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	<title>Anto'stuff</title>
	<link>http://www.fininformatica.it/wp</link>
	<description>Periodically re-invent yourself!!</description>
	<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 14:32:40 +0000</pubDate>
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		<title>Natale 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 14:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>Personali</category>
	<category>LTEver</category>
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		<description><![CDATA[
Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi     Addormentati in panchina o indaffarati a far niente


			
			
				
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe height="360" src="http://www.youtube.com/embed/sMQ9qnraxhk?rel=0" frameborder="0" width="480" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<blockquote><p>Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi     <br />Addormentati in panchina o indaffarati a far niente</p>
</blockquote>
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Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi     Addormentati in panchina o indaffarati a far niente

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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'c52b85ae86a9f26180bea34f2f18eed3', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>MITx</title>
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		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/mitx/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 20:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>E-learning</category>
	<category>LTEver</category>
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		<description><![CDATA[Il MIT rilancia. 
A dieci anni dal lancio dell’Open Course Ware, l’iniziativa che ha praticamente dato il via al movimento delle Open Educational Resources, il prestigioso ateneo tecnologico americano&#160; si appresta a compiere un altro passo destinato nuovamente a lasciare il segno nel panorama dell’apprendimento online.
In realtà, le risorse educative online ormai abbondano, sicuramente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>MIT </strong>rilancia. </p>
<p>A dieci anni dal lancio dell’<a href="http://ocw.mit.edu" target="_blank">Open Course Ware</a>, l’iniziativa che ha praticamente dato il via al movimento delle <strong>Open Educational Resources</strong>, il prestigioso ateneo tecnologico americano&#160; si appresta a compiere un altro passo destinato nuovamente a lasciare il segno nel panorama dell’apprendimento online.</p>
<p>In realtà, le risorse educative online ormai abbondano, sicuramente a livello quantitativo, ma ve ne sono anche molte di alta qualità, utilizzabili sia direttamente dagli studenti che da docenti che vogliano farne la base dei propri materiali di lavoro.</p>
<p>Inoltre, negli anni il concetto di “risorsa” è anche progressivamente mutato, superando la modalità puramente erogativa e includendo veri e propri corsi interattivi e collaborativi, come ben testimoniato dall’esperienza ormai consolidata dei <a href="http://www.fininformatica.it/wp/corsi-open-online-si-fa-sul-serio/" target="_blank">MOOC</a> e dalle <a href="http://www.cs101-class.org/" target="_blank">ultime</a>&#160;<a href="https://www.ai-class.com/" target="_blank">proposte</a> dell’Università di Stanford.</p>
<p>A tutte queste iniziative è però sempre mancata (salvo rare <a href="http://www.immagic.com/eLibrary/ARCHIVES/GENERAL/CHRON_HE/C080925Y.pdf" target="_blank">eccezioni</a>…) la <strong>fase certificativa finale </strong>per cui l’apprendimento basato sulle OER sembrava inesorabilmente relegato nell’ambito dell’educazione informale e non-formale. </p>
<p>Il progetto <a href="http://web.mit.edu/newsoffice/2011/mitx-education-initiative-1219.html" target="_blank">MITx</a> promette ora di superare anche questo limite, dal momento che offrirà prossimamente <strong>corsi completi </strong>gestiti dal MIT, inclusa la <strong>certificazione finale degli apprendimenti</strong>:</p>
<blockquote><p>it will offer the online teaching of MIT courses to people around the world and the opportunity for able learners to gain certification of mastery of MIT material</p>
</blockquote>
<p><font color="#333333">Davvero si potrà quindi ottenere una laurea del MIT, interamente online, gratuitamente e senza superare la durissima selezione in entrata degli studenti?</font></p>
<p><font color="#333333">NO! I responsabili hanno già precisato che la certificazione finale sarà emessa (dietro pagamento di una piccola cifra) da un’istituzione parallela, che avrà anche una denominazione diversa, non confondibile con il MIT.</font></p>
<p><font color="#333333">Certo, siamo ancora alla fase dell’annuncio, dal momento che MITx dovrebbe partire nel 2012, ma certamente ne risentiremo parlare. </font></p>
<p><font color="#333333">La differenza tra formale e informale potrebbe diventare davvero minima, fra non molto.</font></p>
<p><font color="#333333">Peccato che, come al solito, in Italia abbiamo tutti altro a cui pensare…</font></p>
<form id="vozme_form_4da93d444894b9fe990ef117147d1fed" method="post" name="vozme_form_4da93d444894b9fe990ef117147d1fed" target="4da93d444894b9fe990ef117147d1fed" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="MITx.. Il MIT rilancia. 
A dieci anni dal lancio dell’Open Course Ware, l’iniziativa che ha praticamente dato il via al movimento delle Open Educational Resources, il prestigioso ateneo tecnologico americano&#160; si appresta a compiere un altro passo destinato nuovamente a lasciare il segno nel panorama dell’apprendimento online.
In realtà, le risorse educative online ormai abbondano, sicuramente a livello quantitativo, ma ve ne sono anche molte di alta qualità, utilizzabili sia direttamente dagli studenti che da docenti che vogliano farne la base dei propri materiali di lavoro.
Inoltre, negli anni il concetto di “risorsa” è anche progressivamente mutato, superando la modalità puramente erogativa e includendo veri e propri corsi interattivi e collaborativi, come ben testimoniato dall’esperienza ormai consolidata dei MOOC e dalle ultime&#160;proposte dell’Università di Stanford.
A tutte queste iniziative è però sempre mancata (salvo rare eccezioni…) la fase certificativa finale per cui l’apprendimento basato sulle OER sembrava inesorabilmente relegato nell’ambito dell’educazione informale e non-formale. 
Il progetto MITx promette ora di superare anche questo limite, dal momento che offrirà prossimamente corsi completi gestiti dal MIT, inclusa la certificazione finale degli apprendimenti:
it will offer the online teaching of MIT courses to people around the world and the opportunity for able learners to gain certification of mastery of MIT material

Davvero si potrà quindi ottenere una laurea del MIT, interamente online, gratuitamente e senza superare la durissima selezione in entrata degli studenti?
NO! I responsabili hanno già precisato che la certificazione finale sarà emessa (dietro pagamento di una piccola cifra) da un’istituzione parallela, che avrà anche una denominazione diversa, non confondibile con il MIT.
Certo, siamo ancora alla fase dell’annuncio, dal momento che MITx dovrebbe partire nel 2012, ma certamente ne risentiremo parlare. 
La differenza tra formale e informale potrebbe diventare davvero minima, fra non molto.
Peccato che, come al solito, in Italia abbiamo tutti altro a cui pensare…
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '4da93d444894b9fe990ef117147d1fed', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>Arriva il signor Wolf</title>
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		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/arriva-il-signor-wolf/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 14:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>Politica</category>
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		<description><![CDATA[


