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		<title>The american way of aipiei</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 13:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato di assaggiare, un paio di giorni fa, due ottimi esempi di IPA brassati da due &#8220;emergenti&#8221; birrifici americani, uno dei quali già conosciuto in precedenza. Rappresentano entrambi, ciascuno a suo modo, la declinazione americana dell&#8217;inglesissimo stile delle IPA, molto più fantasioso e accattivante, a mio parere, della versione originale.
WIPEOUT, Port Brewing
Una marea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato di assaggiare, un paio di giorni fa, due ottimi esempi di IPA brassati da due &#8220;emergenti&#8221; birrifici americani, uno dei quali già conosciuto in precedenza. Rappresentano entrambi, ciascuno a suo modo, la declinazione americana dell&#8217;inglesissimo stile delle IPA, molto più fantasioso e accattivante, a mio parere, della versione originale.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>WIPEOUT, Port Brewing</em></strong></p>
<p>Una marea di luppoli, davvero, per questa IPA american style, ma soprattutto <em>surfing style</em>. Continua infatti con questa <strong>Wipeout</strong> il trend “ondaiolo” di <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/11/high-tide-fresh-hop-ipa-port-brewing/">questa brewery</a>, che sembra avere individuato nei surfisti californiani il <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/wipeout.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3480" title="wipeout" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/wipeout.jpg" alt="" width="91" height="248" /></a>proprio bacino di utenza d’eccellenza. Una birra, dice la ditta, fatta per sostenere tutti quegli appassionati che fin dall’alba affrontano le acque fredde dell’Oceano, una birra nella quale l’ondata dei luppoli effettivamente sopraffa la tessitura del malto, comunque presente ed equilibrata. <em>Two Row</em>, una percentuale di frumento, <em>Carapils </em>e <em>Malt Crystal</em>, questa la parte “corposa” (per un totale di <strong>7%</strong> di vol. alc.): dall’altra parte 3 luppoli, tipicamente made in USA, <em>Amarillo, Centennial e Simcoe</em>, che ti si piantano in mente e rendono questa birra inconfondibilmente caratterizzata. Magari ce ne sono tante altre in giro, quasi simili, con la tipicizzazione agrumata e balsamica che la <strong>Wipeout</strong> regala; non potendo fare tantissimi paragoni (uno dei quali è legato alla birra della quale parlerò dopo di questa) posso però dire che è tanta roba, ricca ed elegante. Non eccessiva, nel senso che i luppoli hanno davvero il sopravvento senza renderla estrema, o troppo particolare (sinonimo spesso di “imbevibile”). Al naso sembra di essere davvero in un campo di luppoli freschi e “ariosi”, leggermente rustici ed essenzialmente astringenti, con una componente agrumata e a tratti citrica che stappa veramente le narici (e la testa). Bel colore aranciato, leggermente opalescente. Dalla schiuma scarsa ma persistente, fine e cremosa. Riempie bocca e palato con le sue note balsamiche, accompagnate da un leggero caramello, lasciando tracce importanti e permanenti di un amaro pervasivo ma non astringente. Splendida la corsa finale, costantemente elegante e moderatamente asciutta, con un ricordo non latente di frutta fresca. Assaggiatan in bottiglia da 0,66; Alc. 7% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
<h3 style="text-align: center;"><em> </em></h3>
<h3 style="text-align: center;"><em>Mean Manalishi Double I.P.A., Hoppin&#8217; Frog</em></h3>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/hoppin_frog.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-3481" title="hoppin_frog" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/hoppin_frog.gif" alt="" width="225" height="156" /></a></p>
<p> </p>
<p>Due  cose, innanzitutto: il nome, o meglio, una parte di esso (<em>Manalishi</em>) e l’<strong>IBU </strong>dichiarato (168). Andando alla ricerca di una possibile spiegazione a questo termine orientaleggiante, mi sono imbattuto in <em>Peter Green</em> e i <em>Fleetwoodd Mac</em>, che hanno cantato nel 1970 la sua canzone dal titolo, appunto, di <em>Green Manalishi.</em> Alcuni dicono che dietro questo titolo si “nascondesse” solo e soltanto un certo tipo di LSD, il cui uso era molto diffuso in quegli anni. Green lo ha <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Mean-Manalishi-Double-I.P.A_beer_full.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3482" title="Mean-Manalishi-Double-I.P.A_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Mean-Manalishi-Double-I.P.A_beer_full-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>sempre negato, però, affermando che la canzone parla solo e soltanto di soldi, e del loro potere diabolico. Nell’uso gergale comune (“da strada”, si potrebbe dire) <em>manalishi</em>, usando un giro di parole (che un’amica poliglotta mi ha aiutato a decifrare) lo si potrebbe rendere con “<em>qualcuno che ha un bel carico di soldi e che li sventola sotto il naso di tutti (meglio, li ostenta) ad ogni occasione. Una prostituta, cioè uno/una che farebbe di tutto per attirare l&#8217;attenzione su di sè, facendo ricorso anche all&#8217;ostentazione dei bigliettoni verdi.  </em>Eccheccavolo. Che c’azzecca poi tutto questo con una birra? Difficile dire: l’unica cosa che mi viene da pensare è che la <em>Mean Manalishi</em> della <strong><a href="http://www.hoppinfrog.com/">Hoppin’ Frog </a></strong>è birra che ce la mette tutta per  attirare l’attenzione,  in molti modi, anche ostentativi, un po’ per la sua etichetta ammiccante, un po’ per questo IBU “spropositato”, un po’ per la su ruffianeria.  E riesce pienamente nell’intento: assaggiata subito dopo la<strong> Wipeout</strong>, si è dimostrata una vera e propria “<em>evoluzione (in meglio) della specie</em>”. Una <em>Imperial/double IPA</em> con i controfiocchi, <strong>8,2 %</strong> di vol. alc. ben distribuiti in tutto l’arco degustativo, corroborati da una vera e propria esplosioni di luppoli, rigorosamente made in USA. Pompelmo, buccia d’arancio, resina di pino, fiori di luppolo che si contendono (e si appropriano) di naso e palato, arricchendoli entrambi di sensazioni corpose ed equilibrate. Il malto lo si avverte nel sottofondo, ma molto, molto lontano; il colore è il medesimo biondo aranciato leggermente opalescente della <strong>Wipeout</strong>; come similari sono schiuma e carbonazione (non spiccata). Più corposa e meno watery della prima, ha rotondità da vendere, assieme ad un finale decisamente pulito ed equilibrato. Ancora una volta vanno riconosciute la competenza e la grande intuitività di <em><a href="http://www.inbirrerya.com/?s=alex+liberati">Alex Liberati</a></em>, che è riuscito a portare al di qua dell’Oceano questi due intriganti prodotti della new wave birraria americana. Assaggiata in bottiglia da 0,66: Alc. 8,2% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
