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	<title>The Internet Gourmet</title>
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	<description>Un blog sul vino e sugli altri piaceri della vita</description>
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		<title>Un ragno nella maglia</title>
		<link>https://internetgourmet.it/un-ragno-nella-maglia/</link>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 04:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Apro un cassetto in camera per prendere un pigiama e ci trovo una tartaruga. Apro un cassetto in cucina per prendere un asciugamano e ci trovo un panda. In qualunque stanza, anche nella tasca nel mio accappatoio, ci sono animaletti che la mia bimba si diverte a nascondere per fare gli scherzi a me e &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Apro un cassetto in camera per prendere un pigiama e ci trovo una tartaruga. Apro un cassetto in cucina per prendere un asciugamano e ci trovo un panda. In qualunque stanza, anche nella tasca nel mio accappatoio, ci sono animaletti che la mia bimba si diverte a nascondere per fare gli scherzi a me e al suo babbo. Quando li trovo in sua assenza, li lascio dove sono e aspetto che ci sia anche lei per recitare la scenetta della sorpresa. Non vedo l’ora di vederla ridere sotto i baffi. In casa spesso viaggia con un ragnetto di gomma e appena mi vede seduta al pc, me lo lascia cadere sulla schiena. E come ride, la malandrina, mentre io urlo per la paura e mi alzo in piedi per scuotermi i vestiti. Succede che io non abbia voglia di partecipare ai suoi giochetti o di ridere, magari per la stanchezza o per qualche preoccupazione, ma sbaglio. Ha ragione lei. Ridere fa bene a tutto. Ci sono corsi a pagamento per imparare a ridere. Chi ha un bimbo in casa lo fa gratuitamente e ci guadagna.</p>
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		<title>Il vignaiolo che non sbaglia un colpo, Cascina Luisin</title>
		<link>https://internetgourmet.it/vignaiolo-non-sbaglia-un-colpo-cascina-luisin/</link>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 04:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mentre assaggiavo uno in fila all&#8217;altro i vini di Cascina Luisin, mi veniva in mente, man mano sempre più nitida, l&#8217;immagine di Diana Bacosi e Gabriele Rossetti, che vinsero la medaglia d&#8217;oro alle Olimpiadi di Parigi del 2024 centrando quasi tutti i piattelli, con una regolarità impressionante. Ne fallirono uno soltanto, sui centocinquanta lanciati, e fu &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre assaggiavo uno in fila all&#8217;altro i vini di <strong>Cascina Luisin</strong>, mi veniva in mente, man mano sempre più nitida, l&#8217;immagine di Diana Bacosi e Gabriele Rossetti, che vinsero la medaglia d&#8217;oro alle Olimpiadi di Parigi del 2024 centrando quasi tutti i piattelli, con una regolarità impressionante. Ne fallirono uno soltanto, sui centocinquanta lanciati, e fu un&#8217;impresa memorabile. <strong>Roberto Minuto</strong> coi suoi vini fa sostanzialmente la stessa cosa. Potresti prenderne uno a caso e avresti comunque nel bicchiere un esempio brillante della tipologia o della denominazione di appartenenza. &#8220;Non è possibile&#8221; mi dicevo, mentre assaggiavo. &#8220;Non è possibile&#8221; mi sono detto, scorrendo gli appunti sul mio taccuino, e verificando che a quasi tutti i vini avevo assegnato un punteggio da novanta un su, che per me significa che sono vini da bere senza frapporvi esitazione, da gustare, da godersi adesso e anche più in là nel tempo. Invece, non solo è possibile, ma è talmente vero che in cantina ho fatto acquisti. Raro trovare una continuità del genere.</p>
<p>Cascina Luisin è a Barbaresco, sulla strada del Rabajà, che se fossimo in Francia sarebbe un gran cru. A fondarla, nel 1913, fu Luigi Minuto, detto Luisin, Luigino, bisnonno di Roberto. L&#8217;azienda ha dieci ettari di vigne e fa tredici etichette, per cinquantamila bottiglie totali, l&#8217;ottanta per cento spedite all&#8217;estero. &#8220;Siamo piccoli, però abbiamo radici profonde&#8221;, fa Roberto mentre guardiamo, dal terrazzino di casa, la conca delle vigne, ordinatissime, che ci stanno davanti, e si distinguono uno per uno i filari dei nomi che hanno fatto grande il Barbaresco. Ci sorprende un refolo di vento che viene dal fiume Tanaro. Serve anche questo, il vento che rinfresca, per fare del buon vino, soprattutto in questi tempi di calura. Poi si va in cantina, tirata come uno specchio. Le scelte sono chiare: no filtrazioni, no chiarifiche, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni. I vini sfoggiano una nitidezza che abbaglia.</p>
<p>I vini.</p>
