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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;D0IHQXo8eSp7ImA9WxNaGE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966</id><updated>2009-12-03T11:18:50.471+01:00</updated><title>Un omaggio?</title><subtitle type="html" /><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://gattusometro.blogspot.com/" /><link rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>262</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><link rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/gattusometro" type="application/atom+xml" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><entry gd:etag="W/&quot;CUIGRXY-eyp7ImA9WxNaF0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-3109164921053063780</id><published>2009-12-02T14:51:00.003+01:00</published><updated>2009-12-02T15:18:44.853+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-02T15:18:44.853+01:00</app:edited><title>Ancora pubblicità? Che noia questo blog</title><content type="html">Sempre nell'ottica promozionale, e anche nella subottica "vi voglio tanto bene", ho deciso di rendere leggibili e scaricabili due dei racconti contenuti nel mio libro (che, vi ricordo, è &lt;a href="http://www.exormaedizioni.com/catalogo-storie-al-margine.php"&gt;questo qui&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Seguono i link su cui cliccare per scaricare e soddisfare la vostra sacrosanta curiosità. I due racconti si intitolano rispettivamente "&lt;a href="http://gattusometro.altervista.org/Perch____bello_andare_ad_Ancona.pdf"&gt;Perché è bello andare ad Ancona&lt;/a&gt;" e "&lt;a href="http://gattusometro.altervista.org/storia_di_una_persona_inutile.pdf"&gt;Storia di una persona inutile&lt;/a&gt;".&lt;br /&gt;C'è poi anche uno dei dieci pezzi storici frammisti nel libro alle parti narrative e che dovrebbero servire a spiegarle e a renderle digeribili. Questo è quello che tratta di statistica e demografia nel Seicento e sull'Adriatico: si chiama "&lt;a href="http://gattusometro.altervista.org/secolo_duro__secolo_ingiusto.pdf"&gt;Secolo duro, secolo ingiusto&lt;/a&gt;".&lt;br /&gt;Grazie per la lettura e fatemi sapere che ve ne pare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/blogidpersé" rel="tag"&gt;blogidpersé&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/illibroditamas" rel="tag"&gt;illibroditamas&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-3109164921053063780?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/y4kNKN4IsPI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/3109164921053063780/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=3109164921053063780&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/3109164921053063780?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/3109164921053063780?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/y4kNKN4IsPI/ancora-pubblicita-che-noia-questo-blog.html" title="Ancora pubblicità? Che noia questo blog" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/12/ancora-pubblicita-che-noia-questo-blog.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A08AQn45fCp7ImA9WxNaEkk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-8480318887794608467</id><published>2009-11-26T16:33:00.003+01:00</published><updated>2009-11-26T16:37:23.024+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-26T16:37:23.024+01:00</app:edited><title>Tornassi indietro</title><content type="html">Tornassi indietro, sarei diverso da ciò che fui. Saprei dove ho sbagliato, precorrerei i miei errori e li correggerei, troverei un tuo sorriso dove nella realtà c'è stato un pianto o un muto rimprovero. Che è ben peggiore: nulla trafigge di più di un'accusa che non ha bisogno d'arringa. Tornassi indietro, tutto questo non succederebbe.&lt;br /&gt;D'altra parte, così sono capaci tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornassi indietro, mi accosterei al tuo capezzale e ti sussurrerei: "Ascalaste tè alla pesca?"; e al tuo flebile "Eh?", risuonerebbe nella stanza bianca e sterile un tonante STOCAZZO. Perché non c'è nulla di meglio dell'ironia, coi malati terminali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornassi indietro, non rifarei ciò che ho fatto allora, non ridirei ciò che ho detto; ridirei bensì ciò che non ho detto, rifarei ciò che non ho fatto.&lt;br /&gt;No, aspetta, questo non è possibile. Cazzo, un periodo della madonna rovinato da un banale errore di logica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornassi indietro, guarderei bene dove metto i piedi, perché camminare a ritroso è sempre un rischio, e neanche si vedono le merde d'alano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornassi indietro, sbatterei su tre rumeni. Due palle le file alla LIDL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornassi indietro, farei errori diversi e ugualmente gravi, o forse peggiori, perché tanto la materia prima è quella che è; e poi piangerei e piangerei, e biasimerei i miei sbagli e reclamerei a gran voce un'altra possibilità, poi, ottenutala, la sprecherei. Che vuoi farci? Gli uomini si divertono così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornassi indietro, cambierei. Ma non si torna indietro, amore mio, e resto la merda di sempre. Baciami.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Questo post è stato offerto dal PIPI (Presidio Italiano per il Periodo Ipotetico). Vogliategli bene, al periodo ipotetico, ché se non fosse per lui non ci sarebbe condizionale, e ci toccherebbe scontare la pena.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-8480318887794608467?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/upkmYOwPnKM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/8480318887794608467/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=8480318887794608467&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/8480318887794608467?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/8480318887794608467?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/upkmYOwPnKM/tornassi-indietro.html" title="Tornassi indietro" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/11/tornassi-indietro.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0AFQXs-eip7ImA9WxNbF04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-6693044963927970963</id><published>2009-11-20T17:45:00.002+01:00</published><updated>2009-11-20T17:48:30.552+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-11-20T17:48:30.552+01:00</app:edited><title>Bozza per un romanzo futuro che probabilmente non scriverò</title><content type="html">Ecco, è tutto come ora: è il presente che conosciamo, ma non è propriamente la nostra realtà, perché c'è qualcosa di diverso. Gli uomini e le donne, ad ogni modo, si vestono come noi, pensano e parlano come noi, in strada non li riconosceresti da noi. Forse l'unica differenza è che ci sono meno coppie che si tengono per mano, o si baciano, ma di questo potrebbe accorgersi soltanto un osservatore molto attento.&lt;br /&gt;Eppure è tutto diverso, è tutto differente da quando si nasce a quando si muore, perché non esiste la famiglia. Ossia, non è che non esista; è semmai che l'organizzazione di base è diversa, e in qualche modo più naturale. Le donne, e non può essere altrimenti, per le donne è tutto come ora: restano incinte, hanno i figli e li seguono e li educano. La differenza è negli uomini. Solo alcuni uomini, possiamo chiamarli per chiarezza e brevità maschi alfa, ma se siete donne capite comunque a quali mi sto riferendo, solo alcuni uomini si riproducono. Normale che la società e la famiglia siano organizzati in maniera profondamente singolare e strana, almeno giudicando coi nostri occhi (un gorilla, per dire, non ci troverebbe nulla che non sia perfettamente logico e al suo posto).&lt;br /&gt;Il problema, perché indubbiamente si tratta di un grave problema, gonfio di conseguenze e ripercussioni, è che larghe fasce di popolazione maschile non fanno l'amore, non hanno donne e figli, lavorano e basta (una vita intera) e non lasciano nulla dietro di sé. Per tenere sotto controllo questi uomini, che come tutti i maschi soli e frustrati avrebbe come principale mezzo d'espressione di sé la violenza bruta e rancorosa, esiste una polizia dall'efficienza chirurgica, che sta tra la plebe bestiale - paragonabile agli animali nel non potere avere coscienza di sé e della propria immortalità, perché non c'è immortalità umana se non nella discendenza - e il privilegio di pochi.&lt;br /&gt;Questa forza di polizia, per motivi evidenti, non può essere reclutata nella plebe: dunque col tempo essa si è trasformata in una casta a parte, con le proprie caserme, che sono veri quartieri, e le proprie donne, perché alle guardie non è concesso ciò che invece si dà alla classe superiore. Col tempo si riforma dunque una società monogamica di fatto, tra i poliziotti, e la minoranza dominante è costretta a tollerare questa anomalia.&lt;br /&gt;In seguito le cose si sviluppano e cambiano, quando questa ed altre contraddizioni vengono alla luce e quando taluni sentimenti che parevano dispersi, sentimenti antichi, molto cantati e celebrati, ma certamente egoisti e pericolosi se posti in determinati contesti, si riaffacciano ai cuori delle persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-6693044963927970963?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/EVgglCCMm5I" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/6693044963927970963/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=6693044963927970963&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/6693044963927970963?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/6693044963927970963?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/EVgglCCMm5I/bozza-per-un-romanzo-futuro-che.html" title="Bozza per un romanzo futuro che probabilmente non scriverò" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/11/bozza-per-un-romanzo-futuro-che.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0YFRXo-fyp7ImA9WxNVGE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-7599557121950115033</id><published>2009-10-29T15:03:00.002+01:00</published><updated>2009-10-29T15:05:14.457+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-29T15:05:14.457+01:00</app:edited><title>Sempre per vostra informazione</title><content type="html">Nuovo post su Cabaret Bisanzio. &lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/29/solo-i-saccenti-saranno-salvati/"&gt;Cliccate qui&lt;/a&gt; se interessati.&lt;br /&gt;Per il resto statemi bene e comperate il mio libro, m'arcomando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/blogdipersé" rel="tag"&gt;blogdipersé&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-7599557121950115033?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/w5pAx5idbwE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/7599557121950115033/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=7599557121950115033&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7599557121950115033?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7599557121950115033?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/w5pAx5idbwE/sempre-per-vostra-informazione.html" title="Sempre per vostra informazione" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/10/sempre-per-vostra-informazione.