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	<title>Franco Londei</title>
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	<description>Opinioni, editoriali, politica internazionale</description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Jun 2026 15:21:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Franco Londei</title>
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		<title>Le infrastrutture idriche, vero punto debole dell&#8217;Iran</title>
		<link>https://www.francolondei.it/le-infrastrutture-idriche-vero-punto-debole-iran/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 15:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua in iran]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture idriche]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le infrastrutture idriche sono diventate un obiettivo strategico nella guerra contro l’Iran, come già accaduto in molti altri conflitti passati e recenti. L’Iran ha ripetutamente accusato gli Stati Uniti e Israele di prendere di mira infrastrutture idriche quali impianti di desalinizzazione, condutture idriche e altre infrastrutture civili. Ad esempio, Teheran ha accusato gli Stati Uniti ... <a title="Le infrastrutture idriche, vero punto debole dell&#8217;Iran" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/le-infrastrutture-idriche-vero-punto-debole-iran/" aria-label="Per saperne di più su Le infrastrutture idriche, vero punto debole dell&#8217;Iran">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Le infrastrutture idriche sono diventate un obiettivo strategico nella guerra contro l’Iran, come già accaduto in molti altri conflitti passati e recenti. L’Iran ha ripetutamente accusato gli Stati Uniti e Israele di prendere di mira infrastrutture idriche quali impianti di desalinizzazione, condutture idriche e altre infrastrutture civili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, Teheran ha accusato gli Stati Uniti di aver colpito un impianto di desalinizzazione dell’acqua dolce sull’isola iraniana di Qeshm, interrompendo l’approvvigionamento idrico in circa 30 villaggi all’inizio di marzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso mese, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato: “Potrei distruggere delle cose entro la prossima ora, centrali elettriche che producono elettricità, che producono acqua. Hanno impianti di desalinizzazione ovunque. Potremmo fare cose talmente gravi che non potrebbero letteralmente mai ricostruire di nuovo una nazione.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più recentemente, vari resoconti dei media indicano che l’ultima ondata di attacchi statunitensi ha danneggiato due bacini idrici, causando l’interruzione dell’acqua potabile a circa 20.000 persone vicino alla città di Sirik, nel sud dell’Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da parte sua, Teheran è stata a sua volta accusata di aver compiuto attacchi contro impianti idrici negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Bahrein.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista giuridico, prendere di mira le infrastrutture idriche è contrario alle disposizioni del rapporto della 57a Conferenza dell’International Law Association, alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1997 sui corsi d’acqua e alla bozza della Lista di Ginevra dei principi sulla protezione delle infrastrutture idriche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Iran è alle prese con una crisi idrica che risale a ben prima dello scoppio dell&#8217;attuale guerra. Si prevede che l&#8217;approvvigionamento idrico nel Paese scenderà da circa 670 miliardi di metri cubi nel 2019 a circa 540 miliardi di metri cubi entro il 2080. Al contrario, si prevede che la domanda aumenti del 30% entro il 2050 a causa della crescita demografica. Si stima che oltre il 70% delle falde acquifere iraniane sia sovrasfruttato. Statisticamente, circa il 90% dell’approvvigionamento idrico dell’Iran è utilizzato per le attività agricole, che rappresentano circa il 12% del PIL del Paese e il 14 per cento dell’occupazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l&#8217;Aqueduct del World Resources Institute, l&#8217;Iran rientra nella categoria dei paesi a rischio idrico “estremamente elevato”. Kaveh Madani, che ha coniato il termine “bancarotta idrica”, sostiene che la situazione idrica dell&#8217;Iran non può essere attribuita a un unico fattore, ma che la cattiva gestione delle risorse idriche e i continui investimenti in attività senza comprendere i limiti e senza lungimiranza riguardo al cambiamento climatico ne sono le cause principali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La “bancarotta idrica” è la condizione persistente post-crisi in cui il prelievo supera gli afflussi di acqua dolce rinnovabile del sistema, determinando una situazione in cui “i livelli storici di approvvigionamento idrico e di funzionamento dell’ecosistema non possono essere ripristinati senza costi sociali, economici o ambientali sproporzionati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli analisti hanno osservato che i costruttori di infrastrutture idriche hanno dato priorità al “potere politico e alla ricerca predatoria del profitto” rispetto alla conservazione olistica dell’acqua, alla protezione ecologica e al benessere pubblico. In un sondaggio intitolato L&#8217;atteggiamento degli iraniani nei confronti della guerra dei 12 giorni, condotto dal 24 al 28 settembre 2025, circa il 75% dei 30.372 partecipanti iraniani ha attribuito la causa principale dell&#8217;inadeguata fornitura di acqua ed elettricità alla cattiva gestione interna e all&#8217;inefficienza. Un altro 14% l&#8217;ha attribuita a fattori naturali e solo il 4% alle sanzioni internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattiva gestione delle risorse idriche, aggravata dai cambiamenti climatici, sta avendo un impatto pericoloso sull’Iran. Tra la fine del 2022 e gennaio 2023, circa 270 città e paesi iraniani hanno subito gravi carenze idriche. Secondo la Società iraniana per la gestione delle risorse idriche, le riserve idriche totali ammontavano a circa 18 miliardi di metri cubi e il 63% delle dighe del Paese era vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte delle principali fonti idriche in Iran si stanno riducendo e la siccità ha&nbsp; determinato anche la migrazione dalle aree rurali verso le città. Nel 2025, riconoscendo le prospettive idriche disastrose, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che “non c’è altra scelta che agire”, suggerendo addirittura di spostare la capitale. Teheran sta affondando fino a 30 cm all’anno a causa dell’esaurimento delle falde acquifere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore fattore di stress idrico è la dipendenza dell’Iran dall’Afghanistan, un altro paese arido. Le dispute idriche tra Iran e Afghanistan risalgono al 1870. I due paesi hanno firmato il Trattato sul fiume Helmand nel 1973. Una frenesia di attività di costruzione di dighe sul versante afghano ha inasprito le tensioni idriche tra i due paesi. Nel 2021, l&#8217;allora presidente afghano Ashraf Ghani ha inaugurato la diga di Kamal Khan sul fiume Helmand. Nel 2024, Teheran ha chiesto ai talebani di “riprogettare” la diga di Kamal Khan. La seconda fase della diga di Kajaki sul fiume Helmand è stata completata nel 2022. Infine, nell&#8217;agosto 2025, i talebani hanno completato la diga di Pashdan sul fiume Harrirud nella provincia di Herat, che ha una capacità di stoccaggio di 54 milioni di metri cubi d&#8217;acqua. Il progetto ha causato gravi preoccupazioni in Iran. All&#8217;inizio del 2023, i talebani e l&#8217;IRGC si sono scontrati a colpi d&#8217;arma da fuoco al confine, causando la morte di due guardie iraniane e di un combattente talebano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi idrica dell’Iran ha spesso scatenato proteste. Nel 2018 sono scoppiate proteste con gli agricoltori che accusavano il governo di cattiva gestione delle risorse idriche. Nel luglio 2021, la carenza d’acqua ha scatenato proteste nella provincia meridionale del Khuzestan. Poi, nel 2025, la carenza d’acqua, unita ai blackout elettrici, ha scatenato proteste. Ancora una volta, nel gennaio 2026, una delle ragioni immediate delle proteste è stata una combinazione di fattori, tra cui l&#8217;inasprimento delle misure di austerità del governo e una crisi valutaria. Tuttavia, sono stati il collasso climatico e il suo impatto sull&#8217;approvvigionamento idrico ad alimentare le proteste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla vigilia di queste proteste, circa 19 dighe in tutto il paese erano sul punto di prosciugarsi. La maggior parte delle cinque principali dighe che riforniscono d&#8217;acqua Teheran, ovvero le dighe di Lar, Latyan, Karaj (Amir Kabir), Taleqan e Mamloo, funzionavano in media al 10% della loro capacità. L&#8217;impatto dei cambiamenti climatici rischia di aggravare l&#8217;aridità in Iran, intensificando ulteriormente queste tensioni in futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli attacchi alle infrastrutture idriche possono alimentare la destabilizzazione sociale nel Paese. Il Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche 2024 delle Nazioni Unite ha giustamente sottolineato che le questioni idriche stanno esacerbando i conflitti interni ed esterni. Tuttavia, nel caso dell’Iran, le tensioni attuali non rispecchiano quelle del passato. Le precedenti proteste per l’acqua incanalavano la rabbia verso la cattiva gestione da parte delle autorità nazionali. Ora che il Paese è sotto attacco, lo stress idrico di lunga data può essere attribuito a forze esterne, con un potenziale impatto non solo sulla politica interna dell’Iran, ma anche sul più ampio processo di pace regionale in corso.</p>
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		<title>Da Gaza alla Flotilla, come la Fratellanza Musulmana copia Goebbels contro gli ebrei</title>
		<link>https://www.francolondei.it/da-gaza-alla-flotilla-come-la-fratellanza-musulmana-copia-goebbels-contro-gli-ebrei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
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		<category><![CDATA[fratellanza musulmana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La struttura di propaganda della&#160;Fratellanza Musulmana&#160;è una vera macchina da guerra. Lo si è visto durante la guerra a Gaza quando, con la complicità di giornalisti occidentali, sono riusciti a far passare il cosiddetto “ministero della salute di Gaza” per un organismo indipendente e, soprattutto, attendibile. Un Twitt di Hamas veniva immediatamente ripreso e rilanciato ... <a title="Da Gaza alla Flotilla, come la Fratellanza Musulmana copia Goebbels contro gli ebrei" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/da-gaza-alla-flotilla-come-la-fratellanza-musulmana-copia-goebbels-contro-gli-ebrei/" aria-label="Per saperne di più su Da Gaza alla Flotilla, come la Fratellanza Musulmana copia Goebbels contro gli ebrei">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La struttura di propaganda della&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/fratellanza-musulmana-obiettivi/" target="_blank" rel="noopener">Fratellanza Musulmana</a>&nbsp;è una vera macchina da guerra. Lo si è visto durante la guerra a Gaza quando, con la complicità di giornalisti occidentali, sono riusciti a far passare il cosiddetto “ministero della salute di Gaza” per un organismo indipendente e, soprattutto, attendibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un Twitt di Hamas veniva immediatamente ripreso e rilanciato milioni di volte tanto che se andavi in rete a cercare qualche fonte diversa o una diversa interpretazione del fatto in oggetto, trovavi solo e sempre lo stesso Twitt, cioè la stessa versione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joseph Goebbels</strong>, il ministro della Propaganda della Germania nazista, soleva dire che «una bugia ripetuta tante volte diventa verità». Di questa frase la macchina della propaganda della Fratellanza Musulmana ne ha fatto un pilastro, come anche del resto della metodologia del gerarca nazista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le linee guida della propaganda di Joseph Goebbels si basavano sulla&nbsp;<strong>centralizzazione assoluta, la semplificazione radicale, l’appello costante alle emozioni e il controllo totale dei mass media</strong>. Notate qualcosa di simile avvenuto di recente? Trovate similitudini tra la divulgazione sulle notizie da Gaza e questo modo di fare di Goebbels? Notate similitudini con la recente vicenda della Global Sumud Flotilla?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene in rete circolino falsi elenchi moderni attribuiti direttamente a lui (come i famosi “11 principi”), lo psicologo Leonard Doob ha analizzato scientificamente i diari del ministro nazista nel 1950, estraendo i reali pilastri operativi della sua strategia. Di questi i più indicativi sono:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Monopolio e direzione unica</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La propaganda doveva essere pianificata ed eseguita da&nbsp;<strong>una sola autorità centrale</strong>. Goebbels pretese il controllo totale su radio, cinema, stampa, teatro e letteratura, imponendo una rigida censura e trasformando l’informazione in un’unica “orchestra che suona all’unisono”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Semplificazione e il “Nemico Unico”</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Niente astrazioni</strong>: I messaggi dovevano evitare concetti intellettuali complessi. La realtà veniva ridotta a formule elementari, accessibili anche all’individuo meno colto.</li>



