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	<title>Gad Lerner</title>
	
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	<description>Il blog del Bastardo</description>
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		<title>Giancarlo Innocenzi, questo sconosciuto…</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:02:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per capire come funziona la presa di Silvio Berlusconi sul sistema televisivo italiano, è utile studiare la carriera di uomini come Giancarlo Innocenzi. Oggi lo ritroviamo nelle intercettazioni telefoniche narrate da &#8220;Il Fatto&#8221; in veste di intermediario tra le furie del Capo e funzionari sottoposti come Mauro Masi (direttore generale della Rai) e Augusto Minzolini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire come funziona la presa di Silvio Berlusconi sul sistema televisivo italiano, è utile studiare la carriera di uomini come Giancarlo Innocenzi. Oggi lo ritroviamo nelle intercettazioni telefoniche narrate da &#8220;Il Fatto&#8221; in veste di intermediario tra le furie del Capo e funzionari sottoposti come Mauro Masi (direttore generale della Rai) e Augusto Minzolini (direttore del Tg1). Ma lui è il tipico emissario del partito-azienda, cioè di coloro che tutelano l&#8217;interesse patrimoniale del Capo fin da prima che si decidesse a entrare in politica. E&#8217; in Fininvest che scala la gerarchia, mettendo a frutto una conoscenza delle tv locali acquisita sul campo in Veneto e Trentino. Poi la politica, mai però disgiunta dal business strategico. Quando si tratta di affiancare come sottosegretario uno &#8220;capace&#8221; a Maurizio Gasparri, divenuto ministro delle Comunicazioni, la scelta cade su di lui. Agisce nell&#8217;ombra, non cerca pubblicità, ma è di gran lunga il più competente.<br />
Gli ingenui pensavano che Giancarlo Innocenzi fosse caduto in disgrazia quando Berlusconi lo fa nominare consigliere nell&#8217;Autorità delle Comunicazioni. Ma dall&#8217;interno dell&#8217;Agcom è sempre lui che telefona a questa o quella emittente le volontà del Capo. Non è l&#8217;unico uomo di fiducia che agisce programmaticamente nell&#8217;ombra. Basti pensare a Aldo Brancher, dislocato sul fronte leghista a placcarne sistematicamente il leader Umberto Bossi.<br />
Il potere berlusconiano sa essere discreto e pervasivo. </p>
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		<title>Evviva</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 09:24:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tar ci ha dato ragione. Revocato il bavaglio. Lunedì L&#8217;Infedele può parlare di politica</p>
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		<title>Viva la famiglia (ma solo se italiana)</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 07:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<category><![CDATA[famiglia albanese di Busto Arsizio]]></category>
		<category><![CDATA[prima sezione civile della Cassazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Repubblica&#8221;.
Viva la famiglia, ma solo se italiana. Che sia rispedito in Albania il padre di due bambini iscritti alle scuole di Busto Arsizio; e pazienza se la moglie, in regola col permesso di soggiorno, ha in corso le pratiche per ottenere la nostra cittadinanza. Dovrà spiegare a quei figli che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Repubblica&#8221;.</em><br />
Viva la famiglia, ma solo se italiana. Che sia rispedito in Albania il padre di due bambini iscritti alle scuole di Busto Arsizio; e pazienza se la moglie, in regola col permesso di soggiorno, ha in corso le pratiche per ottenere la nostra cittadinanza. Dovrà spiegare a quei figli che papà è un irregolare, non ha i requisiti per vivere con i suoi cari in terra varesotta. E se i bambini le chiederanno che giustizia è quella che li separa dal padre, magari userà le parole dei giudici: non volevano “legittimare l’inserimento di stranieri strumentalizzando l’infanzia”.<br />
Sarà difficile per loro comprendere l’accusa secondo cui i genitori li avrebbero messi al mondo non per amore, ma per “strumentalizzarli”, riducendo le loro persone a pretesto escogitato per commettere l’illecito di vivere dove non gli spetta.<br />
La vergognosa sentenza della prima sezione civile della Cassazione contraddice giudizi precedenti di segno opposto, ispirati a un ovvio criterio di umanità peraltro contemplato dalla legge. E infatti, avventurandosi maldestramente sul terreno della puericoltura, gli estensori del verdetto negano la sussistenza di “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinato da una situazione di emergenza”.<br />
