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	<title>The Internet Gourmet</title>
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	<description>Un blog sul vino e sugli altri piaceri della vita</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Nov 2026 05:00:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Morgon Les Charmes, frettolosi astenersi</title>
		<link>https://internetgourmet.it/morgon-les-charmes-frettolosi-astenersi/</link>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 05:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Plazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Frettolosi astenersi. L’assaggio di questo cru di Morgon, il Les Charmes 2017 di Jean-Marc Burgaud dimostra come anche i vini sulla carta più modesti siano spesso vittime della nostra fretta. Che spesso ci porta a emettere giudizi sommari frutto della prima, e spesso sbagliata, impressione. Eppure i grandi vini sono tali per la loro capacità di &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Frettolosi astenersi. L’assaggio di questo cru di Morgon, il Les Charmes 2017 di Jean-Marc Burgaud dimostra come anche i vini sulla carta più modesti siano spesso vittime della nostra fretta. Che spesso ci porta a emettere giudizi sommari frutto della prima, e spesso sbagliata, impressione. Eppure i grandi vini sono tali per la loro capacità di evolvere gioiosamente nel tempo, non solo in bottiglia ma anche nel calice. Dico questo perché con questo Charmes sono stati necessari almeno due giorni dall’apertura perché il liquido cominciasse ad esprimersi. Metafora della vita forse.</p>
<p>Il cru ha giustamente il nome Charmes, definizione che troviamo anche altrove, ad esempio in Borgogna. Indica una zona che produce vini ricchi di fascino, in questo caso si intende sottolineare il lato più morbido ed edonista del vino, contrapposto ad altri luoghi dove il tannino e la potenza hanno il sopravvento. Il naso è puro gamay, fiori e frutta croccante uniti dalla freschezza del tratto. Tannini e struttura che non sono però esili, ma che si esprimono senza ricorrere ai muscoli e alla concentrazione. Un Morgon vivo, flessibile e cangiante, lo definirei luminoso. La conferma che Jean-Marc è un grande produttore, ma questo, se mi avete letto qualche volta, dovreste saperlo. Da servire fresco, a non più di 14 gradi di temperatura, per lasciarlo respirare poi in un bicchiere di generose dimensioni.</p>
<p><strong>Morgon Les Charmes 2017 Jean-Marc Burgaud</strong><br />
(94/100)</p>
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		<title>Laura</title>
		<link>https://internetgourmet.it/laura/</link>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 05:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Credo di aver incontrato qualcosa di simile al suo profumo forse due volte in tutta la mia vita e ho fatto un balzo. Una fragranza unica e inconfondibile che sa di tabacco, spezie e anima. Note calde che ti avvolgono esattamente come lei. Laura è stata più che la mia maestra all’asilo, è stata il &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Credo di aver incontrato qualcosa di simile al suo profumo forse due volte in tutta la mia vita e ho fatto un balzo. Una fragranza unica e inconfondibile che sa di tabacco, spezie e anima. Note calde che ti avvolgono esattamente come lei. Laura è stata più che la mia maestra all’asilo, è stata il punto fermo che ogni mattina sapevo di trovare e l’amore sincero che avevo bisogno di ricevere. Mi teneva per mano e quella mano io non l’avrei mollata mai, neanche per andare in bagno! Sono andata a trovarla, a distanza di anni, ed è sempre stato piacevole e arricchente stare insieme. Poi ho cambiato regione, studi, fidanzato, situazioni di vita, e non ci siamo più viste né sentite. Ma ci sono ricordi che non sbiadiscono come le cartoline. Ci sono connessioni che restano vive e vibranti anche se non ci vediamo più. E così eccomi qui, alla soglia dei miei 50 anni, a cercare su internet un contatto per rintracciarla. La signora che mi ha fornito il numero mi ha avvisata che Laura non risponde quasi mai al telefono perciò mi sono detta: “<em>se è destino, mi risponde!</em>” e così è stato. Al suo “<em>Pronto?</em>” mi si è accapponata la pelle e gli occhi si sono inumiditi. “<em>Laura, sono Michela Pierallini</em>” e in un nanosecondo eccomi accolta dal suo cuore colmo di gioia che ha subito preso per mano il mio. A volte è semplice, la felicità.</p>
