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	<title>fuori.tv</title>
	
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	<description>IO SONO FUORI</description>
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		<title>Alberto Arce –  To Shoot an Elephant</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 17:39:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono confitti al mondo di cui non si sa niente o perché in terre lontane, anche se nemmeno troppo, o perché non considerate d’interesse per i fruitori dell’informazione in Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="338" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9952447&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff0179&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="338" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9952447&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff0179&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><img class="alignnone" src="http://socialisme.nu/blog/uploads/2010/01/To-shoot-an-elephant.jpg" alt="" width="500" height="498" /></p>
<p>Piombo fuso di Alessia Arcurio , Giulia Verrini e Margherita Violi</p>
<p>Alberto Arce &#8211;  “To Shoot an Elephant” <a href="http://toshootanelephant.com/" target="_blank">http://toshootanelephant.com/</a></p>
<p>Ci sono confitti al mondo di cui non si sa niente o perché in terre lontane, anche se nemmeno troppo, o perché non considerate d’interesse per i fruitori dell’informazione in Italia.<br />
Certamente non è con l’informazione che i conflitti si fermeranno, ma avere un’informazione che ti permette di restare in contatto con il mondo, è un segno di rispetto nei confronti di chi vuole sapere e di chi purtroppo deve subire le sfortunate sorti di potenze più forti di loro.<br />
Capire e analizzare come si sviluppa un documentario in una zona bellica, di dove un giornalista può arrivare rispettando le regole e dove invece è costretto a infrangerle per raccogliere le informazione, quelle vere non quelle che vengono fornite dai centri di comando o dai vertici politici dei paesi coinvolti, rischiando in questo modo la loro stessa vita.<br />
Alberto Arce nasce nell&#8217;Asturia, regione settentrionale della Spagna, 33 anni fa.<br />
L&#8217;utimo suo progetto si è concretizzato nel I premio dell&#8217;ultima edizione del &#8220;Festival dei Popoli&#8221; di Firenze.<br />
Si tratta di “To Shoot an Elephant”, documentario girato sulla striscia di Gaza dove il regista ha deciso di seguire la guerra a bordo delle ambulanze della Croce Rossa internazionale, in modo da poter riprendere da vicino e senza filtro ciò che succedeva per davvero in quella zona, su chi sparavano i soldati israeliani, dove erano sganciati i missili e chi, davvero, è a rimetterci in questo conflitto.<br />
Per girare questo documentario non è stata utilizzata altro che una telecamera e una buona dose di coraggio, dato dalla volontà di scoprire la verità, di non rimanere impotenti davanti a certe ingiustizie e poter fare l’unica cosa che erano in grado di fare: raccontare la storia.<br />
Si racconta l’ultimo attacco israeliano avvenuto fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009, conosciuto come “Operazione Piombo fuso” dove hanno perso la vita migliaia di civili palestinesi.<br />
Questa testimonianza, attraverso immagini e suoni, mostra senza mezzi termini la verità: non trovereta abbellimenti di musica o commenti, solo quello che hanno vissuto i civili e di come la comunità internazionale abbia, questa volta più delle altre, chiuso occhi e orecchie davanti a quello che è stato un mero crimine contro i diritti umani.<br />
Il sentimento di freddo, di paura, di sporco, è mostrato attraverso le riprese: lo spettatore viene portato all’interno dei fatti grazie ai metodi di ripresa scelti dall’autore, come ad esempio l’idea di non usare lo zoom, ma di avvicinare la telecamera il più possibile al soggetto, quasi come volesse farci sentire l’odore e il suo respiro.<br />
Il “soggiorno” a Gaza è  durato il tempo dell’attacco anche se doveva durare di più e nonostante il film duri un’ora e mezza, in realtà la quantità  del materiale è molto maggiore, ben 65 ore; di tutte queste riprese è stato deciso di metterle in internet e di renderle disponibili a tutti grazie a una licenza &#8220;creative commons&#8221;, ossia la possibilità per chiunque di scaricare, tagliare, montare, tradurre tutte le parti che desideravano per creare loro stessi un documentario o un film.</p>
