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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>Russia vs Italia (e bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento con il pezzo settimanale del blog: vista la mia conferenza ad hoc di lunedì (visibile sul sito della Biblioteca comunale, come sempre), e le accuse mediatico-politiche russe contro la Premier Meloni (dunque contro l&#8217;Italia tutta), come si fa a non scrivere di questa nuova puntata della guerra ibrida della Russia putiniana versus l&#8217;Italia? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento con il pezzo settimanale del blog: vista la mia conferenza ad hoc di lunedì (visibile sul sito della Biblioteca comunale, come sempre), e le accuse mediatico-politiche russe contro la Premier Meloni (dunque contro l&#8217;Italia tutta), come si fa a non scrivere di questa nuova puntata della guerra ibrida della Russia putiniana versus l&#8217;Italia?</p>
<p>In attesa che si liberi, in qualche modo, lo stretto di Hormuz: cosa assai ardua, ma che soprattutto non farebbe tornare &#8211; tutto e subito &#8211; al pre 28 febbraio. Fra impianti distrutti e fiducia minima da ricostruire, prepariamoci &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; ad un ritorno a ciò che mancava dal 1973, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SOLOVYEV, QUELLO CHE DOVEVA ANDARE DA GILETTI</p>
<p>Nei giorni scorsi, si è parlato assai delle offese &#8211; tanto espliciti quanto volgari &#8211; vergate dal &#8220;giornalista&#8221; moscovita (classe 1963) Vladimir Solovyev; offese che fanno il pari con quelle rivolte ad altri esponenti politici italiani, tipo Pina Picierno, nonché al Presidente Mattarella stesso: perché il conduttore televisivo russo è bipartisan, attacca a destra e a sinistra. L&#8217;armamentario è quello classico della Operazione militare speciale: l&#8217;Ucraina è un covo di nazisti, ergo chi la aiuta è nazista anche lui o lei, e trattandosi della Meloni, ovviamente, lei è nazifascista.</p>
<p>Solovyev ha il dente un po&#8217; avvelenato, giacchè le sue due italiche villone lacustri gli sono state sequestrate dopo il 2022 (purtroppo, temiamo sia stato un caso piuttosto isolato), e quindi il suo di solito raffinato giudizio politologico potrebbe essere stato influenzato da un po&#8217; di vago malanimo in tal senso, ma sono dettagli.</p>
<p>Come al solito, non ci preoccupa tanto Solovyev in quanto tale, ma il Solovyev che è in noi (molti di noi) italiani: questo propagandista putiniano dichiarato &#8211; il quale non si è fatto le ossa leggendo, studiando e scrivendo, ma facendo tutt&#8217;altro (fondò nei Novanta una società di apparecchi per discoteche, con fabbriche in Filippine ed in Russia) &#8211; come si suol dire fa il suo: ed il suo, coincide tout court con il suo putiniano.</p>
<p>Ci fa riflettere di più altro, che ci è più vicino: per esempio, che Il Fatto di mercoledì 22 aprile (il giorno dopo le accuse), nella sua edizione cartacea, non abbia incredibilmente riportata la notizia, neanche di striscio (come si scrive sempre, se invece ci fosse sfuggita la circostanza, ce ne scusiamo subito, eh); per poi, il giorno dopo, darne fugace cenno nell&#8217;editoriale di Travaglio: il quale &#8211; dopo la condanna delle frasi (il minimo del minimo sindacale) &#8211; ci ammansisce sul fatto che un ambasciatore di uno Stato straniero non dovrebbe essere convocato per ciò che dice un &#8220;giornalista&#8221; del suo stesso Paese. Già, che vergogna che il povero Paramonov sia stato distolto dai suoi benemeriti compiti quotidiani, per perdere mezza mattinata a fare altro, invece di fare del bene (senza mai dire alcunché sugli attacchi informatici contro le infrastrutture italiane, in clamorosa acesa)&#8230;</p>
<p>Ed ancora di più, ci incuriosisce la circostanza che il 10 marzo scorso, l&#8217;ottimo Massimo Giletti volesse in tutti i modi intervistare Solovyev, prima di essere fermato (dopo anche l&#8217;intervento della succitata Picierno): perché capire la differenza fra un giornalista ed un autentico propagandista (di uno Stato come l&#8217;attuale Russia), per Giletti, è in tutta evidenza uno sforzo non praticabile.</p>
<p>In ogni caso, fallito il colpaccio dell&#8217;intervistona mancata a Solovyev, il felpato Giletti la settimana successiva si è immediatamente rifatto, con quello che rappresenta, in tutto e per tutto, lo scoop del 2026: l&#8217;immagine di Barbicone &#8211; postata da Francesco Giusti nel 2013 &#8211; in azione come defenestratore. Evento del 1371, ma sovrapponibile al 6 marzo 2013: come non averci pensato prima?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RUSSIA VERSUS UCRAINA (CHE RESISTE)</p>
<p>Dal punto di vista militare, nonostante i proclami del Fatto e di molti altri, l&#8217;Ucraina manu militari resiste, e da febbraio ha anche recuperato porzioni, in Donbass: porzioni minime &#8211; sia subito chiarissimo -, ma sufficienti per chiarire come il trend che dal 2023 va avanti (la Russia che implacabilmente, seppure in modo lento, avanza, a costo di perdite umane ingentissime), oggi non è più scontato. L&#8217;offensiva della primavera-estate spazzerà via quel 20% circa di Donbass ancora in mano agli ucraini? Possibile, certo, e ne prenderemo atto; facendo sommessamente notare come, per i Solovyev di casa nostra, questo &#8220;trionfo&#8221; era già nei fatti due anni fa (Putin, con ottimismo trumpiano, lo dava per certo entro e non oltre il 2023, sic).</p>
<p>Certamente aiutatissimi dall&#8217;Occidente ed oggi dall&#8217;Europa in particolare (sbloccato il maxifinanziamento da 90 miliardi, in queste stesse ore), gli ucraini sono diventati una potenza militare di prim&#8217;ordine, capace anche di essere autarchica su molti aspetti, oltre ad avere sviluppato un know how oggi &#8211; come si è visto sin da marzo scorso &#8211; richiesto dalle monarchie arabe in funzione anti-Iran: a Kiev, da più di 4 anni sono infatti abituati a rapportarsi con i droni iraniani &#8211; i  tristemente famosi Shahed -, lanciati dai russi.</p>
<p>Non solo droni e missili a medio e lungo raggio, per gli ucraini: anche nel campo della robotica militare, infatti, sono stati fatti grandi passi avanti; Kiev ha penuria di uomini al fronte, e grazie a questi robot-combattenti conta di potere arrivare ad un 30% di presenze umane in prima linea in meno, entro il 2026.</p>
<p>Abbiamo insomma, da questo punto di vista, due Presidenti &#8211; Putin e Trump -, i quali hanno iniziato due guerre epocali, con una sola &#8211; ma cruciale &#8211; caratteristica comune: quella di avere sottovalutato il nemico e le sue capacità resistenziali.</p>
<p>Entrambi, cercano un guizzo finale da potere sbandierare come vittoria: e, per fare questo, temiamo siano disposti se non a tutto, comunque a moltissimo (già il fatto che si parli di codici nucleari negati al Commander in chief è, a dir poco, assai inquietante). Cosa che, in tutta franchezza, ci fa dire che questo primo terzo di 2026 è stato certo assai duro, ma i due terzi seguenti potrebbero essere assai peggiori&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL 25 APRILE DIVISO (E DEUCRAINIZZATO)</p>
<p>Come già scritto e detto ogni singolo anno, si ribadisce oggi &#8211; in modo più convinto che mai &#8211; che il 25 aprile dovrebbe ricordare &#8211; e giustamente celebrare! &#8211; il 25 aprile del 1945: l&#8217;insurrezione e la vittoria contro il nazifascismo; tutto ciò che vada contro questo perimetro, è oggettivamente una mera strumentalizzazione, basata sul presentismo politico (meglio ancora: partitico) del contesto dato.</p>
<p>Quest&#8217;anno, se del caso, si può aggiungere, come corollario necessario, la fondamentale questione degli 80 anni dal primo voto delle donne, nonché della vittoria repubblicana contro la monarchia al Referendum del 2 giugno 1946: senza quel 25 aprile 1945, va da sé che non ci sarebbe stato il Referendum, e poi la Costituzione stessa.</p>
<p>Ma il presentismo, ancora una volta, domina in modo mefitico su tutto: fino al clamoroso epilogo di Milano &#8211; città decisiva, nel processo resistenziale -, in cui si arriva al paradosso dei due cortei, con comizi distinti e separati; il Sindaco e l&#8217;Anpi da una parte, i &#8220;pacifisti&#8221; pro Pal dall&#8217;altra: a memoria, è la prima volta che accade.</p>
<p>Con un autentico paradosso. In uno dei due cortei, probabilmente parlerà un palestinese (e di certo ci saranno decine e decine di bandiere palestinesi): vale a dire di un popolo che, in quel 1945, tutto era, fuorché antinazista. Totale disallineamento rispetto a quel 25 aprile 1945, dunque. Il passato riletto con le lenti dell&#8217;oggi, insomma.</p>
<p>Ah, giusto per restare in tema: il 1945 viene dunque riletto alla luce del presente, eppure non c&#8217;è spazio alcuno per l&#8217;Ucraina, né in una piazza né nell&#8217;altra; come peraltro dal 2022, che nessuno manifesti a favore di Kiev e della sua resistenza di fronte all&#8217;invasore, ci mancherebbe altro!</p>
<p>Gli ucraini, infatti, a sentire Putin e Solovyev sono tutti nazisti, fino al midollo: detto da chi non solo li ha invasi (come era solito fare Hitler), ma li ha aggrediti ed invasi avendo come propria punta di diamante militare, nel 2022, i mercenari della Brigata Wagner, notoriamente esperti di musica classica&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps sul Caso Rossi (rectius: bufala Rossi); in una settimana sfornita di audizioni &#8211; cosa che ci lascia tanto sorpresi, quanto sgomenti ed in piena astinenza da Commissione -, due sono le notizie notevoli.</p>
<p>L&#8217;audizione del giornalista Davide Vecchi è stata posticipata dal 20 al 28 aprile; resta comunque da verificare la scommessa di cui si è scritto nell&#8217;ultimo pezzo sul Caso Rossi (quello del 18 aprile). Siamo infatti piuttosto sicuri che, oltre a qualche ovvia chiacchiera di contesto, la ciccia sarà in quella occasione soprattutto vertente su questo: il tentativo di accreditare l&#8217;idea della scrittura delle 3 lettere suicidarie il 4 marzo, invece che il giorno stesso del suicidio (6 marzo); scommettiamo, di grazia?</p>
<p>Secondo elemento, sul quale ovviamente si tornerà: Francesco Giusti ha cambiato la sua strategia difensiva, dopo mesi in cui è stato di continuo tirato in ballo come uomo del vicolo, per le sue supposte &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221;, da testimoni che si commentano da soli. Siamo solo all&#8217;inizio, di questa nuova fase: occhio solo, nelle prossime settimane e mesi, a non fare scorpacciate di pop corn, mi raccomando&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lovaglio, Magyar, ed un eroe dei nostri giorni (con 2 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 10:13:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E questo, invece, è il pezzo per così dire generalista: che non poteva proprio mancare, suvvia! Pensare che non ci sarà &#8211; per ragioni di tempo &#8211; un approfondimento sulla clamorosa rottura fra Trump ed il Papa Leone (e di conseguenza, quella fra Meloni e Trump): ma si può pensare di non riparlarne, a breve? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E questo, invece, è il pezzo per così dire generalista: che non poteva proprio mancare, suvvia! Pensare che non ci sarà &#8211; per ragioni di tempo &#8211; un approfondimento sulla clamorosa rottura fra Trump ed il Papa Leone (e di conseguenza, quella fra Meloni e Trump): ma si può pensare di non riparlarne, a breve? Vediamo anche cosa accadrà dalle parti di Hormuz: i mercati alla pace credono, lo scrivente un po&#8217; meno, ma i mercati sono più importanti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DI LOVAGLIO: AMARO LUCANO&#8230;</p>
<p>Ciò che è accaduto mercoledì in casa MPS, in effetti, ha quasi dell&#8217;incredibile, se rapportato a ciò che era successo a marzo (2026, non chissà quando!): l&#8217;ex Amministratore delegato Luigi Lovaglio licenziato, si decide a presentare la sua candidatura, partendo da una lista che aveva circa l&#8217;1% del capitale. Strada piuttosto in salita, per così dire&#8230;</p>
<p>Poi, attraverso il favor del gruppo Delvecchio (17%), e di BPM (vicino alla Lega), nonché quello dei fondi norvegesi e del colosso Black rock, le cose sono cambiate, fino al clamoroso ribaltone, rispetto ai pronostici marzolini e non solo, con Lovaglio il quale tornerà ad essere l&#8217;Ad della banca fu sanese. Il manager di origini potentine, dunque, è l&#8217;autentico trionfatore del momento; chissà &#8211; mi scrive maliziosamente un amico montepaschino &#8211; quelle prime linee della banca che, caduto Lovaglio in disgrazia, non gli avevano neanche fatto una telefonata per riconoscergli l&#8217;onore delle armi (e qualche merito), ora come si comporteranno: problemi loro, si capisce.</p>
<p>La rielezione di Luigi Lovaglio è stata senz&#8217;altro favorita dal nuovo clima politico, post Referendum e di rottura con tante figure prima presentissime nel Pantheon meloniano, ed ora allontanate per istinto di sopravvivenza politica: oltre a Trump, in tutta evidenza, anche Francesco Gaetano Caltagirone. Un quotidiano &#8211; durissimo di solito con la Premier -, lo titola a caratteri cubitali: &#8220;Caltagirone mollato da Meloni&#8221; (Vittorio Malagutti, Domani 16 aprile, pagina 9). In questi campi, si trova sempre chi è più caltagironiano di te, nevvero?</p>
<p>Come già scritto, in questi contesti non è che ci sia il Bene contro il Male (ammesso che ciò invece valga in altri contesti: il discorso ci porterebbe assai lontano); esiste il male minore, rispetto a quello maggiore: e colui &#8211; il Calta &#8211; che contribuì a portare a Sienina l&#8217;affarone Antonveneta (allora essendo il primo azionista privato), e viste anche altre cosette su cui non entriamo per carità di Patria, per noi resta a priori il male maggiore.</p>
<p>Ergo, giusto così: bene per Lovaglio, ed un bell&#8217;amaro per Caltagirone. Lucano, ovviamente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DI MAGYAR</p>
<p>La vittoria ungherese di Peter Magyar, domenica scorsa, era stata ampiamente prevista dai sondaggi, ed è avvenuta: ma nessun sondaggio aveva previsto un successo così clamoroso ed eclatante. Finisce l&#8217;era Orban, durata 16 anni ininterrotti, con antipasto a cavallo fra XX e XXI secolo. Una autentica era, dunque.</p>
<p>Non si deve essere raffinati analisti di politica estera, per capire che è uno schiaffo sia a Trump &#8211; il quale si era esposto in modo plateale, mandando Vance in loco a fare campagna elettorale (doppia musata in pochi giorni, per il vicepresidente: Iran ed Ungheria, per l&#8217;appunto), ed ancora di più per Putin, per cui Orban rappresentava una autentica quinta colonna in seno alla Ue: forse non tutti sanno, fra l&#8217;altro, che il Ministro degli Esteri dell&#8217;esecutivo Orban è accusato di avere passato importanti documenti europei alla cricca putiniana, en passant.</p>
<p>Ad urne appena chiuse, in Italia è partito il consueto psicodramma, in cui è francamente difficile decidere chi abbia dato il peggio (o, forse, il meglio: la qualità politica questa è).</p>
<p>Nel campo meloniano, tutti a dire che queste votazioni dimostrano che l&#8217;Ungheria orbaniana non è stata una dittatura: chi perde, va a casa, e non ci sono scuse; ma chi ha mai detto che l&#8217;Ungheria era diventata una dittatura di stampo classico, novecentesco? Non sarebbe potuta restare neanche nell&#8217;Unione europea, fra l&#8217;altro, se lo fosse diventata. La migliore definizione di cosa fosse l&#8217;Ungheria orbaniana, l&#8217;aveva data Orban stesso: una &#8220;democrazia illiberale&#8221;. In cui, se una parte vince &#8211; soprattutto se stravince! -, l&#8217;altra parte va giustappunto a casa. Il video in cui la Premier sponsorizza la campagna elettorale di Orban (con anche Salvini, peraltro), resta agli atti, per così dire.</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;opposizione italiana, ovvia ed anche legittima la soddisfazione, ci mancherebbe; ma bisogna pur tenere conto che l&#8217;Ungheria post Orban sarà guidata da un ex orbaniano di ferro (pur convertito all&#8217;europeismo, fortunatamente), fortemente rigoroso contro l&#8217;immigrazione e iper tradizionalista-nazionalista. E soprattutto, esultare in modo trionfalistico &#8211; invece che sic et simpliciter prendere atto con soddisfazione &#8211; per la attuale situazione magiara è in effetti curioso, visto che a Budapest esistono ormai solo tre blocchi: il centrodestra di Magjar, la destra di Orban (sconfitta), nonché l&#8217;estrema destra (che non ha sfondato, ma è ben presente).</p>
<p>Dulcis in fundo: oggi che finalmente Orban se ne è andato, chiederà Ilaria Salis di essere processata in una Ungheria in cui è tornato il pieno Stato di diritto?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNO CHE NON SI GIRA DALL&#8217;ALTRA PARTE</p>
<p>Nello scorso fine settimana, in uno dei luoghi più centrali di Massa, c&#8217;era un signore di 47 anni &#8211; Giacomo Bongiorni -, il quale insieme alla sua compagna Sara ed al figlioletto di 11 anni stava mangiando in beata pace. Vede dei ragazzotti compiere atti teppistici, scagliando bottiglie ed altro contro una attività di kebab. Interviene, di certo lo avrà fatto in modo deciso, da persona incazzata per ciò che si stava appalesando davanti ai suoi stessi occhi. Picchiato dal branco &#8211; almeno 5,6 personcine -, continua ad essere colpito alla testa anche quando è a terra, ove viene lasciato, esanime. Muore davanti a Sara ed al figlioletto. Oggi, nella cattedrale di Massa, i solenni funerali.</p>
<p>Il branco ovviamente poi si dilegua. I 5 indagati (3 minori), una volta raggiunti, fanno sapere tramite l&#8217;avvocato essersi trattato di legittima difesa, e che secondo loro la vittima aveva tirato una testata (di cui non si ravvisa traccia nelle telecamere, e della quale nessun ragazzo porta i segni, a quanto si sa).</p>
<p>La mamma &#8211; romena, madre di Alin Carutasu &#8211; chiosa subito essere una tragedia &#8220;ma mio figlio è un bravo ragazzo&#8221;. Il padre, si spinge oltre, avallando la tesi della testata fantasma. Un caso di immigrazione davvero perfettamente riuscito: la famiglia è diventata arciitaliana; in Romania, allo scrivente illo tempore capitò di vedere &#8211; a Sibiu &#8211; dei carcerati che lastricavano il selciato di una strada del centro, con una quarantina di gradi di caldo umidissimo&#8230;</p>
