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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961</atom:id><lastBuildDate>Sun, 27 May 2012 16:07:15 +0000</lastBuildDate><category>Competenze Trasversali</category><category>Time Management</category><category>Lean</category><category>Outdoor</category><category>Mappe Mentali</category><category>Esempi di internet of things</category><category>Team Building</category><category>Innovation Experience</category><category>qualità</category><category>Eventi</category><category>selezione</category><category>TeamWork</category><category>leadership</category><category>Public Speaking</category><category>coraggio</category><category>capacità</category><category>colloqui</category><category>Innovazione di prodotto</category><category>Pillole di Formazione</category><category>strategia</category><category>Esperienziale</category><category>Comunicazione</category><category>Innovation Training</category><category>leader</category><category>decisioni</category><title>blog</title><description>formazione per lo sviluppo dell'impresa</description><link>http://parliamone.forema.it/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Luigi)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>83</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/forema" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="forema" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:emailServiceId xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0">forema</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0">http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-3075444569769871390</guid><pubDate>Sun, 27 May 2012 16:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-05-27T18:07:15.766+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>L'innovazione è il motore della crescita</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La crescita economica è importante perchè è correlata con il nostro benessere: crescita economica significa infatti maggiore ricchezza e quindi migliore istruzione, più servizi sanitari, migliori infrastrutture ed in generale maggiori opportunità per noi e per i nostri figli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La crescita com'è avvenuta fino ad oggi presenta però anche due enormi problemi ancora irrisolti: la distribuzione ineguale della ricchezza e&amp;nbsp;la sostenibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La distribuzione ineguale della ricchezza ha portato il 15% della popolazione a detenere circa il 63% della ricchezza mondiale lasciando sotto il livello di povertà circa un miliardo di persone, che giustamente desiderano migliorare la propria condizione economica ed in parte hanno già iniziato a farlo. Secondo Michael Spence (&lt;a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;amp;Itemid=97&amp;amp;task=schedalibro&amp;amp;isbn=9788842094890" target="_blank"&gt;La convergenza inevitabile - Una via globale per uscire dalla crisi&lt;/a&gt;), ciò porterà nei prossimi decenni ad una crescita sostenuta dell'economia globale, concentrata soprattutto in alcuni paesi (in particolare Cina ed India).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo rende ancora più importante il secondo problema non ancora risolto: fino ad oggi la crescita è stata alimentata in maniera significativa dall'aumento della &lt;b&gt;quantità di oggetti prodotti&lt;/b&gt;, con il risultato di arrivare ad essere insostenibile da un punto di vista del consumo delle risorse disponibili. Con l'aumentare del numero di persone che miglioreranno la loro condizione economica, il problema della sostenibilità sarà ancora più importante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In termini puramente economici la crescita reale si può ottenere:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;aumentando la quantità di lavoro,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;aumentando la produttività delle ore lavorate:&lt;/li&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;migliorando l'efficienza,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;producendo beni e servizi a maggior valore aggiunto.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Nei paesi sviluppati:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;la quantità di lavoro è stabile o addirittura in declino e sembra molto difficile invertire in modo significativo questa tendenza,&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;l'efficienza produttiva è spesso già elevata: aumentarla ulteriormente risulta complesso e richiederebbe un apporto di capitale molto significativo.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sembra quindi che l'unico modo per crescere nei paesi sviluppati sia quello di produrre beni e servizi a maggior valore aggiunto, che garantiscano cioè un maggiore profitto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'innovazione dei prodotti e dei servizi è dunque lo strumento chiave per la crescita, perchè&amp;nbsp;permette di "spostare" la competizione in un segmento di mercato dove ci sono meno concorrenti ed è quindi possibile ottenere (temporaneamente) profitti maggiori.&lt;br /&gt;Purtroppo però non appena nasce un prodotto o un servizio profittevole, i concorrenti velocemente lo imitano e lo migliorano. Con l'aumentare della competizione i margini di profitto si riducono, rendendo necessaria una nuova innovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quali considerazioni possiamo trarre per definire le strategie aziendali dei prossimi anni:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Nei paesi sviluppati la crescita avverrà tramite l'innovazione di prodotti e servizi:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;per le aziende nei paesi sviluppati, la capacità di produrre sarà sempre importante, ma per generare valore sarà necessario essere in grado di ideare e sviluppare sistematicamente nuovi prodotti e servizi di successo.&lt;/li&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-5BSA0d1CtgE/T8JNWCRdjTI/AAAAAAAAAYY/orKTA8ZAs5Y/s1600/competenze_chiave.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="172" src="http://1.bp.blogspot.com/-5BSA0d1CtgE/T8JNWCRdjTI/AAAAAAAAAYY/orKTA8ZAs5Y/s320/competenze_chiave.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;I nuovi mercati saranno i paesi che oggi stanno crescendo: &lt;/b&gt;a parità di tassi di crescita, nel 2050 Cina ed India contribuiranno per il 60% all'economia globale, mentre Europa e Stati Uniti insieme saranno circa il 20%. I paesi che oggi sono in crescita, nei prossimi anni richiederanno molti beni e servizi, che dovranno essere ideati e sviluppati ad hoc per quei mercati (si pensi ad esempio alle automobili a basso costo).&lt;/li&gt;&lt;div style="margin-left: 1em; margin-right: 1em; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-zC5Xn4PiLPI/T8JLcfTkWxI/AAAAAAAAAYQ/Ds8lujAZZDo/s1600/centro_gravit%C3%A0_economico.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="260" src="http://2.bp.blogspot.com/-zC5Xn4PiLPI/T8JLcfTkWxI/AAAAAAAAAYQ/Ds8lujAZZDo/s400/centro_gravit%C3%A0_economico.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;La sostenibilità della crescita è il principale problema ancora aperto:&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;ogni azienda deve agire per favorire per la sostenibilità della crescita.&amp;nbsp;Soluzioni importanti, ma purtroppo ancora parziali sono il risparmio energetico, il risparmio nei materiali, il riciclo ed il riuso dei prodotti. Una considerazione a parte va fatta per i servizi, che possono far crescere l'economia, con un impatto ambientale ridotto.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;La capacità di innovare si diffonderà nei paesi che attualmente sono in via di sviluppo: &lt;/b&gt;in un futuro non troppo lontano, anche paesi come Cina ed India raggiungeranno uno stadio di sviluppo che costringerà loro a sostenere la propria crescita mediante l'innovazione.&amp;nbsp;Come sta avvenendo in questi anni per la capacità di produrre, questi paesi impareranno allora molto velocemente ad innovare prodotti e servizi, accelerando ulteriormente la velocità dell'innovazione.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;La creazione di valore sarà allora sempre più fondata sugli aspetti emozionali:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;anche se i prodotti verranno imitati e migliorati velocemente, le aziende che sapranno offrire un valore emozionale superiore continueranno ad avere successo, perchè i mercati (soprattutto quelli maturi) attribuiscono un grande valore alle esperienze emozionali.&amp;nbsp;Il valore emozionale inoltre è difficilmente imitabile, perchè nasce dalla combinazione di 3 elementi: l'esperienza d'uso del prodotto, l'immagine dell'azienda e la relazione tra azienda e cliente. Gli ultimi due elementi sono il frutto di un percorso aziendale lungo a volte parecchi decenni e costituiscono la base per la creazione di valore nel lungo periodo.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IRNKM4YqP9k/T8JOp0C3SVI/AAAAAAAAAYg/MA0ezaFhaHQ/s1600/valore+emozioni.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="277" src="http://2.bp.blogspot.com/-IRNKM4YqP9k/T8JOp0C3SVI/AAAAAAAAAYg/MA0ezaFhaHQ/s320/valore+emozioni.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Credo che sia importante per ogni azienda valutare con attenzione questi punti per definire la propria strategia di "uscita" dalla recessione attuale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;ol&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-3075444569769871390?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/05/linnovazione-e-il-motore-della-crescita.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-5BSA0d1CtgE/T8JNWCRdjTI/AAAAAAAAAYY/orKTA8ZAs5Y/s72-c/competenze_chiave.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-7709635659721071096</guid><pubDate>Tue, 01 May 2012 17:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-05-01T19:46:12.516+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Infographics su Internet of Things</title><description>Interessante infographic su The Internet of Things dal blog di Cisco:&amp;nbsp;&lt;a href="http://blogs.cisco.com/news/the-internet-of-things-infographic/" target="page"&gt;http://blogs.cisco.com/news/the-internet-of-things-infographic/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-7709635659721071096?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/05/infographics-su-internet-of-things.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-8759997799313565106</guid><pubDate>Mon, 30 Apr 2012 18:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-04-30T20:38:01.256+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Da produttori di oggetti a fornitori di servizi</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Commoditization" è il processo che avviene quando i prodotti di una certa categoria diventano così maturi, e simili tra loro che il mercato fatica a percepire le differenze tra i prodotti dei diversi marchi. A quel punto la competizione si basa esclusivamente sul prezzo, il profitto si riduce drasticamente ed in genere sopravvivono soltanto le grandi aziende che possono contare su grandi volumi e bassi costi di produzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono molti esempi di commoditizzazione. Quelli più estremi riguardano prodotti talmente maturi da essere standardizzati (ad es. viti, cuscinetti a sfera, ...), ma la commoditization sta avvenendo in molti settori.&amp;nbsp;In questi casi per differenziarsi è possibile arricchire la propria offerta con nuovi servizi, anzichè con nuovi prodotti. Questa è stata ad esempio la strategia dell'IBM, quando all'inizio degli anni '90 ha capito che non avrebbe mai più potuto contare sul monopolio nel mercato dei computer. Da allora ha infatti iniziato a trasformarsi in fornitore di soluzioni informatiche, che comprendevano anche i propri computer. In questo modo ha potuto garantirsi margini di profitto più elevati differenziandosi allo stesso tempo dai concorrenti.&amp;nbsp;La trasformazione è stata lunga e dolorosa (ad es. la dismissione della produzione dei personal computer nel 2005), ma oggi IBM è ancora un'azienda leader nel settore informatico e guadagna più con i servizi, che con i prodotti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La trasformazione da un'economia di prodotti ad un'economia di servizi viene inoltre rafforzata dalla diffusione di smartphone, connessioni veloci e cloud-computing. Questi 3 fattori permettono infatti lo scambio di informazioni &lt;i&gt;everytime and everywhere&lt;/i&gt; e costituiscono quindi un'ottima piattaforma (già esistente, diffusa ed a costi accessibili) per l'erogazione di servizi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel seguito vengono riportati i passi necessari per&amp;nbsp;la trasformazione da azienda di prodotti ad azienda di servizi, così come evidenziati dagli studi che analizzano le aziende che hanno eseguito questa trasformazione con successo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;FASE 1 - DECISIONE&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poichè la trasformazione&amp;nbsp;sarà lunga e complessa, è necessaria un'attenta analisi iniziale per confermare la validità di questa scelta strategica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Per prima cosa è dunque&amp;nbsp;necessario individuare un potenziale mercato per i servizi e valutarne le dimensioni.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Si devono quindi analizzare i concorrenti e le competenze dell'azienda per verificare la possibilità concreta di successo.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Bisogna a questo punto decidere il posizionamento strategico desiderato.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;E' possibile ora costruire una roadmap per la trasformazione, che servirà da linea guida nelle fasi successive.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;FASE 2 - PROTOTIPO&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questa fase vengono selezionati e "sperimentati" i primi servizi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Poichè l'erogazione di servizi richiede una conoscenza dei bisogni del cliente molto maggiore rispetto alla vendita di un prodotto, il primo passo è quello di collaborare con alcuni clienti selezionati per identificare meglio i loro bisogni,&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Il secondo passo è quello di identificare i servizi da proporre.&amp;nbsp;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Sia per la credibilità dell'azienda sul mercato, che per le competenze necessarie, risulta spesso conveniente partire dall'ottimizzazione dei servizi maggiormente legati ai propri prodotti (ad es. assistenza, manutenzione, training, ...).