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkQHRXYyfip7ImA9WxNVFUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-7259589945945200798</id><published>2009-10-26T20:08:00.001+01:00</published><updated>2009-10-26T20:12:14.896+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-26T20:12:14.896+01:00</app:edited><title>Cos'è una tigre</title><content type="html">Iniziava appena a fioccare, oltre i vetri spessi, quando lo psichiatra svizzero Kubilay Kühlerfleck dichiarò di aver compreso cos'è una tigre. A quelle parole, tutti i presenti si fecero zitti e attenti, stringendosi al grande tavolo di legno scuro; al di fuori delle strette finestre, la neve continuava a cadere.&lt;br /&gt;La tigre, disse Kühlerfleck, non esiste se non nella mente umana, delle cui paure è la summa e la personificazione o, per meglio dire, tigrificazione; essa vive nelle intricate foreste fatte di alberi mai scalati e di fronde che nessuno ha l'animo di scostare, perché - chi lo sa - potrebbero nascondere mostri; foreste, queste ultime, che germogliano dai dubbi, dalle idee astruse, dai timori dell'uomo, e che crescono fino a diventare giungle inaffrontabili, in cui nessun machete penetra, nessun esploratore osa addentrarsi. La tigre si muove agile e leggera sulle sabbie mobili dei ricordi e degli errori, che invece inghiottono l'essere umano, e più quest'ultimo si agita e vuole rimediare ai propri antichi sbagli, più ne è risucchiato; e ha gli occhi gialli, quella belva simbolica, occhi gialli e luminosi che vedono più a fondo di qualsiasi moderno macchinario, occhi che si ha terrore di fissare, perché sono gli occhi del rimorso e della verità negata. Le strisce, poi, sono attimi neri di inquietudine e di orrore che passano in un momento e per un attimo paralizzano la persona, intenta a tutt'altre occupazioni e atterrita da un pensiero rapido e scuro che si materializza inatteso. La tigre, infine, salta e nuota e si muove circospetta - invisibile - e può giungere dovunque, e in ogni luogo su ogni collo piantare i suoi denti possenti le sue unghiate tremende. Non si può sfuggire alla propria anima, alle proprie colpe, ai propri meriti mancati, a se stessi.&lt;br /&gt;Quando Kühlerfleck giunse al termine della propria dissertazione, l'uditorio rimase in silenzio; e anche fuori la natura era ferma, perché aveva smesso di nevicare e tutto era bianco ed eterno. E veramente non c'erano tigri, di fuori, perché gli uomini riuniti nella casa di montagna erano tutte persone di polso e di cuore, e non temevano i giudizi mai espressi del proprio animo, e sapevano guardarsi dentro senza tremare. Così, tutto era calmo e privo di tigri, che in tutto quel candore non avrebbero potuto mimetizzarsi.&lt;br /&gt;Kubilay Kühlerfleck morì qualche mese dopo, da qualche parte tra le terre mutevoli e le giungle acquatiche del Bangladesh, dove si era recato per affrontare una volta per tutte, armato di matita e taccuino, le paure e i terrori che mordono gli uomini alla gola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-7259589945945200798?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/MCbc91C9lyo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/7259589945945200798/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=7259589945945200798&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7259589945945200798?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7259589945945200798?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/MCbc91C9lyo/cose-una-tigre.html" title="Cos'è una tigre" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/10/cose-una-tigre.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0QASX05cSp7ImA9WxNWGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-4795534073480552374</id><published>2009-10-19T08:53:00.001+02:00</published><updated>2009-10-19T08:55:48.329+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-19T08:55:48.329+02:00</app:edited><title>Oh, ma il nuovo post del gattusometro?</title><content type="html">Arriva. Intanto ho scritto &lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/10/19/le-novissime-avventure-del-giudice-mesiano/"&gt;una roba su cabaret bisanzio&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ma arriva sul serio, eh.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/blogidipersé" rel="tag"&gt;blogidipersé&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-4795534073480552374?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/h2imkeiUkrc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/4795534073480552374/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=4795534073480552374&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/4795534073480552374?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/4795534073480552374?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/h2imkeiUkrc/oh-ma-il-nuovo-post-del-gattusometro.html" title="Oh, ma il nuovo post del gattusometro?" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/10/oh-ma-il-nuovo-post-del-gattusometro.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUIDQ305cSp7ImA9WxNaF0s.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-139948069123042496</id><published>2009-09-29T23:55:00.004+02:00</published><updated>2009-12-02T15:19:32.329+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-12-02T15:19:32.329+01:00</app:edited><title>Cani e porci</title><content type="html">&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_KHnX-1zGWxI/SsKC6p9pEgI/AAAAAAAAARs/3o4albEKxpE/s1600-h/copertina_libro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 262px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_KHnX-1zGWxI/SsKC6p9pEgI/AAAAAAAAARs/3o4albEKxpE/s400/copertina_libro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5387012048496955906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto &lt;a href="http://www.exormaedizioni.com/storie-al-margine.php"&gt;un libro&lt;/a&gt;. Una roba a metà tra storia e narrativa, diciotto racconti brevi, inframezzati dalle necessarie spiegazioni storiche, a partire da documenti e storie del Seicento adriatico. Com'è? Non spetta a me dirlo.&lt;br /&gt;Se lo cercate, lo trovate sull'internet &lt;a href="http://www.exormaedizioni.com/contatti-e-informazioni.php"&gt;qui&lt;/a&gt; - a partire da ottobre, credo - e in &lt;a href="http://www.exormaedizioni.com/distribuzione.php"&gt;queste librerie di Roma&lt;/a&gt;. E anche al Salone dell'Editoria sociale, a Trastevere, dal 2 al 4 ottobre. Vedete un po' voi.&lt;br /&gt;E ora basta autopromuoversi. Ciao.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/blogdipersé" rel="tag"&gt;blogdipersé&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/illibroditamas" rel="tag"&gt;illibroditamas&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-139948069123042496?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/LgOJ7LeVJ-g" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/139948069123042496/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=139948069123042496&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/139948069123042496?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/139948069123042496?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/LgOJ7LeVJ-g/cani-e-porci.html" title="Cani e porci" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_KHnX-1zGWxI/SsKC6p9pEgI/AAAAAAAAARs/3o4albEKxpE/s72-c/copertina_libro.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/09/cani-e-porci.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0AMRXw9fSp7ImA9WxNWGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-8285444298907850703</id><published>2009-09-17T18:07:00.003+02:00</published><updated>2009-10-19T09:03:04.265+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-19T09:03:04.265+02:00</app:edited><title>Blu</title><content type="html">Fratello?&lt;br /&gt;Sì?&lt;br /&gt;Di che colore è il cielo?&lt;br /&gt;Non lo vedi da te, scusami?&lt;br /&gt;Io sono piccolo e posso sbagliare. Non conosco le parole, non so le cose. Di che colore è il cielo, dimmelo tu.&lt;br /&gt;Blu. Beh, bianco lì, bianco lì, biaaaanco... lì. Ma in prevalenza blu.&lt;br /&gt;Il bianco cambia posto.&lt;br /&gt;Ma il bianco è davanti al cielo. Lo nasconde a tratti e in parte, ma il cielo è blu.&lt;br /&gt;Capito. Adesso?&lt;br /&gt;Sempre blu.&lt;br /&gt;Quant'è distante il cielo?&lt;br /&gt;Non molto. Guarda, se allungo il braccio lo infilo nel blu.&lt;br /&gt;Oh!&lt;br /&gt;Hai visto?&lt;br /&gt;Oh.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Prendi un po' di cielo e dammelo, visto che riesci a toccarlo.&lt;br /&gt;Non posso.&lt;br /&gt;Come, non puoi?&lt;br /&gt;Non posso, perché il cielo non ce l'ho in mano. Il cielo è tutto intorno al braccio. È come il mare: il blu è tutto intorno, ma non è che puoi afferrarlo.&lt;br /&gt;Beh...&lt;br /&gt;Dimmi.&lt;br /&gt;Ma al mare, c'è il secchiello, no? Puoi prendere un po' di mare col secchiello. Io l'ho fatto, l'estate scorsa.&lt;br /&gt;Ma non è blu. Il mare che prendi non è blu.&lt;br /&gt;È vero, il mare quando lo prendi perde il colore.&lt;br /&gt;Perché non vuole esser preso.&lt;br /&gt;Ho capito.&lt;br /&gt;Ecco, tieni, ti ho preso del cielo.&lt;br /&gt;Dov'è?&lt;br /&gt;Qui, nella mia mano. Ecco, lo passo nella tua.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Ma non c'è niente!&lt;br /&gt;C'è, ma non è blu.&lt;br /&gt;Dov'è il blu?&lt;br /&gt;Dov'è sempre stato. In alto.&lt;br /&gt;Allora non l'hai preso!&lt;br /&gt;Non si può prendere il cielo, te l'ho detto. Se lo prendi, perde il blu.&lt;br /&gt;Lascialo lì, allora. Non lo voglio un cielo senza blu.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Andiamo a casa, ora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-8285444298907850703?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/GZECfjC-DUo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/8285444298907850703/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=8285444298907850703&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/8285444298907850703?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/8285444298907850703?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/GZECfjC-DUo/blu.html" title="Blu" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/09/blu.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D08MQH84fSp7ImA9WxNWGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-3914921543687267574</id><published>2009-09-10T10:07:00.009+02:00</published><updated>2009-10-19T09:04:41.135+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-10-19T09:04:41.135+02:00</app:edited><title>Co' vo sarete vecchia</title><content type="html">Niente, abbastanza di recente si è fatto un tale baccano parlando di dialetto e radici e cultura e roba su cui poi vorrei tornare, ma non ora, che ho deciso di mettermi all'opera e tradurre in vernacolo un sonetto di Pierre de Ronsard (&lt;i&gt;Quand vous serez bien vieille&lt;/i&gt;). Potrebbe diventare un appuntamento periodico, dipende dallo sbattimento che avrò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Co' vo sarete vecchia, a lume de fiammella,&lt;br /&gt;cacciata a sgavina'&lt;span style="font-size:78%;"&gt;*&lt;/span&gt;, al fogo state a sede,&lt;br /&gt;direte ntra de vo (e chi ce pole crede?)&lt;br /&gt;"Tomà m'avea cantato la olta ch'ero bella!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E 'n ce sarà un garzo', intesa la noella,&lt;br /&gt;mézzo&lt;span style="font-size:78%;"&gt;**&lt;/span&gt; de fadiga, che altro non se vede,&lt;br /&gt;ch'al son del nome mia non giuri su la fede&lt;br /&gt;che sete illuminata e so' per vo la stella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io colco sotto terra, spirito senz'ossi&lt;br /&gt;pr'allo' me stirerò, bëato, sotta ai fossi.