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	<title>The Internet Gourmet</title>
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	<description>Un blog sul vino e sugli altri piaceri della vita</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 04:00:08 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il Morgon di Burgaud che sa di violetta</title>
		<link>https://internetgourmet.it/morgon-burgaud-sa-violetta/</link>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 04:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Plazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calici]]></category>
		<category><![CDATA[Vini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Avete presente le caramelle gommose alla violetta? Eccole qui in versione liquida nel calice del Morgon Grands Cras di Jean-Marc Burgaud, accompagnate da un frutto maturo di mora selvatica. Fa bene ogni tanto avere dei vini apparentemente semplici che ci invitano a non farci troppe domande. Anche se in verità la semplicità è forse una &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Avete presente le caramelle gommose alla violetta? Eccole qui in versione liquida nel calice del <strong>Morgon Grands Cras di Jean-Marc Burgaud</strong>, accompagnate da un frutto maturo di mora selvatica.</p>
<p><strong>Fa bene ogni tanto avere dei vini apparentemente semplici che ci invitano a non farci troppe domande</strong>. Anche se in verità la semplicità è forse una delle cose più complicate da ottenere, almeno a questi livelli di qualità. Certo, perché qui non mancano profondità e complessità. Non ditemi che sono contradditorio, sono caratteristiche che possono tranquillamente coesistere, e qui ne abbiamo un chiaro esempio.</p>
<p>Non serve essere ogni volta di quelli che hanno bisogno di spaccare il calice in quattro. <strong>Si può scegliere di bersi un vino per il puro piacere di farlo, senza retropensieri. Ed è mia convinzione che i vini del Beaujolais rispondano a questa esigenza, risolvendo l’equazione in modo brillante</strong>. Non vedo perché privarsene, tanto più che ci si può riempire la cantina senza svuotare il portafoglio. E questo nonostante l’aumento costante dei prezzi negli ultimi anni, sperando si fermi.</p>
<p>Aggiungo che sono vini che sicuramente possono aiutare ad avvicinare un pubblico giovane al vino, sia per il costo ragionevole che per la piacevolezza della beva. Un elogio a Jean-Marc e ai produttori del Beaujolais.</p>
<p><strong>Morgon Grands Cras 2021 Jean-Marc Burgaud</strong><br />
(92/100)</p>
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		<title>Mi amo</title>
		<link>https://internetgourmet.it/mi-amo/</link>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 04:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E vorrei dirti ti amo. Ti amo. Quanto antipatica mi sta quest&#8217;espressione. Qualche anno fa condivisi il mio pensiero in un video. Al posto di ti amo proposi alternative più creative. Ti cielo, ti oceano, ti gioio! Come posso pretendere di amare se non mi riconosco amore? Cresco lontana dalla mia essenza, mi dedico a tutti &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E vorrei dirti <em>ti amo</em>.<br />
Ti amo. Quanto antipatica mi sta quest&#8217;espressione. Qualche anno fa condivisi il mio pensiero in un video. Al posto di <em>ti amo</em> proposi alternative più creative. Ti cielo, ti oceano, ti gioio! Come posso pretendere di amare se non mi riconosco amore? Cresco lontana dalla mia essenza, mi dedico a tutti fuorché a me stessa. Con che paradossale presunzione dico di amare? A volte pronunci <em>ti amo</em> non perché tu stia traboccando d&#8217;amore ma perché speri che l&#8217;altro riempia il vuoto profondo che senti dentro. Altre volte, l&#8217;altro diventa uno specchio. Riconosci il valore e la bellezza in qualcuno e poi scopri che l&#8217;amore esiste e vive in te. Si dovrebbe iniziare con <em>mi amo</em> e un po&#8217; alla volta, presa coscienza, distribuire qualche <em>ti amo</em>.</p>
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		<title>La bellezza della citazione</title>
