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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>Usa-Cina, Papa Leone, Bufala Rossi (e 3 Ps senesi)</title>
		<link>http://www.ereticodisiena.it/2026/05/16/usa-cina-papa-leone-bufala-rossi-e-3-ps-senesi/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2026 09:39:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog, fra geopolitica, Bufala Rossi at alia; mentre Putin, dopo la ridicola tregua unilaterale per la sua triste parata del 9 maggio, ha subito ripreso a fare Putin &#8211; sventrando palazzi di civili, all&#8217;interno di un bombardamento durato circa 30 ore su Kiev -, ben sapendo che i morti ucraini [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog, fra geopolitica, Bufala Rossi at alia; mentre Putin, dopo la ridicola tregua unilaterale per la sua triste parata del 9 maggio, ha subito ripreso a fare Putin &#8211; sventrando palazzi di civili, all&#8217;interno di un bombardamento durato circa 30 ore su Kiev -, ben sapendo che i morti ucraini non fregano niente ad alcuno, la settimana è stata assai intensa per almeno altre due ragioni, sulle quali lo spendere qualche parola non è, forse, del tutto inutile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;INCONTRO FRA TRUMP E XI</p>
<p>L&#8217;evento di Politica estera della settimana è stato, senza alcuna ombra di dubbio, l&#8217;incontro, sul suolo cinese, fra il dittatore Xi ed il Presidente Donald Trump: evento che verrà probabilmente replicato il 24 settembre sul suolo statunitense.</p>
<p>Xi ha capito benissimo &#8211; sin dal 2017, quando Trump andò a Pechino durante la sua prima presidenza (parecchio meno peggio della attuale, come detto plurime volte) &#8211; come lusingare e vellicare al meglio il narcisismo del Presidente: grandi coreografie, per farlo sentire importante (non solo per ciò che rappresenta: proprio come persona in quanto tale), una accoglienza insomma da consumato anfitrione quale il dittatore cinese sa essere.</p>
<p>Gli ha poi tirato fuori financo la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;, e chissà cosa The Donald avrà colto della dotta citazione storiografica del leader cinese: giacché, magari, che Sparta ed Atene fossero poleis della Grecia classica, magari quello sì, ma quanto alla figura ed al ruolo di Tucidide ci stupiremmo di una conoscenza diretta dell&#8217;autore de &#8220;La guerra del Peloponneso&#8221; (ci si potrebbe accontentare che lo conoscesse il Segretario di Stato Rubio: cosa non certo sicura, ma possibile).</p>
<p>All&#8217;atto pratico, a quello che è trapelato &#8211; visto che non ci sono state conferenze stampa ufficiali, o documenti &#8211; dalle parole dei due, si capisce che si è concretizzato meno di quanto ci si aspettasse: niente di niente sull&#8217;Ucraina, ci mancherebbe; buoni propositi, ma niente più, sulla pace in Iran; &#8220;fantastici&#8221; accordi economici e commerciali fra Cina ed USA, rimasti però nell&#8217;ombra.</p>
<p>L&#8217;unica cosa assolutamente certa, è che Xi ha detto al remissivo Trump che Taiwan è cosa sua, e che gli USA non si azzardino ad interferire più di tanto. Ribaltamento clamoroso, dunque, della diplomazia stars and stripes: fino ad oggi, erano gli USA che andavano dai cinesi e dicevano loro di stare calmi e buoni con la antica Formosa, ora, invece, avviene l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>Fossi un residente di Taipei, non dormirei sonni tranquillissimi: e meno male che il Trump bis doveva essere tutto proiettato in chiave anticinese, eh&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PAPA LEONE E LE ALABARDE&#8230;</p>
<p>Esattamente nelle stesse ore in cui i due leader delle massime potenze mondiali &#8211; anche militarmente parlando, sia ben chiaro &#8211; erano insieme a discettare sul nuovo mondo, Papa Leone XIV entrava alla Sapienza, l&#8217;Università romana la quale, una ventina di anni or sono, aveva clamorosamente negato l&#8217;accesso a Benedetto XVI. Altri tempi, si dirà; noi siamo contenti di questo riavvicinamento fra mondo universitario e Vaticano: la contrapposizione francamente aveva poco senso.</p>
<p>Durante il suo discorso solenne, il Papa agostiniano ha detto chiaramente che l&#8217;Europa sbaglia &#8211; e sbaglia di brutto &#8211; ad investire in armi, tagliando in sanità ed istruzione; in piena continuità con il magistero di Francesco, e per il sollucchero dei Conte, dei Fratoianni e dei Tomasi nazionali (il Rettore di Unistrasi &#8211; del quale a breve torneremo ad occuparci &#8211; la sera stessa, ospite come di abitudine di monna Lilli, si è infatti subito allineato al papale pensiero).</p>
<p>Visto che è sempre un dire che l&#8217;Europa fa acqua da tutte le parti &#8211; e spesso così è, non si può negare l&#8217;evidenza -, visto che è sempre più palese il disimpegno USA dal Vecchio continente (per ultimo, 4mila militari americani, destinati in Polonia, non sono arrivati a destinazione), visto infine che purtroppo non ci pare che si stia inverando l&#8217;auspicato Paradiso irenico in terra, cosa dovrebbe dunque fare l&#8217;Europa? Non dovrebbe cercare di non essere più il nano politico-militare che oggettivamente è?</p>
<p>Stupisce dunque che un Papa, che ha come modello principale una figura come Agostino &#8211; per il quale la cosiddetta &#8220;guerra giusta&#8221; esisteva, eccome se esisteva (ne abbiamo parlato anche in settimana in Biblioteca) &#8211; porti avanti un pacifismo integrale, senza ma e senza se, eliminando financo la possibilità della deterrenza. Allontanandosi da Sant&#8217;Agostino stesso, lo si ribadisce.</p>
<p>Se proprio le armi, in quanto tali, lo schifano a priori, potrebbe per coerenza rinunciare al munitissimo presidio di polizia che lo Stato italiano gli garantisce, a spese nostre, contro il rischio attentati. Giacché è bene si sappia &#8211; visto che ormai non si può dare alcunché per scontato &#8211; che non sono le guardie svizzere a difendere l&#8217;incolumità del Papa: i tempi di Carlo V e del Sacco di Roma sono finiti da circa 5 secoli, mentre Porta Pia, con i bersaglieri di Raffaele Cadorna, è del XX settembre 1870&#8230;</p>
<p>Ci si vuole difendere con le alabarde delle guardie svizzere, forse?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COMMISSIONE ROSSI: CONTINUA IL POP CORN MOMENT</p>
<p>Martedì è andata in scena l&#8217;ennesimo passaggio a vuoto della Commissione di inchiesta bis sul Caso Rossi: sono stati auditi prima il giornalista di inchiesta &#8211; lo dice lui &#8211; Carmine Gazzanni (quello di Far west, per capirsi), poi Nicola Alfieri, ex Direttore della filiale di Viadana della Banca popolare di Puglia e Basilicata, in videocollegamento (con tanto di fantozziani problemi tecnici per il collegamento stesso: nessuno è perfetto, suvvia&#8230;).</p>
<p>Partendo dal Direttore di banca, egli ha smontato, da par suo, ciò che era stato detto dal collaborante Cortese la settimana prima, facendo presente che in banca qualsiasi Direttore non è un dominus assoluto, ma ci sono svariati livelli di controlli e responsabilità.</p>
<p>Ma il punto di palla resta sempre quello: anche se avesse ragione al 100% l&#8217;ex &#8216;ndranghetista Cortese, per quanto concerne ciò che accadde a Siena quel 6 marzo 2013, lo scenario non cambierebbe di mezza virgola, giacché tutto il presupposto della pista mantovana-ndranghetista si fonda su una deduzione creato dalle &#8220;elucubrazioni&#8221; (smentite da almeno tre consulenti, tanto autorevoli quanto indipendenti) dell&#8217;ormai mitico smanettone Maurizio Montigiani.</p>
<p>Ergo, la Commissione potrà anche scoprire che, a Viadana e dintorni, gli &#8216;ndranghetisti, in combutta con i bancari, mangiavano i bambini, previa bollitura: ma tutto ciò non riguarda &#8211; non riguarda proprio in alcun modo &#8211; i fatti del marzo 2013 a Siena. Non ci vuole neanche molto a capirlo, ma da una parte c&#8217;è chi proprio non ci arriva, e dall&#8217;altra, soprattutto, ci sono coloro ai quali fa comodo &#8211; invece di ammettere gli errori fatti &#8211; continuare ad inseguire fantasmi, non potendo sputtanare pubblicamente se stessi&#8230;</p>
<p>Per lo scrivente, è stata ben più stimolante &#8211; specialmente per capire come funzioni oggi il cosiddetto giornalismo di inchiesta in Italia -, l&#8217;audizione di questo Carmine Gazzanni di Far west (Raitre), autore dello scoopone del Giusti, identificato &#8211; a novembre 2025 &#8211; come l&#8217;uomo del vicolo (con la premessa che, in redazione, loro lo sapevano già da prima, eh: però, da giornalisti seri e garantisti, non hanno voluto intralciare i lavori della Commissioni, vuoi mai che si ledesse qualche diritto&#8230;).</p>
<p>Nato ad Isernia nel 1989, questo Gazzanni rappresenta il prototipo del giornalismo di inchiesta nostrale; scrive in svariate testate (anche di linea editoriale diversa), passa da un programma all&#8217;altro, perché il farsi uno stipendio serio oggi è, in questo mondo,  cosa ardua: su questo, pienissima solidarietà al nostro Gazzanni. Il quale peraltro già nel 2020 aveva capito che il filone della cronaca nerissima è quello vincente, e da qui un suo libro sulla povera Sarah Scazzi.</p>
<p>Il suo metodo &#8211; a quello che ci ha squadernato lui stesso in Commissione &#8211; è quello aggressivo, stile ienesco: lui e le sue due colleghe vanno a cercare le potenziali fonti a casa ed al lavoro (come accaduto al prima citato bancario, che ha parlato di &#8220;assalto&#8221;), e se quello magari si inalbera per le modalità della &#8220;intervista&#8221;, vuol dire che ha qualcosa da nascondere. &#8220;Sono impressioni&#8221;, precisa subito  Gazzanni, e comunque lui agisce per il diritto di cronaca, suvvia. Tutelano le fonti (loro), oscurandole: bravissimi; magari, stessa tutela ci vorrebbe per le persone tirate in ballo da queste stesse fonti, se si può osare chiedere ciò ad un rampante pluripremiato giornalista di inchiesta. Ma di certo le fonti usate per i servizi a Siena saranno state vagliate in modo rigorosissimo.</p>
<p>Autentica scena cult dell&#8217;audizione, ad perpetuam rei memoriam: per fare vedere che lui il suo lavoro di ricerca e di vaglio critico l&#8217;ha svolto davvero al meglio (come peraltro indicato dal codice deontologico del giornalista professionista), ad un certo punto Gazzanni ha detto esplicitamente che una circostanza, da lui scoperta nella sua inchiesta, era stata financo &#8220;confermata da Giovanna Ricci&#8221;. La quale, prendendo la palla al balzo, lo ha subito dopo lodato da par suo, con la consueta lucidità terminologica e continenza verbale: &#8220;Bravo Carmine &#8211; Ntrangheta tra Siena e Mantova. Assassini e criminali incalliti. Depravati drogati e ladri&#8221;. Saranno soddisfazioni, per il Gazzanni&#8230;</p>
<p>En passant, prima di chiudere: possibile che la straordinaria Commissione bis &#8211; quella che è arrivata, laddove neanche la prima era giammai approdata &#8211; non riesca a trovare e conseguentemente audire l&#8217;ottimo Antonio Muto? Questo sarebbe uno dei due killers di Rossi &#8211; come da mitico filmato presentato dalla Commissione -, indicato dalla succitata Giovanna Ricci anche nella sua audizione del 7 aprile (indimenticabile!). Il geometra Gili dice di averlo conosciuto, sebbene per meri motivi di lavoro: e sentitelo, no?</p>
<p>Il Signore &#8211; non lo si ripeterà mai a sufficienza &#8211; conceda dunque lunga e proficua vita a questa Commissione, alla quale, ancora una volta, si augura di cuore buonissimo lavoro. Pop corn, pop corn, pop corn&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Altri due eventi stimolanti, in settimana, nella Sala storica della Biblioteca, dallo scrivente condotti: lunedì, si presenta il volume &#8211; piccolo, ma assai denso &#8211; di Orlando Paris (&#8220;Pensare l&#8217;odio L&#8217;umano di fronte all&#8217;estremo&#8221;), con Giulia Maestrini a duettare con l&#8217;autore; mercoledì &#8211; dopo lo scoppiettante incipit della rassegna sulla battaglia di Camollia con Duccio Balestracci, mercoledì scorso &#8211; Ettore Pellegrini parlerà, con la sua grande competenza sull&#8217;argomento, dell&#8217;architettura senese del XVI secolo, militare e civile.</p>
<p>Ps 2 Grandi polemiche &#8220;socialiste&#8221; sulla decisione di eliminare la dizione &#8220;Santa Maria alle Scotte&#8221;, a favore di una più manageriale; va da sé che il punto di palla è il concreto funzionamento della struttura, non certo le questioni nominalistiche: eppure, ciò premesso, francamente non si capisce il perché del volere recidere un legame &#8211; religioso, storico, culturale in senso lato &#8211; con il Santa Maria della scala. Questo, davvero, non lo si capisce&#8230;</p>
<p>Ps 3 Sulla morte dei 5 italiani durante la fatale immersione alle Maldive (immersione peraltro motivata da ragioni di studio, nell&#8217;ambito di una spedizione collegata all&#8217;Università di Genova), una notissima figura di intellettuale senese, sui social, pare avere scritto quanto segue: &#8220;Sono stati degli idioti. Fighetti idioti&#8221;. Chi sarà stata, di grazia?</p>
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		<title>Zanardi, Biennale, Bufala-Rossi (e 3 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2026 07:55:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: ancora in pieno stallo la questione Hormuz (e meno male che, secondo Trump, l&#8217;Iran ha la Marina militare completamente distrutta, altrimenti&#8230;), e con il tour papalino-governativo del Segretario di Stato USA Rubio che è andato come da copione (con Rubio che si prepara alla futura competizione con Vance per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog: ancora in pieno stallo la questione Hormuz (e meno male che, secondo Trump, l&#8217;Iran ha la Marina militare completamente distrutta, altrimenti&#8230;), e con il tour papalino-governativo del Segretario di Stato USA Rubio che è andato come da copione (con Rubio che si prepara alla futura competizione con Vance per la leadership del post Trump), noi ci dedichiamo ad altri tre argomenti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ALEX ZANARDI: COME MORIRE (E RISORGERE) DUE VOLTE</p>
<p>In questi tempi perigliosi e sommamente divisivi, pur nel lutto è cosa davvero rinfrancante, il trovare una persona che metta d&#8217;accordo tutti (chissà se qualche poveretto avrà fatto comunque il bastian contrario, sui social&#8230;): Alex Zanardi, con la sua morte, ci è riuscito.</p>
<p>L&#8217;uomo che è morto due volte, ma ha saputo risorgere in entrambe le occasioni; la prima volta, dopo l&#8217;incidente da pilota &#8211; non in Formula 1, dove era stato un onesto mediano e niente di più -, quel 15 settembre 2001, in Germania: il mondo era ancora frastornato dalla tragedia delle Torri gemelle, ma quell&#8217;incidente, che gli costò entrambe le gambe, ce lo ricordiamo tutti. Gli fu data financo l&#8217;estrema unzione, poi &#8211; dopo 16 operazioni e 7 arresti cardiaci! &#8211; piano piano tornò alla vita. Non poteva certo più fare il pilota di Formula 1, lui che l&#8217;aveva frequentata a lungo, pur provenendo da una famiglia semplice, senza i soldi che danno più facile accesso a quel circo.</p>
<p>A quel punto, uno si trova davanti di fatto due strade, due vite antitetiche fra cui scegliere: l&#8217;autocommiserazione, il non uscire più da casa, il richiudersi in se stesso; ovvero il darsi, con slancio ed ogni energia, ad una seconda vita. Pensando a se stessi e agli altri, anche solo con l&#8217;esempio.  Zanardi scelse la seconda via, diventando come ben noto un campione paraolimpico di handbike: non aveva drammaticamente più le gambe? In compenso, aveva sviluppato una muscolatura straripante della parte superiore, dalla cintola in su. Ex malo bonum. Le lacrime delle due vittorie a Rio de Janeiro, nel 2016, furono l&#8217;apice del successo della sua seconda vita. Ma era riuscito a fare anche gare di triathlon: nuoto, handbike e 42 chilometri di maratona in carrozzella. Giusto per non farsi mancare alcunché&#8230;</p>
<p>Poi, l&#8217;incidente in handbike del 19 giugno 2020, verso Pienza: il camionista che lo travolge &#8211; del tutto incolpevolmente, peraltro -, la lunga e laboriosissima degenza alle senesi Scotte, seguita da tutta l&#8217;Italia appena uscita da quel lock down che proprio lo sport all&#8217;aria aperta, invece che sollecitare, aveva ottusamente vietato; in qualche modo, Zanardi ha sfangato anche questa, anche se, poi, l&#8217;ultimo lustro è stato quasi tutto un passaggio fra ospedali e cliniche varie, ma sempre con al fianco l&#8217;amato figlio e la moglie Daniela, capace come poche &#8211; a quanto si sa &#8211; di tutelare ad un tempo privacy e vicinanza al marito.</p>
<p>Retorica, certo, il dire che è stato un autentico esempio; con Zanardi, però, il rischio della retorica si può anche correre: perfino con l&#8217;handbike&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>POLEMICHE SULLA BIENNALE: L&#8217;ESEMPIO DEL 1977</p>
