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	<title>Eretico di Siena</title>
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	<description>&#124; Blog di informazione libera a Siena, gli argomenti trattati? Sanità, Monte dei Paschi, politica, economia, sport ecc</description>
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		<title>Sienina, fra MPS e Palio</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:49:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Come si scrive spesso, beati noi, che ci si accapiglia per una mossa, una monta, una vittoria o una purga paliesca; nel frattempo &#8211; giusto per dirne un paio, per mera esigenza di sintesi -, l&#8217;Iran dicesi pronto a bombardare le basi militari USA in Europa (anche dalle parti di Livorno, magari?), mentre il Trump &#8211; ormai in evidente nebbia mentale &#8211; blatera che lo Stretto di Hormuz è sic et simpliciter territorio americano (tipo Canada e Groenlandia?); la Russia putiniana, da par suo, continua a martellare l&#8217;Ucraina (scuole e ospedali pediatrici compresi, con stragi annesse), e &#8211; cosa per noi ancora più pericolosa &#8211; continuano le sue incursioni, le sue azioni di saggio sul versante orientale dell&#8217;Europa. Ma tant&#8217;è.</p>
<p>Beati, beatissimi noi, dunque, che ci possiamo (ancora) permettere il lusso di accapigliarsi per ben altre cose&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PALIO DEL NICCHIO</p>
<p>Onore dunque al Nicchio, da troppo tempo scevro di paliesche vittorie; onore ovviamente al Capitano, Fabio Giustarini: fra le altre cose, un reduce di quel basket pionieristico che seppe portare in alto &#8211; grazie a figure come Ezio Cardaioli e Giorgino Brenci &#8211; la pallacanestro senese. Altri tempi, davvero.</p>
<p>E un abbraccio ai conoscenti e agli amici: da quel Fausto (con Daria), lettore e commentatore così costante ed appassionato del blog; al Superavvocato Luigi De Mossi, fino agli altri, i quali spesso abbiamo avuto graditi ospiti in Sala storica (Duccio Balestracci, Riccardo Manganelli, Daniele Magrini ed altri ancora, che di certo si dimenticano&#8230;).</p>
<p>Fra quelli che non ci sono più, il primo che mi viene in mente è una figura, quasi leggendaria, del rione: Adige Bartolozzi, che ci ha lasciato un quarto di secolo or sono (19 gennaio del 2001, per la precisione); cacciatore indefesso, fumatore incallito, è entrato nella vita dello scrivente perché &#8211; chissà poi perché, se non per pura passione calcistica &#8211; negli Ottanta allenava i giovanissimi calcianti (spesso scarponi) del Marciano. La sua corsettina con tuta anni Settanta, in mezzo al fangaccio del campino di San Prospero in versione invernale (con annessi spogliatoi, oggi improponibili solo a vederli, non ad utilizzarli), indossando un cappello di lana, tipo marchese del grillo allettato, è rimasta impressa in chiunque l&#8217;abbia condivisa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PICCOLO ZIBALDONE PALIESCO</p>
<p>Veniamo al Palio, con i vari annessi e connessi (del drappellone, con polemiche annesse, qualcosina si è già scritta nel Ps del pezzo precedente).</p>
<p>Va da sé che bisogna evitare il più possibile la laudatio temporis acti: prima era tutto bello e buono, ora è tutto un troiaio, per dirla in modo meno dotto.  Atteggiamento sempre censurabile. Al contempo, siccome si ha ancora l&#8217;abitudine &#8211; almeno un po&#8217;, suvvia &#8211; di parlare con le persone (di ogni risma, diciamo), non si è mai sentita tanta gente lamentarsi del punto cui è approdato l&#8217;odierno Palio. Saranno tutti della Pantera e del Montone? In parte, ma in maggioranza di certo no, non fosse altro che per ovvi motivi statistici.</p>
<p>Non c&#8217;è neanche bisogno di dire il perché di cotante lamentele; c&#8217;è semmai da sottolineare lo scollamento fra le dirigenze delle Contrade, buona parte degli opinionisti (i quali ci deliziano con il &#8220;così è sempre stato&#8221;, scambiando il ruolo delle dirigenze del passato, con quello dei fantini di oggi) e, per l&#8217;appunto, una parte cospicua del popolo contradaiolo. Di tutte le Contrade. L&#8217;abbiamo già detto dopo luglio: Tittia fa il suo, e noi gli facciamo gli auguri di pronta guarigione; è chi glielo fa fare, che ci garba parecchio meno: a tutti i livelli.</p>
<p>Dopo luglio, avevamo provato ad indicare anche delle proposte assai concrete, per superare l&#8217;insopportabile situazione attuale (un anno di stop obbligatorio ai fantini, dopo una certa soglia di vittorie: unico modo serio per abbassare, in modo certo e garantito, il flusso di denaro circolante fra i canapi): nessuno pretendeva di cambiare chissà cosa, ma si nota con amaro rammarico che il tema non è stato neanche minimamente dibattuto. Né lo sarà in futuro, stiano pure tutti tranquilli. Eppure, alla fine un fantino più bravo e fortunato degli altri si trova sempre, no? E maggiore onore e gloria, alla dirigenza che lo scopre!</p>
<p>Teniamoci dunque questo giochino, finché dura (si diceva anche del Monte, poi ad un certo punto puffete&#8230;): e fra un anno o due &#8211; proprio come è accaduto con il mentore del Tittia, Luigi Bruschelli &#8211; prepariamoci a trovare una Contrada per fare montare l&#8217;Atzeni junior&#8230;</p>
<p>14,50 del 13 agosto, poco più di un&#8217;ora dall&#8217;assegnazione dei cavalli: chiusura delle monte, per le 10 Contrade presenti ai canapi; si potrebbe fare la segnatura direttamente il 13, no? Così il giorno del Palio, così denso di eventi, sarebbe un pochino più libero&#8230;</p>
<p>Carriera del 18 sera: neanche un fantino caduto, con &#8220;sorpassi&#8221; solo nelle lontane retrovie (dunque pressoché invisibili, a causa delle riprese &#8211; da Corea del Nord, come detto plurime volte &#8211; della regia unica che decide il visibile e l&#8217;invisibile).</p>
<p>Appena finito il tutto, ciò che a caldo tutti abbiamo visto (ma poi è stato subito espunto dalla regia nord coreana): in un Palio senza cadute, proprio il fantino vittorioso &#8211; nonché di gran lunga il migliore &#8211; viene travolto dall&#8217;entusiasmo dei suoi stessi osannatori. Un primum che si è risolto con poco &#8211; il Tittia stava comunque di certo meglio prima, come si diceva una volta -, ma che ovviamente avrebbe potuto avere ben altre conseguenze.</p>
<p>Una città che è diventata &#8211; grazie a chi ben sappiamo: nomi e cognomi &#8211; meta anche del turismo del macabro, con il vicolo di Monte pio sempre più apprezzato da frotte di turisti morbosamente attratti dalla fascinazione del luogo (lo ammetto: fossi uno di loro, sarei il primo a farmici portare), fa vedere per centinaia di volte, in prima e seconda serata, la dinamica di caduta di un uomo (suicida, ma in questo caso sarebbe lo stesso anche se fosse stato ammazzato), ma non fa vedere &#8211; rectius: rivedere &#8211; la caduta di un cavallo, a questo giro con il fantino stesso. Ci pensano ovviamente i cellulari, a fare scontato strame di queste autocensure: ed il tutto aggrava le cose, invece che riuscire a canalizzare. Pensare di imbrigliare la comunicazione in questo modo in questo mondo, è come pensare di prosciugare un Oceano (non un semplice mare) con la paletta ed il secchiello di ordinanza.</p>
<p>Quando una regia unica decide il confine fra il visibile ed il non visibile, siamo al di fuori di ciò che è normalmente statuito nelle democrazie occidentali a livello di comunicazione pubblica; ma noi &#8211; come ben noto &#8211; siamo i più furbi del baccellaio, e si continua così. E chi non è di Siena, cambi canale: oppure, semplicemente vada sui social&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SIENINA, FRA MPS E CONTRADE</p>
<p>Ultima considerazione, senza neanche usare la frase strafatta &#8211; ed in larga parte, alla prova dei fatti, falsa &#8211; secondo cui &#8220;se ne parla in inverno&#8221;: temiamo che ci saranno cose ben più importanti, speriamo non drammatiche, delle quali occuparsi. Soprattutto nel mondo, ma anche a Sienina.</p>
<p>Nella Siena di fine Ottocento (1893, per la precisione) c&#8217;era il concreto rischio che l&#8217;Ateneo locale chiudesse i battenti; non per chissà quali motivi, bensì sic et simpliciter perché si sentiva il bisogno di razionalizzare la spesa, dato che l&#8217;Università era allora troppo piccola. Le Contrade si mobilitarono, insieme ad altre istituzioni: anche in virtù di ciò, alla fine, l&#8217;Universitas restò in città.</p>
<p>Ho ricordato questo esempio &#8211; un tempo piuttosto noto, oggi non ne sarei così sicuro, anzi &#8211; per un semplice motivo: che le 17 consorelle, allora, capirono l&#8217;importanza della posta in palio (con la &#8220;p&#8221; minuscola, ma di fatto ben più importante del Palio stesso).</p>
<p>Pensate un po&#8217;: erano tempi in cui prima l&#8217;èlite liberale, poi il neonato Partito socialista italiano dicevano e scrivevano in modo aperto sulle Contrade, ponendo in dubbio l&#8217;esistenza stessa del Palio. Se qualcuno si azzardasse a proporlo oggi, verrebbe &#8220;crocifisso in sala mensa&#8221; (copyright Paolo Villaggio, come noto).</p>
<p>Oggi, purtroppo, le Contrade &#8211; insieme a funzioni nobili, nonché identitarie &#8211; sembrano essere macchine da guerra per fare soldi: ed assai raramente per darli in beneficienza o per il Welfare della collettività, se non per una piccolissima &#8211; tanto più lodevole, dunque &#8211; parte. Inoltre, a differenza che in altri momenti, le Contrade hanno perso qualsivoglia spazio di manovra all&#8217;interno del dibattito cittadino, già purtroppo assai asfittico di suo.</p>
<p>Ieri, con il Cda straordinario voluto da Lovaglio, i giochi sembrano, almeno in potenza, essersi riaperti: lo spazio di manovra montepaschino è aumentato, il dominus della banca &#8211; con la sua duplice mossa, verso BPM e Generali banca &#8211; ha sparigliato non poco le carte; c&#8217;è chi lo ha descritto come un giocatore di poker al buio (Camilla Conti), e la strada resta del tutto in salita: giusto per dirne una, Lovaglio cerca l&#8217;acquisizione di banca Generali, il cui 50,01% è in mano alle assicurazioni Generali (oltre alla questione dei francesi che &#8211; come noto &#8211; controllano circa il 30% di BPM). Hai detto niente&#8230;</p>
<p>Wait and see, da qui all&#8217;Assemblea sociale &#8211; assolutamente decisiva &#8211; di fine ottobre. Banca Intesa non solo non lascia, ma in qualche misura raddoppia: oltre al resto, pare pronto un corposo esposto alla Consob sul modus operandi di Lovaglio (il quale risulta anche essere indagato dalla Procura di Milano, come è più o meno noto).</p>
<p>Quando l&#8217;Università rischiava di lasciare Siena (1893, come detto), le Contrade si mobilitarono; sarebbe bene che lo facessero anche oggi: niente mobilita come le Contrade, niente può avere un effetto mediatico pari a quello vantato da loro. Piaccia o no, questa è la situazione, almeno potenziale: se la collettività &#8211; a partire dai dirigenti delle 17 istituzioni &#8211; non la saprà cogliere &#8211; non riuscendo ad andare oltre rispetto alla quotidianità di gestione dell&#8217;ordinaria amministrazione &#8211; non ci sarà che da recriminare con se stessi&#8230;</p>
<p>Ps visto che siamo a scrivere di cose senesi (e che il Palio era dedicato alla battaglia in questione!), segnalo volentieri un appuntamento: la Passeggiata dedicata ai luoghi della Battaglia di Camollia (25 luglio 1526), a cura dello scrivente (Passeggiata che fa il paio con la clip, sin da giugno presente on line); per chi fosse interessato, l&#8217;evento ci sarà il 26 settembre, alle ore 10 in punto (durata circa 90 minuti), con partenza dal Palazzo delle Papesse.  Per chi fosse interessato, chiamare lo 0577 286300: ne riparleremo, ad ogni buon conto&#8230;</p>
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		<title>Ranucci, un passo indietro per Report (e 1 Ps paliesco)</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 08:52:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo pre-paliesco (il Ps sarà comunque al Palio dedicato); en passant, a livello geopolitico, si segnala &#8211; nell&#8217;indifferenza generale, non solo locale &#8211; che il liberaldemocratico Putin ha detto che restituirà pan per focaccia non (solo) all&#8217;Ucraina, ma anche a noi europei, i quali gli bloccano qualcuna delle sue 600 navi ombra (battenti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al pezzo pre-paliesco (il Ps sarà comunque al Palio dedicato); en passant, a livello geopolitico, si segnala &#8211; nell&#8217;indifferenza generale, non solo locale &#8211; che il liberaldemocratico Putin ha detto che restituirà pan per focaccia non (solo) all&#8217;Ucraina, ma anche a noi europei, i quali gli bloccano qualcuna delle sue 600 navi ombra (battenti bandiere improbabili, tipo quella del mitico Gabon), per contrabbandare petrolio russo in giro per i mari di mezzo mondo. Se vale la reciprocità, allora vuol dire che anche gli europei hanno navi ombra piene di petrolio: grazie a Putin, lo scrivente ha imparato una cosa nuova, e di ciò si ringrazia il leader russo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA CONFESSIONE DI LAVITOLA</p>
<p>Ieri il faccendiere Lavitola ha ammesso di essere lui, il mandante del clamoroso attentato dell&#8217;ottobre 2025 contro la macchina di Sigfrido Ranucci: e già questa è una notizia-bomba (nomen omen), giacché è statisticamente raro che qualcuno ammetta le sue responsabilità, in uno Stato ultragarantista &#8211; specie con i colletti bianchi &#8211; come l&#8217;Italia.</p>
