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	<title>The Internet Gourmet</title>
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	<description>Un blog sul vino e sugli altri piaceri della vita</description>
	<lastBuildDate>Wed, 07 Oct 2026 04:00:08 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di silenzio e pizza</title>
		<link>https://internetgourmet.it/di-silenzio-e-pizza/</link>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 04:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mi alzavo dal letto e mi preparavo la colazione, in silenzio. Niente voci dalla tv, che non avevo, niente musica, che non gradivo, solo il silenzio e quei suoni che arrivavano dalla vita in paese e dal bosco dietro casa. Assorta in questo limbo restavo lì, in attesa che il borbottio della moka mi chiamasse. &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi alzavo dal letto e mi preparavo la colazione, in silenzio. Niente voci dalla tv, che non avevo, niente musica, che non gradivo, solo il silenzio e quei suoni che arrivavano dalla vita in paese e dal bosco dietro casa. Assorta in questo limbo restavo lì, in attesa che il borbottio della moka mi chiamasse. Versavo il caffè in una delle mie amate tazzine, prendevo il miele, la frutta, e quant’altro avessi voglia di mangiare. Questo è stato un periodo della mia vita solitaria che ricordo con tanta nostalgia. Oggi tutto è diverso perché sono mamma. E non c’è tempo per i rallentamenti, bisogna scattare. Qui la meditazione si fa viva, è attiva! La mia quattrenne apre mezz’occhio ed è già sveglia. Mi guarda e la sua unica missione è svegliare anche me. &#8220;<em>Mammaaa svegliaaaatiii.</em>&#8221; E se mi giro dall’altra parte, mi monta addosso fino a quando le do retta. Mi siedo sul letto e partono le richieste: “<em>Mamma mi fai la crepes? Mamma si gioca che io sono la parrucchiera, ho un negozio, te arrivi ma io sto chiudendo però te mi chiedi di farti i capelli e allora io ti pettino? E poi ti faccio le codine? Mamma facciamo una torta? Che si mangia oggi a pranzo? Dai mamma alzati! Mamma giochiamo alla pizza?</em>” Diciamo che di solito capisco la metà di quanto dice ma quella della pizza mi sta bene. La prendo e la impasto mentre lei ride come una matta, poi la copro con il lenzuolo per farla lievitare, poi la condisco a suon di buffetti e pizzicottini, e poi la metto in forno a cuocere. Da lì non uscirebbe più. E finalmente mi riposo… con il sorriso grato e soddisfatto di chi ha imparato che la vera presenza non ha bisogno di silenzio.</p>
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		<title>Neoclassicismo</title>
		<link>https://internetgourmet.it/neoclassicismo/</link>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 04:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una concomitanza fortuita e felice ha fatto sì che nel giro di pochi giorni mi capitasse l&#8217;occasione di visitare ancora una volta il Museo Gypsotheca Antonio Canova e di assaggiare la nuova annata del Rosso di Montalcino di Giodo, l&#8217;azienda toscana della famiglia di Carlo Ferrini. Al museo vicentino di Possagno ci sono stato mentre mi &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Una concomitanza fortuita e felice ha fatto sì che nel giro di pochi giorni mi capitasse l&#8217;occasione di visitare ancora una volta il <strong>Museo Gypsotheca Antonio Canova</strong> e di assaggiare la nuova annata del <strong>Rosso di Montalcino di Giodo</strong>, l&#8217;azienda toscana della famiglia di <strong>Carlo Ferrini</strong>. Al museo vicentino di Possagno ci sono stato mentre mi dirigevo nel Coneglianese. Ero di strada, deviazione minima. Avevo letto che in maggio era stata riaperta l&#8217;Ala Scarpa, ossia lo spazio espositivo realizzato da Carlo Scarpa &#8211; che contiene, tra l&#8217;altro, il gesso delle Grazie del Canova -, e volevo vederla. Il vino ilcinese di Ferrini mi era stato recapitato a casa.</p>
<p>In apparenza, le due circostanze non sembrano proporre alcun elemento di comunanza, se non per via della sovrapposizione temporale e del <strong>sentimento di bellezza che pervade la scultura di Canova, genio assoluto del neoclassicismo, e il buon vino</strong> (e qui mi sono già esposto, dicendo che quel rosso è buono); però, in questo caso, il primo episodio mi ha forse permesso di interpretare, finalmente, il secondo. Non che il vino abbia a che fare con l&#8217;arte. Ho già scritto nei miei &#8220;Esercizi spirituali per bevitori di vino&#8221; che <strong>il vino non è un fatto artistico, bensì agricolo, e dunque non condivido il pensiero di chi si impunta a voler assimilare l&#8217;opera dell&#8217;enologo o del vignaiolo a quella dell&#8217;artista. Tuttavia, non avevo ancora bene compreso con quale aggettivo poter designare lo stile enologico di Carlo Ferrini</strong>, tecnico che apprezzo per la sua capacità di unire, nei vini, l&#8217;eleganza esecutiva con il pieno rispetto del senso del luogo. A Possagno, e poi nell&#8217;assaggio del Rosso di Montalcino, l&#8217;aggettivo credo di averlo trovato: <strong>i vini di Carlo Ferrini sono neoclassici</strong>.</p>
