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	<title>Falcodestro</title>
	
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	<description>Libera informazione di Destra Conservatrice</description>
	<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 12:28:25 +0000</pubDate>
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		<title>“Mi scuso a nome dell’Italia”</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 12:28:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;A nome dell&#8217;Italia&#8221; può parlare solo Napolitano, forse Berlusconi, ma tu&#8230;&#8230; chi cavolo sei?
E&#8217; perseguibile per &#8220;falsa rappresentanza&#8221;?
Nel merito della lettera inviata da Di Pietro a The Guardian, vorrei dire che a noi non servono francesi, tedeschi, inglesi o altri che vengano ad aiutarci a difendere la nostra democrazia perchè siamo già una democrazia. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A nome dell&#8217;Italia&#8221; può parlare solo Napolitano, forse Berlusconi, ma tu&#8230;&#8230; chi cavolo sei?</p>
<p>E&#8217; perseguibile per &#8220;falsa rappresentanza&#8221;?</p>
<p>Nel merito della lettera inviata da Di Pietro a The Guardian, vorrei dire che a noi non servono francesi, tedeschi, inglesi o altri che vengano ad aiutarci a difendere la nostra democrazia perchè siamo già una democrazia. Questo è quello che Di Pietro non sa, o non vuol sapere e credo che chi non ha rispetto per la sovranità del popolo italiano non dovrebbe avere neanche la presunzione di rappresentare il popolo.<br />
In più, cosa che fa di Di Pietro un bandito, la sua lettera non si limita a chiedere aiuto agli stranieri per liberarci di Berlusconi, che potrebbe essere il suo grido di dolore contro il suo nemico di sempre, ma perchè lui dice e scrive che in Italia non funzionano le istituzioni: il premier, la consulta, il csm, la stampa., il Presidente della Repubblica, &#8230;&#8230; in pratica il sistema.<br />
E si permette di parlare a nome del popolo italiano?<br />
Napolitano, se ci sei, batti un colpo.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, Berlusconi e Frattini avevano definito The Guardian un giornale piccolo piccolo dopo che questo aveva pubblicato un articolo in cui si diceva che l&#8217;Italia non può stare tra i grandi. In risposta The Guardian scrive: <strong>“But if you’re in a hurry to see the back of him, the best thing to hope for is another earthquake during the summit in L’Aquila,&#8230;&#8221;</strong>(Cioé: volete vedere accelerati i tempi della scivolata? La cosa migliore da augurarsi è un’altra scossa di terremoto durante il G8) e non si riferisce alle scosse di D&#8217;Alema in quanto precisa: <strong>&#8220;where there was an encouraging little earth tremor only yesterday morning”.</strong> (Cioè: dove già c&#8217;è stata una piccola incoraggiante scossa ieri mattina).</p>
<p>PS. Stamane, come un esercizio spirituale, ho letto i commenti sul The Guardian alla lettera di Di Pietro. La maggior parte sono di italiani ed è delirio puro. Vi riporto ad esempio il commento (tradotto) di Msay (10 jul 09, 1:20pm):<br />
<em>Bravo Antonio. Ci sono poche persone in Italia che sembrano vedere la verità su Berlusconi e cercare di fare qualcosa al riguardo. Mentre il Partito Democratico spende tutti i suoi tempo a cazzeggiare, di Pietro attacca dove è necessario. Senza di lui l&#8217;Italia tornerebbe indietro ai tempi di Mussolini indietro, si sospenderebbero le elezioni e ci sarebbe una dittatura di nome e di fatto.<br />
I fatti su Berlusconi, del PDL, e della sua alleanza fascista e razzista sono ben noti a tutti coloro che si preoccupano di leggere i giornali di tanto in tanto. Essi sono una massa di criminali, mafiosi e pazzi estremisti che esistono in politica per mantenere la popolazione dell&#8217;Italia nell&#8217;ignoranza e nello squallore.<br />
C&#8217;è di tutto e di più: veline in Parlamento, impunità, attacchi razzisti agli stranieri, omofobia, sesso, corruzione di giudici.<br />
Solo un pugno di giudici e di politici sta mantenendo la lotta.<br />
La condanna di David Mills dovrebbe essere pubblicato in tutto il mondo. Questo caso ha dimostrato che Berlusconi è un corruttore e paga per fornire falsa testimonianza.<br />
Poveri italiani, che non vedete quello che sta succedendo&#8230;</em><br />
<em></em><br />
Dopo questo ritiro spirituale sono uscito più rinforzato.</p>
<p>Ho poi letto altri articoli che riguardano Di Pietro. Viene sempre dipinto come il &#8220;giustiziere dei politci corrotti&#8221;. E&#8217; il caso che cominciassimo ad inviare a The Guardian la VERA storia di Di Pietro.</p>
<p>di <a href="http://www.ilchiodo.blogspot.com">Nicola Ricupito</a></p>
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</p>
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		<title>Il trionfo del G8 - Berlusconi ritorna più forte che mai, annichiliti sinistra e Repubblica</title>
		<link>http://www.falcodestro.it/2009/07/il-trionfo-del-g8-berlusconi-ritorna-piu-forte-che-mai-annichiliti-sinistra-e-repubblica/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 12:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>falcodestro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anduril]]></category>

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		<category><![CDATA[g8]]></category>

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		<category><![CDATA[G8 L'Aquila]]></category>

		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Doveva essere il Vertice del caos, della disorganizzazione, del completo fallimento e della polverizzazione della leadership di Berlusconi. Secondo i gufi livorosi e rancorosi della sinistra, della Repubblica e della stampa estera, a questa ora il Premier doveva già essere salito al Quirinale per dimettersi fra i fischi e il disonore.
Il G8 delle macerie del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva essere il Vertice del caos, della disorganizzazione, del completo fallimento e della polverizzazione della leadership di Berlusconi. Secondo i gufi livorosi e rancorosi della sinistra, della Repubblica e della stampa estera, a questa ora il Premier doveva già essere salito al Quirinale per dimettersi fra i fischi e il disonore.</p>
<p>Il G8 delle macerie del berlusconismo, del definitivo tramonto del Cavaliere, della scossa mortale del centrodestra, si è rivelato, dal punto di vista dell’immagine dell’Italia, del Presidente del Consiglio e dell’organizzazione, un evento “splendido”, “superbo”. Considerate le profezie della vigilia, un vero e proprio trionfo.</p>
<p>Berlusconi, che tutti davano per spacciato, è ora più forte che mai. Le nubi nere, le polemiche, le calunnie e le diffamazioni sono ormai cosa passata, archiviata. Forse arriveranno colpi di coda, ma in sostanza il Cavaliere è riuscito a superare indenne la prova più dura. Alla faccia dei becchini di Repubblica e di tutti coloro che preconizzavano - e pregustavano da ignobili anti-italiani- disastri, gaffe e brutte figure.</p>
<p>La figura del Premier anzi ne esce rafforzata e consolidata: la maggior parte degli italiani ha capito che i liquami gettati addosso al Premier non intaccano la sua leadership, nè mettono a rischio un Governo che continuerà a lavorare con efficacia fino al 2013. Altro che scosse e terremoti: sono la sinistra e Repubblica ad uscirne devastate, annichilite, polverizzate. La campagna di diffamazione non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi.</p>
<p>L’immagine del Premier sorridente e soddisfatto uscito ieri dalla conferenza stampa, dopo una squallida domanda fuori luogo e fuori tempo di un cronista di Repubblica, che puntava al “caso” per riesumare le polemiche, rappresenta simbolicamente il successo pieno ed incontestabile del Vertice, il superamento dei veleni e il trionfo personale di Berlusconi.</p>
<p>E ora avanti, per 4 anni ancora. I corvi hanno avuto ciò che meritavano.</p>
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		<title>L’Aquila e le pantegane</title>
		<link>http://www.falcodestro.it/2009/07/laquila-e-le-pantegane/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 20:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>perplesso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[il G8 in Abruzzo non è ancora terminato,quindi rimandiamo ad un prossimo articolo l&#8217;analisi delle decisioni prese.