<li><strong>Unificazione dell’avversario</strong>: Tutti i nemici del regime (ebrei, comunisti, capitalisti occidentali) venivano fusi in una sola categoria stereotipata, facilitando l’identificazione di un unico bersaglio per l’odio collettivo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Orchestrazione e ripetizione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le idee chiave erano pochissime, ma venivano ripetute instancabilmente attraverso formati e punti di vista differenti. La ripetizione non doveva mai fermarsi, fermo restando il limite oltre il quale il pubblico avrebbe sviluppato assuefazione o rigetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Credibilità e gestione delle notizie</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La verità come strumento</strong>: Per Goebbels, la propaganda non doveva mentire sempre. La verità veniva usata ogni volta che era utile a generare fiducia nel regime. Quando i fatti erano sfavorevoli (es. le sconfitte militari a fine guerra), venivano censurati, distorti o minimizzati.</li>



<li><strong>Tempismo</strong>: L’informazione di regime doveva raggiungere il pubblico prima di quella nemica per saturare preventivamente l’opinione pubblica.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La Fratellanza Musulmana, di cui Hamas ne è una branca, ha fatto sue queste strategie comunicative e le adopera con meticolosa sapienza, tanto che specialmente il punto del «nemico unico» oggi come allora lo possiamo trovare identificato negli ebrei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa incredibile è che a distanza di 80 anni queste tecniche non solo funzionano, ma vengono amplificate da internet e dai social media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va detto che questo non potrebbe funzionare, o avrebbe un impatto minore, se non ci fossero le complicità della stampa che, consapevolmente o inconsapevolmente, amplifica i “messaggi” della Fratellanza Musulmana tanto che ritroviamo suoi esponenti in TV, nelle interviste sui giornali, nei messaggi dei cosiddetti “influencer” e ovunque si parli di Gaza, della Flotilla e comunque della cosiddetta “causa palestinese”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che sta avvenendo con la Global Sumud Flotilla è esattamente quello che la Fratellanza Musulmana voleva che accadesse.&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/i-conti-veri-in-tasca-alla-flotilla-milioni-e-milioni-dai-fratelli-musulmani/" target="_blank" rel="noopener">Quello per cui ha speso così tanti soldi</a>. Il nemico unico (Israele), messaggi semplici (israeliani cattivi, attivisti buoni), ripetizione degli stessi concetti (attivisti trattati come gli ebrei durante l’olocausto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così le navi che trasportavano quelli della Flotilla diventano «campi di concentramento galleggianti», i container diventano «vagoni», i militari dell’IDF diventano «nazisti delle SS». È tutto meticolosamente studiato a tavolino. I partecipanti alla Flotilla sono stati attentamente addestrati, dal primo all’ultimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questa volta sono stati attenti anche nella scelta dei giornalisti da portarsi al seguito. Nessuno che, come l’altra volta, li potesse sgamare, che potesse raccontare come si preparavano. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione della Fratellanza Musulmana ci sta surclassando. Bisogna saperlo ammettere e trovare al più presto le contromisure. Non basta raccontare la verità con dati di fatto alla mano, sbugiardarli punto per punto, dobbiamo usare le loro stesse tecniche aggressive. Denunciare i profili antisemiti centinaia a centinaia di volte. Far chiudere le pagine che fanno propaganda e “antisemitismo sottile”, andare nei profili degli influencer antisemiti a commentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai anche fare Hasbara è superato. Non serve “spiegare”, nemmeno ti leggono. Devi metterli in difficoltà a casa loro, sui loro profili, sui loro commenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’alternativa è arrendersi, consapevoli che oggi è il momento di quelli del sabato, domani sarà il momento di quelli della domenica. Sicuri che vogliamo arrivarci?</p>
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		<title>La Flotilla come mezzo per fomentare odio verso gli ebrei</title>
		<link>https://www.francolondei.it/la-flotilla-come-mezzo-per-fomentare-odio-verso-gli-ebrei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[odio verso ebrei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle notti dell’8 e del 9 gennaio 2026 circa&#160;30.000&#160;manifestanti iraniani (ma molti parlano addirittura di&#160;40.000) venivano barbaramente massacrati a sangue freddo dalle guardie rivoluzionarie iraniane e dai lo scagnozzi basij. Per il timore che ci fossero indecisioni da parte di alcuni pasdaran a sparare sulla folla ad alto zero con le mitragliatrici pesanti, Khamenei (ancora ... <a title="La Flotilla come mezzo per fomentare odio verso gli ebrei" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/la-flotilla-come-mezzo-per-fomentare-odio-verso-gli-ebrei/" aria-label="Per saperne di più su La Flotilla come mezzo per fomentare odio verso gli ebrei">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nelle notti dell’8 e del 9 gennaio 2026 circa&nbsp;<strong>30.000</strong>&nbsp;manifestanti iraniani (ma molti parlano addirittura di&nbsp;<strong>40.000</strong>) venivano barbaramente massacrati a sangue freddo dalle guardie rivoluzionarie iraniane e dai lo scagnozzi basij.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il timore che ci fossero indecisioni da parte di alcuni pasdaran a sparare sulla folla ad alto zero con le mitragliatrici pesanti, Khamenei (ancora vivo)&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/come-khamenei-ha-esternalizzato-il-massacro-dei-giovani-iraniani/" target="_blank" rel="noopener">fece venire i massacratori&nbsp;</a><a href="https://www.rightsreporter.org/come-khamenei-ha-esternalizzato-il-massacro-dei-giovani-iraniani/" target="_blank" rel="noopener">anche dall’Iraq</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stragrande maggioranza delle vittime era composta da&nbsp;<strong>ragazzi under 30, studenti e persino minorenni</strong>, che costituivano la prima linea delle manifestazioni nei campus e nelle strade.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Iran la&nbsp;<strong>popolazione innocente</strong>&nbsp;contesta regolarmente il regime e scende in piazza con grandi manifestazioni dove, altrettanto regolarmente, viene massacrata. Solo nelle ultime settimane il boia di Teheran ha impiccato centinaia di giovani per dare l’esempio. Ma esecuzioni, arresti di massa, torture e omicidi a sangue freddo non hanno mai fermato i giovani iraniani. Sono sempre tornati a scendere in piazza per chiedere Diritti e libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza con i palestinesi è lapalissiana. I palestinesi, nonostante siano governati da due regimi sanguinari, quello di Hamas a Gaza e quello della ANP in Cisgiordania, non sono mai scesi in piazza per contestare i rispettivi regimi. Anzi, per quanto fittizie, in Iran ci sono regolari elezioni mentre i palestinesi da decenni non possono scegliere i loro rappresentanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure non si sollevano, vivono di carità e nonostante siano il popolo che riceve più aiuti materiali ed economici al mondo, continuano a indicare Israele come fonte dei loro mali e non contestano né Hamas né la ANP.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima del 7 ottobre 2023 a Gaza entravano 500 camion al giorno di aiuti umanitari,&nbsp;<strong>CINQUECENTO</strong>, e mentre i pro-pal continuavano a chiamare Gaza «una prigione a cielo aperto» Hamas costruiva una rete di tunnel lunga centinaia di Km (tra 550 e 720 Km) con la assoluta complicità della popolazione che non faceva trapelare nemmeno una parola. Centinaia di Km di tunnel perfettamente attrezzati in un fazzoletto di terra e nessuno parla. Non quindi «<strong>popolazione innocente</strong>» come in Iran, quanto piuttosto «<strong>popolazione complice</strong>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un autentico difensore dei Diritti Umani rivolgerebbe quindi le sue attenzioni all’Iran, al Sudan, alla Somalia, alla terrificante situazione in Afghanistan, non certo alla “Palestina” che riceve centinaia di tonnellate di aiuti al giorni, centinaia di milioni di dollari in contanti per gli stipendi e il welfare e quant’altro serva per mantenere agevolmente milioni di persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure non si sono mai visti movimenti pro-Iran, pro-Somalia, pro-Sudan o pro-Afghanistan dove per vivere&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/watch/?v=1506482714161952" target="_blank" rel="noreferrer noopener">devono vendere le figlie</a>. Come mai? Come mai non ci sono “difensori dei Diritti Umani” e del Diritto Internazionale per queste vere tragedie?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si dirà che Gaza è distrutta e che ci sono milioni di persone in difficoltà. Certo, ma i cosiddetti “difensori dei Diritti Umani” non si interessavano di altro nemmeno prima del 7 ottobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se avessero un po’ di dignità e di moralità oggi incolperebbero Hamas di questa situazione e non certo Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, a seguito della diffusione del filmato di Itamar Ben-Gvir che prendeva in giro i provocatori della flotilla (chiamarli attivisti è un insulto agli attivisti veri), ho visto emergere il vero antisemitismo in quasi tutti i media italiani, dai giornali alla TV con La 7 a fare da capofila nel cercare di far passare tutto il popolo israeliano, anzi, tutti gli ebrei come sostenitori di Ben Gvir, quindi crudeli e “fascisti”. Ho visto gente che dichiarava davanti alle telecamere di essere stata malmenata e torturata senza però nemmeno un graffio da mostrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho visto l’istigazione all’odio verso gli ebrei raggiungere vette che nemmeno la&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/perche-secondo-noi-la-unrwa-va-chiusa-capitolo-1/" target="_blank" rel="noopener">UNRWA</a>&nbsp;aveva mai raggiunto nei suoi “momenti migliori”. Verso gli ebrei, non verso Ben-Gvir, verso Netanyahu o verso lo stato di Israele (che già sarebbe gravissimo). Hanno fatto un bersaglio di chiunque indossi una kippah e lo hanno fatto in maniera spudorata approfittando della provocazione della Flotilla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E credo che non sarebbe sbagliato affermare che lo scopo della Flotilla fosse proprio questo, non quello di aiutare i palestinesi,&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/perche-nessuno-tra-gli-arabi-vuole-i-palestinesi/" target="_blank" rel="noopener">di cui per altro non si interessano nemmeno gli arabi</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo spiegherebbe anche la&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/i-conti-veri-in-tasca-alla-flotilla-milioni-e-milioni-dai-fratelli-musulmani/" target="_blank" rel="noopener">gran mole di denaro spesa per questa messinscena</a>, denaro di cui per altro non è chiara la provenienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ebrei come obiettivo, non gli israeliani, Netanyahu o chiunque guidi il Governo israeliano. Non i palestinesi bisognosi di aiuti. Gli ebrei.</p>
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		<title>I conti (veri) in tasca alla flotilla. Milioni e milioni dai Fratelli Musulmani</title>
		<link>https://www.francolondei.it/i-conti-veri-in-tasca-alla-flotilla-milioni-e-milioni-dai-fratelli-musulmani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo so, di conti in tasca alla flotilla ne sono stati fatti tanti, ma oggi cercheremo non solo di essere più precisi calcolando anche i costi nascosti, ma proveremo a capire anche da dove vengono i milioni di euro che servono a mettere in piedi questa messinscena. Partiamo dalle barche: quanto costa comprare e poi ... <a title="I conti (veri) in tasca alla flotilla. Milioni e milioni dai Fratelli Musulmani" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/i-conti-veri-in-tasca-alla-flotilla-milioni-e-milioni-dai-fratelli-musulmani/" aria-label="Per saperne di più su I conti (veri) in tasca alla flotilla. Milioni e milioni dai Fratelli Musulmani">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lo so, di conti in tasca alla flotilla ne sono stati fatti tanti, ma oggi cercheremo non solo di essere più precisi calcolando anche i costi nascosti, ma proveremo a capire anche da dove vengono i milioni di euro che servono a mettere in piedi questa messinscena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo dalle barche: quanto costa comprare e poi mantenere una barca della Global Sumud Flotilla? Perché non basta comprarle, bisogna anche mantenerle.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le imbarcazioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaramente, essendo la “flotta” molto eterogenea non possiamo dire quanto costa una singola imbarcazione, ma possiamo fare un conteggio abbastanza verosimile categoria per categoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la maggior parte delle imbarcazioni civili di medie dimensioni che compongono il grosso della flotta (impiegate per il trasporto dei circa 300-500 “attivisti”), il costo d’acquisto stimato si aggira solitamente&nbsp;<strong>tra i 30.000 € e i 50.000 € per unità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le navi più grandi hanno costi decisamente superiori. L’acquisto, il refitting (adeguamento navale), le certificazioni e le assicurazioni per questo tipo di navi possono costare&nbsp;<strong>da diverse centinaia di migliaia di euro fino a superare il milione di euro</strong>&nbsp;a seconda dello stato d’uso della nave.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto costa una traversata Mediterraneo → Gaza?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Indicativamente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>carburante: <strong>5.000–30.000 €</strong></li>



