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	<title>Felice Belisario - Senatore</title>
	
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	<description>Blog di Felice Belisario, Senatore dell'Italia dei Valori</description>
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		<title>I prezzi aumentano, ma solo per i più poveri</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 19:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inflazione regredisce leggermente rispetto a gennaio ma, se si considera il solo carrello della spesa, abbiamo un aumento dello 0,8 per cento su base mensile, il 4,2 tendenziale su base [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/carrello.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9617" title="carrello" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/carrello.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;inflazione regredisce leggermente rispetto a gennaio ma, se si considera il solo <a href="http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_22/inflazione-istat-benzina_ea127876-5d3d-11e1-8d58-29f34aaed5a4.shtml" target="_blank">carrello della spesa</a>, abbiamo un aumento dello 0,8 per cento su base mensile, il 4,2 tendenziale su base annua. Il carrello della spesa tiene conto solo di alcuni dei beni inseriti nel <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2012/02/22/pop_paniere.shtml" target="_blank">paniere</a>, in particolare quelli alimentari ed energetici, vale a dire quelli di prima necessità, di cui non si può fare a meno.</p>
<p>Se diminuiscono i prezzi dei computer o delle automobili è sicuramente una buona n<span id="more-9616"></span>otizia, ma non tutti hanno la possibilità di comprare un auto nuova se costa 100 euro in meno. Se aumentano i prezzi di pane, pasta o zucchero, invece, è un problema per le classi sociali più povere, perché di quei beni non può fare a meno nessuno.</p>
<p>A onor del vero devo aggiungere che l&#8217;aumento del carrello della spesa è trainato da un fortissimo incremento dei prezzi del carburante, benzina e gasolio, ma si registrano prezzi più alti anche di molti generi alimentari.</p>
<p>Non sono abituato a denunciare problemi e disfunzioni senza provare a dare una soluzione per cui, anche su questo terreno, provo a dire la mia. Innanzi tutto bisogna agire sul prezzo dei carburanti sterilizzando il costo da accise che, in alcuni casi, sono vecchie di 50 anni. Inoltre il garante per la concorrenza deve assolutamente intervenire perché le aziende petrolifere, organizzatesi in cartello occulto, aumentano i prezzi quando sale il costo del petrolio al barile e non lo diminuiscono quando questo scende. Incidendo sul prezzo dei carburanti si rendono possibili costi di trasporto della merce più bassi e, dunque, i beni alimentari possono quanto meno non aumentare.</p>
<p>Bisogna, inoltre, che intervenga mister Prezzi. Sul <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;viewType=1&amp;id=2019825&amp;idarea1=0&amp;idarea2=0&amp;idarea3=0&amp;idarea4=0&amp;andor=AND&amp;sectionid=0&amp;andorcat=AND&amp;partebassaType=0&amp;idareaCalendario1=0&amp;MvediT=1&amp;showMenu=1&amp;showCat=1&amp;showArchiveNewsBotton=0&amp;idmenu=2605&amp;directionidUser=0" target="_blank">sito ufficiale</a> del garante dei prezzi, che dipende dal ministero dello Sviluppo economico. è scritto che questi &#8220;controlla, verifica e argina, grazie ad un sistema istruttorio che si attiva anche su segnalazione dei cittadini, i fenomeni speculativi&#8221;. Mi sembra che non funzioni granché visto che tra i prezzi che aumentano spiccano proprio quelli di prima necessità: carburanti, pasta e pane.</p>
<p>Su &#8220;politica e valori&#8221; ci sono alcune proposte interessanti. Ad esempio la possibilità di detrarre <a href="http://www.politicaevalori.it/a/dtd/Pendolari-detrarre-costi-di-trasporto/75625-16737" target="_blank">i costi degli abbonamenti</a> ai mezzi pubblici per i pendolari, una norma che era stata introdotta dal governo Prodi e che è stata tagliata da Berlusconi e Tremonti. Questo servirebbe a incentivare l&#8217;uso dei mezzi pubblici. Un&#8217;altra proposta è quella di definire meglio per legge il <a href="http://www.politicaevalori.it/a/dtd/Controllo-dei-prezzi/75337-16737" target="_blank">controllo dei pezzi</a> sui beni di maggiore consumo, anche su questo si potrebbe lavorare.</p>
