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            <title>Gravidanza, parola d’ordine: rallentare</title>
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            <description><![CDATA[<h3> </h3>
<h3><img src="http://www.pourfemme.it/wp-galleryo/relax-prima-del-parto/_4minirelax.jpg" border="0" width="301" height="200" style="padding-bottom: 8px; padding-right: 8px; float: left; padding-top: 8px;" />Durante i nove mesi si ha bisogno di incamerare più energia, calorie e cercare di bruciarne meno dato che già la condizione di per sé porta a bruciare più energia rispetto alle donne non incinta. La parola d’ordine è dunque "rallentare"</h3>
<p>Elogio della pigrizia o, per meglio dire, del rallentare. La donna in gravidanza, secondo gli esperti, dovrebbe infatti contrapporre a un metabolismo basale elevato un più quieto vivere, rallentando.<br />Meno attività fisica stancante e più relax dunque, perché tanto la futura mamma brucia già da sé più calorie che non la donna non in gravidanza.<br /><br />Ma questo comportamento è davvero assunto da tutte le mamme in modo naturale o è necessario che qualcuno glielo faccia presente? A quanto sembra, secondo un recente studio, non c’è bisogno di ricordarglielo. Nella maggioranza dei casi infatti, le donne in attesa tendono a rallentare i ritmi da sole. Ecco quanto emerso dallo studio pubblicato sull’<em>European Journal of Clinical Nutrition</em>, condotto dalla dottoressa Maria Löf e colleghi dell’Università di Lund in Svezia.<br /><br />Confrontando l’attività di un gruppo di 18 donne incinta, attive e al terzo mese di gravidanza con un gruppo di 21 donne non incinta moderatamente attive, si è scoperto che le donne in attesa hanno compensato la perdita/guadagno di energia/calorie scegliendo attività meno impegnative.<br />Valutando come e quanto tempo avessero speso nelle attività quotidiane le donne in gravidanza, è emerso che in media hanno passato sedute, sdraiate o dormendo 92 minuti al giorno in più del solito. Lo stesso dicasi per lo stare in piedi che si è ridotto di 73 minuti al giorno e per una riduzione nell’attività di discesa o salita delle scale hanno risparmiato 21 minuti. Infine, hanno anche rallentato il passo nel camminare.<br />In sostanza hanno sopperito alla modifica del fabbisogno energetico, contrapposto al consumo, prendendo la vita con più calma o, come detto all’inizio, rallentando.</p>
<p>Fonte: laStampa.it del 23 gennaio 2012</p>]]></description>
            <author> lucia@il-dono.org (lucia)</author>
            <pubDate>Tue, 24 Jan 2012 23:10:44 GMT</pubDate>
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            <title>I nuovi falsi miti in gravidanza</title>
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            <description><![CDATA[<p><img src="http://vivalamamma.tgcom.it/wpmu/files/2011/10/pancione_sorriso_M4.jpg" border="0" width="334" height="231" style="padding-bottom: 8px; padding-right: 8px; float: left; padding-top: 8px;" /></p>
<p><em>La prudenza è sacrosanta, ma bisogna vivere l' attesa con serenità e naturalezza L' approccio alla gestazione è cambiato. C' è partecipazione da parte dei padri e le donne sono più consapevoli</em></p>
<p>No, di un viaggio in aereo non se ne parla. Le ecografie? Ho sentito dire che possono fare male al bambino. La tintura per capelli è veleno, per non parlare di alcuni alimenti. Queste e molte altre "certezze" affollano la testa delle donne in gravidanza, che spesso a causa di credenze popolari, informazioni raccolte sul web o vere e proprie leggende metropolitane, vivono i nove mesi dell' attesa come uno slalom fra divieti e strane regole. A volte finendo per compromettere il proprio benessere: un recente studio irlandese, ad esempio, ha dimostrato che meno della metà delle future mamme mangia davvero sano, garantendosi ogni giorno i nutrienti fondamentali. Spesso accade per paura di mettere su troppo peso: fino a qualche decennio fa le donne non si preoccupavano troppo dei chili in più, oggi la bilancia è un rito ansiogeno. Ma stare a dieta stretta è un errore, come spiega Enrico Semprini, ginecologo e ricercatore presso l' Università di Milano: «Non è vero che bisogna mangiare per due, ma è altrettanto certo che i grassi non devono essere demonizzati, perché sono utili al feto. Il peso accumulato in gravidanza non deve preoccupare: il grasso in più produce ormoni femminili e aiuta la donna a sostenere il "crollo" ormonale dopo il parto. Anche eliminare pesci come tonno o pesce spada è sbagliato: i contenuti in mercurio non creano problemi salvo rarissimi casi di contaminazione massiccia, invece privandosi del pesce la donna rinuncia a nutrienti preziosi. La gestante deve vivere e mangiare in allegria, senza isterismi: durante le festività si può persino brindare con due dita di champagne». Il messaggio è forte e chiaro: mamme, rilassatevi. L' ecografia non fa male al bambino (anche se il ginecologo osserva: «Rispettiamo la privacy del piccolo e non esageriamo nello scrutarlo»). Non per forza in caso di piccole perdite bisogna mettersi a letto. Potete tingere i capelli, evitando di farlo solo nei primi tre mesi; potete anche prendere l' aereo, basta indossare un paio di calze elastiche; potete viaggiare in auto senza costringervi a soste ogni mezz' ora. Oggi le donne arrivano ad avere un figlio in condizioni diverse rispetto al passato: la maggioranza lavora, ha una vita attiva, piena di stimoli. Azzerare tutto a causa di falsi miti è anacronistico: a parte situazioni a rischio, si può ad esempio continuare a praticare un' attività fisica e lavorare fino al parto. «Resiste ancora la regola di lasciare a casa fin da due mesi prima del parto donne perfettamente in salute: ma la gravidanza non è una malattia. Meglio usare quel tempo dopo, per stare con il bimbo quando è piccolo» dice Semprini, che spiega come gli "equivoci" abbondino tuttora anche fra le coppie che hanno difficoltà a concepire. «Molti pensano ancora - riferisce lo specialista - che esista un' incompatibilità biologica della coppia, una sorta di "segno del destino". Non è così, perché, se si capisce il reale motivo dell' infertilità, adesso nella maggioranza dei casi le difficoltà possono essere superate». «L' approccio alla gravidanza - conclude il ginecologo - è del tutto cambiato: c' è più partecipazione da parte dei padri, le donne sono più consapevoli. È ora di non credere più a tanti "miti" che circolano intorno all' attesa, vivendola con maggiore serenità e naturalezza».</p>
<p>fonte Corriere della Sera (corriere.it)</p>]]></description>
            <author> lucia@il-dono.org (Elena Meli)</author>
            <pubDate>Fri, 20 Jan 2012 22:23:53 GMT</pubDate>
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            <title>il mio angioletto biondo</title>
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            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.il-dono.org/images/stories/317739d5b0.jpg" border="0" align="left" />Si avvicina febbraio e sette anni fa accadde il cambiamento più grande della mia vita, il giorno più  bello della mia vita ma anche i periodi più difficili da superare, ho messo a dura prova la mia forza caratteriale ed emotiva. Alle 9.11 nasce il mio principino, che bello, una sensazione indimenticabile e tra lacrime e gioia avevo tra le mie braccia un bambino di 2.7 kg e 48 cm. Ma torniamo indietro di 9 mesi … quando feci il test ero sul posto di lavoro con il mio ex fidanzato … che agitazione … facciamoci coraggio e controlliamo questo test … incinta … non sapevo se ridere, piangere, urlare, sbattere i pugni sui muri, non potevo avere nessuna reazione, stai calma mi dicevo, tra poco inizi a lavorare, ti sentono tutti, fai silenzio, ti sfogherai dopo. Il mio ex fidanzato era fuori dalla porta del bagno che aspettava, mi ricordo ancora la sua espressione cadaverica, io la decisine ancor prima di sentire l’opinione di Francesco l’avevo presa, sarei diventata mamma con o senza di lui; gli do la notizia e sprofonda in un silenzio tombale, poi mi disse, non ti preoccupare qualsiasi decisione che prendi per me va bene …. dentro di me pensai: “mamma mia che smidollato, e io dovrei creare una famiglia con un ragazzo che non riesce a dire niente altro che a me va bene qualsiasi cosa? No, non è possibile, non è la persona che voglio al mio fianco, io voglio un uomo che si sappia assumere le proprie responsabilità non un ragazzetto che ha come unico scopo nella sua vita il divertimento e lo sballo.” Razionalizzato il tutto, con molta nonchalance gli dissi “se non te la senti ti capisco, non ti preoccupare, non mi arrabbierò per questo, sappi che il bambino ci sarà con te o senza di te” dopodiché ho iniziato la mia lunga giornata lavorativa. Adesso cosa faccio? I miei genitori dovranno saperlo, come trovo le parole per dare questa notizia? Cosa gli dico? Quante domande … Maria,mi dicevo, stai tranquilla, un passo per volta e risolviamo tutto; finito il mio pensiero arrivò la telefonata di mia mamma. “Maria, ho fatto un sogno stranissimo questa notte! “ “A si! Che sogno hai fatto?” le dissi … “ho sognato che stavi aspettando un bambino” caspiterina, tempismo perfetto e colsi subito l’attimo per darle la notizia. “ Vedi mamma, devo dirti una cosa, aspetto veramente un bambino, ma questo non è un sogno è la realtà” altro silenzio …”come sei incinta, e come si fa? Hai appena iniziato una nuova attività, sei troppo giovane, questo ragazzo lo conosci da poco, hai appena fatto un grosso mutuo in banca, come pensi di crescere questo bambino, non ne avrai il tempo con il lavoro che hai, non avrai i soldi, che futuro pensi di dargli? “ che rassicurante … comunque la decisine l’avevo già presa, ce la fanno tutte perché io non dovrei essere capace? Cos’ho che non funziona per poter fare la mamma? E come al solito decisi di andare per la mia strada, non so il perché ma ho una forte attrazione nel complicarmi la vita, ma era la scelta giusta io lo sapevo; il fatto è che ero l’unica a pensarlo.