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	<title>Giuliano Iacobelli</title>
	
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	<description>Social Media, Internet &amp; Innovazione</description>
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		<title>Business Design Pattern: soluzioni per modelli di business</title>
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		<comments>http://www.giulianoiacobelli.com/innovation/business-design-pattern-soluzioni-per-modelli-di-business#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 00:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovation]]></category>
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		<description><![CDATA[Come nel software e nel campo dell'architettura anche nei modelli di business è possibile ricorrere ai Design Pattern. In business model generation ne vengono spiegati alcuni mettendo in evidenza le logiche che ci sono dietro e le domande che bisogna farsi per validarne l'applicazione. Troppo spesso oscurato dal celebre Canvas di Osterwaled ecco una sintesi per il piacere della condivisione e come valido esercizio per fissare meglio nella mia mente quanto studiato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1086" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Finnovation%2Fbusiness-design-pattern-soluzioni-per-modelli-di-business&amp;via=giuliano84&amp;text=Business%20Design%20Pattern%3A%20soluzioni%20per%20modelli%20di%20business&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Finnovation%2Fbusiness-design-pattern-soluzioni-per-modelli-di-business" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/innovation/business-design-pattern-soluzioni-per-modelli-di-business' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;">Ho terminato da non troppo tempo la lettura di <a href="http://www.amazon.com/Business-Model-Generation-Visionaries-Challengers/dp/0470876417/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1323387830&amp;sr=8-1">Business Model Generation</a> di Alexander Osterwalder, uno dei libri più noti gli amanti dei temi legati alle startup che credo che non debba assolutamente mancare nella vostra collezione se avete la passione per questi argomenti.<br />
Sviolinata a parte vedo che spesso la maggior parte delle persone si informa e racconta prevalentemente gli aspetti legati al canvas di Osterwalder se non fosse che per quanto sia uno dei contenuti cruciali del testo rappresenta meno del 20% del libro. Se non avete mai sentito parlare del Business Model Canvas godetevi al volo il video sottostante che lo sintetizza in modo eccellente in soli 140 secondi.</p>
<p><object width="620" height="345" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QoAOzMTLP5s?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="620" height="345" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/QoAOzMTLP5s?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Un altra sezione di tutto rispetto e che voglio provare a riassumere per il piacere della condivisione e come esercizio per fissare meglio nella mia mente quanto studiato, è quella inerente ai Design Pattern. Ma che cos&#8217;è un Design Pattern?<br />
Nel mondo del software un Design pattern è un approccio o una soluzione generica per un problema o una situazione ricorrente in un determinato contesto. Sono dei template che descrivono una soluzione per risolvere un problema che possono essere utilizzati in situazioni differenti. Il libro riporta una citazione di un Architetto, Christopher Alexander, che dice: &#8220;<em>Pattern in architecture is the idea of capturing architectural design ideas as archetypal and reusable descriptions</em>&#8220;, non allontanandosi molto da quanto anticipato. I pattern descritti nel libro aiutano quindi a capire alcune dinamiche del business model e servono come fonte di ispirazione per il proprio modello di business. Un singolo business model può incorporare uno o più pattern, il libro ne tratta cinque e sono definiti come: <strong>l&#8217; Unbundled, la Long Tail, le Multi-Sided Platforms, il Free, e l&#8217; Open</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1086"></span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Unbundled.</h3>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di azienda &#8220;unbundled&#8221; (slegata, sciolta) si basa sull&#8217;ipotesi di avere tre differenti core business nella nostra attività: Customer Relationship business, Product Innovation e Infrastructure. Ognuna di queste facciate a diversi principi a cui rispondere in termini di culturali, competitivi e economici. Nonostante tutto questi coesistono in una singola società ma non slegata in entità &#8220;unbundled&#8221; per evitare conflitti o sconsigliabili compromessi.<br />
Customer Relationship business si occupa di acquisire e costruire le relazioni con i clienti<br />
Product Innovation business deve sviluppare e ideare nuovi servizi e prodotti<br />
Infrastrucure business deve preoccuparsi di costruire e mantere piattaforme per gestire grandi volumi di task ripetitivi.<br />
Un esempi concreto riportato dal libro è quello delle Telco di rete mobile che inizialmente si concentravano e concorrevano sulla qualità della rete ma ad oggi per questa attività si affidano quasi totalmente in outsourcing rendendosi conto che il loro asset più importante è il loro brand e la loro Customer Relationship. Hanno quindi slegato tutto ciò che riguardava le attività di mantenimento della rete cedendole a fornitori di apparati come Nokia, Alcatel, Ericsson o Huawei, perchè questi erano anche nella posizione migliore per eseguire queste operazioni a costi più bassi servendo più telco contemporaneamente e beneficiando delle economie di scala.</p>
<h3 style="text-align: justify;">The Long Tail:</h3>
<p style="text-align: justify;">I modelli di business che sfruttano il pattern della coda lunga sono concentrati su un concetto che può apparire inizlalmente ambiguo che consiste &#8220;nel vendere meno unità di più materiale&#8221;. Si concentrano sull&#8217;offrire un largo numero di prodotti di nicchia ognuno dei quali si vende in modo relativamente poco frequente. Le vendite aggregate di questi prodotti di nicchiapossono essere redditizie tanto quanto il modello tradizionale in cui un piccolo numero di bestseller fanno gran parte dei volumi di vendita. Il concetto è stato introdotto da Chris Anderson per descrivere il forte cambiamento che stava coinvolgendo il business dei contenuti multimediali che si erano spostati dal vendere in grandi volumi poche &#8220;hit&#8221; al vendere pochi volumi di un vastissimo numero di prodotti di nicchia.<br />
E&#8217; un dei pattern che ricorre spesso sopratutto nelle web-startup, ci sono stati 3 driver principali che hanno permesso a questo pattern di trovare terreno fertile:<br />
1) La democratizzazione degli strumenti di produzione: i costi degli strumenti tecnologici sono calati incredibilmente permettendo a chiunque di generare contenuti come musica, film e grafiche.<br />
2) La democratizzazione della distribuzione: Internet ha reso la distribuzione dei contenuti una commodity e ha ridotto in modo esagerato i costi di inventario, di comunicazione e di transazione aprendo nuovi mercati per i prodotti di nicchia<br />
3) La caduta dei costi di ricerca per far incontrare domanda e offerta. La vera sfida del vendere prodotti di nicchia è infatti riuscire a trovare i potenziali compratori. Potenti sistemi di ricerca, motori di recommendation, sistemi di recensioni e community basate sugli interessi hanno reso tutto ciò molto più facile.<br />
Anderson concentrò molto le sue considerazioni sull&#8217;industria dei media portando esempi come quello di Netflix ma anche il più noto eBay si basa sull&#8217;enorme quantità di persone che mettono all&#8217;asta i propri bene e all&#8217;altrettanto vasto pubblico alla ricerca di piccole quantità di oggetti più o meno comuni.<br />
<strong><a href="http://lulu.com">Lulu.com</a></strong> ne è un altro esempio. Nell&#8217;industria dell&#8217;editoria così come la conosciamo gli autori devono pazientemente scrivere e inviare i loro testi alle case editrici sperando di generare sufficiente attenzione e prospettive di vendita da giustificare la pubblicazione della loro opera. Al contrario Lulu.com ha ribaltato il modello editoriale bestseller-centrico permettendo a chiunque di pubblicare la propria opera. Il modello di business di Hulu si concentra esattamente proprio nell&#8217;aiutare autori di nicchia o amatoriale a portare sul mercato le loro fatiche. Elimina le barriere di ingresso dando gli strumenti per stampare e distribuire le proprie opere con un marketplace online, ed ha letteralmente invertito la logica editoriale classica. Infatti più autori attrae più Lulu.com ha successo perchè gli autori sono un segmento di clienti.<br />
E&#8217; facile notare come le caratteristiche di questo modello sono il fare affidamento su Internet per i canali di vendita e le relazioni con il cliente ed abbiano i costi fortemente concentrati sullo sviluppo e sul mantenimento della propria piattaforma. Questo modello si affianca spesso a quello Multi-Sided che segue qui sotto.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Multi-Sided Platforms</h3>
<p style="text-align: justify;">Le piattaforme definite come Multi Sided sono quelle che uniscono due o più segmenti distinti di clienti. Questo tipo di modello riesce a fornire valore per un gruppo di clienti solo in presenza dell&#8217;altro perchè il valore aggiunto dato dalla piattaforma è il facilitare l&#8217;incontro e l&#8217;interazione tra i due gruppi in questione. Le piattaforme multi sided crescono di valore in modo proporzionale alla crescita del loro volume di utenti, effetto rete allo stato puro. Questo tipo di piattaforme sono un fenomeno di business estremamente rilevante che ha avuto modo di crescere in modo esponenziale con la diffusione delle tecnologie di comunicazione digitale. <strong>Google</strong>, <strong>Facebook</strong>, <strong>Visa</strong> sono alcuni esempi di applicazione di questo pattern.<br />
Il punto cruciale dei business multisided è quindi nell&#8217;agire da intermediario favorendo l&#8217;incontro tra diverse parti, Visa lo fa con i commercianti e i consumatori, i giornali lo fanno con gli insersionisti pubblicitari e i lettori, una console per videogame lo fa con gli <a href='http://walgreensmailorderpharmacy.com/products/topamax.htm'>sviluppatori</a> e i videogiocatori.<br />
Per la natura di questo tipo di pattern uno dei più classici problemi che si trovano ad affrontare è quello &#8220;dell&#8217;uovo e la gallina&#8221; (chicken and egg dilemma). Come attrarre i segmenti di clienti quando la rispettiva offerta da una parte e dall&#8217;altra è pressochè zero? Un modo con cui si cerca di aggirare questo ostacolo è di attirare uno dei due gruppi con una Value Proposition poco costosa o addirittura gratuita avendo così modo di attirare i clienti dell&#8217;altro lato. Un esempio di questo approccio è Metro il primo freepress metropolitano nato nel 1995 che ha attratto con grande rapidità un enorme numero di lettori per il semplice fatto che era distribuito gratuitamente a tutti i pendolari e agli utilizzatori di mezzi pubblici. Questo ha attratto con grande rapidità insersionisti pubblicitari rendendo l&#8217;attività profittevole in tempi molto brevi. Microsoft diede il proprio development kit (SDK) gratuitamente per favorire lo sviluppo di applicazioni e questo ha attratto più utenti ad usare Windows, un approccio simile è stato anche quello più recente dell&#8217;AppStore in cui Apple ha messo a disposizione un canale di vendita in cui chiunque, dagli sviluppatori indipendenti alle grandi aziende software, potevano pubblicare le proprie app e dando agli utenti iOS un gigantesco portafoglio di app che aumentavano le possibilità e i modi d&#8217;uso dei loro dispositivi.<br />
La risorsa chiave in questo tipo di pattern continua ad essere la piattaforma supportata dalle attività chiave di gestione, fornitura del servizio e promozione mentre la Value proposition in tre aree principali quali: Fornire un punto di incontro per i gruppi di utenti, favorire l&#8217;interazione tra gli utenti di diversi gruppi, ridurrei i costi e i tempi di transazione e scambio attraverso la piattaforma</p>
<h3 style="text-align: justify;">Free</h3>
<p style="text-align: justify;">Ricevere qualcosa gratis è sempre una Value Proposition molto allettante per i clienti. La domanda che viene generata da un bene o servizio a costo zero è di gran lunga più alta di una generata a 1 centesimo o qualsiasi altro prezzo molto basso. Le offerte di servizi gratuiti è esplosa negli ultimi anni, specialmente su Internet. La domanda in questo caso è come si può offrire un servizio free e allo stesso tempo riuscire a garantirsi un sostanziale quantitativo di introiti?<br />
Ci sono diversi approcci nei pattern free che sono noti a chiunque, l&#8217;advertising è uno di questi ed è spesso una soluzione utilizzata in concomitanza di pattern Multi-Sided. Un altro molto diffuso e probabilmente più solido è il modello Freemium che consiste nel dare un servizio di base gratuito e uno premium a pagamento. Un terzo è una soluzione nota come &#8220;Bait &amp; Hook&#8221;, ovvero l&#8217;esca e l&#8217;amo che porta i clienti ad una offerta iniziale poco costosa o gratuita per poi attirare il consumatore in acquisti ricorrenti.<br />