<p><strong>Roero Arneis Ave 2025</strong>. Lo so che farò infastidire qualcuno, ma raramente l&#8217;Arneis mi convince. E invece questo mi è piaciuto tanto. Sarà per via del fatto che viene su suoli molto argillosi, a Vezza d&#8217;Alba, che sono una piccola anomalia. È teso e sapido, mi vien da dire &#8220;minerale&#8221;. Costa 20 euro. (90/100)</p>
<p><strong>Vino Rosato Experientia 2025</strong>. <a href="https://internetgourmet.it/ora-lo-so-col-nebbiolo-si-puo-un-ottimo-rosato/" target="_blank">Ne ho già scritto</a>. Mi ha stupito. Secondo anno, e obiettivo centrato, pur con un&#8217;uva, il nebbiolo, che rosatista non è. Viene 20 euro. (92/100)</p>
<p><strong>Dolcetto d&#8217;Alba Trifula 2024</strong>. La vigna, sessantenne, sta a Rodello, in alto, a seicento metri. Il vino si affina nella botte da trenta ettolitri &#8220;per pulirlo da quelle riduzioni che sono tipiche del Dolcetto&#8221;, dice Roberto. Colore di peonia, in bocca è austero, riflessivo, sa di amarena, ricorda quasi un Beaujolais, ma il tannino arcigno è piemontese. Gastronomicissimo. A 20 euro. (90/100)</p>
<p><strong>Barbera d&#8217;Alba Maggiur 2023</strong>. La vigna ha novant&#8217;anni, è a San Rocco di Alba. Il vino fa un anno di botte, ma il sorso resta scapigliato, nervoso, birichino. L&#8217;etichetta dice che l&#8217;alcol è al quattordici per cento, ma non me ne sono accorto. È a 23 euro. (89/100)</p>
<p><strong>Barbera d&#8217;Alba Axilium 2023</strong>. Non si può dire che viene dagli Asili, e allora c&#8217;è quel nome latino che li evoca. L&#8217;uva è quella di una vigna piantata nel 1947, lo scasso fu tra primi per i quali si ricorse alla meccanica, venne fatto con un carrarmato modificato. Frutto rotondo e tannino fermo. Diciotto mesi di botte. Sta a 28 euro. (92/100)</p>
<p><strong>Langhe Nebbiolo Maggiur 2024</strong>. Basta guardarlo traverso il calice per vedere che è Nebbiolo: colore inconfondibile, chiaro, lucente, un pelino aranciato. Poi senti gli odori e hai nuova conferma: la liquirizia, la rosa. Affiora, dopo un po&#8217;, la mentuccia. Tannino austero, ma privo di severità. Viene fatto in cemento. Costa 24 euro. (90/100)</p>
<p><strong>Barbaresco Paolin 2021</strong>. Assemlaggio di tre vigne di Neive, omaggio al prozio Paolo, detto Paolin, emigrato nel Canada. Il vino sa di mela rossa croccante, è fresco e ha tannino sicuro, comunque elegante. In vendita a 38 euro. (91/100)</p>
<p><strong>Barbaresco Asili 2021</strong>. Il vigneto è del &#8217;58. Mi sono scritto: &#8220;Che spettacolo di bocca!&#8221; Rotola, il nebbiolo, rotola e si ravviva a ogni giravolta. Ha il frutto, certo, e il fiore, ma qui e là occhieggiano il rosmarino, il tè nero, la rosa canina, il sale. Costa 50 euro come tutti i cru di Barbaresco di Cascina Luisin, e tutti i cru sono anche vinificati allo stesso modo, per cui le differenze sono date proprio dal cru. (94/100)</p>
<p><strong>Barbaresco Basarin 2021</strong>. La vigna è fel &#8217;67. Colore delicato, profumi finissimi, Liquirizia, elicriso, terra rugginosa, nepitella secca, rosmarino. In bocca è carezzevole, invitante, eppure il tannino porta un che di rusticità che aggiunge complessità e fascino. (92/100)</p>
<p><strong>Barbaresco Rabajà 2021</strong>. E qui ho detto: &#8220;Lo voglio&#8221; e me ne sono comprato qualche bottiglia, perché un Barbaresco come questo è decisamente il &#8220;mio&#8221; vino, per eleganza, per personalità e &#8211; sissignori &#8211; per beva, dato che il sorso non ti stanca mai. Che bellezza quella polpa fruttata, che fascino quelle spezie orientali. (97/100)</p>
<p><strong>Barbaresco Rabajà-Bas 2021</strong>. La vigne è quasi cinquantenne, il vino ha un insolito e però ammaliante sentore di purea di pesca, quella che prepari quanto vuoi farti un cocktail Bellini come Dio comanda. Il vino ha gran polpa, che spiana gli spigoli tannici. Il frutto si intride di spezie e di liquirizia. (95/100)</p>
<p><strong>Barbaresco Riserva 2019</strong>. L&#8217;annata fu fresca, e il vino, che è stato cinque anni in botte grande, merita di riposare in cantina per anni ancora; rosso da invecchiamento, anche per rintuzzare l&#8217;alcol, che adesso un poco si avverte (siamo quasi al 14,7%). Il colore è smagliante, radioso. Foglie secche, liquirizia a profusione, petali di rosa essiccata, succo di ciliegia; tannino granuloso com&#8217;è il cioccolato di Modica. (91/100)</p>
<p><strong>Barolo del Comune di Serralunga d&#8217;Alba Léon 2021</strong>. E sì, c&#8217;è anche un Barolo, che può sembrare quasi un&#8217;eresia per un&#8217;azienda votata al Barbaresco, e come tale la prese il padre di Roberto, Luigi (che porta il nome del fondatore), ma poi accondiscese, perché la voglia di provare del figlio era troppo grande. Il vino ha tannicità vivida, sintomo di estrema giovinezza, e infatti, atteso nel bicchiere, si allarga, si distende pian piano. Austerità totale. (90/100)</p>
