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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874</atom:id><lastBuildDate>Tue, 06 Dec 2011 21:55:19 +0000</lastBuildDate><category>Giovani Comunisti</category><category>Sassari</category><category>donne</category><category>grande fratello</category><category>rivoluzione portoghese</category><category>FGCI</category><category>Gramsci</category><category>religione</category><category>precari della scuola</category><category>articolo 18</category><category>Vaticano</category><category>unità dei comunisti</category><category>Gelmini</category><category>movimento operaio</category><category>Cgil</category><category>congresso Fds</category><category>Interviste</category><category>Trotskij</category><category>Porto Torres</category><category>pastori</category><category>Sinistra</category><category>manicomio</category><category>rivoluzione russa</category><category>Giornaletto</category><category>Antifascismo</category><category>unioni civili</category><category>sciopero generale</category><category>politica italiana</category><category>teoria marxista</category><category>Obama</category><category>anticoncezionali</category><category>istruzione</category><category>banche</category><category>pd</category><category>servitù militari</category><category>Economia</category><category>razzismo</category><category>precari</category><category>pillola</category><category>studenti di sinistra</category><category>corrispondenze operaie</category><category>legge 180</category><category>basaglia</category><category>diritti</category><category>Palestina</category><category>movimento studentesco</category><category>Internazionale</category><category>Luxemburg</category><category>settarismo</category><category>Politica regionale</category><category>laicità</category><category>elezioni amministrative</category><category>rivoluzione bolivariana</category><category>Chavez</category><category>acqua pubblica</category><category>Pasolini</category><category>satira</category><category>malattia mentale</category><category>Volantini</category><category>Lenin</category><category>TFR</category><category>Rifondazione Comunista</category><category>risorse naturali</category><category>politica estera</category><category>aziende in crisi</category><category>comunicazione</category><title>l'ape operaia - vecchio blog</title><description>Giovani Comunisti sassari</description><link>http://gcsassari.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>289</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/gcsassari" /><feedburner:info uri="gcsassari" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-5092644270888703195</guid><pubDate>Wed, 24 Nov 2010 20:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-29T16:40:15.931+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sinistra</category><title>Gli studenti a Roma: "Non ci rappresenta nessuno!". Vorrà pur dire qualcosa?</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Uno slogan molto simile a quel "¡Que se vayan todos!" dell'argentinazo del 2001 ha fatto da colonna sonora alla contestazione studentesca sotto il Senato. Nonostante milioni di italiani davanti ai Tg abbiano visto un simpatico Bersani in sigaro che saliva le scale per andare sul tetto occupato dai ricercatori, la realtà dimostra la totale sconnessione tra chi sta in piazza e lotta per un'università gratuita, laica, democratica, di massa e di qualità, e chi invece in tutti questi anni, in modo assolutamente bipartisan, le ha dato colpi su colpi a suon di "riforme". Sul tetto c'era anche Ferrero. Riflessione sorge spontanea per la sinistra: vuole lei rappresentare questi studenti, questi ricercatori, questi lavoratori e non rischiare di subire anch'essa questo slogan scandito in nove sillabe? Soltanto chi si muove si accorge delle proprie catene, diceva Rosa Luxemburg. La sinistra "radicale" può e deve fare a meno di queste catene, ma solo se saprà muoversi nel terreno del conflitto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-5092644270888703195?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/Z__OFticP8s/gli-studenti-roma-non-ci-rappresenta.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/gli-studenti-roma-non-ci-rappresenta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-5865431413545811011</guid><pubDate>Tue, 23 Nov 2010 17:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-23T18:34:08.285+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">studenti di sinistra</category><title>Studenti di Sinistra: fermare il DDL Gelmini</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Pubblichiamo il comunicato stampa di Studenti di Sinistra&lt;/i&gt; - Mercoledì 24 novembre il governo rinnova l’attacco all’università pubblica con la ripresa della discussione alla Camera del DDL Gelmini che conferma i tagli della 133/08, l’ingresso del 40% di privati nei consigli di amministrazione, la limitazione delle già insufficienti forme di rappresentanza democratica, l’introduzione del prestito d’onore con la trasformazione di diritti in debiti, la messa ad esaurimento dei ricercatori, l’ulteriore precarizzazione della ricerca. Molto dipenderà dalle lotte studentesche che in questi giorni scandiranno tutto il paese, ma la partita sarà vinta solo quando si bloccherà il paese con lo sciopero generale per mandare a casa questo governo. Se a Sassari il nostro compito, oltre a quello di unire le lotte, è quello di ricostruire un movimento ricacciato nello studentismo apoliticista, alla Cgil spetta quello di fare della manifestazione di sabato 27 la migliore tribuna per la convocazione dello sciopero generale di tutte le categorie per sconfiggere i disegni di Berlusconi e Marchionne.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-5865431413545811011?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/tVt5IdeKAZw/studenti-di-sinistra-fermare-il-ddl.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/studenti-di-sinistra-fermare-il-ddl.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-6251957618395782713</guid><pubDate>Mon, 22 Nov 2010 18:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-22T19:04:00.103+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sinistra</category><title>Rompiamo le nostre catene. Intervento di Claudio Bellotti al primo congresso nazionale della Federazione della sinistra</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pubblichiamo l'intervento del compagno Claudio Bellotti della redazione di &lt;i&gt;FalceMartello&lt;/i&gt; al primo "congresso" della Fds. Le virgolette sono d'obbligo dal momento che in questa assise sono state violate ripetutamente la dignità del dibattito, impedendo la presentazione di un secondo documento, e la democrazia, con la trasposizione al nostro interno di meccanismi degni del "porcellum", con i delegati non eletti nei congressi territoriali ma "nominati" dalle singole organizzazioni. Ma se a livello generale la farsa ha prodotto l'eterno ritorno del sempre uguale (alleanze con i padroni condite dal potere taumaturgico della falce e martello), in Sardegna gruppi dirigenti in caduta libera hanno prodotto la tragedia di non convocarli neanche, i congressi! A Sassari Rifondazione, a differenza del Pdci (va detto, senza che questo comporti naturalmente un'adorazione per la politica dei fratelli), non si sono fatte neanche delle riunioni (oh si che si sono fatte... ma ci siamo capiti...) su chi doveva andare a fare "il delegato"! Non avrebbe modificato di una sola virgola l'impostazione farsesca di questo congresso, ma per alcuni dirigenti è sempre opportuno far capire che qui persino &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=uahU5m6Hvj4"&gt;il Marchese del Grillo&lt;/a&gt; sarebbe in imbarazzo. Vergogna! Per tutti gli altri, per i tanti altri che vedono in questi signori le catene per il movimento, buona lettura! Con la certezza che le parti migliori della sinistra sapranno dire ancora molto!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Compagni, come la maggior parte di voi ho fatto tanti congressi e ho sempre difeso l’idea che un congresso è un momento decisionale della massima importanza. L’ho difesa anche quando sapevo che le cose che proponevo, che proponevamo, erano in forte minoranza come peraltro mi è capitato anche nel percorso di preparazione di questa assise quando ho presentato un testo che è stato respinto dal Consiglio politico nazionale che ha poi varato il testo ufficiale.&lt;br /&gt;
Ho sempre difeso questi concetti perché credo nella dignità del dibattito. Tuttavia compagni devo dirvi la verità, oggi credo che la dignità di cui abbiamo bisogno forse sta da altre parti. Oggi avrei voluto essere in via Imbonati a Milano, dove si tiene la manifestazione in sostegno al presidio dei migranti. Perché? Non perché di per sé le manifestazioni siano più importanti dei congressi, dopo ci torno, ma perché quella lotta di Brescia e di Milano mi ha fatto riflettere molto.&lt;br /&gt;
Sintetizzo tagliando con l’accetta: sei compagni a Brescia, cinque compagni a Milano, saliti sulla gru e sulla torre, hanno smosso più eventi e più coscienze di tutti i congressi che abbiamo tenuto sui territori per arrivare qui. Questa è la verità.&lt;br /&gt;
E quando hanno iniziato quella mobilitazione non si sono fatti spaventare dal fatto di avere quasi tutti contro, non hanno piagnucolato come sento fare sempre più spesso nelle nostre riunioni, non hanno detto “mamma mia quanto è forte questo governo”, non si sono domandati “quanti voti abbiamo”, anche perché non possono votare non avendo diritti di cittadinanza in questo pasese e spesso neppure il permesso di soggiorno, come ben sappiamo. Semplicemente hanno ritenuto intollerabile che nessuno tentasse di dare voce a migliaia di loro compagni e compagne, fratelli e sorelle, chiamateli un po’ come volete, ai quali nessuno dava voce e hanno detto “ci mettiamo in gioco fino in fondo!”&lt;br /&gt;
Forse dovranno scendere a mani vuote, come a mani vuote sono dovuti scendere i compagni di Brescia; lo sanno che non è che si sale su una torre e se ne scende con cinquantamila permessi di soggiorno. Forse dovranno subire l’infamia della deportazione come è già successo a un compagno del presidio di Brescia, anzi a due di loro.&lt;br /&gt;
Non so se hanno letto Rosa Luxemburg, ci sono dei compagni politicamente molto formati in questa lotta, ad ogni modo mi è venuta in mente quella frase famosa di Rosa, quando disse “solo chi si muove può rendersi conto delle proprie catene”.&lt;br /&gt;
E noi invece stiamo fermi, immobili, le nostre catene ce le teniamo ben strette come una coperta di Linus, cari compagni, ci stiamo avvoltolati dentro, e sono tutte nelle nostre teste, nella testa di un gruppo dirigente che ha paura di muovere un solo passo per paura di rendersi conto che quelle catene vanno rotte.&lt;br /&gt;
Attenzione, non voglio fare la demagogia del movimento bello e dei partiti brutti, del movimento bello e dei dirigenti brutti, anche perché in questi venticinqe anni ne ho sentiti fin troppi che agitavano questo tipo di demagogia, poi ti giri cinque minuti e te li ritrovi nelle teste di lista o seduti dietro tutte le possibili presidenze. Io dico che la fatica enorme che deve fare qualsiasi movimento di lotta, che siano gli immigrati o i metalmeccanici o la scuola, esige, esige dirigenti all’altezza!&lt;br /&gt;
Questo paese è attraversato da una tensione lacerante sul piano sociale, c’è un abisso che si sta spalancando tra ricchezza e povertà, tra chi ha potere chi non ne ha e si vede in questi lampi, a Pomigliano, a Brescia e tanti altri, che dobbiamo capire cosa rappresentano. Avvenimenti in apparenza piccoli, non stiamo parlando di un movimento di massa, a Pomigliano in fin dei conti sono stati 1700 lavoratori che hanno detto NO a Marchionne, se avvenimenti in apparenza piccoli muovono cose grandi vuole dire che qualcosa sta maturando. Allora compagni smettiamola di giocare al piccolo chimico con le alleanze elettorali e cominciamo a discutere dei percorsi di costruzione del conflitto.&lt;br /&gt;
Il 16 ottobre ci ha detto qualcosa, ci ha mostrato non solo una grande piazza con migliaia di bandiere rosse, ci ha detto che il conflitto operaio, il conflitto di classe può essere la forza unificante di tutti i conflitti di questo paese. È qualcosa che non si vedeva da trent’anni, non si vedeva dal 1980. Ci ha fatto vedere una potenzialità che non era solo nei numeri, ma anche nella composizione, nella dinamica che ha portato a quella manifestazione.&lt;br /&gt;
Ci ha mostrato anche, come stamattina ci ha ricordato il segretario della Fiom, il drammatico vuoto di rappresentanza di cui soffre.&lt;br /&gt;
E noi, cosa offriamo a quella piazza? L’alleanza democratica, la grande alleanza democratica: l’eterno ritorno del sempre uguale… e giù lacrime: mamma mia questo Berlusconi quanto è forte, mamma mia questo Vendola quanti voti prende e quanto sono cattivi i giornali che non parlano di noi e le televisioni che non ci danno spazi. E finiamola una buona volta! Finiamola di piangere addosso alle nostre disgrazie!&lt;br /&gt;
E alluvioni di parole vuote, “unità! unità!” (il compagno Burgio ne è il massimo esponente). Ma unità di chi? Unità per fare cosa? La piazza del 16 ha unito, sì, ma per unire ha dovuto prima dividere! Ha dovuto rompere con Cisl e Uil prima su Pomigliano e poi sul contratto nazionale, e diciamolo: è una divisione che attraversa anche il gran corpo della Cgil e non da oggi; o ci siamo dimenticati la consultazione sul welfare nel 2007, quando noi eravamo in quel governo che ci ha portato alle disgrazie di oggi.&lt;br /&gt;
E allora carissimi compagni quella piazza, quel movimento vivranno se saremo capaci anche noi di far vivere quella rottura, di articolarla e di trasformarla nella piattaforma politica alternativa che oggi certamente manca. Questo va fatto non perché sposiamo la Fiom, va fatto anche lottando contro le esitazioni, le paure che vi possono essere anche nei gruppi dirigenti.&lt;br /&gt;
Pierferdinando Casini, che è un uomo di mondo, la sera del 16 ottobre lo ha detto chiaramente: “Rispetto i lavoratori che erano in piazza, ma chi era in quella piazza è fuori da una alternativa riformista in questo paese”. Sottoscrivo! Lo capisce Casini, lo capisce Bersani, lo capisce la Marcegaglia… possibile che siamo gli unici a non capire che la cosiddetta alternativa riformista significa uccidere le rivendicazioni di quella piazza.&lt;br /&gt;
Incompatibile con cosa? Con l’alternativa borghese e confindustriale in preparazione che vuole gestire l’uscita dal berlusconismo in crisi, sia che questo avvenga con nuove elezioni o attraverso un governo tecnico.&lt;br /&gt;
Il solo fatto che il Partito democratico dica “prima la stabilità dei conti, poi si discute la fiducia al governo” ci dice dove porta la logica di questa alleanza. La stabilità dei conti non vive con la rappresentanza del lavoro che anche oggi il compagno Landini ci ha chiesto. Lo scoprirà anche il compagno Vendola e soprattutto lo scopriranno tanti che oggi ripongono fiducia in quel progetto politico.&lt;br /&gt;
Finisco su un punto. Oggi è stata dichiarata la battaglia per tutte le democrazie possibili: la democrazia repubblicana, la democrazia partecipata, la democrazia nei luoghi di lavoro… scusate: facciamo anche la battaglia per la democrazia qui dentro. In sala si distribuisce un questionario sul congresso, io aggiungerei una domanda: “Hai mai visto un congresso blindato come questo?”&lt;br /&gt;
Questa Federazione è come una casa nella quale se si vuole spostare un posacenere bisogna tirarla giù tutta e rifarla, altro che manuale Cencelli! E poi troppi, troppi discorsi stridenti nei quali le parole che si dicono qui non corrispondono a nulla di ciò che si fa fuori. Che li faccia qalche vecchia volpe non mi stupisce, mi preoccupo di più quando li sento da compagni giovani e giovanissimi che a quanto pare sono già fin troppo esperti nell’arte.&lt;br /&gt;
