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	<title>Il Periodico</title>
	
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	<description>Informazione, politica, cultura, cinema, arte, musica, spettacolo, teatro</description>
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		<title>Il Sole: una stella mansueta</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stabilità del sole ha fornito la superficie del pianeta di luce e calore costanti che hanno permesso la nascita della vita. Ci sono però alcune stelle che potrebbero con una sola tempesta solare distruggere l’intero strato di ozono. Gli astronomi della Nasa grazie al telescopio Kepler sono riusciti a studiare 148 di queste stelle, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.ilperiodico.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/eruzione_solare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13274" title="eruzione_solare" src="http://www.ilperiodico.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/eruzione_solare.jpg" alt="" width="250" height="209" /></a>La stabilità del sole ha fornito la superficie del pianeta di luce e calore costanti che hanno permesso la nascita della vita. Ci sono però alcune stelle che potrebbero con una sola tempesta solare distruggere l’intero strato di ozono. Gli astronomi della Nasa grazie al telescopio Kepler sono riusciti a studiare 148 di queste stelle, e hanno scoperto che si tratta di stelle che ruotano a una velocità molto elevata che aumenta l’intensità del loro campo magnetico che genera queste super esplosioni. Le eruzioni sono così intense da causare la variazione della luminosità della stella. Il nostro Sole per fortuna gira a una velocità molto più contenuta rendendolo molto più mansueto.</p>
<p>Fonte: Science.com</p>
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		<title>Pitture rupestri: le più antiche d’Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1940 un gruppo di ragazzi scoprì in una caverna situata nei pressi di Lascaux in Francia alcune pitture rupestri che raffiguravano bisonti, tori e cavalli, risalenti a circa 17.000 anni fa, all’epoca vennero definiti i più antichi esempi di arte rupestre di tutta Europa. Recentemente però un altro graffito francese di 37.000 anni, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1940 un gruppo di ragazzi scoprì in una caverna situata nei pressi di Lascaux in Francia alcune pitture rupestri che raffiguravano bisonti, tori e cavalli, risalenti a circa 17.000 anni fa, all’epoca vennero definiti i più antichi esempi di arte rupestre di tutta Europa. Recentemente però un altro graffito francese di 37.000 anni, ha tolto il primato alla precedente scoperta. Ma la graduatoria è complessa, in Europa ci sono infatti molte altre raffigurazioni che potrebbero essere più antiche di quelle francesi.</p>
<p>A Febbraio José Luis Snachidriàn dell’Università di Cordoba ha annunciato la scoperta di antichissimi dipinti, ben conservati all’interno delle grotte di Nerja. Le raffigurazioni ancora non sono state datate, ma se la loro età corrisponde a quella del carbone trovato nei dintorni, allora potrebbero avere anche 43.000 anni. Si tratterebbe in tal caso delle più antiche e sofisticate rappresentazioni pittoriche realizzate da uomini di Neanderthals.</p>
<p>Nella località di Abri Castanet nel sud ovest della Francia, molto vicino a Lascaux, nel 2007 fu trovato all’interno di un rifugio completamente in rovina un grosso pezzo di roccia intagliato. L’intaglio, su una lastra di 1,20 m di altezza, è una parte del tetto del rifugio che raffigura i genitali di una donna e parti di un animale. Con l’aiuto delle datazioni al carbonio 14, il Professor Randall White della New York University e i suoi colleghi hanno ipotizzato che debba trattarsi di un reperto di circa 36-37.000 anni.</p>
<p>Nel 2009 Nicholas Conrad dell’Università tedesca di Tubingen ha scoperto una piccola figura fatta di zanna di un Mammuth. La sottile scultura è stata ritrovata nella grotta di Hohle Fels, fra le montagne di Swabian Jura. La statuetta rappresenta una donna con seno, natiche e genitali esageratamente grandi. Le datazioni al carbonio 14 rivelano che il piccolo manufatto deve avere almeno 35.000 anni ed è la più antica rappresentazione di Venere mai trovata.</p>
