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	<title>Fabio Vento</title>
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		<title>Dal centro</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2026/02/24/dal-centro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 20:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marzo 2020. Tardo pomeriggio. Esco dall&#8217;ufficio, disorientato. Il decreto pare sia imminente. Faccio mente locale per decidere cosa mi servirà nei giorni successivi. Entro in una farmacia e il commesso mi serve con nervosismo. La mascherina non gli nasconde gli occhi e neppure le mani irrequiete. Capisco che in tanti quel giorno l&#8217;avevano interrogato; ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Marzo 2020.</p>



<p>Tardo pomeriggio. Esco dall&#8217;ufficio, disorientato. Il decreto pare sia imminente. Faccio mente locale per decidere cosa mi servirà nei giorni successivi.</p>



<p>Entro in una farmacia e il commesso mi serve con nervosismo. La mascherina non gli nasconde gli occhi e neppure le mani irrequiete. Capisco che in tanti quel giorno l&#8217;avevano interrogato; ma che lui, a dispetto della buona volontà, aveva esaurito le risposte.</p>



<p>Per strada la gente cammina, si affretta, ma qualcosa è diverso, qualcosa si è rotto. Non è solo urgenza. È paura diffidente, è fuga. Gli sguardi non si sfiorano. Durante il tragitto in autobus vedo le persone scomparire nelle case.</p>



<p>Prima di chiudere la porta mi volto indietro, sospeso e inconsapevole. Fuori non c&#8217;è nessuno.</p>



<p><em>Non si tenevano insieme. Esplodevano.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Aprile 2021.</p>



<p>Sono appena arrivato all&#8217;hub vaccinale alla Fiera: le indicazioni mi hanno permesso di raggiungerlo con facilità. È il mio giorno ed è quasi la mia ora. Nel padiglione ci sono già tante altre persone in attesa.</p>



<p>Il grande spazio è stato riallestito: la zona centrale è divisa in lunghi corridoi, ciascuno dei quali si snoda ordinatamente in piccole sale.</p>



<p>Quando chiamano il mio numero, imbocco la corsia che mi è stata assegnata.</p>



<p>C&#8217;è qualcosa di rassicurante, quasi di materno, nel modo in cui il personale medico e paramedico &#8211; molte, non a caso, sono donne &#8211; mi guida, di stanza in stanza, lungo quel meticoloso percorso. Che dall&#8217;anamnesi va alla somministrazione, passando per il breve ma necessario momento di osservazione.</p>



<p>In quel momento capisco: non ero mai stato solo. Tante mani, nel silenzio, avevano lavorato per costruire. E il frutto era lì, in quel corridoio stretto e minuzioso, fatto di attesa e di speranza.</p>



<p>La procedura è conclusa. Guardo fuori dalla finestra e me ne ricordo: già da una settimana è iniziata la primavera.</p>



<p><em>Tornavano insieme. Ritrovavano unità.</em></p>
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		<title>Rebus, tela velata</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/07/05/rebus-tela-velata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 17:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma da questo spirito sistematico portato fino all&#8217;ossessione nascono anche i difficilissimi giochi verbali condotti con una ostinazione e una pazienza somme. Il suo partito preso è dimostrare una verità di portata globale: che il meccanismo artificiale è in grado di risvegliare in noi i dèmoni poetici più inaspettati e più segreti. Italo Calvino, &#8220;Perec, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Ma da questo spirito sistematico portato fino all&#8217;ossessione nascono anche i difficilissimi giochi verbali condotti con una ostinazione e una pazienza somme. Il suo partito preso è dimostrare una verità di portata globale: che il meccanismo artificiale è in grado di risvegliare in noi i dèmoni poetici più inaspettati e più segreti.</p>
<cite>Italo Calvino, &#8220;Perec, gnomo e cabalista&#8221;, 1982</cite></blockquote>



<p>Fin da ragazzino, sfogliando le riviste di enigmistica, mi soffermavo sempre sui rebus. Non so bene perché. Forse era per i disegni, quei disegni che raffiguravano cose familiari &#8211; uomini, animali, ambienti domestici o naturali, oggetti d&#8217;uso quotidiano &#8211; ma che al contempo celavano un mistero. Che mostravano in modo evidente, ma <em>per dire altro</em>.</p>



<p>In tempi più recenti, grazie alla rete, ho scoperto che quella &#8220;rebussistica&#8221; è stata per molto tempo una vera e propria arte, coltivata &#8211; e via via perfezionata nelle regole &#8211; da filologi, letterati, matematici, filosofi, intrigati dalla possibilità di &#8220;giocare&#8221; in modo fantasioso con il linguaggio, rimescolandone i componenti &#8211; parole, sillabe, fonemi &#8211; per far emergere nuove combinazioni e, si spera, nuovi inattesi significati.</p>



<p>Nel 1974 il noto enigmista Giancarlo Brighenti formulò una &#8220;regola aurea&#8221; perché un rebus potesse essere considerato non solo efficace, ma anche <em>bello</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il bello di un rebus è racchiuso in un triangolo equilatero dove<br> 1) trovata originale e coerenza tra le diverse parti costituenti il rebus;<br> 2) bellezza e contenuto della frase risolutiva;<br> 3) artistica illustrazione della scena<br>ne costituiscono i lati; l&#8217;equilibrio di queste tre componenti sono gli elementi che determinano il capolavoro.</p>
</blockquote>



