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	<title>"...in purissima follia!"</title>
	<link>http://carminemiccoli.altervista.org</link>
	<description>Diario notturno del mio pellegrinaggio nel mondo</description>
	<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 01:56:40 +0000</pubDate>
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		<title>Poeta</title>
		<link>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/560</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 01:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Testi e immagini</category>
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		<description><![CDATA[
    La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image559" src="http://carminemiccoli.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/poeta che sale.jpg" alt="poeta che sale.jpg" /></p>
<p>    La mia poesia è alacre come il fuoco<br />
trascorre tra le mie dita come un rosario.<br />
Non prego perché sono un poeta della sventura<br />
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,<br />
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,<br />
sono il poeta che canta e non trova parole,<br />
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,<br />
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,<br />
sono la vanagloria che si lascia cadere,<br />
il manto di metallo di una lunga preghiera<br />
del passato cordoglio che non vede la luce.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(A. Merini)</span></p>
]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Come colomba</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Testi e immagini</category>
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		<description><![CDATA[



(C. Veloso, &#8220;Cucurrucucu Paloma&#8221;, in P. Almodovar, &#8220;Parla con lei&#8220;, 2002)

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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="445" height="364"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bkAZJxDNj4Q&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/bkAZJxDNj4Q&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"></embed></object></p>
<p><span style="font-style: italic;">(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caetano_Veloso">C. Veloso</a>, &#8220;Cucurrucucu Paloma&#8221;, in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pedro_Almod%C3%B3var">P. Almodovar</a>, &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parla_con_lei">Parla con lei</a>&#8220;, 2002)</span>
</p>
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	</item>
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		<title>Come uno straniero</title>
		<link>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/557</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 23:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Testi e immagini</category>
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		<description><![CDATA[
Mi chiedete una nota biografica, cosa che sempre m’imbarazza. I dati biografici o anche soltanto anagrafici sono quanto uno ha di più privato e dichiararli è un po&#8217; come affrontare una psicanalisi. (Almeno credo: non mi sono mai fatto psicanalizzare). Comincerò dicendo che sono nato nel segno della Bilancia: perciò nel mio carattere equilibrio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image556" src="http://carminemiccoli.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/specchio (magritte).jpg" alt="specchio (magritte).jpg" /></p>
<p>Mi chiedete una nota biografica, cosa che sempre m’imbarazza. I dati biografici o anche soltanto anagrafici sono quanto uno ha di più privato e dichiararli è un po&#8217; come affrontare una psicanalisi. (Almeno credo: non mi sono mai fatto psicanalizzare). Comincerò dicendo che sono nato nel segno della Bilancia: perciò nel mio carattere equilibrio e squilibrio correggono a vicenda i loro eccessi. Sono nato mentre i miei genitori stavano per tornare in patria dopo anni passati nei Caraibi: da ciò l’instabiltà geografica che mi fa continuamente desiderare un altrove. Il sapere dei miei genitori convergeva sul regno vegetale, le sue meraviglie e virtù. Io, attratto da un’altra vegetazione, quella delle frasi scritte, voltai le spalle a quanto essi m’avrebbero potuto insegnare; ma la sapienza dell’umano mi restò ugualmente estranea. Sono cresciuto dall’infanzia alla giovinezza in una città della Riviera, raccolta nel suo microclima. Tanto il mare contenuto in un golfo, quanto la folta montagna m’apparivano rassicuranti e protettivi; dall’Italia mi separava il sottile nastro di una strada litoranea, dal mondo una vicina frontiera. L’uscire dal quel guscio fu per me ripetere il trauma della nascita, ma solo ora me ne accorgo? Cresciuto in tempi di dittatura, raggiunto dalla guerra totale in età di leva, m’è rimasta l’idea che vivere in pace e in libertà sia una fragile fortuna, che da un momento all’altro potrebbe essermi tolta nuovamente. In questo assillo, la politica occupò una parte eccessiva delle preoccupazioni