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	<title>IAKI</title>
	
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	<description>Agenzia Social Media Marketing</description>
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		<title>Festival Internazionale del Giornalismo. Il secondo giorno.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 00:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bochicchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è trascorsa all&#8217;ombra dei big, ombra si fa per dire, visto il diluvio pomeridiano. I keynote di Emily Bell del Guardian, e Harper Reed, CTO per la campagna di Obama, sono stati i main event di oggi. Ma partiamo dal principio. Abbiamo imparato che Scribble [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/soluzioni/digital-servizi/festival-internazionale-del-giornalismo-il-secondo-giorno/">Festival Internazionale del Giornalismo. Il secondo giorno.</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è trascorsa all&#8217;ombra dei big, ombra si fa per dire, visto il diluvio pomeridiano. I keynote di <a title="Emily Bell" href="http://www.guardian.co.uk/profile/emilybell" target="_blank">Emily Bell</a> del Guardian, e <a title="Harper Reed" href="https://harperreed.com/" target="_blank">Harper Reed</a>, CTO per la campagna di Obama, sono stati i main event di oggi.<br />
Ma partiamo dal principio. Abbiamo imparato che <a title="Scribble Live" href="http://www.scribblelive.com/" target="_blank">Scribble Live</a> può essere un ottimo strumento per il content aggregation, soprattutto quando i contenuti sono concessi in syndication ad altre testate in tutto il mondo. <strong>Un esempio?</strong> Durante i tragici avvenimenti della maratona di Boston, la testata <a title="Boston.com" href="http://boston.com/" target="_blank">Boston.com</a> ha usato Scribble Live per aggregare sul proprio sito i contenuti provenienti dai propri reporter e dai cittadini, uniformandoli in un flusso unico regolato da un approccio strettamente giornalistico di verifica delle informazioni. Il coinvolgimento degli utenti, misurato in User Engangement Minutes, è volato da cinquanta mila minuti a sette milioni di minuti. La necessità di informazione è stata corrisposta da un&#8217;etica giornalistica nei confronti del citizen journalism, i contributi degli utenti sono stati valorizzati dal filtro dei professionisti.<br />
Per dirla con una citazione di <a title="Andrew Sparrow" href="http://www.guardian.co.uk/profile/andrewsparrow" target="_blank">Andrew Sparrow</a> del Guardian: &#8220;If journalism is the first draft of history, live blogging is the first draft of journalism&#8221;.<br />
Emily Bell ci ha confermato che la qualità del lavoro di informazione dipende in ampia parte dal sistema di organizzazione e dai processi, oltre al fatto che sul tema di integrazione di vecchi e nuovi media la sua posizione sia molto chiara: <strong>DISINTEGRAZIONE!</strong><br />
Il seminario sull&#8217;open source intelligence ci ha istruito su alcuni strumenti utili per verificare la veridicità dei contenuti e delle fonti. Tra i più interessanti c&#8217;è <a title="Foca Forensics" href="http://www.informatica64.com/forensicfoca/" target="_blank">Foca Forensics</a>, uno strumento focalizzato sull&#8217;analisi dei metadati di una vasta gamma di documenti testuali, in grado di fornire dati sull&#8217;autore del documento, la data di creazione, il sistema operativo e tante altre informazioni interessanti. Molti di questi dettagli sono accessibili già dalle informazioni dei file raggiungibili dal proprio sistema operativo. Questo tool però esegue l&#8217;operazione in batch su un numero molto maggiore di file. Se invece desideriamo curiosare riguardo le immagini, su <a title="Foto Forensics" href="http://fotoforensics.com" target="_blank">fotoforensics.com</a> possiamo eseguire l&#8217;error level analysis, che ci dirà se l&#8217;immagine è originale oppure è stata sottoposta a editing di varia natura.<br />
Harper Reed ci ha conquistato con il suo keynote travolgente, l&#8217;attitudine hipster e il successo incredibile riscosso con la campagna Obama. A quanto pare l&#8217;esperienza in <a title="Threadless" href="http://www.threadless.com/" target="_blank">Threadless </a>sul modello del crowdsourcing gli è servita anche per le elezioni presidenziali, ma a detta sua assegnare le diverse mansioni all&#8217;elite dei professionisti delle maggiori aziende mondiali come Reddit, Twitter e Facebook è stato utile, noi non fatichiamo a dargli credito. Il suo consiglio al mondo dei giornalisti? &#8220;Fucking do math!&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/soluzioni/digital-servizi/festival-internazionale-del-giornalismo-il-secondo-giorno/">Festival Internazionale del Giornalismo. Il secondo giorno.</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno.</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 01:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bochicchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Si è conclusa la nostra prima giornata al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Numerosi sono stati i seminari che abbiamo seguito, si è parlato di live blogging, di fact-checking, di social storytelling e di citizen journalism. Certo è che il tema centrale rimane la produzione di notizie da parte dei non addetti ai lavori, [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/soluzioni/social-media-servizi/festival-internazionale-del-giornalismo/">Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno.</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa la nostra prima giornata al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Numerosi sono stati i seminari che abbiamo seguito, si è parlato di live blogging, di fact-checking, di social storytelling e di citizen journalism. Certo è che il tema centrale rimane la produzione di notizie da parte dei non addetti ai lavori, degli utenti e dei cittadini.<br />
<strong>L&#8217;industria dell&#8217;informazione può avvalersi di questa risorsa?</strong><br />
Come spesso accade, la virtù sta nel mezzo. La parola d&#8217;ordine è la mutua collaborazione. La potenza di fuoco dei social network deve essere unita alle skill, ai mezzi e all&#8217;esperienza delle testate giornalistiche, per garantire un&#8217;informazione che non perde il contatto con la vita quotidiana, né tantomeno con la deontologia giornalistica.<br />
Investire sui contributi dei non-professionisti è possibile. Tramite meccaniche di incentivazione economica e crediti che premiano le notizie verificate positivamente si alimentano i contributor di valore, facendo in modo che il loro apporto si attesti su base continuativa.<br />
<strong>Quando l&#8217;industria utilizza le notize dei cittadini, può dimenticarsi le regole base della professione?</strong><br />
No, naturalmente. <a title="Nicola Bruno" href="https://twitter.com/nicolabruno" target="_blank">Nicola Bruno</a> propone questa check-list per i contenuti presi da Twitter e YouTube, ma le regole<br />