<p>In queste parole sta, secondo me, tutto il senso dell&#8217;opera dell&#8217;enigmista: un lavoro giocato in ogni momento sulla tensione fra rigore e creatività, fra norma e intuizione.</p>



<p>Tecnica o arte, ci si potrebbe chiedere? Certamente, sulle riviste di enigmistica ciò che oggi prevale è la vignetta <em>collage</em> che forza insieme gli oggetti più disparati &#8211; <em>&#8220;re&#8221;</em>, <em>&#8220;are&#8221;</em>, <em>&#8220;ile&#8221;</em> e tanti altri &#8211; per abozzare una frase di senso compiuto. Questa non è molto più che laboriosa e onesta tecnica.</p>



<p>Può essere vera e propria arte &#8211; di contro &#8211; se l&#8217;obiettivo è più alto e &#8220;virtuoso&#8221;: riuscire a comporre una scena essenziale ed armoniosa e &#8211; proprio tra le sue strette maglie &#8211; tessere la &#8220;tela&#8221; di una frase risolutiva fluida e assonante. Per questo servono tenacia, fantasia, intuito e &#8211; più di tutto &#8211; amore per la materia.</p>



<p>Esplorando nel nostro passato recente, in questo senso, ho trovato tanti rebus fabbricati con cura esemplare&#8230; ed anche qualche piccolo capolavoro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="384" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/igna-1.png" alt="" class="wp-image-4283" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/igna-1.png 700w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/igna-1-300x165.png 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p><em><div class="spoiler-wrap">
				<div class="spoiler-head folded">Mostra soluzione</div>
				<div class="spoiler-body">Faccia mostra dama con servi a moretti principi = Facciamo strada ma conserviamo retti principi</div>
			</div></em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="336" height="374" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/snoopy.png" alt="" class="wp-image-4276" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/snoopy.png 336w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/snoopy-270x300.png 270w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /></figure></div>


<p><em><div class="spoiler-wrap">
				<div class="spoiler-head folded">Mostra soluzione</div>
				<div class="spoiler-body">D&#8217;olente musco l&#8217;odor sale = Dolente muscolo dorsale</div>
			</div></em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="588" height="556" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/peynet.png" alt="" class="wp-image-4277" style="width:450px" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/peynet.png 588w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/peynet-300x284.png 300w" sizes="(max-width: 588px) 100vw, 588px" /></figure></div>


<p><em><div class="spoiler-wrap">
				<div class="spoiler-head folded">Mostra soluzione</div>
				<div class="spoiler-body">Verecondi amanti = Vere con diamanti</div>
			</div></em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="308" height="350" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/giaco-1.png" alt="" class="wp-image-4281" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/giaco-1.png 308w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/07/giaco-1-264x300.png 264w" sizes="auto, (max-width: 308px) 100vw, 308px" /></figure></div>


<p><em><div class="spoiler-wrap">
				<div class="spoiler-head folded">Mostra soluzione</div>
				<div class="spoiler-body">Par che pensi ON a te = Parche pensionate</div>
			</div></em></p>
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		<item>
		<title>La forma della lama</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/06/25/la-forma-della-lama/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 23:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Agisci soltanto secondo quella massima per cui tu possa al tempo stesso volere che divenga una legge universale. Immanuel Kant, &#8220;Fondazione della metafisica dei costumi&#8221; (1785) La speranza di ogni chirurgo, è noto, è quella di estrarre senza danni il proiettile dal corpo della vittima. Non sempre, però, è possibile. Talvolta resta lì, inamovibile, perché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Agisci soltanto secondo quella massima per cui tu possa al tempo stesso volere che divenga una legge universale.</p>
<cite>Immanuel Kant, &#8220;Fondazione della metafisica dei costumi&#8221; (1785)</cite></blockquote>



<p>La speranza di ogni chirurgo, è noto, è quella di estrarre senza danni il proiettile dal corpo della vittima. Non sempre, però, è possibile. Talvolta resta lì, inamovibile, perché tirarlo fuori sarebbe anche peggio.</p>



<p>Allora nell&#8217;organismo avviene qualcosa che ha insieme i caratteri dell&#8217;ingegneria e della strategia d&#8217;emergenza.  Il tessuto, gli organi, la pelle stessa cicatrizzano e si riformano intorno alla sagoma dell&#8217;oggetto, quasi incorporandolo; i vasi sanguigni si fanno strada per nuove vie, schivando o, al contrario, aggrovigliandosi intorno alla massa.</p>



<p>Mi chiedo come si viva la cosa. Probabilmente dopo un po&#8217; di tempo non ci si pensa più, ritenendosi già fortunati ad essere ancora vivi. Eppure mi sorge alla mente, nitida, la forma di un&#8217;integrità spezzata, costretta a far proprio un frammento che non le appartiene.</p>



<p>Anni fa feci qualcosa per una mia amica.</p>



<p>Lavoravamo insieme, finché una mattina arrivò la notizia: licenziata in tronco, gliel&#8217;avrebbero comunicato nel corso della giornata. <em>Devo avvisarla</em>, mi dissi. Pensai che se l&#8217;avesse saputo da me avrebbe sofferto meno. Pensai che avrebbe meglio accusato il colpo quando l&#8217;avrebbero mandata a chiamare. Pensai tutto questo. E insieme non pensai, come non pensa chi semplicemente deve.</p>



