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	<title>Io leggo l'etichetta -  Risparmiare sulla spesa in maniera intelligenteIo leggo l'etichetta -  Risparmiare sulla spesa in maniera intelligente</title>
	
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	<description>Attraverso l'etichetta il consumatore può risalire al produttore di un prodotto indipendentemente dalla marca con cui è venduto, e può arrivare a risparmiare oltre 1400€ l'anno acquistando prodotti spesso identici o lievemente diversi senza però perdere la qualità. Io leggo l'etichetta è fatta dai consumatori, la prima Wikipedia dei prodotti che convoglia tutte le segnalazioni e le mette a disposizione della comunità. Da oggi la spesa low cost intelligente non è più un miraggio.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Jun 2013 20:12:21 +0000</lastBuildDate>
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		<title>ZUCCHERO FILATO: DESIDERIO DEI BAMBINI, MA QUANTO MI COSTI ANCHE SENZA SCONTRINO!</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/06/zucchero-filato-desiderio-dei-bambini-ma-quanto-mi-costi-anche-senza-scontrino/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 11:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una consumatrice ci scrive: &#8220;L&#8217;altra sera ad una sagra mia figlia voleva lo zucchero filato e mi hanno chiesto 6 euro e il venditore non rilasciava neanche gli scontrini dicendo che non era tenuto a farlo! Ma vi sembra normale? Dico io è zucchero&#8230;come puoi farlo pagare 6 euro sfruttando il desiderio dei bambini? Alla fine non ho ceduto ma mia figlia ha pianto per mezz&#8217;ora!&#8221; Sul prezzo eccessivo assolutamente non si discute. Ricordiamo ai consumatori però che se da un lato i venditori ambulanti DEVONO essere provvisti di licenza per la vendita al pubblico, dall&#8217;altro lato non hanno l&#8217;obbligo di emettere lo scontrino in base ad una legge che concede l&#8217;esenzione a chi vende i cosiddetti prodotti poveri. Si tratta del decreto misteriale del ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una consumatrice ci scrive: <em>&#8220;L&#8217;altra sera ad una sagra mia figlia voleva lo zucchero filato e mi hanno chiesto 6 euro e il venditore non rilasciava neanche gli scontrini dicendo che non era tenuto a farlo! Ma vi sembra normale? Dico io è zucchero&#8230;come puoi farlo pagare 6 euro sfruttando il desiderio dei bambini? Alla fine non ho ceduto ma mia figlia ha pianto per mezz&#8217;ora!&#8221;</em></p>
<p>Sul prezzo eccessivo assolutamente non si discute. Ricordiamo ai consumatori però che se da un lato i venditori ambulanti<strong> DEVONO</strong> essere provvisti di licenza per la vendita al pubblico, dall&#8217;altro lato <strong>non hanno l&#8217;obbligo di emettere lo scontrino</strong> in base ad una legge che concede l&#8217;esenzione a chi vende i cosiddetti prodotti poveri. Si tratta del decreto misteriale del 21 dicembre 1992 art. 1 comma 11 che recita:</p>
<p>&#8220;Non sono soggette all&#8217; obbligo di documentazione disposto dall&#8217; art. 12, comma 1, della legge 30-12-1991, n. 413, le categorie di contribuenti e le operazioni sotto elencate&#8221;&#8230;tra queste categorie troviamo al punto &#8220;11) venditori ambulanti di palloncini, piccola oggettistica per bambini, gelati, dolciumi, caldarroste, olive, sementi, simili e affini non muniti di attrezzature motorizzate, e comunque soggetti che esercitano, senza attrezzature, il commercio di beni di modico valore, con esclusione di quelli operanti nei mercati rionali;&#8221;</p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/06/zuccherofilato_ioleggoletichetta.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2198" title="zuccherofilato_ioleggoletichetta" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/06/zuccherofilato_ioleggoletichetta.jpg" alt="" width="416" height="288" /></a></p>
<p>Nel video un venditore ambulante cinese modella lo zucchero filato</p>
<p><div class="youtube-video left"><iframe width="600" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/cHIFqHRawMo?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>IOLEGGOLETICHETTA SEMPRE PIU’ WIKI. CON IL SOFTWARE DI WIKIPEDIA I CONSUMATORI POSSONO MODIFICARE LE LISTE DEI PRODOTTI</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/05/ioleggoletichetta-sempre-piu-wiki-con-il-software-di-wikipedia-i-consumatori-possono-modificare-le-liste-dei-prodotti/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 19:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Brogna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io leggo l&#8217;etichetta diventa sempre più Wiki dando modo ai consumatori di intervenire direttamente nella creazione dell&#8217;enciclopedia dei prodotti per risparmiare oltre 1400 € l&#8217;anno. Si dall&#8217;inizio della nostra avventura abbiamo voluto aiutiare i consumatori a conoscere ciò che acquistano grazie alle informazioni riportate sull&#8217;etichetta dei prodotti. Prodotti di marca o prodotti a marchio della Grande Distribuzione? Quale scelgo? Che differenze ci sono? Meglio uno o meglio l&#8217;altro? Prima di poter decidere bisogna provare a leggere le etichette dei prodotti, partendo dal leggere lo stabilimento di produzione, gli ingredienti e le tabelle nutrizionali poi il prezzo al kg e il prezzo del singolo prodotto. Si può così scoprire che molti prodotti della Grande Distribuzione sono fabbricati da noti marchi e che a volte possono avere ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Io leggo l&#8217;etichetta</strong> diventa sempre più <strong><a href="http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale" target="_blank">Wiki</a></strong> dando modo ai consumatori di intervenire direttamente nella creazione dell&#8217;<strong><a href="http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale" target="_blank">enciclopedia dei prodotti</a></strong> per risparmiare oltre 1400 € l&#8217;anno.</p>
<p>Si dall&#8217;inizio della nostra avventura abbiamo voluto aiutiare i consumatori a conoscere ciò che acquistano grazie alle informazioni riportate sull&#8217;etichetta dei prodotti. Prodotti di marca o prodotti a marchio della Grande Distribuzione? Quale scelgo? Che differenze ci sono? Meglio uno o meglio l&#8217;altro? Prima di poter decidere bisogna provare a leggere le etichette dei prodotti, partendo dal leggere lo stabilimento di produzione, gli ingredienti e le tabelle nutrizionali poi il prezzo al kg e il prezzo del singolo prodotto. Si può così scoprire che molti prodotti della Grande Distribuzione sono fabbricati da noti marchi e che a volte possono avere stessi ingredienti e stesse tabelle nutrizionali altre volte ricette diverse ma non per questo qualità più scadente.</p>
<p><strong>LA WIKIPEDIA DEI PRODOTTI FATTA DAI CONSUMATORI:</strong> Ed è proprio dai prodotti della Grande Distribuzione che è iniziata la nostra raccolta dati a cui chiediamo il fondamentale contributo dei consumatori che adesso possono partecipare ancora più attivamente alla creazione dell&#8217;enciclopedia dei prodotti grazie al &#8220;software&#8221; di Wikipedia, Mediawiki, che abbiamo installato sui server che ospitano il nostro sito. La piattaforma raggiungibile all&#8217;indirizzo <a href="http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale" target="_blank">http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale</a> consente a tutti i contumatori di modificare le singole liste della GDO e segnalare le proprie scoperte.</p>