</p>
<p>Ai tempi vivevo con una mia amica, non vivevo con i miei genitori già da qualche anno, di punto in bianco mi ritrovai in casa Francesco con le valige. “Cosa fai con queste valige a casa mia?” lui timidamente rispose “Mi trasferisco da te, adesso siamo una famiglia e dobbiamo vivere insieme”.  “MMMMH …. ma io non vivo da sola, c’è un’altra ragazza che abita qui, bisogna sentire se è d’accordo … bisogna vedere se io sono d’accordo” . Dovevo essere felice per questo gesto amorevole, in realtà non lo ero affatto, anzi ero infastidita, ma come ti permetti di trasferirti qui senza interpellarmi, questa è casa mia, non è casa nostra! Dopo una serie di discussioni, pensai che forse era la scelta migliore per il bambino, una vera coppia in attesa di un figlio vive sotto lo stesso tetto, non vive in case separate, quindi accettai. Scelta sbagliatissima. Il nervosismo aumentava ogni giorno di più, la cosa che più non sopportavo è che io lavoravo 13 ore al giorno, lui nemmeno un minuto, se ne stava a casa tranquillo, usciva a sbaraccare con i suoi  amici, raccontava sempre bugie, non partecipava alle spese, insomma faceva il mantenuto. Sbagliato, se vuoi andare d’accordo con me ti devi comportare esattamente nella maniera opposta, così non si va da nessuna parte, ma sembrava non percepisse il mio ragionamento; allora glielo feci percepire con i fatti, le sue valige in una velocità estrema erano  già davanti alla porta di uscita; tesoro mio torna nuovamente dai tuoi genitori, io non ti devo accudire e non lo voglio fare. E così la nostra storia finì ma iniziarono i grandi casini.</p>
<p>Furono mesi pieni di insulti nei miei confronti, poveretto era ferito nell’orgoglio, ma doveva svegliarsi prima … non si cresce guardando il soffitto, nella vita bisogna rimboccarsi le maniche. Comunque, passava spesso sul mio posto di lavoro, ma non per sapere come procedeva la gravidanza ( quando la relazione finì, lui disse che come padre ci sarebbe stato sempre in qualsiasi momento, sarebbe stato un bravo papà, presente e che non avrebbe mai abbandonato suo figlio, parole sante! E soprattutto tutte e solo bugie), voleva solo disturbarmi, rendermi irrequieta, rovinarmi le giornate, mi insultava davanti ai clienti con parole pesanti, insomma non erano momenti piacevoli, anzi ogni volta che si presentava il mio stomaco si rigirava, si contorceva, riusciva a scatenare in me reazioni che  ancora non conoscevo … l’odio per una persona … è stata l’unica persona a far uscire il mio lato peggiore del carattere, non ero preparata e non sapevo come gestirlo, pian piano con gli anni ci sono riuscita . I miei genitori, in mezzo a questo trambusto, ovviamente non erano proprio dalla mia parte, anzi ero io la pazza, non era lui che aveva qualcosa di sbagliato. Ai loro occhi era un bravo ragazzo, si giovane, però era gentile, educato, con un lavoro (dopo qualche bel mese si è degnato di cercare un lavoro), insomma aveva il classico volto da angelo, ma in realtà non lo era; nessuno mi capiva, nessuno comprendeva le mie scelte e decisioni, ero la solita figlia testarda, quella ragazzina di 25 anni che prendeva sempre decisioni affrettate, sbagliate, senza mai ragionare, senza discuterne con qualcuno che abbia avuto più esperienza di me, un’incosciente, continuavano a ripetermi che Francesco era una buona persona dall’animo gentile, come potevo essere così crudele e così inferocita con lui. Ma loro non sapevano, quindi non potevano capire. Loro non erano a conoscenza del fatto che oltre ad essere un ragazzo irresponsabile, immaturo, era un grande falso, aveva amicizie che a me non piacevano, erano tutti degli sballati, lui e la sua compagnia, preferivano uno stile di vita che non condividevo, perlomeno non adesso, io sono d’accordo che nella vita bisogna divertirsi, ma bisogna anche capire quando è il momento di fermarsi e cambiare vita, perché tra un po’ ci sarebbe stato un bambino innocente, lui non si meritava un padre così, meritava molto di più, amore, sicurezza, stabilità, responsabilità, maturità … tutte cose che Francesco non poteva assicurare. La mia famiglia insisteva sul fatto di riprovare ad una nuova convivenza con lui, a riformare la famiglia, c’era bisogno di questa famiglia, un bambino non può crescere senza un padre, è fondamentale come presenza, ne avrebbe sicuramente sofferto. Ne ero consapevole, lo so anche io che entrambe le figure genitoriali sono fondamentali per la crescita del figlio ma come potevo, io non lo amavo più, non lo sopportavo più ed ero convinta ( e lo sono tutt’ora) che crescendo in un ambiente così avrebbe creato solo debolezze, non stabilità e serenità, perché da parte di Francesco mancava la voglia di crescere questo bambino, prima doveva maturare lui, mancava l’amore, ma nessuno lo capiva, solo io. Non vi dico quante litigate abbiamo fatto io e i miei genitori, ma finalmente arriva il giorno della ragione. Alla fine si resero conto di che persona fosse, non era quel viso d’angelo che credevano, tutt’altro, poi con gli anni lo rivelò ancora di più ma non con me, con mio figlio; iniziarono a vederlo come io gli spiegavo, un parassita. Adesso mi ritrovavo di fronte due persone che mi appoggiavano in tutto e per tutto, finalmente avevo recuperato i miei genitori che per qualche mese mi avevano abbandonata, perché erano accecati dalle menzogne di Francesco, avevo riscoperto la mia solita mamma protettiva e un papà comprensivo. Che bello, provavo una gioia immensa, mi sentivo potente, forte più che mai e pronta ad affrontare la battaglia.</p>
<p>Passati questi nove mesi tempestati di rabbia arriva il momento del parto …</p>
<p>Era un sabato sera quando iniziarono le prime contrazioni, ovviamente io stavo lavorando, i primi doloretti, i clienti del locale erano agitati e spaventati, non sapevano cosa fare, anche io se per quello ma non potevo c’era molta gente come facevo? Tranquilli, non vi agitate, sono appena iniziate le contrazioni, ci vorrà del tempo, non partorisco mica questa sera! Tralasciando questi giorni di dolore arriva il momento di andare in ospedale, mi accompagnarono i miei genitori, Francesco non c’era non avevo né il tempo, né la voglia di avvisarlo … ero concentrata a fare altro ma ci pensò mio padre, il buon san maritano della situazione. Dopo tutta la serie di controlli, entrai nella sala parto … che dolori allucinanti … a sostenermi c’era mia mamma, che momenti emozionanti, era più agitata di me e quante lacrime dall’emozione! Siamo arrivati alle mie prime frasi, è nato questo bellissimo bambino di 2.7. Nel pomeriggio entrò nella mia stanza Francesco, mi ricordo che mi diede un bacio dall’emozione, guardò nostro figlio discendo “Che bello il nostro bambino” e poi se ne andò. Cominciamo bene, pensai, questo è tutto l’interesse che un padre prova e dimostra per suo figlio? No, non può essere. L’amore è qualcosa di più grande! Finalmente siamo rientrati a casa, io e il mio piccolo ometto, provavo una sensazione stranissima perché di viso li somigliava tantissimo, non sarai come lui vero amore mio, tu sei migliore, tu sarai intelligente, tu sarai un Angelo!</p>
<p>Ancora non sapevo cosa mi stesse aspettando.</p>
