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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693</atom:id><lastBuildDate>Fri, 12 Mar 2010 16:43:49 +0000</lastBuildDate><title>Gabriele D'Arienzo</title><description /><link>http://www.gabrieledarienzo.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>43</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/gabrieledarienzoWebLog" /><feedburner:info uri="gabrieledarienzoweblog" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license><image><link>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</link><url>http://creativecommons.org/images/public/somerights20.gif</url><title>Some Rights Reserved</title></image><feedburner:emailServiceId>gabrieledarienzoWebLog</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-4011571932929242131</guid><pubDate>Tue, 19 May 2009 09:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-19T10:24:32.752+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">filosofia</category><title>Cassino, 20 maggio 2009</title><description>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/ShJ4JxHVNMI/AAAAAAAAALM/TLgyNZu4exk/s1600-h/locw.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5337460617585702082" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 144px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/ShJ4JxHVNMI/AAAAAAAAALM/TLgyNZu4exk/s200/locw.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;COLLOQUIO INTERNAZIONALE SUL PENSIERO DI LUDWIG WITTGENSTEIN&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;SENTIRE L’INDICIBILE: &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;&lt;span style="color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;SENSO E NON-SENSO NEL TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS*&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;PROGRAMMA&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;ore 17.00&lt;br /&gt;Sala della Biblioteca comunale, Cassino&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Introduzione:&lt;br /&gt;Fausto PELLECCHIA&lt;br /&gt;Università degli Studi di Cassino &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Interviene:&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Vicente SANFELIX&lt;br /&gt;Ordinario di Storia della filosofia&lt;br /&gt;Università di Valencia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Università degli studi di Cassino&lt;br /&gt;Facoltà di Lettere e Filosofia&lt;br /&gt;Dipartimento Filosofia e Comunicazione &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;*Il testo della relazione del prof. Vicente Sanfelix sarà disponibile in lingua castigliana con traduzione italiana a fronte, presso il banco d’ingresso della Biblioteca. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-4011571932929242131?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/O7gzlYQigSA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/O7gzlYQigSA/cassino-20-maggio-2009.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/ShJ4JxHVNMI/AAAAAAAAALM/TLgyNZu4exk/s72-c/locw.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2009/05/cassino-20-maggio-2009.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-8200718166292212977</guid><pubDate>Sun, 23 Nov 2008 16:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-23T09:34:48.911+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>Università. Proposte invasate: abolire i concorsi</title><description>Comincia a farsi largo una pubblicistica ostile ai concorsi pubblici, che raccoglie correnti di varia irragionevolezza, di cui forse il libro di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788806193607/perotti-roberto/universit-agrave-truccata.html"&gt;Roberto Perotti “L’università truccata”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; fornisce l’esempio più articolato. Talvolta è citato, talaltra no, comunque molti incompetenti politici si adoperano per diffonderne le conclusioni sbagliate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad esempio, “Il Messaggero” del 21 novembre 2008 dedica uno spazio alla riflessione di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=11428&amp;amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;amp;npl=&amp;amp;desc_sez="&gt;Silvio Garattini&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, vacca sacra della ricerca scientifica italiana, che si spericola in un intervento intitolato: &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=11428&amp;amp;sez=HOME_SCUOLA&amp;amp;npl=&amp;amp;desc_sez="&gt;“Università, Proviamo ad abolire i concorsi”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricette per rendere competitiva l'università italiana. C’è di tutto un po’: reclutamento: abolizione dei concorsi pubblici e liberalizzazione delle assunzioni; governo: abolizione degli organi di autogoverno e della democrazia accademica; didattica: teleapprendimento, esternalizzazione del corso di laurea triennale, abolizione del valore legale della laurea; finanziamento: proporzionale al numero di studenti che dopo la laurea superano l’esame di Stato; ricerca: spartire la torta dei finanziamenti pubblici con enti privati; dulcis in fundo valutazioni politiche e psicologiche: il movimento dei lavoratori e ricercatori precari che sta tracciando le linee di un’autoriforma dell’università è una “piazza” cui non dare troppo ascolto, “spesso tende a difendere magari inconsciamente interessi corporativi”.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Nulla di nuovo sotto il cielo dell’attacco al sistema didattico pubblico dunque, ma la sponsorizzazione arrogante e pericolosa di una dottrina da consiglio d’amministazione come panacea dei mali dell’università, proprio perché proveniente da voce autorevole (Garattini è un farmacologo ottuagenario di chiara fama), va segnalata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lato divertente della faccenda sta nel constatare, ancora una volta, come i nostri Savonarola si dimentichino del loro fervore solo quando si tratta di prender soldi dalla collettività. Precettano sull’autonomia e hanno in dispregio tutto ciò che è statale, burocratico, sprecone e chi più ne ha più ne metta, ma non si scornano a chiedere finanziamenti statali per le loro strutture “private non-profit e industriali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto è che forse non credono neanche loro più di tanto al mercato; ma si prestano alla credenza come tipici casi analitici di soggetti supposti credere. Quando credere nel mercato diventa impossibile per tutti, avendo eroso nell'economia finanziaria le sue basi minime di credibilità, proprio allora per loro è il momento di credere: &lt;strong&gt;la stessa magica credenza dovrebbe giustificare il tentativo di trasformare l’università in una cosa del mercato.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quando concepiamo l’università come un’azienda (magari sovvenzionata dallo Stato), dove il potere di assunzione spetta ai manager (magari riciclati da qualche bancarotta), con tanto di Consiglio d’Amministrazione che nomina il Rettore e i Prorettori e che realizza gli obiettivi di bilancio attraverso la gestione delle risorse umane (i professori-dipendenti e i collaboratori-precari senza nulla a pretendere in termini di assunzione), non dovremmo dimenticare che il realismo di questo scenario si affida alla forza persuasiva di un’illusione. Questa: non verrà la Buona Università, finché non verrà il Merito, e non verrà il Merito, &lt;strong&gt;finché non sarà sfasciato tutto ciò che è pubblico. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella pubblica amministrazione il concorso non si può mettere in discussione, perché sancito dalla &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm"&gt;Costituzione (art. 97)&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, come regola generale per il reclutamento del personale. Così nella magistratura &lt;a href="http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.htm"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;(art. 106)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Quanto alla scuola, il concorso è stato già abolito con l’introduzione dei baracconi SSIS, oggi sospesi. Ed è la volta dell'università: l’onestà meritocratica contro la deprecabile disonestà dei concorsi manovrati dai baroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presunta onestà, lo spirito pragmatico e semplificatorio di chi inneggia al merito e farebbe a meno dei concorsi viene comunemente assimilato a una sorta di operazione verità: &lt;em&gt;è inutile prenderci per i fondelli, alla fine i concorsi sono truccati, li vincono i figli, le mogli, le amanti, gli amici e gli amici degli amici. Meglio essere onesti fino in fondo e abolirli questi concorsi! Affidiamoci a professionisti privati della selezione! &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ma è veramente un’operazione verità? o nasconde l'ennesima mala fede?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Al contrario di quanto è comodo credere, abolire i concorsi non sarebbe che l’ultima ipocrisia di chi comprende che tutto ciò che oggi si può fare manipolando i concorsi, domani lo si potrà fare meglio senza il lacciuolo dei concorsi. Insomma, il rischio è che il mantra della meritocrazia evochi, in bocca agli invasati di aziendalismo, il modo compiuto per perpetuare l’immobilità sociale e l’assenza di merito in questo paese.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'università italiana l'istituzione del concorso pubblico è stata snaturata per consentire la cooptazione. Domandiamoci dunque se l’atto di pulizia consista qui nell’istigare all’abolizione dei concorsi o nel &lt;strong&gt;pretendere che diventino trasparenti&lt;/strong&gt;. Se sia più onesto abolire il meccanismo del concorso pubblico o &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=JWSK9"&gt;&lt;strong&gt;cambiare il modo di farlo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-8200718166292212977?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/oFo6NuaVDQM" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/oFo6NuaVDQM/universit.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/11/universit.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-372070057824360642</guid><pubDate>Fri, 14 Nov 2008 07:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-16T20:06:10.191+01:00</atom:updated><title>Lettera dall'Università di Cassino</title><description>Oggi è giornata di &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_14/universita_sciopero_roma_milano_e885687c-b216-11dd-8d3c-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;mobilitazione sull'università e sulla ricerca&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Oggetto della protesta popolare e sindacale la politica scolastica del governo.&lt;br /&gt;Leggi anche:&lt;br /&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.gabrieledarienzo.com/2008/10/scuola-pubblica-in-un-paese-come.html"&gt;Scuola pubblica. L'Italia nei dati dell'Education at a Glance 2007 (Ocse)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.gabrieledarienzo.com/2008/11/il-modello-obama.html"&gt;A scuola da Obama&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pubblico senza commentare una &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;lettera firmata Lo Turco e  datata 6 novembre 2008&lt;/span&gt;:&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Cari tutti,&lt;br /&gt;se capitate dalle parti di Cassino buttate l’occhio nei pressi della stazione. Sono circa 10 giorni che gli insegnanti universitari di Lettere e Ingegneria si alternano nel fare lezione all’aperto, p.zza Garibaldi, equipaggiati di sedie e lavagna… l’intento è quello di mantenere una postazione quotidiana che informi i cittadini circa la gravità delle azioni intraprese dal governo nei confronti dell’Università.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Qualcuno si avvicina piuttosto incuriosito, ma difficile fare presa sull’opinione pubblica: la mia sensazione è che studenti e dipendenti pubblici (ricercatori, professori, tecnici-amministrativi) sono visti banalmente come ‘fannulloni’… Un po’ di autocritica: corsi inutili e doppie sedi testimoniano sicuramente esempi di sprechi; la seconda sede di Terracina dell’Università di Cassino avrebbe avuto il ruolo strategico di frenare l’espansione di Roma, già arrivata a Latina, ma aprire la sede di Frosinone con corsi di Ingeneria Industriale è per me incomprensibile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tuttavia mi chiedo: se, come sento in tv e sui giornali l’intento del governo era di ridurre gli sprechi e spezzare la baronia imperante nei concorsi, non era più logico intervenire con azioni mirate?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I tagli (1,5 milioni dal 2009 al 2013) colpiscono invece in modo trasversale TUTTI gli atenei, senza alcun criterio di merito, i più virtuosi e i meno virtuosi: come al solito gli amministratori e i dirigenti che hanno sprecato di più sono puniti come coloro i quali hanno amministarto oculatamente e lasciano un bilancio in positivo. Per intenderci, l’ateneo di Cassino ha un bilancio di circa 35 milioni dall’Ffo (dallo Stato), 7 milioni dalle tasse degli studenti e 40 milioni da investitori privati: le cifre le ha comunicate Attaianese che, per conto del Rettore, ha le chiavi della Cassa. Ci ha tenuto a sottolineare che hanno depositato il bilancio presso il TAR per la verifica contabile e il rispetto della norma introdotta ai tempi di Berlinguer, secondo la quale la spesa per il personale non deve superare il 90% del bilancio: quest’anno si è all’88%.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’assemblea (prof e studenti seduti sui gradini dell’aula strapiena, era dai tempi di Italia-Korea 2002 che non si vedevano) si è tenuta nello stesso giorno (29 ottobre) in cui il &lt;a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm"&gt;decreto 133&lt;/a&gt; presentato per la prima volta il 6 agosto scorso (!) veniva votato al Senato per diventare legge: alquanto intempestivi insegnanti e rappresentanti degli studenti che hanno atteso tanto per convocarla. Non è una novità, nel 2000-2001 lasciarono passare sotto traccia il decreto 509/99 che sanciva il passaggio vecchio-nuovo ordinamento: ci guadagnarono dal momento che si raddoppiarono i corsi.  Stavolta i tagli colpiscono in maniera indiscriminata tutti, non solo: con l’introduzione del turnover solo il 20% del personale universitario che va in pensione può essere sostituito: 1 nuova assunzione ogni 5 pensionati. Come la colpiscono la baronia?  Aumenteranno ancor più quei concorsi ad hoc che vengono fatti per assumere il privilegiato di turno. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E veniamo all’obiettivo della legge: come potete leggere all’art. 16, le Università potranno costituirsi in Fondazioni private, un soggetto privato detterà le linee guida della ricerca e diventerà proprietario dei beni immobili oggi dello Stato, per di più senza pagarci alcuna tassa nel passaggio.  Costituire una fondazione non sarà obbligatorio, ma la immaginate una cosa difficile alla luce dei tagli di cui sopra?  E quale soggetto privato sarà interessato a finanziare con somme ingenti la ricerca di facoltà umanistiche, Lettere e Filosofia? E quante famiglie potranno permettersi il pagamento delle tasse universitarie per i propri figli se queste venissero fissate liberamente come nei college americani? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Altra furberia: tutte queste ‘migliorie’ il governo le ha condensate in due articoli, il 16 e il 66, e li ha inseriti, attraverso il decreto 133, nella Finanziaria votata in Parlamento. Quindi, per cortesia non chiamatela riforma dell’Università, si tratta di una manovra economica a firma di Tremonti, dubito che la Gelmini, non avendola scritta, l’abbia mai letta.  Ancora: in quanto Finanziaria, difficile che il Presidente della Repubblica la respinga e difficile che la Corte Costituzionale la respinga alle Camere sebbene possa ledere articoli della Costituzione in materia di libertà e diritto allo studio. Soprattutto, difficile, anzi impossibile tecnicamente, abrogarla per via referendaria da parte dei cittadini, come invece è possibile per la legge 137 che interessa la scuola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quante tv e giornali hanno messo da parte una volta tanto le opinioni per dar spazio ai fatti, divulgando questi articoli?  Quando il decreto fu portato per la prima volta in Parlamento, il 6agosto, i tg parlavano di Alitalia. A proposito, &lt;a href="http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2008/04/24SIO4005.PDF"&gt;per salvare le famiglie coinvolte nella crisi Alitalia si è attinto da un fondo di 300 milioni previsto per la ricerca&lt;/a&gt;; lo scorso anno Prodi attinse &lt;a href="http://www.unimagazine.it/index.php/it/nazionale/prima_pagina/attualita/4932_mussi_meno_92mln_a_universita_e_ricerca"&gt;30 milioni dal fondo per la ricerca per salvare la posizione dei camionisti che paralizzarono l’Italia&lt;/a&gt;: le famiglie coinvolte nella ricerca e nel mondo della Studio avranno la stessa dignità?  