<p><strong>COSA CHIEDIAMO A VOI CONSUMATORI?</strong></p>
<p><strong> IO LEGGO L&#8217;ETICHETTA &#8211; PARTECIPAZIONE CONDIVISA</strong> Le informazioni riportate sull&#8217;etichetta se lette correttamente possono essere molto utili a voi consumatore perché vi consentono di fare acquisti meno istintivi e più ragionati. <strong>Io leggo l&#8217;etichetta</strong> ha l&#8217;obiettivo di farvi conoscere ciò che acquistiamo e per riuscire a fare ciò è necessario il contributo di tutti voi nella lettura delle etichette: Io leggo l&#8217;etichetta ha infatti la sua forza nel contributo e nella partecipazione condivisa di voi consumatori che segnalate le vostre scoperte. Ecco perché abbiamo deciso di adottare Mediawiki il software alla base di Wikipedia per consentire a tutti voi di modificare le liste dei prodotti e di aggiungerne di nuove esattamente come su Wikipedia potete aggiungere o modificare delle Voci. Al sito <strong><a href="http://www.ioleggoletichetta.it">www.ioleggoletichetta.it</a></strong> che informa attraverso articoli e confronti si affianca<strong><a href="http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale" target="_blank"> questo nuovo strumento</a></strong> che consente la condivisione della conoscenza e della consapevolezza di acquisto fondamentale ancora di più oggi per affrontare insieme la crisi e riuscire a risparmiare facendo la spesa. Presto a <strong><a href="http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale" target="_blank">questo strumento di condivisione </a> </strong>se ne affiancheranno altri. Iniziate da subito a segnalarci le vostre scoperte! Consultate le liste e iniziate da subito a scrivere anche voi.</p>
<p><strong><a href="http://ioleggoletichetta.it/bancadati/index.php?title=Pagina_principale" target="_blank">VAI ALLA BANCA DATI DI IO LEGGO L&#8217;ETICHETTA CLICCANDO QUI</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/partecipaioleggoleticgetta.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2191" title="L'enciclopedia dei prodotti di Io leggo l'etichetta" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/partecipaioleggoleticgetta.jpg" alt="" width="650" height="569" /></a></p>
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		<title>PRODOTTI ALL’ESTERO? CONOSCERE LO STABILIMENTO DI PRODUZIONE DALL’ETICHETTA E’ QUASI IMPOSSIBILE. COLPA DELLA NORMATIVA EUROPEA.</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/05/prodotti-allestero-conoscere-lo-stabilimento-di-produzione-dalletichetta-e-praticamente-impossibile-colpa-della-normativa-europea/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 19:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Brogna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SEI UN ITALIANO CHE VIVI ALL&#8217;ESTERO? RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA. Un consumatore con il nickname &#8220;Su Pippu&#8221; ci scrive su Facebook: &#8220;Che tristezza, io vivo in Inghilterra e qui l&#8217;unica cosa che c&#8217;è scritta sui prodotti di presunta origine italiana è &#8220;Prodotto in Italia&#8221;. Propongo il gruppo &#8220;Io VORREI leggere l&#8217;etichetta (ma non posso)&#8221; per tutti gli espatriati come me. &#8220; Ha perfettamente ragione Su Pippu, la normativa europea non obbliga a scrivere l&#8217;indirizzo dello stabilimento di produzione e questo significa che gli stessi produttori italiani che esportano all&#8217;estero non indicano in quale stabilimento producono perché non sono obbligati a farlo. E lo stesso possiamo riscontrare sui prodotti che acquistiamo in Italia provenienti dall&#8217;estero: pensate ai prodotti in Germania venduti alla Lidl. Provate a cercare ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SEI UN ITALIANO CHE VIVI ALL&#8217;ESTERO? RACCONTACI LA TUA ESPERIENZA.</p>
<p>Un consumatore con il nickname &#8220;Su Pippu&#8221; ci scrive su Facebook: <em>&#8220;Che tristezza, io vivo in Inghilterra e qui l&#8217;unica cosa che c&#8217;è scritta sui prodotti di presunta origine italiana è &#8220;Prodotto in Italia&#8221;. Propongo il gruppo &#8220;Io VORREI leggere l&#8217;etichetta (ma non posso)&#8221; per tutti gli espatriati come me. <img src='http://ioleggoletichetta.it/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> &#8220;</em></p>
<p>Ha perfettamente ragione Su Pippu, la normativa europea non obbliga a scrivere l&#8217;indirizzo dello stabilimento di produzione e questo significa che gli stessi produttori italiani che esportano all&#8217;estero non indicano in quale stabilimento producono perché non sono obbligati a farlo. E lo stesso possiamo riscontrare sui prodotti che acquistiamo in Italia provenienti dall&#8217;estero: pensate ai prodotti in Germania venduti alla Lidl. Provate a cercare l&#8217;indicazione dello stabilimento di produzione&#8230;non la troverete. Unica eccezione la fanno i prodotti a base di carne e latticini che riportano il codice sanitario (un bollino ovale con un codice numerico) che per essere decodificato però richiede al consumatore zelante e attento di andare sul sito internet del Ministero della Salute del paese in cui il prodotto è fabbricato (guardate e prime due lettere IT, DE, UK), scaricarsi l&#8217;elenco degli stabilimenti di produzione e andarsi a cercare il numerino per capire chi è il produttore. (<a href="http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&amp;id=1188&amp;area=sicurezzaAlimentare&amp;menu=stabilimenti" target="_blank">vedi esempio)</a> Chi è che effettivamente lo fa? Certamente non i milioni di consumatori che fanno la spesa e che vorrebbero avere più informazioni possibile riportate sull&#8217;etichetta proprio mentre stanno acquistando il prodotto.</p>
<p>C’è bisogno di trasparenza. E’ il consumatore che genera fatturato alle aziende produttrici di ciò che mangiamo e consumiamo ed è quindi al consumatore che bisogna dare libero accesso a certe informazioni che consentono di capire quale sia la qualità di un prodotto e la provenienza. Tra queste informazioni di valore c’è anche quella relativa allo stabilimento di produzione che sta a cuore ad <strong>Io leggo l’etichetta</strong> e che consente di risalire al reale produttore al di la del marchio riportato sulla confezione. Pertanto, in aggiunta a quanto previsto dalla normativa comunitaria, oltre all’identificativo numerico che consente di attuare una gestione “informatica” del dato degli stabilimenti, anche in Europa e sopratutto sui prodotti importati in Italia è necessaria l’informazione testuale di consultazione immediata che identifica lo stabilimento di produzione su tutti i prodotti di origin e animale e non così come avviene in Italia grazie al D.lgs.109/1992 modificato dai d.lgs. 181/2003 e d.lgs.114/2006. <strong>Se non si farà vuol dire che gli interessi in gioco sono ben altri. Perché nascondere questa informazione? </strong>E’ quanto si chiedono anche consumatori stranieri&#8230;</p>
<p>Un consumatore inglese sul <a href="http://www.tracingpaper.org.uk/2007/04/02/understanding-identification-marks/">suo blog</a> scrive “It’s a mystery to me why these licence numbers aren’t made more accessible to the public. Don’t we have a right to know who produced our food? “ &#8220;E&#8217; un mistero per me capire perché questi numeri non sono più accessibili al pubblico. Non abbiamo forse il diritto di conoscere chi produce il nostro cibo? &#8221;</p>