<p>Sia chiaro che, alla luce di quanto ho detto di sopra, <strong>non è possibile un raffronto di alcun genere tra le creazioni geniali dell&#8217;uno con l&#8217;attività tecnica dell&#8217;altro. Non ho dunque intenzione di stilare l&#8217;esegesi di un enologo</strong>. C&#8217;è solo che i vini in qualche modo pensati da Carlo Ferrini mi sono spesso piaciuti tantissimo, e <strong>ci trovavo una linea comune, che però non riuscivo a definire, e a me da fastidio non avere una parola, un&#8217;impressione con le quali rubricare un autore</strong>, fosse anche solo per mio punto di riferimento. Adesso mi sono reso conto che, così come il percorso del Canova, votato alla ricerca della bellezza ideale, portava lo scultore a concepire delle opere perfette nella forma e immuni, al contempo, dalla freddezza accademica, un tratto simile, per certi versi, caratterizza il lavoro che fa Ferrini, tant&#8217;è che, a mio avviso, i vini cui mette mano, nella sua e nelle varie cantine con le quali collabora, aspirano a collocarsi ai massimi livelli espressivi dei singoli territori e delle rispettive denominazioni, senza, tuttavia, crogiolarsi nel formalismo enologico. Parlo, per esempio, del San Leonardo, in Trentino, oppure dei vini di Ricasoli, nel Chianti Classico, o dello stesso Brunello di Giodo. Vini, per me, splendidi. Dico che se il neoclassicismo si fondava sullo studio profondo dei modelli antichi per trarne un distillato di armonia, nel quale la bellezza celasse il rigore del calcolo geometrico, senza esserne adombrata, mi sembra di avvertire qualcosa di simile anche nei vini di Ferrini, che sono idealmente classicisti, e peraltro mai prostrati alla tecnica o alla moda del momento, bensì costitutivi del fascino dei luoghi. <strong>Questo non significa che Carlo Ferrini sia l&#8217;Antonio Canova del vino: significa, semmai, che i suoi vini sono di stile neoclassico</strong>.</p>
<p>È esattamente questa l&#8217;impressione che mi ha dato il Rosso di Montalcino 2024 di Giodo. Un vino cesellato, traslucente, che mai prevarica il gusto della compagnia. Un vino neoclassico, come ne sogno molti. Come spero ne nascano sempre di più.</p>
<p><strong>Rosso di Montalcino 2024 Giodo</strong><br />
(90/100)</p>
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		<title>Gabe Tenute, un nuovo fiore fra le Colline del Prosecco</title>
		<link>https://internetgourmet.it/gabe-tenute-un-fiore-fra-le-colline-del-prosecco/</link>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 04:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Qualche sera fa sono stato a presentare il mio nuovo libro da Gabe Tenute, cantina dal nome plurale che sta a Crevada, nel comune di San Pietro di Feletto, zona di produzione del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. L&#8217;invito mi è pervenuto tramite una persona che si è occupata per vario tempo di comunicazione libraria &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa sono stato a presentare il mio nuovo libro da <strong>Gabe Tenute</strong>, cantina dal nome plurale che sta a <strong>Crevada</strong>, nel comune di San Pietro di Feletto, zona di produzione del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. L&#8217;invito mi è pervenuto tramite una persona che si è occupata per vario tempo di comunicazione libraria e che adesso comunica anche il vino. Questo è stato il primo presupposto per andare. L&#8217;altro è che <strong>l&#8217;azienda, sebbene nuovissima, non mi era del tutto sconosciuta, stante che la scorsa primavera avevo avuto modo di assaggiare il loro Valdobbiadene extra dry e mi era piaciuto</strong>, così come mi aveva colpito la grafica dell&#8217;etichetta, tant&#8217;è che mi ero ripromesso di approfondire alla prima occasione. L&#8217;occasione si era dunque presentata da sé.</p>