<p>Nel 1994 sono stati scoperti i dipinti della grotta Chauvet. Si tratta di raffigurazioni peculiari perché oltre agli animali notoriamente cacciati all’età della pietra, sulle pareti della grotta sono state dipinte sagome di leoni, rinoceronti e orsi. I dipinti dovrebbero risalire a 30.000 anni fa.</p>
<p>Fonte: Smithsonianmag.com</p>
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		<title>Ideata sostanza per purificare l’aria dagli inquinanti aerei</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad Adelaide è stato creato nuovo purificatore contro i cosiddetti composti organici volatili, agenti inquinanti e nocivi per la salute. Il congegno è alimentato a energia solare e composto di nanoparticelle. Il Nanomateriale potrebbe essere inserito sia nei purificatori d’aria, che ricoprire muri o finestre, ha annunciato il giovane ricercatore che ha realizzato il progetto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad Adelaide è stato creato nuovo purificatore contro i cosiddetti composti organici volatili, agenti inquinanti e nocivi per la salute. Il congegno è alimentato a energia solare e composto di nanoparticelle.<br />
Il Nanomateriale potrebbe essere inserito sia nei purificatori d’aria, che ricoprire muri o finestre, ha annunciato il giovane ricercatore che ha realizzato il progetto, durante la Conferenza presso l’Australian Cooperative Research Centres.</p>
<p>Le esalazioni emesse dagli oggetti di uso comune che riempiono appartamenti e uffici, come quadri, fotocopiatrici, tappeti e materiale di plastica, producono composti organici volatili che contengono: formaldeide, benzene e altri combustibili tossici. Alcuni di questi composti sono dannosi e possono causare carcinomi – ha ribadito Ruh Ullah, studente di dottorato presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica della Western Australia University. Il Materiale creato contiene nanoparticelle di ossidi di metallo, che con luce, acqua e ossigeno, produce idrossidi radicali. Questi attivano una reazione chimica chiamata fotocatalisi che produce innocuo biossido di carbonio, acqua e sali minerali.</p>
<p>“Il contatto fra nanoparticelle e composti organici volatili è importantissimo, per questo sono utilizzati materiali che assicurano il contatto con tutta la superficie” ha detto Ullah. Le nanoparticelle sono state create da comuni elementi naturali come l’argento, il cobalto, il tungsteno e elementi più rari come il tantalio, l’indio, o il niobio.</p>
<p>L’ossido di tantalio più l’azoto è la migliore di queste sostanze: può trasformare il 77% del toluene in un gas semplice. Il biossido di titanio è il materiale più comune in commercio, ma non agisce sotto la luce artificiale. La sostanza ideata invece è in grado di reagire alla luce artificiale e a quella solare rimuovendo il 77% dei composti organici volatili, e può essere riutilizzata diverse volte. Gli elementi tossici provocano danni più elevati in ambienti interni piuttosto che esterni e la vita di oggi costringe le persone a passare circa il 90% del tempo dentro spazi chiusi.</p>
<p>La ricerca è stata condotta in collaborazione con la Cooperative Research Centre for Contamination Assessment and Remediation of the Environment che si occuperà della commercializzazione del prodotto.</p>
<p>Fonte: CosmosMagazine</p>
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		<title>I cavalli riconoscono la voce</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di scienziati ha dimostrato che anche i cavalli hanno la capacità di associare la voce al viso di un individuo. Per provare l’ipotesi hanno messo 40 cavalli di fronte a due addestratori da loro conosciuti. Ai cavalli è stata fatta sentire la voce (registrata) di uno dei due che li chiamava, i cavalli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un gruppo di scienziati ha dimostrato che anche i cavalli hanno la capacità di associare la voce al viso di un individuo. Per provare l’ipotesi hanno messo 40 cavalli di fronte a due addestratori da loro conosciuti. Ai cavalli è stata fatta sentire la voce (registrata) di uno dei due che li chiamava, i cavalli per tutta risposta hanno spostato il loro sguardo verso la persona a cui apparteneva la voce. Questa abilità si credeva appartenesse unicamente ai primati e ai corvi. L’esperimento è pubblicato sulla rivista Proceedings of Royal Society B.</p>