&#160;
Facciamo finta di non sentire quei pochi molesti (generalmente comunisti, irresponsabili, sovversivi, ecc.) che, invece di ringraziare i prossimi salvatori della patria, gridano alla sospensione della democrazia in favore dell’oligarchia finanziaria. 
Osserviamo serenamente che il fatto di avere l’ex vicepresidente della BCE come primo ministro in Grecia e Mario Monti futuro presidente del consiglio in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object align="left" width="300" height="233"><br />
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<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WqZHXXZ_7nw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="233" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>&#160;</p>
<p>Facciamo finta di non sentire quei pochi molesti (generalmente comunisti, irresponsabili, sovversivi, ecc.) che, invece di ringraziare i prossimi salvatori della patria, gridano alla <a href="http://www.la7.it/infedele/pvideo-stream?id=i473368" target="_blank">sospensione della democrazia</a> in favore dell’oligarchia finanziaria. </p>
<p>Osserviamo serenamente che il fatto di avere l’<strong>ex vicepresidente della BCE </strong>come primo ministro in Grecia e <strong>Mario Monti </strong>futuro presidente del consiglio in Italia, è una <strong>semplice coincidenza</strong>.</p>
<p>Anzi, è una <strong>necessità</strong>, perché sono entrambi <strong>tecnici </strong>di grande valore, chiamati a salvare i rispettivi paesi dalla bancarotta, e dovremmo soltanto ringraziarli ed esserne contenti!</p>
<p>Lasciamo da parte tutto questo obsoleto <strong>apparato ideologico </strong>e speriamo che la cura funzioni veramente.</p>
<p>Mentre aspettiamo e speriamo possiamo però riflettere su alcuni <strong>paradossi </strong>di questa situazione:</p>
<p>1) Ricordo male o per anni e anni ci hanno ripetuto che per i politici, inclusi coloro che ricoprono incarichi di governo, non è importante possedere competenze specifiche, perché la politica opera ad un livello superiore, di mediazione e interpretazione dei bisogni del popolo, di visione generale dei problemi? Sbaglio, o in base a questa logica abbiamo avuto ingegneri ministri della giustizia, avvocati ministri dell’istruzione, e gente senza né arte né parte variamente insediata in ruoli importanti, sia a livello centrale che locale? </p>
<p>E allora, perché solo adesso, improvvisamente, invece abbiamo necessità di esperti, di tecnici? Forse perché i politici sono incapaci? </p>
<p>2) Se l’esito della prima domanda fosse che i politici sono <strong>fondamentalmente incompetenti </strong>e che per risolvere i problemi sono necessarie competenze disciplinari specifiche, allora a cosa servono i mille parlamentari e le migliaia di politici locali? Perché dovremmo periodicamente eleggere stuoli di inetti rappresentanti del popolo, se questi si rivelano inefficienti e inutili?</p>
<p>Perché oggi dobbiamo continuare a <strong>mantenere e pagare profumatamente </strong>migliaia di inutili politici? Non sono loro i primi <strong>esuberi da tagliare</strong>, visto che si sono auto-dichiarati incapaci di risolvere i gravi problemi del paese?</p>
<p>3) Alcuni osservano che il <strong>governo tecnico serve subito, adesso, subito</strong>, per risolvere una situazione di emergenza, per evitare il fallimento del paese, dell’Europa, dell’euro e di chissà cos’altro. Come il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WqZHXXZ_7nw&amp;feature=related" target="_blank">signor Wolf di Pulp Fiction</a>, il tecnico Monti e i suoi <em>pards </em>“risolvono problemi”, ma dovranno operare soltanto per il tempo necessario a <strong>risistemare le cose</strong>.     <br />E poi? Anche ammesso che la squadra di superuomini in arrivo riesca nell’apparente <em>mission impossible </em>che si prospetta, dopo che si fa? Dovremmo forse ridare il <strong>paese in mano ai medesimi incompetenti </strong>che hanno reso necessario questo intervento straordinario? </p>
<p>Allora, forse dovremmo forse avere <strong>sempre e soltanto governi tecnici</strong>?</p>
<p>4) Se la numero 3) è vera, a cosa serve ripetere il rito delle elezioni? </p>
<p>Forse, <strong>l’illusione della democrazia </strong>sta ormai veramente finendo?</p>
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&#160;
Facciamo finta di non sentire quei pochi molesti (generalmente comunisti, irresponsabili, sovversivi, ecc.) che, invece di ringraziare i prossimi salvatori della patria, gridano alla sospensione della democrazia in favore dell’oligarchia finanziaria. 
Osserviamo serenamente che il fatto di avere l’ex vicepresidente della BCE come primo ministro in Grecia e Mario Monti futuro presidente del consiglio in Italia, è una semplice coincidenza.
Anzi, è una necessità, perché sono entrambi tecnici di grande valore, chiamati a salvare i rispettivi paesi dalla bancarotta, e dovremmo soltanto ringraziarli ed esserne contenti!
Lasciamo da parte tutto questo obsoleto apparato ideologico e speriamo che la cura funzioni veramente.
Mentre aspettiamo e speriamo possiamo però riflettere su alcuni paradossi di questa situazione:
1) Ricordo male o per anni e anni ci hanno ripetuto che per i politici, inclusi coloro che ricoprono incarichi di governo, non è importante possedere competenze specifiche, perché la politica opera ad un livello superiore, di mediazione e interpretazione dei bisogni del popolo, di visione generale dei problemi? Sbaglio, o in base a questa logica abbiamo avuto ingegneri ministri della giustizia, avvocati ministri dell’istruzione, e gente senza né arte né parte variamente insediata in ruoli importanti, sia a livello centrale che locale? 
E allora, perché solo adesso, improvvisamente, invece abbiamo necessità di esperti, di tecnici? Forse perché i politici sono incapaci? 
2) Se l’esito della prima domanda fosse che i politici sono fondamentalmente incompetenti e che per risolvere i problemi sono necessarie competenze disciplinari specifiche, allora a cosa servono i mille parlamentari e le migliaia di politici locali? Perché dovremmo periodicamente eleggere stuoli di inetti rappresentanti del popolo, se questi si rivelano inefficienti e inutili?
Perché oggi dobbiamo continuare a mantenere e pagare profumatamente migliaia di inutili politici? Non sono loro i primi esuberi da tagliare, visto che si sono auto-dichiarati incapaci di risolvere i gravi problemi del paese?
3) Alcuni osservano che il governo tecnico serve subito, adesso, subito, per risolvere una situazione di emergenza, per evitare il fallimento del paese, dell’Europa, dell’euro e di chissà cos’altro. Come il signor Wolf di Pulp Fiction, il tecnico Monti e i suoi pards “risolvono problemi”, ma dovranno operare soltanto per il tempo necessario a risistemare le cose.     E poi? Anche ammesso che la squadra di superuomini in arrivo riesca nell’apparente mission impossible che si prospetta, dopo che si fa? Dovremmo forse ridare il paese in mano ai medesimi incompetenti che hanno reso necessario questo intervento straordinario? 
Allora, forse dovremmo forse avere sempre e soltanto governi tecnici?
4) Se la numero 3) è vera, a cosa serve ripetere il rito delle elezioni? 
Forse, l’illusione della democrazia sta ormai veramente finendo?
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '4b0d97906fbb3ccdf47bc61944b4c3c7', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '4b0d97906fbb3ccdf47bc61944b4c3c7', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_4b0d97906fbb3ccdf47bc61944b4c3c7').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<item>
		<title>Asso.Dschola filtro internet per le scuole</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/fininformatica/VQIO/~3/CcZGEFPpdUs/</link>
		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/assodschola-filtro-internet-per-le-scuole/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 15:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>LTEver</category>
	<category>Scuola</category>
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		<description><![CDATA[La presenza di connessioni Internet nelle scuole non è certo una novità. Tuttavia oggi la connettività nella scuola non è più confinata ai laboratori ma è sempre più spesso capillarmente distribuita nelle classi, mediante cablaggio (ad es. per le LIM) o reti wireless.
La necessità di avere un sistema di filtraggio dei contenuti e un efficace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/image.png"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 5px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/image_thumb.png" width="244" height="152" /></a>La presenza di <strong>connessioni Internet </strong>nelle <strong>scuole </strong>non è certo una novità. Tuttavia oggi la connettività nella scuola non è più confinata ai laboratori ma è sempre più spesso <strong>capillarmente distribuita</strong> nelle classi, mediante cablaggio (ad es. per le LIM) o reti wireless.</p>
<p>La necessità di avere un <strong>sistema di filtraggio dei contenuti </strong>e un efficace <strong>firewall </strong>per garantire a studenti e docenti una navigazione il più possibile <strong>sicura e controllata </strong>è quindi sempre più pressante.</p>
<p>Esistono diverse soluzioni commerciali, da tempo sul mercato, che offrono soluzioni interessanti ed efficaci.</p>
<p>La mia scuola, ad esempio, ha utilizzato per diversi anni <a href="http://www.optenet.com/en-us/index.asp" target="_blank">Optenet</a>, un ottimo servizio a pagamento.</p>
<p>Tuttavia questi sono anche tempi di estrema <strong>scarsità di risorse</strong>, per cui ognuno deve cercare di fare la sua parte per <strong>risparmiare</strong>, senza però rinunciare a certi <strong>livelli essenziali di servizio</strong>.</p>
<p><strong><a href="http://www.associazionedschola.it/asso/default.aspx" target="_blank">Asso.Dschola</a> </strong>è una soluzione Open Source, totalmente gratuita, che risolve il problema del firewall e del filtro contenuti a costo praticamente ZERO!</p>
<p>Il software è basato sul noto firewall <strong>Endian Firewall </strong>ed è stato personalizzato (e interamente tradotto in italiano) dai bravissimi colleghi di <a href="http://www.associazionedschola.it" target="_blank">DSchola</a>.</p>
<p>Ebbene, ormai da qualche settimana, la mia scuola, nelle sue tre sedi, offre una <strong>connessione Internet protetta e sicura</strong>, con la possibilità di personalizzazione delle categorie da filtrare (aggiornate nottetempo in modo automatico, dalla black list dell’Università di Tolosa) e di aggiunta/rimozione di singoli siti e domini.</p>
<p>Costo complessivo dell’operazione: <strong>ZERO</strong>. Con l’aiuto del mio volenteroso assistente tecnico, abbiamo riciclato <strong>tre vecchi computer </strong>(veri residuati, già depositati in magazzino..) che sono rinati a nuova vita e sono anche loro orgogliosi di poter essere ancora utili come firewall<img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-smile" alt="Sorriso" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/10/wlEmoticon-smile.png" />. L’<strong>installazione</strong> del software è <strong>semplice</strong>, alla portata di chiunque sappia configurare, ad esempio, il router di casa propria (salvo configurazioni più complesse, comunque possibili, ma che richiedono qualche competenza in più..). La documentazione è ottima, molto chiara e aggiornata e consente di configurare e rendere funzionante il sistema in meno di un’ora.</p>
<p>Le prestazioni sono <strong>ottime</strong>, <strong>superiori a quelle del precedente sistema commerciale</strong>, sia in termini di velocità, che di personalizzazione del filtro e di reportistica.</p>
<p>Questo post vale come ringraziamento personale a <a href="http://www.associazionedschola.it/asso/default.aspx" target="_blank"><strong>Dschola</strong></a><strong> </strong>e in particolare a <strong>Dario Zucchini</strong>, conosciuto in occasione del <strong>BarCamp Scuola </strong>all’ultimo Congresso SIe-L, da cui ho avuto le prime informazioni su Asso.</p>
<p>Colleghi responsabili di laboratori e reti scolastiche, che aspettate? Installate subito <a href="http://www.associazionedschola.it/asso/default.aspx" target="_blank"><strong>Asso.DSchola</strong></a>!</p>
<form id="vozme_form_c94b2fd6e94102c01582e1d090e35f8d" method="post" name="vozme_form_c94b2fd6e94102c01582e1d090e35f8d" target="c94b2fd6e94102c01582e1d090e35f8d" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Asso.Dschola filtro internet per le scuole.. La presenza di connessioni Internet nelle scuole non è certo una novità. Tuttavia oggi la connettività nella scuola non è più confinata ai laboratori ma è sempre più spesso capillarmente distribuita nelle classi, mediante cablaggio (ad es. per le LIM) o reti wireless.
La necessità di avere un sistema di filtraggio dei contenuti e un efficace firewall per garantire a studenti e docenti una navigazione il più possibile sicura e controllata è quindi sempre più pressante.
Esistono diverse soluzioni commerciali, da tempo sul mercato, che offrono soluzioni interessanti ed efficaci.
La mia scuola, ad esempio, ha utilizzato per diversi anni Optenet, un ottimo servizio a pagamento.
Tuttavia questi sono anche tempi di estrema scarsità di risorse, per cui ognuno deve cercare di fare la sua parte per risparmiare, senza però rinunciare a certi livelli essenziali di servizio.
Asso.Dschola è una soluzione Open Source, totalmente gratuita, che risolve il problema del firewall e del filtro contenuti a costo praticamente ZERO!
Il software è basato sul noto firewall Endian Firewall ed è stato personalizzato (e interamente tradotto in italiano) dai bravissimi colleghi di DSchola.
Ebbene, ormai da qualche settimana, la mia scuola, nelle sue tre sedi, offre una connessione Internet protetta e sicura, con la possibilità di personalizzazione delle categorie da filtrare (aggiornate nottetempo in modo automatico, dalla black list dell’Università di Tolosa) e di aggiunta/rimozione di singoli siti e domini.
