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		<title>L’ultimo canto del Gallo, prete eccentrico e generoso</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 21:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Repetto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I suoi ragazzi lo chiamavano semplicemente così, &#8220;il Gallo&#8221;. Poco importava fosse un prete, d&#8217;altra parte la sua immagine (pubblica e non) non corrispondeva certo allo stereotipo del sacerdote di santa madre chiesa.
In questo senso ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/Chiara_donGallo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30642" alt="Chiara_donGallo" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/Chiara_donGallo-300x290.jpg" width="300" height="290" /></a>I suoi ragazzi lo chiamavano semplicemente così, &#8220;il Gallo&#8221;. Poco importava fosse un prete, d&#8217;altra parte la sua immagine (pubblica e non) non corrispondeva certo allo stereotipo del sacerdote di santa madre chiesa.</p>
<p>In questo senso la vignetta di Chiara (giovane e acuta ritrattista, genovese come lui) è più efficace di tante parole ampollose, quelle sempre pronte quando si tratta di glorificare davanti alla bara personaggi detestati fino a poche ore prima.</p>
<p>Di certo Andrea Gallo, che ci ha lasciato all&#8217;età di 85 anni, non era gradito ai bigotti ecclesiastici, alle conventicole (di base più che di vertice) impegnate ossessivamente a mostrare al mondo il loro anacronismo ricorrendo a formule, usi e costumi medievali; ma sbaglierebbe chi pensasse che il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto sia stato inviso alle gerarchie.</p>
<p>Gallo aveva vantato un buon rapporto personale con lo storico vescovo della Lanterna, il cardinal Siri, che dall&#8217;alto della sua scuola teologico-pastorale di stampo rigorosamente conservatore ne ammirava il coraggio e lo considerava un uomo capace e attento alle esigenze degli ultimi. Se è pur vero che alla fine degli anni 60 scontò le sue opinioni con alcuni trasferimenti sgraditi, non si può sostenere a ragion veduta che la comunità di base che il Gallo ha guidato per quarant&#8217;anni sia stata osteggiata dall&#8217;alto.</p>
<p>Anche tutti i successori del vecchio porporato (fino a Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco, gli ultimi due vescovi della città, oltretutto molto rappresentativi nella Curia vaticana) avevano prontamente imparato a rispettarne l&#8217;eccentrica declinazione dell&#8217;esercizio pastorale. Tanto è vero che in sessantacinque anni di sacerdozio don Gallo non è mai stato sospeso a divinis a causa di modi di agire che definire eterodossi appare un eufemismo: dai profilattici consegnati alle prostitute di Sampierdarena all&#8217;enfatica diffusione di opinioni in materia di unioni omosessuali, fino alla partecipazione in prima fila e per oltre dieci anni ad eventi politico-sociali fortemente connotati a sinistra.</p>
<p>Una certa elasticità trova spiegazioni nel fatto che don Andrea era comunque un prete e faceva soprattutto il prete: chissà quanti galli con la tonaca incolonnati nel pollaio hanno pensato, mentre lo detestavano obbedienti e silenziosi, che la sua fede lo ha salvato. In fondo, dimostrava plasticamente l&#8217;idea di &#8216;inclusione&#8217; che le gerarchie hanno sempre voluto rappresentare: come a dire, se c&#8217;è spazio per Comunione e Liberazione (e che spazio), sotto la cupola di San Pietro c&#8217;è posto anche per preti di frontiera come lui che &#8211; qualcuno lo avrà pur pensato &#8211; abbaiano e non mordono, fanno parte a pieno titolo della comunità ecclesiale e rispettano addirittura il voto di obbedienza (seppur a loro modo, dopo averne accertato e accettato la stravaganza), contribuendo all&#8217;unità della chiesa cattolica e aiutando magari senza volerlo chi desidera presentarla come un&#8217;istituzione &#8216;democratica&#8217;.</p>
<p>Chi scrive conserva alcuni ricordi in compagnia del Gallo, risalenti ai primi anni 90, ovvero prima che diventasse &#8216;famoso&#8217;, in particolare in quel pubblico di sinistra che ne agita (talvolta strumentalmente) la bandiera. La sua comunità, San Benedetto al Porto, fu pioniera di alcuni progetti-pilota: fu una delle prime strutture di accoglienza ad aprire un ristorante (&#8216;La Lanterna&#8217;) per farlo gestire ai ragazzi tossicodipendenti. L&#8217;esperienza comunitaria si allargò poi al basso Piemonte, al punto che già venticinque anni fa venivano accolte storie e vissuti difficili in ben cinque strutture, sparse tra il capoluogo ligure e alcuni paesini dell&#8217;alto Monferrato.</p>
<p>E&#8217; bizzarro (ma non stupisce di certo) che il Gallo sia più noto per le sue partecipazioni a cortei o per aver intonato &#8216;Bella ciao&#8217; in una chiesa piuttosto che per il suo impegno concreto, ma forse di certe interpretazioni non era dispiaciuto manco lui.</p>
<p>Visitammo la comunità di Frascaro, in provincia di Alessandria, trascorrendo la vigilia di Natale con una quindicina di giovani e giovanissimi strappati al degrado, alle difficoltà e al male di vivere. Il &#8216;recupero&#8217; consisteva nel farli convivere in una cascina riadattata a comunità di recupero, a contatto con la natura e il lavoro agricolo cooperativo, guidati da un ex ospite (diventato &#8216;operatore&#8217;), con la supervisione del Gallo e dei suoi collaboratori genovesi.</p>
<p>Una volta alla settimana il &#8216;pastore&#8217; si presentava nelle cinque case-famiglia per incontrare gli utenti e li intratteneva per un paio d&#8217;ore raccontando loro episodi di vita e stringendosi a modo suo alle loro vite difficili. Quel giorno, prima di scambiarsi affettuosi auguri, parlò molto di politica, ricordò la sua amicizia con Fausto Bertinotti e con il cotè di una certa sinistra che oggi definiremmo &#8216;radicale&#8217; e che vent&#8217;anni fa rappresentava una speranza per chi non si rassegnava alla scomparsa del partito comunista più grande d&#8217;Europa.</p>
<p>Il Gallo racchiudeva in &#8216;parole e opere&#8217; impegno sociale ed esperienza storica, sostegno fattivo agli &#8216;ultimi&#8217; e speranze derivanti dall&#8217;impegno politico (seppur indiretto) coerente con i suoi valori. Affrontava i problemi quotidiani dei suoi ragazzi senza forzature, lasciando le porte aperte al mondo, permettendo quindi agli ospiti di &#8216;scappare&#8217; qualora il desiderio di riscatto e la forza di volontà fossero entrati in cortocircuito. Ovviamente pronto a ri-accoglierli in seguito.</p>
