<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0">

<channel>
	<title>Graffi(a)ti</title>
	
	<link>http://www.graffiati.it</link>
	<description>Dallavitadallamoredallesperanzedaidesideri</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Jul 2010 22:00:36 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/graffiati/xTtD" /><feedburner:info uri="graffiati/xttd" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item>
		<title>Claudio Forti – Sarka</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/P0P8gwsRPpg/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/featured/claudio-forti-sarka/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 12:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[anni autori contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[avatar]]></category>
		<category><![CDATA[claudio forti]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[induista]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[metamondo]]></category>
		<category><![CDATA[mondi]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Onwriting]]></category>
		<category><![CDATA[opinionisti]]></category>
		<category><![CDATA[parola]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[persona]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sarka]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[second life]]></category>
		<category><![CDATA[sogni spazio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[virtuali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=936</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarka è la storia di un amore che sboccia nel variegato metamondo di internet per arrivare poi a invadere il mondo reale, e  come tutti gli scritti nati da una felice intuizione offre una rosa di possibili chiavi di lettura, dalle quali è inevitabile trarre spunti di riflessione.
Quindi ci sarà chi, tenacemente ancorato alla solida realtà della routine quotidiana, potrà trovare conferma del potenziale pericolo insito nel frequentare i cosiddetti mondi virtuali – in questo caso Second Life, luogo da cui il romanzo prende avvio, pericolo sbandierato e sottolineato da sagaci opinionisti spesso privi della necessaria e diretta esperienza personale.
Altri si riconosceranno nella condizione emotiva di Marco, il protagonista della vicenda: un uomo sulla soglia dei cinquant’anni, ormai abbandonato dai propri sogni, angosciato dallo scorrere inesorabile del tempo, abituato a tenere il conto degli anni in maniera arzigogolata e simpatica, ma in qualche modo alienante.
E in molti, come il sottoscritto, vedranno concretizzarsi  la dimostrazione di una verità indiscutibile, ignorata dai sagaci opinionisti: non ci si può nascondere dietro un Avatar. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellpadding="1" cellspacing="1">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#eef0ef"><img align="middle" alt="" src="http://www.graffiati.it/wp-content/uploads/sarka.jpg" /></td>
<td bgcolor="#eef0ef" valign="center" width="170"><strong><span class="product_text">Titolo: </span></strong><span class="product_text">Sarka <br />
				<strong>Autore: </strong><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_forti+claudio-claudio_forti.htm" target="_blank">Forti Claudio</a> <br />
				<strong>Editore: </strong><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/libri-editore_Di+Renzo+Editore-di_renzo_editore.htm" target="_blank">Di Renzo Editore</a> <strong>Collana:</strong> Narrativa <br />
				<strong>Data di Pubblicazione:</strong> 2008 <strong>ISBN: </strong>888323197X <br />
				<strong>ISBN-13: </strong>9788883231971 <strong>Pagine: </strong>184 <br />
				Reparto: Narrativa italiana </span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: verdana">Sarka &egrave; la storia di un amore che sboccia nel variegato metamondo di internet per arrivare poi a invadere il mondo reale, e come tutti gli scritti nati da una felice intuizione offre una rosa di possibili chiavi di lettura, dalle quali &egrave; inevitabile trarre spunti di riflessione. Quindi ci sar&agrave; chi, tenacemente ancorato alla solida realt&agrave; della routine quotidiana, potr&agrave; trovare conferma del potenziale pericolo insito nel frequentare i cosiddetti mondi virtuali &#8211; in questo caso Second Life, luogo da cui il romanzo prende avvio, pericolo sbandierato e sottolineato da sagaci opinionisti spesso privi della necessaria e diretta esperienza personale. Altri si riconosceranno nella condizione emotiva di Marco, il protagonista della vicenda: un uomo sulla soglia dei cinquant&rsquo;anni, ormai abbandonato dai propri sogni, angosciato dallo scorrere inesorabile del tempo, abituato a tenere il conto degli anni in maniera arzigogolata e simpatica, ma in qualche modo alienante. E in molti, come il sottoscritto, vedranno concretizzarsi la dimostrazione di una verit&agrave; indiscutibile, ignorata dai sagaci opinionisti: non ci si pu&ograve; nascondere dietro un Avatar. Non &eacute; indispensabile visitare Second Life, l&rsquo;universo parallelo per eccellenza: basta l&rsquo;esperienza di una semplice chat per capire molto presto che un doppio virtuale, o anche un semplice nickname, eludendo il presunto scopo di esistere per nascondere la persona reale agli occhi del mondo, favorisce al contrario la possibilit&agrave; di esprimere i sentimenti pi&ugrave; profondi dell&rsquo;essere umano, quali la rabbia, la tristezza e la solitudine, l&rsquo;aspirazione o il sogno di vivere un amore nuovo e totale. In questo caso gioca un ruolo fondamentale l&rsquo;assenza del corpo reale, che pu&ograve; attrarre o respingere, condizionando gi&agrave; dal primo incontro l&rsquo;approccio alla persona. Abbandonando la quotidiana preoccupazione del <em>come appariamo</em> agli occhi degli altri, possiamo serenamente lasciare spazio in prima istanza alla parola, e molto spesso questa diviene espressione naturale e veritiera di un&rsquo;anima che a quel punto pu&ograve; facilmente mostrarsi priva di difese o paraventi, dalla quale &egrave; semplice lasciarsi conquistare. Come viene ben espresso in una frase del romanzo: &ldquo;Si pu&ograve; perdere la testa per un paio di gambe, ma di un&rsquo;anima ci si innamora&rdquo;. Second Life appare fin da subito un posto meraviglioso, dove si nasce gi&agrave; adulti ma caratterizzati dall&rsquo;ingenuit&agrave; dei bambini. Ci sono paesaggi incantevoli, spiagge bianchissime a cornice di un mare stupendo, la musica sembra nascere e diffondersi dal cielo di un blu incontaminato. Qui si pu&ograve; fare tutto ci&ograve; che nel mondo reale &egrave; impossibile: schivare la vecchiaia e le malattie, alzarsi leggeri da terra e volare. Parafrasando Pangloss, si potrebbe ben dichiarare di trovarsi nel migliore dei mondi possibili. Ma anche qui ci sono lezioni da imparare: il primo tentativo di volo libero sul mare in apparenza sconfinato termina bruscamente contro una barriera invisibile. Il mare e il cielo, per un Avatar di Second Life, non sono infiniti. E si &egrave; soggetti ai capricci del creatore, che dall&rsquo;alto di una pi&ugrave; ampia volont&agrave; guida a proprio piacere i gesti e le intenzioni della sua creatura. Per poi alla fine, quando &egrave; stanco, richiamarla a s&eacute;, annullandola nel vuoto cosmico di un computer spento. Nella tradizione induista la parola Avatar ha il significato di incarnazione, o assunzione di un corpo fisico da parte di un dio, e ancora di pi&ugrave; questo concetto assume un senso nell&rsquo;universo virtuale con il quale Jozeph, alter-ego di Marco, si trova a fare i conti. Se i personaggi che abitano Second Life avessero facolt&agrave; di pensiero, come lo sviluppo della storia in modo suggestivo suggerisce, non potrebbero che prendere atto di avere la stessa identit&agrave; del loro creatore. Pulsare delle stesse emozioni, innamorarsi della stessa donna. Con in pi&ugrave; il vantaggio di poter stringere tra le braccia e baciare l&rsquo;oggetto del desiderio, scatenando in questo modo l&rsquo;invidia dello stesso creatore &#8211; che pi&ugrave; di un mouse non pu&ograve; stringere &#8211; e realizzando in concreto la famosa frase che dall&rsquo;antica Grecia di Erodoto torna spesso a visitarci in film e romanzi famosi: <em>Gli dei invidiano gli uomini.</em> Un dio pu&ograve; invidiare la propria creatura quando questa &egrave; felice e fortunata, fino al punto di decidere che &egrave; opportuno sostituirsi ad essa. E Sarka, la protagonista femminile del romanzo, possiede un&rsquo;anima cos&igrave; profonda e gentile da indurre Marco a rischiare ogni cosa e scendere a qualsiasi compromesso pur di riuscire a svelare la reale identit&agrave; della persona che si nasconde dietro la maschera virtuale, spingendolo a compiere un viaggio che cambier&agrave; per sempre il suo modo di vedere il mondo. E&rsquo; il risveglio del desiderio di rivivere la magia dei sogni persi nel corso degli anni, che rende Sarka una lettura tanto piacevole, e il susseguirsi dei frequenti colpi di scena, sino al magistrale <em>coup de th&eacute;atre</em> conclusivo, ci porta infine a domandarci quanto noi, esseri che si considerano entit&agrave; concrete ma in fondo provvisori in questo grande gioco della vita, saremmo disposti a rischiare per scoprire il confine tra la realt&agrave; e il sogno, prima che il Creatore ci richiami a s&eacute;.</span></span><span style="font-size: x-small"><span style="font-family: verdana"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/featured/claudio-forti-sarka/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/featured/claudio-forti-sarka/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Ethan Hawke – Mercoledì delle ceneri</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/4Mj5B4rjZNc/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/recensioni/ethan-hawke-mercoledi-delle-ceneri/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 18:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[capitoli]]></category>
		<category><![CDATA[capitolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ethan]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Hawke]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura straniera]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[madri]]></category>
		<category><![CDATA[mercoledì delle ceneri]]></category>
		<category><![CDATA[minimum fax]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[padri]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[sex symbol]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[Uma Thurman]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=928</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può capitare a volte la felice condizione che vi troviate tra le mani un libro capace di catturarvi per trascinarvi con sé, ovunque voglia portarvi. Accade con sempre minore frequenza, ma ogni tanto fate la scoperta che questo è un evento possibile. Vi riconciliate con la speranza che la narrativa abbia ancora qualcosa da offrire, basta cercare bene.