<p>La prima cosa che ho chiesto, arrivando in cantina, è il perché del nome. &#8220;<strong>Perché mi chiamo Gabriella Benedetta</strong>&#8221; ha risposto la titolare: Gabe è l&#8217;acronimo. Ha aggiunto che, pur essendo nata la cantina solo nel 2024, lei si occupa di vino praticamente da sempre. <strong>Quando mi ha detto che di cognome fa Vettoretti ho capito. Proviene da una dinastia che ha fatto la storia del vino di Valdobbiadene, e ha deciso di prendere una strada autonoma</strong>.</p>
<p>Le vigne sono sparpagliate. Gli ettari in tutto sono dodici, cinque intorno alla cantina, gli altri su <strong>quattro delle Rive del Valdobbiadenese</strong> e anche in quel cru benedetto da Dio che si chiama <strong>Cartizze</strong>, e non mi faccio remora ad affermare che si tratta, per me, di uno tra i più grandi cru che ci siano nel mondo. Mi piace che i suoi cru &#8211; le Rive e chiaramente il Cartizze &#8211; Gabriella (i conoscenti la chiamano con questo solo nome) abbia deciso di imbottigliarli separatamente, e insomma di valorizzarli. &#8220;Credo in un vino che sia racconto, identità, esperienza&#8221; mi dice. È un&#8217;ottima dichiarazione d&#8217;intenti. Sostiene poi che si debba arrivare a &#8220;una sintesti di radici e visione, di rispetto e sperimentazione&#8221;. Delle radici ho accennato: i piedi sono piantati nella storia dei vini di Valdobbiadene. La visione direi che si manifesta nella scelta imprenditoriale modernissima di affiancare ai vini aziendali anche una selezione di etichette italiane e straniere che sono state inserite nel catalogo <strong>Gabe Selezioni</strong>, rivolto al settore della ristorazione (ci sono, fra l&#8217;altro, dei nomi i cui vini apprezzo molto, come il Podere Conca di Castagneto Carducci e la Tenuta di Bibbiano a Castellina in Chianti). Il rispetto me l&#8217;ha dimostrato quando si è trattato di visitare le vigne, affidandomi a una sua carissima amica e collega, <strong>Marina Men</strong>, la quale è ottima camminatrice e produce con la sua piccola azienda agricola <strong>La Rupe</strong> un solo vino, un Valdobbiadene Brut Nature Sui Lieviti che è così sinceramente territoriale che penso di scrivere a breve. Lo spirito di sperimentazione, invece, direi che è dimostrato da un rosé molto gradevole, di cui scrivo qui sotto, insieme con le note relative agli altri vini. Li presento nell&#8217;ordine del mio personalissimo e soggettivo gradimento. Anticipo soltanto un dettaglio: tutti i nomi delle etichette (e ho già detto che la grafica è molto bella) sono riferiti a colori di terre e di spezie.</p>
<p><strong>Valdobbiadene Superiore di Cartizze Brut Alabastro</strong>. In genere, la mia versione preferita dei Cartizze è quella dry. Mi piace insomma che il frutto di quell&#8217;angolo di terra felicissima venga esaltato da una presenza zuccherina che ne rimarca la grassezza e fa il vino cremoso. Gabriella il suo Cartizze ha scelto di farlo uscire come brut, perché secondo lei la frutta era già esibita. &#8220;Mi ricorda i chicchi d&#8217;uva, piccoli, che nascono a Cartizze&#8221; mi ha detto. Ammetto che si tratta di una riuscita interpretazione in brut. Mi hanno colpito, in particolare, la nitidezza dei profumi di rosa tea e il velluto del sorso. In fondo, l&#8217;arancia confit. Un vino che vorrei bere subito di nuovo. (95/100)</p>
<p><strong>Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry Terra Merita Rive di Guia 2024</strong>. Questo è il vino che avevo già apprezzato in primavera, e il riassaggio mi ha confermato l&#8217;impressione. Profuma di mela renetta, di mandarino, di lime, di mentuccia e di nespola del Giappone. E poi c&#8217;è il sale, tanto, che tiene in equilibrio lo zucchero, e c&#8217;è croccantezza del frutto e saporosità. (93/100)</p>
<p><strong>Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut Rive di San Michele di Feletto Fior di Sale 2025</strong>. Il nome è Fior di Sale e meglio non si poteva scegliere per significare la sapidità espressa dal vigneto. Il vino è effettivamente salatissimo, lo si sente a toccare le labbra con la punta della lingua. Sa di buccia di limone, è rinfrescante. Si beve con una facilità disarmante. È il vino più venduto dell&#8217;azienda, e non me ne stupisco. (90/100)</p>
<p><strong>Vino Spumante Rosato Brut Rosa Pastello</strong>. Gabe Tenute non fa il Prosecco Rosé. Ha scelto di fare uno spumante rosato con uve rosse vinificate in rosa, in un blend che credo sia pressoché inedito: ci sono il manzoni 13.0.25 (il cosiddetto &#8220;manzoni rosa&#8221;) e il raboso. Il risultato è un in colore rosa cipria e in un sorso che sa di confetto alla vaniglia e di caramellina inglese. Gabriella dice che lo propone d&#8217;estate con la frutta. Mi sembra una buona idea. (87/100)</p>
