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	<title>iMille » iMille – Le cose cambiano</title>
	
	<link>http://www.imille.org</link>
	<description>Le cose cambiano - Rivista per il rinnovamento dell'Italia.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 16:33:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>In Italia si mangia male? Cucina d’Italia 8+</title>
		<link>http://www.imille.org/2013/05/italia-si-mangia-male-cucina-ditalia-8/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 11:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bocchetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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		<description><![CDATA[di Alessandro Bocchetti. Ha fatto molto discutere una osservazione critica contro il comparto enogastronomico del sottosegretario alla cultura Ilaria Borletti Buitoni, da un’intervista “fuoridaidenti” su Panorama della scorsa settimana, (&#8220;In Italia s&#8217;è smesso...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Alessandro Bocchetti.</p>
<div id="attachment_22329" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-22329" alt="Ravioli di mare by GIROGUSTANDO" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/4067606935_6d5d5b0534_z-1.jpg" width="640" height="427" /><p class="wp-caption-text">Ravioli di mare by GIROGUSTANDO</p></div>
<p>Ha fatto molto discutere una osservazione critica contro il comparto enogastronomico del sottosegretario alla cultura Ilaria Borletti Buitoni, da un’intervista “fuoridaidenti” su Panorama della scorsa settimana, (&#8220;In Italia s&#8217;è smesso da tempo di mangiar bene, purtroppo. Siamo corsi dietro alle mode, ai francesi, allontanandoci dalla nostra idea di cucina&#8221;). La piccola società gastronomica italiana si è inferocita, con articoli sui blog e commenti sui social network. C’è addirittura chi sta pensando ad una lettera contro la dichiarazione del sottosegretario, firmata dai principali esponenti del settore.</p>
<p>Insomma una piccola tempesta, in parte comprensibile: pensate cosa succederebbe se un esponente del governo dichiarasse che la Fiat fa carrette invendibili sui mercati? O se in Francia un membro dell’esecutivo Hollande parlasse male della cucina parigina?</p>
<p>La cosa interessante è che su un documento redatto qualche mese fa da Italia Futura (<a href="http://www.italiafutura.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=115235&amp;t=/documenti/stampa.htm">http://www.italiafutura.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=115235&amp;t=/documenti/stampa.htm</a>) dal titolo “Cultura, ripartiamo dalle nostre origini” si individua proprio nel comparto enogastronomico una delle possibilità di ripresa per il belpaese. Citando uno studio dell’osservatorio Buyer Ttg sui tour operator internazionali, si dice che tra gli aspetti che i turisti stranieri sembrano preferire per quanto riguarda i soggiorni di lusso svetta la voce dell’enogastronomia, con il 68,2% delle preferenze, seguita dalla cultura, con il 65,5%. E se si vedono due dati diffusi dal censis si nota facilmente che il turismo enogastronomico nel 2012 è aumentato del 12% con un importante incremento degli stranieri, un giro di affari di cira 5 miliardi di € e un movimento di circa 6 milioni di turisti. Potrei andare avanti, ma il succo è sempre quello: il comparto enogastronomico è da solo la terza voce di fatturato italiana, e, incrociato con il turismo, di cui è un volano straordinario, diventa facilmente la prima. Insomma un giro di affari mirabolante che segna una realtà inconfutabile: l’enogastronomia è una possibilità reale di questo paese ed avrebbe bisogno di una politica di governo adeguata. Purtroppo invece viene vissuta coma una nicchia, come un habitat abitato da misteriosi crapuloni, un po’ Gargantua e molto Don Camillo, da guardare con il sorriso e con condiscendenza.</p>
<p>La realtà è che la ristorazione italiana sta vivendo un periodo di straordinaria vitalità, altro che mangiare male: raramente in Italia si è mangiato così bene e ci sono stati tanti riconoscimenti, con una cucina golosa e colta, fatta da grandi nomi sulla bocca di molti. Pensate che il terzo ristorante al mondo per la prestigiosa 50best (<a href="http://www.theworlds50best.com/">http://www.theworlds50best.com</a>)  è a Modena, si chiama Osteria Francescana e usa un linguaggio che sta tra italianità e mondo, con una cucina che partendo dal prodotto e dalla tradizione italiana, la sa reinterpretare con un talento unico. I suoi tavoli sono perennemente sold out, grazie ad un pubblico cosmopolita e coltissimo che ci costruisce un viaggio intorno a questa sosta. I vini italiani sono saldamente sulla bocca di tutti, grazie alla riconoscibilità e tipicità che sono tornati ad essere, dopo una oscura fase internazionalista, linguaggio comune. Ma anche la cucina tradizionale sta bene, la provincia italiana è costellata di trattorie uniche, dove si è sostituita l’allegra incoscienza tradizionale di una cucina dal basso prezzo e frutto solo di rituali ripetuti con nuove trattorie sempre più consapevoli di tecniche e prodotti. Trattorie mai dimentiche dell’insegnamento dei sapori tradizionali, che spingono molti nella provincia italiana a sedersi alle tavole di luoghi come La Crepa (<a href="http://caffelacrepa.wordpress.com/">http://caffelacrepa.wordpress.com</a>) o Amerigo (<a href="http://www.amerigo1934.it/">http://www.amerigo1934.it</a>), solo per fare due nomi su molte trattorie italiane, per riscoprire antichi sapori e ricette attualizzati dalla tecnica moderna. Fatevi un giro in langa nei mesi autunnali profumosi di terra e tartufi, vi stupiranno la quantità di automobili tedesche a zonzo, sono turisti che arrivano per godere dei paesaggi di Pavese, mangiare i tajarin di Felicin (http://www.felicin.it), spendere i propri euro e tornare in patria con l’auto piena di vino. Lo stesso si potrebbe raccontare di molte regioni dello stivale.</p>
<p>Ma a fronte di questa vitalità e di questo entusiasmo, a fronte degli allegri mercati artigiani dove giovani coltivatori e vignaioli, spesso di ritorno dalla città, offrono i propri prodotti ricercati e antichi ad un pubblico sempre più attento, il percepito della nostra classe politica è di una cosa poco importante, non seria. Vuoi mettere con il fascino delle tute blu e il suono delle sirene? Insomma rimaniamo un popolo di crapuloni sul quale non puntare troppo.</p>
<p>I cugini transalpini sanno ben valorizzare la loro cucina e i loro prodotti, con una attività di governo adeguata, noi no. Abbiamo pensato che l’enogastronomico italiano dovesse diventare un’industria, con tecniche massificate e generaliste, con un racconto della cucina stereotipato. Io nella mia attività di scrittore di vino e di cibo di qualità, incontro ogni giorno un’Italia che da sola fa viaggiare i suoi prodotti nel mondo, sui mercati, senza aiuti e appoggi dei governi, anzi spesso con svantaggi, e vince! Vince una scommessa fatta di qualità e recupero di vecchie tradizione e saperi, un mondo fatto spesso da giovani che non riuscendo a trovare altri sbocchi, riscoprono le coltivazioni dei nonni e i loro lascito e gli regalano nuovo impulso e nuova forza, è questa il segno più bello della vitalità del comparto, che non si sembra avvertire, questo dialogo con il passato, ma in una chiave moderna. Non c’è un solo cuoco, un solo produttore o agricoltore di qualità che non lo sappia, che non ne sia consapevole, determinando questa straordinaria temperie che la cucina italiana sta vivendo. Nomi come Gennaro Esposito, Davide Scabin, Carlo Cracco, Antonino Cannavacciulo, Fulvio Pierangelini, volano di bocca in bocca, non grazie ai successi televisivi, ma grazie alla loro cucina.</p>
<p>Ma questo mondo che incontro tutti i giorni da solo non ce la può fare completamente, non ce la può fare con un disinteresse politico che rasenta l’affronto. Con un racconto fatto male, in maniera pacchiana e stanca. Perché su una cosa ha ragione la Borletti: non che si mangia male, anzi si mangia benissimo, ma non riusciamo a raccontarlo, a recuperare un valore culturale, sociale ed economico del cibo italiano. E questo è colpa nostra, non dei politici, nostra di una società gastronomica che non riesce a raccontarsi come il meraviglioso lavoro dei nostri cuochi, artigiani e contadini meriterebbe. E se non lo facciamo noi, perché dovrebbe un sottosegretario in filo di perle, che come molti dei ricchi italiani ha storicamente mangiato male? Senza troppa attenzione, perché la narrazione del cibo in italia è sempre stata pop(olare), basata su uno straordinario prodotto medio, non su eccellenze aristocratiche come la francia. E infatti dove guradano le nostre elites per fare un affronto alla nostra cucina?</p>
<p>Sarebbe il momento di rimboccarsi le maniche, tutti insieme, con la politica dalla nostra parte e iniziare a fare questo racconto e a cogliere le opportunità, perché anche io “Se c&#8217;è una cosa al mondo che detesto, è mangiar male” ed in Italia non accade!</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>Rifiuti Zero: realtà o miraggio?</title>