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		<title>After Taste</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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Le premesse erano buone, tante le attese: Taste, alla Stazione Leopolda di Firenze, fa parte di quella schiera di appuntamenti tradizionali ai quali fai di tutto per esserci. Anche quest’anno tutto l’apparato organizzativo di Pitti Immagine si è dato molto da fare per creare un vero e proprio evento, e, a conti fatti ed esperienza chiusa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/taste1.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3474" title="taste" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/taste1-300x225.png" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Le premesse erano buone, tante le attese: <a href="http://www.pittimmagine.com/it/fiere/taste/">Taste,</a> alla <a href="http://www.stazione-leopolda.com/">Stazione Leopolda </a>di Firenze, fa parte di quella schiera di appuntamenti tradizionali ai quali fai di tutto per esserci. Anche quest’anno tutto l’apparato organizzativo di <em>Pitti Immagine</em> si è dato molto da fare per creare un vero e proprio evento, e, a conti fatti ed esperienza chiusa, c’è proprio riuscito. Tanta gente, tantissima gente (considerando anche il non basso costo d’ingresso, 10 €) con il picco di domenica veramente impressionante, più vivibili gli altri due giorni. Organizzazione inappuntabile, bella e variegata la platea degli espositori, ognuno, a suo modo, legato ad una specialità alimentare, spesso di alta gamma. Il “braccino”, generalmente, si è un po’ accorciato, nel senso che gli assaggi, sono diventati sempre più mini, trend comune a manifestazioni similari, comunque. Ma se ti fai un bel po’ di giri, alla fine, ti porti a casa una bella messe di sensazioni. Il corner shop finale, comunque, consente di “far pari” con alcune parziali limitazioni. Ben fornito e relativamente corretto sui prezzi finali.</p>
<p>In tutto questo il settore-birra, ormai al terzo anno di presenza stabile e rappresentativa. Una decina i birrai italiani artigianali presenti (<em>Baladin, Birra del Borgo, Atlas Coelestis, Almond22, 32 via dei birrai, Amiata, Olmaia, Bruton, Ducato, Barley</em>), con <em>Zago</em> presente con ben due stand, defilati rispetto a quelli degli altri birrai (…). La gente è andata <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/taste2009-7661.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3475" title="taste2009-7661" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/taste2009-7661-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>a cercarli, nel senso che le persone ferme di fronte a ciascuno stand non erano lì per caso o solo di passaggio, ma erano lì perché se li sono andati a cercare. Guardando il tutto con l’occhio di uno un pochino esperto, ho avuto la sensazione che il “fenomeno birra artigianale” sia uscito un po’ dal recinto, dalla nicchia, e cominci a coinvolgere un sempre maggior numero di persone, che, consapevolmente, vi si avvicina. La disponibilità dei birrai, poi, a spiegare il proprio prodotto e la propria filosofia produttiva ha rappresentato un valore aggiunto. Molte le birre presenti, sia in degustazione che in vendita: con un po’ di metodo e pazienza era possibile farsi una idea completa del range produttivo di ciascuno birrificio. Alcune chicche assolute, tante conferme, alcune “curiosità”.</p>
<p>Partendo da quest’ultime: il formato <strong><em>0,33</em></strong> (o <strong><em>0,25)</em></strong> di alcuni prodotti, che stanno prendendo campo, in un campo, quello della birra artigianale italiana, da sempre “dominato” dalla classica bottiglia da 0,75. <a href="http://www.birrificioolmaia.com/"><em>L’Olmaia</em> </a>ha presentato la sua <strong>La5</strong> in bottiglia piccola,<em> <a href="http://www.birreria.com/?id_pg=55">Baladin</a></em> le 0,25 che contenevano <strong>Open </strong>e <strong>Isaac,</strong> <em><a href="http://www.birraalmond.com/">Almond22</a></em> la <strong>Noa</strong> in bottiglia piccola, <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/23/birra-del-borgo/">Birra del Borgo</a></em> aveva tutte e tre le “<strong>trentatre</strong>” (<em>Baladin </em>poi aveva anche tre nuovi prodotti non birrari in bottiglie mini, il ginger, la cedrata e … il terzo non mi ricordo). Non so se questo sarà il futuro, ma comunque è già una parte del presente.</p>
<p>Le conferme. Una splendida <strong><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/01/08/alcune-news/">My Antonia</a></strong> di <em>Birra del Borgo</em>, prodotta in collaborazione con <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/20/dogfish-head-craft-brewed-ales/">Dog Fish Head</a>,</em> elegantissima, robusta e equilibrata, dalla luppolatura splendidamente sparsa in ogni dove; <strong>Chimera</strong> e <strong>Verdi</strong> del <a href="http://www.birrificiodelducato.it/"><em>Ducato</em>,</a> elegantemente speziata la prima, tosta e “curiosa” la seconda; <strong>Bastarda Doppia</strong> e <strong>Contessa</strong> di <a href="http://www.birra-amiata.it/"><em>Birra Amiata</em>,</a> sapida e cremosa la prima, splendidamente luppolata la seconda, un’ottima IPA nello stile americano brassata dalla “nostre parti”; una <strong>PVK </strong>come dio comanda dall’<em>Olmaia</em>; una <strong>Lilith </strong>proprio a posto del <a href="http://www.bruton.it/"><em>Bruton</em>.</a></p>
<p>Il <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/29/birrificio-barley/"><strong><em>Barley</em></strong>. </a>Lo confesso, non sono obiettivo, stravedo per Nicola e tutti i suoi prodotti. Tutte le volte che mi accosto ad una sua birra non ne resto mai deluso, perché sono ricche di sapori e di intelligenza. La chicca assoluta l’ha portata lui: la <strong>BBevò </strong>nella versione &#8220;normalmente&#8221; luppolata, in commercio da <a href="http://www.barley.it/index.html">soli 10 giorni</a>. Mi era tanto piaciuta già la <a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/15/bbevo-birrificio-barley/">versione piatta</a> di questa birra; la sua evoluzione luppolata mi ha lasciato a bocca aperta. Ne riparlerò in un post a parte.</p>
<p>Ricco anche l’angolo birrario nel corner shop finale, nel quale spiccava però la evidente disparità di prezzo fra le varie birre, a mio modestissimo parere, per niente giustificata. Ma tanta gente se l&#8217;è comunque portata a casa.</p>
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		<title>Famole “strane”</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 16:19:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un primo post &#8220;cumulativo&#8221; su alcune &#8220;stranezze&#8221; (nel senso buono del termine) birrarie assaggiate in Belgio. Ciascuna, a modo suo, espressione della fantasia e della tecnica del mastro birraio che le ha prodotte. Un paio veramente fantastiche; una, invece, mi ha lasciato più di una perplessità.