		<link>https://internetgourmet.it/la-bellezza-della-citazione/</link>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 04:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Chi mi legge con qualche frequenza, e soprattutto chi fa il grande dono di leggere i miei libri, sa che faccio ampio ricorso alle citazioni. Mi piace quest&#8217;idea di partire da una frase, anche minima, di uno scrittore, di un cantante, di un saggista, di un poeta, e poi lavorarci sopra, e trovarci delle prospettive &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi mi legge con qualche frequenza, e soprattutto chi fa il grande dono di leggere i miei libri, sa che <strong>faccio ampio ricorso alle citazioni</strong>. Mi piace quest&#8217;idea di partire da una frase, anche minima, di uno scrittore, di un cantante, di un saggista, di un poeta, e poi lavorarci sopra, e trovarci delle prospettive nuove, che spieghino un momento della vita, e siccome scrivo in prevalenza di vino, dalla citazione passo attraverso il vino per discorrere, poi, dell&#8217;esistenza. Questo è il mio modo di scrivere, di pensare. Tuttavia, la citazione può non essere scritta, bensì figurativa. Si approda, in tal caso, nell&#8217;universo della pittura, e il fascino si amplifica, si fa potente.</p>
<p>Chi volesse rendersene conto di persona, non ha che da recarsi, <strong>fino a domenica primo novembre, al Mart di Rovereto</strong>. È là, infatti, che è allestita la mostra dal titolo <em>Di quadro in quadro. L&#8217;arte della citazione</em>, tra le più belle e stimolanti che abbia visto da vario tempo a questa parte <strong>150 opere </strong>provenienti dalle Collezioni del Mart e da raccolte pubbliche e private, per <strong>80 artisti</strong>). C&#8217;è <strong>Andy Warhol</strong> che cita le scatole dei supermercati, <strong>Ai Weiwei</strong> che rifà coi mattocini Lego la Gioconda imbrattata da un torta di panna, <strong>Guttuso</strong> che riprende sullo sfondo di una sala da ballo lo stile compositivo di <strong>Mondrian</strong>, <strong>Felice Casorati</strong> che cita una propria scultura dentro al quadro che ritrae, nuda, una fanciulla. C&#8217;è <strong>De Pisis</strong> che dipinge una natura morta contenente un abbozzo di <strong>Goya</strong>, <strong>De Chirico</strong> che trasfonde sulla tavola le statue classiche. Ho trovato geniale la serie delle copertine della collana <em>I Maestri del Colore</em> dei Fratelli Fabbri modificate da <strong>Flavio Favelli</strong> con degli inserti di carta stagnola dorata. Mi ha lasciato ammirato la grande tela di <strong>Mario Schifano</strong> che ridefinisce la celebre fotografia dei futuristi <strong>Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini</strong>.</p>
<p><strong>Tu che visiti l&#8217;esposizione ti senti parte del gioco creativo, rincorrendo la citazione, l&#8217;originale e, magari, la tua personale interpretazione</strong>. Dice bene la curatrice della mostra, <strong>Daniela Ferrari</strong>: &#8220;Il gioco delle parti impone complicità con lo spettatore, attore essenziale perché l&#8217;opera si compia nell&#8217;attimo in cui la mente si focalizza sullo sguardo dell&#8217;artista nell&#8217;atto di guardare, sullo scambio di ruoli tra vedente e veduto&#8221;. Si riferisce, nello specifico, a Giulio Paolini che reinterpreta il <em>Ritratto di giovane uomo</em> di Lorenzo Lotto, ma in quella frase ci leggo il senso intero della rassegna, e in fondo anche questa mia lettura è un po&#8217; una citazione, che prova a trasfondere in un altro pensiero un originale. Insomma, citare è necessario. La nostra stessa vita è una continua citazione, e forse è questo il motivo per cui la mostra del Mart mi è piaciuta così tanto. Conto di ritornarci, entro il primo novembre. Magari ci vediamo là.</p>
<p><strong>Di quadro in quadro. L&#8217;arte della citazione.</strong><br />
Mart Rovereto<br />
Martedì, mercoledì, giovedì, domenica 10.00 &#8211; 18.00<br />
Venerdì, sabato 10.00 &#8211; 19.30<br />
Lunedì chiuso</p>
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		<title>L&#8217;antico fallimento dei cannoni antigrandine</title>