<p>PS #1: come ho detto all&#8217;inizio, il vino qui lo si può anche scegliere a caso; come si vede dai rating, sono tutti validi.</p>
<p>PS #2: io non ho mica comprato solo il Rabajà, infatti, ma il Rabajà è quello che vorrei bere a Natale, che arrivarci, a Natale, è un tiro di schioppo, anche se pare impossibile in quest&#8217;estate da forno.</p>
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		<title>Quando il vino è famiglia</title>
		<link>https://internetgourmet.it/quando-il-vino-e-famiglia/</link>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 04:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cercavo dei vini buoni, li ho trovati, e prima di tutto mi è piaciuta la famiglia, quella dei Monchiero, a Castiglione Falletto: Vittorio, la moglie Daniela, e i figli Luca e Stefano. Hanno come prerogativa l&#8217;accoglienza e la semplicità, intesa come rinuncia consapevole a qualunque genere di postura. Si presentano con autenticità. Sono così anche i loro &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cercavo dei vini buoni, li ho trovati, e prima di tutto mi è piaciuta la famiglia, quella dei <strong>Monchiero</strong>, a Castiglione Falletto: <span class="wixui-rich-text__text"><span class="color_13 wixui-rich-text__text">Vittorio, la moglie Daniela, e i figli <span class="wixui-rich-text__text"><span class="wixui-rich-text__text">Luca e Stefano. <strong>Hanno come prerogativa l&#8217;accoglienza e la semplicità, intesa come rinuncia consapevole a qualunque genere di postura. Si presentano con autenticità. Sono così anche i loro vini</strong>, esprimono il carattere schietto e pulito della famiglia, e questo è già un pregio di quelli che lasciano il segno nel visitatore. E poi gli piace il tappo a vite, e questo me li rende ancora più simpatici. Mi dispiace che nella fotina che pubblico manchi uno dei figli, ma ha dovuto scappare via presto. Mi scuso con lui.</span></span></span></span></p>
<p>La cantina è intestata ai <strong>Fratelli Monchiero</strong>, omaggio ai fondatori <span class="wixui-rich-text__text"><span class="color_13 wixui-rich-text__text">Remo e Maggiorino, mezzadri originari di La Morra, che incominciarono a coltivare vigne proprie e fare vino per conto loro. Era la fine degli anni Settanta, facevano il Barolo da spedire all’estero, quasi tutto in America, addirittura, e i rossi giovani per l&#8217;Italia. Poi, Vittorio, figlio di Maggiorino, lo mandarono a specializzarsi alla scuola enologica di Alba. Il resto è storia dei giorni nostri. <strong>Da loro il vino è famiglia. Bevendolo ti senti a casa. Casa è dove stai bene</strong>. <strong>Io là sono stato bene</strong>.</span></span></p>
<p>I vini li ho assaggiati quasi tutti. I Barolo vengono <span class="wixui-rich-text__text"><span class="color_13 wixui-rich-text__text">da Castiglione Falletto e da La Morra, gli altri vini, il Nebbiolo d&#8217;Alba e la Barbera d&#8217;Alba, l&#8217;Arneis e un bianco secco da uve di moscato, sono frutto dei vigneti di Scaparoni d&#8217;Alba, Roddi, Verduno e Treiso.</span></span></p>
<p><strong>Langhe Arneis 2025</strong>. &#8220;L&#8217;Arneis come piace a noi&#8221;, mi dicono, mentre me ne versano. Fresco, gustoso, e però duro come un bloco di marmo scolpito. Bianco da bevitori di rosso. Tappo a vite (evviva), 12 euro. (86/100)</p>
<p><strong>Vino Bianco Quattro Filari 2025</strong>. I quattro filari sono quelli di moscato che stanno sotto quelli dell&#8217;Arneis. Il vino è asciuttissimo e floreale, l&#8217;aromaticità è delicata. Un bianco fatto da chi parla la lingua dei rossi. Affina in anfora. Costa 14 euro. (88/100)</p>
<p><strong>Dolcetto d&#8217;Alba 2025</strong>. Viene da Treiso, da dove viene anche mamma Daniela. Le vigne hanno una settantina di anni. &#8220;Riusciamo a malapena a riempirci un&#8217;anfora&#8221;. Colore delicato, profumi di violetta, bocca di lampone, tannino da rosso gastronomico. Tappo a vite, e di nuovo sono contento. Viene 12 euro. (88/100)</p>
<p><strong>Barbera d&#8217;Alba Superiore 2024</strong>. &#8220;Di solito la Barbera ha colori più scuri&#8221;, mi fanno. La tinta delicata racconta l&#8217;annata difficile, ma il vino è saporito e parecchio fresco, succoso di amarena. Asciutto e &#8220;pericolosamente&#8221; beverino, da mettere in tavola pressoché con tutto. Sta a 13 euro. (89/100)</p>
<p><strong>Langhe Nebbiolo 2024</strong>. Proviene da tre vigne di paesi diversi e ha la bella tinta sottile e vagamente aranciata del nebbiolo. Un vino che fa della delicatezza il proprio segno distintivo. Tannino a grana fine, alcol che nemmeno te ne accorgi. Sta a 16 euro. (89/100)</p>
