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		<title>Una lettera di Maria a una nostra volontaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Dentro e Fuori Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Sezione "Femminile"]]></category>
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					<description><![CDATA[31 agosto 2024 Buongiorno! Mi auguro che questa mia venga ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2024/09/16/lettera-maria-volontaria/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">31 agosto 2024</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Buongiorno!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro che questa mia venga a trovarti bene in tutti i sensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non posso dirti e darti buone nuove perché sto attraversando uno dei momenti più difficili della mia vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A maggio mi hanno diagnosticato un carcinoma bilaterale al seno che mi ha portato alla mastectomia totale del seno destro e un’importante ferita a quello sinistro, che ora è la parte da curare e che ha cominciato da una settimana a fare male ancora. Riconosco il tipo e l’entità del dolore e che posso dirti che mi sta preoccupando, e anche tanto. Ora ti racconto l’iter con cui sono stata dimessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora, mi hanno operato il 2 di agosto… L&#8217;intervento è durato nen sei ore ma non ci sono state complicazioni… Ho trovato un’equipe medica dell’ospedale Martini molto competente ma per motivi “logistici” noi detenuti in ospedale siamo un po&#8217; un “fastidio”&#8230; Guardie in corsia, burocrazie inutili ecc. ecc. Bene, in quattro giorni dopo avermi tolto i cateteri dal seno mi dimettono e mi riportano in carcere. <br>Con lo stupore mio e delle mie compagne mi ritrovo in sezione… Con le norme igieniche che tutti sappiamo quasi inesistenti, doccia condivisa con 40 donne, polvere, malessere e malumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo una settimana si “svegliano” ed esordiscono col dirmi “Domani mattina ti ricoveriamo al repartino delle Molinette!”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivo lì, restrizioni feree… Chiusa in una cella (non può di essere certo essere chiamata stanza d&#8217;ospedale!) mi medicano, ho visto il chirurgo plastico il primo giorno poi per 4 lunghi giorni… Niente! No visite e tanta solitudine… Metto la firma e mi dimettono. Arrivo alle Vallette e un medico mai visto mi dice “No devi tornare al repartino!”&#8230; Così preparo di nuovo le mie cose, arrivo al repartino e dopo due giorni ritorno in carcere. Ma cosa credete che io sia? IL VOSTRO PACCO POSTALE?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sono qui nella mia cella, è dalle 4:45 di questa mattina che chiamo per avere un antidolorifico… Sono le 5:30 e sono ancora qui con il mio dolore fisico e psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">TI ABBRACCIO E NON MOLLARE MAI.<br>Con stima,<br>Maria</p>



<p class="wp-block-paragraph">P.S. Ad ora… Ore 7:15, non ho ancora visto nessuno!</p>



<p class="wp-block-paragraph">NDR: La vicenda di Maria ha avuto un finale “positivo”, perché al rientro al rientro del magistrato di sorveglianza le sono stati assegnati gli arresti domiciliari.</p>
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		<title>Voglio una speranza concreta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Pisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2023 07:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti di Pisa]]></category>
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					<description><![CDATA[Voglio una speranza concretavoglio una speranza possibileUn ponte di dura ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2023/04/19/voglio-una-speranza-concreta/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Voglio una speranza concreta<br>voglio una speranza possibile<br>Un ponte di dura pietra<br>che non crolli con la prima piena</p>



<p class="wp-block-paragraph">E seppure incerto<br>un futuro migliore<br>del mio passato</p>



<p class="wp-block-paragraph">So già che molte prospettive<br>continueranno a puntare l’infinito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">So già che molti progetti<br>rimarranno scritti sulla carta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma voglio mantenermi vivo<br>vivace propositivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio più avere speranza<br>fine a se stessa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voglio essere speranza<br>fine a me stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Samuele</p>
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		<title>Ricordo di un viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 11:06:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti di Pisa]]></category>