&lt;br /&gt;Al fogo del cami' vo vecchia intiginita&lt;span style="font-size:78%;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ve mancherà l'amore e l'corpo de na sposa.&lt;br /&gt;El tempo, date retta, è merce dispettosa:&lt;br /&gt;scarpite&lt;span style="font-size:78%;"&gt;****&lt;/span&gt; quando c'è le rose de la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;*intenta a dipanare una matassa.&lt;br /&gt;**zuppo, fradicio (pron. &lt;i&gt;metso&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;***vitiliginosa, dalla pelle macchiata.&lt;br /&gt;****cogliete.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/lonely-marken" rel="tag"&gt;lonely-marken&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-3914921543687267574?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/nAzc1EMoXlk" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/3914921543687267574/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=3914921543687267574&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/3914921543687267574?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/3914921543687267574?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/nAzc1EMoXlk/co-vo-sarete-vecchia.html" title="Co' vo sarete vecchia" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/09/co-vo-sarete-vecchia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkMDQXc9eSp7ImA9WxNREUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-397630991539691645</id><published>2009-09-05T15:16:00.003+02:00</published><updated>2009-09-05T16:21:10.961+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-09-05T16:21:10.961+02:00</app:edited><title>Un racconto irto di luoghi comuni</title><content type="html">La Morte stanotte è sdraiata accanto a lui, sul suo letto, e lo guarda con una tenerezza e un desiderio che lui sente brucianti, pur non vedendo nulla, perché il suo collo è bloccato e i suoi occhi sono chiusi. La Morte lo accarezza e lo bacia. Le carezze della Morte sono, per definizione, gelide; questo non gli impedisce, tuttavia, di avvertire un'erezione dolorosa e potente, come non credeva gli sarebbe mai più successo. La Morte si accorge di tale reazione, ma non è in alcun modo stupita.&lt;br /&gt;Buttatela giù dal mio letto. La mano della Morte, meno fredda delle proprie carezze, stringe il pene dell'uomo. Buttatela giù dal mio letto, non la voglio qui. Ma l'erezione non si placa e non scompare.&lt;br /&gt;A tutti capita di vedere la Morte, durante la propria esistenza. È cosa normale e capita spesso, com'è normale a volte desiderarla e avvicinarsi a lei, arrivare a distanza di un bacio dalle sue labbra invitanti, poi fermarsi e lasciare che la sua figura agile e provocante si confonda e sparisca tra la folla, in attesa di un altro bacio. A quest'uomo, per esempio, capitava a volte di passare in moto per una strada dritta e scura che conduce alla campagna, alla campagna ricoperta di bassi filari spessi di foglie verde scuro, e sono le infinite coltivazioni di kiwi che suggeriscono fresco e ristoro anche in mezzo all'estate, quando il grano è rapato via e il sole scotta le colline e le rende brulle; a volte, mentre percorreva quella strada vuota e silenziosa, costui intravedeva davanti al verde scuro quella donna, e gli veniva voglia di prenderla sulla sua moto, accarezzarle i capelli e baciarle i capezzoli rosei, e non frenare mai più. Eccitato da quei pensieri, si ritrovava scomodo sul suo sellino, e solo allora si ricomponeva sentendosi stupido e vergognoso. Ma la Morte continuava a sorridergli a bordo strada, quando lui passava per vie dritte e silenziose.&lt;br /&gt;La Morte è una bionda imbronciata, adorabile, che ti guarda di sottecchi e forse ti sorride (almeno a te sembra che sia così, anche se in apparenza non ha mai smesso il suo broncio). Ha cosce piene e abbronzate e un seno impertinente che sembra pizzicare la maglietta, più che riempirla. La Morte è bellissima. A volte le persone, dimenticandosi di averla vista spesso e di averla desiderata, non sembrano capacitarsene, e la raffigurano orrenda; ma in realtà sono i morti ad essere brutti, gonfi, incavati, squarciati, ghignanti, taglianti, incompleti, cianotici, pallidi, bruciati, con gli occhi infossati nel proprio dolore, o le dita fermate per sempre in smorfie sgraziate. La Morte invece è molto bella e gode di una salute di ferro.&lt;br /&gt;Mi ha vegliato la mia prima notte in ospedale, quando nessuno trovava la mia famiglia. Sedeva su una seggiolina o girava per le corsie quando amici e parenti parlavano con i medici, mi ha tenuto la mano mentre mi infilavano in quella camera opaca e mi aprivano e chiudevano per cercare di salvarmi. Ero debole, sono debole, e non ho rifiutato il suo conforto. Quando intorno a me hanno parlato di speranze, la vedevo appoggiata allo stipite azzurro, indecisa se lasciare o no la mia stanza. Era graziosa come sempre, però io avevo visto una via e ci avevo creduto, così ho lasciato che se ne andasse. Poi la speranza è sparita pian piano, i miei occhi non si sono riaperti e le mie gambe sono rimaste lontane e divise dal corpo, e avrei voluto piangere; lei è tornata, mi ha vegliato altre notti, ha di nuovo tenuto la mia mano. E a forza di avvertire la sua stretta, non mi è parsa più né gelida né intollerabile.&lt;br /&gt;La Morte scosta una spallina, lieve, poi si china appena e sembra uscire dal vestito di lino color porpora che si adagia a terra. Sotto, è nuda, e nella luce fiochissima delle tapparelle e dei neon della corsia il suo corpo sembra più esile e pallido di come realmente sia. Risale sul letto e sul corpo di lui, e accarezza con le dita il suo petto. È sopra, è intorno a lui.&lt;br /&gt;Io devo fuggire. Non devo pensare a lei. Non devo pensare al suo seno, ai suoi occhi celesti puntati nei miei, come se potesse vedere oltre le mie palpebre, non devo pensare al suo movimento rotondo, devo dimenticarla, scordare com'è bella, io devo fuggire.&lt;br /&gt;E poi, dove vado? Se le mie gambe non vivono, su cosa appoggiarmi nella fuga? e dove andare? Lei ha atteso il suo tempo, ed è venuta da me secondo giustizia, non per rapirmi ma per accompagnarmi. Scacciandola ora, compirei un grave peccato. Poi, inutile negare che sia bella, perché adesso è bella.&lt;br /&gt;L'ultimo fiotto di vita esce dal corpo di lui, e la Morte sussulta. Poi, svelta, attenta, si china sull'uomo, che la cerca, e lo bacia teneramente; la mano di lei sulla sua guancia adesso è calda e rassicurante, e a lui non importa più nulla. Pian piano svanisce tutto, e resta solo l'indifferenza, il silenzio, la pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;Categories: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-397630991539691645?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/wfRC_0gRAZw" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/397630991539691645/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=397630991539691645&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/397630991539691645?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/397630991539691645?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/wfRC_0gRAZw/un-racconto-irto-di-luoghi-comuni.html" title="Un racconto irto di luoghi comuni" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/09/un-racconto-irto-di-luoghi-comuni.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkQMSXY_cCp7ImA9WxJaEE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-615099114686409937</id><published>2009-07-30T12:32:00.007+02:00</published><updated>2009-07-31T10:53:08.848+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-31T10:53:08.848+02:00</app:edited><title>Brevi note</title><content type="html">Mi fa notare il buon &lt;a href="http://kaddourkouachi.wordpress.com/"&gt;kadd&lt;/a&gt; che quando scrivo le cose su &lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/"&gt;cabaret bisanzio&lt;/a&gt; dovrei anche avvisare da questa parte, ché non tutti, in questa era di rilassamento generale e mancanza di disciplina, hanno lo sbattimento di andare a controllare. Ecco dunque un elenco dei miei post finora pubblicati su cb.&lt;br /&gt;Per ciò che concerne quella che dovrebbe essere l'abbozzo di una saga marchigiana:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/05/22/la-fine-di-montestato-nelle-testimonianze-dei-suoi-abitanti-parte-i/"&gt;La fine di Montestato nelle testimonianze dei suoi abitanti, parte I;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/07/10/la-fine-di-montestato-nelle-testimonianze-dei-suoi-abitanti-parte-ii-montestato-comera/"&gt;La fine di Montestato nelle testimonianze dei suoi abitanti, parte II: Montestato com’era&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Quanto a miei illuminanti interventi sulla società italiana odierna:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/05/27/lettera-aperta-del-noto-intellettuale-gino-lepido-freschetti/"&gt;Lettera aperta del noto intellettuale Gino Lepido Freschetti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/06/15/qualcosa-di-sinistra/"&gt;Qualcosa di sinistra?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/07/20/lopzione-demografica/"&gt;L'opzione demografica.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In più ci sono dei racconti (Breve romanzo triste d'amore e di Bisanzio, Spotless mind e Il primo portoghese nello spazio) che erano già stati pubblicati qui e che in ogni caso trovate nella colonna di destra. Probabilmente domani uscirà sul sito un racconto nuovissimo e freschissimo, che vi invito già da ora ad andare a leggere.&lt;br /&gt;Volevo poi rivolgermi agli organi esecutivi e deliberanti della Regione Marche, avendo appreso dal &lt;a href="http://www.corriere.it/politica/09_luglio_29/comuni_passaggio_marche_emilia_afb09444-7c4c-11de-bec1-00144f02aabc.shtml"&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt; che una banda di imbecilli malcreati dimentichi della storia e della decenza, altrimenti noti come "Senato della Repubblica", hanno approvato il passaggio all'Emilia Romagna di sette comuni della Valmarecchia. Ora, come uomo di sinistra appoggio e approvo ogni espressione della volontà popolare: se gli abitanti di quei comuni hanno deciso così, che si rispetti la loro opinione. Anche se, almeno ai miei occhi, abbandonare la Città Ideale in favore di Viale Ceccarini appare un atto francamente abietto e perfettamente in linea coi tempi attuali. Vorrei muovere solo due osservazioni all'indirizzo dei politici marchigiani, che ritengo siano ancora nella condizione di fare qualcosa:&lt;br /&gt;1) San Leo no. San Leo, che si chiama Montefeltro non a caso, è Urbino e con Urbino deve rimanere, altrimenti significa che davvero una decina di secoli di storia non hanno alcun significato (mi piace poi che gli stessi che esultano per questa evidente forzatura siano gli stessi che parlano di difesa delle radici e dell'identità: ma leggete un paio di libri, per cortesia, e poi morite comunque male);&lt;br /&gt;2) Propongo altresì che, con spirito di fairplay e vero rispetto per le ragioni di tutti, il Consiglio Regionale marchigiano auguri, nel lasciarle andare, un fausto destino alle terre rinnegate; e doni nel contempo agli stemmi dei sei comuni, con un ultimo gesto materno, una bella merda fumante da sovrapporre ai simboli cittadini, affinché si tramandi ai posteri il ricordo di questa patetica vicenda.