<p>Che la questione della Biennale non sia stata gestita al meglio da Pietrangelo Buttafuoco, pare non si possa dubitare (nonostante l&#8217;incondizionato appoggio di Salvini e della nutrita fila di filoputiniani all&#8217;amatriciana); la questione non è certo la russofobia (si voleva discettare di Tolstoj o Cechov, di grazia?), come vogliono fare credere in tanti furbettini: si tratta della elementare distinzione fra Arte e propaganda, oggi in Russia coincidenti. Buttafuoco &#8211; intellettuale che leggiamo sempre volentieri &#8211; ha fatto finta di non capirlo, pur sapendolo benissimo.</p>
<p>Oggi &#8211; sulla Piazza Rossa &#8211; va in onda l&#8217;ennesima parata militare che falsifica furbescamente la Historia, presentando Mosca come il Bene vittorioso sul Male nazifascista (giustissimo militarmente, ci mancherebbe), ma senza alcun cenno al Patto fra Hitler e Stalin di quel 23 agosto 1939 (espunto dai programmi scolastici putiniani, non a caso): Patto che toglie ogni valenza etica al sacrificio di milioni e milioni di russi (ed ucraini, peraltro) contro il nazifascismo; quei russi sono morti &#8211; per capirsi &#8211; solo per difendere la loro Patria, invasa da quell&#8217;Hitler di cui, fino al giugno 1941, erano stati leali alleati. Che Putin prenda per il sederino i suoi, nulla quaestio; che lo faccia con gli altri, anche no&#8230;</p>
<p>A chi poi dice &#8220;no alla Russia, ma diniego anche per Israele&#8221;, ai pro Pal che anche ieri hanno manifestato in laguna, si può agevolmente rispondere che in Israele il dissenso è democraticamente garantito: nell&#8217;Arte, e financo nelle piazze, come dimostrano le manifestazioni che si susseguono, fin davanti a casa del Premier Netanyahu (da criticare su tantissimo, ed in modo forte ed incisivo: ma non risulta essere censore di intellettuali ed artisti). In Russia, questo non accade, proprio no.</p>
<p>In più, questa Biennale è stata una occasione perduta: che bello, se Buttafuoco avesse organizzato una programmazione tipo quella voluta da Carlo Ripa di Meana, nel 1977; la Biennale che aprì agli artisti della dissidenza sovietica, suscitando l&#8217;opposizione del Pci di allora (inizialmente favorevole, poi richiamato all&#8217;ordine da Mosca), nonché del Pcus stesso. Facendo sapere al mondo che esistevano artisti ed intellettuali che si mobilitavano contro il potere dittatoriale comunista. Un colpo da maestro per Bettino Craxi, nella sua fase politica ascendente e pregovernativa. Questa sì &#8211; se Buttafuoco avesse avuto davvero coraggio -, che sarebbe stata una Biennale memoranda, come ancora viene ricordata quella del 1977: questa, passerà invece alla Historia per altro, e ce ne dispiace assai&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI: LEZIONE DI &#8216;NDRANGHETA (MA CHE CI AZZECCA?)</p>
<p>Martedì c&#8217;è stata una audizione davvero significativa (per il più volte richiamato &#8220;pop corn moment&#8221;), all&#8217;interno dei lavori della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: quella del collaborante di &#8216;ndrangheta, il pluriomicida Angelo Salvatore Cortese. Uno che ha avuto un ruolo fondamentale nel fare conoscere l&#8217;invasiva penetrazione della mafia calabrese in Emilia e Lombardia (Processo Aemilia): è uno che conosce le persone, i luoghi, le dinamiche. Sa bene (peraltro, cosa nota a chiunque si occupi giornalisticamente di questi argomenti) che la &#8216;ndrangheta non ha tanto il problema di fare soldi, ma di riuscire a riciclarli al meglio. E a Viadana c&#8217;era una filiale di una banca &#8211; non Monte dei Paschi, peraltro &#8211; che a suo dire era specializzata in tutto ciò. Pensate un po&#8217;&#8230;</p>
<p>Benissimo, anzi malissimo, perché sono cose assai brutte: ma cosa ci possa azzeccare, in concreto, con la morte di David Rossi, davvero non si capisce, se non prendendo per buona la ormai notissima &#8220;elucubrazione&#8221; di Maurizio Montigiani &#8211; datata 2015, dice lui &#8211; sul mitico 4099009, frutto delle sue fole da investigatore autoproclamato, ma purtroppo smentita fragorosamente non solo da due tecnici dell&#8217;ufficio legale della Tim (mai sentiti in nessuna Commissione, perché avrebbero fatto chiudere i lavori, verosimilmente), ma ancora più sfacciatamente sputtanato &#8211; in tutto e per tutto: basta sapere leggere l&#8217;Italiano &#8211; dalla stessa consulenza finale della Commissione di inchiesta I. Tre fonti qualificatissime demoliscono la teoria del Montigiani (raccattata per sua stessa ammissione su Google, sic), ma la Commissione bis (smentendo la prima, fra l&#8217;altro) gli crede: contenti loro, contenti tutti.</p>
<p>Ah, incidentalmente cercando, viene fuori che questo Cortese era stato arrestato nel 2005: 8 anni (anni, non settimane) prima del suicidio di Rossi; e lui stesso, ci ha tenuto subito a precisare che di Siena e di Rossi niente di niente sa, come era del tutto ovvio che fosse. Nemmeno se glielo dice Davide Vecchi &#8211; il giornalista responsabile della prima riapertura del Caso Rossi -, che la pista mantovana non ci azzecca niente con la morte di Rossi, il Presidente Vinci si smuove: non c&#8217;è verso, la chiave di tutto, per lui, è Viadana. La &#8220;elucubrazione&#8221; del Montigiani omnia vincit&#8230;</p>
<p>Bene, continui pure così, Presidente ed onorevole Vinci: che a noi non fa altro che un gran piacere; fra qualche mese, Deo juvante, si farà uscire un libercolo, con tutte le autentiche chicche della Commissione bis e dei suoi autorevolissimi supertestimoni (impossibili da smentire, fra l&#8217;altro, essendoci verbalizzazioni ed audioregistrazioni, autentica manna dal cielo): più si continua con queste piste, dunque, più lo scrivente se ne rallegra. Ottima anche l&#8217;ideona di ascoltare la donna sopravvissuta al serial killer De Pau: chapeau!</p>
<p>Se poi anche alla famiglia Rossi va bene che il proprio congiunto sia abbinato a brutte storie di mafia, se loro non hanno niente da eccepire sul fatto che, di Rossi stesso, si chieda conto a chi si è autoaccusato di 8 omicidi, che dire? Altre famiglie, farebbero fuoco e fiamme per tutelare l&#8217;immagine del defunto congiunto, questi invece cercano solo la Verità, eh: meglio loro, dunque. Di certo, da lassù, il riservatissimo &#8211; in vita &#8211; David Rossi sarà oltremodo lieto, di essere accostato di continuo alla &#8216;ndrangheta, a soldi laidi in valigette nere e a robetta similare. Di nuovo complimentoni, a tutti.</p>
<p>Continuate pure così, e buon pop corn agli altri; ricordando solo una cosetta: non esagerate, che i pop corn sono pregni di insano sale e giacché il meglio &#8211; date retta allo scrivente &#8211; deve ancora venire&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Garlascheide: si va verso la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, a questo punto certa (la richiesta, si intende); le captazioni, da parte della cimice, dentro la sua stessa macchina &#8211; quella in cui dice di avere visto i video intimi della vittima e di Stasi &#8211; è senza dubbio assai suggestiva, per quanto non certo risolutiva; ed anche l&#8217;intercettazione ambientale del padre di Sempio sullo scontrino di Vigevano è davvero mortifera, nei confronti del figlio&#8230;</p>
<p>Staremo a vedere. Di certo, c&#8217;è una cosa: quando ci sono casi come questo, il segreto istruttorio non esiste più, facciamocene una santa ragione. Tutto viene dato in pasto alla opinione pubblica. Il contenuto di quelle captazioni dell&#8217;indagato Sempio, nonché quella del padre, non sarebbero dovute venire fuori, se non eventualmente in una aula di Tribunale. La Legge non è uguale per tutti, neanche in questo senso&#8230;</p>
<p>Ps 2 Ci ha lasciato Evaristo Beccalossi, regista dell&#8217;Inter anni Ottanta: fantasista estroso, amante del dribbling, centrocampista che non trovò spazio in Nazionale (chissà se lo troverebbe oggi: un po&#8217; lento era, in effetti); celebre la gag del comico Paolo Rossi, per ricordargli i due rigori sbagliati &#8211; nello spazio di una manciata di minuti- in una partita di coppa nel 1982. Beccalossi sapeva stare al gioco, con l&#8217;autoironia delle persone intelligenti: oggi &#8211; come scrive Gramellini sul Corriere della sera di giovedì &#8211; se un comico prendesse di mira un calciatore, chissà la canizza dei social, nonché la reazione del giocatore stesso: querela o vittimismo ad oltranza?</p>
<p>Ps 3 Giovedì, intorno all&#8217;ora di pranzo, è uscita la notizia &#8211; piuttosto clamorosa, sia consentito dire &#8211; della candidatura a Mangia d&#8217;oro, da parte dell&#8217;Università, dell&#8217;Amministratore delegato di Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio. Il quale era rimasto del tutto isolato nel momento in cui Caltagirone lo aveva estromesso dalla banca; poi, dopo la vittoria del 15 aprile &#8211; della quale tutti ci siamo rallegrati, sia chiaro &#8211; è stato invece tutto una gara a chi si dimostrava più lovaglista degli altri. Mah.</p>
<p>Parlando anche per interesse personale (qualcuno ricorderà che, dalla Sala storica, lo scrivente aveva lanciato la candidatura di Mauro Lusini, nell&#8217;ottobre 2025, poi propugnata dalla sua Giraffa), non si può non essere almeno un po&#8217; amareggiati: Lovaglio si è di certo meritati i complimenti, e merita da parte del territorio tutto l&#8217;appoggio, personale ed istituzionale, di cui necessita per il suo complesso lavoro. Il Mangia, però, sarebbe un&#8217;altra cosa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Minetti, Carlo III,bufala Rossi: tris di inizio maggio</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2026 10:38:06 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale con il blog, dopo la celebrazione del 1 maggio (Festa rimasta in calendario durante il Terzo Reich, come ci dilettiamo di ricordare ogni singolo anno); settimana intensa su molti fronti, in particolare sulla questione mediorientale, con in più fra lo sparatore  ebreo arrestato a Roma (vicenda assai preoccupante, anche perché forse non così isolata) e consueta crisi fra Flotilla e Marina militare israeliana (con gli israeliani a violare palesemente acque internazionali, da una parte; e la risibile pretesa dei flotillanti, alle prese con il loro rave marino, di farsi scortare dalla Marina nazionale, sic).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RE CARLO III NEGLI STATES</p>
<p>Fra humor e aplomb british, re Carlo ha gestito in modo pressoché ottimale &#8211; per giudizio unanime degli osservatori &#8211; la sua visita negli States insieme alla regina: solo lui poteva ottenere una esplicita ammissione di invidia da parte di Trump, il quale ha ricordato quando la sua mamma (scozzese) gli diceva di stare zitto, davanti alla tv, perché parlava Queen Elizabeth II. Mozione degli affetti.</p>
<p>King Charles, fra l&#8217;altro, oltre a toccare qualche tasto all&#8217;insegna della captatio benevolentiae di prassi, non si è certo tirato indietro rispetto ai tre temi più divisivi, all&#8217;interno della special partnership GB-USA: l&#8217;Ucraina, la Nato, la guerra in Iran. Ha detto pressoché le stesse cose del Premier Starmer, ma lui a Trump sta simpatico, per tanti motivi: quindi, nessun problema, anzi.</p>
<p>A dimostrazione del fatto che in Trump la politica &#8211; tanto estera, quanto interna &#8211; è relazione metapolitica, è simpatia o antipatia: la visita di Carlo III lo dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse stato bisogno.</p>
<p>Solo pochi giorni prima, Trump aveva di fatto minacciato &#8211; per contrastare Starmer, ed al contempo lusingare Milei, a Trump simpaticissimo &#8211; di riaprire il delicatissimo fascicolo Falkland (Malvinas, per Baires): un qualcosa di assolutamente dirompente.</p>
<p>Davanti a Carlo III, si è fatto dire nel muso che &#8211; senza gli inglesi &#8211; loro, gli americani, parlerebbero ancora francese (allusione storica  alla Guerra dei 7 anni, di cui non osiamo pensare cosa Trump effettivamente sappia). Non male, nell&#8217;anno del 250esimo anniversario dell&#8217;Independence day&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CASO MINETTI: NESSUNO NE ESCE RAFFORZATO&#8230;</p>
<p>Il migliore scoop di fine aprile è stato quello de Il Fatto, con Travaglio il quale &#8211; smessi in questo caso i panni del filoputiniano &#8211; ha aperto il vaso di Pandora, tramite Thomas Mackinson, dell&#8217;affaire Minetti: che è un affaire da cui esce bene, per l&#8217;appunto, solo e soltanto Il Fatto (altra cosa è il discorso, su questo argomento, di Report: lì, ad oggi, Ranucci pare essere stato avventato). I tentativi de Il Giornale e di Libero di ridimensionare il tutto, si scontrano con le prese di posizione sia del Quirinale che della Procura milanese.</p>
<p>Sulla Minetti, crediamo ci sia ben poco da aggiungere: senza nessun moralismo verso la ex igienista dentale più bella d&#8217;Italia, già le due condanne &#8211; fra le quali anche una per peculato, sic: non le bastava la carica pubblica, di grazia? &#8211; erano più che sufficienti per darne un ponderato giudizio. Certo che appellarsi alla privacy del figlio, a fronte di ciò che sta uscendo sulle modalità dell&#8217;adozione, è giusto cosa da Minetti, ecco&#8230;</p>
<p>Non ne esce certo bene, in questo caso, neanche la Procura milanese, la quale aveva sì fatto i suoi controlli, ma perimetrati solo a livello nazionale, mentre forse si poteva capire che il fulcro del problema fosse all&#8217;estero: di non essere stati fino in fondo &#8220;perspicaci&#8221;, lo ha detto la stessa Procuratrice generale, la dottoressa Nanni.</p>
<p>Quanto al Ministro Nordio, sapete cosa se ne pensa in redazione: si ritiene un errore grave sic et simpliciter l&#8217;averlo nominato come tale, ed ogni giorno di più ci si conferma in questa convinzione (il top di aprile è stata la sua teoria sulla accettazione della corruzione, purché in modica quantità: inarrivabile&#8230;).</p>
<p>Infine, pur sapendo quale sia il suo effettivo raggio d&#8217;azione, non possiamo esimerci dal dire che anche il Presidente Mattarella avrebbe potuto vigilare di più, per così dire: e meraviglia che la grazia fosse stata concessa, a febbraio, nel silenzio più generale. Un assordante silenzio che &#8211; se ci possiamo permettere &#8211; dal Quirinale non ci si sarebbe aspettati&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI: VECCHI SMONTA IL TANDEM MONTIGIANI-RICCI</p>
<p>Davide Vecchi è colui che si arroga il ruolo di giornalista che ha fatto riaprire (mediaticamente e politicamente) il Caso Rossi: per lui, ovviamente, è un grande titolo di merito, per altri &#8211; quorum ego &#8211; è l&#8217;esatto contrario; di certo, però, il suo primo libro sull&#8217;argomento lanciò &#8211; poi abbinato al lavoro delle Iene, che lui sempre ringrazia, sic &#8211; a livello mediatico, nel senso omicidiarista, il Caso, per poi approdare alla prima Commissione di inchiesta parlamentare (2021), della quale lui stesso fu consulente.</p>
<p>Martedì scorso, è stato chiamato dalla Commissione di inchiesta bis (chissà se ci sarà la ter: troppa grazia, dai&#8230;), per dare il suo contributo di conoscenza al guazzabuglio inestricabile in cui si è impelagata la Commissione presieduta dall&#8217;ottimo Gianluca Vinci. Da notare che il Presidente lo ha presentato come &#8220;giornalista&#8221;: e va benissimo, per uno che è passato da L&#8217;Espresso ed Il Fatto alla direzione del destrorso Il Tempo (di cui è stato financo Direttore); il problema è che forse &#8211; anzi, neanche tanto forse &#8211; il Presidente avrebbe potuto aggiungere che oggi Vecchi, pur restando giornalista, fa altro: da qualche settimana, infatti, egli ricopre l&#8217;incarico di &#8220;Responsabile Comunicazione e strategia del Ministero dei trasporti&#8221;, ma molti scrivono che di fatto è il consulente per la comunicazione della Lega, voluto in modo diretto da Salvini. Non si sarebbe potuto (dovuto) specificare questo particolare, all&#8217;inizio dell&#8217;audizione di martedì? Per il Presidente Vinci, in tutta evidenza proprio no&#8230;</p>
<p>Ad ogni buon conto, Davide Vecchi da par suo ha saputo galleggiare in modo mirabile &#8211; cosa in cui è magister -, prendendo tre piccioni con una fava (minuscolo, si capisce): ha difeso se stesso ed i suoi due libri sull&#8217;argomento, sostenendo che lui non sposa tesi &#8211; ci mancherebbe, eh -, però non è stato suicidio; in secondo luogo, sempre all&#8217;insegna della laudatio di se stesso, ha lodato la nuova Commissione, ma anche la prima di cui era come detto consulente (cosa che ha indispettito il Presidente Vinci, il quale è convinto che la sua Commissione sia mirabilmente arrivata alla Verità, come mai nessuno prima); in terzo luogo, ha fatto diligentemente il leghista: l&#8217;onorevole Matone &#8211; Lega &#8211; gli ha chiesto dell&#8217;eventuale coinvolgimento dell&#8217;allora leghista Fava (in seguito, Assessore all&#8217;Agricoltura della Lombardia), e lui ha detto con chiarezza che niente di niente porta verso di lui o Mantova.</p>