De Molen Stout &#38; Hop
Non mi era mai capitato di assaggiare una stout [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un primo post &#8220;cumulativo&#8221; su alcune &#8220;stranezze&#8221; (nel senso buono del termine) birrarie assaggiate in Belgio. Ciascuna, a modo suo, espressione della fantasia e della tecnica del mastro birraio che le ha prodotte. Un paio veramente fantastiche; una, invece, mi ha lasciato più di una perplessità.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/02/02/engels-de-molen-brouwerij/">De Molen</a> Stout &amp; Hop</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">Non mi era mai capitato di assaggiare una stout “fatta” così. Una stout resinosa. Una stout “pinosa”. Una stout che fosse il risultato di un assemblaggio così intrigante ed equilibrato fra la tipicità di una stout, appunto, e la <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/brouwerij-de-molen1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3454" title="brouwerij-de-molen1" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/brouwerij-de-molen1.jpg" alt="" width="192" height="213" /></a>“caratterialità” dei luppoli usati. Che non sono pochi in questa <em>birra: Saaz</em> per l’aroma, <em>Challenger</em> per l’imponente e stupefacente <a href="http://www.birradiario.org/homebrewing/approfondimenti/dry_hopping.htm">dry hopping</a>, gli americani <em>Amarillo</em> e<em> Cascade</em> con il neozelandese <em>Motueka </em>per il gusto. Uno spettacolo, veramente.<strong> 9°</strong> che non ti aggrediscono, ma che ti circuiscono. Questo grazie al lavoro dei luppoli che stemperano la viscosità della birra in un caleidoscopio di sensazioni fresche e frascheggianti, resinose, “pinose”, a tratti agrumate, con un che di esotico finale. Una stout che va giù liscia e fresca, e mentre va giù ti apre anche il naso, con la sua freschezza e fragranza. Il tostato e il torrefatto si fanno comunque valere, ed anche apprezzare; il caffè, che comunque “circola”, olfattivamente parlando, viene affiancato e morigerato da questa struttura olfattiva molto invadente, senza essere aggressiva. Non so se è solo uno dei tanti esperimenti della De Molen, o una delle innumerevoli birre one shot (fra l&#8217;altro, nella sezione <a href="http://www.brouwerijdemolen.nl/index.php/en/brewery/beerography.html">beerography</a> del sito olandese questa birra non compare). Spero solo di poterla ritrovare per ri-berla ancora più compiutamente. Assaggiata alla spina; alc. 9,2% vol.;  <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/07/03/de-dolle-brouwers-web-album/">De Dolle</a>: EXPERIMENTAL BREWED AD 2010</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">Totale assenza di luppoli, fermentata con lievito di vino (e precisamente pinot noir, come il <a href="http://www.movimentobirra.it/forum/forum_posts.asp?TID=2250">buon Ricci</a> ci ha fatto sapere quasi subito), maturata/fermentata in botte (5 in tutto).<strong> 9°</strong> gradi alcolici ( mica sherzi!) per una birra dal colore <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/3386_NpAdvSubFea.jpg"></a><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/3386_NpAdvSubFea1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3456" title="3386_NpAdvSubFea" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/3386_NpAdvSubFea1.jpg" alt="" width="144" height="134" /></a>biondo alquanto lattiginoso, continuamente ondivaga fra sensazioni spiccatamente dolci da zucchero candito e sensazioni acidule/vinose, accompagnate anche da un agrumato soffuso e un leggero sentore muschiato. Tanta roba, tutta insieme, per un mix però non del tutto riuscito. Almeno a mio parere. A molti è piaciuta; altrettanti li ha lasciati più che dubbiosi (io fra questi). E’ l’aroma che un po’ spiazza, per quel continuo girare fra sensazioni dolci, poi acidule, poi vinose, poi di nuovo lattiche, con gli agrumi nel finale. La scarsa frizzantezza non riesce a dare una efficace pulizia ed equilibrio al palato, che lotta, come il naso, fra questa continua alternanza di sensazioni gustative. La preponderanza, al gusto, viene dal versante zuccherato/caramelloso, con l’acidulo che si presenta solo nel finale, donandole comunque una minima pulizia e freschezza. Ma poco, veramente poco di più. Esperimento produttivo rispettabile, ma poco fruibile, almeno nei giorni dello <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/09/il-belgio-di-questi-giorni-lo-zythos/">Zythos</a></em>. Dirà il tempo se l’evoluzione del prodotto raggiungerà un maggior equilibrio e compiutezza. Assaggiata alla spina; alc. 9% vol.; <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>Brewdog: Tactical Nuclear Penguin</strong></em></p>
<p style="text-align: left;">Ne hanno parlato tanto, ne <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/27/brewdog-batte-samuel-adams-schorschbraeu-roger-proz/">abbiamo parlato anche noi</a>. Non ci potevamo esimere. Poi tutto è andato oltre, con la <a href="http://www.brewdog.com/sink_the_bismark.php">Sink The Bismarck</a>, come se la <em>Tactical</em> fosse solo un “abbocco”. Ma almeno la<em> Tactical</em> siamo riusciti ad assaggiarla, in quel <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/tactical.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3457" title="tactical" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/tactical.jpg" alt="" width="173" height="237" /></a>di O<a href="http://www.inbirrerya.com/2010/03/10/ancora-il-belgio-pre-zythos/">ostkamp</a>, ci sembrava d’obbligo. Soprattutto per levarci questa curiosità: “<em>ma è ancora birra?”</em> Confermiamo: è ancora birra, e, devo dire, birra anche buona. Un bel connubio, fra la birra e la forza pura. 5 malti (<em>Marris Otter, Dark Crystal, Caramalt, Chocolate Malt, Roast Barley</em>) e 2 luppoli (<em>Galena, Bramling Cross</em>) per questa <em>uber-imperial stout</em>, “nata” da una imperial stout di 10% ABV. La birra è stata fatta affinare per i primi 9 mesi in una botte “impregnata” dal whisky Isle of Arran e per i successivi 9 in una botte di Islay;  successivamente è stata raffreddata a -20 gradi per tre settimane. Come per le eisbock, è stato periodicamente tolto il ghiaccio formatosi nei tini, lasciandoci solo la parte alcolica, così da arrivare al <strong>32%</strong> di ABV finale. Il risultato è una specie di liquore leggermente frizzante, dal bel colore marrone scuro, molto scuro, dalla schiuma quasi assente, ovviamente. Aroma ricco e quasi “solido”: un sacco di frutta (prugna, uvetta), molta vaniglia, sentori di scotch e brandy a manetta, cioccolato caldo. Un bel mix. Consistente e molto “duro” è l’impatto con la birra, ma era difficile pensare una cosa diversa. E&#8217; birra &#8220;calda&#8221;, sia sulla lingua che nella “pancia”: se ne può facilmente tracciare il percorso. Non è però un caldo che procede per fiammate: è progressivo, calmo e pervasivo, che si trascina sulla propria scia sensazioni alcoliche, un certo tostato, molto liquore e frutta calda, un pizzico di caffè. Birra che non mi ha spiazzato, tutt’altro: ben fatta, armonica, coerente con se stessa e con il progetto che le sta alle spalle. Tanto di cappello. L’unica cosa “spiazzante”? Il costo (la metà di un bicchierino da degustazione: 5 gettoni, cioè € 7,5). Assaggiata in bottiglia; alc. 32% vol.; <em><em>©Alberto Laschi.</em></em></p>
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		<title>Non di sola birra …</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; com&#8217;è ovvio, è possibile vivere; e anche noi, ovviamente, siamo andati anche in caccia d&#8217;altro, da quelle parti, ben sapendo che di roba buona, da quelle parti, ce n&#8217;è; basta andarsela a cercare, ed essere disposti a muoversi un po&#8217;  <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2423.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3442" title="IMG_2423" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2423-225x300.jpg" alt="" width="105" height="176" /></a>(anche se noi qil concetto di &#8221;<em>po&#8217; </em>&#8221; l&#8217;abbiamo molto dilatato). La nostra permanenza in Belgio, infatti, è stata costellata (nella sua intensissima brevità) da alcune chicce gastro-birrarie, che abbiamo cercato di piazzare appena possibile, prendendoci un attimo di break dalle session degustative. Pensiamo di fare cosa buona e giusta dare due o tre dritte culinarie, che fanno sempre comodo, per chi capita da quelle parti.</p>