<p>Non potevo parlarle liberamente, per cui le mandai un messaggio: il che fu quasi buffo, perché in quel momento mi era seduta accanto. Quando sbirciai i suoi occhi che leggevano provai una sorta di commossa vertigine: in un istante quelle poche parole erano volate su qualche lontanissimo satellite &#8211; più in alto di quanto avremmo potuto vedere o pensare &#8211; per poi ridiscendere quasi al punto di partenza. Quel lancio siderale non era stato che la rotta, puntuale e necessaria, di una missione minima e discreta.</p>



<p>Due anni più tardi questa mia amica mi avrebbe pugnalato vigliaccamente alle spalle. È una lama che ogni tanto fa ancora male.</p>



<p>È tardi per tirarla fuori. Ma va bene così.</p>
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		<title>Doom Patrol #63: cos&#8217;è davvero reale?</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/06/17/doom-patrol-63-cos-e-davvero-reale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 12:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doom Patrol vol. 2 #63, DC Comics, gennaio 1993Grant Morrison (testi), Richard Case (disegni e chine), Daniel Vozzo (colori) LEGGI ONLINE Questa è una storia immaginaria (che potrebbe non accadere mai, ma che di contro potrebbe) su un uomo perfetto che venne dal cielo e che fece solo del bene. Racconta del suo crepuscolo, quando [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="458" height="694" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/RCO001_1468873817.jpg" alt="" class="wp-image-4047" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/RCO001_1468873817.jpg 458w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/RCO001_1468873817-198x300.jpg 198w" sizes="auto, (max-width: 458px) 100vw, 458px" /></figure></div>


<p class="has-text-align-center italic">Doom Patrol vol. 2 #63, DC Comics, gennaio 1993<br><span class="smaller-font">Grant Morrison (testi), Richard Case (disegni e chine), Daniel Vozzo (colori)</span></p>



<p class="has-text-align-center"><a rel="noreferrer noopener" aria-label=" (apre in una nuova scheda)" href="https://readcomiconline.li/Comic/Doom-Patrol-1987/Issue-63?id=41877&amp;s=&amp;readType=1" target="_blank"><strong>LEGGI ONLINE</strong></a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Questa è una storia immaginaria (che potrebbe non accadere mai, ma che di contro potrebbe) su un uomo perfetto che venne dal cielo e che fece solo del bene. Racconta del suo crepuscolo, quando le grandi battaglie erano finite e i grandi miracoli compiuti da tempo. […] Questa è una storia immaginaria… Ma non lo sono forse tutte?</p>
<cite>Da &#8220;Whatever happened to the man of tomorrow?&#8221; di Alan Moore</cite></blockquote>



<p>&#8220;Doom Patrol&#8221; è sempre stata una testata anomala nel cosmo DC Comics: in un universo popolato da eroi iconici, veri e propri semidei agli occhi della gente, il gruppo creato da Bob Haney e Arnold Drake assemblava piuttosto un manipolo di &#8220;reietti&#8221;, nati da incidenti spaventosi e temuti dalle stesse persone che cercavano di proteggere. Era il 1963: impossibile non pensare che l&#8217;idea dovesse qualcosa al lavoro di Stan Lee ed ai suoi &#8220;supereroi con superproblemi&#8221; che avrebbero fatto la fortuna della rivale Marvel Comics.</p>



<p>Un potenziale dirompente, ma declinato in poco più che melodramma, fino a quando nel 1989 Grant Morrison prese in mano le redini della serie e la trasformò in avanguardia. Mondi costruiti con logiche linguistiche, entità che si credono a un tempo Dio e Jack Lo Squartatore, dipinti capaci di inghiottire il mondo: filosofia, surrealismo, dadaismo, psicoanalisi irruppero nel flusso della narrazione, che iniziò a interrogarsi sui suoi stessi meccanismi interni.</p>



<p>Meta-narrativo, una volta di più, è il numero 63, che chiude il ciclo dello scrittore scozzese. La premessa è apparentemente semplice: Crazy Jane, donna schizofrenica con 64 diverse personalità e altrettanti &#8220;poteri&#8221;, viene trasportata da un nemico &#8220;all&#8217;inferno&#8221;. Ma cos&#8217;è l&#8217;inferno per lei? È un mondo come il nostro: uno dove non avvengono eventi fantastici, dove non esistono persone con abilità superumane. Nessuno, ovviamente, crede ai suoi racconti: in men che non si dica viene internata in un ospedale psichiatrico.</p>



<p>Il barocco dei colori saturi ed &#8220;esplosivi&#8221; che fino a quel momento avevano caratterizzato la serie cede il passo a tinte piatte, anonime, spente.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom1.jpg" data-fancybox="doompatrol"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom1.jpg" alt="" class="wp-image-4098" width="466" height="445" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom1.jpg 931w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom1-300x286.jpg 300w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom1-768x733.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 466px) 100vw, 466px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-center smaller-font"><em>(click per ingrandire)</em></p>



<p>Man mano che la storia procede, un dubbio si fa strada: quello in cui è prigioniera Jane è davvero un &#8220;mondo parallelo&#8221;? O è piuttosto il &#8220;mondo reale&#8221;, il nostro mondo, e tutte le avventure narrate fino a quel momento sono in realtà frutto della fantasia delirante della donna?</p>