<p>Da ciò cari amici di <strong>www.ioleggoletichetta.it</strong> potete capire quanto siano importanti le leggi che tutelano il consumatore. Bisogna adoperarsi tutti insieme per far si che anche in Europa vi siano obblighi maggiori sulla tracciabilità come l&#8217;obbligo di far sapere qual&#8217;è lo stabilimento di produzione e far conoscere sia in Italia che in Europa l&#8217;origine delle materie prime utilizzate. Ma sopratutto è necessario tutelare quanto di buono c&#8217;è in Italia come l&#8217;obbligo derivante dal D.lgs.109/1992 di riportare l&#8217;indirizzo dello stabilimento di produzione in etichetta, perché non è assolutamente escluso che questo obbligo scompaia. Io leggo l&#8217;etichetta si adopererà per proteggere e migliorare la normativa italiana e portare queste richieste anche al Parlamento Europeo. <strong>Insieme, solo tutti insieme, possiamo farcela. Diffondente queste parole ai vostri amici. <a href="http://www.twitter.com/etichettiamoci" target="_blank">#Etichettiamoci</a></strong></p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-16-alle-21.02.30.png"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2181" title="Io leggo l'etichetta smile" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-16-alle-21.02.30-650x300.png" alt="" width="650" height="300" /></a><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-16-alle-21.00.13.png"><br />
</a>
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		<title>ROMA: IN PIAZZA DI SPAGNA 4 GELATI A 64 €. TURISTI INCREDULI. L’ESERCENTE SI DIFENDE: “MA DENTRO QUEI CONI ENTRANO 7 ETTI DI GELATO!”</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 09:36:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il bar in questione è proprio in cima a via della Vite dietro Piazza di Spagna. Servizio in piedi o seduti non fa differenza, i prezzi sono quelli esposti nel listino prezzi. Alla fine la somma è da capogiro e il conto è salato per quattro inglesi che si sono visti consegnare uno scontrino di 64 € raccontando l&#8217;accaduto a Corriere.it. Una storia che fa ancora più scalpore visto i tempi di crisi e da cui emerge l&#8217;importanza per il consumatore di leggere sempre i prezzi esposti prima di acquistare qualsiasi prodotto. I turisti sono così colpiti dalla cifra spesa che ne parlano con chiunque si avvicini loro, mostrano lo scontrino, spiegano e raccontano: «Non ci siamo seduti al tavolino, non eravamo ai piedi della scalinata ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bar in questione è proprio in cima a via della Vite dietro Piazza di Spagna. Servizio in piedi o seduti non fa differenza, i prezzi sono quelli esposti nel listino prezzi. Alla fine la somma è da capogiro e il conto è salato per quattro inglesi che si sono visti consegnare uno scontrino di 64 € raccontando l&#8217;accaduto a <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_maggio_6/conogelato16euro-turisti-truffati-roma-212994047290.shtml" target="_blank">Corriere.it.</a> <strong>Una storia che fa ancora più scalpore visto i tempi di crisi e da cui emerge l&#8217;importanza per il consumatore di leggere sempre i prezzi esposti prima di acquistare qualsiasi prodotto.</strong> I turisti sono così colpiti dalla cifra spesa che ne parlano con chiunque si avvicini loro, mostrano lo scontrino, spiegano e raccontano: «Non ci siamo seduti al tavolino, non eravamo ai piedi della scalinata di Trinità de&#8217; Monti, ma là, in quel bar all&#8217;angolo. Abbiamo preso il gelato per mangiarlo in strada..»</p>
<p>Lo scontrino è intestato alla «Cardesi srl», di Alfiero Tredicine, cognome noto in città sia per i camion bar del Centro sia per l&#8217;attività politica (nel Pdl) di Giordano, consigliere comunale. Ma prezzi del genere non sono esagerati? <strong>L&#8217;esercente si difende così: «Ma dentro quei coni entrano sette etti di gelato!»</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/conocaro.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2173" title="Gelato Piazza di Spagna" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/conocaro.jpg" alt="" width="650" height="436" /></a></p>
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		<title>INDIA: TALCO PER BAMBINI JOHNSON &amp; JOHNSON TRATTATO CON OSSIDO DI ETILENE POTENZIALMENTE CANCEROGENO NON MISURATO. L’FDA RITIRA LA LICENZA PER LA PRODUZIONE DI COSMETICI</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/05/india-talco-per-bambini-johnson-johnson-trattato-con-ossido-di-etilene-potenzialmente-cancerogeno-non-misurato-lfda-ritirata-la-licenza-per-la-produzione-di-cosmetici/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 20:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioleggoletichetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL FATTO - In India la Food and Drug Administration di Maharashtra ha ritirato la licenza alla multinazionale Johnson &#38; Johnson per la produzione all’interno dello stabilimento di Mulund dei prodotti cosmetici. La decisione è stata presa dall’autorità indiana dopo la scoperta risalente al 2007 di 15 lotti (160.000 prodotti per la vendita al dettaglio) di talco per bambini trattati con ossido di etilene. &#8220;L’ossido di etilene può essere utilizzato per la sterilizzazione, ma la società non si è preoccupata di effettuare i test dopo il processo di sterilizzazione per verificare la quantità residua nel prodotto&#8221;, ha detto il commissario della FDA KB Shende. L’ossido di etilene ad alte dosi favorisce l’insorgenza del cancro ed è fortemente irritante. L&#8217;ordine entrerà in vigore a partire dal ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL FATTO -</strong> In India la Food and Drug Administration di Maharashtra ha ritirato la licenza alla multinazionale <strong>Johnson &amp; Johnson</strong> per la produzione all’interno dello stabilimento di Mulund dei prodotti cosmetici.</p>
<p>La decisione è stata presa dall’autorità indiana dopo la scoperta risalente al 2007 di 15 lotti (160.000 prodotti per la vendita al dettaglio) di talco per bambini trattati con ossido di etilene. &#8220;L’ossido di etilene può essere utilizzato per la sterilizzazione, ma la società non si è preoccupata di effettuare i test dopo il processo di sterilizzazione per verificare la quantità residua nel prodotto&#8221;, ha detto il commissario della FDA KB Shende. <strong>L’ossido di etilene ad alte dosi favorisce l’insorgenza del cancro ed è fortemente irritante.</strong></p>
<p>L&#8217;ordine entrerà in vigore a partire dal 24 giugno prossimo e, nel frattempo, la società ha 90 giorni per fare ricorso. La conferma dell’annullamento della licenza viene anche dal commissario della FDA Mahesh Zagde che ha anche confermato che la società aveva effettuato la sterilizzazione di 15 lotti di talco utilizzando ossido di etilene, preferendola alla normale pratica di sterilizzazione a vapore. La sterilizzazione ad ossido di etilene (EtO) viene principalmente utilizzata per sterilizzare prodotti medici e farmaceutici non in grado di sopportare la tradizionale sterilizzazione a vapore ad alta temperatura, come i dispositivi che includono componenti elettronici, imballaggi di plastica o contenitori di plastica.</p>