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;È possibile che con i soldi pubblici possiamo soccorrere e sanare i guai lasciati da dirigenti di aziende e banche, pagare costantemente la cassa integrazione targata Fiat e poi non disporne mai quando si tratta di formare i nostri figli? Formarli con qualcosa che non sia un telefono cellulare o un ricevitore digitale terrestre che, dimenticavo, è assurto anch’esso ad oggetto dignitoso di disporre di copertura finanziaria da parte del governo (150 euro ciascuno!?!). O il governo procede incurante convinto di muoversi in un ambiente dove ha già ben pochi voti da perdere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bastavano queste considerazioni per far sollevare la protesta di sindacati e politicanti progressisti che invece fino al fatidico giorno in cui il decreto diventava legge se ne sono strafottuti, salvo aggregarsi alla piazza nella manifestazione di Roma. Come sempre il movimento parte dal basso alla conquista dei diritti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-372070057824360642?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/Xfc017taF7Y" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/Xfc017taF7Y/lettera-dalluniversit-di-cassino.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/11/lettera-dalluniversit-di-cassino.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-1280346405821298553</guid><pubDate>Fri, 07 Nov 2008 19:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-11T20:10:53.356+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>A scuola da Obama</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SRSYpUB7mUI/AAAAAAAAAIo/dY1s0G9tu3w/s1600-h/obama.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 97px; height: 109px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SRSYpUB7mUI/AAAAAAAAAIo/dY1s0G9tu3w/s200/obama.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266001699821820226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La vittoria di Obama nelle elezioni americane ha effetti singolari sulla destra italiana. Quelli che fino a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;tre giorni fa sostenevano Bush&lt;/span&gt; e tifavano per McCain &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;oggi si entusiasmano per il “Kennedy nero”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Così il confine che separa il pragmatismo dal nichilismo si mostra sottile, e molti non lo vedono affatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va dato merito al Ministro dell’Istruzione Gelmini di essere stata tra i primi esponenti del governo italiano ad esprimersi a favore di un aspetto della politica di Obama. Il programma educativo. Ha parlato di &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_27/scuola_gelmini_intervista_2c9d1c82-a3f1-11dd-b65a-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;“modello”&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Sicché: chi in Italia porta avanti le stesse politiche delle amministrazioni repubblicane americane, dice di mutuare il “modello” dal democratico Obama. E non andategli a dire che quella di Obama è una politica scolastica alternativa e opposta a quella della connection Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini, perché, per definizione, sarebbe impossibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;rovesciare il senso di una contraddizione&lt;/span&gt;, in Italia si usa sostenere di essere l’opposto di ciò che si è. Modalità autocontraddittorie che conosciamo bene. Berlusconi scudiero di Bush e simile a Obama. Liberista e statalista. L’ho detto e non l’ho mai detto. Tutto e il contrario di tutto insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è interessante esaminare in dettaglio questo sedicente “modello Obama” rispetto al tema scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un’intervista al Corriere della sera (27 ottobre), il Ministro Gelmini riassume in 3 punti la “corrispondenza d’amorosi sensi” col programma di Obama sulla scuola: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;incentivi al merito per gli insegnanti&lt;/span&gt;; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;razionalizzare le scuole sul territorio destinando più fondi agli istituti meritevoli&lt;/span&gt;;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; aiuti ai meno abbienti &lt;/span&gt;per frequentare il college (università).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riguardo al primo punto, Obama prevede di motivare gli insegnanti attraverso un piano di avanzamento di carriera legato al successo ottenuto nelle classi. Ma c’è da capire che questa iniziativa si definisce per opposizione rispetto al contenimento dei costi. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Obama infatti vuole 100.000 insegnanti in più&lt;/span&gt;. E un dimensionamento ridotto delle classi, per mettere l’insegnante in condizione di lavorare meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, in Italia ci si orienta alla riduzione dei costi per il bilancio statale. Della valorizzazione degli insegnanti non c’è traccia. Anzi, essi sono trattati alla stregua di dipendenti della pubblica amministrazione a grandi linee improduttivi e magari “fannulloni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato Obama vuole valorizzare la professione dell’insegnante mettendola sullo stesso piano della professione medica, investendo quindi pesantemente sul reclutamento e sulla specializzazione, dall’altro &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;in Italia si sospende dal 2008 il ciclo di specializzazione per gli insegnanti di scuola secondaria (SSIS) e non si dà mobilità alle graduatorie scolastiche che restano bloccate&lt;/span&gt;. In sostanza, si impedisce a chiunque l’accesso alla professione di insegnante mandando il messaggio che essa non sia utile, o peggio, che sia un falso costo per la collettività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i nostri obamiani di destra non si scoraggiano e dicono di voler razionalizzare la rete scolastica. Come? Prima decidendo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;accorpare le scuole con meno di 500 alunni ed eliminando quelle con meno di 50&lt;/span&gt;. Poi ripensandoci e tergiversando, sotto la minaccia delle Regioni di ricorrere alla Corte Costituzionale, e facendo slittare il provvedimento al 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Obama vuole adeguare il finanziamento federale agli obiettivi di qualità raggiunti dagli istituti, per rafforzare e qualificare la scuola pubblica attraverso una sana competizione tra istituti. Cosa c’entra questo con l’accorpamento delle scuole e le sforbiciate al personale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Forse in Italia qualcuno pensa che sia l’ora di dare una scossa al &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;business enorme del mercato della formazione&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;. Favorire l’incontro tra la ricca domanda e un’offerta di tipo diverso. Magari privata. Un’offerta di istruzione che sia un servizio reso al mondo economico. Destinata alla formazione della popolazione “redditizia”. E dequalificata per tutti gli altri.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo punto, il diritto allo studio. Obama vuole più borse di studio.&lt;br /&gt;Com’è noto, malgrado il fascino dei “modelli”, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm"&gt;la finanziaria di agosto&lt;/a&gt; tagliava 35 milioni di risorse destinate alle borse di studio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il nuovo decreto varato in queste ore sotto la pressione della protesta sociale, &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_novembre_06/gelmini_decreto_universit_6f319160-ac23-11dd-9d45-00144f02aabc.shtml"&gt;“&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, il reclutamento del personale e l’efficienza del sistema universitario&lt;/span&gt;”&lt;/a&gt;, segna un’attenuazione del carattere distruttivo di alcune precedenti decisioni. Si deroga infatti a una parte dei provvedimenti della 133, prevedendo lo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;sblocco parziale del turn over per i ricercatori universitari (50% anziché 20%),&lt;/span&gt; una fiche di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;500 milioni da ripartire tra gli atenei più virtuosi&lt;/span&gt;, e un aumento di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;135 milioni per le borse di studio&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È lecito chiedersi se con tali "robuste" concessioni, in un momento che configura un calo di consenso, il governo Berlusconi non cerchi di sedare il movimento del mondo della scuola e dell’università, sicuro di salvare in ogni caso la sostanza dei suoi provvedimenti. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I tagli al fondo di finanziamento ordinario delle università rimangono per il 2010&lt;/span&gt;. E presto o tardi metteranno gli atenei di fronte all’interrogativo sulla loro esistenza: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;chiudere o trasformarsi in fondazioni private&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-1280346405821298553?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/R_IapXkabXU" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/R_IapXkabXU/il-modello-obama.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SRSYpUB7mUI/AAAAAAAAAIo/dY1s0G9tu3w/s72-c/obama.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/11/il-modello-obama.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-5565141838867014448</guid><pubDate>Thu, 30 Oct 2008 16:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:40:24.842+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>Scuola pubblica. L'Italia nei dati dell'Education at a Glance 2007 (Ocse)</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SQnjjC2cstI/AAAAAAAAAFE/2iu2f2hoCd4/s1600-h/oecd.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262987830759305938" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; width: 200px; cursor: pointer; height: 130px;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SQnjjC2cstI/AAAAAAAAAFE/2iu2f2hoCd4/s200/oecd.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel corso degli ultimi dieci anni in particolare, la scuola pubblica è stata posta in discussione come cruciale agenzia formativa della società democratica. In Italia tutta la politica scolastica dalla riforma &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Berlinguer (1997) &lt;/span&gt;alla riforma &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Moratti (2003)&lt;/span&gt; è stata improntata a una riprogrammazione del sistema didattico pubblico, che favorisse il consolidarsi di un sistema didattico privato parallelo, interamente rivolto alle esigenze del capitalismo flessibile. Quel capitalismo che manifesta oggi sotto gli occhi di tutti il suo carattere eversivo. Formare la flessibilità di cui ha bisogno il mercato in permanente stato di eccezione, piuttosto che promuovere il sapere critico che lancia nel mondo individui autonomi: questa la nuova mission della scuola voluta dai riformatori liberali degli ultimi dieci anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni provvedimenti recenti del governo Berlusconi si inseriscono in questo quadro. La &lt;a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;finanziaria Tremonti (legge 6 agosto 2008, n. 133)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, approvata ad agosto scorso recante tagli al sistema dell’organizzazione scolastica per 7,8 miliardi di euro fino al 2012, tagli al fondo di finanziamento ordinario delle università per 1,4 miliardi di euro fino al 2013, riduzione del turn over dei docenti al 20%, avvio del percorso di trasformazione delle università pubbliche in fondazioni private; il &lt;a href="http://www.parlamento.it/leggi/decreti/08137d.htm"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;decreto Gelmini n. 137&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; recante “disposizioni urgenti” come l’affidamento delle classi elementari al maestro unico e il funzionamento delle stesse con orario di 24 ore settimanali; e le &lt;a href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=85838&amp;amp;idCat=54"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;disposizioni in materia di stabilizzazione&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; che investono i ricercatori precari. Provvedimenti che, con il terremoto sociale che determinano, fanno balzare nuovamente la scuola in cima alle cronache, e offrono, a chi sa e vuol capire, la possibilità di riflettere su una sequela di atti. Dalla parità scolastica alla riforma dei cicli, dall'autonomia ai decreti di questi giorni si può leggere &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;un disegno contro l’interesse del sistema didattico pubblico&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma conviene partire da cose facili facili, come la guerra comica sui dati che fotografano il fenomeno scuola. Per avere almeno una base solida su cui ragionare.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Dal Ministro dell’Istruzione Gelmini si sentono dire cose del genere: &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_24/berlusconi_scuola_3bfd1584-a193-11dd-8e51-00144f02aabc.shtml"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;«Non è vero che in Italia si spenda poco per l'istruzione, anzi siamo tra i primi d'Europa. Il problema è che si spende male» &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;(Corriere della Sera, 24 ottobre)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, se questa persona non mente, forse parla senza conoscenza, il che, per un Ministro dell’Istruzione, sarebbe una maledizione peggiore degli &lt;a href="http://it.youtube.com/watch?v=HTgqMCbmeio"&gt;&lt;strong&gt;stenti in grammatica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Io non lo so. Mi limito solo, visto che si usa, a un modesto "consiglio ai naviganti": quando a parlare è qualcuno che detiene quell’autorità politica che gli viene o le viene in tasca da un club di Forza Italia tutto ciò che dice deve essere pesato cum grano salis; ed è ciò che di norma va fatto di fronte all’uso parziale (quindi distorto) della verità (in questo caso i dati Ocse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confrontiamo i dati dell’&lt;a href="http://www.oecd.org/document/30/0,3343,en_2649_39263238_39251550_1_1_1_1,00.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Education at a Glance 2007&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; pubblicato dall’&lt;a href="http://www.oecd.org/home/0,2987,en_2649_201185_1_1_1_1_1,00.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ocse&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; con le affermazioni del Ministro Gelmini e di qualche disinformatore filogovernativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Attenzione: i dati sono aggiornati al 2004&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualcuno dice &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;In Italia non si spende poco per l’istruzione. Siamo tra i primi d’Europa&lt;/span&gt;, questa è una verità parziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Badate. Considerando la spesa media annua per studente nell’arco formativo dalla scuola primaria (elementari) alla scuola terziaria (università e post-laurea), come avulsa dalla grandezza produttiva del paese (Pil), e guardandosi bene dal disaggregare il dato, l’affermazione non è falsa.&lt;br /&gt;Da questo punto di vista, infatti, la spesa italiana è in linea con la media Ocse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I paesi Ocse spendono in media 7.572 dollari &lt;/span&gt;all’anno per studente dal ciclo primario al ciclo terziario. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;L’Italia spende 7.723 dollari&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Francia 7.880. La Germania 7.802. Il Belgio 8019. La Gran Bretagna 7.270. La Slovenia 6.824. La Spagna 6.599. L’Irlanda 6.713.&lt;br /&gt;In cima paesi civili come la Svizzera 11.883, la Norvegia 10.721, l’Austria 9.803, la Danimarca 9.766 e la Svezia 9.085.&lt;br /&gt;In coda troviamo Estonia 3.402, Polonia 3.323 e Slovacchia 3.058, ma son paesi con un Pil assai inferiore al nostro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo tra i primi in Europa?&lt;br /&gt;No. Siamo in mezzo, per l’esattezza. E avanti a diversi paesi con un Pil risibile, i quali spendono in percentuale rispetto alle loro possibilità più di noi (torno tra poco alla faccenda del Pil).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se invece disaggreghiamo il dato e guardiamo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;solo la spesa universitaria e post-universitaria&lt;/span&gt;, ecco che &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;l’Italia spende la metà degli altri paesi: 7.723 dollari contro i 14.027 dollari della media Ocse&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Quindi la criticità del nostro sistema, che in termini economici significa &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;poca spesa&lt;/span&gt; non è nella scuola primaria, non è nella scuola secondaria, è nell’università.