<p><strong>Langhe Nebbiolo Affinamento in Anfora 2024</strong>. Se dovessi pensare a una bottiglia da proporre a dei giovani che si vogliano approcciare al vino, credo che sceglierei questa, perché parla un linguaggio moderno, sebbene con un&#8217;inflessione territoriale. Colore tenue, profumi nitidi ma lievi di frutti e di spezie, trama tannica finissima, beva spettacolare. Ha personalità e delicatezza. Tappo di sughero naturale ricoperto dalla gommalacca. Costa 18 euro. (92/100)</p>
<p><strong>Barolo del Comune di La Morra 2022</strong>. Il colore è vivido e lucente. Sa di cioccolatini boeri, di liquore alla ciliegia, di fiori appassiti. L&#8217;alcol tende un po&#8217; ad affiorare, ma credo gli potranno fare bene un paio d&#8217;anni ancora di bottiglia. D&#8217;altra parte, Vittorio è convinto da sempre che il passare del tempo sia proprio irrinunciabile, se si vuole che il vino trovi l&#8217;equilibrio, e in questo caso gli va di certo dato ascolto. Costa 34 euro. (90/100)</p>
<p><strong>Barolo del Comune di Castiglione Falletto 2022</strong>. La tinta è di terra rossa. Il sorso è rotondo, il frutto molto bello, saporito. La liquirizia affiora a costanti ondate. Le tracce floreali sono raffinate. Poi, ecco la nespola del Giappone a dare succosità. Pronto da bere, ed è un bel bere. Viene 34 euro. (92/100)</p>
<p><strong>Barolo Rocche di Castiglione 2022</strong>. Solido e tesissimo, mi ricorda quelle sculture che gli artisti di montagna cavano fuori dal legni di cirmolo. Il frutto è gustoso, la ciliegia è cesellata, e poi trovi le tracce dell&#8217;arancia rossa. Erbe alpine, alcol gestito benissimo. Un vino classico, da bere fin da adesso con piacere. Sta a 48 euro. (91/100)</p>
<p><strong>Barolo Montanello 2021</strong>. Non conoscevo questa menzione aggiuntiva, Montanello, del comune di Castiglione Falletto. Adesso che la conosco so che il suo vino mi piace molto. Il vino è di quelli che si possono chiamare tradizionali. Ha la ciliegia, le rose appassite, la liquirizia, il tamarindo, le erbe alpestri, un che di officinale, le foglie secche. Austero, pulitissimo, nitido, sapido. Il tannino è fermo e coinvolgente. Molto buono, da non farselo scappare. Sono 44 euro molto bene spesi. Me ne sono portato a casa una bottiglia. Appena posso la stappo e brindo a questa famiglia. (94/100)</p>
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		<title>Il bello di rileggersi e bere ancora il medesimo vino</title>
		<link>https://internetgourmet.it/bello-rileggersi-bere-ancora-medesimo-vino/</link>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 04:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Uno degli esercizi che consiglio di fare a chi sia solito prendere appunti quando assaggia dei vini, o anche a chi ne scriva per professione, è quello di rileggersi a distanza di qualche anno, nel mentre assaggia il medesimo vino, della medesima annata, che ha avuto tempo di evolvere. È molto istruttivo andare a verificare &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli esercizi che consiglio di fare a chi sia solito prendere appunti quando assaggia dei vini, o anche a chi ne scriva per professione, è quello di <strong>rileggersi a distanza di qualche anno, nel mentre assaggia il medesimo vino, della medesima annata, che ha avuto tempo di evolvere</strong>. È molto istruttivo andare a verificare le proprie impressioni, per correggersi o per trovare conferme, oppure per sorprendersi. A me è successo con lo <strong>Chardonnay Torricella 2021 dell&#8217;azienda Ricasoli 1141</strong>. Il primo assaggio lo feci nel 2023, contravvenendo, per la cortese e ospitale insistenza di Francesco Ricasoli, alla mia regola del bevitore ABC, ossia dell&#8217;Anything But Chardonnay, del fammi bere quel che ti pare, purché non sia Chardonnay. Mi stupì; mi piacque soprattutto per l&#8217;energia giovanile che ne sprigionava. Ora l&#8217;ho ribevuto dopo uno scambio di email con lo stesso Ricasoli. È stato lui a ricordarmi quell&#8217;assaggio e quel che ne scrissi di lusinghiero. Sapevo di averne ancora una bottiglia in cantina, e l&#8217;ho aperta. Il vino sta entrando nella fase della maturità. Dispone sempre di una freschezza consistente, ma il sorso è più rotondo, più denso, di quella densità che però non è sovrabbondanza, bensì &#8211; come dire &#8211; consapevolezza, come accade alle persone quando la vita le ha fatte crescere. Si è cominciato a fare, per molti versi, austero, oserei dire &#8220;classico&#8221;, pensando a <strong>quell&#8217;idea di classicità che pervade i migliori bianchi italiani, e che tuttora non è stata, colpevolmente, codificata e compresa appieno</strong>, nonostante le intuizioni che al riguardo ha avuto Giacomo Mojoli (perché sì, l&#8217;Italia sa fare grandi bianchi).</p>
<p>Tre anni fa gli diedi una valutazione di 93 centesimi. Sbagliavo per difetto, va alzata, per classe e per piacevolezza. Forse un domani ancora un po&#8217; di più. Preannuncia, tuttora, un futuro in divenire, che potrà dare soddisfazione a lungo.</p>