per ora concentriamoci sui risultati parziali:
1-la scelta di un territorio segnato da una recente sciagura per tenere il vertice s&#8217;è rivelato particolarmente azzeccato: Obama e gli altri capi di stato han potuto vedere che quest&#8217;Italia tanto bistrattata sui media [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il G8 in Abruzzo non è ancora terminato,quindi rimandiamo ad un prossimo articolo l&#8217;analisi delle decisioni prese.</p>
<p>per ora concentriamoci sui risultati parziali:</p>
<p>1-la scelta di un territorio segnato da una recente sciagura per tenere il vertice s&#8217;è rivelato particolarmente azzeccato: Obama e gli altri capi di stato han potuto vedere che quest&#8217;Italia tanto bistrattata sui media è invece perfettamente in  grado di provvedere all&#8217;organizzazione di un summit di questo livello senza dimenticare l&#8217;assistenza agli sfollati.</p>
<p>2-in virtù di ciò,è in corso una gara tra i paesi invitati per assumersi l&#8217;onere di sostenere la ricostruzione di alcuni dei monumenti e siti storici danneggiati</p>
<p>3-il riconoscimento alla qualità dell&#8217;ospitalità e dell&#8217;organizzazione italiana è la migliore risposta possibile al fango tirato al governo ed agli italiani in questi giorni</p>
<p>4-dal cibo al vestiario,dal vino ai mezzi di trasporto ecocompatibili,il mondo sta osservando che l&#8217;Italia,nonostante la crisi,non è certo quel paese allo sbando cui troppo spesso anche noi ci ostiniamo a descrivere,ma che le nostre eccellenze si sprecano</p>
<p>5-l&#8217;Abruzzo,sotto la guida del nuovo governo regionale,ben supportato dal governo centrale,sta avendo una ribalta internazionale mai avuta prima</p>
<p>ora,in una Nazione vagamente seria, non si dovrebbe essere tutti contenti del rilancio d&#8217;immagine?</p>
<p>lo stesso Obama,che qui sul Falco non ha moltissimi tifosi,ha reso omaggio con parole sincere all&#8217;Italia ed alla gente d&#8217;Abruzzo,offrendo un sostegno alla ricostruzione dell&#8217;Uniersità aquilana,che non possiamo che apprezzare.</p>
<p>anche altri governi di sinistra,come quello spagnolo ed inglese,non si sono sentiti diminuiti nel riconoscere che il summit è un successo,almeno dal punto di vista organizzativo.</p>
<p>ditemi,cari lettori del Falco,perchè solo da noi dobbiamo essere infestati da uomini col cuore da pantegana che fino all&#8217;ultimo han tifato per il fallimento,come se un insuccesso personale di berlusconi fosse solo suo e non un disatro per la Nazione?   perchè non riusciamo ad uscire da questa guerra di cortile,dove conta solo la distruzione del vicino di casa?   Non vi chiediamo di applaudire il governo,ma almeno di essere felici per la prova d&#8217;orgoglio degli abruzzesi.</p>
<p>E&#8217; chiedervi troppo?</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cultura conservatrice e cultura “di destra”</title>
		<link>http://www.falcodestro.it/2009/07/cultura-conservatrice-e-cultura-di-destra/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 16:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>falcodestro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Florian]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<category><![CDATA[Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Non esistono in Italia molti libri sulla cultura di destra e chi se ne occupa generalmente è un intellettuale di sinistra col dente avvelenato.
Tra le varie opere in questione uscì nell&#8217;ormai lontano 1996 un libriccino supereconomico della Newton Compton, a firma di Michele Prospero, intitolato &#8220;Il pensiero politico della destra&#8221;.
Il primo capitoletto, intitolato: &#8220;Cos&#8217;è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non esistono in Italia molti libri sulla cultura di destra e chi se ne occupa generalmente è un intellettuale di sinistra col dente avvelenato.</p>
<p>Tra le varie opere in questione uscì nell&#8217;ormai lontano 1996 un libriccino supereconomico della Newton Compton, a firma di Michele Prospero, intitolato &#8220;Il pensiero politico della destra&#8221;.</p>
<p>Il primo capitoletto, intitolato: &#8220;Cos&#8217;è la destra&#8221;, si apre così:</p>
<p>&#8220;Il concetto di destra racchiude i più diversi significati. Una versione debole comprende posizioni politiche conservatrici. I governi di destra in Europa perseguono l&#8217;obiettivo di uno Stato minimo, con pochi diritti sociali, ma senza evocare scorciatoie autoritarie. Una accezione forte di destra coinvolge i movimenti radicali più o meno collegati alle esperienze dei fascismi che, rispetto alle forme della democrazia, nutrono invece ostilità culturali profonde, peraltro quasi mai occultate. La destra di governo di stampo europeo è del tutto organica alla tradizione politica della liberaldemocrazia, anche se ne incarna una versione più ovattata e angusta. La destra radicale costituisce invece un caso di contestazione della democrazia e della libertà dei moderni. Per questo destra radicale e destra di governo non possono essere confuse tra loro&#8221;.</p>
<p>A questo punto il lettore, conscio di aver comprato un volumetto sulla destra si aspetterà di leggere qualcosa sulla citata &#8220;destra di governo&#8221;, ovvero la destra <em>sic et simpliciter</em>, distinta da quella estrema. Ed invece il libro non si cura minimamente del pensiero conservatore ed affronta di petto l&#8217;evoluzione del radicalismo di destra e le sue implicazioni col fascismo, senza le quali l&#8217;intero impianto accusatorio dell&#8217;opera in questione andrebbe a farsi friggere.</p>
<p>In quanto sulla &#8220;versione più ovattata e angusta&#8221; della liberaldemocrazia&#8221;, ovvero il conservatorismo, non val la pena scriverci un libro, basta una frase perentoria che ne denota tutta l&#8217;insignificanza politica e culturale. La destra radicale, al contrario, viene degnata dalla sinistra intellettuale dello status di &#8220;degno&#8221; nemico anche perchè, come si vedrà, numerose sono le zone di contiguità tra i rossi e i neri.</p>
<p>Questo bignami del pensiero della destra (più o meno radicale) include le seguenti figure:</p>
<p>De Maistre<br />
I controrivoluzionari<br />
Rosmini<br />
Schopenhauer<br />
Nietzsche<br />
Croce<br />
Pareto<br />
Mosca<br />
D&#8217;Annunzio<br />
Gentile<br />
Mann<br />
Spengler<br />
Heidegger<br />
Juenger<br />
Schmitt<br />
Evola<br />
Eliade<br />
Del Noce<br />
De Benoist<br />
Fisichella</p>
<p>Finita l&#8217;agile lettura, due le cose che balzano immediatamente all&#8217;attenzione. La prima è che le pagine più importanti sono spese per tre autori - Schopenhauer, Nietzsche e Heidegger - la cui appartenenza alla destra culturale l&#8217;autore considera dubbia. La seconda, invece, riguarda la curiosa presenza in questo parterre di antidemocratici di un Del Noce e di un Fisichella, dovute soltanto al proposito di criminalizzazione di una Alleanza Nazionale allora non già beatificata dal politically correct finiano.</p>
<p>Ad ogni modo, tranne Del Noce, Fisichella e magari Rosmini e Croce, di pensiero conservatore in questo libro non c&#8217;è traccia. Come non ce n&#8217;è in praticamente nessuna opera italiana sulla destra, che per continuare ad essere additata a &#8220;male assoluto&#8221; deve necessariamente avere implicazioni fasciste o reazionarie.</p>
<p>Questa propaganda della sinistra volta a sottolineare l&#8217;equazione: destra vera=destra radicale ha fatto sì che nella stessa destra postfascista ci si identificasse con questo pantheon culturale e che l&#8217;unica possibilità di superarlo fosse in direzione di un pensiero anarcoide che trascendesse la stessa dicotomia destra/sinistra.</p>
<p>E&#8217; questo il caso della famosa <em>Nouvelle droite</em>, che ha scelto di accettare la democrazia di Rousseau facendosi beffe del liberalismo di Locke. Balzando dal carro fascista ad un generico federalismo europista, terzomondista e antiamericano, libertario e illiberale al tempo stesso, il postfascismo ha voltato pagina scegliendo di collocarsi sul versante sinistro dello spetto politico contemporaneo, pur mantenendo suo malgrado una formale appartenenza allo schieramento di destra.</p>
<p>Il risultato di questa evoluzione è la distanza che permane tra la sedicente &#8220;destra&#8221; e un pensiero conservatore che in Italia per esistere si deve spesso mimetizzare al centro.</p>
<p><strong><em>Il Conservatorismo</em></strong></p>
<p>A questo punto, visto che l&#8217;abbiamo evocato, bisognerà affrontare la questione del conservatorismo.</p>