Credo di aver detto dove penso che dobbiamo cercare ciò che drammaticamente e con grande evidenza oggi qui manca. L’ultima spiaggia non esiste mai per chi lotta, ma per le organizzazioni, i partiti e le strutture può esistere, non è la fine del mondo ma certo è la fine dei progetti che non sanno confrontarsi con la realtà. Grazie.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-6251957618395782713?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/lwDKwsDOV9A/rompiamo-le-nostre-catene-intervento-di.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/rompiamo-le-nostre-catene-intervento-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-1889445128575983687</guid><pubDate>Sun, 21 Nov 2010 18:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-23T13:07:38.241+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">studenti di sinistra</category><title>Unità delle lotte su una prospettiva di classe o unità destra/sinistra nel momento universitario?</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non sarebbe male dibattere innanzitutto su cosa sia oggi il movimento universitario nella realtà sassarese, ma siamo sicuri che questa questione, anziché dare una risposta, ne porrebbe delle altre: qual'è stata l'evoluzione (o l'involuzione) dai primi "17 novembre" dove gli universitari giocavano un ruolo importante anche, se circoscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia? Ancora, come mai gli universitari si mobilitano generalmente di meno degli studenti medi? Onde evitare quindi di porre più domande che risposte proviamo ad andare dritti al sodo.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://docs.google.com/viewer?a=v&amp;amp;pid=explorer&amp;amp;chrome=true&amp;amp;srcid=0BwIdwASZzRNzZWVjNTBhYTMtNmQ2Yi00M2FjLWEwYzEtOTAxMTllNTMyNGI0&amp;amp;hl=en"&gt;scarica il pdf e diffondilo!&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esistono oggi due posizioni: &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/18/77560/77560/comment-page-1/#comment-1097836"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #3d85c6;"&gt;quella del Forum studentesco, (o, meglio, di uno dei suoi massimi esponenti) che accusa gli Studenti di Sinistra di spaccare il "movimento universitario" tra chi è di destra e chi è di sinistra&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (in un modo non troppo dissimile dallo slogan dei fascisti di Casapound &lt;i&gt;"nè rossi nè neri ma liberi pensieri"&lt;/i&gt;) e quella per l'appunto degli Studenti di Sinistra, formazione in fase di costruzione alla quale &lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;l'ape operaia&lt;/span&gt; da il suo contributo, che vogliono a loro volta contribuire a porre fine all'apoliticismo nelle scuole, nelle università e nelle lotte. Non vogliamo essere accusati di avere un eccesso di diplomazia, ma riteniamo che siano entrambe delle posizioni legittime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia alcune cose vanno dette. La prima ha a che fare col binomio apoliticismo/apartiticismo. Siamo convinti che i partiti di sinistra debbano essere invasi dagli studenti che in queste settimane si stanno mobilitando contro lo sfascio dell'istruzione e dell'università pubblica, ma siamo altrettanto convinti che il tipo di struttura della sinistra studentesca per la quale lottiamo debba essere indipendente dai partiti della sinistra, sia sotto il profilo politico (anche perché spesso questi partiti non hanno le idee chiare a riguardo), ma anche organizzativo e sopratutto finanziario. Questo non significa essere apolitici.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al tempo stesso chi cavalca l'apoliticismo per non dividere il "movimento universitario" è immerso fino al collo dentro le strutture partitiche con incarichi dirigenziali o istituzionali rilevanti. Senza temere di essere scortesi, pare essere buon esercizio di verità citare il caso della segretaria provinciale de La Destra di Storace, candidata col Forum Studentesco alle scorse elezioni universitarie, oppure ancora il caso del, tutt'ora, nume tutelare del Fs, ex rappresentante degli studenti nel Cda dell'Ersu e ora consigliere comunale a Sassari del Pd. Ovviamente è chiaro che da nessuna parte sono assenti, per quanto giovani, attori politici attivi nei partiti, ma ci pare veramente troppo che strutture con partiti al loro interno, accusino altre di politicizzare il movimento come se dovessimo dirottare voti e non costruire coscienza collettiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui nasce un'altra questione. Per quanto sia legittima, quanto dev'essere vista di buon occhio da uno studente di sinistra un'operazione che si fondi su questa trasversalità? Aldilà del consenso che tale operazione suscita, pensiamo che gli studenti di sinistra nel senso ampio del termine debbano fare di tutto per far conoscere tra gli studenti, in un'ottica di civile dialettica politica, tale ambiguità. Come si possono affrontare argomenti politici fino in fondo (pensiamo alle riforme classiste) se all'interno coabitano forze eterogenee? Possiamo farci sorgere il dubbio che si tratti di un'operazione meramente amministrativa di gestione del potere simile alle liste civiche che nei comuni si formano in tale modo con la scusa che "si è tutti cittadini"?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per tutto questo occorre che le diverse forze collettive o individuali che si collocano a sinistra diano il proprio contributo per costruire una forte organizzazione indipendente, che sappia dialogare con quanto di buono gravita attorno e dentro al Forum studentesco in assenza di alternative, ma che si ponga come obiettivo la trasformazione della società a partire dal suo avamposto scolastico e universitario. Solo in questo modo possiamo dare il giusto contributo a quell'unione delle lotte fondata, non anche qui su una spoliticizzazione come da qualche parte si vorrebbe (spoliticizzazione che, diciamolo, porta direttamente al corporativismo categoriale, l'esatto opposto del nostro obiettivo), ma su una prospettiva rivendicativa di classe.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-1889445128575983687?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/oebdVlMCyVg/unita-delle-lotte-su-una-prospettiva-di.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/unita-delle-lotte-su-una-prospettiva-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-6236440922267425083</guid><pubDate>Fri, 19 Nov 2010 10:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-19T11:35:18.118+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sinistra</category><title>Sinistra sveglia...la lotta chiama!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Editoriale del nuovo numero di Falcemartello. &lt;/i&gt;Il governo Berlusconi è ormai agli sgoccioli. Non passa giorno senza che il premier venga contestato, sia questo in Veneto o all’Aquila. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti e colpisce la destra anche nel terreno simbolico. Emblematico il caso della nuova emergenza rifiuti a Napoli, sulla cui risoluzione Berlusconi aveva puntato tutto nelle settimane di campagna elettorale.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TOZStTy-YNI/AAAAAAAAAuc/rqlTwWVIWik/s1600/fm231.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TOZStTy-YNI/AAAAAAAAAuc/rqlTwWVIWik/s200/fm231.jpg" width="137" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abbandonato dai poteri forti, Confindustria e gerarchie ecclesiastiche in primis, anche i mezzi utilizzati per rimanere a galla sembrano rinverdire i “fasti” di democristiana memoria. Dalla compravendita dei deputati, all’ultima trovata dello scioglimento di una sola camera, tutto conduce all’immagine di un uomo che cerca disperatamente di mantenersi aggrappato al potere. Gli scandali ormai quotidiani non ne sono che il corollario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come accade sovente, sono proprio gli ultimi giorni di vita quelli in cui un potere in declino cerca di sferrare i colpi più infidi e pericolosi. Assistiamo così alla repressione scellerata della lotta degli immigrati a Brescia e delle popolazioni di Terzigno e Giugliano, al disegno di legge sullo “statuto dei lavori”, alla nuova legge finanziaria. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;I colpi di coda del governo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Partiamo da quest’ultima. Per Tremonti sembra che non ci siano più soldi in cassa, e infatti crolla Pompei e il Veneto viene sommerso dall’acqua, però in questa finanziaria, da 5 miliardi e mezzo di euro, si trovano i fondi per le scuole private, che con ben 250 milioni quasi raddoppiano i fondi regalati dallo Stato. Si trovano i soldi per la difesa, a cui andranno ben 940 milioni di euro per finanziare e potenziare l’intervento imperialista in Afghanistan e in altre parti del mondo. Per tutto il resto la scure dell’esecutivo sarà spietata e raffiche di aumenti colpiranno tutti i servizi pubblici. Clamoroso il caso del trasporto ferroviario. È stato introdotto un meccanismo per cui i 425 milioni destinati al  trasporto pubblico locale andranno alle regioni che aumenteranno le tariffe, con buona pace dei pendolari e delle città che soffocano nel traffico. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il passaggio in parlamento della finanziaria sarà molto breve. Tutti i gruppi parlamentari l’hanno promesso al presidente Napoletano, che ha tirato in ballo “l’emergenza economica” in cui vive il paese. E così in nome dell’emergenza, sarà approvato un altro tassello dello smantellamento dello stato sociale. La sfiducia da parte del Pd può aspettare, ha detto Bersani…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Negli stessi giorni in cui veniva discussa in commissione la legge Finanziaria, veniva presentato da Sacconi un disegno di legge delega sullo “statuto dei lavori”. Questo provvedimento, da considerare a fianco del “collegato al lavoro” di cui parliamo all’interno di questa rivista, si propone di distruggere il diritto del lavoro così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 40 anni. Il concetto base è che il “contratto”, da chiunque sia stipulato, prevale sulla legge.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sarebbe irresponsabile pensare che tutto questo finisca nel dimenticatoio una volta caduto il governo. A Fini e agli altri esponenti del nascente “terzo polo” queste politiche iperliberiste non dispiacciono affatto, così come non sono certo invise a Confindustria, suo principale sponsor.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Berlusconi è alla fine e non mancheremo certo di festeggiare il giorno in cui farà le valigie da Palazzo Chigi. Ma stiamo attenti perché i brindisi rischiano di andarci di traverso. Cambiare i suonatori è una cosa, cambiare la musica è tutt’altro. Con la scusa dell’emergenza “democratica” anche il Pd e l’IdV potrebbero essere coinvolti in un governo di transizione che oltre a riformare la legge elettorale, possa approvare alcune misure di “risanamento economico” in modo celere, senza aspettare che il Cavaliere risolva prima i suoi problemucci con la giustizia. A questa prospettiva lavora la nuova alleanza tra Fini, Casini e Rutelli, a cui Bersani ha deciso di legarsi mani e piedi per uscire dalla crisi di governo. Al “governo di scopo” ha detto sì pure Nichi Vendola, dal palco del congresso di Firenze di Sel.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Peraltro un ribaltone che produca un governo del genere può anche ridare fiato alla destra sul terreno elettorale, che si metterebbe a gridare contro la “congiura dei banchieri e dei palazzi romani” che sovverte le elezioni e dissangua il popolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Un nuovo patto sociale?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Presidente della camera lo ha detto chiaro e forte, il “patto sociale tra le parti” deve essere una priorità nel prossimo futuro. Questo vale sia in caso nasca un governo che in caso di elezioni anticipate, perché non è una tattica elettorale ma è la pressante esigenza dei padroni di questo paese. A una prospettiva di “normalizzazione” dei rapporti fra le parti sociali, visto il quadro politico in mutamento, lavora anche la neosegretaria della Cgil, Susanna Camusso. Non passa giorno in cui non proponga agli imprenditori di “contribuire insieme alla crescita del paese”. A quale crescita i padroni italiani siano disposti a contribuire non è dato sapere, visto che, secondo il Fmi in questi ultimi dieci anni il Pil pro capite della penisola è cresciuto solo del 2,43%. Ci collochiamo penultimi in una classifica di 180 paesi, peggio fa solo Haiti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La ragione, secondo il padronato che non brilla certo di originalità, è della bassa competitività, da imputare alle troppe regole che mantengono bassa la produttività. Marcegaglia propone un bel tavolo sulla produttività, a cui Epifani e Camusso accettano di buon grado di sedersi. Il problema, amano ripetere i due, sono Berlusconi e Sacconi: una volta messi da parte si può tornare alle buone vecchie relazioni concertative. Questa novità forse Marchionne e Federmeccanica non devono averla compresa, sarà che sono duri d’orecchie… e anche la Fiom, con le sue “rigidità”, non aiuta certo a tornare alla sospirata normalità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Normalità” è una parola che va molto di moda oggi e fa rima con unità. Tutti uniti contro Berlusconi, basta divisioni e frammentazioni. Lo sentiamo ripetere in tanti comizi sindacali e nei congressi della Federazione della sinistra. È un concetto semplice che nella sua banalità sembra giustissimo a tanti. Sembra tale finchè rimane su un terreno astratto, ma quando si scende più nel concreto, diventa evidente la sua limitatezza. Ci chiediamo: unità con chi e per che cosa? Cacciare Berlusconi, ma chi ci mettiamo al suo posto?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La realtà è che la sospirata unità va in frantumi appena scendono in campo i soggetti reali dei conflitti reali: la manifestazione della Fiom il 16 ottobre ha unito centinaia di migliaia di lavoratori e tanti movimenti di lotta, ma ha clamorosamente diviso le opposizioni parlamentari e le organizzazioni sindacali. Il movimento per l’acqua pubblica ha unito quasi un milione e mezzo di persone che hanno firmato, ma ha diviso il centrosinistra; lo stesso dicasi il movimento degli immigrati. Casini lo ha espresso con ammirevole chiarezza proprio la sera del 16 ottobre: chi era nella piazza della Fiom è “incompatibile con un’alternativa riformista”. Sottoscriviamo appieno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I patti sociali che ci vengono propinati a scadenze regolari come le bollette della luce, le  “nuove Unioni” o “nuovi Ulivi”, a cui le forze della sinistra dovrebbero portare il proprio contributo, dissanguandosi in termini di consensi e di compromessi al ribasso, possono nascere solo sacrificando e disperdendo la forza di qualsasi movimento di opposizione sociale, primo fra tutti quello dei lavoratori. Lo capisce Casini, lo capisce Bersani, lo capisce Camusso, lo capisce Marcegaglia… possibile che l’unico a non capirlo sia Paolo Ferrero?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Dopo il 16 ottobre&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’estrema debolezza politica ed organizzativa della sinistra, a partire da Rifondazione, fa sì che l’opzione di una nuova stagione di alleanze torni d’attualità. La differenza è che oggi abbiamo in campo uno schieramento di forze che potenzialmente potrebbero contrastare questa nuova stagione di collaborazione di classe. Ed è a questo schieramento che i comunisti devono guardare e fare riferimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Italia dell’autunno del 2010 ribolle di tensioni sociali. In questo contesto lo Stato fa vedere il suo vero volto, quello della repressione: a Brescia la mano dura delle forze dell’ordine è calata sugli immigrati “scomodi” e “cattivi”, quelli senza permesso di soggiorno. Quelli dimenticati da tutti, anche dalle civilissime primarie del centrosinistra milanese, che non li fa votare perché “irregolari”. I lavoratori immigrati hanno fatto irruzione sulla scena della lotta di classe in Italia. Era successo altre volte, a Rosarno ad esempio. Questa volta non torneranno a testa bassa alle loro case tanto facilmente. È necessario che questa lotta si saldi con le mobilitazioni sviluppate dalla Fiom, fino ad arrivare allo sciopero generale di tutte le categorie e di tutti i lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa rivendicazione è stata lanciata in occasione della manifestazione del 16 ottobre, ma fin dal giorno stesso è stata oggetto di un vero e proprio boicottaggio da parte dei vertici della Cgil, che vi hanno opposto la manifestazione del 27 novembre, un ennesimo corteo di sabato, rinviando lo sciopero alle calende greche. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il percorso delineato all’assemblea dei movimenti, svoltasi alla Sapienza il 17 ottobre alla presenza di Rinaldini e Landini, è rimasto sostanzialmente inapplicato. C’entra il muro di gomma prodotto dalla Cgil, ma c’entra anche il fatto che questo percorso non è stato fatto vivere nelle settimane successive, nella pratica quotidiana. Manca una strutturazione a livello di base del movimento, che deve avere delle regole e delle pratiche democratiche, che non possono essere quelle assembleariste dei tempi dei social forum. La campagna “Io sto con la Fiom”, lanciata nell’ultimo comitato centrale dei metalmeccanici, è un punto di partenza significativo per aggregare tutti colori che vedono nella Fiom un riferimento, ma non deve rimanere solo una campagna di autofinanziamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma soprattutto manca una chiara indicazione politica. La Fiom ha la possibilità di fare un passo storico, contribuendo in maniera decisiva a creare una piattaforma di ricomposizione sociale, sindacale e politica di tutti i movimenti di lotta e di tutta la vera opposizione. Tuttavia questa occasione può anche venire dispersa. Le parole di Casini che abbiamo citato devono trovare una chiara risposta da parte di Landini e Rinaldini: ritengono i dirigenti della Fiom che il movimento iniziato a Pomigliano e sfociato nel 16 ottobre sia “compatibile” con le alternative politiche che oggi sono in campo, dal “governo di scopo” al “nuovo Ulivo”? Se, come modestamente noi suggeriamo, la risposta è No, allora va detto a voce alta e forte, e ne vanno tratte tutte le conseguenze. Se, malauguratamente, dovesse prevalere una diversa risposta, o un pericoloso temporeggiamento, si rischia di buttare al vento una potenzialità enorme, che pure la stessa Fiom ha contribuito in modo determinante a creare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In tutta Europa è proprio l’opposizione alle politiche padronali, siano esse portate avanti da governi di destra che dalle socialdemocrazie è la politica che premia, come dimostra anche l’ultimo successo del Kke alle elezioni amministrative in Grecia, dove raggiunge l’11%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Un quadro in evoluzione&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ferrero che ripropone il vecchio schema di “dare rappresentanza alle ragioni dei lavoratori” all’interno della futura alleanza elettorale di centrosinistra dimostra di non aver capito nulla della disastrosa esperienza del 2006-2008 e più in generale degli ultimi quindici anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dimostra anche di non tenere conto del fatto decisivo che il quadro politico è in rapida evoluzione, il bipolarismo che per vent’anni ha condizionato tutte le scelte della sinistra è obiettivamente in crisi, come dimostrano due fatti. Primo: i due maggiori partiti, Pd e Pdl, nei sondaggi raccolgono poco più del 50 per cento contro il 70 e rotti del 2008. Secondo: i colpi maggiori li ricevono più che dagli avversari di schieramento, dai propri stessi alleati. Se Fini silura Berlusconi, Bersani prende legnate sia da destra che da sinistra all’interno del suo stesso partito: al sindaco Renzi che chiama a raccolta un esercito di voraci amministratori rampanti travestiti da giovani talenti, con un manifesto dai toni blairiani (in particolare quando parla di fisco) fa da contrappunto la vittoria di Pisapia nelle primarie milanesi. Quali saranno gli esiti di questa tensione lacerante nel breve termine non è dato sapere, certo è che Bersani e soci a questo punto temono le elezioni come la peste, e questo preannuncia nuove concessioni alla loro destra e un conflitto che lacererà ulteriormente il Pd.