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		<title>Natale a Roma, seconda ed ultima parte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 08:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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Teo Musso, Gabriele Bonci, Leonardo di Vincenzo, Andrea de Bellis: due fra i più importanti protagonisti della scena birraria artigianale italiana e due “mostri sacri” della scena gastronomica romana. Non so se esiste il termine, ma i quattro sopra elencati costituiscono la “quadrimurti” dell’Openabaladin, in via degli specchi (zona campo de’ fiori), aperto da non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2887" title="DSC03983" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/DSC03983-300x225.jpg" alt="DSC03983" width="232" height="181" /></p>
<p><em>Teo Musso</em>, <em>Gabriele Bonci</em>, <em>Leonardo di Vincenzo</em>, <em>Andrea de Bellis</em>: due fra i più importanti protagonisti della scena birraria artigianale italiana e due “mostri sacri” della scena gastronomica romana. Non so se esiste il termine, ma i quattro sopra elencati costituiscono la “<em>quadrimurti</em>” dell’<strong>Openabaladin</strong>, in via degli specchi (zona campo de’ fiori), aperto da non molto (fine settembre scorso) ma già diventato meta irrinunciabile per tutti gli appassionati della birra artigianale di qualità di Roma, e non solo. Non potevo non farci tappa, in questa mia tre giorni romana.</p>
<p>L’aspetto “<strong>estetico</strong>”: defilato in una via laterale, dall’entrata quasi anonima, l’Open si rivela solo quando ti ci affacci dentro. Salone prin<img class="alignleft size-medium wp-image-2888" title="openbal" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/openbal-300x225.jpg" alt="openbal" width="256" height="208" />cipale con bancone lunghissimo, coronato da ben 40 (quaranta) spine, parete retro-bancone che espone in bella vista (con una retroilluminazione molto d’impatto) le bottiglie di 100 e più prodotti italiani. Veramente affascinante. Salette laterali ognuna arredata in maniera diversa, piccolo “settore a parte” con le spine (cinque) di birre straniere che ruotano spessissimo, grande lavagna “murale” sulla quale sono scritte tutte le birre presenti alla spina, pareti “arredate” con lo stesso stile grafico visionario e coloratissimo, ormai marchio di fabbrica dello stile <em>Baladin</em>. In una parola: tutto molto equilibrato, particolari scelti con cura e fantasia nella loro apparente trasandatezza e discontinuità, quasi nulla fuori posto o fuori scala. Un po’ “confusionario” il salone, inevitabilmente, molto tranquille invece le salette laterali.</p>
<p>L’aspetto “<strong>birrario</strong>”: il problema è che quando ti ritrovi in mano il solo elenco delle birre disponibili alla spina ti prende subito l’avvilizione, perché ti chiedi: <em>devo comunque decidere cosa perdermi.</em> Su quaranta birre per forza di <img class="alignleft size-medium wp-image-2889" title="pinta romana" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/pinta-romana-300x225.jpg" alt="pinta romana" width="199" height="162" />cose sei costretto a fare delle scelte, e quindi per forza devi fare più di un passo indietro. Comoda e rispettosa del cliente (soprattutto di quello meno scafato) la lista delle birre divise per tipologie che ti viene subito consegnata, con una brevissima descrizione che aiuta nella scelta. Elegantissimo il bicchiere della casa, la curatissima <em>pinta romana</em>, delicatamente ed efficacemente serigrafata. Cosa sono riuscito ad assaggiare? Mi sono buttato sui soli prodotti alla spina: una <strong>Panada</strong> del Troll non proprio in formissima, la nuova <strong>Trentatre Tripel</strong> del Birrifcio del Borgo, una ale di 9,5° in stile abbazia, corposa ed equilibrata, la <strong>Stim bir</strong>, una bitter ale sempre del Borgo, 4,5° di puro stile californiano, la nuova <strong>Cuveè Baladin</strong>, brassata con 6 tipi diversi di grano e rifermentata con brettanomiceti (che non mi ha molto convinto) e <strong>L’Una</strong>, una saison alla segale dell’Opperbacco, fresca e gustosa. Potevo fare meglio? Certamente, ma mi poteva anche andare peggio.</p>
