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	<title>Futuro Prossimo</title>
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	<description>Notizie che anticipano il mondo di domani</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 10:17:54 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Futuro Prossimo</title>
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	<item>
		<title>Starmer, la protezione dei minori e la sorveglianza di tutti</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/starmer-la-protezione-dei-minori-e-la-sorveglianza-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Starmer vuole un'AI dentro ogni telefono del Regno Unito che guardi cosa fai. Ufficialmente per i minori. Ufficialmente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/starmer-la-protezione-dei-minori-e-la-sorveglianza-di-tutti/">Starmer, la protezione dei minori e la sorveglianza di tutti</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una donna inglese di nome <strong>Gay Longworth</strong> che da quattro anni va in giro per televisioni a raccontare di sua figlia Roxy. La storia è brutta, la ragazza ha subito un&#8217;estorsione a sfondo sessuale a tredici anni, e dopo un&#8217;anno ha sviluppato una forte psicosi che ha impiegato quattro anni a domare. Oggi Roxy ha diciannove anni, studia matematica e neuroscienze all&#8217;University College London e ha scritto un libro insieme alla madre. Lo racconta bene, Gay, con quella compostezza terribile che hanno le madri che hanno deciso di restare in piedi a tutti i costi. Lunedì 8 giugno, alla London Tech Week, <strong>Keir Starmer</strong> ha fatto un discorso citando storie come quella di Roxy, ha alzato i toni e ha dato ad Apple e Google tre mesi per fare una cosa che, detta come sa dirla un primo ministro, suona come buon senso: <a href="https://www.gov.uk/government/news/protecting-young-people-online-at-the-heart-of-new-vawg-strategy">controlli sui dispositivi che impediscano ai minori di vedere, mandare o ricevere immagini di nudo</a>.</p>



<h3 id="h-detta-come-l-hanno-scritta-gli-ingegneri-che-dovranno-costruirla-pero-la-cosa-suona-diversamente" class="wp-block-heading">Detta come l&#8217;hanno scritta gli ingegneri che dovranno costruirla, però, la cosa suona diversamente.</h3>



<p class="wp-block-paragraph" id="h-cosa-significa-sorveglianza-degli-smartphone-in-pratica">Cosa significa sorveglianza degli smartphone, in pratica? Significa questo: un&#8217;intelligenza artificiale installata di sistema su ogni iPhone e ogni Android venduti nel Regno Unito, che guarda in tempo reale la fotocamera, lo schermo, gli stream in arrivo e i file salvati. Per disattivarla, serve la verifica dell&#8217;età con biometria o documento d&#8217;identità. Su tutti i telefoni del paese. Sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://apple.gadgethacks.com/news/apple-nudity-detection-for-children-uk-what-starmers-demand-requires/">fact-check tecnico</a> è che Apple oggi una cosa simile ce l&#8217;ha già (si chiama Communication Safety), ma è limitata: avvisi e sfocature nelle app di sistema, opt-in, e il ragazzo più grande può decidere di proseguire. <strong>Quella che Starmer chiede è un&#8217;altra cosa: </strong>un blocco vero, su <em>qualunque</em> app, fotocamera compresa, motore di ricerca compreso, allegati compresi, tutto. Una telecamera installata dentro la fotocamera di ogni adulto inglese, dalla culla (vabbè, dal primo smartphone) alla tomba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è ovviamente che gli inglesi vogliano proteggere i bambini, ci mancherebbe. Il problema è il dispositivo che si sta installando per farlo, e su quali altri fini, oggi può essere impiegato per questo, e domani (ma anche stasera) potrebbe essere riorientato.</p>



<h3 id="h-la-storia-recente-del-libero-regno-unito" class="wp-block-heading">La storia recente del &#8220;libero&#8221; Regno Unito</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Procedo per freddi punti. Allora&#8230; <strong>Settembre 2025, BritCard</strong>: identità digitale obbligatoria per lavorare. <strong>Ottobre 2025, Online Safety Act</strong>: piattaforme costrette a verifiche d&#8217;età massive, modelli linguistici esteri che si autocensurano per non incorrere in sanzioni. <strong>Novembre 2025</strong>, Discord conferma che <a href="https://www.nbcnews.com/tech/tech-news/70000-government-id-photos-exposed-discord-user-hack-rcna236714">settantamila documenti d&#8217;identità britannici raccolti per la verifica dell&#8217;età sono finiti in mano agli hacker</a>, attraverso un fornitore terzo. Una portavoce dell&#8217;Electronic Frontier Foundation ha detto la cosa che andrebbe stampata su una targa: <s>i sistemi di verifica dell&#8217;età sono sistemi di sorveglianza. Punto.</s> E adesso, <strong>giugno 2026</strong>, Starmer al London Tech Week chiede l&#8217;AI che scansiona ogni telefono. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La traiettoria, come si dice in tono basso, è abbastanza chiara.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/12/australia-social-vietati-agli-under-16-perche-questo-cambia-tutto/">Australia ha provato una strada simile sei mesi prima</a>, vietando i social media agli under 16. Una <a href="https://www.itv.com/news/2026-04-13/over-60-of-australian-children-still-using-social-media-despite-under-16s-ban">ricerca della Molly Rose Foundation</a> di aprile dice che <strong>il 61% dei dodici-quindicenni australiani ha aggirato il divieto. </strong>Come? Beh, la fantasia non manca: una maschera di carta stampata da Temu per ingannare il riconoscimento facciale, l&#8217;ID dell&#8217;amico più grande, la VPN comprata con i soldi della merenda. I ragazzini, alla fine, sono molto meno stupidi di chi scrive le leggi che li riguardano.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7801e8&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7801e8" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-09T104446.174-1024x683.jpg" alt="Starmer sorveglianza AI" class="wp-image-153170" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-09T104446.174-1024x683.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-09T104446.174-300x200.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-09T104446.174-228x152.jpg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-09T104446.174.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Keir Starmer, Primo Ministro inglese.</figcaption></figure>



<h3 id="h-il-dato-che-il-comunicato-di-downing-street-non-considera" class="wp-block-heading">Il dato che il comunicato di Downing Street non considera</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il governo britannico cita un numero forte: </strong><s>il 91% del materiale di abuso sessuale infantile online è &#8220;auto-generato&#8221; da minori adescati e ricattati. </s>È vero, ma è il 91% del materiale <em>rimosso</em>, non degli abusi che esistono. La <a href="https://www.nspcc.org.uk/keeping-children-safe/in-the-community/">NSPCC</a>, che di queste cose si occupa per mestiere e non da ieri, dice un&#8217;altra cifra: <strong>oltre il 90% dell&#8217;abuso sessuale fisico  contro bambini <strong>(di tutto, non solo del rimosso)</strong> è commesso da persone che il bambino conosce. Parenti, amici di famiglia, allenatori, insegnanti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto altrimenti: lo strumento più potente di sorveglianza digitale mai proposto in una democrazia europea, presentato come soluzione al problema dell&#8217;abuso sui minori, <s><strong>lascia fuori dal proprio raggio di azione il novanta per cento del problema. </strong></s>La parte rimanente la affronta con un&#8217;arma talmente sproporzionata che, una volta installata, sarebbe miracoloso non venisse riorientata su altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sappiamo come si chiama, questo &#8220;altro&#8221;. </strong>Disinformazione, hate speech, immagini scomode di proteste, foto di guerra non autorizzate dal Ministero&#8230; C&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta, no? Le parole esistono già. Manca solo l&#8217;infrastruttura. E Starmer vuole avviarla in tre mesi, con l&#8217;ultimatum a Apple e Google. <strong>A proposito, Apple e Google la prima fase la copriranno:</strong> estensione della Communication Safety alle app di terze parti, attivazione di default sui dispositivi degli under 18 verificati, e blocco sui contenuti più ovvi sono all&#8217;ordine del giorno. Il salto vero, la scansione di sistema su <em>tutti</em> i dispositivi, è un&#8217;altra cosa: comporta un cambio di architettura che Apple ha sempre rifiutato e che Google preferisce non discutere. <em>La useranno per primi gli inglesi sotto i 18 anni dichiarati, poi le scuole, poi i dispositivi aziendali, e a quel punto sarà già normale.</em></p>


</div>
<p><!-- /wp:post-content --></p>
<p><!-- wp:heading {"level":3} --></p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa diranno gli inglesi tra cinque anni</h3>
<p><!-- /wp:heading --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Probabilmente niente. La libertà di parola nel <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/09/liberta-digitale-perche-da-qui-al-2035-potremmo-essere-una-rana-bollita/">Regno Unito si è ristretta per piccoli passi successivi</a>, ognuno apparentemente ragionevole, ognuno presentato come emergenza, ognuno difficile da contestare senza sembrare uno che parteggia per i pedofili o per i terroristi o per i cospirazionisti, a seconda del giro. È la dinamica della rana bollita, con questa differenza: la rana, ogni tanto, fa anche un sondaggio in cui dice che la temperatura le sembra giusta.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Quando Gay Longworth oggi racconta la storia di Roxy, lo fa per chiedere strumenti reali alle scuole e alle famiglie, formazione, supporto psicologico, leggi che individuino gli adescatori prima che il danno sia fatto. È esattamente la cosa che la proposta di Starmer non fa, perché è più lenta, costa molto e non si presta a un titolo per il telegiornale.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Quel che si presta a un titolo per il telegiornale, di solito, non protegge nessuno.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p><p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/starmer-la-protezione-dei-minori-e-la-sorveglianza-di-tutti/">Starmer, la protezione dei minori e la sorveglianza di tutti</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Messico vara Olinia, la sua auto elettrica &#8220;di Stato&#8221; a 7500 euro</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-messico-vara-olinia-la-sua-auto-elettrica-di-stato-a-7500-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153153</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Presidente Sheinbaum guida sul palco una mini elettrica costruita in Messico, contro le importazioni cinesi. Funzionerà?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-messico-vara-olinia-la-sua-auto-elettrica-di-stato-a-7500-euro/">Il Messico vara Olinia, la sua auto elettrica &#8220;di Stato&#8221; a 7500 euro</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si chiama <strong>Olinia Uno</strong>. È un&#8217;auto elettrica messicana a sei posti, costa 150.000 pesos (poco meno di 7.500 euro), va a 50 chilometri all&#8217;ora e ha 125 chilometri di autonomia. Il prototipo è stato presentato domenica scorsa in un hangar dell&#8217;aeronautica militare a nord di Città del Messico, con la presidente <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-06-07/sheinbaum-unveils-affordable-ev-prototype-backed-by-government">Claudia Sheinbaum al volante</a> che l&#8217;ha guidata in scena. Le vendite, dicono, partiranno nell&#8217;estate del 2027. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo messicano la presenta come <strong>la prima auto elettrica progettata e costruita interamente in Messico.</strong> E come molte altre cose, conviene guardarla due volte.</p>



<h3 id="h-cos-e-olinia" class="wp-block-heading">Cos&#8217;è Olinia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sgombriamo il campo: Olinia non è, non può mai essere una rivale di Tesla. Non è nemmeno una rivale di <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/05/auto-elettriche-la-partita-e-chiusa-la-cina-ha-gia-vinto/">BYD, GAC e dei marchi cinesi</a> che si sono già presi un quarto del mercato messicano. È un veicolo a bassa velocità per spostamenti urbani brevi: ha una batteria da 14,7 kWh, un motore da 3,5 kW, e le autostrade non può vederle neanche in un film al cinema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si ricarica nella presa di casa, certo, senza colonnine dedicate. Offre sei posti pieni, la possibilità di trasportare una sedia a rotelle, un portapacchi sul tetto, la ruota di scorta dietro. È più una <em>microcar di servizio</em> che una berlina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea è esplicita nelle parole della presidente: <strong>sostituire i mototaxi e le motorette che oggi affollano le città messicane, considerate popolari ma pericolose.</strong> La maggior parte degli spostamenti urbani in Messico sta sotto i trenta chilometri. Per quel tipo di tragitto, Olinia basta e avanza.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a781927&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a781927" class="wp-block-image size-full wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="696" height="388" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-silla-mobile.webp" alt="Olinia Uno" class="wp-image-153160" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-silla-mobile.webp 696w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-silla-mobile-300x167.webp 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-silla-mobile-228x127.webp 228w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Spazio anche per una sedia a rotelle, in questa mini car &#8220;sociale&#8221; </figcaption></figure>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#ffffff"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="wp-block-paragraph">I numeri operativi sono il fulcro della comunicazione governativa: <strong>0,49 pesos al chilometro contro i 2,40 di una benzina equivalente, con un risparmio stimato sopra i 50.000 pesos l&#8217;anno per chi guida tutti i giorni.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri credibili nei rapporti ufficiali, da verificare in strada (in <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/09/auto-elettriche-perche-inquinano-davvero-meno-studi-alla-mano/">contesti diversi, gli studi indipendenti confermano vantaggi reali</a>, sebbene meno spettacolari).</p>
</div></div>



<h3 id="h-chi-l-ha-costruita-e-dove-sta-il-punto" class="wp-block-heading">Chi l&#8217;ha costruita, e dove sta il punto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto è nato in diciotto mesi al centro di design di Olinia presso l&#8217;Istituto Tecnologico di Puebla, coordinato dal Ministero della Scienza messicano insieme all&#8217;Istituto Politecnico Nazionale, al Tecnológico Nacional, all&#8217;UNAM e all&#8217;UPAEP. Più di cento persone hanno lavorato al veicolo. Sheinbaum, ex scienziata del clima e relatrice IPCC, l&#8217;ha chiamata <em>&#8220;l&#8217;auto fatta dai giovani messicani&#8221;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuri? Tutta tutta? La presidente stessa, presentando il veicolo, ha riconosciuto che <em>&#8220;molte aziende messicane producono motori elettrici, ma una buona parte dell&#8217;elettronica è ancora importata&#8221;</em>. Sull&#8217;auto elettrica costruita in casa, insomma, metà componenti viene da fuori. <s>Hecho en México</s>, più o meno: almeno per ora, hecho en México fino a un certo punto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il governo conta di installare tra le 2.000 e le 3.000 stazioni di ricarica nello stato di Città del Messico, nello Stato del Messico e in Puebla entro la fine del 2027. Una rete piccola, geograficamente concentrata, coerente col profilo del veicolo: la vostra affezionatissima auto di quartiere.</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="696" height="392" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-despensa-mobile.webp" alt="" class="wp-image-153159" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-despensa-mobile.webp 696w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-despensa-mobile-300x169.webp 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/lifestyle-despensa-mobile-228x128.webp 228w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure>



<h3 id="h-il-timing-dei-mondiali-le-tariffe-usa-e-la-mastretta" class="wp-block-heading">Il timing dei Mondiali, le tariffe USA, e&#8230; la Mastretta</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La presentazione di Olinia avviene, e non a caso, pochi giorni prima dell&#8217;apertura dei Mondiali di calcio 2026, che si giocano (anche) in Messico. Difficile non leggere la mossa come segnale di politica industriale, in un momento in cui le tariffe statunitensi sull&#8217;automotive messicano stringono e l&#8217;export verso nord rallenta. Più che un&#8217;auto, è una dichiarazione: <em>siamo capaci di farlo da soli</em>. Vabbè, peschiamo un po&#8217; nella memoria? L&#8217;ultimo serio tentativo messicano di un marchio automobilistico nazionale fu la <strong>Mastretta MXT</strong>, una sportiva da appassionati arrivata in produzione limitata nel 2011 e poi sparita nel silenzio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;industria automobilistica messicana è costruita intorno agli stabilimenti di assemblaggio dei marchi stranieri, non intorno a brand locali. Costruire una filiera da zero, anche per un veicolo low-speed, è un&#8217;altra cosa rispetto a montare auto altrui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta il prezzo. 7500 euro battono qualunque EV cinese importato in Messico, che oggi non scende sotto i 15.000. Per chi compra Olinia, l&#8217;alternativa non è una Tesla: è un mototaxi rumoroso, una moto scalcinata o un&#8217;utilitaria a benzina con vent&#8217;anni di carrozzeria addosso: in quella partita, per il momento Olinia gioca da sola.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-olinia-uno" class="wp-block-heading">Scheda Olinia Uno</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prezzo</strong>: 150.000 pesos messicani, circa 7.500 euro. <strong>Velocità massima</strong>: 50 km/h. <strong>Autonomia</strong>: oltre 125 km per carica. <strong>Batteria</strong>: 14,7 kWh. <strong>Motore</strong>: 3,5 kW, resistente all&#8217;acqua. <strong>Posti</strong>: sei, con possibilità di trasporto sedia a rotelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sviluppo</strong>: 18 mesi presso il centro Olinia all&#8217;Istituto Tecnologico di Puebla, coordinamento del Ministero della Scienza messicano (SECIHTI) con IPN, TecNM, UNAM e UPAEP. <strong>Contenuto domestico</strong>: 50% oggi, target 75% nel 2030. <strong>Lancio commerciale</strong>: estate 2027. <strong>Variante cargo</strong>: prototipo a luglio 2026, dopo i Mondiali. Annuncio ufficiale: <a href="https://thenextweb.com/news/mexico-olinia-uno-ev-prototype-sheinbaum"><em>The Next Web</em></a> e <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-06-07/sheinbaum-unveils-affordable-ev-prototype-backed-by-government"><em>Bloomberg</em></a> (7 giugno 2026).</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>2-4 anni</strong> per le prime flotte urbane messicane, <strong>5-8 anni</strong> per capire se diventa industria o resta dimostrativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le vendite ufficiali partono nell&#8217;estate 2027. Tre cose dovranno funzionare contemporaneamente: la filiera produttiva (oggi 50% nazionale, il resto importato), la rete di ricarica nelle tre regioni-target, e la sostenibilità economica senza incentivi continui. Beneficiari per primi: tassisti urbani, flotte municipali, piccoli artigiani con consegne corte. Per arrivare al privato che oggi compra l&#8217;utilitaria usata, servirà di più del prezzo. Servirà che l&#8217;auto duri, che i ricambi esistano, che il marchio sopravviva al cambio di governo. Lì si vede se è industria o vetrina.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Roberto Samuel Capuano Tripp</strong>, il coordinatore del progetto, dichiara entusiasticamente<em>&#8220;missione compiuta&#8221;</em>. La presidente gli fa eco. Il prototipo dietro di loro, fermo sul palco, sembra meno convinto di loro. Perfino il logo, una specie di coniglio con le ali, pare in stato confusionale. Per le auto elettriche, <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/auto-elettriche-perche-in-5-anni-non-si-parlera-piu-di-autonomia/">i prossimi cinque anni rimescoleranno le carte</a> di tutto il settore. Olinia gioca una partita tutta sua, quella della microcar che costa quanto uno scooter. Ed è più incerta di questi mondiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una signora di Iztapalapa, a un cronista che le chiedeva se l&#8217;avrebbe comprata: <em>&#8220;A 150.000? Forse. Ma fatemela vedere fra due anni, quando ne avrò vista una in giro</em>&#8220;. Perspicace. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-messico-vara-olinia-la-sua-auto-elettrica-di-stato-a-7500-euro/">Il Messico vara Olinia, la sua auto elettrica &#8220;di Stato&#8221; a 7500 euro</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il rilevamento armi AI vede patatine e clarinetti, non le pistole</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-rilevamento-armi-ai-vede-patatine-e-clarinetti-non-le-pistole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 20:01:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153140</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'AI vendeva "rilevamento armi prima dello sparo". Quando lo sparo è arrivato, non aveva visto niente. Causa civile in corso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-rilevamento-armi-ai-vede-patatine-e-clarinetti-non-le-pistole/">Il rilevamento armi AI vede patatine e clarinetti, non le pistole</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ad Antioch, nella periferia di Nashville, il 22 gennaio del 2025 uno studente di 17 anni è entrato nella mensa scolastica con una pistola, ha ucciso una compagna di 16 anni, e poi si è tolto la vita. Nella scuola era attivo un sistema di rilevamento armi basato sull&#8217;intelligenza artificiale, pagato dal distretto un milione di dollari. <strong>Il sistema, molto semplicemente, non ha visto la pistola</strong>. Ha smesso di non vederla solo quando la polizia, arrivata dopo gli spari, è entrata con le proprie armi sguainate: <em>a quel punto sì, ha funzionato. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">A <strong>maggio 2026</strong> un sopravvissuto, ferito di striscio al braccio, ha fatto causa al produttore di quel sistema. La domanda del suo avvocato è la stessa che si fa chiunque, leggendo: perché dovrebbe essere meglio di un metal detector?</p>



