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	<title>Indiscreto</title>
	
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	<description>Sport &amp; Libertà</description>
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		<title>Il portapenne di Cantù</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 13:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Provera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[Cantucky]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Trinchieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Semifinali del massimo campionato di basket al via. Occasione irripetibile per esporsi ad un altro sbertucciamento indiscreto, anche se i pronostici dei quarti li abbiamo azzeccati al 75%: Varese, Roma e Cantucky, Milano persa d&#8217;un soffio pur avendo azzeccato il 4-3, che tuttavia per noi avrebbe premiato i ricchi epuloni di rito armaniano. Arriviamo alle [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/05/la-quinta-di-messina.html"     class="crp_title">La Quinta di Messina</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/02/vince-cantu.html"     class="crp_title">Vince Cantù (forse)</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/01/tiri-mancinelli.html"     class="crp_title">Tiri Mancinelli</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/11/la-spada-di-trinchieri.html"     class="crp_title">La spada di Trinchieri</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/02/la-leggenda-dei-sopravvissuti.html"     class="crp_title">La leggenda dei sopravvissuti</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Semifinali del massimo campionato di basket al via.</strong> Occasione irripetibile per esporsi ad un altro sbertucciamento indiscreto, anche se i pronostici dei quarti li abbiamo azzeccati al 75%: Varese, Roma e Cantucky, Milano persa d&#8217;un soffio pur avendo azzeccato il 4-3, che tuttavia per noi avrebbe premiato i ricchi epuloni di rito armaniano.</p>
<p><strong>Arriviamo alle semifinali nel segno, va da sè, di Andrea Trinchieri</strong>. Il Poeta Guerriero, coach di Cantucky e ai prossimi Europei di Slovenia sulla panca della Nazionale greca, ha ricevuto dal cielo la manna chiamata Joe Ragland (forse l&#8217;ultimo cadeau del grande Bruno Arrigoni?), scacciato i diavoli dalle teste dei suoi giocatori e ribaltato ogni pronostico. Traghettati i suoi ragazzi fuori dall&#8217;inferno di Sassari, Trinchieri ha vinto soprattutto sul piano dialettico. Quando la volitiva Sassari &#8211; specie qualche dirigente un po&#8217; inesperto &#8211; ha alzato la cresta, il coach che rifiutò Harvard per finire a cucinare salamelle alla festa degli Eagles ha preso in mano i destini tecnico-emotivi della serie. &#8216;Sassari dovrebbe ricordarsi che la Pallacanestro Cantù esiste dal 1936, ed ha vinto anche delle Coppe dei Campioni, che tengo sulla mia scrivania e saltuariamente uso come portapenne&#8217;. Vinta d&#8217;un soffio gara 4, con l&#8217;ultimo tiro di Thornton che gli Dei del Pianella hanno cacciato fuori dal cesto, Trinchieri se ne arriva sereno come un francescano in sala stampa e gela tutti: &#8216;Voi dimenticate sempre che la proprietà della Pallacanestro Cantù vende apparecchi medicali per cardiopatici. Quindi, stasera volevamo solo incrementare il loro fatturato&#8217;. Ca va sans dire.. E per chi non avesse capito, parla delle partite punto a punto come di &#8216;incontri un po&#8217; così, metodo champenoise&#8217;. Nell&#8217;angusta sala stampa del Pianella, l&#8217;abbiamo provocato: &#8216;Molti di quelli che ti hanno criticato duramente si sono ravveduti e hanno chiesto scusa. Sei umanamente soddisfatto di questo ravvedimento?&#8217;. &#8216;No. Un giorno sei un eroe, il giorno dopo sei un coglione. D&#8217;ora in poi cercherò di essere un po&#8217; meno coglione&#8217;. E ancora Trinchieri, l&#8217;inferno e Winston Churchill: &#8216;Cosa volete che vi dica. Preferisco evitare di giocare contro i sopravvissuti all&#8217;inferno, perché dopo aver visto la morte non hanno più paura di niente&#8217;. Capito, Datome e compagni?</p>
<p><strong>CIMBERIO VARESE- MPS SIENA, VINCE VARESE 4-3</strong><br />
Se la Siena che sfiderà l&#8217;arrembante Cimberio sarà sempre quella vista da Direttore e sottoscritto live mercoledì, al Forum, per Vitucci ci saranno da scalare 7 Galibier.<br />
Varese ha dalla sua il fattore campo, Masnago, il fattore Morse (la leggenda), l&#8217;asse di ferro Green-Dunston, la giovane certezza Polonara(c). La Siena della leadership di Daniel Hackett, del gregariato sontuoso di David Moss, delle scorribande di Bobby Brown, delle occhiate  forse meno gelide e meno potenti di Ferdinando Minucci (ma ugualmente tonitruanti), ha ancora molto da dire. E forse persino da vincere. La Coppa Italia insegna. Ma siccome Trinchieri dice che è l&#8217;anno delle prealpine, diciamo Varese.</p>
<p><strong>ACEA ROMA- LENOVO CANTUCKY, VINCE CANTUCKY 4-2</strong><br />
Marco Calvani è un grande allenatore, Nicola Alberani (Gm della Virtus) il Billy Beane de&#8217; noantri, Gigi Datome il meritatissimo Mvp del campionato, Gani Lawal un centro border line da potenziale Nba (copyright Trinchieri). Quindi? Quindi Cantucky arriva dall&#8217;inferno, e contro i sopravvissuti all&#8217;inferno non si vince. Tutto pronto, dunque? Chissà.. A Cantucky, settimana scorsa, abbiamo visto Ciccio Della Fiori che salutava con grande trasporto Meo Sacchetti (due colossi&#8230;): Varese-Cantucky, insomma? Forse.<span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
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		<title>Com’è brutto senza calcio da Trieste in giù</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 11:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico De Carolis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[A Nord Est niente di nuovo, neppure al Centro e tantomeno al Sud. Dopo i verdetti dell’ultimo campionato non c’è una squadra in A da Trieste in giù, fino a Lecce. Forse la geografia calcistica rispecchia in qualche modo quella economica, ma lascia almeno un’impressione negativa se la vecchia Triestina non appare quasi più nelle cronache [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/05/con-zeman-si-vince-sempre.html"     class="crp_title">Con Zeman si vince sempre</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/02/un-secolo-passato-invano.html"     class="crp_title">Un secolo passato invano</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/01/la-juventus-che-perde-quote-di-mercato.html"     class="crp_title">La Juventus che perde quote di mercato</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2010/06/persone-sbagliate-al-palasclavo.html"     class="crp_title">Persone sbagliate al PalaSclavo</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/02/la-serenita-degli-agnelli.html"     class="crp_title">La serenità degli Agnelli</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Nord Est niente di nuovo, neppure al Centro e tantomeno al Sud.</strong> Dopo i verdetti dell’ultimo campionato non c’è una squadra in A da Trieste in giù, fino a Lecce. Forse la geografia calcistica rispecchia in qualche modo quella economica, ma lascia almeno un’impressione negativa se la vecchia Triestina non appare quasi più nelle cronache nazionali o che più giù lo stesso Padova sia alla disperata ricerca di un ritorno ai grandi livelli da diversi anni. La stessa Repubblica di Venezia, dopo aver chiesto a gran voce uno stadio, ha segnato mestamente il passo.</p>