<p>Altra soluzione, indiretta, è un maggiore sostegno ai redditi bassi, ma questo dovrebbe rientrare in una riforma complessiva del welfare che dovrebbe quanto meno riportare i livelli di finanziamento a prima della scure delle finanziarie di Tremonti.</p>
<p>Certo, per fare queste cose è necessario scontrarsi con qualche potere forte, ad esempio la lobby dei petrolieri, ma l&#8217;interesse dei cittadini, soprattutto quelli a reddito medio basso, ha la precedenza. Questo era o no il governo dell&#8217;equità? Prima o poi ci aspettiamo che lo dimostri.</p>
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		<title>Salviamo l’agricoltura italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 19:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visualizza il Video su Youtube Molti tra quanti seguono il blog e i social network su cui sono presente mi chiedono spesso di conoscere programmi e proposte dell’Italia dei Valori. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><table width="100%" border="0" align="center"><tr><td align="center"><object width="500" height="400" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/1BE2FTHXLpg"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1BE2FTHXLpg" /><a href="http://www.youtube.com/v/1BE2FTHXLpg">Visualizza il Video su Youtube</a></object></td></tr></table></p>
<p>Molti tra quanti seguono il blog e i social network su cui sono presente mi chiedono spesso di conoscere programmi e proposte dell’Italia dei Valori. Potrei cavarmela senza fatica limitandomi a rimandare al <a href="www.italiadeivalori.it" target="_blank">sito del partito</a> o al mio laboratorio di idee <a href="www.politicaevalori.it" target="_blank">Politica e Valori</a>. Ma io, proprio per mantenere vivo il rapporto di collaborazione con chi ha la pazienza di seguirmi, preferisco continuare a illustrare le nostre posizioni sulle singole materie. Partiamo allora dalla A, A come agricoltura.<span id="more-9610"></span></p>
<p>C’è una crisi nella crisi, infatti, di cui in Italia non si parla mai abbastanza. E’ la crisi dell’agricoltura, un settore storicamente strategico per il nostro Paese, una delle basi dell&#8217;economia nazionale. Oggi l’agricoltura italiana sta morendo, lo dicono i dati forniti recentemente dall’Istat: nell’arco di dieci anni hanno chiuso i battenti ben 474mila aziende agricole, 20mila solo nel 2011. Sempre più imprese hanno i bilanci in rosso, una su tre è a rischio. Insomma, è emergenza vera: bisogna salvare l’agricoltura italiana!</p>
<p>E’ un impegno che l’Italia dei Valori si è assunto da tempo, presentando in Parlamento una serie di disegni di legge per dare vita a un quadro normativo più razionale e più equo per il comparto agroalimentare, a vantaggio non solo dei produttori ma anche dei consumatori.</p>
<p>Il primo obiettivo è quello della semplificazione normativa: occorre abbattere i tanti, troppi, anacronistici lacci burocratici che frenano la crescita delle nostre aziende agricole, che fanno perdere loro competitività, che fanno lievitare i costi, diretti e indiretti, a carico degli agricoltori. Basti pensare che in media, in un anno un’azienda agricola italiana spende oltre settemila euro solo per colpa degli adempimenti burocratici. Non è più accettabile!</p>
<p>Meno burocrazia, quindi, ma anche maggiore sostegno alle imprese. E’ necessario modificare il sistema fiscale del settore agricolo prevedendo l’esenzione dall’Imu per i terreni di propritetà dei coltivatori diretti dedicati alla produzione ed è necessario alleggerire il costo del carburante, arrivato a prezzi insostenibili, intervenendo con una esenzione del 95% sulle accise.</p>
<p>E ancora, abbiamo presentato un disegno di legge che prevede per le aziende agricole in difficoltà la sospensione dei debiti nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, dell’Inps, dell’Ismea e delle banche. Chiediamo una moratoria di un anno e poi una rateizzazione, con un tasso di interesse legale, per chi riconosce il proprio debito, così da permettere ai nostri agricoltori di respirare e da evitare allo Stato inutili e onerosi contenziosi.</p>
<p>Serve poi più trasparenza, a beneficio soprattutto dei consumatori. Pretendiamo quindi che non solo in etichetta venga indicato con chiarezza il luogo di provenienza di un prodotto, ma che questo venga fatto anche nella pubblicità, in modo che chi compra sappia bene cosa compra e da dove viene. Consumare prodotti italiani certificati aiuta la qualità e favorisce la tutela della salute.</p>