possono essere applicate a qualsiasi contesto.</p>
<p><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/04/foto-1.jpg"><img class="alignnone  wp-image-17382" alt="foto 1 Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno." src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/04/foto-1.jpg" width="431" height="431" title="Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno." /></a><br />
<a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/04/foto-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17388" alt="foto 2 Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno." src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/04/foto-2.jpg" width="431" height="431" title="Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno." /></a></p>
<p>La direzione che pare di scorgere è quella di una approccio ponderato allo scenario media circostante, scevro dell&#8217;entusiasmo della prima ora, memore del retaggio giornalistico che sta alla base della professione.<br />
Il web offre diversi strumenti per verificare la veridicità dei contenuti e si tratta di tool gratuiti alla portata di chiunque. Per esempio possiamo citare <a title="Wolfram Alpha" href="http://www.wolframalpha.com/examples" target="_blank">Wolfram Alpha</a> per eseguire delle ricerche più articolate, mentre per verificare la veridicità delle immagini possiamo affidarci a <a title="TinEye" href="http://www.tineye.com/" target="_blank">TinEye</a> o Google Immagini.<br />
La chiave del citizen journalism è mantenere l&#8217;ownership della storia, il giornalista deve essere il manager che gestisce l&#8217;ammontare delle informazioni. L&#8217;informazione fatta dei cittadini può essere un complemento per le newsroom, ma necessita di criteri di controllo per evitare di incappare in grosse cantonate, come <a title="La ragazza gay di Damasco" href="http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-13744980" target="_blank">la ragazza gay di Damasco</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/soluzioni/social-media-servizi/festival-internazionale-del-giornalismo/">Festival Internazionale del Giornalismo, il primo giorno.</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Gli analytics di Pinterest: quali vantaggi per i brand?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 11:09:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Sangiovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>C&#8217;è chi pensa che si rivelerà una bolla di sapone, chi pensa che resterà uno dei protagonisti del mondo dei social media. Parlo di Pinterest, il sito con la crescita più alta di sempre che, dopo una lunga fase di silenzio, è tornato alla ribalta rilasciando alcune importanti features. Ultima in ordine temporale è l&#8217;accesso [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/gli-analytics-di-pinterest-quali-vantaggi-per-i-brand/">Gli analytics di Pinterest: quali vantaggi per i brand?</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi pensa che si rivelerà una bolla di sapone, chi pensa che resterà uno dei protagonisti del mondo dei social media. Parlo di Pinterest, il sito con la crescita più alta di sempre che, dopo una lunga fase di silenzio, è tornato alla ribalta rilasciando alcune importanti features. Ultima in ordine temporale è l&#8217;<strong>accesso agli analytics</strong>.</p>
<p>Fissare KPI, valutare concretamente il raggiungimento di obiettivi strategici e i vantaggi derivanti dall&#8217;utilizzo di Pinterest erano esigenze espresse da tempo dalle aziende: in mancanza di servizi specifici per i profili business, la piattaforma correva seriamente il rischio di essere esclusa dagli investimenti.</p>
<p>D&#8217;altro canto  non utilizzare Pinterest poteva essere un&#8217;occasione persa, non si può infatti sottovalutare la sua capacità di drenare traffico verso siti terzi e l&#8217;alto tasso di conversione all&#8217;acquisto. L&#8217;anima marcatamente commerciale emerge anche dal seguente sondaggio di Bizrate che riporta le diverse ragioni che spingono gli utenti ad utilizzare Facebook e Pinterest:</p>
<p><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/Reasons-for-using-Pinterest-facebook2-600x438.png"><img class="size-medium wp-image-17219 aligncenter" title="Reasons for using Pinterest Facebook" alt="Reasons for using Pinterest facebook2 600x438 300x219 Gli analytics di Pinterest: quali vantaggi per i brand?" src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/Reasons-for-using-Pinterest-facebook2-600x438-300x219.png" width="345" height="252" /></a></p>
<p>L&#8217;introduzione degli analytics è sicuramente <strong>un enorme passo in avanti</strong> per dimostrare alle aziende quali sono i vantaggi derivanti dall&#8217;investimento nella piattaforma. Insomma, finalmente trova risposta la domanda che circolava dal tempo sulla creatura di Silbermann e Sharp: «Bello Pinterest, ma a cosa serve?».</p>
<p>Sapere quanti sono gli utenti che inseriscono nei board immagini tratte dal proprio sito certificato, quanti escono da Pinterest per avere più informazioni su un prodotto pinnato (e magari acquistarlo), quali sono le immagini più repinnate, è un dato che può aiutare i brand (penso soprattutto al settore fashion) per tracciare i gusti degli utenti e la loro risposta rispetto, ad esempio, a nuove linee di prodotti.</p>
<p><strong>Saranno quindi le aziende che concentrano il proprio business sul traffico al sito a trarre i maggiori benefici da questa novità, </strong>anche se continua a mancare un dato qualitativo sui follower, la possibilità di carpire i trend nel proprio settore di riferimento, una overview distinta per board. Per ora ci sono dati &#8220;autoreferenziali&#8221; e solo il monitoraggio quotidiano della piattaforma può restituire un&#8217;analisi di tipo qualitativo sulle attività e passioni degli utenti, un elemento fondamentale per comprendere come pinnare in modo da catturare l&#8217;attezione.</p>
<p>Facebook lo aveva capito da tempo, fornire un servizio di analytics interno è importante per stimolare la presenza delle aziende. Questa mossa riuscirà a mantenere Pinterest sulla cresta dell&#8217;onda?</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/gli-analytics-di-pinterest-quali-vantaggi-per-i-brand/">Gli analytics di Pinterest: quali vantaggi per i brand?</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Facebook marketing per RSA</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 07:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro Marchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RSA Assicurazioni ha chiesto ha IAKI di sviluppare una strategia di Facebook marketing per promuovere la formula assicurativa Harley-Davidson Protection. Nicoletta Caluzzi, Presidente di IAKI ci descrive gli aspetti del progetto. Quali erano gli obiettivi di questa strategia di Facebook marketing? Il sito www.assicuriamolatuapassione.it ci ha chiesto di realizzare una campagna ADV online mirata ai possessori [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/soluzioni/advertising/facebook-marketing-per-rsa/">Facebook marketing per RSA</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>RSA Assicurazioni ha chiesto ha IAKI di sviluppare una strategia di Facebook marketing per promuovere la formula assicurativa Harley-Davidson Protection. Nicoletta Caluzzi, Presidente di IAKI ci descrive gli aspetti del progetto.</p>
