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		<title>Gruppo Agile, migliaia di lavoratori a rischio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicina una carneficina occupazionale nel grande polo elettronico. Ieri all&#8217;alba, nella fabbrica romana della holding, Eutelia, blitz di quindici energumeni contro i dipendenti in lotta. L&#8217;indignazione del sindacato <span id="more-15537"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/eutelia.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-15538" title="eutelia" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/eutelia-300x188.jpg" alt="eutelia" width="300" height="188" /></a>C&#8217;è voluta l&#8217;irruzione di una quindicina di energumeni, alle 5 e 20 di ieri mattina nella sede aziendale occupata sulla via Tiburtina a Roma, per aprire un flebile spiraglio mediatico sulla drammatica vicenda che riguarda 1200 lavoratori della società Eutelia (di cui 284 occupati nella Capitale) e più complessivamente i circa 10mila dipendenti del gruppo Agile.</p>
<p>I dispacci di agenzia hanno iniziato a susseguirsi sei ore dopo il fattaccio: “Questa mattina – ha dichiarato la Fiom Cgil – una squadraccia di una quindicina di uomini capitanata dall&#8217;ex amministratore delegato di Eutelia, Samuele Landi, ha fatto irruzione nella sede romana presidiata all&#8217;interno dai lavoratori. Con piedi di porco hanno divelto le porte degli uffici, hanno svegliato i lavoratori che presidiavano la sede puntando loro negli occhi le torce elettriche, spacciandosi per poliziotti, chiedendo i documenti, minacciando gli stessi lavoratori e impedendo loro di muoversi. L&#8217;immediato arrivo delle forze dell&#8217;ordine, chiamate dai lavoratori, ha evitato il peggio visto l&#8217;atteggiamento violento e arrogante di questi loschi personaggi”.</p>
<p>Immediatamente dopo la denuncia, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e la Camera del Lavoro di Roma Est hanno presentato un esposto circostanziato alla Procura della Repubblica di Roma: “L&#8217;attacco violento da parte dell&#8217;azienda nei confronti dei lavoratori per cacciarli dal sito produttivo – ha spiegato Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio – mostra il volto violento dell&#8217;imprenditoria”.</p>
<p>Perciò “la Cgil di Roma e Lazio richiede l&#8217;intervento immediato della presidenza del Consiglio dei ministri affinché convochi un tavolo per risolvere con un vero piano industriale la vertenza Eutelia e il dramma occupazionale dei suoi dipendenti”.</p>
<p>A dire il vero, la settimana prima, i lavoratori in lotta avevano provato a coinvolgere il governo a proposito della loro grave vicenda occupazionale, attraverso una lettera indirizzata al sottosegretario Letta, che – oltre a ricordare a palazzo Chigi che i dipendenti sono senza stipendio da agosto – poneva l&#8217;accento “sull&#8217;apertura della procedura di mobilità per 1192 impiegati, senza la presentazione di un piano industriale che la motivi, e che pertanto non dà garanzie di continuità lavorativa neanche alla esigua forza lavoro rimanente”.</p>
<p>I lavoratori vollero precisare per iscritto a Letta che “la loro situazione non è causata dalla crisi economica, ma da una mala gestione ai &#8216;limiti della legalità&#8217; che sta impoverendo giorno per giorno la potenzialità finanziaria e commerciale costruita in decenni di professionalità ai massimi livelli” e auspicavano dunque l&#8217;intervento della politica.</p>
<p>Considerando “che solo negli ultimi venti giorni abbiamo perso commesse da Enti pubblici per circa 12 milioni, mentre altri, come il Comune di Roma, Poste, Regione Puglia, stanno rescindendo i contratti in essere per un valore di circa 7 milioni”.</p>
<p>Ecco l&#8217;ennesima conferma, avevano aggiunto i dipendenti, che “la Dirigenza ha messo in atto un piano &#8216;industriale&#8217; che prevede il ribaltamento dei costi derivanti da un licenziamento di massa, sulla collettività. Ci chiediamo, come può un&#8217;azienda che non riesce a liquidare gli stipendi avere la disponibilità del Tfr di 1192 impiegati, con un&#8217;anzianità lavorativa pluridecennale?”.</p>
<p>E&#8217; proprio il caso di dire che la missiva è rimasta lettera morta, almeno finché non sono piombati in fabbrica, ieri all&#8217;alba, gli energumeni. I lavoratori si ostinano a rimettere in fila le loro buone ragioni, quelle di un gruppo finito nel consueto “spezzatino” produttivo che produce a sua volta cassintegrazioni, mobilità, licenziamenti.</p>
<p>Così è successo ad Agile, dove è stato messo a serissimo rischio il futuro degli ex dipendenti Olivetti, Getronics, Bull, Eutelia, Noicom, Edisontel (tutte aziende confluite nell&#8217;unica Srl “madre”) e si sono poste le basi per “consegnare la società ai professionisti del fallimento”.</p>
<p>Ora la drammatica sorte, accusano i dipendenti in lotta, potrebbe abbattersi come una scure su larga parte del gruppo industriale mettendo a rischio il futuro di tanti dei 10mila lavoratori che lo compongono. Alla faccia di chi fa finta di indignarsi ogni giorno contro i cosiddetti “catastrofisti”. I quali hanno lanciato ieri l&#8217;ennesimo allarme-licenziamenti: alla preoccupazione di Cesare Damiano del Pd, hanno fatto eco la protesta di Paolo Ferrero di Prc, Gianni Pagliarini del Pdci e dell&#8217;Italia dei Valori di Di Pietro.</p>
<p><strong>Paolo Repetto</strong></p>
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		<title>Grande Fratello Italia: lo show delle banalità</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli obiettivi dei media inquadrano solo il teatrino del Palazzo, mentre la crisi è scomparsa del tutto dall&#8217;informazione.
Secondo un&#8217;indagine Confesercenti-Ispo il 65 per cento dei cittadini italiani boccia le misure finora adottate dal governo, ma ce n&#8217;è per tutti. Il 74 per cento critica l&#8217;attività delle Regioni, l&#8217;84 le associazioni della piccola e media impresa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli obiettivi dei media inquadrano solo il teatrino del Palazzo, mentre la crisi è scomparsa del tutto dall&#8217;informazione.<span id="more-15543"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/disperazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15541" title="disperazione" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/disperazione-300x151.jpg" alt="disperazione" width="300" height="151" /></a>Secondo un&#8217;indagine Confesercenti-Ispo il 65 per cento dei cittadini italiani boccia le misure finora adottate dal governo, ma ce n&#8217;è per tutti. Il 74 per cento critica l&#8217;attività delle Regioni, l&#8217;84 le associazioni della piccola e media impresa, l&#8217;85 i sindacati, l&#8217;87 l&#8217;opposizione parlamentare e il 91 le banche.</p>
<p>Sebbene i sostenitori del Cavaliere, almeno nelle urne, siano un gran numero, quando sono chiamati ad esprimere un giudizio pensano che le istituzioni, sia politiche che economiche, non stiano facendo abbastanza per aiutare le famiglie a fronteggiare la crisi.</p>
<p>La ricerca ha scoperto che per i cittadini la crisi non è finita, anzi. Secondo l&#8217;87 per cento &#8220;il peggio non è ancora alle spalle&#8221; e i timori maggiori sono tutti per il lavoro, che preoccupa il 94 per cento della popolazione. Lo studio ha anche rilevato che i costi della recessione si pagano sopratutto in termini occupazionali: circa un italiano su cinque dichiara che negli ultimi 12 mesi qualcuno nella sua famiglia ha perso un posto di lavoro o è stato messo in cassa integrazione. Gli effetti della crisi, inoltre, si ripercuotono anche sui risparmi: dal sondaggio è emerso che un italiano su due farà più attenzione di prima all&#8217;andamento delle risorse messe da parte e uno su tre ha affermato che per far fronte ai consumi sarà costretto ad intaccare le proprie riserve.</p>
<p>Un ultimo dato: nei primi nove mesi di quest&#8217;anno hanno chiuso i battenti 100 mila imprese attive nel settore del commercio, dei servizi e del turismo.</p>
<p>Che fanno i media? Cosa raccontano?</p>