		<link>https://internetgourmet.it/lantico-fallimento-dei-cannoni-antigrandine/</link>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 04:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nella seconda metà di agosto, mentre si pativa un gran caldo, sporadicamente interrotto da furibondi temporali carichi di una grandine grossa e devastante, uscì un numero monografico dell&#8217;inserto culturale del quotidiano Il Sole 24 Ore tutto dedicato alle nuvole. Vi si leggeva, tra gli altri, anche un breve scritto del vignaiolo trevigiano Giovanni Gregoletto, il &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella seconda metà di agosto, mentre si pativa un gran caldo, sporadicamente interrotto da furibondi temporali carichi di una grandine grossa e devastante, uscì un numero monografico dell&#8217;inserto culturale del quotidiano <em>Il Sole 24 Ore</em> tutto dedicato alle nuvole. Vi si leggeva, tra gli altri, anche un breve scritto del vignaiolo trevigiano <strong>Giovanni Gregoletto</strong>, il quale ricordava la sua passione per i vecchi <strong>cannoni antigrandine</strong>, ai quali ha dedicato trattazione nel suo multiforme, riccamente illustrato e immaginifico volume <em>Vite Ambulante. Nuove Cattedre Ambulanti di Enologia e Viticultura</em>. Però nel suo articolo di spalla, Gregoletto, del quale adoro, in particolare, il Verdiso frizzante, raccontava di un suo sogno futurista, ossia quello di costruire un cannone che sparasse musica e suoni fra i nembi grandigeni. Ne fece realizzare un paio di prototipi a un fabbro della sua zona e chiese a due musicisti di comporre appositamente un album di nove brani. L&#8217;esperimento, tuttavia, non ebbe successo. Portato in campagna, il cannone sparamusica fu bombardato dalla grandine, e adesso giace nella stanza delle meraviglie di Gregoletto a Follina.</p>
<p>Pressoché in contemporanea con l&#8217;uscita dell&#8217;inserto, <strong>mi è capitato di ritrovare, nella mia casa di montagna, un vecchio articolo scritto da don Giuseppe Lenotti quand&#8217;era  parroco del paese bresciano di Pozzolengo, nel pieno della zona del Lugana</strong>. Il pezzo aveva a che fare proprio con i cannoni antigrandine ed era uscito sul quotidiano della curia, <em>Verona Fedele</em> (la diocesi veronese si estende anche a parte della riva lombarda dal lago di Garda), sotto la data del <strong>primo luglio 1901</strong>. Siccome la ritengo una testimonianza interessante, riporto qui di seguito il testo integrale. Accanto all&#8217;esito altrettanto disastroso di quello nel quale è incappato Gregoletto, annoto il fatto che <strong>in una piccola località come Pozzolengo, all&#8217;inizio del secolo scorso c&#8217;erano addirittura una cinquantina di cannoni antigrandine, a dimostrazione di quanto fosse grave e frequente il problema</strong>, per la disperazione dei vignaioli e dei contadini. I primi tentativi di utilizzo effettuati nell&#8217;anno 1900 sembravano aver dato un esito favorevole, ma la grandinata del 1901 aveva distrutto i campi e le illusioni.</p>
<blockquote class="blockquote-style-1 position-center text-left width-100" data-style="style-1" data-position="center" data-align="left" data-width="100"><p><strong>Cannoni e grandine</strong></p>
<p><em>Pozzolengo, 1-7-901</em></p>
<p>Mentre scriviamo, teniamo presente il monito di don Candeo a certi corrispondenti, che si sospettano <em>infedeli</em>, quando parlano di grandine e ci proponiamo di esporre candidamente la nuda e dolorosa verità.</p>
<p>Oggi verso le 13 e mezza un violento temporale si scatenò sopra questo Comune, proceduto ed accompagnato da vento così veemente, che in certi luoghi schiantò perfino degli alberi dal suolo. Dopo un breve acquazzone cominciò a cadere la grandine così fitta e vibrata come scariche di fucileria, e della dimensione delle noci, e non finì che dopo dieci minuti. La plaga battuta di preferenza è quella che si estende fra Pozzolengo, S. Martino e la Madonna del Frassino: un&#8217;area, che rappresenta circa due terzi del Comune. Il danno complessivo si fa ascendere da taluni ai due terzi dell&#8217;intero raccolto (uva, frumento, granoturco); ma in questo momento gli effetti dannosi non si possono calcolare con sufficiente esattezza; li vedremo di poi.</p>