<h2>Quali erano gli obiettivi di questa strategia di Facebook marketing?</h2>
<p>Il sito <i><a href="http://www.assicuriamolatuapassione.it/">www.assicuriamolatuapassione.it</a> </i>ci ha chiesto di realizzare una campagna ADV online mirata ai possessori di Harley, quindi che andasse a  individuare e coinvolgere gli appassionati mediante l&#8217;utilizzo di strumenti di comunicazione web, quali banner, dem e annunci testuali. La strategia di Facebook marketing quindi, ricorre a <b>strumenti che non risultano dispersivi, </b>ma al contrario, più performanti.  <b></b></p>
<h2>Quali sono questi strumenti?</h2>
<p>La strategia di Facebook marketing che abbiamo intrapreso si è focalizzata principalmente su canali molto specifici di pianificazione:</p>
<ul>
<li>una <strong>DEM</strong> indirizzata alle community di possessori di Harley o a database Harley</li>
<li>una <strong>campagna Facebook</strong> indirizzata alla community italiana di oltre 170.000 utenti</li>
<li>una campagna di <b>Google ADV</b> utilizzando keyword di ricerca vicine al mondo Harley ma anche all&#8217;assicurazione moto</li>
<li>una campagna <b>Google Displa</b><strong>y</strong> per keywords e siti in target</li>
</ul>
<p>Inoltre, abbiamo predisposto una landing page ad hoc per stimolare la lead generation, che dava la possibilità di integrare in un box  per un primo step di calcolo della preventivazione.</p>
<h2>Parliamo di Facebook, il fulcro centrale della campagna&#8230;</h2>
<p>Facebook è lo <strong>strumento ideale</strong> per pianificare la campagna in base agli interessi e alle passioni degli utenti che possono essere selezionati non solo per età, sesso e località, ma anche per le pagine di cui sono fan. La pagina di Harley-Davidson ha ad oggi oltre 170.000 Likers, un bacino sorprendente per lanciare l&#8217;iniziativa &#8220;assicuriamo la tua passione&#8221;. A questo scopo abbiamo preparato delle immagini molto accattivanti e riconoscibili, accompagnate da un a call to action che invita gli utenti a cliccare per &#8220;assicurare la loro passione&#8221;.<br />
La creatività nelle campagne di <strong>Facebook advertising</strong> non è affatto marginale come qualcuno ingenuamente pensa; è suo il compito di segmentare ulteriormente il pubblico puntando sia alla componente di engagement, sia alla successiva conversione.</p>
<h2>E per quanto riguarda Google?</h2>
<p><b>Google </b>consente di individuare il giusto utente in base alle sue <b>ricerche</b> sul web, alla frequentazione di <strong>siti in tema</strong> o alle <strong>keyword</strong> che sceglie per navigare in rete. Quindi abbiamo predisposto dei banner indirizzati agli utenti che dimostravano maggior interesse verso il mondo Harley, riproponendo anche più volte lo stesso a chi aveva già interagito con la comunicazione. Con un&#8217;operazione di <b>retargeting </b>invece,<b> </b>abbiamo proposto i banner in qualsiasi sito del network, ma solo se visitato da un utente che già era atterrato sul sito Harley.<br />
Infine, gli annunci testuali o banner sono stati proposti a chi ha effettuato ricerche utilizzando determinate<strong> keyword</strong> relative al mondo Harley e alle assicurazioni moto.</p>
<h2>Come avete misurato i risultati di questa campagna di Facebook marketing?</h2>
<p>La prima variabile di misura del ROI è stato il numero delle visualizzazioni, suddiviso per ambiente di campagna, perché questo costituisce sia un elemento di numerica assoluta, sia il denominatore per le valutazioni di efficienza. Step successivi sono stati la misurazione delle azioni: traffico verso le landing page, e soprattutto la misura delle richieste di preventivi. Ogni elemento di misura è stato analizzato rispetto alla fonte di traffico, evidenziando come previsto risultati molto diversi tra i canali utilizzati.</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/soluzioni/advertising/facebook-marketing-per-rsa/">Facebook marketing per RSA</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Spotify: app marketing per band e media-brand</title>
		<link>http://www.iaki.it/blog/spotify-app-marketing-per-band-e-media-brand/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=spotify-app-marketing-per-band-e-media-brand</link>
		<comments>http://www.iaki.it/blog/spotify-app-marketing-per-band-e-media-brand/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 08:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bochicchio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Spotify è un servizio di streaming musicale on demand lanciato nel 2008 dalla startup svedese Spotify AB e reso disponibile in Italia a partire da Febbraio 2013. I brani dispobinili provengono da una selezione delle major discografiche, come Sony, EMI, Warner Music Group e Universal, oltre che dalle etichette indipendenti. È disponibile per i sistemi [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/spotify-app-marketing-per-band-e-media-brand/">Spotify: app marketing per band e media-brand</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Spotify" href="https://www.spotify.com/it/" target="_blank">Spotify</a> è un servizio di streaming musicale on demand lanciato nel 2008 dalla startup svedese Spotify AB e reso disponibile in Italia a partire da Febbraio 2013. I brani dispobinili provengono da una selezione delle major discografiche, come Sony, EMI, Warner Music Group e Universal, oltre che dalle etichette indipendenti. È disponibile per i sistemi operativi desktop di maggior adozione, Mac, Windows e Linux, oltre ai dispositivi mobili, iOS, Android, Windows Mobile, Windows Phone, Symbian e Blackberry (in beta) e alcune piattaforme per l&#8217;home entertainment.</p>
<p><strong>Come funziona di fatto?</strong><br />
È sufficiente scaricare il software da <a title="Download Spotify" href="https://www.spotify.com/it/download/" target="_blank">questo</a> indirizzo, dopo averlo installato e avviato, basterà inserire le proprie credenziali di Facebook per avere accesso a questo incredibile database musicale a disposizione.</p>
<p><strong>Dov&#8217;è la &#8220;fregatura&#8221;?</strong><br />
Al momento del primo accesso viene attivato un trial gratuito di sei mesi, durante il quale è possibile ascoltare illimitatamente i brani disponibili, disturbati solo dai banner pubblicitari e dagli spot audio simil-radiofonici diffusi saltuariamente durante l&#8217;ascolto. Al termine del periodo l&#8217;accesso free prevede un limite di ascolto di dieci ore al mese, oppure la sottoscrizione di due tipi di abbonamento: Unlimited per 4,99€ al mese, e Premium  al costo di 9,99€ al mese.</p>