<p>Fonte: Science.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nuovo pianeta nel sistema solare</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ possibile che un pianeta mai avvistato fino ad oggi stia orbitando nelle frange più esterne del sistema solare. Troppo lontano per essere individuato dai telescopi, il potenziale pianeta è stato rintracciato a causa di un disturbo nell’orbita dei così detti corpi celesti della fascia di Kuiper, ha detto Rodney Gomes, astronomo del National Observatory [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ possibile che un pianeta mai avvistato fino ad oggi stia orbitando nelle frange più esterne del sistema solare.<br />
Troppo lontano per essere individuato dai telescopi, il potenziale pianeta è stato rintracciato a causa di un disturbo nell’orbita dei così detti corpi celesti della fascia di Kuiper, ha detto Rodney Gomes, astronomo del National Observatory di Rio de Janeiro. I Corpi della fascia di Kuiper, sono piccoli ammassi ghiacciati, situati dietro l’orbita di Nettuno che viaggiano a km di distanza gli uni dagli altri. Plutone, una volta considerato il nono pianeta del sistema solare, per esempio è uno dei più grandi della fascia con un’ampiezza di circa 2 km.</p>
<p>Ma qual è l’aspetto interessante della ricerca? Secondo nuovi calcoli alcuni corpi celesti della fascia di Kuiper, stanno percorrendo una orbita insolita. Le ipotesi sono molte, ha detto Gomes, che lo scorso giovedì ha presentato le sue ricerche a un meeting dell’American Astronomical Society. A suo avviso la spiegazione più semplice è l’esistenza di un pianeta che si trova molto lontano dal sole, ma che ha una massa abbastanza grande da esercitare la sua attrazione gravitazionale sui corpi della fascia Kuiper.</p>
<p>Per verificare la sua ipotesi Gomes ha analizzato l’orbita di 92 di essi, e comparato i risultati con un modello computerizzato con il quale ha simulato la loro distribuzione in presenza e assenza di un pianeta aggiuntivo. Secondo i calcoli di Gomes il pianeta dovrebbe avere le dimensioni di Nettuno, circa tre volte più grande della massa della Terra, e dovrebbe orbitare a circa 225 miliardi di km dal sole. Questa deviazione potrebbe tuttavia essere prodotta anche da un pianeta delle dimensioni di Marte che potrebbe allungare l’orbita dei pianetini di 8 miliardi di Km.</p>
<p>L’ipotesi di Gomes è che il pianeta possa essere appartenuto a un altro sistema solare dal quale è stato espulso per poi venire attratto dalla forza gravitazionale del Sole; oppure essersi formato nel nostro sistema, per poi essersene allontanato a causa dell’attrazione gravitazionale di altri pianeti. Tuttavia accertarsi della reale presenza del misterioso corpo celeste è alquanto difficile, visto che il Professor Gomes non è in grado di dare coordinate che consentano agli astronomi di individuarlo con il telescopio.</p>
<p>Fonte: NationalGeographic.com</p>
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		<title>Ritrovamento archeologico svela nuove informazioni circa le conoscenze astronomiche dei Maya</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1920 un gruppo di archeologi scoprì nel cuore del Guatemala, un sito di origine Maya, risalente più o meno a 1200 anni fa. La mappatura dell’area fu ultimata solo nel 1970 quando si scoprì che si trattava della città di Xultun. Unicamente nel 2010 tuttavia è stato possibile iniziare gli scavi nella convinzione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1920 un gruppo di archeologi scoprì nel cuore del Guatemala, un sito di origine Maya, risalente più o meno a 1200 anni fa. La mappatura dell’area fu ultimata solo nel 1970 quando si scoprì che si trattava della città di Xultun. Unicamente nel 2010 tuttavia è stato possibile iniziare gli scavi nella convinzione che molte delle meraviglie celate fra i resti di questa antichissima civiltà fossero andate perdute nel corso degli anni a causa di frodi e atti vandalici. Fra il gruppo di archeologici che hanno condotto le ricerche c’era anche uno studente universitario, Max Chamberlain, che lo scorso marzo ha scoperto casualmente una stanza precedentemente non notata.</p>