<p>Non potendo, per motivi logistici, deviare troppo dal nostro già complicato itinerario, non siamo potuti andare (come in un primo momento avevamo sperato) al <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/05/08/de-heeren-van-liedekercke/">De Heeren van Liedekercke</a> di <em>Denderleeuw</em>, già visitato in precedenza; abbiamo però avuto il piacere di incontrare e salutare il proprietario, <em>Joost Defour</em>, proprio allo <em>Zythos</em>, all&#8217;ingresso del quale aveva piazzato il proprio &#8220;banchino&#8221;  ricco di prodotti frutto del connubio fra birra e cioccolata.</p>
<p><strong><em>Watou-Poperinge</em></strong>. Non ci siamo però fatti mancare il raffinato <a href="http://www.hommelhof.be/">&#8216;t Hommelhof</a> , sempre rincorso nei nostri ultimi<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2425.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3443" title="IMG_2425" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2425-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> viaggi in Belgio e spesso &#8220;mancato&#8221; per un motivo o per l&#8217;altro. Ma non questa volta. Ambiente veramente di charme, cura dei dettagli, location adeguata all&#8217;alto tasso di classe che la cucina di <em>Stefaan Couttenye</em> riesce ad offrire ai propri clienti. Cucina alla birra, ovviamente, cucina con le birre locali (le nostre, in abbinamento allae 4 portate sono state una <em>Blanche de Watou</em> on draft, una <em>Hommel</em> servita in brocca, una <em>st. Bernardus 8°</em> e una <em>kriek </em>in riduzione), volutamente. Il tutto per dare vita ad un percorso degustativo veramente godibilissomo, che ha spaziato dal pollo in gelatina al piccione marinato e cotto nella St. Bernardus; dall&#8217;anguilla &#8220;svezzata&#8221; dalla cottura e dall&#8217;abbinamento con una<em> Hommelbier</em> (in formissima), per finire ad un particolarissimo dessert composto da  meringhe singolarmente saporite adagiate su un letto di crema &#8220;spumosa&#8221; ed ingentilite da una riduzione alla kriek. 54 € il costo del menù, più 8 € per le quattro birre (ma 6 € per una bottiglia d&#8217;acqua!). Un vero peccato mortale non fermarcisi, se si è da quelle parti.</p>
<p><strong><em>Bruges.</em></strong> <a href="http://www.cambrinus.eu/default.htm">Bierbrasserie Cambrinus</a>, 2 minuti a piedi dalla Groot Markt, 1 minuto dal conosciutissimo beershop <em>Beer Tempel</em>, di cui è, di fatto, una &#8220;emanazione&#8221;. Una mostruosa <a href="http://www.cambrinus.eu/bierkaart.htm">carta delle birre</a>, un menù ampio, sicuramente meno <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2445.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3444" title="IMG_2445" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2445-300x225.jpg" alt="" width="179" height="131" /></a>raffinato di quello dell&#8217; <em>Hommelhof,</em> ma volutamente strutturato (sembra) per soddisfare le esigenze più varie. Si va dai (ricchi e abbondanti) piatti di stuzzichini e snacks ai più complessi e completi entries e piatti completi. Anche qui cucina alla birra, con carbonnade alla <em>Gouden Draak,</em> crocchette di formaggi trappisti e molte altre scelte. Impressionante, davvero, il muro di frigoriferi dietro il bancone. Non so se erano davvero 400 le birre in essi contenuti: erano tantissime, comunque, e il numero rendeva imbarazzante e complicata la scelta.</p>
<p>Sempre a Bruges capatina per l&#8217;aperitivo alla <a href="http://www.halvemaan.be/">De Halve Maan,</a> anche questa meta irrinunciabile per chiunque si rechi a Bruges: una <em>Brugse Zot dubbel</em> che tanto di cappello, in una dei posti più suggestivi di Bruges.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2442.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3445" title="IMG_2442" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2442-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>E per curiosità ci siamo spinti anche dentro il <a href="http://www.2-be.biz/fotos.html">2be</a>, un sensazionale beershop a più livelli posto dentro una antica magione al centro di uno dei tanti canali che attraversano la città. Grande allestimento, birre in un numero esagerato, prezzi più che corretti. Merita la visita/sosta, soprattutto il &#8220;muro&#8221; di birre &#8220;inscatolate&#8221; che ti accoglie lateralmente all&#8217;ingresso.</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2434.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3446" title="IMG_2434" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2434-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><strong><em>Ghent</em></strong>. <a href="http://www.flickr.com/photos/10413717@N08/3600990690/">Bierhuis</a>, sul canale. A Ghent ci siamo arrivati tardi, di domenica sera, e anche abbastanza stanchi. Dopo essere rimbalzati (letteralmente) sulla porta del <a href="http://www.dullegriet.be/01_Herberg_eng.htm">Dulle Griet </a>che la domenica sera chiude alle 19,30 e non fa entrare più nessuno dopo le 19, siamo andati alla ricerca del Bierhuis, inconfondobile per la sua posizione sulla riva di uno dei <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/bierhuis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3447" title="bierhuis" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/bierhuis-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>canali che solcano la città. Peccato che la sera della domenica  il ristorante sia chiuso. L&#8217;antico e fascinoso (e anche un po&#8217; retrò) pub era per fortuna aperto, e ci ha salavto (dal freddo micidiale, fra le altre cose). Qualsiasi ispettore nostrano della ASL ci avrebbe messo i sigilli sulla porta dopo 3 minuti passati lì dentro. Da quel poco che me ne intendo, quasi niente è a norma, varcata la porta: impianti elettrici &#8220;a vista&#8221; e molto pop,  macchie di umido in ordine sparso, una tappezzeria gravida di anni e di apparente trascuratezza, pulizia dell&#8217;ambiente solo per sommi capi, saletta per fumatori (che poi è di fatto la stanza principale del pub) priva di qualsiasi requisito &#8230; e si potrebbe continuare a lungo. Non sarà a a norma, ma è spettacolarmente demodè, vi si respira la vera aria del vecchio Belgio: pub fumosi, camerieri anche un po&#8217; infastiditi &#8220;da tutti questi scocciatori&#8221;, servizio non proprio raffinatissimo. Ma grande carta delle birre, una birra della casa che l&#8217;80% dei brewpub nostrani neanche se la sogna, atmosfera rarefatta con spettacolare vista notturna sul canale. Non è che si sia mangiato chissà che cosa, ma la sosta valeva il viaggio fin lì.</p>
