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	<title>Io leggo l'etichetta</title>
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	<description>Risparmio, qualità e consapevolezza sui consumi</description>
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		<title>I pasticceri sui dolci di carnevale: “Gli originali sono fritti, al forno non esistono”</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 16:18:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I dolci di carnevale originali sono fritti e non al forno: le diciture sulle etichette fatti al forno servono solo per conquistare consumatori che cercano dolci light. I pasticceri padovani difendono i loro dolci tipici del periodo che in questa regione sono detti galani o crostoli e forse ai più sono noti come chiacchiere, frappe o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I dolci di carnevale originali sono fritti e non al forno: le diciture sulle etichette fatti al forno servono solo per conquistare consumatori che cercano dolci light. I pasticceri padovani difendono i loro dolci tipici del periodo <strong>che in questa regione sono detti galani o crostoli </strong>e forse ai più sono noti come <em><strong>chiacchiere, frappe o bugie, cenci</strong></em>.</p>
<p>La polemica nasce perché numerosi supermercati vendono prodotti industriali come dolci da forno “light”, catturando l’attenzione di schiere di consumatori distratti.</p>
<p>Spesso nei prodotti da supermercato campeggia un&#8217;invitante scritta<strong> &#8220;cotti al forno&#8221;, <a href="http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/02/22/news/galani-al-forno-la-rivolta-dei-pasticcieri-1.14919085?ref=hfmppdes-1">ma a detta di Nicola Trentin e Gabriele Paccagnella</a>, rispettivamente presidente del sistema di categoria alimentaristi e delegato dei pasticceri di Confartigianato, si tratta uno specchietto per le allodole</strong>, perché la cottura in forno può suonare come &#8220;più leggera e più sana&#8221;.</p>
<p>I pasticceri padovani, sostenuti da Confartigianato, vogliono chiarire: &#8220;<strong>Anche i galani cosiddetti cotti al forno sono prima fritti</strong>. E poi subiscono un passaggio in forno&#8221;.</p>
<p>«Il galano tradizionale, che noi difendiamo», spiega Paccagnella, «è prodotto soprattutto da pasticcerie e forni. Purtroppo ognuno può fare quelle che vuole perché il galano non è tutelato: è inserito in un elenco di alcune centinaia di prodotti agro alimentari tradizionali della regione Veneto, ma senza che sia disciplinato il modo di produrlo, senza che vi sia una ricetta precisa. Così però, si rischia di rovinare una tradizione e un mercato, perciò noi siamo contrari».</p>
<p>E questo è vero, purtroppo, non esista una certificazione, e quindi un disciplinare, a cui attenersi, per cui i produttori possono dare il nome tradizionale anche a dolci &#8220;alternativi&#8221;. <a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2014/04/colomba-pasquale-marchi-famosi-che-producono-per-i-marchi-dei-supermercati-e-il-disciplinare-che-ne-tutela-la-qualita/">Il disciplinare che vi abbiamo fatto vedere esiste per altri dolci tipici italiani come il Panettone, Pandoro, Amaretto e Savoiardo e dovrebbe essere esteso anche ai dolci tipici del periodo carnevalesco.</a></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3228" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/02/galani_chiacchiere-300x200.jpg" alt="Galani chiacchiere" width="300" height="200" srcset="https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/02/galani_chiacchiere-300x200.jpg 300w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/02/galani_chiacchiere-768x512.jpg 768w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/02/galani_chiacchiere-180x120.jpg 180w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/02/galani_chiacchiere.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p>The post <a href="https://ioleggoletichetta.it/index.php/2017/02/i-pasticceri-sui-dolci-di-carnevale-gli-originali-sono-fritti-al-forno-non-esistono/">I pasticceri sui dolci di carnevale: “Gli originali sono fritti, al forno non esistono”</a> first appeared on <a href="https://ioleggoletichetta.it">Io leggo l'etichetta</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>I farmaci di fascia C se liberalizzati darebbero un risparmio di 53 euro a famiglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2017 18:36:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Petizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[conad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Liberalizziamoci rilancia la raccolta firme per chiedere la liberalizzazione della vendita dei farmaci di Fascia C con ricetta. Quali sarebbero i risparmi per i cittadini se i medicinali di Fascia C fossero venduti anche nelle parafarmacie?  A dieci anni dal decreto Bersani, che ha liberalizzato la vendita di farmaci di automedicazione (Sop e Otc), la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.liberalizziamoci.it"><i><span style="font-weight: 400;">Liberalizziamoci</span></i></a><i><span style="font-weight: 400;"> rilancia la raccolta firme per chiedere la liberalizzazione della vendita dei farmaci di Fascia C con ricetta. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quali sarebbero i risparmi per i cittadini se i medicinali di Fascia C fossero venduti anche nelle parafarmacie?  A dieci anni dal decreto Bersani, che ha liberalizzato la vendita di farmaci di automedicazione (Sop e Otc), la commercializzazione dei medicinali di Fascia C con obbligo di prescrizione (C-Op) resta monopolio delle farmacie, e gli italiani continuano a spendere per questi prodotti circa </span><b>3 miliardi all’anno, in media 180 euro a famiglia</b><span style="font-weight: 400;">, il 36% della spesa farmaceutica privata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se l’acquisto di queste specialità – antinfiammatori, antidolorifici, ansiolitici, anticoncezionali, per citare le categorie più comuni – passasse anche per il canale parafarmacia, come già avviene per Sop e Otc, si otterrebbe un risparmio annuo che va dai 450 agli 890 milioni di euro</span><span style="font-weight: 400;">.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ogni famiglia potrebbe quindi risparmiare da </span><b>27 a 53,45 euro all’anno</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Disegno di legge sulla Concorrenza (A.S. 2085 Ddl Guidi), attualmente in Parlamento, contiene un capitolo sull’apertura del mercato farmacie, ma non fa cenno alla liberalizzazione della vendita dei medicinali. Fino a oggi le Camere hanno respinto i numerosi emendamenti che proponevano l’estensione della vendita fuori dalle farmacie dei farmaci di Fascia C con ricetta. Il testo attende di essere approvato in Senato, prima di un ulteriore passaggio alla Camera. <strong>Per i cittadini è il momento di far sentire la propria voce, partecipando alla petizione sul sito </strong></span><strong><a href="http://bit.ly/liberalizziamocile">Liberalizziamoci.it</a>, che ha già raccolto circa 166.000 firme.</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>QUATTRO RAGIONI PER FIRMARE</strong> </span></p>