<h3 id="h-un-milione-di-dollari-per-una-promessa-di-marketing" class="wp-block-heading">Un milione di dollari per una promessa di marketing</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema si chiama <strong>Omnilert</strong>, lo produce un&#8217;azienda americana, e Metro Nashville Public Schools lo ha installato <strong>nel 2023</strong> con un contratto da poco più di un milione di dollari. Lo vendevano come tecnologia capace di individuare un&#8217;arma &#8220;prima che parta il colpo&#8221;, trasformando le telecamere passive della scuola in &#8220;strumenti che salvano vite&#8221;. La causa civile avviata da <strong>Antonyous Henin</strong> e depositata a maggio, contesta esattamente queste frasi: l&#8217;azienda, sostiene il legale <strong>Christopher Smith</strong>, sapeva o doveva sapere che il <a href="https://www.wsmv.com/2026/05/21/antioch-high-school-shooting-survivor-sues-weapons-detection-company-over-systems-failure-detect-shooters-gun/">software aveva limiti operativi rilevanti</a> legati al posizionamento delle telecamere, alla distanza, all&#8217;angolazione, alla luce, alla visibilità dell&#8217;arma. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">In altri termini: quel sistema di rilevamento armi con l&#8217;AI funziona solo se l&#8217;arma è inquadrata bene, ferma, illuminata, e a una certa distanza. In una caffeteria scolastica, praticamente nessuna di queste condizioni è garantita.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la sparatoria, il CEO di Omnilert <a href="https://www.nbcnews.com/news/us-news/ai-weapon-detection-system-antioch-high-school-failed-detect-gun-nashv-rcna189025"><strong>Dave Fraser</strong> è andato a dire in tv </a>che &#8220;la posizione del tiratore e dell&#8217;arma facevano sì che l&#8217;arma non fosse visibile. Non è affatto un caso in cui il sistema non ha riconosciuto l&#8217;arma&#8221;. L&#8217;azienda, in altri termini, dice che il software non ha fallito: ha solo trovato un mondo che non si adattava al software. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli stessi mesi, immagino per un puro caso, dal sito Omnilert sono sparite frasi come &#8220;affidabilità impareggiabile&#8221; e &#8220;salva vite&#8221;, sostituite da avvertenze sui possibili &#8220;falsi allarmi&#8221; e dalla raccomandazione di una verifica umana. <em>Aggiustamenti che non sono sfuggiti ai legali, e sono diventati parte integrante della causa.</em></p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a78345c&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a78345c" class="wp-block-image size-full wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="768" height="512" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265537.jpg" alt="Rilevamento armi" class="wp-image-153149" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265537.jpg 768w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265537-300x200.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265537-228x152.jpg 228w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><button
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<h3 id="h-cosa-vede-l-ai-vede-quando-non-vede-le-pistole" class="wp-block-heading">Cosa vede l&#8217;AI vede, quando non vede le pistole?</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ottobre 2025</strong>, in una scuola di Baltimora. Lo stesso sistema Omnilert <a href="https://www.ersaf.it/edunews/errore-dellintelligenza-artificiale-sacchetto-di-patatine-scambiato-per-una-pistola-in-una-scuola-di-baltimora/">scambia un sacchetto di patatine Doritos</a> per una pistola: <strong>Taki Allen</strong>, sedici anni, finisce ammanettato e perquisito dalla polizia mentre tornava da scuola con il suo snack. Qualche mese dopo, un altro sistema concorrente di <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/04/paintcam-eve-quando-la-follia-incontra-la-telecamera-di-sicurezza/">telecamere intelligenti</a> ha bloccato una scuola intera perché ha scambiato il clarinetto di una studentessa di terza media per un&#8217;arma. Tra l&#8217;una e l&#8217;altra c&#8217;è il dato che racconta tutto: quello della sparatoria di Antioch che vi ho introdotto a inizio articolo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel giorno non c&#8217;erano né patatine, né clarinetti. C&#8217;erano una pistola vera, una mensa piena di adolescenti, e un sistema che non si è accorto di nulla. La frase dell&#8217;avvocato Smith è piuttosto netta: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Pensavo fosse una stronzata. Così come ho una Tesla e penso che la guida autonoma di Tesla sia una stronzata. Non è pronto. Come puoi affidargli la sicurezza dei bambini? Perché dovrebbe essere meglio di un metal detector?&#8221;.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Le scuole americane, intanto, continuano a comprare: Metropolitan Nashville dopo Antioch ha esteso i sistemi di rilevamento armi a tutte le sue scuole, stavolta con un&#8217;altra azienda. Le <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/05/la-lobby-usa-delle-armi-vuol-rendere-zone-di-guerra-scuole-e-supermercati/">scuole, come zone di guerra</a>, hanno bisogno di fornitori, e i fornitori hanno bisogno di scuole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, il sito Omnilert ha tolto le frasi più forti, aggiunto i disclaimer, e continua a vendere. Henin, il diciassettenne ferito al braccio quel 22 gennaio, studia ingegneria iinformatica. <em>Forse ha senso. </em></p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: il rilevamento armi via AI in tempo reale come tecnologia <em>affidabile</em> in ambienti reali (mense, corridoi, ingressi, luce variabile, occlusioni continue) non è una questione di anni: è una questione di se. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che una pistola tenuta vicino al corpo, in un ambiente affollato, con telecamere posizionate per altro, è strutturalmente difficile da riconoscere. Nel breve (<strong>1-3 anni</strong>) ci saranno aziende che venderanno il sistema &#8220;migliorato&#8221; alle stesse scuole che oggi hanno il sistema &#8220;limitato&#8221;. Il primo a comprarlo sarà chi ha già pagato la versione precedente.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-rilevamento-armi-ai-vede-patatine-e-clarinetti-non-le-pistole/">Il rilevamento armi AI vede patatine e clarinetti, non le pistole</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>App medica scopre i tumori dell&#8217;occhio con una foto da smartphone</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/app-medica-scopre-i-tumori-dellocchio-con-una-foto-da-smartphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:07:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153127</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un'app medica cinese individua i tumori della superficie oculare da una foto: AUC 0,977, 89% sensibilità in uso reale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/app-medica-scopre-i-tumori-dellocchio-con-una-foto-da-smartphone/">App medica scopre i tumori dell&#8217;occhio con una foto da smartphone</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una mano regge lo smartphone vicino al viso: sullo schermo, una piccola guida in un box verde dice di avvicinarsi, di mettere a fuoco, di tenere fermo. <em>Click.</em> L&#8217;app processa, una nuvola di server da qualche parte in Cina scansiona la foto, un oculista la guarda entro ventiquattro ore: e se c&#8217;è qualcosa che non va, l&#8217;app medica ti avverte. Si chiama <strong>CaptureTumor</strong>, gira come un mini programma dentro WeChat, il Facebook cinese, ed è la cosa più vicina a uno screening di massa per i tumori della superficie oculare che abbiamo oggi. Pubblicata su <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamaophthalmology/fullarticle/2849884"><em>JAMA Ophthalmology</em></a> il 4 giugno 2026, con numeri che non si vedono spesso in un trial di questo tipo.</p>



<h3 id="h-cosa-ha-fatto-esattamente-questa-app-medica" class="wp-block-heading">Cosa ha fatto, esattamente, questa app medica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea parte dal gruppo di <strong>Ruixin Wang</strong> alla Sun Yat-sen University di Guangzhou. Parte soprattutto da un modello di deep learning addestrato per dodici anni su immagini ottenute con la lampada a fessura, poi raffinato con foto da telefono che passavano tre controlli automatici: inquadratura, fuoco, esposizione. L&#8217;app guida l&#8217;utente al momento dello scatto (è la parte interessante, perché senza guida la qualità dell&#8217;immagine cade verticale), manda il file in cloud, lo processa e lo gira a un esperto clinico entro un giorno: i casi sospetti, alla fine, vengono indirizzati a centri specializzati. Sei mesi di prova nazionale, 614 partecipanti reclutati tra televisione, social e ospedali online, età dai quattro agli ottantasette anni. Analisi finale su 805 immagini di 535 persone.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">I numeri grezzi: sensibilità <strong>dell&#8217;89,3%</strong>, specificità <strong>del 95,9%</strong>. Sulle immagini fatte direttamente dagli utenti con la guida dentro l&#8217;app, l&#8217;app medica resta <strong>a uno 0,905 (quasi sovrapponibile a un oculista con la lampada).</strong> In altri termini: gli scatti casalinghi pesano qualcosa, <em>ma non quanto ci si aspetterebbe.</em></p>
</blockquote>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Wang R, Bi S, Lin D, Li M, et al., <em>&#8220;Smartphone-Based Proactive Self-Screening for Ocular Surface Malignancies: A Nonrandomized Clinical Trial&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamaophthalmology/fullarticle/2849884"><em>JAMA Ophthalmology</em></a> (4 giugno 2026). DOI: 10.1001/jamaophthalmol.2026.1609. <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamaophthalmology/article-abstract/2849888">Commento invitato</a> sulla stessa rivista.</p>
</div></div>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a78526b&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a78526b" class="wp-block-image size-large is-resized wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="687" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific_studio-medico-di-ospedale_gJfkhoTSXO-1024x687.jpg" alt="app medica" class="wp-image-153135" style="aspect-ratio:1.490549730479678;width:1024px;height:auto" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific_studio-medico-di-ospedale_gJfkhoTSXO-1024x687.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific_studio-medico-di-ospedale_gJfkhoTSXO-300x201.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific_studio-medico-di-ospedale_gJfkhoTSXO-228x153.jpg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific_studio-medico-di-ospedale_gJfkhoTSXO.jpg 1264w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Dietro l&#8217;app medica c&#8217;è ancora un oculista. La revisione umana arriva entro ventiquattro ore.</figcaption></figure>



<h3 id="h-la-cifra-che-cambia-il-quadro" class="wp-block-heading">La cifra che cambia il quadro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Su 58 segnalazioni di rischio attivate dall&#8217;app, <strong>venti tumori sono stati confermati da biopsia. Diciannove erano mai stati diagnosticati prima. </strong>Nessuno ha richiesto l&#8217;enucleazione del bulbo o l&#8217;asportazione dei tessuti orbitali (cioè la rimozione dell&#8217;occhio, per intenderci). In parallelo, il numero medio di visite specialistiche prima del trattamento definitivo<strong> è sceso da 3,69 a 1,02 per i pazienti passati attraverso CaptureTumor</strong>. È il punto su cui insiste anche <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/08/screening-si-fa-smart-una-ai-guarda-la-lingua-e-fa-diagnosi-precise/">questa logica dello screening &#8220;smart&#8221;</a>: il guadagno non è solo diagnostico, è di percorso. <em>Meno passaggi, meno tempo, più sopravvivenza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Va detto, l&#8217;app si è formata su una popolazione cinese, e su quella performa così. Gli autori stessi <em>sottolineano</em> il limite: pochissimi non-cinesi nel campione, generalizzabilità da dimostrare. E poi c&#8217;è il rovescio della medaglia di ogni screening via telefono, ovvero gli anziani che con il telefono non se la cavano benissimo (un&#8217;app age-friendly andrebbe pensata a parte, dicono).</p>



<h3 id="h-il-modello-closed-loop-e-perche-interessa" class="wp-block-heading">Il modello &#8220;closed-loop&#8221; e perché interessa</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel commento di accompagnamento, i revisori chiamano la cosa &#8220;closed-loop&#8221;: </strong>un circuito perfetto tra il &#8220;reclutamento&#8221; pubblico via media, il &#8220;triage&#8221; guidato dall&#8217;AI e i rimandi allo specialista che valida  referral allo specialista. Tutto dentro un&#8217;unica app medica. È una formula che si era già intravista in altri esperimenti (come <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/04/diagnosi-precoce-del-cancro-test-fai-da-te-lo-rileva-col-90-di-precisione/">il test fai-da-te per la diagnosi precoce del cancro</a>, o come <a href="https://www.futuroprossimo.it/2020/01/lai-di-google-sta-battendo-i-medici-nella-lettura-delle-mammografie/">le mammografie lette dall&#8217;AI</a>), ma qui per la prima volta la chiusura del cerchio funziona davvero per una malattia rara. La proiezione degli autori è <s>un aumento di cinque volte dei casi rilevati per centro all&#8217;anno: si passerebbe da otto a quaranta. </s></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>È una proiezione, attenzione, non un dato di follow-up. Va validata.</em></p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>3-7 anni </strong>in Cina, <strong>7-12 anni</strong> nel resto del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Cina l&#8217;infrastruttura c&#8217;è già: WeChat la usa tutto il paese, il modello è addestrato sulla popolazione locale, gli ospedali online sono parte del sistema. Fuori dalla Cina servono tre cose: rivalidare l&#8217;algoritmo su popolazioni con genetica diversa, costruire la rete di clinici disposti a revisionare le immagini entro ventiquattro ore, e mettere a posto la regolamentazione (FDA, EMA, CE-IVDR per i dispositivi medici software). Il primo a usarla, fuori dalla Cina, sarà chi può permettersi di costruire la pipeline clinica intorno: ospedali universitari, sistemi sanitari nazionali ben finanziati. L&#8217;Africa, dove i tumori della superficie oculare sono più diffusi per esposizione UV, arriverà per ultima. <em>Ahimé: come sempre.</em></p>
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/app-medica-scopre-i-tumori-dellocchio-con-una-foto-da-smartphone/">App medica scopre i tumori dell&#8217;occhio con una foto da smartphone</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Berlinetta Y, lezione di design italiano a chi disegna telefoni</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/berlinetta-y-lezione-di-design-italiano-a-chi-disegna-telefoni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 10:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il futuro di ieri]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[automobili]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153109</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un garage nel Nevada riposa un uovo del 1960. Disegnato in Italia, senza che nessuno andasse a Cupertino a chiedere.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel 1960 Pininfarina prese una Fiat 600D, l&#8217;utilitaria che stava motorizzando l&#8217;Italia, e ci costruì sopra qualcosa che a guardarlo oggi sembra ancora venuto da chissà dove. Si chiamava <strong>Y Berlinetta</strong>, era un pezzo unico di design italiano, ed aveva fatto bingo: dai 110 km/h della 600D di serie l&#8217;uovo aerodinamico saliva a 128. Stesso motore, stessa meccanica, solo con una carrozzeria diversa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella berlinetta torna ora in asta da Mecum, stimata fra 100.000 e 200.000 dollari, dopo sessant&#8217;anni passati in un museo del Nevada con poco meno di 5.000 miglia sul contachilometri. Nello stesso mese in cui Ferrari ha presentato la Luce. <em>È una coincidenza che mi ha ispirato, e penso meriti un paragrafo: anzi, qualcuno di più.</em></p>



<h3 id="h-cosa-faceva-il-design-italiano-nel-1960" class="wp-block-heading">Cosa faceva il design italiano nel 1960</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La 600D era un&#8217;utilitaria popolare, dal prezzo accessibile, con un motore quattro cilindri da 767 cc piazzato dietro, trentadue cavalli scarsi, sedili in similpelle e cruscotto di lamiera verniciata. La carrozzeria di serie aveva la forma di un saponetta da bagno, e infatti la chiamavano così, con affetto. <em>Saponetta</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Su quella base meccanica, Pininfarina disegnò una berlinetta aerodinamica con tetto in plexiglas, tre fari rotondi sotto una bolla trasparente, pinne posteriori che derivavano da un esperimento precedente chiamato Project X. Tutto fatto in casa, a Torino, da gente che dell&#8217;aerodinamica si occupava da quando in California si producevano arance.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a787571&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a787571" class="wp-block-image size-full wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="500" height="293" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_03.jpg" alt="Design italiano berlinetta" class="wp-image-153117" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_03.jpg 500w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_03-300x176.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_03-228x134.jpg 228w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><button
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<p class="wp-block-paragraph">Il risultato ve l&#8217;ho già spoilerato prima: <em>più veloce dell&#8217;originale, con lo stesso motore</em>. Diciotto chilometri all&#8217;ora in più solo per il modo in cui l&#8217;aria scorreva attorno alla scocca. Una <a href="https://www.carrozzieri-italiani.com/listing/pininfarina-y/">scheda tecnica del progetto Y</a> li chiama &#8220;design considerations and aerodynamic principles&#8221;. <strong>Loro sapevano cosa stavano facendo</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruirono un esemplare unico, lo mostrarono, e poi quell&#8217;oggetto migrò in Nevada, dove è rimasto fino a oggi a percorrere più o meno il chilometraggio di un mezzadro con un cavallo.</p>



<h3 id="h-cosa-fa-il-design-italiano-nel-2026" class="wp-block-heading">Cosa fa il design italiano nel 2026</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sessantasei anni dopo, Ferrari ha presentato la sua prima elettrica. Ormai avete letto di tutto sul tema. Si chiama Luce, è disegnata da <strong>LoveFrom</strong>, lo studio creativo fondato da Sir <strong>Jony Ive</strong> (quello dell&#8217;iPhone) e <strong>Marc Newson</strong>. Cinque anni di lavoro, due studi e mezzo in collaborazione: il Centro Stile Ferrari e LoveFrom, più gli ingegneri aerodinamici di Maranello per le superfici esterne. Il giorno della presentazione, il titolo Ferrari ha lasciato per strada il 6% in Borsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.focus.it/tecnologia/motori/l-effetto-ferrari-luce-perche-la-borsa-e-i-puristi-odiano-l-auto-del-futuro-e-cosa-c-entra-la-psicologia-dei-brand">Le reazioni</a> non sono andate molto meglio fra i puristi: Montezemolo ha chiesto pubblicamente di togliere il Cavallino dall&#8217;auto, Calenda l&#8217;ha definita un insulto estetico. La <em>Ferrari Luce</em>, peraltro, pesa <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ferrari_Luce">2.260 kg</a>: 700 (settecento) in più di una 296 GTB. Una piccola utilitaria nascosta sotto il pianale, e qualcuno l&#8217;ha già fatto notare <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/05/ferrari-luce-svelato-il-nuovo-cavallino-elettrico-e-caos/">su queste pagine</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Marc Newson</strong>, intervistato da <a href="https://www.dezeen.com/2026/05/25/electric-ferrari-luce-jony-ive-marc-newson-lovefrom/">Dezeen</a>, ha spiegato il concept: <em>&#8220;abbiamo separato intellettualmente l&#8217;abitacolo, la cosiddetta glasshouse, dal resto del corpo, che è effettivamente la carrozzeria&#8221;</em>. Una cellula passeggeri che sta dentro un guscio. Una specie di scatola dentro un&#8217;altra scatola. Ha aggiunto che soluzioni simili &#8220;si sono viste su qualche concept degli anni Sessanta, ma certamente non esistono là fuori, nel mondo reale&#8221;. Si vede che a Reno non passa mai.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a787c54&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a787c54" class="wp-block-image size-full wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="640" height="480" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_02.jpg" alt="" class="wp-image-153118" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_02.jpg 640w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_02-300x225.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1961_Pininfarina_Fiat_600_Y_Aerodinamica_02-207x155.jpg 207w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><button
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<h3 id="h-la-differenza-in-due-numeri" class="wp-block-heading">La differenza, in due numeri</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cento-duecentomila dollari, il valore stimato della Y Berlinetta in asta. Pezzo unico, sessantasei anni, una storia industriale dietro che non ha bisogno di essere raccontata: il <em>design italiano</em> nella sua versione meno discussa di sempre, quando Torino dettava la grammatica e il resto del mondo prendeva appunti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Detroit, che pure i muscoli ce li aveva. La differenza fra allora e adesso non è solo che oggi si fanno auto elettriche e non si fanno più carrozzerie su utilitarie. È che allora le idee per la Ferrari le portava un signore di Cambiano che si firmava <strong>Pinin Farina</strong> e parlava in piemontese. Oggi le porta uno studio californiano che ha appena costruito una carrozzeria intorno a una cellula. <em>Cosa è cambiato nel mezzo, lo lasciamo decidere al lettore.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>design italiano</em> automobilistico ha vissuto la sua stagione d&#8217;oro proprio in quegli anni: <strong>Pininfarina, Bertone, Ghia, Vignale, Zagato</strong>, e dopo un po&#8217; Italdesign. Nomi che oggi compaiono nei cataloghi di Pebble Beach o, come la <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/03/id-every1-la-piccola-elettrica-vw-che-vuol-salvare-lauto-europea/">ID.EVERY1 di Volkswagen</a>, vengono evocati per nostalgia da chi cerca di fare un&#8217;utilitaria che somigli ancora a qualcosa di umano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pininfarina S.p.A. esiste ancora, è controllata al 76% da Mahindra dal 2015. Disegna parecchio, soprattutto per l&#8217;estero. <em>Per Ferrari, no.</em></p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: l&#8217;asta della Y Berlinetta è la settimana prossima da Mecum. La Ferrari Luce arriva nelle prime consegne fine 2026, le pre-serie già a Maranello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ce le porteremo entrambe nel paesaggio del futuro: una nel garage californiano di un collezionista che la guarderà a luci spente, l&#8217;altra negli ingressi degli alberghi sulla Croisette, parcheggiata da un valet che non saprà bene da dove arriva quel design. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>design italiano</em>, nel frattempo, resta nei libri di storia industriale e nei cataloghi delle aste. Cose che, insomma, si guardano. Non si comprano più, nel senso che non si commissionano. Per quello, adesso, c&#8217;è Cupertino. O quel che ne resta.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il proprietario della Y Berlinetta, in Nevada, di norma non la usa: la tira fuori per un raduno, la fotografa, la rimette dentro. Sessantasei anni dopo cammina ancora come allora, motore posteriore, trentadue cavalli, tre fari sotto la bolla. Per andare un po&#8217; più piano della Ferrari Luce, certo, ma con qualche chilo in meno. Tipo tanti, tanti in meno. Anche le piccole microcar moderne come la <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/03/toyota-ft-me-e-la-microcar-elettrica-che-stavamo-aspettando/">Toyota FT-Me</a> pesano meno della metà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Sembra un telefono fermo&#8221;, ha scritto un utente sotto le prime foto della Luce vista dall&#8217;alto. Io non commento più. Non ci casco più. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/berlinetta-y-lezione-di-design-italiano-a-chi-disegna-telefoni/">Berlinetta Y, lezione di design italiano a chi disegna telefoni</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cortisolo, oltre il prelievo: ecco il sensore che lo segue 24 ore su 24</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/cortisolo-oltre-il-prelievo-ecco-il-sensore-che-lo-segue-24-ore-su-24/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sonno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153103</guid>

					<description><![CDATA[<p>Misurare il cortisolo con un prelievo è come dedurre un film da una sola foto. Un cerotto Adaptyx prova a darci la pellicola intera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/cortisolo-oltre-il-prelievo-ecco-il-sensore-che-lo-segue-24-ore-su-24/">Cortisolo, oltre il prelievo: ecco il sensore che lo segue 24 ore su 24</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ti svegli dopo otto ore filate di sonno e ti senti come dopo un turno di notte. Pomeriggio in salita, concentrazione assente, qualcosa che non torna in un corpo che, sulla carta, ha riposato. Il colpevole probabile lo conosciamo da decenni: il <strong>cortisolo</strong>. Il problema è che per leggerlo, finora, serviva un prelievo: una fotografia singola di un ormone che si muove ogni minuto. Adaptyx, spinoff californiano di Stanford, dice di aver trovato il modo di sostituire la fotografia con il filmato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al 2026 Scientific Sessions dell&#8217;American Diabetes Association, la società ha mostrato quella che presenta come la prima misurazione continua e multi-giorno di cortisolo libero in esseri umani, ottenuta con un sensore indossabile. <a href="https://diabetes.org/newsroom/press-releases/american-diabetes-association-announces-winners-innovation-challenge-0">La giuria dell&#8217;Innovation Challenge ADA le ha assegnato uno dei tre premi del 2026</a>. Più di 400 ore di dati raccolti su volontari, un percorso regolatorio di Classe II già aperto con l&#8217;FDA, e una promessa che vale più del singolo numero: rendere il cortisolo un parametro continuo, come la glicemia.</p>



