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	<title>Nelle tasche del tricheco</title>
	
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	<description>Appunti e riflessioni di Fabio Curzi</description>
	<lastBuildDate>Wed, 27 Mar 2013 13:13:11 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il blogger pasquale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 10:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva la Pasqua e arrivano le pulizie pasquali. Come tra Natale e Capodanno uno si mette lì a far propositi per il nuovo anno, a progettare diete, attività fisica, nuovi hobby e nuovi radiosi futuri uno a Pasqua s&#8217;avventura nelle pulizie domestiche. E a rimetter mano al blog, che dovrebbe essere la tua casa digitale [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva la Pasqua e arrivano le pulizie pasquali. Come tra Natale e Capodanno uno si mette lì a far propositi per il nuovo anno, a progettare diete, attività fisica, nuovi hobby e nuovi radiosi futuri uno a Pasqua s&#8217;avventura nelle pulizie domestiche. E a rimetter mano al blog, che dovrebbe essere la tua casa digitale t&#8217;accorgi che non ci scrivi da una vita.</p>
<p>Ma come, l&#8217;ultimo post l&#8217;ho fatto qualche mese fa.</p>
<p>Solo che qualche mese fa nel frattempo è diventato oltre un anno e magari ti sei scordato che nel frattempo sono successe due o tre cosette e altre due o tre cosette ti stanno per capitare.</p>
<p>Allora ti metti d&#8217;impegno, rivedi il profilo, controlli tutti i link, sistemi due o tre cose in giro e riprendi a pubblicare.</p>
<p>Alla fine, tra blog professionali, riviste, Twitter e Facebook e Pinterest e Instagram e Flickr e Slideshare e tutte le altre diavolerie che provi, usi e metti via hai pubblicato dappertutto contribuendo a rendere il web un posto sempre più rumoroso, ma non hai curato il tuo giardino.</p>
<p>Beh, si torna a casa e al giardino. Ora che è primavera qualcosa potrebbe spuntare.</p>
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		<title>PVT e i fatti miei</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 18:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Vittorio Tondelli]]></category>

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		<description><![CDATA[ ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La foto qui l&#8217;ho scattata quasi quindici anni fa. Sono andato sulla tomba di <strong>PierVittorio Tondelli</strong> (da qui in avanti PVT) rispondendo alla sollecitazione di un gruppo di scritti di <em><strong>Un week-end postmoderno</strong></em>. Allora <em>Un week-end postmoderno</em> era il mio <em>livre de chevet</em>. Odio gli anni &#8217;80, odio soprattutto i miei anni &#8217;80, e in quel libro invece trovavo invece racconti esotici di vacanze in Grecia, lauree a Bologna, vernissage a Firenze, concerti nella bassa padana e a Filottrano, elenchi e sollecitazioni. Avevo cominciato a scoprire PVT con <em><strong>Altri libertini</strong></em>, che niente c&#8217;entrava con le letture di un liceo classico provincialissimo. Avevo divorato <strong><em>PAO</em></strong> e preso <strong><em>Rimini</em></strong> in biblioteca e ancora oggi non è nei miei scaffali anche se ne ricordo i personaggi. La mia copia di<strong><em> Biglietti agli amici</em></strong> l&#8217;ho regalata ad una amica in un momento importante per lei.<span id="more-510"></span><br />
Quando sono andato a Reggio Emilia e a Correggio, sulle tracce di PVT, mi sono fermato in un ostello della gioventù nel quale soggiornavano, ben oltre i sette giorni, giovani lavoratori del sud Italia che lavoravano nelle fabbriche della zona. Era gestito da madre e figlio. La madre si chiamava Priama. Il figlio era scrittore e lettore e iniziammo a parlare di PVT e mi consigliò la visita alla <strong>Libreria del Teatro</strong>. Lì trovai il libraio che aveva letto le prime stesure di <em>Altri libertini</em> e aveva spedito PVT da Feltrinelli. Uscii dalla libreria carico come un somaro e con una copia di <em>Fonderia Italghisa</em> di Giuseppe Caliceti, su consiglio dell&#8217;ostelliere. La sera finii al Maffia, dopo tutto il giro dietro a PVT, e ballai in un concerto di fine tour dei <strong>Modena City Ramblers</strong>, che non sono sicuro ma forse era uno degli ultimi di Alberto. Feci in tempo a salutare Giovanni giusto prima di collassare. Fonderia Italghisa era la storia del Maffia, divorai il libro in treno e tornai a Macerata che volevo spingere i suini marchigiani a fare la loro rivoluzione. Gabriele, Tatiana e Natascia portarono pazienza anche quella volta.<br />