<ul>
<li><b></b><b>I farmaci di Fascia C con ricetta sono più costosi di quelli Sop e Otc</b></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">I medicinalì con obbligo di prescrizione (C-Op) non rimborsabili costano in media 12,1 euro a confezione, </span><b>il 45,7%</b><span style="font-weight: 400;"> in più (3,8 euro) di Sop e Otc venduti nel canale farmacia, dove hanno un prezzo medio di 8,3 euro</span><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Molti dei più comuni farmaci C-Op, hanno un prezzo che supera i 10 euro. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La pillola anticoncezionale Yasmin, per esempio, costa 16,15 euro per confezione: l’assunzione di questo medicinale per un anno ha un costo finale 193,80 euro. Un tubo di crema Gentalyn Beta 14,80 euro, 2 compresse di Viagra 21,50 euro. </span></p>
<ul>
<li><b></b><b>Una completa liberalizzazione della Fascia C avrebbe un effetto calmierante generale</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">L’ingresso delle parafarmacie nel mercato farmaceutico ha avuto l’effetto di contenere i prezzi dei medicinali di automedicazione anche nel canale farmacia, che detiene l’88,2% del mercato. L’associazione dei consumatori Altroconsumo, che ha monitorato i prezzi di una settantina tra i più diffusi farmaci Sop e Otc tra il 2005 e il 2013 nel canale farmacia, ha rilevato che in questo arco di tempo i prezzi sono saliti del 12%, un incremento di tre volte inferiore a quello registrato negli otto anni precedenti la riforma Bersani, quando era stato del 35%. Se le dinamiche di concorrenza si allargassero a tutta la fascia C, potremmo godere dell’effetto calmiere su un mercato da 5,5 miliardi. </span></li>
</ul>
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><b>Oggi le farmacie fanno sconti solo se “obbligate”</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">Il Decreto legge Salva Italia (Dl 201 del 6 dicembre 2011, convertito nella Legge 214 del 22 dicembre 2011) ha concesso alle farmacie la possibilità di praticare sconti anche su medicinali di Fascia C con obbligo di prescrizione, ma pochissimi mettono in pratica questa opzione. Una recente indagine di Altroconsumo ha mostrato che su 100 farmacie campione di 10 capoluoghi italiani solo una ha applicato uno sconto (l’8%) sull’acquisto di due farmaci C-Op.</span></li>
</ol>
<ul>
<li><b></b><b>La liberalizzazione di Sop e Otc in dieci anni ha creato vantaggi evidenti per i cittadini</b><b><br />
</b><span style="font-weight: 400;">L’ingresso sul mercato di nuovi attori ha permesso ai cittadini di risparmiare in media fino al 15% sui prodotti più venduti. Assosalute calcola che oggi il prezzo medio dei medicinali già “liberalizzati” è di 8,3 euro in farmacia, ma scende a 7,6 euro (circa l’8,5% in meno) in parafarmacia, e a 6,2 euro (il 25% in meno) nelle parafarmacie della Gdo.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Liberalizziamoci è una piattaforma creata da Conad e aperta a tutti, che ha lo scopo di raccogliere le firme per la petizione per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C con ricetta e di sensibilizzare i consumatori sugli effetti delle dinamiche concorrenziali sulla spesa delle famiglie.</span></i></p>
<p><a href="http://bit.ly/liberalizziamocile"><i><span style="font-weight: 400;">www.liberalizziamoci.it</span></i></a></p>
<p><i> E ora vediamo cosa compra in un anno la famiglia media italiana</i><i>, e quanto potrebbe risparmiare se questi farmaci fossero commercializzati anche nelle parafarmacie.</i></p>
<p><b>La Cassetta dei medicinali di Fascia C con obbligo di prescrizione</b></p>
<p><b>MAL DI DENTI, DOLORI MESTRUALI, DOLORI MUSCOLARI, ETC&#8230;</b></p>
<p><b>Synflex Forte 30 cpr riv. 550 mg </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia</span> <span style="font-weight: 400;">8,54 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia</span> <span style="font-weight: 400;">7,10 </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,44</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Brufen 20 cpr riv 800 mg rp</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia </span> <span style="font-weight: 400;">6,02 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe inmedia in parafarmacia</span> <span style="font-weight: 400;">5,02</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,00</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Voltaren 10 supposte 100 mg </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia </span> <span style="font-weight: 400;">10,30 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">8,57</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,73</b></p>
<p><b>DOLORE ACUTO, DOLORI REUMATICI</b></p>
<p><b>Coefferalgan 16 cpr eff 500+30mg </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia</span> <span style="font-weight: 400;">8,98 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">7,48</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,50</b></p>
<p><b>PILLOLA ANTICONCEZIONALE</b></p>
<p><b>Yasmin 21 cpr riv 3mg+0,03 mg</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia </span> <span style="font-weight: 400;">16,15 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">13,45</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>2,70</b></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Risparmio annuale</span></i> <b><i>32,40</i></b></p>
<p><b>CANDIDA</b></p>
<p><b>Macmiror Complex 12 Ov vag </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia </span> <span style="font-weight: 400;">15,00 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">12,48</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>2,52</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>ECZEMI E DERMATITI</b></p>
<p><b>Gentalyn Beta Cr 30g 0,1%+0,1% </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia</span> <span style="font-weight: 400;">14,80 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">12,33</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>2,47</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>CONGIUNTIVITE</b></p>