<h3 id="h-perche-il-cortisolo-e-un-caso-complicato" class="wp-block-heading">Perché il cortisolo è un caso complicato</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I recettori dei glucocorticoidi sono praticamente ovunque, dentro di noi. Cervello, cuore, fegato, sistema immunitario, tessuto adiposo: il cortisolo parla con quasi ogni organo e <em>orchestra</em> energia, pressione, glicemia, risposta allo stress, sonno. Sale la mattina, scende la sera, reagisce a un&#8217;infiammazione, a un litigio, a una notte storta. Eppure, in clinica, lo si controlla con un prelievo singolo, o con la saliva, o con le urine delle 24 ore: tutte modalità che restituiscono un istante, o una media spalmata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La medicina moderna ha imparato a trattare le conseguenze, ovvero ipertensione, diabete di tipo 2, depressione, sindrome metabolica, e a ignorare il segnale a monte perché finora non era leggibile. <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/09/ormone-dello-stress-sotto-controllo-col-super-sensore-di-cortisolo/">L&#8217;idea di un sensore che lo legga in modo continuo circola da anni nei laboratori</a>: il salto, oggi, è il passaggio dal sudore al fluido interstiziale, dove le concentrazioni sono più stabili e i ritmi biologici più nitidi.</p>



<h3 id="h-cosa-hanno-misurato-davvero" class="wp-block-heading">Cosa hanno misurato davvero</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio presentato si articola su due esperimenti. Nel primo, i volontari hanno assunto 20 mg di idrocortisone per via orale: le letture del cerotto hanno seguito l&#8217;andamento dei prelievi ematici analizzati con metodiche di laboratorio convenzionali. Verifica della tenuta strumentale, in pratica. Il secondo esperimento è più interessante: il sensore ha catturato due fenomeni del ciclo circadiano del cortisolo che il prelievo singolo, a meno di azzeccare l&#8217;orario, perde regolarmente, ovvero il minimo notturno e la <em>cortisol awakening response</em>, l&#8217;impennata che accompagna il risveglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio sotto il cofano è una serie di interruttori molecolari basati su DNA sintetico, che producono un segnale elettrico quando incontrano molecole di cortisolo sotto la pelle. Stessa filosofia che gli stessi ricercatori hanno applicato a <a href="https://www.jacc.org/doi/10.1016/j.jacbts.2025.01.016">altri biomarcatori, come quelli per lo scompenso cardiaco</a>: una piattaforma, target multipli, principio di scoperta dal laboratorio al cerotto.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a78a11f&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a78a11f" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="443" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-08T105406.254-1-1024x443.jpeg" alt="cortisolo" class="wp-image-153107" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-08T105406.254-1-1024x443.jpeg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-08T105406.254-1-300x130.jpeg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-08T105406.254-1-228x99.jpeg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-08T105406.254-1.jpeg 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Il cortisolo che sale prima dell&#8217;alba: finora lo vedeva solo la biologia, mai chi lo viveva.</figcaption></figure>



<h3 id="h-il-parallelo-con-la-glicemia-e-i-suoi-limiti" class="wp-block-heading">Il parallelo con la glicemia, e i suoi limiti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La comparazione obbligata è con il monitoraggio continuo del glucosio. Una generazione fa la glicemia si misurava una volta o due al giorno: l&#8217;arrivo dei sensori continui ha riscritto la gestione del diabete e, di recente, ha contagiato il fitness consumer (con risultati clinici discutibili, sia detto). <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/04/glicemia-con-lo-smartwatch-un-sensore-mit-cambia-le-regole/">Il modello di business è quello, e funziona</a>. Adaptyx punta a replicarlo, però su un ormone che non ha né soglie di sicurezza standardizzate, né un dosaggio farmacologico immediato come l&#8217;insulina. Sapere che il cortisolo notturno è piatto è informativo: cosa farne, in pratica clinica, è terreno ancora vergine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prime indicazioni cliniche saranno i disturbi surrenalici (Cushing, Addison) e alcune condizioni cardiometaboliche. Il consumer wellness, naturalmente, arriverà subito dopo. <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/04/doccia-al-buio-e-melatonina-il-trend-che-cambia-il-sonno/">Le routine di igiene del sonno e la divulgazione sul ritmo circadiano</a> si troveranno presto un nuovo grafico da consultare la mattina, accanto al punteggio HRV e alla qualità del sonno.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Presentazione</strong>: Adaptyx Biosciences, <em>&#8220;First-in-human continuous cortisol monitoring with a wearable molecular sensor&#8221;</em>, presentata all&#8217;<a href="https://diabetes.org/newsroom/press-releases/american-diabetes-association-announces-winners-innovation-challenge-0">86ª <em>ADA Scientific Sessions</em></a>, New Orleans, giugno 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dati chiave</strong>: due studi <em>first-in-human</em>, oltre 400 ore complessive di monitoraggio, correlazione con dosaggi ematici di laboratorio dopo 20 mg di idrocortisone orale, rilevazione del nadir notturno e della <em>cortisol awakening response</em>. Percorso FDA Classe II in corso.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: 4-7 anni per le applicazioni cliniche, 7-10 per qualunque uso consumer serio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Servono trial clinici registrativi, una linea di produzione che regga numeri da dispositivo medico e, soprattutto, protocolli che dicano al medico cosa fare con un cortisolo notturno appiattito. La tecnologia esiste: la grammatica per interpretarla, no. Userà per primi chi ha un assicurazione robusta o una malattia surrenalica diagnosticata. Gli altri, nell&#8217;ordine consueto: cliniche private, app del benessere, infine il sistema sanitario, forse.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Un cerotto sul braccio, quattrocento ore di pellicola dove prima c&#8217;era una foto. La domanda non è se funzioni, ma chi avrà il copione per leggerla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/cortisolo-oltre-il-prelievo-ecco-il-sensore-che-lo-segue-24-ore-su-24/">Cortisolo, oltre il prelievo: ecco il sensore che lo segue 24 ore su 24</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
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		<title>Clash Royale, otto anni dopo: perché un gioco mobile continua a funzionare</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/clash-royale-otto-anni-dopo-perche-un-gioco-mobile-continua-a-funzionare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Pericu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 01:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153123</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scopri perché Clash Royale continua a essere popolare dal 2016. Giocabilità immediata e strategia profonda si incontrano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/clash-royale-otto-anni-dopo-perche-un-gioco-mobile-continua-a-funzionare/">Clash Royale, otto anni dopo: perché un gioco mobile continua a funzionare</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Pochi giochi per smartphone resistono al passare del tempo come Clash Royale. Uscito nel 2016, continua a contare su una comunità folta e attiva, in un settore dove la maggior parte dei titoli scompare nel giro di pochi mesi. Capire cosa lo tiene in vita è interessante non solo per i giocatori, ma per chiunque osservi come si costruisce un prodotto digitale destinato a durare.</p>



<h2 id="h-una-formula-semplice-ma-profonda" class="wp-block-heading"><strong>Una formula semplice ma profonda</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base c&#8217;è un&#8217;idea immediata: scontri rapidi uno contro uno, in cui si schierano carte che rappresentano truppe, incantesimi ed edifici. Bastano pochi minuti per una partita, eppure la profondità strategica è notevole. Sapere quale carta giocare e in quale momento, gestire l&#8217;energia disponibile e leggere le mosse dell&#8217;avversario trasformano ogni sfida in una partita a scacchi accelerata. Questa combinazione di accessibilità e profondità è la vera ragione della sua longevità.</p>



<h2 id="h-il-peso-del-mazzo-e-del-tempo" class="wp-block-heading"><strong>Il peso del mazzo e del tempo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rovescio della medaglia è il tempo necessario per costruire una collezione competitiva. Sbloccare e potenziare le carte richiede mesi di gioco costante, e chi inizia oggi si ritrova spesso a competere contro veterani con account molto più sviluppati. Questo divario ha dato vita a un mercato secondario piuttosto vivace. Eldorado è una delle piattaforme attive in questo ambito, e qui è possibile trovare un <a href="https://www.eldorado.gg/it/clash-royale-accounts/a/52-1-0">account Clash Royale in vendita</a> già avviato, saltando la fase iniziale più lenta per dedicarsi subito alla parte strategica che rende il gioco appassionante.</p>



<h2 id="h-aggiornamenti-misurati-non-aggressivi" class="wp-block-heading"><strong>Aggiornamenti misurati, non aggressivi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro motivo del successo è la prudenza con cui lo studio gestisce le novità. Nuove carte ed equilibri arrivano con un ritmo controllato, e quando una strategia diventa troppo forte interviene un riassetto invece di lasciar degenerare il gioco. Questa moderazione è rara nel mercato mobile, dove spesso prevale la corsa al guadagno immediato. Qui, invece, la scelta di curare l&#8217;equilibrio sul lungo periodo ha ripagato, e un mazzo costruito anni fa resta ancora riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni fattori determinano quanto vale davvero un account:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Una collezione ampia di carte, che permette di adattare il mazzo a ogni avversario.</li>



<li>Carte di alto livello, frutto di mesi di potenziamenti.</li>



<li>Un buon piazzamento nelle leghe, che apre l&#8217;accesso a sfide più competitive.</li>
</ul>



<h2 id="h-cosa-insegna-la-sua-longevita" class="wp-block-heading"><strong>Cosa insegna la sua longevità</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là del gioco in sé, la durata di Clash Royale racconta qualcosa di più ampio sul modo in cui nascono i prodotti digitali destinati a resistere. Non vince chi lancia la cosa più appariscente, ma chi costruisce un sistema capace di evolversi senza tradire la propria identità. Aggiornamenti regolari, ascolto della comunità e la pazienza di correggere invece di stravolgere sono gli stessi principi che tengono in piedi qualunque servizio digitale di lungo corso. In questo senso, un gioco per smartphone diventa un piccolo laboratorio di come si progetta qualcosa pensato per durare anni e non mesi.</p>



<h2 id="h-un-classico-che-non-invecchia" class="wp-block-heading"><strong>Un classico che non invecchia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A distanza di tanti anni, Clash Royale dimostra che un gioco mobile può durare se rispetta l&#8217;intelligenza di chi lo gioca. Non punta sull&#8217;effetto sorpresa, ma su un equilibrio curato e su una formula che premia la testa più dei riflessi. Che si scelga di costruire tutto da zero o di partire da una base già avviata, l&#8217;importante è non perdere di vista il motivo per cui ci si siede a giocare: la soddisfazione di una partita ben pensata, vinta con la strategia giusta al momento giusto. Ed è proprio questa sensazione, ripetuta partita dopo partita, a spiegare perché tanti giocatori continuino a tornare anche dopo anni: la sfida non è mai del tutto la stessa, e c&#8217;è sempre un nuovo avversario da capire, una nuova carta da provare, una mossa da affinare partita dopo partita.</p>
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		<title>Cento pozzi nucleari per fare 1,5 GW: il piano di Deep Fission</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/cento-reattori-nucleari-per-fare-15-gw-il-piano-di-deep-fission/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 20:13:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153086</guid>

					<description><![CDATA[<p>Deep Fission costruirà 100 mini reattori sotterranei in Kansas: 1,5 GW di nucleare da un'area piccola, per i data center. Servirà davvero?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/cento-reattori-nucleari-per-fare-15-gw-il-piano-di-deep-fission/">Cento pozzi nucleari per fare 1,5 GW: il piano di Deep Fission</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una startup di Berkeley chiamata <strong>Deep Fission</strong> vuole calare un reattore nucleare a 1.600 metri sottoterra, nel Kansas. L&#8217;aveva detto due anni fa, e l&#8217;ha ripetuto a marzo quando hanno acceso le perforatrici a Parsons. Quello che mancava all&#8217;appello era una cosa banale, per essere un progetto nucleare da Dipartimento dell&#8217;Energia: qualcuno che sapesse costruirlo. La firma con la società specializzata <strong>Day &amp; Zimmerma</strong>nn, del 2 giugno, mette quel tassello al suo posto. E ora? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Deep Fission è la stessa azienda di cui <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/08/deep-fission-il-futuro-dellenergia-nucleare-e-sotto-terra/">avevamo raccontato l&#8217;idea originale nel 2024</a>: invece di costruire la cattedrale di cemento armato sopra il reattore nucleare, lo infili in un buco. E non un buco qualsiasi: una perforazione da 76 centimetri di diametro, profonda un miglio (1,6 chilometri), realizzata con le stesse tecniche che l&#8217;industria del petrolio usa da decenni. Dentro ci va un piccolo reattore ad acqua pressurizzata da 15 megawatt elettrici, un reattore di tecnologia standard, niente fantascienza esotica.</p>



<h3 id="h-perche-un-miglio-sotto-in-pratica" class="wp-block-heading">Perché un miglio sotto, in pratica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A 1.600 metri di profondità succedono due cose che cambiano il conto economico. <strong>Prima: </strong>la colonna d&#8217;acqua sopra il reattore produce naturalmente la pressione di esercizio, 160 atmosfere, quella che in un PWR convenzionale richiede un vessel d&#8217;acciaio spesso decine di centimetri, fabbricato in pochi stabilimenti al mondo a prezzi da gioielleria industriale. Quella pressione, qui, te la regala la gravità (di qui il nome del reattore, <em>Gravity</em>). <strong>Seconda: </strong>la roccia attorno fa da contenimento e da schermatura, dimodoché in superficie restano solo le turbine, lo scambiatore e un&#8217;area tecnica da capannone. Niente cupole bianche, niente megastruttura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><s>L&#8217;azienda dichiara un <strong>taglio dei costi fino all&#8217;80%</strong> rispetto al nucleare di superficie, e un <strong>costo dell&#8217;elettricità sui 5-7 centesimi di dollaro al chilowattora. </strong></s>Sono numeri da brochure, lo sappiamo. Ma il pezzo interessante è un altro: la modularità non è il solito slogan da SMR. La perforazione è standardizzata, il reattore nucleare è standardizzato, l&#8217;azienda dice addirittura di poterne mettere fino a cento in un singolo sito industriale. <strong>Cento pozzi da 15 MW fanno 1,5 GW: una centrale nucleare grande, su una superficie piccola, fatta di copie identiche di un modulo prodotto in serie.</strong></p>



<h3 id="h-il-costruttore-che-mancava" class="wp-block-heading">Il costruttore che mancava</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Day &amp; Zimmermann ha quarant&#8217;anni di cantieri nucleari, e (particolare non secondario) esperienza di costruzione di centrali a gas sotto certificazione ISO 9001. Serve quest&#8217;ultima per la parte di superficie del reattore <em>Gravity</em>: turbogeneratori e scambiatori sono ingegneria da centrale a gas, non da reattore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per intenderci: <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/02/mini-reattori-nucleari-piu-ne-costruisci-meno-sei-al-sicuro/">l&#8217;economia degli SMR vive di replica seriale</a>. Il primo reattore nucleare costa moltissimo, il decimo costa accettabilmente, il centesimo costa quello che hai promesso. Senza un costruttore strutturato che sappia replicare il processo identico, la curva di apprendimento non parte e il modello salta.</p>



<h3 id="h-chi-sono-i-clienti-veri" class="wp-block-heading">Chi sono i clienti veri</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Deep Fission non parla mai di rete elettrica nazionale. Parla di data center, e l&#8217;aggancio è esplicito da un anno. Quei. ento pozzi nucleari in un distretto industriale del Kansas non servono a casa tua: servono al campus macina i prompt. È <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/10/minireattori-la-corsa-al-nucleare-modulare-e-un-interesse-militare/">la stessa logica per cui Google, Amazon e Microsoft si stanno comprando reattori loro</a>: il fabbisogno dell&#8217;AI non lo regge solo il fotovoltaico, e nessuno vuole tornare al gas. O no?</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a78d830&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a78d830" class="wp-block-image size-full wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="480" height="360" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265331.jpg" alt="Reattore nucleare sotterraneo " class="wp-image-153097" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265331.jpg 480w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265331-300x225.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000265331-207x155.jpg 207w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Il sito di test di Deep Fission in Kansas</figcaption></figure>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>4-8 anni</strong> per il primo reattore nucleare commerciale, <strong>10-15 per il sito da 100 reattori &#8220;di profondità&#8221;.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cronoprogramma consegnato al Dipartimento USA dell&#8217;energia  parla di criticità a luglio 2026 sul prototipo di Parsons, ma &#8220;criticità&#8221; significa &#8220;il pozzo accende la reazione&#8221;, non &#8220;vende elettricità in rete&#8221;. Dalla criticità di un primo pozzo a un sito da 100 reattori commerciali servono permessi che nessuna cosa del genere ha mai ottenuto (è una categoria nuova, non esiste protocollo), serve capitale di scala industriale, e servono clienti contrattualizzati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi a comprarlo saranno, in quest&#8217;ordine: prima Microsoft o equivalenti, poi forse qualche industria pesante. Per l&#8217;Europa, dove la sola parola &#8220;nucleare&#8221; attiva quindici anni di dibattito parlamentare, parliamo di &#8220;se mai&#8221;.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Liz Muller</strong>, l&#8217;amministratrice delegata di <a href="https://www.deepfission.com/">Deep Fission</a>, parla di &#8220;momento unico per l&#8217;industria nucleare&#8221;. Sul punto ha ragione: c&#8217;è il <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/05/ministro-ciriani-nuovo-referendum-sul-nucleare-e-inevitabile/">vento politico favorevole ovunque, perfino in Italia</a>. Vedremo, fra un anno, se quel buco da 76 centimetri produce elettricità o solo comunicati stampa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/cento-reattori-nucleari-per-fare-15-gw-il-piano-di-deep-fission/">Cento pozzi nucleari per fare 1,5 GW: il piano di Deep Fission</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Artrite psoriasica: la medicina di precisione passa per il ginocchio</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/artrite-psoriasica-la-medicina-di-precisione-passa-per-il-ginocchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 13:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[diagnostica]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153073</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per l'artrite psoriasica, un pezzo di sinovia decide il farmaco meglio del reumatologo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/artrite-psoriasica-la-medicina-di-precisione-passa-per-il-ginocchio/">Artrite psoriasica: la medicina di precisione passa per il ginocchio</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un ago entra nel ginocchio e preleva un frammento di tessuto sinoviale grande quanto un chicco di riso. Il patologo lo guarda al microscopio, poi lo classifica: pathotype mieloide, linfo-mieloide, pauci-immune. Tre etichette che, nella sala accanto, decideranno se il paziente prenderà un farmaco tipo anti-TNF o un anti-IL17. È il pochissime parole il proof-of-concept che il gruppo di <strong>Simone Parisi</strong>, da Torino, ha portato a Londra a EULAR 2026 per dire una cosa scomoda alla reumatologia: nell&#8217;<strong>artrite psoriasica</strong>, scegliere il farmaco biologico senza guardare il tessuto significa azzeccarci solo nel 45% dei casi. <strong>Analizzando un pezzo di tessuto, si sale al 68%. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio è piccolo, e gli autori non lo nascondono: 35 pazienti in tutto, 15 nel gruppo biopsia guidata, 20 nel gruppo &#8220;scelta clinica standard&#8221;. Però i risultati sono quelli che sono, e in fondo reggono anche a una lettura prudente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei pazienti con pathotype mieloide CD117-positivo, <s>la riduzione media del DAPSA a sei mesi è risultata nettamente maggiore con gli inibitori di IL-17 e IL-23 rispetto agli anti-TNF</s>. Il TNF, storicamente la prima scelta nel sospetto di <strong>artrite psoriasica</strong>, è stato superato dai farmaci più nuovi in un sottogruppo che, fino a ieri, non sapevamo nemmeno isolare.</p>



<h3 id="h-quel-pezzo-di-sinovia-che-il-reumatologo-non-chiede" class="wp-block-heading">Quel pezzo di sinovia che il reumatologo non chiede</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/04/osteoartrite-test-del-sangue-con-ai-batte-i-raggi-x-e-la-prevede-10-anni-prima/">medicina di precisione</a> in reumatologia non è un&#8217;idea nuova, ma fino a qualche anno fa si lavorava sull&#8217;artrite reumatoide. Sulla psoriasica, dove i biologici disponibili sono ormai una dozzina e i prezzi viaggiano sui 10-15 mila euro l&#8217;anno per paziente, la scelta è rimasta affidata al giudizio clinico (e a un certo numero di tentativi). </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Cinque farmaci provati prima di trovare quello giusto, in casi non rari. Ogni cambio costa mesi di malattia attiva al paziente e qualche migliaio di euro al sistema sanitario.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il dettaglio interessante (e qui Parisi è stato chirurgico, come dirà l&#8217;omonimo del bisturi) è che lo studio non aggiunge molecole nuove al menù: lavora su quelle esistenti, dicendoci come metterle in fila. Per un&#8217;azienda farmaceutica è una notizia tiepida; per chi paga i biologici è una piccola rivoluzione amministrativa.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a78f714&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a78f714" class="wp-block-image wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1408" height="768" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/una-sala-dattesa-di-reumatologia-in-un-ospedale-italiano-sedie-blu-qualche.jpg" alt="Artrite Una sala d'attesa di reumatologia in un ospedale italiano. Sedie blu, qualche" class="wp-image-153082" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/una-sala-dattesa-di-reumatologia-in-un-ospedale-italiano-sedie-blu-qualche.jpg 1408w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/una-sala-dattesa-di-reumatologia-in-un-ospedale-italiano-sedie-blu-qualche-300x164.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/una-sala-dattesa-di-reumatologia-in-un-ospedale-italiano-sedie-blu-qualche-1024x559.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/una-sala-dattesa-di-reumatologia-in-un-ospedale-italiano-sedie-blu-qualche-228x124.jpg 228w" sizes="(max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Cinque farmaci biologici provati ogni volta prima di trovare quello giusto contro l&#8217;artrite psoriasica: capita più spesso di quanto le linee guida ammettano.</figcaption></figure>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Ditto MC et al., <em>&#8220;From disease-centred to tissue-centred care in psoriatic arthritis: clinical impact of synovial biopsy-driven therapeutic stratification&#8221;</em>, presentato al congresso <a href="https://doi.org/10.1136/annrheumdis-2026-eular.B.1257"><em>EULAR 2026</em></a>, abstract OP0071. DOI: 10.1136/annrheumdis-2026-eular.B.1257.</p>
</div></div>



