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	<title>Graffi(a)ti</title>
	
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		<title>Ricordati di me</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vorrei avere parole significative per quanti mi hanno conosciuto in passato e possano trovarsi a leggere queste righe. Perché sullo scaffale dei giorni ho immagazzinato mille volti, e a volte mi capita di prenderne in mano alcuni, e ricordare; non posso sapere se altri hanno la mia stessa inclinazione, o se invece preferiscono lasciare al buio i ricordi. Se ancora esisto e rivivo in un sorriso carico di nostalgia. Se una musica dolce rievoca fuggevoli sensazioni trascorse e scolorate nel corso degli anni.
Trovare piacere nel ricordo di una voce, una frase, un bacio o un viaggio, è un aspetto del mio carattere che spesso mi sono riproposto di sradicare, invogliato dalle innumerevoli discipline di pulizia mentale che  incoraggiano a lasciar andare il passato per poter vivere con maggiore profitto il presente.
Ma se non mi ricordo da dove sono venuto, quali passaggi mi hanno formato, nel bene e nel male, e se cancello le voci che hanno avuto un senso e un peso nella mia vita, mi capita di pensare, posso perdere anche la visione del sentiero sul quale lo sconosciuto universo o la forza che lo sorregge mi ha posto, per camminare. </p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Vorrei avere parole significative per quanti mi hanno conosciuto in passato e possano trovarsi a leggere queste righe. Perch&eacute; sullo scaffale dei giorni ho immagazzinato mille volti, e a volte mi capita di prenderne in mano alcuni, e ricordare; non posso sapere se altri hanno la mia stessa inclinazione, o se invece preferiscono lasciare al buio i ricordi. Se ancora esisto e rivivo in un sorriso carico di nostalgia. Se una musica dolce rievoca fuggevoli sensazioni trascorse e scolorate nel corso degli anni.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Trovare piacere nel ricordo di una voce, una frase, un bacio o un viaggio, &egrave; un aspetto del mio carattere che spesso mi sono riproposto di sradicare, invogliato dalle innumerevoli discipline di pulizia mentale che<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>incoraggiano a lasciar andare il passato per poter vivere con maggiore profitto il presente.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Ma se non mi ricordo da dove sono venuto, quali passaggi mi hanno formato, nel bene e nel male, e se cancello le voci che hanno avuto un senso e un peso nella mia vita, mi capita di pensare, posso perdere anche la visione del sentiero sul quale lo sconosciuto universo o la forza che lo sorregge mi ha posto, per camminare.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Chi ero, dove stavo e cosa facevo in un dato giorno ha ancora un peso sul mio presente.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Cos&igrave; come mi sembra crudele cancellare gli occhi di chi ho incrociato sul Cammino di Santiago, quando ho sempre pensato di aver rispettato un appuntamento preso ancor prima di nascere, anime gentili, cos&igrave; mi appare uno spreco dimenticare la luce fioca dell&rsquo;androne di un vecchio palazzo, e il bacio forse pi&ugrave; dolce mai avuto, le passeggiate serali lungo le vie di una citt&agrave; sconosciuta, prima delle risa e dei pianti, un libro ricevuto in prestito e mai restituito, un libro prestato e mai rivisto, le sigarette fumate nel buio di una disastrosa delusione, le innumerevoli ore spese a cercare me stesso in una voce sentita solo al telefono, le mie spinte voraci dentro un corpo che mi accoglieva senza riserve, le mie spinte sempre pi&ugrave; deboli dentro un corpo che sembrava respingermi, la musica dell&rsquo;inverno e le feste dell&rsquo;estate, e in definitiva il grande mistero che mi ha portato a percorre strade che mai avrei immaginato, a compiere gesti poi scoperti felici, perniciosi e dannosi, a inventarmi una vita determinata in ogni suo aspetto dalla pi&ugrave; piccola e infinitesimale scelta.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Mi chiedo se c&rsquo;&egrave; un senso, in tutto questo.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Le grandi amicizie perdute per strada, dove sono finite, e se le ho perse per errore o portate via da un vento indifferente, e verso dove.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">I grandi amori, e le passioni, sbiadite dal trascorrere del tempo, mi esplodono nell&rsquo;anima con la stessa forza.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Sul display del mio telefonino ci sono numeri che non utilizzo pi&ugrave;, da pochi giorni o anni, per paura di trovare l&rsquo;indifferenza pronta a uccidere l&rsquo;emozione del riascoltare una voce cara.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Vorrei avere una parola per ogni sguardo e sorriso, a spiegare il senso di un cammino comune, di un incrocio significativo, di una intera vita spesa a non dimenticare.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Mai.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.graffiati.it%2Fla-vita-mia%2Fricordati-di-me%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=verdana&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
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		<title>{«=Matrix Has You=»}</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Al vuoto incessante scorrere del tempo non trovo soluzioni che non abbiano il sapore di un’autopunizione. Dovunque spazia il mio sguardo il mondo degli oggetti mi appare dominato da una vibrante volontà di autodistruzione. Non è il solito mutare delle cose nel passaggio obbligato che conduce ad altre forme, nella lenta e dolce trasformazione da oggetto solido a polvere spazzata via dal vento, con tutti i gradi di invecchiamento e deterioramento e definitiva scomparsa collocati nel giusto ordine, no, l’universo chiede a gran voce una catastrofe improvvisa e immediata; risolutiva.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Al vuoto incessante scorrere del tempo non trovo soluzioni che non abbiano il sapore di un&rsquo;autopunizione. Dovunque spazia il mio sguardo il mondo degli oggetti mi appare dominato da una vibrante volont&agrave; di autodistruzione. Non &egrave; il solito mutare delle cose&nbsp;nel passaggio obbligato che conduce ad&nbsp;altre forme, nella lenta e dolce trasformazione da oggetto solido a polvere spazzata via dal vento, con tutti i gradi di invecchiamento e deterioramento e definitiva scomparsa collocati nel giusto ordine, no, l&rsquo;universo chiede a gran voce una catastrofe improvvisa e immediata; risolutiva.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
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		<title>Hai fatto la bòtta</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 01:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Appena sotto il mare immenso d’angoscia che lambisce ogni più lontano recesso della sua anima lui avverte un insolito moto tellurico per adesso leggero causato dai sotterranei movimenti lenti e scoordinati della speranza al suo timido risveglio, gli occhi ancora chiusi ma pronti a un movimento in sincronia con gli eventi futuri.