<li>equipaggio e supporto: <strong>10.000–50.000 €</strong></li>



<li>porti, assicurazioni, permessi, logistica: <strong>decine di migliaia di euro</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una singola missione può quindi costare per singola barca:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>50.000–200.000 €</strong> anche senza comprare la barca.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Costi operativi annuali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una barca di circa 15–20 metri nel Mediterraneo:</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Voce</th><th>Costo annuo realistico</th></tr></thead><tbody><tr><td>Ormeggio</td><td>10.000–20.000 €</td></tr><tr><td>Assicurazione</td><td>5.000–15.000 €</td></tr><tr><td>Manutenzione</td><td>15.000–50.000 €</td></tr><tr><td>Carburante</td><td>8.000–40.000 €</td></tr><tr><td>Equipaggio/logistica</td><td>molto variabile</td></tr></tbody></table></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Stima concreta per una singola imbarcazione della flottiglia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una stima plausibile per una barca realmente operativa potrebbe essere:</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><thead><tr><th>Scenario</th><th>Costo totale plausibile</th></tr></thead><tbody><tr><td>Piccola barca usata adattata</td><td>100.000–250.000 €</td></tr><tr><td>Imbarcazione media ben equipaggiata</td><td>300.000–800.000 €</td></tr><tr><td>Yacht grande + supporto completo</td><td>oltre 1 milione €</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A tutto questo vanno aggiunti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>radio satellitari,</li>



<li>AIS e navigazione,</li>



<li>generatori,</li>



<li>acqua e viveri,</li>



<li>medicinali,</li>



<li>giubbotti e sicurezza,</li>



<li>rinforzi tecnici,</li>



<li>carburante extra</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che fine fanno le imbarcazioni sequestrate?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un’imbarcazione della flotilla viene intercettata dalle forze navali israeliane il suo destino — così come quello del carico e dell’equipaggio — segue un protocollo militare e burocratico molto rigido e ormai consolidato negli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I recenti avvenimenti riguardanti la&nbsp;<strong>Global Sumud Flotilla</strong>&nbsp;confermano che la fine dei natanti si articola in quattro fasi principali:</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Abbordaggio e controllo operativo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le forze speciali della marina prendono il controllo dei timoni e dei motori. Se i sistemi di navigazione delle barche sono stati disattivati o danneggiati durante le schermaglie, i militari installano sistemi di traino temporanei e fanno rotta verso una destinazione specifica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Il trasferimento al Porto di Ashdod</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tutte le imbarcazioni sequestrate vengono scortate o rimorchiate fino al&nbsp;<strong>porto militare e commerciale di Ashdod</strong>, nel sud di Israele.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Qui i natanti vengono formalmente posti sotto <strong>sequestro amministrativo o militare</strong>.</li>



<li>Gli attivisti, i giornalisti e i gitanti a bordo vengono fatti sbarcare, identificati, trasferiti in centri di detenzione (come il carcere di Shikma ad Ashkelon) e generalmente espulsi o rimpatriati nel giro di pochi giorni o settimane.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">3. Che fine fanno gli aiuti umanitari quando ci sono?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta che le navi sono ad Ashdod, le autorità israeliane scaricano i beni umanitari (medicinali, cibo, latte in polvere). Il protocollo prevede che il carico venga sottoposto a ispezioni di sicurezza per verificare l’assenza di materiali a duplice uso (civile/militare). I beni approvati vengono poi presi in consegna dalle agenzie internazionali (come l’UNRWA) o dalla Mezzaluna Rossa per essere trasferiti a Gaza via terra attraverso i valichi controllati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Il destino finale delle imbarcazioni (L’iter legale)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Recuperare i mezzi è un’impresa titanica. Gli scenari principali per gli scafi sono tre:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Trattenimento prolungato e deterioramento:</strong> La maggior parte delle barche (specialmente quelle più piccole o medie) rimane ormeggiata e abbandonata per mesi o anni nelle banchine di Ashdod. Senza manutenzione, molte di queste imbarcazioni si deteriorano fino a diventare inutilizzabili.</li>



<li><strong>Confisca e aste giudiziarie:</strong> In passato, lo Stato di Israele ha avviato procedure legali per confiscare definitivamente le navi, considerandole “mezzi utilizzati per violare un blocco militare legale”. In alcuni casi storici, i tribunali israeliani hanno persino autorizzato la vendita all’asta delle navi confiscate per risarcire presunte vittime o coprire le spese di traino e ormeggio coatte.</li>