<p>http://toshootanelephant.com/</p>
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		<title>Un libro per Cattinara</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 11:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa intervista riguarda la pubblicazione di un libro in cui si espone un caso esemplare di introduzione di tecnologie biomediche all'interno di un ospedale moderno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="450" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9909138&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=52acc7&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="450" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9909138&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=52acc7&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
Un libro per Cattinara di Davide Fonda e Gabriele Veronesi</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.progettocattinara.com/" target="_blank">progettocattinara.com/</a><br />
Questa intervista riguarda la pubblicazione di un libro in cui si espone un caso esemplare di introduzione di tecnologie biomediche all&#8217;interno di un ospedale moderno. Il caso è quello dell&#8217;Ospedale di Cattinara di Trieste, che rappresenta un&#8217;esperienza di significatività europea.</p>
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		<title>WORKSHOP : REPORTAGE OSSERVARE LA REALTA’ RACCONTARE IL CAMBIAMENTO</title>
		<link>http://www.fuori.tv/blog/workshop-reportage-osservare-la-realta-raccontare-il-cambiamento.html</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quali sono gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione per ripristinare le distanze create dagli squilibri sociali? I mezzi di comunicazione possono muoversi verso l' inclusione, l' equita' sociale,il riscatto degli individui piu' deboli ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana, sans-serif;">WORKSHOP : </span><span style="font-family: verdana, sans-serif;">REPORTAGE </span><span style="font-family: verdana, sans-serif;">OSSERVARE LA REALTA&#8217; RACCONTARE IL CAMBIAMENTO</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, sans-serif;"> </span></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.fuori.tv/wp-content/uploads/2010/03/Workshop-Reportage_13-3-2010-MODENA1.jpg" alt="" width="600" height="552" /></p>
<p>Quali sono gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione per ripristinare le distanze create dagli squilibri sociali? I mezzi di comunicazione possono muoversi verso l&#8217; inclusione, l&#8217; equita&#8217; sociale,il riscatto degli individui piu&#8217; deboli ?</p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p>9.30 &gt; Registrazione   partecipanti<br />
9.45 &gt; Apertura   dei   lavori_Andrea   Solieri<br />
10.00 &gt; Alla   ricerca   delle   storie   che   fanno   la   storia<br />
_ Gabriele Del Grande, giornalista   e   scrittore<br />
10.45 &gt; coffe break*<br />
11.00 &gt; testimoniare   lo   sviluppo,   vivere   i   cambiamenti<br />
_Alfredo Bini, fotoreporter<br />
11.45 &gt; Il video   partecipativo   come   forma   di   inclusione   sociale<br />
_Stefano Collizzolli, esperto   di   video   partecipativi<br />
12.30 &gt; Chiusura dei lavori_Davide   Fonda<br />
12.45 &gt; Pausa   Pranzo*<br />
14.15 &gt; PRESENTAZIONE   LABORATORIO _ CRISTIANO   REGINA<br />
14.30 &gt; attivita&#8217;   di   laboratorio<br />
17.00 &gt; Presentazione   dei   progetti<br />
17.30 &gt; Chiusura   dei   lavori_Francesco   Guaraldi<br />
*MENU&#8217; A   CURA   DI   FUSIORARI</p>
<p>ISCRIZIONE<br />
Il workshop   e&#8217;   rivolto   a   20 partecipanti     con     esperienza    nel   settore<br />
(stampa, fotografia, video).<br />
Per   iscriversi,   compilare   la   scheda   di   iscrizione   allegata   e   inviarla<br />
entro   il   10   marzo   a WORKSHOPREPORTAGE@gmail.com<br />
La   quota   di   iscrizione,   comprensiva   dei   pasti ,   e&#8217; 20 €.</p>
<p>LABORATORIO<br />
Il   laboratorio   pomeridiano   prevede   la   divisione   dei   partecipanti<br />
in   3   gruppi   in   base   alle   preferenze   indicate   nella   scheda   d  i iscrizione:<br />
stampa, fotografia, video.<br />
Gli   organizzatori   selezioneranno   alcune   idee   progettuali   tra   quelle<br />
proposte   dai   partecipanti   attraverso   la   scheda   di   iscrizione,<br />