<p>Inizialmente erano tutti disponibili ad aiutarmi, anche perché ho iniziato a lavorare molto presto, la maternità non l’ho proprio vissuta, mia mamma veniva tutti i giorni a trovarci, ad assisterci, la mia ex suocera veniva a casa mia a tenere mio figlio per un’ ora o due quando andavo a lavorare, Francesco veniva quando si ricordava..insomma, tutto sommato andava anche bene. Quelle rare volte che Francesco passava io mi sforzavo a renderlo partecipe di tutto, a prendere in braccio suo figlio Andrea, a cambiare il pannolino, a lavarlo. Era giusto, lui era il padre e doveva fare il padre, ma ogni volta scappava, aveva sempre qualcosa da fare, e i suoi impegni erano i soliti amici, nulla di urgente. Ero sempre più convinta che Andrea non era la persona più importante per Francesco, prima veniva se stesso, i suoi amici, la sua famiglia e poi suo figlio. Per lui era un bambolotto e basta. Poi cominciarono con Anna, la mia ex suocera e Francesco i primi litigi, le gelosie, gli insulti, le vendette, i ricatti e le minacce.</p>
<p style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;" align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Anna mi ripeteva spesso, con molta prepotenza, che Andrea doveva vivere anche con suo padre, non è solo figlio tuo Maria è anche nostro, quindi ce lo devi lasciare, deve dormire anche da noi. Poi, come pensi che facciano le coppie di genitori separati, un po’ il figlio sta dalla madre e un po’ sta dal padre; è così che funziona Maria, quindi ci dobbiamo organizzare con le date. Nostro, mio, deve …  ma cosa sono queste parole, Andrea è una bambola per caso? Oppure è un bambino? Che ha bisogno della sua mamma, è nutrito dalla sua mamma, come puoi pensare che accontenti questa tua richiesta cara Anna, è impossibile; la notte si sveglia per mangiare, è ancora piccolo e poi dove avete intenzione di metterlo a dormire dato che non avete né una un lettino o una culla, magari sul divano? I bambini hanno bisogno di tranquillità, di stabilità, non sono d’accordo sul farli sballottare da una casa all’altra. I genitori sono due ma la casa è una. Quindi, se volete vedere vostro nipote e Francesco desidera di passare del tempo con Andrea può venire qui quando vuole. Ripeto la casa è una. No, assolutamente no. Ma parlavo con i muri. Lei insisteva sulla sua teoria, sulla normalità di vivere una settimana a casa mia e una settimana a casa loro. Da qui si può intendere l’intelligenza di queste persone. Lasciamole questa convinzione e continuiamo a lottare. Dentro di me iniziava a maturare uno stato di malessere indescrivibile, una rabbia potente, lo stomaco si ritorceva al solo pensiero, Francesco e la strega di sua madre volevano portarmi via Andrea, questo era solo l’inizio. Non dimenticherò mai una frase che mi disse Francesco durante una pesante discussione “ Vedi Maria, ci sono tanti altri mezzi per portarti via Il bambino, non esistono solo i metodi legali … quindi valuta te. Poi ricordati che a me di Andrea non mi interessa, noi vogliamo rovinare te” . Avevo un nodo in gola, ma in quel mentre non so cosa si sia scatenato in me, l’istinto materno, un senso di protezione, la paura di perdere Andrea … non lo so, ma so che mi sono trasformata in una bestia agguerrita, e più parlava, più io non gli davo la possibilità di aprire bocca, ero per strada, sembravo una pazza isterica, la mia voce rimbombava ovunque, se solo fosse stato lì, lo avrei fatto diventare piccolo come una formica. Ma che razza di persone siete? Avete un cuore? A voi di Andrea non interessa niente, non provate nessun amore per questo bambino e lui se ne accorgerà vedrete, perché non è come voi ! Non si può colpire un bambino per ferire un adulto, è vigliaccheria, c’è solo da vergognarsi … prima o poi arriverà il vostro turno, con una differenza che io non coinvolgerò mai Andrea per colpire voi, Andrea non centra niente, è un bambino, che colpe ha è solo venuto al mondo ed ha avuto la sfortuna di avere un padre impassibile e una nonna paterna maligna. Nonostante tutto, a malincuore, ad Anna le davo il permesso di entrare in casa mia per passare un po’ di tempo con Andrea, lo portava a fare anche le passeggiate al parco, cosa che non faceva Francesco, insomma veniva accontentata. Con Francesco avevamo stabilito dei giorni, il sabato o la domenica per vedere Andrea, ma non si è mai presentato. Arrivò il giorno decisivo della rottura con la mia ex suocera e tutta la sua famiglia. Andrea era da mia madre, io ero a lavorare, sapevo che passava Anna a prenderlo per trascorrere qualche ora con lui, quindi andò a prenderlo da mia madre. Mia madre, con in braccio Andrea andò fuori casa, Anna tutta inferocita si prese di forza il bambino, mia madre ci rimase malissimo, Andrea iniziò a piangere fortissimo, era disperato, si aggrappava alla portiera della macchina pur di non entrare, non voleva andare con loro, voleva rimanere con mia mamma. Al ché mia mamma cercando di mantenere la calma chiese ad Anna e a suo marito di poter andare con loro a casa, fino a quando si sarebbe calmato, poi sarebbe andata a casa, senza dare disturbo; ma non volevano sentire, erano tutti no, non era possibile perché lei era l’intrusa, non doveva entrare in casa loro. Andrea non smise un attimo di strillare, Anna perse la pazienza, lo prese di forza e lo gettò violentemente tra le braccia di madre dicendole “Allora tienitelo” . Mia mamma rimase allibita da una reazione così estrema, si è rivelata la persona che è, perfida. Io non sapevo nulla di tutto ciò, Anna si presentò tutta frettolosa sul posto di lavoro, agitata, piangeva, “tua mamma! Tua mamma! Non voleva lasciarmi Andrea, si è comportata malissimo “ “Andrea è con mia mamma?” chiesi. “Si alla fine è rimasto da tua madre, e non ti permettere di togliermi Andrea, è anche mio nipote, non lo puoi fare!” Strano pensavo io … infatti era proprio strano, non è da mia madre un atteggiamento così … e se ne andò. Arrivò mia madre, era nel panico, non riusciva nemmeno a parlare, “è pazza, è una strega, è una donna maligna, ha trattato male tuo figlio, non ci si comporta così, non si perde la pazienza con un bambino solo perché piange, devi fare qualcosa Maria, è pericolosa” e poi mi raccontò. Da quel giorno Andrea ebbe incubi la notte, anche quando passava Anna per un saluto; gli era proprio rimasto nella mente la scena. Ero viola dalla rabbia, piangevo dal nervoso, tremavo, ma come hai potuto trattare così mio figlio, e io dovrei lasciarvelo in custodia? Io mi sono fidata e voi mi avete preso in giro. Non esiste proprio! Da quel giorno se Anna voleva vedere Andrea poteva solo in mia presenza, e a casa mia. Ed era già tanto che la facevo entrare dalla porta di casa. Nonostante tutto lei aveva la faccia tosta di continuare ad insistere di lasciargli Andrea, “non è solo tuo” mi diceva, “è anche di mio figlio, quindi ha diritto anche lui di stare con Andrea.” “Certo, che ha il diritto ma ha anche dei doveri, ma nella sua mente sono scomparsi. Comunque mi sembra che l’unica persona che insiste sul fatto di lasciare Andrea da voi sia solo tu, Francesco è sparito nel nulla, non sa nemmeno il colore degli occhi di suo figlio, non sa cosa mangia, non sa quanto dorme, non sa niente. E questo è un padre? Si può definire un papà una persona che abbandona suo figlio, che gli dedica 2 minuti al mese e invece di giocare guarda continuamente il cellulare per trovare una banalissima scusa pur di andare via? E’ un padre questo? Perché io dovrei lasciare nelle vostre mani un bambino che non amate, dimmi perché? Io non lascio Andrea a degli estranei, perché voi siete ignoti. Quale madre lo farebbe? Io ho il dovere di tutelare mio figlio, lo devo proteggere! Non vi chiedo un soldo, mi sto arrangiando da sola e voi non fate altro che criticare ed essere ipocriti, non chiedete mai se Andrea ha bisogno di qualcosa, da vestire, un paio di scarpette nuove, se ho il cibo necessario, niente di tutto questo … e questo è l’amore che provate? Vergognatevi! “ Quella donna stava diventando una persecuzione, voleva farmi venire un esaurimento nervoso, ma io sono più forte, continuavo a ripetermi, sono una mamma che difende il proprio figlio, che ama il proprio figlio, sono una mamma e sono forte, non devo mollare. A giorni determinati passava sul mio posto di lavoro, ormai sentivo giorni prima la sua presenza, iniziavo ad avere incubi, tachicardie, agitazione. Quando provavo queste sensazioni sapevo che dopo qualche giorno sarebbe passata, e non mi sbagliavo. Finalmente cambiai casa, e misi in vendita la mia attività … da quel giorno non vidi più nessuno, nemmeno una telefonata a Natale, o al compleanno di Andrea, nulla, il vuoto. Queste sono le persone che non sanno amare. Iniziai a documentarmi per togliere la paternità a Francesco, iniziai a mettere per iscritto tutto quello che mi dicevano o che mi scrivevano per messaggio, ogni movimento era tutto segnato su carta, non mi sfuggiva niente. Tutti gli scontrini fotocopiati, tutte le comunicazioni dei soldi per il mantenimento di Andrea che non ha mai pagato ovviamente; insomma un bel malloppo di documentazioni che poi portai dall’avvocato. Tutt’ora dedico del tempo per spedire a Francesco le raccomandate con ricevuta di ritorno, per notificargli le spese per il bambino e varie informazioni come la scuola, gli interessi extra scolastici ecc. . Ho ancora tutti gli sms minacciosi. Un giorno, quando Andrea sarà un po’ più grande serviranno tutti questi documenti, non ha senso una battaglia legale adesso, è piccolo, da quando sono spariti non ha avuto più incubi, è sereno, tranquillo, ama la sua famiglia e guai a chi la tocca. Del suo vero papà ne parla poco, io ho avuto la delicatezza di non parlare mai male di suo padre in sua presenza, ma è intelligente perché ha già capito tutto! Già il fatto che non lo ha mai chiamato papà è tutto un dire, chiama papà il mio compagno … “vedi mamma devi capire una cosa, il papà che mi ha fatto si dice papà biologico, il mio vero papà è il tuo fidanzato, perché è lui che mi vuole bene, è lui che mi coccola, è lui che gioca con me, è lui che mi compra le cose, è lui che mi educa, è lui il mio papà! “</span></p>