<p><strong>Toscana Chardonnay Torricella 2021 Ricasoli 1141</strong><br />
(95/100)</p>
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		<title>Salvia e cumino</title>
		<link>https://internetgourmet.it/salvia-e-cumino/</link>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 04:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>È proprio vero che non si finisce mai di imparare, e neanche di sperimentare. Io apprendo sempre molto dalle dimenticanze, per esempio. Sto cucinando il brodo ma non ho comprato le carote? Ci sta benissimo anche una foglia di alloro. Non ho il sedano? Uso un gambo di finocchio. Se ho finito le uova, lo &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È proprio vero che non si finisce mai di imparare, e neanche di sperimentare. Io apprendo sempre molto dalle dimenticanze, per esempio. Sto cucinando il brodo ma non ho comprato le carote? Ci sta benissimo anche una foglia di alloro. Non ho il sedano? Uso un gambo di finocchio. Se ho finito le uova, lo psillio compatta la farina di avena. L’uvetta sostituisce i mirtilli secchi nella ricetta dei biscotti. La cioccolata spalmabile si può fare anche con i borlotti e, se finisco il limone, posso sostituirlo con l’aceto di mele.<br />
Qualche giorno fa la mia bimba, alla scuola dell’infanzia, ha visto preparare il pane dalla farina fino alla fetta spalmata di cioccolata per merenda. Quando è tornata a casa mi ha chiesto dove si imparano tutte le cose che vede fare e se ci sono anche scuole che insegnano a cucinare. Le ho risposto di sì, che ci sono, ma se non vuole aspettare di andare a scuola, deve guardare, osservare e imparare. “<em>Ruba con gli occhi</em>” diceva mio nonno. Confrontarsi con una quattrenne attenta è una grande dono. Quando era più piccola si giocava ad annusare le spezie e le erbe e indovinare quali fossero. Ora che le conosce, le piace scegliere da sola. Il suo hummus di ceci e salvia è molto più buono del mio con il cumino. Ed io la osservo, e imparo.</p>
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		<title>Ora lo so, col nebbiolo si può fare un ottimo rosato</title>
		<link>https://internetgourmet.it/ora-lo-so-col-nebbiolo-si-puo-un-ottimo-rosato/</link>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 04:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di vino rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Vino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ho detto e scritto più volte che secondo me ci sono due uve italiane tendenzialmente poco adatte alla produzione di vini rosa, e sono il sangiovese e il nebbiolo. Presentano, infatti, il medesimo problema. Se vengono raccolte presto, nell&#8217;intento di avere leggerezza e mantenere acidità, spesso se ne otteranno dei rosati dai tannini verdi, che proprio &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto e scritto più volte che secondo me ci sono due uve italiane tendenzialmente poco adatte alla produzione di vini rosa, e sono il sangiovese e il nebbiolo. Presentano, infatti, il medesimo problema. Se vengono raccolte presto, nell&#8217;intento di avere leggerezza e mantenere acidità, spesso se ne otteranno dei rosati dai tannini verdi, che proprio non sopporto (e men che meno tollero che per correggere la parte verde si tenti la via del residuo zuccherino); se invece vengono vendemmiate a pienissima maturità sia tecnologica (insomma, quando il grado zuccherino è elevato) e sia fenolica (dunque, a vinaccioli maturi e raspi secchi), i vini potranno risultare troppo alcolici, strutturati e soprattutto sgarbati, allappanti, cose che con la grazia dei rosati non ci hanno a che fare. Poi<strong> ci sono le eccezioni</strong>.</p>
<p>Tra le belle eccezioni di cui ho avuto esperienza ce n&#8217;è una che proviene da Barbaresco. Ovviamente, vista l&#8217;origine, si tratta di un rosato da nebbiolo, dato che Barbaresco è terra consacrata al medesimo vitigno. È il rosato della <strong>Cascina Luisin</strong>. Sinora è uscito due sole volte, nell&#8217;annata 2024, con il nome LXXIV, e nella 2025, con il nome <strong>Experientia</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;edizione del 2025 è sbalorditiva</strong>. Le uve provengono dal territorio comunale di Barbaresco. Metà della massa fa acciaio, metà fa tonneau. Il colore è rosa corallo. Il sorso sa di succo di lampone, di ciliegia marasca, di melagrana, di mela annurca, di ribes; e poi di melissa, di salicornia, di erba limoncella, di lavanda. Il vino è asciuttissimo, sapido, persistente. Il tutto con neanche dodici gradi di alcol. Perfetto.</p>
