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Alla sfida lanciata dal concorso di idee <em>CityVision</em>, promosso dall&#8217;omonimo magazine e inaugurato, lo scorso anno, con Roma,<br /> hanno risposto, aggiudicandosi la vittoria, Alberto Bottero, Simona Della Rocca, Valeria Bruni.<br /> Una giuria internazionale ha giudicato il loro elaborato il migliore tra 250 elaborati, per un totale di 462 progettisti, ugualmente provenienti dai cinque continenti.<br /> <br/><br/>L&#8217;idea &#8211; per una città che manifesta l&#8217;assenza di un piano urbanistico qualsivoglia e dove gli interventi architettonici suonano, spesso, piuttosto scollati dal contesto &#8211; è di costruire un diaframma, frapporre tra la riva e l&#8217;acqua, vissuta meramente come via di trasporto e solcata da soli mezzi a motore, isole galleggianti, che diventino poli dove sperimentare un tempo più lento, e a misura d&#8217;uomo. Giardini e parchi giochi, dunque, disseminerebbero un Canal Grande restituito ai veneziani.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/isole-in-mezzo-al-canal-grande-a-venezia-sospesa-nel-futuro/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/isole-in-mezzo-al-canal-grande-a-venezia-sospesa-nel-futuro/</feedburner:origLink></item> <item><title>A Varsavia la casa si restringe sorge la “Keret House” in 72 cm</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/r9jS0zs4oEc/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/a-varsavia-la-casa-si-restringe-sorge-la-%e2%80%9ckeret-house%e2%80%9d-in-72-cm/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 10:53:21 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Architecture]]></category> <category><![CDATA[Architetture]]></category> <category><![CDATA[Industria dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[WideImpression]]></category> <category><![CDATA[architecture]]></category> <category><![CDATA[Centrala]]></category> <category><![CDATA[Etgar Keret]]></category> <category><![CDATA[Jakub Szczesny]]></category> <category><![CDATA[Polonia]]></category> <category><![CDATA[Varsavia]]></category> <category><![CDATA[via Chlodna Zelazna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6072</guid> <description><![CDATA[Ora che non abbiamo più un lotto per costruire nuove abitazioni, bisogna trovare spazio dove lo spazio non c&#8217;è. Lo studio Centala ha così deciso di progettare una casa tra gli edifici del civico 22 e del 74 in via Chlodna Zelazna a 72 cm di distanza. L&#8217;opera artistico-architettonica di Jakub Szczesny sarà la casa-studio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ora che non abbiamo più un lotto per costruire nuove abitazioni, bisogna trovare spazio dove lo spazio non c&#8217;è.<br /> Lo studio Centala ha così deciso di progettare una casa tra gli edifici del civico 22 e del 74 in via Chlodna Zelazna a 72 cm di distanza.<br /> L&#8217;opera artistico-architettonica di Jakub Szczesny sarà la casa-studio per lo scrittore Etgar Keret, una struttura triangolare che ospita una camera da letto, una cucina e una piccola area salotto dove accogliere i pochi (pochissimi) ospiti.<br /> Una scala retrattile permette l&#8217;accesso all&#8217;edificio che si costruisce su di una struttura in acciaio tamponata con compensato e pannelli isolanti rivestiti di calcestruzzo.<br /> Da 72 a 122 di larghezza per vivere, lavorare, intrattenersi con gli amici e colleghi..se sei claustrofobico sicuramente non è la casa per te!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/a-varsavia-la-casa-si-restringe-sorge-la-%e2%80%9ckeret-house%e2%80%9d-in-72-cm/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/a-varsavia-la-casa-si-restringe-sorge-la-%e2%80%9ckeret-house%e2%80%9d-in-72-cm/</feedburner:origLink></item> <item><title>Non chiamateli giardinieri, sono artisti concettuali (oggi più di ieri)</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/LduZeEZjN94/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/non-chiamateli-giardinieri-sono-artisti-concettuali-oggi-piu-di-ieri/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 10:05:29 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Living Green]]></category> <category><![CDATA[News Canali Tematici]]></category> <category><![CDATA[PrimoPiano]]></category> <category><![CDATA[PrimoPiano Living Green]]></category> <category><![CDATA[alessandro rocca]]></category> <category><![CDATA[Anoushka Feiler]]></category> <category><![CDATA[antonio perazzi]]></category> <category><![CDATA[avant gardeners]]></category> <category><![CDATA[conceptual garden]]></category> <category><![CDATA[dan lobb]]></category> <category><![CDATA[Excuse me while I kiss the sky]]></category> <category><![CDATA[flavio pollano]]></category> <category><![CDATA[giardini]]></category> <category><![CDATA[giardino concettuale]]></category> <category><![CDATA[gilles clément]]></category> <category><![CDATA[hampton court]]></category> <category><![CDATA[landscape obscured]]></category> <category><![CDATA[living green]]></category> <category><![CDATA[Maurizio Vegini]]></category> <category><![CDATA[Pierluigi Pusole]]></category> <category><![CDATA[primo piano]]></category> <category><![CDATA[the bright idea]]></category> <category><![CDATA[tim richardson]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=5980</guid> <description><![CDATA[Un piccolo prato, neppure così verde, anzi, piuttosto spelacchiato. All&#8217;interno, una zolla quadrata sollevata di qualche centimetro. Lungo il perimetro, periscopi d&#8217;acciaio, attraverso i quali &#8211; meraviglia &#8211; si può osservare il rigoglioso e del tutto sui generis giardino sotterraneo, lussureggiante e invisibile alla vista. Si tratta di funghi, muschi e epatiche, specie vegetali molto [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un piccolo prato, neppure così verde, anzi, piuttosto spelacchiato. All&#8217;interno, una zolla quadrata sollevata di qualche centimetro. Lungo il perimetro, periscopi d&#8217;acciaio, attraverso i quali &#8211; meraviglia &#8211; si può osservare il rigoglioso e del tutto <em>sui generis</em> giardino sotterraneo, lussureggiante e invisibile alla vista. Si tratta di funghi, muschi e epatiche, specie vegetali molto semplici e antichissime, gli esseri viventi più antichi e diffusi sul pianeta, presenti da ogni latitudine. Piante primitive, insomma, oggetto di <em>Paesaggio oscurato</em>, <em>Landscape obscured</em>, di Dan Lobb, giovane paesaggista inglese, incoronato all&#8217;ultimo <a href="http://www.rhs.org.uk/Shows-Events/Hampton-Court-Palace-Flower-Show/2011/Gardens/A-to-Z/Landscape-Obscured" target="blank">Hampton Court Flower Show</a>. <br/>L&#8217;esperienza è surreale: l&#8217;occhio che fruga sotto la superficie, nel ventre della terra, scopre una visione sorprendente. Vita segreta dei funghi, ben controbilanciata da un altro dei giardini della stessa sezione &#8211; quella dei <em>Conceptual garden</em> &#8211; che invita, viceversa, a rivolgere lo sguardo all&#8217;insu. <em>Excuse me while I kiss the sky</em>, di Anoushka Feiler, è un autentico giardino capovolto, e molto hi-tech: le piante sono a testa in giù, dentro vasi sospesi grazie a un groviglio di funi d&#8217;acciaio. Del resto, anche le altre sette opere della sezione sono piuttosto spiazzanti. Melissa Jolly, in <em>Picturesque</em>, ha ricostruito una ipotetica galleria d&#8217;arte: sulle pareti immacolate i quadri sono nicchie che ricreano, grazie a composizioni verdi, capolavori di grandi artisti &#8211; da Monet a Mondrian. Opere d&#8217;arte viventi. <br/>Ancora, Hugo Bugg con <em>CoppaFeel</em> ha costruito uno spazio dove cemento, vetro fluorescente e rotonde siepi di bosso convivono armoniosamente. Allo stesso modo, in <em>The Bright Idea</em> di Tom Harfleet, un sinuoso serpente-drago di reticolato metallico, luminescente grazie ai led inseriti all&#8217;interno per tutti i 20 metri della lunghezza, si muove tra erba alta e fiori di nasturzio. E si potrebbe continuare, se non fosse che l&#8217;intenzione dei progettisti è piuttosto scoperta e alimenta un dibattito, tra fautori e oppositori del giardino concettuale, piuttosto vivace.</p><p><br/><br/><strong>Giardino concettuale, la genesi (e la consacrazione)</strong>. Così, all&#8217;indomani della chiusura della competizione senz&#8217;altro più sperimentale tra quelle della compassata, e blasonatissima, <em>Royal Horticultural Society</em>, sulle colonne del <em>The Independent</em> viene rilanciata la domanda fatidica: Un giardino può essere un&#8217;opera d&#8217;arte concettuale?<br /> Del resto, è stato proprio qui, ad <em>Hampton Court</em>, che il giardino concettuale ha avuto dignità, con la creazione di una sezione autonoma, sull&#8217;onda del successo montante di una tendenza, fotografata da Tim Richardson, corsivista del <em>Daily Telegraph</em> e del <em>The Guardian</em>, nel libro <em>Avant Garderners</em>, del 2008 (edito in Italia per i tipi <a href="http://www.22publishing.com/articoli.aspx?idArt=21" target="blank">22 publishing</a>), in cui 50 progetti, di architettura del paesaggio oltre che del giardino, e una schiera di progettisti assurgevano a portatori di una visione per cui il giardino, così come un paesaggio urbano, potevano esprimere, con mezzi propri, senza snaturarsi (è il caso di dirlo), un&#8217;idea e un concetto puntuali e, persino, filosoficamente forti. Proprio in quell&#8217;anno, e precisamente a luglio, si tennero la prima conferenza e la prima mostra sui giardini concettuali, non per caso, alla Tate Gallery, a sancire definitivamente il matrimonio di orticultra e arte (<a href="http://entertainment.timesonline.co.uk/tol/arts_and_entertainment/visual_arts/article4261652.ece" target="blank">Sunday Times &#8211; 5 luglio 2008</a>). Quell&#8217;anno all&#8217;<em>Hampton Court Flower Show</em> c&#8217;era addirittura un caravan arruginito, in bella mostra accanto a un castello svedese, all&#8217;interno di uno dei giardini. Dalla perplessità si è passati, col tempo, a una sempre maggiore popolarità e oggi la sezione del giardino concettuale è giudicata come la più interessante agli <em>Hampton Court</em> e gli stessi giudici riconoscono come <a href="http://surrey.greatbritishlife.co.uk/community/blogs/detail/rhs-judge-discusses-conceptual-gardens/id/5067/" target="blank">&#8220;porti nuova linfa alla competizione&#8221;</a>. Oggi &#8211; precisamente lo scorso 6 luglio, sulle pagine del <a href="http://www.telegraph.co.uk/gardening/hampton-court-flower-show/8616254/Hampton-Court-Flower-Show-2011-Is-a-sense-of-meaning-vital-to-agood-garden.html" target="blank">The Telegraph</a> &#8211; Tim Richardson sintetizza la posizione dei concettualisti tracciando un paragone tra la situazione odierna e il dissidio che, un secolo fa, si consumò, tra William Robinson, &#8220;giardiniere selvaggio&#8221;, e Reginald Blomfield, architetto formalista. Il primo, convinto fossero le piante a dettare il tono di un giardino, e quindi che il giardiniere avesse un&#8217;influenza creativa sullo spazio esterno. Il secondo, dal canto suo, altrettanto irremovibile sul fatto che il lavoro del giardiniere non fosse nulla senza il rigore della disciplina architettonica. Se la schermaglia non ebbe alcun vincitore, spiega Richardson, è solo perché la soluzione venne da Gertude Jekyll e Edwin Lutyens, i quali dimostrarono, creando luoghi come i giardini di <a href="http://www.hestercombe.com/" target="blank">Hestercombe</a>, che la collaborazione tra le discipline fosse la sola risposta plausibile, e l&#8217;unione di splendide piante e buona architettura non soltanto attuabile, ma desiderabile.<br /> <br/>Chi giudica il valore di un giardino solo in base alla gioia che può ricavarne, riducendolo a un luogo dove trascorrere un pomeriggio piacevole, sostiene Richardson, ne sminuisce il senso. Un giardino, lungi dal parlare al cuore, parla alla testa e agli Hampton ci sono giardini &#8220;da leggere&#8221;. Dalle colonne dello stesso <em>Telegraph</em> viene la replica di una prolifica e stimata scrittrice e progettista di giardini, Mary Keen, accusata da Richardson di essere &#8220;tradizionalista&#8221;. Ribatte la Keen che i giardini che preferisce, e che progetta, sono luoghi che vivono nella relazione vitale con la natura, e suggeriscono, a chi vi si immerga, pensieri della più alta statura: vita, morte, arte e poesia. Il limite dei concettualisti e dei loro giardini, viceversa, è di forzare il pensiero, imbrigliandolo, in una sola direzione, col che, pur concedendo loro di essere ben fatti, divertenti o intriganti, non avranno mai il potere di <a href="http://www.telegraph.co.uk/gardening/8631838/Can-conceptual-gardens-ever-be-life-changing.html" target="blank">&#8220;cambiarti la vita&#8221;</a>.</p><p><br/><br/><strong>Giardini &#8220;ibridi&#8221;: sfida alla natura o unica via contemporanea?</strong> Senz&#8217;altro, negli ultimi anni il giardino appare terreno di conquista, e sperimentazione, di scenografi, artisti e, persino, di scienziati. I confini tra installazione, <em>land art</em> e provocazione sfumano, e tracciarne i confini conduce alla più sterile astrazione.  Così, se il <em>The Independent</em> paragona i giardini storici ad opere classiche e quelli concettuali alle opere di Damien Hirst o Tracey Emins, <a href="http://www.antonioperazzi.com/" target="blank">Antonio Perazzi</a>, paesaggista eterodosso, incluso da Richardson nella rosa degli <em>avant gardeners</em>, restando all&#8217;interno dei confini della propria attività, chiosa: &#8220;Richardson è stato molto bravo a cogliere il movimento dell&#8217;avanguardia nel giardinaggio, sottintendendo &#8211; senza enfasi, anzi, come cosa ovvia &#8211; che si stesse parlando di &#8216;arte del giardino&#8217; e non di giardinaggio, di opere cioè di artisti progettisti. Grazie alla citazione del mio lavoro nel suo volume, l&#8217;anno scorso e quello prima, sono stato invitato dall&#8217;università dell&#8217;arte di Vienna ad costruire un orto botanico, all&#8217;interno della stessa università, a cui hanno collaborato studenti e professori. Uno di loro, Mario Terzich, afferma infatti &#8211; e io non posso che essere d&#8217;accordo &#8211; che il mestiere di fare giardini sia da insegnare nelle scuole d&#8217;arte piuttosto che nelle facoltà di architettura. A mio giudizio, fare giardini significa comunicare dei messaggi, non possono essere solo bei luoghi, anche il giardino di grande impatto emozionale può, e deve, contenere un&#8217;idea chiara. Ritengo che sia l&#8217;essenza dell&#8217;arte del giardino contemporaneo, oggi in cui maggiore è la consapevolezza di come funzionino natura e paesaggio e in cui si è consci di ciò a cui può servire il paesaggio, pena il cadere nell&#8217;astrazione. Certo, il discorso vale soprattutto per il giardino &#8211; essendo giardino e paesaggio opposti, il primo opera intellettuale, il secondo, di fatto, natura &#8211; e, allora, ben vengano progetti provocatori, se hanno qualcosa da raccontare. Ci si serve delle piante per raccontare qualcosa e, se si riesce a scuotere la nostra visione antropocentrica, benvenuti i funghi. Per farsi scaraventare in un mondo parallelo che è altro, proiettarsi in una scala temporale radicalmente differente, quella della natura, e quella del giardino. Perché, altrimenti, si pianterebbe una ghianda, che impiega cent&#8217;anni a diventare un albero?