che   diverranno   il   focus   di   svolgimento   dei   laboratori.</p>
<p>INFO:</p>
<p>&gt; EMAIL:   workshopreportage@gmail.com<br />
&gt; MOBILE:   335 5933839</p>
<p><a title="Workshop Reportage_13-3-2010-MODENA" href="http://www.fuori.tv/wp-content/uploads/2010/03/Workshop-Reportage_13-3-2010-MODENA.pdf">Workshop Reportage_13-3-2010-MODENA</a></p>
<p><a title="Scheda Iscrizione_Workshop Reportage" href="http://www.fuori.tv/wp-content/uploads/2010/03/Scheda-Iscrizione_Workshop-Reportage.doc">Scheda Iscrizione_Workshop Reportage</a></p>
<p><a title="Scheda Relatori_Workshop Reportage.doc" href="http://www.fuori.tv/wp-content/uploads/2010/03/Scheda-Relatori_Workshop-Reportage.doc.pdf">Scheda Relatori_Workshop Reportage.doc</a></p>
<p><a title="Scheda Organizzatori_Workshop Reportage.doc" href="http://www.fuori.tv/wp-content/uploads/2010/03/Scheda-Organizzatori_Workshop-Reportage.doc.pdf">Scheda Organizzatori_Workshop Reportage.doc</a></p>
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		<item>
		<title>Serge Gainsbourg: una vita al limite</title>
		<link>http://www.fuori.tv/blog/serge-gainsbourg-una-vita-al-limite.html</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un film uscito in Francia racconta la controversa vita di Serge Gainsbourg, un mito in Francia, da noi poco più che il padre di Charlotte Gainsbourg. Se non riusciremo a vedere il film, vale almeno la pena scoprire questo illustre sconosciuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i titoli che probabilmente non arriveranno mai sui grandi schermi italiani c&#8217;è anche Gainsbourg (Vie héroique), intrigante biopic dedicato al cantautore, poeta e pittore francese scomparso nel 1991 all&#8217;età di 63 anni. Un vero peccato che una produzione così passi in sordina, anzi, venga praticamente ignorata dalla critica italiana se non per qualche rara eccezione. Mentre oltre le Alpi ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico, da noi probabilmente verrà passato in lingua originale in qualche cinema d&#8217;essai o più avanti dato in supplemento con l&#8217;Espresso. Una cosa in parte comprensibile:  Serge Gainsbourg era francese, parigino tutta la vita, un mito nazionale. E&#8217; come se all&#8217;estero venisse distribuito un lungometraggio sulla vita di un nostro grande cantautore (non faccio esempi per evitare paragoni ingenerosi).</p>
<p>Veniamo al film. La regia è di Joann Sfar, l&#8217;attore che interpreta Serge è Eric Elmosnino sostenuto dalle due belle presenze femminili Lucy Gordon e Laetitia Casta, rispettivamente nel ruolo di Jane Birkin e Brigitte Bardot. Se Gainsbourg era un artista maledetto e controverso, anche il film non si può certo dire che sia nato sotto una buona stella. Durante la fase di post-produzione, precisamente il 20 Maggio 2009, Lucy Gordon è stata trovata impiccata nel suo appartamento facendo presupporre, tesi poi confermata, ad un suicidio. Ma chi era questo illustre, da noi sconosciuto?</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="261" height="261" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://2.bp.blogspot.com/_Xnju89MzPis/S1dXiWdDw6I/AAAAAAAAChY/1bT64GuYXlE/s400/serge-gainsbourg-vie-heroique-2009-2-g.jpg" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="261" height="261" src="http://2.bp.blogspot.com/_Xnju89MzPis/S1dXiWdDw6I/AAAAAAAAChY/1bT64GuYXlE/s400/serge-gainsbourg-vie-heroique-2009-2-g.jpg"></embed></object></p>
<p>Serge Gainsbourg: nato a Parigi il 2 Aprile 1928, intelletuale tra i più anticonformisti della Rive Gauche, musicista autore di decine di colonne sonore di film in cui a volte appare anche come attore. Regista stimato anche dal più conosciuto protagonista prima dei Cahiers poi della Nouvelle Vague ovvero Jean-Luc Godard, che difende il suo esordio dietro la macchina da presa. Il titolo in questione era Je t&#8217;aime moi non plus (1976) omonimo della sua più celebre e censurata canzone, una storia borderline, piuttosto malata ma umana. Gainsbourg spazia tra tanti generi: jazz, pop, synth-pop, raggae, progressive e addirittura rap. Tre le produzioni più celebri. Il già citato singolo Je t&#8217;aime moi non plus, una canzone che tratta i temi della sessualità e dell&#8217;erotismo e per questo bandita, inizialmente registrata con la sua fidanzata Brigitte Bardot e succesivamente incisa nuovamente con Jane Birkin, sua futura moglie. Il concept-album Historie