&lt;br /&gt;Per il resto, direi che l'idea - che ebbi al tempo lontano della mia gioventù - di sprecare tempo a studiare la Storia in un paese che così bellamente se ne frega e così quotidianamente calpesta ciò che ha fondato e costruito nel passato la nostra gloriosa Nazione, si rivela in ultima analisi estremamente azzeccata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/blogdipers%C3%A9" rel="tag"&gt;blogdipersé&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/lonely-marken" rel="tag"&gt;lonely marken&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-615099114686409937?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/isQzSiNw7Ds" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/615099114686409937/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=615099114686409937&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/615099114686409937?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/615099114686409937?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/isQzSiNw7Ds/brevi-note.html" title="Brevi note" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/07/brevi-note.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8CRXk-cCp7ImA9WxJUGE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-3976118391117235315</id><published>2009-07-17T10:59:00.004+02:00</published><updated>2009-07-17T12:51:04.758+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-17T12:51:04.758+02:00</app:edited><title>Nella morsa del maltempo</title><content type="html">Tempo bastardo, si sta malissimo; e non mi si venga a dire che è normale, in questa stagione.&lt;br /&gt;Mi affaccio del balcone e vedo gente in sandali e canottierina: pazzi, incoscienti, uscire così con questo freddo. Poi tocca a noi pagare gli interventi degli elicotteri, i cani da valanga, le amputazioni d'urgenza delle dita congelate. Poi toccherà a noi mantenerli, quando si aggireranno per le nostre città con i loro moncherini in bella mostra, e tutto per aver sfidato la natura e il buonsenso ed essersi aggirati seminudi nelle tormente ghiacciate di luglio. Non voglio neanche guardare più a lungo, non sono tipo da godere della pornografia del dolore e non attendo che il freddo blocchi i movimenti dei folli in strada, ne imbianchi le sopracciglia, ne appesantisca e fermi il respiro: e poi sento già il vento siberiano che mi sferza il viso, perciò richiudo la finestra prima che possa insinuarsi nel mio modesto domicilio. Vado a sedermi sulla mia ampia poltrona di pelle nera, mentre rincalzo ben bene il mio plaid a quadri intorno alla borsa dell'acqua calda e sulle estremità martoriate dal gelo. Fuori dalla finestra osservo un cielo livido e mi viene in mente la marcia di Napoleone in Russia, il potere neutro e feroce della natura, il suo annichilire ogni vanità umana con un semplice cenno della sua mano algida e smisurata. C'è ancora qualche uccello che si staglia nell'aria, di là dal vetro: poveracci, tra qualche ora o qualche minuto il freddo fiaccherà la loro disperata resistenza, e quella stessa creazione che ha donato loro il miracolo del volo li costringerà alla paralisi e alla morte, uccisi dalla temperatura e dalla mancanza di prede, a loro volta decimate dal freddo.&lt;br /&gt;Tali sono i miei pensieri mentre apro il termos e sorseggio della moretta* per combattere i sintomi dell'ibernazione; intanto il sudore mi cola a rivoli sul viso, e dev'essere la paura, l'inquietudine, il nero causato dai pensieri e dalle premonizioni della morte glaciale che ci attende tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;*per i non marchigiani: caffè corretto con rum e anice.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;&lt;br /&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-3976118391117235315?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/j088HVtyeS8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/3976118391117235315/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=3976118391117235315&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/3976118391117235315?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/3976118391117235315?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/j088HVtyeS8/la-morsa-del-maltempo.html" title="Nella morsa del maltempo" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/07/la-morsa-del-maltempo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUINQ3s8fyp7ImA9WxJUEU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-1550004083358380962</id><published>2009-07-09T11:53:00.002+02:00</published><updated>2009-07-09T11:59:52.577+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-07-09T11:59:52.577+02:00</app:edited><title>Cronaca di una malattia</title><content type="html">I sintomi, prima di tutto bisogna chiarire i sintomi. Quando è con una donna, quando parla con una donna, l'uomo si astrae dalla conversazione, pur continuando a portarla avanti e a risultare anzi simpatico e brillante, e pensa solo alla sua interlocutrice con qualche vestito in meno, poi in diversa angolazione e con altre assonometrie, poi con ancora meno vestiti e in prospettive ancora differenti. A quest'uomo piace molto parlare con le donne. Fin qui, dunque, tutto normale: che dovrebbe fare, uno? Parlare con tavoli, crostate, maschi, castori? Bisogna essere seri. Bisogna essere seri ed obiettivi, quando si ha a che fare con una patologia.&lt;br /&gt;All'uomo non piace semplicemente discutere ed immaginare. L'uomo che si avvicina ad una donna sente uno strano scatto alla mascella, la propria espressione di sempre mutare: l'uomo non può vedersi, ma sente sul proprio volto un sorriso lontano e felice, il sorriso di uno che ha nuotato a lungo, o il ricordo di una risata di ieri, o la profezia di una felicità necessaria (ancora quasi invisibile, ma inevitabile). E poi gli occhi, gli occhi e lo sguardo: lo sguardo dell'uomo, se parla con una donna, obbedisce a strane polarità, si abbassa per un momento a cercare qualcosa in qualche lontananza, poi si solleva di colpo negli occhi di lei e vi entra come in un qualcosa di familiare. E quando parla lei, il silenzio dell'uomo è disteso al fianco di lei, attento e vicino; quando invece parla lui, le sue parole sono carezze.&lt;br /&gt;Dice il medico che nasce tutto da una introiettata volontà di piacere, che la psiche ha plasmato il corpo e la pratica, che non si può parlare di fascino ma solo di istinto, non più di conquista ma solo di patologia, e che l'uomo deve curarsi se vuole ritrovare la propria sanità e reinstaurare un rapporto finalmente sensato con l'altro sesso. L'uomo è sul lettino, annuisce, ha coscienza di tutto e concorda su ogni cosa. Non è normale piacere a tutte, dice il medico, ma lo dice con un fastidio che ha poco a che fare con la distaccata deontologia della professione.&lt;br /&gt;Fatto sta che un giorno l'uomo è in una stanza bianca, aperta su un parco pieno di voci e di canti di animali; una tenda, bianca anch'essa, vela la luce del sole. L'uomo siede sul letto, i palmi appoggiati a lato delle cosce, lo sguardo e la mente vagano chissà dove. Entra un'infermiera esile, dai capelli castani (una ciocca le scende sul viso), e dice qualcosa al malato distratto: questi alza la testa, i suoi occhi sono subito in quelli di lei, e dicono - come si dice senza parole - di aver trovato in quegli occhi ciò che prima cercavano nelle loro distanti profondità. In caso di attacchi si deve chiamare il primario e iniziare la procedura d'urgenza; l'infermiera ovviamente lo sa, però esita.&lt;br /&gt;La guarigione richiederà tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-1550004083358380962?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/y2qJm-FdY5M" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/1550004083358380962/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=1550004083358380962&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/1550004083358380962?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/1550004083358380962?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/y2qJm-FdY5M/cronaca-di-una-malattia.html" title="Cronaca di una malattia" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/07/cronaca-di-una-malattia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0AFRnYycSp7ImA9WxJWF0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-6733264630641533103</id><published>2009-06-23T18:46:00.001+02:00</published><updated>2009-06-23T18:48:37.899+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-23T18:48:37.899+02:00</app:edited><title>Pennellate rapide</title><content type="html">Que è tutto sto verde?&lt;br /&gt;Niente, è la campagna, è la campagna che gocciola dell'ultima pioggia, attesa, rinfrescante e benedetta; sono gli alberi che salutano la primavera con le loro sfumature più vivaci, d'una tinta che presto smetteranno; è verde il canto degli uccelli, è verde anche il treno che taglia i boschi e i campi.&lt;br /&gt;Que è tutto sto blé?&lt;br /&gt;Soltanto il cielo che la pioggia ha ripulito, un cielo che scende liquido sulla terra, e si insinua nelle finestre aperte, entra nelle mura dei borghi appisolati sulle colline, si infila fin dentro i tuoi occhi, pallido e celeste, mentre sei sul treno verde e leggi un libro nero.&lt;br /&gt;Que è tutto sto bianco?&lt;br /&gt;La tua carne, le tue cosce chiare; le cosce senza colore che sembrano riempirsi di luce, della luce bianca che entra dai finestrini. Ma non è così: è la tua carne che è chiara, carne bianca di slava, gote rosse di marchigiana, dovresti avere un velo in testa come tua nonna che va al campo e alla messa, invece sei sul treno verde e leggi il libro nero. La stazione è rossa, chi ti vede ha pensieri caldi, gialli e arancioni, e non vorrebbe dover scendere; e mentre scende gli scalini grigi pensa a te, a te fatta di bianco, che sei rimasta sul tuo treno verde e leggi un libro nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-6733264630641533103?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/kGPoXcnqV0o" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/6733264630641533103/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=6733264630641533103&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/6733264630641533103?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/6733264630641533103?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/kGPoXcnqV0o/pennellate-rapide_23.html" title="Pennellate rapide" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/06/pennellate-rapide_23.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEIHSH09fip7ImA9WxJWFEk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-7499043277812770887</id><published>2009-06-19T20:39:00.006+02:00</published><updated>2009-06-19T23:22:19.366+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-19T23:22:19.366+02:00</app:edited><title>Frammenti di storia universale</title><content type="html">azie a quella audace manovra l'esercito del polemarco batté e mise in fuga i nemici; e un gruppo di etairoi tra i più zelanti si organizzò subito per braccare e raggiungere i fuggiaschi, non appena fosse spuntato il giorno e coi cavalli riposati.