<h3 id="h-lo-studio-sulla-dieta-che-smonta-se-stesso" class="wp-block-heading">Lo studio sulla dieta che smonta sé stesso</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso congresso, <strong>Lihi Eder</strong> ha presentato DIPSA, un trial randomizzato su 92 pazienti con artrite psoriasica attiva e indice di massa corporea medio di 33. Tre bracci: dieta mediterranea con olio d&#8217;oliva e frutta secca, dieta ipocalorica spinta sul calo di peso, controllo con opuscoli generici. Aspettativa ragionevole: la mediterranea, con il suo carico <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/05/low-carb-o-low-fat-per-il-cuore-per-harvard-ne-luna-ne-laltra/">antinfiammatorio noto</a>, doveva vincere. <em>E invece no. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa è successo: a 12 settimane il calo ponderale è stato modesto e uguale in tutti e tre i bracci. A 24 settimane il DAPSA era migliorato dappertutto, senza differenze significative tra gruppi. Dolore, affaticamento e articolazioni dolenti: migliorati ovunque. Compreso il braccio di controllo, quello con gli opuscoli. <strong>La variabile che predice il miglioramento clinico è una sola, indipendente dal tipo di dieta: quanti chili sono stati persi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In poche parole, una dieta mediterranea costruita con olio e mandorle vale gli stessi punti di DAPSA di un foglio fotocopiato in ambulatorio, a patto che entrambe portino lo stesso calo di peso. È un esito che fa storcere il naso a chi ha investito carriera (e budget istituzionali) sull&#8217;idea che la qualità della dieta nei pazienti reumatologici sia una variabile autonoma. Eder, che presenta i dati, lo dice in una formula che è quasi una clausola di salvaguardia: la perdita di peso indipendente dall&#8217;approccio dietetico può essere una strategia aggiuntiva utile a ridurre l&#8217;attività residua di malattia. <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/11/terapia-artrite-svolta-ozempic-elimina-anche-il-dolore/">Un ritornello già sentito altrove</a>, peraltro.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>5-8 anni</strong> per la biopsia-guidata come pratica diffusa, <strong>1-2 anni </strong>per il consiglio dietetico aggiornato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La biopsia sinoviale richiede personale formato, patologi che sanno classificare i pathotype, e ospedali che la inseriscano nel percorso prima della prescrizione del biologico. Oggi la fanno bene in pochi centri italiani: Torino, Roma Gemelli, qualche altro. Lo studio di Parisi è il proof-of-concept: serve un trial più grande, prospettico, per convincere le linee guida EULAR. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne beneficeranno per primi i pazienti dei centri accademici, quelli che già oggi finiscono in lista d&#8217;attesa per la biopsia diagnostica. La medicina territoriale arriverà dopo, se arriverà. Sul fronte dieta, invece, basta un dietologo che dica al paziente di puntare al calo ponderale senza vendergli un metodo specifico.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Due studi presentati nella stessa settimana, e una conclusione che fa attrito con sé stessa: <strong>la reumatologia avanza guardando il tessuto al microscopio, ma anche pesando il paziente sulla bilancia. </strong>Strumenti opposti, risultati comparabili in termini di punti di DAPSA guadagnati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginate la scena, fra cinque anni, in un ambulatorio italiano. &#8220;Dottore, mi fa la biopsia?&#8221; &#8220;Prima provi a perdere otto chili.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/artrite-psoriasica-la-medicina-di-precisione-passa-per-il-ginocchio/">Artrite psoriasica: la medicina di precisione passa per il ginocchio</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nutrizione personalizzata, vent&#8217;anni dopo: il bilancio è scomodo</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/tecnologia-nutrizione-salute-personalizzata-ventanni-dopo-il-bilancio-e-scomodo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 13:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153059</guid>

					<description><![CDATA[<p>La nutrizione personalizzata funziona benissimo. Solo non dove la stanno vendendo a te.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/tecnologia-nutrizione-salute-personalizzata-ventanni-dopo-il-bilancio-e-scomodo/">Nutrizione personalizzata, vent&#8217;anni dopo: il bilancio è scomodo</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>nutrizione personalizzata</strong> è uno dei temi più caldi del food-tech: test del DNA a duecento euro, sensori glicemici da farmacia, app che ti dicono cosa mangiare in base al tuo metabolismo e altre amenità più o meno credibili. Il mercato cresce a doppia cifra, le promesse di marketing pure: poi vai a vedere gli studi che confrontano queste cose con una dieta standard, e qualcosa stride. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa curiosa è che, mentre alla cassa del supermercato la nutrizione personalizzata fatica a battere i &#8220;semplici&#8221; consigli della nonna, in un reparto di terapia intensiva neonatale di Monza la stessa tecnologia ha appena fatto qualcosa di serio su mille cartelle cliniche di prematuri. Insomma: abbiamo fatto progressi, ma non dove pensavamo. <em>E dove, allora? Vediamo</em>. </p>



<h3 id="h-il-pdf-da-duecento-euro" class="wp-block-heading">Il PDF da duecento euro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo schema lo conoscete: tiri fuori un paio di centoni (o meno), e ti arriva un kit con tampone salivare a casa. Lo fai, metti tutto in una provetta nella busta preaffrancata, tre settimane di attesa, e alla fine arriva un PDF di trenta o quaranta pagine. E ti dice, che ne so, se sei ben predisposto per il lattosio, se metabolizzi lentamente la caffeina, se hai intolleranze di altro tipo, se devi assumere omega-3 perché hai una carenza. Tutto basato sul DNA. L&#8217;idea è seducente, e francamente lo capisco: io sono <em>io</em>, le linee guida generali sono per chiunque, perché dovrebbero funzionare anche per me?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto è che questa domanda se la sono posta anche i ricercatori. Il <a href="https://cordis.europa.eu/project/rcn/98657/brief/it">progetto Food4Me</a>, finanziato dall&#8217;Unione Europea proprio per validare la nutrizione personalizzata, ha confrontato per sei mesi quattro livelli di personalizzazione: <strong>consigli generici, consigli basati sui parametri clinici, consigli basati su dati metabolici,</strong> e <strong>consigli basati su dati genetici.</strong> La <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6471589/">review pubblicata su Nutrients</a> nel 2019 lo riassume in una riga: <s>nessuna differenza significativa di esiti tra i quattro livelli.</s> Stessa perdita di peso, stessi marker metabolici, stessa aderenza. Le diete <em>gene-based</em> per il dimagrimento, in particolare, non hanno mostrato vantaggi rispetto alle raccomandazioni standard. Le organizzazioni scientifiche, prosegue la review, sono concordi: i test DNA direct-to-consumer per la dieta non avevano evidenza scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC12567419/">studio randomizzato controllato pubblicato <strong>nel 2024</strong></a> ha provato a salvare almeno un pezzetto del paradigma. Prendiamo la caffeina, ad esempio: si può ridurre il consumo dicendo alla gente &#8220;tu specificamente sei un metabolizzatore lento secondo i tuoi geni&#8221;? Si può. Ma riducono il consumo anche quelli a cui dici &#8220;qui ci sono raccomandazioni nutrizionali, segui queste&#8221; e basta. Stesso effetto. Sapere che è scritto nel DNA non motiva più di sapere che fa bene. È un&#8217;informazione costosa che non sposta il comportamento. O no?</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a792cf6&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a792cf6" class="wp-block-image wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1408" height="768" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-di-un-kit-di-test-genetico-per-nutrizione-personalizzata.jpg" alt="Primo piano di un kit di test genetico per nutrizione personalizzata appoggiato" class="wp-image-153071" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-di-un-kit-di-test-genetico-per-nutrizione-personalizzata.jpg 1408w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-di-un-kit-di-test-genetico-per-nutrizione-personalizzata-300x164.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-di-un-kit-di-test-genetico-per-nutrizione-personalizzata-1024x559.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-di-un-kit-di-test-genetico-per-nutrizione-personalizzata-228x124.jpg 228w" sizes="(max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Un po&#8217; di saliva, una busta, tre settimane di attesa e un pdf: il rito della nutrizione personalizzata di consumo.</figcaption></figure>



<h3 id="h-mille-cartelle-a-monza" class="wp-block-heading">Mille cartelle a Monza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso traslocate per un attimo dal bagno di casa a un reparto di terapia intensiva neonatale. Un neonato prematuro pesa ottocento grammi, è nato a ventotto settimane, e nelle prime ore di vita qualcuno deve decidere quante proteine, quanti lipidi, quanto glucosio infondergli per via endovenosa, e quando passare gradualmente al latte. È la fase più critica della sua nutrizione: la <em>transizione</em> dalla parenterale all&#8217;enterale. Sbagliarla significa rischiare la cosiddetta restrizione di crescita extrauterina, che secondo le casistiche colpisce <a href="https://www.nature.com/articles/s41372-025-02445-4">tra il trenta e il novantasette per cento dei prematuri</a> <s>e ha conseguenze neurocognitive che durano decenni.</s></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo guidato da <strong>Simona Ferrante</strong> al Politecnico di Milano, insieme alle neonatologhe della Fondazione San Gerardo dei Tintori di Monza, ha applicato il <em>machine learning</em> a millecentosessantacinque cartelle cliniche raccolte tra il 2005 e il 2021. Il modello, un CatBoost addestrato su centosettantuno variabili, <strong>predice il rischio di restrizione di crescita con grande accuratezza</strong>. Le variabili che pesano di più, alla fine, sono poche e specifiche: la velocità di crescita nella prima settimana, l&#8217;apporto di lipidi nei primissimi giorni, l&#8217;apporto proteico durante la transizione. Le linee guida internazionali, va detto, su questa fase di passaggio non dicono praticamente nulla.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Bozzetti, Dui, Zannin, Riccò et al., <em>&#8220;AI to predict extrauterine growth restriction during transitional nutrition of preterm infants: a retrospective study&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://www.nature.com/articles/s41372-025-02445-4"><em>Journal of Perinatology</em></a> (Nature, 2026), vol. 46, pp. 416-424. DOI: 10.1038/s41372-025-02445-4.</p>
</div></div>



<h3 id="h-cosa-li-separa" class="wp-block-heading">Cosa li separa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Stessa etichetta, due cose diversissime. La nutrizione personalizzata da supermercato si rivolge a persone sane, con variabilità individuali piccole rispetto al rumore di fondo della vita (stress, sonno, esercizio, microbiota, abitudini del partner che cucina), e prova a estrarre un segnale da una manciata di SNP. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella di Monza si rivolge a pazienti dove la variabilità è enorme, le scelte cliniche cambiano l&#8217;esito misurabile in settimane, e i dati raccolti sono settantuno volte più ricchi di un test salivare. <strong>Una funziona perché c&#8217;è davvero qualcosa di personale da personalizzare. L&#8217;altra vende l&#8217;idea che esista qualcosa di personale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Va detto, prima che parta l&#8217;accusa di nichilismo: la traiettoria della nutrizione personalizzata per il grande pubblico non è morta. <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/02/nutrizione-futura-come-ia-e-genomica-ci-cambieranno-cibo/">Genomica, metabolomica e IA messe insieme</a> potrebbero un giorno produrre qualcosa che batta davvero le raccomandazioni standard. Per ora però i sensori glicemici da farmacia (Stelo, Lingo, Libre Rio: <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/08/nuovo-studio-il-tono-di-voce-rivela-i-livelli-di-glucosio-nel-sangue/">stessa tecnologia di monitoraggio</a> usata dai diabetici, rivenduta come <em>wellness</em>) ti dicono che la pasta in bianco alle sette di sera ti alza la glicemia. Cosa che, in effetti, sapevi. E i grandi studi epidemiologici di Harvard sulle diete, <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/05/low-carb-o-low-fat-per-il-cuore-per-harvard-ne-luna-ne-laltra/">recentemente pubblicati</a>, continuano a indicare la stessa direzione &#8220;noiosa&#8221;: verdure, integrali, legumi, pesce. Le stesse cose di vent&#8217;anni fa.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: 10-15 anni per una nutrizione personalizzata di consumo che batta davvero le raccomandazioni generiche. Già adesso per gli usi clinici mirati (terapia intensiva neonatale, gestione di patologie metaboliche complesse).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per portare il valore clinico fuori dall&#8217;ospedale serviranno coorti molto più grandi, integrazione tra dati genetici, metabolomici, di microbiota e comportamentali, e algoritmi che pesino correttamente il rumore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Beneficeranno per primi i pazienti con condizioni specifiche già seguiti in ambito ospedaliero. Il consumatore curioso col kit di saliva, invece, continuerà a pagare per un PDF dettagliato che non sposta gli esiti misurati. La differenza la fa il bisogno clinico, non l&#8217;entusiasmo.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Vent&#8217;anni di nutrizione personalizzata, e il bilancio è questo: dove serve davvero fa cose serie, dove non serve produce PDF colorati. Una signora a Monza domani guarderà un grafico di Shapley values per decidere quanti grammi di lipidi infondere a un neonato di un chilo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra signora, a Milano, domani sputerà in una provetta per scoprire che dovrebbe mangiare più verdure.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/tecnologia-nutrizione-salute-personalizzata-ventanni-dopo-il-bilancio-e-scomodo/">Nutrizione personalizzata, vent&#8217;anni dopo: il bilancio è scomodo</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Wonderwerk, l&#8217;uso del fuoco è 700.000 anni più antico</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/wonderwerk-uso-del-fuoco-e-700-000-anni-piu-antico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 06:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153047</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'uso del fuoco è più vecchio di 700.000 anni di quanto pensassimo. La prova arriva da una grotta sudafricana e da centosessantuno ossa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/wonderwerk-uso-del-fuoco-e-700-000-anni-piu-antico/">Wonderwerk, l&#8217;uso del fuoco è 700.000 anni più antico</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un team guidato dal Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid ha pubblicato su <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0347480"><em>PLOS One</em></a> il 1° giugno 2026 uno studio che sposta indietro di 700.000 anni la data più antica dell&#8217;uso del fuoco da parte degli ominidi. Il sito è <strong>Wonderwerk Cave</strong>, in Sudafrica, già noto per ospitare le tracce più solide di fuoco a circa un milione di anni fa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova analisi, condotta su 161 ossa di micromammiferi con un protocollo combinato di luminescenza e spettroscopia FTIR, identifica combustioni nello strato 11, <strong>datato fra 1,79 e 1,07 milioni di anni fa. </strong>A 30 metri dall&#8217;ingresso della grotta, là dove un incendio naturale non sarebbe mai arrivato.</p>



<h3 id="h-cosa-c-era-prima-di-questo-studio" class="wp-block-heading">Cosa c&#8217;era prima di questo studio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La data di riferimento, finora, era quella fissata <strong>nel 2012</strong> da <strong>Francesco Berna</strong> e dal suo team in un articolo pubblicato su <a href="https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.1117620109"><em>PNAS</em></a>: <strong>un milione di anni</strong>: sempre a Wonderwerk. I metodi adottati e gli indizi raccolti? Microstratigrafia, cenere di legno, ossa di grandi mammiferi anneriti dal fuoco, e frammenti di selce con le fratture caratteristiche da esposizione al calore (i cosiddetti <em>pot-lid fractures</em>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Era già un risultato che aveva fatto rumore, perché aveva sottratto al sito israeliano di Gesher Benot Ya&#8217;aqov il titolo di &#8220;prima prova certa dell&#8217;uso del fuoco&#8221;, spostandolo indietro di circa 200.000 anni. Adesso, la stessa squadra di scavo, con una metodologia nuova, <strong>va più giù di altri 80 centimetri di sedimento, e di altri 700.000 anni di calendario.</strong> Si tratta del genere di scoperta che a casa nostra avrebbe il sapore di una <em>cosa</em>: il primato è dello stesso sito, ma chi lo detiene lo spinge sempre più indietro nel tempo.</p>



<h3 id="h-pellet-di-gufo-pelo-piume-fiamme" class="wp-block-heading">Pellet di gufo, pelo, piume, fiamme</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La grotta, per tutto il Pleistocene inferiore, è stata anche una sala da pranzo per il barbagianni. I gufi rigurgitavano pellet, pacchetti di ossa e pelo non digerito, che si accumulavano sul pavimento della cavità in uno strato denso. Pelo, piume, frammenti organici: materiale altamente infiammabile, soprattutto se asciutto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ossa dei micromammiferi che il barbagianni mangiava (toporagni, roditori, piccoli rettili) sono il dataset dello studio. Per i ricercatori, queste ossa sono uno strumento di analisi ideale, proprio perché non servivano a nessuno: né a Homo erectus, né a nessun altro predatore terrestre. Nessuno aveva motivo di portarle dentro la grotta, di cucinarle o di scaldarle. Se sono bruciate, lo sono perché il pavimento della grotta ha preso fuoco con loro dentro. E lo strato 11 mostra che è successo, ripetutamente, in due quadrati di scavo a cinque metri di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro. Tutte le ossa bianche e grigie testate hanno reagito ai due metodi, luminescenza e FTIR, con risultati convergenti.</p>



<h3 id="h-un-trucco-preso-dalla-medicina-legale" class="wp-block-heading">Un trucco preso dalla medicina legale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La parte tecnicamente più curiosa è il metodo. <strong>Marin-Monfort</strong> e colleghi hanno adattato un protocollo forense normalmente usato per esaminare resti umani bruciati nelle indagini penali (in Italia diremmo &#8220;scena criminis&#8221;, uno di quei termini medico-legali che fanno sempre un certo effetto). Si illumina il reperto con luce blu a 455 nanometri e lo si osserva attraverso un filtro che lascia passare solo lunghezze d&#8217;onda superiori a 580 nanometri. Le ossa cotte ad alta temperatura emettono una luminescenza rossastra. Quelle non bruciate, niente: scompaiono nel nero. La tecnica è veloce, non distrugge il campione, costa poco e funziona anche sul campo, con un paio di occhiali da poliziotto scientifico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La validazione incrociata con la spettroscopia FTIR, già standard del settore, <s>ha confermato i risultati su tutti i 32 reperti dello strato 11. </s>Una percentuale di concordanza che gli archeologi raramente ottengono.</p>



<h3 id="h-sapere-usare-il-fuoco-non-significa-saperlo-accendere" class="wp-block-heading">Sapere usare il fuoco non significa saperlo accendere</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori sono prudenti su un punto importante. Lo strato 11 dice che il fuoco era dentro la grotta, e che non ci era arrivato da solo. Qualcuno lo aveva trasportato. Probabilmente con una torcia, da un incendio naturale acceso fuori da un fulmine o da un fenomeno stagionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uso</strong>, non <strong>controllo</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai nostri antenati riusciva la parte difficile della logistica, non quella della chimica. La capacità di produrre fuoco da zero arriverà centinaia di migliaia di anni dopo, e oggi è una delle questioni più contese della paleoantropologia. È la differenza fra chi sa accendere una sigaretta col fiammifero del bar e chi deve aspettare che qualcuno fumi prima di lui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul cervello, però, l&#8217;effetto è già lì: il fuoco controllato anche solo come ospite occasionale apre la strada alla cottura del cibo, che secondo molti antropologi alimenta l&#8217;<a href="https://www.futuroprossimo.it/2022/07/metodo-datazione-evoluzione-umana/">espansione della neocorteccia</a> e cambia tutto. La distanza fra noi e una grotta sudafricana di 1,8 milioni di anni fa, in fondo, comincia da una brace portata dentro a mano.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a794d6b&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a794d6b" class="wp-block-image wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1408" height="768" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/mano-di-un-ricercatore-con-guanto-nitrile-blu-che-tiene-una-piccola-ossa.jpg" alt="Uso del fuoco Mano di un ricercatore con guanto nitrile blu che tiene una piccola ossa di" class="wp-image-153057" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/mano-di-un-ricercatore-con-guanto-nitrile-blu-che-tiene-una-piccola-ossa.jpg 1408w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/mano-di-un-ricercatore-con-guanto-nitrile-blu-che-tiene-una-piccola-ossa-300x164.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/mano-di-un-ricercatore-con-guanto-nitrile-blu-che-tiene-una-piccola-ossa-1024x559.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/mano-di-un-ricercatore-con-guanto-nitrile-blu-che-tiene-una-piccola-ossa-228x124.jpg 228w" sizes="(max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Le ossa dei micromammiferi nei pellet di barbagianni: il dataset involontario dello studio.</figcaption></figure>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Marin-Monfort MD, Shaw CL, Natalio F, Grossman L, Andrews P, Campos J, et al., <em>&#8220;New evidence for Early Pleistocene use of fire at Wonderwerk Cave (South Africa)&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0347480"><em>PLOS One</em></a> 21(6):e0347480, 1 giugno 2026. DOI: 10.1371/journal.pone.0347480.</p>
</div></div>