<p>Fra l&#8217;altro, dicendo cosa del tutto sacrosanta, e smentendo platealmente il tandem Giovanna Ricci-Maurizio Montigiani, i quali infatti malissimo ci sono rimasti. Sui social, mi riferiscono che l&#8217;autorevolissima Giovanna Ricci abbia fra le altre cosette scritto che &#8220;Vecchi ha omesso tante cose. Vergogna&#8221;. Vecchi non è corrotto, depravato e ricattato come altri (lo scrivente è ricattato, ma ci sta anche corrotto, perché no?), ma poco ci manca: il Tribunale della Ricci non guarda in faccia alcuno, e passare dalla &#8220;vergogna&#8221; da omissione al grado successivo, è giusto un attimo.</p>
<p>L&#8217;audizione del Vecchi, insomma, ha certificato la completa e definitiva fine della, fino ad ora granitica, unità del fronte antisuicidio: e, anche solo per questo, sarebbe cosa assai notevole. Siamo al pop corn, come anticipato: si attaccano l&#8217;uno con l&#8217;altro&#8230;</p>
<p>Ah, quasi si dimenticava: il Presidente Vinci nulla ha chiesto a Davide Vecchi a proposito delle tre lettere suicidarie, scritte da Rossi, in tutta evidenza, poco prima del suicidio; ergo, la nostra previsione in tal senso &#8211; più volte messa nero su bianco sul blog &#8211; si è dimostrata fallace: cosa che da una parte ci dispiace (ma tanto nessuno aveva voluto scommettere denaro sonante, suvvia!), mentre dall&#8217;altra ci fa anche parecchio piacere. Vuoi vedere che &#8211; anche se nessuno lo ammetterà mai, ci mancherebbe &#8211; quella domandina gliela abbiamo bruciata proprio noi della redazione? Ai posteri, forse, l&#8217;ardua sentenza&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps L&#8217;impresa del maratoneta kenyano Sebastian Sawe ha davvero quasi dell&#8217;incredibile: correre una maratona sotto le due ore (trenta secondi in meno!), sembrava cosa da fantasport, da atletica distopica; salvo un generale impazzimento dei rilevatori, è invece accaduto: e la cosa ai limiti dell&#8217;incredibile è che anche il secondo &#8211; un etiope semisconosciuto &#8211; è sceso lui stesso sotto le due ore. La Londra di domenica scorsa ha visto inverarsi ciò che non si poteva neanche concretamente immaginare: in tempi così cupi, un raggio di sole&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Russia vs Italia (e bufala Rossi)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:56:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento con il pezzo settimanale del blog: vista la mia conferenza ad hoc di lunedì (visibile sul sito della Biblioteca comunale, come sempre), e le accuse mediatico-politiche russe contro la Premier Meloni (dunque contro l&#8217;Italia tutta), come si fa a non scrivere di questa nuova puntata della guerra ibrida della Russia putiniana versus l&#8217;Italia? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento con il pezzo settimanale del blog: vista la mia conferenza ad hoc di lunedì (visibile sul sito della Biblioteca comunale, come sempre), e le accuse mediatico-politiche russe contro la Premier Meloni (dunque contro l&#8217;Italia tutta), come si fa a non scrivere di questa nuova puntata della guerra ibrida della Russia putiniana versus l&#8217;Italia?</p>
<p>In attesa che si liberi, in qualche modo, lo stretto di Hormuz: cosa assai ardua, ma che soprattutto non farebbe tornare &#8211; tutto e subito &#8211; al pre 28 febbraio. Fra impianti distrutti e fiducia minima da ricostruire, prepariamoci &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; ad un ritorno a ciò che mancava dal 1973, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SOLOVYEV, QUELLO CHE DOVEVA ANDARE DA GILETTI</p>
<p>Nei giorni scorsi, si è parlato assai delle offese &#8211; tanto espliciti quanto volgari &#8211; vergate dal &#8220;giornalista&#8221; moscovita (classe 1963) Vladimir Solovyev; offese che fanno il pari con quelle rivolte ad altri esponenti politici italiani, tipo Pina Picierno, nonché al Presidente Mattarella stesso: perché il conduttore televisivo russo è bipartisan, attacca a destra e a sinistra. L&#8217;armamentario è quello classico della Operazione militare speciale: l&#8217;Ucraina è un covo di nazisti, ergo chi la aiuta è nazista anche lui o lei, e trattandosi della Meloni, ovviamente, lei è nazifascista.</p>
<p>Solovyev ha il dente un po&#8217; avvelenato, giacchè le sue due italiche villone lacustri gli sono state sequestrate dopo il 2022 (purtroppo, temiamo sia stato un caso piuttosto isolato), e quindi il suo di solito raffinato giudizio politologico potrebbe essere stato influenzato da un po&#8217; di vago malanimo in tal senso, ma sono dettagli.</p>
<p>Come al solito, non ci preoccupa tanto Solovyev in quanto tale, ma il Solovyev che è in noi (molti di noi) italiani: questo propagandista putiniano dichiarato &#8211; il quale non si è fatto le ossa leggendo, studiando e scrivendo, ma facendo tutt&#8217;altro (fondò nei Novanta una società di apparecchi per discoteche, con fabbriche in Filippine ed in Russia) &#8211; come si suol dire fa il suo: ed il suo, coincide tout court con il suo putiniano.</p>
<p>Ci fa riflettere di più altro, che ci è più vicino: per esempio, che Il Fatto di mercoledì 22 aprile (il giorno dopo le accuse), nella sua edizione cartacea, non abbia incredibilmente riportata la notizia, neanche di striscio (come si scrive sempre, se invece ci fosse sfuggita la circostanza, ce ne scusiamo subito, eh); per poi, il giorno dopo, darne fugace cenno nell&#8217;editoriale di Travaglio: il quale &#8211; dopo la condanna delle frasi (il minimo del minimo sindacale) &#8211; ci ammansisce sul fatto che un ambasciatore di uno Stato straniero non dovrebbe essere convocato per ciò che dice un &#8220;giornalista&#8221; del suo stesso Paese. Già, che vergogna che il povero Paramonov sia stato distolto dai suoi benemeriti compiti quotidiani, per perdere mezza mattinata a fare altro, invece di fare del bene (senza mai dire alcunché sugli attacchi informatici contro le infrastrutture italiane, in clamorosa acesa)&#8230;</p>
<p>Ed ancora di più, ci incuriosisce la circostanza che il 10 marzo scorso, l&#8217;ottimo Massimo Giletti volesse in tutti i modi intervistare Solovyev, prima di essere fermato (dopo anche l&#8217;intervento della succitata Picierno): perché capire la differenza fra un giornalista ed un autentico propagandista (di uno Stato come l&#8217;attuale Russia), per Giletti, è in tutta evidenza uno sforzo non praticabile.</p>
<p>In ogni caso, fallito il colpaccio dell&#8217;intervistona mancata a Solovyev, il felpato Giletti la settimana successiva si è immediatamente rifatto, con quello che rappresenta, in tutto e per tutto, lo scoop del 2026: l&#8217;immagine di Barbicone &#8211; postata da Francesco Giusti nel 2013 &#8211; in azione come defenestratore. Evento del 1371, ma sovrapponibile al 6 marzo 2013: come non averci pensato prima?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RUSSIA VERSUS UCRAINA (CHE RESISTE)</p>
<p>Dal punto di vista militare, nonostante i proclami del Fatto e di molti altri, l&#8217;Ucraina manu militari resiste, e da febbraio ha anche recuperato porzioni, in Donbass: porzioni minime &#8211; sia subito chiarissimo -, ma sufficienti per chiarire come il trend che dal 2023 va avanti (la Russia che implacabilmente, seppure in modo lento, avanza, a costo di perdite umane ingentissime), oggi non è più scontato. L&#8217;offensiva della primavera-estate spazzerà via quel 20% circa di Donbass ancora in mano agli ucraini? Possibile, certo, e ne prenderemo atto; facendo sommessamente notare come, per i Solovyev di casa nostra, questo &#8220;trionfo&#8221; era già nei fatti due anni fa (Putin, con ottimismo trumpiano, lo dava per certo entro e non oltre il 2023, sic).</p>
<p>Certamente aiutatissimi dall&#8217;Occidente ed oggi dall&#8217;Europa in particolare (sbloccato il maxifinanziamento da 90 miliardi, in queste stesse ore), gli ucraini sono diventati una potenza militare di prim&#8217;ordine, capace anche di essere autarchica su molti aspetti, oltre ad avere sviluppato un know how oggi &#8211; come si è visto sin da marzo scorso &#8211; richiesto dalle monarchie arabe in funzione anti-Iran: a Kiev, da più di 4 anni sono infatti abituati a rapportarsi con i droni iraniani &#8211; i  tristemente famosi Shahed -, lanciati dai russi.</p>
<p>Non solo droni e missili a medio e lungo raggio, per gli ucraini: anche nel campo della robotica militare, infatti, sono stati fatti grandi passi avanti; Kiev ha penuria di uomini al fronte, e grazie a questi robot-combattenti conta di potere arrivare ad un 30% di presenze umane in prima linea in meno, entro il 2026.</p>
<p>Abbiamo insomma, da questo punto di vista, due Presidenti &#8211; Putin e Trump -, i quali hanno iniziato due guerre epocali, con una sola &#8211; ma cruciale &#8211; caratteristica comune: quella di avere sottovalutato il nemico e le sue capacità resistenziali.</p>
<p>Entrambi, cercano un guizzo finale da potere sbandierare come vittoria: e, per fare questo, temiamo siano disposti se non a tutto, comunque a moltissimo (già il fatto che si parli di codici nucleari negati al Commander in chief è, a dir poco, assai inquietante). Cosa che, in tutta franchezza, ci fa dire che questo primo terzo di 2026 è stato certo assai duro, ma i due terzi seguenti potrebbero essere assai peggiori&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL 25 APRILE DIVISO (E DEUCRAINIZZATO)</p>
<p>Come già scritto e detto ogni singolo anno, si ribadisce oggi &#8211; in modo più convinto che mai &#8211; che il 25 aprile dovrebbe ricordare &#8211; e giustamente celebrare! &#8211; il 25 aprile del 1945: l&#8217;insurrezione e la vittoria contro il nazifascismo; tutto ciò che vada contro questo perimetro, è oggettivamente una mera strumentalizzazione, basata sul presentismo politico (meglio ancora: partitico) del contesto dato.</p>
<p>Quest&#8217;anno, se del caso, si può aggiungere, come corollario necessario, la fondamentale questione degli 80 anni dal primo voto delle donne, nonché della vittoria repubblicana contro la monarchia al Referendum del 2 giugno 1946: senza quel 25 aprile 1945, va da sé che non ci sarebbe stato il Referendum, e poi la Costituzione stessa.</p>
<p>Ma il presentismo, ancora una volta, domina in modo mefitico su tutto: fino al clamoroso epilogo di Milano &#8211; città decisiva, nel processo resistenziale -, in cui si arriva al paradosso dei due cortei, con comizi distinti e separati; il Sindaco e l&#8217;Anpi da una parte, i &#8220;pacifisti&#8221; pro Pal dall&#8217;altra: a memoria, è la prima volta che accade.</p>
<p>Con un autentico paradosso. In uno dei due cortei, probabilmente parlerà un palestinese (e di certo ci saranno decine e decine di bandiere palestinesi): vale a dire di un popolo che, in quel 1945, tutto era, fuorché antinazista. Totale disallineamento rispetto a quel 25 aprile 1945, dunque. Il passato riletto con le lenti dell&#8217;oggi, insomma.</p>
<p>Ah, giusto per restare in tema: il 1945 viene dunque riletto alla luce del presente, eppure non c&#8217;è spazio alcuno per l&#8217;Ucraina, né in una piazza né nell&#8217;altra; come peraltro dal 2022, che nessuno manifesti a favore di Kiev e della sua resistenza di fronte all&#8217;invasore, ci mancherebbe altro!</p>
<p>Gli ucraini, infatti, a sentire Putin e Solovyev sono tutti nazisti, fino al midollo: detto da chi non solo li ha invasi (come era solito fare Hitler), ma li ha aggrediti ed invasi avendo come propria punta di diamante militare, nel 2022, i mercenari della Brigata Wagner, notoriamente esperti di musica classica&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps sul Caso Rossi (rectius: bufala Rossi); in una settimana sfornita di audizioni &#8211; cosa che ci lascia tanto sorpresi, quanto sgomenti ed in piena astinenza da Commissione -, due sono le notizie notevoli.</p>
<p>L&#8217;audizione del giornalista Davide Vecchi è stata posticipata dal 20 al 28 aprile; resta comunque da verificare la scommessa di cui si è scritto nell&#8217;ultimo pezzo sul Caso Rossi (quello del 18 aprile). Siamo infatti piuttosto sicuri che, oltre a qualche ovvia chiacchiera di contesto, la ciccia sarà in quella occasione soprattutto vertente su questo: il tentativo di accreditare l&#8217;idea della scrittura delle 3 lettere suicidarie il 4 marzo, invece che il giorno stesso del suicidio (6 marzo); scommettiamo, di grazia?</p>
<p>Secondo elemento, sul quale ovviamente si tornerà: Francesco Giusti ha cambiato la sua strategia difensiva, dopo mesi in cui è stato di continuo tirato in ballo come uomo del vicolo, per le sue supposte &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221;, da testimoni che si commentano da soli. Siamo solo all&#8217;inizio, di questa nuova fase: occhio solo, nelle prossime settimane e mesi, a non fare scorpacciate di pop corn, mi raccomando&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lovaglio, Magyar, ed un eroe dei nostri giorni (con 2 Ps)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 10:13:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E questo, invece, è il pezzo per così dire generalista: che non poteva proprio mancare, suvvia! Pensare che non ci sarà &#8211; per ragioni di tempo &#8211; un approfondimento sulla clamorosa rottura fra Trump ed il Papa Leone (e di conseguenza, quella fra Meloni e Trump): ma si può pensare di non riparlarne, a breve? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E questo, invece, è il pezzo per così dire generalista: che non poteva proprio mancare, suvvia! Pensare che non ci sarà &#8211; per ragioni di tempo &#8211; un approfondimento sulla clamorosa rottura fra Trump ed il Papa Leone (e di conseguenza, quella fra Meloni e Trump): ma si può pensare di non riparlarne, a breve? Vediamo anche cosa accadrà dalle parti di Hormuz: i mercati alla pace credono, lo scrivente un po&#8217; meno, ma i mercati sono più importanti&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DI LOVAGLIO: AMARO LUCANO&#8230;</p>
<p>Ciò che è accaduto mercoledì in casa MPS, in effetti, ha quasi dell&#8217;incredibile, se rapportato a ciò che era successo a marzo (2026, non chissà quando!): l&#8217;ex Amministratore delegato Luigi Lovaglio licenziato, si decide a presentare la sua candidatura, partendo da una lista che aveva circa l&#8217;1% del capitale. Strada piuttosto in salita, per così dire&#8230;</p>
<p>Poi, attraverso il favor del gruppo Delvecchio (17%), e di BPM (vicino alla Lega), nonché quello dei fondi norvegesi e del colosso Black rock, le cose sono cambiate, fino al clamoroso ribaltone, rispetto ai pronostici marzolini e non solo, con Lovaglio il quale tornerà ad essere l&#8217;Ad della banca fu sanese. Il manager di origini potentine, dunque, è l&#8217;autentico trionfatore del momento; chissà &#8211; mi scrive maliziosamente un amico montepaschino &#8211; quelle prime linee della banca che, caduto Lovaglio in disgrazia, non gli avevano neanche fatto una telefonata per riconoscergli l&#8217;onore delle armi (e qualche merito), ora come si comporteranno: problemi loro, si capisce.</p>
<p>La rielezione di Luigi Lovaglio è stata senz&#8217;altro favorita dal nuovo clima politico, post Referendum e di rottura con tante figure prima presentissime nel Pantheon meloniano, ed ora allontanate per istinto di sopravvivenza politica: oltre a Trump, in tutta evidenza, anche Francesco Gaetano Caltagirone. Un quotidiano &#8211; durissimo di solito con la Premier -, lo titola a caratteri cubitali: &#8220;Caltagirone mollato da Meloni&#8221; (Vittorio Malagutti, Domani 16 aprile, pagina 9). In questi campi, si trova sempre chi è più caltagironiano di te, nevvero?</p>
<p>Come già scritto, in questi contesti non è che ci sia il Bene contro il Male (ammesso che ciò invece valga in altri contesti: il discorso ci porterebbe assai lontano); esiste il male minore, rispetto a quello maggiore: e colui &#8211; il Calta &#8211; che contribuì a portare a Sienina l&#8217;affarone Antonveneta (allora essendo il primo azionista privato), e viste anche altre cosette su cui non entriamo per carità di Patria, per noi resta a priori il male maggiore.</p>
<p>Ergo, giusto così: bene per Lovaglio, ed un bell&#8217;amaro per Caltagirone. Lucano, ovviamente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DI MAGYAR</p>
<p>La vittoria ungherese di Peter Magyar, domenica scorsa, era stata ampiamente prevista dai sondaggi, ed è avvenuta: ma nessun sondaggio aveva previsto un successo così clamoroso ed eclatante. Finisce l&#8217;era Orban, durata 16 anni ininterrotti, con antipasto a cavallo fra XX e XXI secolo. Una autentica era, dunque.</p>
