#8220;cosine&#8221; non sono: questione MPS, dunque. Che cosa aggiungere? Se si legge il Frankfurter allgemeine o altra grande stampa internazionale, non ci saranno particolari problemi per Intesa a fagocitare la banca fu sanese, specie dopo il fatal 31 luglio; nel frattempo, giusto stamattina Il Fatto di Travaglio ci ricorda che su Luigi Lovaglio è in corso una indagine della Procura di Milano, la quale vorrebbe acquisire le chat per la questione dell&#8217;acquisizione montepaschina di Mediobanca (11 fra parlamentari e Ministri rientrano nel tutto, loro non indagati). La lunga estate calda montepaschina non è finita qui&#8230;</p>
<p>Ps 2 Lunedì si sono tenute due audizioni, in seno alla Commissione Rossi: quella del custode Massimo Riccucci e quella di Gian Carlo Filippone; audizioni del tutto inutili &#8211; visto che i due non potevano che ripetere ciò che avevano detto e sottoscritto quando convocati dalla Commissione I -, se non per qualche spunto, in particolare il sasso lanciato da Filippone: chi avrà mai fornito al NYP, nel giugno del 2016, quel video &#8211; presentato, tagliato ad arte &#8211; in cui si vedeva Filippone davanti all&#8217;amico morto (senza mostrare tutto il resto, con il solo intento di creare un alone di sospetto su di lui), inizio della sua personale Via crucis? Mumble, mumble, mumble&#8230;</p>
<p>In ogni caso, con agosto si cambia registro: da adesso in avanti, quanto alla bufala italiana del secolo, ci si limiterà al minimo del minimo sindacale, sul blog (alla audizione di Gian Carlo Filippone ci sarebbe stato da dedicare un intero pezzo monografico, che invece non si farà); c&#8217;è da scrivere l&#8217;ultima parte del libro, il quale si vuole fare uscire entro il 2026: chi fosse interessato a conoscere la realtà effettuale e i vari passaggi che documentano la bufala stessa &#8211; se lo vorrà -, si potrà aggiornare leggendo quello&#8230;</p>
<p>Ps 3 Ieri ci ha lasciato, a 86 anni, Francesco Guccini: non solo cantautore (che già sarebbe bastato, peraltro), ma anche poeta nonché apprezzabilissimo giallista (8 romanzi con Loriano Macchiavelli). In Sala storica, il 21 settembre (17,30, as usual) lo ricorderemo, in tutte le sue sfaccettature: save the date!</p>
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		<title>Vacanze ereticali: Vienna (e Franco Baresi)</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 21:53:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre a Sienina è appena arrivata la ferale notizia che la liason con BPM è definitivamente terminata, spianando in modo perentorio la strada ad Intesa (era del tutto ovvio che sarebbe andata a finire così, come da tempo scritto su questo blog, e auguroni per il Mangia a Lovaglio: candidatura completamente sbagliata sul nascere come metodo, ed ora anche più difficile da difendere nel merito), lo scrivente è agli sgoccioli della sua settimana viennese. Iniziamo dunque a tirare qualche somma (ed anche sottrazione: città davvero cara, la meravigliosa Vienna)&#8230;</p>
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<p>SISSI, UNA ANTICIPAZIONE DI DIANA</p>
<p>Dopo tanto tempo, sono tornato a vedere il palazzo imperiale di Hofburg,  voluto dal Kaiser Franz Joseph, ove visse ovviamente anche la moglie Sissi (letti ed appartamenti rigorosamente separati, eh&#8230;), sposata dal Kaiser quando lei aveva diciassettenne anni.</p>
<p>Rispetto all&#8217;ultima volta che c&#8217;ero stato (2002), è stata allestita &#8211; con sagace operazione di marketing, ovviamente &#8211; una parte iniziale della mostra monograficamente dedicata alla kaiserina triste, morta ammazzata il 10 settembre 1898 per mano di un anarchico italiano: il quale &#8211; a sentire l&#8217;audioguida &#8211; le avrebbe fatto quasi un piacere personale, ammazzandola con un&#8217; arma bianca, tanto era malinconica e depressa. &#8220;Sisi museum&#8221;, è denominato il tutto: ormai da decenni, infatti, l&#8217;imperatrice è un brand di sicurissima presa.</p>