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		<title>L&#8217;enoturismo non esiste, o esiste troppo poco</title>
		<link>https://internetgourmet.it/lenoturismo-non-esiste-esiste-poco/</link>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 05:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Domenica primo novembre, una delle domande rivolte ai concorrenti del programma televisivo L&#8217;Eredità riguardava la parola &#8220;enoturismo&#8221;. Bisognava dire quale fosse il prodotto sottostante. Il concorrente ha risposto correttamente &#8220;vino&#8221;. Era la seconda volta in pochi giorni che il termine &#8220;enoturismo&#8221; entrava nella mia vita. La prima volta era stata in Trentino, dove avevo partecipato &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica primo novembre, una delle domande rivolte ai concorrenti del programma televisivo L&#8217;Eredità riguardava la parola &#8220;enoturismo&#8221;. Bisognava dire quale fosse il prodotto sottostante. Il concorrente ha risposto correttamente &#8220;vino&#8221;. Era la seconda volta in pochi giorni che il termine &#8220;enoturismo&#8221; entrava nella mia vita. La prima volta era stata in Trentino, dove avevo partecipato a <strong>FINE #WineTourism Marketplace Italy</strong>, il salone italiano dedicato, appunto, all’enoturismo, organizzato da Riva del Garda Fierecongressi e dalla Feria de Valladolid, spagnola (le due fiere si sono gemellate).</p>
<p>Alla fiera rivana hanno funzionato molto bene l&#8217;area business dedicata agli incontri one-to-one (un potenziale acquirente che dialoga con un venditore: le cantine con le quali ho parlato erano contente) e quella dei seminari. Gli espositori erano un centinaio. I buyer esteri, selezionati tra tour operator e agenzie di viaggio, erano una novantina. <strong>La domanda, però, è questa: esiste davvero l&#8217;enoturismo? Io sono da sempre convinto che quanto viene chiamato enoturismo, molto spesso, in realtà, non lo sia</strong>.</p>
<p>Per me, <strong>l&#8217;enoturismo è quel processo che interessa le persone che si mettono in viaggio specificatamente per il vino e frequentano un territorio dove tutto, o quasi, parla di vino</strong>, come succede in pochi posti (mi viene in mente l&#8217;Alsazia, dove anche il benzinaio ti sa dare informazioni sui vini e sulle cantine; oltre all&#8217;Alsazia posso pensare a Montalcino, a qualche lembo del Chianti Classico e pochissime altre località, forse qualche angolo delle Langhe). <strong>Chi va in un luogo per una vacanza (per il mare, i musei, lo sport), e durante la vacanza va a visitare una cantina, non fa enoturismo: fa il turista con una visita, magari occasionale, in una cantina</strong>. Per carità, meglio di niente, soprattutto in questi tempi di crisi delle vendite del vino, ma resta il fatto che non si tratta di enoturismo. Inoltre, qualcuno degli espositori con i quali ho parlato (e qualche volta si trattava di cantine molto note) mi ha confidato che le visite aumentano, ma i visitatori comprano poco vino.</p>