<p>Non si deve essere raffinati analisti di politica estera, per capire che è uno schiaffo sia a Trump &#8211; il quale si era esposto in modo plateale, mandando Vance in loco a fare campagna elettorale (doppia musata in pochi giorni, per il vicepresidente: Iran ed Ungheria, per l&#8217;appunto), ed ancora di più per Putin, per cui Orban rappresentava una autentica quinta colonna in seno alla Ue: forse non tutti sanno, fra l&#8217;altro, che il Ministro degli Esteri dell&#8217;esecutivo Orban è accusato di avere passato importanti documenti europei alla cricca putiniana, en passant.</p>
<p>Ad urne appena chiuse, in Italia è partito il consueto psicodramma, in cui è francamente difficile decidere chi abbia dato il peggio (o, forse, il meglio: la qualità politica questa è).</p>
<p>Nel campo meloniano, tutti a dire che queste votazioni dimostrano che l&#8217;Ungheria orbaniana non è stata una dittatura: chi perde, va a casa, e non ci sono scuse; ma chi ha mai detto che l&#8217;Ungheria era diventata una dittatura di stampo classico, novecentesco? Non sarebbe potuta restare neanche nell&#8217;Unione europea, fra l&#8217;altro, se lo fosse diventata. La migliore definizione di cosa fosse l&#8217;Ungheria orbaniana, l&#8217;aveva data Orban stesso: una &#8220;democrazia illiberale&#8221;. In cui, se una parte vince &#8211; soprattutto se stravince! -, l&#8217;altra parte va giustappunto a casa. Il video in cui la Premier sponsorizza la campagna elettorale di Orban (con anche Salvini, peraltro), resta agli atti, per così dire.</p>
<p>Per quanto concerne l&#8217;opposizione italiana, ovvia ed anche legittima la soddisfazione, ci mancherebbe; ma bisogna pur tenere conto che l&#8217;Ungheria post Orban sarà guidata da un ex orbaniano di ferro (pur convertito all&#8217;europeismo, fortunatamente), fortemente rigoroso contro l&#8217;immigrazione e iper tradizionalista-nazionalista. E soprattutto, esultare in modo trionfalistico &#8211; invece che sic et simpliciter prendere atto con soddisfazione &#8211; per la attuale situazione magiara è in effetti curioso, visto che a Budapest esistono ormai solo tre blocchi: il centrodestra di Magjar, la destra di Orban (sconfitta), nonché l&#8217;estrema destra (che non ha sfondato, ma è ben presente).</p>
<p>Dulcis in fundo: oggi che finalmente Orban se ne è andato, chiederà Ilaria Salis di essere processata in una Ungheria in cui è tornato il pieno Stato di diritto?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNO CHE NON SI GIRA DALL&#8217;ALTRA PARTE</p>
<p>Nello scorso fine settimana, in uno dei luoghi più centrali di Massa, c&#8217;era un signore di 47 anni &#8211; Giacomo Bongiorni -, il quale insieme alla sua compagna Sara ed al figlioletto di 11 anni stava mangiando in beata pace. Vede dei ragazzotti compiere atti teppistici, scagliando bottiglie ed altro contro una attività di kebab. Interviene, di certo lo avrà fatto in modo deciso, da persona incazzata per ciò che si stava appalesando davanti ai suoi stessi occhi. Picchiato dal branco &#8211; almeno 5,6 personcine -, continua ad essere colpito alla testa anche quando è a terra, ove viene lasciato, esanime. Muore davanti a Sara ed al figlioletto. Oggi, nella cattedrale di Massa, i solenni funerali.</p>
<p>Il branco ovviamente poi si dilegua. I 5 indagati (3 minori), una volta raggiunti, fanno sapere tramite l&#8217;avvocato essersi trattato di legittima difesa, e che secondo loro la vittima aveva tirato una testata (di cui non si ravvisa traccia nelle telecamere, e della quale nessun ragazzo porta i segni, a quanto si sa).</p>
<p>La mamma &#8211; romena, madre di Alin Carutasu &#8211; chiosa subito essere una tragedia &#8220;ma mio figlio è un bravo ragazzo&#8221;. Il padre, si spinge oltre, avallando la tesi della testata fantasma. Un caso di immigrazione davvero perfettamente riuscito: la famiglia è diventata arciitaliana; in Romania, allo scrivente illo tempore capitò di vedere &#8211; a Sibiu &#8211; dei carcerati che lastricavano il selciato di una strada del centro, con una quarantina di gradi di caldo umidissimo&#8230;</p>
<p>Giacomo Bongiorni &#8211; senza alcuna retorica, che come noto non alberga in questo blog &#8211; è un autentico eroe dei nostri tempi: poteva ovviamente fregarsene, come avrebbe fatto la gran parte delle persone. Per poi magari andare, sui social, a stigmatizzare con veemenza l&#8217;accaduto: con piena ragione, sia chiaro. Sempre meglio della totale indifferenza.</p>
<p>Poteva chiamare le forze dell&#8217;ordine, certo: la soluzione più razionale e plausibile; peraltro, soluzione a rischio anche quella: se lo avessero visto o sentito, i ragazzotti lo avrebbero verosimilmente aggredito lo stesso.</p>
<p>Giacomo Bongiorni, invece, ha scelto la soluzione individuale (non individualistica), quella più a pelle e rischiosa: ed ha pagato per la sua stessa vita, a fronte del nichilismo esistenziale &#8211; condito da violenza gratuita ed eccessiva &#8211; che oggi la cosiddetta società (dalle famiglie alla scuola) tende sempre, sistematicamente, a coprire.  Fino a quando, drammaticamente, si trova a dover coprire se stessa: di vergogna&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Due lutti pesanti nel mondo dello sport, due figure di atleti che lo scrivente &#8211; a suo tempo &#8211; seguiva in modo morboso: a neanche 50 anni, in un beffardo incidente stradale nella sua Austria, ha perso la vita Alex Manninger, portiere di tante squadre europee di altissimo livello, nonché del Siena al suo top, una ventina di anni or sono. Finito di fare il portiere, si era messo a lavorare con il legno: persona concretissima, nonché un autentico signore in campo.</p>
<p>Ieri, è arrivata la notizia della scomparsa del cestista brasiliano Oscar Schmidt, per tutti Oscar: straordinario tiratore, aveva 68 anni. Ennesima conferma che è una sciocchezza, quella dei brasiliani tutto estro, nello sport: lui era sic et simpliciter una macchina da canestri, senza tanti fronzoli, se non appunto quello di una mano a dir poco mortifera. Essendo lo scopo del basket quello di metterla dentro, se poco vi sembra&#8230;</p>
<p>Ps 2 Per quanto riguarda l&#8217;attività presidenziale, segnalo giusto un paio di cosette: la prima, che lunedì lo scrivente terrà una conferenza sui 4 anni di guerra fra Russia ed Ucraina (Sala storica, ore 17,30, as usual), come piccolo antidoto a tanta disinformazione che gira (da tutte le parti, si capisce); giovedì, invece, si è svolto in Sala storica un altro evento sull&#8217;attualità geopolitica, dedicato alla Palestina: Gaza, ma anche la Cisgiordania. I due relatori &#8211; pur schieratissimi con le ragioni palestinesi &#8211; hanno saputo con pacatezza e con ampia documentazione (soprattutto nel caso di Fabio Lattanzio, il quale è stato anche osservatore delle elezioni in Cisgiordania nel 2006) trattare il complesso ed incandescente argomento.</p>
<p>Ricordo altresì che, a coloro i quali avevano montato tutta la polemica ai tempi della ospitata di David Parenzo, era stata dallo scrivente offerta la disponibilità della Sala storica (data prevista, il 7 marzo): ma i Tomaso Montanari e le Francesca Albanese pretendono solo platee allineate e plaudenti, e non si sono presentati. Quando pontificano a microfoni aperti, magari, qualcuno lo tenga presente&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bufala Rossi: il doppio pop corn del 14 aprile (e 2 Ps libreschi)&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 09:48:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro &#8211; almeno una parte di &#8211; che sta accadendo, in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana, duplice appuntamento bloggeristico-sabbatico: non si poteva non dedicare un pezzo monografico ai lavori della Commissione Rossi (oltre al resto del materiale, che si mette da parte per un qualcosa di complessivo, per così dire); al contempo, però, come tralasciare il tantissimo di altro &#8211; almeno una parte di &#8211; che sta accadendo, in giro per l&#8217;Italia ed il mondo? Ergo, fra pochi minuti, andrà on line anche un secondo pezzo; ma non ci fate l&#8217;abitudine, cari lettori: questa doppietta, questo uno-due così ravvicinato, è davvero un primum, che resterà un unicum&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AUDIZIONE DI SERGIO RIZZO: LA VALIGETTA NERA</p>
<p>Martedì scorso, a Palazzo San Macuto, è andata in scena un tipico esempio di &#8220;ribollita&#8221;: è stata tirata fuori una cosa che è vecchia di 9 anni (2017!), non di 9 settimane o giorni; si tratta della incredibile &#8211; a livello prettamente etimologico &#8211; storiella fornita dall&#8217;avvocato Luca Goracci sia alle Iene &#8211; le quali ovviamente la ripresero in pompa magna (novembre 2017) -, che al pur valido Sergio Rizzo.</p>
<p>Il quale la ha ripercorsa per filo e per segno, pur con i legittimi &#8220;non ricordo&#8221; dati dal trascorrere del tempo; credo di potere dire che Sergio Rizzo &#8211; giornalista di lunghissimo corso, fra Corriere della sera e Repubblica; saggista, autore fra gli altri, insieme a Stella, del fortunatissimo &#8220;La casta&#8221; -, se potesse tornare indietro nel tempo quell&#8217;articolo non lo riscriverebbe: ma questa &#8211; sia ben chiaro &#8211; è una mia impressione, ci mancherebbe altro. Quandoque bonus dormitat Homerus: qualche volta anche i migliori padellano, per tradurre in modo maccheronico&#8230;</p>
<p>Per cercare di difendere una vicenda che non a caso non è mai stata presa seriamente in considerazione da alcun investigatore (non di quelli da salotto o da social), giustamente Rizzo ha cercato di valorizzare l&#8217;unico elemento potenzialmente (molto potenzialmente) salvabile in quel marasma di inverosimiglianza (Antonio Muto &#8211; il quale secondo Goracci poi non era neanche la persona che gli si era presentata davanti, ma questo lo capì dopo, sic &#8211; che si divincola dalla morsa degli aggressori nel vicolo, è forse il momento apicale, l&#8217;apogeo del tutto): la famosa valigetta nera, di cui l&#8217;avvocato Goracci parla da anni ed anni (lo ha detto anche con me, illo tempore, come avrà fatto con decine di altre persone), la quale sarebbe stata vista all&#8217;ospedale, al capezzale del padre, anche dal fratello Ranieri.</p>
<p>Goracci ne parla, Ranieri lo riprende, sul punto della valigetta: e allora? Mettiamo anche che questa valigetta nera sia esistita (peraltro dentro ci poteva essere di tutto): e allora? Vedere un manager con una valigetta nera al polso, è come scorgere uno studente con una cartella con qualche libro dentro: e allora, si chiede per la terza volta? Che prova, che indizio sarebbe, di grazia?</p>
<p>L&#8217;idea sottesa &#8211; neanche poi tanto &#8211; era quella che David Rossi fosse dunque un autentico spallone, manovrato dal gruppo della birreria ed utilizzato dalla &#8216;ndrangheta (tesi esplicitata, proprio così, dalla Ricci, per esempio): ed è così che &#8211; grazie a questi popò di input investigativi &#8211; David Rossi passerà alla Storia, ormai. Come uno spallone, facente la spola fra Roma, Siena, Mantova e la Svizzera.</p>
<p>La famiglia &#8211; la quale dovrebbe querelare chiunque adombrasse solo la metà di ciò che in questa Commissione è stato sdoganato &#8211; invece di fare fuoco e fiamme per difendere l&#8217;onorabilità del defunto, per salvaguardarne la memoria post mortem, sentitamente ringrazia: l&#8217;unicità assoluta del Caso Rossi si nota anche da questi particolari&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AUDIZIONE (CULT) DEL GEOMETRA MANTOVANO</p>
<p>L&#8217;audizione cult della settimana &#8211; forse non solo della settimana &#8211; è stata senza alcuna ombra di dubbio quella che è venuta subito dopo l&#8217;intervento di Sergio Rizzo di cui sopra: si sta ovviamente parlando di quella del mitico &#8220;geometra Fiorenzo&#8221;, evocato ex abrupto dalla superteste Giovanna Ricci nei giorni pregressi. Subito individuato dai solerti funzionari della Commissione, il povero Fiorenzo Gili è stato dunque audito, in videoconferenza.</p>
<p>Dividiamo il tutto in due parti: prima quella seria, poi quella davvero faceta.</p>
<p>Per quanto concerne quella seria, l&#8217;averlo chiamato è stato l&#8217;ennesimo, tafazziano, boomerang, giacché ha smentito &#8211; dall&#8217;alfa all&#8217;omega &#8211; tutto ciò che, con la consueta sicumera, Giovanna Ricci aveva affermato; ha chiarito di avere conosciuto Marco Montesano solo molto dopo avere parlato con la Ricci, e giusto per meri motivi professionali (lei aveva invece istituito un link fra Montesano e Muto, dicendo di averlo saputo da lui, sic); ha poi detto di avere conosciuto Antonio Muto, come è ovvio che sia: lui, geometra ed amministratore di condomini, mantovano; l&#8217;altro, costruttore edile da anni residente a Mantova: pensate un po&#8217; che clamorosa stranezza, il conoscersi.</p>
<p>Fiorenzo in seguito ha detto, papale papale, di non avere mai conosciuto Rossi &#8211; se non dopo la sua morte, come milioni di italiani -, né di avere avuto alcun sentore delle cose che avrebbe riferito la superteste. Quanto alla &#8220;andrangheta&#8221; (dizione come noto prevalente in Commissione, eh), il mantovano riferisce solo che &#8211; dopo che la Ricci insisteva su Siena città in mano alla malavita calabrese &#8211; lui forse le disse che anche dalle sue parti se ne parlava, visto che c&#8217;era un processo in corso. Bastava avere uno smartphone o leggere distrattamente un quotidiano al bar, per esserne informati. Non esiste una singola circostanza legata potenzialmente a ciò che avvenne il 6 marzo 2013, la quale sia stata confermata dal geometra mantovano: neanche una.</p>
<p>Ah, per finire la parte seria ci sarebbe questo duplice particolare: la Ricci &#8211; a sentire Gili &#8211; si spacciava per dipendente MPS, o almeno dava a lui questa impressione (la Commissione non tarderà a chiedergliene conto, si immagina); in più, fra i due non c&#8217;è stato nessun incontro faccia a faccia, solo 3,4 telefonate dopo contatti in una non meglio precisata chat: ed allora come faceva a dire Giovanna Ricci che il geometra sarebbe stato alto un metro e ottanta centimetri? Anche su questo, immaginiamo che la Commissione &#8211; ed a strettissimo giro di posta &#8211; chiederà lumi alla superteste: la quale è capace di riconoscere &#8211; da lontano, al buio, con immagini certo non nitide &#8211; uno dalle &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; (Francesco Giusti), ed è capace financo di dirci l&#8217;altezza di un tizio, senza averlo mai visto dal vivo. Fenomenale: che le Procure italiane prendano Giovanna Ricci come consulente fissa!</p>
<p>C&#8217;è infine la parte definibile come faceta (per noi che la osserviamo da lontano, soprattutto, visto che la privacy qui è morta e sepolta): mettiamoci nei panni di questo povero uomo qualunque, il quale si vede all&#8217;improvviso sbattuto sulle pagine della stampa della sua città, nonché convocato da una Commissione parlamentare di inchiesta. E per cosa, di grazia?</p>
<p>Il tutto, per riferire &#8211; per esclusivo &#8220;merito&#8221; di lei &#8211; dei contatti telefonici di una decina di anni prima con una pressoché sconosciuta, la quale &#8211; invece di parlargli delle bellezze di Sienina, della sua arte pittorica, della sua meravigliosa Cattedrale o magari dei pici all&#8217;aglione &#8211; non fa altro che fracassargli gli zibidei parlando di infiltrazioni malavitose, birrerie corrotte, gente scaraventata dalla finestra del proprio ufficio e complottismi di ogni genere. Un incubo, autentico.</p>
<p>Fiorenzo dice che, in quel frangente, stava concretamente pensando di venire a fare una gita a Siena, mai vista prima (era stato a Casciano di Murlo, che gli era piaciuto tantissimo): guarda caso, dopo le 3,4 telefonate con Giovanna Ricci, ha prudentemente desistito, ha rinunciato a venire a Sienina. Come dargli torto, di grazia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PREVISIONE DI UNA AUDIZIONE DELLA PROSSIMA SETTIMANA&#8230;</p>
<p>Se confermato, lunedì prossimo il giornalista professionista &#8211; oggi, però, nello staff comunicativo di Salvini &#8211;  Davide Vecchi sarà audito dalla Commissione sul Caso Rossi: e già il fatto che venga audito uno che di fatto svolge oggi un ruolo politico attivo, nella sua quotidianità professionale, basterebbe per fare capire tutto e per finirla qui. Di che si parla, insomma?</p>
<p>Ma noi vogliamo provare a fare una sorta di scoop, addirittura uno scoop preventivo: vi diciamo &#8211; e ve lo diciamo con più di 48 ore di anticipo &#8211; quale sarà l&#8217;argomento principale dell&#8217;audizione. Certo, si parlerà anche di altro, va da sé: Vecchi conosce l&#8217;argomento, ci ha scritto un paio di libri sopra ed altro ancora; ma state tranquilli: la ciccia sarà quella che vi stiamo per dire&#8230;</p>