<br /> I giardini sono fatti di attesa. Si aspetta, perché chi viene dopo di noi possa godere dell&#8217;ombra della quercia&#8221;.</p><p><br/><br/><em>Foto: RHS &#8211; BBC</em><br /> <br/></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/non-chiamateli-giardinieri-sono-artisti-concettuali-oggi-piu-di-ieri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/non-chiamateli-giardinieri-sono-artisti-concettuali-oggi-piu-di-ieri/</feedburner:origLink></item> <item><title>Quando il giardino è inaspettato trasforma la città</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/_023bJEZQU8/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/quando-il-giardino-e-inaspettato-trasforma-la-citta/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 09:41:21 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Living Green]]></category> <category><![CDATA[Opinioni]]></category> <category><![CDATA[Opinioni Living Green]]></category> <category><![CDATA[Paesaggio]]></category> <category><![CDATA[Update]]></category> <category><![CDATA[Update Living Green]]></category> <category><![CDATA[ag&p]]></category> <category><![CDATA[daniela nava]]></category> <category><![CDATA[electa]]></category> <category><![CDATA[emanuele bortolotti]]></category> <category><![CDATA[giardini pensili]]></category> <category><![CDATA[giardino inaspettato]]></category> <category><![CDATA[living green]]></category> <category><![CDATA[paesaggi]]></category> <category><![CDATA[paesaggista]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6111</guid> <description><![CDATA[Micro-giardini metropolitani, che colonizzano pareti cieche e cavedi, ma anche cortili e terrazzi. Uno scarto a lato, che recupera la dimensione benefica del verde, ancestrale e irrazionale, e lascia che faccia irruzione la natura, là dove, di norma, viene bandita, come estranea, e fuori luogo. Dall&#8217;auspicio che la città diventi terra di conquista, e si [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Micro-giardini metropolitani, che colonizzano pareti cieche e cavedi, ma anche cortili e terrazzi. Uno scarto a lato, che recupera la dimensione benefica del verde, ancestrale e irrazionale, e lascia che faccia irruzione la <em>natura</em>, là dove, di norma, viene bandita, come estranea, e <em>fuori luogo</em>. Dall&#8217;auspicio che la città diventi terra di conquista, e si moltiplichino gli esperimenti di orti e giardini urbani, è nato il libro <em>Il giardino inaspettato</em> di Emanuele Bortolotti, agronomo e paesaggista, titolare, insieme a Paolo Villa, di uno degli studi storici di Milano, AG&#038;P. Il libro, uscito due mesi, è già alla seconda ristampa, a conferma di un ritrovato interesse e di una vistosa esigenza di ingentilire il paesaggio cittadino costruito, per migliorare la qualità della vita urbana. Abbiamo raccolto le sue riflessioni sul paesaggismo urbano. A partire dall&#8217;inizio ovvero: cosa racconta il libro, qual è l&#8217;oggetto dell&#8217;indagine?<br /> &#8220;Innanzitutto non si tratta di un&#8217;antologia dei miei lavori, anche se ci sono le cose che abbiamo fatto, accanto, però, ad altre che esemplificano bene quello di cui volevo trattare, ovvero la trasformazione attraverso il verde. Dove ce n&#8217;è più bisogno se non in un contesto urbano, avaro di spazi verdi, dove è sempre più difficile avere aree per fare parchi? D&#8217;altra parte, esiste un enorme potenziale di spazi che possono essere utilizzati. In linea teorica, tutti i tetti &#8211; e sono centinaia di migliaia in un città come Milano &#8211; e non soltanto per realizzare giardini pensili, ma per diffondere anche in Italia una pratica che, altrove, è pressoché abituale. Si tratta di tetti verdi estensivi: dove vige l&#8217;obbligo &#8211; in Germania, ad esempio &#8211; di inverdire le coperture, la vegetazione viene posta anche sulle coperture dei garage interrati e seminterrati, in forma di verde pensile, che non poggia in piena terra ma sulla soletta. È estremamente diffuso, questo verde speciale, a contatto con il costruito, risolvendo i problemi di impermeabilizzazione della soletta e di interramento dei cavidotti. Non si pensi ai giardini pensili con alberi ad alto fusto e piante, si tratta di miscugli di <em>sedum</em>, arbusti molto resistenti e che richiedono poca manutenzione, oltre a essere economici. Sulla copertura di edifici si possono realizzare anche orti urbani. Certi tetti vuoti sono così desolanti, e sono a disposizione dei condomini. E poi, ci sono le facciate cieche, i seminterrrati, dove si possono creare mini-giardini estremamente belli.<br /> <strong>Quanti progetti ha raccolto?</strong><br /> Sono almeno 40 progetti realizzati, con la presentazione del <em>prima</em> e <em>dopo</em>, così che la trasformazione sia evidente così come le potenzialità che ha il verde nella valorizzazione degli spazi meno scontati.<br /> <strong>Cosa sono le facciate cieche? e come si allestisce un giardino in un contesto così?</strong><br /> Sono luoghi dimenticati dall&#8217;architettura, muri senza finestre tra due edifici, cavedi. Si possono sfruttare tutte le tipologie di verde verticale e di pareti verdi, dalle piante che si arrampicano, da sole o con un supporto, a quelle messe a spalliera, fino al verde verticale tipo Patrick Blanck, che, però, ha bisogno di grossi capitali e, direi, vira verso qualcosa di diverso, più vicino all&#8217;installazione. A mio giudizio, non è una soluzione reale, ossia praticabile ma, tenuto conto dei limiti, può essere un&#8217;ipotesi, comunque. Ad esempio, abbiamo realizzato un cavedio di sette piani, a Roma, utilizzando cavi solar tube, con mensole e vasi al marca-piano. L&#8217;effetto è molto bello, con i vasi a mezz&#8217;aria e i tubi di luce alimentati dal tetto a illuminare lo spazio. Ancora, qui a Milano, abbiamo fatto un muro verde da tre anni e mezzo, per Enel, in collaborazione con Temprano.<br /> <strong>La tecnologia, quindi, non è un passaggio inevitabile, per progettare in spazi ridotti, tipo quelli cittadini.</strong><br /> Decisamente no. Nel caso del verde verticale, è interessantissima, ma l&#8217;approccio è diverso, come dico, sono installazioni, bellissime, ma non proponibili su larga scala.<br /> <strong>E del <em>Bosco verticale</em> di Boeri, che giudizio dà? Pare che non sia neppure originale, e il progetto sia di uno degli studi coinvolti nella riqualificazione della Grand Paris.</strong><br /> Io la trovo molto interessante, lancia un tema, e, come tutte le cose visionarie, gli inizi sono sempre carichi di promesse. Lo slogan è bello, anche se non so come verrà realizzato, ma è interessante averlo inserito. E, anche se, è copiato, sa che le dico? per me non toglie valore al progetto, che è innovativo, da noi. Copiare può essere una cosa giusta, se si copia bene. Poi, si può discutere sulla primogenitura, ma non lo trovo interessante.<br /> <strong>Quel che fa, invece, sembra appassionarla.</strong><br /> Certo. Il paesaggismo lavora a diverse scale, e anche quella più piccola mi appassiona molto. Occuparmi degli spazi, anche esigui, della città, è molto gratificante. Si sfrutta la vitalità enorme che hanno le piante. Si prenda un glicine, a cui bastano 50 centimetri di terra per avere l&#8217;energia sufficiente per crescere di otto piani in altezza. Mezzo metro, una profondità ridicola, basta per rinverdire un&#8217;intera facciata.<br /> <strong>Risultati enormi. Quali i benefici?</strong><br /> La percezione del verde, è un dato oggettivo, modifica la qualità di vita dell&#8217;individuo. Tranquillizza e fa vivere bene.<br /> <strong>Questa, d&#8217;altra parte, sembra una costante, nel suo lavoro, attento ai ritmi e ai luoghi della vita contemporanea. Lei progetta spazi metropolitani, così come giardini in aziende o in alberghi. Quali criteri si adottano di volta in volta?</strong><br /> In un albergo, il verde deve avere un pronto effetto, bisogna privilegiare l&#8217;elemento attrattivo, che ha la funzione di qualificare la qualità e lo standing dell&#8217;albergo. Poi, tecnicamente, è un verde subito pronto, non può svilupparsi nel tempo. Viceversa, in un ufficio la funzione è di tranquillizzare, rilassandolo, chi lavora, e diventa un luogo di sosta all&#8217;aperto, dove si può stare, magari solo a fumare ma anche per prendere una boccata d&#8217;ossieno. Se uno sta meglio, lavora meglio.<br /> <strong>Non è che poi produce meno?</strong><br /> Non direi, quando stiamo bene siamo più produttivi. Penso a un cliente che doveva costruire una palazzina di uffici, e voleva inserire del verde, perché le persone che ci avrebbero lavorato potessero stare a contatto col verde. Lui pensava a piante da interni, invece io ho fatto una proposta estrema, di sventrare il centro dell&#8217;edificio per creare un patio su due piani. La volumetria è stata recuperata in alto, e così tutti gli uffici hanno un affaccio sul volume verde interno. La vegetazione all&#8217;interno è lussurreggiante, gli effetti sull&#8217;umore delle persone sono palpabili.<br /> <strong>Lei ha approfondito molto questi temi, gli effetti della vegetazione sulle persone, in termini di benessere e salute</strong>.<br /> Sì, direi di sì. Di questi temi si è detto e scritto molto negli anni &#8217;70. Sociologi e medici hanno lavorato molto sul rapporto tra uomo e natura, tanti se ne sono occupati. Studi sulla percezione del verde, quanto sia rassicurante un paesaggio, e come lo scenario in cui siamo immersi produca interazioni importanti nei meccanismi cerebrali, influenzando il modo di vivere e, di riflesso, la salute mentale. Come il cervello percepisce gli spazi è un tema di cui, tra gli altri, ha scritto James Hillman. <em>Politica della bellezza</em> è un testo che oggi torna di attualità di fronte all&#8217;imbruttimento delle città. Vivere a contatto col bello fa stare meglio, e il verde è parte di questa nuova esigenza di estetica urbana. La relazione con il verde è archetipica, risveglia simboli ancestrali, il paradiso, il verde è simbolo dell&#8217;abbondanza, è il frutto della terra. Chi è tornato a occuparsene, in anni recenti, è Alain de Botton, in <em>Architettura e felicità</em>. Si moltiplicano le iniziative dal basso, che hanno tempi più rapidi della politica che si muove lentamente. Scopriamo il desiderio serpeggiante di una città verde, con istanze nuove alla ribalta, e il moltiplicarsi di orti urbani, nei luoghi dimenticati, l&#8217;orto-terapia, nascono consorzi tra semplici cittadini per sistemare le aiuole. È una spinta che sta crescendo, una piccola conferma è anche il successo del libro. Testimonia che c&#8217;è bisogno di modelli e idee, di istruzioni per l&#8217;uso per chi si cimenta nel lavoro con il verde.<br /> <strong>D&#8217;altra parte, il suo punto è un punto di osservazione privilegiato, il suo è uno dei primi studi di progettazione del paesaggio a Milano. Com&#8217;è cambiato il suo lavoro nel tempo? quali sono le committenze oggi? e com&#8217;è percepito il suo lavoro di paesaggista?</strong><br /> Quando abbiamo aperto, 25 anni fa, non c&#8217;era alcuna percezione di cosa fosse il nostro mestiere. Oggi ha una sua dignità, e i clienti sono i più disparati, dagli immobiliaristi agli operatori turistici. Molti elementi hanno contribuito a questo profondissimo cambiamento, anche l&#8217;aver creato Aiapp, ha avuto il suo peso, l&#8217;associazione è diventata un punto di riferimento culturale. Non per caso, in autunno uscirà una guida che raccoglie i profili di circa 300 paesaggisti italiani.<br /> <strong>In effetti, Aiapp è nata proprio per dare uno status autonomo ai paesaggisti e per raccordare l&#8217;Italia al resto d&#8217;Europa e del mondo. D&#8217;altra parte, restano, sul fronte della formazione, delle lacune. Non esiste un percorso che unisca agronomia e progettazione, tanto che molti sdoppiano gli studi, facendo architettura e agraria. Come lei. in effetti. Cosa ne pensa?</strong><br /> Ci si lamenta giustamente delle carenze. Io, in effetti, da laureato in agronomia, ho frequentato una scuola di specializzazione, che non esiste più, e ai tempi debuttava con il primo corso, l&#8217;Isad. Oggi l&#8217;università propone dei corsi di laurea, ma mi pare che costringa a spostarsi tra diverse sedi per completare la formazione. Uno che voglia fare il paesaggista non sa come fare, è un <em>mare magnum</em> in cui, tipicamente, si finisce per fare all&#8217;estero. Trascinando un annoso conflitto tra agronomi e architetti. In effetti non c&#8217;è una facoltà autonoma, il paesaggio sta tra l&#8217;agronomia, la meccanica, l&#8217;idraulica e l&#8217;architettura.<br /> <strong>Servirebbe un corso di laurea autonomo. Perché l&#8217;Aiapp non si fa carico di questa istanza?</strong><br /> L&#8217;Aiapp non ha abbastanza forza, ha più o meno 500 soci e gli architetti in Italia sono 150mila, quale influenza può esercitare? Oggi esiste un master per architetti e agronomi, organizzato da Fondazione Minoprio, ma le due competenze sono così lontane che è difficile gestire le classi. Da un alto, c&#8217;è chi sa tutto di piante e terreno ma ignora anche i fondamentali della composizione, dall&#8217;altro chi sulla composizione è ottimamente formato ma non distingue una pianta dall&#8217;altra.