<p>Giacomo Bongiorni &#8211; senza alcuna retorica, che come noto non alberga in questo blog &#8211; è un autentico eroe dei nostri tempi: poteva ovviamente fregarsene, come avrebbe fatto la gran parte delle persone. Per poi magari andare, sui social, a stigmatizzare con veemenza l&#8217;accaduto: con piena ragione, sia chiaro. Sempre meglio della totale indifferenza.</p>
<p>Poteva chiamare le forze dell&#8217;ordine, certo: la soluzione più razionale e plausibile; peraltro, soluzione a rischio anche quella: se lo avessero visto o sentito, i ragazzotti lo avrebbero verosimilmente aggredito lo stesso.</p>
<p>Giacomo Bongiorni, invece, ha scelto la soluzione individuale (non individualistica), quella più a pelle e rischiosa: ed ha pagato per la sua stessa vita, a fronte del nichilismo esistenziale &#8211; condito da violenza gratuita ed eccessiva &#8211; che oggi la cosiddetta società (dalle famiglie alla scuola) tende sempre, sistematicamente, a coprire.  Fino a quando, drammaticamente, si trova a dover coprire se stessa: di vergogna&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Due lutti pesanti nel mondo dello sport, due figure di atleti che lo scrivente &#8211; a suo tempo &#8211; seguiva in modo morboso: a neanche 50 anni, in un beffardo incidente stradale nella sua Austria, ha perso la vita Alex Manninger, portiere di tante squadre europee di altissimo livello, nonché del Siena al suo top, una ventina di anni or sono. Finito di fare il portiere, si era messo a lavorare con il legno: persona concretissima, nonché un autentico signore in campo.</p>
<p>Ieri, è arrivata la notizia della scomparsa del cestista brasiliano Oscar Schmidt, per tutti Oscar: straordinario tiratore, aveva 68 anni. Ennesima conferma che è una sciocchezza, quella dei brasiliani tutto estro, nello sport: lui era sic et simpliciter una macchina da canestri, senza tanti fronzoli, se non appunto quello di una mano a dir poco mortifera. Essendo lo scopo del basket quello di metterla dentro, se poco vi sembra&#8230;</p>
<p>Ps 2 Per quanto riguarda l&#8217;attività presidenziale, segnalo giusto un paio di cosette: la prima, che lunedì lo scrivente terrà una conferenza sui 4 anni di guerra fra Russia ed Ucraina (Sala storica, ore 17,30, as usual), come piccolo antidoto a tanta disinformazione che gira (da tutte le parti, si capisce); giovedì, invece, si è svolto in Sala storica un altro evento sull&#8217;attualità geopolitica, dedicato alla Palestina: Gaza, ma anche la Cisgiordania. I due relatori &#8211; pur schieratissimi con le ragioni palestinesi &#8211; hanno saputo con pacatezza e con ampia documentazione (soprattutto nel caso di Fabio Lattanzio, il quale è stato anche osservatore delle elezioni in Cisgiordania nel 2006) trattare il complesso ed incandescente argomento.</p>
<p>Ricordo altresì che, a coloro i quali avevano montato tutta la polemica ai tempi della ospitata di David Parenzo, era stata dallo scrivente offerta la disponibilità della Sala storica (data prevista, il 7 marzo): ma i Tomaso Montanari e le Francesca Albanese pretendono solo platee allineate e plaudenti, e non si sono presentati. Quando pontificano a microfoni aperti, magari, qualcuno lo tenga presente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bufala Rossi: il doppio pop corn del 14 aprile (e 2 Ps libreschi)&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 09:48:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro &#8211; almeno una parte di &#8211; che sta accadendo, in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro &#8211; almeno una parte di &#8211; che sta accadendo, in giro per l&#8217;Italia ed il mondo? Ergo, fra pochi minuti, andrà on line anche un secondo pezzo; ma non ci fate l&#8217;abitudine, cari lettori: questa doppietta, questo uno-due così ravvicinato, è davvero un primum, che resterà un unicum&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AUDIZIONE DI SERGIO RIZZO: LA VALIGETTA NERA</p>
<p>Martedì scorso, a Palazzo San Macuto, è andata in scena un tipico esempio di &#8220;ribollita&#8221;: è stata tirata fuori una cosa che è vecchia di 9 anni (2017!), non di 9 settimane o giorni; si tratta della incredibile &#8211; a livello prettamente etimologico &#8211; storiella fornita dall&#8217;avvocato Luca Goracci sia alle Iene &#8211; le quali ovviamente la ripresero in pompa magna (novembre 2017) -, che al pur valido Sergio Rizzo.</p>
<p>Il quale la ha ripercorsa per filo e per segno, pur con i legittimi &#8220;non ricordo&#8221; dati dal trascorrere del tempo; credo di potere dire che Sergio Rizzo &#8211; giornalista di lunghissimo corso, fra Corriere della sera e Repubblica; saggista, autore fra gli altri, insieme a Stella, del fortunatissimo &#8220;La casta&#8221; -, se potesse tornare indietro nel tempo quell&#8217;articolo non lo riscriverebbe: ma questa &#8211; sia ben chiaro &#8211; è una mia impressione, ci mancherebbe altro. Quandoque bonus dormitat Homerus: qualche volta anche i migliori padellano, per tradurre in modo maccheronico&#8230;</p>
<p>Per cercare di difendere una vicenda che non a caso non è mai stata presa seriamente in considerazione da alcun investigatore (non di quelli da salotto o da social), giustamente Rizzo ha cercato di valorizzare l&#8217;unico elemento potenzialmente (molto potenzialmente) salvabile in quel marasma di inverosimiglianza (Antonio Muto &#8211; il quale secondo Goracci poi non era neanche la persona che gli si era presentata davanti, ma questo lo capì dopo, sic &#8211; che si divincola dalla morsa degli aggressori nel vicolo, è forse il momento apicale, l&#8217;apogeo del tutto): la famosa valigetta nera, di cui l&#8217;avvocato Goracci parla da anni ed anni (lo ha detto anche con me, illo tempore, come avrà fatto con decine di altre persone), la quale sarebbe stata vista all&#8217;ospedale, al capezzale del padre, anche dal fratello Ranieri.</p>
<p>Goracci ne parla, Ranieri lo riprende, sul punto della valigetta: e allora? Mettiamo anche che questa valigetta nera sia esistita (peraltro dentro ci poteva essere di tutto): e allora? Vedere un manager con una valigetta nera al polso, è come scorgere uno studente con una cartella con qualche libro dentro: e allora, si chiede per la terza volta? Che prova, che indizio sarebbe, di grazia?</p>
<p>L&#8217;idea sottesa &#8211; neanche poi tanto &#8211; era quella che David Rossi fosse dunque un autentico spallone, manovrato dal gruppo della birreria ed utilizzato dalla &#8216;ndrangheta (tesi esplicitata, proprio così, dalla Ricci, per esempio): ed è così che &#8211; grazie a questi popò di input investigativi &#8211; David Rossi passerà alla Storia, ormai. Come uno spallone, facente la spola fra Roma, Siena, Mantova e la Svizzera.</p>
<p>La famiglia &#8211; la quale dovrebbe querelare chiunque adombrasse solo la metà di ciò che in questa Commissione è stato sdoganato &#8211; invece di fare fuoco e fiamme per difendere l&#8217;onorabilità del defunto, per salvaguardarne la memoria post mortem, sentitamente ringrazia: l&#8217;unicità assoluta del Caso Rossi si nota anche da questi particolari&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AUDIZIONE (CULT) DEL GEOMETRA MANTOVANO</p>
<p>L&#8217;audizione cult della settimana &#8211; forse non solo della settimana &#8211; è stata senza alcuna ombra di dubbio quella che è venuta subito dopo l&#8217;intervento di Sergio Rizzo di cui sopra: si sta ovviamente parlando di quella del mitico &#8220;geometra Fiorenzo&#8221;, evocato ex abrupto dalla superteste Giovanna Ricci nei giorni pregressi. Subito individuato dai solerti funzionari della Commissione, il povero Fiorenzo Gili è stato dunque audito, in videoconferenza.</p>
<p>Dividiamo il tutto in due parti: prima quella seria, poi quella davvero faceta.</p>
<p>Per quanto concerne quella seria, l&#8217;averlo chiamato è stato l&#8217;ennesimo, tafazziano, boomerang, giacché ha smentito &#8211; dall&#8217;alfa all&#8217;omega &#8211; tutto ciò che, con la consueta sicumera, Giovanna Ricci aveva affermato; ha chiarito di avere conosciuto Marco Montesano solo molto dopo avere parlato con la Ricci, e giusto per meri motivi professionali (lei aveva invece istituito un link fra Montesano e Muto, dicendo di averlo saputo da lui, sic); ha poi detto di avere conosciuto Antonio Muto, come è ovvio che sia: lui, geometra ed amministratore di condomini, mantovano; l&#8217;altro, costruttore edile da anni residente a Mantova: pensate un po&#8217; che clamorosa stranezza, il conoscersi.</p>
<p>Fiorenzo in seguito ha detto, papale papale, di non avere mai conosciuto Rossi &#8211; se non dopo la sua morte, come milioni di italiani -, né di avere avuto alcun sentore delle cose che avrebbe riferito la superteste. Quanto alla &#8220;andrangheta&#8221; (dizione come noto prevalente in Commissione, eh), il mantovano riferisce solo che &#8211; dopo che la Ricci insisteva su Siena città in mano alla malavita calabrese &#8211; lui forse le disse che anche dalle sue parti se ne parlava, visto che c&#8217;era un processo in corso. Bastava avere uno smartphone o leggere distrattamente un quotidiano al bar, per esserne informati. Non esiste una singola circostanza legata potenzialmente a ciò che avvenne il 6 marzo 2013, la quale sia stata confermata dal geometra mantovano: neanche una.</p>
<p>Ah, per finire la parte seria ci sarebbe questo duplice particolare: la Ricci &#8211; a sentire Gili &#8211; si spacciava per dipendente MPS, o almeno dava a lui questa impressione (la Commissione non tarderà a chiedergliene conto, si immagina); in più, fra i due non c&#8217;è stato nessun incontro faccia a faccia, solo 3,4 telefonate dopo contatti in una non meglio precisata chat: ed allora come faceva a dire Giovanna Ricci che il geometra sarebbe stato alto un metro e ottanta centimetri? Anche su questo, immaginiamo che la Commissione &#8211; ed a strettissimo giro di posta &#8211; chiederà lumi alla superteste: la quale è capace di riconoscere &#8211; da lontano, al buio, con immagini certo non nitide &#8211; uno dalle &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; (Francesco Giusti), ed è capace financo di dirci l&#8217;altezza di un tizio, senza averlo mai visto dal vivo. Fenomenale: che le Procure italiane prendano Giovanna Ricci come consulente fissa!</p>
<p>C&#8217;è infine la parte definibile come faceta (per noi che la osserviamo da lontano, soprattutto, visto che la privacy qui è morta e sepolta): mettiamoci nei panni di questo povero uomo qualunque, il quale si vede all&#8217;improvviso sbattuto sulle pagine della stampa della sua città, nonché convocato da una Commissione parlamentare di inchiesta. E per cosa, di grazia?</p>
<p>Il tutto, per riferire &#8211; per esclusivo &#8220;merito&#8221; di lei &#8211; dei contatti telefonici di una decina di anni prima con una pressoché sconosciuta, la quale &#8211; invece di parlargli delle bellezze di Sienina, della sua arte pittorica, della sua meravigliosa Cattedrale o magari dei pici all&#8217;aglione &#8211; non fa altro che fracassargli gli zibidei parlando di infiltrazioni malavitose, birrerie corrotte, gente scaraventata dalla finestra del proprio ufficio e complottismi di ogni genere. Un incubo, autentico.</p>
<p>Fiorenzo dice che, in quel frangente, stava concretamente pensando di venire a fare una gita a Siena, mai vista prima (era stato a Casciano di Murlo, che gli era piaciuto tantissimo): guarda caso, dopo le 3,4 telefonate con Giovanna Ricci, ha prudentemente desistito, ha rinunciato a venire a Sienina. Come dargli torto, di grazia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PREVISIONE DI UNA AUDIZIONE DELLA PROSSIMA SETTIMANA&#8230;</p>
<p>Se confermato, lunedì prossimo il giornalista professionista &#8211; oggi, però, nello staff comunicativo di Salvini &#8211;  Davide Vecchi sarà audito dalla Commissione sul Caso Rossi: e già il fatto che venga audito uno che di fatto svolge oggi un ruolo politico attivo, nella sua quotidianità professionale, basterebbe per fare capire tutto e per finirla qui. Di che si parla, insomma?</p>
<p>Ma noi vogliamo provare a fare una sorta di scoop, addirittura uno scoop preventivo: vi diciamo &#8211; e ve lo diciamo con più di 48 ore di anticipo &#8211; quale sarà l&#8217;argomento principale dell&#8217;audizione. Certo, si parlerà anche di altro, va da sé: Vecchi conosce l&#8217;argomento, ci ha scritto un paio di libri sopra ed altro ancora; ma state tranquilli: la ciccia sarà quella che vi stiamo per dire&#8230;</p>
<p>Vale a dire che la chiacchierata con Vecchi avrà come momento decisivo questo: cercare di retrodatare la scrittura dei tre (dicasi tre!) bigliettini, inequivocabilmente suicidari, scritti da David Rossi &#8211; la prova inconfutabile del suicidio, di ogni suicidio &#8211; ad un paio di giorni prima, cioè al 4 marzo 2013. Perché proprio al 4 marzo? Perché quello è il giorno della famosa mail &#8211; da Vecchi ben conosciuta &#8211; in cui il povero Rossi scrive a caratteri cubitali che &#8220;questa volta mi ammazzo sul serio&#8221;, con caterva di punti esclamativi a rafforzare il tutto.</p>
<p>Il Vecchi, sin dal suo primo libro, adombra il fatto che quei bigliettini siano stati scritti non nei minuti pregressi del suicidio &#8211; come ogni tipo di esperienza e mera logica investigativa impongono -, bensì prima. Tesi a dir poco esilarante, ma più che necessaria per depotenziare la verità suicidaria; e tesi che, infatti, non solo nessun magistrato &#8211; né inquirente, né giudicante &#8211; ha mai preso neanche alla lontana in considerazione, ma che nella Commissione I si era qualche volta al massimo affacciata, ma senza concreta convinzione e soprattutto successivo sviluppo (se ne parlò anche durante la mia audizione &#8211; 16 settembre 2021 -, in uno scontro verbale con Sherlock Migliorino, sic).</p>
<p>Oggi, invece, questa straordinaria (nel senso davvero etimologico del termine) ipotesi torna di dirompente attualità: ergo, il Vecchi andrà in Commissione, e confermerà che, per lui, quei biglietti erano del 4 marzo, comunque non del 6. Si accettano scommesse: come sempre, pronti anche a perderle&#8230;</p>
<p>Ps 1 Qualche suggerimento libresco per i prossimi giorni: essendo un galantuomo, mi permetto di pubblicizzare l&#8217;ultima, meritoria fatica editoriale della non figlia di David Rossi, Carolina Orlandi. Dopo un paio di altre prove editoriali (fra cui ovviamente un libro sul non padre, in cui &#8211; come più volte segnalato &#8211; smentisce la madre su un punto chiave del 5 marzo 2013), la Orlandi approda allo sport, al calcio in particolare: non sapevamo che ne fosse un esperta, ma in Italia in fondo chi non lo è, di grazia? Recensito financo dalla Gazzetta dello sport, infatti, è da poco nelle librerie (solo nelle migliori, però) &#8220;Fabrizio Miccoli, gloria e peccato di un campione&#8221;, scritto da lei e da Lorenzo Avola, in cui si ripercorre la vita di questo calciatore, assai talentuoso ma dalla vita travagliata. Carolina, ormai sempre più siciliana, pare essere proprio nell&#8217;isola a presentarlo: nei ritagli del tempo in cui rilascia interviste per chiedere a gran voce la riapertura del Caso Rossi, si capisce&#8230;</p>
<p>Ps 2 Per quanto riguarda invece lo scrivente, ecco il tris senese di appuntamenti per il romanzo &#8220;Quattro croci a Siena&#8221;; venerdì prossimo 24 aprile, nell&#8217;Oca (ore 18, Sala delle tira, Via Santa Caterina 81), introdotto dal Governatore Claudio Laini, da Enrico Toti e da Piero Fabbrini; martedì 28, alla libreria Rebecca in Pantaneto, in dialogo con Simona Merlo; infine, mercoledì 29 aprile (giorno dei tre simultanei delitti &#8211; immaginari &#8211; narrati nel giallo), nell&#8217;Aula magna storica dell&#8217;Università (Palazzo del Rettorato, per intendersi), ospite della benemerita Università popolare, introdotto da Mauro Civai. That&#8217;s all&#8230;</p>
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		<title>Iran, Vittorio Messori, Giovanna Ricci (e 2 Ps culturali)</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 09:53:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; in attesa delle cruciali elezioni magiare di domani &#8211; delle quali si darà ben conto, con calma, nel prossimo pezzo -, oggi si torna all&#8217;abituale format dei tre argomenti: la guerra in Iran (e Libano!); la scomparsa di un importante intellettuale cattolico quale Vittorio Messori, ed infine [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; in attesa delle cruciali elezioni magiare di domani &#8211; delle quali si darà ben conto, con calma, nel prossimo pezzo -, oggi si torna all&#8217;abituale format dei tre argomenti: la guerra in Iran (e Libano!); la scomparsa di un importante intellettuale cattolico quale Vittorio Messori, ed infine &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; un sintetico commento (in attesa di altro) della meravigliosa audizione di Giovanna Ricci in Commissione parlamentare sul Caso Rossi (la quale avrebbe di certo meritato un pezzo monografico, ed anche di quelli lunghi, ma insomma&#8230;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRUMP: BASTAVA DARGLI IL NOBEL, SIC&#8230;</p>
<p>Chissà se la tregua in Iran diventerà una autentica pace, oppure degenererà in qualcosa di ancora peggiore &#8211; ben peggiore &#8211; di ciò che è stata per le pregresse 5 settimane: vediamo nelle prossime ore cosa accadrà in Pakistan, con premesse di partenza non fra le migliori.</p>
<p>Di certo, almeno per ora continua la guerra fra Israele ed Hezbollah in Libano, senza pietà per i civili. Diciamo soprattutto che, stando così le cose, l&#8217;impressione è che questa non sia stata affatto la &#8220;guerra che pone fine a tutte le guerre&#8221; in quel quadrante geopolitico, con un completo cambio di regime a Teheran (magari, ci fosse stato&#8230;), e la parte democratica dell&#8217;Iran verso il potere. Tutt&#8217;altro.</p>
<p>Su Netanyahu, segnaliamo giusto un aspetto, che rende la clamorosa complessità del contesto; sentite con quanta e quale veemenza il leader dell&#8217;opposizione politica a Bibi &#8211; Yair Lapid &#8211; lo critica, per l&#8217;accordo momentaneo con l&#8217;Iran (riportata dal Corriere della sera di giovedì, pagina 5): &#8220;Israele non era neanche vicino al tavolo, quando sono state prese le decisioni che riguardano la sua sicurezza nazionale&#8221;. Netanyahu, dunque, politicamente lapidato da Lapid per l&#8217;esatto contrario di ciò che gli viene rinfacciato dal resto del mondo (a noi pare con una certa ragione, peraltro): mentre nel resto del mondo Trump è accusato di subalternità a Bibi, questo stesso, invece, dal leader della sua opposizione israeliana è accusato di non avere toccato palla negli ultimi sviluppi.</p>