<p><strong>Più giù, dopo la retrocessione del Pescara che in una sola stagione ha bruciato anni di speranze e di ricerca del top, neppure tra Bari e Lecce splende più il sole della serie A.</strong> Una geografia calcistica che si è spostata a Ovest, dove ristagna per la verità da sempre, e Nord dell’Italia. Se non ci fosse il Napoli, la stessa penisola risulterebbe orfana, a Sud, di una presenza valida e concreta, mentre l’isola è salva con il Catania e la Sardegna con il Cagliari ha consolidato da anni la sua permanenza nella massima categoria. Perché succede questo e città che appaiono, nonostante la crisi, economicamente decenti, non riescono a esprimersi a livello superiore?</p>
<p><strong>Dicono che Trieste abbia passato la mano, dopo i vani tentativi di raggiungere la massima categoria, ma sotto le ceneri evidentemente cova qualcos’altro</strong> se persino per vedere il Cagliari, sia contro qualche grande, ma anche con le piccole, di gente al Rocco ne è andata parecchia. Un vecchio triestino mi raccontava che l’amore per la città e la sua alabarda sono tramontati da sempre e per sempre: non c’è più un nucleo doc disposto a sacrificarsi, ma soprattutto non ci sono capitalisti disposti a impegnarsi nel calcio per paura di una esposizione che potrebbe compromettere le loro stesse attività.</p>
<p><strong>Padova, con il presidente Cestaro, ce la sta mettendo tutta da qualche anno,</strong> per venir fuori dalle secche in cui è rimasto impantanata per molto tempo tanto che per andare a ritrovare una sua presenza in A, dopo Rocco e la sua brigata che arrivò a uno splendido secondo posto, bisogna risalire agli anni ’90, ma senza che si arrivasse a lasciare un segno tangibile con lunga permanenza. Qualche stagione e via verso il precipizio, ancor oggi senza una risalita.</p>
<p><strong>Venezia ascrive le sue disgrazie all’abbandono di Zamparini che, certo, non era e non è veneziano,</strong> mentre armatori e industriali sembrano addirittura non esistere se non fosse per il basket mai tuttavia esploso. Eppure se la vecchia incantevole città non ha più abitanti, ma solo presenze turistiche e rappresentanze burocratiche, la sua costola Mestre è una città vera e terrestre con possibilità enormi. Magari arrivasse uno sceicco da quelle parti che amasse la sfida, ripartendo dal basso, chissà…</p>
<p><strong>Al centro, Ancona dopo un’apparizione imprevista e piovuta dal cielo, con l’abbandono forzato di Longarin</strong>i, annaspa da sempre nelle serie inferiori dopo un fallimento che finì per lasciare il segno e soprattutto sconsigliò di intervenire, a chi ne avesse avuto voglia. La stessa Pescara ha finito per cancellare in una stagione quel che aveva preparato in tre, grazie a dirigenti oculati che, dopo aver scongiurato un fallimento largamente annunciato e aver escalato laA, ha mostrato che l’aria d’altura non le si confà, visto che salita per cinque volte, ha praticato la massima categoria solo per due stagioni in successione.</p>
<p><strong>Poi, c&#8217;è l&#8217;Ascoli con la sua ultima caduta addirittura in serie C.</strong> Chi avesse avuto qualche dubbio in  materia deve ricredersi: il profeta calcistico della città era Costantino Rozzi e solo lui, Dalla C alla A per una permanenza ultradecennale, qualche scivolone al quale fu capace di porre subito rimedio. La sua fine è stata anche la fine dell&#8217;Ascoli, capace do far sognare almeno due regioni come Marche e Abruzzo. Persino la Sambenedettese, una volta in pianta stabile in B, è scomparsa tra i dilettanti.</p>
<p><strong> Si può andare a Bari per avere in mano il senso della parola cris</strong>i. Qui i Matarrese, con alti dirigenti come don Antonio che ha addirittura presieduto la Federazione, da qualche tempo sembra non vogliano più saperne. Gli anni e gli affanni li hanno consigliati a un impegno che è stato fino a due anni addietro il preludio a un’uscita da quel mondo che ha regalati loro grandi soddisfazioni, ma anche succhiato un pozzo di quattrini. Niente da fare. Ogni anno spuntano fuori nomi di acquirenti che, alla resa dei conti, dimostrano di non avere soldi per ripianare almeno il passivo di una società che pure ha un potenziale da A e che potrebbe praticarla con grandi soddisfazioni.</p>
<p><strong>Evidentemente il calcio non alligna all’Est dell’Italia e le città marinare o circonvicine non hanno l’aplomb per conquiste stabili</strong>. A soffrire di questo stato sono i tifosi, ma in qualche modo anche l’immagine di centri che hanno un’importanza notevole in altri campi nazionali e internazionali. Che fare? Niente, se non tenere il broncio e aspettare giorni migliori nella speranza che una conquista non sia vanificata in pochissimo tempo per superficialità o incompetenza. E&#8217; certo che a soffrire di questo stato di cose è un&#8217;intera costa che si vede negata la partecipazione a qualcosa che potrebbe ottenere e ha ottenuto negli anni passati. Non dovrebbe essere un caso una presenza con permanenza stabile, è quasi una regola al contrario scomparire nelle categorie inferiori dopo presenze che hanno il sapore di una toccata e fuga. La spiegazione è probabilmente una sola, in parte già prima l&#8217;abbiamo accennata: gli imprenditori di grossa taglia in certe regioni stanno alla larga dal calcio, per mille motivi (fiscali, culturali, di immagine) mentre in altre sono convinti che il pallone possa essere funzionale al resto delle loro attività.</p>
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		<title>Nero Armani</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 12:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Eleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oscar Eleni da Cannes dove ha portato gli ex nemici Artiglio Kenney e Gengis Dino Meneghin. Puttanate, erano grandi sul campo e fuori, un solo episodio fortuito ingigantito che il Peterson a rischio vita ha diffuso nei messaggi mattutini all’America ignara, per rifarci il trucco  e riprendere vigore nel cinema del silenzio, naufraghi come il sempre [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/04/la-pressione-di-danny-ainge.html"     class="crp_title">Spettacolo per Danny Ainge</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/10/armani-in-nero.html"     class="crp_title">Armani in nero</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/02/mangiarsi-le-mani.html"     class="crp_title">Mangiarsi le mani</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2010/10/un-corvo.html"     class="crp_title">Un corvo</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/02/il-borsino-di-armani.html"     class="crp_title">Il borsino di Armani</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/01/lisola-che-ce.html/eleni-39" rel="attachment wp-att-10675"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10675" alt="Eleni" src="http://www.indiscreto.info/wp-content/uploads/2013/01/Eleni-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>Oscar Eleni da Cannes dove ha portato gli ex nemici Artiglio Kenney e Gengis Dino Meneghin. </strong>Puttanate, erano grandi sul campo e fuori, un solo episodio fortuito ingigantito che il Peterson a rischio vita ha diffuso nei messaggi mattutini all’America ignara, per rifarci il trucco  e riprendere vigore nel cinema del silenzio, naufraghi come il sempre bellissimo Redford, sempre bellissimo lui, non certo chi scrive, forse Arturo lo è ancora anche se Basilio vorrebbe portarlo dal medico perché cammina storto, forse anche super Dino che qualcuno candida (candidamente?) come nuovo presidente dell’Olimpia per lasciare che Livio Proli faccia un passo indietro alla sua maniera.</p>