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/quando-il-giardino-e-inaspettato-trasforma-la-citta/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/quando-il-giardino-e-inaspettato-trasforma-la-citta/</feedburner:origLink></item> <item><title>Gian Lupo Osti. Trentacinque anni in giardino a coltivar virtù</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/wpg_RdE__IM/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/gian-lupo-osti-trentacinque-anni-in-giardino-a-coltivar-virtu/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 09:30:50 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Abitare Living Green]]></category> <category><![CDATA[Abitare Living Green 2]]></category> <category><![CDATA[Culture dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Giardini]]></category> <category><![CDATA[Living Green]]></category> <category><![CDATA[Opinioni]]></category> <category><![CDATA[Opinioni Living Green]]></category> <category><![CDATA[bolsena]]></category> <category><![CDATA[daniela nava]]></category> <category><![CDATA[dendrologia]]></category> <category><![CDATA[gian lupo osti]]></category> <category><![CDATA[giardini]]></category> <category><![CDATA[la luccica]]></category> <category><![CDATA[living green]]></category> <category><![CDATA[paeonia ostii]]></category> <category><![CDATA[peonie cinesi]]></category> <category><![CDATA[terni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6112</guid> <description><![CDATA[Nel tempo in cui l&#8217;ozio è il padre dei vizi e la pensione è guardata con sospetto da chi goda di una posizione, professionale e sociale, di privilegio, da cui esercitare potere, Gian Lupo Osti è una malattia rara. Una mosca bianca. Un incidente. Forse, soltanto l&#8217;eccezione che conferma la regola. Da amministratore delegato di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel tempo in cui l&#8217;<em>ozio</em> è il padre dei vizi e la pensione è guardata con sospetto da chi goda di una posizione, professionale e sociale, di privilegio, da cui esercitare potere, Gian Lupo Osti è una malattia rara. Una mosca bianca. Un incidente. Forse, soltanto l&#8217;eccezione che conferma la regola. Da amministratore delegato di Terni, ha scelto, 35 anni fa, l&#8217;<em>otium</em>, lasciandosi alle spalle, senza rimpianti, la vita attiva e un mondo vissuto con disagio crescente, che costringeva a fingere di non vedere come, all&#8217;interno dell&#8217;azienda di cui era a capo, pubblica, i rapporti con la politica erano, a dir poco, torbidi e compromissori e producevano assunzioni poco legate ai meriti e piuttosto figlie di buone relazioni. <br/><em>Otium</em> non è l&#8217;indolenza pigra di chi non ha nulla con cui occuparsi. Gian Lupo Osti ha scelto di occuparsi, e di farlo con la stessa serietà con cui si era applicato lavoro (soltanto il ritmo è cambiato, dismessa la frenesia degli anni della vita attiva), di piante e fiori. Un autentico <em>plantsman</em> &#8211; termine inglese che non ha equivalente in italiano poiché indica un appassionato conoscitore di botanica e agronomia, di norma non un professionista che, anzi, alimenta una piccola ossessione. Non così piccola, nel caso di Gian Lupo Osti, che ha una predilezione, spiccata quanto perseverante, per le peonie arboree cinesi. Le più belle e difficili, impervie, poiché, a differenza di quelle giapponesi, che sono ibridi, quelle cinesi crescono, appunto, solo in Cina, al confine col Tibet. Per ottenere di vederle nel loro habitat, Gian Lupo Osti ha aspettato vent&#8217;anni, dal 1970 al 1990. <br/>Libertà che si possono concedere i dilettanti, come Osti continua a considerarsi, e uno dei tanti aneddoti della sua seconda vita, dimensione parallela fino al 1975, fiume carsico alimentato da viaggi, scambi, lunghissime ore &#8211; ogni momento libero &#8211; nei boschi e negli orti botanici. Le conoscenze acquisite e le relazioni sviluppate negli anni sono testimoniate da dati oggettivi, quale, ad esempio, l&#8217;essere stato vice-presidente per l&#8217;talia prima, presidente internazionale poi dell&#8217;inglese <em>International Dendrology Society</em> (http://www.dendrology.org/), per un periodo complessivo di trent&#8217;anni circa, oltre che dall&#8217;onore di poter dare il proprio nome alla peonia dai grandi fiori bianchi descritta &#8211; per la prima volta, si scoprirà &#8211; durante la spedizione, sospiratissima, in Cina.<br /> <br/>Dal discorso di commiato all&#8217;<em>International Dendrology Society</em> è stato tratto un libro, <em>Invecchiare in giardino &#8211; De senectute in orto</em> (Ponte alle Grazie, 2010, 84 pp., 11 euro), che raccoglie e rilegge, alla luce dell&#8217;amore, la vita, intensa, di un novantenne che sembra uscito da un altro secolo, e da altra dimensione, persino, di compassata virtù e severa saggezza. Un libro sulla vecchiaia e sulla serenità che può dare, dedicato &#8220;alla benevola mafia esistente fra i giardinieri appassionati di tutto il mondo&#8221;.<br /> <br/>Cominciamo la lunga chiacchierata che ci ha concesso chiedendogli a cosa alludesse. &#8220;Ci si aiuta moltissimo, tra appassionati giardinieri, si è in contatto epistolare e capita non di rado che uno scriva per chiedere una pianta e, allora, gli amici si danno da fare per trovargliela, si scambiano idee e consigli, tutto quel che ha a che fare con il giardinaggio, si può trovare tutto quel che serve. Non ho mai trovato nessuna gelosia, voler proteggere il proprio lavoro, serbando informazioni per sé, perché, quando non si ha di mira alcun utile, ci si dà una mano volentieri, si prestano piante e semi in modo da propagare le varietà. A distanza di anni, sapere che ci sono semi nostri in giardini altrui è piacevole, così come ritrovarle, a maggior ragione quando si arriva alla mia età. Per me, che sono un  sopravvissuto, ritrovare una pianta nel giardino di un amico, magari scomparso, è una gioia.<br /> <strong>La sua serenità sembra così profonda, anche nel dire di cose &#8211; la vecchiaia, la morte &#8211; che sono grandi tabù</strong>.<br /> Lo sono davvero, almeno lo ero fino a poco tempo fa, quando mi hanno diagnosticato una malattia agli occhi per cui non vedo più. è la maledizione di Policrate, della cui fortuna e favolosa ricchezza &#8211; che facevano di lui, naturalmente, un uomo felice &#8211; gli dèi erano invidiosi, e così finì in modo orribile, trucidato dai nemici. Perché, vede, io veramente consideravo la vecchiaia periodo molto piacevole, il riposo giusto dopo una giornata operosa.<br /> <strong>La sua, poi, è stata lunga.</strong><br /> E molto varia. Può essere come uno splendido tramonto, che per me è la parte più bella della giornata. Tanto più che ho la certezza della fine. Non credo a vita eterna, ossia la vita è eterna, ma nel senso che nulla si crea e nulla si distrugge ma questo non vale per l&#8217;individuo, la prospettiva di vivere eternamente mi farebbe spavento.<br /> <strong>Invece, l&#8217;idea di invecchiare, le aggrada</strong>.<br /> Certo, com&#8217;è bello invecchiare in giardino! Da <em>Gilgamesh</em>, che è l&#8217;opera letteraria più antica, in giù, i giardini sono luoghi di eccellenza, dimora degli dèi.<br /> <strong>Pur se lei depreca la visione del giardino come paradiso terrestre</strong>.<br /> Certo che sì, il giardino è lo specchio della bellezza della vita, e la vita è aspettative e novità, è correre di continuo nuovi rischi. Altrimenti, che noia, un giardino senza stagioni è una visione un po&#8217; balorda, priva di vita, snaturata. Il bello è il cambiamento: quando si hanno delle piante, ogni giorno si dà loro acqua e le si vede crescere. Peter Smithers, un botanico putroppo scomparso e carissimo amico, ha chiamato con il mio nome una magnolia, una varietà che ha creato lui, ricavata da una specie che di norma non fa semi, e, invece, ne ha prodotti due, che hanno dato origine a due piante diverse, di cui io ne ho una. Una piccola pianta, sarà alta 30 centimetri. Ebbene, questa piantina ha messo un bocciolo e a me diverte star qui ad aspettare che si schiuda in un fiore, mi immagino il suo profumo. Le piante sono creature viventi, e la vita è il contrario dell&#8217;eternità.<br /> <strong>Una frase mi è piaciuta molto del suo libro: <em>Credo per giungere a una comprensione completa e profonda della natura occorre avere una piena esperienza di vita</em>. Cosa significa?</strong><br /> Iniziamo dal definire una vita piena che è una condizione in cui si partecipa del proprio destino occupando una posizione da cui può osservare e conoscere, partecipando e prendendo decisioni, che incidono non certo sui destini del pianeta, ma sulla propria e su coloro che ci stanno intorno &#8211; l&#8217;ambiente è importante, sa, le cose viventi sono influenzate dall&#8217;ambiente in cui sono immerse, non è solo qualcosa da guardare e ammirare, il fatto di vivere in un certo ambiente, ci condiziona, senza che ne accorgiamo.<br /> <strong>La pienezza è una condizione di grande libertà</strong>.<br /> Bisogna darsi da fare, e questo dipende dalla persona che si è. Ad esempio, io sto già pensando a un secondo titolo, per il mio editore, dato che questo primo libretto ha avuto buon successo commerciale. Riflettevo sul fatto di continuare a scrivere. Mi piacerebbe, ho in testa una certa idea per un libro da una settantina d&#8217;anni. Mi trovavo soldato, al fronte, in Grecia, durante la campagna di Albania. Sono stato chiamato sotto le armi quando compivo vent&#8217;anni, nel 1940. Ho scelto la scuola allievi ufficiali nel gennaio del 1940 e sono stato congedato nel 1945, dopo essere stato internato in Germania. Gli anni della guerra sono stati anni importanti, in parte perché sono concisi con gli stessi della formazione, dai 20 ai 25, anni che mi hanno formato sul serio. In Grecia ho vissuto l&#8217;avventura dell&#8217;attacco, disgraziatissima, della campagna di Albania, conclusa la quale, con una vittoria più provocata dai tedeschi che dai nostri meriti, siamo rimasti nel nord di Grecia per diverso tempo. Il mio comandante, così, mi mandò ad Atene, con un incarico leggero: vede, io ero l&#8217;ufficiale più giovane della mia divisione, e me l&#8217;ero cavata sempre bene, senza neanche minimo sgraffio, pur avendo preso parte agli episodi più sfortunati della campagna. Mi mandò, dunque, a visitare un po&#8217; i dintorni di Atene e così, me ne andai a Delfi, ripensando a Socrate che l&#8217;oracolo di Delfi aveva proclamato il più saggio degli uomini e al suo <em>Gnose te auton</em>, conosci te stesso. Un egoismo rettamente inteso, a mio giudizio: anche san Francesco è un egoista perché decide di fare la sua vita anche davanti alla disperazione dei gnitori che lo supplicavano. Va avanti per la sua strada, a dispetto delle minacce dei papi e degli imperatori. Così, vede, uno deve capire cosa fare della sua vita, e cercare di farlo. Io non posso dire di essere riuscito in tutto quel che mi sono proposto, ma, almeno, ho vissuto facendo quel che ho voluto. Vorrei scrivere, dunque, il  manuale del perfetto egoista, in quel senso, nel senso del <em>conosci te stesso</em>. Nonostante tutto quel che è accaduto da allora, e con tutte le cose che sono cambiate, dopo 70 anni è un&#8217;idea che mi frulla ancora. Mi divertirebbe scriverlo ma solo se avessi una certezza ragionevole che fosse pubblicato. Sennò non mi piacerebbe, mi sembrerebbe una cosa inutile, le cose sterili non mi sono mai piaciute.<br /> <strong>Com&#8217;è il suo giardino a Bolsena?</strong><br /> il mio giardino è come radura in un bosco, perchè a me piacciono molto i boschi &#8211; altri amano il mare, e la navigazione, ognuno ha i suoi gusti. Una radura. Volevo mi ricordasse i posti che amo di più, bellissimi, autentici giardini naturali. Uno è in valle Ferret &#8211; quella a fianco di dove si trova Courmayer &#8211;  che a inizio autunno, in settembre, si riempie di mirtili rossi, una passeggiata splendida. Una bellezza rara, non che la natura produca sempre cose belle, lasciar fare alla natura, come si dice spesso, non è una garanzia. In natura ci sono anche luoghi acquitrinosi, e maleodoranti. Bisogna, invece, attuare un&#8217;alleanza tra l&#8217;uomo e la natura perché la bellezza sbocci. Un altro posto straordinario è un bosco di betulle che si sull&#8217;Etna, straordinario, in parte, purtroppo, distrutto dalle eruzioni. Anche questo ha la stagione del fulgore in autunno, quando i tronchi bianchi spiccano sul terreno nero di lava, segnato dalle onde dell&#8217;eruzione. Sembra un giardino zen.<br /> <strong>Le piacciono i giardin zen?</strong><br /> Mah, preferisco cose più naturali, in cui l&#8217;intervento dell&#8217;uomo sia meno massiccio. Il giardino classico italiano, ad esempio, mi piace ma non corrisponde al mio ideale, nel mio giardino siamo tanto distanti da quel formalismo. Un po&#8217; perché io sono molto pigro, non ho mai lavorato più di tre o quattro ore al giorno.<br /> <strong>A me sembra che quattro ore sia moltissimo</strong>.<br /> No, niente affatto. Per giunta, non mi non mi alzo presto, io non sono mai in piedi prima delle 9, 9.30. Ho un risveglio lento (ride). Va bene così, la pigrizia, vede, nello stato prussiano, se unita all&#8217;intelligenza, alimentava la convinzione che si fosse in presenza di una persona destinata al comando. Chi è intelligente e attivo è un buon numero due.<br /> <strong>Ma tra i giardini che conosce, quali le piacciono?</strong><br /> Paolo Pejrone, caro amico anche lui, ha un bel giardino. Il suo, intendo, della sua casa di Revello, Cuneo. è tutto un bosco, . Un altro che più mi piace si trova in una penisoletta in Bretagna ed era di Pierre Wolkonsky, il giardino di Kerdalo. Acquistata la terra nel 1965, il pittore, con pazienza certosina, ristrutturò l&#8217;abbazia che vi si trovava e inserì nel bosco alberi e cespugli, piante che avevano un significato, poiché gli ricordavano episodi, amici, cose vissute.<br /> <strong>Un giardino naturale, che assecondasse i ritmi e le forme della natura</strong><br /> Rispettò la natura del luogo, certo, ma il rispetto assoluto è utopico: ci vuole più manodopera che per un giardino all&#8217;italiana con i sentieri e le siepi di bosso, altrimenti, perché, quando si fa il giardino naturale, bisogna andare a mano.<br /> Poi, un altro giardino che ammiro molto è quello di Rothschild, a Corfù. Dopo questi, ci sono solo foreste montane nella mia classifica.<br /> <strong>Cosa pensa del <em>genius loci</em>, è un principio nel giardino? e della scelta delle varietà autoctone?</strong><br /> Autoctono è un nonsense, bisogna scegliere piante che crescano bene. Il pino romano non è originario del Lazio, ma dell&#8217;Asia minore.<br /> <strong>Però lei ha lasciato quel che ha trovato a Bolsena</strong>.<br /> Certo, c&#8217;erano gli ulivi e sono ancora lì, e c&#8217;erano delle pecore. Ho voluto che restassero, trovavo l&#8217;insieme molto bucolico. Nel giardino, poi, la natura è lasciata piuttosto libera e, a parte le peonie, che sono la mia specializzazione, ci sono piante comunissime, quelle che si trovano in tutti i boschi limitrofi, alcune ancora non classificate, suppongo.<br /> <strong>Allora potrà dare il suo nome a qualche altra varietà?</strong><br /> Veramente, il mio nome dev&#8217;essere dato da altro, non si può registrare una pianta a proprio nome. Quando mi è toccato farlo, mi trovavo in Cina, e ho dato il nome<em> Luccica</em> a una rosa. La Luccica è la mia tenuta di Bolsena, in dialetto locale<em> luccica</em> è <em>lucciola</em>. Era nelle mappe antiche, quando ho comprato casa, dai contadini che la possedevano, di questa piccola &#8211; relativamente piccola &#8211; proprietà mi ha conquistato il nome. Per il resto, la casa era un rudere, c&#8217;era solo l&#8217;uliveto, che era molto ben tenuto.<br /> <strong>La sua passione è nata da bambino, come racconta nel suo ultimo libro. Qual è il suo più antico ricordo legato ai fiori e al giardino?</strong><br /> Le memorie più antiche sono piuttosto legate ai boschi, e a una lotta ingaggiata per mesi, con i miei genitori, perché mi concedesse il diritto di uscire e guardare le piante, anziché fare il riposino pomeridiano, quand&#8217;eravamo in montagna, in vacanza.