&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;I servizi devono essere progettati e sviluppati esattamente come i prodotti. Viene quindi definito un team che sarà responsabile della (ri)progettazione dei servizi selezionati e della realizzazione dell'infrastruttura necessaria per la loro erogazione (ad es. software ad hoc, linee telefoniche, ...). Per qualche dettaglio su&amp;nbsp;questa fase si veda ad esempio il post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.it/2012/03/un-semplice-strumento-per-progettare-i_17.html" target="_blank"&gt;Un semplice strumento per progettare i servizi&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Viene preparata una value proposition per i servizi proposti evidenziando chiaramente i benefici economici per il cliente, la riduzione dei rischi, l'aumento della qualità ed ogni possibile miglioramento del business per il cliente.&amp;nbsp; A questo punto è possibile vendere e testare i servizi sui primi clienti pilota.&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Nonostante lo stato "prototipale" dei nuovi servizi, è importante garantire fin da subito un'elevata qualità di esecuzione ed una user experience piacevole. E' quindi necessario, soprattutto per i nuovi servizi, &amp;nbsp;utilizzare personale preparato, motivato, intelligente e con predisposizione per le relazioni interpersonali&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;E' possibile infine mettere a punto i processi e gli strumenti utilizzati per l'erogazione dei servizi e definire dei parametri per misurare la qualità.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;FASE 3 - CRESCITA ED OTTIMIZZAZIONE&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La crescita dei profitti ottenuti dai servizi richiede l'ottimizzazione dei processi di erogazione ed un cambiamento culturale in molte funzioni dell'azienda.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Vengono quindi progressivamente standardizzati e resi modulari alcuni componenti dei servizi per aumentare la qualità, migliorare la user experience e ridurre i costi (ad esempio le modalità di registrazione, di pagamento, di segnalazione dei problemi, ...).&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Vengono rafforzate l'organizzazione e l'infrastruttura per la gestione del ciclo di vita dei servizi (progettazione, vendita, erogazione). Se si intende garantire l'erogazione dei servizi 24x7 in un'ampia zona geografica, può essere necessario stipulare accordi con organizzazioni esterne, che devono avere accesso a molti dati aziendali e soprattutto devono garantire il livello di qualità desiderato.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;Viene effettuata la sensibilizzazione e formazione di tutte le persone che saranno coinvolte nell'erogazione dei servizi. Questo è un punto chiave estremamente delicato: le funzioni coinvolte sono molte ed il cambiamento è importante. Oltre a chi è direttamente coinvolto nella vendita e nell'erogazione dei servizi (che dovrà avere una formazione adeguata), sarà necessario sensibilizzare anche:&lt;/li&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;ufficio tecnico, che dovrà fornire informazioni adeguate a chi eroga o vende i servizi,&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;sistemi informativi, che dovranno garantire un supporto informatico adeguato,&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;marketing, per la definizione dei nuovi servizi e per la definizione delle nuove strategie di comunicazione esterna,&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;logistica, per la gestione degli eventuali prodotti fisici legati ai servizi,&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;amministrazione, per il probabile incremento nel numero di fatture che dovranno essere gestite.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;E' conveniente a questo punto avviare una campagna di comunicazione e vendita dei servizi disponibili.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;FASE 4 - INTEGRAZIONE&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo punto dovranno essere sistematicamente introdotti nuovi servizi in portafoglio. Per questo è normalmente conveniente integrare il processo di sviluppo dei prodotti con quello di sviluppo dei servizi, in modo da sviluppare in parallelo i nuovi prodotti ed i nuovi servizi.&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I passi da fare per trasformare un'azienda manifatturiera in un'azienda di prodotti e servizi sono dunque molti e la trasformazione è profonda, ma in certi settori non è evitabile e quindi conviene iniziare per tempo per evitare la necessità di "rincorrere" i propri concorrenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-8759997799313565106?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/04/da-produttori-di-oggetti-fornitori-di.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-3977390504797194248</guid><pubDate>Mon, 23 Apr 2012 17:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-04-23T19:24:08.446+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Segmentare il mercato: punto di partenza per generare profitto</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per generare profitto è necessario soddisfare i bisogni ed i desideri dei clienti&amp;nbsp;meglio dei concorrenti.&lt;br /&gt;Eccettuati i casi fortunati in cui l'azienda sia riuscita ad individuare un bisogno universale (ad es. Coca-Cola) oppure possa sviluppare un'offerta personalizzata per ogni cliente, il modo più efficace per comprendere e soddisfare i desideri dei diversi clienti è quello di raggrupparli in gruppi omogenei&amp;nbsp;e sviluppare i propri prodotti e servizi "focalizzandoli" sui diversi segmenti di mercato.&amp;nbsp;Questo processo si chiama segmentazione del mercato ed è stato introdotto negli anni '80 da Michael Porter (si veda ad es. &lt;a href="http://www.amazon.com/Competitive-Strategy-Techniques-Industries-Competitors/dp/0684841487" target="_blank"&gt;Competitive Strategy: Techniques for Analysing Industries and Competitors&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La segmentazione del mercato si propone di identificare gruppi di potenziali clienti per i quali sia possibile e conveniente definire una strategia di marketing specifica, composta da:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;prodotti e servizi,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;sviluppo del marchio,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;comunicazione,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;canali di vendita e di distribuzione,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;prezzi,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;approcci di vendita.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Non esistono metodi o criteri universali per raggruppare i potenziali clienti e non è possibile stabilire a priori se una segmentazione sia migliore di un'altra. E' importante però comprendere che segmentazioni diverse &amp;nbsp;possono portare a prodotti ed a strategie di marketing molto diverse.&amp;nbsp;Pensiamo ad esempio a due produttori di automobili. Se (per semplificare) un'azienda segmentasse il suo mercato in due classi: Giovani - Vecchi, mentre l'altra lo segmentasse in Uomini - Donne, ne risulterebbero prodotti e strategie di marketing molto diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono delle caratteristiche "minime" che i&amp;nbsp;gruppi di potenziali clienti devono avere per essere utilizzabili:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;essere omogenei tra loro in termini di bisogni, desideri e comportamenti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;essere distinguibili e disgiunti dagli altri segmenti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;essere sufficientemente grandi per giustificare una strategia ad hoc.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Esiste una teoria ben sviluppata sulle variabili da utilizzare per segmentare il mercato (sia business, che consumer). La figura seguente riporta alcuni parametri raggruppandoli secondo diversi tipi di segmentazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hm1uVqGlOaU/T5VEAitz9MI/AAAAAAAAAXY/iDytq5b6kX8/s1600/variabili_per_segmentazione.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="132" src="http://4.bp.blogspot.com/-hm1uVqGlOaU/T5VEAitz9MI/AAAAAAAAAXY/iDytq5b6kX8/s320/variabili_per_segmentazione.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spesso risulta efficace utilizzare un processo di segmentazione del mercato di tipo bottom-up, che parte dall'analisi dei clienti esistenti, ottenendo una micro-segmentazione, che verrà poi razionalizzata ed estesa a nuovi segmenti di mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo passo per la segmentazione del mercato è quello di individuare le variabili di segmentazione che sembrano avere maggior impatto sulle decisioni d'acquisto (ad es. età, frequenza di utilizzo, ...).&amp;nbsp;Le variabili di segmentazione più "facili" da utilizzare sono quelle demografiche e psicografiche, che però sono spesso meno efficaci delle variabili comportamentali, psicologiche e di quelle basate sugli eventi. In questa prima fase è dunque consigliabile utilizzare variabili che rappresentino tutti i tipi di segmentazione.&lt;br /&gt;Si analizzano quindi i clienti attuali e/o potenziali per confermare/modificare le variabili selezionate e per identificare una "gerarchia" tra le diverse variabili di segmentazione.&amp;nbsp;Si identificheranno probabilmente almeno 4 o 5 variabili significative ed indipendenti tra loro, che combinate daranno luogo ad una micro-segmentazione (si veda la figura seguente, che definisce 48 micro-segmenti di mercato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TFeHl6mM9cE/T5VgSChfh6I/AAAAAAAAAXo/tlQYzLYEl0U/s1600/Esempio_microsegmentazione_mercato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" src="http://3.bp.blogspot.com/-TFeHl6mM9cE/T5VgSChfh6I/AAAAAAAAAXo/tlQYzLYEl0U/s320/Esempio_microsegmentazione_mercato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Se non è possibile o conveniente sviluppare una strategia di marketing diversa per ogni micro-segmento, si passa alla fase di razionalizzazione, che ha l'obiettivo di arrivare ad un numero di segmenti di mercato più facilmente gestibile.&amp;nbsp;Anche in questo caso non esistono regole fisse, ma possono essere utilizzati approcci diversi a seconda del contesto e della strategia di marketing che si desidera sviluppare. Ad esempio se si intende coprire un mercato ampio, è conveniente ridurre il numero di variabili utilizzate per la segmentazione (si veda la figura seguente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-frFl2I9QqPE/T5Vggnqr46I/AAAAAAAAAX4/n9Ir5N9ahIg/s1600/Esempio_segmentazione_mercato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="105" src="http://3.bp.blogspot.com/-frFl2I9QqPE/T5Vggnqr46I/AAAAAAAAAX4/n9Ir5N9ahIg/s320/Esempio_segmentazione_mercato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Se invece si intende focalizzare l'offerta su alcuni segmenti specifici, è possibile selezionare soltanto alcuni tra i micro-segmenti individuati, come mostrato nella figura seguente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ntGmXz8wTIs/T5WLAg4VzZI/AAAAAAAAAYI/3xOy0x75Bx4/s1600/Esempio2_segmentazione_mercato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="159" src="http://3.bp.blogspot.com/-ntGmXz8wTIs/T5WLAg4VzZI/AAAAAAAAAYI/3xOy0x75Bx4/s320/Esempio2_segmentazione_mercato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Vengono a questo punto descritti i bisogni, desideri e comportamenti che caratterizzano i diversi segmenti di mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-hxOaFEiKpwA/T5VlMQhwI-I/AAAAAAAAAYA/6qAd6YIUm8I/s1600/Esempio_descrizione_segmento_mercato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="115" src="http://2.bp.blogspot.com/-hxOaFEiKpwA/T5VlMQhwI-I/AAAAAAAAAYA/6qAd6YIUm8I/s320/Esempio_descrizione_segmento_mercato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;In alternativa (soprattutto per il mercato consumer) è possibile preparare dei "profili" degli utenti che popolano i diversi segmenti di mercato,come descritto nel post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.it/2011/01/il-valore-delle-emozioni-parte-3.html" target="_blank"&gt;Il valore delle emozioni - Parte 3 (Progettare la user experience)&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La segmentazione del mercato è il punto di partenza per tutte le decisioni riguardanti i prodotti e servizi da sviluppare e per le strategie di marketing in generale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'ultima nota: se l'accesso all'utilizzatore avviene mediante una catena lunga (ad es. grossista, retailer, utilizzatore oppure se l'azienda è fornitore di componenti) la segmentazione dovrà probabilmente tenere conto dei diversi attori ai diversi livelli della catena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-3977390504797194248?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/04/segmentare-il-mercato-punto-di-partenza.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-hm1uVqGlOaU/T5VEAitz9MI/AAAAAAAAAXY/iDytq5b6kX8/s72-c/variabili_per_segmentazione.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-7028649509102897171</guid><pubDate>Thu, 05 Apr 2012 06:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-04-05T08:23:18.782+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Internet of Things: smart present or smart future?</title><description>&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 7 marzo c'è stata la presentazione dei risultati dell'osservatorio del MIP su The Internet of Things.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'incontro è stato molto interessante e la partecipazione ha superato di gran lunga le previsioni degli organizzatori. Ora il materiale presentato è disponibile&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.datamanager.it/sites/default/files/docs/IoT_Executive%20Summary+Slides.pdf" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e vale sicuramente la pena di leggerlo, perchè descrive lo stato dell'arte in termini di tecnologie e progetti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-7028649509102897171?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/04/internet-of-things-smart-present-or.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-5538229297706994087</guid><pubDate>Sun, 01 Apr 2012 17:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-04-01T19:16:46.114+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>E' ora di introdurre il responsabile del marketing strategico</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mutata situazione strutturale di molti mercati (contrazione vs. espansione) comporta un cambiamento radicale nel modo in cui le aziende generano il proprio profitto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei mercati in crescita ciò che scarseggia&amp;nbsp;sono i prodotti, quindi il profitto si genera soprattutto mediante la capacità produttiva.&amp;nbsp;La maggior parte delle aziende si è dunque sviluppata focalizzandosi sul miglioramento continuo della capacità produttiva e raggiungendo ottimi risultati in termini di qualità, riduzione dei costi e velocità di risposta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi però in molti settori non è più questa la competenza principale per generare valore.&amp;nbsp;Nei mercati saturi infatti i prodotti abbondano, mentre ciò che scarseggia sono i bisogni insoddisfatti dei clienti. Il profitto si genera allora ideando e lanciando sul mercato prodotti e servizi innovativi in grado di cogliere i bisogni insoddisfatti.