Magari in fondo si tratta di una piccola storia, che a raccontarne la trama si rischia di allontanare il potenziale lettore: pochi giorni di vita di una giovane coppia alle prese con problemi più grandi di loro, raccontati attraverso le voci narranti dei due protagonisti che si alternano capitolo per capitolo.
Avete comprato il libro dibattendovi tra la preoccupazione di gettare via il vostro denaro e la curiosità di vedere come se l’è cavata l’autore, che conoscete bene, almeno di faccia. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<table border="0" cellpadding="1" cellspacing="1" class="FCK__ShowTableBorders" width="400">
<tbody>
<tr>
<td align="middle" bgcolor="#eef0ef"><img _fcksavedurl="http://liberolibro.it/wp-content/uploads/ethan.jpg" align="middle" alt="" src="http://graffiati.it/wp-content/uploads/ethan.jpg" /></td>
<td bgcolor="#eef0ef"><strong><font class="testonerobold">Autore: </font></strong><font class="testonerobold"><a _fcksavedurl="http://it.wikipedia.org/wiki/Ethan_Hawke" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ethan_Hawke" target="_blank">Ethan&nbsp;Hawke</a></font><br />
				<font class="titolonerobold"><strong>Titolo: </strong>Mercoled&igrave; delle Ceneri<br />
				<strong>Editore: </strong>Minimum fax<br />
				<strong>Data di pubblicazione: </strong>2009</font><br />
				<strong><font class="testopiccolo">Pagine: </font></strong><font class="testopiccolo">270&nbsp;<br />
				<strong>ISBN</strong>&nbsp;978-88-8776-584-7</font><br />
				<strong>Prezzo:</strong>&nbsp;&euro; 13,50</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellpadding="1" cellspacing="1" class="FCK__ShowTableBorders" height="20" width="200">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><br />
	Pu&ograve; capitare a volte la felice condizione che vi troviate tra le mani un libro capace di catturarvi per trascinarvi con s&eacute;, ovunque voglia portarvi. Accade con sempre minore frequenza, ma ogni tanto fate la scoperta che questo &egrave; un evento possibile. Vi riconciliate con la speranza che la narrativa abbia ancora qualcosa da offrire, basta cercare bene.<br />
	Magari in fondo si tratta di una piccola storia, che a raccontarne la trama si rischia di allontanare il potenziale lettore: pochi giorni di vita di una giovane coppia alle prese con problemi pi&ugrave; grandi di loro, raccontati attraverso le voci narranti dei due protagonisti che si alternano capitolo per capitolo.<br />
	Avete comprato il libro dibattendovi tra la preoccupazione di gettare via il vostro denaro e la curiosit&agrave; di vedere come se l&rsquo;&egrave; cavata l&rsquo;autore, che conoscete bene, almeno di faccia.<br />
	E&rsquo; un attore non famosissimo che comunque ha interpretato alcuni film importanti. C&rsquo;&egrave; chi lo considera un sex symbol, e non si pu&ograve; negare che possieda un certo suo fascino. E&rsquo; stato sposato con Uma Thurman, perdindirindina. Possibile che sappia anche scrivere?<br />
	Occorre una forte capacit&agrave; di rassegnazione per ammettere che la natura non ha elargito i propri doni in modo equo, perch&eacute; il tizio che risponde al nome di Ethan Hawke sa anche scrivere. E sa scrivere molto bene.<br />
	Fortuna vuole, a nostra precaria consolazione, che dopo poche pagine si arriva a dimenticare l&rsquo;autore, catturati senza scampo dalla qualit&agrave; della scrittura e dalla potenza narrativa.<br />
	In una piccola storia di due anime che si dibattono nella ricerca molto americana di un qualcosa che metta le cose a posto, si potrebbe quasi dire di un evento riparatore alla vita stessa, ci sono molte altre storie.<br />
	Ci sono le storie dei padri, e ci sono le storie dei figli. E le madri.<br />
	E sul fondo, attraverso piccoli personaggi apparentemente ininfluenti che appaiono e scompaiono nel lampo di un capitolo, c&rsquo;&egrave; la storia che narra la precariet&agrave; della vita, dei sentimenti che vengono continuamente messi in discussione, di quanto sia facile l&rsquo;allontanarsi dagli altri e da noi stessi, deformati come siamo dalle nostre aspirazioni e pulsioni e percezioni.<br />
	Nell&rsquo;alternato flusso di pensieri dei due protagonisti scopriamo l&rsquo;esistenza per come ce la raccontiamo, con tutte le contraddizioni che riusciamo a mettere in campo. Le domande e i problemi privi di risposta o soluzione, se non come semplice interpretazione personale di fatti che sfuggono al nostro controllo.<br />
	E c&rsquo;&egrave; sempre sullo sfondo l&rsquo;attesa di un qualcosa di definitivo e risolutorio che sembra in procinto di avverarsi, una potenzialit&agrave; pronta a realizzarsi, fortemente sentita e auspicata, che in fondo pu&ograve; essere soltanto l&rsquo;espressione di una speranza mal riposta.<br />
	Ci vuole una grande dedizione e passione, oltre a una spiccata capacit&agrave; narrativa, per scrivere una storia cos&igrave; semplice, bella e piena di significato. Chiss&agrave; come ha fatto, il nostro amico Ethan. <br />
	Forse, nel momento in cui poggiava le dita sulla tastiera, si rammentava che il suo bisnonno era lo zio di Tennessee Williams.<br />
	Come se Uma Thurman non bastasse.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/recensioni/ethan-hawke-mercoledi-delle-ceneri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/recensioni/ethan-hawke-mercoledi-delle-ceneri/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Cioccolata</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/ZUZIFJcvIvQ/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/la-vita-loro/cioccolata/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 18:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Graffianti]]></category>
		<category><![CDATA[La vita loro]]></category>
		<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[bocca]]></category>
		<category><![CDATA[bramosia]]></category>
		<category><![CDATA[cilciegia]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolata]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolatini]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[dedizione]]></category>
		<category><![CDATA[denti]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
		<category><![CDATA[finita]]></category>
		<category><![CDATA[Freddo]]></category>
		<category><![CDATA[Fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[gengive]]></category>
		<category><![CDATA[giortra]]></category>
		<category><![CDATA[gola]]></category>
		<category><![CDATA[Graffi]]></category>
		<category><![CDATA[Graffiati]]></category>
		<category><![CDATA[guance]]></category>
		<category><![CDATA[impressione]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[lingua]]></category>
		<category><![CDATA[liquore]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[mano]]></category>
		<category><![CDATA[Mario]]></category>
		<category><![CDATA[Movimenti]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[onda]]></category>
		<category><![CDATA[orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[palato]]></category>
		<category><![CDATA[penombra]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[peso]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[selvaggia]]></category>
		<category><![CDATA[senso]]></category>
		<category><![CDATA[Senza]]></category>
		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sforzi]]></category>
		<category><![CDATA[Sgomento]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
		<category><![CDATA[sorridere]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Ughi]]></category>
		<category><![CDATA[vigore]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=915</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Prima che la baciassi lei si mise in bocca uno di quei cioccolatini ripieni di liquore, con la ciliegina. Mentre le spingevo la lingua dentro lei premette la sua contro il palato, il cioccolatino si ruppe spargendo il contenuto e una supernova mi esplose nel cervello. Avevo sempre pensato che una cosa del genere mi avrebbe schifato, ma non era così. Non con lei.