<p>Se è così, bisogna capire quanti siano gli enoturisti &#8220;veri&#8221; &#8211; ossia quelli davvero interessati al vino &#8211; sul totale dei frequentatori delle cantine. La riposta è venuta da una relatrice della fiera di Riva. Mi riferisco a <strong>Roberta Garibaldi</strong>, fondatrice e presidente dell’Associazione italiana Turismo enogastronomico. In <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/enoturismo-crescere-servono-piu-punti-contatto-domanda-e-offerta-linea-diretta-germania-toscana-AJ7GykwB" target="_blank">un articolo uscito sul Sole 24 Ore</a> in relazione alla fiera, leggo che ha dichiarato che <strong>il 59% degli enoturisti &#8220;visita una o due cantine durante il soggiorno, confermando che il vino viene spesso inserito in una vacanza più ampia, insieme ad altre attività turistiche&#8221;</strong>. Questa è la lettura a tinte chiare. Quella a tinte scure dice che solo il 41% dei visitatori delle cantine sono mossi in maniera specifica dall&#8217;interesse per il vino; per gli altri, il vino è un complemento. Adesso ho anche i numeri che dimostrano ciò di cui sono convinto, ossia che l&#8217;enoturismo &#8220;vero&#8221; è ancora una cosa un po&#8217; piccola.</p>
<p>La questione non è di poco conto. <strong>Aumentare le visite in cantina significa da un lato diversificare il mercato e dall&#8217;altro disintermediare una parte delle vendite, con margini economici migliori</strong>. Inoltre, c&#8217;è <strong>la questione dei fondi della promozione</strong>. Lo so che farò accapponare la pelle a qualcuno, ma <strong>suppongo che l&#8217;Unione europea faccia fatica a continuare a finanziare all&#8217;infinito la promozione pubblica un prodotto &#8211; il vino &#8211; che contiene etanolo</strong>, sostanza riconosciuta come nociva per la salute. <strong>Semmai, potrà finanziare la promozione dei territori di origine delle menzioni protette del vino</strong>, le doc, le docg, magari anche le igt.</p>
<p>Anzi, l&#8217;Unione europea l&#8217;ha già in parte fatto con la riforma dell&#8217;intervento per il vino della Politica agricola comune (la Pac), nel cui ambito ha varato il cosiddetto &#8220;Pacchetto vino&#8221;, con &#8220;l&#8217;obiettivo di sostenere le iniziative finalizzate ad accrescere la conoscenza e la reputazione dei vigneti promuovendo il turismo enologico e associando alla qualità dei vini l&#8217;eccellenza dei territori italiani&#8221;. Il virgolettato proviene da <a href="https://www.masaf.gov.it/Lollobrigida_turismo_enologico" target="_blank">un comunicato stampa dello scorso settembre </a>divulgato dal Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Un comunicato che aveva come titolo una dichiarazione del ministro Lollobrigida: &#8220;Al via decreto per la promozione del turismo enologico&#8221;. Insomma, ci siamo. <strong>È dunque possibile che i fondi pubblici, ingenti, si spostino lì, e in tal senso è necessario che i consorzi di tutela del vino abbiano nei loro fini istituzionali la promozione territoriale</strong>.</p>
<p>Posso pensare che questa venga ricompresa fra le attribuzioni consortili da quel Decreto Consorzi di cui si parla da un po&#8217; di tempo. Pare che il provvedimento possa ampliare le competenze consortili alla regolazione del mercato e, spero, alla promozione del loro territorio. Si tratterebbe di un cambio di prospettiva per certi versi epocale, e i benefici potrebbero ricadere sui produttori che si organizzano a fare ospitalità strutturata. Ma questo potrebbe voler dire che si dovranno cambiare anche le politiche degli enti fieristici, prevedendo spazi sempre maggiori non già per il business del vino in sé e per sé, quanto per il mercato del turismo vinicolo. Se i soldi pubblici vanno a finire là, è là che bisogna dare risposte. E a loro volta, gli enti locali dovranno imparare a dialogare con i consorzi di tutela, e viceversa. Insomma, potrebbe cambiare quasi tutto. Col dubbio che il Gattopardo possa avere ragione anche stavolta, e che dunque cambi tutto perché, in fondo, nulla cambi. Faccio il tifo perché stavolta il Gattopardo abbia torto.</p>
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		<title>UTE Vinicio Galasso</title>