Costo complessivo dell’operazione: ZERO. Con l’aiuto del mio volenteroso assistente tecnico, abbiamo riciclato tre vecchi computer (veri residuati, già depositati in magazzino..) che sono rinati a nuova vita e sono anche loro orgogliosi di poter essere ancora utili come firewall. L’installazione del software è semplice, alla portata di chiunque sappia configurare, ad esempio, il router di casa propria (salvo configurazioni più complesse, comunque possibili, ma che richiedono qualche competenza in più..). La documentazione è ottima, molto chiara e aggiornata e consente di configurare e rendere funzionante il sistema in meno di un’ora.
Le prestazioni sono ottime, superiori a quelle del precedente sistema commerciale, sia in termini di velocità, che di personalizzazione del filtro e di reportistica.
Questo post vale come ringraziamento personale a Dschola e in particolare a Dario Zucchini, conosciuto in occasione del BarCamp Scuola all’ultimo Congresso SIe-L, da cui ho avuto le prime informazioni su Asso.
Colleghi responsabili di laboratori e reti scolastiche, che aspettate? Installate subito Asso.DSchola!
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'c94b2fd6e94102c01582e1d090e35f8d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'c94b2fd6e94102c01582e1d090e35f8d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_c94b2fd6e94102c01582e1d090e35f8d').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Barcamp sulla scuola al Congresso SIe-L 2011</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/fininformatica/VQIO/~3/3dpaTeoPeCs/</link>
		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/barcamp-sulla-scuola-al-congresso-sie-l-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 13:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>E-learning</category>
	<category>LTEver</category>
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		<description><![CDATA[Il Congresso SIe-L 2011, che si terrà a Reggio Emilia dal 14 al 16 prossimi si contraddistingue per diversi elementi innovativi, tra cui le web conference (ne ho coordinata una davvero bella a luglio) e i barcamp.
I barcamp sono luoghi di discussione informali, momenti di condivisione tematici nati un po’ in contrapposizione con i tradizionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/image.png"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 5px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/09/image_thumb.png" width="230" height="130" /></a>Il <a href="http://www.siel2011.it/" target="_blank">Congresso SIe-L 2011</a>, che si terrà a Reggio Emilia dal 14 al 16 prossimi si contraddistingue per diversi elementi innovativi, tra cui le <strong>web conference</strong> (ne ho coordinata <a href="http://www.siel2011.it/index.php/videoregistrazioni/52-140711-web-session-3c-scuola" target="_blank">una davvero bella a luglio</a>) e i <a href="http://www.siel2011.it/index.php/component/content/article/67-barcamp-scuola-documento-di-avvio" target="_blank"><strong>barcamp</strong></a>.</p>
<p>I <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp" target="_blank">barcamp</a> </strong>sono luoghi di discussione informali, momenti di condivisione tematici nati un po’ in contrapposizione con i tradizionali congressi accademici, dove di solito si assiste ad una rigida divisione dei ruoli: i relatori da una parte e il pubblico dall’altra.</p>
<p>Nei barcamp non ci sono ruoli separati: <strong>relatori e pubblico si confondono e si mescolano</strong>, chiunque può proporre una presentazione o uno spunto di discussione.</p>
<p>Con l’amico <a href="http://www.giannimarconato.it/" target="_blank">Gianni Marconato</a>, sarò tra i coordinatori del barcamp dedicato al <a href="http://www.siel2011.it/index.php/component/content/article/67-barcamp-scuola-documento-di-avvio" target="_blank">mondo della scuola</a>, che si terrà nel pomeriggio&#160; del <strong>15 settembre, </strong>nel quale vorremmo proporre come tema principale la <strong>riflessione critica sulle pratiche di didattica con le tecnologie</strong>.</p>
<p>Cari <strong>amici insegnanti</strong>, siete tutti invitati a partecipare! L’<a href="http://www.siel2011.it/conftool/" target="_blank">iscrizione</a> è gratuita e c’è anche <a href="http://www.siel2011.it/index.php/component/content/article/53-concessione-esonero-dal-servizio-per-insegnanti-che-partecipano-a-siel2011" target="_blank">l’esonero ministeriale</a>!</p>
<p>Questi i link per: ulteriori informazioni sui <a href="http://www.siel2011.it/index.php/component/content/article/67-barcamp-scuola-documento-di-avvio" target="_blank">temi del barcamp</a>&#160; (salvo ulteriori proposte, sempre bene accette), <a href="http://www.siel2011.it/index.php/forum/5-barcamp-scuola" target="_blank">discussione preliminare e prenotazione degli interventi</a>.</p>
<p>News dell’ultimissimo minuto: chi non potesse partecipare in presenza il 15 ma volesse comunque dare il suo contributo, può farlo attraverso un breve (max 10 minuti) intervento video registrato in precedenza, a cura dello staff tecnico dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Prenotatevi sul <a href="http://www.siel2011.it/index.php/forum/5-barcamp-scuola/21-interventi-registrati-in-precedenza#21" target="_blank">forum</a>!</p>
<form id="vozme_form_2f034fd203c20395d95585ecf9c7b4b7" method="post" name="vozme_form_2f034fd203c20395d95585ecf9c7b4b7" target="2f034fd203c20395d95585ecf9c7b4b7" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Barcamp sulla scuola al Congresso SIe-L 2011.. Il Congresso SIe-L 2011, che si terrà a Reggio Emilia dal 14 al 16 prossimi si contraddistingue per diversi elementi innovativi, tra cui le web conference (ne ho coordinata una davvero bella a luglio) e i barcamp.
I barcamp sono luoghi di discussione informali, momenti di condivisione tematici nati un po’ in contrapposizione con i tradizionali congressi accademici, dove di solito si assiste ad una rigida divisione dei ruoli: i relatori da una parte e il pubblico dall’altra.
Nei barcamp non ci sono ruoli separati: relatori e pubblico si confondono e si mescolano, chiunque può proporre una presentazione o uno spunto di discussione.
Con l’amico Gianni Marconato, sarò tra i coordinatori del barcamp dedicato al mondo della scuola, che si terrà nel pomeriggio&#160; del 15 settembre, nel quale vorremmo proporre come tema principale la riflessione critica sulle pratiche di didattica con le tecnologie.
Cari amici insegnanti, siete tutti invitati a partecipare! L’iscrizione è gratuita e c’è anche l’esonero ministeriale!
Questi i link per: ulteriori informazioni sui temi del barcamp&#160; (salvo ulteriori proposte, sempre bene accette), discussione preliminare e prenotazione degli interventi.
News dell’ultimissimo minuto: chi non potesse partecipare in presenza il 15 ma volesse comunque dare il suo contributo, può farlo attraverso un breve (max 10 minuti) intervento video registrato in precedenza, a cura dello staff tecnico dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Prenotatevi sul forum!
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '2f034fd203c20395d95585ecf9c7b4b7', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '2f034fd203c20395d95585ecf9c7b4b7', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_2f034fd203c20395d95585ecf9c7b4b7').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Corsi Open Online: si fa sul serio?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/fininformatica/VQIO/~3/GDQFFRrA9bY/</link>
		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/corsi-open-online-si-fa-sul-serio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 13:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>E-learning</category>
	<category>LTEver</category>
	<category>OpenEd</category>
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		<description><![CDATA[Neanche tre anni fa l&#8217;amico David Wiley veniva criticato (quasi irriso…) per “non avere chiesto il permesso” alla sua Università prima di rilasciare il certificato di frequenza del corso Intro Open Ed 2007.
L’autore dell’articolo, apparso sul prestigioso Chronicle of Higher Education si chiedeva:
Who needs college credit when you have a makeshift diploma from a superstar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/image.png"><img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 0px 5px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="right" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/image_thumb.png" width="244" height="213" /></a>Neanche tre anni fa l&#8217;amico David Wiley veniva <a href="http://www.immagic.com/eLibrary/ARCHIVES/GENERAL/CHRON_HE/C080925Y.pdf" target="_blank">criticato</a> (quasi irriso…) per “non avere chiesto il permesso” alla sua Università prima di rilasciare il <strong>certificato di frequenza </strong>del corso <a href="http://opencontent.org/wiki/index.php?title=Intro_Open_Ed_Syllabus" target="_blank">Intro Open Ed 2007</a>.</p>
<p>L’autore dell’articolo, apparso sul prestigioso <a href="http://chronicle.com/section/Home/5" target="_blank">Chronicle of Higher Education</a> si chiedeva:</p>
<blockquote><p>Who needs college credit when you have a makeshift diploma from a superstar professor?</p>
</blockquote>
<p>Strana nemesi: nello stesso articolo si trovano infatti sia un accenno all’allora imminente <a href="http://ltc.umanitoba.ca/connectivism/" target="_blank">CCK08</a> di Siemens e Downes, per il quale sarà introdotto per la prima volta il termine <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Massive_open_online_course" target="_blank">MOOC</a> (Massive Open Online Course, ora c’è anche la voce su Wikipedia, con una citazione del mio <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Massive_open_online_course" target="_blank">articolo</a>! <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-smile" alt="Sorriso" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/wlEmoticon-smile.png" />), sia un riferimento all’istituzione protagonista dell’iniziativa oggetto di questo post!</p>
<p>Sembravano stravaganze di accademici idealisti, invece ora per la prima volta una <strong>Università</strong>, non un eccentrico professore, offre un corso open online di tipo “massivo” per il quale sarà prevista una certificazione.</p>
<p>E non si tratta di qualche oscuro ateneo di provincia: l’<strong>Università di Stanford</strong>, dopo aver varato un’<a href="http://see.stanford.edu/" target="_blank">iniziativa OER più tradizionale</a>, propone ora un vero salto di qualità per la cosiddetta <a href="http://www.smashwords.com/books/view/77938" target="_blank">DIY</a> (<em>Do-It-Yourself</em>) Education. </p>
<p>Il corso <a href="http://www.ai-class.com/" target="_blank"><strong>Introduction to Artificial Intelligence</strong></a> offerto da Stanford segna un <strong>passaggio importante </strong>per la Open Education e si caratterizza per diversi <strong>punti innovativi</strong>, rispetto ai precedenti MOOC:</p>
<ul>
<li>si tratta di un corso <strong>molto impegnativo</strong>, che richiede pre-conoscenze di tipo matematico non banali. E’ un <strong>corso scientifico “duro”</strong>, a differenza dei precedenti, molto più accessibili. In qualche modo, si può dire che con questo MOOC… <strong>si fa sul serio</strong>, “astenersi perditempo”! </li>
<li>è previsto un vero e proprio <strong>libro di testo, </strong>laddove i precedenti si basavano su risorse aperte online oltre che su un modello didattico molto meno tradizionale. Gli autori del libro sono i docenti del corso… <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-winkingsmile" alt="Occhiolino" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/08/wlEmoticon-winkingsmile.png" /> e il volume costa circa $150! Chissà, forse un modello di sostenibilità? “OK, segui gratis il corso però acquisti il libro”? </li>
<li>è prevista una vera e propria <strong>valutazione degli apprendimenti </strong>anche per i partecipanti online, identica a quella degli studenti in presenza; </li>
<li>si nota una certa <strong>attenzione verso gli studenti non di madrelingua inglese </strong>(saranno probabilmente resi disponibili i testi scritti delle lezioni); </li>
<li>se è vero che anche questa volta i corsisti online NON otterranno un vero diploma dell’Università di Stanford,&#160; tuttavia avranno la possibilità di <strong>misurarsi con i criteri di valutazione </strong>di quella prestigiosa istituzione, e riceveranno comunque una </li>
</ul>
<blockquote><p>letter of completion from the instructors which will include information on how well you did</p>
<p>Qualcosa in più del “certificato fatto in casa” di David (che io comunque conservo ed esibisco con orgoglio). E, a quanto pare, <a href="http://chronicle.com/blogs/wiredcampus/stanford-u-offers-free-online-course-in-artificial-intelligence" target="_blank">senza “scandalo”</a>, questa volta!</p>
<p>I tempi stanno davvero cambiando? Forse, ma non necessariamente in meglio, secondo <a href="http://www.downes.ca/cgi-bin/page.cgi?post=56008" target="_blank">alcuni</a>..</p>
</blockquote>
<form id="vozme_form_35ca60018396826ee1987f9ef89e648c" method="post" name="vozme_form_35ca60018396826ee1987f9ef89e648c" target="35ca60018396826ee1987f9ef89e648c" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Corsi Open Online: si fa sul serio?.. Neanche tre anni fa l&#8217;amico David Wiley veniva criticato (quasi irriso…) per “non avere chiesto il permesso” alla sua Università prima di rilasciare il certificato di frequenza del corso Intro Open Ed 2007.
L’autore dell’articolo, apparso sul prestigioso Chronicle of Higher Education si chiedeva:
Who needs college credit when you have a makeshift diploma from a superstar professor?

