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		<title>Paypass Wallet: acquistare non è mai stato così facile</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:57:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mastercard apre la piattaforma che rappresenta una nuova offerta di pagamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Paypass_wallet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1244" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Paypass_wallet.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Il progetto è di quelli che sin da subito lasciano presagire una piccola rivoluzione. In effetti, se <strong>Mastercard</strong> riuscirà a sviluppare in modo efficace e ottimale la nuova piattaforma <strong>Paypass Wallet</strong>, c’è da credere che una rivoluzione nel modo di fare acquisti ci sarà eccome.</p>
<p>Immaginiamo di trovarci in un negozio e, al momento di pagare, poter fare tutto in modo comodo e veloce semplicemente grazie alla modalità <strong>wireless</strong> e all’applicazione software del nostro <strong>smartphone</strong>. È soltanto un esempio delle possibilità che Mastercad ha pensato nel realizzare questo nuovo portafoglio digitale. Oltre agli acquisti fisici, nelle attività commerciali sul territorio, permetterà di semplificare anche i pagamenti online.</p>
<p>Pagamenti più semplici nel settore dell’e-commerce saranno possibili grazie al logo di <strong>Paypass Online</strong>. La piattaforma di servizi PayPass Wallet offre in effetti tre diverse soluzioni: PayPass Acceptance Network, PayPass Wallet e PayPass API. In Italia il servizio arriverà verso la fine dell’anno e affronterà una periodo di test iniziale. Nel territorio nazionale, i primi a porsi come partner dell’iniziativa saranno Intesa Sanpaolo e Sia.</p>
<p>La <strong>piattaforma digitale</strong> di Mastercard renderà immediati i pagamenti con tablet, internet e smartphone. Il tutto a vantaggio dei <strong>clienti</strong>, che potranno acquistare quando e dove vogliono, ma anche di <strong>banche</strong>, <strong>esercenti</strong> e <strong>partner</strong>: la possibilità di acquistare subito e con un click significa maggiore possibilità di tradurre in denaro le visite al proprio e-commerce.</p>
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		<title>Shopping: i love Kinect</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stage</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più campagne marketing scelgono la tecnologia ideata per l’intrattenimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Kinect_display.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1236" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Kinect_display.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>A Seattle, in un punto vendita della catena Nordstrom, il <strong>sensore Kinect per Xbox360</strong> è stato combinato con un computer e un proiettore per creare una trovata di marketing molto interessante. La vetrina è diventata uno <strong>schermo interattivo</strong> su cui i passanti potevano scrivere qualsiasi cosa muovendo a distanza le mani. Proprio come giocare con l’Xbox, soltanto che al posto della tv c’era la vetrina del negozio.</p>
<p>Un esperimento di <strong>light writing</strong> ben riuscito, visto il successo e l’interesse suscitati. Curiosi e passanti sono stati inizialmente attirati dal cartello che recitava “<strong>please do touch the glass</strong>”, invitando a testare l’esperienza sensoriale. Una trovata divertente e astuta per catturare l’attenzione e associare il tempo di sosta a un momento piacevole.</p>
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<p>Ma l’accoppiata Kinect-Nordstrom è solo uno degli esempi di utilizzo del sensore di Microsoft in ambito commerciale anziché gaming. In un negozio Topshop di Mosca, infatti, è stato progettato il primo <strong>camerino virtuale</strong>: i clienti possono provare gli abiti senza indossarli. Questo grazie a Kinect, una videocamera e uno schermo.</p>
<p>E che dire di <strong>Pod</strong>, la Kinect-novità comparsa da Bloomingdale&#8217;s, negli Usa? Si tratta di un sistema che utilizza il solito sensore per creare, in 5 secondi, un <strong>modello 3D del cliente</strong>; grazie a un tablet è possibile osservare se stessi con indosso gli abiti senza però doverli realmente indossare. Naturalmente, con Pod si può valutare da ogni lato l’effetto dell’abito sul modello virtuale. Utilità? Provare un’intera collezione in pochi minuti e senza nemmeno mettere piede nel camerino.</p>