Se questo pallido sentimento nascente appartiene alla categoria dei miraggi ancora non è dato sapere, ma della sua esistenza è impossibile dubitare – del resto mille piccoli segnali ne convalidano l’esistenza. 
Eventi con caratteristica di simboli giungono per adesso scoordinati dal mondo esterno e sempre più irrompono come potenti fiumi e cascate e gorghi vorticosi – da far girar la testa – ad affermare che il lento  e però maestoso movimento delle stelle sta per entrare in sincronia con la sua pur precaria esistenza. </p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Appena sotto il mare immenso d&rsquo;angoscia che lambisce ogni pi&ugrave; lontano recesso della sua anima lui avverte un insolito moto tellurico per adesso leggero causato dai sotterranei movimenti lenti e scoordinati della speranza al suo timido risveglio, gli occhi ancora chiusi ma pronti a un movimento in sincronia con gli eventi futuri.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Se questo pallido sentimento nascente appartiene alla categoria dei miraggi ancora non &egrave; dato sapere, ma della sua esistenza &egrave; impossibile dubitare &ndash; del resto mille piccoli segnali ne convalidano l&rsquo;esistenza. </font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Eventi con caratteristica di simboli giungono per adesso scoordinati dal mondo esterno e sempre pi&ugrave; irrompono come potenti fiumi e cascate e gorghi vorticosi &ndash; da far girar la testa &ndash; ad affermare che il lento<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>e per&ograve; maestoso movimento delle stelle sta per entrare in sincronia con la sua pur precaria esistenza.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Non sono ancora significative coincidenze a caratterizzare il senso di attesa presente in ogni suo singolo respiro, essendo ormai da tempo le significative coincidenze elementi dei quali aveva quasi perduto la memoria, accidentali orpelli a decorazione di un passato difficile da ricordare.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Ascoltando come da terre remote questi primi vagiti di una possibile neonata fiducia nella coerenza tra aspettative ed eventi concreti, frutto della linea dritta come l&rsquo;asta di una freccia&nbsp;lungo la quale si muove senza intoppi e inganni la forza perenne di questo universo, perfetto nella sua dimostrazione fisica e sperimentale, egli adesso scuote la testa come disilluso, un amaro sorriso dispiega le sue ali al vento freddo della notte, e il suo pensiero corre all&rsquo;alba tanto agognata ma chiss&agrave; ancora quanto lontana.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nella sua mente i ricordi sono come spugne adatte ad assorbire soltanto il veleno, cartine di tornasole truccate oppure guastate dall&rsquo;umidit&agrave;, dalla muffa, incapaci di mostrare una reazione di vero colore.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Trova difficile ormai credere che quanto si muove intorno e dentro lui possegga un reale significato, cos&igrave; come non ha mai creduto all&rsquo;esistenza di un Dio ostile e caparbio nella propria volont&agrave; di punizione, pronto a gettare sulla terra innocente un primo e magari anche un secondo diluvio universale.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Credeva nella forza del pensiero, nella capacit&agrave; di esprimere il positivo e il negativo attraverso azioni coordinate da un intreccio di sinapsi, piccole scariche elettriche destinate a coinvolgere e indottrinare e assoggettare ogni singolo movimento di ogni singola piccola o grande spirale presente come forma del cosmo intero.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Credeva di essere l&rsquo;universo impegnato a guardare e dirigere se stesso.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">O forse credeva soltanto di crederlo, visto che la forza della sua fede non si spingeva oltre le dotte conversazioni seduto al tavolo di un caff&egrave;. Una fede dimenticata non appena si alzava in piedi e muoveva i primi passi per le vie e i portici della sua citt&agrave;, attirato dalle vetrate multicolori e fredde di luce al neon delle accattivanti vetrine sparse lungo il quotidiano percorso.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Camminava dimenticando le perentorie o quantomeno ferme affermazioni sulle qualit&agrave; di una vita consapevole, gi&agrave; perso, sin dall&rsquo;istante in cui chiudeva bocca per ammiccare a chiusura di un epico discorso, gia perso, tra la folla di pensieri che senza senso e senza tregua lo indirizzavano altrove, con la forza dell&rsquo;abitudine. Un fiume immenso di riflessioni inutili lo trascinava via.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">In definitiva, quanto affermava intorno alle infinite possibilit&agrave; offerte dalla matrice che sottintende alla materia, divenivano vaghi ricordi <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>presto cancellati, come impronte di piede sul bagnasciuga, gi&agrave; molto prima dell&rsquo;ora di cena.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Poi, nella successiva disillusione, si &egrave; stesa come un velo la lunga attesa. E nel procedere a tentoni, senza una precisa direzione, si sono persi i segnali, le significative coincidenze non pi&ugrave; alimentate dall&rsquo;attenzione che da sempre vi aveva posto, unica nota che sembrava avesse un significato nel suo sterile dialogare con se stesso e con gli altri.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E adesso che forse, e lui pensa forse, e io penso forse, alcuni timidi segnali di un possibile risveglio si affacciano alla sua vista, si appresta a combattere la sua ultima e pi&ugrave; ardua battaglia. Lo scontro col suo cuore e le sue viscere e la mente e l&rsquo;anima, e il mondo intero, attraverso il quale si decider&agrave;, si spera infine, se ancora sar&agrave; disposto a credere, e respirare e vivere.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">O se tutto lascer&agrave; andare, per soltanto fermarsi, per soltanto guardare.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
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		<title>Nel Buio</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 21:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si alza dalla postazione del computer è ormai notte fonda. Si avvicina alla finestra, la apre. Un vento gelido sembra volerlo spazzare via. Poggia i palmi delle mani sul freddo marmo, guarda verso il basso.