<p>Ma prima di farlo dobbiamo spendere qualche parola sull&#8217;uso che in Italia si fa del termine &#8220;conservatore&#8221;. Come abbiamo detto di sfuggita di conservatori la sinistra non se ne occupa, preferendo orientarsi su personaggi più &#8220;sulfurei&#8221;. E quando lo fa - come nel caso dei contemporanei Thatcher, Reagan per giungere ai neocons - li rubrica nell&#8217;alveo del &#8220;neoliberalismo&#8221; o peggio del fondamentalismo religioso. Democristiani e gollisti vengono invece riconosciuti come &#8220;moderati&#8221;. Ragion per cui, a causa di tale frammentazione, l&#8217;esistenza stessa del conservatorismo politico risulta da noi sfuggente e spesso inafferrabile.</p>
<p>A peggiorare la situazione ci pensa, ovviamente, la destra. Prona al politically correctsinistroide l&#8217;uomo destro è abituato non meno del sinistro a deridere il conservatorismo &#8220;bottegaio&#8221; e &#8220;teocratico&#8221; di marca inglese e americana. Al suo posto, quando non si accontenta dell&#8217;opzione &#8220;moderata&#8221;, c&#8217;è disponibile la foglia di fico che da cinquant&#8217;anni e passa viene utilizzata per dare una forma più rispettabile al nazionalismo proto-nazista: la Rivoluzione Conservatrice.</p>
<p>Si prende spunto da un fenomeno culturale specificatamente tedesco, connesso ad un preciso momento storico (gli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale), per ammantare di nobiltà &#8220;sociale&#8221; e &#8220;rivoluzionaria&#8221; un termine screditato al rango di reazione piccoloborghese. Esisterebbe dunque un conservatorismo &#8220;buono&#8221; oltre che autentico, in quanto le sue credenziali &#8220;di destra&#8221; sono fuori discussione. E&#8217; il conservatorismo rivoluzionario di Moeller van den Bruck, Juenger e Spengler.</p>
<p>Cosa voleva Moeller? Un sistema rigidamente socialista (attualmente diremmo &#8220;comunista&#8221;) con al vertice una monarchia tradizionale. Ipotesi che è difficile oggi considerare &#8220;conservatrice&#8221; o &#8220;di destra&#8221;. Di Juenger invece si continua ad esaltare lo spirito &#8220;antitotalitario&#8221; in virtù di una particolare antipatia nei confronti di Hitler che l&#8217;autore in questione si premurò di manifestare durante, ma soprattutto dopo la caduta della Germania nazista.</p>
<p>Premesso che l&#8217;influenza di suddette figure sul conservatorismo contemporaneo è pari allo zero e che spesso la loro eredità in politica viene unicamente reclamata dai vari movimenti dell&#8217;estrema destra nazionalista e/o fascista, sul fronte culturale c&#8217;è sempre spazio a destra per chi, volendo darsi un tono, si qualifica comerivoluzionario-conservatore. L&#8217;esempio più lampante è fornito da un Marcello Veneziani o un Gennaro Malgieri, i quali pur non essendo dei tipici &#8220;neodestri&#8221; ed essendo d&#8217;impronta sicuramente più moderata e tradizionalista dei vari Campi, Tarchi, etc., se possono non mancano mai di darsi una posa più &#8220;scapigliata&#8221; e &#8220;futurista&#8221;.</p>
<p><strong><em>Veri Conservatori ?</em></strong></p>
<p>Prezzolini, Longanesi e Montanelli furono davvero &#8220;conservatori&#8221;? C&#8217;è qualcuno, a destra, che oggi mette in discussione una verità non più tanto scontata.</p>
<p>Iniziamo col dire che in Italia tra il conservatorismo e la destra c&#8217;è stata una relazione costante, ma non priva di reciproche incomprensioni. Poichè l&#8217;acqua in cui nuotare per entrambi si riduceva alla pozzanghera neofascista, parte dei conservatori e parte della destra hanno finito con l&#8217;assumere caratteri simili dando luogo ad uno strano miscuglio di pulsioni ed idealità che a lungo si identificò nella &#8220;Destra nazionale&#8221; di Giorgio Almirante.</p>
<p>L&#8217;Almirantismo fu un fenomeno strano, capace di dar voce a sentimenti piuttosto diversi: da un lato i borghesi &#8220;codini&#8221; apostoli del law &amp; order, dall&#8217;altro il loser che covava un vago sentimento libertario a destra. Scelta che più masochistica non poteva essere, ma che venne comunque perseguita da un considerevole numero di missini. I radical-missini che applaudivano agli strani abboccamenti di Almirante con Pannella e Craxi.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo fenomeno, piuttosto di nicchia durante gli anni ottanta, è assunto agli onori della cronaca, ammantandosi di gloria postuma, grazie a Gianfranco Fini. Il leader di AN, dopo aver strizzato l&#8217;occhio a Le Pen durante gli ultimi anni del MSI-DN, voltò decisamente pagina in seguito alla nascita di Alleanza Nazionale, che voleva essere ai suoi esordi, un partito conservatore.</p>
<p>Per rendere manifesto a tutti il nuovo percorso politico Fini dichiarò ai cronisti di avere sul comodino il &#8220;Manifesto dei conservatori&#8221; di Giuseppe Prezzolini, ritornato in libreria in quegli anni con una nuova introduzione di Sergio Romano. AN era sin dall&#8217;inizio un partito dai mille volti, nel quale dominava - grazie alla figura carismatica di Tatarella - la corrente più tipicamente di destra in senso conservatore. La &#8220;Destra protagonista&#8221; dei Gasparri e La Russa, oltre che di Fisichella e dell&#8217;indimenticato Pinuccio.</p>
<p>Gasparri è ancor oggi uno dei pochi nella destra italiana (se non l&#8217;unico!) che ha un buon ricordo di Nixon. Egli rappresenta quella parte di italiani visceralmente anticomunisti che durante gli anni sessanta e settanta aveva come punto di riferimento Il Borghese dei Longanesi, Prezzolini, Tedeschi e Il Giornale di Montanelli. Una destra borghese, atlantica, liberale. La destra-destra insomma, quella che riesci ad immaginartela senza troppi giri di parole.</p>
<p>Con la morte di Tatarella AN perse la sua guida intellettuale, la persona che più di ogni altra si era spesa per dare all&#8217;Italia un partito conservatore. Lasciato senza tutela, Gianfranco Fini ha iniziato quel distacco dai valori conservatori che lo hanno portato oggi, paradossalmente, a rappresentare la &#8220;sinistra&#8221; dello schieramento moderato. Eppure da queste parti si continua a leggere Prezzolini, Longanesi e Montanelli, con la differenza sensibile che la loro immagine è leggermente mutata: da conservatori tout court sono diventati oggi degli &#8220;anarchici conservatori&#8221;, con una netta sottolineatura del primo termine sul secondo.</p>
<p>Cosa è successo? E&#8217; accaduto che i &#8220;nemici&#8221; di ieri, ovvero i rautiani e i libertari almirantiani hanno operato una &#8220;revisione&#8221; degli autori in questione andando a selezionare dalla loro biografia alcuni elementi a danno di altri, col risultato di alterare l&#8217;immagine complessiva e di renderla funzionale agli scopi immediati della sedicente destra finiana.</p>
<p>Si sorvola così sull&#8217;atlantismo e il liberismo dei personaggi in questione, sul loro spirito forcaiolo e guerrafondaio (quando Prezzolini, durante la guerra fredda, invocava l&#8217;&#8221;America con gli stivali&#8221;), mentre si esalta lo spirito individualista e a tratti persino filofascista. Da conservatori e uomini di destra sembra siano diventati degli irregolari del liberalismo, degli anarchici senza una causa, tantomeno &#8220;conservatrice&#8221;, per cui combattere.</p>
<p>Inutile dire che nel più totale disinteresse della destra e con grande attenzione e partecipazione della sinistra questa operazione culturale è passata.</p>
<p><strong><em>Destra italiana e conservatorismo</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong>Per avere un&#8217;idea dello iato esistente in Italia tra &#8220;destra&#8221; e &#8220;conservatorismo&#8221; non serve guardare a Fini. Più istruttivo invece è leggere un libro di Angelo Mellone, una giovane firma del postfascismo inizialmente vicino ad Alemanno. Questo slittamento della destra sociale al finianesimo ci dice molto sulle basi culturali che sorreggono quest&#8217;ultimo e del perchè la &#8220;vecchia destra&#8221; di AN sia di fatto ormai passata al berlusconismo &#8220;teocon&#8221;. Ma torniamo per il momento a Mellone.</p>