<p><strong>Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Brut Rive di Guia Clorofilla 2025</strong>. Teso, quasi affilato, ha una vena inaspettata di erba medica e di mentuccia che fa pendant con il nome, e poi la pera abate. È un extra brut con quattro grammi di zucchero, che comunque non si avvertono minimamente. Insomma, dà l&#8217;idea di un vino asciutto. (87/100)</p>
<p><strong>Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Dry Rive di Collalbrigo Costa Estate Indiana</strong>. Un dry molto sui generis, che copre la dolcezza dello zucchero con un carattere terroso e rugginoso. Profuma, poi, di frutti antichi, di nespole del bosco, di pere messe a maturare in solaio. Ha sale. (86/100)</p>
<p>Chiudo dicendo che ho assaggiato anche le vasche delle basi spumante di quest&#8217;ultima annata di caldo feroce, e che non vedo l&#8217;ora che i vini siano pronti, perché promettono piuttosto bene, e i caratteri dei singoli cru sono nettissimi. Potrebbe stupirci, quest&#8217;annata del 2026.</p>
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		<title>Siamo streghette</title>
		<link>https://internetgourmet.it/siamo-streghette/</link>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 04:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Gaia&#8230; qui facciamo le magie” dico alla mia bimba mentre preparo pentoline e pentolotte. Ieri sera a cena abbiamo messo in tavola il brodo di carne, con la pastina all’uovo che impastiamo con il bimby. Io ci strizzo il limone, la mia bambina e il mio compagno ci grattugiano il parmigiano. Poi abbiamo mangiato il &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Gaia&#8230; qui facciamo le magie</em>” dico alla mia bimba mentre preparo pentoline e pentolotte. Ieri sera a cena abbiamo messo in tavola il brodo di carne, con la pastina all’uovo che impastiamo con il bimby. Io ci strizzo il limone, la mia bambina e il mio compagno ci grattugiano il parmigiano. Poi abbiamo mangiato il muscolo e la gallina con la senape ed il cren. Il giorno dopo si pesca dallo stesso pentolone ma si cambia perciò oggi a pranzo stracciatella in brodo. Stasera le carote e le cipolle utilizzate, diventeranno una bella vellutata mentre la carne, unita a uova, patate e aromi vari, ci delizierà sotto forma di polpette. A volte c’è il lesso rifatto, con la cipolla e il pomodoro, stasera ha deciso la mia piccola. E questa cosa che da una pentola nascono un sacco di piatti diversi, fa gioire tutte e due. Facciamo le magie, siamo streghette.</p>
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		<title>Di sale, maquis e fumo: la Corsica del cibo e del vino</title>
		<link>https://internetgourmet.it/sale-maquis-fumo-la-corsica-del-cibo-del-vino/</link>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 04:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Metti una coppia di amici, Virna e Francesco, che vanno in vacanza in Corsica e una volta arrivati sull&#8217;isola, acquistano la guida Hachette e vanno a visitare cantine, negozi di gastronomia ed enoteche, tornando con vini, salumi e formaggi. È andata a finire che mi hanno invitato a casa loro per assaggiare tutto quel bendidìo &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Metti una coppia di amici, Virna e Francesco, che vanno in vacanza in <strong>Corsica</strong> e una volta arrivati sull&#8217;isola, acquistano la guida Hachette e vanno a visitare cantine, negozi di gastronomia ed enoteche, tornando con <strong>vini, salumi e formaggi</strong>. È andata a finire che mi hanno invitato a casa loro per assaggiare tutto quel bendidìo ed è stata una cena molto interessante, perché credo di aver capito un po&#8217; meglio lo spirito corso.<strong> Dovessi riassumere tutto in tre parole, direi: sale, maquis e fumo</strong>. Infatti, vini e cibi condividevano, quale più, quale meno, queste tre caratteristiche: <strong>erano molto salati, sapevano della macchia mediterranea che c&#8217;è là, col mirto in primo piano, e avevano spesso un che di affumicato</strong>. Ora, non mi metto a commentare i formaggi, pressoché solo di capra, e i salumi, pur sottolineando che ho mangiato, fra gli altri, un considerevole prosciutto crudo e una profumatissima caciottella fresca avvolta nelle essenze vegetali del maquis. Voglio invece soffermarmi su alcuni vini, non prima, però, di avere ricordato che <strong>l</strong><span data-subtree="aimfl" data-copy-service-computed-style="font-family: Google Sans, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);"><strong>a produzione di vino della Corsica è dominata dai rosé</strong>, che <a href="https://www.visit-corsica.com/it/Scoprire-la-Corsica/Le-nostre-ispirazioni/Ispirazioni-enologiche/I-tesori-nascosti-dell-isola-alla-scoperta-dei-vitigni-corsi" target="_blank">rappresentano </a>il </span>67%<!