		<link>https://internetgourmet.it/ute-vinicio-galasso/</link>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 05:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono una frignona certificata. Io piango. Non importa se il mascara non è waterproof, se sono al supermercato o per strada. Se quello che sto vivendo mi commuove, io piango. Lo sanno bene le maestre della scuola d’infanzia che ad ogni evento scolastico mi vedono arrivare carica di fazzolettini. In quei contesti l’energia è talmente &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono una frignona certificata. Io piango. Non importa se il mascara non è waterproof, se sono al supermercato o per strada. Se quello che sto vivendo mi commuove, io piango. Lo sanno bene le maestre della scuola d’infanzia che ad ogni evento scolastico mi vedono arrivare carica di fazzolettini. In quei contesti l’energia è talmente alta, grazie al naturale contributo dei bambini e alla loro purezza, che sono proprio incontenibile. Oggi le mie lacrime hanno dato spettacolo all’Università della Terza Età Vinicio Galasso di Latisana, durante il collegio docenti di cui mi onoro di fare parte. La presidente Daniela Di Giusto ha ringraziato noi insegnanti per la partecipazione alla vita dell’UTE, ma il vero grazie, dentro di me, ho sentito di doverlo fare io a questa realtà. Fino a un anno fa non conoscevo questa associazione. Oggi mi sento fortunata di esserne parte attiva. Non ci si iscrive all’UTE soltanto per imparare qualcosa di nuovo. C’è chi frequenta per impegnare il tempo libero, chi per incontrare persone e stare in compagnia, chi per non sentire il peso della solitudine, qualcuno ha bisogno di superare un dolore incommensurabile, qualcun altro di trovare un motivo per andare avanti. L’UTE è la risposta ad un profondo bisogno di umanità. Quest’associazione abbraccia le persone come, e talvolta anche meglio, una vera famiglia. Non c’è da sorprendersi che abbia pianto mentre dicevo questo. Quando le vibrazioni di amore e compassione sono ad alta frequenza, io mi espando.</p>
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		<title>C&#8217;è spazio per il vino nell&#8217;era digitale?</title>
		<link>https://internetgourmet.it/pasio-per-vino-era-digitale/</link>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 05:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ventitré anni fa, nel 2003, eravamo ai primordi dell&#8217;epoca dei blog e degli e-commerce, nuovi strumenti digitali che stavano incominciando a sovvertire i paradigmi della comunicazione e del commercio. Quell&#8217;anno, intervenni come relatore a un convegno, in Trentino, e affermai che internet, in ragione della sua immaterialità, non era il canale adatto al vino, la cui &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ventitré anni fa, nel 2003, eravamo ai primordi dell&#8217;epoca dei blog e degli e-commerce, nuovi strumenti digitali che stavano incominciando a sovvertire i paradigmi della comunicazione e del commercio. Quell&#8217;anno, intervenni come relatore a un convegno, in Trentino, e <strong>affermai che internet, in ragione della sua immaterialità, non era il canale adatto al vino</strong>, la cui esperienza è prettamente sensoriale, e dunque &#8220;analogica&#8221;. Fui, per questo, molto criticato, ed è anche vero che in quell&#8217;occasione dissi che non avrei mai aperto un blog, e invece lo feci di lì a pochi mesi, ma se lo feci è perché, sentendomi limitato e compresso nella partecipazione alla stesura delle guide vinicole, dei manuali enologici e delle pubblicazioni periodiche tradizionali (con cui cessai la collaborazione nel 2008), fui mosso dall&#8217;esigenza di avere uno spazio nel quale intraprendere liberamente un tentativo molto personale di narrazione del vino, percorso che è confluito in seguito nei miei libri &#8220;Esercizi spirituali per bevitori di vino&#8221; (che è del 2023) e il recente &#8220;Il profumo del bicchiere mezzo pieno&#8221;. <strong>Se riprendo il tema del digitale e del vino è perché ho letto un intervento della scrittrice Annalisa Ambrosio sull&#8217;inserto domenicale del quotidiano Il Sole 24 Ore</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;articolo, uscito il 