<p>Il Gallo è stato più criticato negli anni per il suo libertarismo terapeutico piuttosto che per le sue idee politiche. Anche se non sembrerebbe, a prima vista. Non occorre arrivare al metodo-Muccioli e ai suoi sostenitori (ovvero: ricoveri coatti in strutture chiuse per combattere gli effetti devastanti delle tossicodipendenze &#8216;pesanti&#8217;) per trovare fieri avversari dell&#8217;approccio educativo da lui scelto (approccio in verità non diffusissimo, forse per la sua interpretazione piuttosto estrema).</p>
<p>Chiacchierando con i ragazzi ospitati a Frascaro, ragionammo all&#8217;epoca sulla schiavitù indotta da &#8216;sostanze&#8217; e da alcuni interlocutori provenne una riflessione interessante e scomoda: il modello terapeutico &#8216;migliore&#8217; non esiste e loro stessi riconobbero, dal loro punto di vista, l&#8217;importanza di ricorrere a metodi coercitivi in alcune fasi della vita del tossicodipendente convinto di provare ad uscire dal suo incubo o dagli effetti perversi di una sostanza che dà piacere. Certuni tra noi &#8211; aggiunsero i ragazzi &#8211; scelgono il ricovero in strutture &#8216;chiuse&#8217; convinti dell&#8217;impossibilità di farcela altrove, mentre altri confidano su forza di volontà e sostegno terapeutico in un contesto più &#8216;aperto&#8217;, verificandone i risultati in corso d&#8217;opera.</p>
<p>Sarebbe bello se il Gallo fosse ricordato per la sua autentica passione per gli ultimi (ricambiata con grande affetto) piuttosto che per i pugni chiusi agitati davanti ad un pubblico alla ricerca di miti eccentrici. Il suo indubbio carisma ha rappresentato &#8216;la&#8217; speranza per centinaia di giovani vite desiderose di una prospettiva di riscatto: una testimonianza ancor più importante per i milioni di ragazzi, figli di un Paese malato, che il futuro neanche riescono ad immaginarlo.</p>
<p><strong>Paolo Repetto</strong></p>
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		<title>Il lavoro dannato, nelle periferie e a casa nostra</title>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/Bangladesh_strage_lavoro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30638" alt="Bangladesh_strage_lavoro" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/Bangladesh_strage_lavoro-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Oltre 1100 morti, il 24 aprile in Bangladesh, in uno dei più gravi “incidenti” della storia moderna. Una tragedia finita già nel dimenticatoio.</p>
<p>Il Novecento esordì a New York con il terribile incendio alla Triangle del marzo 1911 dove morirono 146 esseri umani, soprattutto donne emigrate dall&#8217;Italia e dall&#8217;Est europeo. I proprietari avevano chiuso a chiave l&#8217;opificio per controllare meglio le operaie e gli operai. Costoro se la cavarono con una semplice multa. Viene richiamato anche quell&#8217;evento per la Giornata mondiale della donna il giorno 8 marzo.</p>
<p>Con un balzo di circa un secolo, il 24 aprile scorso c&#8217;è stato il crollo dell&#8217;edificio Rana Plaza nella periferia di Dhaka nel Bangladesh, costruito dove prima c&#8217;era una palude e per ospitare uffici e abitazioni e invece usato per varie fabbriche di confezionamento abiti per subcontraenti di vari marchi internazionale, tra i quali Benetton e Wal-Mart. Il giorno prima alcuni ispettori avevano riscontrato lesioni strutturali dell&#8217;edificio (per le vibrazioni delle macchine), ma i proprietari avevano ingiunto alle operaie e agli operai di lavorare.</p>
<p>Il 13 maggio si è chiuso il computo dei morti. Sono 1.127, soprattutto donne, anche bambini, e circa 2.500 feriti. Uno dei più gravi “incidenti” della storia moderna, della storia del capitalismo industriale. Rimane Bhopal, in India, del dicembre 1984 come punto di riferimento dei crimini del capitalismo, con le migliaia di vittime immediate e per gli effetti duraturi dell&#8217;isocianato di metile sul corpo umano sull&#8217;ambiente. Warren Anderson e la Union Carbide (poi Dow Chemicals) non hanno scontato alcuna condanna, quest&#8217;ultima solo pecuniaria. Alcune considerazioni sono necessarie.</p>
<p><span id="more-30637"></span>In Bangladesh, ci sono solo 18 ispettori per circa 100.000 fabbriche esistenti. Ci si può organizzare sindacalmente solo a proprio rischio e pericolo. Esiste una speciale “Cellula per la gestione della crisi” della polizia e una “Polizia industriale” per controllare gli organizzatori.</p>
<p>Nell&#8217;aprile 2012 agenti della polizia della capitale hanno sequestrato Aminul Islam, uno dei principali organizzatori del “Centro del Bangladesh per la solidarietà operaia”. E&#8217; stato ritrovato, il cadavere, alcuni giorni dopo e il suo corpo presentava evidenti segni di tortura. Tuttavia le proteste, gli scioperi sono stati numerosi e continuano.</p>
<p>Il problema è il Bangladesh, ma è anche &#8216;questo&#8217; capitalismo della globalizzazione. Perché tutto si tiene; si tiene l&#8217;intero ciclo, dai campi di cotone nel Sud Est asiatico, attraverso il lavoro di tessitura e confezionamento fino all&#8217;esito “occidentale”, con marchi e commercializzazione, anche a buon mercato (Benetton, Wal-Mart, Penney, Mango ecc.).</p>
<p>Come a dire: tu occidentale, sacro consumatore, vuoi un abito a euro 35 (con il sovrapprofitto del “marchio”), allora dovresti sapere che chi ci ha lavorato, dal cotone al confezionamento, si prende 35 dollari al mese per 10 e più ore al giorno, non può organizzarsi sindacalmente, se non a rischio della vita, per non dire della perdita del lavoro.</p>
<p>E&#8217; una febbre, un&#8217;accelerazione vertiginosa del metabolismo sociale e naturale, tipiche del capitalismo dalle sue origini, che hanno sì affrancato l&#8217;umanità da molte dipendenze, arricchendola, ma, se non curate, porteranno alla fine della civiltà.</p>
<p><strong>Giorgio Riolo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ddway, quasi 300 esuberi su 1000 dipendenti: oggi è sciopero</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 22:01:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;azienda di tecnologia informatica, con sei sedi in Italia, secondo Fiom-Cgil e Fim-Cisl &#8220;si propone una strategia industriale che ha già portato a grosse difficoltà altre aziende, quindi sbagliata e foriera di ulteriori difficoltà&#8221;.