<h3 id="h-cosa-cambia-ora" class="wp-block-heading">Cosa cambia, ora</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di datazione, il salto di 700.000 anni rimette in discussione l&#8217;idea che la familiarità con il fuoco sia una conquista relativamente &#8220;recente&#8221; del genere Homo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa che già il primo Acheuleano, l&#8217;industria litica delle prime accette, conviveva con la fiamma. Sul piano metodologico, il protocollo della luminescenza ha implicazioni più ampie: permette di setacciare grandi quantità di reperti in tempi brevi, anche in siti dove finora le tracce di fuoco erano sfuggite. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei prossimi anni, ci si aspetta una serie di &#8220;riletture&#8221; di vecchi scavi (Sterkfontein, Swartkrans, Koobi Fora, e probabilmente <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/06/filippine-utensili-in-pietra-di-40-000-anni-fa-sfidano-la-storia-nota/">qualche sito asiatico</a> dove la cronologia era ancora ballerina). Più la tecnica si diffonde, più la mappa del fuoco si espande all&#8217;indietro. E forse, prima o poi, comincia a includere ominidi che oggi non immagineremmo nemmeno nei pressi di una fiamma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche perché, a guardare la <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/05/eta-della-pietra-o-del-legno-le-nuove-scoperte-che-riscrivono-la-preistoria/">preistoria recente</a>, ogni decennio la cronologia delle nostre tecnologie viene riscritta a ribasso temporale.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: 5-10 anni per il consolidamento del nuovo paradigma, 15+ per riscritture sostanziali dei manuali scolastici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paleoantropologia si muove a velocità geologica. Servirà che altri team replichino il protocollo della luminescenza su siti diversi, e che almeno due o tre nuovi risultati indipendenti confermino la cronologia spinta. Poi arriverà la fase delle obiezioni: la diagenesi, la fluoridazione, l&#8217;eventualità di pellet bruciati da fenomeni naturali che nessuno ha ancora ipotizzato. Beneficeranno per primi i centri di ricerca con accesso a buoni laboratori spettroscopici (oggi soprattutto Spagna, Israele, Canada, Sudafrica): non un equipaggiamento da università di provincia, almeno per ora.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/wonderwerk-uso-del-fuoco-e-700-000-anni-piu-antico/">Wonderwerk, l&#8217;uso del fuoco è 700.000 anni più antico</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cartongesso del futuro è fatto di lievito di birra</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-cartongesso-del-futuro-e-fatto-di-lievito-di-birra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 05:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[Materiali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153029</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alla Chalmers stampano in 3D pannelli di "cartongesso" fatti di lievito, fibre di legno e alghe. Resistenza misurata: 2,7 MPa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-cartongesso-del-futuro-e-fatto-di-lievito-di-birra/">Il cartongesso del futuro è fatto di lievito di birra</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un team della Chalmers University of Technology, in Svezia, ha stampato in 3D dei pannelli per interni partendo da una ricetta che sembra uscita da una panetteria: lievito di birra disattivato, fibre di cellulosa dal legno, alginato dalle alghe, glicerolo vegetale e acqua. L&#8217;idea è sostituire il cartongesso e gli analoghi sintetici nei divisori, nelle controsoffittature, nei pannelli a parete, ovunque. Lo studio è stato pubblicato su <a href="https://doi.org/10.1016/j.foar.2026.01.003"><em>Frontiers of Architectural Research</em></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oh, beninteso: il lievito in questo caso non fermenta, non &#8220;lievita&#8221; niente: lo cuociono prima, lo disattivano, e quello che resta è biomassa. Una polvere di cellule monocellulari morte che fa volume, viscosità, struttura. Il <em>Saccharomyces cerevisiae</em> raddoppia in 90 minuti, costa pochissimo, è un sottoprodotto dell&#8217;industria della birra. Materiale che a fine processo industriale di solito si butta o si dà alle vacche, e che qui diventa <a href="https://www.futuroprossimo.it/2020/01/un-team-di-scienziati-pensa-che-dovremmo-vivere-in-case-fatte-di-funghi/">l&#8217;equivalente vegetale di un mattone</a>.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a796d17&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a796d17" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-7177-1024x576.jpeg" alt="Cartongesso" class="wp-image-153044" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-7177-1024x576.jpeg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-7177-300x169.jpeg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-7177-228x128.jpeg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-7177-1536x864.jpeg 1536w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-7177.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button></figure>



<h3 id="h-come-si-stampa-un-pannello-al-lievito" class="wp-block-heading">Come si stampa un pannello al lievito</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La ricetta ottimizzata, dicono <strong>Yagmur Bektas</strong> e <strong>Malgorzata Zboinska</strong> che hanno firmato lo studio insieme a colleghi di Chalmers e Aalto, è questa: <s>3% di soluzione di lievito, 13% di cellulosa microfibrillata in acqua, 1% di alginato di sodio, 5% di glicerolo, il resto acqua.</s> Si mescola tutto e si ottiene un idrogel. La pasta si estrude in stampa 3D a temperatura ambiente, senza forni, senza supporti aggiuntivi. Si asciuga nella forma in cui l&#8217;hai messa, e nel farlo si ritira relativamente poco (2-10%, e sui bordi). Il glicerolo fa da plastificante, tiene il pannello flessibile invece di farlo crepare come una galletta secca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prototipi più grandi mostrati nello studio sono mattonelle da 20 per 50 centimetri. Trasmittanza luminosa regolabile fra il 5,6 e il 31,6%, palette di quattro colori (tutti sull&#8217;ocra-mattone), anche la porosità è configurabile in fase di stampa: solido, perforato, ibrido. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pannello può lasciar passare luce diffusa, schermare il sole, dividere un ambiente: le applicazioni dichiarate sono queste, niente murature portanti, niente facciate esterne. Pannelli per gli interni, pannelli leggeri.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a797349&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a797349" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6519-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-153042" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6519-1024x576.jpeg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6519-300x169.jpeg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6519-228x128.jpeg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6519-1536x864.jpeg 1536w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6519.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button></figure>



<h3 id="h-i-dati-che-chiunque-abbia-toccato-un-muro-nota-subito" class="wp-block-heading">I dati che chiunque abbia toccato un muro nota subito</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Li dico uno dopo l&#8217;altro, senza tanti preamboli? Allora. Resistenza a trazione massima media: 2,7 MPa. Allungamento a rottura: 25,2%. Un uno-due da KO tecnico se pensate che il cartongesso commerciale, per dare un metro di paragone, gira intorno ai 5 MPa a flessione, e nessuno lo considera un materiale robusto: lo si usa proprio perché è leggero ed economico, sapendo che un urto deciso lo buca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pannello di Chalmers gioca giusto un gradino sotto. Lo confessano gli stessi autori: tenuta al fuoco, comportamento all&#8217;umidità, resistenza meccanica su scala edilizia e logistica di una stampante 3D robotica grande quanto serve restano &#8220;questioni aperte&#8221;. <em>Però ci stanno lavorando. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi una frase di Zboinska che vale come dichiarazione di poetica: l&#8217;idea che un materiale debba durare il più a lungo possibile è una tradizione, non una legge fisica. <strong>Si può pensare in cicli di vita brevi, si può progettare ammettendo che la cosa invecchi e si decomponga. </strong>È <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/09/edilizia-green-dopo-la-stampa-3d-quella-a-impatto-con-largilla/">la stessa logica con cui all&#8217;ETH di Zurigo si stampa l&#8217;argilla</a>: un pannello a vita breve non è un pannello rotto, è un pannello fatto per finire dove è cominciato. In compost per far crescere altra vita, e non in fondo a una discarica.</p>



<h3 id="h-quello-che-potrebbe-diventare-se-cresce" class="wp-block-heading">Quello che potrebbe diventare, se cresce</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo pannello qui contiene lievito morto, ma il filone più largo (gli engineered living materials) immagina componenti che restino vive.</strong> Vive, sissignori: pareti che si riparano da sole, materiali che catturano inquinanti dall&#8217;aria, superfici che reagiscono all&#8217;umidità e altri riferimenti che i lettori di Futuro Prosismo conoscono bene: come quelli dell&#8217;Imperial College con i suoi <a href="https://en.futuroprossimo.it/2021/08/limperial-college-crea-mattoni-viventi-che-si-riparano-da-soli/">mattoni viventi che si autoriparano</a>, i progetti di mycotecture, i tentativi di costruire con il micelio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pannello di Göteborg è il primo, dichiaratamente, a usare il lievito su questa scala. Anche se per ora i ricercatori sono onesti: stanno gettando le basi, dicono. Ma queste basi hanno proprio un buon profumo.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a797cd7&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a797cd7" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6620-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-153043" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6620-1024x576.jpeg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6620-300x169.jpeg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6620-228x128.jpeg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6620-1536x864.jpeg 1536w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/sb1-260520-6620.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Y. Bektas, M.A. Zboinska, C. Geijer, T. Nypelö, Z. Hefny, <em>&#8220;Novel 3D printable yeast-based materials for architectural applications&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://doi.org/10.1016/j.foar.2026.01.003"><em>Frontiers of Architectural Research</em></a> (2026). DOI: 10.1016/j.foar.2026.01.003.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>7-12 anni</strong> per applicazioni di nicchia nell&#8217;interior design, <strong>oltre 15 </strong>per qualunque sostituzione seria del cartongesso commerciale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre problemi, nessuno dei quali è di natura chimica: <strong>certificazione antincendio</strong> (in Europa è un percorso lungo), <strong>comportamento all&#8217;umidità sui pannelli grandi</strong>, e una <strong>stampante 3D robotica capace di farne uno da 250×120 cm invece che 20×50.</strong> Quando arriverà, lo useranno prima gli studi di architettura sostenibile per padiglioni e installazioni, poi le boutique di lusso che vendono &#8220;design biodegradabile&#8221; a sovrapprezzo, poi forse, dopo molti anni, l&#8217;edilizia commerciale ordinaria.</p>
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/il-cartongesso-del-futuro-e-fatto-di-lievito-di-birra/">Il cartongesso del futuro è fatto di lievito di birra</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Armonica di vetro, il suono &#8220;killer&#8221; che fu bandito</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/armonica-di-vetro-il-suono-killer-che-fu-bandito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 16:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il futuro di ieri]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153013</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo strumento preferito di Franklin, amato da Mozart e Maria Antonietta, finì accusato di causare pazzia e morti improvvise.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/armonica-di-vetro-il-suono-killer-che-fu-bandito/">Armonica di vetro, il suono &#8220;killer&#8221; che fu bandito</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel 1761 <strong>Benjamin Franklin</strong> progettò un&#8217;armonica di vetro: trentasette ciotole di cristallo infilate su un mandrino orizzontale che le faceva girare con l&#8217;uso di un pedale: bastava bagnare le dita e passarle sui bordi delle ciotole per far nascere i suoni che lui stesso definirà la sua invenzione più soddisfacente. <strong>Mozart</strong> compose musiche per lei: <strong>Maria Antonietta</strong> prese lezioni. <strong>Beethoven, Donizetti, Goethe, </strong>perfino<strong> Paganini</strong> la celebrarono. Eppure, appena 40 anni dopo fu bandita dalla polizia in alcune città tedesche, accusata di far impazzire chi la suonava, e di far morire i bambini in sala. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le due cose passano un&#8217;isteria collettiva, la figura ingombrante di <strong>Franz Anton Mesmer</strong>, e una quantità imbarazzante di piombo. Seguitemi in questa nuova puntata di &#8220;il futuro di ieri&#8221;. </p>



<h3 id="h-il-pub-i-bicchieri-pieni-d-acqua-e-franklin-che-si-entusiasma" class="wp-block-heading">Il pub, i bicchieri pieni d&#8217;acqua, e Franklin che si entusiasma</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il giochetto era vecchio quanto i pub inglesi: bagnarsi un dito, farlo girare sull&#8217;orlo di un calice mezzo pieno, ascoltare quel suono sottile che esce fuori. A metà Settecento era già diventato un numero da concerto: l&#8217;irlandese <strong>Richard Pockrich</strong> girava con la sua serie di calici accordati e li chiamava &#8220;organo angelico&#8221;. Nel 1761 Franklin assiste a un&#8217;esibizione di <strong>Edward Delaval</strong> a Cambridge e ha l&#8217;illuminazione che gli capita quando vede uno strumento mal fatto: si può ingegnerizzare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si mette alacremente al lavoro con il soffiatore di vetro londinese <strong>Charles James</strong> e ne esce una macchina elegantissima: ciotole di vetro di dimensioni decrescenti, già accordate per spessore senza bisogno di acqua, infilate orizzontalmente su un asse di ferro, mosse da un pedale e con bordi colorati per indicare la nota. Bellissima. La Premiére mondiale a Londra, nel gennaio 1762 vide il debutto della nuova <em>armonica</em> (era proprio questo il nome, dall&#8217;italiano).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Funziona. Anche troppo. </p>



<h3 id="h-l-armonica-di-tutta-europa" class="wp-block-heading">L&#8217;armonica di tutta Europa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giro di pochi anni l&#8217;armonica di vetro è ovunque: <a href="https://fi.edu/en/science-and-education/collection/benjamin-franklins-glass-armonica">il Franklin Institute</a> stima oltre cento compositori che le dedicano pezzi, fra cui come detto <strong>Mozart</strong> (un Adagio e Rondò K. 617, scritti nel 1791 per la virtuosa cieca Marianne Kirchgessner), <strong>Beethoven</strong>, <strong>Donizetti</strong>, più tardi <strong>Saint-Saëns</strong> nel <em>Carnevale degli animali</em>. George Washington la sente suonare nel 1765 a Filadelfia. Il fabbricante tedesco <strong>Karl Leopold Röllig</strong> ne produce migliaia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si vendono circa cinquemila esemplari prima che qualcosa cominci a non tornare: è un successo da prima pagina, di quelli che oggi chiameremmo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/09/1926-quando-la-storia-della-tv-inizio-con-un-manichino-parlante/">virali alla prima dimostrazione</a>. Un produttore felice avrebbe lavorato a un secondo modello: Franklin invece se la portava in giro per le case dei conoscenti e suonava arie scozzesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi cominciarono le voci. </p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a79aa29&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a79aa29" class="wp-block-image wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="780" height="520" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264942.jpg" alt="Armonica di vetro " class="wp-image-153024" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264942.jpg 780w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264942-300x200.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264942-228x152.jpg 228w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Uno dei primi esemplari</figcaption></figure>



<h3 id="h-quando-la-musica-chiamava-i-morti" class="wp-block-heading">Quando la musica chiamava i morti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La reputazione dell&#8217;armonica di vetro non cambia dalla notte al giorno. Furono diversi gli episodi a produrre la sua nomea: suonatori che perdevano la sensibilità alle dita, depressioni profonde, tremori, qualcuno che lasciava la carriera. <strong>Marianne Kirchgessner</strong> morì giovane, la stessa Marianne Davies (che suonò l&#8217;armonica alla premiére) passò anni a entrare e uscire da malattie nervose. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A un certo punto un musicologo tedesco chiamato <strong>Friedrich Rochlitz</strong> consiglia di non avvicinarsi all&#8217;armonica: stimola eccessivamente i nervi, induce malinconia, ed è, testuali parole, &#8220;un metodo lento di auto-annullamento&#8221;. Il pubblico raccoglie le voci e le ingigantisce, aggiungendo il suo: il suono sveglia i morti, fa abortire le donne incinte, fa impazzire i cani. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi, gran coupe de theatre, a Vienna entra in scena nientemeno che <strong>Franz Anton Mesmer</strong>: medico, certo, ma anche suonatore di armonica, che usa per creare il sottofondo alle sue sedute di magnetismo animale. Le pazienti entrano in trance, qualcuno si convince che sia lo strumento a provocarla. Una commissione reale francese del <strong>1784</strong>, di cui fa parte Franklin in persona ormai a Parigi, smonta il mesmerismo. Ma l&#8217;armonica è ormai contaminata: in una città tedesca, dopo la morte di un bambino durante un concerto, la polizia la bandisce per ragioni di ordine pubblico.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 1788</strong> il manuale di J.C. Miller arriva al punto di sconsigliarne l&#8217;uso a chi è &#8220;irritato o disturbato&#8221;. </p>
</blockquote>



<h3 id="h-l-armonica-di-vetro-uccideva-davvero-le-persone-c-e-una-base-scientifica-dietro-o-erano-solo-voci" class="wp-block-heading">L&#8217;armonica di vetro uccideva davvero le persone? C&#8217;è una base scientifica dietro, o erano solo voci? </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziamo col dire una cosa: il cristallo del Settecento <s>conteneva ossido di piombo in percentuali fra il 18 e il 40%</s>. La <a href="https://www.smithsonianmag.com/arts-culture/second-time-around-147199634/">vernice usata per colorare i bordi delle ciotole</a>, anche. Il modo di suonare prevedeva ore di dita bagnate premute contro vetro al piombo in rotazione: una superficie d&#8217;assorbimento ideale. I sintomi descritti dai virtuosi (tremori, intorpidimento delle estremità, confusione mentale, malinconia profonda) sono quelli del <strong>saturnismo cronico da contatto</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lo sapeva nessuno: la medicina settecentesca non conosceva il concetto di intossicazione cumulativa da metalli pesanti, e gli stessi medici addirittura prescrivevano cure al mercurio e all&#8217;arsenico. Franklin, che suonava ma non in modo continuato, morì a 84 anni senza sintomi: chi ci passava sopra otto ore al giorno, no. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La leggenda dei suoni che facevano impazzire era falsa, ma la causa fisica, ironicamente, c&#8217;era. Solo che era nello strumento, non nella musica.</p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-strumento" class="wp-block-heading">Scheda Strumento</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Invenzione</strong>: Benjamin Franklin, 1761. Premiére mondiale: Londra, Great Room in Spring Gardens, 12 gennaio 1762, esecutrice Marianne Davies.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Repertorio</strong>: oltre 100 compositori, fra cui Mozart (Adagio e Rondò K. 617, 1791), Beethoven, Donizetti, Saint-Saëns. <strong>Diffusione</strong>: circa 5.000 esemplari prodotti fino ai primi dell&#8217;Ottocento. <strong>Riferimento storico</strong>: Robert B. Craig, <em>&#8220;The Glass Armonica: Its Development, Use, and Misuse as a Musical Instrument of Social Change in the Eighteenth Century&#8221;</em>, in <a href="https://repository.lsu.edu/sixteenfifty/vol10/iss1/8"><em>1650-1850: Ideas, Aesthetics, and Inquiries in the Early Modern Era</em></a>, Vol. 10 (2004).</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-cosa-ne-e-rimasto-davvero" class="wp-block-heading">Cosa ne è rimasto davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stato oggi</strong>: L&#8217;armonica di vetro è oggi uno strumento di nicchia, suonato da una manciata di virtuosi nel mondo. Negli anni Ottanta il vetraio tedesco-americano <strong>Gerhard Finkenbeiner</strong> ha ricostruito lo strumento usando quarzo fuso (99% silicio, zero piombo): la sua azienda ne produce ancora oggi, ciotole singole dai 250 ai 800 dollari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;armonica torna sporadicamente in colonne sonore (alcune scene di Harry Potter) e nelle riedizioni di Donizetti. È sopravvissuta come <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/08/teflon-storia-di-un-viaggio-incredibile-dallatomica-alla-padella/">tutti gli oggetti che il mercato non ha più voluto e qualche appassionato ostinato sì</a>: come reliquia funzionante, non come tecnologia diffusa. Tre secoli per capire che il problema non era il suono. Era la verniciatura.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Di tutte le mie invenzioni.&#8221; Lo disse davvero, e a quanto pare ci credeva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/armonica-di-vetro-il-suono-killer-che-fu-bandito/">Armonica di vetro, il suono &#8220;killer&#8221; che fu bandito</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Zanzara tigre, raggi X sui maschi: si accoppiano ma niente figli</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/zanzara-tigre-raggi-x-sui-maschi-si-accoppiano-ma-niente-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 10:11:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=153001</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con Dengue e Zika alle porte, il piano è inondare le città di zanzare tigre maschio che non sanno più fare figli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/zanzara-tigre-raggi-x-sui-maschi-si-accoppiano-ma-niente-figli/">Zanzara tigre, raggi X sui maschi: si accoppiano ma niente figli</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì mattina sono state liberate trentamila zanzare maschio nel cimitero di Oltrisarco, a Bolzano: e tutte e trentamila erano state passate ai raggi X qualche giorno prima. Perché? Semplice: questi esemplari si accoppieranno con le femmine selvatiche che infestano la zona, e le uova deposte non schiuderanno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La zanzara tigre in Italia non è più una novità da quando, nel 1990, arrivò nascosta dentro un carico di copertoni usati al porto di Genova, ma negli ultimi anni è diventata il vettore di un problema sanitario serio: dengue, Zika, chikungunya e tutta l&#8217;allegra compagnia. Bolzano segue a Bologna, dove la sperimentazione era partita nel 2023 con il sostegno di sponsor privati, e Procida, che aveva fatto la stessa cosa nel 2024 su un&#8217;isola intera. Adesso tocca all&#8217;Alto Adige, e la tecnica si chiama <a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s40249-025-01360-2">SIT, Sterile Insect Technique</a>. </p>



<h3 id="h-da-tigre-a-bell-antonio-con-un-click" class="wp-block-heading">Da Tigre a bell&#8217;Antonio con un click</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I maschi sterili nascono al Centro Agricoltura Ambiente &#8220;Giorgio Nicoli&#8221; di Crevalcore, in provincia di Bologna, dove le pupe vengono allevate fino allo stadio adulto e poi infilate dentro una macchina a raggi X. La stessa, raccontano dal centro, che negli ospedali si usa per <em>sterilizzare le sacche di sangue</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è uno strano paradosso biologico: il maschio resta perfettamente funzionale dal punto di vista comportamentale, vola, cerca le femmine, si accoppia, fa cioè tutto ciò che farebbe un maschio fertile, soltanto che non produce discendenza. Le femmine selvatiche, dopo essersi accoppiate con lui, depongono uova che restano lì, immobili, definitivamente improduttive. Praticamente è la trama del film con Marcello Mastroianni applicata a un dittero invasivo: <em>Il bell&#8217;Antonio</em> di Bolognini, 1960, ma senza scandalo familiare. <em>Anzi</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati che spingono i Comuni a investire sono quelli del laboratorio di Crevalcore, che a Casteldebole nel 2024 ha registrato una riduzione della densità di popolazione tra il <strong>53% e l&#8217;82%</strong> rispetto al resto del territorio urbano bolognese, mentre la <strong>sterilità indotta nelle uova della prima generazione</strong> è arrivata al 45,5%, salendo al 74,2% sulle generazioni successive. In <a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s40249-025-01360-2">Svizzera, nel Canton Ticino, il trial di Morcote</a> ha lavorato per quattro mesi su un&#8217;area di quarantacinque ettari con rilasci settimanali di centocinquantamila maschi, e i risultati sono andati nella stessa direzione. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo, va detto, senza OGM e senza insetticidi, perché il maschio sterile è chimicamente identico a quello selvatico, solo con il DNA dei testicoli fatto a brandelli dai raggi X.</p>
</blockquote>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a79cf30&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a79cf30" class="wp-block-image size-full wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1000" height="766" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264777.jpg" alt="Zanzara tigre" class="wp-image-153008" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264777.jpg 1000w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264777-300x230.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264777-202x155.jpg 202w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Il bell&#8217;Antonio: fascinoso, ma un pochino fallace</figcaption></figure>