della mia gioventù. Dico eccessiva per me, per quello che avrei potuto dare io di utile, mentre cose che sembrano lontane dalla politica contano molto di più come influenza sulla storia (anche politica) delle persone e dei paesi. Appena finita la guerra, avevo sentito il richiamo della grande città, più forte di quello del mio radicamento provinciale. Fu così che mi trovai per qualche tempo a esitare tra Milano e Torino: la scelta di Torino ebbe certo le sue ragioni e non fu senza conseguenze: ora ho dimenticato sia le une che le altre, ma per anni mi dicevo che se avessi scelto Milano tutto sarebbe stato differente. Tentai presto l’arte dello scrivere; pubblicare mi fu facile; trovai subito comprensione e favore; ma tardai a rendermene conto e a convincere me stesso che non era un caso. Lavorando in una casa editrice, ho dedicato più tempo ai libri degli altri che ai miei. Non lo rimpiango: tutto ciò che serve all’insieme d’una convivenza civile è energia ben spesa. Da Torino, città seria ma triste, m’accadeva di scivolare spesso e facilmente verso Roma. (Del resto, gli unici italiani che ho sentito parlare di Roma in termini non negativi sono i torinesi). E così forse Roma sarà la città italiana in cui avrò vissuto più a lungo, senza mai domandarmene il perché. <span style="font-style: italic;">Il luogo ideale per me è quello in cui è più naturale vivere da straniero</span>: perciò è Parigi la città in cui ho preso moglie, ho messo casa, ho allevato una figlia. Anche mia moglie è straniera: in tre parliamo tre lingue differenti. Tutto può cambiare, ma non la lingua che ci portiamo dentro, anzi che ci contiene dentro di sé come un mondo più esclusivo e definitivo del ventre materno. Mi accorgo che in questa autobiografia mi sono dilungato soprattutto sulla nascita, e delle fasi successive ho parlato come un proseguimento del venire alla luce, e ora tendo addirittura a tornare ancor più indietro, al mondo prenatale. Questo è il rischio che corre ogni autobiografia sentita come esplorazione delle origini, come quella di Tristan Shandy che si dilunga sugli antecedenti e quando arriva al punto in cui dovrebbe cominciare a raccontare la sua vita non trova più niente da dire.<br />
&nbsp;<br />
<span style="font-style: italic;">(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Calvino">I. Calvino</a>)</span>
</p>
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		<title>In meditazione con Giorgio La Pira</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 02:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Riflessioni</category>
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		<description><![CDATA[    La meditazione domenicale, condivisa col sito &#8220;gemellato&#8221; con queste pagine notturne&#8230;
    Quando Cristo mi giudicherà, io so di certo che Egli mi farà questa domanda: Come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    <span style="font-style: italic;">La meditazione domenicale, condivisa col <a href="http://concettabomba.blogspot.com/2009/11/in-meditazione-con-giorgio-la-pira.html#links">sito</a> &#8220;gemellato&#8221; con queste pagine notturne&#8230;</span></p>
<p>    Quando Cristo mi giudicherà, io so di certo che Egli mi farà questa domanda: Come hai moltiplicato, a favore dei tuoi fratelli, i talenti privati e pubblici che ti ho affidato? Cosa hai fatto per sradicare dalla società la miseria dei tuoi fratelli e, quindi, la disoccupazione che ne è la causa fondamentale? Né potrò addurre, a scusa della mia inazione o della mia ineffcace azione, le ragioni “scientifiche” del sistema economico. Abbiamo una missione trasformante da compiere: dobbiamo mutare - quanto è possibile - le strutture di questo mondo per renderle al massimo adeguate alla vocazione di Dio. Siamo dei laici: padri di famiglia, insegnanti, operai, impiegati, industriali, artisti, commercianti, militari, uomini politici, agricoltori e così via; il nostro stato di vita ci fa non solo spettatori, ma necessariamente attori dei più vasti drammi umani. Si resta davvero stupiti quando, per la prima volta, si rivela alla nostra anima l’immenso campo di lavoro che Dio ci mette davanti&#8230; Il nostro piano di santificazione è sconvolto: noi credevamo che bastassero le mura silenziose dell’orazione! Credevamo che chiusi nella fortezza interiore della preghiera, noi potevamo sottrarci ai problemi sconvolgitori del mondo; e invece nossignore&#8230; L’elemosina non è tutto: è appena l’introduzione al nostro dovere di uomini e di cristiani; le opere anche organizzate della carità non sono ancora tutto; il pieno adempimento del nostro dovere avviene solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata al comandamento principale della carità. Abbiamo veramente compreso che la perfezione individuale non disimpegna da quella collettiva? Che la vocazione cristiana è un carico che comanda di spendersi, senza risparmio, per gli altri? Problemi umani, problemi cristiani; niente esonero per nessuno.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Pira">G. La Pira</a>)</span>
</p>
