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	<title>Il Periodico</title>
	
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	<description>Informazione, politica, cultura, cinema, arte, musica, spettacolo, teatro</description>
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		<title>Braccio meccanico mosso dal pensiero</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[attività neurologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono molte le persone che per nascita o a causa di paralisi celebrali successive, diventano tetraplegiche. Generalmente queste persone non hanno più alcuna capacità di movimento. Il Brown Institute for Brain Science a Providence ha avviato un progetto finalizzato a restituire a queste persone un certo grado di autonomia. I protagonisti della sperimentazione si chiamano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molte le persone che per nascita o a causa di paralisi celebrali successive, diventano tetraplegiche. Generalmente queste persone non hanno più alcuna capacità di movimento. Il Brown Institute for Brain Science a Providence ha avviato un progetto finalizzato a restituire a queste persone un certo grado di autonomia. I protagonisti della sperimentazione si chiamano Cathy e Bob, la prima paralizzata da 15 anni, il secondo dal 2006, hanno acconsentito a farsi trapiantare nella corteccia degli elettrodi in grado di captare l’attività neurologica legata al movimento. Questi elettrodi sono in grado di decodificare gli impulsi del cervello tanto da tradurli in comandi veri e propri per un braccio robotico che risponde a tutti gli stimoli inviatigli. Un filmato realizzato lo scorso Aprile, mostra come Cathy riesca a manovrare il braccio robotico solo attraverso i suoi pensieri, ordinando al braccio di prendere un bicchiere di caffè e avvicinarlo alla sua bocca. Il lavoro è parte di un esperimento clinico chiamato Brain Gate 2, guidato dal Professor John Donoghue, che inizialmente metteva in condizione i partecipanti di muovere un cursore sullo schermo di un computer. Nell’ultimo studio invece ai due partecipanti sono stati dati 30 secondi per afferrare degli oggetti: Bob ha completato il 62% dei compiti assegnatigli e Cathy il 46%. Chiaramente la struttura dovrà essere raffinata per poter consentire movimenti più complessi e agire con maggior precisione, ma il team di scienziati è assolutamente soddisfatto dei risultati raggiunti.</p>
<p>Fonte: Nature.com</p>
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		<title>Consiglio regionale del Lazio Stele commemorativa vittime di Mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione del ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, ha scoperto una stele commemorativa delle vittime delle mafie, posta nel piazzale antistante l’ingresso principale e realizzata da un gruppo di giovani artisti romani, formato da Elisa Moi, Alessio Cattaneo e Mattia Savelli. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, ha scoperto una stele commemorativa delle vittime delle mafie, posta nel piazzale antistante l’ingresso principale e realizzata da un gruppo di giovani artisti romani, formato da Elisa Moi, Alessio Cattaneo e Mattia Savelli.</p>
<p>I tre sono risultati i vincitori di un concorso promosso dal Forum dei Giovani del Lazio.<br />
Il titolo dell’opera (realizzata in legno) è: “L’impegno dei martiri” e rappresenta un albero &#8211; metafora di forza ed energia vitale &#8211; che attraverso le sue radici sovrasta la piovra, simbolo del male e dell&#8217;agire tentacolare delle mafie. La stele si compone di ulteriori due pale, nelle quali è incisa (anche in linguaggio Braille) l&#8217;epigrafe “Qui i giovani posero in ricordo dei martiri e a memoria della lotta alla legalità contro le mafie”.</p>
<p>Il consigliere Giancarlo Miele, delegato del presidente al Forum, ha ricordato come l’evento odierno sia “frutto della mozione approvata all’unanimità un anno fa e presentata dalla consigliera più giovane, Chiara Colosimo, per celebrare in maniera solenne e assieme alle nuove generazioni, il sacrificio dei giudici, dei loro familiari e delle loro scorte”.</p>