I lavoratori ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/DedaGroup.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30633" alt="DedaGroup" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/DedaGroup-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>L&#8217;azienda di tecnologia informatica, con sei sedi in Italia, secondo Fiom-Cgil e Fim-Cisl &#8220;si propone una strategia industriale che ha già portato a grosse difficoltà altre aziende, quindi sbagliata e foriera di ulteriori difficoltà&#8221;.</p>
<p>I lavoratori di tutte le filiali incroceranno le braccia oggi per quattro ore, e presidieranno gli ingressi in concomitanza con l&#8217;incontro convocato (sempre per domattina) a Milano presso la sede di Assolombarda.</p>
<p>Ma la vicenda-Ddway viene da lontano, visto che stiamo parlando di un&#8217;azienda del settore IT con una storia pluridecennale alle spalle: fino al 2012 (e dal 2002) i lavoratori hanno operato sotto le insegne di Csc Italia, costola italiana di una multinazionale di primissimo piano nel mercato dell’IT.</p>
<p>L’azienda, riferiscono i delegati della Rsu (la Rappresentanza sindacale unitaria), ha inanellato una sequenza di anni &#8211; almeno sette &#8211; con regolari perdite di una media di otto milioni di euro, nonostante un doloroso passaggio per una procedura di mobilità già nel 2004. Le pressioni esercitate nel corso degli anni dalle organizzazioni sindacali non hanno sortito gli effetti sperati: il management italiano non avrebbe mai attuato nessuna efficace strategia volta a modificare l&#8217;andamento fortemente deficitario.</p>
<p>Senonché, nella seconda metà del 2012, la multinazionale americana Csc ha deciso, con una trattativa definita &#8220;poco limpida&#8221; dalla rappresentanza sindacale interna alla fabbrica, di vendere buona parte delle sue attività italiane a DedaGroup, gruppo già presente sul mercato nel nord italia con un portafoglio di clienti privati e pubblici di caratura soprattutto locale.</p>
<p>L’acquisizione, perfezionata a dicembre 2012, è stata illustrata dalla nuova proprietà come una grande scommessa sul futuro (tenendo conto che l’azienda acquisita, cui viene dato nome Ddway, conta più del doppio dei dipendenti del gruppo) e come occasione di rilancio per i lavoratori stessi.</p>
<p>Su questa scia, è stato comprensibilmente interpretato come positivo l&#8217;annuncio di un piano industriale che ponesse le basi per il rilancio &#8211; previsto per la fine di febbraio &#8211; e finora rimasto sulla carta. Mentre il management che per anni ha condotto l’azienda, portandola ai risultati negativi, è stato riconfermato nella gestione della futura ristrutturazione aziendale.</p>
<p>Proprio a febbraio, ironia della sorte, è stato annunciato dalla proprietà il ricorso a nove settimane di cassintegrazione, per il periodo marzo-aprile, con l’intento dichiarato di arginare i costi eccessivi, in attesa di raccogliere gli elementi necessari per procedere ad un piano di riorganizzazione aziendale.</p>
<p>All’inizio di maggio, e arriviamo così ai giorni nostri, l’azienda ha annunciato e subito messo in atto l’apertura di una procedura di mobilità per 294 lavoratori su quasi 974, giustificando la decisione con la contrazione del mercato IT, che precluderebbe prospettive di impiego di tutto il personale. Senza però che sia stato fatto cenno ad eventuali strategie commerciali, piuttosto che ad investimenti da mettere in campo per cercare di supportare una reale ripresa dell’azienda.</p>
<p>I tagli, negli intendimenti aziendali, vanno ad abbattersi su tutte le sedi italiane: ben 119 sulla sede di Torino e 112 su quella di Roma, 37 sulla filiale di Assago (periferia ovest di Milano), 17 a Padova, 8 a Genova, 1 a Ravenna.</p>
<p>&#8220;Dopo la cessione della filiale italiana da parte della multinazionale Csc &#8211; commenta preoccupata una nota congiunta diffusa ieri da Fiom-Cgil e Fim-Cisl &#8211; si attendeva un piano di rilancio che potesse portare all’uscita da un situazione di crisi senza che a pagarne i costi fossero solo i dipendenti; invece non è stato così, si persegue la politica del recupero attraverso una drastica riduzione del personale, così come dichiarato nel documento di apertura della procedura di mobilità per 294 persone, e si propone una strategia industriale che ha già portato a grosse difficoltà altre aziende, quindi sbagliata e foriera di ulteriori difficoltà&#8221;.</p>
<p>L’azienda intende procedere al licenziamento senza ricorrere a strumenti come cassa integrazione o contratti di solidarietà, da qui la risposta dei lavoratori e della loro rappresentanza sindacale, avallata con convinzione dai sindacati di categoria: &#8220;Le assemblee dei lavoratori &#8211; scrivono ancora Fiom e Fim &#8211; hanno respinto questo approccio alla crisi approvando un pacchetto di 8 ore di sciopero, da utilizzare in questa fase della vertenza, per segnalare l&#8217;assenza di un piano industriale, per respingere l&#8217;idea che i tagli del personale siano l&#8217;unica strategia possibile per risanare l&#8217;azienda per denunciare la gestione della situazione di crisi da parte dell&#8217;attuale management&#8221;.</p>
<p>Insomma, &#8220;i lavoratori della Ddway non sono disposti a pagare per intero il prezzo di anni di errori di gestione aziendale miope &#8211; conferma la Rsu &#8211; dopo un’operazione di acquisizione dai contorni fumosi come quella effettuata da DedaGroup&#8221;.</p>
<p>Sul caso Ddway, Sel ha presentato un&#8217;interrogazione parlamentare alla Camera e un&#8217;altra in Regione Piemonte, attraverso la consigliera Monica Cerutti.</p>
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		<title>L’Italia collassa nella paralisi generale</title>
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		<description><![CDATA[Il Paese affonda sempre più nella crisi e partiti, imprenditori e sistema finanziario sono incapaci di proporre soluzioni credibili.