<p>L’aspetto “<strong>culinario</strong>”: tutti ne parlavano bene, della cucina dell’Open, e non posso che confermare quanto si dice in giro. Menù stuzzicante, rimpinguato di prodotti di qualità e di preparazioni non banali. Il trionfo della carne di Granda piemontese, del carciofo romano (è il suo momento, questo) e della patata, presentata nelle sue diverse forme (culinarie). Piatti tutti sfiziosi, curati anche nella presentazione, con il  Bonci che troneggiava con la sua mole dalla cucina, rigorosamente tutta a vista. Dolci fantasiosi, tutti al bicchiere, gradevoli perché ricercati ma non esasperati. Il valore aggiunto: servizio veloce (anche se non sempre competentissimo, soprattutto sulle birre) e prezzi contenuti (al <strong>bir&amp;fud</strong> si spende di più, forse un po’ troppo di più).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2890" title="birrificio-baladin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/birrificio-baladin-300x299.png" alt="birrificio-baladin" width="210" height="213" /></p>
<p>Che dire. Posto irrinunciabile, menù delle birre sterminato che solo quei “privilegiati” dei romani hanno e avranno la fortuna di esplorare con calma e completezza. Cucina invitante e accogliente, aperto a pranzo e cena (escluso la domenica a pranzo, almeno in questo periodo), con menù che cambia quasi quotidianamente. Non si può chiedere molto di più.</p>
<p>Il commento conclusivo a questo raid romano? Sono <em>fortunati </em>(gli appassionati birrofili  che vivono a Roma) e <em>bravi </em>(gestori e publicans dei tre esercizi visitati): tanta roba nei posti giusti, per soddisfare un teorico sterminato bacino d’utenza che permette più di una sperimentazione commerciale. Una menzione d’onore in più per il <strong>Colonna</strong>, che in spazi lillipuziani riesce a coniugare (miracolosamente bene) correttezza di servizio e ricchezza d’informazione, merce, quest’ultima, che sta pericolosamente diventando fin troppo rara. In più è anche una persona veramente a modo, il che non guasta proprio.</p>
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		<title>Natale a Roma, prima parte.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2876" title="BIRlocNATALE" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/BIRlocNATALE1-200x300.jpg" alt="BIRlocNATALE" width="200" height="300" /></p>
<p>La lista (o meglio, <a href="http://www.cronachedibirra.it/eventi/1731/birre-sotto-albero-2009-aggiornamenti/">le liste) delle birre </a>non ammetteva(no) ripensamenti o dubbi di sorta, anzi, imponeva(no) senza se  e senza ma la necessità di un raid da quelle parti. In più, poteva essere (come poi lo è stata) l’occasione per dare un’occhiata anche alla (agguerritissima) concorrenza. Valore aggiunto (per non dire, valore in assoluto)? Roma. E’, per me, sempre un piacere ritornarci: senti la storia che ti cammina accanto, a volte essa stessa ti precede. Visitare il ghetto nella serata di venerdi, in pieno shabbat, è stato come fare un salto indietro, molto indietro, nel tempo; un tempo però che è sempre declinato al presente.</p>
<p>Venendo all’aspetto più birraio, e birrofilo, del viaggio, posso (quasi) dire che sono stato alla Mecca (detto di una città che racchiude il Vaticano…). Meglio, allora, dire: ho visitato la “<em>terra promessa</em>”. Ormai è fuori dubbio: Roma, a parte un paio o tre pregiatissime eccezioni allocate nel nord Italia, è, attualmente il luogo dove puoi trovare attualmente più … fermento birrario. I due grandi centri (<a href="http://birefud.blogspot.com/2007/09/bir-fud-la-pizzeria.html">bir&amp;fud </a>e <a href="http://www.mondobirra.org/machesietevenutiafa.htm">ma che siete venuti a fà</a> da una parte, in pieno Trastevere, e <a href="http://www.openbaladin.com/">Openbaladin</a> di via degli Specchi, a 500 mt. di distanza, più spostato nella zona Campo de’ fiori) hanno dato vita (quasi per partenogenesi) a Roma una vera e propria costellazione di luoghi dove si può bere bene e mangiare altrettanto bene.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2877" title="macche" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/macche-300x142.jpg" alt="macche" width="300" height="142" /></p>
<p>Birre sotto l’albero 2009: la prima curiosità, per me, da soddisfare. Liste di birre impressionanti: così come recitato da menù (religiosamente conservato), 18 spine straniere al Ma che …, 16 spine di birre di natale italiane al bir&amp;fud. Oltre ai vari “innesti” random di fusti a tiratura limitatissima in entrambi i posti. Impossibile assaggiarle tutte, o almeno, quasi impossibile farlo nella formula adottata in loco. E’ solo un piccolo appunto,  il mio, derivato indubbiamente anche dall’esperienza ormai quadriennale del <a href="http://www.villaggiodellabirra.com/">Villaggio:</a> di fronte a tanto ben di  … Gambrinus, bisognerebbe aiutare un po’ di più il volenteroso visitatore: servire ciascuna delle birre in questione solo in formati 0,33/0,40 ristringe inevitabilmente la capacità di assaggiare. Ci sono limiti fisici insuperabili (in