<p>Persona preparata e brillante, giornalista d&#8217;effetto e di bella presenza, sarebbe un ottimo acquisto per l&#8217;intellighenzia di destra se non fosse che la sua distanza dal conservatorismo contemporaneo è netta e senza timore di smentite. Malgrado il suo attuale rifarsi a Sarkozy e Cameron, esaltati per quel che di conservatore non hanno, Mellone è l&#8217;ultimo esempio di quel filone &#8220;futurista&#8221; di destri che ama dialogare con la sinistra e bastonare se può i conservatori. La sua opera giornalistica più famosa, &#8220;Dì qualcosa di destra&#8221;, è un grande affresco dei gusti culturali della destra italiana. Questa viene vivisezionata e suddivisa in gruppi dai nomi evocativi: Moloch, Mods, Med-Cons, Anarchici ultracontemporanei, Riformisti di destra, Qualunquisti arrabbiati, Trendy-Capp, Ipermovimentisti.</p>
<p>Un giochino divertente se non altro, ma che palesa un preciso obiettivo: l&#8217;esclusione dei conservatori dal novero della destra italiana. Una destra che, parafrasando il fascista Buttafuoco, viene considerata dall&#8217;autore, per ragioni storiche e politiche, &#8220;di sinistra&#8221;.</p>
<p>Per Mellone gli unici conservatori ad aver diritto di stare a destra (o a sinistra?!) sarebbero i &#8220;Med-Cons&#8221;, ovvero un gruppo assai eterogeneo di aristocratici mediterranei &#8220;allergici a neoconservatori americani e veteroconservatori sparsi per tutto il continente&#8221;.</p>
<p>Per questi ultimi, guardati con disprezzo ed esclusi dal novero, viene coniato l&#8217;apposito marchio di &#8220;neofond&#8221; a ribadire la matrice neofondamentalista, teoliberale e antiislamica del conservatorismo contemporaneo: Oriana Fallaci in primis, e poi Marcello Pera, Ferdinando Adornato, Riccardo Pedrizzi&#8230; Il meglio della piazza, oseremmo dire noi che non ci vergogniamo di essere chiamati veteroconservatori.</p>
<p><strong><em>Conservatorismo oggi</em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong>Ed eccoci arrivati finalmente a parlare del nostro conservatorismo, quella versione &#8220;ovattata e angusta&#8221; di liberaldemocrazia di cui parlava Prospero nel libro citato in apertura.</p>
<p>Mentre il progressismo è storicamente ed universalmente associato ad uno Stato &#8220;forte&#8221; che limiti le libertà individuali a vantaggio di una maggiore eguaglianza sociale e che neghi la tradizione per favorire progetti di stampo razionale, il conservatorismo è viceversa proteso ad affermare le ragioni di uno Stato &#8220;minimo&#8221; che esalti il merito indivuale attraverso la libera concorrenza (anche al prezzo di favorire le disuguaglianze), e difenda usi e consuetudini tradizionali in quanto mezzo di stabilità sociale.</p>
<p>Abbiamo parlato di progressismo e conservatorismo e non di sinistra e destra, in quanto non necessariamente i principi conservatori vengono messi in pratica dai governi della destra. Accade anzi di rado, soprattutto in Europa. Ed in Italia, per la soddisfazione di Buttafuoco e Mellone, mai. Tuttavia, non si può negare che un impulso conservatore rimanga alla base, per essere magari tradito dalle contingenze politiche, di ogni governo autenticamente di destra.</p>
<p>In Italia abbiamo lasciato i conservatori di AN, orfani di Tatarella, progressivamente spaesati dai voltafaccia ideologici del suo leader. Allo stesso tempo Silvio Berlusconi, inizialmente il simbolo di un liberalismo popolare anch&#8217;esso estraneo alla tradizione politica italiana, per convinzione o per necessità non importa, ha finito col diventare il più schietto rappresentante dei valori tradizionali ponendosi col suo partito - Forza Italia - come il più naturale riferimento del voto cattolico. Oltre a ciò, la sua fedeltà atlantica, manifestata ancor più durante la guerra in Iraq, ne ha aumentato le credenziali presso quel popolo conservatore abituato a non avere rappresentanza politica.</p>
<p>E&#8217; accaduto quindi che la nascita del futuro partito unitario di centrodestra - il Popolo della Libertà - venisse in qualche modo anticipata da una corrente &#8220;liberalconservatrice&#8221; creatasi dall&#8217;incontro &#8220;fusionista&#8221; di singoli esponenti di AN e FI. Sul fronte intellettuale, a favorire questo incontro, hanno operato figure eterodosse della sinistra e del liberalismo - Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara, Marcello Pera in primis - grazie alle quali è potuta sorgere una &#8220;destra inconsapevole&#8221; all&#8217;interno del cosiddetto centro liberale. Cristiana e/o ateo-devota, liberista e filoamericana, questo embrione di destra-destra, ancora stenta a darsi una precisa fisionomia conservatrice in quanto storicamente il conservatorismo alberga a destra e la destra in Italia rimane patrimonio esclusivo dei fascisti e ora dei finiani.</p>
<p>Ad ogni modo una base culturale e politica per un (liberal) conservatorismo italiano esiste ed è identificabile in un piccolo ma attivo arcipelago di politici, fondazioni, bloggers e internauti vari.</p>
<p>Tra i politici si segnalano Quagliariello, Gasparri, Pera, Mantovano, Carfagna, Formigoni, Bocchino, La Russa, tutti sul fronte destro-conservatore e cattolico-liberale. Più spostato sul versante liberista Martino e su quello libertario Della Vedova.</p>
<p>Sul fronte del giornalismo e della ricerca storica e sociologica ricordiamo, tra gli altri, il già citato Ferrara, Alberto Pasolini Zanelli, storico corrispondente dagli USA per Il Giornale, Marco Respinti, esegeta di Russell Kirk e del conservatorismo tradizionalista americano, Massimo Introvigne, Rino Cammilleri, Alberto Simoni, Marco Bardazzi, Giulio Meotti, Giovanni Cantoni, Roberto De Mattei. Una citazione merita anche Christian Rocca, neoconservatore per quanto &#8220;di sinistra&#8221; (!). Mentre non possono mancare in questa parziale e colpevole rassegna anche vari alfieri del liberalismo classico e del libertarianism, da Alberto Mingardi a Carlo Lottieri, passando per il prof. Cubeddu e il prof. Ricossa, per Carlo Stagnaro e Leonardo Facco.</p>
<p>Tra le fondazioni signoreggia Magna Carta, a cui si deve il maggiore impulso verso la nascita in Italia di un conservatorismo liberale, la fondazione Ideazione promotrice fino a qualche anno fa di un&#8217;ottima rivistra trimestrale, e la fondazione Liberal di Adornato. Punto di riferimento per gli alfieri del libero mercato è invece l&#8217;Istituto Bruno Leoni.</p>
<p>Per quanto riguarda le pubblicazioni sono da citare il webmagazine l&#8217;Occidentale, i quotidiani Il Foglio e Liberal, il settimanale di cultura il Domenicale, il trimestrale Con. Conservatori contemporanei, insieme a riviste di estrazione propriamente cattolica quali Tempi (organo di CL), Cristianità (organo di Alleanza Cattolica), Radici Cristiane (del centro culturale Lepanto) e il prezioso mensile di apologetica Il Timone. Tra le case editrici le edizioni Rubbettino e Liberilibri. Mentre tra le librerie di riferimento vi è la Libreria Del Ponte di Guglielmo Piombini, specializzata in libri conservatori, liberali e libertari, e la libreria Theseus di orientamento cattolico conservatore.</p>
<p>Forse però l&#8217;attenzione più marcata verso il conservatorismo proviene dalla rete grazie ad un pugno di giovani bloggers ed internauti: da Andrea Mancia di Right Nation a Simone Bressan di Freedom Land; da Gianrocco Ambrosiano di ALT - Autorità Lealtà Tradizione a Roberto Penna di Conservatori Liberali, dal portale tocque-ville al sito Falcodestro per giungere infine allo spazio conservatore su Politica in Rete.</p>
<p>E&#8217; presto ancora per parlare di un conservatorismo italiano, perchè le resistenze ad esso sono forti non solo a sinistra, ma anche, come si è visto, sul lato destro dello schieramento politico. Tuttavia, se alla generazione degli anni settanta, cresciuta con il mito di Tolkien e dell&#8217;Europa-nazione, il profilo conservatore fu impedito dall&#8217;antiamericanismo imperante nella destra neofascista, alla generazione dell&#8217;11 settembre, cresciuta all&#8217;ombra del bushismo e del ratzingerismo si presenta per la prima volta una concreta possibilità di riuscirci. Nel nostro piccolo ce la metteremo tutta per favorire questo processo.</p>
<p>di <strong><a href="http://forum.politicainrete.net/showthread.php?t=14525">Florian</a></strong></p>
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		<title>Il G8 si avvicina: prepariamoci al tentativo di golpe</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 16:10:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ormai è chiaro: entro qualche giorno, o durante i lavori del G8, la stampa nostrana o straniera compirà un blitz in piena regola per gettare fango sul Presidente del Consiglio e rovesciarlo. Ce lo ricordiamo, è già accaduto nel 1994, tramite un avviso di garanzia recapitato ai giornali prima ancora che al Premier.