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che Vendola ritenga di poter giocare di rimessa e lucrare su questa crisi, è cosa che non condividiamo ma che ha una sua logica. Che Ferrero pensi di poter giocare di “rimessa sulla rimessa”, ossia di rincorrere Vendola che rincorre il Pd, è del tutto insensato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi dirigenti ricordano il personaggio di un quel film nel quale protagonista si sveglia ogni giorno non ricordandosi cosa aveva fatto il giorno prima e si trova a ripetere sempre le stesse azioni. Ma non siamo al cinema, bensì nella vita reale e  così facendo si rende un pessimo servizio a quelle centinaia di migliaia di militanti che, scesi in piazza il 16 ottobre, sono tornati a casa pieni di speranza perché avevano avuto l’impressione che il vento stesse cambiando. Per fare prendere consistenza a questo vento e farlo diventare un ciclone che spazzi via tutto il marciume che appesta l’Italia basta in fondo poco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sei compagni saliti sulla gru a Brescia, sei compagni saliti sulla torre di Milano hanno saputo lanciare un messaggio che si sta allargando in tutto il paese. Il giorno in cui la sinistra avrà gruppi dirigenti capaci di trovare un decimo di quel coraggio, il futuro sarà nostro! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;16 novembre 2010&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-6236440922267425083?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/RatHQeJHIMw/sinistra-svegliala-lotta-chiama.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TOZStTy-YNI/AAAAAAAAAuc/rqlTwWVIWik/s72-c/fm231.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/sinistra-svegliala-lotta-chiama.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-6922987852758144288</guid><pubDate>Thu, 18 Nov 2010 18:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-18T19:36:33.268+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">studenti di sinistra</category><title>Assemblea “Contro la crisi, unire le lotte!”</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TOVxvtdDcCI/AAAAAAAAAuA/unLa3Iy6Q-8/s1600/studentidisinistra.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TOVxvtdDcCI/AAAAAAAAAuA/unLa3Iy6Q-8/s200/studentidisinistra.png" width="174" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver partecipato al corteo del 17 novembre, gli “Studenti di Sinistra”, coordinamento di studenti medi ed universitari in mobilitazione nella Provincia di Sassari, hanno organizzato per la stessa giornata un’assemblea nei locali dell’ex-questura dal titolo “Contro la crisi, unire le lotte!”. Oltre agli studenti hanno partecipato il Coordinamento in difesa della scuola pubblica rappresentato da alcune precarie della scuola, il Comitato contro la chiusura dell’ospedale di Ozieri, il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica, una delegazione dell’Mps. Gli “Studenti di Sinistra”, sulla base di un appello che alleghiamo, hanno proposto la creazione di una piattaforma rivendicativa generale che si fondi sull’unione delle diverse rivendicazioni settoriali, di un Coordinamento permanente delle diverse realtà in lotta e un calendario di mobilitazioni finalizzate alla convocazione dello sciopero generale nazionale che unisca le lotte delle diverse categorie, fino ad ora frammentate. Il coordinamento, così nato, e che dovrà vedere al suo interno la partecipazione dei ricercatori, dei lavoratori dell’industria (ad iniziare dal petrolchimico) e dei migranti, muoverà i primi passi in vista delle prossime date di mobilitazione generale, ad iniziare dalla manifestazione generale della Cgil del 27 novembre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://studentidisinistra.wordpress.com/"&gt;il blog degli "Studenti di Sinistra"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://studentidisinistra.wordpress.com/2010/11/16/20/"&gt;il volantino di chiamata&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://studentidisinistra.wordpress.com/appello-contro-la-crisi-unire-le-lotte/"&gt;l'appello "Contro la crisi, unire le lotte!"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-6922987852758144288?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/Wm2-cTFvHNU/assemblea-contro-la-crisi-unire-le.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TOVxvtdDcCI/AAAAAAAAAuA/unLa3Iy6Q-8/s72-c/studentidisinistra.png" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/assemblea-contro-la-crisi-unire-le.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-4106381278957727153</guid><pubDate>Wed, 10 Nov 2010 08:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-10T13:04:57.406+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">servitù militari</category><title>Per Attili la caserma a Ozieri è progresso, sviluppo e occupazione. Leviamo gli scudi!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver letto con piacere alcune dichiarazioni di iscritti e dirigenti di SeL, contrariati dalle posizioni del loro portavoce regionale, notiamo che Antonio Attili insiste sostenendo su "La Nuova" di oggi che proseguirà questa battaglia &lt;i&gt;"per dare un contributo allo sviluppo di Ozieri e de territorio"&lt;/i&gt;. E aggiunge: &lt;i&gt;"Non vedo come ci possa essere una posizione più progressista di quella di chi si batte per promuovere sviluppo e occupazione".&lt;/i&gt; Nello stesso articolo si citano il nostro comunicato stampa, quello del Pcl di Ozieri, e quello del direttivo nazionale di A Manca pro s'Indipendentzia. Il nostro obiettivo è quello di allargare il fronte iniziando a chiedere un forte contributo ai compagni del circolo "Libertini" di Rifondazione di Ozieri. Lo sviluppo, l'occupazione e il progresso passano per altre vie, non con la militarizzazione del territorio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-4106381278957727153?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/FAag4kfbRMw/per-attili-la-caserma-ozieri-e.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/per-attili-la-caserma-ozieri-e.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-1838582090245353525</guid><pubDate>Wed, 10 Nov 2010 08:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-10T09:21:32.202+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">studenti di sinistra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sciopero generale</category><title>17 novembre: unire le lotte! A casa il governo!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La manifestazioni del mese scorso ha messo in campo la volontà e la determinazione degli studenti, chiamati in causa per difendere i propri diritti, quei diritti che i governi nel corso degli ultimi decenni ci hanno tolto. Dalla scuola elementare all’università, le linee guida di distruzione del sistema scolastico pubblico sono le medesime: finanziamenti sempre più esigui e privatizzazione. I tagli della Gelmini presentano un conto salatissimo: meno 7,6 miliardi di euro in 4 anni, meno 130.000 posti di lavoro fra personale docente e personale Ata, classi sovraffollate con punte di 35 studenti, docenti costretti ad aumentare il proprio carico di lavoro; tutto questo in strutture non adeguate che nella maggior parte dei casi non sono messe a norma. Nell’università la situazione non è differente, anzi peggiora: assistiamo a un’impennata delle rette universitarie anche del 50% nel giro di pochi anni, all’aumento del prezzo dei libri per esame. Pochi giorni fa il ministro Gelmini ha annunciato il taglio del 90% dei finanziamenti per le borse di studio, un vero schiaffo in faccia a quei studenti in condizioni economiche disagiate.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Appaiono quindi vergognose le dichiarazioni del governo, che parla di crisi economica e mancanza di fondi, ma investe quotidianamente denaro pubblico per il mantenimento dei soldati in Afghanistan e per la costruzione di nuovi cacciabombardieri, che parla di lotta agli sprechi nei settori pubblici e poi taglia miliardi di euro alle scuole mentre quelli per le scuole private guarda caso si trovano sempre: per loro recentemente Tremonti si è impegnato a trovare 250 milioni di euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questo scenario si collocano le manifestazioni del 17 novembre, giornata internazionale del diritto allo studio. Un sistema scolastico gratuito, di qualità, con le risorse necessarie e con i docenti e il personale Ata che servono è possibile, ma lo è solo se mettiamo in campo le nostre forze e le uniamo al movimento dei lavoratori. Ed è per legarci alle lotte già in corso, per conquistare insieme il diritto a un futuro migliore per chi lavora, per chi diventerà studente e per gli studenti che diventeranno lavoratori, che proprio per il 17 gli &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #cc0000;"&gt;Studenti di Sinistra&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; stanno organizzando un'assemblea con le diverse realtà in lotta per creare un coordinamento. Lottare uniti per lo sciopero generale ed esserlo ancora di più nel corso della lotta è la nostra ambizione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A breve saranno resi noti luogo e ora dell'assemblea che si terrà il 17 di pomeriggio!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;leggi anche &lt;a href="http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/contro-il-taglio-dei-fondi-per-il.html"&gt;"Contro il taglio dei fondi per il diritto allo studio"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e &lt;a href="http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/unificare-le-lotte-sul-serio-verso-lo.html"&gt;"Unificare le lotte sul serio, verso lo sciopero generale"&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-1838582090245353525?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/_XMduDCFpxM/17-novembre-unire-le-lotte-casa-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/17-novembre-unire-le-lotte-casa-il.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-4213761288201406108</guid><pubDate>Mon, 08 Nov 2010 09:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-08T10:37:19.666+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica italiana</category><title>Grecia: la crescita del KKE ci deve fare riflettere</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il KKE sfonda nelle elezioni amministrative in Grecia. Stando ai dati ufficiali estrapolati da una media del 15% delle schede scrutinate, il partito comunista, che guida la rivolta contro l'austerity "socialista", avrebbe l'11% dei voti, contro il 7,5% delle politiche dello scorso anno. Il fatto che sia l'unica forza politica che cresce dall'ottobre del 2009 deve farci pensare. La sinistra sarebbe nelle condizioni in cui è oggi, se durante il governo Prodi, non molto dissimile da quello Papandreu, avrebbe fatto l'opposizione? Crediamo di no. E crediamo anche che non sia troppo tardi. Occorre dar vita ad un polo della sinistra di classe indipendente da Pd, Pdl e terzo polo e questa necessità, che deve diffondersi nel conflitto che attraversa la nostra società, vale più di mille domande fondate sulla paura di prendere momentaneamente pochi voti. Perché siamo alle percentuali che siamo per via delle politiche che invece hanno predominato negli anni e che noi continuiamo a combattere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-4213761288201406108?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/f8p78aaRAng/grecia-la-crescita-del-kke-ci-deve-fare.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/grecia-la-crescita-del-kke-ci-deve-fare.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-2572186049430998354</guid><pubDate>Sun, 07 Nov 2010 20:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-08T09:57:04.775+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">servitù militari</category><title>Nessuna caserma della Brigata Sassari, né a Nuoro, né a Ozieri, né altrove!</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TNcK884pjEI/AAAAAAAAAtI/hIIhxkbUjSk/s1600/sel+attili.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TNcK884pjEI/AAAAAAAAAtI/hIIhxkbUjSk/s200/sel+attili.png" width="197" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
Dopo la manifestazione dei giorni scorsi indetta a Nuoro da A Manca pro s'Indipendentzia, alla quale hanno aderito anche i compagni di Rifondazione, contro la costruzione della nuova caserma della Brigata Sassari, appaiono sconcertanti le dichiarazioni del portavoce regionale di Sel, Antonio Attili, che non avrebbe problemi ad ospitarla nel suo comune, Ozieri. I suoi ragionamenti sono del tutto contrastanti con le ragioni della sinistra: Attili non pensa alla riduzione delle spese militari che potrebbero essere investite in istruzione e sanità e non pensa neanche alle migliaia di ettari di territorio sardo che, tra servitù e demanio militare, sono a disposizione delle forze armate (una quantità spropositata rispetto all'intero stato italiano). Se Ozieri dovrebbe farsi carico della presenza della caserma perché a Nuoro non la vogliono, questo lo dice Attili ed è la sua parola contro la nostra e di quanti a Ozieri si battono contro la militarizzazione del territorio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-2572186049430998354?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/WwNAXdYjcJw/nessuna-caserma-della-brigata-sassari.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/_bDObLA3EdrA/TNcK884pjEI/AAAAAAAAAtI/hIIhxkbUjSk/s72-c/sel+attili.png" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/nessuna-caserma-della-brigata-sassari.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-8825147490757100696</guid><pubDate>Fri, 05 Nov 2010 17:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-08T09:57:28.444+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">studenti di sinistra</category><title>Contro il taglio dei fondi per il diritto allo studio</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lascia esterrefatti la notizia che la nuova legge finanziaria preveda un ulteriore taglio di quasi il 90% dei fondi per il diritto allo studio.&amp;nbsp;Questi fondi, già ampliamente tagliati negli anni precedenti, aggravano la situazione, ancora ben lontana da premiare i "capaci e meritevoli: in primo luogo perché il merito tiene conto in primo luogo dei Cfu e non del voto (così lo studente è portato ad accettare anche un 18 pur di avere i "crediti" sufficienti a presentare domanda); in secondo luogo perché spesso si avvalgono delle borse di studio anche studenti figli di ricchi evasori fiscali che dichiarano cifre ridicole e stridenti con il loro ostentato status. Azzerare questi fondi significa amplificare la selezione di classe nelle Università. Gli "&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;Studenti di Sinistra&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;", collettivo politico studentesco in via di formazione e al quale stiamo contribuendo insieme ad altri compagni, devono opporsi a questo canalizzando la rabbia nel percorso dell'unificazione delle lotte fino allo sciopero generale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-8825147490757100696?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/i81hdjFEcJc/contro-il-taglio-dei-fondi-per-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/contro-il-taglio-dei-fondi-per-il.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-4143404830815660426</guid><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 14:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-10T09:12:17.924+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">studenti di sinistra</category><title>Studenti senza politica, rottamatori...c'è del marcio anche a Sassari!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un’intervista del 1932 sul &lt;i&gt;“Studenterbladet”&lt;/i&gt; realizzata da alcuni studenti danesi, Trotskij fece un’analisi tagliente sugli universitari. Ovviamente nel ’32 gli universitari erano quasi tutti di estrazione piccolo-borghese, ma nonostante siano passati tanti anni, e nonostante oggi molti studenti provengano da famiglie operaie, l’analisi rimane attuale. Basti pensare a quanti hanno organizzato e organizzano la “ribellione” universitaria a Sassari rivendicando posti negli organismi, facendo di tutto per averli come ad esempio stringere alleanze con i fascisti (la prassi del Forum studentesco), utilizzando quei posti a prescindere del coinvolgimento degli studenti, contribuendo a bandire la politica dalle facoltà. Oppure basti pensare a chi nel Pd di Sassari (sempre provenendo dal Forum) fa parte dei cosiddetti “rottamatori”.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Noi pensiamo che i giovani debbano conquistarsi maggiori spazi, ma solo al fine di porsi al servizio della lotta negli interessi della popolazione che lavora, suda e non arriva a fine mese, della popolazione sfruttata, e non al servizio della loro carriera. Ma ecco cosa rispondeva Trotskij agli studenti danesi.&lt;/div&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;In tutti i paesi la gioventù è radicale. Il giovane si sente sempre insoddisfatto della società nella quale vive, pensa sempre di poter fare le cose meglio dei suoi antenati o dei più anziani. Così la gioventù si sente sempre progressista, ma quello che intende per progresso varia abbastanza. Per esempio, in Francia c’è un’opposizione radicale e un’opposizione “realista”; naturalmente tra i radicali ci sono molte forze oppositrici sane, ma la maggioranza si distingue per il suo carattere, potremmo dire, arrivista.