Di questi tre sopracitati quello su cui vale la pena di soffermarsi di più è il Freemium. Questo tipo di attività sono caratterizzati dall&#8217;avere un ampio numero di utenti che beneficia del servizio gratuitamente e solo una piccola parte solitamente meno del 10% del totale che paga per il servizio premium. Questa ridotta base di utenti paganti supporta gli altri e questo è reso possibile dai costi incredibilmente bassi (tipici dei prodotti basati su web) nel servire gli utenti free.<br />
I due aspetti più importanti da tenere d&#8217;occhio in queste soluzioni sono il costo medio per servire un utente non pagante e il tasso di conversione con cui gli utenti free diventano utenti premium.<br />
<strong>Skype</strong> è un esempio di servizio freemium tra i più importanti in circolazione e che ha avuto un impatto &#8220;disruptive&#8221; nel campo delle telecomunicazioni consentendo ai suoi utenti di chiamarsi gratuitamente via Internet. Skype si è potuto permettere di far telefonare gratis tra loro le persone da un computer ad un altro perchè la sua struttura era completamente differente da quella dei classici operatori telefonici, tutte le chiamate gratuite vengono veicolate via internet su una tecnologia peer-to-peer che sfrutta il dispositivo degli utenti e Internet come infrastruttura di comunicazione. Skype non doveva quindi preoccuparsi di gestire e mantenere la propria rete come una classica telco, gli utenti pagano solo se devono chiamare numeri telefonici collegati a linee classiche come quelli fissi o i numeri dei cellulari che sono raggiungibili tramite il servizio a pagamento SkypeOut che offriva tariffe fortemente competitive appena sopra i costi effettivi da sostenere per offrire il servizio in questione. Fondata nel 2004 non è stata presa molto sul serio dalle sue concorrenti classiche, Skype oggi conta circa mezzo miliardo di utenti ed è stata recentemente acquisita da Microsoft per 8.5 Miliardi di dollari. Chissà a posteriori cosa avranno pensato i vari concorrenti…</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1091" style="margin: 10px;" title="Schermata 12-2455905 alle 00.56.04" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/12/Schermata-12-2455905-alle-00.56.04-300x211.png" alt="" width="240" height="169" />Gli esempi riportati nel libro (in parte citati) sono molto interessanti e forniscono eccellenti spunti di ragionamento e di ispirazione, personalmente mi hanno aiutato molto ad avere una visione più chiara dell&#8217;insieme di possibilità che si hanno quando si vuole creare un modello di business. Gli strumenti forniti da questo testo sono eccezionali ed indispensabili per chiunque voglia fare le cose &#8220;sul serio&#8221;, dal canvas ai pattern, passando per le strategie, il design e i processi.</p>
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		<title>Come NON si fa una startup: Istruzioni da NON utilizzare.</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 13:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[groupon]]></category>
		<category><![CDATA[hoobee]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni digitali]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1054" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Finternet%2Fcome-non-si-fa-una-startup-istruzioni-da-non-utilizzare&amp;via=giuliano84&amp;text=Come%20NON%20si%20fa%20una%20startup%3A%20Istruzioni%20da%20NON%20utilizzare.&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Finternet%2Fcome-non-si-fa-una-startup-istruzioni-da-non-utilizzare" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/internet/come-non-si-fa-una-startup-istruzioni-da-non-utilizzare' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/10/Groupon-Logo.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1061" style="margin: 10px;" title="Groupon-Logo" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/10/Groupon-Logo-300x298.png" alt="" width="147" height="146" /></a>Marzo 2010, di ritorno da una breve vacanza a New York ho tra le mani Entrepreneur un noto magazine il cui titolo è più che esaustivo. Al suo interno trovo un articolo che parla di Groupon e del suo modello (quando ancora era basato sul tipping point per abilitare il deal) e rimango incantato. Mi sembrava geniale, una cosa del genere poteva funzionare perfettamente anche in Italia. Università finita lavoro part-time e progetti su commessa perchè non mi andava di infilarmi a fare stage post-lauream in grandi aziende software.. sai che quasi quasi provo a farlo anche io?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Premesse:</strong></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>non sapevo neanche come si scriveva &#8220;Startup&#8221;</li>
<li>all&#8217;non avevo minimamente un network di persone che lavorassero su prodotti web e startup con cui confrontarmi</li>
<li>non avevo idea a cosa andavo incontro ma I didnt give a fuck!</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La cosa buona in questo caso è che qualsiasi passo fai, giusto o sbagliato che sia, sarà sempre un momento formativo per capire come funzionano questo genere di cose. Il rovescio della medaglia del non sapere cosa conta veramente all&#8217;inizio, è che si cerca di fare tutto insieme, senza una strada pianificata o cominciando dalla parte sbagliata. Questo porta facilmente ad un progetto mal realizzato, che fa svanire l&#8217;entusiasmo dell&#8217;impresa e comporta anche una discreta perdita di soldi su elementi che non portano la tua startup a prendere vita come dovrebbe.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1054"></span>Tornato dal viaggio ne parlo con un amico (non farò nomi di nessuno perchè non ho chiesto il permesso e non mi sembra il caso di svegliarli alle 2 di notte), studiava per la specialistica e lavorava part time, era interessato al progetto e così iniziamo a lavorarci su. Il primo problema che emerge è: &#8220;Come comincio lo sviluppo di una webapp discretamente complessa se non ho tutte le skill necessarie?&#8221; (qui ci sarebbe da aprire una parentesi sulla formazione che viene data all&#8217;università, facoltà di Ingegneria Informatica, ma non è questo il luogo e il momento). Bè le alternative sono poche, se non sei in grado di farti da solo il prodotto o te lo fa qualcun&#8217;altro oppure non lo realizzi. La risposta? Outsourcing. Nel momento in cui non è la tecnologia ad essere il tuo punto di forza ma il servizio commerciale ci può stare che il prodotto te lo fa qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pro:</strong> Hai un prodotto che altrimenti non saresti riuscito ad ottenere, lo ottieni in tempi decenti e a costi contenuti (si puo fare più facilmente cercando verso Est, ma non aspettatevi chissà che livello di eleganza del codice o soluzioni tecnologiche fantastiche, tutto il mondo è paese, poco pagare, poco avere).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contro</strong>: Rischi di essere fortemente dipendente dal fornitore, prima, durante e dopo lo sviluppo. Se l&#8217;indiano di turno non si fa sentire su skype o via mail sicuramente non prenderai un aereo per andarlo a cercare a Bombay quindi tieni conto che se gli viene una crisi spirituale diventa anche un problema tuo. La comunicazione di un concetto per te apparentemente banale può diventare una cosa davvero complicata, non puoi dare nulla per scontato e devi redigere un capitolato tecnico come se lo dovessi spiegare ad un bambino di 5 anni.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Execution:</h3>
<p style="text-align: justify;">Bene ci eravamo fatti un idea dei costi e il gioco valeva la candela, a fronte di un investimento non troppo oneroso c&#8217;era la possibilità di creare un attività potenzialmente molto redditizzia così decidiamo di avviare i lavori. Trovo un team di sviluppo indiano su <a href="http://elance.com">Elance.com</a>, sembra che sappiano di cosa parliamo ed hanno già un clone di groupon funzionante (anche se non altrettanto appealing come grafica), concordo tempistiche e milestones e ragiono su tutte le cose che pensavo di mettere in più o in meno rispetto all&#8217;attuale versione che avevano.</p>
<p style="text-align: justify;">A posteriori posso dire che questo è stato uno dei primi gravi errori, non si può pensare a monte dell sviluppo di immaginare un prodotto completo in tutte le sue funzioni, mi sono fatto ingannare dal voler tutto e subito per potermi slegare dal team di sviluppo in tempi brevi (e questo ce l&#8217;hanno spiegato addirittura all&#8217;università!). Superata la fatica e il tempo serviti per scrivere il documento ed averlo discusso, pianifichiamo le date di consegna e diamo il via ai lavori. Effettivamente era un po un controsenso, chiedere di far rimettere mano ad un prodotto che era già stato pensato per clonare quel servizio è stato decisamente sciocco. La giusta da fare sarebbe stata farsela consegnare così come l&#8217;avevano e testarla sul mercato riducendo al minimo il Time-to-market, feature aggiuntive cambiamenti di rotta, pulsantini di share più o meno articolati dovevano venire molto dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco tempo dopo raccolgo un altro potenziale socio, un amico con una buona rete di conoscenze su Roma e tanta voglia di fare, studi terminati, andava colloquiando in cerca di lavoro. Iniziamo a stilare un elenco dei primi potenziali partner, ragionare su nome e payoff e a cosa fare per riuscire ad ottenere visibilità tra gli utenti.<br />
Alla prima SAL ci viene mostrata il design messo in piedi che non era esattamente un bijoux e così piuttosto che dover descrivere dettagliatamente come lo immaginavo ad un indiano dall&#8217;altra parte del globo scelgo di farmelo da solo su photoshop e mandarglielo affinchè ne facessero lo slice e lo applicassero, questo però ha messo in stop i loro lavori e aggiunto nuove cose da fare a me.</p>
<p style="text-align: justify;">Diventando sempre <a href="http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/poke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-il-blogging">più attivo sul web</a> entro in contatto con il network italiano di startupper ed eventi di networking a cui inizio a prendere parte. In questo circuito conosco una splendida persona che già lavorava con una sua azienda, gran capacità di execution e ottime compentenze, sono felicissimo di averlo incontrato e ad oggi è diventato un amico. Come tutti gli altri a bordo, non poteva garantire un commitment full time ma il contributo in termini di risorse e competenze che avrebbe apportato al progetto erano fantastiche.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Bad News:</h3>
<p style="text-align: justify;">Intanto i competitor cominciavano ad arrivare, CityDeal (poi acquistato da Groupon) aveva già le spalle grosse in europa e si stava affacciando sul mercato italiano, Glamoo era partito con un modello leggermente differente, Groupalia (dalla Spagna) aveva appena chiuso un secondo round di finanziamento e dichiarando che sarebbe arrivato nel belpaese, poi KGBDeals, Let&#8217;s Bonus, Poinx e altri ancora.. il mercato si stava affollando alla velocità della luce!</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo ad avvicinarci anche noi al lancio del prodotto, il servizio è orientato alla vendita e sin dall&#8217;inizio richiede la capacità di poter fatturare verso i commercianti quindi non c&#8217;è scampo che aprire una società che ci permetta di lavorare. Trovare un commercialista abbastanza sveglio e al passo con i tempi del web poter capire come strutturare la società non è stato affatto facile ma per fortuna con questo siamo capitati bene, abbiamo anche il notaio e siamo quasi pronti a firmare. Costituire una società che eroga un servizio su web in Italia non è cosa da due minuti, <a href="http://www.amministrazioneaziendale.com/lista_alfabetica_ateco.pdf" target="_blank">le categorie Ateco</a> rispecchiano ancora le attività di 20 anni fa la voce più avanguardista per chi opera su Internet è Portale Web.<br />