Ma siamo preparati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai è chiaro: entro qualche giorno, o durante i lavori del G8, la stampa nostrana o straniera compirà un blitz in piena regola per gettare fango sul Presidente del Consiglio e rovesciarlo. Ce lo ricordiamo, è già accaduto nel 1994, tramite un avviso di garanzia recapitato ai giornali prima ancora che al Premier.</p>
<p>Ma siamo preparati al colpo, non ci sarà nessuna sorpresa particolare. Lo stesso Berlusconi, probabilmente, sa già come rispondere agli attacchi. Si parla di foto con finti matrimoni, baci saffici fra ragazze: nulla di penalmente rilevante, nulla di assolutamente disdicevole. Immagini certo non gradevolissime, ma che servono solo per rinfocolare il cosiddetto “scandalo” relativo al supposto “giro” di ragazze nelle ville del Premier. Faccende relative alla vita privata, scatti rubati (ecco dove sta il vero reato).</p>
<p>Ma tutto ciò non potrà intimidire Berlusconi, nè il suo elettorato. Il meccanismo ormai è così lampante da non influenzare persona sana di mente. L’enneso tentativo di golpe non riuscirà. Stampa e sinistra finiranno per rotolarsi come porci nello stesso fango da loro creato. I traditori e gli anti-italiani dovrebbero essere puniti più severamente, questo sì. Ma il Cavaliere è fin troppo buono… Il G8 sarà un importante successo d’immagine e di sostanza per l’Italia, al di là delle becere belve che vorrebbero disintegrare il paese pur di vedere morto il “Cavaliere Nero”, l’eterno nemico che si rafforza ogni voltà di più.</p>
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		<title>Mentre l’opposizione calunnia, il Governo lavora: via libera al DDL sulla Sicurezza</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 12:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>falcodestro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Entro oggi sarà approvato in via definitiva dal Senato il tanto agognato disegno di legge a tutela della sicurezza dei cittadini. Dopo il giro di vite sugli stupri e sull’immigrazione clandestiva, arriva finalmente in porto un pacchetto che introduce importanti novità nel codice penale, con un aggravamento delle pene nei confronti dei comportamenti delinquenziali. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Entro oggi sarà approvato in via definitiva dal Senato il tanto agognato disegno di legge a tutela della sicurezza dei cittadini. Dopo il giro di vite sugli stupri e sull’immigrazione clandestiva, arriva finalmente in porto un pacchetto che introduce importanti novità nel codice penale, con un aggravamento delle pene nei confronti dei comportamenti delinquenziali. Un Governo di centrodestra non poteva che mettere mano ad una situazione deteriorata e ad un codice fin troppo morbido.</p>
<p>Al di là degli interventi previsti per i crimini più gravi, il merito maggiore di questo DDL sta nel potenziamento della legalità a partire dal basso. Non saranno più ben accetti coloro che insozzano le strade gettando i mozziconi di sigaretta dai finestrini, deturpano i muri degli edicifi con scritte idiote e insulse, oltraggiano e diffamano i pubblici ufficiali.</p>
<p>Serietà, responsabilità, rispetto della legge: questi i principi cardini di una norma voluta dalla grande maggioranza dei cittadini. Il Governo, su questo tema, ha mantenuto la sua promessa: i tempi del buonismo, del permissivismo, del lassismo di stampo progressista sono finiti. Mentre l’opposizione insulta, diffama, calunnia, insinua, l’esecutivo lavora: un dato che sarà ben valutato dagli elettori nelle prossime consultazioni elettorali.</p></div>
<div>———————————————————————–</div>
<div>
<div><strong>Il provvedimento sulla sicurezza in pillole</strong></p>
<p>Introduzione del reato di immigrazione clandestina; prolungamento fino a 180 giorni della permanenza nei Cie, i Centri di identificazione ed espulsione, degli extracomunitari che entrano in Italia senza permesso di soggiorno; istituzione delle ronde, che dovranno essere formate da ex agenti; inasprimento del 41 bis per i reati di mafia; obbligo di denuncia del ‘pizzo’ per i costruttori. Sono queste alcune delle norme più significative del ddl sicurezza del governo.</p>
<p>L’immigrazione clandestina (’ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato’) diventa quindi un reato. I clandestini non rischiano l’arresto ma un’ammenda dai 5mila ai 10mila euro. La norma renderà possibile denunciare i clandestini all’autorità giudiziaria. L’extracomunitario che arriva in Italia senza permesso di soggiorno potrà essere trattenuto nei Cie fino a 180 giorni. Ora il periodo è di due mesi. Le nuove norme, inoltre, prevedono che per avere la cittadinanza si dovranno pagare 200 euro. Per il permesso di soggiorno invece il contributo sarà fissato dai ministeri dell’Interno e dell’Economia e potrà oscillare tra gli 80 e i 200 euro. Il coniuge straniero di un cittadino italiano può acquisire la cittadinanza quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se risiede all’estero.</p>
<p>Saranno intensificati i controlli sul trasferimento di valuta per contrastare il riciclaggio anche ai fini di finanziamento al terrorismo. Gli agenti di attività che si occupano dell’incasso e del trasferimento dei fondi dovranno conservare per 10 anni una copia del titolo di soggiorno se chi ordina l’operazione è cittadino extracomunitario. La cancellazione dall’elenco degli agenti è la sanzione per chi non ottempera a tale obbligo.</p>
<p>Inoltre, lo straniero che, raggiunto da provvedimento di espulsione, continua a rimanere illegalmente in Italia nonostante il provvedimento del questore, va incontro ad una pena detentiva da sei mesi a un anno se l’espulsione è stata disposta perché il permesso di soggiorno è scaduto da più di 60 giorni e non ne è stato chiesto il rinnovo o se la domanda di titolo di soggiorno è stata rifiutata. La pena va da uno a quattro anni se lo straniero è raggiunto da un provvedimento di espulsione perché è entrato in Italia illegalmente o non ha chiesto il permesso di soggiorno nel termine prescritto, in assenza di cause di forza maggiore. La pena aumenta da uno a cinque anni se lo straniero destinatario dell’ordine di espulsione e di un nuovo ordine di allontanamento continua a rimanere illegalmente in Italia.</p>
<p>Rischia il carcere fino a tre anni chi dà in alloggio o affitta anche una stanza a stranieri che risultino irregolari al momento della stipula o del rinnovo del contratto di locazione. Ma ci deve essere un ingiusto profitto. Le nuove norme prevedono tra l’altro l’istituzione presso il ministero dell’Interno di un fondo rimpatri per finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine.</p>
<p>Nel provvedimento trovano posto le ronde, fortemente volute dalla Lega: associazioni di cittadini potranno segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi, non potranno essere armate e prioritariamente dovranno essere formate da ex agenti.</p>
<p>In arrivo anche il ‘registro dei clochard’: coloro che sono senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro istituito presso il Viminale.</p>
<p>Ritorna il reato di oltraggio a pubblico ufficiale: chi insulta un pubblico ufficiale rischia fino a 3 anni di carcere. Ma se si risarciscono agente ed ente cui questo appartiene, il reato si estingue. Nessuna condanna, invece, se è il pubblico ufficiale ad aver commesso atti arbitrari.</p>
<p>Il provvedimento del governo affronta anche questioni legate ai reati di mafia: vengono inasprite le norme del 41 bis, che ora prevede una detenzione più lunga di 4 anni. Inoltre, per impedire che dalle carceri i boss mafiosi possano esercitare il loro potere sul territorio, i detenuti sottoposti al 41-bis saranno destinati all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, preferibilmente in aree insulari, o comunque all’interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell’istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria. Stretta anche sui colloqui con parenti e avvocati e sull’ora d’aria: la permanenza all’aperto sarà ancora consentita, ma con maggiori restrizioni: non potrà superare le due ore e non potrà aver luogo tra più di quattro persone. Saranno introdotti alcuni accorgimenti per evitare che si comunichi tra detenuti, si scambino oggetti e si cuociano cibi. Si punisce con la reclusione da uno a quattro anni chiunque consenta ad un accusato di mafia, sottoposto a regime del carcere duro, di comunicare con altri.</p>