&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Questa è la vera forza motrice sul piano psicologico. I vecchi occupano tutta la scena; il giovane si sente soffocato senza possibilità di porre le sue condizioni. Per dirla in modo semplice, è insoddisfatto perché non è lui che sta seduto nella poltrona di comando ma, via via che la raggiunge finisce il suo radicalismo.&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Succede questo: gradualmente questi giovani arrivano ad occupare posti importanti. Diventano avvocati, maestri, capi d’ufficio, e cominciano a considerare il radicalismo di prima come un peccato di giovinezza, come un errore allo stesso tempo repulsivo ed incantevole. Come risultato di questo ricordo, l’intellettuale fa sempre una doppia vita. Crede di conservare ancora una specie di idealismo rivoluzionario quando in realtà non gli resta che una certa vernice liberale. Ma questa vernice non è che una maschera della sua vera personalità, quella di un arrivista sociale. limitato e piccolo-borghese, il cui interesse reale consiste nel fare carriera.&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-4143404830815660426?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/94sFjrLsdvw/studenti-senza-politica-rottamatorice.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/studenti-senza-politica-rottamatorice.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-4016746749937696272</guid><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 11:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-04T12:58:44.966+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Sassari</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Antifascismo</category><title>Doppia aggressione razzista a Sassari. Como bastat!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è la prima volta, ma ieri, ammesso che vi debba essere una soglia sotto la quale tutto è consentito, è stato superato ogni limite. Prima Mor Ndiaye, senegalese di 26 anni, è stato aggredito tra piazza Castello e piazza Italia da 4 razzisti; successivamente, un'ora dopo, è stata la volta di due trans picchiati a casa loro, nei pressi di via Gazometro da altre tre carogne. Cosa cova sotto la stupida concezione di "Sassari città tranquilla"? Non sarebbe il caso di smetterla a parlare di "bulletti"? Al di là degli autori materiali, sui quali non abbiamo certezze, i tragici fatti ci devono spingere a una riflessione più complessiva.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Troppo facilmente le organizzazioni di estrema destra (che agiscono, alimentandola, nell'intolleranza) si muovono in città: manifesti appesi dappertutto, sedi politiche aperte, manifestazioni in piazza, ricorrenze come le foibe, parole care a sinistra come scuola pubblica e giustizia sociale...tutto questo è consentito. Non solo da chi ne avrebbe le competenze, ma anche da sinistra, quando l'intervento giovanile nelle scuole cade volontariamente nel "volemose bene" mascherando quello che invece dovremo essere e dire, facilitando in questo modo un clima di eccessiva tolleranza nei confronti di, chi navigando nello studentismo ("ne rossi ne neri ma liberi pensieri") non fa altro che accrescere la sua presenza, come dimostrano anche i risultati elettorali nelle scuole. Occorre porre subito dei rimedi, a iniziare dall'intervento delle sinistre nelle scuole e nelle università facendo una battaglia politica generale sulle politiche classiste del governo, sul ruolo dei fascisti, storicamente i cani da guardia degli interessi della classe dominante, per contribuire a sradicare nelle nuove generazioni i semi dell'intolleranza e canalizzare la rabbia in una lotta politica anticapitalista. Ma tutto questo sarà consentito da sinistra se continua il crescente distacco dalla vita quotidiana, se non si costruiscono sedi politiche che siano a disposizione della Sassari antirazzista e antifascista, se non si inizia a ragionare in termini di costruzione di comitati e coordinamenti di autodifesa popolare, coinvolgendo direttamente lavoratori, studenti e immigrati.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-4016746749937696272?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/QYnKiL_WFes/doppia-aggressione-razzista-sassari.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/doppia-aggressione-razzista-sassari.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-4268588108628797439</guid><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 10:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-04T12:03:24.413+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pastori</category><title>Vertenza pastori: un accordo che non risolve</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo una lotta durata più di due mesi, con manifestazioni, blocchi stradali, occupazione del consiglio regionale e manganellate subite, il Movimento pastori sardi ha trovato un accordo con la Regione. La lotta, che ha attirato le simpatie di molti e che era basata principalmente sul superamento dell’assurdo prezzo del latte (60 centesimi al litro), si è conclusa all’insegna della paura della Giunta Cappellacci di avere a che fare ancora con le mobilitazioni dell’Mps, ma anche dell’impunità degli industriali del latte. La Regione acquisterà infatti l’intero stock del pecorino romano non venduto (totale 60 mila quintali) agli industriali che pagheranno il latte a 85 centesimi ai pastori: l’aumento è quindi sulle spalle del pubblico.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All’Mps va riconosciuto il fatto che in tutti questi anni ha lottato a prescindere dall’assessore regionale di turno (sia esso di centro-sinistra che di centro-destra). Il movimento, si legge nel loro sito, non ha “alcuna caratterizzazione politico-partitica e si muove &lt;i&gt;esclusivamente &lt;/i&gt;(corsivo nostro) nell’interesse dei pastori della Sardegna, andando a colmare il vuoto lasciato dalle organizzazioni di categoria e dalle istituzioni”. Qui le note dolenti, poiché oltre al palese corporativismo si nota come le organizzazioni della sinistra sono ormai viste come un tutt’uno con il resto della politica istituzionale. Al punto che quando la ribellione scoppia, il non avere una propria piattaforma nel comparto e una più complessiva per unire le lotte in una prospettiva anticapitalista, al Prc tocca accodarsi a tutte le rivendicazioni, nessuna esclusa, dell’Mps, come emerge da una &lt;a href="http://prcsardegna.it/regionale/segreteria/sosteniamo-movimento-pastori-sardi"&gt;nota &lt;/a&gt;del regionale . Così facendo non si fa un buon servizio ai pastori, né si contribuisce, come invece si vorrebbe, ad unificare tutte le lotte dei settori subalterni della società sarda e, se ci è consentito, italiana. Inoltre, ci chiediamo, accodarsi riempie quel vuoto trovato dall’Mps? Non potremmo essere loro utili se ci limitiamo a far sì con la testa, a meno che non rafforziamo la lotta con proposte unificanti che raccolgano sempre più sostegno nella popolazione aumentando perciò la forza della mobilitazione e la possibilità di vittoria. Ma quali sono le rivendicazioni dell’Mps? Non si critica questo o quell’altro governo, ma il “Sistema nel suo complesso”. Bene, ma &lt;a href="http://www.movimentopastorisardi.org/wp-content/uploads/2010/09/manifesto00.pdf"&gt;continuando a leggere&lt;/a&gt;  non possiamo non scorgere dei limiti, come credere che si possa rimanere nei limiti imposti dal mercato, che questo possa essere umanizzato attraverso un’iniezione di legalità e che le strutture pubbliche siano semplicemente dei carrozzoni. Tutto questo rischia di fuorviare, tanto più in una crisi sempre più dura, in un mercato regolato da pochi cartelli industriali, dove la legge suprema è massimizzare il profitto, non pagare il giusto prezzo ai pastori. Se il pubblico è stato sempre terra di conquista delle burocrazie partitiche attraverso le spartizioni, noi dobbiamo presentare il nostro “pubblico”. Per questo riteniamo che il Prc e la Fds debbano propagandare la nazionalizzazione senza indennizzo delle industrie che trasformano il latte (spesso anche rumeno), delle industrie degli atri settori che inquinano, licenziano e delocalizzano per la riconversione funzionale alla modernizzazione dell’agricoltura, quella del credito, sempre senza indennizzo (se non per i piccoli azionisti) per finanziare tali progetti e per eliminare i debiti contratti da tante piccole aziende agricole. Proposte queste che, accompagnate dal controllo sociale dei lavoratori e delle comunità, non solo danno una nuova idea del pubblico, ma che sono la base per poter poi affrontare tutta una serie di problematiche relative alla differenziazione del prodotto (la monocoltura del pecorino romano è legata mani e piedi al mercato nordamericano), alla filiera delle carni nel rispetto dei produttori ma anche dei consumatori, alle produzioni biologiche per ridurre i costi di alimentazione del bestiame e l’utilizzo di mangimi, all’approvvigionamento energetico attraverso fonti alternative.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-4268588108628797439?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/3Ft3QAhiQKA/vertenza-pastori-un-accordo-che-non.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/vertenza-pastori-un-accordo-che-non.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-899422971982729025</guid><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 09:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-04T10:25:44.756+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cgil</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento operaio</category><title>Cremaschi (Comitato centrale Fiom): perché no alla Camusso</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fatto che una donna sia eletta per la prima volta segretaria generale della Cgil è sicuramente un fatto importante e positivo. Ma sarebbe un’offesa alla storia delle donne di questo sindacato far derivare solo da questo fatto un giudizio favorevole alla candidatura di Susanna Camusso. Il mio è contrario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Susanna Camusso viene candidata segretaria generale della Cgil sull’onda di una campagna mediatica che non ha avuto precedenti nella storia degli insediamenti dei segretari generali dell’organizzazione. Una parte rilevante di tale campagna, sempre più insistente negli ultimi giorni, punta a presentare la nuova segretaria generale come colei che riporterà finalmente la Cgil nell’alveo della concertazione del patto sociale, superando le ambiguità di Epifani e mettendo a posto la Fiom.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non ci sono state sufficienti smentite a questa campagna promozionale e la storia del dirigente sindacale Susanna Camusso la presenta come naturale interprete di una linea moderata e, come si dice oggi in tutti i palazzi della politica, “riformista”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma non è solo una questione di tendenze filosofiche. C’è una stretta immediata che la Cgil deve affrontare. La piazza del 16 ottobre ha chiesto con forza lo sciopero generale. Nello stesso tempo la Confindustria, alla fine delusa anch’essa da Berlusconi, tenta un patto sociale che ha al centro la produttività del lavoro, cioè le scelte di Marchionne contro i lavoratori Fiat. La Cgil ha annunciato lo sciopero in piazza, ma poi l’ha tolto dall’agenda e si è seduta al tavolo delle trattative dichiarandosi disposta a negoziare a livello confederale sulla produttività. Una scelta di questo genere sarebbe un regalo senza precedenti alle posizioni più oltranziste e retrive del padronato italiano. Tuttavia nel quadro di crisi politica in cui sta precipitando il paese, la spinta a un pateracchio sulla produttività è fortissima. Come dimostra il recente accordo unitario sull’apprendistato in cui Cgil e Regioni di sinistra hanno sostanzialmente accettato la linea della Gelmini sulla formazione aziendale e quella di Sacconi sul mercato del lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo al dunque, nelle prossime settimane i lavoratori che sono scesi in piazza il 16 ottobre e quelli in lotta in questi giorni possono ricevere dalla Cgil conferme e sostegni oppure terribili delusioni.  Speriamo che non sia così ma in ogni caso è bene che nuova segretaria sappia che se davvero dovesse seguire gli indirizzi verso cui la spingono tanti sospetti estimatori, si troverà contro una parte rilevante dell’organizzazione. E’ bene che tutto sia chiaro fin da subito.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-899422971982729025?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/0z9fUs03n5Y/cremaschi-comitato-centrale-fiom-perche.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/cremaschi-comitato-centrale-fiom-perche.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-2872989705468863992</guid><pubDate>Thu, 04 Nov 2010 09:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-04T10:23:48.625+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cgil</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento operaio</category><title>Rinaldini (la Cgil che vogliamo): perché no alla Camusso</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La riserva di voto sul segretario generale da me espressa in consultazione è sciolta:non sono d’accordo con le dichiarazioni programmatiche di Susanna Camusso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ in corso un confronto tra le parti sociali cui la CGIL partecipa senza nessun coinvolgimento né mandato del Comitato Direttivo. E’ stato sottoscritto un primo blocco di intese da inviare al Governo del tutto sconosciuto agli organismi della CGIL.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho avuto modo nei giorni scorsi di vedere i testi pubblicati sui siti delle controparti senza peraltro trovarne traccia alcuna nell’informazione interna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho letto, tra l’altro,che “le parti sociali ritengono essenziale che siano incrementate e rese strutturali tutte le scelte normative volte a incentivare la contrattazione di secondo livello che collega gli aumenti retributivi all’aumento della produttività e redditività”.Così si interviene direttamente sulla stessa dinamica della contrattazione, così si assume una parte significativa del modello contrattuale che Confindustria, CISL, UIL hanno già sottoscritto in dissenso con la CGIL che non ha firmato quell’accordo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dove come quando abbiamo assunto questa decisione?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Camusso ci ha appena spiegato che continuerà il confronto, affrontando il capitolo della produttività sulla quale sono chiare le posizioni di Confindustria, così come espresse da Bombassei nel recente convegno di Genova.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con quali posizioni la CGIL si è seduta e si siederà a quel tavolo?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aprire questo confronto mentre il Collegato sul lavoro,costruito sulla base di un avviso comune tra le parti sociali, CGIL esclusa, distrugge il diritto del lavoro, mentre il Governo blocca la contrattazione nel pubblico impiego , mentre Federmeccanica e Confindustria annullano il contratto nazionale di lavoro rappresenta una scelta sbagliata e subalterna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Camusso ci ha spiegato che l’eventuale sciopero generale sarà deciso dal Comitato Direttivo di dicembre sulla base di una valutazione sullo stato di avanzamento delle risposte delle nostre controparti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa significa?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che il Governo deve ritirare il Collegato sul lavoro?Che deve annullare il blocco della contrattazione pubblica?Che Federmeccanica deve cancellare le deroghe?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pare evidente che quando si parla di “avanzamenti” ci si riferisce solo al patto sulla produttività, quello che la presidente di Confindustria chiama il patto sociale, annunciandolo per dicembre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se questo è, si apre un gigantesco problema di democrazia in CGIL.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Camusso ha annunciato un Comitato Direttivo prima della manifestazione del 27 Novembre per discutere la proposta della CGIL su democrazia e rappresentanza:se le coordinate di tale progetto sono quelle espresse oggi se nessun riferimento è presente al referendum io non sono d’accordo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non c’è chi non veda che il referendum è ben altra cosa di una consultazione certificata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto riguarda infine la vita interna dell’organizzazione, non c’è stato alcuna visione realmente democratica sull’esercizio del pluralismo interno:non è rispetto del pluralismo pensare ad una pregiudiziale adesione al programma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La storia della CGIL ha visto differenti soluzioni al tema.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa è decisamente la peggiore, la meno rispettosa delle diversità, la meno autenticamente democratica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per l’insieme di queste ragioni esprimo il mio dissenso alle dichiarazioni programmatiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ovviamente, una volta eletta dal Comitato Direttivo, Camusso sarà il segretario generale di tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-2872989705468863992?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/f-yMbDbFglo/rinaldini-la-cgil-che-vogliamo-perche.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/rinaldini-la-cgil-che-vogliamo-perche.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-5492342247023912596</guid><pubDate>Tue, 02 Nov 2010 21:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-03T11:03:36.725+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sciopero generale</category><title>Unificare le lotte. Sul serio, verso lo sciopero generale!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 16 ottobre ha rappresentato uno spartiacque per molti lavoratori e militanti della sinistra. Perché il ruolo giocato dalla Fiom in questi mesi ha fatto di lei un referente politico in assenza di una rappresentanza di classe nel pollaio parlamentare, e perché la manifestazione ha rappresentato palesemente la centralità della classe lavoratrice che, con rinnovato vigore, scende nell'arena della politica per riprendersi tutto quello che le è stato tolto in questi 30 anni.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con la sconfitta a Mirafiori nel 1980 si chiudeva un ciclo di lotte, con una pesante sconfitta (1); oggi, con la resistenza dei lavoratori dello stesso gruppo Fiat, a iniziare da quelli degli stabilimenti meridionali di Pomigliano, Melfi e Termini Imerese, se ne apre un altro. E le prospettive sono del tutto diverse.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se la fine dell'estate scorsa ci presentava l'eroica e vittoriosa resistenza dei lavoratori della Innse, una fabbrica di 50 dipendenti che hanno lottato per 15 mesi tra presìdi, occupazione e autogestione operaia, oggi abbiamo a che fare con la ribellione all'interno del colosso Fiat. E non è un caso che si crei un clima di caccia alle streghe nei confronti della Fiom, o che si inviti Marchionne in tv per gettare fango su un'intera comunità operaia.&lt;br /&gt;