<p>Insomma, <strong>alla Cascina Luisin ci ho trovato un rosato da nebbiolo sorprendente, che si candida seriamente a essere tra le più belle espressioni del vino rosa dell&#8217;annata</strong>. Non so se si tratti della classica eccezione che conferma la regola, ma credo che dovrò rivedere il mio punto di vista su quest&#8217;uva e sulla sua vocazione per la lavorazione in rosa, il che consolida l&#8217;idea che non si finisce mai di imparare.</p>
<p>Aggiungo che ho potuto provare anche la prima annata, la 2024, più chiara nel colore. Non ha la complessità e lo slancio della 2025, ma era pur sempre una &#8220;prima volta&#8221;. In ogni caso, aveva già la serietà che mi ha convinto nell&#8217;annata successiva.</p>
<p>L&#8217;Experientia in cantina costa 20 euro.</p>
<p><strong>Vino Rosato Experientia 2025 Cascina Luisin</strong><br />
(92/100)</p>
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		<title>Un pallone, un seme</title>
		<link>https://internetgourmet.it/un-pallone-un-seme/</link>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 04:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Michela Pierallini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Popcorn]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono le otto di mattina e sto guidando per portare la mia bimba alla scuola materna. Vedo un pallone in mezzo alla strada e mi fermo. Un ragazzetto arriva di corsa, lo prende, e si mette in disparte con altri bambini di varie età. Riparto, sempre a passo di lumaca, e al bambino più piccolo &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le otto di mattina e sto guidando per portare la mia bimba alla scuola materna. Vedo un pallone in mezzo alla strada e mi fermo. Un ragazzetto arriva di corsa, lo prende, e si mette in disparte con altri bambini di varie età. Riparto, sempre a passo di lumaca, e al bambino più piccolo scappa il pallone. Mi fermo di nuovo. Aspetto che lo recuperi e si metta al sicuro, e riparto, continuando a ringraziare mio padre e i suoi insegnamenti, lungo tutto il tragitto. &#8220;<em>Quando vedi un pallone in mezzo alla strada, ricordati che c&#8217;è sempre un bambino che lo rincorre</em>&#8220;. Avevo pochi anni quando il mio babbo ha iniziato a ripetermi queste parole come un mantra. Repetita iuvant. E aveva ragione! Perché certe raccomandazioni, quando ti entrano dentro davvero, diventano riflessi. Oggi sono io la persona che ripete infinite volte le stesse frasi, consapevole che dentro le mie parole c&#8217;è ancora la voce di mio padre e che i semi piantati bene, continuano a vivere e crescere per moltissimi anni.</p>
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		<title>Fenocchio e quell&#8217;idea di Barolo elegante</title>
		<link>https://internetgourmet.it/fenocchio-quellidea-barolo-elegante/</link>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 04:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A volte capita di provare qualcuna di quelle emozioni così intense e coinvolgenti che vengono chiamate colpi di fulmine. Possono suscitarle le persone, le opere d&#8217;arte, i paesaggi, la musica, i libri, la bellezza. A me è accaduto con un vino che non ha ancora un nome e una data d&#8217;uscita. So che è un &#8230;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte capita di provare qualcuna di quelle emozioni così intense e coinvolgenti che vengono chiamate colpi di fulmine. Possono suscitarle le persone, le opere d&#8217;arte, i paesaggi, la musica, i libri, la bellezza. A me è accaduto con un vino che non ha ancora un nome e una data d&#8217;uscita. So che è un Barolo del 2023 fatto con il nebbiolo vinificato a grappolo intero e so anche che <strong>Claudio Fenocchio</strong>, vignaiolo in Monforte d&#8217;Alba, l&#8217;ha vinificato in omaggio al padre Giacomo (cui l&#8217;azienda è tuttora intitolata), nel centenario delle nascita. Ho avuto la fortuna di berlo in anteprima (è in bottiglia, ma senza etichetta, e chissà quando l&#8217;avrà) ed è buonissimo. Mi si è impiantato nella mente e nel cuore, indimenticabile. Mi sbilancio: per me già da adesso potrebbe meritare quell&#8217;attributo di perfezione che sono i cento centesimi di valutazione, almeno secondo la mia personale idea di vino, ossia di purezza, di classicità, di definizione dei dettagli e, insieme, anche di totale disponibilità nei confronti del bevitore. Per cui, se vi riuscisse, prenotatelo. <strong>Io l&#8217;ho detto a Claudio che quel vino lo voglio assolutamente</strong>.</p>