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’università, la Francia spende 10.668. La Germania 12.255. La Gran Bretagna 11.484. La Spagna 9.378.&lt;br /&gt;A parte i soliti noiosi paesi civili, Svizzera 21.966, Svezia 16.218, Danimarca 15.225, Norvegia 14.997, Austria 13.959, Paesi Bassi 13.846, spendono meno di noi solo la Grecia 5.593, la Polonia 4.412 e l’Estonia 4.552; mentre siamo al livello di competitors come Ungheria 7.095, Slovenia 6.866, Repubblica Ceca 6.752, Slovacchia 6.535.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo tra i primi in Europa?&lt;br /&gt;No. Siamo gli ultimi. E tra gli ultimi al mondo nell’area Ocse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osserviamo ora la spesa sull’organizzazione scolastica primaria, secondaria e terziaria, in percentuale rispetto al Pil.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I paesi Ocse spendono in media il 6,2% del prodotto interno lordo per il sistema scolastico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L’Italia spende il 4,9%.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Francia il 6,1%, la Germania il 5,2%, la Gran Bretagna il 5,9%.&lt;br /&gt;Svizzera 6,2%, Svezia 6,7%, Danimarca 7,2%, Norvegia 6,2%, Austria 5,4%.&lt;br /&gt;Portogallo 5,4%, Ungheria 5,6%, Polonia 6%, Slovenia 6,3%.&lt;br /&gt;Competiamo in negativo con la Spagna 4,7%, la Slovacchia 4,8%, la Repubblica Ceca 4,9%, Estonia 4,9%. Ultima la Grecia 3,4%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo ancora tra i primi in Europa?&lt;br /&gt;No. Siamo tra gli ultimi.&lt;br /&gt;Tutte le potenze industriali del mondo spendono più del 5% del Pil in istruzione. Il Giappone, paese vecchio e declinante come l'Italia, è al 4,8%. Gli Stati Uniti 7,4%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è disaggregando e concentrandosi sulla spesa universitaria e post-universitaria, che la situazione italiana appare in tutta la sua gravità.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per università e ricerca, l’Italia spende lo 0,9% del Pil contro la media Ocse dell’1,9%.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Meno della metà degli altri paesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Francia 1,3%, la Germania 1,1%, la Gran Bretagna il 1,1%, la Spagna 1,2%.&lt;br /&gt;Svizzera 1,6%, Svezia 1,8%, Danimarca 1,8%, Norvegia 1,4%, Austria 1,6%.&lt;br /&gt;Per farla breve l’Italia spende come l’Estonia ed è l’ultima in Europa.&lt;br /&gt;Nel mondo, tra i paesi dell’area Ocse, peggio dell’Italia solo il Brasile e la Russia, che spendono lo 0,7%.&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti il 2,9%. È evidente che le dirigenze politiche ed economiche del nostro paese ci vogliono americani solo quando si tratta di finanziare il credito al consumo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Il problema è che si spende male.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come non essere d’accordo con questa evidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci aspetteremmo solo che chi sostiene di averlo capito e di voler dar battaglia al “piùsoldismo” (corrente di pensiero secondo la quale i problemi si risolvono concedendo più risorse a pioggia), al “baronismo” (l’esercizio della docenza universitaria a fini di potere personale), alla corruzione dei concorsi e delle cattedre, sia coerente con i propri intenti.&lt;br /&gt;Individui quindi le voci di spreco, i casi di inefficienza e di corruzione, e intervenga sulle aberrazioni in modo selettivo. Valuti l'efficacia dei finanziamenti sulla ricerca (il &lt;a href="http://www.civr.it/"&gt;&lt;strong&gt;Civr&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; è un organismo di nomina governativa nato per questo scopo). Cominci almeno col dare l’esempio chiudendo 1 università viziosa, 1 sede distaccata superflua, 1 corso di laurea con 1 studente. Elimini 1 spreco che sia 1. Si domandi perché la politica ha dato tanto potere ai "baroni". E perché sempre la politica, in questi anni, ha indotto la proliferazione dei distaccamenti universitari “sotto casa”. E dopo cominci a parlare di riforma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partendo dal basso. Le riforme &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;dall'alto falliscono sempre. Le riforme &lt;/span&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;non si fanno per decreto. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma coinvolgendo attivamente nel processo riformatore chi costruisce ogni giorno la scuola e l’università: docenti, ricercatori, studenti, alunni, genitori.&lt;/span&gt; Le linee di una riforma della scuola non le può certo dettare Tremonti, oggi castigatore delle bolle speculative e dei pubblici sprechi, ieri (2003) teorico dell'ipoteca sulla casa per finanziare i consumi delle famiglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nostro è un paese anomalo con molto Pil e poca cultura dove la televisione è più importante dell’università. Questo è il punto.&lt;br /&gt;È certo che &lt;strong&gt;grattare il barile della scuola può contribuire a ripianare i buchi introdotti dalle concessioni elettorali di qualcuno&lt;/strong&gt;, che abbuonando l’Ici ai contribuenti di fascia medio alta non ha saputo più dove raggranellare quattrini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;la scuola non è mai stata il canale di riproduzione del consenso berlusconiano&lt;/span&gt;. Tutt’altro. Se le elezioni si facessero nel mondo della scuola e dell’università, dove malgrado tutto esiste ancora un segmento di cultura precommerciale, Berlusconi non prenderebbe il 20% dei voti. Glielo avranno detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-5565141838867014448?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/SqecmtYTcgo" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/SqecmtYTcgo/scuola-pubblica-in-un-paese-come.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SQnjjC2cstI/AAAAAAAAAFE/2iu2f2hoCd4/s72-c/oecd.JPG" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/10/scuola-pubblica-in-un-paese-come.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-3389710516550503888</guid><pubDate>Fri, 26 Sep 2008 12:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:41:25.759+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>"Funny Games" di Michael Haneke. 5 mezzi per attentare allo spettacolo</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SNzZL6JrmHI/AAAAAAAAAE8/Pbi6---Cc6k/s1600-h/funny_games.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SNzZL6JrmHI/AAAAAAAAAE8/Pbi6---Cc6k/s200/funny_games.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250310064218806386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il regista austriaco &lt;b&gt;Michael Haneke&lt;/b&gt; ha rigirato, con variazioni quasi impercettibili, il suo &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0119167/"&gt;“Funny Games” del 1997&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;. Esistenzialmente condizionato da dieci anni di spettacolarizzazione in più, il &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0808279/"&gt;nuovo “Funny Games”&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; è lo stesso film (salvo cambio di attori) che si rivolge a un pubblico diverso: quello americano maggiormente assuefatto all’ultravisibilità della violenza rispetto a quello europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azione di “Funny Games” si presenta come storia orrida e parodica del sequestro e dell’esecuzione di una famiglia borghese (figlioletto, papà e mamma), da parte di due aguzzini poco più che adolescenti. Teatro della vicenda: la villa sul lago dove la famigliola si reca in vacanza. Movente: la volontà, assai più ideologica di quanto si possa immaginare, di compiere l’&lt;b&gt;atto gratuito&lt;/b&gt;: “giocare”.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Volontà di “giocare” che va però intesa in duplice senso. Da un lato, rispetto alla struttura narrativa simbolica: due giovinastri se ne vanno in giro per le case dei ricchi a fare certi “giochetti” (funny games) feroci e omicidi, e il film rappresenta un segmento dei loro infiniti “giochetti”. &lt;b&gt;A differenza dei Drughi di Kubrick&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0066921/"&gt;“Arancia meccanica”&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;), i soggetti di Haneke non sono personaggi, ma mere funzioni del regista, che li impiega per dare un taglio filmico a delle &lt;b&gt;tesi meta-cinematografiche&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco quali. &lt;b&gt;La realtà extracinematografica non è ordinata secondo giustizia&lt;/b&gt;. Così come &lt;b&gt;la violenza che colpisce le vittime è senza consolazione&lt;/b&gt;. &lt;b&gt;L’abitudine ad accettarla come prodotto di consumo produce spettatori irresponsabili&lt;/b&gt;. Lo spettatore deve comprenderlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Farglielo comprendere è il gioco a cui gioca il regista:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) &lt;b&gt;Interrompendo la linearità della struttura narrativa&lt;/b&gt;, il regista può indebolire la certezza spettatoriale secondo la quale le cose hanno un inizio, uno sviluppo e una fine. Certezza comunemente sottolineata dalla mobilità della macchina da presa e dal montaggio. Al contrario, la camera fissa, molto utilizzata da Haneke (esemplare l’omicidio del bambino fuori campo), promuove un’immagine in movimento sempre grippata. Un’immagine che non facilita il costituirsi di un senso guidato nella mente dello spettatore, ma lo ostacola, costringendo questi a uno sforzo “produttivo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(2) La linea narrativa si spezza lavorando sul montaggio, ma anche sulla sceneggiatura. Una &lt;b&gt;frustrazione deliberata delle aspettative istituzionali&lt;/b&gt; (la scena liberatoria in cui Naomi Watts afferra il fucile viene annullata da un impossibile rewind) porterà a compromettere la tacita intesa tra regista e pubblico: “voi mi date attenzione, io vi racconto una storia che si accorda ai vostri desideri”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(3) D’altra parte, nel mirino finisce lo stesso buon vecchio &lt;b&gt;atteggiamento iper-interpretativo&lt;/b&gt;, la tendenza, spesso indotta dal montaggio, a caricare di senso ogni dettaglio, ad escludere che qualcosa possa accadere “gratis” oltre il bordo della struttura narrativa simbolica (come il coltello caduto nella barca, di cui si scopre infine la perfetta inutilità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(4) &lt;b&gt;Rovesciamento dell’happy ending&lt;/b&gt; senza troppe cerimonie (mamma scaricata dalla barca insieme alle ultime pie speranze).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(5) &lt;b&gt;Sfondamento della “quarta parete”&lt;/b&gt; che sta lì a garantire, secondo i canoni della rappresentazione istituzionale, la non contraddittorietà dello spettacolo. Per non contraddittorietà intendo dire, logicamente, che il falso rappresentato non possa essere allo stesso tempo tale e altro da sé, cioè vero: questa garanzia non ha altro luogo di legittimazione che la testa di chi guarda. In altre parole, nella testa dell'uomo comune che guarda un film, ciò che si mostra sul grande schermo è la "finzione" che non può coesistere col cosiddetto "mondo reale". D'altra parte, il "mondo reale", sempre secondo lo sguardo comune, non può contaminarsi di "finzione", se non come risultato di un transfert (dello spettatore).&lt;br /&gt;Ecco quindi che se in primo piano un attore del film si rivolge al pubblico, lo spettacolo è portato all’autocontraddizione e le certezze dello sguardo comune vengono meno: ciò che si vede è allo stesso tempo vero e falso (il vero-falso rivolgersi dell’attore-aguzzino agli spettatori in sala, per sfidare il pubblico e scommettere sulla sorte dei perseguitati).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza “Funny Games” è uno spettacolo complesso ma non indecifrabile, che non merita di essere liquidato in modo sbrigativo solo perché non si pone come obiettivo l’intrattenimento spettacolare, ma &lt;b&gt;la riflessione sulla fondazione, efficacia ed effettività dello spettacolo&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;Il massimo della violenza che vedrete sullo schermo accade fuori campo. Il che induce senz’altro a specificare l’operazione del film come tentativo di &lt;b&gt;riflessione-presa di distanza dalla violenza come prodotto di consumo&lt;/b&gt;. Attenzione però. Non è una critica degli spettacoli violenti cui siamo abituati, più di quanto sia una critica del rapporto che lo spettatore istituisce con lo spettacolo in quanto tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, una breve nota su &lt;b&gt;ciò che non persuade del tutto&lt;/b&gt;. Il dialogo esplicativo nel finale in barca si oppone al genuino intento del film di far parlare le immagini, responsabilizzando gli spettatori. L’unica critica che dunque possiamo fare ad Haneke è di non aver insistito fino in fondo sulla sua ipotesi, facendo finire parte delle sue tesi sulla bocca dei personaggi; concedendo, quindi, qualcosa agli stessi meccanismi cui ha voluto attentare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-3389710516550503888?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/h5ZB1bBryH4" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/h5ZB1bBryH4/funny-games-di-michael-haneke.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/SNzZL6JrmHI/AAAAAAAAAE8/Pbi6---Cc6k/s72-c/funny_games.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/09/funny-games-di-michael-haneke.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-1434066799251613144</guid><pubDate>Fri, 18 Apr 2008 15:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-18T16:59:04.231+01:00</atom:updated><title>Prendo il treno tutte le mattine</title><description>&lt;i&gt;Ricevuto da&lt;/i&gt; &lt;a href="http:///"&gt;Giuseppe Gatto&lt;/a&gt; (&lt;i&gt;leggi anche&lt;/i&gt; &lt;a href="http://www.gabrieledarienzo.com/2007/11/il-treno-in-ritardo.html"&gt;Il treno è in ritardo&lt;/a&gt;):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendo il mio treno tutte le mattine. Alle 7:00 secondo l’orario ufficiale. Alle 7:15 se va bene, secondo Trenitalia. Arrivo a Roma alle 8:30 sempre secondo l’orario ufficiale. Molto più spesso alle 9:00 secondo Trenitalia. Dimenticavo: sempre se va bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il treno fa rumore. Nell’ovattato mattino in cui il mondo sembra più un sogno tardivo che la fredda realtà, il treno fa rumore. E il rollio, e lo sferraglio regolare e irregolare di quel corpo vecchio fatto di ferro, plastica e acari, penetra in profondità. Vibrazioni scuotono e percuotono fino all’anima, giorno dopo giorno, sogno dopo sogno, realtà dopo realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli bravi dicono che il viaggio per recarsi a lavoro è una delle maggiori fonti di stress distruttivo del nostro tempo. Oggi, sempre meno persone lavorano dove vivono, sempre meno persone esistono veramente. In nome di non si sa bene quale dio o quale progresso, sempre più persone violentano la propria esistenza… perché oggi il vecchio detto noblesse oblige deve essere cambiato in only the best, che è anche un modo simbolico per passare dal pacato francese, all’inglese frenetico, lingua madre del mondo proteso al profitto che ci circonda, ci accerchia e ci consuma, come fossimo il 7h cavalleggeri del generale Custer. E se non sono il primo, il più bravo… sono una “merdaccia”. Il primo in cosa? Il più bravo in cos’altro? Quanto mi rimarrà di quel cielo, di questa terra, e degli occhi delle persone che mi trottolano intorno, se questi indiani di ferro mi sterminano ululando, i volti dipinti, il loro grido di guerra? Almeno mi uccidessero rapidamente, come farebbero quelli veri, con un tomawak dietro le scapole: in quanti vecchi film l’ho visto? No… io impiegherò i miei lunghi anni, a scordarmi chi sono. E poi morirò dopo aver provato ad essere il migliore… the best… ma non mi ricordo più in che cosa e perché.