teologia si direbbe che “<em>la grazia presuppone la natura</em>”) e saturazione gustative nelle quali piano piano si  incappa (e anche il portafoglio comunque reclama le proprie esigenze). Personalmente sono riuscito ad assaggiarne (in un paio di giorni) <img class="alignleft size-full wp-image-2878" title="ma che siete logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/ma-che-siete-logo.jpeg" alt="ma che siete logo" width="201" height="190" />non più di 12 o 13, ma non mi sarei voluto fermare lì. Partecipare ad una delle tre (seguitissime) degustazioni guidate dall&#8217;impareggiabile <a href="http://www.kuaska.it/nuovo/default.asp?a=chi&amp;lan=">Kuaska </a>avrebbe aiutato, ma non sempre si riesce a far rientrare tutto. Quindi la “<em>preghiera</em>” (e anche il consiglio) per le prossime edizioni è: aiutateci ad assaggiare, studiando formati e mescite meno abbondanti, che incentiverebbero sicuramente una maggiore varietà degustativa. Venendo allo specifico, le migliori sorprese, per quanto riguarda le birre straniere, sono venute (per me) da prodotti non proprio natalizi: la Jean Chris di<a href="http://www.inbirrerya.com/2009/07/01/rulles-by-vanessa-rusci/"> Rulles</a>, la <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/08/pannepot-reserva-2007/">Pannepot 2007 reserve</a> on draft e la Jan de Bois <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/03/28/brasserie-de-la-senne/">de La Senne</a>. Confesso, nello stesso tempo, di non aver avuto la possibilità (fisica) di assaggiare (nella versione on draft) i must belgi Dupont, Rulles, De Ranke, De Dolle (già assaggiati quest’anno in bottiglia), e quindi posso essere in errore. Mi ha molto impressionato la versione 2009 della Santa’s Little Helper della <a href="http://www.mikkeller.dk/">Mikkeller</a>, mentre mi hanno lasciato un po’ interdetto la Bashah, coprodotta da Brewdog e Stone, e la Hibernation della <a href="http://www.greatdivide.com/">Great Divide</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2879" title="TopBlog80092dpi" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/TopBlog80092dpi-300x50.jpg" alt="TopBlog80092dpi" width="300" height="50" /></p>
<p>Le italiane: al Bir&amp;fud versione pizzeria (in Trastevere) c’erano, come detto, altre 16 spine, il must della produzione italiana di questa specifica varietà produttiva. Anche qui 6 o 7 sono riuscite ad assaggiarne, oltre ad un paio perse per motivi “organizzativi” (fusti fuori cella e quindi non servibili al momento). Direi che in generale si apprezza ancora una differenza qualitativa fra la produzione nostrale e quella proveniente da oltre le Alpi: grande ricerca, molta fantasia, ma ancora c’è una sorta di gap tecnico ( o una certa qual <em>deficienza di personalità/carattere</em>) che ancora va colmato. Pochissime, fra quelle da me assaggiate (e quindi  potrei essermi perso il meglio) oltre la soglia dell’eccellenza (per me solo la X-trem, del Bi Du), molte nella fascia di mezzo (Stella di Natale del Troll, Winterlude del Ducato, solo per fare un paio di esempi). Se proprio devo dirla tutta, uno dei mastri birrai presenti mi ha confidato in tutta serenità (e riservatezza) che le birre italiane, lì in loco, si assomigliavano un po’ troppo fra di loro … Comunque, prodotti sicuramente più che dignitosi e tutti a posto, nessuna con “difetti” più o meno evidenti. Va fatto, secondo me, il salto di qualità definitivo. Secondo appunto, dopo quello relativo al formato della mescita: non ho trovato, lì in Trastevere, bottiglie da acquistare, che sicuramente però c’erano al negozio, posto in altra parte della città, non facilissimo da raggiungere comunque. Se la prossima volta ci fosse un punto vendita attrezzato in loco …. Ma anche di ciò parlo con la “coscienza sporca”: sono dovuto ripartire domenica in tarda mattinata, e magari le bottiglie erano “reperibili” dalla domenica pomeriggio: in questo caso faccio pubblica ammenda ….</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2880" title="openbaladin" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/openbaladin-300x107.jpg" alt="openbaladin" width="300" height="107" /></p>
<p>Domani la seconda parte del post, quella relativa la “pellegrinaggio” all’Openbaladin di Roma; delle birre menzionate sopra e di quelle che poi menzionerò, fornirò a breve, in una forma più dettagliata, le note de gustative.</p>
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		<title>Natale al Villaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 15:23:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Evento invernale al TNT di Bibbiano, location del Villaggio della Birra.