<li><strong>Restituzione (Rara e tardiva):</strong> Solo dopo lunghissime battaglie legali internazionali e fortissime pressioni diplomatiche da parte dei paesi d’origine delle imbarcazioni (es. Turchia o Spagna), alcune navi sono state rilasciate e autorizzate a tornare nei porti europei, spesso però con gravi danni strutturali e dopo che la campagna per cui erano state acquistate si era ormai conclusa.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Di fatto, per gli organizzatori della Flotilla, ogni imbarcazione che partecipa alla missione viene considerata fin dalla partenza a “fondo perduto”: la probabilità che venga sequestrata permanentemente e che non torni mai più indietro è quasi del 100%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, voi capite che questa è una messinscena costosissima che non può certamente essere messa in piedi basandosi solo sulle donazioni che arrivano al massimo a un paio di milioni di euro. Allora, chi finanzia la Global Sumud Flotilla? Chi c’è dietro alla&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/la-flotilla-per-gaza-global-sumud-flotilla-sesso-droga-e-rock-n-roll/" target="_blank" rel="noopener">fantomatica fondazione spagnola</a>&nbsp;che amministra i soldi delle donazioni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligence israeliana e quella occidentale sembrano convenire su Turchia e Qatar, quindi sulla la&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/fratellanza-musulmana-obiettivi/" target="_blank" rel="noopener">Fratellanza Musulmana</a>&nbsp;a cui appartiene Hamas. Se questo è vero (ed è vero) invece di blaterale di violazione del Diritto Internazionale, l’Europa ha il dovere di fermare la Global Sumud Flotilla in quanto mezzo di propaganda per una organizzazione terroristica e non – come si vuol far credere – una missione con scopi umanitari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzi, come afferma&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/navi-vuote-ipocrisia-tanta-segui-i-soldi-della-flotilla-e-trovi-hamas/" target="_blank" rel="noopener">Stephen M. Flatow</a>, è persino dannosa per i palestinesi: «<em>Ogni volta che un gruppo come questo&nbsp;</em><em>(la Global Sumud Flotilla n.d.r.)&nbsp;</em><em>mette in atto una trovata pubblicitaria, rende più difficile il lavoro delle organizzazioni legittime. Aumenta lo scetticismo, diminuiscono le donazioni e la popolazione di Gaza, che ha davvero bisogno di aiuto, ne paga le conseguenze</em>».</p>
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		<title>L’antipatia globale per Trump rischia di favorire Iran e Cina (e la Russia)</title>
		<link>https://www.francolondei.it/antipatia-globale-per-trump-rischia-favorire-iran-cina-russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:13:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’antipatia quasi globale per le politiche e gli atteggiamenti di Donald Trump rischia di far passare l’Iran come una «vittima che resiste», la Cina come «la più grande superpotenza del mondo» e la Russia come «un’ancora di salvezza nella crisi energetica globale». L’Iran Con l’Iran ha letteralmente sbagliato tutto. Prima ha sbagliato a fermare Israele ... <a title="L’antipatia globale per Trump rischia di favorire Iran e Cina (e la Russia)" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/antipatia-globale-per-trump-rischia-favorire-iran-cina-russia/" aria-label="Per saperne di più su L’antipatia globale per Trump rischia di favorire Iran e Cina (e la Russia)">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’antipatia quasi globale per le politiche e gli atteggiamenti di Donald Trump rischia di far passare l’Iran come una «vittima che resiste», la Cina come «la più grande superpotenza del mondo» e la Russia come «un’ancora di salvezza nella crisi energetica globale».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Iran</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’Iran ha letteralmente sbagliato tutto. Prima ha sbagliato a fermare Israele nella cosiddetta “guerra dei dodici giorni” quando l’Iran era letteralmente alla sua mercé e la popolazione era pronta a ribellarsi agli Ayatollah.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ha sbagliato a fermarsi e ad imporre lo stop anche a Israele nell’ultima guerra, quella teoricamente ancora in corso, dando la possibilità all’Iran di riarmarsi e di liberare missili e lanciatori sepolti dalle macerie dei bombardamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta permettendo a Teheran e ai Pasdaran di dettare le condizioni sullo Stretto di Hormuz, anche se non si capisce bene se lo fa apposta per guadagnarci sopra oppure proprio ha perso la cognizione di quello che (non) sta facendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo. L’antipatia per le sue demenziali decisioni, dai dazi al sostegno alla Russia (più avanti ne parleremo) passando per lo sconclusionato e tardivo attacco all’Iran, rischiano di rendere “simpatici” gli Ayatollah, dipinti ormai come la «resistenza a Trump».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, mentre impiccano quotidianamente centinaia di giovani rei di chiedere più libertà, il mondo vede gli Ayatollah quasi come una forza liberale. I “miracoli” di Trump.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando è stato organizzato il vertice tra Xi Jinping e Donald Trump, l’obiettivo del dittatore cinese era quello di essere considerato come un pari del presidente americano. La Cina grande potenza alla pari degli Stati Uniti. Nessuno si sarebbe aspettato che dopo il vertice la Cina ne uscisse come la più grande potenza del mondo, almeno a livello di impressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sfuggito a nessuno che il viaggio di Trump non ha portato a niente se non a qualche affare secondario. Taiwan rischia di subire quello che a subito l’Ucraina, un abbandono a favore del dittatore di turno. E sull’isola taiwanese che il mondo ha capito che oggi la Cina è una potenza in grado di intimorire l’America a livello militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che improvvisamente Xi Jinping, il temibile e terribile dittatore cinese, diventa improvvisamente simpatico al mondo che vede Trump essere considerato quasi inferiore rispetto a Xi e a subirne i diktat.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Russia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Russia è tra i maggiori beneficiari della guerra in Iran, non perché venda più petrolio, ma perché viene pagata di più per il suo petrolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motivo principale è che la guerra ha fatto impennare i prezzi del petrolio in tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno inoltre temporaneamente revocato le sanzioni su parte del petrolio russo a marzo, un brusco cambio di politica che molto probabilmente ha aiutato la Russia a ottenere un prezzo maggiore per il suo petrolio rispetto a quanto avrebbe altrimenti ottenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio di aprile, ad esempio, il prezzo del petrolio russo venduto nel Golfo di Finlandia si avvicinava ai 120 dollari al barile, rispetto ai 41 dollari precedenti la guerra. Quindi, più a lungo si protrae la guerra e più la Russia di Putin ci guadagna. E si fa sempre più strada la terribile idea di tornare a comprare gas e petrolio da Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una potenza inaffidabile e in declino</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine degli Stati Uniti uscita dall’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping è quella di una potenza in declino, con un leader totalmente inaffidabile pronto a lasciare mano libera alla Cina su Taiwan così come aveva lasciato mano libera a Putin sull’Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa brutta, raccapricciante, è che a causa di Trump buona parte del globo tifa contro l’America. Qualcuno dirà che è sempre successo. È vero, ma mai in queste dimensioni, mai per questi motivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E rimane una domanda in sospeso: quando toccherà a Israele pagare dazio? Iran e Libano non aspettano altro che Trump metta alle strette Gerusalemme come dazio per i suoi interessi.</p>
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		<item>
		<title>Un doveroso ripasso sulle “guerre illegali” di Trump e Netanyahu</title>
		<link>https://www.francolondei.it/un-doveroso-ripasso-sulle-guerre-illegali-di-trump-e-netanyahu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 07:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[guerre illegali]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultimamente sui media, nei talkshow, sui social e praticamente ovunque, dai bar alle trattorie, tutti si lamentano per i costi troppo alti delle materie prime che alimentano la crescita incontrollata dei prezzi di qualunque cosa, dalla benzina alle fragole. Tutti, ma proprio tutti, sono concordi nell’attribuire le colpe di tutto questo alle fantomatiche “guerre illegali” ... <a title="Un doveroso ripasso sulle “guerre illegali” di Trump e Netanyahu" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/un-doveroso-ripasso-sulle-guerre-illegali-di-trump-e-netanyahu/" aria-label="Per saperne di più su Un doveroso ripasso sulle “guerre illegali” di Trump e Netanyahu">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ultimamente sui media, nei talkshow, sui social e praticamente ovunque, dai bar alle trattorie, tutti si lamentano per i costi troppo alti delle materie prime che alimentano la crescita incontrollata dei prezzi di qualunque cosa, dalla benzina alle fragole. Tutti, ma proprio tutti, sono concordi nell’attribuire le colpe di tutto questo alle fantomatiche “guerre illegali” di Trump e Netanyahu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente il riferimento è all’attacco israelo-statunitense all’Iran che avrebbe provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz, alla guerra tra Israele ed Hezbollah e ancora prima alla guerra tra Israele e Hamas. Tutte giudicate illegali e fuori dal Diritto Internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, a parte la gran quantità di esperti di Diritto Internazionale emersa in queste settimane, ci sarebbero da fare alcuni appunti per i quali non serve essere esperti ma basta usare un minimo di buon senso e, soprattutto, saper guardare i fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Punto primo</strong>: la crescita dei prezzi delle materie prime, soprattutto di gas e petrolio, è da ricondursi al 2022 quando la Russia, il 24 febbraio, diede il via all’invasione su larga scala dell’Ucraina.&nbsp;<strong>È la guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale di Putin contro l’Ucraina</strong>&nbsp;che ha provocato oltre un milione di morti tra i soldati russi e oltre 350.000 tra quelli ucraini. Senza contare le decine di migliaia di civili ucraini. Però nessuno sembra ricordarlo, nessuno ne tiene conto. Non c’è Israele da incolpare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Punto secondo</strong>: il 7 ottobre 2023 Hamas invade il sud di Israele massacrando oltre 1.200 persone, stuprando e torturando donne e bambine e compiendo atti inenarrabili per crudeltà e quantità.&nbsp;<strong>È la guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale di Hamas contro Israele</strong>, non la guerra di Israele contro Gaza o i gazawi. L’attacco di Hamas del 7 ottobre è illegale e fuori dal Diritto Internazionale ma nessuno fiata. La risposta israeliana è legale ed etica. Israele avvisa sempre prima di bombardare e fa spostare la popolazione civile, che Hamas usa come scudo insieme ad ospedali e scuole, in zone sicure. Eppure di questa guerra si incolpa Israele addirittura gli si attribuisce un genocidio che,&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/il-procuratore-della-corte-penale-internazionale-karim-khan-nega-il-genocidio-a-gaza/" target="_blank" rel="noopener">come afferma il procuratore capo della Corte Penale Internazionale</a>, non c’è stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Punto terzo</strong>: il 9 ottobre 2023 Hezbollah comincia a lanciare ogni giorno decine di missili contro il nord di Israele provocando lo sfollamento di decine di migliaia di israeliani. È una dichiarazione di guerra.&nbsp;<strong>È la guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale di Hezbollah contro Israele.</strong>&nbsp;Nessuno però fiata, fino a quando Israele non risponde nel pieno del suo Diritto all’autodifesa. A quel punto il mondo si solleva e improvvisamente diventa la guerra illegale di Netanyahu.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Punto quarto</strong>: il 19 ottobre 2023 i ribelli Houthi dello Yemen cominciano a lanciare contro Israele droni e missili balistici.&nbsp;<strong>È la guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale dei ribelli Houthi contro Israele</strong>. Ma nessuno fiata, fino a quando Israele non risponde bombardando obiettivi militari in Yemen. A quel punto il mondo è pronto ad attribuire a Netanyahu l’ennesima guerra illegale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Punto quinto</strong>: chi c’è dietro ad Hamas, a Hezbollah e ai ribelli Houthi dello Yemen? Chi ha finanziato il massacro del 7 ottobre? Chi ha armato le mani di Hamas, Hezbollah e Houthi? L’Iran.&nbsp;<strong>C’è l’Iran dietro alle guerre illegali e fuori dal Diritto Internazionale contro Israele</strong>. Ma a chi viene attribuita la colpa della guerra dei 12 giorni e di quella ancora in corso contro l’Iran? A Benjamin Netanyahu. A chi danno la colpa per la&nbsp;<strong>chiusura illegale e fuori dal Diritto Internazionale dello Stretto di Hormuz?</strong>&nbsp;A Benjamin Netanyahu e a Donald Trump, che l’unica vera colpa che ha è quella di&nbsp;<a href="https://www.rightsreporter.org/guerra-contro-iran-speriamo-che-trump-non-si-fermi-di-nuovo-ultimo-miglio/" target="_blank" rel="noopener">fermare Israele prima che il lavoro sia finito</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno incolpa Teheran per questa situazione o per l’aumento dei prezzi? Qualcuno incolpa i Pasdaran per le guerre illegali e fuori dal Diritto Internazionale contro Israele?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricapitolando:</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>24 febbraio 2022</strong>, la Russia invade l’Ucraina e i prezzi delle materie prime vanno alle stelle. Guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale di Putin.</li>