<br /> <strong>Chiudo cambiando tema, completamente. Com&#8217;è nato il Centro Botanico Moutan, che è oggi la collezione più grande di peonie cinesi fuori dalla Cina?</strong><br /> Il merito è tutto dell&#8217;ingegner Confidati, a cui sono stato lieto di prestare la mia esperienza. Dopo che uscì un articolo sulla spedizione in Cina, su <em>Gardenia</em>, Confidati insistette per venirmi a trovare. Lui sta a Bagnaia, a pohi chilometri da Bolsena e accettai di riceverlo dietro l&#8217;insistenza della direttrice del giornale, che mi telefonò e mi chiese di ospitare l&#8217;ingegnere, che, allora, come titolare di Unopiù, era un inserzionista molto importante. lo ricevetti e scoprì una persona competente e brava, con cui siamo diventati amici. Non ho alcun merito riguardo alla creazione del Cetro Botanico, se uno ve n&#8217;è è di averlo introdotto nel mondo delle peonie, di infettargli questa passione.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/gian-lupo-osti-trentacinque-anni-in-giardino-a-coltivar-virtu/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/gian-lupo-osti-trentacinque-anni-in-giardino-a-coltivar-virtu/</feedburner:origLink></item> <item><title>Tim Richardson. I giardini sono finti luoghi di piacere molto reale</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/cWpIOJsm6IQ/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/tim-richardson-i-giardini-sono-luoghi-finti-di-piacere-molto-reale/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 08:57:00 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Abitare Living Green]]></category> <category><![CDATA[Abitare Living Green 1]]></category> <category><![CDATA[Culture dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Giardini]]></category> <category><![CDATA[Living Green]]></category> <category><![CDATA[Opinioni]]></category> <category><![CDATA[Opinioni Living Green]]></category> <category><![CDATA[avant gardeners]]></category> <category><![CDATA[chelsea flower show]]></category> <category><![CDATA[chelsea fringe]]></category> <category><![CDATA[daniela nava]]></category> <category><![CDATA[futurescape]]></category> <category><![CDATA[giardini]]></category> <category><![CDATA[giardino concettuale]]></category> <category><![CDATA[ken smith]]></category> <category><![CDATA[Martha Schwartz]]></category> <category><![CDATA[tim richardson]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6113</guid> <description><![CDATA[Scrivere di teatro, pasticceria e giardini. Un&#8217;esistenza, almeno all&#8217;interno dei confini della professione, rigorosamente condotta, sul filo dell&#8217;ossequio al piacere. Il più sublime, su cui tessere teorie e intavolare il dibattito, a colpi di speculazioni dotte e più frivoli materie. Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Scrivere di teatro, pasticceria e giardini. Un&#8217;esistenza, almeno all&#8217;interno dei confini della professione, rigorosamente condotta, sul filo dell&#8217;ossequio al piacere. Il più sublime, su cui tessere teorie e intavolare il dibattito, a colpi di speculazioni dotte e più frivoli materie.<br /> <br/><em>Il poeta è un fingitore. <br/>Finge così completamente <br/>che arriva a fingere che è dolore<br/> il dolore che davvero sente.  <br/>Fernando Pessoa</em></p><p><br/>E se al posto della parola &#8220;dolore&#8221; scrivessimo &#8220;piacere&#8221;, che ne è, in effetti, il doppio sempre sotteso e insieme negato? <br /> Allora, forse scriveremmo di dolci come luogo elettivo della tentazione e giardini come rappresentazioni politiche o, viceversa, specchi dell&#8217;edonismo della nostra contemporaneità. E ci firmeremmo Tim Richardson, corsivista del <em>The Guardian</em> e de <em>The Daily Telegraph</em> e scrittore, regista di una delle più interessanti operazioni sul fronte della critica della progettazione di giardini e paesaggi, con il libro <em>Avant gardeners</em>, che ha disegnato i contorni, definendola, di una nuova categoria di paesaggisti e, per l&#8217;altro verso, di giardini, spazi urbani e parchi pubblici e che oggi lancia un festival di giardini, collaterale al più blasonato e storicamente fondato &#8211; naturalmente alludiamo al <em>Chelsea Flower Show</em> &#8211; e un nuovo libro, <em>Futurescape</em>, in libreria il prossimo 22 agosto &#8211; e di cui ci auguriamo, a giudicare dalle anticipazioni avute, anche nel corso della nostra chiaccherata con lui, che segua presto un&#8217;edizio ne italiana.<br /> Lo abbiamo intervistato per sapere di questo e di quello, e di molto altro, approfittando della deliziosa disponibilità di un osservatore acuto e puntuale indagatore di fenomeni sul punto di accadere.<br /> <strong>Teatro, dolci, giardini sono finzioni, rappresentazioni ludiche della vita. Per lei la vita è un gioco? Vivere è giocare?</strong><br /> Sono d&#8217;accordo nel dire che la progettazione di giardini e di paesaggi, in quanto interamente prodotti da esseri umani, sono finzione, mero artificio. D&#8217;altra parte, la consistenza del rapporto con il proprio giardino è così intensa, sovente, che, potrei dire, per alcuni proprietari il rapporto appare più profondo di quello con le rispettive mogli, o mariti. Se, in un certo modo, è finzione, non è per questo meno concreto, è un&#8217;espressione dell&#8217;umana attività. Se si pensa al mondo dell&#8217;arte, l&#8217;enfasi viene posta sulla creazione di un oggetto inviolabile e non soggetto a cambiamenti. Nel caso del giardino, si tratta di una collaborazione, che ha natura di un compromesso. Gli artisti non sono in grado di controllare del tutto quello che hanno fatto, è una continua lotta con il tempo atmosferico e con le piante, sempre a rischio di morire.<br /> <strong>La morte è parte del ciclo della natura, ma i giardini devono escluderla.</strong><br /> Certo. Elemento chiave, quando si parla di giardini, è  il <em>cambiamento</em>. Negli anni, e durante ogni singolo anno, nel corso delle stagioni e, scendendo nel dettaglio, nel corso di una singola giornata, di un singolo minuto e secondo. I cambiamenti del tempo sono la base sulla quale si costruisce e concepisce il giardino. Vero è che non tutti i progettisti si curano allo stesso modo dello scorrere del tempo. Alcuni lasciano che le cose vadano come devono andare. Un po&#8217; una metafora della vita, no?<br /> <strong>Qual è il ruolo del piacere nel lavoro del progettista di giardini?</strong><br /> Si tratta di un piacere edonistico, dato dalle piante, dai colori, da ciò che si sente nel rapporto con loro. Un piacere che deriva anche dall&#8217;estetica, da un bel progetto, che organizzi in modo armonioso gli spazi, da come la verticalità degli alberi e la quinta del cielo interagiscono con la scansione orizzontale degli spazi. Il giardino ha anche a che fare con l&#8217;<em>invisibile</em>, ovvero il suo significato profondo. Che può assumere le più varie forme: a volte, è legato alla storia del giardino, del luogo e delle persone che vi hanno gravitato; a volte può avere un significato più personale. Accade che qualcosa, nel giardino, parli a chi lo visita.<br /> <strong>In che modo?</strong><br /> Io credo che i giardini possiedano la capacità di <em>sentire</em> il luogo, racchiudano il significato e lo spirito del posto dove si trovano, ne esprimano il <em>genius loci</em>, qualcosa di cui ha parlato il poeta Alexander Pope e di cui si parla tanto. Credo davvero che i luoghi abbiano dentro di sé atmosfere, densità quasi emotive, una essenza sensibile che gli uomini possano cogliere, e apprezzare. I giardini e i paesaggi non sono semplici contenitori, vuoti, nei quali si riflettono sentimenti già esistenti. Hanno dentro qualcos&#8217;altro, qualcosa di più. Nel libro <em>Avant Gardeners</em> io parlo di &#8220;psicotopia&#8221;, qualcosa che sta a metà,  a che fare con il potere del luogo e con il rapporto tra la psicologia del luogo e quella di chi vi si trovi. Questo è ciò che intendo con <em>invisibile</em>, con significato nascosto dei luoghi. E non è un caso che i progettisti raccontino di luoghi che <em>parlano</em> con loro.<br /> <strong>Noi sappiamo di vivere in una società individualista, nella quale il piacere edonistico gioca un ruolo importante. Il piacere che dà un giardino concettuale è, credo,  un&#8217;esperienza fortemente individuale. Possiamo considerare, dunque, l&#8217;arte del giardino concettuale uno specchio dei nostri tempi?</strong><br /> Certamente, tutti i giardini hanno a che fare, in parte, con un&#8217;esperienza individuale, oltre che di interazione, perché tutti entriamo in un giardino come singoli individui. Molti giardini concettuali, d&#8217;altra parte, sono spazi pubblici e più di quelli privati sono concepiti e costruiti come spazi fruibili da molte persone. Sono parchi, piazze e, anche se chi li visita non capisce il significato che li avvolge &#8211; non è importante, l&#8217;importante è che <em>funzionino</em>.<br /> A volte capita che lo realizzino improvvisamente, dopo averli frequentati per anni, magari per averne letto da qualche parte. Non penso proprio che questi posti siano solo parchi giochi per individui, c&#8217;è molto di più, non soltanto piacere edonistico, contemplazione o riflessione. Sono usati per molteplici attività.<br /> <strong>Ovvero? che tipo di spazio sociale è lo spazio urbano disegnato da un paesaggista concettuale?</strong><br /> Molto spesso i giardini concettuali hanno funzioni molto specifiche. Sono zone all&#8217;interno dei parchi, magari concepite e costruite specificamente per giocare a scacchi; altre volte, possono avere una funzione commemorativa, come quei parchi costruiti su vecchie industrie o su spazi prima destinati ad altre funzioni. Possono essere aree gioco per i bambini o, ancora, realizzati in modo che vi si goda una vista panoramica sulla città. In generale si tratta di posti in cui la gente può stare, <em>esistere</em>, liberamente, senza essere diretta e controllata nelle sue azioni e percezioni. Sono anche luoghi in cui le persone possono scegliere cosa fare, e il semplice fatto di trovarsi fuori, all&#8217;aperto, oltre che comunicare un senso di libertà, è parte del loro significato estetico. Si ha un atteggiamento completamente diverso nei confronti del mondo, quando ci si trovi fuori dalle mura domestiche.<br /> <strong>Possono essere esperienze anche molto disorientanti. Penso alle installazioni di Claude Cormier, <em>Blue sticks</em> (a Somerset, Gran Bretagna, 2004). Sono psichedeliche, estranianti, tolgono i riferimenti allo spazio in cui si trovano, creando di fatto un altro spazio. Non è così?</strong><br /> È vero, anche se si tratta, appunto, per lo più di <em>installazioni</em>, che non riempiono completamente lo spazio, ma sono localizzate in punti precisi. Il disorientamento, che io definirei meglio come <em>illusione</em>, fa parte della storia della progettazione dei giardini ed è qualcosa di cui, di norma, si è deliziati. È  l&#8217;elemento chiave di un lavoro ben fatto, insieme alla varietà e alla sorpresa. Quello che lei definisce <em>disorientamento</em> può davvero diventare una parte interessante e bella dell&#8217;esperienza del giardino. <br/>Aggiungerei che un&#8217;altra parte interessante dell&#8217;arte del giardino è la relazione con la scienza. I giardini sono sempre stati i luoghi dove le idee scientifiche potevano essere esibite o messe alla prova: parlo dei trucchi, dei giochi di percezione e di prospettiva, grazie ai quali si può rendere lo spazio più grande o più piccolo, e dilatare la percezione del tempo. Si possono creare illusioni alternando passaggi luminosi, di luce, e passaggi al buio, disorientando, appunto, facendo perdere il senso dei confini spaziali di dove si è. Le persone adorano fare questo tipo di esperienze. C&#8217;è un giardino in Inghilterra chiamato <em>Biddulf Grange</em>, vittoriano e del tutto atipico, che contiene tante stanze e tanti giardini, quello egiziano, quello cinese, quello inglese, passando da uno stile all&#8217;altro nel giro di pochi metri. La parte cinese è piena di ponti rossi, campane, dragoni, tutto questo nel cuore della vecchia Inghilterra! D&#8217;improvviso, ecco un altro mondo, un altro episodio, si è in <em>America</em> ed è tutto diverso. Un gioco, che proietta in un mondo a parte. Non si dimentichi che il giardino è divertimento, e piacere. Ci si aspetta sempre qualcosa dai giardini. Non sono forse i luoghi per eccellenza del romanticismo e delle passeggiate pensose?<br /> <strong>Certo sì, almeno quelli tradizionali. Ma in quelli concettuali, come funzionano i rapporti tra persone, il piacere individuale di trovarsi lì viene amplificato e supportato dalla presenza degli altri, oppure no</strong><br /> I progettisti vengono da una cultura modernista per cui progettano spazi che accolgano e vengano utilizzati da più persone. Per quanto sperimentino organizzazioni spaziali lontane dal modernismo, nella maggior parte dei casi non si perde di vista la <em>missione sociale</em> insita nella progettazione di paesaggio e giardini. Personalmente, poi, non penso affatto che i giardini concettuali siano concepiti per essere fruiti individualmente. Non ci può essere lo stesso rapporto che il visitatore di un museo ha con il quadro che osserva. I giardini concettuali restano spazi sociali: possono contenere aree che aprono a un&#8217;esperienza più individuale, accanto ad altre dove si prevede, invece, un&#8217;interazione tra le persone. Mi viene un progetto, in Giappone, a Gifu, i <a href="http://www.japan-photo.de/gifu-kitagata-apartments.htm" target="blank"><em>Kitagata Apartments</em></a> di Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. In questo complesso di appartamenti, si trovano aree differenti, ognuna delle quali progettata per un diverso gruppo di età. C&#8217;è un&#8217;area dove i bambini possono giocare, un&#8217;area per i preadolescenti, una per gli adolescenti, una per i fidanzati, per gli anziani e così via. <em>[La progettazione del complesso, costruito negli anni '94-98 studia la scansione degli spazi in modo da favorire la socializzazione degli abitanti, ndr]</em>.<br /> <strong>Sembra molto divertente. Il suo nuovo libro, <em>Futurescapes</em>, che uscirà ad agosto, parla di molti tipi di progettazione del paesaggio, compreso quello concettuale. Ce ne parli.</strong><br /> Ho raccolto quindici aziende, a livello internazionale, che si occupano di paesaggio facendo un lavoro, a mio giudizio, innovativo e peculiare. Si tratta di variegati tipi di lavoro e di aziende molto eterogenee tra loro. Alcune hanno varie sedi nel mondo ed impiegano centinaia di persone, altre sono fatte da singoli progettisti. Ho chiesto a vari architetti del paesaggio nel mondo, tra i quali Tshumi e Gilles Clément, quale sia la sfida della progettazione del paesaggio nel ventunesimo secolo.