Alle sue spalle, inquadrata nella cornice del monitor ad alta definizione, una ragazzina snella, inguainata in un body da ginnastica strettissimo, inarca la schiena all’indietro, gli occhi fissi sulla telecamera, e sfodera un sorriso carico di una consapevolezza che ancora non dovrebbe possedere.
Lui getta una rapida occhiata alle sue spalle, poi torna a guardare il buio fuori. L’unica precauzione che ha preso, è stata di azzerare l’audio del filmato che, per quanto breve, scorre in una sequenza ripetuta all’infinito. </p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Quando si alza dalla postazione del computer &egrave; ormai notte fonda. Si avvicina alla finestra, la apre. Un vento gelido sembra volerlo spazzare via. Poggia i palmi delle mani sul freddo marmo, guarda verso il basso. <br />
	</span></span></span><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000">Alle sue spalle, inquadrata nella cornice del monitor ad alta definizione, una ragazzina snella, inguainata in un body da ginnastica strettissimo, inarca la schiena all&rsquo;indietro, gli occhi fissi sulla telecamera, e sfodera un sorriso carico di una consapevolezza che ancora non dovrebbe possedere. Lui getta una rapida occhiata alle sue spalle, poi torna a guardare il buio fuori. L&rsquo;unica precauzione che ha preso, &egrave; stata di azzerare l&rsquo;audio del filmato che, per quanto breve, scorre in una sequenza ripetuta all&rsquo;infinito.<br />
	La parete dietro il monitor separa la sala dalla camera da letto, dove dorme sua moglie. Immagina il suo respiro lento e inconsapevole. Immagina che si alzi per un qualsiasi improvviso bisogno, e la vede sgranare gli occhi dapprima assonnati, all&rsquo;improvviso ben svegli, sulle immagini alle quali con temerariet&agrave; lui sta voltando le spalle. <br />
	Fissando la voragine di quattro piani distesa a separarlo dall&rsquo;asfalto ingiallito da un lampione, ricorda di quando la sua maggiore paura consisteva nella possibilit&agrave; di essere scoperto. Sgamato. Adesso il vuoto sembra volerlo attirare, come il terribile strisciante desiderio che qualcuno ponga rimedio a quelle sue notti senza fine, smascherando gli occhi segnati dal vizio. Sente il membro decrescere all&rsquo;interno degli slip ancora ben tesi, e una goccia di liquido viscoso fuoriuscire a macchiargli l&rsquo;anima. Distende con cura il fazzoletto di carta che tiene serrato nel pugno, ne cerca un angolo ancora asciutto, poi si cala la mutandine e si pulisce con cura. Appallottola la carta e la getta a precederlo nel vuoto. Sorride. Il pensiero gli appare invitante, ma gi&agrave; sa di non averne il coraggio. Con un sospiro chiude la finestra, ma sente che il buio non &egrave; rimasto fuori. Si siede davanti al computer, chiude il <em>player</em> con quel senso di disgusto che da sempre accompagna il dopo. Apre la cartella contenente il filmato appena scaricato, ben nascosta all&rsquo;interno di una serie di altre cartelle perfettamente innocenti, pensando all&rsquo;ora e mezza di attesa per averlo a disposizione, per quanto possegga una connessione veloce. <br />
	<em>A cosa ci serve tanta velocit&agrave;?</em>, aveva chiesto sua moglie. <br />
	<em>Per i film</em>, aveva risposto lui, con voce insolitamente roca. Nella cartella c&rsquo;&egrave; un solo file: <em>Youngym</em>. Lo seleziona col tasto destro del mouse, sceglie tra le varie opzioni il programma di sovrascrittura, a quanto pare messo a punto negli anni della guerra fredda e molto affidabile, si spera. Attende i cinque minuti necessari al completamento dell&rsquo;operazione. Adesso le movenze aggraziate della ragazzina di razza caucasica dovrebbero risultare inaccessibili, come non fossero mai esistite, calpestate e infossate da sette distinte successioni di uno e di zero. La cartella &egrave; vuota. La sua mente &egrave; vuota. Spegne il computer, si accende una sigaretta. <br />
	Terminato di fumare si alza, spegne la luce, e nel lieve riverbero proveniente dalle finestre entra in bagno. Alza la tavoletta del water e piscia al buio, poi si lava i denti, al buio, senza prima sciacquarsi le mani. La silouette rimandata dallo specchio &egrave; l&rsquo;ombra nera di un mostro impossibile da guardare. <br />
	Si aggira con calma per casa, controllando la chiusura delle finestre e della porta di ingresso. Un sorso d&rsquo;acqua dalla bottiglia in plastica trasparente. Apre la porta di camera. Sua moglie dorme dietro una matassa disordinata di capelli, la luce del comodino ancora accesa ma ridotta a un filo dal reostato. Gira intorno al letto, spegne l&rsquo;ultima luce come se stesse uccidendo l&rsquo;ultimo barlume di speranza. Si toglie i pantaloni comodi da casa, i calzini. La macchia umida all&rsquo;interno degli slip lo disturba. Con due dita stringe la stoffa cercando di stemperarla per renderla meno fastidiosa. Sposta il pene da un lato. <br />
	Con un sospiro si infila tra le coperte, chiedendosi quanto tempo occorrer&agrave;, per riuscire ad addormentarsi.<br />
	</span><br />
	&nbsp;</span></span></p>
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		<title>Dove sei</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 00:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le notti si susseguono lunghe. In passato ho scritto qualcosa su alcune di queste, impressioni e sensazioni, perché non ero solo. Avevo da mostrare a qualcuno le spettacolari pantomime. Una sigaretta dietro l’altra, dita veloci sulla tastiera a seguire rapidissimi pensieri, fermati e fissati come ormai credo di non saper più fare.