<p>Il <strong>gioco 3D</strong> associato alla <strong>moda</strong> è in continua evoluzione e le ricerche tecnologiche associate al marketing sembrano aver scelto questa strada per <strong>rivoluzionare lo shopping</strong>. Resta solo da aspettare la prossima novità.</p>
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		<title>Re:Brief unisce passato e futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stage</dc:creator>
				<category><![CDATA[adv]]></category>
		<category><![CDATA[advertising]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto targato Google re-immagina gli spot che hanno fatto storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Volvo_Adv_vintage.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1223" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Volvo_Adv_vintage.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Google rende omaggio ai 18 anni dell’advertising online con un progetto dal sapore vintage. Si chiama <a href="http://www.projectrebrief.com/" target="_blank">Re:Brief</a> e ha l’obiettivo di “aggiornare” all’epoca del 2.0 le storiche campagne pubblicitarie di <strong>Coca-Cola</strong>, <strong>Volvo</strong>, <strong>Avis</strong> e <strong>Alka-Seltzer</strong>. Una rivisitazione ai giorni nostri di quattro campagne di comunicazione ideate e promosse in anni in cui l’advertising digitale era considerato ancora fantasia.</p>
<p>Questi gli spot re-immaginati: Coca Cola “<strong>Hilltop</strong>” di Harvey Gabor, Volvo “<strong>Drive it like you hate it</strong>” di Amil Gargano, Avis “<strong>We try harder</strong>” di Paula Green e infine Alka-Seltzer “<strong>I can’t believe I ate the whole thing</strong>” di Cohen e Pasqualina. Per adesso, solo le prime due sono state completate.</p>
<p>Il <strong>Re:Brief dello spot Coca-Cola</strong>, il cui originale è stato girato su una collina toscana nel 1971, riprende i temi di connessione e unione presenti nella versione originale; l’unica differenza è che oggi è possibile interagire e azzerare le distanze tra le etnie grazie a dispositivi mobile con cui inviare un messaggio e una Coca-Cola dall’altra parte del globo.</p>
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<p>La <strong>campagna Volvo</strong> “Drive it like you hate it” è stata <strong>rielaborata in chiave story-telling</strong>, precisamente quella di Irv Gordon, che ha coperto 2,9 milioni di miglia con la sua Volvo P1800S per arrivare al traguardo dei 3 milioni sotto gli occhi degli utenti grazie a Google Maps.</p>
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<p>Resta da vedere cosa si inventeranno i fautori del progetto per le due campagne rimanenti.</p>
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		<title>Lytro, la social fotocamera</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 15:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stage</dc:creator>
				<category><![CDATA[entertainment]]></category>
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		<description><![CDATA[Lytro offre nuove possibilità di messa a fuoco. E oltre alla foto, scatta anche la condivisione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Lytro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1194" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Lytro.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Una novità divertente e dalle grandi potenzialità, si chiama <strong>Lytro</strong>. Una <strong>fotocamera</strong> in grado di fare cose che le normali macchine digitali non riescono a fare. La grande possibilità offerta da questo modello, dal design curato ed elegante, è <strong>cambiare la messa a fuoco una volta scattata la foto</strong>.</p>
<p><a href="http://www.lytro.com/" target="_blank">Lytro</a> non cattura nel suo obiettivo soltanto colori e intensità, ma tutte le informazioni contenute nei fasci di luce. Se si scatta una foto mettendo a fuoco, per sbaglio, un particolare in primo piano invece della scena che si voleva immortalare, Lytro è in grado di elaborare le variabili – che ha registrato per intero – in modo da modificare la scena come se fosse ancora in svolgimento. Offre, quindi, una seconda possibilità.</p>