<p><b>Nettacin collirio 15fl 1d 0,3% </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia: </span> <span style="font-weight: 400;">12,80 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">10,66</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>2,14</b></p>
<p><b>BRONCHITE</b></p>
<p><b>Acetilcisteina rat 30cpr eff 600mg </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia</span> <span style="font-weight: 400;">10,00 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">8,33</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,67</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>RINITE</b></p>
<p><b>Doricum Coll fl 5ml 0,04%+0,5% </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia </span> <span style="font-weight: 400;">9,90 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">8,24</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,66</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>GASTRITE</b></p>
<p><b>Levopraid Os Gtt 20ml 25mg/ml</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia: </span> <span style="font-weight: 400;">6,87 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">5,72</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,15</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Gaviscon Advance 500ml menta</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia  </span> <span style="font-weight: 400;">11,11 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">9,25</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,86</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>VERTIGINI</b></p>
<p><b>Vertiserc 1fl 60ml 8mg/ml</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia  </span> <span style="font-weight: 400;">13,85 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">11,54</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>2,31</b></p>
<p><b>ATTACCHI D&#8217;ANSIA</b></p>
<p><b>Tavor  gtt fl 2mg/ml </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costa in farmacia</span> <span style="font-weight: 400;">8,80 euro</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quanto costerebbe in media in parafarmacia </span> <span style="font-weight: 400;">7,33</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Risparmio medio per confezione</span> <b>1,47</b></p>
<p><b>TOTALE RISPARMIO ANNUO </b> <b>55,32 euro</b></p>
<p>* *</p>
<h5><em>I prodotti sono stati selezionati tra quelli appartenenti alle prime 15 categorie  terapeutiche di classe C con ricetta a maggiore spesa nel 2015. Fonte: L’uso dei farmaci in Italia. Anno 2015. Agenzia Italiana del Farmaco.<br />
Lo sconto è stato calcolato sulla base dello sconto medio (16,75%) applicato oggi sui farmaci Sop e Otc nelle parafarmacie e parafarmacie Gdo. Fonte: <i>Numeri e indici dell’automedicazione. Edizione  2016 </i>Assosalute</em></h5>
<div id="attachment_3218" style="width: 410px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://bit.ly/liberalizziamocile"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3218" class="wp-image-3218" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/01/liberalizziamoci-300x152.png" alt="liberalizziamoci" width="400" height="202" srcset="https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/01/liberalizziamoci-300x152.png 300w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/01/liberalizziamoci-768x388.png 768w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/01/liberalizziamoci-1024x518.png 1024w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2017/01/liberalizziamoci.png 1236w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a><p id="caption-attachment-3218" class="wp-caption-text"><a href="http://bit.ly/liberalizziamocile">Firma la petizione per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C</a></p></div>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://ioleggoletichetta.it/index.php/2017/01/i-farmaci-di-fascia-c-se-liberalizzati-darebbero-un-risparmio-di-53-euro-a-famiglia/">I farmaci di fascia C se liberalizzati darebbero un risparmio di 53 euro a famiglia</a> first appeared on <a href="https://ioleggoletichetta.it">Io leggo l'etichetta</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il no allo spreco diventa legge anche in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Brogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 15:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente anche l&#8217;Italia ha la sua legge antispreco. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 Agosto del 2016 la Legge entrerà in vigore il 14 Settembre 2016. Sei mesi fa, anche la Francia aveva votato e approvato una legge antispreco in cui si prevedono la reclusione fino ad anni due e multe fino a 75.000 Euro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente anche l&#8217;Italia ha la sua legge antispreco. <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/08/30/16G00179/sg" target="_blank">Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 Agosto del 2016 la Legge entrerà in vigore il 14 Settembre 2016.</a> Sei mesi fa, anche la Francia aveva votato e approvato una legge antispreco in cui si prevedono la reclusione fino ad anni due e multe fino a 75.000 Euro a seconda della superficie di vendita dell&#8217;esercente. Contrariamente ai francesi, il nostro Paese non sanziona chi non rispetta la norma, ma incentiva ad applicare la legge: consente la raccolta dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito. Il pane ad esempio può essere donato nell’arco di 24 ore dalla produzione.<a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/05/portare-a-casa-gli-avanzi-del-ristorante-in-italia-e-tabu-lo-avete-mai-chiesto/" target="_blank"> La legge permette inoltre ai clienti di ristoranti e locali di portare a casa gli avanzi del pranzo o della cena. </a>Sono previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari ad indigenti. Infatti per incentivare chi dona agli indigenti i Comuni possono applicare una riduzione della TARI proporzionata alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione.</p>
<p>Soggetti donatori potranno essere non solo le onlus, ma anche gli enti pubblici. Si potranno donare anche cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché gli errori non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze. Per le donazioni gratuite di cibo, farmaci o altri prodotti non viene richiesta la forma scritta. Coinvolte nella legge anti-spreco pure le mense scolastiche, aziendali e ospedaliere. Il ministero delle Politiche agricole si impegna, infine, a sponsorizzare le produzioni a chilometro zero.</p>