Non è vero: lo so fare, però manca la voglia, credo. Oddio, non che ne abbia mai avuta molta, ma in altri giorni possedevo notevoli motivazioni. Oggi mi sento carente. E’ una grande fatica, scrivere. Per me, almeno.
E mi domando: perché non posso limitarmi a snocciolare storielle accattivanti come fanno in molti, sia nei blog ma anche in letteratura, invece di dover scavare ogni volta nel pozzo profondo e sconfinato ma spesso pieno di buio della mia anima già di per sé parecchio tormentata? Non lo so.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Le notti si susseguono lunghe. In passato ho scritto qualcosa su alcune di queste, impressioni e sensazioni, perch&eacute; non ero solo. Avevo da mostrare a qualcuno le spettacolari pantomime. Una sigaretta dietro l&rsquo;altra, dita veloci sulla tastiera a seguire rapidissimi pensieri, fermati e fissati come ormai credo di non saper pi&ugrave; fare.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Non &egrave; vero: lo so fare, per&ograve; manca la voglia, credo. Oddio, non che ne abbia mai avuta molta, ma in altri giorni possedevo notevoli motivazioni. Oggi mi sento carente. E&rsquo; una grande fatica, scrivere. Per me, almeno.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E mi domando: perch&eacute; non posso limitarmi a snocciolare storielle accattivanti come fanno in molti, sia nei blog ma anche in letteratura, invece di dover scavare ogni volta nel pozzo profondo e sconfinato ma spesso pieno di buio della mia anima gi&agrave; di per s&eacute; parecchio tormentata? Non lo so. Sembra una forma di autopunizione, o forse non riesco a vedere al di l&agrave; del mio naso, ma quando penso e cerco o immagino di scrivere qualcosa, in qualche modo, sono da solo di fronte alla tastiera, senz&rsquo;altro referente se non me stesso, e scrivo per me, di me, rincorrendo pensieri che gi&agrave; ho scandagliato abbastanza, e alla fine credo sia inevitabile il ripetersi. Ma se non scrivo di me, che cosa posso scrivere?</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Faccio una domanda stupida: tu dove sei?</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Non sono ancora certo di aver terminato con il lungo elenco delle mie paure, dei miei tormenti e speranze, delle mie disillusioni, ma forse ho soltanto scalfito la superficie, scavicchiando qua e l&agrave;, alla ricerca del filone ininterrotto. Se c&rsquo;&egrave; da scavare pi&ugrave; in basso, vi dir&ograve;: mi mancano le forze. O l&rsquo;entusiasmo. O la tenacia.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Dove sei?</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Non c&rsquo;&egrave; una mattina in cui io non mi alzi pensando di dedicare i prossimi anni alla scrittura, e solo a quella. Le faccende quotidiane ridotte a una necessit&agrave; da sbrigare in fretta e via. Ma poi faccio tutto, tranne che scrivere. Non ho al mio interno un mostro che morde sgranando occhi allucinati se mi tengo lontano dalla tastiera. In realt&agrave;, la maggior parte del tempo la spendo perso nei miei pensieri, gli stessi intorno ai quali ho versato fiumi di parole, senza riuscire a sconfiggerne neanche uno. La potenza dei simboli. La forza del passato che ritorna, approfittando dell&rsquo;indolenza con la quale lo accolgo, anche nei ricordi pi&ugrave; violenti. </font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">La maggior parte del tempo, la spendo dormendo a occhi aperti. Ma questo, non illuderti: &egrave; un male comune. Anche tu, lo fai.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Dove sei?</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Non ti ho mai visto per&ograve; so che da qualche parte devi stare. Mi piacerebbe raggiungerti.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Se qualcuno trover&agrave; la costanza di arrivare a leggere sino a questa riga, ormai avr&agrave; ben capito che non c&rsquo;&egrave; un senso, in quanto finora ho detto. Si pu&ograve; parlare all&rsquo;infinito, senza dire niente. L&rsquo;unica cosa che resta, sono le domande. E io stanotte ne ho soltanto una.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Tu, dove sei?</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span></font></span></span></p>
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		<title>Giorni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 23:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’era una magia, nel vivere, ma questa si è perduta in una tappa intermedia nello scorrere dei giorni che mi hanno portato sino ad oggi. Se dovessi provare a definire quale vuoto o assenza mi procuri ogni giorno fitte inconsapevoli di nostalgia, stemperate in un grigio chiaro indefinito e soporifero, giungerei senz’altro alla conclusione – e infatti – che è venuta a mancare la percezione del mistero. L’unico elemento capace di dare senso e speranza ai nostri giorni. 