&amp;nbsp;Il processo aziendale maggiormente coinvolto nella generazione di profitto è dunque il marketing, che&amp;nbsp;a volte non viene eseguito in modo efficace e che viene addirittura confuso con le vendite o con la comunicazione esterna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le definizioni di marketing sono molteplici, ma (semplificando un po') possiamo dire che:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;il &lt;b&gt;marketing strategico&lt;/b&gt; (product marketing) è il processo che definisce i prodotti ed i servizi da sviluppare,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il &lt;b&gt;marketing operativo&lt;/b&gt; (marketing communications) è il processo che si occupa di definire la strategia di comunicazione e vendita dei prodotti e servizi sviluppati.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il marketing strategico si occupa dunque di:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;definire il mercato target,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;conoscere i bisogni ed i desideri dei clienti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;conoscere le opportunità derivanti dalla tecnologia,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;conoscere i concorrenti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;identificare le opportunità di business&lt;/li&gt;&lt;li&gt;ideare prodotti e servizi vincenti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;gestire il portafoglio prodotti (posizionamento, prezzi, priorità, ...).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;Spesso queste attività vengono eseguite in modo non sistematico da manager le cui responsabilità principali sono altre e che a volte non sono a conoscenza dell'esistenza di tecniche e strumenti efficaci per il marketing strategico. Ne risulta una scarsa qualità del processo di marketing e quindi una bassa capacità di generare profitto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;E' dunque giunto il momento per le aziende manifatturiere di valutare seriamente l'opportunità di &lt;b&gt;introdurre un responsabile del marketing strategico&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;E' possibile in questo caso scegliere tra (almeno) due approcci diversi. Si può assegnare la responsabilità del marketing strategico ad un manager esperto con un adeguato potere decisionale. In questo caso il nuovo manager sarà al primo livello dell'organigramma, alla pari (anche nella sostanza) con il responsabile della produzione, il responsabile delle vendite etc. e si occuperà di introdurre le tecniche e gli strumenti di marketing adeguati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;L'altro approccio utilizza il concetto di marketing strategico "leggero". In questo caso il responsabile del marketing strategico non avrà potere decisionale e sarà piuttosto il coordinatore/facilitatore di un gruppo interfunzionale che dovrà applicare sistematicamente gli strumenti del marketing strategico presentando i risultati alla direzione per le relative decisioni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;In questo caso la funzione di marketing strategico potrebbe essere in staff alla direzione (sarebbe sbagliato porla sotto altre funzioni, ad esempio le vendite).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;Questo secondo approccio è meno efficace, ma viene utilizzato spesso perchè ha &amp;nbsp;un costo minore per l'azienda e permette di far crescere una figura junior, senza dover introdurre una nuova figura di alto livello.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;Già da molti anni è evidente che le aziende con buone capacità di marketing (strategico) sono quelle che riescono a prosperare meglio. Nelle attuali condizioni del mercato, il marketing strategico sta diventando una delle competenze discriminanti tra il successo ed il fallimento di un'azienda. Non c'è tempo da perdere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-align: -webkit-auto;"&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-5538229297706994087?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/04/e-ora-di-introdurre-il-responsabile-del.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-5136025852683960897</guid><pubDate>Sat, 17 Mar 2012 17:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-03-17T18:54:49.748+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovation Experience</category><title>Un semplice strumento per progettare un nuovo servizio</title><description>&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo sviluppo di un nuovo servizio dovrebbe essere gestito con un processo, simile a quello per lo sviluppo di un nuovo prodotto. Si dovrebbe infatti gestire un "Service Innovation Funnel", simile al Product Innovation Funnel (si veda il post &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.it/2011/03/il-governo-dellinnovazione.html" target="_blank"&gt;Il governo dell'innovazione&lt;/a&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella fase di definizione del servizio può essere utilizzata la&amp;nbsp;&lt;b&gt;Service Blueprint&lt;/b&gt;, strumento introdotto per la prima volta da Lynn Shostack nell'articolo "Designing Services That Deliver" apparso sulla Harvard Business Review nel 1984 (non è quindi uno strumento nuovo,&amp;nbsp;ma è molto efficace e nel mondo manifatturiero è ancora poco conosciuto ed utilizzato).&lt;br /&gt;La service blueprint permette di rappresentare il processo che costituisce l'erogazione del servizio, partendo dal punto di vista del cliente e di chi interagisce con lui.&lt;br /&gt;Ci sono ormai molte varianti dello schema per costruire la service blueprint, utilizzabili per diversi tipi di servizi. La figura seguente rappresenta un modello visuale, che oltre ai campi "classici", introduce anche la descrizione delle emozioni del cliente durante l'esperienza del servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VP3zE7A18hU/T2TO5CJ0VDI/AAAAAAAAAXI/Xg_WP9MO2A8/s1600/New_service_Blueprint.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="341" src="http://2.bp.blogspot.com/-VP3zE7A18hU/T2TO5CJ0VDI/AAAAAAAAAXI/Xg_WP9MO2A8/s400/New_service_Blueprint.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le colonne rappresentano le macro-fasi di esecuzione del servizio (possono essere diverse a seconda del tipo di servizio).&lt;br /&gt;Le righe rappresentano:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Cliente (emozioni):&lt;/b&gt; le emozioni del cliente (post-it di colore diverso per emozioni positive e negative).&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Cliente (azioni):&lt;/b&gt; le azioni che il cliente effettua per ottenere il servizio.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;On-stage:&lt;/b&gt; le azioni che vengono eseguite da chi sta interagendo direttamente con il cliente e che risultano "visibili" al cliente stesso.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Back-stage:&lt;/b&gt; le azioni che vengono eseguite in modo non visibile al cliente (potrebbero essere eseguite da chi interagisce con il cliente o da un team di back-office).&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Evidenza fisica:&lt;/b&gt; le eventuali evidenze fisiche (oggetti) che vengono utilizzati nell'interazione ed eventualmente consegnati al cliente.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;b&gt;Note:&lt;/b&gt; possono comprendere le indicazioni più varie. Spesso nelle note si descrivono le durate temporali indicative o massime della fase, eventuali indicatori da misurare per monitorare la qualità del servizio, ...&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div&gt;Questo poster viene utilizzato nella fase di progettazione del servizio ed è un metodo molto efficace per far collaborare il team multifunzionale che dovrebbe sempre essere coinvolto nella definizione dei servizi.&lt;br /&gt;Una volta completata la fase di progettazione, la blueprint viene trasformata in un documento come quello rappresentato nella figura seguente, che può essere utilizzato ad esempio per la formazione del personale che dovrà erogare il servizio stesso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-umaDhj1hQpQ/T2TPDy367gI/AAAAAAAAAXQ/GQQGZ55fh6U/s1600/New_service_Blueprint_esempio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="375" src="http://3.bp.blogspot.com/-umaDhj1hQpQ/T2TPDy367gI/AAAAAAAAAXQ/GQQGZ55fh6U/s400/New_service_Blueprint_esempio.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il principale vantaggio della service blueprint consiste nel fatto che la progettazione del servizio viene guidata attraverso l'analisi e la definizione di tutti i dettagli (soprattutto nei servizi, i dettagli possono fare la differenza). Essa è inoltre un efficace strumento per rappresentare in modo sintetico tutte le informazioni sul servizio stesso.&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-5136025852683960897?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/03/un-semplice-strumento-per-progettare-un.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-VP3zE7A18hU/T2TO5CJ0VDI/AAAAAAAAAXI/Xg_WP9MO2A8/s72-c/New_service_Blueprint.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-8572398287561359141</guid><pubDate>Thu, 15 Mar 2012 07:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-03-17T10:30:02.723+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Esempi di internet of things</category><title>Esempi di internet of things</title><description>Ecco due interessanti esempi di interconnessione e di internet of things:&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.technogym.com/it/wellness-cloud/15689" target="_blank"&gt;The Wellness Cloud&lt;/a&gt; di Technogym&lt;br /&gt;- &lt;a href="http://www.nest.com/" target="_blank"&gt;The Learning Thermostat&lt;/a&gt; di Nest&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-8572398287561359141?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/03/esempi-di-internet-of-things.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-9009278664598756509</guid><pubDate>Sat, 10 Mar 2012 15:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-03-10T16:01:18.242+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Internet of Things: se la lampada parla con la sedia</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La rivoluzione è già in corso: ci sono più dispositivi connessi ad internet, che abitanti sulla terra e secondo il rapporto di Cisco:&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.cisco.com/web/about/ac79/docs/innov/IoT_IBSG_0411FINAL.pdf" target="_blank"&gt;The internet of Things: How the next evolution of internet is changing everything&lt;/a&gt;, nel 2015 avremo 20 miliardi di dispositivi connessi (circa 3,5 dispositivi connessi per ogni persona), per arrivare a 50 miliardi di dispositivi nel 2020 (circa 7 dispositivi per persona).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo fenomeno prende il nome di &lt;b&gt;Internet of Things&lt;/b&gt; perchè connessi ad internet non ci sono soltanto computer, smartphone e tablet, ma anche moltissimi oggetti diversi: automobili, macchine utensili, lampioni stradali, telecamere di sicurezza, condizionatori d'aria, caldaie, ...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dati i progressi tecnologici e la riduzione dei costi delle tecnologie necessarie, oggi è possibile connettere un prodotto al web con un costo di pochi euro, che presto si ridurrà a pochi centesimi.&amp;nbsp;Questi oggetti fisici acquisiscono un'identità digitale, possiedono un certo grado di intelligenza e possono comunicare con qualsiasi altro oggetto connesso ad internet.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad oggi le principali applicazioni dell'Internet delle Cose riguardano i sistemi di controllo remoto (allarmi, gestione accessi, ...), la logistica (trasporto merci e gestione magazzini), lo smart metering (soprattutto elettrico), il monitoraggio remoto (caldaie, macchine utensili, ...), il monitoraggio ambientale ed il controllo del traffico. Altre applicazioni esistono nell'ambito della domotica, delle smart car, del telemonitoraggio dei pazienti o degli anziani, del risparmio energetico. Nuove applicazioni si stanno sviluppando velocemente in molti settori. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sono ancora problemi tecnologici aperti (alimentazione, miniaturizzazione, utilizzo di standard per la comunicazione, ...) e ci sono diversi paper che descrivono il modello "fisico" dell'Internet of Things. Si vedano ad esempio: il &lt;a href="http://www.iot-i.eu/public/public-deliverables/D1.2/at_download/file" target="_blank"&gt;First Reference Model Whitepaper&lt;/a&gt; della &lt;a href="http://www.iot-i.eu/public" target="_blank"&gt;Internet of Things Initiative&lt;/a&gt;&amp;nbsp;oppure &lt;a href="http://www.internet-of-things-research.eu/pdf/IoT_Cluster_Strategic_Research_Agenda_2011.pdf" target="_blank"&gt;The internet of things research roadmap&lt;/a&gt; dell'&lt;a href="http://www.internet-of-things-research.eu/index.html" target="_blank"&gt;European Research Cluster on the Internet of Things&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(ma ce ne sono anche molti altri).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto questo però si focalizza sul &lt;b&gt;"come"&lt;/b&gt; costruire la Internet of Things, mentre credo che il primo problema da affrontare sia &lt;b&gt;"perchè"&lt;/b&gt; costruirla, ovvero capire se e come questa grande opportunità tecnologica possa creare valore per i nostri clienti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per fare questo non è necessario addentrarsi troppo nei dettagli della tecnologia. E' sufficiente sapere che l'Internet delle Cose è formata da:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;oggetti intelligenti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;che conoscono il contesto,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;che possono comunicare,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;che possono collegarsi al web per inviare e ricevere informazioni.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La figura seguente rappresenta un modello semplificato dell'architettura dell'Internet delle Cose.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CMczcnYJJWs/T1s6qqMe7pI/AAAAAAAAAWQ/8_-WMH6RSqk/s1600/Internet_of_things_architecture.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="271" src="http://4.bp.blogspot.com/-CMczcnYJJWs/T1s6qqMe7pI/AAAAAAAAAWQ/8_-WMH6RSqk/s400/Internet_of_things_architecture.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The Internet of Things ha la potenzialità di modificare completamente il modo con il quale i prodotti stessi vengono pensati ed utilizzati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Facciamo il semplice esempio di una lampada.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una lampada "normale" viene accesa e spenta dall'utilizzatore, non ha alcun contatto al di fuori dell'ambiente in cui si trova e non gestisce alcun tipo di dato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-yZ3fzlxeqdA/T1tDJJjt9FI/AAAAAAAAAWY/oiVm5-jcPVM/s1600/Lampada_stupida.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="245" src="http://4.bp.blogspot.com/-yZ3fzlxeqdA/T1tDJJjt9FI/AAAAAAAAAWY/oiVm5-jcPVM/s400/Lampada_stupida.