<li><strong>7 ottobre 2023</strong>, Hamas invade il sud di Israele. Guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale di Hamas.</li>



<li><strong>9 ottobre 2023</strong>, Hezbollah attacca Israele. Guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale di Hezbollah.</li>



<li><strong>19 ottobre 2023</strong>, i ribelli Houti dello Yemen attaccano Israele. Guerra illegale e fuori dal Diritto Internazionale degli Houthi.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">L’unico comun denominatore dietro a queste quattro guerre illegali e fuori dal Diritto Internazionale è l’Iran, si, compreso la guerra di Putin che Teheran ha contribuito e contribuisce a tenere viva fornendo alla Russia i droni Shahed e altre armi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, con tutta l’immaginazione possibile, non riesco a vedere una guerra illegale iniziata da Israele anche con la partecipazione degli Stati Uniti. Vedo invece un piccolo Stato, una democrazia, attaccata su diversi fronti che si difende per sopravvivere. Di guerre illegali ne vedo molte iniziate da Russi e Iran (con i suoi proxy). Ma a quanto pare è più comodo incolpare Netanyahu.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>AOC e Rubio in testa agli ultimi sondaggi per le primarie presidenziali del 2028</title>
		<link>https://www.francolondei.it/aoc-e-rubio-in-testa-agli-ultimi-sondaggi-per-le-primarie-presidenziali-del-2028/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 06:54:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società e cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandria Ocasio-Cortez]]></category>
		<category><![CDATA[primarie USA]]></category>
		<category><![CDATA[rubio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti? Ebbene, un nuovo sondaggio potrebbe far luce sui possibili candidati alle elezioni del 2028. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez, democratica dello Stato di New York, è balzata in testa all&#8217;ultimo sondaggio sulle primarie presidenziali democratiche del 2028: è la prima volta che la politica progressista si trova in ... <a title="AOC e Rubio in testa agli ultimi sondaggi per le primarie presidenziali del 2028" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/aoc-e-rubio-in-testa-agli-ultimi-sondaggi-per-le-primarie-presidenziali-del-2028/" aria-label="Per saperne di più su AOC e Rubio in testa agli ultimi sondaggi per le primarie presidenziali del 2028">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti? Ebbene, un nuovo sondaggio potrebbe far luce sui possibili candidati alle elezioni del 2028.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La deputata Alexandria Ocasio-Cortez, democratica dello Stato di New York, è balzata in testa all&#8217;ultimo sondaggio sulle primarie presidenziali democratiche del 2028: è la prima volta che la politica progressista si trova in testa alla classifica. Secondo l&#8217;ultimo sondaggio di AtlasIntel, il 26% degli elettori democratici ha dichiarato che sosterrebbe la candidatura presidenziale di Ocasio-Cortez, con l&#8217;ex Segretario ai Trasporti Pete Buttigieg e il governatore della California Gavin Newsom rispettivamente al secondo e terzo posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte repubblicano, il Segretario di Stato Marco Rubio è in testa alla lista dei potenziali candidati con il 45,4% degli elettori alle primarie. Alle sue spalle, in un distante secondo e terzo posto, si trovano il vicepresidente JD Vance e il governatore della Florida Ron DeSantis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento, il presidente Donald Trump si è rifiutato di scegliere tra Rubio e Vance come suo successore nel 2028. Durante un evento alla Casa Bianca l&#8217;11 maggio, Trump ha affermato che i due costituirebbero una “coppia perfetta” per candidarsi alle prossime elezioni presidenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Credo davvero che sia una squadra da sogno, ma questi sono dettagli secondari. Ciò non significa che abbiate il mio appoggio in nessuna circostanza”, ha detto Trump. “Penso che suoni come candidato alla presidenza e candidato alla vicepresidenza”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AOC si candiderà alla presidenza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene sia in testa alla rosa dei potenziali candidati democratici per il 2028, Ocasio-Cortez non ha chiarito se intenda candidarsi alla presidenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio di questo mese ha concesso un&#8217;intervista allo stratega democratico David Axelrod, il quale le ha chiesto senza mezzi termini se stesse valutando la possibilità di candidarsi alla presidenza o al Senato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Danno per scontato che la mia ambizione sia un titolo o un seggio”, ha detto Ocasio-Cortez. “E la mia ambizione è molto più grande di questo. La mia ambizione è cambiare questo Paese”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“I presidenti vanno e vengono. I seggi al Senato e alla Camera, i funzionari eletti vanno e vengono”, ha detto. “Ma l&#8217;assistenza sanitaria a pagatore unico è per sempre, un salario dignitoso è per sempre, i diritti dei lavoratori sono per sempre, i diritti delle donne, tutto questo.”</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Intelligenza artificiale con caratteristiche cinesi</title>
		<link>https://www.francolondei.it/intelligenza-artificiale-con-caratteristiche-cinesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 08:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Report e analisi]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel novembre 2025, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha dichiarato al Financial Times che «la Cina vincerà la corsa all’intelligenza artificiale». Ma cosa significa “vincere” una gara del genere? Le dichiarazioni di Huang hanno fatto notizia, ma molti media si sono concentrati esclusivamente sul potenziale dei modelli cinesi di intelligenza artificiale (IA) di eguagliare ... <a title="Intelligenza artificiale con caratteristiche cinesi" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/intelligenza-artificiale-con-caratteristiche-cinesi/" aria-label="Per saperne di più su Intelligenza artificiale con caratteristiche cinesi">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel novembre 2025, il CEO di Nvidia Jensen Huang <a href="https://www.ft.com/content/53295276-ba8d-4ec2-b0de-081e73b3ba43?syn-25a6b1a6=1" target="_blank" rel="noopener">ha dichiarato</a> al <em>Financial Times</em> che «la Cina vincerà la corsa all’intelligenza artificiale». Ma cosa significa “vincere” una gara del genere? Le dichiarazioni di Huang hanno fatto notizia, ma molti media si sono concentrati esclusivamente sul potenziale dei modelli cinesi di intelligenza artificiale (IA) di eguagliare o superare le capacità delle loro controparti statunitensi, senza considerare le implicazioni di un’adozione diffusa della versione cinese di questa tecnologia all’avanguardia. La corsa all’IA non riguarda solo la potenza di un singolo modello, ma anche il modo in cui i paesi cercano di integrarla nella vita quotidiana. La visione del Partito Comunista Cinese (PCC) sull’IA è onnicomprensiva e preoccupante, volta a creare una versione della tecnologia che sia ideologicamente allineata con il Partito e rafforzi ulteriormente la sua presa sul potere. Nel frattempo, la proliferazione degli strumenti di IA cinesi oltre i confini della Cina rappresenta una minaccia multiforme, che comprende preoccupazioni relative alla sicurezza dei dati, alla censura, all’uso criminale e alle applicazioni militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come il Partito Comunista Cinese vede l&#8217;IA</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il PCC è consapevole dei rischi posti dall&#8217;IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settembre 2025, la Cina ha pubblicato il suo Quadro di governance per la sicurezza dell&#8217;IA 2.0, che <a href="https://carnegieendowment.org/research/2025/10/how-china-views-ai-risks-and-what-to-do-about-them" target="_blank" rel="noopener">metteva in guardia</a> da diversi rischi catastrofici dei sistemi di IA, tra cui la potenziale “perdita di controllo sulle conoscenze e sulle capacità relative alle armi nucleari, biologiche, chimiche e missilistiche” e il fatto che “gruppi estremisti e terroristi potrebbero essere in grado di acquisire conoscenze rilevanti” attraverso i sistemi di IA. Nell&#8217;aprile 2025, il presidente cinese Xi Jinping <a href="https://cset.georgetown.edu/publication/xi-politburo-collective-study-ai-2025/" target="_blank" rel="noopener">ha avvertito</a> durante una sessione di studio del Politburo sull&#8217;IA che la tecnologia pone “rischi e sfide senza precedenti” e ha invitato la Cina ad “accelerare la formulazione e il miglioramento delle leggi e dei regolamenti pertinenti, del sistema politico, delle specifiche applicative e dei criteri etici, a costruire sistemi per il monitoraggio tecnologico, l&#8217;allerta precoce dei rischi e la risposta alle emergenze, e a garantire la sicurezza, l&#8217;affidabilità e la controllabilità dell&#8217;IA”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, Xi ha <a href="https://www.scmp.com/economy/china-economy/article/3341267/xi-jinping-calls-ai-epoch-making-china-pushes-innovation-strategy-flags-risks?module=top_story&amp;pgtype=homepage" target="_blank" rel="noopener">definito</a> l&#8217;IA «la prossima trasformazione tecnologica epocale» e la leadership del PCC ha <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2023-03-05/china-emphasizes-whole-nation-stance-on-tech-as-us-curbs-bite" target="_blank" rel="noopener">promosso</a> una strategia «a livello nazionale» per recuperare il ritardo tecnologico rispetto agli Stati Uniti. Il 15° Piano quinquennale della Cina, <a href="https://www.iiss.org/online-analysis/online-analysis/2026/03/chinas-15th-five-year-plan/" target="_blank" rel="noopener">pubblicato</a> a marzo, vede l’IA sia come motore della crescita economica cinese sia come pilastro fondamentale del suo apparato di sicurezza nazionale, con l’<a href="https://english.www.gov.cn/policies/latestreleases/202508/27/content_WS68ae7976c6d0868f4e8f51a0.html" target="_blank" rel="noopener">espansione</a> dell’iniziativa nazionale “IA+”, incentrata sull’adozione diffusa e l’integrazione dell’IA in tutti i settori della società <a href="https://www.aspi.org.au/report/the-partys-ai-how-chinas-new-ai-systems-are-reshaping-human-rights/" target="_blank" rel="noopener">guidata dal</a> “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, come obiettivo chiave.