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Mi addormento, gli indiani seguitano a girare in tondo, sbuffano… sembra che ai loro cavalli siano legate delle barre di ferro e che lungo il Potomac avanzino barche a motore, quelle imbarcazioni che si usano anche nelle paludi della Florida, con la grossa elica sul retro a battere l’acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nostri nonni e bisnonni non avevano il cesso in casa. Uscivano anche con il freddo tentando acrobazie improbabili che mi fanno intirizzire anche le budella solo a pensarci. Noi oggi non abbiamo più nemmeno la casa. Forse defechiamo al caldo e ci puliamo il deretano con carta morbida, ma non abbiamo casa. Solo pareti in cui defecare e dormire, non casa. Nemmeno mangiare, perché ora si mangia in bar stretti gomito a gomito con l’ingegnere del piano di sotto e il geometra della società che sta nella palazzina adiacente. Quello antipatico che nemmeno saluta. Poi a cena, ci si cala nello stomaco quanto dio ci ha riservato e si scompare… fino alle 7:00 sulla stessa banchina del giorno prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La casa vera è quando sai che ogni mattoncino viene da quello che sei e da quello che è stata la tua famiglia. Hai coltivato patate? O forse uva? Facevi vino? Frumento? Forse spaccavi legna o cacciavi… allevavi bestiame o fabbricavi vasi. Cosa faccio io? Aria, numeri che diventano lacci e legacci. Paraocchi che mi nascondono il vero volto del mondo. Ho paura, perché quando non si ha fiducia in quello che si può costruire per il futuro non si ha più niente da perdere e i mostri nascono e si alimentano. Mostri che girano ubriachi alle due di notte per spalmare sul selciato due ragazze irlandesi, mostri che uccidono non per la disperazione o la fame, ma per la mancanza di futuro. Ho paura, perché non so più da dove vengo e non so più dove vado e quello che faccio sembra una grande bolla che parla di un’altra vita, non della mia. Ho paura perché vedo chiaramente che gli altri “alieni” intorno a me hanno la stessa mia paura. Quelli più determinati e più irreggimentati sono peggio degli altri, e più li vedo convinti e più ho paura, perché mi confermano che le sensazioni che provo, la sensibilità con cui percepisco il mondo non è una mia pazzia… e ho paura.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-1434066799251613144?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/AcuxB28VaDg" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/AcuxB28VaDg/prendo-il-treno-tutte-le-mattine_18.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/04/prendo-il-treno-tutte-le-mattine_18.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-1668946876974382035</guid><pubDate>Sat, 22 Mar 2008 13:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-18T16:55:26.498+01:00</atom:updated><title>Il meraviglioso cantattore</title><description>&lt;i&gt;Ricevuto da &lt;/i&gt;&lt;a href="http:///"&gt;Maurizio Furno Palumbo&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa ci vuole per generare un miracolo come quello di Domenico Modugno? Un forte senso di riscatto, innanzitutto, alimentato da un temperamento combattivo, di quelli che prendono la vita come una continua sfida, poi una visione, ovvero l'idea della canzone, e più in generale dello spettacolo, come un sogno da vivere ad occhi aperti, infine l'estro poliedrico, l'istinto antico del teatro, l'attaccamento passionale alle radici del sud e, ovviamente, tanto, tantissimo talento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A 50 anni dal primo ascolto di "Nel blu dipinto di blu" L'Espresso ha pubblicato una raccolta di circa 60 brani scritti, musicati ed interpretati da Domenico Modugno nella sua carriera artistica: è stata l'occasione per apprezzare e valutare adeguatamente il ruolo di Mimmo per lo spettacolo italiano, non solo per la musica, oltre i confini entro i quali si vuole solitamente inscrivere l'universo di Mr Volare. Ad onor del vero, i limiti imposti da quel ritornello sarebbero già piuttosto ampi: le cifre relative a vendite, ascolti ed incisioni altrui (D. Bowie, L. Pavarotti, F. Sinatra, ecc.) sono ben note ed impressionano parecchio. È il brano con cui ha radicalmente mutato l'allora modo di cantare e comporre un brano di musica leggera, ma era solo l'inizio della sua straordinaria attività artistica che, nel campo musicale, ha portato all'incisione di 31 album (!), oltre ai singoli, alle svariate raccolte e ai testi scritti e/o musicati per altri.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Un'attività poliedrica che lo ha visto impegnato in modo prolifico per la musica, il teatro, il cinema e la tv, anche attraverso collaborazioni professionali, come musicista-cantante e come attore, con Garinei-Giovannini e Luis Bacalov-Ennio Morricone (Rinaldo in Campo, 1961), Eduardo De Filippo (Filumena Marturano 1951, Tommaso d'Amalfi, 1963), Giorgio Strehler (Opera da tre soldi, 1973), Pier Paolo Pasolini (Cosa sono le nuvole 1967, Uccellacci e Uccellini, 1966), Salvatore Quasimodo, di cui musicò due poesie (Le morte chitarre, Ora che sale il giorno), Franco Migliacci, Riccardo Pazzaglia (Cyrano de Bergerac, 1978), Eugenio Montale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo spirito di Modugno, la sua voce, le braccia, lo sguardo erano quelli di un cantastorie visionario, uno capace di cantare, nel suo dialetto salentino, il dramma di un piscispada nel dialogo con la sua innamorata, avviati entrambi alla mattanza, come fosse una tragedia greca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il Modugno meno ricordato dai mass-media che vorrei pure ricordare, quello che dalla metà degli anni '70 e per un decennio si occuperà di temi civili che altri artisti contemporanei preferivano ignorare. Proprio perché poco menzionati, questi aspetti della sua vita hanno rappresentato una scoperta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima occasione gli capitò nel 1973 con "L’anniversario", scritta con Iaia Fiastri che, boicottata dalla RAI e pubblicata poi dal Partito Socialista, si pronunciava a favore del divorzio e, per coerenza con l’impegno assunto, rinunciò ai diritti d’autore. Nel 1976 partorì un brano (Malarazza) che era frutto di un progetto di collaborazione avviato con Dario Fo e proseguito con Muzi Loffredi, una cantante popolare siciliana, in cui musicò un lamento di protesta sociale pubblicato nell’Ottocento da Lorenzo Vigo: una preghiera di un Servo rivolta a Cristo in croce, affinché estinguesse la Malarazza dei Padroni: Modugno aggiunse il refrain “Tu ti lamenti, ma che ti lamenti, pigghia’ nu bastuni e tira fori li denti” alla già sorprendente risposta (scritta da Vigo) di Gesù Cristo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivolse poi la sua attenzione all’abbandono degli anziani con una dolce poesia, musicata né "Il vecchietto" (1977) e, agli inizi degli anni ’80, conobbe lo "psiconano" che, nell’ambito della novità del momento – la nascita delle tv private – gli propose di condurre una trasmissione televisiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante una registrazione de "La luna nel pozzo" (Canale5), dodici ore a ritmi stressanti e senza aria condizionata, fu colpito da un forte e ripetuto malessere che segnalò ripetutamente al medico del set, il quale lo invitò insistentemente a riprendere le riprese con una sola aspirina in corpo: fu trovato nella notte nel suo camerino quasi privo di sensi. La trombosi cerebrale gli paralizzò la metà sinistra del corpo, ponendo fine alla sua vita artistica, penalizzato nelle sue caratteristiche più forti: la vitalità, il movimento. La vertenza contro la Fininvest finì invece con un risibile risarcimento (500 milioni di lire) che Modugno accettò per porre fine al calvario giudiziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È sorprendente come, sulla sedia a rotelle, Mimmo veniva presentato dai media come un uomo colpito dalla "sorte", dal "male", omettendo precise responsabilità e negligenze di chi, per interesse, approfittò del suo talento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa esperienza fu la molla per Mimmo per un ulteriore impegno politico (nominato Presidente del Partito Radicale nel 1987), costellato da un centinaio di interrogazioni parlamentari a denuncia di questioni sanitarie, inefficienze burocratiche a danno degli handicappati, che definiva "un popolo di reclusi in casa, costretto agli arresti domiciliari senza aver fatto nulla". E in difesa dei malati di mente organizzò un memorabile e decisivo blitz nel manicomio di Agrigento con cui denunciò la sconvolgente situazione di degrado nella quale questi vivevano, portandoli poi fuori in gita, come pure è raccontato dal film "Qualcuno volò sul nido del cuculo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua forza di carattere, la sua determinazione lo invitavano a non ripiegarsi su se stesso, nonostante la malattia, tanto da fargli indicare "Meraviglioso" come una delle canzoni più care, fra quelle che esprimono il suo indomabile attaccamento alla vita e l’apprezzamento verso di essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È riduttivo ricordarlo così, ma sarebbe vergognoso non farlo mai, ed offensivo se, un giorno, qualche fiction-tv lo facesse travisando i fatti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-1668946876974382035?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/7xgCnEQc8B4" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/7xgCnEQc8B4/il-meraviglioso-cantattore_22.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/03/il-meraviglioso-cantattore_22.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-5110721833166332709</guid><pubDate>Fri, 01 Feb 2008 07:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:43:02.454+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>L'aborto e le discussioni sulla "Vita"</title><description>C’è in giro un’&lt;strong&gt;ossessione dilagante di discutere sulla Vita&lt;/strong&gt;, mentre l’economia nazionale è allo sfascio e i governi cadono, guarda caso, poco prima di mettere mano ad alcune delle questioni sociali serie, che stanno lì sul tavolo ad aspettare due eventi che insieme minacciano di non arrivare mai. Che un esecutivo abbia qualche miliardo di euro proveniente dall’extragettito da destinare alla perequazione sociale, e la volontà politica di farlo. Un mezzogiorno (da Roma in giù) che forse si risolleverebbe un po’ se diventasse una colonia di Gheddafi, la precarietà, il potere d’acquisto di salari e pensioni, la sicurezza sul lavoro, l’emergenza energetica: a quanto pare, qualcuno ha deciso che non siano queste, ma altre le questioni che non ci fanno dormire la notte. Non i problemi strutturali, ma i problemi culturali. I problemi culturali di grande momento, si dirà. No. Quelli di trent’anni fa. &lt;strong&gt;L’aborto&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi nel 2008 arriva qualcuno a dirci che non ci può essere una legge giusta che regoli l’aborto, che l’aborto è contro la Vita, che ha una &lt;strong&gt;“stringente analogia” con la pena di morte&lt;/strong&gt;, e quindi, se ne deduce, è necessaria una &lt;strong&gt;“moratoria”&lt;/strong&gt;, giacché, si dice anche, come è inammissibile l’uccisione legale di un uomo, così lo è quella di un embrione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Embrione&lt;/strong&gt;: tecnicamente la cellula uovo umana fecondata durante il suo sviluppo dal concepimento all’ottava settimana, distrutta in caso di aborto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, a mio modo di vedere, il carattere democratico di una discussione non sta solo nel saper discutere, ma altrettanto nel saper troncare ogni discussione a tempo e luogo. Personalmente non ravviso questo carattere in chi, anche laicamente, si ostina a mantenere un atteggiamento interlocutorio su temi superati. Tutti sanno che&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/l194_78.html"&gt; la legge 194 sull'interruzione volontaria della gravidanza&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt; è stata già abbondantemente “discussa” da un &lt;strong&gt;referendum (1981) &lt;/strong&gt;e da due &lt;strong&gt;sentenze della Corte costituzionale (1975 e 1997)&lt;/strong&gt;. E tutti avvertono, in un modo o nell’altro, che ora è tempo di discutere di politica economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, un materiale biologico come l’embrione (che sarà pure già persona “in potenza”, ma, proprio in quanto “potenza”, è “potenza” di essere come di non essere persona) può stare&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_07/papa_moratoria_aborto_052da23c-bd0d-11dc-9a95-0003ba99c667.shtml"&gt; al centro delle preoccupazioni della Chiesa&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. È comprensibile. Se hai, come organizzazione, degli operatori che non devono lavorare per vivere, perché &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/"&gt;parassitano il denaro dell’8 per mille&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; degli italiani, avrai un bel dire sui diritti delle cellule. Se poi disponi di adeguate controparti mediatiche, paladini convertiti tardi alla teologia clericale della Vita, puoi spararla grossa per sondare le reazioni, creando così le condizioni per spararla ancora più grossa. Provocare, non per vincere (perché oggi il clericalismo è una nicchia culturale), ma per risalire la china. A ogni sparata l’opinione pubblica laica naturalmente deve reagire, giacché se non lo facesse aprirebbe la strada a provocazioni ancora più reazionarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo senso, l’ipotesi farneticante di una &lt;strong&gt;“moratoria dell’aborto”&lt;/strong&gt;, se considerata in prospettiva, si trasforma da questione culturale a questione di potere dalla logica strisciante e devastante. Difatti, se si mettesse fuori legge l’aborto si finirebbe per trattare la procreazione non come &lt;strong&gt;evento di rilevanza privata&lt;/strong&gt; (“io madre decido se portare a termine la mia gravidanza, che è mia e non dello Stato”), ma come&lt;strong&gt; evento di rilevanza pubblica&lt;/strong&gt; (“io Stato ti impongo di portare a termine a ogni costo la gravidanza, perché la vita che hai dentro è mia e non tua”). La storia insegna che in questa direzione si incontrano solo brutti clienti: lo &lt;strong&gt;Stato totalitario &lt;/strong&gt;col suo progetto di “fare razza” e lo &lt;strong&gt;Stato teocratico premoderno&lt;/strong&gt; col suo controllo sulle donne considerate strumenti del ciclo produttivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo non per mettermi a discutere, ma per invitarvi a ignorare chi mette in agenda discussioni sui problemi della Vita. Che oggi non solo non hanno alcuna rilevanza pubblica, ma costituiscono gli estremi escamotage di volontà politiche oscure, coloro che vogliono indebolire ulteriormente la politica per distoglierla dalle sue drammatiche incombenze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-5110721833166332709?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/90_kKCZqRqQ" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/90_kKCZqRqQ/laborto-e-le-discussioni-sulla-vita.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/02/laborto-e-le-discussioni-sulla-vita.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-848439928051507903</guid><pubDate>Fri, 04 Jan 2008 09:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T22:48:09.592+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">filosofia</category><title /><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/R333GOE2PUI/AAAAAAAAAEA/4twOfzotulw/s1600-h/copertina+il+soggetto+e+il+tempo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/R333GOE2PUI/AAAAAAAAAEA/4twOfzotulw/s200/copertina+il+soggetto+e+il+tempo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5151545235011419458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.gabrieledarienzo.com/2008_01_01_archive.html"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;IL SOGGETTO E IL TEMPO&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;di Fausto Pellecchia, Nicola Zippel, Gabriele D'Arienzo, Maria Donata Fabrizio, con un inedito di Edmund Husserl&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.idesteditore.com/"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Idest, Cassino 2007&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È ancora possibile o, persino, necessario un discorso sul soggetto, sulla sua costituzione e sulle strutture che appartengono alla sua dinastia, sulle marche dell’ipseità come auto-coscienza, auto-riflessione, auto-nomia? D’altra parte, il tempo, l’istanza che gli si affianca nel titolo del volume, più che una rinnovata esigenza genealogica, sembra semmai evocare la dimensione che, dall’interno, ne erode il senso e la consistenza ontologica, fino a dissolverne la figura e a trasformarla in precaria e momentanea emergenza, quasi contingente incresparsi del proprio fluido orizzonte.&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;INDICE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 ANCORA SUL SOGGETTO? di FAUSTO PELLECCHIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13 SOGGETTO E TEMPO. SULLA RIDUZIONE FENOMENOLOGICA DI&lt;br /&gt;EDMUND HUSSERL a cura di NICOLA ZIPPEL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Introduzione, p. 15. Edmund Husserl, Sulla riduzione fenomenologica,&lt;br /&gt;p. 24. Testo nr. 9, p. 25. Appendice XII, p. 41. Testo&lt;br /&gt;nr. 10, p. 45. Appendice XIII, p. 51.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;55 NOMI E TEMPI DEL SOGGETTO di FAUSTO PELLECCHIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. La frase io penso , p. 57. 2. Nomi chiari e distinti, p. 61. 3.&lt;br /&gt;Il pronome di prima persona: nome proprio logico o designatore&lt;br /&gt;rigido?, p. 69. 4. La frase "pensa come si dice piove",&lt;br /&gt;p. 73. 