<p>Giusto per rendere la complessità: di un Israele, il quale oggi  &#8211; e più che mai dal 1948 al 2026 &#8211; risulta essere vittima di quella che Francesca Paci (La Stampa di ieri, pagg. 10-11) acutamente definisce la &#8220;sindrome di Masada&#8221; (evento storico del 73 d.C., nonché uso politico della Historia), sindrome che lo condanna all&#8217;isolamento diplomatico dal resto del mondo, USA trumpiani a parte&#8230;</p>
<p>Quanto a The Donald, si ribadisce quanto già scritto: forse si sta esagerando con le analisi psichiatriche su di lui (forse anche no), ma in ogni caso è evidente che se il Nobel per la Pace glielo avessero dato, lui non avrebbe mai attaccato l&#8217;Iran. Probabilmente, neanche il Venezuela di Maduro.</p>
<p>Se glielo avessero conferito (in modo immeritato, sia chiarissimo), verosimilmente si sarebbe fatto vedere &#8211; con Melania, bellissima e sorridente al fianco -, a mettere fiori nei cannoni, essendo stato il suo ego comunque gratificato quanto a ciò che voleva, fortissimamente pretendeva. Senza volere enfatizzare la questione, è ormai da tempo evidente che elementi per così dire metapolitici sono quelli davvero decisivi, per l&#8217;operato del Commander in chief&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA MORTE DI VITTORIO MESSORI</p>
<p>Il giorno del Venerdì santo, lo scorso 3 aprile, è morto Vittorio Messori, il più influente fra gli intellettuali cattolici dello scorcio fra XX e XXI secolo; solo oggi, nell&#8217;abbazia di Moguzzano, si celebrano &#8211; con un insolito nesso temporale &#8211; i suoi funerali.</p>
<p>Come i lettori potranno immaginare, fra lo scrivente e Messori c&#8217;era una distanza siderale, a livello di idee e di prospettive; oggi, volentieri, gli si tributa l&#8217;importanza che merita, e gli si riconosce la profonda conoscenza degli argomenti di cui trattava. Ciò detto, per molti aspetti (e non parlo in questo ricordo di un incontro personale, del quale preferisco omettere i dettagli) Vittorio Messori era una persona che tutto ispirava, fuorché simpatia: ovviamente, altri la penseranno in modo altro, ci mancherebbe.</p>
<p>Come ha scritto Alberto Melloni &#8211; lontano anni luce da lui &#8211; era soprannominato &#8220;Vittorso&#8221;, non a caso; e più che a Pascal, sarebbe stato da avvicinare &#8211; riconosco sempre a Melloni lo spunto &#8211; al neoconvertito Giovanni Papini.</p>
<p>Nel luglio 1964, a Torino, Messori infatti si convertì, e &#8211; come spesso avviene ai neoconvertiti &#8211; interpretò il Cattolicesimo in modo spesso radicale. Dopo il clamoroso successo di &#8220;Ipotesi su Gesù&#8221; (1976), fece scalpore anche il libro-intervista con l&#8217;allora Prefetto della Congregazione della Fede Joseph Ratzinger (il quale, illo tempore, mai si sarebbe pensato potesse diventare un giorno Papa): il suo (loro) &#8220;Rapporto sulla fede&#8221; (San Paolo editore) fu una sorta di manifesto antisecolarizzazione (già vincente, anche allora), con non pochi spunti critici nei confronti del Concilio Vaticano II.</p>
<p>Per Messori &#8211; come per Ratzinger, ovviamente &#8211; fides et ratio si possono armonizzare: prospettiva intollerabile per chiunque abbia davvero a cuore la razionalità; il ricordo, fra i tanti, va ad un Porta a porta in cui Messori (saranno stati i fine Novanta), pretendeva dimostrare, in modo del tutto razionale, la Resurrezione di Gesù. Est modus in rebus, suvvia!</p>
<p>In più, ed infine, credo che abbia giovato assai a Messori questo suo reiterato sbandierare che lui era stato l&#8217;allievo prediletto di Bobbio, di Galante Garrone e degli altri esponenti dell&#8217;intellettualità laicissima ed anticlericale torinese, fino alla prima ricordata conversione del 1964: una rendita di posizione da cui lui, con consumata abilità, ha tratto sempre un grande beneficio. Una verità biografica e spirituale, divenuta con i decenni financo una strategia di marketing&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GIOVANNA RICCI&#8217;S SHOW</p>
<p>Martedì 7 aprile 2026, terza audizione in neanche un anno (audita a rate, di grazia?) per Giovanna Ricci: l&#8217;ennesima testimonianza di lucidità e di civico coraggio della &#8220;disoccupata&#8221; (lo ha ovviamente detto lei: ma è tutta colpa della &#8220;banda della birreria&#8221;, sia ben chiaro) Giovanna Ricci. Qualche momento di tal fatta c&#8217;era già stato in marzo, e soprattutto nell&#8217;intensissimo tandem 31 marzo-1 aprile (di cui si è scritto nello scorso pezzo); con il 7 aprile, però, i lavori della Commissione bis (quella che è venuta a Siena, un mese fa, a dire assai baldanzosamente che &#8220;è la scienza, è la fisica che dice che è stato un omicidio&#8221;, sic) si sono finalmente avviati verso quel &#8220;pop corn moment&#8221;, il quale &#8211; è sin troppo facile capirlo &#8211; sarà quello dominante fino alla fine dei lavori. Ancora un annetto di puro spettacolo è garantito. Attenzione al rischio indigestione. Sia pur vero che il cittadino paga i lavori stessi, però il risultato, per chi guardi, è davvero indimenticabile: torno a suggerire di godersi &#8211; a chi non lo avesse ancora fatto, non sapendo cosa si perde &#8211; l&#8217;audizione della ex dipendente del Comune Giovanna Ricci, agevolmente reperibile on line.</p>
<p>Ci sarà tempo e modo per approfondire anche altro di questa memoranda audizione, ma almeno un paio di cosette &#8211; magari anche tre &#8211; fatemele scrivere subito, suvvia&#8230;</p>
<p>Nell&#8217;incipit della sua audizione &#8211; già cult, peraltro, per il profluvio di &#8220;non ricordo&#8230;è passato tanto tempo&#8221;, rispetto a cose cruciali, fatte mettere a verbale in precedenza da lei stessa, non da altri! -, il clou direi essere stato questo: la Ricci dice che Maurizio Montigiani le disse (non usa il condizionale) la sera stessa del 6 marzo che Rossi aveva appuntamento, a fine pomeriggio, con il fantomatico Antonio Muto nonché con i Commissario toscano della Lega Giovanni Fava (con il Giusti in versione autista del Fava, e Muto che invece arriva per conto suo in autostrada); tempo pochi minuti, ed arriva la secca smentita del Montigiani, registrata da Laura Valdesi sulla Nazione (8 aprile). Le &#8220;elucubrazioni&#8221; del Montigiani (le chiama lui così, sic), sarebbero in realtà cominciate verso il 2015, non certo la sera stessa della morte di Rossi (6 marzo 2013), quando fra l&#8217;altro tutti erano strasicuri del suicidio, a partire dalla moglie, dalla (non) figlia, dai fratelli (uno dei quali non a caso scrisse a questo blog, accusandomi fra le righe di essere il responsabile morale del suicidio: mai arrivate scuse, da quella sponda, figuriamoci).</p>
<p>Non essendo Montigiani un &#8220;indovino&#8221; (altra autodefinizione montigianiana, eh), il Montigiani stesso a caldo non poteva sapere che Rossi era stato ucciso: ci doveva arrivare attraverso le sue clamorose scoperte investigative, per mezzo delle sue assai raffinate &#8220;elucubrazioni&#8221; (un bancario sottratto all&#8217;attività investigativa, per la quale dimostra un autentico, inesplorato &#8211; almeno fino al 2015 &#8211; talento).  Ergo, non c&#8217;è bisogno di essere Sherlock Holmes, per comprendere come (almeno) uno dei due &#8211; o la Ricci, o il Montigiani &#8211; mente, dice il falso, in modo fra l&#8217;altro tanto goffo quanto spudorato. La Commissione, però, non convoca seduta stante il Montigiani, per chiedergli immediati lumi sulla questione (come non convoca Lorenza Pieraccini, per chiederle se abbia aperto o meno quella &#8220;strana&#8221; porta il 6 marzo 2013): basterebbe questo, per capire chi dei due abbia affermato il falso, nevvero? Da una parte, meglio così, intendiamoci: questi, più parlano e meglio è&#8230;</p>
<p>D&#8217;altro canto &#8211; giusto per cogliere fiore da fiore &#8211; ci sarebbe stato da chiederle su quali basi la Ricci abbia impunemente affermato (questo, nella audizione del 18 novembre 2025) che &#8220;Mingrone era il referente della &#8216;ndrangheta in Monte dei Paschi&#8221; (lo sa, l&#8217;ex manager MPS, di essere stato così definito? Chi lo conosce, lo avverta&#8230;); oppure, altra perla: chi siano le 4 &#8220;morti sospette&#8221;, oltre a quella di Rossi, dal 2000 ad oggi a Siena (tirate fuori sia il 18 novembre che il 7 aprile, senza che nessuno le chiedesse nomi e cognomi dei passati a miglior vita in modo sospetto, sic); infine,  nessuno è stato capace di fare  chiarire alla Ricci su quali basi fattuali Rossi &#8211; a dire della ex vigilessa &#8211; sarebbe stato un autentico spallone di soldi sporchi, laidi, passando in ingresso ed in uscita dalla Svizzera, sempre con valigette tenute ben strette in mano (audizione del 18 novembre, anche quella imperdibile). Per non dire &#8211; autentica chicca finale &#8211; di tale Marco Montesano: dalla Ricci definito un imprenditore a dir poco chiacchierato, mentre &#8211; salvo si tratti di omonimia &#8211; è stato un pezzo grosso della Banca agricola mantovana, settore legale. Nessuno le ha detto niente, nessuno le ha fatto dire da quali fonti avesse saputo questo ben di Dio informativo (non essendo lei nè giornalista, né scrittrice, né altro di collegabile ad una attività pubblica di ricerca e documentazione): sarà per la quarta audizione, suvvia&#8230;</p>
<p>Fermandoci per ora a questo (tocca anche a noi, il relazionare a rate), si aggiunge giusto questo: fra le varie chicche che siamo venuti a conoscere per mezzo dell&#8217;ottima Ricci, ve ne è una che la stampa non ha ripreso, ma che invece è (rectius: sarebbe) a dir poco clamorosa. Secondo lei, gli investigatori hanno sostituito il computer di Rossi, analizzandone invece post mortem un altro, non suo. Accusa gravissima, sul modus operandi degli inquirenti: ma non c&#8217;è verso, alla Ricci non sfugge niente. Dalle lunghe chiacchierate con il prefato Montigiani, con l&#8217;avvocato Luca Goracci, con l&#8217;ingegner Scarselli (anch&#8217;egli citato varie volte), insomma da questo autentico think tank (ovviamente incorruttibile, a differenza di tutti gli altri che gravitano intorno al Caso Rossi, i quali sono tutti, per lei, delinquenti, mascalzoni, depravati, ricattabili ed omertosi) è uscita anche questa convinzione.</p>
<p>Ah, scusate: resta solo da capire come mai nessuno del succitato think tank, in tutti questi anni, abbia sentito il dovere di avvertire la famiglia, nonostante la Ricci ed Antonella Tognazzi siano alla lontana financo imparentati (sempre detto da lei, ci mancherebbe).</p>
<p>Il think tank di cui sopra, dunque, sapeva che Rossi era stato brutalmente ammazzato, e si sapeva anche da chi, palo compreso (il Giusti, no?); nessuno, però, si è ricordato di dirlo ad Antonella Tognazzi, con la quale Giovanna Ricci non ha mai e poi mai parlato di questa drammatica verità (&#8220;non mi ha mai cercato&#8221;, fa mettere a verbale &#8211; riferito alla Tognazzi &#8211; la Ricci): pur conoscendola &#8211; ipsa dixit &#8211; sin dal 1981, ed essendo come detto lontanamente imparentata con la stessa.</p>
<p>Cari lettori, rinnovo quindi il consiglio: il &#8220;pop corn moment&#8221; è solo all&#8217;inizio, mangiatene però con moderazione, un anno è lungo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Giovedì mattina, ero ospite del Tg mattutino di Raitre Toscana &#8211; condotto dal buon Alberto Severi -, per parlare del mio romanzo &#8220;Quattro croci a Siena&#8221; (romanzo giallo, che nell&#8217;ultima decade di questo aprile avrà tre serrate presentazioni a Sienina, di cui ovviamente scriverò nel prossimo pezzo). Uscendo dallo studio, dopo la breve intervista, sono passato accanto al corridoio con gli spazi per le varie affissioni interne; c&#8217;era solo un quotidiano cartaceo, la cui prima pagina fosse esposta: secondo i lettori, quale era?</p>
<p>Ps 2 Aggiornamento sull&#8217;attività presidenziale: giovedì c&#8217;è stato, in Sala storica, l&#8217;intenso &#8211; inevitabilmente intenso &#8211; incontro con Giorgio Perinetti, il quale è venuto a presentare il suo libro sulla tragedia della morte, per anoressia acuta, della 34enne figlia; non era facile, per lui, trovare la lucidità e l&#8217;equilibrio per farlo: ma Perinetti ha svolto davvero al meglio il suo compito, cercando di fare capire che di questa malattia, meno si parla e peggio è. Per tutti, a partire dalle famiglie interessate: le quali non sanno come gestire questa autentica tragedia, per la quale non esiste &#8211; a differenza per esempio della depressione &#8211; alcun tipo di aiuto farmacologico.</p>
<p>La settimana prossima, record di eventi: ben 4, spaziando da Agatha Christie (ricordata dallo scrivente e da Roberto Nencini, a 50 anni dalla morte, lunedì), poi passando all&#8217;ultimo libro di Francesco Ricci (martedì, con l&#8217;introduzione di Alfredo Franchi), mentre mercoledì si presenta un volume assai interessante per gli appassionati del territorio (&#8220;Paesaggi in terra di Siena&#8221;, di Alessandro Dani e dell&#8217;Augusto padre, con Introduzione di Patrizia Turrini); giovedì, per concludere, un evento dedicato alla questione palestinese, con i contributi di Gabriele Viviani e di Fabio Lattanzio (uno che a Gaza è stato, a differenza di altri che non fanno altro che parlarne, a mala pena sapendo ove si trovi&#8230;).</p>
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		<title>Caso Rossi: la bufala inizia a sgonfiarsi (e 2 Ps senesi)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:16:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa che Trump metta in concreta attuazione il suo &#8220;vasto programma&#8221; sull&#8217;Iran (riduzione allo stato della pietra della fu Persia: curioso, dopo che la guerra sarebbe stata da lui stravinta da un mese pieno&#8230;), aspettando l&#8217;evoluzione dei due Casi-Conte di inizio primavera (quello della incauta morosa del Ministro dell&#8217;Interno Piantedosi, nonché quello del pranzetto privato del leader dei 5stelle con l&#8217;ambasciatore privatissimo di Trump, scoperto grazie ad uno scoop di Fausto Carioti di Libero), come si fa, dopo siffatta settimana, a non tornare sul Caso Rossi? La bufala, finalmente, inizia a sgonfiarsi: e siamo solo all&#8217;inizio, tranquilli (ma i pop corn si possono già acquistare, suvvia)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I MEDICI LEGALI SMONTANO LA PERIZIA DELLA COMMISSIONE BIS</p>
<p>Martedì 31 marzo è andata in scena un passaggio davvero cruciale, all&#8217;interno della attività della Commissione Rossi bis: l&#8217;audizione dei tre medici legali che erano stati interpellati dalla Commissione originaria (dopo la consulenza dei quali, peraltro, sarebbe stato del tutto inutile creare nuove consulenze, sul tema specifico, visto che c&#8217;era già la cruciale consulenza della anatomopatologa Cattaneo: ma questo vale nel campo della razionalità e del buon senso, si capisce&#8230;).</p>
<p>In primo luogo, va dato (ben volentieri) atto ai tre consiglieri del Pd, i quali ne hanno richiesta la presenza: poi, va da sé che l&#8217;uscita del 13 marzo (quella dell&#8217;Associazione dei Medici legali italiani, che metteva in esplicito dubbio il Cv, come medico legale, del dottor Robbi Manghi, chiamato a fare il super consulente in questa Commissione), avrà pur dato una valida spinta in tal senso.</p>
<p>I tre medici legali auditi il 31 marzo &#8211; Vittorio Fineschi, Roberto Testi e Antonina Argo &#8211; hanno smontato la consulenza di Robbi Manghi: ovviamente, nell&#8217;Italia degli asini che sanno tutto, il parere di un medico specializzato in geriatria vale come quello di tre luminari della Medicina legale, ma in questo blog noi ci siamo sempre appellati a quella percentuale di persone (20%? Al massimo 30&#8230;), ancora raziocinanti e capace di farsi influenzare solo dai documenti e, nel caso di specie, dalla scienza.</p>
<p>Vittorio Fineschi &#8211; professore ordinario di Medicina legale alla Sapienza &#8211; ha contestato in modo esplicito e netto la frattura del capitello radiale, dunque l&#8217;estremità prossimale del radio (pezzo forte dello strepitoso video prodotto dalla Commissione, sic), dicendo che non si può produrre con un meccanismo di torsione (esattamente il contrario di ciò che da dicembre viene propalato: a media unificati, si badi); in più, si è spinto ad una sconfessione generale, proprio di metodo, sconfessando il modus operandi del dottor Manghi: &#8220;non ci siamo mai permessi di fare una produzione cinematica, perché le cinematiche sono soggettive. Le interpretazioni lasciano il tempo che trovano&#8230;&#8221;, con stilettata finale dedicata proprio a quel video, che sarebbe stata la prova (&#8220;cinematica&#8221;, forse meglio cinematografica) della dinamica di quel 6 marzo 2013.</p>
<p>Il medico legale Roberto Testi, da par suo, si è concentrato soprattutto sulla ecchimosi sul palmo della mano sinistra, prodotta &#8211; secondo il consulente voluto dalla Commissione bis &#8211; per afferramento, nel corso di quella colluttazione (impossibile già per almeno altri due motivi: la mancanza assoluta di urla nonché di Dna): &#8220;non è afferramento, ma è solo compatibile con un urto&#8221;; detto da uno che si autodefinisce &#8220;un artigiano medico legale&#8221;, il quale, a cagione della sua esperienza, ha avuto modo di analizzare &#8220;circa 3500 morti&#8221; (il dottor Manghi ne avrà certo analizzati almeno il doppio, ma anche 3500 non sono certo pochi, eh&#8230;).</p>
<p>&#8220;Non avrei dubbi a sostenere con chiunque che quella lesione non è stata una lesione da afferramento&#8221;. Elemento, questo, il quale smonta tout court tutta la narrazione dell&#8217;aggressione, dall&#8217;alfa all&#8217;omega: checché ne dica il Presidente Vinci, cercando disperatamente di attutire e di ovattare il dirompente esito di questa audizione.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di altro, a questo punto? Ovviamente, il punto di partenza è la necessità di far fare ad uno specializzato in geriatria una consulenza, dopo che (oltre a quella della luminare Cattaneo), c&#8217;era già quella della prima Commissione.</p>