<p>Questa la cronaca.</p>
<p>E i cannoni… grandinifughi?</p>
<p>&#8211; Erano 50 le bocche che a Pozzolengo solamente fischiavano e sbuffavano accanitamente contro il nembo grandinifero prima della grandine e durante la caduta della medesima, ma questa volta ai loro fischi fu sordo il nembo, e la grandine cadde inesorabile e spaventosa a desolare tante povere famiglie. Forse si formò altrove, e cadde qui.</p>
<p>&#8211; A nostro avviso però il temporale di oggi fu uno di quelli, che non si sarebbe molestato, non solo per i grandi sbuffi degli odierni cannoni grandinifughi, ma neppure per lo scoppio di tutti i pezzi da 45, che uscirono già dalla rinomata fonderia Krupp.</p>
<p>La grande fiducia negli spari, che era stata eccitata in tutti i terrazzani dalla buona prova, che si presumeva avessero data la scorsa annata, oggi ha subito un gran colpo presso tutti, o Dio voglia che di simili fatti non ne accadano mai più.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ubriaca di felicità</title>
		<link>https://internetgourmet.it/ubriaca-di-felicita/</link>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 04:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ho un sacco di libri da leggere e tante notti da passare in bianco. Non importa se il tempo è poco e le cose che voglio fare sono tante. Un po’ alla volta faccio quelle importanti per me. I libri non scadono e averli accanto mi fa sentire bene. Quando posso ne apro uno, ne &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho un sacco di libri da leggere e tante notti da passare in bianco. Non importa se il tempo è poco e le cose che voglio fare sono tante. Un po’ alla volta faccio quelle importanti per me. I libri non scadono e averli accanto mi fa sentire bene. Quando posso ne apro uno, ne leggo un po’, se è il momento vado avanti altrimenti lui mi aspetta senza fretta. Per un’amica, che considero ormai una sorella, un bel po’ di anni fa ho creato la mia lista dei desideri perché quando era il momento di farmi un regalo lei mi chiedeva se ci fosse qualcosa che mi piaceva e magari non potevo comprarmi. In quella lista ogni tanto c’ho messo una tortiera, una padella, un orologio per lo studio ma, principalmente, libri. Tanti, tanti libri. Mesi fa raccontavo ad un’altra amica, diventata anche lei una sorella – la famiglia si allarga- di questa idea della lista e lei tutta entusiasta l’ha voluta per potermi scegliere un regalo di compleanno che avrei sicuramente gradito. E ora sono qui con tutti i miei regali in mano e mi sembra d’essere mia figlia al parco giochi che sale sullo scivolo, poi corre e va sull’altalena, poi torna sullo scivolo, poi salta sul tappeto e via così. Ubriaca di felicità.</p>
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		<title>Testa Calda, la new age veronese</title>
		<link>https://internetgourmet.it/testa-calda-la-new-age-veronese/</link>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Plazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calici]]></category>
		<category><![CDATA[Vini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’etichetta spiega l’origine del nome: “te si proprio na testa calda”. Insomma irrequieto e scontroso. Se devo giudicare dal calice non mi ritrovo nella descrizione. A me il Testa Calda 2020 di Terre di Pietra è sembrato un vino maturo e concreto. Ci vedo dentro la Valpolicella che più spesso vorrei trovare in una bottiglia, &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’etichetta spiega l’origine del nome: “te si proprio na testa calda”. Insomma irrequieto e scontroso. Se devo giudicare dal calice non mi ritrovo nella descrizione. <strong>A me il Testa Calda 2020 di Terre di Pietra è sembrato un vino maturo e concreto</strong>. Ci vedo dentro la Valpolicella che più spesso vorrei trovare in una bottiglia, anche se questo è un vino fuori dalla Doc.</p>