I dati diffusi ieri non lasciano spazio alla fiducia: nei primi tre mesi di quest&#8217;anno il Pil ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Paese affonda sempre più nella crisi e partiti, imprenditori e sistema finanziario sono incapaci di proporre soluzioni credibili.</p>
<p>I dati diffusi ieri non lasciano spazio alla fiducia: nei primi tre mesi di quest&#8217;anno il Pil è sceso dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedenti e del 2,3 se confrontato stesso periodo del 2012.</p>
<p>Concretamente è il settimo stadio trimestrale consecutivo di flessione, un record drammatico. L&#8217;ultimo periodo di recessione così violento risale all&#8217;inizio del 1990, da quando le rilevazioni sono trimestrali e non annuali. Quindi potrebbe anche essere peggio, perchè non si dispone di altri dati confrontabili.</p>
<p>La situazione è questa: consumi in picchiata, produzione al palo, ordini che non arrivano, ripresa che non si vede.</p>
<p>Se da noi è buio pesto anche gli altri Paesi europei non hanno di che rallegrarsi.</p>
<p>La Francia si avvicina anche lei alla recessione ed anche la super Germania si trova a fare i conti con una crescita più bassa delle previsioni, uno striminzito 0,1 per cento.</p>
<p>L&#8217;Europa, insomma, non va. Nel primo trimestre del 2013 il Pil dei 17 Paesi dell’Eurozona ha registrato nel complesso una riduzione dello 0,2 per cento rispetto all’ultimo trimestre del 2012, facendo registrare il quarto calo consecutivo.</p>
<p>Nella tempesta si consola, in Italia, l’agricoltura che invece continua a crescere. Il fenomeno secondo gli esperti è legato al ’ritorno alla campagna’ tipico dei momenti di crisi.</p>
<p>Il trend positivo dipenderebbe anche dalla capacità innovative di alcuni imprenditori che hanno lanciato il turismo verde o la produzione biogica che farebbero da volano per la crescita del settore.</p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/06/crisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26896" alt="crisi" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/06/crisi-300x235.jpg" width="300" height="235" /></a>Il dato diffuso dall’Istat è &#8220;preliminare&#8221;, e non c’è ancora una distinzione tra i settori, ma secondo l&#8217;Istituto di statistica l’agricoltura è l’unico comparto che tira.</p>
<p>Per il resto la recessione è &#8220;piena&#8221; e neppure si riesce ad immaginare la fine del tunnel.</p>
<p>In questo scenario i partiti, tutti, sia di maggioranza che di opposizione, sono occupati nel lancio di proclami propagandistici, ma non presentano alcuna ipotesi seria per cominciare finalmente ad affrontare la crisi.</p>
<p>Tra gli &#8216;annunciatori il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che indica nelle &#8220;condizioni per la crescita&#8221; la &#8220;priorità assoluta&#8221;. E che altro se no?</p>
<p>Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha definito la situazione &#8220;drammatica&#8221; e chiede al governo di attuare le misure annunciate. Mentre Confesercenti aggiunge: &#8220;A nessuno venga in mente di insistere sull’aumento dell’Iva dal 21 al 22 cento&#8221;. Federconsumatori e Adusbef, poi, giudicano &#8220;estremamente preoccupanti&#8221; i dati, e il Codacons avverte: &#8220;Il Governo Letta deve invertire la rotta andando a prendere i soldi, per una volta, da quelli che li hanno&#8221;.</p>
<p>Nulla di concreto, insomma, ma solo le parole.</p>
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		<title>Campi ‘nomadi’, blitz a sorpresa del Garante per l’infanzia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 06:00:05 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2010/09/BambiniRomFiloSpinatoFalcioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20853" alt="BambiniRomFiloSpinatoFalcioni" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2010/09/BambiniRomFiloSpinatoFalcioni-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>In occasione della Giornata Internazionale delle famiglie promossa dalle Nazioni Unite, si accendono i riflettori sulle condizioni dei minori romanì nei cosiddetti &#8216;villaggi attrezzati&#8217;.</p>
<p>Ad accompagnare i rappresentanti del&#8217;Autorità garante ci hanno pensato l&#8217;Associazione 21 luglio e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (Errc) che hanno colto l&#8217;occasione per ribadire che le politiche attualmente in vigore in Italia nei confronti delle comunità rom e sinte &#8220;ledono i diritti umani fondamentali di migliaia di famiglie e non ne favoriscono l’integrazione sociale&#8221;.</p>
<p>Secondo una ricerca del Centro Europeo per i Diritti dei Rom, più di 4.000 rom vivono nei “campi” formali di Roma e Milano, costruiti e autorizzati dalle autorità. Queste ultime dovrebbero garantire che i “campi” siano costruiti in aree favorevoli alle comunità rom: aree che impediscano l’emarginazione urbana dei rom e che facilitino l’accesso all’istruzione, alla sanità e ai servizi sociali.</p>
<p>La realtà dei fatti, tuttavia, mostrerebbe che questi campi sono spesso luoghi di isolamento e segregazione rendendo così estremamente difficile per i rom l’accesso ai loro diritti di base, quali l’educazione, il lavoro e la salute.</p>