&lt;br /&gt;C'era in quell'esercito un uomo di nome Creonte, che aveva i capelli fulvi ricci ed era per questo ben visibile in mezzo alla cavalleria tessale. Creonte si portò con valore nella battaglia e fu tra i primi a sfondare il fronte nemico al guado del fiume; quando tuttavia lo scontro era alla fine ed i persiani non badavano ad altro che a mettersi in salvo, piombò in mezzo alla cavalleria un messaggero tutto impolverato e chiese a gran voce del rosso, nel mentre cercava di rendere presentabili a forza di manate i propri vestiti. Gli domandarono chi fosse il rosso, e lui specificò che si trattava di Creonte, e che lui veniva dallo stesso villaggio del rosso, cioè Creonte, e che con quest'ultimo doveva assolutamente conferire. I cavalieri tessali lo scortarono dunque da Creonte, non perché ci fossero dei pericoli, ma più che altro per sapere dal messo che novità ci fossero in Focide. Il messaggero rispose allora che non succedeva niente di che, un po' come al solito, però c'era un orso che da un po' di tempo terrorizzava le case isolate, penetrava all'interno dei capanni e dei pollai e rubava bestie e uova. Un cavaliere originario di Tespia disse allora che anche dalle sue parti c'era un orso simile, poi avevano scoperto che era soltanto un tale coi piedi piatti e una pelliccia nera che non aveva più voglia di lavorare per mangiare e si era inventato quella curiosa pantomima. Se ne erano accorti, continuò il Tespiano, perché quell'orso a volte non resisteva all'impulso di mettere in ordine i suoi stessi danni e richiudeva gli orci che aveva violato. Inoltre gli orsi, fu ricordato, non bevono vino. Erano ormai giunti davanti a Clearco, che espelleva dal naso muco impolverato per le tante cariche della giornata e lo contemplava a lungo, perciò la scorta tessale salutò il messaggero e si ritirò verso le tende; ma prima uno dei soldati, un tale magro di Delfi con gli occhi insolitamente piccoli, consegnò al polveroso viandante una statuetta dorata, con preghiera di recapitarla alla figlia di Filosseno, il sarto che sta sulla strada per Tebe.&lt;br /&gt;A quel punto Clearco notò il messaggero e smise di soffiare via polvere e muco, chiedendo invece al nuovo arrivato se non fosse per caso Teodulo, il figlio di Crisogono. Teodulo confermò la propria identità, e disse che stato inviato lì dalle preghiere disperate di Apollonia, la moglie di Clearco, che gli domandava mille dracme d'argento per rimettere a posto la casa ormai cadente e, visto che si presentava l'occasione, comperare le vigne del vecchio Pseace che non aveva più la forza di coltivarle e le cedeva a buon prezzo. Clearco a quel punto si inalberò, e chiese che fine avesse fatto la parte di paga che lui inviava regolarmente a casa, e se per caso non avessero preso l'abitudine di gettare il suo denaro nel Cefiso o nei profondi crepacci che contornano il Parnaso. Il messaggero disse che no, che il denaro del valoroso Clearco era impegnato nel mantenimento decoroso della famiglia e dei figli, senza indulgere ad alcun lusso, e che Apollonia era vista in tutta la vallata come un esempio di virtù e modestia; soltanto che non funzionava più come ai tempi di Esiodo, che bastava un po' di formaggio, due olive ed erano tutti felici, adesso i figli, le case, tutto costava caro. Clearco domandò a Teodulo, ancora sporco di terra che non voleva volar via, perché avessero scelto proprio lui per quell'ambasceria. Il messaggero chiese a sua volta se aveva presente Cleomastia, la sorella di Apollonia; al sospiro eloquente del soldato, Teodulo chiarì di essere il fresco fidanzato della ragazza, e che gli avevano concesso di sposarla se avesse portato a termine con successo la missione. Clearco commentò allora che si trattava di un ricatto bello e buono, e che lui in ogni caso non portava la lancia e lo scudo per pagare le vigne del vecchio Pseace, che oltretutto erano poste su terra acquosa e che non avrebbero mai prodotto vino decente, ma solo e soltanto per la gloria degli antenati e degli Elleni. Teodulo lo invitò a riconsiderare la sua intransigenza e quasi lo pregò di non costringerlo a compiere a ritroso quel polveroso viaggio, con il pensiero e la certezza, oltretutto, di dover rinunciare alla giovane e deliziosa Cleomastia, simile per grazia ad una dea delle sorgenti. Clearco rimase in silenzio a meditare.&lt;br /&gt;La mattina seguente, mentre i raggi del primo sole faticavano ancora a bucare la coltre della notte, Teodulo si mise in marcia per la Focide con cinquecentocinquanta dracme, alcune stoviglie raggranellate alla presa di Sardi e la precisa disposizione di opporsi in ogni modo all'acquisto di quelle vigne maledette, consentendo tuttavia ad un affitto di un paio d'anni che avrebbe definitivamente chiarito perfino alla stupidità delle donne l'impossibilità di trarre qualcosa di buono da quel pantano. Clearco, nella sua tenda, tirava sul volto il proprio mantello e decideva di dormire ancora un po'.&lt;br /&gt;Preceduto dalle rapidissime schiere della cavalleria lanciata in cerca delle salmerie nemiche, sul far del giorno l'esercito greco si mise in marcia lungo il corso del fiu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-7499043277812770887?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/2aMCOtRL_EQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/7499043277812770887/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=7499043277812770887&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7499043277812770887?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7499043277812770887?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/2aMCOtRL_EQ/frammenti-di-storia-universale.html" title="Frammenti di storia universale" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/06/frammenti-di-storia-universale.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEcHR3k8fSp7ImA9WxJXF04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-6550946273119571033</id><published>2009-06-11T17:35:00.002+02:00</published><updated>2009-06-11T18:00:36.775+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-11T18:00:36.775+02:00</app:edited><title>La mia vita con il piccolo</title><content type="html">È nato, non atteso, quando mi sono trasferito all'estero. Io ero lì che cercavo di spiegare un concetto complesso a questi barbari e lui è intervenuto così, senza neanche avvertirmi, coi suoi termini infantili e la semplicità banale della sua sintassi. Per fortuna che qui sono gente ingenua e di buon cuore, lontana un milione di chilometri dalla furbizia maligna di noi latini: hanno sorriso e hanno rivolto i loro sguardi chiari verso di me, verso il frugoletto che mi si era arrampicato in collo.&lt;br /&gt;Mio figlio, la lingua straniera.&lt;br /&gt;Da allora non mi ha più lasciato, e io mi sono anche affezionato a lui. È cresciuto, si è fatto un pochino più acuto, scandisce meglio le parole e ha smesso di balbettare. Non che sia diventato un grande oratore o abbia acquistato anche solo una risposta mediamente pronta: ma insomma, sarà che a forza di star qui sono cambiato anche io, fa tenerezza anche a me. Ha qualcosa di me alla sua età e perfino, questo è strano, qualcosa di me adesso. Ho scoperto che gli piacciono molto le donne: non so se è normale, alla sua età, ma mi capita spesso di osservarlo mentre si avvicina (dopo lunga indecisione, le mani nervose a giocherellare col boccale di birra; vien davvero voglia di abbracciarlo) ad una ragazza, riversandole addosso, con la voce più profonda che possiede, le quattro assurdità che conosce del mondo e della vita. Non so se è normale che mio figlio ricerchi una tale compagnia. Forse no, tuttavia la cosa non mi stupisce granché; mi sorprende molto di più, e non riesco a celare a me stesso l'orgoglio paterno - ingiustificato - che mi riempie, quando la ragazza prescelta gli sorride, gli parla come se fosse uno grande, a volte gli prende la mano e lo porta via con sé.&lt;br /&gt;Io non intervengo, in quei casi. Mi fa comodo lasciarlo fare, in fondo, se non altro perché non sempre c'è bisogno di parlare, e quando si sta zitti il piccolo svanisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-6550946273119571033?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/cLmrRwXIeTM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/6550946273119571033/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=6550946273119571033&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/6550946273119571033?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/6550946273119571033?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/cLmrRwXIeTM/la-mia-vita-con-il-piccolo.html" title="La mia vita con il piccolo" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/06/la-mia-vita-con-il-piccolo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0MCQXo7cCp7ImA9WxJXE00.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-2052785426288846170</id><published>2009-06-06T17:12:00.003+02:00</published><updated>2009-06-06T17:17:40.408+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-06-06T17:17:40.408+02:00</app:edited><title>Se solo sapessi come si scrive endorsement</title><content type="html">Ci sente davvero bene, dopo aver votato Partito Democratico. Vi giuro che non l'avrei mai presentito, eppure è così: sarà la elle del segretario, sarà la primavera, sarà la pleonastica constatazione che nulla d'altro può venir ragionevolmente votato. Vi invito dunque a fare come me e a provare anche voi la rinfrescante sensazione di sana banalità che sto vivendo io in questo momento.&lt;br /&gt;A breve nuovi post su cerbiatti canterini, seggiole, mondi, camionisti mossi al delitto da motivi indicibili, e tutte le altre cazzate che vergo di solito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/vastomondo" rel="tag"&gt;vastomondo&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-2052785426288846170?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/65_3vOAkP4g" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/2052785426288846170/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=2052785426288846170&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2052785426288846170?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2052785426288846170?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/65_3vOAkP4g/se-solo-sapessi-come-si-scrive.html" title="Se solo sapessi come si scrive endorsement" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/06/se-solo-sapessi-come-si-scrive.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkcEQns8eyp7ImA9WxJQEEU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-2005541874923690595</id><published>2009-05-23T12:10:00.004+02:00</published><updated>2009-05-23T14:00:03.573+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-23T14:00:03.573+02:00</app:edited><title>Di come una battaglia romano-barbarica m'insegnò a volerti bene</title><content type="html">Amore mio,&lt;br /&gt;    io non ti amo. Non ti amo più, e mi sfugge il motivo per cui una persona sana di mente dovrebbe amarti, o anche solo stimarti, o anche solo guardarti con rispetto, o anche solo passare ed allontanarsi senza romperti un bastone sulla schiena.&lt;br /&gt;Io non provo più nulla per te, se non fastidio. Sono stanco di te, consunto dalla tua blaterante presenza, distrutto dai tuoi tic, squagliato e dissolto dalla tua sempre nuova banalità. Eppure sono qui da te, e ti chiedo - con dignità, senza storie, ché abbiamo un'età, poi mi fa male la testa a sentire le tue urla troppo acute - ti chiedo di riprendermi con te, di passare assieme questa vita, di sposarci o quel che è. Senza sorprese, senza fuochi d'artificio, anche senza grossa stima, tutto quel che vuoi, ma non è che si incontrino tante persone stimabili al giorno d'oggi. Tu pensavi di costituire un'eccezione? Ma fammi il piacere, amore mio, non renderti ulteriormente ridicola.&lt;br /&gt;Non ho più forze, amore mio, la mia forza si è liquefatta nelle rincorse, nei litigi, nei compromessi, nei tentativi, nelle fughe. Non ho forza, non ho voglia, e se tu mi lasciassi non reagirei: resterei semplicemente su questo divano, in paziente attesa che la sua pelle incorpori la mia.