<br /> <strong>Qualche italiano tra loro?</strong><br /> C&#8217;è un grande architetto del paesaggio, Paolo Pejrone. Patrizia Pozzi è un&#8217;altra italiana inclusa nel novero. In questo libro parlo di una nuova dottrina, l&#8217;urbanistica del paesaggio, il <em>landscape urbanism</em>, recentemente ribattezzata <em>ecological urbanism</em>, ovvero urbanistica ecologica, insegnata ormai in molte università americane. Tra i suoi promotori, Adriaan Geuze e James Corner &#8211; quest&#8217;ultimo è il progettista dell&#8217;High Line, a New York <em>[insieme a <a href="http://www.immobilia-re.eu/piet-oudolf-i-piu-bei-giardini-degli-ultimi-ventanni-i-miei/" target="blank">Piet Oudolf</a>, che ha curato la parte verde vera e propria, ndr]</em>. Nasce in opposizione al <em>new urbanism</em> con lo scopo di porre l&#8217;accento sulla natura ecologica di un luogo piuttosto che sul costruito. Sfortunatamente, l&#8217;idea generale emergente è che le città possano essere progettate e costruite con facilità, in virtù di un metodo applicabile senza grandi sforzi a qualsiasi parte della città, trascurando l&#8217;impegno artistico richiesto nella progettazione di parchi e giardini, oltre che delle città in generale. Mi preoccupa il fatto che in molte università, in America, in Europa e senz&#8217;altro qui a Londra, non vengano formati individui che pensino alla progettazione come uno strumento per migliorare la vita delle persone, e comunicare con loro. Questa dottrina, che si autodefinisce <em>verde</em>, gioca con il senso di colpa legato ai cambiamenti climatici e ai disastri ambientali che noi stessi abbiamo provocato, mettendo, però, da parte la capacità di creare spazi <em>belli</em>, che possano comunicare e incontrare i bisogni della gente. Il landscape urbanism riguarda il senso di colpa ed è basato su una strategia commerciale ben precisa per promuoverlo.<br /> <strong>Quali sono, secondo lei, i paesaggisti più restii ad abbandonare la tradizione?</strong><br /> Non credo che i paesaggisti debbano per forza abbandonare la tradizione. Mi va benissimo che facciano lavori cosiddetti tradizionali, purché si tratti di buona progettazione. Il termine <em>tradizionalista</em> ha spesso un significato peggiorativo, quindi non faccio nomi. Qui in Inghilterra molti tra i progettisti possono essere considerati tradizionalisti, ma in generale ho la sensazione che molti di loro non vengano compresi fino in fondo.<br /> <strong>Che mi dice di Piet Oudolf, ad esempio? </strong><br /> Piet Oudolf è stato senz&#8217;altro un innovatore, specialmente nella scelta delle piante e nella loro organizzazione in blocchi cromatici &#8211; costruisce degli arazzi &#8211; e ha influenzato molti progettisti inglesi. Il suo naturalismo è senz&#8217;altro più formale &#8211; è solo un&#8217;osservazione, non una critica &#8211; rispetto a quanto, negli ultimi tempi, avviene qui, dove i progettisti di giardini sperimentano una sorta di naturalismo selvaggio.<br /> <strong>Potrebbe fare una &#8220;top five&#8221; modiale di progetti visionari?</strong><br /> Vediamo, direi, tra le cose appena inaugurate o ancora in costruzione: l&#8217;<a href="http://www.thehighline.org/" target="blank">High Line</a>, a Manhattan; l&#8217;Olympic Park, a Londra, che aprirà nel 2012; gli ultimi progetti di Turenscape, e in particolare lo <a href="http://www.turenscape.com/english/projects/project.php?id=443" target="blank">Shanghai Houtan Park</a>; un progetto a Aberdeen, in Scozia, per la riqualificazione verde del centro città, chiamato <a href="http://thecitygardenproject.com/" target="blank"><em>The city garden</em>, La città giardino</a>; il <a href="http://www.communities.gov.uk/regeneration/thamesgateway/" target="blank">Thames Gateway</a> a Londra, che prevede una grossa riqualificazione dell&#8217;area attorno alla foce del Tamigi, su un&#8217;estensione di 60 chilometri(); infine, per strafare, ne aggiungo altri due: a Chicago, il progetto <a href="http://www.worldlandscapearchitect.com/lamp-low-line-chicago-illinois-moss/" target="blank">Low Line</a>. E, a Milano, per giocare in casa (vostra), il nuovo <a href="http://www.archinfo.it/nuovo-parco-al-portello-charles-jencks-e-andreas-kipar/0,1254,53_ART_198701,00.html" target="blank">Parco Portello</a> di Charles Jencks e Andreas Kipar. Tra questi, direi che quello cinese è, forse, il più interessante.<br /> <strong>Passando a un altro libro e un altro tema, ovvero ad <em>Arcadian Friends</em>. Che rapporto c&#8217;è tra politica e tradizione romantica della natura?</strong><br /> L&#8217;idea romantica della natura nasce nel XVIII secolo, periodo di cui il libro tratta, indagando, in particolare, quello che sovrani e notabili fecero con le loro dimore, il modo in cui venivano utilizzate e concepite. Il collegamento <em>[tra la politica e la progettazione dei giardini, ndr]</em> nasce dal contrasto tra i due movimenti Whig e Tory, che dette origine  a una forma d&#8217;arte nuova, il <em>landscape garden</em>, ovvero il <em>giardino-paesaggio</em>, espressione dei Whig. In particolare, il legame è tra Whig e il re Guglielmo III d&#8217;Inghilterra, olandese, che depose, nel 1689, il precedente sovrano inglese &#8211; accadde di nuovo nel 1714, con Giorgio I che uno straniero, persino incapace di parlare inglese, diventasse re d&#8217;Inghilterra. Attorno ai regnanti gravitavano svariate figure, tra cui architetti, che, per ingraziarsi il loro favore, ricreavano forme architettoniche dei Paesi d&#8217;origine del re &#8211; ad esempio, quelle palladiane, simmetriche, prospettiche, ispirate alla classicità greca e romana, amate da Giorgio I, appunto. Con Guglielmo III, si introdusse in Inghilterra un nuovo stile di giardino, molto vario e ondeggiante. In risposta, i Tory introdussero uno stile diverso, più simmetrico, formale e tradizionale, perfettamente in linea con il carattere del partito che rappresentavano. Il <em>landscape garden</em> ha molti esempi in Inghilterra, eredità di un periodo storico denso di avvenimenti politici, cambiamenti sociali che si sono riflessi nello stile e nella forme dei giardini.<br /> <strong>Cambiamo di nuovo argomento, passando a qualcosa che la riguarda direttamente. Da osservatore a regista di un evento che si annuncia già come uno dei più interessanti dell&#8217;anno prossimo: il <em>Chelsea Fringe 2012 Festival</em>. Non un&#8217;idea nuova, poiché c&#8217;era già stato un evento con questo nome, nel 2006. Quali differenze e quali somiglianze? Verrà coinvolto anche Tom Turner, che ne era l&#8217;ideatore?</strong><br /> In realtà l&#8217;evento del 2006 non è mai avvenuto, e io non ho realizzato la somiglianza nel nome, finché il mio amico Tom Turner non me l&#8217;ha fatto notare!<br /> <strong>Tom Turner ne farà parte?</strong><br /> E&#8217; un amico, e mi ha detto che non vuole essere coinvolto formalmente. E&#8217; un accademico, scrive libri, non è un uomo d&#8217;azione.<br /> <strong>Ha già scelto i testimonial?</strong><br /> Non esattamente. Saranno ospitati molti creativi e molti progetti, e l&#8217;organizzazione è molto libera, senza interferenze direttive. Penso al <em>Chelsea Fringe</em> come a un ombrello, una piattaforma, a cui tutti possono avere libero accesso, io non pongo veti. Ovviamente, c&#8217;è una quota di registrazione da pagare per iscriversi su internet, ma, a parte questo, è una manifestazione del tutto libera all&#8217;interno della quale gli artisti potranno esprimersi e esibire il proprio lavoro: piante, fiori, paesaggi.<br /> <strong>Cosa si aspetta da questo festival?</strong><br /> Mi piacerebbe che crescesse negli anni, uscendo dai confini di Londra, magari internazionalizzandosi. Quando ne parlo alle persone, mi sembrano tutte entusiaste. Molte discipline possono rientrare nel festival: arte, performance, operatori culturali, associazioni e, in generale, persone attivamente impegnate nella loro comunità. Devo darmi da fare per trovare al più presto uno sponsor, perché finora è stato tutto volontariato!<br /> <strong>Possiede un giardino? Magari nel suo cottage in campagna?</strong><br /> Si, vivo nella parte nord di Londra e ho un piccolo giardino, di recente convertito a orto. Verdura e frutta. Molte persone pensano che per il lavoro che faccio dovrei avere un giardino particolare. Ed è una disgrazia, cioè, non che sia una disgrazia (ride), ma io sono un critico e non penso che dovrei possedere un giardino meraviglioso, così come non è detto che qualcuno che scrive di architettura sappia progettare una casa. Mi piace il giardinaggio, ma non mi applico. Non ho mai scritto di essere un bravo giardiniere, né mai ho spiegato come crescere e curare le piante.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/tim-richardson-i-giardini-sono-luoghi-finti-di-piacere-molto-reale/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/tim-richardson-i-giardini-sono-luoghi-finti-di-piacere-molto-reale/</feedburner:origLink></item> <item><title>Dove si trova il Paradiso terrestre?  Almeno in mezzo milione di posti</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/WoOVCpyXqcs/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/dove-si-trova-il-paradiso-terrestre-almeno-in-mezzo-milione-di-posti/#comments</comments> <pubDate>Wed, 31 Aug 2011 08:46:40 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Interviste Green 2]]></category> <category><![CDATA[Interviste Living Green]]></category> <category><![CDATA[Living Green]]></category> <category><![CDATA[Must Interviste]]></category> <category><![CDATA[Opinioni]]></category> <category><![CDATA[Paesaggio]]></category> <category><![CDATA[daniela nava]]></category> <category><![CDATA[Dubai]]></category> <category><![CDATA[eco-bio tech]]></category> <category><![CDATA[fallimento]]></category> <category><![CDATA[future for africa]]></category> <category><![CDATA[gianfranco paghera]]></category> <category><![CDATA[giardini]]></category> <category><![CDATA[living green]]></category> <category><![CDATA[lonato del garda]]></category> <category><![CDATA[paghera]]></category> <category><![CDATA[Roberto Burle Marx]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6106</guid> <description><![CDATA[Gianfranco Paghera è un marchio. Cresciuto in un vivaio &#8211; tra i primi, all&#8217;alba del 1900, nel nord Italia, dove si vendevano piante da frutto e decorative, dopo tre generazioni di produttori di barbatelle, ovvero germogli di vite &#8211; afferma di possedere &#8220;geni verdi innestati nel dna&#8221;. A 5 anni giocava a comporre giardini e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gianfranco Paghera è un marchio. Cresciuto in un vivaio &#8211; tra i primi, all&#8217;alba del 1900, nel nord Italia, dove si vendevano piante da frutto e decorative, dopo tre generazioni di produttori di barbatelle, ovvero germogli di vite &#8211; afferma di possedere &#8220;geni verdi <em>innestati</em> nel dna&#8221;. A 5 anni giocava a comporre giardini e costruire casette di legno. Oggi il Gruppo Paghera conta sette società, con 500mila clienti nei cinque continenti e progetti che, ben oltre la progettazione del verde &#8211; a tutte le scale, dal terrazzo alla creazione di isole artificiali -, si spinge all&#8217;edilizia e all&#8217;architettura sostenibile. Le committenze sono principesche, in quei Paesi &#8211; da Dubai al South Arabia, dalla Russia al Qatar &#8211; dove il lusso produce le più sfrenate bizzarrie e il denaro, lungi dall&#8217;essere un freno per l&#8217;immaginazione, la sostiene. Gianfranco Paghera ha iniziato, da solo, nel 1972, a 17 anni. <br/>Forse per questo non riconosce maestri &#8211; oltre al brasiliano Roberto Burle Marx, compianto, a fianco del quale ha lavorato dopo la un paio di master alla Los Angeles University, in architettura del paesaggio e ingegneria &#8211; se non la Natura, che produce la meraviglia della primavera, &#8220;che trasfigura i rami secchi in fronde cariche di foglie fiori&#8221;. Per il resto, in Italia e nel mondo, &#8220;non vedo altri geni&#8221; ma ammette che, con l&#8217;esperienza, si diventa esigenti e, &#8220;da addetto ai lavori, si vedono solo i difetti nei progetti, miei e di tutti gli altri&#8221;. <br/>Una realtà costruita pezzo per pezzo, insieme ai quattro figli, tutti impiegati nell&#8217;azienda di famiglia, sette società che in autunno verranno ri-quotate in Borsa. Grazie anche alla fermezza volitiva del suo titolare, che riconosce le varietà degli alberi &#8220;masticandone il legno, a occhi chiusi, come facevano mio padre e mio nonno&#8221;. E all&#8217;incrollabile ottimismo perché, se è vero che Paghera ha firmato il progetto di un&#8217;isola artificiale, a Dubai, è finita che, complice la crisi immobiliare, &#8220;stiamo ancora aspettando di essere pagati, ma è tutto fermo&#8221;, ammette. E, subito, si riprende: &#8220;Abbiamo altri mercati in quelle zone del mondo, in Qatar stiamo progettando per il re, e, ancora, in South Arabia, stiamo facendo cose molto particolari&#8221;.<br /> Inizia qui la nostra chiacchierata con Gianfranco Paghera, raggiunto al telefono mentre sta andando a fare un sopralluogo sugli ultimi giardini privati realizzati, a Lugano.<br /> <strong>Perché sceglie questi mercati?</strong><br /> Non sono io a scegliere, vado dove mi chiamano.<br /> <strong>E, potendo scegliere, cosa vorrebbe fare? Magari ha già in mente un progetto preciso, penso a qualcosa da fare anche qui, in Italia.</strong><br /> In Italia, dopo averlo sperimentato in più occasioni all&#8217;estero, vorrei importare il concetto che il diritto del bello &#8211; che vuole dire tutto, anche essere circondati da un ambiente verde &#8211; sia di tutti. Un conto è fare le cose per un re, dove non ci sono limiti, un altro progettare le cose a livello umano, e realizzare il bello. A progettare e realizzare le cose belle e quelle brutte non c&#8217;è differenza di costi e, quando capita, invece, che costruire certe architetture costi una follia, la ragione è che il progettista non ci ha messo la testa. È fermo al libro, invece, dovrebbe scrivere il suo, di libro. La conoscenza è importante, non sono io a negarlo, ma se non si scrive &#8211; non si prova, non si sperimenta &#8211; non c&#8217;è progresso, né evoluzione. Si resta fermi a duemila anni fa.<br /> <strong>Sono le critiche che si fanno a una certa architettura <em>stellare</em>, scollata dalla realtà, mera espressone della personalità del progettista</strong>.<br /> Esattamente il contrario di quello faccio io. Non amo le cose bizzarre, che sono opere d&#8217;arte dove non si può vivere. Bisogna tornare alle vecchie costruzioni, squadrate e a un piano, arricchite da particolari esterni, la piscina, il giardino. L&#8217;architetto progetta la casa del suo cliente, non sta facendo la sua scultura, perché non è abitabile, la scultura.