<p>Chapeau alla Procura romana, la quale &#8211; come si era capito sin dai primi di luglio &#8211; aveva trovato indizi concreti, per non dire prove schiaccianti: l&#8217;arresto &#8211; che lo stesso faccendiere si aspettava &#8211; è stato solo l&#8217;ultimo, deflagrante acceleratore, diciamo così.</p>
<p>Quanto al movente, in effetti, si ha l&#8217;impressione che Lavitola abbia detto e non detto: non ha sciolto la matassa sul fatto che il grande amico Ranucci sapesse o meno dell&#8217;infausto evento, e comunque il dire che lo aveva ideato per fare aumentare la scorta a disposizione del Sigfrido nazionale, vuol dire tutto e niente. La superscorta (8 uomini!), la si voleva per un amicale, genuino senso di protezione verso l&#8217;amico, oppure &#8211; anche e soprattutto &#8211; per accrescerne in modo ulteriore la popolarità e a fortiori la credibilità professionale, in modo da poterla spendere politicamente nel 2027? Ciò che ieri ha fatto mettere a verbale Lavitola, anche a livello di movente, non è in contraddizione con il movente ipotizzato dalla Procura. Per niente, nonostante i generosi tentativi in tal senso de Il Fatto</p>
<p>Il Gip, nei giorni scorsi, aveva escluso &#8211; allo stato dei fatti &#8211; che Ranucci fosse al corrente dell&#8217;attentato nei suoi confronti; ciò vuole dire che il Giudice terzo non ha ravvisato prove in tal senso: ne prendiamo più che doverosamente atto.</p>
<p>Quanto al definire lineare e chiaro il rapporto fra Lavitola e Ranucci anche dopo l&#8217;emersione della gravissima accusa rivolta all&#8217;ex uomo di Craxi prima, di Berlusconi dopo, di Ranucci infine, beh, acqua ce ne passa parecchia: e siamo in tempi siccitosi assai&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA POSIZIONE (INDIFENDIBILE) DI RANUCCI</p>
<p>La posizione professionale di Sigfrido Ranucci &#8211; inutile girarci tanto intorno &#8211; è ormai non più difendibile: anche se giudiziariamente lui è ancora parte offesa (in una fase di indagini ancora del tutto in fieri, peraltro), resta tutto il resto, che per la credibilità di un giornalista di inchiesta è cruciale. Specie se del servizio pubblico. Ranucci deve lasciare non perché glielo chiedano alcuni politici, in specie Salvini: deve lasciare, nonostante glielo chieda la maggioranza governativa.</p>
<p>Avevamo scritto un pezzo su Report esattamente un mese or sono, il 13 luglio scorso, e questo già lo si intuiva allora: che senso poteva avere una frequentazione, così intensa ed intensiva, con un tipetto come Lavitola, di grazia?</p>
<p>Anche nella migliore delle ipotesi pro-Ranucci (per esempio quella &#8211; un po&#8217; cervellotica, ci sia concesso chiosare &#8211; che Lavitola abbia agito su mandato della destra, per sputtanare in modo completo il Sigrfrido nazionale), Ranucci sarebbe lo stesso professionalmente indifendibile: sarebbe parte lesa dal punto di vista giudiziario, certo, ma la credibilità giornalistica chi mai gliela potrebbe restituire? La scuola Travaglio-Ranucci ha insegnato che bisogna separare, dividere in modo chiaro la questione etica da quella giudiziaria: ed è proprio la prima, a rendere ormai non più presentabile la presenza di Ranucci alla guida del principale programma di giornalismo di inchiesta della Rai.</p>
<p>Anche perché, in questo mese, sono emersi ulteriori aspetti inquietanti: Ranucci non sapeva niente dell&#8217;attentato, secondo quel che ha messo nero su bianco il Gip, il cui dispositivo &#8211; come già scritto &#8211; va assolutamente rispettato; ma dallo stesso Gip sappiamo che Ranucci era ben consapevole del tentativo lavitoliano di lanciarlo nel firmamento politico. Ne era lusingato, gratificato: soprattutto &#8211; lo si ribadisce &#8211; ne era al corrente.</p>
<p>E Ranucci, da par suo, era non a caso da mesi e mesi impegnato in una sua personale campagna elettorale: testimonial dell&#8217;Associazione nazionale magistrati, presente in svariate manifestazioni targate Cgil ed arcipelago della Sinistra, eventi non solo televisivi (teatri et alia).</p>
<p>A proposito, visto che lo difendono a spada tratta; la vicenda Ranucci-Lavitola è forse il più grande esempio di &#8211; almeno apparente &#8211; masochismo pubblico degli ultimi anni: abbiamo la vittima di un attentato, la quale vittima difende il suo &#8211; almeno potenziale &#8211; carnefice, toto corde.</p>
<p>In più, abbiamo i leader del campo largo, i quali solidarizzano verso chi faceva di tutto (attentato o non attentato) per fare loro le scarpe, sfruttando la innegabile popolarità mediatica; è proprio vero, che viviamo nel più pazzo dei mondi possibili&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>W REPORT, MA SENZA RANUCCI</p>
<p>Quanto al futuro di Report, la vicenda è assai complessa ma la ricetta è davvero facile facile: Ranucci deve lasciare, avendo perso ogni credibilità giornalistica (visto il suo post di ieri, forse anche &#8211; almeno momentaneamente &#8211; il senno); e lo deve fare, per il bene della trasmissione, la quale ha un patrimonio redazionale da salvaguardare.</p>
<p>Report esisteva da ben prima che ne prendesse lui le redini in mano, e &#8211; se lui si arrocca &#8211; rischia grosso per il suo stesso futuro; fuori dunque Ranucci, senza ma e senza se: e non sarebbe male che venisse reso un corpo estraneo anche il gruppetto dei fedelissimi, di pretoriani ranucciani i quali difficilmente potevano non essersi mai accorti di niente, a proposito della liason con Lavitola.</p>
<p>Rigenerazione chiara, esplicita, forte, dunque: partendo da chi ha dimostrato autentica professionalità, incisiva lucidità nonché capacità di discernimento, all&#8217;insegna di quell&#8217;intuitu personae che, nel giornalismo di inchiesta, è di fondamentale importanza.</p>
<p>Per esempio, quel Daniele Autieri, il quale, secondo un furbesco tentativo di Lavitola, doveva bersi la autentica panzana &#8211; roba da Caso Rossi, sic &#8211; secondo la quale, dietro ad un servizio delicato di Report &#8211; sul quale il giornalista aveva lavorato -, ci fossero i servizi segreti israeliani. I quali magari si sarebbero voluti vendicare di Report. Chiaro esempio di depistaggio, dice il 10 luglio ai PM romani Autieri: chapeau. Questo vuol dire essere un valido giornalista di inchiesta: il comprendere quando si è davanti ad un depistaggio, oppure anche solo ad un tentativo di depistaggio.</p>
<p>Lui, aveva capito che personaggino fosse Lavitola; Ranucci, invece, no: e questa &#8211; che è l&#8217;ipotesi più vantaggiosa per il Sigfrido nazionale, scagionandolo in pieno dalla questione attentato &#8211; basta e avanza per concludere all&#8217;insegna del &#8220;W Report, ma senza Ranucci&#8221;&#8230;</p>
<p>Ps pre-paliesco (si pubblica la mattina dell&#8217;assegnazione dei cavalli&#8230;): grandi polemiche sul drappellone (anche Tommaso Lorenzini su Libero di ieri), il quale però è stato piuttosto calorosamente applaudito, lunedì pomeriggio nel Cortile del Podestà (bipolarità della collettività senese, di grazia?).</p>
<p>Di certo, la figura mariana non rientra nei canoni tracciati dalla dottrina (Concilio di Nicea II, ricordava dottamente don Paolo Morocutti, sulla odierna Nazione): si può benissimo bypassare tutto ciò, ma dicendolo prima;; quanto alla battaglia di Camollia &#8211; argomento che assai a cuore ci sta &#8211; non si capisce bene ove la si potrebbe rintracciare.</p>
<p>Da parte della redazione, si vorrebbe anche sottolineare un aspetto, che vale ormai per ogni presentazione: sarà anche in larga parte inevitabile, ma l&#8217;autentico casino &#8211; mi si scusi il francesismo &#8211; domina in lungo ed in largo per i 20 o 30 minuti dell&#8217;evento; i relatori si sentono, solo e soltanto perché i microfoni funzionano bene, non per altro.</p>
<p>Il pubblico (spesso anche quello a sedere, sia chiaro) non cessa per mezzo secondo di parlare (tutti critici d&#8217;Arte, come noto). Siccome si sente tanto discettare di sacralità del Palio, almeno la decenza del silenzio, mentre si parla di Arte e di Religione, ci dovrebbe pur essere: siamo di fatto all&#8217;aria aperta, e c&#8217;è per l&#8217;appunto casino. Chissà cosa direbbe Pier Pettinaio, di questa Sienina che non sa neanche più quando sia il momento di fare silenzio, e quando, invece, di fare altro&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vacanze ereticali (II): Vienna (poi MPS, bufala Rossi, Guccini)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 10:07:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al nuovo appuntamento con il blog, dopo il ritorno da Vindobona (sulla quale &#8211; come promesso da Vienna stessa &#8211; si scrive la seconda parte del reportage); ad Hormuz, accordo trovato fra Iran ed Oman: vediamo cosa farà Trump, sic; fra Russia ed Ucraina, continua la drole de guerre (Kramatorsk a concreto rischio di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al nuovo appuntamento con il blog, dopo il ritorno da Vindobona (sulla quale &#8211; come promesso da Vienna stessa &#8211; si scrive la seconda parte del reportage); ad Hormuz, accordo trovato fra Iran ed Oman: vediamo cosa farà Trump, sic; fra Russia ed Ucraina, continua la drole de guerre (Kramatorsk a concreto rischio di sfondamento russo, nel Donbass; al contempo, il cuore della Russia mai così colpito dagli ucraini); il 15 agosto, infine, la Spagna ritiene probabile una nuova nuotata di massa verso Ceuta, magari abbinata a qualcosa di simile a Melilla.</p>
<p>Insomma, meno male che ci sono anche buone notizie: questa estate è meno calda delle prossime, eh&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;AGIOGRAFIA DI KAISER FRANZ JOSEPH</p>
<p>In Austria &#8211; questa non è certo una novità, sia ben chiaro &#8211; esiste un autentico culto di colui che di fatto ha liquidato il gloriosissimo Impero asburgico: l&#8217;immagine di Franz Joseph era presente anche nel caffè ove sono andato più volte a fare colazione, accanto a quella della povera Sissi della quale si è scritto nel pregresso pezzo; il palato si gustava la morettiana sacher, gli occhi invece avevano davanti da una parte il Volkstheater e, dall&#8217;altra, le icone imperiali.</p>
<p>Ve lo immaginate voi un bar nostrale, con le immagini di Vittorio Emanuele (II o III), o della pur popolarissima Regina Margherita, consorte di Umberto I? Eppure, i lettori ci pensino: quando l&#8217;Impero asburgico si affloscia definitivamente &#8211; alla fine della Grande Guerra -, la nostra Monarchia è ancora del tutto in sella, e lo sarà ancora per quasi un trentennio.</p>
<p>Andando a vedere il Palazzo imperiale di Hofburg, si ha davanti agli occhi un classico esempio di agiografia: non propaganda, perché l&#8217;Austria odierna non ha ovviamente più niente a che vedere con l&#8217;Impero (non è come la Russia putiniana che, per pura propaganda, riabilita financo Stalin).</p>
<p>Franz Joseph instancabile lavoratore, capace di dare udienza fino a 100 persone due volte alla settimana (neanche De Mita a Nusco ai tempi d&#8217;oro?); il Kaiser che dorme pochissimo, per vegliare sulle sorti magnifiche e progressive del suo Impero (di fatto, morto con lui, però); Francesco Giuseppe che fa consumare 9 portate di cibo in 45 minuti, perché il tempo è prezioso, e via agiografando. Forse, questi aspetti sono anche veri: nessuno può immaginare Franz Joseph come un bighellone, ovvero un mezzo strullo che va in giro per cotanto palazzo con il suo caratteristico cappello stiriano.</p>
<p>Resta però un problemino, e non proprio da pochissimo: di tutte le guerre perse dal Kaiser (due di Indipendenza con l&#8217;Italia, per dire, per non parlare della devastante austro-prussiana del 1866), non vi è traccia alcuna; di più: niente si dice sullo scoppio della Grande Guerra, su cui esiste un dibattito storiografico immenso, quanto a responsabilità; ma che l&#8217;ultimatum alla Serbia l&#8217;abbiano deciso a Vienna e non a Pontedera, neanche la ormai imperante post verità lo potrebbe negare.</p>
<p>Insomma: va benissimo che una visita ad Hofburg è un qualcosa che attiene al turismo di massa e non deve certo diventare una conferenza o una lectio sulla finis Austriae, però&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CHE MARAVIGLIA IL KUNST (SENZA RIENTRO, SIC)</p>
<p>Come si fa ad andare a Vienna, e poi non visitare &#8211; o rivisitare, come nel mio caso &#8211; il Kunst Historisches museum&#8221;, di grazia?</p>
<p>Inaugurato nel 1891 &#8211; dunque sotto Kaiser Franz Joseph: in questa caso, chapeau! -, è un museo davvero straordinario: già alla fine della monumentale scalinata di ingresso, uno si trova la mastodontica statua canoviana del Teseo che sconfigge il Minotauro, con calibratissimo uso della ponderatio applicata all&#8217;eroe (il Canova l&#8217;aveva pensata per Napoleone, poi gli Asburgo l&#8217;hanno fatta propria: i curiosi giri della Storia&#8230;).</p>
<p>Diciamocelo subito, venendo all&#8217;asse Siena-Vienna: i cosiddetti &#8220;primitivi&#8221; non ci sono, ma c&#8217;è uno strabiliante Sodoma (&#8220;holy family with Saint John&#8221;), e un insospettabile Tiepolo alle prese con una estasi della nostra Santa Caterina. Correva l&#8217;anno 1746.</p>
<p>Non c&#8217;è ovviamente tempo e modo di ripercorrere la cornucopia di pittorica bellezza cui ci si trova innanzi: Bruegel (soprattutto il Vecchio), con una strage degli innocenti ambientata in un paesaggio nordico, innevato; varie &#8220;cosette&#8221; di un certo Caravaggio; i ritratti di Velasquez; Arcimboldo, sempre tale da lasciarti a bocca aperta; e che dire di Rubens e di Rembrandt? Notevole anche la parte greco-romana, e forse ancora di più quella egizia, purtroppo vista troppo rapidamente.</p>
