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	<title>iMille » iMille – Le cose cambiano</title>
	
	<link>http://www.imille.org</link>
	<description>Le cose cambiano - Rivista per il rinnovamento dell'Italia.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 May 2012 13:34:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Salari, crisi e riforma del lavoro</title>
		<link>http://www.imille.org/2012/05/salari-crisi-riforma-del-lavoro/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 10:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clemente Pignatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[art 18]]></category>
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		<description><![CDATA[di Clemente Pignatti. Il dibattito, spesso compulsivo, sulla riforma del mercato del lavoro non ha mai affrontato i suoi possibili effetti sui salari. Eppure la questione dovrebbe essere rilevante. Da un ventennio in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Clemente Pignatti.</p>
<div id="attachment_17671" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.flickr.com/photos/finsec/278796851/"><img class="size-full wp-image-17671" title="278796851_b999a033c6_z" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/278796851_b999a033c6_z-e1337942858782.jpg" alt="" width="590" height="442" /></a><p class="wp-caption-text">Di Finsec</p></div>
<p>Il dibattito, spesso compulsivo, sulla riforma del mercato del lavoro non ha mai affrontato i suoi possibili effetti sui salari. Eppure la questione dovrebbe essere rilevante. Da un ventennio in Italia i salari seguono il livello stagnante della produttività, con chiari effetti negativi sul livello dei consumi. La crisi è quindi intervenuta in un contesto già debole, facendo svanire ogni possibilità di attutire la recessione attraverso il sostegno della domanda interna.  La teoria economica suggerisce che i regimi di protezione dell’impiego possono invece avere un effetto rilevante sui salari (come <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788823821149/Economia_dei_mercati_del_lavoro_imperfetti/Tito_Boeri.html" target="_blank">affermano</a> Tito Boeri  e Van Ours nel loro libro &#8220;Economia dei mercati del lavoro imperfetti&#8221;).</p>
<p><strong><em>Effetto sostituzione</em></strong></p>
<p>Il livello dei salari varia a seconda della competizione che sussiste per un determinato posto di lavoro. Maggiore offerta di lavoro tende infatti a diminuirne il salario associato, semplicemente perché il datore di lavoro ha una maggiore possibilità di trovare un candidato adatto che è disposto a ricevere un salario inferiore. In particolare i disoccupati, non percependo alcuno stipendio, sarebbero disposti ad accettare per un determinato posto di lavoro un salario più basso di quello attualmente offerto.  Questa competizione dovrebbe abbassare il livello degli stipendi, specialmente per le  mansioni poco qualificate dove vi è più ampia sostituibilità tra lavoratori. Forti sistemi di protezione dell’impiego frenano però questa spinta verso il basso, perché isolano parzialmente chi ha un lavoro dalla competizione dei disoccupati. Licenziare ed assumere comporta costi elevati e procedure complesse, che riducono per l’impresa la  possibilità di sostituire i propri lavoratori. Chi ha un lavoro può quindi idealmente ottenere un salario interamente maggiorato dei costi di licenziamento e assunzione. In pratica, ottiene salari più elevati quanto più elevata è la sua protezione contro il rischio di licenziamento. Il Grafico 1 conferma il ragionamento e dimostra come effettivamente economie con più forti sistemi di protezione dell’impiego hanno in media aumenti salariali più elevati.</p>
<p><em>Grafico 1: Regime di protezione dell’impiego e tasso di crescita salari reali, Paesi UE 27, 2000-2011</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico11.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-17664" title="grafico1" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico11.jpg" alt="" width="527" height="316" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Fonte: Elaborazione su dati OCSE e Economist Intelligence Unit</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il dualismo tuttavia non avviene esclusivamente tra occupati e disoccupati, ma anche fra diverse categorie di occupati. Alti livelli di protezione per i lavoratori permanenti isolano questi dalla competizione dei lavoratori precari, che difficilmente possono ambire a prendere il loro posto. Questo aumenta il potere contrattuale dei lavoratori permanenti, che come dimostra il grafico 2 hanno in media livelli salariali superiori a quelli dei lavoratori part-time e (soprattutto) a tempo determinato. Interessante è anche esaminare la posizione dei lavoratori autonomi, che hanno redditi più elevati dei salari dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato in Paesi come il Belgio, la Germania, l’Olanda e la Danimarca; ma decisamente inferiori in Paesi come la Polonia e la Spagna (e verosimilmente l’Italia), dove la categoria di lavoratori autonomi molte volte include forme mascherate di lavoro dipendente (ad esempio con contratti co.co.pro. in Italia).</p>
<p><em>Grafico 2: Media dei salari orari di lavoratori part-time, a tempo determinato e redditi dei lavoratori autonomi come percentuale dei salari dei lavoratori a tempo indeterminato, 2010</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico21.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-17665" title="grafico2" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico21.jpg" alt="" width="517" height="329" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Fonte: Elaborazione su dati dell’ International Institute for Labour Studies</em><em></em></p>
<p style="text-align: left;">La posizione salariale relativa dei lavoratori precari rispetto a quelli a tempo pieno e indeterminato sembra poi peggiorata dall’inizio della crisi, soprattutto in quei Paesi, come la Spagna e ancora una volta si può ipotizzare una situazione simile in Italia, caratterizzati da mercati del lavoro fortemente duali (Grafico 3).  Questo dimostrerebbe come il peggioramento salariale non coinvolga tutte le categorie di lavoratori allo stesso modo, ma i lavoratori precari in maniera superiore rispetto a quelli permanenti. In Paesi con mercati del lavoro più equi e meno segmentati, come la Danimarca, i salari dei lavoratori precari sembrano invece aver tenuto o addirittura aumentato la loro posizione relativa durante la crisi.</p>
<p><em>Grafico 3: Variazione della media dei salari orari di lavoratori part-time e a tempo determinato come percentuale dei salari dei lavoratori a tempo indeterminato, 2007 – 2010</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico3.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-17666" title="grafico3" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico3.jpg" alt="" width="587" height="389" /></a></p>
<div>
<p style="text-align: center;"><em>Fonte: Elaborazione su dati dell’International Institute for Labour Studies</em></p>
<p>Seguendo questi ragionamenti, la riforma in discussione in Parlamento dovrebbe diminuire la protezione legislativa dei lavoratori permanenti (riduzione dei campi di applicazione del diritto di reintegro) e facilitare l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari (sgravi fiscali), anche se forti dubbi rimangono rispetto all’efficacia di questi incentivi. Questo dovrebbe diminuire il potere contrattuale e quindi i salari dei lavoratori a tempo indeterminato, possibilmente a vantaggio di una maggiore occupazione e più alti salari per disoccupati e precari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Effetto alternativa</em></strong></p>
<p>Il potere contrattuale dei lavoratori dipende però anche dall’alternativa che questi hanno nel caso rifiutino una determinata offerta di lavoro perché il salario proposto viene considerato troppo basso. In questo caso i regimi di protezione dell’impiego hanno un effetto indiretto sui salari. Il lavoratore che ha rifiutato un’offerta di lavoro rimarrebbe infatti temporaneamente disoccupato e dovrebbe continuare la propria ricerca di lavoro. Forti sistemi di protezione dell’impiego possono allungare la durata di questa fase di ricerca, perché tendenzialmente presentano più alte barriere all’assunzione. Il grafico 3 dimostra effettivamente come Paesi con forti sistemi di protezione dell’impiego siano associati a più alti tassi di disoccupazione di lungo periodo (superiore ad un anno).</p>
<p><em>Grafico 4:</em> <em>Regime di protezione dell’impiego e disoccupazione di lungo periodo, 2000-2011 per 27 Paesi UE</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico4.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-17667" title="grafico4" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico4.jpg" alt="" width="527" height="316" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Fonte: Elaborazione su dati Eurostat e OCSE</em></p>
<p>I datori di lavoro consapevoli di questo possono offrire salari più bassi a lavoratori che rischierebbero di rimanere a lungo disoccupati nel caso non dovessero accettare una determinata offerta di lavoro. Il grafico 3 dimostra esattamente come gli aumenti salariali siano più bassi quanto più alta è la percentuale di disoccupazione di lungo periodo. In questo caso quindi, regimi di protezione dell’impiego più stringenti hanno un effetto negativo sui salari.</p>
<p><em>Grafico 5: Disoccupazione di lungo periodo e tasso di crescita salari reali, 2000-2011 per 27 Paesi UE</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico5.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-17668" title="grafico5" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/grafico5.jpg" alt="" width="527" height="316" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> <em>Fonte: Elaborazione su dati Economist Intelligence Unit e OCSE</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rispetto a questo “effetto alternativa”, la riforma del mercato del lavoro dovrebbe avere conseguenze positive sui salari. Primo, la maggiore flessibilità del mercato del lavoro dovrebbe ridurre la quota di disoccupazione di lungo periodo. Secondo, l’estensione dei sussidi di disoccupazione ad una platea più vasta di lavoratori dovrebbe rendere l’alternativa della disoccupazione meno gravosa, diminuendo il costo associato al rifiuto di un’offerta di lavoro e aumentando quindi il potere contrattuale dei lavoratori.</p>
<p><strong><em>Chi vince e chi perde</em></strong></p>
<p>Ricapitolando, i lavoratori permanenti dovrebbero avere un effetto negativo sui loro salari dettato dalla maggiore competizione sul mercato del lavoro (effetto sostituzione) e qualche effetto positivo legato  alla minore incisività della disoccupazione di lungo periodo (effetto alternativa). I salari dei lavoratori precari invece dovrebbero avere effetti positivi sia per la riduzione del gap legislativo con i lavoratori permanenti (effetto sostituzione) che per la loro parziale inclusione nei sistemi di sussidi di disoccupazione (effetto alternativa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>iMille analizzano il programma di Grillo e M5S – Capitolo Istruzione, Università e Ricerca</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 18:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iMille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Continuiamo oggi con il capitolo Istruzione, Università e Ricerca, dopo i capitoli Energia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div id="attachment_17655" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.flickr.com/photos/sarasculli/3546501358/"><img class="size-full wp-image-17655" title="3546501358_e4895cb703_b" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/3546501358_e4895cb703_b-e1337885490989.jpg" alt="" width="590" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">Di Sara Fasullo</p></div>
<p>iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Continuiamo oggi con il capitolo Istruzione, Università e Ricerca, dopo i capitoli <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s/" target="_blank">Energia</a> e <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s-capitolo-stato-cittadini/" target="_blank">Stato e Cittadini</a>. Per ogni capitolo forniamo anche un indicatore sintetico. Abbiamo contato:</p>
<p>1) i punti intrinsecamente contraddittori/incoerenti ; <strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong> “proposte incoerenti”<br />