<h3 id="h-mille-euro-a-ettaro-e-i-test-nei-cimiteri" class="wp-block-heading">Mille euro a ettaro, e i test nei cimiteri</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il cimitero di via Maso della Pieve copre tredici ettari e contiene un numero impressionante di vasi, lumini e contenitori d&#8217;acqua stagnante che nessuna disinfestazione classica potrà mai svuotare uno per uno. Per questo Bolzano l&#8217;ha scelto come zona pilota: si parte dalle aree dove la lotta tradizionale è strutturalmente persa in partenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il costo dichiarato dal Comune è di <strong>circa mille euro a ettaro</strong>, per un investimento complessivo intorno ai tredicimila euro per la sola sperimentazione del 2026. A Bologna, dove l&#8217;estensione è ben più ampia, il conto lo dividono il Comune e una pattuglia di sponsor privati: BolognaFiere, Conad, Hera, Unipol, Cotabo, Camplus, Operosa e altri ancora. L&#8217;igiene pubblica come oggetto di sponsorizzazione aziendale è una piega italiana che vale la pena notare, <em>anche perché racconta che lo Stato, da solo, non ce la fa o non vuole farcela.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><span>Esistono altre strade contro le zanzare tigre</span>? Ovviamente.</strong> <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/03/malaria-il-nitisinone-rende-il-sangue-mortale-per-le-zanzare/">Il nitisinone, un farmaco per malattie rare, rende il sangue umano tossico agli insetti</a> che lo succhiano. <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/07/photon-matrix-lo-spietato-scudo-laser-anti-zanzare/">Photon Matrix è un sistema che le abbatte in volo con un laser guidato da sensori LiDAR</a>, e in California già si sperimentano <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/07/robot-volanti-contro-zanzare-bizzarra-battaglia-nei-cieli-della-california/">droni che bombardano le paludi con proiettili pieni di batteri specifici</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La SIT, in confronto, è ottocentesca per principio (esiste dagli anni Cinquanta, fu usata per debellare la mosca della frutta nei tropici) ma modernissima per applicazione urbana. Soprattutto, è l&#8217;unica che funzioni sul lungo periodo senza creare resistenze, perché non si combatte la zanzara con qualcosa che la zanzara possa imparare a tollerare. <strong>Si fa esattamente quello che vuole lei, accoppiarsi: solo che il risultato è il vuoto</strong>.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Parrondo Monton et al., <em>&#8220;Effectiveness of the sterile insect technique in controlling Aedes albopictus as part of an integrated control measure: evidence from a first small-scale field trial in Switzerland&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s40249-025-01360-2"><em>Infectious Diseases of Poverty</em></a> (agosto 2025). DOI: 10.1186/s40249-025-01360-2.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>3-7 anni</strong> per la diffusione nelle città medio-grandi del Nord e del Centro Italia, con tempi più lunghi per il Sud e per i piccoli comuni privi di un partner laboratoriale dedicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ostacolo principale non è tecnologico, perché la SIT funziona e i numeri lo confermano: il vero collo di bottiglia è la capacità produttiva del Centro di Crevalcore, oggi praticamente l&#8217;unico fornitore italiano di maschi sterili pronti al rilascio, e la disponibilità delle amministrazioni a sostenere un costo annuale ricorrente di centinaia di migliaia di euro per le città medio-grandi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne beneficeranno per primi i quartieri ricchi e turistici, quelli che hanno sponsor privati pronti a coprire la quota, e i centri storici delle città del Nord dove il consenso politico costa meno. Le periferie e i comuni piccoli aspetteranno il momento in cui il prezzo a ettaro scenderà sotto la soglia psicologica dei cinquecento euro, ammesso che ci scenda davvero.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Resta da capire come reagiranno le femmine, che nel film con Mastroianni, alla fine, prendevano una decisione. Le femmine di <em>Aedes albopictus</em>, fortunatamente, non hanno la stessa autonomia narrativa, e si accoppiano con il primo maschio disponibile, sterile o meno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà se Bolognini, comunque, non aveva previsto un sequel del genere. A dirla tutta, mi sembra più roba per Cronenberg. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/zanzara-tigre-raggi-x-sui-maschi-si-accoppiano-ma-niente-figli/">Zanzara tigre, raggi X sui maschi: si accoppiano ma niente figli</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Coscienza, l&#8217;origine è nella geometria del cervello?</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/coscienza-lorigine-e-nella-geometria-del-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 07:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teorie]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[Neuroscienze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152991</guid>

					<description><![CDATA[<p>139.000 neuroni e una mappa curva: arriva uno studio che cambia l'origine della nostra coscienza nel cervello.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/coscienza-lorigine-e-nella-geometria-del-cervello/">Coscienza, l&#8217;origine è nella geometria del cervello?</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per cinquanta lunghi anni i neuroscienziati hanno fatto più o meno la stessa cosa: aprire crani (figurati o veri), guardare dove si accendono le luci quando pensiamo, ricordiamo, riconosciamo una faccia, e segnare il punto sulla mappa. Con il tempo, questa mappa è diventata enorme, dettagliatissima. Però la mappa, da sola, non spiega come miliardi di cellule diventino la voce che adesso vi sta leggendo dentro la testa. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università Eötvös Loránd di Budapest, in un <a href="https://arxiv.org/abs/2602.16417">preprint pubblicato su arXiv</a>, ha provato un approccio fuori asse: invece di guardare dove stanno fisicamente i neuroni di un moscerino della frutta, hanno guardato come si parlano fra loro. Poi hanno preso quella rete di chiacchiere e l&#8217;hanno proiettata in uno spazio matematico curvo, dove la geometria del cervello assomiglia più a un ventaglio che a un cubo. Ed è venuta fuori una cosa molto, molto interessante.</p>



<h3 id="h-la-mosca-sopra-l-anguria-e-i-suoi-139-000-neuroni" class="wp-block-heading">La mosca sopra l&#8217;anguria, e i suoi 139.000 neuroni</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Drosophila melanogaster</em>, il moscerino che d&#8217;estate ronza sopra la frutta lasciata troppo tempo al sole, ha circa 139.000 neuroni. Il nostro cervello ne ha 86 miliardi. Confronto impietoso: il moscerino sta a noi come una panchina sta a un grattacielo. Eppure questo moscerino è uno dei pochissimi esseri viventi di cui esista una mappa completa di tutte le connessioni neuronali, il cosiddetto <strong>connettoma</strong>. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La mappa è stata pubblicata su <a href="https://www.nature.com/articles/s41586-024-07968-y">Nature nel 2024</a>, dopo dieci anni di lavoro del consorzio FlyWire. Roba di precisione certosina: sinapsi per sinapsi.</p>
</blockquote>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7a09d9&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7a09d9" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="576" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264741-1024x576.jpg" alt="Geometria del cervello " class="wp-image-152999" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264741-1024x576.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264741-300x169.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264741-228x128.jpg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264741.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;Università Eötvös Loránd di Budapest</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bendegúz Sulyok</strong> e colleghi hanno preso questa mappa e si sono fatti una domanda strana: cosa succede se smetto di disegnarla su un foglio piatto e la metto in uno spazio &#8220;negativamente curvo&#8221;? In termini terra terra: uno spazio dove più ti allontani dal centro più lo spazio si espande, invece di restare costante. Una geometria che a scuola non ci hanno insegnato, ma che descrive bene tante cose del mondo reale, come internet, le reti sociali, gli ecosistemi.</p>



<h3 id="h-cosa-e-successo-quando-hanno-cambiato-spazio" class="wp-block-heading">Cosa è successo quando hanno cambiato spazio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Riconsiderando la geometria del cervello sono apparse cose che la mappa piatta nascondeva. <s>I neuroni che fanno da grandi snodi di traffico</s>, quelli che smistano informazione in tutto il cervello, <s>si sono raggruppati al centro.</s> <s>Quelli specializzati</s> (i neuroni visivi che individuano l&#8217;anguria a un metro, i motori che decidono come schivare la mano umana che cerca di schiacciare l&#8217;insetto) <s>si sono distribuiti lungo il bordo</s>. Neuroni fisicamente lontani nel cervello del moscerino, ma che fanno mestieri simili, si sono trovati vicini nella nuova mappa. <strong>Come dire: la posizione fisica non c&#8217;entra molto, quello che conta è la mansione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulyok spiega che nella rappresentazione tridimensionale standard la disposizione fisica è visivamente affollata, e così oscura il modo in cui i segnali viaggiano davvero nel sistema. <strong>Lo spazio curvo, invece, mostra l&#8217;architettura nascosta</strong>. I ricercatori hanno svolto una serie di test matematici per verificare che non fosse solo un bel disegno: ne sono usciti meglio dei modelli convenzionali. <em>Quindi non è solo un trucco grafico. È, plausibilmente, qualcosa di reale.</em></p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Bendegúz Sulyok, Sámuel G. Balogh, Gergely Palla, <em>&#8220;Network geometry of the Drosophila brain&#8221;</em>, preprint pubblicato su <a href="https://arxiv.org/abs/2602.16417">arXiv</a> (sottomesso il 18 febbraio 2026, non ancora sottoposto a peer review). Affiliazione: Eötvös Loránd University, Budapest.</p>
</div></div>



<h3 id="h-forse-abbiamo-sempre-letto-la-mappa-sbagliata" class="wp-block-heading">&#8220;Forse abbiamo sempre letto la mappa sbagliata&#8221;</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A questo punto la domanda diventa obbligatoria: e noi? </strong>Il cervello umano è 600.000 volte più grosso di quello del moscerino. Ma il moscerino, dice Sulyok, potrebbe essere semplicemente il primo posto dove abbiamo notato questa geometria &#8216;nascosta&#8217; del cervello: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Ci aspettiamo che i nostri risultati valgano anche per i cervelli umani.&#8221;</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ramses Alcaide</strong>, neuroscienziato e amministratore delegato della società <strong>Neurable</strong>, lo dice in modo più diretto: la cognizione vive nel flusso, non nella posizione. <s>L&#8217;anatomia ti dice dove stanno le cose. La geometria della rete ti dice come l&#8217;informazione scorre davvero</s>. I cavi ti dicono cosa può connettersi, non ti dicono mica perché certi schemi di connessione producano un pensiero, un&#8217;attenzione, una consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulyok stesso, va detto, è il più cauto dei tre. Ribadisce che lo studio non parla di coscienza, ma di struttura. Però osserva, di passaggio, che il cervello umano mostra caratteristiche modulari e gerarchiche simili a quelle del moscerino. Le stesse che lo spazio curvo descrive bene. Se l&#8217;osservazione regge anche su cervelli più grandi (e questo, oggi, è un &#8220;se&#8221; grosso) allora <strong>la coscienza potrebbe non vivere in una zona, in un&#8217;area, in un punto. Ma in una geometria invisibile sopra di esse.</strong> <s>Una specie di codice sorgente che le aree del cervello eseguono senza saperlo.</s></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il moscerino sull&#8217;anguria, va detto, di tutto questo non sa niente. Sta solo cercando da mangiare, e la sua piccola architettura nascosta intanto continua a girare. </p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>15+ anni </strong>per la conferma sui cervelli di mammifero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dire qualcosa di solido sui cervelli umani serve un connettoma umano completo, e oggi non esiste: il più ambizioso (un millimetro cubo di corteccia umana) ha richiesto anni e produce dati ingestibili senza algoritmi che ancora stiamo affinando. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se la geometria iperbolica del cervello si rivelasse universale in tutti gli esseri viventi, le applicazioni pratiche (diagnosi di disturbi della coscienza, interfacce cervello-macchina, capire i disturbi neurodegenerativi) sono lontane: prima ci aspettano dieci-quindici anni di matematica del cervello, poi forse la traduzione clinica. Chi ne beneficerà per primo? La ricerca accademica e le aziende di neurotecnologia, in quest&#8217;ordine. Il paziente, molto dopo.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla mia scrivania ho un grafico che mostra il <a href="https://www.futuroprossimo.it/2021/04/connettoma-congelato-e-messo-su-un-computer-sara-vera-immortalita/">connettoma umano stimato</a>: 100 trilioni di sinapsi. Una cifra che non ha senso scrivere, e infatti nessuno la sa visualizzare. Magari il segreto è proprio questo: che il numero, da solo, non dice nulla, perché la coscienza non vive nei nodi. Vive nella forma che i nodi disegnano nello spazio dove non possiamo guardarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma: la cosa più importante della nostra testa sta in un posto, o da nessuna parte di preciso? <strong>Olaf Sporns</strong>, uno dei padri della neuroscienza delle reti, lo dice da anni. <strong>Karl Friston</strong> lo dice da anni. <strong>Giulio Tononi</strong>, con la sua <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/05/protyposis-coscienza-umana-e-materia-hanno-la-stessa-origine/">teoria dell&#8217;informazione integrata</a>, pure lo dice da anni. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pierre Teilhard de Chardin</strong> scrisse che <s>il pensiero è un fenomeno geologico.</s> Forse aveva inquadrato il piano sbagliato: non è geologico, è geometrico. Anche se nella foto sul retro del suo libro più famoso sembra uno che non avrebbe gradito il paragone con un moscerino sull&#8217;anguria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già, il moscerino: mappato e ripiegato in uno spazio curvo, sembra dargli ragione. Senza saperlo, ovviamente. <em>Lui, chiamalo fesso, pensa solo all&#8217;anguria.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/coscienza-lorigine-e-nella-geometria-del-cervello/">Coscienza, l&#8217;origine è nella geometria del cervello?</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Voto storico in California: città USA vieta per sempre i data center</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/voto-storico-in-california-citta-usa-vieta-per-sempre-i-data-center/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 18:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Data center]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152981</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Monterey Park 86% di sì al divieto perpetuo. I data center diventano le nuove centrali nucleari? Un paradigma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/voto-storico-in-california-citta-usa-vieta-per-sempre-i-data-center/">Voto storico in California: città USA vieta per sempre i data center</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Monterey Park, nella contea di Los Angeles, 2 giugno 2026.</em> Una città di 62mila abitanti vota una roba che gli Stati Uniti non avevano mai votato prima: un divieto permanente per i data center. Raus, ciccia, vade retro, jatevenne: per sempre. Si tratta della <strong>Misura NDC</strong>, scritta direttamente nel piano regolatore comunale, e approvata col <a href="https://www.coloradoboulevard.net/monterey-park-voters-approve-measure-ndc-banning-data-centers-citywide/">86% dei voti</a>. Per ribaltarla servirà un&#8217;altra elezione cittadina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bersaglio iniziale era un singolo progetto: <strong>HMC StratCap</strong>, uno sviluppatore australiano, voleva costruire un impianto da 23mila metri quadrati nella cittadina grande due terzi di Viareggio, per capirci: l&#8217;immagine di copertina di questo articolo è una ricostruzione AI di come avrebbe potuto apparire l&#8217;impianto. Vi confesso una cosa: la prima volta che ho letto la cifra non mi è sembrata enorme. Poi ho fatto i conti su quanta acqua avrebbe consumato (ci torno fra poco) e ho capito perché in città è scattato il riflesso che ai miei tempi si vedeva solo quando qualcuno proponeva di piazzare un termovalorizzatore vicino alla scuola elementare. <em>Stessa identica reazione.</em></p>



<h3 id="h-il-nimby-cambia-bersaglio" class="wp-block-heading">Il NIMBY cambia bersaglio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La sindrome NIMBY, acronimo che come sapete sta per <em>Not In My Back Yard</em> (non nel mio cortile) ha una lunga storia di applicazione al nucleare: centrali, depositi di scorie, perfino i mini reattori modulari che <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/02/mini-reattori-nucleari-piu-ne-costruisci-meno-sei-al-sicuro/">l&#8217;Italia sta valutando in queste settimane</a> incontreranno lo stesso muro non appena si proverà a indicare un sito. Funziona così: la tecnologia è <strong>teoricamente</strong> utile per tutti, <strong>concretamente</strong> fastidiosa per chi vive nei suoi paraggi, quindi nessuno la vuole accanto a sé. Era il copione classico delle centrali atomiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I data center ci stanno entrando con dieci anni di anticipo sul previsto.</strong> Un sondaggio Gallup di maggio 2026 dice che <a href="https://news.gallup.com/poll/709772/americans-oppose-data-centers-area.aspx">sette americani su dieci</a> non vogliono un impianto del genere nella propria zona. <strong>Data Center Watch</strong>, l&#8217;osservatorio di settore, ha contato fra marzo e giugno 2025 progetti per circa 90 miliardi di euro bloccati o rinviati per opposizione locale. Il Maine ha imposto una moratoria statale ad aprile 2026. Pure la cittadina di Port Washington, in Wisconsin, ha approvato una propria misura. In poche parole non è un sentimento di nicchia, dico io: è una corrente. E su quali considerazioni si basa? Vengo al punto.</p>



<h3 id="h-l-acqua-il-bersaglio-piu-visibile-dei-data-center" class="wp-block-heading">L&#8217;acqua, il bersaglio più visibile dei data center</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Negli Stati Uniti i data center hanno consumato 64 miliardi di litri d&#8217;acqua nel 2023</strong>, secondo il Lawrence Berkeley National Laboratory. Cifra destinata a raddoppiare o quadruplicare entro il 2028. <em>Ma è solo metà della storia, e per noi italiani è la metà comoda.</em> A questi 64 miliardi se ne aggiungono altri 800 miliardi <a href="https://debatearguments.substack.com/p/data-center-water-and-electricity">consumati a monte</a>, nelle centrali elettriche che alimentano gli impianti. Acqua che non compare mai nei bilanci aziendali delle aziende big tech, perché formalmente non la usano loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Faccio un conto domestico? Una <strong>famiglia italiana media</strong> consuma circa 220 litri d&#8217;acqua al giorno (dato Utilitalia). Un singolo data center hyperscale di taglia media c<strong>onsuma fra 4 e 19 milioni di litri al giorno</strong>, a seconda del sistema di raffreddamento. In &#8220;poche parole povere&#8221;, come diceva un mio amico per abbondare, ogni nuovo impianto bevuto da AWS o Microsoft equivale, in giornata, <s>al fabbisogno idrico di fino a 86mila famiglie italiane. </s> Da notare: il progetto bocciato a Monterey Park sarebbe stato uno dei più piccoli del settore.</p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7a331a&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7a331a" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T202636.663-1024x683.jpeg" alt="data center monterey park" class="wp-image-152985" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T202636.663-1024x683.jpeg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T202636.663-300x200.jpeg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T202636.663-228x152.jpeg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T202636.663-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T202636.663-scaled.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">La ridente, vabbè diciamo, Monterey Park.</figcaption></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Una noticina che forse vi dà altri spunti. Nel giugno 2025, lo stato dell&#8217;Indiana ha aperto un&#8217;indagine sul cantiere del data center &#8220;Rainier&#8221;, quello costruito da Amazon per ospitare il calcolo di Anthropic. L&#8217;accusa: aver pompato fuori dal suolo milioni di litri d&#8217;acqua durante la costruzione, prosciugando i pozzi di chi abita vicino. <em>Notate il dettaglio temporale: durante la costruzione. Non quando l&#8217;impianto era acceso. Solo per tirarlo su.</em> Pensate dopo.</p>
</blockquote>



<h3 id="h-il-suolo-che-scotta-forse" class="wp-block-heading">Il suolo che scotta (forse)</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un gruppo di ricerca dell&#8217;Università di Cambridge guidato da <strong>Andrea Marinoni</strong> ha pubblicato a marzo 2026 un preprint dal titolo poco rassicurante: <em>The data heat island effect</em>. Analizzando vent&#8217;anni di dati satellitari su oltre 6mila impianti, gli autori sostengono che <strong>la temperatura del suolo intorno ai data center sia aumentata in media di 2°C dopo l&#8217;entrata in funzione, con punte fino a 9°C, ed effetti misurabili fino a 10 chilometri di distanza.</strong> Circa 340 milioni di persone, dicono, vivono dentro questi anelli di calore.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Marinoni, Lio&#8217;, Cambria et al., <em>&#8220;The data heat island effect: quantifying the impact of AI data centres in a warming world&#8221;</em>, <a href="https://arxiv.org/abs/2603.20897">preprint arXiv</a> (marzo 2026). DOI: 10.48550/arXiv.2603.20897.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dati chiave</strong>: aumento medio della temperatura superficiale del suolo di 2°C, fino a 9°C nei casi estremi, in un raggio di 10 km dagli impianti. Analisi su 6.000+ data center globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cautele</strong>: lo studio non è ancora peer-reviewed. Diversi ricercatori indipendenti, fra cui <a href="https://andymasley.com/writing/data-centers-heat-exhaust-is-not/">Andy Masley</a>, hanno contestato la metodologia, suggerendo che il riscaldamento misurato dai satelliti possa dipendere dal semplice fatto che si sostituisce vegetazione con tetti e asfalto, fenomeno noto come <em>urban heat island</em>. Vlad Galabov di Omdia, citato da The Register, ha invitato alla cautela: misura la temperatura del suolo, non quella dell&#8217;aria che respiriamo.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">La verità sta probabilmente nel mezzo, e qui mi metto i panni del cronista: chiunque abbia visitato un data center sa che è una scatola sigillata di metallo che frigge dentro, e soffia calore fuori. Tipo come il Mio Alienware Aurora (non è una pubblicità) quando lo metto in Overdrive. La fisica del calore non si discute, no? Questo calore soffiato fuori dovrà produrre qualche effetto, o sbaglio? Poi, quanto sia attribuibile alla macchina e quanto al fatto che hai cementificato un campo, lo dirà la peer review nei prossimi mesi. La direzione del fenomeno, però, è plausibile.</p>