<p>A ben vedere, è possibile ottenere più scene dalla stessa foto. Ecco perché, oltre a “<strong>picture revolution</strong>” lo slogan parla di “<strong>living pictures</strong>”.</p>
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<p>Altra e importante peculiarità di Lytro è la <strong>condivisione</strong>: è possibile lo <strong>share</strong> dei nostri album direttamente su <strong>Facebook</strong>. Per rendere ancora più agevoli le operazioni, le foto scattate hanno una forma quadrata, predisposta per la condivisione.</p>
<p>Per adesso, il modello ha delle limitazioni che la casa produttrice assicura di poter superare velocemente. Una su tutte: la condivisione può avvenire solo attraverso <strong>Mac</strong>. Al di là di questo, Lytro è davvero un oggetto che porta una novità nel concetto di foto e, ancor di più, nell’atto stesso di <strong>fotografare</strong>.</p>
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		<title>Pinterest e l’e-commerce? Sì può fare</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 15:41:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[social]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto spazio c’è per la formula dell’e-commerce nel social network del momento?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Pinterest.jpg"><img class="size-full wp-image-1187 alignnone" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/05/Pinterest.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: left">I numeri di <a href="http://pinterest.com/" target="_blank">Pinterest</a> parlano di una crescita che prosegue e che lo rende una delle alternative più credibili a Facebook e Twitter. La<strong> condivisione di fotografie e immagini</strong> in ambiente social apre nuovi orizzonti e opportunità, alimentando come sempre dibattiti e discussioni.</p>
<p style="text-align: left">Un tema assai controverso se si parla di Pinterest è la possibilità di sviluppare<strong> soluzioni e-commerce efficaci</strong> al suo interno. Un primo punto da considerare è il fatto che Pinterest sembra essere un utile strumento per <strong>raccogliere utenti e traffico</strong> da dirigere poi verso altri siti. Questo perché il nuovo social presenta alcuni vantaggi che i Brand hanno tutta l’intenzione di non sottovalutare:</p>
<p>- Creare una <strong>linea di pensiero</strong> da proporre agli utenti, attraverso la proposizione di immagini e fotografie che rispecchino valori e progetti del singolo marchio<br />
- Dare vita a uno <strong>showroom</strong> che sfrutti la logica social: mettere in mostra prodotti e oggetti, lasciando che siano gli utenti a <strong>ripinnare</strong> e quindi condividere<br />
- Sfruttare dati e comportamenti per<strong> carpire informazioni</strong> utili da usare in future strategie di marketing<strong><br />
- Interagire</strong> con la community in modo visivo</p>
<p style="text-align: left">Eppure, Pinterest non è tutto rose e fiori per le strategie e-commerce. <a href="http://mashable.com/2012/04/15/pinterest-dollar-signs-study/" target="_blank">Uno studio della Pinreach Analytics </a>ha mostrato come i brand che utilizzano il <strong>price tag</strong> assistano ad una diminuzione delle condivisioni. Il problema, quindi, è che gli utenti recepiscono l’immagine “prezzata” dal Brand come un’informazione pubblicitaria facendo sì che siano poco propensi a ripinnarla; cosa che invece viene fatta con molta più frequenza per le immagini in cui il prezzo viene taggato dagli utenti stessi: l’informazione viene ritenuta socialmente utile e non commerciale.</p>
<p style="text-align: left">Come devono comportarsi, dunque, i marchi e le attività che intendano aprire un e-commerce su Pinterest? La conclusione della Pinreach Analytics è perentoria: non mettere il prezzo sulle immagini. Una soluzione, però, poco credibile dato che verrebbe meno la natura stessa dell’e-commerce. La strada sembra quindi essere a un bivio: o si mette il prezzo, ottenendo così meno condivisioni, ma forse più conversioni, oppure lo si toglie, facendo “girare” il brand nel social e sacrificando le conversioni alla visibilità.</p>
<p style="text-align: left">Al di là di queste considerazioni, c’è chi ritiene Pinterest la <strong>nuova frontiera dell’e-commerce</strong>. Addirittura, si parla di una prospettiva di shopping personalizzato proprio grazie al nuovo social network. Ma cerchiamo di capire i motivi di questa linea di pensiero.</p>