<p>Delle preoccupazioni del premier a causa dei processi in corso contro di lui e scandagliano la frenetica attività del suo avvocato-parlamentare, Niccolò Ghedini, diventato una specie di dottor Stranamore del codice penale, sempre alla ricerca di un qualsiasi cavillo miracoloso per tirar fuori il suo cliente dai guai. Tonnellate di carta sprecata per disquisire su ipotesi che si sono puntualmente infrante contro la prevedibile contrarietà del presidente delle Camera, Gianfranco Fini, esplicito sull&#8217;argomento prescrizione: &#8220;Non è praticabile&#8221;. L&#8217;ex leader di An, d&#8217;altra parte, ha &#8217;solo&#8217; 57 anni e non intende certo bruciarsi il futuro per difendere un presidente del Consiglio ultrasettantenne e molto discusso nel mondo intero.</p>
<p>Intanto il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, impugna la durlindana e scende nell&#8217;arena. In un editoriale &#8216;pro governo&#8217; ha detto un gran numero di cose inesatte, ma nel nostro Paese un&#8217;immunità c&#8217;è: quella per chi teorizza cose sconclusionate.</p>
<p>Il giornalista ha affermato: &#8220;I padri costituenti inserirono nella Costituzione l&#8217;istituto dell&#8217;immunità parlamentare. Non lo fecero perché erano dei malandrini, ma lo fecero perché quella norma era necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico [...] L&#8217;immunità parlamentare era uno dei fattori di garanzia per assicurare un equilibrio tra i poteri. Non fu quindi un&#8217;idea stravagante perché strumenti diversi, ma con le stesse finalità, sono previsti in Germania, Inghilterra e Spagna e dell&#8217;immunità beneficiano anche i parlamentari di Strasburgo. Massimo D&#8217;Alema e Antonio Di Pietro ne hanno usufruito recentemente&#8221;.</p>
<p>Le cose sono diverse, perchè l&#8217;istituto dell&#8217;immunità fu inserito nella Carta per un motivo elementare: L&#8217;Italia usciva dal fascismo e la dittatura aveva &#8216;colonizzato&#8217; la magistratura. Per evitare che giudici di fede mussoliniana si mettessero a processare a piacimento gli antifascisti si decise l&#8217;istituzione della norma. Nei Paesi democratici le protezioni per i parlamentari valgono per proteggere la loro libertà di opinione, se rubano vanno in galera come tutti. D&#8217;Alema e Di Pietro, per altro, sono in ottima compagnia, ma per il direttore del Tg1 la botta ad effetto è più rilevante dei fatti concreti.</p>
<p>Minzolini ha quindi sostenuto che Tangentopoli e Mani Pulite hanno cancellato &#8220;l&#8217;immunità dalla Costituzione. Questa operazione mediatica si è trasformata in un atto di sottomissione alla magistratura. Da allora i gruppi parlamentari sono affollati di magistrati e ci sono addirittura partiti fondati dai magistrati&#8221;. Quindi il direttore ha aggiunto il Parlamento non è riuscito a mettere in cantiere la riforma della giustizia. L&#8217;abolizione dell&#8217;immunità ha provocato un vulnus nella Costituzione: si è rotto un equilibrio tra i poteri e non se ne è creato un altro. Ora c&#8217;è da auspicare che quel vulnus, al di là delle dispute nominali su immunità, lodi e riforma del sistema giudiziario sia sanato&#8221;.</p>
<p>Peccato che il giornalista non conosca la Costituzione. Recita l&#8217;articolo 68: &#8220;I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell&#8217;esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell&#8217;atto di commettere un delitto per il quale è previsto l&#8217;arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza&#8221;.</p>
<p>Può un importante dirigente del servizio pubblico sostenere cose inesatte? In realtà con una riforma del 93 non si è abolita l&#8217;immunità, ma si è solo stabilito che non è più necessaria una autorizzazione preventiva della Camera di appartenenza per indagare su un parlamentare. Cosa più che ragionevole, poichè se qualcuno commette reati penali è ben strano informarlo di investigazioni su di lui prinna di metterle in atto. Quello, sicuramente furbo si metterebbe facilmente &#8216;in regola&#8217;.</p>
<p>Si tenga conto che attualmente, in ogni caso, è necessaria una autorizzazione a procedere nel caso di contestazione di reati e questa è fornita dalle apposite commissioni parlamentari. Che con disinvoltura negano quello che possono.</p>
<p>La magistratura napoletana ha chiesto ieri l&#8217;autorizzazione all&#8217;arresto per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti del sottosegretario all&#8217;Economia e coordinatore regionale per la Campania del Pdl, Nicola Cosentino. Secondo i magistrati il parlamentare &#8220;contribuiva, sin dagli anni &#8216;90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone&#8221;. L&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere, che si compone di 351 pagine, proprio in virtù dell&#8217;immunità parlamentare non è stata eseguita, ma trasmessa alla Camera per l&#8217;autorizzazione all&#8217;esecuzione. C&#8217;è da scommettere (con il desiderio di perdere) che non Cosentino rimarrà a piede libero. Un altro qualsiasi italiano invece sarebbe adesso in galera.</p>
<p>Per i giudici &#8220;riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione alle elezioni a cui Cosentino. partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001&#8243;. Il sottosegretario avrebbe in particolare &#8220;garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali&#8221;.</p>
<p>Nel capo di imputazione si fa riferimento, inoltre, a &#8220;indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, <em>ndr</em>) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia&#8221;.  I magistrati lo hanno anche accusato di aver creato e cogestito &#8220;monopoli d&#8217;impresa, quali l&#8217;Eco4 spa&#8221; nei quali &#8220;esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, <em>ndr</em>), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l&#8217;assunzione di personale e per diverse utilità&#8221;.</p>
<p>Lasciati Berlusconi, Ghedini, Cosentino ed il direttore del Tg1 Minzolini alle loro acrobazie, i media sono travolti dalla curiosità su chi sarà il nuovo commissario europeo per la politica estera? CI si dilunga su Massimo D&#8217;Alema, ma dimenticando che il parlamentare del Pd, per la sua equidistanza nei confronti del conflitto israelo-palestinese, alla fine potrebbe pagare duramente il non essere allineato senza riserve sulle posizioni di Tel Aviv. Il vero problema della sua candidatura è fondamentalmente questo, ma sembra sfuggire ai vispi cronisti, più impegnati nell&#8217;occuparsi di fughe di notizie inventate, come quella di una presunta candidatura dell&#8217;inglese Miliband, del tutto ignota ai giornalisti e cittadini del Regno Unito, ma ieri nelle prime pagine dei quotidiani italiani.</p>
<p>Ed i fatti &#8216;veri&#8217;? La produzione industriale di settembre è scesa del 5,3 per cento rispetto ad agosto e del 15,7 rispetto al settembre 2008. L&#8217;Istat ha precisato che è il calo congiunturale peggiore dall&#8217;inizio delle serie storiche del 1990. Per la Coldiretti la produzione totale agricola è calata del 6,5 per cento nei primi nove mesi del 2009, per effetto di una contrazione sia delle coltivazioni vegetali che nelle attività di allevamento,</p>
<p>Ieri l&#8217;ennesima frana prodotta dal totale abbandono del territorio al suo destino ha ucciso ad Ischia una ragazzina di 15 anni, Anna De Felice, travolta mentre era in auto con i genitori che la stavano accompagnando a scuola. Una bimba di tre anni che era a bordo di uno scuolabus sepolto dal fango è in gravi condizioni, i feriti sono 17.</p>
<p>Sempre ieri la segreteria della Cgil ha reso noto che è avvenuta una &#8220;gravissima aggressione, all&#8217;alba, contro il presidio sindacale alla sede romana del gruppo Eutelia&#8221;: ne scriviamo diffusamente a parte.</p>
<p>I telegiornali ed i giornali non danno particolare rilievo a queste notizie, i temi dominanti sono, come si è visto, altri.</p>
<p>Secondo i media, insomma, lo show del &#8216;Grande Fratello Italia&#8217; è l&#8217;unico spettacolo da seguire. Telecamere puntate su un gruppo di persone occupate a dilaniarsi per nulla, chiusi in una casa nella quale l&#8217;unica regola valida è quella di farsi vedere. Fuori dall&#8217;appartamento, dove si vive per davvero, regna un silenzio quasi assoluto. Il regime è anche questo, ignorare le difficoltà dei cittadini, far finta che nulla accada. Pur di restare incollati alla propria sedia, finchè dura. Dopo, chi vivrà vedrà.</p>
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		<title>Denuncia dell’associazione Antigone</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oltre le carceri disastrosa anche la situazione negli ospedali psichiatrici giudiziari.