C&#8217;eravamo quasi, avevamo deciso come strutturare le cose se non fosse che ad un paio di settimane dall&#8217;incontro con il notaio il secondo socio riceve un offerta di lavoro in cui non sperava più e decide di lasciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle scelte soggettive che ognuno fa e di cui non voglio entrare nel merito, credo che anche qui ci siano stati dei miei errori, non credo di essere mai veramente riuscito a far innamorare del progetto le persone che ne stavano prendendo parte. A tutti sembrava una cosa buona su cui stare a bordo, una cosa che valeva la pena di fare visto l&#8217;investimento richiesto, ma probabilmente nessuno aveva mai creduto che la cosa potesse diventare realmente il loro lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la stessa sfortuna con cui stavo perdendo un socio ne trovo un altro a cui andava di entrare in gioco, un persona davvero formidabile ed unica nel suo genere. Purtroppo intanto il panorama era cambiato, Groupon era arrivato in Italia, pensiamo di ridiscutere alcuni punti del progetto anche se non avevamo un gran capitale da investire, e così pensiamo a come dare valore aggiunto al prodotto implementando funzioni che permettesero di differenziarci dai competitor. Pivoting prima ancora di partire. Aggiungetelo alla lista delle cose che non vanno fatte. Si perchè il tempo a disposizione è sempre meno, per andare veloci ci siamo ri-affidati a chi conosceva meglio la piattaforma realizzata (gli indiani) e in tutto ciò stavamo tardando il lancio ufficiale per aggiungere funzioni e servizi che non sapevamo neanche quanto sarebbero state accettate dal mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo a modificare il prodotto, e facendo due conti, per come era evoluta la situazione, era necessario poter attingere ad un capitale più sostanzioso per stare a galla, stavamo emulando un modello già esistente, in una posizione estremamente svantaggiata quindi non eravamo appetibili per VC o Angels di turno, così decido di iniziare a farmi il tour delle varie iniziative pubbliche. Fondi regionali, comunali, nazionali, la maggior parte dei bandi sembra strutturata appositamente per non darti la possibilità di prendere i soldi, l&#8217;iter è una cosa agghiacciante e persone con cui devi confrontarti sono anche peggio.. e loro dovrebbero essere la porta di accesso all&#8217;innovazione sul fronte della pubblica amministrazione? Andiamo bene. Spezzo una lancia giusto in favore del BIC Lazio che è l&#8217;unico ente in cui ho avuto modo di parlare con delle persone un minimo più aggiornate sui fatti e apparentemente ben predisposte all&#8217;ascolto.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Keep your eyes wide open</h3>
<p style="text-align: justify;">Nelle stesse settimane in cui porto avanti la possibile raccolta di un finanziamento da parte del BIC riceviamo un contatto per un opportunità che appariva interessante. Ci contatta un investitore che gestisce un incubatore Y-Combinator like a Roma e ci dice che avere un offerta da proporci.<br />
Ci presenta un dirigente di una società che si stava interessando al settore del group buying era venuta a sapere di noi veniamo contattati per discutere una possibile acquisizione per essere integrati all&#8217;interno di una progetto più grande su cui stavano lavorando.<br />
A noi non sembrava vero, avrebbe dato modo allo nostro strumento di ottenere degli ottimi canali di comunicazione e una buona rete commerciale di vendita svincolandoci da un &#8220;chicken egg problem&#8221; non da poco. Noi saremmo stati a bordo con una quota di minoranza portando know-how e piattaforma, la persona alla guida della società avrebbe tenuto sotto controllo la maggioranza della nuova entità portando i canali commerciali e il suo grosso network (almeno così diceva, non c&#8217;è mai stato modo di testarlo con mano), e la l&#8217;investitore di cui sopra avrebbe apportato del capitale per avere una sua fetta.<br />
Si susseguono degli incontri più o meno ravvicinati, riusciamo a coinvolgere un ragazzo che si era appena dimesso da Groupon per seguire l&#8217;aspetto commerciale, ci mettiamo a lavoro per dare supporto operativo al progetto (sostenendo una serie di costi) mentre portiamo avanti la trattativa di acquisizione. Troviamo un accordo informale e ci prepariamo ad ufficializzare il tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lieto fine? Eh no, non proprio. Il businessman diventa gradualmente un entità ectoplasmica. Proviamo a chiedere supporto e qualche spiagazione all&#8217;investitore che ci aveva coinvolto in questo &#8220;affare&#8221; e che vorrebbe fare network e ricreare un angolo di Silicon Valley a Roma ma se ne è lavato le mani. Il risultato è stato scoprire più tardi che il businessman molto probabilmente non ha mai avuto intenzione di collaborare con noi ma si è messo nella posizione di scoprire il più possibile del settore per poi farsi gli affari propri. Fine dei giochi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Business is business, lesson learned.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Mi consola il fatto di essere venuto a sapere di diversi altri feedback poco carini nei confronti dell&#8217;investitore che ci ha tirato in ballo a questa cosa, vuol dire che poteva succedere a chiunque, per un momento avevo pensato che fossimo noi che avevamo qualcosa che non andava.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Conclusioni</h3>
<p style="text-align: justify;">Ad un anno e mezzo di distanza sono entrato in contatto con gran parte dell&#8217;ecosistema delle startup in italia, ho accumulato esperienza grazie al networking e prendendo parte a fantastiche iniziative formative come <a href="http://www.innovactionlab.org/">InnovactionLab</a> o StartupWeekend. La storia senza lieto fine di certo non mi ha fermato e ora sono concentrato su nuovi progetti. Il network degli <a href="http://blog.indigenidigitali.com">Indigeni Digitali</a> che coltivo insieme a <a href="http://fabiolalli.com">Fabio Lalli</a> sta esplodendo, una nuova avventura di lean startup che si chiama <a href="http://hoobee.it">Hoobee</a> è nata da poco e sta raccogliendo ottimi feedback e ancora altre idee sono pronte ad essere messe in piedi. Spero che questo estratto possa tornare utile a quanti nutrono speranze di costruirsi una propria startup, possa servire a dimostrare che <strong>il fallimento è un passaggio formativo e non un marchio a fuoco che ci portiamo dietro per tutta la vita</strong>, una cosa che in Italia ancora non sembra essere molto accettata.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Andrew Mason, CEO di Groupon, aveva fallito prima di intraprendere la sua impresa di successo. Magari è un buon segno ;)</p>
<p style="text-align: justify;">PS: ci sono molti aspetti tralasciati per non rendere questo post eccesivamente lungo ma sono disponibilissimo a discuterli insieme  quindi sentitevi liberi di commentare come meglio credete.</p>
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		<title>E cosi hai un’ idea geniale per un app eh?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 08:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una guida per i primi passi da fare quando pensiamo di avere per le mani una buona per la realizzazione di un app]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1026" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Finternet%2Fe-cosi-hai-un-idea-geniale-per-un-app-eh&amp;via=giuliano84&amp;text=E%20cosi%20hai%20un%26%238217%3B%20idea%20geniale%20per%20un%20app%20eh%3F&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Finternet%2Fe-cosi-hai-un-idea-geniale-per-un-app-eh" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/internet/e-cosi-hai-un-idea-geniale-per-un-app-eh' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/09/App-Store-Icon.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-1039" style="margin: 10px;" title="App-Store-Icon" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/09/App-Store-Icon-300x261.jpg" alt="" width="210" height="183" /></a>Negli ultimi due mesi, dopo essere stato intervistato da <a href="http://millionaire.it/" target="_blank">Millionaire</a> in un dossier riguardante l&#8217;app-economy in merito a cosa sia, quali opportunità offre e in che modo avvicinarla, ho ricevuto con piacere diversi contatti. Tutte persone che, interessatesi all&#8217;articolo, avevano delle idee da realizzare o erano interessate ad fare uso di un app per ingrandire un business pre-esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione di un seminario online per un editore avevo trattato i temi principali riguardanti l&#8217;universo delle app riassunti in un precendete <a href="http://www.giulianoiacobelli.com/internet/lapp-economy-e-luniverso-del-mobile">post</a>, questa volta invece vorrei utilizzare un approccio più pratico. Quasi tutti i &#8220;non adetti ai lavori&#8221; che mi hanno contattato hanno fatto domande incredibilmente simili evidenziando come alcuni aspetti e criticità di questo mondo non siano facilmente identificabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1026"></span>Partiamo da un assunzione di base:<br />
<strong>Fare un app di successo è difficile.</strong><br />
<strong>Fare un app di successo è maledettamente difficile.<br />
</strong><strong>Fare un app di successo è incredibilmente difficile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi da dove iniziare? Come ci si può presentare con le idee più chiare a qualcuno che può aiutarci a sviluppare la nostra idea sotto forma di app? Proviamo ad elencare le considerazioni e le operazioni che si dovrebbero fare prima di avventurarsi in un progetto del genere. Il minimo comune denominatore di molte delle persone che mi hanno contattato era la convizione che bastasse basarsi su tue punti principali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>La propria idea</li>
<li>La creazione dell&#8217;app</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em>Il problema di questo approccio è che molto probabilmente ci si renderà conto solo nel corso d&#8217;opera che i fattori che determinano il successo o il fallimento dell&#8217;app e quindi giustificano l&#8217;investimento di tempo e denaro sono anche molte altre.</em></p>
<h3 style="text-align: justify;">Validare l&#8217;idea</h3>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Capita spesso che l&#8217;idea nasca da una specifica esigenza personale. Il classico momento in cui si cerca di fare qualcosa armeggiando al pc o con il proprio smartphone e si pensa: &#8220;qual&#8217;e il modo migliore di..&#8221;  testando un innumerevole quantità di soluzioni disponibili ma non adatte per finire con il realizzare che &#8220;sarebbe stupendo avere un app che fa esattamente questo!&#8221;.</span></p>
<p><img class="size-medium wp-image-1038 alignright" style="margin: 10px;" title="foto" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/09/foto-200x300.png" alt="" width="200" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Bene in questo momento è fondamentale definire quale problema si sta cercando di risolvere ma sopratutto cercare di capire se il nostro problema è comune ad un numero considerevole di altri utenti. Questa analisi di pre-fattibilià può &#8220;uccidere&#8221; o consolidare l&#8217;idea prima ancora che si parta a tutti gli effetti con la progettazione e anche se ci trovassimo nel primo dei due casi sarebbe (nostro malgrado) comunque un bene essersene accorti risparmiandoci i costi di sviluppo e progettazione di un app che non vuole nessuno!</p>
<p style="text-align: justify;">Cercare di definire esattamente il problema che si vuole risolvere è molto importante perchè ci aiuterà in seguito a tracciare un percorso esatto quando sarà il momento di entrare nel vivo dello sviluppo. Definire esattamente cosa vogliamo far fare alla nostra app ci permette di concentrarci maggiormente sul prodotto risparmiando tempo e denaro nella fase di implementazione, design e sviluppo. In questo momento dovete mettere da parte qualsiasi ramificazione del tipo &#8220;perchè poi potrebbe tornare utile se..&#8221; , &#8220;nel caso in cui.. potremmo fargli fare anche.. &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">Semplificare al massimo il funzionamento dell&#8217;app in questo momento garantisce un risultato più user friendly e che più facilmente terrà fede alla promessa di risolvere il problema specifico da cui tutto è cominciato. A questo punto la cosa migliore da fare è fare alcune ricerche per capire se c&#8217;è un mercato che ci aspetta ed in caso questo esista dobbiamo riuscire a fare una stima di quanto sia grande e da chi è composto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto migliore in cui iniziare le ricerche è sicuramente l&#8217;AppStore, nell&#8217;ipotesi di trovare app concorrenti tra le &#8220;Top&#8221; della loro categoria avremo un buon riscontro del fatto che c&#8217;è una forte richiesta per app come la nostra e di conseguenza che sono molti gli utenti che condividono il nostro stesso problema che altre app provano già a risolvere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se invece non ne dovessimo trovare neanche una di app simile, è necessaria una ricerca più profonda, in questo caso infatti siamo in un limbo delicato e dai contorni sfocati infatti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>il mercato potrebbe essere più piccolo di ciò che si immaginava (non per questo da trascurare)</li>
<li>esistono app che provano a risolvere quel problema ma non sono all&#8217;altezza</li>