		<link>http://www.imille.org/2013/05/rifiuti-zero-realta-miraggio/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 05:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filippo Zuliani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[discarica]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritore]]></category>
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		<category><![CDATA[trattamento rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Energisauro e Filippo Zuliani. Certamente gli italiani non amano gli inceneritori. Oggi nel nostro paese è difficile immaginare uno sviluppo rapido degli inceneritori tradizionali o di nuova generazione. Le polemiche sul recente avvio...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di <a href="http://www.energisauro.it">Energisauro</a> e <a href="http://www.energiaemotori.wordpress.com">Filippo Zuliani</a>.</p>
<p><a href="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/clintonlandfill.jpg"><img class="aligncenter" alt="" src="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/clintonlandfill.jpg" width="590" /></a></p>
<p>Certamente gli italiani non amano gli inceneritori. Oggi nel nostro paese è difficile immaginare uno sviluppo rapido degli inceneritori tradizionali o di nuova generazione. Le polemiche sul recente avvio degli impianto di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/02/parma-si-accende-linceneritore-pizzarotti-non-ce-lha-fatta/">Parma</a> e <a href="http://www.ecoblog.it/post/66493/inceneritore-torino-un-corteo-contro-il-mostro-di-gerbido">Torino</a> sono solo l&#8217;ultima di una <a href="http://www.nimbyforum.org/">lunga serie di proteste e opposizioni in Italia</a>. Il motto ricorrente è semplice: no agli inceneritori, sì alla raccolta differenziata.</p>
<p>L’opinione pubblica italiana ha rigettato l&#8217;avvio di nuovi inceneritori per diversi motivi:<br />
- Rilascio di ceneri, scorie e emissioni inquinanti, diossina in primis. Per questi esiste una legislazione che ne regola le emissioni, come normale per qualsiasi impianto industriale, ma secondo alcune associazioni tali limiti sono ancora troppo permissivi;<br />
- Pessimo meccanismo di incentivazione, solo successivamente cambiata, che ha premiato gli impianti riconoscendo i rifiuti in ingresso quale materia rinnovabile (i famigerati CIP6);<br />
- Potenziale disincentivazione della raccolta differenziata, per il maggior potere calorifico di carta e plastica;<br />
- Concessioni e appalti poco trasparenti;<br />
- Impianti troppo costosi.</p>
<p>Non sorprende dunque che il numero di inceneritori operativi in Italia sia praticamente stazionario: 50 impianti erano attivi nel 2003, 53 nel 2010. Secondo i Comuni che aderiscono alla “Strategia rifiuti zero” [1] e secondo i comitati che si oppongono alla costruzione degli inceneritori, come a Parma e Torino, si potrebbero ridurre i rifiuti da mandare in discarica del 98% con <a href="http://gestionecorrettarifiuti.it/no-inceneritore/alternative.html">tre sole e semplici mosse</a>: 1) diminuzione del 20% della produzione annuale di rifiuti, 2) massimizzazione del riciclo sull&#8217;esempio di alcuni comuni che raggiungono percentuali dell’80%, 3) nuovi impianti per il trattamento delle frazioni indifferenziate.</p>
<p>Per capire se sia davvero possibile percorrere le alternative è necessario chiarire brevemente la filiera della gestione dei rifiuti. Volendo dividere in tre macroaree, i rifiuti possono essere:</p>
<p>- riciclati, come plastica, vetro, metalli e similari oppure trattati in impianti di compostaggio, come per la frazione umida dei rifiuti urbani, con cui produrre fertilizzante naturale o biogas in impianti di digestione anaerobica;<br />
- inceneriti, come solitamente avviene per la frazione secca o indifferenziata, con cui si produce energia elettrica e, ove possibile, calore in cogenerazione;<br />
- mandati in discarica.</p>
<p>La situazione italiana è schemarizzata in figura [2].</p>
<p><a href="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/italia-rifiutiv2.png"><img class="aligncenter" alt="italia-rifiutiv2" src="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/italia-rifiutiv2.png" width="380" /></a></p>
<p>Attualmente lo smaltimento in discarica costituisce circa il 50% dell&#8217;intera filiera dei rifiuti in Italia, in quanto è semplice ed economico, mentre un 15% viene destinato agli incenitori. Va da sè che il nodo da aggredire riguarda più il ricorso alle discariche per smaltire i rifiuti che non il ricorso agli inceneritori. La situazione italiana confrontata alla media europea si vede nella figura sotto [2].</p>
<p><a href="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/europa-rifiuti.png"><img class="aligncenter" alt="europa-rifiuti" src="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/europa-rifiuti.png" width="520" /></a></p>
<p>Alcuni paesi come Germania, Austria e Paesi Bassi hanno eliminato il conferimento dei rifiuti in discarica. Esse sono utilizzate per lo stoccaggio delle ceneri dei termovalorizzatori o dei residui degli impianti di trattamento biologico e compostaggio. In questi paesi si raggiunge una quota media del 60% di riciclaggio o compostaggio di rifiuti. Il restante 40% viene comunque energeticamente recuperato tramite inceneritori.</p>
<p>Si può dunque dire no alle discariche e agli inceneritori, come sostenuto dai comitati &#8220;Rifiuti Zero&#8221;? Per quel che concerne la riduzione della quantità di rifiuti prodotti gli ultimi dati disponibili indicano cheogni italiano oggi produce produce in media 536 kg di rifiuti all’anno. Purtroppo dal 2006 il dato si è ridotto solamente del 2,5%  [2] in linea con la <em>performance</em> europea. Sul settore della raccolta differenziata il consolidamento delle politiche e delle normative comunitarie volte alla riduzione dei rifiuti, in particolare dei rifiuti biodegradabili, hanno dato frutti considerevoli. A livello di UE 27, tra il 2006 e il 2010 si è registrata un miglioramento del 14%. Il dato si diversifica notevolmente sul territorio dell’Unione. In Italia certamente esistono enormi margini di miglioramento, evidenti analizzando le differenze tra macroaree geografiche, come evidenziato in figura.</p>
<p><a href="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/italia-rifiuti-nordcentrosud.png"><img class="aligncenter" alt="italia-rifiuti-nordcentrosud" src="http://energiaemotori.files.wordpress.com/2013/05/italia-rifiuti-nordcentrosud.png" width="500" /></a></p>
<p>Il grafico mostra un trend in crescita per la percentuale di raccolta differenziata ma siamo ancora molto indietro rispetto agli obiettivi Nazionali (35% raggiunto nel 2010 contro un obbiettivo del 50% già nel 2009). In più, la differenza tra Nord (49%) e Sud (22%) è ancora davvero marcata. In Italia vi sono alcuni esempi virtuosi come Treviso (74%), Pordenone (70%), Rovigo (63%) mentre altri grandi centri urbani come Palermo e Catania sono fermi sotto al 7%.</p>
<p>Ciò che oggi sembra essere d&#8217;ostacolo per un rapido raggiungimento di tali obiettivi in tutti i comuni Italiani è prima di tutto il problema dei costi: secondo ISPRA se i costi della gestione della indifferenziata per kg di rifiuto sono molto simili tra Nord, Centro e Sud, quelli della raccolta differenziata al Sud sono più che doppi rispetto al resto d&#8217;Italia. Per quel che concerne i nuovi impianti di trattamento che i comitati &#8220;Rifiuti Zero&#8221; anelano, ci si riferisce agli impianti di Trattamento Meccanico Biologico per il trattamento di rifiuti indifferenziati per il recupero di materia e, conseguentemente, per la riduzione della quota destinata in discarica.</p>
<p>Di seguito le percentuali medie dei prodotti in uscita da tali impianti nel 2010: 42% frazione secca da inviare in discarica, 20% biostabilizzato, non utilizzabile come concime in agricoltura ma utile per applicazioni di recupero ambientale,  14% CDR, combustibile da rifiuti da inviare ad incenerimento, 6% frazione umida, 2% carta, plastica, metalli, vetro, 16% altro [2]. Altrimenti detto, se ipoteticamente in Italia inviassimo l&#8217;intera parte dei rifiuti che oggi finisce in discarica o ad incenerimento (il 65%), verso nuovi impianti di Trattamento Meccanico Biologico, rimarrebbe comunque una grossa fetta (36%) di frazione secca o combustibile da rifiuti che non avrebbe ulteriori margini di riciclo e sarebbe da destinare quindi nelle solite discariche/inceneritori.</p>
<p>La componente secca dei rifiuti indifferenziati, quella che oggi viene “incenerita” nei Paesi Europei più “virtuosi”, è quindi la più delicata e quella su cui la ricerca si sta sviluppando. Due sono tecnologie più interessanti e maggiormente citate: 1) l&#8217;estrusore, già applicata in Italia dal 2007 nell’impianto di Vedelago (Treviso) e recentemente a Colleferro (Roma) e Tergu (Sardegna), consente di convertire la metà della frazione secca dei rifiuti in sabbie per uso industriale, destinando il resto in discarica; 2) l&#8217;arrowbio, già installata a Tel Aviv e Sydney, consente invece il recupero di materia da residui indifferenziati e riduce al 25% la frazione destinata in discarica. Lo svantaggio della tecnologia arrowbio è di essere &#8220;site specific&#8221; e di poco agevole estensione alla realtà nazionale [3].</p>