<p>Le <span id="U101194659860jM">cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti</span>, mentre le <span id="U101194659860mUE">eccedenze </span>non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio. La cessione riguarda anche la panificazione, i cui prodotti finiti possono essere donati a soggetti che poi li distribuiscono agli indigenti entro le ventiquattro ore successive alla produzione.</p>
<p>Si tratta di un intervento legislativo quindi finalizzato a favorire la solidarietà sociale attraverso il recupero e la donazione di beni alimentari, farmaceutici ed altri prodotti in favore di soggetti che operano senza scopo di lucro.</p>
<p>La legge definisce come  <span id="U101194659860eNI">(i) &#8220;spreco alimentare&#8221; </span>l&#8217;insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti e per  <span id="U101194659860rRG">(ii) &#8220;eccedenze alimentari&#8221;</span> i prodotti alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza, rimangono invenduti per varie cause (motivi commerciali/estetici, prodotti aventi scadenza ravvicinata, etc).</p>
<p>Al fine di ridurre lo spreco alimentare, la legge distingue il termine minimo di conservazione (consumare preferibilmente entro..), inteso come la data fino alla quale un prodotto conserva le sue proprietà specifiche, dalla data di scadenza (consumare entro) oltre la quale gli alimenti sono considerati a rischio.</p>
<p>La cessione gratuita di eccedenze alimentari viene consentita anche oltre il temine minimo di conservazione, purché siano garantite l&#8217;integrità dell&#8217;imballaggio ed idonee condizioni di conservazione. Deve essere infatti assicurato sia da coloro che donano il prodotto, sia dalle organizzazioni che lo distribuiscono, per quanto di rispettiva competenza &#8211; un <span id="U101194659860cSG">corretto stato di conservazione</span>, trasporto, deposito ed utilizzo. <a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/02/i-cibi-che-non-hanno-scadenza-consumare-entro-e-consumare-preferibilmente-564738/" target="_blank">A tal proposito avevamo spiegato quale era la differenza tra la dicitura in etichetta CONSUMARE ENTRO e CONSUMARE PREFERIBILMENTE ENTRO.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-3211" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2016/09/Schermata-2016-09-04-alle-17.37.57-300x244.png" alt="Il No allo spreco diventa legge" width="300" height="244" srcset="https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2016/09/Schermata-2016-09-04-alle-17.37.57-300x244.png 300w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2016/09/Schermata-2016-09-04-alle-17.37.57.png 414w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p>The post <a href="https://ioleggoletichetta.it/index.php/2016/09/il-no-allo-spreco-diventa-legge-anche-in-italia/">Il no allo spreco diventa legge anche in Italia</a> first appeared on <a href="https://ioleggoletichetta.it">Io leggo l'etichetta</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Liberalizziamoci: la raccolta firme per avere anche i farmaci di fascia C in parafarmacia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2016 14:31:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le ultime vere liberalizzazione in Italia le ha fatte Pierluigi Bersani allora Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Prodi II che riuscì a lanciare la vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie, abolire i costi di ricarica telefonica, e introdusse le surroghe bancarie per i mutui. Tutte novità che hanno aiutato i consumatori consentendo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le ultime vere liberalizzazione in Italia le ha fatte Pierluigi Bersani allora Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Prodi II che riuscì a lanciare la vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie, abolire i costi di ricarica telefonica, e introdusse le surroghe bancarie per i mutui. Tutte novità che hanno aiutato i consumatori consentendo di risparmiare non pochi soldi. Da allora più nulla di rilevante. Eppure l&#8217;Italia è un Paese affamato di liberalizzazioni o meglio i cittadini ne hanno bisogno mentre per le caste rappresentano un incubo da scongiurare con ogni mezzo.</p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2012/09/farmaci-la-tachipirina-in-parafarmacia-costa-il-30-in-meno-lequivalente-generico-coop-il-66-in-meno/">Tempo fa abbiamo fatto vedere come è possibile risparmiare sull&#8217;acquisto di farmaci da banco acquistandoli in paramarcia.</a> Lo stesso potrebbe avvenire se potessimo acquistare in parafarmacia i farmaci di fascia C, ma per far questo c&#8217;è bisogno di una nuova liberalizzazione che prosegue sulla strada della vecchia.</p>
<p>A Francesco Pugliese Amministratore Delegato di Conad le liberalizzazioni stanno a cuore, “perché vanno nella direzione dell’interesse stesso dei cittadini”. Ed è infatti proprio Conad ad aver lanciato la campagna con raccolta firme <a href="http://www.liberalizziamoci.it/">www.liberalizziamoci.it</a> per difendere il diritto alla libera concorrenza del settore. Già sono oltre 50.000 le firme dei cittadini raccolte che chiedono una nuova vera liberalizzazione nel settore farmaceutico.</p>
<p>“Ad oggi il quadro che emerge è desolante, è quello di un Paese in ostaggio di potenti lobby che cercano esclusivamente di assicurare, a qualunque prezzo, la propria sopravvivenza a detrimento degli italiani”. Il problema non è di poco conto, soprattutto in una fase economica di lenta ma progressiva crescita come quello che stiamo vivendo. “L’apertura dei mercati e il completamento delle liberalizzazioni – sottolinea Francesco Pugliese &#8211; sono occasioni per promuovere lo sviluppo dell’economia nazionale, far nascere nuove imprese, creare nuova occupazione e assicurare vantaggi ai cittadini (convenienza e servizi). A costo zero per lo Stato e la Pubblica amministrazione”.</p>
<p>L’esperienza di Conad insegna. Il gruppo ha aperto la prima parafarmacia nell’ottobre 2006, nell’ipermercato di Modena. In poco meno di dieci anni le strutture sono diventate 97, registrando performance importanti: 3,7 milioni di clienti all’anno, un giro di affari di oltre 50 milioni di euro nel 2014, circa 350 farmacisti impiegati e una oggettiva convenienza per clienti. Convenienza che si esplica nei numeri: 10 milioni di euro/anno, con un risparmio medio del 20% rispetto al canale tradizionale. Gli sconti sui farmaci spaziano tra il 15 e il 40%, a cui si aggiungono le costanti attività promozionali su centinaia di prodotti di uso frequente. Conad apre in media 15 nuove parafarmacie all’anno in tutto il territorio nazionale con un’offerta di 5mila prodotti delle principali categorie tradizionalmente vendute in farmacia: oltre 500 farmaci da banco, non soggetti a prescrizione medica, omeopatici e veterinari con e senza ricetta, migliaia di prodotti delle migliori marche per la cura della persona, un’ampia selezione di integratori e rimedi naturali per le esigenze.</p>