<p>Vale a dire che la chiacchierata con Vecchi avrà come momento decisivo questo: cercare di retrodatare la scrittura dei tre (dicasi tre!) bigliettini, inequivocabilmente suicidari, scritti da David Rossi &#8211; la prova inconfutabile del suicidio, di ogni suicidio &#8211; ad un paio di giorni prima, cioè al 4 marzo 2013. Perché proprio al 4 marzo? Perché quello è il giorno della famosa mail &#8211; da Vecchi ben conosciuta &#8211; in cui il povero Rossi scrive a caratteri cubitali che &#8220;questa volta mi ammazzo sul serio&#8221;, con caterva di punti esclamativi a rafforzare il tutto.</p>
<p>Il Vecchi, sin dal suo primo libro, adombra il fatto che quei bigliettini siano stati scritti non nei minuti pregressi del suicidio &#8211; come ogni tipo di esperienza e mera logica investigativa impongono -, bensì prima. Tesi a dir poco esilarante, ma più che necessaria per depotenziare la verità suicidaria; e tesi che, infatti, non solo nessun magistrato &#8211; né inquirente, né giudicante &#8211; ha mai preso neanche alla lontana in considerazione, ma che nella Commissione I si era qualche volta al massimo affacciata, ma senza concreta convinzione e soprattutto successivo sviluppo (se ne parlò anche durante la mia audizione &#8211; 16 settembre 2021 -, in uno scontro verbale con Sherlock Migliorino, sic).</p>
<p>Oggi, invece, questa straordinaria (nel senso davvero etimologico del termine) ipotesi torna di dirompente attualità: ergo, il Vecchi andrà in Commissione, e confermerà che, per lui, quei biglietti erano del 4 marzo, comunque non del 6. Si accettano scommesse: come sempre, pronti anche a perderle&#8230;</p>
<p>Ps 1 Qualche suggerimento libresco per i prossimi giorni: essendo un galantuomo, mi permetto di pubblicizzare l&#8217;ultima, meritoria fatica editoriale della non figlia di David Rossi, Carolina Orlandi. Dopo un paio di altre prove editoriali (fra cui ovviamente un libro sul non padre, in cui &#8211; come più volte segnalato &#8211; smentisce la madre su un punto chiave del 5 marzo 2013), la Orlandi approda allo sport, al calcio in particolare: non sapevamo che ne fosse un esperta, ma in Italia in fondo chi non lo è, di grazia? Recensito financo dalla Gazzetta dello sport, infatti, è da poco nelle librerie (solo nelle migliori, però) &#8220;Fabrizio Miccoli, gloria e peccato di un campione&#8221;, scritto da lei e da Lorenzo Avola, in cui si ripercorre la vita di questo calciatore, assai talentuoso ma dalla vita travagliata. Carolina, ormai sempre più siciliana, pare essere proprio nell&#8217;isola a presentarlo: nei ritagli del tempo in cui rilascia interviste per chiedere a gran voce la riapertura del Caso Rossi, si capisce&#8230;</p>
<p>Ps 2 Per quanto riguarda invece lo scrivente, ecco il tris senese di appuntamenti per il romanzo &#8220;Quattro croci a Siena&#8221;; venerdì prossimo 24 aprile, nell&#8217;Oca (ore 18, Sala delle tira, Via Santa Caterina 81), introdotto dal Governatore Claudio Laini, da Enrico Toti e da Piero Fabbrini; martedì 28, alla libreria Rebecca in Pantaneto, in dialogo con Simona Merlo; infine, mercoledì 29 aprile (giorno dei tre simultanei delitti &#8211; immaginari &#8211; narrati nel giallo), nell&#8217;Aula magna storica dell&#8217;Università (Palazzo del Rettorato, per intendersi), ospite della benemerita Università popolare, introdotto da Mauro Civai. That&#8217;s all&#8230;</p>
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		<title>Iran, Vittorio Messori, Giovanna Ricci (e 2 Ps culturali)</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 09:53:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; in attesa delle cruciali elezioni magiare di domani &#8211; delle quali si darà ben conto, con calma, nel prossimo pezzo -, oggi si torna all&#8217;abituale format dei tre argomenti: la guerra in Iran (e Libano!); la scomparsa di un importante intellettuale cattolico quale Vittorio Messori, ed infine [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; in attesa delle cruciali elezioni magiare di domani &#8211; delle quali si darà ben conto, con calma, nel prossimo pezzo -, oggi si torna all&#8217;abituale format dei tre argomenti: la guerra in Iran (e Libano!); la scomparsa di un importante intellettuale cattolico quale Vittorio Messori, ed infine &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; un sintetico commento (in attesa di altro) della meravigliosa audizione di Giovanna Ricci in Commissione parlamentare sul Caso Rossi (la quale avrebbe di certo meritato un pezzo monografico, ed anche di quelli lunghi, ma insomma&#8230;).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRUMP: BASTAVA DARGLI IL NOBEL, SIC&#8230;</p>
<p>Chissà se la tregua in Iran diventerà una autentica pace, oppure degenererà in qualcosa di ancora peggiore &#8211; ben peggiore &#8211; di ciò che è stata per le pregresse 5 settimane: vediamo nelle prossime ore cosa accadrà in Pakistan, con premesse di partenza non fra le migliori.</p>
<p>Di certo, almeno per ora continua la guerra fra Israele ed Hezbollah in Libano, senza pietà per i civili. Diciamo soprattutto che, stando così le cose, l&#8217;impressione è che questa non sia stata affatto la &#8220;guerra che pone fine a tutte le guerre&#8221; in quel quadrante geopolitico, con un completo cambio di regime a Teheran (magari, ci fosse stato&#8230;), e la parte democratica dell&#8217;Iran verso il potere. Tutt&#8217;altro.</p>
<p>Su Netanyahu, segnaliamo giusto un aspetto, che rende la clamorosa complessità del contesto; sentite con quanta e quale veemenza il leader dell&#8217;opposizione politica a Bibi &#8211; Yair Lapid &#8211; lo critica, per l&#8217;accordo momentaneo con l&#8217;Iran (riportata dal Corriere della sera di giovedì, pagina 5): &#8220;Israele non era neanche vicino al tavolo, quando sono state prese le decisioni che riguardano la sua sicurezza nazionale&#8221;. Netanyahu, dunque, politicamente lapidato da Lapid per l&#8217;esatto contrario di ciò che gli viene rinfacciato dal resto del mondo (a noi pare con una certa ragione, peraltro): mentre nel resto del mondo Trump è accusato di subalternità a Bibi, questo stesso, invece, dal leader della sua opposizione israeliana è accusato di non avere toccato palla negli ultimi sviluppi.</p>
<p>Giusto per rendere la complessità: di un Israele, il quale oggi  &#8211; e più che mai dal 1948 al 2026 &#8211; risulta essere vittima di quella che Francesca Paci (La Stampa di ieri, pagg. 10-11) acutamente definisce la &#8220;sindrome di Masada&#8221; (evento storico del 73 d.C., nonché uso politico della Historia), sindrome che lo condanna all&#8217;isolamento diplomatico dal resto del mondo, USA trumpiani a parte&#8230;</p>
<p>Quanto a The Donald, si ribadisce quanto già scritto: forse si sta esagerando con le analisi psichiatriche su di lui (forse anche no), ma in ogni caso è evidente che se il Nobel per la Pace glielo avessero dato, lui non avrebbe mai attaccato l&#8217;Iran. Probabilmente, neanche il Venezuela di Maduro.</p>
<p>Se glielo avessero conferito (in modo immeritato, sia chiarissimo), verosimilmente si sarebbe fatto vedere &#8211; con Melania, bellissima e sorridente al fianco -, a mettere fiori nei cannoni, essendo stato il suo ego comunque gratificato quanto a ciò che voleva, fortissimamente pretendeva. Senza volere enfatizzare la questione, è ormai da tempo evidente che elementi per così dire metapolitici sono quelli davvero decisivi, per l&#8217;operato del Commander in chief&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA MORTE DI VITTORIO MESSORI</p>
<p>Il giorno del Venerdì santo, lo scorso 3 aprile, è morto Vittorio Messori, il più influente fra gli intellettuali cattolici dello scorcio fra XX e XXI secolo; solo oggi, nell&#8217;abbazia di Moguzzano, si celebrano &#8211; con un insolito nesso temporale &#8211; i suoi funerali.</p>
<p>Come i lettori potranno immaginare, fra lo scrivente e Messori c&#8217;era una distanza siderale, a livello di idee e di prospettive; oggi, volentieri, gli si tributa l&#8217;importanza che merita, e gli si riconosce la profonda conoscenza degli argomenti di cui trattava. Ciò detto, per molti aspetti (e non parlo in questo ricordo di un incontro personale, del quale preferisco omettere i dettagli) Vittorio Messori era una persona che tutto ispirava, fuorché simpatia: ovviamente, altri la penseranno in modo altro, ci mancherebbe.</p>
<p>Come ha scritto Alberto Melloni &#8211; lontano anni luce da lui &#8211; era soprannominato &#8220;Vittorso&#8221;, non a caso; e più che a Pascal, sarebbe stato da avvicinare &#8211; riconosco sempre a Melloni lo spunto &#8211; al neoconvertito Giovanni Papini.</p>
<p>Nel luglio 1964, a Torino, Messori infatti si convertì, e &#8211; come spesso avviene ai neoconvertiti &#8211; interpretò il Cattolicesimo in modo spesso radicale. Dopo il clamoroso successo di &#8220;Ipotesi su Gesù&#8221; (1976), fece scalpore anche il libro-intervista con l&#8217;allora Prefetto della Congregazione della Fede Joseph Ratzinger (il quale, illo tempore, mai si sarebbe pensato potesse diventare un giorno Papa): il suo (loro) &#8220;Rapporto sulla fede&#8221; (San Paolo editore) fu una sorta di manifesto antisecolarizzazione (già vincente, anche allora), con non pochi spunti critici nei confronti del Concilio Vaticano II.</p>
<p>Per Messori &#8211; come per Ratzinger, ovviamente &#8211; fides et ratio si possono armonizzare: prospettiva intollerabile per chiunque abbia davvero a cuore la razionalità; il ricordo, fra i tanti, va ad un Porta a porta in cui Messori (saranno stati i fine Novanta), pretendeva dimostrare, in modo del tutto razionale, la Resurrezione di Gesù. Est modus in rebus, suvvia!</p>
<p>In più, ed infine, credo che abbia giovato assai a Messori questo suo reiterato sbandierare che lui era stato l&#8217;allievo prediletto di Bobbio, di Galante Garrone e degli altri esponenti dell&#8217;intellettualità laicissima ed anticlericale torinese, fino alla prima ricordata conversione del 1964: una rendita di posizione da cui lui, con consumata abilità, ha tratto sempre un grande beneficio. Una verità biografica e spirituale, divenuta con i decenni financo una strategia di marketing&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GIOVANNA RICCI&#8217;S SHOW</p>
<p>Martedì 7 aprile 2026, terza audizione in neanche un anno (audita a rate, di grazia?) per Giovanna Ricci: l&#8217;ennesima testimonianza di lucidità e di civico coraggio della &#8220;disoccupata&#8221; (lo ha ovviamente detto lei: ma è tutta colpa della &#8220;banda della birreria&#8221;, sia ben chiaro) Giovanna Ricci. Qualche momento di tal fatta c&#8217;era già stato in marzo, e soprattutto nell&#8217;intensissimo tandem 31 marzo-1 aprile (di cui si è scritto nello scorso pezzo); con il 7 aprile, però, i lavori della Commissione bis (quella che è venuta a Siena, un mese fa, a dire assai baldanzosamente che &#8220;è la scienza, è la fisica che dice che è stato un omicidio&#8221;, sic) si sono finalmente avviati verso quel &#8220;pop corn moment&#8221;, il quale &#8211; è sin troppo facile capirlo &#8211; sarà quello dominante fino alla fine dei lavori. Ancora un annetto di puro spettacolo è garantito. Attenzione al rischio indigestione. Sia pur vero che il cittadino paga i lavori stessi, però il risultato, per chi guardi, è davvero indimenticabile: torno a suggerire di godersi &#8211; a chi non lo avesse ancora fatto, non sapendo cosa si perde &#8211; l&#8217;audizione della ex dipendente del Comune Giovanna Ricci, agevolmente reperibile on line.</p>
<p>Ci sarà tempo e modo per approfondire anche altro di questa memoranda audizione, ma almeno un paio di cosette &#8211; magari anche tre &#8211; fatemele scrivere subito, suvvia&#8230;</p>
<p>Nell&#8217;incipit della sua audizione &#8211; già cult, peraltro, per il profluvio di &#8220;non ricordo&#8230;è passato tanto tempo&#8221;, rispetto a cose cruciali, fatte mettere a verbale in precedenza da lei stessa, non da altri! -, il clou direi essere stato questo: la Ricci dice che Maurizio Montigiani le disse (non usa il condizionale) la sera stessa del 6 marzo che Rossi aveva appuntamento, a fine pomeriggio, con il fantomatico Antonio Muto nonché con i Commissario toscano della Lega Giovanni Fava (con il Giusti in versione autista del Fava, e Muto che invece arriva per conto suo in autostrada); tempo pochi minuti, ed arriva la secca smentita del Montigiani, registrata da Laura Valdesi sulla Nazione (8 aprile). Le &#8220;elucubrazioni&#8221; del Montigiani (le chiama lui così, sic), sarebbero in realtà cominciate verso il 2015, non certo la sera stessa della morte di Rossi (6 marzo 2013), quando fra l&#8217;altro tutti erano strasicuri del suicidio, a partire dalla moglie, dalla (non) figlia, dai fratelli (uno dei quali non a caso scrisse a questo blog, accusandomi fra le righe di essere il responsabile morale del suicidio: mai arrivate scuse, da quella sponda, figuriamoci).</p>
<p>Non essendo Montigiani un &#8220;indovino&#8221; (altra autodefinizione montigianiana, eh), il Montigiani stesso a caldo non poteva sapere che Rossi era stato ucciso: ci doveva arrivare attraverso le sue clamorose scoperte investigative, per mezzo delle sue assai raffinate &#8220;elucubrazioni&#8221; (un bancario sottratto all&#8217;attività investigativa, per la quale dimostra un autentico, inesplorato &#8211; almeno fino al 2015 &#8211; talento).  Ergo, non c&#8217;è bisogno di essere Sherlock Holmes, per comprendere come (almeno) uno dei due &#8211; o la Ricci, o il Montigiani &#8211; mente, dice il falso, in modo fra l&#8217;altro tanto goffo quanto spudorato. La Commissione, però, non convoca seduta stante il Montigiani, per chiedergli immediati lumi sulla questione (come non convoca Lorenza Pieraccini, per chiederle se abbia aperto o meno quella &#8220;strana&#8221; porta il 6 marzo 2013): basterebbe questo, per capire chi dei due abbia affermato il falso, nevvero? Da una parte, meglio così, intendiamoci: questi, più parlano e meglio è&#8230;</p>
<p>D&#8217;altro canto &#8211; giusto per cogliere fiore da fiore &#8211; ci sarebbe stato da chiederle su quali basi la Ricci abbia impunemente affermato (questo, nella audizione del 18 novembre 2025) che &#8220;Mingrone era il referente della &#8216;ndrangheta in Monte dei Paschi&#8221; (lo sa, l&#8217;ex manager MPS, di essere stato così definito? Chi lo conosce, lo avverta&#8230;); oppure, altra perla: chi siano le 4 &#8220;morti sospette&#8221;, oltre a quella di Rossi, dal 2000 ad oggi a Siena (tirate fuori sia il 18 novembre che il 7 aprile, senza che nessuno le chiedesse nomi e cognomi dei passati a miglior vita in modo sospetto, sic); infine,  nessuno è stato capace di fare  chiarire alla Ricci su quali basi fattuali Rossi &#8211; a dire della ex vigilessa &#8211; sarebbe stato un autentico spallone di soldi sporchi, laidi, passando in ingresso ed in uscita dalla Svizzera, sempre con valigette tenute ben strette in mano (audizione del 18 novembre, anche quella imperdibile). Per non dire &#8211; autentica chicca finale &#8211; di tale Marco Montesano: dalla Ricci definito un imprenditore a dir poco chiacchierato, mentre &#8211; salvo si tratti di omonimia &#8211; è stato un pezzo grosso della Banca agricola mantovana, settore legale. Nessuno le ha detto niente, nessuno le ha fatto dire da quali fonti avesse saputo questo ben di Dio informativo (non essendo lei nè giornalista, né scrittrice, né altro di collegabile ad una attività pubblica di ricerca e documentazione): sarà per la quarta audizione, suvvia&#8230;</p>
<p>Fermandoci per ora a questo (tocca anche a noi, il relazionare a rate), si aggiunge giusto questo: fra le varie chicche che siamo venuti a conoscere per mezzo dell&#8217;ottima Ricci, ve ne è una che la stampa non ha ripreso, ma che invece è (rectius: sarebbe) a dir poco clamorosa. Secondo lei, gli investigatori hanno sostituito il computer di Rossi, analizzandone invece post mortem un altro, non suo. Accusa gravissima, sul modus operandi degli inquirenti: ma non c&#8217;è verso, alla Ricci non sfugge niente. Dalle lunghe chiacchierate con il prefato Montigiani, con l&#8217;avvocato Luca Goracci, con l&#8217;ingegner Scarselli (anch&#8217;egli citato varie volte), insomma da questo autentico think tank (ovviamente incorruttibile, a differenza di tutti gli altri che gravitano intorno al Caso Rossi, i quali sono tutti, per lei, delinquenti, mascalzoni, depravati, ricattabili ed omertosi) è uscita anche questa convinzione.</p>
<p>Ah, scusate: resta solo da capire come mai nessuno del succitato think tank, in tutti questi anni, abbia sentito il dovere di avvertire la famiglia, nonostante la Ricci ed Antonella Tognazzi siano alla lontana financo imparentati (sempre detto da lei, ci mancherebbe).</p>