Viene voglia di chiedersi come reagirebbero i giudici se toccasse a loro di doversi separare dalla prole e dalla moglie. Chissà se ritengono di avere ripristinato la necessaria gerarchia dei principi in un paese che lo “spirito dei tempi” descrive come afflitto dal buonismo. Parola ipocrita che cela il proliferare tra noi della cattiveria, la perdita dei valori elementari di una convivenza armoniosa.<br />
La doppiezza, del resto, è ormai elevata tra noi a codice morale. In Italia si può aderire al “family day” praticando con vanteria l’adulterio. Si può affermare come priorità nazionale la difesa della famiglia, riempirsi la bocca con la tutela dell’infanzia, rendere omaggio alla gerarchia ecclesiastica, e contemporaneamente usare il commercio di prestazioni sessuali come strumento del potere. Anche la giurisprudenza nazionale, dunque, si adegua disinvoltamente all’idea che la famiglia è sacra, sì, ma solo se italiana. Che i bambini degli altri non hanno gli stessi diritti dei nostri. Perciò la parola d’ordine continuamente rilanciata dal vertice governativo –“no all’invasione degli stranieri”- giustifica la separazione forzata delle famiglie. E trova un giudice disposto a legittimare questa plateale discriminazione.<br />
Cosa penseranno di noi gli albanesi, ormai inseriti a centinaia di migliaia sul nostro territorio? Solo un mese fa Berlusconi, rispondendo al loro presidente Berisha che gli assicurava il suo impegno contro gli sbarchi irregolari sulle coste italiane, sorrise: “D’accordo, ma un po’ di belle ragazze continuate a mandarcele pure”. Che siano donne, giovani, disponibili a poco prezzo.<br />
Chissà se il nostro premier, di solito così lesto nell’ingiuriare i magistrati, troverà una parola in difesa di quel padre albanese strappato alla sua famiglia. Chissà se i difensori della cristianità padana, prontissimi a minacciare di scomunica il cardinale Tettamanzi, stavolta muoveranno un dito a protezione del sacrosanto diritto dei bambini cui viene sottratto il genitore.<br />
Fra le numerose teorie del complotto inventate per raffigurare un’italianità minacciata dallo straniero, non pensavamo trovasse udienza, per giunta in una sede autorevole come la Corte di Cassazione, anche una motivazione così volgare: la procreazione indicata non come diritto naturale, ma come pretesto cui negare legittimità. Quasi che la natura umana meritasse rispetto solo entro certi limiti.<br />
Non vorrei trovarmi al posto del poliziotto che dovrà bussare a quella porta di Busto Arsizio per espletare la pratica dell’accompagnamento coatto alla frontiera.  </p>
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		<title>Lo scontro di potere intorno a Telecom</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:47:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scontro di potere che ha coinvolto Telecom e, nel suo piccolo, ha toccato pure L&#8217;Infedele, viene descritto in modo assai interessante da Giovanni Pons su &#8220;Repubblica&#8221; di oggi.
MILANO &#8211; Non sono solo le fatture false il punto di contatto tra Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Esiste anche un fil rouge che unisce uomini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Lo scontro di potere che ha coinvolto Telecom e, nel suo piccolo, ha toccato pure L&#8217;Infedele, viene descritto in modo assai interessante da Giovanni Pons su &#8220;Repubblica&#8221; di oggi.</em></p>
<p>MILANO &#8211; Non sono solo le fatture false il punto di contatto tra Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Esiste anche un fil rouge che unisce uomini e strutture con responsabilità di vertice, legami finora rimasti nell´ombra ma che sono alla base, secondo quanto ricostruito da Repubblica, del tentativo di ribaltone dell´autunno 2009 che doveva mettere Telecom Italia in mano a Stefano Parisi e scalzare l´attuale capoazienda Franco Bernabè. Quest´ultimo entra in azienda nel dicembre 2007 quando sono già stati compilati ben due rapporti interni sul caso Sparkle. I contratti con le società a rischio sono stati interrotti anche se non emergono elementi per procedere contro l´ad Stefano Mazzitelli, manager legato alla precedente gestione, quella di Riccardo Ruggiero e Carlo Buora. Tuttavia, già il 14 gennaio 2008 Bernabè &#8220;depotenzia&#8221; Mazzitelli spostandolo alle dipendenze di Oscar Cicchetti, e quando a fine anno Telecom presenta il nuovo piano industriale Sparkle figura tra le società da dismettere. Le &#8220;Disposals&#8221; sono affidate a Giovanni Stella, uomo di fiducia dello stesso Bernabè che si rivolge a Mediobanca per trovare compratori interessati a Sparkle.<br />