--TgQPHd|||[]--> del totale, seguiti dai vini rossi con il 17-18%<!--TgQPHd|||[]--> e dai vini bianchi con il 15-16%. Anzi, i<strong> rosé si vendono talmente bene, in particolare i migliori, che i miei amici hanno fatto fatica a trovarne, adesso che la stagione estiva è finita</strong>. Quanto alle uve, la più diffusa è il niellucciu, dominante nell&#8217;aoc Patrimonio, a nord, e imparentato col nostro sangiovese. Segue lo sciaccarellu, rosso anch&#8217;esso, diffuso soprattutto nell&#8217;aoc Ajaccio, sulla costa occidentale. Poi c&#8217;è il vermentinu, bianco.</p>
<p>I cinque vini che mi hanno maggiormente colpito li recensisco qui di seguito. L&#8217;ordine è quello del mio personalissimo e soggettivo gradimento.</p>
<p><strong>Patrimonio Blanc Grande Cuvée 2025 Clos Teddi</strong>. Il miglior vino della serata, ed è effettivamente un vino molto buono, un bianco d&#8217;impronta austera, di quelli che ho l&#8217;abitudine di definire &#8220;classici&#8221;, perché stanno al di sopra delle mode. Grasso nel frutto, ma anche dinamico per via del sale &#8211; soprattutto del sale -, e della freschezza. Ha profumi compositi e netti di macchia mediterranea. In bocca, la piccantezza dello zenzero. Tutto vermentinu, affinato nel tonneau. (94/100)</p>
<p><strong>Patrimonio Rouge Felice 2022 Domaine Orenga de Gaffory</strong>. Un rosso fatto solo col niellucciu. Tannino fermo, folate di mirto, frutto succoso, ricordi di fico maturo, sale. Vino di mare e di sostanza, nonché di esemplare mano enologica e di gran precisione, ma anche di buona beva e di assoluta abbinabilità. Difficile che possa non piacere, e infatti mi è piaciuto, ed è piaciuto a chi stava a tavola con me. (92/100)</p>
<p><strong>Corse Sartene Rouge Alfieri Polidori 2024 Domaine San Micheli</strong>. Qui è necessario tirar fuori quell&#8217;aggettivo, &#8220;minerale&#8221;, che a qualcuno non piace, ma come farei, senza questo, a descrivere la miscela di sentori che ricordano il ferro, la punta della matita, la pietra bagnata dal ruscello, i muri anneriti dal fumo? C&#8217;erano tutti, e c&#8217;era molto sale. Di seguito, la macchia mediterranea, la scorza dell&#8217;arancia amara, la mandorla. E insieme slancio e beva. Sciaccarellu all&#8217;ottanta per cento e il saldo di niellucciu. (91/100)</p>
<p><strong>Corse Porto Vecchio Sciaccarellu 2022 Domaine de Granajolo</strong>. Non è la prima volta che bevo i vini di questo produttore, che la Hachette ha insignito del titolo di vignaiolo dell&#8217;anno per la Corsica. In effetti, i suoi vini sono sempre centrati e territoriali. Questo rosso di solo sciaccarellu conferma le tre caratteristiche che dicevo in apertura. Dovessi scegliere un vino didattico per parlare dell&#8217;isola direi che la scelta cadrebbe qui. Ferroso, ematico, denso di profumi di maquis, è a tratti affumicato (ricorda in qualche modo lo speck). Ha il fico, l&#8217;inchiostro di china, il tamarindo, le foglie secche. (90/100)</p>
<p><strong>Patrimonio Rosé Perla di Rosa 2025 Domaine Novella</strong>. Ci credo che un rosé così risulti irresistibile d&#8217;estate. Secco, marino e snello, vagamente fumée, ha una lievissima aromaticità e una traccia succosa di albicocca. Si beve con piacere. Tre quarti di niellucciu, il resto sciaccarellu. (89/100)</p>
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		<title>Manca una zolla</title>
		<link>https://internetgourmet.it/manca-una-zolla/</link>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 04:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://internetgourmet.it/?p=35186</guid>
		<description><![CDATA[<p>Sono serena. Ho raggiunto il mio obiettivo! La serenità è sempre stato il mio più grande, se non unico, desiderio. Sono serena ma non ancora appagata. Manca un tassello, un pezzetto, qualcosa di me che ancora non c&#8217;è. Manca la terra, la frutta, la verdura. Mancano i carciofi da pelare, le cipolle da piantare, i &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono serena. Ho raggiunto il mio obiettivo! La serenità è sempre stato il mio più grande, se non unico, desiderio. Sono serena ma non ancora appagata. Manca un tassello, un pezzetto, qualcosa di me che ancora non c&#8217;è. Manca la terra, la frutta, la verdura. Mancano i carciofi da pelare, le cipolle da piantare, i pomodori da seccare. Manca il profumo dell&#8217;erba tagliata, una passeggiata, l&#8217;acqua di una fontana, le bacche del sambuco. Manca l&#8217;erba di campo, salire sul ciliegio, rastrellare le foglie, odorare il vento. Mancano il gatto e il cane, manca anche il topo &#8211; e l&#8217;elefante. Manca solo questo. Un pezzetto. Manca una zolla su cui danzare. Intanto, però, sono serena!</p>