<br /> <strong>Beh, ma l&#8217;isola artificiale, non rientra in questa categoria, cosa c&#8217;è di più artificioso, di più innaturale?</strong><br /> Tutt&#8217;altro, abbiamo accumulato terra ripetendo la forma del pennello, una forma comunissima, ed è venuta una palma, per caso, a furia di dragare perché non c&#8217;era terra. Poi, la forma è stata raddoppiata, e stravolta, in modo che ognuno avesse, intorno alla casa, il suo giardino in riva al mare. Un villaggio turistico, come tanti che ne abbiamo fatti, da Sharm el Sheik a Coral Bay, e tutti hanno un&#8217;impronta. Non si tratta di buttar giù piante, bisogna creare la scena, costruire macchie di piante. Lo riconoscono, sa? che è mio, i miei clienti me lo dicono, <em>Si capisce che l&#8217;hai fatto tu, si vede</em>.<br /> <strong>Le piace che riconoscano la sua firma?</strong><br /> Non è una firma, l&#8217;effetto è naturale, un tripudio di vegetazione, spumeggiante e spontanea.<br /> <strong>Mi sembravano così pettinati, invece, i suoi giardini, molto costruiti.</strong><br /> Nient&#8217;affatto, sono, invece, giardini che non richiedono manutenzione, la nostra tecnica consiste nel dare l&#8217;impressione che il giardino ci sia sempre stato, un giardino ritrovato.<br /> <strong>Sono ugualmente spettacolari, intenzionalmente.</strong><br /> Se lei si ferma alla vista dall&#8217;alto, certo, lo sono, di forte impatto. Ma, se entra nel dettaglio, qualunque nostra operazione è improntata in questo senso. Abbiamo sviluppato un&#8217;enorme esperienza copiando la natura, che è una grande maestra e altri non ce n&#8217;è, adattandoci, ogni volta, ai climi locali. Quando si entri, dentro la scenografia &#8211; quel che si vede da Google earth è altra cosa, impersonale &#8211; e si scenda nel dettaglio, sia a Mosca, a -40 gradi, o a Riad, a +50, lei trova ugualmente lo stesso giardino paradisiaco.<br /> <strong>Come si progetta in condizioni estreme, meno 40, più 50?</strong><br /> Scelgo le piante sempre allo stesso modo. Mi siedo, e mi intorno. Guardo che piante, arbusti, erbe crescono, spontaneamente, sento il vento e so quanta acqua viene. Ogni pianta è una cartina al tornasole, se c&#8217;è una pianta in un posto, allora so che ne possono sopravvivere milioni.<br /> <strong>Le piante esistenti, quelle che crescono spontanee son piante povere, spontanee, erbacce.</strong><br /> Ma noi le usiamo, moltissimo, ci riforniamo in vivai specializzati di quelle che io ho ribattezzato <em>vivaci perenni</em>. Stiamo, anzi, facendo degli sforzi perché le persone si avvicinino al giardino con le <em>erbacce</em>, come le chiama lei: essenze naturali, autoctone e durevoli che vanno composte in modo da fugare l&#8217;impressione di trascuratezza che si associa alle erbe spontanee in favore di qualcosa dove gli effetti cromatici, l&#8217;alternanza di profumi e forme duri tutto l&#8217;anno. Persino ai suoni siamo attenti: le graminacee suonano ma vanno associate, altrimenti è un risotto (sorride). Ne abbiamo moltissime, tra i nostri 1500 articoli. Compongo un giardino con le graminacee per avere un effetto molto spontaneo, naturale. Copiamo la natura, formando macchie di piante, che si auto-proteggono.<br /> Un conto è fare una mostra, che è un pezzo d&#8217;arte, che spariglia tutte le regole. Se quelle composizioni si realizzassero nel giardino di qualcuno, si vedrebbe che in due mesi si è tutto scombianto.<br /> <strong>Lo stesso mi chiedo cosa si possa piantare a meno 40 gradi. Licheni?</strong><br /> Cielo, no, non è tundra! (Ride). Le porto un esempio: abbiamo fatto un giardino per un notabile di Mosca, che abbiamo creato in sei mesi con essenze che hanno stupito persino loro, i moscoviti. Tutti immaginavano che avremmo portato piante di due, tre metri e invece noi, siamo arrivati con piante alte 12! Abbiamo portato <em>abies eccelsa</em> (abete rosso), <em>pinus nigra austriaca</em> (pino nero d&#8217;Austria), <em>carpinus betulus</em> (carpino bianco), tutte varietà che possono resistere a quella temperatura. Non inventiamo nulla, è madre natura che ci conforta.<br /> <strong>Anche scegliendo piante alloctone, dunque?</strong><br /> Vede, sapendo come funziona la catena vegetale, si possono inserire piante che sopravvivono alle stesse condizioni. Se in un posto trovo un platano, oppure, viceversa, se c&#8217;è una <em>phoenix dactylifera</em> (palma da dattero), so che a catena crescono tutte le altre essenze. È scientificamente esatto. La natura insegna e non lascia uscire dal suo solco. Se si scarta, ci si assume un rischio. Ma chi conosce i vegetali, lavora rischiare, mai.<br /> <strong>Di cosa si sta occupando adesso?</strong><br /> Un progetto recente &#8211; in questo momento bloccato dalla situazione economica in quei Paesi &#8211; riguarda la costruzione di 500mila case in Burkina Faso, Mali, Costa d&#8217;Avorio. Si tratta di un progetto commissionato da una società che ha sede a Los Angeles, M.A.S. Group Magnifica Service. Si chiama Future for Africa. Attraverso la mia rete di conoscenze sono riuscito a mettere insieme 270 società a livello planetario &#8211; per la maggior parte italiane, in effetti, desideravo fosse così &#8211; per un progetto che prevede di creare una città ideale, un ideale declinato su un luogo specifico e partendo da una visione, più ampia, di un Paese ideale. Si tratta di un sistema di costruzione veloce, poco costoso per realizzare un paradiso terrestre, una città-giardino. Il diritto al bello è un diritto di tutti, come le dicevo, tutti devono avere una casa decorosa. Sono previsti vari modelli di costruzione, con piscine e irrigazione, ma a costi molto contenuti perché si lavra a livello industriale.<br /> <strong>Anche le architetture, la progettazione e la realizzazione è vostra?</strong><br /> Lo abbiamo sempre fatto. Abbiamo una società immobiliare e cerchiamo continuamente siti dove possano sorgere centri commerciali, villaggi, giardini della terza età &#8211; ma non solo per la terza età, perché il modello delle nostre residenze nel verde piace a tutti. Ci muoviamo controcorrente, contro il modello imperante di costruire all&#8217;impazzata. Vogliamo farlo con la testa.<br /> <strong> Lavorate anche in Italia o, in prevalenza, all&#8217;estero?</strong><br /> Sia in Italia che all&#8217;estero, ormai il modo di concepire l&#8217;architettura, il pensiero che sta dietro la costruzione è pressoché globale.<br /> <strong>Di cos&#8217;altro può raccontare?</strong><br /> Stiamo lavorando su una tecnologia all&#8217;ozono.<br /> <strong>Ozono..?</strong><br /> Sì. una cosa vecchia come il mondo. Quando si abbatte un fulmine, l&#8217;impatto sul terreno produce O<small><sub>3</sub></small>, ossigeno alla terza, ovvero ozono. Producendo ozono, si pulisce il mondo. I nazisti svilupparono per primi una macchina che, riproducendo il fulmine, produceva ozono. Noi la utilizziamo per pulire l&#8217;acqua delle piscine, ad esempio. Quindici anni fa, lo abbiamo fatto nella piscina di Tina Turner e allora la macchina, una delle prime che abbiamo prodotto, era lunga come un bilico. Oggi è più piccola di un frigorifero, non consuma niente e produce scariche, e ozono, che si utilizza anche per l&#8217;ozonoterapia e cura una malattia terribile, altrimenti letale, che contraggono i bambini in Africa, l&#8217;ulcera di Buruli, che gli stessi sintomi della lebbra e colpisce progressivamente parti del corpo che vanno in necrosi. I bambini sono destinati a una fine orribile. Invece, fasciando l&#8217;arto colpito e insufflando ozono, in 15 giorni, la malattia scompare.<br /> Regaliamo queste macchine ai medici in Africa, così possono curare questi bambini.<br /> <strong>Perché si occupa di questo, cosa c&#8217;entra con i giardini?</strong><br /> È una <em>mission</em>. Ho fatto lo stesso in Amazzonia, con progetti di riqualificazione ambientale, abbiamo fatto cose bellissime. Ognuno ha la sua, vede. Io ringrazio Dio per come mi ha fatto e sono contento di come sono. Si nasce senza alcun sapere ma ogni  giorno ci si mette un foglio in tasca. Mio nonno, a 90 anni, mi diceva che c&#8217;è sempre da imparare.<br /> <strong>E con l&#8217;ozono, cosa fa?</strong><br /> L&#8217;ozono ha anche un impiego commerciale perché nelle piscine purifica l&#8217;acqua mille volte più del cloro e non puzza. Il nostro lavoro, però, non piace alle multinazionali, perché il prodotto non è vendibile, soltanto la macchina si può commercializzare. Purtroppo, quando si fa una cosa che va bene per tutti e non ci si guadagna, ci si mette contro il sistema. Io lo ripeto sempre: viviamo un nano-secondo cosmico. Siamo arrivati senza scarpe e ce ne andremo così, a piedi nudi. Io cerco di cambiare il mondo ma è difficilissimo, anche se siamo tanti, per questo cerco collaborazioni ma è durissima lo stesso.<br /> <strong>Cambiare il sistema: come?</strong><br /> Vivendo in modo più naturale, <em>slow</em>, il mondo è imperniato sul denaro, invece, al centro ci dev&#8217;essere uomo, non il business.<br /> <strong>Mi scusi, non posso non pensare che la sua società fattura milioni di euro.</strong><br /> Certo, facciamo lavorare migliaia di persone, che fanno un lavoro specialistico, creano un prodotto e devono guadagnare il giusto, così come noi.<br /> <strong>Lei guadagna il giusto. Oppure, invece, è ricco?</strong><br /> Io sono ricco perché sono contento ma in 40 anni ho costruito la mia azienda e la mia casa, tutt&#8217; e due a Lonato del Garda.<br /> <strong>Non ha una casa a Dubai?</strong><br /> No, non ce l&#8217;ho.<br /> <strong>Mi racconti della riqualificazione ambientale.</strong><br /> Altra cosa di cui vado molto fiero, abbiamo realizzato uno dei più grandi restauri ambientali al mondo, in Amazzonia.<br /> <strong>Tecnicamente, eco-bio-tech, giusto? chi segue la ricerca, avete un centro studi?</strong><br /> Sì, e mio figlio Michele segue direttamente la riforestazione.<br /> <strong>Che formazione ha?</strong><br /> L&#8217;unica che serve: essere fatti per la natura e capire la natura. Vede, ogni seme ha un ricordo. Prenda un seme di pesca, o di mela. Se lei lo prende e lo pianta, non nasce nulla. Per farlo germogliare, bisogna convincere il seme<br /> che è passato l&#8217;autunno, l&#8217;inverno ed è arrivata la primavera. In gergo, si dice che bisogna spaccare la dormienza, rompere il sonno del seme.<br /> <strong>Ma per fare questo non servono competenze di biologia, persino micro-biologia?</strong><br /> Quelle sono competenze a corollario, quel che conta davvero è l&#8217;intuizione naturale. Cosa fa la differenza tra un medico e un bravissimo medico? La fantasia. Qualsiasi persona, può avere tutte le basi che vuole, se ha la fantasia, riesce meglio. Quel che cambia è la visione, la capacità di vedere oltre.<br /> <strong>Lei ha portato azienda a una dimensione internazionale?</strong><br /> Sì, e devo ringraziare i miei genitori, sono stato molto fortunato ad averli. Mi hanno dato l&#8217;opportunità di esprimermi, lasciandomi libero.<br /> <strong>E come sono venute le committenze, le collaborazioni con le archistar..? Lei ha lavorato con Mario Botta, con Renzo Piano</strong>.<br /> Tutto è nato con il passaparola, il tam tam, i passaggi sono fatti dalle persone. Si viaggia a livello epidermico, ci si incontra sulla stessa lunghezza d&#8217;onda.<br /> <strong>Quali sono i progetti che segue direttamente e in quali fasi?</strong><br /> In 40 anni abbiamo toccato un po&#8217; tutti i  punti strategici del mondo, allargandoci, Italia e poi, con il passaparola, l&#8217;Europa, e il Medio Oriente, la Russia, l&#8217;Amazzonia, l&#8217;Argentina, i Paesi arabi. Siamo passati dai terrazzi di quattro metri per quattro, &#8211; che, tra parentesi, facciamo ancora, e sono la cosa più difficile perché richiedono anche più cognizione e sapere &#8211; ai grandi interventi, a lavori enormi, parchi, isole intere. Quel che ripeto sempre, ai miei  figli e ai collaboratori, è che bisogna pensare come una pianta. Ecco, sono una rosa, dove mi metto? Io ragiono come un vegetale, penso e credo che i vegetali abbiano un ricordo, e una memoria, e se uno non sa o non conosce la materia, non può sfogliare un&#8217;enciclopedia e fare un terrazzo, un parco o una città. Io vivo in simbiosi con i vegetali, parlo con le piante ed è una lingua molto particolare, che va colpire tutti i sensi, dalla vista all&#8217;udito. Le riconosco, dal loro suono.<br /> <strong>Stiamo parlando di giardino terapeutico?</strong><br /> Proprio a questo alludo. Sentendo le piante, conoscendole profondamente, è ovvio che si va su una strada che è la cura, la meditazione, si cura l&#8217;anima. Io ho tanti clienti, e tutti, tanti, dopo che gli ho fatto il giardino, mi scrivono: <em>Franco, mi hai creato un paradiso terrestre. Ogni giorno sento, vedo questi colori e profumi, è il paradiso</em>. Queste sono le più grandi soddifazioni che dà il mio lavoro. Ogni giorno sono in posto dverso, in clima diverso, con persone diverse ma, a tutte le latitudini, quando vado a trovare i clienti con cui si diventa amici, le mogli si stupiscono di come sono cambiati. Dopo tre mesi che hanno il giardino, il marito, il venerdì sera si mette coi gambali e la canottiera e va in giardino. Si fanno depositare dall&#8217;autista a casa, entrano e escono trasformati, fanno orticoltura e giardinaggio. La soddisfazione è questa, fare qualcosa che rende gli uomini tutti uguali.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/dove-si-trova-il-paradiso-terrestre-almeno-in-mezzo-milione-di-posti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/dove-si-trova-il-paradiso-terrestre-almeno-in-mezzo-milione-di-posti/</feedburner:origLink></item> <item><title>Tetto MASTER: sistema complesso protezione e comfort abitativo</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/cPwp9h2bORQ/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/tetto-master-sistema-complesso-protezione-e-comfort-abitativo/#comments</comments> <pubDate>Fri, 05 Aug 2011 08:53:21 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Architecture]]></category> <category><![CDATA[Edilizia]]></category> <category><![CDATA[Industria dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Made in Italy]]></category> <category><![CDATA[MiI Architecture]]></category> <category><![CDATA[architecture]]></category> <category><![CDATA[bioedilizia]]></category> <category><![CDATA[coperture]]></category> <category><![CDATA[edilizia]]></category> <category><![CDATA[Intesana]]></category> <category><![CDATA[NaturaIsolant]]></category> <category><![CDATA[Naturalia-BAU]]></category> <category><![CDATA[Pavatex]]></category> <category><![CDATA[Pavatherm]]></category> <category><![CDATA[Stamisol Pack 500]]></category> <category><![CDATA[Tetto Master]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6123</guid> <description><![CDATA[Naturalia-BAU produce materiali edili naturali, prodotti certificati “Natureplus”, marchio di qualità che garantisce prodotti funzionali rispettosi della salute e dell’ambiente, a livello europeo. Questa filosofia sostenibile permette di aver ideato al meglio e secondo i criteri più ecologici Tetto MASTER. Tetto MASTER è un sistema complesso che offre protezione dal freddo in inverno e anche [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Naturalia-BAU produce materiali edili naturali, prodotti certificati “Natureplus”, marchio di qualità che garantisce prodotti funzionali rispettosi della salute e dell’ambiente, a livello europeo. Questa filosofia sostenibile permette di aver ideato al meglio e secondo i criteri più ecologici Tetto MASTER. Tetto MASTER è un sistema complesso che offre protezione dal freddo in inverno e anche dal caldo in estate, deve assicurare un adeguato livello di isolamento acustico, consentire la diffusione dell’umidità, evitare l’insorgere di fenomeni di condensa e deve durare nel tempo garantendo il massimo del comfort abitativo. La coibentazione di Tetto MASTER è interamente naturale. Si può riassumere Tetto MASTER come una sinergia di componenti efficace e altamente performante.