Dalle 11 di mattina fino a sera festeggeremo il Natale a modo nostro. Mercatini gastronomici per gli ultimi regali, birre natalizie, spazio bimbi,  degustazioni e braciere. Questo il programma:
Dalle 11 fino alle 17 mercatini natalizi con la partecipazione di: Associazione Tartufai Senese,  Az. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Evento invernale al TNT di Bibbiano, location del Villaggio della Birra.</p>
<div>Dalle 11 di mattina fino a sera festeggeremo il Natale a modo nostro. Mercatini gastronomici per gli ultimi regali, birre natalizie, spazio bimbi,  degustazioni e braciere. Questo il programma:</div>
<p>Dalle 11 fino alle 17 mercatini natalizi con la partecipazione di: Associazione Tartufai Senese,  Az. Brandi con lo zafferano biologico, Bologni Bruno ed il suo miele, le Dolcezze ed i loro dolci e biscotti, Macelleria Orlandi con i loro insaccati e la loro carne , Castelnuovo Tancredi ed i loro Vini, la Coop. Biancane e le loro pubblicazioni gastronomiche e non..noi con la nostra birra (oltre alle bottiglie avremo alla spina la Santa Bee, la Tournay Noel e la Kerstlicht)</p>
<p>Alle 12: Pranzo con braciere e nonsolo!</p>
<p>Alle 15: merenda/degustazione con prodotti dolciari e birre natalizie guidata da Alberto Laschi: prenotazione obbligatoria. Birre in degustazione: Zinnebier Xmas, Tournay Noel, Pere Noel e Bon Voeux.</p>
<p>alle 17:  Spazio per i bambini con la Baby Dance di Debby</p>
<p>Alle 19: cena con braciere e nonsolo..ma niente pizza</p>
<p>Vi aspettiamo</p>
<div>TNT PUB</div>
<div>Loc. Bibbiano</div>
<div>53022 Buonconvento (SI)</div>
<div>Tel 0577807077</div>
<div>email tnt@tntpub.it</div>
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		<title>Slaapmutske Christmas</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 22:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La classicità dello stile, la correttezza  e la pulizia nel produrla, il buonissimo equilibrio generale. In estrema sintesi sono questi i pregi di questa winter warmer della piccola ma già molto apprezzata brouwerij artigianale Slaapmutske (letteralmente &#8220;cappello di sonno&#8220;); non è un caso che il famoso importatore/esportatore Shelton Brothers l&#8217;abbia  inserita nel proprio, prestigioso catalogo.

Nessuna estremizzazione produttiva, nessuna &#8220;alzata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La classicità dello stile, la correttezza  e la pulizia nel produrla, il buonissimo equilibrio generale. In estrema sintesi sono questi i pregi di questa <em>winter warmer</em> della piccola ma già molto apprezzata brouwerij artigianale<a href="http://www.inbirrerya.com/2008/12/04/slaapmutske-brouwerij/"> Slaapmutske </a>(letteralmente &#8220;<em>cappello di sonno</em>&#8220;); non è un caso che il famoso importatore/esportatore <em>Shelton Brothers</em> l&#8217;abbia  inserita nel proprio, <a href="http://www.sheltonbrothers.com/beers/breweryProfile.asp?BreweryID=95">prestigioso catalogo</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2863" title="slaapmutske Christmas" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/slaapmutske-Christmas-300x225.jpg" alt="slaapmutske Christmas" width="300" height="225" /></p>
<p>Nessuna estremizzazione produttiva, nessuna &#8220;alzata d&#8217;ingegno&#8221;, solo il ricorso a materie prime di qualità (varie qualità di malti, un luppolo classico) ben mixate fra di loro, che danno vita ad una <em><a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/27/belgian-ales-3-ed-ultima-parte/">dubbel ale</a></em> molto <em>dubbel</em>, nel senso positivo del termine, che ti fa venire subito in mente il Belgio, con la sua qualità e la sua tradizione, quasi inarrivabile in questo specifico segmento produttivo. La <strong>Slaapmutske Christmas</strong> porta in dote bel colore tonaca di frate, una schiuma corposa e cremosa dal colore bianco leggermente macchiato, e un naso classico, moderatamente pungente di lievito e spezie (pepe, cannella, noce moscata), morbido e caramellato all&#8217;inizio, pulito e fresco di luppolo alla fine. Il corpo è oggettivamente &#8220;classico&#8221;, rotondo e robusto il giusto, con la corretta tessitura offerta dall&#8217;uso oculato dei malti, nella quale si insinua (non a tradimento) la ricchezza e la fantasia produttiva del mastro birraio, che la arricchisce con le doverose (quasi, in questo caso) note speziate, classiche e allo stesso tempo originali, e ne dosa il finale con un uso posato del luppolo, che le conferisce una nota amarognola netta e prolungata. Ottime le sensazioni che lascia in bocca e nella testa: una morbidezza generale, accompagnata da una piacevolissima bevibilità, conclusa da una corsa finale lunga il giusto e corretta altrettanto. Da berne con relativa, molto relativa, moderazione. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,4% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