<p>La speziatura della corvina si materializza in un aroma pregnante di pepe. E poi la ciliegia, matura e succosa, appena in transizione verso il frutto sotto spirito. Non ci sono spigoli o deviazioni, la pulizia è un valore aggiunto. Lo ripeto ai soloni che associano i vini naturali agli odori più improponibili. Qui c’è tantissima pulizia e rispetto per il frutto. Si possono e si devono fare vini così, siano essi naturali o convenzionali (notizia: qualche volta puzzano anche loro). Un palato puro, privo di sentori legnosi e per questo preciso e diretto. Fresco e maturo, si inserisce nella new age del territorio noto per il Valpolicella. Un vino imprescindibile, buono oggi e migliore domani.</p>
<p><strong>Rosso Veronese Testa Calda 2020 Terre di Pietra</strong><br />
(93/100)</p>
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		<item>
		<title>Un cecio in bocca</title>
		<link>https://internetgourmet.it/un-cecio-bocca/</link>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 04:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questi ceci neri sono una meraviglia. Hanno la buccia porosa e la polpa che si scioglie in bocca. Insieme all’olio extra vergine di oliva toscano e un pizzichino appena di sale integrale, mi fanno davvero godere il pranzo. Amo i ceci, li mangio in tutti i modi. Ho avuto la fortuna di assaggiarli ancora verdi, &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Questi ceci neri sono una meraviglia. Hanno la buccia porosa e la polpa che si scioglie in bocca. Insieme all’olio extra vergine di oliva toscano e un pizzichino appena di sale integrale, mi fanno davvero godere il pranzo. Amo i ceci, li mangio in tutti i modi. Ho avuto la fortuna di assaggiarli ancora verdi, ancora appesi alla pianta, con quel guscetto asprognolo che ricorderò sempre. Con la mia mamma si mangiavano tostati, belli croccanti. Oggi li faccio in friggitrice ad aria. In cucina sono molto versatili. Diventano creme spalmabili, farinate, polpette, minestre, hummus e di sicuro altro che ora non ricordo. Sono talmente ghiotta che quando trovo nuove varietà, li prendo. Così ora in dispensa ho i ceci neri, che sto mangiando mentre scrivo, il cece fiorentino e il cece piccino, ancora da provare, e una maxi confezione da 3 chili per non farmeli mancare. Di me non si può dire che non tengo un cecio in bocca! (In Toscana &#8220;non riuscire a tenere un cecio in bocca&#8221; significa non saper mantenere un segreto).</p>
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		<item>
		<title>Le difficoltà di una Valpolicella incentrata sul Ripasso</title>
		<link>https://internetgourmet.it/le-difficolta-di-una-valpolicella-incentrata-sul-ripasso/</link>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di Amarone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internetgourmet.it/?p=35156</guid>
		<description><![CDATA[<p>Pochi giorni fa, il Consorzio dei vini della Valpolicella è uscito con un comunicato stampa nel quale, pur con i toni riflessivi che sono tipici del suo presidente Christian Marchesini, nell&#8217;annunciare l&#8217;avvio della vendemmia con &#8220;due settimane di anticipo sulla media storica&#8221;, si denunciava un contesto di difficoltà, accentuato da tentativi di speculazione al ribasso &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa, il Consorzio dei vini della <strong>Valpolicella</strong> è uscito con un comunicato stampa nel quale, pur con i toni riflessivi che sono tipici del suo presidente Christian Marchesini, nell&#8217;annunciare l&#8217;avvio della vendemmia con &#8220;due settimane di anticipo sulla media storica&#8221;, <strong>si denunciava un contesto di difficoltà, accentuato da tentativi di speculazione al ribasso sui prezzi delle uve</strong>, &#8220;soprattutto quelle destinate all’appassimento&#8221;, &#8220;una dinamica &#8211; si sottolineava &#8211; che non rispecchia gli orientamenti condivisi al tavolo di filiera convocato dal Consorzio alla vigilia della vendemmia e che rischia di scaricare nuove difficoltà sulle imprese&#8221;. Nei fatti, la Valpolicella, al pari di tanti altri territori del vino rosso, e forse di più, si sta