<p>Insomma, si può fare molto per salvare l’agricoltura e noi abbiamo idee chiare su dove e come intervenire, come dimostrano le proposte sopra elencate a mo’ di esempio. Facciamo fatti, non parole, a dimostrazione che l’IdV non è per niente una forza politica di mera contrapposizione. Abbiamo chiesto un incontro al presidente Monti, per consegnargli personalmente le nostre proposte. Ora tocca al governo, vediamo cosa risponde.</p>
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		<title>Il caso Umberto I e la Sanità da rifondare</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il grado di civiltà di un Paese si misura anche dal livello delle prestazioni sanitarie che offre ai cittadini, allora in Italia siamo messi veramente male. Non che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/Pronto-soccorso.bmp"><img class="alignright size-full wp-image-9589" title="Pronto soccorso" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/Pronto-soccorso.bmp" alt="" /></a>Se il grado di civiltà di un Paese si misura anche dal livello delle prestazioni sanitarie che offre ai cittadini, allora in Italia siamo messi veramente male. Non che ci fosse bisogno di conferme, ma quanto è successo a Roma è la fedele e impietosa fotografia di un sistema allo sfascio: al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, una donna in coma dopo un trauma cranico è stata trovata dai senatori Marino e Gramazio legata a una barella con delle lenzuola e senza nutrizione da quattro giorni, in attesa che si liberasse un posto letto.<span id="more-9588"></span></p>
<p>Una vicenda di una gravità inaudita, una vergogna indegna di un Paese che vuole dirsi civile. Il diritto alla salute è riconosciuto dalla nostra Costituzione come un diritto inalienabile dell’individuo, all’art. 32 è infatti scritto: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell&#8217;individuo e interesse della collettività e garantisce le cure agli indigenti”. All’Umberto I è stato dunque negato un diritto costituzionale a una donna e non c’è giustificazione che tenga.</p>
<p>Il problema è che anni di politiche fallimentari e di commistioni di interessi hanno ridotto la sanità pubblica allo stremo. Il primo malato grave, oggi, in Italia, è proprio il sistema sanitario. Ma cosa è successo? E’ successo che invece di fare riforme serie, di tagliare le spese inutili e i tanti sprechi, si è lasciato campo libero a vergognosi giochi di potere e si è agito con tagli indiscriminati, ottenendo come unico risultato la riduzione di posti letto, la chiusura di diversi ospedali, il blocco degli investimenti e delle assunzioni. Ossia, un servizio del tutto inefficiente, come dimostra il caso di Roma, mentre i punti di eccellenza non riescono a nascondere intrallazzi, clientelismi, sprechi, corruzione.</p>
<p>Il punto è che l’idea della Sanità pubblica come costo si è rivelata fallimentare, è ora di considerarla un investimento. Bisogna tornare a dare risorse al comparto, ma bisogna farlo attraverso scelte e strategie nuove. Una delle priorità è riscrivere il meccanismo di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie: la selezione non può essere politica ma deve essere affidata a organismi terzi, realmente indipendenti, altrimenti si rischia di mettere una toppa peggiore del buco. Solo così si può scardinare il sistema della malasanità che porta disservizi, spese più alte e, inevitabilmente, tagli ai servizi. Solo così si può tornare a garantire ai cittadini il diritto alla salute, come è scritto nella Costituzione.</p>
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		<title>﻿Pd e centrodestra vogliono capovolgere l’esito del referendum sull’acqua pubblica: è un furto di democrazia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 19:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordate il referendum di giugno 2011, quello che aveva sancito che l’acqua è un diritto di tutti e la sua gestione deve essere pubblica? L’Italia dei Valori era stata tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordate il referendum di giugno 2011, quello che aveva sancito che l’acqua è un diritto di tutti e la sua gestione deve essere pubblica? L’Italia dei Valori era stata tra i promotori di quel referendum e quasi 26 milioni di cittadini avevano votato per l’abrogazione della privatizzazione dei servizi idrici locali nella conferma del principio che l’acqua è un bene pubblico. Ebbene, oggi ci stanno fregando perché tutti i partiti presenti in Parlamento, tutti eccetto noi ovviamente, sono favorevoli al ritorno della gestione ai privati. Nessuno ne parla, tranne un meritevole <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/16/bocciata-referendum-privatizzazione-dellacqua-rispunta-pacchetto-monti/191682/" target="_blank">articolo del Fatto</a> di un paio di giorni fa ripreso da qualche <a href="http://triskel182.wordpress.com/2012/02/16/assalto-bipartisan-allacqua-pubblica-proposte-pdl-e-pd-sulla-privatizzazione/" target="_blank">blogger indipendente</a>.