<p>Nel tronco dell&#8217;albero rappresentato dalla stele, a memoria di tutte le vittime innocenti di mafia, sono state incise tutte le iniziali dei martiri ad oggi accertati.<br />
“Abbiamo voluto simboleggiare così che il loro sacrificio viene ricordato e scolpito nelle nostre vite, nelle energie da imprimere per una cultura della libertà”, ha spiegato l’artista Elisa Moi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Una giornata nata con l&#8217; obiettivo di celebrare, ma soprattutto raccontare chi sono stati e cosa hanno fatto Giovanni Falcone e Paolo Borsellino &#8211; ha dichiarato Abbruzzese -, ovvero due esempi per la storia della Repubblica italiana, che hanno servito la nostra Costituzione, e hanno combattuto le mafie cercando prima di tutto di coglierne i meccanismi interni di funzionamento. La determinazione e i risultati con cui lo Stato ha deciso di combattere la criminalità organizzata, in primo luogo Cosa Nostra, nascono dalle macerie di quegli attentati di venti anni fa. La preoccupazione che oggi avverto da presidente del Consiglio regionale, in un momento in cui la liquidità è diventata un miraggio per le imprese, è che se i soldi non li prestano più le banche, il rischio è che questi li presti qualcun altro.  Nelle crisi di liquidità, le mafie sono più che mai in agguato e sappiamo bene che la criminalità organizzata opera anche nella Capitale e nella nostra Regione, per riciclare i proventi delle attività illecite, accumulati, spesso, in altri territori”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al termine della cerimonia, alla quale hanno preso parte i rappresentanti delle Forze dell’Ordine e i procuratori Giuseppe Pignatone e Pier Luigi Vigna, è stata deposta una corona alla base della stele commemorativa.</p>
<p>Per vedere il video vai su: <a href="http://italiatube.it/watch_video.php?v=KY7SYDK95GSX">Italiatube.it </a></p>
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		<title>Honda Unit Cub un’invenzione che lascia perplessi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 10:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso anno la Honda ha stupito il mondo intero con la presentazione del suo prototipo robotico, il robottino Asimo in grado di camminare, correre, prendere oggetti in modo totalmente autonomo. Quest’anno invece lascia tutti un po’ perplessi. Proprio ieri ha annunciato alla stampa internazionale l’ideazione di un’unità mobile personale chiamata Unit Cub. Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso anno la Honda ha stupito il mondo intero con la presentazione del suo prototipo robotico, il robottino Asimo in grado di camminare, correre, prendere oggetti in modo totalmente autonomo.</p>
<p>Quest’anno invece lascia tutti un po’ perplessi. Proprio ieri ha annunciato alla stampa internazionale l’ideazione di un’unità mobile personale chiamata Unit Cub. Si tratta di un apparecchio abbastanza piccolo da consentire alle persone di muoversi agevolmente all’interno di uffici, centri commerciali, lungo i marciapiedi senza muovere un passo.</p>
<p>A cosa serve questa invenzione? Il giornalista di Scientific American ha commentato:“ E’ stato risolto un problema che non esiste”. Nel 2008 la Pixar portò sul grande schermo “Wall – E”  il racconto di un’umanità che mangiata dal consumismo e dalla sedentarietà è costretta a vivere su un’astronave avendo ridotto la Terra a una discarica.</p>
<p>Quanto siamo distanti da questa fine? Non molto purtroppo, dall’invenzione del cavallo alla macchina l’uomo ha camminato sempre meno. Passiamo la maggior parte del tempo seduti dentro un ufficio, dentro un’automobile, dentro casa, e l’utilizzo della Unit Cub non farebbe altro che peggiorare la nostra già grave condizione.</p>
<p>Fonte: Scientific American</p>