de Melody Nelson, opera fondamentale del progressive rock oltre che la più seminale del regista e la versione reggae della Marsigliese incisa nel 1978 insieme a Pete Tosh in Giamaica; intitolata Aux Armes et cetera, gli procurò addirittura le minacce di morte da parte dei veterani di destra della Guerra d&#8217;Indipendenza algerina. Serge all&#8217;inizio degli anni &#8216;80 era già un artista affermato a livello internazionale e la sua vena anarchica, decadente e autodistruttiva raggiungeva l&#8217;apice. Dalla relazione con la Birkin nasce la figlia Charlotte, sì, proprio quella che diventerà la bravissima attrice di L&#8217;arte del sogno e del difficile Antichrist. Con lei realizzerà nel 1986 Charlotte Forever, film che provocherà l&#8217;ennesimo scandalo nella sua carriera per le allusioni ad un presunto legame incestuoso. Le comparsate in televisione sono al limite del grottesco.<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pqqj0_ecFkM" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/pqqj0_ecFkM"></embed></object></p>
<p>Una volta per accendersi una sigaretta bruciò in diretta una banconota da 500 franchi francesi, mentre è rimasto nella storia il celebre incontro sotto l&#8217;effetto dell&#8217;alcol con Whitney Houston. Caldamente consigliata la visione dal video su You Tube linkato qui sotto.</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/bMdXi6f5KRg" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/bMdXi6f5KRg"></embed></object><br />
</span></span></span></p>
<p>Un personaggio debordante, eccessivo, geniale, a tratti volgare, ma comunque poeta. Una di quelle figure rare, autentiche, in grado di scuotere le fondamenta perbeniste. Casi che purtroppo si trovano solo in un paio di volte per decennio, appartenenti ad una corrente in via d&#8217;estinzione.</p>
<p>Scritto da Gabriele Veronesi</p>
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		<item>
		<title>Il Rasoio contro i luoghi comuni</title>
		<link>http://www.fuori.tv/blog/il-rasoio-contro-i-luoghi-comuni.html</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Rasoio]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
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		<description><![CDATA[Una società che elabora, gestisce e trasmette una nutrita serie di informazioni di massa basate su luoghi comuni è una società a forte rischio populismo, e ultimamente il rischio è diventato realtà sotto gli occhi di tutti. Oggi i dati, quelli non discutibili, sono disponibili, pubblici e facilmente rintracciabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una società che elabora, gestisce e trasmette una nutrita serie di informazioni di massa basate su luoghi comuni è una società a forte rischio populismo, e ultimamente il rischio è diventato realtà sotto gli occhi di tutti. Oggi i dati, quelli non discutibili, sono disponibili, pubblici e facilmente rintracciabili: perché non servirsene? Per buona pace dei luoghi comuni e dei furbetti che ci ricamano sopra intere campagne elettorali.  A questo “rivoluzionario” scopo, è nata sul blog modenese “il Rasoio” la rubrica “Numeri sulla città”, uno spazio dedicato all’elaborazione, analisi e divulgazione dei dati pubblicati dal Servizio Statistico del Comune di Modena. Freschi, semplici e diretti, così vengono presentati i numeri.  Per ciò che rappresenta, una città simbolo del boom economico degli anni ’60, della successiva urbanizzazione e oggi di meta ambita per l’immigrazione di provenienza continentale ed extracontinentale, Modena è un punto di vista emblematico per un’analisi della situazione economica, sociale e politica in cui si muovono le città italiane di media taglia nell’epoca della globalizzazione. I primi articoli su demografia e immigrazione aiutano a meglio comprendere (e in alcuni casi, a smontare) le tesi di maggioranza o opposizione cittadina su flussi migratori, politiche di integrazione, e piani urbanistici. Il dibattito è aperto: cosa conservare e cosa cambiare? Quali valori difendere e quali muri abbattere? Rimanere e lottare contro crisi e speculazione o espatriare per mettere a frutto la propria formazione professionale?<br />
Il dato è indiscutibile, perché numerico. Le soluzioni, su quelle sì, ci sarà battaglia.</p>
<p><a href="http://ilrasoio.wordpress.com/2010/01/10/numeri-sulla-citta-immigrazione-sitta-e-lega-nord/">http://ilrasoio.wordpress.com/2010/01/10/numeri-sulla-citta-immigrazione-sitta-e-lega-nord/</a></p>