<p>All&#8217;interno delle feature offerte da Spotify, le applicazioni sono lo strumento più interessante a disposizione degli utenti e delle aziende. Si tratta di veri e propri siti HTML5 corredati dagli snippet di codice necessari per interagire con la piattaforma, tramite ascolto, condivisione e organizzazione del materiale preferito. Questa possibilità offre tante opportunità per gli utenti, che possono seguire le band preferita in un unico hub, dove ascoltare, leggere, guardare e seguire. Mentre le aziende e le band possono aggregare in un solo punto le informazioni sui concerti, sui dischi, i brani e le playlist da ascoltare con un click, rendendo l&#8217;esperienza più coinvolgente e soddisfacente tramite l&#8217;impiego di una strategia di app marketing.</p>
<p>Tra le band che hanno già deciso di cimentarsi con le Spotify apps possiamo citare i <a title="Blur's Spotify App" href="http://open.spotify.com/app/blur" target="_blank">Blur</a>, che hanno sviluppato la loro applicazione, dalla quale possiamo accedere alla discografia del gruppo, ai concerti, al feed twitter e alle playlist.</p>
<p><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/blur-spotify-app.png"><img class="alignnone size-full wp-image-17114" alt="blur spotify app Spotify: app marketing per band e media brand" src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/blur-spotify-app.png" width="620" height="640" title="Spotify: app marketing per band e media brand" /></a></p>
<p>Il DJ <a title="David Guetta's Spotify App" href="http://open.spotify.com/app/davidguetta" target="_blank">David Guetta</a> nella sua applicazione aggrega le top tracks, i prossimi live e i riferimenti Twitter. Nella sezione &#8220;Play Guetta&#8221; compare invece un&#8217;infografica interattiva, che mostra in diretta in quali parti del mondo viene ascoltato l&#8217;artista.</p>
<p>Anche un altro famoso DJ si è applicato, infatti Steve Aoki con la sua app &#8220;<a title="Steve Aoki's Spotify App" href="http://open.spotify.com/app/aoki" target="_blank">Aoki&#8217;s House</a>&#8221; convoglia tutti gli artisti che gravitano nella sua scena e mette a disposizione degli utenti una sorta di generatore di DJ set da party. Basta impostare la durata della festa, scegliere i DJ della crew da inserire nella line-up e cliccare su &#8220;Start the party&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/aoki-spotify-app.png"><img class="alignnone size-full wp-image-17116" alt="aoki spotify app Spotify: app marketing per band e media brand" src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/aoki-spotify-app.png" width="620" height="412" title="Spotify: app marketing per band e media brand" /></a></p>
<p>Tra i media-brand italiani citiamo <a title="Rockol's Spotify App" href="http://open.spotify.com/app/rockol" target="_blank">Rockol</a>, tra le prime testate ad approdare su Spotify, che insieme alle recensioni testuali consente di ascoltare il disco del quale si sta leggendo, oltre a votarlo e aggiungerlo come playlist.</p>
<p><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/rockol-spotify-app.png"><img class="alignnone size-full wp-image-17118" alt="rockol spotify app Spotify: app marketing per band e media brand" src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/rockol-spotify-app.png" width="620" height="464" title="Spotify: app marketing per band e media brand" /></a></p>
<p>Non dimentichiamo la vera <em>killer feature</em> di questa piattaforma, la fruizione <em>seamless</em>. Spotify in accordo con Facebook pubblica quanto ascoltiamo sul profilo usato per accedere al sistema, in questo modo gli amici saranno sempre al corrente degli ascolti effettuati, scoprendo nuove tracce, nuove band o qual è la nostra ossessione del momento. L&#8217;utente non perde mai il contatto con il contenuto-brano perché sia che si trovi sull&#8217;applicazione o su Facebook, può mettere in pausa quello che sta ascoltando, oppure cliccare play sui brani ascoltati da altri. L&#8217;approccio <em>seamless</em> vale anche per la comunicazione a pagamento sui contenuti musicali, le etichette discografiche hanno infatti la possibilità di linkare i banner mostrati su Spotify direttamente all&#8217;ascolto del disco pubblicizzato all&#8217;interno del software.</p>
<p>Secondo l&#8217;azienda, in seguito al lancio in Italia sono stati ascoltati 11 milioni di brani per un totale di 70 anni di ascolto e l&#8217;artista italiano più popolare è risultato Max Gazzè. Voi cosa state ascoltando adesso?</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/spotify-app-marketing-per-band-e-media-brand/">Spotify: app marketing per band e media-brand</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Vine: nuove possibilità di content marketing</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 13:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Vitellaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[social media strategy]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Una delle mie ultime fissazioni è Vine. Lo testimoniano i video che sto facendo al mio cane Spock (detto #Spauck). Si tratta di una applicazione per iPhone e iPad (se non l&#8217;avete ancora scaricata la trovate qui) molto interessante che permette di realizzare video, facendo anche piccoli montaggi, e di raccontare storie nello spazio di [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/vine-nuove-possibilita-content-marketing/">Vine: nuove possibilità di content marketing</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle mie ultime fissazioni è <b>Vine.</b> Lo testimoniano i video che sto facendo al mio cane<strong> Spock </strong>(detto <strong>#Spauck</strong>). Si tratta di una applicazione per iPhone e iPad (se non l&#8217;avete ancora scaricata la trovate <strong><a href="https://vine.co/" target="_blank">qui</a></strong>) molto interessante che permette di realizzare video, facendo anche piccoli montaggi, e di raccontare storie nello spazio di pochi secondi, sei per l&#8217;esattezza.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p><a href="https://twitter.com/search/%23spauck">#spauck</a> <a href="https://twitter.com/search/%23dog">#dog</a> <a href="https://twitter.com/search/%23cirneco">#cirneco</a> <a title="http://vine.co/v/bvWl3qgAMBx" href="http://t.co/oOL7yYj8tj">vine.co/v/bvWl3qgAMBx</a></p>
<p>— ziovite (@ziovite) <a href="https://twitter.com/ziovite/status/313702518305718273">18 marzo 2013</a></p></blockquote>
<p>Questa app ripropone una delle caratteristiche che hanno fatto la fortuna di Twitter, ovvero fare <strong>storytelling</strong> con risorse (spazio e tempo) limitate. Quando tempo e mezzi a disposizione sono pochi la creatività può fare la differenza, ecco quindi che spuntano i primi esperimenti, i primi micro film e i primi spot. Le caratteristiche di Vine permettono di creare contenuti senza preliminari e informazioni superflue mettendo in mostra solo l&#8217;essenza di prodotti e contenuti. Se volete farvi un&#8217;idea dei video attualmente pubblicati su Vine vi consiglio di dare un&#8217;occhiata a <a href="http://seevine.com/" target="_blank"><strong>Seenive,</strong></a> come recita la sezione about: l&#8217;alternativa non ufficiale all&#8217;applicazione mobile targata Twitter.</p>