<p>Questo slittamento di prospettiva porta il lettore &#8211; più di quanto non fosse già accaduto &#8211; a interrogarsi profondamente sulla natura del <em>medium</em>. Quella &#8220;sospensione dell&#8217;incredulità&#8221; che ci accompagna alla lettura del <em>comic book</em> di genere fantastico è semplice disposizione all&#8217;escapismo? Oppure può, qualche volta, essere il luogo nel quale ritroviamo &#8211; e dialoghiamo con &#8211; aspetti di noi che ci riguardano nel profondo?</p>



<p>Nei pensieri della psicologa che ha in cura Jane vi è un vera e propria meta-riflessione, da parte dell&#8217;autore, sugli archetipi che hanno animato la creazione di alcuni suoi personaggi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom2.jpg" data-fancybox="doompatrol"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom2.jpg" alt="" class="wp-image-4103" width="465" height="251" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom2.jpg 930w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom2-300x162.jpg 300w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom2-768x414.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 465px) 100vw, 465px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-center smaller-font"><em>(click per ingrandire)</em></p>



<p>Quale ruolo &#8211; sembra allora chiedersi Morrison &#8211; attribuire alla fantasia, quando questa entra in collisione con l&#8217;ortodossia del pensiero  razionale? Nel conflitto fra la psicologa stessa, sostenitrice del colloquio terapeutico, e il suo collega psichiatra che propone metodi ben più brutali, si consuma uno scontro culturale e insieme umanistico: i nostri vissuti profondi sono da comprendere, accompagnare, elaborare perché ci indichino la strada di un cambiamento? Oppure sono semplicemente da &#8220;rimuovere&#8221;, da censurare nell&#8217;ottica di un mero &#8220;riallineamento&#8221; fra individuo e società?</p>



<p>Avrà la meglio &#8211;  purtroppo &#8211; l&#8217;approccio violento, e dall&#8217;elettrochoc Jane uscirà cambiata, come disconnessa da sé. Perché il mondo fantastico che  ricordava era quello in cui &#8211; pur nella frammentazione delle sue personalità, anzi proprio grazie ad essa &#8211; lei aveva un posto, degli amici, una ragion d&#8217;essere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom3-2.jpg" data-fancybox="doompatrol"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom3-2.jpg" alt="" class="wp-image-4135" width="357" height="353" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom3-2.jpg 476w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom3-2-300x296.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-center smaller-font"><em>(click per ingrandire)</em></p>



<p>Le ultime pagine lasciano un finale aperto, dolce e amaro insieme: sarà il lettore, infatti, a decidere del destino della donna. Sarà stata ricondotta a casa dall&#8217;amico Cliff, che promise di ritrovarla ad ogni costo? Oppure è stato proprio lì, su quel ponte, che la sua vita ormai insostenibile si è conclusa?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom4.jpg" data-fancybox="doompatrol"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom4.jpg" alt="" class="wp-image-4105" width="464" height="487" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom4.jpg 927w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom4-286x300.jpg 286w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/doom4-768x806.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/RCO025_1468873817-1.jpg" data-fancybox="doompatrol"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/06/RCO025_1468873817-1-677x1024.jpg" alt="" class="wp-image-4109" width="464" height="512"/></a></figure></div>



<p class="has-text-align-center smaller-font"><em>(click per ingrandire)</em></p>



<p>Grant Morrison non lo dice, lasciandoci ancora una volta liberi di interpretare, di &#8220;far nostro&#8221; il suo racconto. Si limita a lasciarci una nota di speranza che è ad un tempo manifesto artistico, etico, esistenziale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>There is another world.<br>There is a better world.<br>Well, there must be.</p>
<cite>The Smiths, &#8220;Asleep&#8221;</cite></blockquote>



<p class="smaller-font"><em>Pubblicazione italiana: Doom Patrol di Grant Morrison, Panini Comics, giugno 2021.</em></p>
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		<title>Fritz Lang vs. Stereolab &#8211; Aerial Metropolis</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/06/16/fritz-lang-vs-stereolab-aerial-metropolis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 12:39:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il monumentale film &#8220;Metropolis&#8221; di Fritz Lang è stato più volte oggetto di &#8220;incursioni&#8221; da parte di aristi contemporanei che ne hanno rieditato la colonna sonora. Fra questi Giorgio Moroder, Jeff Mills, Philip Glass &#8211; senza contare una versione bootleg con la musica dei Kraftwerk. Nessuno, però, aveva pensato agli Stereolab e a quel loro [&#8230;]</p>
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<p>Il monumentale film &#8220;Metropolis&#8221; di Fritz Lang è stato più volte oggetto di &#8220;incursioni&#8221; da parte di aristi contemporanei che ne hanno rieditato la colonna sonora. Fra questi Giorgio Moroder, Jeff Mills, Philip Glass &#8211; senza contare una versione <em>bootleg</em> con la musica dei Kraftwerk.</p>



<p>Nessuno, però, aveva pensato agli Stereolab e a quel loro magico &#8220;retrofuturismo&#8221; che ripensa &#8211; a metà fra nostalgico e inquietante &#8211; le promesse della <em>téchne</em> capitalistica.</p>