<p>L&#8217;ho tenuto per ultimo, perchè è un mondo a parte. <strong><em>Westvleteren,</em></strong> di fronte all&#8217;abbazia, <a href="http://www.indevrede.be/">In De Vrede</a>, il biercafè che è la salvezza per tutti coloro che arrivano là e non trovano mai birra da acquistare all&#8217;abbazia. E&#8217; un luogo dello spirito, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2418.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3448" title="IMG_2418" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2418-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>al di là dell&#8217;aspetto puramente eno-gastronomico. &#8220;<em>Nella pace</em>&#8220;, è il suo nome; e questa rarefazione del tempo la si respira, davvero, fra i suoi tavoli e nel suo giardino. Ci siamo andati lì prima di sederci all&#8217;Hommelhof <em>(&#8220;siamo a Watou e non andiamo a Westvleteren? Non sia mai!&#8221;), &#8220;solo&#8221; </em>per farci un aperitivo, una cosa veloce. L&#8217;aperitivo è consistito in una doppietta di <em>Westvleteren</em> <em>blond</em>&#8230;. Le <em>Westvleteren</em> sono le <em>Westvleteren</em>. Punto. Ma anche quel posto &#8220;è&#8221; il posto. Difficile trovarne uno uguale, in Belgio e non solo; una vera e propria frattura del tempo in un posto solo apparentemente desolato, lontano dal mondo e dalle sue tensioni. Anche la gente lì, sembrava &#8220;migliore&#8221;: più serena, tranquilla, ciascuna con davanti il suo bel calice trappista pieno della pienezza della birra. Difficile alzarsi da quel tavolo e ri-prendere la porta per andarsene &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2422.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3449" title="IMG_2422" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2422-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Indispensabili, accessorie, inutili</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In qualche modo uno deve pur cercare di fare una sintesi di ciò che ha potuto degustare, nella consapevolezza del fatto che qualsiasi sintesi che uno cerca di mettere in piedi è comunque &#8220;sintetica&#8221; e quindi potenzialmente riduttiva e sicuramente criticabile. Scelgo di farla incasellando le birre in tre categorie molto generiche ma non generaliste, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In qualche modo uno deve pur cercare di fare una sintesi di ciò che ha potuto degustare, nella consapevolezza del fatto che qualsiasi sintesi che uno cerca di mettere in piedi è comunque &#8220;sintetica&#8221; e quindi potenzialmente riduttiva e sicuramente criticabile. Scelgo di farla incasellando le birre in tre categorie molto generiche ma non generaliste, calibrate, ovviamente, sul mio personalissimo e criticabilissimo gusto. Ma tant&#8217;è.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2433.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3433" title="IMG_2433" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2433-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La prima categoria, quella delle <strong><em>birre indispensabili,</em></strong> cioè di quelle che, potendo, uno non non dovrebbe poterne farne a meno. Pescando nel mucchio dei due giorni (e di altri vari assaggi sparsi in giro per Bruges, Ghent, St. Niklaas): <strong><em>Troubadour Blonde e dubbel</em></strong> dei <em>The Musketeers</em> (Zythos e Cambrinus di Bruges), due birre veramente ottime, corrette, saporose, ben fatte; <strong><em>Valeir extra</em></strong> della <em>Contreras</em> (Zythos), fresca, ben luppolata, leggermente citrica e agrumata, dalla bella personalità; <strong><em>Enfant Terriple</em></strong> (Zythos), la nuova abbey tripel di <em>De Leite</em>, 8,2° freschi e ben maltati, leggermente opalescente; <strong><em>Stout &amp; Hop</em></strong> della <em>De Molen</em> (Pre-Zythos), 9,2° di una stout stra-ricca di una serie fantastica di luppoli che la rendevano alquanto intrigante; <strong><em>Hef &amp; Verdoemenis</em></strong> sempre della <em>De Molen</em> (Pre-zythos), una imperial russian stout  di 10,5°, nera come la notte e tremendamente accattivante; <strong><em>Sint Amatus</em></strong> degli <em>Struise</em> (pre-Zythos), una ABt/Quadrupel ricca di sontuosa speziatura, 11,3° che vanno giù in maniera quasi perfetta; la <strong><em>IV saison</em></strong> e la <strong><em>V cense</em></strong> (Zythos) di <em>Jandrain &#8211; Jandrenouille</em>, veramente &#8220;<em>amazing&#8221;.</em></p>
<p>La seconda categoria, quella delle <strong><em>birre accessorie</em></strong>: niente di trascendentale, non indimenticabili nè indipsensabili,<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2428.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3434" title="IMG_2428" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2428-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> ma comunque utili e funzionali. Nel senso che &#8221;<em>in giro c&#8217;è sicuramente di peggio</em>&#8220;. La <strong>Tripel</strong> della <em>Den triest</em> (Zythos), una abbey ale di 7,5° corretta e beverina; la <strong><em>Trouffette Rousse</em></strong> della <em>Brasserie de Bastogne</em> (Zythos), un&#8217;ambrata di quasi 8° gradi piacevolmente rustica e ben biilancita, forsde solo un po&#8217; troppo watery; le <strong><em>tre barriccate</em></strong> della <em>&#8216;T Hofbrouwerijke</em>, tutte su base<strong><em> Hoftrol</em></strong> messa in tre diverse barriques per sei mesi (legno francese, barriques dove c&#8217;era passato lo sherry e barriques da whisky) nella proporzione di 200 lt. di birra e 6 kg. di ciliegie; la <em><strong>Straffe Toeback</strong></em> (Zythos), la nuova della <em>De Schelde Brouwerij</em>, una belgian strong ale di 9,5° corretta ma non trascendentale; <strong><em>Saison de Dottignes</em></strong> e <strong><em>Hop Flower Power</em></strong> della <em>De Ranke</em> (Zythos) la prima brassata con fiori secchi diluppolo, l&#8217;altra &#8220;spinta&#8221; da un dry hopping di fiori freschi di luppolo, 5,5° e 6° corretti ma non eccezionali; <strong><em>Hof Ten Dormaal Blonde</em></strong> e <strong>Amber </strong>(Zythos), molto meglio la prima della seconda di questo minuscolo e nuovo microbirrificio presentatoci dal Dottor Canarus in persona; <strong><em>Urthel Saisonniére</em></strong> (Pre-Zythos), una belgian ale, o meglio, una saison corretta e beverina di 6°; la <strong><em>Brugse Zot dubbel</em></strong> bevuta nella splendida location della De Halve Maan di Bruges.</p>
<p>La terza categoria, quella delle <strong><em>birre inutili:</em></strong> c&#8217;è da chiedersi perchè uno le mette in giro. La <strong><em>Triple Zonderik</em></strong> che De <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2427.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3435" title="IMG_2427" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2427-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Proef produce, appunto, per la <em>Zonderik</em> (Zythos); la <strong><em>Kempish Vuur Triple</em></strong> (Zythos), altra produzione di De Proef per conto terzi (<em>Guy Pirlot</em>) beccata allo Zythos; il triste e inutile esperimento della <em>Van Eecke (</em>Zythos), la <strong><em>Blauwersbier</em></strong>, 6,5°, bionda, un blend (quasi dannoso) fra la Hommelbier e la Blanche de Watou, esemplificazione di come organizzarsi per sciupare due ottime birre; <strong><em>Gribousine Blonde</em></strong> (Zythos), brassata da La Binchoise per <em>Malonne</em>, un&#8217;altra bionda belgian strong ale di 8,5° con personalità vicina allo zero; <strong><em>Thor e Mjolnir</em></strong> della <em>De Molen</em> (Pre-Zythos), una terrificante imperial stout di 11° imbarriccata in McMyra Barrel, esageratamente alcolica; <strong><em>Aardmonnik</em></strong> degli <em>Struise</em> (Pre-Zythos), completamente out on draft, esageratamente acidula e troppo &#8220;fredda&#8221;; <em><strong>St. Petersburg</strong></em> dei <em>Thornbridge</em>, (Pre-Zythos) troppo liscia per essere una birra imbarriccata.</p>
<p>Un discorso a parte meritano la <strong><em>EXPERIMENTAL BREW AD 2010</em></strong> della <em>De Dolle</em> (<a href="http://beernews.org/2010/03/fire-at-de-dolle-brouwers-in-belgium-brewerys-official-translated-statement/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+beerpulse+%28Beernews.org+%C2%BB+The+Craft+Beer+News+Leader%29">notizie dell&#8217;ultima ora</a> raccontano di un incendio nella brasserie belga) e la <strong><em>Tactical Nuclear Penguin</em></strong> del <em>Brewdog,</em> alle quali dedicherò un post a parte.</p>
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		<title>Ancora il Belgio: Pre-Zythos</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 22:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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Un passo indietro, temporalmente parlando, rispetto allo Zythos, un passo avanti (forse) produttivamente parlando. The Kasteel der Lakerbossche, Oostkamp, nella provincia fiamminga delle Fiandre Occidentale; protagonista e deus ex machine la Picobrouwerij Alvinne, che è riuscita a riunire sotto lo stesso tetto, oltre a se stessa, quattro fra i più interessanti e creativi birrai europei, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/logozbfdays-300x3001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3423" title="logozbfdays-300x300" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/logozbfdays-300x3001.jpg" alt="" width="214" height="240" /></a></p>