<br/><br/> Tetto MASTER vanta tra i componenti alcuni veri fuoriclasse: come PAVATEX PAVATHERM, il pannello isolante in fibra di legno svizzera che, grazie all’elevato potere di accumulo del calore unito a una minima conducibilità termica, garantisce un’eccellente protezione dal freddo invernale e dal caldo estivo, isolando efficacemente gli ambienti anche dal rumore, o NATURAISOLANT, il pannello poroso prodotto in fibra di legno ad alta densità che, oltre a garantire le medesime performance isolanti di Pavatherm, conserva la propria elasticità anche quando è sottoposto a forti pressioni e rende il pacchetto isolante calpestabile durante la posa. A proteggere da acqua e umidità Pavatherm e NaturaIsolant, Naturalia-BAU offre due guaine. Sul tavolato viene applicata la guaina igrovariabile e traspirante INTESANA che regola il passaggio del vapore acqueo garantendo il massimo del comfort abitativo. A proteggere l’isolante in fibre di legno ci pensa STAMISOL PACK 500, una guaina traspirante, resistente alle intemperie e ai raggi UV, con garanzia pluriennale. Per garantire il massimo della sicurezza anche in situazioni di forti piogge o raffiche di vento, STAMISOL PACK 500 non viene incollata con un nastro ma incollata o saldata a caldo sui sormonti.<br/><br/> La sequenza in cui vengono posizionati gli elementi dall’esterno verso l’interno in Tetto MASTER è la seguente: STAMISOL PACK 500, NATURAISOLANT di 19 mm, PAVATHERM e INTESANA.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/tetto-master-sistema-complesso-protezione-e-comfort-abitativo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/tetto-master-sistema-complesso-protezione-e-comfort-abitativo/</feedburner:origLink></item> <item><title>A Stresa sul lago una residenza contemporanea di alto livello</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/Iu5Ult3DGhc/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/a-stresa-si-affaccia-sul-lago-una-residenza-contemporanea-di-alto-livello/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 17:52:20 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Industria dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Living and Business]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re 7]]></category> <category><![CDATA[Real Estate]]></category> <category><![CDATA[Immobiliare Francesco Papurello]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re Piemonte]]></category> <category><![CDATA[real estate]]></category> <category><![CDATA[Villa Lago Maggiore]]></category> <category><![CDATA[villa moderna]]></category> <category><![CDATA[Villa Stresa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6122</guid> <description><![CDATA[POSIZIONELa residenza, edificata nel 2005 con rifiniture di pregio di alto livello a pochi km dal centro di Stresa, gode di una bellissima vista lago pur trovandosi in posizione comoda per i collegamenti autostradali.LA VILLAAl piano terreno il soggiorno, la zona pranzo e la cucina americana si accompagnano a un bagno e a due camere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #cc0000;">POSIZIONE</span><br/>La residenza, edificata nel 2005 con rifiniture di pregio di alto livello a pochi km dal centro di Stresa, gode di una bellissima vista lago pur trovandosi in posizione comoda per i collegamenti autostradali.<br/><br/><span style="color: #cc0000;">LA VILLA</span><br/>Al piano terreno il soggiorno, la zona pranzo e la cucina americana si accompagnano a un bagno e a due camere da letto, quella padronale completa di cabina armadio e bagno en suite. Dal soggiorno si accede ad un imponente e ampio portico, 28 metri quadrati, ornato da colonne in granito bianco.<br/>Nella mansarda al piano superiore si trovano la zona studio, due camere da letto e un bagno.<br/>La doppia autorimessa è adiacente alla taverna e alla lavanderia, oltre al bagno e al locale caldaia nel piano seminterrato.<br/>In giardino è possibile creare una piscina.<br/><br/><span style="color: #cc0000;">GLI IMPIANTI</span><br/>L&#8217;impianto di riscaldamento alimentato con due caldaie a pellets e GPL è distribuito a pannelli. Le finiture e gli impianti sono allo stato dell&#8217;arte. Il tetto è ventilato e coibentato con fibre ecologiche.<br/><br/><br/><span style="color: #cc0000;">RIFERIMENTO E ARCHIVI</span><br/>Rif. 2939<br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/Immobiliare-Francesco-Papurello/" target="_blank">Tutti gli immobili di Immobiliare Francesco Papurello</a><br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/luxury-re-piemonte/" target="_blank">Luxury Re Piemonte</a><br/><br/></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/a-stresa-si-affaccia-sul-lago-una-residenza-contemporanea-di-alto-livello/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/a-stresa-si-affaccia-sul-lago-una-residenza-contemporanea-di-alto-livello/</feedburner:origLink></item> <item><title>Sul Lago Maggiore una villa di charme dal romantico e suggestivo giardino</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/_tTtg6NjdQU/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/sul-lago-maggiore-una-villa-di-charme-con-un-romantico-e-suggestivo-giardino/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 15:35:05 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Industria dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Living and Business]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re 5]]></category> <category><![CDATA[Real Estate]]></category> <category><![CDATA[Immobiliare Francesco Papurello]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re Laghi]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re Piemonte]]></category> <category><![CDATA[real estate]]></category> <category><![CDATA[Villa Carciano]]></category> <category><![CDATA[villa di charme]]></category> <category><![CDATA[Villa Lago Maggiore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6120</guid> <description><![CDATA[POSIZIONEA Stresa la prima collina di Carciano offre panoramiche suggestive della sponda borromea con splendide viste sulle isole.LA VILLALa costruzione, al centro di un&#8217;oasi di tranquillità, interessa più livelli. Al piano terreno sono disponibili due camere ospiti, un bagno oltre ai locali di servizio come stireria, ripostiglio e locale caldaia.Al piano rialzato l&#8217;ingresso introduce piacevolmente [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #cc0000;">POSIZIONE</span><br/>A Stresa la prima collina di Carciano offre panoramiche suggestive della sponda borromea con splendide viste sulle isole.<br/><br/><span style="color: #cc0000;">LA VILLA</span><br/>La costruzione, al centro di un&#8217;oasi di tranquillità, interessa più livelli. Al piano terreno sono disponibili due camere ospiti, un bagno oltre ai locali di servizio come stireria, ripostiglio e locale caldaia.<br/>Al piano rialzato l&#8217;ingresso introduce piacevolmente gli ambienti dedicati al living ovvero salotto, soggiorno, zona pranzo, cucina, e un bagno riservato agli ospiti.<br/>Al piano superiore nella zona notte la suite padronale con cabina armadio e bagno privato si affaccia sul terrazzo, inoltre ulteriori due camere da lette sono servite da un secondo bagno.<br/><br/><span style="color: #cc0000;">IL PARCO</span><br/>All&#8217;interno del parco piantumato con azalee e rododendri, essenze fiorite tipiche del lago, un deposito e un ricovero attrezzi facilitano la manutenzione.<br/><br/><br/><span style="color: #cc0000;">RIFERIMENTO E ARCHIVI</span><br/>Rif. 2909<br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/Immobiliare-Francesco-Papurello/" target="_blank">Tutti gli immobili di Immobiliare Francesco Papurello</a><br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/luxury-re-piemonte/" target="_blank">Luxury Re Piemonte</a><br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/luxury-re-laghi/" target="_blank">Luxury Re Laghi</a><br/><br/></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/sul-lago-maggiore-una-villa-di-charme-con-un-romantico-e-suggestivo-giardino/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/sul-lago-maggiore-una-villa-di-charme-con-un-romantico-e-suggestivo-giardino/</feedburner:origLink></item> <item><title>Un’affascinante villa d’epoca rievoca le atmosfere del lago a Stresa</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/ws-6pFYcMf4/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/sulle-alture-di-stresa-unaffascinante-villa-depoca-rievoca-le-atmosfere-del-lago/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 14:57:11 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Industria dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Living and Business]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re 6]]></category> <category><![CDATA[Real Estate]]></category> <category><![CDATA[Immobiliare Francesco Papurello]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re Piemonte]]></category> <category><![CDATA[real estate]]></category> <category><![CDATA[Spotlight]]></category> <category><![CDATA[Villa collina Stresa]]></category> <category><![CDATA[Villa Lago Maggiore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6118</guid> <description><![CDATA[POSIZIONEAdagiata in cima alla collina di Stresa, in posizione unica e soleggiata, si trova una magnifica villa d&#8217;epoca.LA VILLALa residenza, circondata da un ampio parco pianeggiante, è in perfette condizioni. Al piano seminterrato oltre alla taverna i locali di servizio: bagno, dispensa, locale caldaia, lavanderia e cantinaIl piano rialzato ospita la zona giorno con ingresso, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #cc0000;">POSIZIONE</span><br/>Adagiata in cima alla collina di Stresa, in posizione unica e soleggiata, si trova una magnifica villa d&#8217;epoca.<br/><br/><span style="color: #cc0000;">LA VILLA</span><br/>La residenza, circondata da un ampio parco pianeggiante, è in perfette condizioni. Al piano seminterrato oltre alla taverna i locali di servizio: bagno, dispensa, locale caldaia, lavanderia e cantina<br/>Il piano rialzato ospita la zona giorno con ingresso, soggiorno con sala da pranzo, cucina abitabile, studio e bagno.<br/>Al primo piano la zona notte con quattro camere da letto, una stanza guardaroba, e doppi servizi.<br/><br/><br/><span style="color: #cc0000;">RIFERIMENTO E ARCHIVI</span><br/>Rif. 2867<br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/Immobiliare-Francesco-Papurello/" target="_blank">Tutti gli immobili di Immobiliare Francesco Papurello</a><br/><a href="http://www.immobilia-re.eu/tag/luxury-re-piemonte/" target="_blank">Luxury Re Piemonte</a><br/><br/></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/sulle-alture-di-stresa-unaffascinante-villa-depoca-rievoca-le-atmosfere-del-lago/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/sulle-alture-di-stresa-unaffascinante-villa-depoca-rievoca-le-atmosfere-del-lago/</feedburner:origLink></item> <item><title>Piet Oudolf. “I più bei giardini degli ultimi vent’anni? I miei”</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/h7CKUVvoO9s/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/piet-oudolf-i-piu-bei-giardini-degli-ultimi-ventanni-i-miei/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 12:56:15 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Interviste Green 1]]></category> <category><![CDATA[Interviste Living Green]]></category> <category><![CDATA[Living Green]]></category> <category><![CDATA[Must Interviste]]></category> <category><![CDATA[Opinioni]]></category> <category><![CDATA[Paesaggio]]></category> <category><![CDATA[Anish Kapoor]]></category> <category><![CDATA[chicago]]></category> <category><![CDATA[daniela nava]]></category> <category><![CDATA[Frank Gehry]]></category> <category><![CDATA[future plants]]></category> <category><![CDATA[giardini]]></category> <category><![CDATA[high line]]></category> <category><![CDATA[high line section 1]]></category> <category><![CDATA[high line section 2]]></category> <category><![CDATA[hummelo]]></category> <category><![CDATA[living green]]></category> <category><![CDATA[lurie garden]]></category> <category><![CDATA[millennium park]]></category> <category><![CDATA[new perennials]]></category> <category><![CDATA[nuove perenni]]></category> <category><![CDATA[opinioni]]></category> <category><![CDATA[paesaggi]]></category> <category><![CDATA[Piet Oudolf]]></category> <category><![CDATA[wisley garden]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6114</guid> <description><![CDATA[Eutrochium, salvia verbenaca, achillea millefoglie, cardo, amsonia. I latinismi ingannano solo gli inesperti, chi di piante ne conosce, legge una serie di erbacee perenni che, tra le caratteristiche salienti, hanno quella di crescere spontaneamente. Erbacce, insomma, che oggi sono vendute da vivai specializzati e inserite in giardini privati e parchi pubblici da paesaggisti sempre meno [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Eutrochium</em>, <em>salvia verbenaca</em>, achillea millefoglie, cardo, <em>amsonia</em>. I latinismi ingannano solo gli inesperti, chi di piante ne conosce, legge una serie di erbacee perenni che, tra le caratteristiche salienti, hanno quella di crescere spontaneamente. Erbacce, insomma, che oggi sono vendute da vivai specializzati e inserite in giardini privati e parchi pubblici da paesaggisti sempre meno avanaguardisti. La riscoperta delle perenni &#8211; che qualcuno chiama <em>vagabonde</em>, e non sveliamo chi sia, perché è troppo facile &#8211; è un fatto, oggi,  quasi banale. La lunga e intensa campagna in loro favore è stata condotta da pochi illuminati &#8211; lo sono, a giudicare meramente dai risultati al presente &#8211; tra cui un posto di rilievo spetta di diritto a Piet Oudolf  &#8211; tanto quanto a Gilles Clément, cui si alludeva poco sopra. Olandese, classe 1944, non ama che gli sia tributato il titolo di &#8220;artista&#8221;, pur se considera i suoi giardini &#8220;pitture viventi&#8221; e il suo lavoro una &#8220;performance&#8221; che si proietta in un tempo molto lungo, anni, e decenni, persino. Del resto, non si tratta che di &#8220;un&#8217;espressione di me stesso&#8221;, ci ha spiegato, quando gli abbiamo proposto un&#8217;intervista sul senso del suo lavoro. Più che giardinaggio, dunque.