Strana nemesi: nello stesso articolo si trovano infatti sia un accenno all’allora imminente CCK08 di Siemens e Downes, per il quale sarà introdotto per la prima volta il termine MOOC (Massive Open Online Course, ora c’è anche la voce su Wikipedia, con una citazione del mio articolo! ), sia un riferimento all’istituzione protagonista dell’iniziativa oggetto di questo post!
Sembravano stravaganze di accademici idealisti, invece ora per la prima volta una Università, non un eccentrico professore, offre un corso open online di tipo “massivo” per il quale sarà prevista una certificazione.
E non si tratta di qualche oscuro ateneo di provincia: l’Università di Stanford, dopo aver varato un’iniziativa OER più tradizionale, propone ora un vero salto di qualità per la cosiddetta DIY (Do-It-Yourself) Education. 
Il corso Introduction to Artificial Intelligence offerto da Stanford segna un passaggio importante per la Open Education e si caratterizza per diversi punti innovativi, rispetto ai precedenti MOOC:

si tratta di un corso molto impegnativo, che richiede pre-conoscenze di tipo matematico non banali. E’ un corso scientifico “duro”, a differenza dei precedenti, molto più accessibili. In qualche modo, si può dire che con questo MOOC… si fa sul serio, “astenersi perditempo”! 
è previsto un vero e proprio libro di testo, laddove i precedenti si basavano su risorse aperte online oltre che su un modello didattico molto meno tradizionale. Gli autori del libro sono i docenti del corso…  e il volume costa circa $150! Chissà, forse un modello di sostenibilità? “OK, segui gratis il corso però acquisti il libro”? 
è prevista una vera e propria valutazione degli apprendimenti anche per i partecipanti online, identica a quella degli studenti in presenza; 
si nota una certa attenzione verso gli studenti non di madrelingua inglese (saranno probabilmente resi disponibili i testi scritti delle lezioni); 
se è vero che anche questa volta i corsisti online NON otterranno un vero diploma dell’Università di Stanford,&#160; tuttavia avranno la possibilità di misurarsi con i criteri di valutazione di quella prestigiosa istituzione, e riceveranno comunque una 