<p>In conclusione, replicare il modello di gestione dei rifiuti dei principali Paesi Europei basato su una robusta frazione destinata all&#8217;incenerimento non sembra una strada ideale per l&#8217;Italia, oltre ad essere difficilmente proponibile per l&#8217;opposizione dei comitati locali.</p>
<p>Le alternative esistono ma necessitano di scelte strategiche di lungo periodo da parte del governo. In specifico: 1) la riduzione “a monte” della produzione di rifiuti deve coinvolgere l’industria di produzione e di imballaggio; 2) l’aumento della percentuale di differenziata non è immediato ed alcuni grandi centri sono ancora molto lontani dagli obiettivi (7% rispetto al 60% da raggiungere); 3) le tecnologie alternative di cui sopra vanno studiate caso per caso per una potenziale messa in posa su scala nazionale.</p>
<p>Con ciò non si vuole sostenere che i risultati proposti da “Rifiuti Zero” siano irraggiungibili nè che non si debba nemmeno provarci. Si vuole invece sottolineare che non prendere seriamente in considerazione la portata di un progetto di rivoluzione nella gestione dei rifiuti &#8211; perché di questo stiamo parlando &#8211; sottovalutando le inerzie in gioco può essere davvero pericoloso, soprattutto alla luce della condizione attuale di discariche e finanze pubbliche italiane. Certamente è doveroso che la politica inizi a trattare il tema “rifiuti” con minore superficialità. Non un consiglio, ma un dovere.</p>
<p>******<br />
<i>Note a piè pagina</i><br />
[1] <a href="http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/">Rifiuti Zero</a><br />
[2] <a href="http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/rifiuti2012/rapporto-rifiuti-2012-estratto.pdf">ISPRA, Rapporto Rifiuti 2012</a><br />
[3] <a href="http://www.federambiente.it/open_attachment.aspx?I0=abe0b8c3-25d4-47d0-91b1-7bb2a55b6ef9">Federambiente, Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia.</a>iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>La censura e l’ignoranza</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 06:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Gasparrini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Boldrini]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Fabri Fibra]]></category>
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		<description><![CDATA[di Lorenzo Gasparrini. Da circa un mese c’è una parola che ha assunto una particolare popolarità sui giornali e in rete, pur se riguardo notizie ed eventi differenti. La parola è “censura”. E’...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Lorenzo Gasparrini.</p>
<p><div id="attachment_22307" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AV%C3%B1_censuraandueza.jpg"><img class="size-full wp-image-22307" title="By Carlos adanero (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons" alt="" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/censura.jpg" width="590" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">By Carlos adanero (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons</p></div>Da circa un mese c’è una parola che ha assunto una particolare popolarità sui giornali e in rete, pur se riguardo notizie ed eventi differenti. La parola è “censura”.</p>
<p>E’ tornata prepotentemente in voga da un mese circa, da quando <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/04/17/Primo-Maggio-Fabri-Fibra-dopo-esclusione-Rap-noncapito-_8566803.html" target="_blank">si diffuse la notizia</a> che il rapper Fabri Fibra sarebbe stato escluso dalla partecipazione al tradizionale concerto del 1 Maggio a Roma, su richiesta dell’associazione D.i.Re. Tutti i “difensori” del rapper riempirono le proprie stizzite e indignate dichiarazioni della parola “censura”, anche se del tutto inadeguata alla situazione.</p>
<p>Inadeguata perché la censura, per definizione, viene posta in essere da un’autorità pubblica e prevede di mettere a tacere un personaggio pubblico, impedendogli qualunque forma di espressione del suo pensiero, oppure la messa al bando di un prodotto che veicoli quella espressione (libro, film, canzone, etc.). Ma in questo caso chi ha deciso l’esclusione del rapper non è un’autorità pubblica, bensì il comitato organizzatore del concerto; in più, a Fabri Fibra non è stato certo impedito né di esibirsi altrove né di continuare a vendere i suoi dischi. Quindi, per quanto la decisione del comitato organizzatore sia – e ci mancherebbe – discutibile, non si tratta di un atto di censura. Ma tant’è, per settimane non s’è usata altra espressione.</p>
<p>Non dev’essere parso vero a tanti titolisti di avere pronta una parola del genere quando Boldrini, Presidente della Camera, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_intervista-57946683/" target="_blank">ha rilasciato una intervista</a> a Concita De Gregorio raccontando della quotidiana quantità di minacce e insulti che riceve via web. Determinata a non ricevere più sgradevoli e inquietanti messaggi del genere, “minacce di morte, di stupro, di sodomia, di tortura”, Boldrini ne ha fatto non un caso personale bensì una questione collettiva, ponendosi sia il problema degli insulti e minacce a sfondo sessuale ormai immancabili per qualunque esponente politico di sesso femminile, che quello di come perseguire in maniera efficace i reati commessi tramite web – appunto, insulti, minacce, stalking.</p>
<p>L’avesse mai fatto. Dal quel giorno stesso, un banale controllo con Google <a href="https://www.google.it/search?q=boldrini+censura+web" target="_blank">può confermarlo</a>, è partita una frenesia titolista collettiva – dal quotidiano nazionale alla micro testata online – per la quale Boldrini sembra aver dichiarato di voler varare una legge censoria per il web, oppure di voler fermare “l’anarchia”(?) della rete, o entrambe le cose. Il fenomeno è quantomeno grottesco. Se io scendessi per strada a minacciare di morte i passanti sarei – giustamente – arrestato in breve tempo, e se dichiarassi che si censura la mia libertà d’espressione sarei pure dichiarato matto da legare. Invece se Boldrini dichiara di voler approntare una misura legislativa rapida ed efficace di fronte a</p>
<blockquote><p>pagine in cui uomini con nome e cognome, dati a cui corrispondono persone reali, scrivono &#8220;ti devono linciare, puttana&#8221;, &#8220;abiti a 30 chilometri da casa mia, giuro che vengo a trovarti&#8221;, &#8220;ti ammanetto di chiudo in una stanza buia e ti uso come orinatoio, morirai affogata&#8221;, &#8220;gli immigrati mettiteli nel letto, troia&#8221;. Accanto alla foto della donna sgozzata: &#8220;Per i Boldrini in rete ecco l&#8217;Islam in azione&#8221;</p></blockquote>
<p>allora lei sarebbe quella che auspica una censura per la rete, e giù dichiarazioni di ogni sorta in difesa della libertà d’espressione. Cosa che, come minimo, si può tranquillamente dire che non c’entra un bel niente.</p>
<p>I problemi che l’intervista di Boldrini ha sollevato sono perlomeno due: il fatto che tantissimi si sentano autorizzati, nel contestare una qualunque dichiarazione fatta da una persona di sesso femminile, a profondersi in battute, sarcasmi e minacce di natura sessuale; e il fatto che non appena si prova a regolare il fenomeno della comunicazione in rete, a qualunque livello e per qualunque fenomeno, s’inneschi una stucchevole e ipocrita &#8216;querelle&#8217; tra “tecnolibertari” e “tecnofobici” che, nella migliore delle ipotesi, non serve a risolvere niente. E sono due problemi né politici né legislativi, ma squisitamente culturali.</p>
<p>Sì, culturali: perché se poi accade che a scusarsi con Boldrini <a href="http://www.gazzettino.it/italia/cronacanera/minacce_e_foto_os_del_presidente_boldrini_il_giornalista_si_scusa_pubblicamente/notizie/278829.shtml" target="_blank">sia un giornalista</a> “indagato per diffamazione aggravata per aver pubblicato su Facebook un fotomontaggio con una falsa foto osè della Presidente della Camera”, allora appare piuttosto chiaramente che la questione è pochissimo tecnologica. Costui è un professionista appartenente a un ordine, che ha pure sottoscritto un codice deontologico. La sua è libertà d’espressione? Va difesa dall’ingerenza dell’autorità? Su carta si sarebbe permesso una cosa del genere? Perché si è sentito così “libero” su un social network?</p>
<p>A rendere il tutto ancora più ipocrita sta una realtà che riguarda proprio il mezzo, Facebook, usato dal giornalista. Com’è possibile per chiunque constatare facilmente (<a href="http://natafemmina.blogspot.it/2013/04/ha-detto-facebook-gesu-piange-ma-la.html" target="_blank">qui un esempio</a> tra i tanti che è possibile ricercare o sperimentare da sé), Facebook ha da anni uno strano modo di gestire le possibilità espressive dei suoi utenti: mentre il social network letteralmente pullula di siti semipornografici, neonazisti, neofascisti, antisemiti <a href="http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_15/nazisti_facebook_nazirock_cutri_02337206-b2f2-11dd-8d03-00144f02aabc.shtml" target="_blank">e altro</a>, la cui eliminazione periodica è lenta ed evidentemente inefficace, si sa che chi pubblica una foto di una donna che allatta, <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_02/facebook_mamme_allattano_4bc44848-d8ac-11dd-8512-00144f02aabc.shtml" target="_blank">si ritrova l’account sospeso</a> nel giro di poche ore. Non c’è da stupirsi che, in un “ambiente” del genere, anche un professionista dell’informazione si sentisse autorizzato a comunicare in quel modo. Facebook è un’azienda privata e può regolarsi come crede, dato che chi si iscrive le cede sostanzialmente tutti i diritti sulle proprie espressioni. Rimane però il fatto che le leggi regolano anche le espressioni tra privati – e nessuno si lamenta della “censura” che caratterizzerebbe i reati di diffamazione, calunnia, minacce.</p>