<p>&#8220;Non c’è niente di più importante per noi della sicurezza dei nostri prodotti e della salute dei consumatori.” Ha dichiarato un portavoce dell’azienda J&amp;J &#8221; La questione riguarda come citato dalla disposizione dell’FDA un numero limitato di lotti prodotti nel 2007. L’FDA Indiana ha manifestato preoccupazioni in seguento al trattamento con ossido di etilene che non è stato incluso come parte del processo di fabbricazione presentato alla FDA. Questo metodo è ampiamente utilizzato per dispositivi medici di tutto il mondo. Tutti i nostri protocolli di sicurezza interni sono stati seguiti per garantire che la sicurezza del consumatore non venisse compromessa. Ci siamo inoltre accertati che non vi fossero state lamentele o effetti indesiderati rilevati riguardanti tutti i lotti in questione.&#8221; Il portavoce ha aggiunto che la società è ora in procinto di presentare ricorso al Governo dello Stato Indiano.</p>
<p><strong>IN ITALIA -</strong> In Italia intanto l’Enpa, l’Ente Nazionale Protezione Animali, che ha più volte accusato J&amp;J di praticare attività di sperimentazione sugli animali in un comunicato stampa ha dichiarato «Alla luce di queste evidenze chiediamo che il Ministero della Salute predisponga immediatamente controlli accurati su tali prodotti anche nel nostro Paese e che, ancor più perché trattasi di prodotti destinati ai bambini, qualora dovessero essere trovate sostanze pericolose per la salute, provveda adeguatamente al ritiro dal commercio.&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/JJborotalco_india1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2168" title="J&amp;Jtalco_india" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/JJborotalco_india1.jpg" alt="" width="650" height="436" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Pubblichiamo anche dalla pagina ufficiale Johnson Baby India <a href="https://www.facebook.com/johnsonsbabyindia/posts/457131671033285" target="_blank">la risposta</a> che l&#8217;azienda ha dato ad un consumatore che ha chiesto una risposta sull&#8217;accaduto:</p>
<p style="text-align: center;"><em>Hiba Asharaf Painayil: &#8220;Recent Newsfeed shows that your Product cntains Chemicals that are Harmful For baby skin and it even leads to Cancer.! IS That True?&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Johnson Answer: &#8220;Dear Hiba, Thank you for writing in to us. We understand your concern. We want to assure you that the baby powder is safe and does not pose any health risk. The product inventory, which was limited to several batches of powder, was manufactured in 2007 and expired in 2010. There were no adverse events or consumer complaints of any kind reported. The local FDA’s concern was a sterilization process used on these particular batches. This process is accepted widely around the world because it is such a safe and effective way to remove any potential contaminants. However, we appreciate this process may not have been approved at the time by the Maharashtra FDA and they viewed it as out of compliance. We are committed to manufacturing products that meet the high safety and quality standards followed by all our global manufacturing sites and we are working closely with the Maharashtra FDA to resolve all issues. In case you wish to discuss this further please call us at 1800 22 8111 or write to us at care@jnjindia.com. Alternatively you can give us your contact details through a private message and we will get in touch with you.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Hiba Asharaf Painayil: &#8220;Thankyu 4 d informatn.! &#8216;m using ur Products for abt 5 years &amp; was cmpletely satisfied,and even recommd that 2 infants.! Bt the news nwadays spread creatd a doubtful impression amng many.! &#8220;ll text my Persnal details.!&#8221;</em></p>
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		<title>SUCCO SKIPPER ED ESSELUNGA PRODOTTI DA ZUEGG. SE LEGGI L’ETICHETTA RISPARMI 0,41 EURO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 11:11:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioleggoletichetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la bella stagione, si sa, aumenta tra grandi e piccini il consumo dei succhi di frutta. Una bevanda fresca, dal sapore salutare e genuino, sicuramente preferibile per esempio ad altri tipi di prodotti con aggiunta di gas o peggio ancora alcoolici. Sappiamo che per indicare una bevanda come “succo di frutta” occorre che questa contenga frutta nella misura del 100%. Non un centilitro in meno. Insieme al 100% di frutta è stabilita la misura di 100 gr per ogni litro di succo per quanto riguarda lo zucchero, che soltanto in tre casi è previsto possa arrivare a 200 gr per litro: per lampone, limone e ribes, a causa del loro sapore molto aspro. Le bevande che contengono percentuali minori di frutta prenderanno altri nomi: ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la bella stagione, si sa, aumenta tra grandi e piccini il consumo dei succhi di frutta. Una bevanda fresca, dal sapore salutare e genuino, sicuramente preferibile per esempio ad altri tipi di prodotti con aggiunta di gas o peggio ancora alcoolici. Sappiamo che per indicare una bevanda come “succo di frutta” occorre che questa contenga frutta nella misura del 100%. Non un centilitro in meno. Insieme al 100% di frutta è stabilita la misura di 100 gr per ogni litro di succo per quanto riguarda lo zucchero, che soltanto in tre casi è previsto possa arrivare a 200 gr per litro: per lampone, limone e ribes, a causa del loro sapore molto aspro. Le bevande che contengono percentuali minori di frutta prenderanno altri nomi: Spremute se realizzate esclusivamente con gli agrumi e in particolare con l’arancia; Nettari di frutta se la frutta è presente nella misura del 50% ; Bevande analcoliche alla frutta quando di frutta reale ce n’è molto poca, vale a dire nell’ordine del 12% e infine Bevande al gusto di….se la frutta è ai livelli minimi, in percentuale inferiore al 12%.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>EORA IL CONFRONTO: SUCCO 100% ANANAS SKIPPER E ESSELUNGA</strong></p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2146" title="Succo Ananas Skipper ed Esselunga" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga-650x300.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a></p>
<p><strong>IL CONFRONTO -</strong> Questa volta siamo andati a confrontare per voi due succhi di frutta particolarmente “virtuosi” che già nel packaging espongono a chiare lettere le loro proprietà<strong> “100% succo – senza zuccheri aggiunti”</strong>, si tratta del succo di frutta<strong> Zuegg/Skipper al gusto Ananas</strong> e del <strong>Succo di frutta Esselunga, sempre Ananas</strong>. Come in altri casi già analizzati, i due prodotti confrontati già nel packaging assumono l’aspetto di prodotti “gemelli”, avendo un identica confezione in tetrapak (stessa forma stesse dimensioni), variata solo nella veste grafica (il marchio famoso solitamente ha una grafica più accattivante&#8230;che dimostra maggiori investimenti pubblicitari&#8230;). Ad una analisi più approfondita dei due succhi dal punto di vista qualitativo, i prodotti sembrano però essere equivalenti. <strong>Andiamo a leggere le etichette.</strong></p>
<p>Per prima cosa lo <strong>Stabilimento di produzione:</strong> Succo Ananas Zuegg: <strong>Prodotto e confezionato da Zuegg Spa- Via Francia, 6 – Verona Succo Ananas Esselunga: Prodotto per Esselunga Limito di Pioltello (Milano) da Zuegg Spa- Via Francia, 6 – Verona</strong></p>