<p style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;" align="justify"><span style="font-family: Calibri; font-size: small;">Io come ragazza madre sono stata fortunata, ho avuto dei genitori meravigliosi, innamoratissimi di Andrea, mi hanno sostenuta in tutto e per tutto, tal volta esagerando anche ma poi hanno capito, non farebbero mai del male al loro nipote, è la loro vita. Però, se loro non ci fossero stati, non so cosa avrei fatto; io sono stata ragazza madre per poco tempo, un anno per la precisione, dopo è arrivato a far parte della nostra vita il mio attuale compagno, meraviglioso, anche lui, ero titubante perché non credevo di riuscire a rifarmi una vita e invece di uomini che amano mamme ce ne sono e può succedere di trovare una persona speciale, da tenersi stretta al loro fianco, è stata una bella sorpresa! Poi sono convinta che se un uomo o una donna che decidono di stare al fianco di una persona che abbia già un figlio sia amore e rispetto, anzi prima di tutto deve amare il figlio e accettarlo, non bisogna obbligarlo a fare il genitore, li verrà spontaneo farlo. Lui si è affezionato subito, è come se fosse il suo vero figlio, anzi è suo figlio perché non è padre chi lo concepisce  ma chi lo cresce e questa è una grande manifestazione di adorazione. E’ ammirazione perché ha lottato con noi, poteva tranquillamente escludersi ma non lo ha fatto, è rimasto insieme a noi, appoggiandoci, anche nei momenti più tempestosi; non ci ha mai abbandonati . Andrea vive nella serenità, nella tranquillità perché ha una grande famiglia alle spalle, è felice, ci adora … ma non sono sciocchi i bambini, riescono a capire chi realmente gli vuole bene e chi no, noi ne sappiamo qualcosa in merito. La sua nonna paterna non la nomina mai perché non ha mai percepito calore, generosità, amorevolezza e Francesco pure. Mi dispiace molto per loro, vivranno per tutta la vita con quel foro nello stomaco, io le persone più belle le ho al mio fianco, loro no, si sono persi gli anni migliori dell’”angioletto biondo” e quante ancora ne perderanno … chissà come staranno vivendo le loro giornate con questo rimorso..</span></p>]]></description>
            <author> serenat75@hotmail.com (Maria)</author>
            <pubDate>Thu, 19 Jan 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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            <title>Coercizione all'aborto, l'Italia deve cambiare</title>
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            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.il-dono.org/images/stories/donna_in_gabbia.jpg" border="0" align="left" />Ci sono Paesi in cui la vicenda di non si sarebbe conclusa così. <strong>Quello della coercizione all’aborto è un fenomeno strisciante di cui non si parla, ma che è diventato una delle cause principali di interruzione volontaria (?) della gravidanza.</strong> Donne costrette. Da cosa? Da fortissime e sibilline pressioni psicologiche e a volte addirittura esplicite di genitori, nel caso di minorenni, di fidanzati, di medici distratti o superficiali in caso di diagnosi di malformazioni più o meno gravi, ma anche di assistenti sociali, tutori nominati dai tribunali dei minori e addirittura datori di lavoro.</p>
<p>Secondo la comunità Giovanni XXIII, è in crescita la percentuale delle donne indotte o costrette all’aborto fra quelle che contattano il numero verde dell’associazione di Rimini. Della cosa se ne parlò nel 2009 quando alcuni parlamentari di diversi schieramenti contribuirono con il loro voto all’impegnativa scelta di sostenere in ambito internazionale il diritto di ogni donna a non essere indotta o costretta ad abortire. Ma l’iniziativa in Italia e in Europa si arenò. Non così invece per molti Stati dell'Unione americana nei quali negli ultimi 2-3 anni, anche grazie a pronunciamenti della Corte Suprema, sono state introdotte nell’ordinamento che disciplina la legge sull’aborto, alcuni passaggi, in alcuni casi vere e proprie leggi nazionali, con l'obiettivo di impedire, scoraggiare o punire qualunque induzione coatta all’aborto.È il caso per esempio della Lousiana, dove nel 2010 l’attuale governatore Bobby Jindal, indù convertito al cattolicesimo, ha firmato alcune misure che favoriscono la piena informazione delle donne che vogliono accedere all’ivg e regolamentato a norma di codice penale qualunque tipo di coercizione.Anche nel Montana troviamo una legge simile che entrerà nell’ordinamento nel 2012 e che il governatore Brian Schweitzer ha voluto si rivolgesse espressamente ai genitori o ai tutori legali di una minore in quelle condizioni. Anche in questo caso scattano condanne pesanti.C’è poi il caso della North Carolina, dove la democratica Beverly Perdue ha ampliato il raggio delle attenzioni verso chi viene osteggiata nella decisione di tenere il bambino, coinvolgendo i servizi sociali in supporto della futura madre.Ma è nel Missouri che assistiamo ad un cambio di mentalità abissale rispetto alle legislazioni conosciute alle nostre latitudini. L’ult ima revisione della legge licenziata per la votazione finale dalla commissione bambini e famiglie dello stato del Midwest obbliga i ginecologi a far visionare alle donne video o foto che descrivano lo stato anatomico e fisiologico del bambino destinato ad essere soppresso, a informarle che costringere una donna ad abortire è un reato penale e che possono accedere a programmi speciali di tutela della maternità (questa sì, vera) per portare a termine la gravidanza. E c’è di più: le donne devono essere informate dei vari metodi di aborto e dei rischi connessi per ogni tipo di tecnica. Nel dispositivo vengono poi passate in rassegna tutte le forme più comuni di coercizione: dallo stalking alle violenze domestiche fino alla somministrazione di droghe. Le pene? Fino a dieci anni di carcere con multe da 10mila dollari.Anche nell’Idaho, nel corso del 2011, la disciplina che regola l’aborto è stata adeguata all’insegna della massima trasparenza e non solo della tutela della donna, ma anche del bambino. Ad oggi sono 12 gli stati federali che hanno aggiornato il loro codice normativo con interventi di questo genere, tesi a scoraggiare da un lato le induzioni e dall’altro a far sì che la donna sia sempre più consapevole dell’atto che sta compiendo.</p>
<p>In Ohio poi di leggi in questo senso ne esistono più di una. L'ultima in ordine cronologico è nata sulla base di una verità difficile da accettare: “Una donna incinta, è una donna vulnerabile”. Così il dispositivo passa in rassegna tutte le difficoltà psicologiche affrontate da una donna che sta per diventare madre. Compreso il fatto che un aborto forzato produce in lei forti traumi, una volta realizzato pienamente che ha ucciso il proprio bambino. La legge proibisce altresì che qualunque tribunale possa ordinare a una persona di sottomettersi ad aborto. «Nessuna donna sarebbe in grado di considerare l'aborto come unica opzione. Nessuna donna penserebbe che uccidere il proprio bambino risolverebbe i propri problemi». Questo uno dei messaggi della campagna di sensibilizzazione dell'Ohio Right to Life che sta diffondendo negli ospedali e nelle scuole i punti salienti della legge.</p>