<span id="more-9570"></span><br />
Oltre alla Lega e al Pdl, che della democrazia non hanno un concetto preciso, basta vedere come eleggono i loro capi, la cosa più sorprendente è il doppiogiochismo del Pd che nel giugno scorso provò a intestarsi la vittoria del referendum senza aver raccolto neanche una firma e che oggi, con alcuni suoi rappresentanti, anche di un certo peso, come il liberal Morando, sta provando a cancellare con un tratto di penna quel voto.<br />
E’ un insulto a 26 milioni di persone e alla Costituzione che prevede l’istituto del referendum come fondamentale strumento di democrazia popolare ma, ovviamente, gli interessi delle lobby, molto ben rappresentate in Parlamento, sono superiori anche alla Costituzione e dunque, oggi, ci troviamo a dover combattere per conquistare un diritto che credevamo ormai acquisito, il rispetto di un voto popolare mai così ampio negli ultimi venti anni.<br />
Il Partito democratico, sulla vicenda, deve al più presto farci sapere se gli emendamenti al decreto sulle liberalizzazioni per privatizzare la gestione dell’acqua, in esame al Senato, sono personali, e allora può non votarli, o se rappresentano la posizione ufficiale del partito. In quel caso deve assumersi le proprie responsabilità davanti agli elettori e dovrà rendere conto a quei 27 milioni di cittadini di quello che sta facendo: un furto di democrazia, nel silenzio assordante di giornali e televisioni.<br />
Noi, ovviamente, davanti a questo scippo non resteremo fermi. Di fronte al tentativo arrogante di negare un diritto metteremo in atto tutte le tecniche ostruzionistiche in Aula e mobiliteremo i cittadini in tutte le piazze.</p>
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		<title>Repubblica lancia l’allarme, i depositi delle banche sono crollati dell’80 per cento</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 14:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’inchiesta di Repubblica di oggi ci dà la misura della crisi che sta attraversando l’Italia. I depositi bancari delle famiglie italiane sono crollati, nel 2011, dell’80 per cento rispetto al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/salvadanaio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9550" title="salvadanaio" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/salvadanaio.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un’inchiesta di <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/02/18/news/italia_non_risparmia-30084644/?ref=HREC1-4" target="_blank">Repubblica</a> di oggi ci dà la misura della crisi che sta attraversando l’Italia. I depositi bancari delle famiglie italiane sono crollati, nel 2011, dell’80 per cento rispetto al 2010. Quello che è da sempre un caposaldo dell’economia del nostro Paese, il risparmio privato, in un solo anno è diminuito di quattro quinti, un dato clamoroso che potremmo anche definire come la strada alternativa al default, per questo vanno prese misure urgentissime.</p>
<p><span id="more-9549"></span> Il ragionamento è semplice. Le famiglie sono in crisi e non riescono a risparmiare, alcune addirittura non riescono ad avere un reddito sufficiente per le spese minime, quindi sono costrette ad erodere i risparmi, magari quelli accumulati dai genitori e dai nonni. Le banche, senza liquidità, non hanno più la possibilità di erogare credito alle famiglie stesse e alle imprese che quindi falliscono creando ulteriore disoccupazione ed alimentando maggiore sfiducia nel futuro. Il governatore della Banca d’Italia Visco proprio oggi ha reso noto che nello scorso mese di dicembre vi è stato un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-02-18/visco-banche-devono-tornare-115843.shtml?uuid=Aa1ijmtE" target="_blank">crollo </a>del credito delle banche alle imprese.<br />