Quando ero bambino avevo la capacità di meravigliarmi, di fronte alla sterminata quantità di giorni che vedevo di fronte a me. Ne avevo quasi paura, ma rappresentavano la promessa di strade e incroci. Un mare di facce mi attendeva per via. Erano tutte facce felici. Ogni giorno seguente all’odierno era atteso con grande trepidazione. Non erano ancora giorni tutti uguali. E se ci penso mi accorgo che questo stato di grazia è durato per molto, molto tempo. Perché da bambino i giorni erano lunghissimi. C’era nell’aria una poesia, si sentiva bene, che attingeva la propria forza nella percezione del mistero. Una magia stava in sereno e innocente agguato appena dietro l’angolo, pronta a balzare fuori sfoggiando il più ampio dei sorrisi. ...</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">C&rsquo;era una magia, nel vivere, ma questa si &egrave; perduta in una tappa intermedia nello scorrere dei giorni che mi hanno portato sino ad oggi. Se dovessi provare a definire quale vuoto o assenza mi procuri ogni giorno fitte inconsapevoli di nostalgia, stemperate in un grigio chiaro indefinito e soporifero, giungerei senz&rsquo;altro alla conclusione &ndash; e infatti &ndash; che &egrave; venuta a mancare la percezione del mistero. L&rsquo;unico elemento capace di dare senso e speranza ai nostri giorni. <br />
	Quando ero bambino avevo la capacit&agrave; di meravigliarmi, di fronte alla sterminata quantit&agrave; di giorni che vedevo di fronte a me. Ne avevo quasi paura, ma rappresentavano la promessa di strade e incroci. Un mare di facce mi attendeva per via. Erano tutte facce felici. Ogni giorno seguente all&rsquo;odierno era atteso con grande trepidazione. Non erano ancora giorni tutti uguali. E se ci penso mi accorgo che questo stato di grazia &egrave; durato per molto, molto tempo. Perch&eacute; da bambino i giorni erano lunghissimi. C&rsquo;era nell&rsquo;aria una poesia, si sentiva bene, che attingeva la propria forza nella percezione del mistero. Una magia stava in sereno e innocente agguato appena dietro l&rsquo;angolo, pronta a balzare fuori sfoggiando il pi&ugrave; ampio dei sorrisi. <br />
	Forse erano giorni imbevuti di mistero perch&eacute; il mondo intero si mostrava nuovo e scintillante. Anche i palazzi vecchi, le strade polverose, i mattoni sbrecciati, l&rsquo;intonaco sbriciolato, le travi a vista dei soffitti, i pavimenti sfondati, i cavi elettrici inchiodati al muro e distesi in ampie curve sino alle lampadine, tutto, pur disposto nell&rsquo;apparente miseria di giorni ormai consumati, brillava della luce di una vita nuova. I miei occhi. Nei miei occhi. <br />
	Quando i giorni hanno iniziato ad accelerare nel proprio corso, un briciolo pi&ugrave; veloci nel consumarsi, non me ne sono accorto. Vedevo i giorni trascorsi e persi come una manciata di istanti, una piccola duna di sabbia a paragone della montagna di giorni ancora in attesa di rendersi l&rsquo;oggi. Un sentiero infinito si snodava appena dietro la prima curva, e se ad ogni passo una promessa cadeva alle spalle per finire perduta, io ne avevo ancora da distribuire a manciate. Di speranza. E di giorni. <br />
	Il mistero della vita era la magia diffusa nell&rsquo;aria, e da bambino era facile coglierne il profumo, e l&rsquo;invito. C&rsquo;era ancora da vedere la prima alba, i tramonti si contavano con le dita di una mano, le velocit&agrave; della luce e del suono si rincorrevano. L&rsquo;invito era forte, in quei giorni, la voglia di avventura rendeva rotondo il mondo. Un circolo senza fine. La partenza e l&rsquo;arrivo coincidevano. Era cos&igrave;, ed era chiaro, perch&eacute; tutto stava a portata di mano. O di mente. La fantasia era un mondo pieno di giorni. <br />
	La percezione del mistero univa ogni pi&ugrave; piccolo elemento di questo mondo, ogni respiro e sensazione, in una cosa sola, dove i minuscoli dettagli si sommavano a formare una immagine di grandiosa completezza. <br />
	La separazione l&rsquo;ho imparata dopo. Mi &egrave; stata inculcata, e se non me se sono accorto, che qualcosa dentro di me stava cambiando, &egrave; solo perch&eacute; il processo &egrave; stato diluito in una sequela sterminata di giorni. Non avrei accettato di barattare la magia e il mistero cos&igrave;, da un giorno all&rsquo;altro, solo per trovare a mia disposizione una quantit&agrave; infinita di oggetti separati. Di scompartimenti. Di categorie. Perfino i sentimenti e le emozioni, invece di fluire e contaminarsi e compensarsi e compenetrarsi, si staccavano da me per ballare di vita propria. Per ogni sentimento, una definizione. Per ogni emozione, una categoria. A pensarci, &egrave; incredibile la quantit&agrave; di cose dalle quali sono stati capaci di separarmi, solo perch&eacute; non potevo esimermi dal fidarmi, proiettando fuori ogni elemento che rendeva vivi i miei giorni, a formare un caleidoscopio di sempre mutevole disegno, una proiezione di colori e forme dove non &egrave; possibile capire niente, se non la casualit&agrave; del provvisorio assemblaggio, e col passare dei giorni &egrave; scomparsa ogni forma di mistero, e la magia ha perso il suo profumo. <br />
	Hanno iniziato presto, a dirmi che i giorni erano poveri di ore, le ore carenti di minuti, i minuti una manciata di secondi. Mi hanno mostrato che i granelli di sabbia in una clessidra sono di numero finito. Scivolano via, si ammonticchiano. Girare la clessidra e vederli cadere di nuovo &egrave; un gioco che presto perde di senso. Si pu&ograve; felicemente passare ad altro. <br />
	La clessidra finisce in un cassetto, viene perduta durante un trasloco, insieme ai primi libri dove si narrava di mondi fantastici e di giorni senza fine, e insieme alla casa dalle finestre con i lunghi vetri che adesso lo sai sono fatti di sabbia come i granelli dentro la clessidra, e insieme alla raccolta di francobolli che non ti raggiungevano da pesi lontani ma venivano stampati in tipografia e venduti in serie, ai palazzi demoliti, ricostruiti e invecchiati, ai fiocchi di neve subito sciolti appena a contatto con la luce dei lampioni, alla ragazza dai grandi occhi dietro scaffali a vetri ricolmi di mortadella e salami, occhi che ancora non mostravano il futuro a rischio di overdose. <br />
	E&rsquo; lungo l&rsquo;elenco delle perdite e delle magie spezzate e delle speranze frantumate nell&rsquo;incessante procedere dei giorni. <br />
	La cosa peggiore &egrave; che il senso del mistero pian piano si &egrave; affievolito fino a scomparire. <br />
	O forse, che le paure sono rimaste tutte. </span></span></p>
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		<title>Desolato</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 00:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chissà perché quando la notte torno a trovarmi sul mio blog mi prende la voglia di scrivere. Poi penso che è davvero ormai molto tardi e tentenno, preso dal desiderio di rinunciare. Considero che l’indomani con tutta probabilità me ne andrò volentieri al mare, quindi non avrò tempo per scrivere qualcosa, se non a notte tarda, quando tornerò a trovarmi sul mio blog. E’ un gioco che faccio con me stesso, credo. Più che un gioco, forse è la pigrizia che, lei sì, gioca a mio sfavore. O facilitandomi. Sorrido: non dovrei, ma.