5. La frase "lui pensa/lei pensa", p. 74.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;79 SOGGETTO E POLITICA. LA TEORIA FORMALE DI A. BADIOU E&lt;br /&gt;LO STATO DI ECCEZIONE di GABRIELE D'ARIENZO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;83 Capitolo uno - Democrazia e stato di eccezione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.1. Schmitt e Kojève, p. 83. 1.2. Imperialismo e gestione politica,&lt;br /&gt;p. 87. 1.3. Chi decide su cosa?, p. 91. 1.4. Le categorie del&lt;br /&gt;politico e il ruolo positivo delle eccezioni, p. 95. 1.5. Due&lt;br /&gt;versioni dello stato di eccezione, p. 99. 1.6. L'inchiesta "meta-" sulla&lt;br /&gt;democrazia, p. 102. 1.7. La democrazia, gli altri e&lt;br /&gt;l'Altro, p. 107. 1.8. L'ultimo Stato, p. 113.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;115 Capitolo due - Badiou: il soggetto tra l'essere e l'evento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.1. I due indirizzi, p. 115. 2.2. L'uno, il molteplice, il vuoto,&lt;br /&gt;p. 117. 2.3. Contro l'essere univoco, p. 121. 2.4. Teoria del&lt;br /&gt;soggetto e impossibilità ontologica, p. 125. 2.5. Il soggettivo&lt;br /&gt;senza soggetto, p. 128. 2.6. Il nome dell'evento e il suo operatore,&lt;br /&gt;p. 132. 2.7. La dialettica tra località e universalità, p. 135.&lt;br /&gt;2.8. La trascendenza della verità, p. 136. 2.9. Il forcing degli&lt;br /&gt;enunciati, p. 138. 2.10. La scoperta del Padrone e la critica della&lt;br /&gt;psicoanalisi, p. 142.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;151 Capitolo tre - Badiou: la teoria formale dello Stato&lt;br /&gt;3.1. L'eccesso di potere dello Stato, p. 151. 3.2. La problematica&lt;br /&gt;escrescenza dello Stato, p. 155. 3.3. Democrazia e comunismo,&lt;br /&gt;p. 160.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;167 SIGNIFICATO BIBLICO-TEOLOGICO DELLA NEGAZIONE DEL&lt;br /&gt;MONDO di MARIA DONATA FABRIZIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. «Il mio regno non è di questo mondo», p. 169. 2. La parusia,&lt;br /&gt;p. 177. 3. San Paolo e la fede, p. 180. 4. Indole originaria&lt;br /&gt;del messaggio cristiano: l'escatologia, p. 188. 5. Ritardata&lt;br /&gt;venuta del Signore. Scacco della fede?, p. 192. 6. Il monachesimo,&lt;br /&gt;prima forma di recupero della Lebensform cristiana, p.&lt;br /&gt;195.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;203 BIBLIOGRAFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;211 INDICE DEI NOMI&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-848439928051507903?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/Am5Gi9_R5CE" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/Am5Gi9_R5CE/il-soggetto-e-il-tempo-idest-editore.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_f6qB3i85P4A/R333GOE2PUI/AAAAAAAAAEA/4twOfzotulw/s72-c/copertina+il+soggetto+e+il+tempo.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">6</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2008/01/il-soggetto-e-il-tempo-idest-editore.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-5503886915177596156</guid><pubDate>Mon, 31 Dec 2007 09:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:43:54.044+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>Le ultime mutazioni di Cronenberg</title><description>&lt;strong&gt;David Cronenberg&lt;/strong&gt;, regista canadese indipendente perennemente tentato dal voler mostrare ciò che non si può mostrare e dire ciò che non si può dire, negli ultimi anni della sua quarantennale carriera sembra interessato a declinare i suoi leitmotiv nel cinema di genere criminale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0399146/"&gt;“A History of Violence”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; nel 2005 comincia una personalissima incursione nella violenza vendicatrice dei gangster: dove&lt;strong&gt; la&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; figura del “mutante”&lt;/strong&gt; (Viggo Mortensen) si gioca sul terreno della pura normalità psicologica, non intervenendo alcun fattore psicotico, allucinatorio o di biologia deviata o impazzita, come in buona parte della precedente filmografia, ad attivare la transizione (violenta) da uno stato della realtà all’altro. Da padre di famiglia a feroce assassino, è il caso del film in questione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È chiaro che la mutazione di identità, in “A History of Violence”, coincide con la mutazione dell’identità percepita dagli altri; perciò è ancora, come sempre per il regista canadese, un’attestazione dell’&lt;strong&gt;inadeguatezza del soggetto a decidere la propria identità&lt;/strong&gt;, ossia dell’intrattabile vocazione a “lasciarsi decidere” dagli automatismi del corpo o del contatto&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;problematico con gli altri. Gli altri sono quelli che “ti decidono”. Col contagio, col controllo, col semplice sguardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché se &lt;strong&gt;il corpo è la sede della soggettività&lt;/strong&gt; per Cronenberg, il &lt;strong&gt;contatto-contagio&lt;/strong&gt; degli altri è la funzione che induce il soggetto a trasformarsi, e se possibile a entrare in regime di continuità con lo stesso processo di trasformazione. Ogni transizione è sempre violenta e traumatica, ma è nondimeno la sola dimensione positiva, generatrice di narrazione e di storie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, l’ultimo film di Cronenberg che trovate nelle sale è &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0765443/"&gt;“La promessa dell’assassino”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Che batte questa pista concettuale. La stessa di “A History of Violence”, ma invertendo il punto di vista. Uno spietato killer della mafia russa (ancora Mortensen) si accetta di considerarlo tale nella realtà convenzionale del film: cioè spietato e killer. E invece non è che l’ennesima incarnazione e conferma dell’assioma di Cronenberg: &lt;strong&gt;è impossibile che l’essere&lt;/strong&gt; (qui l’identità psicologica e soggettiva dell’assassino percepita dallo spettatore) &lt;strong&gt;permanga identico a se stesso&lt;/strong&gt;. Tutto cambia. Nulla è come è. E il corpo ne è testimone. In quanto luogo dove si tatua letteralmente la storia (la menzogna assoluta); spazio (&lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.youtube.com/watch?v=fncVWhbgqMY"&gt;sequenza della sauna&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;) dove l’immaginario è diventato fisico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-5503886915177596156?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/b9ybD3dI3Xg" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/b9ybD3dI3Xg/le-ultime-mutazioni-di-cronenberg.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/12/le-ultime-mutazioni-di-cronenberg.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-3868606282878677216</guid><pubDate>Fri, 21 Dec 2007 17:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:44:42.677+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>Nella Valle di Elah</title><description>Mentre la CIA smentisce Bush dicendo che il programma nucleare segreto dell’Iran è sospeso dal 2003, dimostrando, sia pure con sesquipedale ritardo, di non volersi più allineare all’“opzione militare” della Casa Bianca, arriva nelle sale cinematografiche di provincia un film sulle conseguenze della guerra in Iraq per la società americana: &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0478134/"&gt;&lt;strong&gt;“Nella Valle di Elah”&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di &lt;strong&gt;Paul Haggis&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È una pellicola che mi sento di affiancare al pervicace lavoro narrativo del capofila dei repubblicani delusi dalla politica estera USA, &lt;strong&gt;Clint Eastwood&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Tommy Lee Jones&lt;/strong&gt;, protagonista, sembra tarato proprio sul modello Eastwood. D’altra parte, Haggis, regista e sceneggiatore, si impegna a fondo per proseguire la &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.gabrieledarienzo.com/2006/12/vecchio-clint-conservatore-illuminato.html"&gt;decostruzione dell’immaginario patriottico americano&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; avviata insieme a Eastwood col dittico “Flags of Our Fathers”-“Letters from Iwo Jima”. Certo siamo di fronte al meglio che il racconto del cinema istituzionale è oggi in grado di offrire, sull’apprezzabile scia di lavori come “Million Dollar Baby” (Eastwood regia e Haggis sceneggiatura).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più nel dettaglio. Tommy Lee Jones accompagna lo spettatore nei panni del pensionato veterano del Vietnam che intraprende un’inchiesta per scoprire la verità sul figlio, giovane soldato tornato dall’Iraq e scomparso in circostanze misteriose. La verità, che lo spoglia del patriottismo a prescindere, comporta la denuncia sociale: la&lt;strong&gt; guerra in Iraq&lt;/strong&gt; non ha danneggiato solo l’Iraq, ma, altrettanto gravemente, &lt;strong&gt;la c&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;ollettività statunitense&lt;/strong&gt;; e in special modo quei soggetti morali più incerti della comunità che sono &lt;strong&gt;i giovani&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi giovani, risorse da impegnare nelle guerre asimmetriche del XXI secolo, con ciò che comportano in termini di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.youtube.com/watch?v=rz7UNxnOI3M"&gt;sequestri, torture e omicidi&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, non sono più i giovani che ci si aspetta che siano. Impossibile il rispecchiamento tra il padre impegnato in Vietnam e il figlio impegnato in Iraq. E non è tanto colpa della differenza insanabile tra le “onorevoli” guerre di una volta Stato contro Stato (neanche la guerra in Vietnam tutto sommato lo era), e le odierne guerre “umanitarie” che della guerra esaltano gli aspetti traumatici senza neanche potersi chiamare guerre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l&lt;strong&gt;’&lt;/strong&gt;Iraq non può essere il Vietnam, ed è “peggio” del Vietnam, è perché il mondo morale dei vecchi reduci è sostanzialmente irriducibile al mondo morale dei giovani contemporanei, in cui è più massicciamente disattivata la capacità di &lt;strong&gt;distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato&lt;/strong&gt;. In questo senso, “Nella Valle di Elah” è anche un’accusa implicita ai produttori di quell’immaginario che nutre &lt;strong&gt;il giovane con la pulsione di torturare&lt;/strong&gt; per così filmare col cellulare, un invito a riflettere sui prodotti avvelenati della società liberale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-3868606282878677216?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/B4eJLx4SRXs" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/B4eJLx4SRXs/nella-valle-di-elah.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/12/nella-valle-di-elah.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-2236091557684036764</guid><pubDate>Fri, 07 Dec 2007 09:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:45:31.335+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>La mentalità sviluppista complice della violenza</title><description>Sul Sole24Ore del 18 novembre 2007, &lt;strong&gt;&lt;span&gt;Giacomo Vaciago&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; tenta una sintesi sulla crisi dei valori economici e morali, esibendo già nel titolo del suo articolo una significativa teoria o illazione: &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=G96HB"&gt;&lt;strong&gt;“Se il Paese cresce poco resta chiuso e violento”&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la sudata Finanziaria, spiega Vaciago, l’attenzione di noi tutti dovrebbe tornare ai problemi di fondo del Paese, che, com’è noto, sono sempre, in un’ottica nordista e confindustriale, &lt;strong&gt;la&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;“crescita” e la “sicurezza”&lt;/strong&gt; (strettamente collegate). La riflessione cui Vaciago ci invita, tende a sottolineare come i recenti gravi episodi di ordine pubblico, la delinquenza giovanile negli stadi, la microcriminalità delle minoranze a margine del sistema sociale, siano fenomeni da ricondurre, in termini causa-effetto, alla “poca crescita economica”. Apro al volo una parentesi. La crescita economica, che un tempo, secondo la classica forma mentis progressista, significava l’aumento della capacità delle imprese di produrre merci, occupazione, servizi, consumi per l’intera società nazionale (misurata attraverso il Pil, Prodotto interno lordo), oggi significa per lo più, lo dico brutalmente traducendo i bizantinismi tardosviluppisti dell’attuale economia: la capacità di trasformare i debiti in valore finanziario. Ancora: di distruggere merci, occupazione, servizi, facendo crescere contemporaneamente il livello dei consumi, non senza aver scaricato rischi e conseguenze sulla società e sullo Stato-nazione. Chiusa la parentesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, il nostro Vaciago propone un brillante rimedio per affrontare e sconfiggere la violenza che vediamo in giro: &lt;i&gt;&lt;strong&gt;“Lo sviluppo – come è stato durante il nostro “miracolo economico” degli anni ’50 e ’60 – deve tornare a essere la priorità, la principale se non l’unica del Paese”&lt;/strong&gt;&lt;/i&gt;. Ho dato tutta questa importanza a Vaciago perché mi pare che condensi perfettamente la totale &lt;strong&gt;ottusità e mancanza di autocritica tipiche della mentalità sviluppista&lt;/strong&gt;. Essa identifica il bene e la felicità con le grandezze economiche distruttive dei legami sociali. Secondo questa logica, a chi vive ai margini della grandezza economica, a chi non può permettersi determinati livelli di consumo, non resta che autocolpevolizzarsi, consultare psichiatri e possibilmente emendare la propria “inciviltà” con gli antidepressivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che abbiamo &lt;strong&gt;troppo sviluppo&lt;/strong&gt;, non poco. E questo eccesso ci rende indifferenti, apatici rispetto a ciò che non viene più conquistato col sacrificio, depressi di fronte all’infinità di beni tanto cari quanto inutili con cui i fautori della crescita per la crescita vorrebbero annegarci. La violenza inizia qui. In seno a un &lt;strong&gt;modello socio-economico altamente depressivo&lt;/strong&gt;, che costringe i giovani a trasformare il calcio e l’immondizia televisiva in ideologia, per manifestare, in forma eccessiva e irrazionale, la genuina esigenza di un modo d’essere alternativo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-2236091557684036764?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/dgutVqjRjnw" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/dgutVqjRjnw/la-mentalit-sviluppista-complice-della.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/12/la-mentalit-sviluppista-complice-della.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-3182260982831241991</guid><pubDate>Tue, 27 Nov 2007 09:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:46:04.840+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>Sciogliersi nel popolo</title><description>&lt;strong&gt;Forza Italia&lt;/strong&gt; si scioglierà nel &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/politica/07_novembre_18/berlusconi_partito_popolo_italiano.shtml"&gt;“Partito del Popolo italiano della Libertà”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Chi è abbastanza colto leggerà nell’ultima pacchianeria di Berlusconi una sorta di paradossale riedizione dello “scioglimento nel popolo” dell’Internazionale Situazionista (1972), e una conferma della teoria, che andiamo da più tempo sostenendo, secondo la quale Berlusconi, in un modo rovesciato, è il solo rivoluzionario che abbiamo in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Contro i parrucconi della politica”, ha detto. Categoria quest’ultima, nella quale lui, settantenne e tricologicamente migliorato, ovviamente non si riconosce. Deve considerarsi un virgulto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, è probabile che i suoi fan non gli obiettino di aver avuto fin dall’inizio degli &lt;strong&gt;anni ’80&lt;/strong&gt; legami stretti con la politica (prima ancora con la massoneria), di essere stato &lt;strong&gt;tre volte Presidente del Consiglio&lt;/strong&gt;, di aver dichiarato nel corso dell’ultima campagna elettorale di sentirsi un Napoleone appagato che si candida con &lt;strong&gt;grande sacrificio&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma si sa, per il dinamico “popolo” di Berlusconi contano gli stimoli del qui e dell’ora. La decisione sullo scioglimento di Forza Italia, le modalità, l’opportunità del momento, il nome della nuova formazione non sono oggetto di discussione collettiva, ma emanazione di una volontà unilaterale? Non c’è problema. I telespettatori, i gregari, i sottopancia, le soubrette del “popolo” berlusconiano, traggono gaudio unanime dalla possibilità di &lt;strong&gt;scegliere davanti alla scelta già fatta&lt;/strong&gt;: dire “sì” o “no” come di fronte all’acquisto di un nuovo cosmetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è parlato di &lt;strong&gt;populismo&lt;/strong&gt;. Credo che il populismo sia stato componente del berlusconismo finché è durata la fase di rigetto del vecchio sistema politico dopo Tangentopoli. Poi è diventato &lt;strong&gt;demagogia&lt;/strong&gt;, costruita a tavolino col concorso del marketing.