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		<title>Il Sole: una stella mansueta</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stabilità del sole ha fornito la superficie del pianeta di luce e calore costanti che hanno permesso la nascita della vita. Ci sono però alcune stelle che potrebbero con una sola tempesta solare distruggere l’intero strato di ozono. Gli astronomi della Nasa grazie al telescopio Kepler sono riusciti a studiare 148 di queste stelle, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.ilperiodico.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/eruzione_solare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13274" title="eruzione_solare" src="http://www.ilperiodico.it/blog/wp-content/uploads/2012/05/eruzione_solare.jpg" alt="" width="250" height="209" /></a>La stabilità del sole ha fornito la superficie del pianeta di luce e calore costanti che hanno permesso la nascita della vita. Ci sono però alcune stelle che potrebbero con una sola tempesta solare distruggere l’intero strato di ozono. Gli astronomi della Nasa grazie al telescopio Kepler sono riusciti a studiare 148 di queste stelle, e hanno scoperto che si tratta di stelle che ruotano a una velocità molto elevata che aumenta l’intensità del loro campo magnetico che genera queste super esplosioni. Le eruzioni sono così intense da causare la variazione della luminosità della stella. Il nostro Sole per fortuna gira a una velocità molto più contenuta rendendolo molto più mansueto.</p>
<p>Fonte: Science.com</p>
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		<title>Pitture rupestri: le più antiche d’Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1940 un gruppo di ragazzi scoprì in una caverna situata nei pressi di Lascaux in Francia alcune pitture rupestri che raffiguravano bisonti, tori e cavalli, risalenti a circa 17.000 anni fa, all’epoca vennero definiti i più antichi esempi di arte rupestre di tutta Europa. Recentemente però un altro graffito francese di 37.000 anni, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1940 un gruppo di ragazzi scoprì in una caverna situata nei pressi di Lascaux in Francia alcune pitture rupestri che raffiguravano bisonti, tori e cavalli, risalenti a circa 17.000 anni fa, all’epoca vennero definiti i più antichi esempi di arte rupestre di tutta Europa. Recentemente però un altro graffito francese di 37.000 anni, ha tolto il primato alla precedente scoperta. Ma la graduatoria è complessa, in Europa ci sono infatti molte altre raffigurazioni che potrebbero essere più antiche di quelle francesi.</p>
<p>A Febbraio José Luis Snachidriàn dell’Università di Cordoba ha annunciato la scoperta di antichissimi dipinti, ben conservati all’interno delle grotte di Nerja. Le raffigurazioni ancora non sono state datate, ma se la loro età corrisponde a quella del carbone trovato nei dintorni, allora potrebbero avere anche 43.000 anni. Si tratterebbe in tal caso delle più antiche e sofisticate rappresentazioni pittoriche realizzate da uomini di Neanderthals.</p>
<p>Nella località di Abri Castanet nel sud ovest della Francia, molto vicino a Lascaux, nel 2007 fu trovato all’interno di un rifugio completamente in rovina un grosso pezzo di roccia intagliato. L’intaglio, su una lastra di 1,20 m di altezza, è una parte del tetto del rifugio che raffigura i genitali di una donna e parti di un animale. Con l’aiuto delle datazioni al carbonio 14, il Professor Randall White della New York University e i suoi colleghi hanno ipotizzato che debba trattarsi di un reperto di circa 36-37.000 anni.</p>
<p>Nel 2009 Nicholas Conrad dell’Università tedesca di Tubingen ha scoperto una piccola figura fatta di zanna di un Mammuth. La sottile scultura è stata ritrovata nella grotta di Hohle Fels, fra le montagne di Swabian Jura. La statuetta rappresenta una donna con seno, natiche e genitali esageratamente grandi. Le datazioni al carbonio 14 rivelano che il piccolo manufatto deve avere almeno 35.000 anni ed è la più antica rappresentazione di Venere mai trovata.</p>