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		<item>
		<title>Il Morgon di Burgaud che sa di violetta</title>
		<link>https://internetgourmet.it/morgon-burgaud-sa-violetta/</link>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 04:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Plazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calici]]></category>
		<category><![CDATA[Vini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Avete presente le caramelle gommose alla violetta? Eccole qui in versione liquida nel calice del Morgon Grands Cras di Jean-Marc Burgaud, accompagnate da un frutto maturo di mora selvatica. Fa bene ogni tanto avere dei vini apparentemente semplici che ci invitano a non farci troppe domande. Anche se in verità la semplicità è forse una &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Avete presente le caramelle gommose alla violetta? Eccole qui in versione liquida nel calice del <strong>Morgon Grands Cras di Jean-Marc Burgaud</strong>, accompagnate da un frutto maturo di mora selvatica.</p>
<p><strong>Fa bene ogni tanto avere dei vini apparentemente semplici che ci invitano a non farci troppe domande</strong>. Anche se in verità la semplicità è forse una delle cose più complicate da ottenere, almeno a questi livelli di qualità. Certo, perché qui non mancano profondità e complessità. Non ditemi che sono contradditorio, sono caratteristiche che possono tranquillamente coesistere, e qui ne abbiamo un chiaro esempio.</p>
<p>Non serve essere ogni volta di quelli che hanno bisogno di spaccare il calice in quattro. <strong>Si può scegliere di bersi un vino per il puro piacere di farlo, senza retropensieri. Ed è mia convinzione che i vini del Beaujolais rispondano a questa esigenza, risolvendo l’equazione in modo brillante</strong>. Non vedo perché privarsene, tanto più che ci si può riempire la cantina senza svuotare il portafoglio. E questo nonostante l’aumento costante dei prezzi negli ultimi anni, sperando si fermi.</p>
<p>Aggiungo che sono vini che sicuramente possono aiutare ad avvicinare un pubblico giovane al vino, sia per il costo ragionevole che per la piacevolezza della beva. Un elogio a Jean-Marc e ai produttori del Beaujolais.</p>
<p><strong>Morgon Grands Cras 2021 Jean-Marc Burgaud</strong><br />
(92/100)</p>
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		<title>Mi amo</title>
		<link>https://internetgourmet.it/mi-amo/</link>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 04:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E vorrei dirti ti amo. Ti amo. Quanto antipatica mi sta quest&#8217;espressione. Qualche anno fa condivisi il mio pensiero in un video. Al posto di ti amo proposi alternative più creative. Ti cielo, ti oceano, ti gioio! Come posso pretendere di amare se non mi riconosco amore? Cresco lontana dalla mia essenza, mi dedico a tutti &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>E vorrei dirti <em>ti amo</em>.<br />
Ti amo. Quanto antipatica mi sta quest&#8217;espressione. Qualche anno fa condivisi il mio pensiero in un video. Al posto di <em>ti amo</em> proposi alternative più creative. Ti cielo, ti oceano, ti gioio! Come posso pretendere di amare se non mi riconosco amore? Cresco lontana dalla mia essenza, mi dedico a tutti fuorché a me stessa. Con che paradossale presunzione dico di amare? A volte pronunci <em>ti amo</em> non perché tu stia traboccando d&#8217;amore ma perché speri che l&#8217;altro riempia il vuoto profondo che senti dentro. Altre volte, l&#8217;altro diventa uno specchio. Riconosci il valore e la bellezza in qualcuno e poi scopri che l&#8217;amore esiste e vive in te. Si dovrebbe iniziare con <em>mi amo</em> e un po&#8217; alla volta, presa coscienza, distribuire qualche <em>ti amo</em>.</p>
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		<item>
		<title>La bellezza della citazione</title>