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		<title>Scrivere</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 00:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
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(da A. Tarkovskij, &#8220;Stalker&#8220;, 1979)

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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="445" height="364"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0qcND5FJKTI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0qcND5FJKTI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"></embed></object></p>
<p><span style="font-style: italic;">(da </span><a style="font-style: italic;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrej_Arsen%27evi%C4%8D_Tarkovskij">A. Tarkovskij</a><span style="font-style: italic;">, &#8220;</span><a style="font-style: italic;" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stalker">Stalker</a><span style="font-style: italic;">&#8220;, 1979)</span>
</p>
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		<title>Divino</title>
		<link>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/553</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 02:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
    Mi piace pensare che il divino sia forse il meno visibile più che l&#8217;invisibile; il mormorio più che il silenzio; la discrezione più che la catastrofe. Forse le trombe di Gerico saranno soltanto una parola sconvolgente sussurrata al nostro orecchio. L&#8217;esplosione del giorno si farà un po&#8217; più viva. Il melo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image552" src="http://carminemiccoli.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/invito al silenzio.jpg" alt="invito al silenzio.jpg" /></p>
<p>    Mi piace pensare che il divino sia forse il meno visibile più che l&#8217;invisibile; il mormorio più che il silenzio; la discrezione più che la catastrofe. Forse le trombe di Gerico saranno soltanto una parola sconvolgente sussurrata al nostro orecchio. L&#8217;esplosione del giorno si farà un po&#8217; più viva. Il melo avrà un&#8217;aria più felice, la quercia più eterna, e su ogni viso la grazia dei giorni unici diventerà quotidiana.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emmanuel_Mounier">E. Mounier</a>)</span>
</p>
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		<title>Pianto</title>
		<link>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/551</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 00:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Testi e immagini</category>
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		<description><![CDATA[    Per ricordare Pier Paolo Pasolini e la &#8220;bambina Merini&#8221;, come egli la chiamava, totalmente disarmato di fronte &#8220;a questa mostruosa intuizione poetica”. Uniti, insieme, in una stessa lacrima, uno stesso canto&#8230;




(da P. P. Pasolini, &#8220;Teorema&#8221;, 1968)

Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l&#8217;ombra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    <span style="font-style: italic;">Per ricordare Pier Paolo Pasolini e la &#8220;bambina Merini&#8221;, come egli la chiamava, totalmente disarmato di fronte &#8220;a questa mostruosa intuizione poetica”. Uniti, insieme, in una stessa lacrima, uno stesso canto&#8230;</span><br style="font-style: italic;" /></p>
<p><object width="445" height="364"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0Mg4DSmZelY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0Mg4DSmZelY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"></embed></object></p>
<p><span style="font-style: italic;">(da P. P. Pasolini, &#8220;Teorema&#8221;, 1968)</span></p>
<p><span style="font-weight: bold;"></span><br />
Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza<br />
o gemma che trapassi il suono<br />
col tuo respiro l&#8217;ombra che sta ferma<br />
di fronte ad un porto di paura<br />
quel trascendere il mito<br />
come se fosse forzatamente azzurro<br />
o chi senza abbandono<br />
che non sanno che il pianto dei poeti<br />
è solo canto.<br />
Canto rubato al vecchio del portone<br />
rubato al remo del rematore<br />
alla ruota dell&#8217;ultimo carro<br />
o pianto di ginestra<br />
dove fioriva l&#8217;amatore immoto<br />
dalle turbe angosciose di declino<br />
io sono l&#8217;acqua che si genuflette<br />
davanti alla montagna del tuo amore.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(A. Merini)</span>
</p>
]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Canto alla luna - In memoria di Alda Merini (1931-2009)</title>
		<link>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/550</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 00:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Notizie</category>
	<category>Testi e immagini</category>
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		<description><![CDATA[
    La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buio
a ghermirti nell&#8217;anima ferita.