<p>Rispetto a <a href="http://www.iaki.it/blog/cinemagram-un-nuovo-canale-per-il-viral-marketing/"><strong>Cinemagram</strong></a> c&#8217;è un&#8217;evoluzione. Si passa dalla realizzazione di<a href="http://www.iaki.it/blog/gif-animate-un-medium-ad-alto-tasso-di-engagement/"><strong> GIF animate,</strong></a> anche se elaborate e creative, a veri e prorpi cortometraggi con audio. Tutto da condividere immediatamente con i propri contatti Twitter e Facebook.</p>
<p>Quali sono le possibilità per i brand? In realtà gli spazi per muoversi con originalità ci sono tutti. Lo strumento è nuovo e chi lo sta utilizzando lo fa in modo molto sperimentale. Su Vine possono essere veicolati messaggi in modo creativo, non invadente e spiritoso. Possono essere realizzati degli spot, clip in stop motion, presentati libri e riviste in anteprima (book trailer) e mostrata la gamma prodotti di una marca. I brand, inoltre, possono sfruttare l&#8217;effetto novità del mezzo che rende, di fatto, ogni contenuto, anche se ralizzato con qualità non altissima, notiziabile.</p>
<p>Ecco due dei brand che stanno utilizzando questo canale in modo interessante:</p>
<p><strong>Ritz Crackers</strong></p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Bit by bit, we <a href="https://twitter.com/search/%23love">#love</a> some <a href="https://twitter.com/search/%23RITZ">#RITZ</a>. <a href="https://twitter.com/search/%23food">#food</a> <a href="https://twitter.com/search/%23yum">#yum</a> <a title="http://vine.co/v/b5QFe3WeHbP" href="http://t.co/sf3pXn9k">vine.co/v/b5QFe3WeHbP</a></p>
<p>— Ritz crackers (@Ritzcrackers) <a href="https://twitter.com/Ritzcrackers/status/294933633150623744">25 gennaio 2013</a></p></blockquote>
<p><script charset="utf-8" type="text/javascript" src="//platform.twitter.com/widgets.js" async=""></script><strong>Red Vines</strong></p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>We made a @<a href="https://twitter.com/vineapp">vineapp</a> Vine video of Red Vines. <a href="https://twitter.com/search/%23Vineception">#Vineception</a> <a title="http://vine.co/v/b5D7vzrz6OY" href="http://t.co/OG9A51gV">vine.co/v/b5D7vzrz6OY</a> — Red Vines (@RedVines) <a href="https://twitter.com/RedVines/status/294614166663217152">25 gennaio 2013</a></p></blockquote>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/vine-nuove-possibilita-content-marketing/">Vine: nuove possibilità di content marketing</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Facebook marketing per Igor Gorgonzola</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 07:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandro Marchetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[CASE HISTORY]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[brand engagement]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Igor]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Igor Gorgonzola, azienda leader in Italia e nel mondo per la produzione di Gorgonzola DOP, sceglie IAKI per una strategia di Facebook marketing che abbia come obiettivo di sviluppare la presenza del brand nei social media. Franco Lualdi, Direttore Generale di IAKI, ci racconta com&#8217;è andata. Quali erano gli obiettivi di una strategia di Facebook [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/case-history/facebook-marketing-per-igor/">Facebook marketing per Igor Gorgonzola</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Igor Gorgonzola, azienda leader in Italia e nel mondo per la produzione di Gorgonzola DOP, sceglie IAKI per una strategia di Facebook marketing che abbia come obiettivo di sviluppare la presenza del brand nei social media. Franco Lualdi, Direttore Generale di IAKI, ci racconta com&#8217;è andata.</p>
<h2>Quali erano gli obiettivi di una strategia di Facebook marketing per un prodotto così noto ai consumatori?<b></b></h2>
<p>L&#8217;idea era quella di organizzare una <strong>presenza strategica</strong> di Igor sui social media allo scopo di allargare ancora di più il parco degli alto-consumatori, comunicando le caratteristiche di prodotto anche a gruppi di persone differenti da quelli che già lo conoscono. Un altro obiettivo, forse il più importante, era fare in modo che in Italia, Igor diventasse sinonimo di <strong>gorgonzola di qualità</strong> sia per stabilire una netta distanza dagli altri competitor, sia per associare la qualità del prodotto all’eccellenza dell’azienda.</p>
<h2>Come si è sviluppata questa strategia?</h2>
<p>Il Gorgonzola è un formaggio molto versatile che si presta anche a una notevole ricettazione, e questo è sicuramente uno dei punti di forza che la strategia di Facebook marketing ha voluto valorizzare.  Abbiamo deciso quindi di portare l&#8217;attenzione sulla versatilità e sul gusto unico di Igor, parlando di <strong>occasioni di consumo</strong> e identificandone ognuna con un <strong>format creativo specifico</strong>. Un altro punto focale era quello di mettere in evidenza l&#8217;ampiezza di gamma Igor, offrendo ai consumatori anche uno spazio per <b>condividere la propria esperienza </b>di prodotto.</p>
<h2>In che modo avete scelto le occasioni di consumo?</h2>
<p>Le situazioni in cui non manca un assaggio di gorgonzola sono tante, quindi abbiamo selezionato le più rilevanti e aderenti agli obiettivi: l&#8217;<strong>aperitivo</strong>, lo <strong>snack</strong>, lo <strong>spuntino</strong> per placare il famoso &#8220;buco allo stomaco&#8221;. Sono situazioni che comprendono sia momenti di piacere personale, che riguardano il consumatore davanti al suo frigorifero, sia occasioni di condivisione a base di <em>finger food</em> come l’<em>happy hour</em> casalingo. Seguono occasioni più standard, come ad esempio il pranzo o la cena arricchiti con il gusto di Igor, sia a casa che al ristorante.  Una novità che abbiamo introdotto è il momento &#8220;<strong>dopo lo sport</strong>&#8220;, per valorizzare le proprietà energetiche del Gorgonzola Igor, che in molti non conoscono o associano, erroneamente, all&#8217;aumento del colesterolo.<br />
E&#8217; interessante notare che ciascuna occasione di consumo corrisponde sia ad un momento di uso di Facebook da parte delle persone, sia spesso lo stesso argomento di posting sui loro profili sociali.</p>
<h2>Se dovesse scegliere uno dei format creativi che avete ideato per la pagina, di quale parlerebbe e perché?</h2>
<p>Sicuramente di &#8220;Facce da frigo&#8221;! È un format innovativo che cambia la prospettiva sul  mondo, perché pone come osservatore il frigorifero stesso. L&#8217;esecuzione prevede un <b>tab</b> <b>su Facebook</b> in cui le ricette Igor vengono contestualizzate e raccontate sulla base dei tanti stili di vita. Le immagini suggeriscono visioni come se l&#8217;obiettivo fosse posto all&#8217;interno del frigorifero e scattasse una fotografia vita nel momento stesso in cui qualcuno apre lo sportello per preparare una ricetta a base di Gorgonzola Igor. Sono immagini divertenti e che rappresentano ottimi spunti per la conversazione, perché sono calati nell&#8217;esperienza quotidiana delle persone e per questo generano autentico brand engagement.</p>