<p><span id="more-30626"></span>Nella Capitale, secondo dati dell’Associazione 21 luglio, da quando è entrato in vigore il Piano Nomadi, nel luglio 2009, le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro. Nelle intenzioni iniziali il Piano prevedeva la chiusura definitiva di 101 insediamenti e la collocazione di 6.000 rom all’interno di 13 &#8216;villaggi attrezzati&#8217; entro il 2011. A quasi quattro anni di distanza, i &#8216;villaggi attrezzati&#8217; si sono fermati a quota otto. In più, gli insediamenti presenti a Roma si sono quintuplicati, passando a più di 500, sebbene siano stati realizzati ben 536 sgomberi forzati.</p>
<p>&#8220;Finora il Piano Nomadi della giunta Alemanno ha prodotto sovraffollamento nei &#8216;villaggi attrezzati&#8217;, peggioramento del servizio di scolarizzazione per i bambini a causa della distanza dalle scuole, aumento dell’insicurezza nei &#8216;campi&#8217; ed emarginazione sociale – afferma Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – . Questo Piano rappresenta oggi l’incarnazione della violazione istituzionale dei diritti umani, una violazione non più accettabile perché sinora ha prodotto percorsi deumanizzanti e livelli di sofferenza drammatici&#8221;.</p>
<p>&#8220;Chiediamo alle autorità italiane, sia locali che nazionali, di optare per soluzioni che superino la logica dei “campi” e che favoriscano attivamente l’integrazione dei rom&#8221;, aggiunge Dezideriu Gergely, direttore esecutivo di Errc.</p>
<p>Attuando la Strategia nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è ufficialmente impegnata in sede europea, il nostro Paese ha oggi la possibilità di imboccare un nuovo cammino circa la definizione di nuove politiche nei confronti della popolazione rom che si dimostrerebbero al contempo efficaci nella lotta contro i pregiudizi diffusi verso queste comunità: è l&#8217;auspicio espresso a gran voce dalle due associazioni.</p>
<p><em>(foto di Davide Falcioni)</em></p>
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		<title>Beppe Grillo e le pericolose buffonate della sua politica</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche osservazione concreta su Beppe Grillo, tra ridicole imposizioni ai suoi parlamentari e posizioni fascisteggianti sugli immigrati.
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/03/grillo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30059" alt="grillo" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/03/grillo-300x209.jpg" width="300" height="209" /></a>Qualche osservazione concreta su Beppe Grillo, tra ridicole imposizioni ai suoi parlamentari e posizioni fascisteggianti sugli immigrati.</p>
<p>La prima considerazione è che il personaggio non sembra aver ancora capito che la campagna elettorale è finita, le elezioni ci sono state, e il compito dei suoi gruppi parlamentari dovrebbe essere di affrontare il mare di cose serie e sempre più pesanti che travagliano l&#8217;economia e la condizione di vita della nostra popolazione.</p>
<p>Grazie alla disattenzione di Grillo circa la fine della campagna elettorale abbiamo visto andare in fumo la possibilità di un tentativo di governo di svolta rispetto all&#8217;“agenda Monti”, cioè la possibilità di un governo effettivamente orientato alla ripresa economica, alla ripresa dell&#8217;occupazione, alla difesa dei diritti dei lavoratori, all&#8217;abbattimento del prelievo fiscale sulle classi popolari e sul sistema delle imprese produttive, ecc.: perché quel che accadrà nei prossimi tempi, benché si dica da parte del governo Pd-Pdl Letta che la sua preoccupazione primaria è il lavoro, in realtà non butterà affatto in questa direzione, bensì in incrementi di precarietà che sostituiranno con qualche centinaio di migliaia di lavoratori ultraprecari e ultrasottopagati altrettanti lavoratori semiprecari e sottopagati.</p>
<p><span id="more-30614"></span>E quanto alla ripresa dell&#8217;economia, sono cinque anni che viene promessa di qui a sei mesi, e continuerà per un po&#8217;, stando a queste premesse, ad andare così.</p>
<p>Torniamo a Grillo. Due altre cosette. La prima. E&#8217; pura campagna elettorale, per di più demenziale, l&#8217;imposizione ai propri parlamentari di un&#8217;autoriduzione della retribuzione netta a 2.500 o 3.000 euro che sia. A meno che si tratti di miliardari (come Grillo) ai quali questa retribuzione non serve.</p>
<p>Infatti le tasse sul reddito i parlamentari del M5S le dovranno pagare sul lordo, non già su quanto trattengono per sé, donando il resto a questa o quell&#8217;operazione benefica o d&#8217;altra natura: dunque dovranno pagare da due a tre volte di più rispetto a quanto dovrebbero trattenere per sé! Auguri.</p>
<p>Va da sé che, se Grillo insisterà, qualcosa dovrà succedere in reazione a questa buffonata. Non che le retribuzioni dei parlamentari italiani non siano eccessivamente alte: ma è altra questione, ovviamente da affrontare più seriamente.</p>
<p>Seconda cosetta, stavolta indecente e odiosa. Un elementare livello di civiltà impone all&#8217;Italia un trattamento non feroce nei confronti dei suoi immigrati. I quali, tra l&#8217;altro, non “delinquono” affatto in proporzione superiore ai cittadini italiani, anzi lo fanno di meno.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, il loro trattamento barbarico, imposto dal variegato fascistume nostrano, va tutto a vantaggio (non a caso) sia della riproduzione di una manovalanza diffusa sul terreno dello spaccio delle droghe che dell&#8217;allargamento dell&#8217;area del lavoro nero, ovvero a tutto vantaggio della pressione esercitata da decenni contro le condizioni di retribuzione e i diritti del complesso del nostro mondo del lavoro, le pensioni degli ex lavoratori, il sistema dei servizi sociali, ecc.</p>