<p>Meno male che si immagina che il dottor Robbi Manghi abbia redatta la sua consulenza &#8211; sbandierata ai 4 venti mediatici, sin da dicembre, e senza mai uno straccio di contraddittorio, in studio o in collegamento &#8211; in piena gratuità, mettendo al servizio degli italiani tutti la sua inarrivabile esperienza di medico legale. Meno male, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA AUDIZIONE DI GIOVANNI FAVA</p>
<p>Il 1 aprile è stato finalmente audito l&#8217;ex Commissario regionale toscano della Lega (all&#8217;epoca del suicidio di Rossi); e finalmente, verrebbe da dire: fra le curiosità di questa Commissione, c&#8217;è anche che chi viene tirato in ballo da altri (sulla cui attendibilità stendiamo il velo che meritano) viene subito offerto alla gogna mediatica, mentre poi deve aspettare settimane prima di essere sentito dalla Commissione stessa. Mah&#8230;</p>
<p>La ciccia dell&#8217;audizione è la seguente: l&#8217;attuale imprenditore Giovanni Fava ha portato la documentazione, dalla quale si evince che lui neanche era a Siena, quel 6 marzo 2013. Non in Rocca Salimbeni, non era proprio a Siena. In più, ha aggiunto che lui &#8211; in quel periodo specifico &#8211; con il Viadana rugby non aveva a che fare, se non come semplice tifoso. Se la documentazione risulterà fallace, che lo si arresti seduta stante, e si butti via la chiave: altrimenti, una istituzione &#8211; pagata dai cittadini &#8211; dovrebbe avere almeno l&#8217;umiltà di chiedergli scusa. Vedremo, vedremo.</p>
<p>Nel frattempo, pensando di tirare fuori una autentico bomba termonucleare sul Caso Rossi, il Presidente Vinci ha squadernato una mail di Rossi all&#8217;allora Presidente montepaschino Profumo, datata 3 novembre 2012; mail che Fava ovviamente non conosceva, ma che denota solo ciò che il buon senso e la razionalità dimostrano: vale a dire l&#8217;avversione di Rossi &#8211; in un contesto assai particolare, che lo scrivente ben ricorda &#8211; per Fava. Francamente imbarazzante il tentativo, da parte dei media e di alcuni in Commissione, di portarla come prova del presuntissimo movente omicidiario. Media che si concentrano sulla mail, invece che sul fatto che Fava ha potuto dimostrare di non essere fisicamente a Siena: ma tant&#8217;è, è il Caso Rossi, no? Una Waterloo anche del giornalismo, purtroppo.</p>
<p>Ecco, comunque, i passaggi più significativi della mail:</p>
<p>&#8220;&#8230;questo (Giovanni Fava, Ndr) va affrontato in un modo o nell&#8217;altro&#8230;è pericoloso, è a capo dei leghisti locali (che poi sarebbero Giusti e Montigiani, Ndr)&#8230;perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l&#8217;ha a morte con me, come i suoi accoliti del resto (sempre Giusti e Montigiani, Ndr)&#8230;Fava cerca visibilità ma va neutralizzato con perdite perché questo non ha altri obiettivi, che fare la guerra al Monte&#8221;.</p>
<p>In questa mail, non c&#8217;è assolutamente nessun movente a carico di Giovanni Fava (sarebbe fra l&#8217;altro ben curioso che uno, per una o due sponsorizzazioni saltate, volesse defenestrare qualcuno, ma lasciamo stare, come sempre, la non plausibilità dell&#8217;assunto); c&#8217;è solo, solamente e soltanto il modus operandi di David Rossi, quando era ben vivo e potente, con Giuseppe Mussari prima e con Alessandro Profumo dopo.</p>
<p>Aggressivo, arrogante, financo minaccioso verso chi gli si frapponeva, capace di usare la clava delle sponsorizzazioni &#8211; da dare o da togliere &#8211; per tacitare gli avversari e per assicurarsi consenso: questa mail, quindi, non solo non ha alcuna valenza contro Fava, ma illumina i raziocinanti su quale fosse il comportamento di Rossi in quel contesto di dura lotta politico-finanziaria, con la Lega la quale, allora assai meritoriamente, portava avanti la sua battaglia (in questo caso, contro la acquisizione della Banca agricola mantovana da parte di MPS, cosa che faceva giustamente arrabbiare l&#8217;allora onorevole del territorio mantovano Fava).</p>
<p>Dopo le perquisizioni di febbraio 2013 (casa, stanza in Rocca, financo macchina), la conseguente e concreta paura di essere arrestato (circostanza messa a verbale dalla moglie), il Monte che veniva giù (e senza lo Stato, sarebbe fallito), Rossi cambiò atteggiamento, verso gli altri e verso se stesso, fino ad arrivare al più annunciato (da lui stesso!) fra i suicidi, come detto e scritto decine di volte: la sua arroganza minacciosa diventò umanissimo smarrimento, paura, fragilità. Stati d&#8217;animo, peraltro, testimoniati da tutti coloro che gli erano vicini, a partire dalla famiglia.</p>
<p>Questa mail &#8211; contro la cui pubblica divulgazione, chiunque volesse bene a Rossi protesterebbe con veemenza: ma la famiglia è disposta a tutto, pur di avere la (sua) Verità, nevvero? &#8211;  ci ricorda sic et simpliciter come fosse, sul lavoro, l&#8217;ex braccio destro di Mussari, come si comportasse con chi cercava di denunciare i macroscopici errori strategici del Monte, con quali finalità si elargissero le sponsorizzazioni con i soldi della banca.</p>
<p>Caro ex onorevole Fava, le offro un suggerimento amichevole, anche se non ci siamo mai conosciuti:  questa mail di David Rossi se la appunti &#8211; e con orgoglio &#8211; sul petto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PRESIDENTE VINCI, OTTIMISTA FINO ALLA FINE&#8230;</p>
<p>Per ultimo, facciamo qualche considerazione sullo stato di salute della Commissione parlamentare, dopo l&#8217;uno-due del 31 marzo e del 1 aprile di cui abbiamo appena scritto: siccome a noi il Presidente Vinci, con la sua godibile erre moscia, starebbe anche simpatico &#8211; anche se non ha voluto accettare il nostro invito ad un incontro pubblico in Sala storica -, non vogliamo infierire, dunque diciamo che la Commissione sta avendo giusto un brutto raffreddore, che poi &#8211; con questo tempo altalenante &#8211; chi è che non ne soffre?</p>
<p>Martedì, tre medici legali hanno contrastato, sia nel metodo che nel merito, l&#8217;operato di Robbi Manghi, da lui stesso fortemente voluto come consulentissimo (non crediamo di sbagliarci, ma pronti alla smentita, se del caso); mercoledì, Fava gli ha dimostrato in modo documentale che lui a Siena quel giorno neanche c&#8217;era, toh (magari avrà defenestrato Rossi da remoto?). L&#8217;onorevole e Presidente Vinci, però, non fa una grinza: più il suo lavoro viene smentito, più lui è contento; sull&#8217;audizione del 31 marzo, per esempio, scrive che &#8220;un&#8217;ora e mezzo di audizione per concludere che&#8230;tutto è compatibile con quanto da loro ricostruito, una conferma piena nel merito che in realtà toglie definitivamente ogni dubbio&#8221;.</p>
<p>Noi invidiamo l&#8217;onorevole Vinci per (almeno) due buoni motivi: in primo luogo, perché rientra in pieno in quella categoria umana degli ottimisti ad oltranza, di quelli per cui le cose vanno sempre bene; non si vive forse meglio, nella ordinaria quotidianità, prendendo la vita così, come fa lui? Beato lui, per l&#8217;appunto: a lui riesce, a noi qualche volta sì, spesso no.</p>
<p>Dipoi, Vinci sa interpretare al meglio lo Zeitgeist di questo periglioso tempo, lo spirito trumpiano in particolare: più la guerra in Iran si incarta, più The Donald ci offre comunicati a dir poco trionfalistici; su scala più ridotta, l&#8217;onorevole Vinci fa la stessa cosa: più emergono criticità &#8211; e, come diciamo a naso, best has yet to come, date retta -, più lui è felice, financo raggiante. Tre medici legali smentiscono il dottor Manghi, nel metodo e nel merito? Vuol dire che c&#8217;è &#8220;una conferma piena nel merito che in realtà toglie definitivamente ogni dubbio&#8221;. E lo Stretto di Hormuz? Ah, quello è già in mano degli USA, no?</p>
<p>A tal proposito, ieri pomeriggio è deflagrata una nota la quale francamente non ci aspettavamo, ma che ci riempie di soddisfazione: i tre onorevoli leghisti della Commissione (Simonetta Matone, Tiziana Nisini e Massimiliano Panizzut) attaccano in modo frontale la gestione della Commissione stessa, ergo il Nostro; con parole di grande chiarezza e durezza: permetteteci un meritato chapeau, all&#8217;insegna del meglio tardi che mai.</p>
<p>&#8220;Il lavoro svolto deve essere condotto con competenza e misura, non dando adito a supposizioni e congetture (tipo quello dell&#8217;omicidio garantito al limone, magari, Ndr)&#8230;auspichiamo che la presidenza affronti questo argomento con la massima responsabilità, senza affrettare le conclusioni o trasformare i lavori della commissione in una vetrina mediatica che non aiuta i compiti&#8230;&#8221;.</p>
<p>I tre leghisti, di fatto, criticano l&#8217;onorevole Vinci con parole più nette e perentorie &#8211; tanto per fare una autocitazione &#8211; del redattore di questo stesso blog; ergo, il Presidente Vinci pare non godere proprio del massimo della fiducia da parte di tutta la Commissione, quantomeno dei tre onorevoli del Pd (grazie a loro, sono stati richiamati in audizione &#8211; come già scritto &#8211; i tre medici legali il 31 marzo), ma neanche &#8211; incredibile a dirsi &#8211; dei tre onorevoli leghisti. E chissà, poi, anche dentro a Fratelli d&#8217;Italia &#8211; con tutto ciò che sta accadendo &#8211; quanti saranno disposti a difendere fino in fondo l&#8217;operato di chi, da mesi e mesi, va davanti alle telecamere amiche &#8211; e senza mai contraddittorio &#8211; a dire che non ci sono più dubbi di sorta sull&#8217;omicidio, con tanto di filmatino sulla dinamica all&#8217;uopo. Va bene che i testi omicidiaristi da lui scovati sono veramente prestigiosi ed autorevolissimi, però, insomma&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Ci ha lasciato, a 65 anni, Duccio Rugani: e la notizia, pur in qualche modo prevista, ci amareggia molto. L&#8217;ultima volta, lo abbiamo incontrato in occasione della serata con Franco Ceccuzzi, a febbraio 2025, da lui stesso poi recensita, cogliendo fra l&#8217;altro spunti stimolanti emersi dal dibattito, spunti che ad altri giornalisti erano del tutto sfuggiti. Fino a quando ha potuto, ha continuato ad essere attivo nel mondo dell&#8217;informazione senese. Aveva un sorriso pieno di bonomia, e con quello lo ricorderemo&#8230;</p>
<p>Ps 2 Lunedì 30 marzo, una metà mattinata come tante, in zona Via Duprè (un centinaio di metri da Piazza del Campo, per i lettori foresti): un rider &#8211; rigorosamente in contromano, nonché con bicicletta elettrica &#8211; impatta contro una donna, la quale cammina, con nipotina di 3 anni al seguito: fortunatamente, più spavento che danni (comunque la donna va al Pronto soccorso); si viene poi a sapere che, in quel precipuo momento, il &#8220;ciclista&#8221; non stava neanche lavorando, bensì utilizzava il mezzo per motivi del tutto personali.</p>
<p>Sul fatto che i riders siano sfruttati, nulla quaestio: ci sono due importanti inchieste della Procura di Milano (PM Storari), e in questo stesso blog lo abbiamo scritto plurime volte; certo che la incolumità dei pedoni, in ogni caso, andrebbe rigorosamente anteposta a tutto: anche ai diritti di questi lavoratori, purtroppo i neoschiavi del XXI secolo.</p>
<p>Con una considerazione, in aggiunta: molti di quei giovani che manifestano a loro favore &#8211; inalberando slogan del tipo &#8220;No borders&#8221; e similari &#8211; sono gli stessi che alimentano questo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, accrescendone in modo esponenziale la domanda; perché, per loro, togliersi le ciabattine, per andare a fare di persona la spesa o a prendersi una succulenta pizza, è davvero troppa fatica.</p>
<p>Fra i vari tipi di neocapitalismo, a dirla proprio tutta, ne esiste da alcuni anni anche uno nuovo: lo chiameremo il &#8220;neocapitalismo della pigrizia&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tre considerazioni sul Referendum (e bufala-Rossi)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 22:45:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo sul Referendum, con la netta vittoria del No, e le conseguenti ripercussioni e fibrillazioni. Nel frattempo, ci ha lasciato il grande Gino Paoli: difficile stilare classifiche, ma &#8220;Il cielo in una stanza&#8221; è pura poesia in musica (ed uno che arriva a 91 anni con due pacchetti di sigarette ed una bottiglia di whisky al giorno, nonché una pallottola calcificata nel pericardio dal 1963, deve pur possedere qualcosa di non ordinario); in più, l&#8217;Italietta di Gattuso vince &#8211; convincendo per solo un tempo &#8211; contro l&#8217;Irlanda del Nord: vediamo se ci riesce di andare ai Mondiale senza fare i furbetti, vale a dire facendosi ripescare al posto dell&#8217;Iran, che ai Mondiali non andrà&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DEL NO</p>
<p>La netta vittoria del No al quesito referendario dello scorso fine settimane si presta &#8211; come sempre, peraltro &#8211; ad essere contestualizzata in svariati modi: c&#8217;è la questione Nord-Sud, con il Lombardoveneto nettamente a favore del Sì ed il Meridione schierato (anche con punte, le quali si sarebbero definite illo tempore &#8220;bulgare&#8221;, vedasi Napoli); c&#8217;è &#8211; all&#8217;interno della stessa analisi del Nord &#8211; la questione della divaricazione fra grandi città e piccoli centri: il caso lombardo &#8211; con Milano per il No, e buonissima parte del resto della Regione per il Sì &#8211; è quello più evidente. Va da sé che la stampa meloniana enfatizzi questo elemento, il quale però resta, nella sua macroscopica evidenza: l&#8217;asse produttivo, esportatore, del Nord Est (non del Nord Ovest, va detto) ha votato in modo netto per il Sì.</p>
<p>Va altresì aggiunto che comunque il dato sociologico e politologico più evidente è il grande afflusso di giovani, in maggioranza netta schierati per il No: e questo &#8211; diciamocelo subito &#8211; è un dato positivo. Partecipazione democratica alla politica, voglia di votare: abbiamo spesso battuto sul menefreghismo giovanile, in questo caso venendo smentiti. E non vale più di tanto neanche l&#8217;elemento, pur sacrosanto, che i giovani non hanno certo votato pensando allo sdoppiamento del CSM, alle modalità del sorteggio fra politici e Magistrati, o ad altre specifiche tecnicalità: per il semplice motivo che così è accaduto anche per moltissimi adulti, per non parlare degli anziani.</p>
<p>Voto politico, di fatto referendum sulla Meloni, era diventato (anche per colpa sua), ergo è stato questo il fattore decisivo. Aggiungendo che molti di Destra (da sempre tendenzialmente legalitaria e giustizialista) non hanno mai digerito la svolta, simil-berlusconiana, sulla Giustizia: Fini, con tutte le sue leggerezze, su questo aveva tenuto la barra ben dritta, la Meloni meno. E al Referendum questo le è costato &#8211; secondo l&#8217;Istituto Cattaneo &#8211; circa il 20% dei suoi stessi voti. Se vi sembrano pochi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA POTREBBE (AVREBBE POTUTO) FARE LA MELONI</p>
<p>La Premier  Giorgia Meloni avrebbe (rectius: avrebbe avuto) una possibilità per uscire dal pantano in cui oggettivamente adesso si trova, dopo il per lei infausto risultato referendario (infaustissimo, giacché la percentuale dei votanti è stata decisamente alta: i referendum ottengono il quorum, ormai, solo quando non necessario): dare le dimissioni, e sfidare il campo largo ad elezioni anticipate.</p>
<p>Dubitiamo che il Presidente Mattarella potrebbe trovare una maggioranza alternativa, tecnica o giù di lì; se si andasse al voto entro poche settimane, il centrodestra avrebbe una leadership da tutti accettata come tale &#8211; ancorché ammaccata -, dunque chiaramente spendibile: tanto a livello nazionale, quanto a livello internazionale.</p>
<p>Di là, invece, non c&#8217;è neanche chiarezza sul fatto se vi saranno o meno le Primarie, e non è escluso che fra i due litiganti (Schlein e Conte, entrambi decisi ad asfaltarsi l&#8217;uno con l&#8217;altro, pur di prevalere), spunti un terzo incomodo, quel &#8220;Papa straniero&#8221; che potrebbe togliere le castagne dal fuoco.</p>
<p>Se così la Meloni facesse (rectius: avesse fatto), fra l&#8217;altro, si risparmierebbe (si sarebbe risparmiata) questa autentica Via crucis politica e relazionale in atto da martedì, compreso il muro, inizialmente invalicabile, della Ministra Santanché: tutti a casa, per avere buone possibilità di tornare in auge dopo qualche mese.</p>
<p>Per fare questo, però, ci vuole un decisionismo, ed un coraggio politico, che in questo frangente stanno gravemente facendo difetto alla Premier: la quale, in tutta evidenza, preferisce limitarsi a cercare di galleggiare &#8211; con modalità pressoché andreottiane, come ha chiosato Marcello Veneziani &#8211; in qualche modo fino al 2027, invece che prendere in mano, da par suo, il timone della situazione.</p>
<p>Certo, con il rischio poi di perdere la leadership dell&#8217;esecutivo, non c&#8217;è dubbio; senza al contempo rendersi conto, però, che fra un anno (con il campo largo che un leader o leaderino avrà pur trovato, in quel momento) il rischio, per lei, sarà ancora più alto, molto più alto. E chissà fra un anno in quale pantano &#8211; medio orientale, o altro &#8211; il suo grande amico Trump ci avrà portato; fornendo un aiuto ai suoi oppositori, impossibile da quantificare, ma di certo assai alto. Perché è bene ribadire come la partita referendaria Giorgia Meloni la ha iniziata a perdere il 28 febbraio, quando Trump faceva ammazzare l&#8217;ajatollah Khamenei, ed il prezzo del tandem gas-petrolio iniziava ad andare alle stelle&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL TERREMOTO NEL CENTRODESTRA, L&#8217;ERRORE DELL&#8217;OPPOSIZIONE</p>
<p>Nel post Referendum, sono saltati la &#8220;zarina&#8221; di Via Arenula Bartolozzi (difesa a spada tratta, fino a poche ore prima, dal Ministro Nordio, sic), il sottosegretario Delmastro Delle Vedove (per una questione gravissima, la quale promette ulteriori sviluppi), infine la Ministro Santanché; per guarnire il tutto, Maurizio Gasparri è stato fatto dimettere da Capogruppo di Forza Italia, sotto pressione di Marina Berlusconi (sempre partito familiar-padronale, dunque, Forza Italia: peccato&#8230;).</p>
<p>Se la Premier avesse fatto dimettere i tre della compagine governativa verso il 10 o 15 marzo, verosimilmente avrebbe vinto la partita referendaria: quel 20% circa di elettori suoi (Destra legalitaria, law and order), andati invece in uscita libera domenica e lunedì scorsi (nel senso di votare per il No), li avrebbe probabilmente dirottati sul Sì. Errore grave, gravissimo, da matita blu di una volta: tattico e strategico ad un tempo.</p>