C&#8217;è una cosa di PVT che mi sembra importante (insieme all&#8217;essere stato talent scout e aver piantato semi) ed è che non mi ricordo una frase. Non c&#8217;è una frasetta da citare e buttare lì. Ci sono pagine. Pagine di letteratura, non frasi per cioccolatini o status update o aforismi per ogni momento. Una pagina è una cosa che non ti puoi ricordare per intero. Richiede che tu la vada a prendere per verificare, parola dopo parola, se il ricordo era corretto e muta davanti a te il suo senso.<br />
L&#8217;ostelliere di Reggio Emilia mi diceva che il libro migliore di PVT era <em><strong>Camere Separate</strong></em>, l&#8217;unico libro che non avevo amato alla prima lettura. L&#8217;ho preso più avanti, dopo l&#8217;esperienza e i parchi di Aquisgrana, i sedili dei treni ad Olimpia, i letti improvvisati di Bologna, il tassista dell&#8217;alba a Siviglia, il vento di Montecanepino. Ora <em>Camere Separate</em> lo apro quando voglio fermarmi e guardarmi allo specchio. <em>Camere Separate</em> comincia così:</p>
<blockquote><p>Un giorno, non molto distante nel tempo, lui si è trovato improvvisamente a specchiare il suo viso contro l&#8217;oblò di un piccolo aereo in volo fra Parigi e Monaco di Baviera.<br />
All&#8217;esterno, ottomila metri più sotto, la catena delle Alpi appariva come una increspatura di sabbia che la luce del tramonto tingeva di colori dorati. Il cielo era un abisso cobalto che solo verso l&#8217;orizzonte, in basso, si accendeva di fasce color zafferano o arancione zen.<br />
Inquadrato dalla ristretta corince ovoidale dell&#8217;oblò il paesaggio gli parlava del giorno e della notte, dei confini fra i mondi della terra e dell&#8217;aria e da ultimo, allorché si accese una luce nella carlinga e su quell&#8217;olografia boreale apparve il riflesso del suo volto appesantito e affaticato, anche del sé. La sua faccia, quella che gli altri riconoscevano da anni come &#8220;lui&#8221; &#8211; e che a lui invece appariva ogni giorno più strana, poiché l&#8217;immagine che conservava del proprio volto era sempre e immortalmente quella del sé giovane e del sé ragazzo &#8211; una volta in più gli parve strana. Continuava a pensarsi e a vedersi come l&#8217;innocente, come colui che è incapace di fare del male e di sbagliare, ma l&#8217;immagine che vedeva contro quello sfondo acceso era semplicemente il viso di una persona non più tanto giovane, con pochi capelli fini in testa, gli occhi gonfi, le labbra turgide e un po&#8217; cascanti, la pelle degli zigomi screziata di capillari come le guance cupree di suo padre. In sostanza un viso che subiva, come quello di ogni altro, la corruzione e i segni del tempo.<br />
Solo qualche mese fa ha compiuto trentadue anni.</p></blockquote>
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		<title>Come stiamo trasmettendo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 16:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[BarCamp]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovatori Jam]]></category>
		<category><![CDATA[RomagnaCamp]]></category>

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		<description><![CDATA[ ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La scorsa settimana ho preso parte a tre eventi: <a title="Sito del RomagnaCamp" href="http://www.romagnacamp.org/"> RomagnaCamp</a>, <a title="Il sito generale di Innovatori Jam" href="http://www.innovatorijam.it/">Innovatori Jam</a> e il <a title="La pagina del LaRiCA di Urbino che ha organizzato il WARM 2011" href="http://larica.uniurb.it">WARM “Workshop on advanced research methods”</a>. <span id="more-449"></span>Appuntamenti molto diversi tra loro e accomunati dall&#8217;obiettivo dei partecipanti di condividere conoscenza.<br />
Più che sui contenuti dei singoli eventi e sul valore dei singoli contributi vorrei provare ad appuntare alcune riflessioni sulle modalità in cui si trasmettono le informazioni.</p>
<p><strong>Perché ci incontriamo?</strong><br />
In questo momento il problema relativo alla gestione dei processi di apprendimento e aggiornamento si è spostato dalla fase della ricerca, l&#8217;accesso alle notizie è sempre più semplice e veloce, a quello della selezione e della qualità delle fonti. Prima avevamo alcuni aghi in una balla di fieno, ora abbiamo un numero infinito di aghi in un deposito smisurato di rotoballe. Il problema è cercare l&#8217;ago giusto, tra molti aghi disponibili.<br />
Quando organizzavamo attività con gli scout eravamo molto attenti a stabilire un calendario fatto di tempi deboli e di tempi forti. I tempi deboli erano le normali attività di sede, che si svolgevano settimana dopo settimana; attività manuali, per esempio, come cercare di costruire uno sgabello.<br />
I tempi forti erano le uscite, con o senza pernotto, i campi più o meno lunghi. In quei brevi periodi, tra il camminare e il dormire e il cucinare insieme, si andavano a utilizzare quelle tecniche provate nell&#8217;attività in sede. In un modo o in un altro quello che sembrava impossibile da fare al chiuso riusciva all&#8217;aperto.<br />