<p>Nel 1994 sono stati scoperti i dipinti della grotta Chauvet. Si tratta di raffigurazioni peculiari perché oltre agli animali notoriamente cacciati all’età della pietra, sulle pareti della grotta sono state dipinte sagome di leoni, rinoceronti e orsi. I dipinti dovrebbero risalire a 30.000 anni fa.</p>
<p>Fonte: Smithsonianmag.com</p>
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		<title>Ideata sostanza per purificare l’aria dagli inquinanti aerei</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 10:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad Adelaide è stato creato nuovo purificatore contro i cosiddetti composti organici volatili, agenti inquinanti e nocivi per la salute. Il congegno è alimentato a energia solare e composto di nanoparticelle. Il Nanomateriale potrebbe essere inserito sia nei purificatori d’aria, che ricoprire muri o finestre, ha annunciato il giovane ricercatore che ha realizzato il progetto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad Adelaide è stato creato nuovo purificatore contro i cosiddetti composti organici volatili, agenti inquinanti e nocivi per la salute. Il congegno è alimentato a energia solare e composto di nanoparticelle.<br />
Il Nanomateriale potrebbe essere inserito sia nei purificatori d’aria, che ricoprire muri o finestre, ha annunciato il giovane ricercatore che ha realizzato il progetto, durante la Conferenza presso l’Australian Cooperative Research Centres.</p>
<p>Le esalazioni emesse dagli oggetti di uso comune che riempiono appartamenti e uffici, come quadri, fotocopiatrici, tappeti e materiale di plastica, producono composti organici volatili che contengono: formaldeide, benzene e altri combustibili tossici. Alcuni di questi composti sono dannosi e possono causare carcinomi – ha ribadito Ruh Ullah, studente di dottorato presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica della Western Australia University. Il Materiale creato contiene nanoparticelle di ossidi di metallo, che con luce, acqua e ossigeno, produce idrossidi radicali. Questi attivano una reazione chimica chiamata fotocatalisi che produce innocuo biossido di carbonio, acqua e sali minerali.</p>
<p>“Il contatto fra nanoparticelle e composti organici volatili è importantissimo, per questo sono utilizzati materiali che assicurano il contatto con tutta la superficie” ha detto Ullah. Le nanoparticelle sono state create da comuni elementi naturali come l’argento, il cobalto, il tungsteno e elementi più rari come il tantalio, l’indio, o il niobio.</p>
<p>L’ossido di tantalio più l’azoto è la migliore di queste sostanze: può trasformare il 77% del toluene in un gas semplice. Il biossido di titanio è il materiale più comune in commercio, ma non agisce sotto la luce artificiale. La sostanza ideata invece è in grado di reagire alla luce artificiale e a quella solare rimuovendo il 77% dei composti organici volatili, e può essere riutilizzata diverse volte. Gli elementi tossici provocano danni più elevati in ambienti interni piuttosto che esterni e la vita di oggi costringe le persone a passare circa il 90% del tempo dentro spazi chiusi.</p>
<p>La ricerca è stata condotta in collaborazione con la Cooperative Research Centre for Contamination Assessment and Remediation of the Environment che si occuperà della commercializzazione del prodotto.</p>
<p>Fonte: CosmosMagazine</p>
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		<title>I cavalli riconoscono la voce</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di scienziati ha dimostrato che anche i cavalli hanno la capacità di associare la voce al viso di un individuo. Per provare l’ipotesi hanno messo 40 cavalli di fronte a due addestratori da loro conosciuti. Ai cavalli è stata fatta sentire la voce (registrata) di uno dei due che li chiamava, i cavalli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un gruppo di scienziati ha dimostrato che anche i cavalli hanno la capacità di associare la voce al viso di un individuo. Per provare l’ipotesi hanno messo 40 cavalli di fronte a due addestratori da loro conosciuti. Ai cavalli è stata fatta sentire la voce (registrata) di uno dei due che li chiamava, i cavalli per tutta risposta hanno spostato il loro sguardo verso la persona a cui apparteneva la voce. Questa abilità si credeva appartenesse unicamente ai primati e ai corvi. L’esperimento è pubblicato sulla rivista Proceedings of Royal Society B.</p>