<p>Scritto da Claudio Cavazzuti &#8211; &#8220;Il rasoio&#8221;</p>
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		<title>I dolori del giovane Buzz</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' nuovo. Giovane. Innovativo. Accattivante. E' l'ultimo arrivato. Eppure Buzz sembra voler far passare notti insonni ai vertici e agli sviluppatori di mamma Google. Altri addirittura invocano ancora il fantasma del defunto Wave. Cosa succede a Mountain View?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Probabilmente, fuori dalla porta dell&#8217;azienda-colosso di Mountain View qualcuno si aspettava di trovare un fiocco giallo, rosso, verde e azzurro per festeggiare il nascituro Buzz, ultimo arrivo nella famiglia allargata di Google. Già il nome ricorda qualcosa simile ad un brusio continuo, ad un chiacchericcio di fondo, un flusso ricco di informazioni ma anche fastidioso. Negli intenti di big G c&#8217;è la volontà di creare una piattaforma che integri altri servizi come Flickr e Twitter, in continua espansione, permettendo la sincronizzazione con le periferiche mobili e rendendo possibile la condivisione di contenuti multimediali di ogni tipo in ogni momento. Così facendo possiamo sapere, attraverso Google Maps, se qualcuno vicino a noi sta utilizzando Buzz per postare un video o informazioni sul traffico. Il video qui sotto, spiega in modo sintetico ma accattivante, le potenzialità dell&#8217;ultima creatura targata Google.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/yi50KlsCBio&amp;feature " /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/yi50KlsCBio&amp;feature "></embed></object></p>
<p>Il clima idilliaco è durato meno di una settimana. Un pioggia di critiche ha costretto Mountain View a correre ai ripari con pubbliche scuse, mettendo al lavoro giorno e notte gli sviluppatori e facendo mea culpa su tutti i problemi riscontrati. Neanche a dirlo la questione più delicata è stata quella della privacy: la prima versione di Buzz infatti aveva come punto debole proprio la rigidità nel poter rendere pubblica la propria lista di <em>follower</em> e <em>following</em>, creando situazioni inique dove un utente poteva essere seguito da un altro ma non viceversa. Inoltre, e questo è probabilmente il problema maggiore, per lanciare Buzz si è creata una sovrapposizione con il servizio Gmail, con il nuovo social che andava a pescare direttamente dai contatti della rubrica mail. Dal momento che gli amici del social network spesso appartengono ad una cerchia completamente diversa da quelli con cui ci si relaziona tramite mail, è&#8217; capitato di vedere le proprie informazioni rese pubbliche a persone con cui si mantengono quotidianamente rapporti professionali. Gli esiti potevano essere in alcuni casi imbarazzanti. A questo bisogna aggiungere che il nuovo pargolo di buona famiglia non ha attirato simpatie già da come si è presentato. Buzz infatti è stato implementato senza possibilità immediata di scelta, dopo che la fase di test era durata troppo poco e i cui effetti negativi si sarebbero riscontrati sulla schiena dei 176 milioni di utenti che se lo sono ritrovati una mattina aprendo Gmail. Un po&#8217; di presunzione e arroganza. Infine, dopo che gli spammer hanno già dichiarato guerra, Mountain View avrà anche a che fare con una vulnerabilità di tipo Cross-Site-Scripting (XSS) che potrebbe permettere a un malintenzionato di prendere il controllo degli account utente e persino di sapere dove i suddetti utenti si trovino grazie al servizio di geo-localizzazione di Mountain View. I tecnici ammettono il problema (sebbene solo per le piattaforme mobile) e dicono di essere al lavoro per risolverlo. In America, terra di grandi battaglie in tribunale, sono già ovviamente partite le class action, con richieste di risarcimento che moltiplicate per ogni singolo utente raggiungono cifre da capogiro. Buzz sta causando quindi non pochi problemi a Big G, tanto da vociferare che tra poco potrebbe già essere ucciso dai suoi stessi creatori. Facendo così la fine del fratellino maggiore Wave, tanto atteso, annunciato come rivoluzionario e poi lasciato morire in fase beta. Una fase molto delicata quindi, in  cui per la prima volta si scopre un terreno scivoloso per Google: quello del social network. Parlare di vittoria di Facebook  pare però ingeneroso: Buzz deve ancora imparare a camminare da solo, certo si sta rivelando un bambino molto problematico ma presto potrebbe iniziare a correre sbaragliando la concorrenza. L&#8217;ennesima vittoria di Google, una grande gioia per i tanti utenti. <strong> Buona fortuna Buzz!</strong></p>