La fiducia nei confronti di Mazzitelli, però, è sempre più fragile e così il primo luglio 2009 Bernabè nomina Andrea Mangoni presidente di Sparkle togliendo all´ad le deleghe su finanza e controllo. Mazzitelli cerca di opporsi alla manovra, protesta animatamente in cda ma i consiglieri votano compatti per Mangoni. Nell´estate 2009 Mazzitelli cerca appoggi esterni al gruppo per cercare di impedire la vendita, anche parziale, di Sparkle, e fa di tutto per ostacolarla: non riceve gli analisti che devono valutare la società ai fini della vendita. Ha conoscenze in Intesa Sanpaolo e in Mediobanca, conosce da tempo Parisi, e cerca di tessere la sua tela. Ma il 25 settembre 2009 si consuma lo show down: Mazzitelli viene spostato alla presidenza di Pathnet, una piccola società alla periferia del gruppo. Evita il licenziamento solo perché al momento giusto tira fuori la letterina-paracadute, la stessa che aveva accompagnato all´uscita Parazzini, Chiappetta, Campo Dall´Orto, Spreafico e gli stessi Buora e Ruggiero riempiendo le loro tasche di soldi. Ma il siluramento di Mazzitelli ha un costo superiore per Bernabè, fatto di pesanti attacchi da parte di alcuni suoi azionisti e di frange di Palazzo Chigi.<br />
Le rimostranze di Mazzitelli presso la Mediobanca romana provocano un primo effetto: la vendita di Sparkle viene accantonata. D´un colpo si volatilizzano i pretendenti e Cesare Geronzi, presidente di piazzetta Cuccia, muta improvvisamente atteggiamento nei confronti di Bernabè, nonostante fosse stato un suo grande elettore nel dicembre 2007. Tra i vari rimproveri c´è anche la testardaggine per la messa in vendita di Sparkle, un pentolone che evidentemente non si doveva scoperchiare. E messaggi in tal senso arrivano anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.<br />
Nello stesso tempo si moltiplicano le voci di un possibile cambio della guardia ai vertici di Telecom: il prescelto sarebbe Parisi, sponsorizzato da Fedele Confalonieri e che sarebbe favorevole a uno scorporo della rete come piacerebbe tanto a Mediaset. Le dichiarazioni del viceministro Paolo Romani, molto vicino a Berlusconi, vanno tutte in questa direzione e per avvalorare l´idea dello spezzatino il governo nomina suo consulente Francesco Caio, vecchio amico di Scaglia fin dai tempi di Omnitel e dal 2003 al 2006 al comando di Cable &#038; Wireless, la società di tlc inglese che secondo una conversazione intercettata ha attivato un contratto di traffico simile a quello di Fastweb e Sparkle. Il cocktail sembra miscelato bene ma nessuno ha il coraggio di affondare così Bernabè resiste sostenuto da Intesa e dai soci francesi di Mediobanca, che a differenza di Geronzi non hanno cambiato idea sul suo operato.</p>
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		<title>In attesa</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:56:16 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il Tar decide se revocare o meno l&#8217;estensione illiberale a La7 del divieto di trasmissioni politiche. Resto in fiduciosa attesa</p>
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		<title>Ma troveranno anche il tempo per governare?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 17:03:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggo di riunioni continue per fare e disfare le liste. Poi per promuovere e cambiare data ai cortei. Infine si ritrovano come Ignazio La Russa a sostituire le forze dell&#8217;ordine in funzioni di vigilanza, svolte quest&#8217;oggi con la grinta della passata gioventù sanbabilina nei confronti del giornalista Rocco Carlomagno. Mi chiedo sommessamente, di fronte a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo di riunioni continue per fare e disfare le liste. Poi per promuovere e cambiare data ai cortei. Infine si ritrovano come Ignazio La Russa a sostituire le forze dell&#8217;ordine in funzioni di vigilanza, svolte quest&#8217;oggi con la grinta della passata gioventù sanbabilina nei confronti del giornalista Rocco Carlomagno. Mi chiedo sommessamente, di fronte a simili ministri: il governo dei dicasteri cui sono assegnati per loro è un hobby? Gli dedicheranno i ritagli di tempo?</p>
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		<title>Ora gli manca la tv…</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gad</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà che per incanto, nei prossimi giorni, decada la censura sulle trasmissioni politiche in tv. Ora Berlusconi ne ha bisogno&#8230;</p>
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		<title>Se la commedia italiana diventa tragedia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:36:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Mogavero]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Vaticana]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;.