Allora: quanti pensieri mi frullano per la testa, a notte fonda, quando torno a trovarmi sul mio blog? Lo sai: tantissimi.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Chiss&agrave; perch&eacute; quando la notte torno a trovarmi sul mio blog mi prende la voglia di scrivere. Poi penso che &egrave; davvero ormai molto tardi e tentenno, preso dal desiderio di rinunciare. Considero che l&rsquo;indomani con tutta probabilit&agrave; me ne andr&ograve; volentieri al mare, quindi non avr&ograve; tempo per scrivere qualcosa, se non a notte tarda, quando torner&ograve; a trovarmi sul mio blog. E&rsquo; un gioco che faccio con me stesso, credo. Pi&ugrave; che un gioco, forse &egrave; la pigrizia che, lei s&igrave;, gioca a mio sfavore. O facilitandomi. Sorrido: non dovrei, ma.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Allora: quanti pensieri mi frullano per la testa, a notte fonda, quando torno a trovarmi sul mio blog? Lo sai: tantissimi.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Penso al romanzo da poco terminato, sul quale fremo di speranza, ma anche mi domando se basta, averne scritto uno, e quanti potrei averne sulla punta delle dita, che per adesso vagano come fantasmi di possibilit&agrave; nella mia testa, sempre pi&ugrave; spesso la sera, quando torno a trovarmi sul mio blog.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Poi mi ricordo di quanto sia faticoso scrivere, e mi chiedo se davvero valga la pena di impegnare interi mesi nella faticosa distillazione di parole le quali messe in fila abbiano un risultato talmente poetico, o qualcosa del genere, da invogliare qualcuno a leggerle.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E&rsquo; solo un&rsquo;altra scusa, lo so: alla fine del mio romanzo, anzi, molto prima della fine, mi sono trovato a scrivere per me. Mica mi era mai successo: &egrave; un&rsquo;esperienza davvero esaltante. Prima scrivevo per te. Prima ancora per altri. Lo sappiamo.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">E&rsquo; quello che sto facendo anche in questo momento: metto in fila qualche parola, giusto per il mio personale divertimento. E infatti: a chi altri potrebbe mai interessare?</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nella sostanza, non sto dicendo niente, o niente di nuovo. Questo mi spiace, perch&eacute; sento nell&rsquo;aria un qualcosa di pronto a scattare, in attesa soltanto di un comando. Una presa di posizione, forse.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Un quid.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Poi mi guardo intorno e la realt&agrave; prende il sopravvento. Ho vagato in qualche luogo, semplicemente guardando un foglio elettronico in parte occupato da parole distese in fila, per il resto bianco. Quello che ricordo &egrave; che era un bel posto. C&rsquo;era un amore dapprima condiviso che a un certo punto si trovava a vagare sconsolato per strade buie e deserte, e per sfondo una citt&agrave; magicamente evocata e descritta, con tantissimi personaggi impegnati a costruire una trama dai risvolti appassionanti. I giorni si susseguivano, mentre la storia di una vita prendeva forma, aderendo a momenti di gioia sconfinata per poi scontrarsi con ostacoli di dolore lancinante.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">In pratica niente di nuovo, credo, ma nella mia fantasia, stanotte e nelle altre notti in cui torno a trovarmi sul mio blog, il tutto si dispiega con una intensit&agrave; travolgente. Niente di autobiografico, intendiamoci. E&rsquo; solo che in certe notti, calde, avvolgenti, quando un velo di sudore intriso di salmastro mi aderisce alla pelle, ci sono soltanto due cose che vorrei fare: mostrarti la mia passione travolgente con atti e gesti e sguardi che potrai facilmente intuire, oppure svelare l&rsquo;amore profondo che nutro per questa piccola cittadina affacciata sul mare, nella quale sono felice di vivere, usandola come sfondo, ma in fondo poi come personaggio principale, di una memorabile storia d&rsquo;amore.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Tutto qui.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Nessun lieto fine, per&ograve;.</font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><font color="#000000">Desolato.</font></span></span></p>
<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.graffiati.it%2Fla-vita-mia%2Fdesolato%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=verdana&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
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		<title>Distanze</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 22:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il cursore del mouse lampeggia silenzioso sul monitor, mentre i pensieri si accavallano rincorrendosi, e non portano in nessun luogo. Un giro vizioso. Il tempo è presente. Strano: una volta parlavo al passato. E ora, oggi.