<p>Ecco allora che Maria rinasce come &#8220;uomo-macchina&#8221; sotto le note di &#8220;Aerial Troubles&#8221;, singolo estratto dall&#8217;album &#8220;Instant Holograms on Metal Film&#8221; che segna il ritorno della band dopo 15 anni di assenza.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Sarò terra</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/06/08/saro-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2025 16:22:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il momento è arrivato, e ci è doveroso metterti in guardia. Se avverti una rinnovata leggerezza, nel corpo e nella mente, è perché non hai più niente con te.» «È vero. Ciò che mi ha animato per tanti anni &#8211; desideri, passioni, semplici idee &#8211; sono come ricordi lontani, e lo diventano ogni istante di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="574" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/03/soil-1024x574.jpg" alt="" class="wp-image-3934" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/03/soil-1024x574.jpg 1024w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/03/soil-300x168.jpg 300w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/03/soil-768x430.jpg 768w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/03/soil-1200x672.jpg 1200w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/03/soil.jpg 1401w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">(immagine generata da Midjourney)</figcaption></figure>



<p>«Il momento è arrivato, e ci è doveroso metterti in guardia. Se avverti una rinnovata leggerezza, nel corpo e nella mente, è perché non hai più niente con te.»</p>



<p>«È vero. Ciò che mi ha animato per tanti anni &#8211; desideri, passioni, semplici idee &#8211; sono come ricordi lontani, e lo diventano ogni istante di più.»</p>



<p>«Le idee e i progetti servono per costruire il futuro. Adesso, per quanto ti sia difficile comprenderlo, sei nel presente &#8211; un presente che ha i caratteri dall&#8217;eterno. Dicci dunque, cosa provi?»</p>



<p>«Non so dirlo. L&#8217;esperienza mi è del tutto nuova.»</p>



<p>«Molte cose hanno accompagnato la tua vita, e sono state per te motivo di conforto. Hai avuto tanti propositi, e questi hanno dato forma al tuo orizzonte. La speranza, che pure hai sorvegliato con cura perché non si districasse mai dal realisticamente possibile, ha soffiato dentro di te il suo respiro quando rischiavi di cedere all&#8217;inerzia. Le poche persone che hai chiamato amiche sono state la tua àncora, hanno nutrito in te l&#8217;idea che qualcosa di buono, oltre te, oltre il tuo possibile, esistesse.»</p>



<p>«Dite il vero. Tutto ciò è stato me, sia pure in modo incerto e cedevole. E di tutto ciò, allo stesso tempo, non resta nulla. Tuttavia non provo dolore o attaccamento: mi avverto già oltre.»</p>



<p>«Eppure sentiamo che hai una domanda per noi.»</p>



<p>«Sì, ed è ciò di cui dicevate. Che il bene esista di per sé è stata una fede silenziosa, direi appena sussurrata, che si è agitata a lungo dentro di me. Ed ora che sono qui, desidero saperlo: è davvero così?»</p>



<p>«Perfino in questo luogo l&#8217;unica risposta che ha importanza è la tua. Guarda dentro di te, dunque: sei certo di non essere più nulla, se non silenzio?»</p>



<p>«Mi è difficile rispondere. Forse però, scrutando nel fondo, intravedo qualcosa. Una indefinibile urgenza, che però non mi è ancora ben chiara.»</p>



<p>«Ed è bene che tu la lasci affiorare. Perché ora non hai altra compagnia che te stesso.»</p>



<p>«Avete ragione. È un fremito appena tenue, ma so che devo ascoltarlo. Devo lasciare che affiori alla coscienza.»</p>



<p>«Dai a te stesso il tempo necessario.»</p>



<p>«Voi parlate di tempo, ma mi ingannate: sapete bene, infatti, che il tempo qui non esiste. Mi è stato sufficiente un istante per comprendere. Ho fissato il mio centro, lasciando che tutto ciò che incalzava dai lati si dissipasse, e ciò che era appena visibile si è reso chiaro e luminoso. Adesso, nudo come sono, mi accorgo che tutti i vestiti che ho indossato finora non sono stati che tenui lembi di una istanza prima.»</p>



<p>«Dicci dunque. Cosa ne sarà di te?»</p>



<p>Lentamente si distese, abbracciando il suolo.</p>



<p>«Donerò me stesso. E sarò terra. Le mie braccia e le mie gambe si estenderanno oltre il visibile, si faranno strade capaci di unire persone lontane, di rivelarle vicine oltre ogni sospetto. Il mio respiro donerà il fremito del vento a chi sarà tentato di fermarsi, e il mio sapere &#8211; modesto che sia &#8211; sarà la conoscenza di tutti. I miei sogni, quelli che mi animarono in vita, vinceranno il pudore e si libereranno. Come piccoli fulgori nell&#8217;aria, si daranno solo a chi vorrà scorgerli &#8211; magari per pensarsi, a sua volta, altro da ciò che è. Quanto al mio cuore, quello darà calore al suolo arido.»</p>



<p>Senza dire una parola, lo osservarono stupiti.</p>



<p>«Ma tu stai piangendo.»</p>



<p>«Sì. Le mie lacrime, infine, formeranno un lago, e poi un mare. Che forse un giorno riuscirà a mondare tutto ciò che nel mio mondo è dolore.»</p>



<p>E chiuse gli occhi, per sempre.</p>
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		<title>I tuoi occhi, nel silenzio</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/03/21/i-tuoi-occhi-nel-silenzio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 00:34:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dunque quando un occhio osserva un occhio e guarda in esso ciò che appunto esso ha di più bello, e con cui vede, in tal caso potrebbe vedere sé stesso. Platone, &#8220;ALCIBIADE I&#8221; Agitavo una matita sulla tua testa, come un pendolo, da destra a sinistra. E i tuoi occhi la seguivano, rapiti, come non [&#8230;]</p>
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<p>Dunque quando un occhio osserva un occhio e guarda in esso ciò che appunto esso ha di più bello, e con cui vede, in tal caso potrebbe vedere sé stesso.</p>
<cite>Platone, &#8220;ALCIBIADE I&#8221;</cite></blockquote>