<p><strong>Film già visto quando salvarono capra, ma non cavoli, con la riesumazione del Dan Peterson passato in comunità per scoprire il bene</strong>, la conduzione familiare del gruppo nella illusione che dentro il deserto degli affetti dove si costruiscono carriere ci potesse essere la miniera da dove escono gli uomini squadra. Balle. Per costruire i gruppi si deve arare all’alba delle stagioni e poi lavorarci sempre, con il radar per capire chi ti sta raccontando musse come avrebbe detto il nostro carissimo, amatissimo e ora tanto rimpianto don Gallo. Per accorgerti dell’imbroglio non devi andare dal dottor Freud, né parlare con gli agenti o con i loro servitori sciocchi, né lasciare spazio a chi semina vento e ha sempre raccolto tempesta con ricatti, minacce, liste di proscrizione. L’ultima l’hanno fatta a Milano, proprio per la cena in onore di Arturo Kenney, la penultima quando hanno messo alla porta Fabrizio Frates e poi, sapendo che il silenzio porta a compimento contratti spezzati, ci hanno giocato sopra.  A titolo personale dicevano cose. Ufficialmente altre.</p>
<p><strong>Ora sono tutti sulla spiaggia a raccogliere conchiglie per capire se si sente ancora il mare di Giorgio Armani</strong> mentre Matteo Boniciolli ci saluta dall’elicottero del suo patron Astana che vigila sul Giro d’Italia dell’italiano che vola in rosa come il Matteo da combattimento ha fatto sulla via della seta tenendosi il magone per tutti i veleni che gli hanno scaricato  nella borraccia ai tempi romani e non soltanto. Altro sprofondo rosso da 20 milioni di euro per la Milano da non bere. Loro sapevano, loro sanno. Ma cosa sanno? Ha ragione don Zaninelli, meglio riscirivere il libro su Cesare Rubini e mandare la prima copia proprio a re Giorgio per fargli sapere che esiste già una storia Olimpia, con la necessità di essere soltanto ravvivata con la forza delle idee e quella economica.</p>
<p><strong>Gli hanno fatto vedere tribù di bambini come succedeva col Duce quando nelle parate volavano sempre gli stessi uccelli di fuoco</strong>, hanno usato la strategia crudele dell’azienda, tu sì, tu no, qui si fa beneficenza come diciamo noi, qui abbiamo bisogno di cambiare, basta villette Liberty dove batte il cuore della città che dovrete vivere, dove ogni crepa sul muro ha una storia di basket, di sport, di vita, tutti sulla battigia al cloro del Lido. Non dovevano ingaggiare quelli che avevano già fatto la lunga marcia, accidenti noi siamo il nuovo che avanza come gli indiani delle barzellette, ma almeno chiacchierare con chi aveva già bonificato certe paludi a livello sportivo, di politica sportiva, nel reclutamento. Niente. Tutte le scelte tendevano a cercare il nuovo bonzo da sacrificare in altre terre senza fondo. Un tuffo nel mare di Pesaro, un altro in quello di Trieste, poi la goffa rincorsa per dimostrare che se porti Portaluppi hai riportato la vera storia Olimpia in casa. Magari è anche vero, certo non lo metti in imbarazzo  con quella farsa degli omaggi a pagamento per ex che alla società hanno dato qualcosa: soldi, scudetti, coppe. Mah.</p>
<p><strong>Ora dicono che la tribù dei Proli farà un passo indietro. Si dice così quando non esiste più incenso da bruciare</strong>, intanto come eredità a chi verrà dopo hanno lasciato il loro modo di essere nello sport che volevano rinnovare: zero tituli, zero in tutte le partite che contavano davvero, una bella campagna ad escludere invece  di tentare di includere più gente possibile, più credenti  per rendere forte quella che si illudevano potesse essere una nuova chiesa di sport con lo stesso campanile dove lavora l’artista. Per capirli ci siamo segnati la nuova campagna abbonamenti aperta molto prima che si iniziassero i play off, convinti che lo slancio della squadra rieducata, da chi?, rimmessa in forma anche per difendere, da chi?, avrebbe fatto aumentare le code al botteghino. Per  essere chiari hanno proposto ben 14 ordini di posti dentro il Forum. Una goduria per famiglie da separare all’entrata perché se davvero è crisi cosa complichi la scelta di gruppo per andare a vedere le partite.</p>
<p><strong>Non stiamo parlando dei costi, ma della pseudofilosofia gestionale, quella che fa scortare giocatori pavidi fuori dai palazzi con guardie del corpo che neppure Obama.</strong> Una volta  andavano tutti insieme sul cellulare della polizia mentre piovevano pietre. Stranamente erano squadra, gruppo e, si dice, basta alzare il naso sul tetto del Forum, vincevano pure qualcosa. Nei biglietti per le famose sedie d’oro, capoccioni messi in bella vista per oscurare il lavoro di chi dovrebbe vedere, collocato dietro certe mise da  balera, questa gente che ama spararle sul legame alla fierezza guerriera del club non ha mai pensato, come capita al Real, al Barca, alle grandi società, che ci debba essere una tribuna per chi ha fatto la storia, senza pastoie burocratiche, solo tessere d’onore nel ricordo e per riconoscenza, perché chi c’era ieri, magari, oggi non è così ben messo come quelli che entrano ed escono negli alberghi del nuovo basket. Adesso abbiamo allenatoroni che nelle hall degli alberghi urlano, scimmiottando il vero Rubini, che a loro spetta soltanto la suite. Una epidemia diffusa che arriva persino ai piedi del monte di Azzurra dove Petrucci fa gli scongiuri sapendo che sarà dura, durissima in Slovenia.</p>
<p><strong>Ciao Milano, lo scudetto si giocherà altrove.</strong> Ora i sorteggi, sorteggi?, per gli arbitri ci diranno chi è il mago delle palline da scegliere perché, casualmente?, alla Siena in disgrazia economica, con Minucci isolato dal sistema che lui stesso aveva creato nel basket, arrivano gli arbitri che in passato sembravano in una lista nera ben custodita dal responsabili per i direttori di gara nella Lega.  La terna dell’ultima sfida Milano-Siena, a parte Sardella non avvisato, o magari informato, stranito per certi furori da fischio, ha spiegato bene come sono cambiate le cose, cioè ci sono altri sceriffi in città, ma la mentalità è sempre la stessa e allora comprendiamo bene perché uno bravo come Sahin è addirittura ostacolato nel suo lavoro dentro questo ring dove le corde strangolano i bravi per lasciare spazio ai bravi dei don Rodrigo di turno.</p>
<p><strong>Milano fuori, il sogno proliano di una finale Roma-Milano  andato a monte come l’Emporio.</strong> Succede. Vogliamo parlare dei campi dove si giocheranno le semifinali? Lasciamo perdere, direbbe il Meneghin che nel suo viaggio presidenziale ha scoperto la vera natura del mondo che voleva ripararsi dietro le sue spalle: per questo adesso se torna a vedere una partita si porta i tappi per le orecchie. Avete  dato una caratura alle ultime liti mediatiche? Ecco il mondo come lo hanno ricreato. Niente arguzia, poca ironia, soltanto livore. Ben ci sta.</p>
<p><strong>Al borgo dei  venditori di cipolle si domandano perché tanta rabbia con Milano visto che altri hanno fatto splash.</strong> Altri chi? Certo Sassari ha sbagliato la partita dell’anno per questa idea di leggerezza, di gioia condivisa nel gioco d’attacco al corri e spara che ha sempre reso difficile la vita del Romeo Sacchetti Lancillotto alla corte di Artù mascherati: la formula delle partite ogni 48 ore era un veleno che lui aveva già dovuto bere in Europa e in coppa Italia. Pensava di essersi mitridatizzato, ma il tempo passa e non è soltanto una canzone da fa suonare al Sam di turno. Doveva sapere che i Diener e il Thornton gli sarebbero saltati per aria, insomma aveva necessità di preparare strategie alternative, conservative per avere almeno uno scudo difensivo decente e di all’erta nei momenti come quello della sua settima contro Cantù. Certo il destino e il mistero agonistico dello sport gli hanno fatto un brutto scherzo: la sua nave della serenità contro il Barbanera Trinchieri dove gli ammutinati sembravano fin troppi se la presidentessa non parla più con il manager che ha costruito la  storia della nuova Cantù dopo gli Allievi, se lui ha cercato di far capire al mondo che era il solo demiurgo del Cantuchi. Nella tempesta si sono ricompattati perché dentro c’era pur sempre qualcosa coltivato nel tempo.</p>