Se capiti da queste parti, sempre più di rado credo, ti sembrerò vicino. E’ un’illusione, come molte altre. Alle mie spalle, per strada, quattro piani più in basso, un ubriaco saltella tra briciole di asfalto, e canticchia una canzone. Poi si allontana, e la sua voce viene coperta dal rombo incongruo, nella sua potenza, di uno scooter che prende la rincorsa. Adesso, il gemito cantilenante è già troppo lontano, e io non ho fatto in tempo a capire quale canzone stesse intonando. Il vuoto che lascia viene riempito dal ciottolare di due voci in lento passaggio, parole in lingua straniera, nate e usate in posti remoti, venute a raggiungermi per non lasciarsi scoprire.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Il cursore del mouse lampeggia silenzioso sul monitor, mentre i pensieri si accavallano rincorrendosi, e non portano in nessun luogo. Un giro vizioso. Il tempo &egrave; presente. Strano: una volta parlavo al passato. E ora, oggi.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Se capiti da queste parti, sempre pi&ugrave; di rado credo, ti sembrer&ograve; vicino. E&rsquo; un&rsquo;illusione, come molte altre. Alle mie spalle, per strada, quattro piani pi&ugrave; in basso, un ubriaco saltella tra briciole di asfalto, e canticchia una canzone. Poi si allontana, e la sua voce viene coperta dal rombo incongruo, nella sua potenza, di uno scooter che prende la rincorsa. Adesso, il gemito cantilenante &egrave; gi&agrave; troppo lontano, e io non ho fatto in tempo a capire quale canzone stesse intonando. Il vuoto che lascia viene riempito dal ciottolare di due voci in lento passaggio, parole in lingua straniera, nate e usate in posti remoti, venute a raggiungermi per non lasciarsi scoprire. Si attenuano e svaniscono pian piano, e vengono rimpiazzate da un vociare distante, allegria da dopocena appena fuori dal ristorante, che subito si acquieta, quasi timida, per riprendere smussata e sfilacciata, sembra dividersi e provenire da due punti distinti, si riunisce per poi allontanarsi.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Il vento fresco corre da una finestra all&rsquo;altra, trascinando lievi nuvole nel cielo e dispiegando a ventaglio l&rsquo;esile fumo della mia sigaretta.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Quando leggerai queste righe, tutto sar&agrave; ormai scomparso. E&rsquo; gi&agrave; tutto scomparso, anche per me.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Ti dicevo dei miei pensieri, descrivendoli come una routine noiosa, e in effetti sembrerebbe cos&igrave;, perch&eacute; si ripetono, per quanto io cerchi di allontanarli, almeno in parte.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Stavo considerando che se io sono quello che penso, assomiglio in modo desolante al giro lento di una vecchia giostra, come quella che amavo da bambino, e sulla quale oggi mi vergognerei a salire, chiss&agrave; perch&eacute;.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Non stare a domandarti dove intendo andare a parare, queste sono soltanto parole messe in fila, una cosa che quando ne ho voglia mi riesce abbastanza bene. E soprattutto, non stare a cercare significati appositamente preparati a contenere la tua presenza. Tu non ci sei, qui. E neanche io.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Sto soltanto cercando di allineare i miei pensieri, distraendoli dal loro girare in tondo, un&rsquo;illusione, un gioco crudele, nel tentativo di distanziarmi dalla distanza.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Sarebbe pi&ugrave; interessante parlare di quale giro compiono i miei pensieri, nel tornare a trovarmi, ma non ne ho voglia. Ne ho gi&agrave; io le palle piene, di questa perniciosa reiterazione, mi spiacerebbe riempire anche le tue. In senso metaforico, s&rsquo;intende.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">E poi, se davvero volessi prendermi la briga di descrivere i miei pensieri (e guarda quante volte si ripete la parola pensieri: sembra quasi un gioco), sarebbe come dire che sto scrivendo di qualcosa, e questo non &egrave; vero.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">E&rsquo; un tentativo di raggiungere la voce cantilenante che si &egrave; appena persa nel fondo della via, di rendere incomprensibili ma vive le mie parole quanto il dialogo in lingua apparentemente sudamericana da poco transitato, la voglia di sprizzare fuori da questa pelle ancora calda di un giorno di sole speso tra onde di mare e gioco di scacchi. Niente di triste, anche se cos&igrave; potrebbe sembrarti. Forse soltanto un po&rsquo; banale.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><font size="3"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif">Come la distanza che ci separa. </span></span></font></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000">&nbsp;</span></p>
<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="3"><font color="#000000"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span></font></font></font></p>
<div class="fblike_button" style="margin: 10px 0;"><iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.graffiati.it%2Fla-vita-mia%2Fdistanze%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;font=verdana&amp;colorscheme=light" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe></div>
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		<title>J’attends</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 15:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono centottanta pagine in word, circa trecentosessanta in formato libro e tutte viaggiano in un arco di speranza attraverso diverse maglie della rete o in lettura da qualche parte, occhi estranei e un paio invece familiari. Mesi di fatica e lacrime e sudore e spremitura di meningi e tentativi abortiti di mollare tutto che tanto era fatica sprecata, ma non era possibile, lasciare, no, c’era in ballo più di quanto si potesse amabilmente ammettere: strati sotterranei di ambizione condensata si mescolavano a gas potenzialmente esplosivi a base di rinuncia e disfatta e annichilimento totale. Come in un panino ripieno, qualcosa di buono e tremendamente gustoso e pioggia di colesterolo a strozzare le vene e i capillari.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%">Sono centottanta pagine in word, circa trecentosessanta in formato libro e tutte viaggiano in un arco di speranza attraverso diverse maglie della rete o in lettura da qualche parte, occhi estranei e un paio invece familiari. Mesi di fatica e lacrime e sudore e spremitura di meningi e tentativi abortiti di mollare tutto che tanto era fatica sprecata, ma non era possibile, lasciare, no, c&rsquo;era in ballo pi&ugrave; di quanto si potesse amabilmente ammettere: strati sotterranei di ambizione condensata si mescolavano a gas potenzialmente esplosivi a base di rinuncia e disfatta e annichilimento totale. Come in un panino ripieno, qualcosa di buono e tremendamente gustoso e pioggia di colesterolo a strozzare le vene e i capillari.