<p>Scritto da Gabriele Veronesi</p>
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		<title>Dopo Avatar…Avati</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 10:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre tutti sono ancora affascinati (o rintronati) dal mondo 3D di Avatar, le uscite al cinema continuano. Portando con sé interessanti pubblicazioni letterarie. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } -->Il gioco di parole non sarà un granché, ma quando si trova un buon titolo si è già a metà dell&#8217;opera. Per ora invece dobbiamo accontentarci di questo. Certo il kolossal di Cameron campione d&#8217;incassi (quasi 5 milioni e 900 mila di euro nell&#8217;ultima settimana) non ha molto a che fare con il film di cui parleremo, se non per il fatto che lo incontrerà ai vertici della classifica del box office. Esce infatti il nuovo film di Pupi Avati, <em>Il figlio più piccolo</em>, con Christian de Sica, Laura Morante e Luca Zingaretti. Il film è già stato presentato, sponsorizzato, avrà un&#8217;ottima distribuzione e non c&#8217;è cosa che possa essere aggiunta a riguardo. Almeno in questa sede. Il compito del cinefilo è però quello di andare oltre e cercare di capire l&#8217;autore che si ha davanti. Nell&#8217;immaginario collettivo Pupi Avati rimanda a commedie agrodolci o a drammi famigliari (come l&#8217;ultimo), ma non è tutto qui. Ce lo ricorda un volume uscito pochi giorni fa dal titolo <em>Il gotico padano. Dialogo con Pupi Avati</em> (Le mani Editore, pp. 245, 15 euro) scritto a quattro mani da Claudio Bartolini e Ruggero Adamovit.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://static.blogo.it/cineblog/casadallefinestrecheridono.jpg" alt="" width="432" height="286" /></p>
<p>I due autori, che hanno collaborato con il regista bolognese, hanno esplorato il lato oscuro di Avati, scandagliando la sua filmografia horror in modo minuzioso e ricordando a tutti i preziosi contributi dati al genere. Al primo posto, anche in ordine cronologico, il thriller rurale e assolato <em>La casa dalle finestre che ridono</em>, girato nel ferrarese vicino a Comacchio. Poi i terreni K di <em>Zeder</em> che ispirarono Stephen King per <em>Cimitero vivente</em> (<em>Pet Sematary</em>). Senza tralasciare altri titoli meno conosciuti ma assurti allo stato di cult, come <em>L&#8217;arcano incantatore</em> e <em>Tutti defunti tranne i morti</em>. La parte più interessante è quella che va alla scoperta dei luoghi che hanno fatto da sfondo agli incubi di Avati, analizzando la componente storica, rurale e folkloristica della nostra regione. L&#8217;Emilia pare infatti essere stata attraversata da leggende nere, miti, rituali medioevali che hanno in qualche modo segnato questa terra. Avati le conosce bene e tramite i due autori ci conduce per mano in questa sorta di terra di mezzo, più inquietante che onirica. Presenti anche alcuni contributi fotografici relativi alle location: gli scatti sono stati realizzati nel 2009 e i luoghi, ora fatiscenti, sono ancora più spaventosi. Per chi li ha visitati, come il sottoscritto, è subito evidente l&#8217;impatto cinematografico, non luoghi dove il tempo pare essersi fermato, architetture che fanno rabbrividire, anche se non si riesce bene a spiegare perché. Il territorio padano è infatti pieno di angoli nascosti che aspettano di essere filmati e, per questo genere di pellicole, ci sarebbe da pescare a piene mani. Avati è stato il primo a farlo, più di trent&#8217;anni fa, facendo anche capire che se un luogo è inquietante lo è anche con il sole di mezzogiorno. Peccato però che molti suoi colleghi abbiano preferito girare all&#8217;estero in località remote, attribuendosi improbabili pseudonimi anglofoni. Insomma Avati è stato un precursore: se il suo nuovo film non dovesse essere bello, andate a riscoprire questi. In chiusura, visto che si è parlato di cinema in Emilia Romagna, vi chiedo di dare un&#8217;occhiata alla campagna di sensibilizzazione chiamata ProFilm. L&#8217;obiettivo è quello di rilanciare il mercato cinematografico e audiovisivo in generale nella nostra regione. Nel link c&#8217;è scritto tutto, bisogna aderire entro il 28Febbraio.<span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.profilmemiliaromagna.it/home.asp"> http://www.profilmemiliaromagna.it/home.asp</a></span></span></p>