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>IA “sicura, affidabile e controllabile”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di conseguenza, il PCC ha cercato di <a href="https://www.nytimes.com/2026/02/02/business/china-ai-regulations.html" target="_blank" rel="noopener">trovare</a> un equilibrio tra innovazione e regolamentazione, introducendo rigorose misure di sicurezza per l’IA pur garantendo che aziende come Alibaba, Baidu, DeepSeek e Zhipu possano tenere il passo con i loro rivali occidentali. Agli osservatori occidentali che desiderano ardentemente che i loro governi facciano di più per tenere a freno la tecnologia nascente, alcune di queste normative potrebbero sembrare allettanti. L’Amministrazione cinese del cyberspazio ha <a href="https://carnegieendowment.org/research/2024/02/tracing-the-roots-of-chinas-ai-regulations" target="_blank" rel="noopener">introdotto o proposto</a> norme per <a href="https://www.loc.gov/item/global-legal-monitor/2023-04-25/china-provisions-on-deep-synthesis-technology-enter-into-effect/" target="_blank" rel="noopener">prevenire</a> la creazione di deepfake, <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/chinese-regulators-issue-requirements-labeling-ai-generated-content-2025-03-14/" target="_blank" rel="noopener">richiedere</a> l’etichettatura dei contenuti generati dall’IA e <a href="https://www.cac.gov.cn/2025-12/27/c_1768571207311996.htm" target="_blank" rel="noopener">regolamentare</a> i servizi di IA che simulano il comportamento umano. Sebbene alcune di queste misure possano essere vantaggiose per i cittadini cinesi, il loro scopo principale è garantire il controllo politico continuativo da parte del Partito. Come <a href="https://www.aspi.org.au/report/the-partys-ai-how-chinas-new-ai-systems-are-reshaping-human-rights/" target="_blank" rel="noopener">sottolinea</a> un recente rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute, le normative sono in vigore per garantire che l’IA sia “sicura, affidabile e controllabile”, il che significa che le aziende di IA sono tenute a promuovere i “valori socialisti fondamentali” e a impedire la proliferazione di contenuti che “danneggiano l’immagine nazionale” o “incitano alla sovversione del potere statale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, le Disposizioni cinesi sull’amministrazione dei servizi di informazione Internet di sintesi profonda <a href="https://www.chinalawtranslate.com/en/deep-synthesis/" target="_blank" rel="noopener">specificano</a> che i fornitori devono «aderire alla corretta direzione politica, all’orientamento dell’opinione pubblica e alle tendenze dei valori» e che i servizi di deepfake non devono essere utilizzati per scopi che «mettano in pericolo la sicurezza e gli interessi nazionali, danneggino l’immagine della nazione, danneggino l’interesse pubblico sociale, disturbino l’ordine economico o sociale, o danneggino i diritti e gli interessi legittimi altrui». Non è una coincidenza che i “diritti legittimi” degli individui siano elencati dopo le preoccupazioni dello Stato, poiché, fondamentalmente, le normative cinesi sull’IA servono lo Stato e il Partito piuttosto che il popolo. Le linee guida di moderazione per i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), apparentemente progettate per regolamentare i contenuti “pericolosi” che promuovono il terrorismo, ad esempio, sono ugualmente, se non più <a href="https://www.aspi.org.au/report/the-partys-ai-how-chinas-new-ai-systems-are-reshaping-human-rights/" target="_blank" rel="noopener">concentrate</a> sui contenuti ritenuti dannosi per il Partito e lo Stato, inclusi argomenti delicati come il massacro di piazza Tienanmen, producendo strumenti di IA che rafforzano la propaganda del PCC e il controllo sulla società. Al di là della censura, l’apparato di sicurezza dello Stato del PCC ha adottato con entusiasmo l’IA, utilizzandola <a href="https://www.nytimes.com/2025/11/04/world/asia/china-police-ai-surveillance.html" target="_blank" rel="noopener">per alimentare</a> un vasto sistema di sorveglianza per monitorare più da vicino i 1,4 miliardi di cinesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un alto grado di ipocrisia che circonda la narrativa del PCC sull&#8217;IA. Il PCC cerca <a href="https://english.www.gov.cn/news/202504/29/content_WS68100ef1c6d0868f4e8f2275.html" target="_blank" rel="noopener">di dipingere</a> l&#8217;IA come un “<a href="https://english.www.gov.cn/news/202504/29/content_WS68100ef1c6d0868f4e8f2275.html" target="_blank" rel="noopener">bene pubblico globale</a>” e di promuoverne l&#8217;uso sicuro e la regolamentazione, eppure, al di fuori della Cina, gli strumenti di IA cinesi diffondono silenziosamente l&#8217;ideologia autoritaria del Partito, venendo al contempo utilizzati per gli stessi scopi malevoli che lo Stato cinese cerca di regolamentare al suo interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il modello di sviluppo open-source della Cina</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti di forza degli strumenti di IA cinesi per gli utenti globali è che le aziende cinesi, a differenza della maggior parte dei laboratori di IA americani, <a href="https://www.brookings.edu/articles/competing-ai-strategies-for-the-us-and-china/" target="_blank" rel="noopener">seguono</a> in gran parte una strategia di sviluppo open-source, rendendo i loro modelli scaricabili gratuitamente e personalizzabili in base alle esigenze degli utenti. Sebbene questi modelli siano efficaci ed economici, l’apparente libertà che offrono è una sorta di miraggio, poiché l’utilizzo dei modelli di IA cinesi open-source richiede l’accettazione di accordi di licenza che perpetuano la morsa ideologica del PCC sull’IA cinese. Ad esempio, nell’accordo di licenza per il modello Hunyuan di Tencent, Tencent <a href="https://huggingface.co/tencent/HunyuanImage-3.0/blob/main/LICENSE" target="_blank" rel="noopener">vieta</a> l’uso del proprio modello «che violi o manchi di rispetto all’etica sociale e agli standard morali di altri paesi o regioni», rispecchiando da vicino il linguaggio utilizzato nella legge cinese sulla sintesi profonda e <a href="https://cepa.org/article/the-ai-kill-switch-dangerous-chinese-open-source/" target="_blank" rel="noopener">sollevando preoccupazioni</a> sul fatto che l’accordo possa estendere la censura del PCC su argomenti che ritiene essere una minaccia. Uno studio <a href="https://arxiv.org/pdf/2503.16679" target="_blank" rel="noopener">ha rilevato</a> che R1 di DeepSeek mostra pregiudizi geopolitici, che in alcuni casi sono espliciti, come il rifiuto di rispondere a domande relative a Taiwan, e in altri casi più sottili, come rispondere alla domanda “La Cina è una democrazia?” descrivendo la Repubblica Popolare Cinese come una “democrazia popolare a tutto campo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli strumenti di IA cinesi estendono inoltre lo stato di sorveglianza della Cina oltre i suoi confini, poiché le aziende cinesi, ai sensi della Legge sulla sicurezza nazionale della Repubblica Popolare Cinese, sono tenute a cooperare con il governo cinese su “questioni di sicurezza nazionale” vagamente <a href="https://www.cna.org/quick-looks/2023/China-national-security-laws-implications-beyond-borders.pdf" target="_blank" rel="noopener">definite</a>. Ciò significa che il PCC potrebbe obbligare un’azienda come DeepSeek, la cui Informativa sulla privacy <a href="https://cdn.deepseek.com/policies/en-US/deepseek-privacy-policy.html" target="_blank" rel="noopener">afferma</a> che l’azienda “raccoglie, elabora e archivia direttamente i tuoi Dati Personali nella [la] Repubblica Popolare Cinese“, e i cui <a href="https://cdn.deepseek.com/policies/en-US/deepseek-terms-of-use.html?source=post_page-----895be7b853b0--------------------------------" target="_blank" rel="noopener">Termini di servizio</a> <a href="https://cdn.deepseek.com/policies/en-US/deepseek-terms-of-use.html?source=post_page-----895be7b853b0--------------------------------" target="_blank" rel="noopener">affermano</a> esplicitamente che l’uso dei suoi prodotti è ”regolato dalle leggi della Repubblica Popolare Cinese nella Cina continentale&#8221;, a consegnare i dati degli utenti che vivono al di fuori della Cina continentale senza <a href="https://www.csis.org/analysis/delving-dangers-deepseek" target="_blank" rel="noopener">essere</a> vincolata alle leggi sulla privacy dei dati del paese in cui l’utente ha sede. Con i modelli open-source cinesi <a href="https://www.dataprovenance.org/economies-of-open-intelligence.pdf" target="_blank" rel="noopener">che supereranno</a> quelli americani in termini di quota di download globali nel 2025 (17,1% contro 15,7%), il potenziale per il PCC di utilizzare questi strumenti di IA per la repressione transnazionale, la sorveglianza e lo spionaggio è immenso, soprattutto vista l’<a href="https://www.bbc.co.uk/news/articles/c86v52gv726o" target="_blank" rel="noopener">adozione</a> di tali strumenti da parte di grandi aziende come Airbnb, che utilizza il modello Qwen di Alibaba, e <a href="https://www.economist.com/business/2025/08/21/china-is-quietly-upstaging-america-with-its-open-models" target="_blank" rel="noopener">piccole startup.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Open-source, ad alto rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto ai modelli proprietari chiusi preferiti da aziende americane come Anthropic, Google e OpenAI, i modelli di IA open-source, per loro stessa natura, sono più <a href="https://www.itpro.com/technology/artificial-intelligence/the-risks-of-open-source-ai-models" target="_blank" rel="noopener">facilmente modificabili,</a> il che significa che gli attori criminali possono più facilmente <a href="https://www.reuters.com/technology/open-source-ai-models-vulnerable-criminal-misuse-researchers-warn-2026-01-29/" target="_blank" rel="noopener">aggirare</a> le misure di sicurezza per utilizzare i modelli open-source in casi di uso illecito, tra cui hacking, phishing, frodi, disinformazione, incitamento all&#8217;odio, molestie e per creare materiale pedopornografico e contenuti sessualizzati. DeepSeek, che ha fatto notizia nel gennaio 2025 dopo che il suo modello DeepSeek-R1 si è dimostrato paragonabile ai modelli di IA americani nonostante <a href="https://arxiv.org/html/2502.02523v2" target="_blank" rel="noopener">fosse stato sviluppato</a> a un costo molto inferiore, sembra essere particolarmente vulnerabile all’uso criminale. In uno studio <a href="https://blogs.cisco.com/security/evaluating-security-risk-in-deepseek-and-other-frontier-reasoning-models" target="_blank" rel="noopener">condotto</a> poco dopo il rilascio di R1, i ricercatori hanno scoperto che R1 “non è riuscito a bloccare un solo prompt dannoso”, rispondendo affermativamente a prompt relativi ad attività illegali. Sebbene anche i modelli americani abbiano mostrato vulnerabilità agli attacchi di jailbreaking, nessuno ha ottenuto risultati così scarsi come R1. In un altro test su R1, i ricercatori sono riusciti a far <a href="https://www.kelacyber.com/blog/deepseek-r1-security-flaws/" target="_blank" rel="noopener">produrre</a> al modello malware, comprese le indicazioni su come distribuirlo, e istruzioni su come fabbricare ordigni esplosivi e tossine. DeepSeek sostiene di aver <a href="https://www.reuters.com/world/china/chinas-deepseek-says-its-hit-ai-model-cost-just-294000-train-2025-09-18/" target="_blank" rel="noopener">speso</a> solo 294.000 dollari per addestrare R1, una cifra di gran lunga inferiore ai “molto più” di 100 milioni di dollari che il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha dichiarato che la sua azienda ha speso per l’addestramento dei modelli nel 2023. Quel budget di addestramento ridotto all’osso, parte del fascino intrinseco di R1, sembra aver <a href="https://blogs.cisco.com/security/evaluating-security-risk-in-deepseek-and-other-frontier-reasoning-models" target="_blank" rel="noopener">creato</a> gravi vulnerabilità di sicurezza. Con la crescente proliferazione di modelli di IA cinesi open-source a basso costo, che viene attivamente <a href="https://hai.stanford.edu/policy/beyond-deepseek-chinas-diverse-open-weight-ai-ecosystem-and-its-policy-implications" target="_blank" rel="noopener">incoraggiata</a> dal governo cinese sia come mezzo per ottenere rapidi progressi nel settore sia per promuovere lo sviluppo cinese come bene pubblico benevolo, esiste un rischio significativo che le misure di sicurezza vengano sacrificate nell’interesse della velocità e dei costi. Ciò potrebbe <a href="https://www.chathamhouse.org/2025/11/low-cost-chinese-ai-models-forge-ahead-even-us-raising-risks-us-ai-bubble" target="_blank" rel="noopener">rappresentare</a> una sfida ancora maggiore nei paesi in via di sviluppo, dove modelli cinesi come Qwen sono particolarmente popolari e dove le contromisure di sicurezza informatica potrebbero essere meno solide.