&lt;br /&gt;Mi pare che sia lo storico Giordane (ma non ne sono certo; forse me l'ha detto una volta il macellaio sotto casa) a sostenere che, giorni e giorni dopo la battaglia, gli spettri dei caduti ai Campi Catalaunici continuassero a combattersi senza posa, tanta era la foga, l'ambizione, il coraggio, l'odio e il timore che i loro corpi morti avevano incamerato; io oggi sono così, come un Goto Occidentale, e il nostro amore è morto - d'una morte mediamente gloriosa, va detto, morto al suo posto tra i ranghi, senza fuggire. Eppure il suo spettro continua a venire da te, perché ci siamo amati molto. Ora che non c'è più nulla, ora che non ho altri sentimenti che la spossatezza, prendimi con te e non parliamo più: vegliamo in silenzio questo amore morto a cui eravamo tanto affezionati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(questo testo deve qualcosa a &lt;a href="http://uppsaladerailservice.blogspot.com/2009/05/ive-got-no-distance-left-to-run.html"&gt;quest'altro post molto bello&lt;/a&gt; di un bravo autore veneto, che omaggio e ringrazio)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-2005541874923690595?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/OThPBBG-IcI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/2005541874923690595/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=2005541874923690595&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2005541874923690595?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2005541874923690595?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/OThPBBG-IcI/di-come-una-battaglia-romano-barbarica.html" title="Di come una battaglia romano-barbarica m'insegnò a volerti bene" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/05/di-come-una-battaglia-romano-barbarica.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0cNRXc_cSp7ImA9WxJREk8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-7949982524310665341</id><published>2009-05-12T22:51:00.005+02:00</published><updated>2009-05-13T17:38:14.949+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-13T17:38:14.949+02:00</app:edited><title>Niente, così</title><content type="html">Domani, verso il primo pomeriggio, faccio il mio esordio su &lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com"&gt;Cabaret Bisanzio&lt;/a&gt;, con un post che voi lettori abituali conoscete già. &lt;a href="http://www.cabaretbisanzio.com/2009/05/13/breve-romanzo-triste-damore-e-di-bisanzio-parti-i-vi/"&gt;Questo qui che vado a linkare&lt;/a&gt;, per essere precisi. Mi pare una cosa carina e la pubblicizzo.&lt;br /&gt;Poi ne scriverò altri, credo, ma la cosa non andrà a detrimento di questo posto celeste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/blogdipers%C3%A9" rel="tag"&gt;blogdipersé&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-7949982524310665341?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/c7fxpb4FxGc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/7949982524310665341/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=7949982524310665341&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7949982524310665341?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7949982524310665341?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/c7fxpb4FxGc/niente-cosi.html" title="Niente, così" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/05/niente-cosi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0MCQXwyfip7ImA9WxJSF0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-157768683460334126</id><published>2009-05-08T11:24:00.004+02:00</published><updated>2009-05-08T11:37:40.296+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-05-08T11:37:40.296+02:00</app:edited><title>Memorie</title><content type="html">...la conferenza stava anche andando bene, anzi, andava benissimo e il pubblico, intervenuto numeroso, ascoltava con attenzione e partecipava con domande ficcanti e puntuali; in particolare è stato a lungo applaudito l'intervento del Prof. Kikiriki dell'Università di Spalato, il quale ha rimarcato l'importanza della memoria storica nella definizione della nostra identità e del nostro stesso agire presente e ha affermato che tra ricordarsi le cose e dimenticarle, è meglio ricordarsele: ad esempio, salendo su un tram, è bene sapere dove si sta andando e scendere quindi alla fermata coerente, invece di lasciarsi prendere dall'agitazione perché non si ha idea di dove si è diretti, e dunque avvicinarsi con nervosismo alle porte e scendere quando il tram non è ancora del tutto fermo, poi mettere magari il piede in fallo e cadere rovinosamente sulla schiena, per ricordarsi solo allora della propria destinazione e presentarsi là pesti e stracciati, con la camicia lacera e sporca di sangue.&lt;br /&gt;A quel punto la parola è passata allo stimato Prof. Erdnuss dell'Ateneo di Jena, che doveva presentare una dissertazione tratta dal libro che sta per dare alle stampe, opera ambiziosa e monumentale che avrà come titolo &lt;i&gt;Stagioni e memoria nella costruzione della tradizione popolare&lt;/i&gt;. In effetti, il Prof. Erdnuss ha analizzato la questione con maestria e perfetta padronanza della piuttosto infida lingua italiana, colorando la sua narrazione con esempi vividi e calzanti, tratti soprattutto dal mondo contadino, in cui il passare del tempo - ciclico e apparentemente immobile - era scandito da un ripetersi di eventi naturali che alla lunga finivano per identificarsi e sostituire il tempo stesso: si aveva allora il tempo della semina, il tempo delle gelate, o anche quello dell'apparizione delle rondini o della fioritura degli alberi selvatici. È interessante soprattutto notare, ha continuato Erdnuss mentre l'uditorio seguiva in religioso silenzio, che molte di queste associazioni tra natura e tempo sono passate anche alla nostra civiltà ormai compattamente urbana: adesso che siamo in maggio, ad esempio, ci sarà sicuramente qualcuno che si riferirà a quella che sta per iniziare come alla stagione dei canguri, quella in cui le serate tiepide e gradevoli sono allietate dalle lucine fioche che si muovono tra gli alberi. Eppure, ha concluso Erdnuss, è ben difficile osservare in città lo spettacolo dei canguri, emarginati e sterminati dall'espansione degli edifici e dall'inquinamento.&lt;br /&gt;A questo punto il pubblico ha cominciato a chiedere spiegazioni, domandando allo storico se per caso non si riferisse alle lucciole. Altri davano per scontato, dando di gomito ai vicini, che si trattasse di uno spassoso errore di traduzione dall'originale tedesco. Il professore di Jena ha allora domandato perdono per la sua insufficiente conoscenza dell'italiano e si è fatto spiegare cosa fossero queste "lucciole"; ricevuta una breve e sommaria descrizione, lo storico ha scosso la testa ed ha respinto con vigore come insensata e risibile l'idea di un insetto fatto per metà di luce che, non si sa per quale motivo, si aggirerebbe per le campagne, forse - ha ipotizzato - per illuminare la via ai contadini privi di servizi igienici in casa. Erdnuss ha invece ribadito che nei boschi della Turingia in cui è cresciuto, come d'altronde in tutti quelli dei climi temperati europei, vivono dei grossi canguri muniti di caschi da minatore, che passano il mese di giugno a ricercare ad ampi balzi le provviste che poi consumeranno per il resto dell'anno nel segreto delle loro inaccessibili tane.&lt;br /&gt;È stato allora che il pubblico ha iniziato a rumoreggiare; la conferenza si è dunque risolta in un tremendo fiasco e in un confronto quasi fisico tra il possente luminare tedesco e i suoi contestatori, tanto che gli organizzatori sono stati costretti a invocare l'intervento delle forze dell'ordine che hanno sgomberato il teatro con una certa difficoltà.&lt;br /&gt;Mentre ancora dentro infuriavano i disordini, un vecchietto tutto grigio commentava quasi con vergogna, all'orecchio della nuora che neanche ascoltava, che lui però se li ricordava bene, quand'era partigiano, i momenti di terrore vissuti quando in mezzo ad un bosco lo investiva una lucina, e lui pensava ad una pattuglia di fascisti e spianava lo Sten; per scoprire poi con sollievo che erano solo dei grossi e timidi canguri, i quali tornavano ai loro nascondigli con delle grosse ceste appese ai corti braccetti, come i canguri fanno ogni giugno da sempre. Ed era bello vedere qualcosa che si manteneva uguale e pacifico, e la guerra lontana da quei canguri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-157768683460334126?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/D3MzPmQGLgY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/157768683460334126/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=157768683460334126&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/157768683460334126?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/157768683460334126?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/D3MzPmQGLgY/memorie.html" title="Memorie" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/05/memorie.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0cAQH46cCp7ImA9WxJTGUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-2846950574355062323</id><published>2009-04-29T10:45:00.002+02:00</published><updated>2009-04-29T10:50:41.018+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-29T10:50:41.018+02:00</app:edited><title>Uomo accusato di filatelia</title><content type="html">-Commissario, io mi proclamo innocente.&lt;br /&gt;-Del tutto innocente, commissario.&lt;br /&gt;-No, non nego nulla; devo forse negare la mia passione? Io vivo per essa, come potrei negare la mia stessa vita? Nego però che vi sia un reato, nego di aver commesso qualcosa di sbagliato.&lt;br /&gt;-Può una passione essere reato, commissario? Io lo faccio perché mi piace, o forse perché ne ho bisogno.&lt;br /&gt;-Non li considero solamente oggetti, commissario, tutt'altro. Proprio per questo, perché per me sono molto più che oggetti, posso dire di amarli.&lt;br /&gt;-L'amore è tante cose, commissario. L'amore agisce in tanti modi. Credo tuttavia che si tratti di un discorso troppo complesso per questa sede, e comunque fuori luogo.&lt;br /&gt;-Non li lecco, commissario, li guardo soltanto. Li raccolgo e li guardo.&lt;br /&gt;-Le giuro che non lecco nulla, commissario.&lt;br /&gt;-Se mi tocco mentre li guardo? Un po' mi tocco, commissario, a volte mi tocco. Può capitare che mi gratti la testa perché ho delle perplessità, ad esempio, oppure che mi accarezzi una parte del corpo che mi duole o ne massaggi una stanca.&lt;br /&gt;-Ebbene sì, mi tocco, commissario, come vuole lei.&lt;br /&gt;-Quanti ne ho raccolti? Tanti, tanti, tanti. Non li conto più. Eppure per me ognuno è unico, glielo assicuro.&lt;br /&gt;-Si trovano, commissario. Si trova tutto, quando lo si vuole davvero.&lt;br /&gt;-Ci sono dei circoli, dei gruppi, ci sono persone che si riuniscono e si aiutano in nome di una comune passione. A me pare molto bello, anzi.&lt;br /&gt;-Mi scusi, commissario, ma io la vedo in questa maniera.&lt;br /&gt;-Quando ne trovo di nuovi li guardo con attenzione, sfiorandoli appena per non rovinarli, e resto delle ore così, rigirandoli con delicatezza e osservandone ogni dettaglio. Poi quando non ne ho più voglia, o ho altro da fare, li metto via.&lt;br /&gt;-Sì, quelli sono i miei raccoglitori, certo che li riconosco.&lt;br /&gt;-Lo capisco benissimo e accetto la mia sorte, commissario. Ma non rinnego nulla.