<p>Agitavo una matita sulla tua testa, come un pendolo, da destra a sinistra. E i tuoi occhi la seguivano, rapiti, come non ci fosse altro, come se in quel momento il mondo fosse tutto lì, in quel piccolo oggetto che si muoveva su di te.</p>



<p>Nel silenzio imparavamo a conoscerci. Tu le mie abitudini. Io i tuoi gesti minimi che erano tutto. Finché mi resi conto che mi bastava un&#8217;occhiata per leggerti almeno un po&#8217;.</p>



<p>Negli anni ho cambiato casa tante volte, e ogni volta ti ho portato con me. E in poco tempo la mia casa è diventata anche la tua. In ogni stanza sceglievi un punto di osservazione che diventava il tuo, inviolabile. E lì ti accovacciavi a ciambella, o ti stendevi su un lato, inerme, senza chiedere niente. Era il tuo modo di abbracciare lo spazio intorno a te, uno spazio che senza dire una parola avevi già reso tuo.</p>



<p>Il modo in cui sceglievi di farmi compagnia celava i segreti di un&#8217;arte antica che nessuno ha mai avuto bisogno di imparirti. Vicino ma non troppo, mi scrutavi da una distanza che sceglievi con cura, e dalla quale io a mia volta ti osservavo, ti sognavo.</p>



<p>Con quella stessa discrezione sei andato via. Quando le tue gambe non hanno saputo più reggerti ti sei rannicchiato su un piccolo letto, ed io ho sofferto al pensiero che non potessi più navigare la casa che amavi.</p>



<p>Penso poi a quel nero profondo, i tuoi occhi spauriti in cerca di qualcosa. Avrei dato qualsiasi cosa per non lasciarti solo.</p>
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		<title>Cinema a Palermo: una piccola geografia sentimentale</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/02/22/cinema-a-palermo-una-piccola-geografia-sentimentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 15:38:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi, oggi, trascorre la propria adolescenza sui servizi di streaming online fatica a immaginare che quella del cinema possa essere un&#8217;esperienza analogica e, in qualche modo, integrale. Che possa vivere ed arricchirsi nel rapporto con lo spazio fisico della sala e, per estensione, con il segmento della città &#8211; Palermo, nel mio caso &#8211; che [&#8230;]</p>
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<p>Chi, oggi, trascorre la propria adolescenza sui servizi di streaming online fatica a immaginare che quella del cinema possa essere un&#8217;esperienza <em>analogica</em> e, in qualche modo, <em>integrale</em>. Che possa vivere ed arricchirsi nel rapporto con lo spazio fisico della sala e, per estensione, con il segmento della città &#8211; Palermo, nel mio caso &#8211; che la ospita.</p>



<p>Lux, Ariston, Gaudium, ed anche &#8211; finché c&#8217;è stato &#8211; Igiea Lido. Queste grandi sale, accolte dal profumo del velluto logorato dei sedili &#8211; lì, immutati, da decenni &#8211; conservano orgogliosamente la propria storia: fisica, relazionale, sociale. Quasi ogni nuovo appuntamento, ogni nuovo film, fosse parte di una narrazione più ampia che si rinnova di continuo. Non a caso ancora oggi riesco a ricordare quali film ho visto, e in quali momenti della mia vita.</p>



<p>Per di più i quartieri in cui si collocano sono &#8211; direi &#8211; <em>centrali ma non troppo</em>, con il doppio vantaggio di non essere investiti né dal discorso culturale cittadino <em>mainstream</em>, con le sue gerarchie sociali e di senso, né da quel capitalismo globalista che proprio ai margini delle città continua ad insediare piccole &#8220;oasi del disimpegno&#8221;.</p>



<p>Se queste sale beneficiano del fatto di essere almeno un po&#8217; periferiche, l&#8217;Aurora di Tommaso Natale gode certamente del fatto di essere <em>pura periferia</em>: peraltro non lontano da una borgata marinara, Mondello, che ha sempre resistito a cedere pezzi della propria identità. Dopo tanti anni resta ciò che è sempre stato: un porto privilegiato, un <em>rifugio</em> fisico e insieme simbolico per chi cerca l&#8217;autorialità dentro &#8211; e spesso anche fuori &#8211; dal circuito cinematografico tradizionale.</p>



<p>Al lato opposto sta il Rouge et Noir. Fin troppo vittima della sua <em>centralità</em>, imbrigliato com&#8217;è &#8211; tra frequentatissime rassegne, ospiti di rilievo nazionale, presentazioni &#8211; nelle maglie rigide del sistema culturale cittadino e di chi, dalla propria postazione, decide di continuo cosa <em>valga la pena di vedere</em> (o di rivedere) <em>insieme</em>.</p>



<p>Lì più che altrove, questo sì, il cinema ritrova la dimensione di rito collettivo &#8211; ma a scapito, almeno per quanto mi riguarda, della dimensione individuale. Quello spazio &#8211; e non soltanto fisico &#8211; che in altre sale sentivo di poter reclamare per me spettatore, a volte latita.</p>