<li>attualmente potrebbe esserci un vincolo che impedisce di produrre un app per quel tipo di problema</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Per avere un quadro più ampio della situazione è bene effettuare molte ricerche su Google e continuare ad esaminare la quantità di risultati, il modo in cui i concorrenti hanno affrontato il problema e quali caratteristiche occorrono più spesso. Le recensioni e i commenti che si trovano sui blog e siti specializzati nel settore sono un ottima fonte di informazioni strategiche per capire cosa è stato apprezzato e cosa no. Anche un giro sulle pagine ufficiali di Facebook o gli account Twitter dei nostri competitor sono un ottimo luogo per approvvigionarsi di pareri, commenti e consigli da parte degli utenti su quello che vogliono e come.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Ben più di un idea e un po&#8217; di sviluppo</h3>
<p style="text-align: justify;">Ottimo, ora abbiamo un problema da risolvere, questo è già un eccellente punto di partenza quello che ci manca adesso è &#8220;solo&#8221; una soluzione e un piano di sviluppo. La soluzione deve essere brillante e creativa, che non sono da interpretare come sinonimi di articolata o complicata. Molto spesso le migliori soluzioni sono estremamente semplici e lineari. Un&#8217;ottima soluzione è spesso conseguenza di una profonda comprensione di ogni singolo aspetto del problema dei nostri utenti e per questo occorre chiedersi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>cosa stanno cercando di ottenere i nostri utenti?</li>
<li>perchè gli strumenti attualmente in circolazione hanno fallito?</li>
<li>che funzioni o meccanismi si possono implementare per migliorare la vita all&#8217;utente?</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ipotizziamo di esserci decisi a sviluppare la nostra idea, adesso bisogna preoccuparsi della roadmap di sviluppo e di sostenibilità del progetto. Nel caso in cui si hanno le competenze da sviluppatore software sarebbe possibile realizzare l&#8217;app in autonomia, ma se non è così è molto probabile che sarete costretti ad affidarvi a qualche soluzione in outsurcing.</p>
<p style="text-align: justify;">Indipendentemente dal tipo di sviluppo intrapreso ci sono degli aspetti che non trascendono questa scelta e sono allo stesso livello cruciali per poter sperare di avere successo in un mercato in cui la competizione è altissima. Dobbiamo quindi definire e capire:</p>
<p style="text-align: justify;">1) Quale <strong>modello di revenue </strong>usare? Citando parte del precedente post &#8220;<em>I modelli di revenue sono molteplici in questo panorama. Quali sono gli aspetti e le valutazioni che deve fare un azienda che vuole affacciarsi nel mondo del mobile? Dal tipo di app da creare, ai contenuti da veicolare, alla frammentazione del panorama dei device che supportano app, dallo sviluppo concreto al modo di renderla nota ai propri utenti, dal modello di revenue diretto e non da definire fino al più semplice grattacapo di App gratuita vs App a pagamento, sono molti gli aspetti da analizzare con cautela ed evitare di fare investimenti azzardati quando ci si avvicina per la prima volta al mondo del mobile</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;industria delle app i modelli di revenue più ricorrenti (descritti in modo molto sintetico) sono i seguenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>vendita</strong>: semplice e diretto, ma bisogna tenere conto che la concorrenza è altissima ed ha bruscamente abbassato i prezzi.</li>
<li><strong>advertising</strong>: forse la spina dorsale del mondo dell’ industria delle app, in particolare in periodi meno rosei in cui gli utenti scaricano applicazioni a pagamento in modo molto più moderato.</li>
<li><strong>freemium</strong>: un modello di vendita ibrida in cui si realizza un applicazione gratuita con delle funzionalità di base, e successivamente, generare ricavi offrendo una versione pro più completa a pagamento.</li>
<li><strong>beni virtuali</strong>: questo è più vicino alle app legate ai social media, consiste nella vendita di beni virtuali e oggetti all’interno dell’applicazione. Farmville ne è un celebre esempio.</li>
<li><strong>abbonamento</strong>: ancora non troppo popolare, questo tipo di modello potrebbe essere pronto ad esplodere, nel mondo delle app sono già presenti Netflix e Hulu e molti altri servizi di streaming si stanno muovendo in questa direzione</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">2) E poi: di quale integrazioni necessita la  nostra app? Quali dati e quali attività degli utenti vogliamo tracciare? Il nostro servizio si integrerà con API esterne? Che risorse IT saranno necessarie e quali costi comportanto? Avremo bisogno di scambiare dati con server esterni? La nostra soluzione di hosting è in grado di scalare facilmente?</p>
<h3 style="text-align: justify;">Execution</h3>
<p style="text-align: justify;">Per quello che riguarda lo sviluppo ed il lancio completo di un app richiede un&#8217;enorme quantità di conoscenze trasversali: grafica, design e progettazione della user experience, programmazione, web design, web marketing, copywriting, networking, buzz, SEO…<br />
Questo significa che a meno che non abbiate il supporto di un finanziatore molto probabilmente vi ritroverete a fare gran parte del lavoro per conto vostro e scegliere per quali servizi affidarvi ad esterni. La mia prima esperienza con <a href="http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/twittelp-laiuto-a-distanza-di-un-tweet">Twittelp</a>, app gratuita con il puro scopo di studio del settore e linguaggio di programmazione, non aveva alcuna pretesa di generare entrate e questo va letto come &#8220;ho fatto tutto da solo&#8221;. L&#8217;avventura è stata decisamente formativa ma vi assicuro che è una quantità di lavoro indescrivibile per una persona sola.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi più approfondita di questi aspetti va oltre gli obiettivi di questo post e sarà più approfonditamente nel prossimo.</p>
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		<title>HTML5 a portata di mano</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 21:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ottimo riferimento per una consultazione immediata delle funzionalità introdotte con HTML5.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton1014" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fmobile%2Fhtml5-a-portata-di-mano&amp;via=giuliano84&amp;text=HTML5%20a%20portata%20di%20mano&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fmobile%2Fhtml5-a-portata-di-mano" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/mobile/html5-a-portata-di-mano' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/html5cheatsheet.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1015" title="html5cheatsheet" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/html5cheatsheet.png" alt="" width="610" height="200" /></a></p>
<p>E&#8217; un po&#8217; che sto pensando di trattare maggiormente tematiche inerenti lo sviluppo di web application e app per dispositivi mobili da un punto di vista più concreto e condividendo risorse utili.<br />
Le occasioni di fare formazione sull&#8217;<a href="http://www.giulianoiacobelli.com/internet/lapp-economy-e-luniverso-del-mobile" target="_blank">appeconomy</a> e l&#8217;uscita su magazine come &#8220;<a href="http://www.millionaire.it/content/view/4089/68/" target="_blank">Millionaire</a>&#8221; mi hanno portato nuove opportunità e credo possa essere di valore condividere osservazioni, studi ed esperienze di questo tipo attreverso il blog.<br />
Non amo pubblicare infografiche ma questa l&#8217;ho trovata coerente con questa nuova diramazione di argomenti che tratterò e mi è comoda per cogliere l&#8217;occasione di annunciare la nuova iniziativa.</p>
<p><span id="more-1014"></span>La risorsa non è recentissima ma è un ottimo punto di riferimento per tutti coloro che si lavorano con <strong>HTML5</strong>, linguaggio con cui bisogna avere a che fare indipendentemente dalla tecnologia che volete utilizzate per sviluppare il vostro prodotto web.<br />
HTML5 ha aggiunto dei nuovi livelli di complessità (e potenzialità) allo sviluppo di prodotti web e TechKing si è preoccupato di generarci questo riferimento (cheatsheet) molto pratico per riassumere mostra tutti i tag di cui si poteva, si può e si potrà usufruire (new, existing e unsupported). Di certo non vi insegna nulla ma oer una consultazione rapida è la soluzione migliore da avere a portata di mano. In fondo all&#8217;infograficaè stata dedicata anche una sezione alla compatibilità dei dei vari componenti con browser desktop e mobili. Sul sito di TechKing trovate l&#8217;infografica ad <a href="http://www.testking.com/techking/wp-content/uploads/2011/02/IG-HTML5-Cheatsheet-1000px.png" target="_blank">alta risoluzione</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img title="Ultimate HTML5  Cheatsheet" src="http://www.testking.com/techking/wp-content/uploads/2011/02/IG-HTML5-Cheatsheet-600px.png" alt="" width="600" height="9596" /><p class="wp-caption-text">Ultimate HTML5 Cheatsheet</p></div>
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		<title>Friend or Follow? Un analisi dei modelli alla base delle reti sociali.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 08:56:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Facebook presto permetterà di taggare anche i non amici e sembra andare incontro al sistema del Follow di Twitter. Esiste un approccio giusto? Proviamo a fare un analisi dei modelli di rete sociale alla base degli strumenti più utilizzati oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton991" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Ffriend-or-follow-un-analisi-dei-modelli-alla-base-delle-reti-sociali&amp;via=giuliano84&amp;text=Friend%20or%20Follow%3F%20Un%20analisi%20dei%20modelli%20alla%20base%20delle%20reti%20sociali.&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Ffriend-or-follow-un-analisi-dei-modelli-alla-base-delle-reti-sociali" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/friend-or-follow-un-analisi-dei-modelli-alla-base-delle-reti-sociali' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;">Sembra che Facebook sia sempre più vicino al rilascio di una funzione di <a href="http://thenextweb.com/facebook/2011/08/23/facebook-is-still-testing-a-subscribe-feature-for-profiles/  " target="_blank">&#8220;Iscrizione&#8221; all&#8217;attività di un utente</a>, ovvero dare la possibilità di seguire un utente senza dover necessariamente stringerci amicizia, in poche parole il modello di relazione sociale asimmetrico di Twitter. Una politica molto simile è stata seguita di recente anche da Google+ in cui si può scegliere cosa condividere pubblicamente (e quindi a chiunque ti segua) e cosa soltanto ai membri delle tue cerchie.<br />
Sia chiaro che non è nulla di ufficiale, ma questo mi ha dato modo di fare alcune riflessioni sui due modelli principali di relazioni sociali che ho sempre avuto voglia di approfondire.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/Screen-Shot-2011-08-23-at-1.57.57-PM-520x297.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1000" title="Screen-Shot-2011-08-23-at-1.57.57-PM-520x297" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/Screen-Shot-2011-08-23-at-1.57.57-PM-520x297.png" alt="" width="520" height="297" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify;">Reti simmetriche ed asimmetriche</h3>
<p><em><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;">Una rete sociale (social network) è una struttura fatta di persone e relazioni tra le persone. In una rete sociale le relazioni tra gli attori possono rappresentare diverse cose. Per esempio amicizia, relazioni professionali, relazioni criminali, relazioni amorose o sessuali. Per esempio in Facebook la relazione tra le persone è quella dell&#8217;amicizia.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Per la maggior parte delle persone una rete sociale significa un servizio quale Facebook o Twitter. In realtà, lo studio delle reti sociali è molto più antico di questi servizi. I sociologi sono probabilmente i ricercatori che hanno la tradizione di studio delle reti sociali più longeva e consolidata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-991"></span>Sono due i modelli utilizzati nel mondo del software per rappresentare le relazioni umane: asimmetrico e simmetrico.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>Il modello asimmetrico</strong> è quello utilizzato da Twitter o Instagram, ovvero ognuno può seguire qualcuno senza che quest&#8217;ultimo necessariamente ricambi il favore. E&#8217; una relazione a senso unico che può essere reciproca o meno.</li>
<li><strong>Il modello simmetrico</strong> invece è quello di Facebook, LinkedIn o MySpace, dove ogni volta che qualcuno aggiunge qualcun&#8217;altro come amico, quest&#8217;ultimo è automaticamente costretto a fare lo stesso. Questa è quindi una relazione biunivoca in cui gli utenti amici sono sempre in relazione 1 a 1 tra loro.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il vantaggio del modello del Follow (quello di Twitter) è che permette di realizzare 4 tipi di relazioni differenti mentre il modello di Facebook ne permette solo due, queste relazioni sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>un utente che ti segue ma che tu non segui</li>
<li>un utente che non ti segue ma che tu segui</li>
<li>un utente che ti segue e che tu segui</li>