<p>Questo senza nulla togliere ai Barolo in commercio, ossia quelli del 2022, annata ritenuta problematica, ma a me comunque gradita, quando c&#8217;è stata fantasia (e poi si vedrà perché lo affermo), così come ho apprezzato la riserva del 2019. Di tutti voglio sottolineare una cosa: <strong>siamo in quella fattispecie di vini dei quali si può dire che si bevono già con gli occhi, tant&#8217;è la luminosità che li contraddistingue</strong> (e a me piacciono i vini luminosi). Che poi, a dire il vero, tornando ai tanti problemi del gran caldo del 2022, <strong>alle annate difficili ormai bisogna farci l&#8217;abitudine</strong>, con lo stravolgimento del clima che c&#8217;è, e <strong>quelle che si possano ancora definire classiche vengono col contagocce</strong>, per cui sottoscrivo quel che ha detto Claudio Fenocchio mentre assagiavamo i suoi vini: &#8220;Nelle annate classiche la finestra di raccolta è molto larga, invece in quelle calde il contesto è più problematico, e <strong>io non capisco quelli che dicono che non si può raccogliere presto</strong>. Io sono tra i primi che raccolgono. <strong>In certe annate bisogna avere il coraggio di anticipare, di cambiare gli schemi</strong>&#8220;. Ecco, queste <strong>sono le cose che mi aspetto di sentir dire da un vignaiolo che sa leggere le proprie vigne</strong>, e mi piace tantissimo anche un&#8217;altra sua affermazione, ossia che fa vini che <strong>prima di tutto devono piacere a lui</strong>, e se non gli piacciono abbastanza, sul mercato non ci vanno. Mi ricorda un monito che sentii rivolgere da parte di Carlin Petrini a una platea di vignaioli: &#8220;Fate il vino che piace a voi&#8221;. Ecco, è così che va fatto.</p>
<p>Insomma, ho chiacchierato troppo, e devo dire, adesso, dei vini assaggiati dell&#8217;azienda agricola Giacomo Fenocchio, tutti da vigne di proprietà, tutti da fermentazione spontanea, tutti in legno grande. La sequenza è in ordine di assaggio.</p>
<p><strong>Barolo Cannubi 2022</strong>. Terroso e floreale, fruttato e materico, dinamico e succoso. Ciliegia, liquirizia, rose; artemisia, genziana, incenso; alloro, rose, acqua di pomodoro. (92/100)</p>
<p><strong>Barolo Castellero 2022</strong>. Chinotto e mallo di noce; rose appassite e vene affumicate. Il pregio maggiore è la bevibilità, però a me manca un poco la complessità. (89/100)</p>
<p><strong>Barolo Villero 2022</strong>. La ciliegia primeggia, e poi si fanno avanti le tracce di terra nera e di liquirizia, di mentuccia e di rose di maggio. Succoso, fresco, fa salivare a lungo. Pronto. (93/100)</p>
<p><strong>Barolo Bussia 2022</strong>. Questo Bussia mi pare più immediato del solito, e certo non è un male. Frutto croccantissimo. Assenzio, ruggine. Il rating è consistente per l&#8217;interpretazione formidabile dell&#8217;annata. (95/100)</p>
<p><strong>Barolo Bussia Riserva 90 Dì 2019</strong>. La liquirizia, che bella questa sensazione, nitida e golosa. Incenso, assenzio; fiori appassiti, frutto; sapidità, fragranza; tensione, lunghezza. Classico. (96/100)</p>
<p>Fin qui i vini che si trovano sugli scaffali. C&#8217;è, però, un altro Barolo di cui voglio parlare, ed è un vino fuori commercio, fatto come esperimento. Un <strong>Barolo Bussia 2020 chiuso con il tappo a vite</strong>. Ho detto un Bussia, e quindi un Barolo di struttura, e destinabile ad affinamento lungo, uno di quelli che magari fatichi, di primo acchito, a pensarlo con il tappo a vite. Invece in Langa c&#8217;è chi sta incominciando a prendenderla in seria considerazione quest&#8217;opzione. Con me si sfonda una porta aperta, ma so bene che le resistenze dei bevitori &#8211; e dei ristoratori &#8211; più tradizionalisti sono fortissime, e in Italia siamo nel regno dei conservatori del vino. <strong>L&#8217;assaggio mi si è rivelato illuminante, e meriterebbe di essere esteso a molti fra gli scettici del vino</strong>. Com&#8217;era plausibile, i profumi si sono disvelati con relativa lentezza, ma <strong>la bocca si è rivelata immediatamente densa di quella crema che mi aspetto da un Bussia</strong>. Magari in questo caso  un passaggio nel decanter sarebbe ottimale per accelerare la liberazione dei profumi, ma in quanto ad appagamento del sorso, quello è stato totale. <strong>Se penso a dove potrebbe arrivare il Barolo in un tappo a vite chiuso con una membrana dedicata mi sembra un sogno che si avvera</strong>, e un poco, tuttavia, provo rammarico, dato che ancora in commercio di Barolo in tappo a vite non ce n&#8217;è. Ringrazio, dunque, Claudio Fenocchio per avermi concesso questa possibilità. Prova eccellente. Chissà che non si tratti di un&#8217;epifania.</p>
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		<title>Il presente del vino non dura mai per sempre</title>