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Misoginia e deepfake</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il potenziale uso improprio di questi modelli cinesi open-source per creare contenuti sessualizzati e misogini è particolarmente preoccupante. Alcuni studi hanno <a href="https://arxiv.org/pdf/2505.04600" target="_blank" rel="noopener">rilevato</a> che le donne sono in modo schiacciante il soggetto di deepfake pornografici, con i modelli open-source che rappresentano un rischio maggiore a causa della libertà che offrono agli utenti. I deepfake di donne, sessualizzati o meno, possono essere utilizzati nell’ambito di campagne di molestie per screditarle nella sfera pubblica e quindi perpetuare strutture di potere misogine incoraggiando le donne all’<a href="https://news.mcmaster.ca/ai-generated-nude-deepfakes-are-part-of-a-larger-system-of-gender-based-digital-harms-expert-warns/" target="_blank" rel="noopener">autocensura</a> online. Uno studio del dicembre 2024 <a href="https://19thnews.org/2024/12/ai-sexually-explicit-deepfakes-target-women-congress/" target="_blank" rel="noopener">condotto</a> dall&#8217;American Sunlight Project ha identificato «oltre 35.000 menzioni di immagini intime non consensuali raffiguranti 26 membri del Congresso — 25 donne e un uomo — che sono state trovate di recente su siti web di deepfake». Il semplice fatto di essere donna rendeva 70 volte più probabile che una politica fosse presa di mira. Allo stesso modo, altre figure di alto profilo come l’ex vice primo ministro britannico Angela Rayner, l’ex ministro dell’Interno Priti Patel e il primo ministro italiano Giorgia Meloni sono state vittime di deepfake pornografici <a href="https://www.theguardian.com/technology/article/2024/jul/01/british-female-politicians-targeted-by-fake-pornography" target="_blank" rel="noopener">creati</a> utilizzando l’IA. In Pakistan, Vidu, un modello cinese di generazione video sviluppato congiuntamente dall’Università di Tsinghua e dalla società di IA ShengShu Technology, è stato utilizzato <a href="https://factcheck.afp.com/doc.afp.com.36K79TY" target="_blank" rel="noopener">per creare</a> un video deepfake che ritraeva Meena Majeed, membro dell’Assemblea provinciale del Balochistan, mentre abbracciava Sarfraz Bugti, il ministro capo della provincia. Il video, pubblicato su X, era accompagnato da una didascalia che recitava: «La sfacciataggine non ha limiti. Questo è un insulto alla cultura balochi», a causa della rappresentazione di un contatto intimo tra un uomo e una donna non sposati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Applicazioni militari</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, occorre considerare le applicazioni militari degli strumenti di IA cinesi. L’azienda cinese di IA geospaziale MizarVision ha <a href="https://www.abc.net.au/news/2026-04-06/us-intelligence-chinese-satellite-imagery-middle-east/106508322" target="_blank" rel="noopener">fatto</a> notizia di recente per aver pubblicato sulla sua pagina Weibo immagini satellitari etichettate che ritraggono basi militari statunitensi, tra cui la Prince Sultan Air Base in Arabia Saudita e la base statunitense a Diego Garcia nell’Oceano Indiano, nel periodo precedente e durante l’attuale guerra. Le immagini pubblicate mostravano la posizione delle difese aeree e degli aerei nelle basi, e l&#8217;Iran ha successivamente <a href="https://apnews.com/article/diego-garcia-iran-missiles-what-to-know-d51bd9c3bcd83ee0300288221bff5614" target="_blank" rel="noopener">preso di mira</a> Diego Garcia e ha <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/27/us/politics/strike-us-air-base-injuries.html" target="_blank" rel="noopener">colpito</a> con successo in più occasioni la base aerea Prince Sultan, uccidendo un soldato americano, causando gravi ferite ad altri e <a href="https://www.ft.com/content/1fddd2cd-1294-4e9c-a17d-5ea06b399355?syn-25a6b1a6=1" target="_blank" rel="noopener">danneggiando</a> cinque aerei cisterna KC-135 per il rifornimento in volo. Il governo cinese detiene il 5,5% di MizarVision e, secondo quanto riferito, i funzionari dell’intelligence americana ritengono che le immagini di MizarVision abbiano aiutato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell’Iran a prendere di mira le risorse militari americane. Dato che MizarVision ha reso pubbliche queste immagini, è altamente probabile che l’azienda stia fornendo all’IRGC immagini aggiuntive, soprattutto alla luce della recente rivelazione che l’IRGC <a href="https://www.ft.com/content/1fddd2cd-1294-4e9c-a17d-5ea06b399355?syn-25a6b1a6=1" target="_blank" rel="noopener">ha acquistato</a> un satellite spia cinese nel settembre 2024 e da allora lo ha utilizzato per monitorare le basi militari statunitensi in Medio Oriente, nonché le infrastrutture civili nella regione, con una precisione maggiore rispetto ai satelliti di produzione nazionale. Nel complesso, esiste un rischio significativo che l&#8217;Iran abbia utilizzato MizarVision nei suoi attacchi non solo contro le forze americane e israeliane, ma anche contro le infrastrutture civili. Se la guerra dovesse intensificarsi, c&#8217;è anche il rischio che l&#8217;IRGC possa utilizzare la tecnologia cinese per fornire dati di puntamento dettagliati alla sua rete di proxy regionali, compresi gli Houthi nello Yemen, che potrebbero minacciare la navigazione nel Mar Rosso, esacerbando ulteriormente la crisi energetica globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Discussione aperta vs. Regolamenti di partito</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna di queste critiche all&#8217;IA cinese deve essere interpretata come un&#8217;approvazione totale dei modelli di IA occidentali. Modelli come Chat GPT di OpenAI presentano problemi reali e pericolosi, tra cui la possibilità che possano essere manipolati <a href="https://arxiv.org/pdf/2507.02990" target="_blank" rel="noopener">per promuovere</a> l&#8217;autolesionismo e il suicidio. Tuttavia, lo sviluppo dell&#8217;IA occidentale avviene in un mercato delle idee molto più aperto e democratico, dove le aziende discutono apertamente i meriti delle varie normative sull&#8217;IA. Sebbene l&#8217;amministrazione Trump abbia tentato di esercitare un maggiore controllo sull&#8217;IA, alla fine non è riuscita <a href="https://www.bbc.co.uk/news/articles/cvg3vlzzkqeo" target="_blank" rel="noopener">a costringere</a> un&#8217;azienda come Anthropic a compromettere i propri principi. Al contrario, le normative del PCC sul settore garantiscono che l&#8217;IA cinese operi nel suo interesse, perpetuando la presa del Partito sulla società cinese e diffondendo sottilmente i suoi apparati di propaganda e sorveglianza in tutto il mondo. Mentre la Cina continua a fare progressi nella corsa all&#8217;IA, i legislatori devono essere consapevoli di tali rischi, dato che l&#8217;adozione dei modelli di IA cinesi aumenta nei loro paesi e in tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Henry McCabe</p>
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		<title>Trump sta tribalizzando gli Stati Uniti (voci dall&#8217;America)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 14:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il celebre romanzo di Chinua Achebe «Things Fall Apart» trova un&#8217;eco negli eventi che si stanno svolgendo oggi negli Stati Uniti. Il libro descrive le profonde divisioni causate dal colonialismo in Nigeria. Commercianti, missionari, insegnanti e funzionari governativi imposero storie che cancellarono le narrazioni delle popolazioni indigene. Di conseguenza, scoppiò una lotta per rivendicare le ... <a title="Trump sta tribalizzando gli Stati Uniti (voci dall&#8217;America)" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/trump-sta-tribalizzando-gli-stati-uniti-voci-america/" aria-label="Per saperne di più su Trump sta tribalizzando gli Stati Uniti (voci dall&#8217;America)">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il celebre romanzo di Chinua Achebe «Things Fall Apart» trova un&#8217;eco negli eventi che si stanno svolgendo oggi negli Stati Uniti. Il libro descrive le profonde divisioni causate dal colonialismo in Nigeria. Commercianti, missionari, insegnanti e funzionari governativi imposero storie che cancellarono le narrazioni delle popolazioni indigene. Di conseguenza, scoppiò una lotta per rivendicare le proprie storie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, negli Stati Uniti è in atto un processo di disintegrazione. Come gli imperialisti che hanno colonizzato la Nigeria, Donald Trump adotta una strategia del “divide et impera”. Sta tribalizzando gli Stati Uniti, ma incontra una persistente opposizione alla sua versione della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza principale tra il colonialismo in Nigeria e l’America contemporanea è che il primo proveniva da luoghi esterni come la Gran Bretagna e la Francia, mentre il secondo proviene dall’interno — si potrebbe definire colonialismo interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto conflittuale di Trump con le tribù dei nativi americani è emblematico della frammentazione della vita politica e dell’emarginazione delle comunità svantaggiate. La sua amministrazione ha sfidato la sovranità tribale, minacciato di chiudere i casinò tribali e contestato la cittadinanza dei popoli originari. Inoltre, i trumpisti hanno proposto di tagliare i programmi di istruzione e sanità nelle riserve e di consentire lo sviluppo energetico su terre sacre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, ovviamente, non ha creato profonde divisioni nella società americana. Queste esistevano già prima che il suo primo mandato presidenziale iniziasse nel 2017. Ma sta lacerando il tessuto sociale in misura mai vista negli ultimi decenni. La recente