I barcamp, i workshop e gli altri appuntamenti online hanno senso se rappresentano questi tempi forti. Se sono un momento che, rompendo la routine, permette di concentrarci con maggiore attenzione sui temi che stiamo affrontando.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rumore</strong><br />
Tanto il RomagnaCamp (come esemplare di Barcamp) che Innovatori Jam hanno avuto l&#8217;obiettivo di promuovere condivisione di conoscenza dal basso. L&#8217;attività di moderazione e selezione da parte degli organizzatori ha cercato di gestire il disordine che questo tipo di azione comporta. Il workshop invece era organizzato dal LaRiCA in maniera verticale: tanti gli interventi ammessi e gestiti dal laboratorio. Il BarCamp nasce proprio in contrapposizione al modello accademico tradizionale, pur avendo lo stesso scopo di fondo: saperne di più.<br />
Nei primi due eventi c&#8217;erano alcuni interventi fuori fuoco, attività di networking, una massa eccessiva di informazioni. Molte rotoballe e pochi aghi). Nel workshop c&#8217;erano pochi aghi, ma anche poche, pochissime pagliuzze.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone</strong><br />
Quello che contraddistingue un tempo forte è anche la capacità di tenere alta l&#8217;attenzione di chi partecipa. Se l&#8217;attività di socializzazione è superiore a quella di ascolto vuol dire che le persone ritengono più importante socializzare che ascoltare. E&#8217; una banalità, ma a che fare anche con la qualità complessiva degli interventi, sulla centratura del tema dell&#8217;evento, sulle tecnologie impiegate. Innovatori Jam per esempio era un momento forte con una tecnologia tutto sommato debole. Darsi appuntamento tutti su un forum per 48 ore sembra più adatto a coordinare gli attacchi di Travian che non a stabilire un&#8217;agenda digitale per un Paese.<br />
Però le persone fanno la differenza, mettono in campo veramente le loro competenze e la loro passione e, selezionando le fonti, si arriva a cogliere qualcosa di buono.</p>
<p style="text-align: justify;">Se finora ti è sembrato che volessi fare una difesa del metodo accademico rispetto ai metodi dal basso, sei fuori strada. Sono profondamente convinto della bontà dell&#8217;intelligenza collettiva, della condivisione e della partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le dimensioni contano</strong><br />
Un barcamp con un gruppo pre-individuato di partecipanti probabilmente non è una buona cosa. Difficilmente qualcuno che leggi e commenti tutti i giorni potrà sorprenderti con qualcosa che non conoscevi.<br />
Un mega-evento online a cui partecipano persone disparate per estrazione e obiettivi rischia di concentrarsi su problemi spiccioli. Un sindaco di mia conoscenza lo chiamerebbe &#8220;la cacca del cane&#8221;. E&#8217; vero che la cacca del cane non deve stare sui marciapiedi ed è fastidiosa, ma non è il problema più importante per la città, probabilmente.<br />
Un evento come il workshop ha invece un gruppo coeso, per quanto ridotto, di persone che non si sentono con frequenza ma che ha intenzione di contribuire allo stesso scopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perciò, come aggiustiamo il tiro per il futuro?</strong></p>
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		<title>Un’altra linea d’ombra</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 09:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>

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		<description><![CDATA[ ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Cinque anni fa</strong>, una sera d&#8217;agosto piovigginosa, me ne andavo ad Ussita. Avevo nelle tasche un progetto che stava crescendo e un&#8217;idea di me. Il progetto si chiamava Graduus e a cavallo tra il 2006 e il 2007 sarebbe diventato una impresa che si dedicava alla promozione del territorio e all&#8217;editoria digitale. Il mondo intorno a me, in cinque anni, è cambiato molto; parlo delle persone con cui mi incontravo e scambiavo idee, delle persone con cui facevo progetti, di quelle andate e di quelle arrivate.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-443"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://i1.wp.com/www.fabiocurzi.it/wp-content/gallery/fabio/linea.jpg?resize=432%2C288" alt="linea Unaltra linea dombra" title="Unaltra linea dombra" data-recalc-dims="1" /><br />
<strong>Dall&#8217;estate di tre anni fa</strong>, in meno di sei mesi, una gran parte di quel mondo che immaginavo andando verso la fredda serata di Ussita se n&#8217;è andata. I progetti fatti per il lavoro erano improvvisamente diventati impalpabili; il percorso costruito come persona rimesso in discussione.<br />