<p>Quindi sul succo Esselunga, è espressamente indicato che si tratta di un prodotto a marchio Zuegg, e al consumatore attento , viene subito fornita questa informazione, semplicemente leggendo l’etichetta, senza il bisogno, in questo caso, di andarsi a cercare l’indirizzo dello stabilimento di produzione che coincide su entrambe le confezioni.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>GUARDA SOTTO L&#8217;IMMAGINE DEL CONFRONTO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga_dett.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2147" title="skipper_esseunga_dett" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga_dett-650x300.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong> La lista degli ingredienti in questo caso è davvero breve poiché si tratta di prodotti con il 100% di frutta dichiarata e senza l’aggiunta di zuccheri: 100% succo di ananas</strong></p>
<p>Andiamo allora ad esaminare le <strong>tabelle nutrizionali</strong> i valori coincidono quasi perfettamente, fatto salvo per le fibre alimentari che nel succo Esselunga sono addirittura un po’ più alte con 0,3 g per 100ml sui 0,25g del succo Zuegg (0,05 gr di differenza&#8230;)</p>
<p><strong>Succo Ananas Zuegg:</strong> 100 ml di prodotto contengono mediamente : Valore energetico 210 kj/49 kcal- Proteine 0, 0 gr – Carboidrati 12, 2 g di cui zuccheri 10, 4 g – Grassi 0,0 g di cui saturi 0,0 g– Fibre alimentari 0,25 g – Sodio 0,002 g.</p>
<p><strong>Succo Ananas Esselunga:</strong> Valori medi per 100 ml di prodotto: Valore energetico 210 kj/ 49 kcal- Proteine 0, 0 gr – Carboidrati 12, 2 g di cui zuccheri 10, 4 g – Grassi 0,0 g di cui saturi 0,0 g– Fibre alimentari 0,3 g – Sodio 0,002 g.</p>
<p><strong>Anche in questo caso dunque, la vera differenza sta nel prezzo:</strong> Succo Ananas Zuegg: 1,65 € Succo Ananas Esselunga: 1,24 € Con una distanza quindi tra i due prodotti, di ben 0,41 centesimi di euro (il 24,8% in meno) quasi mezzo euro, ossia, su un litro di succo, una vecchia mille lire risparmiata. Non male come premio per aver semplicemente usato un occhio più attento al momento di scegliere sullo scaffale cosa portarsi a casa no?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga_dett.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2147" title="skipper_esseunga_dett" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga_dett.jpg" alt="" width="650" height="829" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga_scontrino1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2158" title="skipper_esseunga_scontrino" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/05/skipper_esseunga_scontrino1.jpg" alt="" width="650" height="836" /></a></p>
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		<item>
		<title>RYANAIR MULTATA DALL’ANTITRUST PER TARIFFE E TASSA SULLA CARTA DI CREDITO NON TRASPARENTI. L’OFFERTA E’ VERAMENTE LOW COST PER IL CONSUMATORE?</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/04/ryanair-multata-dallantitrust-per-tariffe-e-tassa-sulla-carta-di-credito-non-trasparenti-lofferta-low-cost-per-il-consumatore-deve-essere-trasparente/</link>
		<comments>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/04/ryanair-multata-dallantitrust-per-tariffe-e-tassa-sulla-carta-di-credito-non-trasparenti-lofferta-low-cost-per-il-consumatore-deve-essere-trasparente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 12:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioleggoletichetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[RYANAIR MULTATA DALL&#8217;ANTITRUST: TARIFFE E TASSA SOVRAPREZZO APPLICATO SULLA TRANSAZIONE CON CARTA DI CREDITO NON TRASPARENTI. IL CLIENTE SI ACCORGE DI QUESTI COSTI SOLO ALLA FINE DEL PERCORSO DI ACQUISTO DEL BIGLIETTO LOW COST. Non parliamo di un alimento ma di un costo su un servizio che fino ad oggi (si spera) abbiamo pagato ingiustamente perché non espressamente dichiarato nell &#8220;etichetta&#8221; dell&#8217;offerta. Si tratta di quel costo aggiuntivo sulla transazione della carta di credito che compare solo alla fine del percorso di acquisto del sito Ryanair che ha suscitato l&#8217;indignazione di molti acquirenti. La &#8220;tassa sulla carta di credito&#8221; sull&#8217;acquisto del biglietto è stata oggetto di una multa di 400.000 € da parte dell&#8217;Antitrust. A dimostrazione del fatto che le informazioni riportate sulla scheda di un prodotto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>RYANAIR MULTATA DALL&#8217;ANTITRUST: TARIFFE E TASSA SOVRAPREZZO APPLICATO SULLA TRANSAZIONE CON CARTA DI CREDITO NON TRASPARENTI. IL CLIENTE SI ACCORGE DI QUESTI COSTI SOLO ALLA FINE DEL PERCORSO DI ACQUISTO DEL BIGLIETTO LOW COST.</strong></p>
<p>Non parliamo di un alimento ma di un costo su un servizio che fino ad oggi (si spera) abbiamo pagato ingiustamente perché non espressamente dichiarato nell &#8220;etichetta&#8221; dell&#8217;offerta. Si tratta di quel costo aggiuntivo sulla transazione della carta di credito che compare solo alla fine del percorso di acquisto del sito <strong>Ryanair</strong> che ha suscitato l&#8217;indignazione di molti acquirenti. La &#8220;tassa sulla carta di credito&#8221; sull&#8217;acquisto del biglietto è stata oggetto di una multa di 400.000 € da parte dell&#8217;Antitrust. <strong>A dimostrazione del fatto che le informazioni riportate sulla scheda di un prodotto o servizio devono essere il più chiare possibili e trasparenti.</strong> L&#8217;Antitrust  ha sanzionato la compagnia area Ryanair con una multa da 400mila euro per reiterata inottemperanza a una delibera dell&#8217;Autorita&#8217; che riguarda l&#8217;indicazione sul prezzo effettivo dei biglietti aerei. Secondo l&#8217;Antitrust Ryanair a partire dal primo dicembre 2012, data in cui avrebbe dovuto modificare le modalita&#8217; di rappresentazione ai consumatori del prezzo dei biglietti aerei offerti, e fino alla data del 7 febbraio 2013, quando ha rimosso i profili di scorrettezza contestati, non ha rispettato gli impegni presi. <strong>In particolare, in quell&#8217;arco temporale, la societa&#8217; ha introdotto un nuovo supplemento, denominato &#8216;Tassa carta di credito&#8217;, richiesto al termine del processo di prenotazione online di un volo in caso di pagamento con numerose carte di credito (Ryanair Mastercard, Ryanair Visa, Voucher prepagato 3V Visa, Master Card e Visa), di importo pari al 2% del prezzo del servizio di trasporto selezionato dal consumatore.</strong> La tariffa inizialmente proposta risultava dunque incrementata. Il prezzo dei biglietti per il trasporto aereo deve essere chiaramente ed integralmente indicato sin dal primo contatto con il consumatore, in modo da rendere immediatamente percepibile l&#8217;esborso finale. I principali concorrenti di Ryanair, grazie all&#8217;azione dell&#8217;Autorità, hanno peraltro recepito tale principio lo scorso anno. <strong>Ryanair no, ha continuato a tenere il costo aggiuntivo sulla transazione scorporato dal prezzo pubblicizzato inizialmente. Un costo non trasparente e in aggiunta a ciò difficilmente giustificabile e &#8220;digeribile&#8221; al povero consumatore che pur di non perdere l&#8217;offerta alla fine si è sempre trovato a pagare diversi euro di transazione.</strong></p>