Ma quest'estate ha avuto comunque i suoi picchi di partecipazione e determinazione con la raccolta firme per l'acqua pubblica promossa dai Forum dei movimenti per l'acqua: un successo non solo numerico (con un milione e mezzo di firme raccolte), ma anche politico in quanto il Pd, che ha apertamente boicottato la campagna e che è autore di una proposta di legge che di fatto non vieta la privatizzazione del servizio idrico, è stato messo all’angolo così come i finti quesiti dell’Idv e la spregiudicatezza di Di Pietro.&lt;br /&gt;
L'autunno conferma i suoi picchi di lotta con le rivendicazioni dei pastori strozzati dagli industriali del latte che praticano un prezzo che non ha eguali neanche con l'acqua minerale (60 centesimi di euro a litro), quelle dei ricercatori, e quelle degli studenti che, dopo l'onda del 2008, si muovono in contesto di lotta di classe certamente più avanzato rispetto a quello di due anni fa, dove ancora predominavano tra i lavoratori elementi di shock e paura per la perdita del loro posto di lavoro. Oggi questa paura si sta sempre più trasformandosi qualitativamente in rabbia e organizzazione.&lt;br /&gt;
Ovviamente non mancano le lotte operaie qui in Sardegna, seppure alcune di queste siano state proiettate eccessivamente nella loro forma mediatica, e, purtroppo, la provincia di Sassari si conferma tra le più povere d'Italia. Interi servizi rischiano la chiusura così come a rischio sono alcuni ospedali territoriali come quelli di Thiesi, Ittiri e Ozieri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che fare allora?&amp;nbsp;Come GC ci adoperiamo per la realizzazione di un movimento di lotta che sappia unificare le rivendicazioni delle diverse categorie in lotta e che sappia muoversi a livello organizzativo e programmatico in funzione dello sciopero generale. Partendo proprio, come primo punto, dallo sciopero generale che, si, è stato annunciato dal segretario della Cgil (praticamente costretto dalla folla durante i comizi finali della manifestazione del 16 ottobre), ma non è stato ancora proclamato. Anzi, a differenza della Fiom, molti in Cgil vorrebbero farne a meno e lo stesso Epifani, presto sostituito dalla Camusso, ci rimprovera dicendo che "lo sciopero generale non può essere un feticcio". Neanche per noi non lo è, semplicemente pensiamo che sia una necessità, un momento di lotta di generale che unifichi le vertenze e che, prolungato a oltranza, possa dare la spallata popolare a questo governo marcio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo anche a Sassari occorre subito dar vita ad un coordinamento di lotta, strutturato democraticamente dal basso, che veda tra i protagonisti gli esponenti di punta delle singole lotte, e che unifichi programmaticamente le diverse rivendicazioni "parziali" in una piattaforma generale di classe. Solo in questo possiamo avere la forza e i contenuti per lavorare, anche da questa provincia periferica, nella prospettiva dello sciopero generale, diffondendo tale necessità tra il nostro popolo e travalicando pseudo-capetti autonominatisi, dirigenti di partito che vorrebbero canalizzare la lotta per altri fini, attori della politica istituzionale lontani anni luce dalla vita reale e dirigenti sindacali refrattari.&amp;nbsp;Solo in questo modo possiamo evitare il corporativismo tra le categorie, l'isolamento delle lotte, lo studentismo che vuol fare a meno dell'unità con i lavoratori, ad iniziare da quelli della scuola, l'accodarsi a questo o quell'altro assessore (salvo poi rifarsi inveendo contro chi ha una bandiera o un volantino di partito), il riporre speranze in dirigenti sindacali che nulla hanno fatto, neanche ai semplici fini "illustrativi", in occasione del 16 ottobre. Tutte cose già successe a Sassari (2).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è la natura della nostra proposta, già articolata a diversi studenti di sinistra, volta ad organizzare un'assemblea dove movimenti per l'acqua pubblica, comitati contro la chiusura degli ospedali, studenti, precari della scuola, ricercatori, pastori, lavoratori dell'industria, della scuola, della sanità ecc. la facciano da padrone dando prova di che cosa sia veramente la coscienza collettiva che nessun mass media può coprire, di che cosa sia la rabbia di chi è costretto a sopportare i costi di questa crisi da altri causata, di che cosa sia la vera unità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Note:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(1) &lt;a href="http://www.marxismo.net/content/view/3932/156/"&gt;Torino 1980 - Pomigliano 2010. Rivogliamo tutto&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
(2) Ci vogliamo riferire in particolare alla lettera aperta dei Gc al segretario, ed in particolare alla proposta di creare una cassa di resistenza provinciale per sostenere le lotte. Proposta totalmente aggirata in un una risposta carica di complimenti e poco più. Ancora, alla mancata realizzazione di una assemblea informativa sullo sciopero del 16, proposta da noi Gc al segretario locale della Fiom.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-5492342247023912596?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/hOt9reXBhf8/unificare-le-lotte-sul-serio-verso-lo.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/11/unificare-le-lotte-sul-serio-verso-lo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-2953557659974240377</guid><pubDate>Sun, 31 Oct 2010 17:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-18T21:40:48.731+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">congresso Fds</category><title>Una testa, un voto, una mano. Organizzare la Federazione della Sinistra nella provincia di Sassari, dai congressi territoriali alla sede provinciale.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lettera aperta a Dario Satta (Rifondazione Comunista), Giovanni Cocco (Comunisti Italiani), Alessandro Tedde (Lavoro Solidarietà).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Partiamo da due considerazioni: la prima, tecnica, è che prima il Pdci, prima, e il Prc, poi, hanno perso la sede, la “casa”, provinciale; la seconda, politica, è che a oggi non si conoscono i calendari dei congressi territoriali della Federazione della Sinistra. Affrontiamo prima questa questione per poi arrivare meglio alle soluzioni tecniche.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il congresso della Fds prevede che, prima dell’appuntamento nazionale, si tengano a livello comunale o intercomunale i congressi territoriali dal 24 ottobre (sono quindi già iniziati) al 14 novembre, ma qui…tutto tace. Dopo l’evitabilissimo sconquasso alle amministrative scorse, sia chiaro, citato al nesso delle considerazioni politiche, con i due partiti divisi e dopo la soluzione, mancata, di fare della sede di via Rockfeller la sede provinciale della Fds, ora, corriamo il rischio di non fare i congressi nella provincia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proponiamo quindi di calendarizzare otto congressi territoriali in modo da ripartire i 66 comuni della provincia (come da esempio), invitando gli iscritti di Prc e Pdci (e gli eventuali iscritti a Lavoro-Solidarietà e Socialismo 2000) a fare il loro congresso. Spesso si avrà a che fare con interi circoli dello stesso partito, ma non è il caso di proporre soluzioni artificiali a tavolino. Inoltre, l’esempio sotto riportato potrebbe subire qualche modifica, ammesso che venga preso in considerazione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le prospettive potrebbero essere meno nere e dispersive di quelle che sono ora. Partendo dall’organizzazione di queste aree territoriali, ferme restando le necessità di mantenere in vita le sezioni territoriali dei rispettivi partiti con rispettivo tesseramento e proposta politica, si potrebbe avere la base per la costituzione, con il meccanismo “una testa un voto”, dell’organismo provinciale (consiglio provinciale, coordinamento politico e portavoce) della Fds realmente rispondente della base e non di stralunate quote, come se si dovesse spartire chissà cosa. Di più, ed è la questione più contingente ora, potremo far valere il meccanismo “una testa un voto” per l'elezione dei delegati territoriali visto che tale democrazia è vietata dal regolamento stesso che dai ai quattro soggetti federandi la competenza di “designare”, dall'alto, ciascuno i propri delegati. Chiediamo quindi di riflettere su quanto sia opportuno far si che la platea congressuale tenga conto del dibattito che dovrebbe svolgersi nei congressi di base che noi auspichiamo si facciano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La considerazione tecnica è che si disporrebbe di un elenco preciso di compagni (e i congressi così come proposti, qualora pubblicizzati a dovere, potrebbero attrarre compagni di comuni scoperti, nelle diverse aree territoriali, sia da Prc che Pdci) sul quale mettere in moto un meccanismo di autofinanziamento per riavere, finalmente, una sede fisica, necessaria per dispiegare l’attività politica nel capoluogo, e a cascata, nell’intera provincia, slegandoci definitivamente dai compensi (dovuti, ma spesso mai chiari) dagli istituzionali. Ovviamente senza che questo li renda ulteriormente disimpegnati.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;1) Nurra&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
1. Alghero&lt;br /&gt;
2. Olmedo&lt;br /&gt;
3. Stintino&lt;br /&gt;
4. Porto Torres&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;2) Sassari&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
5. Sassari città e frazioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;3) Romangia&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
6. Sorso&lt;br /&gt;
7. Sennori&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;4) Anglona&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
8. Bulzi&lt;br /&gt;
9. Castelsardo&lt;br /&gt;
10. Chiaramonti&lt;br /&gt;
11. Erula&lt;br /&gt;
12. Laerru&lt;br /&gt;
13. Martis&lt;br /&gt;
14. Nulvi&lt;br /&gt;
15. Perfugas&lt;br /&gt;
16. Santa Maria Coghinas&lt;br /&gt;
17. Sedini&lt;br /&gt;
18. Tergu&lt;br /&gt;
19. Valledoria&lt;br /&gt;
20. Viddalba&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;5) Logudoro&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
21. Cargeghe&lt;br /&gt;
22. Codrongianos&lt;br /&gt;
23. Florinas&lt;br /&gt;
24. Ittiri&lt;br /&gt;
25. Monteleone Rocca Doria&lt;br /&gt;
26. Muros &lt;br /&gt;
27. Osilo&lt;br /&gt;
28. Ossi&lt;br /&gt;
29. Ploaghe&lt;br /&gt;
30. Putifigari &lt;br /&gt;
31. Romana&lt;br /&gt;
32. Tissi &lt;br /&gt;
33. Uri&lt;br /&gt;
34. Usini&lt;br /&gt;
35. Villanova Monteleone&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;6) Mejlogu&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
36. Ardara&lt;br /&gt;
37. Banari&lt;br /&gt;
38. Bessude&lt;br /&gt;
39. Bonnanaro&lt;br /&gt;
40. Bonorva&lt;br /&gt;
41. Borutta&lt;br /&gt;
42. Cheremule&lt;br /&gt;
43. Cossoine&lt;br /&gt;
44. Giave&lt;br /&gt;
45. Ittireddu&lt;br /&gt;
46. Mara&lt;br /&gt;
47. Mores&lt;br /&gt;
48. Padria&lt;br /&gt;
49. Pozzomaggiore&lt;br /&gt;
50. Semestene&lt;br /&gt;
51. Siligo&lt;br /&gt;
52. Thiesi&lt;br /&gt;
53. Torralba&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;7) Goceano&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
54. Bono&lt;br /&gt;
55. Benetutti&lt;br /&gt;
56. Bultei&lt;br /&gt;
57. Anela&lt;br /&gt;
58. Nule&lt;br /&gt;
59. Esporlatu&lt;br /&gt;
60. Illorai&lt;br /&gt;
61. Burgos&lt;br /&gt;
62. Bottidda&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;8) Monte Acuto&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
63. Ozieri&lt;br /&gt;
64. Tula&lt;br /&gt;
65. Pattada&lt;br /&gt;
66. Nughedu San Nicolò&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
_________________________&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: red;"&gt;L'unica risposta ricevuta: Alessandro Tedde, Lavoro e Solidarietà&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alle compagne e i compagni dei Giovani Comunisti di Sassari&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Carissime e carissimi,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ho letto con interesse la lettera aperta che avete indirizzato ai referenti delle organizzazioni nazionali componenti la Federazione della Sinistra, presenti nella provincia di Sassari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tema che ponete nel vostro intervento è centrale: il 20 e 21 la Federazione della Sinistra svolgerà il suo congresso fondativo, un congresso che aveva creato forti aspettative nelle compagne e nei &amp;nbsp;compagni che in questi anni sono stati protagonisti, loro malgrado, delle sconfitte della sinistra anticapitalista e della sua divisione e diaspora. La proposta di costruire una sinistra capace di parlare, a ragion veduta, delle problematiche del quotidiano delle persone, dei meccanismi con cui la crisi e il neoliberismo incidono sui rapporti sociali esistenti, delle contraddizioni del lavoro e nel lavoro, in cui oggi si esprimono i punti più alti del conflitto sociale, sembrava essere l'idea giusta per riprendere il cammino di una sinistra unitaria, plurale, con prospettive di radicamento di massa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' innegabile che già a livello nazionale siano stati compiuti degli errori grossolani: l'eccessiva timidezza nell'aprirsi al confronto dopo anni (talvolta decenni) di divisioni è stata più forte della necessità espressa dal mondo del lavoro di una forza politica unitaria a sinistra, che faccia della rappresentanza politica dei lavoratori il suo punto centrale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, tra accelerazioni e frenate, un percorso congressuale è stato avviato: anch'esso non è privo di ambiguità, in particolare per quanto attiene le modalità di determinazione dei delegati, in cui la rappresentanza su designazione nazionale prende il posto della rappresentanza su mandato territoriale. Trattasi di un peccato tutt'altro che veniale, perché pone su un piano distinto la discussione locale del documento politico e dei cardini della Federazione rispetto al confronto nazionale. Altresì rimane sconfitto il processo di unficazione di pratiche e modelli politici e organizzativi, che rimane schiacciato dall'ambiguità di un congresso federativo che precede, anziché seguire, i congressi dei singoli soggetti fondatori. E, anche per questo, impedisce di compiere quel salto qualitativo che oggi necessiterebbe la Federazione della Sinistra e che un congresso vero, partecipato a tutti i suoi livelli, aperto alle istanze di lotta territoriali e nazionali potrebbe dare: la definizione di una linea strategica massimamente condivisa e di un gruppo dirigente tanto compatto nel portarla avanti quanto rappresentativo delle diverse sensibilità politiche esistenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Sardegna e nella nostra provincia queste contraddizioni sono ancora più evidenti: ad oggi si deve registrare l'impossibilità effettiva di svolgere i congressi della Federazione in tutte le province, compresa quella di Sassari. I motivi sono vari e alcuni ancora di difficile lettura per chi non è consapevole del dibattito in ogni singola organizzazione. Nel mio piccolo, penso che molto sia dovuto ad incomprensioni e incrostazioni dovute agli anni di divisioni che ci hanno preceduto e che, evidentemente, ancora oggi impediscono un confronto franco e sereno. Ritengo che, in un territorio che sente sulla propria pelle e sulla pelle dei propri giovani il dolore per le ferite laceranti inferte da una crisi senza precedenti negli ultimi ottant'anni, questa situazione sia un ulteriore sconfitta nei confronti dei lavoratori e dei ceti più disagiati. Una più convinta adesione a questa tesi è il risultato personale che posso affermare di aver conseguito dal mancato percorso congressuale locale. Un motivo in più per procedere, nelle forme e nei tempi compatibili con la volontà di condivisione delle altre parti in gioco, all'apertura di un confronto radicale su motivi, metodi ed obbiettivi di un percorso unitario a sinistra, tanto difficile quanto necessario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non mi attardo ulteriormente nella discussione dei particolari della vostra proposta congressuale, la cui bontà non è stato possibile saggiare nella pratica. Mi preme però affermare che, non solo tale proposta avesse una sua legittimità (come è palese per una forza che vorrebbe fare del principio democratico “una testa, un voto” il suo comune denominatore nei processi decisionali interni), ma che rispondesse anche al duplice obiettivo, i cui eventuali secondi fini mi sfuggono, di porre una necessità politica (costruire la Federazione negli stessi luoghi da cui far partire il suo intervento sociale) ed una proposta organizzativa adeguata (strutturare un percorso di partecipazione dal basso e dislocato nei diversi territori della provincia).