Secondo gli ultimi dati forniti dall&#8217;associazione Antigone nei sei ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) sono recluse una media di 1.300 persone, di cui circa 100 donne. &#8220;Un internato su sei &#8211; secondo Antigone &#8211; ha conosciuto l&#8217;esperienza della coercizione&#8221;.
Tra gli Opg ancora in funzione in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre le carceri disastrosa anche la situazione negli ospedali psichiatrici giudiziari.<span id="more-15518"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/carcere-psichiatrico1.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-15516" title="carcere psichiatrico" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/carcere-psichiatrico1-300x151.jpg" alt="carcere psichiatrico" width="300" height="151" /></a>Secondo gli ultimi dati forniti dall&#8217;associazione Antigone nei sei ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) sono recluse una media di 1.300 persone, di cui circa 100 donne. &#8220;Un internato su sei &#8211; secondo Antigone &#8211; ha conosciuto l&#8217;esperienza della coercizione&#8221;.</p>
<p>Tra gli Opg ancora in funzione in Italia solo uno, quello di Castiglione delle Stiviere, è totalmente gestito dal servizio sanitario. Gli altri sono amministrati dal Dipartimento per l&#8217;amministrazione penitenziaria, mentre le terapie sono a cura del sistema sanitario regionale.</p>
<p>Per l&#8217;associazione &#8220;le condizioni di vita all&#8217;interno degli ospedali sono dure, mentre diversi sono i casi di detenzione ingiustificata e l&#8217;eccessivo l&#8217;uso dei letti di contenzione. Le strutture sono spesso sovraffollate e sporche&#8221;.</p>
<p>In tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani sono presenti una o più sale di coercizione, con letti con cinghie di cuoio e in alcuni casi un buco al centro per i bisogni fisici. Il dato è preoccupante in sè, spiega Antigone, perchè la pratica della coercizione è di per sè violenta e non mancano casi di internati costretti al letto di coercizione sino a 14 giorni di seguito.</p>
<p>Secondo l&#8217;ultimo dato ufficiale fornito dal Dap, riferisce Antigone, nel 2005 gli episodi di coercizione sono stati 515. Sul totale degli internati il 65,1 per cento ha commesso un reato contro la persona, il 15,4 per cento contro il patrimonio, il 4,9 a sfondo sessuale.</p>
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		<title>Omicidio Sandri, due anni di rabbia e dolore</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:35 +0000</pubDate>
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La rabbia e il dolore squarciarono la voci di Giorgio e Daniela Sandri, lo scorso 14 luglio, quando il giudice lesse la sentenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;11 novembre 2007 in un autogrill sull&#8217;Autosole fu ucciso &#8220;Gabbo&#8221;: condannato a luglio, in primo grado a 6 anni, il poliziotto che gli sparò, ma i familiari continuano a chiedere giustizia <span id="more-15556"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/CoreografiaGabbo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15555" title="CoreografiaGabbo" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/CoreografiaGabbo-300x160.jpg" alt="CoreografiaGabbo" width="300" height="160" /></a>La rabbia e il dolore squarciarono la voci di Giorgio e Daniela Sandri, lo scorso 14 luglio, quando il giudice lesse la sentenza di condanna in primo grado per l&#8217;agente Luigi Spaccarotella: &#8220;solo&#8221; 6 anni per l&#8217;uomo che uccise il figlio &#8220;Gabbo&#8221;, dopo che un proiettile partito dalla corsia opposta rispetto alla piazzola dell&#8217;area di servizio &#8220;Badia al Pino est&#8221;, vicino ad Arezzo, aveva infranto il lunotto posteriore di una Renault Scenic uccidendo il ragazzo in pochi minuti.</p>
<p>I genitori non accettarono un verdetto che, al di là dell&#8217;entità della pena, derubricò il reato da omicidio volontario a colposo, accreditando la tesi che il poliziotto non avesse avuto intenzione di offendere fino a rasentare il rischio di causare un omicidio.</p>
<p>Alle grida in aula fecero seguito le parole spezzate di Daniela Sandri (&#8221;Adesso me lo hanno ammazzato una seconda volta. Come fai a credere nella giustizia? Adesso non ci credi più&#8221;) e quelle rabbiose di Giorgio (&#8221;E&#8217; una vergogna per tutta l&#8217;Italia, non sono bastati cinque testimoni che hanno visto quello che ha fatto l&#8217;individuo, quando basta un pentito di mafia per mandare gente all&#8217;ergastolo per 30 anni. Evidentemente la divisa ha il suo peso. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di aver creduto nella giustizia&#8221;).</p>
<p>La sentenza, va ricordato, arrivò a quattro mesi dall&#8217;apertura del processo, dopo che il pubblico ministero Ledda aveva chiesto 14 anni per &#8220;omicidio volontario con dolo eventuale&#8221;, con le attenuanti generiche (e il conseguente sconto di un terzo della pena). All&#8217;esterno del tribunale di Arezzo si erano radunati alcuni amici di Gabriele, gli stessi che sono oggi in prima fila a mantenerne vivo il ricordo, a due anni esatti dall&#8217;omicidio.</p>
<p>Nel 2007, l&#8217;11 novembre cadeva di domenica e come spesso accadeva quando la sua Lazio giocava in trasferta, &#8220;Gabbo&#8221; si apprestava a seguirla. Era solito partire direttamente, con gli amici, subito dopo aver concluso la sua nottata da deejay al &#8220;Piper&#8221; (il noto locale capitolino dove si esibiva Patty Pravo).</p>
<p>Quel giorno non fece eccezione. Gli amici passarono a prenderlo davanti al locale, all&#8217;alba, e insieme partirono per Milano, visto che nel pomeriggio era in programma la gara Inter-Lazio.</p>
<p>Alle nove meno dieci, i cinque tifosi si fermarono per la prima sosta, all’area di servizio di &#8220;Badia al Pino Est&#8221; e incontrarono lì un manipolo di ultras juventini con i quali (all&#8217;uscita dal bar) ci fu una fugace scazzottata, non sfuggita alla pattuglia della Polstrada in servizio sulla carreggiata opposta.</p>
<p>Finita la lite, quando la Renault Scenic con a bordo i cinque giovani romani era già ripartita senza però aver ancora imboccato la corsia autostradale, un colpo secco attirò l&#8217;attenzione dei ragazzi, come se un piccolo sasso avesse infranto il lunotto posteriore.</p>
<p>Gabriele stava già rantolando, con un proiettile nel collo. La corsa verso il casello di Arezzo, a pochi chilometri di distanza, fu inutile: il poveretto morì attorno alle nove e venti, e inizialmente il dramma fu attribuito, da un dispaccio di agenzia, alle conseguenze di un feroce scontro tra ultras.</p>
<p>La verità trapelò due ore dopo, ma la verosimile ricostruzione dei fatti si completò soltanto ventiquattr&#8217;ore dopo, grazie alle prime, parziali ammissioni di Spaccarotella e del suo collega di pattuglia.</p>
<p>L&#8217;agente, poi condannato seppur in modo mite, avrebbe estratto la pistola e sparato un primo colpo in aria a scopo intimidatorio (ad una cinquantina di metri di distanza dalla Renault Scenic). Nel frattempo si sarebbe messo a correre sparando nuovamente, colpendo a morte il malcapitato.</p>
<p>In quelle ore, peraltro, il mondo del calcio mostrava per l&#8217;ennesima volta tutta la sua inadeguatezza di fronte a talune situazioni che lo lambiscono (non così di rado): venne rinviata la sola Inter-Lazio, mentre sugli altri campi si fece finta di nulla, ottenendo in cambio scene di guerriglia urbana a Bergamo (che portarono all’interruzione immediata di Atalanta-Milan) e a tensioni di vario genere su tutti gli altri campi.</p>
<p>La tardiva decisione di bloccare anche il posticipo Roma-Cagliari non servì a spegnere una miccia ormai accesa da ore: per le vie della Capitale, dal Foro Italico e fino a Ponte Milvio, si scatenarono ottocento ultras, che si scagliarono contro gli uffici del Coni, dando poi alle fiamme camionette della polizia e assaltando a bastonate un commissariato di Ps. Finì con 40 poliziotti feriti, tre fermati, l&#8217;odore acre dei lacrimogeni e la consapevolezza di aver assistito impotenti all&#8217;ennesima giornata nera del calcio nostrano.</p>
<p><strong>Paolo Repetto</strong></p>
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		<title>I pensieri piacevoli fanno bene</title>
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		<description><![CDATA[Lo sostiene una ricerca canadese.