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		<title>Saint Monon Speciale Noel</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 21:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Mi sarei stupito se, sorseggiando una birra di natale belga, l&#8217;avessi trovata &#8220;liscia&#8221;, con poca personalità e dalla scarsa varietà gustativa; sarebbe stata la contraddizione della secolare tradizionale produttiva legata al gruyt e alla speziatura accentuata, anche con le relative complicanze. Assaggiando la Speciale Noel della Brasserie vallona di Saint Monon, il pericolo di rimanere stupito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2856" title="saint-monon-05" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/saint-monon-05-300x169.jpg" alt="saint-monon-05" width="218" height="99" /></p>
<p>Mi sarei stupito se, sorseggiando una <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/birre-natalizie/">birra di natale</a> belga, l&#8217;avessi trovata &#8220;liscia&#8221;, con poca personalità e dalla scarsa varietà gustativa; sarebbe stata la contraddizione della secolare tradizionale produttiva legata al <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/10/25/gentse-stadsbrouwerij/">gruyt</a> e alla speziatura accentuata, anche con le relative complicanze. Assaggiando la <strong><em>Speciale Noel </em></strong>della Brasserie vallona di <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/03/30/brasserie-st-monon/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2857" title="st monon noel" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/st-monon-noel1-239x300.jpg" alt="st monon noel" width="239" height="300" />Saint Monon</a>, il pericolo di rimanere stupito della piattezza  non l&#8217;ho prorpio corso. Questa birra bruna di 7,5°, infatti, complice una massiccia infusione di timo lungo il percorso produttivo, non si fa dimenticare facilmente: quasi mai avevo assaggiato una birra con un così spiccato (anche se monocorde) sentore legato ad una sola spezia. Non la ritengo, a dire il vero, uno dei prodotti meglio riusciti di questa brasserie, come certo non è una delle migliori birre di natale oggi sulla piazza. Una cosa però la si può dire: è birra inconfondibile, come questa nessun&#8217;altra. Bello il colore, un marrone non troppo profondo, bella la schiuma, cremosa e compatta dalla media persistenza; il timo (simile nell&#8217;aroma e nel gusto, in questo caso, all&#8217;origano) si presenta subito nell&#8217;aroma, anche se in maniera più tenue rispetto al gusto, con una sua certa latente citricità e dolcezza (relativamente stucchevole). Il corpo della birra è rotondo, solo leggermente frizzante; sarebbe anche di facile e rotonda beva, se il timo non ingolfasse quasi da subito lingua e palato con la sua preponderante presenza. Il luppolo qui non riesce ad alzare la testa, e, tantomeno, a ripulire le papille gustative, che restano a lungo &#8220;possedute&#8221; da questa sensazione speziata non proprio intrigante. Solo dopo un bel po&#8217; di tempo una leggerissima astringenza/amarezza emerge nel finale del retrogusto, anche questo, però, piuttosto sbilanciato. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,5% vol.; <em>©Alberto Laschi.</em></p>
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		<title>Villaggio ‘09: video degustazione Bieken e Tripel Klok</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 14:14:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Video del laboratorio di degustazione durante il Villaggio della Birra 2009, guidato da Kuaska e Tim Webb. Kris Boelens (mastrobirraio del Brouwerij Boelens) presenta la Bieken e la Tripel Klok. Riprese di Stefano Botto</p>
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		<title>Meantime IPA</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 21:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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Non è certamente una IPA di troppo, questa della Meantime, come invece mi era capitato di assaggiare in passato. E&#8217; però una sorta di IPA border &#8211; line, nel senso che ripropone, in effetti, molte delle caratteristiche proprie ed essenziali di una IPA, su di un tessuto però molto più maltato, con alcune insolite (per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2843" title="meantime-logo" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/meantime-logo1-300x141.jpg" alt="meantime-logo" width="173" height="95" /></p>