2) i punti ovvi o già realizzati o senza indicazione concreta <strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong><strong></strong>; “proposte ovvie o già realizzate”<br />
3) i punti utili, cioè sensati e concreti <strong></strong>; <strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong> “proposte utili”</p>
<p>Per il capitolo <strong>Istruzione, Università e Ricerca</strong> abbiamo contato: 4 rossi; 12 gialli; 2 verdi</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Note preliminari: Università e Ricerca non compongono una sezione seprata del programma del M5S : di Università si parla nel capitolo «Istruzione», mentre di Ricerca si parla nel capitolo «Salute<em>»</em>. Sembrerebbe quindi che l’unica Ricerca della quale valga la pena occuparsi sia solo quella applicata, di ambito medico/ambientale. Nessun riferimento alla ricerca fondamentale o tecnologica. </em></p>
<h4 style="text-align: center;">ISTRUZIONE</h4>
<p><strong><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Abolizione della legge Gelmini </strong></p>
<p><strong></strong>Così formulato non vuol dire nulla. Ciò che è evidenziato più sotto per l’Università vale anche per la scuola: crea più problemi che vantaggi. Cosa significa comunque abolire? Ritornare allo status quo ante? Sarebbe costoso (8 miliardi di Euro) e poco utile. Piuttosto si distribuiscano meglio le risorse date, applicando il Titolo V e responsabilizzando le Regioni (si veda per un <a href="http://www.imille.org/2012/05/tg3-berlinguer-scuola-tagli/" target="_blank">approfondimento</a>).</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti</strong></p>
<p>I dati OCSE che abbiamo <a href="http://www.imille.org/2011/08/sulle-nuove-tecnologie-la-scuola-e-da-bocciare" target="_blank">commentato</a> a suo tempo su iMille hanno evidenziato come le performance scolastiche sono correlate con l’uso del PC a casa, ma non con l’uso a scuola: i dati sono analoghi in pressoché tutti i paesi analizzati da OCSE e ci dicono anche che un uso intensivo del computer a casa o a scuola produce un effetto negativo sulle performance in <em>digital reading</em>.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale</strong></p>
<p>Già <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm" target="_blank">legge </a>dello stato, dal 2008 (art. 15 comma 2 L. 133/2008: 2). Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall&#8217;anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell&#8217;istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione <em>di secondo grado</em> sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet e mista. A partire dall&#8217;anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all&#8217;adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.</p>
<p><strong><strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo</strong></p>
<p><strong></strong>Anche se il problema sono i costi. Molti comuni hanno iniziato sperimentazioni in tal senso, ma devono interromperle per carenza di fondi.</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica</strong></p>
<p><strong></strong>La scuola non statale è pubblica. Quella non statale che non fa parte del sistema pubblico invece non riceve finanziamenti.</p>
<p>Se invece si intende l’abolizione della Legge di parità, sarebbe non solo – questo sì – contro il mandato costituzionale, ma anche controproducente dal punto di vista economico. Lo Stato non solo spende fino a dieci volte meno (dipende dall’ordine di scuola) per lo studente iscritto alle paritarie rispetto alla spesa per quello iscritto alla scuola statale. Ogni iscritto alla paritaria fa risparmiare lo Stato e senza finanziamento pubblico alle paritarie questi risparmi sarebbero molti di meno. Altro discorso per i finanziamenti aggiuntivi regionali, come il buono scuola in Lombardia, che sono effettivamente un onere per la Regione senza veri benefici per l’utenza (da quando esiste il buono, circa 1000 Euro, le rette sono progressivamente aumentate di circa 1000 Euro).</p>
<p>Piuttosto lo Stato verifichi che le scuole non statali ottemperino effettivamente ai vincoli che la legge di parità prescrive in materia di non discriminazione e trattamento economico dei docenti, nonché nell’accesso a tali scuole di studenti disabili. E qualora non ottemperino le escluda dal sistema pubblico (e dai relativi finanziamenti).</p>
<p><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" />Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri (obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza)</strong></p>
<p>Non si capisce bene il fine che ci si propone. Oggi nei CTP (educazione degli adulti) e a scuola (per i minori) già si fa. Oppure si vuole dire che per avere la cittadinanza uno straniero è obbligato a conoscere l’italiano?Anche questo però è già legge (bisogna superare  un test per avere la cittadinanza).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;">UNIVERSITÀ (trattata nel capitolo Istruzione)</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Abolizione della legge Gelmini</strong></p>
<p><strong></strong>Come anticipato sopra, non per difendere la riforma Gelmini, ma perché non si capisce quale sistema dovrebbe essere adottato una volta abolita la legge Gelmini. Non si può semplicemente abolire una legge che regola tutto il comparto senza avere qualcosa di alternativo, altrimenti il sistema si blocca.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Abolizione del valore legale dei titoli di studio</strong></p>
<p><strong></strong>Fine anche condivisibile, ma anche questo, come il precedente punto, suona più o meno come uno slogan. Bisogna capire che sistema di valutazione e di interazione tra società e istruzione si vuole mettere in piedi. L’impressione è che si cerchi di dare una strizzata d’occhio un po’ a destra (con questa proposta) e un po’ a sinistra (con la precedente).</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti </strong></p>
<p>In Italia i professori universitari sono sia docenti che ricercatori. I professori universitari sono valutati in tutto il mondo in base alla loro attività di ricerca E alla didattica.</p>
<p><strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" />Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie</strong></p>
<p>Se si parla di accesso a corsi di laurea su internet, esistono già le Università telematiche (anche troppe, a dire il vero). Se invece si propone di mettere online tutte le lezioni di tutti i corsi di tutte le Università , serve anche uno stanziamento straordinario di fondi che non è altrimenti specificato. È però apprezzabile il riconoscimento della tendenza ad incrementare i corsi online che è effettivamente in atto in vari paesi.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Investimenti nella ricerca universitaria</strong></p>
<p>Non si può che essere d’accordo con questa affermazione, ma è un po’ ovvio, non siamo nel campo delle proposte qui, ma degli slogan. Se si chiedono più investimenti, bisogna necessariamente capire come. Aumento «lineare» dei fondi per la ricerca? Oppure su progetto? E in quale misura? Con quale copertura?</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Integrazione Università/Aziende</strong></p>
<p>Come per il punto 5, l’integrazione in oggetto esiste già. Va potenziata? Va rimodulata? Con che strumenti? Con quali fondi?</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti</strong></p>
<p>Non è chiaro cosa si intenda fare, come lo si voglia fare e con che copertura finanziaria. Soprattutto, in quale quadro? In un sistema di poche università per i migliori che ovviamente vengono da tutta Italia e quindi devono avere degli alloggi economici? A pioggia per tutte le Università, indipendentemente, visto che si è abolito il valore legale?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center;">RICERCA (trattata nel capitolo Salute)</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Possibilità dell’8 per mille alla ricerca medico-scientifica</strong></p>
<p>Non è specificato il tipo di provvedimento che si vuole adottare. Ad oggi è possibile destinare il 5 per mille a fondazioni ed enti che fanno ricerca in campo medico-scientifico. L’8 per mille è invece destinato alle confessioni religiose o, in alternativa, allo Stato. Non essendo la ricerca medico-scientifica una confessione religiosa riconosciuta, si vorrebbe forse che la quota di 8 per mille destinata allo Stato (145 milioni nel 2011) venisse destinata a tale ricerca. La legge istitutiva dell’8 per mille prevede che tale quota sia destinata a interventi straordinari: nel 2011 si sono usati 57 milioni per potenziamento e messa a norma delle carceri, 64 milioni per esigenze della flotta aerea antincendi.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare</strong></p>
<p>La definizione di ricercatore «indipendente» è incerta. Non è del resto chiaro cosa si intenda per ricerca militare. Se non si rinuncia espressamente ad avere un esercito, e il M5S non propone di abolirlo, per quale motivo non dovremmo finanziare una ricerca che possa ad esempio aumentare la sicurezza lavorativa, ambientale, sanitaria dei militari italiani?</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale, dando priorità ai ricercatori indipendenti</strong></p>
<p>Voler fissare delle priorità della ricerca (il senso del verbo «promuovere») è legittimo (è un tipico esempio di quella che si chiama scelta politica). E già adesso, pur nelle tristi condizioni di sotto-finanziamento in cui versa la ricerca italiana nel suo complesso, le ricerche elencate hanno una priorità. Tuttavia, anche in questo caso è necessario specificare quali siano i ricercatori «indipendenti».</p>
<p><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" />Promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture nazionali</strong></p>
<p>Come al punto 3, la ricerca sulle malattie rare è già oggi «promossa» a livello nazionale ed europeo. Il problema semmai è  l’ordine di grandezza dei finanziamenti. Sarebbe più appropriato proporre di raddoppiare (triplicare, decuplicare…) i fondi destinati a tali ricerche, piuttosto che «promuovere». E, nel caso, con quale copertura finanziaria. La seconda parte della proposta non ha nulla a che vedere con la ricerca ma con il sistema di organizzazione della Sanità: per certi versi già oggi è possibile farsi curare all’estero se non è disponibile una cura in Italia, e il sistema sanitario nazionale può coprire le spese, anche se si valuta caso per caso (in base alla malattia, al tipo di cura, alla regione in cui si risiede, al paese dove si effettuano le cure)…</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione</strong></p>
<p>In questo caso siamo fuori tema, in quanto la proposta in oggetto non riguarda direttamente l’organizzazione della ricerca. La ricerca può essere coivolta nella valutazione delle politiche pubbliche, e per questo già esistono enti di ricerca pubblici appositi, e non solo per l’impatto «sanitario».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;analisi continua: <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s/" target="_blank">Energia</a> e <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s-capitolo-stato-cittadini/" target="_blank">Stato e Cittadini</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>Ripensare il centrosinistra, spendere meglio degli altri</title>
		<link>http://www.imille.org/2012/05/ripensare-il-centrosinistra-spendere-meglio-degli-altri/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 06:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[spending review]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Claudio Alberti.</p>
<div id="attachment_17631" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.flickr.com/photos/59937401@N07/5856649637" target="_blank"><img class=" wp-image-17631 " title="foto di Images_of_Money" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/alberti.jpg" alt="" width="590" height="442" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Images_of_Money</p></div>
<p>Due, tra gli eventi delle ultime settimane, sono destinati a determinare la politica che vedremo nei prossimi anni. Di uno si è parlato molto: le elezioni amministrative, che hanno consegnato un’Italia in cui il quadro politico si fa sfilacciato, il panorama dei partiti è incerto (tanto che si dà addirittura per morto quello che fino a qualche mese fa era il primo partito), e l’elettorato vive una fase di mobilità piuttosto acuta, portandosi, in molti casi, ad esprimere un voto di protesta contro una classe dirigente (si badi: non solo la classe politica) fallimentare. Del secondo, invece, l’opinione pubblica si interessa a margine, come fosse una cosa secondaria, anche se probabilmente sarà quello più decisivo: il pareggio di bilancio strutturale per il nostro Paese fissato in Costituzione. Se a quest’ultima misura associamo anche le dichiarazioni del ministro Giarda di giovedì scorso, secondo cui <strong>sarebbero 300 i miliardi di spesa pubblica aggredibili con la <em>spending review</em></strong>, si comprende come il tema dell’intervento statale sia fondamentale per leggere la politica attuale.</p>