<p>In vita, però, non era affatto così: il mito della bella Sissi nasce subito dopo l&#8217;ammazzamento, che aiuta sempre a fare nascere miti che mai si sarebbe immaginato potere essere tali; poi, si è con i decenni assai rinvigorito, fino alla definitiva esplosione dei Cinquanta del Novecento con la kaiserina interpretata da Romy Schneider (la quale ebbe una vita triste come quella dell&#8217;imperatrice, specie dopo la morte del figlio). Con un curiosissimo paradosso, da segnalare: Sissi, moglie del rigido Imperatore, la quale diventa l&#8217;icona della ritrovata libertà repubblicana austriaca, dopo la decennale occupazione &#8211; non troppo dissimile da quella berlinese, se non per l&#8217;esito finale &#8211; fra il 1945 ed il 1955.</p>
<p>Sissi viene presentata al pubblico come Lady Diana: insofferente alla corte e ai suoi rituali, proprio come l&#8217;inglese; non interessata alla politica, ma con un ruolo quasi filantropico a favore dell&#8217;affrancamento dell&#8217;Ungheria dall&#8217;Austria (1867), così come Diana si impegnava contro le mine antiuomo; entrambe, non solo attente alla bellezza, diciamo pure maniacali (Sissi è stata un&#8217;anticipatrice della vigoressia femminile, sfiancandosi a cavallo e nella micropalestra allestita in una delle sue stanze, con tanto di sbarra ed anelli appesi!); infine, entrambi infelici, depresse, sempre più solitarie se non misantrope.</p>
<p>Quanto alla fine: quella di lady Diana, provocò una fiammata di straordinario clamore (1997), con giorni e settimane di attenzione morbosa, ma poi tutto è evaporato piuttosto in fretta, con Queen Elizabeth a recuperare terreno perduto; il mito di Sissi, invece, è più vivo che mai.</p>
<p>Non ho detto alcunché su Francesco Giuseppe, e me ne dispiaccio assai: se farò un secondo pezzo su Vienna, ne discetterò, e a lungo; di certo, nei 90 minuti di stimolantissima full immersion ad Hofburg, io il cappello non me lo sono mai tolto&#8230;</p>
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<p>COME GESTIRE UN MONUMENTO (ANZI DUE): A VIENNA LO SANNO BENE&#8230;</p>
<p>Vienna può dare veramente il migliore esempio possibile di come gestire i tortuosi meandri della Historia, quando essa &#8211; come spesso avviene &#8211; si monumentalizza. Fra gli altri, mi permetterò di fare due esempi, a dir poco significativi: la statua a Karl Lueger (borgomastro della Vienna fra Otto e Novecento, enfaticamente ammirato da Hitler &#8211; nel suo periodo viennese all&#8217;Accademia delle Belle arti &#8211; per il suo feroce antisemitismo), e quello fatto edificare da Stalin per ricordare la &#8220;liberazione&#8221; di Vienna dagli ex alleati nazisti , nell&#8217;aprile del 1945.</p>
<p>Vienna ha saputo assestare un colpo meraviglioso ai due opposti estremi: ai fanatici, ipodotati mentali, della cancel culture (quelli che volevano buttare giù le statue di Colombo, per dire), ma anche ai nostalgici dei dittatori, Stalin o Hitler che fossero. Chapeau.</p>
<p>La statua di Lueger si trova vicinissimo al Museo delle Scienze applicate; cosa hanno fatto le amministrazioni viennesi, con l&#8217;ingombrantissima statua del borgomastro antisemita di più di un secolo or sono? L&#8217;hanno lasciata &#8220;vivere&#8221;, in quanto espressione del suo tempo; in più, però, hanno installato un cartello didascalico &#8211; in tedesco ed inglese &#8211; con cui spiegano, senza autocensure, chi sia stato il signore in questione. Senza tacere dell&#8217;ammirazione di Hitler per lui: d&#8217;altra parte, chi abbia letto il Mein Kampf (lo scrivente è uno dei pochi ad averlo fatto, in modo integrale), lo sa bene. Lo hanno storicizzato, insomma. Qualcuno, ha vergato la scritta &#8220;shame&#8221; sulla statua, non saprei dire quando: il Comune non lo ha fatto rimuovere, per ora. Chissà se lo farà mai&#8230;</p>
<p>Il monumento sovietico &#8211; a due passi dall&#8217;entrata bassa del Belvedere di Eugenio di Savoia &#8211; non lo avevo mai visto, ma ne conoscevo bene la vicenda: il vederlo dà i brividi. Un semicerchio fatto da colonne, magniloquenti, con una altissima statua, sulla cui cima troneggia un soldato sovietico con scudo dorato; per rimarcare come fosse opera più di conquista (anche solo potenziale), che di libertà, vi è la questione della lingua: tutto è scritto solo e soltanto in cirillico. Monito per i viennesi: attenti, magari un giorno si torna&#8230;</p>