<p><strong>Per Sassari un frontale senza protezioni e capiamo la delusione, mentre capiamo meno questa moda dei giocatori, vinti o vincitori che lasciano i campi gesticolando, fingendo di essere eroi.</strong> Moda. Nuova moda. Ma dai. Sul campo si vedono los marones anche se le bragone di oggi nascondono tutto, vedi faraoni già pronti per la padella o per la piramide commemorativa e aveva ragione quel nostalgico della Bologna ormai perduta, a meno che Villalta non trovi l’oro oltre alla bacchetta magica, dicendo che non andava più al basket da quando avevano cambiato le misure delle mutande, perché a lui piacevano i sospensori in bella vista alla Baron Schull, almeno sapevi con chi avevi a che fare. Adesso sono tutti in maschera e col paradenti.</p>
<p><strong>A Reggio Emilia non  dobbiamo dire proprio niente:</strong> grande stagione, bel lavoro di gruppo e il domani sarà bellissimo se nessuno andrà ad invadere il territorio di competenza di chi è sulla stessa barca.</p>
<p>Pagelle nel cinema del basket che, purtroppo, non è silenzio e, cosa più grave, fa scrivere i copioni a della gente che dovrebbe stare al Bourgh del sciugalatt, insomma al mercato delle erbe meno nobili.</p>
<p><strong>10 A Luca BANCHI</strong> perché ci è venuto davvero il dubbio che fosse lui l’anima vera della Siena esacampione dal modo  in cui ha portato la nave oltre gli scogli di una stagione dove è accaduto di tutto, prima e durante la battaglia contro i nuovi mostri del sistema. Se votassimo adesso premieremmo lui per il capolavoro contro Milano, per la coppa Italia quando tutti stavano bene, per l’Eurolega giocata al meglio fino a quando è saltato l’impianto della luce interna e i giocatori andavano in ospedale. Mai un lamento, solo lavoro cercando di comprendere anche chi, per sua natura,  avrebbe messo nei ripostigli dove a Siena conservano la terra per la piazza.</p>
<p><strong>10 bis: Al POPOLO della DINAMO SASSARI</strong> per come ha salutato, fra lacrime e rimpianti, i suoi eroi. Sardara non dovrà fare passi indietro come  quelli di Milano, lui ha già fatto passi avanti di 5 anni.</p>
<p><strong>9 A Daniel HACKETT</strong> che sfidando rosa confetto, rosa orgasmo, Gentile, il mondo, ha fatto capire come sono fatti gli uomini anche di questa generazione al don Sergio Scariolo che in estate lo liquidò in 10 minutini  dicendo che doveva andare ad ingaggiare altri giocatori. Non sarà sempre il più bravo. Spesso ha peccato e lo sa. Ma se gli chiedi l’anima lui te la regala come diceva la Betta pesarese parlando di questo figlio adottato da una città di basket che ora si domanda persino se non sarebbe meglio chiudere.</p>
<p><strong>8 Al DATOME</strong> che invita Roma a ballare con la squadra di Calvani. Ha fatto bene a scegliere la vita grama fra gente che doveva guadagnarsi davvero il pane, nell’anno dove i presunti fenomeni, dentro e fuori dalla società, erano andati altrove.</p>
<p><strong>7 All’ARADORI</strong> da sbarco sul mare di Sardegna  con la Cantù che ha scelto la strada del sacrificio collettivo rimandando ogni processo e ogni sfogo al dopo, quando le bocce saranno ferme. Eviti, però, le truzzate da bullo che maramaldeggia su una vittoria.</p>
<p><strong>6 Al Max MENETTI</strong> che ci ha fatto divertire con il basket reggiano doc, dove la difesa aveva un senso e vi diciamo subito che non trovarsi la Trenkwalder, pur così povera di cambi nelle tonnare,  deve essere un sollievo per Cantù.</p>
<p><strong>5 Ai DIRIGENTI(?)  dell’Emporio Armani</strong> che per giustificare il ditino alzato di Langford hanno parlato di insulti razziali nella città che ha venerato tutti i grandi mori e ancora adesso protegge e difende i suoi campioni senza badare alla fede, alla razza e alla religione. Una banalità bambinesca che fotografa tutta la stagione armanizzante. Certo che le trombette di Siena erano strazio, certo che si dovrebbero fermare le partite quando dalle tribune usano lo stesso fischio degli arbitri, certo che bisognerebbe andarsene tutti insieme se un coro ricorda al campione di avere una madre peccatrice, non fanno male solo i buu, ma il problema va affrontato senza dare giustificazioni ai giocatori maleducati. Lo sono in tanti, troppi e non soltanto per i gesti. E’ maleducato chi non lavora duro in allenamento per diventare più bravo e pensa di essere già arrivato. Ne hanno tutti, qualcuno più di altri.</p>
<p><strong>4 Alla LEGA</strong> sfigata che si è trovata la polpetta avvelenata di una semifinale a Roma nel giorno della finale tutta capitolina della coppa Italia di calcio.  Un disastro dover cambiare  in corsa, anche se ci viene il dubbio che per certe cose sarebbe necessario avere visioni ed elasticità, prevedere, avere subito soluzioni di riserva che convincano anche questori prevenuti, gli stessi che martellano le frange del tifo ultras che il giudice del basket sembra non individuare dai fumosi referti arbitrali.</p>
<p><strong>3 Alle SOCIETA’</strong> in crisi che hanno accettato di buttare via quattrini per orari di gara costosi e nefasti, che non hanno mai fatto sborsare una lira a chi ti ruba anche il poco incasso che metti insieme. Non è per nostalgia che ci viene in mente Porelli quando consigliò, alla sua maniera pepolizzata, a chi aveva portato multe e squalifiche per la Virtus di presentarsi in sede al più  presto se non voleva essere visitato a casa proprio visto che c’erano foto e testimonianze audio.</p>
<p><strong>2 Ad Alessandro GENTILE, più che al Nicolò MELLI</strong> prigioniero del sistema balordo di una squadra sbagliata, perché nella stagione dei suoi splendidi progressi ha dimenticato di ripassare, da solo, di notte, le parti in commedia dove si chiede ad un giocatore di essere anche garanzia per la difesa. Contro di lui partita da canne al vento. Quasi sempre. Ai fessi che gli parlano di NBA risponda che deve ancora darci dentro tanto e non è vero che un grande giocatore si valuta per  i punti che segna, ma sempre e soltanto per quello che dà alla sua squadra in termini di sacrificio. Hackett che lo ha cucinato in gara 7 non sarà ricordato per i 25 punti, forse anche per quelli,  ma per essere stato  l’uomo capace di far tenere la testa alta a Siena anche quando Brown sembrava deciso a volare  altrove, anche quando vedeva gente smarrita cercare salute e posto sul campo.</p>
<p><strong>1 Ai MATURI BASKETTARI</strong> che andando contro ogni ordine dei medici si sono organizzati per una cerimonia  informale a calici aperti nel venerdì goriziano per poi puntare sulla Ghirada dove Buzzavo ha portato anche il presidente federale Petrucci così nostalgico del mondo che aveva trovato quando al suo fianco marciava Cesare Rubini, quando c’era da proteggere Vinci dalla sua santa  passione, quando sembrava che il basket avesse un&#8217;anima diversa come ha scritto il Beccantini  in rosa  vedendo la foto dell’ incontro fra Kenney e Meneghin da uomini maturi, due maturi baskettari che avremmo visto volentieri a Gorizia, nel nome di Pino Brumatti e poi alla Ghirada nel nome di tutti gli altri che ci hanno lasciato, ma che non dimenticheremo.</p>
<p><strong>0 A Sergio SCARIOLO e Livio PROLI</strong> perché la loro stagione è stata davvero fallimentare e ora vorrebbero farci credere che la colpa è dell’altro o degli altri.</p>
<p><strong>Oscar Eleni, giovedì 23 maggio 2013</strong></p>
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		<title>Le domande di Sydne Rome</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 10:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Olivari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Formula 1 La febbre della velocità]]></category>