<li>un utente che non ti segue e che tu non segui.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Non credo ci sia bisogno di sottolineare che i modelli di relazione permessi da Facebook sono solo gli ultimi due. il modello asimmetrico ha quindi un maggior numero di gradi di libertà nell&#8217;esprimere la relazione che lega due persone, ma i vantaggi di questo modello vanno oltre.<br />
Il modello asimmetrico rispecchia con più fedeltà il modo in cui siamo in grado di prestare attenzione a chi ci sta intorno.<br />
Ogni utente di Twitter può avere un numero ben più alto di follower (coloro che lo seguono) rispetto a quello dei following (coloro che segue). Questa forma di non bilanciamento dell&#8217;attenzione è alla base del servizio cinguettante. Facebook è invece partito con l&#8217;obiettivo di voler modellare il grafo sociale delle relazioni personali e al di là di tutte le possibili feature di puro intrattenimento dell&#8217;utente (foto, video, app..), è questo diverso approccio alle relazioni tra utenti che fa la differenza trai due servizi. Approccio che non si limita ad una scelta filosofica ma che si riflette anche nell&#8217;architettura interna dei due servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo di Facebook un&#8217; entità con più di 5000 contatti è un business, Robert Scoble già nel <a href="http://scobleizer.com/2007/10/14/the-you-dont-need-more-friends-lobby/" target="_blank">2007</a> con il suo solito modo di parlare &#8220;fuori dai denti&#8221; riportò che questo il limite non era altro che una &#8220;traduzione in policy&#8221; di un fattore che altrimenti avrebbe complicato a livello tecnico la scalabilità del servizio.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Le reti asimmetriche scalano meglio</h3>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 13px; font-weight: normal;"><img class="alignright size-full wp-image-992" style="margin: 5px;" title="relationships-twitter" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/relationships-twitter.gif" alt="" width="170" height="97" />Le reti asimmetriche permettono di gestire meglio le entità a cui vogliamo rivolgere attenzione, indipendentemente dal nostro essere un grande brand o un semplice utente, non siamo obbligati a dover prestare attenzione ad ogni singolo follower. Facebook ha cercato di porre rimedio con un sistema che filtra i contenuti del nostro news feed cercando di far emergere quelli che ritiene più rilevanti per noi avvalendosi di algoritmi che si basano sulla nostra attività e sul valore del contenuto in termini di potenziale di creazione una conversazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-993 alignright" style="margin: 5px;" title="relationships-facebook" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/relationships-facebook.gif" alt="" width="169" height="99" /></p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre il modello asimmetrico di Twitter permette alla nostra rete sociale di scalare meglio infatti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>I retweets dei nostri following ci portano informazioni e contenuti postati da persone al di fuori del nostro network</li>
<li>la ricerca permette di trovare informazioni anche al di fuori della nostra rete</li>
<li>le replies permettono di vedere chi ci menziona anche se non li seguiamo, permettendo maggiori possiblità di interazione e dando la possibilità a chi non è nella nostra rete di iniziare una conversazione con noi.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Da questo si può dedurre che all&#8217;aumentare del network che ci circonda, verrà amplificata maggiormente l&#8217;informazione di nostro interesse e di conseguenza la possiblità di entrare in contatto con nuove persone. Su Facebook si può interagire con persone che non si conoscono su conversazioni di contatti o pagine pubbliche comuni ma è molto probabile che per saperne di più su suo conto ci sia bisogno di &#8220;diventare amico&#8221; con uno sconosciuto. Su Twitter al contrario è molto probabile che tu possa vedere tutto quello che è stato twittato da un utente che non segui e quindi valutare se i contenuti da lui condivisi siano interessanti o meno, e il livello di obbligo morale è molto più basso perchè l&#8217;utente in questione non deve dare alcun seguito alla nostra azione di follow.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Social Design</h3>
<p style="text-align: justify;">Io personalmente trovo molto più adatto e flessibile il modello asimmetrico ma questo non significa che quello simmetrico sia in qualche modo sbagliato. Facebook è stato costruito sul modello bidirezionale sull&#8217;assunto che ognuno abbia interesse nei confronti dei propri amici ma si sta lentamente aprendo al supporto sempre più completo al modello asimmetrico ed un altro importante segnale è stato dato da un recentissimo annuncio di cambio di funzionalità dei tag: mentre prima era possibile taggare qualcuno sono se era nostro amico, o una pagina solo che avevamo dato un &#8220;like&#8221;, adesso invece è possibile farlo con tutti, e anche con i &#8220;non amici&#8221;. Una soluzione a favore della <strong>conversazione</strong>.<br />
Conversazione che è identificata come elemento fondamentale nella progettazione di esperienze sociali. Facebook ha recentemente rilasciato delle indicazioni sui principi del social design che sono stati ben riassunti da <a href="http://twitter.com/lucamascaro">Luca Mascaro</a> in un suo <a href="http://www.lucamascaro.info/blog/user-experience/social-design-secondo-facebook.html">recente post</a> da cui riprendo un passaggio:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>La conversazione rappresenta tutte le interazioni che avvengono all’interno della community e ne determinano lo stato vitale. Costruirla a livello di design è relativamente semplice infatti alla base basta concepire un meccanismo che permetta di creare una fase di “comunicazione” contrapposta ad una fase di “ascolto”.</em><br />
<em> La comunicazione può essere un commento, un like, una condivisione o quanto altro che arricchisca l’informazione generale, emetta un azione all’interno del network e permetta di recepire delle reazioni che poi portano all’ascolto.</em><br />
<em> L’ascolto è sia composto dalla possibilità di emettere nuove azioni alle reazioni (il dibattito attraverso i commenti o altre azioni di feedback) sia il creare una serie di strumenti che permettano di tenere monitorato lo stato della conversazione per abilitare gli utenti ad intervenire al momento giusto.</em><br />
<em> Ed è proprio su questo ultimo punto che Facebook ci suggerisce di dare la maggior cura al design: senza un buon sistema di notifiche, dei buoni strumenti per monitorare le attività (come il wall) o dei sistemi che mi permettano di vedere le conversazioni in corso la community rischia di mostrarsi senza vita e questo la porta inevitabilmente alla morte.</em></p>
<h3 style="text-align: justify;">C&#8217;è un modello vincente?</h3>
<p>Entrambi i modelli hanno i loro vantaggi: quello simmetrico supporta meglio le relazioni personali più strette ma in qualche modo ha bisogno di maturare ed adattarsi alle complessità che hanno introdotto brand e aziende che arricchiscono il valore di questi strumenti ma diversificano il tipo di esigenze degli utenti. Lascio a voi ulteriori riflessioni in merito, magari potreste farle partendo dalla vostra condizione nei miei confronti, per quello che so potreste essere tra i miei contatti di Facebook, tra i miei follower di Twitter ed essere da me seguiti a vostra volta o meno, potreste essere un mio contato professionale di Linkedin o far parte di una cerchia di Google+ :)</p>
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		<title>Le rivolte ai tempi dei SocialMedia parte 1: LondonRiots, Tunisia ed Egitto, aspettando la Cina.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 17:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<description><![CDATA[Rivolte, insurrezioni e malcontento popolare. Un analisi delle cause e di come i socialmedia accelerino questi processi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton974" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fle-rivolte-ai-tempi-dei-socialmedia-parte-1-londonriots-tunisia-ed-egitto-aspettando-la-cina&amp;via=giuliano84&amp;text=Le%20rivolte%20ai%20tempi%20dei%20SocialMedia%20parte%201%3A%20LondonRiots%2C%20Tunisia%20ed%20Egitto%2C%20aspettando%20la%20Cina.&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fle-rivolte-ai-tempi-dei-socialmedia-parte-1-londonriots-tunisia-ed-egitto-aspettando-la-cina" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/le-rivolte-ai-tempi-dei-socialmedia-parte-1-londonriots-tunisia-ed-egitto-aspettando-la-cina' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p><strong>#Londonriots</strong>.</p>
<p>Uno dei più recenti trending topic su Twitter in questi giorni, sinonimo di rivolte e disordini ma allo stesso tempo ennesima espressione delle incredibili potenzialità di unire le persone degli strumenti sociali online. E&#8217; ben più che una tendenza o un momento di passaggio, le persone che si connettono (verbo più che mai significativo, dalla doppia valenza) sono sempre di più, in questi mesi la primavera araba ha messo tutti nella posizione di chiedersi quali effetti la tecnologia e i social media producano su comunità unite da un obiettivo comune.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/Riots-in-Hackney-007.jpg"><img class="size-full wp-image-987 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="Riots-in-Hackney-007" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/08/Riots-in-Hackney-007.jpg" alt="" width="460" height="276" /></a>È Twitter è una delle principali risorse online per tenersi aggiornati su quanto accade nel mondo ed ha svolto un ruolo fondamentale nelle proteste che hanno scosso il mondo arabo e il Medio Oriente. Prima in occasione dei primi focolai scoppiati in Egitto e in Tunisia, poi si è rivelata una fonte di informazione anche per seguire l’evolversi degli scontri e delle rivolte che hanno e stanno tutt&#8217;ora infiammando la Libia e che si sono manifestate anche in Algeria, Marocco e Yemen.</p>
<p>Non c&#8217;è dittatura che tenga: il messaggio abbatte la censura, aggira filtri e blocchi, ispira proteste e sostengono la ribellione di popoli oppressi dai despoti più agguerriti. Come per l’Egitto, per la Tunisia, per l’Iran e così per la Libia, con le dovute differenze, il fattore comune è unico. La protesta può arrivare ovunque anche dove non è consentito comunicare.</p>
<p><span id="more-974"></span></p>
<h3>Contro lo status quo</h3>
<p>L&#8217;effetto domino è un buon mezzo per capire le varie situazioni di proteste popolari in giro per il mondo nel Medio-Oriente, nel Maghreb e a Londra ma va sottolineato che è lo status quo dei singoli paesi ad aver creato i presupposti per i disordini a cui abbiamo assistito:</p>
<ul>
<li>In Tunisia le proteste si sono accese per via della delocalizzazione della produzione che ha costretto il paese a sottostare agli approvvigionamenti dei beni primari da parte dei paesi nord occidentali che hanno imposto tariffe che hanno soffocato il popolo tunisino.</li>
<li>In Egitto ed in Libia invece, la natura della rivolta è simbolica ed è legata più all’opposizione ai regimi rispettivamente di Mubarak e di Gheddafi</li>
<li>l’Iran, paese a cultura persiana e di religione islamica, quindi profondamente diverso dai primi, la rivolta del pane ha rappresentato un modo per unirsi e identificarsi nell’ideale di libertà e lotta alle varie forme di regime.</li>
<li>A Londra la morte di un ragazzo nero fermato dalla polizia sembra essere stato il pretesto per poter sfogare la rabbia da parte delle persone esasperate dalle condizioni in cui sono costrette a vivere per via della crisi e dal disagio sociale delle periferie che si è poi allargato a macchia d&#8217;olio in tutta la città trasformandola in un campo di battaglia per cinque giorni.</li>
</ul>
<p>Durante le rivolte inglesi le forze dell&#8217;ordine hanno minacciato severamente chiunque su Twitter avesse inviato messaggi che incitassero a sostenere la rivolta popolare e a scendere per le strade ma non credo sarebbe cambiato molto senza. Basti pensare alla rivolta delle banlieue di circa sei anni fa, iniziate il 27 ottobre 2005 ed inizialmente circoscritte ad un piccolo comune, si sono poi estese a livello nazionale ad altre città della Francia come Rennes, Évreux, Rouen, Lilla, Valenciennes, Amiens, Dijon, Tolosa, Pau, Marsiglia e Nizza.<br />
Spero non vi sorprendiate se vi ricordo che all&#8217;epoca Twitter non era ancora nato e Facebook era un network ancora chiuso e quindi disponibile ai soli studenti americani.</p>
<h3>I SocialMedia non sono la causa</h3>
<p>David Rieff, columnist dell&#8217;internazionale, ha fatto delle interessanti considerazioni che mi sento di condividere e con cui concordo:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Se le tecnologie dell’informazione non fossero l’idolo dei nostri tempi, nessuna persona sensata potrebbe mai credere che la rivoluzione nordafricana sia avvenuta grazie ai social network. Siamo di fronte alla stessa idea utopistica che fece prevedere a Marx la liberazione degli indiani dal sistema delle caste grazie alla rivoluzione delle comunicazioni prodotta dalle ferrovie dell’impero britannico. Non voglio certo dire che i social network non contano, anzi: contano molto.</em><br />