La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.
Io sono nata zingara, non ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="image549" src="http://carminemiccoli.altervista.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/alda merini.jpg" alt="alda merini.jpg" /></p>
<p>    La luna geme sui fondali del mare,<br />
o Dio quanta morta paura<br />
di queste siepi terrene,<br />
o quanti sguardi attoniti<br />
che salgono dal buio<br />
a ghermirti nell&#8217;anima ferita.<br />
La luna grava su tutto il nostro io<br />
e anche quando sei prossima alla fine<br />
senti odore di luna<br />
sempre sui cespugli martoriati<br />
dai mantici<br />
dalle parodie del destino.<br />
Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,<br />
ma forse al chiaro di luna<br />
mi fermerò il tuo momento,<br />
quanto basti per darti<br />
un unico bacio d&#8217;amore.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alda_Merini">A. Merini</a>)</span>
</p>
]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Da padre a Padre</title>
		<link>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/548</link>
		<comments>http://carminemiccoli.altervista.org/archives/548#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 01:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Testi e immagini</category>
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		<description><![CDATA[



    Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
È a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="445" height="364"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/h4k37dpXrB4&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/h4k37dpXrB4&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6&#038;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"></embed></object></p>
<p>    Padre nostro che sei nei Cieli,<br />
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.<br />
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.<br />
Padre nostro che sei nei Cieli:<br />
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…<br />
È a terra, non si difende più…<br />
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.<br />
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto<br />
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.<br />
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:<br />
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.<br />
Quanta inutile buona educazione!<br />
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.<br />
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.<br />
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.</p>
<p>Padre nostro che sei nei Cieli:<br />
sono diventato padre, e il grigio degli alberi<br />
sfioriti, e ormai senza frutti,<br />
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.</p>
<p>Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto<br />
agli altri il mio potere perduto.<br />
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.<br />
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza<br />
del possedere, che mi rendeva, appunto,<br />
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.<br />
Ora tu mi hai lasciato.<br />
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato<br />
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.<br />
Ecco perché è cambiata la mia vita.</p>
<p>E allora, poiché Ti ho,<br />
che me ne faccio della paura del ridicolo?<br />
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi<br />
lampioni del mio deserto e della mia miseria.</p>
<p>Padre nostro che sei nei Cieli!<br />
Che me ne faccio della mia buona educazione?<br />
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero<br />
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo<br />
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna<br />
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,<br />
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie<br />
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane…<br />
chiacchiererò con la mancanza di pudore<br />
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.<br />
Sei contento? Ti confido il mio dolore;<br />
e sto qui a aspettare la tua risposta<br />
come un miserabile e buon gatto aspetta<br />
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,<br />
come un bambino imbambolato e senza dignità.</p>
<p>La buona reputazione, ah, ah!<br />
Padre nostro che sei nei Cieli,<br />
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino<br />
- che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto -<br />
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?<br />
Che me ne faccio di questa persona<br />
cosi ben difesa contro gli imprevisti?</p>
<p><span style="font-style: italic;">(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini">P. P. Pasolini</a>, &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Affabulazione">Affabulazione</a>&#8220;, 1966)</span>
</p>
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		<title>Raccontarsi la vita, gioire insieme</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 23:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine</dc:creator>
		
	<category>Notizie</category>
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		<description><![CDATA[    Per celebrare insieme questa ottava giornata di dialogo e preghiera tra cristiani e islamici, offro questa bella lettera di Brunetto Salvarani, uno dei più noti promotori di questo momento semplice e profondo di incontro tra esseri umani e fedi.