<p>Il think tank di cui sopra, dunque, sapeva che Rossi era stato brutalmente ammazzato, e si sapeva anche da chi, palo compreso (il Giusti, no?); nessuno, però, si è ricordato di dirlo ad Antonella Tognazzi, con la quale Giovanna Ricci non ha mai e poi mai parlato di questa drammatica verità (&#8220;non mi ha mai cercato&#8221;, fa mettere a verbale &#8211; riferito alla Tognazzi &#8211; la Ricci): pur conoscendola &#8211; ipsa dixit &#8211; sin dal 1981, ed essendo come detto lontanamente imparentata con la stessa.</p>
<p>Cari lettori, rinnovo quindi il consiglio: il &#8220;pop corn moment&#8221; è solo all&#8217;inizio, mangiatene però con moderazione, un anno è lungo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Giovedì mattina, ero ospite del Tg mattutino di Raitre Toscana &#8211; condotto dal buon Alberto Severi -, per parlare del mio romanzo &#8220;Quattro croci a Siena&#8221; (romanzo giallo, che nell&#8217;ultima decade di questo aprile avrà tre serrate presentazioni a Sienina, di cui ovviamente scriverò nel prossimo pezzo). Uscendo dallo studio, dopo la breve intervista, sono passato accanto al corridoio con gli spazi per le varie affissioni interne; c&#8217;era solo un quotidiano cartaceo, la cui prima pagina fosse esposta: secondo i lettori, quale era?</p>
<p>Ps 2 Aggiornamento sull&#8217;attività presidenziale: giovedì c&#8217;è stato, in Sala storica, l&#8217;intenso &#8211; inevitabilmente intenso &#8211; incontro con Giorgio Perinetti, il quale è venuto a presentare il suo libro sulla tragedia della morte, per anoressia acuta, della 34enne figlia; non era facile, per lui, trovare la lucidità e l&#8217;equilibrio per farlo: ma Perinetti ha svolto davvero al meglio il suo compito, cercando di fare capire che di questa malattia, meno si parla e peggio è. Per tutti, a partire dalle famiglie interessate: le quali non sanno come gestire questa autentica tragedia, per la quale non esiste &#8211; a differenza per esempio della depressione &#8211; alcun tipo di aiuto farmacologico.</p>
<p>La settimana prossima, record di eventi: ben 4, spaziando da Agatha Christie (ricordata dallo scrivente e da Roberto Nencini, a 50 anni dalla morte, lunedì), poi passando all&#8217;ultimo libro di Francesco Ricci (martedì, con l&#8217;introduzione di Alfredo Franchi), mentre mercoledì si presenta un volume assai interessante per gli appassionati del territorio (&#8220;Paesaggi in terra di Siena&#8221;, di Alessandro Dani e dell&#8217;Augusto padre, con Introduzione di Patrizia Turrini); giovedì, per concludere, un evento dedicato alla questione palestinese, con i contributi di Gabriele Viviani e di Fabio Lattanzio (uno che a Gaza è stato, a differenza di altri che non fanno altro che parlarne, a mala pena sapendo ove si trovi&#8230;).</p>
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		<title>Caso Rossi: la bufala inizia a sgonfiarsi (e 2 Ps senesi)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 09:16:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci all&#8217;appuntamento settimanale del blog: in attesa che Trump metta in concreta attuazione il suo &#8220;vasto programma&#8221; sull&#8217;Iran (riduzione allo stato della pietra della fu Persia: curioso, dopo che la guerra sarebbe stata da lui stravinta da un mese pieno&#8230;), aspettando l&#8217;evoluzione dei due Casi-Conte di inizio primavera (quello della incauta morosa del Ministro dell&#8217;Interno Piantedosi, nonché quello del pranzetto privato del leader dei 5stelle con l&#8217;ambasciatore privatissimo di Trump, scoperto grazie ad uno scoop di Fausto Carioti di Libero), come si fa, dopo siffatta settimana, a non tornare sul Caso Rossi? La bufala, finalmente, inizia a sgonfiarsi: e siamo solo all&#8217;inizio, tranquilli (ma i pop corn si possono già acquistare, suvvia)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I MEDICI LEGALI SMONTANO LA PERIZIA DELLA COMMISSIONE BIS</p>
<p>Martedì 31 marzo è andata in scena un passaggio davvero cruciale, all&#8217;interno della attività della Commissione Rossi bis: l&#8217;audizione dei tre medici legali che erano stati interpellati dalla Commissione originaria (dopo la consulenza dei quali, peraltro, sarebbe stato del tutto inutile creare nuove consulenze, sul tema specifico, visto che c&#8217;era già la cruciale consulenza della anatomopatologa Cattaneo: ma questo vale nel campo della razionalità e del buon senso, si capisce&#8230;).</p>
<p>In primo luogo, va dato (ben volentieri) atto ai tre consiglieri del Pd, i quali ne hanno richiesta la presenza: poi, va da sé che l&#8217;uscita del 13 marzo (quella dell&#8217;Associazione dei Medici legali italiani, che metteva in esplicito dubbio il Cv, come medico legale, del dottor Robbi Manghi, chiamato a fare il super consulente in questa Commissione), avrà pur dato una valida spinta in tal senso.</p>
<p>I tre medici legali auditi il 31 marzo &#8211; Vittorio Fineschi, Roberto Testi e Antonina Argo &#8211; hanno smontato la consulenza di Robbi Manghi: ovviamente, nell&#8217;Italia degli asini che sanno tutto, il parere di un medico specializzato in geriatria vale come quello di tre luminari della Medicina legale, ma in questo blog noi ci siamo sempre appellati a quella percentuale di persone (20%? Al massimo 30&#8230;), ancora raziocinanti e capace di farsi influenzare solo dai documenti e, nel caso di specie, dalla scienza.</p>
<p>Vittorio Fineschi &#8211; professore ordinario di Medicina legale alla Sapienza &#8211; ha contestato in modo esplicito e netto la frattura del capitello radiale, dunque l&#8217;estremità prossimale del radio (pezzo forte dello strepitoso video prodotto dalla Commissione, sic), dicendo che non si può produrre con un meccanismo di torsione (esattamente il contrario di ciò che da dicembre viene propalato: a media unificati, si badi); in più, si è spinto ad una sconfessione generale, proprio di metodo, sconfessando il modus operandi del dottor Manghi: &#8220;non ci siamo mai permessi di fare una produzione cinematica, perché le cinematiche sono soggettive. Le interpretazioni lasciano il tempo che trovano&#8230;&#8221;, con stilettata finale dedicata proprio a quel video, che sarebbe stata la prova (&#8220;cinematica&#8221;, forse meglio cinematografica) della dinamica di quel 6 marzo 2013.</p>
<p>Il medico legale Roberto Testi, da par suo, si è concentrato soprattutto sulla ecchimosi sul palmo della mano sinistra, prodotta &#8211; secondo il consulente voluto dalla Commissione bis &#8211; per afferramento, nel corso di quella colluttazione (impossibile già per almeno altri due motivi: la mancanza assoluta di urla nonché di Dna): &#8220;non è afferramento, ma è solo compatibile con un urto&#8221;; detto da uno che si autodefinisce &#8220;un artigiano medico legale&#8221;, il quale, a cagione della sua esperienza, ha avuto modo di analizzare &#8220;circa 3500 morti&#8221; (il dottor Manghi ne avrà certo analizzati almeno il doppio, ma anche 3500 non sono certo pochi, eh&#8230;).</p>
<p>&#8220;Non avrei dubbi a sostenere con chiunque che quella lesione non è stata una lesione da afferramento&#8221;. Elemento, questo, il quale smonta tout court tutta la narrazione dell&#8217;aggressione, dall&#8217;alfa all&#8217;omega: checché ne dica il Presidente Vinci, cercando disperatamente di attutire e di ovattare il dirompente esito di questa audizione.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di altro, a questo punto? Ovviamente, il punto di partenza è la necessità di far fare ad uno specializzato in geriatria una consulenza, dopo che (oltre a quella della luminare Cattaneo), c&#8217;era già quella della prima Commissione.</p>
<p>Meno male che si immagina che il dottor Robbi Manghi abbia redatta la sua consulenza &#8211; sbandierata ai 4 venti mediatici, sin da dicembre, e senza mai uno straccio di contraddittorio, in studio o in collegamento &#8211; in piena gratuità, mettendo al servizio degli italiani tutti la sua inarrivabile esperienza di medico legale. Meno male, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA AUDIZIONE DI GIOVANNI FAVA</p>
<p>Il 1 aprile è stato finalmente audito l&#8217;ex Commissario regionale toscano della Lega (all&#8217;epoca del suicidio di Rossi); e finalmente, verrebbe da dire: fra le curiosità di questa Commissione, c&#8217;è anche che chi viene tirato in ballo da altri (sulla cui attendibilità stendiamo il velo che meritano) viene subito offerto alla gogna mediatica, mentre poi deve aspettare settimane prima di essere sentito dalla Commissione stessa. Mah&#8230;</p>
<p>La ciccia dell&#8217;audizione è la seguente: l&#8217;attuale imprenditore Giovanni Fava ha portato la documentazione, dalla quale si evince che lui neanche era a Siena, quel 6 marzo 2013. Non in Rocca Salimbeni, non era proprio a Siena. In più, ha aggiunto che lui &#8211; in quel periodo specifico &#8211; con il Viadana rugby non aveva a che fare, se non come semplice tifoso. Se la documentazione risulterà fallace, che lo si arresti seduta stante, e si butti via la chiave: altrimenti, una istituzione &#8211; pagata dai cittadini &#8211; dovrebbe avere almeno l&#8217;umiltà di chiedergli scusa. Vedremo, vedremo.</p>
<p>Nel frattempo, pensando di tirare fuori una autentico bomba termonucleare sul Caso Rossi, il Presidente Vinci ha squadernato una mail di Rossi all&#8217;allora Presidente montepaschino Profumo, datata 3 novembre 2012; mail che Fava ovviamente non conosceva, ma che denota solo ciò che il buon senso e la razionalità dimostrano: vale a dire l&#8217;avversione di Rossi &#8211; in un contesto assai particolare, che lo scrivente ben ricorda &#8211; per Fava. Francamente imbarazzante il tentativo, da parte dei media e di alcuni in Commissione, di portarla come prova del presuntissimo movente omicidiario. Media che si concentrano sulla mail, invece che sul fatto che Fava ha potuto dimostrare di non essere fisicamente a Siena: ma tant&#8217;è, è il Caso Rossi, no? Una Waterloo anche del giornalismo, purtroppo.</p>
<p>Ecco, comunque, i passaggi più significativi della mail:</p>
<p>&#8220;&#8230;questo (Giovanni Fava, Ndr) va affrontato in un modo o nell&#8217;altro&#8230;è pericoloso, è a capo dei leghisti locali (che poi sarebbero Giusti e Montigiani, Ndr)&#8230;perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l&#8217;ha a morte con me, come i suoi accoliti del resto (sempre Giusti e Montigiani, Ndr)&#8230;Fava cerca visibilità ma va neutralizzato con perdite perché questo non ha altri obiettivi, che fare la guerra al Monte&#8221;.</p>
<p>In questa mail, non c&#8217;è assolutamente nessun movente a carico di Giovanni Fava (sarebbe fra l&#8217;altro ben curioso che uno, per una o due sponsorizzazioni saltate, volesse defenestrare qualcuno, ma lasciamo stare, come sempre, la non plausibilità dell&#8217;assunto); c&#8217;è solo, solamente e soltanto il modus operandi di David Rossi, quando era ben vivo e potente, con Giuseppe Mussari prima e con Alessandro Profumo dopo.</p>
<p>Aggressivo, arrogante, financo minaccioso verso chi gli si frapponeva, capace di usare la clava delle sponsorizzazioni &#8211; da dare o da togliere &#8211; per tacitare gli avversari e per assicurarsi consenso: questa mail, quindi, non solo non ha alcuna valenza contro Fava, ma illumina i raziocinanti su quale fosse il comportamento di Rossi in quel contesto di dura lotta politico-finanziaria, con la Lega la quale, allora assai meritoriamente, portava avanti la sua battaglia (in questo caso, contro la acquisizione della Banca agricola mantovana da parte di MPS, cosa che faceva giustamente arrabbiare l&#8217;allora onorevole del territorio mantovano Fava).</p>
<p>Dopo le perquisizioni di febbraio 2013 (casa, stanza in Rocca, financo macchina), la conseguente e concreta paura di essere arrestato (circostanza messa a verbale dalla moglie), il Monte che veniva giù (e senza lo Stato, sarebbe fallito), Rossi cambiò atteggiamento, verso gli altri e verso se stesso, fino ad arrivare al più annunciato (da lui stesso!) fra i suicidi, come detto e scritto decine di volte: la sua arroganza minacciosa diventò umanissimo smarrimento, paura, fragilità. Stati d&#8217;animo, peraltro, testimoniati da tutti coloro che gli erano vicini, a partire dalla famiglia.</p>
<p>Questa mail &#8211; contro la cui pubblica divulgazione, chiunque volesse bene a Rossi protesterebbe con veemenza: ma la famiglia è disposta a tutto, pur di avere la (sua) Verità, nevvero? &#8211;  ci ricorda sic et simpliciter come fosse, sul lavoro, l&#8217;ex braccio destro di Mussari, come si comportasse con chi cercava di denunciare i macroscopici errori strategici del Monte, con quali finalità si elargissero le sponsorizzazioni con i soldi della banca.</p>
<p>Caro ex onorevole Fava, le offro un suggerimento amichevole, anche se non ci siamo mai conosciuti:  questa mail di David Rossi se la appunti &#8211; e con orgoglio &#8211; sul petto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PRESIDENTE VINCI, OTTIMISTA FINO ALLA FINE&#8230;</p>
<p>Per ultimo, facciamo qualche considerazione sullo stato di salute della Commissione parlamentare, dopo l&#8217;uno-due del 31 marzo e del 1 aprile di cui abbiamo appena scritto: siccome a noi il Presidente Vinci, con la sua godibile erre moscia, starebbe anche simpatico &#8211; anche se non ha voluto accettare il nostro invito ad un incontro pubblico in Sala storica -, non vogliamo infierire, dunque diciamo che la Commissione sta avendo giusto un brutto raffreddore, che poi &#8211; con questo tempo altalenante &#8211; chi è che non ne soffre?</p>
<p>Martedì, tre medici legali hanno contrastato, sia nel metodo che nel merito, l&#8217;operato di Robbi Manghi, da lui stesso fortemente voluto come consulentissimo (non crediamo di sbagliarci, ma pronti alla smentita, se del caso); mercoledì, Fava gli ha dimostrato in modo documentale che lui a Siena quel giorno neanche c&#8217;era, toh (magari avrà defenestrato Rossi da remoto?). L&#8217;onorevole e Presidente Vinci, però, non fa una grinza: più il suo lavoro viene smentito, più lui è contento; sull&#8217;audizione del 31 marzo, per esempio, scrive che &#8220;un&#8217;ora e mezzo di audizione per concludere che&#8230;tutto è compatibile con quanto da loro ricostruito, una conferma piena nel merito che in realtà toglie definitivamente ogni dubbio&#8221;.</p>
<p>Noi invidiamo l&#8217;onorevole Vinci per (almeno) due buoni motivi: in primo luogo, perché rientra in pieno in quella categoria umana degli ottimisti ad oltranza, di quelli per cui le cose vanno sempre bene; non si vive forse meglio, nella ordinaria quotidianità, prendendo la vita così, come fa lui? Beato lui, per l&#8217;appunto: a lui riesce, a noi qualche volta sì, spesso no.</p>
<p>Dipoi, Vinci sa interpretare al meglio lo Zeitgeist di questo periglioso tempo, lo spirito trumpiano in particolare: più la guerra in Iran si incarta, più The Donald ci offre comunicati a dir poco trionfalistici; su scala più ridotta, l&#8217;onorevole Vinci fa la stessa cosa: più emergono criticità &#8211; e, come diciamo a naso, best has yet to come, date retta -, più lui è felice, financo raggiante. Tre medici legali smentiscono il dottor Manghi, nel metodo e nel merito? Vuol dire che c&#8217;è &#8220;una conferma piena nel merito che in realtà toglie definitivamente ogni dubbio&#8221;. E lo Stretto di Hormuz? Ah, quello è già in mano degli USA, no?</p>
<p>A tal proposito, ieri pomeriggio è deflagrata una nota la quale francamente non ci aspettavamo, ma che ci riempie di soddisfazione: i tre onorevoli leghisti della Commissione (Simonetta Matone, Tiziana Nisini e Massimiliano Panizzut) attaccano in modo frontale la gestione della Commissione stessa, ergo il Nostro; con parole di grande chiarezza e durezza: permetteteci un meritato chapeau, all&#8217;insegna del meglio tardi che mai.</p>
<p>&#8220;Il lavoro svolto deve essere condotto con competenza e misura, non dando adito a supposizioni e congetture (tipo quello dell&#8217;omicidio garantito al limone, magari, Ndr)&#8230;auspichiamo che la presidenza affronti questo argomento con la massima responsabilità, senza affrettare le conclusioni o trasformare i lavori della commissione in una vetrina mediatica che non aiuta i compiti&#8230;&#8221;.</p>
<p>I tre leghisti, di fatto, criticano l&#8217;onorevole Vinci con parole più nette e perentorie &#8211; tanto per fare una autocitazione &#8211; del redattore di questo stesso blog; ergo, il Presidente Vinci pare non godere proprio del massimo della fiducia da parte di tutta la Commissione, quantomeno dei tre onorevoli del Pd (grazie a loro, sono stati richiamati in audizione &#8211; come già scritto &#8211; i tre medici legali il 31 marzo), ma neanche &#8211; incredibile a dirsi &#8211; dei tre onorevoli leghisti. E chissà, poi, anche dentro a Fratelli d&#8217;Italia &#8211; con tutto ciò che sta accadendo &#8211; quanti saranno disposti a difendere fino in fondo l&#8217;operato di chi, da mesi e mesi, va davanti alle telecamere amiche &#8211; e senza mai contraddittorio &#8211; a dire che non ci sono più dubbi di sorta sull&#8217;omicidio, con tanto di filmatino sulla dinamica all&#8217;uopo. Va bene che i testi omicidiaristi da lui scovati sono veramente prestigiosi ed autorevolissimi, però, insomma&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Ci ha lasciato, a 65 anni, Duccio Rugani: e la notizia, pur in qualche modo prevista, ci amareggia molto. L&#8217;ultima volta, lo abbiamo incontrato in occasione della serata con Franco Ceccuzzi, a febbraio 2025, da lui stesso poi recensita, cogliendo fra l&#8217;altro spunti stimolanti emersi dal dibattito, spunti che ad altri giornalisti erano del tutto sfuggiti. Fino a quando ha potuto, ha continuato ad essere attivo nel mondo dell&#8217;informazione senese. Aveva un sorriso pieno di bonomia, e con quello lo ricorderemo&#8230;</p>