<p>Numeri, quelli del gruppo guidato da Pugliese, che rendono bene l’idea di che cosa significa concretamente liberalizzare. Proprio per questo motivo la decisione del governo preoccupa molto il manager dal momento che “non aiuta l’Italia e non aiuta i cittadini”. “Dopo le tasse i tanti tributi locali – spiega l’ad -, anche le mancate liberalizzazioni pesano sulle tasche degli italiani, alla prese con un bilancio familiare difficile da far quadrare”.</p>
<p>Non a caso, fa notare Pugliese, se la liberalizzazione del mercato farmaceutico avesse interessato anche la vendita di medicinali a totale carico del cittadino &#8211; la cui spesa annua ammonta a 6,6 miliardi di euro ed è composta soprattutto da farmaci di classe C con obbligo di ricetta medica le cui vendite valgono 3 miliardi di euro, l’11% della spesa farmaceutica totale (fonte: Rapporto OsMed 2014) -, i cittadini avrebbero potuto risparmiare oltre un miliardo di euro all&#8217;anno, in un comparto che pesa il 30% in più rispetto ai farmaci di automedicazione già liberalizzati. “Sarebbe stata un’importante boccata di ossigeno”, osserva l’ad. “Invece, ancora una volta, si è preferito tutelare alcune categorie che, forti di posizioni acquisite quanto, per loro, irrinunciabili, hanno interessi che non sono certo quelli dello sviluppo e della crescita del Paese”. Liberalizzare il mercato è tutt’altra cosa, conclude Pugliese: “Significa estendere la vendita dei farmaci di fascia C alle parafarmacie e ai corner della grande distribuzione, superare la pianta organica, adeguare l’orario di apertura delle farmacie a quello delle parafarmacie”.</p>
<p><a href="http://www.liberalizziamoci.it/firma">Firma anche tu per poter acquistare i farmaci di fascia C in parafarmacia.</a></p>
<p><a href="http://www.liberalizziamoci.it/download/Dossier_Farmaci_Fascia_C.pdf">Scarica il Dossier</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/mercati/2015/10/27/news/pugliese_la_concorrenza_e_interesse_dei_cittadini_-125972413/">Repubblica Economia</a></p>
<p><strong>TESTO DELLA PETIZIONE</strong></p>
<h1>Petizione per la liberalizzazione<br />
di farmaci di fascia C</h1>
<div class="large-6 medium-6 small-12 columns">
<p>Al presidente del Consiglio<br />
<strong>Matteo Renzi</strong><br />
alla ministra della Salute<br />
<strong>Beatrice Lorenzin</strong><br />
alla ministra dello Sviluppo economico<br />
<strong>Federica Guidi</strong></p>
<p>Signor presidente, signore ministre,</p>
<p>ogni anno le famiglie italiane spendono 3 miliardi di euro per l’acquisto di farmaci di fascia C, per i quali è necessaria la prescrizione medica, ma è esclusa la copertura del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>Se questi farmaci non mutuabili fossero venduti anche nelle parafarmacie – dove è già d’obbligo la presenza di un farmacista – si determinerebbe “un incremento delle dinamiche concorrenziali nella fase distributiva, con indubbi benefici per i consumatori”, come sottolineato dall’Antitrust.</p>
<p>È quanto è già accaduto con i farmaci da banco, il cui prezzo, dopo le prime timide liberalizzazioni, è diminuito in tutti i canali.</p>
<p><strong>Chiediamo dunque che il Governo intervenga al più presto con un provvedimento di liberalizzazione, che consenta anche alle parafarmacie la vendita dei farmaci di fascia C con ricetta, nell’interesse di molti:</strong></p>
<p><strong>&#8211; di tutti i cittadini, che ne sostengono l’intero costo e che potranno così beneficiare di un calo dei prezzi;</strong></p>
<p><strong>&#8211; dei farmacisti, i quali hanno diritto ad un riconoscimento della dignità della professione svolta anche in parafarmacia;</strong></p>
<p><strong>&#8211; delle parafarmacie e degli operatori del settore, che debbono poter competere a condizioni eque in un mercato concorrenziale, aperto e dinamico;</strong></p>
<p><strong>&#8211; dell’intero Paese, che ha bisogno di crescere, di creare posti di lavoro e di progredire, abbandonando logiche che antepongono l’interesse di pochi ai diritti di molti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-3160" src="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2015/11/liberalizziamoci.jpg" alt="liberalizziamoci" width="600" height="300" srcset="https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2015/11/liberalizziamoci.jpg 820w, https://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2015/11/liberalizziamoci-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p><p>The post <a href="https://ioleggoletichetta.it/index.php/2016/03/liberalizziamoci-la-raccolta-firme-per-avere-anche-i-farmaci-di-fascia-c-in-parafarmacia/">Liberalizziamoci: la raccolta firme per avere anche i farmaci di fascia C in parafarmacia</a> first appeared on <a href="https://ioleggoletichetta.it">Io leggo l'etichetta</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Firma la petizione “Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta”</title>
		<link>https://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/06/firma-la-petizione-nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ioleggoletichetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 21:23:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[etichette]]></category>
		<category><![CDATA[etichettiamoci]]></category>
		<category><![CDATA[io leggo l'etichetta]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[otto e mezzo]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele brogna]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[vito gulli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>COSA CHIEDE LA PETIZIONE &#160; Cosa chiede la petizione “Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione”   Riteniamo che sia la trasparenza la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni, perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/06/firma-la-petizione-nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta/">Firma la petizione “Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta”</a> first appeared on <a href="https://ioleggoletichetta.it">Io leggo l'etichetta</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<!-- SpeakUp! Email Petitions 2.4.2 -->