<h2>Come rispondono gli utenti sulla pagina?</h2>
<p>Dall&#8217;inizio dell&#8217;attività, a novembre 2012, il trend dei fan della pagina Facebook di Gorgonzola Igor è decisamente positivo e in costante aumento, la base fan continua a <strong>crescere in modo organico </strong>e con regolarità. Questo significa che la strategia di Facebook marketing che abbiamo ideato, funziona. I post sono orientati al coinvolgimento degli utenti: i contenuti più apprezzati dai fan sono indubbiamente le ricette, mentre quello che riscontra più interazioni, le fotografie. La qualità delle immagini e le composizioni grafiche che abbiamo proposto, si prestano particolarmente alla condivisione e gli utenti si sentono anche molto stimolati a commentare.</p>
<h2>Quindi gli utenti si sentono liberi di dichiarare la loro passione per il brand?</h2>
<p>Certo, gli appassionati di Igor Gorgonzola non esitano a farsi sentire: commentano spesso le ricette che postiamo proponendo le loro personali variazioni, oppure condividono sulla propria pagina le immagini degli spuntini all&#8217;ora di pranzo, per ingolosire anche gli amici. Una coppia di utenti ci ha mandato spesso alcune immagini delle loro ricette a base di Igor e per finire, un giovane utente ha addirittura girato un video in cui prepara una ricetta con il gorgonzola Igor.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/case-history/facebook-marketing-per-igor/">Facebook marketing per Igor Gorgonzola</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Social: parlare alle community, facendone parte</title>
		<link>http://www.iaki.it/blog/real-time-marketing-fare-parte-delle-community/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=real-time-marketing-fare-parte-delle-community</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 16:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaël Moscara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[brand engagement]]></category>
		<category><![CDATA[social media marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social media strategy]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questa è una riflessione che parte dal real time marketing per cercare di capire una volta di più cosa vuol dire per una marca essere presente sugli spazi sociali online, parlare con le persone attraverso Facebook, Twitter o la prossima next big thing. Parto dall&#8217;inizio e ve la racconto così come l&#8217;ho pensata io, dopo [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/real-time-marketing-fare-parte-delle-community/">Social: parlare alle community, facendone parte</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è una riflessione che parte dal <strong>real time marketing</strong> per cercare di capire una volta di più cosa vuol dire per una marca essere presente sugli spazi sociali online, parlare con le persone attraverso Facebook, Twitter o la prossima next big thing. Parto dall&#8217;inizio e ve la racconto così come l&#8217;ho pensata io, dopo avere letto tanti commenti sul tema.</p>
<p>Il <a title="Oreo Super Bowl" href="https://twitter.com/Oreo/status/298246571718483968" target="_blank">caso di Oreo</a> durante il blackout del Super Bowl è ormai <a title="Wired - Oreo" href="http://www.wired.com/underwire/2013/02/oreo-twitter-super-bowl/" target="_blank">una pietra miliare</a> per chiunque faccia questo lavoro (<a title="Huffington Post - Oreo" href="http://www.huffingtonpost.com/2013/02/04/oreos-super-bowl-tweet-dunk-dark_n_2615333.html" target="_blank">e non solo</a>). Ve lo dico come l&#8217;hanno detto tutti, perché il punto è quello: è stata una commistione di prontezza, creatività, scelta degli strumenti, che ha permesso a dei biscotti di diventare protagonisti delle conversazioni di milioni di persone, proprio durante l&#8217;evento che tutto l&#8217;advertising aspetta per un anno intero e in cui investe milioni di dollari.</p>
<p>L&#8217;exploit di Oreo è utile a questa riflessione per inquadrare subito il problema, ma ovviamente non si tratta di un caso isolato. Nel bene e nel male il <strong>real time marketing</strong> sui social media sta cominciando a diffondersi e la collezione di esempi rilevanti &#8211; anche durante lo stesso blackout al Super Bowl &#8211; potrebbe continuare. A partire da questo, si tratta però di capire se ci sia una lezione dietro: perché ha funzionato così tanto?</p>
<p>La risposta può iniziare dalla constatazione che c&#8217;è chi ha fatto produzione real time di contenuti ben prima di Oreo e probabilmente con un <strong>engagement</strong> maggiore. Mi riferisco alle persone, che lo fanno continuamente. Per fare un esempio recente, la velocità con cui il mio newsfeed si è riempita di fotomontaggi di Papa Francesco Totti dopo la fumata bianca è degna del più efficiente team di creativi. I meme nascono così. Ma, allargando il discorso, la produzione di contenuti real time è davvero continua: sono così gli status update, i tweet di commento alle trasmissioni televisive, ecc.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/Papa_Francesco_Totti.png"><img class="size-full wp-image-17191 aligncenter" title="Real Time Marketing UGC" alt="Papa Francesco Totti Social: parlare alle community, facendone parte" src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/Papa_Francesco_Totti.png" width="525" height="234" /></a></p>
<p>Le esecuzioni forse lasciano a desiderare, ma forse no. Non erano esecuzioni perfette per la brand equity dello studente 18enne che le ha realizzate? Non erano esecuzioni ottime per il mezzo di destinazione? Per quanto ci piaccia prendere in giro il TG1 quando parla di &#8220;popolo di Facebook/Twitter/Web&#8221;, è innegabile che con il tempo i diversi spazi sociali abbiano sviluppato dei linguaggi tutti loro e particolari, che in alcune forme estreme sono totalmente incomprensibili a chi ne sta fuori. Vale sia per la forma che per il contenuto, dal low fi ai calembour.</p>
<p>Rimettendo il <strong>marketing al centro</strong> del discorso, è il momento di aggiungere delle spiegazioni al successo del real time marketing di Oreo e simili. Io credo che la chiave sia nella decisione di parlare alle community facendone parte, essere presenti negli spazi sociali online accettandone i meccanismi e partecipando al gioco. Che non significa sostituirsi alle presenze amatoriali: anche in questi spazi le marche devono continuare a essere se stesse, portare avanti la propria identità, con la qualità della loro comunicazione. Quel tipo di <strong>real time marketing</strong> è prima di tutto un approccio, e allo stesso modo è possibile pianificare altri contenuti &#8211;  d&#8217;altronde sono sicuro che ci sono anche persone che stanno già preparando delle immagini con gli auguri di Pasqua per stupire i propri amici.</p>