<p>Un colpo di fortuna perché gli scienziati si sono subito resi conto che i muri della camera erano completamente ricoperti di affreschi rupestri contenenti nuove informazioni riguardo le loro conoscenze astronomiche. Gli archeologi credono si tratti della zona di lavoro di un antico sacerdote o astrologo, perché le pareti dell’interno riportano numerose tavole numeriche.</p>
<p>Le tavole assomigliano moltissimo al Codice di Dresda, costituito di una serie di lastre di corteccia sopra le quali è indicato un codice che riproduce le fasi della luna, di venere, e le eclissi solari. Il codice risale al periodo post classico della civiltà Maya, mentre il ritrovamento nell’antica città di Xultun è del periodo classico. Gli scavi hanno inoltre portato alla luce un dipinto che raffigura un uomo con un copricapo piumato, un braccialetto di giada e un utensile per tagliare le tavole di corteccia. Il muro a est invece è pieno di geroglifici e dall’analisi rupestre gli studiosi hanno dedotto che le pareti della stanza vennero imbiancate più volte per creare nuovi spazi per scrivere.</p>
<p>I numeri invece sono rappresentati con barrette e puntini e sono inseriti all’interno di 27 tavole numeriche in colonna. All’interno delle colonne sono contenute delle date, 177 o 178 giorni, ognuno dei quali è dedicato ad una divinità. I Maya sono conosciuti per aver suddiviso movimenti lunari in semestri costituiti di 177/178 giorni.  Gli archeologi ritengono quindi che questi calcoli venissero effettuati per definire con chiarezza quale fosse il patrono di ciascuno di quei giorni. La tavola disegnata sul muro a Nord contiene solo 4 numeri, ognuno dei quali rappresenta uno specifico intervallo di tempo contenuto in un arco di 5mila anni. Ogni numero appartiene al calendario Maya, un calendario di 52 anni, e i ricercatori credono che i numeri indichino eventi ricorrenti legati al ciclo della Luna, di Venere, di Marte o Mercurio.</p>
<p>Fonte: Nature.com</p>
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		<title>Le regole di convivenza sociale non ci lasciano mai</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mondo reale all’interno di grandi gruppi di persone gli individui sono ampiamente condizionati dalla pressione esercitata dal gruppo che tende a influenzare l’atteggiamento dell’individuo. Un gruppo di ricercatori ha tentato di capire se questo condizionamento avvenga anche all’interno dei forum on line. Gli studiosi hanno analizzato l’atteggiamento tenuto da più di 20.000 utenti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo reale all’interno di grandi gruppi di persone gli individui sono ampiamente condizionati dalla pressione esercitata dal gruppo che tende a influenzare l’atteggiamento dell’individuo.</p>
<p>Un gruppo di ricercatori ha tentato di capire se questo condizionamento avvenga anche all’interno dei forum on line. Gli studiosi hanno analizzato l’atteggiamento tenuto da più di 20.000 utenti in 20 differenti gruppi di discussione su forum on line.</p>
<p>L’85% delle persone anche se si utilizza un nickname per mascherare la propria identità, tiene un atteggiamento positivo, o quantomeno neutrale nei confronti della discussione e degli altri. Gli studiosi sostengono che anche se l’interazione è virtuale le persone sentono comunque il peso delle regole di convivenza civile, tendendo a rispettarle. La ricerca è stata pubblicata questa settimana su Scientific Report.</p>
<p>Fonte: Science.com</p>
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		<title>La Top Ten dei misteri dell’Universo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 14:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dei misteri dell'universo]]></category>