<p>Con i due fratelli di Italia &#8211; Delmastro e Santanché -, fra i quali ormai volano stracci; e con la Garnero Santanché, la quale, mentre si dimette, attacca duro, per poi vergare un garibaldino &#8220;Obbedisco&#8221;, che è un autentico e sfacciato insulto alla sacra memoria di Garibaldi.</p>
<p>A proposito della Garnero (la quale &#8211; a dirla proprio tutta &#8211; non doveva neanche essere giammai nominata a cotanto ruolo): vediamo chi fra i (tantissimi) lettori si ricorda in che modo lei stessa era entrata nella Bufala Rossi (senza andare su Google, però!), per poi uscirne alla chetichella, zitta zitta&#8230;.</p>
<p>In tutto questo, mentre insomma il centrodestra se non all&#8217;implosione è comunque sull&#8217;orlo di una crisi di nervi, l&#8217;opposizione &#8211; giustamente contenta del risultato &#8211; rischia di non riuscire a capitalizzare alcunché. Strano, eh?</p>
<p>In primo luogo, perché esplode la contraddizione di uno &#8211; Conte -, il quale è in netta minoranza come Partito, ma pensa di essere il designato naturale per la candidatura a Premier: ci aspettano Primarie all&#8217;ultimo sangue politico, e non è da escludere che fra i due litiganti (i quali poi, in effetti, sono entrambi due miracolati politici già ad essere i leader dei due primi Partiti di opposizione) spunti il terzo incomodo, senza neanche ricorrere alle Primarie (la Salis genovese, se del caso). In secondo luogo, per ciò che abbiamo già scritto sopra: un bel gruzzolo di No, non sono assolutamente voti afferenti al centrosinistra. In terzo &#8211; giusto per non farla troppo lunga -, il volersi appropriare di una vittoria referendaria a fini di elezioni politiche è un errore da dilettanti, tanto grave quanto clamoroso (ergo, non meraviglia che lo compiano Schlein e Conte): altrimenti, Marco Pannella &#8211; dopo due Referendum ancora più trionfali di questo (divorzio, 1974; aborto, 1981) &#8211; sarebbe dovuto diventare Presidente del Consiglio, o della Repubblica. Non funziona proprio così, ma andate a farlo capire alla Schlein e a Conte&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Ieri giornata densa, per il Caso (bufala) Rossi: a livello mediatico, tanto per non farsi mancare alcunché, le Iene con Roberta Rei sono tornate a riproporre un servizio ad hoc: vittima dell&#8217;intervista on the road il povero Massimo Riccucci, custode del Monte di servizio in Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. Dopo anni che viene inseguito e braccato dalle telecamere &#8211; da Monteleone prima, oggi da questa Roberta Rei -, ieri anche davanti ai suoi ragazzini del Marciano calcio, si è un sinsino stufato, e ha reagito male all&#8217;intervistatrice on the road. Mah&#8230;</p>
<p>Novità scoppiettanti, invece, dalla Commissione parlamentare: al termine della riunione di mercoledì, sono state decise varie audizioni (è rispuntato l&#8217;ennesimo pentito di &#8216;ndrangheta, che verrà sentito: si immagina che la famiglia sarà finalmente pronta a querelare, visto il continuo accostamento del congiunto con la &#8216;ndrangheta, no?), anche se manca quella cruciale per smontare tutta la narrazione dell'&#8221;ottimo&#8221; Maurizio Montigiani, vale a dire Lorenza Pieraccini, colei la quale &#8211; secondo Montigiani &#8211; avrebbe aperto all&#8217;assassino dopo le 18 di quel 6 marzo, dal portone di Via dei Rossi 17. Perché neanche calendarizzarla in Commissione, di grazia? Ma non si voleva tutta la Verità?</p>
<p>L&#8217;aspetto più gustoso, comunque, è stato decisamente un altro: il Presidente Vinci (il quale ex silentio ho capito che non verrà mai a presenziare ad un confronto pubblico &#8211; come da me propostogli &#8211; a Siena, preferendo le agevoli passerelle televisive), a fronte di una esplicita richiesta dell&#8217;avvocato Miceli &#8211; legale di Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi &#8211;  di fare entrare suoi consulenti di fiducia all&#8217;interno dei lavori della Commissione, ha risposto fermamente picche. Granitico, inamovibile. &#8220;Non vogliamo dare l&#8217;idea di un appiattimento su una determinata posizione&#8221; (Corriere di Siena, 26 marzo, pagina 5): dopo avere detto, in tutte le sedi pubbliche e mediatiche, che è financo la scienza a dimostrare che si tratterebbe di un omicidio, come si potrebbe solo pensare una siffatta cosa, caro Presidente? Ma figuriamoci, suvvia.</p>
<p>Dopo avere audito in Commissione pressoché esclusivamente persone convinte della pista omicidiarista (nessun Giudice; né Cattaneo né Zavattaro, e neanche Ilaria Dalla Riva o altri ancora), chi mai potrebbe solo pensare una cosa simile, di grazia? Iddio ci conservi dunque il Presidente Vinci, supremo baluardo di imparzialità&#8230;</p>
<p>Ps 2 Post scriptum in aggiunta, ma &#8211; dato come va tristamente il mondo &#8211; più che legittimo. Per chi volesse saperne qualcosa in più sulla attuale geopolitica, in Sala storica per aprile sono calendarizzati ben tre incontri (su Iran, Palestina e Russia-Ucraina): on line, trovate il programma completo con gli ospiti, ma per intanto segnalo che mercoledì 1 aprile &#8211; e non è un pesce! &#8211; ci sarà il ricercatore Alessandro Fanetti (il quale l&#8217;Iran lo conosce assai bene, e c&#8217;è stato abbastanza di fresco) a parlare di questa area del mondo, dallo scrivente debitamente introdotto. Prima ancora &#8211; lunedì prossimo, 30 marzo &#8211; Daniele Pasquinucci e Duccio Balestracci presenteranno, sempre in Biblioteca, il volume di Daniele Magrini &#8220;Intelligenza artificiale e dazi. La guerra fredda di Trump all&#8217;Unione europea&#8221; (Effigi). Per chi volesse saperne di più &#8211; e magari essere di conseguenza un po&#8217; più consapevole del mondo in cui si trova a vivere &#8211; sono eventi da non mancare&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: così parlò Maurizio Montigiani (ed un Ps bellico)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 10:53:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo una settimana in cui il Caso (Bufala) Rossi ha portato ancora Sienina al centro dell&#8217;attenzione (buona cosa per il turismo dell&#8217;orrore, sempre più fiorente nel Vicolo Monte pio), non si può non scriverne ancora, dando il meritato spazio al demiurgo della pista su cui si è buttata a capofitto la Commissione parlamentare di inchiesta. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una settimana in cui il Caso (Bufala) Rossi ha portato ancora Sienina al centro dell&#8217;attenzione (buona cosa per il turismo dell&#8217;orrore, sempre più fiorente nel Vicolo Monte pio), non si può non scriverne ancora, dando il meritato spazio al demiurgo della pista su cui si è buttata a capofitto la Commissione parlamentare di inchiesta.</p>
<p>Dispiace per lo spazio che avrebbe meritato la scomparsa di Umberto Bossi, l&#8217;uomo che organizzò tre feste di laurea senza essersi mai laureato (copyright Giorgio Gandola, La Verità di ieri, pagina 7): a noi a pelle stava più che simpatico, era un passionale autentico, e dopo l&#8217;ictus del 2004 incuteva rispetto e tenerezza ad un tempo; politicamente ragionando, però, il giudizio del blog è che abbia fatto non pochi danni alla politica italiana (iper personalizzazione, scadimento del linguaggio, tentativo di frantumare l&#8217;identità italiana, già così fragile); ad ogni buon conto, lo spessore di chi ne ha preso il posto lo fa sembrare un inarrivabile gigante della politica italiana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CAMBIARE L&#8217;AUTOPSIA, A FURORE DI CLIC</p>
<p>Come in tutti i feuilletton ottocenteschi, nella narrazione si alternano di continuo, in una vivida osmosi narrativa, personaggi nuovi (da novembre 2025, Francesco Giusti), abbinati all&#8217;improvviso a figure delle quali si erano pressoché perse le tracce.</p>
<p>In questa settimana, è toccato al professor Mario Gabbrielli, Ordinario di Medicina legale all&#8217;Università di Siena: doppio suo torto, quello di essere persona che conosce assai bene la sua materia, abbinato al fatto &#8211; davvero gravissimo, diremmo quasi imperdonabile &#8211; di non andare in televisione a parlare di ciò che fa come consulente. Lui fa le consulenze, e non va a spifferarle fra gli studi televisivi. Come fra l&#8217;altro si dovrebbe fare, en passant: ma come si fa sempre meno, specie da parte di consulenti di vicende così delicate e complesse.</p>
<p>Inseguito dalla iena Roberta Rei lungo &#8211; ci pare di capire &#8211; i corridoi ospedalieri, il professor Gabbrielli si è rifiutato di rispondere alle ficcanti domande vergategli dalla Rei: ed ha fatto benissimo, perché parlare di cose drammaticamente complesse al volo, in mezzo a chi passa, non è cosa opportuna. Non ne guadagna né la ricerca documentaria, né la credibilità di chi parla.</p>
<p>Il Gabbrielli ha parlato, anzi scritto, ciò che riteneva giusto, a suo tempo (suicidio di Rossi, ovviamente); lo si vuole risentire, per ulteriore conferma? Benissimo, la Commissione lo convochi al più presto e gli faccia le opportune domande. Non conosciamo Mario Gabbrielli, ma di certo non si tirerà indietro.</p>
<p>In quasi perfetto sincrono con la &#8220;intervista&#8221; delle Iene &#8211; ma è senz&#8217;altro un puro caso, ci mancherebbe -, era partita una curiosa petizione (sulla piattaforma Change.org) per chiedere di fatto una sorta di revisione di quell&#8217;autopsia. Sì, non strabuzzate gli occhi, cari lettori: migliaia di persone hanno firmato, e firmeranno, una petizione per rimettere mano ad una autopsia, a furore di clic. Ditemi voi se non è un segno dei nostri perigliosi tempi, questa ennesima perla della Bufala Rossi.</p>
<p>Ah, stavo per dimenticare: chi ha avuto l&#8217;ideona della succitata petizione, ha scritto che il Gabbrielli si chiama Silvano, invece che Mario. Un mero lapsus &#8211; lo si capisce immantinente -, come quelli che spesso accadono a chi ne sa troppe, e poi &#8211; sapendone per l&#8217;appunto troppe &#8211; fa un po&#8217; di confusione&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CI MANCAVA FINANCO BARBICONE&#8230;</p>
<p>In settimana &#8211; per la precisione lunedì, la serata gilettiana &#8211; la meravigliosa narrazione del Caso Rossi si è ulteriormente impreziosita, a cagione di un nuovo elemento: è sceso in campo financo Barbicone (!), si è scomodata perfino questa figura &#8211; fra Historia e leggenda &#8211; così viva nella memoria storica della città, in particolare dei brucaioli. Simbolo della rivolta popolare contro l&#8217;arroganza del Potere (1371).</p>
<p>Cosa ci poteva essere di meglio, per conferire ancora maggiore fascino a questo romanzo d&#8217;appendice, di un tocco di basso Medio evo, nella Siena del periodo cateriniano nonché del post Peste nera? In effetti, a dirla proprio tutta: perché non averci pensato prima?</p>
<p>Tutto nasce da una straordinaria scoperta della redazione de &#8220;Lo stato delle cose&#8221;, la quale scova un commento del povero Francesco Giusti &#8211; datato 24 gennaio 2013 -, in cui, con posa giustizialista per non dire forcaiola, l&#8217;allora leghista d&#8217;assalto esortava i senesi a reagire alla distruzione della senesità della banca: &#8220;Avanti senesi, o ora o mai più!&#8221;. Il tutto, vergato con sullo sfondo un dipinto &#8211; per la cronaca, di Paolo Cesarini &#8211; che si trova nella Sala delle Vittorie del Bruco stesso.</p>
<p>Giletti maramaldeggia con Giusti &#8211; senza ovviamente dargli alcuna possibilità di replica, figuriamoci -, come fa il miglior giornalismo contro i potenti veri; si chiede, con evidente sarcasmo, se l&#8217;allora leghista sia un esperto di arte e di quadri, e poi &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; definisce due o tre volte &#8220;inquietante&#8221; questa esortazione del Giusti al popolo senese.</p>
<p>Il Presidente della Commissione, onorevole Vinci &#8211; come sempre super partes -, prende da par suo subito spunto per fargli i sinceri complimenti, e per annunciare che il Giusti stesso &#8211; dopo questo &#8220;elemento nuovo&#8221; &#8211; verrà riconvocato: a furore di Giletti, ordunque.</p>
<p>La solerte redazione gilettiana è stata straordinaria nel trovare questo post, ma non altrettanto nel contestualizzarlo (non si può avere tutto, nella vita: neanche nella redazione del felpato Giletti): Giusti, infatti, non era che uno dei tanti &#8211; con il suo stile, certo &#8211; che sfogava la sua rabbia per ciò che i Mussari (ed i David Rossi, in seguito santificato) avevano fatto, decretando la definitiva morte della senesità della banca. Anche grazie alla politica della grandeur mussariana, con felpe targate MPS annesse, per chi ancora ricorda questo passaggio specifico (basta peraltro andare on line, come fa con acribia e solerzia la redazione gilettiana)&#8230;</p>
<p>Anche in questo stesso blog &#8211; molti lo ricorderanno &#8211; si usavano toni assai duri e spesso sarcastici: non a caso, quando Rossi si suicidò (il suicidio eccellente più annunciato della storia recente), lo scrivente fu additato a responsabile morale da molti, compreso da uno dei fratelli (si vada ai commenti del pezzo di questo blog del 7 marzo 2013, è tutto facilmente recuperabile).</p>
<p>Ma soprattutto, per tornare a Barbicone ed alla mostrificazione di Francesco Giusti (senza alcuna possibilità di replica): nella narrazione da novembre 2025 a lunedì scorso, il montepaschino è divenuto prima il complice di un assassino entrato in quella stanza per una questione di soldi (presumibilmente sporchi, legati alla &#8216;ndrangheta o cosette simili), degenerata poi in violenta lite (botte da orbi, peraltro senza spostare neanche un bicchierino di acqua o esalare un grido o lasciare Dna di alcuno, ma questi &#8211; essendo fatti concreti &#8211; non contano).</p>
<p>Nel post Giletti &#8211; visto che si offre al pubblico sospetto il Giusti in versione Barbicone, ergo giustiziere dei senesi contro i potenti &#8211; il montepaschino avrebbe invece partecipato alla defenestrazione in veste di capopopolo forcaiolo. Da posizioni dunque drasticamente antitetiche rispetto a quelle per cui avrebbe fatto da palo all&#8217;assassino in odore di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>In ogni caso, dopo i vari cambi di narrazione in corso d&#8217;opera (il più insuperabile &#8211; lo ribadiamo &#8211; era quello delle indagini su Rossi non fatte per i festini: pista purtroppo ormai quasi dimenticata, ma fortunatamente l&#8217;archivio del blog resta), in questi giorni abbiamo assistito all&#8217;ennesimo cambio in corsa: dal Giusti complice e palo di autentica gentaccia, al Giusti che cerca invece di ergersi a moralizzatore, all&#8217;insegna della perduta virtù senese. Fino alle estreme conseguenze.</p>
<p>Sappiamo dunque quanto sia alto il Giusti (misurato da 3 carabinieri, venuti all&#8217;uopo da Roma), ma non sappiamo se sia un novello Barbicone, oppure un criminale complice di &#8216;ndranghetisti: si converrà che le due versioni sono, fra loro, piuttosto diverse e divergenti; però a tornare in Commissione &#8211; di fatto, da indagato, pur se non formalmente perché la Commissione non può indagare (e meno male!) &#8211; tocca a Francesco Giusti, non a qualcun altro: così va il mondo, e chissà cosa avrebbe scritto il Beccaria, di una vicenda come questa.</p>
<p>In ogni caso, siccome al meglio non c&#8217;è mai fine, non si capisce proprio cosa si aspetti &#8211; in qualcuno di questi talk show sul Caso Rossi &#8211; ad invitare finalmente Rita De Crescenzo, l&#8217;autorevole tiktoker partenopea (scommettete che sarà convintissima dell&#8217;omicidio?): dopo avere furoreggiato andando a visitare la casina nel bosco (ormai disabitata, peraltro), non si comprende perché non farle fare almeno un passaggio nel Vicolo Monte Pio, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MAURIZINO MONTIGIANI (E, SOPRATTUTTO, LORENZA)</p>
<p>La figura più interessante, fra quelle che hanno creato la narrazione oggi imperante sul Caso Rossi, è decisamente la &#8220;ex vigilessa&#8221; Giovanna Ricci: autorevole, credibile a priori e quanto altro. Io, fra l&#8217;altro, la devo ringraziare di persona, perché nei miei confronti si limita a darmi del &#8220;traditore&#8221; e del &#8220;ricattato&#8221;, mentre con altri ci va ben più dura (ma forse, non essendo io sui social, mi sarò perso qualcosa, sic).</p>
<p>Oggi parliamo però di Maurizio Montigiani, il quale spesso scrive commenti anche su questo blog; ci conosciamo da anni, e me lo ricordo come un coriaceo fustigatore delle storture montepaschine, ai tempi di Mussari e Rossi: uno dei pochi &#8211; come peraltro il povero Giusti &#8211; che non si esimeva dal dimostrare solidarietà concreta rispetto alle battaglie di allora di questo blog e dei miei libri di inchiesta. Poi, come accade, si sono prese strade diverse, ed il Caso Rossi ha contribuito assai in tal senso.</p>
<p>Arriviamo al sodo: Maurizino Montigiani è da anni convinto della pista legata alla &#8216;ndrangheta, per l&#8217;omicidio &#8211; che per lui ovviamente tale è &#8211; di Rossi. Lo ha detto in tutti i modi ed in tutte le sedi in cui è stato convocato: è lui, dunque, il demiurgo di questa pista. L&#8217;ex leghista &#8211; allontanato dal Partito nel 2016 &#8211; ne è straconvinto, e con comprensibile orgoglio fa capire a tutti (Giletti compreso, quando lo ospitò) di essere stato il primo ad arrivarci: chapeau&#8230;</p>
<p>Per le sue tesi sul famoso numero (su cui due responsabili della Tim mettono nero su bianco una verità del tutto diversa dalla sua, senza che la Commissione abbia la voglia di sentirli, ci mancherebbe altro), che è alla base della sua teoria e dalla quale tutto deriva, è stato sentito da Finanza e Dda ed altro ancora: a distanza di 6 anni, però, pare senza alcun minimo riscontro (ma saremo smentiti dopodomani mattina, figuriamoci: e poi, se del caso, è colpa loro &#8211; della Direzione antimafia e della Finanza -, i quali non sono andati abbastanza a fondo, sia chiaro).</p>