Tirai fuori la lingua, la baciai lieve sulle labbra guardandola negli occhi. Lei trattenendo un sorriso masticò un paio di volte, frantumando la ciliegina, io le infilai di nuovo la lingua in bocca.
Cercavo ogni singolo pezzetto di cioccolato per premerlo e scioglierlo contro il suo palato, i denti, le gengive. Lei faceva lo stesso con me, e questo andò avanti un pezzo; i movimenti delle lingue accelerarono e si fecero convulsi, come si trattasse di una gara a chi per primo riusciva a fondere l’intero universo nella bocca dell’altro.
Lei mi serrò una mano sulla gola, per farmi intendere che non voleva lasciarmi deglutire. Piccoli frammenti di ciliegia passavano da una bocca all’altra, in una giostra impetuosa.
Un calore intenso si diffuse per tutto il corpo, un’ondata feroce che annullava ogni pensiero. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="font-size: 12px">Prima che la baciassi lei si mise in bocca uno di quei cioccolatini ripieni di liquore, con la ciliegina. Mentre le spingevo la lingua dentro lei premette la sua contro il palato, il cioccolatino si ruppe spargendo il contenuto e una supernova mi esplose nel cervello. Avevo sempre pensato che una cosa del genere mi avrebbe schifato, ma non era cos&igrave;. Non con lei.<br />
	Tirai fuori la lingua, la baciai lieve sulle labbra guardandola negli occhi. Lei trattenendo un sorriso mastic&ograve; un paio di volte, frantumando la ciliegina, io le infilai di nuovo la lingua in bocca.<br />
	Cercavo ogni singolo pezzetto di cioccolato per premerlo e scioglierlo contro il suo palato, i denti, le gengive. Lei faceva lo stesso con me, e questo and&ograve; avanti un pezzo; i movimenti delle lingue accelerarono e si fecero convulsi, come si trattasse di una gara a chi per primo riusciva a fondere l&rsquo;intero universo nella bocca dell&rsquo;altro.<br />
	Lei mi serr&ograve; una mano sulla gola, per farmi intendere che non voleva lasciarmi deglutire. Piccoli frammenti di ciliegia passavano da una bocca all&rsquo;altra, in una giostra impetuosa.<br />
	Un calore intenso si diffuse per tutto il corpo, un&rsquo;ondata feroce che annullava ogni pensiero.<br />
	Sembrava che la cioccolata penetrasse attraverso la mucosa della bocca e arrivasse a infiammare ogni singola cellula del corpo.<br />
	Le lingue mulinavano impazzite.<br />
	Aprii gli occhi e mi vidi specchiato nei suoi, addirittura spalancati a fissarmi con selvaggia bramosia, e forse una punta di sorpresa. Avrei potuto sorridere, se non mi fossi trovato impegnato a quel modo.<br />
	Quasi avessimo il timore di perderci, insieme ci prendemmo la testa tra le mani, tenendoci fermi, premendo ancor di pi&ugrave; l&rsquo;uno contro l&rsquo;altra.<br />
	Io guardavo le sue guance gonfiarsi e contrarsi assecondando il movimento della lingua. Le narici si dilatavano per il forte ansimare, le sue mani mi artigliavano la nuca. Sembrava impazzita. Mi chiesi se anche io le stavo restituendo la stessa impressione.<br />
	Due pazzi.<br />
	Poi lei sembr&ograve; rilassarsi. Il suo corpo si afflosci&ograve; contro il mio, in una totale aderenza. Un lungo sospiro caric&ograve; tutto il suo peso su di me, le braccia scivolarono lungo il corpo, mi cinsero la vita.<br />
	Le nostre lingue presero un movimento pi&ugrave; lento, e come al tocco della bacchetta di un direttore d&rsquo;orchestra, insieme mandammo gi&ugrave; il risultato dei nostri sforzi.<br />
	Adesso il sapore non era pi&ugrave; cos&igrave; intenso. <br />
	Continuammo a baciarci a lungo, annientando ogni residuo di gusto, finch&eacute; il movimento della lingua mi parve meccanico, faticoso, un gesto privo di senso. <br />
	Una lama di luce attravers&ograve; il vetro della finestra giungendo a ferirmi gli occhi. Spostai la testa di lato e questo dovette sembrarle un invito, visto che prese a baciarmi con rinnovato vigore.<br />
	Nella penombra&nbsp; appena conquistata, aprii di nuovo gli occhi a guardarla. Pareva completamente assorta nel nostro lunghissimo, estenuante bacio. Non un solo pensiero le piegava la fronte. Restai per qualche istante a guardarla, ammirato da tanta dedizione. Non mostrava il pi&ugrave; piccolo accenno di stanchezza, mentre io faticavo a tenerle testa.<br />
	Pensai a tutta la strada percorsa per raggiungerla, la stessa che mi avrebbe impegnato nel ritorno, alla cena ancora da spacchettare chiusa nel frigo, alle inutili parole che avremmo speso seduti a un tavolo che sembrava unirci mentre invece ci separava. <br />
	Pensai al vino che non avrebbe attenuato il senso di distanza e la voglia di fuggire via.<br />
	Venni preso da un senso di assurda nostalgia per i giorni trascorsi senza scopo, scoloriti e sfumati nel ricordo, desiderando tornare a cambiare qualcosa. Qualsiasi cosa. Un gesto compiuto d&rsquo;inverno poteva contenere il calore dell&rsquo;estate.<br />
	La lingua affaticata iniziava a fare male, ma non volevo staccarmi per primo e mostrarle l&rsquo;evidenza della stanchezza. Le avrei letto negli occhi domande alle quali non avevo il coraggio di offrire risposta.<br />
	Disponendomi all&rsquo;attesa di un movimento che giustificasse l&rsquo;atteso distacco, un senso di assoluta tristezza prese il posto del calore provato poco prima. Mi sentivo intrappolato nelle sue aspettative, nella speranza che insieme avevamo cullato sin dal nostro primo incontro, quando la gioia di una tanto attesa promessa sembrava rivestire di nuovi abiti il manichino dal sorriso spento, pronto per il cassonetto dei rifiuti.<br />
	In quel momento rimasi sorpreso dalla mia forte capacit&agrave; di sopportazione, della quale non mi sarei creduto capace. Era tale la volont&agrave; di non deluderla, che mi sentivo pronto a qualsiasi sforzo per mascherare l&rsquo;insofferenza e la stanchezza.<br />
	Lei sembrava cos&igrave; dolce e indifesa, con i suoi occhi chiusi e la faccia spinta contro la mia.<br />
	Ma la cioccolata, era finita.</span><br />
	&nbsp;</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/la-vita-loro/cioccolata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/la-vita-loro/cioccolata/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Regole</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/_GEDHKgGX5o/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/la-vita-loro/regole/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita loro]]></category>
		<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[appetito]]></category>
		<category><![CDATA[astruse]]></category>
		<category><![CDATA[buono]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino]]></category>
		<category><![CDATA[culo]]></category>
		<category><![CDATA[Dedicata]]></category>
		<category><![CDATA[esprimere]]></category>
		<category><![CDATA[felice]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[fornitori]]></category>
		<category><![CDATA[giusto]]></category>
		<category><![CDATA[Graffi]]></category>
		<category><![CDATA[Graffiati]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
		<category><![CDATA[infelice]]></category>
		<category><![CDATA[inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Livorno]]></category>
		<category><![CDATA[lontano]]></category>
		<category><![CDATA[maniera]]></category>
		<category><![CDATA[minimalista]]></category>
		<category><![CDATA[orpelli]]></category>
		<category><![CDATA[pensare]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[Possibilità]]></category>
		<category><![CDATA[rammentare]]></category>
		<category><![CDATA[regole]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[sicuro]]></category>
		<category><![CDATA[sintassi]]></category>
		<category><![CDATA[togliere]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=908</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pensavo oggi alla quantità di regole che scrittori più o meno affermati elargiscono a piene mani durante seminari che vengono chiamati workshop. Espressione che trovo abbastanza infelice, anche se non dovrei, perché il mio piccolo inglese non mi consente una traduzione della quale io possa sentirmi sicuro. Però sino a workshop credo di poterci arrivare.