<p>Ps 2 Lunedì 30 marzo, una metà mattinata come tante, in zona Via Duprè (un centinaio di metri da Piazza del Campo, per i lettori foresti): un rider &#8211; rigorosamente in contromano, nonché con bicicletta elettrica &#8211; impatta contro una donna, la quale cammina, con nipotina di 3 anni al seguito: fortunatamente, più spavento che danni (comunque la donna va al Pronto soccorso); si viene poi a sapere che, in quel precipuo momento, il &#8220;ciclista&#8221; non stava neanche lavorando, bensì utilizzava il mezzo per motivi del tutto personali.</p>
<p>Sul fatto che i riders siano sfruttati, nulla quaestio: ci sono due importanti inchieste della Procura di Milano (PM Storari), e in questo stesso blog lo abbiamo scritto plurime volte; certo che la incolumità dei pedoni, in ogni caso, andrebbe rigorosamente anteposta a tutto: anche ai diritti di questi lavoratori, purtroppo i neoschiavi del XXI secolo.</p>
<p>Con una considerazione, in aggiunta: molti di quei giovani che manifestano a loro favore &#8211; inalberando slogan del tipo &#8220;No borders&#8221; e similari &#8211; sono gli stessi che alimentano questo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo, accrescendone in modo esponenziale la domanda; perché, per loro, togliersi le ciabattine, per andare a fare di persona la spesa o a prendersi una succulenta pizza, è davvero troppa fatica.</p>
<p>Fra i vari tipi di neocapitalismo, a dirla proprio tutta, ne esiste da alcuni anni anche uno nuovo: lo chiameremo il &#8220;neocapitalismo della pigrizia&#8221;&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tre considerazioni sul Referendum (e bufala-Rossi)</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 22:45:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo sul Referendum, con la netta vittoria del No, e le conseguenti ripercussioni e fibrillazioni. Nel frattempo, ci ha lasciato il grande Gino Paoli: difficile stilare classifiche, ma &#8220;Il cielo in una stanza&#8221; è pura poesia in musica (ed uno che arriva a 91 anni con due pacchetti di sigarette ed una bottiglia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo sul Referendum, con la netta vittoria del No, e le conseguenti ripercussioni e fibrillazioni. Nel frattempo, ci ha lasciato il grande Gino Paoli: difficile stilare classifiche, ma &#8220;Il cielo in una stanza&#8221; è pura poesia in musica (ed uno che arriva a 91 anni con due pacchetti di sigarette ed una bottiglia di whisky al giorno, nonché una pallottola calcificata nel pericardio dal 1963, deve pur possedere qualcosa di non ordinario); in più, l&#8217;Italietta di Gattuso vince &#8211; convincendo per solo un tempo &#8211; contro l&#8217;Irlanda del Nord: vediamo se ci riesce di andare ai Mondiale senza fare i furbetti, vale a dire facendosi ripescare al posto dell&#8217;Iran, che ai Mondiali non andrà&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA VITTORIA DEL NO</p>
<p>La netta vittoria del No al quesito referendario dello scorso fine settimane si presta &#8211; come sempre, peraltro &#8211; ad essere contestualizzata in svariati modi: c&#8217;è la questione Nord-Sud, con il Lombardoveneto nettamente a favore del Sì ed il Meridione schierato (anche con punte, le quali si sarebbero definite illo tempore &#8220;bulgare&#8221;, vedasi Napoli); c&#8217;è &#8211; all&#8217;interno della stessa analisi del Nord &#8211; la questione della divaricazione fra grandi città e piccoli centri: il caso lombardo &#8211; con Milano per il No, e buonissima parte del resto della Regione per il Sì &#8211; è quello più evidente. Va da sé che la stampa meloniana enfatizzi questo elemento, il quale però resta, nella sua macroscopica evidenza: l&#8217;asse produttivo, esportatore, del Nord Est (non del Nord Ovest, va detto) ha votato in modo netto per il Sì.</p>
<p>Va altresì aggiunto che comunque il dato sociologico e politologico più evidente è il grande afflusso di giovani, in maggioranza netta schierati per il No: e questo &#8211; diciamocelo subito &#8211; è un dato positivo. Partecipazione democratica alla politica, voglia di votare: abbiamo spesso battuto sul menefreghismo giovanile, in questo caso venendo smentiti. E non vale più di tanto neanche l&#8217;elemento, pur sacrosanto, che i giovani non hanno certo votato pensando allo sdoppiamento del CSM, alle modalità del sorteggio fra politici e Magistrati, o ad altre specifiche tecnicalità: per il semplice motivo che così è accaduto anche per moltissimi adulti, per non parlare degli anziani.</p>
<p>Voto politico, di fatto referendum sulla Meloni, era diventato (anche per colpa sua), ergo è stato questo il fattore decisivo. Aggiungendo che molti di Destra (da sempre tendenzialmente legalitaria e giustizialista) non hanno mai digerito la svolta, simil-berlusconiana, sulla Giustizia: Fini, con tutte le sue leggerezze, su questo aveva tenuto la barra ben dritta, la Meloni meno. E al Referendum questo le è costato &#8211; secondo l&#8217;Istituto Cattaneo &#8211; circa il 20% dei suoi stessi voti. Se vi sembrano pochi&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COSA POTREBBE (AVREBBE POTUTO) FARE LA MELONI</p>
<p>La Premier  Giorgia Meloni avrebbe (rectius: avrebbe avuto) una possibilità per uscire dal pantano in cui oggettivamente adesso si trova, dopo il per lei infausto risultato referendario (infaustissimo, giacché la percentuale dei votanti è stata decisamente alta: i referendum ottengono il quorum, ormai, solo quando non necessario): dare le dimissioni, e sfidare il campo largo ad elezioni anticipate.</p>
<p>Dubitiamo che il Presidente Mattarella potrebbe trovare una maggioranza alternativa, tecnica o giù di lì; se si andasse al voto entro poche settimane, il centrodestra avrebbe una leadership da tutti accettata come tale &#8211; ancorché ammaccata -, dunque chiaramente spendibile: tanto a livello nazionale, quanto a livello internazionale.</p>
<p>Di là, invece, non c&#8217;è neanche chiarezza sul fatto se vi saranno o meno le Primarie, e non è escluso che fra i due litiganti (Schlein e Conte, entrambi decisi ad asfaltarsi l&#8217;uno con l&#8217;altro, pur di prevalere), spunti un terzo incomodo, quel &#8220;Papa straniero&#8221; che potrebbe togliere le castagne dal fuoco.</p>
<p>Se così la Meloni facesse (rectius: avesse fatto), fra l&#8217;altro, si risparmierebbe (si sarebbe risparmiata) questa autentica Via crucis politica e relazionale in atto da martedì, compreso il muro, inizialmente invalicabile, della Ministra Santanché: tutti a casa, per avere buone possibilità di tornare in auge dopo qualche mese.</p>
<p>Per fare questo, però, ci vuole un decisionismo, ed un coraggio politico, che in questo frangente stanno gravemente facendo difetto alla Premier: la quale, in tutta evidenza, preferisce limitarsi a cercare di galleggiare &#8211; con modalità pressoché andreottiane, come ha chiosato Marcello Veneziani &#8211; in qualche modo fino al 2027, invece che prendere in mano, da par suo, il timone della situazione.</p>
<p>Certo, con il rischio poi di perdere la leadership dell&#8217;esecutivo, non c&#8217;è dubbio; senza al contempo rendersi conto, però, che fra un anno (con il campo largo che un leader o leaderino avrà pur trovato, in quel momento) il rischio, per lei, sarà ancora più alto, molto più alto. E chissà fra un anno in quale pantano &#8211; medio orientale, o altro &#8211; il suo grande amico Trump ci avrà portato; fornendo un aiuto ai suoi oppositori, impossibile da quantificare, ma di certo assai alto. Perché è bene ribadire come la partita referendaria Giorgia Meloni la ha iniziata a perdere il 28 febbraio, quando Trump faceva ammazzare l&#8217;ajatollah Khamenei, ed il prezzo del tandem gas-petrolio iniziava ad andare alle stelle&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL TERREMOTO NEL CENTRODESTRA, L&#8217;ERRORE DELL&#8217;OPPOSIZIONE</p>
<p>Nel post Referendum, sono saltati la &#8220;zarina&#8221; di Via Arenula Bartolozzi (difesa a spada tratta, fino a poche ore prima, dal Ministro Nordio, sic), il sottosegretario Delmastro Delle Vedove (per una questione gravissima, la quale promette ulteriori sviluppi), infine la Ministro Santanché; per guarnire il tutto, Maurizio Gasparri è stato fatto dimettere da Capogruppo di Forza Italia, sotto pressione di Marina Berlusconi (sempre partito familiar-padronale, dunque, Forza Italia: peccato&#8230;).</p>
<p>Se la Premier avesse fatto dimettere i tre della compagine governativa verso il 10 o 15 marzo, verosimilmente avrebbe vinto la partita referendaria: quel 20% circa di elettori suoi (Destra legalitaria, law and order), andati invece in uscita libera domenica e lunedì scorsi (nel senso di votare per il No), li avrebbe probabilmente dirottati sul Sì. Errore grave, gravissimo, da matita blu di una volta: tattico e strategico ad un tempo.</p>
<p>Con i due fratelli di Italia &#8211; Delmastro e Santanché -, fra i quali ormai volano stracci; e con la Garnero Santanché, la quale, mentre si dimette, attacca duro, per poi vergare un garibaldino &#8220;Obbedisco&#8221;, che è un autentico e sfacciato insulto alla sacra memoria di Garibaldi.</p>
<p>A proposito della Garnero (la quale &#8211; a dirla proprio tutta &#8211; non doveva neanche essere giammai nominata a cotanto ruolo): vediamo chi fra i (tantissimi) lettori si ricorda in che modo lei stessa era entrata nella Bufala Rossi (senza andare su Google, però!), per poi uscirne alla chetichella, zitta zitta&#8230;.</p>
<p>In tutto questo, mentre insomma il centrodestra se non all&#8217;implosione è comunque sull&#8217;orlo di una crisi di nervi, l&#8217;opposizione &#8211; giustamente contenta del risultato &#8211; rischia di non riuscire a capitalizzare alcunché. Strano, eh?</p>
<p>In primo luogo, perché esplode la contraddizione di uno &#8211; Conte -, il quale è in netta minoranza come Partito, ma pensa di essere il designato naturale per la candidatura a Premier: ci aspettano Primarie all&#8217;ultimo sangue politico, e non è da escludere che fra i due litiganti (i quali poi, in effetti, sono entrambi due miracolati politici già ad essere i leader dei due primi Partiti di opposizione) spunti il terzo incomodo, senza neanche ricorrere alle Primarie (la Salis genovese, se del caso). In secondo luogo, per ciò che abbiamo già scritto sopra: un bel gruzzolo di No, non sono assolutamente voti afferenti al centrosinistra. In terzo &#8211; giusto per non farla troppo lunga -, il volersi appropriare di una vittoria referendaria a fini di elezioni politiche è un errore da dilettanti, tanto grave quanto clamoroso (ergo, non meraviglia che lo compiano Schlein e Conte): altrimenti, Marco Pannella &#8211; dopo due Referendum ancora più trionfali di questo (divorzio, 1974; aborto, 1981) &#8211; sarebbe dovuto diventare Presidente del Consiglio, o della Repubblica. Non funziona proprio così, ma andate a farlo capire alla Schlein e a Conte&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Ieri giornata densa, per il Caso (bufala) Rossi: a livello mediatico, tanto per non farsi mancare alcunché, le Iene con Roberta Rei sono tornate a riproporre un servizio ad hoc: vittima dell&#8217;intervista on the road il povero Massimo Riccucci, custode del Monte di servizio in Rocca Salimbeni la sera del 6 marzo 2013. Dopo anni che viene inseguito e braccato dalle telecamere &#8211; da Monteleone prima, oggi da questa Roberta Rei -, ieri anche davanti ai suoi ragazzini del Marciano calcio, si è un sinsino stufato, e ha reagito male all&#8217;intervistatrice on the road. Mah&#8230;</p>
<p>Novità scoppiettanti, invece, dalla Commissione parlamentare: al termine della riunione di mercoledì, sono state decise varie audizioni (è rispuntato l&#8217;ennesimo pentito di &#8216;ndrangheta, che verrà sentito: si immagina che la famiglia sarà finalmente pronta a querelare, visto il continuo accostamento del congiunto con la &#8216;ndrangheta, no?), anche se manca quella cruciale per smontare tutta la narrazione dell'&#8221;ottimo&#8221; Maurizio Montigiani, vale a dire Lorenza Pieraccini, colei la quale &#8211; secondo Montigiani &#8211; avrebbe aperto all&#8217;assassino dopo le 18 di quel 6 marzo, dal portone di Via dei Rossi 17. Perché neanche calendarizzarla in Commissione, di grazia? Ma non si voleva tutta la Verità?</p>
<p>L&#8217;aspetto più gustoso, comunque, è stato decisamente un altro: il Presidente Vinci (il quale ex silentio ho capito che non verrà mai a presenziare ad un confronto pubblico &#8211; come da me propostogli &#8211; a Siena, preferendo le agevoli passerelle televisive), a fronte di una esplicita richiesta dell&#8217;avvocato Miceli &#8211; legale di Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi &#8211;  di fare entrare suoi consulenti di fiducia all&#8217;interno dei lavori della Commissione, ha risposto fermamente picche. Granitico, inamovibile. &#8220;Non vogliamo dare l&#8217;idea di un appiattimento su una determinata posizione&#8221; (Corriere di Siena, 26 marzo, pagina 5): dopo avere detto, in tutte le sedi pubbliche e mediatiche, che è financo la scienza a dimostrare che si tratterebbe di un omicidio, come si potrebbe solo pensare una siffatta cosa, caro Presidente? Ma figuriamoci, suvvia.</p>
<p>Dopo avere audito in Commissione pressoché esclusivamente persone convinte della pista omicidiarista (nessun Giudice; né Cattaneo né Zavattaro, e neanche Ilaria Dalla Riva o altri ancora), chi mai potrebbe solo pensare una cosa simile, di grazia? Iddio ci conservi dunque il Presidente Vinci, supremo baluardo di imparzialità&#8230;</p>
<p>Ps 2 Post scriptum in aggiunta, ma &#8211; dato come va tristamente il mondo &#8211; più che legittimo. Per chi volesse saperne qualcosa in più sulla attuale geopolitica, in Sala storica per aprile sono calendarizzati ben tre incontri (su Iran, Palestina e Russia-Ucraina): on line, trovate il programma completo con gli ospiti, ma per intanto segnalo che mercoledì 1 aprile &#8211; e non è un pesce! &#8211; ci sarà il ricercatore Alessandro Fanetti (il quale l&#8217;Iran lo conosce assai bene, e c&#8217;è stato abbastanza di fresco) a parlare di questa area del mondo, dallo scrivente debitamente introdotto. Prima ancora &#8211; lunedì prossimo, 30 marzo &#8211; Daniele Pasquinucci e Duccio Balestracci presenteranno, sempre in Biblioteca, il volume di Daniele Magrini &#8220;Intelligenza artificiale e dazi. La guerra fredda di Trump all&#8217;Unione europea&#8221; (Effigi). Per chi volesse saperne di più &#8211; e magari essere di conseguenza un po&#8217; più consapevole del mondo in cui si trova a vivere &#8211; sono eventi da non mancare&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: così parlò Maurizio Montigiani (ed un Ps bellico)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 10:53:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo una settimana in cui il Caso (Bufala) Rossi ha portato ancora Sienina al centro dell&#8217;attenzione (buona cosa per il turismo dell&#8217;orrore, sempre più fiorente nel Vicolo Monte pio), non si può non scriverne ancora, dando il meritato spazio al demiurgo della pista su cui si è buttata a capofitto la Commissione parlamentare di inchiesta. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una settimana in cui il Caso (Bufala) Rossi ha portato ancora Sienina al centro dell&#8217;attenzione (buona cosa per il turismo dell&#8217;orrore, sempre più fiorente nel Vicolo Monte pio), non si può non scriverne ancora, dando il meritato spazio al demiurgo della pista su cui si è buttata a capofitto la Commissione parlamentare di inchiesta.</p>
<p>Dispiace per lo spazio che avrebbe meritato la scomparsa di Umberto Bossi, l&#8217;uomo che organizzò tre feste di laurea senza essersi mai laureato (copyright Giorgio Gandola, La Verità di ieri, pagina 7): a noi a pelle stava più che simpatico, era un passionale autentico, e dopo l&#8217;ictus del 2004 incuteva rispetto e tenerezza ad un tempo; politicamente ragionando, però, il giudizio del blog è che abbia fatto non pochi danni alla politica italiana (iper personalizzazione, scadimento del linguaggio, tentativo di frantumare l&#8217;identità italiana, già così fragile); ad ogni buon conto, lo spessore di chi ne ha preso il posto lo fa sembrare un inarrivabile gigante della politica italiana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CAMBIARE L&#8217;AUTOPSIA, A FURORE DI CLIC</p>