confrontando con <strong>un calo repentino delle vendite, e quando non c&#8217;è ingresso di liquidità, c&#8217;è chi accetta prezzi più bassi sull&#8217;uva e sul vino</strong> pur di avere di che far fronte ai costi di gestione e, in alcuni casi, agli <strong>oneri bancari, troppo spesso dipendenti da garanzie di magazzino</strong> che con il calo di quotazione (alla Borsa Merci di Verona l'&#8221;atto ad Amarone&#8221; 2024 ha una forchetta di prezzo ufficiale tra i 7,30 e gli 8 euro, mentre due anni fa l'&#8221;atto ad Amarone&#8221; 2022 era fra i 10 e i 10,50) sono diventati in parte incapienti rispetto all&#8217;esposizione creditizia.</p>
<p>A fronte di un simile contesto di difficioltà, c&#8217;è chi si interroga su &#8220;<strong>quanto è </strong><span class="ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box"><strong>solido un modello economico fortemente concentrato sull’Amarone</strong>&#8220;. Lo ha fatto, per esempio, su Linkedin, Roberto Tebaldi, un consulente vitivinicolo che opera nella zona. Gli ho risposto che <span class="aeaa86ee ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box"><strong>il sistema Valpolicella è (era) apparentemente incentrato sull&#8217;Amarone, ma in realtà ha (aveva) come perno il Ripasso attraverso la rigida corrispondenza biunivoca esistente fra quantitativi di &#8220;atto ad Amarone&#8221; prodotti e i quantitativi di Ripasso producibili</strong>.</span></span></p>
<p><span class="ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box"><span class="aeaa86ee ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box">Il Ripasso, <strong>interamente frutto di processi di cantina</strong>,<strong> è stato il grande motore economico della Valpolicella, e ha permesso di cogliere un enorme plusvalore economico, monetizzabile in tempi molto più brevi dell&#8217;Amarone, e di trasformare il Valpolicella &#8220;di annata&#8221; in un vino a valore aggiunto ben maggiore semplicemente &#8220;ripassandolo&#8221; sulle vinacce dell&#8217;Amarone</strong>. In tal modo, negli anni, <strong>la domanda di Ripasso ha &#8220;drogato&#8221; la produzione di Amarone</strong>, dato che non potevi produrre Ripasso con il vino di annata se non disponevi di &#8220;diritti&#8221; rivenienti dai quantitativi di &#8220;atto ad Amarone&#8221; (al punto che si è auto generato un mercato secondario non ufficiale dei &#8220;diritti&#8221; a produrre Ripasso rivenienti dalle uve messe ad appassire).</span></span></p>
<p><span class="ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box"><span class="aeaa86ee ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box">In effetti, l&#8217;articolo 5, comma 6, del disciplinare del Valpolicella Ripasso dice che &#8220;il quantitativo dei vini a denominazione di origine controllata &#8216;Valpolicella ripasso&#8217; non può essere in volume superiore al doppio del volume di vino ottenuto dalle vinacce delle tipologie &#8216;Recioto della Valpolicella&#8217; e/o &#8216;Amarone della Valpolicella&#8217; impiegate nelle operazioni di rifermentazione/ripasso&#8221;. Inoltre, il successivo comma 6 dice che &#8220;è consentita, a scopo migliorativo, l’aggiunta per riclassificazione di vino atto a divenire &#8216;Amarone della Valpolicella&#8217; nella misura massima del 15%&#8221;. Insomma, una parte dell&#8217;atto ad Amarone, servito per avere i diritti per produrre Ripasso, finiva essa stessa nel Ripasso.</span></span></p>
<p><span class="ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box"><span class="aeaa86ee ca3bdc83 _20837f7b _350a8c37" tabindex="-1" data-testid="expandable-text-box">Di fatto, <strong>si è prodotto sempre più Amarone per produrre sempre più Ripass</strong>o, al punto che già durante la difficile vendemmia del 2014, l&#8217;allora direttore della Cantina Valpolicella Negrar, Daniele Accordini, si chiedeva se in un&#8217;annata come quella fosse &#8220;giusto produrre Amarone pur di ottenere il Ripasso per soddisfare il mercato. “È un dato di fatto &#8211; affermava -: <strong>il successo della nostra denominazione converge sempre più sul Ripasso, vino figlio della Valpolicella e dell’Amarone</strong>”. Da allora sono passati più di dieci anni, e anch&#8217;io ho più volte sollevato questo tema. Ora, la brusca frenata del Ripasso ha portato a un eccesso di giacenze dell&#8217;Amarone prodotto &#8220;pro Ripasso&#8221; e contemporaneamente a una minor domanda di Valpolicella di annata, mettendo in crisi il sistema.</span></span></p>