		<link>https://internetgourmet.it/la-bellezza-della-citazione/</link>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 04:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Chi mi legge con qualche frequenza, e soprattutto chi fa il grande dono di leggere i miei libri, sa che faccio ampio ricorso alle citazioni. Mi piace quest&#8217;idea di partire da una frase, anche minima, di uno scrittore, di un cantante, di un saggista, di un poeta, e poi lavorarci sopra, e trovarci delle prospettive &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi mi legge con qualche frequenza, e soprattutto chi fa il grande dono di leggere i miei libri, sa che <strong>faccio ampio ricorso alle citazioni</strong>. Mi piace quest&#8217;idea di partire da una frase, anche minima, di uno scrittore, di un cantante, di un saggista, di un poeta, e poi lavorarci sopra, e trovarci delle prospettive nuove, che spieghino un momento della vita, e siccome scrivo in prevalenza di vino, dalla citazione passo attraverso il vino per discorrere, poi, dell&#8217;esistenza. Questo è il mio modo di scrivere, di pensare. Tuttavia, la citazione può non essere scritta, bensì figurativa. Si approda, in tal caso, nell&#8217;universo della pittura, e il fascino si amplifica, si fa potente.</p>
<p>Chi volesse rendersene conto di persona, non ha che da recarsi, <strong>fino a domenica primo novembre, al Mart di Rovereto</strong>. È là, infatti, che è allestita la mostra dal titolo <em>Di quadro in quadro. L&#8217;arte della citazione</em>, tra le più belle e stimolanti che abbia visto da vario tempo a questa parte <strong>150 opere </strong>provenienti dalle Collezioni del Mart e da raccolte pubbliche e private, per <strong>80 artisti</strong>). C&#8217;è <strong>Andy Warhol</strong> che cita le scatole dei supermercati, <strong>Ai Weiwei</strong> che rifà coi mattocini Lego la Gioconda imbrattata da un torta di panna, <strong>Guttuso</strong> che riprende sullo sfondo di una sala da ballo lo stile compositivo di <strong>Mondrian</strong>, <strong>Felice Casorati</strong> che cita una propria scultura dentro al quadro che ritrae, nuda, una fanciulla. C&#8217;è <strong>De Pisis</strong> che dipinge una natura morta contenente un abbozzo di <strong>Goya</strong>, <strong>De Chirico</strong> che trasfonde sulla tavola le statue classiche. Ho trovato geniale la serie delle copertine della collana <em>I Maestri del Colore</em> dei Fratelli Fabbri modificate da <strong>Flavio Favelli</strong> con degli inserti di carta stagnola dorata. Mi ha lasciato ammirato la grande tela di <strong>Mario Schifano</strong> che ridefinisce la celebre fotografia dei futuristi <strong>Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini</strong>.</p>
<p><strong>Tu che visiti l&#8217;esposizione ti senti parte del gioco creativo, rincorrendo la citazione, l&#8217;originale e, magari, la tua personale interpretazione</strong>. Dice bene la curatrice della mostra, <strong>Daniela Ferrari</strong>: &#8220;Il gioco delle parti impone complicità con lo spettatore, attore essenziale perché l&#8217;opera si compia nell&#8217;attimo in cui la mente si focalizza sullo sguardo dell&#8217;artista nell&#8217;atto di guardare, sullo scambio di ruoli tra vedente e veduto&#8221;. Si riferisce, nello specifico, a Giulio Paolini che reinterpreta il <em>Ritratto di giovane uomo</em> di Lorenzo Lotto, ma in quella frase ci leggo il senso intero della rassegna, e in fondo anche questa mia lettura è un po&#8217; una citazione, che prova a trasfondere in un altro pensiero un originale. Insomma, citare è necessario. La nostra stessa vita è una continua citazione, e forse è questo il motivo per cui la mostra del Mart mi è piaciuta così tanto. Conto di ritornarci, entro il primo novembre. Magari ci vediamo là.</p>
<p><strong>Di quadro in quadro. L&#8217;arte della citazione.</strong><br />
Mart Rovereto<br />
Martedì, mercoledì, giovedì, domenica 10.00 &#8211; 18.00<br />
Venerdì, sabato 10.00 &#8211; 19.30<br />
Lunedì chiuso</p>
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		<title>L&#8217;antico fallimento dei cannoni antigrandine</title>
		<link>https://internetgourmet.it/lantico-fallimento-dei-cannoni-antigrandine/</link>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 04:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nella seconda metà di agosto, mentre si pativa un gran caldo, sporadicamente interrotto da furibondi temporali carichi di una grandine grossa e devastante, uscì un numero monografico dell&#8217;inserto culturale del quotidiano Il Sole 24 Ore tutto dedicato alle nuvole. Vi si leggeva, tra gli altri, anche un breve scritto del vignaiolo trevigiano Giovanni Gregoletto, il &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella seconda metà di agosto, mentre si pativa un gran caldo, sporadicamente interrotto da furibondi temporali