Un pensiero piacevole rende meno intenso il dolore provocato da un&#8217;iniezione o da un trauma improvviso. Le emozioni negative o positive, infatti, agiscono in modo diretto sull&#8217;intensità del dolore.
Lo hanno dimostrato i ricercatori canadesi dell&#8217;università di Montreal, guidati da Mathieu Roy, che hanno pubblicato uno studio sui Proceedings of the National [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sostiene una ricerca canadese.<span id="more-15546"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/sorriso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15545" title="sorriso" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/sorriso-300x151.jpg" alt="sorriso" width="300" height="151" /></a>Un pensiero piacevole rende meno intenso il dolore provocato da un&#8217;iniezione o da un trauma improvviso. Le emozioni negative o positive, infatti, agiscono in modo diretto sull&#8217;intensità del dolore.</p>
<p>Lo hanno dimostrato i ricercatori canadesi dell&#8217;università di Montreal, guidati da Mathieu Roy, che hanno pubblicato uno studio sui Proceedings of the National Academy of Science.</p>
<p>&#8220;I nostri esperimenti &#8211; ha spiegato Roy &#8211; ci hanno permesso di determinare in quale momento il cervello percepisce lo stimolo doloroso e come questo può essere amplificato attraverso emozioni negative o, al contrario, ridotto&#8221;.</p>
<p>Nel corso dello studio 13 persone sono state sottoposte a piccole scariche elettriche dolorose. Mentre le reazioni del cervello venivano controllate attraverso la risonanza magnetica, ai partecipanti venivano proposte immagini piacevoli, sgradevoli o neutre. Alla vista delle immagini sgradevoli le scariche elettriche erano percepite con maggiore intensità mentre la sensazione dolorosa era minore quando si guardavano immagini positive. Per gli scienziati è la conferma che sono le emozioni ad avere la &#8216;regia&#8217; del dolore come avevano già indicato precedenti ricerche dello stesso Mathieu Roy, che aveva già dimostrato la capacità della buona musica di attutire il dolore.</p>
<p>&#8220;Abbiamo dimostrato che anche interventi non farmacologici &#8211; conclude Roy &#8211; utilizzati per migliorare l&#8217;umore dei pazienti, possono essere presi in considerazione per assistere le persone che soffrono&#8221;.</p>
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		<title>Le battaglie di Alemanno</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:32 +0000</pubDate>
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Il dato ricavato da una ricerca del Codacons. Il calcolo fa riferimento al tempo perso viaggiando alla velocità di 30 chilometri orari incolonnati ai semafori e in fila indiana lungo la strada da casa al lavoro e viceversa: a Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Roma il traffico porta via undici giorni l&#8217;anno. Ma il sindaco insegue lavavetri e giocolieri.<span id="more-15517"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/traffico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15515" title="traffico" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/traffico-300x151.jpg" alt="traffico" width="300" height="151" /></a>Il dato ricavato da una ricerca del Codacons. Il calcolo fa riferimento al tempo perso viaggiando alla velocità di 30 chilometri orari incolonnati ai semafori e in fila indiana lungo la strada da casa al lavoro e viceversa: a Roma in questo modo si bruciano mediamente 260 ore.</p>
<p>Carlo Rienzi, presidente dell&#8217;associazione, ha spiegato: &#8220;Si tratta di giorni di vita letteralmente buttati al vento, e di ore sottratte al tempo libero, alla casa e alla famiglia. E&#8217; intollerabile che in una metropoli come Roma, per collegare un quartiere situato a sud con uno situato a nord, nelle ore di punta si impieghino in automobile oltre 2 ore, lo stesso tempo che si impiegherebbe per raggiungere dalla capitale regioni come la Campania, la Toscana o l&#8217;Umbria&#8221;.</p>
<p>Secondo il Codacons la soluzione c&#8217;e': incentivare l&#8217;utilizzo dei mezzi pubblici, rendendo bus e tram puntuali e garantendo una loro maggiore frequenza, e usare il pugno duro con chi contribuisce a determinare il traffico parcheggiando in seconda fila, limitando la carreggiata o rallentando le altre autovetture.</p>
<p>Maurizio Policastro, vice-presidente Pd della Commissione Mobilità al comune di Roma e il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni hanno spiegato: &#8220;Doppie file, parcheggi selvaggi, disincentivazione del mezzo pubblico e una gestione confusionaria della polizia municipale distratta ormai da attività improprie, stanno portando Roma sempre più nel caos. Dopo le indagini dell&#8217;Aci, anche quella del Codacons conferma il regresso delle politiche della mobilità a Roma&#8221;.</p>
<p>I due rappresentanti dell&#8217;opposizione hanno continuato: &#8220;Dopo 18 mesi di amministrazione di centrodestra, gli automobilisti romani per spostarsi nella città impiegano ancora più tempo che negli anni passati e raggiungono il record di 11 giorni di vita l&#8217;anno buttati nel traffico. Per una amministrazione a corto di idee e senza progetti, l&#8217;unica politica della mobilità rimasta è quella di arrangiarsi&#8221;.</p>
<p>Oltre le semplificazioni demagogiche e le schermaglie politiche tra i partiti è innegabile che la situazione del traffico e dell&#8217;igiene urbano nella capitale abbia raggiunto livelli di guardia. Intanto, però, il sindaco sembra più impegnato nella sua &#8216;crociata&#8217; contro gli stranieri che per migliorare la qualità della vita dei cittadini.</p>
<p>Con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;ordinanza anti lavavetri, giocolieri e venditori ambulanti, dal 2 novembre la polizia municipale è impegnata anche nel rincorrere e multare chi svolge ai semafori quelle arttività. Un&#8217;agenzia di stampa nei giorni scorsi scriveva che &#8220;c&#8217;è una pressocchè totale assenza per le strade di lavavetri e giocolieri&#8221; ed informava: &#8220;Pattuglie del Reparto di Polizia Giudiziaria del XVII Gruppo, dirette dal comandante Antonio Bertola, hanno controllato oltre al territorio del municipio di loro competenza anche altre zone della città. Dall&#8217;Eur a Primavalle sino a ridosso del centro storico assai esiguo il bilancio: due sequestri, di cui uno a carico di ignoti ed un individuo fermato perchè privo di documenti&#8221;.</p>
<p>Così mentre interinabili file di automobili si divincolano tra macchine parcheggiate irregolarmente, autobus bloccati da sosta selvaggia, semafori impazziti, inquinamento elevato e sporcizia un po&#8217; ovunque alcune pattuglie di vigili setacciano la metropoli alla ricerca di cittadini italiani e stranieri che tentano di sopravvivere alla crisi lavando i parabrezza, vendendo quotidiani, accendini o merce varia o, nel caso dei più fantasiosi, allietando gli automobilisti con giochi di prestigio improvvisati o veri e propri esercizi da giocolieri. I malcapitati, già poveri, subiscono se &#8216;pescati&#8217;, un&#8217;ammenda da 100 a 200 euro (che non pagheranno mai), il sequestro degli attrezzi e la confisca dei proventi.</p>
<p>Il motivo dell&#8217;oridinanza è quello di contrastare il &#8216;racket&#8217; che si nasconderebbe dietro i poveri. Peccato che per presidiare le decine di migliaia di incroci romani la &#8216;pericolosa associazione criminale&#8217; dovrebbe impiegare un vero e proprio esercito di &#8217;sorveglianti&#8217;. In realtà, come già avviene per la prostituzione, si tratta di operazioni &#8216;cosmetiche&#8217;, che non risolvono nulla, impegnano molti uomini della polizia urbana e aggravano i fenomeni, perchè spingono sempre più verso la &#8216;clandestinità&#8217; centinaia di persone che potrebbero essere più facilmente controllate se visibili. Nel caso delle prostitute il fatto è più che evidentee, perchè nel caso di minorenni o di donne schiavizzate i protettori le rinchiudono in case nelle quali esercitano comunque &#8216;il mestiere&#8217;, ma non sono più avvicinabili dalle associazioni umanitarie ed anche dalle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Il Campidoglio ha anche promosso una singolare opportunità: i minorenni, le donne e i migranti con permesso di soggiorno che denunceranno &#8216;gli sfruttatori&#8217; (quasi mai esistenti) riceveranno l’assistenza dei servizi sociali, da anni non in grado di far fronte alle numerose emergenze che una città di quasi tre milioni di abitanti produce in gran numero.</p>
<p>Al di là della fiaba sull&#8217;assistenza, l&#8217;ordinanza ha anche una valenza razzista. Gli stranieri debbono essere portati in un posto di polizia e identificati. Per chi è senza permesso di soggiorno è pronto il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. I &#8216;regolari&#8217; invece possono tornare a casa, di solito una panchina o un cartone, con la multa in tasca.</p>
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		<title>La biennale della periferia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da domani a Roma nel Museo degli strumenti musicali.