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					<description><![CDATA[Amo i paesaggi della Toscana meridionale sono quelli che più ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2023/03/10/ricordo-di-un-viaggio/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Amo i paesaggi della Toscana meridionale sono quelli che più mi rappresentano, che più mi somigliano, soprattutto la zona intorno a Grosseto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anni fa fu meta di un viaggio con le moto, insieme a due amici e le nostre mogli e compagne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quell&#8217;epoca le prime edizioni della Parigi Dakar avevano affascinato giovani e meno giovani, tanto da spingermi ad acquistare una moto giapponese da enduro, la Yamaha Honda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoci che percorriamo strade tortuose tra colline aride  e gialle che ricordano la Sicilia, con il mare che lontano compare a tratti dietro le curve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriviamo a “L&#8217;ultima Spiaggia”, si chiama proprio così, sotto Capalbio. Stanchissimi. Un&#8217;ottima cena, chiacchiere e risa intorno al fuoco, ci regalano un&#8217;atmosfera rilassata e serena, un sonno tranquillo dentro le tende, sotto una luna piena così luminosa da pensare di aver dimenticato la luce accesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in piena notte, ricordo ancora l’ora: le 4:45, le voci degli amici ci svegliano e anche noi usciamo, per ritrovarci tutti insieme, vicini  e in piedi davanti a una “stellata” in mare. Uno spettacolo che non ha paragoni: al cielo fitto di un&#8217;infinità di stelle fa da specchio l&#8217;acqua immobile del mare e l&#8217;uno si confonde con l&#8217;altro, noi come sospesi e parte di quello spettacolo meraviglioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppe</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La mia essenza di vetro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Pisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 13:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti di Pisa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quello che ho visto è bello,<br>quello che è stato è vero.<br>pochi l’hanno visto<br>pochi l’hanno saputo, <br>quei pochi l’hanno dimenticato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono come un vetro incrinato,<br>non rotto;<br>semplicemente incrinato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma chi mi ha amato,<br>e chi mi ama<br>con tenerezza e delicatezza,<br>davanti alla mia essenza di vetro<br>al mio richiamo di liberta, <br>dolcemente mi guidi<br>verso il tramonto,<br>dove va il mio viaggio di sventura,<br>trasformi il mio viso<br>in un grande sorriso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Juan</p>
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		<title>Scrivere per un concorso (l’autoreclusione)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Pisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 08:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti di Pisa]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho passato 10 giorni di fila di fronte alla stessa pagina perché non veniva come volevo, per poi scoprire che l&#8217;avrei pure cancellata. Mi sono incastrato in tutti i blocchi possibili e immaginabili, in una serie di frasi snervanti che non sempre andavano a buon fine, una frase che non suonava bene riscritta dozzine di volte, ma non ho mai pensato nemmeno di sfuggita: « Sono stufo! Chiudo qua».<br>Volevo finire e volevo finire come pareva a me. Punto! Sono la persona più pigra del pianeta, ma quando voglio sono ostinato come un caprone e dovevo finire quella pagina.<br>Ci sono stati tantissimi momenti in cui mi sono chiesto: ma perché voglio scrivere sull&#8217; “autoreclusione”? Caspita, in galera solo un recluso non un auto recluso!<br>Stanco, irritabile, lunatico, insofferente a tutto, anche a me stesso. Non ero allenato a stare su un emozione di paura così a lungo, né a fare i conti con l’indeterminatezza della sua fine.<br>La stanchezza prevale sulla speranza, sulla disperazione e, almeno per ora, sulla rabbia. Può sembrare un paradosso, ma è molto facile per un recluso restare preda della paura e chiudersi ancora di più in uno spazio vuoto e buio dentro sé stesso. In quei momenti,   inevitabilmente la cella può diventare il suo guscio, quasi una protezione, con la sua prospettiva ristretta. <br>Volevo scrivere della paura.<br>E di tutta la fatica e l’impegno per combatterla, diventando volontario in biblioteca, partecipando a tutti i laboratori possibili, addirittura frequentando la scuola alberghiera, io che sono ormai in pensione. Tutto per aiutarmi a mantenere la mente sveglia e presente, tutto per non sprofondare in quell’oscurità.<br>Un allenamento duro, continuo, come quando mi preparavo  alle immersioni subacquee, uno sport che amo… e ora mi preparo ogni giorno a quello dopo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giuseppe</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Io isola nel mare della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Pisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 10:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritti di Pisa]]></category>
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					<description><![CDATA[Io isola nel mare della vita. Mandrie di bufali, unici ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2022/12/12/io-isola-nel-mare-della-vita/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Io isola nel mare della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mandrie di bufali, unici resti di antiche e scomparse tribù, pascolano le rigogliose erbe costellate di fiori di campo, frutti di una terra generosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Querce e lecci secolari, ai margini della prateria, ospitano nidi di uccelli senza nemici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zampilli d’acqua alcalina, giunti dall’irto, perenne ghiacciaio posto sulla cima del dormiente vulcano, solcano il suolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un mare azzurro, buono, a volte increspato di flutti bianchi, bagna il perimetro di quest’isola sorta dal mare, creata dal vulcano, che il mare inghiottirà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Francesco</p>