					<div id="dk-speakup-windowshade"></div>
					<div class="dk-speakup-petition-wrap " id="dk-speakup-petition-3" >
						<h3>NESSUNO TOCCHI L&#039;INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE SULL&#039;ETICHETTA - FIRMA LA PETIZIONE</h3>
						<a id="dk-speakup-readme-3" class="dk-speakup-readme" rel="3" style="display: none;"><span>Leggi la petizione</span></a>
						<div class="dk-speakup-response"></div>
						<form class="dk-speakup-petition">
							<input type="hidden" id="dk-speakup-posttitle-3" value="NESSUNO+TOCCHI+L%27INDICAZIONE+DELLO+STABILIMENTO+DI+PRODUZIONE+SULL%27ETICHETTA+-+FIRMA+LA+PETIZIONE" />
							<input type="hidden" id="dk-speakup-tweet-3" value="Ho firmato la petizione d @etichettiamoci NESSUNO TOCCHI LO STABILIMENTO DI PRODUZIONE @maumartina @MinSviluppo FIRMA" />
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							</div>
							<div class="dk-speakup-full dk-speakup-message"  id="dk-speakup-message-3">
								<p class="dk-speakup-greeting"></p>
								<p>FIRMA PER SAPERE CHI FA E DOVE VENGONO FATTI I PRODOTTI CHE CONSUMI!</p>
<p>Fino al 13 dicembre 2014 in Italia grazie al D.lgs.109/1992 l’indicazione sull’etichetta dell’indirizzo della sede dello stabilimento di produzione è stata obbligatoria. Dal 13 Dicembre 2014 però a causa del regolamento europeo 1169/2011 l’indicazione rischia di scomparire non essendo considerata più obbligatoria. In Europe e sulle etichette dei prodotti venduti in Italia e provenienti dal resto d’Europa avviene già e chiediamo che questo vuoto normativo venga sanato, estendendo tale obbligo anche in Europa, e continuando a prevederlo anche in Italia.<br />
Il primo tassello a favore della tracciabilità è conoscere  lo stabilimento di produzione dove vengono fabbricati i prodotti ed elaborate le materie prime. Il regolamento europeo entrato in vigore il 13 Dicembre 2014 ad eccezione di carni e latticini su cui è previsto il codice sanitario (che è comunque un numero che identifica lo stabilimento di produzione e non un testo immediatamente leggibile dal consumatore) stabilisce che basta in etichetta solo l’indicazione del marchio che identifica il responsabile legale di ciò che si vende. Troppo poco. Le due informazioni stabilimento di produzione e responsabile legale sono due informazioni entrambe necessarie e complementari, ma non sono equivalenti. Qual è la motivazione che ha portato il legislatore europeo a non ritenere fondamentale far conoscere al consumatore la fabbrica in cui è elaborato un prodotto finito?</p>
<p>Pensate che conoscere dall’etichetta il responsabile legale e il solo Paese in cui è fabbricato un prodotto è un’informazione sufficientemente trasparente per il consumatore per consentirgli di conoscere chi ha realmente fabbricato un prodotto? La risposta per noi è no. L’informazione obbligatoria testuale e non solo numerica come su carni e latticini che identifica lo stabilimento di produzione è fondamentale per tutelare il MADE IN ITALY che troppo spesso è vittima di truffe internazionali. Pensate che il danno arrecato a tutti noi e all'economia italiana dai falsi prodotti italiani nel mondo ammonta a 60 miliardi di euro l'anno. Una cifra enorme che potrebbe essere recuperata se fosse scritto sull'etichetta OBBLIGATORIAMENTE l'indirizzo della fabbrica che produce. </p>
<p>Eppure la necessità di avere sull’etichetta l’indicazione testuale PAESE, VIA E NUMERO CIVICO dello stabilimento di produzione non è solo un’esigenza percepita in Italia. Un consumatore inglese già qualche anno fa su un suo blog (1)  scriveva “It’s a mystery to me why these licence numbers aren’t made more accessible to the public. Don’t we have a right to know who produced our food? “ “E’ un mistero per me capire perché questi numeri (del codice sanitario) non siano più accessibili al pubblico. Non abbiamo forse il diritto di conoscere chi produce il nostro cibo? ”<br />
Allora perché togliere anche in Italia ciò che invece era un’informazione utile e non impegnarsi invece affinché venga estata anche in Europa?</p>
<p>Riteniamo che sia la trasparenza la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni, perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà l’economia. La comunità di oltre 100.000 consumatori che seguono Ioleggoletichetta è nata grazie all’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta che consente di conoscere il nome della ditta che produce un determinato prodotto. Tale partecipazione riteniamo sia un motivo più che valido per impegnarsi affinché venga data la giusta importanza a questa informazione necessaria per i consumatori, rendendola pertanto obbligatoria.</p>
<p>- Chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi affinché l’obbligo di indicare in maniera testuale l’indicazione dello stabilimento di produzione rimanga.</p>
<p>- Chiediamo al Parlamento Europeo che l’obbligo nell’indicare lo stabilimento di produzione in etichetta venga esteso e integrato nel Reg. 1169/2011. Chiediamo che il bollo sanitario come identificativo numerico sia esteso non solo su carni e latticini ma anche su tutte le altre categorie di prodotto insieme all’informazione testuale caratterizzata da PAESE, CITTA’, VIA E NUMERO CIVICO che identifica lo stabilimento di produzione.</p>
<p>Io leggo l'etichetta ha lanciato questa raccolta firme per impedire che scompaia dalle etichette dei prodotti italiani l'indicazione dello stabilimento di produzione. E' necessario spronare  il legislatore italiano affinché chieda a Bruxelles di mantenere questa informazione che tutela prima di tutto il consumatore. Abbiamo inoltre l'obiettivo ulteriore di estendere questa informazione a tutto il mercato Europeo sia sui prodotti alimentari che non alimentari perché ormai il mercato italiano è pieno di prodotti fabbricati all'estero dove troverete un generico e dispersivo FABBRICATO IN GERMANIA, FRANCIA, SPAGNA ecc...ma della via dello stabilimento in cui un prodotto è fabbricato non troverete traccia. Il marchio da solo non identifica lo stabilimento di produzione, che i consumatori invece vogliono giustamente conoscere. Per conoscere lo stabilimento di produzione  è necessario mantenere in Italia l'obbligo legislativo di riportare la via che identifica lo stabilimento. Solo la via dello stabilimento può infatti identificare in maniera univoca il produttore indipendentemente dal marchio con cui è venduto un prodotto.</p>