		<category><![CDATA[top ten]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa sono le Bolle di Fermi? Sono misteriose immense strutture che dal centro della Via Lattea si estendono per 20.000 anni luce sopra e sotto il piano galattico. Lo strano fenomeno, scoperto nel 2010, è costituito da emissioni di raggi γ e x invisibili all’occhio umano. Gli scienziati hanno ipotizzato che i raggi γ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che cosa sono le Bolle di Fermi?<br />
</strong>Sono misteriose immense strutture che dal centro della Via Lattea si estendono per 20.000 anni luce sopra e sotto il piano galattico. Lo strano fenomeno, scoperto nel 2010, è costituito da emissioni di raggi γ e x invisibili all’occhio umano. Gli scienziati hanno ipotizzato che i raggi γ potrebbero urtare le onde elettromagnetiche emesse dalle stelle, consumate a loro volta da un massiccio buco nero al centro della Galassia.</p>
<p><strong>La Galassia rettangolare<br />
</strong>All’inizio dell’anno, gli astronomi hanno individuato un corpo a circa 70 milioni di anni luce, con una forma unica nell’universo conosciuto: la Galassia LEDA 074886 che assomiglia  a un rettangolo. Mentre la maggior parte delle galassie hanno una forma a spirale, questa ricorda un regolare rettangolo. Alcune ipotesi vogliono che il suo aspetto sia derivato da una collisione fra due galassie a spirale.</p>
<p><strong>Il Campo magnetico della Luna<br />
</strong>Uno dei più grandi misteri che avvolgono la Luna è la presenza di un campo magnetico sulla sua crosta, fenomeno che ha intrigato gli astronomi per anni e ispirato il mitico megalite del Film 2001 Odissea nello Spazio. Ma gli scienziati alla fine hanno trovato una spiegazione. Si suppone che la forza magnetica emessa dalla superfice lunare, sia  frutto dell’impatto di un asteroide dell’ampiezza di 120 miglia, che 4,5 miliardi di anni fa, si è scontrato con il satellite spargendo materiale magnetico.</p>
<p><strong>Perché i Pulsar pulsano?<br />
</strong>I Pulsar sono delle stelle di neutroni che girano rapidamente e che emettono un fascio di radiazioni elettromagnetiche a intervalli regolari, come un faro sulla costa. Il primo fu scoperto nel 1967, ma da allora sono stati necessari decenni di fatica per comprendere le cause di questa incostanza. Nel 2008, una di queste stelle si spense improvvisamente per ben 580 giorni. Grazie alle osservazioni compiute in quella circostanza, gli astrofisici hanno ricostruito che l’intermittenza probabilmente è collegata a una corrente magnetica che rallenta la rotazione della stella.</p>
<p><strong>Che cos’è la Materia oscura?<br />
</strong>Gli astrofisici stanno tentando di osservare gli effetti dell’energia oscura, che rappresenta secondo la teoria il 70% della materia presente nell’Universo. Circa il 25% di questa energia proviene da un’entità separata chiamata materia oscura. Completamente invisibile al telescopio e all’occhio umano, non emette ne assorbe luce o altre radiazioni elettromagnetiche, anche se il suo effetto gravitazionale è evidente nel movimento degli agglomerati di galassie e stelle. Sebbene sia difficile da studiare molti scienziati ritengono che possa essere costituita di particelle subatomiche.</p>
<p><strong>L’attività di riciclo della Galassia<br />
</strong>Recentemente gli astronomi si sono resi conto che nella Galassia si forma un numero di stelle troppo elevato per la quantità di materia presente al suo interno. La Via Lattea per esempio sembra avere a disposizione abbastanza materiale da produrre ogni anno nuove stelle. Un studio recente elaborato su delle galassie molto distanti, ha procurato la risposta a questo strano fenomeno: gli astronomi hanno notato che il gas che viene espulso dalle galassie viene risucchiato verso il centro. Questa osservazione ha portato a ritenere che le Galassie riciclano gas per produrre nuove stelle, ipotesi che risolve in parte l’interrogativo legato all’assenza di materia grezza.</p>
<p><strong>Dove è finito tutto il litio?<br />