<p>Qui trovate la delibera completa dell&#8217;Antitrust: <a href="http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3678-15-13.html" target="_blank">http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3678-15-13.html</a></p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/ryanair_multa1.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2134" title="ryanair_multata dall'AGCOM" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/ryanair_multa1-650x300.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;
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		<item>
		<title>CONSUMATRICE MANGIA ARACHIDI SCADUTE E LO SEGNALA AI NAS. NEL NEGOZIO CENTINAIA DI PRODOTTI SCADUTI.</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/04/consumatrice-mangia-arachidi-scaduti-e-segnala-ai-nas-nel-negozio-centinaia-di-prodotti-scaduti/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 19:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioleggoletichetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ IMPORTANTE LEGGERE SEMPRE L’ETICHETTE DEI PRODOTTI CHE ACQUISTIAMO SEGNALANDO ALLE AUTORITA’ COMPETENTI QUANDO QUALCOSA NON VA. NE‘ E’ DIMOSTRAZIONE UNO DEGLI ULTIMI FATTI DI CRONACA AVVENUTI A BOLOGNA. Una signora aveva acquistato un sacchetto di arachidi insieme ad altri generi alimentari, a Bologna in via del Lavoro in un negozio denominato “Bologna Market” gestito da cittadini cinesi. All’assaggio degli arachidi ha notato che qualcosa non andava nel sapore, e infatti controllando la data di scadenza sull’etichetta era riportata la data del 28 marzo. Da ciò è partita una segnalazione ai carabinieri che hanno effettuato un controllo in negozio. Alla luce delle precarie condizioni generali delle derrate presenti e degli ambienti, sono stati chiamati i carabinieri del NAS, Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Bologna. Risultato ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ IMPORTANTE LEGGERE SEMPRE L’ETICHETTE DEI PRODOTTI CHE ACQUISTIAMO SEGNALANDO ALLE AUTORITA’ COMPETENTI QUANDO QUALCOSA NON VA. NE‘ E’ DIMOSTRAZIONE UNO DEGLI ULTIMI FATTI DI CRONACA AVVENUTI A BOLOGNA.<br />
Una signora aveva acquistato un sacchetto di arachidi insieme ad altri generi alimentari, a Bologna in via del Lavoro in un negozio denominato “Bologna Market” gestito da cittadini cinesi. All’assaggio degli arachidi ha notato che qualcosa non andava nel sapore, e infatti controllando la data di scadenza sull’etichetta era riportata la data del 28 marzo. Da ciò è partita una segnalazione ai carabinieri che hanno effettuato un controllo in negozio. Alla luce delle precarie condizioni generali delle derrate presenti e degli ambienti, sono stati chiamati i carabinieri del NAS, Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Bologna. Risultato di una verifica preliminare: un consistente numero di prodotti abbondantemente scaduti di validità (con l&#8217;etichetta originale cancellata e sostotuita da una finta per &#8216;prolungare&#8217; la validità); assenza delle condizioni igienico sanitarie basilari per carenza di pulizia ordinaria e rispetto delle procedure di profilassi sanitaria. I Nas hanno quindi sequestrato tutto il negozio e le derrate contenute (il cui valore complessivo è stimato in 800.000 euro), per procedere alla verifica dettagliata delle violazioni commesse dai gestori. A questi al momento è attribuita la responsabilità di frode in commercio e sono state anche contestate violazioni amministrative per complessivi 9000 euro. ‘’Carabinieri e Procura sottolineano come abbia funzionato il meccanismo di segnalazione e collaborazione del cittadino con le forze dell’ordine &#8211; ha spiegato il coordinatore del gruppo, il procuratore aggiunto Valter Giovannini &#8211; Al di la’ di questa vicenda comunque, visto che con la salute pubblica e gli alimenti scaduti non si scherza, e’ gia’ stato predisposto un programma di controlli a sorpresa’’</p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/negoziocinabologna.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2123" title="Negozio cinese bologna" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/negoziocinabologna-650x300.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a>
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		<item>
		<title>LA MAGGIOR PARTE DELLE BUCCE DEGLI AGRUMI NON E’ COMMESTIBILE. LO SAPEVI? ATTENZIONE SE FATE TORTE O LIQUORI.</title>
		<link>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/04/la-maggior-parte-delle-bucce-degli-agrumi-non-e-commestibile-lo-sapevi-attenzione-se-fate-torte-o-liquori/</link>
		<comments>http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/04/la-maggior-parte-delle-bucce-degli-agrumi-non-e-commestibile-lo-sapevi-attenzione-se-fate-torte-o-liquori/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 21:52:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioleggoletichetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agrumi: sai che buccia ti mangi? È da poco trascorsa la Pasqua. Quanti di voi hanno bevuto del buon limoncino fatto in casa, o quanti si saranno dilettati a confezionare delle squisite torte fatte in casa per l’occasione? Torte al cioccolato, torte di ricotta, ma anche crostate e ciambelle spesso arricchite da un aromatico ingrediente “segreto”: la buccia di un’ arancia o di un limone grattugiata. Tutti i giorni nelle nostre cucine tonnellate di ingredienti provenienti dalla nostra spesa vengono “trasformati” in prelibate pietanze da casalinghe spesso ignare di ciò che servono realmente all’appetito dei loro commensali. Potrebbe essere questo il caso delle bucce degli agrumi utilizzate in cucina per aromatizzare dolci e crostate o per fabbricare in casa dei liquori dal sapore antico e ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Agrumi: sai che buccia ti mangi?</strong></p>
<p><strong></strong>È da poco trascorsa la Pasqua. Quanti di voi hanno bevuto del buon limoncino fatto in casa, o quanti si saranno dilettati a confezionare delle squisite torte fatte in casa per l’occasione? Torte al cioccolato, torte di ricotta, ma anche crostate e ciambelle spesso arricchite da un aromatico ingrediente “segreto”: la buccia di un’ arancia o di un limone grattugiata. Tutti i giorni nelle nostre cucine tonnellate di ingredienti provenienti dalla nostra spesa vengono “trasformati” in prelibate pietanze da casalinghe spesso ignare di ciò che servono realmente all’appetito dei loro commensali. Potrebbe essere questo il caso delle bucce degli agrumi utilizzate in cucina per aromatizzare dolci e crostate o per fabbricare in casa dei liquori dal sapore antico e genuino.<strong> Ma quanti di questi agrumi hanno bucce veramente commestibili?</strong> E come può il consumatore finale evitare di portare nelle proprie dispense cibi non del tutto adatti ad un impiego “puramente” alimentare? Cerchiamo di dare qualche semplice informazione in merito. <strong>Gli agrumi, in particolare quelli di derivazione non biologica, sono comunemente trattati con additivi e sostanze</strong>, per lo più tossiche alle alte concentrazioni, che evitano la formazione di muffe o danno ai frutti un aspetto più scintillante e lucido.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/arancia_buccia.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2112" title="Additivi sulla buccia della frutta" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/arancia_buccia.jpg" alt="" width="650" height="514" /></a></p>