<p>FIRMA PER CHIEDERE CHE IN ITALIA L'INDICAZIONE DELLA VIA DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE IN ETICHETTA VENGA MANTENUTA E CHE VENGA ESTESO L'OBBLIGO IN EUROPA AFFINCHE' ANCHE SUI PRODOTTI CHE ARRIVANO IN ITALIA DALL'ESTERO SI POSSA CAPIRE CHIARAMENTE CHI E' IL PRODUTTORE. Per ulteriori informazioni leggi l'articolo  di <a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2013/06/petizione-per-tutelare-i-consumatori-e-la-trasparenza-nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta/">approfondimento</a></p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/elenco-firmatari-della-petizione-nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione/">CHI HA FIRMATO</a><br />
____________<br />
Il tuo indirizzo email NON verrà pubblicato, nel rispetto della Legge sulla Privacy.</p>
<p>Informativa ex art. 13 D.Lgs 196/2003 e richiesta di consenso al trattamento dei dati<br />
I dati inseriti saranno trattati, manualmente ed elettronicamente, da Io leggo l'etichetta per evadere la tua richiesta di partecipazione alla petizione in oggetto.</p>
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<p>I dati potranno essere inoltre utilizzati per inviarti la newsletter Io leggo l'etichetta.</p>
<p>I tuoi dati (nome, cognome, indirizzo email) saranno trattati per le finalità della petizione in corso e potranno essere comunicati a forze politiche e istituzioni, per gli scopi della petizione stessa.</p>
<p>Il responsabile dei dati è Io leggo l'etichetta nella persona fisica di Raffaele Brogna, presso il quale possono essere esercitati i diritti previsti dall’ art 7 del D. Lgs 196/2003 ed è disponibile l’elenco aggiornato dei responsabili dei singoli trattamenti. In ogni caso, sarà possibile in qualunque momento e del tutto gratuitamente chiedere l’aggiornamento, la correzione, l’integrazione dei dati e sarà possibile opporsi al loro utilizzo per le suddette finalità scrivendo all’indirizzo sopra indicato.</p>

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<p><strong>COSA CHIEDE LA PETIZIONE</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa chiede la petizione “<strong>Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione”</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Riteniamo che sia la trasparenza la leva su cui devono puntare le aziende e le istituzioni, perché chi arriverà a sposare questa visione del commercio e del rapporto con i consumatori sarà anche chi genererà profitti e rilancerà l’economia. La comunità di oltre 100.000 consumatori che seguono Ioleggoletichetta è nata grazie all’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta che consente di conoscere il nome della ditta che produce un determinato prodotto. Tale partecipazione riteniamo sia un motivo più che valido per impegnarsi affinché venga data la giusta importanza a questa informazione necessaria per i consumatori, rendendola pertanto obbligatoria.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>– Chiediamo al Governo Italiano di impegnarsi affinché l’obbligo di indicare in maniera testuale l’indicazione dello stabilimento di produzione rimanga.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>– Chiediamo al Parlamento Europeo che l’obbligo nell’indicare lo stabilimento di produzione in etichetta venga esteso e integrato nel Reg. 1169/2011. Chiediamo che il bollo sanitario come identificativo numerico sia esteso non solo su carni e latticini ma anche su tutte le altre categorie di prodotto insieme all’informazione testuale caratterizzata da PAESE, CITTA’, VIA E NUMERO CIVICO che identifica lo stabilimento di produzione.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Tra le aziende firmatarie della nostra petizione, Generale Conserve Asdmoar, Latte Maremma, Conserve Italia, Granarolo, Sterilgarda, Pedon, Callipo, Nino Castiglione, F.lli Polli, Cantine Cerquetta, Goccia D’Oro, Caffè Vergnano, De Matteis</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra la GDO Conad, Coop, Unes, Coralis, Selex, Auchan, Simply, Eurospin, Vegé..</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GENESI: LO STABIIMENTO DI PRODUZIONE e IOLEGGOLETICHETTA.it</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo stabilimento di produzione era obbligatorio in Italia grazie alle legge 109/92 e grazie a questa informazione è nato qualche anno fa su iniziativa di Raffaele Brogna il progetto <a href="http://www.ioleggoletichetta.it">Ioleggoletichetta.it</a> un sito informativo che fa conoscere ai consumatori CHI SONO I PRODUTTORI dei prodotti e sensibilizza al tema della TRASPARENZA e DEL MADE IN ITALY.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nascono così articoli comparativi che consentono di far CONOSCERE i prodotti e intorno all’informazione dello STABILIMENTO PRODUTTIVO si radunano oltre 100.000 consumatori che spinti dall’esigenza di risparmiare e di conoscere (a partire da questa informazione) confrontano, segnalano e conoscono i prodotti, leggono gli ingredienti e le tabelle nutrizionali acquisendo consapevolezza in ciò che acquistano. Nasce il verbo <a href="http://www.twitter.com/etichettiamoci" target="_blank">#Etichettiamoci</a> su Twitter</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2013 un fulmine a ciel sereno. Apprendiamo da un amico avvocato che la legge Europea 1169/2011 che sarebbe entrata in vigore il 13 dicembre del 2014 avrebbe eliminato la legge 109/92 se il Governo Italiano non avesse fatto nulla. Di fatto&#8230; l’indicazione dello stabilimento di produzione che consente di capire al consumatore DOVE e CHI fa un prodotto sarebbe sparita. C’era ancora un po’ di tempo e la speranza era l’ultima a morire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IL SILENZIO DELLA POLITICA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma la speranza è morta con il silenzio della politica. Nessun politico prima della petizione <strong>“Nessuno tocchi lo stabilimento di produzione sull’etichetta”</strong> nata da questo sito ha chiesto di mantenere l’obbligo dello stabilimento produttivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La petizione ad oggi ha raccolto oltre 24.000 firme di consumatori ed ha coinvolto in questa battaglia <a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2014/11/nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta/">anche GDO e Industria dalla quale Vito Gulli si è distinto</a> per l’aver accolto e ponendosi in prima linea in questa battaglia per la trasparenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insieme abbiamo portato avanti sui social una dura lotta con la politica silente o balbuziente che dir si voglia. Alcuni deputati del PD (Mongiello, Anzaldi) e M5s (Parentela) hanno fatto ODG e interrogazioni sul tema. Ma la maggior parte delle <a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2014/12/ai-630-deputati-siate-trasparenti-per-la-trasparenza-in-etichetta-chiedete-che-lo-stabilimento-di-produzione-sia-obbligatorio/">mail inviate da Raffaele Brogna ai 630 deputati</a> non hanno avuto risposta (le leggeranno le mail?)