<p>Per brevità, oggi &#8211; facendo opera di selezione, tutt&#8217;altro che facile &#8211; ci soffermiamo su due passaggi del Montigiani pensiero (che è quello &#8211; lo ribadiamo &#8211; alla base della pista seguita dalla Commissione, per esplicita rivendicazione dello stesso Presidente Vinci); il primo, concerne ciò che ebbe a dire pubblicamente, a margine della presentazione del mio libro &#8220;Cronaca di un suicidio (annunciato)&#8221;, edito da Cantagalli (evento svoltosi in Fortezza, nell&#8217;agosto del 2021); il secondo, invece, un passaggio di ciò che Montigiani ha fatto mettere a verbale in Commissione di inchiesta bis (13 maggio 2025, neanche un anno or sono).</p>
<p>Agosto 2021, Fortezza medicea, dunque: questi alcuni clamorosi passaggi dell&#8217;intervento di Maurizio Montigiani, a fronte di più di 100 persone (fra le quali la giornalista Camilla Conti, relatrice), e con registrazione annessa &#8211; presente on line &#8211; de La Gazzetta di Siena. Lui parla per ultimo: è davvero quel che si dice il gran finale&#8230;</p>
<p>Dopo avere fatto l&#8217;offeso perché a suo dire nel mio libro avevo quasi ignorato la sua versione omicidiarista-finanziaria (cosa della quale mi onoravo assai allora, ed oggi ancora di più), si arriva alla ciccia vera: secondo Montigiani, lui sin dal 2017 sapeva chi fosse l&#8217;uomo del vicolo (ed allora perché non è andato in Procura a dirlo? Perché se lo è tenuto per sè?); in secondo luogo, c&#8217;è l&#8217;orario ed il luogo di ingresso in Rocca Salimbeni di chi avrebbe incontrato (ergo, a rigore di logica, poi ammazzato) Rossi: ore 18,43, dal portone MPS di Via dei Rossi (più vicino al vicolo, veniva meglio per tutti); c&#8217;è di più, molto di più: ad aprire all&#8217;assassino (o assassini) ci sarebbe stata tale &#8220;Lorenza&#8221;: la quale non è assolutamente la attuale Consigliera comunale Lorenza Bondi (alla quale Montigiani scriverà una lettera di rettifica e scuse, poco dopo), ma in tutta evidenza un&#8217;altra Lorenza, si presume &#8211; pur non essendo certo abili investigatori come Maurizino &#8211; in loco lavorante. Dopodiché, Montigiani lega questo fatto, in modo diretto, all&#8217;omicidio della povera prostituta in Vallerozzi, tre giorni prima della morte di Rossi: collegamento tanto ardito, quanto ovviamente sfornito di alcun potenziale riscontro. Non si commenta oltre, per carità di Patria.</p>
<p>Alla Commissione, in nome del popolo italiano, l&#8217;arduo compito di scoprirne quanto prima l&#8217;esistenza, e di audire con la massima priorità questa fantomatica Lorenza: prima ancora dei medici legali della prima Commissione (certo da sentire), prima di chiunque altro. Qui si scrive di una che, a regola, sa davvero tutto: secondo l&#8217;ipotesi di Maurizio Montigiani, ovviamente.</p>
<p>Giletti sprona il Presidente a fare le cose, noi ci permettiamo &#8211; pur senza avere la sua meritatissima audience &#8211; di fare lo stesso. Vogliamo sapere chi sia questa Lorenza, e ci sembra doveroso per i cittadini saperlo: non si pretende sempre la Verità, qualunque essa sia?!? Ce lo insegna anche lo striscione del vicolo.</p>
<p>Ah, visto che si sta discutendo all&#8217;infinito sull&#8217;orario preciso in cui Francesco Giusti avrebbe saputo del suicidio di David Rossi (e lui ha sbagliato di grosso a fermarsi a parlarne con la iena Roberta Rei, sia chiaro), ecco cosa dichiarò il demiurgo assoluto della pista finanziaria- omicidaria del Caso Rossi. In Commissione di inchiesta, sotto giuramento, Maurizio Montigiani il 13 maggio 2025 disse questo, e non altro: &#8220;&#8230;quasi tutti noi, che nella banca questa cosa l&#8217;abbiamo sofferta, nel 2013 apprendiamo la notizia dai notiziari la sera stessa. Ricordo che Siena Tv o Canale tre titolarono &#8220;si è suicidato  David Rossi&#8221; nel notiziario delle 21. Era veramente presto&#8230;&#8221;.</p>
<p>&#8220;Notiziario delle 21&#8221;, in Commissione; &#8220;telefonata del Giusti&#8221; a casa sua, più o meno alla stessa ora, mentre Montigiani toglieva le briciole dal tavolo, a favore di telecamere di Italia 1: urge mettersi d&#8217;accordo. Con se stessi, in primo luogo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Per chiudere, due parole su quello che sarebbe dovuto essere l&#8217;argomento principale: la Guerra israelo-statunitense contro l&#8217;Iran (ed il Libano). Fra le varie considerazioni, per mancanza assoluta di spazio, ne facciamo una sola: quella per cui Trump si trova ormai aperti, con la sua dissennata scelta, la &#8220;bellezza&#8221; di 4 fronti in contemporanea, quando spesso le guerre si perdono con due.</p>
<p>C&#8217;è il fronte prettamente militare, contro l&#8217;Iran: di cui avranno senz&#8217;altro distrutto la Marina militare, ma allora non si capisce come mai Hormuz sia ancora controllato dagli iraniani, nonostante i roboanti proclami. Secondo fronte aperto da Trump: quello contro la Nato, ergo l&#8217;Europa; favorisce solo Putin, ed è mero bullismo trumpiano. Terzo: il fronte interno, aperto esplicitamente con le dimissioni &#8211; assai ben motivate &#8211; di un esponente dei Maga come Kent, e dalle clamorose dichiarazioni di Tulsi Gabbard (&#8220;l&#8217;Iran non rappresentava una minaccia immediata per gli interessi degli Stati Uniti&#8221;), per restare solo all&#8217;elemento istituzionale, tacendo di vari influencer di area trumpiana. Infine, quarto ed ultimo: l&#8217;alleato Israele è un alleato sempre più scomodo ed ingombrante, perché &#8211; come dimostra l&#8217;omicidio di Larijani, macellaio che voleva il dialogo pragmatico con gli USA &#8211; Israele sta cercando, con pieno successo, di bloccare ogni onorevole via di fuga degli States dal casino in cui si sono ficcati loro stessi.</p>
<p>Insomma, l&#8217;attacco del 28 febbraio 2026 è stato davvero l&#8217;apogeo, il culmine del trumpismo: il Premio Nobel mancato, il quale non sa fare le paci, e tantomeno gestire le guerre&#8230;</p>
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		<title>La Guerra dei pottoni: all&#8217;Iran, e all&#8217;Europa (e Bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:40:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Finalmente si trova il tempo per scrivere qualcosina &#8211; ovviamente, non più del 10% di ciò che si vorrebbe &#8211; sulla guerra (per ora, diciamo regionale, anche se l&#8217;Iran non è Medio oriente) scatenata da Trump e da Netanyahu; ne approfitto subito per aggiungere che, in aprile, la Sala storica della Biblioteca comunale ospiterà ben [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente si trova il tempo per scrivere qualcosina &#8211; ovviamente, non più del 10% di ciò che si vorrebbe &#8211; sulla guerra (per ora, diciamo regionale, anche se l&#8217;Iran non è Medio oriente) scatenata da Trump e da Netanyahu; ne approfitto subito per aggiungere che, in aprile, la Sala storica della Biblioteca comunale ospiterà ben tre eventi legati alla geopolitica attuale: ed il primo &#8211; curato dallo scrivente e da Alessandro Fanetti, che in Iran è stato abbastanza di recente &#8211; si terrà giovedì 2 aprile, per chi volesse sapere qualcosa in più sulla fu Persia.</p>
<p>In calce, due Ps: uno, sulla scomparsa della eclettica Enrica Bonaccorti; l&#8217;altro, sul Caso Rossi (che avrebbe meritato un terzo pezzo di fila, stante la clamorosa novità di ieri, suvvia&#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUE SETTIMANE DI GUERRA</p>
<p>Sono trascorse due settimane esatte, da quel 28 febbraio 2026 in cui l&#8217;attacco israelo-statunitense all&#8217;Iran è iniziato: e siccome la variabile del tempo &#8211; come in tutte le guerre, ed in alcune, tipo questa, a maggior ragione &#8211; è a dir poco cruciale, è giusto soffermarsi un minimo su questo aspetto.</p>
<p>Due settimane, dunque: già spoggettata la soglia (anche psicologica) dei 12 giorni del giugno 2026. Un attacco, quello &#8211; ex post lo possiamo ben dire &#8211; il quale si è dimostrato di fatto pressoché inutile, se la motivazione principale dell&#8217;attuale sembra essere la medesima, vale a dire la distruzione dell&#8217;arsenale nucleare iraniano. Chi abbia voglia e tempo, vada a rileggersi o a guardarsi qualche video del Trump triumphans del giugno scorso (neanche un anno or sono!): sembrava di capire che a Teheran ci fosse difficoltà ad accendere una lampadina, dopo i raid di giugno.</p>
<p>In più, essendo questa, sempre più chiaramente, una sfida al buio, questa guerra israelo-statunitense (che noi diciamo all&#8217;Iran, ma dobbiamo inserirci &#8211; come minimo &#8211; anche il Libano, Beirut compresa) potrebbe finire domani o dopodomani, come fra mesi e mesi: fra l&#8217;altro, al pari dei dazi, l&#8217;incertezza assoluta non aiuta nessuno.</p>
<p>Questa non è assolutamente ambiguità strategica &#8211; cosa cinica, ma militarmente intelligente -, è solo pura, ed arrogante, cialtroneria. Una cialtroneria che nel Trump I era ampiamente mitigata dallo staff che lo circondava, da quel tanto esecrato deep State divenuto, poi, un autentico mostro agli occhi del Maga: magari, oggi, ci fosse qualcuno del deep State, a farsi ascoltare da Trump. Magari. Nel primo mandato c&#8217;era gente come Bolton: falco quanto lo si voglia, ma grande conoscitore dei fatti e delle dinamiche del mondo e della geopolitica.</p>
<p>Oggi, invece, abbiamo colui che viene definito come il più preparato &#8211; Marco Rubio -, il quale, siccome il Presidente sostiene che più si hanno lunghi i piedi, più si è sessualmente vigorosi, ha deciso di calzare il 45 di scarpe, pur avendo il 42 di piede&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DI MALE, IN PEGGIO</p>
<p>Checché ne dica il &#8220;pottone&#8221; Trump, con la sua penosa vanagloria, la guerra da lui e Netanyahu voluta &#8211; allo stato dei fatti, ovviamente &#8211; non è assolutamente vinta: e non a caso 5mila marines si stanno appropinquando all&#8217;Iran. Se il lavoro fosse stato completato, non ce ne sarebbe alcun bisogno&#8230;</p>
<p>Lo Stretto di Hormuz &#8211; per fare l&#8217;esempio più eclatante &#8211; è di fatto bloccato dagli iraniani, se non per chi voglia fare passare il regime teocratico (la Cina, in particolare), con Trump che ieri è arrivato ad esortare le petroliere a mostrare gli attributi, attraversandolo lo stesso: per legittimare la propria cialtroneria, ci si appella all&#8217;altrui coraggio. Pura idiozia, al pari di dire &#8211; sempre materiale di ieri &#8211; che lui la guerra la farà finire, quando se lo sentirà, a pelle. Mammina: ma dove siamo arrivati, di grazia?</p>
<p>Giusto per aggiungerne un&#8217;altra: la Tv di Stato; in una Nazione che spesso oscura tout court Internet, in una dittatura che è radicata soprattutto nell&#8217;entroterra composto da villaggi e piccoli centri, il suo ruolo è a dir poco fondamentale: invece la televisione di Stato continua a funzionare, sic. Costituendo il mastice della propaganda del dispotico regime, la grancassa politica e mediatica attraverso cui si fanno ascoltare i messaggi del Potere: magari &#8211; come nel caso di Mojtaba Khamenei, giovedì &#8211; senza neanche mostrare il volto di chi parla.</p>
<p>Infine, comunque vada a finire (sperando, per l&#8217;appunto, che finisca il prima possibile): la legittimazione morale dell&#8217;intervento sarebbe potuta essere quella del regime change, del cercare di portare sul serio libertà e democrazia in quella terra, nella quale a gennaio scorso i macellai &#8211; slatentizzati dai Khamenei, senior e junior &#8211; hanno ammazzato 35mila persone in una manciata di giorni (nella sostanziale indifferenza dei Pro Pal).</p>
<p>Sappiamo invece, con ragionevolissima certezza, che la libertà per le donne iraniane non solo non è all&#8217;ordine del giorno: non lo è proprio mai stata&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GUERRA ALL&#8217;EUROPA (E A FAVORE DI PUTIN)</p>
<p>Vi è poi un aspetto che alcuni analisti hanno messo in evidenza, ma che sfugge a molti: Donald Trump (vincitore mancato del Nobel per la Pace, si badi) ha scatenato una guerra contro l&#8217;Iran, attaccato manu militari il 28 febbraio; ma il secondo fronte della sua guerra &#8211; non militare, ma politico e commerciale &#8211; è senza dubbio quello europeo.</p>
<p>Solo due cosette: l&#8217;innalzamento del prezzo di gas e petrolio, il quale innalzamento già basterebbe per giustificare quanto si sta argomentando; in più, la prevedibile marea umana di profughi che &#8211; fra Stati arabi sunniti ed Iran stesso &#8211; inizieranno ad affluire verso Occidente, verso l&#8217;Europa. Saranno profughi di guerra, non economici: che succederà? Bomba economico-finanziaria, dunque, e missile demografico-sociale: metteteci anche i dazi, e vi accorgerete dell&#8217;atteggiamento di Trump verso gli &#8220;scrocconi&#8221; europei.</p>
<p>Visto che molti &#8211; anche in Italia, purtroppo &#8211; non lo hanno ancora capito, oppure, soprattutto, fanno finta: noi non siamo certo nemici degli States (chi legge il blog da tempo, benissimo lo sa), ma di Trump purtroppo dobbiamo esserlo, giacché è lui che lo vuole.</p>
<p>Non potendo certo dichiarare guerra agli States trumpiani, cerchiamo almeno di tenere sempre ben presente questo concetto.</p>
<p>Dulcis in fundo, l&#8217;autentico vincitore del momento &#8211; e qui Trump parrebbe avere una strategia &#8211; è Vladimir Putin: il suo petrolio ed il suo gas stanno tornando alla grande sul mercato, senza neanche più bisogno di navi fantasma; la legittimazione morale della gloriosa resistenza ucraina, viene subito aggredita dai criptoputiniani, all&#8217;insegna del fatto che oggi gli aggressori sono gli occidentali, e quindi Putin non si può più condannare, visto che il diritto internazionale non esiste più.</p>
<p>In più, la guerra di aggressione all&#8217;Ucraina ormai è pressoché scomparsa dai media, e questo ovviamente fa il gioco dell&#8217;invasore, non dell&#8217;invaso.</p>
<p>Per quanto ci concerne, in conclusione, come faro di riferimento il diritto internazionale continua ad esistere, eccome: e di conseguenza, così come non si è esitato a condannare l&#8217;invasione putiniana della Ucraina (che è una democrazia, fra l&#8217;altro, non una feroce dittatura), così, senza alcuna esitazione, si condanna l&#8217;attacco di Israele e degli States all&#8217;Iran (ed al Libano). Solo così facendo, si può continuare a chiamare Putin &#8220;aggressore&#8221;: come per l&#8217;appunto merita di essere chiamato&#8230;</p>
<p>Ps 1 &#8220;Ho spesso pensato alla morte, ma l&#8217;idea di morire mi uccide&#8221;, aveva scritto in &#8220;Nove novelle senza lieto fine&#8221; (Baldini e Castoldi): e ieri, Enrica Bonaccorti ci ha lasciato, a 76 anni. Donna davvero eclettica (attrice, presentatrice, autrice, per l&#8217;appunto scrittrice), arrivata alla grande popolarità nazionale nel post Raffaella Carrà a &#8220;Pronto, chi gioca?&#8221; (1985), sapeva fare tutto con estrema professionalità e spiccato garbo. Ed era davvero bella. Se poco sembra&#8230;</p>
<p>Ps 2 &#8220;Clamoroso al Cibali&#8221;, si sarebbe detto una volta: a questo giro, invece, lo si dice per il Caso Rossi (meglio: per la &#8220;bufala Rossi&#8221;); ieri, infatti, verso le 14 è arrivata la notizia che il dottor Robbi Manghi &#8211; la cui perizia, secondo la Commissione bis, avrebbe fissato scientificamente l&#8217;omicidio Rossi, sic &#8211;  non è specializzato in Medicina legale, ma è solo un geriatra (di certo bravissimo, sia chiaro); a dirlo è una nota della Federazione delle Associazioni dei medici legali italiani, secondo cui il titolo di geriatra &#8220;non lo abilita a fregiarsi della qualifica di specialista in Medicina legale&#8221;, aggiungendo che l&#8217;affidarsi a lui per un tipo di consulenza come quella su Rossi &#8220;equivale, in termini metodologici, a richiedere il parere di un ginecologo su un caso cardiologico o di un otorinolaringoiatra per una questione ortopedica&#8221;.</p>
<p>Chi segue il blog, non avrà difficoltà a rimembrare che esattamente una settimana or sono &#8211; sabato 7 marzo &#8211; su questo blog c&#8217;era già tutto, a cotal proposito. Ma la autorevolissima conferma di chi è del ramo, ci fa ovviamente assai piacere. Si fa per chiacchierare, eh.</p>
<p>In più, finalmente si parla di fare intervenire, in Commissione II, i consulenti della Commissione I, per confrontare il loro lavoro con quello degli attuali: e quello &#8211; date retta &#8211; sarà un confronto assai utile e proficuo&#8230;</p>
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		<title>Caso Rossi: un invito al Presidente Vinci&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:06:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Se non accade niente di brutto, nella giornata di sabato &#8211; come peraltro già preannunciato &#8211; si pubblicherà qualcosina sulla Guerra di Israele e United States versus Iran (i 12 giorni di quella di giugno 2025, sono già stati oltrepassati, e non è un bel segnale); essendo però stato chiamato in causa, in modo diretto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se non accade niente di brutto, nella giornata di sabato &#8211; come peraltro già preannunciato &#8211; si pubblicherà qualcosina sulla Guerra di Israele e United States versus Iran (i 12 giorni di quella di giugno 2025, sono già stati oltrepassati, e non è un bel segnale); essendo però stato chiamato in causa, in modo diretto e personale, durante l&#8217;audizione di Francesco Giusti in Commissione parlamentare, non posso non approfittare di questo stesso blog non solo per sintetizzare la lunga performance di Francesco Giusti, nonché per avanzare una proposta &#8211; all&#8217;insegna dell&#8217;apertura e del pluralismo &#8211; all&#8217;onorevole Gianluca Vinci, da Presidente a Presidente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;ORGIA? QUELLA MEDIATICO-TELEVISIVA</p>
<p>Fra le innumerevoli e cangianti variabili della narrazione della bufala-Rossi, quella che più ci ha preso e divertito è stata quella sui festini, i quali avrebbero &#8211; con il consueto salto logico &#8211; insabbiato la ricerca della Verità sul Caso: abbiamo dunque conosciuto, fra gli altri, il Trojo (di cui nel mio libro si fa nome e cognome: chissà perché ora non lo intervista o lo convoca in Commissione più nessuno&#8230;), abbiamo saputo chi sarebbe stato presente ai riti orgiastici (quasi tutti i notabili senesi, tranne ovviamente David Rossi), e via discorrendo.</p>