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		<title>Il mondo del vino italiano è proprio piccolo</title>
		<link>https://internetgourmet.it/mondo-del-vino-italiano-piccolo/</link>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 04:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da parte delle istituzioni di settore e della politica si continua a dire che il vino è una componente fondamentale del made in Italy, e che porta un contributo economico importantissimo alla nostra bilancia dei pagamenti. Evviva, molto bene. Se non fosse che questo cozza con l&#8217;impressione che abbiamo in molti, e che l&#8217;attuale congiuntura &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da parte delle istituzioni di settore e della politica si continua a dire che <strong>il vino è una componente fondamentale del made in Italy</strong>, e che porta un contributo economico importantissimo alla nostra bilancia dei pagamenti. Evviva, molto bene. Se non fosse che <strong>questo cozza con l&#8217;impressione che abbiamo in molti, e che l&#8217;attuale congiuntura sfavorevole rende ancora più evidente, ossia che il vino italiano, pur con le debite eccezioni, difetta in termini di imprenditorialità</strong>. Certo, le imprese vinicole maggiori dispongono di valide professionalità interne, ma comunque stiamo parlando di <strong>aziende relativamente piccole, rispetto ai vertici degli altri settori del made in Italy</strong>.</p>
<p>È facile rendersene conto guardando i numeri. Tutto insieme &#8211; lo ha detto l’Osservatorio Uiv-Vinitaly nel corso dell&#8217;edizione di questa primavera della fiera veronese &#8211; <strong>il vino italiano fattura circa 14 miliardi di euro</strong>, fornendo un contributo dell’1,1% al pil nazionale. La prima azienda del vino nazionale &#8211; e questa volta i dati vengono dall&#8217;elaborazione del bilanci 2025 effettuata da Anna Di Martino per l&#8217;inserto L’Economia del Corriere della Sera &#8211; è il gruppo <strong>Cantine Riunite &amp; Civ che, assieme alla controllata Gruppo italiano vini, fa 635 milioni di euro</strong> di fatturato. Poi vengono Argea, a quota 462 milioni, e Italian Wine Brands a quasi 396 milioni. Quarto è il Gruppo Caviro a 351 milioni, quinto Marchesi Antinori a 263 milioni. Tanti soldi, e complimenti a loro, ma poca cosa rispetto ai leader degli altri settori.</p>
<p>Prendiamo la <strong>moda</strong>, stella del made in Italy. Nel 2025 <strong>Gucci ha fatturato da solo quasi 6 miliardi di euro</strong>. Oniverse (Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, Falconeri e anche un po&#8217; Signorvino) viaggiava intorno ai 3,7 miliardi e trecento milioni. Prada era intorno ai 3 miliardi, Giorgio Armani era sui 2,2 miliardi, Loro Piana attorno agli 1,7 miliardi. <strong>I primi cinque marchi italiani del fashion valgono, in termini di fatturato, un paio di miliardi in più di tutto il vino che vendiamo</strong>.</p>
<p>Passo all&#8217;<strong>agroalimentare</strong>. <strong>Barilla, che ha chiuso l&#8217;esercizio 2025 a 4,8 miliardi di fatturato</strong>, Lavazza a 3,9 miliardi.<strong> </strong>Nel 2024 <strong>Aia ha fatturato quasi 4 miliardi e 400 milioni</strong>, Agricola Tre Valli (frutta e verdura) 2,8 miliardi. La parte agricola di Gesco (leggi pollo Amadori) fa 2,2 miliardi. <strong>Ferrero Italia fa 1,8 miliardi, l&#8217;intero gruppo 22,3 miliardi</strong>. Il cibo vale un sacco più del vino.</p>
<p><strong>Il confronto è impietoso</strong>. Riassumo.</p>
<ul>
<li>Primo gruppo italiano del vino: 635 milioni di fatturato.</li>
<li>Prima azienda italiana del caffè: 3,9 miliardi.</li>
<li>Prima azienda italiana della pasta (e dei dolci): 4,8 miliardi.</li>