		<link>https://internetgourmet.it/il-presente-del-vino-non-dura-mai-per-sempre/</link>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 04:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Stanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sulla prima pagina dell&#8217;inserto domenicale del Sole 24 Ore del 5 luglio c&#8217;era un lungo intervento di Mauro Campus a illustrazione del volumetto di John Maynard Keynes &#8220;Le possibilità economiche per i nostri nipoti&#8221;, da lui curato per Einaudi. Come noto, Keynes è stato tra i più grandi economisti della storia, e la sua lezione &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla prima pagina dell&#8217;inserto domenicale del Sole 24 Ore del 5 luglio c&#8217;era un lungo intervento di Mauro Campus a illustrazione del volumetto di John Maynard Keynes &#8220;Le possibilità economiche per i nostri nipoti&#8221;, da lui curato per Einaudi. Come noto, Keynes è stato tra i più grandi economisti della storia, e la sua lezione è tuttora fondamentale. Commentandone il pensiero, Campus sottolinea che &#8220;gli individui si affidano a convenzioni collettive, all&#8217;ipotesi tacita che il presente possa continuare&#8221;, e questo è stato anche l&#8217;assunto del mondo del vino dagli anni Novanta a oggi. Solo che il presente non dura per sempre. &#8220;<strong>Finché la convenzione regge</strong> &#8211; scrive Campus -, <strong>il sistema appare stabile. Quando si spezza, l&#8217;ordine si dissolve con una rapidità che sorprende solo chi aveva scambiato l&#8217;abitudine per una legge di natura</strong>&#8220;. È esattamente quel che sta succedendo in alcuni territori del vino. Le filiere produttive di alcune denominazioni di origine si erano illuse di vivere una crescita senza fine &#8211; di volumi o di prezzi, o di entrambi -, come se fosse, appunto, una &#8220;legge di natura&#8221; quella del loro successo. Invece, improvvisamente, quasi dall&#8217;oggi al domani, hanno visto l&#8217;illusione crollare, e ora piangono lacrime amare. I volumi delle giacenze invendute crescono, i valori di quelle giacenze crollano, cadono i valori fondiari dei vigneti, e conseguentemente si riducono di molto le garanzie sui finanziamenti erogati dal sistema bancario; le banche, chiedono dei rientri impossibili, stante l&#8217;assenza di liquidità dovuta alla contrazione delle vendite. La tempesta perfetta, che ha motivazione nella carenza di imprenditorialità che è tipica del mondo del vino. È quando le cose vanno bene che bisogna investire per innovare, per costruire nuove strategie, per prevenire le fasi critiche future, che inevitabilmente si prospetteranno. Perché quando la crisi si fa avanti, la sua avanzata è repentina, e drammatica. Come sta succedendo adesso, come la quasi totalità degli operatori non avrebbe nemmeno pensato appena un paio di anni fa.</p>
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		<title>Lo splendente rosé dell&#8217;isola di Porquerolles</title>
		<link>https://internetgourmet.it/splendente-rose-isola-porquerolles/</link>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 04:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Angelo Peretti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A proposito di vino rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Vini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel portafoglio dei fratelli Wertheimer non c&#8217;è solo il brand Chanel, ma ci sono pure alcune cantine, e che cantine! A Bordeaux possiedono Château Berliquet, Château Canon e Château Rauzan-Ségla, in Provenza il Domaine de l’Ile, che ha vigne e cantina sull&#8217;isola di Porquerolles, la più grande dell’arcipelago provenzale delle Isole di Hyères. Il rosé del Domaine de &#8230;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel portafoglio dei fratelli <strong>Wertheimer</strong> non c&#8217;è solo il brand <strong>Chanel</strong>, ma ci sono pure alcune cantine, e che cantine! A Bordeaux possiedono Château Berliquet, Château Canon e Château Rauzan-Ségla, in Provenza il <strong>Domaine de l’Ile</strong>, che ha vigne e cantina sull&#8217;isola di <strong>Porquerolles</strong>, la più grande dell’arcipelago provenzale delle Isole di Hyères.</p>
<p>Il <strong>rosé</strong> del Domaine de l’Ile l&#8217;ho bevuto di recente, in una giornata di caldo atroce, e ne ho tratta l&#8217;impressione di uno dei migliori rosé in assoluto che si facciano nella denominazione Côtes de Provence. Era, si badi, una bottiglia dell&#8217;annata 2023, perché questo è il millesimo corrente di un vino rosa che va in commercio alla distanza, senza fretta, e ne acquista una fascinosa multidimensionalità: il mare, gli agrumi, il vento, i fruttini, la consistenza, la luminosità, la resina, il tempo, la compostezza, la beva, la precisione, l&#8217;eleganza, la freschezza, la solarità. Avevo in sottofondo anche il frinire della cicale dai rami degli olivi del giardino. Che cosa posso volere di più, da questa estate?</p>
<p>Pagato, on line, intorno ai 23 euro. Nulla, per la bellezza di questo vino.</p>
<p><strong>Côtes de Provence Porquerolles 2023 Domaine de l’Ile</strong><br />
(94/100)</p>
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