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il populismo presuppone un movimento dal basso che attribuisce il potere a un rappresentante, la demagogia il contrario. Il termine populismo si addice all’azione di governo del Presidente venezuelano &lt;strong&gt;Hugo Chavez&lt;/strong&gt; (nel 2002 più di sei milioni di persone sono scese in strada per liberarlo dai golpisti). Il termine demagogia, invece, si addice a tutte le operazioni concepite verticalmente da una dirigenza e trasferite verso il basso: &lt;strong&gt;dalle primarie di Veltroni ai gazebo di Berlusconi&lt;/strong&gt;. Sono la stessa solfa. Anche se nel secondo caso, col proclama dello scioglimento, c’è un’esplosione kitsch, autarchica, unilaterale, che nel primo caso è più contenuta e sorvegliata. In più Berlusconi concentra nelle sue mani un potere mediatico e finanziario che non è compatibile con la normale democrazia di cui strombazza la sinistra; e che rende la sua demagogia, se possibile, più dannosa di quella della nuova Casta targata PD.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-3182260982831241991?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/HQfhywzNkkY" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/HQfhywzNkkY/sciogliersi-nel-popolo.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">3</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/11/sciogliersi-nel-popolo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-1103197624447132546</guid><pubDate>Fri, 23 Nov 2007 09:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:53:08.916+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>Dario Argento: paura...del cinema</title><description>Con &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0804507/"&gt;“La Terza Madre”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Dario Argento&lt;/strong&gt; si diverte a percorrere le vie del trash e della parodia rinunciando al brivido. Non che ciò sia un male in assoluto, ma per Argento lo è, visto che il suo cinema si vende ancora sotto le spoglie classiche semi-serie del cinema che vuole far paura. E visto soprattutto che “il maestro del brivido” è preceduto dalla non immeritata fama delle sue storie più riuscite: &lt;strong&gt;“L’uccello dalle piume di cristallo”&lt;/strong&gt; (1970), &lt;strong&gt;“Il gatto a nove code”&lt;/strong&gt; (1971), &lt;strong&gt;“Quattro mosche di velluto grigio”&lt;/strong&gt; (1971),&lt;strong&gt; “Profondo rosso”&lt;/strong&gt; (1975).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso degli anni il brivido è stato contaminato dallo schifo. Poi inquinato. Alla fine è rimasto solo lo schifo. Stavolta mi pare che si aggiunga la consapevolezza di fare schifo non più agitata dallo sforzo innovativo, quasi pacificata nella caricatura. Sarebbe vano cercare appigli razionalistici per riconnettere questa “Terza madre” ai due capitoli precedenti: &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0076786/"&gt;“Suspiria”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; (1977) e &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0080923/"&gt;“Inferno”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; (1980). La parata pubblicitaria della “trilogia delle madri” è giustificata da pindarici rimandi a qualcosa che sarebbe accaduto prima di “Suspiria”. Più che altro il nesso è una roba da album di famiglia: la presenza di &lt;strong&gt;Daria Nicolodi&lt;/strong&gt;, che in “Suspiria” e “Inferno” collaborava alla sceneggiatura, oltre a interpretare una parte in quest’ultimo, e nella “Terza madre” fa il fantasma alla Obi-Wan Kenobi. In “Suspiria”, pur con tutti i limiti di una sceneggiatura scadente, non mancavano almeno le trovate tecniche, effetti cromatici terrorifici e surrealisti. Di “Inferno” come non ricordare i trasalimenti della quasi tarkovskijana sequenza subacquea iniziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo con “La terza madre” siamo sommersi all’americana da tanta scenografia e paura…del cinema. Cioè di farlo. Difatti Dario si accanisce inesorabilmente in ogni possibile “stranezza” magico-esoterica che possa far saltare i vincoli della narrazione, giustificare le sequenze legandole sistematicamente all’occasione parapsicologica. Nella moltiplicazione di &lt;strong&gt;materiali fantasy&lt;/strong&gt; sembra di riconoscere la contrazione delle incredibili serie pluriennali che spopolano in tv. Vedi &lt;strong&gt;“Streghe” (“Charmed”)&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sentire Argento, lui cerca di spaventarci con ciò che lo spaventa: il lato oscuro che è dentro ognuno di noi. C’è da chiedersi allora cosa spaventi Dario Argento oggi. Evidentemente si tratta dell’irresistibile tentazione di alzarsi e andare a vedere cosa offre la&lt;strong&gt; bancarella della fiction&lt;/strong&gt;, di affidare anche la Cosa più mostruosa all’elaborazione televisiva. Magari avesse voluto dirci Dario che l’horror all’italiana può essere ormai solo scimmiottatura di ciò che è stato, avrebbe fatto cosa migliore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-1103197624447132546?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/TW_kFKPm3_Q" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/TW_kFKPm3_Q/dario-argento-pauradel-cinema.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/11/dario-argento-pauradel-cinema.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-3459999529745366874</guid><pubDate>Tue, 13 Nov 2007 21:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-18T16:56:59.683+01:00</atom:updated><title>Il treno è in ritardo</title><description>&lt;i&gt;Ricevo e pubblico questo testo di &lt;/i&gt;&lt;a href="http:///"&gt;Giuseppe Gatto&lt;/a&gt; &lt;i&gt;che si configura ai miei occhi come testimonianza e analisi della condizione del ceto dipendente:&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che bella novità. Sarebbe una notizia se fosse in orario! E i costi aumentano, e i servizi peggiorano. Siamo in un baratro di decadenza. Lo spettro di Roma, la Storia che si ripete, sempre uguale, sempre più violenta. Ad ogni giro più grande, più rumorosa e sanguinosa, nel suo crollo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E saliamo, nel vagone ristorante… bisogna consumare. Dopo che hai fatto abbonamento, bisogna consumare per poter stare decentemente in quest’ora e mezza di merda! Le tapparelle non si abbassano, le poltroncine sono covi brulicanti di acari, delizia e sollazzo della mia allergia. Le luci sono degne di una discoteca. Funzionano, ora si… ora no. Il bagno è un po’ come la Sanità negli Stati Uniti d’America, devi pregare che non ti serva. Gruppi indistinti di ambulanti “non paganti” si aggirano come mosche intorno a quella di cui prima… la merda. L’ora e mezza, che tra parentesi dovrebbe essere un’ora e cinque da orario ufficiale, ma benediciamo e baciamo il crocefisso che è un’ora e mezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trenitalia S.p.A., benemerita Azienda che gestisce il trasporto ferroviario in Italia, s’industria per inventare sanzioni sempre più severe per perseguire questi “senza fissa dimora”, indi “senza fisso reddito”, indi assolutamente nella condizione di sbattersene di ogni sanzione; che diventa, invece, persecuzione del povero “regolare abbonato pagante” quell’unica volta in cui, disgraziatamente, s’è dimenticato il prezioso tagliando a casa. Scusaaaaate, se siamo stressati, se la vita ci vomita addosso ore senza senso, e nel completo nichilismo, nell’assoluto nulla, nel vuoto siderale, ci dimentichiamo “una volta tanto” il prezioso tagliando. Abbiamo la faccia stanca, onesta, e paghiamo, perché siamo “con” fissa dimora e “con” fisso reddito, indi perseguibili, indi spremibili, da tutti i lati e in tutti i modi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="fullpost"&gt;L’ambulante tra l’altro si avvicina, con fare circospetto mi punta… l’angolino di merda che sono è preso in rapidi giri dalla mosca. Sorride, persuaso che sia un benestante del cazzo e lui il maledetto dalla vita. Non sa che a questo Mondo nessuno se la cava gratis e non ci è dato di sapere chi paga il prezzo più alto… le apparenze non contano nulla in questa speciale classifica che è imponderabile e dipende in larga misura dalla nostra soggettiva percezione della condizione personale. Comunque lui sorride, si avvicina e sbandiera i suoi calzini. Taglia enorme, da giocatore di basket.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Dotto? Ce la vuò rà na man’ a ggennarin’. Nu pare ‘e cauzettine o n’accendine. Magar’ tutt’e doie. He?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima tattica l’indifferenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Iamm’ Dotto? Cacche cos’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seconda tattica:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non mi serve niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli ambulanti si sono evoluti, hanno seguito un qualche corso di marketing e hanno elaborato delle risposte alle obiezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- E cauzettine non portano scadenza, pure che non vi servono vui ve l’accattate e poi magari ve servno all’anno che vé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gennarino non sa che il mio reddito fisso basta meno dei suoi introiti “saltuari” non tassati a sbarcare il lunario di chi è schedato, tartassato e numero individuabile da vessare con ogni strumento possibile: tariffe bancarie, tassi sui mutui, benzina, pubblicità, ratiotelevisioneitaliana, accise, puozzezzaccise, varie ed eventuali. Varie ed eventuali, come nelle riunioni di condominio o nelle assemblee studentesche. Me lo immagino l’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri. 1) aumento delle sigarette; 2) aumento dei NOSTRI (loro) stipendi. 3) tasse sull’energia (i casini sul gas ucraino ce ne forniscono sontuosa motivazione). 4) varie ed eventuali per vessare quei fessi dei “con fisso, unico ed individuabile reddito”. Ma forse dal Palazzo non sanno che siamo quasi al capolinea. Mi faceva notare un lungimirante amico che, in genere, tirano l’elastico e lo mollano per non strozzare la gallina, perché faccia ogni mattina il suo bell’uovo. Ma negli ultimi tempi devono aver perso questa speciale sensibilità, perché il collo, al pari del poco nobile orifizio, è ben strozzato e delle uova non c’è più traccia, ogni mattina poi… figuriamoci. O forse hanno capito che siamo al capolinea e allora, tanto vale spremere tutto prima dell’olocausto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Gennarì, ancora non hai capito che soldi non ce ne stanno. Qua tra me e te facciamo scopa, e non di settebello!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gennarino si fa una risatina, forse ha capito davvero, oppure dentro di sé pensa che sono uno dei tanti stronzi che lo guardano con sufficienza e gli negano anche la parola. Ma Gennarino le ha viste le mie scarpe logore, il mio volto senza espressioni. Senza futuro. Anche se non ha studiato, anche se molte cose non se le chiede nemmeno, lo sa per istinto che siamo mattoni dello stesso muro, io e lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- vui fumate, allora pigliatevelo da Gennarino l’accendine, iamm’ che tanto ‘o saccio che poi ve l’accattate ‘o tabacchino, e costa pure chiù ‘ssaie…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Gennarì, e pure tu c’hai ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così Gennarino m’ha fregato un’altra volta. L’accendino mi serviva, mi dico… e passa un altro pezzetto di quest’ora e mezza di… lo sapete. L’ambulante più che l’accendino mi ha venduto il tempo che è trascorso. Il tempo che passa è la merce più preziosa per chi, come me, vive tra la Stazione Termini e il binario tre e quattro della stazione di Formia. Mi raccontava mio padre che ai suoi tempi c’era una storiella che girava. Pare che Sofia Loren fosse divisa tra interessi romani e napoletani, per cui si diceva che avesse un piede a Napoli e uno a Roma: beato al capostazione di Formia! Finiva la storiella tra la grassa, cara e mai dimenticata risata di mio padre. Per chi non lo sapesse, Formia è più o meno a metà strada tra i due capoluoghi. Già, il capostazione, almeno lui resta in stazione e non deve salire qua. Certo il tempo è ingrato anche con lui, minuti inutili di vita con il grande orologio circolare anni sessanta che ne scandisce il lento andare… ma almeno non deve salire qua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi sono accorto che ci hanno parcheggiato un’altra volta, per far passare l’Eurostar (che bella parola, pare quasi ‘na cosa bella) sempre in ritardo peggio di noi. Mentre siamo fermi, passa il capotreno a controllare i famosissimi preziosi tagliandi. Per fortuna non è questa “la volta tanto” che l’ho dimenticato a casa, o in ufficio. Il “controllore” ha un’aria un po’ imbarazzata, quasi si vergogna a chiederci i titoli di viaggio. Non ha colpe, come tutti… ma sente il peso per i disservizi che subiamo o forse ha paura che il solito esasperato se la prenda con lui in maniera poco garbata (dio quanto amo gli eufemismi); alla fine è uno di noi anche lui. Io sfoggio un bel porta – documenti trasparente stile militare, lo metto al collo come fa Bertinotti del suo portaocchiali che scorrazza felice al ritmo della sua sofisticata eloquenza impreziosita dal famoso difetto di pronuncia, e lascio che gli occhi si chiudano. Metto in moto la mia personale macchina del tempo, che dà un colpo di spugna a tutti i ritardi e per magia mi consegna al binario quattro della stazione di Formia. La buona notizia è che domattina saremo di nuovo tutti qui, al binario. Ci rulleremo una sigaretta e gli daremo fuoco con l’accendino di Gennarino che almeno per qualche giorno mi lascerà in pace. E nelle volute di fumo il Mondo si prenderà il suo bel vaffanculo mattutino. Ma la vera notizia, è che nonostante tutto, contro ogni probabilità, sarò ancora li a lottare, perché il fottuto mondo non mi ingoi, non nel modo in cui vorrebbe lui, almeno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-3459999529745366874?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/2pa1j-wQfqQ" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/2pa1j-wQfqQ/il-treno-in-ritardo.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/11/il-treno-in-ritardo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-3412311980415709150</guid><pubDate>Sun, 07 Oct 2007 11:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T13:08:41.837+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">filosofia</category><title>CASSINO, 15-19 ottobre 2007</title><description>&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;CONVEGNO INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA&lt;br /&gt;PROMOSSO DALLA SCUOLA INTERNAZIONALE DI STUDI FILOSOFICI&lt;br /&gt;(VI EDIZIONE) &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(153, 0, 0);"&gt;&lt;span style="color: rgb(255, 204, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;L’UOMO NELLA NATURA, LA NATURA NELL’UOMO.&lt;br /&gt;NATURA, SOCIETÀ, RELIGIONE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;PROGRAMMA&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Lunedì 15 ottobre&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;ore 16, aula 5 Mazzaroppi&lt;br /&gt;Prof. Paolo VIRNO&lt;br /&gt;Università della Calabria&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il concetto di “storia naturale”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Martedì 16 ottobre&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;ore 10.30, aula 4B Zamosch&lt;br /&gt;Prof. Massimo DE CAROLIS&lt;br /&gt;Università degli studi di Salerno&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Costruttori di mondo?&lt;br /&gt;Natura umana e politica&lt;br /&gt;a partire da Heidegger&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;ore 16.00, aula 4B Zamosch&lt;br /&gt;Prof. Luca ILLETTERATI&lt;br /&gt;Università degli studi di Padova&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Finalismo tra tecnica e natura&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Mercoledì 17 ottobre&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;ore 10.30, aula 2 Mazzaroppi&lt;br /&gt;Prof. Massimo DONÀ&lt;br /&gt;Università “San Raffaele” di Milano&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dal tempo allo spazio, dallo spazio al tempo.