		<category><![CDATA[Sydne Rome]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Monte Carlo, il paradiso in cui il serpente del fisco non entra&#8221;. Dove abbiamo ascoltato questa frase? a) Da Flavio Briatore, durante la presentazione del nuovo Billionaire Burkina Faso. b) Da Sergio Marchionne, mentre tentava di spiegare ai giornalisti le strategie di ottimizzazione fiscale della Fiat. c) Nel film Formula 1, la febbre della velocità, [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/01/formidabili-quegli-anni-ma-anche-no.html"     class="crp_title">Formidabili quegli anni, ma anche no</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/09/i-cazzuti-di-briatore.html"     class="crp_title">I cazzuti di Briatore</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/05/davvero-niente-malick.html"     class="crp_title">Davvero niente Malick</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/08/velatissimo-e-vai-fuori-di-gamba.html"     class="crp_title">Velatissimo&#8230; e vai fuori di gamba!</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/09/la-dolce-vita-di-antonioni.html"     class="crp_title">La Dolce vita di Antonioni</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Monte Carlo, il paradiso in cui il serpente del fisco non entra&#8221;. Dove abbiamo ascoltato questa frase? a) Da <strong>Flavio Briatore</strong>, durante la presentazione del nuovo Billionaire Burkina Faso. b) Da <strong>Sergio Marchionne</strong>, mentre tentava di spiegare ai giornalisti le strategie di ottimizzazione fiscale della Fiat. c) Nel film <em>Formula 1, la febbre della velocità</em>, visto ieri su RaiSport, con sceneggiatura di <strong>Oscar Orefici</strong> e una spettacolare <strong>Sydne Rome</strong> negli improbabili panni di una giornalista di inchiesta. Risposta giusta la c),  pretesto per segnalare un film-documentario per certi aspetti sconclusionato (mette insieme formula Indy, dragster, prototipi e altro, con interviste a vip appassionati tipo <strong>Gene Hackman</strong>) ma di sicuro molto interessante perché mostra i personaggi di un&#8217;era della F1 non più pionieristica ma ancora umana. Siamo nel 1978, due anni dopo l&#8217;incidente del Nurburgring, ed infatti a <strong>Niki Lauda</strong> è dedicata una delle &#8216;interviste&#8217; della Rome. Po<strong>i Hunt, Fittipaldi, Andretti</strong>, eccetera. Addirrittura un <strong>Bernie Ecclestone</strong> che fa il verso a sé stesso: &#8220;Qui ci sono tantissimi soldi. Quello che tutti vogliono non sono però i soldi, ma il successo&#8221;. Di straculto il product placement, ovvio quando si inquadrano le auto ma un po&#8217; meno ovvio quando si zumma su un pacchetto di Marlboro strategicamente vicino ad Hunt mentre gioca a backgammon (!) con la Rome in un giardino. Insomma, una meraviglia da premio J &amp; B. Film per appassionati di Formula Uno, che non scopriranno niente ma vedranno immagini scaldacuore, e anche per cultori della protagonista. Ricordata ingiustamente solo per la commedia sexy all&#8217;italiana (ma a parte <em>La Sculacciata</em> non ci vengono in mente tanti altri titoli) e non per i tanti film d&#8217;autore frequentati (per Polanski, Clement, Chabrol, Bondarchuk) o almeno per quelli medi (Zampa, Avati). Mentre per i più giovani è solo un personaggio televisivo, fra fiction e trasmissioni del genere salute e benessere.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=O39dWxbsOrk">http://www.youtube.com/watch?v=O39dWxbsOrk</a></p>
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		<title>L’Italia della continenza</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 13:55:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Olivari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Addio ai commenti veri sul web, sia quelli filtrati da moderatori (a meno che non siano aria fritta) che quelli liberi in seguito a una registrazione (quindi non anonimi, ma solo liberi). Ecco il testo della sentenza vagamente boldriniana, come spirito (ma il presidente della Camera non c&#8217;entra, qui la querela è stata sporta da [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/05/il-rutto-no.html"     class="crp_title">Il rutto no</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/04/lultimo-giorno-di-questo-indiscreto.html"     class="crp_title">L&#8217;ultimo giorno di questo Indiscreto</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/06/irritanti-sfigati.html"     class="crp_title">Irritanti sfigati</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/08/di-tutto-anche-se-non-di-piu.html"     class="crp_title">Di tutto anche se non di più</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/09/il-paese-dei-querelomani.html"     class="crp_title">Nel paese dei querelomani</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Addio ai commenti veri sul web, sia quelli filtrati da moderatori (a meno che non siano aria fritta) che quelli liberi in seguito a una registrazione (quindi non anonimi, ma solo liberi). <strong><a href="http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/wp-content/uploads/2013/05/Writersdream_sentenza.pdf">Ecco il testo della sentenza vagamente boldriniana, come spirito (ma il presidente della Camera non c&#8217;entra, qui la querela è stata sporta da una casa editrice di quelle che si fanno pagare dagli autori), del tribunale di Varese.</a> </strong>Noi che i tribunali li abbiamo sempre frequentati da querelati, per quanto a sproposito (en plein di denunce stracciate dal pm), sentiamo una bruttissima aria. E non c&#8217;entrano discorsi tromboneggianti sulla libertà di stampa e cose di questo genere. Qualunque prepotente e/o delinquente con qualche migliaio di euro da buttare può tenerti sotto scacco per anni senza di fatto rischiare alcunché, visto che la controquerela per calunnia o lite temeraria avrebbe ancora meno chance della querela originaria di tradursi in qualcosa. Il testo della sentenza, segnalato da Pier Luca Santoro, parla espressamente non di un articolo del sito in questione ma di un lungo dibattito avvenuto fra i lettori sul sito stesso. Tipo Indiscreto, insomma. Interessante è che il magistrato non entri nel merito degli interventi, ma che ne giudichi la cosiddetta &#8216;continenza&#8217;. In altre parole, si può scrivere  &#8217;Bernardo Provenzano, l&#8217;ex capo di Cosa Nostra&#8217; ma non &#8216;Bernardo Provenzano mafioso assassino&#8217;, indipendentemente dalla verità e dalle sentenze. E su questo saremmo anche d&#8217;accordo, il pubblico insulto non è certo una pena accessoria. Non siamo invece d&#8217;accordo sul filtro di qualsiasi espressione, che trasformerebbe i gestori di un sito in censori di professione e valutatori di ogni virgola. Finora su Indiscreto sono comparsi 211.647 commenti, conteggio WordPress che purtroppo dimentica metà della nostra storia (quella pre Blogger, dal 2000 al 2005, sul sito arancione In Lotus Notes), a fronte di 211.653 inviati. Non ci ricordiamo il motivo della cancellazione di quei 6&#8230; E quindi? Potremmo, dopo avere sentito quelli che i cialtroni definiscono &#8216;i nostri legali&#8217; (noi ne abbiamo uno e facciamo anche fatica a pagarlo), decidere di moderare il dibattito e cioé di mettere i commenti in stand-by pubblicandoli solo dopo attentissima lettura. Senza entrare nel merito, ma solo per quanto riguarda la continenza. Che qui viene dimenticata solo nell&#8217;1% dei casi, al contrario di quanto avviene in grandi realtà editoriali. Speriamo ovviamente che uno degli avvocati che leggono Indiscreto ci dica &#8216;Di questa sentenza non hai capito un cazzo&#8217;. Lo esentiamo dalla continenza.</p>