<p>Rimarranno intatti i poteri del Procuratore antimafia, che in un primo momento si era pensato di modificare. Nel provvedimento, poi, è stata reintrodotta la norma che esclude da appalti pubblici gli imprenditori, se non denunciano le estorsioni nei loro confronti. Il testo approvato dalla Camera era stato modificato rispetto a quello varato dall’assemblea di palazzo Madama: ora è prevista la possibilità dell’esclusione di punibilità per l’imprenditore che non ha denunciato per ’stato di necessità”.</p>
<p>Il provvedimento contiene anche le norme ‘anti-writers’: carcere fino a tre mesi e multa da mille a tremila euro per chi danneggia cose di interesse storico o artistico. Se il fatto è commesso su beni immobili o mezzi di trasporto pubblici la pena è la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a mille euro. Punito con la sanzione amministrativa di mille euro anche chi vende bombolette spray contenenti vernici non biodegradabili ai minori di diciotto anni. Previste inoltre norme a favore del decoro urbano: sanzioni amministrative non inferiori a 500 euro per chi sporca le strade e multe da 500 a mille euro per chi getta rifiuti dal finestrino delle auto in sosta o in movimento.</p>
<p>In arrivo anche misure anti-accattonaggio: carcere fino a tre anni per chi si avvale per mendicare di un minore di quattordici anni.</p>
<p><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3310049180" target="_blank"><span>http://www.adnkronos.com/IGN/Politic…3.0.3310049180</span></a></div>
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		<item>
		<title>Il giudice Mazzella polverizza Di Pietro e le belve giustizialiste</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 12:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>falcodestro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Anduril]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[corte costituzionale]]></category>

		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>

		<category><![CDATA[IDV]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo”. “Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em>Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo”. “Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili ’spioni’, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta - è sottolineato nella lettera - resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile”.</em></div>
<p>“<em>Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico”.</em></p>
<p><em>“Caro presidente - conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto”.</em></p>
<p>Questa la lettera inviata dal giudice della Corte Costituzionale Mazzella al Presidente del Consiglio. Una lettera che spazza via insinuazioni e calunnie su un incontro conviviale fra amici, e che polverizza le bestie giustizialiste e le infamanti dichiarazioni di Di Pietro.<br />
<strong>Dovremmo però indagare bene, seguendo la “logica” dell’ex-magistrato leader dell’IDV, ogni rapporto, ogni colloquio, ogni telefonata, ogni lettera, ogni messaggio, ogni comunicazione, ogni amicizia, ogni saluto, ogni relazione, ogni collegamento fra giudici e politici di qualsiasi parte. Chissà cosa ne uscirebbe fuori… Vero, Di Pietro?</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Conserva-types : mappa della gens conservatrice</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 09:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>falcodestro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Florian]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[conservatori]]></category>

		<category><![CDATA[conservatori liberali]]></category>

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		<description><![CDATA[Pensate che i conservatori, in fondo, siano tutti uguali? Sbagliato. E’ possibile infatti elencare un’ampia gamma di “modelli” per una politica conservatrice, nei quali ognuno di noi può facilmente riconoscersi.
IL CONTRO-RIVOLUZIONARIO
Rivoluzione e contro-rivoluzione. Il conservatorismo politico ha una data fatidica: 1789, ancora oggi spartiacque per coloro che in politica intendono innanzitutto conservare e rinnovare rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensate che i conservatori, in fondo, siano tutti uguali? Sbagliato. E’ possibile infatti elencare un’ampia gamma di “modelli” per una politica conservatrice, nei quali ognuno di noi può facilmente riconoscersi.</p>
<p><strong>IL CONTRO-RIVOLUZIONARIO</strong></p>
<p>Rivoluzione e contro-rivoluzione. Il conservatorismo politico ha una data fatidica: 1789, ancora oggi spartiacque per coloro che in politica intendono innanzitutto conservare e rinnovare rispetto a quanti mirano invece a distruggere per ricominciare da zero. A destra l’esperienza e le consuetudini, a sinistra la fantasia e i progetti. A deridere questi ultimi per primo fu il pensatore e politico irlandese Edmund Burke, sulle cui riflessioni in merito alla Rivoluzione francese si organizzarono tutte le forze della controrivoluzione. Con la sensibile differenza che Burke era un anglicano whig, mentre i controrivoluzionari continentali erano cattolici e assolutisti.</p>
<p>Da allora ad oggi il contro-rivoluzionario ha sempre inteso difendere la Tradizione cattolica dagli attacchi rivoluzionari di qualunque colore politico. Egli, per quanto fedele alla monarchia e all’aristocrazia, è legato infatti innanzitutto al Magistero della Chiesa, depositaria dell’unica Verità. Per questo motivo il controrivoluzionario non si sente a suo agio con le etichette politiche e col tempo ha finito con l’accettare più per abitudine che per reale convinzione di essere additato a “conservatore” e “di destra”. In realtà, più che conservatore, il controrivoluzionario è di regola un radicale, sempre accorto a non mischiarsi con quelle che considera come le “false destre”, venute storicamente a patti con la Rivoluzione e talvolta diventate persino strumenti di essa.</p>
<p>Nazione di riferimento: Francia, Spagna<br />
Intellettuali: Joseph De Maistre, Juan Donoso Cortes<br />
Politici: Juan Vasquez de Mella<br />
Collocazione: estrema destra</p>
<p><strong>IL CONSERVATORE TRADIZIONALISTA</strong></p>
<p>A differenza del controrivoluzionario puro, il conservatore tradizionalista è colui il quale, pur provenendo generalmente dallo stesso ambiente e avendo avuto la stessa formazione culturale, è più incline alle ragioni del compromesso e alle necessità della politica. Per questo, pur essendo idealmente anch’egli un radicale nella difesa della Tradizione, nella pratica si mostra più conservatore. Questo atteggiamento relativamente moderato genera un conflitto interno al mondo tradizionalista/controrivoluzionario, con accuse incrociate di prestare il fianco alle forze rivoluzionarie. Per i controrivoluzionari “puri” i conservatori sarebbero nient’altro che una sorta di cavallo di troia per il liberalismo, il radicalismo e il socialismo. I conservatori tradizionalisti imputano invece ai loro “gemelli” di favorire, in nome dell’intransigenza ideologica, l’avanzata della Rivoluzione che a loro dire può essere frenata solo spostando “a destra” il mondo liberale/moderato.</p>
<p>Nazione di riferimento: Austria<br />
Intellettuali: Plinio Correa de Oliveira, Thomas Molnar, Augusto del Noce<br />
Politici: Klemens von Metternich<br />
Collocazione: destra</p>
<p><strong>IL REAZIONARIO</strong></p>
<p>Reazionario è chi rifiuta la modernità sognando di riportare alla luce i fasti di un passato generalmente remoto. Esistono due tipi di reazionari, molto diversi fra loro. Il primo, il reazionario tipico, è colui che del passato vorrebbe conservare non solo gli ideali, ma anche le forme. Cosa evidentemente impossibile, per cui l’approccio di questo reazionario è oggi, il più delle volte, snobisticamente impolitico. Si guarda la decadenza contemporanea con altezzoso disgusto senza preoccuparsi più di frenarla attraverso l’azione politica, ormai interamente degenerata.</p>
<p>Nazione di riferimento: Francia, Germania<br />
Intellettuali: Thomas Mann, Julius Evola<br />
Politici: Charles Maurras<br />
Collocazione: estrema destra</p>
<p><strong>IL RIVOLUZIONARIO CONSERVATORE</strong></p>
<p>Alcuni reazionari non accettano però questo atteggiamento passivo e intendono combattere la Rivoluzione con i mezzi della Rivoluzione stessa. E’ il paradosso della Rivoluzione conservatrice, ovvero la negazione della negazione, che nella storia ha dato vita a vari tipi di “socialismo nazionale”. Il nemico principale in questo caso non è più la sinistra, ma il liberalismo, considerato il vero artefice del processo rivoluzionario. Per il rivoluzionario conservatore la “conservazione” è rivolta ad un futuro in cui la post-modernità si andrebbe a sposare felicemente con elementi di arcaismo, e si persegue ogni genere di “sintesi” politica in grado di rompere la “falsa” contrapposizione destra/sinistra, tutta interna all’odiata modernità, liberale ed illuminista.</p>