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con un costo aggiuntivo che va da pochi centesimi a qualche euro, la lampada potrebbe:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;avere una propria identità&lt;/b&gt;, potendo quindi ricevere informazioni e comandi da remoto,&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;conoscere il proprio stato&lt;/b&gt;: accesa/spenta, consumo energetico, ore di utilizzo della lampadina, ...&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;conoscere il contesto&lt;/b&gt;: quali persone sono presenti nella stanza, quali altri oggetti sono presenti nella stanza, qual'è il consumo energetico della casa, ...&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;raccogliere informazioni&lt;/b&gt;: luminosità della stanza, luminosità esterna, ...&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;elaborare informazioni&lt;/b&gt;: qual'è il modo più economico per migliorare la luminosità della stanza,&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;comunicare&lt;/b&gt;:&amp;nbsp;chiedere&amp;nbsp;qual'è il costo dell'energia elettrica in quell'istante,&amp;nbsp;ordinare&amp;nbsp;alla finestra di aprire le tende, comunicare il suo stato via web, ...&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;eseguire azioni&lt;/b&gt;: ad es. spegnersi automaticamente se non c'è nessuno nella stanza.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-laTYnSHDtDk/T1tYv883JfI/AAAAAAAAAWg/87Y5OMVutXc/s1600/Lampada_intelligente.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="247" src="http://3.bp.blogspot.com/-laTYnSHDtDk/T1tYv883JfI/AAAAAAAAAWg/87Y5OMVutXc/s400/Lampada_intelligente.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pur senza aggiungere funzionalità di tipo diverso dall'illuminazione (come potrebbe essere per esempio un sensore antincendio), l'Internet delle Cose modifica il significato stesso della lampada: &lt;b&gt;da oggetto che produce luce, ad elemento di un sistema che collabora per raggiungere obiettivi complessi&lt;/b&gt;, quali&amp;nbsp;assicurare luminosità adeguata, minimizzare i consumi energetici, prevenire malfunzionamenti, ...&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In modo ancora più evidente che per altri tipi di innovazione, nell'Internet delle Cose, è dunque necessario&amp;nbsp;partire dalla comprensione profonda degli&amp;nbsp;obiettivi degli utilizzatori per capire che cosa genera valore per loro. Infatti&amp;nbsp;&lt;u&gt;è vero che le nuove tecnologie permettono alla lampada di parlare con la sedia, ma l'importante è trovare un argomento di conversazione interessante per il padrone di casa!&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;NOTA&lt;/b&gt;:&amp;nbsp;L'architettura dell'Internet of Things&amp;nbsp;è stata definita negli anni '90 da Mark Weiser, nei laboratori Xerox di Palo Alto, che la battezzò "ubiquitous computing" (non avendo a quel tempo compreso appieno l'importanza del web). Per un viaggio nella storia (Weiser è morto nel 1999, ma esiste ancora il suo sito) &amp;nbsp;si veda questo sito:&amp;nbsp;&lt;a href="http://sandbox.parc.com/weiser/" target="_blank"&gt;http://sandbox.parc.com/weiser/&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo blog ho parlato di smart products nel post&amp;nbsp;&lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2009/01/prodotti-intelligenti.html" target="_blank"&gt;Prodotti intelligenti&lt;/a&gt;&amp;nbsp;del gennaio 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-9009278664598756509?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/03/internet-of-things-se-la-lampada-parla.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-CMczcnYJJWs/T1s6qqMe7pI/AAAAAAAAAWQ/8_-WMH6RSqk/s72-c/Internet_of_things_architecture.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-4339743601246420775</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2012 08:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-28T09:49:27.130+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>It's time to bring manufacturing back to the US</title><description>&lt;br /&gt;Un interessante post sul blog della Harvard Business Review:&amp;nbsp;&lt;a href="http://blogs.hbr.org/cs/2012/02/its_time_to_bring_manufacturin.html" target="_blank"&gt;It's time to bring manufacturing back to the US&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(notare che è un'affermazione, non una domanda!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-4339743601246420775?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/its-time-to-bring-manufacturing-back-to.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-947986534616612228</guid><pubDate>Sun, 26 Feb 2012 14:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-26T15:11:38.904+01:00</atom:updated><title>Adding value by adding services</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Un prodotto è un oggetto&lt;/b&gt;, progettato, realizzato e venduto sul mercato per soddisfare bisogni e desideri dei clienti. I prodotti vengono costruiti ed utilizzati in momenti e luoghi diversi e non è necessaria &amp;nbsp;una relazione diretta tra il produttore e l'utilizzatore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Un servizio è un processo&lt;/b&gt; che viene realizzato e consumato nello stesso istante, coinvolgendo il produttore e l'utilizzatore nella co-creazione di valore per entrambi. I servizi non prevedono il possesso di qualcosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prodotti e servizi sono profondamente diversi tra loro, ma sono "simbioticamente collegati" (&lt;a href="http://www.emeraldinsight.com/journals.htm?articleid=852817&amp;amp;show=abstract" target="_blank"&gt;How to Design a Service - G. Lynn&lt;/a&gt;), tanto che è difficile immaginare un prodotto senza alcun servizio collegato (si pensi banalmente alla consegna e all'assistenza).&amp;nbsp;Si può pertanto affermare che &lt;b&gt;ogni offerta è composta da una parte tangibile (prodotto) e da una parte intangibile (servizio)&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;La proposta al mercato di un'offerta integrata di prodotti e servizi viene chiamata "servitization" (brutto termine introdotto da&amp;nbsp;Vandemerwe &amp;amp; Rada nell'articolo "&lt;a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0263237388900333" target="_blank"&gt;Servitization of Business: Adding Value by Adding Services&lt;/a&gt;" del 1988). Un esempio ormai comune di "servitization" è il leasing di una macchina operatrice (si veda la figura sottostante).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qewqqo0VzqA/T0lH1zx679I/AAAAAAAAAWA/eeRqkF7ziwM/s1600/servitization.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-qewqqo0VzqA/T0lH1zx679I/AAAAAAAAAWA/eeRqkF7ziwM/s320/servitization.jpg" target="page" width="207" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'abbinamento di servizi ai prodotti venduti (ad es. l'assistenza) è il primo passo verso la servitization. I passi successivi portano alla costruzione di un'offerta integrata di prodotti e servizi, dove i servizi sono parte distintiva dell'offerta stessa (ad es. la possibilità di personalizzare il prodotto per ogni cliente) fino ad arrivare ad offerte nelle quali il valore viene generato dall'uso come per i servizi (ad es. il pay-per-use di uno strumento).&lt;br /&gt;Negli ultimi anni l'economia dei servizi sta crescendo molto più di quella dei prodotti (si vedano ad esempio le figure sottostanti):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Fou9vAqgMsc/T0lOtq_kTGI/AAAAAAAAAWI/zWJjAz6YFaA/s1600/LMT_product-vs.-services-revenues-2006-2010.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="152" src="http://2.bp.blogspot.com/-Fou9vAqgMsc/T0lOtq_kTGI/AAAAAAAAAWI/zWJjAz6YFaA/s320/LMT_product-vs.-services-revenues-2006-2010.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-XXGQYCVrKFg/T0khflqxkHI/AAAAAAAAAV4/aNhN8PtwpME/s1600/crescita_servizi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="233" src="http://1.bp.blogspot.com/-XXGQYCVrKFg/T0khflqxkHI/AAAAAAAAAV4/aNhN8PtwpME/s320/crescita_servizi.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le principali cause della crescita dell'economia dei servizi sono:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;il focus del cliente è sul servizio: il prodotto viene acquistato per avere un supporto (=servizio) per raggiungere i propri obiettivi, non per possedere un oggetto,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;i mercati sono saturi di prodotti, ma non di servizi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la possibilità di differenziarsi è molto maggiore nei servizi (differenziazione=valore),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;l'evoluzione tecnologica (in particolare software, sensori ed interconnessione) permette di offrire servizi complessi attraverso il prodotto,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;in molti settori non è possibile la concorrenza sui servizi da parte dei paesi low-cost,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il tasso di innovazione è così veloce, che alcuni clienti preferiscono poter "utilizzare" un prodotto sempre nuovo piuttosto che acquistarne uno e doverlo tenere fino a quando sarà obsoleto (per &amp;nbsp;ripagare l'investimento),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la sostenibilità ambientale frena la crescita economica basata sui prodotti.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dato il trend di crescita dell'economia dei servizi e la difficoltà nel mondo dei prodotti, credo che per tutte le &amp;nbsp;aziende manifatturiere &lt;b&gt;sia necessario&amp;nbsp;considerare i servizi come leve importanti nella propria strategia di crescita&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per chi è nato come produttore di oggetti, però, la crescita attraverso i servizi è una sfida impegnativa, che richiede capacità, organizzazione e strumenti diversi da quelli necessari per la realizzazione di prodotti.&amp;nbsp;I servizi, infatti:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;hanno un ciclo di sviluppo diverso da quello dei prodotti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;devono avere un team responsabile del loro sviluppo (probabilmente formato da persone diverse da quelle che sviluppano il prodotto),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;richiedono una conoscenza del cliente molto approfondita,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;devono essere perfettamente integrati nell'offerta del prodotto,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;devono avere un prezzo adeguato,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;devono avere qualità elevata,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;richiedono spesso un'organizzazione ad hoc per l'erogazione.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei prossimi post svilupperemo un approccio pratico per lo sviluppo di servizi.&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-947986534616612228?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/adding-value-by-adding-services.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-qewqqo0VzqA/T0lH1zx679I/AAAAAAAAAWA/eeRqkF7ziwM/s72-c/servitization.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-1435436632507486572</guid><pubDate>Sat, 18 Feb 2012 21:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-18T22:39:14.682+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>The Internet of Things</title><description>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;Un video su un fenomeno che avrà un pesante impatto sui prodotti e sul nostro futuro:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=sfEbMV295Kk" style="color: #666699; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=sfEbMV295Kk&lt;/a&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 21px;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="background-color: white;"&gt;&lt;br style="color: #666666; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 21px; text-align: left;" /&gt;&lt;span style="color: #666666; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 21px; text-align: left;"&gt;Un tema da approfondire...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-1435436632507486572?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/internet-of-things.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-2598186845611130133</guid><pubDate>Sat, 18 Feb 2012 21:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-18T22:29:42.409+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Best practice per l'innovazione</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una best practice è un metodo che ha costantemente dimostrato risultati superiori rispetto a quelli raggiunti con metodi diversi.&lt;br /&gt;Sicuramente non esistono "ricette" valide per tutte le aziende, però io credo che ci siano alcune best practice che possono essere considerate&amp;nbsp;&lt;b&gt;necessarie &lt;/b&gt;per avere successo nell'innovazione di prodotto:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Segmentazione del mercato e focalizzazione su alcuni segmenti o nicchie strategiche:&lt;/b&gt; per essere scelto dai clienti, il nostro prodotto deve essere il migliore rispetto a tutti i concorrenti. Poichè è &amp;nbsp;impossibile raggiungere questo livello di eccellenza per l'intero mercato, è dunque necessario focalizzarsi su alcuni segmenti o nicchie di mercato, alle quali rivolgersi in modo coerente e sistematico (per un metodo di segmentazione del mercato si veda il post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2011/10/individuare-i-segmenti-di-mercato.html" target="_blank"&gt;Individuare i segmenti di mercato target&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Posizionamento strategico ben definito:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;differenziarsi bene dai propri concorrenti è di importanza fondamentale per generare profitto. Il posizionamento strategico deve essere scelto esplicitamente e quindi raggiunto e mantenuto con decisioni coerenti di portafoglio prodotti e di comunicazione (per un metodo di definizione del posizionamento strategico si veda il post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/search?q=posizionamento+strategico" target="_blank"&gt;What do we want to be famous for&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Conoscenza lucida, dettagliata e diffusa dei bisogni dei clienti:&lt;/b&gt; troppe volte le aziende sono così convinte di conoscere i bisogni ed i desideri dei propri clienti, che non si curano di raccogliere in modo sistematico informazioni di prima mano dal mercato. In questi casi accade spesso che alcuni bisogni non vengano colti e/o che vengano a mancare alcuni dettagli importanti. E questo può fare la differenza tra un prodotto vincente ed uno mediocre (per alcuni suggerimenti su &amp;nbsp;come conoscere i bisogni dei clienti si veda il post:&amp;nbsp;&lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2009/06/voice-of-customer-un-approccio-per.html" target="_blank"&gt;Voice of customer: un approccio per aumentare il successo dei prodotti&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Empatia verso il mercato:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;è importante per le aziende essere in grado di costruire una relazione bidirezionale profonda con il mercato e con i propri clienti. Questa relazione è complessa da costruire (soprattutto con coloro che non sono ancora clienti), ma, oltre a essere estremamente utile per la vendita, è necessaria per essere in grado di cogliere precocemente i segnali deboli che provengono dal mercato ed essere in grado di interpretarli nel modo giusto. Gli strumenti del web 2.0 offrono interessanti opportunità in questo campo (alcuni spunti si possono trovare in questo post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2011/01/web-20-ce-spazio-per-la-fantasia.html" target="_blank"&gt;Web 2.0: c'è spazio per la fantasia&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Individuare le opportunità offerte da nuove tecnologie o applicazioni:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;il progresso tecnologico è talmente veloce che in alcuni casi il collo di bottiglia è la capacità di immaginare applicazioni utili per le nuove tecnologie disponibili (magari già utilizzate in altri settori). Identificare precocemente opportunità di evoluzione tecnologica permette ovviamente di mantenere un vantaggio competitivo sui concorrenti.