<p style="text-align: left">Pinterest metterebbe sul piatto della bilancia un elemento che fino ad ora non è stato utilizzato, o che comunque è stato sfruttato in modo non ottimale: un’<strong>interfaccia</strong>. Proprio grazie a questo strumento, Pinterest ha raccolto dati e li ha strutturati in modo da <strong>sapere cosa cerca l’utente</strong>. Lo ha fatto costruendo filoni di interesse reale, in modo da creare raccolte di oggetti che rispecchiano concretamente e in modo definito quelli che sono gli interessi di ogni utente.</p>
<p style="text-align: left">A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma <strong>Facebook</strong> non utilizza lo stesso principio? La risposta è no. I motivi sono più d’uno: prima di tutto, Facebook è limitato – e confuso – da una questione di privacy, mentre Pinterest da questo punto di vista non ha le stesse limitazioni.</p>
<p style="text-align: left">In secondo luogo, un “<strong>mi piace</strong>” non ha lo stesso valore di un “<strong>repin</strong>”. L’apprezzamento su Facebook non rivela un interesse, bensì una simpatia, il più delle volte superficiale e tiepida, mentre in Pinterest la condivisione di un contenuto visivo è indice di un interesse reale. Per questo la sua interfaccia è una miniera di dati. Dopotutto, l’homepage parla chiaro: “<strong>organize and share things you love</strong>”.</p>
<p style="text-align: left">Strutturando questi dati, Pinterest crea filoni e gruppi di interesse reali e utilizzabili per <a href="http://techcrunch.com/2012/02/05/personalized-ecommerce-is-already-here-you-just-dont-recognize-it/" target="_blank">personalizzare il proprio e-commerce</a>. Insomma, creare un negozio soltanto con prodotti che ci possono piacere in modo da non farci perdere tempo a passare in rassegna tutti gli articoli alla ricerca di quello giusto per noi. È <strong>Pinterest</strong> che <strong>ci conosce e sceglie al posto nostro</strong>. Questo è il principio.</p>
<p style="text-align: left">Ma il mondo dei social network, si sa, non dorme mai. E così capita anche che Sahil Lavingia, 19 anni, studente americano di ingegneria informatica e membro del team che ha progettato Pinterest, abbia dato vita a una start-up assai interessante: <a href="https://gumroad.com/" target="_blank"><strong>Gumroad</strong></a>. Utilizzando i social network più famosi, è possibile pubblicare un annuncio di vendita e farlo arrivare ai propri amici e followers. Ognuno può così “<strong>mettere in vendita tutto ciò che si può condividere</strong>” come recita lo slogan di quest’altro, nuovo social.</p>
<div class="feedflare">
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		<title>La guerra dei servizi di cloud storage</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:57:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Google Drive è il nuovo servizio di cloud storage integrato nella piattaforma di BigG.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/04/Google_Drive.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1177" title="Google_Drive" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/04/Google_Drive.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Anche Google ora ha il suo cloud storage: integrato nella piattaforma Google ora troviamo Google Drive, un servizio di cloud storage molto simile a Dropbox, Skydrive di Microsoft, Box, Wuala e iCloud di Apple. Ogni applicazione ci aiuta nella condivisione di files e nella possibilità di disporre dei nostri documenti contemporaneamente su più postazioni e su dispostivi mobile.</p>
<p>I dubbi sulla privacy e sulla sicurezza ovviamente crescono: ogni provider dichiara responsabilità e termini d&#8217;uso differenti. Mentre gli altri servizi sono sostanzialmente allineati, solo Google fa una distinzione nella quale nel suo servizio viene esplicitamente mantenuto il diritto all&#8217;accesso a tali dati, dichiarando &#8220;<em>Questa licenza permane anche qualora l’utente smettesse di utilizzare i nostri servizi (ad esempio nel caso di una scheda di attività commerciale aggiunta a Google Maps)&#8221;.<br />
</em></p>
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		<title>Va in onda il film della mente</title>