letter of completion from the instructors which will include information on how well you did
Qualcosa in più del “certificato fatto in casa” di David (che io comunque conservo ed esibisco con orgoglio). E, a quanto pare, senza “scandalo”, questa volta!
I tempi stanno davvero cambiando? Forse, ma non necessariamente in meglio, secondo alcuni..

" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '35ca60018396826ee1987f9ef89e648c', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '35ca60018396826ee1987f9ef89e648c', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_35ca60018396826ee1987f9ef89e648c').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Il valore delle case</title>
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		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/il-valore-delle-case/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 10:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>Personali</category>
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		<description><![CDATA[Tramite Facebook apprendo che una famiglia di amici americani cambia casa (Auguri a David e Rose!).
Dal momento che il caldo mi impedisce di fare cose più serie, perdo ulteriore tempo (visto che cazzeggiavo in FB, è ovvio, già stavo perdendo tempo ), perché mi incuriosisco e finisco su un sito immobiliare USA.
Scopro quindi che una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tramite Facebook apprendo che una famiglia di amici americani cambia casa (Auguri a David e Rose!).</p>
<p>Dal momento che il caldo mi impedisce di fare cose più serie, perdo ulteriore tempo (visto che cazzeggiavo in FB, è ovvio, già stavo perdendo tempo <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-winkingsmile" alt="Occhiolino" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/wlEmoticon-winkingsmile1.png" />), perché mi incuriosisco e finisco su un sito immobiliare USA.</p>
<p>Scopro quindi che una <a href="http://www.houseofbrokers.com/p/53/333519?" target="_blank"><strong>graziosa casetta indipendente</strong></a> di 245mq complessivi, molto bella e curata, in una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Columbia,_Missouri" target="_blank">cittadina del Missouri</a>, più o meno delle stesse dimensioni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Spezia" target="_blank">Spezia</a> (ma a occhio e croce con qualche cosetta in più, ad esempio la sede di una prestigiosa università..), costa <strong>$208.000 </strong>ovvero circa <strong>€146.000</strong>, precisamente quanto un <strong><a href="http://www.tecnocasa.it/site/it/contents/iltuoimmobile/propertyResults/compro.html?propertyDetails&amp;searchRequest.destinationProperty=CIVIL&amp;searchRequest.districtId=73800372503952&amp;searchRequest.mission=acquis&amp;searchRequest.pageSize=10&amp;searchRequest.price=0&amp;searchRequest.radius=3&amp;searchRequest.searchId=it_1345157660&amp;searchRequest.squareMeters=0&amp;searchRequest.townId=13800324507840&amp;propertyId=20674329&amp;searchRequest.pageNumber=2" target="_blank">buco di 60mq</a> </strong>a due passi da casa mia!</p>
<p><a href="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/image.png"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/image_thumb.png" width="244" height="164" /></a>vs <a href="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/image1.png"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/image_thumb1.png" width="164" height="244" /></a></p>
<p>Il confronto tra le due schede e relative, impietose, fotografie è devastante…</p>
<p>Perché è così difficile vivere, in questo paese?</p>
<form id="vozme_form_d5c664bccb6f4227dd25e699512b8f98" method="post" name="vozme_form_d5c664bccb6f4227dd25e699512b8f98" target="d5c664bccb6f4227dd25e699512b8f98" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il valore delle case.. Tramite Facebook apprendo che una famiglia di amici americani cambia casa (Auguri a David e Rose!).
Dal momento che il caldo mi impedisce di fare cose più serie, perdo ulteriore tempo (visto che cazzeggiavo in FB, è ovvio, già stavo perdendo tempo ), perché mi incuriosisco e finisco su un sito immobiliare USA.
Scopro quindi che una graziosa casetta indipendente di 245mq complessivi, molto bella e curata, in una cittadina del Missouri, più o meno delle stesse dimensioni di Spezia (ma a occhio e croce con qualche cosetta in più, ad esempio la sede di una prestigiosa università..), costa $208.000 ovvero circa €146.000, precisamente quanto un buco di 60mq a due passi da casa mia!
vs 
Il confronto tra le due schede e relative, impietose, fotografie è devastante…
Perché è così difficile vivere, in questo paese?
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'd5c664bccb6f4227dd25e699512b8f98', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'd5c664bccb6f4227dd25e699512b8f98', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_d5c664bccb6f4227dd25e699512b8f98').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>PISA 2009 e competenze digitali</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/fininformatica/VQIO/~3/7b4rB8rb-3Q/</link>
		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/pisa-2009-e-competenze-digitali/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 21:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>Mondo digitale</category>
	<category>LTEver</category>
	<category>Scuola</category>
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		<description><![CDATA[A fine giugno l’OECD ha pubblicato un volume basato sui test PISA del 2009, dedicato alle competenze digitali e in particolare al Digital Reading, definita come:
PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.