<p>Un passo indietro, temporalmente parlando, rispetto allo Zythos, un passo avanti (forse) produttivamente parlando. The <strong><em>Kasteel der Lakerbossche</em></strong>,<em> Oostkamp</em>, nella provincia fiamminga delle Fiandre Occidentale; protagonista e deus ex machine la <strong>Picobrouwerij Alvinne</strong>, che è riuscita a riunire sotto lo stesso tetto, oltre a se stessa, quattro <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2409.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3424" title="IMG_2409" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2409-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>fra i più interessanti e creativi birrai europei, con in aggiunta, la più belga delle brouwerij olandesi.</p>
<p>Arrivarci non è stato facile, complice l&#8217;ormai abitudinaria (per i belgi) scarsissima segnalazione logistica: unico &#8220;indizio&#8221; una misera freccia giallognola con scritte lillipuziane appiccicata sul tronco di un albero, che spediva cripticamente dentro ad una stradina immersa in un boschetto. Complimenti, davvero. Sia benedetto il dio dei navigatori satellitari, senza il quale saremo tutt&#8217;ora dispersi. Premessa necessaria al tutto: ci siamo potuti fermare a questa specie di happening solo poco più di un&#8217;ora, e quindi il giudizio generale e particolare risentono ovviamente di questo limite. Giudizio che mi sento di poter sintetizzare in tre specifiche parti: <strong><em>location, &#8220;fauna&#8221;, offerta birraria</em></strong>.</p>
<p><strong>Location</strong> particolare, a metà strada fra una tenuta scozzese adattissima a frequentazioni di tipo massonico e una segreta rimessa un po&#8217; in sesto, Particolare, comunque, intrigante, anche, non proprio comodissima e funzionale all&#8217;evento. Ci si doveva fare un po&#8217; di posto con i gomiti perchè lo spazio non era abbondantissimo e i birrai ne <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2417.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3425" title="IMG_2417" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2417-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>avevano occupato la maggior parte con i propri stands. Il tutto perfettamente (o apparentemente) trasandato, in perfetto belgian style: essenziale, poco formale, estemporaneo (il beershop era allestito nel ripostiglio degli attrezzi della tenuta stessa, con le bottiglie di birra in bella evidenza su tavolacci accanto a secchi vernice ed atterzzi vari). Impareggiabile, come il camino (vero) in (vera) pietra acceso in uno dei saloncini.</p>
<p>La <strong><em>fauna: </em></strong>variegata, &#8220;particolare&#8221;,  diversa (almeno in parte) da quella che popola ed anima altri eventi birrari similari (<em>Zythos </em>compreso). L&#8217;impressione iniziale è stata quella di entrare in contatto con una vera e propria congrega: gruppetti sparsi per i saloncini e il giardino esterno, fare guardingo, estrema concentrazione sul liquido gelosamente accudito nei propri bicchieri, tutti con un fare molto serio (o serioso), gergo quasi intraducibile, uno slang molto stretto, assai arzigogolato. Il primo termine che mi è venuto per identificarli è stato: una banda di assaggiatori professionisti, dei veri e propri <em>beernauti</em>.  All&#8217;apparenza un po&#8217; &#8220;sfigati&#8221;, nella sostanza utenti comunque &#8220;evoluti&#8221; a caccia della chicca, della birra insolita, del &#8220;verbo&#8221; del mastrobirraio. Non moltissima gente, ma forse, tutta truppa scelta (con i pro e i contra che questa affermazione potrebbe suscitare).</p>
<p><strong><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2412.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3426" title="IMG_2412" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2412-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Le Birre, i birrai</em></strong>. Scansata a prescindere <strong><em>Alvinne </em></strong>(troppe birre, troppo confusa, non &#8220;giusta&#8221; per il mio palato). Limitati gli assaggi della<strong><em> Struise</em></strong>, con una spettacolare <em>Sint Amatus</em> ed una spiazzante <em>Aardmonnik</em>, visto l&#8217;esaurimento, al nostro arrivo, della <em>Dirthy Horse</em>, la <em>birra dell&#8217;evento</em> (a detta di Urbain). Il tutto servito a temperature siderali. <strong><em>Brewdog</em></strong>: ricercatissimi, molto trendy, carissimi (5 gettoni per un mezzo calice, già di per sè lillipuziano, di <em>Tactical</em> sono un mezzo furto), ma disponibilissimi e sempre sorridenti (tenuto conto che sono scozzesi &#8230;). <strong><em>De Molen</em></strong>: una batteria impressionante di spine (nove), tante birre, spesso incarnazione  della estremizzazione del concetto di stile. Alcune hanno asfaltato naso, papille, palato, lingua e tutto quanto c&#8217;era di asfaltabile; altre hanno veramente &#8220;spaccato&#8221;, almeno il mio concetto di bevibilità ed estrosità. <strong><em>Thornbridge</em></strong>: conferme su <em>Jaipur</em> e<em> Kipling</em>, una mezza delusione la <em>St. Petersburg</em> barriccata (la <em>Island Reserve</em>), ma ho potuto dedicargli poco tempo e non molta attenzione. Qualla un po&#8217; fuori contesto è stata la <strong><em>Urthel</em></strong>, la cui <em>Saisonniére</em> si è comunque rivelata godibilissima (nella sua specificità, e, forse, anche perchè &#8220;solo&#8221; normale). Complimenti alla mastrobirraia (in tutti i sensi). Livello mediamente alto, tanta fantasia, molta classe, alcuni azzardi.</p>
<p>Alla fine: <strong><em>i pregi</em></strong> di questo evento (già di per sè raccomandabile a prescindere)? La <em>location</em> (molto glamour, discretamente defilata, aristocraticamente austera e dall&#8217;aria un po&#8217; &#8220;complottistitca&#8221;), e la <em>scelta dei birrai</em> presenti<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2411.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3427" title="IMG_2411" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2411-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> (limitata nel numero ma ricca nella sostanza); il <em>prezzo</em> delle birre al beershop (a volte da non credere ai propri occhi, abituati come siamo ai salassi italioti), la <em>qualità</em> generalmente alta del prodotto. <strong><em>I difetti</em></strong>? <em>Spazi </em>un po&#8217; risicati e non proprio funzionalissimi, anche se glamour, <em>politica dei prezzi</em> agli stand un po&#8217; confusa e confusionaria (non tutte le birre costavano lo stesso gettone), <em>alcuni eccessi modaioli</em>  (i 5 gettoni per il quindicesimo di Tactical gridano ancora vendetta).</p>
<p>Ci ritornerei? Di corsa. Ma non a corsa, bensì con un po&#8217; più di tempo a disposizione. 5 assaggi di De Molen a raffica in un&#8217;ora (oltre atutto il resto), quasi sempre di birre al di sopra dei 9° alcolici, hanno poco senso, e hanno una giustificazione solo nel concetto &#8221;<em>ora o mai più</em>&#8220;.</p>
<p>A domani, per la rassegna &#8220;completa&#8221; delle birre assaggiate in questi due particolari eventi, accorpate nelle categorie: indispensabili, accessorie, inutili.</p>
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		<title>Villaggio della Birra 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 23:04:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si riparte! Quinta edizione del Villaggio della Birra.. su www.villaggiodellabirra.com il Diario di Bordo conaggiornamenti in tempo reale che cercherò di approfondire su InBirrerya..cercherò&#8230; Intanto i primi &#8220;SI&#8221;: Boelens, De Leite, Hofbrouwerijke, Glazen Toren, Sint Canarus