Cari amici e amiche, fratelli e sorelle,
il 27 ottobre 2009 celebreremo l’ottava giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    <span style="font-style: italic;">Per celebrare insieme questa ottava giornata di dialogo e preghiera tra cristiani e islamici, offro questa bella lettera di <span style="font-weight: bold;">Brunetto Salvarani</span>, uno dei più noti promotori di questo momento semplice e profondo di incontro tra esseri umani e fedi.</span></p>
<p><span style="font-style: italic;"><span style="font-weight: bold;">Cari amici e amiche, fratelli e sorelle,</span></p>
<p></span>il 27 ottobre 2009 celebreremo l’ottava giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico.<br />
Come sapete, questa iniziativa ormai radicatasi in tutto il Paese si ispira al fatto che il 14 dicembre 2001, ultimo venerdì del mese di <span style="font-style: italic;">Ramadan</span> dell’anno 1422 dall’Egira, Giovanni Paolo II chiese a tutti, donne e uomini di buona volontà (nel cuore della guerra in Afghanistan!) di condividere il digiuno di <span style="font-style: italic;">Ramadan</span>. Un messaggio altissimo, inviato significativamente a soli tre mesi dal terribile 11 settembre, che nella strategia pontificia proseguiva quella <span style="font-style: italic;">pedagogia dei gesti</span> con cui egli aveva scelto di porsi di fronte alle fedi altre. Da allora, quell’ultimo venerdì è divenuto, per molti cristiani di diverse confessioni e per molti musulmani in Italia, la ricorrenza simbolica in cui ritrovarsi, per rilanciare l’urgenza del dialogo. Nonostante tutto! Nonostante questi giorni cattivi che durano da troppo tempo, segnati più dalla pesantezza delle chiusure identitarie e degli individualismi eretti a sistema che dalla leggerezza che il nostro Italo Calvino, nelle sue <span style="font-style: italic;">Lezioni americane</span>, invitava a portare con sé come virtù chiave per il terzo millennio.<br />
La differenza, come mi piace ripetere, la può fare solo l’iniziativa dal basso, che rompe gli schemi delle persone serrate nelle rispettive appartenenze e mette a contatto donne e uomini dei vari credi o senza credo che si ritrovano assieme per dire che non ne possono più di odio, e di religioni strumentalizzate al servizio dei potenti di turno. Ma come rilanciare il tema del dialogo, mentre tale parola rischia il depotenziamento, o addirittura l’insignificanza, a causa del suo abuso e della sua banalizzazione? Domanda difficile, su cui soffermarsi appare vitale, peraltro! In un contesto del genere, lasciatemelo dire, appare in ogni caso quasi miracoloso che l’esperienza della Giornata ecumenica del dialogo giunga al traguardo del suo ottavo anno di vita in così buona salute. Se essa ha saputo attraversare indenne questi anni complicati, faticosi, e questi ultimi mesi addirittura affannati, densi di <span style="font-style: italic;">slogan</span> beceri e di contrapposizioni frontali, non è soltanto per il nostro impegno, ma perché, in realtà, al dialogo non esiste alternativa. Il problema, piuttosto, riguarda la sua praticabilità, in un contesto di reiterate e penose strumentalizzazioni, di ascolto reciproco sostanzialmente nullo e di reciproche scomuniche quotidiane.<br />
Lo scorso anno, invece di svolgersi l’ultimo venerdì di <span style="font-style: italic;">Ramadan</span>, come ormai d’abitudine, la Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico è stata celebrata il 27 ottobre, a memoria di quello stesso giorno che, nel lontano 1986, vide riunirsi ad Assisi molti rappresentanti delle religioni mondiali a pregare per la pace. Da allora, per ragioni di praticità (la ricorrenza era mobile, come il calendario islamico, e presto saremmo giunti all’appuntamento in piena estate) la data del 27 ottobre rimarrà fissa, permettendoci di segnare in anticipo la ricorrenza nelle nostre agende.<br />