<p>Direttamente coinvolto in questa lettura è il centrosinistra: coinvolto nelle sue politiche, nel suo modo di ottenere consenso, e addirittura nel suo modo di stare al mondo. Anche il centrosinistra italiano, alla luce dei due eventi appena descritti, dovrebbe fare propria la preoccupazione che il leader del Labour Party, Ed Miliband, ha esposto al suo partito: «<strong>Abbiamo il dovere di ripensare il modo con cui perseguiamo la giustizia sociale (…) in un tempo in cui ci sono molti meno soldi da spendere</strong>». La questione non è di poco conto, visto che la linea politica che sembra emergere nel centrosinistra italiano è sempre più quella di alcuni suoi importanti esponenti, che spingono per concentrare tutta la credibilità progressista sulla spesa pubblica, definendo un’impostazione come quella di Miliband come figlia di una stagione in cui la sinistra ha fatto troppo per assimilare i valori <em>neoliberisti</em>.</p>
<p>I due eventi descritti all’inizio impongono, però, proprio una riflessione analoga a quella del Labour. La drammatica situazione dei conti pubblici italiani rende necessario, per i partiti responsabili, il massimo realismo in fatto di soldi e spesa: salire sui tetti per chiedere di salvare ogni impresa in difficoltà fa conquistare un titolo sui giornali, ma dà illusioni che possono diventare deleterie; stracciarsi le vesti se viene annunciato qualche taglio alla scuola è estremamente nobile, ma elude un problema enorme; e anche trascinare per mesi la tutela di una sacca di privilegio che si nasconde dietro la vicenda degli esodati, è un esercizio di autodistruzione contro il realismo sui conti. Questi esempi da soli basterebbero a far capire quanto i progressisti siano chiamati a ripensarsi, a trovare la via per portare giustizia sociale (e in questo Paese ce n’è un drammatico bisogno) in un momento in cui ci sono pochissimi soldi a disposizione. Al realismo sui conti, però, gli stessi laburisti accompagnano un’altra indicazione: “radicalismo sul potere”, e qui ci viene in aiuto il secondo evento descritto all’inizio. Le amministrative dimostrano che molti italiani guardano con sfiducia e scetticismo all’adeguatezza dell’intervento pubblico pensato dai partiti attuali. Paradossalmente, però, dai referenda dell’anno scorso ai programmi delle forze che attraggono il voto di protesta, gli italiani dimostrano di chiedere ancora più intervento pubblico.</p>
<p>La soluzione del paradosso è che di quanto fatto finora c’è ben poco da difendere: è inutile spendere di più per far comodo al proprio elettorato tradizionale, o per rispettare i rapporti di forza diventati tradizionali in questi anni, o scambiando per principi le rendite di posizione all’interno della società. Quella tendenza ha già portato la fiducia nei partiti al minimo, al massimo i tassi di astensione e indecisione, e ha premiato l’antipolitica in ogni sua forma (e ci ha portati tutti anche a un passo dal default). Il radicalismo sul potere rende possibile, per il centrosinistra, ricercare <strong>una nuova visione</strong> e un nuovo approccio analitico. Avere meno soldi costringe a fare scelte più stringenti, ma avere “l’alibi” della ristrettezza dà anche la libertà di <strong>rivedere le proprie scelte alla radice</strong>: un’attività tutta politica, non certo comoda ma forse efficace, per una volta. L’imperativo: conquistare il voto e la fiducia degli elettori, <strong>non dimostrando che si può spendere di più, ma che si sa spendere meglio degli altri</strong>. Il centrosinistra dei prossimi anni si gioca su questo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-17627"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fripensare-il-centrosinistra-spendere-meglio-degli-altri%2F' data-shr_title='Ripensare+il+centrosinistra%2C+spendere+meglio+degli+altri'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fripensare-il-centrosinistra-spendere-meglio-degli-altri%2F' data-shr_title='Ripensare+il+centrosinistra%2C+spendere+meglio+degli+altri'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fripensare-il-centrosinistra-spendere-meglio-degli-altri%2F' data-shr_title='Ripensare+il+centrosinistra%2C+spendere+meglio+degli+altri'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>La spesa militare italiana va tagliata? Oltre la polemica F-35</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 05:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Lincetto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa & Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Alenia]]></category>
		<category><![CDATA[difesa]]></category>
		<category><![CDATA[F-35]]></category>
		<category><![CDATA[Finmeccanica]]></category>
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		<category><![CDATA[spesa militare]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimiliano Lincetto. Periodicamente, la stampa torna a parlare della partecipazione dell’Italia al programma militare F-35 Joint Strike Fighter. Il programma dovrebbe condurre all’acquisizione di circa 90 esemplari del velivolo, attualmente ancora in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Massimiliano Lincetto.</p>
<div id="attachment_17574" class="wp-caption aligncenter" style="width: 568px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cavour_550.jpg"><img class=" wp-image-17574 " title="Cavour 550" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/Cavour_5501-1024x454.jpg" alt="" width="558" height="247" /></a><p class="wp-caption-text">Portaerei Cavour. Foto di Armando Mancini.</p></div>
<p>Periodicamente, la stampa torna a parlare della partecipazione dell’Italia al programma militare F-35 <em>Joint Strike Fighter</em>. Il programma dovrebbe condurre all’acquisizione di circa 90 esemplari del velivolo, attualmente ancora in fase di sviluppo. Recentemente, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/05/10/news/pisapia_scrive_al_ministro_di_paola_disdicevole_l_acquisto_degli_f35-34859289/">ha scritto al ministro Di Paola</a> definendo <em>disdicevole</em> l’operazione e dichiarando il sostegno del comune alla campagna <a href="http://www.disarmo.org/nof35/">“<em>Taglia le ali alle armi!</em>”</a>, che sta raccogliendo un numero crescente di adesioni da parte di associazioni, enti locali, personaggi del mondo politico e culturale.</p>
<p>Il manifesto della campagna mette assieme considerazioni di natura molto diversa, ma chiaramente incentrate sulla richiesta di una politica di disarmo. A questo proposito è importante ricordare che l’Italia è un paese membro della NATO che ha partecipato e partecipa a numerose missioni militari all’estero, intraprese sotto la guida di governi di colore diverso e sempre deliberate a larga maggioranza dal parlamento. L’adozione di una politica di disarmo costituirebbe quindi un <em>policy shift</em> di enorme portata, nonché un evento unico nella storia del mondo occidentale, che andrebbe discusso ben al di là delle questioni contingenti. Lo scorso novembre, su queste pagine, <a href="http://www.imille.org/2011/11/un-europa-forte-e-pacifica-ma-non-disarmata/">Alan Marazzi ha spiegato le ragioni</a> per cui un’efficace politica di difesa europea sarà fondamentale nel prossimo futuro.</p>
<p>Cerchiamo quindi di analizzare ordinatamente e un po’ più in dettaglio i termini della questione F-35.</p>
<p>Innanzitutto è necessario fare qualche considerazione sulla spesa italiana in difesa, che si attesta attorno all’1,8% del PIL (contro il 2% che sarebbe richiesto dalla NATO). Il grafico che segue mette a confronto l’evoluzione della spesa militare dei principali paesi europei nel periodo 1995-2010, ed è basato sui <a href="http://milexdata.sipri.org/">dati forniti dal SIPRI</a>:</p>
<div id="attachment_17575" class="wp-caption aligncenter" style="width: 571px"><a href="http://www.imille.org/2012/05/la-spesa-militare-italiana-va-tagliata-oltre-la-polemica-f-35/spending/" rel="attachment wp-att-17575"><img class=" wp-image-17575  " title="Spesa in difesa dei principali paesi europei" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/spending.jpg" alt="" width="561" height="397" /></a><p class="wp-caption-text">Spesa in difesa dei principali paesi europei 1995-2010. Fonte: SIPRI. (clic sull&#39;immagine per ingrandire)</p></div>
<p>Dai dati emerge che l’Italia spende mediamente meno di Francia e Regno Unito, ma più della Germania e in genere più degli altri paesi dell’Europa centro-settentrionale. Il SIPRI riporta, comunque, che il 4,5% circa della spesa militare italiana è ascrivibile a costi di <em>civil defence</em>, ovvero spese ad indirizzo civile (come ad esempio i Carabinieri). Come riporta <a href="http://epistemes.org/2011/12/12/ragioniamo-sullf-35/">Andrea Gilli su Epistemes</a>, non è da sottovalutare la tendenza degli stati a gonfiare le cifre per avere più peso in sede internazionale, quindi in termini assoluti la spesa effettiva potrebbe essere inferiore di qualche decimo di punto. Prendendo comunque per buona la stima SIPRI, la nostra spesa in difesa non appare sproporzionata rispetto a quella degli altri paesi europei: non dimentichiamo che l’Italia occupa una posizione strategica al centro del Mediterraneo, un bacino su cui si affacciano molti paesi politicamente instabili.</p>
<p>Nonostante questa premessa, in tempo di tagli e <em>spending review</em> appare del tutto ragionevole avviare una discussione sulla revisione della spesa militare italiana.</p>
<p>Chi in genere invoca i tagli alla difesa chiede che vengano tagliati i programmi militari garantendo al contempo l’occupazione dei dipendenti pubblici e promuovendo la riconversione dell’industria privata. Questo tipo di politica, che risponde ad una logica di disarmo, non garantisce automaticamente un risparmio di spesa dal momento che implica l’avvio di programmi civili di portata sufficiente a garantire l’occupazione del settore privato.</p>
<p>In questa sede partiamo invece dal presupposto che eventuali tagli alla difesa debbano iniziare da quei costi che non sono ad essa strettamente funzionali. A questo proposito, come rimarca l’articolo di Gilli citato in precedenza, è importante considerare che la spesa per stipendi e pensioni assorbe da sola tra il 65% e il 75% del bilancio. Il grafico che segue (fonte NATO) mette a confronto la ripartizione della spesa in difesa di Francia, Germania, Italia, Spagna, UK e USA:</p>
<div id="attachment_17576" class="wp-caption aligncenter" style="width: 566px"><a href="http://www.imille.org/2012/05/la-spesa-militare-italiana-va-tagliata-oltre-la-polemica-f-35/image001-2/" rel="attachment wp-att-17576"><img class=" wp-image-17576 " title="Composizione spesa in difesa" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/image001.png" alt="" width="556" height="257" /></a><p class="wp-caption-text">Composizione della spesa in difesa: USA e principali stati europei</p></div>
<p>L’Italia, com’è facile notare, è il paese che in assoluto spende di più in personale e meno in equipaggiamento. Appare dunque prioritaria una revisione di questa frazione di spesa, prevedendo il trasferimento del personale in esubero ad altri settori della PA assegnandolo a ruoli più produttivi (visto che l’operazione non comporta, di per sé, risparmi di spesa è importante mirare ad un incremento di produttività).</p>
<p>Vale la pena notare che anche gli Stati Uniti stanno procedendo in questa direzione, come testimoniato da una nota di <a href="http://www.foreignaffairs.com/articles/137423/raymond-t-odierno/the-us-army-in-a-time-of-transition">Raymond T. Odierno, <em>Chief of Staff of the Army</em>, su Foreign Affairs</a>. L’idea è, fondamentalmente, quella di ridurre il personale mirando a preservare la spesa per formazione ed equipaggiamenti, anche alla luce dell’evoluzione qualitativa delle operazioni militari avvenuta negli ultimi anni.</p>
<p>Sarebbe inoltre utile avviare un’indagine sugli sprechi, tra cui stipendi e pensioni d’oro, legati alla <em>casta</em> degli alti ufficiali, altro tema affrontato da diverse inchieste giornalistiche in tempi più o meno recenti.</p>