<p>E Grillo si è di recente apertamente schierato dalla parte del fascistume&#8230; E&#8217; questo infatti il significato della buffonata che vorrebbe che fosse un referendum a decidere del diritto dei bimbi di immigrati nati in Italia a ottenere automaticamente la cittadinanza italiana.</p>
<p>Buffonata: in Italia il referendum si applica solo in sede di abrogazione di leggi o di parti di leggi vigenti. Porcata fascista: un bimbo o una bimba nati in Italia, mandati in Italia all&#8217;asilo e poi a scuola, che parlano l&#8217;italiano come loro lingua madre, che in più parlano un dialetto locale, in che cosa si distinguono, se non sulla base di vergognosi pregiudizi razzisti, dai bimbi e dalle bimbe nati da genitori con cittadinanza italiana?</p>
<p>Ma Grillo, d&#8217;altra parte, non è quel Grillo che anni fa a Genova, quando faceva solo il buffone, nei suoi spettacoli scherniva i calabresi?</p>
<p><strong>Luigi Vinci</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Francesco fratello lupo</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un ergastolano riflette sul nuovo pontefice e sul ruolo della Chiesa. Un articolo per &#8216;Tu Inviato&#8217;.
Qualche momento è corso via da quella fumata bianca, da quel “buonasera” pronunciato da un amico incontrato dopo tanto tempo.
Pochi attimi e ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/Chiesa-romana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30622" alt="Chiesa romana" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/Chiesa-romana.jpg" width="240" height="210" /></a>Un ergastolano riflette sul nuovo pontefice e sul ruolo della Chiesa. Un articolo per &#8216;Tu Inviato&#8217;.</p>
<p>Qualche momento è corso via da quella fumata bianca, da quel “buonasera” pronunciato da un amico incontrato dopo tanto tempo.</p>
<p>Pochi attimi e l’Uomo è venuto avanti parlando del bene da fare senza ulteriore indugio per vincere il male, sfuggendo le parole comprate al banco della pietà per ottenere una cittadinanza del mondo per lo più da ricostruire con onestà e amore.</p>
<p>Ricordo che me ne stavo lì senza pensare al toto papa, alle scommesse, alle probabilità per questo o quell’altro conduttore-testimone delle scelte profeticamente umane, come delle erranze esistenziali.</p>
<p>In quel nome c’è stato più di quanto il cuore desiderava, un passo indietro per farne cento in avanti, Francesco è il nuovo Papa, come colui che tanto tempo fa scosse la Chiesa dalle sue fondamenta, quel giovane con le mani strette a pugno, e adulto con la spada, con il sangue, con le parole scagliate senza amore né onore.</p>
<p>Quel Francesco che osa dare le spalle alla sorte, alle eredità consolidate, alle verità nascoste nei colpi di maglio, quel Francesco poverello, ma che poverello non è stato mai, ricco assai più ricco delle tasche perennemente vuote.</p>
<p>Quel Francesco rivolto alla luna e al sole, all’uomo e alla natura, è nuovamente su quello spalto, su quella terrazza, sopra ogni testa, rinnova la storia che fa propria, dentro una preghiera sottovoce, in punta di piedi.</p>
<p>Abbiamo il Papa, stavo per dire il Papa buono, come lo fu un altro, come lo furono chi più, chi meno, tutti gli altri, ma su quel più e quel meno c’è a fare da ponte la resistenza e la capacità dell’umanità, che non sarà mai imbrogliata dagli eventi costruiti a misura, dagli accidenti scivolati giù da qualche palcoscenico.</p>
<p>Francesco è fratello lupo, non viene meno alla vita neppure da addormentato, due lupi che non si sbranano, invece s’incontrano ogni volta e si annusano, si mettono in cammino, compagni di viaggio; quanto lasciano dietro non sono segni incomprensibili di una grammatica sgangherata, ma punteggiatura visibile, contabile, sommabile, orme digitali due passi alla volta, si muovono prima, durante e dopo, senza prestare i fianchi alla disattenzione, eretti a mezzo e di traverso alle tante diaspore, alle troppe ritirate, alle opere di bene raccontate comodamente dai comodi rifugi, dove di accettabile non c’è nulla, neanche le ribellioni, le rivolte, le fughe da una giustizia ridotta a professarsi senza fissa dimora, perennemente ubriaca di promesse mai mantenute.</p>
<p>Papa Francesco è la Chiesa, forse non basta più la sola coerenza, occorre la generosità che fu di quel “Lupo Francesco”, come ti sei voluto chiamare, il quale ci manda a dire ancor oggi quanto l’umiltà non possa sposarsi con l’imposizione, soprattutto quando quest’ultima giunge da quella Istituzione che a sua volta dovrebbe farne buon uso, come a noi stessi è stato chiesto, e continua a essere richiesto.</p>
<p><strong>Vincenzo Andraous</strong></p>
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		<title>Con la crisi dilaga la febbre del gioco</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi la metà degli italiani tenta la sorte. A scommettere soprattutto uomini e disoccupati al Sud. Oltre un milione gli adolescenti.