<p>Non è certamente una IPA di troppo, questa della <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/12/06/the-meantime-bcl-londra/">Meantime,</a> come invece mi era capitato di <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/18/brigand-ipa-una-di-troppo/">assaggiare in passato</a>. E&#8217; però una sorta di IPA border &#8211; line, nel senso che ripropone, in effetti, molte delle caratteristiche proprie ed essenziali di una <a href="http://www.india-pale-ale.com/">IPA</a>, su di un tessuto però molto più maltato, con alcune insolite (per una IPA) note fruttate e un finale luppolato sì, ma non astringente. E&#8217; comunque una signora IPA, nel segmento meno estremizzato della attuale <img class="alignleft size-medium wp-image-2844" title="India_Pale_Ale_4a643fea232a5" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/India_Pale_Ale_4a643fea232a5-114x300.jpg" alt="India_Pale_Ale_4a643fea232a5" width="114" height="300" />tendenza produttiva, nella (felice) reinterpretazione di <em>Alastair Hook</em>, fondatore e mastrobirraio della brewery londinese. Intanto è tosta nella gradazione, 7,5% vol. alc., con una robusta struttura maltata (fatta di malto Maris Otter), che fa da sostenuto sottofondo per il &#8220;<em>tempio del luppolo</em>&#8221; (così qualcuno l&#8217;ha battezzata). E in effetti di luppolo ce n&#8217;è , tanto ma non troppo: Fuggle e Goldings, tanto quanto è sufficiente a riempire il tank, <em>di più non ce ne sarebbe entrato</em>, dice la scheda descrittiva della ditta. Ha un bel colore dorato, che si schiarisce a poco a poco, partendo da una leggera opalescenza; la schiuma è all&#8217;inizio abbondante, cremosa, compatta e di media persistenza, e sprigiona da subito aromi leggermente rustici, sicuramente speziati e riccamente agrumati. Il corpo è rotondo, mediamente consistente, e colpisce all&#8217;inizio per la sua morbidezza, che da subito però subisce l&#8217;impatto della massiccia luppolatura; mediamente frizzante, la sorsata rimane caratterizzata dall&#8217;imprinting luppolato, affiancato però anche da alcune note fruttate (frutta bianca) e da una evoluzione leggermente e piacevolmente agrumata. Finisce molto lunga e regolare, con un luppolo decrescente e relativamente amaricante, che nel lungo periodo attenua la propria dominanza facendo spazio ad una sensazione morbida ed avvolgente di malto. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.;  <em>©Alberto Laschi</em></p>
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		<title>The Meantime BCL, Londra</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 20:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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Non c’è voluto molto, al birrifcio Londinese Meantime, per diventare uno dei birrifici di riferimento della novelle vague produttiva inglese, con i suoi prodotti (dall’elegante e raffinato packaging) che sono sempre più ricercati ed apprezzati anche al di fuori dei confini della madre patria. Il merito va attribuito al fondatore di questo giovane birrificio, Alastair Hook, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2834" title="meantime-smal" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/meantime-smal-300x225.jpg" alt="meantime-smal" width="197" height="125" /></p>
<p>Non c’è voluto molto, al birrifcio Londinese <strong><em>Meantime</em></strong>, per diventare uno dei birrifici di riferimento della novelle vague produttiva inglese, con i suoi prodotti (dall’elegante e raffinato packaging) che sono sempre più ricercati ed apprezzati anche al di fuori dei confini della madre patria. Il merito va attribuito al fondatore di questo giovane <img class="alignleft size-medium wp-image-2835" title="alastair-tasting4" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/alastair-tasting4-223x300.jpg" alt="alastair-tasting4" width="135" height="155" />birrificio, <em>Alastair Hook</em>, che ha concretizzato il suo sogno produttivo a partire dal 2000. E’ in quell’anno, infatti, dopo le personali esperienza di studio e di lavoro in Germania, (ha perfezionato i suoi studi presso l<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Technische_Universit%C3%A4t_M%C3%BCnchen">&#8216;Università Tecnica di Monaco di Baviera</a> la famosa <em>Weihenstephan</em>, e ha lavorato alla <a href="http://www.koenig-ludwig-brauerei.com/">Prinz Luitpold di Baviera</a>, la rimonata fabbrica di birra <em>Kaltenberg</em>), che, tornato in patria, riesce a coinvolgere nel suo progetto gli amici  <em>Ben Joseph</em> (proprietario del marchio di abbigliamento Carhartt) e <em>Lars Huser</em> (ex amministratore della canale TV2 della Tv norvegese). Insieme a loro, ed altri amici, aprono proprio a<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Greenwich"> <em>Greenwich</em></a>, loro sobborgo d’origine, la propria attività, in Penhall Road, sulle rive del Tamigi, che via via incrementano e allargano, anche