<p>Non credo che sia una mancanza legislativa a rendere possibili pratiche comunicative in rete che trapassano facilmente in reati, né a scatenare particolari violenze espressive. C’è ancora evidentemente una generale volontà di intendere la rete come una sorta di universo parallelo, dove tutto è possibile e impunibile perché non c’è un vero e proprio legame con la “realtà”. Non è così; ed è ben triste che si vedano auspicare applicazioni di leggi più efficaci e polizie più efficienti per realizzare quella che dovrebbe essere una norma culturale civile – in rete e in presenza.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>La disabilità e il discorso di Enrico Letta</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 07:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bocchetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessando Bocchetti. Di disabilità ha parlato il neo Presidente del Consiglio sul finire del suo discorso della corona, per chiedere la fiducia alla camera, nel passaggio “servizi sanitari e quelli del trasporto...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">di Alessando Bocchetti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.imille.org/2013/05/la-disabilita-il-discorso-di-enrico-letta/chair-89156_640/" rel="attachment wp-att-22295"><img class="aligncenter size-full wp-image-22295" alt="chair-89156_640" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/chair-89156_640.jpg" width="640" height="423" /></a>Di disabilità ha parlato il neo Presidente del Consiglio sul finire del suo discorso della corona, per chiedere la fiducia alla camera, nel passaggio “servizi sanitari e quelli del trasporto pubblico, con una particolare attenzione per i disabili e non autosufficienti”. Cavolo, come ho fatto a non pensarci prima? Come mai non mi era venuto in mente? Eppure era così semplice: il problema della disabilità in questo paese si risolve con una maggiore attenzione ai trasporti. Non sto nella pelle, penso a quando tornerò a casa e dirò a Martino: “tranquillo, che questo governo ha deciso di prendere di petto la questione”.</p>
<p>Se non fosse drammatico sarebbe ridicolo. Ma davvero si deve parlare di disabilità in questo modo?</p>
<p>Non una parola sull’integrazione, sull&#8217;attuazione della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_ONU_per_i_diritti_delle_persone_con_disabilità">carta dei diritti dei disabili,</a> che in teoria abbiamo firmato e che ci siamo impegnati ad applicare, stranamente questa non dice una sola parola sui trasporti, però ne dice tantissime e meravigliose su tutto il resto.</p>
<p>Non una sola parola sulla legge sui caregifter, vera base su cui regge il welfare sulla disabilità, attraverso il quotidiano sacrificio di famiglie e singoli che meriterebbero di vedersi riconosciuto qualche diritto. Non una parola sull’emergenza dell&#8217;integrazione scolastica, eccellenza italiana cancellata dai tagli. Potrei andare avanti per parecchio con un elenco di frasi che avrei voluto ascoltare e non sono state pronunciate.</p>
<p>Il problema è ancora una volta inquadrare la questione nella giusta prospettiva. Riconoscere che siamo dinanzi un problema di negazione di diritti in deroga con tutte le dichiarazioni dello stato, dal dettato costituzionale alla recente risoluzione Onu, in una situazione di illegalità diffusa e giustificata.</p>
<p>Altro che trasporti, la condizione del disabile e delle sue famiglie in Italia è di effettiva fragilità, un problema di diritti negati. Non solo siamo lontanissimi da una vita “normale”, ma anche lontanissimi da una vita “accettabile”. Pensate che con scarsi 500 € al mese, in una situazione di mancanza pressoché totale di servizi, si possa vivere, pagando anche l’Imu sulla casa di abitazione, nel caso abbiamo la fortuna di possederne una? Pensiamo che le notti di noi genitori, in mancanza di un welfare che si occupi adeguatamente di un dopo di noi siano tranquille? Non passa giorno senza che io mi domandi, cosa sarà di Martino finito il periodo scolare, cosa farà (faremo) delle sue giornate. Manca completamente una progettualità, in questo come in altri governi. Non si fa nulla per prendere un’emergenza democratica di petto e cercare di risolverla. Un tabù, che fatico a giustificarmi, non può essere una mera questione di fondi, perché i denari sufficienti sono molto meno di quelli per la TAV o i famigerati cacciabombardieri. La questione è culturale e di volontà: non si sente questo come un problema reale in tutta la sua gravità. Cosa faremo in costanza di norme apertamente razziste, di leggi razziali discriminanti? Quanto alto sarebbe l’indignazione popolare? Invece qui nulla, solo un silenzio assordante intorno a noi.</p>
<p>Ecco, noi di fatto ci troviamo in questa condizione, cittadini di serie B, nella generale indifferenza. Aspetto ancora una parola dal mio partito, una parola sull’argomento, una presa di posizione. Attendo un governo che metta nella sua agenda l’affaire disabilità tra le priorità. Non è un problema privato, una questione piccola, che interessa una minoranza. Recenti studi americani danno in un rapporto che sfiora il 20% l’ incidenza della disabilità nelle nuove generazioni. Se poi pensate ai familiari, vedrete chiaro come si tratti di numeri impressionanti, di una situazione di vera emergenza sociale. Ma tranquilli, il problema dei trasporti dei “picchiatelli” sarà tempestivamente risolto dal governo Letta. Ora sì che a casa mia si dorme tranquilli… Sigh!iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-22291"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/la-disabilita-il-discorso-di-enrico-letta/' data-shr_title='La+disabilit%C3%A0+e+il+discorso+di+Enrico+Letta'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/la-disabilita-il-discorso-di-enrico-letta/' data-shr_title='La+disabilit%C3%A0+e+il+discorso+di+Enrico+Letta'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/la-disabilita-il-discorso-di-enrico-letta/' data-shr_title='La+disabilit%C3%A0+e+il+discorso+di+Enrico+Letta'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>Graduatorie degli insegnanti. Come disboscare la selva oscura</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 12:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Rocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione & Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Rocchi. Nelle more di un concorso a cattedra che si sta rivelando alla fine non molto più breve di quelli vecchi pre-graduatoria e di cui non si vede ancora chiaramente la...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">di Francesco Rocchi.</p>
<div id="attachment_22283" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-22283" alt="MICROSTORIE DI ARVALIA by PORTOBESENO" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/5094472872_4933b3cdff_z.jpg" width="640" height="425" /><p class="wp-caption-text">MICROSTORIE DI ARVALIA by PORTOBESENO</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nelle more di un concorso a cattedra che si sta rivelando alla fine non molto più breve di quelli vecchi pre-graduatoria e di cui non si vede ancora chiaramente la conclusione, può essere non del tutto inutile rivolgere ancora una volta lo sguardo al problema delle graduatorie degli insegnanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Delle storture di questo sistema ormai del tutto screditato, molto s&#8217;è già detto a <a href="http://www.imille.org/2013/01/il-mercato-del-lavoro/">gennaio</a> scorso, ma forse ora si può vedere di ripercorrere quella disamina riprendendone alcuni punti ed integrandola con altre considerazioni, nonché con qualche &#8220;proposta provvisoria&#8221;. Dal momento infatti che con l&#8217;assegnazione delle cattedre mediante concorso il sistema si avvia a diventare ancora più complicato, e visto che non è affatto chiaro se questo governo avrà la possibilità e le idee per cambiare radicalmente la scuola italiana, bisognerà forse adattarsi a sistemare l&#8217;esistente cercando di introdurre qualche elemento di ragionevolezza, ovvero qualche aggiustamento amministrativo di corto raggio, semplice e rapido, che serva a diminuire un pochino la pressione sul precariato scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando a suo tempo le graduatorie furono introdotte, ormai più di dieci anni fa, l&#8217;età media dei neo-immessi in ruolo si abbassò. Sembrò un miglioramento e