<p>Scritto da Gabriele Veronesi</p>
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		<title>L’ordinanza</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 17:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Comune di Modena ha emesso recentemente un'ordinanza che regolamenta il consumo e la vendita di alcolici nei luoghi pubblici al fine di contrastare l'abuso di alcol e il degrado urbano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="600" height="450"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9376947&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff0179&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9376947&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff0179&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="600" height="450"></embed></object></p>
<p>Il Comune di Modena ha emesso recentemente un&#8217;ordinanza che regolamenta il consumo e la vendita di alcolici nei luoghi pubblici al fine di contrastare l&#8217;abuso di alcol e il degrado urbano. L&#8217;ordinanza prevede uno stop alla vendita di alcolici dalle 20 alle 7 negli esercizi commerciali compresi nella zona del centro. Chi trasgredisce incorrerà in severe sanzioni. In attesa che le nuove norme entrino in vigore siamo andati a sentire il parere delle istituzioni, degli esercenti ma soprattutto dei giovani. </p>
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		<title>Sei anche tu reporter</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 14:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bastano una telecamera, un paio di cuffie e un microfono per essere a tutti gli effetti un reporter? Forse no, ma non c'è modo migliore per scoprirlo. Intanto a alla conferenza “I media del domani. Siamo tutti reporter” se ne è parlato.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://www.corbisimages.com/images/42-21186395.jpg?size=572&amp;uid=1606e45d-99bb-418b-9c28-b647a9d6db40&amp;uniqID=43a8b84e-5a59-4644-a285-ed06c896513e" alt="" width="400" height="267" /></p>
<p>Certo, la vita dell&#8217;aspirante videoreporter non è affatto semplice: bisogna essere costantemente aggiornati, perché le storie da raccontare sono tante, bisogna essere curiosi, perché le cose più interessanti sono spesso quelle più nascoste, bisogna essere preparati, perché le notizie vanno verificate e in tutto questo bisogna essere anche videomaker. Un&#8217;altra parola così “easy” da racchiudere dentro di sé anni di studio, di manuali, di prove pratiche con camera, cuffia, microfono e pesanti cavalletti.<br />
Il videoreporter non assomiglia all&#8217;artista, semmai all&#8217;artigiano, definirlo giornalista è riduttivo e per alcuni di questi tempi anche offensivo, però non è neanche un tecnico da catena di montaggio. In quello che fa ci mette sempre del suo. Strana creatura dunque, eppure sempre più persone, giovani in gran parte, si avvicinano a questo stile di vita. Già, perché il videoreporter è prima di tutto un modo di essere, che rende impossibile guardare alla realtà senza pensare immediatamente a come raccontarla per immagini.Lo spunto parte da un incontro tenutosi a Bologna martedì 9 Febbraio dal titolo “I media del domani. Siamo tutti reporter”. Titolo che è già a rischio fraintendimento: non è certo uno slogan che mira al ribasso, mettendo nel calderone chiunque abbia un&#8217;infatuazione per la categoria. E&#8217; vero che la tecnologia, soprattutto nella fascia consumer, mette a disposizione strumenti ormai a prezzi accessibili. Ci sono però alcune nozioni che è bene imparare, saper scrivere è un buon requisito e conoscere il mondo del giornalismo è fondamentale. Detto questo, è importante sdoganare la figura del videoreporter e stimolare quante più persone possibile in questo senso. Ecco dunque l&#8217;obbiettivo del ciclo di incontri nelle Università organizzato da Ustation, partito proprio dal nido in cui crescono tanti dei giornalisti di domani: la Facoltà di Scienze della comunicazione. Presenti tanti professionisti che hanno dispensato consigli e moniti per gli aspiranti reporter. Tra questi Federica Cellini, responsabile del progetto Citizen Report di Rai Educational, Giampaolo Colletti, fondatore di Altra Tv, Salvo Mizzi, responsabile Internet Media&amp;Digital Communication di Telecom Italia, Alberto