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		<comments>http://id.aquest.it/lab/va-in-onda-il-film-della-mente/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 14:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stage</dc:creator>
				<category><![CDATA[lab]]></category>
		<category><![CDATA[brain scan video]]></category>

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		<description><![CDATA[A Berkeley si cerca l’algoritmo di ricostruzione per tradurre i pensieri in video]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/04/Brain2.jpg"><img src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/04/Brain2.jpg" alt="" width="470" height="210" class="alignnone size-full wp-image-1168" /></a></p>
<p>L’espressione “la realtà supera la fantasia” è senza dubbio tra le più in voga nel mondo della tecnologia. Anche una ricerca condotta all’Università della California, Berkeley, sembra avere le carte in regola per entrare nel gruppo. L’obiettivo è a dir poco ambizioso: scovare un algoritmo con cui <strong>decifrare</strong> i nostri pensieri e <strong>proiettarli</strong> su uno schermo.</p>
<p>Inizialmente, le ricerche si erano orientate verso un’operazione più semplice: la mappatura cerebrale delle immagini in bianco in nero. Ma l’asticella si è alzata e ora si cerca di riprodurre i pensieri non più attraverso immagini, bensì in veri e propri <strong>video</strong>.</p>
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<p>Grazie a una <strong>risonanza magnetica funzionale per immagini</strong> (fMRI), il team di Berkeley ha registrato i modelli che si avvicendano nel cervello mentre un soggetto guarda delle scene di film hollywoodiani. Il computer ha quindi relazionato i pattern del film con l’andamento cerebrale corrispondente. A questo punto è venuto in soccorso Youtube con la sua enorme quantità di video. I ricercatori hanno infatti creato un <strong>database</strong> con 18 milioni di secondi presi casualmente da video caricati in rete.</p>
<p>Il database gigante e le registrazioni dell’attività cerebrale associata alle scene dei film sono state messe in correlazione toccando davvero le corde della fantasia. Il software ha utilizzato l’<strong>algoritmo di ricostruzione</strong> per selezionare i 100 video che più si avvicinavano a quello visto dal soggetto.</p>
<p>Il video risultante, <strong>brain-scan video</strong>, si è dimostrato essere incredibilmente simile al video originale. Il team di Berkeley ha affermato che lavorando su risoluzione e sensibilità degli strumenti si potranno raggiungere risultati incredibili.</p>
<p>Un computer in grado di “succhiare” i pensieri e metterli in onda, o portare i sogni direttamente sullo schermo facendone un film. Realtà o fantasia?</p>
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		<title>Google Cloud Print mette la stampante in mano</title>
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		<comments>http://id.aquest.it/networking/google-cloud-print-mette-la-stampante-in-mano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 09:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stage</dc:creator>
				<category><![CDATA[networking]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Google Cloud Print]]></category>
		<category><![CDATA[stampanti]]></category>

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		<description><![CDATA[Si potrà utilizzare il dispositivo Android compatibile come una stampante]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/04/Foto_GCP1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1147" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/04/Foto_GCP1.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>L’azienda di Mountain View ha aggiornato il servizio di stampa da remoto lanciato lo scorso anno, <strong>Google Cloud Print</strong>. Quest’ultimo aveva portato la possibilità di lanciare una stampa anche da <strong>dispositivi mobili</strong>, aggirando quindi l’ostacolo del collegamento via cavo alla stampante. Una comodità non da poco, dato che un documento utile in ufficio può essere stampato direttamente dalla casa delle vacanze utilizzando il proprio smartphone.</p>
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<p>Con il nuovo <strong>aggiornamento</strong> è possibile compiere un’ulteriore operazione. Mentre stiamo visionando un documento, oppure navigando da computer su una pagina web particolarmente interessante o utile, possiamo decidere di stamparla selezionando, tra le stampanti disponibili nel servizio Google Cloud Print, il nostro <strong>dispositivo Android compatibile</strong>. Il documento o la pagina internet vengono convertiti in formato pdf e arrivano così sul nostro device.</p>