<p>Quello che è fondamentale è vivere completamente gli spazi sociali, monitorarli, avere con le community un rapporto paritario. Lo ripeto: <strong>farne parte</strong>. E non pensare di ripetere su questi canali schemi che qui sono estranei o, peggio, nascondersi dietro una conversazione artificiale.</p>
<p>Tornate all&#8217;header di questo post. Ecco, io penso che <strong>Hans l&#8217;Uomo Talpa</strong> sia un gran figo, ma se fa finta di essere Bart non ci casca nessuno (e fa pure un po&#8217; ridere).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/real-time-marketing-fare-parte-delle-community/">Social: parlare alle community, facendone parte</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Brand engagement per Francesco Biasia, Gruppo Braccialini</title>
		<link>http://www.iaki.it/case-history/brand-engagement-per-francesco-biasia-gruppo-braccialini/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=brand-engagement-per-francesco-biasia-gruppo-braccialini</link>
		<comments>http://www.iaki.it/case-history/brand-engagement-per-francesco-biasia-gruppo-braccialini/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 15:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Fabiano</dc:creator>
				<category><![CDATA[abbigliamento e accessori]]></category>
		<category><![CDATA[CASE HISTORY]]></category>
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		<category><![CDATA[web design]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Braccialini ha scelto IAKI per disegnare il nuovo posizionamento di Francesco Biasia, fashion brand italiano di borse. IAKI ha risposto con una strategia di brand engagement: dal web design al social media marketing. Sandro Marchetti, Amministratore Delegato di IAKI, ci racconta questo viaggio esperienziale nella moda. In che modo è iniziata la collaborazione con Braccialini? [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/case-history/brand-engagement-per-francesco-biasia-gruppo-braccialini/">Brand engagement per Francesco Biasia, Gruppo Braccialini</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Braccialini ha scelto IAKI per disegnare il nuovo posizionamento di <strong>Francesco Biasia</strong>, fashion brand italiano di borse. IAKI ha risposto con una <strong>strategia di brand engagement</strong>: dal web design al social media marketing.</p>
<p>Sandro Marchetti, Amministratore Delegato di IAKI, ci racconta questo viaggio esperienziale nella moda.</p>
<h2>In che modo è iniziata la collaborazione con Braccialini?</h2>
<p>Quando abbiamo conosciuto l&#8217;azienda <strong>Braccialini</strong> ci siamo lasciati conquistare dal <strong>brand Francesco Biasia</strong> e gli abbiamo proposto, tramite un&#8217; informale mail, un progetto ispirato al suo <strong>carisma </strong>e disegnato mantenendo proprio questo come valore di riferimento. Con la nostra percezione nei confronti della marca, l&#8217;esperienza e la determinazione abbiamo fatto centro e, in quella &#8220;culla del Rinascimento&#8221; qual è Firenze, abbiamo raggiunto un accordo.</p>
<h2>Quali sono gli obiettivi di Francesco Biasia?</h2>
<p><strong>Francesco Biasia</strong> è un<strong> fashion brand di borse</strong>, appartenente al <strong>Gruppo Braccialini</strong>, nato nel 1977 come <strong>marchio artigiano creativo</strong> nel tessuto vicentino. Un brand che ha fatto il giro del mondo delineando la sua riconoscibilità <strong>Made in Italy</strong> e ottenendo un&#8217;ottima <strong>brand reputation</strong>, ma con un&#8217;<strong>awareness</strong> un po&#8217; soffocata negli ultimi anni. Francesco Biasia aveva bisogno di una spinta e le potenzialità c&#8217;erano. Gli obiettivi: <strong>capitalizzare la brand experience</strong>, <strong>incrementare l&#8217;awarenes</strong>s e <strong>alimentare la brand reputation</strong>. Il tutto allo scopo di <strong>costruire una nuova brand identity</strong>. Forte, chiara, riconoscibile e memorabile.</p>
<h2>E voi come avete risposto?</h2>
<p>Primo passo, costruire un <strong>brand positioning Francesco Biasia</strong>. Siamo entrati nell&#8217;intimo delle <strong>donne</strong>, possibili acquirenti Francesco Biasia, ci siamo chiesti chi fossero, quale lavoro potessero svolgere e quali locali o eventi potessero frequentare. <strong>Abbiamo<em> ascoltato</em> le borse</strong>, cercando di capire cosa<strong> avessero da dirci</strong>. Abbiamo guardato i modelli uno per uno, li abbiamo studiati e individuato le trame concettuali dietro a ogni forma e colore. Inoltre, abbiamo fatto <strong>web listening</strong> per capire la percezione delle donne nei confronti del brand. Ci siamo resi conto che c&#8217;era terreno fertile e che eravamo nella direzione giusta, insomma, <strong>una brand identity</strong> si stava già delineando.</p>
<h2>Una brand identity che avete contribuito a costruire voi, ma in che modo l&#8217;avete fatto?</h2>
<p>Abbiamo costruito un <strong>codice di appartenenza</strong>, un <strong>linguaggio</strong>, e abbiamo delineato <strong>la donna Biasia</strong>. IAKI ha costruito un progetto di <a href="http://www.iaki.it/blog/brand-engagement-storytelling/"><strong>brand engagement storytelling</strong></a> facendo parlare non solo le donne, bensì la loro <em>bag intimacy</em>, le loro emozioni attivando e sviluppando una totale <strong>brand experience</strong>.</p>
<h2>Brand engagement storytelling sul piano del copywriting, ci spieghi meglio&#8230;</h2>
<p><strong> Il brand è come una persona</strong>: ha una silhouette, una personalità e un linguaggio. Le borse, oltre ad avere una forma, parlano e definiscono un dizionario, <strong>un codice di appartenenza</strong> definito da IAKI &#8220;<strong>Biasia Social Code</strong>&#8220;e costruito esattamente sulla base di quello che le donne fanno e dicono davanti allo specchio mentre si preparano per uscire. Cosa dicono? Cosa infilano dentro la loro borsa? Cosa ci ritrovano casualmente? Ci ritrovano<strong> il loro mondo</strong>. Tutto ciò che dall&#8217;esterno colgono, guardano e cercano. <strong>La borsa diviene così catalizzatrice di connessioni urbane</strong>, di interessi e passioni; è <strong>un dress code dell&#8217;anima.</strong> E sono tutti legami non casuali, ma che definiscono la personalità di ogni donna e <strong>raccontano una storia, </strong>la loro. Per fare questo abbiamo cercato un linguaggio, che fosse percepito come spontaneo, naturale, adatto al target di riferimento. Ed ecco che<strong> si è delineata la donna Biasia</strong>, colei che afferma: &#8220;<strong>non chiamatemi fashion victim</strong>&#8220;. Una “<strong>working girl</strong>”, una donna pratica, moderna, carismatica, che vive con dinamicità il suo tempo. Si muove nei suoi spazi con sicurezza ed eleganza. È attenta al glam, ma non è una fashion victim, cerca la qualità e guarda al dettaglio.</p>
<h2>Social Code, un payoff di campagna dunque?</h2>