18 ottobre, <strong>l&#8217;autrice non parla del vino, bensì dell&#8217;immaginazione erotica, rifacendosi a un saggio scritto nel 1986 da Anne Carson, oggi fresca di premio Nobel per la letteratura</strong>. &#8220;Le culture orali e quelle scritte &#8211; diceva Carson &#8211; non pensano, non percepiscono la realtà allo stesso modo né si innamorano allo stesso modo&#8221;, tant&#8217;è vero che <strong>la nascita della scrittura ha comportato una predominanza della vista sugli altri sensi</strong>. &#8220;La questione &#8211; osserva Ambrosio &#8211; può diventare di un&#8217;attualità disarmante: <strong>non è che siamo in presenza di un nuovo salto tecnologico che sta trasformando la nostra esperienza di amore come l&#8217;enorme rivoluzione che ci fece passare dalla cultura orale a quella scritta?</strong>&#8220;. Domanda quanto mai stringente ora che la comunicazione interpersonale è affidata soprattutto (o quasi solo) ai social media (Facebook è arrivato in Italia nel 2008, e ha cambiato le regole del dialogo fra le persone; WhatsApp ha ormai sostituito perfino le telefonate). Il nodo, aggiunge Ambrosio, è &#8220;<strong>capire come queste tecnologie della comunicazione influenzano la capacità di immaginare e, quindi, di desiderare e innamorarsi</strong>&#8220;, alla luce del fatto che la vista, addirittura, &#8220;ha acuito il suo dominio sugli altri sensi&#8221;. Tant&#8217;è che &#8220;gli oggetti del proprio desiderio si possono raggiungere a una velocità inaudita, in una dimensione, però, sempre più lontana da quella materica dei corpi&#8221;. <strong>E qui entra in gioco il vino</strong>.</p>
<p>Torno a sottolinearlo: il vino è un&#8217;esperienza dei sensi, ha bisogno dell&#8217;assaggio per essere apprezzato. Non è così per la cucina (la fotografia di un piatto cucinato evoca le sue componenti, le tecniche di cottura, i condimenti, solletica le nostre memorie organolettiche, e ci fa immaginare in maniera plausibile il sapore della ricetta), per i viaggi (se vedo una fotografia di un luogo nel quale non sono mai stato mi ci posso immedesimare), per lo stesso erotismo (l&#8217;esperienza corporea è patrimonio individuale). <strong>Vedere un bicchiere di vino fotografato non mi dice quasi nulla sull&#8217;esperienza che posso avere di quel vino</strong>. Ecco perché non mi stupisce l&#8217;attuale crisi del vino. <strong>Per sua stessa forma e natura, il vino non sa e non può esprimersi in maniera immateriale</strong>, ma ha bisogno della fisicità. Questo spiega perché<strong> il vino è diventato &#8220;vecchio&#8221;, ed è entrato in crisi</strong>.</p>
<p>È chiaro che nell&#8217;odierna difficoltà del vino entrano in gioco ragioni di altro genere, come quella economica, salutistica o strutturale (ne ho scritto così tanto che ripetermi sarebbe ridondante), ma <strong>le trasformazioni sono sempre, prima di tutto, culturali</strong>, e la mutazione sostanziale del rapporto fra vino e singole persone è la stessa che propone Annalisa Ambrosio, e che già intuiva Anne Carson, a proposito dell&#8217;erotismo, dell&#8217;amore e, in fin dei conti, del desiderio: <strong>il cambio degli strumenti di comunicazione ha cambiato anche i modi del comunicare, e il vino non è adatto a questi modi</strong>. Vent&#8217;anni fa dicevo che il vino non è fatto per il mondo digitale. La mia era una semplice intuizione. Ora ne capisco la motivazione.</p>
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		<title>Cuore, occhiali e fantasmino</title>