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		<title>Esiste un posto in cui il cielo è una striscia rettangolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 12:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esiste un posto in cui il cielo è una striscia ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2022/12/08/esiste-un-posto-in-cui-il-cielo-e-una-striscia-rettangolare/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Esiste un posto in cui il cielo è una striscia rettangolare&#8230; è un cielo agognato e consumato&#8230; è una porzione risicata di blu. È il cielo del carcere. Lo guardo per un&#8217;ora al giorno, mentre consumo i miei passi sempre dentro lo stesso perimetro, un cortile dalle pareti marce, che contiene tutta l&#8217;aria che mi aspetta. L&#8217;aria è ottima quando riesco a passare. Un vecchio ergastolano dice&#8230; le sbarre sono un peso che ti sei guadagnato, il mondo dentro segue criteri ben precisi, a cui il destino non accenna, al primo vagito. Talvolta, costringe per disperazione o miseria. Per quel reato che avevo promesso fosse l&#8217;ultimo&#8230; La morsa della fame è una brutta bestia, soprattutto se a patirla è un figlio. L&#8217;aria del carcere è un’aria ferma, condivisa, che tocca spartire con altri, in tre, addirittura, nella stessa cella, in solo tre metri quadri, i piedi che si toccano l&#8217;un l&#8217;altro, fuori dalle brande è un&#8217;aria fin da subito comune, a prescindere dalla condanna e dal reato commesso. Per questo, scorda il pregiudizio. Non può reggere un fardello tanto pesante. Per essere spartita, deve farsi leggera. Può persino capitare che la vita sia sadica, gioco sporco a carte coperte. Beffarda, mi redina dai piccoli crimini che ho commesso, fino ad un certo punto, poi, decide di smettere di proteggermi, di colpo mi sono trovato al cospetto dell’età adulta e il gravame delle responsabilità, che sono arrivate insieme, purtroppo, non ero lì, lontano, in un’altra città, addirittura&#8230; Ma il cognome che porto parla da sé, non è un’appartenenza privata e innocente&#8230; Espone troppo, in una terra nuova, a cercare di meritarmi un perdono per un passato recidivo che mi ha inchiodato. Un’infanzia negata, in nome della necessità, dell’emergenza, della fretta segnata dall’errore profondo, senza dubbio. Nel buio senza via d’uscita, che non mi promette nulla di buono. La luce del carcere è una luce finta, ricavata, sintetica, fioca, rimanda continuamente alla pena. È una luce regolata dalle guardie, che si muovono dall’altra parte. Oltre un confine marcato, che fa di chi entra un detenuto&#8230; un corpo sospeso in attesa del fine pena. Un pezz di carne che cammina, per un tempo indefinito, uniforme, scandito per non impazzire. Un tempo sprecato, spesso dedito al niente. Cucito a posta. Ne passa in quantità, prima di arrivare in cella, in previsione dello smistamento ho imparato ad aspettare, a sgomitare per avere un posto, un diritto è un tempo tormentato, persino dagli accenni alla vita di fuori, che alla fine ci aspetta, dai colloqui che ci tengono vivi, ma solo in parte. Evocano, senza tregua, il male commesso. Richiamano il motivo per cui siamo stati privati della libertà. Le carceri italiane non sono tutte uguali, come le voci di chi come me le abita. Alcune volte sono urla, altre ancora sono guide. Questa è la descriminante che determina la sopravvivenza al di là delle sbarre. L’istituzione, innanzitutto, deve interrogarsi. Poi, capire quale sia la soluzione per non scordare il resto, dopo il male. Quel male che è muro, granitico punto dìarrivo, può diventare trasparente. Non smette di esistere, si stira per fare spazio all’uomo. Il carcere non può e non deve essere un’isola impenetrabile. Chi lo dice ha una visione ignorante, illusoria, colpevolmente enfatizzata. La vera sicurezza la dà una giustizia riparativa, che rimedia al danno, persino una figura ecclesiastica molto nota, auspica che le riforme in parlamento su giustizia e carcere garentiscono due dimensioni&#8230; lo spazio, per garentire condizioni di vita degne e per preparare al dopo. Lavoro, formazione, educazione e il tempo da riempire di significato. Perché abbia un orizzonte. Senza, è solo un momento punitivo e terribile, insomma chi vuole buttare la chiave si illude. Senza misure alternative la recidiva è più alta e la società più insicura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele</p>
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		<title>Dov’è casa mia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 12:14:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Polo Universitario]]></category>
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					<description><![CDATA[Casa. Capita a volte di sentirsi estranei a casa, di ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2022/12/02/dove-casa-mia/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Casa. Capita a volte di sentirsi estranei a casa, <em>di sentire familiare ma </em><strong><em>diverso</em></strong><em> un luogo dove si è nati e cresciuti, </em>sentendosi sconosciuti dopo esser mancati per molto tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’odore di casa è sempre lo stesso, dolce, risveglia emozioni di piacere che combinate danno un senso di euforia e gioia incontrollabile, ma la situazione quasi di imbarazzo che si è creata non mi permette di esternare il mio stato d’animo, ed ecco che rimane tutto compresso nello stomaco, finendo per sfogare il tutto con piccole vibrazioni dell’addome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finalmente dopo anni riesco a <em>sfamare quella </em><strong><em>nostalgia</em></strong><em> di casa</em>, l’ho sognata dal primo giorno che manco. Mi siedo sul divano del salotto, tutti mi parlano, vogliono sapere dove sono stato, come sono