<p>Ci sono infine quei cinema che a Palermo sono nati &#8211; o si sono aggiornati &#8211; al patinato del <em>nonluogo</em>. Ma dato che questa è una <em>geografia</em> <em>sentimentale</em>, su di essi non c&#8217;è poi tanto da dire.</p>
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		<title>&#8230;luoghi o nonluoghi?</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/02/20/luoghi-o-nonluoghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 03:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dicotomia luogo/nonluogo nella riflessione dell&#8217;antropologo Marc Augé fornisce una prospettiva interessante (certo, non l&#8217;unica) per accarezzare il tema delle criticità insite nei social network e nel modo in cui questi plasmano ogni giorno il nostro essere &#8220;unità in relazione&#8221;. Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="493" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/maze-1024x493.jpg" alt="" class="wp-image-3672" style="width:600px;height:247px" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/maze-1024x493.jpg 1024w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/maze-300x144.jpg 300w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/maze-768x370.jpg 768w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/maze-1200x578.jpg 1200w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/maze.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>


<p>La dicotomia <em>luogo</em>/<em>nonluogo</em> nella riflessione dell&#8217;antropologo Marc Augé fornisce una prospettiva interessante (certo, non l&#8217;unica) per accarezzare il tema delle criticità insite nei social network e nel modo in cui questi plasmano ogni giorno il nostro essere &#8220;unità in relazione&#8221;.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi identitario, relazionale e storico definirà un nonluogo. Un mondo promesso alla individualità solitaria, al passaggio, al provvisorio e all&#8217;effimero propone all&#8217;antropologo un oggetto nuovo del quale conviene misurare le dimensioni inedite prima di chiedersi di quale sguardo sia passibile. I nonluoghi rappresentano l&#8217;epoca, ne danno una misura quantificabile ricavata addizionando le vie aeree, ferroviarie, autostradali e gli abitacoli mobili detti «mezzi di trasporto» (aerei, treni, auto), gli aeroporti, le stazioni ferroviarie, le grandi catene alberghiere, le strutture per il tempo libero, i grandi spazi commerciali e, infine, la complessa matassa di reti cablate o senza fili che mobilitano lo spazio extraterrestre ai fini di una comunicazione così peculiare che spesso mette l&#8217;individuo in contatto solo con un&#8217;altra immagine di se stesso.</p>
<cite>Marc Augé, &#8220;Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità&#8221;, 1992 (rid.)</cite></blockquote>



<p>Penso che i nostri profili social &#8211; per certi aspetti &#8211; abbiano molte delle caratteristiche dei <em>nonluoghi</em>. Non sono uno spazio convintamente <em>identitario</em>, se pensiamo che ad ogni utente è attribuita una pagina che è identica a quella di chiunque altro per grafica e funzionalità. Non sono uno spazio convintamente s<em>candito dal tempo</em>, se pensiamo che vive dell&#8217;eterno presente dell&#8217;<em>ultimo post</em> (i precedenti, inutile dirlo, sono già irrilevanti).</p>



<p>Credo che, al contempo, siano assimilabili a <em>luoghi</em> a tutti gli effetti se consideriamo che ogni singolo profilo fa capo ad un sistema globale di contenuti. Quanto le modalità di relazione proprie dei social network &#8211; a partire dalla natura veloce ed ellittica dei messaggi, ma tanto altro si potrebbe dire &#8211; plasmano il nostro stesso modo di comunicare, di pensare? Quanto del nostro interagire in questi spazi muove, anche non consapevolmente, dal <em>feedback</em> atteso, che trae senso proprio dal sistema di relazioni che governano il nostro circolo di contatti?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il medium è il messaggio: le conseguenze individuali e sociali di ogni medium, cioè di ogni estensione di noi stessi, derivano dalle nuove proporzioni introdotte nelle nostre questioni personali da ognuna di queste estensioni o da ogni nuova tecnologia. Il “messaggio” di un medium o di una tecnologia è nel mutamento di ritmo e di schemi che introducono nei rapporti umani. E dunque è il medium che controlla e plasma la forma dell’associazione e dell’azione umana; i contenuti invece, cioè le utilizzazioni di questi media, possono essere diversi, ma non hanno alcuna influenza sulle forme dell’associazione umana.</p>
<cite>Marshall McLuhan, &#8220;Gli strumenti del comunicare&#8221;, 1964 (rid.)</cite></blockquote>



<p>Se allora, con McLuhan, il medium è il messaggio, cosa dire di una piattaforma &#8211; il social network &#8211; che non è semplice vettore, ma a tutti gli effetti il luogo virtuale entro cui si muove il messaggio?</p>
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		<title>Fantastic Four #2: una famiglia senza tempo</title>
		<link>https://www.fabiovento.it/2025/02/16/fantastic-four-2-una-famiglia-senza-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Vento]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 20:35:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fantastic Four vol. 3 #2, Marvel Comics, febbraio 1998Scott Lobdell (testi), Alan Davis (disegni), Mark Farmer (chine), Liquid! (colori) LEGGI ONLINE Da oggi, e con cadenza irregolare, dedicherò uno spazio alla recensione di comic book americani (miniserie, one-shot, o anche singoli numeri) che &#8211; pur non essendo assurti agli onori della critica all&#8217;epoca della loro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO001_1468990037-666x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3468" width="500" height="768" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO001_1468990037-666x1024.jpg 666w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO001_1468990037-195x300.jpg 195w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO001_1468990037.jpg 975w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p class="has-text-align-center italic">Fantastic Four vol. 3 #2, Marvel Comics, febbraio 1998<br><span class="smaller-font">Scott Lobdell (testi), Alan Davis (disegni), Mark Farmer (chine), Liquid! (colori)</span></p>