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		<title>Metodo Francis, la parte buona è la seconda?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 17:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Vittori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atletica]]></category>
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		<category><![CDATA[Ben Johnson]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi ricordate di Charlie Francis? Sì, l&#8217;allenatore di Ben Johnson, Desai Williams. Mark McKoy, Angela Issajenko e tanti altri. Cacciato dalla federazione canadese alla fine degli anni Ottanta dopo l&#8217;ammissione di aver dato steroidi a Johnson, ha continuato a seguire atleti (fra questi Marion Jones) teorizzando il doping come necessario per gli atleti di elìte [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/08/nessuno-sapeva-di-schwazer.html"     class="crp_title">Nessuno sapeva di Schwazer</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/10/un-colpo-di-tous.html"     class="crp_title">Un colpo di Tous</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/09/dimmi-quande-quande-quande.html"     class="crp_title">Dimmi Quande Quande Quande</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/07/il-valore-di-josefa.html"     class="crp_title">Il valore di Josefa</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/03/bezabeh-ci-ha-solo-provato.html"     class="crp_title">Bezabeh ci ha solo provato</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate di <strong>Charlie Francis</strong>? Sì, l&#8217;allenatore di <strong>Ben Johnson</strong>, Desai Williams. Mark McKoy, Angela Issajenko e tanti altri. Cacciato dalla federazione canadese alla fine degli anni Ottanta dopo l&#8217;ammissione di aver dato steroidi a Johnson, ha continuato a seguire atleti (fra questi <strong>Marion Jones</strong>) teorizzando il doping come necessario per gli atleti di elìte e soprattutto per gli sprinter. Ha scritto anche libri tecnici sull&#8217;atletica, allenando campioni di vari altri sport, prima di morire nel 2010 a soli 52 anni per un linfoma. Non voglio ripetere cose che ho già detto quando era in vita, quindi parlo del presente. E nel presente mi risulta che nel 2013 diversi (troppi) velocisti italiani, di vari livelli, usino il cosiddetto Metodo Francis. Non è un segreto, alcuni pare anzi che ne vadano orgogliosi. Sembra che i nostri atleti (o i loro allenatori) non si rendano conto di fare una cosa di cui non andare fieri. O addirittura una cosa inutile. Il principio base di Francis è, in teoria, che &#8216;less is more&#8217;. In altre parole, secondo Francis il problema da evitare più di tutti gli altri è il super-allenamento. Quindi bisogna programmare lavori intensi in finestre temporali ristrette, curando solo in queste finestre la forza e concentrandosi per il resto su recupero e programmazione a lungo periodo. E&#8217; ovvio che agli occhi degli atleti questa teoria abbia un suo fascino, magari in un intervento futuro su Indiscreto entreremo nel merito biologico e biomeccanico della questione. I fatti però dimostrano che gli atleti di Francis che sono arrivati a certi livelli hanno fatto il salto di qualità solo grazie a quelli che con un eufemismo chiamo prodotti esogeni. E, senza eufemismo, doping. Non mi vengono in mente altri allenatori con così tanti squalificati fra chi ha lavorato con loro, non può essere sempre stato un complotto. Visto che Johnson, per stessa ammissione di Francis davanti alla commissione d&#8217;inchiesta del governo canadese, assumeva steroidi dal 1981, ben 7 anni prima dei Giochi di Seul. E che già trattato con il Metodo Francis veniva battuto da Pavoni e Simionato (in un incontro fra nazionali a Venezia), prima di esplodere ai livelli che sappiamo. Dicono che la scuola tecnica italiana sia da buttare, ed in effetti è già stata buttata (basta vedere cosa è diventata Formia). La scuola di adesso, parlando solo di tecnica, è invece almeno in parte quella del Metodo Francis. La storia dice però che senza la seconda parte del metodo non si arriva ai vertici mondiali. Che sia proprio questa la parte buona?</p>
<p><strong>Carlo Vittori, in esclusiva per Indiscreto</strong></p>
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		<title>Open</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:06:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Olivari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un inserto di Repubblica siamo stati definiti &#8216;personalità della rete&#8217; e già con questo potremmo chiudere il post. Siamo in purissima zona Balotelli-Time, per motivi finanziari e contrattuali fra l&#8217;altro abbiamo molti più titoli di SuperMario per essere definiti negri italiani. Ma comunque&#8230; insieme ad otto colleghi siamo stati scelti un mese fa per [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/10/il-loft-di-via-porpora.html"     class="crp_title">Il loft di via Porpora</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/11/ipad-mini-prime-sensazioni.html"     class="crp_title">iPad mini, prime sensazioni</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/09/gioco-a-sum-zero.html"     class="crp_title">Gioco a Sum Zero</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/07/ha-applaudito-anche-paul-young.html"     class="crp_title">Ha applaudito anche Paul Young</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/12/cliccate-sul-banner-di-yalla-yalla.html"     class="crp_title">Cliccate sul banner di Yalla Yalla</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.indiscreto.info/2013/05/open.html/openwifimilano" rel="attachment wp-att-12049"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12049" alt="openwifimilano" src="http://www.indiscreto.info/wp-content/uploads/2013/05/openwifimilano-150x150.jpg" width="150" height="150" /></a>In un inserto di Repubblica siamo stati definiti &#8216;personalità della rete&#8217; e già con questo potremmo chiudere il post. Siamo in purissima zona Balotelli-Time, per motivi finanziari e contrattuali fra l&#8217;altro abbiamo molti più titoli di SuperMario per essere definiti negri italiani. Ma comunque&#8230; insieme ad otto colleghi siamo stati scelti un mese fa per testare <strong><a href="http://info.openwifimilano.it/it/">il servizio di Open Wifi messo in piedi dal comune di Milano</a></strong> con la collaborazione di Microsoft<strong>. </strong>Noi addirittura nella zona 1, cioè il centrissimo, che di solito raggiungiamo dopo nove (Bande Nere-Gambara-De Angeli-Wagner-Pagano-Conciliazione-Cadorna-Cairoli-Cordusio) fermate di metropolitana per arrivare nella ipertecnologica (fino a qualche mese fa nell&#8217;armadio comune troneggiava un telex: sarà uno di quelli &#8216;sòla&#8217; di De Benedetti? Visto che il palazzo è del ministero dello Sviluppo Economico, dove è confluito il vecchio Poste e Telecomunicazioni&#8230;) sede di Indiscreto. La missione era di scrivere le cose &#8216;milanesi&#8217; (comprendendo Inter, Milan, Olimpia, eccetera) che già scrivevamo ogni giorno su Twitter (<strong>@StefanoOlivari</strong>) per gli oltre 1.600 follower ma soprattutto per la nostra libidine personale, mettendo alla fine l&#8217;hashtag #explorami in modo da avere alla fine una specie di timeline milanese, con contributi di ognuno secondo i propri interessi. Una missione all&#8217;altezza delle nostre possibilità. <strong>Per farla breve, l&#8217;Open Wifi funziona?