fisicamente, nei locali che riescono a  ristrutturare per le loro sempre crescenti esigenze, dovute al  successo progressivamente incontrato. Successo che è legato ad una semplice, ma efficace e vincente, filosofia produttiva: <em>esplorare il passato</em> (<strong>non </strong><em>ritornare al passato</em>) con gli strumenti che le nuove tecnologie produttive offrono con sempre maggior ricchezza. Il tentativo, cioè, è quello di superare la logica produttiva puramente industriale, per ridare vita a sapori e a birre legate alla secolare tradizione brassicola inglese (le quali hanno avuto anche un ruolo importante nel contesto della storia sociale dell’Inghilterra stessa), ma con un piede nel presente e continuamente proiettati nel futuro.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2836" title="meantime beer" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/meantime-beer.jpg" alt="meantime beer" width="275" height="280" /></p>
<p>Accanto alla produzione delle proprie birre, la <strong><em>Meantime</em></strong> opera anche nel settore della distribuzione, acquistando, fin dal 2001, pubs che rendano possibile una maggiore diffusione, anche locale, dei propri prodotti. Il primo è stato l’ <em><a href="http://www.greenwichunion.com/">Union Greenwich</a></em>, posizionato non lontano dal birrificio stesso. La storia produttiva continua, dal 2001 in poi, mietendo successi e “primati”: <em><strong>Meantime</strong> </em>è il primo birrificio inglese a produrre birra con ingredienti provenienti <img class="alignleft size-full wp-image-2837" title="helles_font" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/helles_font.jpg" alt="helles_font" width="145" height="159" />dal commercio equo e solidale (il caffè delle cooperative ruandesi Abuhuzamugambi); sempre <strong><em>Meantime</em></strong> è (nel 2005) il primo birrificio inglese ad adoperare tappi di sughero della tipologia champagne per le proprie bottiglie; <strong><em>Meantime</em></strong>, infine, è l’unica fabbrica di birra britannica ad aver vinto medaglie in ciascuno delle ultime tre <em>Coppe del Mondo Birra </em>(<em>Alastair </em>è poi giudice senior del <a href="http://www.greatamericanbeerfestival.com/">Great American Beer Festival</a> dal 1995). La sezione del sito della birreria (che ha anche alcune <a href="http://www.india-pale-ale.com/">sezioni “storiche”</a> molto ben curate)  <a href="http://www.meantimebrewing.com/">dedicata ai premi ricevuti </a> (è nella sezione &#8220;news&#8221;) è ricchissima, e felicemente “ostentata”.Attualmente si producono, nella fabbrica di birra di Greenwich, una decina di birre, a bassa ed alta fermentazione, tutte rifermentate in bottiglia, che ripercorrono i vari stili tradizionali inglesi, con felici incursioni anche fra gli stili legati alla tradizione tedesca della bassa fermentazione. <em><strong>Meantime</strong></em> è uno dei firmatari del Codice di Condotta stabilito dal <a href="http://www.portmangroup.org.uk/?pid=1&amp;level=1">gruppo Portman </a>per la promozione di un marketing responsabile della vendita di alcolici, finalizzato alla formazione di una più diffusa consapevolezza e moderazione nel consumo degli alcolici stessi, Codice, che, solo per fare un esempio legato ai molti post precedentemente inseriti su questo blog, quei “matterelli” del<strong><em> <a href="http://www.inbirrerya.com/2009/11/27/brewdog-batte-samuel-adams-schorschbraeu-roger-proz/">Brewdog</a></em></strong> non hanno mai sottoscritto (almeno formalmente). E il sito del PortmanGrroup <a href="http://www.portmangroup.org.uk/?pid=26&amp;level=2&amp;nid=341">conserva ancora in bella vista</a> la &#8220;condanna&#8221; della strategia commerciale del &#8220;rissoso&#8221; birrificio scozzese riferita alla Tokyo, una delle lor strong beer, troppo strong &#8230;.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>The Meantime Brewing<br />
Company Limited</em></strong></p>
<p style="text-align: center;">The Greenwich Brewery<br />
2 Penhall Road<br />
London<br />
SE7 8RX<br />
0° 2&#8242; 13&#8243; E</p>
<p style="text-align: center;">Tel: 020 8293 1111<br />
Fax: 020 8293 4004</p>
<p style="text-align: center;"><a href="mailto:info@meantimebrewing.com">info@meantimebrewing.com</a></p>
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		<title>Winterkoninkse Gran Cru</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 14:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Serata di gala, quella di sabato 28 novembre alla Brouwerij Kerkom. In programma la presentazione del nuovo libro di Bruno Loockx e Sofie Vanrafelghem sulle loro 100 birre regionali degustate (100x proeven van Straffe Streekbieren) e sulla presentazione di un nuovo gioiello di Marc Limet, la Winterkoninkse Gran Cru.