Migranti e morti sul lavoro, tango e gospel attraverso letteratura, installazioni di artisti in parchi pubblici, musica e pittura, tutto rigorosamente distante dal centro simbolico e non della capitale e realizzata grazie a sponsor privati.
E&#8217; la seconda Biennale della periferia che mette a confronto una trentina tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da domani a Roma nel Museo degli strumenti musicali.<span id="more-15550"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/Periferia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15549" title="Periferia" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/Periferia-300x151.jpg" alt="Periferia" width="300" height="151" /></a>Migranti e morti sul lavoro, tango e gospel attraverso letteratura, installazioni di artisti in parchi pubblici, musica e pittura, tutto rigorosamente distante dal centro simbolico e non della capitale e realizzata grazie a sponsor privati.</p>
<p>E&#8217; la seconda Biennale della periferia che mette a confronto una trentina tra pittori, scrittori, musicisti e fotografi, dal titolo &#8216;L&#8217;evento oltre le note&#8217;. Tra questi, Franco Massimi, Bruno Canova, Donato Silvestre. La manifestazione si inaugurerà domani a Roma nel Museo degli strumenti musicali con la presentazione di &#8216;Quasi uguali. Storie di immigrazione&#8217; di Francesco De Filippo, per spostarsi, fino a giugno 2010 nel Palazzo Castelli- Cannella.</p>
<p>Alla periferia est di Roma, l&#8217;edificio fu stamperia artistica di Afro, Vespignani, Maccari e Morandi ed è oggi, grazie agli stessi organizzatori della Biennale, l&#8217;associazione La Farandola, sede di studi e laboratori di pittori e scultori.</p>
<p>Il programma degli appuntamenti è diviso tra Palazzo Castelli-Cannella e il Museo nazionale degli strumenti musicali. La mostra di pittura, alla quale partecipano 22 artisti, è stata allestita nelle sale del museo, dal 15 novembre sarà trasferita nel Palazzo Castelli-Cannella, dove resterà fino al giugno prossimo.</p>
<p>Ogni mese, inoltre, si terrà un appuntamento a tema: si comincia, l&#8217;11 dicembre, con il concerto di musica gospel, all&#8217;interno del museo, e si prosegue con reading di poesie e un concerto-performance &#8216;estemporanea pittorica&#8217; dal titolo &#8216;Colortango&#8217;, con l&#8217;Orchestra Tango di Roma.</p>
<p>L&#8217;ultimo appuntamento è per giugno, quando, come ha annunciato il presidente del VII Municipio, Roberto Mastrantonio, &#8220;il parco pubblico Marcinelle nella zona La Rustica, sarà trasformato, più genericamente, nel parco dei caduti sul lavoro e ospiterà una serie di installazioni pittoriche e scultoree sul tema&#8221;.</p>
<p>Tutte iniziative nel solco dell&#8217;obiettivo prefissatosi dall&#8217; associazione La Farandola: &#8220;Avvicinare l&#8217;arte alla gente comune&#8221;, come ha spiegato la presidente Romina De Cesaris.</p>
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		<title>La sfida del consumo critico</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 07:00:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Università di Bergamo, insieme a &#8220;Libera&#8221; di don Ciotti e a &#8220;Cittadinanza sostenibile&#8221;, ha organizzato un convegno sulla nuova frontiera della lotta alle mafie 
&#8220;Gli stili di consumo e risparmio socialmente orientati hanno registrato nell&#8217;ultimo decennio una forte diffusione. Generalmente considerato come un&#8217;attività appartenente alla sfera privata, il consumo è oggi diventato uno dei più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Università di Bergamo, insieme a &#8220;Libera&#8221; di don Ciotti e a &#8220;Cittadinanza sostenibile&#8221;, ha organizzato un convegno sulla nuova frontiera della lotta alle mafie <span id="more-15501"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/LiberaProdotti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15502" title="LiberaProdotti" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/LiberaProdotti-300x190.jpg" alt="LiberaProdotti" width="300" height="190" /></a>&#8220;Gli stili di consumo e risparmio socialmente orientati hanno registrato nell&#8217;ultimo decennio una forte diffusione. Generalmente considerato come un&#8217;attività appartenente alla sfera privata, il consumo è oggi diventato uno dei più scottanti terreni di confronto fra diverse identità culturali e politiche. Svariati attivisti ed organizzazioni sociali hanno introdotto all&#8217;interno del proprio repertorio d&#8217;azione forme di protesta che fanno leva sul circuito del reddito e che individuano nel mercato un&#8217;arena del confronto politico&#8221;.</p>
<p>A partire da questo presupposto il Dipartimento di Scienze della comunicazione dell&#8217;Università di Bergamo, insieme alle associazioni &#8220;Libera&#8221;, di don Luigi Ciotti, e &#8220;Cittadinanza sostenibile&#8221; ha organizzato un convegno che si svolgerà i giorni 26, 27 e 28 novembre (info: http://www.unibg.it/cittadinanzalibera) e che tratterà il nodo cruciale (nella nostra società malata) del consumo critico come nuova frontiera della lotta alle mafie.</p>
<p>&#8220;Nel nostro Paese &#8211; spiegano i promotori dell&#8217;appuntamento &#8211; il consumo critico è entrato a far parte anche del repertorio del movimento contro le mafie, dimostrandosi in alcuni casi una strategia d&#8217;azione in grado di favorire lo sviluppo di inedite alleanze tra attori anche molto diversi tra loro e appartenenti sia al mondo non-profit che profit. Come dimostra l&#8217;esperienza emblematica di &#8216;Addiopizzo&#8217; a Palermo, l&#8217;introduzione del consumo critico all&#8217;interno del movimento antimafia ha favorito non solo l&#8217;aumento delle denunce da parte di un numero crescente di imprenditori vittime del racket delle estorsioni, ma anche la possibilità per le imprese di intravedere i vantaggi nell&#8217;adozione di alcuni standard etici che permettono, da un lato, di non perdere parte del profitto nel pagamento del pizzo, dall&#8217;altro, di migliorare le prestazioni conquistando nuovi clienti&#8221;.</p>
<p>Il seminario vuole creare una occasione di confronto tra studiosi che fanno ricerca sui temi del consumo critico, mafia e dell&#8217;antimafia, esponenti della società civile impegnati quotidianamente nella promozione e diffusione del consumo critico e/o nella lotta alle mafie, studenti e cittadini.</p>
<p>Rilevante, nell&#8217;organizzazione dell&#8217;incontro di fine novembre, l&#8217;apporto di &#8220;Cittadinanza sostenibile&#8221;, un gruppo di studio e di ricerca nato nel 2007 a seguito del seminario “Shopping for Human Rights”. In quella circostanza, venne organizzata una giornata di approfondimento dedicata interamente all’analisi del ruolo politico dei consumi e del consumo critico, sempre presso l’Università di Bergamo in collaborazione con le organizzazioni che si occupano della promozione di stili di consumo e risparmio socialmente orientati (Gruppi di Acquisto Solidale, Botteghe del  commercio equo e solidale, Bilanci di Giustizia, Slow Food, Officina del Tempo, Banca Popolare Etica).</p>
<p>Il gruppo &#8211; che si compone oggi di numerose organizzazioni, ricercatori impegnati nello studio delle pratiche di altra economia, studenti e cittadini – è attivo in diverse direzioni: nella partecipazione a eventi e nella realizzazione di seminari dedicati ai temi del consumo critico e della sostenibilità ambientale e sociale (tra cui il ciclo di incontri, letture e confronti promesso dal Dipartimento di Scienze dei linguaggi), nell’elaborazione di progetti innovativi per l’avvio e la diffusione di pratiche di cittadinanza sostenibile (come il progetto “Mercato &amp; Cittadinanza”) e in attività di ricerca a supporto di &#8220;interventi finalizzati ad accrescere il ben-essere della nostra società&#8221;.</p>
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		<title>Il razzismo nel Pd e la confusione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nota del gruppo EveryOne chiede alla stampa maggiore attenzione. L&#8217;esempio Penati.