Il declino di un Paese sempre più abbandonato a se stesso e nel quale è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/gioco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30618" alt="gioco" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/gioco-300x201.jpg" width="300" height="201" /></a>Quasi la metà degli italiani tenta la sorte. A scommettere soprattutto uomini e disoccupati al Sud. Oltre un milione gli adolescenti.</p>
<p>Il declino di un Paese sempre più abbandonato a se stesso e nel quale è impossibile vedere un futuro ha portato dal 2008 al 2011 la percentuale dei giocatori (anche occasionali) dal 42 al 47 per cento.</p>
<p>Insomma, in soli tre anni i cittadini tra i 15 e i 64 anni che affidano la sorte a Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci, scommesse sportive, poker online ed altri sono arrivati ad essere circa diciannove milioni.</p>
<p>Secondo uno studio dell&#8217;Italian population survey on alcohol and other drugs (Ipsei) dell&#8217;Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa si tratta in gran parte di uomini, disoccupati e con un basso livello di istruzione.</p>
<p>La ricerca è stata condotta su un campione di undicimila persone ed ha osservato non solo lo stato del consumo di alcol e droga, ma anche l&#8217;andamento del gioco d&#8217;azzardo.</p>
<p>Dall&#8217;indagine è emerso con chiarezza che due milioni di persone, l&#8217;11 per cento, siano già classificabili a basso rischio, mentre un milione sfiorare la dipendenza patologica.</p>
<p>Sabrina Molinaro, responsabile della ricerca ha detto: &#8220;Un dato che ha fatto scattare più di un campanello di allarme come dimostrato dalle azioni promosse da alcune direzioni sanitarie locali per l&#8217;assistenza di queste persone &#8216;drogate&#8217; dal gioco&#8221;.</p>
<p>Se gli uomini sono la maggioranza le donne seguono a ruota. Sono 7,5 milioni, ovvero il 38 per centi di chi ha giocato d&#8217;azzardo almeno una volta nel 2011. Erano 5,8 milioni nel 2007.</p>
<p>Sopra i 45 anni la quantità di giocatrici si è raddoppiata, passando in quattro anni dal 20 al 40 per cennto.</p>
<p>Gli studiosi hanno disegnato un profilo del giocatore &#8216;tipo&#8217; uomo: è disoccupato e, se lavora, ricopre la mansione di operaio o ha un contratto precario o è un libero professionista.<br />
I luoghi &#8216;a rischio&#8217; per gli uomini sono le sale gioco, i Bingo e non di rado anche i circoli ricreativi, i cellulari e internet.</p>
<p>Il giocatore &#8216;tipo&#8217; donna è più acculturato. E&#8217; in possesso della licenza di scuola media inferiore, se impiegato è un dirigente e ha un contratto a tempo indeterminato, mentre se è un libero professionista è un imprenditore.</p>
<p>Il tratto comune che lega i giocatori uomini e donne è la solitudine: sono in gran parte separati, divorziati o vedovi.</p>
<p>Anche i ragazzi sono investiti dal fenomeno. Sono più di un milione gli studenti che lo scorso anno hanno giocato soldi. Nonostante una chiara legislazione restrittiva per i minori, sono 630mila gli under 18 che hanno speso almeno un euro giocando d&#8217;azzardo.</p>
<p>L&#8217;indagine ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici ed ha rilevato che nell&#8217;ultimo anno il 45,3 per cento degli studenti ha puntato somme di denaro. Tra i giochi più diffusi: il Gratta e Vinci/Lotto istantaneo e il Lotto Superenalotto.</p>
<p>Tonino Cantelmi, professore di psicologia dello sviluppo alla Lumsa, pensa che la situazione rischia di trasformarsi in un &#8220;vero e proprio dramma&#8221;. &#8220;Basta andare dal tabaccaio o nei centri per le scommesse sportive per vederlo: stiamo crescendo una generazione di giovanissimi giocatori. Bambini e adolescenti che, magari con il compiacente permesso dei genitori, fin dalle elementari si dilettano con Gratta e Vinci e scommesse&#8221;, ha detto il ricercatore.</p>
<p>Infine, c&#8217;è poi un aspetto dell&#8217;indagine che fa riflettere sulla fisionomia del giocatore d&#8217;azzardo: circa il 6 per cento di chi scommette con la sorte tende a tenere nascosta l&#8217;entità del proprio coinvolgimento. Un atteggiamento in aumento del 5 per cento rispetto al 2008 e che colpisce uniformemente uomini e donne di tutte le età.</p>
<p>Il professor Cantelmi ha spiegato: &#8220;La dimensione ludica è importante per l&#8217;essere umano e d&#8217;altronde giochiamo ad ogni età&#8221;. &#8220;Il gioco stesso ha una funzione: accende il nucleo accumbens, liberando dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Insomma, siamo &#8216;programmati&#8217; per trarre piacere dal gioco&#8221; ha continuato lo specialistam che però ha avvertito che proprio per questi motivi è importante disinnescare le &#8216;trappole&#8217; che accendono la dipendenza.</p>
<p>&#8220;Se il risultato del gioco è imprevedibile &#8211; ha concluso Cantelmi &#8211; il nucleo accumbens si &#8216;accende&#8217; e in caso di vincita il piacere è immenso. Il problema scatta quando non si riesce più a fare a meno di questa iniezione di dopamina&#8221;.</p>
<p>E la crisi di certo è un temibile incentivo a rischiare, mentre lo Stato non sta a guardare: dal gioco nel 2011 sono arrivati 8 miliardi di euro.</p>
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		<title>Scalfarotto (Pd) ottiene dalla Camera l’assistenza sanitaria per il suo convivente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 06:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Ufficio di presidenza di Montecitorio ha riconosciuto la copertura anche per coppie dello stesso sesso. Lega contro e grillini astenuti.