Che  fosse in atto una certa erosione del risparmio ne ero convinto anch’io, ma le cifre mi allarmano e mi spaventano. Da questi dati appare chiaro che, chi prima riusciva ad incrementare il gruzzoletto, ora sta consumando più di quanto guadagna. Il ceto medio innanzi tutto, che, come io ho più volte denunciato negli ultimi anni basandomi sulle analisi degli indici economici, scivola sempre più verso la soglia di povertà. Non è un caso che, per dirla banalmente, i ricchi diventano sempre più ricchi e il numero di poveri aumenta. Esattamente il contrario di quello che dovrebbe accadere in una società attenta al principio dell’uguaglianza sociale e delle pari opportunità per tutti.<br />
A questo dato clamoroso di Repubblica si aggiunge l’ultima <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161770" target="_blank">denuncia della Cgil</a>: diminuisce il ricorso alla cassa integrazione ma, chi non usufruisce più degli ammortizzatori sociali, non rientra in azienda ma finisce in disoccupazione. E’ chiaro che questi sono i primi soggetti ad erodere il risparmio accumulato, nel migliore dei casi vendendo la casa ereditata dai genitori, nel peggiore perdendo la casa che hanno acquistato perché non hanno più un reddito che gli consenta di pagare un mutuo.<br />
La crisi, affrontata dal precedente governo mettendo la testa sotto la sabbia come gli struzzi, va a minare proprio i capisaldi della nostra economia. Si diceva che l’Italia era al sicuro perché a fronte di un grande debito pubblico poteva godere del sostegno di un grande risparmio privato. Ora stiamo bruciando anche quello e se la risposta del governo è quella di chiamare sfigato chi non si laurea presto o di dire che il posto fisso è monotono siamo davvero sull’orlo del precipizio. E’ invece necessario invertire la tendenza e finora Monti e il suo esecutivo ci stanno provando con troppa timidezza.</p>
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		<title>Mani pulite venti anni dopo: a Milano l’evento organizzato dall’IdV</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 15:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ufficio stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti anni fa, il 17 febbraio 1992, i carabinieri arrestavano a Milano Mario Chiesa, esponente del Psi e presidente del Pio Albergo Trivulzio, sorpreso in flagranza di reato, nell’ambito di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Venti anni fa, il 17 febbraio 1992, i carabinieri arrestavano a Milano Mario Chiesa, esponente del Psi e presidente del Pio Albergo Trivulzio, sorpreso in flagranza di reato, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Milano, mentre intascava dell’imprenditore Luca Magni una tangente di 7 milioni di lire, prima tranche di una mazzetta di quattordici milioni. Iniziava così la più clamorosa inchiesta giudiziaria italiana, Mani pulite, che avrebbe poi svelato quel sistema di potere, fatto di commistioni tra affari e politica, che aveva portato l&#8217;Italia sull&#8217;orlo della bancarotta. Oggi, in occasione del ventesimo anniversario dell’inizio dell’inchiesta, l’Italia dei Valori ha organizzato, al Teatro Elfo Puccini di Milano, l&#8217;incontro pubblico “20 anni da Mani pulite (&#8230;e rubano ancora)” a cui hanno partecipano Antonio Di Pietro, Felice Belisario, Marco Travaglio, Giuliano Pisapia, Bruno Tabacci, Leoluca Orlando e Gianni Barbacetto. <a title="Speciale 20 anni Mani pulite" href="http://www.italiadeivalori.it/mani-pulite/" target="_blank">Vedi lo speciale</a></p>
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		<title>L’Ici per la Chiesa una doverosa svolta di equita’</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 19:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/ICI.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9514" title="ICI" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/ICI.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a>L&#8217;Ici sugli immobili della Chiesa usati per attività commerciali è rimasto per anni un assurdo tabu&#8217;. Sia chiaro, non penso assolutamente che sia il caso di presentare il conto alle strutture utilizzate a scopo esclusivo di culto, ma ritengo altresì che non ci sia alcun motivo per cui cliniche, scuole, alberghi ecclesiastici debbano essere esentasse per il solo fatto di ospitare una piccola cappella. Bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. E&#8217; una questione di buonsenso, tanto più rilevante in un momento così difficile, in cui si chiedono sacrifici durissimi a lavoratori, famiglie, pensionati.<span id="more-9513"></span></p>