<p>Infine, va rilevato che l’esistenza di quattro diverse Forze Armate non è certo un buon presupposto dal punto di vista della razionalizzazione dei costi. Iniziare a ragionare sulla loro unificazione, anche in funzione di una maggiore integrazione europea, potrebbe essere un importante passo avanti.</p>
<p>Con queste premesse, nell’affrontare la questione F-35 partiamo dal presupposto che l’attuale spesa per mezzi e programmi militari non vada ridotta nell’immediato e che quindi l’obiettivo primario sia la sua ottimizzazione.</p>
<p>Nel caso il programma JSF venga portato a termine, come previsto, con l’acquisto di una novantina di velivoli i costi si attesteranno attorno ai 15 miliardi di euro. Per raffrontare questa cifra al bilancio della nostra difesa va considerato un ammortamento su un periodo di circa vent’anni: è falso, pertanto, affermare che il taglio del programma comporterebbe un immediato risparmio di 15 miliardi. Un’analisi più dettagliata degli aspetti finanziari, basata sulle poche informazioni disponibili, è <a href="http://noisefromamerika.org/articolo/domanda-allon-donadi">comparsa su noiseFromAmerika</a> a firma di Sandro Brusco.</p>
<p>Veniamo ora alle caratteristiche peculiari del programma: l’F-35 è un velivolo multiruolo di quinta generazione con capacità stealth, che almeno sulla carta dovrebbe essere il migliore velivolo disponibile sul mercato. Il programma, sviluppato dagli Stati Uniti, coinvolge principalmente Regno Unito, Italia e Paesi Bassi.</p>
<p>Gli Stati Uniti intendono adottare il JSF in sostituzione della flotta di F-15 ed F/A-18, anche se a fronte del continuo aumento dei costi la previsione iniziale di acquisto di oltre duemila esemplari è già stata ridotta a circa settecento unità. Vale la pena di sottolineare che si tratta di un velivolo inizialmente concepito per essere economico, ma il cui costo per unità finirà per essere diverse volte quello inizialmente stimato.</p>
<p>L’Italia è interessata al JSF in quanto è un velivolo ottimizzato per l’attacco al suolo che avrebbe le caratteristiche adatte a sostituire la flotta esistente di Tornado (un aereo entrato in servizio più di trent’anni fa). Inoltre, si tratta dell’unico velivolo di moderna concezione per cui sia prevista una variante STOVL (decollo breve, atterraggio verticale), caratteristica indispensabile per l’impiego sulle due portaerei italiane.</p>
<p>Dal punto di vista industriale, il coinvolgimento di Alenia prevede la realizzazione di un polo presso l’aeroporto militare di Cameri il quale, oltre ad ospitare lo stabilimento di assemblaggio delle ali del JSF, fungerà da centro di manutenzione europeo.</p>
<p>Il JSF manterrà le sue promesse? Tra gli addetti ai lavori c’è scetticismo, a partire dagli assunti strategici su cui il progetto è basato. Una buona disamina tecnica a riguardo, sempre a firma di Andrea Gilli, è comparsa su Epistemes in una serie di tre articoli (<a href="http://epistemes.org/2009/04/28/la-partecipazione-italiana-al-programma-jsf/">I</a>, <a href="http://epistemes.org/2009/08/24/la-partecipazione-italiana-al-programma-jsf-ii/">II</a> e <a href="http://epistemes.org/2009/09/14/ancora-sul-jsf/">III</a>). In questa sede ci limitiamo a segnalare che su molti fronti la prevista superiorità del JSF non sarà affatto scontata.</p>
<p>Per quanto programma i problemi di ordine pratico, il progetto ha avuto uno sviluppo travagliato e <a href="http://www.defensenews.com/article/20120507/DEFFEAT05/305070006/Change-Course-Protect-F-35">ha subito diversi rallentamenti</a>: è ormai certo che i test conclusivi non arriveranno prima del 2017. Essendo un progetto concepito oltre dieci anni fa, un simile orizzonte temporale appare ben poco promettente. Ricordiamo che, nel frattempo, stiamo assistendo ad un sempre più intenso utilizzo di aerei senza pilota (UAV) il cui ruolo si fa via via più cruciale (in particolare nello scenario mediorientale).</p>
<p>Mentre gli USA lavorano al JSF, sulla scena europea concorrono l’<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eurofighter_Typhoon">Eurofighter Typhoon</a> (frutto di una collaborazione tra Germania, UK ed Italia), il francese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dassault_Rafale">Dassault Rafale</a> e lo svedese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Saab_JAS_39_Gripen">Saab Gripen</a>. La guerra in Libia è stato un banco di prova importante per questi velivoli: l’India ha scelto a fine gennaio di dotarsi del Rafale (a scapito dell’Eurofighter), mentre la Svizzera acquisirà il Gripen, un velivolo economico e competitivo per molti aspetti. Il fatto che su tre aerei europei moderni sviluppati in Europa solamente uno di questi sia il frutto di una collaborazione internazionale all’interno dell’UE indica che c’è ancora molto da lavorare in termini di integrazione.</p>
<p>Per quanto riguarda l’Italia, le <a href="http://www.asca.it/news-Aeronautica__Bernardis__su_F35_molta_confusione_sui_costi_%28rip_corretta%29-1147284-POL.html">ultime notizie</a> parlano dell’acquisizione prevista, tra Aeronautica e Marina, di 60 F-35A (versione convenzionale) e 30 F-35B (versione STOVL). La previsione di acquisto iniziale, poi ridimensionata, era di 131 velivoli.</p>
<p>A mio parere, vi sono tre elementi di criticità relativi alla partecipazione italiana al programma:<br />
1) L’Italia non partecipa attivamente allo sviluppo del velivolo, di conseguenza la portata delle ricadute industriali in termini di acquisizione di know-how e nuove tecnologie sarà limitata.<br />
2) Il destino del progetto è nelle mani di Washington e il suo futuro rimane per certi aspetti ancora incerto. In cinque anni possono cambiare molte cose. Nulla ci garantisce, per esempio, che il velivolo avrà le prestazioni attese. Inoltre, anche se ora come ora appare poco probabile, non possiamo escludere un’eventuale futura cancellazione del programma.<br />
3) I costi rischiano di essere troppo elevati in relazione alle effettive potenzialità del velivolo, andando a costituire un investimento sproporzionato rispetto al bilancio della difesa.</p>
<p>Il nostro paese corre quindi il rischio di condizionare per cinque anni le proprie politiche di difesa in funzione di un progetto che ancora presenta troppi fattori di incertezza.</p>
<p>Che fare, dunque? Non credo che un uscita <em>tout court</em> dal programma sia auspicabile: qualsiasi decisione dovrebbe muoversi nell’ottica di preservare le ricadute industriali ora previste. Al contempo, però, l’Italia dovrebbe cercare accordi al fine di ridimensionare il più possibile i piani di acquisto, mirando alla sola acquisizione dei velivoli destinati alle due portaerei in servizio (ruolo per il quale non si profilano comunque alternative all’orizzonte). Per quanto riguarda l’adozione di un caccia multiruolo a decollo e atterraggio convenzionali sarebbe opportuno valutare più attentamente le alternative oggi esistenti.</p>
<p>Più in generale, dal quadro che abbiamo emerge chiaramente l’importanza di una vera politica, al momento estremamente carente, di integrazione europea sul fronte della difesa. Il caso JSF evidenzia le difficoltà insite nella condivisione di programmi con gli Stati Uniti, un partner certamente importante ma i cui interessi prioritari non coincidono necessariamente con i nostri. Come ben illustrano <a href="http://esharp.eu/big-debates/external-action/31-advice-from-a-caterpillar-the-conundrum-of-eu-military-spending-in-times-of-austerity/">Alessandro Giovannini e Giovanni Faleg su E!Sharp</a>, una politica di difesa comune basata sulla condivisione dei programmi e sulla competizione tra le industrie del settore costituirebbe un fondamentale passo in avanti verso la razionalizzazione dei costi, ma al contempo risulta essere pesantemente ostacolata da questioni di ordine politico e strutturale.</p>
<p>Purtroppo ancora una volta gli interessi nazionali sembrano prevalere di gran lunga su quelli comunitari, impedendo all’Europa di assumere il peso che meriterebbe di avere sul piano geopolitico.</p>
<p>iMille.org &#8211; Direttore Raoul MinettiiMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>iMille analizzano il programma di Grillo e M5S – Capitolo Stato e Cittadini</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 06:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iMille</dc:creator>
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		<description><![CDATA[iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Continuiamo oggi con il capitolo Stato e Cittadini, ieri è stato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><img class="alignleft size-full wp-image-17604" title="M5S" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/M5S.jpg" alt="" width="307" height="300" />iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Continuiamo oggi con il capitolo Stato e Cittadini, ieri è stato pubblicato il capitolo <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s/" target="_blank">Energia</a>. Per ogni capitolo forniamo anche un indicatore sintetico. Abbiamo contato:</p>
<p>1) i punti intrinsecamente contraddittori/incoerenti <img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />; “proposte incoerenti”<br />
2) i punti ovvi o già realizzati o senza indicazione concreta <strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>; “proposte ovvie o già realizzate”<br />
3) i punti utili, cioè sensati e concreti <strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>; “proposte utili”</p>
<p>Per il capitolo Stato e Cittadini abbiamo contato: 4 rossi; 9 gialli; 3 verdi</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /> </strong>Abolizione delle province</strong></p>
<p>L’abolizione delle province è un argomento condivisibile e già ampiamente condiviso, almeno a parole, dalla maggior parte dei partiti politici. Il programma del M5s non entra però nel dettaglio su come riallocare i 63.000 dipendenti pubblici italiani in servizio presso le province.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti</strong></p>
<p>Ad una prima lettura del punto, sic et simpliciter, sembra l’uovo di Colombo. L’idea però non è affatto nuova e anzi è stata oggetto di disegni e di provvedimenti di legge, tra cui l’ultimo Milleproroghe (LEGGE 24 febbraio 2012 n.14 ) che proroga di nove mesi il tempo a disposizione dei piccoli comuni e del Parlamento per un ulteriore approfondimento sul processo legislativo in corso per riorganizzare il sistema delle autonomie locali. Adesso il Governo dovrà promuovere, sulla base delle indicazioni del Parlamento, il coordinamento normativo fra i vari provvedimenti all&#8217;esame delle Camere, a cominciare dalla Carta delle Autonomie in materia di gestione associata delle funzioni fondamentali e di autonomia finanziaria degli enti locali. Infatti non è così semplice procedere all’unione dei comuni più piccoli: spesso sono limitrofi a comuni di maggiori dimensioni che non hanno alcun interesse ad unirsi, oppure sono “isolati” perché al confine con altre province, oppure, ancora, pur unendosi tra più località non raggiungono i 5000 abitanti.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Abolizione del Lodo Alfano (obiettivo raggiunto)</strong></p>
<p>Obiettivo già raggiunto, e giusto.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico</strong><strong></strong></p>
<p>Il principio che i rappresentanti pubblici abbiano piena conoscenza della nostra Costituzione è sacrosanto e l’accrescimento della coscienza civica nel nostro paese è un obbiettivo certamente prioritario ad ogni livello. Il punto, però, non chiarisce cosa si debba intendere per rappresentanti pubblici: i rappresentanti eletti, i funzionari negli enti pubblici o anche i nominati, ad esempio, nelle aziende? Inoltre non specifica quando l’esame in questione debba essere sostenuto: prima della campagna elettorale o dopo, al momento della nomina? Cosa succederebbe infatti ad un Parlamentare che, una volta eletto, si dovesse trovare “bocciato” all’esame sulla costituzione? Così formulato, quindi, questo punto appare di scarso significato.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica</strong></p>
<p>Questo punto è già un elemento di dibattito politico, tant’è che il Partito Democratico già l’ha fatto suo (quindi è un obiettivo raggiunto, seppur parzialmente). Alcune specifiche sono però necessarie: i due mandati devono essere consecutivi? E poi: siamo sicuri che sia un bene estendere questo limite a tutte le cariche pubbliche? Pensiamo agli enti locali, ai comuni più piccoli: quanti cittadini pensiamo siano davvero disposti ad accollarsi oneri senza onori? Infine, specialmente nelle piccole realtà in cui le cariche pubbliche sono più frutto di “impegno civico” che “militanza politica”, la continuità dell’amministrazione è certamente un valore aggiunto, più che un limite.</p>