Il tema di quest’anno è <span style="font-style: italic;">La gioia del raccontarsi la vita</span>. Abbiamo infatti bisogno di riscoprire il valore dell’incontro con gli altri, la capacità di raccontarci e di scoprire le comuni esperienze di vita e le particolarità culturali, religiose, sociale di ogni persona. Dobbiamo superare la logica dell’<span style="font-style: italic;">homo homini lupus</span>, che vede un pericolo in ogni persona che non appartenga al proprio clan, e riscoprire il prendersi cura vicendevolmente gli uni degli altri che è scritto nei libri sacri di cristiani e musulmani. L’obiettivo è di fare di questo ottavo appuntamento di dialogo un momento forte per riscoprire la dimensione del racconto che è riscontrabile in modo chiaro sia nella Bibbia sia nel Corano, libri che sono stati alimentati dallo spirito di Dio, che è passato e continua a passare di bocca in bocca, di cuore in cuore, di generazione in generazione… Sì, spetta ora a noi riscoprire la dimensione del racconto della nostra. Spetta ora a noi riscoprire la gioia del raccontarci la vita, la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra fede, i nostri sogni, i nostri auguri di pace e di un mondo migliore!<br />
La speranza è che il dialogo, sia pure in salita e con tanta fatica, prosegua: in fondo, si tratta di un processo giovane, nato, in ambito cattolico, con la dichiarazione conciliare <span style="font-style: italic;">Nostra Aetate</span> (28/10/1965), che al paragrafo numero 3 proclama fra l’altro: <span style="font-style: italic;">“La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l&#8217;unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini”</span>. Per consolidarlo e renderlo realmente fruttuoso, credo sia sempre più necessario individuare nuovi strumenti, nuove formule e nuovi spazi di incontro; ma occorrerà anche allargare la cerchia di coloro che lo vivono come un’esperienza significativa per la propria vita spirituale e per la convivenza sociale. Insomma un dialogo più partecipato e diretto, con più teologia e più spiritualità. In una società pluralista e accogliente tale dialogo ha poi anche una valenza esplicitamente sociale, serve a costruire convivenza, solidarietà civile, senso di appartenenza.<br />
Da parte degli organizzatori della Giornata (via via allargatisi, fino a comprendere molte riviste e svariati gruppi impegnati a diverso livello) il messaggio è che, proprio oggi, sia quanto mai indispensabile non desistere dal cammino intrapreso. A dispetto dei troppi e vocianti profeti di sventura!<br />
Con questo spirito, il prossimo 27 ottobre in tanti digiuneremo, discuteremo, ascolteremo, ci chiederemo perdono a vicenda, domanderemo a Dio di aiutarci nel nostro cammino, ci interrogheremo sulle difficoltà di questo itinerario e sul nostro peccato… e avremo sulla bocca, o perlomeno nell’intimo, una volta ancora, le parole del <span style="font-style: italic;">Salmo 133: “Ecco, quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme”</span>. Ma anche quelle del Corano: <span style="font-style: italic;">“In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah” (Sura 49,10)</span>.<br />
&nbsp;<br />
Con i più fraterni auguri di <span style="font-style: italic;">shalom</span> – <span style="font-style: italic;">salaam</span> – pace.</p>
<p><span style="font-style: italic;">(B. Salvarani)</span>
</p>
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