<p>Insomma, se tutti devono fare la loro parte è giusto che la facciano anche la Chiesa e tutti gli altri soggetti che oggi non sono tenuti a pagare l’imposta comunale sugli immobili. Ben venga, quindi, la svolta annunciata dal presidente Monti. Una svolta che l’Italia dei Valori chiedeva da tempo, che avremmo voluto fosse inserita già in una delle tante manovre che si sono succedute dalla scorsa estate. Una svolta di equità doverosa per un governo che proprio con la parola equità si è presentato agli italiani senza però riuscire mai a riempirla davvero dei necessari contenuti. Una svolta, va anche detto, obbligata, visto che sull’Italia pende una procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea per violazione della concorrenza e illegittimo aiuto di Stato.</p>
<p>Ora aspettiamo il governo alla prova dei fatti, perché le promesse non bastano. La Chiesa ha già detto in passato che non ci sono pregiudiziali, nulla giustificherebbe quindi inspiegabili rinvii. Del resto la partita è importante, dal momento che l’introduzione dell’Ici sugli immobili commerciali della Chiesa porterà nelle casse dello Stato risorse rilevanti. Le stime sono molteplici, la più affidabile è probabilmente quella dell’Istituto per la finanza locale dell’associazione dei Comuni, che parla di un possibile gettito di un miliardo di euro. Ma c’è chi parla anche del doppio, ossia di due miliardi di euro. Sono tanti soldi, che in questo momento di crisi potrebbero essere utilizzati per sostenere le fasce sociali più deboli. Sarebbe giustizia sociale e, ne sono certo, anche la Chiesa sarebbe d’accordo.</p>
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		<title>E’ recessione! Per rilanciare la produttività servono investimenti e posti di lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 19:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/Articolo18-legge-638x4252.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-9486" title="Articolo18-legge-638x425" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/Articolo18-legge-638x4252-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel nostro Paese c&#8217;è un tasso di corruzione pari a quello della Macedonia, siamo messi peggio persino del Ruanda. Tra inaffidabilità, lentezza e tortuosità delle procedure, l&#8217;Italia può vantare una burocrazia kafkiana. La criminalità organizzata è la prima industria del Paese, non conosce crisi e mette in ginocchio le imprese oneste. L&#8217;instabilità e l&#8217;inadeguatezza del quadro politico, in particolare negli ultimi venti anni, rappresenta un enorme fattore di rischio per le aziende. In Italia si dovrebbe lavorare per eliminare queste autentiche piaghe. Invece, il Governo ha individuato il macigno che blocca gli investimenti: l&#8217;articolo 18.<span id="more-9480"></span></p>
<p>Se vogliamo discutere seriamente di riforma del mercato del lavoro noi siamo pronti, le nostre proposte le abbiamo presentate da tempo. Se invece qualcuno vuol far credere che le difficoltà del Paese dipendono dalle tutele dei lavoratori, che la recessione economica, appena certificata dall&#8217;Istat, è causata da diritti faticosamente conquistati dopo quarant&#8217;anni di lotte, allora troverà la strada sbarrata. Ci opponiamo fermamente a qualunque ipotesi di cancellare l&#8217;art. 18 dello Statuto dei lavoratori perché sancisce un principio fondamentale: non si può essere licenziati senza giusta causa.</p>
<p>Non si può affrontare la crisi economica eliminando le più basilari garanzie dei lavoratori e aumentando di fatto il numero di licenziamenti. Cominciamo piuttosto a parlare di come promuovere la produttività, di come favorire nuove assunzioni. E partiamo dai veri ostacoli che frenano gli investitori esteri: corruzione alle stelle, una burocrazia da sabbie mobili, l&#8217;enorme giro di affari della criminalità, ma anche l&#8217;inadeguatezza delle infrastrutture, l&#8217;insostenibile pressione fiscale, i ritardi nei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione e le difficoltà di accesso al credito.</p>