Comunque, leggendo di queste regole, quando capita, mi sento sempre abbastanza infelice. Non credo di riuscire a metterne in pratica alcuna, non perché siano astruse, anche se a volte lo sono, è solo che al cospetto di questi decaloghi mi sento sempre piuttosto ignorante, nel senso che raramente riesco a capire dove si voglia andare a parare.
Lo stesso vale quando mi trovo a dover fronteggiare esempi di stili di scrittura, tipo il minimalismo. Non capisco mai quante parole debbo togliere per essere considerato minimalista, ammesso che io lo voglia.
Se poi ne tolgo troppe e non si capisce più il senso di quello che vorrei esprimere, potrei venir considerato ultraminimalista, o solo stupido.
A pensarci bene, ad oggi non sono più tanto sicuro di rammentare adeguatamente neanche le regole della grammatica. I miei ricordi al riguardo si perdono in tempi lontanissimi, e sono ricordi temo fortemente sfumati.
Non venite poi a parlarmi di sintassi, perché rischierei di perdere l’appetito. Potrebbe persino capitare che la sintassi mi si materializzi davanti per mordermi le chiappe senza che io riesca a riconoscerla.
Io scrivo così, se di scrittura si può parlare, come un cieco che dipinge. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Pensavo oggi alla quantit&agrave; di regole che scrittori pi&ugrave; o meno affermati elargiscono a piene mani durante seminari che vengono chiamati workshop. Espressione che trovo abbastanza infelice, anche se non dovrei, perch&eacute; il mio piccolo inglese non mi consente una traduzione della quale io possa sentirmi sicuro. Per&ograve; sino a workshop credo di poterci arrivare.<br />
	Comunque, leggendo di queste regole, quando capita, mi sento sempre abbastanza infelice. Non credo di riuscire a metterne in pratica alcuna, non perch&eacute; siano astruse, anche se a volte lo sono,&nbsp;&egrave; solo che&nbsp;al cospetto di questi decaloghi mi sento sempre piuttosto ignorante, nel senso che raramente riesco a capire dove si voglia andare a parare.<br />
	Lo stesso vale quando mi trovo a dover fronteggiare esempi di stili di scrittura, tipo il minimalismo. Non capisco mai quante parole debbo togliere per essere considerato minimalista, ammesso che io lo voglia.<br />
	Se poi ne tolgo troppe e non si capisce pi&ugrave; il senso di quello che vorrei esprimere, potrei venir considerato ultraminimalista, o solo stupido.<br />
	A pensarci bene, ad oggi non sono pi&ugrave; tanto sicuro di rammentare adeguatamente neanche le regole della grammatica. I miei ricordi al riguardo si perdono in tempi lontanissimi, e sono ricordi temo fortemente sfumati.<br />
	Non venite poi a parlarmi di sintassi, perch&eacute; rischierei di perdere l&rsquo;appetito. Potrebbe persino capitare che la sintassi mi si materializzi davanti per mordermi le chiappe senza che io riesca a riconoscerla.<br />
	Io scrivo cos&igrave;, se di scrittura si pu&ograve; parlare, come un cieco che dipinge.<br />
	Metto le parole in fila nella maniera che mi sembra abbia un senso, e sono sicuro che altri leggendo troveranno un senso diverso dal mio, pi&ugrave; o tanto meno.<br />
	La cosa che pi&ugrave; mi piace, in fondo, &egrave; quando i&nbsp;venditori di regole arrivano al punto di affermare che queste esistono anche per essere infrante.<br />
	Ci&ograve; pu&ograve; fornire un senso di sicurezza, falsa magari, ma sempre sicurezza: potreste leggermi e ammirare con quanta perizia io riesca a infrangere le regole. Qui potrei risultare bravissimo.<br />
	Se poi volessimo estendere il panorama per inserire anche le regole della vita nell&rsquo;inutile discorso che sto portando avanti, questo temo ci porterebbe assai lontano.<br />
	Voi avete regole che informano il vostro modo di agire?<br />
	Io non lo so.<br />
	Nel corso degli anni mi sono imbattuto in molti maestri dediti a impartire di queste regole, e poi a spasso per la vita le ho viste tutte infrante. Paradossalmente, mi sembra che chi riesce a vivere senza regole sia pi&ugrave; felice di altri destinati a chiudersi in fondo a vicoli ciechi di ordine morale.<br />
	Se dovessi parlare della mia esperienza diretta, potrei dire che mi sento gravato da moltissimi di questi orpelli che chiamiamo regole.<br />
	Essere buono e giusto, amorevole e disinteressato, equanime, imparziale e obiettivo. Eccetera.<br />
	Il tutto condito dall&rsquo;affermazione, ovunque condivisa, che considera per&ograve; anche la necessit&agrave; ineludibile di un briciolo di sano egoismo, diventa un bel minestrone difficile da digerire.<br />
	Pensandoci bene, l&rsquo;unica regola che mi sento di condividere &egrave; quella che richiama alla necessit&agrave; di essere felici.<br />
	Ma qui usciamo da campo delle regole per entrare in quello delle occorrenze <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>fondamentali: essere felici esclude ogni altra condizione o considerazione.<br />
	Belli o brutti, ricchi o poveri, la felicit&agrave; &egrave; alla portata di tutti, come l&rsquo;aria che respiriamo.<br />
	Non possiamo impedirci di respirare, ma quanta tristezza in una vita nella quale ogni genere di valutazioni e confronti esclude la possibilit&agrave; di essere felici, persi nella sensazione che manchino le condizioni necessarie, sempre alla ricerca di qualcosa che renda possibile una tale condizione.<br />
	Per raggiungere la felicit&agrave; basta invece pensare che l&rsquo;abbiamo. E&rsquo; dentro di noi, si tratta solo di sceglierla, cos&igrave; come in fondo scegliamo qualsiasi altra emozione che proviamo.<br />
	Siamo sempre noi a scegliere. <br />
	Se ci sentiamo davvero grandi scrittori non ci sar&agrave; incubo di sintassi capace di frenarci. Le regole grammaticali torneranno allora utili a prendere per il culo l&rsquo;intero universo. <br />
	Allo stesso modo, se decidiamo di essere felici, non ci sar&agrave; tormento o impedimento in grado di ostacolarci. I piccoli intoppi imposti dalla vita diventeranno occasioni per affermare con forza la nostra disposizione.<br />
	Guarderemo i detentori delle regole con occhi di commiserazione, con solo la voglia di sferrare un cazzotto a frantumare il guscio che li separa dalla vita. Alzare il velo che copre la realt&agrave;. Mostrare che ognuno &egrave; quello che pensa di essere.<br />
	Questo non ci &egrave; concesso: soltanto individualmente possiamo decidere se siamo felici o meno, nessuna regola in questo ci pu&ograve; aiutare, neanche quella del pi&ugrave; grande maestro di tutti i tempi.<br />
	Ma non sar&agrave; questa piccola nota di tristezza, l&rsquo;infelicit&agrave; che possiamo osservare ovunque, a distrarci dal nostro compito principale.<br />
	Possiamo essere felici con o senza tutto quello che crediamo serva a raggiungere questa condizione, in culo alle regole della grammatica.</font></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/la-vita-loro/regole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/la-vita-loro/regole/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Verso Santiago</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/Rgt7925gV7k/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/verso-santiago/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 18:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[abbracciati]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino]]></category>
		<category><![CDATA[cerbiatta]]></category>
		<category><![CDATA[Compostela]]></category>
		<category><![CDATA[Dedicata]]></category>
		<category><![CDATA[Distanza]]></category>
		<category><![CDATA[fantastico]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Graffi]]></category>
		<category><![CDATA[Graffianti]]></category>
		<category><![CDATA[Graffiati]]></category>
		<category><![CDATA[Graffietti]]></category>
		<category><![CDATA[intenzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Livorno]]></category>
		<category><![CDATA[Mani]]></category>
		<category><![CDATA[Mario]]></category>
		<category><![CDATA[Memorie]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[perfezione]]></category>
		<category><![CDATA[Possibilità]]></category>
		<category><![CDATA[promesse]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[rifugio]]></category>
		<category><![CDATA[rocerca]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago]]></category>
		<category><![CDATA[sciolto]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[seno]]></category>
		<category><![CDATA[sorrideva]]></category>
		<category><![CDATA[specchio]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[spirito]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
		<category><![CDATA[tavolo]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Ughi]]></category>
		<category><![CDATA[Universo]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Voce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=891</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i>A voi pochi che ogni tanto venite a trovarmi in questo blog sembrerà di raggiungere un luogo abbandonato, dove le parole si sono fermate e cristallizzate. Ma non è così: in questo periodo, quando scrivo, cerco di portare a termine quel romanzo che da troppo tempo aspetta una conclusione.