<p>Come spiega l’agronomo <strong>Corrado Vigo</strong> nel suo <strong>blogVigopensiero</strong>: <em>«gli agrumi italiani sono trattati, dopo la raccolta, con cere per dare lucentezza ai frutti. Secondo la legislazione nazionale, il confezionatore deve indicare in etichetta se e quale tipo di cera ha usato per le arance (diciture che la norma non prevede per gli altri frutti). L’Europa non la pensa così, per cui i confezionatori degli altri Paesi possono utilizzare cere e prodotti fungicidi non autorizzati in Italia, ed esportare da noi i frutti confezionati e trattati con questi additivi. È un paradosso, ma è così. In etichetta compare la dicitura “buccia non commestibile” quando gli agrumi sono trattati con additivi ammessi dalla legislazione nazionale. Se però si usa cera d’api per lucidare la parte esterna allora la scritta non compare. Mi preoccuperei più per la frutta estiva che si mangia con la buccia. Nel caso degli agrumi, c’è tutto il tempo necessario affinché i fitofarmaci irrorati siano degradati dal sole (alcuni sono fotolabili), dalla temperatura, dalla pioggia, e non ultimo dalle piante stesse che ne elaborano le sostanze e le smaltiscono con gli essudati radicali. Gli agrumi, insieme alle angurie, sono i frutti di cui si ci può fidare di più, ma i consumatori non sempre lo sanno»</em>. <strong>Bene ma perché utilizzare per fare liquori arance o limoni trattati?</strong></p>
<p>L&#8217;additivo E231 (ortofenilfenolo) per essere usato in Italia necessita dell&#8217;autorizzazione del Ministero della Salute non essendo stato registrato in Italia, chi non lo fa incorre in sanzioni e quindi è poco utilizzato dagli operatori italiani. In Europa invece la legge comunitaria consente di utilizzarlo come emerge <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2011-003415&amp;language=IT" target="_blank">dalla risposta</a> ad <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2011-003415+0+DOC+XML+V0//IT" target="_blank">un&#8217;interrogazione scritta</a> del deputato francese Rareş-Lucian Niculescu (del PPE). I derivati fenolici e il tiabendazolo (E230, E231, E232 , E233) sono dotati di una certa tossicità, infatti sono proibiti in Australia. Vengono diffusamente utilizzati per il trattamento superficiale degli agrumi e delle banane. Questo significa che le bucce dei prodotti di importazione possono essere state trattate con questi additivi</p>
<p><strong>IL NOSTRO ACQUISTO: BUCCIA NON EDIBILE SCRITTO SULL&#8217;ETICHETTA - </strong>Noi abbiamo acquistato una rete di limoni prodotti in Italia al Supermercato e in effetti, come potete vedere dalla foto, dall&#8217;etichetta si legge l&#8217;importante indicazione <strong>BUCCIA NON EDIBILE</strong> questo perché che tra gli agenti di rivestimento dei limoni ci sono E904, E200 e Imazalil.</p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/es_limoni.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-2113" title="Esempio di etichetta di agrumi" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/es_limoni-650x300.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a></p>
<p>Insomma , a quanto pare, per un uso alimentare a 360 gradi della frutta o degli agrumi che acquistiamo e per utilizzare le bucce in dolci e liquori, dovremmo rifornirci unicamente da un agricoltore di fiducia, o da produttori bio, o comunque fare attenzione che sull’etichetta del prodotto in rete sia specificato che <strong>la buccia è edibile</strong>.</p>
<p><strong>AGRUMI E FRUTTA SFUSA, DOV&#8217;E&#8217; L&#8217;ETICHETTA?</strong> - Ma per tutti coloro che acquistano la frutta sfusa? Dov&#8217;è l&#8217;etichetta che elenca gli additivi utilizzati delle arance o dei limoni che vorrei utilizare per un dolce o per fare un liquore? A quanto pare non è prevista. Quindi per chi acquista gli agrumi da piccoli rivenditori, o aziende agricole di periferia, giriamo il consiglio “empirico” che noi stessi abbiamo ricevuto da un venditore, ossia, <strong>visto che la legge non prevede una specifica etichettatura dei prodotti venduti sfusi</strong>, possiamo cercare di capire che le arance o i limoni che compriamo non siano stati trattati con cere qualora essi abbiano ancora le foglie attaccate al frutto oppure osservandoli attentamente controluce: in questo modo potremo provare ad escludere a vista d’occhio, la presenza di cere. Ma per capire se siano stati utilizzati additivi non disponiamo di mezzi efficaci. <strong>Emerge l&#8217;esigenza di richiedere un miglioramento della legge obbligando la scrittura della dicitura BUCCIA NON EDIBILE o BUCCIA EDIBILE e degli additivi utilizzati anche sul cartellino dei banchi della frutta e non solo per la frutta confezionata. Siete d&#8217;accordo?</strong></p>
<p>Ecco la lista di alcuni degli additivi più usati:</p>
<p><strong>Il tiabendazolo (E233)</strong> è principalmente usato per contrastare muffe, avvizzimenti ed altre malattie fungine in frutta (in particolare nelle arance) e verdura. Trova impiego come conservante alimentare sotto la denominazione E233. Ad esempio, è applicato alla buccia delle banane per preservarne la freschezza ed è un comune ingrediente delle cere collocate sulla scorza degli agrumi. È altresì presente nelle soluzioni acquose nelle quali tali frutti vengono immersi. A causa della sua lieve tossicità, il suo uso come additivo è stato vietato in Unione Europea, negli Stati Uniti, e in Australia e Nuova Zelanda. La dose giornaliera accettabile del tiabendazolo è di 0,1-0,3 milligrammi per ogni kilogrammo di massa corporea. In alte dosi, il composto appare fortemente tossico, causando consistenti disordini al fegato e all&#8217;intestino. Nelle cavie esposte ad alte quantità di tiabendazolo sono stati inoltre rilevati disordini riproduttivi e riduzione del peso dei piccoli al momento dello svezzamento. Gli effetti collaterali sull&#8217;uomo includono nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea, vertigini, sonnolenza, mal di testa o, più raramente, anche ronzio alle orecchie, disturbi visivi, mal di stomaco, ingiallimento delle pelle e dell&#8217;urina, febbre, affaticamento, aumento della sete e aumento o riduzione dell&#8217;urina prodotta. Non ne sono stati rilevati effetti cancerogeni o mutageni.</p>
<p><strong>Bifenile o Difenile (E230)</strong> Il difenile è un composto aromatico di origine sintetica utilizzato nell&#8217;industria alimentare come conservante, principalmente per il trattamento antimuffa della buccia degli agrumi, e per il materiale usato per l&#8217;imballaggio degli stessi; nel contempo, permette di prolungare anche di molto la shelf-life degli agrumi, ossia la &#8220;vita degli articoli da banco”, il periodo durante il quale un qualsiasi prodotto può essere tenuto presso un punto vendita al dettaglio, senza che vengano alterate le sue qualità e senza dover ricorrere a particolari accorgimenti che ne prolunghino la conservazione. Quando si legge la scritta: “agrumi non trattati” si riferisce proprio all&#8217;assenza di questo Bifenile. È consigliato infatti consumare questo tipo di agrumi (soprattutto se si fa uso, per una qualsiasi preparazione culinaria (torte, limoncello, the&#8230;) della scorza); nel caso si consumassero quelli “trattati”, è buona norma lavarsi accuratamente le mani dopo averli sbucciati e prima di consumare la polpa. Nonostante tutte le accortezze, una piccola parte del conservante può ugualmente penetrare all&#8217;interno del frutto, ma ciò non dovrebbe creare alcun problema al consumatore. La letteratura riporta che i lavoratori impiegati nel campo delle spedizioni di agrumi (per nave o per camion), esposti quindi per lunghi periodi a questo conservante, hanno presentato una certa sensibilità al difenile, lamentando reazioni allergiche, nausea, vomito, irritazioni agli occhi e alle mucose nasali. A parte questo, non vi sono effetti collaterali significativi, anche perché il difenile è un composto che viene escreto dai reni in forma inalterata. È stato proibito in Australia.</p>