<p><strong><strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo</strong></p>
<p>Sull’abolizione dei privilegi niente da dire, però sarebbe il caso di elencarli e capire se sono tutti davvero privilegi e non invece in alcuni casi delle facilities necessarie al compimento delle funzioni di parlamentare. Questi nascono infatti per permettere ad ogni membro del Parlamento, indipendentemente dalla sua condizione economica, di svolgere al meglio il proprio mandato; inoltre hanno anche funzione preventiva, dal momento che remunerare adeguatamente un funzionario dovrebbe “metterlo al riparo” da eventuali pressioni esterne, come quella della corruzione. Indubbiamente i privilegi di cui godono al momento i parlamentari appaiono invisi e ingiusti ed una loro riduzione/eliminazione è certamente necessaria, però “est modus in rebus”: una giusta riforma, ad esempio, consisterebbe nel puro rimborso delle spese a fronte della presentazione delle note di spesa e fatture, così da remunerare solo quei parlamentari che effettivamente utilizzano risorse per accrescere la partecipazione democratica del paese.</p>
<p><strong><strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato</strong></p>
<p>Principio condivisibile: un mandato di tale importanza richiede che ci si dedichi a tempo pieno.<strong> </strong>Ma solo per i parlamentari? Bisognerebbe infatti riflettere su un’eventuale estensione anche agli organi di governo locali, che rivestono comunque un&#8217;importanza rilevante e sono soggetti anch&#8217;essi al rischio di conflitto d’interessi. Una misura del genere, però, andrebbe adeguatamente valutata perché richiederebbe anche un aumento degli stipendi per sindaci, assessori, consiglieri, ecc. per assicurare che persone valide siano pronte a lasciare la propria attività per dedicarsi alla res pubblica.</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali</strong><strong> </strong></p>
<p><strong></strong>Qui l’enunciato è certamente molto populistico e una formulazione così non vuol dire nulla. Quali stipendi nazionali? Dei dirigenti o degli impiegati? Privati o pubblici? Di quale settore?</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)</strong></p>
<p>Questa previsione normativa esiste già. Colui/colei che riveste una carica monocratica è ineleggibile al Parlamento, ma non il contrario. Più che prevedere tale estensione, si potrebbe prevedere l’obbligo di scegliere tra le due cariche nel caso in cui il parlamentare fosse eletto anche sindaco.</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati</strong></p>
<p>Qui l’asserzione è perentoria e non condivisibile in linea di principio. Non si specifica se condannati in sede civile e/o penale. Meglio sarebbe invece prevedere almeno un elenco tassativo di illeciti/reati. In ogni caso, resta imprescindibile il principio per cui l’espiazione della pena restituisce al termine al condannato tutti i suoi diritti di cittadino, compresi quelli di elettorato attivo e passivo.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web, come già avviene per Camera e Senato</strong></p>
<p>Enunciazione che deve essere dettagliata per apparire plausibile ma soprattutto praticabile: che cosa s’intende per “ogni incontro pubblico”? I consigli comunali e provinciali? O anche le assemblee dei partiti, dei movimenti referendari, dei consigli di quartiere? Inoltre anche il termine “partecipazione diretta” non appare chiaro, poiché un conto è la possibilità di assistere direttamente via web alle sedute (come succede per Camera e Senato), altra quella di potervi partecipare intervenendo. Se questa ultima accezione fosse quella auspicata dal M5S, è bene sottolineare come  la partecipazione diretta esiste già, ed è quella &#8211; ad esempio &#8211; dei consiglieri, che sono lì proprio per rappresentare i cittadini.</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action</strong></p>
<p>I problemi delle Authority sono sicuramente la loro dipendenza dal potere politico e spesso la loro scarsa efficacia. In questo caso il rimedio proposto dai grillini (l&#8217;abolizione) sembra peggiore del male che si vorrebbe curare: si lascerebbero senza nessun tipo di controllo settori importantissimi come l&#8217;energia, le comunicazioni, il mercato finanziario. Infine appare alquanto azzardato il fatto che si presenti la class action come strumento per sostituire interamente le attuali “Authority”. È davvero difficile pensare come si possa affidare solamente ad iniziative spontanee dei cittadini la vigilanza di settori complessi come quelli delle società quotate in borsa (CONSOB), dei fondi pensione (COVIP), della privacy, ecc. Anche negli Stati Uniti le Authority sono un istituto presente e fondamentale per la regolamentazione della società e per un suo corretto funzionamento, sebbene le class action siano uno strumento molto potente ed utilizzato.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum</strong></p>
<p>Nel punto del programma non è spiegato che i referendum propositivi non sono previsti a livello nazionale (mentre sono presenti in alcune realtà locali). Per istituirli bisognerebbe modificare la Costituzione, così come del resto sarebbe necessario per l&#8217;eliminazione del quorum. Su quest&#8217;ultimo punto in Italia si discute da diversi anni, anche se il successo dei referendum del 2011 ha fatto accantonare (forse momentaneamente) il tema. In molte democrazie occidentali non è previsto alcun tipo di quorum, e diversi costituzionalisti italiani (come Guzzetta ad esempio) si dichiarano favorevoli alla sua abolizione: a patto di bilanciare questa decisione con un deciso aumento (raddoppio e anche oltre) delle firme necessarie per convocare i referendum.</p>
<p><strong><strong><img title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare</strong></p>
<p>Questo punto del programma dei Cinque Stelle sicuramente ha un pregio: quello di attirare l&#8217;attenzione sulla scarsa considerazione del Parlamento per le leggi di iniziativa popolare, che spesso dopo la raccolta firme arrivano nelle Commissioni e si arenano lì senza mai essere discusse. Il rimedio proposto dai M5S è piuttosto forte, ma effettivamente quello del lassismo nei confronti delle leggi di iniziativa popolare è un problema fondato. Però è necessario pensare ad un sistema che renda possibile la discussione parlamentare di suddette leggi, che invece non possono essere emendate, e quindi spesso buone idee, magari formulate in maniera errata o formalmente inesatte, rimangono a prendere polvere nei cassetti di Camera e Senato, perché o vengono abolite in blocco o recepite così come sono senza possibilità alcuna di modifiche.</p>
<p><strong><strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria</strong></p>
<p>Ai sensi dell&#8217;ultimo comma dell&#8217;articolo 81 della Costituzione &#8220;ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte&#8221;.</p>
<p><strong><img title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini.</strong></p>
<p>Le leggi seguono per la loro approvazione un iter ben preciso &#8211; e la loro discussione nelle commissioni parlamentari serve proprio a questo scopo -, iter peraltro complesso e molto cadenzato: introdurre un ulteriore appesantimento di un iter legislativo già farraginoso e incapace di stare al passo coi tempi rischia di essere un boomerang in termini di efficacia delle scelte pubbliche. Anche perché il programma non chiarisce come  questi “commenti” debbano essere integrati nell’iter e quale peso loro attribuire: insomma, ad un’analisi costi benefici, questo punto del programma sembra certamente implicare un costo elevato ed un beneficio ridotto.</p>
<p>L&#8217;analisi continua: <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s/" target="_blank">Energia</a></p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>La disuguaglianza ai tempi della crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 06:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Maselli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Ilaria Maselli. Molti dei disagi sociali percepiti in queste ultime settimane, non solo in Italia, ma anche negli altri paesi colpiti dalla crisi, hanno a che fare con un fenomeno di cui...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Ilaria Maselli.</p>
<div id="attachment_17593" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.flickr.com/photos/drtongs/6234749632/" target="_blank"><img class=" wp-image-17593 " title="foto di DoctorTongs" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/cuts.jpg" alt="" width="590" height="393" /></a><p class="wp-caption-text">foto di DoctorTongs</p></div>
<p>Molti dei disagi sociali percepiti in queste ultime settimane, non solo in Italia, ma anche negli altri paesi colpiti dalla crisi, hanno a che fare con un fenomeno di cui si inizia a parlare soltanto a distanza di anni dalla sua comparsa: l’aumento della disuguaglianza di reddito.</p>
<p>L’espressione più forte del fastidio dilagante è il movimento Americano ‘<a href="http://occupywallst.org/">Occupy Wall Street</a>’, conosciuto anche come il movimento del 99% della popolazione, ovvero quella che meno ha beneficiato dalla crescita economica degli ultimi 30 anni. A partire dalla fine degli anni ‘70 infatti, si è verificato negli Stati Uniti un aumento della disuguaglianza economica. L’Europa non è rimasta immune da questo fenomeno che però, grazie alla presenza dello stato sociale e ad una maggiore compressione salariale, si è sviluppato da noi in misura più limitata. Per capire le proporzioni del fenomeno è importante analizzare i dati. L’OCSE calcola periodicamente il coefficiente di Gini, un indice di concentrazione uguale a zero quando il reddito si distribuisce omogeneamente tra tutti gli individui considerati e uguale a uno quando è percepito da uno solo. In termini assoluti i paesi europei si assestano intorno allo 0,29, a fronte di un valore di 0,38 degli USA. Ma all’interno dell’UE ci sono sostanziali differenze: per esempio, l’indice è uguale a 0,26 in Belgio (paese con una forte compressione dei salari) e 0,34 nel Regno Unito, il caso più vicino al modello americano. Vale la pena di notare che l’Italia, insieme a Spagna, Portogallo e Grecia, è uno dei paesi con il più alto valore: la classifica suggerisce quindi che il modello di welfare di questi paesi, generalmente classificato come ‘Mediterraneo’, rimane debole nella sua funzione ridistributiva. Inoltre, ciò che viene percepita in Italia come eccesiva è l’assenza di un legame tra aumento del reddito per le fasce più alte e merito: il reddito da lavoro non è l’unica (e probabilmente neanche la più importante) fonte delle disparità: ad aumentare la disuguaglianza contribuiscono sicuramente le rendite.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17583" title="" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/clip_image002.gif" alt="" width="556" height="362" /></p>
<p>Fonte: <a href="http://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=INEQUALITY">OCSE</a></p>
<p>In termini di cambiamento, i dati OCSE indicano che in molti paesi si è verificato un forte cambiamento a partire dalla fine degli anni ‘70 alla luce del quale la disuguaglianza di reddito è aumentata in dieci su diciassette paesi europei membri dell’OCSE (per i quali sono disponibili i dati), lista che include persino i paesi scandinavi, tradizionalmente caratterizzati da un sistema improntato verso l’equità.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-17585" title="" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/clip_image0011.gif" alt="" width="556" height="362" /></p>
<p>Fonte: <a href="http://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=INEQUALITY">OCSE</a></p>
<p>Cosa c’è quindi alla base dell’aumento della disuguaglianza? Diverse ipotesi sono state formulate dai ricercatori. Una riguarda la tecnologia e il mercato del lavoro: la disuguaglianza è aumentata perché la domanda di lavoro si è concentrata negli ultimi decenni nei mestieri molto o molto poco qualificati. Il fenomeno è chiamato <a href="http://www.neujobs.eu/publications/working-papers/evolving-supply-and-demand-skills-labour-market">polarizzazione della domanda</a> ed è provocato in parte dalla tecnologia che sostituisce i lavori caratterizzati da routine (in genere mediamente qualificati) e in parte dalla delocalizzazione di alcune occupazioni in paesi in cui il costo del lavoro è ancora molto basso. Altri attribuiscono l’aumento della disuguaglianza a fattori istituzionali: progressiva disaffezione nei confronti dei sindacati, aumento dei contratti precari e abbassamento in termini reali dei salari minimi. <a href="http://books.google.be/books/about/The_Race_Between_Education_and_Technolog.html?id=mcYsvvNEUYwC&amp;redir_esc=y">Altri ancora</a> sostengono che il fattore responsabile è un eccesso di domanda dei lavoratori altamente qualificati dovuto al rallentamento dell’espansione dell’istruzione che ha caratterizzato il XX secolo. Tutte queste teorie hanno solide fondamenta teoriche ed empiriche ed è perciò difficile stabilire chi ha ragione: è molto probabile quindi che in ciascun paese sia valido un mix di esse.</p>