con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fine giugno l’<strong>OECD</strong> ha pubblicato un volume basato sui <strong>test PISA del 2009</strong>, dedicato alle <strong>competenze digitali </strong>e in particolare al <strong>Digital Reading</strong>, definita come:</p>
<blockquote><p>PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.</p>
</blockquote>
<p><font color="#333333">con la seguente particolarità:</font></p>
<blockquote><p>Digital texts are conceived of as a subset of written texts. For the purposes of PISA 2009, digital text is synonymous with hypertext</p>
</blockquote>
<p><font color="#333333">In sostanza: la capacità di muoversi correttamente in un ambiente ipertestuale e di interpretarlo in modo efficace.</font></p>
<p>Il titolo del volume è infatti <a href="http://www.pisa.oecd.org/document/57/0,3746,en_32252351_46584327_48265529_1_1_1_1,00.html" target="_blank">Students On Line: Digital Technologies and Performance</a>. Si tratta di un volumone di 395 pagine che contiene, come usuale nelle pubblicazioni OECD, un’infinità di tabelle e grafici che richiederebbero uno studio approfondito.</p>
<p>Per fortuna, l’<strong>Executive Summary </strong>ci viene in aiuto! <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-smile" alt="Sorriso" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/wlEmoticon-smile1.png" /> </p>
<p>Dal sommario emergono interessantissime evidenze (pag. 20), tra le quali vorrei segnalarne un paio:</p>
<ul>
<li>un <strong>macigno</strong> sull’ormai logoro dibattito sui <strong>nativi digitali</strong>: </li>
</ul>
<blockquote><p>powerful evidence that today’s 15-year-olds, the “digital natives”, do not automatically know how to operate effectively in the digital environment, as has sometimes been claimed</p>
</blockquote>
<p><font color="#333333">e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio:</font></p>
<blockquote><p>Access to ICT has grown significantly in recent years and, as a result, fewer than 1% of students across OECD countries reported that they had never used a computer; but a digital divide in the use of ICT is still evident between and within countries</p>
</blockquote>
<p><font color="#333333">In sintesi, è vero che <strong>tutti i quindicenni usano i computer</strong>, ma possiedono reali <strong>competenze digitali </strong>molto <strong>diversificate</strong>, spiegate soprattutto dalla loro <strong>condizione socio-economica</strong>. Altro che <em>generazione digitale</em>!</font></p>
<ul>
<li><font color="#333333">una seria <strong>critica all’uso delle ICT a scuola</strong>:</font> </li>
</ul>
<blockquote><p>Using a computer at home is related to digital reading performance in all 17 participating countries and economies, but that is not always true for computer use at school</p>
</blockquote>
<p><font color="#333333">Sì, avete capito bene! </font></p>
<blockquote><p>the <strong>relationship between students’ computer use at school and performance in digital reading tends to be negative with a slight curve</strong>, which means that more intensive use is associated with lower scores</p>
</blockquote>
<p>Insomma, l’<strong>uso intensivo dei computer a scuola </strong>sarebbe addirittura <strong>correlato negativamente </strong>con le capacità di digital reading! </p>
<p>C’è veramente di che riflettere… (e <a href="http://blogs.oii.ox.ac.uk/cobo/?p=283" target="_blank">qualcuno sta già cominciando a farlo</a>).    <br /><font size="3" face="Arial">AGGIORNAMENTO 8/8/2011: <a href="http://www.imille.org/2011/08/sulle-nuove-tecnologie-la-scuola-e-da-bocciare/" target="_blank">un ottimo approfondimento di Marco Campione</a>.</font></p>
<p><font color="#333333"></font></p>
<form id="vozme_form_97d0a464331ac340393b6c3784f65c51" method="post" name="vozme_form_97d0a464331ac340393b6c3784f65c51" target="97d0a464331ac340393b6c3784f65c51" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="PISA 2009 e competenze digitali.. A fine giugno l’OECD ha pubblicato un volume basato sui test PISA del 2009, dedicato alle competenze digitali e in particolare al Digital Reading, definita come:
PISA defines reading literacy as understanding, using, reflecting on and engaging with written texts, in order to achieve one’s goals, develop one’s knowledge and potential, and participate in society.

con la seguente particolarità:
Digital texts are conceived of as a subset of written texts. For the purposes of PISA 2009, digital text is synonymous with hypertext

In sostanza: la capacità di muoversi correttamente in un ambiente ipertestuale e di interpretarlo in modo efficace.
Il titolo del volume è infatti Students On Line: Digital Technologies and Performance. Si tratta di un volumone di 395 pagine che contiene, come usuale nelle pubblicazioni OECD, un’infinità di tabelle e grafici che richiederebbero uno studio approfondito.
Per fortuna, l’Executive Summary ci viene in aiuto!  
Dal sommario emergono interessantissime evidenze (pag. 20), tra le quali vorrei segnalarne un paio:

un macigno sull’ormai logoro dibattito sui nativi digitali: 

powerful evidence that today’s 15-year-olds, the “digital natives”, do not automatically know how to operate effectively in the digital environment, as has sometimes been claimed

e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio:
Access to ICT has grown significantly in recent years and, as a result, fewer than 1% of students across OECD countries reported that they had never used a computer; but a digital divide in the use of ICT is still evident between and within countries

In sintesi, è vero che tutti i quindicenni usano i computer, ma possiedono reali competenze digitali molto diversificate, spiegate soprattutto dalla loro condizione socio-economica. Altro che generazione digitale!

una seria critica all’uso delle ICT a scuola: 

Using a computer at home is related to digital reading performance in all 17 participating countries and economies, but that is not always true for computer use at school

Sì, avete capito bene! 
the relationship between students’ computer use at school and performance in digital reading tends to be negative with a slight curve, which means that more intensive use is associated with lower scores

Insomma, l’uso intensivo dei computer a scuola sarebbe addirittura correlato negativamente con le capacità di digital reading! 
C’è veramente di che riflettere… (e qualcuno sta già cominciando a farlo).    AGGIORNAMENTO 8/8/2011: un ottimo approfondimento di Marco Campione.

" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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		<title>E se non fosse un social network per giovani?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/fininformatica/VQIO/~3/C14OlqenGKg/</link>
		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/e-se-non-fosse-un-social-network-per-giovani/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 07:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>Mondo digitale</category>
	<category>LTEver</category>
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		<description><![CDATA[Facebook ha molti difetti, lo sappiamo: le limitazioni, la&#160; noiosa&#160; uniformità grafica, le infine implicazioni per la privacy, la pubblicità a volte invadente, mettiamoci pure la malcelata antipatia verso il suo ideatore , l’egemonia che sta assumendo sulla&#160; rete, fagocitando tutto e indebolendo altre forme di espressione come&#160; i blog.
Ha&#160; secondo me però un grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facebook ha molti <strong>difetti</strong>, lo sappiamo: le limitazioni, la&#160; noiosa&#160; uniformità grafica, le infine implicazioni per la privacy, la pubblicità a volte invadente, mettiamoci pure la malcelata antipatia verso il suo ideatore <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-smile" alt="Sorriso" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/wlEmoticon-smile.png" />, l’egemonia che sta assumendo sulla&#160; rete, fagocitando tutto e indebolendo altre forme di espressione come&#160; i blog.</p>
<p>Ha&#160; secondo me però un grande pregio: è <strong>inter-generazionale</strong>. Ben pochi adulti usano Messenger, non si trova nessun adolescente in LinkedIn, Twitter è ancora tutto sommato elitario, ma in Facebook si può trovare sia la nonna che il nipote, reciprocamente “amici” che si taggano l’un l’altro su foto e filmati.</p>
<p>Genitori e figli, insegnanti e studenti sono spesso <em>amici</em> su FB (e magari invece non lo sono così tanto, nella realtà..): c’è chi dice che sia un bene e chi sostiene che non si dovrebbe (ma va sempre considerato il contesto). Rimane il fatto che Facebook è uno <strong>spazio condiviso</strong>, un’area d’incontro, reale o quantomeno <em>possibile </em>tra <strong>diverse generazioni</strong>. E non mi pare poco.</p>
<p>Ora è arrivato <strong><a href="https://plus.google.com/" target="_blank">Google+</a></strong>, e in molti ne dicono già un gran bene. Sono stato invitato e sto curiosando da un paio di giorni.</p>
<p>Non ho voglia di recensire questa e quella funzione. Sennò dovrei dire che mi piace la facilità d’uso, la barra di Google in alto che ormai ti avvolge a 360° (anche un po’ inquietante, però..). Oppure che le scelte linguistiche dei traduttori italiani sono pessime (lo so che “cerchia di amici” è un’espressione comune, ma vorrei sapere in quanti, prima d’ora, avevano usato il plurale “cerchie”: orribile!).</p>
<p>I <strong><em>circles </em></strong>(scusate l’inglese, non riesco a dire “cerchie”!), con la possibilità di selezionare “a chi mostrare&#160; cosa”,&#160; sono un po’ la “trovata geniale” di Google+, l’espediente che dovrebbe risolvere tutti i problemi di privacy. Per la cronaca, è interessante vedere come <a href="http://www.elgg.org/" target="_blank">Elgg</a>, un mio ..vecchio amore, avesse già incorporato un sistema praticamente identico per la gestione della privacy dei contenuti, anche più avanzato di questo: ogni singolo pezzo di informazione (ad esempio un campo del profilo, come il telefono) può essere reso disponibile a tutti oppure a gruppi selezionati (il buon vecchio <a href="http://lte-unifi.net/" target="_blank">LTEver</a> era avanti, insomma! <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-winkingsmile" alt="Occhiolino" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/07/wlEmoticon-winkingsmile.png" />).</p>
<p>Mi chiedo però se questo sistema, peraltro eccellente, troverà consensi in quella fascia di utenti che paradossalmente ne avrebbe più bisogno, ovvero i giovani e gli adolescenti, i quali come ben sappiamo a volte non brillano per consapevolezza rispetto alle problematiche della privacy (ma nemmeno molti adulti, a onor del vero!).</p>
<p>Davvero i ragazzi avranno voglia di impostare diligentemente le loro <em>cerchie </em>(vabbè, l’ho detto!)? Ho molti dubbi su questo, oltre al fatto che rimettersi nuovamente a catalogare i propri contatti non è un’operazione piacevole, il pensiero mi rende stanco ancor prima di iniziare!</p>
<p>Fare oggi previsioni su Google+ è un’operazione da veggenti da quattro soldi ed espone a rischi clamorosi di smentita, però una la faccio ugualmente: per come si presenta finora, mi sembra che Google+ sia destinato più che altro ad un <strong>pubblico adulto</strong>.</p>
<p>E’ un peccato, perché una forte migrazione di adulti, a discapito di FB, avrebbe come conseguenza il venir meno di quello spazio virtuale comune che è una risorsa positiva, in un epoca nella quale siamo tutti sempre più <em><a href="http://www.amazon.com/Alone-Together-Expect-Technology-Other/dp/0465010210" target="_blank">alone together</a> (</em>grazie Sherry<em>).</em></p>
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Ha&#160; secondo me però un grande pregio: è inter-generazionale. Ben pochi adulti usano Messenger, non si trova nessun adolescente in LinkedIn, Twitter è ancora tutto sommato elitario, ma in Facebook si può trovare sia la nonna che il nipote, reciprocamente “amici” che si taggano l’un l’altro su foto e filmati.
Genitori e figli, insegnanti e studenti sono spesso amici su FB (e magari invece non lo sono così tanto, nella realtà..): c’è chi dice che sia un bene e chi sostiene che non si dovrebbe (ma va sempre considerato il contesto). Rimane il fatto che Facebook è uno spazio condiviso, un’area d’incontro, reale o quantomeno possibile tra diverse generazioni. E non mi pare poco.
Ora è arrivato Google+, e in molti ne dicono già un gran bene. Sono stato invitato e sto curiosando da un paio di giorni.
Non ho voglia di recensire questa e quella funzione. Sennò dovrei dire che mi piace la facilità d’uso, la barra di Google in alto che ormai ti avvolge a 360° (anche un po’ inquietante, però..). Oppure che le scelte linguistiche dei traduttori italiani sono pessime (lo so che “cerchia di amici” è un’espressione comune, ma vorrei sapere in quanti, prima d’ora, avevano usato il plurale “cerchie”: orribile!).
I circles (scusate l’inglese, non riesco a dire “cerchie”!), con la possibilità di selezionare “a chi mostrare&#160; cosa”,&#160; sono un po’ la “trovata geniale” di Google+, l’espediente che dovrebbe risolvere tutti i problemi di privacy. Per la cronaca, è interessante vedere come Elgg, un mio ..vecchio amore, avesse già incorporato un sistema praticamente identico per la gestione della privacy dei contenuti, anche più avanzato di questo: ogni singolo pezzo di informazione (ad esempio un campo del profilo, come il telefono) può essere reso disponibile a tutti oppure a gruppi selezionati (il buon vecchio LTEver era avanti, insomma! ).
Mi chiedo però se questo sistema, peraltro eccellente, troverà consensi in quella fascia di utenti che paradossalmente ne avrebbe più bisogno, ovvero i giovani e gli adolescenti, i quali come ben sappiamo a volte non brillano per consapevolezza rispetto alle problematiche della privacy (ma nemmeno molti adulti, a onor del vero!).
Davvero i ragazzi avranno voglia di impostare diligentemente le loro cerchie (vabbè, l’ho detto!)? Ho molti dubbi su questo, oltre al fatto che rimettersi nuovamente a catalogare i propri contatti non è un’operazione piacevole, il pensiero mi rende stanco ancor prima di iniziare!
Fare oggi previsioni su Google+ è un’operazione da veggenti da quattro soldi ed espone a rischi clamorosi di smentita, però una la faccio ugualmente: per come si presenta finora, mi sembra che Google+ sia destinato più che altro ad un pubblico adulto.
E’ un peccato, perché una forte migrazione di adulti, a discapito di FB, avrebbe come conseguenza il venir meno di quello spazio virtuale comune che è una risorsa positiva, in un epoca nella quale siamo tutti sempre più alone together (grazie Sherry).
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '5eb6b93edcf8e225903efbb11da20b34', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>Tradurre la Khan Academy</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/fininformatica/VQIO/~3/WVMqouqQAfo/</link>
		<comments>http://www.fininformatica.it/wp/tradurre-la-khan-academy/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 13:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.fini</dc:creator>
		