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/beerladyhome1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3417" title="beerladyhome" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/beerladyhome1.jpg" alt="" width="281" height="400" /></a>Si riparte! Quinta edizione del Villaggio della Birra.. su <a href="http://www.villaggiodellabirra.com" target="_blank">www.villaggiodellabirra.com</a> il Diario di Bordo conaggiornamenti in tempo reale che cercherò di approfondire su InBirrerya..cercherò&#8230; Intanto i primi &#8220;SI&#8221;: Boelens, De Leite, Hofbrouwerijke, Glazen Toren, Sint Canarus</p>
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		<title>Il Belgio, di questi giorni. Lo Zythos</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 10:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allora, il raid in Belgio. Quattro giorni a palla e la fortuna di aver potuto provare il “lato A” e il “lato B” del mondo birrario. La classicità, la tradizione (splendida), i secoli in bottiglia (Westvleteren), e la “nuova onda”, le estremizzazioni del concetto, la fantasia (a volte lasciata con le briglie un po’ troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora, il raid in Belgio. Quattro giorni a palla e la fortuna di aver potuto provare il “lato A” e il “lato B” del mondo birrario. La classicità, la tradizione (splendida), i secoli in bottiglia (<em>Westvleteren</em>), e la “nuova onda”, le estremizzazioni del concetto, la fantasia (a volte lasciata con le briglie un po’ troppo allentate) al potere. Forse solo in Belgio, forse solo nello scorso fine settimana, si poteva pensare di poter fare questo, e a livelli non banali. Difficile fare paragoni, come non corretto sarebbe stilare classifiche dei gradimento più o meno significative. Scelgo di parlarne in parallelo, privilegiandone le rispettive “anzianità”: per primo lo <strong><em>Zythos</em></strong>, ovviamente, poi il <strong><em>Pre-Zythos</em></strong> organizzato dall’Alvinne, più giovane, ma “tosto” e aggressivo, anche se molto più defilato.</p>
<p><strong><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/06032010179.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3405" title="06032010179" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/06032010179-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>St. Niklaas</em></strong>: ci abbiamo fatto due incursioni, al pomeriggio del sabato e al pomeriggio della domenica. La prima non è bastata (quasi) per salutare gli amici (tanti) che da quelle parti ci stavano aspettando. La seconda ci è “servita” per cercare di farsi un’idea di ciò che adesso si beve da quelle parti.</p>
<p>La cosa che ci è piaciuta di più?</p>
<p>Il manifesto del <strong><em>Villaggio della Birra 2010</em></strong> (nella sua veste quasi definitiva): affisso in bella evidenza in alcuni stands dei nostri “amici”, che risaltava sulla “parete”  da sempre dedicata alla comunicazione dei festival prossimi venturi, il depliant relativo che faceva bella mostra di sé sul banchino degli organizzatori dello Zythos. <strong><em>Birrerya</em></strong> (e gli italiani, ci sentiamo di dirlo) non è più solo periferia dell’Impero: siamo entrati nella “filiera” degli eventi più significativi, i belgi che ci sono stati non vedono l’ora di tornarci e quelli che ci vorrebbero venire ci stavano aspettando per chiedercelo. Il cuore si è veramente allargato, le prime due ore sono passate salutando un mare di gente (con <em>Chris Boelens</em> splendido anfitrione) e con i bicchieri riempiti a raffica da amici che avevano piacere di farci assaggiare le loro novità (di solito non facciamo mai opera di autoincensamento, ma questa soddisfazione ci premeva raccontarla).</p>
<p>La seconda cosa che ci è piaciuta (ma non solo a noi)? The ”<strong><em>lot f people</em></strong>” che ha riempito la location. Mai vista così <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/fila-zythos.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3406" title="fila zythos" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/fila-zythos-300x228.jpg" alt="" width="232" height="161" /></a>tanta gente (e la fotografia qui accanto fatta dagli amici <em>Thierry e Bianca</em> lo certifica), e anche i frequentatori abituali dell’evento hanno più volte sottolineato insieme a noi questa cosa. Tanta gente a tutte le ore, compresa la domenica pomeriggio sul tardi, solitamente meno frequentata. Hanno dovuto chiudere temporaneamente un paio di volte le porte di accesso per permettere un accesso e una fruizione più “umani”. Il numero maggiore di persone ha però anche alzato la percentuale degli “arzilli” e dei “beoni”, avvistati in numero maggiore rispetto ad altre edizione. E’, comunque, una legge statistica ineliminabile.</p>
<p>Il panorama dello <em>Zythos</em>, a livello dell’offerta birraria? Lo dico subito: sono rimasto abbastanza perplesso. <strong><em>56</em></strong> i birrifici presenti (la <em>De Proef,</em> come sempre,  “occupava” più o meno palesemente un buon terzo degli spazi …): alcuni di quelli annunciati come presenti, assenti (uno per tutti <em>Fantome</em>), altri non nella lista ufficiale invece regolarmente dietro le spine (<em>Boelens</em>, ad esempio). Ancora una volta molti si sono messi a fare l’appello degli assenti (<em>Duvel, <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Boelens-Gianni-Tim-Webb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3407" title="Boelens - Gianni - Tim Webb" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Boelens-Gianni-Tim-Webb-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Chouffe, Struise, Kerkom, Smisje, St. Bernardus, De la Senne</em> ….), altrettanti hanno storto un po’ il naso nei confronti di qualche presente (<em>Du Bocq, Bockor</em>). La “solita storia”: si vorrebbe che a queste occasioni partecipassero “tutti quelli che contano” o “tutti quelli buoni”, e quando ci si trova di fronte alla non concretizzazione piena delle aspettative si comincia a mugugnare. Dimenticandosi, in contemporanea, di essere in Belgio, dove anche il prodotto meno pregiato è comunque di fascia non proprio peregrina. Ma siamo stati avvezzati male, e quindi …. Quindi il livello medio delle birre di quest’anno, per dirla in soldoni e papale papale, mi ha relativamente deluso. Soprattutto per il fatto che anche le nuove piccole o anche piccolissime realtà produttive presenti sembrano essersi un po’ adeguate al “gusto classico”, alla “<em>aurea mediocritas</em>”, relegando ad altri tempi (o ad altre occasioni) nuove scelte produttive. Tante birre assaggiate erano “pericolosamente” simili, buone, per carità, bevibilissime, ma anche abbastanza anonime, fatte di molta professionalità ma un po’ povere di personalità.</p>
<p>Poi le eccezioni a questo trend non sono mancate: le spettacolari due birre on draft della <strong><em>Jandrain-Jandrenouille</em></strong> (la <em>V Cense</em> per me “birra del festival”; Tim Webb, presente, le ha definite “<em>amazing</em>”), la spiccate personalità della <strong><em>Contreras</em></strong> con la sua linea di birre <em>Valeir</em>, le <em>Troubadour</em> dei <strong><em>Musketeers</em></strong>, la buona <em>Enfant Terriple</em> del <strong><em>De Leite</em></strong>, le corrette due nuove birre di <strong><em>De Ranke</em></strong>. Ma poco di più, che non si poteva chiedere certo alla “grande industria”, ma <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2432.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3408" title="IMG_2432" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/IMG_2432-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>che invece mi aspettavo dai giovani e/o dagli emergenti, dimostratisi un po’ timidi. Le delusioni? Diverse, alcune birre non a posto (tre o quattro spine fra quelle assaggiate erano pericolosamente ossidate), altre servite a temperatura siderale (un caso?), altre proprio “sbagliate”. La delusione più cocente? La nuova del  <strong><em>De Dolle</em></strong>, la <em>EXPRMNTL BREW</em> AD 2010, una birra del tutto “anomala”, che sicuramente dividerà in due fazioni i pareri di coloro che l’hanno assaggiata. A me non è proprio piaciuta. Altra birra inutilmente presente e tristemente spiazzante, la <em>Blauwersbier </em>della <strong><em>Van Eecke</em></strong>, dalla quale ci si aspetta sempre un qualcosa di più, che però tarda a venire.</p>