Uno dei responsabili dell&#8217;associazione umanitaria, Roberto Malini, ha scritto: &#8220;Cari direttori, capiredazione e giornalisti: questo non è un comunicato stampa, ma una nota con cui desideriamo aggiornarvi sulle difficoltà in cui vengono ormai a trovarsi le organizzazioni che si impegnano contro razzismo e persecuzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una nota del gruppo EveryOne chiede alla stampa maggiore attenzione. L&#8217;esempio Penati.<span id="more-15520"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/04/razzismo3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12545" title="razzismo3" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/04/razzismo3-300x151.jpg" alt="razzismo3" width="300" height="151" /></a>Uno dei responsabili dell&#8217;associazione umanitaria, Roberto Malini, ha scritto: &#8220;Cari direttori, capiredazione e giornalisti: questo non è un comunicato stampa, ma una nota con cui desideriamo aggiornarvi sulle difficoltà in cui vengono ormai a trovarsi le organizzazioni che si impegnano contro razzismo e persecuzione etnica. Ci rendiamo conto che ognuno di voi cerca di fare bene il proprio lavoro, ma anche di come sia difficile orientarsi, oggi, nel campo dei Diritti Umani, dove un uomo di destra come Fini appare illuminato e in linea con le Carte dei Diritti dell&#8217;Uomo, mentre un &#8216;comunista&#8217; come Bersani si sta circondando di personaggi anti-integrazione&#8221;.</p>
<p>Il rappresentante di Everyone, dopo aver spiegato che la stessa lettera è stata mandata &#8220;ai politici e agli attivisti vicini al Pd e ai suoi alleati&#8221;, ha aggiunto: &#8220;Cerchiamo spesso di dialogare con le Istituzioni e le forze politiche, a volte ottenendo risultati importanti. Intratteniamo corrispondenza  regolare via email con numerosi politici della maggioranza e dell&#8217;opposizione. Qualcuno ci chiede consiglio in momenti fondamentali per le scelte politiche italiane. Noi rispondiamo esattamente quello che ci sembra giusto e utile, senza inutili diplomazie. La politica riguarda il &#8216;bene&#8217; e il &#8216;male&#8217; e il nostro gruppo cerca di difendere i valori universali del &#8216;bene&#8217;: la vita, l&#8217;uguaglianza, il rispetto, le pari opportunità, la dignità di tutti, i diritti sanciti dalle grandi Carte&#8221;.</p>
<p>Le posizioni di questa associazioni sono spesso molto &#8216;esplicite&#8217; e per nulla &#8216;politiche&#8217;, così che Malini ha spiegato: &#8220;Qualcuno ci accusa di &#8216;esagerare&#8217;, ma i nostri dossier, i nostri servizi, le nostre ricerche sono sempre state confermate da delegazioni imparziali e da osservatori obiettivi. Purtroppo, al contrario, tralasciamo spesso di riferire particolari raccapriccianti e macabri o abusi talmente gravi da parte di chi dovrebbe tutelare la vera &#8220;sicurezza&#8221; da sembrare frutto di invenzione&#8221;.</p>
<p>In una nota sulla vicenda che ha riguardato alcuni episodi avvenuti a Pesaro <a href="http://www.inviatospeciale.com/2009/11/razzismo-di-sinistra-si-colpiscono-i-romani/" target="_blank">(leggi),</a> dove la politica della giunta di centro sinistra sembra orientata ad un contrasto durissimo nei confronti dei romanì, l&#8217;associazione ha sostenuto: &#8220;Proprio stamattina (ieri, <em>ndr</em>) il Gruppo EveryOne ha soccorso una famiglia messa sulla strada, al freddo, senza assistenza, a Pesaro, città amministrata dal Pd e dai suoi alleati. Per cacciarla e intimare al capofamiglia (la cui moglie è disabile psichica) il sindaco (chiamato dai Rom del posto &#8220;Il Diavolo che Ride&#8221;) ha scomodato addirittura un assessore, che ha detto al capofamiglia: &#8220;Dovete smetterla di cercare rifugio in baracche o sotto i ponti, perché mando i vigili e le ruspe. Qui non abbiamo case popolari per voi né assistenza sociale. Ve ne dovete andare senza se e senza ma&#8221;".</p>
<p>Alla mail erano allegati alcuni articoli che riprendevano alcune frasi pronunciate da Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed uno dei più stretti collaboratori del nuovo segretario del Pd.</p>
<p>Il 16 maggio del 2008, Riccardo Dragotto ha scritto sul quotidiano <a href="http://ilgiorno.ilsole24ore.com/milano/2008/05/16/89093-penati_lombardi_caccia.shtml" target="_blank">&#8216;Il Giorno&#8217;</a>: &#8220;Botta-e-risposta tra Gian Valerio Lombardi e Filippo Penati sul fronte sempre più incandescente (anche se l’esasperazione dei milanesi, per fortuna, non ha raggiunto quella dei residenti a Ponticelli) dell’emergenza rom. Perché il presidente della Provincia salisse sulla stessa barricata eretta dalla Lega, che, attraverso il neodeputato Matteo Salvini ha, nel pomeriggio, consegnato nel pomeriggio all’ex sindaco della Stalingrado d’Italia (Penati lo è stato del comune di Sesto San Giovanni, che per l&#8217;altissima percentuale di voti al Pci era definito in quel modo, <em>ndr</em>) la tessera di sostenitore del Carroccio numero 41508, è bastato poco&#8221;.</p>
<p>Dopo la nota &#8216;di colore&#8217; il giornalista spiegava che in una manifestazione pubblica il prefetto di Milano aveva sostenuto: &#8220;Dovremo spostarne (si riferiva ai campi nei quali vivevano i romanì, <em>ndr</em>) dopo il necessario censimento, qualcuno da qualche altra parte, dove i problemi sono meno avvertiti, in accordo e collaborazione, per quanto possibile, con gli altri sindaci. Qualche campo, comunque, resterà anche a Milano&#8221;.</p>
<p>Dragotto quindi riportava le parole del &#8216;democratico&#8217; Penati che aveva sentito il bisogno di reagire a Lombardi:  &#8220;Non ci serve un commissario ai trasporti dei nomadi (Lombardi, <em>ndr</em>), ma riguardo all’emergenza dei campi io dico che stiamo partendo con il piede sbagliato se la missione assegnata dal Governo all’imminente commissario è quella di prendere atto dello status quo e di limitarsi, com’ha dichiarato lui stesso, a &#8216;redistribuire&#8217; 23.000 nomadi (200 gli insediamenti censiti, <em>ndr</em>) sul territorio della provincia. Non è così che si proteggono le comunità e i cittadini da noi amministrati. Le priorità sono altre. La prima? Dare corso alle espulsioni dei cittadini comunitari indesiderati. Credo che le Prefetture, in attesa del varo di un disegno di legge ad hoc, abbiano già approntato gli elenchi dei rom con precedenti penali e impegnati in attività criminali. Riguardo alla seconda priorità, invece, è necessario applicare la direttiva comunitaria, siglata dall’oggi ministro degli Esteri Franco Frattini, che consente di riaccompagnare alla frontiera i cittadini comunitari non in grado di sostentarsi. L’Italia può accogliere quanti cercano lavoro ma non farsi carico dell’indigenza di competenza, semmai, del welfare dei Paesi di provenienza dei nomadi. Ritengo, poi, che il Governo dovrebbe chiudere i flussi dalla Romania. Solo quando avremo liberato i campi dei delinquenti e degli indigenti di professione, magari utilizzando il milione di euro offerto dalla Provincia al Fondo per la sicurezza metropolitana nel noleggio di pullman che accompagnino oltreconfine i rom &#8220;irregolari&#8221;, potremo affrontare il problema della &#8220;redistribuzione&#8217; di quelli rimasti sul territorio milanese&#8221;.</p>