stato, mi aggiornano su tutti gli eventi accaduti in questi anni di mia assenza e le voci cominciano a sovrapporsi diventando brusio incomprensibile, rispondo con movimenti sconnessi della testa come se fossi presente e capissi tutto, ma in realtà vorrei scappare e nascondermi. Mi sento paralizzato, inizio a sudare e mi prende l’ansia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho sognato ad occhi aperti mille volte questo semplice momento, ma la realtà è sempre diversa, la realtà fa paura! Il rumore del cancello che sbatte fuori di casa zittisce tutti, in me <em>evoca il ricordo della </em><strong><em>battitura</em></strong><em> delle sbarre della finestra in carcere</em>, con il silenzio che si è creato la realtà diventa ancor più astratta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È appena tornato papà da lavoro, quand’è ubriaco non riesce a dosare la forza, ancora non sa che sono a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendo lucidità, mia sorella mi porge un bicchiere d’acqua, bevo, chiedendo scusa mi alzo per andare in bagno, ho bisogno di fare i miei soliti 3 respiri profondi per riprendere il controllo di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papà non è mai stato uno di molte parole, ascoltiamo tutti solennemente i suoi passi che si muovono pesanti verso la sua stanza, questo momento è familiare a tutti noi, sin da piccoli, si passava da gioiosi momenti di compagnia a ridere e scherzare al silenzio solenne che stiamo vivendo nuovamente, se si osava disturbare il sonno di papà erano guai per tutti, ora ricordo perché me ne sono andato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Momo</p>
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		<title>Cosa è per me la scrittura?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Pisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 10:16:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritti di Pisa]]></category>
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					<description><![CDATA[La scrittura per me è qualcosa che mi fa ricordare tante delle cose del mio passato.]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">La scrittura per me è qualcosa che mi fa ricordare tante delle cose del mio passato.<br>Quando bambino ero a scuola mi piaceva tanto scrivere, scrivere noi lo chiamavamo in un modo diverso: hartim.<br>E così mi sono trovato qui, dopo tanti anni che avevo quasi dimenticato, a scrivere, a fare una cosa che a me piace. <br>Scrivere mi piace perché mi aiuta a pensare,  mi da la libertà di esprimere tutto quello che voglio e di inventare delle cose. <br>Scrivere mi libera, mi fa stare bene e mi dà forza. Mi tiene il cervello in funzione, penso come succede con l&#8217;esercizio fisico, la scrittura è un esercizio mentale, la salute mentale è molto importante, più di quella fisica.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritvan</p>
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		<title>Un pomeriggio diverso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 15:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dalla Redazione]]></category>
		<category><![CDATA[dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio ceramica]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi, finalmente, dopo tante peripezie abbiamo iniziato il laboratorio di ... <div><a href="https://www.ilcontesto.org/2022/10/12/pomeriggio-ceramica/" class="more-link">Read More</a></div>]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Oggi, finalmente, dopo tante peripezie abbiamo iniziato il laboratorio di ceramica presso la casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Questo è ufficialmente il primo ingresso che otteniamo a seguito della chiusura pandemica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo o per fortuna in questi due anni sono cambiate tante cose anche dentro un luogo così restio ai mutamenti. La maggior parte delle persone con cui lavoravamo non risiedono più in carcere; una sezione nella quale siamo cresciuti e abbiamo sperimentato tutto il nostro lavoro e abbiamo intessuto relazioni è stata trasformata in una sezione ospedaliera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il direttore del carcere è cambiato e gli equilibri con la nuova direzione si stanno adesso assestando. Grazie alla fiducia conquistata in questi anni e alla perseveranza di alcuni educatori oggi abbiamo iniziato un nuovo progetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In collaborazione con l&#8217;Associazione Patuà oggi siamo entrati nella sezione Collaboratori e insieme a una decina di detenuti abbiamo impastato e ci siamo impasticciati con l&#8217;argilla. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come al solito, caffè e dolci ci sono stati offerti e tante risate hanno accompagnato questo unico incontro, primo di tanti che rimarranno sempre unici in quanto frutto di vite e storie che entrano in contatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi sembra di impastare il cemento», «Mi sto esaurendo, non ci riesco», «Rompi tutto, in questo caso si può fare», mentre in sottofondo qualcuno cantava e fuori un uccello cinguettava. Nonostante la bella atmosfera le tempistiche e gli orari, gli sguardi, l&#8217;odore del cibo nel carrello e la conta del materiale da conservare ci ha ricordato di essere in galera. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne usciamo fiere, già soddisfatte per continuare a provarci e per riuscire a stare con tante diversità, felici che quello che facciamo stimola un sorriso, regala un pomeriggio diverso in questa quotidianità segnata dal ticchettare del tempo.</p>
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