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/diritti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30620" alt="diritti" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2013/05/diritti-300x278.jpg" width="300" height="278" /></a>L&#8217;Ufficio di presidenza di Montecitorio ha riconosciuto la copertura anche per coppie dello stesso sesso. Lega contro e grillini astenuti.</p>
<p>Dopo aver negato nella scorsa legislatura l&#8217;estensione della copertura sanitaria alla coniuge della allora parlamentare Paola Concia, la criminologa tedesca Ricarda Trautmann (le due donne si erano unite civilmente il 5 agosto del 2011 a Francoforte), questa volta la richiesta è stata accettata.</p>
<p>Appena eletto Scalfarotto preso atto che i deputati sono, tra l’altro, tenuti a versare all’amministrazione una somma di oltre 500 euro al mese per una polizza sanitaria obbligatoria, estendibile con un ulteriore pagamento anche alla famiglia: coniuge o convivente ed ai figli.</p>
<p>Come accade anche per giornalisti o dirigenti, i parlamentati godono del riconoscimento delle coppie di fatto. Il problema è che nel caso di Concia e Scalfarotto si tratta di coppie omosessuali.</p>
<p>Presentata la domanda di &#8216;estensione&#8217;, come lo stesso deputato ha raccontato, &#8220;quando ho detto che il mio “convivente more uxorio” si chiama Federico, è stato subito chiaro che qualcosa non andava. Infatti l’impiegata ha chiamato un’altra, sempre gentilissima, impiegata. E questa ha chiamato un, sempre gentilissimo, funzionario della Camera. Gentilezze a parte, non c’è stato nulla da fare. Infatti, la lettura che alla Camera danno del testo del regolamento è che si debbano leggere, dopo le parole “more uxorio”, le parole “purché del sesso opposto” che però non sono scritte da nessuna parte&#8221;.</p>
<p>Investito del problema l&#8217;Ufficio di presidenza finalmente si è arrivati ad un conclusione positiva della vicenda. Pd, Pdl e Sel hanno votato a favore, la Lega è stata contraria e Scelta Civica e Fratelli d&#8217;Italia si sono astenuti.</p>
<p>Ed i grillini? I supefficientisti del M5S prima hanno chiesto di rinviare la decisione per avere più tempo per discutere e poi si sono astenuti.</p>
<p>La capogruppo, Roberta Lombardi, ha spiegato in modo surreale la decisione dei seguaci del guru: &#8220;Lo abbiamo fatto perché è un privilegio della casta. Nelle assicurazioni esterne il convivente dello stesso sesso non gode dell&#8217;estensione delle coperture. Perché alla Camera dovrebbe? E&#8217; sempre la casta che vuole per sé i privilegi&#8221;.</p>
<p>Peccato che la copertura sanitaria sia a pagamento e che la prevista estensione a familiari conviventi non sia stata messa in discussione da nessuno e probabilmente ne usufruisce anche qualche grillino. Il problema era riconoscere alle coppie omosessuali gli stessi diritti concessi da anni a quelle etero.</p>
<p>E su questo il M5S non è d&#8217;accordo. Dopo le resistenze sulla concessione della cittadinanza ai nati in Italia adesso questo altro scivolone. Il movimento di Grillo non va decisamente d&#8217;accordo coi diritti civili.</p>
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		<title>Governo: legge elettorale e parole al vento</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 06:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
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		<category><![CDATA[letta]]></category>
		<category><![CDATA[porcellum]]></category>
		<category><![CDATA[quagliariello]]></category>

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		<description><![CDATA[Enrico Letta illustrando il programma dei cento giorni al termine del ritiro di Spineto ha annunciato che subito si cambierà la legge elettorale.
&#8220;Con questa legge non si può votare&#8221;, ha detto il presidente del Consiglio, ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2008/12/elezioni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7229" alt="elezioni" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2008/12/elezioni.jpg" width="220" height="176" /></a>Enrico Letta illustrando il programma dei cento giorni al termine del ritiro di Spineto ha annunciato che subito si cambierà la legge elettorale.</p>
<p>&#8220;Con questa legge non si può votare&#8221;, ha detto il presidente del Consiglio, che ha incaricato il ministro Gaetano Quagliariello di lavorare per individuare &#8220;due-tre piccoli cambiamenti da fare in tempi molto rapidi&#8221;.</p>
<p>Anni di discussione che non hanno portato come è noto a nulla adesso dovrebbero risolversi in una decisione &#8216;veloce&#8217;.</p>
<p>Letta no ha dubbi, però. Il ministro delle Riforme avvierà una &#8220;verifica tra le forze politiche su come mettere in sicurezza subito la legge elettorale, immaginando che la nuova legge elettorale dovrà uscire dal percorso di riforme ma che con questa legge elettorale non si può più andare a votare&#8221;. Per il premier è necessaria una misteriosa, ed in inglese, &#8220;safety net&#8221;, ovvero &#8216;rete di protezione&#8217; in materia elettorale. Secondo il presidende del Consiglio &#8220;nel discorso programmatico ho scritto che non possiamo vivere in una condizione in cui non sia praticabile la legge elettorale vigente. Questo mette a rischio la normalità della dialettica democratica. Si sappia che non siamo un Paese in cui non si può votare&#8221;.</p>
<p>Alle propagnada senza elementi concreti di Letta hanno fatto seguito i distinguo di Quagliariello. Ha detto il ministro: &#8220;Il problema della riforma elettorale è legato a quello più generale della forma di governo. Dobbiamo innanzitutto decidere se andiamo verso Parigi, Berlino o Londra&#8221; alludendo ai diversi modelli istituzionali vigenti in Francia, Germania e Gran Bretagna.</p>
<p>&#8220;La riforma elettorale è necessaria anche perchè quando l’attuale legge in vigore fu varata c’erano due coalizioni intorno al 40 per cento ognuna. Oggi invece la situazione è molto cambiata&#8221;, ha aggiunto il ministro.</p>
<p>Insomma, per il premier sono necessarie un paio di cosette ed il ministro invece si dibatte tra modelli.</p>
<p>La moda delle parole al vento non tramonta mai.</p>
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