<p>Fonte: Science.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nuovo pianeta nel sistema solare</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ possibile che un pianeta mai avvistato fino ad oggi stia orbitando nelle frange più esterne del sistema solare. Troppo lontano per essere individuato dai telescopi, il potenziale pianeta è stato rintracciato a causa di un disturbo nell’orbita dei così detti corpi celesti della fascia di Kuiper, ha detto Rodney Gomes, astronomo del National Observatory [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ possibile che un pianeta mai avvistato fino ad oggi stia orbitando nelle frange più esterne del sistema solare.<br />
Troppo lontano per essere individuato dai telescopi, il potenziale pianeta è stato rintracciato a causa di un disturbo nell’orbita dei così detti corpi celesti della fascia di Kuiper, ha detto Rodney Gomes, astronomo del National Observatory di Rio de Janeiro. I Corpi della fascia di Kuiper, sono piccoli ammassi ghiacciati, situati dietro l’orbita di Nettuno che viaggiano a km di distanza gli uni dagli altri. Plutone, una volta considerato il nono pianeta del sistema solare, per esempio è uno dei più grandi della fascia con un’ampiezza di circa 2 km.</p>
<p>Ma qual è l’aspetto interessante della ricerca? Secondo nuovi calcoli alcuni corpi celesti della fascia di Kuiper, stanno percorrendo una orbita insolita. Le ipotesi sono molte, ha detto Gomes, che lo scorso giovedì ha presentato le sue ricerche a un meeting dell’American Astronomical Society. A suo avviso la spiegazione più semplice è l’esistenza di un pianeta che si trova molto lontano dal sole, ma che ha una massa abbastanza grande da esercitare la sua attrazione gravitazionale sui corpi della fascia Kuiper.</p>
<p>Per verificare la sua ipotesi Gomes ha analizzato l’orbita di 92 di essi, e comparato i risultati con un modello computerizzato con il quale ha simulato la loro distribuzione in presenza e assenza di un pianeta aggiuntivo. Secondo i calcoli di Gomes il pianeta dovrebbe avere le dimensioni di Nettuno, circa tre volte più grande della massa della Terra, e dovrebbe orbitare a circa 225 miliardi di km dal sole. Questa deviazione potrebbe tuttavia essere prodotta anche da un pianeta delle dimensioni di Marte che potrebbe allungare l’orbita dei pianetini di 8 miliardi di Km.</p>
<p>L’ipotesi di Gomes è che il pianeta possa essere appartenuto a un altro sistema solare dal quale è stato espulso per poi venire attratto dalla forza gravitazionale del Sole; oppure essersi formato nel nostro sistema, per poi essersene allontanato a causa dell’attrazione gravitazionale di altri pianeti. Tuttavia accertarsi della reale presenza del misterioso corpo celeste è alquanto difficile, visto che il Professor Gomes non è in grado di dare coordinate che consentano agli astronomi di individuarlo con il telescopio.</p>
<p>Fonte: NationalGeographic.com</p>
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		<title>Ritrovamento archeologico svela nuove informazioni circa le conoscenze astronomiche dei Maya</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1920 un gruppo di archeologi scoprì nel cuore del Guatemala, un sito di origine Maya, risalente più o meno a 1200 anni fa. La mappatura dell’area fu ultimata solo nel 1970 quando si scoprì che si trattava della città di Xultun. Unicamente nel 2010 tuttavia è stato possibile iniziare gli scavi nella convinzione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1920 un gruppo di archeologi scoprì nel cuore del Guatemala, un sito di origine Maya, risalente più o meno a 1200 anni fa. La mappatura dell’area fu ultimata solo nel 1970 quando si scoprì che si trattava della città di Xultun. Unicamente nel 2010 tuttavia è stato possibile iniziare gli scavi nella convinzione che molte delle meraviglie celate fra i resti di questa antichissima civiltà fossero andate perdute nel corso degli anni a causa di frodi e atti vandalici. Fra il gruppo di archeologici che hanno condotto le ricerche c’era anche uno studente universitario, Max Chamberlain, che lo scorso marzo ha scoperto casualmente una stanza precedentemente non notata.</p>