Prima particolarità di questa birra è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/limburg21.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2823" title="limburg21" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/limburg21-150x150.jpg" alt="limburg21" width="150" height="150" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Serata di gala, quella di sabato 28 novembre alla Brouwerij Kerkom. In programma la presentazione del nuovo libro di Bruno Loockx e Sofie Vanrafelghem sulle loro 100 birre regionali degustate (100x proeven van Straffe Streekbieren) e sulla presentazione di un nuovo gioiello di Marc Limet, la Winterkoninkse Gran Cru.</p>
<p class="MsoNormal">Prima particolarità di questa birra è la gradazione alcolica.. non è facile trovare birre con 13% alc. Ma come c’è arrivato Marc? inizialmente mettendo più malto, rispetto alla produzione della Winterkoninkse regolare, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>ed utilizzando per la seconda fermentazione lievito champagne per arrivare alla gradazione finale. <a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/limburg28.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2824" title="limburg28" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/limburg28-300x200.jpg" alt="limburg28" width="240" height="160" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Per chi l’ha già provata, la Gran Cru è sorprendentemente ottima. Al primo sorso si rivela molto morbida, vellutata che fa nascondere ( e la rende pericolosa <img src='http://www.inbirrerya.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  ) la potenza alcolica, il finale si rivela dolce-amaro nella migliore tradizione di Kerkom. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></p>
<p class="MsoNormal">Aspettiamo , a breve, anche questa chicca su <a href="http://www.birrerya.com" target="_blank">Birrerya.com</a> !</p>
<p class="MsoNormal">© Foto di Danny Van Tricht</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Pére Canard (Sint Canarus)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 15:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Laschi</dc:creator>
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Primo (almeno per quanto ne sappiamo noi) esperimento natalizio di Piet Meirhaeghe, che con questa Pére Canard si colloca sul mercato delle christmas beers. Comincia bene, potremmo dire, con un tocco di originalità e una buona prova produttiva. Per brassare questa birra ha impiegato liquirizia, cinque tipi di malti, compresi pilsener e  Munich, luppolo belga, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2816" title="Image6" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/Image6-300x67.jpg" alt="Image6" width="300" height="67" /></p>
<p>Primo (almeno per quanto ne sappiamo noi) esperimento natalizio di <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/02/06/intervista-al-dottor-canarus/">Piet Meirhaeghe</a>, che con questa <strong>Pére Canard</strong> si colloca sul mercato delle <a href="http://www.inbirrerya.com/2007/12/05/birre-natalizie/">christmas beers</a>. Comincia bene, potremmo dire, con un tocco di originalità e una buona prova produttiva. Per brassare questa birra ha impiegato liquirizia, cinque tipi di malti, compresi pilsener e  Munich, <img class="alignleft size-medium wp-image-2817" title="LbPèreCanard" src="http://www.inbirrerya.com/wp-content/uploads/2009/12/LbPèreCanard1-300x205.jpg" alt="LbPèreCanard" width="300" height="205" />luppolo belga, zucchero di canna candito; non filtrata e non pastorizzata, rifermentata in bottiglia raggiunge i 20 °Plato. Ha un bell’aspetto, un marrone tonaca di frate leggermente opalescente, poca schiuma, e quella poca fine e non molto persistente. Ha un bel naso, ricco e speziato come si conviene a questa tipologia birraria: frutta rossa leggermente piccante, lievito ricco, sicuramente il caramello, e un po’ di luppolo che rinfresca gentilmente il tutto. Nonostante il 9% di vol. alc., non ha un corpo “ingombrante” o eccessivamente robusto: l’alcool c’è, si sente perché si fa sentire, ma la <strong>Père Canard</strong> della <a href="http://www.inbirrerya.com/2008/01/25/sint-canarus-huisbrouwerij-in-arrivo-in-birrerya/">Sint Canarus</a> risulta estremamente beverina, e riscaldante. Curiosa l’impronta della liquirizia, che si avverte proprio come un vampata: arriva improvvisamente nel corso della sorsata, si fa riconoscere e apprezzare, per poi svanire rapidamente com’è arrivata, senza lasciare strascichi. Gustativamente caratterizzata da note tostate, di caramello, con una leggera punta acidula, nel finale si fa largo un luppolato deciso, secco ma non eccessivamente amaricante, che rende la corsa finale dei questa birra pulita e asciutta (oltre che leggermente tostata). Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9% vol.; <span style="FONT-SIZE: 85%"> <em>©Alberto Laschi</em>  </span></p>
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