<li>Primo marchio italiano della moda: 6 miliardi.</li>
<li>Nutella &amp; Co. valgono 1,8 miliardi solo in Italia, 22,3 nel mondo.</li>
</ul>
<p>Con questo, di sicuro non voglio sminuire il valore del vino italiano, né quello dei leader di settore. Ci mancherebbe! Dico solo che <strong>sarebbe opportuno evitare i proclami e gli squilli di tromba, perché tutto sommato noi del vino</strong> (mi ci metto anch&#8217;io, dato che ne scrivo) <strong>siamo piccoli</strong>. Poi, potremmo anche sostenere che piccolo è bello, ma se qualcuno dice che al vino italiano scarseggia l&#8217;imprenditorialità, non c&#8217;è mica da offendersi come fanno certuni: è la pura presa d&#8217;atto di una frammentazione che è così diffusa da rendere difficoltoso e spesso impossibile l&#8217;innesto di elevate professionalità. Sarebbe cosa buona, dunque, che ce ne rendessimo conto e che facessimo un bel bagno di umiltà. Magari sarebbe la volta che ci mettiamo davvero a lavorare tutti (o quasi) nella stessa direzione, cosa che visti i tempi, oltretutto, non farebbe male.</p>
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		<title>Stil, va goduto e basta</title>
		<link>https://internetgourmet.it/stil-va-goduto-basta/</link>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 04:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Plazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calici]]></category>
		<category><![CDATA[Vini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tra i giovani vignaioli dei quali ho provato i vini negli ultimi mesi, Carlo Casetta, a Montà, in Piemonte, occupa un posto particolare. Già da come ha intitolato la sua linea principale si può capire che da queste parti le idee sono molto chiare. La linea si chiama “Raiz”, ovvero radice in dialetto piemontese. Strizza anche &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i giovani vignaioli dei quali ho provato i vini negli ultimi mesi, <strong>Carlo Casetta</strong>, a Montà, in Piemonte, occupa un posto particolare. Già da come ha intitolato la sua linea principale si può capire che da queste parti le idee sono molto chiare. La linea si chiama “Raiz”, ovvero radice in dialetto piemontese. Strizza anche l’occhio all’inglese, a voler significare qualcosa che si erge, che sorge e cresce. Una dichiarazione di intenti densa di significati e impegnativa.</p>
<p>Qui parlo del suo Nebbiolo d&#8217;Alba, ma vi invito a cercare le altre etichette di Carlo e di Martina, sua compagna di vita, perché credo esprimano con rara coerenza il concetto di modernità in una regione spesso ingessata nella tradizione. <strong>Non ci sono rivoluzioni, ma sicuramente siamo di fronte a delle interpretazioni non stereotipate del territorio del Roero</strong>. Mi piace citare quello che scrive Martina riguardo ai vini, le sue schede sono emozionali e lontane dai tecnicismi cui siamo abituati: “Se i mesi avessero un sapore, ottobre sarebbe un calice di Stil. I vigneti pronti per la vendemmia, i filari carichi di uva, le giornate ancora colme di sole. E alla sera, quando arriva il primo accenno di freddo, in una coccola vestita di rosso rubino trovi calore, avvolgenza. Un guanto di velluto che ti accarezza la bocca e ti regala la sensazione di assaggiare l’autunno con le sue note speziate, ribes e lampone croccanti, l’uva matura ancora legata al calore dell’estate, una sensazione balsamica sul finale. Il caminetto acceso, un fumante piatto di risotto ai porcini e la felicità è servita”. Non sono riuscito a tagliare le sue parole, mi perdonerete spero.</p>
<p>Da parte mia ho trovato un bellissimo naso, fresco, che sembra guardare senza timori reverenziali alla Borgogna o al Beaujolais, fatto di lamponi e agrumi. Guadagna in leggerezza e lunghezza quello cui rinuncia in profondità. <strong>Scorre limpido e vivido, gustoso e senza cercare complesse stratificazioni. Va goduto e basta</strong>. Un vino che potrei bere ogni giorno. E non è forse per questo che si fanno i vini?</p>
<p><strong>Nebbiolo d’Alba Stil 2021 Carlo Casetta</strong><br />
(90/100)</p>
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