<p>Nazione di riferimento: Germania, Francia<br />
Intellettuali: Oswald Spengler, Ernst Juenger, Carl Schmitt, Alain de Benoist<br />
Politici: Gregor Strasser<br />
Collocazione: estrema destra/estrema sinistra</p>
<p><strong>IL NAZIONAL-CONSERVATORE</strong></p>
<p>Diversamente da questi conservatori, tutti in qualche modo fuoriusciti dall’Ancient Regime, il nazional-conservatore vede la luce con la modernità, il liberalismo e le guerre per l’indipendenza nazionale. Non mancano tuttavia dispute interne tra chi vorrebbe quale principio generatore del moderno la Rivoluzione francese e chi invece disconoscendo questo assunto si ricollega invece alla Rivoluzione americana. In Europa il conservatorismo liberal-nazionale si fonda sulla Rivoluzione francese e sul suo fondamento laico. Un tempo vicini al nazionalismo, dopo la seconda guerra mondiale i nazional-conservatori si sono maggiormente spostati verso il centro moderato, condividendo con essi l’esaltazione di uno Stato forte e attivo, aborrito dai conservatori libertari come dai tradizionalisti.</p>
<p>Nazione di riferimento: Germania, Francia<br />
Intellettuali: Heinrich von Treitscke<br />
Politici: Otto von Bismarck, Charles De Gaulle<br />
Collocazione: destra/centrodestra</p>
<p><strong>IL CONSERVATORE CLASSICO (O LIBERALE)</strong></p>
<p>Il conservatorismo classico nasce in Inghilterra grazie al pensiero di Burke e all’azione del partito tory finendo con l’assumere pieni connotati liberali da quando i conservatori di Lord Salisbury aprirono le proprie fila ai resti del vecchio partito whig. I conservatori classici di tipo anglosassone rappresentano il modello più vicino al conservatorismo libertario e tradizionalista, coi quali condividono il debito verso Edmund Burke.</p>
<p>Nazione di riferimento: Inghilterra<br />
Intellettuali: Edmund Burke, Russell Kirk, Roger Scruton<br />
Politici: Lord Salisbury, John Major<br />
Collocazione: destra</p>
<p><strong>IL CONSERVATORE RADICALE</strong></p>
<p>Il conservatore radicale (o red tory), è una variante “sociale” del conservatore classico, da quando il tory di estrazione radicale, Benjamin Disraeli, rimase colpito dalla profonda differenza di classe nell’Inghilterra vittoriana e propose, contro il suo stesso partito, di rendere due nazioni una (conservatorismo “one nation”). Da allora questo conservatorismo paternalista, con i suoi elementi di liberalismo e di radicalismo, ha finito col rappresentare la “sinistra” del torysmo ed ha avuto i suoi massimi esponenti in Winston Churchill e Harold MacMillan. Il conservatore radicale non è ostile allo stato sociale socialista ed è piuttosto aperto a politiche sociali di stampo liberale.</p>
<p>Nazione di riferimento: Inghilterra<br />
Intellettuali: Benjamin Disraeli<br />
Politici: Benjamin Disraeli, William Churchill, Harold MacMillan<br />
Collocazione: centrodestra/centro</p>
<p><strong>IL CONSERVATORE LIBERTARIO</strong></p>
<p>Detto anche “fusionismo”, il conservatorismo libertario rappresenta il felice incontro di politiche liberali classiche con il conservatorismo di stampo tradizionalista. Proprio dei paesi di formazione liberale in cui manca una solida tradizione reazionaria, il conservatore libertario si è giovato del cedimento del liberalismo contemporaneo all’avanzare del socialismo per rinnovare il conservatorismo classico e fornire un’alternativa politica al riformismo di sinistra. Con Reagan e Thatcher è giunto al potere ponendosi fra le più interessanti e vitali forme di conservatorismo contemporaneo.</p>
<p>Nazione di riferimento: Stati Uniti<br />
Intellettuali: Frank S. Meyer, William F. Buckley<br />
Politici: Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Barry Goldwater<br />
Collocazione: destra</p>
<p><strong>IL NEOPOPULISTA</strong></p>
<p>Il neopopulista è un conservatore piuttosto <em>sui generis</em>, in quanto mescola elementi di tradizionalismo e di liberalismo in un contesto fortemente egualitario. Se il conservatore è legato socialmente alle classi alte, il neopopulista al contrario disprezza le èlites culturali, economiche e politiche, esaltando il popolo come unica fonte di sovranità. Nato a sinistra, con il repubblicanesimo, il populismo si è nel tempo spostato via via verso destra, col sorgere di altri movimenti radicali quali il socialismo, del comunismo e infine dell’ecologismo.<br />
Il neopopulista sottolinea il valore primario della religione e delle culture locali, ragion per cui abbraccia politiche di stampo federalista e talvolta persino secessionista.</p>
<p>Nazione di riferimento: Austria, Germania, Italia<br />
Intellettuali: Gianfranco Miglio<br />
Politici: Franz-Josef Strauss, Joerg Haider, Umberto Bossi<br />
Collocazione: destra/estrema destra</p>
<p><strong>IL PALEOCONSERVATORE</strong></p>
<p>Negli Stati Uniti il paleoconservatorismo è una forma aggressiva di conservatorismo, diretta filiazione della Old Right prebellica. I paleocon sono isolazionisti, protezionisti e decisamente ostili ad ogni forma di immigrazione.</p>
<p>Nazione di riferimento: Stati Uniti<br />
Intellettuali: Thomas Jefferson, Thomas Fleming, Samuel Francis<br />
Politici: Pat Buchanan<br />
Collocazione: destra/estrema destra</p>
<p><strong>IL TEOCONSERVATORE</strong></p>
<p>Il teoconservatore o conservatore religioso rappresenta una figura di militante politico tipica della realtà americana e ancora pressocchè sconosciuta in Europa. La battaglia teoconservatrice è volta a rendere gli Stati Uniti un paese cristiano e si focalizza su alcune specifiche <em>issue</em>, primma di tutte quella relativa all’aborto. I teoconservatori - al loro interno divisi tra l&#8217;ala dura dei fondamentalisti protestanti e quella più moderata degli evangelicals e dei cattolici conservatori - differiscono dai tradizionalisti in quanto rappresentano un movimento in gran parte democratico e populista che ha finito con l’abbracciare una forma “compassionevole” di capitalismo dopo una lunga diffidenza, dovuta in parte anche alla precedente affiliazione di molti militanti al Partito democratico.</p>
<p>Nazione di riferimento: Stati Uniti<br />
Intellettuali: Billy Graham, Richard J. Neuhaus, George Weigel<br />
Politici: George W. Bush<br />
Collocazione: destra/centrodestra</p>
<p><strong>IL NEOCONSERVATORE</strong></p>
<p>Il neoconservatorismo rappresenta un particolare aspetto del conservatorismo americano contemporaneo. I neocon, per via della loro origine democratica liberal amano collegarsi all’esempio inglese del conservatorismo tory radicale (Churchill), dal quale tuttavia si differenziano per la critica al relativismo culturale (di marca liberale e non tradizionalista) e la vicinanza politica con la destra fondamentalista protestante. Altro aspetto caratterizzante è la politica estera fortemente aggressiva in chiave democratica che alcuni intellettuali hanno avvicinato a Theodore Roosevelt e all’imperialismo whig di Gladstone.</p>
<p>Nazione di riferimento: Stati Uniti<br />
Intellettuali: Irving Kristol, Norman Podhoretz<br />
Politici: Dick Cheney<br />
Collocazione: centrodestra/centro</p>
<p><strong>IL LIBERTARIO DI DESTRA</strong></p>
<p>Tipico della realtà americana, da non confondersi con il libertario di sinistra, il right-libertarian è un “conservatore” in quanto intende conservare la tradizione liberale classica e libertaria del proprio paese. I libertari di destra solitamente rifiutano le politiche sociali conservatrici e l’ateismo di molti di loro è un ostacolo per i tradizionalisti e i conservatori religiosi. Generalmente però nella realtà americana libertari e tradizionalisti sono soliti convergere in alleanze politiche quali la “Old Right” e il “paleolism”. In Europa il right-libertarian è parte integrante della cosiddetta &#8220;destra liberale&#8221;.</p>
<p>Nazione di riferimento: Stati Uniti<br />
Intellettuali: Murray N. Rothbard, Ayn Rand<br />
Politici: Ron Paul<br />
Collocazione: destra</p>
<p><strong>IL LIBERALE CONSERVATORE</strong></p>
<p>Da non confondere con il conservatore libertario e nemmeno con il right-libertarian, anche se con quest’ultimo le similitudini non mancano, il liberale conservatore rappresenta “solo” l’ala destra del liberalismo, che può condividere con il conservatorismo il retaggio culturale tradizionale e l’insofferenza per il libertinismo filosofico.</p>
<p>Nazione di riferimento: Stati Uniti, Austria<br />
Intellettuali: Friedrich von Hayek, Isaiah Berlin, Raymond Aron<br />
Politici: William Gladstone, Luigi Einaudi, Antonio Martino<br />