<p>In più, è un museo ben fruibile: ottime didascalie (tedesco ed inglese), capaci di raccontare anche il contesto, non limitandosi solo al nome dell&#8217;autore ed alla datazione; comodi divani quasi in ogni sala, per riposare le eventualmente stanche membra.</p>
<p>Vogliamo fare un appunto? Facciamolo! Dopo circa 4 ore di visita, avevo voglia di uscire un po&#8217;, tornare alla mia temporanea dimora &#8211; vicino al museo -, e dopo, con calma, spararmi una altra oretta, oretta e mezzo prima della chiusura delle 18. Chiesto se fosse possibile, mi è stato detto che lo era, senza problemi: purché uno rifacesse il biglietto (24 euroni); ho risposto con il linguaggio corporale, manifestando un polemico stupore, e forse è stato meglio limitarsi a questo tipo di risposta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;CASH ONLY&#8221; ED ORARI: DUE SORPRESE AUSTRIACHE</p>
<p>Per salutare l&#8217;Austria, la lasciamo con due autentiche sorprese, che mi pare possano delineare una discontinuità con ciò che ricordavo dei pregressi passaggi.</p>
<p>Primo: gli orari di apertura dei caffè; nel centro di Vienna &#8211; zona dei musei, fra il Parlamento ed il Comune -, non si trova un caffè aperto prima delle 8, ed il sabato e la domenica si arriva bellamente alle 9 (!); anche nella sosta durante il viaggio di andata by car, vicino a Villach, la medesima cosa: possibile che gli austriaci siano più dormiglioni degli italiani? La cosa un po&#8217; sorprende, visto che ne avevo un ricordo del tutto altro: comunque sia &#8211; tanto per gli orari, che per i prezzi -, ho assai rivalutato gli italici e financo senesi &#8220;barri&#8221;. Nel complesso, siamo meglio di loro, date retta&#8230;</p>
<p>Seconda questione: il contante. Ho leggiucchiato che nel Parlamento viennese se ne è discusso assai, negli ultimi anni, in ogni caso un elemento è sorprendentemente certo e garantito: in Austria, il cash è preferibile e preferito rispetto ai pagamenti digitali. Disincentivati sia in modo diretto (varie attività espongono il &#8220;cash only&#8221;), comprese attività pubbliche (l&#8217;orto botanico &#8211; la parte a pagamento -, accanto al Belvedere), che in modo indiretto, con procedure aggiuntive le quali, alla fine, fanno tirare comunque fuori il contante.</p>
<p>Sapevo che i Paesi germanici usavano molto il contante, non ricordavo però a questo livello: e lo dico da fervente sostenitore &#8211; da buon passatista quale sono &#8211; della libertà di uso del contante.</p>
<p>Nella felix Austria, dunque, contanti ancora a go go; quantomeno, non ti dicono che il Pos non funziona: ti scrivono direttamente &#8211; con asburgica chiarezza e determinazione &#8211; che non accettano pagamenti digitali, ecco&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Veniamo alle cosine di Sienina, che poi tanto &#8220;cosine&#8221; non sono: questione MPS, dunque. Che cosa aggiungere? Se si legge il Frankfurter allgemeine o altra grande stampa internazionale, non ci saranno particolari problemi per Intesa a fagocitare la banca fu sanese, specie dopo il fatal 31 luglio; nel frattempo, giusto stamattina Il Fatto di Travaglio ci ricorda che su Luigi Lovaglio è in corso una indagine della Procura di Milano, la quale vorrebbe acquisire le chat per la questione dell&#8217;acquisizione montepaschina di Mediobanca (11 fra parlamentari e Ministri rientrano nel tutto, loro non indagati). La lunga estate calda montepaschina non è finita qui&#8230;</p>
<p>Ps 2 Lunedì si sono tenute due audizioni, in seno alla Commissione Rossi: quella del custode Massimo Riccucci e quella di Gian Carlo Filippone; audizioni del tutto inutili &#8211; visto che i due non potevano che ripetere ciò che avevano detto e sottoscritto quando convocati dalla Commissione I -, se non per qualche spunto, in particolare il sasso lanciato da Filippone: chi avrà mai fornito al NYP, nel giugno del 2016, quel video &#8211; presentato, tagliato ad arte &#8211; in cui si vedeva Filippone davanti all&#8217;amico morto (senza mostrare tutto il resto, con il solo intento di creare un alone di sospetto su di lui), inizio della sua personale Via crucis? Mumble, mumble, mumble&#8230;</p>
<p>In ogni caso, con agosto si cambia registro: da adesso in avanti, quanto alla bufala italiana del secolo, ci si limiterà al minimo del minimo sindacale, sul blog (alla audizione di Gian Carlo Filippone ci sarebbe stato da dedicare un intero pezzo monografico, che invece non si farà); c&#8217;è da scrivere l&#8217;ultima parte del libro, il quale si vuole fare uscire entro il 2026: chi fosse interessato a conoscere la realtà effettuale e i vari passaggi che documentano la bufala stessa &#8211; se lo vorrà -, si potrà aggiornare leggendo quello&#8230;</p>
<p>Ps 3 Ieri ci ha lasciato, a 86 anni, Francesco Guccini: non solo cantautore (che già sarebbe bastato, peraltro), ma anche poeta nonché apprezzabilissimo giallista (8 romanzi con Loriano Macchiavelli). In Sala storica, il 21 settembre (17,30, as usual) lo ricorderemo, in tutte le sue sfaccettature: save the date!</p>
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		<title>Vacanze ereticali: Vienna (e Franco Baresi)</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 21:53:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Mentre a Sienina è appena arrivata la ferale notizia che la liason con BPM è definitivamente terminata, spianando in modo perentorio la strada ad Intesa (era del tutto ovvio che sarebbe andata a finire così, come da tempo scritto su questo blog, e auguroni per il Mangia a Lovaglio: candidatura completamente sbagliata sul nascere come [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre a Sienina è appena arrivata la ferale notizia che la liason con BPM è definitivamente terminata, spianando in modo perentorio la strada ad Intesa (era del tutto ovvio che sarebbe andata a finire così, come da tempo scritto su questo blog, e auguroni per il Mangia a Lovaglio: candidatura completamente sbagliata sul nascere come metodo, ed ora anche più difficile da difendere nel merito), lo scrivente è agli sgoccioli della sua settimana viennese. Iniziamo dunque a tirare qualche somma (ed anche sottrazione: città davvero cara, la meravigliosa Vienna)&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SISSI, UNA ANTICIPAZIONE DI DIANA</p>
<p>Dopo tanto tempo, sono tornato a vedere il palazzo imperiale di Hofburg,  voluto dal Kaiser Franz Joseph, ove visse ovviamente anche la moglie Sissi (letti ed appartamenti rigorosamente separati, eh&#8230;), sposata dal Kaiser quando lei aveva diciassettenne anni.</p>
<p>Rispetto all&#8217;ultima volta che c&#8217;ero stato (2002), è stata allestita &#8211; con sagace operazione di marketing, ovviamente &#8211; una parte iniziale della mostra monograficamente dedicata alla kaiserina triste, morta ammazzata il 10 settembre 1898 per mano di un anarchico italiano: il quale &#8211; a sentire l&#8217;audioguida &#8211; le avrebbe fatto quasi un piacere personale, ammazzandola con un&#8217; arma bianca, tanto era malinconica e depressa. &#8220;Sisi museum&#8221;, è denominato il tutto: ormai da decenni, infatti, l&#8217;imperatrice è un brand di sicurissima presa.</p>
<p>In vita, però, non era affatto così: il mito della bella Sissi nasce subito dopo l&#8217;ammazzamento, che aiuta sempre a fare nascere miti che mai si sarebbe immaginato potere essere tali; poi, si è con i decenni assai rinvigorito, fino alla definitiva esplosione dei Cinquanta del Novecento con la kaiserina interpretata da Romy Schneider (la quale ebbe una vita triste come quella dell&#8217;imperatrice, specie dopo la morte del figlio). Con un curiosissimo paradosso, da segnalare: Sissi, moglie del rigido Imperatore, la quale diventa l&#8217;icona della ritrovata libertà repubblicana austriaca, dopo la decennale occupazione &#8211; non troppo dissimile da quella berlinese, se non per l&#8217;esito finale &#8211; fra il 1945 ed il 1955.</p>
<p>Sissi viene presentata al pubblico come Lady Diana: insofferente alla corte e ai suoi rituali, proprio come l&#8217;inglese; non interessata alla politica, ma con un ruolo quasi filantropico a favore dell&#8217;affrancamento dell&#8217;Ungheria dall&#8217;Austria (1867), così come Diana si impegnava contro le mine antiuomo; entrambe, non solo attente alla bellezza, diciamo pure maniacali (Sissi è stata un&#8217;anticipatrice della vigoressia femminile, sfiancandosi a cavallo e nella micropalestra allestita in una delle sue stanze, con tanto di sbarra ed anelli appesi!); infine, entrambi infelici, depresse, sempre più solitarie se non misantrope.</p>
<p>Quanto alla fine: quella di lady Diana, provocò una fiammata di straordinario clamore (1997), con giorni e settimane di attenzione morbosa, ma poi tutto è evaporato piuttosto in fretta, con Queen Elizabeth a recuperare terreno perduto; il mito di Sissi, invece, è più vivo che mai.</p>
<p>Non ho detto alcunché su Francesco Giuseppe, e me ne dispiaccio assai: se farò un secondo pezzo su Vienna, ne discetterò, e a lungo; di certo, nei 90 minuti di stimolantissima full immersion ad Hofburg, io il cappello non me lo sono mai tolto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>COME GESTIRE UN MONUMENTO (ANZI DUE): A VIENNA LO SANNO BENE&#8230;</p>
<p>Vienna può dare veramente il migliore esempio possibile di come gestire i tortuosi meandri della Historia, quando essa &#8211; come spesso avviene &#8211; si monumentalizza. Fra gli altri, mi permetterò di fare due esempi, a dir poco significativi: la statua a Karl Lueger (borgomastro della Vienna fra Otto e Novecento, enfaticamente ammirato da Hitler &#8211; nel suo periodo viennese all&#8217;Accademia delle Belle arti &#8211; per il suo feroce antisemitismo), e quello fatto edificare da Stalin per ricordare la &#8220;liberazione&#8221; di Vienna dagli ex alleati nazisti , nell&#8217;aprile del 1945.</p>
<p>Vienna ha saputo assestare un colpo meraviglioso ai due opposti estremi: ai fanatici, ipodotati mentali, della cancel culture (quelli che volevano buttare giù le statue di Colombo, per dire), ma anche ai nostalgici dei dittatori, Stalin o Hitler che fossero. Chapeau.</p>
<p>La statua di Lueger si trova vicinissimo al Museo delle Scienze applicate; cosa hanno fatto le amministrazioni viennesi, con l&#8217;ingombrantissima statua del borgomastro antisemita di più di un secolo or sono? L&#8217;hanno lasciata &#8220;vivere&#8221;, in quanto espressione del suo tempo; in più, però, hanno installato un cartello didascalico &#8211; in tedesco ed inglese &#8211; con cui spiegano, senza autocensure, chi sia stato il signore in questione. Senza tacere dell&#8217;ammirazione di Hitler per lui: d&#8217;altra parte, chi abbia letto il Mein Kampf (lo scrivente è uno dei pochi ad averlo fatto, in modo integrale), lo sa bene. Lo hanno storicizzato, insomma. Qualcuno, ha vergato la scritta &#8220;shame&#8221; sulla statua, non saprei dire quando: il Comune non lo ha fatto rimuovere, per ora. Chissà se lo farà mai&#8230;</p>
<p>Il monumento sovietico &#8211; a due passi dall&#8217;entrata bassa del Belvedere di Eugenio di Savoia &#8211; non lo avevo mai visto, ma ne conoscevo bene la vicenda: il vederlo dà i brividi. Un semicerchio fatto da colonne, magniloquenti, con una altissima statua, sulla cui cima troneggia un soldato sovietico con scudo dorato; per rimarcare come fosse opera più di conquista (anche solo potenziale), che di libertà, vi è la questione della lingua: tutto è scritto solo e soltanto in cirillico. Monito per i viennesi: attenti, magari un giorno si torna&#8230;</p>
<p>Dietro quest&#8217;opera magniloquente e minacciosa &#8211; che per trattato gli austriaci sono costretti a manutenere &#8211; c&#8217;è un lungo muro, privato, di proprietà del discendente di un celebre militare asburgico. Cosa ha fatto, nel 2022, quest&#8217;uomo? Ha fatto dipingere con i colori dell&#8217;Ucraina il succitato muro, dall&#8217;inizio alla fine; non pago, ha dato mandato ad uno street artist di inserirvi due murales rappresentanti Alexsey Navalny: uno dei due, è diventato un luogo di raccoglimento in suo onore. Colmo dello scorno, nelle immediate vicinanze ci sono le sedi di rappresentanza di Sberbank e di Rosneft, vale a dire dei due colossi economici &#8211; con Gazprom &#8211; della Russia.</p>
<p>Sì, perché quello che si respira in loco è, ancora una volta, questo: i filorussi, i filoputiniani (che non ammettono mai di esserlo) stanno sempre lontani dal confine con la Russia; a Vienna &#8211; che i russi in casa li ha avuti per 10 anni, con comportanti predatori quotidiani &#8211; gente che ammira Putin ve ne è poca. Non sono intelligenti e raffinati come noi, è gente sempliciotta, cerchiamo di capirli&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I CANI AUSTRIACI NON DEFECANO?</p>
<p>Sono viennese ormai da domenica, quindi da quasi una settimana: ho camminato in lungo ed in largo per ore ed ore, ed ho anche un po&#8217; corso; che i lettori ci credano o no, così è: non sono riuscito a trovare una deiezione canina! Da martedì o mercoledì, ammetto di averla anche un po&#8217; cercata: invano.</p>
<p>Posso assicurare &#8211; come sanno i tanti lettori che un pochino conoscono la capitale del fu Impero asburgico &#8211; che cani ce ne sono, e non pochissimi; e posso aggiungere che, da parte mia, non vi è certo una austrofilia a prescindere (un paio di cosette negative inaspettate le ho notate: se del caso, se ne riparlerà): anzi, nonostante la generale cordialità, per me in qualche misura restano i nemici risorgimentali, ovvero coloro i quali, in massa, corsero ad abbracciare il loro conterraneo Hitler durante l&#8217;Anschluss del 1938.</p>