&lt;br /&gt;-Ho dedicato la mia vita a ciò che soltanto mi dà piacere, commissario, per questo non posso e non voglio rinnegare nulla.&lt;br /&gt;-L'amore non ha limiti, commissario, l'amore non ha altra etica che quella del piacere.&lt;br /&gt;-Lei fa il suo lavoro. La capisco benissimo, non le rimprovero nulla.&lt;br /&gt;-Neanche a me stesso, commissario. Neanche a me stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Il filatelico fu impiccato all'alba, il suo cadavere gettato in una fossa comune. I numerosi raccoglitori sequestrati vennero distrutti, per non alimentare la curiosità morbosa del pubblico.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-2846950574355062323?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/U7XqDnSGV1Y" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/2846950574355062323/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=2846950574355062323&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2846950574355062323?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2846950574355062323?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/U7XqDnSGV1Y/uomo-accusato-di-filatelia.html" title="Uomo accusato di filatelia" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/04/uomo-accusato-di-filatelia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUEBSX88eip7ImA9WxJTFU0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-2988090163702097710</id><published>2009-04-23T18:16:00.002+02:00</published><updated>2009-04-23T18:20:58.172+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-23T18:20:58.172+02:00</app:edited><title>Estetica del cane da caccia costretto in città</title><content type="html">Ah, che gioia, vedere udire lucertole guizzare rapidissime nei prati condominiali, gettarsi vili nei loro buchi profondissimi, strettissimi, a misura di lucertola&lt;br /&gt;nessun naso di cane - attributi del naso di cane: nero, bagnato - entrerà mai in quei buchi&lt;br /&gt;pure proveremo per l'eternità, o non saremmo cani&lt;br /&gt;per l'eternità il muso mugghierà nel buco&lt;br /&gt;all'altra estremità del cane la coda segnerà il tempo: qui, là, qui, là, qui, là, qui, là, qui, là, qui, là&lt;br /&gt;qui&lt;br /&gt;là&lt;br /&gt;per l'eternità in attesa che escano dal buco&lt;br /&gt;vili, le lucertole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bello, il sole&lt;br /&gt;il sole è giallo e richiama alla vita le lucertole&lt;br /&gt;il sole è rosso e asciuga la pioggia&lt;br /&gt;al cane non piace la pioggia&lt;br /&gt;al cane piace il sole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dove il sole non arriva restano le pozzanghere&lt;br /&gt;dove il sole non arriva la terra è scura e pesante&lt;br /&gt;- attributi della terra scura e pesante: faticosa, divertente -&lt;br /&gt;il cane balza e zompa di pozza in pozza, di guazza in guazza&lt;br /&gt;il cane puzza&lt;br /&gt;puzza di cane felice&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che gioia anche vedere un gatto&lt;br /&gt;adorabile, desiderabile gatto - attributi del gatto desiderabile: inerme, vicino -&lt;br /&gt;che noia invece il gatto, animale detestabilissimo&lt;br /&gt;- attributi del gatto detestabile: lontano, al sicuro -&lt;br /&gt;ho in uggia i gatti&lt;br /&gt;il gatto ghigna&lt;br /&gt;cattivo gatto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il gatto è cattivo perché sta zitto&lt;br /&gt;e non mi piace&lt;br /&gt;i bambini sono cattivi perché strillano e strillano&lt;br /&gt;e non mi piace&lt;br /&gt;il cane apprezza la misura&lt;br /&gt;il cane è contro gli eccessi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il cane è eccessivo&lt;br /&gt;eccessivamente vivo&lt;br /&gt;corre&lt;br /&gt;corre&lt;br /&gt;corre&lt;br /&gt;perché il prato ha tante buche, e ogni buca è una lucertola o un topo o un ghiro o un coniglio o un gatto o mille altre cose buone da mangiare&lt;br /&gt;o più probabilmente nel buco non c'è nulla&lt;br /&gt;ma secondo il cane sì&lt;br /&gt;il cane ci crede sempre&lt;br /&gt;allora corre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poi è stanco e dorme&lt;br /&gt;il cane dorme sulla poltrona ed è tutto tondo&lt;br /&gt;cane tondo&lt;br /&gt;in strada passano i camion&lt;br /&gt;cane tondo non sente i camion&lt;br /&gt;cane dorme un sonno tondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/lebenserfahrungen" rel="tag"&gt;lebenserfahrungen&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/sensazioni" rel="tag"&gt;sensazioni&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-2988090163702097710?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/aPpuwW46ipI" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/2988090163702097710/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=2988090163702097710&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2988090163702097710?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/2988090163702097710?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/aPpuwW46ipI/estetica-del-cane-da-caccia-costretto.html" title="Estetica del cane da caccia costretto in città" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/04/estetica-del-cane-da-caccia-costretto.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUAAR3s7fyp7ImA9WxVaF0Q.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-7642861692144171489</id><published>2009-04-15T13:07:00.000+02:00</published><updated>2009-04-15T13:09:06.507+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-15T13:09:06.507+02:00</app:edited><title>Adriatisches Küstenland</title><content type="html">Era un maggio così allegro e luminoso, sull'Adriatico, che neanche gli albergatori riuscivano a fingere la loro usuale faccia corrucciata e a dichiararsi preoccupati del calo degli arrivi o di qualche altra contingenza: in effetti, c'era ben poco di cui lamentarsi, perché i campeggi erano pieni e le pensioni straboccavano, e anche gli agriturismi e gli alberghi dell'interno non avevano un solo posto libero.&lt;br /&gt;Quel che maggiormente stupiva era che la quasi totalità di questa anomala ondata di entusiasmo era dovuta ad un ritorno in massa dei tedeschi, dopo decenni in cui la principale occupazione degli albergatori e dei ristoratori era stata quella di estorcer loro denaro per servizi discutibili, mentre da parte loro i bagnini e i semplici aborigeni non cessavano di molestare le figlie e le mogli dei turisti teutonici ciondolanti in sandali per la riviera o addormentati e arrossati sotto gli ombrelloni. L'assemblea degli operatori del settore volle vedere in questa invasione un riconoscimento della propria grande e tradizionale ospitalità e dell'elevato livello dei servizi offerti; poi tutti si misero a ridere e tornarono a discutere seriamente.&lt;br /&gt;Ad ogni modo, qualunque fosse la ragione di ciò, tutti gli indigeni che ne avevano qualche tornaconto si fregavano le mani vedendo le proprie città ripiene di teste bionde, come krapfen all'albicocca; la maggiorparte della popolazione era invece sostanzialmente neutra e non aveva opinioni al proposito. Solo qualche vecchio rimbambito scuoteva il capo e alzava il bastone, mormorando assurdità cui nessuno faceva caso.&lt;br /&gt;Una mattina tutto cambiò. Numerosi ufficiali dell'Esercito Italiano e delle varie forze dell'ordine responsabili delle piazze adriatiche si svegliarono in qualche stanza d'albergo, legati ed imbavagliati, e si rammaricarono troppo tardi di non saper distinguere una sedicente sciampista di Hannover da una sottotenente della Bundeswehr; in perfetto coordinamento d'azione, da ogni campeggio della costa sciamarono truppe speciali equipaggiate di tutto punto, con anfibi d'ordinanza al posto dei soliti Birkenstock; un'enorme tenda, che aveva suscitato l'ammirazione dei locali quando era stata montata, risultò celare addirittura un Leopard di ultima generazione che, mentre ancora albeggiava, prese possesso del municipio di Caorle. Grado e Lignano caddero nelle prime ore della mattinata, Portogruaro le seguì di poco, mentre più a sud Senigallia e Fano - placide e indifese - non furono in grado di opporre alcuna resistenza e issarono ben presto il tricolore di Francoforte. Le caserme di Rimini erano in mano alle finte turiste già dalla notte, mentre una comitiva di anziani norimberghesi scesi da un charter con dei buffi cappelli prese possesso con fredda efficienza dell'aeroporto cittadino; l'enorme e orribile grattacielo della stazione venne demolito da un attacco aereo e smise per sempre di costituire un pericolo per l'avanzata tedesca e per l'armonia del paesaggio urbano. Quando spuntarono dei pezzi di artiglieria dal castello di Miramare e dalle alture circostanti, anche Trieste si arrese e tornò così alla sua funzione storica di baluardo germanico sull'Adriatico Orientale.&lt;br /&gt;Alle tre del pomeriggio di quel sabato di maggio solo Ancona e Venezia si mantenevano fedeli al governo italiano, oltre ovviamente a Ferrara, Rovigo e Ravenna, la cui intangibilità era garantita dal clima malsano e dalle paludi che già avevano protetto gli ultimi ridotti bizantini dalla conquista longobarda, molti secoli prima. Pesaro aveva innalzato bandiera bianca dopo brevi scaramucce tra i capannoni della zona industriale; le truppe tedesche, certi indossando ancora le simpatiche t-shirt comperate nei giorni precedenti per non destare sospetti negli italiani, entrarono in città dalla pregevole pista ciclabile che corre verso Fano.&lt;br /&gt;Venezia, senza più difese proprie, senza più navi, senza più un arsenale, volle comunque provare a organizzare una resistenza, ma fu piegata dalla barbara minaccia degli invasori, pronti - così dissero essi stessi - a piantare picchetti da tenda nei marmi e negli stucchi dei palazzi veneti. La capitolazione fu dunque inevitabile.&lt;br /&gt;Intanto, la Repubblica Italiana sollevò con procedura d'urgenza la questione di fronte al Consiglio di Sicurezza dell'ONU; l'ambasciatore russo, sul cui sostegno si confidava grandemente, affermò tuttavia di non vedere niente di censurabile nella condotta della Repubblica Federale di Germania, poi chiese all'ambasciatrice dell'Eritrea se le andava di fare un giro sulla sua nuova Porsche e si allontanò fischiettando dal Palazzo di Vetro. Nel frattempo l'ambasciatore degli Stati Uniti cercava N'djamena su una cartina delle Marche da colorare, perché gli sembrava giusto documentarsi sulla questione dibattuta.&lt;br /&gt;Mentre falliva ogni sforzo diplomatico, la situazione per il governo italiano si aggravava anche dal punto di vista militare. Pullman di pensionati amburghesi terrorizzavano ogni angolo della pianura friulana e stringevano sempre più l'assedio a Udine; per la prima volta dalla sua troppo tardiva costruzione, Palmanova si trovò a verificare la bontà della sua pianta stellata, certificata da numerosi assalti falliti; soltanto l'impiego dell'aviazione, che non poteva essere d'altronde previsto da nessun ingegnere militare della Serenissima Signoria, poté piegare quella munitissima fortezza. Investito il Friuli, la poderosa macchina militare germanica mosse verso il trevigiano alla conquista di vigne da utilizzare per il triste e infame compito di servire le fabbriche di Prosecco in lattina. Le ronde cittadine di Conegliano si fecero coraggiosamente incontro ai Teutoni avanzanti, ma dodici camicie verdi non sopravvissero al tentativo di guardare nella canna dei propri fucili per vedere se erano carichi, mentre gli altri furono rotti in fuga dalla soverchiante macchina bellica nemica. Un monumento nella pineta di Follonica ricorda tuttora il maldestro sacrificio dei dodici eroi, ed è in produzione una fiction sulle loro gesta.