<p>Risalendo verso nord, in Canada ha tenuto banco per molto tempo il progetto di legge C-510, più noto come Roxanne’s Law. La legge, presentata dal deputato Rod Bruinooge prende il nome da Roxanne Fernando, una 24enne di origini filippine arrivata in Canada nel 2003. Nel febbraio 2007, dopo aver comunicato al fidanzato di essere incinta fu brutalmente uccisa a Winnipeg e gettata in un fosso. Il motivo? Voleva tenere il bambino a tutti i costi contro la volontà dell’uomo, che, dopo l’arresto è stato condannato per omicidio, ma non per la morte del bambino che Roxanne portava in grembo perché la legislazione non riconosce al feto alcun diritto. L’iniziativa parlamentare, sponsorizzata da numerosi movimenti pro-life canadesi e da diversi rappresentanti delle principali confessioni religiose del Paese mirava a introdurre nell’ordinamento pene severe, fino a cinque anni, per chiunque costringesse, con qualunque forma di violenza, una donna ad abortire contro la sua volontà. Dopo un aspro dibattito nel 2010, il progetto di legge è stato bocciato: 179 voti contro e 95 a favore. Ma intanto il concetto della tutela della donna da ogni forma di costrizione è passato.</p>
<p>E in Italia? Attualmente la Legge 194 riconosce che l’aborto non deve essere costretto: «Chiunque cagiona ad una donna per colpa l'interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni», recita l’articolo 17. Così come l’articolo 5, che contiene un passaggio in cui il medico «informa la donna sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie». Ma è tutto lasciato alla buona volontà del medico e soprattutto non ci sono linee guida per applicare principi che rimangono troppo astratti.</p>
<p>Il caso di Trento ha fatto emergere un universo sommerso che non può più rimanere nascosto e che deve essere affrontato senza le barricate ideologiche che attribuiscono alla donna ogni sorta di autodeterminazione, purché sia funzionale alla libertà di abortire e non a quella di portare a termine la gravidanza.</p>
<p>Fonte La Bussola Quotidiana</p>]]></description>
            <author> lucia@il-dono.org (Andrea Zambrano)</author>
            <pubDate>Mon, 16 Jan 2012 22:02:43 GMT</pubDate>
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            <title>non l'ho difesa</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/ildonoonlus/~3/DVQDwPBYKqM/non-l%27ho-difesa.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.il-dono.org/images/stories/depressed-man1.jpg" border="0" align="left" />Ho 36 anni e la mia bimba ne avrebbe avuti quasi 5. Doveva nascere a luglio del 2002 se..se..se..<br /> Voi non ve ne accorgete ma.ho scritto e cancellato una cifra di frasi perchè non è facile.<br /> Quando lei mi chiamò sentii subito dal tono di voce che qualcosa non andavaio la amavolei mi aveva detto che si era lasciata con l'altro ed io, un paio di settimane prima, ero corso da lei e…abbiamo fatto l'amore. Ma il giorno dopoeccol'altro ritorna e leibehmandò via me Qualche settimana dopo, una sera, quella telefonataio ero arrabbiato con leiferitoma sentii il suo tonoe quasi scherzando le dissi:"come ti sento abbattuta, neanche tu fossi incinta!".<br /> SI, era incinta!<br /> Io ero già nell'esercito da molti anni, pilota di elicotteri, ottimo stipendio, casa assicurata; incominciai a saltare sul letto dalla gioiae con frasi forse sconfusionate incominciai subito a dirle che poteva venire da me, avrei pensato io a lei e al bimbo, all’università..avrei..avrei..avrei<br /> Ma mi interruppe dicendomi che non era mio, il bimbo e che non lo avrebbe tenuto.<br /> Già conoscete fin troppo bene le frasi, devo studiare, i miei che direbbero, non è il momento, non sono pronta, con l'altro sta andando a rotoli ecc. ecc.<br /> Ed io ascoltavo come annebbiato<br /> Per alcuni giorni ci sentimmo assiduamenteio le chiedevo se fosse convinta davvero quante volte le feci questa domanda ma la risposta era sempre la stessa; poi mi disse che l'altro voleva che lei lo tenesse il bimbo<br /> Per me fu troppo. Aveva l'altro vicino, non era figlio mio ma che perdevo tempo a fare! E mollai tutto: le dissi di fare come le pareva e, visto che era già accompagnata in questo cammino, io me ne tiravo fuori.<br /> 5 anni e 5 mesi sono passati ed ancora sento un crampo allo stomaco quando ripenso a quell'ultima telefonata.<br /> Mi chiamò qualche giorno dopo aver effettuato l'intervento; qualche settimana dopo si era mollata di nuovo col tipo e, 3 mesi dopo, cominciammo una storia io e lei.<br /> Non racconterò i moltissimi eventi in cui si evidenziava il suo indescrivibile dolore, al quale non aveva il coraggio di dare un nome ed una collocazione.<br /> Il giorno in cui mia sorella mi annunciò di essere incinta, era insieme al marito, raggiante di felicità per la nuova vita in arrivola mia ragazza ebbe un crollo terribile Finalmente quel dolore lancinante, fisico e psicologico, aveva un nome.<br /> Un sacerdote ci fu di grande aiuto e fece una benedizione per la bimba che chiamammo Margherita.<br /> Circa un anno dopo, ero in Iraq, ci lasciammo per altri motivi ma...<br /> Mi rivelò che, in realtà, quella bimba era mia figlia. Era la mia bimba.<br /> Ed io per orgoglio ferito, ignoranza,superbia, gelosia non l'avevo difesa.<br /> Ed il senso di colpa è ancor più torturante perchè sono consapevole che se avessi saputo che era mia quella bimba avrei smosso il cielo e la terra per salvarla ma non perchè la vita era preziosa in quanto tale ma egoisticamente ponendo quel possessivo davanti : "mia".<br /> Il tempo, si dice, è un dottore meraviglioso:il ricordo si attenua e con esso il dolore.<br /> Si impara dalle proprie esperienze ed io ho imparato molto da questa..la vita è importante in quanto tale, e come tale va difesa, in ogni luogo e tempo, senza condizioni.<br /> Penso spesso alla mia Margherita…a volte, quando sono in volo con il mio elicottero, cerco di bearmi il più possibile delle viste meravigliose che si godono da lassù…e immagino che la mia bimba possa, attraverso i miei occhi ed il mio cuore, vivere le stesse esperienze del suo babbo…e la immagino presente con me, e lo è nel mio cuore, in ogni avvenimento della mia vita.<br /> E non mi vergogno di commuovermi ogni volta che penso a lei.<br /> Su questo forum ho notato che gli uomini sono quasi assenti; questo mi dispiace molto. Mi chiedo spesso come è possibile che così spesso siamo proprio noi uomini la causa di tanti immensi dolori..poi mi ricordo di come mi sono comportato io..<br /> Credo che se ascoltassimo di più i nostri cuori vivremmo molto meglio…molto!<br /> Ora mi conoscete un pelino di più, nella mia parte molle..ma della quale sono felice, davvero felice..e che spero il Signore mi aiuti a non oscurare mai:si soffre di più, ma si vive anche di più!<br /> Un abbraccio a tutti e grazie per aver creato questo posto:un posto per gli angeli anche in rete.</p>]]></description>
            <author> serenat75@hotmail.com (Un papà)</author>
            <pubDate>Sat, 14 Jan 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title>Quel &amp;quot;desiderio&amp;quot; di aborto mascherato dietro un esame</title>
            <link>http://feedproxy.google.com/~r/ildonoonlus/~3/yvU0c0X8Faw/quel-%22desiderio%22-di-aborto-mascherato-dietro-un-esame.html</link>
            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.ilsussidiario.net/img/WEB/FetoR375_27ott08.jpg" border="0" width="375" height="255" style="padding-bottom: 8px; padding-right: 8px; float: left; padding-top: 8px;" />È appena uscito uno studio inglese (gennaio 2012) sul destino dei feti cui è diagnosticata la <strong>sindrome di Turner</strong>. Morale: il 65% è stato abortito. Ma, pur con la certezza che nessuna malattia di un feto ne giustifica la soppressione, qui si tratta di bambine (sono femminucce) che come tratto distintivo avranno quello di essere abbastanza basse di statura e in certi casi di non poter aver figli. Che i genitori che le hanno abortite siano stati atterriti dallo “spaventoso dramma” di non poter diventare nonni?<br />E non è un problema solo inglese: i dati italiani sono simili: la regione Emilia Romagna virtuosamente è tra le poche che mettono on line il loro registro delle anomalie genetiche, e nel suo registro IMER (www.registroimer.it) vediamo che dal 2006 al 2008 su 22 feti con sindrome Turner, ne sono stati abortiti 14, cioè il 63,6%. Come chiamate voi questo clima che elimina oltre la metà di feti perché saranno piccoli e (forse) sterili? Questo ci riporta al dibattito (ormai sopito, censurato e nascosto) se la diagnosi prenatale genetica sia uno strumento eticamente neutro. Già, si potrà dire che nessuno obbliga nessun genitore ad abortire, che si ha diritto di conoscere, ecc. Ma, se uno non vuole abortire, non si capisce perché voglia sapere “in tempo utile per l’aborto” se il figlio ha un’anomalia genetica (e in questo caso, che anomalia!). E si potrà anche dire che chi fa la diagnosi non è spesso il medico che fa l’aborto. Certo, ma se l’esito è quello sopra descritto, un po’ di preoccupazione a qualcuno dovrebbe venire.