<p>Diamo però ai viennesi ciò che è dei viennesi: deiezioni per terra non ce ne sono proprio; non potendo immaginare che gli amici a quattro zampe non defechino tout court, oppure che li facciano defecare intra moenia, resta una terza possibilità: che i proprietari raccolgano i prodottini lasciati dai loro amatissimi Argo. Che dire, dunque? Felix Austria, ove le deiezioni non albergano&#8230;</p>
<p>Ps Ci ha lasciati un autentico campione del calcio, di nome Franco e di cognome Baresi. Nel calcio italiano, in cui un mercenario che abbandona la Nazionale solo per i soldi (arabi) tornerà a fare il Ct come nulla fosse stato, con Baresi siamo di fronte ad un giocatore talmente attaccato alla maglia del Milan, da restarci anche in serie B (due volte!), pur con la possibilità di andare a giocare davvero dovunque: anche se pare che, alla fine, nessuno neanche lo chiedesse, sapendo che lui non avrebbe mai abbandonato il suo Milan.</p>
<p>Al Mondiale del 1994, si schiantò un menisco con la Norvegia; si fece operare negli States, e dopo 24 giorni (non settimane, giorni!) era già di nuovo in campo, per una finalissima &#8211; quella con il Brasile di Romario e Bebeto-, che lui giocò in modo divino, pur sbagliando il calcio di rigore (come Massaro e Baggio, peraltro).</p>
<p>Figlio di contadini bresciani, calciatore con valori seri in campo; per restare al suo ruolo di &#8220;libero&#8221;, l&#8217;Italia annoverava gente come lui, come Gaetano Scirea, e &#8211; permettetemi di aggiungere &#8211; come il veronese Tricella, certo un gradino più in giù. Ai Mondiali non sempre si vinceva, ma si andava sempre, e si era comunque protagonisti.</p>
<p>Che Franco Baresi possa volteggiare, in cielo, con lo stesso mix di classe e potenza che aveva in campo: il &#8220;tackle di Dio&#8221; ci ha lasciato, ma i suoi mirabolanti interventi difensivi restano&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: il Presidente Vinci è contento, noi anche di più&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[MPS]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Già con la valigia quasi in mano, mi trovo piacevolmente costretto a scrivere giusto due cosette sull&#8217;ultima audizione della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: come si fa a non farlo, di grazia? Quanto alla vacanza, magari poi qualcosa se ne scriverà; avevo programmato una crociera last minute sullo Stretto di Hormuz, confidando assai nel Memorandum [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Già con la valigia quasi in mano, mi trovo piacevolmente costretto a scrivere giusto due cosette sull&#8217;ultima audizione della Commissione parlamentare sul Caso Rossi: come si fa a non farlo, di grazia?</p>
<p>Quanto alla vacanza, magari poi qualcosa se ne scriverà; avevo programmato una crociera last minute sullo Stretto di Hormuz, confidando assai nel Memorandum of understanding di giugno fra USA ed Iran, ma sembra non sia più il momento migliore per andarci (Trump riesce a rovinare anche le vacanze, sic); ergo si ripiega &#8211; non potendo avere tutto dalla vita, come noto &#8211; sulla Capitale dei nemici per eccellenza, per noi amanti del Risorgimento: Vienna&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL PRESIDENTE VINCI GIOISCE: CONTENTO LUI&#8230;</p>
<p>Ci siamo già occupati, nel recente passato, del Presidente della Commissione di inchiesta parlamentare sul Caso Rossi &#8211; l&#8217;onorevolissimo Gianluca Vinci: attuale meloniano, ma ex leghista duro e puro -, descrivendone l&#8217;inguaribile ottimismo, magari un po&#8217; allergico ai fatti; in una occasione, per esempio, abbiamo messo in evidenza come il suo fosse un ottimismo di matrice prettamente trumpiana: per lui, la &#8220;sua&#8221; Commissione avrebbe dimostrato in modo inconfutabile che si è trattato di un omicidio, esattamente come The Donald, ai primi di marzo, diceva e scriveva sui social apertis verbis che la potenza militare iraniana era stata demolita, annichilita da cima a fondo, e che Hormuz era sotto il suo pieno controllo.</p>
<p>Dobbiamo però dire che le sue &#8211; dell&#8217;onorevole Vinci, non di Trump &#8211; dichiarazioni a caldo del 21 luglio rappresentano &#8211; almeno per ora &#8211; il top of the top: martedì, infatti, si è tenuta una audizione, la quale &#8211; ovviamente con i toni felpati che si utilizzano fra colleghi: i quali si erano, a loro stesso dire, confrontati prima sulle rispettive consulenze &#8211; ha visto i tre consulenti della Commissione I dire con chiarezza che, per quanto da loro analizzato, non si è trattato di un omicidio; dall&#8217;altra parte, si era di fronte al consulente principe della Commissione bis &#8211; il colonnello Adolfo Gregori &#8211; il quale ha tenuto la sua posizione: senza però &#8211; come vedremo &#8211; assolutamente esprimersi a favore della tesi dell&#8217;omicidio, a differenza di quanto forse Vinci si aspettava.</p>
<p>Ebbene, a fronte di tutto ciò, nessuno si attendeva che il Presidente Vinci ammettesse la pur evidente Waterloo, ci mancherebbe altro; bastava dire che, durante la lunga audizione in questione, erano emerse visioni articolate, plurali, diciamo pure diverse (per non dire antitetiche): niente di tutto ciò, però.</p>
<p>Così come era già accaduto in precedenza, con l&#8217;audizione in cui si erano confrontate le versioni dei medici legali della prima Commissione con quella del dottor Robbi Manghi &#8211; consulente della seconda, ora peraltro sparito dai radar -, colui che spiegò davanti al pubblico l&#8217;esegesi del meraviglioso video sulla dinamica dell&#8217;omicidio (assai presunto, e smontato &#8211; pezzo per pezzo &#8211; dai consulenti sentiti martedì scorso&#8230;). Anche in quella occasione, per Vinci non c&#8217;era alcuna discrasia fra i consulenti della prima e della seconda Commissione. Figuriamoci&#8230;</p>
<p>Fidando nel fatto che giustamente la gente ordinaria non si mette a guardare una lunga audizione, il Presidente Vinci &#8211; per così dire &#8211; offre la sua interpretazione personale dell&#8217;evento, e nessun giornalista gliene chiede conto, purtroppo.</p>
<p>Da fonti di stampa &#8211; La Nazione del 22 luglio, con Laura Valdesi (pagina 7 Cronaca di Siena) &#8211; si viene poi a sapere che il prossimo 4 agosto dovrebbero essere auditi Bernardo Mingrone (colui che chiamò il 118), il custode Massimo Riccucci nonché Gian Carlo Filippone: tutta gente sentita, negli anni, sia dalla Procura che dalla Commissione I (ma questa attuale è meglio, si capisce); a proposito di audizioni: nel video prodotto dalla Commissione bis, ci sono i due assassini, che secondo loro sarebbero Gianni Fava &#8211; già audito &#8211; e il fantasmatico Antonio Muto. Invece che richiamare chi ovviamente non ha niente da aggiungere, perché il Presidente Vinci non convoca Antonio Muto, di grazia? Sarebbe il primissimo da sentire &#8211; e lo sarebbe da mesi -, invece niente di niente: si fa per chiacchierare, eh&#8230;</p>
<p>Comunque, per il Presidentissimo quella del 21 luglio invece che una autentica Waterloo sarebbe stata un mezzo trionfo: &#8220;è emerso che le due perizie, quella della prima Commissione di inchiesta e quella dell&#8217;attuale, in realtà non sono in contrasto; la precedente perizia è stata fatta su 19 quesiti molto specifici e che avevano messo molti vincoli e le risposte non vanno assolutamente in contrasto con quelle di quest&#8217;ultima Commissione&#8221;.</p>
<p>Ah, ma davvero? Contento lui&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I CONSULENTI DELLA PRIMA COMMISSIONE SMONTANO L&#8217;OMICIDIO</p>
<p>I consulenti della Commissione I erano il tenente colonnello dei Ris (Reparto investigativo speciale dei carabinieri), Paolo Fratini, il tenente colonnello Claudio Ciampini ed infine un docente universitario, il professore Antonio Culla, fisico presso il Dipartimento Ingegneria meccanica de La Sapienza; dall&#8217;altra parte &#8211; come detto sopra &#8211; c&#8217;era il colonnello &#8211; anch&#8217;egli del Ris &#8211; Adolfo Gregori, consulente della Commissione attuale.</p>
<p>Il confronto fra le due consulenze era stato lodevolmente richiesto, alcune settimane or sono, dal gruppo del Pd, in particolare dall&#8217;onorevole Andrea Rossi, il quale poi ha avuto anche un gustosa battibecco con il Presidente Vinci: dando dimostrazione del fatto che almeno un minimo di contraddittorio esiste, anche in questa Commissione. Fortunatamente, verrebbe da dire&#8230;</p>
<p>Per chi non lo ricordasse, la consulenza dei Ris voluta dalla Commissione I, propendeva nettamente, pur con le cautele del caso, per il &#8220;gesto anticonservativo&#8221;, peraltro sulla scia della fondamentale consulenza Cattaneo-Zavattaro. David Rossi suicida, insomma.</p>
<p>I tre consulenti, in questa audizione del 21 luglio, hanno ovviamente confermato, scendendo in particolari che basterebbero ed avanzerebbero per chiudere ulteriormente la questione; il tenente colonnello Fratini ha per esempio fatto presente che, se un assassino avesse provato a spenzolare Rossi dalla finestra (tesi della Commissione bis, sic), avrebbe corso lui stesso il concreto e serio rischio di andarsene di sotto, insieme al Rossi. Il consulente ha infatti ricordato come, tenendo un peso di ghisa (quelli da palestra, per capirsi) da 40 kg (e Rossi ne pesava circa 70), lui stesso ha rischiato di cadere, ed è stato trattenuto dai colleghi, durante una prova ad hoc.</p>
<p>Aggiungendo che la dimensione della finestra, la presenza del fancoil in quella specifica posizione, rendeva pressochè impossibile la presenza di addirittura due &#8220;spenzolatori&#8221; del manager montepaschino, come invece sostenuto dalla Commissione bis. Totale divergenza di vedute, insomma.</p>
<p>Nessuno &#8211; sotto l&#8217;ombrellone, ovvero impegnato in perigliosi trekking montani &#8211; ha voglia di guardarsi tutta questa audizione, ci mancherebbe altro; essendoci invece noi sacrificati &#8211; con il consueto masochismo, lo ammettiamo &#8211; per i lettori, suggeriamo loro di godersela per almeno un quarto d&#8217;ora circa, diciamo da quando il timer segna 1 ora e 25 minuti, fino a quando arriva a 1 ora e 43: 18 minuti sottratti magari ad altro, ma spesi bene, date retta&#8230;</p>
<p>Il Presidente Vinci, da par suo, vede piena continuità fra ciò che è stato affermato dai consulenti della prima Commissione, e da quella attuale; come già detto, contento lui&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NEANCHE IL COLONNELLO GREGORI SI SBILANCIA</p>
<p>L&#8217;elemento forse più significativo dell&#8217;audizione del 21 luglio, però, è un altro: ed emerge proprio da ciò che ha detto il tenente colonnello Adolfo Gregori, il consulente portato in palmo di mano dal Presidente Vinci; colui il quale &#8211; come detto dall&#8217;onorevole in più di una intervista &#8211; ha fatto fare il passo in più, quello decisivo verso la tesi omicidaria. Soprattutto con la parte della sua consulenza sull&#8217;orologio, da anni presentata come la prova provata della (inesistente, ma è un dettaglio di contorno) colluttazione: elemento &#8211; ci permettiamo di dire &#8211; su cui i consulenti della famiglia hanno già fornito svariate interpretazioni (si ricorderà fra le varie la straordinaria perfomance dell&#8217;ingegner Scarselli: quella, insuperabile, dell&#8217;orologio scaraventato di sotto dall&#8217;assassino 30 minuti dopo la caduta del Rossi, sic).</p>
<p>Ebbene, il Gregori &#8211; che fra l&#8217;altro appare persona assai misurata e pacata &#8211; ha fatto una premessa metodologica cruciale, rispetto alla sua tanto sbandierata consulenza: vale a dire che ciò su cui si è espresso lui, è sic et simpliciter da intendersi come una singola tessera del mosaico, un pezzo del puzzle, all&#8217;interno di un lavoro prettamente investigativo, il quale non è certo di sua competenza.</p>
<p>&#8220;Io non mi esprimo in termini né di omicidio, né di suicidio&#8230;vanno dimostrati con un&#8217;altra serie di attività, che sono quelle investigative&#8230;le valutazioni (se si tratti di omicidio o suicidio,Ndr) non sta a noi farle&#8230;noi diamo i dati che vanno inseriti in una indagine più ampia&#8221;. Più chiaro &#8211; e corretto &#8211; di così, non si potrebbe.</p>
<p>Colui che sarebbe il consulente chiave della pista omicidiaria, colui seguendo la cui consulenza da mesi il Presidente annunzia urbi et orbi che di omicidio si è trattato senza dubbio alcuno, butta lui stesso acqua sul fuoco, per non dire altro: però l&#8217;audizione è stato un successo pieno, ci mancherebbe altro&#8230;</p>
<p>La &#8220;indagine più ampia&#8221; evocata giustamente da Gregori, per quanto concerne l&#8217;attività della Commissione bis, sembra esaurirsi nell&#8217;agnizione del povero Francesco Giusti da parte di Giovanna Ricci (testimone di provatissima fiducia, si converrà), abbinata alla fantomatica deduzione sulla pista mantovana &#8211; smentita da tre consulenze di parere opposto, compresa quella dei Ris della Commissione I &#8211; generata dal famigerato 4099009, frutto delle &#8220;elucubrazioni&#8221; da detective di Maurizio Montigiani. Roba grossa, e soprattutto seria, capace di raggere in qualsivoglia aula di Tribunale.</p>
<p>Archiviato il mezzo trionfo del 21 luglio, per il futuro della Commissione si immaginano davvero leopardiane sorti magnifiche e progressive, di qui alla fine dei lavori.</p>