&lt;br /&gt;La natura tra scienza e religione&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Giovedì 18 ottobre&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;ore 10.30, aula 5 Mazzaroppi&lt;br /&gt;Prof. Vincenzo VITIELLO&lt;br /&gt;Università degli studi di Salerno&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Genesi naturale del tempo e fenomenologia&lt;br /&gt;del tempo religioso&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;ore 16.00, aula 5 Mazzaroppi&lt;br /&gt;Prof. Luigi Vero TARCA&lt;br /&gt;Università “Ca’ Foscari” di Venezia&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Chi ha detto che la tecnica ha dei limiti?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt;Venerdì 19 ottobre&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;ore 10.30, aula 5 Mazzaroppi&lt;br /&gt;Dr. Fulvio MARONE&lt;br /&gt;Psicoanalista&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Matemetica: l’homo sexualis&lt;br /&gt;di Jacques Lacan&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Coordinamento Scientifico: prof. Fausto PELLECCHIA&lt;br /&gt;Segreteria Organizzativa: dott. Luciano DE LEO, dott. Gabriele D’ARIENZO&lt;br /&gt;tel. 0776-2993460 o 0776-2993417&lt;br /&gt;Segreteria Amministrativa: Elio CIPRIANO • Facoltà di Lettere e Filosofia&lt;br /&gt;Dipartimento Filosofia e Comunicazione&lt;br /&gt;via Zamosch, 43 • 03043 Cassino (FR)&lt;br /&gt;tel. 0776-2993579 fax 0776-2993829 • e-mail: sisf@libero.it&lt;br /&gt;Università degli Studi di Cassino&lt;br /&gt;Facoltà di Lettere e Filosofia&lt;br /&gt;Dip. Filosofia e Comunicazione&lt;br /&gt;Scuola Internazionale&lt;br /&gt;di Studi Filosofici&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-3412311980415709150?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/YsmYk9NP-F0" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/YsmYk9NP-F0/convegno-internazionale-di-filosofia.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/10/convegno-internazionale-di-filosofia.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-5398955184568818989</guid><pubDate>Sun, 30 Sep 2007 15:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:54:12.339+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>I Simpson e i cartoni politicamente scorretti</title><description>Non ho mai fatto parte dei fan dei &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.simpsonet.com/"&gt;Simpson&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, parodistica famiglia del cartone animato creato da Matt Groening negli ’80, sfociato in un film che viene distribuito in questi giorni nelle sale italiane. &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0462538/"&gt;I Simpson – Il film (The Simpsons Movie)&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; è un’animazione di David Silverman, un’ora e mezza in cui vengono riproposti i topoi che hanno reso popolare la serie televisiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai tempi dei primi entusiasmi televisivi, vedere la facilità con cui si definiva brillante e politicamente scorretta la saga di Homer &amp;amp; co., una presa in giro della famiglia postmoderna e dell’american way of life, quasi sempre infarcita di gag che hanno senso in un contesto americano che non ci appartiene, mi ha impedito di essere uno spettatore dei Simpson. D’altra parte, trovavo molto più lucida e corrosiva la produzione di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.southparkstudios.com/"&gt;South Park&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, parodia surreale e commedia nera, realizzata incollando pezzi di cartone direttamente sullo sfondo. La serie, destinata alla tv come i Simpson, fu trasmessa negli USA dal 1997, e in Italia dal 2000; ma ridoppiata con criteri censori, e poi interrotta, perché, nell’ambito della sua cruda satira sociale e politica, andava a toccare il rapporto tra &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=nCGtslu61rg"&gt;pedofilia e Chiesa cattolica&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Stesso discorso per il recentissimo &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.popetown.fr/"&gt;Popetown&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, cartone ambientato a Città del Vaticano, senz’altro di buon livello educativo oltre che di intrattenimento. Commissionato in Gran Bretagna e bloccato in Germania alla prima puntata (2006), non si sa se e quando verrà visto in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, è evidente che se &lt;em&gt;&lt;strong&gt;South Park&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; e &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Popetown&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; nel Belpaese devono superare una quantità di ostacoli per essere trasmessi in tv o al cinema, mentre i Simpson furoreggiano da 18 anni, una spiegazione esiste. I &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Simpson&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; qui da noi, e direi in Europa, non offendono nessuno, ma hanno la virtù di dare l’impressione di offendere qualcuno: &lt;strong&gt;l’americano medio&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno come Homer Simpson pone l’americano di fronte al dubbio cartesiano sulla sua esistenza: “esisto veramente come soggetto dietro le mie passioni suine, i miei beveroni e i miei hot dog?” I Simpson sono considerati furbi da noi Europei perché &lt;strong&gt;irriverenti verso il nichilismo d’Oltreoceano, e asettici rispetto al nostro&lt;/strong&gt;: sfottono la desoggettivazione nordamericana, il menefreghismo per la crisi ambientale alimentata da abitudini grasse e abiette, l’eccesso di potere governativo e corporativo privo di controparti consapevoli; ma toccano qualcosa che ci riguarda, solo nella misura in cui, malauguratamente, cominciamo a specchiarci nella società americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 21 settembre 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-5398955184568818989?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/1sB4EtN8S28" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/1sB4EtN8S28/i-simpson-e-i-cartoni-politicamente.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/09/i-simpson-e-i-cartoni-politicamente.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-1954257362396816496</guid><pubDate>Tue, 18 Sep 2007 17:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:54:53.673+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>Sicko o la sanità privata</title><description>Con la consueta verve iconoclastica che l’ha fatto amare dai democratici e odiare dai repubblicani, &lt;strong&gt;Michael Moore&lt;/strong&gt;, già artefice dello smascheramento di Bush in &lt;strong&gt;Fahrenheit 9/11&lt;/strong&gt; e fustigatore delle lobby per le armi libere in &lt;strong&gt;Bowling for Columbine&lt;/strong&gt;, è autore stavolta di &lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0386032/"&gt;&lt;strong&gt;Sicko&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, inchiesta sulla sanità americana e omaggio ai sistemi sanitari canadese, europeo e cubano. Moore si imbarca su un battello della speranza con cittadini americani cui sono state negate le cure mediche e &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=7ncoFQdBIvU"&gt;&lt;strong&gt;approda a Cuba&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, dove i poveretti possono ricevere cure gratuite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che se ne desume è che nel dibattito sulla &lt;strong&gt;sostenibilità della protezione sociale&lt;/strong&gt;, nel nostro paese c’è chi continua pervicacemente a guardare ai modelli sbagliati, quelli che &lt;strong&gt;scambiano la maggior libertà di scelta degli utenti per maggior libertà di azione del mercato&lt;/strong&gt;. Chi non si è lamentato delle inefficienze del sistema sanitario italiano, delle lunghissime liste d’attesa che inducono a rivolgersi al privato per avere prestazioni che dovrebbero essere pubbliche e gratuite? Le situazioni (talvolta da incubo) della sanità italiana fanno certo passare in sordina che c’è di peggio, molto peggio nel mondo occidentale avanzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli USA, paese eletto spesso, incautamente, modello di “grande democrazia”, paese che adotta la &lt;a href="http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/esteri/penamorte/penamorte/penamorte.html"&gt;&lt;strong&gt;pena di morte per minorenni e handicappati&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, capace di spendere miliardi di dollari ogni mese in Iraq mentre la comunità disastrata di &lt;a href="http://www.granma.cu/italiano/2005/septiembre/vier2/katrina-it.html"&gt;&lt;strong&gt;New Orleans&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; è abbandonata a se stessa, ha quest’altro interessantissimo primato interno. È la più grande democrazia capitalista, e anche l’unica, a non avere un sistema sanitario nazionale. In pratica, se sei sul suolo americano senza assicurazione sanitaria, e ti viene un infarto, hai buone probabilità di restarci. Se non puoi pagare, non ti mandano neanche l’autoambulanza. Così per tutti gli interventi sanitari minori, dal cerotto al punto di sutura: senza assicurazione, il conto è salatissimo e inaccessibile a molti. Il guaio è che, anche in quanto cittadino coperto da assicurazione, rischi che ti rifiutino le cure mediche per cavilli contrattuali. Infatti, per realizzare un risparmio per le compagnie, &lt;strong&gt;il personale medico al soldo delle assicurazioni deve garantire un numero minimo di rifiuti&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicché, le condizioni che negli USA accreditano professionalmente il “buon” medico sono le stesse che determinano il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuramento_di_Ippocrate"&gt;&lt;strong&gt;rovesciamento del giuramento di Ippocrate&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: più gente lasci crepare, più sei un “buon” medico, con retribuzione e carriera adeguate. Insomma, l’esperienza americana insegna che i problemi della gente cacciata dalla sanità non si risolvono ma si aggravano con la privatizzazione dei servizi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 8 settembre 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-1954257362396816496?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/h_caZ4KjvXk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/h_caZ4KjvXk/sicko-o-la-sanit-privata.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/09/sicko-o-la-sanit-privata.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-2159919500068987412</guid><pubDate>Tue, 18 Sep 2007 17:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-31T11:55:14.588+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>Le vite degli altri</title><description>Che il sistema comunista dell’Europa orientale non permettesse ai cittadini di realizzare a pieno i propri desideri, era cosa risaputa. E se &lt;strong&gt;Florian Henckel von Donnersmarck&lt;/strong&gt;, regista al debutto con un lavoro di elevatissima struttura, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0405094/"&gt;Le vite degli altri&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, si fosse dato da fare soltanto per ribadire questo dato già noto, la povertà dell’operazione sarebbe emersa senz’altro. Ma non è così. &lt;em&gt;Le vite degli altri&lt;/em&gt;, che consiglio assolutamente, offre una ricostruzione asciutta e complessa del rapporto tra intellettuali e polizia politica negli ultimi anni della Ddr. L’anno della narrazione è il 1984, Gorbačëv doveva ancora varare la perestrojka.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I protagonisti sono un regista teatrale che si attiene alla nomenklatura, ma che viene ugualmente sottoposto al trattamento della “camera d’ascolto”, e il suo alter ego impossibile: lo zelante agente della Stasi (&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/name/nm0618057/"&gt;Ulrich Mühe&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, spiace dirlo, morto di cancro il 22 luglio scorso) che a un certo punto cessa di fare il suo dovere, mettendo in discussione il mandato simbolico che per tutta la vita lo ha visto “spada e scudo” del Partito. Diventa così infelice anche lui, come l’uomo di teatro, legato paradossalmente al &lt;strong&gt;destino depressivo degli artisti&lt;/strong&gt;. La depressione arriva esattamente a questo punto: quando si smette di &lt;strong&gt;credere nell’Altro&lt;/strong&gt;, cioè nel Partito.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Qualcuno ricorderà &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0301357/"&gt;Good Bye Lenin!&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Wolfgang Becker&lt;/strong&gt;. Film che mostrava brillantemente come nella Germania Est la gente comune, benché costretta a tradire i propri desideri, non fosse affatto infelice. Bene, &lt;em&gt;Le vite degli altri&lt;/em&gt; non ci parla della gente comune, ma di un segmento privilegiato del sistema: l’intellighenzia che aveva la possibilità di soddisfare più bisogni materiali degli altri. Ci parla del senso di insoddisfazione che si sviluppa quando si ha più degli altri, quando si è soggetti al trauma di ritenere il Sistema un’impostura o agli sbalzi del successo professionale (che espone alla depressione e al comportamento suicidario). &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma contrariamente a quanto si potrebbe credere d’acchito, &lt;strong&gt;nei paesi comunisti si era meno esposti all’infelicità rispetto all’occidente democratico&lt;/strong&gt;, dove la frenetica libertà, che nasconde la fondamentale identità al capitalismo globale, segna la perdita di qualsiasi Altro riferimento esistenziale. Situazione questa, che è depressiva per eccellenza.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 28 luglio 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-2159919500068987412?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/0nGtino_bKY" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/0nGtino_bKY/le-vite-degli-altri.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/09/le-vite-degli-altri.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-8029249322445158895</guid><pubDate>Tue, 18 Sep 2007 17:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T12:46:30.705+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>Rete4...la pagheremo noi</title><description>Non tutti sanno che si avvicina il momento in cui &lt;strong&gt;lo Stato italiano potrebbe essere condannato&lt;/strong&gt; dalla &lt;strong&gt;Corte di giustizia europea&lt;/strong&gt; a risarcire circa &lt;strong&gt;3 miliardi di euro&lt;/strong&gt; a tale signor &lt;strong&gt;Di Stefano&lt;/strong&gt; editore di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.europa7.it/"&gt;Europa7&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, legittimo titolare della concessione per l’uso delle frequenze radiotelevisive occupate da &lt;strong&gt;Rete4&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Danni per mancata attività televisiva. Facendo un calcolo spicciolo, si tratterebbe di poco più di 50 euro pro capite, mezzo canone Rai. Una sorta di maximulta che gli italiani senza saperlo (ignoranza), pagheranno al posto di &lt;strong&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt;. Sì, perché se l’Europa condanna l’Italia per avere un sistema integrato delle comunicazioni (il famoso “sic” della legge Gasparri) sotto il livello di alcuni paesi africani, cioè completamente al di fuori del quadro normativo comunitario sulle comunicazioni elettroniche, lo si deve all'azione politica del proprietario di Mediaset e dei suoi alleati (di destra e di sinistra).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ricorda il &lt;strong&gt;31 dicembre 2003&lt;/strong&gt;? Fatidica data dell’&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.cortecostituzionale.it/ita/attivitacorte/pronunceemassime/pronunce/schedaDec.asp?Comando=RIC&amp;amp;bVar=true&amp;amp;TrmD=&amp;amp;TrmDF=&amp;amp;TrmDD=&amp;amp;TrmM=&amp;amp;iPagEl=1&amp;amp;iPag=14"&gt;ultimatum della Corte costituzionale&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; per spegnere Rete4, attesa sotto tratti umili e sofferti in quegli anni della legislatura Berlusconi, da quanti, cittadini e spettatori, consideravano anormale che l’organo di propaganda del primo ministro continuasse a trasmettere benché privo di concessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Com’è noto, &lt;strong&gt;in uno Stato di diritto si danno in concessione i beni pubblici&lt;/strong&gt; – in questo caso le frequenze&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;–, e in linea di principio, un soggetto (Berlusconi) che si impossessa &lt;strong&gt;per decreto&lt;/strong&gt; di un bene pubblico come le frequenze (decreto legge firmato da Craxi nel 1984), quando viene a occupare una posizione dominante nella formazione del consenso democratico, non dovrebbe essere messo in condizione di fare politica e di conservare lo stesso bene con nonchalance, malgrado sentenze della Corte costituzionale, ordinanze del Consiglio di Stato e &lt;strong&gt;messe in mora della Commissione europea&lt;/strong&gt;. L’ultima del &lt;strong&gt;18 luglio scorso&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’Italia è speciale. Anzi eccezionale. Gli europei, si sa, sono più giuspositivisti di noi, e quindi, di gran lunga più limitati nel capire la normalità dello&lt;strong&gt; stato di eccezione&lt;/strong&gt; che da noi trasforma ciò che abitualmente chiamiamo diritto e democrazia in una soft-dittatura della proprietà dei mezzi di comunicazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, il &lt;strong&gt;ruolo del centro-sinistra&lt;/strong&gt; nella faccenda è di quelli destinati a far rimpiangere le infelici circostanze che lo vedono al governo piuttosto che all’opposizione.