<p>In un secondo articolo,<a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/51211/Milano,_è_febbre_da_tolleranza_zero_" target="_blank"> &#8220;Le città romene si riprendano i rom&#8221;</a>, firmato da Fabrizio Ravelli per &#8216;la Repubblica&#8217;, e ripubblicato sul sito ufficiale del Partito democratico il 17 maggio del 2008, si poteva leggere: &#8220;Zero campi nomadi. Zero zingari. Zero tolleranza. In un crescendo di proclami, dispetti, ripicche, polemiche, anche Milano – nel suo piccolo – affronta quella che ormai viene definita &#8220;emergenza nomadi&#8221;, e che ha oscurato qualsivoglia eventuale altra emergenza. Non è un bello spettacolo. Si litiga su espulsioni, rimpatri forzati, ridistribuzione, sgomberi, arresti. Salvo che, alla fine, sono tutti d&#8217;accordo. Gli zingari sono la spazzatura, sono delinquenti, bugiardi, rubano e vendono i bambini. Come spazzatura, vanno raccolti e spostati da qualche altra parte. Destra, sinistra, centro: un coro, una macedonia. La gara è a chi si mostra più duro e determinato&#8221;.</p>
<p>Ravelli spiegava: &#8220;Dovremo spostare qualcuno altrove, dove i problemi sono meno avvertiti, in accordo e collaborazione, per quanto possibile, con gli altri sindaci&#8221;, ha annunciato il quasi-commissario (Lombardi, <em>ndr</em>). Per carità: i sindaci dell&#8217;hinterland hanno subito alzato le barricate. Verbali, per il momento. Destra, centro, sinistra, senza distinzioni. I luoghi &#8220;dove i problemi sono meno avvertiti&#8221; non esistono in natura, almeno in provincia di Milano. Sul tema rom i sindaci si giocano la poltrona e il rapporto coi cittadini. Fra le proteste, spiccava quella del leghista Ettore Fusco, sindaco di Opera, che ha vinto le elezioni grazie al rinvio a giudizio per l&#8217;assalto a un campo nomadi.</p>
<p>E che faceva il presidente della Provincia, oggi braccio destro di Bersani? &#8220;Filippo Penati, presidente Pd della Provincia &#8211; continuava l&#8217;articolo de &#8216;la Repubblica&#8217; &#8211; è uno degli assoluti protagonisti di questa battaglia. Come prima mossa, ha disertato la riunione del Comitato provinciale per l&#8217;ordine e la sicurezza: &#8220;Se la missione del commissario è quella di spostare ciò che è già presente nell&#8217;area milanese, partiamo col piede sbagliato. Allora bastava un commissario ai traslochi&#8221;, ha commentato. Poi, dopo che il quasi-commissario Lombardi ha assicurato che si sarebbe cercata in ogni caso &#8220;la massima collaborazione&#8221;, Penati si è detto pronto a &#8220;riprendere il dialogo&#8221;. Sempre che non si discuta di &#8220;ridistribuzione&#8221;, su questo Penati non vuole dialogare. Il suo obiettivo è &#8220;zero campi rom&#8221;: &#8220;Deve essere chiaro che il nostro scopo – dice a &#8216;Repubblica&#8217; – non è arrivare da 200 a 300 campi nomadi nell&#8217;area metropolitana. Il fine dev&#8217;essere quello di allontanare tutti i rom delinquenti e tutti quelli che non possono dimostrare di avere una fonte di sostentamento legale&#8221;. Ma quanti ne potrebbero restare, di &#8220;zingari&#8221;? &#8220;Non faccio cifre. Dico solo che dobbiamo espellere tutti quelli che hanno commesso reati e sono nelle liste già fatte dalle forze dell&#8217;ordine. E bisogna riaccompagnare a casa, in Romania, tutti gli accattoni e quelli che sono qui da tanti anni senza poter dimostrare di avere un lavoro legale&#8221;.</p>
<p>Il dirigente del Pd, ex comunista, definiva i poveri come &#8220;accattoni&#8221;, considerava tutti i romanì dei delinquenti, era per una sorta di &#8220;pulizia etnica&#8221; nella provincia di Milano. Tuttavia era anche capace di &#8216;ironia&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=51204" target="_blank">In una intervista a Marco Cremonesi</a> per &#8216;Il Corriere della Sera&#8217;, anche questa ripubblicata dal sito ufficiale del Pd il 17 maggio del 2008, si poteva leggere: &#8220;Dire che gli italiani son razzisti è una sciocchezza. Io credo che non un governo o un partito, ma l&#8217;intera comunità nazionale italiana sia lontana dal razzismo e dalla xenofobia&#8221;. Filippo Penati, il presidente della Provincia di Milano, sarà pure di &#8220;sinistra&#8221; come la vice premier spagnola Maria Teresa Fernandez de la Vega. Eppure, la sua posizione in tema di rom è netta: &#8220;Espulsione o carcere per i delinquenti, accompagnamento alla frontiera per chi in Italia non ha mezzi di sussistenza&#8221;.</p>
<p>Il giornalista chiedeva: &#8220;Presidente, la sinistra italiana ha cambiato pelle?&#8221; e lui senza timori rispondeva: &#8221; E&#8217; finito il relativismo per cui se qualcuno delinque, la colpa è sempre della società. Diciamo che in molti ora hanno scoperto la responsabilità individuale. Anche se alcuni con qualche ritardo di troppo&#8221;.</p>
<p>Nella biografia pubblicata sul suo sito, Penati, rende noto: &#8220;Nella mia vita privata sono stato insegnante, assicuratore e vice presidente regionale dell’associazione cooperative. Lavori che, grazie alla relazione con gli altri, mi hanno dato molto, soprattutto un senso di responsabilità e disponibilità nei confronti della gente&#8221;. Lascia perplessi la confusione di quest&#8217;uomo, che considera le esperienze professionali &#8220;vita privata&#8221; e non specifica né in cosa sia laureato né tanto meno in che scuole ha svolto la sua mansione di &#8216;insegnante&#8217;, ma si manifesta &#8220;disponibile&#8221; nei confronti della gente, salvo ritenere alcuni degli &#8220;accattoni&#8221; da accompagnare &#8220;alla frontiera&#8221;.</p>
<p>Poco più di un anno fa l&#8217;attuale collaboratore di Bersani era un estimatore dell&#8217;ex segretario del suo partito, tanto da dire a Cremonesi: &#8220;Ha detto bene Veltroni: tra chi compie un torto e chi lo subisce, sto con chi lo subisce. Io credo che il Pd, diversamente dai partiti storici che lo hanno preceduto, debba rappresentare più che educare. Il che non significa appiattirsi sul senso comune, resto convinto che un partito debba svolgere anche una funzione, per così dire, pedagogica. Ma non possiamo più essere soltanto quello. Non possiamo più, di fronte a certe evidenze, dire aristocraticamente: voi dovete pensarla così&#8221;.</p>
<p>Non cogliendo la differenza tra formazione e imposizione, tra pedagogia e demagogia, e volendo &#8220;rappresentare&#8221; non si sa bene chi, Penati parlava del reato di immigrazione clandestina in questo modo: &#8220;Non sono convinto. A parte la discussione aperta tra i giuristi — e anche nel centrodestra — non vorrei che un provvedimento del genere avesse risultati opposti alle attese. Spingere al crimine chi è nella zona grigia. Portare molti a passare dall&#8217;espediente al reato vero, perché tanto si è già criminali. Inoltre, renderebbe i normali controlli molto più rischiosi. Meglio, per esempio, l&#8217;inasprire le pene per chi, già espulso, rientri in Italia&#8221;.</p>
<p>Il giornalista chiedeva ancora: &#8220;Lei ha detto: &#8216;Fuori chi non ha i mezzi di sussistenza&#8217;. Anche gli italiani arrivavano a New York o Buenos Aires senza mezzi&#8221;, ed il politico &#8216;di sinistra&#8217; rispondeva: &#8220;Oggi siamo nell&#8217;Unione europea. Una grande opportunità per tutti, ma anche regole. Non ci può essere qualcuno che vive del welfare di un altro Paese. Né un Paese che gode delle opportunità europee senza farsi carico dei propri cittadini: ricordo che la Romania è un Paese con tassi di crescita simili a quelli del nostro boom economico&#8221;.</p>