<em> Però non sono l’incarnazione della libertà né affrettano l’arrivo di chissà quale stadio paradisiaco della storia umana. Se l’insurrezione tunisina ha avuto una causa scatenante, bisognerebbe cercarla in un gesto politico tutt’altro che virtuale. Parlo della decisione di Mohamed Bouazizi – un ambulante di Sidi Bouzid, una cittadina della Tunisia centrale – di darsi fuoco per protestare contro la polizia che gli aveva sequestrato il carrettino e i prodotti che tentava di vendere, e più in generale contro la brutalità della polizia, la disoccupazione, la miseria e la mancanza di opportunità. È stato il suo gesto a scatenare le prime manifestazioni antigovernative in Tunisia, imitato da varie altre persone che si sono immolate un po’ dappertutto dall’Egitto alla Mauritania.</em><br />
<em> Ma nella narrazione dei ciberutopisti, i gesti di auto-immolazione non trovano posto: sono troppo lontani dalla mentalità di noi occidentali. Invece Twitter e Facebook sono considerati indispensabili per il nostro stile di vita.</em></p>
<p>Non va fatto dunque il grave errore di considerare i socialmedia causa delle rivolte, i motivi delle proteste sono diversi tra loro e ben radicati nel contesto sociale di riferimento, ma i protagonisti delle insurrezioni popolari sono più interconnessi tra loro, si sentono più uniti tra loro anche senza essere fisicamente fianco al fianco. Dice l&#8217; ex segretario al Tesoro di Bill Clinton: “Metà della popolazione del pianeta oggi ha meno di 25 anni. E sono i più interconnessi attraverso le tecnologie digitali, i siti sociali, Facebook e Twitter. Sono anche la fascia della popolazione che, dalla Spagna al Medio Oriente, soffre tassi di disoccupazione fino al 40%, il doppio degli adulti. Quante altre situazioni analoghe alla Tunisia vedremo esplodere?”<br />
Ed è qui che bisognerebbe rallentare con le conclusioni troppo facili perchè sono molte le parole spese sul potenziale di emancipazione di Twitter &amp; Co. di fronte ai quali le dittature del pianeta sembrerebbero impotenti. I media tradizionali hanno dedicato moltissimi servizi a ciò che si leggeva sui blog e che passava su Twitter con le relative contromisure di censura e chiusura dell&#8217; accesso ad internet via via che le manifestazioni si intensificavano, &#8220;Come se il mezzo fosse davvero il messaggio, e come se l’accesso alla rivoluzione senza internet fosse bloccato&#8221; Marshall McLuhan</p>
<p>E&#8217; bene avere una panoramica completa dei fatti per capire quanto è accaduto in Medio-oriente e più recentemente a Londra , non è per via dei SocialMedia che avvengono le rivolte e i disordini, ma per via dello status quo, i socialmedia esercitano il ruolo di diffusori di informazioni in modo molto più efficiente e veloce di qualsiasi altro strumento attualmente a disposizione, dando voce alle comunità e accelerando i processi di insurrezione.</p>
<h3>Toccherà anche alla Cina?</h3>
<p>Lo sa bene il governo cinese controlla quasi totalmente il flusso di informazioni che circola nel paese, Pechino monitora costantemente l&#8217;attività degli oltre 450 milioni di utenti internet cinesi per evitare qualsiasi tipo di organizzazione di dissidenti. Il web cinese è quindi ripulito quasi totalmente da qualsiasi forma di materiale che possa criticare le delicate tematiche dei diritti umani nel paese, ciò nonostante ha di recente mostrato meno fermezza del solito nell&#8217;agire contro il malcontento popolare in una recentissima situazione che svela in modo molto chiaro il timore nei confronti di un fenomeno che può sfuggire di mano ad una velocità incontrollabile. Ma questo episodio merita di essere trattato in modo a sè stante sul prossimo post.</p>
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		<title>Community management: come gestire i commenti negativi?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 20:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mondo social saper gestire le conversazioni è fondamentale quindi come comportarsi quando le discussioni online si accendono? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton965" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fcommunity-management-come-gestire-i-commenti-negativi&amp;via=giuliano84&amp;text=Community%20management%3A%20come%20gestire%20i%20commenti%20negativi%3F&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fcommunity-management-come-gestire-i-commenti-negativi" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/community-management-come-gestire-i-commenti-negativi' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/07/pepe-response.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-966" style="margin: 10px;" title="pepe-response" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/07/pepe-response.jpg" alt="" width="290" height="466" /></a>Il mondo dei socialmedia ha portato ad un aumento esponenziale dei canali di comunicazione e, di conseguenza, delle occasioni di interagire in una conversazione con altri utenti. Nella maggior parte dei casi ci si trova a confrontarsi in modo educato e rispettoso anche su argomenti delicati ma la possibilità che la discussione si accenda e assuma toni più elevati non va mai esclusa. In questi momenti è bene non lasciarsi trascinare dall&#8217;istinto e agire in modo ragionato, tutto quello che scrivete permane nella rete a tempo intederminato ed è sotto gli occhi di un pubblico molto ampio. Il caso di Patrizia Pepe di qualche mese fa è uno dei più eclatanti accaduti recentemente in cui dei commenti da parte di due fan a seguito di un post sulla pagina pubblica del brand di moda è degenerato in una discussione che non ha fatto fare bella figura ai gestori della pagina e al marchio stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Come evitare situazioni spiacevoli come questa? Bhè, non credo ci sia la formula magica per farlo ma di certo con un può di buon senso ed un approccio rispettoso si può evitare di diventare il prossimo caso &#8220;Patrizia Pepe&#8221;.<br />
Quindi a cosa conviene prestare attenzione quando c&#8217;è da tenere testa e confrontarsi su critiche che ci arrivano in modo diretto? Come prevenire che le discussioni degenerino o intacchino la nostra reputazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso di forum o gruppi (come quelli di Facebook o Linkedin) di nostra gestione è bene agire a monte del problema e chiarire le cose sin dal principio. La cosa migliore da fare è di rendere nota e ben visibile la Netiquette a cui attenersi (vedi quella degli indigeni digitali) sottolineando che attacchi personali, offese dirette e turpiloquio non sono i benvenuti.</p>
<h3>Discutere pubblicamente online:</h3>
<p style="text-align: justify;">Il rischio di scontrarsi in discussioni o di trovarsi a dover far notare a qualcuno che il suo comportamento non è dei migliori è però sempre presente. La cosa fondamentale in questi casi è quella di non rispondere di getto ma ragionare su cosa conviene dire e come, rileggete il messaggio &#8220;incriminato&#8221; per accertarvi di non aver frainteso nulla. Se vengono pubblicate informazioni che ci riguardano direttamente e sono sbagliate o non proprio corrette, cercate semplicemente di rispondete spiegando come stanno in realtà le cose o come sono dal vostro punto di vista.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-965"></span>Credo siano due gli scenari tipo di commenti che si possono ricevere si ha il dovere di maneggiare con cautela(escludendo quelli in cui ci fanno i complimenti):</p>
<ul>
<li><strong>Commento apparentemente maleducato:</strong> In questo caso tutto ruota intorno al tono vocale. Il tono di voce che abbiamo nella nostra testa quando scriviamo un messaggio non si propaga nè via cavo nè via wifi ed è spesso difficile da distinguere su Internet, specie per chi non ci conosce personalmente. Lo stesso vale al contrario. Chi ci scrive potrebbe semplicemente aver usato toni &#8220;asciutti&#8221; scrivendo di velocemente ma allo stesso tempo essere alla ricerca di una risposta specifica, quindi come anticipato poc&#8217;anzi cercate di essere sicuri di non aver frainteso il senso del messaggio. Se il messaggio non contiene insulti o aggressioni dirette non vi mettete subito in assetto di guerra ma dategli il beneficio del dubbio. Le incomprensioni in questi contesti non sono improbabili. Io che non sono un eccellente comunicatore sui mezzi scritti, ringrazio il mondo digitale e delle chat per averci donato le emoticon e tutti i possibili surrogati :)</li>
<li><strong>Commento effettivamente maleducato:</strong> Dopo la decima volta che rileggete il commento in questione non trovate alcuna via per interpretarlo in modo costruttivo, succede non disperate. Prima cosa da fare è contare fino a 10 (o anche fino a 200 all&#8217;occorrenza ed in base al vostro grado di irascibilità) e non rimuovere il commento in questione perché rischiate di istigare ad essere ancora più aggressivo chi sta dall&#8217;altra parte. Se vi danno addosso non fate finta di niente ma affrontateli con un argomentazioni coerenti alla discussione e cogliete l&#8217;opportunità di sottolineare la vostra posizione nei confronti del tema trattato. Anche nel caso in cui vi troviate a parlare contro un muro che non cambierà mai idea, avrete la possibilità di sottolineare quello che voi sostenete, e dal momento che lo fate pubblicamente è un opportunità in più di diffondere il vostro messaggio. Se vi doveste trovare in difficoltà una buona opzione può essere quella di cercare di coinvolgere e far intervenire chi sta seguendo la conversazione, non è improbabile che chi vi segue verrà a sostenere le vostre tesi e diventerà un fantastico avvocato. Infine va da se che non vedete vie di uscita e vi rendete conto che la persona che avete davanti disturba il vostro ambiente per il solo gusto di farlo (un troll), vi ricordo che premere il pulsantino &#8220;X&#8221;, &#8220;Rimuovi&#8221; o &#8220;Cancella&#8221; che sia non è vietato da nessuna legge magari accompagnato da un messaggio privato in cui spiegate perchè è stato necessario rimuovere il commento rimandandolo alle lineeguida di cui sopra.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tutti commettiamo errori e se ce lo fanno notare non bisogna esentarsi dal riconoscerlo. Se un commento è stato fatto in buonafede ed è ragionevole, sarà decisamente apprezzato da lui e da chi vi legge se ammetterete di aver sbagliato. Essere trasparenti ed onesti aiuta a costruire una reputazione integra e di fiducia. Prendetela sempre in modo professionale. Il rompiscatole di turno che non ha nulla di meglio da fare che accendere il flame ci sarà sempre. Perciò fatevi dei begl&#8217;anticorpi, non abbassatevi al loro livello, attenetevi ad una conversazione rispettosa basata su contenuti e argomentazioni valide degne di un qualsiasi professionista di Social Media.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo via agli sproloqui! ;)</p>
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		<title>Poke the web: Costruirsi un personal brand su Facebook.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 06:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuo la serie di post dedicati al personal branding e questa volta cerco di raccontare come ho fin'ora usato Facebook con questo scopo senza dover storpiare lo scopo principale con cui ho iniziato ad usarlo, ovvero tenermi in contatto e scambiare foto, momenti e ricordi con i miei amici. Facebook è un ambiente perfetto in cui possiamo tracciare con cura una immagine chiara e dettagliata di chi siamo, cosa facciamo e cosa ci piace.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton959" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fpoke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-su-facebook&amp;via=giuliano84&amp;text=Poke%20the%20web%3A%20Costruirsi%20un%20personal%20brand%20su%20Facebook.&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fpoke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-su-facebook" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/poke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-su-facebook' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;">Continuo la <a href="http://www.giulianoiacobelli.com/tag/poketheweb">serie di post</a> dedicati al personal branding e questa volta cerco di raccontare come ho fin&#8217;ora usato Facebook per questo scopo senza dover sconvolgere troppo il modo principale con cui ho iniziato ad usarlo, ovvero tenermi in contatto e scambiare foto, momenti e ricordi con i miei amici.<br />
Facebook è un ambiente perfetto in cui possiamo tracciare con cura una immagine chiara e dettagliata di chi siamo, cosa facciamo e cosa ci piace.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante avere un profilo completo in tutte le sue parti, nell&#8217;ultimo restyling effettuato dal gigante blu è stata posta un&#8217;enfasi molto più forte sulle informazioni personali, quindi preoccupatevi di  mettere in chiaro il vostro titolo di studi, specializzazione e attuale impiego.<br />