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;I governi di centro-sinistra dal 1996 al 2001 non hanno avuto la volontà politica di dare all'Italia una legge di livello europeo in materia di conflitto di interessi&lt;/strong&gt;. E nulla lascia presagire che oggi ce l'abbiano. Mentre &lt;strong&gt;Gentiloni&lt;/strong&gt; scrive la sua “riforma”, l’unico atto concreto del governo si riduce al paradosso di dover difendere la legittimità comunitaria della Gasparri per non incorrere nella sanzione europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 21 luglio 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-8029249322445158895?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/gfY5OC0FnFA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/gfY5OC0FnFA/la-tassa-rete4.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/09/la-tassa-rete4.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-662675595236549684</guid><pubDate>Tue, 18 Sep 2007 17:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-06T11:41:57.959+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica e cultura</category><title>Se la Chiesa può far politica</title><description>La cosiddetta "ingerenza", ossia la discesa in campo della Chiesa come organismo politico, suscita da qualche anno polemiche e intrattenimento. Si litiga sulla capziosa distinzione laicità-laicismo, su quello che la Chiesa può o non può dire, senza mai revocare in causa seriamente &lt;strong&gt;i mezzi&lt;/strong&gt; di cui la Chiesa dispone, mezzi che è &lt;strong&gt;lo Stato italiano a garantire &lt;/strong&gt;(vedi 8 per mille ed esenzione Ici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra che, soprattutto dal lato di chi trova avvilente la sintesi tra Chiesa e politica, sussistano irrazionali confusioni. Non è una scoperta di oggi che la Chiesa faccia politica. La Chiesa ha sempre fatto politica, o meglio ancora economia politica. Da quando &lt;strong&gt;Paolo di Tarso&lt;/strong&gt; istruiva i Romani su come fare economia del tempo messianico, o i Corinti su come mettere a disposizione della Chiesa i poteri, tra cui anche il governo. Poi sono venuti gli imperi sacri e romani, i cattolicissimi regni, sempre caratterizzati da un intreccio indissolubile di economia e politica, fede e organizzazione. Il che, in fondo, è anche giusto: non solo perché la religione dogmatica è a pieno titolo una &lt;strong&gt;visione politica del mondo&lt;/strong&gt; che offre un modello incorruttibile di scienza dell'organizzazione; che costituisce, cioè, in senso tecnico, il prototipo di quelle procedure utopiche che sono pane quotidiano dei politicanti: chiamare col nome di ciò che è (ad es., Gesù, uno dei tanti agitatori al tempo delle sette giudaiche), ciò che non è e che sarà sempre di là da venire (il figlio di Dio morto e risorto che ritornerà sulla terra).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma anche per un mero fatto di &lt;strong&gt;proprietà&lt;/strong&gt;. Se la Chiesa Cattolica non fosse stata il proprietario che è, avremmo potuto, forse, scandalizzarci, del suo ragionare per convenienza economico-istituzionale. Ma la Chiesa è quel che è. Com’è noto, ha una sua sovranità, un suo diritto, una sua articolazione gerarchica, suoi ordini e istituti, capitali mobili e immobili, e una sua banca centrale: lo &lt;strong&gt;Ior – l’Istituto per le opere religiose offshore&lt;/strong&gt;, che non serve, come si potrebbe erroneamente supporre, a concedere prestiti a famiglie bisognose e mutui a tasso agevolato ai giovani che vogliono metter su famiglia, ma a compiere, nel migliore dei casi, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/esteri/marcinkus/commestatera/commestatera.html"&gt;operazioni finanziarie “riservate”&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, come ogni Stato, la Chiesa rappresenta i suoi interessi presso gli altri Stati; ha in mano, per quanto velleitariamente, una &lt;strong&gt;strategia globale&lt;/strong&gt;, che nella fattispecie contemporanea, vorrebbe &lt;strong&gt;saldare il fronte integralista delle religioni del Libro&lt;/strong&gt; (Islam e Chiesa Ortodossa) contro la “terrificante” modernità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, di coloro che ci fanno notare che la Chiesa non dovrebbe intervenire attraverso i suoi vescovi e cardinali nelle questioni politiche dello Stato, poiché questo stesso intervenire è foriero della crisi permanente della laicità dello Stato, non è dato sapere  fino a che punto vogliano davvero che lo Stato sia laico, e che la Chiesa sia libera in un libero Stato. Se volessero ciò, sono sicuro che non faticherebbero, come di fatto faticano, a portare la loro critica nella sfera dei mezzi, ovvero a sollevare il loro sdegno contro le normative previste dal &lt;strong&gt;Concordato&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O si rivede il criterio di ripartizione dell'8 per mille, o non lo si fa. Nel primo caso, oltre che a tutti i cittadini italiani ingiustamente vessati dal parassitismo ecclesiastico, si farebbe indubbiamente un favore alla parte sana della Chiesa, rendendola libera di stare sulle proprie gambe. &lt;strong&gt;Nessuno allora si permetterebbe  di dire alla Chiesa cosa deve dire, se lo dice con i suoi denari.&lt;/strong&gt; Altrimenti, è ozioso, oltre che patetico, esternare ciclicamente la propria contrarietà a determinate manifestazioni dell'"ingerenza".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-662675595236549684?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/E9sA09QqWf0" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/E9sA09QqWf0/se-la-chiesa-pu-far-politica.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/09/se-la-chiesa-pu-far-politica.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-4548164500840679505</guid><pubDate>Sat, 23 Jun 2007 08:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T13:07:36.661+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>Ecologia e reality</title><description>Come gli spettatori sapranno, i &lt;strong&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reality_show"&gt;reality show&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;sono forme di intrattenimento che, malgrado il nome, hanno poco o nulla a che fare con la realtà e con l’intenzione di documentare aspetti della vita sociale. Che dai primi anni ‘90 se ne producano in quantità massicce per farcire i palinsesti, è segno dell’esigenza dell’industria culturale contemporanea, di &lt;strong&gt;superare definitivamente la funzione formativa ed educativa&lt;/strong&gt; che per qualche tempo ha assolto. Come dire, perfino la tanto abbietta televisione è servita ad allargare gli orizzonti “culturali” promuovendo il passaggio di larghe fasce di utenza da un analfabetismo primario a un ambiguo e preoccupante &lt;strong&gt;analfabetismo secondario&lt;/strong&gt;. Quello di chi sa leggere e scrivere, discernere i contenuti e intrattenersi di fronte alle immagini, quel tanto che basta per costituire il perfetto bestiame da audience.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte, ciò ha un effetto sulla qualità della democrazia. Qualcuno ha coniato, appropriatamente, l’espressione di &lt;strong&gt;“dumbocrazy”&lt;/strong&gt; per definire il processo di ammutolimento-istupidimento (“dumb” in inglese vuol dire “muto”) che coinvolge le democrazie ad alto tasso di comunicatività come la nostra: i media, la cultura, l’amministrazione, la scuola, l’università, la politica, ne sembrerebbero allo stesso modo investiti. Si arriva, cioè, a un punto in cui &lt;strong&gt;non c’è più distinzione tra comunicazione, informazione, formazione, intrattenimento&lt;/strong&gt;: sono la stessa Cosa: &lt;strong&gt;contatto senza messaggio&lt;/strong&gt;; e ogni azione della vita pubblica si svolge in modalità e forme che dipendono in larga misura dalla mediazione di questa Cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’analisi non è nuova, ma non mancano le novità ancora in grado di incuriosire per il modo in cui il fenomeno si riconnette, dichiaratamente, a un &lt;strong&gt;ideale escrementizio&lt;/strong&gt;. Mi ha colpito, ad esempio, l’ultima invenzione nel campo del “realismo”: un nuovo telereality ambientato nel mondo della spazzatura, proveniente dall’Inghilterra non da Acerra. Il titolo, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.alternet.org/mediaculture/61507/"&gt;Eco Challenge&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, evoca la sfida ecologica, i drammi della civiltà del consumo e della gestione clientelare del ciclo dei rifiuti. Ma si tratta di dieci idioti (nel senso greco) che devono costruirsi la baracca in un’enorme discarica a Croydon, quartiere di Londra. Torna teneramente in mente il ridicolo timore di Abatantuono in un recente film di Pupi Avati, di partecipare a un “reality ambientato nelle fogne milanesi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 16 giugno 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-4548164500840679505?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/gOvc5gkHVdA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/gOvc5gkHVdA/ecologia-e-reality.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/06/ecologia-e-reality.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-4031650136005230871</guid><pubDate>Sat, 23 Jun 2007 08:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T13:33:39.283+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>La città proibita</title><description>Con &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0473444/"&gt;La città proibita&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; il regista cinese &lt;strong&gt;Zhang Yimou&lt;/strong&gt; aggiunge il terzo titolo alla serie ambiziosa, spettacolare, leggendaria di film in costume generati per il consumo dello sguardo occidentale. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Hero&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; nel 2002 e &lt;strong&gt;&lt;em&gt;La foresta dei pugnali volanti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; nel 2004, i preamboli che giocavano con &lt;strong&gt;l’immaginazione del potere&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto il potere di questo autore, immenso e derisorio a un tempo, nel produrre realtà da sogno in cui la costruzione digitale di scontri tra eserciti si armonizza con le evoluzioni marziali di attori sospesi a mezz’aria coi vecchi, materialissimi cavi. La &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Città proibita&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; rigioca questi elementi, nel quadro della tipica &lt;strong&gt;naturalizzazione tardo-confuciana del potere&lt;/strong&gt; cui non smette di attingere il cinema di Yimou, consapevole dello strano &lt;strong&gt;scambio tra Europa e Cina&lt;/strong&gt;: nel momento in cui l’infrastruttura economica occidentale trionfa in oriente, la sovrastruttura ideologica orientale assale l’occidente col suo impatto visionario e i suoi insegnamenti eterni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella gigantesca metafora della &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Città proibita&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, i &lt;strong&gt;progetti di autodeterminazione delle vittime del potere globale&lt;/strong&gt; sono differiti, precisamente come sempre, nella fine tragico-eroica delle resistenze: nella sconfitta cui sono assegnati i ribelli e le donne (qui Gong Li come in &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lanterne rosse&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;). &lt;strong&gt;Il passato è il nec plus ultra&lt;/strong&gt;. L’antagonismo rispetto alla tradizione non solo è contro natura, ma è consapevole dell’infondatezza del suo sforzo. L’immaginazione del potere interno alla Storia di Yimou è ossessionata da quest’&lt;strong&gt;articolazione antimoderna o postmoderna&lt;/strong&gt; del &lt;strong&gt;rapporto tra gruppi di individui e impero&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, l’immaginazione del potere interna alla scenografia: sublime, onirica, sfarzosa, destinata a inseguire l’inevitabile sdoppiamento della semplicità del potere nella futile complessità dell’intrico familiare e di corte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 1 giugno 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-4031650136005230871?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/75h5SgwXJok" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/75h5SgwXJok/la-citt-proibita.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/06/la-citt-proibita.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8278787012763119693.post-731407773087674452</guid><pubDate>Sat, 23 Jun 2007 08:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T13:13:09.721+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">spettacolo</category><title>C'era una volta la CIA (di De Niro)</title><description>Secondo un recente &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/esteri/parlamento-ue-cia/parlamento-ue-cia/parlamento-ue-cia.html"&gt;rapporto del parlamento di Strasburgo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; (14 febbraio), tra il 2001 e il 2005 aerei della &lt;strong&gt;CIA&lt;/strong&gt; avrebbero fatto più di 1200 scali in aeroporti europei nell’ambito delle operazioni legate ai &lt;strong&gt;rapimenti clandestini&lt;/strong&gt;. Cittadini e non-cittadini sospetti di implicazioni in attività terroristiche presi con la forza e condotti in prigioni illegali dove si pratica la tortura. Sul piano delle responsabilità territoriali, qualche stato come la Germania è semplicemente accusato di far finta di non sapere, qualche altro come l’Italia di aver “prestato” &lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/cronaca/abu-omar-pollari/abu-omar-pollari/abu-omar-pollari.html"&gt;&lt;span&gt;almeno una volta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; i propri servizi segreti, altri ancora come Gran Bretagna, Svezia e Austria di un coinvolgimento diretto nei rapimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È chiaro che si assiste a una &lt;strong&gt;massiccia ridefinizione delle attività sovversive della CIA&lt;/strong&gt;: non più principalmente volte a destabilizzare governi nemici, produrre guerre, colpi di stato o elezioni truccate, quanto piuttosto a diventare la forma legale internazionale di ciò che non può avere forma di legge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, in un momento in cui gli ordinamenti democratici patiscono un crollo simbolico totale, bisognerebbe vedere &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.imdb.com/title/tt0343737/"&gt;The Good Shepherd - L'ombra del potere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Robert De Niro&lt;/strong&gt;, con tenerezza e nostalgia. Quale miglior tempo per recuperare una CIA sana, involuto o poco evoluto mito familiare del controspionaggio, dei dossier in cassaforte e degli scheletri negli armadi, burocratica e oscurantista depositaria delle “arti nere”, insomma rassicurante trastullo della capacità americana di strafare cinema…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel giro di tre ore, tra vicende di infelicità personale, scorrono i primi trent’anni di attività controspionistica ascrivibili alla genealogia della Central Intelligence Agency: dal sottobosco massonico fine anni ’20 atto al reclutamento dei giovani patrioti, passando per la costituzione dell'Office of Strategic Services (OSS) utilizzata nella seconda guerra mondiale, fino allo scacco della Baia dei Porci che consolidò il potere di Fidel Castro (1961). &lt;strong&gt;Iato stratosferico sull’episodio iraniano del 1953&lt;/strong&gt;, quando la CIA depose il governo democraticamente eletto di Mossadeq, e sul &lt;strong&gt;golpe in Guatemala del 1954&lt;/strong&gt;. Dal confronto col KGB, emerge la funzionalità reciproca delle sfere Est – Ovest durante la guerra fredda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cassino7, 28 aprile 2007&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8278787012763119693-731407773087674452?l=www.gabrieledarienzo.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~4/bydKunszl-c" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gabrieledarienzoWebLog/~3/bydKunszl-c/cera-una-volta-la-cia.html</link><author>noreply@blogger.com (gabriele d'arienzo, firenze, italia)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.gabrieledarienzo.com/2007/06/cera-una-volta-la-cia.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>