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per ora la vostra proposta è costretta a rimanere lettera morta per l'impossibilità di dare seguito al confronto, non solo congressuale, ma sui presupposti della costituzione della Federazione. In questo senso, la vostra ulteriore raccomandazione di costruire una casa comune dei comunisti e della sinistra sassarese è apprezzabile e forse potrebbe essere un nuovo punto di partenza per costruire, a partire da tematiche concrete e capaci di incidere nel tessuto sociale cittadino, un luogo di inconttro tra le diverse anime della Sinistra sassarese ed iniziare quella “lunga traversata nel deserto” necessaria per giustificare, davanti agli occhi dei più scettici, l'imprescindibilità di una forza della sinistra anticapitalista e di alternativa nel nostro Paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alessandro Tedde&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ass. “23 Marzo-Lavoro e Solidarietà”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-2953557659974240377?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/kw-3hrakJ6U/una-testa-un-voto-una-mano-organizzare.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/10/una-testa-un-voto-una-mano-organizzare.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-5475161245598861861</guid><pubDate>Wed, 27 Oct 2010 15:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-03T17:02:25.560+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><title>Nel dibattito del movimento studentesco irrompe la parola d'ordine dello SCIOPERO GENERALE!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenica 17 Ottobre più di 500 persone hanno partecipato all’assemblea nazionale dei movimenti nella facoltà di scienze politiche a La Sapienza, a seguito della grande manifestazione operaia del 16 ottobre a Roma. L’assemblea è stata convocata da Uniriot, Link e Uds e ha visto la partecipazione di diversi rappresentanti studenteschi provenienti da tutta Italia che il giorno precedente hanno partecipato al corteo della Fiom in difesa dei diritti e del lavoro. All’assemblea erano presenti anche il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, il coordinatore nazionale della sinistra sindacale “La Cgil che vogliamo” ed ex leader della Fiom, Gianni Rinaldini, il segretario nazionale della Flc, Domenico Pantaleo, e rappresentanti del movimento per la casa di Roma e del comitato per l’acqua pubblica. Erano inoltre presenti rappresentanti dei ricercatori e dei precari della scuola, da settimane in mobilitazione. La stragrande maggioranza degli interventi ha messo al centro del dibattito alcune parole d’ordine che sono state il filo conduttore dell’assemblea: unità del movimento operaio e studentesco e costruzione dello sciopero generale.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sembra quasi scontato proporre un paragone tra l’ultima assemblea nazionale a La Sapienza, tenutasi due anni fa al termine di un ciclo di mobilitazioni studentesche, e questa di quest’anno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Allora quell’assemblea sancì la fine del movimento dell’Onda, dove i metodi antidemocratici dei dirigenti del movimento da un lato e la scorrettezza dell’impostazione politica dall’altro portarono allo spegnimento un movimento studentesco che aveva espresso delle potenzialità immense.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto quel dibattito venne incentrato non solo sul rifiuto da parte di Uniriot e altre organizzazioni studentesche di voler dare una rappresentanza democratica al movimento, ma anche di voler dare una piattaforma politicamente adeguata e all’altezza dello scontro in campo, tanto che il vero leitmotiv della due giorni fu l’autoriforma.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come noi stessi giudicammo allora, l’idea dell’autoriforma nascondeva l’incapacità di saper elaborare una piattaforma complessiva di lotta che scardinasse l’impianto classista dell’università italiana: al suo posto si proponeva di ritagliarsi degli spazi autogestiti (tutti da verificare, peraltro) all’interno del sistema vigente. Una simile proposta portò alla definitiva smobilitazione degli studenti, mentre proclamava astrattamente l’autosufficienza del movimento studentesco dalle lotte che si stavano sviluppando negli altri settori, ignorando in particolare il movimento operaio, che allora stava ancora cercando una via di resistenza alle conseguenze della crisi economica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due anni dopo il dibattito è decisamente cambiato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Pomigliano”, “lotta di classe”, “sciopero generale”, sono state le tre parole più citate negli interventi degli studenti e dei dirigenti sindacali e, sebbene la partecipazione numerica sia stata inferiore a quella di due anni fa, il dibattito ha mostrato una capacità maggiore da parte degli studenti di sapersi connettere con ciò che di più avanzato si muove in questo momento nella società. Punta avanzata che indubbiamente in questo momento è incarnata dalla lotta operaia che ha trovato un nuovo slancio dalla resistenza di Pomigliano e ha trovato nuova forza in questi mesi, grazie anche al ruolo della Fiom, che dal palco del 16 Ottobre ha lanciato la parola d’ordine dello sciopero generale. Siamo d’accordo con chi in assemblea ha spiegato che lo sciopero generale non deve essere solo una data di lotta isolata ma deve essere costruito capillarmente in ogni posto di studio e di lavoro. Solo così non morirà il giorno dopo ma potrà essere un momento di rilancio delle lotte attorno al quale si potrà organizzare un settore sempre più ampio di studenti e di lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abbiamo salutato positivamente l’enorme salto qualitativo del dibattito rispetto a quanto eravamo abituati a sentire in questi anni. Da questo punto di vista siamo rimasti un po’ perplessi leggendo il materiale che veniva diffuso fuori dall’assemblea, L’Onda che viene, dove si legge, fra le altre cose, che la classe operaia non esiste più, che il pubblico impiego è una casta di privilegiati in estinzione, che lo sciopero generale è una cosa inutile e che il futuro delle mobilitazioni sono l’autoriforma e i blocchi del traffico. Così come ci è spiaciuto leggere attacchi contro chi nel 2008 rivendicava l’unità fra studenti e lavoratori. Speriamo che l’assemblea del 17 abbia posto una volte per tutte la parola fine a queste posizioni che hanno più e più volte dimostrato di non saper portare il movimento ad altra fine che non fosse la sconfitta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio dalle parole d’ordine del 17 si tratta di riprendere la discussione e di sviluppare le mobilitazioni. I nostri sforzi devono essere rivolti a saper tradurre queste parole in fatti e in passi avanti, pena l’aver avuto una bella discussione che però non cambia i limiti degli anni passati. Con questo spirito nella discussione abbiamo rimarcato tre questioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In primo luogo l’abbandono della logica dell’autoriforma e al suo posto lo sviluppo di una piattaforma rivendicativa chiara e radicale, che parta dalla cancellazione di tutte le controriforme dell’istruzione dall’autonomia scolastica e universitaria in poi per arrivare alla gratuità di scuola e università, a un aumento drastico dei finanziamenti all’istruzione pubblica, a una gestione democratica come uniche garanzie della reale qualità dell’istruzione. Una piattaforma che si integri con quelle delle lotte dei lavoratori, per i beni pubblici, per l’ambiente e che possa dar vita a una base politica davvero unitaria su cui convocare lo sciopero generale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In secondo luogo, la necessità della costruzione del conflitto scuola per scuola, università per università, posto di lavoro per posto di lavoro. L’unico modo per passare dalle parole ai fatti è portare nei propri luoghi di studio i lavoratori e portare gli studenti davanti ai posti di lavoro a sostegno delle lotte. L’unificazione fra studenti e lavoratori della conoscenza in questo senso è un primo passo fondamentale che deve poi estendersi a tutte le categorie di lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In terzo luogo abbiamo affrontato il problema della democrazia nel movimento studentesco. Come la Fiom è impegnata nella battaglia nelle fabbriche perché ogni lavoratore sia protagonista delle scelte sindacali e di ogni passo della lotta, così ogni studente deve poter decidere democraticamente metodi, forme di lotta e programma rivendicativo in ogni scuola e facoltà. Così le assemblee di movimento devono saper diventare delle assemblee dove chi parla lo fa davvero rappresentando la propria scuola o la propria facoltà e le discussioni che si sviluppano fra gli studenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La mobilitazione studentesca sta tornando in campo: il 14 ottobre il movimento ha ottenuto il rinvio della discussione sulla Gelmini in parlamento, il 16 è sceso in piazza con la Fiom e il 30 il mondo della scuola e dell’Università scenderà di nuovo in piazza a Napoli contro il progetto di privatizzazione e distruzione dell’istruzione pubblica. Gli studenti non sentono l’isolamento della propria battaglia come due anni fa e cercano l’unità con le lotte che ora si stanno sviluppando e che hanno nel lavoro la propria centralità. Ora è il momento di costruire lo sciopero generale e date come il 17 novembre e l’11 dicembre devono servire a questo. Come ha ricordato Paola Neo, ex studentessa protagonista dell’autunno caldo, all’assemblea nazionale alla Sapienza, il movimento studentesco ha potuto raggiungere i suoi obiettivi solo quando ha saldato le sue lotte a quelle del movimento operaio negli anni ’60 e ’70.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’esempio viene da quegli anni, l’esempio viene dall’imponente movimento operaio e studentesco francese che in questi giorni stanno bloccando un intero paese in difesa dei propri diritti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gabriele D’Angeli (UniLeft Tor Vergata) e Alessio Marconi (Collettivo Pantera – Csu Milano)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-5475161245598861861?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/so1dX6LUNb4/nel-dibattito-del-movimento-studentesco.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/10/nel-dibattito-del-movimento-studentesco.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-6679127587027606480</guid><pubDate>Mon, 25 Oct 2010 10:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-25T12:59:55.469+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">precari</category><title>I padroni confessano: niente pensione per i precari!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I diritti dei lavoratori di questo paese sprofondano sempre di più nell’oblio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oramai sappiamo che disoccupazione e precarietà non danno nessun tipo di certezze ai giovani e ai lavoratori anche con famiglie alle spalle. Purtroppo una sola amara certezza c’è: quella di avere una vita difficile nel prossimo futuro.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Contributo di Serenella Ricci (coordinamento GC Milano)&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul Corriere della Sera del 6 Ottobre 2010 è stato pubblicato un articolo di circa 10 righe, quei tipici trafiletti che spesso scappano all’occhio del lettore, in cui spiega che presto l’ INPS invierà quasi 4 milioni di lettere ai lavoratori con contratti parasubordinati (i contratti a progetto) per spiegare come consultare online i contributi che risultano versati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ articolo continua spiegando che il Presidente dell’ Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale Antonio Mastrapasqua, durante un convegno di Ania e Consumatori, ha confessato che sarà impossibile simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione anche perché ha aggiunto con una battuta: “se dovessimo dare la simulazione delle pensioni ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. (http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/06/Inps_spiega_non_rivela_pensione_co_9_101006034.shtml)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ovvio che i padroni e i governi che li servono non verranno mai a dire che chi ha contratto precario non ha diritto alla pensione però tecnicamente sarà così, con il sistema contributivo attuale i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti e con i contratti che scadono dopo 15 giorni spesso non arrivano alla pensione minima e nella sostanza, per ora, 4 milioni di lavoratori pagano dei contributi allo stato per poi rimanere a bocca asciutta in vecchiaia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo uno studio realizzato dal Cerp di Torino, i valori stimati per i lavoratori con contratto parasubordinato avranno una gran bella sorpresa durante la vecchiaia: si è ipotizzato che un lavoratore con un contratto parasubordinato che comincia a lavorare a 25 anni che va in pensione a 65 anni avrebbe una pensione lorda annua pari a 8.314 euro (circa 692.83 al mese) mentre per le donne sarà ancora meno 5.222 euro lordi (circa 435,16 al mese). Ovviamente questi calcoli sono stati simulati per un lavoratore parasubordinato ma senza interruzioni di lavoro: praticamente impossibile! (http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/l-inps-e-le-pensioni-dei-precari-in-rete-scoppiata-la-protesta/3853676)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alcuni possono pensare:” Bene ci sono i contratti a progetto ma rimane sempre la speranza che poi il datore di lavoro ti assuma”. Purtroppo secondo i dati dell’Istat non è proprio così: l'88% dei lavoratori che ha un contratto temporaneo non è per una scelta volontaria; i contratti a progetto sono circa 14,7% e il 20% è tra la popolazione femminile sul totale degli occupati; ci sono circa mezzo milione di precari fra i 30 e i 40 anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2006 i lavoratori che facevano i conti con uno stipendio che oggi c’è e domani chissà erano circa 2 milioni e 165 mila (il 13% degli occupati). Nel 2010 sono quasi duplicati a 4 milioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Maggiore incidenza si registra fra i giovani dai 15 ai 29 anni che nel 2006 erano 112 mila e un altro milione di precari è distribuito in un’età tra i 20 e i 30 e gli over 40.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di fronte a questi dati spaventosi purtroppo anche la speranza dell’assunzione svanisce dato che si tratta sono dati del 2006/07 e che con la crisi economica la situazione è ulteriormente peggiorata in quanto il dato di disoccupazione a Giugno 2010 era dell’8,5% (2.550.00 disoccupati), 26,5% di giovani al di sono dei 25 anni e il 53,6% che tocca la popolazione femminile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;170 sono le pratiche di aziende in crisi per un totale di 200 mila posti di lavoro da sommare ai 600 mila persi nel 2009, infine secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale, il Prodotto Interno Lordo dell’economia Italiana crescerà solo del 0,9% a salire all’1% nel 2011, nella sostanza: non si creeranno nuovi posti di lavoro (neanche quelli precari) e non si riassorbiranno quelli persi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo conferma ulteriormente che l’orticello del contratto a tempo interminato non sarà sempre verde e quindi anche un lavoratore assunto è comunque minacciato dalla crisi prodotta dal libero mercato e la classe padronale ,che la fanno da padrona guidando le sue redini come una cavallo impazzito, cerca di non cadere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ proprio vero quando si dice che invece di andare avanti si torna indietro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è un serio arretramento dei diritti dei lavoratori fino ad arrivare al loro completo azzeramento, uno dei più grandi sogni della borghesia, dei padroni che guadagnano milioni di euro di profitti è quello di eliminare completamente il sistema pensionistico e schiavizzare sempre di più un lavoratore senza pensione e farlo lavorare fino alla fine dei suoi giorni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il segnale chiaro e significativo che abbiamo in questo periodo è l’esempio della Fiat di Pomigliano e del ricatto di Marchionne: scioperate e disloco tutto lo stabilimento nei paesi dell’Est.