<p>Bei tempi, quelli (2017, e seguenti): era una narrazione davvero avvincente, capace di coniugare buco della serratura e (assai presunta) cronaca giudiziaria. Poi, purtroppo, come si affloscia altro, si è afflosciata anche questa pista: ma chissà che un giorno &#8211; come in un autentico giuoco dell&#8217;oca &#8211; non ci si torni, in vista dell&#8217;audience in quel caso garantita.</p>
<p>L&#8217;orgia, oggi, è invece quella prettamente mediatica, in particolare televisiva: ed è un caso di scuola (squola, rectius) di operazione di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica. Con i tempi &#8220;socialisti&#8221; che corrono, operazione riuscita alla grandissima. Prima, il Caso Rossi veniva somministrato una volta, al massimo due, a settimana: da dicembre 2025, siamo invece approdati all&#8217;autentica orgia mediatica, a livelli di Garlasco (ma lì almeno esiste il confronto, c&#8217;è chi la pensa in un modo e chi nell&#8217;altro).</p>
<p>Sottopongo questo dato fattuale, facilmente riscontrabile da chiunque, per questa specifica settimana (e di certo mi sarò perso qualcosa!): domenica, prime time di Italia 1, si parte con Le iene (poteva forse altrimenti essere?); poi, lunedì sera, è la volta del felpato Massimo Giletti (pagato da noi), anch&#8217;egli da anni assai sensibile al richiamo del Caso Rossi; martedì, poi, il clou, con quel Far West, di Salvo Sottile (anche lui finanziato da soldini pubblici), il quale, a novembre 2025, per primo ha fatto lo scooppone dell&#8217;agnizione di Francesco Giusti come omino del Vicolo Monte pio, ergo complice dell&#8217;assassino: e lì &#8211; grande colpo della redazione &#8211; è stata financo intervistata Giovanna Ricci, evidenziata come la &#8220;supertestimone&#8221; (la redazione di Far west annovera poi un altro teste, ma quello resta camuffato: chi sarà mai, di grazia?); ieri mattina, poi, del Caso Rossi si parlava &#8211; e non è certo la prima volta &#8211; addirittura nell&#8217;ammiraglia Rai 1, con Storie italiane, ove il povero Giusti nella ricostruzione in 3 D è stato indicato come omino giallo, forse perché lui è dell&#8217;Aquila.</p>
<p>Cosa accomuna tutte queste trasmissioni, creando un autentico unicum mediatico sui casi di cronaca? La totale mancanza di contraddittorio e di pluralismo: presenti solo familiari, legali dei familiari, cronisti omicidiaristi e via discorrendo, tutti portati per mano da conduttori scandalizzati perché a questa conclusione si sarebbe potuti arrivare subito, nel 2013 (lo sanno cosa metteva a verbale la famiglia, nel 2013?).</p>
<p>Domani, venerdì 13 (giorno fausto, oppure infausto?), pare che una troupe di Quarto grado sarà a Sienina per intervistare Francesco Giusti, con al suo fianco il Superavvocato Luigi De Mossi: aspettiamo dunque, per la prima volta, di ascoltare la voce di uno, il quale come minimo parlerà in maniera diversa dagli altri del consueto caravanserraglio (e lui &#8211; si badi bene &#8211; si professa agnostico sulle due opzioni in campo).</p>
<p>Siamo, però, ancora ben lontani dall&#8217;autentico pluralismo: quello &#8211; se mai ci sarà su questo caso &#8211; ci potrà essere solo e soltanto quando saranno invitati in studio, per esempio, i fior di consulenti che hanno lavorato sul Caso Rossi: la dottoressa Cattaneo su tutti. Pensate che scoop, che sarebbe (anche per la Commissione parlamentare, fra l&#8217;altro): ma meglio non farne alcunché, date retta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>URGE (ALMENO) UN ALTRO TEST &#8230;</p>
<p>Di certo, comunque, la notizia clou della settimana è stata l&#8217;audizione in Commissione parlamentare del buon Francesco Giusti &#8211; martedì mattina, alle ore 11 -, della durata di quasi due ore; con la sua perentoria affermazione di non essere assolutamente lui l&#8217;uomo nel, e del, Vicolo Monte pio: ora gli approfondimenti continueranno, perché ovviamente nel Caso Rossi non basta dire di essere innocenti, e con qualche testimone al seguito. Quelle sono cose da Tribunali, ove l&#8217;onere della prova riguarda l&#8217;accusa: qui siamo un pezzo avanti.</p>
<p>Dopo cotanta accusa &#8211; e proveniente da Giovanna Ricci, fonte assai attendibile -, è giusto andare a scandagliare ancora, molto più a fondo: si verifichino, in modo certosino, gli accessi del Giusti alla Ztl, visto che Giusti ha detto in modo chiaro di appartenere ad un altro settore della Ztl stessa (senza il permesso per entrare in zona Vicolo Monte pio, per intendersi); si controllino, uno per uno, gli alibi dell&#8217;allora leghista: quelli intra moenia, vale a dire i genitori; quelli extra moenia, cioè l&#8217;amico Carlo Regina &#8211; a quel tempo audace blogger, con non pochi problemi giudiziari a cagione di ciò -, ed anche Stefano Marzocchi, entrambi citati da Giusti stesso.</p>
<p>Si faccia il prima possibile &#8211; ove possibile &#8211; anche una consulenza sul cappello dello sconosciuto (il quale tale rimane, en passant) del vicolo: era un cappellino da baseball, o meno? Non è cosa da poco, e dopo avere misurato il Giusti (1,68, scalzo), ci pare un passaggio financo obbligato. Bisogna contattare, ed al più presto, un consulente di cappelleria sportiva anglosassone: qualcuno ci sarà pure, no?</p>
<p>E poi: da casa sua in Via della Galluzza, il Giusti ha detto che, in soli tre minuti, si arriva all&#8217;Arco dei Rossi, lato libreria Feltrinelli (grave esempio di pubblicità indiretta se non occulta, peraltro), ove lui sostiene di essere rimasto, niente di niente vedendo dunque del vicolo; eh, ci si può fidare di questa affermazione? Perché non si fa un test distanziometrico, correlato allo status fisico di un soggetto delle sue dimensioni?</p>
<p>Un soggetto giovane come il Giusti illo tempore, anche sportivo, forse ce la può anche fare, ma i tre minuti sono davvero stretti: lo ribadiamo, urge un test specifico, con un consulente ad hoc. Meglio un paio. Bisogna trovare un soggetto di 34 anni &#8211; quelli del Giusti nel 2013 -, cronometrarlo ben bene, tenendo presente che quella maledetta sera pioveva e tirava quel vento marzolino, birbantello assai. E la pettata della Galluzza &#8211; anche solo metà -, guarda in faccia tutti: lo dice uno che la percorre tutti i santi giorni.</p>
<p>Non dimentichiamoci, poi, che il Giusti &#8211; come ammesso da lui stesso &#8211; era reduce dalla cena (cosa aveva mangiato? Sarebbe molto importante, il saperlo), e la notizia su Sienanews la lesse mentre faceva il chilo nel post cenam: dunque era in fase di totale relax digestivo, ed i tre minuti diventano sempre più sospetti.</p>
<p>Infine, c&#8217;è il tema della camminata particolare del Giusti: il quale notoriamente non cammina come gli altri, ha un modo di deambulare assai singolare, tale da renderlo infatti benissimo riconoscibile anche da un frame di un paio di secondi, a distanza nonché al semibuio. Bastano due o tre passi, ed un occhio vigile come quello della Superteste lo inchioda. Chapeau a lei, ed alla sua vista.</p>
<p>Messi comunque insieme tutti questi elementi, se per caso ciò che ha detto Francesco Giusti sulla sua inesistente permanenza nel Vicolo fosse dunque confermato (dopo la consulenza aggiuntiva sui tre minuti e tutto il resto), che si fa? Come si procede con la Superteste Ricci?</p>
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<p>UN INVITO AL PRESIDENTE VINCI</p>
<p>Nelle more della lunga audizione di Francesco Giusti, ad un certo punto &#8211; dopo un&#8217;ora e 28 minuti, per la precisione &#8211; il Commissario Andrea Rossi (Pd, nonché uno dei pochi, fra i componenti di questa Commissione, presenti anche nella prima, quindi persona magari meglio informata di altri) ha chiesto all&#8217;audito il perché del suo postare, sul suo profilo, l&#8217;articolo di sabato di questo blog (&#8220;Caso Rossi: la più grande bufala italiana del XXI secolo&#8221;).</p>
<p>Domanda più che legittima, stante l&#8217;agnosticismo di Giusti sull&#8217;amletico dubbio fra suicidio ed omicidio; Giusti ha risposto di avere postato il pezzo sic et simpliciter perché parlava di lui.</p>
<p>Il Presidente Vinci, a fronte della affermazione del collega (suo) onorevole Rossi, ha sbottato che &#8211; riferito ovviamente allo scrivente &#8211; bisogna stare ben attenti, perché il rischio querela è dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Ovviamente, liberissimo il Presidente di procedere per via giudiziarie: è un suo pieno diritto; resta il fatto che sarebbe assai curioso che il Presidente di un organismo &#8211; finanziato dai cittadini per cercare la Verità -, querelasse chi semplicemente &#8211; ed in modo documentato, come riconosciuto dallo stesso onorevole Rossi, il quale ringrazio &#8211; porta un&#8217;altra visione (lo ripetiamo: visione ben documentata, per tabulas).</p>
<p>Siccome comunque noi siamo persone di apertura e di dialogo &#8211; e qui scrivo da blogger, ma anche e soprattutto da Presidente della Biblioteca comunale di Siena &#8211; colgo l&#8217;occasione di invitare nella nostra meravigliosa Sala storica il Presidente Vinci per un confronto &#8211; apertissimo al pubblico, ovviamente -, quando lui lo vorrà. Non ha che da comunicarmelo, per le vie che vorrà, con quel minimo di anticipo che ci vuole per preparare l&#8217;evento. La cittadinanza senese è piuttosto turbata, senz&#8217;altro disorientata da questo bailamme mediatico, e magari un confronto &#8211; più che una passerella &#8211; farebbe bene a tutti. Di certo, le opinioni si formano dal confronto plurale: un avvocato come il Presidente lo sa sin troppo bene.</p>
<p>Ho sempre voluto tenere la Biblioteca lontana dalla mia attività di ricerca sul Caso Rossi (il mio libro sul Caso &#8211; uscito per Cantagalli nel 2021 &#8211; nonostante fossi già da tempo Presidente, lo presentai infatti altrove, non in Sala storica), ma dopo che un altro luogo sacro della Cultura cittadina senese come l&#8217;Archivio di Stato, ha visto inverarsi un evento della Commissione parlamentare (lo scorso 6 marzo), credo che la mia richiesta sia assolutamente fattibile e concretizzabile.</p>
<p>La famiglia &#8211; nonostante i miei reiterati inviti in tal senso &#8211; non vuole confrontarsi, preferendo presenziare quasi ogni sera sulle tv nazionali, con propri avvocati al seguito; il Presidente Vinci &#8211; lui stesso spesso ospite di trasmissioni, rigorosamente senza alcun contraddittorio &#8211; ha da par suo la possibilità di superare questa maniera, del tutto unilaterale, di raccontare un Caso così lacerante e divisivo.</p>
<p>Una proposta di apertura, confronto e dialogo, dovrebbe essere sempre preziosa: a maggior ragione, se all&#8217;interno di una cornice comunque istituzionale, da Presidente &#8211; ben più importante Vinci, si capisce &#8211; a Presidente.</p>
<p>Caro onorevole Vinci, non lasci dunque cadere questa mia proposta, per quell&#8217;interesse pubblico che immagino essere, per lei, una sorta di sacro fuoco.</p>
<p>Attendo, dunque, sue nuove a tal proposito, ringraziandola dell&#8217;attenzione&#8230;</p>
<p>Ps Il Corriere di Siena di ieri pubblica la notizia della azione giudiziaria che il Presidente del Senato Ignazio La Russa starebbe intentando contro il Rettore di Unistrasi Tomaso Montanari, il quale in un incontro pubblico gli ha dato del &#8220;bandito&#8221; (il Tomaso nazionale, da par suo, sostiene di averlo detto in modo diciamo metaforico, e comunque riferito al dettato costituzionale).</p>
<p>Se il tutto venisse confermato, questa querela sarebbe un errore, da parte della seconda carica dello Stato: Montanari va contrastato, se del caso, per le sue idee (qui lo abbiamo fatto assai spesso); di più, per il suo non mancare mai a platea favorevole, senza invece presenziare davanti a quelle pluraliste.</p>
<p>Per restare alla prima citata Sala storica, come già scritto il 7 marzo &#8211; nonostante il suo nome fosse stato fatto dall&#8217;arcipelago di Allertamedia come candidato ideale per presenziare un incontro su Gaza &#8211; ha visto bene di evitare una platea che sarebbe stata variegata, comunque non tutta a suo favore.</p>
<p>Tutto il resto, è solo un alimentare il suo consueto vittimismo da pancetta piena: il suo fare finta di salire in montagna, restando invece sempre ben assiso sulla poltrona&#8230;</p>
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		<title>Caso Rossi: la più grande bufala italiana del XXI secolo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 10:50:20 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Non nascondo ai lettori di provare un certo qual imbarazzo, con la Terza guerra mondiale alle porte (di cui ovviamente si scriverà nel prossimo pezzo), nello scrivere della &#8220;più grande bufala italiana del XXI secolo&#8221; (copyright mio: lo dissi appena uscito dall&#8217;audizione alla Commissione parlamentare I, 16 settembre 2021). Ma una cosa è certa: sulla [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Non nascondo ai lettori di provare un certo qual imbarazzo, con la Terza guerra mondiale alle porte (di cui ovviamente si scriverà nel prossimo pezzo), nello scrivere della &#8220;più grande bufala italiana del XXI secolo&#8221; (copyright mio: lo dissi appena uscito dall&#8217;audizione alla Commissione parlamentare I, 16 settembre 2021).</p>
<p>Ma una cosa è certa: sulla ineunte Guerra mondiale scriverò cose &#8211; credo e spero &#8211; stimolanti, magari utili a fare capire meglio il passaggio cruciale che stiamo vivendo; scrivendo invece del Caso Rossi &#8211; e lo dico con grande amarezza &#8211; credo di svolgere un ruolo piuttosto importante, in democrazia (visto che a livello nazionale tutti ne parlano più o meno allo stesso modo, salvo Antonella Mollica del Corriere della sera e pochissimi altri): quello di fare conoscere una campana diversa, magari anche vagamente documentata, su questo incredibile Caso; il quale fa vedere a cosa si possa arrivare, quando la politica, certi media e gli interessi economici di alcuni si raggrumano.</p>
<p>I lettori mi perdoneranno la inusitata lunghezza dell&#8217;odierno pezzo (il doppio del solito), con taluni passaggi ripetuti anche piuttosto di fresco: ma non tutti i lettori che lo leggeranno, leggono da par loro tutti gli articoli del blog, e poi &#8211; come diceva Montanelli &#8211; in Italia non c&#8217;è niente di più inedito di ciò che è già stato stampato&#8230;</p>
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<p>LA RISPOSTA DELLA PROCURA</p>
<p>La situazione, ovviamente, è in piena, pienissima evoluzione: come nella guerra contro l&#8217;Iran, da un momento all&#8217;altro può accadere di tutto. Ciò detto, la Procura di Siena, per adesso (7 marzo 2026), ha risposto alla enorme pressione mediatica e politico-istituzionale (Commissione parlamentare bis) con il minimo del minimo sindacale: vale a dire l&#8217;apertura di un fascicolo modello 45 (significa che non si sa neanche, ad ora, quale sarebbe l&#8217;ipotesi di reato!).</p>
<p>Che sia il minimo del minimo sindacale, lo si capisce dalla reazione stizzita per esempio dell&#8217;onorevole Rizzetto: quel tipo di fascicolo aperto dalla Procura, ed affidato ai PM De Flammineis e Lodovici &#8211; a fronte delle consulenze della Commissione -, attiene semplicemente all&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale. Non potevano fare altrimenti, insomma.</p>
<p>Ieri, durante lo show in Archivio di Stato (di cui si scriverà alla fine), in più di uno &#8211; fra legali ed onorevolissimi &#8211; hanno detto che il fascicolo 45 non va per niente bene (ci vuole subito il 44, eh); e c&#8217;è chi ha aggiunto che le indagini &#8211; per omicidio, ovviamente &#8211; vanno fatte subito, ma non devono essere affidate in alcun modo alla Polizia giudiziaria di Siena.</p>
<p>Quando si dice l&#8217;autonomia dei poteri, eh: qui la politica fa &#8211; tramite la Commissione -, arriva a conclusioni (tutte sue), e poi pretende che la Magistratura si adegui, ed anche alla svelta: dicendo financo chi dovrebbe fare le indagini, nonché di dove dovrebbero essere &#8211; o comunque non essere -, coloro che indagano. Si deve indagare; si deve indagare per omicidio; devono indagare persone non appartenenti alla Polizia giudiziaria della Procura di Siena: c&#8217;è altro, poi?</p>
<p>Giustizia à la carte: un esempio più clamoroso, in tutta franchezza, sarebbe arduo da trovare&#8230;</p>
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<p>LA GRANCASSA MEDIATICA E POLITICA (VERSO IL REFERENDUM)</p>
<p>Come scritto decine e decine di volte, da sempre (dal 2017 in particolare) il Caso Rossi è essenzialmente un Caso mediatico-politico. Da insegnare nelle aule universitarie, quando si sarà definitivamente afflosciato (ancora un paio di anni pieni ci vogliono).</p>
<p>C&#8217;è però una differenza con i lunghi anni passati, a questo giro: ormai &#8211; a parte &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; (se non mi sono perso qualcosa, eh) &#8211; non vi è più alcun programma del prime time che non lo abbia affrontato. Non è più solo prerogativa delle Iene o di Quarto grado. Ormai si va a reti pressoché unificate: manca solo RaiGulp, che forse sarebbe il canale più appropriato per trattare la bufala in oggetto&#8230;</p>
<p>La politica, poi, ha sempre strumentalizzato il Caso in questione: il centrodestra in particolare, e Renzi da &#8220;sinistra&#8221;, specie da quando uno dei PM che hanno indagato si è interessato a lui (Antonino Nastasi). Ma nessuno potrebbe scorgere alcun nesso causale fra le due vicende, ci mancherebbe altro.</p>
<p>In questi ultimissimi giorni, poi, siamo in fase pre referendaria: ergo è spuntata fuori l&#8217;onorevole Matone (Lega), la quale ha messo in evidenza le presuntissime negligenze del CSM nel non avere sanzionato i PM senesi; poi &#8211; poteva mancare? -, l&#8217;onorevole Rizzetto &#8211; attivissimo a favore della famiglia nel corso della Commissione I -, il quale non solo pretende l&#8217;apertura di un nuovo fascicolo per omicidio a furor di opinione pubblica, ma adesso non gli va neanche bene che sia stato aperto a Siena invece che altrove (lui conosce a menadito Montesquieu ed il delicato tema dell&#8217;autonomia della Magistratura dalla politica, eh: si nota subito); infine, il succitato Renzi, ripreso mercoledì in pompa magna da Il Giornale &#8211; quotidiano ovviamente schieratissimo per il Sì -, il quale si scaglia, fra l&#8217;altro con parole di inusitata violenza, contro l&#8217;operato degli allora magistrati senesi che lavorarono sul Caso in questione.</p>