</strong> Insomma, siamo come Copenhagen, Amsterdam, Stoccolma, Saturno e tutto il mitico <em>estero</em>? La risposta è dopata. Non dai soldi (abbiamo ricevuto un compenso dalla società esterna che ha condotto il sondaggio, congelata l&#8217;IMU l&#8217;unico rapporto che abbiamo con il Comune rimane il pagamento della tassa sui rifiuti), ma dal fatto che esiste sul sito una mappa degli hotspot presenti in città, che ovviamente è stata la prima cosa che abbiamo guardato. In altre parole, raramente abbiamo provato a collegarci in vie che sapevamo non essere coperte dal servizio. Quindi la sorpresa nel trovarci connessi è sempre stata relativa. <strong>L&#8217;iscrizione presso il sito info.openwifimilano.it</strong> è facile, di fatto basta lasciare un numero di cellulare che funge anche da username e poi si riceve sul cellulare stesso la password. Complice il fatto che non lo usino in miliardi di persone nello stesso punto (comunque gli iscritti sono circa 70mila), il segnale è sempre buono e le limitazioni possono irritare solo lo smanettone che scarica diecimila film (che peraltro non guarderà mai). <strong>A questo proposito, bisogna parlare proprio del tetto al servizio: oltre i 300 MB scaricati si può navigare veloci per massimo un&#8217;ora, poi scaduta l&#8217;ora e fino a mezzanotte si viaggia a 192 KB al secondo</strong>. Ma a noi, che leggiamo solo i siti dei giornali e i blog di informazione, cosa ce ne importa? Se un fanatico di eMule vuole stare ore sotto la pioggia a scaricare tutte le puntate di CSI il problema è suo, non della connessione&#8230; <strong>Un bel servizio, in definitiva, oltretutto gratuito. Ma che al momento non ci libera dall&#8217;uso di chiavine varie, visto che le periferie sono coperte poco.</strong> E noi che abitiamo proprio sopra il deposito dei tram, quella di Eros Ramazzotti da metafora si è trasformata in realtà, a casa l&#8217;Open Wifi non ce l&#8217;abbiamo. Parlando solo della &#8216;nostra&#8217; zona di competenza, è chiara la differenza fra piazza Duomo, per dire, e il Parco Sempione (dove comunque gli hotspot non mancano, bisogna solo posizionarsi bene) o i Giardini della Guastalla. Insomma, per stare al parco guardando su SkyGo il wrestling (o il calcio, che è la stessa cosa) bisogna avere la propria mattonella. Conclusione? Difficile nel prossimo futuro che Tim, Vodafone e Wind vendano tanti abbonamenti dati a Milano, appena la massa comincerà ad usare l&#8217;Open Wifi. Saranno però contenti i turisti e le persone di passaggio, oltre che i genitori di bambini sempre attaccati ai social network. Dovranno spendere soldi dallo psichiatra, ma la bolletta telefonica sarà più leggera. E noi? <strong>Mentre in mezzo a una piazza con il nostro iPad leggiamo di Balotelli, magari arriva da dietro Kabobo e ci piccona</strong>. Magari anche no, nel caso passeremo alla pagina successiva senza pagare.</p>
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		<title>Nadal è solo più forte</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Olivari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[20 vittorie di Nadal su Federer in 30 scontri diretti in tornei ufficiali, 13 a 2 limitando la statistica alla terra battuta. Con Djokovic, tanto per fare un paragone, Nadal è avanti 19 a 15. Il fuoriclasse svizzero non è finito, anche se nella finale del Foro Italico (raggiunta con un tabellone morbido, ma superando [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/03/la-pasqua-di-nadal.html"     class="crp_title">La Pasqua di Nadal</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2011/05/ci-vuole-un-fisico-bestiale-ma-vale-per-tutti.html"     class="crp_title">Ci vuole un fisico bestiale (ma vale per tutti)</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2010/11/un-livello-superiore.html"     class="crp_title">Un livello superiore</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/01/il-copione-fisso.html"     class="crp_title">Il copione fisso</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2010/09/nadal-e-soltanto-il-piu-forte.html"     class="crp_title">Nadal è soltanto il più forte</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>20 vittorie di Nadal su Federer in 30 scontri diretti in tornei ufficiali, 13 a 2 limitando la statistica alla terra battuta. Con Djokovic, tanto per fare un paragone, Nadal è avanti 19 a 15. Il fuoriclasse svizzero non è finito, anche se nella finale del Foro Italico (raggiunta con un tabellone morbido, ma superando da Federer il super-emergente Janowicz, secondo noi in prospettiva a livello Dimitrov) si è vista la sua peggiore incarnazione anti-Nadal: non il Federer che si ostina vincere alla Playstation, con il suo rovescio incrociato e il suo diritto a uscire che vengono azzerati dall&#8217;allungo di diritto di Nadal, ma il Federer che ha molte occasioni per tirare dalla sua mattonella e che le fallisce mandando la palla fuori o lasciando andare il braccio a tre quarti, cosa che può andare bene quasi sempre ma non al livello Nadal. Al di là del fatto che tutti vorrebbero giocare come Federer, non ultimi i suoi avversari, si può tranquillamente dire che Nadal sia in prospettiva storica più forte di Federer. I cinque anni di differenza contano meno che in altre situazioni, perché Federer è diventato Federer a Wimbledon 2003 (a 22 anni), mentre Nadal è diventato Nadal al Roland Garros di 2 stagioni dopo (a 19 anni). Fanno quindi parte della stessa generazione tennistica e non a caso in quella successiva vengono collocati Murray e Djokovic che sono di solo un anno più giovani dello spagnolo. Che è uscito vivo, vivissimo, da un torneo dove ha rischiato tanto contro Gulbis e sofferto un po&#8217; contro un Ferrer con cui non riesce a perdere nemmeno volendo. Mentre Federer in scioltezza, e di sera, sembrava diverso da quello battuto da Nishikori a Madrid. Però ha rimediato una sconfitta paragonabile, per le sensazioni date, a quella della finale 2008 del Roland Garros (questo per dire che la patente di &#8216;bollito&#8217; potrebbe essere prematura, anche se 32 anni non sono 27). E quindi? Al Roland Garros che inizierà fra pochi giorni Nadal potrà perdere solo dal miglior Djokovic, quello rabbioso di Monte Carlo. Punto. Quanto a Federer, quelli che parlano di &#8216;complesso Nadal&#8217; magari hanno ragione, ma gli fanno anche un favore. La verità è che Nadal è più forte di Federer. Non necessariamente più in alto di lui nella storia del tennis, ma più forte di lui quando si incontrano. Vengono in mente le parole di Agassi nel periodo in cui Sampras era ingiocabile: &#8220;Riducete tutto alla psicologia, ma se il suo servizio nemmeno lo vedo partire non è per colpa del mio cervello&#8221;. In altre parole, sul divano possiamo dire che Federer contro Nadal dovrebbe tirare rovesci lungolinea a tutto braccio e tenere alta la percentuale di prime palle sul servizio (vengono in mente discorsi calcistici del genere &#8216;Devono essere più lucidi vicino alla porta&#8217;). Però non è facile, nemmeno per il numero 3 del mondo.</p>