<p>Grazie in larga parte proprio al Presidente Vinci, lo scrivente  sta buttando giù uno dei libri più blindati documentalmente della sua ormai lunghetta carriera: tutte (quasi tutte, suvvia) fonti aperte, eppure esplosive; cosa può desiderare di più uno scrittore?</p>
<p>Ancora una volta &#8211; ma mai abbastanza -, che Iddio ci conservi il più possibile il Presidente Vinci&#8230;</p>
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		<title>Poker di luglio: Iene, Roggero, Mondiali e Genova</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:11:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci giunti all&#8217;appuntamento settimanale del blog: oggi ben quattro argomenti in cottura, fra l&#8217;altro tutti e quattro meritevoli &#8211; se ci fosse stato il tempo &#8211; di un pezzo monografico. Sabato prossimo si parte per un tour asburgico: del quale si scriverà, nei modi e tempi che saranno più opportuni&#8230; &#160; LA SUPERBOWLIZZAZIONE DEL MONDIALE&#8230; [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci giunti all&#8217;appuntamento settimanale del blog: oggi ben quattro argomenti in cottura, fra l&#8217;altro tutti e quattro meritevoli &#8211; se ci fosse stato il tempo &#8211; di un pezzo monografico.</p>
<p>Sabato prossimo si parte per un tour asburgico: del quale si scriverà, nei modi e tempi che saranno più opportuni&#8230;</p>
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<p>LA SUPERBOWLIZZAZIONE DEL MONDIALE&#8230;</p>
<p>Sono terminati questi Mondiali dalla geolocalizzazione dilatata (ma al peggio non c&#8217;è mai fine: nel 2030 saranno financo più spalmati), con la meritatissima vittoria finale della Hispania: ben più netta del risicato 1 a zero, e soprattutto con l&#8217;incredibile circostanza degli avversari argentini, i quali non hanno fatto letteralmente un tiro in porta lungo l&#8217;arco della partita (supplementari compresi!). Pare sia un autentico primum. La Spagna ha saputo annichilire il funambolico attacco francese, poi Messi e l&#8217;Argentina; in tutto il torneo, ha subìto un solo goal: vi è altro da aggiungere?</p>
<p>A livello prettamente tecnico, non saprei cosa altro dire; viste troppe poche partite per dare un giudizio complessivo più o meno serio. Di certo, qualcosa si può dire su altri aspetti. Non è tronfia retorica il dire che abbiamo assistito ad una continua ed anche rivendicata &#8220;superbowlizzazione del calcio&#8221;: l&#8217;invenzione infantiniana dell&#8217;intervallo per l&#8217;idratazione, ha portato i tempi dall&#8217;essere due, al diventare quattro (sei, se arrivano i supplementari, sic).</p>
<p>Che il calcio &#8220;romantico&#8221; fosse morto da tempo, era cosa ben nota: con questi Mondiali, si è voluto financo condannarlo alla damnatio memoriae; il calcio dell&#8217;ultraliberismo furfantesco alla Trump-Infantino vede in quella pausa &#8211; in sé, ineccepibile, visto che a quelle temperature si rischia la disidratazione anche a giocare a scacchi &#8211; la quintessenza dell&#8217;ultraliberismo applicato allo sport: si gioca nelle ore più calde in assoluto, per i diritti televisivi europei e gli spot conseguenti; i giocatori rischiano la sincope, ma noi gli creiamo l&#8217;intervallino ad hoc, ove piazzare ulteriori spot. Il meccanismo si autoalimenta. Un autentico capolavoro, chapeau.</p>
<p>Osvaldo Bagnoli &#8211; allenatore di quell&#8217;incredibile scudetto di metà Ottanta con il Verona (l&#8217;ultimo di una squadra provinciale), nonché di grandissime cose al Genoa &#8211; ci ha lasciato, in settimana: Gianni Brera lo soprannominava &#8220;Schopenauer&#8221;; ecco, fra il suo calcio e quello odierno, si preferisce quello di Bagnoli. E chi preferisce quello attuale &#8211; fatecelo dire, senza tanti giri di parole &#8211; non può essere che un emerito cretino&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIOIELLIERE DALLA PISTOLA FACILE</p>
<p>La triste vicenda dell&#8217;orefice piemontese Mario Roggero, da caso di cronaca nerissima (rapina a mano armata, poi due morti ed un ferito serio) è diventato da tempo un caso politico: e già questo è un qualcosa su cui riflettere, perché &#8211; maneggiando la cronaca nerissima &#8211; a passare dalla politica alla propaganda il passo è sempre assai breve.</p>
<p>Aggiungo che il nuovo dispositivo legislativo (fortemente pubblicizzato dalla Premier Meloni), il quale di fatto annulla i risarcimenti dovuti &#8211; per fare l&#8217;esempio di specie &#8211; al familiare di un rapinatore morto o ferito &#8220;nell&#8217;esercizio delle sue funzioni&#8221; lo troviamo francamente cosa buona e giusta. Il risarcimento alle famiglie dei rapinatori non è cosa né buona, né giusta. Aggiungo anche che in casa-negozio proprio, sono del tutto d&#8217;accordo di tutelare al massimo grado la legittima difesa: ma dentro, non fuori. Vale come in guerra, ove armi ne girano tante: al nemico che fugge, ponti d&#8217;oro.</p>
<p>In più, c&#8217;è il gran, gran brutto precedente della minaccia &#8211; pistola alla mano &#8211; all&#8217;allora fidanzato della figlia e ai suoi genitori: correva l&#8217;anno 2005, e che l&#8217;uomo potesse essere incazzato con il fidanzatino ci stava (aveva schiaffeggiato la figlia, durante un litigio); anche lì, però, l&#8217;orefice passò dalla ragione al torto, eh&#8230;</p>
<p>Ciò detto, non solo quella di Mario Roggero non è stata tecnicamente legittima difesa &#8211; come è ovvio, essendo lui uscito, ben armato, dal negozio a rincorrere i tre delinquenti -, ma vi è un aspetto solo da alcuni messo (assai lodevolmente) in evidenza: non essendo un tiratore scelto, uno sniper professionista, e sparando plurimi colpi in mezzo alla pubblica via in pieno giorno, Roggero ha messo a rischio la sicurezza di chiunque transitasse per quei luoghi.</p>
<p>Se si sdoganano questi comportamenti, prepariamoci anche ad avere un numero crescente di vittime collaterali (bambini compresi), come succede da sempre negli States; luogo dal quale &#8211; come diceva e scriveva spesso Vittorio Zucconi &#8211;  tendiamo ad esportare le cose peggiori, invece che le migliori&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GENOVA, 25 ANNI OR SONO (E BOLOGNA, IERI)</p>
<p>Esattamente un quarto di secolo or sono, si concludeva il tristemente famoso G8 di Genova: quello dei black block con le auto rovesciate e la città messa a ferro e fuoco, della morte di Carlo Giuliani, della scuola Diaz con la sua macelleria e di Bolzaneto. Anche questo argomento, da par suo, avrebbe meritato un pezzo monografico, ma il tempo è come sempre tiranno.</p>
<p>Prima di dire due parole sulla questione più dibattuta (l&#8217;ordine pubblico), una riflessione va fatta sugli ideali che mossero i manifestanti, sulla scia degli eventi di Seattle: il principale dei quali &#8211; la contestazione, dura, della globalizzazione &#8211; è passata dall&#8217;essere un caposaldo della Sinistra, a diventare un mantra della Destra; da Manu chao, a Libero ed Il Tempo, insomma. Se vi sembra cosa scontata e da poco&#8230;</p>
<p>Quanto al resto, che dire? Ci furono torti &#8211; torti gravissimi &#8211; da ambo le parti: e quando sbaglia chi rappresenta lo Stato, la colpa è doppia. Le Forze dell&#8217;ordine furono prese da spirito di vendetta, nel caso della Diaz e del suo secondo tempo di Bolzaneto: qualcuno lo ha ammesso, e comunque ci sono prove documentali, nonché sentenze della Magistratura et alia. La copertura politica, purtroppo, non mancò.</p>
<p>Permetteteci però di non considerare Carlo Giuliani un eroe, un martire della libertà: chiaro che non dovesse assolutamente andare in quel modo, ma quella del carabiniere Placanica fu effettiva legittima difesa (a differenza del gioielliere piemontese, en passant); e quanto all&#8217;idealismo del povero Giuliani &#8211; cui deve andare la sincera pietas di tutti -, quel maledetto pomeriggio stava andando verso la spiaggia, a farsi un refrigerante bagno, poi ebbe contezza dei casini, e preferì aggregarsi, e brandire quell&#8217;estintore: i morti per i loro ideali sono ben altri (un Paolo Borsellino, per restare agli anniversari tragici), e mettere tutti nel medesimo calderone non rende loro l&#8217;onore che meritano.</p>
<p>Dal G8, a livello politico e mediatico, si ebbe una triste conferma: l&#8217;opinione pubblica andava aizzata come nelle curve, con cori e slogan facili. Polarizzata, a prescindere. Brutta, bruttissima cosa: ed ancora non esistevano i social&#8230;</p>
<p>Proprio nei giorni dell&#8217;anniversario del G8 genovese, ieri arriva la notizia &#8211; ed il video &#8211; della morte del 42enne Abderrahim Fakir, nel difficile quartiere bolognese del Pilastro: le immagini non sembrano lasciare troppi dubbi sul fatto che l&#8217;intervento dei poliziotti sia stato ultroneo, ma ci saranno l&#8217;autopsia e le indagini della Magistratura. Né attaccare, né difendere a priori, come riflesso condizionato: cercare invece &#8211; e sempre, per quanto almeno possibile &#8211; di capire&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>BUFALA ROSSI:LA CONDANNA DELLE IENE (ED ORA?)</p>
<p>Le Iene (nello specifico, il trio Monteleone-Occhipinti-Parenti) sono state condannate dal Tribunale di Genova, competente per le questioni della Magistratura senese; solo la querela del PM Nicola Marini è arrivata fino in fondo, e la pena inflitta al trio è stata inferiore a quella richiesta dal PM genovese nelle settimane scorse.</p>
<p>Quanto a questo aspetto, crediamo che tutto sommato questa riduzione possa essere un bene: una pena pari &#8211; o se del caso superiore &#8211; a quella richiesta dalla Procura, avrebbe reso Monteleone una sorta di martire del giornalismo di inchiesta, e lui già si era mosso anticipatamente in tal senso, con la consueta scaltrezza (ed il Presidente della Commissione Vinci &#8211; con la consueta imparzialità &#8211; a dargli manforte, poteva forse mancare all&#8217;appello?); bene invece così: l&#8217;importante era che si dimostrasse &#8211; in una aula di Tribunale, non su Italia 1 o in una Commissione del tutto partitica &#8211; che la ricostruzione fatta dalle Iene, nell&#8217;ormai lontanissimo 2017 e seguenti, era diffamatoria. Lo si poteva ben dire anche prima, ora anche più forte.</p>
<p>A questo punto, c&#8217;è davvero ulteriore materiale per il mio libercolo (il quale rischia di diventare sin troppo corposo, eh); e c&#8217;è soprattutto un&#8217;altra questione, davvero non da poco, anzi da molto.</p>
<p>Una domanda, meglio ancora: ed ora, che si fa? Si fa finta di (quasi) niente, come ha fatto la stampa locale? Il lavoro delle Iene &#8211; proprio quello giudicato diffamatorio da un Tribunale della Repubblica &#8211; è lo stesso che ha dato il via alla genesi di ben due Commissioni d&#8217;inchiesta sulla Bufala Rossi (una ancora attiva: e che Iddio ce la conservi fino alla fine della legislatura!).</p>
<p>In più, nelle puntate delle Iene prese in esame dal Tribunale genovese, vi è stata la attiva, diretta, personalissima partecipazione di parte della famiglia del suicida: molti ricorderanno, fra i vari passaggi, il fermo immagine di Carolina Orlandi &#8211; la non figlia del povero Rossi -, la quale, telefonino alla mano (di chi era, di grazia?), guardava presunte immagini dei presenti alle diffamatorie orge. Accanto a lei, Antonino Monteleone ed il mitico Trojo, il superteste (molto super, poco teste) delle succitate orge.</p>
<p>Si potrebbe ovviamente continuare, con ulteriori passaggi; quanto agli altri organi di informazione: si continua a fare finta di niente? Ancora presciutto negli occhi, a prescindere?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps Mps: nì ad Intesa (ma senza dichiarare ostile il tentativo di scalata), sì invece a BPM: questa la sintesi della nota diffusa da MPS giovedì scorso. A sentire Lovaglio, dunque, con la seconda soluzione si tutelerebbe pressoché tutto, compreso il marchio e le istanze del territorio.</p>
<p>Benissimo, sul serio: allora avanti tutta in questo senso di marcia! Se poi la cosa non va in porto, però, di chi sarebbe la colpa, di grazia? Chi resta con il cerino in mano?</p>
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		<title>Report, eutanasia del giornalismo di inchiesta (e 3 Ps)</title>
		<link>http://www.ereticodisiena.it/2026/07/13/report-eutanasia-del-giornalismo-di-inchiesta-e-3-ps/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 21:03:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Riprendiamo, dopo la pausa dedicata al Palio vinto dall&#8217;Aquila (con tutte le conseguenti polemiche: ma tanto si puole chiacchierare ad abundantiam, ma alla fine chi riscuote sul serio è sempre uno&#8230;), con un argomento che sta tenendo banco, e che ovviamente ci intriga, amaramente, davvero non poco: il caso dell&#8217;attentato a Ranucci dello scorso 16 [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo, dopo la pausa dedicata al Palio vinto dall&#8217;Aquila (con tutte le conseguenti polemiche: ma tanto si puole chiacchierare ad abundantiam, ma alla fine chi riscuote sul serio è sempre uno&#8230;), con un argomento che sta tenendo banco, e che ovviamente ci intriga, amaramente, davvero non poco: il caso dell&#8217;attentato a Ranucci dello scorso 16 novembre, con tutto ciò che è già emerso &#8211; non pochissimo, in effetti -, e ciò che potrebbe emergere nei prossimi giorni&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>REPORT: CHE FECE NASCERE LA BUFALA ROSSI</p>