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Fase di definizione del prodotto ben strutturata:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;per sviluppare prodotti di successo è necessario che la definizione del prodotto sia precisa e dettagliata ("sharp"). Se la fase di progettazione inizia troppo presto ed i requisiti del prodotto non sono completi, si hanno due effetti negativi importanti. Il primo è che tutto quello che è ambiguo viene definito dal progettista,&amp;nbsp;probabilmente&amp;nbsp;sulla base di&amp;nbsp;criteri tecnici, piuttosto che di soddisfazione del cliente. Il secondo effetto è che a causa della scarsa chiarezza dei requisiti, probabilmente saranno necessari alcuni ricicli prima di arrivare ad un risultato soddisfacente. Partire troppo presto con la progettazione, peggiora dunque la qualità del prodotto e paradossalmente&amp;nbsp;allunga i tempi di sviluppo.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Capacità di selezionare le idee vincenti:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;poichè non è possibile generare soltanto "buone idee", per avere un portafoglio di prodotti vincenti è necessario avere molte idee ed essere in grado di selezionarle in modo efficace nelle prime fasi del ciclo di sviluppo. E' dunque importanti dotarsi di metodi che permettano di confrontare tra loro le diverse idee in modo omogeneo e secondo parametri definiti (per un metodo di selezione delle idee da sviluppare si veda il post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2010/11/10-domande-per-valutare-i-product.html" target="_blank"&gt;10 domande per valutare i product concept&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Gestione per progetti con team dedicati: &lt;/b&gt;questa è una best practice già molto diffusa. E' importante che il team sia formato da tutte le persone necessarie (ad es. non soltanto i progettisti) ed abbia un capoprogetto, la cui responsabilità dovrebbe andare dall'inizio alla fine del processo di sviluppo.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Collaborazione tra le diverse persone e funzioni coinvolte nel ciclo di vita dei prodotti:&lt;/b&gt; l'innovazione è sempre il frutto del lavoro di molte funzioni aziendali, che devono cooperare in condizioni di incertezza, con un processo turbolento e con tempi stretti. Per questo motivo è di importanza fondamentale la capacità di collaborare sia tra le diverse funzioni, sia a livello interpersonale.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Architettura di prodotto modulare: &lt;/b&gt;questa best practice non è in realtà sempre necessaria per avere successo nell'innovazione di prodotto, anche se i benefici che genera sono importantissimi e vanno dall'aumento della varietà del prodotto, alla riduzione del time-to-market e dei costi. Man mano che i prodotti diventano maturi, l'architettura modulare tende ad emergere in maniera "naturale" e tutti i concorrenti devono adeguarsi (per approfondire il tema della modularità si può leggere il post: &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2011/04/diversi-studi-confermano-che-la.html" target="_blank"&gt;Architettura modulare: più varietà e meno costi&lt;/a&gt;).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Ognuna di queste best practice, può essere applicata con tecniche e strumenti diversi, però è ormai certo che sono tutte necessarie per avere successo nell'innovazione di prodotto. Ogni azienda che desidera avere successo nell'innovazione di prodotto dovrebbe quindi tenerne conto ed affidarsi con serenità a questi metodi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-2598186845611130133?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/best-practice-per-linnovazione.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-8826117355411200879</guid><pubDate>Sun, 12 Feb 2012 09:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-12T10:25:40.809+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Il gap nella capacità di innovare</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prendendo spunto dal nuovo libro di Kotler: "&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788817051804/trias-de-bes-fernando/innovare-per-vincere.html" target="_blank"&gt;Innovare per vincere&lt;/a&gt;", vorrei condividere alcune riflessioni sul &amp;nbsp;fatto che nonostante tutti i manager siano convinti della sua importanza, la capacità di innovare sia spesso il tallone d'Achille di molte aziende.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Kotler la ragione principale per cui molte aziende fanno fatica ad essere innovative, è la fondamentale diversità e complessità del processo di innovazione rispetto agli altri processi aziendali. Questo ha portato storicamente alla focalizzazione degli sforzi di miglioramento su altri processi aziendali, lasciando indietro il miglioramento del processo di innovazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco alcune delle principali particolarità del processo di innovazione di prodotto rispetto ad altri processi aziendali:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Focus sui bisogni ed i desideri del mercato&lt;/b&gt;: l'innovazione di prodotto è focalizzata sui bisogni ed i desideri del mercato, che sono intrinsecamente incerti, poco misurabili e spesso anche poco conosciuti in azienda. Per questo motivo risulta più naturale cercare di operare su elementi più facilmente misurabili quali ad esempio i processi interni o le prestazioni dei fornitori.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Scarso controllo sui risultati dell'innovazione&lt;/b&gt;: l'azienda può controllare in modo diretto le &amp;nbsp;prestazioni di molti processi interni. Non può invece controllare direttamente le prestazioni del processo di innovazione, che dipendono in ultima analisi dalle scelte di acquisto dei clienti.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Scarsa prevedibilità dei risultati dell'innovazione&lt;/b&gt;: gli investimenti nell'innovazione sono spesso penalizzati perchè non è possibile prevedere in modo certo il profitto che si otterrà dallo sviluppo di un nuovo prodotto.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Gap temporale tra sforzo e risultati&lt;/b&gt;: se viene modificato il processo produttivo, i risultati si vedono (e si possono misurare) immediatamente. Il successo di un nuovo prodotto potrà invece essere misurato soltanto dopo alcuni mesi dal lancio sul mercato. &lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Scarsa ripetibilità del processo di innovazione&lt;/b&gt;: ogni progetto è diverso dai precedenti. E' dunque difficile sia costruire un modello di riferimento "ottimizzato", sia fare previsioni affidabili di tempi e costi. Per questo in azienda spesso ci si rassegna a considerare la progettazione come una scatola nera, poco controllabile e dai risultati incerti.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Incertezza nell'assegnazione delle responsabilità&lt;/b&gt;: la responsabilità di sviluppare un nuovo prodotto non è mai interamente di una singola funzione e questo rende ancora più difficile il governo dell'intero processo.&lt;/li&gt;&lt;li style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;La ricerca dell'efficienza può essere controproducente&lt;/b&gt;: quando devono essere prese decisioni complesse, basate su informazioni incomplete ed incerte, la ricerca dell'efficienza può portare a scelte affrettate, che causeranno errori ed inefficienze molto pesanti nelle fasi successive. Bisogna invece cercare metodi per prendere le decisioni migliori.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ulteriori difficoltà nel miglioramento delle prestazioni dell'innovazione nascono a volte dalle errata convinzione che&amp;nbsp;&lt;b&gt;l'innovazione sia qualcosa di rivoluzionario che deve cambiare l'intero mercato&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e che quindi sia particolarmente difficile, rischiosa e non adatta alle piccole e medie aziende. Questo è vero per l'innovazione radicale (che però non è necessaria per sopravvivere). L'innovazione necessaria per sopravvivere è infatti quella graduale, fatta di piccoli continui miglioramenti ai prodotti ed è alla portata di tutti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'altra errata convinzione &lt;b&gt;confonde l'innovazione con la creatività&lt;/b&gt;, arrivando alla conclusione che l'innovazione non si possa governare. E' vero che la generazione di nuove idee (creatività) è scarsamente controllabile (anche se può essere stimolata efficacemente), ma l'innovazione di prodotto è molto più di questo: comprende anche l'intero processo di trasformazione dell'idea in un nuovo prodotto e questo processo può e deve essere governato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per migliorare le prestazioni dell'innovazione è dunque necessario considerare queste differenze ed utilizzare modelli di riferimento, tecniche ed approcci diversi da quelli che si utilizzano per gli altri processi aziendali.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In particolare, data la complessità, la variabilità e l'elevato grado di incertezza che caratterizza il processo di innovazione, è conveniente utilizzare metodi più flessibili e meno prescrittivi rispetto a quelli utilizzati per altri processi aziendali e creare un sistema che si auto-adatta evolvendo continuamente.&lt;br /&gt;L'ideale allora è seguire il modello naturale dell'evoluzione:&amp;nbsp;procedere per piccoli passi ed applicare le best practice dell'innovazione utilizzando un approccio che segue il ciclo "provo-apprendo-adatto" (nel prossimo post parlerò di alcune best practice dell'innovazione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-8826117355411200879?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/il-gap-nella-capacita-di-innovare.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-1948373908924188391</guid><pubDate>Sun, 05 Feb 2012 23:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-06T00:12:50.518+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Minimum Viable Product</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell'imprevedibile mercato attuale il rischio maggiore derivante dalle attività di innovazione è che i nuovi prodotti sviluppati non abbiano successo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per ridurre questo rischio si utilizzano tecniche di coinvolgimento dei potenziali utilizzatori a partire dalle fasi iniziali del ciclo di vita. Interviste, focus group, visite a clienti etc. sono tecniche ben conosciute ed utilizzate da molte aziende.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' interessante anche l'approccio del &lt;a href="http://www.startuplessonslearned.com/2009/08/minimum-viable-product-guide.html" target="_blank"&gt;Minimum Viable Product&lt;/a&gt; definito da Eric Ries, che&amp;nbsp;prevede di&amp;nbsp;anticipare il più possibile il momento in cui si introduce il prodotto sul mercato, per utilizzare al più presto i feedback espressi da clienti &lt;b&gt;veri&lt;/b&gt;. Per fare questo è necessario ridurre al minimo &amp;nbsp;le funzionalità e le caratteristiche considerate indispensabili per il lancio del nuovo prodotto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nome è nuovo ed evocativo, ma l'approccio è ben conosciuto e già praticato da molte aziende, che sono abituate a chiedere ad alcuni clienti di utilizzare i loro prototipi, per poi ricevere dei feedback.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'approccio del Minimum Viable Product prevede una serie di cicli di iterazione con gli utilizzatori, che ha molteplici effetti positivi:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;riduzione del rischio di sviluppare prodotti o funzionalità, che non verranno richieste o apprezzate dai clienti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;riduzione del time-to-market,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;miglior soddisfazione dei bisogni e dei desideri dei clienti.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;La prima iterazione con i clienti (ovvero il primo Minimum Viable Product) può essere qualcosa che viene preparato molto velocemente per verificare il livello di interesse da parte del mercato: un file di rendering, una pagina web che descrive un prodotto non ancora esistente oppure un banner pubblicitario (tipo Google Ads).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si procede quindi con la realizzazione di un prodotto che contiene le caratteristiche più importanti dal punto di vista del cliente, ma non ancora tutte le funzionalità o tutti i dettagli. Questo prodotto viene distribuito o venduto ad alcuni utilizzatori, ai quali è richiesto di fornire feedback, impressioni e suggerimenti, che orienteranno la successiva fase di sviluppo. Si procede in questo modo per affinamenti successivi fino alla messa a punto definitiva del prodotto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il punto interessante è dunque quello di definire le caratteristiche minime necessarie non solo per costruire un prototipo atto a verificare il funzionamento tecnico e le prestazioni del prodotto, ma anche per realizzare il più presto possibile un Minimum Viable Product, che permetta di ottenere dei feedback significativi dai clienti. Ad esempio nello sviluppo di applicazioni software ci si può concentrare soltanto sulle funzioni principali semplificando (o tralasciando) momentaneamente le funzionalità più standard, meno interessanti dal punto di vista dei feedback. I nuovi prodotti alimentari o cosmetici possono essere immessi sul mercato anche senza il packaging definitivo. I nuovi servizi possono essere testati soltanto per alcuni clienti, magari con un supplemento di lavoro manuale da parte dell'operatore, senza un applicativo software di supporto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' poi importante procedere velocemente con i cicli di affinamento e messa a punto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando si inizia lo sviluppo di un nuovo prodotto, è dunque importante porsi le seguenti domande:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Quali sono le funzionalità minime assolutamente necessarie per immettere il prodotto sul mercato?