<p>In questo modo è possibile salvare in ogni momento documenti e pagine web sul dispositivo che desideriamo e consultarli in tutta calma anche offline. In poche parole, trasformare il nostro dispositivo in una<strong> stampante a portata di mano</strong>.</p>
<p>Unica nota di servizio: questo aggiornamento può essere utilizzato soltanto su dispositivi Android integrati con l’applicazione Google Chrome per Android beta. Ne consegue che interessa soltanto chi utilizza il sistema operativo <strong>Android Ice Cream Sandwich</strong>.</p>
<div class="feedflare">
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		<title>Volunia, il motore di ricerca sociale e italiano</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/id_AQuest/~3/00EiFI8vJLQ/</link>
		<comments>http://id.aquest.it/web/volunia-il-motore-di-ricerca-sociale-e-italiano/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 17:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Marchiori]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[PageRank]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Tim Berners-Lee]]></category>
		<category><![CDATA[Volunia]]></category>
		<category><![CDATA[web design]]></category>

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		<description><![CDATA[Grandi le aspettative, ma tiepide le reazioni: ce la farà Volunia a mantenere le promesse?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/02/Volunia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1125" title="Volunia" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2012/02/Volunia.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>È accaduto qualcosa che non succedeva da molto tempo: settimane di rumors e attese frenetiche per un progetto web e italiano. Non siamo abituati a leggere nella stessa frase le parole <strong>“web”</strong> e <strong>“italiano”</strong>, tantomeno con accezione positiva. Purtroppo nemmeno stavolta c’è troppo da sorridere.</p>
<p>Ma andiamo con ordine: il <strong>6 febbraio</strong>, all’Università degli Studi di Padova, <strong>Massimo Marchiori</strong> ha presentato <strong>Volunia</strong>, un nuovo motore di ricerca dal DNA italiano e dalla spiccata attitudine sociale. Per chi non lo sapesse, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Marchiori" target="_blank">Marchiori</a> ha collaborato con l’inventore del web <strong>Tim Berners-Lee</strong> e ha contribuito a quello che poi è diventato l’algoritmo PageRank.</p>
<p>Prima della presentazione, Volunia è stato promosso attraverso un semplice <a href="http://www.volunia.com/" target="_blank">sito</a>, dando la possibilità a un numero limitato di utenti di <strong>testarlo</strong>. L’<strong>attesa</strong> spasmodica che ha preceduto la presentazione ufficiale si è trasformata però in uno <strong>scontento</strong> generale, che vede in prima linea proprio alcuni dei più popolari<strong> blogger italiani</strong> del settore.</p>
<p>Quali sono le principali <strong>critiche</strong> mosse a Volunia? Innanzitutto la <strong>presentazione</strong> stessa, polverosa e non priva di gaffe. In quanto motore di ricerca, ci si aspetterebbe <strong>risultati</strong> coerenti e spesso ciò non avviene, nemmeno con le query più semplici. Altro problema rilevante è la <strong>privacy</strong>: i cookie restano attivi anche dopo il logout. Infine il <strong>web design</strong>, davvero elementare.</p>
<p>Ma ci sono anche <strong>aspetti positivi</strong>: Volunia è senz’altro una novità, mettendo insieme le potenzialità di un <strong>motore di ricerca</strong> e quelle di un <strong>social network</strong>. Le tool bar di Volunia permettono di comunicare con altri utenti interessati alla nostra stessa ricerca e navigare nei siti con un diverso <strong>punto di vista</strong> (mappe, cartelle, multimedia).</p>
<p>Il <strong>verdetto</strong> non può essere già definitivo. Chi critica in toto Volunia lo fa anche per <strong>questioni “emotive”</strong>: in tanti speravano nel riscatto di colui che è stato gabbato dell’<a href="http://www.w3.org/People/Massimo/papers/WWW6/" target="_blank">idea</a> che ha reso Google il gigante odierno; soprattutto, tutti speravamo in una <strong>rivoluzione web italiana</strong>, quasi che Marchiori potesse essere il paladino dei nostri giovani cervelli in fuga.</p>