Collocazione: centrodestra</p>
<p><strong>IL MODERATO</strong></p>
<p>Moderato è colui che intende solitamente “conservare” lo status quo. Contrario ai processi violenti e ai radicalismi di varia sorte, guarda piuttosto al centro come al luogo della mediazione e del compromesso. Il suo riferimento più prossimo sono i liberali e i socialisti con i quali condivide la preoccupazione per una certa uguaglianza sociale. Diversamente da questi, che sono laici, il moderato è invece intimamente legato al mondo cattolico d’ispirazione più o meno riformista.</p>
<p>Nazione di riferimento: Germania, Italia<br />
Intellettuali: Papa Pio XI, Giuseppe Toniolo, Ludwig Erhardt<br />
Politici: Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Helmut Kohl<br />
Collocazione: centro</p>
<p>Questo, per somme linee, il “bestiario” conservatore… <strong>e tu, che conservatore sei?</strong></p>
<p>Florian</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La giovane Germania multietnica sul tetto d’Europa</title>
		<link>http://www.falcodestro.it/2009/07/la-giovane-germania-multietnica-sul-tetto-deuropa/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 09:19:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>falcodestro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Florian]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[sport e telefonia]]></category>

		<category><![CDATA[europeo]]></category>

		<category><![CDATA[germania]]></category>

		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>

		<category><![CDATA[multietnica]]></category>

		<category><![CDATA[under 19]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano 13 anni che nel calcio le rappresentative tedesche, a livello di nazionali, non vincevano qualcosa di importante. Nella serata di ieri, con un fantastico 4-0 rifilato alla più blasonata e favorita Inghilterra i teutonici hanno conquistato il loro primo alloro &#8220;Under 21&#8243;, che insieme ai titoli conseguiti nell&#8217;ultimo anno dalla U17 e dalla U19 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano 13 anni che nel calcio le rappresentative tedesche, a livello di nazionali, non vincevano qualcosa di importante. Nella serata di ieri, con un fantastico 4-0 rifilato alla più blasonata e favorita Inghilterra i teutonici hanno conquistato il loro primo alloro &#8220;Under 21&#8243;, che insieme ai titoli conseguiti nell&#8217;ultimo anno dalla U17 e dalla U19 consegna alle cronache una straordinaria tripletta.</p>
<p>Giovani tedeschi <em>ueber alles</em>? Sembra proprio di sì. Ma c&#8217;è qualcosa che balza immediatamente all&#8217;occhio e che favorisce le ironie di qualche bislacco commentatore: di typisch deutsch, ovvero di panzer purosangue, in questa rappresentativa ce ne sono pochi, mentre abbondano i figli di immigrati. Turchi, polacchi, russi, tunisini, nigeriani, ghanesi, spagnoli, iraniani, bosniaci&#8230; questa non può essere la Germania, sorridono a metà tra l&#8217;invidioso e lo scandalizzato gli amanti del pallone. E invece, ci informa Bizzotto, telecronista RAI e gran conoscitore di calcio tedesco, i Khedira e gli Oezil, nonostante quel nome esotico che li accompagna, sono tedeschi come gli altri e te ne accorgi quando li senti parlare negli spogliatoi nel dialetto del posto.</p>
<p>Allora ti rendi conto che ciò che fa veramente una nazione, ciò che vincola un popolo, è innanzitutto la lingua. E difatti la Germania, questa Germania multietnica che la Signora Merkel ha riportato alla guida dell&#8217;Europa, nello stempo tempo in cui apre le frontiere e accoglie le genti di tutto il mondo, difende al tempo stesso con grande tenacia la propria lingua nazionale, quell&#8217;idioma così ostico a chi è straniero (chiedere ai nostri Giovanni Trapattoni e Luca Toni), ma che i tedeschi, anche i più &#8220;progressisti&#8221;, non si sognerebbero mai di barattare con l&#8217;inglese.</p>
<p>Ecco dunque quello che può apparire come un paradosso: la globalizzazione ha avuto buon gioco nell&#8217;imporre agli Stati il crogiuolo delle razze, ma ha incontrato sulla propria strada il baluardo dell&#8217;idioma nazionale. In Italia troviamo ancora strano che un Balotelli, perchè nero di pelle, giochi con la maglia azzurra. Al tempo stesso, però, sorvoliamo sul fatto che la nostra lingua abbondi ormai di orridi inglesismi. I tedeschi, invece, il cui tradizionalismo non è certo inferiore al nostro, hanno compreso bene che è più importante conservare Goethe che i capelli biondi e gli occhi azzurri. E per questo motivo sono attentissimi a non imbastardire il proprio linguaggio. Ciò dà speranza a quanti si vedevano rassegnati ad un futuro immancabilmente piatto e standardizzato. Infatti, a differenza degli USA - che saranno costretti prima o poi a cedere al bilinguismo -, l&#8217;Europa può contare su culture forti che rappresentano inevitabilmente un ostacolo alla globalizzazione totale.</p>
<p>La Germania, così avanzata in questo processo di integrazione di popoli, è al tempo stesso la nazione più attenta alla salvaguardia della propria cultura. E&#8217; un interessante compromesso che merita di essere studiato e seguito. D&#8217;ora in poi, invece di giudicare dal semplice aspetto esteriore dovremo metterci a parlare. Allora e solo allora si capirà chi è tedesco e chi italiano.</p>
<p>Intanto, nella serata di ieri, mentre gioiva per una vittoria che mancava all&#8217;appello dai tempi di Bierhoff, la Germania non faceva distinzioni di sorta. Avevano vinto tutti insieme e alla maniera loro. Da tedeschi.</p>
<p>Florian</p>
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		<title>L’inferno del Burlamacco</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 12:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>perplesso</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Immagino, cari lettori del Falco, che siate tutti a conoscenza della tragedia di questa notte a Viareggio.
Un numero imprecisato di  vittime, decine di feriti alcuni in condizioni più che critiche, 13 vagoni carichi di GPL a rischio esplosione.
Un treno che, stante le parole pronunciate in conferenza stampa dall&#8217;AD delle Ferrovie Moretti, doveva essere a posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immagino, cari lettori del Falco, che siate tutti a conoscenza della tragedia di questa notte a Viareggio.</p>
<p>Un numero imprecisato di  vittime, decine di feriti alcuni in condizioni più che critiche, 13 vagoni carichi di GPL a rischio esplosione.</p>
<p>Un treno che, stante le parole pronunciate in conferenza stampa dall&#8217;AD delle Ferrovie Moretti, doveva essere a posto con le revisioni è deragliato perchè le assi di uno dei primi vagoni han ceduto e per inerzia la fuoriuscita dai binari del vagone ha portato con sè tutto il convoglio.</p>
<p>Chiaramente la tragedia è troppo fresca e le indagini ancora stanno alla fase dei rilevamenti della scientifica sul terreno, quindi non possiamo certo sbilanciarci in j&#8217;accuse o peggio.</p>
<p>Però, ci tocca far notare come solo pochi giorni prima sempre in Toscana, nella provincia di Prato, è avvenuto un altro deragliamento per motivi tecnicamente simili, che non ha causato danni particolari solo perchè il carico non era pericoloso.</p>
<p>In entrambi i casi il deragliamento non è avvenuto in tratti particolarmente impervi ;  in entrambi i casi pare possa escludersi l&#8217;errore del macchinista.   Insomma, come troppo spesso accade in Italia in situazioni del genere, si brancola nel buio riguardo le responsabilità del disastro.</p>
<p>Come già detto, vogliamo aspettare maggiori notizie prima di formulare un giudizio più completo, però una cosa ci dobbiamo augurare fin d&#8217;ora:  e cioè che si arrivi all&#8217;individuazione certa e non opinabile delle responsabilità ed in tempi non biblici.</p>
<p>Lo dobbiamo a tutti quei morti, a tutti coloro che sono in un letto d&#8217;ospedale e rischiano la vita per le ustioni riportate, alle famiglie che in un&#8217;afosa sera di fine giugno si trovano d&#8217;improvviso senza la casa, devastata dal fuoco e dall&#8217;onda d&#8217;urto dell&#8217;esplosione. A  coloro che in queste ore si trovano a piangere la perdita dei propri cari.</p>
<p>Perchè un treno, teoricamente abilitato al trasporto di GPL, non può deragliare all&#8217;imbocco di una stazione, quindi in un passaggio che solitamente i treni merci fanno al rallentatore, in un tratto praticamente dritto e pianeggiante, così.</p>
<p>Nessuno può cavarsela col dire che è tutta colpa del fato.   Qualcuno ha sbagliato e qualcuno dovrà pagare.</p>
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