<p>In questi mesi il dibattito più acceso si è spostato dalle cause alle conseguenze dell’aumento della disuguaglianza di reddito. Raghuram Rajan (capo economista del Fondo Monetario Internazionale dal 2003 al 2006) sostiene che l’aumento della disuguaglianza è all’origine della crisi: la crescita debolissima dei salari negli ultimi decenni è stata compensata in USA da un più facile accesso al credito che ha permesso di mantenere alti i livelli di consumo nonché di investire pesantemente nel mercato immobiliare. Alle conseguenze macroeconomiche, già di per sé potenzialmente disastrose, si aggiungono poi quelle sociali: l’aumento della disuguaglianza mette in discussione le fondamenta stesse del welfare, costruito da e per la classe media subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Cosa fare? Un grande passo avanti sarebbe dare ascolto a questo disagio diffuso che dilaga attualmente in Italia e si esprime ora sotto forma di ‘antipolitica’, ora attraverso il <a href="http://www.imille.org/2012/02/il-brain-drain-e-la-transizione-universita-lavoro/">brain drain</a>, secondo i meccanismi classici di ‘voice’ o ‘exit’, ovvero dar voce al malcontento o lasciar perdere e andare via. Per motivi di spazio si è parlato fino ad ora soltanto di disuguaglianza di reddito, ma il tema è molto più vasto e meriterebbe di includere (nel prossimo articolo?) altre definizioni di disuguaglianza e di riflettere, per esempio, sull’andamento nel nostro paese della mobilità sociale e del tasso di povertà.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-17582"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fla-disuguaglianza-ai-tempi-della-crisi%2F' data-shr_title='La+disuguaglianza+ai+tempi+della+crisi'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fla-disuguaglianza-ai-tempi-della-crisi%2F' data-shr_title='La+disuguaglianza+ai+tempi+della+crisi'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fla-disuguaglianza-ai-tempi-della-crisi%2F' data-shr_title='La+disuguaglianza+ai+tempi+della+crisi'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>Dai Puffi al Gabibbo, la sinistra sempre sotto schiaffo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 06:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Mezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
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		<description><![CDATA[di Michele Mezza. Fa piacere constatare che in tempi di precarietà e di incertezze si ritrovino delle costanti. La politica, nella sua inesorabile scientificità, è una di quelle. I risultati elettorali hanno confermato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Michele Mezza.</p>
<div id="attachment_17590" class="wp-caption aligncenter" style="width: 600px"><a href="http://www.flickr.com/photos/frandrakesphoto/2381991751/"><img class="size-full wp-image-17590" title="2381991751_72fd62be6c_b" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/2381991751_72fd62be6c_b-e1337721622576.jpg" alt="" width="590" height="442" /></a><p class="wp-caption-text">Di Francesco Federico</p></div>
<p>Fa piacere constatare che in tempi di precarietà e di incertezze si ritrovino delle costanti. La politica, nella sua inesorabile scientificità, è una di quelle.</p>
<p>I risultati elettorali hanno confermato che anche in quei tempi definiti superficialmente “dell&#8217;apparenza e dell&#8217;emotività” vale il vecchio richiamo di Bertold Brecht al rissoso congresso dei socialdemocratici tedeschi alla fine degli anni ‘20: compagni attenti ai rapporti di produzione. Come sempre la pancia prevale sugli occhi, per fortuna. I risultati, infatti, danno  la sensazione che questo paese si trovi all&#8217;ennesima vigilia di un&#8217;ennesima esperienza di destra. Dopo le versioni totalitarie, interclassiste, populiste e leaderistiche, ci stiamo affacciando sullo scenario di una possibile destra individualistica, anti-statalista, compassionevole. Diciamo una sorta di <em>neocons</em> americani all’amatriciana. Contrariamente ai commenti di facciata del centro-sinistra, io vedo nei dati una montante di destra che non ha trovato un contenitore, al momento. Mentre la tenuta del centro-sinistra è solo il risultato di un vecchio mestiere politicista che ha fatto valorizzare il contenitore, anche in assenza di contenuto.</p>
<p>I voti ai grillini o alle liste locali, l&#8217;astensionismo, anche nelle zone leghiste e berlusconiane, il rigetto di candidati esplicitamente appoggiati dal PD, l&#8217;affermazione di personalità distanti dalla tradizione socialista, fanno pensare che in valori assoluti nella pancia del paese prevalga un umore ribellistico-populista-anti-elitario. Con l&#8217;aggravante che i nuovi linguaggi della rete riescono a mediare questi istinti dannunziani con le nuove geometrie professionali del social network. Molto convincente l&#8217;analisi di Gramellini, e per nulla caricaturale, tantomeno spregiativa, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1182" target="_blank">pubblicata </a>sulla Stampa di oggi: Grillo è il Gabibbo trasposto in politica, e i grillini sono la cultura di Striscia la Notizia che si propone alla solitudine dei cittadini. Gabibbo e Striscia la Notizia sono due format, due mentalità usate ai tempi dallo stesso Berlusconi per aggirare a sinistra i DS, scavalcandoli sul terreno della denuncia, e ridicolizzando le formule ideologiche di Rai 3.</p>
<p>Negli anni ‘80 furono i Puffi a rappresentare il linguaggio del pluralismo televisivo che consegnò nelle mani di Berlusconi la bandiera della libertà. Bandiera che finché  è rimasta ad Arcore ha segnato la supremazia di Berlusconi. Oggi nelle aree metropolitane i grillini si rivolgono a quei ceti che non hanno nulla da chiedere alla politica: al loro futuro ci pensano da soli, con la loro cultura globale e le loro competenze transmediali. Schiacciando la vecchia politica sull&#8217;assistenzialismo dei ceti  fragili o superflui, come il parastato o il lavoro meccanico.</p>
<p>O si esce dalla morsa o la battaglia è persa. Ognuno che nascerà sarà uno dei loro, ognuno che morirà sarà uno del centro-sinistra. Cosa deve accadere ancora per rendere ineludibile il tema di una nuova base sociale, non più incardinata sul lavoro tradizionale, e una nuova cultura della competitività, dove il pubblico deve essere partner e non protettore? Che notizie si hanno delle vestali della sinistra-sinistra? Anche dove ha vinto, chi si è ricordato che esiste Vendola? Grillo senza andare in TV e senza i défilé di Bertinotti lo ha stracciato. È il momento di una risposta, o solo una lunga agonia accompagnerà le recriminazioni di chi si ridurrà a maledire il futuro per spiegare la sua marginalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-17589"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fdai-puffi-al-gabibbo-la-sinistra-sempre-sotto-schiaffo%2F' data-shr_title='Dai+Puffi+al+Gabibbo%2C+la+sinistra+sempre+sotto+schiaffo'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fdai-puffi-al-gabibbo-la-sinistra-sempre-sotto-schiaffo%2F' data-shr_title='Dai+Puffi+al+Gabibbo%2C+la+sinistra+sempre+sotto+schiaffo'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fdai-puffi-al-gabibbo-la-sinistra-sempre-sotto-schiaffo%2F' data-shr_title='Dai+Puffi+al+Gabibbo%2C+la+sinistra+sempre+sotto+schiaffo'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>iMille analizzano il programma di Grillo e M5S – Energia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 12:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iMille</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il direttore]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[Movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>

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		<description><![CDATA[iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Iniziamo oggi con il capitolo Energia. Per ogni capitolo forniamo anche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><div id="attachment_17560" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.flickr.com/photos/4v4l0n42/4378899934/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><img class=" wp-image-17560 " title="Grillo" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/Grillo.jpg" alt="" width="576" height="324" /></span></a></span><p class="wp-caption-text">di 4v4l0n42</p></div>
<p><span style="color: #000000;">iMille analizzano in dettaglio in 5 puntate (come le 5 stelle) il programma di Grillo e M5S. Senza pregiudizi, con molta attenzione. Iniziamo oggi con il capitolo Energia. Per ogni capitolo forniamo anche un indicatore sintetico. Abbiamo contato:</span><br />
<span style="color: #000000;"> 1) i punti intrinsecamente contraddittori/incoerenti <img class="alignnone size-full wp-image-17569" title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />; &#8220;proposte incoerenti&#8221;</span><br />
<span style="color: #000000;"> 2) i punti ovvi o già realizzati o senza indicazione concreta <strong><img title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>; &#8220;proposte ovvie o già realizzate&#8221;</span><br />
<span style="color: #000000;"> 3) i punti utili, cioè sensati e concreti <strong><img class="alignnone" title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>; &#8220;proposte utili&#8221;</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per il capitolo Energia abbiamo contato: <del>0 rossi; 11 gialli; 3 verdi</del> *<strong>update 23/5/12* 1 rosso; 9 gialli; 4 verdi.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Buona lettura.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><img class="size-full wp-image-17567 alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" />Applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong></strong>Dal 1° gennaio 2012 c’è l’obbligo di inserire negli annunci commerciali di vendita degli edifici l’indice di prestazione energetica. Nel 2005, recependo la direttiva europea 2002/91/CE, è stato emanato il Decreto Legislativo 19.8.2005 n. 192 che pone limiti al valore del fabbisogno di energia primaria, espresso in kWh/m2·anno. Peraltro, la<a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:153:0013:0035:IT:PDF"><span style="color: #000000;"> direttiva 2010/31/CE</span></a>, che ha sostituito la 2002/91/CE, ha istituito un quadro metodologico comparativo per il calcolo dei livelli ottimali, in funzione dei costi, dei requisiti di prestazione energetica degli edifici ed elementi edilizi. Si tratta solo di metterlo in pratica, anche perché, sempre secondo la direttiva, entro il 30 giugno 2012, gli Stati devono trasmettere alla CE una prima relazione sui dati e i risultati dell’applicazione del dettato della direttiva. Se i requisiti minimi vigenti risulteranno inferiori ai livelli ottimali, gli Stati dovranno giustificare tale differenza per iscritto alla Commissione e ridurre il divario.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-17568" title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" />Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per le nuove costruzioni siamo d’accordo. Va però notate come non sia chiaro il punto sulle ristrutturazioni degli edifici esistenti: se non vi sono le risorse per finanziare una ristrutturazione da classe C, le opzioni percorribili si riducono a abbattimento dell’edificio o inazione?