		<link>https://internetgourmet.it/cuore-occhiali-fantasmino/</link>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 05:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Due mesi fa scrivevo di scoby e kombucha in un popcorn. Stavo cercando uno spazio in casa per accogliere i miei vasi da tre litri e iniziare la produzione. Li ho scelti, invece, da cinque litri e al momento conto trenta bottiglie in fermentazione e non so quante già bevute. È nato un amore folle &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Due mesi fa scrivevo di scoby e kombucha in un popcorn. Stavo cercando uno spazio in casa per accogliere i miei vasi da tre litri e iniziare la produzione. Li ho scelti, invece, da cinque litri e al momento conto trenta bottiglie in fermentazione e non so quante già bevute. È nato un amore folle e piacevolmente frizzante. Non pensavo potesse accadere ma ho trovato il modo di sostituire il vino a tavola. Non era certo fra gli obiettivi, ma quando è meglio non bere alcolici durante il pranzo, questa kombucha metà te nero e metà karkadè, è meravigliosa. Durante l’estate è una bibita fresca e dissetante, ora che le temperature sono abbassate, la bevo a temperatura ambiente. Ho una piccola agenda dedicata dove scrivo le variazioni durante la preparazione e segno le date di imbottigliamento. Conto soltanto un solo esemplare, che raggiungerà presto i due mesi in bottiglia. Non sono riuscita a conservare altro perché sono mostruosamente golosa. Ma mi sto attrezzando. Per coinvolgere la mia bambina, le faccio disegnare i tappi, ogni volta con un simbolo diverso. Abbiamo il cuore, la stella, il fiore, il fantasmino, il gatto e gli occhiali. Ma quanto è bella la curiosità!</p>
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		<title>Il pane a morsi</title>
		<link>https://internetgourmet.it/il-pane-a-morsi/</link>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 06:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A luglio avevo scritto in un popcorn qualcosa sullo psillio e le farine senza glutine, ma ormai faccio l’upgrade! Non saprei dire quante volte ho preparato il pane, quante volte ho apportato variazioni e quante volte ce lo siamo mangiato tutto in un colpo, tostato, così, tiepido, a morsi. Sono pagnotte da quattrocento grammi che impasto &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A luglio avevo scritto in un popcorn qualcosa sullo psillio e le farine senza glutine, ma ormai faccio l’upgrade! Non saprei dire quante volte ho preparato il pane, quante volte ho apportato variazioni e quante volte ce lo siamo mangiato tutto in un colpo, tostato, così, tiepido, a morsi. Sono pagnotte da quattrocento grammi che impasto nel bimby, lievitano velocemente e altrettanto velocemente cuociono. Nonostante i ripetuti tentativi, non sono ancora arrivata alla ricetta che considero perfetta. Però ho iniziato a farmi le farine in casa, partendo dai cereali integrali, così non resto senza. La base più o meno è sempre la stessa di avena, riso e miglio, poi alterno e combino mais, grano saraceno, sorgo e amaranto. Può darsi che mi stia dimenticando qualcosa ma pazienza. Lo psillio mi sta dando notevoli soddisfazioni. E anche la cucina senza glutine. Per non parlare del digiuno, ma questo sarà un nuovo popcorn.</p>
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		<item>
		<title>Questo sì che è fare divulgazione storica del vino</title>
		<link>https://internetgourmet.it/si-divulgazione-storica-del-vino/</link>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ghiottonerie]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È da parecchio tempo che avevo in animo di scrivere la recensione di questo libro. Tuttavia, nutrivo un dubbio, ossia se fosse meglio entrare nel contenuto dei singoli capitoli, oppure dare un&#8217;impressione più generale. Opto per la seconda via, lasciando il piacere dell&#8217;approfondimento al lettore (ho usato non a caso il termine &#8220;piacere&#8221;, perché la &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È da parecchio tempo che avevo in animo di scrivere la recensione di questo libro. Tuttavia, nutrivo un dubbio, ossia se fosse meglio entrare nel contenuto dei singoli capitoli, oppure dare un&#8217;impressione più generale. Opto per la seconda via, lasciando il piacere dell&#8217;approfondimento al lettore (ho usato non a caso il termine &#8220;piacere&#8221;, perché la lettura è piacevolissima), dato che lì dentro c&#8217;è talmente tanto da approfondire e da conoscere, che sarebbe impossibile, e inutile, e forse anche fuorviante, farne un surrogato.</p>