<p>Sono questi i nodi da risolvere se vogliamo occuparci dello sviluppo economico, di crescita e competitività. Una riforma del mercato del lavoro seria e condivisibile può mai risolversi nella cancellazione di un diritto sacrosanto? Non è certo con questo colpo di penna a danno dei lavoratori onesti che si corregge un dato allarmante: nel 2011 abbiamo perso centinaia di miliardi di euro di investimenti stranieri, che sono drasticamente calati del 53%. Da questo punto di vista siamo penultimi in Europa, davanti alla sola Grecia. Allora è chiaro che per rilanciare la produttività serve una riforma strutturale, basta parlare di articolo 18: abbiamo presentato in Senato una mozione in tal senso, farà da cartina di tornasole per capire chi vuole davvero tutelare lavoratori e imprese e chi invece approfitta della crisi per scatenare una battaglia ideologica dalla quale, di sicuro, uscirà sconfitto un Paese già in ginocchio.</p>
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		<title>Non è tempo di Giochi, nemmeno quelli olimpici!</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 18:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In condizioni normali le Olimpiadi sono sicuramente un evento straordinario e una vetrina unica per il Paese che le ospita. Quelle attuali, però, non sono condizioni normali: la crisi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/I-5-cerchi-olimpici.bmp"><img class="alignright size-full wp-image-9460" title="I 5 cerchi olimpici" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/I-5-cerchi-olimpici.bmp" alt="" /></a>In condizioni normali le Olimpiadi sono sicuramente un evento straordinario e una vetrina unica per il Paese che le ospita. Quelle attuali, però, non sono condizioni normali: la crisi non molla la presa,  le casse dello Stato sono vuote e i Giochi rappresentano un rischio enorme che un Paese come l’Italia oggi non può permettersi di correre. In queste condizioni, perciò, anche noi, che non siamo certo dei tifosi del governo Monti, riteniamo che sia stato saggio e opportuno dire no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020.<span id="more-9459"></span></p>
<p>Certo, sarebbe stato bellissimo per l’Italia tornare a ospitare i Giochi a distanza di sessanta anni da Roma 1960, ma per lanciare una sfida del genere servono tanti soldi e questo non è evidentemente il momento adatto. Stando alle stime del comitato promotore, la spesa complessiva prevista per impianti, infrastrutture, ammodernamento dell’aeroporto di Fiumicino era di circa 10 miliardi di euro, di cui 4,7 a carico dello Stato. Una cifra inevitabilmente destinata a salire, come purtroppo insegnano i tanti precedenti analoghi.  Ebbene, siamo in recessione, ai cittadini vengono chiesti grandi sacrifici, non ci sono nemmeno i fondi per finanziare gli ammortizzatori sociali: dove li andiamo a prendere questi miliardi?</p>
<p>Dicono i sostenitori delle Olimpiadi che i giochi sono un grande business, una imperdibile opportunità di rilancio economico per la città che li ospita. E’ successo solo due volte, per Los Angeles 1984  e per Barcellona 1992, per il resto si sono rivelati soprattutto un terrificante boomerang, basti considerare l’impatto che hanno avuto sull’economia greca i Giochi di Atene del 2004 e l’esempio negativo di Londra della prossima estate</p>
<p>Non è tutto, perché dove ci sono tanti soldi arrivano pure il malaffare e gli speculatori. Lo Stato ci mette denaro pubblico, i privati si lanciano all’assalto della diligenza per razziare anche gli spiccioli. Siamo il Paese degli sprechi, degli appalti gonfiati, delle mazzette facili, dei ‘grandi eventi’ trasformati in macchine mangiasoldi, della corruzione elevata a sistema. Abbiamo vissuto già la vergogna di Italia 90, del Giubileo del 2000, dei Mondiali di nuoto del 2009, non si sente assolutamente il bisogno di dare alle varie cricche, sempre in agguato, un’altra imperdibile occasione per fare affari e soldi sporchi.</p>
<p>Insomma, tutti vorremmo le Olimpiadi in Italia ma semplicemente non possiamo permettercele. Come ha detto Monti, in un altro momento il rischio sarebbe stato anche accettabile ma in questa situazione è piuttosto un rischio non responsabile. Le priorità sono altre. Non è tempo di Giochi, nemmeno quelli olimpici!</p>