“Alberto Sordi siete voi!”. Con questo slogan è stato pubblicizzato nei giorni scorsi il sito internet ufficiale del defunto attore, l’Albertone nazionale che per più di mezzo secolo ha incarnato la maschera dell’italiano medio, da non prendersi rigorosamente mai sul serio.
Siamo noi, per davvero, Alberto Sordi. Costretti ad ascoltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è uscito su &#8220;Vanity Fair&#8221;.</em><br />
“Alberto Sordi siete voi!”. Con questo slogan è stato pubblicizzato nei giorni scorsi il sito internet ufficiale del defunto attore, l’Albertone nazionale che per più di mezzo secolo ha incarnato la maschera dell’italiano medio, da non prendersi rigorosamente mai sul serio.<br />
Siamo noi, per davvero, Alberto Sordi. Costretti ad ascoltare sulle frequenze di Radio Vaticana, dal responsabile affari giuridici dei vescovi italiani monsignor Domenico Mogavero, le parole banali che è vietato pronunciare nelle tv in cui vige la censura dei programmi scomodi per tutta la durata della campagna elettorale: “Cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corsa è un atto altamente scorretto”, che rivela “un atteggiamento arrogante della maggioranza”.<br />
Proprio così. Nel paese di Alberto Sordi il governo si è confezionato su misura un decreto (interpretativo? Ma fateci ridere…) per rimediare alle furibonde liti interne che hanno lacerato fino all’ultimo minuto il Popolo della Libertà, impedendogli di consegnare entro i tempi stabiliti, e/o con le necessarie firme valide, le sue liste a Roma e a Milano.<br />
Invece di chiedere scusa agli italiani, riconoscendo l’errore compiuto, e ricercare semmai un accordo con le forze d’opposizione per rimediare la negligenza, Berlusconi ha riproposto la sua visione del potere antitetica con la democrazia. L’idea cioè che le regole si possono modificare a proprio vantaggio in nome della maggioranza detenuta, proprio come ha già fatto con le leggi “ad personam” varate per sfuggire ai processi giudiziari. Snaturando i principi liberali del diritto, si pretende che la sostanza debba prevalere sulle forme. Quale sostanza? La pretesa che la volontà popolare sia confiscata per intero nelle mani –si badi bene- non del Parlamento, bensì del governo in carica.<br />
Estendendo tale concezione del potere perfino alla materia elettorale, che in democrazia sarebbe ovvio rispettare come la più neutra dato che il voto serve a modificare le maggioranze, Berlusconi pretende di supplire per decreto alla litigiosità interna della sua classe politica. Il delirio di onnipotenza lo spinge a addebitare sempre e comunque i suoi insuccessi all’avversario: di volta in volta i partiti d’opposizione, la magistratura, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, i giornalisti non addomesticati, le forze economiche concorrenti.<br />
Così il Quirinale si è trovato a dover mediare, in circostanze drammatiche, sotto la minaccia di scatenare la piazza adombrata dagli stessi artefici dei propri guai, tra due esigenze democratiche contrapposte: garantire ai cittadini di poter scegliere chi preferiscono fra gli schieramenti politici principali; e salvaguardare il rispetto delle procedure senza cui viene meno la regolarità della consultazione.<br />
Temo abbia ragione l’ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, quando afferma che Napolitano ha dovuto scegliere sotto costrizione rifacendosi all’etica della responsabilità, cioè mettendo al riparo il sistema dal pericolo di una precipitazione nella violenza. Il capo dello Stato ha privilegiato la partecipazione al voto dei principali candidati del centrodestra, pur sapendo che la sua firma sotto quel decreto non è innocua: ratifica una ferita difficilmente sanabile già inferta con arroganza alla nostra democrazia.<br />
Protestare contro dei leader politici che in nome della (presunta) volontà popolare rivendicano la pretesa di ignorare le regole imposte ai cittadini comuni, è il minimo. Per punirli ci resta lo strumento del voto. Nella consapevolezza che, come Alberto Sordi, maschera tragicomica dell’italianità, neanche la nostra democrazia è immortale.      </p>
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		<title>Tar Lazio</title>
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		<description><![CDATA[Dopo la sentenza del Tar sulla lista Pdl in provincia di Roma: hai voluto il federalismo? Pedala!
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