<br /> <br/>Piet Oudolf è un rivoluzionario, che, con la presunzione un po&#8217; pomposa degli autentici ribelli, ha dato un nome alla sua rivoluzione e creato, con altri quattro vivaisti, il Movimento delle Nuove Perenni, negli anni 80, e, al tempo stesso, con il pragmatismo degli olandesi, il vivaio <em>Future Plants</em>, fucina creativa che ha scoperto almeno 70 nuove specie di piante. Parallelamente, Piet Oudolf ha creato un suo giardino, a Hummelo, pochi chilometri da Harnem, Paesi Bassi, dove sperimentare quel che andava proclamando e scrivendo in tanti titoli che tessono le lodi di erbacee e graminacee, <em>Designing with Plants</em>, <em>Planting Design</em>, <em>Landscapes in Landscapes</em>, <em>Designing with Grasses</em>, <em>Dreamplants for the Natural Garden</em>, <em>Planting the Natural Garden</em> &#8211; nessuno dei quali, purtroppo, tradotto in italiano. Quel che meglio spiega il suo punto di vista sono, però, senza dubbio i suoi giardini. Dal bordo misto all&#8217;interno del Wisley Garden della Royal Horticultural Society all&#8217;High Section a New York, hanno una cifra inconfondibile, anche per i non addetti ai lavori.<br /> <br/>Ha dichiarato di recente al <em>Chicago Tribune</em>, in occasione di un sopralluogo al Lurie Garden, giardino pensile tra i grandi al mondo, sul tetto del <em>Millennium Park Garage</em> &#8211; opera a stretto contatto con l&#8217;avveniristico Jay Pritzker Pavilion di Frank Gehry e la nuvola riflettente Cloud Gate di Hanish Kapoor, entrambi all&#8217;interno del Millennium Park:  &#8220;La bellezza è nel processo, non nel momento in cui entri nel giardino. È l&#8217;aspettativa di quel che sarà. Se non avesse a che fare con il cambiamento stagionale, nessuno tornerebbe&#8221;. Confondere l&#8217;aspirazione alla spettacolarità dell&#8217;impatto tanto intenso quanto fuggevole, insomma. Attraverso il recupero di un orizzonte autenticamente diacronico.<br /> Il tempo, del resto, è un elemento che Oudolf proclama come fonte d&#8217;ispirazione, insieme a arte e natura. D&#8217;altra parte, <em>giardino naturale</em> suona come un ossimoro, il giardino è un&#8217;opera dell&#8217;uomo, <em>sulla</em> o <em>con</em> la natura, a seconda degli orientamenti e delle sensibilità &#8211; concedendo che le intenzioni facciano differenza &#8211; ma non è natura.<br /> <br/><strong>Lei stesso ha dichiarato che le piante sono strumenti per esprimersi disegnando il paesaggio e i giardini.</strong><br /> Infatti il giardino non è natura, è ispirazione. Quello tradizionale, poi, ha molto a che vedere con dogmi, e regole. Io, invece, cerco di sottrarmi a queste regole.<br /> <strong>Ha fondato il Movimento delle <em>New Perennials</em>, le Nuove Perenni. Oggi che moltissimi paesaggisti hanno riscoperto, anche grazie al suo lavoro, le erbacee perenni e le graminacee, come giudica il suo lavoro? è stato un buon maestro?</strong><br /> È qualcosa che è nato tra amici, negli anni Ottanta. Quel che faccio è quel che mi piace fare, e se ne viene fuori qualcosa di buono, ne sono felice. Mi piace ispirare le persone ma non sono un insegnante. Un insegnante può essere molto noioiso. Suscitare ispirazione, invece, è molto di più.<br /> <strong>Cos&#8217;è un giardino contemporaneo, quali caratteristiche lo rendono tale? chi sono i contemporanei tra i progettisti di giardini e i paesaggisti?</strong><br /> A essere onesti, i giardini contemporanei sono un piccolissimo universo. Dappertutto il giardino è tradizionale, costruito secondo convenzioni, è un fatto culturale, e assodato. Io cerco di sfuggire questa convenzionalità e quel che viene indicato come <em>contemporaneo</em> è soltanto il mio sforzo di inserire il mio lavoro nel tempo che viviamo. Tendiamo a disegnare qualcosa di ecologicamente sostenibile.<br /> <strong>Quali sono i più belli e interessanti giardini degli ultimi dieci, vent&#8217;anni? e quali quelli di tutti i tempi? Può fare una sua personale classifica di giardini, sia pubblici che privati? e tra questi, ce n&#8217;è qualcuno italiano, che magari ha visitato di persona?</strong><br /> Ci sono un sacco di giardini pubblici e privati anche se, ahimé, in Italia l&#8217;unico che ho visitato è quello della Biennale. Quelli pubblici sono naturalmente meglio conosciuti perché sono all&#8217;esterno, non vivono di un&#8217;atmosfera intima che è il fascino di quelli privati ma &#8211; penso a Chicago e New York &#8211; sono calati in un contesto architettonico di forte impatto. I giardini più interessanti sono i miei ultimi (ride). E non mi riferisco solo a High Line a New York ma ai più grossi progetti, Chicago, ad esempio <em>[il riferimento è al già citato Lurie Garden, ndr]</em>. D&#8217;altra parte, però, High Line è così grande, così vasta, è diventata così popolare.<br /> <strong>Lei ha scoperto decine di piante. Quanta parte occupa la ricerca nel suo lavoro? </strong><br /> Faccio ricerca sempre. Certo, all&#8217;inizio, quando abbiamo iniziato <em>[Oudolf, che ha selezionato e battezzato oltre settanta nuove specie, si riferisce all'attività di Futureplants, la società creata assieme ad altri quattro vivaisti, che ha sede a Lisserbroek, Paesi Bassi, ndr]</em> era moltissimo tempo. Avevamo un mucchio di colleghi e persone che lavoravano e facevano ricerca, esperti in ecologia, botanica e agronomia, ed è quel che abbiamo fatto per anni e anni. Adesso, però, sono così occupato che la ricerca è qualcosa di intermittente, che sta </em>tra</em> le altre cose. Se ho un momento, però, ne approfitto per andare alle fiere, negli Stati Uniti.<br /> <strong>High Line Section 1 fu progettata cinque anni fa, High Line Section 2 è stata inaugurata quest&#8217;anno. Che confronto può fare tra le due esperienze? Della prima, dichiarava che comunica un sentimento naturale e selvaggio e fu un&#8217;operazione fuori dai canoni, per una città come New York. È stato altrettanto stimolante lavorare alla fase 2?</strong><br /> Ho progettato entrambe nel 2006 e le ho fatte come obiettivo comune. Tutti e due i progetti erano pronti, ma ho finito la prima perché volevo che quello spazio fosse pronto per le persone. Tutto era già fatto, in effetti, perché dalla prima alla seconda sezione c&#8217;è una sorta di racconto. Qualcosa a cui abbiamo lavorato con un piccolo numero di aziende e quando la storia c&#8217;è, si inizia a progettare promptings tutt&#8217;intorno alle aree. Non si può fare la sezione 1 e poi aspettare anni per la 2.<br /> <strong>Nel 2010 il Giardino delle Vergini è stato premiato alla Biennale di Architettura per la capacità di trasporre nel paesaggio il tema della Biennale, ovvero People meet in architecture. Era l&#8217;unico premiato che non fosse un architetto. Come giudica questo premio? è il segno di un&#8217;attenzione all&#8217;arte del giardino o è un premio a Piet Oudolf e basta?</strong><br /> Era una <em>menzione speciale</em>. Certamente mi ha sorpreso perché si tratta di un premio all&#8217;architettura ma sono stato felice di mostrare il mio lavoro in Italia, dove c&#8217;è tanto buon design, buon gusto e anche le persone iniziano a occuparsi di giardini.<br /> <strong>Ha dichiarato che, in fase di realizzazione, ci sono punti deboli che sembrano, poi, dare esiti, quasi sorprendentemente, buoni. I suoi giardini la sorprendono? c&#8217;è qualcosa che, volutamente, lei lascia sfuggire al suo controllo?</strong><br /> No, davvero non credo, dopo così tanti anni. Qualche volta riprendo i disegni in corso d&#8217;opera e penso <em>Forse avrei potuto fare così invece che così</em>. Si possono avere solo rimpianti quando si è davanti al lavoro finito, no? Qualche volta la realtà è anche meglio di quel che avresti potuto immaginare. Altre volte, è un po&#8217; peggio ma&#8230; Non sono stato troppo deluso, a volte penso che avrei potuto far meglio, ma, in generale, moltissime cose sono venute meglio di quanto fossero su carta.<br /> <strong>Ha dichiarato che, quando lascia che la sua immaginazione componga liberamente, le sue visioni fantastiche spesso sono cose impossibili, oltre la realtà. Questo, però, la stimola ad andare oltre, superando il limite della sua conoscenza. E&#8217; così? come funziona il processo creativo alla base del suo lavoro e quanto ogni progetto sposta un po&#8217; più in là i limiti, rispetto a quello precedente?</strong><br /> Sì, direi di sì, perché, quando si inizia a progettare, si entra in un altro mondo dove vedi i suggerimenti della tua immaginazione e li metti insieme, in una sorta di composizione che ti rende così entusiasta. E, quando ti guardi alle spalle, e vedi cosa hai fatto, il giorno dopo o la settimana dopo, torni alla realtà e domandi a te stesso <em>Com&#8217;è stato possibile?</em>. In questo senso quelle cose non sono possibili e tu devi ri-fare il tuo progetto. Lavori sempre al confine delle possibilità. Poiché la tua immaginazione vuole travalicare tutti i limiti e non è che ogni progetto muova un po&#8217; più in là il confine: l&#8217;ho notato, a Chicago, dove ho fatto un parco in un giardino, una sorta di parco concettuale. Non volendo che fosse una combinazione di piante disposte in piccoli gruppi, uno accanto all&#8217;altro, ho cominciato a lavorare sull&#8217;idea di 20 piante, le ho raccolte in una sorta di schema su carta e definito piante guida e piante a tema, a corollario delle prime. Così, ho iniziato a entrare nell&#8217;idea di un <em>luogo</em> progettata in modo concettuale, oltre la mera combinazione. E quando stavo facendo High Line sono andato anche oltre, e là ogni cosa è più concettuale, invece di una tradizionale organizzazione in gruppi, e macchie. Sembra un paesaggio piuttosto che un giardino. È più naturale, più spontaneo.<br /> <strong>Erik De Jong ha detto di lei che è un esperto di piante, un vivaista e un grande artista. Condivide? e in quali proporzioni è ciascuna di queste cose?</strong><br /> Direi che essere un artista per me è cercare di fare qualcosa che viene da me stesso. Sono stato con me stesso, e faccio quello che faccio perché amo le piante, e non soltanto quelle che utilizzo, ma tutte le piante. Ho cercato di esprimermi attraverso questi elementi. Non sono un vivaista, so molto sulle piante perché mi interessano. Non sono un botanico, un ecologista o un ortocultore. Sono un progettista.<br /> <strong>Ancora, Erik De Jong afferma che le sue composizioni hanno un sistema complicato difficile da cogliere. Le sue composizioni sono complesse? forse dipende dalla volontà di ricreare la natura?<br /> D&#8217;altra parte, la bellezza si percepisce immediatamente. Cosa vuole suscitare in chi passeggia nei suoi giardini?</strong><br /> Lo vedo che è complicato, perché il tempo è un elemento cruciale in questo lavoro. Il tempo è il processo, così che quando metti insieme il progetto devi porre attenzione che la tua scelta sia buona in tutte le stagioni. Come va sviluppandosi è qualcosa che devi avere in testa. Questa è la complessità del lavoro. Puoi guardare il disegno e dire <em>Oooh, che splendide piante!</em>. Quando provi, però, a comprendere, allora arriva la complessità. Perché tu vedi qualcosa di irrealizzato, e non hai idea di come apparirà a aprile o in ottobre. Il progetto deve funzionare dall&#8217;inizio alla fine dell&#8217;anno. Il giardino non può avere un bell&#8217;aspetto a luglio e essere un disastro a ottobre. Per me, è una sorta di performance. Che, mi auguro, ispirerà qualcun altro.<br /> <strong><a href="http://atcasa.corriere.it/Tendenze/Se-ne-parla/2011/06/28/giardino-piet-oudolf.shtml" target="blank">Sara Banti</a> ha scritto che &#8220;Gilles Clément è il cantore della natura selvaggia che sopravvive in città, Oudolf progetta a tavolino una natura idealizzata. In comune i due paesaggisti hanno la passione per le piante povere: soffioni, margherite, spighe ed erbacce super-resistenti&#8221;. Cosa pensa di quest&#8217;affermazione, la condivide?</strong><br /> No, lavoro in un luogo pubblico, in spazi allargati, e bisogna essere abili a controllare. Se metti la natura in un piccolo spazio diventa una jungla che nessuno capirebbe. Quel che io faccio, lo spazio che creo è molto più estetica che natura e, allo stesso modo, ha a che fare con il controllo. Se non controlli, perdi l&#8217;estetica. Taglio quando è tempo di farlo, e quando penso che sia un bene, che migliori l&#8217;aspetto del giardino. Le piante stanno lì soltanto fino a quando non mi piacciono più. Penso che il giardinaggio abbia a che fare con l&#8217;avere le persone giuste con un buon senso estetico e ricettive nei confronti di quel che intende il progettista.<br /> <strong>E lei ce l&#8217;ha?</strong><br /> Certo, ce l&#8217;ho (ride). Altrimenti non potrei fare quel che faccio. Indubbiamente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.immobilia-re.eu/piet-oudolf-i-piu-bei-giardini-degli-ultimi-ventanni-i-miei/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> <feedburner:origLink>http://www.immobilia-re.eu/piet-oudolf-i-piu-bei-giardini-degli-ultimi-ventanni-i-miei/</feedburner:origLink></item> <item><title>Tra le bellezze del Lago Maggiore a Meina un’elegante villa moderna</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/immobilia-re/feeds/~3/O5QnfAaoIy0/</link> <comments>http://www.immobilia-re.eu/tra-le-bellezze-del-lago-a-meina-unelegante-villa-moderna/#comments</comments> <pubDate>Thu, 04 Aug 2011 11:30:04 +0000</pubDate> <dc:creator>collaboratore</dc:creator> <category><![CDATA[Industria dell'Abitare]]></category> <category><![CDATA[Living and Business]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re 5]]></category> <category><![CDATA[Real Estate]]></category> <category><![CDATA[Immobiliare Francesco Papurello]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re Laghi]]></category> <category><![CDATA[Luxury Re Piemonte]]></category> <category><![CDATA[real estate]]></category> <category><![CDATA[Villa Lago Maggiore]]></category> <category><![CDATA[Villa Meina]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.immobilia-re.eu/?p=6115</guid> <description><![CDATA[POSIZIONEA Meina in una delle zone più esclusive del Lago Maggiore, sulla sponda piemontese, si gode una magnifica vista.LA VILLAUna villa moderna ed elegante, ottimamente rifinita, si articola su due piani con un piccolo appartamento al piano terreno dove si trova un soggiorno, un angolo cottura, una camera e un bagno. 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