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di fronte a questo scempio la classe lavoratrice deve rialzare la testa insieme ai disoccupati. Le parole d’ordine che devono essere utilizzate nella lotta non devono essere solo per un contratto a tempo indeterminato che di questi tempi è diventato tanto rivoluzionario, ma devono andare oltre specificando che quello da solo non basta: deve essere legato alla difesa del contratto nazionale, il ripristino immediato della scala mobile, abbassamento dell’età pensionabile, l’estensione dell’Art. 18 a tutti i lavoratori, l’abolizione totale del Pacchetto Treu. Sono, questi, diritti che la classe dominante ha incominciato a rosicchiare piano piano dal giorno successivo alla loro conquista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come Giovani Comunisti lavoriamo perchè la classe lavoratrice si mobiliti a partire dai loro posti di lavoro contro un ulteriore arretramento dei diritti che porterà solo a far diventare i lavoratori ancora più inermi, colpiti dalla paura del licenziamento e da uno stipendio in meno per sfamare le proprie famiglie. Così sarà ancora più faticoso rialzare la testa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo si fa incominciando al estendere il conflitto nei posti di lavoro, prendere come esempio gli operai della FIAT di Pomigliano D’arco in cui stanno portando avanti una lotta importante ed esemplare per il paese contro lo sfruttamento della classe padronale. Il grande corteo della Fiom del 16 ottobre a Roma, verso cui sono partiti quasi mille pullman e 7 treni al livello nazionale, è uno dei primi segnali da cui si intuisce come la classe lavoratrice non sia più disposta a subire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La lotta non deve fermarsi al 16 ottobre: deve estendersi con una seria militanza davanti alle fabbriche e altri posti di lavoro, generalizzando il conflitto per difendere inoltre il diritto di mandare i propri figli a scuola contro il tentativo di smantellamento della scuola pubblica, la questione della casa, la sanità, per evitare che quello che hanno messo in atto a Pomigliano lo possano estendere anche su altri terreni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dobbiamo costruire un fronte tra studenti, lavoratori, italiani e non, disoccupati: solo unendosi possiamo vincere. Solo lottando possiamo capire come vincere questa guerra.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-6679127587027606480?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/mynDGOPqPK0/i-padroni-confessano-niente-pensione.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/10/i-padroni-confessano-niente-pensione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-8200815529603731777</guid><pubDate>Fri, 22 Oct 2010 08:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-25T11:00:13.281+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento operaio</category><title>Passa il "collegato lavoro", con il silenzio complice dei vari Santoro, Saviano, Travaglio...</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sera del 19 ottobre, dopo appena due giorni di discussione, la Camera ha approvato senza ulteriori modifiche il famigerato “collegato lavoro”, conosciuto anche come ddl 1167, o come ddl 1441 (a seconda del ramo del Parlamento). Il disegno di legge conclude quindi definitivamente la sua lunga gestazione con la firma, stavolta obbligatoria, del Presidente della Repubblica, ed entrerà in vigore a stretto giro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Curiosamente, nessun quotidiano in questi giorni dedica spazio alla questione, che pure è destinata ad avere molti più effetti per molti più italiani rispetto al Lodo Alfano che imperversa su TV e giornali. Quali effetti? Vediamoli.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certificazione dei contratti e clausole arbitrali&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È rafforzata la pratica, già prevista dalla “Legge Biagi” ma fino a oggi pressoché inutilizzata, della certificazione dei contratti. In pratica le parti possono chiedere che una commissione appositamente istituita accerti, anche preventivamente, che il contenuto del contratto di lavoro corrisponda alla reale natura del rapporto, con l’accordo del datore di lavoro e del lavoratore. Quanto il lavoratore sia davvero spontaneamente d’accordo e non invece costretto dalla necessità di ottenere o mantenere il lavoro, non c’è bisogno di spiegarlo. L’organizzazione di queste commissioni non a caso è affidata alla potente lobbydei consulenti del lavoro, che avrà “le funzioni di coordinamento e vigilanza per gli aspetti organizzativi”: le volpi che controllano l’organizzazione dei pollai.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma non solo: possono essere certificate allo stesso modo anche le clausole arbitrali che le parti (anche qui leggi: il datore di lavoro) potranno chiedere di inserire nel contratto alla fine del periodo di prova o, in mancanza di prova, dopo 30 giorni dall’inizio del rapporto. Le clausole arbitraliconsistono nell’impegno vincolante delle parti (qui leggi: del lavoratore) a rinunziare preventivamente a rivolgersi al Tribunale per eventuali controversie legate al rapporto di lavoro. Per salvaguardare i propri diritti, una volta violati, i lavoratori dovranno così recarsi da arbitri privati e non da giudici, con diverse conseguenze tutte a loro svantaggio: costi più alti e da anticipare almeno in parte, minori garanzie processuali, soprattutto la possibilità per gli arbitri di decidere sulla controversia “secondo equità”, e quindi anche in deroga alla legge e ai contratti collettivi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se non altro, la legge prevede che la clausola compromissoria non possa riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. È sventata quindi, per questa volta, ogni minaccia per l’art. 18 dello Statuto: segno che le proteste della scorsa primavera sono servite a qualcosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di sicuro però vive su un altro pianeta (il pianeta Confindustria forse) il segretario della CISL Bonanni il quale ha dichiarato che le clausole compromissorie vanno bene, dal momento che anche i lavoratori possono scegliere se accettarle o no. Come se fosse una “scelta” quella fatta con la pistola alla testa!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Più precari per legge&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova legge introduce per i casi di licenziamento un nuovo onere per il licenziato: non basta più impugnare il licenziamento entro 60 giorni, ma occorre anche che nei nove mesi successivi venga depositato in Tribunale il ricorso. Fin qui, tutto sommato, nulla di tragico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La tragedia colpisce invece tutti i tipi di precari: a termine, “interinali” (tecnicamente: in somministrazione), a progetto, etc.. Se vogliono impugnare il loro contrattoper ottenere l’assunzione in pianta stabile, infatti, devono decidersi a farlo entro i 60 giorni successivi alla cessazione del rapporto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È fin troppo facile immaginarsi i dubbi amletici di chi vive sotto il ricatto perenne del rinnovo: “Se impugno il contratto non me lo rinnovano più, ma se poi non lo rinnovano lo stesso e intanto non posso più impugnarlo?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Attenzione! La norma entra in vigore subito per tutti, si applica ai contratti in corso e perfino a quelli già scaduti (in questo caso i 60 giorni partono dall’entrata in vigore della legge).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non solo: le stesse decadenze, con analoghe conseguenze precarizzanti, si applicano anche per il caso di trasferimento(da impugnarsi entro 60 giorni dalla comunicazione del trasferimento stesso), di cessione d’azienda(60 giorni dal trasferimento), di appalti simulati(l’enorme galassia delle cooperative).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La ciliegina sulla torta è la norma che prevede, anche nel caso fortunato che un lavoratore riesca a ottenere la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, un tetto al risarcimentomassimo che il datore di lavoro può essere condannato a pagare. A prescindere da quanto tempo il lavoratore sia rimasto disoccupato per colpa del comportamento illegittimo del padrone, il risarcimento massimo sarà di dodici mesi di stipendio. La glassa sopra la ciliegina è che quest’ultima norma si applica pure alle cause in corso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E adesso?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fa specie che l’approvazione del disegno di legge sia rimasta praticamente sotto silenzio, mentre l’attenzione pubblica è distratta da specchietti per le allodole come il Lodo Alfano (vero, il Lodo Alfano è una porcheria, ma le priorità sono decisamente altre).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La prima necessità è che chi viene colpito dalla controriforma – tutti i lavoratori, e in particolar modo quelli precari – conosca la situazione: è indispensabile creare e diffondere informazione, con qualsiasi mezzo, da un lato per poter far valere i propri diritti in via individuale, dall’altro per poter organizzare una lotta efficace.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una lotta efficace, all’altezza della violenza con cui il padronato cerca di sottrarci i diritti, non potrà passare per la Corte Costituzionale, come già sembra chiedere il Partito Democratico. La Corte Costituzionale (che interverrà comunque sicuramente a prescindere da ogni mobilitazione) potrà limare alcuni aspetti particolarmente stridenti, ma di sicuro non potrà modificare l’impianto sostanziale della legge: è bene sin d’ora non riporre alcuna speranza nei giudici né in alcun altro deus ex machina.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Soltanto la mobilitazione dei lavoratori, stabili e precari, può cambiare i rapporti di forza tra le classi, specialmente se saprà collegarsi alle lotte degli studenti (i precari di oggi e di domani) e soprattutto inserirsi nel percorso avviato dalla FIOM e dai tanti lavoratori in piazza lo scorso 16 ottobre: lo sciopero generale già annunciato acquista ulteriore importanza e dovrà essere soltanto il primo passo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-8200815529603731777?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/TsvRstUYdv0/passa-il-collegato-lavoro-con-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/10/passa-il-collegato-lavoro-con-il.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-2361555212895528663</guid><pubDate>Wed, 20 Oct 2010 08:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-25T10:48:26.186+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pastori</category><title>Solidarietà ai pastori brutalmente aggrediti. Fronte Unico pastori-operai</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli scontri di ieri e le aggressioni da parte della Polizia al Movimento Pastori Sardi, dimostrano come l’Europa intera è ormai alle prese con mobilitazioni di reazione alla crisi provocata dal capitalismo. Grecia, Francia, Italia, Sardegna: ormai la situazione è insostenibile e alle proteste lo Stato risponde con la violenza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il capitalismo non solo vuole farci pagare i costi della crisi, ma attraverso i suoi gendarmi ce lo vuole far capire con la forza bruta, caricando sulla folla, bastonando in massa singoli manifestanti, ferendone dodici, sparando lacrimogeni ad altezza d’uomo (un manifestante ha perso un occhio). &amp;nbsp;All’Mps va tutta la nostra solidarietà militante. Chiediamo immediatamente la liberazione dei sette manifestanti fermati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’Mps, che se non altro ha lottato in tutti questi anni a prescindere dall’assessore regionale (sia esso di centro-sinistra che di centro-destra) su battaglie cruciali per il comparto come il prezzo del latte, a tutt’oggi eccessivamente basso (60 centesimi al litro), dichiara di “non avere alcuna caratterizzazione politico-partitica e si muove esclusivamente (sottolineatura nostra) nell’interesse dei pastori della Sardegna, andando a colmare il vuoto lasciato dalle organizzazioni di categoria e dalle istituzioni” dal sito dell'Mps. E' l’ulteriore dimostrazione di come in politica, come in natura, il vuoto non esiste, ma non attribuiamo loro la colpa di non aver citato le organizzazioni della sinistra, ormai viste come un tutt’uno con il resto della politica istituzionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Prc regionale, attraverso una nota, si è accodato a tutte le rivendicazioni dell’Mps, rifiutandosi di dare una risposta complessiva. Non è una critica sterile quella che muoviamo al gruppo dirigente e al segretario Fresu, semplicemente crediamo che così facendo non si fa un buon servizio alla loro lotta, né si contribuisce, come invece si vorrebbe, ad unificare questa alle lotte operaie e degli altri settori subalterni della società sarda e, se ci è consentito, italiana. Inoltre, accodarsi riduce il distacco dell’Mps dal nostro partito? in cosa potremmo esser loro utili se ci limitiamo a far si con la testa, invece di rafforzare la lotta con proposte unificanti che raccolgano sempre più sostegno nella popolazione e aumenti perciò la forza della mobilitazione e la possibilità di vittoria?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Occorre cambiare rotta partendo proprio da quelle che sono le loro rivendicazioni e quelle dei comunisti, col fine di contribuire alla necessità dell’alleanza strategica tra il mondo rurale e tutti gli altri lavoratori in una prospettiva anticapitalista. L’Mps non critica questo governo o altri di diverso colore, ma il “Sistema nel suo complesso”. Se questo gli va dato atto, ci sembra di scorgere un limite, credere che si possa rimanere nei limiti imposti dal mercato, che questo possa essere umanizzato attraverso un’iniezione di legalità e che le strutture pubbliche siano semplicemente carrozzoni. Tutto questo è fuorviante, tanto più in una crisi sempre più dura, in un mercato regolato da pochi cartelli industriali. Dove la legge suprema è massimizzare il profitto, non pagare il giusto prezzo ai pastori. Se il pubblico è stato sempre terra di conquista delle burocrazie partitiche attraverso le spartizioni, noi dobbiamo presentare il nostro “pubblico”, ovvero quello sotto il diretto controllo dei lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per questo per prima cosa occorre propagandare la nazionalizzazione senza indennizzo delle industrie che trasformano il latte (sono gli industriali che impongono il prezzo del latte, che lo importano da dove costa meno, che de localizzano in Romania…), la nazionalizzazione senza indennizzo delle industrie degli atri settori che inquinano, licenziano e delocalizzano per la riconversione funzionale alla modernizzazione dell’agricoltura, la nazionalizzazione del credito, sempre senza indennizzo (se non per i piccoli azionisti) per finanziare tali progetti e per eliminare i debiti contratti da tante piccole aziende agricole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proposte queste che, accompagnate dal controllo sociale dei lavoratori e delle comunità, non solo danno una nuova idea del pubblico, ma che sono la base per poter poi affrontare tutta una serie di problematiche relative alla differenziazione del prodotto (la monocoltura del pecorino romano è legata mani e piedi al mercato nordamericano), alla filiera delle carni nel rispetto dei produttori ma anche dei consumatori, alle produzioni biologiche per ridurre i costi di alimentazione del bestiame e l’utilizzo di mangimi, all’approvvigionamento energetico attraverso fonti alternative.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma sono proposte che coinvolgono tutti gli altri settori del mondo del lavoro (non solo dell’industria) &amp;nbsp;e che, dispiegandosi nella piena sovranità, entrano appieno nel dibattito autonomia/indipendentismo smascherando opzioni parziali che non tengono conto di più complessi meccanismi di dipendenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I comunisti hanno tutto l’interesse di supportare la lotta dei pastori, ma devono svolgere appieno il loro ruolo presentando un’alternativa di società (quante volte queste parole sono state pronunciate senza essere conseguenti…). Amichevolmente, ogni articolazione territoriale di Rifondazione e della Federazione della Sinistra, deve intervenire e spiegare pazientemente la necessità del fronte unico con queste rivendicazioni chiare e ormai comprensibili da tutti, data la crisi irreversibile di questo sistema marcio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-2361555212895528663?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/ka_-txrp0pU/solidarieta-ai-pastori-brutalmente.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/10/solidarieta-ai-pastori-brutalmente.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-8448312840221676242</guid><pubDate>Sat, 09 Oct 2010 08:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-25T10:53:22.564+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">movimento studentesco</category><title>Da Pomigliano alle scuole e alle Università: la stessa lotta</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;Dopo l’8 ottobre: radicare la mobilitazione, unire i fronti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Venerdì 8 ottobre c’è stata la prima data di mobilitazione nazionale studentesca, in cui abbiamo assistito a decine di cortei, partendo dalle maggiori città fino a mobilitazioni di vario genere anche nei centri minori. I numeri parlano chiaro: la mobilitazione c’è. Più di 30mila studenti in piazza a Roma, più di 10mila a Milano e Torino, altre migliaia di manifestanti a Bologna, Firenze, Palermo e altre città.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una nuova Onda?