E sono così forti e intense le emozioni che in questi giorni lo scrivere mi procura, da indurmi a rompere il silenzio per cacciare fuori un piccolo estratto della storia che occupa le mie giornate. Il viaggio tormentato di due anime più una verso la cattedrale di Santiago de Compostela, attraverso il percorso millenario che ha preso il nome di Cammino di Santiago.
Se avete voglia di leggere questo breve schizzo di parole sulle pareti della mia anima, basta che clicchiate poco più in basso, a destra, dove sta scritto "Leggi tutto".</i></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Trov&ograve; Maria che si asciugava i capelli di fronte al grande specchio che sovrastava i lavandini, a piedi nudi, indossava un paio di pantaloni e un reggiseno. Un uomo, di fianco a lei, lottava strenuamente con se stesso per evitare di fissare con troppa insistenza le spalle di cerbiatta e il seno da ragazzina che sembravano riempire tutto lo spazio intorno. Una battaglia persa in partenza. Maria si offriva al mondo con la stessa sincerit&agrave; di un fiore che cresce in mezzo a un campo, muovendosi con la perfezione di un mare d&rsquo;erba carezzato dal vento. Impossibile distogliere gli occhi.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">A Marco mancava il fiato. La guard&ograve; riflessa nello specchio e lei gli sorrise di rimando. Le si avvicin&ograve; tentando di mostrarsi noncurante e sciolto, e a mezze frasi scoordinate e prive di concatenazione logica la invit&ograve; per una passeggiata in citt&agrave;. Lei disse soltanto: &ldquo;Fantastico&rdquo;, e spar&igrave; dietro la porta.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Mentre terminava di controllare che lo zaino fosse in buon ordine, Marco lanciava sguardi segreti in direzione di Maria. Si alz&ograve;, vedendo che si avvicinava. &ldquo;Sono pronta,&rdquo; disse.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Uscendo dalla piccola porta del rifugio Marco si sentiva come un ragazzino alle prime armi che ha avuto la grande fortuna di incocciare un appuntamento con la pi&ugrave; bella della classe e non sa come gestirla. La sua bellezza lo disarmava. In seguito non avrebbe ricordato nessun particolare delle vie e delle piazze che stavano visitando, nessun volto per strada, negozio o statua, riuscivano a catturare l&rsquo;attenzione pi&ugrave; della sua presenza. Camminarono a lungo, ogni tanto sfiorandosi, nei gesti e nelle intenzioni.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Maria era dolce, parlava con calma, sorrideva spesso. Avrebbe voluto vederla ridere, ma alle battute di spirito che proponeva, magari un po&rsquo; salaci, riceveva in cambio sguardi di serena disapprovazione. Si abitu&ograve; pian piano a camminare in silenzio, in questo modo conquistando una serenit&agrave; che da molto tempo non provava. Scopr&igrave; che la presenza di Maria al suo fianco lo calmava, sedando il continuo lavorio della mente e portandolo a godere in pieno del momento presente, senza dover nient&rsquo;altro chiedere e soprattutto senza pi&ugrave; il bisogno di immaginarsi sempre altrove, in fuga verso un&rsquo;altra realt&agrave;, nella ricerca di un nuovo giardino destinato immancabilmente a rivelarsi non pi&ugrave; verde del precedente.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Camminarono per grandi spazi silenziosi, la citt&agrave; stessa sembrava quietarsi al loro passaggio. Le loro mani non si sfiorarono neanche per un istante, ma per entrambi era come se fossero abbracciati.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Visitarono chiese e monumenti, esplorarono piazze, mangiarono <i>tapas </i>e bevvero vino in un locale affollatissimo e pieno di fumo, di grida e risate, seduti a un minuscolo tavolo incastonato come tanti altri in una lunga fila, nello stretto corridoio di fronte al bancone. Maria osservava la grande animazione intorno a loro con aria serena, Marco non riusciva a staccare gli occhi dal suo viso; ogni tanto lei si voltava a guardarlo, regalandogli un sorriso che aveva in s&eacute; pi&ugrave; promesse di quante l&rsquo;universo intero avrebbe potuto contenere.<br />
	</span></font></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Marco viveva la magia di un momento perfetto, suggestivo e dolce, come solo in alcune scene di film gli era capitato di vedere, e mai avrebbe pensato gli potesse accadere davvero.<br />
	</span></font></span></o:p><o:p><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Maria appariva calma e a suo agio come l&rsquo;acqua dentro a una bottiglia, presente senza sforzo e disponibile a prendere qualsiasi forma che il mondo le richieda.<br />
	</span></font></span><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt">Di ritorno, risero molto, nell&rsquo;ultimo tratto di strada che li separava dal rifugio, sfottendosi a vicenda quando capitava che sbagliassero strada, di fronte a un incrocio assolutamente mai visto prima, facendo a gara nel proporre assurde soluzioni nell&rsquo;eventualit&agrave; che l&rsquo;ostello chiudesse i battenti prima del loro arrivo. Sorrisero raggianti una volta di fronte alla cancellata del rifugio, e nel momento prima di separarsi per raggiungere i rispettivi letti lei poggi&ograve; una mano sulla guancia di Marco, con dipinta sul volto un&rsquo;espressione quale lui non aveva mai visto, ma che scopr&igrave; di aver sempre cercato. Poi lei disse: &ldquo;Domani&rdquo;.</span></font></span></o:p></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/verso-santiago/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/verso-santiago/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>To the river</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/5N1dlFoLCf0/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/to-the-river/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 18:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[alieno]]></category>
		<category><![CDATA[andare]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[attrazione]]></category>
		<category><![CDATA[bizzarro]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[colore]]></category>
		<category><![CDATA[cresce]]></category>
		<category><![CDATA[erba]]></category>
		<category><![CDATA[fantasmi]]></category>
		<category><![CDATA[Freddo]]></category>
		<category><![CDATA[illusione]]></category>
		<category><![CDATA[intimo]]></category>
		<category><![CDATA[lancia]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[passi]]></category>
		<category><![CDATA[punta]]></category>
		<category><![CDATA[respito]]></category>
		<category><![CDATA[river]]></category>
		<category><![CDATA[sfera]]></category>
		<category><![CDATA[silenziosi]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=862</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sembra bizzarro, ma ancora cresce l’erba.
E’ vero: ha un colore più freddo, come tutto il resto in questo luogo che sembra privo d’aria, eppure gli steli si ostinano a proiettare la loro punta di lancia verso un cielo alieno.
In questo spazio deserto potrebbe risuonare, senza intenzione o interruzione, il <i>Sutra del loto</i>.
Sono giunto sin qui inconsapevole dei passi e dei segnali che mi hanno guidato. E adesso, che strano, provo un senso di pace assoluta.
Nel silenzio del cielo trova tregua la fretta di andare, l’incessante ricerca di un qualcosa che a guardare bene già possedevo, che era mio ma in un gioco di illusione ho gettato al di fuori di me, per poi perdermi nella caccia ai fantasmi che scivolano silenziosi e inafferrabili sui muri, si mostrano attraverso finestre dagli spessi vetri, si nascondono su cime inaccessibili, nella nebbia, nel pianto.