<h3 id="h-cosa-rende-davvero-singolare-questo-voto-sui-data-center" class="wp-block-heading">Cosa rende davvero singolare questo voto sui data center</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un dettaglio politico che merita una riflessione, e qui ci metto la mia opinione esplicita. <strong>Monterey Park è una città democratica, in una contea democratica, in uno stato democratico,</strong> in un periodo storico in cui il NIMBY (cioè &#8220;non nel mio cortile&#8221;) è considerato dalla sinistra americana come uno strumento conservatore: quello che blocca le case popolari, le linee del tram, le piste ciclabili. Eppure il sindaco <strong>Elizabeth Yang</strong> e tutti e quattro i consiglieri hanno fatto campagna per il sì. La sinistra californiana ha appena usato l&#8217;arma preferita dei comitati di quartiere reaganiani per bloccare la <a href="https://www.futuroprossimo.it/2025/12/futuro-dell-umanita-perche-il-capitalismo-non-puo-gestire-lai/">grande infrastruttura dell&#8217;AI capitalistica</a>. Una contraddizione che dice molto sul punto in cui siamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">HMC StratCap aveva minacciato vie legali. Poi ha mollato. Sapeva che, anche vincendo in tribunale, avrebbe perso comunque sui media: nessuna città americana vuole essere il prossimo titolo di prima pagina sul &#8220;colosso australiano che impone il data center contro la volontà dei residenti&#8221;. Un precedente che adesso, in ogni consiglio comunale del Paese, ha un nome e un punteggio: <em>Monterey Park, ottantasei a quattordici</em>.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>:<strong> 2-4 anni </strong>in Europa, già adesso negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli USA il fenomeno è in corso ora: 25 progetti cancellati nel 2025 per opposizione locale, oltre 300 disegni di legge in trenta stati. In Europa il copione arriverà più lento ma più strutturato: <strong>Irlanda</strong> e <strong><a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/04/germania-un-anno-fa-laddio-al-nucleare-perche-non-torneranno-indietro/">Germania</a> </strong>hanno già introdotto restrizioni nazionali, e la combinazione AI Act + Green Deal renderà i nuovi impianti hyperscale obiettivi politici naturali. <em>L&#8217;Italia ne discuterà fra due-tre anni</em>, quando il primo grande progetto verrà annunciato vicino a una città di medie dimensioni. A quel punto vedremo se anche da noi vale il <em>buon vicinato</em> oppure il bisogno di megawatt.</p>
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/voto-storico-in-california-citta-usa-vieta-per-sempre-i-data-center/">Voto storico in California: città USA vieta per sempre i data center</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trionda Pro, il pallone connesso che un giorno fischierà il fuorigioco</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/trionda-pro-il-pallone-connesso-che-un-giorno-fischiera-il-fuorigioco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 16:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gadgets]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[sensori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152973</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mondiali 2026: il pallone connesso di adidas registra ogni tocco a 500Hz e parla con il VAR. L'arbitro adesso ha un collega di gomma, ma non fate battute.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/trionda-pro-il-pallone-connesso-che-un-giorno-fischiera-il-fuorigioco/">Trionda Pro, il pallone connesso che un giorno fischierà il fuorigioco</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 12 giugno a Città del Messico cominciano i Mondiali, e cominceranno con un pallone che ha più sensori di certi smartphone. Si chiama <strong>Trionda Pro</strong>, costa 160 euro nella versione che useranno in campo (ngulo! Scusate), e tra le altre cose deve essere ricaricato prima della partita. <strong>Sì, ricaricato: </strong>come uno spazzolino elettrico, come un paio di cuffie wireless, come tutto ormai. Bastano novanta minuti di carica wireless per arrivare a sei ore di autonomia, e se il pallone resta fermo a bordo campo va in ibernazione per risparmiare energia, come <a href="https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/mondiali-2026/2026/05/30-148950913/dentro_trionda_come_funziona_il_pallone_connesso_dei_mondiali_2026">documenta il Corriere dello Sport</a>. <em>Un pallone che dorme. </em>Riassumendo: il VAR adesso ha un complice che pesa 440 grammi e parla a 500 Hertz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pallone connesso non è un&#8217;idea nuova: già <strong>Al Rihla</strong>, nei Mondiali Qatar 2022, montava un sensore di movimento. E già <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/11/litalia-vola-agli-europei-e-giochera-con-il-pallone-che-cambiera-il-calcio/">l&#8217;edizione 2024 degli Europei aveva il suo Fussballliebe</a> con la stessa tecnologia Kinexon al centro. Trionda Pro è la terza generazione, e la più ambiziosa: un sensore IMU (unità di misura inerziale) sospeso dentro uno dei quattro pannelli, con contrappesi negli altri tre per non far ballare la traiettoria. <s>La frequenza di campionamento è 500 volte al secondo.</s> Cinquecento fotogrammi al secondo, in pratica, ma di un cinema fatto di accelerazioni e rotazioni, non di immagini.</p>



<h3 id="h-cosa-cambia-per-davvero-con-un-pallone-connesso" class="wp-block-heading">Cosa cambia, per davvero, con un pallone connesso</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La parte interessante non è il sensore, che esisteva già. È cosa ci fanno con i dati. <strong>Il pallone parla in tempo reale con il sistema VAR e con il fuorigioco semiautomatico.</strong> Quando un attaccante è potenzialmente in posizione irregolare, gli arbitri in sala di controllo ricevono un avviso automatico: <a href="https://it.euronews.com/next/2026/06/01/avatar-ia-e-palloni-smart-dentro-il-mondiale-2026-hi-tech-della-fifa">Euronews descrive il sistema</a> come <s>una combinazione tra telecamere che leggono la posizione di giocatori e pallone cinquanta volte al secondo, e il sensore interno che arriva a cinquecento</s>. Per il fallo di mano è ancora più curioso: il pallone &#8220;sa&#8221; se è stato toccato e quando. In una mischia confusa davanti alla porta, dove finora bisognava interpretare il replay al rallentatore, adesso c&#8217;è una firma digitale del contatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altri termini, l&#8217;arbitro non chiama più il fuorigioco basandosi sull&#8217;occhio e sul collega in sala VAR. Lo chiama il pallone, che dice &#8220;sono stato toccato in questo istante&#8221;, e il sistema incrocia con la posizione dei piedi rilevata dalle telecamere. La decisione finale resta umana, almeno formalmente. <em>Ma è una decisione che arriva da un consiglio molto, molto preciso.</em></p>



<h3 id="h-quanto-e-intelligente-davvero-trionda-pro" class="wp-block-heading">Quanto è &#8220;intelligente&#8221; davvero Trionda Pro</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altra cosa che vale la pena guardare è la costruzione fisica. La <a href="https://www.adidas.com/us/fifa-world-cup-26-trionda-pro-ball/JD8021.html">pagina prodotto di Adidas</a> descrive quattro pannelli termosaldati con superficie testurizzata, micro-rilievi che dovrebbero migliorare la presa con la pioggia e ridurre l&#8217;assorbimento d&#8217;acqua. Il sensore IMU non è più al centro del pallone come nelle versioni precedenti: sta dentro uno dei pannelli, ancorato con un sistema di sospensione che lo isola dagli urti. Gli altri tre pannelli hanno contrappesi per bilanciare. <a href="https://www.nss-sports.com/it/lifestyle/42814/pallone-mondiali-2026">Come riporta nss sports</a>, la scelta dovrebbe garantire stabilità di &#8220;volo&#8221; migliore rispetto al Fussballliebe del 2024. <em>Vedremo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le versioni in vendita sono cinque, e qui c&#8217;è il piccolo dettaglio commerciale che vale la pena segnalare: certo, il Trionda Pro con sensore costa 160 euro (ho già detto ngulo?) ma la versione Club da campetto parrocchiale ne costa una trentina. Stesso nome, stesso design, ma il chip dentro ce l&#8217;ha solo la versione che useranno i giocatori in tv. La tecnologia connessa, nei Mondiali 2026, resta un privilegio degli stadi.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-tecnica" class="wp-block-heading">Scheda tecnica</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Prodotto</strong>: adidas Trionda Pro, FIFA World Cup 2026 Official Match Ball. Quattro pannelli termosaldati, sensore IMU 500Hz montato lateralmente con sospensione, contrappesi sui pannelli restanti, tecnologia Connected Ball sviluppata con <a href="https://www.lidentita.it/trionda-il-pallone-ufficiale-dei-mondiali-2026/">Kinexon</a>.</p>
</div></div>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7a5115&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7a5115" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="768" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T183555.199-1024x768.jpeg" alt="Trionda Pro" class="wp-image-152977" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T183555.199-1024x768.jpeg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T183555.199-300x225.jpeg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T183555.199-207x155.jpeg 207w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2026-06-05T183555.199.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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<h3 id="h-se-il-calcio-diventa-un-sistema-operativo" class="wp-block-heading">Se il calcio diventa un sistema operativo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è una cosa che mi colpisce, e non è la tecnologia in sé. <strong>È il modo in cui sta cambiando il rapporto fra gioco e regole.</strong> Per cento anni il calcio si è retto su una struttura semplice: un arbitro in mezzo al campo, due guardalinee sulle fasce, l&#8217;occhio umano come unica fonte di verità. La verità era discutibile, lenta, sbagliata, e proprio per questo era un argomento da bar: ti ricordi quel gol annullato a Italia-Argentina del &#8217;90? <em>Eccolo, il senso. Ti ricordi.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso la verità è un pacchetto di dati che arriva in cuffia al direttore di gara mentre la palla è ancora in aria. Detto altrimenti, il margine di interpretazione si restringe: il fuorigioco non è più &#8220;quasi sicuramente&#8221; oltre la linea, ma 3,7 centimetri oltre. La mano non è più &#8220;forse l&#8217;ha toccata&#8221;, ma toccata sì, al minuto 47:23.401. È un calcio più giusto, probabilmente. È anche un calcio in cui certe conversazioni post-partita perdono tutto il loro succo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">(Per inciso, qui lo dico e qui mi contraddico: pure il VAR doveva essere &#8220;definitivo&#8221; quando è arrivato nel 2018, ai Mondiali in Russia. Sette anni dopo discutiamo ancora di decisioni VAR. Non c&#8217;è motivo di pensare che con il pallone connesso andrà diversamente. Cambiano solo gli oggetti del dibattito.)</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Guardate, il punto vero è un altro e scommetto che alcuni di voi non ci hanno pensato: i dati che il pallone genera non finiscono solo al VAR. <strong>Finiscono ai broadcaster, agli analisti, ai modelli di intelligenza artificiale che <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/01/calcio-del-futuro-e-tecnologia-le-novita-tra-var-arbitri-virtuali-e-metaverso/">già da qualche anno mappano il calcio come fosse un videogioco</a>. </strong>Cinquecento misurazioni al secondo per ogni pallone in gioco fa, in una partita da novanta minuti, <s>qualcosa come due milioni e settecentomila punti dati. Per partita. Per pallone (di solito ne usano una decina). </s>Ditemi voi che cosa ci faranno, quelli bravi con i numeri, con tutta questa roba. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Io una mezza idea ce l&#8217;ho, e riguarda le scommesse in tempo reale e i modelli predittivi. Ma è solo un sospetto.</strong></p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>5-10 anni </strong>per la diffusione ai campionati nazionali maggiori,<strong> 15+ </strong>per il calcio di base.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pallone connesso funziona già: lo vedremo dal 12 giugno. Il problema non è la tecnologia, è il costo e l&#8217;infrastruttura. Un Trionda Pro vale 160 euro, ma serve anche il sistema di ricezione dati a bordo campo, il software VAR compatibile, gli operatori formati. Serie A e Premier League ci arriveranno in tempi brevi. Una Lega Pro o un campionato dilettanti, fra dieci anni, forse mai. Per il calcetto del giovedì sera resteremo con il pallone che si sgonfia e le discussioni infinite sul fuorigioco di Marco, che giurava di essere in linea. Le discussioni sopravvivranno alla tecnologia, in fondo: è quello il bello.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo per la classica domandina finale ce l&#8217;avete? Ve la faccio, ma sento che non ha risposta. Tra trent&#8217;anni, quando i miei nipoti guarderanno un Mondiale completamente arbitrato dai sensori (perché ci arriveremo, è solo questione di tempo), e qualcuno racconterà loro che una volta, ai bei tempi, l&#8217;arbitro era un signore col fischietto che decideva a occhio nudo da venti metri di distanza, sotto la pioggia, mentre ventiduemila persone gli urlavano contro: cosa risponderanno? &#8220;Nonno, ma scherzi&#8221;? Oppure resteranno zitti, con quel mezzo sorriso compassionevole che riserviamo a chi parla di telefoni a gettoni? Perchè andrà così, eh. Trionda Pro è solo, che mi piaccia o no, un altro chiodo sulla bara del passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunque. Il 12 giugno, Messico contro Sudafrica. Calcio d&#8217;inizio alle nostre 20, ora italiana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Speriamo che abbiano caricato i palloni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/trionda-pro-il-pallone-connesso-che-un-giorno-fischiera-il-fuorigioco/">Trionda Pro, il pallone connesso che un giorno fischierà il fuorigioco</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Autismo, la diagnosi può iniziare da un campione di urina</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/autismo-la-diagnosi-puo-iniziare-da-un-campione-di-urina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 05:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Scoperte]]></category>
		<category><![CDATA[diagnostica]]></category>
		<category><![CDATA[Neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152950</guid>

					<description><![CDATA[<p>I batteri intestinali sembrano "raccontare" l'autismo nelle urine. 23 metaboliti su 24 risultano alterati nei bambini autistici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/autismo-la-diagnosi-puo-iniziare-da-un-campione-di-urina/">Autismo, la diagnosi può iniziare da un campione di urina</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Novanta per cento di sensibilità e Cento per cento di specificità su 99 bambini: questi i numeri di un test delle urine a basso costo, col risultato in poche settimane. Se i numeri tengono (e qui sta il &#8220;se&#8221;), la <strong>diagnosi</strong> precoce di <strong>autismo</strong> potrebbe passare da una valutazione comportamentale di mesi a un esame da laboratorio di analisi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio è uscito su <a href="https://www.nature.com/articles/s41380-026-03620-5"><em>Molecular Psychiatry</em></a> il 26 maggio scorso. L&#8217;idea alla base è quella di misurare cosa producono i batteri intestinali, e quanto, perché nei bambini con disturbo dello spettro autistico <s>quelle molecole sono fra cento e mille volte sopra il normale.</s></p>



<h3 id="h-cosa-misura-davvero-il-test" class="wp-block-heading">Cosa misura davvero il test</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema si chiama <strong>MDM (<em>Microbially-Derived Metabolites</em>)</strong> ed è stato messo a punto da un gruppo dell&#8217;Arizona State University guidato da <strong>James Adams</strong>, che sull&#8217;asse intestino-cervello ci lavora da una quindicina d&#8217;anni. <s>Misura nelle urine 24 metaboliti prodotti dai batteri intestinali a partire da tre amminoacidi: <strong>tirosina, triptofano </strong>e<strong> fenilalanina</strong></s>. Tre nomi che ai non addetti dicono poco, <strong>ma da cui dipendono dopamina e serotonina, ossia gli interruttori neurochimici di umore, attenzione, apprendimento. </strong><s>Il 90% per cento della serotonina e la metà della dopamina si fabbricano nell&#8217;intestino, non nel cervello</s>: è impressionante o no? </p>



<div class="wp-block-group has-background" style="background-color:#ffffff"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="wp-block-paragraph">Nei bambini con autismo coinvolti nello studio (52, contro 47 neurotipici, distribuiti fra Arizona, Massachusetts, Tennessee e Texas) <strong>23 di quei 24 metaboliti</strong> <strong>risultavano significativamente più alti.</strong> In media, tre per bambino superavano qualsiasi valore mai visto nei coetanei sani. <s>Alcuni concentrati fino a mille volte sopra il valore di riferimento.</s> <strong>Il più studiato è il p-cresolo:</strong> in 17 indagini precedenti su 17 era già risultato elevato in chi ha una diagnosi di autismo. Lo studio attuale, insomma, non scopre il continente, ma traccia una mappa più precisa.</p>
</div></div>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7a6a78&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7a6a78" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="687" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific__mano-di-un-tecnico-di-laboratorio-con-guanto-in-ni__69071-1024x687.jpg" alt="Diagnosi autismo" class="wp-image-152966" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific__mano-di-un-tecnico-di-laboratorio-con-guanto-in-ni__69071-1024x687.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific__mano-di-un-tecnico-di-laboratorio-con-guanto-in-ni__69071-300x201.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific__mano-di-un-tecnico-di-laboratorio-con-guanto-in-ni__69071-228x153.jpg 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/magnific__mano-di-un-tecnico-di-laboratorio-con-guanto-in-ni__69071.jpg 1264w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">La cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa è la tecnica che permette di quantificare i 24 metaboliti microbici nel campione.</figcaption></figure>



<h3 id="h-come-al-solito-prudenza" class="wp-block-heading">Come al solito, prudenza</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Novantanove bambini in totale. Non novecento, non novemila. È uno studio pilota dichiarato, e gli autori stessi scrivono che servono coorti più ampie per validare il sistema a livello di popolazione. Mancano dati su dieta, peso e farmaci dei partecipanti, tutte cose che possono spostare le concentrazioni urinarie. Sono esclusi i bambini con sindromi genetiche note come l&#8217;X fragile. E gli autori del paper hanno brevetti pendenti e sono co-fondatori di <strong>Autism Diagnostics LLC </strong>e <strong>Gut-Brain-Axis Therapeutics</strong>, le aziende che venderanno il test: <em>lo dichiarano apertamente nelle disclosure, va detto, ma la cosa entra nel quadro.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati però sembrano solidi, e l&#8217;idea di un sottotipo di autismo &#8220;associato ai metaboliti microbici&#8221; (gli autori lo chiamano ASD-MDM, e dicono che potrebbe coprire addirittura il 90% dei casi) è effettivamente nuova. E ha aggiunto una domanda: cosa fanno davvero, sul cervello e sul comportamento, queste molecole nel tempo? <em>Rispondere, hanno ammesso i ricercatori, sarà complicato.</em></p>



<h3 id="h-cosa-cambia-per-i-pediatri-italiani" class="wp-block-heading">Cosa cambia per i pediatri italiani</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza, nulla. Per ora. Il test è disponibile nel Regno Unito tramite il laboratorio partner Analutos, e Adams sta lavorando a portarlo negli Stati Uniti. In Italia, dove l&#8217;<a href="https://www.futuroprossimo.it/2022/04/giornata-dell-autismo-i-progressi/">autismo riguarda un bambino ogni 77 nella fascia 7-9 anni</a> secondo i dati ANGSA, lo screening resta clinico, basato su scale come la M-CHAT e su valutazioni multidisciplinari. Esistono ricerche italiane consolidate sull&#8217;<a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/11/autismo-identificato-il-ruolo-chiave-della-mielina-nel-cervello/">asse mielinico</a>, sui possibili <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/04/autismo-possibile-legame-con-il-litio-acqua-potabile/">fattori ambientali</a> e sul microbiota: Fasano e altri lavorano sull&#8217;idea di una &#8220;firma biologica&#8221; da anni. Il punto resta lo stesso: serve uno strumento di triage non invasivo, e questo è il candidato meglio documentato finora.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Flynn C.K., Carr K., Whiteley P., Adams J.B. et al., <em>&#8220;Elevated microbially-derived metabolites in autism: a possible diagnostic screening test for a distinct ASD phenotype&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://www.nature.com/articles/s41380-026-03620-5"><em>Molecular Psychiatry</em></a> (26 maggio 2026). DOI: 10.1038/s41380-026-03620-5.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dati chiave</strong>: 99 bambini (52 con autismo, 47 a sviluppo tipico) di età 2-11 anni, reclutati in Arizona, Massachusetts, Tennessee e Texas. 23 metaboliti su 24 significativamente elevati nel gruppo autismo. Sensibilità 90%, specificità 100% nel campione. Concentrazioni di alcuni metaboliti fino a 1000 volte sopra il riferimento.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>4-7 anni</strong> per un uso clinico realistico in Europa, sempre che la validazione su coorti grandi tenga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Servono studi su migliaia di bambini, non solo novantanove. Serve capire, poi, se il test funziona altrettanto bene su bambini con dieta e farmaci diversi da quelli del campione americano. Ancora, serve un percorso regolatorio europeo, che per i test diagnostici diretti al pubblico non è breve. Infine, serve qualcuno che lo paghi: nel Regno Unito oggi il test costa intorno alle 400 sterline, fuori dal Servizio sanitario. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia il primo a usarlo, ammesso che arrivi, sarà chi può permetterselo privatamente.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Adams ha fatto una dichiarazione a <em>Medscape</em> che vale la pena di leggere due volte: quanti altri studi servono ancora per stabilire certi legami? </p>



<p class="wp-block-paragraph">È la domanda di chi sa che la scienza, a un certo punto, deve smettere di accumulare evidenze e iniziare a decidere cosa farne. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/autismo-la-diagnosi-puo-iniziare-da-un-campione-di-urina/">Autismo, la diagnosi può iniziare da un campione di urina</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Auto elettriche, perché in 5 anni non si parlerà più di autonomia</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/auto-elettriche-perche-in-5-anni-non-si-parlera-piu-di-autonomia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 18:45:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Veicoli elettrici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152926</guid>

					<description><![CDATA[<p>Batterie più dense, ricarica in 6 minuti, autonomie da 700 km. Le auto elettriche sono pronte. L'Italia, un po' meno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/auto-elettriche-perche-in-5-anni-non-si-parlera-piu-di-autonomia/">Auto elettriche, perché in 5 anni non si parlerà più di autonomia</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel 2020</strong> l&#8217;autonomia media di un&#8217;auto elettrica europea era di 350 km: oggi siamo a 563 km medi nell&#8217;UE, e i top di gamma flirtano con i 780. La ricarica dal 10 all&#8217;80%, che cinque anni fa richiedeva 40 minuti buoni, oggi sui modelli a 800 volt scende sotto i 20 (e <strong>CATL</strong> ha appena presentato celle che vanno dal 10 al 98% in 6 minuti e 27 secondi). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>InsideEVs</strong>, in un pezzo firmato <strong>Francesco Barontini</strong>, <a href="https://insideevs.it/news/797649/autonomia-auto-elettriche-problema-risolto-5-anni/">sostiene che fra cinque anni nessuno parlerà più di chilometri percorribili</a> con una carica. Probabilmente ha ragione. La domanda che mi faccio io è: dove?</p>