<p>Dietro quest&#8217;opera magniloquente e minacciosa &#8211; che per trattato gli austriaci sono costretti a manutenere &#8211; c&#8217;è un lungo muro, privato, di proprietà del discendente di un celebre militare asburgico. Cosa ha fatto, nel 2022, quest&#8217;uomo? Ha fatto dipingere con i colori dell&#8217;Ucraina il succitato muro, dall&#8217;inizio alla fine; non pago, ha dato mandato ad uno street artist di inserirvi due murales rappresentanti Alexsey Navalny: uno dei due, è diventato un luogo di raccoglimento in suo onore. Colmo dello scorno, nelle immediate vicinanze ci sono le sedi di rappresentanza di Sberbank e di Rosneft, vale a dire dei due colossi economici &#8211; con Gazprom &#8211; della Russia.</p>
<p>Sì, perché quello che si respira in loco è, ancora una volta, questo: i filorussi, i filoputiniani (che non ammettono mai di esserlo) stanno sempre lontani dal confine con la Russia; a Vienna &#8211; che i russi in casa li ha avuti per 10 anni, con comportanti predatori quotidiani &#8211; gente che ammira Putin ve ne è poca. Non sono intelligenti e raffinati come noi, è gente sempliciotta, cerchiamo di capirli&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I CANI AUSTRIACI NON DEFECANO?</p>
<p>Sono viennese ormai da domenica, quindi da quasi una settimana: ho camminato in lungo ed in largo per ore ed ore, ed ho anche un po&#8217; corso; che i lettori ci credano o no, così è: non sono riuscito a trovare una deiezione canina! Da martedì o mercoledì, ammetto di averla anche un po&#8217; cercata: invano.</p>
<p>Posso assicurare &#8211; come sanno i tanti lettori che un pochino conoscono la capitale del fu Impero asburgico &#8211; che cani ce ne sono, e non pochissimi; e posso aggiungere che, da parte mia, non vi è certo una austrofilia a prescindere (un paio di cosette negative inaspettate le ho notate: se del caso, se ne riparlerà): anzi, nonostante la generale cordialità, per me in qualche misura restano i nemici risorgimentali, ovvero coloro i quali, in massa, corsero ad abbracciare il loro conterraneo Hitler durante l&#8217;Anschluss del 1938.</p>
<p>Diamo però ai viennesi ciò che è dei viennesi: deiezioni per terra non ce ne sono proprio; non potendo immaginare che gli amici a quattro zampe non defechino tout court, oppure che li facciano defecare intra moenia, resta una terza possibilità: che i proprietari raccolgano i prodottini lasciati dai loro amatissimi Argo. Che dire, dunque? Felix Austria, ove le deiezioni non albergano&#8230;</p>
<p>Ps Ci ha lasciati un autentico campione del calcio, di nome Franco e di cognome Baresi. Nel calcio italiano, in cui un mercenario che abbandona la Nazionale solo per i soldi (arabi) tornerà a fare il Ct come nulla fosse stato, con Baresi siamo di fronte ad un giocatore talmente attaccato alla maglia del Milan, da restarci anche in serie B (due volte!), pur con la possibilità di andare a giocare davvero dovunque: anche se pare che, alla fine, nessuno neanche lo chiedesse, sapendo che lui non avrebbe mai abbandonato il suo Milan.</p>
<p>Al Mondiale del 1994, si schiantò un menisco con la Norvegia; si fece operare negli States, e dopo 24 giorni (non settimane, giorni!) era già di nuovo in campo, per una finalissima &#8211; quella con il Brasile di Romario e Bebeto-, che lui giocò in modo divino, pur sbagliando il calcio di rigore (come Massaro e Baggio, peraltro).</p>
<p>Figlio di contadini bresciani, calciatore con valori seri in campo; per restare al suo ruolo di &#8220;libero&#8221;, l&#8217;Italia annoverava gente come lui, come Gaetano Scirea, e &#8211; permettetemi di aggiungere &#8211; come il veronese Tricella, certo un gradino più in giù. Ai Mondiali non sempre si vinceva, ma si andava sempre, e si era comunque protagonisti.</p>
<p>Che Franco Baresi possa volteggiare, in cielo, con lo stesso mix di classe e potenza che aveva in campo: il &#8220;tackle di Dio&#8221; ci ha lasciato, ma i suoi mirabolanti interventi difensivi restano&#8230;</p>
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