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;A quali clienti fornirò il prodotto in modo preliminare?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Come raccoglierò i feedback?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le risposte a queste domande non sono mai facili, ma vale la pena di pensarci, perchè i feedback dei clienti sul prodotto &lt;b&gt;vero &lt;/b&gt;hanno un valore fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-1948373908924188391?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/minimum-viable-product.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-3391664797345582627</guid><pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-03T08:25:25.452+01:00</atom:updated><title>Kodak</title><description>Un interessante articolo dell'Economist sul fallimento della Kodak:&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.economist.com/node/21542796" target="page"&gt;http://www.economist.com/node/21542796&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-3391664797345582627?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/02/kodak.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-6079237527314565130</guid><pubDate>Sun, 29 Jan 2012 21:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-29T22:45:52.373+01:00</atom:updated><title>ISTAT - Noi Italia</title><description>Una miniera di informazioni quantitative sull'Italia e l'Europa: &lt;a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=3" target="_blank"&gt;Noi Italia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-6079237527314565130?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/01/istat-noi-italia.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-7724834281176885606</guid><pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-22T11:45:59.080+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Innovazione attiva</title><description>&lt;span style="text-align: justify;"&gt;“L'Italia è divisa in due: c'è una parte del Paese che funziona e una no... Una ricerca di alcuni economisti (Matteo Brugamelli e Roberta Zizza della Banca d'Italia e Fabiano Schivardi dell'università di Sassari) mostra che, dopo l'introduzione dell'euro, le piccole e medie imprese italiane si sono divise, a grandi linee, in due gruppi. Alcune hanno investito, inventando nuovi prodotti e cercando nuovi mercati: la loro produttività è cresciuta e così i salari dei loro dipendenti. Altre aziende invece non hanno investito: la loro produttività è rimasta invariata e oggi i loro prodotti non sopravvivono alla concorrenza.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/12_gennaio_02/ricchezza-equita-troppi-gli-equivoci-alesina-giavazzi-01_8f9eb66a-350c-11e1-a9e9-f391576f69b4.shtml" target="_blank"&gt;Alberto Alesina e Francesco Giavazzi – Il Corriere della Sera 02/01/2012&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che cosa distingue le prime dalle seconde?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Io non credo che la differenza principale stia nella capacità di esecuzione. In fondo tutte le piccole e medie aziende sono in grado (più o meno bene) di sviluppare nuovi prodotti e di affrontare nuovi mercati. &lt;i&gt;Altrimenti non esisterebbero&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;La differenza fondamentale sta nella&amp;nbsp;&lt;b&gt;determinazione a voler innovare&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Mi spiego meglio. Innovare non è sicuramente la strada più facile: se il mercato lo permette è infatti molto più facile e meno rischioso continuare a "fare quello che si è sempre fatto". E questo è quello che per anni hanno fatto molte aziende, limitandosi a quella che si potrebbe chiamare&amp;nbsp;"innovazione passiva". Hanno cioè innovato i loro prodotti soltanto per seguire le mosse dei concorrenti o per soddisfare richieste esplicite da parte dei clienti.&lt;br /&gt;Purtroppo quando il mercato è in recessione e contemporaneamente arrivano nuovi competitor da tutto il mondo, questo atteggiamento porta inevitabilmente alla contrazione del profitto e forse anche alla impossibilità di sopravvivere. Diventa dunque necessario ricercare l'innovazione attivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono quindi gli "ingredienti" fondamentali per perseguire l'innovazione attiva?&lt;br /&gt;Considerando le mie esperienze io penso che siano:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Spinta del top management,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Conoscenza del mercato,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Fiducia nelle nuove idee.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;b&gt;Spinta del top management&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L'innovazione richiede decisioni che devono essere prese dal top management e per questo motivo non può che partire dall'alto. Se l'innovazione parte dal basso, finisce infatti spesso per arenarsi quando arriva il momento di prendere decisioni strategiche e di eseguirle coerentemente.&lt;br /&gt;Alcuni passi concreti per favorire la spinta dal top management sono:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Definizione di una strategia per l'innovazione (quali mercati, quali bisogni, quali prodotti, ...),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Coinvolgimento dell'intera azienda in un percorso per migliorare le prestazioni dell'innovazione (l'innovazione parte dall'alto, ma deve permeare tutti i livelli dell'organizzazione),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Avvio di un cambiamento culturale a favore dell'innovazione.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;b&gt;Conoscenza del mercato&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Per avere idee vincenti l'azienda deve proiettarsi verso l'esterno: conoscere i bisogni ed i desideri dei clienti, conoscere mercati in cui opera ed anticiparne i trend, conoscere le tecnologie e conoscere i concorrenti.&lt;br /&gt;E' dunque necessario creare occasioni ed opportunità di "apertura", che coinvolgano l'intera azienda (non solo commerciali e marketing).&lt;br /&gt;Alcuni passi concreti per favorire la conoscenza del mercato sono:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Visite/interviste a clienti e potenziali clienti non finalizzate alla vendita (ascoltare chi dovrà comperare i nostri prodotti, pur essendo la cosa più ovvia da fare, viene spesso tralasciata),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Analisi della user experience (focalizzarsi sul processo di utilizzo del nostro prodotto, anzichè sul prodotto stesso è un ottimo metodo per assumere un punto di vista più orientato al cliente).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;b&gt;Fiducia nelle nuove idee&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La fiducia nelle nuove idee è spesso l'ostacolo principale. A&amp;nbsp;volte le idee nascono e poi restano in una specie di limbo senza mai trasformarsi in progetti di sviluppo di nuovi prodotti. Questo accade perchè manca&amp;nbsp;un metodo per capire quanto "fidarsi" delle nuove idee. E' infatti oggettivamente difficile far partire nuovi progetti, che richiedono tempo e denaro, soltanto sulla base di "sensazioni". Allora accade che le nuove idee legate a richieste dei clienti abbiano sempre la priorità sulle idee generate in azienda ed è noto che l'innovazione guidata da idee del cliente è molto spesso abbastanza "povera".&lt;br /&gt;Per poter dare maggior fiducia alle nuove idee è necessario essere in grado di confrontarle tra loro in modo (il più possibile) oggettivo e di fare delle stime affidabili dei potenziali profitti.&lt;br /&gt;Alcuni passi concreti per avere maggior fiducia nelle nuove idee sono dunque:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Introdurre metodi di project portfolio management (che permettono di valutare le idee secondo diversi parametri, ad es. allineamento strategico, livello di rischio, importanza economica),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Introdurre le curve a S per valutare il ritorno di investimento dei progetti di sviluppo dei nuovi prodotti.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;E' interessante notare come i tre ingredienti necessari per perseguire l'innovazione attiva si combinino tra loro: ad es. un'idea sarà tanto migliore, quanto maggiore è la conoscenza del mercato di chi l'ha generata e per poterla valutare correttamente è necessario avere una strategia per l'innovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I passi concreti che ho elencato possono essere un buon inizio per cercare di diventare (o continuare a rimanere) aziende vincenti anche durante la tempesta perfetta generata dalla combinazione di globalizzazione e recessione (alcuni suggerimenti per l'applicazione dei passi descritti si possono trovare sparsi in questo blog).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-7724834281176885606?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/01/innovazione-attiva.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-7242968896625312562</guid><pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-14T12:27:52.434+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovation Experience</category><title>Adaptive Project Management</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A volte capita di dover gestire progetti in contesti particolarmente "dinamici": con requisiti poco chiari e/o con frequenti cambi di priorità e/o con troppi progetti attivi contemporaneamente...&lt;br /&gt;In questi casi fare un piano di progetto, anche solo per i prossimi 3 mesi diventa frustrante, perchè ogni giorno le cose cambiano ed i piani di medio termine risultano inutili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questi casi può essere utile utilizzare una metodologia chiamata &lt;b&gt;scrum project management&lt;/b&gt;. La parola scrum indica la mischia del rugby. La metafora è evidente: nella mischia non vi è altra strategia se non quella di portare la palla il più avanti possibile, superando l'opposizione della squadra avversaria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo metodo è nato negli anni '80 del secolo scorso, viene utilizzato soprattutto per lo sviluppo software (ma è utile per tutti i tipi di progetti) ed in rete si può trovare molto materiale che lo descrive. Una buona descrizione si può ad es. trovare &lt;a href="http://www.methodsandtools.com/archive/archive.php?id=18" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In sintesi ed eliminando alcune "forzature" (ad es. la riunione quotidiana), il metodo funziona &lt;b&gt;suddividendo il progetto in una serie di sprint&lt;/b&gt; di durata limitata (ad es. 2 settimane).&lt;br /&gt;All'inizio di ogni sprint viene organizzato un incontro tra il "cliente" (chi riceverà i risultati del progetto) ed il team di progetto.&lt;br /&gt;Durante l'incontro vengono concordati i risultati da produrre nel corso dello sprint. Questo è un fattore chiave. Vanno infatti definiti dei risultati che siano:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;significativi per il cliente,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;con requisiti sufficientemente chiari e stabili,&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;ragionevolmente realizzabili nello sprint (il carico di lavoro deve essere adeguato alle risorse disponibili).&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div&gt;Una volta definito in linea di massima il contenuto dello sprint, il cliente descrive con maggior precisione al team di progetto che cosa si aspetta. L'incontro si conclude dopo aver definito esattamente gli "oggetti" che dovranno essere rilasciati &amp;nbsp;al termine dello sprint (ad es. quali disegni, quali documenti o parti di documenti, etc.).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il team inizia quindi a lavorare per produrre i risultati dello sprint. Durante lo sprint il cliente è a disposizione per chiarire eventuali dubbi del team (è anche possibile prevedere degli incontri periodici tra cliente e team). Idealmente nel corso dello sprint non ci dovrebbero essere modifiche ai requisiti, nè perturbazioni che richiedano ai membri del team di fare cose diverse da quelle concordate. Non è necessario che le persone lavorino esclusivamente su un progetto, è però importante che la disponibilità di tempo da dedicare al progetto durante lo sprint resti il più possibile stabile.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lo sprint termina con un incontro finale, nel corso del quale si consegnano i risultati al cliente e si pianifica lo sprint successivo&lt;/div&gt;&lt;div&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un punto da definire prima di iniziare il progetto è come gestire l'accettazione dei risultati da parte del cliente. Il caso più semplice è quello in cui i risultati prodotti in uno sprint vengono verificati dal cliente nello sprint seguente ed eventuali modifiche vengono quindi inserite come carico di lavoro nello sprint successivo. In questo modo si realizza un ciclo nel quale ogni "richiesta" viene rilasciata dopo 2 o al massimo in 3 sprint. A volte è invece conveniente far verificare al cliente i risultati di più sprint o al contrario integrare in ogni sprint la verifica ed approvazione dei risultati da parte del cliente.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;I benefici dello scrum project management sono principalmente tre:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;l'efficienza di utilizzo del team, pur in un contesto estremamente "dinamico"&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la frequenza di rilascio di risultati concreti per il cliente&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la flessibilità rispetto al cambio di requisiti e priorità&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il principale aspetto negativo è che il metodo scrum non permette di fare una pianificazione a medio-lungo termine (del resto questo metodo viene utilizzato proprio quando la pianificazione di medio termine risulta troppo difficile).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La figura sottostante presenta un tabellone che si può utilizzare per gestire in modo visuale lo scrum project management.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-PjzAdMsUFvU/TxFb7KLamZI/AAAAAAAAAVw/jAJjGBj0feA/s1600/scrum_project_management.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-PjzAdMsUFvU/TxFb7KLamZI/AAAAAAAAAVw/jAJjGBj0feA/s400/scrum_project_management.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-7242968896625312562?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/01/adaptive-project-management.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-PjzAdMsUFvU/TxFb7KLamZI/AAAAAAAAAVw/jAJjGBj0feA/s72-c/scrum_project_management.