<p>Non so quanti se lo ricordino, ma la cosa è davvero curiosa e oggi non la si può non sottoporre all&#8217;attenzione dei lettori: il Caso Rossi &#8211; la più grande bufala italiana del XXI secolo &#8211; nasce mediaticamente non con le Iene o con Quarto grado o con altri ancora, bensì proprio con Report.</p>
<p>Il passaggio dalla narrazione suicidaria &#8211; quella della Magistratura e della famiglia stessa, per un annetto &#8211; a quella omicidiaria (con il drastico revirement dei familiari, i quali ex abrupto iniziano a parlare di omicidio, o comunque a seminarne abilmente il dubbio) avviene infatti nel novembre del 2014, allorquando viene confezionata da Paolo Mondani, per Report, un lungo servizio.</p>
<p>Il quale è da una parte una sorta di secondo tempo, con relativi aggiornamenti, de &#8220;Il Monte dei fiaschi&#8221; (maggio 2012), ma è &#8211; anche e soprattutto &#8211; il primo servizio in cui al pubblico televisivo viene somministrata l&#8217;immagine di David Rossi precipitante dalla finestra della sua stanza. Ed è la prima volta in cui &#8211; sentendo anche Antonella Tognazzi, senza mai peraltro chiederle il perché del suo ribaltamento d&#8217;opinione rispetto a sole poche settimane prima, sic &#8211; si adombra la tesi dell&#8217;omicidio, all&#8217;insegna del consueto &#8220;ci sono troppe cose che non tornano&#8221;.</p>
<p>Nel servizio in questione, fra l&#8217;altro, ci sono (almeno) due &#8220;inciampi&#8221; di Paolo Mondani: il primo, quello sulla presuntissima stanza di Rossi nei locali del Ministero dell&#8217;Interno (circostanza fatta propalare da una intervista ad una fonte anonima, sul cui conto qualche sospetto adesso si ha: ma solo sospetti, ci mancherebbe); circostanza talmente inverosimile, che nessuna trasmissione in seguito la riproporrà (salvo che ci sia sfuggita, ovviamente: le Iene hanno fatto più di 30 puntate, da par loro, sull&#8217;argomento).</p>
<p>Secondo &#8220;inciampo&#8221;, i conti riferibili a Giuseppe Mussari, all&#8217;interno del vaticano Ior: circostanza che fa il suo ingresso grazie ad un monsignore anonimo (ritonfa), ma che il buon Mondani &#8211; per bloccare una querela dell&#8217;avvocato calabrese &#8211; dovrà clamorosamente ammettere essere non verificata. Sul sito di Report, la rettifica del programma rispetto al delicato argomento &#8211; dopo l&#8217;abbandono di Milena Gabanelli &#8211; è a firma del nuovo (allora) dominus: Sigrfrido Ranucci&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA LIASON CON LAVITOLA (INDECENTE)</p>
<p>Diciamocelo subito, e a chiarissime lettere: la relazione amicale con Lavitola, da parte di Ranucci, è sic et simpliciter indecente. Mancante proprio del romano decus.</p>
<p>Certo che un giornalista &#8220;non è una dama di carità&#8221;, e che deve anche &#8220;razzolare nei bassifondi, per trovare le notizie&#8221; (copyright di Travaglio, da Il Fatto di sabato, in un disperato tentativo di salvataggio ranucciano&#8230;): ma quello fra i due &#8211; Ranucci e Lavitola &#8211; sembra essere diventato &#8211; a detta di loro stessi &#8211; un qualcosa di assai intenso e profondo. Troppo intenso e profondo. Una cosa è una fonte, che può anche stare simpatica e con cui si può mangiare una pizza; un&#8217;altra è un amico (rispetto al quale, magari, uno &#8211; Ranucci &#8211; dovrebbe per esempio esimersi dal dare pubblica notizia dell&#8217;autismo del figlio dell&#8217;altro: questione di privacy e di eleganza, suvvia).</p>
<p>Fra l&#8217;altro, è già emerso con chiarezza che erano anni che i due avevano questa liason amicale, se nel 2021 (5 anni fa!) un giornalista di Report fu ospitato nel bed and breakfast lavitoliano, in tempi di lock down, sotto la spinta di Ranucci stesso: Lavitola lo avrebbe addirittura ospitato gratis, e peggio c&#8217;è allora da sentirsi. La voce più inquietante &#8211; riportata da svariati quotidiani &#8211; è che chi &#8220;aveva problemi con Report si doveva rivolgere a Lavitola&#8221;. Boh: non ci voglio credere&#8230;</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Lavitola è quello che ha determinato la caduta di Fini per l&#8217;affaire monegasco (e la notizia, almeno, era vera); è quello che ha presentato quel brav&#8217;uomo di Tarantini al Silvio nazionale, con le future olgettine a rimorchio (provando, poi, a fare estorsione al Cavaliere); è colui il quale è rimasto coinvolto in una squallida storia di compravendita di senatori, e si potrebbe continuare.</p>
<p>&#8220;Dimmi chi pratichi, e ti dirò chi sei&#8221;, diceva la manzoniana Donna Prassede; forse troppo dura la citazione, per il Sigfrido nazionale. Ma lui, per meritarsela, ha fatto davvero di tutto e di più.</p>
<p>E state pure tranquilli: di certo, non è finita qui; da appassionata spettatore (in un caso, anche collaboratore) di Report, non me ne posso che sinceramente dolere.</p>
<p>Il giornalismo di inchiesta professionistico italiano stava assai male anche prima: mentre finisco di scrivere questo pezzo su Ranucci, sta andando in onda &#8211; sempre a spese dei contribuenti &#8211; il nuovo programma condotto da Antonino Monteleone, evidentemente premiato per il suo ben fare pregresso.</p>
<p>Ora, del giornalismo di inchiesta professionistico italiano, possiamo decretare la fine, sperando almeno che possa rinascere. Non è scontato, e non sarà comunque facile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E ORA, DI GRAZIA?</p>
<p>E adesso che succederà, di grazia? L&#8217;unica cosa certa, è che non c&#8217;è alcunché di certo, garantito, sicuro: bisogna aspettare gli sviluppi della inquietante &#8211; a dir poco inquietante &#8211; vicenda, all&#8217;insegna del più che mai attuale wait and see.</p>
<p>Come ha detto al Corriere della sera di ieri (pagina 9, pezzo di Simone Canettieri) un giornalista del programma &#8211; rigorosamente sotto stretto anonimato (del quale Ranucci non potrà certo lamentarsi, eh) -, con che faccia potrà andare un qualsivoglia inviato di Report, da questo luglio in avanti, a rinfacciare comportamenti poco chiari ed amicizie torbide al potente Tizio o all&#8217;imprenditore Caio?</p>
<p>&#8220;Con quale faccia potrò andare da un politico a chiedergli conto dei suoi legami pericolosi con personaggi controversi?&#8221;. Come dargli torto, di grazia?</p>
<p>Comunque la si veda, Ranucci, con questa frequentazione così intensa &#8211; e perdurante da anni &#8211; con Lavitola, ha messo in seria e concreta difficoltà il suo team: il quale pare si riunirà in settimana &#8211; sembra giovedì &#8211; per cercare di trovare una qualche quadra. Ma il problema della credibilità futura del programma esiste, tutto; e se venisse fuori che &#8211; in qualunque forma o modo &#8211; Lavitola ha messo mano a qualche servizio di Report in passato, questo problema avrebbe un serissimo valore retroattivo, investendo la credibilità pregressa del programma. Implacabilmente.</p>
<p>A nostro parere, poi, sbaglia Fratelli d&#8217;Italia a presentare esposti contro il Sigfrido nazionale: la Magistratura, a quanto si intuisce, ha già materiale in abbondanza per analizzare il rapporto fra Ranucci e Lavitola, e siamo tutti in trepidante attesa che venga fuori qualcosina di succoso dai tre cellulari e dalle pen drive dell&#8217;ex collaboratore di Craxi e di Berlusconi. Il Partito della Meloni, così facendo, offre una sponda alla narrazione martirologica del Sigfrido nazionale, e non è mai bello che un Partito si schieri contro un giornalista, così come a favore (se non per le intimidazioni ricevute, ovviamente): la stessa narrazione martirologica per la quale &#8211; a dire degli inquirenti &#8211; lavorava alacremente Lavitola in persona. Con ogni mezzo possibile: immaginale, ed anche &#8211; pare proprio &#8211; inimmaginabile&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ps 1 Stretto di Hormuz ancora in fiamme: l&#8217;esercito iraniano &#8211; secondo Trump letteralmente distrutto ai primi di marzo &#8211; riesce ancora a controllarlo, in modo quasi completo. Una guerra &#8211; quella di Trump &#8211; con uno dei peggiori nemici davanti, e con al fianco un alleato &#8211; l&#8217;Israele del Governo Netanyahu &#8211; fra i più riottosi e pericolosi. Un autentico capolavoro: al contrario, purtroppo&#8230;</p>
<p>Ps 2 Sport, tennis, Wimbledon: Sinner ha vinto, dimostrando di essere capace di mantenere al massimo i giri del suo motore per 4 set tirati; come gli era capitato altre volte, aveva iniziato davvero male &#8211; rischiando di perdere al primo turno! -, ma ha concluso al meglio. Chapeau, dunque, al primo austriaco che trionfa a Wimbledon&#8230;</p>
<p>Ps 3 Settimana conclusiva del Mondiale tripartito (USA, Messico, Canada: troppa grazia); forse ci faremo un pezzo ad hoc, se ci sarà modo e tempo. Due semifinali davvero intriganti, almeno sulla carta, ci attendono, fra martedì e mercoledì; oggi ho visto, a Dribbling, Giovanni Galli &#8211; signor portiere e signore tout court &#8211; rimembrare, con meravigliosa autoironia, il goal che prese da un certo Maradona al Mundial del 1986: certo, si sarebbe potuto tuffare, ma il tiro del fuoriclasse era a dir poco maligno e beffardo (riguardatelo, su Youtube!).</p>
<p>Come ha detto Galli, se l&#8217;avesse parato, quel pallone, oggi non se lo ricorderebbe alcuno, mentre per gli amanti del calcio è stato una delle più prelibate perle di Maradona; chi, anche fra un secolo, se lo riguarderà, sarà ancora a discutere se il portiere avesse fatto una mezza papera, ovvero se il tiro fosse imparabile&#8230;</p>
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		<title>Palio: evviva l&#8217;Aquila, del resto parliamo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 21:08:07 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Palio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 4 luglio 2026, sono i 250 anni esatti della Indipendenza statunitense, in un contesto più polarizzato e divisivo che mai: forse giusto i Cinquanta del Novecento reggono al confronto, con il maccartismo al suo apice, oltre ovviamente al contesto della Guerra civile, combattuta con ferocia fra il 1861 ed il 1865 (conflitto il quale, però, nel medio periodo fece crescere e prosperare gli States); questo è il Trump II (parecchio peggio del primo, come detto e ridetto), ladies and gentlemen. Chi l&#8217;ha votato nel novembre 2024, accordandogli il voto dopo la gravissima violenza di Capitol hill, aveva a pensarci prima, eh&#8230;</p>
<p>Ma a Sienina &#8211; che torna Repubblica nei giorni di Palio (i quali da tempo sono dilatati a 7,per non dire 8 oppure 9, con un continuum che va dalla presentazione del drappellone in avanti) -, come si fa a non parlare della carriera, almeno oggidì?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL GIUBILO DELL&#8217;AQUILA</p>
<p>Quando l&#8217;Aquila aveva vinto l&#8217;ultima volta (3 luglio 1992!), si era all&#8217;inizio della guerra civile nella fu Jugoslavia, e l&#8217;Unione sovietica era crollata alla fine dell&#8217;anno pregresso (il giovane Putin faceva la spia in DDR: meglio allora, almeno c&#8217;erano i filosovietici ma non erano ancora filoputiniani&#8230;), giusto per dirne due a livello di politica estera&#8230;</p>
<p>Giubilo meritato assai, dunque, per l&#8217;unica fra le 17 Contrade prima morta, e poi risorta (nel 1718, grazie all&#8217;acribia del Pecci); per la Contrada, che &#8211; ancora ovviamente non codificata come tale &#8211; fu la più solerte nell&#8217;accoglienza a Carlo V, in quell&#8217;aprile del 1536, quando la Repubblica spalancò le sue porte all&#8217;ingresso trionfale di colui il quale, meno di un ventennio dopo, ne avrebbe decretata la fine.</p>
<p>E che suggestione &#8211; anche per chi dell&#8217;Aquila non è -, vedere in diretta la benedizione del cavallo: in Piazza Jacopo della Quercia, ergo all&#8217;esterno, ma al contempo al potenziale interno &#8211; se fosse stato completato &#8211; del Duomo nuovo, simbolo della vanitas senensium, bloccato come noto da seri problemi di stabilità geologica e dalla Peste nera. Il potere imperiale &#8211; l&#8217;aquila bicipite, nera -, che va di pari passo con il potere ecclesiastico, con don Frignani che è uno dei pochissimi correttori davvero contradaioli. Unguibus et rostris.</p>
<p>Complimenti a tutti, quindi, a partire dall&#8217;amico Gabriele Fattorini, storico dell&#8217;Arte prestato alla Contrada; ed anche se è un po&#8217; che non lo vedo, fatemi salutare un emblema dell&#8217;Aquila anni Settanta ed Ottanta, quell&#8217;Ameraldo il quale, finito di portare a giro i quadrupedi da barbaresco, iniziò a correre. E non si è ancora fermato&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN DRAPPELLONE NON APPREZZATO</p>
<p>Il drappellone di Ismaele Nones non ha scaldato più di tanto il cuore dei senesi presenti all&#8217;interno del cortile del Podestà (chi era costui? Quanti senesi lo saprebbero presentare, Fabio Bargagli Petrucci?). Eravamo presenti: qualche timido applauso, tanti brusii; diciamo un prevalente, imbarazzante, silenzio.</p>
<p>E che un Palio piaccia poco o anche punto, ci può benissimo stare: è solo negli Stati totalitari, che il dissenso &#8211; anche verso il fenomeno artistico &#8211; non è tollerato; per quanto mi riguarda, a me non è dispiaciuto, soprattutto per la scelta di raffigurare, in basso, la Diana, la quale ha sempre il suo fascino, dantesco e non solo.</p>