Voglio restare qui, dove posso raccogliere ogni attimo perso con un singolo respiro, e fare di questo luogo il mio intimo spazio, nell’attesa che quella sfera luminosa si condensi per forza di attrazione, trasformandosi in nuova acqua che riesca a bagnarmi.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Sembra bizzarro, ma ancora cresce l&rsquo;erba.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E&rsquo; vero: ha un colore pi&ugrave; freddo, come tutto il resto in questo luogo che sembra privo d&rsquo;aria, eppure gli steli si ostinano a proiettare la loro punta di lancia verso un cielo alieno.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">In questo spazio deserto potrebbe risuonare, senza intenzione o interruzione, il <i style="mso-bidi-font-style: normal">Sutra del loto</i>.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Sono giunto sin qui inconsapevole dei passi e dei segnali che mi hanno guidato. E adesso, che strano, provo un senso di pace assoluta.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nel silenzio del cielo trova tregua la fretta di andare, l&rsquo;incessante ricerca di un qualcosa che a guardare bene gi&agrave; possedevo, che era mio ma in un gioco di illusione ho gettato al di fuori di me, per poi perdermi nella caccia ai fantasmi che scivolano silenziosi e inafferrabili sui muri, si mostrano attraverso finestre dagli spessi vetri, si nascondono su cime inaccessibili, nella nebbia, nel pianto.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Voglio restare qui, dove posso raccogliere ogni attimo perso con un singolo respiro, e fare di questo luogo il mio intimo spazio, nell&rsquo;attesa che quella sfera luminosa si condensi per forza di attrazione, trasformandosi in nuova acqua che riesca a bagnarmi.</font></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/to-the-river/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/to-the-river/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>La strada verso casa</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/6-5shKHTSUw/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/livornesi/la-strada-verso-casa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 18:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[Livornesi]]></category>
		<category><![CDATA[anni]]></category>
		<category><![CDATA[arrivo]]></category>
		<category><![CDATA[burrasca]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[frutta]]></category>
		<category><![CDATA[inespressi]]></category>
		<category><![CDATA[interiori]]></category>
		<category><![CDATA[lampioni]]></category>
		<category><![CDATA[malinconia]]></category>
		<category><![CDATA[miraggio]]></category>
		<category><![CDATA[nuvole]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[partenza]]></category>
		<category><![CDATA[penombra]]></category>
		<category><![CDATA[percorrere]]></category>
		<category><![CDATA[presente]]></category>
		<category><![CDATA[segnato]]></category>
		<category><![CDATA[sentieri]]></category>
		<category><![CDATA[spiegare]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
		<category><![CDATA[svelare]]></category>
		<category><![CDATA[tentativi]]></category>
		<category><![CDATA[tessuto]]></category>
		<category><![CDATA[trama]]></category>
		<category><![CDATA[vera]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=841</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono cose che è difficile spiegare, suggestioni ardue da raccontare: il tessuto di esclusive emozioni. In un percorso spirituale, segnato da pensieri del tutto personali, alcune azioni possono prendere per noi un significato preciso e tuttavia faticoso da condividere. Nel nostro personale Cammino possiamo trovarci a percorrere sentieri solo nostri; sentieri battuti in solitudine, nascosti al mondo per una forma di pudore, o difesa.
E certi gesti si mostrano così infantili ai nostri occhi, da rimanere inespressi. 
Si può pensare di svelare ad altri i profondi passaggi della nostra anima, quando ci sentiamo protetti dall’intimità di atmosfere particolari: davanti ad un camino acceso, nella penombra di un bicchiere di vino, oppure su una spiaggia deserta, immersi nel vento fresco, anticipo di una burrasca imminente…</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img alt="" src="http://www.graffiati.it/wp-content/uploads/casa_3.jpg" /><br />
	<span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">&nbsp;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Ci sono cose che &egrave; difficile spiegare, suggestioni ardue da raccontare: il tessuto di esclusive emozioni.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">In un percorso spirituale, segnato da pensieri del tutto personali, alcune azioni possono prendere per noi un significato preciso e tuttavia faticoso da condividere.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nel nostro personale Cammino possiamo trovarci a percorrere sentieri solo nostri; sentieri battuti in solitudine, nascosti al mondo per una forma di pudore, o difesa.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E certi gesti si mostrano cos&igrave; infantili ai nostri occhi, da rimanere inespressi. <br />
	Si pu&ograve; pensare di svelare ad altri i profondi passaggi della nostra anima, quando ci sentiamo protetti dall&rsquo;intimit&agrave; di atmosfere particolari: davanti ad un camino acceso, nella penombra di un bicchiere di vino, oppure su una spiaggia deserta, immersi nel vento fresco, anticipo di una burrasca imminente&hellip; ma non &egrave; semplice farlo nella luce di un mattino di quasi estate, avvolti <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>dall&rsquo;allegro rumore del mercato che si agita fuori <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>dalla finestra aperta: il cigolare dei carretti della frutta, le voci alte a magnificare i prodotti in vendita. Quando la realt&agrave; sembra cos&igrave; concreta, quasi banale.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Cos&igrave;, la mia strada verso casa.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Quella al centro, vicino alle nuvole, &egrave; la finestra della stanza nella quale sono nato, che da sempre io considero la mia vera casa.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nel corso degli anni, alla ricerca di una energia che ho sentito interrotta, ho indugiato spesso nello <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>speranzoso pellegrinaggio verso questo luogo. Una ricerca per spazi e tempi che sentivo vivi e miei, anche pi&ugrave; del momento presente.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Un percorso che si snoda per strade interiori, attraverso negozi ormai chiusi, pavimentazioni rifatte, insegne e lampioni sostituiti. </font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Le prime leggere nevicate guardate a bocca aperta attraverso il vetro appannato, nella luce dorata della sera. La figlia della tabaccaia, cos&igrave; graziosa e distante, altezzosa. Il freddo fuori, e dentro il calore di una corsa verso la scuola, nella cartella un pezzo di focaccia per l&rsquo;ora di ricreazione. <br />
	Una vita che non esiste pi&ugrave;, nella quale tuttavia ho cercato un senso che sentivo perduto, che non ritrovavo nel quotidiano.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">La strada verso casa &egrave; carica di infruttuosa malinconia, &egrave; un portare doni all&rsquo;oracolo della rinuncia, perch&eacute; l&rsquo;energia che cercavo, non l&rsquo;ho mai trovata. Era solo un patetico miraggio.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Credevo che nel punto di inizio della mia vita si fosse sprigionata una forza particolare, che ancora permaneva e che potevo catturare e fare di nuovo mia.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Ma un punto di partenza non corrisponde ad un punto di arrivo, ammesso che un punto di arrivo esista davvero, in questa trasformazione senza fine.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E quello che non ho visto, oltre la facciata di questa casa, &egrave; il cielo inesplorato pronto ad accogliermi.</font></span></span></p>
<p style="text-align: center">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000" face="Times New Roman" size="3"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></font></span></span><font color="#000000" face="Times New Roman" size="3"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></font></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/livornesi/la-strada-verso-casa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/livornesi/la-strada-verso-casa/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Io sono</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/-Ojxkbk2LSY/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/io-sono/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[calendario]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino]]></category>
		<category><![CDATA[Compostela]]></category>
		<category><![CDATA[consolazione]]></category>
		<category><![CDATA[eoutine]]></category>
		<category><![CDATA[frase]]></category>
		<category><![CDATA[immaginari]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
		<category><![CDATA[insopportabile]]></category>
		<category><![CDATA[io non posso]]></category>
		<category><![CDATA[libero]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[necessità]]></category>
		<category><![CDATA[paure]]></category>
		<category><![CDATA[pigrizia]]></category>
		<category><![CDATA[presente]]></category>
		<category><![CDATA[principessa]]></category>
		<category><![CDATA[quello]]></category>
		<category><![CDATA[ragazzino]]></category>
		<category><![CDATA[rinunce]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago]]></category>
		<category><![CDATA[schiene]]></category>
		<category><![CDATA[sereno]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[silenzi]]></category>
		<category><![CDATA[sostanza]]></category>
		<category><![CDATA[suggestione]]></category>
		<category><![CDATA[suggestioni]]></category>
		<category><![CDATA[tragitto]]></category>
		<category><![CDATA[Voce]]></category>
		<category><![CDATA[voci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=838</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una frase da abolire nel mio calendario.
<i>Io non posso.</i>
Il muro che mi circonda a creare il castello nel quale alla fine mi sono trovato imprigionato – e neanche sono una principessa e quindi, niente riscatto azzurro su cavallo bianco – mi va stretto come gli abiti che indossavo da ragazzino. Che poi all’incirca in quei tempi ho formulato per la prima volta la frase.
<i>Io non posso.</i>
Una suggestione.
Camminavo libero e sereno e lo sguardo si spingeva lontano senza incontrare ostacoli finché una voce sicura del proprio ruolo mi disse: tu se qui e sei là e sopra e sotto.
E da allora ho iniziato ad ascoltare le voci. A dare un senso ai silenzi. Un peso agli sguardi. Una sostanza alle paure.