<p>Qualsiasi progetto web presentato di questi tempi deve fare i conti con un’<strong>evoluzione</strong> incredibile e con <strong>competitor</strong> che 15 anni fa certo non esistevano: non gli si possono concedere errori. Diamo <strong>tempo</strong> a Volunia di indicizzare e migliorarsi e forse avremo in mano qualcosa di nuovo, sorprendente e&#8230; Sì, italiano.</p>
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		<title>Il pc del futuro è fatto di luce</title>
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		<comments>http://id.aquest.it/networking/il-pc-del-futuro-e-fatto-di-luce/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 15:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[networking]]></category>
		<category><![CDATA[C-NOT]]></category>
		<category><![CDATA[computer fotonica]]></category>
		<category><![CDATA[nanotecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla base delle comunicazioni digitali del futuro non ci saranno più gli elettroni ma la luce. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/12/light.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1114" title="light" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/12/light.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Una innovativa porta logica chiamata <strong>C-NOT</strong> sta facendo parlare gli scienziati della tecnologia di tutto il mondo. Il bello è che la rivoluzione è tutta <strong>italiana</strong>: il dispositivo è frutto di un gruppo di lavoro costituito da Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del <a href="http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=2313 " target="_blank">CNR</a> di Milano, Gruppo di Ottica Quantistica dell’Università La Sapienza di Roma e Politecnico di Milano.</p>
<p><strong>“Controlled Not”</strong> è già stata brevettata e lo studio che la riguarda pubblicato sulla rivista <a href="http://www.nature.com/ncomms/journal/v2/n11/full/ncomms1570.html " target="_blank"><em>Nature Communications</em></a>. Le sue caratteristiche sono quelle indispensabili alla trasmissione di <strong>quantum bit</strong>: un chip di vetro, delle dimensioni di circa due centimetri, sul quale viene scritto un circuito integrato che guida i quanti di informazione (invece degli elettroni che passano sui chip classici).</p>
<p>C-NOT è stata realizzata grazie a una penna ottica a impulsi laser (da 100 milionesimi di miliardesimi di secondo!) che scrivono direttamente sul chip di vetro i circuiti ottici responsabili dell’elaborazione e della trasmissione dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Qubit" target="_blank">qubit</a>: il risultato è la creazione di <strong>circuiti 3D</strong>, che mantengono l’informazione più precisa e sicura.</p>
<p>Questo rivoluzionario chip italiano sarà alla base della prossima era tecnologica: quella della <strong>computer fotonica</strong>. Si crede che i computer quantistici saranno in grado di aiutare gli studiosi a comprendere processi complessi come il processo di fotosintesi, le transizioni fra stati della materia e l’interazione tra particelle elementari.</p>
<div class="feedflare">
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		<item>
		<title>I possessori di tablet definiscono una nuova categoria di acquirenti</title>
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		<comments>http://id.aquest.it/marketing/i-possessori-di-tablet-definiscono-una-nuova-categoria-di-acquirenti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[iPad]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>
		<category><![CDATA[tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’infografica traccia l’identikit dei clienti degli e-commerce nei prossimi 5 anni. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/11/tablet_commerce.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1104" title="tablet_commerce" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/11/tablet_commerce.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>I <strong>possessori di tablet</strong> continuano a crescere negli Stati Uniti e, con leggero ritardo, anche in Europa: questo segmento tecnologico &#8211; non nuovo, ma completamente rinnovato dall’arrivo del primo iPad &#8211; si traduce in un <strong>nuovo e diverso target</strong> di clientela per gli e-commerce, che vedono sempre più arrivare clienti dal mobile.</p>