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-3249842745613756499</guid><pubDate>Tue, 10 Jan 2012 21:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-10T22:52:25.294+01:00</atom:updated><title>Comportamentale</title><description>&lt;div align="justify"&gt;Tempo di vacanze e tempo di nuove conoscenze. Ecco un classico scambio di battute quando conosco nuove persone:&lt;/div&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;altro: &lt;em&gt;“di cosa di occupi ?”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;io: &lt;em&gt;“formazione, faccio il formatore”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;altro: &lt;em&gt;“ ah, davvero, e cosa insegni ?”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;io: &lt;em&gt;“ beh, insegnare è una parola un po’ grande …. comunque mi occupo di comportamentale”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;altro (espressione perplessa): &lt;em&gt;“comportame …. che ? non ho capito ….”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;div align="justify"&gt;E qui nasce il problema: spiegare che cos’è il comportamentale. Direi che questa è l’occasione buona per dire come la penso. Innanzi tutto qualche cenno storico: il comportamentale (o comportamentismo o psicologia comportamentale o movimento behaviorista) è un approccio alla psicologia. Nasce agli inizi del novecento grazie agli studi di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Watson_(psicologo)"&gt;John Watson&lt;/a&gt;. Uno degli obiettivi di Watson era rendere la psicologia una disciplina scientifica fondata sulla sperimentazione, allontanandosi dalle teorie mentaliste allora prevalenti. Watson era interessato allo studio del comportamento osservabile delle persone con la situazione circostante. La situazione, l’ambiente circostante rappresentano degli &lt;strong&gt;Stimoli&lt;/strong&gt; per le persone, le quali rispondono con determinate&lt;strong&gt; Risposte&lt;/strong&gt; attraverso il loro Comportamento.&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;La teoria comportamentista si evolverà poi attraverso altri studiosi (per chi è interessato ecco il link a Wikipedia sul &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Comportamentismo"&gt;comportamentismo&lt;/a&gt;). Quello che è importante sottolineare è che, secondo questa teoria, i comportamenti risultano frutto di un apprendimento. Essendo stati appresi, possono anche essere sostituiti: comportamenti inefficaci o che creano difficoltà possono essere sostituiti con comportamenti migliori. Ecco la mia personalissima Analisi e Sintesi:&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/-BitegPFh9Cw/TwyzEyO1WgI/AAAAAAAAGHQ/On3oJqDs11k/s1600-h/Cattura4.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="Cattura" border="0" alt="Cattura" src="http://lh4.ggpht.com/-3Qk-9vCSpKo/TwyzFp4FO9I/AAAAAAAAGHY/Fm4hJxgoJXc/Cattura_thumb2.jpg?imgmax=800" width="297" height="318" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;(S)&lt;/strong&gt; rappresenta la situazione: persone, luoghi, contesti, condizioni, stati, circostanze, occasioni, momenti o contingenze. Come visto sopra ogni Situazione rappresenta uno Stimolo per la persona che la interpreta attraverso il Pensiero &lt;strong&gt;(P)&lt;/strong&gt; e l’Emozione &lt;strong&gt;(E).&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Con Pensiero &lt;strong&gt;(P)&lt;/strong&gt; intendo &lt;a href="http://blog.luigimengato.com/2009/10/punti-di-vista-destri-e-sinistri.html"&gt;l’uso del cervello&lt;/a&gt; sia nella sua funzione Sinistra (Razionalità, Logica, Analisi, memoria a breve), sia nella sua funzione Destra (Irrazionalità, Intuizione, Sintesi, memoria a lungo termine). Interessante è notare che prevarrà una delle due aree a seconda che la Situazione sia nuova o abitudinaria. Di fronte ad una Situazione nuova è probabile che prevarrà la nostra necessità di Analisi della situazione stessa, formuleremo conclusioni (Razionalità), ragioneremo in modo Logico; useremo quindi la parte Sinistra per definire un nuovo Modello Comportamentale. In una Situazione abitudinaria potrebbe prevalere la parte Destra che in modo inconscio ci fa utilizzare Modelli di Comportamento già acquisiti che risiedono oramai nella memoria a lungo termine. Interessante è notare come in situazioni nuove elaboriamo dei Modelli Comportamentali (= a determinati Stimoli adottiamo un determinato comportamento come Risposta): il feedback che la Situazione ci restituisce (in termini di successi, insuccessi, premi, punizioni, …..) modifica o rafforza il Modello Comportamentale appreso (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_comportamentale#Condizionamento_operante"&gt;condizionamento operante&lt;/a&gt;). &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Con Emozione &lt;strong&gt;(E)&lt;/strong&gt; intendo invece il mondo dell’Intelligenza Emotiva, che &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_emotiva"&gt;come ben spiega Wikipedia&lt;/a&gt;, “rappresenta la capacità di riconoscere, valutare e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni”. Le emozioni che proviamo influenzano in modo diretto (a volte consapevolmente a volte inconsapevolmente) il nostro Comportamento e quindi la Risposta che daremo allo Stimolo della situazione. In estrema sintesi posso concludere che il nostro Comportamento (C) rappresenta la nostra Risposta alla Situazione attraverso un &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Algoritmo"&gt;algoritmo&lt;/a&gt; tra Pensiero Conscio (sinistro), Pensiero Inconscio (destro) ed Emozioni.&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;E la persona che ho appena conosciuto alla quale volevo spiegare cos’è il Comportamentale ? Ammettendo che mi sia stata ad ascoltare mentre gli spiegavo tutto questo (ho forti dubbi …), potrebbe a questo punto chiedermi: “&lt;em&gt;e tu, come formatore, cosa c’entri in tutto questo?&lt;/em&gt;” . Domanda corretta. Innanzi tutto il termine “formatore” è probabilmente sbagliato: sarebbe più corretto usare “facilitatore”, perché posso agire “facilitando” tre processi:&lt;/div&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;permettere che le persone acquisiscano consapevolezza sui propri ed altrui Comportamenti;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;analizzare e valutare assieme ai partecipanti quali sono i Comportamenti più efficaci ed efficienti per determinate Situazioni;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;proporre “Modelli Comportamentali” ad hoc per determinate Situazioni (che poi la persona dovrà saper adattare/migliorare/personalizzare).&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-3249842745613756499?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/01/comportamentale.html</link><author>noreply@blogger.com (Luigi)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://lh4.ggpht.com/-3Qk-9vCSpKo/TwyzFp4FO9I/AAAAAAAAGHY/Fm4hJxgoJXc/s72-c/Cattura_thumb2.jpg?imgmax=800" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-4381608334331906640</guid><pubDate>Sun, 08 Jan 2012 16:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-08T18:22:40.501+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Un approccio per scoprire nuove opportunità di business</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La ricerca di nuove opportunità di business è un'attività che tutte le aziende dovrebbero effettuare sistematicamente e che diventa più importante nei periodi di crisi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un'opportunità di business è &lt;b&gt;un'idea con un potenziale commerciale interessante&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;A volte le opportunità di business ci vengono servite su un piatto d'argento direttamente dai nostri clienti: "Avrei bisogno di...", oppure nascono "casualmente" nella mente di qualcuno in azienda.&amp;nbsp;Questi sono i casi più semplici. Purtroppo però non è sempre possibile affidarsi esclusivamente a queste fonti: le opportunità di business vanno ricercate attivamente e sistematicamente.&lt;br /&gt;Non è possibile definire un approccio rigoroso, è però utile seguire un processo in due passi: il primo passo&amp;nbsp;porta all'identificazione di segmenti di mercato con bisogni del tutto o in parte insoddisfatti. Poichè le opportunità di business sono interessanti, soltanto se possono ragionevolmente essere soddisfatte dall'azienda che le sta esaminando, il secondo passo punta a capire se esiste una "corrispondenza" tra il bisogno identificato e quello che l'azienda può fare per soddisfarlo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Identificazione dei bisogni&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il punto di partenza può essere la matrice bisogni/mercati riportata nella figura sottostante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-KNVE17RdAP8/TwmmeRgYfDI/AAAAAAAAAVY/UlzYygZx8kM/s1600/matrice_bisogni_mercati.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="303" src="http://4.bp.blogspot.com/-KNVE17RdAP8/TwmmeRgYfDI/AAAAAAAAAVY/UlzYygZx8kM/s320/matrice_bisogni_mercati.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;E' possibile effettuare in via preliminare alcune delle attività descritte nei diversi quadranti per raccogliere informazioni e poi organizzare un incontro aperto a diverse figure aziendali (e se possibile anche esterne all'azienda) durante il quale, utilizzando un tabellone con la matrice rappresentata in figura, si identificano i bisogni/mercati posizionandoli sulla mappa sotto forma di post-it.&lt;br /&gt;E' importante in questa fase essere molto attenti a esprimere i bisogni dal punto di vista dell'utente (ad es. "ridurre i consumi energetici") e non le soluzioni (ad es. "utilizzare motori elettrici"). Infatti l'innovazione consiste spesso in un nuovo modo di soddisfare un bisogno esistente e se identifichiamo già la soluzione, annulliamo l'opportunità di innovare. E' altresì importante identificare il/i segmenti di mercato che esprimono quel bisogno.&lt;br /&gt;Come altri metodi visuali descritti in precedenza, anche questo metodo favorisce la collaborazione dell'intero team e spesso permette di &amp;nbsp;raccogliere velocemente un gran numero di idee. Una volta che tutte le idee siano state espresse, è allora necessario effettuare una prima scrematura, che può essere ad esempio ottenuta chiedendo a tutti i partecipanti di selezionare le 5 idee, che sembrano loro più promettenti (è sufficiente fare un segno rosso con il pennarello sui post-it).&lt;br /&gt;E' ora possibile eliminare tutte le idee che non hanno ricevuto voti ed eventualmente anche alcune idee che hanno ricevuto "pochi" voti. Poichè siamo ancora in una fase molto preliminare, è consigliabile mantenere una certa flessibilità nella selezione e non utilizzare metodi più algoritmici (ad es. selezionare soltanto le 5 idee che hanno ricevuto più voti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Definizione delle opportunità&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;A questo punto è necessario approfondire i bisogni identificati per verificare se possono concretamente trasformarsi in opportunità di business per la nostra azienda.&lt;br /&gt;Si chiede allora ai partecipanti all'incontro di proporre idee concrete per soddisfare i bisogni individuati, o in alternativa di identificare che cosa è necessario approfondire per poter proporre idee concrete.&lt;br /&gt;Come semplice stimolo alla generazione di idee, si possono utilizzare le domande riportate nella figura sottostante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-gnlWISOiHmE/Twm6YnU0ZBI/AAAAAAAAAVg/iaJdb_lwbTk/s1600/domande_per_opportunita_business.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="313" src="http://1.bp.blogspot.com/-gnlWISOiHmE/Twm6YnU0ZBI/AAAAAAAAAVg/iaJdb_lwbTk/s320/domande_per_opportunita_business.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le idee vengono scritte su post-it di colore diverso, discusse dall'intero team ed attaccate sul tabellone vicino ai bisogni identificati in precedenza. Durante la discussione diverse idee possono essere ricombinate per formare un'unica opportunità di business.&lt;br /&gt;Al termine della discussione è possibile effettuare una seconda scrematura, eliminando le idee giudicate meno interessanti (si può utilizzare lo stesso metodo di scrematura utilizzato in precedenza).&lt;br /&gt;La figura sottostante rappresenta un esempio di tabellone con i post-it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-LV--9Oexho0/Twm-bViGXEI/AAAAAAAAAVo/E56hD1tYebk/s1600/Nuove+opportunit%25C3%25A0+di+business.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="279" src="http://4.bp.blogspot.com/-LV--9Oexho0/Twm-bViGXEI/AAAAAAAAAVo/E56hD1tYebk/s320/Nuove+opportunit%25C3%25A0+di+business.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le opportunità di business rimanenti &amp;nbsp;seguiranno a questo punto il normale percorso di tutte le nuove idee.&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-4381608334331906640?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2012/01/un-approccio-per-identificare-nuove.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-KNVE17RdAP8/TwmmeRgYfDI/AAAAAAAAAVY/UlzYygZx8kM/s72-c/matrice_bisogni_mercati.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-4942816014097153432</guid><pubDate>Fri, 09 Dec 2011 18:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-09T19:52:06.960+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>What We Want to be Famous For</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il profitto aziendale deriva fondamentalmente da due elementi: il mercato in cui si opera ed il vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tC7mpfQfMIg/TuDzTzlxmnI/AAAAAAAAAU4/Fmm9ETM2nxA/s1600/origine_del_profitto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="99" src="http://2.bp.blogspot.com/-tC7mpfQfMIg/TuDzTzlxmnI/AAAAAAAAAU4/Fmm9ETM2nxA/s320/origine_del_profitto.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' evidente infatti che non tutti i mercati sono uguali, sia in termini generali (ad es. il mercato dei telefonini ha dimensioni e profittabilità diverse dal mercato dei laptop), sia per quanto riguarda le specifiche aziende (ad es. un mercato può essere profittevole per un'azienda in posizione dominante, ma poco interessante per un azienda che debba entrarci). Per individuare i mercati più convenienti per ogni azienda, nel &lt;a href="http://innovationpills.blogspot.com/2011/10/individuare-i-segmenti-di-mercato.html" target="_blank"&gt;post precedente&lt;/a&gt; abbiamo definito un modello per valutare l'attrattività dei diversi mercati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All'interno di ogni mercato, il profitto nasce invece dal vantaggio competitivo, cioè dalla capacità (percepita dai clienti) di fare alcune cose meglio dei concorrenti.&lt;br /&gt;Il vantaggio competitivo è a sua volta una conseguenza del posizionamento strategico, che&amp;nbsp;è il "posto" occupato dall'azienda nella mappa dei concorrenti, presente nella mente dei clienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-E9Np40pkP08/TuI3vu2gxaI/AAAAAAAAAVA/wMXj94quMvM/s1600/mappa_del_posizionamento_strategico.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="258" src="http://1.bp.blogspot.com/-E9Np40pkP08/TuI3vu2gxaI/AAAAAAAAAVA/wMXj94quMvM/s320/mappa_del_posizionamento_strategico.