 Una voce che ti parla descrivendo meraviglie per quel che sei, può suonare falsa se hai dato credito a chi veniva prima. Uno sguardo può risultare insostenibile quando tu per primo vi trovi dei significati. Un silenzio diviene insopportabile quando senti la necessità di riempirlo con parole che non possiedi. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 115%; font-family: 'calibri', 'sans-serif'; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: calibri; mso-bidi-font-family: 'times new roman'; mso-ansi-language: it; mso-fareast-language: en-us; mso-bidi-language: ar-sa"><font color="#000000" face="Calibri">C&rsquo;&egrave; una frase da abolire nel mio calendario.<br />
	<i style="mso-bidi-font-style: normal">Io non posso.</i><br />
	Il muro che mi circonda a creare il castello nel quale alla fine mi sono trovato imprigionato &ndash; e neanche sono una principessa e quindi, niente riscatto azzurro su cavallo bianco &ndash; mi va stretto come gli abiti che indossavo da ragazzino. Che poi all&rsquo;incirca in quei tempi ho formulato per la prima volta la frase.<br />
	<i style="mso-bidi-font-style: normal">Io non posso.</i><br />
	Una suggestione.<br />
	Camminavo libero e sereno e lo sguardo si spingeva lontano senza incontrare ostacoli finch&eacute; una voce sicura del proprio ruolo mi disse: tu se qui e sei l&agrave; e sopra e sotto.<br />
	E da allora ho iniziato ad ascoltare le voci. A dare un senso ai silenzi. Un peso agli sguardi. Una sostanza alle paure.<br />
	Una voce che ti parla descrivendo meraviglie per quel che sei, pu&ograve; suonare falsa se hai dato credito a chi veniva prima. Uno sguardo pu&ograve; risultare insostenibile quando tu per primo vi trovi dei significati. Un silenzio diviene insopportabile quando senti la necessit&agrave; di riempirlo con parole che non possiedi.<br />
	E perch&eacute; mai dovresti farlo? Non &egrave; compito tuo riempire i vuoti. Soltanto la paura ti spinge a fuggire il silenzio.<br />
	E in questa frase<br />
	<i style="mso-bidi-font-style: normal">Io non posso</i><br />
	ho trovato giustificazione e consolazione alle reiterate rinunce che nel corso degli anni ho accolto nella mia vita, quasi come buoni amici.<br />
	Porsi fuori dal gioco a osservare tante piccole formiche affaccendate nel costruire un nido che per quanto profondo non potr&agrave; sostenere la pioggia imminente, con occhi distaccati e l&rsquo;arroganza di chi ha rinunciato ai propri sogni, &egrave; diventata un&rsquo;attivit&agrave; quasi piacevole. <br />
	Ma &egrave; una suggestione.<br />
	Una voce mi parla dentro indicando limiti, ostacoli, manchevolezze e perimetri invalicabili. Ma questa voce l&rsquo;ho creata io, o se mi &egrave; stata offerta l&rsquo;ho volentieri accettata, insieme all&rsquo;indolente pigrizia alimentata dalla routine quotidiana.<br />
	E quante parole non ho detto, quanti gesti ho frenato, quante avventure ho lasciato disponibili a chi avesse voglia di correre qualche rischio. Parole represse e schiene voltate.<br />
	Per&ograve; &egrave; una suggestione.<br />
	L&rsquo;immagine che ho concepito di me che si muove per il mondo, mi conduce a spasso trattenendomi con fili fortissimi quanto immaginari.<br />
	E&rsquo; tutto qui: ho pensato di essere quello e all&rsquo;interno di tali spazi mi sono formato.<br />
	Ma io non sono quello.<br />
	C&rsquo;&egrave; stato un tempo in cui ho percorso un cammino millenario, sulle orme dei passi di chi &egrave; venuto prima di me e lasciando una traccia a chi mi avrebbe seguito.<br />
	<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>Lungo il tragitto ho ritrovato tutta la mia vita, disposta in modo diverso da come l&rsquo;avevo sempre vista ordinata: i piani temporali si intersecavano a segnalare un significato mai supposto prima, i gesti e le azioni trovavano e meritavano una giusta collocazione e soluzione.<br />
	Poi, di fronte a una cattedrale composta da pietre simili a quelle che costruivano il mio muro, in quel momento sgretolato e poi dissolto in un pianto liberatorio, solo un pensiero si affacciava alla mia mente:<i style="mso-bidi-font-style: normal"> Io sono</i>.<br />
	Avessi potuto restare per sempre in quel luogo, niente pi&ugrave; sarebbe mutato nel mio essere vivo al momento presente.<br />
	Ma nel ritorno e poi nel tempo che sempre pi&ugrave; mi separava da quel momento, sono tornate a frotte le suggestioni.<br />
	E mi sono visto per come non sono, ma vedendomi cos&igrave; lo sono diventato, di nuovo.<br />
	Ho lasciato che si affievolisse la voce perentoria che affermava che <i style="mso-bidi-font-style: normal">io sono</i>,<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>unico e irripetibile in questo squarcio di vita, come mai nessuno &egrave; stato prima di me e nessuno sar&agrave; mai, dopo.<br />
	Non &egrave; un delirio di onnipotenza: non sono migliore dei difetti che mi porto appresso.<br />
	Ma &egrave; giunto il&nbsp;tempo che io mi ricordi chi sono, e dove sto andando. </font></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/io-sono/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/io-sono/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Alessandro Baricco – Emmaus</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/7czep3HTHtE/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/recensioni/alessandro-baricco-emmaus/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 23:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro]]></category>
		<category><![CDATA[baricco]]></category>
		<category><![CDATA[discepoli]]></category>
		<category><![CDATA[emmaus]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[insoddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[isabella]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[pratolini]]></category>
		<category><![CDATA[resurrezione]]></category>
		<category><![CDATA[santacroce]]></category>
		<category><![CDATA[stupire]]></category>
		<category><![CDATA[tazze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=830</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella sua ultima fatica, Emmaus, Baricco usa un linguaggio che sta a metà tra un Pratolini annoiato e una Santacroce in vena di moderazione.
Un ibrido che lascia un retrogusto di insoddisfazione: nasce il desiderio di leggere le immagini dalla grande potenza evocatrice che spesso di lui ci hanno fatto innamorare, oppure di vedere un Baricco che prende il coraggio a quattro mani e sputtana la Santacroce sul suo stesso terreno, che i mezzi in fondo li avrebbe.
Durante la lettura salta agli occhi, immediata, la voglia di stupire, anche legittima in uno scrittore, e alla quale comunque Baricco un po’ ci ha abituato. 