forse lo fu, ma dipese semplicemente dal fatto che il nuovo canale di assunzione non era ancora ingolfato e i nuovi abilitati, appartenenti alle coorti di laureati più giovani, si trovavano a godere di quello che nei primissimi cicli della SSIS poteva anche sembrare un canale privilegiato. Poiché però gli abilitati erano più degli assunti, nelle graduatorie si sono create code abnormi all&#8217;interno delle quali i precari hanno ricominciato ad invecchiare, riportando l&#8217;età media dei neo-immessi a ruolo ai livelli precedenti e minacciando di alzarla a livelli mai raggiunti prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se l&#8217;argomento meriterebbe qualche approfondimento, si può ritenere ragionevole che avere insegnanti giovani sia un vantaggio per la scuola e per gli studenti. E d&#8217;altra parte è assolutamente ovvio che tenere i docenti in uno stato di precarietà che si prolunga per lustri e lustri sia indegno di un Paese civile. Se dunque vi devono essere cambiamenti nel funzionamento delle graduatorie, devono essere tali da accorciare il tempo di purgatorio trascorso dai docenti nelle graduatorie. Chi obiettasse che questo non è il modo più adatto per assumere i migliori insegnanti avrebbe perfettamente ragione, ma gli si potrebbe in ogni caso rispondere che la semplificazione e la razionalizzazione di un sistema purtroppo non immediatamente eliminabile (eliminazione che sarebbe comunque la scelta migliore e più coraggiosa) farebbero comunque bene a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima complicazione riguarda la cadenza dell&#8217;aggiornamento dei punteggi: al momento i punteggi si rinnovano ogni tre anni, mentre invece il rinnovo dovrebbe semplicemente essere annuale, dato che annuali sono le immissioni a ruolo. L&#8217;ultima volta che i docenti hanno comunicato alle province il proprio punteggio è stato nel 2011, ma sulla base di quei punteggi sono state assegnate le cattedre anche nel 2012, e lo saranno nel 2013. Questo vuol dire che in questi ultimi anni chi ha guadagnato punti, spesso sopravanzando altri colleghi, è comunque rimasto dietro ad altri docenti che magari, nel frattempo, hanno fatto altro lavori o, semplicemente, sono stati meno fortunati nel trovare supplenze. Che senso ha tutto ciò, visto che il discrimine per l&#8217;assunzione è proprio la quantità di punti? Nessuno, ma d&#8217;altronde la ratio del portare la durata delle graduatorie da due a tre anni non nasceva da preoccupazioni di funzionalità: è stato un provvedimento preso durante il ministero di Mariastella Gelmini su spinta della Lega, la quale, se avesse potuto, avrebbe del tutto bloccato il rinnovamento delle graduatorie (cristallizzandole per l&#8217;eternità, parrebbe). Non potendosi avallare una tale assurdità (mirata a non far salire i precari dal sud al nord), si è deciso di rendere meno appetibile il cambio di graduatoria trasformandola in triennale. Il risultato è stato una vessazione per tutti i precari in GAE, al nord come al sud: chi nel 2011 si è inserito in una graduatoria con poco lavoro non può andarsi a cercare una situazione migliore prima del 2014. Di fatto, il sistema favorisce la disoccupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda considerazione riguarda il vincolo provinciale. Ad oggi un insegnante è tale soltanto per una delle province italiane, quella in cui è in graduatoria. Nelle altre, almeno per quel che riguarda le scuole statali, egli non esiste affatto. Sempre al tempo della Gelmini era stata introdotta una regola interessante: la possibilità di essere inseriti in quattro diverse graduatorie. Si scatenò una feroce guerra tra poveri. I candidati del nord, in genere con meno punti, temevano di essere sopravanzati da quelli in arrivo dal sud. Alla fine si convenne di lasciare le indicazioni delle quattro province, ma con il famoso inserimento in coda: prima tutti i vecchi candidati già in graduatoria, poi i nuovi aggiunti, anche se con punteggio più alto. Era un sistema che di fatto selezionava in base all&#8217;origine dell&#8217;insegnante (e quindi razzista), ma quando i ricorsi sono arrivati ad effetto il sistema era già stato abolito, e quindi non se n&#8217;è fatto niente. Val la pena ricordare che uno Stato nazionale si definisce, tra le altre cose, anche per il fatto di non avere limiti alla circolazione al proprio interno. Ciò non sembra valere per gli insegnanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora: perché non permettere ai candidati di mettersi in graduatoria in quante province vogliono? È evidente che in questo modo si favorisce chi ha tanti punti, ma d&#8217;altra parte questo sistema cerca e premia statutoriamente chi ha punteggi alti. In tal modo si mettono in comunicazione la domanda e l&#8217;offerta di lavoro in maniera più razionale, evitando così di nominare professori non ancora abilitati nelle province carenti di docenti e di mantenere disoccupati professori stra-abilitati ed esperti nelle province dove questi sono troppi. Va aggiunto che non è affatto un male premiare chi accetta di inseguire un lavoro anche a centinaia di chilometri di distanza rispetto a chi il lavoro lo vuole necessariamente sotto casa: anche se le ragioni per non muoversi da casa possono essere tante e fondate, in primo luogo familiari, queste non devono diventare un diritto di prelazione ipso facto, senza contare che anche adesso tante madri e tanti padri sono costretti ad andare a lavorare lontano, solo che possono farlo in una provincia sola (ed escludendo la propria!). Questo semplice intervento, che con la digitalizzazione delle domande non sarebbe nemmeno particolarmente complicato da gestire, troverebbe sicuramente una opposizione feroce, ma non sarebbe per questo meno giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso principio si potrebbe applicare non solo alle graduatorie ad esaurimento, ma anche alle graduatorie d&#8217;Istituto, laddove certe storture sono ancora più evidenti. Un professore precario può indicare solo venti scuole in cui fare supplenze brevi (quelle &#8220;dei presidi&#8221;). Per i professori di materie specifiche insegnate in poche scuole (come greco nei classici o cartografia negli istituti nautici) è impossibile trovare in una provincia sola venti scuole che le abbiano nel curricolo. D&#8217;altra parte, per chi insegna italiano, inglese, storia o altre materie trasversali, limitarsi a 20 scuole significa lasciarne fuori decine o centinaia. Perché non permettere agli insegnanti di inserirsi in quante scuole vogliono e in quante province vogliono? Che male si fa? Cosa si teme? Un docente teme di essere scavalcato, ovvio, ma quanto può funzionare un sistema che alza steccati e barriere sempre più fitti tra i lavoratori e il lavoro, al fine di garantire alcune persone a scapito di altre?</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo infine alla stortura creata dalle diverse classi di concorso. Il sistema attuale, esito di uno stratificarsi di esigenze che con la scuola e la didattica non hanno niente a che fare e di cui sopra abbiamo dato qualche piccolo esempio, prevede che si possa essere in graduatoria in più materie, ma che i punti guadagnati con l&#8217;anzianità di servizio possano essere riversati soltanto in una materia (come già ricordavamo a gennaio). Se qualcuno è stato così bravo da prendere l&#8217;abilitazione sia in italiano che in storia dell&#8217;arte, ad esempio, può progredire soltanto in una delle due graduatorie. Si potrebbe obiettare che non ha senso assegnare punti alla graduatoria di storia dell&#8217;arte se il docente ha insegnato italiano. Ma è un&#8217;obiezione che non ha senso. In primo luogo, il docente in questione non funziona a compartimenti stagni: l&#8217;esperienza che egli accumula nella pedagogia, nella didattica e nella vita scolastica in genere si riflettono su tutte le materie che lui &#8211; o lei &#8211; può insegnare. In secondo luogo, neanche il legislatore sembrava così preoccupato di &#8220;dividere le razze&#8221; in maniera così netta: la necessità è nata quando si è notato che i professori pluriabilitati erano avvantaggiati sugli altri con meno abilitazioni. Inserendo nel sistema questa &#8220;incomunicabilità delle graduatorie&#8221;, si è scelto di favorire i secondi &#8211; più numerosi e più interessanti come bacino di raccolta sindacale e politica &#8211; a scapito dei primi. Il risultato è un netto ribasso della qualità: un professore con più abilitazioni non solo ha un&#8217;esperienza e un bagaglio maggiori (che due lauree o due abilitazioni siano meglio di una, dovrebbe essere pacifico&#8230;), ma è più facile da gestire per il ministero: può coprire più cattedre e tappare più buchi di una persona che deve essere destinata sempre alla stessa materia. A riprova del fatto che la materia in sé c&#8217;entra poco con i punti da assegnare, si noti cosa accade nelle materie che in parte si sovrappongono e nel sostegno. Nel primo caso, si arriva all&#8217;assurdo che un professore che per anni ha insegnato, ad esempio, italiano, latino e greco viene ritenuto meno meritevole di punti di chi ha insegnato il solo latino od italiano, facendo diventare così il greco un titolo di demerito (non entro qui nel merito dell&#8217;utilità del classico, perché non c&#8217;entra niente con la ratio dell&#8217;esempio). Nel caso del sostegno, poi, la regola è che il punteggio acquisito con questo valga in tutte le classi di concorso. Chi per dieci anni si è occupato (meritoriamente, si intende) di ragazzi disabili può quindi alla fine entrare di ruolo in una materia che di fatto non ha mai insegnato, secondo una logica opposta a quella delle altre materie.