<p>Il libro si intitola <strong><em>Lambrusco in fabula.</em> <em>Storia letteraria di un vino colto e contadino</em></strong>, ed è pubblicato da Wingsbert House, marchio editoriale diretto da Alberto Grandi in seno al gruppo Aliberti di Reggio Emilia. Ne è autore <strong>Enrico Zucchi</strong>, ricercatore dell’Università di Padova, dove insegna letteratura italiana per gli studenti di Progettazione e Gestione del Turismo Culturale e Tecniche narrative per la scrittura gastronomica per quelli di Agraria. Pur giovane, Zucchi <strong>si occupa da anni del rapporto tra vino e letteratura</strong>. Insomma, le basi sono fondatissime. &#8220;Questa indagine &#8211; mi ha detto -, che concentra le mie ricerche sulla presenza del Lambrusco nei testi letterari dal Medioevo a oggi, non soltanto prova la continua e vivace attrazione che il Lambrusco, configurato come un oggetto culturale più che come una semplice bevanda, ha esercitato sulla letteratura italiana – vengono riportate infatti molte più attestazioni di quelle che si è soliti ricordare –, ma dimostra anche che è stato sempre rappresentato come un crocevia curioso e paradossale, in cui il mondo contadino e l’universo letterario trovavano una felice sintesi di rusticità paesana ed eleganza artistica&#8221;.</p>
<p>Credo che quest&#8217;autopresentazione sia sufficientemente chiara su quanto si può trovare nelle pagine del libro, in un excursus documentatissimo che va dai giorni medievali (quando forse per la prima volta venne addomesticata la vite lambrusca) a quelli nostri, passando per  Giosuè Carducci, Grazia Deledda o Eugenio Montale. Sostengo, anzi, che ogni lambruschista che si rispetti, sia egli produttore o bevitore, dovrebbe avere questo testo, e leggerlo, e goderselo, ed essere oltretutto felicissimo che Zucchi abbia scelto di esordire proprio con il Lambrusco. Perché, credetemi, <strong>assai di rado si trova un volume sul vino che sia così bene impostato nei propri contenuti</strong>.</p>
<p>Mi spingo anzi a dire, di là dal tema del Lambrusco, che <strong>la divulgazione del vino può avere finalmente trovato, con Zucchi, il tassello che le mancava, ossia lo scrivere di storia in maniera piana, sebbene ricchissima di fonti e di archivistica</strong>, un po&#8217; com&#8217;è accaduto per il cibo, nei quarant&#8217;anni trascorsi, con Massimo Montanari o con Piero Camporesi, che sono nomi capaci di far tremare le vene dei polsi a qualunque ricercatore che voglia connettersi con i lettori. Capite perché esitavo a scriverla, questa segnalazione? Si tratta di affermazioni impegnative, ma sono convinto che siano centrate.</p>
<p>Ho detto un convinto “finalmente” perché adesso abbiamo un testo di storia vinicola che non cede alle logiche di quella sorta di agiografia enologica, che tanto spesso inquina la narrativa di settore. <strong>Può dunque, questo libro di Enrico Zucchi, fare da efficace benchmark per un filone tutto nuovo della pubblicistica di stampo enologico</strong>. E poi c&#8217;è da dire che il tono che attraversa il volume, pur non cedendo di un attimo rispetto alla fondatezza scientifica, mantiene con costanza un approccio narrativo capace di fare della sua lettura non solo un esercizio profittevole dal lato cognitivo, ma anche un&#8217;occasione di pura rilassatezza, cosa difficilissima da ottenersi.</p>
<p>La mia impressione, ripeto, è che quest’opera si inserisca assai bene nell’alveo di quella pubblicistica che è stata negli ultimi quattro decenni patrimonio dei temi del cibo e della tavola, e che apra dunque, per il vino, un percorso che ad ora mi è parso assai poco esplorato, quanto meno in questa precisa forma. Pagine da leggere, pagine da gustare.</p>
<p><strong>Enrico Zucchi, <em>Lambrusco in fabula.</em> <em>Storia letteraria di un vino colto e contadino</em>, Wingsbert House by Aliberti, euro 18,90</strong>.</p>