</strong>Secondo la teoria, il Big Bang dovrebbe aver rilasciato abbondanza di litio nell’Universo.<br />
Il problema in questo caso è semplice: il litio non c’è. Osservazioni su antiche stelle formate con materiale simile a quello che ha generato il Big Bang, rivelano un ammontare di litio due o tre volte più basso di quello che propongono i modelli teorici. Nuove ricerche tuttavia indicano che parte di questo litio potrebbe essersi mischiato nel nucleo delle stelle, ed essere pertanto nascosto alla vista dei telescopi; altre invece sostengono che ipotetiche particelle sub atomiche abbiano assorbito i protoni e ridotto l’ammontare di litio costituitosi nel periodo immediatamente successivo al Big Bang.</p>
<p><strong>C’è vita nello spazio?<br />
</strong>Nel 1961 un astrofisico, il Professor Frank Drake, realizzò una controversa equazione moltiplicando insieme una serie di fattori: il numero di stelle che nascono nell’universo, per quelle con pianeti orbitanti, per quelle con pianeti vivibili e via dicendo. Da questa equazione ricavò che l’esistenza di vita extraterrestre è molto probabile. C’è solo un problema: non abbiamo mai sentito parlare di alieni fino ad oggi. Recenti scoperte di pianeti distanti potrebbero tranquillamente ospitare la vita e questo ci porta a credere che avremmo crescenti speranze di individuarli se solo ci mettessimo a cercarli.</p>
<p><strong>Come finirà l’Universo?<br />
</strong>Supponiamo che l’Universo sia stato creato dal Big Bang. Ma come finirà? Basandosi su una serie di fattori i teorici hanno concluso che potrebbe finire in molti modi.  La teoria del Big Crunch sostiene che l’ammontare dell’energia oscura potrebbe non essere sufficiente per resistere alla forza gravitazionale che tende a comprimere l’Universo, portandolo a collassare su se stesso. Altri invece credono che la materia oscura, eserciterà una tale pressione da provocare una lenta e graduale espansione che lascerà solo stelle esplose e pianeti morti.</p>
<p><strong>Verso la teoria dell’Universo multiplo<br />
</strong>Alcuni fisici ritengono che il nostro universo non sia l’unico nel suo genere: l’idea è che ciscuno sia contenuto all&#8217;interno di una sfera, alla Man in Black per intendersi. Gli astrofisici suppongono che questi universi siano governati da leggi completamente diverse dalle nostre. A dispetto della teoria della somiglianza si sta attualmente tentando di ottenere delle prove.</p>
<p>Fonte: SmithsonianMagazine.com</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Bologna in prima linea contro le leucemie:  con il Next Generation Sequencing  terapie sempre più personalizzate</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:13:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[per trattamento ad hoc]]></category>
		<category><![CDATA[sequenziamento DNA]]></category>
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		<description><![CDATA[Grazie all’impiego di una piattaforma tecnologica di nuova generazione per il sequenziamento del DNA, è oggi possibile identificare rapidamente le alterazioni genetiche responsabili delle patologie oncologiche auspicando in un futuro prossimo una terapia target ad hoc per ogni singolo paziente. Presso il Dipartimento “L. e A. Seràgnoli” dell’Università di Bologna, un importante convegno organizzato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Grazie all’impiego di una piattaforma tecnologica di nuova generazione per il sequenziamento del DNA, è oggi possibile identificare rapidamente le alterazioni genetiche responsabili delle patologie oncologiche auspicando in un futuro prossimo una terapia target ad hoc per ogni singolo paziente. Presso il Dipartimento “L. e A. Seràgnoli” dell’Università di Bologna, un importante convegno organizzato in collaborazione con la Cattedra di Ematologia dell’Università di Brescia per fare il punto sui traguardi raggiunti dall’applicazione di questa tecnologia nella caratterizzazione di leucemie, linfomi, tumori solidi e trapianti e sulle sorprendenti prospettive della farmacogenomica e delle terapie personalizzate. </strong></p>