Nerazzini, giornalista di Report, Sara Paci dell&#8217;osservatorio sull&#8217;informazione Ilaria Alpi, Marcello Presicci, responsabile del programma Io Reporter (Sky Tg 24). Le iniziative dunque non mancano. Poi, superati gli sforzi della realizzazione, ci si dovrà scontrare con il vero scoglio del fare video: la distribuzione. Perché se non è facile fare un prodotto di qualità, ancora più difficile è dargli visibilità. Considerato che molti contenitori, You Tube in testa, sono assolutamente inadeguati per selezionare il materiale secondo la qualità. Per non parlare di cominciare a monetizzare il proprio lavoro, impresa davvero rara. Ma come abbiamo detto all&#8217;inizio, essere videoreporter è prima di tutto uno sguardo sulla realtà, credere che una cosa, seppur interessante, diventi irrilevante se non può essere raccontata. Come se svanisse e smettesse di esistere. Quindi mettetevi un paio di scarpe comode e andate in giro a cercare le vostre storie.</p>
<p>Siti web relativi alla conferenza e pagine interessanti:</p>
<p><a href="http://www.ustation.it">www.ustation.it</a> &#8211; Ustation è il primo media social network in Italia che aggrega informazione e contenuti prodotti dai media universitari e dai singoli producer.</p>
<p><a href="http://www.citizenreport.rai.it">www.citizenreport.rai.it</a> – Piattaforma/community dove proporre i propri servizi e dove trovare le nozioni basilari necessarie al videoreporter (continua&#8230;)</p>
<p><a href="http://www.citylab.tv ">http://www.citylab.tv </a>– Scambio di contributi, sempre nel mondo del reportage, tra Italia e Francia. Perché è fondamentale vivere e ragionare al di là dei propri confini nazionali.</p>
<p><a href="http://www.altratv.tv">www.altratv.tv</a> – Un censimento di tutte le web tv presenti in Italia. In costante aggiornamento, utilissimo per avere spunti e magari visibilità (ovviamente ci siamo anche noi).</p>
<p><a href="http://http://tg24.sky.it/tg24/ioReporter/ioreporter_home.html ">http://http://tg24.sky.it/tg24/ioReporter/ioreporter_home.html </a>- Con “Io reporter”, rubrica in onda su SKY TG24, il giornalismo partecipativo, anche fatto con il telefonino, arriva in tv.</p>
<p><a href="http://www.report.rai.it">http://www.report.rai.it</a>– La trasmissione non ha bisogno di presentazioni. Interessante però la sezione dove si può conoscere il curriculum della redazione e il metodo di lavoro.</p>
<p>Di Gabriele Veronesi</p>
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		<title>Solidarietà per l’Abruzzo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti in campo per ricostruire un campo da gioco. Le micro web tv italiane partecipano a "Terremotosto", una raccolta fondi promossa dalla Fondazione "Learn to be free" di Irene Pivetti. La solidarietà della rete per la ricostruzione di un campo sportivo a San Gregorio, L'Aquila.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14px; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 13px; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 12px; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 13px; font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 14px; font-family: Times New Roman;">Tutti in campo per ricostruire un campo da gioco. Le micro web tv italiane partecipano a &#8220;Terremotosto&#8221;, una raccolta fondi promossa dalla Fondazione &#8220;Learn to be free&#8221; di Irene Pivetti. La solidarietà della rete per la ricostruzione di un campo sportivo a San Gregorio, L&#8217;Aquila. Il campo è quello della squadra di calcio &#8220;San Gregorio&#8221;, venticinque giocatori nati tra i paesi di San Gregoro, Onna e le aree più colpite dalla tragedia del terremoto. L&#8217;area verde andato distrutta con il sisma e poi quasi smantellata per far posto alle tendopoli. Così il San Gregorio &#8211; seconda categoria della Lega Nazionale Dilettanti iscritta alla FIGC &#8211; non ha avuto più modo di allenarsi. Riprendere la quotidianità significa anche riappropiarsi dello spazio di relazione, di gioco, di sport. Anche grazie alla rete. Da sabato sera 13 febbraio 2010 partirà la maratona televisiva e webvisiva. Una maratona di solidarietà. Una maratona del cuore, proprio in occasione di San Valentino. Intanto, se sei un cliente Vodafone puoi dare il tuo contributo: dal 13 al 28 febbraio puoi inviare un SMS solidale al numero 45565.</span></span></span></span></span></p>
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