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		<title>Un Sauvignon dal Piemonte</title>
		<link>https://internetgourmet.it/un-sauvignon-dal-piemonte/</link>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Plazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Se la cantina Cadgal è particolarmente conosciuta ed apprezzata per i suoi incredibili Moscato, non vanno dimenticati alcuni vini varietali davvero ben fatti. Tra i quali mi piace citare questo Sauvignon. Delicato e tropicale, a tre anni dalla vendemmia ricorda la scorza di limone e lo zenzero candito, risultando caldo ma elegante. Lato maturo che &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se la cantina <strong>Cadgal</strong> è particolarmente conosciuta ed apprezzata per i suoi incredibili Moscato, non vanno dimenticati alcuni vini varietali davvero ben fatti. Tra i quali mi piace citare questo Sauvignon. Delicato e tropicale, a tre anni dalla vendemmia ricorda la scorza di limone e lo zenzero candito, risultando caldo ma elegante. Lato maturo che porta a un 14% di alcol, ben inserito e poco percepito. <strong>La via seguita è interessante</strong> perché mi sembra diversa sia rispetto alla Francia (leggi Sancerre), sia ai varietali di Friuli o Alto-Adige. Forse non siamo lontani dalla Touraine se devo trovare un termine di paragone. Regione poco nota da noi, ma che riserva sorprese presso i produttori più interessanti. Più largo che lungo, ho note di salvia e agrumi. Da provare su una cucina vegetale o orientale e speziata.</p>
<p><strong>Piemonte Sauvignon 2023 Cadgal</strong><br />
(86/100)</p>
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		<title>Di silenzio e pizza</title>
		<link>https://internetgourmet.it/di-silenzio-e-pizza/</link>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 04:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mi alzavo dal letto e mi preparavo la colazione, in silenzio. Niente voci dalla tv, che non avevo, niente musica, che non gradivo, solo il silenzio e quei suoni che arrivavano dalla vita in paese e dal bosco dietro casa. Assorta in questo limbo restavo lì, in attesa che il borbottio della moka mi chiamasse. &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi alzavo dal letto e mi preparavo la colazione, in silenzio. Niente voci dalla tv, che non avevo, niente musica, che non gradivo, solo il silenzio e quei suoni che arrivavano dalla vita in paese e dal bosco dietro casa. Assorta in questo limbo restavo lì, in attesa che il borbottio della moka mi chiamasse. Versavo il caffè in una delle mie amate tazzine, prendevo il miele, la frutta, e quant’altro avessi voglia di mangiare. Questo è stato un periodo della mia vita solitaria che ricordo con tanta nostalgia. Oggi tutto è diverso perché sono mamma. E non c’è tempo per i rallentamenti, bisogna scattare. Qui la meditazione si fa viva, è attiva! La mia quattrenne apre mezz’occhio ed è già sveglia. Mi guarda e la sua unica missione è svegliare anche me. &#8220;<em>Mammaaa svegliaaaatiii.</em>&#8221; E se mi giro dall’altra parte, mi monta addosso fino a quando le do retta. Mi siedo sul letto e partono le richieste: “<em>Mamma mi fai la crepes? Mamma si gioca che io sono la parrucchiera, ho un negozio, te arrivi ma io sto chiudendo però te mi chiedi di farti i capelli e allora io ti pettino? E poi ti faccio le codine? Mamma facciamo una torta? Che si mangia oggi a pranzo? Dai mamma alzati! Mamma giochiamo alla pizza?</em>” Diciamo che di solito capisco la metà di quanto dice ma quella della pizza mi sta bene. La prendo e la impasto mentre lei ride come una matta, poi la copro con il lenzuolo per farla lievitare, poi la condisco a suon di buffetti e pizzicottini, e poi la metto in forno a cuocere. Da lì non uscirebbe più. E finalmente mi riposo… con il sorriso grato e soddisfatto di chi ha imparato che la vera presenza non ha bisogno di silenzio.</p>
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