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il sistema non è bloccato soltanto per il taglio delle risorse, ma anche perché negli anni si sono sovrapposti interventi poco organici mirati a far fronte a rivendicazioni di corto respiro sostenute con forza da blocchi di interesse articolati ora intorno a sindacati ora attorno a formazioni politiche i cui fini non sembravano essere quelli della qualità della scuola. Ora che si fa? Gli Americani hanno un bel modo di dire: &#8220;Se vuoi uscire dal fosso, smetti di scavare&#8221;. Smettere di scavare vuol dire prendere finalmente decisioni coerenti ed efficaci, a costo di incontrare resistenze anche urlate e scomposte, e cominciare a perseguire il bene della scuola, non gli interessi particolari e di bottega.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è il caso di discutere qui se ciò sia fattibile, perché quand&#8217;anche non lo fosse non sarebbe comunque meno necessario.</p>
<p>iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-22282"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/graduatorie-degli-insegnanti-disboscare-la-selva-oscura/' data-shr_title='Graduatorie+degli+insegnanti.+Come+disboscare+la+selva+oscura'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/graduatorie-degli-insegnanti-disboscare-la-selva-oscura/' data-shr_title='Graduatorie+degli+insegnanti.+Come+disboscare+la+selva+oscura'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/graduatorie-degli-insegnanti-disboscare-la-selva-oscura/' data-shr_title='Graduatorie+degli+insegnanti.+Come+disboscare+la+selva+oscura'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>Zanda e Finocchiaro, l’intempestività dei dinosauri</title>
		<link>http://www.imille.org/2013/05/zanda-finocchiaro-lintempestivita-dei-dinosauri/</link>
		<comments>http://www.imille.org/2013/05/zanda-finocchiaro-lintempestivita-dei-dinosauri/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 17:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristiana Alicata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cristiana Alicata. Non fa una piega la proposta presentata da Zanda e Finocchiaro già ribattezzata legge “anti-movimenti”. Non fa una piega perché i partiti sono il fondamento della democrazia e chi si candida...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Cristiana Alicata.</p>
<div id="attachment_22275" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-22275" alt="dinosauri 2008 by ho visto nina volare" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/2357159795_a27e30fcc2_z.jpg" width="640" height="480" /><p class="wp-caption-text">dinosauri 2008 by ho visto nina volare</p></div>
<p>Non fa una piega<a href="//www.corriere.it/politica/13_maggio_20/proposta-anti-movimenti_10bae510-c149-11e2-9182-3948fb309202.shtml"> la proposta </a>presentata da Zanda e Finocchiaro già ribattezzata legge “anti-movimenti”.</p>
<p>Non fa una piega perché i partiti sono il fondamento della democrazia e chi si candida alle elezioni deve essere un soggetto giuridico riconosciuto che tuteli la democrazia interna. Cosa pensiamo di Grillo lo abbiamo scritto spesso e io continuo a pensarla <a href="http://www.imille.org/2011/05/di-tutta-un%E2%80%99erba-un-grillo-e-le-cose-che-tornano-tornano/">così</a>. <a href="http://www.imille.org/2011/05/di-tutta-un%E2%80%99erba-un-grillo-e-le-cose-che-tornano-tornano/" target="_blank"><br />
</a></p>
<p>C’è solo una gigantesca trave nell’occhio di chi ha visto la pagliuzza nell’occhio dei movimenti. Anzi ce ne sono parecchie di travi.</p>
<p>C’è la mancata legge sul conflitto di interessi. Per dirne una. Che democrazia tutelata abbiamo in assenza di quella legge? Gli ultimi 20 anni sono il diario di quell&#8217;assenza.</p>
<p>C’è che a parte il PD non è chiaro come sia tutelata la democrazia interna degli altri partiti. Acclamazione?</p>
<p>Ed anche nel PD spesso sappiamo che le primarie sono comunque “inquinabili” e ancora non risulta esserci alcun provvedimento serio in questo senso. Lo dico con affetto e amore nei confronti di un partito che, almeno, è l’unico che ci prova.</p>
<p>Ci sono le fondazioni, vedere ultima puntata di Report.</p>
<p>O i parlamentari pagati dalle lobbies, vedere ultima puntata delle Iene.</p>
<p>C’è che nessun partito per ora ha mai espulso nessuno se non in caso di avviso di garanzia e quindi nessun partito è stato in grado di tutelarsi dalle cattive pratiche come il voto di scambio, per dirne una. O per corruzione. Per dirne un&#8217;altra.</p>
<p>C’è che chi lo dice, per esempio, che convocare le primarie parlamentari tra Natale e Capodanno sia tutelare la democrazia?</p>
<p>C’è che un partito che conta 101 franchi tiratori che rivoltano completamente lo scenario politico nazionale contravvenendo a una decisione democratica non è una cosa che racconta esattamente di sana democrazia interna.</p>
<p>E c’è, infine, che domenica e lunedì si va a votare &#8211; a Roma, mica a Frattocchie &#8211; e il PD è a pezzi. Insomma i dinosauri, forse per via della prossima estinzione, non hanno esattamente brillato in tempestività. Il Movimento 5 Stelle ringrazia.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-22274"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/zanda-finocchiaro-lintempestivita-dei-dinosauri/' data-shr_title='Zanda+e+Finocchiaro%2C+l%E2%80%99intempestivit%C3%A0+dei+dinosauri'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/zanda-finocchiaro-lintempestivita-dei-dinosauri/' data-shr_title='Zanda+e+Finocchiaro%2C+l%E2%80%99intempestivit%C3%A0+dei+dinosauri'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/zanda-finocchiaro-lintempestivita-dei-dinosauri/' data-shr_title='Zanda+e+Finocchiaro%2C+l%E2%80%99intempestivit%C3%A0+dei+dinosauri'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>Il PD può essere un partito transnazionale?</title>
		<link>http://www.imille.org/2013/05/il-pd-puo-essere-partito-transnazionale/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 12:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raoul Minetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa & Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Ruta. Fabrizio Barca ha scritto una bella memoria sulla riforma dei partiti che ha come obiettivo quello di stimolare una riflessione, in primo luogo all’interno del Partito Democratico. L’idea di fondo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Michele Ruta.</p>
<div id="attachment_22265" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-22265" alt="Europa by loungerie" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/5683855660_32ee41da98_z.jpg" width="640" height="471" /><p class="wp-caption-text">Europa by loungerie</p></div>
<p>Fabrizio Barca ha scritto una bella memoria sulla riforma dei partiti che ha come obiettivo quello di stimolare una riflessione, in primo luogo all’interno del Partito Democratico. L’idea di fondo è che la partecipazione attiva ai processi politici è la risposta necessaria alla crisi di legittimità, oltre che di efficienza, delle istituzioni. Per questo, il buon governo richiede una nuova forma partito. L’idea mi ha appassionato. Ho quindi provato a chiedermi cosa ciò volesse dire per i processi di integrazione europea e mondiale, che sono i temi che studio (e vivo) ormai da diversi anni. Queste sono le mie brevi riflessioni.</p>
<p><b>La crisi dei partiti e dell’integrazione europea ed internazionale sono intimamente legate. </b>Come dice Barca, la mancanza di forme associative sovranazionali in un contesto di trasferimento di potere al di fuori degli stati nazionali è una delle cause della crisi dei partiti (pagina 11). Aggiungo io, tale mancanza è uno dei motivi fondamentali per cui l&#8217;Europa (e il processo di globalizzazione più in generale) sono in crisi. I partiti, fermandosi ai confini nazionali, non permettono quella selezione di competenze e quel trasferimento di conoscenze che è indispensabile a legittimare e governare efficientemente questi processi di integrazione.</p>
<p><b>Un partito moderno può, quindi, essere tale solo se ha un&#8217;organizzazione transnazionale.</b> Un partito, cioè, che permetta il processo di mobilitazione cognitiva (la trasmissione di conoscenze attraverso il dibattito) a tutti i livelli di governo: regionale e nazionale (come giustamente dice Barca a pagina 37), ma anche europeo e globale. Questo vuol dire andare molto al di là del semplice confronto tra partiti nazionali o a deboli forme di associazione (come nel Partito Socialista Europeo), ma ripensare la forma partito in termini nuovi che travalichino i confini nazionali, come è già per il consumo, la produzione, il lavoro e (nel caso di molti di noi) la famiglia.</p>