carichi di una grandine grossa e devastante, uscì un numero monografico dell&#8217;inserto culturale del quotidiano <em>Il Sole 24 Ore</em> tutto dedicato alle nuvole. Vi si leggeva, tra gli altri, anche un breve scritto del vignaiolo trevigiano <strong>Giovanni Gregoletto</strong>, il quale ricordava la sua passione per i vecchi <strong>cannoni antigrandine</strong>, ai quali ha dedicato trattazione nel suo multiforme, riccamente illustrato e immaginifico volume <em>Vite Ambulante. Nuove Cattedre Ambulanti di Enologia e Viticultura</em>. Però nel suo articolo di spalla, Gregoletto, del quale adoro, in particolare, il Verdiso frizzante, raccontava di un suo sogno futurista, ossia quello di costruire un cannone che sparasse musica e suoni fra i nembi grandigeni. Ne fece realizzare un paio di prototipi a un fabbro della sua zona e chiese a due musicisti di comporre appositamente un album di nove brani. L&#8217;esperimento, tuttavia, non ebbe successo. Portato in campagna, il cannone sparamusica fu bombardato dalla grandine, e adesso giace nella stanza delle meraviglie di Gregoletto a Follina.</p>
<p>Pressoché in contemporanea con l&#8217;uscita dell&#8217;inserto, <strong>mi è capitato di ritrovare, nella mia casa di montagna, un vecchio articolo scritto da don Giuseppe Lenotti quand&#8217;era  parroco del paese bresciano di Pozzolengo, nel pieno della zona del Lugana</strong>. Il pezzo aveva a che fare proprio con i cannoni antigrandine ed era uscito sul quotidiano della curia, <em>Verona Fedele</em> (la diocesi veronese si estende anche a parte della riva lombarda dal lago di Garda), sotto la data del <strong>primo luglio 1901</strong>. Siccome la ritengo una testimonianza interessante, riporto qui di seguito il testo integrale. Accanto all&#8217;esito altrettanto disastroso di quello nel quale è incappato Gregoletto, annoto il fatto che <strong>in una piccola località come Pozzolengo, all&#8217;inizio del secolo scorso c&#8217;erano addirittura una cinquantina di cannoni antigrandine, a dimostrazione di quanto fosse grave e frequente il problema</strong>, per la disperazione dei vignaioli e dei contadini. I primi tentativi di utilizzo effettuati nell&#8217;anno 1900 sembravano aver dato un esito favorevole, ma la grandinata del 1901 aveva distrutto i campi e le illusioni.</p>
<blockquote class="blockquote-style-1 position-center text-left width-100" data-style="style-1" data-position="center" data-align="left" data-width="100"><p><strong>Cannoni e grandine</strong></p>
<p><em>Pozzolengo, 1-7-901</em></p>
<p>Mentre scriviamo, teniamo presente il monito di don Candeo a certi corrispondenti, che si sospettano <em>infedeli</em>, quando parlano di grandine e ci proponiamo di esporre candidamente la nuda e dolorosa verità.</p>
<p>Oggi verso le 13 e mezza un violento temporale si scatenò sopra questo Comune, proceduto ed accompagnato da vento così veemente, che in certi luoghi schiantò perfino degli alberi dal suolo. Dopo un breve acquazzone cominciò a cadere la grandine così fitta e vibrata come scariche di fucileria, e della dimensione delle noci, e non finì che dopo dieci minuti. La plaga battuta di preferenza è quella che si estende fra Pozzolengo, S. Martino e la Madonna del Frassino: un&#8217;area, che rappresenta circa due terzi del Comune. Il danno complessivo si fa ascendere da taluni ai due terzi dell&#8217;intero raccolto (uva, frumento, granoturco); ma in questo momento gli effetti dannosi non si possono calcolare con sufficiente esattezza; li vedremo di poi.</p>
<p>Questa la cronaca.</p>
<p>E i cannoni… grandinifughi?</p>
<p>&#8211; Erano 50 le bocche che a Pozzolengo solamente fischiavano e sbuffavano accanitamente contro il nembo grandinifero prima della grandine e durante la caduta della medesima, ma questa volta ai loro fischi fu sordo il nembo, e la grandine cadde inesorabile e spaventosa a desolare tante povere famiglie. Forse si formò altrove, e cadde qui.</p>
<p>&#8211; A nostro avviso però il temporale di oggi fu uno di quelli, che non si sarebbe molestato, non solo per i grandi sbuffi degli odierni cannoni grandinifughi, ma neppure per lo scoppio di tutti i pezzi da 45, che uscirono già dalla rinomata fonderia Krupp.</p>
<p>La grande fiducia negli spari, che era stata eccitata in tutti i terrazzani dalla buona prova, che si presumeva avessero data la scorsa annata, oggi ha subito un gran colpo presso tutti, o Dio voglia che di simili fatti non ne accadano mai più.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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