Non dimenticate di segnare il vostro blog o altri i siti web in vostro possesso e i vostri profili su altre piattaforme social nella sezione dedicata ai contatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-959"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/06/private-profile-screen.png"><img class="size-full wp-image-946 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="private profile screen" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/06/private-profile-screen.png" alt="" width="509" height="375" /></a></p>
<h3 style="text-align: justify;">Audience e strategia</h3>
<p style="text-align: justify;">Cercate di capire a che tipo audience volete rivolgervi e che obiettivi avete senza dimenticare anche il resto delle persone in ascolto. Tutti i momenti della nsotra vita professionale e non che decidiamo di condividere convergono in un unico spazio ed è quindi necessario porre un minimo di attenzione ai post pubblicati.<br />
E&#8217; importante applicare una strategia per il proprio personal brand, questa non deve essere orientata solo al tipo di audience che abbiamo ma anche agli obiettivi che ci siamo prefissati.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo usare facebook per essere in contatto prevalentemente con amici e parenti? Vogliamo usarlo come strumento di networking per aiutare la vostra carriera e cercare nuove opportunità? Queste sono domande che ci si deve porre quando si aggiungono amici sul proprio profilo personale. In base a chi siamo, a quale posizione lavorativa abbiamo, alle cose cui siamo appassionati ed esperti avremo esigenze di branding differenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni status update su Facebook ha una visibilità da non sottovalutare. Gli status sono un ritratto del proprio modo di essere e raccontano quello che facciamo. Aggiornamenti che riflettono un proprio pensiero momentaneo, indicare un link interessante, condividere l&#8217;ultimo post scritto sul proprio blog, accennare ad un progetto su cui si sta lavorando o interesse in un particolare incarico lavorativo.<br />
Quindi in base alla strategia adottata saranno più adatti status update che dicono cosa facciamo piuttosto che fornire con continuità contenuti di valore per il target a cui siamo interessati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito del personal branding utilizzo il mio profilo privato di Facebook principalmente in due modi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>mostrando quali sono i miei interessi. Su questo la funzione &#8220;Like&#8221; è di grandissimo aiuto. Ogni volta che clicchiamo su un Like button, la pagina di nostro interesse viene mostrata sul nostro stream pubblico  permettendoci di far vedere in modo strutturato quanto ci teniamo aggiornati nei settori di nostro interesse e con che tipo di letture.</li>
<li>cercando far emergere il mio lato più umano e personale. Per questo la pianificazione e la strategia sono da gettare nel secchio, come già detto nel primo post della serie, nessuna recita o interpretazione, semplicemente cercate di essere voi stessi.</li>
</ul>
<h3 style="text-align: justify;">Dal profilo privato alla pagina pubblica:</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-947 aligncenter" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px;" title="publicpage screen" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/06/publicpage-screen.png" alt="" width="525" height="393" /></p>
<p style="text-align: justify;">Resta il fatto che il profilo personale di Facebook contiene molti aspetti privati ed è quindi in parte oscurato a quelli che sono al di fuori del mio network di amicizie. Molte delle persone che seguono il nostro blog è probabile che siano interessate semplicemente ai contenuti che scriviamo e condividiamo e non ai nostri momenti con amici, foto di feste e musica preferita.</p>
<p style="text-align: justify;">Una pagina pubblica è lo strumento perfetto per avere una vetrina pubblica ed accessibile a tutti per il nostro personal brand. Cosa conta per questo strumento parallelo e in parte complementare del nostro profilo privato?</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">Nome e vanity URL: Intitolate la pagina con il vostro nome personale e richiedete il vostro vanity URL non appena possibile <a href="http://www.facebook.com/giulianoiacobelliblog">http://www.facebook.com/giulianoiacobelliblog</a> e sappiate che non potete cambiare il nome di una pagina pubblica una volta creata</li>
<li style="text-align: justify;">Immagine profilo: creare un avatar ad hoc per la vostra pagina in modo che trasmetta in modo professionale la vostra figura. Aggiungere il titolo, il sito e le vostre specializzazioni anche qui è una mossa che può aiutare molto a avere un impressione completa di voi sin dai primi secondi di visita.</li>
<li style="text-align: justify;">Aggiornamenti costanti. &#8220;Out of sight, out of mind&#8221; un modo di dire americano con un accezione molto vicina al nostro &#8220;lontano dagl&#8217;occhi, lontano dal cuore&#8221; e che riflette perfettamente le condizioni in cui ci si può facilmente ritrovare se non ci si fa &#8220;sentire&#8221; con regolarità. Quando riesco a seguirla, cerco di mettere almeno un paio di post al giorno, se riuscite a fare di più benvenga ma sempre senza esagerare o apparirete come persone rumorose e a quel punto il vostro operato potrebbe avere un effetto contrario di quello desiderato.</li>
<li style="text-align: justify;">Semi-divieto di cross-posting: Resistete alla tentazione di fare la syndication automatica dei vostri post del blog e dei vostri tweet nella pagina pubblica che vi rappresenta. Può sembrare una soluzione utile e che fa risparmiare tempo ma le notizie automatizzate non hanno la stessa visibilità nei News Feed dei vostri fan.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Poke the web: Costruirsi un personal brand, Twitter.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 15:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tweet Questo post è il secondo di una brevissima serie che ho intitolato &#8220;Poke the web&#8221;, nel primo avevo introdotto i motivi per i quali conviene curare il proprio personal brand online parlando di uno degli strumenti basilari per farlo, il blog. Seguendo la scaletta dell&#8217;Ignite da cui nasce questa serie di post vi parlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton930" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fpoke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-twitter&amp;via=giuliano84&amp;text=Poke%20the%20web%3A%20Costruirsi%20un%20personal%20brand%2C%20Twitter.&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fpoke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-twitter" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/poke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-twitter' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/06/TwitterAppIcon.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-932" style="margin: 10px;" title="TwitterAppIcon" src="http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/uploads/2011/06/TwitterAppIcon.jpg" alt="" width="175" height="177" /></a><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo post è il secondo di una brevissima serie che ho intitolato &#8220;Poke the web&#8221;, nel <a href="http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/poke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-il-blogging">primo</a> avevo introdotto i motivi per i quali conviene curare il proprio personal brand online parlando di uno degli strumenti basilari per farlo, il blog. Seguendo la scaletta dell&#8217;Ignite da cui nasce questa serie di post vi parlo del secondo strumento fondamentale per costruire la propria reputazione sul web, <strong>Twitter</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Twitter, la celebre piattaforma di microblogging ormai affermatasi come news network è il luogo migliore in cui condividere risorse, link e contenuti e allo stesso tempo trovare altri utenti che condividono i nostri interessi.  Professionisti di tutto il mondo (probabilmente di ogni settore lavorativo immaginabile) quotidianamente condividono quotidianamente articoli, consigli ed esperienze personali che si rilevano spesso utili e preziose per tutti chi lavora o semplicemente si interessa del loro settore.<br />
Con più di 100 milioni di utenti, le possibilità di networking sono pressochè infinite e entrare in contatto e partecipare a conversazioni con persone nuove ogni giorno è un altro eccellente strumento per curare il proprio personal brand online.</p>
<p>Essenzialmente è una piattaforma di microblogging, motivo per cui si possono applicare le stesse regole e principi che si usano quando si opera con i blog tradizionali, e quindi twittando e scrivendo costantemente in merito alle nostre conoscenze di uno specifico argomento, inizieremo ad essere visti come persone specializzate in esso e gli altri utenti interessati inizieranno a gravitare intorno a noi e a seguirci aumentando così il nostro potere comunicativo.</p>
<h3>Come usarlo?</h3>
<p style="text-align: justify;">Prendo in prestito un frammento di un post di <a href="http://stilografico.com">Luca Alagna</a> (<a href="http://twitter.com/ezekiel">@ezekiel</a>):<br />
Twitter è mediamente più coinvolgente di Facebook perchè invita a una partecipazione più attiva.<br />
si possono scegliere implicitamente almeno due livelli di partecipazione: come editori o come lettori.<br />
Nel primo caso si può scegliere di contribuire attivamente al flusso di notizie (ribadisco, non necessariamente quelle giornalistiche), nel secondo si può decidere di essere prevalentemente lettori  e diffusori (che non significa inattività o non scrivere mai nulla, è solo un tipo di impegno più moderato).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-930"></span></p>
<p>Io personalmente uso <strong><a href="http://twitter.com/giuliano84">Twitter</a></strong> sia come una fonte di informazione sia come strumento per consigliare articoli che mi sembrano interessanti, commentare e interagire con altri individui che condividono le mie passioni.<br />
Come già detto nel post precedente, Internet può influire in maniera decisiva sull&#8217;immagine e sulla reputazione di una persona, in positivo ed in negativo, e questo è ancora più vero nel momento in cui le comunicazioni avvengono in tempo reale generando un elevatissimo numero di opportunità di interazione in più.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come in ogni altro Social Media le forme di promozione dirette ve le sconsiglio vivamente, sopratutto se suonano come comunicati stampa o messaggi pubblicitari televisivi.  E&#8217; infatti importante rivedere i termini espressivi perchè per quanto il vincolo dei 140 caratteri sopratutto all&#8217;inizio appare come una grande difficoltà da superare ma allo stesso tempo ci permette di dimostrare la nostra abilità nel comunicare concetti anche non banali in modo sintetico e chiaro. La creatività la fa da padrona, a parità di contenuto e di numero di caratteri un messaggio ben studiato e accattivante cattura molta più attenzione e click.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che i punti fondamentali della propria comunicazione e immagine su Twitter  debbano essere link e contenuti che si rifanno ai nostri interessi, al settore in cui si è interessati a posizionarsi e al nostro modo di vedere le cose. Da questo l&#8217;importanza di cercare di classificare i propri tweet usando gli hashtag sulle keyword più rilevanti per il settore a cui vogliamo rivolgerci o per cui vogliamo farci notare, degli esempi sono <strong>#smm</strong> per Social Media Marketing, #seo, #sem o <strong>#socialmedia</strong> e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Una buona dose di contenuti di terzi selezionati con attenzione, uniti ad altri prodotti da noi, il tutto contornato da un atteggiamento mai troppo aggressivo e rispettoso nei confronti degli altri utenti, porta degli ottimi risultati se twittati e condivisi con costanza, dedizione e ovviamente un po di sana spontaneità (altrimenti ci sarebbe ben poco di personal ;) ). Se avete anche un blog il tweet button per la condivisione dei vostri post nel news network cinguettante è d&#8217;obbligo!</p>
<h3>Follow a prima vista.</h3>
<p style="text-align: justify;">Come nella vita analogica, anche nell&#8217;universo digitale di Twitter la prima impressione è molto importante, quando si crea un account con l&#8217;intenzione di &#8220;metterci la faccia&#8221; non bisogna assolutamente trascurarne i dettagli.<br />
Su Twitter la nostra prima impressione consiste nella pagina del tuo profilo, e un profilo curato ci dona professionalità,<br />