</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Riduzione di almeno il 10% in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Incentivi, in pratica. Non è chiara dunque la copertura finanziaria (un tema sempre più ricorrente nel proseguio). Va aggiunto che sempre la direttiva 2010/31/CE prevede che gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere a energia quasi zero a partire dal 31 dicembre 2018. Gli stati dovranno elaborare piani nazionali destinati ad aumentare il numero di “edifici a energia quasi zero”. Entro il 31 dicembre 2012 e successivamente ogni tre anni, la Commissione pubblicherà una relazione sui progressi realizzati ed elaborerà un piano d&#8217;azione. Niente di nuovo sotto il sole, insomma…</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ancora incentivi. Ancora una volta nessun accenno alla copertura finanziaria, cruciale più che mai, con la crisi che morde. Ad ogni modo, il motore finanziario delle ESCO è costituito dagli incentivi dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Certificato_bianco">Certificati Bianchi</a>. Le ESCO, infatti, vengono remunerate con un numero di Certificati Bianchi proporzionale all&#8217;efficienza energetica realizzata dai loro interventi. I Certificati Bianchi vengono poi rivenduti alle società di distribuzione di elettricità e gas, ai fini di  realizzare quote di efficienza energetica imposte per legge.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>Elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini, come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Condivisibile. Va però ricordato che la direttiva 2010/31/CE stabilisce che, al fine di ottimizzare i consumi degli edifici e ridurre quindi i costi collegati, gli stati dovranno stabilire requisiti minimi per i sistemi tecnici per l’edilizia &#8211; impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, impianti di condizionamento d’aria, grandi impianti di ventilazione – oltre a promuovere l’introduzione di sistemi di misurazione intelligenti in fase di costruzione di ogni edificio o di ristrutturazione importante.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sull’efficienza delle centrali esistenti, quelli del M5S osservano scandalizzati essere al 38%. Va osservato che la centrale termoelettrica media non è necessariamente a ciclo combinato ed è quindi normale che abbia rendimento inferiore a prezzi egualmente inferiori. È il concetto di produzione di energia baseload e di produzione intermittente. Le centrali più inquinanti e meno efficienti sono già state<a href="http://www.imille.org/2012/04/problemi-col-nuovo-conto-energia/"><span style="color: #000000;"> spinte fuori mercato dal solare fotovoltaico</span></a>. Inoltre, il 97% di efficienza della cogenerazione è raggiungibile solo qualora sia possibile usufruire del calore residuo &#8211; per esempio tramite teleriscaldamento – che è possibile solo quando le centrali sono a ridosso dei centri abitati. Accrescere l’efficienza del parco centrali italiano è quello che ENEL si prefigge con la conversione della centrale a carbone di Porto Tolle in CCS o con l’installazione di alcune centrali nucleari in Italia. Ma sappiamo come è andata con entrambi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-17569" title="red" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/red.jpg" alt="" width="24" height="30" />Potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Potenziamento delle centrali termoelettriche *e* riduzione dell’impatto ambientale? Se si intende la messa fuori mercato delle centrali pìu inefficienti e inquinanti ci sono i normali meccanismi di mercato, oltre all&#8217;effetto indiretto dell&#8217;incentivazione del solare fotovoltaico, come osservato sopra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non è chiaro, anche se immaginiamo sia declinabile come incentivi all’efficienza energetica. In tal caso, ritorniamo al problema della copertura finanziaria. Il punto sembra però una ripetizione di quanto detto sopra.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-17568" title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" />Estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Al netto dei problemi di stabilità delle rete elettrica con una quota troppo elevata di<a href="http://www.imille.org/2012/01/per-una-rete-elettrica-italiana-intelligente/"><span style="color: #000000;"> Generazione Diffusa di energia</span></a>, sono necessari incentivi alla vendita. Siamo di nuovo al problema della copertura finanziaria, ma la possibilità di &#8220;scambio sul posto&#8221; con la possibilità di vendere l&#8217;energia prodotta alla stessa tariffa dell&#8217;elettricità acquistata dal distributore locale per impianti sotto i 20 kW è tuttora assente nella legislazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kWh riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i kWh prodotti nelle ore vuote</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ancora incentivi. Sulla copertura non val nemmeno più la pena chiedere. Inoltre non è chiaro cosa siano le ore “vuote” &#8211; esiste infatti sempre una domanda minimale in rete, la notte il carico è di 25GW oltre al fatto di usare l’energia rinnovabili per i bacini di pompaggio &#8211; né perchè si debba poter vendere energia solamente nelle ore di punta e non, per dire, anche a ridosso delle stesse. Crediamo sia un tentativo di copiare il meccanismo del <a href="http://www.ilpost.it/filippozuliani/2012/04/27/come-procede-l%e2%80%99abbandono-del-nucleare-in-germania/"><span style="color: #000000;">premio di mercato tedesco</span></a>, ma sembra alquanto maldestro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Applicazione rigorosa della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non è assolutamente comprensibile cosa si intenda.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="green" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/green.jpg" alt="" width="25" height="30" /></strong>Eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 alla combustione dei rifiuti.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Pienamente condivisibile.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ancora incentivi.  Il vincolo incrementale è assai confuso. Probabilmente si vuole evitare la conversione di terreni agricoli a colture per biocarburanti, ma non si capisce. </span>Inoltre i biocombustibili sono già legalizzati per legge. E&#8217; vero che l&#8217;unico &#8220;incentivo&#8221; per i biocombustibili oggi è quello della quota obbligatoria di prodotto da miscelare con i combustibili fossili convenzionali. Tuttavia, per fronteggiare la concorrenza sleale dei paesi extra-europei, dal 1 gennaio 2013 entrerà in vigore una nuova fiscalità comunitaria che premierà il biodiesel con una tassazione che terrà conto del valore ambientale del prodotto.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale.</strong></span></p>
<p>Ancora incentivi. Il Decreto Rinnovabili entrato in vigore lo scorso 3 marzo, inoltre, già introduce incentivi specifici per la produzione di calore in impianti alimentati a fonti rinnovabili, tra cui appunto le biomasse agroforestali.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong><strong><img class="alignleft" title="yellow" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/yellow.jpg" alt="" width="24" height="30" /></strong>Incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici</strong></span></p>
<p>Incentivi, ancora. Ad ogni modo, l&#8217;impiego di biogas per la produzione di energia elettrica è già incentivato dalla tariffa omnicomprensiva o dai Certificati Verdi. La produzione di biogas da frazione organica di rifiuti solidi urbani ad oggi risulta essere limitata non dalla mancanza di incentivi ma dalla problematica per ottenere le autorizzazioni necessarie alla trattazione di materie classificati come &#8220;rifiuti&#8221; come input, e su quello dovrebbero concentrarsi le attenzioni del legislatore.</p>
<p>L&#8217;analisi continua: <a href="http://www.imille.org/2012/05/imille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s-capitolo-stato-cittadini/" target="_blank">Stato e Cittadini </a></p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
<div class="shr-publisher-17559"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><div class='shareaholic-like-buttonset' style='float:none;height:30px;'><a class='shareaholic-fblike' data-shr_layout='button_count' data-shr_showfaces='false' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fimille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s%2F' data-shr_title='iMille+analizzano+il+programma+di+Grillo+e+M5S+-+Energia'></a><a class='shareaholic-googleplusone' data-shr_size='medium' data-shr_count='true' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fimille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s%2F' data-shr_title='iMille+analizzano+il+programma+di+Grillo+e+M5S+-+Energia'></a><a class='shareaholic-tweetbutton' data-shr_count='horizontal' data-shr_href='http%3A%2F%2Fwww.imille.org%2F2012%2F05%2Fimille-analizzano-il-programma-di-grillo-m5s%2F' data-shr_title='iMille+analizzano+il+programma+di+Grillo+e+M5S+-+Energia'></a></div><div style="clear: both; min-height: 1px; height: 3px; width: 100%;"></div><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><div class="feedflare">
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		<title>Grilli e Pirati d’Europa. Viaggio tra i “Luddisti” del 21° secolo</title>
		<link>http://www.imille.org/2012/05/partiti-pirati-deuropa-viaggio-tra-luddisti-del-21-secolo/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 21:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Carnesecchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Partiti Pirati]]></category>
		<category><![CDATA[Piratbyrån]]></category>
		<category><![CDATA[Piratepartiet]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Carnesecchi. Dopo il recente voto amministrativo in Germania anche la stampa italiana ha dedicato ampie pagine ad un fenomeno politico che interessa ormai il continente europeo: il forte consenso raccolto dai...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>di Francesco Carnesecchi.</p>
<div id="attachment_17542" class="wp-caption aligncenter" style="width: 648px"><a href="http://www.imille.org/2012/05/partiti-pirati-deuropa-viaggio-tra-luddisti-del-21-secolo/mixtape-banner/" rel="attachment wp-att-17542"><img class="size-full wp-image-17542" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/mixtape-banner.jpg" alt="" width="638" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: http://www.piratenpartei.de/</p></div>
<p>Dopo il recente voto amministrativo in Germania anche la stampa italiana ha dedicato ampie pagine ad un fenomeno politico che interessa ormai il continente europeo: il forte consenso raccolto dai Partiti Pirati (di qui in poi PP) spesso accomunati al successo di altre forze cosiddette “anti-sistema”.</p>
<p>Il primo PP è stato fondato nel 2006 in Svezia ed è cresciuto rapidamente fino a diventare il quarto partito più grande della Svezia e ad ispirare una serie di movimenti e partiti simili nel resto d&#8217;Europa e del mondo. Tutti questi movimenti sono accomunati dall&#8217;obiettivo di riformare le leggi sul diritto d&#8217;autore e sui brevetti e dalla battaglia contro la brevettabilità dei software. Ma i PP non hanno portato nell&#8217;arena politica soltanto argomenti legati alla protezione e alla regolazione della proprietà intellettuale, ma anche alla protezione della privacy nello spazio digitale, alla difesa della libertà d&#8217;espressione nella rete di fronte a nuove forme di censura. Il Piratepartiet trae la propria origine dall&#8217;organizzazione che si opponeva al diritto d&#8217;autore in Svezia: il Piratbyrån, &#8220;ufficio dei pirati&#8221;, che nel 2003 creava il sito Piratebay, sito che sarebbe di divenuto di lì a poco il principale riferimento per lo scambio di file sulla piattaforma torrent.</p>
<p>La visibilità globale di Piratebay era accompagnata dalla presenza dell&#8217;&#8221;ufficio dei pirati&#8221;, che a differenza del sito di condivisione file aveva una connotazione chiaramente politica e potrebbe essere descritta come un&#8217;organizzazione concentrata su problemi legali del diritto d&#8217;autore. Il partito vero e proprio nasce invece nel dicembre 2005, come risultato del recente dibattito pubblico intorno alla proprietà intellettuale e quale risultato della protesta in seguito al cambiamento della legge sul diritto d&#8217;autore in Svezia. Il punto di partenza fu un appello per cambiare le leggi sul diritto d&#8217;autore in quel paese, appello che ricevette così tante adesioni da far intravedere la possibilità di creare un nuovo partito politico: nasceva così il PP.</p>