<br />Oltretutto è chiaro che basta sentire parlare di “anomalia” che scatta subito non tanto l’allarme (che ovviamente è giustificato), ma anche il pensierino all’aborto, dato che la percentuale di bimbe Turner abortite è pari a quella dei bambini Down abortiti: dunque <strong>l’eliminazione non fa differenze sottili tra malattie</strong>; più che altro rispecchia la precedente predisposizione della coppia ad accettare la malattia del figlio, qualunque malattia sia; cioè ad accettare che il figlio non sia “perfetto!” Cosa che però - ripeto - se accettavano a priori, non si vede perché dovessero andarlo a controllare con un esame oltretutto pericoloso per la salute del feto stesso, dato che ne può provocare la morte. Insomma: <strong>la diagnosi prenatale genetica (fatta con amniocentesi o solo con delle ecografie mirate che oggi fanno tutte le donne come screening) è davvero neutra?</strong><br />La possiamo paragonare al coltello che una persona usa per tagliare il pane e un’altra per scopi meno buoni, ma sempre coltello - dunque né cattivo, né buono - resta? Oppure sarebbe meglio paragonarla a una torta enorme che mettiamo in tavola invece del pranzo normale a una banda di bambini di due anni? Certo, nessuno li obbliga a mangiare troppo; e magari a molti la mamma avrà detto di stare attento e non esagerare; ma a quanti viene poi il mal di pancia?<br />Già, perché è vero che gli “strumenti” sono neutri, ma se vengono usati in un momento di fragilità non lo sono più. E quanto è fragile il periodo della gravidanza… e quanto è fragile l’uomo della società post-moderna, tutto infervorato nel culto della perfezione fisica e nella fobia delle malattie. E si noti che ho volutamente usato un esempio “soft”, per non irritare nessuno, ma le conseguenze finali che abbiamo illustrato all’inizio dell’articolo sono ben diverse da un mal di pancia.<br />Non pensate che, soprattutto chi dà consigli morali e si occupa di etica, magari preoccupato per il numero di aborti, ma purtroppo poco dal clima culturale che precede e circonda gli aborti stessi (dunque in deficit di capacità educativa), dovrebbe riflettere?</p>
<p>di Carlo Bellieni (neonatologo)<br />Fonte  ilsussidiario.net del 10 gennaio 2012</p>]]></description>
            <author> lucia@il-dono.org (dott. Carlo Bellieni (neonatologo))</author>
            <pubDate>Thu, 12 Jan 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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        <item>
            <title>in Italia mentalità abortista, 6 milioni di interruzioni di gravidanza</title>
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            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.il-dono.org/images/stories/culla_vuota.jpg" border="0" align="left" />“La mia speranza per il 2012 è che nel nuovo anno si smetta di praticare l’aborto. Qualcuno mi obietterà che non c’è la maggioranza parlamentare per cambiare la legge. Ma la speranza è una cosa diversa da un puro calcolo delle probabilità, o da un semplice desiderio”. Ad affermarlo è Leo Aletti, medico ginecologo, intervistato da<em>IlSussidiario.net</em>. Per l’esperto, “in Italia purtroppo c’è una mentalità abortista, e con la legge 194 si sono verificati in tutto sei milioni di interruzioni di gravidanza. Affermare che questa sarebbe una legge in difesa delle donne e per il diritto alla libera scelta è un’ipocrisia. Il punto è che quando si perde il rispetto per la vita, vuole dire che non se ne comprende più il significato”.</p>
<p><strong>Partiamo dal caso di Jenni Lake, la 17enne americana che non si è curata dal tumore pur di partorire ed è morta. Di che cosa è simbolo?</strong></p>
<p>Non è affatto un simbolo, Jenni è una persona reale che ha accolto a qualunque costo la vita e il figlio che aspettava. E’ un fatto che commuove, cioè che muove chiunque viene a sapere ciò che è avvenuto.</p>
<p><strong>In alcune parrocchie, spesso si cerca di fare adottare i bambini partoriti da madri ignote. Ritiene che sia una scelta che va nella direzione giusta?</strong></p>
<p>La questione non è dire se sia giusto o sbagliato, perché in questo modo si finisce per relativizzare quello che è un fatto oggettivo. E’ doveroso e umano compiere una scelta del genere. Mentre la categoria della giustizia può essere strumentalizzata per compiere qualsiasi azione. Anche se tu non conosci l’identità di tua madre o di tuo padre, la vita può essere positiva ugualmente. Non a caso, il cognome più diffuso a Napoli è Esposito, che significa “neonato esposto”, e a Milano è Colombo, che indica il Lazzaretto dove erano abbandonati i bambini in fasce. L’errore invece è fare una questione di giustizia di quello che è un problema umano. La giustizia che abbiamo in Italia infatti va contro la vita, basta vedere quanto afferma la legge 194 sull’aborto.</p>
<p><strong>Di recente i giornali hanno parlato di una minorenne trentina, i cui genitori si sono rivolti al pm per costringerla ad abortire, e alla fine l’hanno avuta vinta …</strong></p>
<p>Una violenza del genere è incredibile, perché di fronte al desiderio di questa donna di tenere suo figlio, sono state fatte pressioni così terribili per cui lei alla fine ha ceduto. Invece occorreva aiutare questa donna a realizzarsi come madre, tenendo sempre presente che quel bambino che lei aspettava è unico e irripetibile. Le posso leggere la poesia che mi ha scritto un mio amico di 88 anni?</p>
<p><strong> Prego … </strong></p>
<p>“Come sarebbe bello se anch’io / potessi pronunciare con gioia il tuo nome / mamma. / Ricordi i primi giorni di attesa, le piccole bugie e le grandi trepidazioni? / Poi una sera quando il mio cuore cominciava a battere nel tuo seno, / sussurrasti a papà delle parole che non potevo capire. / E fu così che non nacqui. / Se oggi però pensandomi / una lacrima solcherà il tuo viso, / il mio perdono non ti potrà mancare. / Accettale come dono per non avermi saputo dimenticare”.</p>
<p><strong> Vuole dedicarla ai lettori de Ilsussidiario.net? </strong></p>
<p>Certamente. Il punto è questo: che l’aborto è un episodio che una donna non dimenticherà mai più. E mi è capitato che delle signore di 60 anni, durante l’anamnesi in ospedale, dopo avere ammesso di avere fatto un’interruzione volontaria di gravidanza incominciassero a piangere.</p>
<p><strong> Per quale motivo in Italia stenta ad affermarsi il principio che una donna che non desidera un figlio, possa partorire e poi affidare il neonato in adozione? </strong></p>
<p>Personalmente ho conosciuto diverse donne che, non potendo tenere il figlio ad ogni costo, lo hanno affidato in adozione. Questo passo quindi non deve spaventare. In Italia però la mentalità è abortista, tanto è vero che con la legge 194 si sono verificati in tutto sei milioni di interruzioni di gravidanza. Ma c’è l’ipocrisia di volere affermare che questa in realtà sarebbe una legge in difesa delle donne e per il diritto alla scelta. Il punto è che quando si perde il rispetto per la vita, vuole dire che non se ne comprende più il significato. Via, verità e vita è infatti Gesù Cristo. Anche se oggi si vuole porre un altro fondamento alla società.</p>
<p><strong>di quale fondamento si tratta?</strong></p>
<p>Basta vedere come è stata costruita l’Unione europea, il cui fondamento è l’euro, cioè il denaro. Il vero fondamento invece è un altro, e la differenza la si vede quando si discute dei temi della vita. Tanto è vero che quella in cui viviamo è una società europea che odora di morte.</p>
<p><strong> Per quanto riguarda i temi sulla vita, per il 2012 lei che cosa spera? </strong></p>
<p>Spero che si smettano di fare gli aborti. Qualcuno mi obietterà che non è un obiettivo realizzabile. Ma anche il Papa dice di sperare che non ci siano più le guerre. E questo significa che la speranza è una cosa diversa da un puro calcolo delle probabilità, o da un semplice desiderio. Il mio auspicio per il 2012 può essere quindi sintetizzato nella parola “conversione”, e io mi auguro che avvenga questo cambiamento. Non è quindi una questione di strategia. I numeri parlamentari per cambiare la legge sull’aborto non ci sono, ma anche la condanna a morte di Gesù Cristo è stata scelta a maggioranza, dopo che Ponzio Pilato ha chiesto: “Volete libero Gesù o Barabba?”. E tutti hanno scelto di salvare Barabba. Occorre quindi giocare un’altra categoria, mettendo al centro della vita non il calcolo politico o il denaro, ma Cristo. Se sbagli il fondamento, crolla l’intera costruzione.</p>
<p><strong> In un’Italia dove la maggioranza delle persone non sono più cristiane praticanti, quale margine di manovra hanno i cristiani sui temi della vita? </strong></p>