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		<title>In Grecia come in Italia si salvano le banche e pagano i lavoratori</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 19:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Felice Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basterà l&#8217;ennesima manovra di lacrime e sangue alla Grecia per evitare il default? E&#8217; quello che si chiedono tutti, a cominciare dai cittadini greci che ieri hanno manifestato in tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA-150x150.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9443" title="GRECIA-150x150" src="http://www.felicebelisario.it/wp-content/uploads/2012/02/GRECIA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Basterà l&#8217;ennesima manovra di lacrime e sangue alla Grecia per evitare il default? E&#8217; quello che si chiedono tutti, a cominciare dai cittadini greci che ieri hanno manifestato <a href="http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_12/grecia-austerity-voto-parlamento_40930928-5581-11e1-9c86-f77f3fe7445c.shtml" target="_blank">in tutte le città</a> in attesa del voto del Parlamento.</p>
<p>La mia impressione è che ormai sia i vertici europei che la Grecia navighino a vista. Francia e Germania detengono rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di titoli tossici greci a cui si aggiungono gli 11,5 miliardi della Gran Bretagna. Pur di non perderci questi Paesi sono disposti ancora a prestare denaro alla Grecia attraverso la Bce e l&#8217;Fmi, in cambio però di manovre sempre più restrittive, operando di fatto un commissariamento dell&#8217;economia ellenica.<span id="more-9442"></span></p>
<p>Non so come andrà a finire, so però che per salvare le banche di questi paesi l&#8217;Europa ha costretto la Grecia a <a href="http://petsalvatore.blogspot.com/2012/02/misure-grecia-non-serviranno-ai-greci.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+Finanza+%28FINANZA%29" target="_blank">misure insostenibili</a>. Insomma, a pagare sono sempre loro (come in Italia, ma in forma assai più drammatica), i lavoratori. Il governo greco ha approvato questa notte il taglio di 15.000 dipendenti pubblici che si aggiunge ai circa 150.000 già tagliati negli ultimi due anni, del 22 per cento dei salari minimi e di 1,1 miliardi di euro nella spesa sanitaria. Misure che si aggiungono a quelle già prese dal precedente governo, come ad esempio una pesante tassazione sulla casa e a una deregulation del mercato del lavoro. La Grecia ha inoltre varato un piano di ristrutturazione del debito con il taglio nominale del 50 per cento dei titoli. Complessivamente, in cambio di queste misure, arriveranno finanziamenti per ridurre il debito di 120 miliardi di euro subito e di circa 130 in un secondo momento. A tutto questo si aggiunga che il ricatto di Francia e Germania prevede che, mentre si taglia il salario sociale e si licenziano i dipendenti pubblici e parapubblici, l&#8217;obbligo, da parte del governo greco, <a href="http://www.cadoinpiedi.it/2012/02/13/armi_alla_grecia_da_germania_e_francia_in_cambio_degli_aiuti.html" target="_blank">all&#8217;acquisto di armi</a> per 12 miliardi di euro, il 3 per cento del pil.</p>
<p>Come potete capire, a fronte del salvataggio delle banche francesi e tedesche (che hanno contribuito a generare titoli tossici), si gettano nella disperazione milioni di famiglie che non hanno alcuna responsabilità se non quella di aver votato, per anni, una classe politica che ha nascosto i buchi di bilancio trovandosi in una situazione drammatica.</p>
<p>Il 20 marzo tutto sarà più chiaro. Se la Grecia non sarà in grado di restituire i primi 14 miliardi di euro sarà costretta a uscire dall&#8217;euro e a cominciare ad attuare la procedura di fallimento. Ad aprile, poi, ci saranno le elezioni. Il destino del popolo greco è nelle sue stesse mani. E non credo che continuerà a votare <a href="http://www.linkiesta.it/crisi-greca-2009-2012" target="_blank">chi lo ha affamato</a>.</p>
<p>E&#8217; possibile un parallelo tra Italia e Grecia? Per il momento direi di no, quello che però è inquietante è la ricetta: Papandreu prima e Papademos ora stanno utilizzando gli stessi strumenti di Berlusconi e Monti: tasse sulla casa, deregulation del mondo del lavoro, blocco (per ora) degli stipendi, controriforma delle pensioni e così via. <a href="http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2012/02/13/la-grecia-brucia/" target="_blank">Il neoliberismo sfrenato dei governi delle banche </a>fa pagare il prezzo della crisi solo al mondo dell&#8217;impresa e del lavoro, salvando i colpevoli: banche, assicurazioni, finanza.</p>
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