<p><strong>Bologna, 11 maggio 2012</strong> – Identificare le lesioni del DNA all’origine delle malattie onco-ematologiche per individuare la terapia mirata più efficace e specifica per ogni singolo paziente: un traguardo un tempo impensabile, oggi facilitato da piattaforme di sequenziamento del DNA di nuova generazione (NGS), come la tecnologia 454 di Roche, che consente la lettura multipla e parallela di singoli frammenti di DNA, passando in rassegna milioni di paia di basi in poche ore. Inoltre, grazie alla lunghezza delle sequenze prodotte facilita l’analisi dei dati, la mappatura delle sequenze e semplifica il processo di allocazione di sequenze altamente omologhe.</p>
<p>Grazie a questa tecnologia le alterazioni spesso microscopiche del DNA capaci di scatenare leucemie, linfomi, tumori, sono a portata di un “click” quindi individuabili in breve tempo e con procedure decisamente semplificate rispetto al sequenziamento convenzionale.</p>
<p>«<em>Siamo stati tra i primi in Italia ad acquisire e usare questo nuovo sistema di sequenziamento, in grado di</em><em> sequenziare massivamente il trascrittoma di una leucemia acuta linfoblastica e di ricostruire come un puzzle la sua sequenza, individuando i punti che si sono alterati</em> – dichiara il<br />
Professor <strong>Giovanni Martinelli</strong> dell’Università di Bologna, Dipartimento di Ematologia e Scienze Oncologiche “L. e A. Seràgnoli”, Policlinico S. Orsola-Malpighi – <em>il sequenziamento consente di individuare non solo la lesione genetica responsabile dello scatenarsi di una leucemia, linfoma o in generale di un tumore, ma anche e soprattutto terapeuticamente suggerisce quale può essere la sua specifica cura, avendo finalmente a disposizione dei farmaci mirati in grado di colpire selettivamente l’alterazione o il danno genetico». </em></p>
<p>«<em>Con il Professor Domenico Russo dell’Università di Brescia, inoltre, stiamo indagando le possibilità di impiego di queste tecnologie in campo trapiantologico. Esse, infatti, potenzialmente – </em>continua Martinelli<em> – sono in grado di fornire dati importanti ai fini della caratterizzazione HLA dei pazienti da avviare a trapianto per approfondire la conoscenza dei meccanismi di Graft Versus Leukemia (GVL) e di Graft Versus Host (GVH) e per lo studio dei meccanismi di “ escape” immunologico dei tumori».</em></p>
<p>Parlando più in generale di tumori, come rileva <strong>Annalisa Pession</strong>, Professore associato di Patologia Generale del Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna, «il sequenziamento genico si può applicare <em>anche nel campo dei tumori solidi come quello del colon e del polmone o della mammella</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se il sequenziamento dell’intero genoma fornisce enormi potenzialità nell’identificazione di nuove specifiche anomalie genetiche associate alla trasformazione e responsabili della progressione tumorale, per scopi diagnostici spesso è richiesta l’analisi di un numero inferiore di geni ma con un’elevata sensibilità.</p>
<p>Il <em>Genome Sequencer Junior </em>(tecnologia 454) realizzato da Roche consente, dopo “cattura” con sistemi di ibridazione o mediante amplificazione di specifiche regioni genomiche, di analizzare in un’unica “corsa” i geni specifici di malattia di più pazienti contemporaneamente e con alta risoluzione.</p>
<p>Conosciuto anche come “sequenziamento profondo” (<em>deep sequencing</em>), questa innovazione tecnologica consente di costruire una “mappa” dei geni alterati, perfezionare la diagnosi di malattia e suggerire sulla base della presenza o assenza di specifiche mutazioni l’approccio terapeutico più appropriato. Inoltre, durante il trattamento la capacità di identificare rapidamente e ad elevata sensibilità alterazioni genetiche presenti in una bassa percentuale di cellule tumorali consente di prevenire la ricaduta di malattia.</p>