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Visto l’innegabile successo della mobilitazione dell’8, in molti hanno già lanciato dichiarazioni sul “ritorno dell’Onda”, o su “l’Onda 2”. Non abbiamo la sfera di cristallo e saranno i fatti a dirci se e come andrà avanti questa mobilitazione. Noi auspichiamo che questo sia un autunno di crescita politica della generazione dell’Onda e lavoreremo per questo. Un primo dato qualitativo spicca nei vari cortei: a fronte di una scarsa presenza dalle università, la maggioranza degli studenti scesi in piazza era costituita da giovani e giovanissimi. Proprio quegli studenti che con l’Onda hanno avuto la loro prima esperienza politica, e che dopo un anno di “pausa di riflessione” stanno provando a ritrovare la strada della mobilitazione. È una generazione fresca, combattiva, non segnata da sconfitte e non compromessa da quelle rivendicazioni e da quei metodi che hanno condannato il movimento studentesco per anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è chiara la consapevolezza che l’attacco all’istruzione pubblica non è solo una legge discussa in Parlamento ma sono tanti fatti molti concreti che si abbattono sulla vita di ogni studente: qualunque studente in piazza era pronto a fare una lungo elenco dei tagli nella propria scuola, dai professori ai corsi, dagli orari alle fotocopie. È proprio questa concretezza che dà vita alla rabbia e alla radicalità che hanno attraversato i cortei. A parte qualche caso, non sono state manifestazioni silenziose: come già nel 2008, si è rotta la tradizione dei cortei funebri, muti, dove l’unica alternativa al silenzio è la musica dei furgoncini. L’8 ottobre gli studenti hanno fatto letteralmente sentire la propria voce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo però è solo un aspetto. La combattività che abbiamo visto deve ancora trovare una strada per esprimersi. È vero che gli studenti volevano far sentire la propria voce, ma spesso oltre l’ostilità personale a Berlusconi e alla Gelmini non si è andati. È vero che ognuno sa come stanno sfasciando la sua scuola, ma bisogna andare avanti nella strada che porta alla comprensione delle riforme e alla lotta consapevole per un’alternativa. Gli studenti sono pronti a fare questa strada e l’unico ostacolo che hanno davanti sono spesso, purtroppo, proprio le direzioni del movimento studentesco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un lotta a 360°&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma allora come si spiega la partecipazione e la radicalità dei cortei che ognuno ha potuto vedere? Certo l’Onda ha sedimentato un’esperienza di lotta, e certo la concretezza della crisi dell’istruzione pubblica, conseguenza dei tagli, ha fatto da sveglia, ma c’è un altro elemento che ha un’importanza centrale, che è anche una delle principali differenze rispetto al 2008: gli studenti si sentono chiamati a giocare la loro parte nello scontro di classe che attraversa il paese. Già nel 2008 abbiamo visto una forte spinta dalla base per superare lo studentismo, dichiarato o non, delle direzioni. Il 17 ottobre, il 30 ottobre, il 14 novembre, il 12 dicembre: tutti i cortei più grandi ci sono stati proprio nei giorni di mobilitazione sindacale; nelle scuole e nelle università si sono riunte assemblee unitarie di studenti e lavoratori. Ma se da una parte questa spinta si scontrava appunto con l’orientamento delle strutture studentesche, intente più a coltivare il proprio orticello che a estendere le lotte, dall’altra, ed è la cosa più importante, il movimento operaio era ancora nello shock delle prime fasi della crisi economica, e non c’era in campo un conflitto sociale complessivo in cui gli studenti si potessero inserire. Da qui la straordinarietà del protagonismo studentesco in quell’autunno, ma anche la sua fragilità. Oggi la situazione è diversa: c’è una resistenza dei lavoratori che ha trovato in Pomigliano il proprio salto di qualità, ha nel 16 ottobre un appuntamento di rilancio e ha nella Fiom un punto di riferimento. Vuoi per le discussioni a casa, per i telegiornali o per internet, vuoi per le mobilitazioni dei precari della scuola o dei ricercatori, questa lotta gli studenti la percepiscono. Ne è una prova il fatto che in molti cortei gli studenti erano a conoscenza della mobilitazione del 16 ottobre e nomi come “Fiom” o “Pomigliano” erano già noti. Non si cerca solo di protestare per la propria scuola ma si scende in piazza, più o meno consapevolmente, per dare un contributo alla lotta complessiva. Il governo è debole e lo si può colpire; la battaglia nella società e una forza che sostiene l’asse portante del conflitto ci sono e quindi c’è uno spazio in cui inserirsi. Non è un caso che, dove gli slogan sono stati più politici, hanno superato di slancio la dimensione studentesca concentrandosi contro il governo e su temi politici come l’antifascismo o il problema della mafia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ancora una volta, però, una cosa è avere una percezione dello scontro di classe che si sta sviluppando e mobilitarsi sotto questo stimolo, altra cosa è sviluppare una mobilitazione studentesca consapevole e organizzata che possa integrarsi a quella dei lavoratori. Anche qui ci sono dei passi avanti da fare e siamo convinti che gli studenti siano pronti a farli, a patto che gliene sia data l’occasione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un’altra direzione è possibile (e necessaria)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò che abbiamo visto non può essere letto in modo unilaterale. Sarebbe sbagliato fermarci a decantare le potenzialità degli studenti scesi in piazza come lo sarebbe concentrarci solo sulla mancanza di chiarezza politica e di organizzazione. La questione non è solo fare una fotografia più nitida possibile di una giornata ma capire come si può sviluppare e come si può intervenire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul prossimo periodo una cosa possiamo dire senza dubbi: le maggioranza delle strutture che, fra mille scontri e debolezze, dirigono le mobilitazioni studentesche non sono in grado di fornire alcuna seria prospettiva per la lotta che è in campo. Se gli studenti volevano gridare la loro rabbia in piazza e avevano bisogno di parole d’ordine, perché dai furgoncini nessuno ha lanciato slogan che chiarissero le idee a chi manifestava e a chi assisteva? Se il conflitto sociale è generale, perché non si organizza sistematicamente la presenza a Roma il 16 ottobre, scuola per scuola, università per università? Se siamo in mezzo a uno scontro, perché i cortei non sono organizzati, tanto che a Firenze abbiamo dovuto assistere a un’infiltrazione fascista con annessa aggressione agli studenti? In certi casi si è superata l’inadeguatezza e si è arrivati alla nocività esplicita: che senso ha spezzare arbitrariamente i cortei, come successo in diverse città, per portare gli studenti a scontrarsi con la polizia gratuitamente o a saccheggiare una mensa universitaria aggredendo anche i lavoratori come a Milano? E tutto questo senza che gli studenti sapessero cosa stava accadendo. Se gli studenti si mettono in gioco, perché non possono mai decidere loro come si scende in piazza, con quali parole d’ordine, con che percorso, con che organizzazione, con che volantini?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sia chiaro, l’8 è stata una bella giornata di lotta e abbiamo davanti una grande occasione. Ma proprio per questo siamo chiamati a costruire un’alternativa a una direzione che è pronta a sprecarla. Questa alternativa parte dagli studenti, che devono discutere di come combattere la Gelmini e di quale istruzione pretendono, di come combattere il governo e la finta opposizione parlamentare e di quale società pretendono, di come stanno lottando i lavoratori e di come unire i fronti. E poi si deve tradurre nella forme di lotta più efficaci, che siano decise democraticamente da chi le mette in atto. Non lo diciamo per formalismo, ma proprio perché invece che difendere piccoli interessi di bottega vogliamo lottare per vincere. Allo stesso modo non critichiamo le tanto “radicali” azioni degli autonomi di tante città perché siamo moderati, ma perché di radicale non hanno proprio niente e portano solo a indebolire le lotte. Non ci accontentiamo né di passeggiate per le vie del centro né di sentirci eroi per 20 minuti. Noi puntiamo molto più in alto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-8448312840221676242?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/q5qj5UBJiS4/da-pomigliano-alle-scuole-e-alle.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/10/da-pomigliano-alle-scuole-e-alle.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-7055563885946888503</guid><pubDate>Fri, 10 Sep 2010 10:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-09-10T15:53:06.596+02:00</atom:updated><title>Strategia della finzione.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un suo articolo il Corriere della Sera, giornale della grande borghesia per eccellenza, informa che il PD forse candiderà il nostro segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e quello dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto e altri comunisti nelle sue liste alle prossime elezioni politiche. &lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Vero o no, utile o no per il Pd, a noi pare evidente che principalmente sia una l’inizio della campagna elettorale del Corsera. Prima di tutto, pare evidente che l’accenno all’ex brigatista non pentito, che ogni mattina beve ancora il sangue delle sue vittime e che è assistente di Ferrero, serva a continuare il solco di paura degli “estremismi” da incutere nei piccolo borghesi, alla luce anche delle contestazioni a Schifani e soprattutto Bonanni, (che aveva un accentuato carattere di classe, invece della solita tiritera legalitaria). Il Corriere, ovviamente, non perde occasione per costruire consenso intorno alle necessità del grande capitale, in questo momento serve che passi la volontà di ridurre le garanzie dei lavoratori, rendere più flessibili (verso il basso) i salari e il Corriere si butta nella missione alla sua solita maniera subdola, tipica dei camerieri della stampa liberale-borghese. L’accenno all’eventuale presenza di comunisti, (anche se nel caso di Ferrero e Diliberto bisogna parlare più di politicanti di sinistra che di comunisti) serve da un lato mettere sotto pressione la dirigenza PD, per spostare le sue linee guida su una prospettiva un po’ più di destra, e più decisamente filo-padronale, anche se non sembra che abbia bisogno di incoraggiamenti per questo; dall’altro lato dimostra come il corsera sia ora a un tal livello di conservatorismo da non capire che anche per i piani del PD, serve una piccola rappresentanza fantoccio della sinistra, dei lavoratori, per leggittimare eventuali, anzi sicure politiche antioperaie. Ci sono altre ragioni del perché il Corsera ha buttato là questa notizia, ma la principale sembra proprio questa appena detta, impedire che venga, anche solo confusamente, introdotto nel dibattito politico un punto di vista di “sinistra”, per il motivo che il boccone che dovranno digerire i lavoratori sarà molto grande, servono governi stabili e che non si facciano intimorire dalle proteste e manifestazioni dei lavoratori quest’autunno, che tutti si aspettano molto caldo, perciò è bene eliminare da subito e bollare come estremismo qualsiasi lamentela, protesta che metta in discussione l’agenda politica dei padroni, che in buona sostanza è stata lanciata con la vertenza di Pomigliano. Il PD è ben consapevole che se finirà al governo non sarà per “rilanciare l’economia” o tutelare “lo Stato di diritto” o la Costituzione, questi argomenti sono la maschera moderata, il leit motiv assordante che serve a plasmare l’opnione pubblica, a distogliere gli opppositori della destra,di Berlusconi dalle questioni sociali, di classe; se nei media di opposizione si parla fino all nausea, con una pedanteria esaperante di questa o quella norma o principio violato da Berlusconi per difendersi dai processi, è perché sulle questioni decisive, che riguardano, queste si, tutti sono pressocchè d’accordo con Berlusconi,e anzi più coerentemente filo padronali del Berlusconi medesimo. I comunisti devono avere un profilo indipendente, imbracciare l’arma della legalità vuol dire tagliarsi le gambe, vuol dire voltare le spalle alle lotte reali delle migliaia di operai che stanno perdendo il lavoro, delle migliaia di precari che sono disperati per il futuro, dei milioni di famiglie che spremono il portafoglio fino a sanguinare per campare, insomma di quei 40 50 milioni di italiani che vivono la cisi economica prima di tutto e non la crisi politica. Noi dobbiamo alzare la bandiera della lotta, dell’organizzaione e unificazione delle lotte, della conquista della fiducia di tutti i lavoratori, studenti e pensionati , intorno a un programma di cambiamento radicale, l’urgenza è costruire un partito di militanti e quadri disinteressati, convinti dalle loro idee e dalla necessità che vivono, selezionati rigorosamente tra i più validi, i più sinceri e i più onesti nella lotta che si sta sollevando.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-7055563885946888503?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/GMAJCYnLWUY/startegia-della-finzione.html</link><author>noreply@blogger.com (Gabriele Ara)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/09/startegia-della-finzione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7301717947319488874.post-6241895090325440699</guid><pubDate>Wed, 04 Aug 2010 14:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-09-10T15:54:15.697+02:00</atom:updated><title>La possibile caduta di Berlusconi non significa la fine degli attacchi ai lavoratori.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il momento attuale pare segnare la fine del governo di destra di Berlusconi-Fini -Bossi. Si moltiplicano le proposte di "governo di transizione", "governo tecnico", addirittura "governo di salute pubblica" (senza che abbia niente a che fare coi gloriosi giacobini, visto che è stato proposto dai para-mafiosi dell' UDC). Grillo propone Montezemolo premier di transizione, che è un'idea che circola da due decenni ormai nei circoli dominanti. Il che dimostra l'affinità di pensiero tra Grillo e la classe dominante attuale, la borghesia, diciamo così, "progressista".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A sinistra subito (Federazione della sinistra, ecc.) è iniziata l'eccitazione tra i settori più opportunisti, burocratici, carrieristi, insomma tra i responsabili del disastro attuale della sinistra, che vedono a breve la possibilità di tornare in parlamento col centro-sinistra e magari al governo addirittura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Innanzitutto c'è da segnalare la demenzialità politica di chi nel partito comunista e nella sinistra più in generale suggerisce di riproporre l'alleanza del centro-sinistra, i "comunisti" di Rifondazione e Comunisti italiani col PD, ecc. Questa trovata è motivata con la sciocchezza che serva un fronte d'emergenza democratico contro la destra di Berlusconi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si dimentica che questa "emergenza" è stata causata soprattutto dal precedente Governo di centrosinistra, dove gli stessi leader attuali della sinistra , Ferrero, Diliberto, ecc. hanno tradito ampiamente e senza il minimo pudore i propri elettori, ricevendo per questo, giustamente, batoste su batoste alle elezioni. Tra l'altro Non si capisce perché questi "leader" (Diliberto è segretario dal 2000 nel Pdci e Ferrero è stato ministro con Prodi per 2 anni!!) che hanno dimostrato ampiamente la propria incapacità, stupidità politica debbano tornare a riproporre le stesse ricette che ci han portato a questo punto, per giunta! Come se tutti fossero masochisti e pure smemorati. Mi sembra una pretesa troppo grande, oltre che di una idiozia infinita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La questione essenziale è questa. Lo stato italiano ha un debito pubblico enorme e in continua crescita, per rimediare a questo, e dell' eventuale aumento degli interessi su questo debito, con un'economia che continua a non crescere o a crescere debolmente, il che secondo gli economisti "ritarda" la possibilità di diminuire il debito, ecco, in questa situazione qualsiasi governo di "transizione", "tecnico" o "ciccia" dovrà PRINCIPALMENTE TAGLIARE LO STATO SOCIALE PER ANNI. La Federazione della sinistra se vorrebbe stare in governo, o appoggiare dall'esterno, dovrebbe sostenere questi tagli, al di là delle chiacchiere sull'equità di questo o quel taglio che ci sarebbero, la sostanza sarebbe che la sinistra, seguendo questi che parlano di "governi di emergenza democratica" e altre fesserie, si renderebbe complice di un COSTANTE E PERMANENTE abbassamento della qualità della vita, e non si tratta solo dei salari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco svelato perciò il significato di "transizione".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sarebbe una transizione verso una condizione di miseria per milioni di lavoratori, in Italia e In Europa, che in USA alcuni economisti chiamano già "THE NEW NORMALITY", la nuova normalità capitalistica, la miseria di massa, che già ora colpisce 50 milioni di lavoratori nei soli Stati Uniti. Quindi chi stupidamente parla di "Fronte per un governo democratico" ,"in difesa della costituzione", e altre prese in giro, guardi bene a quali politiche e a quali interessi presta il la spalla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;La crisi non solo non è finita, ma è molto probabile un'ulteriore ricaduta nei prossimi due-tre anni, a causa delle bolle finanziare che ancora esistono, e che sono ormai ineliminabili nel capitalismo. La distruzione delle garanzie per i lavoratori, non sono una trovata di Berlusconi e della destra italiana, come sembra dire Patta e altri politicanti a sinistra, ma è una necessità di tutta la classe capitalistica, per contrarre i salari e rialzare il tasso di profitto, colpito dalla crisi, dalla sovrapproduzione permanente. Solo formando partiti radicati nelle lotte operaie, con un programma strategico di trasformazione socialista si può impedire nei prossimi anni una drastica caduta della qualità dell vita. Che è ben altra cosa rispetto alle alleanze opportuniste per tutelare una cricca dirigente fallimentare&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7301717947319488874-6241895090325440699?l=gcsassari.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/gcsassari/~3/4Ua4CpplSSw/la-possibile-caduta-di-berlusconi-non.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovani Comuniste/i Sassari)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://gcsassari.blogspot.com/2010/08/la-possibile-caduta-di-berlusconi-non.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>