<p>Le leggi sulla vita non devono essere cristiane, bensì umane. Proprio come la medicina deve seguire le regole dell’anatomia chirurgica, allo stesso modo l’ordinamento giuridico deve rispettare la vera natura dell’essere umano. Nel 2003 Giovanni Paolo II dichiarò che “l’Europa o sarà cristiana o non sarà”. Con questo si intende il fondamento dell’Europa. La Costituzione Ue cita per esempio i Lumi del ’700, ma non le radici giudaico-cristiane. E il motivo è che umano e cristiano coincidono, altrimenti Cristo è soltanto un’immagine. Ed è proprio su questo punto che don Luigi Giussani e Giuseppe Lazzati si sono trovati in disaccordo. Per Lazzati un conto era la dimensione spirituale e un’altra quella temporale. Mentre per Giussani, non è possibile dividerle altrimenti non si riunificano più.</p>
<p> </p>
<p>fonte: <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/1/7/ABORTO-Il-medico-in-Italia-mentalita-abortista-6-milioni-di-interruzioni-di-gravidanza/232954/">il sussidiario.net</a></p>]]></description>
            <author> serenat75@hotmail.com (Pietro Vernizzi)</author>
            <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 22:36:55 GMT</pubDate>
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            <title>Niente Down in Danimarca - Quando è la follia ad essere perfetta</title>
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            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.prometeusmagazine.org/public/images/stories/senza%20titolo1.jpg" border="0" title="bambina con sindrome di Down" width="300" height="300" style="float: left;" />Avanza il progetto choc di eliminazione dei nascituri “difettosi”</p>
<p>Nel suo prometeico tentativo di diventare una "società perfetta", la Danimarca sembra procedere a tappe forzate nel progetto di <strong>eliminare tutti i soggetti affetti dalla sindrome di Down</strong>. Nel 2004 il governo danese ha impresso una possente spinta a questa battaglia eugenetica offrendo la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l’identificazione, e la conseguente eliminazione a mezzo aborto, dei nascituri "difettosi". <br />L’obiettivo pare sia quello di raggiungere il primato di unico Paese al mondo «Down Syndrome Free». Esiste anche una data entro cui realizzare il sogno: il 2030. <br />A rivelarlo è stato, sul finire di quest’anno, un articolo del giornalista Nikolaj Rytgaard apparso sul quotidiano danese <em>Berlingske</em>, con l’inquietante affermazione che «presto nascerà l’ultimo bambino danese affetto dalla sindrome di Down». <br />Se si considera, poi, che il mezzo da utilizzare per entrare nel Guinness dei primati è l’eliminazione fisica dei feti rischia di apparire alquanto sinistra l’entusiastica definizione di «impresa davvero straordinaria» data al progetto da Niels Uldbjerg, professore di Ginecologia e ostetricia all’Università di Aarhus. È l’eterna tentazione dell’uomo di raggiungere la perfezione senza Dio. Un sogno che è destinato – come la storia dimostra sempre – a trasformarsi in incubo. <br />Quel campione di realismo cristiano che fu Agostino d’Ippona l’aveva capito già 1.600 anni fa, quando, nel suo scritto <em>Contra Academicos</em>, affermava che l’uomo non può essere perfetto se non raggiunge il suo fine, che è quello di cercare con tutto l’impegno la verità di Dio. Ma spiegava pure che per quanto l’uomo cerchi di essere perfetto, è tuttavia destinato a restare sempre "umanamente uomo": «<em>Perfectum, sed tamen hominem</em>». <br /><br />Tornando al tentativo danese, risulta difficile sottrarsi a qualche interrogativo. <br /><strong>Siamo davvero sicuri che possa considerarsi migliore una società composta da esseri umani geneticamente perfetti, in cui non ci sia più bisogno di sperimentare alcun sentimento di amore, di carità, di solidarietà nei confronti di soggetti deboli e indifesi, nella quale non sia più necessario comprendere e accogliere chi appare fisicamente diverso?</strong> In assenza di un valore etico, su cosa si fonda il criterio per stabilire chi debba far parte della razza geneticamente superiore autorizzata a eliminare quella geneticamente inferiore? Chi determina i requisiti per ammettere una persona nella 'società perfetta'? E chi garantisce i limiti di quei requisiti? Chi può escludere, ad esempio, che il prossimo passo in Danimarca non sia l’eliminazione dei nascituri affetti da diabete, da malattie cardiache, da cecità...? Siamo proprio sicuri che per raggiungere la perfezione occorra far prevalere la logica spartana del Monte Taigeto rispetto all’esortazione evangelica di amare il prossimo come se stessi? <br />Molti hanno avuto la fortuna di ascoltare all’ultimo Meeting di Rimini la toccante testimonianza di Clara Gaymard, la figlia di <strong>Jérôme Lejeune</strong>, scopritore della sindrome di Down, detta anche trisomia 21. Parlando dei propri ricordi personali, Clara ha raccontato che un giorno un ragazzo trisomico di dieci anni si presentò allo studio di suo padre, piangendo convulsamente. La mamma di quel ragazzo spiegò che il figlio aveva visto un dibattito in televisione, in cui si discuteva della possibilità di eliminare i nascituri affetti da sindrome di Down. Il ragazzo gettò le braccia al collo di Lejeune, supplicandolo: «Dottore, vogliono ucciderci tutti; la prego ci protegga, siamo troppo deboli, non sappiamo farlo da soli!». Fu da allora che Lejeune decise di dedicare la sua vita alla difesa di quelle fragili esistenze. Oggi Lejeune, purtroppo, non c’è più. Ma gli sterminatori di quelli che lui definiva «i miei piccoli» sono ancora in circolazione, e invocano sempre lo stesso pretesto: la realizzazione di una società perfetta. <br />Quella in cui, ovviamente, oltre all’imperfezione umana dev’essere bandito Dio.</p>
<p>di Gianfranco Amato<br />pubblicato su Avvenire del 5 gennaio 2012</p>]]></description>
            <author> lucia@il-dono.org (Lucia)</author>
            <pubDate>Fri, 06 Jan 2012 22:20:04 GMT</pubDate>
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            <title>A Roma il cimitero per i bambini mai nati</title>
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            <description><![CDATA[<p>
<h2><img src="http://www.il-dono.org/images/stories/giardino_degli_angeli.jpg" border="0" width="300" style="float: left;" />Il vicesindaco Belviso: «Così i feti potranno non essere trattati come rifiuti ospedalieri»</h2>
È stato inaugurato a Roma un cimitero per i bambini mai nati. All'interno del camposanto del Laurentino è nato il «Giardino degli angeli», un'area di 600 metri quadri dedicata alla sepoltura di chi non è mai venuto alla luce a causa di un'interruzione di gravidanza.</p>
<p>RIFIUTI - Il vicesindaco della Capitale, Sveva Belviso, ha piantato nel giardino una pianta di camelie, accanto a due statue di angeli. «Questo progetto - ha spiegato Belviso - risponde alle richieste di chi vuole assicurare al proprio bambino non nato un luogo di sepoltura». In mancanza di richieste esplicite, infatti, il feto viene smaltito come un normale «rifiuto ospedaliero».</p>
<p>L. 194 - Le lapidi, tutte bianche, potranno anche essere anonime. «L'iniziativa - ha spiegato il vicesindaco - non vuole intaccare assolutamente i principi sanciti dalla legge 194 sull'aborto, ma vuole dare una risposta alle richieste di coloro che intendono seppellire il loro figlio mai nato». Il Cimitero degli Angeli sorge proprio di fronte all'area del cimitero dei bambini.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_04/aborto-roma-cimitero-bimbi-mai-nati_7f64ee9c-36d6-11e1-9e16-04ae59d99677.shtml">corriere sera</a></p>]]></description>
            <author> serenat75@hotmail.com (Serena Taccari)</author>
            <pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:04:21 GMT</pubDate>
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            <title>Che ogni giorno sia Natale per mio figlio che muore</title>
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            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.il-dono.org/images/stories/candles.jpg" border="0" width="300" style="float: left;" />Abeti addobbati da metà settembre, candele accese e decorazioni dorate quando il termometro segna 17 gradi, luci alle finestre ben prima della festa di Halloween, un’intera città che festeggia il Natale tutti i giorni per quasi tre mesi , tutto questo per far vivere la festa più bella ad un bambino malato di leucemia. E anche se questo da poco è diventata la trama di un film, la storia è straordinariamente autentica.</p>