<p>Un colpo di fortuna perché gli scienziati si sono subito resi conto che i muri della camera erano completamente ricoperti di affreschi rupestri contenenti nuove informazioni riguardo le loro conoscenze astronomiche. Gli archeologi credono si tratti della zona di lavoro di un antico sacerdote o astrologo, perché le pareti dell’interno riportano numerose tavole numeriche.</p>
<p>Le tavole assomigliano moltissimo al Codice di Dresda, costituito di una serie di lastre di corteccia sopra le quali è indicato un codice che riproduce le fasi della luna, di venere, e le eclissi solari. Il codice risale al periodo post classico della civiltà Maya, mentre il ritrovamento nell’antica città di Xultun è del periodo classico. Gli scavi hanno inoltre portato alla luce un dipinto che raffigura un uomo con un copricapo piumato, un braccialetto di giada e un utensile per tagliare le tavole di corteccia. Il muro a est invece è pieno di geroglifici e dall’analisi rupestre gli studiosi hanno dedotto che le pareti della stanza vennero imbiancate più volte per creare nuovi spazi per scrivere.</p>
<p>I numeri invece sono rappresentati con barrette e puntini e sono inseriti all’interno di 27 tavole numeriche in colonna. All’interno delle colonne sono contenute delle date, 177 o 178 giorni, ognuno dei quali è dedicato ad una divinità. I Maya sono conosciuti per aver suddiviso movimenti lunari in semestri costituiti di 177/178 giorni.  Gli archeologi ritengono quindi che questi calcoli venissero effettuati per definire con chiarezza quale fosse il patrono di ciascuno di quei giorni. La tavola disegnata sul muro a Nord contiene solo 4 numeri, ognuno dei quali rappresenta uno specifico intervallo di tempo contenuto in un arco di 5mila anni. Ogni numero appartiene al calendario Maya, un calendario di 52 anni, e i ricercatori credono che i numeri indichino eventi ricorrenti legati al ciclo della Luna, di Venere, di Marte o Mercurio.</p>
<p>Fonte: Nature.com</p>
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		<title>Le regole di convivenza sociale non ci lasciano mai</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[anche on line]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[sentito]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mondo reale all’interno di grandi gruppi di persone gli individui sono ampiamente condizionati dalla pressione esercitata dal gruppo che tende a influenzare l’atteggiamento dell’individuo. Un gruppo di ricercatori ha tentato di capire se questo condizionamento avvenga anche all’interno dei forum on line. Gli studiosi hanno analizzato l’atteggiamento tenuto da più di 20.000 utenti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo reale all’interno di grandi gruppi di persone gli individui sono ampiamente condizionati dalla pressione esercitata dal gruppo che tende a influenzare l’atteggiamento dell’individuo.</p>
<p>Un gruppo di ricercatori ha tentato di capire se questo condizionamento avvenga anche all’interno dei forum on line. Gli studiosi hanno analizzato l’atteggiamento tenuto da più di 20.000 utenti in 20 differenti gruppi di discussione su forum on line.</p>
<p>L’85% delle persone anche se si utilizza un nickname per mascherare la propria identità, tiene un atteggiamento positivo, o quantomeno neutrale nei confronti della discussione e degli altri. Gli studiosi sostengono che anche se l’interazione è virtuale le persone sentono comunque il peso delle regole di convivenza civile, tendendo a rispettarle. La ricerca è stata pubblicata questa settimana su Scientific Report.</p>
<p>Fonte: Science.com</p>
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