<p class="has-text-align-center"><a rel="noreferrer noopener" class="download-link" aria-label="Leggi online (apre in una nuova scheda)" href="https://readcomiconline.li/Comic/Fantastic-Four-1998/Issue-2?id=3793&amp;s=&amp;readType=1&amp;quality=hq" target="_blank"><strong>LEGGI ONLINE</strong></a></p>



<p>Da oggi, e con cadenza irregolare, dedicherò uno spazio alla recensione di <em>comic book</em> americani (miniserie, <em>one-shot</em>, o anche singoli numeri) che &#8211; pur non essendo assurti agli onori della critica all&#8217;epoca della loro uscita &#8211; ho trovato particolarmente interessanti, al punto da volerli aggiungere alla mia collezione personale. Fornirò sempre un link per la lettura online e, quando presente, un riferimento alla più recente pubblicazione italiana.</p>



<p>1998. Da poco terminato, con esiti non molto convincenti, il progetto &#8220;Heroes Reborn&#8221; che aveva visto Jim Lee e Rob Liefeld prendere in consegna alcune testate storiche della Marvel, la serie <em>Fantastic Four </em>viene rilanciata con un nuovo numero 1, con Scott Lobdell ai testi e Alan Davis ai disegni.</p>



<p>Laddove il ciclo precedente aveva tentato di reinterpretare i personaggi in chiave moderna, immergendoli in quella narrazione dinamica, nervosa e serrata tipica dei primi <em>comic book</em> Image, Lobdell adottò un approccio che si potrebbe dire di <em>riscoperta </em>degli elementi fondativi della serie. L&#8217;idea di fondo &#8211; manifestata anche in alcuni espliciti passaggi metanarrativi &#8211; era che i Fantastici Quattro non andassero &#8220;reinterpretati&#8221;, perché al cuore possedevano già tutto ciò che serviva per renderli affascinanti e, in un certo senso, ancora attuali.</p>



<p>Di cosa si tratta? Beh, è qualcosa che risiede nel contesto molto specifico, forse unico, delle loro origini. Il loro primo ciclo di storie, realizzate da Stan Lee e Jack Kirby nei lontani anni &#8217;60, è figlio diretto della fantascienza ottimistica che caratterizzava tale epoca. Il viaggio spaziale che diede loro i poteri, le loro prime avventure, risuonano della fascinazione per l&#8217;esplorazione, della fiducia nella scienza come strumento capace di spalancare le porte dell&#8217;ignoto.</p>



<p>Trasportare questi elementi nel presente sarebbe arduo se non ci fosse un ulteriore fattore che, in qualche modo, contribuisce a collocare i Fantastici Quattro su un piano pressoché universale: la famiglia. I quattro sono eroi, sono esploratori, ma prima di tutto sono un nucleo familiare: l&#8217;affetto incrollabile che li tiene insieme forgia il senso di ogni loro avventura.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO003_1468990037.jpg" data-fancybox="ff"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO003_1468990037-674x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3510" width="337" height="512" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO003_1468990037-674x1024.jpg 674w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO003_1468990037-198x300.jpg 198w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO003_1468990037-768x1166.jpg 768w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO003_1468990037.jpg 988w" sizes="auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></figure></div>



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<p>Il breve ciclo di Lobdell è interamente ritagliato su questo concetto. Alcune pagine del secondo numero, in particolare, sono davvero deliziose nel tratteggiare la realtà di una famiglia che, pur nel mutare degli eventi, trova in sé stessa motivo di serenità &#8211; e qualche volta di una gioia perfino fanciullesca. Emerge di continuo, ed anche nei momenti d&#8217;azione, la dimensione di quattro individui che sanno agire magicamente come uno solo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO005_1468990037.jpg" data-fancybox="ff"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO005_1468990037-674x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3574" width="337" height="512" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO005_1468990037-674x1024.jpg 674w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO005_1468990037-198x300.jpg 198w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO005_1468990037-768x1166.jpg 768w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO005_1468990037.jpg 988w" sizes="auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO013_1468990037.jpg" data-fancybox="ff"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO013_1468990037-674x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3555" width="337" height="512" srcset="https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO013_1468990037-674x1024.jpg 674w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO013_1468990037-198x300.jpg 198w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO013_1468990037-768x1166.jpg 768w, https://www.fabiovento.it/wp-content/uploads/2025/02/RCO013_1468990037.jpg 988w" sizes="auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></figure></div>



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<p>Un po&#8217; come il piccolo Franklin Richards, il lettore può finalmente riscoprire su quelle pagine un momento di puro e scanzonato divertimento, fra vecchi amici e situazioni anche un po&#8217; bizzarre che non hanno bisogno di spiegarsi più di tanto.</p>



<p>Tutto questo grazie anche agli splendidi disegni di Alan Davis, ideali nel tratteggiare questo felice microcosmo, sospeso nel tempo, che una tecnologia fantastica proietta di continuo nel futuro. Senza però invadere, o trasformare, gli spazi dell&#8217;umano &#8211; che ne restano il nucleo solido e immutabile.</p>



<p class="smaller-font"><em>Pubblicazione italiana: Fantastici Quattro 169, Marvel Italia, novembre 1998.</em></p>
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