<p><strong>Gommalacca (E904)</strong> La gommalacca è un polimero naturale ed ha una composizione chimica simile a quella dei polimeri sintetici, ed è quindi considerata una plastica naturale. E&#8217; ottenuto dalla secrezione di un insetto, la Kerria Lacca, che cresce nelle foreste tailandesi. Per ottenere 333 g di gommalacca occorrono migliaia di insetti. Questo additivo alimentare, un tempo usato per produrre i dischi per il grammofono, è impiegato anche come agente lucidante di pillole e caramelle oltre che per lucidare i mobili. Può essere modellata a caldo, per cui è classificata come termoplastica. Essendo commestibile, la gommalacca è stata usata come agente lucidante per pillole e caramelle. A questo fine, è classificata come additivo alimentare con il numero E904 e viene ancora usata come rivestimento della frutta per impedirne il deperimento dopo la raccolta. Altroconsumo segnala che è un additivo suscettibile d’indurre allergie o reazioni di ipersensibilità. Imazalil Fungicida sistemico imidazolico ad ampio spettro ed utilizzato su una vasta gamma di colture. In condizioni normali non induce resistenza come altri fungicidi. Presenta bassa tossicità nei mammiferi dopo esposizione orale e bassissima dopo esposizione dermica. Intossicazioni acute provocano negli animali mancata coordinazione muscolare, abbassamento della pressione arteriosa e vomito. Non presenta effetti da esposizione cronica, non da problemi riproduttivi, non sembra essere né mutageno, né teratogeno né cancerogeno. Gli organi bersaglio sono il sistema nervoso e il fegato. Generalmente non tossico per gli uccelli lo è invece in maniera moderata per pesci e organismi acquatici. Ha un ’alta persistenza nel suolo con emivita da 120 a 190 giorni. Fortemente legato al terreno non si diffonde nelle falde acquifere. Persistente a lungo sui frutti raccolti. Si ferma prevalentemente sulla buccia, ma si può trovare anche nella polpa sebbene in quantità molto limitate.</p>
<p><strong>E200 &#8211; Acido Sorbico</strong> L&#8217;acido sorbico è un conservante di origine naturale, che può essere prodotto per via sintetica. Presenta una tossicità molto bassa: questo sia perché viene utilizzato in dosi ridotte (0,2 mg/Kg), sia perché la sua DL50 (dose letale) è oltre i 5g/Kg. Pertanto, essendo impiegato in dosi così limitate, e avendo una dose letale così alta pro Kg, è un conservante che si può ritenere sicuro. Poche persone, infatti, manifestano reazioni allergiche all&#8217;acido sorbico. Spesso l&#8217;acido sorbico è presente, come inibitore di lieviti e muffe, in preparati per crema pasticcera, nei formaggi non stagionati, nel pane a fette, nel pane di segale, nella pasta di olive, nelle bibite, nei ripieni delle paste fresche, nei preparati per gnocchi freschi, nella polenta pronta, nella frutta, nelle margarine. Nonostante l&#8217;acido sorbico presenti una dose letale molto alta, è necessario fare una piccola riflessione: essendo un conservante molto utilizzato è possibile (anche se avviene raramente), che nell&#8217;arco della giornata si consumino così tanti alimenti contenenti E200 da arrivare a consumare dosi vicine a quella tossica; per questo motivo è consigliato controllare con attenzione le varie etichette per evitare che si verifichi ciò. Se si dovesse raggiungere la dose tossica, si pensa che questo conservante possa presentare rischi per la salute, perché può alterare i sistemi enzimatici del corpo umano.</p>
<p><strong>A questo punto la domanda viene spontanea&#8230;ma gli spicchi di arancio e limone che nei locali mettono nel tè o nei liquori secondo voi non sono trattati?</strong>
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		<title>IO LEGGO L’ETICHETTA: PRESTO POTRAI SENTIRE L’ODORE DEL PRODOTTO DALL’ETICHETTA DIGITALE GRAZIE A GOOGLE NOSE detto GOOGLE OLEZZO</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 00:39:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io leggo l&#8217;etichetta utilizzerà il nuovo programma Google Nose in italiano Google Olezzo il nuovo algoritmo di Google che consente agli utenti di cercare e sentire gli odori. Attraverso la consultazione delle etichette dei prodotti catalogate da tutta la community di Io leggo l&#8217;etichetta e insieme al motore di ricerca di Google Nose, a breve sarà possibile poter avere non solo tutte le informazioni dei prodotti riportate sull&#8217;etichetta in formato digitale ma anche un&#8217;anteprima dell&#8217;odore del prodotto che state per acquistare direttamente dal vostro smartphone. Una rivoluzione che si ricorderà negli anni. Ricordate questa data: 1 Aprile 2013 Che odore è? Google OlezzoBETA sfrutta tecnologie nuove ed esistenti per offrire l&#8217;esperienza olfattiva più intensa che sia oggi disponibile: I veicoli di Street Sense hanno inalato e indicizzato milioni ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ioleggoletichetta.it">Io leggo l&#8217;etichetta</a></strong> utilizzerà il nuovo programma <strong><a href="http://www.google.com/landing/nose/index.html">Google Nose</a></strong> in italiano <strong>Google Olezzo</strong> il nuovo algoritmo di Google che consente agli utenti di cercare e sentire gli odori. Attraverso la consultazione delle etichette dei prodotti catalogate da tutta la community di <strong>Io leggo l&#8217;etichetta</strong> e insieme al motore di ricerca di Google Nose, a breve sarà possibile poter avere non solo tutte le informazioni dei prodotti riportate sull&#8217;etichetta in formato digitale ma anche un&#8217;anteprima dell&#8217;odore del prodotto che state per acquistare direttamente dal vostro smartphone. Una rivoluzione che si ricorderà negli anni.</p>
<p><strong>Ricordate questa data: 1 Aprile 2013</strong></p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/1aprile20131.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2097" title="Io leggo l'etichetta &amp; Google Olezzo" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/04/1aprile20131.jpg" alt="" width="640" height="709" /></a></p>
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<p>Che odore è?</p>
<ul>
<li>Google Olezzo<sup>BETA</sup> sfrutta tecnologie nuove ed esistenti per offrire l&#8217;esperienza olfattiva più intensa che sia oggi disponibile:</li>
<li>I veicoli di <strong>Street Sense</strong> hanno inalato e indicizzato milioni di chilometri quadrati di atmosfera.</li>
<li>La funzione di <strong>rilevamento dell&#8217;odore ambientale di Android</strong> raccoglie gli odori attraverso il sistema operativo mobile più sensibile al mondo.</li>
<li>Compatibile con l&#8217;alta risoluzione di <strong>SMELLCD™ 1.8 e versioni successive</strong> per odori precisi e controllati.</li>
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<div><strong>Buon 1 Aprile 2013 <img src='http://ioleggoletichetta.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </strong></div>
<p>&nbsp;
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