<strong>Due anni fa feci</strong> quel viaggio che chiamai #inTraverso e di cui ho raccontato qui sul blog e recentemente su <a title="Resoconto di inTraverso di Fabio Curzi" href="http://www.whymarche.com/it/turismo/522-come-i-denti-di-un-pettine-intraversando-le-marche.html">WhyMarche</a>, spinto da Francesco Cingolani aka <a title="Profilo Twitter di immaginoteca, Francesco Cingolani" href="http://twitter.com/#%21/immaginoteca">immaginoteca</a>, che ora è impegnato in una sua lettura del territorio marchigiano e che potete <a title="inTraverso, viaggio a piedi nelle Marche" href="http://immaginoteca.com/?p=458#more">leggere sul suo blog</a>. Volevo che quel viaggio fosse uno spartiacque, un confine, un segno che mi ricordasse che c&#8217;era un prima e ci sarebbe stato un dopo, come lo era stato il viaggio nel Mani prima della tesi di dottorato.<br />
Nell&#8217;ultimo anno è nata anche <a title="Sito ufficiale di Marches srl" href="http://www.marches.it">Marche&#8217;s</a> e richiederà molta cura.<br />
E&#8217; stato così. Gli ultimi due anni sono stati straordinari, per gli obiettivi raggiunti nel lavoro (molto più bassi e concreti di quelli che avevo in testa quella sera ad Ussita) e per le persone incontrate per strada. Perché oggi contano molto più le persone che sono arrivate di quelle che sono andate (e più di loro, ovviamente, le persone che sono rimaste). E chi è arrivato spesso è arrivato attraverso gli incroci sulla Rete, per i post letti, i thread mandati in vacca, le email e le idee scambiate, fino alle chiacchiere di persona. Come se ci fosse un obiettivo comune e pure non detto, un sentirsi parte di qualcosa senza potergli dare un nome, senza volergli dare un nome.<br />
I vostri nomi non li metterò qua, uno per uno, ma questo post è anche un ringraziamento per la vostra presenza.<br />
<strong>Oggi</strong> è l&#8217;ultimo giorno che lavoro ad un computer in quello che è stato l&#8217;ufficio di Graduus e che su Foursquare ho battezzato come La tana del tricheco. Domani mattina verremo su con un furgone a caricare i tavoli, gli scaffali, le sedie da ufficio. Ho già portato via i libri di marketing e i manuali di informatica, i testi dei grandi viaggiatori e le brochure turistiche di mezza Italia. Tutto questo materiale resterà imballato per un po&#8217; in garage, in attesa del prossimo approdo.<br />
Dopo due anni intensi, ma navigati a vista, ho bisogno di fermarmi un po&#8217;. Il mese di agosto in questo aiuta. Non so ancora se partirò per un viaggio o starò fermo sotto l&#8217;ombrellone (sarebbe una novità). C&#8217;è da tracciare la rotta da tenere da settembre in avanti e reclutare la ciurma. Qualcuno, bontà sua, s&#8217;è già imbarcato, a qualcun altro ho promesso una email che arriverà presto. Per ora c&#8217;è un nome, e poco più: <a title="Sito ufficiale di Saluti dal Mondo" href="http://www.salutidalmondo.com">Saluti dal Mondo</a>.<br />
Non sono più, anche se non dispiacerebbe, il capitano giovane e inesperto e al suo primo comando della Linea d&#8217;ombra, ma la sensazione è quella. Mi perdonerà Conrad se cito Jovanotti:</p>
<blockquote><p>&#8220;Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire. Getterò i bagagli in mare, studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte. E quando passerà il monsone dirò levate l&#8217;ancora, diritta, avanti tutta. Questa è la rotta. Questa è la direzione. Questa è la decisione&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>L’estate</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 12:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole]]></category>
		<category><![CDATA[enzo bearzot]]></category>
		<category><![CDATA[espana 82]]></category>
		<category><![CDATA[naranjito]]></category>

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		<description><![CDATA[Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani. Allenatore, Enzo Bearzot. E i pantaloncini di acetato, il Tango e il Super Santos che svolazza, la maglia del Bologna regalata da una zia per quella della Sambenedettese. E le estati lunghe, tra il mare e il canotto e il cartone animanto di Naranjito. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani. Allenatore, Enzo Bearzot. E i pantaloncini di acetato, il Tango e il Super Santos che svolazza, la maglia del Bologna regalata da una zia per quella della Sambenedettese. E le estati lunghe, tra il mare e il canotto e il cartone animanto di Naranjito. Tutti contro tutti e i cancelli per porte da una parte all&#8217;altra della strada, le macchine abbozzate e il pallone sotto la marmitta. La pipa del Presidente. Santillana e Keegan e Zico e il Cameroun e lo sceicco. E le onde del mare grosso che ti ribaltavano. E salire e scendere le scale di corsa. E tu che esultavi con noi e poi eravamo alla Rotonda, tutti.</p>
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