<p>Giova riprendere giusto un passaggio del suo intervento a RadioLeopolda, con la sua lettura della morte di Rossi: &#8220;&#8230;lì è successo un fatto enorme che si è tentato in maniera precipitosa di derubricare come qualcosa legato a difficoltà personali o a turbe&#8221;. Per Renzi, dunque, David Rossi non aveva alcuna difficoltà personale, nel momento del suicidio (per lui, ovviamente omicidio): avrà mai letto i verbali, controfirmati dalla moglie, in cui si affermava l&#8217;esatto contrario? Saprà dei tagliettini che si era autoinferti il Rossi prima del suicidio (se ne riparla sotto)?</p>
<p>Ci vuole financo un disegnino, per capire che è tutta, e solo, una mera strumentalizzazione politico-mediatica? Che l&#8217;attacco alla Magistratura &#8211; a livello locale, poi a livello nazionale erga omnes &#8211; è la motivazione politica che ha alimentato la boutade sin dall&#8217;inizio?</p>
<p>Guarda un po&#8217; il caso, si arriva ad una relazione intermedia (che per la Commissione I non c&#8217;era assolutamente stata, si noti), la quale cade proprio a fagiolo prereferendario (e qui non esiste par condicio): in pienissima campagna elettorale, a 17 giorni dal voto, si fa una conferenza stampa tutta gestita da politici, i quali &#8211; in modo diretto o indiretto &#8211; accusano i PM di avere fatto male il proprio lavoro. Toh.</p>
<p>Risulta davvero curioso, il fatto che tanti &#8220;analisti&#8221; &#8211; i quali di solito si presentano come sofisticati decrittatori del contropotere e della controinformazione, autentici &#8220;neopasoliniani da social&#8221;, sic &#8211; non riescano poi a vedere quando il Potere (leggasi esponenti di Partiti, anche ben diversi) si coalizza sfacciatamente &#8211; in questo come in altri casi, ovviamente -, per portare avanti una verità di comodo. Una verità che faccia comodo a tutti i detentori (detentori attuali, si badi bene) del Potere stesso, i quali adesso vogliono solo usare questa clamorosa bufala per attaccare la Magistratura; con il plauso di coloro che pensano di cogliere la luna, ed invece a malapena colgono il dito, facendosi intortare ben bene da politici (e testimoni, per inciso), i quali si qualificano da soli&#8230;</p>
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<p>UNA CHICCA, GIUSTO PER RINFRESCARE LA MEMORIA</p>
<p>Non saprei neanche da dove iniziare, per fare emergere le clamorose &#8211; ed un po&#8217; sospette, si converrà &#8211; differenze fra la narrazione iniziale dei familiari di Rossi (suicidio, senza ma e senza se), e quelle di loro stessi dopo il cambio di narrazione (omicidio, senza ma e senza se); del tutto casualmente, il passaggio coincide de facto con il diniego di banca MPS di accogliere le richieste economiche (1 milione e mezzo di euro), pretese &#8211; tramite l&#8217;avvocato Goracci, allora legale della vedova &#8211; da Antonella Tognazzi dopo la morte del marito. Come scritto decine di volte: la Commissione senta l&#8217;ex manager MPS Ilaria Dalla Riva, e le chieda se la circostanza è vera o meno; di più: se c&#8217;è da querelare qualcuno per queste affermazioni,, si quereli lei&#8230;</p>
<p>In questo autentico florilegio, in questa antologia del tutto e del suo contrario, mi piace scegliere una chicca delle più gustose: sia per quanto è significativa in se stessa, sia perché in questo caso si assiste all&#8217;unicum della figlia &#8211; Carolina Orlandi, pasionaria della tesi omicidiarista &#8211; la quale sbugiarda, nero su bianco, la madre (la madre versione secondo tempo, diciamo).</p>
<p>La sera prima del suicidio, è la sera in cui la famiglia (moglie e figlia della moglie) si accorge dei taglietti autoinferti da David Rossi: tipico segnale presuicidario, anche se ovviamente non tutti coloro che praticano il cutting poi si ammazzano, Deo gratias.</p>
<p>Lo scorso 26 febbraio &#8211; sul Corriere di Siena &#8211; per l&#8217;ennesima volta, la Tognazzi ripete il mantra secondo cui &#8220;&#8230;si diceva che David fosse fuori di testa e invece era centratissimo e non avrebbe mai compiuto quel gesto&#8221; (dopo avere detto &#8211; in tre verbali tre, di fronte alla Polizia giudiziaria, fra aprile e giugno 2013 &#8211; che si era suicidato, dopo l&#8217;impattante perquisizione del 19 febbraio e, fra l&#8217;altro, per paura di essere arrestato); nel perdibilissimo libro di Carolina Orlandi &#8220;Se tu potessi vedermi ora&#8221; (Mondadori, si noti), così la stessa figlia descrive la triste scena della sera prima del suicidio, dopo che la moglie si era giustamente inquietata per il cutting del marito:</p>
<p>&#8220;Lui se ne stava in silenzio, lo sguardo basso come un bambino che si lascia sgridare&#8230;&#8221;David, sei diventato paranoico! (ma non era &#8220;centratissimo? boh, Ndr) La devi smettere di fare così. Hai delle responsabilità, hai una famiglia, hai noi, me e Carolina. Ti rendi conto? Non ce n&#8217;è motivo, smettila. Capito? per favore. Guardami! Non puoi più fare così. Non ha senso. Guardami! Fai paura anche a Carolina&#8221;&#8230;sentivo mia madre urlare. Sperava di scuoterlo, di riportarlo alla realtà. Lo ripeteva spesso anche a me. &#8220;David è paranoico, non lo capisco più, è sempre preoccupato, non mi ascolta&#8230;&#8221; (pagg. 6-7, opera citata).</p>
<p>Per completezza di informazione, la mattina dopo la moglie telefonò &#8211; comprensibilmente angosciata &#8211; al cognato Ranieri Rossi, per esortarlo a parlare al più presto con il fratello, il quale era nelle condizioni pietose (nel senso latino, e non solo) di cui sopra. I due andarono il giorno stesso (quello del suicidio) a pranzare insieme, con David che non era neanche in grado di capire &#8211; se non dopo due telefonate ad hoc &#8211; dove fosse esattamente l&#8217;appuntamento: testimonianza a verbale del fratello di Ranieri. Fatti, non opinioni.</p>
<p>Oggi, invece, anche quella sera e quel giorno David Rossi era &#8220;centratissimo&#8221;: ognuno ragioni &#8211; chi può, almeno &#8211; con la sua testa, e faccia le sue considerazioni&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIUSTI MISURATO BEN BENE</p>
<p>Questa vergognosa vicenda ha già visto varie persone (del tutto innocenti) tirate di mezzo, in questi 13 anni: e tutto ciò, per il più classico &#8211; e preannunciato dal suicida stesso -, fra i suicidi.</p>
<p>Il primo, purtroppo per lo scrivente, fu lo scrivente stesso, additato pubblicamente e a livello nazionale come istigatore del suicidio di colui che per tutti &#8211; a partire, per l&#8217;appunto dalla famiglia &#8211; si era ammazzato (nessuno ha mai chiesto scusa, neanche a 13 anni di distanza); poi, è stata colpa dei PM (Marini, ed anche Natalini e Nastasi), i quali avrebbero fatto in modo pedante le indagini: e si arrivò fino alla vergognosa indagine su di loro, ovviamente del tutto evaporata a Genova (ora fa comodo riparlarne almeno un po&#8217;, più che altro per attaccare il CSM in vista del Referendum); poi, per anni ed anni, un galantuomo come Giancarlo Filippone è stato messo di mezzo, con insinuazioni le più basse possibili, siamo arrivati financo ai controlli sugli orari per arrivare da casa sua al luogo del suicidio (Filippone era stato chiamato da Antonella Tognazzi per andare ad aiutare il Rossi, si ricorderà); ora, da novembre 2025 &#8211; in pieno crescendo rossiniano &#8211; siamo arrivati al gran finale (per ora, perché lui sarebbe &#8220;solo&#8221; il palo degli assassini): Francesco Giusti.</p>
<p>Grazie alla testimonianza di una teste autorevolissima quale Giovanna Ricci &#8211; la quale peraltro si innesta in toto sulla narrazione della pista mafiosa, da anni ed anni propagandata da Maurizio Montigiani -, a causa delle sue &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; intuite dalla Ricci nel famoso fotogramma dell&#8217;uomo con il cellulare che fa capolino sul Vicolo, Francesco Giusti è diventato &#8211; a partire dalla trasmissione Far West &#8211; il capro espiatorio della campagna autunnale invernale della Commissione. Con rito stalinian-lombrosiano, anche a questo si è arrivati: il riconoscimento di uno, guardando la sua camminata, colta peraltro in un fotogramma in cui si vedono pochi passi.</p>
<p>Dalla Relazione della Commissione (pagina 21), le parole della Ricci:</p>
<p>&#8220;Seppi la sera stessa dell&#8217;omicidio più o meno chi era presente lì intorno al vicolo. Poi Maurizio Montigiani mi disse che fra le poche persone presenti, o a piedi o munite di auto, c&#8217;era anche la sagoma, che io ho riconosciuto, di Francesco Giusti, che si affaccia al vicolo di Monte Pio con il telefono in mano per vedere se c&#8217;era qualcuno e poi arretra&#8221; (18 novembre 2025, in Commissione: 12 anni abbondanti dopo la morte di Rossi); ed ancora: &#8220;Ovviamente, quando poi il video fu pubblicato sul web, lo riguardai tante volte: riconobbi Francesco Giusti&#8230;siccome conosco molto bene Francesco Giusti, l&#8217;ho assolutamente visto nelle movenze, soprattutto degli arti inferiori, perché ha un modo di muoversi e di camminare molto particolare&#8221;</p>
<p>Giovedì scorso, il buon Giusti &#8211; grazie a questa dirimente testimonianza &#8211; è stato addirittura misurato con il metro per tre volte da carabinieri in trasferta da Roma (quelli di Siena non erano capaci?): come questo blog aveva brillantemente anticipato, il Giusti è alto 1,68, 1,70 con le scarpe da sport. Pare di capire che, più o meno, la sua altezza coincida con la proiezione antropometrica di quello che si affaccia: e se anche fossero alti (o bassi) allo stesso modo? Ci si rende conto di ciò cui si sta assistendo?</p>
<p>In città &#8211; si fa sommessamente notare &#8211; non abbiamo riscontrato una singola voce che abbia pubblicamente difeso Francesco Giusti, così come ben pochi in pubblico difendevano Giancarlo Filippone, illo tempore.</p>
<p>Non certo perché vada difeso a priori, anzi: il Giusti va difeso a spada tratta per le inquietanti modalità da cui è stato fatto nascere l&#8217;infamante sospetto su di lui. Se uno può essere riconosciuto da un fotogramma, a cagione della sua (ovviamente del tutto presunta) camminata, il famoso garantismo &#8211; di cui tanti si riempiono la bocca &#8211; ce lo possiamo dimenticare: ma tutti zitti, si vede che va bene così&#8230;</p>
<p>Il buon Giusti ha ovviamente denunciato per calunnia Giovanna Ricci, e martedì lui sarà in Commissione (su richiesta sua: la Commissione non ne aveva nemmeno fatta richiesta!); scommettiamo che sarà sottoposto ad un fuoco di fila di domande, tutte tese a farlo cadere in eventuale contraddizione (a 13 anni di distanza, noi tutti sapremmo ricostruire al singolo minuto cosa facemmo quella sera, no?). Scene già viste con il Filippone, peraltro.</p>
<p>Il Giusti sarà dunque torchiato; la ottima Giovanna Ricci, invece, è stata sentita (due volte, in segretato e in modalità pubblica) con i guanti bianchi: così è, se vi pare; ed intanto, se andate su Chat Gpt, anche da Melbourne o da Acapulco uno può venire a sapere che ruolo abbia avuto Francesco Giusti quel 6 marzo 2013&#8230;</p>
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<p>LA COMMISSIONE A SIENA (CON VIDEO AL SEGUITO)</p>
<p>Eccoci dunque al gran finale, alla ciccia autentica: la trasfertona della Commissione di inchiesta bis a Siena, ieri, per la conferenza stampa in cui &#8211; per la ennesima volta, quasi a volere confermare in primo luogo se stessi &#8211; si ripete che David Rossi è stato ucciso, e che nessuno osi in alcun modo mettere in dubbio questo assunto (per assurdo che sia, come ancora una volta toccherà ribadire a rigore di razionalità). Manca un chiaro movente (mentre quello suicidario è invece più che acclarato per tabulas), mancano gli assassini (ma c&#8217;è il palo, dai), all&#8217;inizio tutti erano strasicuri del suicidio, però è stato ammazzato, eh&#8230;</p>
<p>La sede preposta alla conferenza stampa &#8211; l&#8217;Archivio di Stato, luogo di studio serio e di Historia, ove sono custodite, fra le altre cose, le meravigliose Biccherne &#8211; ci è sembrato del tutto distonica, rispetto ad una iniziativa prettamente politica, fra l&#8217;altro &#8211; come già detto &#8211; legatissima al presente referendario: ma al contempo ben sappiamo che l&#8217;Archivio è istituzione ministerial-statale, dunque era probabilmente impossibile dire di no a chi lo pretendeva.</p>
<p>Oltre al Presidente della Commissione parlamentare &#8211; l&#8217;euforico avvocato di Fratelli d&#8217;Italia (ex Lega) &#8211; Gianluca Vinci (il Presidente di Commissione più intervistato della storia delle Commissioni), oltre alla presenza del grande sponsor politico delle due Commissioni &#8211; l&#8217;onorevolissimo Rizzetto, anche lui fratello italiano, ma con un passato di pentastellato -, a nostro modo di vedere l&#8217;evento si è risolto in una sorta di one man show del dottor Robbi Manghi, il mega-super-iper consulente che ha umiliato, con la sua illuminante consulenza, fior di professori ordinari, nonché l&#8217;anatomopatologa più autorevole d&#8217;Italia  (la dottoressa Cattaneo). Nessuno aveva capito, ciò che al dottor Robbi Manghi non è invece sfuggito: oh, se uno è più bravo e capace degli altri, bisognerà pur dirlo. E bisognerà pur dare retta a lui, invece che a figure evidentemente autorevoli come la Cattaneo, non però capaci di reggere il peso e l&#8217;autorevolezza del Curriculum vitae del Manghi (la cui lettura si raccomanda vivamente). En passant, e a proposito di ciò: il dottor Robbi Manghi risulterebbe un medico, specializzato in Geriatria: scienza medica fondamentale, specie oggi con l&#8217;invecchiamento della popolazione, ma forse non direttamente afferente con l&#8217;analisi dei corpi (peraltro non de visu, per ovvi motivi). Bazzecole, robetta tirata in ballo dagli invidiosi, che non sanno capacitarsi della scoperta di Robbi.</p>
<p>Il Robbi nazionale ha infatti conquistato tutti, con la sua acribia ed inarrivabile perizia; fra le varie perle, la più preziosa è quella sul fatto che il povero Rossi non abbia gridato, nonostante la feroce colluttazione: gomito offeso in modo serio, poi la faccia sbattuta ferocemente contro la sbarra della finestra ed il filo antipiccioni, infine tutto il corpo penzolato, e lui niente, zitto e docile come un agnellino. Come è possibile? Chiarissimo, per il Robbi-pensiero: come si vede nei film &#8211; dice lui -, l&#8217;assassino tiene sempre la bocca dell&#8217;assassinando ben chiusa, no? Già, non ci aveva pensato nessuno: Robbi, invece, sì (ha un passo in più, lo si ribadisce); il fatto poi che l&#8217;assassino sia riuscito a tappare la bocca al morituro, senza lasciare alcuna impronta di Dna sul corpo dello stesso &#8211; e che non sia stata trovata alcuna traccia ematica o di minima colluttazione nell&#8217;ambiente &#8211; sembrerebbe cosa insuperabile, ma non per Robbi.</p>
<p>D&#8217;altro canto, per il big event di ieri, è stata ritirata fuori una vecchia teoria (copyright di Davide Vecchi): quella, secondo la quale i tre bigliettini suicidari &#8211; scritti di proprio pugno da Rossi &#8211; non sarebbero stati stati scritti il 6 marzo, ma un paio di giorni prima (il 4 marzo Rossi mandò la famosa mail, all&#8217;allora Ad di MPS Viola, con su scritto : &#8220;Stasera mi ammazzo davvero!&#8221;). Il povero Rossi, dunque, era da un paio di giorni che girava per Siena con le lettere suicidarie addosso (in tasca?), oppure le aveva buttate nel cestino dell&#8217;ufficio e lasciate lì (ma non era così discreto?).</p>
<p>Ergo, alla fine della fiera lo stesso Presidente Vinci ammette &#8211; contrastando in pieno la vedova e la sua narrazione &#8211; che Rossi era effettivamente in pieno contesto suicidario (cutting, mail con volontà suicidaria a Viola, tre biglietti alla moglie in cui si scusa per l&#8217;imminente suicidio), quindi tutt&#8217;altro che &#8220;centratissimo&#8221;: però era tutta roba del 4 marzo, suvvia, in 48 ore aveva recuperato alla stragrande&#8230;</p>
<p>Veramente significativo anche il video: che non ha pretese scientifiche neanche per lo stesso Vinci, peraltro, ma &#8211; attraverso l&#8217;Ia &#8211; è opera del demiurgo dottor Manghi, quindi per noi diventa all&#8217;istante validissimo, anzi davvero risolutivo. Se arriva in un&#8217;aula di Tribunale, sbanca.</p>
<p>Anche perché, dopo che per anni ci è stato detto che la dinamica del suicidio con esitazione sarebbe stata poco credibile, se ne è finalmente trovata una che lo è assai di meno, e di questo si deve ringraziare il geriatra, dottor Manghi.</p>
<p>Ah, giusto per inciso: il tavolino davanti al Rossi, nel video, è pressoché vuoto, quasi sgombro; nella realtà, ampiamente documentata, era invece pieno di cose, compreso un bicchierino con un goccio di acqua dentro: durante la (inesistente, non a caso) colluttazione, non sarebbe stato spostato niente di niente. Giustamente, meglio fare lavorare l&#8217;Ia senza creare troppi intralci alla propria narrazione.</p>
<p>Insomma, come si è sempre detto e scritto anche per tante altre questioni: chi vuole credere alla più grande bufala italiana del XXI secolo, ci creda pure, è il bello della libertà e della democrazia (pagata da tutti, fra l&#8217;altro); la documentazione concreta ed effettuale, nonché la razionalità ed il manzoniano buon senso, però, stanno sic et simpliciter da un&#8217;altra parte&#8230;</p>
<p>Ps Oggi inizia la due giorni delle Strade bianche: siamo tutti contenti e felici di questa festa dello sport (che ci gusteremo su Raidue), la quale sa valorizzare al meglio &#8211; o semplicemente far conoscere &#8211; alcuni scorci del meraviglioso territorio in cui risiediamo: se poi i ciclisti stessi prendessero in considerazione il fatto &#8211; per dirne una &#8211; che esistono anche a Sienina i sensi unici o cose simili, sarebbe meglio, ma tanto si è capito da anni che, fino all&#8217;incidente serio, non accadrà niente.</p>
<p>In questo fine settimana lungo, dunque, il turismo sportivo &#8211; relativa novità senese &#8211; è al suo apogeo: 20 anni fa, era pressoché inesistente. Tornando in conclusione alla kermesse di ieri in Archivio di Stato, data la presenza in loco di Michele Placido, ci auguriamo che anche il progetto di una fiction (della quale, peraltro, si vocifera da anni) sul Caso Rossi sia finalmente in agenda, da parte di chi di dovere; solo che, per come si sono ormai messe le cose, il film non potrebbe superare la giornata di ieri&#8230;</p>
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