<p><strong>Comincia nel 2009 nella cittadella di  Washington, in Illinois,</strong>quando la vita di Julie e Austin Locke viene stravolta: al loro bimbo di soli tredici mesi, Dax, viene infatti diagnosticata una rarissima malattia, un tumore delle cellule del midollo osseo: la leucemia mieloide acuta. A nulla serve il pellegrinaggio tra diversi ospedali e innumerevoli specialisti, i medici in estate comunicano ai genitori che Dax non ce l’avrebbe fatta, non sarebbe sopravvissuto, verosimilmente non avrebbe nemmeno visto il giorno di Natale.</p>
<p><strong>La notizia lascia i Locke atterriti, avevano pregato tanto per un miracolo e ora si trovavano di fronte ad una realtà inaccettabile. </strong>Portano Dax a casa, e dopo pochi giorni papà Austin decide che, se nulla poteva fare contro il decorso della malattia, certo non avrebbe lasciato che suo figlio morisse senza aver vissuto un ultimo Natale. Così, a metà settembre, tira fuori dalla soffitta l’abete e le decorazioni e comincia ad addobbare come se la nascita di Gesà  fosse vicina. «Desideravamo soltanto che Dax fosse felice, che vivesse ogni giorno come se fosse il più bello, ogni giorno come se fosse Natale». Non potevano immaginare che con un gesto così semplice avrebbero incrociato e cambiato tante vite.</p>
<p><strong>Nel vedere le decorazioni natalizie quando il calendario non aveva ancora segnato la fine dell’estate,</strong> i vicini di casa dei Locke, incuriositi, chiedono informazioni  ad Austin. «E’ stato un momento molto commuovente – racconta la signora Hurtgens. -  Il papà di Dax mi raccontava che l’unico desiderio che aveva era che il figlio vivesse ogni giorno che gli restava come se fosse Natale, per questo anche io decisi di addobbare la mia casa nel mese di settembre».</p>
<p><strong>Qualche settimana più tardi il decorso della leucemia rende necessario un ricovero di Dax</strong>presso il St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, in Tennesee, e durante l’assenza della famiglia anche altri vicini cominciano a chiedere informazioni, vengono a conoscenza della malattia di Dax e a loro volta addobbano le proprie case. Poi è stata la volta dei vicini dei vicini, fino a che l’intero quartiere e presto tutta la città sembravano attendere il Natale come fosse imminente. La catena corre spontanea e rapida e prende il nome di «<a href="http://www.decoratefordax.com/" target="_blank" style="color: #13527e;">Decorate for Dax</a>» ovvero «Addobbate per Dax» . Presto attira l’attenzione dei media locali e nazionali tanto che la cittadina di Washington diventa la protagonista di diversi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Dc-3Skc0P6M" target="_blank" style="color: #13527e;">servizi televisivi</a> come la città in cui  «ogni giorno è Natale».</p>
<p><strong>Al rientro a casa i Locke non possono credere ai loro occhi,</strong> non solo l’intera città era addobbata, ma fuori da porte e cancelli trovavano spazio insegne luminose con la scritta “Buon Natale Dax” ed ogni giorno a casa Locke arrivavano  amici e parenti per stare con Dax e trascorrere con lui l’ultimo Natale.</p>
<p><strong>Poco prima di Halloween anche la i giornalisti della CNN si incuriosiscono</strong> nello scoprire una città di quindicimila abitanti completamente addobbata decidono di raccontare la storia di questo “Dax” il cui nome era appeso ad ogni balcone e finestra illuminata. Dopo il servizio abeti addobbati e candele cominciano a spuntare in molte altre località dell’Illinois. «Uno dei giochi preferiti di Dax – racconta la mamma – era girare in macchina la sera e contare quante scritte con il suo nome vedevamo appese alle finestre. Contavamo insieme, ma lui sapeva contare soltanto fino a dieci, perciò ogni volta che vedevamo il suo nome gridava entusiasta “dieci!” anche se io sono arrivata a contare fino a 150 targhe illuminate nel raggio di pochi quartieri». A casa Locke ogni giorno arrivavano decine di persone: non solo amici e conoscenti, ma anche sconosciuti che avevano sentito parlare dell’ultimo Natale del bimbo con la leucemia, arrivavano ogni giorno regali da tutti gli Stati Uniti, da Londra, perfino da Taiwan :«Non sapevamo più dove mettere i giocattoli– continua la mamma - le condizioni di Dax erano sempre più gravi, ma lui era così felice. Ogni mattina leggevamo insieme le mail e i messaggi che arrivavano per lui e io tutt’ora non so come ringraziare chi ci è stato così vicino, pur abitando tanto lontano, chi ha pregato per noi e insieme a noi».</p>
<p><strong>Sono mesi in cui mamma Julie racconta la storia di Dax nel suo <a href="http://www.caringbridge.org/visit/daxlocke" target="_blank" style="color: #13527e;">blog</a></strong> che aggiorna quasi quotidianamente, un racconto dettagliato fatto non da<img src="http://cbskool.files.wordpress.com/2010/12/dax-locke.jpg?w=385&amp;h=240" border="0" alt="Dax Locke" title="Dax Locke" width="300" height="187" style="float: right;" /> freddi bollettini medici, ma di persone e incontri, di preghiere e richieste di preghiere non soltanto per Dax, ma per tutti i bambini che incontravano al St. Jude e che con Dax condividevano dolori e speranze. «Per mesi abbiamo pregato affinchè avvenisse il miracolo – racconta commossa la mamma – poi abbiamo iniziato a pregare soltanto che lui arrivasse a vedere il giorno di Natale, che prima di morire vivesse la festa dell’amore».</p>
<p><strong>Contrariamente alle previsioni dei medici,</strong> pur sempre più debilitato, Dax riesce a vivere fino al 25 dicembre, un Natale davvero speciale soprattutto perché a mezzanotte tutti gli abitanti di Washington  raggiungono la casa di Dax in corteo, in silenzio, in preghiera, con una candela accesa. «Desideravo che mio figlio vivesse un ultimo Natale e non solo ne ha vissuto uno specialissimo lungo quasi tre mesi, ma ha permesso di viverlo a tante altre persone».</p>
<p><strong>Dax è morto il 30 dicembre del 2009, dopo aver cambiato il Natale di molte persone.</strong></p>
<p><strong>Dopo la morte del figlio figlio Julie e Austin hanno dato vita alla <a href="http://www.daxlocke.com/" target="_blank" style="color: #13527e;">fondazione Dax Locke</a> </strong>che si occupa di raccogliere fondi per l’ospedale che ha assistito Dax nel suo calvario. A due anni dalla morte del piccolo le iniziative a suo nome si sono moltiplicate e i Locke hanno perfino venduto la propria casa per dare fondi all’ospedale e permettere ad altri bambini di essere curati.</p>
<p><strong>Nel Natale 2010 la storia di Dax è diventata una canzone.</strong> Si intitola <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ye39mgcHC3E" target="_blank" style="color: #13527e;">“One last Christmas”</a>, ovvero “un ultimo Natale”, scritta e interpretata da <a href="http://www.matthewwest.com/" target="_blank" style="color: #13527e;">Matthew West</a>, trentaquattrenne di Nashville, in Tennesee. Figlio di un pastore protestante, da sempre ha lavorato sulla Christian music e proprio per questo è rimasto toccato dall’incredibile coraggio della famiglia Locke. Con la canzone dedicata a Dax, Matthew West ha vinto il Grammy come miglior artista e ha contribuito a diffondere l’azione di solidarietà dei coniugi Locke nella raccolta fondi per l’ospedale che si è preso cura del figlio.</p>
<p><strong>Quest’anno, per il Natale 2011, la storia di Dax ha ispirato il film <a href="http://theheartofchristmasmovie.com/" target="_blank" style="color: #13527e;">“The heart of Christmas”</a></strong>, ovvero “Il cuore del Natale”.  Prodotto dalla Gmc world premier movie, la pellicola racconta la storia di una famiglia dalla prospettiva della mamma Megan (l’attrice Candace Cameron Bure), una donna d’affari in carriera la cui vita viene stravolta quando scopre che il figlio maggiore è affetto da leucemia mieloide acuta.</p>
<p><strong>«Ovviamente si tratta di fiction – scrive Julie Locke sul suo blog </strong>– ma è basato su una storia vera e chi lo ha realizzato ha voluto essere parte di questa storia destinando parte degli introiti all’ospedale St. Jude. Non solo, Dax è presente nel film così come lo è oggi nelle nostre vite. E’ lui il cuore di questa rete di solidarietà». Una rete di persone che fino a due anni fa erano perfetti estranei e oggi dedicano tempo ed energie non solo alla raccolta fondi, ma al sostegno delle famiglie colpite da gravi malattie.</p>
<p><strong>«Quella di Dax non è la storia pietosa di un bambino malato</strong> – ha detto una vicina dei Locke- ma la straordinaria testimonianza di come il Natale plasmi lo spirito delle persone e ne trasformi la vita».</p>]]></description>
            <author> info@il-dono.org (Raffaella Frullone)</author>
            <pubDate>Thu, 29 Dec 2011 20:00:00 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.il-dono.org/articoli/per-riflettere/che-ogni-giorno-sia-natale-per-mio-figlio-che-muore.html</guid>
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