<p>I ricercatori del gruppo del Professor Martinelli, Ilaria Iacobucci e Simona Soverini, stanno partecipando ad un importante studio europeo chiamato IRON (<em>Interlaboratory RObustness of Next-generation sequencing</em>) con l’obiettivo di determinare la precisione e riproducibilità di una strategia di sequenziamento profondo per la ricerca di mutazioni in geni aventi un noto ruolo nel processo di leucemogenesi e nella resistenza ai farmaci (es. <em>TP53, BCR-ABL1, TET2, RUNX1, NOTCH1, IKZF1</em>, etc.).</p>
<p>I primi risultati prodotti da questa analisi multicentrica, pubblicati sulla rivista <em>Leukemia,</em> hanno dimostrato che questa strategia di sequenziamento è tecnicamente fattibile, raggiunge un’alta concordanza tra molteplici laboratori e consente un’ampia e profonda caratterizzazione molecolare delle neoplasie ematologiche con un’alta sensibilità diagnostica e ha una semplice gestione, analisi e archiviazione dei dati ottenuti.</p>
<p>Infine, grazie all’applicazione del<em> NGS</em>, la farmacogenomica è ormai diventata una realtà e le ricadute positive sulla gestione della malattia da parte dei pazienti sono rilevanti.</p>
<p>«<em>La possibilità di sequenziare quelle regioni genomiche implicate nella risposta ai farmaci </em>– spiega ancora il Professor Martinelli – <em>ci permette di identificare sia il farmaco più efficace per il singolo paziente, sia l’esatto dosaggio, la quantità del medicinale tollerata o che è opportuno che assuma, a</em><em>ttraverso un semplice prelievo di sangue e l’identificazione di variazioni individuali naturali in geni che ricoprono un ruolo fondamentale nel metabolismo dei farmaci. La conoscenza di queste variazioni ci consente di scegliere il farmaco corretto e la giusta dose per ciascun paziente</em>».</p>
<p>Una tecnologia oltremodo “intelligente”, che consente di evitare l’uso inappropriato di farmaci costosi, se inefficaci, e di risparmiare inutili effetti collaterali ai pazienti.<em></em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Su Marte qualcosa di muove</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino ad oggi si riteneva che i desolati paesaggi marziani fossero completamente statici. Tuttavia recenti rilevamenti sulla sua superficie dimostrano esattamente il contrario. &#8220;Marte è ricca di banchi di sabbia con picchi che arrivano fino a 60 metri d’altezza, comparabili a quelli che vediamo in molte zone della terra&#8221; ha detto Nathan Bridges, autore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino ad oggi si riteneva che i desolati paesaggi marziani fossero completamente statici. Tuttavia recenti rilevamenti sulla sua superficie dimostrano esattamente il contrario. &#8220;Marte è ricca di banchi di sabbia con picchi che arrivano fino a 60 metri d’altezza, comparabili a quelli che vediamo in molte zone della terra&#8221; ha detto Nathan Bridges, autore del nuovo report pubblicato su <em>Nature</em>, insieme al planetologo e geologo John Hopkins dell’Università del Maryland. Le dune di sabbia sono più scure di quelle terrestri, perché sono prodotte dall’erosione di rocce basaltiche e vulcaniche (ricche di ferro). Anche se l’atmosfera del pianeta rosso è infinitamente più rarefatta di quella terrestre, il vento è abbastanza forte da essere il più probabile responsabile dell’erosione rocciosa e del movimento delle dune sabbiose. I ricercatori hanno studiato la dislocazione delle dune nella vallata di Nili Patera, usando una telecamera, montata sul Mars Reconnaissance Orbiter, che monitora la superficie del pianeta da una distanza di 300 km. Lo studio mostra che la calma che sembra prevalere nella zona non è una condizione ambientale costante né lì né in altri territori, dove ci sono significative raffiche di vento. I calcoli hanno rivelato che il volume delle dune di sabbia è pari a quello di quelle presenti nella Victoria Valley in Antartico. Prima di questo studio molti ricercatori ritenevano che le colline fossero un’eredità fossile poiché non erano state compiute osservazioni dirette. Per completare lo studio sarà tuttavia necessario osservare le condizioni metereologiche, acquisire dati sul vento ed estendere le osservazioni anche ad altre latitudini.</p>
<p>Fonte: CosmosMagazine.com</p>
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