&lt;br /&gt;Ancona restava invece protetta dalla sua natura capricciosa, da quei saliscendi continui, che estenuavano i piedi dei tedeschi e i loro calzini bianchi, e dall'angustia delle vie d'accesso alla città. Passarono così diversi giorni, con gli anconetani che resistevano coraggiosamente alla potenza germanica, come già fecero dinanzi alla protervia del Barbarossa, e attendevano - come allora - soccorsi dalla fiera e bellicosa Romagna. Ma la Romagna era domata, e le piadine giacevano a terra insanguinate. Quando poi giunse notizia che le case coloniche dell'entroterra ristrutturate da tedeschi e gli agriturismi che ne ospitavano in gran numero si erano trasformati in altrettanti fortini e casematte, gli anconetani uscirono a negoziare la resa, ottenendo in cambio lo status di capitale del neo costituito Land che riebbe l'antico nome di Marken. Esso fu completato nei giorni seguenti, quando le truppe che avevano attaccato Ancona furono disponibili per l'assalto all'orgogliosa Ascoli: come altre volte nella sua storia più lunga di quella di Roma, il capoluogo piceno si preparò a sostenere un assedio, e un nugolo di olive fritte volò dai bastioni ad accogliere il nemico, come ventuno secoli prima volavano le ghiande di piombo contro i Latini oppressori d'Italia. Il valore dei Piceni, tuttavia, non poteva bastare, e ben presto il confine federale raggiunse &lt;i&gt;de facto&lt;/i&gt; le rive del Tronto. Da Pescara giunse allora l'avviso che i tedeschi non avrebbero potuto prendere la città, perché "Nu semm li chiù frign" e non è notoriamente possibile ad alcun umano battere i pescaresi. Il comando della Bundeswehr prese atto del comunicato, precisò comunque di non avere interesse a ulteriori allargamenti territoriali, si tolse gli stivali e tornò - stavolta da padroni, e guai a chi infastidisce le nostre figlie - a sdraiarsi sulle spiagge appena pacificate.&lt;br /&gt;Il territorio conquistato fu diviso nei tre Länder di Freie Adriastadt Triest, Friaul und Venedig e le già citate Marken (cui furono aggregati la provincia di Rimini e il cesenate, facendo finalmente contenti quei traditori della Valmarecchia).&lt;br /&gt;Lo Stato italiano non fu assolutamente in grado di reagire e dovette accettare la mutilazione territoriale, mentre le popolazioni occupate si dovettero rassegnare al dominio tedesco. Ancora oggi la costa adriatica, ben governata ed amministrata, in pieno decollo economico e caratterizzata da una civiltà nei rapporti umani e da un rispetto della cosa pubblica mai registrati prima, langue e geme sotto il tallone straniero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-7642861692144171489?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/LgSXNU9JhVM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/7642861692144171489/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=7642861692144171489&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7642861692144171489?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/7642861692144171489?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/LgSXNU9JhVM/adriatisches-kustenland.html" title="Adriatisches Küstenland" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/04/adriatisches-kustenland.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0ADQ3g4eip7ImA9WxVaE0o.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-5705675711457819503</id><published>2009-04-10T00:49:00.004+02:00</published><updated>2009-04-10T17:02:52.632+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-10T17:02:52.632+02:00</app:edited><title>Le anime mólle</title><content type="html">La morte, parlandone in generale, è un evento fastidioso. Essa presenta tuttavia l'innegabile vantaggio che poi, una volta morti, è fatta: un istante dopo il proprio decesso (utilizziamo la parola "istante" in mancanza di termini più precisi, perché non di un lasso di tempo, per quanto ridotto, si tratta) l'anima è libera di presentarsi all'Onnipotente e di godere della sua luce, oppure di farsi suppliziare da demoni specializzati e assolutamente professionali, o anche di morire e basta, sparire, perdersi nell'atmosfera, annullarsi di persona in attesa che l'implosione dell'universo annulli tutto il creato. Questo, ovviamente, a seconda delle convinzioni di ognuno e del poter vantare o meno lettere di referenze da parte di prelati cattolici.&lt;br /&gt;La morte in mare rappresenta un'eccezione a questa regola. L'anima dei morti, impregnata d'acqua, fatica ad uscire alla superficie e a raggiungere il suo destino: si rende bene l'idea affermando che l'anima del deceduto boccheggia, nuota con difficoltà e solo con grandi sforzi riesce a raggiungere il cielo; qui, di norma, si ferma un attimo ad asciugare, a riposarsi e a guardare per l'ultima volta - con l'assoluta indifferenza che è tipica di chi ormai non ha preoccupazioni di sorta - il luogo della propria vita e della propria morte. Quando poi c'è mare grosso, e specialmente se i corpi sono imprigionati in navi che affondano, chiusi dentro porte malauguratamente stagne e pressati da masse d'acqua ignare di ogni misericordia, l'anima ha un bell'affannarsi nella fuga: non c'è nulla da fare, anch'essa è condannata a scendere verso gli abissi con il proprio e gli altrui cadaveri. A quelle profondità, la risalita diviene definitivamente impossibile. Nei giorni e nei mesi che seguono, l'anima si aggira, agitata, dentro e intorno al relitto; prova a nuotare verso l'alto, ma desiste presto; perde infine ogni speranza e si limita ad avvicinarsi sempre più al proprio corpo in disfacimento, nuotandogli intorno in strette volute, oppure vegliandolo seduta su un cannone o su un pezzo superstite del parapetto.&lt;br /&gt;Col tempo, tuttavia, le cose cambiano, e anche le anime dimenticano tante cose. Se si potesse visitare ad esempio quel che resta della Szent Istvan (o un'altra delle tante navi che riposano nel ventre dell'Adriatico stretto e tormentato) si troverebbe che le anime dei marinai non si aggirano più, gelose, intorno ai corpi che le ospitavano, corpi di cui, peraltro, sono rimasti solo gli scheletri, senza che resti di norma alcuna traccia delle eleganti divise della Marina Imperial-regia; adesso le anime vagano solitarie per le lamiere arrossite, oppure nuotano tutte assieme, diafane, come un banco di meduse. Non si spingono più verso la superficie e non cercano di reclamare il proprio corpo; si limitano ad attendere un giorno a venire, quando ogni anima sarà tratta dagli abissi più profondi e riunita ai rispettivi scheletri bianchi. A questi ultimi verrà allora restituita la carne, adesso usurpata dalla fame dei pesci, cui d'altronde risulta al momento più utile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-5705675711457819503?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/-JQknw0hG8c" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/5705675711457819503/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=5705675711457819503&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/5705675711457819503?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/5705675711457819503?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/-JQknw0hG8c/le-anime-molle.html" title="Le anime mólle" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/04/le-anime-molle.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUcGRH45eyp7ImA9WxVbFUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-30389966.post-271769469264057312</id><published>2009-04-01T13:36:00.005+02:00</published><updated>2009-04-01T13:57:05.023+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2009-04-01T13:57:05.023+02:00</app:edited><title>Cosa fa la gente durante le grandi piogge</title><content type="html">Anche quella sera pioveva, come pioveva ormai da milioni di anni. Di nuovo gli toccava stare in casa; di nuovo niente aperitivo con gli amici ai tavolini davanti al baretto, di nuovo niente gita fuori porta, di nuovo osservare l'acqua che scendeva inarrestabile e monotona, e null'altro da fare. Sì, dicano pure che l'acqua è necessaria alla vita, parlino del periodo delle grandi piogge come di quello che getterà le basi per la fioritura a venire di tutti gli organismi viventi: è tutto vero, chi può negarlo?, ma intanto lui è ancora costretto a rincasare umido e di pessimo umore e a passare la serata incollato alle finestre che piangono a rivoli e a torrenti.&lt;br /&gt;Accese la tv e guardò distrattamente le previsioni del tempo: ovviamente promettevano nient'altro che pioggia, pioggia su Modena, la sua città (che all'epoca nessuno chiamava ancora così), pioggia sull'Italia (anch'essa all'epoca priva di nome), pioggia sul mondo. Gli esperti annunciarono che c'era in ogni caso speranza che le cose migliorassero; era anzi inevitabile che arrivasse prima o poi un fine settimana assolato, che si potesse di nuovo osservare lo spettacolo della terra che si asciuga, che di nuovo tornassero a svolgersi i campionati interrotti ormai da tempo immemorabile. Prima o poi, dicevano gli scienziati con l'aria di chi sa con certezza il cosa, anche se ignora il quando, prima o poi gli oceani si sarebbero colmati, prima o poi la terra ribollente di lava si sarebbe totalmente raffreddata.&lt;br /&gt;La tv disse che restava una macchia surriscaldata e inospitale alla vita dalle parti di Vercelli. Si era comunque fiduciosi che si trattasse di una questione di giorni, o di milioni di anni, perché anche quella macchia si riducesse alla ragione e il pianeta fosse dichiarato infine asciutto e vivibile. L'uomo volle fidarsi, non avendo di meglio da fare; aprì uno sportello e ne cavò fuori un paio di scarpe assolutamente nuovissime, poi chiamò i suoi amici per vedere chi era disponibile ad una partitella di calcio, magari per la settimana successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(ho scritto anche &lt;a href="http://roccacontrada.blogspot.com/2009/04/istruzioni-per-fare-lamore-con-gaucci.html"&gt;questo&lt;/a&gt;, che prima o poi ripubblicherò anche qui, se non per altro per divertirmi a incasinare le chiavi di ricerca)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="technoratitag"&gt;categorie: &lt;a href="http://del.icio.us/tamaszurlo/raccontini" rel="tag"&gt;raccontini&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/30389966-271769469264057312?l=gattusometro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/gattusometro/~4/lUUl01DcVmg" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://gattusometro.blogspot.com/feeds/271769469264057312/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="https://www.blogger.com/comment.g?blogID=30389966&amp;postID=271769469264057312&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/271769469264057312?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/30389966/posts/default/271769469264057312?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/gattusometro/~3/lUUl01DcVmg/cosa-fa-la-gente-durante-le-grandi.html" title="Cosa fa la gente durante le grandi piogge" /><author><name>tamas</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09683232970326188929</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty name="OpenSocialUserId" value="07199550443725303057" /></author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://gattusometro.blogspot.com/2009/04/cosa-fa-la-gente-durante-le-grandi.html</feedburner:origLink></entry></feed>