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		<title>Giordani senza santini</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Olivari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le continue citazioni di frasi Aldo Giordani, da parte di chi lo ha conosciuto anche solo come suo lettore, avranno forse stancato gli appassionati di pallacanestro più giovani. Noi però non siamo giovani e quindi spinti dalla recensione di Fabrizio Provera abbiamo letto avidamente, sia pure a diversi mesi dall&#8217;uscita, Quando il basket era il [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/03/i-due-registri-di-aldo-giordani.html"     class="crp_title">I due registri di Aldo Giordani</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/01/il-sacro-fuoco-della-grecia.html"     class="crp_title">Il sacro fuoco della Grecia</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/10/grandezza-di-diamantidis-e-giordani.html"     class="crp_title">Grandezza di Diamantidis e Giordani</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/05/dei-giochi-freguntubo.html"     class="crp_title">Dei Giochi freguntubo</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2010/07/laltra-milano-un-anno-dopo.html"     class="crp_title">L&#8217;Altra Milano un anno dopo</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le continue citazioni di frasi <strong>Aldo Giordani</strong>, da parte di chi lo ha conosciuto anche solo come suo lettore, avranno forse stancato gli appassionati di pallacanestro più giovani. Noi però non siamo giovani e quindi spin<a href="http://www.indiscreto.info/2013/03/i-due-registri-di-aldo-giordani.html">ti </a><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/03/i-due-registri-di-aldo-giordani.html">dalla recensione di Fabrizio Provera</a></strong> abbiamo letto avidamente, sia pure a diversi mesi dall&#8217;uscita, <em>Quando il basket era il Jordan &#8211; Aldo Giordani vent&#8217;anni dopo</em>, edito dalla Libreria dello Sport e scritto da vari autori sotto la supervisione della famiglia Giordani (le figlie Valeria e Claudia, ex argento olimpico a Innsbruck 1976 nello slalom, il figlio Marco ora megadirettore naturale a Mediaset). Con queste premesse di solito il fallimento è annunciato: quasi ogni operazione editoriale autorizzata si risolve in un noioso santino, al di là del successo commerciale. Una volta sola ci siamo trovati, come micro-editori, più micro che editori, in una situazione del genere, con un libro su<strong> Meazza</strong>: il testo era così acritico, sciatto e retorico che abbiamo preferito perdere soldi e tempo certi (il concetto dello stop loss) piuttosto che pubblicarlo con vergogna. Non diamo un giudizio simile, però, sul libro riguardante Giordani, perché si tratta di un&#8217;opera in cui alcuni capitoli sono da vette del giornalismo, alcuni normali ed altri modestissimi (tremendi i &#8216;contributi&#8217; di <strong>Petrucci</strong> e <strong>Bulgheroni, </strong>prezzemolini mitizzati da quelli della parrocchietta).  Le vette, siamo d&#8217;accordo con Provera, sono toccate dai pezzi di <strong>Luca Chiabotti</strong> e <strong>Flavio Tranquillo</strong>. Il primo ha vissuto tutta l&#8217;epopea (1978-1992) del Superbasket giordaniano, il secondo una buona e significativa parte. Entrambi, al netto dell&#8217;ammirazione per il maestro, sono stati capaci di non trasformare il ricordo nella solita litania di aneddoti (che comunque non mancano) tipica dei libri sul basket. Usando chiavi diverse (Chiabotti quella del Jordan scrivente e direttore, Tranquillo quella del telecronista), hanno analizzato in modo critico le trasformazioni del giornalismo e della pallacanestro con la consapevolezza che un personaggio del genere non sarebbe proponibile ai giorni nostri. Prima di tutto perché Giordani era la pallacanestro italiana: fra i tanti giornali in cui scriveva prima del parto di Superbasket alla Rai, era senza dubbio anche un uomo di potere. E poi anche perché era un giornalista a più dimensioni: piazzista del prodotto basket ai microfoni Rai, quando si rivolgeva necessariamente a un pubblico generalista (complice il fatto che ci fossero due canali, certi ascolti degli anni Sessanta e Settanta sarebbero oggi inimmaginabili), criptico insider su Superbasket attraverso anche i leggendari pallini e i mille pseudonimi (Mister Pressing il più famoso), critico equilibrato sul Guerino, animale da convegno ovunque ci fosse da parlare di pallacanestro. L&#8217;atmosfera allegra e per appassionati di Superbasket è il cuore pulsante dell&#8217;intervento di Chiabotti, molto bravo anche nel raccontare gli inizi di Giordani e la sua incredibile capacità di essere aggiornato sul basket americano in un&#8217;epoca in cui per NBA e NCAA non esisteva nemmeno il sentito dire. Mentre fra le tante facce di Giordani ricordate da Tranquillo la più divertente e generazionale è senz&#8217;altro quella estiva, nel senso dei tornei estivi che negli anni Settanta e Ottanta avevano un successo di pubblico strepitoso coinvolgendo americani di livello necessariamente altissimo, visto che la NBA offriva 150 posti di lavoro in meno rispetto a quelli di oggi e che l&#8217;Italia era insieme alla Spagna l&#8217;unico sbocco professionistico di un certo livello possibile fuori dagli Stati Uniti. Conclusione? Ci è rimasta la voglia di leggere un libro solo sul Superbasket di Aldo Giordani scritto da Chiabotti e Tranquillo, magari con pennellate di <strong>Federico Buffa</strong>. Perché molti, non solo i campioni, possono essere buoni padri ma in pochi hanno buone idee.</p>
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		<title>Figli di Iorio</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Olivari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esiste un italiano di mezza età che non sia mai stato in gita scolastica al Vittoriale? Noi triplete elementari-medie-liceo, sognando di essere Gabriele D&#8217;Annunzio. Non per la prosa ottocentesca, ma per la vita ai confini della realtà: per non parlare del volo su Vienna o della liberazione di Fiume, colpisce ancora oggi l&#8217;incredibile il numero [...]<div class="crp_related"><h3>Articoli correlati:</h3><ul><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/10/sfondati-dagli-ebook.html"     class="crp_title">Sfondati dagli eBook</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/03/gli-ignoranti-degli-anni-sessanta.html"     class="crp_title">Gli ignoranti degli anni Sessanta</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/05/i-ricordi-del-vecchio-caressa.html"     class="crp_title">I ricordi del vecchio Caressa</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2012/11/uneroina-a-washington-square.html"     class="crp_title">Un&#8217;eroina a Washington Square</a></strong></li><li><strong><a href="http://www.indiscreto.info/2013/03/leggendo-camoranesi.html"     class="crp_title">Leggendo Camoranesi</a></strong></li></ul></div>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un italiano di mezza età che non sia mai stato in gita scolastica al Vittoriale? Noi triplete elementari-medie-liceo, sognando di essere Gabriele D&#8217;Annunzio. Non per la prosa ottocentesca, ma per la vita ai confini della realtà: per non parlare del volo su Vienna o della liberazione di Fiume, colpisce ancora oggi l&#8217;incredibile il numero di collaborazioni e marchette con giornali di tutto il mondo. E non bastava mandare una e-mail&#8230; Ci è venuto in mente D&#8217;Annunzio perché al salone del libro di Torino verranno presentate diverse opere che lo riguardano. Fra queste un libro di Giordano Bruno Guerri<em>, </em>che già qualche annio fa aveva scritto una biografia del Vate<em>, La mia vita carnale &#8211; D&#8217;Annunzio 150</em> (sembra il titolo di un film di Tinto Brass, già vediamo una giovane Debora Caprioglio nei panni della servetta) e un eBook multimediale ideato dall&#8217;attore Edoardo Sylos Labini (marito di Luna Berlusconi, figlia di Paolo), che mescola teatro e storia. Leggeremo con interesse, noi che con Andrea Sperelli  non abbiamo purtroppo in comune nemmeno la redingote (capo caro all&#8217;amico Italo Muti, che ai raduni di giovani toscani liberali ne fa a volte sfoggio e che di D&#8217;Annunzio apprezza anche l&#8217;appartenenza massonica). E adesso la citazione dotta, Andrea Roncato-Margheritoni in <em>Mezzo destro mezzo sinistro</em>: &#8220;Hanno fatto un libro per la figlia di Iorio? Alla figlia di Paolo Rossi allora devono fare una biblioteca!&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=zXNfTjnJdJ4">http://www.youtube.com/watch?v=zXNfTjnJdJ4</a></p>
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