<p>La strada, d&#8217;altra parte, l&#8217;accenna pure Barca quando nell&#8217;addendum fa riferimento all&#8217;articolo 11 della Costituzione come a uno dei convincimenti di un partito di sinistra.<b> Il principio della &#8220;limitazione di sovranità per il bene comune&#8221; che vale per l&#8217;ordinamento statuale dovrebbe guidare da subito anche l&#8217;organizzazione del partito nel suo  rapporto con gli altri partiti di sinistra in Europa, prima di tutto, e nel mondo.</b> In altri termini, penso che una forma di partito transnazionale non debba essere un vago obiettivo per un indefinito futuro, ma parte integrante delle istanze di riforma di cui Barca si è fatto voce oggi.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-22264"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/il-pd-puo-essere-partito-transnazionale/' data-shr_title='Il+PD+pu%C3%B2+essere+un+partito+transnazionale%3F'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/il-pd-puo-essere-partito-transnazionale/' data-shr_title='Il+PD+pu%C3%B2+essere+un+partito+transnazionale%3F'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/il-pd-puo-essere-partito-transnazionale/' data-shr_title='Il+PD+pu%C3%B2+essere+un+partito+transnazionale%3F'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>La lunga vita dell’austerity</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Gennaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[di Gloria Gennaro. Alla luce del nuovo pacchetto di riforme sul Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea, ripercorriamo le tappe dell’austerity in materia fiscale. È arrivato il momento di cambiare? Il 12...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Gloria Gennaro.</p>
<div id="attachment_22262" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-22262" alt="IMG_3670 by gigilivorno" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/3318681309_24095ca626_z.jpg" width="640" height="427" /><p class="wp-caption-text">IMG_3670 by gigilivorno</p></div>
<p><i>Alla luce del nuovo pacchetto di riforme sul Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea, ripercorriamo le tappe dell’austerity in materia fiscale. È arrivato il momento di cambiare?</i></p>
<p>Il 12 marzo 2013 la Commissione Europea ha annunciato l’emanazione di un nuovo pacchetto di riforme, chiamato “Two Pack”, che va a modificare i requisiti del Patto di Stabilità e Crescita. Come il nome suggerisce, la misura è costituita da due regolamenti incentrati sulla sorveglianza e la correzione dei bilanci nazionali che sforano i target fissati fin dal 1997, anno in cui il Patto di Stabilità fu emanato. Il Two Pack è passato curiosamente inosservato, in un momento in cui il dibattito sull’uscita dalla crisi fra promotori dell’austerità e sostenitori dell’espansione fiscale sembra dare i primi segni di cambiamento in favore di questi ultimi. Tuttavia i nuovi regolamenti rafforzano in particolar modo la supervisione dei budget nazionali andando a rafforzare l’impatto delle misure prese in precedenza, sensibilmente orientate ad un approccio di austerità. È interessante ricostruire il cammino fin qui fatto al fine di collocare il dibattito all’interno di un quadro di politiche europee in evoluzione.</p>
<p><b>L’origine: obiettivi chiari.</b> Lo Stability and Growth Pact, firmato nel 1997, formalizza i famosi vincoli di bilancio già definiti a Maastricht, ovvero il 3% per il deficit e il 60% per il debito. L’obiettivo di medio termine è quindi quello di un disavanzo perlomeno vicino allo zero. Nonostante la scelta dei numeri sia altamente contestabile, e di fatto contestata, la misura comporta i benefici della chiarezza negli obiettivi di medio termine, sottolineando la necessità di far convergere verso una direzione comune le differenti situazioni fiscali dei paesi all’interno dell’unione. Una procedura di deficit eccessivo (EDP), che comporta sanzioni per gli eventuali mancati sforzi di consolidazione, è stata introdotta per rendere concreti gli obiettivi prefissati (in verità già presente nei trattati).</p>
<p><b>La prima riforma: responsabilità agli stati.</b> Tuttavia, dopo falliti tentativi da parte della Commissione di ricorrere alla EDP (procedure lanciate contro Francia, Germania e Portogallo non hanno mai trovato la necessaria approvazione del Consiglio) e l’interruzione degli sforzi di consolidazione fiscale nei vari paesi che avevano preceduto l’introduzione dell’Euro, nel 2005 il Patto di Stabilità viene riformato. Si preferisce in questa occasione lasciare la possibilità agli stati membri di fissare i propri obiettivi di bilancio di medio termine, che devono ad ogni modo rientrare in un disavanzo non superiore all’1% del PIL. Viene comunque definito un cammino di aggiustamento annuale dello 0,5% del PIL. Se, quindi, nella prima versione del Patto si concedeva minore flessibilità negli obiettivi, pur permettendo discrezionalità nei mezzi per raggiungerli, con la riforma del 2005 si predilige un approccio basato su un percorso di convergenza certo. In corrispondenza a tutto ciò si è voluto alleggerire la EDP, introducendo delle scappatoie in caso di gravi condizioni economiche e non meglio specificati “altri fattori rilevanti”. Appare evidente che nel 2005 si sia tentata una responsabilizzazione degli Stati, garantendo da un lato maggiore flessibilità per meglio accomodare eventuali shock asimmetrici o, semplicemente, differenti fondamentali economici, pretendendo però dall’altro un percorso condiviso di consolidazione fiscale.</p>
<p><b>La seconda riforma: focus sul debito. </b>La riforma del 2005 non ha tuttavia portato i risultati sperati. Il quadro troppo complesso ha permesso un’applicazione discrezionale delle regole, basata più sulla “peer pressure” che su reali meccanismi di sanzione. Per questo motivo la riforma del 2011, il cosiddetto “Six Pack”, si concentra principalmente sull’introduzione di riferimenti più chiari e di sanzioni. In particolare, si definisce una regola di spesa per raggiungere l’obiettivo di medio termine, modulata in base alla dimensione del debito. Quest’ultimo è la vera novità del pacchetto di riforme. Difatti per la prima volta si stabilisce un criterio autonomo per la riduzione del debito (mentre prima la si considerava una conseguenza della riduzione del deficit): i paesi il cui debito supera il 60% del PIL dovranno ridurre la differenza dal target di un ventesimo ogni anno per tre anni. Il rispetto della regola sul debito è garantito dall’introduzione della EDP anche nel caso, per l’appunto, di debito eccessivo (non più solo deficit).</p>
<p><b>La vittoria dell’austerity e il nuovo focus sulla trasparenza. </b>È evidente che la seconda riforma del Patto di Stabilità ha marcato la vittoria delle politiche di austerità. La riforma successiva, il famoso “Fiscal Compact” del marzo 2012, non ha fatto altro che precisare i termini della convergenza, indicando quale limite al deficit strutturale lo 0,5% del PIL ed eventuali giustificazioni per gravi situazioni economiche. La novità probabilmente più importante, cioè l’inserimento di regole di bilancio nelle legislazioni nazionali, va anch’essa nella direzione di rafforzare il controllo dei bilanci pubblici. L’austerità viene talvolta innalzata al rango di precetto costituzionale. Il recente Two Pack, così come il Semestre Europeo, introduce invece maggiore trasparenza fra stati riguardo i bilanci pubblici, nonché la possibilità di contestare tali bilanci qualora le regole del Patto di Stabilità non venissero rispettate. Pertanto, ci troviamo di fronte ad un rafforzamento degli strumenti già esistenti, attraverso nuovi meccanismi di supervisione, piuttosto che ad un indurimento degli strumenti stessi.</p>
<p><b>Il dibattito inascoltato.</b> Sembra tuttavia, almeno fino al marzo 2013, che il legislatore europeo rimanga sordo alle critiche che si sollevano sempre più forti nei confronti dell’austerity a tutti i costi. Ricordiamo che per un paese come l’Italia l’applicazione del criterio di riduzione del debito (circa 130% del PIL) comporterebbe una riduzione annua del 3,5%. L’Italia si avvia verso l’uscita, prevista per fine maggio, dalla procedura per deficit eccessivo aperta nel 2009. Il deficit viene difatti stimato dalla Commissione in calo nel 2013 e 2014. Bisogna però osservare che l’Ocse prevede, al contrario, un deficit in aumento per il nostro paese nel 2014, pari al 3,8% del PIL. Di fronte a previsioni discordanti e a forti segnali di inefficacia dell’austerity (o forse di efficacia a lungo termine, ma con forti costi di aggiustamento nel breve e medio periodo), ci si chiede quanto sia credibile chiedere ai paesi dell’Eurozona un impegno pressoché incondizionato alla consolidazione in una congiuntura economica del tutto sfavorevole. La Commissione dimostra comunque di non voler aggiustare il tiro.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>Via l’IMU o via noi!</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Bovi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[pressione fiscale]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Maurizio Bovi.</p>