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il posizionamento strategico è un asset che si può costruire soltanto nel medio-lungo termine e che in questo periodo diventa particolarmente importante perchè l'altra sorgente del profitto, cioè il mercato, è generalmente debole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Definire il posizionamento strategico desiderato&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo passo per definire il posizionamento strategico desiderato è quello di capire dove si posiziona oggi l'azienda nella mente dei clienti.&lt;br /&gt;Per fare questo bisogna:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;identificare i principali concorrenti,&lt;/li&gt;&lt;li&gt;individuare i principali parametri di differenziazione che i clienti utilizzano per distinguere i diversi marchi (ad es. prestazioni del prodotto, qualità del servizio, durata, facilità d'uso, prezzo, fiducia nel marchio, attenzione all'ecologia, ...),&lt;/li&gt;&lt;li&gt;chiedere ad alcuni clienti e potenziali clienti di dare un voto da 0 a 10 a tutti i concorrenti (compresi noi) sui diversi parametri differenziazione,&amp;nbsp;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;costruire il grafico che rappresenta il posizionamento strategico percepito dai clienti (si veda la figura qui sotto). Naturalmente i risultati dovranno essere interpretati tenendo conto della significatività del campione di clienti intervistati.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Cv9HF4tZXFQ/TuI58Mg9dFI/AAAAAAAAAVI/pW7mU9BS3rE/s1600/posizionamento_strategico_percepito.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="287" src="http://3.bp.blogspot.com/-Cv9HF4tZXFQ/TuI58Mg9dFI/AAAAAAAAAVI/pW7mU9BS3rE/s400/posizionamento_strategico_percepito.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;E' utile costruire in modo indipendente un grafico simile, ma con voti assegnati da personale interno all'azienda, per evidenziare le eventuali differenze sul posizionamento percepito.&lt;br /&gt;Dai grafici è possibile quindi &amp;nbsp;identificare sia le aree di miglioramento (quelle dove abbiamo voti troppo bassi), sia le aree dove vogliamo eccellere.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda queste ultime, poichè generalmente non è possibile puntare all'eccellenza in tutte le aree, alcuni studi sembrano confermare che sia comunque utile identificare una o due aree sulle quali puntare in modo particolare per differenziarsi dai concorrenti.&amp;nbsp;Possibilmente dovrebbero essere aree nelle quali noi siamo già ben posizionati e che non siano già "occupate" da altri concorrenti.&lt;br /&gt;Una volta definito il posizionamento strategico desiderato, tutte le decisioni aziendali (dalla definizione dei requisiti dei nuovi prodotti, fino alla comunicazione verso l'esterno) dovrebbero essere prese in modo coerente per costruire e rafforzare il posizionamento strategico e quindi il vantaggio competitivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-4942816014097153432?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2011/12/costruire-il-vantaggio-competitivo.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-tC7mpfQfMIg/TuDzTzlxmnI/AAAAAAAAAU4/Fmm9ETM2nxA/s72-c/origine_del_profitto.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-1696794470578149528</guid><pubDate>Sun, 30 Oct 2011 16:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-09T19:11:57.752+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><title>Individuare i segmenti di mercato target</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo sviluppo di un nuovo prodotto inizia sempre dall'identificare di chi lo utilizzerà. Poichè è difficile immaginare un prodotto che possa andare bene per tutti i possibili utilizzatori, diventa necessario suddividere il proprio mercato di riferimento in gruppi che abbiano in comune (almeno) le seguenti caratteristiche: bisogni e desideri, leggi e normative di riferimento, modalità di acquisto, sensibilità al prezzo e modalità di utilizzo del prodotto.&lt;br /&gt;Alcuni esempi di parametri per segmentare il mercato sono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Settore di business dei clienti (es. privati, industria meccanica, industria alimentare, ...)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Età o altre caratteristiche demografiche (es. giovani, adulti, anziani, ...)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Modalità di utilizzo del prodotto (es. occasionale, continuativo,...)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Caratteristiche psicologiche dei clienti (es. innovatori, follower, prudenti, ...)&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;Una volta individuati i segmenti di mercato a cui l'azienda intende rivolgersi, è importante valutarne l'attrattività per definire la strategia di sviluppo del portafoglio prodotti aziendale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;I principali fattori da considerare nel valutare l'attrattività di un segmento di mercato sono:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;dimensioni del segmento di mercato&lt;/li&gt;&lt;li&gt;tasso di crescita/decrescita&lt;/li&gt;&lt;li&gt;margini&lt;/li&gt;&lt;li&gt;intensità competitiva&lt;/li&gt;&lt;li&gt;valore del marchio aziendale&lt;/li&gt;&lt;li&gt;facilità di accesso&lt;/li&gt;&lt;li&gt;facilità per il cliente di cambiare fornitore o prodotto&lt;/li&gt;&lt;li&gt;possibilità di differenziarsi dai concorrenti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;maturità dei prodotti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;conoscenza delle tecnologie&lt;/li&gt;&lt;li&gt;complessità normativa&lt;/li&gt;&lt;li&gt;potere dei fornitori&lt;/li&gt;&lt;li&gt;completezza della nostra gamma&lt;/li&gt;&lt;li&gt;fatturato attuale&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sulla base delle valutazioni dei segmenti di mercato, è possibile definire sia l'importanza strategica dei diversi segmenti, sia le linee guida strategiche per lo sviluppo del portafoglio prodotti.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La figura seguente rappresenta un esempio di valutazione dei segmenti di mercato e di definizione delle linee guida strategiche.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Byby4URT3dM/Tq1-KGdCq5I/AAAAAAAAAUw/F9bA1Ud0oGs/s1600/Attrattivit%25C3%25A0_segmento_di_mercato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="205" src="http://4.bp.blogspot.com/-Byby4URT3dM/Tq1-KGdCq5I/AAAAAAAAAUw/F9bA1Ud0oGs/s320/Attrattivit%25C3%25A0_segmento_di_mercato.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-1696794470578149528?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2011/10/lo-sviluppo-di-un-nuovo-prodotto-inizia.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-Byby4URT3dM/Tq1-KGdCq5I/AAAAAAAAAUw/F9bA1Ud0oGs/s72-c/Attrattivit%25C3%25A0_segmento_di_mercato.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-4446696931436155952</guid><pubDate>Sat, 24 Sep 2011 16:10:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-24T18:14:17.345+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">strategia</category><title>Valutare nuove opportunità di business</title><description>Per le aziende un problema ricorrente in questo periodo è quello di trovare nuove opportunità di business in segmenti di mercato diversi (geograficamente o per tipo di clienti). Diventa quindi necessario essere in grado di valutare l'attrattività ed il rischio dei diversi segmenti di mercato.&lt;br /&gt;A questo scopo può essere utile utilizzare il classico modello delle Five Forces di Porter (formulato nel 1979) e sempre valido (&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=mYF2_FBCvXw" target="page"&gt;video&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.slideshare.net/strategywrap/porters-five-forces-how-to-identiy-attractive-markets" target="page"&gt;presentazione powerpoint&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Si può anche utilizzare il modello riportato qui sotto, che parte da quello di Porter e lo espande, integrando ulteriori fattori da tenere in considerazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-jGgr4HS8-rc/Tn37MlGMr2I/AAAAAAAAAUo/h0EPJh5dxxg/s1600/Attrattivit%25C3%25A0_segmento_di_mercato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/-jGgr4HS8-rc/Tn37MlGMr2I/AAAAAAAAAUo/h0EPJh5dxxg/s320/Attrattivit%25C3%25A0_segmento_di_mercato.jpg" width="305" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dimensioni per la valutazione dell'attrattività di un segmento di mercato sono le seguenti:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;SEGMENTO DI MERCATO&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Dimensioni&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Maturità&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Livello di saturazione&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Tasso di crescita/decrescita&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;CONCORRENTI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Concentrazione dei concorrenti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Dimensioni dei concorrenti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Importanza del segmento di mercato per i concorrenti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Esistenza di barriere commerciali in ingresso&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;ACCESSO AL MERCATO&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Posso raggiungere il mercato utilizzando la attuale &amp;nbsp;catena di vendita e distribuzione&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Dimensioni dei distributori&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Capillarità dellla catena di distribuzione&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibilità di utilizzare catene di distribuzione alternative&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;CLIENTI&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Dimensione dei clienti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;I clienti operano in un settore in crescita, stabile o in declino&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Importanza del prodotto per i clienti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibilità per i clienti di realizzare il prodotto o servizio internamente&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Tempo necessario per costruire la relazione con i clienti&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;PRODOTTI&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Prodotti durevoli o di consumo&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ampiezza dell’offerta di prodotti e servizi attuale (da parte dei concorrenti)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibilità di differenziarsi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibilità per i clienti di cambiare prodotto facilmente&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;FORNITORI&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Concentrazione dei fornitori&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Dimensioni dei fornitori&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Importanza dei fonitori per la realizzazione dell'offerta&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibilità di cambiare facilmente fornitore&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Interesse per i fornitori di estendere a valle la loro offerta (sovrapponendosi alla nostra)&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;TECNOLOGIE&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Barriere tecnologiche &amp;nbsp;in ingresso&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Velocità dell’evoluzione tecnologica&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibilità che nuove tecnologie sostituiscano quelle attuali&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;AMBIENTE&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Complessità delle leggi e normative da rispettare&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Presenza di brevetti&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibili modifiche alle normative&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Possibili azioni da parte dei governi (ad esempio protezione dai nuovi entranti)&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;ol&gt;&lt;b&gt;NOI&lt;/b&gt;&lt;/ol&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Conoscenza del segmento di mercato&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Conoscenza delle tecnologie necessarie&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Percezione del nostro brand da parte del cliente&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Difficoltà nella gestione operativa del nuovo segmento di mercato (ad es. produzione si piccoli lotti vs. grandi, progettazione su commessa vs. catalogo prodotti, ...)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Entità dell’investimento richiesto&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Tempo necessario per valutare i risultati.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo modello di riferimento può essere utilizzato dal management dell'azienda al momento di decidere se sviluppare la propria offerta verso nuovi mercati. I fattori esaminati in questo modello possono essere opportunità o minacce a seconda della situazione dell'azienda: ad esempio la necessità di un grosso investimento, normalmente intesa come una minaccia, può essere un'opportunità per una grande azienda perchè allontanerà molti dei potenziali concorrenti, così come un elevato tasso di modifica alle leggi e normative può offrire l'opportunità di entrare nel mercato quando le nuove norme richiedono un cambio forzato di prodotto da parte dei clienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maurizio Scabbia (maurizio.scabbia@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-4446696931436155952?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2011/09/valutare-nuove-opportunita-di-business.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-jGgr4HS8-rc/Tn37MlGMr2I/AAAAAAAAAUo/h0EPJh5dxxg/s72-c/Attrattivit%25C3%25A0_segmento_di_mercato.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8061527400371556961.post-7557483626584186261</guid><pubDate>Tue, 30 Aug 2011 15:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-30T17:48:30.742+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovazione di prodotto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Innovation Experience</category><title>Flessibilità</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;For an evolutionary system, continuing development is needed just in order to maintain its fitness relative to the systems it is co-evolving with.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;The red queen principle (L. van Halen)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The only way you can control your destiny is to be more flexible than your environment.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;The law of requisite variety (Ross Dawson)&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8061527400371556961-7557483626584186261?l=parliamone.forema.it' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://parliamone.forema.it/2011/08/flessibilita.html</link><author>noreply@blogger.com (Maurizio Scabbia)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>