<p>Sappiamo bene che i senesi, i quali due volte all&#8217;anno si scoprono ex abrupto amanti dell&#8217;Arte pittorica, sono i medesimi che magari sono entrati una volta in vita loro in Pinacoteca (se ci sono mai entrati, sic); sono gli stessi che confondono il Beccafumi con i problemi di revisione della caldaia, e sono coloro che di certo, nei restanti 363 giorni annuali, preferiscono lo spritz di ordinanza a Taddeo di Bartolo. Come diceva un certo Oscar, non dovrebbe essere l&#8217;Arte a diventare popolare, ma il popolo a diventare artistico. Ma lui era un dandy, e d&#8217;altri tempi, suvvia&#8230;</p>
<p>Ciò detto, sulla critica al povero Nones pare davvero che siamo andati decisamente fuori misura; le mie sentinelle sui social mi riferiscono financo di auguri di morte all&#8217;artista, per non si sa bene cosa. Mi pare, dunque, che siamo andati davvero oltre, nella deriva &#8220;socialista&#8221;; ma la domanda da porci, ormai, è la seguente (come per esempio insegna anche il caso Roccella, per restare a questi giorni): esiste ancora il concetto di &#8220;oltre&#8221;, per certi leoni da tastiera? Domanda retorica, eh&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UNA PROPOSTA: NON NUOVA, E NON REALIZZABILE, MA PARECCHIO SERIA</p>
<p>Dato il giusto risalto alla storica vittoria dell&#8217;Aquila, come sempre &#8211; e, magari, più di altre volte &#8211; si può e deve provare a portare avanti qualche ragionamento sulla Festa: anche perché &#8211; amareggia dirlo &#8211; mi pare che sulla stampa cittadina non si vada oltre l&#8217;esaltazione dei vincitori (legittima, ci mancherebbe), con le consuete autocensure su tutto il resto. Sono financo scomparse dal cartaceo le pagelle dei fantini, il giorno dopo il Palio (trovate solo on line, su Siena free): ci saranno domattina, suvvia&#8230;</p>
<p>Visto che c&#8217;è un fantino &#8211; quello di gran lunga più bravo, e noi siamo sempre stati per la meritocrazia &#8211; uso a fare e disfare a suo piacimento, a guisa di un novello Bruschelli (senior, ovviamente), qualche riflessione si può provare a fare.</p>
<p>Per intanto, non è vero che sia sempre stato così: a Siena è cosa nota, dunque lo scrivo giusto per gli amici che ci seguono da fuori, magari anche da parecchio fuori. Quando c&#8217;era un fantino davvero bravo &#8211; inutile fare nomi &#8211; a suo tempo c&#8217;era comunque la dirigenza della Contrada x oppure y, a guidarlo e a dettare, in modo piuttosto ferreo, l&#8217;agenda: si può forse dire che sia la medesima cosa oggi? Altra domanda retorica.</p>
<p>Per non limitarsi alla pars destruens, da social o da barre, provo quindi a ritirare fuori una proposta: non nuova (già esplicitata durante la monarchia bruschelliana), né tantomeno realizzabile &#8211; essendo razionale, seria e soprattutto fattibile a costo zero (per la collettività) -, ma tanto è.</p>
<p>Chi arriva ad un tetto di vittorie (3, per esempio?), dopo esserci arrivato si deve fermare per (almeno) una annata, facendo spazio a fantini nuovi, o comunque mai vincenti per tre volte; per chi già da tempo è ben oltre (Tittia, ma non solo), il pregresso si sana per l&#8217;appunto con un anno (almeno) di stop. Lo scrivo da selvaiolo, con il Tittia il quale ha fatto tris per la Contrada di Vallepiatta. Se non c&#8217;è il Tittia &#8211; come se non ci fosse stato, illo tempore, il Bruschelli -, qualcuno vince lo stesso, non è che si salta il Palio: si esulta lo stesso, eh&#8230;</p>
<p>La Festa non può stare un anno senza Tittia, Gingillo e Scompiglio (peraltro non a cavallo a questo giro, come noto), per dire? Arriverebbe un morbo, un virus inestirpabile in città? Tacitamente, si è fatto per decenni con i cavalli, all&#8217;insegna della manifesta superiorità: non si potrebbe fare anche con i fantini, di grazia?</p>
<p>Essendo del tutto inverosimile che le dirigenze lo facciano spontaneamente, bisognerebbe farlo fare loro in modo spintaneo, con un intervento comunale. Ah, già: si toccherebbe la sacralità, la libertà delle Contrade e dei fantini. Mah, secondo la redazione si farebbero sic et simpliciter esordire più facce nuove, si alleggerirebbero incrostate rendite di posizione e, magari, girerebbero addirittura un po&#8217; meno soldini (sempre troppi, ci mancherebbe: ma almeno un pochini di meno).</p>
<p>Il Monte dei Paschi legato alla città appartiene ormai ad un presente, che si avvicina sempre più al passato (che non tornerà); il Palio, con le sue enormi ricadute turistiche, è un volano impressionante, grande drenatore di denari, pubblici e privati.</p>
<p>Che, però, il contradaiolo diventi sempre più semplice parte del &#8220;pittoresco&#8221;, da offrire in pasto alle Whoopy Goldberg di turno, fra chef stellati e vip vari, dovrebbe fare riflettere: ma non succederà, tranquilli.</p>
<p>Fra coloro che ci guadagnano davvero (bei soldarelli, ad occhio e croce), e coloro che invece pagano e sudano, in questo caso &#8211; a differenza che in altri campi della vita sociale &#8211; c&#8217;è piena vicinanza e comunione di intenti: il Palio deve andare avanti così come è, e guai a provare anche solo ad invertire la rotta. Per la Goldberg e chi ci si ingrassa, capisco bene che non sia un problema, basta la &#8220;atmosfera calda&#8221;, senza tanti distinguo; per gli altri, per i contradaioli, invece, dovrebbe esserlo. Pensate che qualcuno &#8211; in Consiglio comunale, magari &#8211; abbia la capacità e la voglia di farsi latore di questa sorta di salary cap per i fantini?</p>
<p>&#8220;Ma come, gnamo: proprio ora che, al prossimo giro, il Tittia si monta noi, dai&#8230;&#8221;.</p>
<p>Ps segnalazione cultural-amicale: Adamo Biancucci (ex compagno di scuola dello scrivente, classe 1969), dopo altri premi ricevuti, ha ricevuta una menzione speciale per la sua poesia &#8220;Mi cercherai&#8221;, all&#8217;interno della Rassegna del prestigioso club dei poeti del 2026; in attesa del prossimo volume completo &#8211; che presenteremo di certo in Sala storica -, ad majora&#8230;</p>
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		<title>Bufala Rossi: Antonino e l&#8217;omino (del vicolo)</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 11:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eretico]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; il prossimo pezzo, as usual, sarà verosimilmente dedicato al Palio, geopolitica permettendo: oggi, però, non si può non tornare a scrivere del Caso (bufala) Rossi: tre cosette, più o meno nuove, incombono con legittima urgenza, da par loro&#8230; &#160; POP CORN MOMENT&#8230; Come i lettori più assidui [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale con il blog; il prossimo pezzo, as usual, sarà verosimilmente dedicato al Palio, geopolitica permettendo: oggi, però, non si può non tornare a scrivere del Caso (bufala) Rossi: tre cosette, più o meno nuove, incombono con legittima urgenza, da par loro&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>POP CORN MOMENT&#8230;</p>
<p>Come i lettori più assidui del blog ben sanno, è da aprile che, quanto al Caso (bufala) Rossi, stiamo assistendo ad un prolungato pop corn moment (ed il meglio deve ancora venire, ovviamente); dopo un paio di pezzi, riprendiamo dunque il filo del discorso.</p>
<p>Le due grandi novità &#8211; cui infatti dedichiamo un paragrafo per una &#8211; sono le seguenti: l&#8217;avvocato Roberto Martini &#8211; legale di Francesco Giusti &#8211; ha fornito alla Commissione di inchiesta un nome di un potenziale &#8220;omino nel Vicolo&#8221;; in secondo luogo, poi, si avvicina il 6 luglio, data in cui Antonino Monteleone verrà finalmente giudicato per una ipotesi di reato datata 2017, inerente alla sua ricostruzione &#8211; della quale tanto si è scritto anche in questo blog &#8211; dei presuntissimi festini svoltisi alla presenza dei magistrati che hanno indagato sulla morte di David Rossi.</p>
<p>Una sempre più frastornata Commissione deve, dunque, trovarsi a gestire queste due novità non da poco (la seconda, chiamarla novità sembra peraltro un po&#8217; ridicolo, sic): e non sarà affatto così facile, diciamo; nel frattempo, ad inizio settimana, c&#8217;è stato l&#8217;ennesimo sopralluogo nel Vicolo chiamato Monte pio, luogo ormai iconico della Siena del malaffare, ottimo per il crime tourism (invece che per vedere la casa natale di Federigo Tozzi, i turisti si fermano a guardare e commentare lo striscione: così va il mondo, no?).</p>
<p>E la cosa meravigliosa, quasi commovente, è che, pur non essendoci ovviamente alcuna novità sostanziale, il giorno dopo l&#8217;ennesimo sopralluogo è iniziato di nuovo il giro delle 7 &#8211; o giù di lì &#8211; trasmissioni amiche, in cui il medesimo caravanserraglio ogni volta &#8211; da settimane, da mesi, da anni &#8211; annuncia novità eclatanti. E con che piglio, eh; sarà sempre più così: la frustrazione per l&#8217;urlare indarno, ai 4 microfoni, sempre la stessa solfa &#8211; purtroppo smentita dai fatti concreti -, porterà ad atteggiamenti sempre più aggressivi e sopra le righe.</p>
<p>Il pop corn moment &#8211; come detto sopra e tante altre volte &#8211; è dunque solo all&#8217;inizio: pensate per esempio se qualcuno, per salvare il proprio sederino, un giorno iniziasse a raccontare la verità sulla costruzione della più grande bufala italiana del XXI secolo&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;OMINO NEL VICOLO: TROVATO?</p>
<p>In settimana, colpo di scena nel Caso Rossi: dopo mesi e mesi (da novembre 2025!) in cui la Commissione più brava del mondo ha detto non solo che il povero David Rossi è stato ammazzato (dunque bisognerebbe anche crederci, ma vista la foga con la quale lo ripetono ad ogni intervista, abbiamo qualche dubbio che ci credano financo loro), ma che è stato finalmente trovato l&#8217;omino nel Vicolo Monte pio (Francesco Giusti), ora però il Presidente Vinci si trova a dovere affrontare una fastidiosa, nonché insidiosa, gatta da pelare.</p>
<p>L&#8217;avvocato Martini &#8211; legale di Giusti &#8211; ha infatti inviato nei giorni scorsi una lettera alla Commissione, con la quale esorta la stessa a prendere concretamente in considerazione il nome di una persona, la quale avrebbe ammesso &#8211; il condizionale è del tutto d&#8217;obbligo &#8211; di essere lui, l&#8217;uomo con il telefonino all&#8217;orecchio. A questo punto, ci si aspetta che la Commissione lo convochi immantinente, per dirimere la ingarbugliata matassa: nessuna altra audizione pare essere più urgente e cogente di questa.</p>
<p>Se davvero fosse lui l&#8217;omino nel vicolo &#8211; e chi c&#8217;è, sulla piazza, meglio della Commissione più brava del mondo per carpirne l&#8217;autenticità o meno -, diciamo che saremmo al game over; se invece fosse l&#8217;ennesimo mitomane del contesto (almeno lui non è andato in televisione, né incappucciato né senza cappuccio), si sarebbe sic et simpliciter al punto di prima, e ci sarebbe tolti il pensiero: è stata d&#8217;altro canto la Commissione ad incartarsi sul Giusti, segnalato &#8211; sempre bene ricordarlo &#8211; dall&#8217;occhio clinico, da detective di razza, di Giovanna Ricci, a cagione delle &#8220;movenze degli arti inferiori&#8221; di una figura pressoché impossibile da riconoscere (roba che Lombroso era garantista, al confronto, sic).</p>
<p>In redazione &#8211; per quello che ovviamente può interessare &#8211; noi preferiremmo che questo nuovo omino nel Vicolo fosse, per l&#8217;appunto, l&#8217;ennesimo mitomane da segnalare nel contesto della bufala Rossi; altrimenti, oltre a dovere modificare qualche pagina del mio nuovo libro sul caso, toccherebbe farla finita con la &#8220;pista mantovana&#8221;, a pochi mesi dallo scioglimento della Commissione più brava del mondo: e dove lo si ritrova, un mix &#8211; come è quello mantovano &#8211; di finanza, valigette nere, soldi facili, energumeni spenzolanti da una finestra un manager MPS, famiglia che cerca solo la Verità, grande giornalismo di inchiesta e quanto di altro?</p>
<p>Come detto e scritto ormai più volte, che Nostro Signore ci conservi la Commissione bis, e &#8211; se non è chiedere troppo &#8211; la pista mantovana: di gran lunga la più intrigante del baccellaio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL VITTIMISMO DI ANTONINO</p>
<p>Il prossimo 6 luglio si saprà se il giornalista Antonino Monteleone sarà condannato o meno per la vicenda dei presunti festini, i quali avrebbero coperto &#8211; con un meccanismo ricattatorio tipico della forma mentis di certo giornalismo &#8211; la ricerca della verità sulla morte di David Rossi. Se ne è parlato in tanti altri pezzi sul blog &#8211; in cui si è conato il soprannome di &#8220;trojo&#8221; per il presuntissimo escort Matteo Bonaccorsi, alla fine presentatosi al cospetto del Tribunale di Genova -, e anche in più Capitoli del mio &#8220;Cronaca di un suicidio (annunciato)&#8221;, uscito per Cantagalli nel luglio 2021.</p>
<p>Per quello che ci riguarda, lo scandalo è che, a fronte di una campagna mediatica durissima iniziata nell&#8217;ottobre 2017, si arrivi a sentenza &#8211; sul filo della prescrizione &#8211; solo nel luglio di 9 anni dopo (quando le querele arrivavano in serie allo scrivente, filavano via che era un piacere): questo è lo scandalo autentico, che ha portato fra l&#8217;altro alla prescrizione di Pierluigi Piccini, detto en passant.  Tempi biblici della Giustizia, si dirà: e con ragione; magari c&#8217;è stato anche &#8211; per dirne una &#8211; qualche testimone il quale, per svariate volte, non si è presentato: se ne scriverà, a tempo debito.</p>
<p>Nel frattempo, a fronte di una richiesta di condanna che non sembra assolutamente così esagerata (8 mesi), Antonino Monteleone &#8211; ora peraltro molto preso da Garlasco, nel suo nuovo programma: ha scovato un supertestimone anche lì, chapeau! &#8211; mette le mani avanti in modo preventivo, cercando &#8211; ed in parte financo trovando &#8211; la solidarietà di alcuni colleghi. Con un coraggio che davvero solo lui può avere, arriva a scrivere su Fb quanto segue:</p>