</span></span></span></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span>Una stellina lass&ugrave; mi sussurra tenue di avere fiducia, anzi grande fiducia, &egrave; in questo modo che i miracoli si concretizzano, cos&igrave; come, dice, hai visto mille volte nel corso della vita. L&rsquo;hai visto.</span></span></span></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span>L&rsquo;ho visto, s&igrave;. A volte miracoli anche pi&ugrave; grandi di quello del quale adesso sono in attesa, facendo finta di niente, &egrave; chiaro, sia mai che l&rsquo;universo viene a sapere, a scoprire, a conoscere una qualche forma di ansia d&rsquo;attesa, lui ci gioca, con queste cose. Me la toglie da sotto il naso, la speranza, perch&eacute; dimostro di tenerci troppo. Lo dicono anche tutti quelli che scrivono di miracoli e miracolati, Rhonda Byrne in testa, col suo strafottuto The Secret, condensato in similcopiatura di decine di libri tutti uguali. Ma anche l&rsquo;inventore del Transurfing, lo dice, e a lui riesco a credere un po&rsquo;. In effetti lo dico anche io, non starci troppo attaccato, lo so, l&rsquo;ho visto cosa succede quando aderisco con eccessiva premura alla speranza della realizzazione di un qualcosa, e tu, se sei tu che leggi e sai che sei tu, ne sai qualcosa. </span></span></span></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span>Ma io e te lo sappiamo in fondo: non &egrave; cos&igrave;. Anche se l&rsquo;ultima speranza &egrave; stata difficile da mollare. E poi magari neanche c&rsquo;era, &lsquo;sta speranza. Ce la raccontavamo e basta, una piacevole invenzione per abbattere una distanza forse voluta. E&rsquo; pi&ugrave; difficile lasciare andare le speranze alle quali credi in fondo mica tanto, che quelle che quando &egrave; notte ti svegliano come una porta cigolante nel buio, e ti chiedi: cosa sar&agrave;?, mentre ti senti preso alla gola e ti perdi nell&rsquo;immaginare una lama di coltello vista solo nei film del caro Stephen (&hellip;a proposito, l&rsquo;ultimo tuo romanzo &egrave; gagliardo, anche se ci sono troppe parentesi per i miei gusti e io le parentesi, in un romanzo, non le capisco).</span></span></span></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span>E&rsquo; chiaro che un romanzo vie<span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span>ne scritto perch&eacute; qualcuno lo legga. Io il mio l&rsquo;ho letto parecchie volte. Del resto, era necessario. Adesso vorrei farlo leggere a voi.</span></span></span></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%">Nelle mie centottanta pagine di word, circa trecentosessanta in formato libro, non c&rsquo;&egrave; neanche una parentesi. Mi piacerebbe che un giorno qualcuno lo notasse.</span></span></span></span></span><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></span></span></span></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="color: #000"><span style="font-size: 12px"><span style="line-height: 115%"><span style="line-height: 150%">E&rsquo; una speranza.</span></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: georgia, serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-size: 12pt"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></span></font></span></span><span style="font-family: verdana, geneva, sans-serif"><span style="line-height: 115%"><font color="#000000"><span style="line-height: 150%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><o:p></o:p></span></font></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-family: tahoma, geneva, sans-serif"><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></span></p>
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		<title>Verso Santiago – secondo estratto</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 13:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quasi alla fine della seconda stesura del mio sudatissimo romanzo, per sentirmi meno solo ho deciso di tirarne fuori un altro pezzetto.
Basta un click su Leggi.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="line-height: 115%; font-family: 'times new roman', 'serif'; font-size: 12pt"><font color="#000000"><o:p>Nel rifugio di N&agrave;jera, dieci tappe prima di Le&ograve;n, Emilio Barros, di Lisbona, Portogallo, si prepara alla quotidiana fatica di curare i piedi ammaccati dei pellegrini. Prende la scatola dei medicinali e una decina di paia di guanti in lattice. Ancora non si &egrave; seduto sul suo sgabello, che una piccola fila di persone gi&agrave; gli si forma di fronte. <br />
	Come sempre, prima di iniziare, Emilio Barros torna col ricordo alle due volte in cui ha percorso il Cammino, alcuni anni prima, e soprattutto a quello compiuto in compagnia della bella insegnante di ginnastica, proveniente nientemeno che dal Canada. Una grande fatica starle dietro. Ne ricorda il nome, certo, ma evita di pensarci, perch&eacute; il farlo la rende viva e presente, e questo lo intristisce. Gli porta il ricordo di quando l&rsquo;ha vista partire. Ancora oggi, pur sapendo che lei &egrave; sposata, e che il Canada &egrave; lontanissimo, Emilio Barros l&rsquo;aspetta. Che lui lo sappia o meno, &egrave; per questo che si &egrave; offerto come hospitalero sul Cammino di Santiago.<br />
	Emilio Barros piega la testa da un lato e conta i presenti in fila. Oggi sono sette. Sorride e invita il primo a sedersi di fronte a lui. I pi&ugrave; lenti a togliersi le scarpe sono quelli che hanno i piedi in condizioni peggiori.<br />
	Emilio Barros sbuffa contrariato, quando trova un piede particolarmente trascurato, e guarda severo e ammonisce, brandendo la boccetta di <em>Curadona</em>, tintura di iodio. Soprattutto non capisce il motivo per cui alcuni si ostinino a bucare le vesciche e a drenarle del liquido lasciandovi infilati, i capi a penzolare fuori, dei piccoli pezzi di filo di cotone. Un buon sistema per beccarsi un&rsquo;infezione. Ad ogni operazione terminata, nella breve attesa del prossimo infortunato, Emilio Barros piega la testa e guarda la fila, speranzoso. Al calar del sole esce fuori, da solo, a fumare una sigaretta.</o:p></font></span></p>
<p><span _fck_bookmark="1" style="display: none">&nbsp;</span></p>
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