E in effetti ci si può stupire, nel vederlo parlare di cazzi, così avvezzi come siamo a ricordare le immagini di tele dipinte con l’acqua di mare e tazze di tè girate con precisione a cercare il punto dove si sono posate labbra altrui. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="entry clearfloat">
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt">
<table border="0" cellpadding="1" cellspacing="1" width="300">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><img alt="" height="150" src="http://graffiati.it/wp-content/uploads/emmaus.jpg" width="96" /></span></span></td>
<td>
<p><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><strong>Titolo:</strong> <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/emmaus-baricco-alessandro-feltrinelli/libro/9788807017988" target="_blank">Emmaus</a><br />
							<strong>Autore:</strong> Baricco Alessandro<br />
							<strong>Editore:</strong> Feltrinelli<br />
							<strong>Data di Pubblicazione:</strong> 2009<br />
							<strong>Collana: </strong>I narratori<br />
							<strong>ISBN: </strong>8807017989<br />
							<strong>ISBN-13:</strong> 9788807017988<br />
							<strong>Pagine: </strong>139<br />
							<strong>Reparto:</strong> Narrativa italiana </span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table></div>
</div>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><br />
	Nella sua ultima fatica, <i>Emmaus</i>, Baricco usa un linguaggio che sta a met&agrave; tra un Pratolini annoiato e una Santacroce in vena di moderazione.<br />
	Un ibrido che lascia un retrogusto di insoddisfazione: nasce&nbsp;il desiderio&nbsp;di leggere le immagini dalla grande potenza evocatrice che spesso di lui ci hanno fatto innamorare, oppure di vedere un Baricco che prende il coraggio a quattro mani e sputtana la Santacroce sul suo stesso terreno, che i mezzi in fondo li avrebbe.<br />
	Durante la lettura salta agli occhi, immediata, la voglia di stupire, anche legittima in uno scrittore, e alla quale comunque Baricco un po&rsquo; ci ha abituato. <br />
	E in effetti ci si pu&ograve; stupire, nel vederlo parlare di cazzi, cos&igrave; avvezzi come siamo a ricordare le immagini di tele dipinte con l&rsquo;acqua di mare e tazze di t&egrave; girate con precisione a cercare il punto dove si sono posate labbra altrui. <br />
	E anche se siamo in fondo abituati all&rsquo;uso <i>disinvolto</i> che spesso Baricco fa dei segni di interpunzione, la meraviglia di una lineetta che prepotente e frequente si insinua a separare frasi e pensieri, pi&ugrave; che stupore desta alla fine un senso di noia. Verrebbe quasi da dire: Vabb&egrave;, qui ci hai infilato una lineetta perch&eacute; sei Baricco, ma ci stava bene anche una virgola &ndash; e forse ci stava meglio.<br />
	La storia &egrave; di per s&eacute; ininfluente, nel senso che per molti versi ci troviamo di fronte a un <i>gi&agrave; visto</i>, ma risulta alla fine efficace a veicolare quello che nel romanzo rappresenta il messaggio di fondo, gi&agrave; anticipato dal titolo.<br />
	Nel vangelo di Luca si legge di due discepoli che, in cammino verso la piccola citt&agrave; di Emmaus, discutono della resurrezione di Cristo. Si avvicina un uomo che chiede loro di cosa stiano parlando. I due lo invitano a cenare insieme e solo quando lo vedono spezzare il pane si rendono conto di trovarsi &nbsp;in compagnia del Messia e quando lo capiscono, il Messia sparisce. A quel punto si chiedono come abbiano potuto non capire, non riconoscere la presenza.<br />
	E varrebbe la pena di leggere questo libro anche solo per la domanda che pone.<br />
	Nella storia di Emmaus, i personaggi non sanno. Persino lo stesso Ges&ugrave;, all&rsquo;inizio, sembra non sapere di s&eacute; e della sua morte. Cos&igrave; noi, allo stesso modo, viviamo in una sorta di smarrimento, non riconoscendo ci&ograve; che &egrave;, anche se ci sediamo alla tavola di ogni cosa e persona incontrata sul nostro cammino. <br />
	<i>Camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo.<br />
	</i>E quando apprendi questa verit&agrave;, trovandoti costretto ad ammettere che dentro di te l&rsquo;hai sempre saputa, o forse scoperta sempre alla fine, ti chiedi come sia stato possibile vivere senza riconoscere le persone che hanno accompagnato la tua esistenza. Mangiare con loro, parlare, ridere e scherzare, vivere, senza riconoscerle. Non pare possibile, eppure non puoi evitare di sentire la profonda verit&agrave; di queste parole: <i>Conosciamo l&rsquo;avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore</i>.<br />
	Magari ti infastidisce trovare un quasi Pratolini nella descrizione di ambienti, emozioni e dialoghi. Forse potr&agrave; lasciarti insoddisfatto la marginale descrizione di un pene accarezzato sotto un plaid senza finale succulento in stile Santacroce.<br />
	Ma non potrai esimerti da ringraziare con sincerit&agrave; questo scrittore che hai amato e dal quale a volte ti sei sentito tradito: questa volta ha parlato di te, parlando di noi.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/recensioni/alessandro-baricco-emmaus/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/recensioni/alessandro-baricco-emmaus/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Nonostante</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/graffiati/xTtD/~3/r4Oays8HQRo/</link>
		<comments>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/nonostante/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 16:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[La vita mia]]></category>
		<category><![CDATA[carestia]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[deciso]]></category>
		<category><![CDATA[fatica]]></category>
		<category><![CDATA[foglio]]></category>
		<category><![CDATA[frase]]></category>
		<category><![CDATA[gesto]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno]]></category>
		<category><![CDATA[impostante]]></category>
		<category><![CDATA[minimo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[nonostante]]></category>
		<category><![CDATA[occasione]]></category>
		<category><![CDATA[palle]]></category>
		<category><![CDATA[pigro]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicare]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[sigarette]]></category>
		<category><![CDATA[soddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[stella]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.graffiati.it/?p=823</guid>
		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nonostante oggi, che ho designato quale giorno perfetto per interrompere i miei rapporti con le sigarette, me ne sia stata regalata una stecca, la fiducia nel domani  che mi ha accolto al risveglio in questo piovoso mattino non ne è risultata in alcun modo scalfita.
L’universo mi mette alla prova.
E’ buffo notare che quando cerchi di fuggire da qualcosa, ne vieni sovente inondato. E di quello che più brami si fa subito carestia.
Non pensavo di scrivere, oggi, e infatti mi sembra di non aver niente da dire. E’ così da tanto tempo. Questo blog langue da lustri e lo scritto che considero il più importante della mia vita giace monco in una pagina di word. Quando ci penso cerco di ignorare la tristezza che mi assale, tentando allo stesso tempo di giustificarmi: troppa fatica, senso di inadeguatezza, le parole che appena rilette appaiono aliene, ingiustificabili. Improponibili? ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nonostante oggi, che ho designato quale giorno perfetto per interrompere i miei rapporti con le sigarette, me ne sia stata regalata una stecca, la fiducia nel domani <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>che mi ha accolto al risveglio in questo piovoso mattino non&nbsp;ne &egrave; risultata&nbsp;in alcun modo scalfita.<br />
	L&rsquo;universo mi mette alla prova.<br />
	E&rsquo; buffo notare che quando cerchi di fuggire da qualcosa, ne vieni sovente inondato. E di quello che pi&ugrave; brami si fa subito carestia.<br />
	Non pensavo di scrivere, oggi, e infatti mi sembra di non aver niente da dire. E&rsquo; cos&igrave; da tanto tempo. Questo blog langue da lustri e lo scritto che considero il pi&ugrave; importante della mia vita giace monco in una pagina di word. Quando ci penso cerco di ignorare la tristezza che mi assale, tentando allo stesso tempo di giustificarmi: troppa fatica, senso di inadeguatezza, le parole che appena rilette appaiono aliene, ingiustificabili. Improponibili?<br />
	Improbabili.</font></span></span><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000"><br />
	Ma una voce lontana seppur vicina quanto mai altre mi ha esortato a scrivere due righe. Solo due. Aprire la speranza e aggiungere qualche centimetro di pelle al monco.<br />
	E cos&igrave; lo faccio.<br />
	Per rendere eclatante questo gesto minimo e tuttavia faticoso e forse pericoloso quanto aprire il vaso di Pandora, nel bene e nel male, e per rendere evidente all&rsquo;universo l&rsquo;intenzione <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>di rintracciare in qualche luogo le mie parole, o come dicevo un tempo la <i style="mso-bidi-font-style: normal">musica dei miei giorni</i>, ho deciso di pubblicare la frase appena scritta a peritura sentenza e monito. <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><br />
	Sembra un gesto stupido, o forse lo &egrave; davvero. Magari sto solo cercando di incastrarmi. Perch&eacute; sono pigro, e la scrittura non &egrave; attivit&agrave; facile o riposante. Pu&ograve; anche donare una grande soddisfazione, ma prosciuga le palle.<br />
	Quindi, nonostante voi non possiate avere la pi&ugrave; piccola idea di dove mi son permesso di collocare la frase che seguir&agrave;, nonostante il rischio che mai, voi, n&eacute; altri, possiate un giorno godere dell&rsquo;occasione di incontrare queste parole stampate su un foglio di carta, nonostante l&rsquo;impegno spaventi in modo totale la mia pigrizia e solletichi il preventivo senso di disfatta, questo &egrave; il risultato dell&rsquo;immensa fatica.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><font color="#000000">E adesso qui, seduto a contemplare il proprio riflesso nella vetrina di un bar che solo poche ore prima avrebbe giudicato remoto quanto una stella la cui luce non avesse ancora <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>trovato il tempo di raggiungere questo piccolo pianeta, sentiva persa ogni certezza su dove si trovasse. E quali passi avrebbe deciso di intraprendere.</font></i></span></span><i style="mso-bidi-font-style: normal"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Calibri"><o:p></o:p></font></font></font></i></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/nonostante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<feedburner:origLink>http://www.graffiati.it/la-vita-mia/nonostante/</feedburner:origLink></item>
	</channel>
</rss>