<p>&#8220;No, non siamo nella Russia di Putin. Non stiamo parlando di un dissidente&#8221;; dipoi, all&#8217;insegna del classico lancio del sasso (macigno), per poi nascondere la mano quando si arriva in prossimità di sentenza, si arriva a scrivere che &#8220;secondo l&#8217;accusa, avremmo leso la reputazione di alcuni magistrati senesi&#8230;magistrati i cui nomi, è bene ricordarlo, non sono mai stati pronunciati nelle nostre inchieste. Magistrati le cui presunte offese restano, ancora oggi, totalmente vaghe&#8221;.</p>
<p>Ma sì: ve la ricordate l&#8217;indimenticabile passaggio dell&#8217;incontro a tre fra Monteleone, il sedicente Trojo e Carolina Orlandi, la quale &#8211; telefonino alla mano &#8211; chiedeva lumi all&#8217;escort? Nessuno &#8211; specialmente a Siena &#8211; ha mai capito chi fossero i magistrati (uno dei quali curiosamente &#8220;intervistato&#8221; financo sulla soglia di casa sua, ma mica si parlava di orge o ricatti, certo): a Monteleone è dunque rimasta l&#8217;ultimissima carta da giocare, quella dei senesi allocchi. In effetti, chi avrebbe mai potuto immaginare &#8211; per dire &#8211; che il PM titolare dell&#8217;inchiesta su Rossi, fosse associato a quei festini, di cui si discettava nei servizi sulla morte di Rossi? Come si faceva a capire che fosse lui, che fossero loro? Giammai e giammai.</p>
<p>In caso di condanna, prepariamoci quindi ad una ennesima puntata della Monteleoneide: Antonino Monteleone, il giornalista di inchiesta che il Potere teme così tanto, da affidargli, previo lauto contratto, un programma dopo l&#8217;altro nel prime time della Rai (nonostante share certo non esondanti, diciamo); in Russia &#8211; a puro titolo di cronaca &#8211; non funziona proprio così&#8230;</p>
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		<title>Il Vannacci che è in noi (e Ginzburg, Ruini, infine Flavio)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 20:52:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci al consueto appuntamento settimanale; gli argomenti, certo, non mancano, né in politica estera (il Memorandum fra USA ed Iran, reggerà, nonostante i bombardamenti sul Libano da parte del Governo Netanyahu? L&#8217;escalation fra Russia ed Ucraina, dopo i bombardamenti ucraini su Mosca, fino a che punto si spingerà?), né in politica interna; in più, ci si è messo financo il mix di interni ed esteri, con la telenovela &#8211; purtroppo però seriamente impattante, a livello geopolitico &#8211; fra Trump e Giorgia Meloni.</p>
<p>Il fatto più stimolante della settimana è però senz&#8217;altro quello relativo al fenomeno Vannacci: la destra della destra, la quale trova il leader che non aveva, fino ad oggi, mai avuto&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LA BOMBA VANNACCI: CUI PRODEST?</p>
<p>Dal punto di vista prettamente politologico, le due principali domande da porsi sono queste: l&#8217;ascesa di Vannacci (dato da Youtrend quasi al 6%!), a chi giova, e dunque chi danneggia? In secondo luogo, fino a dove può arrivare l&#8217;ex generale, di grazia?</p>
<p>A chi giovi (quindi, di conseguenza, a chi faccia danno): per quanto concerne la Destra governativa,  bisogna vedere se, dopo i prossimi mesi, ci sarà o meno un rassemblement, con Vannacci stesso all&#8217;interno, oppure no; se non ci sarà il rassemblement con Vannacci dentro, Giorgia Meloni può salutare la rielezione: i numeri quelli sono.</p>
<p>Altrettanto certo è il fatto &#8211; sondaggi alla mano, peraltro come tutte le altre riflessioni &#8211; che dall&#8217;altra parte anche i 5stelle (i quali hanno infatti perso un punto e mezzo, negli ultimi giorni) hanno subìto e subiranno perdite: ci dispiace per Travaglio &#8211; che nega l&#8217;evidenza -, ma così è. Nonostante il tentativo di ancoraggio a sinistra di Conte, una parte, seppure esigua ormai, di pentastellati conserva quella adrenalina antisistema, del tutto aliena da categorie come destra e sinistra, che ora fa preferire Vannacci ai &#8220;progressisti&#8221; contiani; filoputiniani, tanto, sono entrambi: allora meglio colui che lo è ancora di più, a quel punto&#8230;</p>
<p>Fin dove possa arrivare Vannacci nei prossimi mesi, è davvero sic et simpliciter impossibile a dirsi; in tempi normali e razionali, approdato al 6% si sarebbe di certo fermato e consolidato lì (e non sarebbe certo stato poco, anzi): oggi, però, non viviamo tempi razionali.</p>
<p>Per dirne una: dietro alla smargiassata da bullo di Trump contro la Meloni sulla questione della foto, in grandissima parte c&#8217;è il di lui carattere (anche la sua misoginia); ma non è certo fantapolitica, il pensare che &#8211; ora che, in Italia, un&#8217;alternativa alla destra governativa (che non concede le basi, negandole ai suoi capricci egolatrici) esiste &#8211; Trump abbia voluto rompere definitivamente, e di brutto, con la Meloni.</p>
<p>Vannacci dovrebbe rappresentare la destra della destra, quella che si è sempre nutrita di antiamericanismo, ma tutto può accadere, ormai; vuoi vedere che Bannon o Musk, a breve, inizieranno ad avere parole dolci per Vannacci? Wait and see&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I PRECEDENTI: BERLUSCONI E GRILLO</p>
<p>Di fronte all&#8217;avanzata dell&#8217;ex generale Vannacci, molti &#8211; più che legittimamente &#8211; si interrogano sui precedenti, quantomeno nella cosiddetta Seconda Repubblica, nata dalle ceneri di Tangentopoli.</p>
<p>Va da sé che i due che vengono in mente sono Silvio Berlusconi, nella prima metà dei Novanta, e più di recente (prendiamo il Vaffa day felsineo, 2007) Beppe Grillo: un imprenditore di grandissimo successo, un comico (neanche tanto ex, visto che ha continuato a farlo per anni), oggi un ex generale.</p>
<p>Dal punto di vista politologico, un&#8217;altra differenza fra le tante &#8211; oltre al background di cui sopra &#8211; è che Berlusconi si creò un Partito dal niente, appoggiandosi solo alle sue attività imprenditoriali: il famoso Partito-azienda, amato e deprecato ad un tempo; Grillo, si appoggiò sulla sua popolarità, sull&#8217;abilità visionaria di Casaleggio e sulla cosiddetta società civile (magari di incazzati, ma in linea di massima animati da ideali più che legittimi, come la lotta alla corruzione e l&#8217;ambientalismo). Vannacci, da par suo, non ha certo una grande azienda dietro, né aveva la popolarità di un Grillo nel 2007, fin quando il combinato disposto di Repubblica (Matteo Pucciarelli, che gli fece un regalo enorme, stroncandogli il libro) e di Salvini (candidandolo nella Lega, per riuscire con i suoi voti a rimanere Segretario ancora per un po&#8217;) lo hanno lanciato nel firmamento politico italiota.</p>
<p>A livello politologico, nei sondaggi (il già citato Youtrend) Vannacci ha clamorosamente superato, sebbene di pochissimo, la Lega stessa (la quale si riprenderà solo con Zaia Segretario, ma se ne riparlerà): quando si dice l&#8217;eterogenesi dei fini, eh&#8230;</p>
<p>Per il 2027 (si potrebbe votare anche ad aprile, per Libero in particolare l&#8217;11), che dire? Se Vannacci va da solo, non c&#8217;è bisogno di essere il compiantissimo Giovanni Sartori per capire che &#8211; come già scritto &#8211; farà perdere la Meloni (anche restando ai sondaggi odierni, fra l&#8217;altro); è però verosimile che &#8211; dopo avere alzato l&#8217;asticella al massimo grado, specie se l&#8217;avanzata nei sondaggi dovesse arenarsi &#8211; il fu generale rientri, just on time, nell&#8217;alveo della destra di Governo: divenendo in quel caso un asso in più, nella manica della Meloni, la quale a quel punto potrebbe traghettare Fratelli d&#8217;Italia verso una sponda &#8211; e ci scusiamo con il sempiterno Charles &#8211; vagamente gollista.</p>
<p>Tutto dunque sta a vedere se Vannacci rientrerà, o meno, nel centrodestra: a fare la differenza fra la vittoria e la sconfitta, ormai c&#8217;è lui&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>IL VANNACCI CHE ALBERGA IN NOI&#8230;</p>
<p>Come molti ricorderanno, il grande Giorgio Gaber diceva di non temere tanto Berlusconi, ma il Berlusconi che alberga in ciascuno di noi; lo stesso potrebbe, e dovrebbe, dirsi di Vannacci e delle sue idee.</p>
<p>Ad oggi &#8211; per i più volte richiamati sondaggi &#8211; più di 5 italiani su 100 già lo voterebbero, ed ovviamente potrebbero salire, magari di non poco: ergo, ognuno di noi è chiamato a confrontarsi con il Vannacci che è in lui&#8230;</p>
<p>Lo scrivente, da par suo, darà immantinente il buono esempio, cominciando da se stesso: lontano da Vannacci su pressoché tutto, su due tematiche mi sento invece assai affine a lui.</p>
<p>In primo luogo, sull&#8217;importanza che lui dà allo sport (praticato, non guardato &#8211; a guisa di lobotomizzati &#8211; davanti ad un grande, medio o piccolo schermo); ovviamente si dirà essere cosa fascistissima, da sabato littorio, figuriamoci: ma allora è fascisteggiante anche la benemerito Uisp, per dire? Allora anche i giovinetti che &#8211; in questo periodo ormai estivo &#8211; vanno al mare in colonie o simili, rievocano una cosa fascistissima, di grazia? Vediamo se, a più di 80 anni dalla fine del Fascismo storico, si può mandare in soffitta la benemerita boiata dell&#8217;equiparazione, in senso negativo, fra ventennio e attività fisica&#8230;</p>
<p>In secondo luogo, la scuola; Vannacci auspica una scuola più dura, esigente e selettiva (va da sé che non dice come, ma lasciamo stare questo microscopico dettaglio): esattamente quella scuola, dunque, anche da queste colonne da anni ed anni auspicata. Lo faceva anche il Ministro Valditara, ma all&#8217;atto pratico poi è cambiato ben poco, a parte l&#8217;obbligo di non fare scena muta agli orali della Maturità (e venire promossi lo stesso, sic) come tanti fenomeni fecero l&#8217;anno scorso (provvedimento che rappresenta giusto il minimo sindacale della decenza, non di più). Sicuramente opinabilissime le sue idee sull&#8217;inclusione, certo: ma che almeno servano &#8211; e non serviranno, tranquilli &#8211; ad aprire un dibattito concreto, perché non è oro tutto ciò che luccica, nel magico mondo dell&#8217;inclusività scolastica. Tutt&#8217;altro.</p>
<p>Vai, io il Vannacci che è in me, l&#8217;ho appena tirato fuori: ora tocca a chi altri vorrà, il partecipare a questo catartico &#8211; forse anche apotropaico &#8211; rito, personale e collettivo ad un tempo&#8230;</p>
<p>Ps 1 Lo storico Carlo Ginzburg, in settimana, ci ha lasciato: figlio del filologo Leone, martire dell&#8217;antifascismo, e della scrittrice Natalia, è stato un figlio che non si è assopito sulle spalle dei celebratissimi genitori; demiurgo in Italia della cosiddetta Microstoria (metodo tanto affascinante &#8211; si veda &#8220;Il formaggio e i vermi&#8221;, 1977 -, quanto da prendere rigorosamente con le molle), resta &#8211; a parere della redazione &#8211; una macchia, non da poco, nel suo Cv: con &#8220;Il giudice e lo storico&#8221; (1991), attaccava frontalmente la Magistratura che aveva osato portare a processo, e poi condannare, Adriano Sofri, per l&#8217;omicidio Calabresi (1972). L&#8217;amicizia &#8211; rivendicata, quella, con piena onestà intellettuale &#8211; con l&#8217;ex compagno di Lotta continua gli fece velo sul resto: niente di male, se solo Ginzburg non avesse preteso di dimostrare al lettore di questo libro, al contempo, come si fa lo storico e che Sofri era senza dubbio innocente. Padellando di brutto &#8211; dispiace dirlo &#8211; in entrambi i tentativi: il suo modello Marc Bloch (la cui salma verrà traslata al Pantheon il prossimo 23 giugno, fra l&#8217;altro), morì in modo drammatico, fucilato dai nazisti, nel 1944; Ginzburg, invece, ha preferito immolarsi (moralmente parlando) per difendere Adriano Sofri: non proprio la medesima cosa, ad occhio e croce&#8230;</p>
<p>Ps 2 Anche il Cardinale Camillo Ruini &#8211; a lungo dominus della Cei, vicinissimo soprattutto a Giovanni Paolo II &#8211; ci ha lasciato, in settimana; cercò di tornare a fare contare i cattolici in politica, in parte anche riuscendoci: arrivò a benedire Berlusconi (il quale, da par suo, si allontanò da quella laicità che incarnava nella quotidianità, per mero calcolo elettorale). Devo ringraziare Camillo Ruini, a livello prettamente personale: con alcune sue iniziative e prese di posizione (Family day, furbesca astensione in occasione del Referendum sulla procreazione assistita nel 2005, mancata benedizione a Welby) mi confermò in pieno sulla necessità di essere anticlericale, in quella temperie. Oggi, con il tandem Bergoglio-Prevost, non c&#8217;è invece quasi più gusto, ad esserlo&#8230;</p>
<p>Ps 3 Ci ha lasciati Flavio Mocenni: figura di importante manager della Sanità (ovviamente pubblica) toscana, da sempre impegnato in politica a sinistra, fra Siena e Castelnuovo Berardenga; da metà degli Ottanta al 1994, Priore della Selvina, come lui stesso spesso la chiamava. Essendo stato, nel suo ultimo biennio da Priore (1993-1994), Cancelliere, posso testimoniare di persona che il Priore lo sapeva fare dannatamente bene: era, quella, la Selva di Flavio Mocenni, di Fabio Rugani, di Osvaldo Bonelli, di Roberto Marini, di Velio Cini, nonché di don Vittorio Bonci, e si potrebbe magari continuare. Una sorta di dream team contradaiolo, che &#8211; in certi momenti in modo particolare &#8211; è cosa dolce ricordare&#8230;</p>
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