<p>Il dirigente del Pd, però, era un fiume in piena: &#8220;Bisognerà lavorare sugli accordi bilaterali. Una cosa è certa: non possiamo più accettare 23mila persone e 200 campi nomadi nella sola area di Milano. E&#8217; una questione fisica: non possiamo. Il rischio è quello di reazioni che nessuno vuole. Non si tratta di razzismo: è responsabilità&#8221;.</p>
<p>Alle insistenze di Cremonesi, probabilmente perplesso di fronte alle argomentazioni dell&#8217;allora presidente della Provincia: &#8220;Ma anche questa è un&#8217;argomentazione &#8216;di destra&#8217;. O no?&#8221;, la reazione era sconcertante: &#8220;No di certo. Leggo che solo il 3 per cento dei bambini rom va a scuola. Non è un&#8217;ingiustizia che fa ribollire il sangue? L&#8217;immigrazione, specie nelle grandi aree urbane, è imponente. Richiede politiche precise e, ripeto, assunzioni di responsabilità. Parlare soltanto di accoglienza, significa preparare il terreno per fare altra accoglienza. E anche non dire la verità: perché non si può&#8221;.</p>
<p>Infine, commentando la cultura antichissima del  popolo romanì, perseguitato dal nazismo al pari degli ebrei, Penati raggiungeva livelli inaccettabili: &#8220;Guardi che qui non è che stiamo parlando dei festival in Camargue o dei Gipsy Kings. E&#8217; nobile tradizione vivere tra sacchi di rifiuti e auto rubate? E&#8217; un&#8217;opinione che ci sia una strettissima correlazione tra certi insediamenti e l&#8217;impennarsi dei reati in una certa zona? Io non credo che tutto sia tollerabile in nome della diversità culturale&#8221;.</p>
<p>La &#8216;nota&#8217; di EveryOne induce profonde riflessioni. La sinistra italiana per motivi incomprensibili ospita e promuove persone che al di là di ogni ragionevole dubbio esprimono valutazioni non solo superficiali e del tutto prive di fondamento (&#8221;la Romania è un Paese con tassi di crescita simili a quelli del nostro boom economico&#8221;), o non sa riflettere sui motivi che rendono molto complessa l&#8217;integrazione nelle scuole italiane dei piccoli romanì, ma ancor peggio nomina dirigenti persone che negano l&#8217;evidenza, ovvero l&#8217;espandersi di una preoccupante deriva razzista, di spinte xenofobe e di un generale clima di intolleranza verso qualsiasi &#8216;diversità&#8217;.</p>
<p>Che nella sinistra italiana si possa definire chi è fuggito dalla miseria un &#8220;accattone&#8221;, o parlare per chi è malato di &#8217;sfruttamento&#8217; del &#8220;welfare di un altro Paese&#8221; è preoccupante. Ma l&#8217;ex presidente della Provincia di Milano non è solo nel suo partito e forse questo è il motivo per il quale milioni di cittadini democratici hanno smesso di votare Pd.</p>
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		<title>Il mondo oltre quel Muro</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 07:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Repetto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occhi puntati su Berlino: in corso i festeggiamenti per una delle ricorrenze cruciali della nostra epoca. Un articolo per “Tu Inviato” 
La caduta del “Muro della vergogna”, venti anni fa, sbalordì i contemporanei. Con esso crollava anche il blocco sovietico e cominciava, nei fatti, una nuova epoca storica. Per lo storico britannico Eric J. Hobsbawm [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Occhi puntati su Berlino: in corso i festeggiamenti per una delle ricorrenze cruciali della nostra epoca. Un articolo per “Tu Inviato” <span id="more-15526"></span></p>
<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/MuroBerlino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15527" title="MuroBerlino" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/MuroBerlino-300x169.jpg" alt="MuroBerlino" width="300" height="169" /></a>La caduta del “Muro della vergogna”, venti anni fa, sbalordì i contemporanei. Con esso crollava anche il blocco sovietico e cominciava, nei fatti, una nuova epoca storica. Per lo storico britannico Eric J. Hobsbawm quell’avvenimento coincideva simbolicamente con la fine del ‘900 (“Il Secolo breve”). Il politologo statunitense Francis Fukuyama avrebbe invece, di lì a poco, addirittura parlato addirittura di “fine della storia”. Di fatto da oggi ovunque si ricorda l’evento. A Roma, a Zagabria, a Varsavia,a Parigi, a Seoul (a ricordare la divisione fra le due Coree).</p>
<p>Per la celebrazione dell’avvenimento sono giunte nella città del muro le maggiori personalità politiche del mondo, di oggi e di ieri. Da Hilary Clinton a Barroso, da Lech Walesa a Sarkozy (è appena uscita una foto su facebook che lo immortala col piccone di fronte al muro ai tempi del crollo), da Nelson Mandela a Kofi Annan, da Medvedev a Gorbaciov. Quest’ultimo, oggi come ieri, all’estero più che in patria, si conferma uno degli uomini più acclamati, “Gorbi”, colui il quale, secondo l’ex ministro degli esteri della Germania ovest, Hans-Dietrich Genscher, ha dato il maggior contributo non solo alla caduta del muro, ma a tutto il cambiamento storico che visse il mondo in quegli anni. Il tutto sarà coordinato dalla donna più potente del mondo, una Ossis doc, Angela Merkel, che ha definito questo, come uno dei momenti più belli della storia tedesca ed europea, e della sua vita personale.</p>
<p>I festeggiamenti sono ufficialmente cominciati nella Getshsemankirche, con la predica dell’Arcivescovo Robert Zollitsch, alla presenza delle maggiori cariche istituzionali tedesche. Negli anni della Ddr la Chiesa evangelica costituiva infatti uno dei rifugi privilegiati dell’opposizione al gruppo dirigente della Sed.  Zollitsch ha ricordato il lieto evento, definendo la “Libertà come un dono di Dio” ed esprimendo l’auspicio di continuare a “costruire con pazienza e costanza nuovi ponti fra est e ovest”.</p>
<p>“Der Tag aller Tage”. Il giorno dei giorni, è la definizione di Walter Momper, Borgomastro di Berlino ovest ai tempi della caduta del muro. La Germania è una patria seria e moderna, che non si nasconde dal suo proprio passato. La sua capacità di introspezione, l’equilibrio della sua coscienza, sono di modello per tutti i popoli del pianeta.</p>
<p>La “festa della libertà”, la sera alla porta di Brandeburgo, non vedrà dimostrazioni di potenza marziale. Nessun simbolo obsoleto dello Stato-Potenza. Un migliaio di parallelepipedi di polistirolo alti 2 metri e mezzo, decorati da artisti e studenti, che cadono in un effetto domino dal Reichstag fino a Potsdamer Platz.</p>
<p>Una festa della repubblica “easy-going”, l’ha definita qualche osservatore nostrano. Ma di easy c’è ben poco, perché tutto è fatto all’insegna della storia e dell’espressione di un nuovo concetto di patria. Il 9 novembre, “Der Tag der Deutschen” (Il giorno dei tedeschi), è la data simbolo della Germania contemporanea. Il 9 novembre 1918 cadeva Guglielmo II, imperatore di una Germania lanciata verso la Weltmachtpolitik, la politica di potenza mondiale che avrebbe dovuto renderla il fulcro del sistema imperialista mondiale. Il 9 novembre del 1938 il regime nazista dava il via libera alla “notte dei cristalli”, la notte del pogrom anti-ebraico, anticamera dell’inferno di Auschwitz.</p>
<p>Queste cose, in Germania, nessuno le dimentica. Le istituzioni, le università, la stampa. Soprattutto ieri, 9 novembre, gli appelli all’attenzione, alla cura e alla responsabilità necessarie per sostenere una matura democrazia provengono da chiunque, e a quanto sembra, la società tedesca ne trae i benefici effetti.</p>
<p><strong>Stefano Adrianopoli</strong></p>
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