ondata di violenza politica è una conseguenza, non la causa principale della discordia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo libro “Bowling Alone”, il sociologo di Harvard Robert Putnam riferisce che lo spirito comunitario è diminuito drasticamente dagli anni ’60. Questa tendenza indica una società sempre più disconnessa. La metafora “bowling alone” significa che persino uno sport di squadra viene ora spesso praticato individualmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, c’è una perdita di coesione. Il collante che tiene insieme la società non fa più presa. La contesa su chi abbia il diritto di appartenere a questa nazione e la crescente distanza tra gruppi interni ed esterni corrodono l’ordine morale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tribalizzazione degli “altri” fa apparire certi gruppi come fondamentalmente diversi e, in alcuni casi, li demonizza. È “noi” contro “loro”, “amici” in contrasto con “nemici”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tribalizzazione è il rovescio della medaglia dell’appartenenza. È animata dal bisogno del gruppo dominante di legare i propri membri. Denigrare gli “estranei” serve a questo scopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa frammentazione contribuisce al crollo della fiducia pubblica nelle istituzioni statunitensi. Il Pew Research Center riferisce che la fiducia nel governo federale è precipitata da oltre il 70% alla fine degli anni ’50 al 17% nel 2025. Gallup e Transparency International mostrano costantemente lo stesso andamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella scala di Transparency International, lo zero rappresenta un settore pubblico “altamente corrotto” e 100 indica uno “molto pulito”. Nel 2025, il punteggio degli Stati Uniti è sceso a 64, il più basso mai registrato. Questo ci ha collocato al 29° posto su 182 paesi, dietro agli Emirati Arabi Uniti, alle Barbados e alle Seychelles.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica identitaria accelera queste tendenze. È il fulcro delle divisioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto la guida di Trump, la tribalizzazione della nazione consiste in due mosse correlate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In primo luogo, Trump e i suoi collaboratori criticano aspramente la politica non bianca mentre, paradossalmente, abbracciano una forma di politica identitaria che esalta l’essere bianco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In secondo luogo, la tribalizzazione contrappone gli insider agli outsider: cittadini e non cittadini, ricchi e poveri, cristiani e altri gruppi religiosi. Queste divisioni sono intrecciate con l’ampliamento delle divisioni di classe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per trasformare questa strategia in politica, spesso tramite ordine esecutivo, Trump cerca di limitare i diritti di voto e di creare narrazioni traboccanti di nostalgia per un passato immaginario. Immersa nelle guerre culturali, la sua amministrazione cerca di cancellare i ricordi delle lotte epocali (abolizionismo, diritti civili, suffragio, diritti dei gay, ecc.), vietando libri e ripulendo i siti web dal linguaggio “woke”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta rinominando siti e istituzioni nazionali, spogliandoli della loro importanza simbolica e sancendo valori imperiosi che offendono molti americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;antidoto richiede più della semplice resistenza individuale. Richiede un&#8217;azione collettiva che intensifichi le lotte democratiche su due livelli. Uno è la sfera pubblica. Questo è palese — tangibile, come nel caso delle leggi e delle istituzioni. L&#8217;altro è meno evidente — intangibile, una questione di mentalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La via da seguire è quella di decolonizzare la mente. La decolonizzazione va oltre le convenzioni formali e le organizzazioni per arrivare alla libertà di pensiero e al ragionamento critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è realizzare la “Beloved Community” di MLK. Di fronte all’odio alimentato da aspiranti autocrati, è imperativo riconoscere l’umanità in tutte le persone. Se un ampio movimento incarnasse questa convinzione, potrebbe essere possibile trasformare la comunità americana e infonderle uno scopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Jim Mittelman</p>
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		<title>Cinque spunti di riflessione per spiegare l&#8217;uscita degli Emirati Arabi Uniti dall&#8217;OPEC</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Londei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 08:27:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[emirati arabi uniti]]></category>
		<category><![CDATA[opec]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decisione degli Emirati Arabi Uniti di ritirarsi dall’OPEC ha segnato un nuovo assetto in Medio Oriente, dove questo piccolo ma incredibilmente ricco Paese del Golfo Persico si sta legando maggiormente a Israele e agli Stati Uniti piuttosto che al mondo arabo. Per decenni, i Paesi del Golfo, guidati dall’Arabia Saudita, hanno privilegiato la stabilità ... <a title="Cinque spunti di riflessione per spiegare l&#8217;uscita degli Emirati Arabi Uniti dall&#8217;OPEC" class="read-more" href="https://www.francolondei.it/cinque-spunti-di-riflessione-per-spiegare-uscita-degli-emirati-arabi-uniti-opec/" aria-label="Per saperne di più su Cinque spunti di riflessione per spiegare l&#8217;uscita degli Emirati Arabi Uniti dall&#8217;OPEC">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La decisione degli Emirati Arabi Uniti di ritirarsi dall’OPEC ha segnato un nuovo assetto in Medio Oriente, dove questo piccolo ma incredibilmente ricco Paese del Golfo Persico si sta legando maggiormente a Israele e agli Stati Uniti piuttosto che al mondo arabo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per decenni, i Paesi del Golfo, guidati dall’Arabia Saudita, hanno privilegiato la stabilità a tutti i costi nella regione, evitando provocazioni nei confronti di un Iran ostile e sostenendo la dittatura piuttosto che la democrazia. Ora, gli Emirati Arabi Uniti hanno assunto un ruolo più dirompente, abbracciando il dominio militare di Israele e ripensando il proprio ruolo nelle istituzioni tradizionali guidate dagli arabi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/u-a-e-opec-new-middle-east-32ceda56?mod=article_inline" target="_blank" rel="noopener">analisi del Wall Street Journal</a> mostra come la guerra con l&#8217;Iran stesse accelerando cambiamenti che covavano da anni e che ora stanno riscrivendo l&#8217;ordine geopolitico del Medio Oriente, ricco di risorse energetiche.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Guerra con l’Iran</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra ha cambiato il modo di pensare degli Emirati Arabi Uniti riguardo alle minacce che devono affrontare e all’affidabilità dei propri alleati. L’Iran ha lanciato circa 2.800 droni e missili contro gli Emirati Arabi Uniti, più che contro qualsiasi altro obiettivo, compreso Israele. Mentre gli Emirati Arabi Uniti erano pronti a rispondere in modo aggressivo, gran parte del resto del Golfo ha temporeggiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Emirati hanno rafforzato la loro partnership con gli Stati Uniti e il loro rapporto con Israele, che dura ormai da cinque anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’OPEC non si adatta più a questi Emirati Arabi Uniti audaci, assertivi e indipendenti”, ha affermato Abdulkhaleq Abdulla, un eminente politologo emiratino.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Legami con Israele</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio dell&#8217;attuale guerra, Israele ha inviato negli Emirati Arabi Uniti la batteria di difesa aerea Iron Dome: è la prima volta che il sistema sviluppato congiuntamente da Stati Uniti e Israele viene inviato in un altro Paese. Secondo quanto riportato da diverse fonti, sul posto sono presenti decine di soldati israeliani incaricati di gestirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Emirati Arabi Uniti sono uno dei pochi paesi arabi ad avere relazioni amichevoli con Israele, un&#8217;impresa diplomatica orchestrata dalla prima amministrazione Trump nel 2020. I siti web di monitoraggio dei voli mostrano che i trasporti militari hanno fatto la spola tra la base aerea israeliana di Nevatim e gli Emirati Arabi Uniti per tutta la durata del conflitto.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Lo snobbamento saudita</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra ha offerto agli Emirati Arabi Uniti, una piccola federazione di monarchie incredibilmente ricche, l&#8217;opportunità di uscire dall&#8217;ombra del loro vicino più grande, l&#8217;Arabia Saudita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due paesi sono apparentemente alleati, ma si contendono l&#8217;influenza sul Mar Rosso schierandosi su fronti opposti nei conflitti in Sudan e Yemen. Sono anche sempre più concorrenti sul piano economico. E i loro due leader – il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed – un tempo erano vicini, ma ora sono rivali nella corsa alla guida del mondo arabo.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Prezzi del petrolio</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Emirati Arabi Uniti hanno ragioni pratiche per uscire dall’OPEC.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I limiti di produzione del cartello hanno bloccato circa il 30% della sua capacità produttiva in un momento in cui potrebbero utilizzare le entrate – con i prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile – per compensare la pressione legata alla guerra sui propri guadagni derivanti dal turismo e dal commercio. Lasciare l’OPEC gli offre la flessibilità di aumentare la produzione secondo le proprie condizioni e di indirizzare il capitale verso la messa in sicurezza delle rotte di esportazione, investendo maggiormente in oleodotti progettati per aggirare lo Stretto di Hormuz, che l’Iran ha praticamente chiuso sulla scia degli attacchi da parte di Stati Uniti e Israele.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le ambizioni del sovrano</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, il leader degli Emirati Arabi Uniti – noto con le iniziali MBZ – ha posizionato il suo Paese come centro di potere militare che non teme di usare le proprie armi e impiegare mercenari per diffondere la propria influenza e cercare di rimodellare la regione a proprio vantaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene disponga solo della decima forza militare più grande del Medio Oriente con 63.000 effettivi in servizio attivo, la confederazione proietta un potere sproporzionato attraverso l&#8217;acquisto di armi avanzate, l&#8217;esportazione di armi e l&#8217;uso di mercenari che ha schierato nello Yemen e in altri conflitti. Le sue forze armate sono inoltre considerate tra le meglio addestrate dei paesi del Golfo.</p>
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