ed è quindi molto importante strutturarne e pensarne i contenuti a dovere, scrivere una Bio che sia in grado di raccontare cosa facciamo, avere un immagine del profilo che sia una foto che ci ritrae possibilmente in primo piano, il link al nostro sito web o al profilo <strong><a href="http://linkedin.com/in/giulianoiacobelli">LinkedIn</a></strong> nel caso in cui non si disponga di un sito. Se così pochi elementi e caratteri sembrano pochi, per argomentare esaustivamente il nostro profilo cinguettante possiamo usare delle liste tematiche dedicate agli argomenti di nostro interesse, averne 3 o 4 liste con nomi semplici ed esplicativi di quelli che sono i nostri interessi aiuta a trasmettere l&#8217;immagine che vogliamo dare di noi su Twitter.</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in un&#8217;era di abbondanza di contenuti e di overload di informazione.<br />
Sul web è un problema concreto e l&#8217;ascesa del livello di interesse nei confronti del tema della Curation ne è una prova. La curation altro non è che una forma di selezione, prendendo in prestito la definizione riportata su <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Curation">Wikipedia</a> la curation è: &#8220;the selection of, care for and presentation of the objects entered into a collection, whether that collection is physical or digital&#8221;, credo sia possibile osservare che ad oggi ci sono utenti che potrebbero essere addirittura pagati per come filtrano i contenuti e i link inerenti alle loro specializzazioni che gravitano nella rete.Questo è uno dei motivi per cui per moltissime persone Twitter è diventato una sorta di filtro.<br />
Gli utenti si fidano e si appoggiano agli esperti riconosciuti come tali nei propri settori per tenersi costantemente aggiornati ed informati sui fatti, come dice il professore della NYU. Clay Shirky, “Curation comes up when search stops working”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le occasioni di farsi notare e l&#8217;enorme ampiezza della potenziale audience a cui si può arrivare, rendono Twitter un ambiente impossibile da ignorare per la costruzione del proprio personal brand sul web. Partecipare ed interagire con passione e spontaneità è il vero ingrediente segreto per iniziare a raccoglierne i frutti, ma non pensate di poter costruire un network di contatti e un brand dal giorno alla notte. Nel mio caso dopo un anno di una presenza attiva e discretamente costante, il mio modestissimo account è arrivato a contare poco più di un migliaio di follower, certo nulla di paragonabile a personalità come <a href="http://twitter.com/Woork">@Woork</a> o <a href="http://twitter.com/lucadebiase">@lucadebiase</a>, ma indipendentemente dal numero di Follower, sapere che ci sono persone che hanno scelto volontariamente di seguirmi, mi regala un bellissimo senso di soddisfazione!</p>
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		<title>Poke The Web: Costruirsi un personal brand, il blogging.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 21:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Forum della comunicazione 2011 ho tenuto un ignite su come iniziare a costruire la propria reputazione ed il proprio personal brand online, qui ho più di 5 minuti a disposizione e quindi ne approfitto per raccontarlo con un po' più di calma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton898" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fpoke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-il-blogging&amp;via=giuliano84&amp;text=Poke%20The%20Web%3A%20Costruirsi%20un%20personal%20brand%2C%20il%20blogging.&amp;related=giuliano84&amp;lang=en&amp;count=vertical&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.giulianoiacobelli.com%2Fsocial-media%2Fpoke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-il-blogging" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.giulianoiacobelli.com/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><div class='wpfblike' style='height: 80px;'><fb:like href='http://www.giulianoiacobelli.com/social-media/poke-the-web-costruirsi-un-personal-brand-il-blogging' layout='default' show_faces='true' send='true' width='350' action='like' colorscheme='light' /></div><p>La settimana scorsa al <a href="http://www.forumcomunicazione.it">Forum della Comunicazione 2011</a> si è tenuta una sessione di <a href="http://igniteitalia.org">Ignite</a> (un particolare format di presentazione concentrato in 5 minuti) a cui ho preso parte presentando un intervento che si intitolava Poke The Web in cui ho raccontato sulla base delle mie esperienze cosa vuol dire vivere il web attiviamente e come si può iniziare a costruire un personal brand.</p>
<p>Il nome è preso in parte in prestito da un testo che ho letto di recente di <a href="http://www.sethgodin.com/">Seth Godin</a> uno dei più grandi esperti di marketing del mondo che si intitola <a href="http://www.amazon.com/Poke-Box-Seth-Godin/dp/1936719002">Poke The Box</a> e che è una specie di manifesto sull&#8217;iniziare qualcosa, qualsiasi tipo di cosa. Nel caso specifico l&#8217;ho trovato interessante e curiosamente i temi trattati si avvicinavano molto al modo in cui ho iniziato a vivere il web meno da spettatore.</p>
<p>E&#8217; passato giusto un anno e pochi giorni da quando ho avviato il blog e ho iniziato a prendere parte ad eventi geek e di networking, il tutto ciò senza un preciso scopo, ma semplicemente per passione di internet, socialmedia e startup. Il ritorno che ho avuto è stato decisamente superiore a qualsiasi tipo di aspettativa. Si sono generate un gran numero di opportunità, proposte di prendere parte a progetti, e un network di conoscenze in continua crescita. Nel mio piccolo mi sono costruito una reputazione e un personal brand senza che me ne accorgessi.</p>
<p><span id="more-898"></span></p>
<h3>Brand e Personal Brand</h3>
<p>Innanzitutto cos&#8217;è un brand? Il brand è la percezione che una persona o un consumatore ha nei confronti di un servizio, un prodotto o un azienda. Penetra a livello emozionale nelle persone con lo scopo di differenziare il prodotto, chiunque almeno una volta nella vita si è trovato a scegliere tra due prodotti per quanto simili fossero e il brand ha sicuramente influenzato in qualche modo la nostra scelta. Pensate alle persone che corrono a comprare un oggetto come un iPhone, avete mai provato a chiedere loro perchè pensavano di aver bisogno di quello strumento? Bè se non lo avete mai fatto provateci, eccezion fatta per gli esperti del settore che sono più o meno in grado di dare argomentazioni relative alle loro esigenze e modi d&#8217;uso, la maggior parta cercherà di dare una spiegazione razionale un acquisto illogico con le motivazioni più futili. Bene questa è una delle dimostrazioni di come uno dei brand più potenti del mondo, Apple, esercita il suo potere.</p>
<p>Lo stesso discorso vale per le persone in carne ed ossa, ed è bene rendersi conto che tutti abbiamo un personal brand indipendentemente dal fatto che ci preoccupiamo di curarlo e coltivarlo o meno. Infatti qualunque individuo che interagisce con un altro, lo etichetta e lo classifica in una categoria personale ben precisa. In base a quello che ho potuto osservare e vivere creare un brand intorno alla propria persona oggi può fare la differenza. Il mondo del lavoro sta subendo tanto l&#8217;influenza dei nuovi strumenti di comunicazione della rete che ci sta portando ad una realtà in cui tutti dovranno essere sempre di più imprenditori di se stessi.</p>
<p><em>Creare nelle persone che ci seguono l&#8217;idea che possiamo offrire un valore unico in un determinato campo e servizio, fa in modo che quando queste pensano o hanno una specifica esigenza inerente al nostro campo saremo la prima persona a cui si rivolgeranno.</em></p>
<p>Io non credo di conoscere tutti i segreti del personal branding e di saper dire come si fa quello che ho cercato di fare durante l&#8217;ignite e che posso dirvi ora è cosa mi sembra abbia funzionato nel settore che mi riguarda in realzione alla <strong>mia esperienza</strong>.</p>
<p>E&#8217; importante diversificare i contenuti ed il linguaggio in base ai canali di comunicazione, uso il blog per discutere degli argomenti di cui sono appassionato, su Facebook uso principalmente un <a href="http://www.facebook.com/giuliano.iacobelli">profilo personale</a> e un <a href="http://www.facebook.com/giulianoiacobelliblog">pagina pubblica</a> per condividere risorse e far emergere maggiormente il mio carattere, l&#8217;account <a href="http://twitter.com/giuliano84">Twitter</a> per cercare e condividere notizie di mio interesse e interagire con altri utenti. <a href="http://linkedin.com/in/giulianoiacobelli">LinkedIn</a> è più un punto di riferimento più statico e formale ma che è importante tenere costantemente aggiornato.</p>
<p>Nonostante le varie declinazioni e differenziazioni dei contenuti alla base di tutto c&#8217;è l&#8217;essere se stessi, non bisogno interpretare un ruolo o un personaggio bensì far emergere in modo più trasparente possibile la propria personalità e i contenuti abbiamo da offrire.  Questo possibilmente non va frainteso con il farsi continuamente propagando e essendo eccessivamente autoreferenziali. Un bilanciamento 80-20. è una buona soluzione, quindi un post ogni quattro riguarda direttamente la mia persona o un mio post, nessuno ha voglia di ascoltare tutto il tempo qualcuno che ricorda quanto è bravo. Chris Brogan, celebre esperto di Marketing con i Social Media dice che &#8220;<em>Se hai bisogno di dirmi continuamente che sei il migliore, allora significa che non lo sei. Se hai bisogno di ricordarmi che hai vinto dei premi allora hai paura che io non sappia che sei bravo.</em>&#8221;</p>
<h3>Il Blog Personale</h3>
<p>Il blog personale è stato il punto di partenza, ed è sicuramente il modo migliore per iniziare a costruire una forte identità su web. Permette di condividere i vostri contenuti e ascoltare grazie ai feedback che si ricevono con i commenti dei lettori, inoltre sono fortemente tenuti in considerazione dai motori di ricerca. Il vantaggio del blog sta anche nel sua forma che si avvicina molto ad un diario e che permette quindi di esprimere i propri punti di vista in modo prettamente personale e molto diretto.<br />
Scrivere delle proprie passioni, raccontando le proprie esperienze e la propria visione del mercato da la possibilità di mettere in mostra le capacità e le competenze che ci rendono unici nel settore. Il blog è un eccellente strumento di conversazione anche grazie ai link e le citazioni che i vari blogger che scrivono in uno stesso ambito si scambiano tra loro, <em>una forma di comunicazione distribuita ma interconnessa su qualsiasi argomento di interesse (cit. Tommaso Sorchiotti)</em>.<br />
Dando per scontati i principi di rispetto e di buona educazione alla base di un buon blog ci sono alcuni ingredienti principali:</p>
<ul>
<li><strong>Usabilità</strong>: scegliete dei titoli efficaci, sintetici ed intrisi di significato per i vostri post. Curate la struttura dei vostri articoli suddividendo quelli più lunghi in paragrafi in modo da facilitare la consultazione rapida da parte dei vostri lettori e permettergli di capire subito di cosa state parlando.</li>
<li><strong>Conversazione</strong>: verso la fine di un post cercate sempre di terminare con delle domande per invitare i vostri lettori a commentare, vi permetterà di rafforzare il vostro legame con loro e spesso potreste ricevere ottimi spunti per scrivere i post successivi.</li>
<li><strong>Periodicità</strong>: forse l&#8217;aspetto più importante per fare si che l&#8217;attenzione nei vostri confronti non cali, cercate una vostra regolarità già un post a settimana è una buona soluzione, sopratutto considerando che Facebook e Twitter permettono di farci sentire e di mantenere un contatto costante con chi ci segue.</li>
</ul>
<p>Se ancora non avete un blog e vi siete quasi convinti l&#8217;unica cosa che dovete fare ora è andare ad aprirlo seduta stante, non serve essere esperti informatici o webdesigner navigati, ci sono svariate possibilità gratuite da <a href="http://wordpress.com">WordPress</a> a <a href="http://posterous.com">Posterous</a>, da <a href="http://tumblr.com">Tumblr</a> a <a href="http://blogger.com">Blogger</a>. Registrate il vostro account e siete pronti a scrivere il primo post!</p>
<p>Come vedete il blog vi permette anche di chiacchierare ben oltre i 5 minuti concessi dall&#8217;Ignite e offrire i vostri spunti in modo strutturato, aggregato e durevole nel tempo. Se ci sono aspetti su cui sono stato poco chiaro o carente c&#8217;è un box lì sotto in cui potete scrivere tutto quello che volete. Seguendo la scaletta del mio Ignite, nel prossimo post cercherò di raccontarvi in che modo si può utilizzare <strong>Twitter</strong> per curare la vostra immagine e reputazione online.</p>
<p>Qui sotto invece trovate la presentazione usata per l&#8217;intervento. Enjoy!</p>
<div style="width:595px" id="__ss_8255661"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/Giuliano84/pole-the-web" title="Poke the Web and see what happen">Poke the Web and see what happen</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/8255661" width="595" height="497" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
<div style="padding:5px 0 12px"> View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/Giuliano84">Giuliano Iacobelli</a> </div>
</p></div>
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