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tam tam sui social continua e insieme a Vito Gulli si uniscono Pugliese AD di Conad, Mario Gasbarrino Ad di Unes, Eleonora Graffione Ad di Coralis, Giorgio Santambrogio, Marco Berni Resp. Marketing di Latte Maremma. La singolarità è che questi attori si schierano in prima linea tweettando e supportando Raffaele Brogna e Ioleggoletichetta più di tante altre aziende che si sono limitate a firmare e basta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Ministro Martina esce dal silenzio e il 21 Dicembre 2014 è stato l’unico membro del Governo di fatto a schierarsi apertamente per reintrodurre l’obbligatorietà dello stabilimento produttivo Tweettando a Raffaele Brogna e Vito Gulli che avrebbe provveduto… Ma la materia in tema di etichettatura è di diretta competenza del Ministro dello Sviluppo Economico Guidi che invece non si è mai schierata apertamente a favore dell’obbligatorietà di questa informazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 12 Febbraio 2015 Presso il Ministero dello sviluppo economico si sono incontrati i rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e del Ministero della Salute con le associazioni di categoria rappresentative delle filiere agricole e produttive e della grande distribuzione (mancavano i consumatori…) sul tema dell’indicazione della sede dello stabilimento nell’etichetta dei prodotti alimentari a seguito dell’entrata in vigore, lo scorso 13 dicembre, del Regolamento UE 1169 del 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“I partecipanti all’unanimità hanno confermato l’importanza dell’indicazione della sede dello stabilimento di produzione nell’etichetta e hanno condiviso l’opportunità di verificare presso l’Unione europea un percorso in grado di assicurare la sua obbligatorietà anche a livello nazionale in un quadro di certezza e stabilità giuridica per le imprese.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da allora di fatto ancora nulla…….</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi ha interesse ad omettere tale informazione in Italia e nel resto d’Europa?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>INDUSTRIA SPACCATA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Mondo dell’industria è spaccato… <a href="http://emanuelescarci.blog.ilsole24ore.com/2015/02/12/etichetta-ok-dal-governo-per-una-soluzione-nazionale-ma-con-lassenso-ue/">Federalimentare (Confindustria) diretta da Scordamaglia intervistata dal giornalista Emanuele Scarci de Il Sole24ore invece adotta una politica un po’ contradditoria. Dice NO all’obbligo solo in Italia e SI ad obbligo in tutta UE.</a> «Possiamo anche giocare con le parole – osserva Paolo Patruno, responsabile degli affari europei di Federalimentare presente al tavolo tecnico – ma la sostanza è che non siamo d’accordo se il Governo volesse reintrodurre l’obbligo in etichetta solo in Italia: non è lo strumento per tutelare il Made in Italy agroalimentare e i consumatori. La competizione tra le imprese italiane ed estere non avverrebbe ad armi pari: sosteniamo quindi fermamente che la soluzione sia quella di sollecitare l’Ue a rendere applicabile l’obbligo a tutti i 28 Stati membri e di spostare il dibattito in sede europea». Ci vorrebbero degli anni prima di convincere tedeschi e nord europei. «Può darsi – risponde Patruno – ma bisogna pur iniziare». Ci sono imprese industriali importanti che vorrebbero l’obbligo, anche solo in Italia. “Non mi risulta – conclude Patruno – Le nostre 16 associazioni sono tutte concordi con Federalimentare”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GDO FURBETTA E IL CASO CONCRETO DELL’ETICHETTA PRE E POST 1169/2011</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/02/la-censura-colpisce-le-etichette-dei-prodotti-italiani-981234/">Il caso Lidl Pre e Post 13 Dicembre 2014</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>’ESEMPIO CONCRETO: La stessa identica confezione di Plumcacke della Lidl a marchio Nastrecce ante 13 Dicembre 2014 riportava in base alle legge 109/92 l’indicazione dello stabilimento di produzione e infatti leggiamo: Prodotto in Italia da Vicenzi Biscotti Spa, Via F. Forte Garofaolo 1, 37057 S. Giovanni Lupatoto (VR) nello stabilimento di Nusco (AV), Contrada Fiorentine, Zona Industriale F1. Potevamo quindi sapere esattamente DOVE e CHI faceva un determinato prodotto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sulla nuova confezione Post 13 Dicembre 2014 con l’applicazione del nuovo Regolamento Europeo 1169/2011 leggiamo invece solo: Prodotto in Italia, Lidl Italia Srl, Via Augusto Ruffo 36, I – 37040 Arcole (VR)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://ioleggoletichetta.it/wp-content/uploads/2013/06/petizione_confronto.jpg">GUARDA IMMAGINE</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>COME REINTRODURRE L’OBBLIGO </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come chiesto con la petizione, noi come Italia possiamo fare una legge come nel ’92 e mantenere obbligatoria l’indicazione dello stabilimento in base all’ART.39 del Reg. Europeo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infatti all’art. 39.1: “Oltre alle indicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9, paragrafo 1, e all’articolo 10, gli Stati membri possono adottare, secondo la procedura di cui all’articolo 45, disposizioni che richiedono ulteriori indicazioni obbligatorie per tipi o categorie specifici di alimenti per almeno uno dei seguenti motivi:</p>
<ol>
<li>a) protezione della salute pubblica;</li>
<li>b) protezione dei consumatori;</li>
<li>c) prevenzione delle frodi;</li>
<li>d) protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni d’origine controllata e repressione della concorrenza sleale.”</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi noi intanto a livello italiano possiamo procedere! Perché non lo facciamo?<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://ioleggoletichetta.it/index.php/2015/06/firma-la-petizione-nessuno-tocchi-lindicazione-dello-stabilimento-di-produzione-sulletichetta/">Firma la petizione “Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta”</a> first appeared on <a href="https://ioleggoletichetta.it">Io leggo l'etichetta</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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