<p>Come in tutti i feuilletton ottocenteschi, nella narrazione si alternano di continuo, in una vivida osmosi narrativa, personaggi nuovi (da novembre 2025, Francesco Giusti), abbinati all&#8217;improvviso a figure delle quali si erano pressoché perse le tracce.</p>
<p>In questa settimana, è toccato al professor Mario Gabbrielli, Ordinario di Medicina legale all&#8217;Università di Siena: doppio suo torto, quello di essere persona che conosce assai bene la sua materia, abbinato al fatto &#8211; davvero gravissimo, diremmo quasi imperdonabile &#8211; di non andare in televisione a parlare di ciò che fa come consulente. Lui fa le consulenze, e non va a spifferarle fra gli studi televisivi. Come fra l&#8217;altro si dovrebbe fare, en passant: ma come si fa sempre meno, specie da parte di consulenti di vicende così delicate e complesse.</p>
<p>Inseguito dalla iena Roberta Rei lungo &#8211; ci pare di capire &#8211; i corridoi ospedalieri, il professor Gabbrielli si è rifiutato di rispondere alle ficcanti domande vergategli dalla Rei: ed ha fatto benissimo, perché parlare di cose drammaticamente complesse al volo, in mezzo a chi passa, non è cosa opportuna. Non ne guadagna né la ricerca documentaria, né la credibilità di chi parla.</p>
<p>Il Gabbrielli ha parlato, anzi scritto, ciò che riteneva giusto, a suo tempo (suicidio di Rossi, ovviamente); lo si vuole risentire, per ulteriore conferma? Benissimo, la Commissione lo convochi al più presto e gli faccia le opportune domande. Non conosciamo Mario Gabbrielli, ma di certo non si tirerà indietro.</p>
<p>In quasi perfetto sincrono con la &#8220;intervista&#8221; delle Iene &#8211; ma è senz&#8217;altro un puro caso, ci mancherebbe -, era partita una curiosa petizione (sulla piattaforma Change.org) per chiedere di fatto una sorta di revisione di quell&#8217;autopsia. Sì, non strabuzzate gli occhi, cari lettori: migliaia di persone hanno firmato, e firmeranno, una petizione per rimettere mano ad una autopsia, a furore di clic. Ditemi voi se non è un segno dei nostri perigliosi tempi, questa ennesima perla della Bufala Rossi.</p>
<p>Ah, stavo per dimenticare: chi ha avuto l&#8217;ideona della succitata petizione, ha scritto che il Gabbrielli si chiama Silvano, invece che Mario. Un mero lapsus &#8211; lo si capisce immantinente -, come quelli che spesso accadono a chi ne sa troppe, e poi &#8211; sapendone per l&#8217;appunto troppe &#8211; fa un po&#8217; di confusione&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CI MANCAVA FINANCO BARBICONE&#8230;</p>
<p>In settimana &#8211; per la precisione lunedì, la serata gilettiana &#8211; la meravigliosa narrazione del Caso Rossi si è ulteriormente impreziosita, a cagione di un nuovo elemento: è sceso in campo financo Barbicone (!), si è scomodata perfino questa figura &#8211; fra Historia e leggenda &#8211; così viva nella memoria storica della città, in particolare dei brucaioli. Simbolo della rivolta popolare contro l&#8217;arroganza del Potere (1371).</p>
<p>Cosa ci poteva essere di meglio, per conferire ancora maggiore fascino a questo romanzo d&#8217;appendice, di un tocco di basso Medio evo, nella Siena del periodo cateriniano nonché del post Peste nera? In effetti, a dirla proprio tutta: perché non averci pensato prima?</p>
<p>Tutto nasce da una straordinaria scoperta della redazione de &#8220;Lo stato delle cose&#8221;, la quale scova un commento del povero Francesco Giusti &#8211; datato 24 gennaio 2013 -, in cui, con posa giustizialista per non dire forcaiola, l&#8217;allora leghista d&#8217;assalto esortava i senesi a reagire alla distruzione della senesità della banca: &#8220;Avanti senesi, o ora o mai più!&#8221;. Il tutto, vergato con sullo sfondo un dipinto &#8211; per la cronaca, di Paolo Cesarini &#8211; che si trova nella Sala delle Vittorie del Bruco stesso.</p>
<p>Giletti maramaldeggia con Giusti &#8211; senza ovviamente dargli alcuna possibilità di replica, figuriamoci -, come fa il miglior giornalismo contro i potenti veri; si chiede, con evidente sarcasmo, se l&#8217;allora leghista sia un esperto di arte e di quadri, e poi &#8211; per non farsi mancare alcunché &#8211; definisce due o tre volte &#8220;inquietante&#8221; questa esortazione del Giusti al popolo senese.</p>
<p>Il Presidente della Commissione, onorevole Vinci &#8211; come sempre super partes -, prende da par suo subito spunto per fargli i sinceri complimenti, e per annunciare che il Giusti stesso &#8211; dopo questo &#8220;elemento nuovo&#8221; &#8211; verrà riconvocato: a furore di Giletti, ordunque.</p>
<p>La solerte redazione gilettiana è stata straordinaria nel trovare questo post, ma non altrettanto nel contestualizzarlo (non si può avere tutto, nella vita: neanche nella redazione del felpato Giletti): Giusti, infatti, non era che uno dei tanti &#8211; con il suo stile, certo &#8211; che sfogava la sua rabbia per ciò che i Mussari (ed i David Rossi, in seguito santificato) avevano fatto, decretando la definitiva morte della senesità della banca. Anche grazie alla politica della grandeur mussariana, con felpe targate MPS annesse, per chi ancora ricorda questo passaggio specifico (basta peraltro andare on line, come fa con acribia e solerzia la redazione gilettiana)&#8230;</p>
<p>Anche in questo stesso blog &#8211; molti lo ricorderanno &#8211; si usavano toni assai duri e spesso sarcastici: non a caso, quando Rossi si suicidò (il suicidio eccellente più annunciato della storia recente), lo scrivente fu additato a responsabile morale da molti, compreso da uno dei fratelli (si vada ai commenti del pezzo di questo blog del 7 marzo 2013, è tutto facilmente recuperabile).</p>
<p>Ma soprattutto, per tornare a Barbicone ed alla mostrificazione di Francesco Giusti (senza alcuna possibilità di replica): nella narrazione da novembre 2025 a lunedì scorso, il montepaschino è divenuto prima il complice di un assassino entrato in quella stanza per una questione di soldi (presumibilmente sporchi, legati alla &#8216;ndrangheta o cosette simili), degenerata poi in violenta lite (botte da orbi, peraltro senza spostare neanche un bicchierino di acqua o esalare un grido o lasciare Dna di alcuno, ma questi &#8211; essendo fatti concreti &#8211; non contano).</p>
<p>Nel post Giletti &#8211; visto che si offre al pubblico sospetto il Giusti in versione Barbicone, ergo giustiziere dei senesi contro i potenti &#8211; il montepaschino avrebbe invece partecipato alla defenestrazione in veste di capopopolo forcaiolo. Da posizioni dunque drasticamente antitetiche rispetto a quelle per cui avrebbe fatto da palo all&#8217;assassino in odore di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>In ogni caso, dopo i vari cambi di narrazione in corso d&#8217;opera (il più insuperabile &#8211; lo ribadiamo &#8211; era quello delle indagini su Rossi non fatte per i festini: pista purtroppo ormai quasi dimenticata, ma fortunatamente l&#8217;archivio del blog resta), in questi giorni abbiamo assistito all&#8217;ennesimo cambio in corsa: dal Giusti complice e palo di autentica gentaccia, al Giusti che cerca invece di ergersi a moralizzatore, all&#8217;insegna della perduta virtù senese. Fino alle estreme conseguenze.</p>
<p>Sappiamo dunque quanto sia alto il Giusti (misurato da 3 carabinieri, venuti all&#8217;uopo da Roma), ma non sappiamo se sia un novello Barbicone, oppure un criminale complice di &#8216;ndranghetisti: si converrà che le due versioni sono, fra loro, piuttosto diverse e divergenti; però a tornare in Commissione &#8211; di fatto, da indagato, pur se non formalmente perché la Commissione non può indagare (e meno male!) &#8211; tocca a Francesco Giusti, non a qualcun altro: così va il mondo, e chissà cosa avrebbe scritto il Beccaria, di una vicenda come questa.</p>
<p>In ogni caso, siccome al meglio non c&#8217;è mai fine, non si capisce proprio cosa si aspetti &#8211; in qualcuno di questi talk show sul Caso Rossi &#8211; ad invitare finalmente Rita De Crescenzo, l&#8217;autorevole tiktoker partenopea (scommettete che sarà convintissima dell&#8217;omicidio?): dopo avere furoreggiato andando a visitare la casina nel bosco (ormai disabitata, peraltro), non si comprende perché non farle fare almeno un passaggio nel Vicolo Monte Pio, suvvia&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MAURIZINO MONTIGIANI (E, SOPRATTUTTO, LORENZA)</p>
<p>La figura più interessante, fra quelle che hanno creato la narrazione oggi imperante sul Caso Rossi, è decisamente la &#8220;ex vigilessa&#8221; Giovanna Ricci: autorevole, credibile a priori e quanto altro. Io, fra l&#8217;altro, la devo ringraziare di persona, perché nei miei confronti si limita a darmi del &#8220;traditore&#8221; e del &#8220;ricattato&#8221;, mentre con altri ci va ben più dura (ma forse, non essendo io sui social, mi sarò perso qualcosa, sic).</p>
<p>Oggi parliamo però di Maurizio Montigiani, il quale spesso scrive commenti anche su questo blog; ci conosciamo da anni, e me lo ricordo come un coriaceo fustigatore delle storture montepaschine, ai tempi di Mussari e Rossi: uno dei pochi &#8211; come peraltro il povero Giusti &#8211; che non si esimeva dal dimostrare solidarietà concreta rispetto alle battaglie di allora di questo blog e dei miei libri di inchiesta. Poi, come accade, si sono prese strade diverse, ed il Caso Rossi ha contribuito assai in tal senso.</p>
<p>Arriviamo al sodo: Maurizino Montigiani è da anni convinto della pista legata alla &#8216;ndrangheta, per l&#8217;omicidio &#8211; che per lui ovviamente tale è &#8211; di Rossi. Lo ha detto in tutti i modi ed in tutte le sedi in cui è stato convocato: è lui, dunque, il demiurgo di questa pista. L&#8217;ex leghista &#8211; allontanato dal Partito nel 2016 &#8211; ne è straconvinto, e con comprensibile orgoglio fa capire a tutti (Giletti compreso, quando lo ospitò) di essere stato il primo ad arrivarci: chapeau&#8230;</p>
<p>Per le sue tesi sul famoso numero (su cui due responsabili della Tim mettono nero su bianco una verità del tutto diversa dalla sua, senza che la Commissione abbia la voglia di sentirli, ci mancherebbe altro), che è alla base della sua teoria e dalla quale tutto deriva, è stato sentito da Finanza e Dda ed altro ancora: a distanza di 6 anni, però, pare senza alcun minimo riscontro (ma saremo smentiti dopodomani mattina, figuriamoci: e poi, se del caso, è colpa loro &#8211; della Direzione antimafia e della Finanza -, i quali non sono andati abbastanza a fondo, sia chiaro).</p>
<p>Per brevità, oggi &#8211; facendo opera di selezione, tutt&#8217;altro che facile &#8211; ci soffermiamo su due passaggi del Montigiani pensiero (che è quello &#8211; lo ribadiamo &#8211; alla base della pista seguita dalla Commissione, per esplicita rivendicazione dello stesso Presidente Vinci); il primo, concerne ciò che ebbe a dire pubblicamente, a margine della presentazione del mio libro &#8220;Cronaca di un suicidio (annunciato)&#8221;, edito da Cantagalli (evento svoltosi in Fortezza, nell&#8217;agosto del 2021); il secondo, invece, un passaggio di ciò che Montigiani ha fatto mettere a verbale in Commissione di inchiesta bis (13 maggio 2025, neanche un anno or sono).</p>
<p>Agosto 2021, Fortezza medicea, dunque: questi alcuni clamorosi passaggi dell&#8217;intervento di Maurizio Montigiani, a fronte di più di 100 persone (fra le quali la giornalista Camilla Conti, relatrice), e con registrazione annessa &#8211; presente on line &#8211; de La Gazzetta di Siena. Lui parla per ultimo: è davvero quel che si dice il gran finale&#8230;</p>
<p>Dopo avere fatto l&#8217;offeso perché a suo dire nel mio libro avevo quasi ignorato la sua versione omicidiarista-finanziaria (cosa della quale mi onoravo assai allora, ed oggi ancora di più), si arriva alla ciccia vera: secondo Montigiani, lui sin dal 2017 sapeva chi fosse l&#8217;uomo del vicolo (ed allora perché non è andato in Procura a dirlo? Perché se lo è tenuto per sè?); in secondo luogo, c&#8217;è l&#8217;orario ed il luogo di ingresso in Rocca Salimbeni di chi avrebbe incontrato (ergo, a rigore di logica, poi ammazzato) Rossi: ore 18,43, dal portone MPS di Via dei Rossi (più vicino al vicolo, veniva meglio per tutti); c&#8217;è di più, molto di più: ad aprire all&#8217;assassino (o assassini) ci sarebbe stata tale &#8220;Lorenza&#8221;: la quale non è assolutamente la attuale Consigliera comunale Lorenza Bondi (alla quale Montigiani scriverà una lettera di rettifica e scuse, poco dopo), ma in tutta evidenza un&#8217;altra Lorenza, si presume &#8211; pur non essendo certo abili investigatori come Maurizino &#8211; in loco lavorante. Dopodiché, Montigiani lega questo fatto, in modo diretto, all&#8217;omicidio della povera prostituta in Vallerozzi, tre giorni prima della morte di Rossi: collegamento tanto ardito, quanto ovviamente sfornito di alcun potenziale riscontro. Non si commenta oltre, per carità di Patria.</p>
<p>Alla Commissione, in nome del popolo italiano, l&#8217;arduo compito di scoprirne quanto prima l&#8217;esistenza, e di audire con la massima priorità questa fantomatica Lorenza: prima ancora dei medici legali della prima Commissione (certo da sentire), prima di chiunque altro. Qui si scrive di una che, a regola, sa davvero tutto: secondo l&#8217;ipotesi di Maurizio Montigiani, ovviamente.</p>
<p>Giletti sprona il Presidente a fare le cose, noi ci permettiamo &#8211; pur senza avere la sua meritatissima audience &#8211; di fare lo stesso. Vogliamo sapere chi sia questa Lorenza, e ci sembra doveroso per i cittadini saperlo: non si pretende sempre la Verità, qualunque essa sia?!? Ce lo insegna anche lo striscione del vicolo.</p>
<p>Ah, visto che si sta discutendo all&#8217;infinito sull&#8217;orario preciso in cui Francesco Giusti avrebbe saputo del suicidio di David Rossi (e lui ha sbagliato di grosso a fermarsi a parlarne con la iena Roberta Rei, sia chiaro), ecco cosa dichiarò il demiurgo assoluto della pista finanziaria- omicidaria del Caso Rossi. In Commissione di inchiesta, sotto giuramento, Maurizio Montigiani il 13 maggio 2025 disse questo, e non altro: &#8220;&#8230;quasi tutti noi, che nella banca questa cosa l&#8217;abbiamo sofferta, nel 2013 apprendiamo la notizia dai notiziari la sera stessa. Ricordo che Siena Tv o Canale tre titolarono &#8220;si è suicidato  David Rossi&#8221; nel notiziario delle 21. Era veramente presto&#8230;&#8221;.</p>
<p>&#8220;Notiziario delle 21&#8221;, in Commissione; &#8220;telefonata del Giusti&#8221; a casa sua, più o meno alla stessa ora, mentre Montigiani toglieva le briciole dal tavolo, a favore di telecamere di Italia 1: urge mettersi d&#8217;accordo. Con se stessi, in primo luogo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Per chiudere, due parole su quello che sarebbe dovuto essere l&#8217;argomento principale: la Guerra israelo-statunitense contro l&#8217;Iran (ed il Libano). Fra le varie considerazioni, per mancanza assoluta di spazio, ne facciamo una sola: quella per cui Trump si trova ormai aperti, con la sua dissennata scelta, la &#8220;bellezza&#8221; di 4 fronti in contemporanea, quando spesso le guerre si perdono con due.</p>
<p>C&#8217;è il fronte prettamente militare, contro l&#8217;Iran: di cui avranno senz&#8217;altro distrutto la Marina militare, ma allora non si capisce come mai Hormuz sia ancora controllato dagli iraniani, nonostante i roboanti proclami. Secondo fronte aperto da Trump: quello contro la Nato, ergo l&#8217;Europa; favorisce solo Putin, ed è mero bullismo trumpiano. Terzo: il fronte interno, aperto esplicitamente con le dimissioni &#8211; assai ben motivate &#8211; di un esponente dei Maga come Kent, e dalle clamorose dichiarazioni di Tulsi Gabbard (&#8220;l&#8217;Iran non rappresentava una minaccia immediata per gli interessi degli Stati Uniti&#8221;), per restare solo all&#8217;elemento istituzionale, tacendo di vari influencer di area trumpiana. Infine, quarto ed ultimo: l&#8217;alleato Israele è un alleato sempre più scomodo ed ingombrante, perché &#8211; come dimostra l&#8217;omicidio di Larijani, macellaio che voleva il dialogo pragmatico con gli USA &#8211; Israele sta cercando, con pieno successo, di bloccare ogni onorevole via di fuga degli States dal casino in cui si sono ficcati loro stessi.</p>
<p>Insomma, l&#8217;attacco del 28 febbraio 2026 è stato davvero l&#8217;apogeo, il culmine del trumpismo: il Premio Nobel mancato, il quale non sa fare le paci, e tantomeno gestire le guerre&#8230;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://www.ereticodisiena.it/2026/03/21/bufala-rossi-cosi-parlo-maurizio-montigiani-ed-un-ps-bellico/">Bufala Rossi: così parlò Maurizio Montigiani (ed un Ps bellico)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://www.ereticodisiena.it">Eretico di Siena</a>.</p>
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