	<category>E-learning</category>
	<category>LTEver</category>
	<category>Scuola</category>
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		<description><![CDATA[La Khan Academy è uno straordinario progetto di OER, originato non da qualche prestigiosa università ma da un singolo individuo, Salman Khan, un ingegnere americano di origini bengalesi, il quale nel 2006 ha iniziato a produrre video didattici, realizzati con una tecnica che più semplice non si può. I video di Khan sono tutti disponibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.khanacademy.org/" target="_blank">Khan Academy</a> è uno straordinario progetto di OER, originato non da qualche prestigiosa università ma da un <strong>singolo individuo</strong>, <strong>Salman Khan</strong>, un ingegnere americano di origini bengalesi, il quale nel 2006 ha iniziato a produrre video didattici, realizzati con una tecnica che più semplice non si può. I video di Khan sono tutti disponibili su <strong>YouTube</strong>, di cui rispettano i limiti di durata tipici (max 10/15 minuti); ognuno ha un preciso e limitato obiettivo didattico e consiste in una minilezione con la voce del docente il quale utilizza una “lavagna” costituita da uno sfondo nero su cui disegnare tramite una tavoletta grafica. Niente Powerpoint nè Flash, solo il vecchio buon Paint!</p>
<p>A distanza di cinque anni, la Khan Academy è oggi una fondazione che sta ricevendo attenzioni da parte di colossi come <strong>Google </strong>e personaggi come <strong>Bill Gates </strong>(pare che i figli utilizzino i filmati di Khan come risorsa per i compiti a casa..). Ad oggi l’Academy offre più di 2000 video didattici, soprattutto di matematica ma anche di fisica, chimica, scienze, economia e altre materie, oltre ad un crescente numero di esercizi interattivi. Tutti costruiti da un team che si è allargato ..ma non troppo: <a href="http://www.khanacademy.org/about/the-team" target="_blank">sono infatti in otto</a>!</p>
<p>Si tratta di una biblioteca di risorse decisamente interessanti, soprattutto nell’ottica dello studio individuale o del recupero. </p>
<p>La nuova frontiera per Salman e soci è però la <strong>traduzione </strong>in diverse lingue: dapprima attraverso un appello a contribuire e ultimamente con una modalità molto più social, ovvero l’integrazione con <a href="http://www.universalsubtitles.org/it/" target="_blank">Universal Subtitles</a>, un servizio di sottotitolatura che oltrepassa i limiti di DotSub e agisce direttamente come un addon dei principali siti di condivisione video (YouTube, Vimeo, blip.tv e altri). </p>
<p>In pratica ogni singolo filmato della Khan Academy può essere oggi <strong>sottotitolato in qualsiasi lingua</strong>, a cura di chiunque. Visualizzando il filmato dal sito dell’Academy o direttamente da YouTube è infatti presente, in basso a sinistra,&#160; il pulsante di <strong>Universal Subtitles </strong>che consente di aggiungere una nuova traduzione o modificare una già esistente.</p>
<p>Chissà se qualche insegnante di matematica (visto che è la materia principale dell’Academy, nonché il cruccio di moltissimi studenti.. <img style="border-bottom-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-left-style: none" class="wlEmoticon wlEmoticon-smile" alt="Sorriso" src="http://www.fininformatica.it/wp/wp-content/uploads/2011/06/wlEmoticon-smile1.png" />) avrà voglia e tempo di sottotitolare qualche lezione… Certo, potrebbe farlo chiunque, ma una traduzione efficace necessita ovviamente di competenze disciplinari, oltre che linguistiche.</p>
<form id="vozme_form_2a181a44fcb492a9dfd16db1e76a8bc9" method="post" name="vozme_form_2a181a44fcb492a9dfd16db1e76a8bc9" target="2a181a44fcb492a9dfd16db1e76a8bc9" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Tradurre la Khan Academy.. La Khan Academy è uno straordinario progetto di OER, originato non da qualche prestigiosa università ma da un singolo individuo, Salman Khan, un ingegnere americano di origini bengalesi, il quale nel 2006 ha iniziato a produrre video didattici, realizzati con una tecnica che più semplice non si può. I video di Khan sono tutti disponibili su YouTube, di cui rispettano i limiti di durata tipici (max 10/15 minuti); ognuno ha un preciso e limitato obiettivo didattico e consiste in una minilezione con la voce del docente il quale utilizza una “lavagna” costituita da uno sfondo nero su cui disegnare tramite una tavoletta grafica. Niente Powerpoint nè Flash, solo il vecchio buon Paint!
A distanza di cinque anni, la Khan Academy è oggi una fondazione che sta ricevendo attenzioni da parte di colossi come Google e personaggi come Bill Gates (pare che i figli utilizzino i filmati di Khan come risorsa per i compiti a casa..). Ad oggi l’Academy offre più di 2000 video didattici, soprattutto di matematica ma anche di fisica, chimica, scienze, economia e altre materie, oltre ad un crescente numero di esercizi interattivi. Tutti costruiti da un team che si è allargato ..ma non troppo: sono infatti in otto!
Si tratta di una biblioteca di risorse decisamente interessanti, soprattutto nell’ottica dello studio individuale o del recupero. 
La nuova frontiera per Salman e soci è però la traduzione in diverse lingue: dapprima attraverso un appello a contribuire e ultimamente con una modalità molto più social, ovvero l’integrazione con Universal Subtitles, un servizio di sottotitolatura che oltrepassa i limiti di DotSub e agisce direttamente come un addon dei principali siti di condivisione video (YouTube, Vimeo, blip.tv e altri). 
In pratica ogni singolo filmato della Khan Academy può essere oggi sottotitolato in qualsiasi lingua, a cura di chiunque. Visualizzando il filmato dal sito dell’Academy o direttamente da YouTube è infatti presente, in basso a sinistra,&#160; il pulsante di Universal Subtitles che consente di aggiungere una nuova traduzione o modificare una già esistente.
Chissà se qualche insegnante di matematica (visto che è la materia principale dell’Academy, nonché il cruccio di moltissimi studenti.. ) avrà voglia e tempo di sottotitolare qualche lezione… Certo, potrebbe farlo chiunque, ma una traduzione efficace necessita ovviamente di competenze disciplinari, oltre che linguistiche.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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