<p>Di queste e di molte altre birre assaggiate parlerò in altri successivi post; finisco col dire che questa, quasi sicuramente, sarà l’ultima volta dello <em>Zythos</em> a <em>St. Niklaas</em>. Proprio domenica sera, parlando con alcuni degli “addetti ai lavori”, ci è stato confermato che i due edifici, di proprietà del comune, che hanno ospitato lo <em>Zythos</em> in queste ultime occasioni, verranno abbattuti per fare posto a non abbiamo capito cosa. E quindi è ufficiale: lo <em>Zythos</em> sta cercando casa. Noi abbiamo proposto Biabbiano …. Sfacciati? Forse.</p>
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		<title>Chiuso per … aggiornamenti</title>
		<link>http://www.inbirrerya.com/2010/03/04/chiuso-per-aggiornamenti/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Alvinne]]></category>
		<category><![CDATA[hommelhof]]></category>
		<category><![CDATA[Westvleteren]]></category>
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		<description><![CDATA[Li andiamo a fare direttamente qui
 

 
dopo essere stati qui
 

 
con l&#8217;intenzione di andare qui
 

 
e qui
 

e altro ancora
 
Ritorniamo, per raccontarvi il tutto,  martedi della prossima settimana
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>Li andiamo a fare direttamente qui</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3396" title="ZBFstopke2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/ZBFstopke2.gif" alt="" width="293" height="293" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>dopo essere stati qui</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/logozbfdays.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3397" title="logozbfdays" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/logozbfdays-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>con l&#8217;intenzione di andare qui</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Trappist-Westvleteren.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3398" title="Trappist Westvleteren" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Trappist-Westvleteren-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>e qui</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Hommelhof_Restaurant.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3399" title="Hommelhof_Restaurant" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Hommelhof_Restaurant-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>e altro ancora</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;">Ritorniamo, per raccontarvi il tutto,  martedi della prossima settimana</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stille Nacht 2009, De Dolle</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 14:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Birre&birrifici]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[birra]]></category>
		<category><![CDATA[birra artigianale]]></category>
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		<category><![CDATA[Stille Nacht 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[
Stille Nacht 2009
L&#8217;ho fatta aspettare un po&#8217;, lo confesso, anche perchè l&#8217;assaggio che ne avevo fatto, alla spina, a Roma, a &#8220;Birre sotto l&#8217;albero&#8221; del dicembre scorso mi aveva lasciato abbastanza perplesso, sensazione condivisa da molti. L&#8217;ho fatta aspettare perchè a detta di molti la &#8220;partita&#8221; di virra arrivata in Italia a ridosso delle festività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/de-dolle-logo2.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3388" title="de dolle logo2" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/de-dolle-logo2.jpeg" alt="" width="205" height="175" /></a></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Stille Nacht 2009</em></strong></p>
<p>L&#8217;ho fatta aspettare un po&#8217;, lo confesso, anche perchè l&#8217;assaggio che ne avevo fatto, alla spina, a Roma, a <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/14/natale-a-roma-prima-parte/">&#8220;Birre sotto l&#8217;albero</a>&#8221; del dicembre scorso mi aveva lasciato abbastanza perplesso, sensazione condivisa da molti. L&#8217;ho fatta aspettare perchè a detta di molti la &#8220;partita&#8221; di virra arrivata in Italia a ridosso delle festività natalizie sembrava fin troppo giovane, poco matura, e quindi ho cercato di darle più tempo possibile. Ma la <strong>Stille Nacht</strong> nonsi può farla <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Stille-Nacht_beer_full1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3390" title="Stille-Nacht_beer_full" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Stille-Nacht_beer_full1.jpg" alt="" width="327" height="555" /></a>aspettare più di tanto, è una tradizione alla quale non si può venir meno e un test degustativo difficilmente <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2010/03/Stille-Nacht_beer_full.jpg"></a>rimandabile (come testimoniano i vari post che la riguardano, <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/stille-nacht-2006/">2006</a>, <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/stille-nacht-2007/">2007</a>,  <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/12/18/stille-nacht-2008/">2008</a>). E quindi mi sono deciso. E devo dire che, a differenza delle annate precedenti, la natalizia del buon <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/06/29/due-chiacchiere-con-il-birraio-matto/">Kris Herteleer </a> mi ha abbastanza deluso, confermando l&#8217;impressione non proprio positiva già avuta a <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/15/natale-a-roma-seconda-ed-ultima-parte/">Roma</a>. A differenza delle annate precedenti, ho trovato la <strong>Stille Nacht</strong> edizione <strong>2009 </strong>carente dal punto di vista <em>&#8220;luppolario&#8221;,</em> nel senso che i 27 gradi plato e i 12° alcolici non hanno trovato in questa produzione il giusto contrappeso nel taglio amaro e luppolato che rendevano la birra, nelle precedenti prove, molto più equilibrata, e beverina. Se posso adoperare un aggettivo semplice ma non semplicistico, la definirei una birra &#8221;<em><strong>troppo</strong></em>&#8221; dolce, dalla grossa personalità, ma dalla bevuta <strong><em>troppo</em></strong> &#8220;caramellosa&#8221;. Non so se è un effetto voluto e/o cercato, non so se la bottiglia in mio possesso era del tutto a posto, ma l&#8217;impressione è di una eccessiva caratterizzazione maltata, con lo zucchero candito che la fa da padrone, anche nel finale, che risulta quasi stucchevole. Resta comunque l&#8217;impronta &#8220;nobile&#8221; della birra, che le deriva dalla grande maestria produttiva del <em>birraio matto</em>,  riscontrabile nello splendido aspetto (il &#8220;solito&#8221; bellissimo colore oro antico), nella schiuma (dalla compostezza e dalla consistenza inappuntabili), e nell&#8217;aroma (delicatamente fruttato, corposamente maltato, ma molto meno stucchevole del gusto). La carbonazione è scarsa, il carattere comunque deciso, ma l&#8217; insieme delude un po&#8217;, per un suo generale squilibrio sulle note calde, ma eccessive, di zucchero candito (sembra quasi melassa, nel finale). Per carità, nessuna tragedia, la qualità dei <a href="http://www.dedollebrouwers.be/">De Dolle</a> non è assolutamente in discussione. Solo che non mi è piaciuta, e sospetto che il tempo, con l&#8217;invecchiamento, non le renderà più di tanto giusitizia. Un&#8217;ultima curiosità, che avevo già notato in alcune edizioni precedenti della <strong>Stille Nacht</strong>: sulla label non c&#8217;è la data di scadenza, mentre sul tappo è impressa la data di imbottigliamento (ottobre 2009). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 12% vol.;  <em><em>©Alberto Laschi</em></em></p>
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