<p>Nel 2006 la polizia svedese sequestrava i server appartenenti a Piratebay e all&#8217;&#8221;ufficio dei pirati&#8221; e arrestava tre persone legate alla baia stessa. L&#8217;azione di polizia fu fortemente contestata all&#8217;epoca, anche perché larga parte del materiale sequestrato non era in alcun modo legato a Piratebay; inoltre, secondo l&#8217;opinione circolata su molti giornali in quei giorni in Svezia, l’azione seguiva forti pressioni sul Governo svedese da parte di importanti lobby americane e dal governo americano stesso. Il risultato non fece altro che far crescere il consenso verso il PP. Un comportamento socialmente accettato come lo scambio di materiale coperto da diritto d&#8217;autore diveniva sanzionabile a seguito della nuova legge svedese, una norma sociale diffusa ed accettata poteva essere perseguita come comportamento criminale. La creazione di un nuovo partito sulla base dell&#8217;appello contro una legge non costituiva di per sé la trasformazione di un tema in un nuovo movimento politico: questi temi non erano compresi o comunque non era considerati rilevanti dai partiti politici esistenti. Nuove istanze, nuove necessità emergevano nella società su temi tradizionalmente tecnici e lontani dal dibattito pubblico, su queste nuove istanze il PP lavorava alla ricerca del consenso.</p>
<p>La rilevanza di questi nuovi temi politici va a toccare le radici del significato di cittadinanza intesa come un insieme comune di norme e valori. Ferma restando l’inviolabilità del diritto di proprietà, se un comportamento che sembra essere condiviso da una larghissima parte dei giovani e costituisce una componente importante dell&#8217;accesso all&#8217;intrattenimento e all&#8217;informazione diviene un reato sanzionabile amministrativamente o in qualche caso penalmente, ci troviamo di fronte ad una tensione di non facile risoluzione. Questa potrebbe essere una delle chiavi di interpretazione del successo del PP e della sua rapida affermazione in Svezia, in Germania e nel resto d&#8217;Europa. Coinvolgere una popolazione sostanzialmente giovane su temi riguardanti i loro comportamenti e orientarli verso un&#8217;azione politica è un percorso di partecipazione che si esplica anche nel voto.</p>
<p>Ma il successo deve anche essere letto come la capacità di allargare il dibattito intorno alla protezione del diritto d&#8217;autore, e la condivisione la si allarga anche per includere un dibattito più ampio su proprietà, democrazia e libertà d&#8217;espressione, diritto alla privacy. Estremizzando, il parlamentare europeo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Christian_Engstr%C3%B6m">Christian Engstrom</a> spiega come il partito nasca in risposta alle possibilità che le nuove tecnologie pongono al discorso politico, così come l&#8217;invenzione della stampa ha fatto a suo tempo. La politica tradizionale secondo il parlamentare non è capace di dialogare con le nuove tecnologie e le questioni con le quali il PP ha a che fare sono le possibilità della tecnologia, positive e negative. In sostanza l&#8217;argomento del PP è che né la legge né la politica sono capaci di tenere il passo con l&#8217;innovazione tecnologica. Questa incapacità delle istituzioni di adattarsi ai cambiamenti avrebbe conseguenze negative per la loro legittimazione democratica, specialmente tra la popolazione giovane.</p>
<p>Il PP non è il primo movimento che si fonda su argomenti legati all&#8217;innovazione tecnologica e al rapporto con la società. I luddisti del 19º secolo, dopo tutto, si battevano per opporsi all&#8217;introduzione di macchine industriali nella lavorazione dei tessuti. Ma come <a href="http://jiplp.oxfordjournals.org/content/4/7/451.full">spiega Jeremy Philips</a> le differenze tra questi nuovi movimenti e il passato sono più forti delle somiglianze. I luddisti furono un movimento di massa che tuttavia non fu capace di confrontarsi con il sistema politico; al contrario il PP utilizza lo stesso apparato istituzionale e comunicativo degli altri partiti per attirare il consenso di un elettorato principalmente giovane, comunque lontano dai partiti tradizionali, ma interessato a temi legati all&#8217;informazione, alla comunicazione e alla libertà d&#8217;espressione. L&#8217;altra differenza fondamentale è che mentre i Luddisti cercarono invano di combattere contro una nuova era tecnologica, per il PP l&#8217;innovazione è un nuovo strumento oltre che una ragione per cambiare il sistema politico.</p>
<p>Anche se inizialmente, nel resto d&#8217;Europa, la risposta nei confronti di questo partito da parte delle forze politiche tradizionali è stata principalmente di scetticismo, di sospetto e comunque sufficienza, questi movimenti pur in maniera diversa sono cresciuti in tutto il continente.</p>
<p>Ad oggi prendendo in considerazione i paramenti nazionali, regionali, ed i consigli comunali, i Pirati sono riusciti ad eleggere rappresentanti in Austria, Svizzera, Spagna, Repubblica Ceca, Svezia (pur non avendo rappresentanti nel Parlamento nazionale la delegazione svedese al Parlamento europeo ha due rappresentanti di questa formazione politica); in Germania sono rappresentati ad ogni livello: parlamento Federale, assemblee dei Länder e consigli comunali.</p>
<p>Difficile prevedere l’evoluzione di questo fenomeno, tuttavia se un merito deve essere riconosciuto a questi movimenti è quello di essere capaci di porre all’ordine del giorno dell’agenda politica temi rilevanti, costringendo gli altri partiti ad un confronto finora eluso.</p>
<p>&nbsp;iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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		<title>Quote rosa negli enti locali: two meglio di one?</title>
		<link>http://www.imille.org/2012/05/quote-rosa-negli-enti-locali-meglio-di-one/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Sammarco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti & Società]]></category>
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		<description><![CDATA[di Manuela Sammarco. Lo scorso 8 maggio la Camera con una larga maggioranza ha dato l’ok alle quote rosa per gli enti locali, secondo la definizione di (qualche) giornale. Tecnicamente è il DDL...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify;">di Manuela Sammarco.</p>
<div id="attachment_17521" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.imille.org/2012/05/quote-rosa-negli-enti-locali-meglio-di-one/donne-2/" rel="attachment wp-att-17521"><img class="size-full wp-image-17521" src="http://www.imille.org/wp-content/uploads/Donne.jpg" alt="By Galabgal" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/71171949@N00/2089266214/</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso 8 maggio la Camera con una larga maggioranza ha dato l’ok alle quote rosa per gli enti locali, secondo la definizione di (qualche) giornale. Tecnicamente è il DDL 3290 recante “disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali”. Si tratta di una proposta di legge che parte dal disegno Carfagna presentato circa un anno fa poi modificato sostanzialmente dall’opposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il DDL 3290 chiede al testo unico delle leggi sugli ordinamenti locali di “garantire” ciò che in precedenza solamente “promuoveva”: l’equilibrio di genere nelle assemblee di governo locali. Come? Per i comuni al di sotto dei 5mila abitanti non cambia tantissimo: è stata introdotta una misura minima di garanzia in base alla quale nelle liste dei candidati per le elezioni dei consigli deve essere assicurata la rappresentanza di entrambi i sessi. Più sostanziosi gli interventi per i Comuni con popolazione superiore: si chiede contestualmente ai cittadini di esprimere una doppia preferenza di genere diverso (ma appartenente alla medesima lista) e ai partiti di compilare liste di candidati alla carica di consigliere che non presentino più dei 2/3 di appartenenti allo stesso genere, pena la riformulazione della lista o il suo respingimento. Le stesse norme sono valide per le Circoscrizioni delle città con più di 300.000 abitanti. Alle Regioni, che godono di autonomia anche in materia elettorale, viene chiesto un impegno da dettagliare in seguito. Per amor di completezza, si ricorda che il testo interviene anche sull’equilibrio di genere nella composizione delle commissioni di concorso pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima domanda: c’era davvero bisogno di simili provvedimenti? Qualche dato come risposta. Nel nostro Paese su 20 Presidenti di Regione solo due sono donne; nessuna è Presidente del Consiglio regionale. Su 770 consiglieri regionali solo 86 sono donne. Non va meglio in Provincia dove troviamo solo 14 presidentesse di Provincia su 110. Va peggio nei comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti dove le sindache sono solo il 7% e le consiglieri comunali il 12%. Poco, molto poco, meglio nei comuni più piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre in Danimarca governa Helle Thorning-Schmidt, in Germania Frau Merkel, anche se cresce la Kraft, in Italia la situazione rosa, passatemi il bisticcio, non è rosea. Allora, la domanda più giusta non sembra quella posta in precedenza sulla necessità di intervenire bensì quella che riguarda la natura e la bontà dell’intervento. In linea di principio non sono una grande fan delle quote rosa e <a href="http://www.imille.org/2011/10/beati-i-popoli-che-non-hanno-bisogno-delle-quote-rosa/" target="_blank">ritengo beati i paesi dove esse non siano necessarie</a>. Penso, però, che in una situazione come quella tratteggiata poco sopra questo strumento sia il male minore e per giunta necessario, almeno in via transitoria. Perché le alternative a riguardo sono tre: a. tenerci le percentuali attuali sulla partecipazione femminile, che in un contesto di cavalcante antipolitica non sono certo lusinghiere (sebbene anche l’<a href="http://www.ivanscalfarotto.it/2012/05/15/da-grillo-le-donne-hanno-i-capelli-turchini/" target="_blank">antipolitica</a> non se la cavi meglio);  b. attendere che i partiti, lentamente, assumano al loro interno soluzioni efficaci per il problema, e non solo vaghi impegni (approccio che gli esperti chiamano <em>slow track</em>);  c. consentire l’intervento del legislatore, cioè le quote rosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto difficile da digerire – parere personale – le quote sembrano la soluzione più realistica e più veloce. Ammesso ciò, quindi, come leggere le misure disegnate dal DDL approvato alla Camera? I pareri sono vari. Esse sono di sicuro un passo avanti deciso per quel che riguarda i comuni più grandi (grazie alla duplice garanzia data dalle quote di lista e dalle doppie preferenze). Più timido l’intervento sui comuni più piccoli. Inoltre, forse sarebbero state preferibili norme transitorie. Infatti, alcuni studi in materia hanno dimostrato che nei comuni che hanno applicato le quote e poi interrotto la loro sperimentazione dopo una tornata elettorale, le percentuali di elette sono cresciute e non più tornate indietro. Meglio però leggi definitive di garanzia che l’assenza di legislazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo davanti a un passo in avanti necessario, dunque, venuto dalla disciplina pubblicistica e non privatistica. Che tradotto vuol dire: il legislatore è intervenuto prima dei partiti. Questa legge, che giunge purtroppo tardi per le amministrative di maggio e che deve ancora affrontare il Senato, verrà approvata sotto un Governo tecnico. Vicino a provvedimenti memorabilmente spinosi come quelli su pensioni, lavoro, fisco. Intendiamoci, alla sua elaborazione le diverse formazioni politiche, pure il Pd, hanno partecipato attivamente, ma questo impegno da solo non può bastare. Anche se l’Italia ha imboccato una strada diversa da quella dei paesi del Nord Europa, che hanno seguito un approccio <em>slow track</em>, questo non significa che il ruolo dei partiti italiani per la promozione dell’equilibrio di genere nelle assemblee sia esaurito. Non parlo delle quote rosa all’interno dei diversi soggetti politici. Anche se potrebbe servire mentre si discute di primarie per i parlamentari. Penso piuttosto a un potenziamento degli strumenti impiegati per la selezione del personale politico. E qua il discorso si fa “bisex” perché, soprattutto nell’ultimo periodo, non sono state solo le donne ma per esempio anche i giovani a subire gli effetti collaterali di un processo selettivo non efficace e che non è stato sempre in grado di valorizzare il merito e i talenti che nei partiti pure esistono. Il deficit di partecipazione femminile è un epifenomeno di un problema più grande: le modalità di formazione della classe dirigente. E così ben vengano le quote rosa negli enti locali, ma che esse siano inserite all’interno di riforme serie della legge elettorale nazionale, per il raggiungimento della quale serve l’accordo politico, e dei meccanismi di cooptazione dei partiti.</p>
<p>iMille.org – Direttore Raoul Minetti</p>
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