<h3 id="h-i-numeri-che-il-saputello-al-bar-non-conosce-ancora" class="wp-block-heading">I numeri che il saputello al bar non conosce ancora</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Cinque anni fa, un&#8217;utilitaria elettrica decente dichiarava 250-350 km WLTP (l’acronimo significa “Worldwide Harmonised Light Vehicle Test Procedure” e serve a misurare in modo più realistico rispetto al vecchio NEDC quanti chilometri può fare un’EV e quanta energia consuma). Oggi <a href="https://www.quattroruotepro.it/autonomia-auto-elettriche/">l&#8217;Osservatorio Quattroruote Professional</a> certifica una media di 494 km WLTP sulle auto elettriche vendute in Italia nel 2025: +65% in cinque anni. La <strong>European Environment Agency</strong> dà 563 km come media UE, e in Europa le auto con percorrenza sotto i 300 km sono diventate residuali. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La fascia più popolata è quella tra 500 e 599 km di autonomia dichiarata. </p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla ricarica il salto è anche più vistoso: la <strong>Mercedes AMG GT Coupé4</strong> elettrica annuncia picchi a 600 kW, la <strong>BMW iX3</strong> già ricarica a 400, e in Cina <strong>BYD</strong> ha mostrato a marzo una colonnina Flash da 1.500 kW <s>che riempie il 60% di batteria in cinque minuti. </s></p>



<p class="wp-block-paragraph">CATL ha risposto con la <strong>Shenxing</strong> di terza generazione, LFP, <s>dal 10 al 98% in sei minuti e ventisette secondi</s>. Un decennio fa si stava un&#8217;ora fermi al supercharger. Oggi è il tempo di un caffè doppio, anche al banco.</p>



<h3 id="h-l-autostrada-di-luglio-pero-non-ha-letto-i-comunicati" class="wp-block-heading">L&#8217;autostrada di luglio, però, non ha letto i comunicati</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Qui i fan dei diesel hanno un cassetto pieno di obiezioni e ve li dico: parecchie sono <em>vere</em></strong>. I 600 km WLTP, in autostrada d&#8217;inverno a 130 reali, l&#8217;ADAC li sconta del 35-40%: restano 360. Ci si arriva, ma a Bolzano con il riscaldamento acceso da Roma le cose potrebbero andare molto diversamente da quanto dicono. Ancora, ok le potenze da 600 o 1000 kW, ma richiedono colonnine che esistano davvero: secondo <strong>Motus-E</strong>, a giugno 2025 in Italia c&#8217;erano <strong>67.561 punti di ricarica pubblici</strong>, <s>ma di questi, solo il 22% circa eroga sopra i 100 kW. </s>La 600 kW della <em>AMG</em> davanti a una colonnina da 50 fa la stessa figura della Ferrari nel traffico di Mergellina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aggiungo la questione geografica? <strong>Il 58% delle colonnine sta al Nord</strong>, il Sud e le isole si dividono il 23% (poi bisogna anche vedere quante effettivamente funzionano: temo che lo scarto nord-sud aumenterebbe). Il regolamento europeo <strong>AFIR</strong> impone una stazione da almeno 150 kW ogni 60 km sulla rete autostradale entro il 2030, e l&#8217;Italia ci sta arrivando, <s>ma &#8220;ci stiamo arrivando&#8221; è il participio presente più frequente nei documenti del PNRR.</s></p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7a84ee&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7a84ee" class="wp-block-image wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1408" height="768" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-laterale-del-display-di-una-colonnina-di-ricarica-veloce-in.jpg" alt="Auto elettriche Primo piano laterale del display di una colonnina di ricarica veloce in" class="wp-image-152947" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-laterale-del-display-di-una-colonnina-di-ricarica-veloce-in.jpg 1408w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-laterale-del-display-di-una-colonnina-di-ricarica-veloce-in-300x164.jpg 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-laterale-del-display-di-una-colonnina-di-ricarica-veloce-in-1024x559.jpg 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/primo-piano-laterale-del-display-di-una-colonnina-di-ricarica-veloce-in-228x124.jpg 228w" sizes="(max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Sei minuti e ventisette secondi: la nuova Shenxing di CATL ricarica dal 10 al 98%. Sulla colonnina giusta.</figcaption></figure>



<h3 id="h-il-pezzo-che-i-puristi-azzeccano" class="wp-block-heading">Il pezzo che i puristi azzeccano</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La battaglia che i fan del termico vincono per knock-out tecnico, almeno fino a quando dura, è quella del<strong> prezzo</strong>. Lì non si può dir niente. <strong>Una berlina elettrica decente in Italia parte da 35-40 mila euro, una equivalente endotermica fa lo stesso lavoro a 25.</strong> La <em>Nuova Lancia Gamma</em> con i suoi 740 km promessi non sarà una macchina &#8220;popolare&#8221; e per famigliole medie: sarà un pezzo da listino premium. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E finché una piccola auto elettrica costerà come due Panda, il discorso &#8220;tanto risparmi sul carburante&#8221; funziona dopo 6 o 7 anni, sempre che la batteria non chieda interventi. Su questo, ripeto, niente da obiettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo che la traiettoria è chiara: <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/04/riciclo-2-0-delle-batterie-la-pietra-tombale-sul-tema-auto-elettrica-si-o-no/">il prezzo medio per kWh sta scendendo di anno in anno</a>, le LFP cinesi costano la metà delle NMC europee, e quando auto tipo la <strong>Xin-Bixiao</strong> di <strong>Sunwoda</strong> entreranno in produzione di massa nel 2027, una berlina da 1.000 km di autonomia reale costerà come una Tiguan turbo benzina. <em>Saranno i cinesi a deciderlo, non Bruxelles. Ma succederà.</em></p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>3-5 anni</strong> per chi vive in città con casa indipendente o garage, <strong>7-10 anni</strong> per chi guida fra Catanzaro e Reggio in pieno agosto. La tecnologia è già qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel che manca è una rete ultrafast capillare a Sud del Garigliano, prezzi sotto i 25 mila euro per i modelli medi, e una <a href="https://www.futuroprossimo.it/2022/06/stellantis-ricarica-veicoli-elettrici/">rete autostradale che non costringa a giochi di pianificazione</a> ogni cento chilometri. Ne beneficeranno per primi i pendolari urbani con box auto: classe media settentrionale, sostanzialmente. Per il resto bisogna aspettare la prossima generazione di batterie LFP cinesi sotto i 70 dollari/kWh, attesa fra 2028 e 2030, e un PNRR ricarica che non finisca in proroga perpetua.</p>
</div></div>



<h3 id="h-l-ansia-da-autonomia-diventa-ansia-da-listino" class="wp-block-heading">L&#8217;ansia da autonomia diventa ansia da listino</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra cinque anni, davvero, nessuno parlerà più di km percorribili con una carica.</strong> Si parlerà di altro: <a href="https://www.futuroprossimo.it/2021/03/per-il-pianeta-lauto-elettrica-e-meglio-dellauto-tradizionale-o-no/">quanto dura la batteria nel tempo</a>, quanto costa il kWh sulla rete pubblica italiana, o magari quanto pesa il listino di un&#8217;auto media senza incentivi. Chi vede una delle nuove auto elettriche e chiede &#8220;ma quanti chilometri fa&#8221; verrà preso in giro come oggi si prende in giro chi nel 2007 chiedeva al venditore di telefonini se l&#8217;iPhone faceva pure le chiamate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resterà un&#8217;altra cosa, però. Nel 2031 il proprietario di un diesel ben tenuto del 2018 si fermerà a un autogrill, vedrà sei colonnine occupate da Tesla e BYD, ne troverà una libera per il suo bagagliaio diesel, farà il pieno in tre minuti e dirà: vedete? Avevo ragione io. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Avrà ragione lui, sì. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ancora per poco, però. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/auto-elettriche-perche-in-5-anni-non-si-parlera-piu-di-autonomia/">Auto elettriche, perché in 5 anni non si parlerà più di autonomia</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;agricoltura extraterrestre e la sfida di coltivare le piante sui suoli lunari e marziani</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/agricoltura-extraterrestre-e-la-sfida-di-coltivare-le-piante-sui-suoli-lunari-e-marziani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Pericu]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 15:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[esplorazione spaziale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152969</guid>

					<description><![CDATA[<p>Esplora l'agricoltura nello spazio e come le biosfere artificiali possono sostenere la produzione di cibo extraterrestre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/agricoltura-extraterrestre-e-la-sfida-di-coltivare-le-piante-sui-suoli-lunari-e-marziani/">L&#8217;agricoltura extraterrestre e la sfida di coltivare le piante sui suoli lunari e marziani</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di stabilire insediamenti permanenti sulla Luna e su Marte dipende da tantissimi fattori tecnologici, tra cui la <strong>capacità di produrre cibo direttamente nello spazio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trasportare continuamente risorse dalla Terra comporterebbe costi elevati e complessità logistiche difficili da sostenere nel lungo periodo. Per questo motivo, agenzie spaziali, università e centri di ricerca stanno lavorando alla creazione di biosfere artificiali in grado di ospitare coltivazioni autonome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prime sperimentazioni si concentrano sulla realizzazione di ambienti chiusi dove temperatura, umidità, illuminazione e composizione atmosferica possano essere controllate con precisione. L&#8217;obiettivo consiste nel <strong>ricreare condizioni favorevoli alla crescita delle piante</strong> anche in assenza degli equilibri naturali presenti sul nostro pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi studi non riguardano esclusivamente la sopravvivenza degli astronauti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati ottenuti potrebbero offrire applicazioni utili anche per l&#8217;<strong>agricoltura terrestre</strong>, soprattutto nelle aree caratterizzate da condizioni ambientali difficili.</p>



<h2 id="h-quali-saranno-i-primi-vegetali-di-lusso-che-gli-astronauti-potranno-raccogliere-nello-spazio" class="wp-block-heading"><strong>Quali saranno i primi vegetali di lusso che gli astronauti potranno raccogliere nello spazio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle prime fasi delle colonie extraterrestri verranno probabilmente privilegiate <strong>colture ad alto rendimento e rapida crescita</strong>, come lattughe, pomodori, legumi e alcune varietà di cereali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il tempo, tuttavia, l&#8217;interesse potrebbe estendersi verso prodotti più ricercati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli scienziati stanno studiando come <strong>proteggere le piantagioni equatoriali dai raggi cosmici </strong>per permettere ai futuri coloni di gustare una pregiata<a href="https://www.maxicoffee.it/caffe-in-grani-c-6_58.htm"> <strong>selezione di caffè in grani</strong></a> cresciuta interamente all&#8217;interno di <strong>serre geodetiche riscaldate su Marte</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al caffè, potrebbero trovare spazio spezie aromatiche, piccoli frutti e altre colture considerate oggi prodotti di qualità superiore. Non è escluso che, in futuro, aziende del settore alimentare e realtà specializzate nella degustazione, come <em>Maxi Coffee</em>, seguano con interesse gli sviluppi di queste ricerche per comprendere come cambierà il concetto stesso di produzione agricola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conquista dello spazio richiederà soluzioni innovative in molti ambiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste, la capacità di coltivare piante lontano dalla Terra rappresenta una delle sfide scientifiche più affascinanti e promettenti per il futuro dell&#8217;esplorazione umana.</p>



<h2 id="h-simulare-la-gravita-ridotta-all-interno-di-moduli-orbitali-e-modificare-il-terreno-sterile-dei-pianeti" class="wp-block-heading"><strong>Simulare la gravità ridotta all&#8217;interno di moduli orbitali e modificare il terreno sterile dei pianeti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principali ostacoli alla coltivazione nello spazio riguarda la <strong>gravità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le piante hanno sviluppato nel corso di milioni di anni meccanismi biologici che consentono alle radici di orientarsi verso il basso e ai fusti di crescere verso l&#8217;alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei moduli orbitali e negli habitat destinati alle future missioni lunari e marziane, questi processi possono risultare alterati. Per comprendere come reagiscono le colture, gli scienziati utilizzano<strong> sistemi rotanti e camere sperimentali </strong>capaci di <strong>simulare differenti livelli di gravità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le osservazioni raccolte mostrano che alcune specie riescono ad adattarsi sorprendentemente bene, mentre altre richiedono condizioni più controllate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione dell&#8217;acqua e dei nutrienti rappresenta un ulteriore elemento di studio, poiché il loro comportamento cambia sensibilmente in ambienti a gravità ridotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra cosa da sapere è che i <strong>suoli lunari e marziani </strong>presentano caratteristiche molto diverse da quelle dei terreni agricoli terrestri. Sono <strong>poveri di sostanze organiche </strong>e non possiedono le comunità microbiche indispensabili per sostenere la crescita delle colture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per affrontare questa sfida, numerosi laboratori stanno sperimentando l&#8217;impiego di <strong>batteri simbionti e microrganismi selezionati</strong>. Queste popolazioni biologiche potrebbero contribuire a trasformare materiali sterili in substrati più adatti allo sviluppo delle piante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idea consiste nel creare<strong> ecosistemi controllati</strong> in cui microorganismi, radici e nutrienti collaborino alla formazione di un terreno progressivamente più fertile. Alcuni test effettuati su simulanti del suolo marziano hanno già fornito risultati incoraggianti, dimostrando la possibilità di coltivare diverse specie vegetali in condizioni sperimentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/agricoltura-extraterrestre-e-la-sfida-di-coltivare-le-piante-sui-suoli-lunari-e-marziani/">L&#8217;agricoltura extraterrestre e la sfida di coltivare le piante sui suoli lunari e marziani</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una mutanda smart ti spia il microbioma intestinale</title>
		<link>https://www.futuroprossimo.it/2026/06/una-mutanda-smart-ti-spia-il-microbioma-intestinale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Riccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:28:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[sensori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.futuroprossimo.it/?p=152911</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per capire il microbioma intestinale serviva una mutanda. Ottomila volontari in coda per indossarla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/una-mutanda-smart-ti-spia-il-microbioma-intestinale/">Una mutanda smart ti spia il microbioma intestinale</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Brantley Hall</strong> sta lavorando in laboratorio. I sensori a idrogeno che doveva testare in camera anaerobica non funzionano. Non chiedetemi perché (non lo so) ma a un certo punto, evidentemente frustrato dalla situazione, mette uno di questi sensori dentro le sue mutande, e ci scoreggia sopra. Il sensore, a quel punto, emette un segnale fortissimo: per accendersi, aveva bisogno di ossigeno, e nelle mutande ce n&#8217;è un bel po&#8217;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel pomeriggio piuttosto bizzarro è nata la prima mutanda al mondo in grado di misurare il microbioma intestinale attraverso le flatulenze. Si chiama <strong>Smart Underwear</strong>, ne sono già state distribuite ottocento, e la lista d&#8217;attesa cresce di cinquanta persone al giorno. <em>Vi interessa sapere come funziona, o vi siete inclinati verso di me per qualche altro motivo? </em></p>



<h3 id="h-come-funziona-la-mutanda-che-ascolta-i-batteri" class="wp-block-heading">Come funziona la mutanda che ascolta i batteri</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il dispositivo è grande quanto una monetina da due euro. Si aggancia all&#8217;interno della mutanda con due bottoncini, sotto si carica con un cavetto USB, sopra parla via Bluetooth con un&#8217;app. Dentro, ci sono sensori elettrochimici che misurano l&#8217;idrogeno, l&#8217;unico gas dei peti prodotto esclusivamente dai batteri durante la fermentazione di carboidrati non digeriti. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;idrogeno è una firma del microbioma intestinale all&#8217;opera. Le altre tecniche per studiarlo erano due, entrambe poco invitanti: un <strong>diario da autocompilare </strong>(la memoria è imperfetta, e gli eventi notturni difficili o impossibili da ricordare) e un <strong>tubo rettale</strong> (non credo servano spiegazioni).</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Lo <a href="https://doi.org/10.1016/j.biosx.2025.100699">studio pilota pubblicato a ottobre 2025</a> su <em>Biosensors and Bioelectronics: X</em> ha seguito diciannove adulti sani. Risultato: una <strong>media di 32 peti al giorno</strong>, con un range che va da 4 a 59 (complimenti, bomber). La letteratura medica fissava la media a quattordici. Dunque, sono in realtà il doppio, e non perché siamo cambiati noi: perché finora si misurava male. <em>La mutanda registra anche gli eventi notturni, quelli che il volontario col diarietto perdeva per definizione.</em></p>



<figure data-wp-context="{&quot;imageId&quot;:&quot;6a27f4a7aa564&quot;}" data-wp-interactive="core/image" data-wp-key="6a27f4a7aa564" class="wp-block-image size-large wp-lightbox-container"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-wp-class--hide="state.isContentHidden" data-wp-class--show="state.isContentVisible" data-wp-init="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--click="actions.showLightbox" data-wp-on--load="callbacks.setButtonStyles" data-wp-on--pointerdown="actions.preloadImage" data-wp-on--pointerenter="actions.preloadImageWithDelay" data-wp-on--pointerleave="actions.cancelPreload" data-wp-on-window--resize="callbacks.setButtonStyles" src="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264026-1024x683.webp" alt="Mutanda smart" class="wp-image-152924" srcset="https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264026-1024x683.webp 1024w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264026-300x200.webp 300w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264026-228x152.webp 228w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264026-1536x1024.webp 1536w, https://www.futuroprossimo.it/wp-content/uploads/2026/06/1000264026.webp 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><button
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		</button><figcaption class="wp-element-caption">Bellino il sensorino. Ha pure il disegnino del vabbè si è capito. </figcaption></figure>



<h3 id="h-cosa-cambia-per-chi-ha-il-colon-irritato" class="wp-block-heading">Cosa cambia per chi ha il colon irritato</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In una presentazione preliminare di maggio, su 37 volontari il team ha individuato 24 persone con intolleranza al lattosio oggettivata dal sensore (impennata di idrogeno dopo i latticini). Di queste, solo dodici si erano accorte di scoreggiare di più. <strong>Una persona su due non si rende conto di quello che fa il proprio intestino.</strong> E quando arriva dal gastroenterologo convinta di avere solo &#8220;problemi di gas&#8221;, spesso i numeri smentiscono la percezione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Hall lo dice con cautela: chi si presenta in ambulatorio lamentando flatulenze eccessive, secondo i dati, spesso ha un problema diverso. Sintomi sovrapponibili, terapia sbagliata se si parte dall&#8217;autodiagnosi.</p>



<h3 id="h-lo-zen-digester-e-l-iperproduttore" class="wp-block-heading">Lo Zen Digester e l&#8217;Iperproduttore</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>Human Flatus Atlas</strong>, il progetto nazionale americano partito a febbraio, recluta volontari appartenenti a tre categorie. Gli <strong>Zen Digester</strong> (dieta ricchissima di fibre, 25-38 grammi al giorno, eppure peti scarsi), gli <strong>Hydrogen Hyperproducer</strong> (alla lettera: gente che scoreggia molto), e i <strong>&#8220;normali&#8221;</strong> in mezzo. Tra le due estremità si raccolgono anche campioni fecali per il sequenziamento genomico dei batteri. L&#8217;<a href="https://www.eurekalert.org/news-releases/1115965">obiettivo dichiarato</a> è stabilire cosa sia &#8220;normale&#8221; davvero, perché in medicina abbiamo intervalli di riferimento per il colesterolo e la glicemia, ma per la flatulenza ancora no.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/12/microbioma-intestinale-ora-possiamo-guidare-i-batteri-buoni/">interesse per il microbioma intestinale</a> ha avuto un decennio di entusiasmo divulgativo e parecchio fumo. Questo strumento, almeno, aggiunge un fatto: la possibilità di misurare cosa fa il microbioma minuto per minuto, non solo cosa contiene quando uno fa la cacca in laboratorio. È la differenza tra fotografare una città da lontano e ascoltarne il traffico.</p>
</blockquote>



<h3 id="h-l-idea-finale-e-l-azienda" class="wp-block-heading">L&#8217;idea finale, e l&#8217;azienda</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Hall e il collega <a href="https://www.futuroprossimo.it/2024/09/un-device-trasforma-il-sudore-in-dati-con-un-dito/"><strong>Santiago Botasini</strong> hanno fondato Ventoscity LLC</a> per portare la tecnologia fuori dal laboratorio. <strong>La visione lontana è ricodificare la flora intestinale perché produca meno gas</strong>, consentendo alle persone di mangiare le fibre necessarie a prevenire (tra le altre cose) il cancro al colon (oggi la maggior parte delle persone non assume abbastanza fibra anche perché le diete ricche di fibra causano gas e gonfiore difficili da reggere socialmente). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Riassumendo: se capisci come scorre l&#8217;elettrone nel microbioma intestinale, forse puoi riprogrammarlo. <em>Forse</em>. Lo stesso Hall, sull&#8217;orizzonte, è prudente: &#8220;non è qualcosa che faremo domani&#8221;. Intanto la lista d&#8217;attesa per la mutanda, partita a 8.000 nelle prime due settimane, cresce di cinquanta nomi al giorno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una correlazione, anche questa, tra il <a href="https://www.futuroprossimo.it/2023/10/psicobiotica-i-microbi-possono-decidere-il-nostro-umore/">desiderio di sapere cosa fanno i nostri batteri</a> e la disponibilità a indossare un sensore di gas nelle parti basse.</p>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-scheda-studio" class="wp-block-heading">Scheda Studio</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pubblicazione</strong>: Botasini S. <em>et al.</em>, <em>&#8220;Smart underwear: A novel wearable for long-term monitoring of gut microbial gas production via flatus&#8221;</em>, pubblicato su <a href="https://doi.org/10.1016/j.biosx.2025.100699"><em>Biosensors and Bioelectronics: X</em></a> (vol. 27, art. 100699, 10 ottobre 2025).</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group has-base-2-background-color has-background"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h4 id="h-quando-lo-vedremo-davvero" class="wp-block-heading">Quando lo vedremo davvero</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Orizzonte stimato</strong>: <strong>2-4 anni </strong>perché la mutanda smart diventi uno strumento di ricerca clinica, <strong>5-8 anni</strong> per uso diagnostico ambulatoriale, <strong>10 anni</strong> per qualsiasi forma di ricodifica terapeutica del microbioma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Servono validazione su migliaia di soggetti (il primo batch dell&#8217;Atlas è 500, la coda è 8.000), miglioramento dei sensori per misurare anche metano e anidride carbonica, approvazione regolatoria. Ne beneficeranno per primi i ricercatori del microbioma, poi i gastroenterologi nelle cliniche universitarie. La ricodifica della flora batterica per produrre meno gas mangiando fibre, l&#8217;obiettivo dichiarato, è oggi a livello di idea.</p>
</div></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.futuroprossimo.it/2026/06/una-mutanda-smart-ti-spia-il-microbioma-intestinale/">Una mutanda smart ti spia il microbioma intestinale</a> è tratto da <a href="https://www.futuroprossimo.it">Futuro Prossimo</a>.</p>
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