<p><a href="http://mashable.com/2011/11/28/tablet-ecommerce-infographic/" target="_blank">Parola ai numeri</a>: il <strong>20% delle vendite sul web</strong> provenienti da dispositivi mobili arrivano da fruitori di tablet e il 60% dei possessori di iPad &amp; co. hanno fatto almeno una volta shopping on-line attraverso questi ultimi. Questi dati parlano di un <strong>cambiamento nelle modalità di acquisto sul web</strong>, che deve essere tenuto in considerazione nel momento in cui si apre un e-commerce.</p>
<p>I possessori di tablet trascorrono in media <strong>1 ora e mezza al giorno</strong> sul proprio device e tipicamente spendono (letteralmente) più tempo a fare shopping on-line rispetto a chi naviga da computer, nella misura del +10-20%. Numeri destinati a crescere incredibilmente: si stima infatti che entro il 2016 solo negli USA il <strong>mobile-commerce</strong> arriverà a valere 31 miliardi di dollari.</p>
<p>Come gestire e orientare il proprio e-commerce in funzione di questa evoluzione? Al momento l’<strong>utente tipico</strong> è un utente Mac, maschio, di età compresa tra i 18 e i 34 anni e con un reddito medio-alto: i prodotti che vendiamo devono essere quindi dedicati soprattutto a questo target.</p>
<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/11/tablet_infographic.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1106" title="tablet_infographic" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/11/tablet_infographic.jpg" alt="" width="468" height="1613" /></a></p>
<div class="feedflare">
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		<item>
		<title>Microsoft: productivity future vision</title>
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		<comments>http://id.aquest.it/lab/microsoft-productivity-future-vision/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[lab]]></category>
		<category><![CDATA[HCI]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://id.aquest.it/?p=1089</guid>
		<description><![CDATA[Microsoft aggiorna le previsioni sul nostro futuro tecnologico e le presenta in un nuovo video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Microsoft_productivity_future_vision" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/10/Microsoft_productivity_future_vision.jpg" alt="" width="470" height="210" /></p>
<p>Questa mattina un video ha fatto discutere in ufficio: si tratta dell’ultima visione di <strong>Microsoft</strong> su come le <strong>tecnologie del futuro</strong> aiuteranno le persone a impiegare in modo più efficiente il proprio tempo, focalizzando la loro attenzione e addirittura rafforzando le relazioni mentre si svolge qualsiasi attività al lavoro, a casa e durante gli spostamenti.</p>
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<p>Le reazioni variano <strong>tra lo scettico e l’estasiato</strong>: c’è chi crede che questo futuro sia vicinissimo e chi pensa che passerà molto tempo prima che tali e tante interfacce diventino d’uso comune. Non solo: c’è chi accoglierebbe un simile ambiente tecnologico come una splendida rivoluzione, mentre altri temono un’eccessiva invasione della tecnologia nella vita umana.</p>
<p>Di fronte a scenari come questi ci si trova a riflettere sul concetto di tutela della <strong>privacy</strong>: i nostri dati personali saranno sempre più circolanti con queste nuove tecnologie? Sicuramente sì. Riusciremo a mantenerne il controllo? Probabilmente cambieremo il nostro modo di pensarli: qualcuno ha suggerito che già agli albori della telefonia mobile c’era chi temeva per la propria privacy, eppure oggi nessuno ha problemi a usare uno smartphone.</p>
<p>La differenza la fanno le <strong>persone</strong>: non a caso sono gli uomini a creare la tecnologia (e non viceversa). Vantaggi e preoccupazioni derivano quindi dall’uso che si fa di uno strumento, sempre che si abbia la <strong>libertà </strong>di decidere se usarlo o meno. Certamente Microsoft ha centrato l’obiettivo: con oltre 220 mila visualizzazioni in 3 giorni, il video è diventato un ottimo veicolo <strong>pubblicitario</strong>. La discussione continua.</p>
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