<p>Sì, all&#8217;interno di Francesco Biasia tutti se ne sono innamorati, e anche noi abbiamo avuto <strong>un colpo di fulmine</strong> quando l&#8217;abbiamo pensato e visto realizzato. Un <strong>payoff</strong> che ha in sé l&#8217;anima <strong>dinamica</strong> del <strong>Social</strong> <strong>Network</strong>, della <strong>condivisione</strong> e dell&#8217;apertura verso il mondo, che parla di <strong>socialità</strong>, di <strong>affermazione</strong> di un <strong>codice</strong>, termine che è parte integrante del mondo moda ed espressione del nostro <strong>tempo</strong>. Talmente consono e allineato, che è diventato un payoff esclusivo, registrato, legato a Francesco Biasia.</p>
<h2>Una strategia di brand engagement con un&#8217;analisi così definita a cosa ha portato?</h2>
<p>Sul piano del <strong>web design</strong> ha portato alla creazione di un <strong>fashion social website</strong> coerente con la <strong>personalità</strong>, il <strong>carattere</strong> e la <strong>dinamicità</strong> non solo delle borse Biasia, ma soprattutto delle donne Biasia. Così IAKI ha disegnato un sito graffiante, aspirazionale, di contenuto, un sito in movimento altamente <em>appealing</em> che inviti le donne a vedersi e a rispecchiarsi. <strong>Un sito pensato come un lab loft</strong>. Ecco un altro concetto nato tra le matite e le penne creative di IAKI: <strong>laboratory loft,</strong> uno spazio aperto sperimentale che alimentasse spunti liberi svincolati dai canoni della moda accademica. Nel suo disegno sono stati fondamentali i <strong>tool</strong> di <strong>condivisione</strong> <strong>sociale</strong>: <strong>Pinterest</strong>, <strong>Twitter</strong>, <strong>Google</strong> <strong>Plus</strong> e <strong>Facebook</strong>.</p>
<h2>E cosa avete disegnato?</h2>
<p>Un <strong>sito web-racconto</strong>, un codice. Le borse Francesco Biasia sono immerse nel loro <strong>Social</strong> <strong>Code</strong> e in questo modo presentate al pubblico. L&#8217;esperienza d&#8217;acquisto, effettuabile attraverso l&#8217;e-commerce presente sul sito, diviene così esperienza completa e non azione fine a se stessa. Uno spazio in cui <strong>la moda diviene cultura e sperimentazione</strong>.</p>
<h2>Non abbiamo parlato di Social Media Strategy, avete affrontato l&#8217;argomento?</h2>
<p>&#8220;Ovvio&#8221;! risponde Sandro Marchetti. In coerenza con quanto costruito e studiato, IAKI ha sviluppato una <strong>digital strategy</strong> che agevolasse lo scambio tra brand e donne e che fosse da pieno supporto per la <strong>strategia di comunicazione</strong> disegnata. IAKI è arrivata così a definire un&#8217;attività di <strong>Social Media Marketing</strong> e di <strong>comunicazione</strong> <strong>digitale</strong> totalmente in linea con la <strong>brand identity Francesco Biasia</strong>.</p>
<h2>I passi successivi per alimentare il brand engagement?</h2>
<p><strong> Influencer</strong> <strong>Marketing</strong> alle porte e chissà quale altra sorpresa e quale altra Social Activation.</p>
<h2>Qual è stato il quid?</h2>
<p>La <strong>perfetta comprensione dell&#8217;anima del brand</strong> e la sua definizione precisa, il <strong>brand storytelling</strong> che ha invaso ogni spazio di comunicazione, l’integrazione tra sito web e canali social media, sempre più funzionali uno all&#8217;altro. Fondamentale inoltre la <strong>partecipazione</strong> attiva delle donne, il continuo <strong>dialogo</strong> sui temi di brand identity, tutte attività che si sono amalgamate sinuosamente in un percorso di <strong>brand engagement totalizzante</strong> e armonioso.</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/case-history/brand-engagement-per-francesco-biasia-gruppo-braccialini/">Brand engagement per Francesco Biasia, Gruppo Braccialini</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Contenuti Virali, scoprirli e rappresentarli, ViralSearch</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 14:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Innocenti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Individuare e analizzare i contenuti virali, l&#8217;app &#8220;laboratorio&#8221; di Microsoft</h2>
<p>Durante l&#8217;ultimo TechConf, <strong>Microsoft Research ha presentato <a title="Microsoft ViralSearch - analizza la diffusione dei contenuti virali" href="http://research.microsoft.com/en-us/projects/viralsearch/" target="_blank">ViralSearch</a></strong>, un software che permette di dare una rappresentazione grafica al termine viralità e non solo.</p>
<p>L&#8217;applicativo permette di indicizzare i social media, per ora si è visto a lavoro su Twitter, e <strong>analizzare i fenomeni virali</strong>, il loro livello di diffusione, da dove sono partiti, e tutta la catena della condivisione, fornendo analisi dettagliate degli internet meme.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wSwOszoHuoI&#038;fmt=18">http://www.youtube.com/watch?v=wSwOszoHuoI</a></p>
<p>ViralSearch potremmo definirlo una versione evoluta di <strong>Google Ripples</strong> (in italiano <a title="Google+ Eco - mostra la diffusione virale delle url condivise su Google+" href="https://plus.google.com/ripple/details?url=http%3A%2F%2Fwww.bbc.co.uk%2Fnews%2Fin-pictures-21828015" target="_blank">Google Eco</a>), la web app che mostra la diffusione di un link su Google+, ma con il vantaggio di fornire una maggiore profondita di analisi e di non essere legato a un singolo social networks</p>
<div id="attachment_17096" class="wp-caption alignnone" style="width: 538px"><a href="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/Schermata-2013-03-20-a-14.30.52.png"><img class="size-full wp-image-17096   " style="margin-right: 10px; margin-left: 10px; border: 1px solid black;" alt="Schermata 2013 03 20 a 14.30.52 Contenuti Virali, scoprirli e rappresentarli, ViralSearch" src="http://www.iaki.it/wp-content/uploads/2013/03/Schermata-2013-03-20-a-14.30.52.png" width="528" height="363" title="Contenuti Virali, scoprirli e rappresentarli, ViralSearch" /></a><p class="wp-caption-text">Schermata di Google+ Ripples, il tool che permette di vedere la diffusione virale dei contenuti pubblicati sul social network di Google</p></div>
<p>Il software non è pubblico e non è dato sapere se mai lo diventerà, uno dei possibili scenario è che il suo algoritmo una volta uscito dalla fase di sviluppo venga “integrato” in Bing, potenziandone la social search. In ogni caso, visto il crescente e giustificato interesse dei marketing manager per termini come social network, follower, influencer e reputation, <strong>ViralSearch sembra avere le potenzialità per essere un ottimo strumento per le agenzie di Marketing digitale, di PR e per i grandi publisher di contenuti</strong>, permettendo con le sue funzionalità un&#8217;analisi dettagliata dei flussi di condivisione e l&#8217;individuazione certa degli influencer.</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.iaki.it/blog/contenuti-virali-microsoft-viralsearch/">Contenuti Virali, scoprirli e rappresentarli, ViralSearch</a> è pubblicato su <a href="http://www.iaki.it">IAKI</a>.</p>]]></content:encoded>
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