<div id="attachment_22249" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.flickr.com/photos/b-mike/6005588620/"><img class="size-full wp-image-22249" alt="By °mic°" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/6005588620_c74ce2dffb_z-e1368784151980.jpg" width="590" height="395" /></a><p class="wp-caption-text">By °mic°</p></div>
<p>Il geniale politico ha un diktat, una conditio sine qua non che ultimamente ripete come un mantra: via l’IMU, altrimenti via noi. Fantastico, leviamo l’IMU e l’Italia spazzerà via tutti i suoi problemi socio-economici! La “logica” economica è che, non pagando l’IMU, ripartirebbero i consumi e gli investimenti. Ecco le parole di Berlusconi recentemente pronunciate al TG4: “È cosa buona e giusta quella di non far pagare l’IMU a giugno, è cosa ingiusta quella di aver introdotto un&#8217;imposta sulla casa come l’IMU. È un’imposta che tocca il bene più sacro, il pilastro su cui ogni famiglia ha il diritto di costruire la sicurezza propria e dei figli. Andare a toccare la casa induce paura, timore nella psicologia delle famiglie; ciò comporta una negatività diffusa, per cui le famiglie cominciano ad avere incertezze, a consumare meno e a non investire più”.</p>
<p>Pur con tutte le note differenze, l’ICI e l’IMU sono imposte abbastanza simili nel senso di colpire la casa. Infatti Berlusconi vuole eliminare l’IMU proprio come nel giugno 2008 eliminò l’ICI, che era in vigore dal 1992. Dato che grazie a Berlusconi abbiamo vissuto un periodo senza IMU/ICI, si può andare a vedere come la presenza e l’assenza di questo odiato balzello abbia inciso su quello che il nostro chiama la “negatività diffusa” e se questo atteggiamento abbia indotto a “consumare meno e a non investire più”. Il grafico seguente riporta l’andamento del clima di fiducia delle famiglie italiane negli ultimi decenni. Prima di commentare il grafico, una premessa è doverosa. Questo genere di analisi, per avere un minimo di scientificità, dovrebbe tentare di isolare l’effetto dell’imposta da tutto il resto. Diciamo che io la propongo qui così come Berlusconi la propone nei TG. Anzi, io almeno mi avventuro in qualche grafico.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22247" alt="IMU" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/IMU-e1368783770103.jpg" width="590" height="287" /></p>
<p>Dai dati si può facilmente notare come il periodo in cui, pur tra alti e bassi, si materializza la “negatività diffusa” di cui parla Berlusconi è l’inizio del millennio in corso. In modo perfido si potrebbe dire che il pessimismo cosmico coincide con il “decennio di Berlusconi”. Ma torniamo a noi. La negatività indotta dall’ICI-IMU non coincide con l’entrata in vigore dell’imposta sulla casa: per circa un decennio (1992-2001), dover pagare l’ICI non ha inciso sulla fiducia degli italiani. D’altronde, la parte “No-ICI” di cui agli anni 2008-2012 non mostra un trend crescente. Sembra piuttosto seguire un sentiero di discesa intervallato da riprese piuttosto effimere. Più o meno lo stesso si può dire con riferimento ai mesi di vigenza dell’IMU montiana (cfr. la parte finale grigia del grafico).</p>
<p>Il seguente grafico dà conto dell’andamento della variazione congiunturale dei consumi delle famiglie italiane in termini reali.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22248" alt="IMU2" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/IMU2.jpg" width="587" height="304" /></p>
<p>Si vede abbastanza chiaramente che l’imposta che “tocca quanto di più sacro ha la famiglia italiana” non pare averne influenzato negativamente i consumi. Dettagliando un po’ di più si può dire, ad esempio, che l’abolizione dell’ICI del giugno 2008 è stata seguita da un calo nei consumi, mentre l’introduzione dell’IMU nel 2012 è stata contestuale a un rimbalzo dei consumi  (per l’andamento degli investimenti, che certo ha problemi ben diversi dall’IMU, si veda il mio precedente <a href="http://www.imille.org/2013/04/il-balzo-indietro-dellitalia/" target="_blank">post</a>).</p>
<p>Naturalmente, avvenimenti come la crisi dei mercati finanziari culminata con il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers hanno inciso non poco su queste evoluzioni. Ma il punto è proprio questo: ricattare un governo per far abolire un’imposta potrebbe essere lecito, al limite, se dietro ci fossero studi seri e approfonditi sulle conseguenze economiche della stessa. In proposito, è forse opportuno richiamare <a href="http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/recommendations_2011/swp_italy_it.pdf" target="_blank">quanto recentemente</a> ha scritto la Commissione Europea sulle principali priorità che il nostro Paese si trova di fronte (suggerimenti simili si trovano nei rapporti del FMI, dell’OCSE, ecc.): “carenze strutturali di lunga data hanno ridotto la capacità dell’Italia di resistere agli shock economici e di assorbirli (…). L’elevato debito pubblico continua a pesare notevolmente sull’economia italiana (…). La perdita di competitività esterna dell’economia italiana evidenzia il problema dell’Italia in relazione alla crescita della produttività”. Dell’IMU, gli analisti della Commissione si sono occupati solo per dire che l’IMU potrebbe aver influito sul mercato immobiliare, il quale, però, è “indebolito considerevolmente soprattutto a causa della profonda recessione economica e della limitata capacità di accedere ai finanziamenti.”</p>
<div></div>
<div></div>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>Più polizze per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 13:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emidio Picariello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti & Società]]></category>
		<category><![CDATA[copertura assicurativa]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[scalfarotto]]></category>

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		<description><![CDATA[di Emidio Picariello. &#160; Mettiamo un po’ d’ordine nella questione dell’estensione della polizza di assistenza sanitaria ai conviventi degli omosessuali che siedono in parlamento. I Parlamentari devono obbligatoriamente sottoscrivere una polizza sanitaria a...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Emidio Picariello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_22238" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/agenziami/2553550894/"><img class="size-full wp-image-22238" alt="Foto di agenziami" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/parlamento2.jpg" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di agenziami</p></div>
<p>Mettiamo un po’ d’ordine nella <a href="http://www.linkiesta.it/telese-diritti-gay">questione</a> dell’estensione della polizza di assistenza sanitaria ai conviventi degli omosessuali che siedono in parlamento.</p>
<p>I Parlamentari devono obbligatoriamente sottoscrivere una polizza sanitaria a pagamento. Possono &#8211; pagando in più &#8211; aggiungere il marito, la moglie o il convivente <em>more uxorio</em>. Nella scorsa legislatura Anna Paola Concia aveva chiesto di pagare in più per sua moglie (sono sposate in Germania) Ricarda. Non le era stato risposto, sono passati i cinque anni, non ha potuto fare ricorso. Di fatto tutti i parlamentari, pagando, potevano coprire il proprio coniuge, tranne i parlamentari omosessuali. Cosa è successo oggi? Scalfarotto ha fatto la stessa richiesta. Gli è stato risposto &#8211; con un voto dell’ufficio di Presidenza della Camera &#8211; che poteva <a href="http://www.ivanscalfarotto.it/2013/03/14/la-legge-come-scritta/">farlo</a>.</p>
<p>Resta un fatto: chiunque vada in un’agenzia assicurativa può stipulare una polizza identica a quella dei parlamentari, pagando, come fanno loro, coprendo il convivente <em>more uxorio</em>, come fanno loro, coprendo il convivente omosessuale, come fanno loro. Quindi, in questo caso, non esiste nessun “privilegio della casta” (forse condizioni migliori di quelle che si trovano sul mercato? Sarebbe da verificare). Si tratta solo dell’affermazione di un principio: alla Camera, quello che vale per gli etero vale per gli omosessuali.</p>
<p>Stabiliti i fatti, si scopre che non c’è nulla di cui indignarsi, anzi: se siete fra quelli che credono che una società in cui le coppie etero e le coppie gay sono uguali, dovreste essere contenti. Sono segnali, alcuni meno importanti, come questo, altri più importanti, come il fatto che domani Scalfarotto, Tinagli e Zan presenteranno una proposta di legge contro l&#8217;omofobia e la transfobia, scritta dalla Rete Lenford e firmata da più di 200 parlamentari di molti partiti diversi.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-22237"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/piu-polizze-tutti/' data-shr_title='Pi%C3%B9+polizze+per+tutti+'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/piu-polizze-tutti/' data-shr_title='Pi%C3%B9+polizze+per+tutti+'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http://www.imille.org/2013/05/piu-polizze-tutti/' data-shr_title='Pi%C3%B9+polizze+per+tutti+'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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